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DECIMA SERIE

AVVERTENZA

l. Il presente volume, terzo della serie decima, contiene il materiale relativo al primo ministero De Gasperi (IO dicembre 1945-12 luglio 1946) nel quale il nuovo presidente del Consiglio conservava anche il precedente incarico di ministro degli esteri per continuare a seguire direttamente la preparazione del trattato di pace. Questa s'era iniziata a Londra con la prima sessione del Consiglio dei ministri degli esteri delle grandi potenze, che tuttavia non aveva proceduto molto avanti nei suoi lavori per dissensi su problemi politici ed anche sull'interpretazione da dare alle intese relative al suo funzionamento concordate nella conferenza di Potsdam che l'aveva costituito. Quando il gabinetto De Gasperi si formava si era alla vigilia dell'incontro che i ministri degli esteri di Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Sovietica avrebbero tenuto a Mqsca (16-26 dicembre 1945) per superare le difficoltà politiche e procedurali manifestatesi nella riunione di Londra. Le nuove intese conseguite a Mosca consentirono la ripresa del lavoro del Consiglio dei ministri degli esteri che ebbe luogo ancora a Londra il 18 gennaio 1946 con le sedute, protrattesi fino al 20 aprile, dei sostituti dei ministri, i quali tennero poi la seconda sessione formale a Parigi in due riprese dal 25 aprile al 16 maggio e dal 15 giugno al 12 luglio. Nell'intervallo continuarono a tenere seduta i sostituti. Al termine della sessione il progetto di trattato di pace per l'Italia era pronto nel senso che tutte le questioni avevano avuto la loro soluzione. Per i confini dello Stato i Grandi avevano deciso di accogliere la richiesta francese di modifiche minori al confine occidentale, di lasciare immutato quello settentrionale con l' A~stria, e, per quello orientale, di accogliere la proposta della delegazione francese (la meno favorevole all'Italia tra le proposte dei paesi occidentali) ma introducendovi l'ulteriore arretramento del confine alle foci del Timavo (alle porte di Monfalcone) e destinandp le Terre contigue della fascia costiera comprendente Trieste e Capodistria alla costituzione di un Territorio Libero, detto appunto di Trieste, affinché queste terre potessero essere sottratte all'assegnazione alla Jugoslavia cui toccava ciò ch'era ad Oriente della nuova linea di confine. La decisione dei Grandi quindi, con riferimento ai confini del 1937, privava, a Oriente, l'Italia interamente delle province di Trieste, Pala, Fiume e Zara e parzialmente di quella di Gorizia. Il progetto di trattato di pace prevedeva inoltre il riconoscimento della restituzione dell'indipendenza all ' Albania e all'Etiopia, la perdita della sovranità sulle cosiddette colonie prefasciste (Eritrea, Somalia, Libia) e l'attribuzione delle isole di Rodi e del Dodecanneso alla Grecia. L'Italia era infine gravata del pagamento di «riparazioni» a favore dei paesi ch'essa aveva aggredito e veniva sottoposta a limitazioni di natura militare circa effettivi , mezzi bellici, e apprestamenti difensivi su parti del suo territorio.

Il governo cercò con tutti i mezzi a disposizione di ottenere che le decisioni dei Grandi coincidessero con le indicazioni per una «pace giusta» formulate nell'agosto 1945 dal ministero Parri. La documentazione contenuta nel volume rende conto dell'azione svolta in proposito presso i quattro paesi del Consiglio, delle argomentazioni usate come pure del grado di informazione che si aveva intorno al lavoro del Consiglio. Poco risulta invece sul processo formativo delle decisioni dei Grandi, non realizzandosi mai a nessun livello una vera discussione diretta sui problemi in oggetto . La stessa presenza di rappresentanti italiani (De Gasperi a Londra nel settembre '45, ancora De Gasperi a Parigi il 3 maggio '46, Soragna e Carandini sempre a Parigi il 27 e 30 maggio) alle sedute del Consiglio o dei sostituti ebbe la caratteristica di audizioni dirette del punto di vista italiano senza repliche o dibattito ed anche gli incontri personali che De Gasperi ebbe con i ministri degli esteri dei quattro paesi durante la trasferta a Parigi non furono altro che visite di cortesia. Né carattere diverso riuscì ad avere la visita del vice-presidente del Consiglio Nenni a Londra nel gennaio '46. Fu solo con i paesi dell'America latina che si stabilì un dialogo politico tendente a sollecitare un loro ·intervento a favore di una «pace giusta» quando il progetto di trattato fosse giunto all 'esame della Conferenza generale della pace che si sarebbe aperta a Parigi a fine luglio.

Oltre al tema della pace, che risulta assolutamente predominante, nel materiale qui raccolto figura anche l'argomento della modifica dell'armistizio richiesta dall' Italia fin dall'ottobre 1943 in conseguenza della posizione di «cobelligeranza» con le Nazioni Unite nella guerra contro la Germania allora riconosciuta all'Italia dagli Alleati. L'argomento ha in questo periodo nuovi sviluppi a partire dalla proposta italiana relativa alle clausole economiche del progetto di revisione in discussione, e si conclude con l'approvazione, il 16 maggio, da parte dei Grandi di un testo, non corrispondente all'obiettivo perseguito con la richiesta a suo tempo avanzata, che viene presentato all'I tali a il lo giugno, proprio alla vigilia delle elezioni per l' Assemblea costituente e del referendum istituzionale che avviano al suo compimento il primo ministero De Gasperi . Infatti, proclamata la Repubblica, il presidente del Consiglio ne assunse il 18 giugno le funzioni di presidente provvisorio, fino all'elezione da parte dell 'Assemblea costituente del nuovo capo dello Stato al quale De Gasperi presentò !~dimissioni di rito, rimanendo in carica fino al 12 luglio quando fu formato il nuovo governo . La fine del primo ministero De Gasperi venne così a coincidere cronologicamente con la messa a punto del progetto di trattato di pace da parte delle grandi potenze .

2. La documentazione sui temi dominanti il periodo è stata selezionata con discreta larghezza e si è giunti fino a inserire pressoché interamente le istruzioni in partenza da Roma, pubblicate dagli originali corretti e sottoscritti dal ministro al fine di illustrare con la maggiore precisione possibile direttive e iniziative che hanno contraddistinto la politiéa estera italiana del momento, secondo i principi generali di presentazione del materiale che ispirano questa raccolta. Ciò è stato possibile anche per il buono stato di conservazione e la sostanziale completezza del materiale archivistico. Sono stati utilizzati con grande profitto i seguenti fondi : le carte della Segreteria Generale, che contengono tutta la documentazione importante sui lavori delle varie fasi della Conferenza della pace catalogate con grande ordine; la raccolta della corrispondenza telegrafica nelle due serie segreta e ordinaria, per la quale è solo da osservare che la classificazione non è sempre scrupolosa, e nella serie degli originali in partenza, dei quali, come si è detto , si è fatto largo uso ; le carte degli Affari Politici, che sono risultate meno ricche del solito a motivo della concentrazione dell'attività politica del ministero nella Segreteria Generale. Essa infatti conserva ancora la funzione centrale, anche se ora non più esclusiva, che nell' Amministrazione aveva assunto dal novembre 1943 quando Prunas ne aveva fatto l'unico ufficio funzionante del ministero. De Gasperi, come già aveva fatto nell'anno precedente, continua, anche da presidente del Consiglio, a svolgere le sue funzioni di ministro degli esteri con grande impegno e partecipazione personale utilizzando , tra le strutture del ministero che progressivamente riassumono la loro articolazione ordinaria, soprattutto la collaborazione della Segreteria Generale. Le carte riproducono fedelmente questa situazione.

3. Parecchio del materiale qui pubblicato era conosciuto attraverso gli esiti delle ricerche fatte nell'Archivio storico del ministero da vari studiosi appena la normativa archivistica lo ha consentito. Non è possibile dame completa indicazione ; ci si limita pertanto a ricordare solo l'opera di DIEGO DE CASTRO, La questione di Trieste : L'az ione politica e diplomatica italiana dal 1943 al 1954, 2 voli., Trieste, Edizione Lint , 1981 , poiché essa contiene l'indicazione, tra testo e note, di tutto il materiale in argomento esistente nell'Archivio storico e presenta quindi anche la caratteristica d'essere un completo repertorio documentale sulla questione.

Altra poca ma significativa documentazione è compresa nelle parallele raccolte straniere, soprattutto quella americana, in particolare nei seguenti volumi: Foreign Relations of the United States, 1945, vol. II, Genera/: Politica/ and Economie Matters, Washington, United States Govemment Printing Office, 1967; vol. IV, Europe , 1968; 1946, vol. V, The British Commonwealth ; Western and Centrai Europe , 1969; vol. II, Council of Foreign Ministers , 1970. Per quella britannica va fatto riferimento a Documents on British Policy Overseas, Series I, vol. II, Conferences and Conversations 1945: London, Washington and Moscow, London, Her Majesty's Stationery Office, 1985; vol. V, Germany and Western Europe 11 August -31 December 1945 , 1990. Quanto alle memorie è da ricordare il solo volume di ALBERTO TARCHIANI, Dieci anni tra Roma e Washingt on, Verona, Mondadori , 1955.

4. Nella preparazione di questo volume mi hanno aiutato per la ricerca del materiale le dott. Emma Moscati, Antonella Grossi e Francesca Grispo. Alla dott. Grossi si devono anche l'indice-sommario e l'indice dei nomi , mentre la tavola metodica e la revisione redazionale dell'intero volume sono opera della dott. Grispo e le appendici sono state curate dalla dott. Alessandra Raffa . A tutte queste preziose collaboratrici desidero esprimere il mio più vivo ringraziamento.

PIETRO PASTORELLI


DOCUMENTI
1

IL SEGRETARIO DELL'UFFICIO DI COLLEGAMENTO, BOMBASSE!, . AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, PRUNAS

APPUNTO RISERVATISSIMO. Roma, 10 dicembre 1945.

Questa mattina alle ore 13,15, per ordine del presidente De Gasperi, ho portato all'Ammiraglio Stone la lista dei membri del nuovo Governo. In precedenza avevo comunicato al capo della Commissione Alleata i nomi dei titolari dei dicasteri militari e l'ammiraglio -dopo avere consultato telefonicamente il generale Morgan a Caserta-mi aveva incaricato di informare il ministro De Gasperi della approvazione alleata per la nomina dei ministri della Guerra, della Marina e dell'Aeronautica.

Nel ricevere la lista definitiva, l'ammiraglio ha avuto parole lusinghiere nei confronti del lavoro compiuto dall'on. De Gasperi per la formazione del Gabinetto ed ha espresso l'opinione che i mutamenti e gli spostamenti apportati nella compagine ministeriale, in seguito alla crisi testé risoltasi, siano tali da migliorarla e da rinforzarla. Ha aggiunto che le autorità alleate in Italia faranno quanto sarà loro possibile per fiancheggiare l'azione del nuovo Governo.

L'ammiraglio Stone mi ha altresì fatto comprendere che ha in animo di insistere presso i Governi alleati affinché la restituzione delle provincie del Nord all' Amministrazione italiana avvenga al più presto e rappresenti così anche una tangibile prova di fiducia al Governo presieduto dall'on. De Gasperi.

* * *

L'ammiraglio Stone mi ha incaricato di ricordare al presidente del Consiglio che gradirebbe gli fossero rinviate, debitamente firmate, le lettere da lui mandate al ministro De Gasperi al momento in cui questi ha accettato di formare il Gabinetto, non appena il nuovo Governo avrà prestato giuramento.

ALLEGATO l

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, DE GASPERI , AL VICE PRESIDENTE DELL'A.C., STO NE

L. 3!2217. Roma, 10 dicembre 1945.

On behalf of the Royal Italian Government I accept ali obligations towards the Allies entered into by the former Italian Governments since the conclusion of the Armistice signed on the 3rd September, 1943. It is understood that the rights under the Armistice and

surrender instrument with respect to contro! of the !tali an Government will be held in reserve ·in the matter of day to day administration, subject to overriding military needs.

I declare that every member of the Govcrnment has acquainted himself personally with

the terms of ali such obligations including the terms of the Armistice signed on the 29th

September 1943.

Two members, now absent, will acquaint themselves with them as soon as possible.

ALLEGATO II

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, DE GASPERI, AL VICE PRESIDENTE DELL'A.C., STONE

L. 3/2218. Roma, 10 dicembre 1945.

Without the prior consent of the Allied Governments the Royal Italian Government undertakes not to re-open the institutional question unti! such time as Italy has been liberated and the ltalian people ha ve the opportunity of themselves determining the form of Government.

2

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MIGONE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 13639-13644/8 52-854. Londra, IO dicembre 1945, ore 20,10 (per . ore 9 dell'II).

Dopo manifestazioni còntrarie alla politica Big Three del presidente Truman

ed adesione, sia pure attenuata, dì Bevin allo stesso principio , riunione tre mini stri

Affari Esteri a Mosca sembra destinata sopratutto a dare alla Russia una certa

soddisfazione ed a rassicurarla che recente accordo Washington, se ha certo raffor

zato legame tra i due Paesi anglo-sassoni , non deve necessariamente essere inter

pretato in funzione antisovietica quanto meno favorevole ad un blocco occidentale.

Per questo , esclusione della Francia era inevitabile. Richiamo accordi Yalta e ordine

del giorno, che prevede discussioni carattere preliminare su tutte le questioni comune

interesse, non dovrebbero avere che valore formale in quanto dipenderà dall'anda

mento dei colloqui e dalla maggiore o minore responsabilità del Cremlino, se

usciremo o meno dalla situazione creatasi a seguito fallimento Conferenza ministri

Esteri , andando eventualmente anche oltre.

Al Foreign Office mi è stato messo in rilievo carattere esplorativo dell'incontro

di Mosca ciò che conferma generale incertezza. Anche pace con Italia e satelliti

Asse dovrebbe venire in discussione nel tentativo raggiungere intesa sul modo di

procedere ; ma non si entrerebbe in dettagli e tanto meno, in assenza della Francia,

si prenderebbero decisioni su questa come su altre questioni riconosciute per essa

di vitale interesse. Con tale premessa e per quanto passata esperienza consigli

maggiori cautele nel fare previsioni, Governo britannico è disposto esaminare senza

prevenzioni ogni proposta per chiarimento atmosfera.

3

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MIGONE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 13681 /855. Londra, 11 dicembre 1945, ore 15,50 (per. ore 8,50 del 12).

Con riferimento al telegramma n. 849 di questa ambasciata 1 .

Foreign Office, poiché è stato chiesto suo avviso, suggerisce soprassedere riconoscimento del Governo albanese se si conta normalizzare relazioni con la Grecia, per la qual cosa noi avevamo chiesto tra l'altro i buoni uffici del Governo inglese. Sono state infatti presentate delle rimostranze dal Governo ellenico per recenti decisioni di Londra nei confronti del Governo di Hoxha.

Viceversa, ritardato riconoscimento di Hoxha, con eventuale ripresa relazioni con Grecia, potrebbe scontentare il Governo della Jugoslavia. Premesso che non ho indicazioni ritengo che a Londra certamente produrrebbe migliore impressione se si desse alla Grecia la precedenza, tanto più che, per quanto concerne Albania, non è fatto trascurabile che già disponiamo all'atto pratico di una nostra rappresentanza colà e di rappresentanti albanesi in Roma.

Per poter chiarire nostro punto di vista gradirei istruzioni 2•

4

L'INCARICATO D'AFFARI A.I. A BUENOS AIRES, SENSI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 13707/484. Buenos Aires, Il dicembre 1945, ore 20 (per. ore 11,15 del 12).

Telegramma per corriere 7972 del 20 ottobre u.s . 3 .

Ho interessato nuovamente questo Governo in base alle istruzioni precedentemente pervenute 4 . Questo ministro degli affari esteri ha assicurato che Argentina, entro i limiti sue attuali possibilità, svolgerà seno Conferenza Nazioni Unite Londra ogni opportuna azione favore tesi Governo italiano. Sottosegretario Morena Quin


1 Con T. 135581849 dell'8 dicembre Migone aveva riferito che al Foreign Office gli avevano assicurato che il riconoscimento del governo albanese era completo, ma gli avevano «espresso qualche dubbio su desiderio da parte Albania di normalizzare posizione con Italia in questo momento».


2 Vedi D. 19.


3 Non pubblicato: ritrasmetteva il T. s.n.d. 9212 /646 del 29 settembre 1945 per il quale vedi serie decima, vol. II, D. 594.


4 Vedi serie decima , vol. II , DD. 537 e 565.

tana che presiede delegazione Argentina raggiungerà prossimamente Londra. Egli ha dato esplicite assicurazioni e manifestato desiderio opportuni contatti con R. ambasciata a Londra anche scopo ricevere ampi elementi informativi circa questione nostri interessi e predisponendo sua azione 1•

5

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI

TELESPR. 44/29989 /308 . Roma, l l dicembre 1945.

Riferimento rapporto di codesta ambasciata l 047 /482 del 13 novembre scorso2 .

Come è stato indicato nel telespresso di questo ministero n . 44/26194 /C del 10 novembre u.s. 3 il Governo italiano non ha ricevuto finora nessuna comunicazione ufficiale in merito alla questione delle riparazioni né ha iniziato conversazioni al riguardo. Gli ambasciatori a Londra e Washington , nei loro normali contatti con le personalità politiche delle rispettive capitali, hanno sempre insistito sul concetto che l'Italia, per le disastrose condizioni della sua economia e per l'apporto dato alla guerra contro la Germania e il Giappone nei ventidue mesi della sua cobelligeranza, non è in grado di pagare riparazioni di sorta. L'opinione prevalente negli ambienti americani è sembrata essere questa: che il Governo degli Stati Uniti debba non soltanto astenersi dal chiedere all'Italia riparazioni vere e proprie, ma anche influire sugli altri Governi affinché non ne chiedano neppure essi. Tuttavia, qualche settimana fa, da notizie di stampa, da dichiarazioni pubbliche di uomini politici responsabili e da comunicazioni ufficiose, è risultato esistere un progetto in base al quale il Trattato di pace autorizzerebbe :

l) ciascuna delle Nazioni Unite ad incamerare i beni italiani esistenti nella sua giurisdizione, fino a concorrenza dei danni da essa subiti;

2) le «quattro Potenze» ad incamerare gli impianti delle industrie belliche italiane non convertibili in industrie di pace. Contro questo progetto il Governo italiano ha preso posizione con la Nota verbale del 5 novembre 4 ;

A questa non è finora pervenuta risposta da nessuno dei destinatari. Tuttavia gli ambasciatori a Londra e a Washington hanno concordemente riferito che in quegli ambienti responsabili si tende a minimizzare la portata pratica che verrebbe data alle eventuali clausole del Trattato di pace conformi al progetto americano.


1 Vedi D. 270. 2 Vedi serie decima, vol. II, D. 682. 3 Non pubblica to . 4 Non pubblicata , ma vedi serie decim a, vol. II, D. 680.

Frattanto si sono registrate le notizie sovietiche sulla richiesta di 300 milioni di dollari, le dichiarazioni del consultore Longo e le precisazioni della Tass.

Ciò premesso per quanto riguarda lo stato attuale della questione, si fa presente quanto segue in merito ai possibili sviluppi della medesima ed all'atteggiamento del Governo italiano.

La riluttanza americana ad imporre all'Italia riparazioni del genere di quelle imposte alla Germania dopo l'altra guerra è spiegabile con la perfetta conoscenza che le autorità di Washington hanno della nostra situazione economica e del fatto che, qualora fossimo sottoposti a nuovi oneri, questi verrebbero in pratica a ricadere sui paesi che si sono assunti il compito di aiutarci, e, cioè, in definitiva, sugli Stati Uniti. È quindi prevedibile che il Governo americano manterrà inalterato il suo punto di vista.

Non è escluso, viceversa, che possano esserci imposte le obbligazioni previste dal progetto di cui sopra. È però nostra intenzione sostenere la tesi esposta nella nota del 5 novembre, la quale appare fondata tanto dal punto di vista giuridico quanto da quello politico ed economico.

Circa le dichiarazioni del consultore Longo esse possono essere valutate in due modi distinti. La cifra di 200 miliardi di lire, da lui indicata come quella delle prestazioni già di fatto pagate agli anglo-americani, corrisponde grosso modo al contributo che l'Italia ha dato alla causa comune. Anzi, come è stato da noi fatto rilevare in sede opportuna, essa deve, sotto questo aspetto, ritenersi inferiore alla realtà.

È difficile, per non dire impossibile, effettuare un calcolo esatto dei rapporti di credito e debito con gli Alleati. Ostano a tal fine difficoltà tecniche generali, dipendenti tanto dalla imperfetta rilevazione dei dati quanto dai variabili criteri di .valutazione. Tuttavia, in base ai calcoli effettuati finora , si è giunti alle conclusioni seguenti .

Le vere e proprie prestazioni delle amministrazioni dello Stato debitamente contabilizzate ammontavano al 30 settembre u.s . ad oltre ventuno miliardi di lire di credito, di cui quasi sette per il Ministero della Guerra, oltre otto per il Ministero della marina, oltre uno e mezzo per il Ministero dell'aeronautica, oltre uno e mezzo per le Ferrovie dello Stato. A fronte di tale credito stavano meno di due miliardi di debito. ..

Assai meno attendibili sono le cifre relative ai crediti e debiti presunti. Queste davano , alla stessa data, un credito di circa 192 miliardi e un debito di circa 33 miliardi. Le principali voci di credito erano am-lire, circa 86 miliardi; noleggio navi, circa 4 miliardi; requisizione edifici, circa 20 miliardi; trasporti , circa 15 miliardi. Le voci di debito comprendevano quasi esclusivamente viveri e medicinali forniti alle truppe e alla popolazione civile.

A queste cifre occorrerebbe aggiungere un'altra categoria di crediti; quella costituita dalla valutazione economica dello sforzo bellico italiano, la quale certamente corrisponde a diverse decine di miliardi.

La valorizzazione di queste cifre dal punto di vista politico è cura costante del Governo italiano. Peraltro è da tener presente che esse, pur documentando il grave peso imposto al nostro Paese dall'occupazione alleata, non possono ritenersi assimilati a vere e proprie riparazioni. Ne consegue che, qualora le dichiarazioni del consultore Longo fossero interpretate in questo secondo senso, esse dovrebbero dirsi infondate.

La tesi sovietica appare insostenibile anche per un altro importante motivo. Le prestazioni dell ' Italia sono state direttamente godute dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna perché il nostro Paese si trovava compreso nel settore di operazioni ad essi assegnato . Tuttavia dette operazioni costituiscono un contributo alla guerra delle Nazioni Unite, di cui tutti hanno beneficiato . A riprova, basta ricordare che per molti mesi l'Italia è stata non soltanto una zona di combattimento contro le forze germaniche dislocate nella penisola, ma anche una base per operazioni, sopratutto aeree, nei Balcani e nell'Adriatico .

Inoltre occorre tener presente che il Governo italiano ha sempre sostenuto che tutte le sue prestazioni debbono avere una contropartita ed ha, al riguardo, ottenuto soddisfazione su punti importanti, ad es. con l'accreditamento in dollari del controvalore delle am-lire corrispondenti alla paga delle truppe americane.

Infine non si può non tener conto degli aiuti che, in varie forme , ci vengono forniti dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti. In proposito basta accennare al fatto che una larga parte del piano di importazioni per il 1946 sarà presumibilmente finanziato dall'U.N .R.R.A. (la quale a sua volta è finanziata quasi esclusivamente dal Governo americano) e che per la rimanente parte si dovrà far ricorso a crediti americani.

Sta di fatto, insomma, che la ripresa delle attività produttive italiane e perfino il semplice sostentamento della popolazione dipendono interamente dall' appoggio anglo-sassone. Ne consegue che qualunque tentativo di accordo con l' U.R.S.S., che non tenesse conto di questa esigenza, avrebbe immediate ripercussioni economiche disastrose e probabilmente anche ripercussioni politiche gravi.

Per tutti questi motivi non si ritiene che, allo stato attuale delle cose, convenga al Governo italiano recedere dall'atteggiamento negativo fin qui assunto in materia di riparazioni 1•

6

IL CAPO DELLA MISSIONE IN ALBANIA , TURCATO, AL CAPO DELL'UFFICIO OTTAVO DELLA DIREZIONE GENERALE AFFARI POLITICI, CASTELLANI

L. P ERSONALE . Tirana, 11 dicembre 1945.

Ho ricevuto il telespresso n. 7111773 /1420 del 28 novembre scorso 2 e la tua lettera del giorno successivo 29 3 , ove mi avverti di un telegramma di conferma che mi spedirete a seguito dei passi che state facendo a Londra.

Dall'autorizzazione di massima che mi avete data nel telespresso anzidetto, vedo che anche voi siete del parere di riconoscere il Governo albanese appena possibile. Tuttavia debbo preavvisarti che da tale autorizzazione, anche se definitiva, non ne scaturirà necessariamente il riconoscimento , perché le cose si sono svolte in modo talmente imprevisto e anormale che la situazione ora è parecchio cambiata.


1 Per la risposta vedi D. 61. 2 Vedi serie decima, vol. II , D. 722. 3 Non pubblicata.

Anzitutto c'è la questione del consenso alleato, e Zoppi ha fatto benissimo a porla a Londra. Infatti , se non vogliamo fare un colpo di testa che potrebbe poi ripercuotersi in altri affari più importanti, specie in questo delicatissimo momento, il consenso alleato è necessario. Poi è sopravvenuta la netta presa di posizione del Governo albanese, circa le riparazioni da richiedersi all'Italia, ciò che significa che potremmo trovare su questo punto una zona di frizione che è opportuno chiarire subito. All'uopo cercherò di sondare in questi giorni Enver Hoxha ed altri esponenti del Regime. Da ultimo c'è il fermo atteggiamento americano, ben più serio di quello britannico, di fronte ai futuri rapporti politici fra gli Stati Uniti e l'Albania. Il signor Jacobs è ritornato qualche giorno fa nella solita veste di osservatore diplomatico, e non con quella di ministro tanto sperata dagli albanesi.

Ho avuto con lui un colloquio dal quale ho appreso che gli americani considerano avvenuto anche da parte loro il riconoscimento del Governo albanese, ma non ancora verificate le condizioni per lo scambio dei rappresentanti diplomatici. A ciò osta la questione della validità dei trattati preesistenti, dei quali Jacobs ha consegnato a Enver Hoxha le copie richieste. Poiché da parte albanese non ha ancora avuto alcuna risposta , Jacobs attribuisce questo fatto all'incertezza del Governo di mettersi decisamente sulla via del diritto internazionale. Si tratta in verità di trattati che riguardano l'arbitrato, le conciliazioni, l'estradizione, ecc. che non hanno come oggetto, come si supponeva in un primo tempo, interessi industriali e commerciali concreti. lo suppongo che trattandosi della prima manifestazione di un Governo che entra a far parte del consesso internazionale, gli albanesi vorranno sottoporre la questione medesima all'Assemblea Costituente ed al nuovo organismo repubblicano che ne uscirà.

Ho creduto di esporre tutto questo in via privata, affinché siate al corrente della situazione e dei punti ancora da chiarire prima del riconoscimento.

7

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MIGONE

T. s.N.D. 10373n40 (Washington) 1• Roma, 12 dicembre 1945, ore 15,30.

Com'ella sa, attendiamo di giorno in giorno trapasso delle provincie del Nord all'amministrazione italiana, Bolzano compresa. Trasferimento quest'ultima dovrebbe essere accompagnato da esplicita, pubblica riserva alleata che ciò non deve pregiudicarne sistemazione territoriale definitiva. Tale riserva è, a mio avviso, un errore grave. Guasta completamente effetto dell'iniziativa nei confronti dell'opinione pubblica italiana da una parte; rinfocola movimenti separatisti alto-atesini ed incoraggia le assurde pretese austriache dall'altra .


1 A Londra fu trasmesso per corriere con il solo numero di protocollo generale .

Non mi pare d'altro canto né logico né equo insistere presso il Governo italiano sulla necessità di procedere sollecitamente sulla strada dell'autonomia dell'Alto Adige -come è del resto nostro fermo proposito -e, contemporaneamente, galvanizzare con gesti orientati decisamente in senso opposto i movimenti irredentistici dentro e fuori delle nostre frontiere : cioè assegnarci un compito e rendercene in pari tempo estremamente più complessa e difficile la soluzione.

Ella conosce la storia dell'inesistente intervista Parri-Schuschnigg 1• Si tratta di una bene architettata manovra che prelude probabilmente ad un'agitazione irredentistica e ad una vasta campagna annessionistica da parte austriaca. Ella sa, d'altra parte, perfettamente quali sieno le nostre ragioni e quale il nostro buon diritto .

Le trasmetto a complemento, con telespresso a parte2 , alcuni brevi appunti. Dal primo risultano quali e quante sono state le unità austriache che hanno sino all'ultima ora duramente combattuto contro le truppe alleate e nostre. Si tratta di un complesso di unità imponenti che non hanno deposto le armi che quando le hanno deposte i tedeschi . Tali unità si sono comportate in Italia esattamente con la stessa durezza germanica : sicché non si fa , da noi e altrove, discriminazione alcuna fra tedeschi ed austriaci.

Un secondo appunto traccia un quadro approssimativo delle forze che le popolazioni tedesche dell'Alto Adige hanno fornito alla polizia e alle S.S. germaniche. Si tratta di migliaia di individui il cui comportamento in Italia è stato, dall'armistizio alla fine delle ostilità, esattamente eguale a quello tedesco.

Un terzo appunto riassume, a titolo di esempio, l'episodio sanguinoso di Cefalonia, ove soldati austriaci hanno gareggiato in ferocia con quelli tedeschi nella distruzione della nobilissima ed eroica divisione Aqui .

Un quarto ed ultimo appunto riguarda infine le unità austriache che hanno combattuto contro unità italiane partigiane in Balcania.

Ammettere dunque che anche l'Austria, che sino all'ultima ora è stato Paese nemico e come tale si è comportato, possa a vere un qualche diritto ad avanzare pretese annessionistiche contro l'Italia, ~ palese e profonda ingiustizia. Tutti avrebbero così diritto ad accampare diritti sulla nostra terra: anche i nemici.

Ora io credo che sarebbe cosa saggia da parte delle Potenze alleate se, in conformità del resto alle assicurazioni ed indicazioni già dateci , piuttosto che formulare riserve, esse volessero invece esaminare l'opportunità di chiarire definitivamente la situazione con un qualche atto e gesto da cui risulti senza possibilità di equivoco che la questione delle frontiere settentrionali italiane non rientra nel novero di quelle che verranno portate alla prossima Conferenza della pace. Il Governo italiano, dal canto suo, potrebbe rispondere a codesto gesto prendendo impegno di risolvere il più equamente possibile il problema delle minoranze alloglotte in Alto Adige, avviandolo in concreto verso una rapida soluzione. Come è del resto, ripeto, nostro proposito.

Si esprima subito in questo senso a mio nome e con la maggiore fermezza 3•


1 Vedi serie decima, vol. II , DD. 7.16, 725 e 734. 2 Non pubblicato . 3 Per le risposte vedi DD. 22 e 44.

lO

8

IL RAPPRESENTANTE A PARIGI, SARAGAT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. s.N.D. l3738nll. Parigi, 12 dicembre 1945, ore 22,05 (per. ore 8,30 del 13).

Mio 706 1•

Riferisco punti salienti mio odierno colloquio con Bidault. Ministro, che mi accoglie solita schietta affabilità, entra subito vivo della questione . «Ho fatto tutto quanto ho potuto per indurre de Gaulle rinunziare Tenda Briga. Non vi sono riuscito. Avete già fatto sacrificio a proposito Tunisia, fate anche questo e impegnomi che nessuna altra richiesta rettifica frontiera sarà sollevata». Rispondo mettendo rilievo gravi conseguenze richiesta formulatami, sottolineando danno che ne deriverebbe alla causa accordo fiducioso tra i due popoli .

Bidault ribadisce punto di vista suo Governo trincerandosi dietro ostinazione de Gaulle e prospettandomi larghe linee appoggio Francia tutti altri problemi pace, con particolare riferimento Trieste, Alto Adige, flotta. Situazione presentasi quindi bloccata richiesta esplicita e non meno esplicito rifiuto.

Dopo colloquio Bidault, già avuto importante contatto alta personalità socialista, cui faranno seguito immediati passi intesi tentare convincere de Gaulle termini soluzione veramente favorevole, nell'interesse sincero accordo, unico fondamento vera amicizia tra i due popoli.

9

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, PRUNAS, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

APPUNTO 2 . Roma, 12 dicembre 1945.

l. Il Governo nordamericano ci ha ufficialmente comunicato di essere favorevole alla proposta italiana per una revisione dell'armistizio e di aver chiesto ai Governi britannico e sovietico se fossero disposti anche da parte loro ad aderirvi. Un progetto al riguardo è in preparazione a Washington e verrà a suo tempo portato a conoscenza di Londra e Mosca. Da parte nostra abbiamo cercato di


1 Con T. 13801 /706, pari data, Saragat dava un primo resoconto sintetico del colloquio con Bidault e chiedeva di potersi recare a Roma per conferire. De Gasperi rispose con T. 10482/498 del 14 dicembre autorizzando il viaggio.


2 Annotazione a margine di Prunas: « Appunto per il ministro in preparazione del suo discorso al Consiglio dei ministri del 13 dicembre>>.

orientare codesta revtswne anche sopratutto verso l' alleggerimento e l'abolizione dei gravami economici e finanziari stabiliti dall'armistizio . Un nostro progetto al riguardo è stato presentato in questi giorni al Dipartimento di Stato 1 . Allontanatasi, per ragioni note, la possibilità di una sollecita pace definitiva , bloccata per il momento quella di una pace provvisoria soprattutto per le connessioni balcaniche che ciò importava, resta dunque per il momento aperta, salvo imprevisti che potrebbero forse sorgere nel corso della imminente Conferenza di Mosca, soltanto quella della revisione armistiziale. Revisione che, a nostro avviso, se ha da essere, deve essere veramente sostanziale e profonda: cioè orientata verso il progressivo e sollecito ricupero dell'autonomia e dell ' indipendenza del Paese e verso la rapida smobilitazione di tutti gli aggravi di carattere economico e finanziario previsti dall 'armistizio e che pesano ormai da ventisette mesi sull'economia italiana.

2. È stata esposta ed illustrata ai Governi alleati la tesi italiana in materia di riparazioni e in materia di forniture per la popolazione civile. Per quel che riguarda le riparazioni il nostro pensiero è che gli enormi danni e pregiudizi subiti dal Paese in ragione della guerra non gli consentono il pagamento di riparazioni sotto nessuna forma . In materia di forniture , abbiamo sostenuto il principio che esse debbono trovare il loro equivalente nei servizi, requisizioni , controprestazioni varie effettuati a favore degli Alleati durante tutto il periodo della cobelligeranza e nel dopo guerra.

3. Fedeli al nostro proposito di esplorare tutte le possibilità di chiarire i nostri rapporti con la Jugoslavia, abbiamo nuovamente proposto a Belgrado un contatto diretto inteso a risolvere le questioni minori fra i due Paesi. Queste risolte, avremmo meglio e più agevolmente potuto constatare se, come e quando fosse possibile affrontare le maggiori. Intanto si sgombrerebbe il terreno da una prima serie di ostacoli; si sarebbero comunque ristabiliti i contatti; una prima conversazione sarebbe stata avviata fra le due parti . La nostra proposta, appoggiata dalla Gran Bretagna, Stati Uniti e Russia , è ancora all'esame di Belgrado. Come prima questione da trattare gli jugoslavi hanno proposto quella dei rifugiati politici jugoslavi in Italia; da parte nostra (sebbene il problema sia politicamente e moralmente molto diverso), quella dei deportati italiani in Jugoslavia.

4. Con la Francia l'atmosfera ha subito un progressivo e costante miglioramento. Per altro mentre Bidault aveva insistito sulla necessità di abbordare i singoli problemi italo-francesi (Trattato di lavoro, accordi commerciali, nuova Convenzione consolare, ecc.) lasciando in ombra e in sospeso la questione delle rivendicazioni territoriali, Couve, in un recentissimo colloquio con Saragat2 , ha capovolto la procedura domandando che siano discusse prima le questioni territoriali , ciò che, a suo giudizio, consentirebbe di sgombrare meglio e definitivamente il terreno fra i due Paesi. In cambio, la Francia avrebbe continuato ad appoggiarci sia in sede di revisione dell 'armistizio, sia in sede di Conferenza della pace. Saragat, che ha visto oggi Bidault 3 , si proponeva di rispondere che, comunque, le discussioni avrebbero dovuto riguardare soltanto le «terre di caccia» e non Tenda e Briga. Siamo d'altra


1 Vedi D . Il , Allegato. 2 Vedi serie decima, vol. Il, DD. 746 e 750. 3 Vedi D. 8.

parte intervenuti con successo per bloccare la proposta francese di occupare Tenda all'atto del ritiro in corso delle truppe alleate. La situazione itala-francese è dunque tuttora incerta, nonostante il continuato miglioramento. Altri fattori contrastanti sono: il lento rimpatrio dei prigionieri; le espulsioni dalla Tunisia (contro le quali abbiamo svolto ogni possibile azione); le mene francesi in Alto Adige in favore dell'Austria; postumi di agitazioni in Val d'Aosta.

5. Con la Russia sono state avviate con un certo successo verso una soluzione soddisfacente questioni di carattere culturale. Istruzioni particolareggiate sono state inviate a Quaroni per agevolare l'inizio di proficui scambi commerciali fra i due Paesi. Non è stata ancora risolta, per ostacoli procedurali vari, la questione della Villa Abamelek. Non giovano alle relazioni itala-sovietiche la presenza in Italia del Corpo polacco del generale Anders e di molte migliaia di rifugiati politici jugoslavi an ti-Tito . Sono comunque due questioni che sfuggono quasi completamente al nostro controllo.

6. L'atmosfera fra Italia e Grecia è in corso di lento miglioramento. Tale miglioramento è stato contrastato dalle recenti espulsioni di italiani, agevolate invece dall'atteggiamento sereno della nostra stampa e da una serie di provvedimenti inspirati dal Ministero degli esteri a favore dei cittadini e dei beni greci in Italia . Molto gioverebbe una dichiarazione ufficiale italiana in cui , ripudiata la politica di aggressione fascista, si sottolineasse il vivo e unanime desiderio del popolo italiano di riprendere col popolo greco quella amichevole collaborazione che è così prezioso elemento per una durevole pace mediterranea.

10

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, PR UNAS, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

PROMEMORIA. Roma, 12 dicembre 1945.

È venuto a vedermi l'ambasciatore Exindaris. Abbiamo toccato parecchi degli argomenti di cui al colloquio con De Santo 1•

Ho immediatamente sottolineato la pessima impressione suscitata in tutta l'opinione pubblica italiana dalle recenti espulsioni. Mi dice di aver fatto il possibile nel suo recente soggiorno in Atene per evitarle o, almeno, !imitarle. Ciò che gli sarebbe riuscito (!imitarle) per quasi tutto il territorio ellenico, salvo che per Patrasso, dove la maggioranza degli italiani si sarebbe resa estremamente invisa alla popolazione . La rapidità dell ' imbarco sarebbe dipesa dal brevissimo preavviso dato dai piroscafi dell'U.N .R.R.A. adibiti al trasporto. Una Commissione, presieduta da un magistrato, sarebbe stata istituita, dietro suo suggerimento, per un esame imparziale delle espulsioni.


1 Vedi serie decima, vol. II , D. 736.

Passando ad altri argomenti gli ho detto:

l) che avevamo soprasseduto al riconoscimento del Governo albanese soltanto in ragione dei nostri rapporti con la Grecia 1• Tale iniziativa ci era peraltro imposta da interessi nazionali cospicui e non avremmo in conseguenza potuto ritardarla indefinitamente . Comunque intendiamo preventivamente svuotarla di ogni presunto carattere antigreco e darle l'esclusivo significato di un interesse nazionale da tutelare.

2) L'ho posto sommariamente al corrente dei nostri contatti con gli Jugoslavi, sottolineando la nostra viva disposizione a giungere, prima che con Belgrado, a una qualche normalizzazione con Atene.

3) Gli ho promesso che, in una prossima dichiarazione di governo , sarebbe stata fatta espressa menzione del nostro desiderio di chiarire i nostri rapporti con la Grecia 2 .

Ha ringraziato. Si rende conto della nostra leale buona volontà. Di quanto precede informerà immediatamente il suo Governo. Mi comunica di aver proposto ad Atene l'invio in Italia di una piccola missione economica per una prima presa di contatto e una possibile, anche esigua, ripresa di traffico. L'ho incoraggiato .

li.

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, PRUNAS, ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI

L. 3/22263 . Roma, 12 dicembre 1945.

Abbiamo riassunto in poche formule sintetiche alcune tra le principali questioni economico-finanziarie che, a nostro avviso dovrebbero essere toccate -e risolte -in sede di revisione del nostro armistizio. Spero le giungano in tempo perché ella possa utilmente presentarle al Dipartimento di Stato. Com'ella vedrà, è !ungi dal nostro pensiero tentar di sopprimere quegli stretti vincoli che la guerra ha creato tra la economia italiana e quella nordamericana (sopra tutto) ed inglese. È vero invece che il Governo italiano desidera, pur ponendoli su di un diverso piano, che tali vincoli si rafforzino e si rinsaldino. E ciò, sia per motivi di riconoscenza per il generoso aiuto che ci è stato elargito dagli Stati Uniti, sia per motivi di vero e proprio interesse: in vista cioè di quell'ulteriore appoggio che ci è indispensabile e che soltanto gli Stati Uniti possono darci. Sono comunque questi, a nostro giudizio, i soli mezzi che possono consentirci di uscire dalle presenti distrette e di avviare il Paese verso quella collaborazione su una base di libera concorrenza che gli Stati Uniti considerano-e giustamente -come il solo metodo efficace per giungere alla rinascita economica mondiale.


1 Vedi D. 19. 2 Vedi D. 82. 3 Analoga comunicazione fu inviata, in pari data e con il n. 3/2225, a Carandini.

Codesta revisione dovrebbe dunque, in materia economico-finanziaria, mirare in sostanza all'ottenimento di un nuovo «statuto economico» provvisorio, orientato verso il riconoscimento dello stato di pace fra noi e le Nazioni Unite a tutti i possibili effetti economici e ad una conseguente ridefinizione delle relative clausole armistiziali. Che è appunto ciò che tentiamo nelle poche pagine accluse.

È perfettamente superfluo io tocchi con lei altri argomenti quali: l'assoluta necessità del progressivo recupero della nostra sovranità ed indipendenza senza le quali non potremo mai uscire dalla condizione «egiziana» in cui siamo: l'instabilità della situazione interna che codesta situazione provoca e della quale è poi decisamente illogico e quasi certamente ingiusto scandalizzarsi quando non si tenti, prima, di abolirne le motivazioni e le cause; la necessità, dopo ventisette mesi dall'armistizio, di chiudere almeno codesto capitolo e di porre un invarcabile limite temporale alle requisizioni, am-lire, servizi e prestazioni italiane gratuite o semi-gratuite: di tamponare cioè questa lenta emorragia che dissangua il popolo già stremato.

Sono tutti questi argomenti che sono ben presenti al suo spirito e sui quali è dunque, ripeto, perfettamente inutile insistere.

Com'ella vedrà, si tratta qui soltanto di revisione in materia economico-finanziaria. Tale revisione potrebbe e dovrebbe essere tuttavia contemporaneamente estesa anche ad altri settori, quali, ad esempio, quello del controllo alleato: parrebbe ovvio che col prossimo trapasso all'amministrazione italiana di tutto, o quasi, il territorio italiano, codesti organismi di controllo, e primi fra tutti la Commissione alleata, debbano essere per tre quarti drasticamente soppressi e per il quarto restante profondamente trasformati in organi di collaborazione e di consiglio (esperti alle dipendenze delle singole ambasciate).

Tutto ciò implica, anche se la parola non sarà esplicitamente detta, una cessazione dello stato di guerra, una specie di «statuto post-armistiziale» che non è ancora pace provvisoria, e che può dunque essere, come tale, accettato, a quanto ci è dato giudicare da qui, anche dalla Russia.

Il ministro De Gasperi, ancora immerso' (è la parola esatta) nella ormai imminente soluzione della crisi, m'incarica di dirle che confida molto nella sua azione e nella sua attività perché codesta attività sbocchi finalmente a buon porto. Mi è superfluo dirle che tutti noi confidiamo con lui.

ALLEGATO

PROGETTO DI CLAUSOLE ECONOMICO-FINANZIARIE 2

Relazioni commerciali e finanziarie con l'estero

l. Il Governo italiano avrà la piena libertà di intraprendere negoziati e concludere accordi commerciali e finanziari con qualsiasi Paese estero. Tuttavia eventuali negoziati con la Germania ed il Giappone potranno essere intrapresi solo dopo aver sottoposto il progetto di essi alle Nazioni Unite e i risultati di tali negoziati dovranno riportare la loro preventiva approvazione.


1 La lettera fu preparata prima del IO dicembre.


2 Ed. in inglese in Foreign Relations of the United Stat es, 1945, vol. IV, Europe , Washington, United States Government Printing Office, 1968, pp. 1096-1099.

La regolamentazione di debiti anteriori all'8 settembre 1943 dovrà pure riportare la preventiva approvazione delle Nazioni Unite .

Il Governo italiano potrà liberamente disporre per l'esportazione di tutti quei prodotti , agricoli ed industriali, ch'esso giudichi esuberanti ai bisogni del mercato interno. A tale effetto le Nazioni Unite determine ra nno , a intervalli di tempo da stabilire, i quantitativi delle merci , comprese nelle «Reserved Commodities lists » che debbono essere tenute a loro disposizione, e il Governo italiano non potrà disporre di tali quantitativi se non previa intesa con le Nazioni Unite.

Esercizio di attività industriale e commerciale, e tutela di altri interessi economici

2. Gli stabilimenti industriali, che non svolgano un 'effettiva attività industriale per conto delle Nazioni Unite, saranno immediatamente restituiti ai legittimi proprietari, e reintegrati dei macchinari ed attrezzi che avessero avuto una diversa provvisoria destinazione.

3. Qualsiasi provvedimento delle autorità alleate che possa interferire con l'attività industriale o commerciale o con altri interessi economici sarà previamente concordato col Governo italiano e trattato su una base contrattuale.

Marina mercantile

4. Fino a quando sussisterà l'attuale disciplina internazionale dei traffici marittimi e del naviglio delle Nazioni Unite, le navi mercantili italiane continueranno a far parte del «pool» sotto il controllo dell'United Maritime Association (U.M.A.) alle medesime condizioni previste per le navi mercantili delle Nazioni Unite.

Il Governo italiano e gli armatori italiani avranno sul mercato internazionale la piena libertà di acquistare, vendere, noleggiare navi mercantili e potranno costruire nei propri cantieri le navi mercantili indispensabili per le esigenze dei traffici marittimi nazionali, come pure quelle commesse da Stati stranieri.

Questioni finanziarie

5. A partire dal ... 1 le lire necessarie alle spese delle Autorità Alleate in Italia saranno richieste al Governo italiano, che le metterà a disposizione contro un equivalente accreditamento nelle valute delle Nazioni Unite .

I servizi e le prestazioni di qualsiasi natura e le requisizioni , pagate dal Governo italiano per conto delle Nazioni Unite, come pure le Am-lire emesse fino al giorno dell'entrata in vigore della presente Convenzione , daranno luogo ad un accreditamento a favore del Governo italiano nelle valute delle Nazioni Unite. L'accertamento dei pagamenti fatti dal Governo italiano e delle Am-lire emesse, come pure le modalità per il corrispondente accreditamento, formeranno oggetto di ulteriori negoziati.

Gli averi , i beni, i capitali di qualunque natura, costituiti, o pervenuti all'estero in proprietà dello Stato, di Enti pubblici o privati o di cittadini italiani, successivamente all'8 settembre 1943 , sono a libera disposizione degli aventi diritto, sotto l'osservanza delle leggi e regolamenti dei Paesi, nei quali si trovano, e applicabili ai cittadini delle Nazioni Unite.

Eguale trattamento sarà fatto agli incrementi o alle rendite, verificatisi posteriormente al1'8 settembre 1943, e derivanti da capitali italiani esistenti prima di quella data nelle Nazioni Unite. L'utilizzazione di questi beni avrà luogo in conformità della legislazione italiana e di essa sarà data notizia alla Commissione Alleata. Il Governo italiano sarà libero di adottare qualsiasi provvedimento , relativo alla quotazione dei cambi, ma dovrà di essi dare pronta notizia alla Commissione Alleata.

I In bianco nel testo.

Questioni doganali

6. Il Governo italiano ha la piena libertà di ripristinare i servizi doganali e di vigilanza su tutta la linea di confine, sia marittima che terrestre. Il ripristino degli stessi servizi sul confine orientale sarà, provvisoriamente, stabilito a cura delle Autorità Alleate, sentiti gli organi tecnici dell'Amministrazione doganale italiana . Nei porti , che sono ancora sottoposti al controllo delle Autorità Alleate, e fino a quando tale controllo continuerà , i servizi doganali e di vigilanza saranno esercitati dalle Autorità doganali italiane e dalla R. Guardia di Finanza, d'intesa con le Autorità Alleate.

Questioni ferroviarie

7. L' Amministrazione delle Ferrovie dello Stato ha la facoltà di attivare tutti i servizi viaggiatori e merci per uso civile in relazione alle esigenze della Nazione, e a tal uopo potrà disporre di tutto il materiale rotabile, delle comunicazioni telefoniche e telegrafiche, sia locali che intercompartimentali , di tutti i materiali di scorta nei magazzini e nei depositi e di quant'altro occorra per il miglior espletamento del servizio ferroviario. L'Amministrazione suddetta dovrà però predisporre i programmi in modo che sia in ogni caso assicurata la priorità dei trasporti militari nell'interesse delle Nazioni Unite.

I locali di ufficio e gli impianti occorrenti per il normale funzionamento dei servizi per lo svolgimento dell'esercizio saranno restituiti all 'amministrazione ferroviaria, come pure saranno derequisite le officine sia delle FF.SS. che private per la riparazione e costruzione del materiale ferroviario, anche per l'approvvigionamento di quanto occorre per l'esercizio. L'Amministrazione delle Ferrovie dello Stato italiane potrà infine stipulare accordi con le Amministrazioni delle reti ferroviarie europee per la ripresa dei traffici internazionali, per Io scambio del materiale rotabile e per regolare i rapporti tecnici e finanziari concernenti le stazioni internazionali di confine.

Aviazione civile

8. Il Governo italiano ha la facoltà di ripristinare i servizi di navigazione aerea civile, necessari per collegare tra loro i principali centri demografici ed economici italiani. Esso potrà anche ripristinare i servizi di collegamento aereo delle linee interne con i principali centri europei ed extra europei , a condizione che il programma per la graduale ripresa dei servizi aerei internazionali , formulato dal Governo italiano, sia previamente sottoposto , per la approvazione, alle Nazioni Unite.

Il movimento degli apparecchi di linea e la loro utilizzazione da parte dei passeggeri italiani e stranieri saranno effettuati in base alle disposizioni in vigore in Italia.

L'uso degli aeroporti e degli impianti per il servizio di assistenza al volo saranno restituiti al Governo italiano, previe le necessarie intese perché l'uso di essi sia assicurato al traffico internazionale.

12

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL RAPPRESENTANTE A PARIGI, SARAGAT

T. S.N.D. 10376/491. Roma, 13 dicembre 1945, ore 10.

Tuo 678 1•

Mi rendo perfettamente conto difficoltà che mi segnali. Nostro proposito è quello giungere alla pacificazione coi nostri vicini, e, in primo luogo, naturalmente,


1 Vedi serie decim a, vol. II , D. 738.

non fosse che per ragioni di proporzione, con la Francia. Ma è !ungi dal nostro pensiero inserirei comunque in una politica di blocchi anche se questi non fossero, come sono, contrapposti. Puoi dunque onestamente sopire le diffidenze di quelle correnti politiche che nutrono preoccupazioni di questo genere. Farò da parte mia altrettanto presso gli stessi settori .

Sono, in massima, d'accordo con te sull'impostazione generale del problema franco-italiano che ha peraltro subito da parte francese un mutamento notevole, dopo tuo recentissimo colloquio con Couve 1• Ritorno a parte su quest'ultimo argomento.

Sulle relazioni franco-italiane in particolare hanno in questi ultimi tempi influito: le rivendicazioni territoriali francesi alla frontiera occidentale ormai note al gran pubblico ; le voci (confermate) di continuate mene francesi in Alto Adige a favore dell'Austria; postumi di agitazione in Val d'Aosta; le espulsioni dalla Tunisia che vanno immettendo nel Paese automatici fermenti di irritazione.

In tutti codesti argomenti ti sei espresso egregiamente con Couve.

L'impressione di persistente rifiuto da parte nostra ad accogliere le proposte francesi in materia sopra tutto di lavoro e di emigrazione può forse non essere errata. Ma ne è certamente errata la motivazione. La quale in grandissima parte è costituita infatti dalla complessità stessa del problema; dalla necessità di risolverlo con criteri unitari, e di tener quindi conto di interessi molteplici; dalla onesta constatazione che pur dobbiamo fare della difficoltà, nelle condizioni in cui siamo, di giungere, da parte nostra, a rapide decisioni concordate.

Le ultime proposte da noi fatte al riguardo a questa ambasciata di Francia mi sembrano comunque costruttive. Vedrò di spingerle innanzi, se, ripeto, l'impostazione generale del problema fra i nostri due paesi non muti. È bene comunque che ti adoperi, in ogni modo, a dissipare così impressioni del genere.

13

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MIGONE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. URGENTE 13797 /862. Londra, 13 dicembre 1945, ore 13,30 (p er. ore 9 de/14) .

Mio telegramma stampa 207 2•

Foreign Office sorpreso vedere segnalato questa stampa comunicato Commissione alleata cui testo esatto non conosceva ancora stamane. Considera illazione corrispondenza Times non giustificata ed Ufficio Italia Affari Politici conferma che annunzio avrebbe dovuto essere accompagnato dichiarazione secondo cui restituzione territorio non pregiudica sistemazione territoriale. Tale riserva generica, secondo Foreign Office, si riferisce tanto Alto Adige che frontiera francese3.


1 Vedi serie decima, vol. II , D. 746. 2 Non pubblicato. 3 Per la risposta vedi D. 17.

14

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 13849/929-930. Washington, 13 dicembre 1945, ore 21,15 (per. ore 10 del 15).

Mio 925 1•

In odierno colloquio con Dunn ho consegnato memorandum coloniale e nota accompagnatoria2 , illustrandoli opportunamente. Dunn mi ha detto che avrebbe esaminato attentamente due documenti, che pensava gli sarebbero stati assai utili, e mi ha assicurato che ne avrebbe tenuto massimo conto.

Ho ritenuto opportuno avanzare suggerimento di cui lettera di V.E. n. 1000 segreteria politica 3 relativa ripartizione zone militari e colonizzabili Cirenaica orientale . Abbiamo insieme esaminato sulla carta geografica possibilità concrete. Mi ha detto che trovava suggerimento di grande interesse e mi ha domandato se era stato comunicato agli inglesi: ho risposto che supponevo di si.

A vendo quindi portato discorso su posizione assunta da Governo sovietico su questione nostre colonie, egli mi ha dichiarato che escludeva che alla Russia potesse essere assegnato trusteeship su Tripolitania ed Eritrea, come pure che in caso di trusteeship collettivo potesse esserle affidata amm.inistrazione quelle due colonie o una di esse.

Gli ho allora chiesto cosa pensasse circa possibilità per Italia essere prescelta quale amministratrice sue colonie. Egli mi ha esplicitamente affermato che la possibilità non (dico non) era esclusa e mi ha aggiunto che riteneva che, presentandosene concrete possibilità, Stati Uniti America sarebbero stati favorevoli. Egli personalmente vedeva volentieri tale soluzione ma pensava che non sarebbe stato facile adottarla, date difficoltà tuttora esistenti, specie da parte russa, e notevoli interessi contrastanti. Riteneva tuttavia che simpatie americane e favorevoli disposizioni francesi avrebbero potuto giovare nostra tesi. Tutto dipendeva dalle condizioni in cui pace coll'Italia avrebbe potuto essere negoziata e firmata.

15

L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

R. 1222/580. Mosca, 13 dicembre 1945 (per. il 2 gennaio 1946).

Ringrazio V.S. per l'interessante rapporto dell'ambasciatore a Parigi trasmessomi col suo telespresso n. 15/26205 /6 del IO novembre u.s. 4 .


1 Si veda il D. 20 nel quale è riprodotta la parte sostanziale del T. 925. 2 La consegna del memorandum era stata già disposta il 24 ottobre 1945 (vedi serie decima, vol. Il,

D. 636). In seguito ai suggerimenti giunti da Washington (ibid., D . 638) Zoppi inviò ulteriori istruzioni con

Telespr. 1028JC. del 3 novembre 1945, unitamente alla nota accompagnatoria qui citata. Vedi App. 2a. 3 Non pubblicata. 4 Vedi serie decima, vol. Il, D. 600.

Di tutti gli ambasciatori che l'U.R.S.S. ha attualmente in giro, Bogomolov è, a parere unanime, il più intelligente, e quindi in grado di capire, e forse, nel suo pensiero più intimo, di condividere la giustezza di quanto gli ha detto l'ambasciatore Saragat. Mentre però sono sicurissimo che ha riferito , per filo e per segno, al suo Governo tutto il colloquio (su questo punto i rappresentanti sovietici sono scrupolosissimi, e, quindi, quanto più i nostri rappresentanti all'estero, e specialmente i più autorevoli, parlano loro francamente, tant6 meglio è: se c'è una qualsiasi speranza di far entrare nel cervello dei russi delle idee ragionevoli questa consiste solo nel ripetere loro a sazietà da tutte le parti le stesse cose) dubito assai che egli abbia il coraggio di trame le conclusioni e di neppure lontanamente suggerire al suo governo una modifica della sua attuale politica.

Il Governo sovietico è arrivato a quello stadio a cui, più presto o più tardi, arrivano tutte le dittature: i rappresentanti all'estero non hanno più nessuna autorità e se vogliono mantenere il loro posto debbono limitarsi a eseguire letteralmente le istruzioni che sono loro inviate, e a proclamare la politica estera di Stalin la sola giusta, geniale, ecc. Se fanno altrimenti vengono liquidati, se non proprio materialmente, almeno nel senso che da ambasciatori o ministri vengono inviati a fare il sotto capo contabile in qualche piccola officina della Siberia o dell'Asia Centrale, cosa che accade, si può dire, ogni giorno.

L'ambasciatore Saragat dice molto giustamente che oggi si sopravaluta la potenza della Russia. Questo è esattissimo, oggi almeno, se parliamo delle possibilità, sia reali che potenziali , della Russia e dell'America, anche facendo astrazione dalla bomba atomica. Ma nella presente situazione, non di guerra guerreggiata, ma di guerra diplomatica, di guerra di bluff, non è tanto il potenziale a disposizione che conta, ma la volontà di servirsene: ed in questo i russi si trovano in posizione di vantaggio.

Per moltissime ragioni, che sarebbe troppo lungo spiegare qui, non è il caso di fare un paragone fra la Germania di Hitler o l'Italia di Mussolini e la Russia di Stalin: ma in una cosa certamente il paragone calza. Sia l'Italia che la Germania erano in realtà molto meno forti dei loro avversari-e i fatti lo hanno provato-: tuttavia, per un lungo periodo , Hitler e Mussolini erano o davano l'impressione di essere pronti a servirsi, immediatamente, della loro forza: i loro avversari no: questo ha permesso loro di ottenere una serie di successi, obbligando gli avversari a riconoscere, più o meno di malavoglia, il fatto compiuto; se avessero avuto l'intelligenza di fermarsi a tempo, il corso degli avvenimenti avrebbe potuto essere molto differente. In un certo senso, la stessa è la situazione della Russia oggi: con una differenza, secondo me sostanziale: mentre Hitler non voleva, seriamente, evitare la guerra, ma anzi voleva provocarla, i russi, seriamente, non vogliono la guerra perché, almeno gli altissimi, io ritengo, si rendono conto che, nonostante tutte le loro vanterie, non sono in grado di vincerla. Quindi i russi vanno avanti, e continueranno ad andare avanti, nella loro politica di fatti compiuti, fino a che non si saranno convinti di avere esaurita la pazienza americana, e che un passo ulteriore che essi facessero potrebbe significare la guerra. Questa è la ragione per cui, almeno fino a che Stalin è vivo e vegeto, io non credo alla guerra. Credo però, invece, non solo al mantenimento di tutti i fatti compiuti russi, ma anche che di fatti compiuti ne vedremo ancora parecchi, perché i russi sono convinti di avere ancora davanti a loro un vasto margine di possibilità .

C'è ancora molta, troppa gente in Europa e nel resto del mondo che crede che la politica russa sia mossa da motivi ideologici, che essa viva, cresca, combatta per dei principi nuovi da far trionfare e che dovrebbero assicurare all'umanità una vita più felice. In realtà la politica russa è puramente e semplicemente una politica di espansione imperiale, che non comprende altro modo di risolvere le questioni che la forza, e che non riconosce alla sua volontà altri limiti che una forza capace e decisa d.i opporlesi. C'è stato solo un paese, in un determinato momento, che ha avuto una certa facilità nel trattare colla Russia: la Germania dal giugno 1940 al giugno 1941, quando aveva novanta divisioni alla frontiera russa ed i russi sapevano che era pronta a servirsene; ed erano terrorizzati dalla situazione in cui si erano venuti a trovare a causa della loro Realpolitik. Se gli americani avessero sulle frontiere della Russia quindici aeroplani con bombe atomiche, e fossero decisi a servirsene, tutte le trattative che si stanno svolgendo avrebbero un'altra tournure. Quando noi parliamo ai russi, quando esponiamo loro la nostra situazione, le nostre aspirazioni, i fini della nostra politica, bisogna che teniamo sempre presente questa brutalità realistica della concezione politica russa, per non farci illusioni su quello che possono essere le reazioni russe. Noi parliamo di giustizia, di democrazia, di amicizia, di mediazione: tutte cose di cui i russi non sanno assolutamente che farsene. Se noi potessimo dire ai russi: signori cari, noi abbiamo tante divisioni corazzate, tanti aeroplani; produciamo tanti milioni di tonnellate d ' acciaio all'anno: secondo quella che sarà la vostra politica nei riguardi dell'Italia, questa forza sarà a fianco della forza americana o della vostra o sarà neutra, questo è un linguaggio che i russi capirebbero, il solo che adesso sono disposti a capire, e su queste basi si potrebbe ragionare. Tutte queste cose .noi non le abbiamo, e i russi sanno, o suppongono, che non le avremo per lungo tempo, e quindi trovano perfettamente inutile di preoccuparsi di noi. Se ogni tanto i russi hanno qualche brusco voltafaccia nei nostri riguardi questo è o per dar fastidio ai loro alleati, o per rendere troppo critica la posizione di certi elementi politici su cui credono di poter contare il giorno in cui volessero, sul piano della politica interna, dar fastidio all'America in Italia.

Per quanto riguarda la posizione della Russia nei riguardi dell'Italia e della Jugoslavia, bisogna non perdere di vista alcuni punti essenziali. La Jugoslavia di oggi è, a tutti i fini politici, militari ed economici la Russia; è la posizione russa più avanzata nell'Europa sud-orientale: la loro situazione in Jugoslavia, a torto o a ragione, essi la considerano imperniata sulla persona di Tito, e sono persuasi, o Tito li ha persuasi -il che è lo stesso -che per consolidare la sua situazione interna in Jugoslavia egli ha bisogno di fare una politica estera ferocemente nazionalista, e di ottenere il massimo possibile delle sue aspirazioni territoriali. Questo, per i russi, è un insieme di cose reale e tangibile . Cambiare questa politica per far piacere all'Italia: che cosa le offriremmo in cambio? Una posizione intermedia fra anglo-sassoni e russi, una posizione di mediatori; ma di questo i russi non vogliono sentir parlare. Se noi fossimo disposti a dire ai russi che in cambio di una accettazione da parte loro della linea Wilson e di una loro attitudine differente su tutti i nostri problemi, colonie, riparazioni, disarmo etc., noi siamo disposti ad inserirei politicamente, economicamente nella zona russa, con tutte le garanzie di perpetuità e di solidità di questa politica che le danno -o che si prende -nei paesi che già si trovano nella sua zona; e se la Russia fosse convinta che no1 s1amo m grado di farlo, allora, forse, la reazione russa potrebbe essere differente.

Noi, e non solo noi -la Francia specialmente -dobbiamo persuaderei che la Russia non vuole dei mediatori, ma dei vassalli; che non ammette posizioni intermedie; che riconosce nel mondo una sola potenza pari, gli Stati Uniti; che ai suoi occhi tutti gli altri non contano niente ; che cogli Stati Uniti vogliono trattare, intendersi, discutere direttamente, da soli , senza nessun intermediario. Stanno facendo tutto quello che é umanamente possibile per togliere di mezzo anche l'Inghilterra; come si può sperare che consentano a introdurre nel gioco la Francia, l'Italia, la Cecoslovacchia o chi che sia? Mi si dirà che questa è una politica rozza : sono il primo a sottoscriverlo; ma questa è la politica russa di oggi, e non siamo nOi che possiamo cambiare il cervello di Stalin e dei suoi sottordini. La cambieranno probabilmente, il giorno in cui ci avranno battuta duramente la testa, ma non prima. Nei ventotto anni della sua esistenza come Stato la Russia sovietica ha già fatto più di un mutamento brusco nella sua politica, ma li ha fatti solo quando la dura esperienza è riuscita a far loro capire che avevano sbagliato . Ciò premesso è bene che tutto quello che l'ambasciatore Saragat o l'ambasciatore Carandini hanno detto ai loro colleghi russi lo si dica e lo si continui a dire ai russi , da tutte le parti, ogni qual volta che se ne presenti l' occasione, appunto nella speranza che, un giorno, i russi si accorgano di aver battuta una strada sbagliata e si decidano a cambiarla.

Per quanto concerne il trattato di pace, noi possiamo contare su un appoggio russo su certe determinate questioni , solo se ed in quanto, in un certo determinato momento, converrà a loro, nell'ambito della loro lotta diplomatica cogli americani, di sostenere una tesi che, per combinazione, può coincidere con il nostro interesse. In linea generale però, sia che si tratti di frontiere orientali o di riparazioni, (le colonie sono in un certo senso un problema a parte) le tesi russe noi le conosciamo ormai: la soluzione di fatto potrà essere mutata in nostro favore solo in quel tanto per cui gli americani saranno effettivamente disposti a puntare i piedi e dire un no ai russi, grosso e preciso come lo sanno dire i russi. E purtroppo questo non è molto consolante perché , fin qui almeno, la capacità degli americani di dire di no seriamente ai russi è molto modesta , e più ancora, perché in fondo, di fronte a tanti grossi problemi, gli americani non danno grande importanza alle questioni italiane. Ed è questo che fa più rabbia perché, anche per i russi, le questioni italiane non sono sui primi numeri della lista di importanza, e sarebbero quindi disposti a cedere, anche di molto, se gli americani fossero disposti realmente ad occuparsene sul serio.

Siccome, però , sia che si tratti del Trattato di pace, sia che si tratti dei problemi più urgenti della nostra ricostruzione, per quanto scettici si possa essere sulla misura reale dell'appoggio americano , comunque è solo dall'America che ci può venire un pò di aiuto, è evidente che bisogna che noi continuiamo a guardare da quella parte ed a evitare attentamente tutto quello che potrebbe guastare i nostri rapporti con l' America. Bisogna solo non aspettarsi più di quanto essa è disposta a darci.

Quanto al Patto occidentale, ammesso che la Francia abbia la volontà e la capacità di continuare questa sua politica, io non vedo quale altra alternativa ci sia per l'Italia come per tutti gli altri paesi che dovrebbero farne parte, se non quella di far di tutto per realizzarlo al più presto possibile, senza preoccuparsi degli strìlli russi. La Russia strillerà sulla sua stampa, sulla sua propaganda, mobiliterà contro il blocco, all'interno dei singoli paesi, tutte le forze politiche che le sono favorevolmente disposte, ma in realtà non può fare nulla per impedirlo. Converrebbe solo forse parlarne il meno possibile, e realizzarlo quanto più rapidamente e completamente possibile, specialmente nel campo economico.

lo temo che quando dal campo delle dichiarazioni generiche scenderemo sul campo pratico, gli aiuti economici americani si troveranno ad essere molto meno importanti di quanto oggi si spera: dalla Russia c'è da sperare ben poco, per lo meno in un avvenire prossimo: la necessità, sia del suo piano quinquennale, sia del consolidamento economico della sua zona di influenza europea ed asiatica, sono tali da assorbire tutte le risorse di cui la Russia può disporre, per grandi che esse possano sembrare. Bisognerà quindi che i paesi destinati a far parte del blocco occidentale pensino ad aiutarsi da sé fra di loro: e forse le loro possibilità in questo senso, una volta superate, con un minimo di aiuto americano , le difficoltà dell'at-. tuale punto morto, si troveranno ad essere maggiori di quanto possa sembrare oggi.

Il giorno che il blocco occidentale sarà diventata una realtà, che avrà dimostrata la sua vitalità, sia nel campo economico, sia nel campo politico, che i suoi componenti si siano rimessi in piedi, allora, ed allora solo, si potrà cominciare a discutere con la Russia su un piede di parità.

Se la Russia e gli Stati Uniti riusciranno a trovare una formula di compromesso per regolare i loro rapporti reciproci, formula che non potrà essere altro che quella di un reciproco riconoscimento e rispetto delle rispettive zone di influenza, nettamente delimitate, il blocco occidentale sarà nella zona di influenza americana, e questo non gli impedirà di vivere in pace e di dedicarsi ad aumentare, nei limiti del possibile, la loro prosperità ed il benessere dei suoi popoli, in attesa che una lenta ma probabilmente inevitabile evoluzione della Russia verso concezioni meno totalitarie permetta di ridurre, se non di eliminare, la muraglia cinese fra le due zone. Se invece, come forse è più probabile, non riuscirà né ai russi, né agli americani di trovare una formula vera di equilibrio , tutto mi sembra far ritenere che l'epicentro della competizione russo-americana tenda a spostarsi dall ' Europa all'Asia. In questo caso un blocco occidentale, vivo e vitale, e capace, come complesso, di una politica indipendente, potrebbe riuscire a persuadere i russi della sua volontà di non essere strumento né degli americani contro la Russia, né della Russia contro l'America , della sua volontà di restare neutro in caso di conflitto fra i due; il che, se il blocco occidentale nel suo complesso sarà forte abbastanza da non far ritenere la sua debellazione una semplice passeggiata militare, potrebbe riuscire a farlo restare neutro in caso di un conflitto fra i due colossi .

E mi sembra che di fronte ai risultati tragici, per noi, per la Francia, per tutta l'Europa occidentale, di due guerre mondiali, l'unica politica seria e ragionevole che vale la pena di tentare, non è quella di sperare da una nuova guerra la possibilità di riguadagnare qualche chilometro quadrato di territorio in Europa o in Africa, ma quella di restare neutrali il giorno in cui i due aspiranti all'egemonia mondiale decidessero a tentare la sorte delle armi. Separati, nessuno dei paesi dell ' Europa occidentale può sperare di riuscire ad evitare di essere, con o contro la sua volontà, uno dei campi di battaglia: insieme, e facendo insieme una politica saggia, prudente, realista, senza vani sogni di grandezze ci possono riuscire.

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IL CAPO DELLA MISSIONE IN ALBANIA, TURCATO, AL CAPO DELL'UFFICIO OTTAVO DELLA DIREZIONE GENERALE AFFARI POLITICI, CASTELLANI

L. PERSONALE. Tirana , 13 dicembre 1945.

Ho parlato al console americano Jacobs e al generale Hodgson in merito alla questione del riconoscimento, ed entrambi mi hanno detto che noi siamo soggetti al consenso degli Alleati per entrare in rapporti diplomatici con l'Albania. Dal generale Hodgson c'era pure un ufficiale del Comando generale di Caserta il quale ha specificato che Carandini a Londra non ha funzioni e rango di ambasciatore ma di semplice rappresentante ufficioso, e che comunque avrebbe parlato della . cosa con Caserta. Io ad ogni modo ho detto che non avevo avuto alcuna istruzione al riguardo dal mio Governo, e che accennavo alla questione in via personale e prendendo occasione del riconoscimento britannico che è oramai un fatto compiuto, perché il generale Hodgson ha già chiesto il gradimento del ministro britannico, e attende solo la designazione del ministro albanese. Con questo anzi il generale

considera oramai la sua missione terminata.

Ho poi parlato con Malishova , col pretesto di portargli gli auguri per le

prossime feste. Il ministro della cultura popolare mi ha fatto rilevare che l'America

non ha ancora praticamente riconosciuto il Governo albanese, e mi ha dimostrato

una certa sorpresa ed ansietà al riguardo. Non ha naturalmente manifestato quale

sia il pensiero del Governo, ma mi rafforzo sempre più nella mia impressione che

esso non intenda, per ora, riconoscere trattati e situazioni che abbiano rapporti

con il passato. Parlando dell 'Italia mi ha espresso la sua persuasione che essa sia

legata ancora alla volontà degli Alleati. Egli poi mi ha fatto una sorprendente

dichiarazione, e cioè che la massima parte dei riconoscimenti che stanno ora avve

nendo sono destinati per molto tempo a restare sulla carta perché non hanno ancora

formato il personale diplomatico adatto allo scopo. Da questo deduco che il Foni

Qirko abbia tutt'altre funzioni che quelle diplomatiche da svolgere in Italia.

Muslim Peza, invece, a mezzo di Pali, mi ha mandato a dire: quando ci

riconoscete? Quando Pali gli ha chiesto se esso abbia intenzione di ricostruire la

sua casa distrutta dalla guerra, ha risposto che per il momento non ci pensa essendo

tutt'altro che sicuro che qui non debba succedere qualche altro cataclisma. Muslim

Peza ha infine dimostrato simpatia per l'Italia, nonostante il passato, ed espressa

la convinzione che solo con l'appoggio dell'Italia possa vivere l'Albania: tutte le

promesse della Jugoslavia e della Russia sinora non sono state che pure parole, e

tali, secondo lui, resteranno. Io continuerò il giro dei principali personaggi albanesi

per porgere loro gli auguri per le feste, ma in realtà per avere modo di rendermi

più esatto conto del loro pensiero in merito a questioni che ci interessano .

• In questa situazione, cosa mi consigliate di fare? Rimanere sulla breccia ad attendere gli eventi, oppure venire in Italia a riferire verso Natale, in caso che fino a quel momento non si sia ancora concluso nulla? Anche per la mia venuta il generale Hodgson ha chiesto il parere a Caserta. lo ritenevo veramente che avessimo maggiore libertà di azione!

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MIGONE

T. URGENTISSIMO 10483/602. Roma, 14 dicembre 1945, ore 14,40.

Suo 862 1•

Foreign Office non (dico non) si rende conto che moltiplicazione riserve alleate nei confronti tutte le nostre fronti~e. comprese quelle con Stati che oggi si sono battuti fino all'ultimo coi tedeschi (Austria) indeboliscono pericolosamente nostra situazione interna, diminuiscono prestigio qualunque governo, galvanizzano arbitrari ed ingiusti irredentismi, moltiplicano difficoltà progettata autonomia Alto Adige .

Ambasciatore Carandini, che parte domenica, ha istruzioni sottolineare in modo particolare nostro pensiero al riguardo. Ma, se può, lo accenni sin da ora al Foreign Office.

In quanto al comunicato della Commissione Alleata riteniamo che esso debba restare com'è se non si voglia guastare ogni effetto.

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L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T . S.N .D . 13886!934-935. Washington, 14 dicembre 1945, ore 20 (per. il 15j2.

Mio telegramma n. 9073 .

Ho riferito per corriere aereo speciale (partito 12 corrente)4 prime nottzte raccolte su Convegno Mosca, cui preparazione è stata circondata più geloso , e qui addirittura insolito, segreto da segretario di Stato. Apparirebbe comunque accertata stretta connessione con discussioni qui svoltesi in occasione visita Attlee (miei telegrammi 762 e 785) 5 . Prime notizie avute al Dipartimento di Stato tendevano a limitare convegno a ripresa contatti diretti per esplorare possibilità ristabilire effettiva collaborazione Tre Grandi alleati, nonché prosecuzione con Russia conversa-


1 Vedi D. 13. 2 Manca l'indicazione dell'ora di arrivo. 3 Vedi serie decima, vol. II, D. 742. 4 Non rinvenuto. 5 Non pubblicati.

zioni anglo-americane bomba atomica. Peraltro si è avuto sensazione giorni scorsi di maggiore se pure sempre moderato ottimismo su possibilità raggiungere Mosca intesa per rimettere in moto meccanismo pace e per avviare a soluzione alcuni problemi urgenti (quali Iran, commissione controllo Giappone, situazione in Cina). Difatti, Byrnes, ispirandosi esempio Bevin, è partito accompagnato, oltre che da Ben Cohen e da esperti questione bomba atomica , da capo divisione affari cinesi Dipartimento Stato, mentre lo raggiungeranno a Mosca direttore Affari Politici Matthews (il quale si trova a Parigi per questione Germania) e un segretario dell'ambasciata americana Teheran. Segretario di Stato porta con sé rapporto presentatogli da Ethridge al ritorno missione Balcani. Dal rapporto che concludeva per non (dico non) riconoscimento Governo bulgaro e romeno , è stata rinviata pubblicazione mentre è stata del pari rimandata preannunziata dichiarazione circa regime repubblicano Tito in Jugoslavia. Queste misure del Dipartimento di Stato denotano evidente desiderio evitare aggravarsi pubblico contrasto per Balcani. È noto non può per ora prevedersi se problemi possano essere risolti con compromessi, data nota questione di principio che Washington e Londra persisterebbero non sacrificare .

In lunga conversazione avuta con Dunn 1 , egli mi ha confermato che Bymes va a Mosca per le due questioni essenziali : l) bomba atomica; 2) ripresa trattativa di pace o sotto forma conferenza generale o mediante continuazione attività Comitato supplenti ministri esteri. In entrambi i casi verrebbe mantenuta precedenza decisa a Potsdam per la pace con l'Italia mentre America, secondo lui, sin da ora non sarebbe restia ad esaminare e risolvere «qualche giorno dopo» anche la questione delle paci balcaniche. Vi sono poi questioni Medio ed Estremo Oriente. Si avrebbe «qualche speranza» che sulle due anzidette questioni essenziali possa raggiungersi una intesa.

Dunn si augurava «di avere delle buone notizie per noi» al ritorno di Bymes da Mosca. D 'altra parte come Ella sa (mio telegramma 906) 2 , ho ultimamente esposto di nuovo al segretario di Stato nostra situazione e necessità porvi rimedio, sia pure mediante la revisione del regime armistiziale. Gli ho anche fatto avere, per tramite di Ben Cohen, prima della partenza , un memorandum in cui si riassumono, per caso andamento favorevole [convegno], il problema della nostra pace e le nostre questioni territoriali, e ciò benché al Dipartimento di Stato si continui a ritenere molto improbabile che esse vengano esaminate e si esclude comunque una discussione approfondita di esse.

Con i telegrammi nn. 929 e 930 1 , ho già esposto opinione di .Dunn su questione coloniale specie per quanto concerne aspirazioni russe su Tripolitania ed Eritrea. Ho anche parlato con Dunn della questione della Venezia Giulia. Mi ha confermato che permane inalterato punto di vista americano che la regione dell 'Arsa debba rimanere all 'Italia (mio telegramma n. 428) 3•


1 Vedi D . 14. 2 Vedi serie decima, vol. II , D . 741. 3 Non pubblicato, ma vedi serie decima, vol. li, D. 486.

19

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MIGONE

T. PER CORRIERE 10494. Roma, 14 dicembre 1945.

Suo 855 1•

Abbiamo soprasseduto finora al riconoscimento del governo albanese anche in ragione dei nostri rapporti con la Grecia. È stato in conseguenza comunicato qualche giorno fa a questo rappresentante greco presso Comitato Consultivo per l'Italia, col quale manteniamo da tempo contatti ufficiosi, che, nonostante i nostri vasti interessi e la precaria situazione dei nostri cittadini in Albania, abbiamo di proposito ritardato di allinearci subito con gli anglo-americani nell'adottare una iniziativa, che non potremmo peraltro ritardare indefinitivamente in ragione appunto dell'interesse nazionale che ne consiglia sollecita attuazione.

La nostra comunicazione è stata ovviamente gradita e portata immediatamente a conoscenza del Governo di Atene.

Il nostro pensiero è dunque che il ritardo dell'iniziativa costituisce in se stesso un gesto amichevole, ma che ci riserviamo di praticamente attuarla dopo averla svuotata del suo presunto significato antigreco per darle, come effettivamente ha, esclusivo significato di salvaguardia di un interesse nazionale italiano.

È d'altra parte ovvio che una eccessiva attesa susciterebbe reazioni in Jugoslavia, e, indirettamente, a Mosca, che, nelle circostanze in cui siamo, ci conviene evitare.

Si esprima, la prego, presso il Foreign Office in questi termini 2 .

20

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL RAPPRESENTANTE A PARIGI, SARAGAT

T. S.N.D. 10497/c.3. Roma, 15 dicembre 1945, ore 11.

Dipartimento di Stato nordamericano ha sottolineato in conversazione con Tarchiani4 importanza che Francia mantenga punto di vista già sostenuto a Londra e

t Vedi D. 3.


2 Con T. 14419/896 del 28 dicembre Carandini rispose: «Riserve del Foreign Office vengono a cadere qualora codesto ministero sia convinto che spiegazioni fornite ad Atene basteranno ad evitare sfavorevole reazione greca. Infatti Foreign Office si preoccupa soprattutto che non venga intralciata mediazione Governo britannico per normalizzazione nostre relazioni con la Grecia».


3 Trasmesso anche alle rappresentanze a Londra e Mosca .


4 Tarchiani ne aveva riferito con T. 13722/925 dell'Il dicembre, non pubblicato.

confermato in diverse occasioni più tardi contro progetto trusteeship per nostre colonie. Qualora cioè Francia dovesse persistere nel non accettare progetto Byrnes, evoluzione americana in senso più favorevole nostra tesi potrà essere evidentemente più agevole.

Accenno del Dipartimento dimostra che anche da parte dei suoi patrocinatori nordamericani si nutrono seri dubbi ed incertezze sull'equità della pressocché totale spoliazione e sulla conseguente opportunità di soluzioni migliori.

Dubito convenga sottolineare costì importanza che codesto Governo perseveri suo atteggiamento anche perché ciò sembra del resto acquisito. Gli si rafforzerebbero le carte in gioco, in un momento per noi delicato. Ma converrebbe certo che il Quai d'Orsay sapesse che gli stessi Stati Uniti si vanno convincendo che la loro tesi non è la migliore e sembrano in conseguenza disposti a recederne.

21

L'INCARICATO D ' AFFARI A LONDRA, MIGONE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. s.N.D. 13955/874. Londra, 15 dicembre 1945, ore 11,37 (per. ore 13,15 del 16).

Per quello che concerne Londra non sono in grado di aggiungere molto in relazione revisione armistizio 1 . Proposta Washington è stata accolta in principio molto favorevolmente.

Si attende esaminare con migliori disposizioni progetto concreto americano tuttora non comunicato al Foreign Office. Contenuto nuovo regime sarebbe in ragione inversa delle difficoltà che verranno sollevate da Mosca: ciò sembra anche apparire molto chiaro da quanto telegrafano Quaroni e Tarchiani. Ricadiamo così nella più grave questione dei rapporti tra Big Three ora sotto esame alla Conferenza di Mosca. E, salvo cpe U.R.S.S. non sia ridotta dai suoi interessi modificare a nostro favore atteggiamento mantenuto sino ad ora, non credo che ci si possa attendere molto.

Se poi incontro ministri esteri dovesse accentuare, invece di smussare, attuali divergenze, si presenta ipotesi di iniziativa unilaterale. Io non vedo per altro Governo britannico entrare facilmente in questo ordine di idee.

Bevin si reca a Mosca perché ha fondate speranze vedere migliorata situazione. Mi risulta che queste speranze contemplano anche possibilità rimettere in movimento negoziazione per i trattati di pace. Soltanto in caso contrario Governo britannico studierà come adottare misure che tornino gradite all'Italia, ma queste non potrebbero essere così ampie e concrete da rispondere alle nostre aspettative. Provvedimento deciso e radicale da parte americana, come da accenno confidenziale del Dipartimento di Stato all'ambasciata Washington (telegramma di V.E. 10276) avrebbe effetto salutare sulle decisioni di questo Governo.


1 Risponde ai telegrammi n. 10276/C. del 5 dicembre e n. 10288 /C. del 7 dicembre che ritrasmettevano i telegrammi di Tarchiani e Quaroni pubblicati nel volume precedente: DD. 733 e 744.

22

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 13957/936. Washington, 15 dicembre 1945, ore 13,11 (per. ore 13,15 del 16). Suo telegramma n. 740 1•

Fin dal 15 novembre scorso, quando ci fu confidenzialmente comunicata prossima restituzione provincie Nord con riserva decisione finale trattato di pace per sorte definitiva Alto Adige (mio telegramma 782)2 , non mancai di attirare ripetutamente attenzione del Dipartimento di Stato su necessità di evitare che dichiarazione pubblica in tal senso rinfocolasse pretese annessione austriache. Avuto ieri sera il suo telegramma, sono subito intervenuto nuovamente presso Dipartimento di Stato, cui ho fatto comunicazione prescritta.

In risposta è stato assicurato che Dipartimento di Stato non aveva lesinato sforzi affinché dichiarazione fosse per quanto è possibile generica e senza riferimenti specifici ad Alto Adige, come pure a Tenda e Briga per quanto riguarda nostra frontiera con Francia. Testo approvato dopo molte discussioni e telegrafato al Quartiere Generale alleato è all'incirca: «Ritorno all'Italia delle provincie del Nord e ritiro delle forze alleate non pregiudicano eventuali rettifiche di frontiera da stabilirsi nel trattato di pace».

Dipartimento di Stato ha aggiunto che, secondo intenzioni americane, tale dichiarazione doveva essere pubblicata soltanto a Roma e non in altre capitali alleate in coincidenza con la consegna delle provincie. Esso aveva però appreso inattesamente oggi, da una comunicazione fatta da questa ambasciata d'Inghilterra, che anzidetta dichiarazione sarebbe stata già resa pubblica a Roma ieri 14 corrente da codesta Commissione alleata.

Dipartimento di Stato ha rilevato infine che contenuto anodino della dichiarazione e limitato accenno ad «eventuali rettifiche)) costituiva veramente un minimo precauzionale cui Alleati non potevano rinunziare.

23

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D'AMERICA, TRUMAN3

T. 10579. Roma, 16 dicembre 1945.

Nell'assumere la presidenza del nuovo Governo italiano, desidero rivolgere a lei, al Governo e al popolo nordamericano i miei voti più amichevoli. Nel momento


1 Vedi D. 7. 2 Vedi serie decima, vol. II, D. 685. 3 Ed. in Foreign Relations of the United States, 1946, vol. Il, Counci/ of Foreign Ministers, Wa

shington, United States Governrnent Printing Office, 1970, p. 6, nota Il.

in cui a Mosca hanno inizio fra i Tre Grandi discussioni destinate ad avere così vasta importanza e peso per l'avvenire del mondo , mi consenta, signor presidente, di esprimere la mia viva speranza nel loro successo e la mia fiducia che, se anche i problemi italiani dovessero esservi discussi, essi lo siano con quello spirito di equità e di giustizia che ha sempre animato gli Stati Uniti nei nostri confronti e in amichevole collaborazione e consultazione coi popoli interessati 1•

24

COLLOQUIO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, CON IL VICE PRESIDENTE DELL'A.C. , STONE

VERBALE. Roma2 , 18 dicembre 1945.

L'ammiraglio Stone, nel corso del colloquio di oggi, ha comunicato al presidente il testo di una dichiarazione sulla questione della restituzione delle provincie del Nord, ma effettivamente intesa a chiarire in via indiretta l'atteggiamento alleato nella questione del ritiro delle truppe alleate dalla frontiera italo-francese, che la Commissione alleata comunicherà stasera alla stampa, in seguito ad istruzioni dei «Capi di Stato Maggiore Riuniti», d'accordo con gli ambasciatori inglese ed americano a Roma 3 . Era stata intenzione delle autorità alleate di fare detta dichiarazione in occasione della restituzione delle provincie del Nord, ma anche in seguito alle recenti confuse informazioni provenienti da fonte francese, è stato deciso di anticiparla. Inoltre, dato che domani sarebbe prevista una interrogazione sulla questione alla Camera dei Comuni, le autorità alleate ritenevano che sarebbe stato più gradito al nostro Governo che il pubblico italiano fosse informato sulla questione dalle autorità alleate in Italia piuttosto che da Londra.

L'ammiraglio Stone ha fatto presente altresì che il testo della dichiarazione era stato redatto in modo da non dare eccessiva importanza alla questione, facendola apparire come uno dei dettagli discussi nel corso degli accordi per la restituzione delle provincie del Nord . L' ultima frase, relativa alle eventuali rettifiche di frontiera era stata redatta in modo da non pregiudicare la questione sia della frontiera itala-francese che di quella itala-austriaca, in quanto che la stessa frase potrebbe essere adoperata anche in riferimento ad altre frontiere, come per esempio quella franco-tedesca.

L'ammiraglio Stone ha chiarito che, contrariamente alle asserzioni francesi, non vi era stato alcun accordo fra la Francia e gli Alleati circa il ritiro delle truppe


1 Per la risposta vedi D. 74.


2 Un'annotazione precisa che il colloquio si svolse a Casal Rotondo sulla via Appia antica.


3 Il testo della dichiarazione era il seguente: «Fin dall 'annuncio da lui fatto il 13 dicembre 1945, il contrammiraglio Ellery W. Stone, capo della Commissione alleata, è stato in consultazione con il Governo italiano in merito agli accordi di dettaglio relativi alla restituzione alla amministrazione italiana dei territori in ·essi contemplati. Si conferma che il rimanente territorio italiano attualmente sotto il controllo del Governo Militare Alleato, comprese le isole di Lampedusa, Linosa e Pantelleria, ma escluse la Venezia Giulia e la provincia di Udine, sarà trasferito all'amministrazione italiana il 31 dicembre 1945. Il trasferimento di detti territori e qualsiasi ritiro delle truppe alleate che il comandante in capo alleato possa decidere non pregiudicano in alcl,ln modo una qualunque rettifica di frontiera che possa essere decisa sul trattato di pace». '

alleate, ma che queste erano state ritirate a quartieri arretrati per l'approssimarsi della stagione invernale.

Il presidente ha informato l'ammiraglio Stone che il ministro Bidault ha richiesto in via ufficiale a nome del Governo francese una rettifica di frontiera che darebbe Tenda e Briga alla Francia. In cambio la Francia appoggerebbe l'Italia nella questione dell'Alto Adige e della Venezia Giulia. L'ammiraglio Stone, il quale non era al corrente della richiesta francese, ha chiesto se poteva informarne gli ambasciatori inglese e americano. Il presidente rispose che non aveva nulla in contrario.

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L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, PRUNAS

L. 1245. Mosca, 18 dicembre 1945 (per. il 4 gennaio 1946).

La tua lettera n. 28308/286 dèl 27 novembre u.s. si è incrociata con il mio rapporto n. 1186 /561 del 6 corrente 1 con cui vi informavo dell'esito non soddisfacente dei miei passi presso questo ambasciatore di Cina.

Io temo che, per quanto concerne la Cina, noi abbiamo «missed the bus», rimandando alle calende greche la copertura del posto di Chung king. La Cina si trova in una posizione di grande sensibilità per questa sua posizione di grande Potenza a cui crede poco essa stessa e credono anche di meno gli altri: comunque, con gli orientali specialmente, le forme hanno grandissima importanza. Nella situazione in cui ci troviamo noi, pur senza esagerarne l'importanza, l'offerta di collaborazione fattaci fare da Chang Kai Shek era, come che sia, un gesto amichevole: era logico, e non ho mancato di segnalarvelo, che noi dovevano rispondere procedendo al più presto possibile alla nomina di un nostro rappresentante in Cina: ed è altrettanto logico che se la siano presa a male per il fatto che noi abbiamo tralasciato di coprirlo.

Questa reazione me l'aspettavo: non per nulla ho dovuto passare la maggior parte della mia carriera in paesi orientali: la prima manifestazione pratica l'ho avuta quando noi abbiamo chiesto di accettare Paliani come incaricato della protezione dei nostri interessi in Cina: nel caso di questo mio ultimo passo, come hai potuto vedere, ce l'hanno detto anche troppo chiaramente.

So bene che tu poco ci puoi fare : nel mio rapporto me la sono presa con gli organi amministrativi: può essere anche che quando si tr~tta di andare a Chung king, a fare una vita che non è certo di comodo e di divertimento, non si trovano funzionari del ministero degli Esteri, né uomini politici che consentano ad andarci: Prato infine mi accenna che vi potrebbero essere difficoltà frapposte dagli Alleati per il viaggio.

Comunque, quello che volevo dirti è che ormai il cercare di avere trattative con il Governo cinese attraverso Mosca non incontra più evidentemente il gradi


1 Vedi serie decima , vol. II , DD. 719 e 739.

mento cinese: e che se vogliamo continuare ad avere delle trattative con i cinesi, bisognerà far sì che qualcuno raggiunga al più presto la Cina.

Aggiungo anche, e questo è evidente, che in vista di tutti i suoi pasticci interni il peso della Cina nelle questioni internazionali è in forte diminuzione : purtroppo, però, quanto più declina il suo prestigio, tanto più sarà portata ad essere seccante ed intransigente su questioni come quelle delle riparazioni e della fine dei trattati ineguali, che sono quelle che sul momento ci interessano . D'altra parte cresce il valore della Cina come posto di osservazione per seguire le fasi del conflitto russo-americano: anche solo da questo punto di vista metterebbe la pena di coprire il posto al più presto: ma «ad impossibilia nemo tenetur» 1•

26

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO AUSTRIACO, RENNER, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, DE GASPERI

L. PERSONALE. Vienna , 19 dicembre 1945.

Talora il destino traccia sorprendenti vie. Ben mi ricordo del tempo in cui sedevo con lei nella Camera dei deputati del vecchio Impero asburgico e avevo occasione di scambi di idee con lei sui problemi nazionali. Da allora è passata più di una generazione; le nostre vie si sono separate e ci hanno portato lontano. Ora ci troviamo ambedue nuovamente in posizioni dirigenti dei due Stati confmanti: Italia ed Austria.

Mi compiaccio di questa coincidenza di circostanze ed oso trame speranze affinché la nostra personale conoscenza possa divenire un elemento di amichevole conciliazione nelle divergenze di vedute così spesso inevitabili nella vita di tutti gli Stati su interessi in discussione2 .

27

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI AUSTRIACO, GRUBER, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

L. PERSONALE. Vienna , 19 dicembre 1945.

Die Nachricht, dass Sie die Fiihrung der italienischen Regierung iibernommen haben, darf ich beniitzen, um Sie zu bitten, aus diesem Anlass meine aufrichtigsten


1 Con T. 98/2 del 4 gennaio Prunas rispose: «Fra nsoni sarebbe partito da tempo se fosse stato possibile superare prima difficoltà finanziamento e trasporto . Sono questi ostacoli gravi che inceppano il servizio e danno luogo a reazioni politiche completamente infondate . Comunque cominceranno domani a partire Anzilotti e parte del personale e Fransoni seguirà a giorni ».


2 Per la risposta vedi D . 170, Allegato .

Gliickwiinsche entgegenzunehmen. lch habe vorige Woche in Prag das Vergniigen gehabt, Ihr Fraulein Tochter kennen zu lernen, die inzwischen nach Rom zuriickgekehrt sein diirfte. Darf ich Sie bitten, fiir sich und Fraulein De Gasperi meine besten Wiinsche zu den kommenden Feiertagen entgegenzunehmen. lch selbst wiirde mich freuen, einmal auch mit Ihnen in persònliche Beriihrung zu gelangen und eine gegenseitige Aussprache zu pflegen.

28

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 14157/886. Londra, 20 dicembre 1945 1•

In colloquio odierno con sottosegretari McNeil e Harvey ho avuto campo illustrare ampiamente significato normalizzazione recente crisi e nuova chiara intesa su cui si fonda promettente efficienza attuale Governo, cui autorità e stabilità resta peraltro condizionata essenzialmente soddisfacente sollecita risoluzione problemi nostra riabilitazione internazionale.

Mi è stato confermato che Bevin è andato a Mosca con proposito di promuovere urgente ripresa trattative per pace definitiva con l'Italia, che resta la mira fondamentale del Governo inglese, riservandosi di ripiegare, in ipotesi subordinata, su trasformazione armistizio in modo da cui risulti, coi massimi possibili effetti, cessazione stato di guerra. Sono convinto che Foreign Office è oggi decisamente persuaso estrema necessità dare Governo italiano ogni possibile assistenza e soddisfazione.

Per quanto riguarda insistenze francesi Tenda e Briga, McNeil condivide pienamente nostro punto di vista pericolosità e assurdità pretese e mi ha promesso intervento a Parigi, pur non nascondendo difficoltà ridurre de Gaulle più savi consigli in materia prestigio. Stesso senso si è espresso Harvey. Riservomi riprendere a fondo argomento al ritorno Bevin.

Circa pretese jugoslave, McNeil non mi ha nascosto sua avversione per il regime Tito, di fronte cui mire espansioniste mi ha dichiarato che Governo britannico manterrà atteggiamento in nostra difesa, che sarà tanto più efficiente quanto più potenziato dalla evidenza del consolidamento di una forte democrazia italiana. Atteggiamento Governo italiano in tale questione e suo misurato comportamento in tutti aspetti della politica internazionale sono altamenti apprezzati dal Foreign Office, il quale nutre fiducia nell'equilibrio struttura del nuovo Governo e nella figura del presidente De Gasperi. Comportamento italiano assume, nel giudizio del Governo inglese, il più confortante rilievo in confronto alla desolante situazione politica greca.

I Spedito il 21 alle ore l e pervenuto alle ore 16.

Circa questione Alto Adige, McNeil ha dimostrato apprezzare a loro valore ragioni morali che, ogni altra valida considerazione a parte, renderebbero iniqua ogni soluzione in cui Austria, nazista fino all'ultima ora, dovesse essere territorialmente estesa a spese dell'Italia democratica, che ha resistito vittoriosamente alla sua aggressione ed è disposta assicurare popolazione allogena più liberali condizioni di autonomia locale. Nonostante manifesto consenso di principio alle nostre argomentazioni, ho tratto impressione che Foreign Office sia oggi assai perplesso sulla possibilità perseverare a fondo nella posizione assunta alla Conferenza di Londra in difesa statu quo, salvo minori rettifiche, alla frontiera atesina.

Ho chiesto conferire con Noel-Baker 1 , in attesa appurare direttamente pensiero di Bevin. Segnalo intanto la cosa onde Tarchiani sia orientato nei suoi passi presso Dipartimento di Stato.

A conferma quanto sopra, McNeil mi ha dato visione della risposta scritta che Noei-Baker dà oggi ai Comuni a una interrogazione circa restituzione provincie Nord amministrazione italiana. In tale risposta si è mantenuta una riserva generica nei termini seguenti: trasferimento di territori all'amministrazione italiana, ed eventuale ritiro truppe alleate che possa essere deciso dal Comando Supremo alleato, non pregiudica eventuale rettifica frontiere italiane che trattato di pace dovesse stabilire.

Ripeto: di ogni argomento miei interlocutori hanno preso nota con accentuato interesse. È evidente però che il passaggio dalle buone intenzioni ai pratici provvedimenti è del tutto condizionato ai risultati dell'incontro Mosca, che pare assuma carattere ben più esteso e sostanziale di quanto non implicherebbe limitato scopo di sondaggio inizialmente indicato . Vasta competenza organica delle missioni anglo-americane e sopraggiunta presenza Stalin a Mosca sembrerebbero indicare che i Tre Grandi stanno affrontando prova decisiva in cui tutti i problemi in contestazione, il nostro compreso, verranno saggiati su piano risolutivo di massima.


29 .

IL CAPO DELLA MISSIONE IN ALBANIA, TURCATO, AL CAPO DELL'UFFICIO OTTAVO DELLA DIREZIONE GENERALE AFFARI POLITICI, CASTELLANI

TELESPR . 1138/612. Tirana, 20 dicembre 1945 2 .

La situazione politica in Albania, a nostro riguardo, si è improvvisamente aggravata. Da qualche tempo i giornali pubblicano continui attacchi contro l'Italia, compilati sulla base di corrispondenze o riproduzioni di articoli di giornali italiani, mettendo in evidenza l'azione dell'Uomo Qualunque intesa, secondo loro, a preparare


1 Vedi D. 44. 2 Sulla copia conservata in archivio manca l'indicazione della data di arrivo.


34 una nuova aggressione dell 'Albania. Si ritorna poi sempre sui soliti temi dei fuorusciti che passeggiano tranquillamente per le città italiane, e delle riparazioni . Ieri è stato pubblicato quasi integralmente nel Bashkimi, e ripetuto per radio, un virulento articolo del maresciallo Tito sulle relazioni fra la Jugoslavia e l'Italia (vedi telespresso n. 1137/C. del 19 dicembre) 1• Oggi lo stesso giornale attacca in modo violentissimo il presente e il passato dell'Italia (vedi allegati) 2 .

Di concerto con la stampa, sembra procedere l'azione governativa contro gli italiani. È stata disposta una nuova requisizione di autoveicoli di proprietà italiana. Si hanno segni premonitori di provvedimenti a carico di Società italiane, che per il momento vengono sistematicamente sfruttate e non pagate con il pretesto della scarsezza di fondi . Le Banche di Napoli e del Lavoro, poste in liquidazione, si sono visti difficoltati e talvolta praticamente impediti i rimborsi a sudditi italiani. La Banca di Stato intende ora assumerne direttamente le liquidazioni . Il personale delle due Banche di Napoli e del Lavoro, meno uno o due elementi, ha ricevuto ordine di lasciare l'Albania entro pochi giorni.

Alcuni credono che tutto questo armeggio sia in relazione con l'arrivo da Mosca del generale Mehmet Shehu, partito per la Russia allo scopo di frequentare quella Scuola di guerra. Il Mehmet Shehu avrebbe portato il suggerimento di Mosca di sequestrare beni italiani in conto riparazioni. La proposta si troverebbe in questo momento ancora in discussione al Consiglio dei ministri, dove esisterebbero due correnti opposte al riguardo.

Che Mosca stia prendendo in mano il controllo dell'Albania, si vede chiaramente ogni giorno più. Ieri hanno assunto la direzione delle miniere due ingegneri russi, giunti giorni fa in aereo, ai quali è sta.to presentato il personale della Direzione generale delle miniere che sembra destinato a lavorare d'ora in poi alle loro dipendenze . Tuttavia, secondo altre fonti, la campagna antiitaliana sarebbe stata imposta dal maresciallo Tito il quale si sarebbe spinto fino al punto di invitare l'Albania ad allinearsi con la Jugoslavia anche nell 'organizzazione interna. Il partito comunista albanese, capeggiato da Koci Hoxhe e da Ramadan Chitaku, avrebbe colto il destro per compiere un passo che neppure la Jugoslavia ha fatto, e cioè proporre la trasformazione in senso comunista dello Stato albanese , tendenza questa alla quale si opporrebbe recisamente il ministro della Cultura Popolare Malishova, l'inviato di Mosca. Questo significherebbe che Mosca non è disposta ad andare tanto lontano con i suoi popoli vassalli.

L'accavallarsi di queste voci, che hanno sicuramente qualche base, dimostra la confusione di idee che regna ora in queste sfere dirigenti, le quali d'altra parte sono eccitate e preoccupate dall'azione contraria all'Albania che si sta svolgendo all'estero, e dalle critiche straniere concretate nell'articolo del corrispondente dell'International News Service, signor Kerr, testé pubblicato nella Gazzetta del Mezzogiorno di Bari .

Fra le manifestazioni di questi ultimi giorni , va registrato il comportamento freddo del capo del Governo e dei militari in genere verso le missioni, italiana, inglese ed americana. Mentre fino a poco tempo fa erano facilmente accordate

' Non pubblicato. 2 Non pubblicati .

udienze dal capo del Governo e dai generali Spiro Moizi , Bedri Spahiu, ecc., ora le udienze non sono concesse sotto pretesti vari . Si è giunti al punto di rifiutare l'ingresso a Tirana del capitano Bisset, membro residente a Bari di questa Missione Militare britannica, qui giunto per passare le feste natalizie su invito del generale Hodgson. Il capitano Bisset è stato fatto entrare all'ultimo momento, sotto minaccia di impedire il ritorno in sede del col. Kadri Hoxha, capo della Missione Militare albanese in Bari , il quale si trova ora a Tirana.

Invio questo rapporto, sebbene incompleto, per approfittare dell'aereo italiano, allo scopo di mettere al corrente codesto Ministero della situazione e dei forti timori che si nutrono al riguardo dei nostri interessi. Faccio presente che il corriere aereo bisettimanale è l' unico mezzo che ho di corrispondere riservatamente con codesto Ministero, e che per di più esso non è più regolare, a causa delle vicende atmosferiche . Gli inglesi infatti mi hanno avvertito che gli eventuali telegrammi che posso eccezionalmente inviare per loro mezzo debbono essere in chiaro.

Informo anche che data la situazione non potrò essere a Roma la settimana ventura , come comunicato col telegramma n. 81• Oltre la vigilanza che occorre esercitare, v'è il pericolo che mi venga impedito il ritorno in sede. A tale riguardo pregherei ancora una volta di premere perché sia concessa l' autorizzazione alla venuta in Italia della Missione Foni Qirko, che se non altro costituirebbe una certa garanzia contro eventuali provvedimenti a carico di questa Missione italiana.

30

L' AMBASCIATORE A MOSCA , QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D . 14221 /594. Mosca , 21 dicembre 1945, ore 23,30 (per . ore 9 del 23) .

Molotov mi ha detto che Governo sovietico non ha ancora presa decisione circa revisione armistizio italiano. A mia richiesta ha risposto sperare che nel corso Conferenza Mo sca possa essere esaminato risolto complesso questioni che hanno ritardato conclusione pace con Italia e non solamente questione revisione armistizio. Confermatomi desiderio Russia che Italia abbia al più presto pace giusta. Ho detto che questo era desiderio Governo italiano ma , nella eventualità che possibilità concludere pace fosse ancora lontana, noi tenevamo particolarmente revisione regime armistizio, che paralizza vita italiana : si attendeva ora solo consenso sovietico perché macchina potesse essere messa in moto. Molotov ha risposto che comprende nostro desiderio, pienamente giustificato da situazione italiana: Russia desidererebbe aiutarci ma purtroppo nelle circostanze è impossibile separare questioni italiane da altre questioni. Governo italiano deve comprendere che, per ragioni


1 T. 14244/8 del 21 dicembre, non pubblicato.

geografiche politiche, questioni concernenti Romania Bulgaria toccano più da vicino interessi russi e debbono per russi avere precedenza su questioni italiane: non potevamo chiedere U.R.S.S. sacrificare interessi che la toccano da vicino per interessi nostri. A mia osservazione che non vedevo in che modo questione così limitata come revisione armistizio potesse compromettere interesssi russi, mi ha risposto che politica odierna è cosa assai complessa delicata in cui tutte le questioni anche le più piccole sono connesse: Governo sovietico ha responsabilità grandi verso suoi popoli, nazioni che le hanno affidata difesa loro interessi e problema più grave di tutti collaborazione grandi Potenze da cui dipende mantenimento pace, che è anche interesse italiano. Bisogna che Governo italiano abbia pazienza ed attenda che questione maturi.

31

L' AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S. N.D. 14222 /595. Mosca, 21 dicembre 1945, ore 23,30 (per. ore 9 del 23 ).

Secondo informazioni da buona fonte tre ministri Esteri , dopo primo scambio vedute su questioni bomba atomica, Germania, Balcani, hanno deciso rinviare fine Conferenza esame tre problemi che figurano primi posti agenda e sono passati questione Estremo Oriente . Da esame esplorativo rispettivi punti di vista è stata rilevata possibilità compromesso , americani cedendo punto di vista russo su controllo giapponese, russi cedendo punto di vista americano su questione cinese: non si è però ancora entrati testo e dettagliate possibilità concrete formulazione accordo. Ambienti russi come sempre riservatissimi: inglesi americani cercano dare impressione moderato ottimismo : si riconosce però che accantonamento questioni più difficili non permette ancora fare nessuna seria previsione su risultati definitivi Conferenza. Per quanto mi concerne non sono (ripeto non sono) ottimista.

32

LA RAPPRESENTANZA DI GRAN BRETAGNA A ROMA AL MINISTERO DEGLI ESTERI

PROMEMORIA 273/219 /45. Roma, 21 dicembre 1945.

The British Government is naturally concerned to ensure that the question of the Italo-French frontier is resolved without damage to Franco-Italian relations, and it is sure that this is also the aim of the French Government.

The British Government would therefore urge upon the Italian Government the necessity , in Italian interests, ofavoiding any action in the frontier area which might lead to complications with the French. If the Italian and French Govemments can reach a mutually acceptable solution of the frontier-question , which could subsequently be incorporatec! in the Peace Treaty, His Majesty's Government would naturally welcome it.

33

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI, AL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, E ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI

T. s.N.D. 10971/626 (Londra) 778 (Washington). Roma, 22 dicembre 1945 1•

(Solo per Londra) In occasione colloquio che la S~ V. si propone avere con Bevin su questione Alto Adige 2 , ella potrà utilmente richiamare attenzione su

(Solo per Washington) La prego richiamare attenzione di codesto Governo su

(Per tutti) intemperanti dichiarazioni con le quali Renner, alla Camera austriaca, ha «rivendicato» annessione di quella regione ed alle quali ho replicato con le mie dichiarazioni di ieri in Consiglio dei ministri 3 . Episodio esemplifica ulteriormente quanto facevo presente nel mio telegramma n. 10373/s.n. per corriere (Londra) 740 (Washington) del 12 corrente\ circa inutile e pericoloso prolungamento della situazione di incertezza provocato da riserve alleate, prolungamento che in ultima analisi non può non creare seri imbarazzi agli stessi anglo-americani .

Mi è noto argomento sostenuto da questi ultimi nel senso che questione fa parte di quelle che debbono essere decise in sede generale Conferenza di pace, e che pertanto singoli Governi non hanno potere di risolverla unilateralmente. Il Governo italiano stenta rendersi conto del perché di questa pregiudiziale che non trova fondamento in alcuna considerazione di fatto e di diritto, il problema della frontiera italo-austriaca presentandosi infatti in termini del tutto diversi da quello delle altre nostre frontiere. Tale punto di vista non esclude comunque la possibilità che il Governo (per Londra) britannico (per Washington) americano trovi la maniera ad esempio in sede di interrogazioni o in dichiarazioni alla stampa, o in via breve presso il Governo austriaco , di far conoscere il proprio punto di vista sull'argomento, in modo da scoraggiare definitivamente ulteriori velleità austriache.

I Spedito il 23 alle ore 22. 2 Vedi D. 17. 3 Vedi D . 34. 4 Vedi D. 7.

Si adoperi in questo senso. Agli argomenti sopra accennati ed a quelli indìcatìle in precedenza, ella potrà aggiungere una considerazione forse ancora non sufficientemente lumeggiata. A seguito annessione, industrializzazione regione, e da ultimo come conseguenza delle note opzioni, stessa composizione etnica Alto Adige si è profondamente mutata. Attualmente, su dì una popolazione totale di circa 275 mila abitanti, almeno 115 mila (e cioè oltre il 40%) sono di lingua italiana. A prescindere dal fatto che dei rimanenti 160 mila una buona parte sono allogeni che hanno optato a. suo tempo per la conservazione della cittadinanza italiana e circa 20 mila sono ladini, ne risulta che le pretese annessioniste austriache condurrebbero all'assurdo di creare ex novo un considerevole problema di minoranze italiane, da affidare ad un paese ex nemico. Anche sotto il punto di vista etnico, che è poi l'unico che abbia una parvenza di consistenza, le cosidette rivendicazioni austriache si fondano quindi su di un profondo equivoco.

Quanto più presto sarà sgomberato terreno dei riflessi di questo problema che non avrebbe in realtà mai dovuto essere lasciato sorgere, tanto prima sarà realizzabile piena ripresa collaborazione italo-austriaca, così necessaria per pacifico consolidamento di questo delicatissimo settore europeo, nonché risoluzione pratica problemi interessanti la stessa regione atesina ed i suoi abitanti di lingua tedesca. Ed ambedue gli obiettivi, abbiamo ogni ragione di ritenere, interessano vivamente i Governi alleati 1•

34

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, PRUNAS, ALLE RAPPRESENTANZE DIPLOMATICHE ALL'ESTERO

T. 10975/c. Roma, 22 dicembre 1945.

Ieri seduta Consiglio ministri De Gasperi dichiarato: «Ho firmato documento regolante ritorno tutto territorio metropolitano italiano a giurisdizione Governo italiano compresi comuni Colle Salvetti, Livorno, Napoli e Pisa e isole Lampedusa Linosa e Pantelleria, escluse Venezia Giulia e provincia Udine per note ragioni militari . Restituzione avviene a condizione isole Lampedusa, Linosa e Pantelleria siano demilitarizzate. Comando Supremo posto note condizioni derivanti Armistizio dichiarando intendonsi applicabili senso dichiarazioni Macmillan e conclusioni fissate da Alleati occasione recente pubblicazione Armistizio.

A vvenìmento è grande soddisfazione. Governo nazionale chiamato collaborare dì nuovo direttamente con fratelli Nord; questi termini nord e sud cesseranno avere sapore politico. Eredità che assumiamo è gravata da situazione difficilissima. Dobbiamo affrontarla facendo appello autodisciplina popolo italiano, sua consapevolezza crisi che attraversiamo conseguenze regime e guerra fascista, cui conti ora vengonci presentati. Permanenza esercito occupazione con spese conseguenti e con


1 Per le risposte di Carandini e Tarchiani vedi rispettivamente DD. 44 e 42.

diritti requisizioni nonché riserva generale possibilità riassumere ogni momento quelli che chiamansi diritti armistizio costituiscono ipoteca la quale senza dubbio potrebbe ostacolare possibilità nostro sviluppo e giustificano nostre insistenze; qualora pace non sia prossima, per modus vivendi che !iberici da bardatura armistiziale, confidiamo poter contare comprensione Alleati affinché attenuinsino di fatto conseguenze tale situazione giuridica e diancisi aiuti assolutamente indispensabili perché popolo abbia minimo pane e lavoro.

Unificazione poneci contatto diretto con Alto Adige. Non è necessario io ripeta dichiarazioni programmatiche già fatte , ma poiché altrove sonoci state pubbliche richieste formali , devo dichiarare altrettanto esplicitamente non possiamo ammettere questione frontiera Stato quarantacinque milioni italiani venga decisa da piccola frazione abitante provincia confinaria e ciò tanto meno se buona parte questa esigua minoranza distintasi prima e durante guerra per sua cordiale accettazione nazismo e per sua partecipazione a guerra Hitler fino ultimo momento. Noi siamo disposti fare tutte concessioni che può fare Stato democratico basato principi equiparazione libertà e decentramento , ma attendiamo che mano tesa con lealtà venga con altrettanta lealtà accolta; sappiamo che così pensa maggioranza popolazione provincia Bolzano. Con nuova Austria che avviasi vita autonoma e democratica saremo lieti di prendere contatti diplomatici , ma affinché relazioni siano proficue , bisogna che non vengano poste pregiudiziali di carattere territoriale non accettabili».

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L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI

T. S.N.D. 14296 /603. M osca, 24 dicembre 1945, ore 17,45 (p er. ore 10 del 28).

Mio telegramma 595 1 . Secondo informazioni da buona fonte , Conferenza ha fatto in questi giorni notevoli progressi :

l. controllo Giappone sarà riorganizzato su basi analoghe controllo Bulgaria con presidenza perpetua americana, partecipazione Grandi Potenze ed Australia, quest'ultima in posizione subordinata;

2.russi riconoscono interessi economici americani in Cina, ammettono presenza truppe americane e promettono collaborare per consolidare Governo centrale ed evitare guerra civile;

3. per Balcani americani hanno finito per capitolare: Governi bulgaro e romeno saranno modificati pro forma con inclusione di un paio di nuove personalità, dopo di che inglesi ed. americani procederanno loro riconoscimento;

4. per bomba atomica è stato proposto ai russi partecipare controllo energia atomica; per contro russi dovrebbero dare una certa garanzia circa loro attività in proposito: è stato lasciato ai russi di fare delle proposte che saranno esaminate a suo tempo;

5. questioni tedesche sono state appena sfiorate, essendosi riconosciuta necessità partecipare Francia;

6. per Iran russi si sono rifiutati di discutere situazione richiamandosi trattato anglo-russo; è stato accettato di rimandare esame questione;

7. è stato deciso liquidare Consiglio cinque ministri degli Esteri, almeno nella sua forma attuale: russi invece hanno concordato formula per Conferenza generale della pace, per cui si attende soltanto adesione Dominions;

8. russi hanno accettato che prossima riunione tre ministri Esteri avrà luogo Washington fine marzo 1946;

9. questioni turche non sono state trattate Conferenza: sembra Byrnes ne abbia parlato vagamente durante sua conversazione con Stalin.


1 Vedi D. 31.

Salvo imprevisti Conferenza avrà fine fra un paio di giorni. Questioni concernenti Italia non (ripeto non) sono state trattate; indirettamente però decisioni di cui ai numeri 3 e 7 permetterebbero riprendere trattative al punto dove esse sono state lasciate a Londra.

36

L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. PER CORRIERE 47/043. Mosca, 24 dicembre 1945 (per. il 2 gennaio 1946).

Bevin mi ha intrattenuto a cordiale colloquio per circa mezz'ora. Mi ha ripetuto i suoi sentimenti di amicizia per l'Italia: egli è stato uno degli uomini politici il cui record nei riguardi del fascismo è assolutamente senza macchia; ha detestato e combattuto il fascismo dell'Italia fascista, ma altrettanto forti e sinceri sono i suoi sentimenti verso l'Italia democratica. Mi ha detto di potere constatare con soddisfazione conie il risentimento dell'opinione pubblica inglese contro l'Italia, grave ostacolo alla messa in esecuzione della sua politica, si stia attenuando più rapidamente di quello che egli sperasse: si è riferito alla sua frase: «Non dobbiamo trattare l'Italia come se ci fosse ancora Mussolini». Mi ha parlato insistentemente della sua amicizia e stima personale per il conte Carandini, esprimendomi, tra l'altro, la sua ammirazione per la maniera in cui era riuscito a superare, pazientemente, le difficoltà considerevoli dell'inizio della sua missione.

Mi ha ripetuto il suo desiderio di vedere conclusa al più presto la pace con l'Italia, «una pace giusta» ha aggiunto.

Quando ho cercato di precisare cosa noi intendevamo per pace giusta, mi ha detto affrettatamente di averne parlato a lungo con V.S. 1 e col conte Carandini e


1 Vedi serie decima, vol. II , D. 561.

mi ha p01 Intrattenuto per disteso di un piano per stabilire una moneta unica europea, sopprimendo tutte le attuali valute e la loro confusione. Mi ha detto di averne parlato con Molotov e che questi gli aveva subito accennato alle grosse difficoltà che un simile provvedimento avrebbe incontrato: ma che egli ha intenzione di andare avanti col suo progetto, anche se la Russia non vi aderisse , e anche se è solo un numero limitato di stati europei che consente ad aderirvi. Ha continuato dicendo che quello che importa non è la soluzione di singole piccole questioni 'territoriali , ma il trovare una via di uscita dal caos materiale e morale in cui si trova l'Europa e il mondo. Che questo, il vero problema basilare del dopo guerra, non può essere risolto da conferenze dei tre ministri degli Esteri , per bene intenzionati che siano; esso può essere solo risolto dal layoro e dalla volontà dei milioni di «piccoli uomini»: il dovere dei Governi è di facilitare o, per lo meno , di non ostacolare la attività di questi piccoli uomini : egli vede nel suo progetto di moneta unica europea che faciliti la libera circolazione di persone e di merci uno dei migliori mezzi per facilitare questa ricostruzione .

Mi ha poi chiesto a lungo sulla situazione interna e la vita di ogni giorno in Russia : sebbene sia stato molto misurato, nel complesso non ha nascosto che ben poche cose qui trovano la sua approvazione.

A mia precisa domanda se le speranze dell ' Italia di concludere la pace in un periodo relativamente breve di tempo potevano considerarsi meno pessimisticamente dopo la attuale Conferenza dei tre ministri degli Esteri , mi ha risposto che attualmente non poteva ancora dirmi nulla di preciso ma che sperava che sarei stato soddisfatto del comunicato della Conferenza.

37

IL CAPO DELLA MISSIONE IN ALBANIA, TURCATO , AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, ZOPPI

L. PERSONALE. Tirana, 25 dicembre 1945.

Come ho telegrafato e confermato anche per iscritto , le istruzioni del telespresso ministeriale n. 1773 /1420 1 sul riconoscimento , non hanno finora avuto esecuzione.

Nel telespresso mi era indicato di tenermi in stretto contatto con le missioni britannica ed americana le quali invece hannno escluso che potessimo riconoscere il Governo senza l'autorizzazione del Quartier Generale di Caserta. Questo, da parte sua , quantunque sollecitato dal generale Hodgson, avrebbe mantenuto il silenzio assoluto sull'argomento . Oltre a ciò è accaduto che il riconoscimento britannico non è stato contemporaneo a quello americano. Anzi quest'ultimo non è ancora avvenuto perché Gran Bretagna e Stati Uniti, nella prima comu


1 Vedi serie decima, vol. II, D. 722.


42 nicazione al Governo albanese, hanno scelto formule differenti conseguendo risultati opposti. Devi sapere a tale riguardo che non è affatto vero che gli archivi del ministero degli Affari Esteri albanese siano andati distrutti; essi invece sono intatti e l'affermazione contraria di Enver Hoxha è stato null 'altro che un espediente tattico per non rispondere subito in senso negativo alla richiesta americana di riconoscere validità ai vecchi trattati . Gli Stati Uniti si sono messi in un vicolo cieco e non si sa ancora come faranno ad uscirne, se gli albanesi tengono fede alla decisione del Congresso di Permeti di abolire in via definitiva tutti i vecchi trattati.

A tutto questo si aggiunge ora la violentissima campagna di stampa (di marca non tutta albanese) scatenata contro l'Italia forse in previsione degli sviluppi della presente Conferenza dei tre ministri degli Esteri a Mosca. Gli albanesi , per far risaltare la nostra qualità di imputati che debbono giungere alla resa dei conti, praticano la solita tattica di insistere fino alla noia sul tema prescelto, onde avere qualche probabilità di essere ascoltati. È evidente però che, così facendo, non possono astenersi dal passare a qualche applicazione pratica dei principi che si industriano a sostenere, e ciò spiega in parte i recenti provvedimenti contro gli italiani, civili e religiosi, e i propositi di tassazioni e nuove requisizioni a carico di ditte italiane, che sembra debbano essere messi in atto a breve scadenza. Del resto ogni pretesto è buono, in questo momento, . e purtropo pretesti ne sono offerti, e molti, dagli inglesi che, come è loro abitudine, si infischiano di quanto non serve ai loro interessi . Così, per citare un esempio, con ritardare l'autorizzazione alla partenza per Roma della Missione Foni Qirko, non fanno , per riflesso, che acuire le divergenze italo-albanesi, cosa questa che è stata compresa benissimo dall'osservatore diplomatico americano Jacobs il quale mi ha dichiarato spontaneamente di voler intervenire in proposito presso il rappresentante degli Stati Uniti a Caserta.

Per quanto concerne il telegramma ministeriale n. l 0439 del 14 corrente1 , esso mi fa supporre che il ministero abbia altri motivi per ritardare il riconoscimento. Potrebbe trattarsi di un riguardo alla Grecia. Mi dicono infatti che alla Conferenza delle Riparazioni a Parigi , il delegato albanese Hysni Kapo, che ha presentato le note richieste nei confronti dell'Italia, sarebbe stato vivamente contrastato dal delegato greco. Potrebbe anche darsi che si ritenga la questione albanese strettamente connessa a quella jugoslava. Comunque sarebbe bene che potessi avere qualche notizia al riguardo, per potermi meglio regolare. Se poi i motivi anzidetti non avessero fondamento , riterrei utilissimo avere una qualche libertà d'azione in materia, poiché potrebbe improvvisamente presentarsi qualche occasione (ad esempio la sicura proclamazione della Repubblica da parte dell ' Assemblea costituente che inizierà le sue riunioni il IO gennaio) per presentare la nota di riconoscimento in condizioni più favorevoli delle presenti .

Tieni sempre presente che il servizio aereo è soggetto in questi giorni a frequenti e lunghe interruzioni, e che i telegrammi sono ricevuti in generale con ritardi che vanno dai tre ai sette giorni.


1 Non rinvenuto .

38

L'INCARICATO D'AFFARI A BRUXELLES, SCAMMACCA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

TELESPR. 6784/1634. Bruxelles, 26 dicembre 1945 (per. il 3 gennaio 1946 ).

Com'è noto a cotesto ministero, nel corso delle conversazioni relative alla ripresa dei rapporti diplomatici col Belgio, il sig. Carlier, console generale del Belgio in Roma , tenne a ricordare che il Belgio (Governo di Londra) aveva a suo tempo dichiarato la guerra all'Italia 1 . Se mal non ricordo, tale comunicazione ci giunse inattesa poiché il ministero degli Affari Esteri non aveva notizia che una dichiarazione o notifica di guerra o di stato di guerra da parte del Belgio fosse mai stata fatta al Governo italiano, né direttamente né indirettamente. Lo stesso ministero degli Esteri belga non è stato mai molto esplicito circa le circostanze e la procedura di tale dichiarazione di guerra o di stato di guerra.

Com'è ovvio, non ho creduto opportuno di sollevare l'argomento e ho invece diretto l'azione di questa ambasciata a cancellare le conseguenze pratiche e dannose della situazione giuridica che erasi creata : tale scopo è stato in gran parte raggiunto con la revoca del sequestro "sui beni italiani , con l'abolizione della qualifica di «nemico» nei riguardi dell'Italia e degli italiani, con la rimessa in vigore dei trattati di stabilimento e di lavoro, con l'inizio di trattative commerciali ecc.

Tuttavia ho indagato discretamente in via indiretta e ho ora potuto aver copia del testo ufficiale col quale il Governo belga a Londra prese posizione nei riguardi dell'Italia.

Si tratta di un comunicato, pubblicato dalla Agenzia «lmbel» in data 29 novembre 1940, ossia di circa un mese dopo l'arrivo a Londra del presidente del Consiglio belga sig. Pierlot e del ministro degli Esteri Spaak (intorno al 27 ottobre 1940). Eccone il testo.

«Au moment où l'Italie a déclaré la guerre à l'Angleterre et à la France, elle a rompu !es relations diplomatiques avec la Belgique.

Depuis , les Italiens se sont emparés des avions appartenant à la Belgique, qui se trouvaient en Afrique du Nord. Un sous-marin italien a coulé le navire beige «Kabalo», sachant qu'il était beige.

Enfin, les ltaliens viennent d'envoyer en Belgique plusieurs escadrilles aériennes et ont établi dans ce pays des bases d'aviation. Ces actes d'hostilité nettement caractérisés obligent le Gouvernement beige à règler ses rapports avec l'Italie sous l'angle de la réciprocité».

Non mi soffermo ad analizzare il documento, nel quale si potrebbero rilevare, oltre a talune inesattezze nei dati di fatto, anche e soprattutto una prudente e intenzionale imprecisione e oscurità di forma nella frase finale e conclusiva. Ag


1 Vedi serie decima, vol. I, D. 512.

giungo che tale comunicato non risulta essere mai stato pubblicato nel Journal Officiel del Governo di Londra, pubblicazione che sarebbe stata di rigore per un atto di governo così importante come una «dichiarazione di guerra» o di «stato di guerra» .

Ricordo tuttavia che un atto effettivo di guerra fu compiuto dal Belgio contro l'Italia, con la partecipazione di alcuni contingenti di truppe di colore del Congo alla campagna etiopica accanto agli Alleati, e ciò dal mese di febbraio al mese di luglio 1941.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AGLI AMBASCIATORI A MOSCA, QUARONI, E A W ASHINGTON, TARCHIANI, E AL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI

T. s.N.D. 11058/c. '. Roma, 27 dicembre 1945, ore 13.

Ho convocato oggi gli ambasciatori nordamericano e britannico 2 ed ho fatto loro le comunicazioni che riassumo:


1 . Il Governo italiano prende atto con soddisfazione che è stata fissata a Mosca una data per la conclusione della pace. Non può peraltro non esprimere la sua profonda delusione 3 per l'almeno apparente abbandono della posizione fatta solennemente all'Italia a Potsdam e della conseguente motivata gerarchia allora stabilita nella conclusione dei trattati di pace. Non è, evidentemente, il nostro un vano desiderio di priorità inteso a soddisfare ragioni di prestigio o di ostilità verso le Nazioni balcaniche con le quali intendiamo essere collaboratori ed amici, ma coscienza che tale gerarchia risponde appieno a precisi elementi di fatto e a innegabili criteri di giustizia. L'Italia è entrata in guerra contro la Germania quando questa era ben !ungi dall'essere stata piegata ; ha al suo attivo una cobelligeranza di diciotto mesi 4 ; ha affrontato i gravissimi rischi e distruzioni conseguenti; ha dato il primo segnale della rivolta contro Berlino. Ciò che sembrava acquisito e pacifico a Potsdam ha dunque l'aria di essere stato sacrificato a Mosca sull'altare del compromesso.

2. Il Governo italiano si rende perfettamente conto delle difficoltà e degli ostacoli che i tre Grandi hanno dovuto e debbono superare per raggiungere un


1 Trasmesso anche alle rappresentanze a Pa rigi e Rio de Janeiro.


2 Una annotazione a margine del promemoria che qui viene riassunto chiarisce che lo stesso venne consegnato il 27 dicembre agli ambasciatori Charles e Kostylev ed il 28 dicembre all'ambasciatore Kirk , assente da Roma il giorno prima. Con T. 11093 /C. del 28 dicembre, diretto alle stesse sedi , Prunas precisava infatti: «Comunicazione di cui al mio telegramma 11058 è stata fatta anche ad ambasciatore sovietico».


3 Con queste due parole De Gasperi ha corretto di suo pugno la parola «amarezza» del dattiloscritto. 4 Correzione di De Gasperi , il dattiloscritto diceva : «pressoché due anni» .

accordo costruttivo, ed è !ungi dal voler col suo atteggiamento contribuire in alcun modo ad accrescerli. Esprime per altro, per le ragioni esposte, la sua ferma attesa 1 che quelle motivazioni che hanno inspirato le decisioni di Potsdam nell'agosto scorso siano, nonostante ogni mutamento formale di procedura, sostanzialmente mantenute. Che della specifica posizione di cobelligeranza 2 che è particolare all'Italia e a nessun altro, sia tenuto cioè il conto che l'equità e la giustizia richiedono.

3. Il Governo italiano ignora tuttora il testo esatto dei comunicati che lo riguardano. Non sa dunque se e in quale fase sia stata prevista una sua attiva consultazione nella soluzione di problemi che toccano direttamente e indirettamente i suoi destini . Il Governo italiano tiene comunque a riconfermare nel modo più amichevole e serio l'esigenza nazionale di non essere posto dinanzi a soluzioni autoritarie e a diktat, ma di essere autorizzato , secondo le promesse ufficiali e ufficiose fattegli, ad esporre preventivamente il suo punto di vista sui singoli problemi e a liberamente discutere le soluzioni che saranno per essere raggiunte.

Ho intrattenuto quindi i due ambasciatori sulla circostanza che la conclusione dei trattati di pace verrebbe press'a poco a coincidere nel tempo con le elezioni per la Costituente. Sono evidenti le influenze profonde che i due avvenimenti sono destinati a suscitare nel Paese e la stretta connessione della pace esterna che ci sarà consentita sull'espressione della volontà popolare 3 .

Su questo punto4 mi sono riservato di tornare di proposito, quando avrò conoscenza più precisa dei documenti di Mosca e delle interpretazioni dei singoli governi5 .

Ella può comunque esprimersi sin d 'ora in questi termini generali.

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L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 14390/607. Mosca , 27 dicembre 1945 , ore 19,22 (per. ore 11 del 28).

Sulla base decisioni Conferenza Mosca, Trattato pace con noi potrebbe essere pronto per firma al massimo fra sette mesi . Questa previsione è però molto ottimista, poiché è da prevedere che in questo periodo Tre Grandi troveranno più di una occasione per litigarsi di nuovo , il che sarà causa di ulteriori ritardi. Per cui, pur


1 Il dattiloscritto diceva «fiducia».


2 Due parole aggiunte da De-Gasperi .


3 Qui seguiva questa frase ca ncellata da De Gasperi: «Tutto ciò inserisce nella vita italiana un ulteriore elemento di perturbamento e di incertezza su cui è nostro dovere richiamare sin · da ora l'attenzione dei governi alleati ».


4 Seguiva l'inciso «che è grave e seri o», cancellato da De Gasperi.


5 Per le risposte vedi DD. 50, 45 e 73.

essendo stato superato punto morto Conferenza Londra, questione revisione nostro armistizio, almeno per quanto concerne gravami finanziari e interferenza nostra amministrazione, conserva tutta la sua attualità.

Per tutto quello che concerne trattati di pace in generale, Russia ha avuto tutte le soddisfazioni che poteva desiderare: eliminazione Consiglio dei Cinque, simultaneità tutti i trattati di pace, riconoscimento Governi suoi protetti. Non dovrebbe quindi fare obiezioni di principio, ammesso che nelle nuove circostanze americani continuino ritenere strettamente necessario concorso russo.

Se da parte americana e inglese realmente si desidera fare qualche cosa di concreto per venire incontro difficoltà Governo italiano, bisognerebbe che si facessero subito nuove pressioni Mosca, approfittando atmosfera certa euforia che sempre segue fine conferenza prima che nuove difficoltà siano sorte sull' orizzonte. Quanto mi risulta (con la riserva che tutte le tre parti sono state finora assai poco comunicative), fino a ieri almeno, questione revisione armistizio italiano non (ripeto non) era stata specificamente trattata nel corso della Conferenza.

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L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI

T. PER CORRIERE 587/044. Mo sca, 27 dicembre 1945 (per. il 14 gennaio 1946).

Ho l'onore di trasmettere a V.S. qui accluso il testo in inglese e in russo del comunicato dei tre ministri degli esteri 1 concernente la conclusione dei trattati di pace con l'Italia e con gli altri paesi ex alleati della Germania.

Nel suo complesso si tratta di una soluzione di compromesso : l'Inghilterra e l'America consentono ad eliminare la Cina da tutte le trattative e a limitare la partecipazione francese a quelle con l'Italia. La Russia da parte sua accetta la proposta americana di convocare una conferenza della pace su basi più vaste.

Che cosa significa per noi la nuova procedura?

l. Sotto il punto di vista tempo . Secondo il comunicato, i delegati dei ministri degli esteri riprenderanno immediatamente il loro lavoro a Londra sulla base delle decisioni raggiunte alla prima sessione plenaria del Consiglio dei ministri degli esteri a Londra. Ossia, per noi, si dovrebbe procedere all'invio della commissione di esperti che deve fissare le nostre frontiere orientali su basi etniche; allo studio della ripartizione delle nostre colonie, sulla base delle proposte americane. Contemporaneamente, si deve supporre, i sostituti dovrebbero procedere al regolamento delle questioni frontiere altre che quelle orientali, demilitarizzazioni, riparazioni, parte generale del trattato. È anche lecito supporre che questo draft di trattato dovrà essere riesaminato alla prossima conferenza dei tre ministri degli esteri che si


1 Non pubblicato.

dovrebbe, se le informazioni da me avute sono esatte, riunire a Washington verso i primi di aprile. Dopo di che il Consiglio dei ministri degli esteri dovrebbe procedere alla convocazione di una Conferenza generale da tenersi non più tardi del 1° maggio 1946. È però anche da supporre che essa non si riunirà nemmeno prima del 1° maggio. Data la quantità di gente che deve prendere parte alla Conferenza e dato che specialmente i delegati degli Stati minori saranno tutti ansiosi di dire la loro opinione, credo che sia da considerarsi ultra ottimista il prevedere che questa conferenza durerà solo un mese: il che ci porterà già ai primi di giugno. Dopo di che i firmatari dei relativi armistizi passeranno alla redazione del testo definitivo : fatto questo , i testi dovranno ancora essere sottoposti a tutte le altre Nazioni Unite che erano in stato di guerra con una determinata Nazione. Probabilmente, dopo di questo, si dovrà procedere ad un'ai'tra formalità che, evidentemente, i tre ministri degli esteri non hanno considerata di particolare importanza, ossia la presentazione del testo definitivo del trattato di pace al paese vinto interessato, sia che esso pro-forma sia ammesso a discuterne le clausole, sia che esso sia puramente chiamato

· a firmarlo . Dopo di che, il trattato di pace, per entrare in vigore, dovrà anche essere ratificato dai firmatari dell'armistizio e, bontà loro, anche dallo stato nemico in questione. Come V.S. vede, credo di non essere stato pessimista quando ho previsto che tutta questa complessa procedura non può durare meno di sette mesi ; per questo però è necessario che durante questi sette mesi i Tre Grandi non si mettano un'altra volta a litigare; altrimenti tutta la procedura potrebbe di nuovo essere sospesa per un periodo indeterminato.

2. Sotto il punto di vista sostanza. La precedenza del trattato di pace con l'Italia a cui , con le risoluzioni di Potsdam, era stato dato un carattere di riconoscimento delle benemerenze acquisite dall'Italia democratica viene ad essere ridotta ad una semplice precedenza di fatto , giustificata dal fatto che l'armistizio, di fatto, è il primo firmato : che è esattamente quello che la Russia voleva : l'attestato di benemerenza, dato all'Italia a Potsdam, va a tenere compagnia agli attestati elargitici da Radio Londra. Come V.S. sa, a parte la considerazione di prestigio, io ritengo che questo sia un bene e non un male. Le potenze in stato di guerra con l'Italia, altre che le Quattro Grandi, che, in base alla dichiarazione di Potsdam, dovevano solo essere invitate a partecipare «quando si discutano questioni che le concernono direttamente» ora partecipano invece in forma piena e completa alla conferenza generale della pace: per cui Jugoslavia, Grecia, Etiopia potranno intervenire e discutere di qualsiasi parte del Trattato di pace con l' Italia. Questo è, per me , un serio peggioramento della nostra situazione. Ai termini di Potsdam la partecipazione di questi paesi sembrava limitata a questioni territoriali e di riparazioni: adesso viceversa potranno dire la loro in materia di controllo militare, civile e demilitarizzazione, insomma su tutta la bardatura che ci sarà imposta dal trattato di pace . Possiamo già immaginare quale sarà il loro atteggiamento: quindi il trattato di pace, quale uscirà dalle tenere cure dei quattro ministri degli esteri, in sede di Conferenza generale subirà un notevole peggioramento. Infatti, di tutti gli Stati convocati alla conferenza, gli unici che potrebbero, eventualmente, dire una buona parola in nostro favore , potrebbero essere il Belgio e l' Olanda: ma è essere facili profeti il supporre che né l'uno né l'altra metteranno a difenderci una minima parte dell'ardore battagliero che metteranno Grecia, Jugoslavia ed Etiopia per darci addosso. Il comunicato non fa la minima menzione di trattative con lo Stato vinto.

Per la verità nemmeno la Conferenza di Potsdam ne faceva menzione: dopo la conferenza però, in sede di interpretazione, da parte russa, inglese ed americana ci erano state date una quantità di assicurazioni -per la verità tutt'altro che convincenti -sul fatto che il trattato di pace non, sarebbe stato un diktat, ma che noi saremmo stati liberamente ammessi a discutÙlo. Cosa si intendeva poi per discussione lo si è visto, in pratica, alla Conferenza di Londra. Dunque il fatto che questo secondo comunicato sulla procedura per la redazione dei trattati di pace, molto più preciso del precedente di Potsdam, non fa alcuna menzione di una fase qualsiasi in cui gli ex nemici siano chiamati a discuterla e fa solo menzione, incidentalmente, della «ratifica», deve essere considerato come «ominous». Esso vuoi dire, secondo me, in parole povere, che noi saremo autorizzati a discutere il nostro trattato di pace, tanto quanto nel 1919 la Germania fu autorizzata di discutere il Trattato di Versailles. L'unico elemento positivo, in nostro favore, che io vedo in questo comunicato, è l'art. 5°, il quale dice che il trattato di pace entrerà in vigore quando esso sarà stato ratificato dalle potenze firmatarie dell'armistizio. Ciò vuoi dire che se Tito, come io ritengo probabile, darà seguito alla sua minaccia di non firmare il trattato di pace coll'Italia se esso non dovesse assegnare Trieste alla Jugoslavia, questa astensione di Tito non basterà a sospenderne l'entrata in vigore.

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L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S. N.O. 14415/972. Washington, 28 dicembre 1945, ore 13 (per. ore IO del 29).

Suoi telegrammi 740 1 e 7662.

Giorni scorsi sono tornato intrattenere Dipartimento di Stato su questione Alto Adige e assurde pretese Governo austriaco. Con nota scritta in cui si ribadiscono nostre ragioni, ho anche rimesso Dipartimento di Stato quattro appunti di documentazione testé pervenutami richiedendo formalmente un gesto sostanzialmente concreto del Governo americano che ponga fine ad equivoci alimentati da propaganda Vienna e assicurando che da parte nostra si risponderebbe con impegno equa soluzione questione minoranze alloglotte.

Mentre continuo tenermi ìn contatto col Dipartimento di Stato rilevo impressioni avute che qui, con decisione circa restituzione Alto Adige all'amministrazione italiana, sia pure con riserva d'altronde non specifica per detta regione circa possibilità «rettifica di frontiera», si ritiene aver già compiuto gesto significativo a favore


1 Vedi D. 7.


2 Con T. s.n.d. 10795n66 del20 dicembre , ore 12, Zoppi aveva comunicato: «Commissione alleata ha diramato data odierna comunicato nei termini annunciati da V. S. ».

dell 'Italia. Non si intenderebbe quindi per ora procedere ad una nuova iniziativa. Ci è stato detto che, secondo Dipartimento di Stato, avviamento ad equa soluzione della questione degli alloglotti, unitamente ad intensificata nostra propaganda sul luogo, sarebbero indubbiamente utili per rafforzare nostra posizione non solo locale. Sempre secondo Dipartimento di Stato, U.R.S.S. non avrebbe alcuno specifico interesse nella questione, specialmente dopo esito elezioni austriache, mentre posizione U .S.A. rimane quella del piano presentato da Byrnes a Londra. È stato quindi ripetuto che si deve sopratutto lavorare a Mosca e a Londra (mio telegramma n. 792) 1 , ad evitare che questione sia portata, alla ripresa , al Comitato dei supplenti ministri esteri da parte francese o inglese, ponendo in tal modo rappresentante americano in posizione difficile. Qui si è ovviamente alquanto preoccupati da tendenze britanniche che vengono definite per lo meno ambigue.

Al riguardo è stato specificato che nota comunicazione concernente pretesi colloqui Schuschnigg-Parri (miei telegrammi 874 e 876) 2 venne anche fatta al Dipartimento di Stato per iscritto da questa ambasciata d'Inghilterra. In tale nota, avendosi l'aria di accreditare supposta concessione Foreign Office mostrava sufficientemente proprio compiacimento per una soluzione questione Alto Adige su basi «volontarie». Ho subito argomentato conversazione Parri-Schuschnigg è ormai chiusa per Dipartimento di Stato, il quale ha risposto per iscritto alla nostra nota di categorica smentita indirizzatagli , prendendo atto e assicurando che ne veniva data comunicazione al consigliere politico americano a Vienna.

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L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERJ

T . s. N. D. 14449 /986 . Washington , 28 dicembre 1945, ore 19,10 (per. ore 13,10 del 29).

Mi riferisco al mio telegramma n. 9723 .

Ho stamane presentato al Dipartimento di Stato nuova nota scritta su questione Alto Adige con la quale ho portato ufficialmente a conoscenza del Governo americano ferme dichiarazioni fatte da V. E. in Consiglio dei ministri di cui al telegramma di V. E. l0975 /C. 4 . Nell'occasione ho nuovamente illustrato questione tenendo conto rigoroso punto di vista italiano. Reazione del Dipartimento è stata favorevole. Sono state ripetute opinioni, già varie volte manifestate (e di cui per ultimo a mio telegramma su


1 Vedi serie decima, vol. II , D. 690. 2 Jbid., D . 730, nota 3. 3 Vedi D. 42. 4 Vedi D . 34.

riferito), riguardo opportunità che ci si assicuri delle intenzioni di Parigi Londra e specialmente di questo Dipartimento. È mia impressione che potrebbe essere tale linea di condotta giovevole, qualora ulteriormente precisata del nostro risoluto atteggiamento, nel senso che Governo italiano non consentirebbe mai a firmare un trattato di pace che ceda all'Austria anche parte della provincia di Bolzano.

Tale precisazione potrebbe essere fatta da V. S. a Charles e a Kirk in modo che essi si convincano del nostro inequivocabile proposito e riferiscano di conseguenza. (Per quanto concerne Kirk, beninteso, tale comunicazione andrebbe fatta essenzialmente ai fini inglesi). Inoltre, potrebbe essere utile contemporanea comunicazione Foreign Office ed a Dipartimento di Stato. Per quanto riguarda quest'ultimo, conversazioni finora avute mi hanno dato sensazione che nostra presa di posizione non desterebbe sorpresa e potrebbe essere conveniente a rafforzare atteggiamento amencano.

Secondo gli accenni fatti Dipartimento di Stato, fermissimo atteggiamento italiano manifestato in modo diretto ed esplicitamente potrebbe indurre prima di tutto a prendere in maggiore considerazione nostre esigenze. In ogni caso sarebbe più difficile al Foreign Office fare mostra qui a Washington di contare che Italia finirà per essere acquiescente.

In sostanza, questione. Alto Adige è quella che, per la debolezza intrinseca giuridica e morale dell'altra parte direttamente interessata, meglio si presta ad una nostra intransigenza assoluta che può occorrendo giovare a saggiare fin da ora nostra possibilità di resistenza anche nelle altre questioni essenziali.

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IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S. N. D. 14491!902. Londra, 29 dicembre 1945 1•

Stamane ho esposto ampiamente a Noel-Baker attuale situazione italiana, crescente preoccupazione avvenire. Egli ha visto ieri brevemente Bevin al suo ritorno e, quantunque sia intimo interprete del suo pensiero, non mi è parso ancora completamente orientato circa conseguenze Conferenza di Mosca. Per quanto ci riguarda mi ha assicurato che:

l) non crede giustificato nostro timore circa impossibilità che, secondo procedura Mosca, ratifica trattato di pace avvenga prima dell'autunno . Lavoro delegati supplenti riprenderà immediatamente in modo che Conferenza plenaria possa rapidamente approvare trattato in maggio. Non gli ho nascosto mio scetticismo ed egli non ha potuto oppormi che la determinazione del Foreign Office di accelerare al massimo possibile procedura;


1 Spedito il 30 alle ore 0,30 e pervenuto alle ore IO.

2) non è affatto escluso che l'Italia sia nuovamente invitata esprimersi nel corso discussioni pace; 3) nulla è modificato nell'atteggiamento Foreign Office circa situazione alto-atesini. Formula inglese è tuttora statu quo, salvo minori rettifiche.

Gli ho espresso miei dubbi che, di fronte richieste Austria ed alle favorevoli considerazioni in cui sono tenute da opinione pubblica inglese, Foreign Office possa evitare evoluzione verso soluzione più radicale . Baker ha ammesso che opinione inglese si sta orientando in favore Austria. Questo orientamento è sopratutto fondato sul fatto che Austria si è rapidamente dato regime democratico progressista con esclusione corrente estremista. Si tratta di un esempio che l'Inghilterra non può fare a meno apprezzare e appoggiare. Il che, a detta di Baker, non vuoi dire che ciò debba essere a spese esterne. Pur convenendo su ogni mio argomento, Baker mi ha dato impressione che ci si orienti qui verso una interpretazione più elastica delle «minori rettifiche», cui contenuto in effetti non è stato finora mai precisato dal Foreign Office.

In vista eventualità, da me prospettata, di addivenire, malgrado prospettive pace definitiva, alla sostituzione armistizio con modus vivendi, Baker ha messo in evidenza effetti restituzione provincie Nord che, con graduale ritiro truppe alleate, dovrebbe aumentare autorità ed indipendenza Governo, limitando carico spese occupazione. Ho fatto presente che ben più radicali e sostanziali misure erano necessarie se si volevano evitare gravissimi effetti ritardo conclusione pace. Su questo punto è stato molto riservato, mancando egli ancora dell'opinione di Bevin.

È stato certo un peccato che americani abbiano lasciato cadere loro iniziativa, rinunziando presentazione promesso piano modifiche armistizio che era qui da tempo atteso e che , se tempestivamente discusso, potrebbe prestarsi ad una soluzione transitoria. Comunque è questo principale argomento sul quale conto intrattenere Bevin 1 in base anche a quelle particolari istruzioni V. E . dovesse farmi pervemre.

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L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI

T. S. N. D . 14542/991-992. Washington, 30 dicembre 1945, ore 8,36 (per. ore 16,45 del 31 ).

Suo 110582• Sino ad oggi non era ancora pervenuto al Dipartimento di Stato rapporto telegrafico di Kirk circa dichiarazioni fattegli da V. E. Dipartimento di Stato (che


1 Vedi D . 106, Allegato . 2 Vedi D. 39.

del resto è in gran parte in ferie) aveva avuto comunque notizia delle nostre reazioni e della convocazione dei tre ambasciatori da corrispondenze romane. New York Times ha anche riportato vivace commento della Voce Repubblicana, che ha destato qui impressione ed è stato favorevolmente commentato da corrente filo-italiana del Dipartimento di Stato quale indice del rafforzamento capacità resistenza di questa opinione pubblica di fronte alla ripresa del meccanismo della pace.

Ho posto al corrente Dipartimento di Stato delle ferme dichiarazioni di V. E. ai tre ambasciatori; avevo del resto già precedentemente espresso riserve circa primo comunicato di Mosca e accomunamento Italia con Stati ex satelliti . Mi è stato risposto in via amichevole e preliminarmente che comunicato Mosca riguarda esclusivamente procedura per rimettere in moto pace e quindi non intaccherebbe riconoscimento meriti Italia proclamati solennemente al convegno di Berlino.

D'altra parte, priorità italiana nella pace sarebbe rimasta sancita anche in comunicato di Mosca ove si nomina sempre per prima l'Italia. Ma, accanto a queste giustificazioni, non si nascondeva che dizione comunicato Mosca sarebbe anche da attribuire alle intransigenti richieste sovietiche che avrebbero ripetutamente rilevato come responsa~ilità dell'Italia fascista per la guerra e danni inflitti alla causa Alleati fossero ben maggiori delle analoghe responsabilità degli Stati satelliti.

Ho specialmente insistito sui meriti dell'Italia democratica nel lungo e duro periodo cobelligeranza ed ho richiamato note assicurazioni date a suo tempo dal Dipartimento di Stato, e specialmente quella secondo cui l'Italia sarebbe stata posta in grado discutere trattato di pace e di esporre sue vedute prima che ad esso fosse stata data forma definitiva, assicurazioni ignorate dal comunicato di Mosca. Dal Dipartimento ho avuto risposta che non si era ancora in grado fornire precisazioni : silenzio comunicato Mosca non implicava tuttavia mutamento intenzioni U.S.A.

In conclusione, per quanto concerne America, presa di posizione è, a mio avviso , molto utile ed opportuna. Prime impressioni qui sono state infatti buone e manifestazione giustificato malcontento italiano è apparso come reazione di un paese che non accetta supinamente decisioni ritenute ingiuste, degno quindi di rispetto. Naturalmente scopo concreto ed essenziale da raggiungere è quello di ottenere per quanto è possibile realizzazione noti affidamenti americani. Su questo punto non mancherò concentrare nei prossimi giorni mia azione presso Dipartimento di Stato, senza tralasciare altri elementi di cui al telegramma

n. 11058 1•


1 Con T . s.n.d. 44!998 del 31 dicembre Tarchiani comunicava ancora : «Sono tornato ad insistere presso Dipartimento di Sta to su necessità che si trovi qui modo di rassicurare urgentemente nostro Governo, dopo grave disappunto del comunicato di Mosca, su inalterate buone disposizioni Stati Uniti ed in particolare su m_antenimento promesse ufficiali ed ufficiose fatteci specie in relazione dichiarazione di guerra Giappone. E stato risposto che Dipartimento di Stato si rendeva ben conto di tale necessità e che si contava telegrafare stasera stessa a Kirk incaricandolo assicurare V. S. che:

l) comunicato Mosca riguardante esclusivamente ripresa meccanismo pace non modificava in nulla dichiarazioni comunicato Potsdam concernente Italia che rimanevano acquisite ;

2) trattato di pace coll' Italia sarebbe stato il primo ad essere concluso;

3) Stati Uniti intendevano dare inalterata esecuzione assicurazioni dateci secondo cui Italia sarebbe stata posta in grado esporre ancora proprie vedute circa trattato di pace prima sua redazione definitiva)).


46 .

L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. s. N. D. 14536/612. Mosca, 30 dicembre 1945, ore 18,10 (per. ore 11,30 del 31).

Le prime impressioni su risultati Conferenza Mosca possono essere così riassunte:

l) trattasi conferenza che, come molte precedenti, è riuscita un successo perché principali questioni sono state accantonate o rinviate. Nulla è stato deciso infatti circa Germania, Iran, Turchia; questioni Cina, Corea restano praticamente aperte; bomba atomica, problema più delicato di tutti, è rinviato a studio organo apposito;

2) come al solito, Conferenza è finita, per quanto concerne decisioni raggiunte, in vittoria completa Russia. Anglo-americani hanno infatti consentito liquidare Consiglio Cinque nella forma in cui esso era poco gradito ai russi; hanno ceduto in pieno questione Bulgaria e Romania; in Giappone hanno concesso russi partecipazione è vero limitata, ma che permette loro, qualora lo vogliano, esercitare vasta misura ostruzionismo. Solo punto su cui russi hanno ceduto è questione convocazione Conferenza generale pace. ·•

A quanto mi risulta finora non è stato parlato specificamente su questione colonie italiane, né nostre frontiere orientale e settentrionale.

Conferenza Mosca pone fine a uno dei tanti periodi acuta tensione fra Alleati ed è lecito supporre che ad essa terrà seguito fase più o meno lunga apparente accordo: ma essa non costituisce nessun passo avanti nel difficile problema risolvere divergenze diffidenze sostanziali. Con questa Conferenza da parte americana, come del resto si voleva, non si è riusciti ad ottenere altro che apparente successo: sacrificando posizione da loro assunta, essi sono riusciti ad uscire dal pasticcio in cui, con molta leggerezza, essi stessi si erano cacciati a Conferenza Londra.


47 .

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON , TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S. N. D. 33/995 . Washington, 31 dicembre 1945, ore 21 (per. ore 16 del 2 gennaio 1946) .

Mi riferisco ai telegrammi di V. E. 11003 1 e 110492 .

Malgrado promesse fatte a R. ambasciatore a Mosca da Molotov e Bevin circa revisione nostro armistizio, si è continuato a _premere nei giorni scorsi presso


1 Non pubblicato , ritrasmetteva il D . 30.


2 Non pubblicato, ritrasmetteva il T s. n. d . 14297 /602 del24 dicembre , con il quale Quaroni aveva fornito le prime sommarie informazioni su un colloquio avuto con Bevin. Per il resoconto dell'incontro vedi D. 36.

Dipartimento di Stato affinché perseveri in nota iniziativa. Pur con riserva di non essere ancora al corrente delle eventuali conversazioni che segretario di Stato possa avere avuto a Mosca in argomento, al Dipartimento di Stato mi è stato detto di condividere completamente necessità trovare un modus vi vendi per Italia : infatti non si desiste da preparazione noto progetto.

Malcontento italiano per comunicato Conferenza Mosca ha, almeno negli uffici del Dipartimento di Stato, rafforzato questa intenzione. Risulta ieri Dipartimento ha riparlato della questione con questa ambasciata inglese, la quale pure era d'accordo nell'opportunità di sostenere il morale italiano mercé la revisione dell 'armistizio.

Dato infatti lungo periodo di trattative che dovrebbe precedere la conclusione del trattato di pace, mi parrebbe molto opportuno insistere da parte nostra, per quanto ci è possibile, onde conseguire in queste more un sostanziale alleggerimento degli obblighi armistiziali .

D'altra parte gli avvicinamenti delle deliberazioni dei grandi alleati circa la nostra pace, coi dolorosi sacrifici che essi potranno comportare, rendono ancora più necessario l'assicurarsi una maggiore indipendenza e possibilità di resistenza prima della riunione della Conferenza dei Ventuno Stati. Non mi nascondo che dopo il convegno di Mosca la questione si presenta oggi con maggiore difficoltà e complicazioni. Abbiamo però sempre, a favore nostra tesi, ripetute dichiarazioni pubbliche di Byrnes e affidamenti dati da Bevin e Foreign Office a Carandini. Mentre poi delusione della Francia per le decisioni prese a Mosca, che dovrebbe rendere piiì apprezzabile lo stabilimento di una effettiva solidarietà con l'Italia, potrebbe giovarci anche nella limitata questione dell'armistizio. Comunque mi sembrerebbe che tutti i punti da raggiungere richiedono contromisure con nostro forte impegno.

Sarei grato V. E. impartirmi istruzioni al riguardo 1 .

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L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

L. 16644/1974. Washington , 31 dicembre 1945 2 .

Approfitto di questa fine d'anno e della partenza per l'Italia di una persona sicura per scriverti questa lettera che vuole essere un breve riepilogo dell'attività svolta e darti il punto della situazione nostra quale è dato attualmente vedere da qui. Spero possa servire di qualche orientamento per gli eventi che ci attendono.


1 Tarchiani continuò a riferire sull'argomento con i DD. 58 e 60. Per la risposta di De Gasperi vedi DD. 68 e 69.


2 Manca l'indicazione della data di arrivo.

Coll'aiuto dei valenti collaboratori che tu mi hai dato, animati da alto spirito patriottico e senso del dovere, mi sono sforzato di convincere il Governo degli Stati Uniti che l'Italia è un suo essenziale interesse in Europa, che non solo non può essere negletta o abbandonata ma deve, ad ogni costo , essere sostenuta e rimessa in valore.

Premetto che al mio arrivo qui trovai, come del resto sapevamo, un'atmosfera di generica simpatia per le dure prove della nostra popolazione e di comprensione per le sue necessità essenziali di vita (c'era Roosevelt e c'erano state da poco le elezioni). Molto difficile appariva però rendere questa simpatia e questa comprensione realmente operanti ed estenderle al campo politico . L'America, geograficamente lontana, sembrava trovar più facile espediente lasciare all'Inghilterra il «leadership» nel nostro settore, salvo qualche sua manifestazione saltuaria invero più platonica che concreta; sopratutto pareva che la nostra pace fosse una lontana meta ...

Di fronte a queste condizioni di fatto, cominciammo subito la nostra azione (e l'agitazione degli italo-americani) per accreditare il diritto dell'Italia ad essere fra le Nazioni Unite ed alla Conferenza di San Francisco , valendoci di ogni anche minimo appiglio. Contemporaneamente, impostando la questione della nostra partecipazione alla guerra contro il Giappone, non esitammo ad affrontare col Dipartimento le nostre questioni territoriali ed economiche ed il problema della pace, affermando che l'Italia democratica, mentre respingeva l'eredità del fascismo, riteneva di avere ogni diritto a conservare le oneste acquisizioni precedenti. Da principio le nostre aperture furono accolte al Dipartimento con un certo stupore, ma poi si cominciò a farci l'orecchio . Infine, a furia di pazienza, consolidata un'atmosfera di mutua fiduci a , i monologhi diventarono conversazioni ed i nostri punti di vista cominciarono ad essere trovati abbastanza legittimi. Lavorare qui non è sempre facile; molte volte, purtroppo, quando si ritiene di essere prossimi a concretare e dare contenuto effettivo a settimane e mesi di sforzi, ci si accorge invece · di dovere ricominciare tutto da capo per mutamento di dirigenti , o per la loro mancanza di coerente perseveranza, o per la incidenza di influssi di avvenimenti internazionali o per la contemporanea maturazione di questioni e problemi di maggiore importanza per gli Stati Uniti.

In breve, senza ricapitolare i numerosi particolari, la evoluzione delle singole nostre questioni territoriali, per quanto concerne gli Stati Uniti , prima della Conferenza di Londra, ed avendo come punti di partenza quelli suaccennati, può così sintetizzarsi :

l) Alto Adige. Roosevelt, per le note ragioni, era in massima favorevole al ritorno di tutta la regione all'Austria ed una decisione interna del Dipartimento di Stato in tal senso era acquisita. È stato possibile rovesciare tale situazione per quanto riguarda gli Stati Uniti: il progetto presentato da Byrnes a Londra, prevede infatti solo la possibilità di minor rectifications di frontiera.

2) Vene z ia Giulia. Si ottenne l'iniziativa americana contro il fatto compiuto tentato da Tito e l'assicurazione che la linea Morgan era soltanto provvisoria e migliorabile nell'assetto definitivo ; successivamente, infine, che gli americani adottassero in massima come loro punto di vista, quale base delle discussioni a Londra, una linea Wilson alquanto. modificata (a sud , nella zona dell'Arsa a nostro favore, per motivi economici, mentre purtroppo altre modifiche più a nord erano a nostro svantaggio in relazione al principio etnico, che doveva poi prevalere a Londra).

3) Confini occidentali. Gli Stati Uniti ci appoggiarono in pieno per lo sgombero delle truppe francesi. La questione della Valle d'Aosta, che per qualche tempo apparve abbastanza grave, fu abbandonata dalla -Francia che è andata man mano restringendo le sue rivendicazioni. Sembrami che giovarono a tale scopo, come in genere alle relazioni franco-italiane, i colloqui che ebbe qui de Gaulle col presidente degli Stati Uniti e col segretario di Stato.

4) Colonie. Accertati i primi progetti ed intendimenti britannici si cominciò ad ottenere qualche affidamento dal Dipartimento di Stato nel senso che l' Italia, nei propositi degli Stati Uniti, non dovesse perdere «tutte le sue colonie». Questi affidamenti, man mano, si andarono sviluppando e, prima della partenza della delegazione americana per Londra, pareva ben fondato che questa avrebbe proposto che all'Italia rimanessero, direttamente od almeno in qualità di unico «trustee», le Colonie prefasciste.

5) Riparazioni. Il punto di vista americano, malgrado la questione degli «assets», è diventato quello più favorevole possibile per l'Italia.

Quanto alle questioni economiche, tra Amlire, rimesse, esportazioni, concessione di cento milioni di dollari di saldatura per il 1945, l'America ci ha dato, grosso modo, circa trecento milioni di dollari. A questi sono da aggiungere l'assegnazione -tramite l'U.N.R.R.A. -di 450 milioni di dollari per il 1946 e · di crediti di 25 milioni di dollari dell'Import ed Export Bank per il cotone.

L'azione inscenata per San Francisco, che era basata sulla premessa della fondamentale differenza tra la situazione dell 'Italia e quella degli Stati satelliti dell'Europa orientale, se non raggiunse l'apparente scopo immediato, valse a ribadire la necessità di un riconoscimento della speciale posizione dell'Italia e di una pace più sollecita ed equa. Queste premesse e la valorizzazione della nostra dichiarazione di guerra al Giappone, ereditate dal nuovo segretario di Stato Byrnes nell'assumere la sua carica , aggiunte ad una ripresa delle manovrate pressioni degli italo-americani , fruttarono il riconoscimento di Potsdam, strappato dagli americani ai russi, e sembra -in parte -anche agli inglesi, nel modo che a suo tempo riferii . Tale successo, unito alle scarse simpatie di Byrnes per i delegati sovietici di Potsdam, portò il Dipartimento di Stato a sottovalutare nel modo più completo la parte dell'U.R.S.S. nella redazione del Trattato di pace coll'Italia. Ancora alla fine di agosto , il Dipartimento non esitava a dichiarare che, qualora l'U.R.S.S. rifiutasse di far la pace coll'Italia se non fossero riconosciuti i Governi degli Stati balcanici satelliti e non fossero conclusi i relativi Trattati di pace, l'America e l'Inghilterra avrebbero proceduto per conto loro a stipulare la pace con noi . Mancò poi ogni serio collegamento cogli inglesi, i quali, a mezzo dell 'ambasciata britannica qui, non chiarirono le loro intenzioni e lasciarono supporre al Dipartimento di Stato che nessuna seria difficoltà sarebbe venuta da Londra alle intenzioni americane a noi favorevoli : prima della partenza, la delegazione degli Stati Uniti non aveva avuto ancora comunicazione del progetto inglese di trattato con l'Italia, distribuito poi da Bevin nella seduta inaugurale della Conferenza. Le impressioni assai ottimiste costantemente dateci dal Dipartimento di Stato, nel periodo fra Potsdam e Londra, non lasciavano affatto· prevedere né le richieste sovietiche in materia di partecipazione alla divisione delle colonie italiane, né tanto meno il caotico finale di Londra, data la costante prassi dei precedenti incontri a Tre, confermata a Potsdam, di accomodamenti raggiunti all'ultimo momento. D 'altronde, una conferma indiretta dei seri propositi americani circa le note soluzioni da dare alle varie questioni italiane ci è stata data dalle dichiarazioni fatte a Saragat da de Gaulle e Bidault, ai quali erano state qui fatte analoghe dichiarazioni. L'atmosfera di Londra agì in senso molto deprimente sulla delegazione americana, i cui capi, ad eccezione del solo Dunn, non avevano alcuna reale conoscenza e pratica di affari internazionali e del modo di condurli in vere Conferenze internazionali con molti partecipanti. Essi furono molto delusi nell'accorgersi che non era possibile applicare alla trattazione delle questioni sul tappeto i metodi della politica interna di questo paese cui erano usi. Da ciò l'incertezza; la timidità ; la mancanza di ferma perseveranza; gli improvvisi cambiamenti di posizione (così , nella questione delle colonie, è ormai accertato che mentre sino all 'arrivo a Londra , aveva prevalso la tendenza che l'Italia fosse almeno designata quale unica «trustee» , dopo l'apertura della Conferenza, in presenza del sino allora ignoto progetto inglese e delle imprevedute richieste russe , finì per affermarsi la seconda tendenza sostenitrice del trusteeship plurimo, pur colla nota partecipazione italiana).

Comunque la prima fase della Conferenza di Londra, nei confronti delle nostre questioni, fissò due punti da cui ormai, dopo la sanzione delle decisioni di Mosca , salvo nuovi eventi sensazionali, non sarebbe possibile prescindere: l) il principio di una linea etnica per la Venezia Giulia; 2) il deferimento al Comitato dei supplenti della questione riguardante le sorti delle nostre colonie con particolare raccomandazione di tener specialmente presente il noto piano americano, pur non tralasciando i punti di vista degli altri Stati partecipanti. Dalla Conferenza emersero poi acquisite tre circostanze di fatto : l) le pretese territoriali dell'U.R.S.S. sui nostri possedimenti coloniali (Tripolitania, Massaua, più imprecisate intenzioni circa il futuro del Dodecanneso) nonché l' intendimento sovietico di non ammettere condizioni di privilegio dell'Italia rispetto agli Stati satelliti in materia di riparazioni ; 2) la connessione stabilita praticamente dall'U.R .S.S. tra la pace italiana e quelle degli Stati satelliti; 3) le clamorose lagnanze ed acrimonie di parecchie Piccole Potenze, le quali avevano preso parte effettiva alla guerra, per la mancata partecipazione concreta alla redazione del Trattato di pace e contro l'egemonia delle Grandi Potenze, che produssero notevole impressione sulla delegazione americana e portarono alla nota proposta Byrnes di una Conferenza generale per la pace -ossia tanto per la pace coll'Italia quanto per quelle degli Stati d'Europa orientale -che sostituisse il meccanismo delle decisioni a cinque. È da rilevare che già prima di Potsdam, come a suo tempo ti ho man mano riferito, quando al Dipartimento di Stato ed al Foreign Office si sperava di limitare la redazione effettiva del nostro Trattato di pace alle sole America e Inghilterra, si prevedeva vagamente che lo schema di Trattato sarebbe stato sottoposto alle Nazioni Unite interessate od almeno alle Potenze partecipanti al Comitato Consultivo per l' Italia, più l'Etiopia.

Il fallimento della Conferenza di Londra e la tensione tra le Potenze anglosassoni e l'U.R.S.S. portò a riprendere, con maggiore impegno, la questione della revisione del nostro armistizio e di un nuovo modus vivendi. Dopo due mesi di continue insistenze e pressioni, si riuscì a varare l'iniziativa americana per la revisione del «regime» dell'armistizio mentre veniva contemporaneamente decisa la restituzione all 'Amministrazione italiana delle provincie del Nord, inclusa quella di Bolzano (per la quale ultima vi furono non lievi difficoltà da sormontare). Il perdurante stato di tensione dei rapporti tra Washington e Mosca che ancora si può dire alla vigilia dell'annunzio del Convegno dei ministri degli esteri non lasciava prevedere prossime vie d'uscita, ai primi dello scorso dicembre, faceva vieppiù considerare al Dipartimento l'indispensabilità di un modus vivendi coll'Italia e pertanto, qualora l'America si fosse trovata di fronte ad una assoluta negativa sovietica, l'eventualità che qui si assumesse, per conto proprio, una più ampia libertà d'azione nella questione italiana.

Byrnes partì per Mosca, con l'intenzione di ripresentare il suo piano di Londra per una Conferenza generale della pace che sostituisse completamente il Comitato dei Cinque. Prima della partenza manifestò propositi di resistenza su questa come su altre questioni (Balcani, ecc.) Il risultato è noto. In sostanza, a Mosca, i russi seppero manovrare egregiamente, soddisfacendo, almeno parzialmente, alcune richieste fondamentali americane in Estremo Oriente ed ammettendo anche la Conferenza della pace delle Ventuno Potenze, mentre invece non diedero soddisfazione agli inglesi nelle questioni del Medio Oriente in cui l'interesse britannico è preminente. Fu questo forse anche un tentativo sovietico per vedere di separare americani ed inglesi onde evitare di trovarsi di fronte ad un costante schieramento unico anglosassone; peraltro gli interessi anglo-americani, in ultima ratio, nelle questioni veramente fondamentali di particolare gravità, finiscono sempre per essere solidali.

Per quanto riguarda l'Italia, malgrado la parte più apparente che sostanziale lasciata, almeno a quanto è dato vedere oggi, alla Conferenza delle Ventuno Potenze (difatti oltre questa ambasciata di Francia che protesta per il regolamento delle paci balcaniche, anche le rappresentanze di Grecia e di Jugoslavia non hanno esitato a manifestare disappunto e malcontento a questi giornalisti) le decisioni di Mosca affidano ai Grandi Quattro le vere effettive deliberazioni . In pratica, inoltre, seppure resterebbe acquisito che la redazione del Trattato di pace coll'Italia conserverebbe la precedenza, stabilita a Potsdam, sulle paci degli Stati satelliti, in realtà il parallelismo è evidente, tutte quante le paci dovendo essere riesaminate dalla Conferenza delle Ventuno Potenze, sicché, almeno sino alla fine di questa ultima, sarebbe di già escluso che vi possa essere per noi un anticipo di tempi nella definitiva conclusione della pace. Byrnes al suo ritorno da Mosca ha fatto, lì per lì, alcune dichiarazioni alla stampa circa il proposito degli Stati Uniti di accelerare al massimo la stipulazione del Trattato di pace coll'Italia che potrebbe essere anche molto rapida. È evidente però che si trattava o di dichiarazioni di comodo per sfuggire alle pressioni di giornalisti, ovvero di impressioni molto ottimiste come di chi non abbia avuto ben presente le difficoltà del complesso meccanismo deciso a Mosca. Negli uffici competenti del Dipartimento di Stato si ritiene, infatti, che sarebbe praticamente impossibile ottenere la definitiva stipulazione del Trattato di pace prima della fine di luglio o di agosto; e ciò pel caso gli eventi procedano nel modo più favorevole. Si ammette che, qualora non sorgano grossi ostacoli, tutt'altro che improbabili, la prima redazione del nostro Trattato possa essere compiuta in poco più di un mese dal Consiglio dei quattro «supplenti» dei ministri degli Affari Esteri. Ultimata la redazione lo schema deve essere approvato dai quattro Governi. Poi lo schema del nostro Trattato, insieme a quelli per le paci degli Stati satelliti, deve essere sottoposto alle Ventuno Potenze, affinché abbiano tempo di studiarlo, almeno un mese prima della convocazione della Conferenza generale della pace. Tale Conferenza -se potrà essere convocata realmente per il primo maggio -durerà almeno un mese e mezzo, ·con un fiume di discorsi, di proteste, di richieste di modifiche, ecc. ; sicché si arriverebbe, sempre nell'ipotesi migliore, almeno alla metà di giugno. Poi le quattro Potenze, (con una ripresa della Conferenza dei ministri esteri o dei loro «supplenti») dovranno esaminare proteste e richieste di modifiche e prendere le loro decisioni definitive. Infine vi è la questione delle ratifiche dei Quattro più l'Italia che potrebbe prendere ancora parecchio tempo. Sicché -applicando la procedura decisa a Mosca -per avere finalmente la pace, dovremmo aspettare la fine dell'estate o l'inizio dell'autunno, qualora nessun evento straordinario e nessuna speciale resistenza sopraggiungano ad intralciare il complicato meccanismo.

Ho accennato ad eventi straordinari: intendevo alludere particolarmente alla continuazione della collaborazione tra i Grandi Tre, faticosamente ripresa a Mosca. È evidente che, dopo la recente grave tensione, in apparenza gener:ata dalla semplice questione procedurale di Londra, ma in realtà dovuta ad un accumularsi di fondamentali divergenze di vedute in ogni campo, ognuno dei Tre dovrebbe pensarci molte vohe prima di provocare nuove gravi scissioni. D'altra parte, non tutte le questioni sono state regolate, bene o male, al Convegno di Mosca. È infatti, rimasto insoluto l'assai grave problema del Medio Oriente (Iran , Turchia), che logicamente potrebbe esser spinto avanti dai russi nei prossimi mesi. È invero previsto un nuovo convegno a Washington dei ministri degli esteri delle tre Potenze per la seconda metà di marzo, convegno che tra l'altro, dovrebbe presumibilmente sanzionare gli schemi dei Trattati di pace da redigersi a Londra, onde consentire la riunione della Conferenza dei Ventuno entro il termine previsto. (E la Francia, in tutto questo?). Ma all'incirca, allo stesso tempo, dovrebbe maturare per lo meno la questione dell'Iran, col ritiro delle truppe russe ed inglesi stabilito per il 2 marzo. Quali nuove complicazioni verranno fuori? Una parte dell'opinione pubblica americana già protesta per la politica di Byrnes di appeasement coll'U.R.S.S. ed anche le decisioni di Mosca che possono essere considerate abbastanza favorevoli agli Stati Uniti (in particolare il compromesso per il Giappone e le deliberazioni per la Corea) vengono aspramente criticate. Sino a che punto saranno possibili nuove concessioni all'U.R.S.S.?

Comunque nella eventualità che tutto proceda come stabilito, per lo meno nella questione della pace, ti riferisco brevemente sulle posizioni americane nei confronti dei nostri problemi, nell ' ormai prossima ripresa del Consiglio dei «supplenti».

l) Frontiere colla Francia. Il noto punto di vista americano non è mutato. Il Dipartimento di Stato si augura vivamente una nostra intesa colla Francia che consenta alle altre delegazioni in Londra di prenderne atto. Non si intende esercitare pressioni su di noi.

2) Alto Adige. Punto di vista immutato: per «minori rettifiche a favore dell' Austria» si continuerebbero ad intendere le zone di San Candido . e Tarvisio. La delegazione americana a Londra porterà seco la documentazione da noi fornita: specialmente importanti oltre gli altri ovvii elementi di carattere geografico ed industriale, vengono considerate le cifre che abbiamo rimesse circa il numero degli optanti per la Germania nonché sulla partecipazione della popolazione allogena allo sforzo bellico tedesco. Vi è peraltro una certa preoccupazione per le perplessità inglesi, segnalateci già da tempo, mentre non si è sicuri dell 'atteggiamento francese. La prospettiva di dover sostenere eventuali dibattiti con gli inglesi non entusiasma gli americani. Facciamo tutto quanto possiamo per consolidare e rafforzare le loro buone intenzioni, ma naturalmente, dopo le ultime esperienze, non è possibile garantire che i propositi espressi ripetutamente a Washington restino immutati al cento per cento nell'atmosfera londinese che è debilitante per gli americani. Gli americani, d'altra parte, sembrano contare sulla posizione russa, ma i russi non sono usi a fare regali senza contropartite.

3) Venezia Giulia. Non vi è dubbio che la decisione di Londra per la fissazione del nuovo confine secondo una linea etnica «di massima» è un principio acquisito di cui si deve tener conto. Non sono stati ancora scelti i delegati che dovranno recarsi sul posto: è possibile che vada lo stesso Dunn, salvo che gli altri «supplenti» non preferiscano inviare qualcuno dei propri collaboratori. Comunque al Dipartimento non si attribuisce valore predominante a tale sopralluogo, sia per le sopraffazioni di Tito nella zona occupata dalle sue truppe sia per i minuziosi studi redatti sin dall'epoca di Versaglia. Da alcuni giorni-sotto l'incalzare degli eventi -si è ricominciato a tracciare sulla carta la «linea etnica» che a tutt'oggi è lungi dall'essere pronta e che è dubbio possa esserlo per l'inizio della ripresa dei lavori a Londra, se questo non avesse ritardi . Come ti riferii a suo tempo, il primitivo progetto americano che riuscimmo a fare adottare prima della partenza della delegazione americana per Londra prendeva sì come base la linea Wilson ma con profonde modifiche a nord ed al centro a favore della maggioranza etnica jugoslava. La rettifica a sud della zona dell'Arsa tendeva a darci un compenso economico. A quanto mi è stato detto, il tracciato della nuova linea «etnica» americana dovrebbe, nelle intenzioni del Dipartimento di Stato, seguire all'incirca il vecchio progetto. Tutto è però ancora fluido. Non manco di sorvegliare dappresso e ti telegraferò appena avrò elementi positivi. Naturalmente continuerò sino all'ultimo à fare tutto il possibile affinché gli americani si presentino a Londra con la «linea» per noi più favorevole. La questione è molto controversa e purtroppo Tito ha per sé, oltre che buone spalle, anche vantaggi vari, tra cui quelli etnici ed il «possesso» di buona parte della zona. Tuttavia sono convinto che come giuocò a nostro favore per la nota decisione adottata, la circostanza che l'America si presentò alla prima Conferenza di Londra -ed anche di fronte all'opinione pubblica mondiale -con una linea Wilson modificata, così ora la «linea etnica» americana potrà esserci di giovamento e comunque essere migliore di quella del Centro di Studi del Foreign Office.

4) Colonie. Il punto di vista americano per un «trusteeship» multiplo, con la nota prevista partecipazione italiana, rimane quello indicato nel progetto «raccomandatm) all'attenzione dei «supplenti». Se tale piano finisse per essere adottato a Londra (il che può essere ostacolato da una persistente opposizione francese) rimarrebbe tuttavia aperta la possibilità di ottenere per l'Italia, almeno per alcune delle colonie, la posizione di Potenza amministratrice. Al Dipartimento si dimostra favore per una soluzione del genere, sulla quale ho molto insistito in questi ultimi tempi. La delegazione americana, nel caso più sfavorevole, dovrebbe partire da qui con il nome della Potenza amministratrice per così dire «in bianco». Solo dopo aver sondato gli altri, si prenderebbero decisioni definitive sicché vi sarebbe ancora tempo per la nostra opera di persuasione anche in questa prima fase della pace, cui dovranno poi seguire le successive come accennato. Riferirò ulteriormente prima della partenza della delegazione. Aggiungo, intanto, che tutti indistintamente da Byrnes ai capi ufficio assicurano unanimemente che nel Convegno di Mosca non si è parlato della sorte delle nostre colonie , come delle altre nostre singole questioni .

5) Riparazioni. Permane il noto punto di vista americano.

A darti un quadro più completo della nostra attuale situazione consentirai un breve accenno alla posizione delle altre Grandi Potenze, quale è dato vedere da qui.

Inghilterra. Secondo il Dipartimento di Stato, malgrado i sensibili progressi realizzati, persiste l'ostilità contro l'Italia di una parte del Foreign Office, e dei ministri della Guerra e delle Colonie nonché di una notevole frazione dell'opinione pubblica. Nei primi tempi dopo l'avvento al potere dei laburisti si sperava qui in un marcato revirement a favore dell'Italia democratica. Sempre secondo il Dipartimento, sembra ormai chiaro, in politica estera, il prevalere delle correnti tradizionali, il che se fa piacere qui per altri problemi, dispiace sinceramente per quanto riguarda l'Italia. D'altra parte Dunn ed altri dirigenti americani, nel rilevare con sincera soddisfazione l'ottima impressione destata in tutte le delegazioni delle Grandi Potenze dalla tua persona e dall'esposizione da te fatta nella questione della Venezia Giulia, mi hanno anche parlato con viva simpatia del successo dell'opera di Carandini a Londra e delle speranze che vi annettevano.

Russia. Le attuali tendenze espansionistiche russe verso il Medio Oriente potrebbero comportare-unite ad altre considerazioni-un minore interessamento del Cremlino alle nostre questioni africane . Mentre, poi, il parallelismo, sancito a Mosca , tra la nostra pace e quelle dell'Europa Orientale (che in realtà meno interessano l'America dal punto di vista territoriale) , se ha i suoi lati negativi, potrebbe presentarne anche uno positivo per due considerazioni: l) l'U.R.S .S. insisterà per assicurare agli Stati, da essa protetti , delle buone condizioni di pace almeno in tutta una serie di questioni, ciò che non consentirebbe che si facciano condizioni peggiori all'Italia nelle questioni corrispondenti , dati anche gli speciali riconoscimenti sanciti a Potsdam; 2) il desiderio russo di avere parte predominante in quella pace, potrebbe )imitarne l' ingerenza nella pace italiana, comunque ne derivano possibilità di reciproche concessioni nei due settori.

Francia. La Francia è realmente e profondamente delusa dalle decisioni di Mosca. Si prevede già al Dipartimento di Stato una prossima mossa francese che potrebbe procrastinare la Conferenza dei «supplenti» çli Londra e rendere necessarie altre trattative. Comunque, per quanto ci riguarda, data la necessità di un 'unanime consenso, il malcontento francese può giovare alle nostre tesi . In linea generale, la estromissione pratica di Parigi dalle deliberazioni effettive concernenti l' Europa orientale dovrebbero rendere più operanti le buone disposizioni già manifestate nei riguardi dell'Italia e diminuire il valore attribuito alle sue note rivendicazioni territoriali nei nostri confronti.

In conclusione, dal riepilogo che ho tracciato, e sempre nella visione che è dato avere da qui , mi sembra che l' orientamento che se ne può trarre può così sintetizzarsi :

l) Data la pace a lunga scadenza di almeno otto mesi che ci attende e la possibilità tutt 'altro che esclusa di intoppi e complicazioni gravi di carattere o generale o specifico , occorre continuare a battere sul tasto della revisione dell'armistizio. Ciò sia per le immediate agevolazioni e soddisfazioni morali che ne deriverebbero al nostro Paese ed al Governo, sia per consolidare le nostre posizioni nel caso deprecato che si rendesse indispensabile una nostra resistenza. È ciò che ho fatto nei giorni scorsi e che mi riservo di continuare, senza dare peso determinante alle dichiarazioni testè fatte da Byrnes ai giornalisti.

2) La tua ferma presa di posizione coi tre ambasciatori e le manifestazioni di malcontento dell'opinione pubblica-finalmente unanime-per le decisioni di Mosca, sono state quanto mai opportune ed hanno incontrato anche la piena approvazione della corrente a noi favorevole del Dipartimento di Stato. L'impressione è stata notevole. Ritengo che convenga non sottovalutare gli effetti, presso almeno le Potenze anglosassoni e la Francia, di nostre decise prese di posizione. Ti ho già telegrafato circa la possibilità di adottare analoga linea per quanto riguarda l'Alto Adige. Ritengo che anche per le colonie, quando se ne presentasse la necessità ed il momento propizio, si possa agire nello stesso modo.

3) Per quanto concerne la nostra consultazione, agisco qui con ogni insistenza, per farci confermare da Byrnes almeno le assicurazioni a suo tempo datemi al Dipartimento -tramite Phillips e Grew -in relazione alla dichiarazione di guerra al Giappone. Spero che si provvederà in tal senso oggi stesso. Naturalmente la questione non si esaurisce qui. Al Dipartimento si sarebbe favorevoli ad un sistema di nuove nostre audizioni nei problemi più importanti, sulla base del precedente per la Venezia Giulia. Anche in questa materia, al momento opportuno, si potranno intensificare le pressioni per cercare di realizzare le intenzioni americane nel modo migliore possibile. Così pure, quando saranno maturati i tempi, occorrerà cercare di ottenere che lo schema completo del trattamento da sottoporsi alle Ventuno Potenze ci sia pure comunicato per le nostre osservazioni.

4) Con lettera a parte del 28 corr. 1 , che partirà insieme con questa mia, ti ho già segnalato alcune possibilità di migliorare le disposizioni nei nostri confronti . Non ritorno sull'argomento.

5) Per quanto riguarda il campo di azione e di manovra che può presentare la ripresa dei lavori dei quattro supplenti, è evidente l'apporto che possiamo trarre da una combinazione America-Francia. Tu conosci le ottime disposizioni personali di Dunn , il quale pure essendo molto ascoltato anche perché è l'unico tecnico di valore di cui Byrnes dispone, è sempre un funzionario che non può avere una voce definitiva e deve, in ultima analisi, non insistere eccessivamente di fronte ai suoi superiori politici. Occorre quindi dare a Dunn la possibilità di far leva sull 'atteggiamento francese. Quest'ultimo è di fondamentale importanza specie nella questione coloniale. Dunn è in ottimi rapporti con Carandini, il quale, potrebbe avere possibilità di manovrare. Riparlerò ancora della questione con Dunn prima della sua partenza. Intanto, dopo il mio colloquio con Couve de Murville 2 , quando fu qui, ho riparlato in questi giorni coll'ambasciatore di Francia, accennandogli che una manifestazione di amicizia e solidarietà itala-francese avrebbe potuto essere particolarmente opportuna in questo momento . Mi rispose che era dello stesso avviso. Cercammo insieme un'occasione propizia per una tale manifestazione, che potrebbe acquistare un'adeguata solennità, si parlò della eventuale occasione della firma dell'accordo sull'apporto operaio italiano alla ricostruzione francese: mi pare il


1 Non pubblicata. 2 Vedi serie decima, vol. II , D. 694.

motivo innocuo, che può però permettere a te e a de Gaulle -o Bidault -di pronunciare alcune frasi significative e ammonitrici sulla volontà di difesa comune degli interessi supremi delle due Nazioni , cui la civiltà del mondo intero più deve. Bonnet mi promise che -nei limiti della non mai troppa circospezione telegrafica -avrebbe cercato di ispirare a Parigi questo pensiero. Alla vigilia delle discussioni di Lond'ra , e durante la Conferenza generale che sembra si tenga a Parigi, mi pare che ogni mossa di solidarietà italo-francese abbia valore, anche per far intendere ai terzi che possiamo non essere soli . Aggiungo , ad ogni buon fine, che Don Sturzo ha scritto testé a Bidault in favore della sempre più stretta intesa italo-francese.

Mi accorgo, caro De Gasperi, che questa lettera, che voleva essere breve, è diventata via facendo terribilmente lunga . Metto punto per questa volta.

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L'INCARICATO D'AFFARI A DUBLINO, CONFALONIERI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. RISERVATO PER CORRIERE 581/0 l. Dublino, 2 gennaio 1946 (per. il 14).

Sono stato ricevuto ieri dal sig. De Valera per i consueti auguri di capodanno.

Il primo ministro, al quale nuovamente ho espresso parole di riconoscenza per gli aiuti forniti dall'Irlanda alla nostra popolazione, così largamente se si considera che questo Paese raggiunge appena i tre milioni di abitanti, mi ha riaffermato «a nome della maggioranza del popolo irlandese i sentimenti di simpatia nutriti per l'Italia». De Valera ama in ogni occasione citare «la maggioranza del popolo irlandese» ritenendosi esponente della medesima .

Venendo a parlare della situazione generale europea, egli si è dimostrato scettico sulla probabilità che il continente possa godere di una pace duratura e che nei futuri conflitti alcuna capitale riesca a salvarsi dalla distruzione . «Appunto per questo», egli ha continuato, «permettetemi che ve lo dica, accarezzo un sogno, quello di Roma città aperta , internazionalmente riconosciuta come tale; ma per attuarlo bisognerebbe fossero definitivamente trasportati altrove in tempo di pace i ministeri, anche quelli civili. So che molti italiani sarebbero contrari a tale passo, considerandolo una abdicazione politica e morale, ma lasciatemi, malgrado ciò, nutrire speranza che un giorno ci si arrivi. Sarebbe un tale omaggio all'unicità di Roma»!

Mi sono limitato a rispondere che Roma era stata dichiarata città aperta dopo la caduta del fascismo appunto per le speciali considerazioni dovute al suo patri-· monio religioso ed artistico ed a fargli osservare le enormi difficoltà esistenti, anche solamente dal lato tecnico, per la creazione di un centro amministrativo-militare lontano almeno ottanta miglia (distanza da lui citata) dalla capitale spirituale e storica, alla quale il popolo italiano non avrebbe mai potuto rinunciare senza portare il più grave pregiudizio all'unità nazionale.

Non è la prima volta che De Valera sia a me che ad altri ha manifestato il predetto punto di vista, generato in parte da un suo convincimento personale, in parte da motivi di opportunità per venire incontro alle aspirazioni nutrite da alcuni ambienti dello Stato del Vaticano e da esponenti del mondo cattolico, i quali, come noto, vorrebbero che la Chiesa procedesse sempre più decisamente verso la propria internazionalizzazione e che si arrivasse ad attribuire a Roma sopra ogni altro il carattere di capitale internazionale della cattolicità.

50

L' AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 86 /3. Mosca, 3 gennaio 1946, ore 21,17 (per. ore 9,10 del 4 ) .

Telegramma di V.E. 11058 1 .

È bene tener presente che russi considerano rumeni bulgari ungheresi cobelligeranti al pari di noi: solo per bulgari è stato espresso rifiuto da parte inglese riconoscerli come tali. Atteggiamento russo in merito situazione speciale italiana essendoci noto, non credo abbia nessuna utilità tentare ottenere da questo Governo riconoscimento nostra interpretazione dichiarazione Potsdam relativa Italia. Per quanto concerne possibilità far valere nostro punto di vista e di discutere liberamente trattato di pace non credo che in principio nessuno dei Tre Grandi abbia intenzione rimangiarsi assicurazioni, del resto assai generiche, che ci sono state date. Senonché, come nel caso pace giusta, con stesse parole vincitori intendono cose del tutto differenti: essi ci possono dire che già da mesi siamo stati ammessi far valere nostro punto di vista e che ministro esteri italiano è stato chiamato Londra. Ora intendiamo invece essere ammessi far valere punto vista e discutere in condizioni parità : questo in realtà non ci è stato mai promesso, per lo meno in forma non equivoca, e non ritengo che nessuno dei vincitori abbia mai avuto intenzione concederlo. Quali che siano assicurazioni spiegazioni verbali che ci potranno essere date specialmente a Washington, credo sia necessario non farsi illusioni: libera discussione per noi potrà al massimo arrivare permetterei discutere modifiche qualche punto secondaria importanza, ma per quanto concerne clausole

più importanti trattato noi saremo liberi discuterlo tanto quanto Germania ha potuto discutere trattato Versailles. Temo che quando anche noi riuscissimo ad avere solenne conferma dichiarazione Potsdam e assicurazioni dateci posteriormente in varia forma, vincitori resterebbero liberi dare tutto questo interpretazione che essi vogliono, anche se non è interpretazione nostra.


1 Vedi D . 39.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI , AGLI AMBASCIATORI A MOSCA, QUARONI, E A WASHINGTON, TARCHIANI, E AI RAPPRESENTANTI A LONDRA, CARANDINI, E A PARIGI, SARAGAT

T. 96/c. Roma, 4 gennaio 1946, ore 18.

Con telegramma in chiaro n. 95 /C ho trasmesso un brano del discorso pronunciato il 29 dicembre u.s . da Palmiro Togliatti al Congresso del Partito comunista relativo al problema delle nostre frontiere settentrionali 1 . Voglia richiamare al caso l'attenzione di codesti ambienti politici e giornalistici sulle frasi anzidette ponendo in rilievo completa unanimità di vedute che in merito questione Alto Adige esiste fra tutte le correnti politiche italiane.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AGLI AMBASCIA TORI A MOSCA, QUARONI, E A WASHTNGTON, TARCHJANI, E AL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI

T. 100/c. Roma, 4 gennaio 1946, ore 21,30.

Governo francese avrebbe, fra l'altro , richiesto ai Governi rappresentati recente convegno Mosca, di conoscere su quali «basi democratiche» Jugoslavia, Grecia e Albania, vittime principali aggressione fascista, sarebbero state escluse da consultazioni e redazione pace con l'Italia.

Gioverebbe possibilmente conoscere se tale informazione è esatta2 .


1 Non pubblicato. Togliatti aveva dichiarato: «Mi sembra particolarmente grave una richiesta di modificazione delle nostre frontiere settentrionali perché si tratta dei rapporti del popolo italiano con il germanesimo al quale dobbiamo sbarrare la porta e per quanto grande sia la nostra gioia nel veder costituirsi una repubblica austriaca indipendente, libera e democratica , non possiamo tuttavia dimenticare la differenza tra quello che questo popolo ha fatto e quello che ha fatto l'Italia ; non possiamo dimenticare che la maggior parte delle divisioni S.S. erano disgraziatamente divisioni austriache contro le quali noi ci siamo battuti con le armi alla mano e abbiamo cacciato dal nostro territorio)}.


2 Per le risposte di Tarchiani e Carandini vedi DD. 59 e 77. Non è stata rinvenuta una risposta telegrafica di Quaroni.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AGLI AMBASCIATORI A MOSCA, QUARONI, E A WASHINGTON, TARCHIANI, E AI RAPPRESENTANTI A LONDRA, CARANDINI, E A PARIGI, SARAGAT

T. 101/c. Roma, 4 gennaio 1946, ore 21.

Governo britannico ci ha manifestato sua sorpresa per disappunto provocato in Italia da decisioni Convegno Mosca. Abbiamo naturalmente risposto che siamo a nostra volta sorpresi della sorpresa. Comunque, poiché una Reuter ufficiosa ha dato un elenco delle ragioni che avrebbero motivato il nostro scontento o inesatto

o falso, abbiamo provveduto a rettificare.

Reuter ha affermato che Italia si lagna: per mancanza libertà condurre negoziati commerciali con terzi, libertà di cui invece godrebbe in pieno; per contrarietà alleata a ripresa relazioni dirette italo-jugoslave; per rinvio pace a tempo indeterminato.

Lei sa che libertà negoziare è più teorica che reale; che sappiamo perfettamente che ripresa con Jugoslavia è incoraggiata e non ostacolata dagli Alleati; che procedura prevista a Mosca può perfettamente prestarsi a remore e rinvii.

Ragioni nostro scontento sono state comunque da me direttamente illustrate a rappresentanti alleati 1: esse si accentrano sopra tutto su circostanze che cobelligeranza, con tutto quanto essa comporta, è stata almeno apparentemente negletta e Italia accomunata in blocco a Paesi vinti, senza discriminazioni almeno apparenti.

Nel frattempo si è insabbiato a Mosca anche quel modus vivendi provvisorio che avrebbe almeno dovuto sgravarci dalle pesanti clausole economico-finanziarie dell'armistizio, le quali rappresentano un inceppo insormontabile alla ricostruzione e una lenta emorragia, che è necessario tamponare, come lo stesso Byrnes ha riconosciuto ieri nelle sue dichiarazioni alla stampa.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI

T. 102/c.2 . Roma, 4 gennaio 1946, ore 21.

Suo 998 3 .

Questo ambasciatore degli Stati Uniti, in risposta alle mie comunicazioni circa Conferenza Mosca 1 , mi informa d'ordine del suo Governo che:

l. le conclusioni di Mosca nei confronti dei trattati di pace sono basate sugli accordi raggiunti a Potsdam;


1 Vedi D . 39. 2 Trasmesso anche alle rappresentanze a Londra, Parigi e Mosca. 3 Vedi D . 45, nota 2.

2. il riconoscimento dello sforzo bellico dell'Italia, come cobelligerante, contenuto nel comunicato di Potsdam, non è stato in alcun modo invalidato;

3. il Governo degli Stati Uniti continua naturalmente ad aderire alle dichiarazioni fatte al Governo italiano nel giugno 1945, relative al proposito (expectation) nordamericano che, prima della stesura conclusiva del trattato di pace, sia data all'Italia ogni opportunità (full opportunìty) di discutere il trattato e di esporre il suo punto di vista 1•

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IL RAPPRESENTANTE A PARIGI, SARAGAT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 179/10-11. Parigi, 5 gennaio 1946, ore 22 ( per. · ore 14,30 del 6) .

Ieri ministro degli affari esteri interim Gay rimessa questo ambasciatore America nota risposta comunicazione fatta Francia seguito Conferenza Mosca. In tale nota esprimesi accordo di massima Governo francese circa conferenza per trattati pace da tenersi Parigi. Tuttavia Governo francese subordina conferma tale adesione ad alcuni «chiarimenti», osservando che, affinché decisioni conferenza possano avere forza ed efficacia reale, discussione trattati Italia, Romania, Bulgaria, Ungheria e Finlandia debba essere ampia, approfondita, comportando audizione rappresentanti questi Stati senza che ciò costituisca precedente nei riguardi Germania. Decisioni definitive dovrebbero inoltre spettare Organizzazione .Nazioni Unite.

Con tale nota Francia sembra voler precisare sua rinuncia già ventilata politica blocco occidentale od intermediaria tra Occidente ed Oriente per ritornare posizione, già assunta San Francisco, di paladina nazioni medie e minori, nelle quali comprendonsi ora nazioni ex satelliti Germania. Ponendosi come nazione tutelatrice diritto giustizia per tutti, essa sembra cercare rifarsi autorità morale che le consenta riprendere funzione eminente politica internazionale. Ritengo che Italia possa sostanzialmente avvantaggiarsi passo francese, anche se essa viene messa, in conseguenza tesi egualitaria sostenuta da Francia, su stesso piano altri Stati ex satelliti: assicurata nostra partecipazione conferenza non escluderebbesi ulteriore possibilità richiedere riconoscimento nostra speciale situazione.

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L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

R. 7/l. Mosca, 5 gennaio 1946 2 .

Le decisioni della Conferenza di Mosca mi inducono a riprendere la questione del trattato di pace.


1 Kirk aveva comunicato questa risposta con un promemoria del 2 gennaio. 2 Manca l'indicazione della data di arrivo.

V.S. mi permetta di ricordare che non ho avute mai molte illusioni su quello che sarebbe stato il trattato di pace per noi e non ho mai celato a V.S. né le mie conclusioni pessimiste, né le ragioni per cui ero arrivato a queste conclusioni.

Col mio rapporto n. ~73/284 del 21 agosto 1945 1 , inviato alla S.V. alla vigilia della Conferenza di Londra, avevo espresso il parere che non c'era più niente che noi potessimo fare per migliorare le nostre sorti, che non c'era mai stato niente da fare, perché la sorte dell'Italia ormai era stata già decisa a priori, ben prima che noi uscissimo dalla guerra; e che tutte le mezze promesse fatte e poi ritirateci non erano stati che mezzi tattici per arrivare al fine che si desiderava raggiungere: l'eliminazione dell'Italia come grande potenza, sia pure l'ultima, e togliere all'Italia non solo i mezzi di offendere, ma anche, in quanto possibile, i mezzi di continuare la sua politica tradizionale di destreggiarsi fra i contrasti e gli aggruppamenti delle potenze maggiori; l'eliminazione di quell'Italia, in una parola, che, per cinquanta anni almeno, era riuscita a dar fastidio e a farsi pigliare sul naso da tutti.

Se in data 21 agosto, in base ad un ragionamento induttivo, la nostra situazione, per quanto concerneva la soluzione di alcuni dei problemi connessi col trattato di pace, si poteva considerare cattiva, tutto quello che è accaduto da allora in poi non mi sembra che permetta un apprezzamento più ottimista della nostra situazione.

Se si potevano infatti avere allora ancora alcune speranze sulla possibilità di soluzioni meno sfavorevoli a noi, queste speranze erano basate sulla presunzione di una disposizione degli americani favorevole a noi, e sulla loro capacità e possibilità di far prevalere il loro punto di vista nei consigli degli Alleati.

Le dichiarazioni del ministro Byrnes, dopo la Conferenza di Londra, sono state, mi sembra, sufficientemente esplicite: almeno per farci comprendere che, buone parole a parte, il nostro concetto di pace giusta non corrispondeva affatto al concetto americano. Quanto poi alla capacità degli americani di difendere il loro punto di vista nei consigli degli Alleati, mi sembrerebbe che tutto quello che è accaduto a Londra e dopo dovrebbe portare a far cadere tutte le illusioni.

Mi riservo, appenC'). avrò gli elementi necessari che stanno gradatamente venendo fuori, di riferire a V.S. sul complesso della Conferenza di Mosca 2• In linea di massima dovrei dire intanto che sarebbe stato difficile mostrarsi più inabili, come negoziatori, di quanto abbiano fatto gli americani.

La grana piantata sulla questione della democrazia balcanica, in sé stessa, era una mossa che poteva dare, ed effettivamente dava, fastidio ai russi, ma che era a priori destinata all'insuccesso. Essa poteva solo essere giustificata per ragioni tattiche; ossia come una mossa offensiva americana diretta ad ottenere che i russi, per avere le mani libere nella loro zona di amicizie, si mostrassero più arrendevoli su altre questioni, per esempio le questioni italiane (frontiere con la Jugoslavia , colonie, riparazioni, Dodecanneso) e questioni mediterranee in generale. Ed era questa una manovra che condotta con calma, pazienza e capacità, avrebbe potuto condurre a dei risultati favorevoli agli americani: ed era quello che i russi temevano. Invece,


1 Vedi serie decima, vol. II, D . 439. 2 Vedi D. 78.

gli americani, dopo aver fatto , a parole, fuoco e fiamme sulla democrazia dei Balcani, hanno capitolato in pieno (vorrei sperare che nessuna persona di buon senso voglia sostenere che, dato lo stato di cose esistente in Bulgaria e in Romania, la situazione sia cambiata per l'immissione nel Governo di un paio di ministri tratti dai partiti dell ' opposizione, due ministri che il giorno che abbiano servito al loro scopo , possono benissimo esser messi via, come è stato fatto in Jugoslavia) senza nemmeno essersi assicurati , in cambio , che i russi consentano a recedere su tutte le altre questioni sollevate dopo. Per cui, il giorno che le trattative riprendono a Londra, noi abbiamo una Russia la quale mantiene il suo punto di vista, sugli Stretti e sulle frontiere orientali turche , sulle nostre colonie, che in vasta misura continua ad appoggiare la tesi jugoslave per quanto concerne le nostre frontiere orientali, mentre gli americani, in Europa almeno, si sono privati dell'unico mezzo di pressione che essi potevano avere per indurre la Russia a fare delle concessioni.

Lasciamo da parte la questione delle nostre colonie, tanto ormai a restituirle, in una forma o nell'altra, a noi, non credo nessuno seriamente ci pensi: si tratta soltanto di decidere fra i vincitori chi e in che forma se le prenderà; è quindi una lotta fra di loro. Ma per quanto concerne riparazioni e nostri confini orientali, si dovrà arrivare ad una soluzione di compromesso: già di per sé questo non sarebbe molto incoraggiante perché in un anno e mezzo di negoziati russo-americani abbiamo già potuto chiaramente vedere su che basi si fanno generalmente questi compromessi : ma se, come è possibile, alla prossima riunione dei tre ministri degli esteri che dovrà rivedere e risolvere il lavoro fatto dai supplenti, venissero sollevate anche le questioni concernenti la Turchia e il Dodecanneso, questioni che interessano gli inglesi e gli americani assai più che quelle che ci concernono direttamente, abbiamo sempre da temere che un compromesso, un po' più vantaggioso agli anglo-americani, su queste questioni venga raggiunto a spese di questioni che ci toccano più da vicino. Gli americani hanno più volte dichiarato che non accetteranno compromessi e baratti sulle questioni italiane: ma hanno dichiarato tante cose ... per quanto mi concerne ne sarò sicuro solo quando tutto sarà finito.

Data la situazione in cui si riaprono i negoziati , con i russi incoraggiati dalla grossa vittoria avuta, e gli anglo-americani evidentemente ammosciati dalla grossa sconfitta avuta (per quanto tentino di mostrare, sia pure con scarsa convinzione, che non è stata una capitolazione completa) vediamo le probabilità che ci aspettano.

l. Frontiera orientale. Allo stato attuale delle cose credo faremmo bene a non farci illusioni: il massimo che possiamo sperare è la linea Morgan. Dico il massimo perché oggi , dopo come sono andate le cose alla Conferenza di Mosca, non mi sento più affatto sicuro che riusciremo a salvare Trieste. È esatto che ci sono delle ragioni, che non hanno nulla a che fare con gli interessi italiani, per cui gli anglo-americani preferirebbero che Trieste non andasse agli jugoslavi, il che è tanto dire ai russi. È vero anche che i russi , la Jugoslavia avendo nelle sue mani le linee di comunicazione, non danno a Trieste in se stessa una importanza capitale: però se le mie informazioni sono esatte, da parte jugoslava si sta cercando di convincere Mosca, non senza successo, che la situazione interna in Jugoslavia a causa sopra

• tutto degli intrighi degli emigrati in Italia, non è ancora stabilizzata come si vorrebbe; che il prestigio di Tito e la sua situazione interna sono strettamente legate con la questione di Trieste: e che se Tito non dovesse arrivare a quello che desidera, ciò significherebbe un colpo grave al suo prestigio interno ed alla solidità della sua situazione. Egli sta facendo presso i russi quello che noi cerchiamo di fare presso gli anglo-americani, quando diciamo loro dei rischi a cui una pace dura mette la democrazia in Italia. Con la differenza però che mentre sarebbe azzardato affermare che gli americani non vedrebbero con piacere l'attuale democrazia italiana sostituita con altri tipi di democrazia, i russi ci tengono, e moltissimo, a che Tito resti solidamente in arcione in Jugoslavia. Se quindi quanto dice Tito corrisponde a verità o se, il che sarebbe lo stesso, i russi ne sono convinti, possiamo temere una nuova offensiva jugoslava, appoggiata da russi, sulla questione della Venezia Giulia. La base di questa offensiva sarà quella che ho già da tempo segnalata a V.S. : è vero che la regione è, etnicamente, in prevalenza italiana, ma gli italiani che vi vivono nella loro grande maggioranza desiderano l'unione federativa con la Jugoslavia. Adesso è evidente gli americani ci diranno non cederemo mai, ma dopo tante e tante esperienze fatte, chi ci può garantire che all'atto pratico non ci verranno poi a fare una bella lezione sulla necessità di mentenere ad ogni costo la collaborazione fra i Tre Grandi?

2. Frontiere settentrionali. Io temo che il risultato delle elezioni austriache abbia introdotto nella questione nuovi elementi a noi poco favorevoli. Se le elezioni avessero data una influenza preponderante ai comunisti, gli americani e gli inglesi avrebbero certamente appoggiato il nostro punto di vista: e non credo che i russi, per conto loro, avrebbero sposata la causa austriaca, convinti come sono che l'Alto Adige è piuttosto un covo di conservatori . Siccome però oggi c'è in Austria un Governo di destra, che evidentemente gli anglo-americani hanno tutto il desiderio di rafforzare al massimo, in maniera da evitare, se ed in quanto è possibile, che l'Austria in un modo o nell'altro ricada sotto l'influenza preponderante russa, è da temere che appunto per rafforzarlo, essi cercheranno di dargli un successo nella questione dell'Alto Adige. Non arrivo a credere che ci porteranno via tutto l'Alto Adige, ma credo assai poco che riusciremo a conservarlo tutto; si tratterà, come dice Carandini, di interpretare generosamente, le «rettifiche di frontiera». Per le stesse ragioni i russi dovrebbero non essere contrari a che l'Alto Adige ci resti: e credo che effettivamente sia così: non credo però che sia uno di quei punti su cui essi sono disposti ad impegnarsi sul serio in nostro favore: ci si potrebbe arrivare, nel quadro di un nostro completo cambiamento di fronte nel campo di una politica estera diversa: eventualità però che, nelle circostanze attuali, va considerata come del tutto teorica: primo perché noi non siamo in grado di scegliere l'orientamento della nostra politica estera: secondo perché, anche se lo potessimo fare, dubito assai che, nell'attuale congiuntura internazionale, i russi sarebbero disposti a rischiare un nuovo putiferio con i loro alleati, con una incursione in una zona che finora essi hanno riconosciuta come caccia riservata anglo-americana.

Dato che nelle due questioni territoriali noi sembreremmo destinati a fare le spese della politica interna che i russi e gli anglosassoni vogliono fare rispettivamente in Jugoslavia e in Austria, mi si potrebbe domandare per quali ragioni ritengo che

né l'uno né l'altro siano disposti a tener conto di quelle che possono essere le ripercussioni sulla politica interna italiana di soluzioni così contrarie alle nostre aspirazJOm.

Per quanto riguarda la Russia la situazione è complessa: non voglio arrivare a dire che alla Russia è completamente ind ifferente che l' Italia ridiventi «fascista», ma la Russia fa, prima di tutto, la sua politica ; in questo momento la Russia ritiene necessario, ai suoi fini, di avere in Jugoslavia un regime sicuro dal punto di vista della politica estera; sicura si sente solo con Tito: e questo suo scopo essenziale di politica estera non è disposta a sacrificarlo sull'altare a una futura democrazia italiana, in favore di un'Italia che non entra, oggi, nel quadro della sua politica.

Per quanto riguarda gli anglo-americani io ci vedo due ordini di idee: il primo, forse prevalentemente americano , è proprio di politica interna, quello che dicono o possono dire i governanti americani è una cosa ; ma i veri padroni dell'America, i grandi interessi, mi sembra che ci abbiano fatto capire abbastanza chiaramente quale è il tipo di democrazia che essi vorrebbero vedere in Italia ; se quindi noi diciamo loro: guardate che una pace che ci imponesse gravi e sentiti sacrifici territoriali mette in pericolo l'attuale regime democratico italiano, non sarei sorpreso che qualche grosso businessman, dì quelli che tira no i fili effettivi della politica americana, rispondesse in cuor suo: «that is just what I want».

Il secondo, io ritengo prevalentemente inglese, ha in vista degli obiettivi più lontani di politica estera. È fin troppo noto quanto nel passato l'irredentismo ha messo la nostra politica estera su linee obbligate. Fino al 1914, noi potevamo fare colla Germania e con l'Austria tutte le alleanze che volevamo: a Londra, a Parigi, a Pietroburgo si sapeva troppo bene che il giorno in cui l'Austria si fosse trovata in guerra, noi non avremmo esitato un momento a saltarle addosso. n trattato di Versailles ne è stata un'altra prova: ci è stato gettato negli occhi il granello di sabbia di Fiume e noi abbiamo perso il lume della ragione; per avere quello a cui credevamo di avere diritto, non abbiamo esitato a sacrificare la possibilità che avevamo di crearci, moralmente almeno, una posizione di Grande Potenza sul serio, abbiamo dimenticati tutti i nostri altri possibili interessi nel resto del mondo, ci siamo fatti prendere sul naso da tutti; e lo scontiamo oggi. n conte Sforza, nel fare la sua politica adriatica, oltre che da ragioni !!uperiori di ragionevolezza, era guidato anche, e lo disse allora molto chiaramente, dall'idea che l'Italia non avrebbe mai potuto avere una sua politica estera se non si liberava dalle fissazioni adriatiche.

Ora supponiamo un'Italia con grosse decurtazioni alla sua frontiera orientale; ed ecco tutto il risorgente nazionalismo italiano inchiodato all'aspirazione di riacquistare le terre perdute, ecco reso impossibile ogni sincero riavvicinamento con la Jugoslavia; ecco reso impossibile ogni nostro vero riavvicinamento colla Russia: da parte inglese e da parte americana ogni tanto, quando lo si riterrà necessario , ci si farà balenare qualche vaga possibilità di revisione delle frontiere, anche senza avere la minima intenzione di fare qualche cosa di serio ; questo basterà per legare noi agli anglo-americani più di qualsiasi accordo. L'Italia fascista ha ben tenuta legata al carro per molti anni l'Ungheria con delle vaghe promesse di revisione, senza che nessuno, da noi, pensasse mi.nimamente a fare sul serio qualche cosa. Lo stesso ragionamento può valere nei riguardi dell ' Austria ed anche nei riguardi delle rivendicazioni francesi .

Voglio precisare: non credo, anzi escludo, che un piano così machiavellico sia· il piano di Byrnes o di Bevin. Oggi le questioni italiane, di fronte ai grossi problemi sul tappeto , sono delle questioni secondarie: sono il banato di Temesvar di questa nuova Versailles. I ministri degli esteri, i loro supplenti sono stanchi, oberati di lavoro; l'iniziativa, più che nelle loro mani, è in quelle di qualche loro oscuro collaboratore; dobbiamo tener conto dell 'influenza ostile ed attiva della Jugoslavia, della Grecia e di altre potenze minori, della ossessione della collaborazione ad ogni costo, della ossessione di risolvere come che sia le questioni pendenti: dobbiamo tener conto anche di idee, forse strampalate, ma che nel mondo anglo-sassone hanno molto corso, quali quelle espresse dal signor Toynbee (che complicati accordi di traffico, di frontiera, di scambio possano facilitare il crearsi di una mentalità internazionale): tutti questi elementi contano, nelle decisioni effettive che saranno prese, assai più che la volontà e le buone disposizioni di un Bevin, di un Byrnes, di un Molotov.

Meditiamo un po' quello che è accaduto nell'altra Conferenza della pace, per tutte le questioni che non concernevano direttamente i Grandi di allora. E vedremo quindi come a tante delle decisioni concernenti Ungheria, Polonia o che so io, decisioni che poi sono state così amaramente rimpiante, quando era troppo tardi, si è arrivati non per la volontà dei ministri degli esteri, ma appunto per il giuoco di elementi irresponsabili.

3. Colonie. Mi sembra ormai pacifico che non ci sarà nessuno che alla Conferenza della pace proporrà la restituzione all'Italia delle sue colonie pre-fasciste, sia pure a titolo di amministratore a nome delle Nazioni Unite. Il massimo che potremo sperare, dato che probabilmente la tesi che prevarrà sarà quella del mandato plurimo (tutta la chiacchierata relativa alla Corea nel comunicato finale della Conferenza di Mosca mostra chiaramente l'indirizzo generale), è di avere uno o due rappresentanti nel consiglio di amministrazione, a cullarci nella speranza che questi posti diano ai nostri rappresentanti una influenza effettiva maggiore di quella che avrebbe potuto avere il delegato del Paraguay alla Commissione dei mandati presso la defunta Società delle Nazioni.

4. Riparazioni. Su questo argomento tornerò con apposito rapporto 1: in questa sede mi limito a dire che trecento milioni di dollari richiesti dalla Russia per sé e per i suoi protetti, dovremo finire per pagarli: resta solamente a sapere se li pagheremo tout court in natura o li pagheremo in impianti industriali, o magari in assets italiani nelle due Americhe o altrove; la Russia non mollerà di certo e un terreno di compromesso a spese nostre lo si troverà senz'altro.

Di fronte a questa situazione poco brillante viene fatto naturalmente di porsi una questione : possiamo noi ancora fare qualche cosa per modificare la situazione?

Sono molti mesi che abbiamo bussato a tutte le porte: formalmente ci sono delle differenze: a Washington ci si domandano e si discutono con noi dei promemoria sulle varie questioni che ci interessano: a Londra, da quello che vedo , i nostri esperti riescono a parlarne all'ufficio studi: a Mosca oggi vengono accettati con l'aria di dire «ringraziateci che non ve li mandiamo indietro». In realtà però i


1 Vedi D. 61.


73 Tre Grandi Alleati ne tengono esattamente lo stesso conto. Tutte le questioni che ci riguardano sono esclusivamente delle questioni fra Alleati; si tratta di dividere le nostre misere spoglte, di delimitare le proprie zone di influenza, di dare dei fastidi all'altra parte: si tratta cioè di tutto meno che di tener conto degli interessi e dei diritti italiani. Abbiamo cercato di far capire, a destra e sinistra, che questo atteggiamento è sbagliato, che un'Italia risentita, umiliata, ridotta alla disperazione può un giorno essere in Europa e nel mondo un elemento di disordine. Potremo continuare a farlo: nessuno ci sta a sentire.

Se qualche miglioramento della nostra situazione , tale quale mi appare oggi, è ancora sperabile, esso può venire solamente da qualche imprevedibile aggiustamento degli interessi contrastanti degli Alleati , che possa giuocare in nostro favore, ma non da una azione diplomatica nostra. Si ama troppo da noi fare il paragone con l'opera svolta al Congresso di Vienna da Talleyrand in favore della Francia: ma erano altri tempi, altre atmosfere; oggi Talleyrand ministro degli esteri d'Italia non riuscirebbe a fare niente di più di quello che è stato fatto. Possiamo continuare, per debito di coscienza, a lavorare sulle vie che abbiamo seguite fino ad ora purché evitiamo di seccare, e purché non diamo troppa importanza a questioni di puro prestigio , che non fanno altro che renderei ridicoli , non c'è nulla di male nel farlo: ma bisogna che non ci facciamo illusioni sul possibile risultato della nostra azione, e sopratutto che non facciamo illusioni al popolo italiano.

Una sola cosa ci resta da fare, l'unica a mio avviso che si possa fare ancora per migliorare, in qualche punto almeno, il trattato di pace: il rifiuto da parte del popolo italiano di ratificare il trattato di pace.

Premetto che questo sarà possibile solo dopo che, fatte le elezioni alla Costituente e le elezioni essendosi svolte in modo che non si possa ragionevolmente dire che esse non sono state libere, l'Italia potrà avere un Governo che, fuori di ogni discussione, debba essere considerato come rappresentativo della volontà del Paese, almeno secondo le regole generalmente accettate. Se il trattato di pace fosse respinto dal Governo italiano, quale esso è oggi, il Governo sarebbe immediatamente dichiarato non rappresentativo e sostituito con un altro .

L'Assemblea costituente deve riunirsi , a quanto mi sembra, ai primi di maggio: ossia contemporaneamente alla riunione della Conferenza generale della pace: uno dei primi atti della Costituente dovrebbe essere quello di togliere all'esecutivo il diritto di concludere trattati importanti; questo già metterebbe la delegazione italiana alla Conferenza della pace in condizione di un certo vantaggio perché essa potrebbe sempre sostenere di non essere in grado· di impegnarsi, ma di dover riferire all'Assemblea. L'Assemblea dovrebbe anche far sua, solennemente, la dichiarazione del presidente Parri, che ci sono cioè dei limiti a quello che qualsiasi Governo italiano può accettare; ne seguirebbe che se il trattamento di pace va al di là di certi limiti, che bisognerebbe però mantenere in proporzioni ragionevoli, la Costituente rifiuterà di ratificarlo . A questo punto bisognerebbe che intervenisse un accordo onesto e sincero fra tutti i partiti italiani per cui tutti i partiti in questa eventualità si impegnassero a rifiutare di costituire un governo. L'Italia, essendo ancora in regime di armistizio, in mancanza di un Governo italiano, e nell'impossibilità di crearne uno che abbia una parvenza di legalità -questo è un punto essenziale perché il piano che io propongo possa riuscire -gli anglo-americani dovrebbero prendersi sulle spalle direttamente la responsabilità di governare l'Italia, con tutte le conseguenze che essa porta, col caos in Italia, colle sue ripercussioni sull'opinione pubblica inglese ed americana. Questo, va rilevato , in un momento in cui, le elezioni avendo finalmente definita la fisionomia politica dell'Italia, si saprà se l'Italia va a destra o a sinistra: e secondo che sia andata a destra o a sinistra, sia assolutamente sia relativamente alle attuali aspettative, l'Italia potrà contare sulle simpatie, secondo i casi, degli elementi di destra o di sinistra. Sarà finita cioè questa situazione ibrida per cui la democrazia italiana, nella sua attuale forma, non è vista con simpatia da nessuno. L'Austria che è andata, in un certo senso, a destra, gode oggi delle simpatie delle destre, la Jugoslavia gode quelle delle sinistre: noi, i russi ci trovano troppo reazionari, gli americani ci trovano troppo a sinistra, gli inglesi trovano anche loro da criticare.

Quello a cui noi dovremmo prepararci, in altre parole, è una forma italiana di «non cooperazione non violenta»: se noi lo faremo, se non ci saranno dei partiti e degli uomini politici che si presenteranno a formare un governo a qualsiasi condizione, avremo sì da passare un periodo duro, non però più duro di tanti che ne abbiamo già passati, ma nello spazio massimo di un anno, possiamo essere sicuri di arrivare a delle sostanziali revisioni del trattato di pace.

La impostazione del rifiuto di ratifica dovrebbe, naturalmente, essere fatta a ragion veduta. Non possiamo farlo sulla questione delle colonie, per esempio: c'è tutto un passato connesso colle nostre colonie, colla nostra espansione imperiale che permetterebbe troppo facilmente ai nostri avversari di trasportare la situazione sul terreno del «neo-fascismO>>. Lo si può fare viceversa sulla questione delle nostre frontiere orientale e settentrionale, ma impostandolo sulla base «nessuna modificazione territoriale senza consultazione della volontà delle popolazioni»: quindi nessuna cessione di territori senza plebiscito. Tanto, perduto per perduto, non potrebbe andare peggio; e l'idea del plebiscito dà enormemente fastidio a tutti e piazzerebbe il nostro punto di vista su di una posizione difficilmente attaccabile. Ma l'enfasi maggiore del rifiuto di ratifica dovrebbe portarsi su tutte le clausole che limiteranno la nostra indipendenza e la nostra sovranità e di cui il trattato non mancherà di essere fornito: le quattro libertà, limitazioni economiche, militari, di sovranità, basi navali, controlli ecc. Questo è il punto principale su cui l'Assemblea costituente dovrebbe basare il suo rifiuto di ratifica: questo è anche, secondo me , il punto essenziale per noi del futuro trattato di pace. Amputazioni territoriali, nella misura in cui esse sono ridotte oggi, per dolorose che siano ai nostri sentimenti, non sono tali da compromettere la ripresa dell'Italia, specie nella fisionomia nuova che il mondo va assumendo. La perdita giuridica della nostra indipendenza è invece la fine materiale e morale dell'Italia.

Questa, ripeto, è l'unica cosa effettiva che noi possiamo fare ancora per modificare a nostro favore il trattato di pace.

Noi abbiamo cercato, giustamente, di preparare la nostra difesa al tavolo della pace, secondo la nostra antica tradizione, a mezzo di abili impostazioni giuridiche. Partendo dalla modesta base della dichiarazione di cobelligeranza, noi abbiamo cercato abilmente di creare la figura giuridica del cobelligerante, nella speranza di arrivare alla conclusione finale che cobelligerante era cosa poco diversa da alleato, e come tale non poteva essere oggetto di un Diktat. Fin che c'era la guerra, fino a che c'era qualche utilità da trar fuori dal popolo italiano, i nostri alleati , senza mai dirci precisamente che accettavano il nostro punto di vista , si sono adoperati a !asciarci delle speranze. Dal giorno in cui la guerra è finita, e noi non serviamo più a niente, per quanto concerne l'Italia il cobelligerante è scomparso e resta l'ex nemico. È, secondo me, quindi .inutile cercare di ricostruire l'edificio, di continuare ad appellarsi a carte atlantiche, ad ideali, a principi . Quello che conta oggi -e se noi stacchiamo gli occhi dall'Italia e guardiamo a quello che accade a Paesi che, a differenza di noi non sono mai stati né satelliti né collaboratori, sarebbe difficile negare che ho ragione -è più o meno quello che ha contato sempre, la forza materiale, la forza bruta: noi non ne abbiamo e quindi non contiamo niente .

Non è quindi né con le note, né con i promemoria, né con le esposizioni che noi possiamo sperare di migliorare la nostra posizione : perché esse avessero effetto bisognerebbe partire dal presupposto che c'è qualcuno fra i governanti alleati che ancora realmente si preoccupa di dare al mondo una pace giusta e non solamente una pace rispondente a quello che, a torto o a ragione, ritiene essere i suoi interessi. L'unica cosa che possiamo fare ancora è quella di mostrare agli alleati che, anche nella sua impotenza , l'Italia è in grado di creare dei pasticci, mettendoli nella necessità di assumersi l'amministrazione diretta dell' Italia, con una popolazione che non vuole collaborare con chi rinnega i principi in base ai quali essa è stata spinta a combattere i tedeschi: che il popolo italiano inteso nel senso vero e Jato, non è indifferente di fronte ai problemi di politica estera, ma che è anzi disposto a nuovi sacrifici per difendere i suoi interessi vitali. Se noi ci metteremo per questa strada, seriamente e decisamente, prima di tutto riacquisteremo un po' della stima e del rispetto che abbiamo perduti; dovremo fare lo stesso dei sacrifici , perché da che mondo è mondo non si perde impunemente una guerra, ma almeno avremo la sicurezza di uscire dalla guerra senza minorazioni permanenti della nostra sovranità e della nostra indipendenza, assai più gravi, ripeto , di tutte le minorazioni territoriali.

Ricordo ancora a V.S.: alla fine dell 'altra guerra, i vinti di allora , hanno cercato, al pari di noi oggi , di fare intendere ragione ai vincitori richiamandosi ai quattordici punti di Wilson, all 'equità , alla giustizia, alla ragione ; nessuno di essi è riuscito a farsi ascoltare: solo alla Turchia è riuscito di modificare il Trattato di Sèvres, ed appunto adoperando quei mezzi che, mutatis mutandis, io suggerirei all'Italia di adottare .

Mi si può obiettare che questo non è possibile perché il popolo italiano non è in grado di affrontare nuove difficoltà , perché non ha la forza di resistenza necessaria: io non posso giudicare. Se è così realmente, allora gli alleati non hanno poi tutti i torti ad infischiarsene di noi .

Comunque, se realmente è così, siccome un giorno potrà certamente essere rimproverato al Governo italiano di non aver ricorso a questa ultima ratio, mi sembrerebbe indispensabile che questa alternativa fosse posta chiaramente al popolo italiano, in modo che esso possa pronunciarsi: al momento della presentazione del trattato di pace noi avremo, questa volta, il vantaggio di avere nell'Assemblea costituente un organo il quale ha, inequivocabilmente, il diritto di parlare a nome del popolo italiano: l' alternativa del rifiuto della ratifica e della continuazione della resistenza, nelle forme che la situazione ci permette, dovrebbe essere posta dal Governo dell'epoca in forma chiara e precisa .

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IL RAPPRESENTANTE A PARIGI, SARAGAT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

R. 106 /18. Parigi, 5 gennaio 1946 (per. il 14) .

Ritornato da Roma, valendomi del pretesto delle feste di fine d'anno, dei matrimoni di ministri, ecc ., ho atteso , prima di riprendere contatto con questi ambienti diplomatici, i risultati della Conferenza di Mosca. Pensavo infatti che le reazioni francesi alla mia risposta negativa per la questione di Tenda e Briga sarebbero state assai minori se da Mosca fosse emerso un accordo tra i Tre Grandi. E quando, dopo un lungo preambolo, ieri l'altro mettevo Co uve de Murville 1 a giorno delle direttive del mio Governo per la questione di Tenda e Briga, salvo una fugace animazione sul volto giovanile del mio interlocutore, nessun segno di particolare disappunto mi parve di intravedere nelle risposte che egli ebbe a darmi.

«Il problema così com'è stato posto da noi -mi disse Couve -aveva un significato particolare prima delle decisioni di Mosca. Oggi molte cose sono cambiate. La Francia intendeva allora prendere l'iniziativa per aiutarvi ad uscire dalla situazione attuale. Ed era legittimo che la Francia desiderasse risolvere direttamente con voi i problemi in sospeso tra i due Paesi per avere maggiore autorità in questa sua iniziativa. Oggi la nostra iniziativa è superata dalle decisioni di Mosca e la strada che deve condurre alla pace è riaperta. Si vedrà allora al tavolo della pace. Questo non esclude che possiamo fin d'ora esaminare e risolvere problemi urgenti come la redazione di un Trattato di Lavoro, e simili».

Questa in sostanza la risposta di Couve alle mie dichiarazioni caute e cordialissime nella forma, ma ferme sul fondo. Da questa risposta si può arguire che la Francia rinuncia all'idea di ottenere spontaneamente da noi quello che si riserva di chiedere al tavolo della pace?

Mentre Palewsky e lo stesso de Gaulle presentano brutalmente Tenda e Briga come il prezzo che dovremmo pagare alla Francia per ottenere il suo appoggio al tavolo della pace, Co uve prospetta la cosa in termini diversi : «Si trattava -dice Couve-unicamente di metterei d'accordo per dare alla Francia maggiore autorità di intervenire in vostro favore in una situazione in cui le vie della pace sembravano chiuse. Oggi non avete più bisogno di questa nostra iniziativa, ed è naturale che cada per voi come per noi l'interesse di un regolamento anticipato dei nostri rapporti» . Il sottile Couve lascia impregiudicato il fondo della questione e prospetta le richieste di Tenda e Briga non come il prezzo di un appoggio francese al tavolo della pace, ma come l'ovvio regolamento di questioni in sospeso giustificato dall 'iniziativa che la Francia intendeva prendere in nostro favore. Superata dalla situazione creatasi a Mosca l'opportunità dell'iniziativa francese, cade la necessità del regolamento anticipato. Si vedrà al tavolo della pace.


1 Sul colloquio con Couve de Murville del 3 gennaio, Saragat aveva brevemente riferito con T. 134/5 del 4 gennaio, non pubblicato.

Cosa si vedrà al tavolo della pace naturalmente Couve non me lo ha detto, forse anche perché lo ignora lui stesso. Ma è quello che noi dobbiamo tentare di prevedere.

Il problema per noi non è di sapere se la Francia al tavolo della pace insisterà

o no nella sua richiesta per Tenda e Briga. Ogni dubbio a questo proposito mi pare eliminato dall'ostinazione con cui ancora recentissimamente, durante il suo colloquio col conte Sforza 1 , il generale de Gaulle rivendicava i due «misérables villages». Mi par chiaro quindi che al tavolo della pace la Francia chiederà Tenda e Briga. E neanche penso che sia il caso di scontare una seria opposizione degli altri Tre Grandi alla richiesta francese.

Il problema, a mio avviso, è il seguente: in tema di rettifiche di frontiera , non estenderà la Francia al tavolo della pace le sue richieste ad altro settore? In altri termini: mentre sul terreno di negoziazioni dirette la Francia si sarebbe «accontentata», pare, di Tenda e Briga, su quello di negoziazioni generali, noi assenti, non vorrà essa elevare pretese anche sulla testata della Valle di Susa? E in tal caso, quale sarà l'opinione dell'America, dell 'Inghilterra, della Russia?

Ancora: sempre stando all'ipotesi che il problema dei rapporti franco-italiani, per quel che si riferisce alle frontiere, debba essere regolato al tavolo della pace, senza precedenti accordi tra i nostri due Paesi, quale sarà la posizione della Francia per l'Alto Adige? È noto infatti che a questo proposito ripetutamente mi è stato dichiarato in termini più o meno coperti che l'appoggio francese alla giusta tesi italiana, accettata del resto in linea di massima alla Conferenza di Londra, era legato alla nostra rinuncia a Tenda e Briga.

Riassumendo. Ci conviene negoziare la cessione di Tenda e Briga, oppure dobbiamo perseverare nella linea seguita fino ad ora lasciando che al tavolo della pace le cose maturino da sé?

Al punto in cui sono le cose, mi è impossibile emettere un giudizio categorico. L' unica cosa che posso dire è questa: se la Francia pone il problema dei rapporti franco-italiani sul terreno angusto e meschino dei vantaggi territoriali che essa vuoi ricavare dalla nostra presente debolezza, è la prima via che ci conviene seguire. È chiaro infatti che sul terreno di negoziazioni dirette ci sarebbe possibile frenare in una certa misura e, in ogni caso, controllare le richieste francesi ottenendo impegni precisi di appoggio per alcune delle nostre tesi. Quale possa essere l'efficacia di questo intervento della Francia a nostro favore non mi è dato di poter determinare esattamente, ma penso che commetteremmo un errore se non tenessimo conto che, anche ammesso che la Francia non possa far nulla per noi, è certo che potrebbe far molto contro di noi .

Se invece la Francia pone il problema dei suoi rapporti con noi sul piano dei suoi reali interessi storici e permanenti, allora è la seconda strada quella che dobbiamo seguire. Se la Francia valuta nella sua giusta luce il significato dell'amicizia italiana, essa andrà al tavolo della pace con la «mauvaise conscience» di chi sa di chiedere ciò che non gli è dovuto, e, pur mantenendo la sua richiesta per Tenda e Briga, cercherà di attutire le conseguenze dell'amputazione del nostro


1 Sforza si era recato a Parigi il 28 e 29 dicembre per una riunione del Comitato Francia-Italia e in quella occasione aveva chiesto e ottenuto di essere ricevuto da de Gaulle .

territorio moltiplicando il suo zelo per apparire ai nostri occhi come tutelatrice dei

nostri interessi in altri settori.

Con ogni probabilità ognuno di questi punti di vista -quello nazionalistico e

quello storico -si confondono nello spirito dei dirigenti francesi non privi di

consapevolezza quanto agli interessi permanenti del loro Paese ma incapaci di

disincagliarsi dalle vecchie formule, per cui il miraggio di un 'annessione territoriale

appare come il sigillo e quasi la garanzia di un illusorio primato.

In tutto questo complesso di interessi, di illusioni, di passioni e anche di

nobili ideali, il problema per noi mi pare consistere non tanto in una scelta sulla

via da seguire sul terreno della tattica diplomatica , quanto nel tentativo di aiutare

la Francia a chiarire a se stessa il senso vero dei suoi interessi permanenti. Se di

qui al tavolo della pace noi riusciremo a prospettare alla coscienza francese

l'immenso valore per il destino dei due Paesi di un accordo sincero , molte cose

che oggi paiono speranze chimeriche potrebbero trovare la via per divenire ma

gnifiche e solide realtà. Se invece non riusciremo a tanto, o vi riusciremo incom

piutamente, allora ciò che nascerà al tavolo della pace , per quel che si riferisce ai

rapporti franco-italiani, porterà il segno dell'equivoco e dell 'errore. Allo stato

attuale delle cose penso che, in fondo, sia ancor questa la strada migliore. Tra la

strada che conduce ad una meta concordata ma mediocre e quella di cui si ignora

il termine ma che potrebbe anche condurre alla cima del monte, è la seconda

quella per cui i popoli che hanno fiducia in se stessi debbono avviarsi. Ed io

credo che l'Italia abbia diritto di aver fiducia in se stessa e, perché no?, anche un

pochino negli altri.

58

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI , AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T: S.N.D. 246 /13. Washington , 6 gennaio 1946, ore 21 (per. ore 18 del 7).

Suo telegramma 11230/c . 1•

Come ho ripetutamente riferito (da ultimo con mio telegramma 995)2 piano

americano revisione armistizio è in via lenta maturazione. Dipartimento di Stato

evidentemente intende concretare definitiva redazione, allargando o restringendone

portata in relazione attesa risposta Cremlino al passo americano. Sicché sono

contemporaneamente allo studio vari progetti: da modus vivendi di più o meno

ampio respiro ad almeno sostanziale revisione armistizio che tenga conto nostri · desiderata.


1 Non pubblicato, ritrasmetteva il D. 44. 2 Vedi D. 47.

Subito dopo arrivo qui nostre proposte concrete in materia economica finanziaria (di cui al vostro 741) 1 , vennero rimesse competenti uffici affari politici ed economici del Dipartimento di Stato. Copia consegnata costà a Kirk sino all ' altro ieri non era ancora pervenuta ai predetti uffici. Ci è stato chiesto se codesto ministero ne avesse fatto eventualmente rimettere copia anche al Foreign Office, affinché Dipartimento di Stato potesse avere norma nei confronti di questa ambasciata d'Inghilterra: Si è risposto che al riguardo non si avevano ancora informazioni da Roma ma che codesto ministero aveva certo inteso darne previa comunicazione a Washington trattandosi iniziativa americana . La risposta è stata accolta con compiacimento da funzionari dirigenti uffici su indicati, i quali hanno comunicato che avevano già esaminato nostre proposte e le avevano trovate molto ragionevoli.

Si è ieri chiesto a Dipartimento di Stato se era possibile, nel caso di una risposta comunque favorevole del Governo sovietico, si fosse potuto concretare subito piano americano e presentarlo altri grandi alleati, nell'assenza da Washington di Byrnes, Dunn e dirigenti impegnati a Londra per Assemblea O.N.U . e ripresa consiglio supplenti ministri esteri per pace. Ci è stato risposto che, date istruzioni di massima esistenti, sottosegretario di Stato Acheson, salvo speciali complicazioni, avrebbe potuto continuare da qui passi necessari che sarebbero stati eseguiti per vie diplomatiche.

Ad ogni buon fine si è provveduto comunicare al Dipartimento di Stato buoni affidamenti dati all ' ambasciatore Carandini da sottosegretario Foreign Office McNeil e da Harvey, di cui al telegramma di V.E. n. 109902 .

59

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, T ARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 248/14. Washington, 6 gennaio 1946, ore 22,47 (per. ore 20 del 7).

Suo telegramma n. 1003 e mio telegramma stampa n. 34 .

Dipartimento di Stato ha testè ricevuto da ambasciatore americano a Parigi comunicazione telegrafica della lunga nota del Governo francese circa procedura pace rimessa da Quay d 'Orsay. A seguito nostra domanda informazioni, ci è stata confidenzialmente data rapida lettura di alcuni brani del testo in lingua inglese qui telegrafato da predetto ambasciatore:

l. Governo francese , riguardo formulazione due comunicati Mosca del 24 e 27 dicembre circa procedura pace, chiede essere posto al corrente deliberazioni tre


1 Con T. 103751741 del 12 dicembre 1945 De Gasperi annunciav a l'arrivo di queste proposte, per le quali vedi D . Il , Allegato.


2 Non pubblicato , ritrasmetteva il D. 28.


3 Vedi D . 52.


4 Non pubblicato.

ministri affari esteri per assicurare partecipazione discussioni vari trattati pace degli altri Stati ad essi interessati e che hanno preso parte alla guerra. Al riguardo, predetto testo inglese si limita indicare puramente e semplicemente nomi Grecia, Jugoslavia , Etiopia (non Albania) per quanto riguarda trattato di pace con l'Italia. Grecia e Jugoslavia per trattative di pace con Bulgaria e così via non vengono invece espressamente nominate, secondo lui. Testo, che potrà essere peraltro solo un riassunto della nota francese, non contiene frasi indicate nel telegramma di

V.E. surriferito.

2. Governo francese esprime poi sua opinione che cinque Stati coi quali debbono essere conclusi trattati pace (Italia, Finlandia ecc.) abbiano diritto essere consultati. Pertanto Governo francese chiede conoscere se e quali deliberazioni siano state prese in proposito nel convegno di Mosca e di essere tra l'altro ragguagliato su effettiva parte riservata a ventuno Potenze invitate alla Conferenza che dovrebbe aver luogo a Parigi. Dopo aver protestato contro discordanze fra decisioni prese Mosca e criteri applicati in convocazione e prima fase Conferenza pace Londra, nota ribadisce interessi e diritti Francia in tutte questioni europee.

Nota francese, preannunziata da vari giorni , è stata qui ricevuta con fastidio evidente , oltre che per suo carattere di protesta contro deliberazioni Tre Grandi, per numerosi quesiti che essa pone. Ieri stesso Dipartimento di Stato ha dato inizio consultazioni con Inghilterra e U.R.S.S. per risposta che converrebbe dare sollecitamente onde impedire maggiore procrastinazione lavori Conferenza Londra.

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L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 290-418/23-34. Wa shington, 7 gennaio 19461•

Ho avuto lungo colloquio riepilogativo con Duno prima sua partenza per Londra. Egli ha tenuto a confermarmi che potevamo sicuramente contare su simpatia e aiuto Governo americano, il quale avrebbe fatto tutto il possibile affinché nella redazione schema trattato di pace nostre questioni avessero soluzione migliore. È intenzione Dipartimento di Stato accelerare al massimo conclusione pace e far sì che Conferenza ventuno Potenze possa effettivamente riunirsi alla data stabilita a


1 Il resoconto del colloquio con Dunn fu riferito in vari telegrammi che partirono e pervennero nei giorni e nelle ore appresso indicate: T. 290/23 del 7 gennaio, ore 23, pervenuto alle ore 18,30 dell'8;

T. 309/24 dell '8 gennaio, ore 14,08, pervenuto alle ore 9,15 del 9; T . 342/29 del 9 gennaio, ore 17, pervenuto alle ore 9 del 10; T . 362/30 del 9 gennaio, ore 13,38, pervenuto alle ore 14 del IO ; T. 365 /31 del 9 gennaio, ore 17,16, pervenuto alle ore 14 del IO; T. 421132 del IO gennaio, ore 11,06, pervenuto alle ore 11,30 dell'li; T. 363 /33 del 9 gennaio , ore 19,20, pervenuto alle ore 14 del 10; T. 418 /34 del IO gennaio, ore 15,16, pervenuto alle ore 11,30 dell ' li.

Mosca. Lavori Conferenza non dovrebbero durare oltre un mese. Ho espresso al riguardo miei dubbi, insistendo di nuovo caldamente per costante prosecuzione iniziativa americana per revisione armistizio, di cui egli è d'altronde convinto fautore (mio telegramma n. 11 e seguenti) 1 . Dunn mi ha detto che egli terrà a Londra particolare conto nostra situazione delicata ed è più che mai persuaso che America deve aiutare l'Italia a riprendersi moralmente e materialmente e l'attuale Governo a consolidarsi. Al riguardo egli ha spontaneamente portato discorso su articoli e interviste McCormick su New York Times giudicandoli assai opportuni e ben impostati. _

Alto Adige (mi riferisco ai miei telegrammi 972 e 986)2 . Ho parlato nuovamente con Dunn della questione dell'Alto Adige, ribadendo necessità che delegazione americana, con suo fermo atteggiamento, eserciti positiva influenza su perplessità britannica. Gli ho vigorosamente confermato che per Italia non esiste affatto una questione dell'Alto Adige e che il Governo, tutti i partiti nessuno escluso (gli ho al riguardo letto ultime dichiarazioni Togliatti di cui ai telegrammi di V.E . 95 e 96) 3 , e l'intera opinione pubblica sono necessariamente intransigenti in proposito . Gli ho anche consegnato un breve promemoria riepilogativo nostre buone ragioni con varie considerazioni di cui al telegramma n. 778 4 . Ho insistito su impegni presi da delegazione americana alla Conferenza di Londra nelle sue proposte per pace coll'Italia e particolarmente su assoluta necessità che non se ne alteri il carattere con interpretazioni estensive della formula «minori rettifiche». Dunn mi ha confermato oscillazione britannica, manifestandomi qualche apprensione su eventuale atteggiamento inglese e francese in favore Austria, che potrebbe risuscitare vecchie perplessità americane faticosamente superate prima del settembre scorso. Egli è dell'opinione che attuale confine tra Italia e germanesimo è geograficamente perfetto e dovrebbe essere mantenutò qual 'è; le «minori rettifiche» dovrebbero essere limitate zone San Candido e Tarvisio geograficamente al di là dello spartiacque. Spera far accettare a Londra questa tesi di cui valuta importanza. A questo proposito Dunn mi ha confidato , per la prima volta, che la questione Alto Adige ebbe un inizio di discussione a Londra nei pochi giorni attività del Consiglio supplente, il quale avrebbe deciso che Austriaavrebbe dovuto essere sentita; cosicché essa verrebbe probabilmente invitata esporre suo caso e naturalmente anche l'Italia verrebbe udita. Ho reagito immediatamente a questo inatteso accenno. Egli si è schernito ribadendo sue migliori disposizioni a nostro riguardo. Sarebbe opportuno accertare a Londra portata predette decisioni che sarebbero state prese nell'autunno scorso dal Comitato supplenti . Queste spiegherebbero vari accenni fattimi tempo fa da Couve de Murville (mio telegramma n. 812)5 . Farò anche io il possibile per avere maggiori dettagli.

Venezia Giulia. Ho parlato con Dunn della linea etnica studiata dal Foreign Office, di cui sua lettera 20096 , insistendo affinché delegazione americana si man


1 T. 227 /Il del 5 gennaio, non pubblicato, ma vedi D. 58. 2 Vedi DD. 42 e 43. 3 Vedi D. 51. 4 Vedi D. 33. 5 Non pubblicato , ma vedi serie decima, vol. H, DD. 685 e 690. 6 Ibid., D. 679.

tenga quanto più vicina alle proposte del progetto di pace con l'Italia presentate da Byrnes alla Conferenza di Londra. Dunn ha convenuto nostra interpretazione del criterio etnico, che esso debba essere cioè prevalente ma non esclusivo né matematico . Mi ha detto che punto di vista del Dipartimento di Stato, come anche suo personale, è che il criterio etnico deve essere corretto in !stria da altri criteri di vitale interesse (economico, comunicazioni, ecc.). Per esempio, non gli pare ammissibile che il gomito della ferrovia Trieste-Pola possa essere tagliato dal nuovo confine. Ritiene che tutta la ferrovia debba rimanere in territorio italiano. Mi ha nuovamente confermato che non è mutata posizione americana secondo la quale miniere dell'Arsa dovrebbero restare all'Italia. Prevede una dura battaglia con la Russia sostenitrice della Jugoslavia, di cui valuta alla pari di noi pericoli e incognite. Come ho riferito con mia lettera 1974 del 31 dicembre 1 , da un paio di settimane, sotto l'incalzare degli avvenimenti , Direzione Affari Politici del Dipartimento di Stato ha incominciato a tracciare sulla carta una linea che tiene conto del «principio etnico» in conformità decisioni prese a· Londra. Non si è mancato mantenere i più stretti contatti con la Direzione, utilizzando opportunamente nostro materiale e carte geografiche pervenute con sua lettera 2009 del 13 novembre u .s. 2 . Linea americana non è ancora perfezionata nei dettagli. In merito ci è stato peraltro assicurato che essa lascia in territorio italiano le miniere dell'Arsa e tutta la linea ferroviaria P o la-Trieste. Per quanto concerne parte nord, si è stati qui perplessi in relazione necessità compensazione a favore Jugoslavia, necessità cui d'altronde si era già inspirata prima proposta americana alla Conferenza di Londra (richiamo in proposito mio telegramma n. 428 3 , col quale segnalavo estese rettifiche linea Wilson in sua parte nord che potevano incidere su linea Morgan). Mentre ci è stato confermato che Gorizia resterebbe, è stato accennato che, ad eccezione di quella città, le zone nord, di compatta popolazione slava, dovrebbero passare alla Jugoslavia, intendendo che linea potrebbe in qualche punto passare più ad occidente di quella inglese. Si è da parte nostra vivamente reagito insistendo sui disastrosi effetti di una siffatta proposta degli Stati Uniti d'America. In definitiva al Dipartimento di Stato è stato promesso che sarebbe stata riesaminata questione tracciato nord della linea. Riferirò ulteriormente. Purtroppo, per le stesse necessità compensazione numerica, al Dipartimento di Stato, malgrado nostre proteste, si sarebbe ormai dell'opinione che Lussino e Cherso non possano rimanere all'Italia .

Questione coloniale (miei telegrammi 925, 929 e 930) 4 . Dunn mi ha integralmente confermato punto di vista già riferito coi telegrammi citati. Delegazione americana rimarrà ancorata al progetto di «trusteeship plurimo» già presentato da Byrnes. Egli non (dico non) esclude affatto che da tale piano, qualora fosse definitavamente approvato, possano venire incarichi amministrativi per l'Italia. Gli ho ribadito che posizione italiana rimane sempre quella esposta nel memorandum che gli avevo consegnato: una equa soluzione che lasciasse all'Italia, in sostanza, am


1 Vedi D. 48 . 2 Non pubblicata. 3 Non pubblicato . 4 Vedi D . 14.

ministrazione delle colonie prefasciste , un minimo da cui Governo Italia democratica non poteva recedere. Gli ho domandato a che punto si fosse con le richieste russe di trusteeship Tripolitania e Massaua. Dunn , nel comunicarmi che nel Convegno di Mosca non sono state trattate né questione coloniale né altre questioni territoriali, mi ha ripetuto che tanto America e Inghilterra quanto Francia sono contrarie alle note aspirazioni sovietiche. Questa volta però Dunn mi è parso meno reciso nell'escludere i pericoli costituiti dalle richieste Cremlino, ammettendo che egli prevede dure insistenze russe che potranno creare serie difficoltà nei riguardi di tutti i trattati. AI riguardo egli mi ha espresso anche il timore che Mosca possa tentare di abbinare la questione coloniale con quella della Venezia Giulia . Anche da parte altre fonti del Dipartimento di Stato ho conferma rafforzati timori di dure intransigenze russe sulla questione coloniale. In conclusione, mi permetto sottoporre seguenti considerazioni:

l) Piano americano è tuttora impreciso e non prevede chi debba essere amministratore delle singole colonie.

2) A Londra la delegazione americana si troverà di fronte ai piani delle altre Potenze. Salva la possibilità sempre esistente che si finisca con un compromesso , vi dovrebbero essere serie oppo sizioni . Né basterebbe, se intransigente, per rendere necessari un completo riesame della questione e nuove soluzioni.

3) In relazione alla recente riconferma dataci delle assicurazioni americane circa il nostro diritto di essere consultati, ed in seguito alle richieste contenute nella nota francese affinché Italia ed altri Stati siano uditi (miei telegrammi nn. 14 1 e 27 2), potrebbe esserci ora la possibilità di chiedere di essere ammessi esporre oralmente nostre vedute al Consiglio pace Londra .

4) Mi parrebbe che , anche per motivi di tattica, nostra prima linea di difesa , in caso di nostra audizione a Londra, dovrebbe essere, per quanto è possibile, allineata su posizione france se qualora perdurino note intenzioni a suo tempo manifestate da Parigi. Nostra seconda linea di difesa, ove prevalesse principio trusteeship multiplo , potrebbe consistere in tentativo di ottenere il «potere di presiedere», facendo convergere interessi francesi con buone disposizioni americani a nostro riguardo .

5) Comunque, questione coloniale sarà certamente fra le più controverse e dibattute, anche ove si dovesse addivenire ad un accordo di massima per risolverla adesso. Devo ancora presumere che no stre possibilità di manovra non dovrebbero esaurirsi nel giro di pochi giorni .

Dunn, nell'accennare ai suoi timori di dure insistenze sovietiche, tanto per questioni coloniali quanto per possibili tentativi di abbinarle con la Venezia Giulia, mi ha esposto l'ipotesi che in tale caso, ove se ne presentasse la possibilità, non


1 Vedi D. 59.


2 Con T . s.n.d. 318 /27 dell '8 gennaio Tarchiani aveva ulteriormente riferito circa le reazioni alla nota francese , per la quale vedi D. 59. Sull' argomento vedi anche D. 67.

fosse preferibile, per gli stessi interessi italiani, stralciare le colonie dalla tavola di pace rinviando soluzione definitiva· a miglior tempo. Gli ho risposto che non ero in grado di anticipargli punto di vista del Governo italiano su tale inattesa eventualità. L'Italia, dopo aver tanto aspettato, ha necessità di una pace giusta, stabile e completa. Naturalmente, l'Italia ha fiducia negli Stati Uniti per una soluzione che tenga conto dei suoi vitali interessi in Africa. Avrei subito riferito a V.E., intanto, che, a mio avviso personale, se soluzione del problema coloniale si dovesse delineare a Londra come inaccettabile per noi , potrebbe forse costituire un minor male il rinvio questione per ragioni tattiche . Carandini (col quale, mi ha ripetuto, sarebbe stato lieto di collaborare a Londra) gliene avrebbe riparlato. Comunque, era precipuo interesse italiano che, prima che gli Stati Uniti d'America ritenessero di prendere nuove decisioni od impegni su questione coloniale, anche in relazione ad eventualità rinvio, ne fossimo subito informati. A questo punto Dunn mi ha chiesto se, per parare ad eventuale abbinamento Russia con questione Venezia Giulia, e di fronte al sopravvenire di insormontabili difficoltà, non potesse essere più conveniente lasciare insolute entrambe le questioni. Tanto più sia Dipartimento Stato che Foreign Office erano piuttosto preoccupati della possibilità che Tito opponesse atti di forza ad eventuali decisioni prese, con conseguenze gravissime, che qui si vorrebbero evitare. Gli ho risposto subito che, come del resto egli si rendeva conto, occorreva far di tutto per evitare ogni altro tentativo di abbinamento. Una pace che non risolvesse almeno le questioni vitali dei nostri confini metropolitani sarebbe un non senso. L 'Italia conta sull'amicizia degli Stati Uniti per scongiurare un tragico protrarsi della situazione attuale in Venezia Giulia. .

Dunn ha concluso assicurando nuovamente che Governo americano e Byrnes e lui stesso sono animati dalla volontà di risolvere favorevolmente il problema italiano. Farà a Londra tutto quanto umanamente possibile per darci una pace giusta .

Da linguaggio tenutomi da Dunn prima della sua partenza, e da aperture fatte in questi ultimissimi giorni, si affaccia la prospettiva di una pace in due tempi, questa volta da parte del Dipartimento di Stato , che si era dimostrato invece contrario, nell'estate scorsa, quando sembrava che altri favorissero tale idea. Ignoro se con questa apertura voleva darmi indiretta notizia conversazioni con Londra, mentre non sono ancora in grado di accertare se e quanto i timori manifestati siano basati su notizie qui pervenute di intransigenti intenzioni russe . Occorre tenere presente tale prospettiva , come anche il fatto che , dopo esperienza questi ultimi mesi , qui si possa temere la possibilità di nuovi urti coll'U .R.S.S. sulle due questioni italiane, quando già vi sono molte altre questioni controverse. Mi sembrerebbe ormai che il rinvio ad un secondo tempo della questione coloniale potrebbe convenirci nella eventualità si delineassero soluzioni per noi assolutamente inaccettabili, ovvero nel caso si prospettasse il timore di un abbinamento colla questione della Venezia Giulia: rinvio potrebbe forse lavorare a nostro favore nella questione coloniale ma a nostro svantaggio in una soluzione della questione della Venezia Giulia impostata in massima sul principio etnico. Ambasciatore Quaroni segnalò possibilità stralcio questione coloniale da trattato di pace. Ove se ne presentasse la necessità per noi si potrebbe forse dare atto a Dunn note indicazioni.

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L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

R. 9 /3. Mosca, 7 gennaio 1946 1•

Ringrazio V.S. per le dettagliate informazioni contenute nel suo dispaccio n. 44/29989 /308 dell ' ll 2 . Nel frattempo, sia le informazioni contenute nel suo telespresso n. 44/26194/C del IO novembre 3 con relativi annessi, sia la lettura della stampa italiana, mi avevano illuminato su quello che era l'atteggiamento del Governo italiano al riguardo.

La tesi che il Governo italiano sostiene, ed ha ribadito nelle sue note indirizzate il 5 novembre u.s. alle ambasciate interessate è, in sé, una tesi perfettamente fondata . sia sul diritto che sull'equità: se la questione delle riparazioni dovesse essere discussa di fronte ad una assise imparziale, e se noi non fossimo minorati dal fatto di essere dei vinti, in un ambiente in cui tutti i grandi principi banditi in un momento in cui si sentiva ancora la necessità di assicurarsi il consenso delle masse sono stati messi brutalmente in non cale, la nostra impostazione del problema sarebbe ottima, e non se ne potrebbe desiderare una migliore.

Siccome però ci troviamo a dovere tentare di difendere gli interessi italiani in un ambiente ben diverso, io mi permetto di spostare la questione su un piano differente: considerare cioè non se la nostra tesi è ben fondata in diritto ed in equità, ma se e fino a che punto essa ha delle chances di essere tenuta in maggior conto di quanto lo siano state le tesi , egualmente ben fondate in diritto ed in equità, che noi abbiamo sostenuto per esempio, per le colonie o per le nostre frontiere orientali .

Per questo riguardo vorrei premettere due considerazioni:

1) Il progetto americano in base al quale ciascuna delle N azioni Unite avrà diritto d' incamerare i beni italiani nella sua giurisdizione, fino a concorrenza dei danni da essa subiti, mentre i «quattro» hanno in più il diritto di incamerare certi impianti non convertibili delle nostre industrie, è un piano il quale è stato esposto con sufficiente chiarezza da una personalità non inferiore al segretario di Stato degli Stati Uniti; essendo esso stato enunciato in un insieme di punti fermi sul trattato di pace con l'Italia (che abbiamo avuto tutte le opportunità di constatare essere delle realtà) non può essere considerato altrimenti -nonostante tutte le assicurazioni dateci a Londra e a Washington nel senso di minimizzarne il significato -che come una dichiarazione ufficiale degli elementi dirigenti della politica americana in materia.

2) La rettifica Tass aJJe dichiarazioni Longo significa -e ritengo opportuno ripeter) o formalmente -una presa di posizione ufficiale del Governo sovietico: il minimo cioè che il Governo sovietico esige da noi, per sé e per un certo numero di Stati, in materia di riparazioni, a condizione che gli anglo-americani rinunzino a


1 Manca l' indicazione della data di arrivo. 2

Vedi D. 5. 3 Non pubblicato.

pretendere da noi riparazioni, intendendo evidentemente come riparazioni, anche l'incamerazione di beni italiani all 'estero e di impianti industriali italiani. Per cui, se gli americani insisteranno nella loro tesi, le richieste russe di riparazioni saranno aumentate in misura corrispondente.

Non sta a me naturalmente di giudicare se e fino a che punto la tesi americana sia suscettibile di essere modificata: personalmente ci credo poco, perché temo che essa corrisponda a qualche loro interesse: ma comunque questa non è che una opinione personale. Quello su cui non ho alcun dubbio però è che la richiesta russa di trecento milioni di dollari, rappresenta l'ultima parola della Russia, e che finiremo per doverla pagare. Gli americani ci hanno assicurato che sosterranno la tesi che noi non possiamo pagare riparazioni, hanno anche dichiarato che essi non vogliono investire soldi in Italia perché essi vadano a finire nelle tasche di altri . Speriamo che, non riuscendo a far deflettere i russi dalla posizione assunta, gli americani non vengano a quella che sarebbe la conseguenza logica della loro impostazione della questione: che cioè vista l'impossibilità di far recedere i russi dalla loro pretesa essi cessino di aiutarci per evitare che i loro aiuti vadano a finire nelle tasche dei russi. Ma per quanto gli americani possano essere in buona fede nel sostenere che noi non possiamo pagare riparazioni agli altri , un anno e mezzo di osservazione della maniera con cui vanno a finire i negoziati russo-americani, mi permetto di poter dire, con piena sicurezza, che anche su questo punto gli americani finiranno per cedere . È probabile per esempio che per conciliare gli interessi di tutti si troverà comodo di decidere che quello che può restare, presso le singole Nazioni Unite, dei beni italiani , dopo soddisfatti i loro reclami, vada a soddisfare le richieste russe di riparazioni: e che allo stesso scopo venga devoluta una certa parte dei nostri impianti bellici non convertibili: in questa maniera l'eliminazione dei nostri beni all'estero e della nostra industria pesante, che per qualche ragione sembrerebbero essere interessi americani, diventerebbero complete.

Data la maniera come si svolgono abitualmente i negoziati russo-americani, ripeto , qualora noi potessimo invece, in tema di riparazioni, affidare i nostri interessi ai russi, sarei altrettanto sicuro che, forse , potremmo far calcolare i trecento milioni di dollari richiestici dalla Russia su quello che abbiamo già pagato agli anglo-americani, certamente potremmo salvare e i nostri impianti industriali ed i nostri beni all'estero.

Però condivido perfettamente l'avviso della S.V. che nella situazione in cui noi ci troviamo, in cui cioè le nostre possibilità di vita, per non parlare di quelle di ricostruzione, dipendono esclusivamente dalle elemosine americane, e sarebbe bene aggiungere, data la tendenza, chiaramente dimostrata dagli anglo-americani, di volerei immediatamente sospendere ogni aiuto ogni qualvolta da parte nostra si mostra anche la più modesta velleità di indipendenza, è impossibile affidare la difesa dei nostri interessi ai russi, e non ci resta quindi che di subire il trattamento, che in materia di riparazioni, piacerà ai grandi della terra di impòrci.

Quello che capisco meno, sono le ragioni per cui noi dobbiamo contribuire a convalidare le tesi americane o inglesi. Spiego: la bomba lanciata dai russi, che cioè gli anglo-americani avevano già portato via agli italiani, notoriamente ridotti economicamente in fin di vita, due miliardi di dollari (vedo da quanto mi scrive

V.S. che si tratta di una cifra non superiore alla realtà) ha evidentemente avuto, nell ' opinione pubblica mondiale, un certo effetto, perché il ministro degli esteri di Gran Bretagna ha creduto di dover rettificare . Ora sembrerebbe logicamente che da parte nostra avremmo avuto tutto l'interesse a dire -almeno tramite la stampa e la Consulta -le cose stanno proprio così: ossia am-lire, prestazioni delle Amministrazioni dello Stato, noleggi di navi, requisizioni e tante altre voci sono delle contribuzioni di guerra, ossi a delle riparazioni, prelevate dagli Alleati , in virtù delle clausole di armistizio imposteci (del resto io non avevo proposto, in vista delle circostanze, una azione di governo , ma piuttosto un'azione di stampa e di Consulta e attraverso di esse dell ' opinione pubblica). Invece noi siamo andati a dire che non è vero che ci hanno portati via duecento miliardi, che quello che a bbiamo dato è in gran parte compensato da forniture fatteci (di cui però vedo che ci viene presentato il conto) : una parte della stampa è arrivata persino a sostenere la tesi , non so proprio con quale utilità per noi (io mi riferisco sempre ed esclusivamente alla stampa dei partiti che fanno parte della coalizione governativa), che gli eventuali duecento miliardi non erano riparazioni, ma nostro contributo alla guerra, nella nostra qualità di cobelligeranti; eccetto poi la stampa comunista, tutti, con maggiore o minore intensità , hanno approfittato dell'occasione per dare addosso alla Russia.

Tengo a mettere le cose bene in chiaro: io non sostengo che, dopo quello che l'Italia ha perduto e sofferto a causa della guerra combattuta sul suo territorio, quali che siano le sue colpe passate, nessuno ha onestamente diritto di chiederci delle riparazioni . Mi limito a constatare che, date le circostanze e l'atmosfera generale, purtroppo non c'è santo al mondo che possa evitarci di pagare delle riparazioni; si tratta solo di sapere in che forma e misura le dovremo pagare. Ora mi sembrava, e mi sembra tuttora, che tenuto anche conto di quello che abbiamo già pagato e che continuiamo a pagare , il piano russo, nel suo complesso, era il meno peggio che ci potesse capitare.

La Russia, questa sua proposta l'h a evidentemente avanzata a ragion veduta: nella maggior parte delle questioni che ci riguardano, la Russia si è trovata ad assumere una posizione contraria a noi: sa che noi lo sappiamo , che l'opinione pubblica italiana lo sa, e che questo ha anche la sua influenza sugli sviluppi della politica interna (e quindi, secondo lei, estera) italiana: ha voluto fare quelJo che essa riteneva un bel gesto nei riguardi dell'Italia. Mi si potrà osservare che se la Russia voleva fare realmente un bel gesto avrebbe potuto dichiarare che rinunciava a qualsiasi riparazione da parte italiana: giustissimo : ma V.S. sa che ho mille volte rilevato, e deprecato , la incapacità russa di capire la mentalità degli altri popoli : era quindi quello che i russi , nella loro psicologia sui generis, intendevano per un bel gesto. Comunque, ripeto, per noi era la soluzione meno peggiore di un problema increscioso.

Per tutto quello che concerne le trattative internazionali, i problemi rimessi all'esame dei Grandi, i russi hanno, specie nei riguardi dei vinti , un'attitudine padreternistica: anche quindi se il Governo italiano avesse potuto farlo, non sarebbe stato possibile andare dai russi e mettersi d'accordo con loro , en téte a téte, sulla maniera in cui essi avrebbero difeso alla Conferenza i nostri interessi in materia di riparazioni. Il più che avremmo potuto fare sarebbe stato di andare a ringraziarE per la generosità manifestata dopo le nostre colpe e raccomandarcì a loro: non discuto che non possiamo e non ci conviene di farlo. Ma continuo a ritenere che ci converrebbe invece dì mostrare ai russi che, per quanto concerne l'opinione pubblica italiana, la loro presa di posizione non è caduta nel vuoto: questo potrebbe incoraggia di a sostenere, nel corso dei negoziati per il nostro trattato di pace, non solo la richiesta dei cento milioni di dollari per loro -che questo tanto possiamo essere sicuri che lo faranno -ma anche la contropartita e cioè il rispetto dei nostri assets all'estero e dei nostri impianti industriali, e anche, cosa non priva di importanza, a continuare ad adoperarsi per contenere gli appetiti, in materia di riparazioni, della Jugoslavia, dell'Albania e della Grecia. E per arrivare a questo scopo, bisognerebbe fare agire opportunamente la stampa (dei partiti della coalizione governativa) e la Consulta. È male che non lo si sia fatto subito; ma siamo ancora in tempo a riparare.

I russi, sia pure a modo loro, negli ultimi tempi hanno tentato due gesti intesi a riacquistare in parte le buone disposizioni dell'opinione pubblica italiana: la restituzione dei prigionieri e la loro impostazione del problema delle riparazioni; il risultato pratico, nell'un caso come nell'altro, è stato esattamente il contrario, quello di suscitare un putiferio antirusso nella maggioranza della nostra stampa. Ma siccome i russi sono incapaci di rendersi conto, che in certa misura almeno, questa reazione dell'opinione pubblica italiana è dovuta a loro incomprensione della nostra psicologia, la conclusione a cui essi arrivano -e ci arrivano -è che il Governo italiano, per ragioni sue, approfitta di ogni occasione per eccitare l'opinione pubblica italiana contro l' U.R.S.S. Risultato di tutto questo: una crescente irritazione russa nei nostri riguardi, i cui risultati, data l'estrema arrendevolezza americana di fronte ai russi, non mancano di farsi sentire in ogni occasione.

Noi vediamo ogni giorno come questa irritazione russa nei riguardi del Governo italiano, è la principale ragione -o il miglior pretesto -per cui qualsiasi iniziativa meno sfavorevole all' Italia non va avanti ; e francamente non vedo quale interesse abbiamo noi a farci sfuggire quelle rare occasioni che si presentano se non per eliminare, almeno per non aumentare questo risentimento.


62 .

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

L. PERSONALE. Londra, 7 gennaio 1946.

Approfitto di persona che va improvvisamente a Roma in aereo per dettare queste righe affrettate.

Dopo il mio colloquio con Noel-Baker del 29 dicembre 1 sono stato anch'io vittima delle forti febbri influenzali che affliggono mezza Londra e solo oggi mi sento di riprendere il lavoro con un minimo di chiarezza d'idee. Non ho nessuna informazione nuovissima da darti perché l'ambiente della grossa politica è da un mese impenetrabile come questa grigia atmosfera invernale, che prepara una poco incoraggiante accoglienza alle delegazioni in arrivo da ogni parte del mondo. Né mi pare siano questi i tempi da dilettarsi in costruzioni più o meno immaginarie di una realtà condizionata a troppe incognite per poter essere seriamente anticipata.

t Vedi D. 44.

Ti confesso che mi domando a volte se il mio dovere, in questi periodi di disperante stasi, non sarebbe quello di servirti periodicamente una qualche ricostruzione sistematica di questa «realtà», così come mi risulterebbe facile combinando ingegnosamente gli elementi di cui dispongo ed i sintomi che avverto , e ciò per non !asciarti privo di quella «verità vista da Londra» che io sono supposto conoscere e sulla quale dovrei costantemente illuminarti.

Tu sai che tutto preferisco a simili artificiose esercitazioni . In una materia tanto grave ed incerta, non mi sento di improvvisare. Non ti stupire quindi se il mio silenzio circa le prospettive degli incontri di Londra durerà ancora alcuni giorni , fmo a quando cioè non avrò potuto prendere contatto con gli elementi responsabili che qui stanno convenendo e conoscere il loro pensiero autentico confrontandolo con lo svolgersi dei fatti positivi. Per ora navigo nel buio come vi naviga l'opinione inglese più responsabile. Se tu fossi qui ti renderesti conto che la riserva ed impenetrabilità del Foreign Office rispondono allo stesso scrupolo mio .

Nell'accingermi però a questa più attiva fase di rapporti, sento bisogno di prendere confidenzialmente contatto con te e ti voglio esporre qualche considerazione di carattere generale.

Non ho ancora potuto vedere Bevin tornato da Mosca sovraccarico di occupazioni e preoccupazioni. Gli sto preparando un promemoria confidenziale in cui gli prospetto , sulla falsariga delle tue istruzioni e sul più schietto piano del mio convincimento , i casi nostri ed i pericoli che ne derivano 1• Sono certo che un breve colloquio non preceduto da una simile franca e completa spiegazione scritta avrebbe per lui scarso valore informativo ed offrirebbe alla mia argomentazione una troppo ristretta opportunità. Naturalmente il documento avrà carattere di lettera privata implicando la mia sola responsabilità. Può darsi io mi sbagli ma, data la ristrettezza del tempo, la crescente incertezza delle idee ed il complicarsi delle interferenze, credo che solo un intervento confidenziale, ispirato alla più dura sincerità, possa ormai conferire al mio intervento una certa efficacia . E Bevin è l'uomo da accogliere con profitto qualsiasi verità fermamente espressa.

Tutti i colloqui che ho avuto ultimamente con uomini di secondo piano, per quanto autorevoli e partecipi del suo pensiero, hanno un valore relativo. Le loro buone disposizioni hanno poca probabilità di riflettersi sugli eventi. Ed io vedo con crescente inquietudine il passaggio in secondo piano della questione italiana di fronte a questioni che la superano di misura e di necessità nel giudizio dei grandi negoziatori di questa pace guerreggiata; vedo con inquietudine ripresentarsi , consolidata, la mentalità che ha presieduto alla Conferenza di Londra, ove le ragioni di accordo o di disaccordo dei Tre Grandi hanno dominato in pieno , con le altre, le nostre disperate necessità. Allora la tensione si è risolta spezzando provvisoriamente l'accordo fra i Tre . Non vorrei che domani questo accordo , a cui molto si è già sacrificato a Mosca di quanto era parso irrinunciabile a Londra, avesse a salvarsi a spese dei piccoli e nostre in particolare.

Il mio ultimo colloquio con Baker è stato ampio ·e formalmente soddisfacente. Egli è in realtà un sincero amico del nostro Paese, la sua opinione ha un certo valore per il fatto che egli è uno dei più vicini collaboratori di Bevin ed ha specifica


1 Vedi D. 106, Allegato .

competenza in tutte le questioni che riguardano i trattati di pace. Ma a che vale tanta buona disposizione d'animo e di pensiero, quando essa è impacciata e paralizzata da una perenne impossibilità politica. Le parole di Baker erano incoraggianti o, meglio, tranquillizzanti, ma il suo pensiero era incerto, l'informazione monca, guardinga, pronta a rifugiarsi sul piano generale di principio. Ai miei ansiosi rimarchi in materia di procedura, non mi ha risposto: «i Quattro non vi imporranno , come temete, un Diktat ma discuteranno per ottenere la vostra persuasione». Si è limitato invece ad assicurarmi che «a Mosca si è discussa la interpretazione degli accordi di Potsdam nei riguardi della procedura fra i Tre Grandi e non per quanto riguarda la sostanza delle deliberazioni che interessano i terzi. Quindi la possibilità d'invitare il Governo italiano a discutere le condizioni di pace resta intatta ed impregiudicata». Questo è indubbiamente il punto di vista giuridico inglese. Ma nessuno può garantire che questa sia in definitiva l'interpretazione e la prassi che verrà adottata quando i «Quattro» siederanno a <;lecidere di noi.

La verità è che anche Noel-Baker non sa, come i massimi diretti attori non sanno, quale sia la precisa realtà con cui hanno a che fare, quali e quanto stabili i progressi compiuti, quali e quanto scontabili le prospettive sicure, quali infine il senso e l'effetto generale delle risoluzioni particolari prese e da prendersi. Tale è la massa degli interessi coinvolti, tale la disparità delle intenzioni, la differenza dei metodi , la opposizione dei principi, che al termine di ogni mischia i contendenti si separano senza avere esaurito il tema dei loro incontri per timore di compromettere col procedere verso altre difficoltà gli accordi particolari per avventura realizzati. Dopo essersi allontanati giudicano in prospettiva quanto hanno perso e quanto guadagnato, quanto dovranno nella prossima mischia rivendicare a compenso delle perdite accettate e quanto dovranno pagare a conguaglio dei vantaggi realizzati. Perché quello che manca è una veduta d'insieme, un proposito schematico, un procedere logico e coordinato che consenta al fronte della pace di avanzare uniformemente con una certa continuità e stabilità. In realtà la soluzione delle questioni di principio si alterna a quella delle questioni pratiche per settori staccati, per salienti isolati, in un processo incoordinato di trita compensazione secondo cui i principi si sacrificano agli interessi e questi a quelli in un baratto ricattatorio di qualità deteriore.

Il giornalista Alastair Forbes così ha sintetizzato in un suo articolo i risultati di Mosca : «Un ampio campo di disaccordo è stato sostituito con un piccolo campo di accordo». È una definizione realistica . Ma anche se si vuole ammettere che gli accordi raggiunti rappresentino in se stessi un progresso cospicuo in alcuni settori, l'aspetto deludente della Conferenza di Mosca non sta nel raffronto fra gli accordi raggiunti ed i disaccordi residui, ma nel mancato raggiungimento di un accordo di principio fondato sulla reciproca fiducia dei Tre Grandi e sulla accettazione di un criterio di giustizia capace di condurre ad una soluzione di tutti i problemi subordinati, tale da soddisfare le aspettative del mondo. Ora il criterio confermato a Mosca della dittatura dei Tre, se pure invalidata da un intimo disaccordo, se pure temperata dalla inclusione della Francia nella pace italiana , dalla esclusione dell 'America dalla pace finlandese e dalla finale devoluzione dei trattati alla formale approvazione delle Nazioni Unite, è un fatto che non soddisfa le aspettative di nessuno e che minaccia da solo l'instaurarsi di quella grande democrazia internazionale che ci è stata promessa come modello e specchio delle democrazie nazionali che siamo invitati a produrre e che a ben diversa immagine dovrebbero ispirarsi.

Abbiamo dunque a che fare con una triarchia la quale, nel momento stesso in cui afferma definitivamente la sua priorità nei confronti dei terzi, rivela la sua inconsistenza manifestando crescenti sintomi di divisione interna. L' iniziativa dell'incontro di Mosca è stata improvvisamente presa da Byrnes superando evidenti riluttanze inglesi . Bevin era disposto ad attendere pazientemente al suo tavolo del Foreign Office fino a quando Stalin era disposto a prolungare le sue vacanze nel Caucaso. Washington ha preferito rompere gli indugi. Comunque da questa iniziativa di Byrnes è riato il primo incentivo a quella nuova differenziazione nell'ambito dei «Big Three» da cui è sorta la figura staccata dei «Bigger Two» (Russia-America) . In effetti la Conferenza, iniziatasi per impulso di Washington, si è sviluppata essenzialmente sul piano dei problemi specificatamente russo-americani (bomba atomica, Giappone, Cina, Corea). Altri problemi , di più diretto interesse inglese (Germania, Persia, Turchia), non hanno trovato una soluzione. Tutto ciò rivela, da un lato, una crescente indipendenza della politica americana nei confronti inglesi e, dall'altro , una significativa disposizione russa ad indulgere nella soluzione privilegiata dei problemi da cui dipendono le sue relazioni con gli Stati Uniti. Fatti ambedue non nuovi certo , ma di cui a Mosca si è avuta precisa conferma e che provano come nella scala dei valori internazionali la piramide tenda ad acuminarsi verso un vertice costituito dai «Bigger Two ».

Dobbiamo da questo interferire che il valore dell'appoggio inglese debba considerarsi per noi meno essenziale? Direi il rovescio . Non voglio con questo anticipare il verificarsi di una situazione nuova dalla quale l'Italia avrebbe ragione di attendersi grandi ed immediati vantaggi. L'evoluzione del pensiero e della politica inglese è estremamente lenta, sempre a rimorchio della estrema necessità. Invece i nostri tempi sono brevi, i nostri pericoli immediati. Pure è evidente che la minaccia di isolamento e di sminuita autorità di cui l'Inghilterra soffre oggi nel seno dei Big Three, non può che orientarla verso la sola risposta efficace che essa possa dare e che indubbiamente, prima o poi , darà. Di fronte alla egemonia dei due colossi tra i quali sta accampata, la Gran Bretagna è destinata a farsi campione delle piccole nazioni . Nonostante tutto essa controlla ancora un terzo dell'umanità e dei mercati del mondo. Quello che le è venuto a mancare è un effettivo controllo in Europa, e ciò non perché le manchino ragioni di autorità politica e di prestigio morale, ma perché è venuta meno la sostanza europea su cui esercitare questa autorità e questo prestigio, a cui appoggiare la sua sicurezza. Solo ripigliando in pieno la leadership di un'Europa occidentale saldamente a lei affezionata l' Inghilterra potrà ristabilire l'equilibrio che si è rotto a suo sfavore. Una sola cosa posso dirti con sicurezza: di questa verità gli inglesi si vanno rendendo conto .

L'attuale politica inglese di accentuato favore verso la Francia rappresenta la prima reazione a questo imperativo avvertimento. La resistenza dimostrata di fronte all'esclusivismo russo dell'Europa orientale, l'interesse alla riedificazione democratica dell'Austria e dell'Ungheria, la cautela con cui si procede nei riguardi della Spagna, sono tutti sintomi di questo nuovo orientamento. La minaccia periferica, a cui l'Inghilterra è soggetta da parte russa e da parte americana in tutti i settori del mondo , richiama per forza di cose Londra a riconsiderare la sua posizione e la sua funzione mondiale partendo dalla base europea. Il comportamento finora assai poco abile adottato nei riguardi dell'Italia sarebbe il solo elemento atto a dimostrare l'assenza di un simile generale proposito . Ma anche nei riguardi nostri una grande evoluzione si è compiuta. L'ansia con cui Bevin lotta per giungere alla più sollecita e definitiva conclusione della pace con noi ne è una prova. Tutti i miei precedenti rapporti stanno a dimostrare come quest'uomo, che non credeva nella efficacia di una semplice misura di modifica dell 'armistizio ma che l'avrebbe senz'altro approvata qualora l'America avesse fatto il minimo . necessario per concretare su una base pratica la sua proposta (cosa che non è avvenuta dopo mesi di attesa), fosse tutto costantemente teso allo scopo essenziale e definitivo di darci una pace piena e finale. Il solo ostacolo che Bevin ha sempre visto (e con ragione) alla realizzazione di questo piano è stato il lento e non convincente procedere della nostra democratizzazione. Quello che è certo oggi è che l'Inghilterra aspetta solo da noi quella prova di sincera normalizzazione della nostra vita che può solo essere data dal concreto inizio della espressione della volontà popolare almeno nelle elezioni amministrative, per darci tutto l'appoggio che è nel suo interesse dare . È un circolo vizioso in cui premesse e conseguenze si paralizzano fra loro. Quello che occorre intanto è dare all'Inghilterra ogni possibile testimonianza e concreta prova della nostra determinazione a non protrarre oltre l' adempimento dei nostri doveri democratici. Sotto questo aspetto non posso mettere abbastanza in evidenza quale danno ci abbiano causato alcune inconsiderate denuncie di pericoli di fascismo o di guerra civile che sono affiorate in Italia in occasione dell'ultima crisi. So io solo cosa mi è costato il dissiparne la pessima impressione. In linea di fatto basta considerare quale è stato qui l'effetto delle democratiche elezioni austriache per realizzare quale sarà la nostra posizione il giorno in cui la volontà popolare italiana si sarà liberamente dimostrata fornendo una base di giudizio e di fiducia a chi deve pur sapere fino a che punto può contare su di noi. Vedo che le elezioni amministrative sono state fissate per marzo. Per carità, non siano ulteriormente rimandate! Occorre assolutamente che nel colmo delle discussioni relative alla nostra pace, questa tanto attesa prova di democratizzazione sia alfine data .

Tutto questo ti ho detto, confusamente data la fretta con cui ti scrivo, per darti semplicemente la sensazione che la nostra posizione è suscettibile di miglioramento proprio alla vigilia delle discussioni di pace e ciò non per la benevolenza di nessuno, ma per la forza delle cose che ci riporta automaticamente in primo piano in ogni possibile nuova architettura europea, con tutto il peso del nostro sviluppo etnico, della nostra posizione geopolitica, della capacità utile e insieme del pericolo che rappresentiamo. La Francia ha giocato a rotta di collo questa carta. Lasciando da parte la differenza della posizione di partenza che ha giustificato tanto l'audacia di de Gaulle quanto la nostra prudenza, sta di fatto che le direzioni di arrivo vanno convergendo verso una stessa opportunità che m:ette fatalmente Francia e Italia su uno stesso piano nella valutazione inglese. Oggi gli inglesi sanno perfettamente cosa valga in sé stessa la Francia. Non indulgerebbero nel dipingerle una facciat a di grande Potenza se non avessero in animo di sostanziare la sua funzione in un vitale aggregato europeo occidentale di cui, con l'annichilimento della Germania, noi italiani siamo, si voglia o no, il più importante e promettente elemento .

Ti ripeto, non traccio un piano di possibilità immediate sul quale nelle attuali condizioni sarebbe arbitrario fantasticare o crearsi illusioni. Voglio solo delinearti un aspetto della nostra posizione nei riguardi specifici della Gran Bretagna, aspetto che mi pare il solo elemento positivo a cui possiamo aggrapparci. Io non credo né nella benevolenza inglese , né in quella americana. Negli eventi che si sono verificati e che si preparano ho visto fin dall'inizio un gioco di lupi condito di qualche allettamento di esopica ispirazione. Credo però al gioco degli interessi e nel quadro della nuova composizione mondiale mi pare ovvio che il Paese vincitore che ha crescente bisogno di · noi è l'Inghilterra. Credo, in definitiva , che , tenuto conto di questo elemento, si possa oggi e si debba anzi tenere un discorso più chiaro e più fermo . Queste considerazioni ti faranno comprendere con quanto compiacimento io abbia accolto le tue esplicite dichiarazioni di politica estera 1 e quanto io attenda altre tue anche più ferme, se pur moderate, dichiarazioni. Le incognite sono infinite, i rischi di un più fermo atteggiamento da parte nostra esistono, ma la storia ha fatto in questi ultimi mesi qualche passo decisivo e noi abbiamo camminato con lei. Per poche che siano le nuove carte che ci vengono a mano, val la pena di puntarci sopra con decisione. Nel quadro di questo indirizzo, al quale io mi vado attenendo qui certo d'interpretare la tua intenzione, posso dirti che per quanto riguarda il mondo inglese qualche maggior prova di energia nelle nostre manifestazioni possa essere adatta ai mutati tempi ed ai mutati umori .

Chiudo senza aver nemmeno tempo di rileggere perché il latore della presente parte a minuti.

Da domani incomincierò i contatti con le varie delegazioni. Appena pronto ti manderò copia del memoriale che mando a Bevin nella speranza di avere la tua approvazione. Comunque lo mando senz'altro a mio rischio e pericolo.

Il 16 corrente arriverà qui Nenni 2• Ti prego di documentarlo quanto più precisamente puoi e orientarlo su alcuni punti fermi della nostra politica estera , perché mi risulta che questi elementi del La bour vogliono conferire con lui perché sono rimasti impressionati, o meglio inquietati, dalle sue ultime manifestazioni in difesa dei nostri diritti alle frontiere. Si teme qui che egli si comprometta troppo in quel senso mettendo i laburisti stessi in imbarazzo per la impossibilità di sostenerlo a fondo. È questa una impressione che ho, ma è fondata su buone informazioni. So che Nenni è buon patriota e sono certo che, se ben preparato da te, potrà svolgere qui un'azione indubbiamente utile.

Ti penso in questi gravi giorni con particola re solidarietà e affetto. Anche tu non dimenticare questo tuo solitario collaboratore 3 .


63 .

L' AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 291 14. Mosca , 8 gennaio 1946 , ore 14,20 (p er. ore 18,30) .

Telegramma ministeriale 34 . È giunto a Mosca da alcune settimane signor Niszkacs Laszlo, funzionario del Ministero degli affari esteri ungherese, per riorganizzare la legazione e provvedere


1 Vedi D . 34.


2 Vedi D. 91.


3 Per la risposta vedi D. 94.


4 Non pubblicato: con esso Prunas chiedeva quale seguito avessero avuto le istruzioni contenute nel telespresso ministeriale n . 28711 del 30 novembre 1945 per il quale vedi serie decima , vol. II , D. 724 .

per difesa interessi ungheresi qui in attesa arrivo suo ministro. Ho pertanto ritenuto far comunicazione di cui al telespresso ministeriale 28711 del 30 novembre scorso al signor Niszkacs che mi ha assicurato avrebbe telegrafato al suo Governo e mi avrebbe a suo tempo fatto conoscere risposta 1 .

64

IL RAPPRESENTANTE DI GRAN BRETAGNA A ROMA, CHARLES; AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

Roma , 8 gennaio 1946.

The Italian Government are under a misapprehension if they imagine that the Moscow Conference discussed the position of ltaly or terms for a peace treaty with her. The conference was only concerned to find a formula for resolving the deadlock in procedure which occurred in London, and in this respect it was successful. The all-important thing is that the deputies of the Foreign Ministers, after two months inactivity will resume their work in London. The question of Venezia Giulia is only a part of this work.

2. The text of the Moscow communiqué in no way bears out the inferences drawn by the ltalian Prime Minister and that in particular it does not warrant the assumption that ltaly will be confronted with a «Diktat». You may assure Signor De Gasperi that H .M. Government will use their influence to ensure that the views of the Italians are taken into consideration before any fina! text is drawn up, and that they have no reason to think that this is not the intention of the other Allied Governments concerned.

3. H.M. Government do not agree that ltaly's position is worse than it was at Potsdam, since in their view the position of Italy has not been affected at ali by the Moscow decisions and so far as H .M . Government are aware, the feelings of the Big Three towards her remain as before. In the communiqué of the Potsdam Conference «preparation of a peace treaty for Italy» was described as «the first among the immediate important tasks to be undertaken by the new Council of Foreign Ministers» and so far as H.M. Government are concerned , this stili holds good. The Potsdam communiqué did not state that the peace treaty with ltaly would be signed before peace treaties with other ex-enemy states. H.M. Government do not care to have their good faith questioned on this point. In making this


1 Prunas rispose con T. 453 /6 del12 gennaio con il quale approvava il passo e chiariva a Quaroni: «Richiesta di cui al telespresso di questo ministero n. 28711 era motivata oltre che dall 'opportunità di informare Governo sovietico anche dal desiderio ottenere suo assenso dato che il nostro rappresentante avrà probabilmente bisogno anche del benestare sovietico per recarsi a Budapest. Pregola comunque voler chiarire per nostra norma questo punto >>.


2 Risponde alla nota di De Gasperi del 27 dicembre , per la quale vedi D. 39.

remark Signor De Gasperi may have been thinking of the statement in the Quebec memorandum that the extent to which the terms of the armistice would be modified would depend on Italy's assistance to the Allies . The answer to this is that although the armistice has never formally been modified it has never been applied in full and has now been very considerably relaxed in practice. As regards the question of a « modus vivendi», no doubt Count Carandini has reported that there has been little encouragement from H .M. Government, who have always disliked proposals of this nature and have preferred to work for the rapid conclusion of a peace treaty.

4. H.M. Government have noted that the Italian Government are apt to criticise their actions before, they feel , sufficient consideration is given to all aspects of a complicated situation. While H.M. Government cannot meet the wishes of the Italian Government in ali respects , they repeat that there is no change in their feelings or intentions towards Italy since Potsdam, and they would ask the ltalian Government to have confidence in them and remember that it is, after all, largely due to the efforts of Great Britain and the United States that Italy is free and in a «fortunate» position compared with other liberated countries in Europe.

65

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI

T. S.N .D. 259/16. Roma, 9 gennaio 1946, ore 21.

Da notizie stampa risulterebbe che Girai avrebbe protestato contro regolamentazione nostro debito di guerra con la Spagna che sta infatti per concretarsi a giorni mediante scambio di note.

Converrebbe ella facesse sapere Girai, per quei tramiti che riterrà più opportuni, che nelle nostre condizioni attuali sarebbe stato contrario a qualunque interesse nazionale rinunziare ad un credito che rappresenta in sostanza sudatissimo risparmio dello stremato contribuente italiano.

La regolamentazione del debito deve invece esser posta al di sopra e al di fuori di qualunque ideologia e piuttosto intesa a servire quei permanenti interessi fra il popolo italiano e quello spagnolo che sarebbe reciprocamente dannoso negligere o pregiudicare. È perfettamente esatto che fra l'attuale regime spagnolo e la nuova democrazia italiana non vi è nessuna congruenza politica, ma ciò non toglie che, a mio avviso, debbano essere mantenuti fra i due Paesi quei sia pur scarsi contatti, soprattutto economici, sui quali sarà possibile ricostruire, al momento opportuno, in una comune atmosfera di libertà, un avvenire migliore.

Certo è che nella situazione estremamente precaria in cui trovasi il popolo italiano, nel cuore di un difficilissimo inverno , consideriamo dovere nostro tentare di mobilitare tutto quanto è possibile -ed è poco -per venire incontro ai nostri

bisogni che sono gravissimi ed urgenti. Dica a Girai che sarebbe ingiusto dare alla nostra iniziativa interpretazioni diverse. Comunicazione ha naturalmente titolo confidenziale ed amichevole e deve essere considerata riservata 1•

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IL CONSIGLIERE COPPINI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

TELESPR. ] / ]. Vienna, 9 gennaio 1946 (per. il Jo febbraio ).

Ho consegnato la lettera personale affidatami da V.E. 2 al segretario di Stato Gruber in un colloquio che questo mi ha accordato il giorno seguente all'udienza concessa all'intera delegazione commerciale italiana. In questa occasione ed in un'altra lunga conversazione avuta con lui in altra sede ho potuto avere col capo della sezione estera del Ballhaus uno scambio di idee per quanto era necessario ad una ripresa dei contatti fra i due Paesi.

Nella prima conversazione il ministro Gruber mi aveva pregato di ringraziare

V.E. per le cortesi espressioni inviategli, espressioni cui intendeva rispondere approfittando del ritorno a Roma della delegazione commerciale. Da parte mia chiarii al ministro Gruber quanto V.E. mi aveva incaricato di esporgli circa l'impossibilità di un incontro itala-austriaco in Svizzera , quale era stato proposto per il tramite del prof. Pacher. Il ministro Gruber mi ha detto di essersi reso perfettamente conto delle difficoltà che si sarebbero frapposte all'accoglimento del suo progetto. Lo scopo della sua proposta era del resto quello di avere uno scambio d'idee con V.E. Per raggiungere tale scopo egli sarebbe stato anche disposto ad inviare a Roma un rappresentante ufficioso austriaco. La mia presenza a Vienna facilitava, comunque, la realizzazione del suo desiderio di riprendere contatti con il Governo italiano.

Ho fatto presente al ministro che nel progetto di accordo commerciale in corso dì esame era prevista l'istituzione a Vienna di un ufficio italiano ed a Roma di un corrispondente ufficio austriaco, con il compito di facilitare e di promuovere gli scambi commerciali fra i due Paesi. Questi uffici, la cui istituzione mi risultava essere vista con simpatia da parte alleata, sembravano essere la sede più adatta per mantenere i contatti fra i due Governi e, fino alla ripresa delle relazioni diplomatiche, per provvedere alla normale tutela dei cittadini · e degli interessi delle due nazioni. Il ministro Gruber mi ha ringraziato, trovando opportuna la soluzione che gli prospettavo e confermandomi le sue intenzioni di riannodare con l'Italia sotto qualsiasi forma -rapporti di carattere non solo commerciale.

La seconda conversazione si è appunto iniziata su questo argomento. Il ministro Gruber ha affermato che il Governo militare alleato concede al Governo austriaco maggior libertà di quanto si possa pensare. Dopo il recente riconoscimento


1 Per la rispo sta vedi D. 127. 2 Non rinvenuta.

ufficiale del Governo federale , i Governi alleati , ed in particolar modo il Governo sovietico e quello americano, avevano fatto sapere al Governo di Vienna di esser disposti a procedere allo scambio di rappresentanti diplomatici. Gli ho chiesto se il Governo austriaco aveva a sua volta richiesto di poter riprendere normali rapporti con altri Stati , ivi compreso anche il nostro Paese. La risposta è stata affermativa; gli Alleati avrebbero tuttavia fatto presente che la nomina di rappresentanti doveva essere subordinata nel tempo all'effettivo ristabilimento delle relazioni diplomatiche con le Quattro Grandi Potenze occupanti .

Per quanto concerne l'Italia il signor Gruber mi ha detto che unico portavoce del Governo austriaco a Roma è il signor Breycha Zuliany che era stato effettivamente incaricato di prendere contatto col Governo italiano. L'ex ministro Berger-Waldenegg non è considerato, per il suo passato, « persona grata»; egli fa parte -ha detto testualmente Gruber -del gruppo del Vaterlandische Front ritenuto responsabile della politica austriaca fino al 1938 e dell ' Anschluss stesso. Il signor Breycha Zuliany avrà l'incarico ufficioso di rappresentare il Governo austriaco finché non sarà possibile inviare un funzionario di carriera.

Il ministro austriaco era al corrente del colloquio che il signor Zuliany aveva avuto col ministro Zoppi 1 ed anche della mia venuta con la missione commerciale. Egli sperava che potessi restare a Vienna e mi prometteva senz'altro per tale eventualità l' aiuto suo e del suo ministero .

Gli ho accennato alla missione del sig. Rienzner, che si era presentato a Roma munito di un certificato col quale la Cancelleria federale gli affidava l'incarico di provvedere al rimpatrio dei cittadini austriaci dall ' Alto Adige. ·Il ministro Gruber mi ha assicurato di non essere al corrente della cosa ; ha aggiunto che molti avevano approfittato nei mesi passati dell a inevitabile confusione degli uffici per ottenere incarichi, missioni e certificati che naturalmente perdevano ogni valore, via via che la situazione andava normalizzandosi ed ha tenuto a confermare che l'unica persona residente a Roma che fosse autorizzata a parlare a nome del Governo federale era il signor Breycha Zuliany.


67 .

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N .D. 417 /35. Washington , 10 gennaio 1946, ore 11,06 (per. ore 11,30 del/'11) .

Seguito telegramma 27 2 .

Vengo informato da Dipartimento di Stato che; allo scopo di evitare perdita di tempo, si è qui provveduto a redigere un testo di risposta comune alla nota francese circa procedura pace, testo che viene sottoposto ai Governi inglese e sovietico. Mi è


1 Vedi serie decima, vol. Il , D. 749. 2 Vedi D. 60, nota 2 p. 84.

stato assicurato, in via confidenzialissima e con preghiera di assoluta riservatezza, che, conformemente nostra viva raccomandazione, schema di risposta americana prevede appunto consultazione Italia (come pure Stati Europa orientale) fmo dalla prima fase dei lavori pace Londra. È stato aggiunto che Governo americano, nel rimettere suo testo, provvedeva a raccomandare specialmente a Londra e a Mosca adozione di tale principio cui Stati Uniti d'America tengono particolarmente.

Dopo prima fase di malumore, Dipartimento di Stato tende oggi a riconoscere che nota francese offre all'America la possibilità di definire alcuni punti rimasti finora imprecisati ed in ispecìe un'occasione per cercare di non dare alla prossima pace il carattere di un vero e proprio Diktat dei Tre Grandi. Si spera qui, non so con quanto fondamento, che consultazioni possano essere presto concluse favorevolmente .

D'altra parte, per ovvi motivi, si è contrari a dare inizio ai lavori del Consiglio pace Londra senza la partecipazione della Francia, intendendo anche mantenere priorità di redazione del trattato coll'Italia. Intanto, è stata già data a Parigi una breve risposta preliminare. Se intendimenti oggi espressi al Dipartimento di Stato perdureranno, e non sopravverranno difficoltà, risposta defmìtiva, che dovrebbe essere in tal caso soddisfacente per la Francia, verrebbe molto probabilmente resa di pubblica ragione.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI

T. S.N. D. 414/27. Roma, 10 gennaio 1946, ore 21.

Suo 23 e precedenti 1•

Nostre proposte in materia economico-finanziaria 2 sono state trasmesse a Kirk subito con l'avvertenza che codesta ambasciata era stata incaricata di presentarle direttamente al Dipartimento di Stato. Copia delle stesse proposte è stata in pari tempo trasmessa a CarandìnP, !asciandolo arbitro dì giudicare se fosse o no opportuno consegnarle al Foreign Office nel loro testo integrale o servirsene semplicemente come concreta indicazione e preciso orientamento. Tale procedura è stata seguita sia, com'ella ha giustamente osservato, per dare priorità al Dipartimento di Stato, trattandosi di iniziativa americana, sia perché proposte stesse avrebbero potuto, se fatte proprie da Washìngton, acquistare presso il Governo britannico ben altra autorità e peso.

La avverto che, nonostante assicurazioni dateci in passato, Foreign Office, in una nota direttaci ier l'altro 4 , ritiene di dover sottolineare che «circa la questione del modus vivendi, vi è stato sempre scarso incoraggiamento da parte del Governo britannico, al quale non sono mai piaciute proposte di questa natura e che ha


1 Vedi DD. 60 e 58. 2 Vedi D. Il, Allegato . 3 Vedi D. Il, nota l. 4 Vedi D. 64.

preferito lavorare per la rapida conclusione di un trattato di pace». Risultato di questo lavoro è, naturalmente, che non abbiamo né modus vivendi né trattato di pace.

Dica costì che apprezziamo ben altrimenti atteggiamento nordamericano ed esprimiamo nostra riconoscenza per rinnovata iniziativa di cui Dunn le ha accennato, assicurando massima segretezza da parte nostra.

Non so, ma è questo un problema di altro ordine, se procedura di preventivamente interpellare Mosca, possa, naturalmente per quanto ci concerne, essere stata la più consigliabile. Vi sono certamente soluzioni, soprattutto in materia economico-finanziaria, che anglo-americani avrebbero potuto adottare senza interpellare altri, come ad esempio il memoriale Macmillan dimostra e la concessione americana di accreditarci il soldo delle truppe conferma.

Comunque, Quaroni ritiene che Russia, avendo avuto per tutto quello che concerne trattati di pace in generale tutte le soddisfazioni che poteva desiderare, non dovrebbe sollevare obbiezioni di principio che mi sembrano invece più probabili oggi da parte britannica, nonostante che Noel-Baker, in una recente conversazione con Carandini (29 dicembre) 1 si sia espresso fra l'altro in questi termini evidentemente contrastanti con quelli della nota del Foreign Office in alto citata : «Certamente è un peccato che americani abbiano lasciato cadere loro iniziativa rinunziando presentazione promesso piano modifiche armistizio, che era da tempo atteso a Londra e che potrebbe prestarsi a una soluzione transitoria, se tempestivamente discusso».

Approvo in ogni caso sua azione che, se coronata da successo, potrebbe, più efficacemente di quanto non si creda, sollevare in questo duro inverno e alla vigilia delle elezioni, Io spirito e l'animo del popolo italiano.

69

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI

T. 415 /28 2 . R oma, IO gennaio 1946, ore 21.

Mio telegramma odierno3 .

A proposito atteggiamento sovietico in materia revisione armistiziale converrebbe forse ella facesse presente al Dipartimento di Stato, se lo ritiene opportuno, che nuova generica domanda di adesione a un non precisato progetto di revisione, dovrebbe essere seguita a scadenza brevissima da presentazione progetto stesso nella sua forma concreta. Ricordi che sin dallo scorso novembre Dekanozov dichiarò Quaroni4 ritenere difficile che Governo sovietico possa pronunciarsi su proposte non definite e che gli occorreva sapere in precedenza quali modificazioni concrete Washington intendeva in pratica proporre. Ricordi altresì che lo stesso Dekanozov nella stessa occasione ebbe ad affermare, circa clausole finanziarie, che, siccome


1 Vedi D. 44. 2 Questo telegramma fu inviato anch e a Mosca con il n. 4. 3 Vedi D. 68. 4 Vedi serie decima, vol. II , D. 717.

prestazioni italiane vanno esclusivamente a profitto anglo-americani, è a questi ultimi che tocca decidere.

Ella mi informa (suo 13)1 che sono costì in elaborazione vari progetti di modus vivendi di respiro più o meno ampio e da definitivamente elaborarsi a seconda della risposta di Mosca. Ma io credo, tutto sommato, che codesta procedura possa prestarsi facilmente a ulteriori remore e resistenze e che più consigliabile sarebbe dunque cercare di cristallizzare il problema, uscendo dal generico, in una formula concreta 2•

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IL PRE~HDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI

T. 432/21. Roma, 10 gennaio 1946, ore 19,30.

Ho diretto alla Presidenza dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il telegramma che trascrivo :

«Nel giorno in cui si iniziano a Londra i lavori dell'Assemblea Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite il Governo italiano tiene a far pervenire a tutte le Nazioni rappresentate il suo saluto e il suo voto augurale.

In nome del leale spirito di collaborazione che ha animato l'Italia in guerra e della profonda coscienza democratica che la anima in pace, il Governo italiano rivolge in pari tempo alle Nazioni Unite, a fianco delle quali ha combattuto per venti mesi e di cui tante le sono così prossime di cultura e di sangue, un nuovo caldo, amichevole appello perché il suo popolo sia al più preso possibile rinserito nella comunità internazionale e nello sforzo inteso ad assicurare la pacifica e giusta ricostruzione del mondo e l'ordinata convivenza fra le Nazioni».

Voglia pregare la Presidenza stessa di voler trasmettere copia del nostro telegramma a tutte le delegazioni presenti.

Aggiungo, per sua norma, che una iniziativa siffatta fu da parte nostra adottata anche all'inizio della riunione di San Francisco 3 . Benché l'iniziativa non abbia avuto allora nessun seguito, fu comunque ad un certo momento prospettata la possibilità di autorizzare la presenza di un nostro rappresentante, almeno a titolo ed in veste di osservatore. Quantunque non creda alla possibilità, neanche oggi, di un risultato diverso, ritengo peraltro utile e a tutti i fini insistere sullo stesso tasto, anche in vista della riammissione italiana all'Organizzazione Internazionale del Lavoro, avvenuta nel frattempo e che costituisce certamente un primo concreto passo nella direzione giusta4 .


1 Vedi D. 58.


2 Per la risposta vedi D . 84.


3 Vedi serie decima , vol. II, DD. 85, 88, 95, 97, 100, 101 , 103, 109 e 124.


4 Con T. 724/63 del 16 gennaio Carandini rispose: « In riunione pomeriggio 15 corrente Comitato generale Assemblea Nazioni ha preso visione messaggio telegrafico presidente del Consiglio dei ministri De Gasperi. Delegato russo Gromyko, dopo parole generiche simpatia per appello italiano, espresso parere non possa darsi altro corso oltre che pubblicazione messaggio nel giornale ufficiale dell'Assemblea generale. Proposta accettata dal Comitato».

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L'AMBASCIATORE A WASHINGTON , TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

L. 496 /118. Washington, 10 gennaio 1946 1•

Con precedenti comunicazioni e da ultimo con la mia lettera n. 16644, del 31 dicembre e con i miei telegrammi nn . 31 , 32, 33 e 34 del 9 gennaio 2 , ti ho già riferito la posizione del Dipartimento di Stato nel problema delle nostre colonie nonché alcune mie impressioni sui pericoli che sembrano profilarsi e sull'azione che forse si potrebbe ancora svolgere .

Desidero qui soltanto elencare e commentare succintamente alcuni punti che mi sembrano rivestire un certo interesse :

l) Mi sembra che la nostra posizione in favore di una amministrazione italiana delle vecchie colonie prefasciste , quale ribadita nel memorandum 3 presentato alla segreteria del Consiglio dei ministri degli esteri sia, nell 'attuale momento, e allo stato degli atti, la più opportuna da tutti i punti di vista. Comunque essa non può essere qui tacciata di «vecchio colonialismo» né da noi di rinunciatarismo. Il memorandum è pertanto utile a questo fine; non so invece se esso risponda bene allo scopo di fornire una indicazione esauriente a tutti i Paesi interessati (tranne l' Inghilterra che ne aveva, o certo ne ha ora, piena conoscenza) di quanto abbiamo fatto e dei titoli che a bbiamo acquisito con i nostri sacrifizi e con l'insediamento di una vasta collettività italiana. Prevale ancora l'impressione, malgrado tutti gli sforzi fatti, che la nostra colonizzazione sia in gran parte artificiosa e che dipenda da sussidi della madrepatria. Forse, ad esempio, una elencazione numerica dettagliata della distribuzione di quelle nostre collettività, divisa per categorie professionali e località, darebbe migliore luce alla nostra causa. Analogamente per quanto riguarda i nostri investimenti e capitali . Mi parrebbe anche assai utile mettere in valore tutti gli argomenti e i dati atti a dimostrare la capacità di vita autonoma della popolazione italiana e la possibilità di sviluppo del nostro lavoro nell'avvenire. Ritengo pure che dalla semplice enumerazione delle varie razze, religioni, ecc. non si trae un quadro esatto della confusione etnica , ecc. che esiste in quei territori e delle difficoltà che , proprio in Libia , si oppongono alla tesi di una indipendenza a breve scadenza. Anche una elencazione numerica degli indigeni , fatta per categorie professionali (medici , ingegneri, professori ... nomadi) potrebbe servire a dimostrare la necessaria funzione che vi svolge , e deve continuare a svolgere, l'elemento italiano. Mi rendo pienamente conto che il nostro memorandum ha voluto rispondere ad esigenze di «brevità» e «discorsività» del resto assai utili , ma ritengo che potrebbe essere opportunamente integrato con documentazione da inoltrarsi al Consiglio dei supplenti, oppure, eventualmente, da presentarsi in sede di nostra audizione .


1 Manca l'indicazione della data di arrivo. 2 Vedi DD. 48 e 60. 3 Vedi App. 2a.

2) Due parole sul piano americano di «trusteeship multiplo», presentato alla prima Conferenza di Londra. Qui mi è stato confermato che, nell'intenzione americana, l'autorità dovrebbe essere in pratica fondamentalmente esercitata dall '«amministratore»; non sembra d'altra parte dubbio che questi, ai termini del progetto americano, dovrebbe essere una persona fisica e non uno Stato (nel suddetto piano esso è indicato: «to him») e che la sua designazione dovrebbe essere fatta dall'O.N.U. Noi avremmo due posti nell 'Advisory Body; la Libia e l'Eritrea dovrebbero ottenere l'indipendenza dopo dieci anni. Per quanto sia da escludere che il piano americano possa venire accettato «in toto» , è utile però esaminarne alcuni aspetti. In primo luogo il nome dell'amministratore è in bianco. È probabile che, in seguito, )'«amministratore» diventi invece «una Potenza amministratrice» e che essa venga designata, per un periodo determinato o indeterminato, anziché dall'O .N.U., dalle Grandi Potenze in sede di trattato di pace. Ad ogni buon fine , per l'eventualità che, come il precedente della Corea farebbe supporre, il principio del «trusteeship» multiplo possa prevalere, sembrerebbe assai opportuno preparare un nostro piano che contemperi le nostre esigenze di amministrazione con le inevitabili interferenze degli altri Stati. Se ciò non fosse possibile, è evidente che a noi converrebbe cercare di ottenere che l'amministratore, da designarsi dall'O.N.U ., sia scelto per un periodo limitato. Sembra infine che nella eventualità che i nostri diritti di amministrazione ci vengano totalmente disconosciuti e che vi sia il pericolo di una assegnazione a tempo indeterminato ad altra Potenza, la soluzione dell'indipendenza a scadenza fissa -ove veramente possibile -sia da prendersi in considerazione . Avremmo infatti , in seguito , da far valere «la carta» della nostra collettività, che ci darebbe ampia possibilità , specie ove nel frattempo riuscissimo a riaffermarla ed eventualmente ad accrescerla.

3) Ti ho già riferito circa l'opportunità di tentare una azione combinata fra Francia e America. Per quanto gli Stati Uniti siano in parte legati al piano da essi presentato alla prima Conferenza di Londra, occorre tener presente che detto piano ci dava due settimi dei posti dell' Advisory Body, mentre non pregiudicava la questione di chi dovesse avere l' amministrazione. Dunn in particolare non è sfavorevole a prendere in esame la nostra candidatura alla amministrazione; se trova nella posizione francese un appiglio credo che non dovrebbe mancare di sfruttarlo. Ti ho altresì riferito il mio punto di vista circa un rinnovato tentativo per essere consultati a Londra, prima che vengano adottate decisioni in materia coloniale.

4) Nei miei telegrammi citati del 9 gennaio ti comunicavo gli ultimi accenni del Dipartimento sulla eventualità di un rinvio delle questioni coloniali a dopo la pace. Questo potrebbe non essere interesse della Francia perché le discussioni, rinviandosi, potrebbero anche rischiare di estendersi in seguito ad altri territori coloniali . Un'adesione russa a tale tesi si può avere se, per altri motivi , non vi sono da parte sovietica serie intenzioni di abbinamento con la questione della Venezia Giulia. Comunque, è una possibilità. È però da tener presente che, in tale eventualità, le Grandi Potenze cercheranno di includere una clausola nel trattato di pace che dia loro un certo potere di coazione, nei nostri confronti, per il regolamento successivo della questione coloniale. Altrimenti , esse correrebbero in seguito il rischio di un nostro rifiuto di addivenire ad una regolamentazione giuridica di tale problema. Non credo che detta clausola possa consistere-perché inaccettabile in un nostro impegno di sottoscrivere le successive decisioni delle grandi Potenze o

103 dell'O.N.U. Potrebbe trattarsi -il mio è un puro ra gionamento perché, come ovvio, mi sono astenuto finora dall 'entrare in argomento con Io State Department -di una formula che leghi, in qualche modo, alla ratifica del successivo accordo coloniale la validità dell'intero trattato. Sembra comunque opportuno studiare fin da ora il modo di rendere una clausola siffatta la meno sfavorevole ed impegnativa possibile.

5) È possibile rinforzare con provvedimenti di carattere interno la nostra posizione nel vitale problema africano? Per quanto mi sia difficile da qui giudicare il momento e il modo più opportuni per nostre eventuali misure, ti sottometto tuttavia alcune considerazioni personali che mi vengono dall'esame della posizione americana nei confronti del problema. I vecchi sistemi coloniali tendono ad essere sorpassati. L'O.N.U. , sia pure molto teoricamente, ha già segnato un passo avanti rispetto al passato. Mi sembra che noi ci troviamo nella situazione di dover fare almeno un passo avanti a quello fatto dall'O.N .U. In primo luogo il nome stesso di «colonia» è fuori moda ; non solo , ma qui in America, suona male anche per cattivi ricordi d'infanzia . L' America sostiene, in materia coloniale, o l' indipendenza (Filippine) o l'associazione sotto la forma di stato federale (vi è un forte movimento in questo senso per Porto Rico e le Hawaii). Ritengo che, in una nostra enunciazione di politica coloniale, potremmo tener conto di questi esempi, sia pure distinguendo tra obbiettivi immediati e mediati. E ciò tanto più che è del resto provato come in questo campo le politiche più liberali sono in definitiva quelle più durature e in sostanza vincolanti. La dichiarazione del capitolo XI della Carta dell'O .N.U. è troppo poco ; e soprattutto eccessivamente diplomatica (ha dovuto tener conto di tanti interessi contrastanti e tanti vieti pregiudizi) e assai poco dettagliata (due soli articoli). In secondo luogo I'America sostiene , se non nella pratica, che è ben diversa, per lo meno nella legge e soprattutto nella teoria, la parità degli obblighi e dei diritti tra le varie razze. La Carta delle Nazioni Unite non ne parla. Credo che noi, su questo punto, potremmo trovare nella nostra tradizione gli elementi per porci all'avanguardia rispetto a tutti i Paesi. Mi sembra che in sostanza -nel momento più opportuno, specie se la questione viene rinviata -potrebbe esserci utile approvare per legge un dettagliato progetto che ponga su nuove basi i nostri rapporti con le popolazioni ed i territori africani e dargli l'opportuna pubblicità. Su scala più larga e più radicale · potrebbe costituire la controparte di quanto abbiamo fatto in materia di autonomie allogene. Se a Londra si darà luogo alla nostra consultazione, forse potrebbe essere quella la sede adatta per annunciare i nostri propositi, od eventualmente illustrare le nostre decisioni, in tale materia.

Mi sembra infine che, come per altre questioni, non dobbiamo mancare di far sentire all 'occorrenza, oltre alla maggiore unanimità di opinione pubblica che si possa ottenere all'interno, anche, ove indispensabile, una nostra decisissima «resistenza». Questa nostra resistenza, se messa in opera al momento più opportuno, potrebbe raggiungere lo scopo di indurre alla riflessione i Paesi coloniali, i quali, in ultima analisi, non dovrebbero avere interesse a estrometterei totalmente da posizioni che creano nostre affinità di interessi politici con essi 1 .


1 Per la risposta vedi D. 135.

72

L'INCARICATO D'AFFARI A CHUNG KING, ANZILOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 487/2. Chung King, 11 gennaio 1946, ore 15,50 (per. ore 11,30 del 12).

Sono stato ricevuto oggi da ministro degli affari esteri. Egli ha manifestato apprezzamento per cortesi espressioni contenute lettera di V.E. 1 e ricordato incontro con V.E. a Londra. Si è poi interessato situazione Italia, soprattutto dal punto di vista alimentare ed economico, ed ha espresso fiducia che conclusione trattato di pace consentirà prossimo miglioramento economia nostro Paese, manifestando incidentalmente avviso che pace con l'Italia non dovrebbe presentare difficoltà, eccettuata questione Venezia Giulia. Egli ha approvato nostra intenzione rimpatriare appena possibile personale che ha collaborato giapponesi. Ha domandato espressamente quando sarebbe giunto ambasciatore Fransoni 2 , aggiungendo che ambasciatore di Cina a Roma raggiungerà sua destinazione al più presto.

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IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 479/35-36 . Londra, 11 gennaio 1946, ore 21 (per. ore 10,15 del 12).

Harvey mi ha oggi riconfermato che inquietudini italiane assolutamente infondate in quanto che decisioni Mosca non hanno affatto modificato nostra posizione. A Mosca si è concordata formula per rivivificare Conferenza Londra attenendosi che delegati supplenti dopo tre mesi riprendano ora lavori al punto in cui li avevano lasciati e uniformandosi stesse direttive . Pace con l'Italia resta primo argomento da trattarsi. Non appena Tre Grandi avranno concordato risposta richiesta francese chiarimenti, delegati supplenti, che sono gli stessi e ormai tutti qui giunti, inizieranno studio per prima stesura proposte pace. Appena pronte, tali proposte verranno passate Consiglio ministri esteri competenti (caso nostro Tre Grandi più Francia), i quali, a loro volta, sottoporranno progetti definitivi non oltre lo maggio Conferenza Nazioni interessate . Questa ultima conferenza avrà carattere proprio Conferenza generale della pace, essendole riser


1 Si riferisce alla lettera di accreditamento, che non si pubblica.


2 Francesco Fransèmi, nominato ambasciatore in Cina, non raggiunse la sede e fu sostituito da Sergio Fenoaltea che assunse la direzione dell'ambasciata il 17 luglio.

vata ampia facoltà discussione e finale capacità approvazione. Non essendo so

.pravvenuta alcuna decisione che escluda presa in considerazione ragioni italiane, Inghilterra sosterrà in pieno nostri diritti ad esprimerci prima della finale stesura del trattato. Ha insistito che non saremo messi di fronte ad un Diktat pur non potendo ora precisare in quale fase saremo consultati; su questo punto essenziale riservomi intervenire energicamente e riferire.

Circa data conclusione nostra pace è intenzione Governo inglese che non si vada oltre alla fine giugno. Perciò ho sin da ora scarsa fiducia nell'attuale possibilità di una revisione armistizio , perseverando sua convinzione essenziale convenienza concentrare ogni sforzo onde giungere al più presto pace definitiva. Harvey lamenta che Dipartimento di Stato non abbia a tempo debito concretato la sua generica proposta alla quale Foreign Office avrebbe dato, come promesso, pieno appoggio. Ora ritiene sia tardi, risultandogli che anche russi sarebbero restii a misure provvisorie nella pendenza delle discussioni definitive di pace. Comunque ritengo che Foreign Office non si opporrebbe nemmeno oggi qualunque attuabile proposta americana 1• ·

Circa inchiesta sul luogo in Venezia Giulia, Harvey ritiene che nomina Commissione e scelta momento sono questioni che dipendono dal giudizio esclusivo dei delegati supplenti.

74

L'AMBASCIATORE DEGLI STATI UNITI A ROMA, KIRK, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERJ2

L. Roma, Il gennaio 1946.

I take pleasure in conveying t o Y our Excellency the following message from the President of the United States, which has just been received:

«l appreciate your message of December 163 and extend every wish that your Government may succeed in its urgent task of making the people of Italy truly responsible for the conduct of their own community and nation. I am confident that ltaly will be enabled to conclude with the United Nations a treaty of peace which will fulfill our common needs and desires. To that end you can count on the good will and friendly collaboration of thè United States, just as I know we can count on yours. HARRY TRUMAN».


1 Ritrasmettendo a Tarchiani, con T. 703/47 P.R. del 16 gennaio, una sintesi di questo colloquio, De Gasperi aggiungeva: «Persisto dunque a credere che iniziativa codesto Governo potrà avere possibilità successo soltanto se uscirà dal generico, cristallizzandosi in un progetto concreto da presentarsi subito. Le confermo altresì che modificazione sostanziale armistizio, sia pure limitata alle clausole economico-finanziarie, che fosse attuata senza indugio, non potrebbe che avere riflessi ed effetti ill)portanti sulla nostra situazione non solo eco nomica, ma morale e politica ». A Carandini rispose con il D. 89.


2 Ed. in Foreign Relations of the United States. /946 , vol. II , cit. , p. 6.


3 Vedi D. 23.

75

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, PRUNAS, ALL'AMBASCIATORE A MADRID, GALLARATI SCOTTI

L. 3 /43. Roma, 12 gennaio 1946.

Accludo un rapporto di Carandini che già conosce la nostra risposta.

Chiusa con la firma dell'accordo una fase della nostra politica spagnola, è bene cominciare a guardare verso l'avvenire.

ALLEGATO l

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

R . RISERVATO 5447 /3701. Londra, 29 dicembre 1945.

È venuto a trovarmi l'ambasciatore spagnolo de las Barcenas.

Evidentemente conscio della difficile posizione in cui si trova il suo Governo, sta moltiplicando i contatti con questi ambienti politici e diplomatici e quindi le sue impressioni hanno un interesse particolare che ritengo utile segnalare per orientamento di codesto ministero. A parte questo, la sua visita , a breve scadenza dal precedente colloquio (vedi telespresso in data 22 dicembre u.s. n . 5400 /3673) 1 , ha avuto uno scopo specifico di cui riferisco in appresso.

Per ciò che riguarda la situazione interna della Spagna Barcenas ha ribadito il concetto secondo cui la grande maggioranza dei suoi compatrioti, i monarchici progressisti compresi, sarebbe contraria ad un rapido combiamento del regime temendo che la cosa potrebbe significare un riaccendersi della guerra civile con tutti gli orrori connessi di cui è sempre vivo il ricordo; anzi , a proposito dei monarchici, Barcenas ha voluto ricordare la frase di un ambasciatore americano a Madrid che, in una situazione analoga alla odierna, avrebbe osservato «di non aver mai incontrato in un Paese tanti monarchici timorosi della restaurazione della monarchia». Detto questo, ha aggiunto che ciò non esclude, a suo parere, che col tempo Don Juan possa tranquillamente far ritorno sul trono con un programma illuminato e liberale.

L'ambasciatore mi ha quindi accennato alle prossime conversazioni che, ad iniziativa del Quai d 'Orsay, dovranno avere luogo tra Francia, Inghilterra e Stati Uniti circa una politica comune da adottarsi nei confronti di Franco e mi ha dichiarato di essere tuttora convinto che non si giungerà ad una rottura di relazioni e questo soprattutto perché:

l) un eccessivo irrigidimento delle Potenze occidentali non farebbe che cementare, per la nota fierezza spagnola, l'unione al regime e sarebbe quindi contro-producente come Io furono le sanzioni contro l'Italia nonché, attualmente, la politica americana nei riguardi di Peron in Argentina ;

2) Franco rappresenta la tranquillità nell'ordine ed il rispetto ai trattati internazionali, mentre una evoluzione troppo rapida sarebbe gravida di dannose conseguenze in un momento così delicato come l'attuale in cui anche il Mediterraneo è fonte di rivalità fra le Grandi Potenze.


1 Non pubblicato.

Segnalo a questo punto che negli ambienti governativi spagnoli di Londra sono state rilevate con soddisfazione le alquanto blande dichiarazioni alla stampa (riportate nel Tirnes del 22 corr.) fatte dall'ambasciatore americano Armour al suo ritorno in patria che darebbero a pensare, tenendo anche presenti le mie precedenti impressioni , che quanto sopra possa non peccare di ottimismo e che tutto si risolva ancora in una qualche dichiarazione ufficiale più energica di quelle passate, ma senza il ricorso alla rottura di relazioni.

Barcenas è quindi venuto a parlare di ciò che ritengo sia stata la ragione principale della sua visita : mi ha confidato di avere molta fiducia nell 'avvenire politico di un certo don Angel Herrera, intorno al quale si andrebbe formando un partito politico simile al nostro democratico-cristiano ed al M .R.P. francese che, a detta dell 'Ambasciatore, sarebbe destinato a divenire uno dei più forti in Spagna e suscettibile di avere considerevole influenza sulla metodica e pacifica evoluzione del regime verso forme più accette alle democrazie occidentali .

Don Herrera, già brillante giornalista ed uno degli editori del Débats (attualmente Ya) ha abbracciato nel 1941 la carriera ecclesiastica all'età di quarant'anni, dopo un soggiorno in un convento domenicano di Friburgo (Svizzera); presentemente è titolare di una minuscola

. parrocchia spagnola, ma svolge una intensa attività per fondare il partito di cui sopra e, a tale scopo, avrebbe recentemente avuto una serie di colloqui con il Papa, con V.S., con Don Juan e con Bidault. Barcenas è vivamente e favorevolmente impressionato della personalità di Herrera e ripone le maggiori speranze nel suo avvenire ; ho avuto l'impressione che gradirebbe molto conoscere quali siano le nostre reazioni ai suoi progetti.

ALLEGATO II

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI

T . PER CORRIERE 571. Roma, 13 gennaio 1946.

Suo rapporto 5447 /3701 1•

Attività Herrera mi è segnalata da fonti varie come promettente. Tutto ciò che potrà dare l'avvio ad una ordinata evoluzione democratica della Spagna è opportuno sia da parte nostra seguito con comprensivo interesse. Gallarati Scotti è al corrente.


76 .

IL CONSIGLIERE COPPINI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

TELESPR . SEGRETO 13/11 . Vienna , 12 gennaio 1946 (per. il ] 0 febbraio ).

Nella seconda conversazione che ho avuto ieri in una casa privata col ministro Gruber e che è durata circa un'ora e mezzo, sono stati toccati argomenti su cui riferisco con rapporto a parte 2 . Ad un certo momento, quando il colloquio aveva


1 Vedi Allegato l. 2 Non rinvenuto.

raggiunto il tono di una franca e simpatica conversazione, il segretario di Stato austriaco si è rivolto a me, dicendomi :

-E perché non vogliamo anche scambiarci le nostre idee sull ' Alto Adige?

-Non ho, Eccellenza , niente in contrario a parlame. È un argomento che ha dei profondi riflessi sulle relazioni fra i nostri due Paesi . La simpatia che lei, Eccellenza, mi ha dimostrato nel trattenermi in così cortese conversazione mi fa pensare che mi sarà estremamente utile conoscere il suo pensiero su questo tema, tanto più che ella mi ha detto testé trattarsi di un puro scambio di idee a carattere personale.

Debbo premettere al riguardo una osservazione. Il ministro Gruber , sul quale invio con altro rapporto l alcune notizie biografiche, è persona giovane di anni e ancor più di spirito e di ingegno. Tipico tirolese nel fisico e nell' accento, egli ostenta una certa decisa sicurezza, ma nel calore della conversazione dimentica il controllo che egli si è imposto ed è facile scorgere che il suo temperamento prende il sopravvento sulla sua formale riservatezza. Dico questo perché la conversazione, per quanto riguarda lo stesso ministro , ha assunto un tono di franchezza e di scioltezza che non mi attendevo, trattandosi sopratutto di un primo colloquio su un argomento oltremodo «heikel» e del quale pensavo sentirmi parlare con diffidenza e sostenutezza.

Gruber ha iniziato il suo dire facendo due premesse. Egli era innanzi tutto ben convinto che la questione dell'Alto Adige sarebbe stata decisa dalle Grandi Potenze. Le posizioni dei due Governi erano ben note ai Tre Grandi ed a Parigi ; le Quattro Potenze avrebbero fatto conoscere a suo tempo all'Italia ed all'Austria quale fosse la sorte (da quanto poi mi ha detto, ho compreso che Gruber avrebbe fatto meglio ad usare l'espressione «soluzione per definire la sorte») di questa regione. In secondo luogo egli non mirava con questo scambio di idee a convincere me o qualsiasi italiano sulla necessità di rinunciare all'Alto Adige. Ne era perfettamente convinto , a priori, della inutilità. Egli desiderava soltanto porre in luce certe sue considerazioni che sarebbero venute in definitiva a vantaggio della politica e dell'amicizia dei due Paesi.

Il ministro Gruber si è poi difeso dalla accusa di nazionalismo. Se gli inconvenienti che, secondo le sue previsioni , sarebbero stati connessi col mantenimento della sovranità italiana in Alto Adige avessero potuto essere altrimenti superati , egli non avrebbe appoggiato la tesi del ritorno di tale territorio all ' Austria.

Il suo punto di vista, che egli mi ha quindi esposto con ampiezza di dettagli e di esempi, può essere così riassunto: molte ragioni, amministrative, economiche, geografiche ed etniche giustificano il ritorno dell ' Alto Adige all'Austria . Tutto ciò è però d ' importanza assai relativa. L'essenziale è questo : egli è perfettamente sicuro che il Governo italiano , particolarmente sotto la guida di V.E. , accorderà agli alto-atesini tutto quanto sarà necessario per conservare e garantire il libero autonomo sviluppo di quel gruppo allogeno. Ma è questo il vero pericolo cui va incontro l' Italia: «Conosco i miei conterranei -ha detto il ministro Gruber -essi sono l'elemento più duro e più tenace della terra . Quanto maggiore sarà la libertà che loro concederete, tanto più essi ne useranno e ne abuseranno, se volete , per chiedere ed insistere di ritornare a far parte dell'Austria. Tutte le autonomie che voi italiani accorderete loro, con tutta la buona volontà di creare una collaborazione con loro ,


1 Non rinvenuto.

109 saranno altrettante armi che essi rivolgeranno contro voi stessi. A poco a poco, nell'ambito della legalità , che voi stessi avrete ricostituita, della libertà, che voi avrete concessa agli alto-atesini, la situazione degli italiani in Alto Adige sarà insostenibile. Che cosa succederà allora? Perché il dilemma è preciso . O il Governo italiano metterà in movimento il meccanismo dell ' autonomia, e questo si muoverà da sé, sempre più veloce, in senso centrifugo e sfuggirà dalle mani italiane fino a che, in nome della libertà e dell'autonomia, sarà praticamente richiesta l' annessione all' Austria; oppure si tornerà alla limitazione delle libertà locali che saranno sempre più contenute fino a dar luogo ad una nuova oppressione . E saremo al punto di prima. Veda , la politica di Mussolini in Alto Adige era in fondo, dal punto di vista dell'interesse italiano, la più adeguata alla situazione dei fatti. Non so se Mussolini se ne sia reso effettivo conto; per quanto mi concerne non ho mai creduto che egli pensasse sul serio ad italianizzare i tedeschi dell'Alto Adige ; ho invece ritenuto che avesse la precisa sensazione che solo tenendoli sottomessi con la forza sarebbe stato possibile mantenere unita , almeno amministrativamente, quella regione all ' Italia. In ogni caso le ripeto : quando gli alto-atesini potranno far uso della libertà che voi volete loro concedere, essi ne useranno per chiedere di essere uniti all' Austria. E lo chiederanno con quei mezzi che voi stessi avrete loro accordati. È inutile che io le nasconda le ripercussioni che questo ha ed avrà sull'Austria .

Non voglio tacerlo a lei. La politica austriaca non a vrà mai né la volontà né i mezzi per strappare l'Alto Adige all'Italia, ma non posso escludere che quando la questione avrà assunto quel carattere di asprezza, che immancabilmente raggiungerà in qualsiasi forma e voi , italiani , vorrete internamente risolvere il problema della convivenza cogli alto-atesini, qualche altra maggiore Potenza non voglia approfittare della situazione di aperta contesa o di screzio latente per trascinare l'Austria in un conflitto. Lei ha giustamente detto che la pace dei nostri Paesi potrà essere conservata se sapremo dare inizio ad una collaborazione ampi a, pacifica, proficua fra noi tutti e se scarteremo così qualsiasi motivo di contrasto che possa servire di appiglio alle maggiori Potenze; ma è proprio in base a questo suo concetto che io debbo ripeterle che al di fuori della buona volontà italiana ed austriaca di ignorare, di accantonare , di superare insomma questo contrasto , le condizioni immutabili di fatto lo riporteranno quotidianamente alla ribalta , con maggiore violenza, quanto più da parte italiana si cercherà o di assecondare o di sopraffare gli alto-atesini .

E come le ho detto con sincerità i pericoli che l'amicizia itala-austriaca inevitabilmente correrà se le decisioni delle Grandi Potenze fossero a voi favorevoli, così le dico che una volta risolto a nostro favore questo problema la politica austriaca sarà lealmente dalla parte italiana. La politica di Dollfuss e di Schuschnigg -è bene che lei lo sappia -non è mai stata sentita ed approvata dal popolo austriaco . Oggi invece è impressione generale che , mentre le nostre necessità di vita materiale ci portano ad una collaborazione con gli stati danubiani che potrebbe soggiogarci alla diretta influenza di una grande Potenza, le esigenze politiche e spirituali ci indicano l'Italia e la Francia come i nostri naturali bastioni. Le assicuro che questo è il nostro vivo desiderio. La mia volontà di parlare con S.E . De Gasperi o con un rappresentante del Governo italiano derivava appunto dal desiderio di mettere in chiaro che le nostre rivendicazioni , nella loro ineluttabilità , non derivano dallo spirito «nazionalista» del popolo austriaco , da nostalgici sent imenti od anche da importanti questioni etniche, amministrative, sociali, connesse con la costituzione sociale-economica dell'attuale Austria, ma in grandissima parte dal temperamento, dallo spirito e dalla tenacia degli alto-atesini che tutto faranno pur di rientrare in seno all'Austria» .

Il leitmotiv del carattere alto-atesino è stato veramente predominante in tutta la lunga, appassionata e dettagliata esposizione che il ministro Gruber mi ha fatto. Le considerazioni di altro carattere sono passate in secondo piano dinanzi al quadro che il mio interlocutore mi andava facendo della lotta che gli alto-atesini avrebbero ingaggiato contro gli italiani non appena fossero state loro concesse la libertà di stampa e l'autonomia linguistica e amministrativa. Non esagero, se aggiungo di essere convinto che il signor Gruber ha voluto dipingere l'Alto Adige come un settore difficilissimo, dove gli italiani non avranno possibilità di vita, per svalutare sin dall'inizio le obiezioni che io gli avrei mosse dopo il suo discorso.

E, interrompendo il corso del ragionamento sopra esposto, il ministro Gruber mi ha detto che il Governo austriaco, se l;1 decisione delle Grandi Potenze fosse stata favorevole all'Austria (la dichiarazione di rimettersi completamente alle decisioni delle Grandi Potenze è stata la premessa costante della sua esposizione), avrebbe preso ogni provvedimento atto a garantire la piena autonomia del gruppo etnico italiano, dal punto di vista amministrativo e culturale, nonché lo sviluppo e la sicurezza dei notevoli interessi italiani, in particolar modo per quanto concerne le centrali elettriche dell'Adige. Per quanto riguarda gli elementi di stirpe italiana il Governo austriaco avrebbe loro lasciato piena libertà di scegliere tra il conservare la cittadinanza italiana o quella austriaca, e prevedendo che essi preferiranno di rimanere italiani, avrebbe garantito loro in ogni modo il diritto alla residenza nell'Alto Adige, la piena libertà nell'uso della lingua, ed avrebbe tutelato in ogni forma i loro costumi, il loro lavoro e via dicendo.

Ho naturalmente fatto la massima attenzione a quanto mi ha detto il ministro Gmber. Non ho voluto interromperlo, anche quando sarebbe stato possibile, per obbiettare o correggere. Ho cercato di non dare alla conversazione il carattere di una discussione, alla quale non mi ritenevo autorizzato, e che non mi sembrava davvero opportuna, ma di mantenerla, come mi era stato richiesto dallo stesso ministro degli esteri austriaco, sul terreno di uno scambio di idee, nel quadro di quel tono amichevole che ha appunto distinto il nostro incontro. Lo stesso ministro Gruber del resto, forse intimorito di aver ecceduto ndle sue dichiarazioni, mi ha richiesto di non riferire a

V.E. le sue considerazioni ma di ritenerle opinione ed informazione di carattere strettamente personale. Per ciò ho premesso anch'io al ministro Gmber che parlavo a titolo personale e che mi sarei limitato ad alcune osservazioni su quanto egli mi aveva detto . Comunque mi sentivo di ringraziarlo vivamente per la franchezza e l'ampiezza con cui si era espresso. Ritenevo che questo sistema di vedere in faccia i problemi e di non nasconderne l'importanza avesse indiscutibili vantaggi.

«Sull'argomento debbo da parte mia farle una considerazione di principio. Sulla questione della frontiera orientale italiana può darsi che in qualche partito italiano ci sia una valutazione differente dagli altri. Sulla questione della frontiera settentrionale vi è unanimità di tutti i partiti e di tutto il Paese. Le indico, per citare solo un esempio recente, le dichiarazioni del ministro Togliatti al congresso del partito comunista riportate dal quotidiano comunista Osterreichische Volksstimme. Su questo problema il popolo italiano è, per molti motivi, molto sensibile, sopra sensibile ("iiberempfindlich "). Una decisione delle Grandi Potenze che staccasse l'Alto Adige dall'Italia e risollevasse il problema delle nostre frontiere settentrionali infliggerebbe al popolo italiano una viva delusione e lo ferirebbe profondamente. Ella mi ha detto con molta franchezza che se l'Austria non dovesse ricevere l'Alto Adige non per questo l'Austria ne morirebbe, pur risentendone gravissimo danno. La perdita dell'Alto Adige non significherebbe certo la fine dell'Italia, ma appunto perché questa resterebbe sempre viva, il dolore dell'amputazione sarebbe durevole ed indimenticabile . Ella mi ha espresso prima il desiderio, di cui le sono molto grato, di avere altre conversazioni con me su questo ed altri temi. Avremo modo quindi di spiegare le nostre idee, più di quanto non lo sia stato oggi, ma fin da ora le voglio accennare che la presa di posizione dell'Italia è tale che essa valuterebbe il distacco dell'Alto Adige come uno scacco morale e soprattutto come una ingiustizia. Le prime conseguenze di tutto ciò andrebbero evidentemente a svantaggio di quella politica di amicizia e di collaborazione che lei ritiene indispensabile di iniziare con il mio Paese. ·

V.E. ha insistito nelle sue considerazioni su questo punto: la collaborazione italiana con gli alto-atesini sarà impossibile; ogni nostro tentativo sarà respinto e sarà anzi la fonte di ulteriori dissidi, il motivo di definitivo distacco . Orbene, io non posso concordare completamente coi giudizi espressi al riguardo da V.E. La politica fascista, lungi dall'essere adeguata alle circostanze di fatto, è stata cieca ed inutile. Gli alto-atesini sono duri e tenaci, ma non sono cittadini sleali. Anche nei momenti più duri da loro attraversati, non hanno creato al governo fascista notevoli imbarazzi politici. I soldati alto-atesini hanno ovunque servito l'Italia con correttezza e lealtà. Non mi sembra quindi possibile che quando il Governo italiano concederà loro la desiderata autonomia, essi la sfruttino proprio contro di lui e si mettano a sabotare l'amministrazione italiana ed a render insostenibile la vita dei nostri connazionali.

Comunque, è anche certo che questo spirito di ribellione che V.E. imputa in modo così largo agli alto-atesini, è tenuto vivo ed alimentato dalle manifestazioni ufficiali del Governo austriaco . Mi permetto quindi di porre il problema su un altro piano. Vuole il Governo austriaco veramente una politica di collaborazione con l'Italia? Ritiene indispensabile per la pace dell'Europa e del mondo di creare una serie di condizioni di fatto e di spirito che escludano ogni motivo di contrasto fra noi ed indirettamente fra altre Grandi Potenze? Se si, il Governo austriaco deve considerare l'Alto Adige non come una "Spaltung" fra i due paesi, ma come la "Briicke" che li unisce. Se i due popoli si tenderanno le mani, se i nostri interessi saranno, col volgere degli anni , sempre più intimamente collegati, se lo spirito austriaco e quello italiano continueranno ad illuminare l'Europa di quella luce che fu veramente grande nel XVIII secolo, perché vuole, signor ministro, che l'esiguo gruppo degli austriaci dell'Alto Adige debba assolutamente essere uno spauracchio fra di noi e non debba invece godere di questa profonda amicizia fra i due Paesi soprattutto se garantito ormai, nel suo sviluppo culturale, da un'ampia autonomia amministrativa? Se ho ben capito il suo concetto, ella ritiene che, senza il ritorno dell'Alto Adige all'Austria, non vi potrà essere collaborazione ed amicizia fra i due Paesi. Ed io rispondo : iniziamo sinceramente e senza riserva questa collaborazione, dimenticando da tutte e due le parti questo focolare di discordie, e vedremo se il fuoco, non alimentato da nessuna parte, avrà la forza di estendersi.

V.E . ha voluto, con tutta franchezza, esporre il suo turbamento per l'avvenire se la decisione delle Grandi Potenze cadesse a favore dell'Italia . Lei mi ha anche accennato ad una dolorosa ipotesi che preferisco non prospettarmi. Fin da ora però l'Austria, che diventerà, come auguro vivamente, padrona dei suoi destini, deve mettere sulla bilancia le due ipotesi. O una politica di collaborazione sincera, di amicizia leale con l'Italia, al di sopra di una questione, che ha in sé molto dell'artificioso, oppure una politica di diffidenza e di malvolere che potrebbe anche concludersi con il distacco dell'Alto Adige dall'Italia. Ma con questo sarà allora chiusa la porta a quell'offerta di pacificazione che l'Austria in quel momento sarebbe pronta a fare. L'Austria si troverebbe sola, completamente sola, dinanzi al pericolo cui lei stessa mi accennava, impossibilitata per ragioni geografiche a far valere l'appoggio delle Potenze occidentali e con l'ipotesi, poi, e questa volta a vantaggio dell'Italia, di qualche combinazione che restituisse a questa la perduta frontiera settentrionale. Dinanzi a questa prospettiva io le domando, signor ministro, se la bilancia non debba invece piegare, in definitiva, per una collaborazione pacifica fra i due popoli».

Durante il colloquio che sopra ho trascritto, ho domandato al signor Gruber se, in seguito alla nota presentata dal Governo austriaco alle Potenze occupanti per la retrocessione dell'Alto Adige all'Austria, vi fossero stati da parte di dette Potenze risposte od accenni sul problema in questione.

Il ministro austriaco non mi ha potuto e voluto dare sul momento una precisa risposta, riservandosi tuttavia dimettermi al corrente non appena gli sarà possibile. Tuttavia, al termine della nostra conversazione, il signor Gruber ha così inaspettatamente concluso: « Voglio solo assicurarle che quando le Potenze alleate desidereranno di organizzare il plebiscito nell'Alto Adige, il Governo austrfaco comunicherà subito al Governo italiano i suoi progetti per regolare l'autonomia degli italiani nell'Alto Adige, la garanzia per lo sfruttamento dell'energia elettrica delle centrali di Bolzano e tutte le altre questioni che potessero sorgere in seguito al distacco della regione alto-atesina dall'Italia». ·

77

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 567 /43. Londra, 13 gennaio 1946, ore 13,30 (per. ore 8,30 del 14).

Mi riferisco al telegramma n. 100le . di codesto ministero 1• Mi risulta che Governo francese ha effettivamente, ma senza speciale insistenza

o significato ostile all'Italia, chiesto quale posto si sarebbe fatto a Jugoslavia, Grecia , ecc. , nelle trattative di pace con Italia. Senonché a Londra si osserva che nella inclusione predetti Stati Conferenza di maggio richiesta francese trova implicita risposta.


1 Vedi D. 52.


78 .

L' AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

R . 43/19. Mos ca, 13 gennaio 1946 (per. il 30).

Ritengo ormai di poter sottomettere a V.S. un primo esame d'insieme sul risultato della Conferenza di Mosca, riservandomi di completarlo con quelle informazioni supplementari che possano venire in mio possesso.

Nel periodo intercorso fra la Conferenza di Londra e quella di Mosca l'iniziativa delle conversazioni è stata americana ed i negoziati relativi sono stati condotti prevalentemente, se non unicamente, dagli americani. Questo naturalmente per quanto concerne quello che si è svolto a Mosca: poiché vedo da quello che riferisce l'ambasciata dì Londra che invece gli inglesi hanno preso una parte molto attiva per cercare di indurre gli americani a mostrarsi più duttili nel loro atteggiamento di fronte ai russi .

L'iniziativa della riunione dei tre ministri è egualmente partita dagli americani, sembrerebbe molto per insistenza di Harriman. Mi è stato detto, non so quanto questo possa essere esatto, che in America il senatore Pepper (che nel corso della sua visita q~i si è molto sbilanciato in favore dei Sovieti) abbia avuto una forte influenza nel modificare l'atteggiamento sia di Truman che di Byrnes .

Da parte russa è stata fatta all ' inizio qualche abbiezione alla progettata riunione dei tre ministri, osservando che la preparazione diplomatica della riunione non poteva ancora essere considerata come soddisfacente e che un nuovo incontro, se non avesse portato a dei risultati conclusivi , avrebbe potuto avere delle ripercussioni più gravi . Da parte americana è stata sollevata la tesi «esplorativa» : che cioè la riunione non doveva avere finalità concrete, necessariamente , ma poteva benissimo anche limitarsi ad un franco scambio di vedute, per vedere se c' era almeno qualche punto su cui si poteva raggiungere un accordo : questa interpretazione esplorativa, ed in un certo senso pessimistica, dei possibili risultati della Conferenza, è stata, come è noto , molto marcata nelle dichiarazioni ufficiali americane che l'hanno preceduta.

Gli inglesi, sia l'ambasciata a Mosca, sia i funzionari che hanno accompagnato Bevin, hanno lasciato intendere che da parte inglese non si era molto entusiasti della Conferenza, che essi ritenevano sarebbe stato probabilmente meglio continuare con più calma e pazienza a preparare il terreno per via diplomatica: hanno tenuto, in una parola, a dare l'impressione che l'iniziativa non era loro e che vi avevano aderito solo perché non era stato loro possibile opporsi alla proposta americana . Non potrei dire, da qui, se questo corrisponde alla realtà, o se non si tratti piuttosto di un atteggiamento diplomatico, dettato prima da previsioni pessimistiche sui possibili risultati della Conferenza; durante e dopo dai risultati non certo brillanti, per gli anglo-sassoni, dell a Conferenza stessa.

Da parte russa, dopo essersi fatti pregare un po ', non si è invece mancato di marcare l'importanza della riunione: il ritorno a Mosca dì Stalin , che ha coinciso con l'arrivo di Byrnes , potrebbe anche aver avuto luogo secondo il programma prestabilito, ma ha fatto certamente l'impressione, in Russia e all'estero , che egli sia tornato a Mosca appunto per poter seguire i lavori della Conferenza: questo solo fatto sarebbe stato sufficiente a marcarne l'importanza.

Io penso che i russi, fin dal giorno in cui Harriman è corso dietro a Stalin a Soci, si sono perfettamente resi conto che gli americani erano, assai più di loro, preoccupati della rottura di Londra: che per molte ragioni, non ultima la pressione dell'opinione pubblica, essi volevano comunque trovare una via di uscita. Erano quindi convinti, ed i fatti hanno dato loro ragione, che Byrnes voleva, a qualsiasi costo, riportare a casa un successo: che quindi la Conferenza doveva riuscire: Stalin è tornato a Mosca per prenderne lui, indirettamente almeno, il successo.

La Conferenza si è aperta, i russi essendo psicologicamente in una posizione di vantaggio: a loro era perfettamente indifferente, in realtà, che il periodo di sospensione durasse ancora per qualche tempo, mentre invece gli americani volevano farlo finire. Di questa situazione dì vantaggio i russi non hanno mancato di fare tutto l'uso che era possibile.

Sempre a quanto mi è stato detto, l'ordine del giorno della Conferenza era stato così stabilito: l) bomba atomica; 2) questione Estremo Oriente; 3) Iran; 4) questioni europee e trattati di pace.

Alla prima riunione, da parte russa, è stato invece proposto di cambiare l'ordine di precedenza, mettendo al primo posto le questioni europee e la bomba atomica all'ultimo posto. Con questo, ritengo, i russi hanno voluto mettere ben in chiaro che essi intendevano affrontare per prima la questione che, per il momento, importava loro più di tutte, il riconoscimento cioè della loro situazione nei Balcani e l'adozione del loro punto di vista sulla questione procedurale, ossia al ritorno del sistema ortodosso dei Big Three: che non intendevano fare concessioni, se necessario, altrove se prima gli americani non si mostravano pronti a fare loro delle concessioni sostanziali su questo gruppo di questioni.

Dal 16 al 22 la Conferenza si è occupata solamente della questione procedurale e del riconoscimento dei governi balcanici: il 23 e il 24 sono state esaminate in fretta tutte le altre questioni: dopo Natale non si è avuto che il lavoro materiale di redazione del comunicato conclusivo.

Per quanto concerne la questione procedurale, Byrnes è arrivato con un piano che poco si distaccava dalle proposte da lui fatte a Londra: riconoscere cioè il punto di vista sovietico circa la partecipazione ridotta alla redazione del progetto sui trattati di pace, ma allo stesso tempo ridurre la competenza di questo comitato ristretto a quella di esperti incaricati di redigere delle proposte che avrebbero dovuto invece essere esaminate, respinte o modificate dalla Commissione Generale, la quale sola, avrebbe avute, in materia, funzioni sovrane. Ma fin dal primo giorno si è urtato alla tesi opposta di Molotov, che, come del resto era prevedibile, ha invece sostenuto il principio della preponderante autorità e responsabilità dei Tre Grandi e la necessità di lasciare ad essi il compito essenziale, limitando la partecipazione francese al solo trattato di pace con l'Italia e dando alla conferenza generale delle funzioni poco più che apparenti. E Byrnes, dopo lunghe resistenze, dopo aver proposto numerose nuove formule, ha finito per capitolare. La discussione non ha mai avuto l'asprezza delle discussioni di Londra, molto, si dice, per merito di Bevin, il quale ha fatto del suo meglio per introdurre nei dibattiti un po ' di sense of humor.

La tesi sovietica di escludere la Cina da tutti i trattati europei e la Francia da tutti , meno quello con l' Italia, nella fase preparatoria, è stata accettata in pieno. I russi hanno , è vero , accettato che il progetto di trattato venga sottoposto all'esame di una conferenza generale: ma quali sono i poteri di questa conferenza? Da tutto quello che ho inteso dovrei dedurne che i russi ne intendono, al massimo, le funzioni in senso analogo a quelle della Conferenza generale di San Francisco in rapporto alle decisioni della Conferenza a tre di Dumbarton Oaks: ossia se qualcuna delle altre Potenze intende proporre delle modifiche che sono di gradimento, o magari ispirate, dall'Unione Sovietica, esse possono essere prese in esame : se invece avanza delle proposte che non Io sono , ebbene si dirà che le altre Potenze non hanno il diritto di discutere di questioni su cui si è realizzato l'accordo fra i Tre. Il comunicato è stato redatto, probabilmente volutamente, in forma equivoca, ma il suo significato è chiaro: gli americani , di fronte a proteste da varie parti , potranno sostenere anche che non è così, che i tre o i quattro non fanno che delle raccomandazioni : quando saremo al dunque, come a San Francisco, come a Londra, i russi diranno che loro la intendono così , che il comunicato parla chiaro , che bisogna attenersi alle decisioni già prese: e, come sempre , più presto o più tardi , gli americani accetteranno.

Quanto al riconoscimento dei governi bulgaro e romeno (paragrafo V e VI del comunicato conclusivo) credo sia anche superfluo spiegare che si tratta di una capitolazione. Già stando così le cose, il Governo del Fronte nazionale avendo in mano tutte le leve di comando, che differenza può fare la presenza nel Gabinetto in posizione secondaria di due rappresentanti dei partiti di opposizione? Ma come se questo non bastasse, il comunicato introduce una frase velenosa: essi debbono essere «suitable» e «cooperare lealmente con il Governo ». Cosa significa questo, in parole povere, se non che i membri dell'opposizione sono ammessi a far parte del Governo solo a condizione che cessino di fare dell ' opposizione?

I fatti, del resto , hanno mostrata quale sia l'interpretazione che ne hanno data i Sovieti: per la Romania Harriman e Clark-Kerr , arrivati a Bucarest e dopo aver avuta, pro-forma, qualche consultazione, si sono accorti che Vyshinsky aveva già fatto tutto, trovati i membri rappresentativi dell'opposizione, stabilito che essi sarebbero entrati nel Governo come ministri senza portafoglio: e i due rappresentanti anglo-sassoni non hanno potuto fare altro che trovare che tutto andava bene.

In Bulgaria poi, a giudicare dalla stampa sovietica, l'opposizione ha avuto la debolezza di prendersi sul serio: ha messo come condizione alla sua partecipazione al Governo nuove elezioni e modifiche di alcuni punti del programma del Fronte nazionale: il Governo bulgaro (il quale anzi in quel momento si trovava a Mosca ed era rappresentato a Sofia da Vyshinsky) naturalmente lo ha respinto: e i candidati dell 'opposizione si sono intesi ricordare che essi dovevano collaborare con il Governo, al programma del Governo, sotto pena di vedersi decadere ogni diritto per non avere accettate le decisioni della Conferenza di Mosca. I russi cioè stanno ripetendo il giuoco così bene loro riuscito dopo Yalta quando il Governo polacco di Londra, rifiutando le decisioni di Yalta, si è autoescluso dalle conversazioni per l'allargamento del Governo polacco (non che se avesse accettato le cose sarebbero andate a finire molto diversamente, ma il compito sovietico sarebbe stato, formalmente almeno, più difficile). Da parte americana sono state fatte recentemente (Truman, Acheson) delle dichiarazioni al riguardo ispirate ad una certa riserva. Non so quale valore si può dare ad esse, se cioè esse non siano delle parole destinate solo ad eludere l'opinione pubblica. Qualora invece esse avessero un valore reale, allora si dovrebbe dire che a Mosca, in questo campo, nulla di concreto è stato fatto.

Per quanto concerne il Giappone (paragrafo Il) apparentemente, i russi hanno fatta una grossa concessione in rapporto alla posizione da loro assunta a Londra e dopo . La loro tesi era infatti che ci dovesse essere un Consiglio alleato, organo supremo, residente a Tokio, con poteri assoluti per tutto quello che concerneva il controllo del Giappone, lasciando agli americani solo la Presidenza del Consiglio con voto decisivo: accanto a questo la Commissione per l'Estremo Oriente, più vasta, ma con poteri più che altro consultivi. Hanno invece accettato di riconoscere come organo di prima importanza la Commissione per l'Estremo Oriente, accettando, per l'esecuzione della politica da essa decisa, la funzione prevalente del Governo degli Stati Uniti e del suo rappresentante in Giappone, il Comandante supremo. II Consiglio . alleato viene ad avere più che altro delle funzioni consultive. I russi cioè hanno riconosciuto, in quanto ciò era indispensabile, il fatto compiuto americano che essi non erano in grado di modificare, più di quanto gli americani fossero in grado di modificare lo stato di cose esistente in Europa Orientale, ma, attraverso un comunicato prolisso, complesso e tutt'altro che preciso, si sono però acquistate delle vaste possibilità di paralizzare con il loro veto tutta l'azione politica americana in Giappone. Ossia se i russi hanno rinunziato a crearsi le possibilità di far fare in Giappone la politica che essi vogliono, si sono acquisito il diritto di impedire agli americani di fare quello che vogliono, sotto pena di essere dichiarati violatori delle decisioni di Mosca. Si sono quindi creata un'arma non indifferente per ricattare gli amerieani quando loro faccia comodo.

Per la Corea (art. III) il solo risultato tangibile dell'accordo è che quello che originariamente doveva essere un condominio a quattro (Inghilterra, Cina, Russia e Stati Uniti) diventa un condominio russo-americano, con dei vaghi diritti per gli altri due ad essere consultati. Risolve, pro tempore, la situazione attualmente esistente, della Corea divisa in due zone senza comunicazioni fra di loro, nel senso che i due comandi ed il futuro Governo coreano dovrebbero avere la possibilità di studiare e di prendere dei provvedimenti applicabili a tutto il territorio coreano. Sostanzialmente però le cose restano come prima, poiché nemmeno si parla di ritiro delle truppe russe ed americane , e tutte e due restano nella zona attualmente occupata. In realtà la sostanza della questione non è che rimandata poiché essa risorgerà il giorno in cui si dovrà fare il Governo coreano, si dovrà stabilire quali siano i partiti democratici da consultare, quali siano i leaders democratici di questi partiti : uno stato di cose che conosciamo troppo bene da quello che accade in Europa.

Per quello che concerne la Cina (paragrafo IV) l'unica cosa che vale la pena di rilevare è che la Cina essendo una grande Potenza, anzi una delle Potenze con diritti privilegiati, Russia e Stati Uniti si mettono d'accordo su quello che deve essere il futuro Governo, su quella che sarà la loro politica in Cina, senza che una rappresentanza della Cina sia presente alle discussioni: alla Cina tutto questo viene solamente «comunicato». A parte questo, il comunicato lascia esattamente le cose

come stanno: esso riconosce la presenza e la necessità della presenza delle truppe

sovietiche in Manciuria e delle truppe americane nella Cina del Nord; riconosce la

necessità di una Cina unita e democratica sotto il Governo nazionale; e sancisce il

principio del non intervento.

Mi è stato assicurato, da buona fonte, che nel corso delle discussioni, i russi

hanno riconosciuto anche, non solo i precedenti interessi economici americani in

Cina, ma anche una specie di priorità di interesse americano allo sviluppo econo

mico della Cina: non mi risulta che da parte loro i russi abbiano richiesto. un

riconoscimento dei loro interessi economici prevalenti in Manciuria, forse perché

ritenevano di non averne bisogno .

In Cina, favoriti dalle circostanze, gli americani hanno avuta la possibilità di

fare avanzare le loro truppe, sia pure sotto forma di distaccamenti rappresentativi,

fino alle porte della Manciuria: e questo fatto compiuto americano, i russi hanno

dovuto riconoscere. Ma se si eccettua il possibile effetto morale di una certa

atmosfera di distensione, fino a che dureranno gli effetti psicologici della Confe

renza di Mosca , è facile rilevare che tutto resta come prima. I russi non hanno

mai, almeno negli ultimi tempi, negato il carattere rappresentativo unitario del

Governo di Chung King : hanno solo sostenuto, in questo entro certi limiti d' ac

cordo con gli americani, che esso deve democratizzarsi. Ma si sa già che all'atto

pratico nulla è più difficile che mettersi d' accordo su quello che si intende per

democratizzazione. Quanto al non intervento negli affari interni cinesi, sono

parecchi decenni che esso viene periodicamente riaffermato, mentre però in pratica

tutti intervengono: perfino il Giappone ha sempre negato di intervenire negli affari

interni cinesi. La situazione quindi resta, potenzialmente almeno, quella che era

prima : le truppe straniere restano in Cina, e se ne andranno «quando avranno

assolti i loro compiti» ; i due campi contrastanti, comunisti e kuomintang, restano

parimenti al loro posto, solo il patriottismo , la serietà e l' intelligenza degli uomini

politici cinesi possono impedire che la guerra civile scoppi di nuovo, e anche

subito: e né i russi né gli americani si sono tolte, o nemmeno diminuite, le

possibilità che essi avevano di provocare questa guerra civile e di prendervi parte

più o meno apertamente.

Quanto alla bomba atomica (paragrafo VII) i russi, pro forma, hanno aderito

al progetto americano di affidare all'Organizzazione delle Nazioni Unite il compito di coordinare e di controllare l'energia atomica. Ma questa commissione deve ancora riunirsi , deve cominciare a lavorare e il problema centrale, quello del controllo effettivo dei preparativi che possono essere fatti nei singoli Paesi per sfruttare l'energia atomica a scopi militari, problema, come ho varie volte segnalato, che si urta qui a particolari difficoltà di carattere psicologico, resta ancora da essere affrontato. Secondo quanto mi è stato detto, le discussioni sulla bomba atomica 'sono state superficiali ed affrettate: da parte americana si è accennato alla necessità del controllo e i russi hanno risposto che in sede di commissione faranno delle

proposte pratiche che essi ritengono per tutti soddisfacenti.

Il problema tedesco non è stato toccato, tutti essendo d'accordo che non lo si poteva trattare in assenza della Francia . Per quanto concerne l'Iran , da parte americana era stata avanzata la proposta di una conferenza tripartita per trattare sia la questione dell'Arzebaijan che tutte le

altre questioni persiane . I russi hanno rifiutato nettamente di riconoscere l'esistenza di una questione dell' Arzebaijan: quanto alle questioni concernenti il ritiro delle truppe sovietiche ed inglesi dall'Iran hanno ripetuto che intendevano attenersi alle disposizioni degli accordi intervenuti. La questione è stata messa da parte riservandosi le parti di continuare a trattarla per l'ordinaria via diplomatica.

Della Turchia, a quanto mi è stato riferito da tutte le parti, non è stato trattato nel corso della Conferenza e la questione non era nemmeno sull'agenda. Mi è stato assicurato però che ne è stato parlato in termini generali nella conversazione Stalin-Byrnes. Byrnes ha espresso la sua preoccupazione per i rapporti russo-turchi e per le polemiche relative: Stalin si è limitato ad assicurarlo che la Russia non ha intenzioni offensive nei riguardi della Turchia.

I tre ministri degli esteri hanno convenuto di riunirsi a Washington alla fine di marzo, primi di aprile, di quest'anno. Molotov ha assicurato che interverrà di persona: sono rimasti però d'accordo per non fame, per ora, oggetto di comunicato. E pour cause: poiché sia la riunione di Mosca, sia la prossima riunione a tre di Washington pongono un interrogativo. Che cosa ne succede del Consiglio dei Cinque ministri degli esteri creato dalla Conferenza di Potsdam? E se esso continua ad esistere, cosa resta della sua competenza? A quanto mi risulta, la questione è già' stata sollevata dai francesi, i quali; finora senza risultato, hanno chiesto spiegazioni circa la prossima riunione ed il mancato, per ora, invito alla Francia.

L'impressione generale, che condivido, è che, lasciando da parte la questione di diritto, in fatto, il Consiglio dei Cinque è finito. Nella migliore delle ipotesi, prendendo soltanto a base il testo del comunicato (e si sa quale valore i russi attribuiscono a questi testi) si dovrebbe almeno dire che la Cina viene esclusa dagli affari europei, e la Francia dagli affari di Estremo Oriente. La Francia infatti non fa parte della Commissione alleata, e per quanto concerne la Commissione d'Estremo Oriente, ne fa parte sì, ma non ha diritto di veto: questo già di per sé solo starebbe a dire che si è riconosciuto esistere solo tre Potenze ad interessi mondiali: sotto di esse, altre due ad interessi limitati. Si dovrebbe anche ammettere che, come che sia, il Consiglio dei Cinque ne esce screditato, perché il Consiglio dei Tre è arrivato ad un accordo, mentre quello dei Cinque non c'era riuscito . Ma quello che conta, secondo me, è che la vittoria russa sulla questione della procedura, significa anche di fatto, la vittoria del punto di vista russo, ribattuto a sazietà. Le decisioni debbono spettare alle Potenze, e solo alle Potenze che, oltre alle responsabilità, hanno anche le possibilità materiali di farle valere, ossia ai Tre Grandi : punto di vista il quale contiene implicitamente un inciso: gli altri non fanno che dare fastidio. A Londra, Cina e Francia, ammesse a titolo di prova, si sono schierate in tutte le questioni più importanti a fianco degli anglo-americani: Mosca le punisce escludendole dalla trattazione degli affari che non le riguardano specificatamente: gli anglo-americani strillano, ma poi, come al solito, cedono. Può essere che questa non sia del tutto né la volontà né l'interpretazione degli anglo-americani: probabilmente essi saranno larghi di assicurazioni, specialmente ai francesi: ma in realtà con il loro atteggiamento essi hanno gradatamente rafforzata la tesi russa: può essere che riprovino a tornare indietro, ma a meno che il punto di vista russo non cambi -e. per il momento non ce ne sono segni -senza probabilità di miglior successo: i russi continuano ad essere decisamente contrari alle grandi assemblee, ed ogni volta che ci provano hanno delle nuove delusioni. Nei fatti, essi non fanno anche nessun mistero della poca stima in cui tengono l'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Bymes e Bevin hanno insistito presso Molotov perché si recasse a Londra a prendere parte alla seduta inaugurale : ha risposto che le sue occupazioni non gli permettevano di allontanarsi: ha promesso che in sua vece sarebbe andato Vyshinsky: all'ultimo momento poi Vyshinsky è partito per Bucarest per risolvere l'imbroglio rumeno , poi è partito per Sofia : può essere che trovi il tempo di andare anche a Londra : comunque , tutto questo è più che significativo dell'atteggiamento russo. La realtà del potere e delle decisioni deve restare in mano ai Tre: il resto, le Nazioni Unite, non hanno importanza.

In sostanza, di tutte le questioni pendenti , la Conferenza di Mosca ne ha risolte solo due : la questione di procedura per la conclusione dei trattati di pace, e la questione del riconoscimento dei Governi balcanici, già ridotto a due soli: la Romania e la Bulgaria ; per tutto il resto le questioni o non sono state toccate affatto, o rimandate, secondo il vecchio sistema, con dei comunicati vaghi e, comunque, non impegnativi .

La Conferenza di Mosca è stata un nuovo e grande successo russo: nel complesso delle questioni risolte, a voler essere molto ma molto ottimisti, si potrebbe dire che i russi hanno ceduto venti e gli americani ottanta. Si potrà osservare, e con ragione, che in realtà si tratta di un successo solo apparente, in quanto sulla questione principale, la questione balcanica, gli americani non hanno fatto che riconoscere un fatto compiuto preesistente. Questo è esatto ; resta però che gli americani hanno fatto quello che era loro possibile per creare un successo russo sollevando la questione della democrazia nei Balcani prima, durante e dopo Londra con tanto fracasso e con tante dichiarazioni di intransigenza, per poi mollare con altrettanto fracasso.

Che così dovesse andare a finire lo si prevedeva da un pezzo: resta da domandarsi però, a quale scopo, allora, gli americani l'hanno sollevata e con tanto rumore. L'unica spiegazione che se ne poteva dare, prima della Conferenza di Mosca, era che gli americani intendessero servirsene per portare i russi a fare, in cambio , delle concessioni su altre questioni, sollevate dai russi dopo: fra le principali la richiesta di colonie italiane, Turchia e se si vuole pure confini orientali dell'Italia: invece gli americani hanno ceduto sulla questione balcanica senza nemmeno trattare delle altre questioni: e la Russia resta libera di continuare a sostenerle come e quanto meglio può.

L'impressione generale che se ne è riportata è, in parte, che gli americani non sanno esattamente che cosa vogliono e, principalmente, che Byrnes non ha né la preparazione né sopratutto il carattere per fare il segretario di Stato in un momento difficile come questo. Quello che ha impressionato molto (anche molti americani almeno fra quelli di Mosca) è la facilità con cui , in presenza di una opposizione recisa, egli cambia di idea, in altre parole, la sua prontezza a cedere.

Noi ne abbiamo già fatte parecchie esperienze e forse ancora ne dovremo fare: nel corso della Conferenza di Mosca sono stati i francesi a farne. A quanto mi è stato detto , da fonte in grado di essere perfettamente informata, in conversazioni che hanno preceduto la Conferenza, Bymes aveva ottenuto una adesione francese di massima ad accettare la loro esclusione dai trattati di pace altri che quello con l'Italia, assicurandoli però che il centro delle trattative sarebbe stato spostato dalla conferenza dei tre o quattro alla conferenza generale, e che egli non avrebbe mai ceduto su questo punto. Ha invece ceduto, e come, ed il comunicato relativo è stato pubblicato senza nemmeno informame preventivamente il Governo francese: il Governo francese ha protestato, in primo luogo per questa mancata informazione, e Bymes ha risposto che era la vigilia di Natale, bisognava mandare al mondo un messaggio di pace e non aveva avuto il tempo materiale di informame i francesi; che però aveva tenuto presenti gli interessi francesi facendo accettare come sede della conferenza generale Parigi.

Una impressione molto superiore ha fatto qui, generalmente, Bevin, sia come preparazione che come carattere : ma poco peso effettivo ha avuto, nel corso della Conferenza, l'Inghilterra: sono stati Russia e Stati Uniti a tenere la prima linea.

Si può almeno dire che la Conferenza di Mosca costituisce un passo avanti sulla via della sincera collaborazione fra i Tre Grandi? Francamente no. A parte il fatto che i problemi veramente grossi non sono stati né affrontati né risolti, ma solo rimandati, parole a parte, si deve dire, purtroppo , che il problema centrale, il problema della fiducia reciproca non ha fatto un passo avanti. Si è raffazzonato alla meglio uno strappo provocato dagli americani a Londra, e che, visto le cose come sono andate a finire, poteva anche benissimo non essere provocato: ma per il resto , tutto resta come ·prima. I russi riportano un nuovo successo e, soprattutto, il successo riportato li conferma nella bontà del loro sistema di trattare con gli anglo-americani: quindi è da supporre che essi continueranno come prima. E gli americani, da parte loro, continueranno come prima. Londra, con tutte le sue spiacevoli conseguenze per noi, aveva avuto un vantaggio positivo, quello di impostare chiaramente l'equivoco che si trascinava da mesi, la differente interpretazione che le due parti davano alle stesse parole e la necessità quindi di arrivare a soluzioni basate, non sulle parole, ma sul chiarimento effettivo del loro valore. Mosca ha rimediato la rottura prodotta da questa necessità di precisione, gli anglo-americani cedendo nelle questioni che l'avevano acutizzata, ma ha continuato, per il resto , a giuocare sull'equivoco . Essa è quindi, in sostanza, non un passo avanti, ma un passo indietro.

La stampa sovietica ha ridotto in limiti strettissimi i commenti ai risultati della Conferenza di Mosca: e, a differenza di quello che è accaduto in occasioni precedenti , non si nota nemmeno, nel suo tono generale, una scomparsa del tono polemico: non meno di prima si continuano a mettere in luce, e nella stessa maniera, tutte le notizie meno favorevoli agli anglo-sassoni che vengono dalla loro zona. E le dichiarazioni di Truman, che si riserva il diritto di decidere in merito alla democrazia in Jugoslavia, Romania e Bulgaria, e le più recenti di Acheson, anche se sono frasi prive di significato, non hanno certo fatto qui buona impressione. Lo scopo che si proponevano gli inglesi, di condurre russi ed americani a mettere francamente le loro carte sul tavolo, non è stato raggiunto: i due continuano a giuocare a carte coperte.

La Conferenza di Mosca non è dunque altro che uno di quei periodici momenti di détente che da anni ormai succedono alle crisi: le farà seguito un periodo di relativa euforia, più o meno lungo a seconda delle circostanze: poi si ricomincerà da capo: e come sempre, la prossima sarà ancora più acuta.

79

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 602/50. Londra, 14 gennaio 1946, ore 21,45 ( per. ore 9,30 del 15).

Ho avuto colloquio con Sargent che sostituisce Cadogan completamente assorbito O.N.U. Dichiarazioni V.S. alla Consulta 1 , sostanzialmente riportate da . questa stampa, hanno soddisfatto Foreign Office che era rimasto risentito per precedente protesta circa presunta e qui negata degradazione posizione Italia dopo Conferenza Mosca. Come già avevo fatto , ho rinnovato esaurienti spiegazioni.

Mentre ho provveduto attraverso segreteria Spaak sollecitare diramazione a tutte delegazioni telegramma saluto diretto da V.S . ad Assemblea O.N.U. (telegramma ministeriale n. 21) 2 , assicuro che Sargent, cui ne ho dato visione, ha vivamente apprezzato suo contenuto. Egli trasmetterà a Cadogan mia richiesta scritta per accettazione nostro osservatore O.N.U., ma ritiene difficoltà insuperabili, dato anche assenza neutri quali Svezia e Svizzera.

Sargent mi ha confermato che pregiudiziale francese per risposta noti chiarimenti (mio telegramma n. 44)3 sta per essere superata, sicché lavori delegati supplenti potranno iniziarsi fra pochi giorni . Circa fase in cui saremo invitati presentare nostre osservazioni trattato pace non ha saputo essermi preciso pur garantendo che ciò avverrà in tempo utile per più ampia considerazione nostre ragioni. Ho avuto campo illustrargli efficacemente ogni argomento attinente pace di cui riferisco con rapporto a parte4 .

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L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 604/62-63. Washington, 14 gennaio 1946, ore 21,55 (per . ore 9,30 del 15).

Oggi al Dipartimento di Stato mi si è manifestato vivissimo disappunto per mancato accoglimento richiesta ultimamente presentata a codesto ministero onde ottenere in prestito temporaneo sede R. legazione Atene (meno sei stanze di archivi ecc. occupate da svizzeri), dove si desiderava installare, per tempo limitato, ufficio dirigente Commissione alleata incaricata sovrintendere prossime elezioni greche. È


1 Si riferisce al discorso pronunziato da De Gasperi alla Consulta Nazionale il 12 gennaio: vedi

A. DE GASPERJ, Disco rsi parlamentari, vol. l, 1921-1949, Roma, Camera dei Deputati , 1985, pp. 62-67. 2 Vedi D. 70. 3 Non pubblicato, ma vedi D. 55. 4 Non pubblicato. Per la risposta di De Gasperi vedi D. 89.

stato al riguardo accennato a telegrammi qui inviati da Fiske sulla base dei quali si era telegrafato sabato scorso a codesta ambasciata U.S.A. Mi si è aggiunto che Governo greco avrebbe approfittato subito del malumore provocato da nostro rifiuto presso autorità americane, per offrire di fare appositamente sgombrare sede di una importante banca.

AI Dipartimento di Stato si è concluso affermando che notizia aveva provocato al Dipartimento di Stato stesso spiacevole impressione trattandosi di una prova di «mancata cooperazione» di codesto ministero nei confronti Stati Uniti, che meriterebbero invece un ben diverso trattamento date loro recenti iniziative nei nostri confronti (assicurazioni Kirk, passi per revisione regime armistiziale ecc.). Secondo Dipartimento di Stato, ciò non giova consolidare «good will» di cui aveva bisogno l'Italia.

È possibile che questione sia già risolta, data offerta Governo greco. Qualora codesto ministero ritenesse di poter riesaminare decisione, sarei comunque grato darmene urgente comunicazione affinché possa presentarla come gesto di cortesia e gratitudine verso Stati Uniti al Dipartimento di Stato (richiamo mia lettera in data 28 dicembre u .s. n . 1967) 1•

81

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, ZOPPI , AL CONSIGLIERE COPPINI, A VIENNA

L. RISERVATA 01293 /4. Roma, 14 gennaio 1946 2

Tu conosci gli atti relativi alla nostra iniziativa di riprendere le normali relazioni diplomatiche e consolari con il Governo di Vienna 3 . Sostanzialmente la questione era rimasta nei seguenti termini: da parte americana, pur non sollevando obbiezioni di massima, si era fatto presente che l' Austria non era stata ancora ufficialmente riconosciuta dai Grandi e da parte inglese ci era stato chiesto se intendevamo che la dichiarazione circa l'inesistenza di problemi territoriali fra l'Italia e l'Austria dovesse essere fatta anche da parte austriaca! Da parte nostra fu ancora fatto presente che non avevamo obbiezioni a procedere al riconoscimento de facto in attesa di quello de jure.

Tu sai d'altra parte del passo fatto qui verbalmente dal sig. Zuliany per la ripresa delle relazioni, passo cui rispondemmo che eravamo favorevoli ma che non potevamo precedere gli Alleati4 .

Di nuovo, dopo la tua partenza, vi è stato il riconoscimento de jure dello Stato e dell'attuale Governo austriaco , notificato il 7 corrente dalle quattro Potenze occupanti .


1 Non pubblicata. Per la risposta vedi D. 99.


2 Da una lettera personale di Coppin i a Zoppi del 31 gennaio risulta che questa lettera gli arrivò il 30.


3 Vedi serie decima, vol. II , D. 718.


4 Ibid. , D . 749.

A me sembra che la questione possa quindi ormai considerarsi di competenza italo-austriaca. Lascio quindi a te , nei contatti che hai costì, di esaminarla e di evitare che si ... impantani .

82

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI

T. 631/34. Roma, 15 gennaio 1946, ore 13,45.

Attiri, la prego, l' attenzione del signor Exindaris, membro della delegazione greca all'Assemblea dell'O.N.U., sulla seguente frase della mia recentissima dichiarazione alla Consulta 1•

«Farebbero male, all'interno, coloro che, trascurando la realtà d' una prima guerra perduta dalla dittatura, non fossero disposti a riconoscere i torti fatti ai popoli vilmente e temerariamente aggrediti e qui volgo il mio pensiero espiatorio alla Francia, ai Paesi balcanici, vittime di una megalomania folle e in particolare alla Grecia, Paese che era stato sempre fra i nostri amici e che vivamente speriamo ridiventi tale».

83

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A MOSCA , QUARONI

T. S.N.D. 653/8 . Roma, 15 gennaio 1946, ore 16.

Abbiamo firmato ieri l' altro un accordo commerciale con la Spagna per la sistemazione del noto credito di cinque miliardi di lire. La prego di spiegare a codesto Governo che accordo è unicamente inteso a ritogliere al regime Franco almeno parte dei risparmi del popolo italiano che gli fu a suo tempo prestata dal regime fascista . Nelle condizioni in cui ci troviamo è necessario mobilitare ogni nostro credito per sopperire ai bisogni gravi ed urgenti del Paese. Ma, ripeto, ogni interpretazione che andasse al di là di questa necessità materiale sarebbe arbitraria e falsa. Nostra posizione nei riguardi Spagna resta quella di cui al mio telegramma

n. 5019 del 7 agosto scorso anno 2 .


1 Vedi D. 79, nota l. 2 Vedi serie decima, vol. li, D. 393.

84

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. PER CORRIERE 1033/023. Washington, 15 gennaio 1946 (per. il 21).

Suoi telegrammi 27 e 28 1 .

Come ebbi a suo tempo a riferire con vari miei telegrammi, nel corso delle conversazioni col Dipartimento di Stato avevo già provveduto a dare opportuna notizia, in via confidenziale, tanto delle note risposte di Dekanozov a Quaroni e delle opinioni espresse da detto ambasciatore, quanto dei favorevoli affidamenti dati recentemente a Carandini da Noel-Baker2 nonché da sottosegretario al Foreign Office McNeil e Harvey (suoi telegrammi 1099_0 e 11230) 3 .

In lunga amichevole conversazione avuta ieri pomeriggio, ho potuto accertare che il Dipartimento di Stato ignorava tuttora la nota direttaci dal Foreign Office di cui al surriferito suo telegramma 27: da parte inglese non si è qui finora manifestato il proposito di recedere dalla adesione di principio già data alla prima iniziativa americana del novembre scorso. È possibile che il Foreign Office abbia voluto sinora evitare di modificare le precedenti disposizioni favorevoli espresse a Washington nella speranza forse di un negativo atteggiamento russo sia esplicito (risposta sfavorevole per stessi motivi posti innanzi dall'Inghilterra: pace ormai sicura etc.) sia implicito (lunghi temporeggiamenti). È possibile anche che modificata posizione britannica venga comunicata a Londra al segretario di Stato od a Dunn.

Comunque il Dipartimento di Stato, fino a ieri non aveva ancora ricevuto risposta del Governo sovietico al nuovo passo americano fatto alcuni giorni or sono, di cui ai miei precedenti telegrammi. Dai primi sondaggi compiuti in relazione alle sue istruzioni il Dipartimento di Stato appare molto restio a presentare subito a Londra ed a Mosca concreto progetto di revisione del regime di armistizio, ritenendo che una tale iniziativa comprometterebbe la possibilità di ottenere una favorevole risposta sovietica in linea di principio. Quale che sia l'effettivo valore pratico di questo modo di procedere, non appare attualmente possibile rimuovere il Dipartimento di Stato dalla linea adottata, a sostegno della quale ci sono state svolte le seguenti argomentazioni.

l) Il Dipartimento continua a ritenere molto utile la sostifhzione dell'armistizio con un nuovo modus vivendi, e ciò per l'ipotesi che, a causa di nuove difficoltà di ordine generale (relazioni fra i Tre Grandi) o specifiche per il nostro trattato, i negoziati vadano per le lunghe. Nel caso si verificasse tale deprecata ipotesi, occorrerebbe ricominciare da capo a studiare la possibilità di modificare l'armistizio con le lunghe perdite di tempo che l'esperienza di questi ultimi mesi dimostra. Anche


1 Vedi DD. 68 e 69. A questi telegrammi Tarchiani rispose anche per filo con T. 775 /68 del 16 gennaio, che non si pubblica perché più sommario.


2 Vedi D. 44.


3 Non pubblicati, ritrasmettevano rispettivamente i DD. 28 e 44.

neJI'eventualità, quindi , che l'iniziativa per un modus vivendi non potesse essere rapidamente realizzata (ed il Dipartimento non si nasconde le difficoltà da superare) è tuttora utile mantenerla viva, in modo da tenere contemporaneamente entrambi le vie aperte.

2) Solo nel quadro di un nuovo modus vivendi sarebbe possibile agli Stati Uniti -secondo il pensiero del Dipartimento di Stato -di sostenere utilmente con l'Inghilterra la tesi deJla necessità di rivedere sostanzialmente gli oneri economico finanziari imposti daJI'armistizio. Nell'agosto scorso, il Dipartimento di Stato aveva nuovamente fatto presente al Foreign Office, nel modo più caldo, (rilevando l'entità degli aiuti finanziari dati dall'America aJI'Italia), l'opportunità che l'Inghilterra rinunciasse per parte sua a chiedere l'esecuzione degli obblighi finanziari deJI'armistizio. Il Foreign Office aveva però declinato la richiesta am~ricana adducendo la gravità della situazione finanziaria inglese. Mentre richiamo le riserve fatte in merito da Harvey a Carandini nel novembre scorso (suo telegramma 9193 del 22 di detto mese) 1 , debbo segnalare che, sempre secondo il Dipartimento di Stato, a Londra si sarebbe tuttora fermi su tale atteggiamento negativo per quanto riguarda le clausole finanziarie dell 'armi stizio, intendendosi mantenere lo statu quo per quanto concerne il finanziamento delle spese di occupazione in Italia.

3) Tuttavia nell 'eventualità che l' iniziativa americana per un nuovo modus vivendi dovesse cadere completamente per fatto degli altri due Grandi, si vedrebbe allora di esaminare la possibilità di addivenire a pratiche o concessioni a nostro favore .

In conclusione oggi mi sembra: I) che ci convenga incoraggiare l'i niziativa americana per un nuovo modus vivendi, che offrirebbe la migliore sede per cercare di risolvere nel modo per noi più utile, le varie questioni deJI'armistizio (e ciò benché il sistema temporeggiatore russo e la nuova opposizione inglese rendano problematico il successo dell'iniziativa). II) Qualora nelle prossime settimane l'iniziativa americana si insabbiasse definitivamente oppure cadesse, si potrebbe sollecitare, con un nuovo nostro passo formale a Washington e a Londra, la revisione deJle clausole finanziarie dell'armistizio. Rilevo peraltro che, secondo le impressioni americane , sarebbe assai difficile se non impossibile persuadere attualmente gli inglesi a sollevarci dai gravami finanziari dell 'armistizio (per quanto riguarda la paga delle truppe, le requisizioni ecc. di cui al punto ~uinto delle proposte di codesto ministero). Comunque prego codesto ministero di voler inviarmi, con cortese urgenza, tutti i possibili dati sui nostri oneri finanziari per il mese corrente e quelli presumibili per i mesi successivi (di cui al predetto punto quinto, primi due paragrafi) distinguendo possibilmente la parte imputabile all'Inghilterra da quella imputabile all'America. A tale ultimo riguardo informo, che nella conversazione avuta ieri al Dipartimento di Stato, interlocutore americano tendeva a rilevare che nostri oneri attuali per spese di occupazione nei confronti degli Stati Uniti ammonterebbero


1 Non pubblicato, si tratta della ritrasmissione del T. 12127n83 da Londra del 15 novembre 1945, per il quale vedi serie decima, vol. Il, D. 686.

ad una cifra mensile irrisoria specie ove si tengano presenti i considerevoli aiuti che l'America ci da. Sarebbe quindi molto opportuno che io potessi avere d'urgenza per telegrafo dati attendibili sulla quota che va all'America di amlire (detratte le troops pay e tutte le altre somme che ci vengono già accreditate in dollari) , nonché sugli oneri che ci derivano dall ' occupazione americana per supplies and services, requisizioni (comprese le industrie), uso ferrovie, ecc.

Assicuro intanto V.E. che continuo ad adoperarmi nel modo migliore possibile'.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI , AL VICE PRESIDENTE DELL'A .C., STO NE

L. 5/29. Roma, 15 gennaio 1946.

Le sarà certamente noto che, nella seconda metà di novembre scorso, si sono svolte nella cosidetta «Istria croata» (con tale termine gli jugoslavi intendono designare l'Italia a sud del fiume Dragogna) delle elezioni che erano state annunciate come «amministrative».

Se queste elezioni non avessero avuto effettivamente altro scopo che quello di provvedere all'amministrazione locale, non giudicherei necessario intrattenerla su tale argomento. Ma , al contrario, esse sono state gradatamente trasformate sì da concludersi in una vera e propria forma di speculazione politica tendente a dimostrare un'unanime volontà da parte degli slavi e degli italiani di tutta la Venezia Giulia di vedere la regione annessa alla Jugoslavia.

Le elezioni sono state indette senza che sia possibile identificare chiaramente il provvedimento legislativo in base al quale esse sono state fatte. È mancata qualsiasi seria garanzia per la formazione delle liste elettorali, per il segreto e la libertà del voto. Le operazioni elettorali si sono svolte in un'atmosfera di intimidazione. In innumerevoli località elementi italiani subirono minacce che andavano dall'annuncio che gli astenuti sarebbero stati privati delle carte alimentari, fino alle intimidazioni più gravi concernenti la libertà ed anche la vita stessa degli eventuali astenuti. Scritte murali e discorsi di propagandisti dichiaravano gli astenuti e i contrari come nemici della causa popolare identificata con la causa jugoslava. Prima dell ' inizio delle operazioni elettorali, e nel corso delle stesse , vennero compiuti numerosissimi arresti .

Quanto ai risultati di tali elezioni, essi vennero senza alcuno scrupolo alterati. Infatti, secondo le cifre pubblicate da parte jugoslava, la partecipazione alle urne sarebbe stata quasi totale, e quasi totalitaria l'adesione alle liste uniche presentate. Ora, da innumerevoli informazioni in mio possesso, risulta che gli astenuti furono moltissimi, e numerosissime le schede bianche o recanti scritte inneggianti all'Italia .


1 Per la risposta vedi D. 150.

Lo scopo effettivo di tali pseudo elezioni si è chiaramente rivelato nella fase finale delle operazioni elettorali, e precisamente con le elezioni svoltesi a Parenzo per la nomina del «Comitato popolare regionale deii'Istria. Dai discorsi tenuti neli'«Assemblea» che doveva nominare dal suo seno i membri del «Comitato», è apparso che tali elezioni «democratiche e segrete» sono state condotte sotto la guida dell'« Unione antifascista italo-slovena», organo notoriamente completamente dominato dagli agenti jugoslavi . Fra i delegati presenti a Parenzo si notavano pure dei pretesi delegati di Pola e Trieste, nonché rappresentanti del «Comitato regionale popolare del litorale sloveno», dell'amministrazione militare jugoslava in !stria ed anche un deputato e membro della Costituente jugoslava.

Vari oratori hanno affermato la plebiscitaria volontà delle popolazioni istriane, triestine e polesane di unirsi alla Repubblica federativa jugoslava. I membri (15), nominati dal «Comitato popolare regionale dell'Istria» vennero dichiarati soli autentici rappresentanti della volontà popolare della Venezia Giulia. Tali affermazioni sono state riassunte e ribadite in forma solenne in una mozione finale nella quale anche si dichiara, a nome delle predette popolazioni, «la più ferma volontà di continuare a marciare sotto la guida del maresciallo Tito e la volontà di lottare contro qualunque tentativo di separare l' Istria, o qualsiasi parte della Venezia Giulia, dalla Repubblica jugoslava )>.

In vista di quanto precede non posso esimermi dall'esternare a lei, caro ammiraglio, nella sua qualità di capo della Commissione alleata, i miei sentimenti di viva contrarietà per metodi di lotta politica tanto lontani da ogni genuino spirito democratico, e dal formulare la mia protesta ed ogni riserva per questa nuova manovra tentata dagli jugoslavi per coartare o mistificare la volontà degli italiani deii'Istria 1•

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L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 701/9. Mos ca, 16 gennaio 1946, ore 0,50' (per. ore 12) .

Telegramma di V.E. n . 110582 .

Dekanozov, come mi attendevo, mi ha detto che comunicato Mosca non contraddiceva né annullava decisioni conferenza Potsdam: non vedeva quindi in che senso esso aveva potuto modificare dichiarazioni concernenti Italia in esse contenute. Circa partecipazione Italia negoziati trattato dì pace mi ha detto comunicato aveva elencato molto decisamente quali Paesi e per quali ragioni e in quale


1 Con L. 2806/290/EC. del 7 febbraio Stone rispondeva: «Ho trattato la questione con le ambasciate degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, le quali molto probabilmente riferiranno la cosa ai loro rispettivi governi. Si tratta di una questione che esula dalla mia competenza e per la quale posso far poco, all 'infuori di trasmettere le sue lettere a chi di ragione ».


2 Vedi D. 39.

differente misura sarebbero stati ammessi negoziati. Se noi intendevamo quindi richiedere diritto partecipare negoziati, parità diritti e status con altri Paesi che avevano preso parte guerra contro di noi, richiedevamo cosa inammissibile e che né comunicato Potsdam né assicurazioni spiegazioni dateci successivamente da tre Governi potevano in nessuna maniera autorizzarci sperare. Se invece noi intendevamo che quattro ministri esteri incaricati redigere testo finale trattato tenessero conto nelle loro decisioni anche punto di vista interessi italiani, chiedevamo cosa che nessuno ci contestava. Punto di vista italiano era già noto a tutti; sotto varie forme avevamo avuto già ampia possibilità farlo conoscere: a Governo italiano era già stata data possibilità esporlo pubblicamente in merito questione italo-jugoslava a Conferenza di Londra. Dato precedente già ammesso da tutti, non c'era ragione escludere che Governo italiano, qualora suo punto di vista, desideri, interessi non fossero ancora sufficientemente noti, potesse essere ancora consultato nella forma e modo che sarebbe risultato più conveniente. Ma dovevamo tenere presente che decisione finale restava quattro Potenze e questo sia nei riguardi Italia che riguardo altri Stati convocati Conferenza generale.

A mia osservazione che in questo caso· testo definitivo trattato ci sarebbe stato presentato come Diktat, mi ha risposto questo non essere esatto poiché quattro Potenze erano impegnate redigere testo trattato tenendo conto anche interessi, desideri Italia che noi avevamo e avremo ancora occasione fare presente, in quanto ciò è possibile tenendo conto giustizia ed interessi desideri altre parti 1•


87 .

L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T . S.N.D. 700 /10. Mosca , 16 gennaio 1946, ore 0,50 (per. ore 12).

Telegramma di V.E. 42 .

Dekanozov mi ha detto che Governo sovietico ha risposto America che, in vista decisioni Conferenza Mosca e istruzioni date a delegati affrettare lavoro preparatorio trattati pace, questione modifica statuto armistizio per l'Italia non sembrava più di attualità. Gli ho osservato che se questo poteva, entro certi limiti, essere esatto per quanto concerneva modifica statuto armistizio, non valeva per clausole armistizio , specialmente finanziarie, che costituiscono peso assai grave e ostacolo ricostruzione morale e materiale Italia. Anche ammettendo, il che mi sembra poco probabile, che trattato pace potesse essere concluso entro tre-quattro mesi, liberazione o almeno alleggerimento oneri finanziari qualche mese prima conclusione pace continuava costituire per noi interesse capitale.


1 Per la risposta vedi D. IO l. 2 Vedi D. 69, nota 2.

Dekanozov mi ha chiesto se questo punto di vista era stato fatto presente Governo americano . A mia risposta affermativa, ha detto che allora bisognerebbe che Stati Uniti avanzassero proposte concrete modifica determinate clausole armistizio: mi ha assicurato poter ritenere che Governo sovietico avrebbe esaminato favorevolmente proposte concrete, specialmente per quanto concerneva oneri finanziari . A sua richiesta gli ho fomite alcune precisazioni su portata oneri finanziari in base dati di cui dispaccio di V.E. 44/29989/308 dell'Il dicembre 1•

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI , ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI

T. S.N.D. 700 /46. Roma, 16 gennaio 1946, ore 13,30.

Governo autorizza presentazione domanda prestito Import Export Bank raccomandando indicare cifra che possa essere giustificata da necessità completare finanziamento importazioni essenziali 1946. Prega far conoscere appena possibile condizioni eventuale concessione prestito onde poter valutare capacità Tesoro far fronte interesse e ammortamento che dovrebbe in ogni caso cominciare dopo congruo periodo tempo 2 .

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL RAPPRESENTANTE A LONDRA , CARANDINI

T. 701/38. Roma, 16 gennaio 1946, ore 19.

Nel mio discorso alla Consulta 3 , che le trasmetto per corriere, ho dato pubblica notizia delle assicurazioni dateci da parte anglo-americana circa decisioni Mosca. Prendo atto con soddisfazione della conferma di Harvey4• Com'ella giustamente osserva, ciò che è per noi di estrema importanza è il modo ed il tempo della nostra consultazione. La quale dovrebbe essere effettiva e sostanziale, e cioè elemento


1 Vedi D. 5. TI 18 gennaio con T. 953/14 De Gasperi rispose a Quaroni: «Ho telegrafato subito a Tarchiani notizie di cui suo telegramma n. IO. Da tempo insistiamo presso Dipartimento di Stato perché, uscendo dal generico, voglia accentrare sua iniziativa su proposte concrete soprattutto intese alleggerire clausole economico-finanziarie armistizio».


2 Per la risposta vedi D. 186.


3 Vedi D. 79, nota l.


4 Vedi D. 73 .

attivo e formativo delle decisioni che saranno in definitiva adottate. È molto opportuno, ed è anzi necessario, che ella insista su questo punto.

Presenza Jugoslavia, Grecia, Etiopia alla conferenza successiva è indubbiamente per noi ragione di preoccupazione, tanto più se, come Harvey assicura, conferenza stessa avrà ampia facoltà discussione e finale capacità approvazione. Vi è poi, fra i Ventuno, uno schieramento di forze press'a poco analogo, aggravato dalla certezza che le Potenze tendenzialmente a noi ostili agiranno presumibilmente compatte. Non so, dopo l'esempio australiano della scorsa Conferenza di Londra, se altrettanto può prevedersi per l'altro gruppo. Certo è che potrebbero nascerne complicazioni gravi, se mancasse un'azione concorde, ad esempio, dei Dominions britannici.

Non so quali attuali possibilità possa avere la revisione dell'armistizio. Ma non vi è dubbio che una modificazione sostanziale, almeno delle sue clausole economico-finanziarie che potesse esserci accordata subito, avrebbe effetti estremamente benefici non solo economici ma anche morali e politici .

90

IL RAPPRESENTANTE A PARIGI, SARAGAT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 754 /53. Parigi, 16 gennaio 1946, ore 21,05 (per. ore IO del 17).

Nel colloquio che il vice presidente Nenni ha avuto corridoi Palais Bourbon con de Gaulle, questi ha confermato volontà Francia difendere tesi italiana Trieste e Tripolitania e ribadito orientamento politica francese favore riavvicinamento Italia. Avendogli Nenni obiettato che ostacolo tale riavvicinamento è costituito da pretese francesi su Tenda e Briga, de Gaulle ha risposto: «Voi conoscete quale è il mio punto di vista su tale questione», senza dare all'interlocutore minima speranza che da parte francese possa recedersi posizione ben nota al riguardo.

91

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI

T. 749 /64. Londra, 16 gennaio 1946, ore 22,20 (per. ore 9 del 17).

Nenni giunto stasera martedì vedrà domani Spaak 1 e posdomani Bevin 2 il quale mi ha chiesto di assistere al colloquio.


1 Vedi D. 96. 2 Vedi D. 104.

Arrivo vice presidente sta creando qui singolare interesse in tutti gli ambienti motivando numerose richieste di incontri. Lo stesso dicasi per Silone che gode come scrittore notevole popolarità. Mi risulta che invito da parte Labour Party è stato incoraggiato, se non suggerito, da Foreign Office, oltre tutto nell 'intento di creare in questo momento un 'atmosfera di maggiore attenzione e favore verso l'Italia. Faccio del mio meglio per utilizzare modo più conveniente ed efficace questa occasiOne.

92

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, PRUNAS, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

PROMEMORIA. Roma, 16 gennaio 1946.

Questo ambasciatore d'Inghilterra mi ha dato lettura di un telegramma del segretario di Stato Bevin, in cui , premesso che la Gran Bretagna tiene a non intervenire in alcun modo nella politica interna italiana, si afferma in sostanza che il Governo britannico, richiamandosi alla dichiarazione di Mosca del 1943 , tiene

. sopratutto a che il popolo italiano sia posto effettivamente in condizioni di esprimere la sua libera volontà e possa così incamminarsi verso un regime di ordinata democrazia . Il Governo britannico spera che tutta la materia relativa alle elezioni per la Costituente sia preordinata in modo prudente e saggio e soprattutto le questioni relative all'eventuale potere sovrano della Costituente o dei limiti che potranno invece esserle imposti . Spera altresì che si possa giungere a una forma di regime che escluda il prevalere delle destre o delle sinistre e, accogliendo le osservazioni del presidente De Gasperi , esprime l'avviso che il popolo debba essere consultato attraverso un plebiscito in un qualche momento, prima o dopo le elezioni, che si augura abbiano luogo al più presto.

Sir Noel Charles mi ha altresì letto le istruzioni inviate da Bevin all'ambasciatore britan1.1ico a Washington, in cui si prega Halifax di dar notizia di quanto precede al Dipartimento di Stato e si aggiunge che se il Governo nordamericano avesse per avventura in animo di compiere a Roma un più preciso passo in materia istituzionale e per più decisamente sottolineare l'opportunità di una consultazione popolare, nessuna abbiezione sarebbe sollevata in proposito dal Governo britannico. Si fa peraltro presente al Governo nordamericano il pericolo che codesto più deciso intervento nella questione potrebbe come reazione provocare risultati opposti a quelli che si spera di conseguire.

L'ambasciatore prega che quanto precede sia portato subito a conoscenza del presidente.

93

IL RAPPRESENTANTE A PARIGI, SARAGAT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

R . RISERVATISSIMO 502/112. Parigi, 16 gennaio 1946 1•

Cosa c'è di vero in certe notizie pubblicate su giornali americani di un'alleanza franco-italiana? È con questa domanda, buttata negligentemente tra due varietà di antipasto, ma che costituiva evidentemente il pezzo forte di tutta la colazione, che l'ambasciatore Bogomolov inizia il dialogo con me.

Ho già riferito come dal giorno in cui l'idea di un blocco occidentale ha cominciato ad apparire, ho dovuto notare una significativa evoluzione dell ' atteggiamento del Partito comunista francese nei confronti del problema italiano.

È giusto ricordare che nel periodo che seguì immediatamente alla liberazione della Francia, di fronte all'ondata xenofoba e antitaliana che imperversò in questo Paese e che contaminò per un certo tempo lo stesso Partito socialista, il Partito comunista, per mezzo della sua stampa, tenne un'attitudine esemplare. È in gran parte a questo atteggiamento antidemagogico dei comunisti che si deve se la propaganda antitaliana, sobillata da questi ambienti militari per gretti motivi nazionalistici e annessionistici, dopo un breve periodo di successo, cadde finalmente nel vuoto.

Il Partito socialista ritrovò rapidamente il tono giusto seguito in questo dal

M.R.P. e dai radicali .

La campagna nazionalistica per l'annessione della Valle d'Aosta coincise con questa restaurazione in seno ai grandi partiti di una più giusta coscienza dei diritti italiani e fu seriamente avversata tanto dai socialisti che dai comunisti: non ultima ragione questa, unitamente a quelle di maggior momento che ci son ben note, per cui le assurde pretese francesi furono in ultima analisi abbandonate. «È stata una gaffe», diceva de Gaulle ai suoi intimi ed è certo che di questa «gaffe» né i comunisti, né i socialisti furono responsabili.

· È pur vero che anche nel periodo di maggior consenso dei tre grandi partiti per una onesta chiarificazione dei rapporti franco-italiani, salvo per i socialisti che più volte per la penna dell' autorev~le redattore di politica estera del Populaire, Charles Dumas, si dichiararono nettamente per una pace senza annessioni, il principio delle rettifiche delle frontiere col criterio della linea di cresta veniva generalmente accolto. Ma nonostante l'equivoco che si celava in questa richiesta apparentemente anodina, l'atteggiamento comunista fu quanto mai obiettivo ed antimperialistico.

Per quel che si riferisce ai ccmunisti la situazione veniva a mutare sensibilmente in seguito al sorgere di un progetto di blocco occidentale. Ebbi occasione a suo


1 Manca l'indicazione della data di arrivo.

tempo di segnalare un articolo di Coignot sul Peuple, organo della Confederazione del Lavoro, nettamente ispirato dai comunisti in cui si sosteneva la responsabilità del popolo italiano nella guerra contro la Francia. Questa manifestazione singolare non ebbe altro seguito sulla stampa comunista che da quel momento, pur continuando a sostenere le assurde pretese della Jugoslavia su Trieste, non fece quasi più parola dell'Italia . Ma sotto il silenzio ufficiale del Partito si elaborava una revisione delle sue ppsizioni nei confronti del nostro Paese. Il timore della formazione di un blocco di Potenze ha portato questi comunisti a considerare un accordo troppo intimo tra la Francia e l'Italia con meno entusiasmo di quanto lo considerassero prima. Questa nuova politica comunista nei nostri confronti ha trovato il suo coronamento nella dichiarazio ne di Thorez in seno al Consiglio dei ministri a favore della tesi de Gaulle per l'annessione di Tenda e Briga .

È nel quadro di quest'atmosfera di diffidenza per tutto ciò che può cementare l'amicizia tra l'Italia e la Francia che si situa il colloquio con Bogomolov e che si spiega la sua curiosa domanda.

È molto probabile che la faccenda delle notizie pubblicate sui giornali americani sia stata inventata da Bogomolov di sana pianta e che egli abbia creato quell' argomento per aver modo di sondare le mie reazioni. In ogni caso mi sono valso dell 'occasione offertami per parl are a Bogomolov con tutta franchezza al doppio scopo di rassicurarlo sulla portata reale dei nostri rapporti con la Francia e sul desiderio profondo del nostro Governo di mantenere i più cordiali rapporti con la Russia . Ho smentito naturalmente la faccenda dell'alleanza pur sottolineando l'amicizia del popolo italiano per il popolo francese. L'ho messo al corrente della situazione effettiva pur senza porre l'accento sulle difficoltà risultanti dalle pretese francesi. Ho finalmente ripreso, sulla traccia delle ben note nostre posizioni in tema di politica estera generale, l'idea di un accordo diretto tra Italia e Russia da un lato e Italia e America dall'altro trovando evidente consenso nel mio interlocutore. «Bisogna però» -gli ho detto-«che voi ci aiutiate mantenendo tra noi e gli jugoslavi una posizione obiettiva e non infliggendo all'Italia l'affronto di sacrifici territoriali assurdi sulle nostre frontiere orientali». Ho ripetuto insomma le stesse cose che ebbi occasione di dirgli in un precedente colloquio di cui riferii con rapporto in data 3 ottobre 1945 n. 3519 !953 1 .

Bogomolov, messo di buon umore dalla mia dichiarazione intorno all'inesistenza di trattative per un'alleanza franco-itali ana, spinse la cortesia sino a dichiararmi che se lo Stato russo non ha dimenticato e non dimenticherà mai che lo Stato italiano inviò ventidue divisioni per fare la guerra contro l'U.R.S.S., per contro il popolo russo nutre le più vive simpatie per il popolo italiano . Fiorirono sulle sue labbra episodi della gentilezza italiana di cui fu testimone durante il suo soggiorno in Italia. Mi dichiarò che Roma è molto più bella di Parigi e che gli architetti italiani sono sempre degni di Ridolfi Fioravante primo della lunga schiera di artisti che fecero bella Mosca. A mia volta fresco della recente lezione di storia impartitaci dal ministro Togliatti gli ricordai · l'opera benefica di Alessandro I a favore dell'unità italiana e via su questo tono .


1 Vedi serie decima, vol. li, D. 600.

Il discorso scivolò sulla politica interna francese e Bogomolov trovò molto sconveniente l' atteggiamento dei socialisti che avevano rifiutato la proposta comunista per la redazione in comune di una costituzione democratico-progressiva. Chiese la mia opinione sul progetto attribuito al M.R.P. di un'internazionale cattolica e, avendogli io risposto che questa internazionale esisteva già da venti secoli e si chiamava «Chiesa Cattolica», lasciò cadere il discorso. Per contro fu acuto nella definizione del Partito radicale: «assai esperto nel vedere le deficienze degli altri movimenti, ma cieco sulle proprie». Si noti a questo proposito che il Partito radicale è apprezzato da questi comunisti per l'antigollismo in cui si diletta, ma è avversato in ragione dei residui «rnunichois>> che trascina nelle sue file.

Sul M.R.P. pronosticò una crisi interna, ma a scadenza lontana. Questo partito si giova della fluidità della situazione e dell'impossibilità in cui si trovano i movimenti veramente democratici di chiarire la situazione generale. «Quando il momento sarà venuto, allora le forze antagonistiche che questo partito alberga nel suo seno divergeranno ecc. ecc.».

La conversazione insomma fu quanto mai cordiale come si conviene tra amici che non hanno responsabilità ufficiale perché: «voi non rappresentate qui il Governo italiano presso la Russia ed io non rappresento il Governo russo presso l'Italia come è il caso del mio collega Kostylev».

Se non ho potuto ricavare dall'ambasciatore Bogomolov nessun accenno che mi mettesse in grado di valutare le sue opinioni sui problemi della nostra pace, ho potuto però constatare ancora una volta quanto tesa sia la sua attenzione per tutto ciò che si riferisce agli accordi che le Potenze dell'Occidente possono annodare tra di loro. Questa inquietudine russa si fa giorno, ripeto, non tanto per quel che si riferisce ai rapporti singoli che gli Stati europei possono contrarre con l'America, ma essenzialmente per tutto ciò che può concorrere a cementare l'unità dell'Europa occidentale. E la ragione è ovvia. È ben vero infatti che l'America è l'antagonista reale dell'U.R .S.S., ma si tratta di un dato acquisito che non è in potere di nessuno di modificare almeno nel quadro dell'attuale statuto del mondo. La Russia si acconcia a questo dato di fatto immodificabile di cui pensa di essere in grado di valutare e di controllare la portata. I rapporti tra i singoli Stati europei e l'America si collocano per la rozza dialettica russa sullo stesso piano dei suoi rapporti con i detti Stati. Nel manicheismo primitivo che è al fondo della religiosità comunista, questa lacerazione del mondo in una sfera capitalistica americana e una sfera comunista eurasica appare dettata da una logica dei contrari che rientra nel 'quadro della cosiddetta dialettica materialistica. Il dottore in filosofia Bogomolov queste cose le capisce e ci si adatta. Ciò che la Russia teme oggi è il «terzo» che può sorgere irto di incognite e portatore di valori che sfuggono al suo controllo: l'Europa democratica e socialista.

Quando si afferma che la Russia non fa una politica ideologica ma realistica si prende, io credo, un grosso abbaglio . Se è ovvio che certi fattori permanenti nella politica estera dei popoli influiscono potentemente sulla espansione russa di oggi, non è men vero che essi si colorano del comportamento ideologico dominante. Tirare in ballo Pietro il Grande o Caterina II per spiegare la politica di Stalin non fa fare all 'analisi di essa maggiori progressi di quel che si farebbe tentando di spiegare la politica di de Gaulle con Luigi XIV o il cardinale de Richelieu. Basterà del resto riferirsi alla curva della politica estera russa per il periodo che va dalla Rivoluzione d' Ottobre al 1935, epoca in cui ha inizio il nuovo corso caratterizzato dai cosidetti fronti popolari (e di cui fu relatore a Mosca l'attuale ministro Togliatti) per intendere come precisamente in Russia il comportamento ideologico possa giungere sino al misconoscimento dei dati storici permanenti. Tutta la politica estera russa di quel periodo fu impostata sulla lotta contro i governi socialdemocratici e particolarmente contro quello germanico, con la volontà deliberata, nell 'impossibilità di far pervenire al potere governi comunisti ortodossi , di favorire l' avvento al potere di governi nettamente reazionari o addirittura fascisti. Si riesaminino a questo proposito gli atteggiamenti dei partiti comunisti di Germania, di Francia, d 'Italia per non citare che i Paesi maggiori e si vedrà come il dinamismo di tali movimenti fosse orientato verso il sabotaggiç:> della «democrazia borghese» in condizioni che non lasciavano ragionevolmente altra alternativa che la «democrazia borghese» o il fascismo. Se si ricorre a Pietro il Grande tutto questo suona incomprensibile, ma diventa chiarissimo se si sono letti gli scritti di Lenin.

La politica estera russa e pertanto l'azione dei partiti comunisti nei vari Paesi d'Europa fu allora dominata dagli schemi della dottrina leninista dell 'imperialismo borghese. Riassumo per sommi capi. L'imperi alismo è l'ultima fase del capitalismo. Gli Stati borghesi tendono verso dittature militari reazionarie. Dette dittature si affrontano tentando di distruggersi con guerre imperialistiche scatenate dal bisogno di conquista di nuovi mercati . Il compito dei partiti comunisti è di favorire questo processo poiché, secondo le previsioni leniniste, sulle rovine accumulate dalla guerra sorgerà vendica trice la fiamma della rivoluzione proletaria e sulle rovine' delle dittature borghesi esaurite dalla lotta cruenta sorgerà vittoriosa la dittatura del partito comunista. Ma per favorire questo processo bisogna eliminare le forze che frenano la dialettica selvaggia della guerra , bisogna eliminare i socialdemocratici, i cattolici, tutti coloro insomma che rappresentino il «terzo» perturbatore del ciclo apocalittico previsto dal genio sarmatico di Lenin. Di qui la lotta a morte contro la Repubblica di Weimar, e prima ancora la lotta a morte contro il «riformismo » italiano, e, dopo , la lotta a morte contro i socialisti ed i democratici francesi. Per quindici anni , anche dopo la morte del profeta, il Komintern fece danzare l'Europa al suono di questo tam tam da tribù barbara. La conseguenza fu che le democrazie d'Italia e di Germania crollarono e nel febbraio del 1934 la stessa terza Repubblica fu a un dito dal cadere nelle mani di un Boulanger inferiore, di un Boulanger tenente colonnello.

Fu in quel periodo che il Komintern si accorse del suo tragico errore. Queste dittature «borghesi» il cui avvento era stato favorito con fervore fanatico, invece di tendere a distruggersi reciprocamente, tendevano a coalizzarsi tra di loro per un'immensa crociata contro la Russia. Cosa era successo? La «dialettica materialistica» faceva i conti con la dialettica della storia per cui tutti gli schemi leninisti che potevano avere un certo valore sino alla Rivoluzione d 'Ottobre (e in realtà la Rivoluzione d 'Ottobre è sorta sulle rovine accumulate da una guerra imperialistica) cessavano di essere validi per il fatto appunto che si erano trasformati in realtà. Ma questa realtà massiccia che era la Russia sovietica, per la sua stessa presenza nel mondo, rendeva caduche le cause che l'avevano fatta sorgere, e gettava le premesse di una modificazione totale delle analisi leniniste.

In altri termini i comunisti dimenticarono semplicemente che la Russia esisteva e che, per dirla col gergo caro ai rivoluzionari di professione, con la sua esistenza aveva fatto si che il mondo passasse dalla fase dell'imperialismo borghese teorizzato da Lenin a quella dell 'imperialismo fascista.

Quando i comunisti si accorsero che invece di aver lavorato per aizzare le borghesie le une contro le altre avevano invece lavorato per coalizzarle contro la Russia, cambiarono la loro politica di 180° e nel quinto Congresso internazionale comunista a Mosca passarono dalla parola d'ordine «guerra a morte contro la socialdemocrazia» alla parola d'ordine «uniamoci ai fratelli socialisti e cattolici». Fu questa nuova politica che salvò la Russia da una certa morte, ma che non evitò al mondo la catastrofe orrenda per il cui avvento avevano congiurato durante venti anni tutte le forze del totalitarismo mondiale. Senza la tardiva resipiscenza del 1935, la Russia di Stalin sarebbe andata a raggiungere nel cimitero della storia tutte le dittature che ve l'hanno preceduta. E per continuare il nostro esempio basterà riferirmi alla Monaco russa del 1939 nata da un risorgente· odio ideologico contro la «democrazia borghese» che mise l'U.R.S.S. a un dito dalla sua perdita e, se in ultima analisi il Governo russo trovò la via della salvezza, lo dovette non alla potenza di espansione della sua parola d'ordine d'allora «guerra alla guerra imperialistica» ma al limite invalicabile che essa trovò in ragione della inesistenza di un partito comunista nella libera Inghilterra. Se nel 1939 un Partito comunista avesse potuto esercitare sul proletariato inglese la stessa dissolvente propaganda che fu esercitata sui francesi dai seguaci del «disertore» Thorez, oggi ministro di Stato, tutta la storia del mondo sarebbe cambiata.

Ho voluto accennare a questi fatti per sottolineare quanto influiscano i comportamenti ideologici sulle direttive fondamentali di un popolo che oggi si affaccia alle soglie dell'Europa occidentale irto di enigmi ed ebbro di vittoria. Ma una cosa non è enigmatica per chi avendo lunga pratica del comunismo è in grado di cacciare la sonda fino alle sue reni: l'odio del comunismo per ogni forma di socialismo democratico, odio a cui è legata la sua origine. Sempre che le circostanze non lo costringano su una strada diversa, il comunismo ritorna col fanatismo dell'eretico al suo punto di distacco dal socialismo dell'Occidente d'Europa; quel punto di distacco che vide in pieno nel XX secolo risorgere dispute teologiche a cui la fiamma del fanatismo diede una luce di sinistra grandezza.

E oggi, e non credo di sbagliarmi, si assiste, passato lo sgomento della minaccia tedesca, a un fatale ritorno del comunismo all'odio delle sue origini contro quella democrazia dell'Occidente europeo in cui affluiscono trenta secoli di una civiltà romana, cristiana, razionalista di cui la Russia fu priva e che non può perdonare.

La Russia si acconcia, perché non può fare diversamente, alla esistenza di una potentissima America che gli è tendenzialmente ostile. Ma la Russia farà di tutto per impedire che si formi un'Europa occidentale legata da un minimo di organicità. E questo non tanto perché tema una collusione tra questo ipotetico blocco occidentale e l'America, ma perché avversa in sé per ragioni ideologiche il sorgere alle sue frontiere di una forza compatta organizzata in forme democratiche.

Come spiegare diversamente l'evidente disappunto di Mosca per la presenza dei laburisti al posto di Churchill al governo dell'Inghilterra? Ciò che i russi temono nel laburismo è il suo potere di unificazione delle membra sparse della democrazia europea. Di qui la loro avversione per le correnti genuinamente democratiche del socialismo dei vari Paesi del continente ed il tentativo di distruggerle con accorgimenti tattici che vanno dalla lusinga fusionistica alla violenza aperta e brutale. Il totalitarismo russo può entrare in rapporti che a seconda delle circOstanze possono essere di pace o di guerra con un totalitarismo antitetico , deve necessariamente fare i conti con la lontana democrazia americana, ma non può adeguarsi ad una situazione dominata dall 'esistenza di una grande forza democratica alle sue frontiere. Un'Europa democratica organicamente unita per la potenza di irradiazione delle idee di libertà e delle forme superiori di civiltà che da essa germinerebbero, opererebbe sulla struttura interna dello Stato russo un 'azione modificatrice essenziale che turberebbe l'equilibrio in cui si installano oggi le classi dirigenti sovietiche . Ed è questo che la burocrazia russa non può accettare. Nes~una classe, dice Marx, abdica senza reagire violentemente e questa considerazione si applica egualmente alla classe dirigente russa. L'Europa democratica è quindi la minaccia ideologica e pratica da cui la classe dirigente russa si sente minacciata non in ragione, secorido quanto asserisce una rozza propaganda, delle velleità di guerra che la democrazia dell'Occidente nutrirebbe contro l'U.R.S.S., ma in ragione invece dell'inadeguabilità del totalitarismo alla democrazia.

Questa coscienza della classe dirigente russa del «pericolo» che costituisce per essa l'esistenz a di una libera Europa si traduce in una politica ideologica tutta tesa a disintegrare gli elementi unificatori che germinano nell'Occidente. La curva di questa politica ideologica può coincidere oggi con quella dei tradizionali interessi della Russia ed è questa coincidenza che fa ostacolo ad una accurata disamina dei moventi profondi da cui sono ispirati i partiti comunisti di tutti i Paesi .

Ma se con uno sforzo di analisi si sa dissociare le due linee e prolungarle nel futuro secondo l'equazione che è propria a ciascuna di esse, ardisco affermare non soltanto che esse divergono ma che qualora, come è quasi certo, l'ideologia prevalesse sulla politica realistica , assisteremo ancora una volta , come già nel periodo anteriore al 1935, al misconoscimento da parte del Governo russo degli interessi più certi del suo Paese. È chiaro infatti che l'Europa , se vuoi vivere , deve tendere alla propria unificazione. E l'Europa vuoi vivere e vivrà. Questo moto unificatore può essere rallentato, ma non soffocato. Il problema è di sapere in virtù di quali forze questo moto prevarrà . Se in virtù delle forze democratiche lo statuto europeo si assiderà su basi pacifiche, la burocrazia russa potrà dolersene, ma la Russia , in quanto popolo e nazione, avrà tutti i motivi di felicitarsene essendo così gettate le basi per uno sviluppo pacifico verso forme di vera democrazia. Ma se le forze democratiche, in ragione dell'usura a cui sono sottoposte dal sabotaggio comunista, dovessero declinare, altre forze scenderebbero in campo che riprenderebbero con ben altri obiettivi l'unificazione dell ' Europa . In tale deprecabile caso la Russia ed il mondo raccoglierebbero i frutti amari dell'attuale politica comunista.

Senza avventurarci in previsioni audaci sentiamo però con forza che un'immensa responsabilità, un immenso compito incombe sui partiti democratici dell'Occidente europeo. Come nel seno di ogni Paese l'avvenire della democrazia è legato allo sviluppo efficace di partiti socialisti veramente liberi, così la pace dell'Europa e del mondo è condizionata dal prevalere delle forze veramente democratiche nell'Occidente dell'Europa.

94

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI, AL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI

T. 907/46. Roma, 17 gennaio 1946, ore 21.

Grazie tua lettera del 7 gennaio 1• Approvo idea tuo promemoria personale nei termini descritti . Riassumerò probabilmente discussione su politica estera in corso con qualche ulteriore dichiarazione 2• Sono anch'io convinto che Inghilterra debba, anche nel suo interesse, appoggiare sua azione su un'Europa occidentale pacificata, debba cioè iniziare una politica costruttiva anche nei nostri confronti. Atteggiamento britannico per la nostra pace sarà, cioè, determinante .

95

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 850/69. Londra, 17 gennaio 1946, ore 21,30 (per. ore 13,45 del 18) .

Avuto oggi colloquio con ambasciatore Uruguay, presidente della Commissione Trusteeship O.N.U. Ad un suo passo informativo inteso promuovere immediata ammissione Italia O.N.U. Governo inglese ha risposto che fra tutte le Nazioni che non hanno ancora firmato pace l' Italia sarebbe la più «entitled» ad una immediata ammissione, ma la cosa creerebbe tale precedente da dover essere scartata.

Ho informato ambasciatore su aspetto nostre questioni coloniali rilasciandogli completa documentazione. Egli mi è parso persuaso necessità proporre alla discrezione della Commissione Trusteeship seguente tema : se sia equo privare della diretta amministrazione delle colonie quelle nazioni che hanno dimostrato di aver svolto con capacità e successo il loro compito coloniale. Se non sia quindi equo e necessario stabilire il principio che il trasferimento delle amministrazioni singole a quelle di trusteeship non possa essere deciso se non in seguito ad una inchiesta eseguita sul posto ed intesa a stabilire efficienza amministrazioni originarie.

Egli è convinto che, al di fuori risultati negativi di simile inchiesta, ogni imposizione di trusteeship abbia carattere punitivo e comprometta quindi il fondamento morale e la giustificazione pratica dell'istituto.


1 Vedi D. 62.


2 La fece nella seduta della Consulta Nazionale del 21 gennaio: A. DE GASPERT, Discorsi parlam entari, vol. l , cit. , pp. 68-82.

Questo per quanto riguarda sua imparziale opera di presidente della Commissione. Per quanto riguarda suo personale parere egli, che conosce bene nostra questione, è convinto che la sola soluzione equa sia quella riservare all'Italia amministrazione delle sue colonie sotto supervisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L'ambasciatore è un caldo amico* del nostro Paese e svolgerà indubbia azione a nostro favore.

Comunico quanto precede per il valore relativo che ha ed essenzialmente per il crescente atteggiamento favorevole delle Repubbliche sud-americane, esimendomi dal riferire di altri colloqui formalmente incoraggianti ma che sarebbe imprudente considerare indice di un miglioramento della nostra situazione, che è legata ad altri non influenzabili elementi .

96

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 843nl. Londra, 17 gennaio 1946, ore 21,30 (per. ore 11,30 del 18).

Trasmetto seguente telegramma del vice presidente : «Per S.E. DE GASPERI. Ministro Spaak mi assicura che tuo telegramma

O.N.U. 1 accolto assai favorevolmente. Rimasta una certa indecisione circa interpretazione, se significasse richiesta adesione. Sonderà terreno per accertarsi accoglienze che incontrerebbe nostra eventuale domanda adesione. Circa relazioni italo-belghe insiste che, contro invio minatori, Belgio è pronto inviare carbone. Cordialità. NENNI» 2.

97

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 865/73. Londra, 17 gennaio 1946 , ore 21 ,30 ( per. ore 13,45 del 18 ) .

Mio telegramma n. 503•

Con prossimo corriere rimetto verbale (necessariamente soltanto approssimativo) discussione Assemblea O.N.U. in relazione telegramma saluto di V.E. Ampio riassunto è stato comunque telegrafato dall'Agenzia Ansa ieri 16 corrente.


1 Vedi D . 70. 2 Per la risposta vedi D. Il O. 3 Vedi D. 79.

Telegramma di. V.E. ha prodotto buona impressione in ambiente certo ben disposto ed è stato correttamente interpretato nel senso che non, dico non, implica richiesta da parte nostra per ammissione immediata. Ciò nondimeno non ritengo da trascurare offerta Spaak a Nenni di saggiare terreno (mio telegramma n. 71) 1 in proposito. Poiché anche io avevo fatto discretamente avvicinare Spaak, spero si possa almeno ottenere una risposta un poco più che di pura cortesia al messaggio di V.E.

Per quanto dichiarazioni Noel-Baker e rappresentante Nuova Zelanda, cui si è associato delegato americano, siano state molto calorose e quelle delegati russi niente affatto ostili, dubito si possa andare più in là di quanto mi aveva già detto rappresentante uruguayano (mio telegramma 69) 2•

Sono comunque anche in contatto con altre delegazioni.


98 .

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI

T. S.N.D. 915 /12. Roma, 17 gennaio 1946, ore 22.

Per sua informazione e norma, è bene ella sappia che questo ambasciatore d'Inghilterra mi informa in via riservata che Governi britannico e nord-americano effettueranno in questi giorni un nuovo passo a Belgrado per prospettare nuovamente opportunità conversazioni dirette italo-jugoslave entro noti limiti . Codesto Governo, benché sollecitato, non si associerebbe passo predetto.

99

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI

T. 920 /49. Roma, 17 gennaio 1946, ore 22.

Suo 623 .

La prego spiegare subito al Dipartimento di Stato che mancato accoglimento richiesta prestito R. legazione in Atene ha delle ragioni serie, di cui molto speriamo


1 Vedi D. 96. 2 Vedi D. del 95. 3 Vedi D. 80.

esso vorrà tener conto per modificare illazioni trattene ~ che sembrano sproporzionate ~ e che V.E. illustra. Sono dunque in corso da tempo tra questo ministero e rappresentante greco presso Comitato consultivo per l'Italia, Exindaris, conversazioni ufficiose intese concretare ripresa relazioni diplomatiche fra due Paesi . Iniziativa, che sembrava matura qualche settimana or sono, ha subito ultimamente remore varie anche in ragione confusa situazione politica ellenica, ma potrebbe in questi giorni entrare, a quanto sembra , in una fase migliore. È superfluo sottolinei importanza che avrebbe per noi ripresa con la Grecia che fosse concretata prima discussione pace, sia in quanto importerebbe principio di concreta pacificazione con uno degli stati a noi più ostili, sia in quanto potrebbe certamente neutralizzare contrasto in seno Conferenza pace, di cui Grecia fa parte. Ora è chiaro che occupazione nostra legazione da parte alleata, non potrebbe in questo momento e con queste prospettive che avere anche un significato politico, sottolineare cioè da parte nostra la certezza di un fallimento delle faticose conversazioni di cui le ho fatto cenno. Tenga presente che abbiamo in passato rifiutato di aderire ad analoghe richieste britanniche per la R . ambasciata a Londra e la R. legazione al Cairo e svizzere per la R. legazione a Teheran. Tenga altresì presente che tanto Charles che Kirk sono vivamente avversi alla richiesta nord-americana, in quanto apprezzano in pieno le motivazioni generiche e specifiche che ne hanno motivato il mancato accoglimento da parte nostra .

La prego di spiegare quanto precede in termini molto amichevoli al Dipartimento di Stato. Sarebbe assolutamente ingiusto continuare a qualificare come assenza di collaborazione un gesto che è dettato da precisi interessi nazionali. È superfluo le dica che nulla ci sarebbe stato più gradito che accogliere immediatamente una richiesta proveniente da un governo verso il quale abbiamo tante e così grandi ragioni di gratitudine.

Le sarò grato se vorrà telegrafarmi quanto le sarà detto al riguardo 1• Se poi dovesse constatare che malumore comunque persiste, dica pure che sono pronto a dare senz'altro autorizzazione richiesta come gesto d'amicizia verso gli Stati Uniti e nonostante pregiudizio che ciò potrebbe, come le ho detto , arrecarci 2 .

100

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A MOSCA , QUARONI

T . 952 /13. Roma , 18 gennaio 1946, ore 17.

Mentre, dopo presi con Alleati necessari accordi, stavamo per procedere riconoscimento Repubblica albanese, Governo Tirana ha informato Turcato con


1 Qui terminava il dattiloscritto. la fra se che seg ue è stata aggiunta da Dc Gasperi. 2 Vedi, per ulteriori istruzioni , il D. 107 e, per la risposta, il D . 109.

siderare esaurita sua missione e lo ha pregato rimpatriare entro pochi giorni 1• Ignoriamo motivo provvedimento che ci sorprende. Turcato era stato inviato Tirana in base accordo concluso suo tempo colà da sottosegretario Palermo. Stesso accordo prevedeva invio rappresentante ufficioso albanese a Roma pel quale abbiamo dato nostro benestare sino dall'8 settembre, ma che non ha potuto ancora raggiungere sua sede per lentezza pratiche svolte da Commissione alleata e Comando Caserta nonostante nostri ripetuti solleciti. Tale ritardo non è quindi per nulla imputabile a noi. Pregola voler informare di quanto precede codesto Governo chiedendone appoggio per ottenere che Governo albanese receda possibilmente da decisione suindicata. Come le è noto, abbiamo ancora in Albania qualche migliaio specialisti da tutelare (operai, tecnici e professionisti sopratutto medici) che Governo albanese trattiene obbligatoriamente in servizio e che in base accordi Palermo-Hoxha dovrebbero venire sostituiti con altri assunti liberamente mediante regolare contratto. È inoltre in progetto ripresa scambi commerciali italo-albanesi. È infine nostro intendimento normalizzare sempre più rapporti fra i due Paesi e ristabilire fra essi fiduciose relazioni amicizia. Compito nostra missione non può quindi considerarsi esaurito e suo rimpatrio farebbe penosa impressione in Italia dove risiedono rappresentanti militari Governo albanese, che sono trattati con massima liberalità e dove sorte nostri connazionali tuttora in Albania è seguita con ansioso interesse. Telegrafi 2 .

101

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI

T . S.N.D. 954 /15. Roma, 18 gennaio 1946, ore 21.

Suo 93 .

Ringrazi Dekanozov per le assicurazioni datele. Ciò che è per noi essenziale è il tempo e il modo in cui la nostra consultazione potrà in concreto attuarsi. Che esposizione nostro punto di vista possa cioè essere in qualche modo formativa delle decisioni finali che saranno per essere adottate . Noto per il resto che l'esposizione del nostro punto di vista ci è stata consentita a Londra soltanto per quanto riguarda la Venezia Giulia. E che non abbiamo mai richiesto di essere trattati come vincitori, ma, soltanto, non, dico non, come vinti. Che i sacrifici innumerevoli della cobelligeranza abbiano cioè il peso e importino le conseguenze che equità e giustizia domandano.


1 T . 847 / l del 17 gennaio da Tirana, non pubblicato. 2 Vedi D. 118. 3 Vedi D. 86.

102

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL RAPPRESENTANTE A PARIGI, SARAGAT

T. S.N.D. 956 /34. Roma, 18 gennaio 1946 , ore 21.

A puro titolo di informazione confidenziale le segnalo che questo ambasciatore d' Inghilterra mi ha chiesto se io non ritenga possibile che generale de Gaulle abbia inoltrato le sue richieste su Tenda e Briga col preordinato proposito di ritirarle a momento opportuno. Egli guadagnerebbe in questo modo ed in quel momento l'unanime popolarità e consenso italiani e assicurerebbe nel modo più efficace il definitivo rinsaldamento delle relazioni franco-italiane . Ho risposto che la manovra sembra troppo machiavellica per essere vera. Tale unanimità di consensi sarebbe d'altra parte già acquisita attraverso una semplice iniziale moderazione. Le segnalo quanto precede anche perché mi par riveli da parte britannica almeno un'ombra di celata preoccupazione nei confronti di un definitivo e solido riavvicinamento italo-francese.

103

IL CONSIGLIERE DELLA RAPPRESENTANZA A LONDRA, MIGONE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 904/81. Londra, 18 gennaio 1946, ore 22 (per . ore 18 del 19) .

Rulli pregami trasmettere seguente telegramma:

«Ho colto occasione mia breve permanenza qui 1 per fare visita privata ministro Esteri Norvegia trovantesi come è noto a Londra per Assemblea O.N.U. Ne ho avuto accoglienza cordialissima. Ha tenuto ricordarmi che fra Norvegia e Italia non è mai esistito stato di guerra; ha desiderato essere informato minutamente situazione interna ed economica italiana; ha trattato, auspicando per una pronta ripresa, rapporti economici fra i due Paesi; ha detto avere già dato istruzioni per un possibile pronto accordo per pagamenti commerciali nel comune interesse.

Soluzione problema Venezia Giulia , che , secondo lui, desta attualmente moltissimo interesse ed ampie discussioni in seno delegazioni O .N .U. , è legata, a suo parere, in via principale a sviluppi rapporti tra Potenze orientali ed occidentali.

Circa telegramma di V.E. ad Assemblea O.N .U. 2 mi ha detto che esso era stato generalmente interpretato come passo indiretto italiano per una possibile ammissione tra Nazioni Unite, ma che, a suo avviso, detta ammissione trova ostacolo non tanto nella complicata situazione internazionale del nostro Paese


1 Rulli era in viaggio per Osio. 2 Vedi D. 70.

quanto nel fatto che essa è essenzialmente legata ad ammissione di alcune Potenze ex belligeranti, fra cui specialmente Finlandia.

Circa situazione interna Norvegia ha tenuto fra l'altro rilevare che Governo attuale, benché socialista, è convinto che solo ampia libertà iniziativa privata può rendere possibile rapida ricostruzione. RuLLI» .

104

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI,-DE GASPERI

T. S.N.D. 903/84. Londra, 18 gennaio 1946, ore 22 (per. ore 9 del 19) .

Ho accompagnato stamane da Bevin vice presidente Nenni. A parte buone disposizioni mostrate durante colloquio, Bevin mi ha detto che, ora che la Francia aveva accettato decisione di Mosca per stipulazione trattato pace, sostituti ministri esteri avrebbero ripreso loro lavori entro settimana corrente .' Egli non ha escluso che consultazione Governo italiano abbia a verificarsi durante questa prima fase .

Nonostante poi resti in principio assicuratò alla Contèrenza dei Ventuno prerogativa discutere ampiamente il trattato, da quanto Bevin mi ha detto ho tratto impressione che egli ritiene che le cose si svolgeranno a Parigi in forma molto più rapida. Già in altra occasione Foreign Office aveva del resto espresso parere che non fosse probabile che Potenze minori avessero da apportare importanti modifiche alle decisioni dei quattro ministri esteri.

Bevin ha concluso che sarebbe molto deluso se per l o giugno pace con l'Italia non fosse un fatto compiuto. Egli ha insistito sul suo sincero desiderio aiutarci ma vuoi!! che ci si renda conto che non è solo a decidere.

105

L' AMBASCIATORE A V ARSA VIA, REALE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 1021/20. Varsavia, 19 gennaio 1946, (per. ore 13 del 21) 1•

Vice primo ministro, Mikolajczyk, comunicatomi confidenzialmente avere avuto assicurazione Londra armata Anders sarà disciolta entro brevissimo tempo. In suo precedente colloquio con Bevin e in successiva lettera personale, Mikolajczyk aveva richiamato attenzione Governo Londra pericolo che permanenza esercito polacco Italia possa compromettere buone relazioni Italia con Polonia 2 .


1 Manca l'indicazione dell'ora di partenza . 2 Per la risposta vedi D. 116.

106

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, ' AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

L. PERSONALE 304. Londra, 19 gennaio 1946.

Ti accludo copia della lettera privata che ho fatta pervenire a Bevin fin dal 12 corrente.

Come vedrai, se avrai la pazienza di leggerla , ho cercato di riassumere tutti gli elementi ed argomenti che mi pareva necessario mettere in rilievo in modo da dare un quadro di massima dei pericoli immediati che ci minacciano ed una approssimativa misura delle reazioni che il loro verificarsi determinerebbe nell'opinione e nel comportamento italiano. Sia la schiettezza di certe argomentazioni, sia certa accentuazione formale, che non mancherai di rilevare, non disconvengono al carattere ed al gusto di Bevin. Può darsi non esca da tutto questo alcun vantaggio. Sta però di fatto che mi sento la coscienza più tranquilla ora che, avendo comunicato al Foreign Office ufficialmente, di volta in volta, tutte le ragioni che mi hai suggerite, ho potuto riassumere queste segnalazioni frammentarie in un documento unico al quale, dato il carattere privato e confidenziale che riveste, Bevin ha certo prestato attenzione. La cosa più difficile in questo cruciale momento è attrarre sui nostri casi particolari e mettere a fuoco dal nostro particolare punto di vista l'attenzione di questi uomini assillati da problemi universali e assuefatti ormai a tutto considerare con la freddezza della grande mentalità chirurgica. I soli che non si stancano di iniettarci ottimismo a qualunque costo sono gli americani. E mi esimo dal riferirti , da fonte americana, la riproduzione di tutte le assicurazioni dateci prima di Lancaster House e che ci vengono ora riservite calde calde. Il telegramma che T rum an ti ha diretto 1 e che ha riconfortato la Consulta è una riprova degli immutati buoni sentimenti americani a nostro riguardo. Tutto questo però assumerà un valore quando troverà la sua conferma sul terreno delle pratiche risoluzioni. Prima mi lascia completamente indifferente. Non solo , ma mi causa una certa inquietudine per le illusioni che solleva e le delusioni che può preparare.

Ieri i delegati supplenti hanno avuto il primo incontro di orientamento per la ripresa del tema della nostra pace. Incontro limitato ai quattro deputies ed agli interpreti. Le istruzioni sono di riprendere le cose al punto in cui sono state lasciate a settembre. Non vi è motivo di pensare che vi sia da allora nessuna ragione di miglioramento nell'atteggiamento dei Quattro a nostro riguardo. Anzi si sono accentuati due aspetti negativi , cioè il raffermarsi delle pretese francesi su Tenda e Briga ed il favorevole orientarsi dell'opinione media verso le rinnovate pretese austriache.

Se nella mia lettera a Bevin ho insistito con una certa violenza sul caso austriaco è perché nei recenti colloqui col sottosegretario McNeil e con Noei-Baker 2


1 Vedi D. 74. 2 Vedi DD. 28 e 44.

ero rimasto vivamente impressionato dagli argomenti che essi mi avevano addotto in favore delle rivendicazioni austriache. Oggi Nenni ha avuto piena conferma della fondatezza di queste mie preoccupazioni in un esauriente colloquio che ha avuto con Noel-Baker in occasione di una colazione in ambasciata a cui hanno partecipato, oltre a Noel-Baker, Greenwood (Lord Privy Seal), McNeil (Parliamentary Undersecretary Foreign Office) , Morgan Philips (Secretary of the Labour Party) e Ivor Thomas. Noel-Baker ha francamente ammesso con Nenni il suo timore che la questione dell ' Alto Adige sia per noi gravemente compromessa.

Ieri ho accompagnato Nenni e Silone da Bevin 1 , il quale aveva fatto espressamente dire che voleva io assistessi al colloquio. Per di più ha fatto presenziare anche il signor Harvey, il che ha dato all'incontro un carattere del tutto ufficiale ed un colore spiccatamente neutro dal lato politico. Funzionando da interprete ho potuto dire subito a Bevin quanto avevamo apprezzato il suo discorso all'O.N .U. del giorno prima e quanto io mi rallegrassi di vederlo condividere il nostro punto di vista in materia di trustecship. Quello che egli aveva offerto, e implicitamente chiesto , per il Tanganika, Camerun e Togoland, e cioè l'assegnazione della funzione amministrativa ed esecutiva all'Inghilterra sotto il controllo del Comitato del trusteeship dell'O.N.U., richiesta fondata sul rispetto al principio della necessaria continuità amministrativa, rappresentava infatti il punto di vista da noi sostenuto in opposizione alla proposta americana di trusteeship collettiva. Bevin ha sorriso rispondendomi che la sua dichiarazione non rappresentava che una spinta iniziale in quella direzione, !asciandomi comunque intendere che quella era la interpretazione della trusteeship che egli prediligeva nel suo caso ed in linea generale. Egli ha poi chiesto che cosa Nenni desiderasse dirgli. Ciò mi ha un po ' stupito perché in verità erano stati loro (Labour Party e Foreign Office d'accordo) a sollecitare la venuta di Nenni. Comunque, ho riferito parola per parola tutti i rimarchi di Nenni relativi al deterioramento della nostra situazione politica, morale, economica e sociale conseguente alla delusione sistematica a cui è esposta ogni nostra più ragionevole aspettativa. Inutile ti ripeta tutti gli argomenti addotti per dimostrare l'impossibilità di instaurare ed edificare in Italia una democrazia che non è in grado di ottenere, pane, lavoro, pace e di assicurare le minime garanzie di una decente vita interna ed una dignitosa e salvaguardata convivenza internazionale. Inutile ti ripeta tutti questi frusti e pur sacrosanti luoghi comuni del nostro calvario. Bevin ha ascoltato tutto con la sua bonaria calma, osservando che il caso italiano gli era caro quanto mai ma non poteva essere dissociato dai molteplici altri casi di non inferiore importanza, urgenza e necessità, assicurando della sua buona volontà ma mettendo in evidenza come egli non sia solo a decidere di noi. Egli ha continuato a sottolineare la necessità di provvedere nei limiti del possibile a sollevare le spfferenze materiali del popolo italiano , considerando in seconda linea i problemi morali che per noi rivestono invece carattere di decisiva preminenza. Non era certo in quel momento, e visibilmente lo voleva ostentare, uno dei grandi capi del Labour Party che parlava. Era His Majesty's Foreign Secretary debitamente corazzato e cautelato dai suoi uffici contro le insidie di un colloquio con un correligionario politico . In comples-so Bevin non ha fatto che ripetere che metteva tutta la sua buona volontà


1 Vedi D. 104.


147 per aiutarci ma che non poteva dare a Nenni nessuna garanzia o assicurazione preventiva. In nessun altro incontro, a mio ricordo, esso si è rivelato così cauto, così circospetto, generico , parco di promesse.

Su temi generali e di procedura egli è stato invece più esplicito. Ha riconfermato in pieno che nulla è mutato per l'Italia in confronto alle deliberazioni di Potsdam. Gli ho chiesto se prevedeva che il Governo italiano potesse essere interpellato, come mi pareva necessario , nella prima fase delle discussioni di pace e cioè durante la Conferenza dei quattro delegati supplenti. Mi ha risposto nettamente che riteneva il Governo italiano sarebbe stato interpellato in questa prima fase . Ha poi assicurato che le conversazioni dei delegati supplenti erano iniziate e che si sarebbero svolte in modo che il Consiglio dei quattro ministri degli esteri potesse presentare le proprie concrete proposte alla Conferenza di Parigi per il lo di maggio . Alle obiezioni fattegli circa la possibilità di una conclusione della pace avanti l'autunno, ha risposto energicamente affermando che si sarebbe considerato deluso gravemente se la pace con l'Italia non avesse avuto ad essere perfezionata per i primi di giugno.

In complesso il colloquio è stato bonario , cortese ma non certo improntato ad alcun particolare calore di parte. Devo anzi dire che Bevin mi è parso preoccupato o per lo meno non certo animato da una ottimistica visione delle possibilità che la situazione internazionale presenta nei nostri confronti. Ciò mi fa dubitare che anche le disposizioni americane, di cui egli evidentemente è al corrente, siano oggi migliori nei nostri riguardi di quanto non fossero a Lancaster House. Anche nei riguardi dell 'atteggiamento russo non mi pare che egli consideri le cose molto migliorate. Oggi McNeil mi ha confermato in questo sospetto quando mi ha detto che ogni argomento diretto all' Inghilterra o all 'America può essere superfluo e che tutta la nostra propaganda e forza di conversione dovrebbe essere indirizzata verso la Russia.

Qui rientriamo su un terreno nel quale la mia opinione ti è abbastanza nota perché valga la pena che io ci ritorni . Il fattore russo continua e continuerà ad essere decisivo. Trascurare questo fattore vuoi dire mettersi in posizione di inferiorità. E noi lo abbiamo per lungo tempo trascura to . Ormai è tardi per mutare rotta. Ma dove non bisogna farsi illusioni è sulla possibilità che la buona volontà americana o quella inglese siano in grado di controbilanciare efficacemente quel deficit.

Lunedì o martedì dopo le prime sedute avvicinerò i delegati supplenti per sapere che cosa hanno deciso almeno in materi a di procedura nei nostri riguardi e che vento spira in materia di fatto . Le mie informazioni andranno intensificandosi man mano che il tempo passa. Nella enorme confusione di questi giorni ogni informazione è minacciata da due pericoli , quello di ripetere cose superflue o quello di invent.are novità poco consistenti. Il senso di responsabilità che mi tormenta, mi impedisce di indulgere ad un superficiale bisogno d'informazioni. Raccolgo ogni voce ed ogni sintomo, ma attendo di misurarli alla stregua dei primi eventi quali si delineeranno , spero, nei prossimi giorni. Appena avrò la sensazione di essere venuto a contatto con qualche provata verità , te ne informerò con tutta la necessaria ampiezza e precisione. Per ora non sono ancora in grado di farlo . La sola indicazione che ti posso dare è verso una estrema cautela nel raccogliere le liete promesse. In complesso i presagi non mi sembrano buoni. Può darsi che il miracolo americano si verifichi. Ma il miracolo è l' ultima cosa su cui bisogna contare. Quello che ci sta di fronte è, intanto, la volontà e il proposito di uomini in massima parte a noi non benevoli. Credo sia prudente preparare l'opinione italiana ai logici risultati di questa situazione. E se poi le cose andranno meglio del previsto, tanto maggiore gloria tua e tanto maggiore conforto per gli italiani. Ti assicuro che presto ogni maggiore attenzione agli eventi e che nulla trascuro di quel poco che mi è dato fare per ben servire te ed il Paese.

ALLEGATO

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI DI GRAN BRETAGNA, BEVIN

L. PERSON ALE. Londra, 12 gennaio 1946.

My return from ltaly coincided with your departure for Moscow. Though I fully realize the burden of your engagements, nevertheless I venture to remind you of the promise you made me to listen to what I should have to report to you.

Now that, owing greatly to your persevering efforts, the peace talks are about to be resumed, I feel more than ever the need of informing you about the politica! situation and the prevalent state of mind of rny countrymen. In order to avoid you a lengthy interview at a moment when your time rnust be so precious, I have chosen to write to you realizing that this is contrary to the norma! procedure but trusting that you will forgive me for it.

What I am writing to you are mainly my private views and conclusions I have reached following a close contact with opinion in ltaly. I have allowed myself to set them forth with great frankness knowing your love of truth in the cause of peace and justice.

Politica! situation in ltaly. The information that has reached here, through a none too benevolent press, regarding the origin and the outcome of the recent italian Government crisis has been entirely misleading. As a matter of fact the politica! crisis was brought about for and solved in the best possible balance of the antifascist coalition that has governed the Country since the signing of the armistice and will carry on unti! the election of the Constituent Assembly . A clearer and more honest understanding between the parties on essential questions has been achieved together with an exceptional degree of frankness and with great advantage to the efficiency of the Government and to the satisfaction of the more responsible public opinion in the Country. The crisis was peacefully solved amongst men of good faith sitting around a table without the Country giving any sign of unruly reaction. In consequence we have today a better Government presided over by a man of undiscussed competence and mora! standing whom you have personally rnet and on whose designation ali the partiés found themselves in agreement.

The new Government has undoubtedly a more marked leftist leaning. Briefly, considering only the key ministries and the four major parties that constitute the rea! politica! backbone of the country, the following balancèd distribution of functions can be observed:

Christian-Democratic Party: Presidency of the Council Ministry for Foreign Affairs Ministry for Industry & Commerce

Socialist Party: Vice Presidency of the Council Constituent Assembly Home Office Ministry of Labour

Communist Party: Ministry of Justice Ministry of Finance Ministry of Agriculture

Libera! Party : War Office Treasury Ministry of Public Works

Ali the ministries responsible for the governing of the country are in the hands of the three big parties representing the working and agricultural masses (Christian-Democrats, Socialists, Communists) and the Liberai Party that represents a vigorous middle class whose proletarianisation is an accomplished fact. I do not think any other consideration is necessary to belie the absurd rumours regarding the reactionary origin of the crisis. The outcome of i t has clearly shown in what direction Italian politica! formation is moving on every occasion in which it is called upon to express itself according to its free evolution.

In practice the present government represents a group strongly to the left, but none the less well balanced , and this reflects the rea] average trend of the country.

A few ill-advised words uttered in the heat of argument at the opening of the crisis regarding the possibility of a recurrence of fascism and the consequent threat of civil war caused alarm in some quarters abroad . Thi s is absurd. No such movement exists in ltaly and should anything of the kind attempt to ari se, the parties, boro in a fight against fascism, will unitedly stamp it Òut immediately. It is useless that the world should worry about an hypothetical return of fascism when we anti-fascists, do not worry about i t. If sometimes we talk about it somewhat imprudently , we do so to stimulate our vigilance rather then to denounce a rea! danger.

Hence, at present, those who talk of a return of fascism and of civil war are conjuring up a ghost and absurdly discrediting Italy. The rea! dangers that we must watch out for are others. It is obvious that the unending strain in internai conditions, and worse stili the mounting threats from abroad are on one hand fostering a dangerous rebirtb of nationalism, on the other preparing social and politica! disorders of unforeseeable consequences.

The truth is that th ere exists in the Country a vast and everyday growing current of discontent that is not formed by fascists or anti-fascists, but by suffering citizens anxious for normality, needful of bread, work, mora! comfort, impatient for that liberty that is not conceivable nor practicable if not in the fulness of independence. In Italy today wc are confronted by exhaustion of the individual 's power of forbearance and consequently by a collective feeling of exasperation. I am speaking of the immense majority of Italians who are not members of the present parties, who no more believe in fascism, cause of their ruin , and will end by not believing even in democracy if it is not able to give them a minimum of human dignity and materia! comfort.

In practice, this state of mora! depression has two origins: the cruel difficulties of everyday life and the lack of faith in the value of international justice. When one reproaches us for our periodica!, but in truth very moderate, govemment crisis, the human tragedy, of which these small quakes are the outward expression, is too easily forgotten . Not enough consideration is given to the position of a people who , struggling between an equally hostile past and future and having paid the highest possible penalty, are now facing the gravest threat to their survival; that is to say, to their existence amongst other nations, to their very territorial integrity.

To what avail so much suffering, so much patience, so much faith? This is the question that every Italian is asking himself. No government that is not in a position to give an answer to this anguished request has any probability of surviving in Italy longer than a few months that are necessary to prove its incapacity to give an answer. The present Government , that may be considered the last experiment of balanced collaboration between the parties, will figbt against ali internai and external difficulties decided as it is to give to tbe peopie the materia! support and the mora! reparation that is owed to them and that they need in any case in order to avoid a total collapse. But what probability has the Government of accomplishing its formidable task of reconstructing the State, uplifting mora!, bringing economica) and social order to the country if it is not at the same time assisted by those elementary inteTHational guarantees on which the personality of a nation is founded, namely, the assurance of its just frontiers, the restitution of its judicial capacity, the emancipation of its initiatives in the field of its relations with the outside world?

Foreign policy, today, fully dominates our internai politics. Any Government, no matter how good or how strong it may be, that should fail in foreign policy is bound to also fail in internai politics. The peace in our work of internai reconstruction, that is now proceeding on an encouraging scale, is endangered by the presence of external threats of which public sensitiveness is everyday more acutely aware. It is useless to ask Italians to forget the divisions of the civii strife, from which they h ave emerged, to dedicate themselves t o the creation of a stable national democracy if they are not encouraged by the simultaneous establishment of an equally enlightened international democracy based on the same generous principles of forgiveness, equality and justice. ·

Now, rigbtly or wrongly, it is just in tbe field of international equality and justice tbat the Italians are losing faith.

What tbe ltalians bave accomplished and suffered from tbe 25th of July 1943 onwards is too little known. But you, Mr. Bevin, know it well and I sball not emphasize it, as under no circumstances do we wisb that the Joyal and devoted contribution given by us to tbe cause of liberation should lead to bargaining for compensation. We have in this simply followed the dictates of our conscience, aiming solely at regaining our honour and self-respect. And this we bave got back. But the fact remains that tbe world bas given us a formai promise w ben i t invited us to work our passage back. Passage to w ha t? Tbis could bave meant to a guilty people decided to redeem tbemselves one thing only: the passing througb complete expiation to complete rebabilitation. We bave kept our promise. But is tbe world keeping theirs? J do not wish to stress the phases, tbe significance, tbe completeness of our passage back. I can only say wbat is in tbe conscience of ali Italians: we bave answered in full to tbe invitation made to us. We too bave shed blood, tears and sweat. Do not be surprised therefore if the new democratic ltaly bome of tbis hard and honourable trial, and that you bave declared not to identify witb Mussolini's Italy, now expects tbat the world should work its passage towards her, giving her tbat mora! situation and tbose materia! possibilities of life without which ber rebirth will remain an incomplete and unproductive fact.

Should we be accused for this of excessive presumption and forgetfulness of our past responsibilities? I do not think so. We bave by now withdrawn to the extreme limits possible for safeguarding our territorial integrity and the protection of tbe fruits of the labour we have so profusely dispensed in our colonies. We are defending our land and our work. Therefore, were this last defence endangered, no responsible and representative Govemment could guarantee the acceptance of a solution that the whole Country would refute.

President De Gas peri in his first declaration to the Government 1 underlined ho w i t was not by mere chance that he found himself at the same time Prime Minister and Minister for Foreign Affaires. He has personally asked me to represent to you tbe immense difficulties of his position whicb may become untenable sbould, to the inevitable difficulties that bis Govemment will bave to face in bringing relief to tbe Country, be added the far more serious threat of unbearable territorial mutilations.


1 Vedi D. 34.

In assuming his heavy double burden Mr. De Gasperi has underlined to the Country his determination to piace above everything else the defence of Italian integrity. This is the ground on which he will first have to struggle and on which he will fall should he not succeed in ensuring that just solution towards which he aims not only in Italy's interest today but for the sake of rebuilding a healthy Europe tomorrow .

In this defence he feels that he has the unanimous hacking of the nation and particularly of those working and agricultural masses that are by tradition and by instinct those less suspect of nationalism. During my recent visit to Centrai Italy and the Northern industriai districts I was most strongly impressed by the sensitiveness of the masses towards the international events from which they feel their future depends. The attitude of the Leaders of the Socialist and Communist parties also reflect the state of mind of the masses that they represent. The declarations of Mr. Nenni could not have been more explicit and only a few days ago Mr. Togliatti also strongly pronounced himself in defence of the statu quo of our frontiers with Austria 1 . It is impressive to note how, in the psycho.Iogica.I situation that has recent.Iy matured in ltaly, these appeals to internationa.l justice do not come only from politically responsible circles or from a press of nationalistic tendency but spontaneously from popular meetings of those masses who went on strike during the German occupation, who furnished the core of the partisan movement and who today with hardihood suffer unemployment and hunger, having placed their Iast hope in that international brotherhood in which they have been invited to believe .

The official arguments of a historica.l, politica!, ethnica] character are known to you and to your experts; I wou.Id like only to tell you of what the Italian pub.lic, worker peasant middle-classman, thinks and feels. His opinion counts, because it well be he who shall suffer and react. I will attempt to give you an idea of his feehng as briefly as possible . The average Italian knows that which ali the wor.ld knows, namely, that Ita.ly has administered her colonies well investing endless capitai -work -initiative in countries whose poverty would have discouraged any other co.Ionization. Even the fascist regime has indulged, if anything, in excessive generosity regarding colonia! investments, having brought many areas of East Africa and Libya to conditions far superior even to those existing in the more disinherited provinces of Southern Italy. The average Itahan knows full well that the day in which the ltalians should be thrown, in o ne way or another, out of those areas, no other country technically capable will substitute them to complete a task of civilization whose only reward is to be found in employment and labour. Therefore he considers that the international attack that is being made on our prefascist colonies, and on ours alone, is nothing but an act of wanton punishment and humiliation. Nobody will get this conviction out of his head and it certainly contains a lot of truth. It is well known that Jtalian prefascist colonization was not anundertaking of prestige but a social one that had toil a t its origin an d as its fina] aim. A t the end of the initial · and most costly period of transformation and first establishment and now that the milliards of lire and working hours invested over a period of fifty years of graduai development are at Iast about to give to these forty-five million people enclosed in the poorest of countries, a first rea! opporturùty for labour expansion, international administration intervenes, confiscates, excludes. Why? Even you, Mr. Bevin, would find it embarrassing to give an answer to the ltalian people who in the old colorùes are only guilty of having worked intensely , without taking anything away from anybody else, of transforming the desert into cultivated land, giving an example of industry and bettering everywhere the conditions of native populations. Striking at ltaly through her colonies is not striking at Mussolini or his war, it is striking at ltalian Iabour, at that same labour which it is useless to organise internationally if it is afterwards to be struck at according to nationahty and through no fault of its own.


1 Vedi D. 51.

This is wbat is tbougbt about tbe colonia! problem.

Witb regard to tbe question of tbe Venezia Giulia, public opinion argues more simply. Italy baving invaded Yugoslavia now finds tbat sbe is in turn invaded by Yugoslavia. It remains to be seen if tbe rigbt of invasion constitutes a part of a system of reconstruction of a new, just and peaceful Europe. Between the present situation and the one of the Treaty of Rapallo, tbere exists a substantial difference. At Rapallo two friendly nations talked tbings over in a friendly way and Italy, not victorious over Yugoslavia .but baving assumed a deciding part in furtbering Yugoslav independence, drew ber frontiers witb tbe new Serbo-Croat-Slovene State according to ali rules of reciproca! agreement and tbrougb the free acceptance of tbeir respective parliaments. Today tbe same frontiers are contested on the basis of a right of the first occupant, between a rutbless power tbat enjoys the support of most of the world, and a young isolated undefended democracy. The months go by and this state of affairs, tbat contrasts strangely with the concepts by whicb tbe new world wisbes to inspire itself, shows no tendency to change. One cannot tell how many Italians, survivers of tbe persecutions of Tito, will be found in those Italian areas, tbat alone bave not yet enjoyed liberation, wben the impenetrable barrier of tbe Morgan line will be lifted. Thousands of ltalian families await in anguisb for news of their dear ones tbat bave been deported and tbat they will probably never see again. And tbis does not bappen in time of war, but after peace bas ruled for months and wben the world is perfectly aware of tbe borrors tbat are perpetuated against our countrymen. The Italians await witb patience, but tbe wound is festering ever more and may become mortai to relations with Yugoslavia who behaves towards us with an arrogance that, in truth, the great winners of the war bave spared us. On this point I found public opinion, even amongst the most moderately inclined, extremely embittered and tending towards reactions that warrant the greatest anxiety.

But the attacks against Italy come from ali sides even from tbe most unlikely atid absurd, such as Austria. Tbe Italians today feel themselves assailed and called upon to render accounts not only by tbose wbo bave been their enemies in the fascist war (wbo, after ali, return arrogance for arrogance, offence for offence) but by that very same enemy that tbey have had to face in tbe democratic war of liberation! The Austrian claims to Alto Adige, tbat appeared to bave been rejected at the London Conference last September, have again come to the fore witb renewed insistence and would seem to be viewed witb growing favour. Tbis I tell you truly, Mr. Bevin, would be the straw that breaks the camel's back. On this ground ltaly 's reaction is alive, deep, justified. I realise that no one more than us Italians can and must be inclined to indulgence towards tbose people that have shared our very same responsibilities and tbat are today striving to rebabilitate tbemselves . In tbis sense the whole of the ltalian people greets the rebirth of a new Austria, free of nazism and returned lo a democratic tradition. We stretch out our hand to her forgetting tbat she bas been for usa bitter foe and cruel persecutor unti! the last day of our fight for liberation. W e can forget tbat following the revolt of the 25th of July 1943 we did not receive from Austria one single sign of solidarity. We can forget tbat during ali the long and bloody period of our resistance we did not receive from Austria any kind of support, we can forget how many men Austria and in particular the so-called South Tyrol (fanatically Nazi) furnished to the voluntary formations of German S.S. troops, the undescribable cruelties that the Austrian S.S. troops perpetrated to our partisans and to the movement of our civilian resistance, we can forget bow many Austrian divisions, or composed mainly by Austrians fought on our front till tbe Iast day of the war and against our partisan divisions in ltaly and in the Balkans with unequalled Nazi fury . We can forget tbe part taken by tbe Austrian

S.S. troops in the borrible mass murder of tbe Fosse Ardeatine at Rome, tbat it was a division of Austrian alpine troops that murdered, amidst tbe most hideous tortures, 5,000 ltalian heroes of the Aqui division wbo, overcome in tbe Island of Cefalonia, the 21st of September 1943, preferred death to surrender, and lastly that it was the Austrian Generai von Ludwiger who denied burial to these 5,000 Italian soldiers. This and many other things we are ready to forget, but it is not conceivable that after so many offences it should be Austria that presents us with territorial claims. Feeling in ltaly revolts against this blatant injustice. It is only too obvious first of ali that on the juridical piane any terrìtorial question with Austria must be treated apart because we have declared war on Germany and we have fought against Austria victoriously particularly in the partisan war for which we claim the exclusive honour and merit. On the mora! side it cannot be said that the Alto Adige population of German descent were more the victims of an imposed fascism than they were the victims of a nazism which they have supported with enthusiasm and to which they adhered in mass opting in their greater part for German citizenship and consequently territorial transference. We have hcre a strong case. If the new democratic Austria can give them a regime of full guarantees, the new democratic ltaly can surely offer them no !esser guarantees. With the difference that if the case should be resolved in favour of Austrian sovereignty we should reopcn the way to the traditional flux of German invasions through the gateway of the Brenner that we finally closed with immense sacrifices in the First World War.

In any case popular sentiment in favour of a statu quo of the Brenner frontier is unanimous in Italy and is ali the more firm in view of the methods used in deciding other bigger frontier issues. In this moment in which millions o( men in Europe are transferred according to most arbitrary newly traced frontiers it would be difficult to explain why in the case of Italy 's Austrian frontier the most natura! and logica! boundary must be rectified for the benefit of a small minority that has differentiated itself from the ltalians by its fanatica! nazi faith and by a nationalism that manifests itself in equally irreconciliable racial attitudes.

Italy, who is ready to grant to these populations ampie local autonomy, feels ali the injustice of the trend that, particularly in England, a badly informed public opinion is following and of the fact that it is ready, strangely enough, to give credit to an Austrian democracy whilst denying it to an Italian one. l t is obvious that the results of the Austrian election in which only four Communists obtained seats has strongly influenced a considerable section of the more moderate opinion. But is this a sign of democracy? In a few months Italy will have her own elections from which it is probable there will result a politica! combination even more balanced than the Austrian one. In the meantime in judging between Italy and Austria, the world forgets that in these last fateful thirty years Italy once stooped to a war of aggression (from which nevertheless she drew back when Germany was still in the fulness of her power) whilst Austria twice fought at Germany's side right up unti! the last hour.

These are the facts as they appear to every Italian and justify a .resentment that grows daily stronger.

Lastly, there is the question of our frontier with France. The request to cede to France Tenda and Briga has been renewed lately in most precise terms. France seeks from us satisfaction, and has chosen , through caprice of prestige, the most arbitrary one. Tenda and Briga are Italian and from that area 37% of the electrical power that feeds the industries of Genoa is drawn. Every other satisfaction of detail ali along the perimeter of our frontier has been offered to France pro bono pacis. Moreover when Italy renounced to her rights of protection over her subjects in Tunisia Generai de Gaulle declared that with this he considered himself entirely satisfied, nor had he intention of advancing any further claims. Instead other requests are advanced and are insisted upon at a time when the inclusion of France amongst the powers that will discuss peace with Italy puts us in a position of exceptional inferiority.

Public opinion refuses even to consider ceding Tenda and Briga. The current argument is the following: «If we must buy our peace selling piecemeal our national territory we prefer to renounce to peace».

I will not say more and forgive me, Mr. Bevin , if l have so lengthily written to you and please do not think that I have sought to polernise. I have simply thought it perhaps useful to inform you on what tbe Italians are today tbinking about tbose vita! questions that will be discussed and decided upon during the next months.

Tbese problems are generally viewed one by one but they sbould also be considered and weighted in their entirety because, summed up, they represent tbe complete spoliation of Italy. Because i t must be understood that if ali the tbreats that today menace us were to be realized, if, in other words, Italy were to lose the sovereignty over ali ber colonies, over the Dodecannese, over good part of Venezia Giulia, of the Alto Adige, of Tenda and Briga (only to speak of territorial mutilations), she would be reduced practically to tbat incomplete and fragile structure tbat characterized ber in the day when sbe acçomplished her frrst unification.

You will reply that ali these to whicb I bave alluded are mere potential threats. But I bave spoken about tbem just because I consider them such and because I bave tbe most firm faith .in your will and capacity to save us from them . You will fully realize ali the same how tbese tbreats are ali the more worrying to a Country that today stili does not know if, in wbicb form, and to what extent she wili be admitted to defend herself.

In September, at Lancaster House we were allowed to present a declaration. That bad mainly a symbolical value but was comforting to us. According to the statement tbat followed tbe recent Moscow Conference our peace should be discussed together witb tbe otbers by tbe Conference of Foreign Ministers wbose conclusions wili be submitted for the ratification of ali tbose other Nation s who actively participated in tbe war against us, not later tben tbe lst of May 1946; there is no aliusion to the priority of the Italian peace treaty over the others, not to tbe possibility that Italy may be allowed to put forward her arguments on a verdict from wbicb her possibilities of survival depend. Ali Ibis has created in Italy a new a nxiety, a new feeling of disiliusionment, of pessimism that I cannot stress enough.

At tbe Foreign Office I bave been assured tbat the dispositions of Potsdam with regard to us remain unchanged. But then why not clear up these essential points by a public statement, why give Italy the feeling of retrogression tbat puts her in a state of anxiety bordering on despair?

T o ali this must be added the disappointment for the non-substitution of tbe Armistice terms by a modus vivendi that would anticipate some of the more urgent benefits of that peace so long awaited. The burden tbat the financial clauses of tbe Armistice imposes on our by now almost exhausted resources amounts to hundreds of milliards of lire and constitutcs a drainage that our Treasury can no more support without running towards certain bankruptcy. No policy bent on achieving a bealthy budget is possible when the amount of public expenditure and the volume of monetary circuiation are removed from the contro! of the Treasury. Tbe economie clauses of the Armistice deny the ltalian Government contro! of precisely those two factors from whicb any possible discipline of public economy and any basis of effective financial improvement are dependent.

The bopes placed in this first measure of normalisation of our international relations had become ali the stronger as the assurances reaching us, as you know, from Wasbington grew more encouraging and bounding. Now it is true that, in theory, the resumption of talks aiming at the establishment of a definite peace sbould presumably render pointless the taking of provisionary measures, but in practice, tbings stand differently because, according to tbc procedure decided upon at Moscow, it is not pessimistic to believe that peace with Italy cannot be concluded, with ali the consequent parliamentary ratifications, before late autumn. This implies for the Italians: another year under the armistice rule, the progressive ruin of their economy, living as e11ernies excluded from every council or act aiming at the reorganisation of that new world that they will, some far away day, take part in and enter as strangers, lacking experience and any profound adhesion to the new rules that will have been drawn up without their responsible participation. This is what the average public opinion in Italy thinks.

But there is worse t o fear:

The anxiety that possesses me does not apply only to the future of my country but to a far greater field of uncertainty and doubt. I share the instinctive feeling of the great majority of Italians and stili today I look towards British leadership as the only one suitable to an Europe moving towards a true democracy , a true liberty and a vigorous resumption of her traditional culture and of her task of spiri tua! guidance of the world. When I hear speak of shifting this function, that Western liurope has held since the beginning of our history, towards new centres of civilization or to the W est or to the East , I feel the inconsistency of this artificial removal. But the danger exists. Europe today is Iike a void. She has emerged from the war politically shattered, physically devasted, spiritually groping amidst uncertanties. You have the strength and the balance necessary to uplift her. And l do not speak of materia! help, but of spiritual solidarity, example, encouragement.

When I look at Great Britain at the height of her glory and at the same time of her sacrifice, I cannot but be apprehensive of the great error she would comrnit should she !et slip this unique chance of assuming the great task that she is entitled to , that is to say, to take under her active protection ali countries big and small, victors and vanquished, guilty or innocent who wish to retain their individuality and independence; who have faith in the equality of men and nations , who regret the exclusive principles of power and will be, if well led , the true builders of a better world.

Great Britain has the necessary strength and resources because her influence is stili felt over a third of the world. But her surrounding far flung influence is subject to the solidity of the European basis from which it radiates. Now it is this very basis that today is in danger and this not because England has lost the politica! authority of mora! prestige necessary to so great a task , but because the European substance on which to exert her prestige, deriving from it the consequent security, is lacking. Only fully and courageously resuming the leadership of a Western Europe bound to her by certain affection England can re-establish that international balance that threatens to dissolve to her disadvantage.

You look today towards France as your natura! point of support in Europe. But France cannot alone assume this task. France and Italy united form a block of 80 million men sharing the same essential contribution to civilization. They, together with other smaller free nations, can physically and morally form the kernel from which a new Europe can arise conforming to that ideai of true and unsophisticated democracy that you hold.

I am honestly convinced that, notwithstanding everything, ltaly as she appears today and takes shape following a crisis from which she emerges purified and strengthened, constitutes one of the most energetic and promising elements of European reconstruction . If you could travel through ltaly with me, as your authoritative informers bave already done so, I would be able to point out to you in person the qualities of a people who emerging from a tragedy without equa!, starving, lacking in even elementary resources and comforts, threatened and endangered from ali sides, multiply their ingenuity and their possibilities in a thousand initiatives that ali converge in a generai dedication to that hard work that is the most promising symptom and best guarantee of rebirth .

You bave done much up till now for us, notwithstanding the obstacles caused by an obscure international situation. The Italian people are grateful and expect much from you in this decisive hour. Allo w me to stili entertain a hope: that, in the future, we Italians may be able to return to you so much good for what you can today do for us, so that the English people shall one day thank you for having lifted my Country to the piace that she is entitled to in the European community of nations and in England 's friendship.

Not certainly by reason of my office, but obeying a personal impulse, I felt it necessary to write you these things that I hope you will read and that must not displease you because they are dictated by that sincerity that is yours as much as mine.

107

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANJ

T. URGENTISSIMO 1102/59. Roma, 20 gennaio 1946, ore 18,30.

Mio telegramma n. 49 1 .

Quest'ambasciata degli Stati Uniti mi ha dato ulteriori chiarimenti ed informazioni sulla nota richiesta di prestito della R. legazione ad Àtene. Credo di avere spiegato a sufficienza le ragioni di puro carattere nazionale che ci hanno, nostro malgrado, indotto a non aderire subito al desiderio espressoci. Ma indubbiamente prevale oggi, nel mio animo, il proposito di far cosa grata a codesto Governo. La prego dunque di far immediatamente sapere al Dipartimento che il Governo italiano è molto lieto di porre senz'altro a disposizione la sede di Atene. Nel caso che, in questo periodo, dovessero, come tutti ci auguriamo, essere riprese le relazioni con la Grecia, contiamo sull' assistenza americana perché il nostro rappresentante possa avere colà una sistemazione adeguata 2 .

108

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 1084/92. Londra, 22 gennaio 1946, ore 13,10 (per. ore 8,35 del 23) .

Trasmetto seguente telegramma per S.E. il presidente dei ministri:

«Continuo vedere personalità politiche Paesi amici . Molte simpatie nostra causa ma difficoltà obiettive assai grandi. Nessuna novità lato francese dove si pensa occorreranno due mesi per redazione trattato Italia . Ritengo saremo consultati seconda fase trattative contemporaneamente jugoslavi ed austriaci. Cattivo tempo impediscemi rientrare aeroplano. Spero arrivare Roma sabato. Avverti mia figlia. Saluti. NENNI».

109

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON , TARCHIANI , AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 1174/95. Washington, 23 gennaio 1946, ore 0,23 (per. ore 8,45 del 24) .

Mi riferisco ai telegrammi n. 49 e 59 di codesto ministero 3 .

Ho dettagliatamente spiegato al Dipartimento di Stato motivi di puro carattere nazionale per cui non era dapprima sembrato possibile aderire richiesta presentata a


1 Vedi D. 99. 2 Vedi D . 109. 3 Vedi DD. 99 e 107.

codesto ministero da Fiske per prestito sede legazione Atene. Ho insistito specialmente su nostre migliori prospettive ripresa rapporti diplomatici con Grecia, dato che precedenti circa analoga richiesta inglese erano già conosciuti dal Dipartimento di Stato.

Forma nostra comunicazione e calde parole V.E. verso U.S.A. sono state molto gradite da Dipartimento di Stato. Aveva ricevuto anche da Kirk telegramma col quale dava vari particolari qui non noti visita a V.E. nuovo ministro esteri greco circa nuova possibile fase trattative con Grecia. Dipartimento di Stato ha tenuto a rilevare che, se ne fosse stato precedentemente al corrente, si sarebbe naturalmente reso conto del buon fondamento di tale nostra ragione e non avrebbe espresso lagnanze fattemi e riassunte nel mio n. 62 1•

Si è aggiunto al riguardo, a spiegazione richiesta per detta nostra sede, che

U.S.A. avevano appoggiato vivamente ad Atene azione inglese intesa a favorire ripresa dei rapporti italo-greci, ma che Governo greco aveva finito precedentemente per dichiarare suo intransigente rifiuto . Exindaris era tornato a Roma molto pessimista.

Sulla base delle informazioni fornite a Kirk costà sì sarebbero fatti ogni modo altri passi presso nuovo Governo greco insieme ad inglesi per raccomandare normalizzazione rapporti con noi e Dipartimento di Stato, per parte sua, sarebbe stato assai lieto se detta ripresa rapporti potesse aver luogo quanto prima.

Dipartimento di Stato avrebbe preso in considerazione cortese offerta V.E. prestare quella nostra sede a Commissione interalleata per elezioni, offerta di cui si è molto grati, solo nel caso atteggiamento attuale Governo greco non fosse negativo 2 .

110

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI

T. 1215 /66. Roma, 23 gennaio 1946, ore 17.

Ringrazi Nenni per segnalazione di cui suo 71 3 . Offerta Spaak è interessante e va seguita , nonostante io sia d'accordo con lei sulla improbabilità di un ulteriore corso. Invio lavoratori in Belgio incontra difficoltà nella circostanza che non esiste in Italia che una ristretta categoria dei minatori richiesti disposti accettare offerta. Comunque un primo scaglione è partito.

Aggiungo per sua norma che mio telegramma era stato elaborato in modo volutamente vago, appunto per lasciare ai destinatari la possibilità di interpretarlo a seconda delle circostanze. Ma se sondaggi Spaak dovessero -ciò che, ripeto, non credo probabile -dare un qualche frutto, ricordasi che una richiesta esplicita fu da noi fatta sin dalla vigilia della Conferenza di San Francisco 4 e che, nel frattempo, siamo stati ammessi, a parità di diritti, in seno all ' Ufficio Internazionale del Lavoro 5 .


1 Vedi D. 80. 2 Per la risposta vedi D. 122. 3 Vedi D. 96. 4 Vedi serie decima, vol. ll, DD. 85, 88, 95, 97, 100, 101, 103, 109 e 124. 5 Vedi D. 128.

111

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI; DE GASPERI

T . s.N.D. 1248/108. Londra, 23 gennaio 1946, ore 20,20 (per. ore 16,30 del 24).

Ho discusso oggi con Duno principali questioni inerenti nostra pace . Sorvolo su argomentazioni, limitandomi, per brevità e chiarezza, riferire contenuto essenziale risposte Duno. .

Delegati supplenti stanno revisionando materia su cui si era convenuto a settembre circa pace italiana e non hanno finora affrontato alcun elemento concreto. Ristrettezza tempo conferirà speditezza lavori, sicché prevedesi delegati, riservandosi appello Consiglio dei ministri esteri solo in casi insuperabili discussi, saranno in grado, avendo sentito Italia e altre parti interessate, presentare piano concreto Conferenza Parigi l o maggio. È calcolo generale che pace possa essere perfezionata in giugno.

Duno ritiene che opportunità emendare armistizio con modus vivendi si imponga solo nel caso, oggi non previsto , prolungamento lavori oltre tale termine. Comunque, prima lasciare Washington egli aveva telegrafato Londra e Mosca prospettando tale eventualità, pur senza presentare ancora proposte concrete. Londra ha risposto favorevolmente, nulla ancora gli risulta circa risposta sovietica, che è d'altra parte condizionata conoscenza precise proposte (telegramma di V.E. 50) 1•

Circa questione territoriale Duno, dopo i primi contatti qui avuti, formula nei seguenti termini punto di vista americano .

Colonie. Allo stato attuale delle cose, soluzione nostro problema coloniale si impernia, nella migliore ipotesi, sulla proposta americana trusteeship collettivo, e, nella peggiore, sulla proposta russa di trusteeship individuale escludente l'Italia. Dipartimento di Stato riaffronta la questione fermo nella sua iniziale proposta di semplice ammissione dell'Italia come membro dell ' «advisory council» di un trusteeship collettivo . Duno si limita ad aggiungere che se proposte più favorevoli interverranno (e non può evidentemente trattarsi che di una proposta francese), America le appoggerà.

Venezia Giulia. Delegati supplenti non hanno tempo recarsi sul luogo ma forniranno istruzioni di massima ad una speciale commissione non ancora prescelta che indaghi circoscrizione e riferisca. In altre parole, mi pare che soluzione verrà delineata a Londra e commissione si limiterà verificarne applicabilità. È probabile che indagini sul posto possano essere iniziate fra una quindicina di giorni sempre che membro russo, atteso da Mosca, giunga in tempo. Dipartimento di Stato e, a quanto gli risulta, Foreign Office sono decisi a non considerare nemmeno possibilità di una cessione Trieste alla Jugoslavia . Anche la Francia gli risulta finora così


1 Vedi D. 133, nota l.

orientata. Internazionalizzazione porto toglie ogni fondamento anche alla richiesta subordinata eventuale internazionalizzazione della città. Atteggiamento russo è una completa incognita. Probabilmente Mosca resisterà fino all'estremo onde provare a Tito che tutto ha fatto per appoggiarlo . Superato questo scoglio, minori difficoltà gli pare si debba incontrare per la divisione penisola Istria.

Alto Adige. Dipartimento di Stato è favorevole considerare una rettifica di frontiera. Fòrmula «minori rettifiche», ventilata in settembre, non ha contenuto precisamente definito nell'attuale giudizio americano. Dunn ammette che, dopo l'avvenuto riconoscimento del loro Governo, austriaci si trovano ora in una migliore condizione per sostenere loro tesi.

Tenda e Briga. Finora delegati francesi non hanno fatto cenno ad alcuna precisa rivendicazione. Questione non è quindi pregiudicata e parrebbe suscettibile di una più facile soluzione dqpo il ritiro di de Gaulle.

Dodecanneso . Nel corso revisione vari argomenti , americani inglesi e francesi hanno riconfermato favore con cui considerano cessione delle isole alla Grecia, previa smilitarizzazione. Delegati russi hanno dichiarato di non potersi pronunciare.

Questo è Io schema dichiarazioni che, scontata ogni mia argomentazione, Dunn mi ha fatte.

Colloquio ha avuto carattere particolare confidenza, il che appunto mi ha consentito, superate formali assicurazioni di benevolenza, proporre informativi quesiti e di conoscere una realtà che non mi pare offra prospettive migliori di quelle sulle quali si sono interrotte trattative settembre. Dunn non ha esitato convenire con me che la situazione si presenta tale da consigliare la più cauta valutazione nostre possibilità. Egli mi ha confermato America è decisa appoggiare caso italiano alla stessa stregua di ogni altro problema interessante quella stabilizzazione europea, che è considerata come un diretto interesse americano . Ha concluso America desidera per noi pace che, se non potrà certamente soddisfarei, non dovrà pericolosamente compromettere nostra rinascita .

Tutto ciò mi è parso estremamente vago e, se confrontato alla riserva che manifesta in questi giorni Foreign Office sugli stessi argomenti e di cui vice presidente Nenni ha avuto chiara indicazione in tutti quanti possibili contatti londinesi, mi convinco sempre più della scarsa risolutezza con cui verremo difesi e dell'inquietante concetto che anche i nostri migliori amici si fanno di quella «giusta pace» che ci viene promessa.

112

L'AMBASCIATORE A V ARSA VIA, REALE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 1377/18 . Varsavia, 24 gennaio 1946, ore 20,50 (per. ore 17 del 26 ) .

Questo ministro esteri, Rzymowski, tornato 2 corrente da Londra, si è mostrato molto soddisfatto ammissione Polonia Consiglio Sicurezza. Nel compiacersi con me sottolineando, tra altro , come questa posizione Polonia dia maggior peso alle sue favorevoli disposizioni nei riguardi questioni interessanti Italia (mio telegramma 6) 1 , egli mi ha espresso vivo risentimento per recenti articoli giornali italiani ostili al Governo unità nazionale ed allo stesso presidente Bierut. In particolare Uomo Qualunque avrebbe pubblicato serie articoli contro capo Stato polacco . Ho fatto presente Rzymowski che articoli lamentati rispecchiano evidentemente opinioni minoranze reazionarie, in lotta con stesso Governo italiano, il quale tiene invece sinceramente a coltivare amicizia con nuova Polonia, interpretando sentimenti popolo e partiti democratici nostro Paese ed ho assicurato che avrei richiesto intervento codesto ministero per far cessare tali sconvenienti ed ingiustificate pubblicazioni .

. Per parte mia, richiamandomi anche ai miei telespressi n . 217 e 223 2 , aggiungo doversi riconoscere che risentimento di questo Governo appare tanto più giustificato in considerazione atteggiamento simpatia assunto da Governo, stampa ed opinione polacca nei nostri riguardi . Gradirei essere posto telegraficamente in grado comunicare a questo ministro esteri risposta soddisfacente 3 .

113

L'AMBASCIATORE DEGLI STATI UNITI A ROMA, KIRK, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

APPUNTO. Roma, 24 gennaio 1946.

Il punto di vista del Governo degli Stati Uniti concernente lo svolgimento delle elezioni amministrative è stato comunicato al primo ministro Parri il 24 agosto e successivamente l' 11 settembre 19454 (si allegano copie dei memoranda relativi alle conversazioni svoltesi in quelle occasioni). Il presidente de Gasperi ha ricevuto in quell'epoca analoghe comunicazioni nella sua qualità di ministro degli affari esteri.

Il Governo degli Stati Uniti ha continuato a seguire con il più vivo interesse i preparativi per le elezioni in Italia. Mentre è deprecabile che le elezioni amministrative non si siano ancora svolte in nessuna località o città, è gradito constatare che sono state fissate le date per le elezioni, sia della costituente che amministrative. Il Governo degli Stati Uniti nutre speranza che il primo ministro vorrà accelerare lo svolgimento delle progettate elezioni; che le leggi elettorali che sono attualmente in discussione daranno garanzia che il popolo italiano potrà scegliersi la forma di governo democratico che desidera e potrà esprimere pienamente e


1 Non pubblicato. 2 Non pubblicati. J Per la risposta vedi D. 138. 4 Vedi serie decima , vol. II, DD. 453 e 514.

liberamente la propria vol ontà. Si nutre anche speranza che tutti i partiti politici vorranno cooperare allo scopo di assicurare lo svolgimento in maniera ordinata di libere elezioni.

Il Governo degli Stati Uniti è vivamente conscio delle proprie responsabilità verso in popolo italiano in materia di elezioni, date le reiterate promesse che il popolo italiano avrebbe goduto di libero e incontestato diritto di scegliersi con mezzi costituzionali la propri a forma di governo democratico. Tale promessa, data una prima volta nel corso delle ostilità , è stata riaffermata nella dichiarazione collettiva del presidente degli Stati Uniti e dei primi ministri di Gran Bretagna e Russia del 13 ottobre 1943 e nella dichiarazione di Mosca il lo novembre 1943. Conscio di queste sue responsabilità, il Governo degli Stati Uniti ha dato istruzioni al suo amb asciatore di attirare l'attenzione del primo ministro italiano sul punto di vista statunitense nei riguardi dei poteri e dei limiti dell'assemblea costituente che dovrà essere eletta dal popolo italiano nei mesi a venire. Tale punto di vista è il seguente : l'ordinamento costituzionale italiano non è in grado di determinare le funzioni e la natura dell'assemblea costituente poiché l' ordinamento costituzionale, a rigore di termini, ha le sue fonti negli ordinamenti scritti. Il solo Governo legale d'Itali a è il governo attuale per cui il Consiglio dei ministri e il luogotenente generale del Regno sono in ultima analisi investiti della potestà legislativa. Ad eccezione delle autolimitazioni impostesi e delle limitazioni derivanti dalle condizioni di resa , i poteri dell' attuale Governo italiano non hanno limiti legali. L'attuale Governo italiano, avendo facoltà di creare l' assemblea costituente, ha anche il potere di limitare le funzioni della costituente al solo compito fondamentale di elaborare la nuova costituzione. Il decreto legge del 25 giugno 1944 n. 151 ha in effetti realizza to proprio questa condizione. Ma nel mentre che , nella sua più larga interpretazione, l' ordinamento costituzionale italiano potrebbe essere considerato comprensivo dei precedenti italiani e stranieri della costituente, il termine «Assemblea costituente» così come adoperato modernamente in Italia è variamente interpretato e trova difficilmente riscontro in precedenti italiani di qualche rilievo .

L'interpretazione del termine Assemblea costituente, come riferito ad un organismo che crea una nuova costituzione ed in pari tempo governa il Paese, si basa sui precedenti europei connessi al crollo del regime legale preesistente o ad uno sviluppo rivoluzionario, che facevano sorgere la necessità che l'Assemblea costituente adempisse alle due diverse funzioni di elaborazione di una nuova costituzione e di governo. Poiché esiste in Italia un regime legale, che è competente ad amministrare il Paese durante la convocazione della costituente e che è altresì legato da obblighi verso i Governi allea ti, il caso italiano non corrisponde ai precedenti suesposti . L'Assemblea costituente dovrebbe limitarsi ad un solo compito, a stretto rigore dei termini del decreto legge n. 151 del 25 giugno 1944, che dà all ' Assemblea costituente il solo incarico di elaborare la nuova costituzione senza attribuzione di altre funzioni . Lo stesso decreto legge prevede che il Consiglio dei ministri continuerà ad esercitare i suoi poteri di Governo finché sarà costituito un nuovo Parlamento. L'espressione nuovo «Parlamento» menzionata in detto decreto legge , significa che la costituente dovrà creare il nuovo parlamento. Inoltre, la dichiarazione collettiva del 13 ottobre 1943, che afferma il diritto del popolo italiano di scegliersi con mezzi costituzionali una forma democratica di Governo, deve costitmre il quadro entro il quale la questione istituzionale dovrà avere soluzione ed a tale effetto è necessario che sia osservata la continuità legale. Notevoli precedenti per una procedura del genere potrebbero riscontrarsi fuori d'Italia, particolarmente negli esempi di Assemblee costituenti che sono state convocate negli Stati Uniti. Delle Assemblee costituenti di questa specie non aspirano a governare ma si attengono strettamente al compito di elaborare la costituzione.

L'ambasciatore degli Stati Uniti si onora sottoporre al presidente De Gasperi una dettagliata monografia redatta dal Dipartimento di Stato americano 1 , sulla quale sono basate le conclusioni precedentemente esposte, con preghiera di sottoporla all'esame degli esperti in materia del Governo italiano.

Il Governo degli Stati Uniti nutre fiducia che il Governo italiano vorrà liberarlo dai suoi gravi obblighi, gettando le basi di uno Stato fondato sulla volontà sovrana del popolo italiano, che saprà guadagnarsi il rispetto di tutte le Nazioni e che sarà degno delle migliori tradizioni d'Italia.

114

L'AMBASCIATORE DELL'U.R.S.S . A ROMA, KOSTYLEV, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

NOTA . Roma, 24 gennaio 1946.

In relazione alla sua nota del 27 dicembre 19452 mi è stato affidato di comunicarle quello che segue :

Il Governo sovietico crede che la preoccupazione del Governo italiano espressa in questa nota per il fatto che le decisioni del Consiglio di Mosca sembrano essere una deviazione dalle decisioni della Conferenza di Berlino in riguardo all'Italia, non abbia nessun fondamento poiché le decisioni del Consiglio di Mosca sono il risultato delle decisioni della Conferenza di Berlino dei Capi delle tre Potenze. Nello stesso modo sembra senza fondamento la preoccupazione del Governo italiano in riguardo al fatto se esso avrà la possibilità, nella discussione del trattato di pace con l'Italia, d'esprimere il suo punto di vista ed i suoi desideri . Come è stato già comunicato dal sostituto del commissario nazionale degli affari esteri dell' U.R.S.S. signor V.G. Dekanozov all'ambasciatore italiano signor Quaroni, nella conversazione del 15 gennaio di quest'anno3 , all'Italia certamente sarà data la possibilità di esprimere i suoi desideri, come lo fu al Consiglio dei ministri a Londra, quando all'Italia fu lasciata la piena possibilità di esprimersi in riguardo alla questione di Trieste e della Venezia Giulia.


1 Non si pubblica. 2 Vedi D. 39. 3 Vedi D. 86.

115

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AGLI AMBASCIATORI A MOSCA, QUARONI, E A WASHINGTON, TARCHIANI, E AI RAPPRESENTANTI A LONDRA, CARANDINI, E A PARIGI, SARAGAT

T. S.N.D. 1346/c. Roma, 25 gennaio I946, ore II.

Il R. ambasciatore in Londra informa 1 fra l'altro che la questione «dell'Alto Adige è ormai in primo piano, tanto più in quanto il Governo di Vienna, dopo avvenuto riconoscimento, è in grado di avanzare richieste ufficiali e può chiedere di essere ascoltato alla Conferenza».

Attiro in proposito l'attenzione di V.E. sulle parole da me pronunziate nel mio discorso del 21 corrente alla Consulta 2 , che trasmetto per corriere, a proposito della frontiera del Brennero.

Risulta anche a me che sopra tutto negli ambienti britannici, Foreign Office compreso, azioni austriache hanno in questi ultimi tempi guadagnato pericolosamente quota.

Pregherò nei prossimi giorni gli ambasciatori delle quattro Potenze interessate di voler consegnare al Comitato dei quattro un ulteriore promemoria italiano ove, in attesa della nostra diretta consultazione, è ancora una volta riesposto ed energicamente riaffermato il nostro punto di vista nei confronti dell'Alto Adige. Trasmetterò, appena possibile, il testo.

È intanto più che mai necessario ella continui, anche da parte sua, a svolgere ed intensificare ogni possibile azione per rimontare corrente 3 .

116

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A VARSAVIA, REALE

T. S.N.D. 1347 /c. 4 . Roma, 25 gennaio I946, ore 13.

Suo 20 5 . Questione truppe generale Anders , piuttosto che frammentariamente trattata a seconda circostanze e avvenimenti contingenti (quali provocazioni, incidenti, ecc.),


1 Con T. s.n.d. 1056!91 del 21 gennaio, non pubblicato, relativo ai lavori dei delegati supplenti.


2 Vedi D. 94, nota 2. ·


3 Per le risposte di Quaroni e Tarchiani vedi DD. 131 e 139. Carandini non rispose a questo telegramma, ma vedi D. 137, mentre Saragat, con T. s.n.d. 2217 /162 dell'8 febbraio , comunicò: «Circa problema Alto Adige, che questa ambasciata continua illustrare documentare uffici competenti, Quai d'Orsay dimostrasi molto riservato accennando peraltro come Francia pur tenendo tesi italiana massima considerazione desidera che essa venga possibilmente conciliata con quella austriaca: stesso ministero accenna come rapporti da Londra confermerebbero atteggiamento noi sfavorevole U.R.S.S. in contrasto con quello benevolo tesi austriaca tenuto da Gran Bretagna , cosicché Francia avrebbe attualmente per tale problema posizione intermedia».


4 Trasmesso anche alle rappresentanze a Londra, Mo sca e Washington .


5 Vedi D. 105.

deve essere in primo luogo inquadrata da parte nostra nel problema generale del ritiro di tutte le truppe straniere dal territorio nazionale. La nostra assidua opera contro il regime armistiziale è evidentemente diretta anche a liberarci dalle truppe d'occupazione, comprese le polacche. I nostri punti di vista, italiano e polacco, coincidono dunque a tutti gli effetti pratici, ambedue tendendo, pur per ragioni diverse, verso gli stessi obiettivi.

È d'altra parte ovvio che continuata presenza secondo corpo polacco in Italia costituisce elemento di turbamento dei rapporti fra Roma e Varsavia, e, indirettamente, fra Roma e Mosca.

Ella può assicurare codesto Governo nel modo più esplicito che ambedue codesti aspetti del problema sono vivamente presenti al nostro spirito e che accoglieremo con viva soddisfazione la soluzione confidenzialmente preannunziatale da codesto vice primo ministro che sarebbe indubbiamente la migliore.

Proseguiamo intanto ogni possibile azione nel senso di cui al suo telegramma

n. 11 1•

117

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, PRUNAS, ALL'INCARICATO D'AFFARI A CHUNG KING, ANZILOTTI

T . 1411 /5. Roma, 25 gennaio 1946, ore 19.

Suo 4 2•

Questo ministero è d'accordo in massima con quanto da lei proposto circa invio Farace a Shanghai e attende suo ulteriore telegramma per considerare situazione altri consoli di cui sarebbe comunque desiderabile non differire partenza.

Intanto, per dirimere timori cinesi da lei segnalati e dato che nella sostanza Governo italiano concorda con Governo cinese nel ritenere decaduti antichi privilegi e diritti, sarebbe opportuno darne sin d'adesso conferma verbale a codesto Governo proponendo che in attesa stipulazione nuovo trattato stabilimento si addivenga senza ritardo ad uno scambio di note che confermi tale decadenza.

Al riguardo attiri attenzione codesto Governo sullo scambio di note intervenuto con la Francia, in circostanze analoghe, per privilegi italiani in Tunisia, e assicuri nostro vivo desiderio superare qualunque difficoltà formale per raggiungere obiettivo comune due Governi 3 .


1 Con T. 514/11 dell'Il gennaio Reale aveva riferito la richiesta di Modzelewski di un nuovo passo del Governo italiano presso la Commissione alleata per il ritiro delle truppe polacche.


2 Con T . 967/4 del 19 gennaio, relativo alla questione della riapertura dei consolati italiani in Cina , Anzilotti aveva riferito: «Questo Governo basandosi su decadenza accordi preesistenti non sembra disposto consentire riapertura ufficiale nostri consolati prima stipulazione nuovo trattato stabilimento. È chiaro che cinesi temono che riapertura pura e semplice nostri consolati possa fornirci argomento per mantenere qualcuno degli antichi diritti e privilegi».

:l Per la risposta vedi D. 163.

118

L' AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 1315 /17. Mosca , 25 gennaio 1946 , ore 21,25 ( per. ore 8,30 del 26 ) .

Mio telegramma n. 12 1•

Ho indirizzato a questo Commissariato del governo per gli affari esteri nota circa invito Governo albanese ritirare nostro delegato da Tirana .

Nel consegnare nota stesso funzionario ha ampiamente illustrato punto di vista italiano al signor Kozirev , capo prima sezione europea. Quest 'ultimo si è riservato far conoscere risposta Governo sovietico dopo aver preso ordini , però non ha nascosto che gli sembrava molto difficile che U .R .S.S. potesse intervenire anche per dare un semplice consiglio a Tirana nel senso da noi desiderato , essendo Albania paese pienamente indipendente e, a su o giudizio , questione dovendo quindi essere regolata con rapporti diretti fra due Governi.

Nel corso della conversazione Kozirev ha sollevato seguenti due questioni cui ha lasci a to comprendere di dare importanza:

l) Quali atti sono stati compiuti dal Governo itali a no per riconoscimento , anche semplicemente di fatto , del Governo albanese . A questa richiesta fu risposto esaurien temente in base agli elementi forniti da codesto ministero.

2) Se Governo italiano avev a compiuto an a loghi passi a Washington e a Londra per intervento di quei Governi a Tiran a.

Questa seconda richie sta è significativa perché, come già nel caso nostri rapporti con Jugoslavia, mostra evidente contrarietà G overno sovietico ogni qual volta, con richieste rivoltegli isolatamente per interventi pres so governi della sua zona di influenza, esso teme venga sottolineato suo « protettora to» di fatto e si metta in dubbio condizione piena indipendenza detti go verni . Sono quindi d' avvi so che , ove non fosse già stato fatto , RR. ambasci ate Londra e Washington siano incaricate compiere analoghi passi a quelli compiuti da questa ambasciata : ciò per regola re la questione formalmente, perché -per quanto rigua rda la situazione -la conversazione con Kozirev mi pare abbia confermato mia previsione cui al telegramma suddetto 2 .

119

L ' AMBASCIATORE A MOSCA , QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 1317/18. M osca. 25 gennaio 1946, ore 21,25 (per. ore 8,30 del 26 ).

Telegramma ministeriale 63. Questo incari cato d 'affari ungherese mi ha comunicato che suo Governo gli ha risposto di essere pienamente d 'accordo per ripresa relazioni diplomatiche con


1 Non pubblicato: con esso Quaroni aveva espresso i suoi du bbi sul risultato del passo presc ritto gli con il D . 100.


2 Per la risposta vedi D . 217.


3 Vedi D . 63, nota 2.

Governo italiano e ha a questo proposito chiesta relativa autorizzazione alla Commissione alleata di controllo. Governo ungherese crede che, per sollecitare risposta alleata, sarebbe utile fosse rivolta analoga richiesta anche da parte nostra . Non so se praticamente, nella attuale fase dei rapporti con Alleati, sia necessario anche per noi loro beneplacito. Comunque, ove V.S. credesse di dare seguito desiderio ungherese, raccomanderei che passo relativo fosse compiuto non solamente presso Governo sovietico ma anche e contemporaneamente presso altri due Governi 1•

120

IL CAPO DELL'UFFICIO DI COLLEGAMENTO, ALESSANDRINI, AL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, ZOPPI

APPUNTO URGENTE 6 /399. Roma, 25 gennaio 1946.

Il maggiore Simmonds della Commissione alleata è ritornato da Caserta ove si era recato espressamente per chiarire la questione del rinvio della nostra missione in Albania 2• Egli ha informato che il console generale Turcato, dopo aver svolto, con piena soddisfazione delle autorità alleate, una normale benché difficile protezione degli interessi italiani in Albania, ha improvvisamente ricevuto, dalle autorità albanesi, l' ordine di lasciare il territorio della nuova repubblica. Il trattamento usatogli a partire dalla data di tale notificazione sembra essere stato abbastanza duro. (Egli fu infatti confinato nella sua villa e strettamente sorvegliato dalla polizia).

Le autorità alleate, che confidavano in passato di vedere affidate al console generale Turcato mansioni sempre più larghe, in corrispondenza anche con la venuta in Italia della nota missione albanese, sono state contrariate dalle decisioni prese a Tirana, e hanno tentato di intervenire in nostro favore, ma inutilmente. Mentre infatti le autorità di Caserta si interessavano alla possibilità di effettuare pressioni sul Governo albanese affinché Turcato rimanesse, giungeva la notizia che anche la missione militare alleata sarà fra breve ritirata dall'Albania. Il console generale Turcato è frattanto giunto a Bari.

Ho ritenuto opportuno far presente al maggiore Simmonds come non sia probabilmente estranea alla decisione albanese la lentezza frapposta da parte delle autorità alleate nel concedere il permesso alla missione albanese di venire in Italia. Tale lentezza è forse stata interpretata, da parte di Tirana, come provocata sottomano da noi . Ciò, pur non rappresentando l'elemento determinante della decisione albanese, che è da ricercarsi in più complessi motivi, ha certamente influito sul rinvio della nostra missione .

Il maggiore Simmonds ha obiettato qualche scusante di carattere burocratico ma ha in sostanza tacitamente convenuto sul fondamento della mia osservazione.


1 Per la risposta vedi D. 134. 2 Vedi D. 100.

Frattanto sembra che la mtsswne albanese stia giungendo in Italia. Riferendosi alla situazione dei nostri interessi in Albania, il maggiore Simmonds mi ha detto che, dopo il ritiro della missione militare alleata in Tirana, la Gran Bretagna e l'America invieranno colà dei consoli ai quali egli non ritiene potrà essere affidata la tutela dei nostri interessi.

L'Ufficio scrivente prega di voler far cono scere se particolari comunicazioni debbano essere fatte alla Commissione alleata in merito a quanto sopra esposto e prega altresì di volerlo tenere cortesemente al corrente degli eventuali passi che fossero fatti in via diplomatica per la futura rappresentanza dei nostri interessi in Albania. L'Ufficio scrivente prega infine di voler far conoscere le decisioni prese dal

R. Governo circa l'arrivo e la permanenza , o meno , della missione albanese in Italia 1 .

121

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERJ

T. S.N.D. 1399 /127. Londra, 26 gennaio 1946, ore 14,30 ( per. ore 8,30 del 27) .

Couve de Murville mi ha confermato che Commissione Venezia Giulia sta costituendosi e potrà anche partire fra una diecina di giorni. Francia si è opposta a che Commissione stessa riceva da delegati supplenti alcune preventive indicazioni di una linea da saggiarsi sul luogo, volendosi riservare ai suoi membri la più ampia libertà di osservazione. Prevede per nostra pace lavori lunghi e difficili. Mi ha però smentito voci correnti ieri secondo cui, in vista prevedibili difficoltà giungere accordo su questione trusteeship, si sarebbe pens a to di procedere conclusione pace lasciando questione impregiudicata e affidando provvisoriamente Quattro Grandi amministrazioni nostre colonie.

Riconfermandomi sua opinione contraria pretese Tenda Briga, mi ha dichiarato che, secondo lui, caduta de Gaulle provocherà difficilmente più remissivo atteggiamento francese. In massima è convinto casi italiani non saranno risolti secondo il loro merito ma tenendo conto funzione dominante delle interferenze connesse alla più vasta competizione che si svolge oggi in seno O.N.U., ove, secondo lui, si starebbe ripetendo errori di Ginevra .


1 Con Appunto 85 in pari dat a Zoppi rispondeva : «Co n riferimento all'Appunto n. 6/399 del 25 gennaio si ha il pregio di far conoscere che , secondo quanto ha comunicato da Tirana in data IO gennaio il console generale Turcato, il Governo albanese a veva informato a quella dat a il Turcato stesso che, dato il ritardo col quale era sta to dato il permesso di recarsi in Italia alla missione albanese, tanto al Foni Qirko che al suo segretario erano sta ti ritirati i passaporti diplomatici e che la questione avrebbe dovuto form are oggetto di nuovo esame. Dato per altro che, successivamente , e per iniziativa del Governo albanese, la missi one italiana ha dovuto rimpatriare , conviene ora far presente all a C.A. che, da parte italiana, si ritiene che l' invio della missione albanese a Roma sia da sospendersi sino a quando non sarà possibile rinviare una analoga missione italiana a Tirana ».

122

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI

T. 1468/81. Roma, 26 gennaio 1946, ore 17,30.

Suo 95 1•

Tengo a precisare che non (dico non) ho visto ministro degli Esteri greco durante suo brevissimo passaggio a Roma, ma che gli ho inviato alto funzionario questo ministero per porgergli cordiali saluti Governo e mio personale. Ciò che è stato vivamente apprezzato. Ripeto che andamento generale conversazioni ufficiose fra noi e greci lascerebbe presumere che Governo ellenico sia convinto opportunità riprendere relazioni prima conclusione pace. È superfluo aggiungere che siamo grati di quei nuovi passi che codesto Governo si propone intraprendere Atene per fiancheggiare con la sua autorità nostra azione. Sta bene per quanto riguarda sede R . legazione Atene.


123 .

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, E AI RAPPRESENTANTI A LONDRA, CARANDINI, E A PARIGI, SARAGAT

T. s.N.D. 1470/c. Roma, 26 gennaio 1946, ore 15.

È da presumere che Commissione esperti Venezia Giulia svolgerà sua attività in tutta la regione, comprese dunque Fiume, Zara e le Isole.

Ogni inchiesta che avesse obiettivi geograficamente più limitati sarebbe evidentemente monca e non probante.

È bene avere in proposito ogni possibile assicurazione da parte codesto Governo, che la prego sollecitare d'urgenza, cortesemente telegrafando 2 .


1 Vedi D. 109. 2 Per la risposta di Carandini vedi D . 158. Tarchiani e Saragat risposero rispettivamente con T.

s.n.d. 1696/130 del 30 gennaioe T. s.n.d. 1604/118 del 29 gennaio, non pubblicati , assicurando di aver eseguito le istruzioni .

124

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL RAPPRESENTANTE A PARIGI, SARAGAT

L. 11/02478/51. Roma, 26 gennaio 1946.

Attiro la tua attenzione sul telegramma di Carandini, relativo ad una sua conversazione con Dunn (che ti è stato trasmesso col telegramma per corriere n. 1421/c)1 e in particolare sulla parte del telegramma che si riferisce alla questione delle nostre colonie. In sostanza sembra che gli americani restino fermi sul principio del «trusteeship collettivo»; che tuttavia non sarebbero contrari ad un mandato singolo qualora la proposta venisse avanzata e sostenuta con sufficiente energia da altra parte, in particolare da parte francese. È quindi più che mai necessario, come già ebbi a telegrafarti (n. l 0497 del 15 dicembre scorso) 2 , insistere presso i francesi perché ci sostengano in questa questione che risponde anche ad un loro preciso interesse, sia per le ripercussioni che un'applicazione del mandato plurimo può avere sui loro sistemi di amministrazione coloniale nei territori francesi confinanti coi nostri, sia per le possibilità di collaborazione italo-francese che offre ad entrambi i paesi la permanenza dell'amministrazione italiana nelle nostre colonie.

Gli uffici hanno ampiamente documentato l'ambasciata sulla questione. Unisco un pro-memoria riassuntivo sulla questione stessa 3 .

125

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGU ESTERI, DE GASPERI

TELESPR . 525/213 . Londra, 26 gennaio 19464 .

Sir Orme Sargent, rispondendo ad un mio accenno, mi aveva espresso, in un precedente colloquio 5 , il desiderio di incontrarsi col vice presidente Nenni, dopo naturalmente che questi avesse visto il Signor Bevin. Egual desiderio mi era stato espresso dal signor Harvey6 . Tale incontro ebbe luogo il 22 corrente al Foreign Office.

Il colloquio con Sargent si è svolto essenzialmente sui temi fondamentali della pace con l'Italia.


1 Non pubblicato, ritrasmetteva il D . Ili . 2 Vedi D. 20. 3 Non pubblicato. 4 Manca l'indicazione della data di a rri vo. 5 Vedi D . 79. 6 Vedi D. 73 .

Il colloquio con Harvey (presente anche Hoyer Millar) si è svolto prevalentemente su questioni di politica interna ita liana.

Avevo prevenuto Nenni che avrebbe trovato in Sargent un os so duro, ossia il meno malleabile rappresentante della vecchia tradizione del Foreign Office. Effettivamente Sargent non ha nascosto, pur nella forma più cortese, i suoi punti di vista, in linea generale, sull'argomento della inscindibilità delle responsabilità fasciste con quelle del popolo italiano (argomento che forma ormai oggetto di una costante , cortese , ma ferma polemica tra me e Sargent) e, in linea particolare, sulla questione coloniale e della frontiera alto-atesina.

Per le colonie Sargent ha chiesto a Nenni se, a parte ogni considerazione di diritto e di giustizia, riteneva che l' Italia fosse in grado di sostenere finanziariamente l'enorme onere del riavviamento delle nostre colonie e, in specie , se avrebbe avuto la forza di estromettere gli elementi indigeni che, specialmente in Cirenaica, si erano ormai insediati ai posti dei nostri coloni. Nenni ha risposto molto bene che non entrava in questioni di principio perché egli, col suo partito, era stato sempre contrario alle nostre imprese coloniali. Questa sua antica posizione ideologica, che non si applicava solo alle colonizzazioni italiane, conferiva ora particolare autorità alla sua opinione che , avendo ormai l'Italia compiuto in quelle regioni una colossale opera d'investimento di capitale e di lavoro , ci si trovava di fronte ad una nuova situazione di fatto che non poteva essere risolta altrimenti che attraverso la continuazione dell'amministrazione italiana. Si trattava ormai di un problema di lavoro avente vasti riflessi sociali, e come tale andava quindi considerato e risolto.

Circa la questione dell ' Alto Adige Sargent ha ricordato che al tempo del Trattato di San Germano il Governo inglese si era preoccupato del vasto assorbimento di elementi allogeni che la nuova frontiera implicava, ed aveva chiesto ai rappresentanti italiani se veramente il nostro paese si sentiva di risolvere il problema stesso. Gli eventi successivi avevano purtroppo dato una risposta negativa a questo quesito . Nenni ha nuovamente controbattuto che egli si trovava in posizione di emettere un giudizio particolarmente sereno perché, a quei tempi, si era nettamente espresso contro la frontiera del Brennero . Anche qui però ci trovavam o ormai di fronte ad una realtà consolidata e rappresentata da una penetrazione italiana fondata su investimenti industriali così inscindibilmente connessi al complesso dell'economia italiana , da porre il problema in termini assolutamente incompatibili con una nuova separazione politica e quindi economica di quelle zone.

Si è parlato naturalmente anche del problema di Trieste e di Tenda e Briga. Ma in queste materie Sargent conviene in linea generale con noi , sì che non vi è stata ragione d i speciali argomentazioni .

L'incontro è stato interessante, se pure per noi non incoraggi a nte, per la schiettezza e fermezza con cui le due parti si sono espresse. Nenni, non conoscendo l'ambiente, ha tratto da questo colloquio delle conclusioni eccessivamente pessimistiche. Bisogna conoscere la mentalità di Sargent per trarre dalla cautela delle sue espressioni una indicazione definitiva delle sue opinioni. Egli è l' uomo che stava seduto allo stesso tavolo quando , nel colmo del pericolo per la Gran Bretagna, gli è giunta la notizia della dichiarazione di guerra italiana. Pare che quella dolorosa impressione sia ancora oggi disegnata sulla sua scarna fisionomia quando discute del nostro avvenire senza poter dimenticare il nostro passato. Egli mi si dimostra personalmente amico, mi consente di dire molte difficili verità, siede cordialmente alla mensa dell'ambasciata, ma, su determinati tasti, il suo vecchio risentimento affiora appena velato da una perfetta cortesia.

Sargent ha concluso il colloquio affermando che, entro i limiti del possibile, il Governo inglese ci appoggerà perché questa è la precisa intenzione e l'intima convinzione di Bevin.

Il colloquio con Harvey e Hoyer Millar è stato molto più confidente e cordiale. Essi si sono particolarmente interessati alle condizioni interne italiane d'oggi e alle prospettive di domani. Su ambedue i punti il vice presidente Nenni li ha ampiamente e con estrema obiettività informati, tenendo desta la loro più viva attenzione durante tutto il lungo colloquio. Tra l'altro è emersa la solita preoccupazione inglese per il movimento dell'Uomo qualunque e per una possibile colorazione di fascismo che il generale scontento del paese starebbe assumendo. Nenni li ha tranquillizzati riportando nelle loro giuste proporzioni questi fenomeni con gli stessi argomenti che io avevo addotto in precedenti colloqui. Il che li ha particolarmente persuasi. Circa la conversione dell'armistizio in modus vivendi, Harvey ha chiamato me a testimonio della loro buona volontà, riconfermando che da mesi il Foreign Office attende una concreta proposta americana che dia corpo ad una iniziativa dello State Department, alla quale il Foreign Office non si può sostituire in omaggio alla politica perseguita da Bevin, che è quella di concentrare tutte gli sforzi sulla sollecita conclusione di una pace definitiva. Comunque, Harvey ha concluso, non appena lo State Department avesse a trasmettere delle proposte concrete, il Foreign Office darà senz'altro il suo appoggio.

Questi due colloqui sono stati molto più nutriti e positivamente o negativamente conclusivi di quello precedente con Bevin il quale, come ho già riferito a

V.S. 1 , si è mantenuto ostentatamente su una riserva eccezionale, dando la evidente impressione di non voler indulgere in alcun modo al carattere di partito che il colloquio avrebbe potuto assumere.

126

IL CONSIGLIERE COPPINI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

TELESPR. 19 /l 7. Vienna, 26 gennaio 1946 2 .

In relazione a quanto ho già riferito in merito alla questione dell'Alto Adige 3 , ed in seguito anche allo sviluppo assunto da tale problema in quest'ultimi tempi, mi sembrerebbe ora opportuno · sottoporre ad un più preciso esame le relazioni i taio-austriache .


1 Vedi D. 104. 2 Manca l'indicazione della data di arrivo. 3 Vedi DD. 66 e 76.

l) Il ministro Gruber, prima delle elezioni del 25 novembre u.s. , nella incertezza della politica alleata nei riguardi dell'Austria e particolarmente dell'Alto Adige, aveva evidentemente deciso di stabilire contatti con il Governo italiano, con la speranza , che il suo temperamento giovanile e la sua inesperienza rendono comprensibile, di giungere ad una qualche soluzione diretta della questione alto-atesina.

Gli affidamenti, dati al Governo austriaco da alcune delle Potenze alleate, in seguito all 'esito delle elezioni di novembre, affidamenti in base ai quali la questione dell'Alto Adige sarebbe stata esaminata in sede di discussione del Trattato di pace con l'Italia, hanno fatto recedere questo Governo dai suoi primi progetti. Questi infatti erano superati dal raggiungimento dei due seguenti obbiettivi:

a) assunzione dd problema nel campo internazionale; b) sua decisione affidata alle Grandi Potenze, con la speranza che questa sfociasse almeno in un plebiscito .

La nostra risposta agli Alleati per il riconoscimento del Governo austriaco con la contemporanea affermazione che nessuna questione esisteva fra noi e l'Austria, escludendo così ogni discussione circa l'Alto Adige, può forse aver dato al Governo di Vienna un ulteriore motivo di conferma all' inutilità di dar seguito all'azione politica progettata .

2) Il tentativo di riallacciare i rapporti fra .i due Paesi attraverso relazioni commerciali non è stato molto conclusivo. L'accordo testé raggiunto è una cosa piuttosto modesta, adeguata del resto alla reale situazione dell'Austria . Gli austriaci , pur ammettendo che ciò è dovuto alle limitazioni loro imposte dagli Alleati , ne sono rimasti delusi , perché avevano progettato di concludere con noi qualcosa di più ampio e di organico. L'unico risultato reale raggiunto potrebbe essere l'istituzione degli uffici commerciali a Vienna ed a Roma, cui potrebbe spettare il compito di mantenere i contatti fra i due Governi in attesa della ripresa delle relazioni diplomatiche. Finora, in seguito al rinvio della firma e dell'entrata in vigore della convenzione, non è stato ancora designato il rappresentante austriaco e non mi è stato pertanto possibile accertare se il ministro Gruber intenda dare alla rappresentanza commerciale austriaca un carattere politico oppure strettamente economico. Mi sarà forse dato di saperlo lunedì, 28 corr., durante un colloquio che mi è stato fissato dal ministro stesso 1•

3) Ad ogni modo, prescindendo dall'intenzione del Governo austriaco di riprendere o meno contatti politici con noi, sarebbe ora necessario esaminare se convenga al Governo italiano, in base alla situazione che si è venuta sviluppando in quest'ultimi giorni, di dare un contenuto politico a questa ripresa di rapporti, che potrebbero invece essere limitati al campo puramente commerciale.

L'interesse italiano di ripristinare i rapporti ufficiali con l'Austria , quando si verificarono nel novembre scorso i noti sondaggi alleati 2 , aveva per immediato fine la soluzione automatica della questione dell'Alto Adige, soluzione che si sarebbe ottenuta una volta che da parte alleata ed austriaca si fosse preso atto


1 Vedi D. 142. 2 Vedi serie decim a , vol. II , DD. 715 e 718.

della nostra dichiarazione. Il riconoscimento ufficiale del Governo austriaco da parte italiana non si è allora verificato. Tuttavia poteva ammettersi sempre un vivo interesse italiano alla ripresa di contatti con l'Austria , se questi contatti avessero potuto contribuire a chiarire le intenzioni e a sorvegliare le mosse di questo Governo nei riguardi dell'Alto Adige od almeno a porre le prime basi di una collaborazione politica ed economica che avrebbe potuto in avvenire essere utilizzata per appianare le difficoltà esistenti tra i due Paesi. Ora nella situazione attuale questi scopi non sembrano realizzabili.

4) Circa il problema dell'Alto Adige, l'atteggiamento alleato dall'agnosticismo o persino dalla simpatia per la nostra tesi si è mutato in questi giorni in una presa di posizione a favore dell'Austria. La nomina della Commissione di studio in Alto Adige è senza dubbio un successo tattico di Vienna . Può darsi -e me lo auguro --che la decisione alleata voglia limitarsi a dare questa soddisfazione al Governo austriaco, per rafforzarlo nella difficile opera di ricostruzione e per non creargli imbarazzi politici, di cui potrebbero avvalersi coloro che dalle elezioni sono risultati in assoluta minoranza. Si può anche pensare che la lettera del maresciallo Stalin circa l'appoggio sovietico per l' Austria nei confini del 1938 avesse bisogno di contrappeso, per evitare che altra Potenza potesse tacciare l'Austria di mancanza di realismo politico. Ciò non toglie che oggi il Governo austriaco, affermando che la questione dell'Alto Adige è assurta a problema internazionale, sia nella posizione di dire al Governo itali ano che la discussi~e diretta del problema non può più aver luogo dopo che ogni decisione è stata affidata alle grandi Potenze.

5) Se da un lato per quanto concerne l'Alto Adige si è svuotato il contenuto del nostro interesse a questa ripresa dei contatti politici, ancora minore utilità si scorge anche nei riguardi di una eventuale politica generale di collaborazione con l'Austria nelle condizioni attuali , qual'è stata da me sopra prospettata. Praticamente il Governo austriaco non ha le possibilità di fare alcuna politica estera, interna ed economica. Non esagero col dire che il potere del Governo federale non supera, anche formalmente, il cerchio della città di Vienna. L'esistenza delle linee di demarcazione fra le zone , il controllo quattro volte ripetuto nell'attività di questa amministrazione, le gravi condizioni di depauperamento di Vienna e delle zone circonvicine, i contrastanti interessi dei singoli occupanti, l'incertezza economica e finanziaria e sopratutto il dubbio che questo Paese non possa liberarsi dalla occupazione o da una diretta influenza sovietica, tutto questo fa ritenere, per ora, che qualsiasi contatto politico italiano con Vienna a fini autonomi resterà infruttuoso.

6) In questa situazione sembra che dopo la ripresa di contatto, praticamente verificatasi solo da parte nostra con l'invio della delegazione commerciale, non sia da insistere perché questa ripresa abbia anche un carattere politico, e sia invece opportuno, limitandolo al campo strettamente commerciale, attendere che lo sviluppo della questione dell'Alto Adige da parte alleata ed austriaca e la situazione politica di questo Paese ci consentano di compiere questa ripresa senza che ciò avvenga con nostro evidente svantaggio. Le eventuali informazioni di carattere anche non commerciale che ci possono essere evidentemente utili potranno essere raccolte, al di fuori di una ripresa di rapporti politici. L'unica considerazione che può giustificare la continuazione dei rapporti politici, anche nella situazione contingente, potrebbe derivare dalla nostra politica generale nei riguardi degli Alleati e dal loro desiderio che si arrivi ad una norrnalizzazione, sia pure di fatto , dei rapporti politici italo-austriaci . Codesto ministero che è in po ssesso di ogni elemento sulla situazione politica internazionale e sui nostri rapporti cogli Alleati , potrà giudicare se questa ultima considerazione possa trovare applicazione ed avere un peso prevalente circa il modo d'impostare, nel momento attuale , le nostre relazioni con l'Austria 1•

127

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. s.N.D. 1455/115. Washin g ton, 27 gennaio 1946, ore 15 (p er. ore 8,35 del 28) .

A suo telegramma 162 .

Ho provveduto , per interposta persona di tutta fiducia , a fare sapere al Governo repubblicano spagnolo, a titolo confidenziale ed amichevole, pressanti motivi che mettono Governo italiano nell'impossibilità costì rinunziare ai crediti verso Spagna. Con l' occasione ho fatto nuovamente conoscere sentimenti democrazia italian a per una Spagna rinnovata anche secondo linee comunicatemi ultimo capoverso suo telegramma n. 605 3 .

Non conoscendo personalmente Girai, che trovasi New York in attesa potersi recare in Francia, ho ritenuto preferibile non andarlo a trovare in occasione come questa, anche ad evitare rinnovate proteste che potrebbero trapelare al pubblico.

Mi risulta che ministro esteri Fernandez de Los Rios avrebbe espresso qui, prima sua partenza per la Franci a, intenzione recarsi alla nostra ambasciata a Parigi per ottenere visto per l' Italia, desiderando prendere contatto con personalità italian e. Aggiungo ad ogni buon fine che in recente conversazione al Dipartimento di Sta to, essendosi parlato della questione spagnola , mi è stato confermato che politica american a, nota a codesto ministero , verso Spagna franchista, non ha finora subito mutamenti . Si tende dubitare che Governo spagnolo Messico possa avere la successione di Franco quando tempi saranno maturi 4 .


1 Per la ri sposta vedi D. 154.


2 Vedi D. 65.


3 Vedi serie decima, vo l. Il, D. 649.


4 Ritrasmettendo questo telegramma all'ambasciata a Parigi con T. per co rriere s.n.d. 1731 ns del 31 genn aio , De Gasperi aggiunse le seguenti istruzioni : «Qualora signor Fernandez de Los Rios le ma nifestasse effettivamente il proposito reca rsi in Italia, mi preavverta, la prego, telegrafica mente ». Saragat rispose con T. s.n.d. 2994/205 del 21 febbraio: « In base informazioni confidenziali né de Los Rios né alcun membro Govern o repubblica no spagn olo intenderebbero recarsi prossimamente Italia : su questo loro proposito negativo influirebbe attuale stato normalità relazi oni diplomatiche tra Governo italiano e quell o Franco che sembrano rafforzate a seguito recenti acco rdi» .

128

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI

T. 1503 /c. 1 . Roma, 27 gennaio 1946, ore 21.

A parte quanto le telegrafo circa situazione italiana in Albania2 mi pare, in linea più generale, che decisione prendere in esame in questo momento la richiesta albanese possa in qualche modo riproporre la questione dell'ammissione di nuovi membri all'O .N .U . (che sembrava in un primo momento rinviata) e quindi anche dell ' Italia. I sondaggi promessi da Spaak 3 potrebbero cioè trovare un terreno più concreto e propizio, che non converrebbe trascurare . Non mi nascondo naturalmente difficoltà di una soluzione favorevole . Ma accoglienza fatta mio telegramma e atmosfera generale in cui discussione in proposito ha avuto luogo, mi pare autorizzino se non speranza, almeno una qualche insistenza da parte nostra.

Veda che cosa le riuscirà di accertare al riguardo 4 .

129

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI

T. S.N.D. 1525 /845 . Roma, 27 gennaio 1946, ore 21.

Albania ha chiesto essere ammessa fra le Nazioni Unite . Secondo notizie stampa, relativa domanda sarebbe discussa lunedì prossimo, appoggiata dalla Russia e dalla Jugoslavia, osteggiata dall a Grecia.

Ella dovrebbe a mio nome ricordare d'urgenza al Foreign Office che circa duemila italiani, in gran parte tecnici ed operai specializzati (opera dei quali è considerata indispensabile) sono arbitrariamente costretti a restare in Albania in condizioni di semi-schiavitù e sotto continue minacce. Loro condizione è pietosa. Come le è noto missione Turcato 6 stata d 'altra parte altrettanto arbitrariamente allontanata Tirana, anche per ritardo frapposto, nostro malgrado, da Commissione alleata a fornire mezzi necessari al trasporto in Italia della parallela missione albanese. Nessuna protezione efficace è dunque più oltre possibile da parte nostra .

Ignoro quale sarà linea di condotta britannica e nordamericana nei confronti predetta richiesta, né d'altra parte è nostro proposito dar inizio a una politica anti-albanese, che è anzi lontana dal nostro spirito.


1 Trasmesso anche alle rappresentanze a Parigi, Mosca e Washington. 2 Vedi D. 129. 3 Vedi D. IlO . 4 Per la rispos ta vedi n: 147. 5 Trasmesso anche ·all'ambasciata a Washington con il n. 89. T archi ani rispose con il D. 140. 6 Vedi D. 100.

Motivi di umanità impongono comunque che, prima di dar corso domanda ammissione, si chieda ragione, a un Governo che ritiene di avere i titoli per far parte delle comunità delle Nazioni, di provvedimenti gravissimi che minacciano la esistenza di centinaia di persone che anelano, dopo anni di sofferenze, a rientrare in patria.

Ne parli, la prego, d'urgenza al Foreign Office, e alla delegazione americana. Un suo contatto con la delegazione greca potrebbe anche giovare. Aggiungo che Foreign Office è certamente al corrente della questione, tramite sua rappresentanza a Tirana 1•

130

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL' AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI

T . S.N .D . 1533/c.2 . Roma, 28 gennaio 1946, ore 20.

Secondo una notizia Reuter odierna negli ambienti della Commissione di controllo delle quattro Potenze a Vienna si prevederebbe un brusco cambiamento della politica sovietica nei confronti dell'Austria. Il nuovo atteggiamento influirebbe specialmente sui preparativi per i trattati di pace con Italia e Ungheria e per la nuova frontiera con la Jugoslavia. La Russia appoggerebbe in conseguenza punto di vista italiano per Alto Adige e rivendicazioni jugoslave in Carinzia. Opinione russa -continua Reuter -sarebbe convinta che Austria non ha appreso dagli avvenimenti nulla e deve essere trattata come un Paese fascista sconfitto, per cui politica sovietica si orienterà in conseguenza.

Ignoro se notizia abbia fondamento. Risulta comunque anche a noi che Austria è tuttora impregnata di spirito nazista, ciò che legittima fra l'altro il dubbio essa possa un giorno costituire il focolaio di una futura ripresa offensiva germanica. A tralasciare tutti gli altri argomenti morali, giuridici, economici che militano a favore nostra tesi per conservazione frontiera Brennero, occorre dunque sottolineare la necessità che quelle precauzioni che sono prese da per tutto contro quella ripresa, siano mantenute anche sul Brennero , che è una delle strade tradizionali delle invasioni e della spinta germanica verso il Sud.

Ogni indicazione ella potrà fornirmi in proposito mi sarà utile 3 .


1 Per la risposta vedi D . 147.


2 Il telegramma fu inviato anche a Carandini, Tarchi a ni e Saragat con la seguente aggiunta : « Se notizia fosse, come mi auguro, confermata non sarebbe superfluo far notare a codesto Governo quale ovvia reazione produrrebbe nell'opinione pubblica italiana la circostanza che la sola veramente energica difesa di una delle nostre frontiere ci dovesse venire, nonostante la validità delle nostre ragioni , non da Londra, né da Washington ».


3 Quaroni rispose con T. s.n.d. 1710 /31 del 31 gennaio : «Col mio telegramma 22 [vedi D . 131] ho già riferito circa posizione Governo sovietico di fronte Austria. a seguito elezioni e in conseguen za sue disposizioni in massima favorevoli nostro punto di vista questione Alto Adige. Notizia Reuter in sostanza corrisponde al vero, nel senso però di una tendenza della politica sovietica più che, almeno finora , di ·una così netta presa di posizione come lascerebbe prevedere predetta notizia di agenzia».

131

L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 1511 /22. Mosca, 28 gennaio 1946, ore 22,30 (per. ore 8,30 del 29).

Telegramma di V.E . 1346 1•

Per stesse ragioni per cui azioni Austria sono in rialzo Londra esse sono in ribasso qui. Se quindi Stati Uniti intendono sostenere tesi integrità di massima nostre frontiere settentrionali, ritengo possano contare su appoggio Governo sovietico. Come ho già però segnalato, non ritengo trattarsi di questione a cui i russi intendono impegnarsi a fondo. Conversazioni che ho già avuto in proposito confermano disposizione russa di massima favorevole nostro punto di vista per frontiere settentrionali. Dato però generale atteggiamento russo nei riguardi Paesi nemici, che cioè Tre Grandi dovrebbero in tutte questioni mantenere atteggiamento giudici imparziali, non (ripeto non) è possibile ottenere da russi impegno preciso appoggiare nostre tesi. Non posso quindi fare altro che continuare esporre nostro punto di vista e argomenti che lo convalidano e segnalare atteggiamento nostra opinione pubblica.

132

L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 1502/23 . Mosca, 28 gennaio 1946, ore 22.30 (pe r. ore 8,30 del 29) .

Telegramma di V.E . 15032 .

Ritengo fuori di dubbio che richiesta ammiSSione Albania O.N.U abbia àppoggio indiretto U.R.S.S. Tesi qui sostenuta è che Albania è paese liberato alla pari Cecoslovacchia e Belgio e per conseguenza , dal momento che suo attuale Governo è stato riconosciuto ufficialmente da principali potenze, nulla osta in


1 Vedi D. 115. 2 Vedi D. 128.

principio a che essa sia ammessa fra le Nazioni Unite: potrebbe al più discutersi se situazione interna Albania corrisponda requisiti necessari richiesti. Nostro caso viene invece considerato differente. Decisioni Potsdam sono chiare nel senso che raccomandazione nostra ammissione O .N.U. non può avere luogo che dopo conclusione trattato di pace. Anche ammettendo che anglo-americani fossero favorevoli presentazione nostra candidatura adesso, si avrebbe certamente opposizione russa che, indipendentemente dal suo valore intrinseco, potrebbe assai difficilmente essere controbattuta da anglo-americani in vista loro stesse dichiarazioni cui mi riferisco.

133

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N .D. 1565 /120-121. , Washington, 29 gennaio 1946, ore 12,08 (per. ore 8, 30 del 30) .

Suo telegramma n. 53 1 .

Al Dipartimento di Stato oggi sono stato informato che era qui pervenuta risposta Governo sovietico al terzo passo americano effettuato il 14 corrente riguardo nota iniziativa per revisione regime armistizio (mio telegramma 68) 2• Mi è stata data lettura relativo telegramma dell'ambasciata americana a Mosca di cui st dava subito comunicazione a Londra e per conoscenza costà a Roma.

In sostanza risposta sovietica:

l) afferma che richiesta americana per revisione «regime armistizio italiano» è stata attentamente considerata con la migliore comprensione;

2) ripete noto punto di vista sovietico precedentemente espresso che ripresa discussione per pace sembrava assorbire detta questione;


1 Con T. s.n.d. 949/53 (Washington) 50 (Londra) del 19 gennaio De Gasperi aveva ritrasmesso il

D. 87 con le seguenti istruzioni per Tarchiani: «Quantunque Governo sovietico abbia già risposto agli Stati Uniti nel senso indicato da Quaroni, risulta tuttavia dunque che esso è favorevolmente disposto esaminare proposte pratiche sopra tutto in materia economico-finanziaria. Ne informi subito Dipartimento Stato. Ripeta che se codesto problema potesse rapidamente essere accentrato sopra tutto sulle clausole dell'armistizio che concernono spese di occupazione ecc. e risolto sulle linee delle nostre ultime proposte , ciò importerebbe indubbiamente, dopo tanta attesa e tergiversazione, un alleggerimento per noi notevole che produrrebbe reazioni favorevoli in tutti i campi. Ma occorrerebbe agire presto e sul concreto».


2 Non pubblicato, ma vedi D. 84.

179'

3) assicura che Governo sovietico esaminerà con amichevole disposizione quelle proposte per revisione «clausole armistizio» cui America è per parte sua favorevole.

Nota sovietica non accenna a par.tecipazione francese alla revisione già richiesta da U .S.A. e di cui ai miei telegrammi 858 e seguenti 1•

Dipartimento di Stato, pur valutando termini cauti risposta russa, mostrava oggi ritenere che essa possa comunque aprire la via a su citato desiderato nuovo modus vivendi e non solo alla revisione di alcune clausole. Si era alquanto perplessi circa procedura da preferire per quanto concerne partecipazione francese, che qui si considera necessaria anche ad evitare nuova possibilità di fastidi con Parigi. Ho vivamente insistito affinché si evitino perdite di tempo prezioso con altri passi specifici a Mosca per ottenere assenso sovietico alla inclusione della Francia nel negoziato, e si esamini possibilità parlarne ai russi contemporaneamente alla presentazione concreto progetto americano. Dipartimento di Stato non ha dato impressione di non essere alieno dall'accoglimento mio suggerimento .

Al Dipartimento di Stato mi è stato detto che si contava di ottenere al più presto definitiva approvazione del modus vivendi da sostituire all'armistizio, che da mesi si era andato studiando . Mi è stato assicurato che da parte americana si vorrebbe che progetto potesse essere quanto più rispondente all 'aspettativa dell ' Italia. Si valutavano peraltro pienamente ostacoli da sormontare affinché esso fosse accettato sia da inglesi che da sovietici . Per quanto concerne Londra si temeva molto tenace opposizione per parte economica, date le note difficoltà finanziarie britanniche . Per parte americana, a quanto mi è stato detto, vi sarebbe ogni buona volontà largheggiare almeno per il presente ed il futuro, non sembrando fattibile includere anche gli oneri del passato, per i quali , nei riguardi dell'America , non sarebbero preclusi altri futuri accomodamenti.

In tono di amichevole indicazione, mi è stato fatto qualche accenno alla questione della requisizione , segnalando, a titolo di semplice informazione, che una eventuale proposta addebiti del fitto del palazzo reale Caserta sembrerebbe qui inopportuna. Mi è stato pure accennato alla questione truppe di oçcupazione nella Venezia Giulia e nella Carnia, deducendo che tale questione si presentava in modo diverso da quello generale, anche nel suo aspetto finanziario.

Mi è sembrato da tali osservazioni che, malgrado le nostre continue insistenze, tale indispensabile revisione non sia definitivamente cristallizzata e permangano qui dubbi ed esitazioni che vengono giustificate con l'intento di trovare un più facile terreno d'intesa con Londra. Gradirei molto a tale riguardo conoscere, per norma di linguaggio , le possibili notizie circa reazione Foreign Office nostre proposte. Ho naturalmente per parte mia insistito nuovamente con Dipartimento di Stato su tali nostre proposte pur rendendomi conto che non sarà possibile ottenerne il pieno accoglimento .


1 Si riferisce al T. 13128 /858-859-860-861 del 30 novembre 1945, non pubblicato .

Sarei grato V.E. di voler telegrafarmi le sue istruzioni in merito, nonché gli elementi chiesti con mio telegramm~ 023 del 15 corr. 1 , distinguendo possibilmente la parte dei nostri oneri finanziari armistiziali nei confronti dell'America da quelli nei confronti dell'Inghilterra.

134

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AGLI AMBASCIATORI A MOSCA, QUARONI, E A WASHINGTON, TARCHIANI, E AL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI

T. 1612/c. Roma, 29 gennaio 1946, ore 20.

(Per Mosca) Suo 18 2 . Ho telegrafato Londra e Washington quanto segue:

(Per tuttz) Telespresso di questo ministero n. 15!28711 /c del 30 novembre3 . Governo ungherese per tramite suo incaricato affari a Mosca ci ha fatto conoscere di avere chiesto a Commissione alleata controllo Budapest autorizzazione riprendere relazioni diplomatiche con Italia e ha espresso desiderio che sua richiesta venga da noi appoggiata. In conformità direttiva sinora da noi seguita normalizzare progressivamente rapporti con tutti paesi esteri e tenuto conto opportunità ripresa diretti contatti itala-ungheresi anche per tutela nostri connazionali colà, è naturalmente nostro vivo desiderio che richiesta ungherese venga accolta. Non abbiamo esatta notizia circa posizione attuale rappresentanti alleati a Budapest e non insisteremo per ripresa rapporti diplomatici veri e propri ave vi fossero difficoltà di ordine formale. Ciò che ci preme è poter comunque stabilire rapporti -provvisoriamente se necessario anche solo di fatto -con quel paese. La prego interessare in tal senso codesto Governo per le conseguenti istruzioni da dar a Commissione controllo Budapest 4 .

(Solo per Mosca) Ne intrattenga anche lei Governo sovietico informandolo che interessiamo in pari tempo Londra e Washington 5 .


1 Vedi D . 84.


2 Vedi D. 119.


3 Vedi serie decima, vol. Il , D. 724.


4 Con T. r. 2501/219 del \3 febbraio Tarchiani rispose: «Dipartimento di Stato ha ora assicurato avere impartito istruzioni telegrafiche proprio rappresentante politico a Budapest affinché comunichi adesione americana richiesta Governo ungherese, ove questa venga portata in discussione quella Commissione alleata controllo. Ha peraltro fatto presente in via confidenziale che fin da ora da parte sovietica si sembra alquanto restii autorizzare Ungheria sviluppare proprie relazioni internazionali con Stati non compresi in nota zona Europa orientale ed in particolare, per motivi contingenti, non si vedrebbe con favore aumento rappresentanti esteri a Budapest». Con T . 2812/258 del 19 febbraio Carandini comunicò di aver eseguito le presenti istruzioni .


5 Quaroni, riferendo circa un colloquio avuto con quell 'incaricato d'affari di Ungheria, comunicò

(T. 3024 /59 del 22 febbraio): «Da parte russa in linea di principio non c'erano difficoltà ma che gli inglesi in seno a Commissione facevano obiezione sostenendo non si dovesse accordare Paesi ex satelliti ristabilimento loro rappresentanze diplomatiche prima concluso trattato di pace. In realtà ritengo che inglesi facciano obiezioni ripresa dei rapporti diplomatici con Bulgaria Romania e che russi per conseguenza facciano ostruzionismo per quanto concerne noi ed altri Paesi» .

135

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, ZOPPI, AL CONSIGLIERE DELL'AMBASCIATA A WASHINGTON, DI STEFANO

L. 11/02087 /41 . Roma, 29 gennaio 1946.

Stiamo preparando una esauriente risposta 1 alla lettera dell'ambasciatore al ministro n. 118 in data 10 gennaio2 , relativa alla questione coloniale. Ti invio nel frattempo due esemplari di una illustrazione statistica che abbiamo preparato su proposta del conte Carandini e ti prego telegrafarmi quante copie ne volete.

· Espongo intanto, per quanto si riferisce alle nostre colonie, alcune considerazioni preliminari che occorrerebbe fossero presenti .nel trattare la questione con persone di codesto paese.

Siamo tutti d'accordo che il termine «colonia» sta per essere superato: per noi lo è talmente che già era stato soppresso quel termine, anche nella denominazione del relativo ministero, e sostituito con quello di «Africa italiana». È questo un punto che specialmente per quanto riguarda la Libia merita di essere sottolineato. Le quattro provincie libiche, per la loro prossimità alla penisola, per la loro funzione demografica, per l'ordinamento che avevano già avuto (e che non è se non una prima · tappa verso una evoluzione ulteriore) devono considerarsi non colonie, ma territori sempre più italiani. Entriamo qui nel carattere specifico della nostra colonizzazione che è diverso da quello inglese e (dopo il magnifico ma non ripetuto esperimento algerino) anche francese. Inglesi e francesi si limitano allo sfruttamento delle materie prime e svolgono anche la loro attività in territori abbastanza densamente popolati da indigeni. Per noi è tutt'altra cosa: noi -e resti per ora sul terreno libico -emigriamo e popoliamo . Ciò facendo, ìn un territorio scarsissimamente popolato da indigeni dediti ad una economia del tutto primitiva, noi assolviamo un compito rispondente ad una necessità sia nazionale che generale. E mi spiego: dal punto di vista nazionale è risaputa la nostra imprescindibile necessità di emigrare. Si dice facilmente che le nostre colonie sono povere, che l'impianto di coloni è costoso, che sarebbe più economico emigrare altrove e questo sino ad un certo punto è vero. Ma quando si viene ai fatti si deve constatare che non è poi tanto facile -a meno di dare dei «paria» a tutto il mondo -emigrare in paesi stranieri. E quand ' anche alcuni di questi si decidessero a socchiudere le loro porte vi è pur sempre per noi abbondanza di gente da collocare. Vengo al secondo punto, all'interesse cioè non soltanto italiano, ma generale, di popolare territori come la Libia. Ho già detto che la popolazione indigena vi è scarsa e primitiva e perciò il nostro popolamento non è di danno ad essa che anzi trae dalla presenza dei bianchi notevoli vantaggi in quanto eleva progressivamente, da ogni punto di vista, il proprio tenore di vita. La Libia , per la sua posizione geografica fa un po' tutt'uno con i contigui territori dell'Africa settentrionale francese ed è interesse generale che essi si saldino sempre più all' Europa e all'Europa occidentale in particolare ciò che può


1 Vedi App. 2 b . 2 Vedi D . 71.


182 attenersi soltanto attraverso la loro progressiva valorizzazione demografica oo economica da parte degli europei. Il lasciare al centro del Mediterraneo un «vuoto» di quella fatta, incapace di governarsi da sé, e facile tentazione a vari appetiti, costituisce un evidente pericolo, mentre per converso il riempire quel vuoto, cosa che solo noi possiamo fare, costituisce un contributo alla stabilità della situazione generale. L'avvenire dirà se una Libia così popolata si orienterà verso l'indipendenza, o verso una sua maggiore inserzione-attraverso forme di autonomia tipo Valle d'Aosta, Alto Adige, Venezia Giulia-nella madre patria; quello che occorre sottolineare è che noi non la consideriamo più colonia, ma che, nell'interesse generale, come di ogni altro territorio nordafricano nel quale è in corso da più tempo il processo di europeizzazione, è auspicabile la sua evoluzione non nel senso degli staterelli arabi del Levante (i quali hanno naturalmente in quel settore la loro ragione d'essere), ma piuttosto nel senso dei Dominions britannici e delle ex . colonie spagnole del Sud America.

Il fare della Libia, ora fra dieci anni, un tisico staterello tipo Transgiordania con qualche centinaio di migliaia di indigeni sparsi su quel vasto territorio e nel quale nessuna impresa che non sia italiana è tentata ad andarsi a stabilire, è contrario all'interesse politico ed economico generale, mentre risponde a tale interesse e al progresso della civiltà, compito che incombe ai popoli più evoluti, l'inserire quel territorio nel consorzio dei paesi civili. Come ha detto il ministro De Gasperi nel suo discorso alla Consulta (21 gennaio) «o in quei territori torneremo noi, o tornerà il deserto».

E vengo all'Eritrea. Questo territorio è densamente popolato da indigeni, rispetto alla sua estensione, piùdi quanto non lo sia la Libia. Tuttavia nel 1940 vi risiedevano già 70 mila italiani. Gli inglesi ne hanno fatti rimpatriare molti per cercare di togliere un titolo che possa, oltre agli altri, giustificare il rìtorno all'Italia di quel territorio. I rimpatriati sono qui, disoccupati e sussidiatì, e chiedono di poter tornare. L'Eritrea si presta, come la Cirenaica e assai più della Tripolitania, al popolamento bianco. L'attrezzatura che vi abbiamo dato dal 1885 ad oggi è quella di un paese destinato ad accogliere gran numero di europei. Il fascismo vi ha svolto una politica economica errata perché ha voluto chiudere l'Erìtrea nel cerchio commerciale-finanziario italiano, ma chiunque vi sia stato sa che questo paese, così modernamente sviluppato fra tanti territori assai primitivi, ha una sua funzione di civiltà da svolgere sol che gli si conceda una necessaria autonomia e una conseguente possibilità di più ampio respiro. Siamo ben decisi ad avviarci per questa via, ma perché ciò sia possibile occorre che quel paese ritorni all'Italia perché solo l'Italia, costretta a valersi di ogni possibile risorsa, ha interesse e direi necessità di valorizzarlo. Altrimenti diverrebbe un territorio come ve ne sono tanti in Africa (tipo ad esempio Somalia inglese) dove risiedono qualche amministratore europeo e dei pastori nomadi e tutto il lavoro compiuto andrebbe in rovina : cui prodest? Come è stato accennato nella lettera n. 1001 1 a voi diretta, in Eritrea, data la sua felice posizione, vi è ancora molto da fare anche in funzione dello sviluppo dei territori finitimi ad est e a ovest del mar Rosso e in questo compito noi saremmo ben lieti di collaborare con gli amerìcani che alla valorìzzazione di quei territori si stanno appunto interessando e che potranno trovare in una Eritrea italiana I:flbase per molte loro attività. È anche ormai noto che il Negus, !ungi dall'espellere


1 Vedi serie decima, vol. Il , D. 645.

gli italiani come in un primo tempo si era temuto, li ha trattenuti e ha ottenuto il ritorno di molti che gli inglesi avevano deportato nel Kenya . La valorizzazione dell'Etiopia -a cui supponiamo che gli americani siano interessati -richiederà mano d' opera specializzata e coloni desiderosi di trasferirsi in Africa : sarà questo un campo aperto anche per i lavoratori italiani che -aggressione a parte! -vi hanno lasciato un buon ricordo. Ma per tale opera di valorizzazione, e se si vuole permettere

o favorire una emigrazione italiana, è necessario che, sia dal punto di vista psicologico, sia da quello economico, si incominci col non privare gli italiani del frutto del lavoro compiuto da due generazioni e col ridurli ospiti e stranieri in un paese che è per diritto dì lavoro, di sangue e di sudore, ormai la loro patria . Non è sempre facile poter sviluppare queste considerazioni in un memorandum destinato a tutti, perché quello che può essere facilmente capito, apprezzato e approvato dagli uni , non lo è dagli altri; voi ad esempio ci dite che non abbiamo dato «indicazioni esaurienti di quanto abbiamo fatto»; da parte inglese ci è stato detto che insistiamo molto su ciò, mentre nessuno disconosce quello che abbiamo fatto, che tutti anzi ammirano, ma che questa non è una ragione decisiva perché noi s'abbia a tornare! Gli inglesi sono preoccupati sopratutto da considerazioni di ordine strategico e per essi non ha importanza che l'altopiano cirenaica od eritreo ritornino ad essere popolati di sterpi e che le pietre delle case da noi costruite e demolite servano (come avviene in Abissinia) a costruire i «tucul» indigeni! Gli argomenti che ho svolto per la Libia hanno indubbiamente il loro valore ma non possono essere stampati bianco su nero nel nostro memorandum senza sollevare l'opinione pubblica nei paesi arabi del Levante che li considererebbero subito in funzione della questione palestinese . Ecco perché il memorandum è necessariamente «contenutO>> e accenna a tutte le questioni senza svilupparle: lasciamo ad ogni ambasciata, tenendo anche conto delle particolari condizioni dell'ambiente in cui opera, di sviluppare più ampiamente l'uno o l'altro tema.

P.

S. Altre considerazioni «usa bili» potete trovarle nell'ultimo capitolo del libro Quale sarà l'avvenire degli italiani in Africa, inviatovi con telespresso n. 111 O segr. poi. del 26 novembre u.s. 1•

136

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

TELESPR. RISERVATO 568/237. Londra, 29 gennaio 1945 2 .

Invitato dal Labour Party per una visita privata, il vice presidente Nenni è giunto a Londra il 16 corrente3 . Per una coincidenza più o meno voluta, la visita di Nenni e di Silone è stata così contemporanea alla prima Assemblea delle Nazioni


1 Non pubblicato . 2 Manca l'indicazione della data di arrivo. 3 Vedi D. 91.

Unite. Ciò ha provocato negli ambienti della Conferenza un vivo interesse circa i motivi di tale visita.

Durante il suo breve soggiorno il vice presid~nte ha avuto un certo numero di colloqui ufficiali con gli esponenti laburisti del Governo e del Partito e incontri privati con i Capi di alcune delegazioni all'Assemblea dell'O.N.U.

I principali colloqui èon personalità inglesi furono quelli con Bevin, Noel-Baker, alti funzionari del Foreign Office e dirigenti del Labour Party.

Sull'incontro con Bevin ho già riferito a V. E . (con lettera personale del 19 corrente)'. Il colloquio con Noel-Baker fu molto amichevole e Nennì ebbe la possibilità di esporre a lungo il nostro punto di vista circa il trattato di pace in preparazione. Il ministro di Stato inglese, pur dimostrando molta comprensione per le difficili condizioni nelle quali oggi si trova l'Italia, ha insistito tuttavia sulla necessità di una «rettifica» di frontiera in Alto Adige.

La visita al Foreign Office, ove Nenni si incontrò con Orme Sargent, Harvey e Hoyer Millar, si svolse molto cordialmente, ma il vice presidente rimase colpito dalla «durezza» di alcuni punti di vista dei suoi interlocutorì nei confronti del nostro paese (mio telespresso n. 525/213 del 26 gennaìo)2 .

Nella sua qualità di segretario generale del Partito socialista italiano, il signor Nennì ha poi conferito a lungo con i principali esponenti del Partito laburista. L'argomento dei colloqui con Morgan Phillips e Harold Laski, che era poi anche l'oggetto principale della visita di Nenni e di Silone, fu l'esame di un progetto per la ricostituzione dell'Internazionale Socialista e per una maggiore collaborazione tra socialisti inglesi ed italiani. Il signor Nenni ha chiesto anche al Labour Party di aiutare la democrazia italiana in modo concreto, adottando nei giornali laburisti un atteggiamento più amichevole nei confronti dell'Italia. Ciò non mancherebbe di influire favorevolmente sullo stato d'animo della massa del popolo inglese, purtroppo tuttora male orientata nei nostri confronti. Le discussioni con i dirigenti laburisti si sono svolte in un'atmosfera di cordiale amicizia e di reciproca fiducia (allego il comunicato diramato dal Labour Party alla fine dei colloqui ed un ritaglio del Daily Herald che lo riassume) 3 .

Il vice presidente ha incontrato anche numerosi uomini politici inglesi, tra cui i ministri Greenwood e Aneurin Bevan, i sottosegretari McNeal e Thomas ed i deputati Michael Foot, Vernon Bartlett e Zilliacus. Il colloquio con Zilliacus, membro del Comitato dì politica estera del Labour Party e reduce da una lunga missione in Jugoslavia, ha presentato un certo interesse per la comprensione dei rapporti tra Tito e l'Inghilterra.

Contemporaneamente agli incontri ufficiali con personalità inglesi il vice presidente ha avuto un certo numero di colloqui privati con uomini politici europei giunti a Londra per la Conferenza delle Nazioni Unite. Appena arrivato, il signor Nenni ha visto lungamente il ministro degli Esteri belga, il socialista Spaak, che due giorni prima era stato eletto presidente della Conferenza delle Nazioni Unite.


1 Vedi D . 106. 2 Vedi D . 125. 3 Non pubblicati.

L'incontro fu particolarmente cordiale e Spaak promise di fare il suo possibile per aiutarci. Egli insistette anche sul desiderio da parte belga di avere con l'Italia dei rapporti commerciali più attivi (mio telegramma 71 del 17 gennaio corr.) 1•

Il giorno precedente alla caduta del generale de Gaulle, Nenni è stato ricevuto per un'ora dal ministro di Stato francese Vincent Auriol. Il ministro socialista tracciò un quadro assai scuro della situazione interna francese e si dimostrò alquanto pessimista sull'evoluzione dei rapporti tra i Tre Grandi. Com'è noto, il motivo principale della venuta di Auriol era di sondare i rappresentanti dei Tre Grandi sulla possibilità di attuare , dietro iniziativa francese, la rottura dei rapporti diplomatici con la Spagna di Franco. A questo riguardo il ministro francese ha insistito però sulla necessità di unire tutte le forze repubblicane spagnole prima di poter sperare un cambiamento di regime e ha ammesso che ciò avrebbe richiesto parecchio tempo malgrado tutti gli sforzi fatti dalla Francia in questo senso. Dopo il colloquio con Auriol, il signor Nenni ha visto Couve de Murville, delegato francese per la preparazione del trattato di pace con l'Italia. Il signor Couve ha dichiarato che le richieste territoriali da parte francese si limitavano a «delle rettifiche sul nostro confine occidentale e alla restituzione del materiale di guerra appartenente alla marina francese, asportato dalla R. Marina dall'arsenale di Tolone nel 1943». Egli riteneva prive di ogni fondamento tutte le voci sorte in queste settimane a Londra circa più ampie richieste da parte francese.

Il signor Nenni è stato poi ricevuto dal ministro del Lavoro polacco, il socialista Stancyzk (che a suo tempo aveva fatto parte del governo polacco di Londra) e dal sottosegretario agli Esteri Modzelewsky, tutti e due delegati della Polonia presso l'O.N.U. Il colloquio fu molto cordiale e i ministri polacchi fecero proposte concrete sulle possibilità di vasti scambi commerciali tra i due Paesi (allego un resoconto del colloquio) . Il vice presidente ha poi fatto una visita di cortesia al ministro degli Esteri cecoslovacco, il socialista Masaryk.

Il vice presidente aveva ·chiesto di vedere il capo della delegazione sovietica presso l'O .N.U., ma purtroppo il signor Vyshinsky arrivò a Londra soltanto la sera precedente alla partenza del signor Nenni. La risposta che il capo della delegazione sovietica avrebbe visto con piacere il signor Nenni venne trasmessa all ' ambasciata un'ora dopo la partenza di quest'ultimo. È increscioso che questo incontro non abbia potuto verificarsi perchè, oltre a rappresentare un notevole interesse in sè, avrebbe potuto forse avere una certa influenza sui nostri rapporti con la Jugoslavia, facilitando possibili contatti del vice presidente del Consiglio con la delegazione jugoslava.

Ritengo che la visita del vice presidente Nenni sia stata utile nelle attuali circostanze. Essa ha certamente rafforzato i legami esistenti tra i socialisti italiani ed il Labour Party e potrà indurre i laburisti a seguire una linea di condotta di maggiore simpatia e comprensione nei nostri riguardi che non mancherebbe di influenzare favorevolmente la politica del Governo britannico verso l'Italia.

La coincidenza, come ho detto sopra, della venuta a Londra del vice presidente del Consiglio italiano con la prima Conferenza delle Nazioni Unite, e le prese di


1 Vedi D. 96.

contatto cui ha dato luogo, hanno attirato una certa attenzione sull 'Italia, rendendo più apparente, e per molti più ingiusta, la nostra assenza dalla Conferenza.

Non dubito che, dal canto suo, il signor Nenni non mancherà di riferire più ampiamente all'E. V. sul contenuto dei colloqui da lui avuti, come sulle impressioni riportate.

ALLEGATO

COLLOQUIO DEL VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, NENNI, CON IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI POLACCO, MODZELEWSKI

APPUNTO. Londra, /9 gennaio /946 .

In un colloquio con il vice presidente Nenni, avvenuto in forma strettamente privata il 19 corrente, il sottosegretario agli Esteri polacco Modzelewski (che è anche delegato presso l'O.N.U. e membro del Consiglio di Sicurezza) ha fornito alcuni dati sullo stato attuale della produzione di carbone in Polonia.

Il signor Modzelewski ha dichiarato che la produzione di carbone prevista per il 1946 ammonterà a cinquanta milioni di tonnellate e metà di questo quantitativo sarà subito disponibile per l'esportazione. Già oggi la Polonia dispone di oltre tre milioni di tonnellate di carbone giacente in depositi vicini alle miniere che essa desidererebbe esportare al più presto, avendo bisogno dei depositi per la produzione in corso .

La produzione di carbone polacca potrebbe inoltre essere notevolmente aumentata, appena ci fosse una possibilità di esportarlo. Sarebbe possibile raggiungere cento milioni di tonnellate annue già entro i prossimi tre anni. Tuttavia per ottenere questo quantitativo sarebbe necessario aumentare la mano d'opera esistente e la Polonia avrebbe bisogno di circa 32 mila minatori in più. È già in corso a questo riguardo il trasferimento dei minatori polacchi che finora lavorano nella Francia settentrionale. D'altra parte il Governo polacco desidererebbe, se possibile, ottenere anche della mano d'opera italiana per le miniere.

La Polonia, disponendo oggi soltanto di mezzi di trasporto molto limitati, poteva per ora impegnarsi soltanto a consegnare il carbone franco frontiera (a questo riguardo è stato precisato che le linee ferroviarie polacche, che, durante l'avanzata dell'esercito sovietico erano state portate allo scartamento russo , sono nuovamente tornate a quello in uso nell 'Europa occidentale).

Il Governo polacco desidererebbe ottenere, in cambio delle esportazioni di carbone, in primo luogo del materiale automobilistico (particolarmente del materiale della FIA T che già giungeva dall'Italia prima della guerra), poi del materiale ferroviario e delle navi.

Venne precisato che la Polonia aveva oggi urgentemente bis~no di materiale automobilistico, che gli Stati Uniti non erano favorevoli a consentire dei crediti e d'altra parte l'Unione Sovietica non era in grado, per ora, di fare delle consegne di automezzi e che perciò si faceva molto affidamento sull'industria italiana.

Il signor Modzelewski ha insistito sul fatto che appena ci sarebbe stata la possibilità di ottenere i necessari mezzi di trasporto, la Polonia sarebbe disposta ad iniziare subito la consegna a credito di ingenti quantitativi di carbone.

A questo riguardo il sottosegretario agli Esteri polacco ha suggerito al vice presidente Nenni di fare chiedere, da parte italiana , agli Alleati se fosse possibile aumentare le consegne di materiale ferroviario all' Italia, impiegando anche le navi destinate a quelle di carbone. L'Italia con il materiale ferroviario ottenuto potrebbe prelevare il carbone direttamente alla frontiera polacca. Ciò sarebbe anche facilitato dal fatto che le linee ferroviarie attraverso l'Austria e la Cecoslovacchia avevano subito soltanto danni limitati e potevano, secondo il signor Modzelewski, essere rapidamente riattivate. In tal modo, sempre secondo il sottosegretario agli esteri polacco, sarebbe possibile iniziare la consegna di grossi quantitativi di carbone all ' Italia già all'inizio della prossima estate.

137

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S. N. D. 1634/146. Londra, 30 gennaio 1946, ore 14 (per. ore 9 del 31).

Mutamento politico sovietico riguardi Austria 1 , già rilevato da questa stampa (mio telegramma 16)2 è stato confermato a mio collaboratore da esponente Labour Party il quale assicura che anche rappresentante russo in seno comitato delegati supplenti ha assunto atteggiamento contrario interessi austriaci.

Manifestazioni cre~cente simpatia inglese per Austria sembrano aver confermato sospetto sovietico circa intenzione anglo-americana rafforzare paese in funzione antirussa. lnterlocutore rilevava che atteggiamento sovietico contrario revisione frontiera Brennero, se mantenuto , dovrebbe influire in senso a noi favorevole, neutralizzando note tendenze filo-austriache di certi ambienti ufficiali inglesi.

Anche risoluto appoggio Mosca a richieste jugoslave su Carinzia potrebbe a suo parere risolversi in definitiva a nostro vantaggio, offrendo a Tito possibilità successo che gli renderebbe più facile accettazione compromesso per Venezia Giulia.

Pur rendendomi conto che ragionamento può essere rovesciato a nostro danno, in quanto mancata soddisfazione jugoslava in Carinzia importerebbe necessità maggiore condiscendenza verso Tito in Venezia Giulia , atteggiamento russo sembrerebbe da tenersi in debito conto perchè, anche in quest'ultima ipotesi, ce ne potremmo sempre avvantaggiare per Alto Adige.

Intratterrò specialmente in argomento Vyshinsky con cui devo incontrarmj3.

138

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A VARSAVIA , REALE

T. 1706/28. Roma, 30 gennaio 1946, ore 16,30.

Suo 28 4 .

Confermi codesto ministro degli affari esteri che faremo del nostro meglio per impedire pubblicazioni del genere. Ella comunque ha ben fatto a sottolineare speciale carattere stampa da cui attacchi provengono. Gli ripeta che intera opinione pubblica italiana segue con cordiale simpatia rinascita nuova Polonia. Ed è questo


1 Risponde al D. 130. 2 Non pubblicato. 3 Vedi D . 152. 4 Vedi D. 112.

ciò che in definitiva importa. Prossimo viaggio nostri giornalisti costì gioverà indubbiamente allo scopo di progressivo riavvicinamento che i due Governi si propongono. Gli dica a mio nome che inclusione Polonia nel Consiglio di Sicurezza è stata accolta da parte nostra con vivo compiacimento e lo ringrazi dei sentimenti manifestati, sui quali contiamo 1 .

139

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S. N. D. 1633/129. Washington, 30 gennaio 1946, ore 19,50 (per. ore 8,30 del 31 ).

Suo telegramma n. 13462.

Ho continuato nei giorni scorsi a tenermi in stretto contatto col Dipartimento di Stato per la questione dell'Alto Adige. Riassumo la situazione quale viene raffigurata qui:

l) Sino ad ora Consiglio supplenti di Londra, salvo qualche contatto tra le delegazioni circa procedura da seguire, non avrebbe ufficialmente iniziato esame della questione.

2) La posizione di partenza resta sempre quella comunicata dal piano presentato da Byrnes alla prima Conferenza di Londra .

3) L'Inghilterra non ha sino ad oggi qui precisato suoi eventuali punti di vista circa una soluzione della questione in favore dell ' Austria. Si continua però a temere che quando la questione sarà discussa, l'Inghilterra, senza opposizione da parte della Francia, possa pronuncìarsi per il ritorno dell'Alto Adige all' Austria. Una proposta pura e semplice in tal senso non verrebbe approvata da parte americana. Qualora piano rendesse del tutto impossibile una soluzione sulle linee del piano americano, ed Inghilterra, con qualche sostegno francese, non decampasse da eventuali rigide prese di posizione [non è da] escludere che si finisca [con comprome]sso sul principio del plebiscito. Ricordo che l'idea del plebiscito era stata sostenuta da una corrente del Dipartimento nell'estate scorsa (mio telegramma n. 427) 3 : peraltro tale soluzione aveva finito per essere scartata grazie anche all'opera personale di Dunn, il quale quindi dovrebbe essere poco propenso a cedere. ·


1 Reale rispondeva il 12 febbraio (T. p. c. 2871 /08): «Il ministro Rzymowski, che ho visto il 9 corrente, si è dichiarato soddisfatto dell 'assicurazione che il Governo italiano farà quanto è in suo potere per impedire e, occorrendo, per reprimere secondo le leggi gli attacchi di taluni organi della stampa italiana contro la Polonia democratica, i suoi dirigenti e lo stesso presidente del Consiglio nazionale Bierut» .


2 Vedi D . 115.


3 Non pubblicato.

4) Informazioni del nostro ambasciatore a Londra (suo telegramma n. 1147)1 concordano sostanzialmente quanto dettomi da Dunn prima della sua partenza (mio telegramma n. 24)2 , circa convocazione Austria a Londra ed anche nostra convocazione. Al riguardo tuttavia direttore affari politici europei Matthews, a mia precisa domanda, mi ha detto ieri secondo lui l'Austria sarebbe stata in questa prima fase invitata , come l' Italia, a presentare «per iscritto» il suo punto di vista.

5) Al Dipartimento di Stato si continua a manifestare opinione che U.R.S.S ., dopo risultato elezioni in Austria, non abbia più alcuno speciale interesse ad una soluzione della questione dell'Alto Adige . Mosca anzi potrebbe avere l' intento di lasciare sussistere motivi permanenti di malcontento Austria contro l'Italia. In sostanza, restituzione della provincia di Bolzano amministrazione italiana non esclude , per ovvie ragioni suaccennate, ricorso soluzione plebiscito. Mi sembra possa essere utile prepararsi fin da ora anche a tale eventualità, sia con considerazioni che lo respingano a priori , sia per potere , ove principio insidioso finisse per essere accolto , almeno o ttenere che esso si svolga nelle condizioni migliori (tenere presenti optanti, suddivisione in zone della provincia di Bolzano ecc.) . Mi rendo conto di tutti i pericoli che l'argomento comporta; tuttavia un eventuale precedente che fossimo costretti ad accettare e che non (dico non) considerasse la regione un blocco unico, potrebbe almeno offrire qualche possibilità per salvare la linea etnica italiana in Venezia Giulia qualora fossimo colà posti di fronte a soluzioni inaccettabili.

140

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON , TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI

T. S.N.D. 1667/137. Washin g ton , 30 gennaio 1946, ore 21,44 (per. ore 12,45 del 31 ) .

Suoi telegrammi nn . 89 e 1503 3.

Non si è mancato comunicare Dipartimento di Stato informazioni telegrafate da V. E. in relazione domanda Albania ammissione O.N .U. Si è contemporaneamente attira ta attenzione Dipartimento di Stato sulle pietose condizioni duemila connazionali colà trattenuti. È stato risposto che il Dipartimento di Stato era pienamente al corrente triste situazione. Si conosceva già da telegramma rappresentante americano Tirana brusco rimpatrio nostra missione. Quanto alla domanda rivolta da Albania O.N.U. essa era stata rapidamente messa atti dal Consiglio Sicurezza nè Stati Uniti dopo Londra avrebbero potuto del resto esservi favorevoli sia per decisione principio adottata circa rinvio ammissione nuovi membri sia per condizioni interne Albania notevolmente peggiorate .


1 Non pubblica to. 2 Vedi D . 60. 3 Vedi DD. 129 e 128.

Arrivo a Tirana del ministro dell'U.R.R.S. avrebbe coinciso -secondo Dipartimento di Stato -con una ondata di arresti, l'annuncio repressione complotto fascista, ecc. Si mostrava di prevedere che situazione interna albanese avrebbe potuto in breve tempo adeguarsi a quella jugoslava che qui si continua a deplorare.

Sempre secondo Dipartimento di Stato condizione di cose createsi rapidamente in Albania, unitamente alla perdurante mancanza risposta alla richiesta americana di conferma della validità dei trattati precedentemente conclusi con gli U.S.A. rischiava di pregiudicare riconoscimento attuale Governo albanese da parte americana (di cui al telegramma n. 93 di questa ambasciata del 22 gennaio) 1•

141

L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N. D. 1641/27. Mosca, 30 gennaio 1946, ore 23,55 (per. ore 9 del 31) .

Dekanozov mi ha detto che Governo sovietico ha informato americani che è disposto in principio a discutere revisione armistizio italiano. Ai fini pratici sarebbe bene, sempre che sia possibile, persuadere Governo americano a presentare proposte concrete solo per quello che riguarda clausole finanziarie e a non (ripeto non) sollevare questione modificazione nostro status. Mi rendo conto come questo avrebbe grande importanza per noi dal punto di vista prestigio, ma ritengo escluso che Russia vi acceda, a meno che provvedimento analogo sia preso per quanto concerne Paesi sua zona : questione bulgara essendo ancora in alto mare, ciò provocherebbe difficoltà discussioni interminabili. Se invece proposte americane si limiteranno proposte concrete concernenti clausole economiche-finanziarie armistizio , questione potrebbe, per quanto concerne Russia, essere risolta abbastanza rapidamente.

142

IL CONSIGLIERE COPPINI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

TELESPR. 24/22. Vienna , 30 gennaio l 946 (per . i/ 2 febbraio ) .

l) Dal colloquio che ho avuto con il ministro degli affari esteri austriaco e da altri elementi raccolti mi sembra si possa affermare: a) Fino alle elezioni politiche del 25 novembre u.s. i vari tentativi fatti dal Governo austriaco per accertare il punto di vista degli Alleati circa il problema


1 Non pubblicato.

dell'Alto Adige non devono aver avuto risultati concreti. Mentre Stalin aveva dato, nella sua lettera a Renner, assicurazioni generiche sulla intangibilità del territorio austriaco nei confini del 1938, gli altri Alleati dovevano essersi mantenuti in opportuno riserbo.

b) I tentativi del Governo austriaco hanno invece avuto esito positivo dopo ed in seguito al risultato delle elezioni legislative. Non ritengo che questo Governo abbia avuto assicurazioni circa la retrocessione dell'Alto Adige all'Austria, ma certamente ha ricevuto sicuri affidamenti da qualcuna delle Potenze occupanti che le sue richieste sarebbero state esaminate in sede del trattato di pace con l'Italia.

c) L ' intenzione del Governo austriaco di sondare il terreno per un abboccamento con quello italiano sulla questione dell'Alto Adige (come si palesò nell'invito di Gruber fatto per tramite del prof. Pacher e nella missione Zuliany) 1 si è modificata quando esso ha avuto assicurazioni dalle Potenze alleate che avrebbero sottoposto questo problema al loro esame e quando si è convinto che l'atteggiamento del Governo italiano attraverso le notizie che certo gli Alleati stessi gli avranno fornito -era quello di non ammettere una simile questione tra l'Italia e l'Austria.

Come ho già detto in altro rapporto 2 è certo una vittoria-sia pure tatticadel Governo di Vienna aver raggiunto questi due scopi: l) aver impostata la questione dell'Alto Adige nel campo internazionale; 2) l'averla messa all'ordine del giorno delle discussioni di Londra. Il ministro Gruber, accennandomi all'esistenza di questi contatti in materia con le Potenze occupanti, non mi ha voluto, per ora, specificare quali siano le Potenze ed entro quali limiti abbiano dato questo genere di affidamenti, ma mi risulta intanto che il Governo austriaco continua a presentare, per tramite di questa missione inglese, memoriali esplicativi sulla questione alto-atesina.

2) In una prossima comunicazione intenderei esporre, cogli elementi che vado raccogliendo , la politica che ognuna delle singole Potenze occupanti sta svolgendo in Austria e quale sia, a mio avviso , in connessione a questa, la posizione di queste Potenze rispetto al problema dell'Alto Adige. Anticipandone le conclusioni , si può intanto dire che mentre la Francia mira sostanzialmente a costituire nel centro europeo un forte e per quanto possibile omogeneo Stato che riesca a formare una larga fascia nella Germania meridionale , l' Inghilterra vede nell ' Austria il fulcro della sua politica danubiana, l'appoggio avanzato per la sua influenza verso l'Ungheria e la Romania, che si trovano attualmente, senza discussione, nell'orbita sovietica . La cessione dell'Alto Adige all'Austria potrebbe essere quindi, nelle intenzioni inglesi e francesi, ed eventualmente in quelle americane, uno degli apporti al rafforzamento materiale ed al consolidamento politico di questo nucleo che improvvisamente si è rivelato passibile di essere usato quale pedina di una politica europea d'ispirazione occidentale. Questo atteggiamento politico, sopratutto da parte inglese, si è verificato dopo ed in seguito alle elezioni del 25 novembre scorso. Fino allora la politica di Londra era stata in Austria piuttosto guardinga nel timore che riuscisse alla Russia di attrarre nella sua orbita, attraverso alla propaganda politica interna, tutta l'Austria.


1 Vedi serie decima , vol. II, D. 749. 2 Vedi D . 126.

3) Le elezioni legislative e regionali austriache, che si sono svolte in perfetto ordine e colla partecipazione della stragrande maggioranza dei votanti, hanno dato un inatteso risultato. Si può affermare che esse sono l'espressione di un centrismo che è egualmente distante dalle tendenze di sinistra e da quelle di destra. Con un più particolareggiato esame potrà spiegarsi come siano stati eliminati tanto i comunisti, che nell'immediato precedente periodo avevano una forte preponderanza, quanto gli elementi nazisti e i loro simpatizzanti, che ancora due anni or sono avevano un forte seguito nel paese. Queste elezioni si possono tuttavia definire elezioni di guerra poichè ne sono l'immediato riflesso e si sono svolte subito dopo l'invasione militare e l'occupazione da parte degli eserciti vittoriosi. Ecco perchè sarebbe azzardato dire che questa manifestazione elettorale possa considerarsi lo specchio delle reali tendenze politiche della massa austriaca . Ad ogni modo le elezioni sono state palesemente guidate da un motivo antisovietico e cioè dalla riprovazione per gli eccessi -non sempre evitabili -perpetrati dalle truppe sovietiche nel primo periodo dell'invasione e per l'atteggiamento delle autorità sovietiche d'occupazione.

4) L'Inghilterra si è basata su questa espressione elettorale per iniziare una politica di riavvicinamento e di aiuto all'Austria e ritiene di poterla continuare liberamente con risultati sicuri . Ora sta qui l'errore di visuale dei Governi alleati, al quale hanno concorso e concorrono -se non sbaglio -le informazioni e le valutazioni, a mio avviso, non adeguate alla realtà che sono fornite a Londra da questo Paese, dove è inevitabile, proprio da parte delle autorità occupanti, il verificarsi di un certo immedesimarsi nella sua situazione e nelle sue aspirazioni . Le elezioni legislative non hanno infatti modificato la situazione dell'Austria nè le hanno concesso una maggiore libertà d'azione nel campo politico interno , internazionale ed economico. Tutto si è ridotto ad un formale vantaggio, che era, del resto, nella natura delle cose: il riconoscimento . ufficiale del Governo austriaco da parte di tutti gli Alleati e lo scambio dei rappresentanti. Ma lo stesso comunicato alleato che annunziava il riconoscimento ribadiva che il controllo sull'Austria continuava a restare immutato col precedente sistema. Queste elezioni hanno, se mai, complicato la situazione politica di questo paese, in quanto hanno creato, proprio sul terreno austriaco, un altro punto di contrasto potenziale tra gli Alleati e l'U.R .S.S. La politica sovietica , basata su di un principio realista e capace di adeguarsi alle circostanze ambientali , non ha tentato di sovvertire il regime sociale dell'Austria nè d'introdurre riforme analoghe a quelle applicate in Romania ed in Ungheria. Il Governo di Mosca, aiutando quello di Renner e !asciandogli discreta autonomia, aveva creduto di poter contare , basandosi sull 'esperienza del passato, su una forte maggioranza socialista, appoggiata dai comunisti e dai democratici cristiani. Le elezioni gli hanno dato torto . Ed è per questo che i sovietici hanno assunto un atteggiamento decisamente neutro e talvolta passivo che è proprio quanto è sufficiente per rendere l'Austria incapace di fare un solo passo innanzi.

5) Vediamo infatti quale sia la situazione attuale di questo Paese. Esistono quattro zone d 'occupazione, ciascuna completamente divisa ed autonoma . Il passaggio da zona e zona è ammesso solo con speciale permesso. È raro poter disporre di un permesso valido per tutte e quattro le zone. Al razionamento abbondante nell'una (zona americana) corrisponde un tesseramento al di sotto del minimo in un'altra (zona sovietica e Yienna) . Il traffico di merci da una zona all'altra è praticamente inesistente. Una recentissima disposizione interalleata lo ha ripristinato nei limiti delle merci superflue, eccezione priva di reale significato perchè la zona sovietica non avrà mai merci superflue, ammenochè le truppe rosse non decidano d'importare da altre zone merci che occorrono loro. D'altra parte è noto che il traffico ferroviario e stradale da e per la zona sovietica e verso Vienna non avviene che limitatamente e sotto scorta militare per la poca sicurezza. L'esportazione verso l'estero si effettua nell'ambito delle singole zone che scambiano merci con gli Stati vicini. Le difficoltà di concludere un accordo commerciale più ampio e con determinazione di contingenti proviene proprio dalla impossibilità di stabilire preventivamente se e di quali merci gli Alleati intendono disporre.

La divisione delle zone dovrebbe trovare il suo correttivo nell'amministrazione unitaria del Consiglio interalleato e del Governo austriaco. Ma questo è praticamente soffocato dalla poderosa macchina del controllo quadripartito (la sola commissione inglese è composta di quattromila persone) che si scinde in numerose e anch'esse quadripartite sottocommissioni , che alla loro volta debbono unanimamente decidere. È in seno a questa macchinosa procedura che funziona egregiamente l'atteggiamento passivo sovietico, per cui raramente si ottiene che una disposizione del Governo austriaco possa essere rapidamente applicata.

Alla divisione in zone si aggiunge la presenza di una poderosa forza d'occupazione. Si parla di circa un milione d'uomini , di cui due terzi sovietici. Cifre esatte non si hanno , ma ritengo verosimile quanto mi ha detto il ministro Gruber e cioè che si tratta di molte centinaia di migliaia . Il Governo austriaco -secondo quanto mi ha spiegato il ministro degli esteri -ha chiesto la diminuzione delle forze d'occupazione. Tranne il Governo francese, che ha annunciato la sua decisione di abbassare il contingente delle sue truppe a quindicimila uomini, le altre potenze hanno dato solo affidamenti di riesaminare, di comune accordo, la questione. È ad ogni modo certo che, già solo per le difficoltà di trasporto, le truppe sovietiche non saranno spostate verso la Russia prima della prossima estate . Voci circolanti per Yienna affermano anzi che i distretti vicini alla città rigurgitano di truppe russe e che molti edifici nei settori sovietici della capitale vengono requisiti per far posto ad uffici ed alle famiglie degli ufficiali sovietici. Tutte queste truppe sono mantenute dal Governo austriaco. Mentre quelle alleate provvedono ad importare generi alimentari per il proprio consumo, le truppe sovietiche vivono praticamente sulla loro zona. Di qui le condizioni tristi della Bassa Austria e le enormi difficoltà per rifornire Vienna, circondata dalla zona russa. Il costo mensile per le truppe d'occupazione è salito in questo ultimo mese , secondo notizie ottenute da ottima fonte, a cinquecento milioni di scellini su una circolazione monetaria recentemente stabilita a sei miliardi complessivi.

La situazione economica e finanziaria è caratterizzata dalla serie di fatti che ho voluto brevemente ·elencare. La zona industriale della Bassa Austria è completamente inattiva per mancanza di macchinario, asportato dai russi, e di materie prime. Vienna si trova in gravissime condizioni e la ricostruzione e riparazione dei suoi incalcolabili danni sono problemi di un lontanissimo avvenire. Neppure l' agricoltura presenta rosee prospettive. Mancano quasi del tutto le sementi orto-frutticole, scarsa è la mano d ' opera ; raro il bestiame e deficiente l'attrezzatura nella zona sovietica. Il cambio della valuta, deciso per costituire al Governo austriaco una massa di manovra liquida, per far fronte alle spese d'occupazione, non servirà a frenare l'inflazione se le spese stesse continueranno a crescere con ritmo così alto .

6) La situazione austriaca era così prima delle elezioni e tale è rimasta . Il progetto inglese di creare alla nuova Austria condizioni favorevoli di vita e di consolidare il suo organismo, urta quotidianamente contro la realtà delle cose che è in definitiva quella posta dalla politica sovietica in questo paese. Quale essa sia positivamente è prematuro dirlo. Finora l'U.R.S.S . usa ampiamente del suo diritto di beata possidente, nè ha nessuna intenzione di rinunciarvi. Può anche darsi che l'Unione Sovietica ceda il suo posto in Austria, ma lo farà il più tardi possibile e per motivi ed interessi che sfuggono alla mia valutazione. Non si può comunque dire se l'Austria sia destinata ad essere un punto fermo nel piano politico europeo di Mosca, oppure se costituisca una semplice pedina di giuoco e di scambio . Certo una politica danubiana non si concepisce senza il controllo del corso superiore del Danubio.

I Governi inglese e francese, perseguendo poi una politica autonoma di restaurazione e di consolidamento austriaco, eventualmente con la intenzione di retrocedere aU'Austria l' Alto Adige , corrono il rischio, senza ottenere nessun pratico vantaggio , di insospettire e di irrigidire il Governo sovietico nella sua posizione attuale e di creare un contrasto permanente fra l'Italia e l'Austria, mentre sarebbe interesse precipuo di quelle due Potenze di facilitare con ogni mezzo la collaborazione fra i due Paesi .

Questo è il punto che mi sembrebbe indispensabile far presente ai Governi di Londra e di Parigi ed eventualmente anche a Washington. Per parte mia non ho mancato di dirlo a questi rappresentanti inglesi che mi sono apparsi decisamente favorevoli ad una attiva politica di consolidamento austriaco . Gli Alleati, eçl in particolare gli inglesi, dovrebbero -a mio modo di vedere -avere bene presente che il loro interesse non è quello di tentare ad ogni costo di ingrandire e rafforzare uno Stato la cui sorte non dipende dalla buona volontà e capacità dei suoi governanti e di creare un dissidio permanente fra due nazioni che, procedendo unite, potrebbero veramente stabilire la premessa per il futuro pacifico consolidamento di questa zona europea, bensì quello di aiutare questo Paese a ristabilire a poco a poco la sua economia, cercando, d ' accordo con i sovietici e senza destare inutili e pericolose apprensioni, di arrivare ad un reale compromesso che assicuri una certa libertà d'azione al Governo austriaco. Bisogna che Londra e Parigi si convincano che non è con la promessa dell'Alto Adige o con le mene asburgiche che si può ricondurre la pace in questa zona europea o che si può contrastare la politica d'influenza e di controllo che il Governo sovietico intende mantenere in tutta la regione danubiana.

7) L' azione per difendere la nostra tesi sull ' Alto Adige non può tuttavia limitarsi a chiarire nelle capitali alleate la vera situazione di fatto austriaca ed a richiamare l'attenzione delle Potenze sugli errori che esse commettono, continuando una politica che è foriera di reali contrasti con l'U .R.S.S e fra l'Italia e l'Austria . Il ministro Gruber (vedi mio rapporto n. 13 /11 del 12 gennaio 1946) 1 mi ha detto che non appena le Potenze alleate avranno deciso per il plebiscito nell'Alto Adige , il


1 Vedi D. 76.

Governo austriaco farà conoscere a quello italiano tutti i provvedimenti che esso intende emanare per garantire i diritti culturali, etnici ed economici degli italiani colà residenti. Non posso nascondermi che se si dovesse arrivare alla decisione di indire un plebiscito nella zona alto-atesina, questa intenzione austriaca, che è certamente già a conoscenza degli Alleati, potrebbe avere una forte ripercussione nell'opinione pubblica, se anche noi non saremo pronti con altrettali progetti a mostrare che siamo capaci di tutelare i diritti amministrativi, culturali ed etnici di quel gruppo di allogeni e che vogliamo tener conto degli interessi austriaci in quella regione.

Nella stessa conversazione, il ministro Gruber non ha messo in dubbio le intenzioni del Governo italiano di concedere agli alto-atesini la più ampia autonomia. Non mi ha neppure accennato ai provvedimenti da noi finora adottati nell'Alto Adige, perchè è evidente che l'interesse prevalente austriaco è ora quello di riprendere la sovranità su quel territorio e non di attenerne l'autonomia e che da una carenza nostra, nella tutela della minoranza tedesca, esso può trarre più forte argomento per la sua tesi. Il ministro degli esteri mi ha parlato piuttosto degli interessi austriaci nell'Alto Adige, degli stretti rapporti economici che

. uniscono quella regione con l'Austria, della importanza della linea ferroviaria Villaco-Dobbiaco-Brunico-Fortezza, unica diretta comunicazione tra la Stiria ed il Tirolo senza dover risalire a Salzburg; mi ha parlato persino della necessità, per l'Austria, di avere un territorio più vasto onde poter equilibrare il peso del «Wasserkopf» dello Stato austriaco (la sua enorme capitale) e per avere lo spazio per insediarvi l'efflusso di coloro che dovranno sgombrare Vienna. Le dichiarazioni di Renner (vedi intervista da me trasmessa con telespresso n. 16114 del 26 gennaio 1946) 1 hanno accennato alla necessità austriaca, e di riflesso a quella ungherese e svizzera, della istituzione di una seconda linea ferroviaria trasversale che da Vienna, per la valle dell'Isarco, <;<ntri nella Svizzera meridionale. Tutto questo complesso d'interessi economici, evidentemente esagerato, costituisce però il nucleo dei motivi che, oltre a quelli etnici e politici, avranno trovato posto nei memoriali austriaci, uno dei quali è stato recentemente presentato al Governo inglese.

Vorrei aggiungere che, con la presenza di rappresentanti austriaci nelle principali capitali alleate, con l'incarico di «raggiungere una soluzione soddisfacente del problema alto-atesino» la propaganda per l'Alto Adige riceverà probabilmente un nuovo impulso e che essa si servirà certamente, fra gli altri argomenti, della mancanza di provvedimenti concreti ed organici per la tutela delle minoranze di lingua tedesca in Italia, nonostante che quella regione da un mese sia stata restituita alla piena amministrazione italiana.

Non mi è facile giudicare se il tempo che rimane, prima di una qualsiasi decisione alleata, possa essere sufficiente per attuare quel complesso di riforme che il Governo italiano ha annunziato di voler introdurre in Alto Adige. In ogni caso mi sembra che si debbano, sin d'ora, tener pronte le soluzioni di tutti i problemi che possono interessare l'Alto Adige e, in generale, le nostre relazioni con l'Austria per il momento in cui questo Governo dovesse presentare i suoi· progetti per la tutela dei cittadini e degli interessi italiani in quella regione.


1 Non pubblicato.

143

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 1792/150-151. Waslzington, 1° febbraio 1946, ore 23,23 (per. ore 12,15 del 2) .

Mio telegramma 132 e telegramma stampa odierno 27 1•

Stasera al Dipartimento di Stato ho appreso in via confidenziale che Consiglio pace Londra, in sue sedute di ieri · l'altro e di ieri, ha iniziato discussioni per la questione territoriale. Mentre questioni .frontiere metropolitane sarebbero state solo genericamente abbordate, sorte restituzione colonie pre-fasciste è stata al centro dell'attenzione e avrebbe formato oggetto acceso dibattito.

Ognuna delle quattro potenze ha infatti assunto netta posizione, differenziata da quella delle altre. Francia ha proposto trusteeship singolo all'Italia per colonie prefasciste africane . Stati Uniti si sono dichiarati per noto piano Bymes proposto alla Conferenza di Londra, cioè per trusteeship plurimo, con partecipazione italiana, per tutte colonie. Russia ha accettato trusteeship plurimo per Cirenaica, Eritrea e Somalia, insistendo energicamente per trusteeship singolo, affidato ad essa stessa, per Tripolitania e per soluzione immediata questione. Inghilterra ha proposto suo noto piano di rinvio decisione circa colonie mercè istituzione «curatela» (guardianship) provvisoria quattro potenze, fintanto che O.N.U. non avrà elaborato schema organizzativo trusteeship. Parrebbe che «curatela», almeno nelle intenzioni inglesi, lascerebbe sussistere attuale situazione di fatto nelle colonie. Piano britannico prevede inserimento trattato pace clausola con la quale Italia rinunzia propri diritti sovranità su sue colonie. Delegato russo ha rifiutato discutere questione Egeo «non essendo ancora preparato».

Dunn, nel telegrafare quanto precede, commentava per parte sua che situazione, alla chiusura in seduta di ieri, appariva analoga a quella della Conferenza Londra alla fine del settembre u.s. Ho immediatamente espresso al mio interlocutore più ampie eccezioni circa clausola prevista dal piano britannico che si presentava inaccettabile per l'Italia. Mi ha risposto che soluzione trusteeship, ormai inevitabile, in quanto accettata in principio dalle quattro potenze, appariva escludere, secondo studi giuristi del Dipartimento di Stato, permanere sovranità preesistente che passava di diritto all'O .N .U., il trustee assumendo la figura di un gerente . Pertanto, secondo lui, possibilità per l'Italia, in caso di trusteeship plurimo, di ottenere partecipazione o anche amministrazione da parte O.N.U. in dette colonie, permarrebbe inalterabile. Ho allora ricordato precedenti discussioni giuridiche circa titolare sovranità mandato della Società delle Nazioni.

Non mi è stato possibile ottenere altri dettagli su informazioni qui telegrafate da Dunn. Peraltro, osservazioni Dipartimento di Stato potrebbero far presumere che delegazione americana possa anche finire coll'aderire al piano inglese (miei telegrammi 33 e 34)2 , qualora altre delegazioni accettino rinviare decisioni circa nostre cotonie: ciò che delegazione sovietica avrebbe recisamente escluso sino iersera.


1 Non pubblicati. 2 Vedi D. 60.

Non mi nascondo gravità inserimento in trattato di pace di una clausola del tipo accennato e mi rendo conto difficoltà apportarvi 'sostanziale miglioramento. Sarei grato voler telegrafarmi colla massima sollecitudine istruzioni per norma di linguaggio con Dipartimento di Stato anche circa eventuale formula che potrebbe essere accolta sia da noi che dagli altri. Beninteso ne farei uso soltanto ove si delineasse accettazione domanda inglese 1 .

144

L'AMBASCIATORE A MADRID, GALLARATI SCOTTI; AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 1803n9. Madrid, Jo febbraio 1946, ore 23,30 (per. ore 16,30 del 2).

Nonostante loro intonazione nettamente anti-franchista, dichiarazioni nuovo capo del Governo francese Gouin circa rapporti con Spagna hanno dimostrato che crisi franco-spagnola, acutizzatasi in seguito a mozione Assemblea Costituente, è per il momento superata.

Ieri questo ministro degli affari esterì Martin Artajo mi diceva che da parte francese, come avevo previsto (mio rapporto 2172 del 22 novembre scorso) 2 , si era pensato dare soddisfazione opinione pubblica e partiti di sinistra concedendo formale riconoscimento ufficiale al Governo Girai , ma conservando con Governo Franco attuali rapporti che di ufficioso non hanno effettivamente che il nome. Governo spagnolo si è opposto a questa manovra facendo presente che di fronte eventuale riconoscimento del Governo Girai esso avrebbe rotto senz'altro ogni rapporto con Francia con conseguente grave danno interessi economici francesi in Spagna. Secondo questo ministro esteri, è in seguito a tale atteggiamento che Francia avrebbe rinunciato riconoscere Governo repubblicano spagnolo. Ritengo che discreta pressione in tal senso sia stata esercitata dal Governo inglese che non gradirebbe iniziativa francese suscettibile turbare equilibrio già instabile esistente.

· Infatti, a parte dichiarazioni ufficiali fatte da uomini politici inglesi tempo fa, questo ministro degli esteri mi è sembrato convinto che nemmeno ora si considera da parte dei britannici e forse anche americani che misure drastiche possano costituire mezzo più opportuno per accelerare evoluzione o per determinare mutamento regime interno spagnolo.


1 Con T. uu . 1829/154 del 2 febbraio, ore 18, lO, pervenuto alle 8 del 3, Tarchiani aggiungeva: «In relazione notizie discussione pace Londra qui pervenute, ho chiesto di vedere al più presto segretario di Stato. Byrnes mi ha fissato udienza per lunedì 4 corrente alle ore 9,30. Malgrado tempo così limitato sarei grato volermi far pervenire possibilmente urgentissime istruzioni specie circa questione coloniale». Vedi D. 157.


2 Non pubblicato.

145

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 1784/156. Londra, 1° febbraio 1946, ore 23,50 (per. ore 12,15 del 2) .

Dal complesso informazioni che raccolgo discussioni nostra pace a Lancaster House si svolgono su terreno non meno difficile che settembre scorso. Prova questa grave incertezza è fatto che si è esitato finora affrontare alcuno specifico argomento. Sinteticamente, si delinea persistente richiesta Russia per trusteeship singolare su Tripolitania e per riparazioni , congiunte a rifiuto esprimersi circa sorte Dodecanneso. Francia fino ad ora non ha avanzato rivendicazioni precise su Tenda e Briga, lasciando intendere considerare implicita pertinenza terreno caccia il che giustificherebbe sia dichiarazione Couve de Murville (mio telegramma 127) 1 sia voce recente limitazione rivendicazioni francesi terreno caccia in quanto già parte antico Dipartimento Alpi Marittime . io vedrò oggi stesso Massigli 2 per cercare appurare indirettamente stato delle cose. Pare confermata intenzione russa difendere statu quo Brennero in funzione anti-austriaca e come compenso sacrificio richiesto in Venezia Giulia . Delegato russo Commissione Venezia Giulia atteso qui settimana prossima . Mi preparo ampia spiegazione con Vyshinsky il quale mi ha comunicato mi vedrà oggi ricevimento ambasciata di Russia , la sola invitatomi regolarmente in tale circostanza ufficiale, e mi ha fissato colloquio privato domanP.

146

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N .D. 1785/157. Londra, }0 febbraio 1946, ore 23,50 (per. ore 11 del 2).

Seguito del precedente 4 . Massigli mi ha confidato : l) de Gaulle si è troppo impegnato questione Tenda Briga perchè Governo francese attuale possa recedere pretese di fronte corrente opinione pubblica orien


1 Vedi D. 12 1. 2 Vedi D. 146. 3 Vedi D. 152. 4 Vedi D. 145.

tamento nazionalistico . Couve de Murville ha istruzioni considerare Tenda Briga parte integrante terreno caccia salvo speciale accordo Italia utilizzo sorgente energia elettrica ;

2) frontiera Alto Adige Francia sostiene necessità minori rettifiche di frontiera favore Austria che non è oggi in grado precisare;

3) per le colonie , a note pretese russe Murville ha risposto sostenendo trusteeship individuale a favore dell ' Italia. Mai la Francia potrà acconsentire ad una soluzione di trusteeship russa in Tripolitania. Paventando inconciliabilità opposte tesi, delegato inglese ha prospettato ipotesi di posporre intera nostra questione coloniale in attesa regolarla nel quadro generale sistema strumento trusteeship, salvo chiedere all'Italia, all 'atto conclusione pace, una generìca rinunzia ai suoi diritti sovrani individuali . Francia ed America si sono espresse nettamente a favore di una soluzione definitiva;

4) per Dodecanneso, Russia continua a rifiutare di esprimersi;

5) per Trieste, Francia è risolutamente al nostro fianco.

Massigli mi ha promesso di farmi incontrare ~ppena possibile Bidault 1•

147

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T . 1787/159. Londra, 1° febbraio 1946, ore 23,50 (per. ore 12,15 del 2 ) .

Suo 15032 .

Poiché questione ammissione Albania, salvo imprevisti, verrà rinviata prossima riunione Assemblea (come da mio telegramma n. 139)3 , non mi sembra consigliabile attirare nuovamente attenzione sulla nostra ammissione ciò che non frutterebbe con ogni probabilità più di frasi generiche cortesi, già rivolta indirettamente in occasione telegramma V.E. all'O.N.U. 4 .

Posso invece assicurare che ottima impressione è stato provocata al Foreign Office da considerazioni contenute nel telegramma n . 84 5 . Converrà quindi tornare a farlo presente a tempo debito se non dovesse nel frattempo risolversi sfortunata situazione nostri tecnici in Albania.


1 Vedi D . 188. 2 Vedi D . 128 3 Non pubblicato. 4 Vedi D. 70. 5 Vedi D. 129.

148

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N .D . 1828/152. Washington, 2 febbraio 1946, ore 13,53 (per. ore 8 del 3) .

Miei telegrammi 120 e 121 1• Ieri sera al Dipartimento di Stato si è appreso, in via confidenziale, che allo

· scopo di ristabilire il contatto con Mosca sulla questione derivante revisione dell'armistizio, si telegrafava colà per informare il Governo sovietico della intenzione americana di sostituire al testo armistiziale un nuovo modus vivendi. Quest'ultimo verrebbe giustificato agli occhi di Mosca colla necessità di sancire la soppressione giuridica di molte clausole che gli Alleati hanno rinunziato ad applicare e che ormai non hanno più necessità di sussistere dopo venti mesi di cobelligeranza attiva italiana. Si aggiungeva, anche se in modo generico, che dato ciò si riteneva opportuno di modificare anche altre clausole per snellire e farne un nuovo documento organico, ridotto a pochi termini essenziali. Secondo Dipartimento di Stato siffatta proposta dovrebbe avere l'accoglimento da parte russa del principio di un modus vivendi, e dissipare timori sovietici di una pace provvisoria. È possibile che nell'occasione si chieda anche l'assenso russo per la partecipazione della Francia alle discussioni sul modus vivendi 2•

Dipartimento di Stato ha aggiunto che intanto erano qui in corso attive discussioni con i ministeri militari per accertare gli oneri finanziari derivanti all'Italia per l'occupazione americana e la possibilità giuridica di rinunziarvi. Da parte dei militari si era fatto presente che qualora l'America dovesse provvedere al pagamento delle requisizioni, approvvigionamenti e servizi, occorrerebbe un apposito stanziamento del Congresso, ciò che toglierebbe possibilità di provvedere con un semplice atto del potere esecutivo. Comunque, si stava studiando di escogitare sistema più conveniente.

Maggiore timore del Dipartimento di Stato è sempre quello che l'Inghilterra sollevi, da parte sua, molte difficoltà ed eccezioni proprio sulla revisione delle clausole economiche finanziarie, dato anche maggiore entità forze armate britanniche in Italia.

Continuo a svolgere ogni possibile azione per accelerare i tempi.


1 Vedi D. 133.


2 Con successivo T. s .n.d. 2175 /184 del 7 febbraio, Tarchiani informava: «Dipartimento di Stato stamane assicurato confidenzialmente, a parziale modifica precedente comunicazione, che si era poi limitato a informare Mosca che avrebbe a suo tempo presentato a Governo sovietico proposta americana revisione regime armistizio. Nell'occasione si era chiesta risposta russa a precedente passo americano per inclusione Francia nelle trattative».

)

149

L'AMBASCIATORE A RIO DE JANEIRO, MARTIN!, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 1833/50. Rio de Janeiro, 2 febbraio 1946, ore 19,59 (per. ore 8 del 3).

Segnalo all'attenzione della E.V. opportunità venga ampiamente diffusa codesta stampa intervista concessa nuovo ministro degli esteri circa sviluppo relazioni i tal o-brasiliane (già telegrafato in chiaro riassunto a codesto ministero) 1• Coincidenza intervista in questione con discorso La Guardia (mi riferisco al mio telegramma 44)2 costituisce significato da porre in rilievo dovuta abilità.

Informo inoltre che qualche giornale opposizione non ha mancato criticare più o meno benignamente dichiarazioni questo ministro esteri e precisamente quelle riferentisi misure restrittive beni italiani che ministro degli affari esteri ha detto testualmente «voler sospendere prossimamente con la maggiore urgenza per non pregiudicare ritorno normalità mutui scambi commerciali tra i due paesi». Ho subito provveduto fare ribattere da altri giornali locali, ma ad ogni modo sembrami già soddisfacente risultato aver ottenuto interessare questa opinione pubblica a soluzione nostre importanti questioni 3•

150

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI

T. S.N.D. URGENTE 1925/110. Roma, 2 febbraio 1946 , ore 22.

Suo 23 4 .

Ringrazi Dipartimento di Stato per buone disposizioni manifestate. Situazione è oggi peraltro la seguente. Tanto da parte britannica quanto da parte sovietica la generica richiesta rivolta a Mosca e a Londra dagli Stati Uniti per una revisione


1 Con T . 1832/49 del 2 febbraio, non pubblicato. Nell'intervista Neves da Fontoura aveva tra l'altro affermato: «Saremo molto felici se potremo contribuire a che l'Italia riacquisti la sua rilevante posizione fra le grandi potenze mondiali».


2 Con T . 1703/44 del 31 gennaio Martini aveva riferito che Fiorello La Guardia, in missione a Rio per la cerimonia di insediamento del nuovo presidente del Brasile, generale Dutra, aveva partecipato ad una manifestazione, promossa dall'ambasciata d'Italia, tenendovi un discorso di intonazione marcatamente filo-italiana .


3 Per la risposta vedi D. 172.


4 Vedi D. 60.

dell'armistizio non sembra avere possibilità di essere accolta appunto perché generica e sino a quando resti generica. Tanto Mosca che Londra hanno invece sottolineato opportunità che, uscendo dal vago, il Governo nordamericano specifichi che cosa in concreto intende proporre in materia di revisione armistiziale. Gli Stati Uniti non ritengono tuttavia, per le ragioni ch'ella illustra, opportuno procedere a tale specificazione. Sicché siamo in pieno circolo vizioso, da cui non sembra facile uscire. Frattanto la nostra situazione resta immutata .

Ella sa che il Governo italiano cerca di liberarsi da tempo dai gravami politici,

o almeno, dagli oneri economici imposti dall'armistizio. Tenta altresì di riscattare le prestazioni già fornite agli Alleati, includendole in un conteggio generale dei rapporti di debito e credito.

Poiché la nostra situazione economica è grave e quella politico-morale non diversa, vorremmo , senza attendere la definitiva stipulazione dei trattati di pace che potrebbe essere ancora lontana, giungere intanto ad un modus vivendi che ci abbreviasse l'attesa e che incoraggerebbe l'intero Paese, e, se neppure questo potesse essere raggiunto, ottenere almeno le opportune limitate modifiche armistiziali, soprattutto in materia finanziaria .

Il Governo americano , può meglio di noi giudicare quale sia la via più adatta per raggiungere lo scopo e in quale misura esso possa essere raggiunto. Ella tenga presente che vedremmo con favore anche una soluzione intermedia. Si potrebbe, ad esempio, stabilire che gli oneri finanziari dell'armistizio vengano a cessare a partire dalla data della liberazione di Roma ovvero della cessazione delle ostilità in Italia, beninteso senza pregiudizio della definitiva regolamentazione dei rapporti di debito e credito precedenti. L'essenziale è dunque che qualche cosa di positivo venga fatto e venga fatto presto.

Sarebbe a questo proposito, ed al fine di valutare con una qualche approssimazione le prospettive avvenire, certamente utile cosa se le riuscisse intanto di accertare sino a che punto gli Stati Uniti stessi sarebbero per parte loro disposti ad accogliere le richieste italiane di cui all ' ultimo memorandum inviato alla

S.V. 1 .

Comunque, è certo che alla vigilia delle elezioni, nelle angosciose incertezze delle trattative di pace e nelle strettoie di una situazione economica grave, il perdurare di un regime, evidentemente inspirato dalle esigenze di una guerra ormai conclusa da molti mesi, provoca una sfiducia e depressione sempre più vaste e alcune sue disposizioni (assoluto controllo degli Alleati sulle risorse economiche italiane, utilizzazione della flotta e della rete di comunicazioni, mantenimento di un grosso corpo di occupazione e gravami conseguenti, ecc.) sembrano assumere forma oppressiva di riparazioni.

Ringrazi, dunque, ripeto, Dipartimento di Stato della sua buona volontà e lo intrattenga su queste linee, a titolo e in forma molto amichevoli.

Con riferimento all'ultima parte del telegramma citato questo ministero si riserva di trasmettere tra qualche giorno, non appena il ministero del Tesoro ne avrà completata la rilevazione, i dati sui rapporti di credito e debito con gli Alleati


1 Vedi D. Il , Allegato.

al 31 dicembre u.s. nonché le previsioni sugli oneri per i primi mesi dell'anno corrente 1 . Occorre però tener presente che non è possibile distinguere le prestazioni a favore della Gran Bretagna da quelle a favore degli Stati Uniti, perché le autorità alleate in Italia hanno sempre tenuto a presentare le loro richieste in comune, in modo che tale distinzione fosse impossibile. Pertanto, fino a prova del contrario, dobbiamo ritenere che il nostro credito verso i due Paesi sia ripartito in parti eguali.

151

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 1824/167. Londra, 2 febbraio 1946, ore 22,15 (per. ore 8 del 3).

Anche a parziale riscontro telegramma di V.E. 982 , comunico che da fonte americana ineccepibile risulta quanto segue:

l) Non è previsto che Commissione Venezia Giulia parta per sopraluogo prima IO corrente comunque finora non sono stati decisi nominativi componenti né itinerari o procedure che verranno seguite. Commissione, se prevarrà desiderio americano, sarà limitata, sia per numero che per compiti, che dovrebbero essere contenuti da rigide istruzioni (ciò in contrasto con intenzioni francesi a quanto mi ha detto Murville: mio telegramma n. 127)3 . Questo perché delegati supplenti avrebbero ormai ampi elementi per formulare loro proposte ~u stato delle cose cui soluzione risulterà da incontro rispettivi punti di vista; dato abbondante e minuzioso materiale di cui dispongono, prolungata permanenza Commissione in Venezia Giulia non farebbe che intralciare proseguimento lavori senza produrre fatti nuovi di rilievo.

2) Modus vivendi americano è allo studio presso Foreign Office da circa una settimana. Americani, consci nostre difficoltà economiche, si adopereranno perché venga adottato qualora dovessero rendersi conto che negoziati pace procedono troppo lenti; comunque per non distrarre lavori delegati supplenti, eventuali trattative per modus vivendi non dovrebbero avere luogo a Londra.

l Con T. 3064/166 del 20 febbraio De Gasperi trasmise tali dati e confermando le istruzioni contenute nel presente telegramma aggiunse: «Pregasi esaminare opportunità chiedere che, in attesa eventuale nuova regolamentazione nostri rapporti economico-finanziari con Nazioni Unite, oneri armistizio siano fatti cessare almeno dal ! 0 gennaio u.s . ». Sull'argomento vedi anche D. 5.

! 0


2 Con T. 1804/98 del febbraio De Gasperi aveva chiesto a Carandini di accertare e fargli conoscere : «l) nominativi delegati che si recheranno in Venezia Giulia e se saranno accompagnati da esperti e membri supplenti; 2) data presumibile di partenza, itinerario per recarsi a Trieste; 3) istruzioni di massima da essi ricevute, e cioè natura ispezioni che essi compiranno, contatti con le popolazioni, esame registri stato civile, ecc.».


3 Vedi D. 121.

152

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 1855/ 169. Londra , 2 febbraio 1946 1•

Avuto oggi con Vyshinsky colloquio di un'ora. Con franchezza ho esposto, come mio punto di vista personale, preoccupazioni circa atteggiamento Russia mantiene nostri riguardi. Gli ho esposto tra l'altro seguenti considerazioni: tale atteggiamento, pur non essendo imputabile ad intenzionale ostilità ma a più complessi e vasti motivi, si riverbererà però dannosamente sul concreto problema nostra pace e sullo psicologico orientamento nostra opinione pubblica verso un grande Paese di cui vogliamo essere amici e che vogliamo amico. L'Italia, posta al confine di due zone di influenza, non vuole essere esclusivamente assorbita né in un campo, né nell'altro. Sola politica conveniente al suo stato presente ed alla sua futura funzione è un'attiva neutralità che le restituisca indiscriminata fiducia Tre Grandi e le permetta esercitare nel bacino del Mediterraneo mediazione che può essere prezioso contributo ad una bilanciata pacificazione europea. Opinione italiana, a torto o ragione, sente che questa nostra sincera aspirazione non è sufficientemente apprezzata dalla Russia, la quale, considerandoci come esclusivi clienti della politica anglo-americana, tende respingerei in una zona estranea ai suoi interessi. Pur riconoscendo che i nostri atteggiamenti verso la Russia non sono sempre stati tali da incoraggiare suo interessamento, ho ricordato come occupazione, sebbene congiunta al fatto nostri tradizionali più intimi rapporti con Occidente, abbia per forza di determinate complesse necessità politiche, prodotto manifestazioni di solidarietà in tale direzione le quali non contrastano per nulla nostra sincera aspirazione verso amicizia Russia, che è egualmente desiderata e necessaria. Ritenevo che a questi concetti egli fosse particolarmente accessibile data azione amichevole da lui svolta suo soggiorno in Italia e di cui lo assicuravo italiani conservavano grato ricordo.

Vyshinsky mi ha invitato esporgli in dettaglio quali argomenti giustificavano atteggiamento opinione italiana e mie connesse preoccupazioni. Argomenti, che ho ampiamente svolti, sono impliciti nelle risposte che Vyshinsky mi ha dato e che sintetizzo.

Quando è venuto in Italia egli non avuto solo contatti con comunisti ma con elementi tutti partiti democratici non esclusi esponenti monarchici. Si è preoccupato in generale della causa italiana, il che prova carattere del suo interessamento, Truppe italiane sono penetrate profondamente in Russia, la quale ha voluto dimenticare danni e sofferenza subiti, ha riconosciuto per prima nuovo Governo democratico italiano, entrando per questo in contrasto con anglo-americani . La ~.ussia non ha dimenticato allora che l'Italia era stata fra le prime a riconoscere il Governo sovietico. Russia sente avere restituito dieci per uno. Essa riconosce ad apprezza funzione Italia, ma può seguire ragioni sentimentali solo parallele giustizia e condi-

I Spedito il 3 alle ore l,55 e pervenuto alle 16.

zionate alle vaste difficoltà internazionali che devonsi fronteggiare. Essa concorrerà a risolvere questione italiana ispirandosi ragioni principio che dominano sua politica. Venendo alle questioni concrete mi ha dichiarato:

l) Russia è contraria in principio sistemazione coloniale. Per questo è favorevole trusteeship su colonie italiane. A mia precisa richiesta mi ha confermato che Mosca chiede trusteeship a suo favore sulla Tripolitania ma non per trattarla come una colonia. Per le altre nostre zone coloniali è favorevole partecipazione italiana responsabilità amministrazione collettiva. Rispondendo nostre note argomentazioni contrarie proposta americana e tanto più pretese russe, ha concluso: «Questa è linea del nostro attuale atteggiamento. Non è da escludersi che in diverse condizioni si possa giungere a soluzione diversa», alludendo evidentemente agli sviluppi possibili del problema Mediterraneo.

2) In Venezia Giulia Russia vuole soluzione giusta ispirata criteri etnici, culturali, economici. A mia esposizione precedentemente fatta attuale pericolo futuro che caratterizza problema egli mi rispose: «Non è detto che Tito debba essere soddisfatto in tutte le sue pretese né che l'Italia sarà obbligata accettare tutte le rinunzie alle quali avesse ad opporsi». Circa possibilità intervento Governo russo facilitare contatti tra noi e Tito si è limitato dire che il tempo aiuterà.

3) Per Alto Adige alle mie argomentazioni circa motivi sicurezza, necessità economiche, ragioni morali che impongono difesa energica statu quo territoriale di fronte Austria che, avendo crudelmente avversato noi guerra liberazione, ci presenta oggi conto territoriale, mi ha risposto: «E chi vi dice che non vi difenderemo?». E quindi più decisivo: «Italia non deve nulla all'Austria» .

4) Circa Briga e Tenda non era al corrente né ha voluto parlarne per risparmiare tempo.

5) Circa revisione armistiziO su cui ho insistito , mi ha detto Russia sempre deplorato politica Governo militare alleato. Mi ha domandato quale modificazione credevo necessaria concludendo non potere darmi assicurazione ma che, di fronte proposta concreta, Governo sovietico si sarebbe regolato conformemente sua disapprovazione regime armistiziale cui siamo sottoposti.

Questa sintesi conversazione che parmi avere toccato aspetti essenziali nostro problema ribadisce quanto prospettato da Quaroni, per il quale Vyshinsky ha espresso simpatia e apprezzamento. Vishinsky ha insistito su carattere riservato non ufficiale sua dichiarazione. Da complesso colloquio ho ricevuto impressione Vyshinsky, pur riservando quanto pensa intimamente, abbia voluto darmi sensazione incoraggiamento. Pur dovendo prudentemente giudicare, ritengo che non vi è da disperare in una più favorevole disposizione Russia nostri riguardi connessa parallelamente evoluzione fatti internazionali 1•


1 Una sintesi di questo telegramma fu trasmessa a Quaroni e a Tarchiani con T. 2118/35 (Mosca) 122 (Washington) del 7 febbraio.

153

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL VICE PRESIDENTE DELL'A.C., STONE

L. 5/ 100. Roma , 2 febbraio 1946.

Numerous reports are reaching me these days from the Venezia Giulia as to arrangements which are in progress, even in Zone «A», on the part of Jugoslav agents in connection with the forthcoming visit of the Delegation of Experts. In particular there is evidence that ready made Yugoslav flags or the material therefore as well as paints for writing on the walls are arriving in very large quantities in several centres of the Venezia Giulia. Special squads are being formed to alter the atmosphere and appearance of the populated centres of the region and to organize and rally popular demonstrations favouring the annexation of Yugoslavia.

Moreover special Committees are being organized in many towns and villages, for the purpose of approaching the Experts and to express to them « the v o te of the people». Said activities are evidence that funds are available in very large amounts.

As a consequence of such state of affairs which is daily worsening, desperate appeals from the Italians of the Venezia Giulia are continuously reaching the Italian Government and myself personally, they cannot be ignored .

It is therefore imperative for me, dear Admiral Stone , to draw your kind attention to the following:

l) The Jtalian Government await with confidence the result of the investigation that the Allied Delegation are about to begin in the Venezia Giulia, and are certain that they will show the utmost impartiality in performing their ardous mission.

2) The Italian Government entertains no doubt that precise instructions have been issued the Delegates to extend their investigations to the whole of the Venezia Giulia therein included the city of Fiume and the Carnaro islands (Cherso and Lussino) as well as the city of Zara.

3) In order to guarantee the ltalian population, who will get in touch with the Allied Delegates , full freedom of expression it is indispensable -in the ltalian Government' s opinion -that suitable means be contemplated and made public, before the start of the enquiry, to warrant even for the future the safety and personal freedom of the Italians who will be interviewed by the Delegates in Zone «B».

4) The Italian Government feel as their duty the need of requesting that one or more representatives be appointed by Italy to work with the Delegation. These would facilitate the contacts of the Delegation with the Italian population (specially in Zone «B») the perusal of vital statistics' records and, generally, the gathering on the spot of data and elements of judgement; they could point out the marked alterations which have undoubtedly taken piace in the local situation since September 1943, alterations with which it is self-evident that the Delegation should be fully conversant. There is no objections of course that an equal number of Yugoslav representatives be appointed to work with the Allied Delegation.

Due to the imminence of the investigation, I shall appreciate it greatly if you could give immediate kind consideration to the above proposals, and I should be very grateful to you, dear Admiral Stone, if you would Jet me know what assurance you could give me in the matter 1•

154

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL CONSIGLIERE COPPINI, A VIENNA

TELESPR. 119 SEGR. POL. Roma, 2 febbraio 1946.

Rapporto di V.S. n. 19/17 del 26 gennaio n.s. 2 .

Questo ministero, mentre ringrazia la S.V. per le informazioni contenute nel rapporto citato in riferimento, esprime l'avviso che, anche a prescindere da quelli che sono e potranno essere gli sviluppi relativi alla questione dell'Alto Adige, convenga a noi, così come del resto anche all'Austria, normalizzare progressivamente i rapporti diplomatici italo-austriaci, in considerazione delle prospettive di collaborazione che, data la reciproca e rispettiva posizione geografica dei due Paesi, si aprono per essi nel campo sia economico che politico.

Questo ministero pertanto concorda nell'opportunità che, pur senza affrettare i tempi per una normale ripresa di rapporti diplomatici, per la quale del resto esistono tuttora difficoltà anche di ordine tecnico in relazione alla speciale situazione giuridica internazionale dell'Austria, siano per intanto stabiliti a Vienna e a Roma uffici «commerciali» rispettivamente italiano e austriaco.

155

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 1887/162. Washington, 3 febbraio 1946, ore 13,16 (per. ore 9,15 de/4).

Telegrammi di V.E. n. 15333 e 1707 4 e mio telegramma n. 129 5 . Ho subito portato a conoscenza del Dipartimento di Stato nel modo pm opportuno informazioni comunicatemi su atteggiamento russo per Alto Adige.


1 Stone rispose con L. 630/11/EC del 16 febbraio, non pubblicata, ma vedi D. 167. 2 Vedi D. 126. 3 Vedi D. 130. 4 Non pubblicato, ritrasmetteva il D. 131. 5 Vedi D. 139.

In conversazione che è seguita mi e stato detto che queste informazioni corrispondevano a quelle americane, all'aspettativa che qui si aveva in argomento, già da me riferite a varie riprese. È stato aggiunto confidenzialmente che mentre in questioni Venezia Giulia, Tripolitania e riparazioni Mosca appariva fino ad ora irriducibile, vi erano poi varie altre questioni importanti in cui i russi si mostravano indifferenti ed avrebbero quindi potuto prendere una decisione più benevola per noi. Dipartimento di Stato ha poi portato discorso su di una nota United Press da Londra in data di ieri, che ritengo giunta costà: questa agenzia, dopo avere ulteriormente riferito che rappresentante inglese Consiglio pace avrebbe presentato in una delle ultime sedute il noto memorandum Austria, riporta avviso di ambienti inglesi competenti che Alto Adige non passerebbe all' Austria.

156

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, E AI RAPPRESENTANTI A LONDRA, CARANDINI, E A PARIGI, SARAGAT

T. s.N.D. 1968/c. Roma, 3 febbraio 1946, ore 14.

Ho richiamato oggi attenzione ammiraglio Stone 1 e questi rappresentanti americano britannico e francese su numerose segnalazioni che mi pervengono dalla Venezia Giulia circa preparativi che vengono effettuati da agenti jugoslavi in vista prossimo arrivo delegazione esperti. Vengono predisposte manifestazioni «popolari» con bandiere jugoslave e organizzati comitati speciali per manifestare preteso voto popolazione.

Nell'assicurare i predetti che Governo italiano guarda fiducioso a risultati indagini dei delegati, sicuro del loro senso di imparzialità, ho chiesto:

l) che delegati visitino intera Venezia Giulia, Fiume e Isole Carnaro incluse nonché Zara;

2) che vengano studiati e preventivamente annunciati provvedimenti per garantire ora e in avvenire sicurezza e libertà italiani zona B che entreranno contatti con delegati;

3) che per assicurare contatti delegati con popolazioni italiane, ispezioni archivi, raccolta dati ed elementi di giudizio, nonché per segnalare agli esperti modifiche intervenute dopo settembre 1943, delegazione possa servirsi dell'opera di uno o più


1 Vedi D. 153.

rappresentanti italiani che la accompagnerebbero seppure in veste non ufficiale e che mi riserverei designare. Altrettanto potrebbe essere disposto da parte jugoslava, qualora lo si ritenga opportuno.

Pregola voler segnalare costà tali richieste per favorevole accoglimento 1 .

157

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, PRUNAS, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

PROMEMORIA. Roma, 4 febbraio 1946.

Ho telefonato all'ambasciatore Tarchiani un'ora prima del preannunciato colloquio con Byrnes. Gli sono state date in conseguenza in tempo utile le istruzioni da lui richieste coi telegrammi 150, 151, 1542 .

Gli è stato in primo luogo raccomandato di insistere il più energicamente possibile sulla tesi del trusteeship da affidarsi all'Italia per le colonie africane prefasciste.

Se, per mancanza di accordo tra le Quattro Potenze, la soluzione coloniale dovesse essere rinviata, occorrerebbe che il regime provvisorio, che dovrebbe essere temporaneamente instaurato nelle nostre colonie, fosse tale da non pregiudicare, in senso a noi sfavorevole, la soluzione definitiva da adottarsi in un secondo tempo, come indubbiamente sarebbe soluzione curatela e di preventiva rinuncia italiana ai diritti sovrani proposti dalla Gran Bretagna.

Si è sopra tutto attirata l'attenzione di Tarchiani sulla opportunità che l'elaborazione di tale regime provvisorio sia trasferito dalle Quattro Potenze ad un più ampio consesso e meglio di tutti all'O.N.U., ciò che corrisponderebbe alla generale tesi americana e consentirebbe a noi maggiore possibilità di manovra, il benevolo interessamento di Stati amici e allargherebbe in pari tempo la discussione, sottraendola ai contrasti e ai compromessi fra i Quattro e inserendola invece nel più largo quadro di un problema generale, che ha vitale interesse per tutti, e alla cui discussione potremo probabilmente partecipare su piede d'eguaglianza, se, come speriamo, intervenisse nel frattempo il trattato di pace e la conseguente ammissione fra le Nazioni Unite 3 .

l Con i TT. 2043/178 e 3249/220, rispettivamente del 6 e del 26 febbraio, Tarchiani e Saragat comunicarono di aver svolto i passi richiesti. Carandini fornì analoga assicurazione con T. 3046/282 del 22 febbraio, aggiungendo: «Mi risulta che questione rappresentante italiano è stata discussa da Comitato supplenti con esito negativo. Mi sembra da escludersi che proposta aggregazione Colonna Commissione abbia migliore probabilità riuscita. Da parte inglese, con cui sono fermamente in contatto, mi è stata data ripetuta assicurazione che rispettivi esperti sono stati messi opportunamente in guardia circa manifestazioni jugoslave».


2 Vedi D. 143. 3 Le precedenti istruzioni furono poi trasmesse anche per telegrafo (T. 2095/118 del 5 febbraio, ore 21) affinché ne rimanesse traccia agli atti dell'ambasciata.

Ho informato Tarchiani della consegna avvenuta stamane di un nuo vo memorandum sull'Alto Adige 1 , che illustra e completa il nostro punto di vista sulla necessità di mantenere la frontiera al Brennero , e sulle recenti dichiarazioni di Vyshinsky a Carandini 2 che consentono un qualche minor pessimismo circa l'atteggiamento sovietico nei nostri confronti. Tarchiani mi ha chiesto se il Governo italiano abbia considerato l'eventualità di non firmare nel caso che le condizioni di pace siano, come si profilano, concepite in termini punitivi. Gli ho ricordato , in risposta, le dichiarazioni fatte dai presidenti Parri e De Gasperi sull'argomento, dichiarazioni che , a mio giudizio , dovevo ritenere tuttora valide.

158

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 1902/ 172. Londra , 4 f ebbraio 1946, ore 20,30 (per . ore 8,30 del 5 ) .

Suo 1470/c. 3•

Ho sottolineato al Foreign Office necessità che Commissione esperti Venezia Giulia esamini questioni frontiera orientale italiana nel quadro generale sistemazione Adriatico e estenda pertanto sue indagini Fiume , Zara e isole , punto di vista che era già stato riferito al Foreign Office e che mi risulta pure noto delegati americano e francese. Insisterò in argomento tanto più che mi è sembrato comprendere che ci si rende conto fondatezza siffatta richiesta .

Gradirei conoscere, per mia norma, se anche Governo sovietico sia stato interessato nello stesso senso.

Con l'occasione, e facendo seguito a mio 167 4 , informo che , anche secondo Foreign Office, partenza Commissione sarebbe imm inente. Sue istruzioni per questione frontiera sarebbero sempre quelle fissate scorso settembre, e cioè linea etnica che lasci minimo allogeni ambo le parti. Difficoltà svolgere inchiesta in atmosfera opposte passioni sarebbe presente spirito delegato britannico.

Secondo Dunn, poi, ciascuna delegazione sarebbe composta cinque esperti: politico, ecomomico, militare, navale e cartografico. Capo delegazione americana sarebbe signor Moseley, capo delegazione francese signor Gros. Delegazione sovietica non sarebbe ancora giunta a Londra. Prima partenza sarebbe prevista riunione presenza delegati supplenti onde fissare procedura, itinerario ed altri dettagli attività inchiesta. Soggiorno sarebbe calcolato in due o tre settimane.


1 Vedi App . 3. 2 Vedi D. 152. 3 Vedi D. 123. 4 Vedi D. 151.

159

L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 1905/33. Mosca, 4 febbraio 1946, ore 21,10 (per. ore 8,30 del 5).

Telegramma di V.E. n. 1836 1•

Americani sanno altrettanto bene quanto me che russi non (ripeto non) accetteranno modus vivendi che modifichi nostro statuto armistizio, a meno che esso non sia adottato anche per Stati che hanno capitolato a Russia. Non sono nemmeno del tutto sicuro che russi ci tengano. realmente modificare statuto armistizio entro loro zona, perché esso conviene loro in particolare economicamente, così come stato Italia conviene anglo-americani. Non prevederei obbiezioni anche Francia sia ammessa consultazioni, dato che essi le hanno riconosciuto ufficialmente diritti speciali per quanto concerne armistizio Italia. Se americani si intestano sollevare questione modus vivendi e si mostrano invece reticenti per quanto concerne revisione clausole economiche-finanziarie, temo molto che prossime conversazioni con Mosca si risolveranno per noi in nuove speranze, nuove delusioni.

160

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 2039-2088/168-175. Washington, 4 febbraio 1946 2•

Mio telegramma 1543 .

Ho avuto stamane lungo colloquio con segretario di Stato. Gli ho presentato nota, di cui al vostro telegramma 764 , con la quale si ringrazia, a nome di V.S., per azione svolta dal Dipartimento di Stato a Londra e a Mosca affinché fosse accolta, in documenti di risposta alla nota francese, proposta consultazione, sia in fase preparatoria redazione trattato di pace, sia alla Conferenza di Parigi. Nota ribadisce punto di vista del Governo italiano e esprime quindi opportunità che


1 Non pubblicato, ritrasmetteva il D. 133.


2 Il resoconto del colloquio con Byrnes fu riferito in vari telegrammi che partirono e pervennero nei giorni e nelle ore appresso indicati: T. 2039/168 del 4 febbraio, ore 19,30, pervenuto alle ore 8,30 del 6; T. 1984/169 del 4 febbraio, ore 15,20, pervenuto alle ore 9,20 del 6; T. 2040/172 del 5 febbraio, ore 19,44, pervenuto alle ore 8,30 del 7; T. 1997/173 del 5 febbraio, ore 20,58, pervenuto alle ore IO del 6; T. 2027/174 del 7 febbraio, ore 10,35, pervenuto alle ore 8,30 dell'8; T. 2088/175 del 6 feb.braio, ore 20,25, pervenuto alle ore 12 dell'Il.


3 Vedi D. 143, nota l p. 198.


4 Non pubblicato.

nessuna decisione, sia pure di massima, sarà adottata da attuale Consiglio pace Londra su nostra questione senza che Italia sia preventivamente sentita. Segretario di Stato ha risposto che il principio contenuto nella nota al Governo francese corrispondeva precisamente al punto di vista sempre sostenuto dagli Stati Uniti e per il quale egli si era battuto yigorosamente a Potsdam quanto a Londra.

Ho consegnato poi a Byrnes mia lettera personale (preparata prima della conversazione telefonica con segretario generale) 1 , nt;:lla quale, dopo di aver accennato informazioni da Londra sulle pretese avanzate in questioni territoriali, alcune delle quali inconsistenti, sottolineo che nessun Governo democratico italiano potrebbe firmare un trattato di pace che riconosca sanzionare tali pretese nei termini in cui sarebbero state poste. Lettera, dopo aver richiamato premessa dichiarazione nostra cobelligeranza e assicurazioni datemi da Dipartimento di Stato il 26 giugno

u.s. circa pace giusta e non punitiva (mio telegramma 225) 2 , chiede che io sia posto in grado di assicurare al mio Governo che America favorisce soluzione equa per legittimi interessi italiani tanto per questione frontiere quanto in Africa.

In cordiale conversazione che è seguita, ho illustrato al segretario di Stato la posizione italiana nella questione, insistendo punto per punto sulla necessità di una efficiente azione Stati Uniti d'America a Londra. Ho trovato Byrnes sempre molto amichevole verso l'Italia e comprensivo delle necessità della nuova democrazia italiana. Peraltro, mentre alla vigilia della Conferenza di Londra egli era pieno di entusiasmo e sicuro della parte preponderante che , affermava, gli Stati Uniti America avrebbero avuto nella nostra pace, ora gli ostacoli, gli insuccessi ed i continui attacchi cui è qui fatto oggetto, lo hanno reso più cauto e scettico.

Mi sono poi dovuto rendere conto che Byrnes era poco informato ultimi sviluppi singole nostre questioni . Quando si è parlato dell'Alto Adige , ha accennato a commissione d'inchiesta che stava recandosi sul luogo, facendo evidente confusione, come mi è stato poi nettamente confermato da dirigente ufficio competente, con Venezia Giulia. Così pure non sembrava al corrente del piano inglese di «guardianship» a quattro per colonie prefasciste. Gli sembrava come un nuovo progetto di trusteeship che escludesse l'Italia, tanto che ho dovuto spiegargli diffusamente di che si trattava.

Ho quindi ritenuto preferibile non addentrarmi nei dettagli dei vari problemi, cercando di ottenere almeno assicurazioni di principio. Mentre riferisco più avanti sintesi sue risposte in materia Alto Adige, Venezia Giulia e Colonie (sulla questione frontiera colla Francia ci siamo intrattenuti brevemente ed ho riaffermato nostro punto di vista) riassumo posizione generale Byrnes, più volte ribaditami:

l) Gli Stati Uniti America mantengono sempre tutti i punti delle note loro proposte per la pace con l'Italia sostenute a Londra nel settembre scorso. Dunn ha istruzioni di fare tutto il possibile per assisterle e farle accettare. La simpatia e l'interessamento dell ' America sono acquisite all'Italia.

2) Tuttavia, occorrerà trovare delle formule che possano condurre ad una rapida e soddisfacente conclusione di un trattato di pace. L' America vuole soluzioni eque che erano, secondo Byrnes , quelle del piano americano di pace; ma le occorre tener conto di quelle che sembra affermino altri e valutarie in formule obiettive.


1 Vedi D. 157. 1 Vedi serie decima, vol. Il, D. 290.

3) L'Italia avrà comunque ampio modo di difendere la sua causa e i suoi «giusti» argomenti saranno, senza prevenzione, accolti e sostenuti dagli U.S.A. e da stesso Bymes.

Il segretario di Stato, durante la conversazione, ha ripetutamente accennato alla difficoltà di persuadere l'Inghilterra, il cui atteggiamento verso l'Italia gli sembrava legato a vieti preconcetti e inspiegabile, dato che l'Inghilterra, come se non più degli U.S.A., deve aver interesse ad una Italia risanata ed amica. Ha esortato tuttavia a continuare senza scoraggiarsi a parlare con Londra delle nostre questioni, gli U.S.A. non potendo imporre all'Inghilterra una unilaterale soluzione. Gli ho assicurato che era appunto quanto codesto ministero ed il nostro ambasciatore a Londra non si stancano di fare.

Ho ampiamente illustrato a Bymes vari elementi questione Alto Adige, che V.E. contemporaneamente comunicava a Roma ai quattro ambasciatori, nonché informazioni su atteggiamento varie Potenze. Segretario di Stato mi ha detto che laquestione era allo studio del Consiglio della pace di Londra ed egli non aveva notizie di eventuali recenti discussioni. In tale situazione non poteva fare alcuna precisione né anticipazione suo punto di vista. Ho allora vivamente insistito affinché gli U.S.A. non deflettano da nota posizione assunta a Londra nel settembre u.s. e ho chiesto se potevo assicurare V.E.; Bymes mi ha risposto «gli Stati Uniti mantengono tutte le proposte allora sostenute a Londra». Ha aggiunto però che occorreva tener presente anche opinione degli altri, dovendosi raggiungere intesa tra i Quattro sui vari problemi ed essendo necessaria unanimità. Mentre ricordo quanto segnalato più sopra rilevo d'altra parte che le dichiarazioni di Bymes confermano che almeno la precedente posizione americana al Consiglio di pace di Londra permane immutata anche per Alto Adige. Richiamo al riguardo mio telegramma n. 129 1 .

Nella lunga conversazione con segretario di Stato, gli ho prospettato i gravi pericoli, per la sistemazione pacifica dell'Europa, insiti nelle rivendicazioni jugoslave sulla Venezia Giulia . Gli ho detto che l'Italia, mentre non poteva ammettere discussione sull'italianità di Trieste, confida che la linea etnica per l'Istria terrà in dovuto conto le vitali esigenze italiane e potrà essere accettata da noi. Bymes, il quale non sembrava molto al corrente dei dettagli della questione, mi ha detto che, dopo che gli esperti avranno presentato le loro relazioni, si dovrà decidere in base principi di giustizia. A mia richiesta di assicurazioni , ha risposto di non poter impegnare adesso Governo americano su di una formula precisa, che potrebbe poi subire mutamenti per la forza delle cose. Peraltro, in linea di principio gli Stati Uniti tengono fede alle proposte presentate alla Conferenza di Londra e le sosterranno sino ai limiti del possibile. Dunn è un interprete sicuro di queste istruzioni. Ad ogni buon fine anche Bymes sarà presente e non mancherà, come nel passato, di sostenere la necessità che all'Italia sia resa giustizia.

Ho parlato a lungo col segretario di Stato della nostra questione africana . Ho cominciato a chiedergli la sua opinione sul progetto inglese di «guardianship» a quattro come soluzione temporanea che gli ho poi diffusamente spiegata.

Ho affermato che l'Italia non poteva in alcun modo accettare una soluzione siffatta che, oltre tutto, sotto il velo della temporaneità, mirava a spogliarla fin da ora dei suoi titoli e diritti.

t Vedi D. 139.

Byrnes mi ha detto allora , e me lo ha ripetuto altre due volte nel corso della conversazione a mia precisa domanda, che neanche egli accettava progetto inglese da me illustratogli e che far à il possibile perché sia scartato a Londra. Gli ho quindi fatto presente che Governo italiano aderirebbe volentieri progetto trusteeship, con l'Italia «trustee» proposto Francia. Mi ha risposto che conosceva tale progetto e che America non l'avverserebbe, ma contro di esso , oltre opposizione russa all'Italia trustee , vi era anche nettissima opposizione inglese. «Inglesi sostengono che a nessun costo l'Italia deve riavere amministrazione sue colonie, dato uso che ne ha fatto nel passato» . Ho naturalmente replicato con ogni utile argomentazione.

Secondo Byrnes non vi sarebbe altra soluzione possibile oltre a quella del trusteeship plurimo proposta dal piano americano , che prevede, a quanto egli mi ha formalmente ripetuto, la partecipazione dell'Italia al Consiglio dei trustee che assisterebbe l'amministratore capo. Se l'Italia, egli mi ha detto, ottenesse di essere unico trustee , dovrebbe assumersi oneri finanziari attualmente per essa insopportabili , oppure dovrebbe compromettere anche la ricostruzione del territorio metropolitano: aderendo trusteeship plurimo, essa non avrebbe questi oneri che passerebbero all'O.N.U . Ho replicato anche a questa osservazione, che ricorre sovente e che è purtroppo qui radicata (occorrerà quindi tenerla bene presente, per controbatteria immediatamente in modo definitivo e con cifre concrete, quando saremo chiamati a difendere il nostro punto di vista) . Sono infine ritornato sulla possibilità che a Londra si finisca coll'escogitare una soluzione provvisoria, data la evidente difficoltà di conciliare le quattro tesi contrastanti sulla sorte delle colonie. Se l'Italia, gli ho detto, conformemente indicazioni datemi per telefono dal segretario generale, non può assolutamente accettare il progetto inglese di «guardianship» , essa potrebbe invece considerare un guardianship temporaneo nell'ambito dell'O.N.U. Byrnes mi ha risposto: «Ogni soluzione che riporti le questioni controverse all 'O.N.U. è per il nostro Governo accettabile», aggiungendo che ad ogni modo l'America non ha alcuna prevenzione contro la presenza dell'Italia in Africa né notevoli interessi propri da far valere in contrasto con i nostri.

Si è anche parlato della presumibile durata delle trattative per la pace 1• Egli ha manifestato la propria intenzione di accelerare al massimo i tempi: ha espresso la speranza che la Conferenza di Parigi esaurisca il proprio compito in un paio di settimane e che si possa avere la nostra pace in giugno. Ho formalmente espresso fondati dubbi e, ricordando che l'Italia ben presto entra in attivo periodo elettorale, ho nuovamente rilevato la necessità che il modus vivendi, in sostituzione dell'armistizio, di cui parlavamo ormai da parecchi mesi col Dipartimento di Stato, si concretasse in un atto positivo e sostanziale che dimostrasse l' amicizia e la comprensione degli Stati Uniti d'America verso democrazia italiana. Da Byrnes mi è stato assicurato che gli

U.S.A. non desistevano dalla loro azione della cui utilità erano pienamente convinti. Egli stesso ne aveva parlato calorosamente con Bevin, trovando peraltro parecchie perplessità. Ho osservato che Londra aspettava le concrete proposte americane. Il segretario di Stato mi ha allora rammentato che soltanto pochi giorni fa aveva avuto da Mosca la nota risposta che mostrava come i russi non fossero più assolutamente restii a prendere in esame un progetto americano. Ha poi insistito che anche da parte nostra si continuasse a parlare della questione cogli inglesi. Ha terminato assicurando che da parte dell 'America ogni possibile sforzo sarebbe stato fatto.


1 Vedi DD. 148 e 150.

161

IL CONSIGLIERE COPPINI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

TELESPR. 44/ 38. Vienna , 4 febbraio 1946 (per. il 21 ) .

Durante conversazione odierna con ministro Gruber circa Alto Adige, ho chiesto se risultasse ufficialmente che Conferenza Londra avesse deciso invio commissione studio colà. Gruber mi ha risposto che notizia stampa non aveva avuto conferma e che pertanto attendeva precisazioni da nuovo rappresentante austriaco Londra. Circa nota su Alto Adige presentata undici giorni fa da Austria a Londra, Gruber mi ha detto essere desiderio Alleati che suo contenuto resti riservato. Gli ho allora espresso mia meraviglia per sue recenti dichiarazioni stampa (che trasmetto a parte) che ne riecheggiavano tenore. Dopo ultimo nostro colloquio 1 , ritenevo che Governo austriaco avrebbe dato pubblicità suoi progetti solo dopo decisione alleata . Gruber rispostomi che nota era stata esaminata da intero Gabinetto e che molte voci erano quindi corse su suo contenuto cosicché gli era sembrato opportuno darne notizia alla stampa. Ha poi aggiunto che a nota in parola era unito memoriale contenente motivi ordine economico , commerciale e sociale che giustificano richieste austriache.

162

L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

R. 151 /84 . Mosca , 4 febbraio 1946 (per . il 21 ) .

Il telegramma per corriere di V.S. n. 8778 del 9 novembre 2 mi è giunto soltanto in data 31 gennaio.

Sono ben lieto che Cadogan abbia riconosciuto «che ogni nostro atto di riguardo verso Mosca non può che facilitare l'opera americana a nostro favore»: ci vuole però da parte degli inglesi una bella faccia tosta a dirlo, dopo che ci hanno messo in croce, e come, per la ripresa delle relazioni con la Russia e dopo


1 Vedi D. 142.


2 Non pubblicato: ritrasmetteva una comunicazione di Carandini (T. s.n.d. 11132/731 del 29 ottobre 1945) relativa a dichiarazioni di Cadogan «... sulla necessità che il Governo italiano non trascuri , per evidenti ragioni di opportunità e di equilibrio, di attribuire all'influenza russa importanza che essa riveste per la soluzione delle questioni che ci interessano... » e la risposta di De Gasperi: «Siamo perfettamente d' accordo su necessità , cui le ha accennato Cadogan, di procedere nei confronti sovietici , da parte nostra, in modo e con mezzi adeguati alla reale influenza che la Russia ha per la soluzione delle questioni che ci interessano. Da qui, appunto, l'importanza che annettiamo, fra l'altro, alla ripresa dei rapporti economici fra U.R.S.S. e noi. Ma se gli inglesi ed americani continuano ad ostacolare codesta ripresa, ella vede che entriamo in un circolo vizioso da cui difficilmente usciremo ... ».

che , loro stessi, con tutta la loro politica e i loro intrighi in Italia con polacchi, jugoslavi e simili hanno contribuito moltissimo a creare a Mosca un'atmosfera di diffidenza nei nostri riguardi.

V.S. ha risposto facendo osservare a questo proposito la necessità che non vengano fatte obiezioni a nostre possibili trattative commerciali con l'U.R.S.S.: cosa senza dubbio di grande importanza.

Siccome, dal testo dei telegrammi, vedo che la conversazione con Cadogan ha avuto luogo per nostra iniziativa, e siccome non potrei non concordare con l'opportunità di cercare, in quanto possibile , di smontare le prevenzioni russe nei riguardi del Governo italiano , mi permetto di aggiungere che ci sono alcune cose che potremmo fare noi senza bisogno , almeno credo , di rivolgersi agli inglesi.

A suo tempo ebbi occasione di far presente alla S.V. l'importanza del tutto sproporzionata, ma purtroppo seria, che assumeva la disgraziata questione della Villa Abamelek: non ho insistito di più, dopo aver fatto presente con tutta chiarezza lo stato delle cose, perché non si dicesse che Io facevo perché desideravo rientrare in ambasciata. Debbo però ripetere che il fatto che la pratica si sia trascinata tanto a lungo non ha mancato di provocare del risentimento da parte sovietica nei nostri riguardi.

E così bisognerebbe , per quanto concerne i russi, dare anche a tutte le piccole cose di ogni giorno la loro giusta importanza.

Ma la questione di gran lunga più importante , nel quadro dei rapporti italo-russi è la questione della nostra stampa. È un argomento su cui già molte volte ho avuto occasione di attirare l'attenzione di V.S. E che i russi gli attribuiscano molta importanza , mi sembra confermato dal fatto che anche Molotov, nella conversazione avuta con V.S. a Londra 1 , ebbe occasione di fargliene parola.

Debbo riconoscere che, evidentemente in seguito all'interessamento di V.S., l'atteggiamento del Popolo ha segnato un certo miglioramento : ma per il resto della nostra stampa le cose vanno di male in peggio . Un ex ambasciatore russo a Roma, Stein, ebbe a dirmi , qualche giorno addietro, che nemmeno sotto il regime fascista la maggioranza della stampa italiana era stata così violentemente antisovietica come lo è attualmente. La reazione russa a tutte le critiche della stampa straniera è sempre stata ed è ancora morbosa: è una forma tipicamente totalitaria di insofferenza di ogni critica, se si vuole, ma è un fatto con cui tutti quelli che , per una ragione o per un 'altra, come noi in questo momento , abbiano bisogno di un certo benvolere da parte russa, non possono non tener conto.

Noi ci copriamo dietro la libertà di stampa: ora questo è un punto che i russi non vogliono né ammettere né capire. O, per essere più esatti , essi ne danno una interpretazione tutta loro. L'atteggiamento della stampa italiana -essi dicono mostra chiaramente che esistono in Italia gruppi politici e interessi potenti, i quali, sia a scopi di politica interna che di politica estera, conducono una campagna di calunnie, di provocazioni , di avvelenamento dell 'opinione pubblica contro la Russia. Sono questi i gruppi i quali , in contatto con altri gruppi all'estero, vorrebbero preparare una coalizione e poi una nuova aggressione contro l'U.R.S.S. E questi gruppi rappresentano quella cosiddetta reazione la cui potenza, le cui macchinazioni

t Vedi serie decima , vol. Il , D . 567.

.

-quali che esse siano in realtà -i russi considerano come una minaccia reale, fino a considerare come tutt'altro che escluso che, in un tempo più o meno lontano, essi prendano il potere: l'atteggiamento della loro stampa fa vedere quale sarebbe la loro politica estera il giorno che essi fossero arrivati al potere.

I russi possono ammettere -a malincuore -che le disposizioni legislative italiane non permettono di sequestrare i giornali incriminati (considerano questa come una grave lacuna di tutta la legislazione stampa dei paesi occidentali) ma dicono , in sostanza: il Governo italiano ci dice -e lo dice anche in qualche sua manifestazione pubblica -che vuole avere una politica di amicizia nei riguardi dell'U.R.S.S.: ammettiamo che realmente il Governo italiano non possa fare niente contro questi giornali. Ma perché noi potessimo realmente credere alla sincerità di quello che dice il Governo italiano, bisognerebbe che la stampa governativa italiana non solo si astenesse dal pubblicare notizie ostili, false o tendenziose, ma che attaccasse la stampa non governativa che lo fa, la condannasse, la stigmatizzasse, che conducesse, in una parola, una campagna di stampa filosovietica in maniera da almeno controbilanciare, di fronte all'opinione pubblica italiana, il possibile effetto della campagna antirussa: ed essi non vogliono ammettere che i partiti che fanno parte della coalizione governativa non potrebbero, se lo volessero, influenzare in tal senso i loro organi di partito.

Il risultato pratico di tutto questo è che le dichiarazioni amichevoli, comprensive, che V.S. può fare, in qualsiasi sede, nei riguardi dell'U.R.S.S. vengono più che neutralizzate dalla campagna che la grande maggioranza della stampa italiana conduce contro l'U .R.S.S. Mi si potrà obiettare che è un modo di ragionare che non va: non voglio discuterlo: il mio dovere è di segnalare a V.S. quello che è il modo di ragionare dei russi: storto o diritto che sia, se noi vogliamo raggiungere il fine, ossia stabilire un certo equilibrio nelle nostre relazioni con la Russia, in confronto con le nostre relazioni con gli anglo-sassoni, bisogna che ne teniamo conto e ci regoliamo in conseguenza: altrimenti tutto quello che noi possiamo fare in altro campo, non avrà che in piccolissima misura l'effetto desiderato. Sono ormai ventotto anni che tutti i Paesi occidentali hanno cercato di persuadere i russi del significato che si deve dare a un articolo od anche a una campagna di stampa in regime di libertà di stampa; non ci sono ancora riusciti: non possiamo sperare di riuscirei noi.

Io non posso che dolermi di questa attitudine della nostra stampa: confesso che non riesco a capire quale sia la ragione per la quale, per combattere il comunismo in Italia, sia assolutamente necessario tirare in ballo la Russia: io penso, forse ingenuamente, che potremmo benissimo fare le nostre lotte politiche, le nostre polemiche interne senza dover continuamente per questo metterei di mezzo la Russia, la sua politica, senza dover prendere violentemente posizione in questioni, che, sotto l'apparenza di lotta di opposte ideologie, non sono altro che lotte di imperialismi altrui, attualmente del tutto estranee ai nostri interessi. Mi sembra talvolta strano che tanti direttori di nostri giornali non arrivino a rendersi conto che con questo loro atteggiamento essi contribuiscono ad aumentare l'irrigidimento russo nei nostri riguardi, con conseguenze per noi poco piacevoli, vista la ormai ben provata supinità degli anglo-sassoni di fronte ai russi, al tavolo delle conferenze. Sarà forse che il mito della nostra intelligenza e del nostro senso politico deve relegarsi in soffitta, insieme a tanti altri miti . Quello però che è mio dovere di dire, formalmente, è che tutti gli sforzi di buona volontà che V.S. ha fatto e fa, nella sua qualità di ministro degli esteri, per convincere l'U.R.S.S. delle nostre intenzioni amichevoli, sono frustrati dall'atteggiamento di una gran parte della stampa italiana.

In occasione della Conferenza di Mosca ho visto che nella stampa italiana è stata fatta una certa polemica sul fatto se e fino a che punto la politica interna italiana abbia influito sull'atteggiamento, poco comprensivo, della Russia. Francamente la risposta non potrebbe essere che affermativa, ma a condizione di ben comprendere che cosa i russi intendono per fascismo e per sradicamento del fascismo.

Premesso che i russi si occupano della politica interna degli altri Paesi solo in funzione di politica estera -è questo un punto su cui molti non sono d'accordo con me, ma su cui continuo ad insistere -si può dire che per i russi è fascista chiunque attacca la politica estera russa o mostra delle tendenze, in politica estera; contrarie alle direttive della politica estera della Russia. Per esempio un conservatore il quale trovi che i russi sono ampiamente giustificati nel fare quello che fanno nell'Iran settentrionale, in vista di quello che gli inglesi stanno facendo, e da tempo, nel sud, è un conservatore «progressista» e quindi antifascista: un socialista il quale sia favorevole al blocco occidentale, o un azionista che parli di federazione europea, sono invece dei fascisti o per lo meno dei filofascisti.

I russi, ragionando da marxisti, continuano a voler considerare il fascismo come un metodo dei circoli reazionari, capitalisti e latifondisti, per tenere a bada il loro proletariato: non voglio dire che essi non si interessino di epurazione, nel senso che le si attribuisce da noi, ma ritengono che l'epurazione nel campo amministrativo non fa che curare le manifestazioni e non la radice del male: per curare il male alla sua radice bisogna procedere all'eliminazione della potenza economica, e quindi politica, dei promotori del fascismo: e perciò riforma agraria, nazionalizzazione della grande industria e della grande banca. Se non si fa questo, il fascismo forzatamente ritornerà, e ritornerà appunto nella sua forma di politica estera mirante all'aggressione contro lo Stato socialista.

È evidente, quindi, che se in Italia noi avessimo fatta una riforma agraria radicale e la nazionalizzazione dell'industria e della banca, l'atteggiamento della Russia nei nostri riguardi sarebbe assai più benevolo di quello che esso non sia oggi, in quanto che la Russia riterrebbe che, tolti di mezzo questi elementi, ostili alla Russia per dovere di classe, essa potrebbe contare su di un orientamento filosovietico della nostra politica estera.

Ma, tuttavia, anche in questo caso, ci sarebbero dei limiti ben definiti alla benevolenza della Russia: non bisogna dimenticare mai che la Russia fa la politica estera della Russia e non una politica estera ideologica. Così per esempio anche se l'Italia fosse «realmente democratica» la politica russa per quanto concerne le nostre frontiere colla Jugoslavia sarebbe esattamente la stessa, perché, per un complesso di ragioni che ritengo di aver sufficientemente spiegato, la Jugoslavia ha agli occhi dei russi un valore maggiore che non l'Italia, e quindi la democrazia jugoslava dovrebbe avere la precedenza. Eguale sarebbe pure l'atteggiamento della Russia in materia di riparazioni: se la democrazia italiana mettesse in dubbio il suo dovere di risarcire i danni fatti all'Unione Sovietica, ciò vorrebbe dire che è ancora inquinata di fascismo. Complessa sarebbe la situazione della Russia in materia di colonie: dato tutto l'atteggiamento che essa ha assunto, e continua a mantenere, di fronte a

tutto il problema coloniale (problema ben più vasto che quello delle nostre povere

colonie), la Russia non potrebbe sostenere che le colonie italiane ci dovrebbero

essere lasciate. Essa continuerebbe ad insistere sul criterio del trusteeship ma sareb

be, credo, stato facile persuaderla, una volta ammesso il principio generale a che

noi fossimo il trustee delle nostre ex colonie. Decisamente favorevole a noi sarebbe

stato invece l'atteggiamento della Russia per tutto quello che concerne il manteni

mento della nostra indipendenza, per il disarmo dell'esercito e della flotta, per

controlli finanziari , basi navali ed aeree, mantenimento della nostra industria, etc.

E questi stessi limiti valgono anche pèr quanto concerne i possibili risultati di

un differente nostro atteggiamento nei riguardi della Russia. Si tratterebbe cioè di una politica che bisognerebbe tener presente, come possibilità avvenire, come elemento importante in una politica diretta a mantenerci neutri in un futuro conflitto, .piuttosto che come una politica diretta ad ottenere una modifica immediata dell'atteggiamento russo nei· nostri riguardi, ai fini immediati del nostro trattato di pace: per questo, forse, è troppo tardi, comunque ripeto, la politica russa, in quanto il nostro trattato di pace, più che trattato di pace con noi è conflitto di opposti

interessi, non è modificabile che in quei stretti limiti che ho indicati sopra.

Ma sia che si tratti di una politica a lunga scadenza, sia che si tra tti di una

politica a risultati, seppure modesti, ma più immediati, è bene non perdere di vista

un punto essenziale: rapporti commerciali, rapporti culturali, dichiarazioni ufficiali

di qualsiasi genere, sono elementi tutti di importanza, certo, ma secondari. Il problema

principale oggi è la stampa, sia la sua campagna antisovietica, sia certe tendenze in

politica estera (patto occidentale e federazione europea) che sono in netto contrasto

con le direttive della politica estera sovietica. Partendo da questo punto di vista,

ritengo mio dovere far presente a V.S. che una azione definitiva per far mutare

atteggiamento alla stampa, un provvedimento di rigore contro qualche giornale

antisovietico, una pubblica dichiarazione di V.S. che condanni e deplori questo

atteggiamento di una parte della nostra stampa, avrebbero qui una ripercussione

assai più favorevole ed effettiva di qualsiasi altra dichiarazione di politica generale 1 .

163

L'INCARICATO D'AFFARI A CHUNG KING, ANZILOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 2063 /12. Chung King, 6 febbraio 1946, ore 10,30 {per. ore 9,15 del 7).

Comunicando vice ministro affari esteri gradimento ambasciatore2 , ho profittato occasione per seguire istruzioni di cui suo 53 . Ho fatto presente che da parte


1 Per la risposta vedi D. 237. 2 Per la nomina di Thun Chin Ju ad ambasci atore di Cina a Roma. 3 Vedi D. 117.

italiana si annette massima importanza impostare al più presto su nuove basi amicizia vera e duratura con Cina. Riconosciamo opportunità concludere appena possibile nuovo trattato cui mi si è accennato sia verbalmente che per iscritto (mio 8) 1 . Nel frattempo saremmo disposti, se ciò tornasse gradito a Governo Cina, confermare nostre intenzioni con dichiarazione scritta di cui da parte cinese si potrebbe accusare ricevuta. Vice ministro ha confermato che, inviando Roma uno dei suoi uomini migliori, Governo intendeva dar prova amicizia verso di noi. Circa il resto avrebbe incaricato uffici competenti suo ministero studiare questione; riteneva comunque che per riapertura di fatto nostri consolati soluzione adottata per Shanghai potesse essere per noi soddisfacente in via provvisoria e mi ha chiesto quali altri uffici desideravamo riaprire. Risposta si farà probabilmente attendere certo tempo. Può darsi che cinesi lascino cadere per ora la cosa e non escluderei neppure che suggerissero iniziare senz'altro conversazioni per nuovo trattato. Ho preferito parlare «nostra intenzione stabilire amicizia con Cina su basi nuove» senza citare espressamente rinuncia diritti preesistenti.

Data estrema suscettibilità questo Governo e opinione pubblica per tutto quanto ricordi privilegi Potenze occidentali, rinuncia, di cui prendessimo noi iniziativa, potrebbe essere interpretata, anziché come gesto simpatia, come tentativo acquistare merito in questione che essi tengono a considerare superata . Quello che preme per ora è di rassicurare cinesi circa nostre intenzioni, futuro trattato dovrà poi naturalmente precisare tutti punti lasciati nel vago .

Riferisco ampiamente per corriere 1•

164

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 2102-2111 ( 176. Washington, 6 febbraio 1946, ore 11 (per. ore 8 del/'8).

Suo telegramma n. 18952 .

Ho già riferito con telegramma n. 121 e n. 1523 informazioni avute al Dipartimento di Stato circa presentazione questione revisione armistizio. Non sarà possibile accertare sino a che punto U.S.A. accoglieranno nostre richieste economiche finanziarie ultimo memorandum, fino a quando non saranno state concluse discussioni tra Dipartimento di Stato e ministeri militari. Debbo peraltro far presente sin da ora che sarà ben difficile fare accettare, specie da inglesi molto contrari a rinunzie in materia finanziaria, principio retroattività cessazione oneri finanziari di cui al


1 Non pubblicato. 2 Non pubblicato , ritrasmetteva il D. 14!. 3 Vedi DD. !33 e 148.

telegramma n. Il O1• Confermo inoltre che opinione americana, sino ad ora manifestata in forma amichevole, è che nostre erogazioni finanziarie, pur costituendo apparentemente un complesso indivisibile, in realtà vadano valutate secondo le spese effettivamente sostenute per singoli eserciti . Ripeto che si tende a considerare come questione a parte quella delle truppe alleate stazionate in Venezia Giulia.

Mi rendo naturalmente conto che siamo in pieno circolo vizioso, giacché da parte russa, a quanto mi ha comunicato anche testé ambasciatore Quaroni, si sarebbe disposti accettare solo revisione clausole finanziarie, che invece americani temono, ritengo con ragione, sia quella particolarmente osteggiata da parte inglese, specie se presentata isolatamente.

Comunque, continuo a fare ogni possibile tentativo affinché il Dipartimento Stato, che conosce e valuta questa difficoltà, non desista dalla sua iniziativa nostro favore. Infatti, pur essendo la questione dopo il Convegno di Mosca apparentemente meno pressante di quando si era al punto morto delle trattative di pace, tuttavia ritengo che, a parte altre ovvie considerazioni, sia utile non lasciare nulla intentato, per premunirei contro non impossibili nuovi differimenti della pace, nonché per rafforzare la nostra situazione anche per momento in cui saremmo posti di fronte alla firma e alla ratifica trattato pace.

165

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T . S.N.D. 2100( 180. Washington, 6 febbraio 1946, ore 16,35 (per. ore 8 dell 'B).

Suo 118 2 e miei 150-151 e 1743 .

Secondo le notizie odierne da Londra delegati Consiglio pace stanno attualmente difendendo noto progetto rispettivi Governi per soluzione questione coloniale. Ieri ha parlato Dunn in favore piano americano trusteeship multiplo, come mi aveva annunziato segretario di Stato. Qualora, come Dunn ha riferito qui alcuni giorni fa (mio 150), ciascuna delegazione rimanesse stato di attuale posizione, almeno a quanto pare ora, non resterebbero che due soluzioni possibili:

l) deferire la questione ad una riunione dei propri ministri esteri;

2) prendere in considerazione progetto di stralcio della questione dal trattato di pace e addivenire pertanto ad una soluzione provvisoria. Unico progetto

t Vedi D. 150. 2 Vedi D. 157, nota 3. 3 Vedi DD. 143 e 160.

finora esistente al riguardo sarebbe quello britannico di «guardianship» a quattro , che Byrnes mi ha detto ripetutamente non essere di suo gradimento. Peraltro , le più grandi difficoltà per tale seconda soluzione potrebbero venire da parte sovietica.

Comunque, qualora dovesse prevalere seconda ipotesi, e ciò anche nel caso si sostituisse alla «guardianship» dei Quattro quella dell'O.N .U. (che Byrnes mi ha detto di vedere favorevolmente) o di un organo di questa , parrebbe quasi certo che nel trattato di pace verrebbe inserita una clausola la quale prevede-. rebbe la rinunzia dell'Italia ai precedenti suoi titoli senza riserve diritti o qualcosa di simile.

Col telegramma n. 151 già ho segnalato conversazione avuta al riguardo al Dipartimento di Stato , il quale considera che ogni soluzione di trusteeship comporti anzidetta rinunzia. Poichè tuttavia punto di vista del Dipartimento di Stato non sembra ancora cristallizzato in materia di clausole, e. data la, direi per lo meno , rìluttanza che qui si ha per escogitare formule proprie ben definite, riterrei molto utile potere essere messo in grado, da codesto ministero, di suggerire al Dipartimento di Stato alcune formule che noi considereremmo accettabili, come minor male. Beninteso, dette formule, che dovrebbero essere congegnate in modo da riuscire accettabili all' America, ma anche agli altri, verrebbero suggerite al Dipartimento di Stato ove se ne rendesse imperativa la necessità ad evitare il peggio. Non potendo prevedere quanto tempo potremmo avere a disposizione in un estremo tentativo per vedere di persuadere gli americani a fare propria una nostra formula, credo sarebbe opportuno avere anche pronta eventuale successiva variante qualora la necessità stringesse. Ad ogni modo, ove la E.V. lo ritenga del caso , se ne potrebbe intanto intrattenere, anche genericamente, Dunn a mezzo R. ambasciatore a Londra.

Sarei grato a V.E. di voler telegrafarmi sue istruzioni al riguardo, come anche ogni possibile elemento circa intendimenti altre Potenze interessate specialmente Francia.

166

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D . 2030/ 185. Londra, 6 febbraio 1946 , ore 20,30 (per. ore 8,30 del 7) .

Colloquio odierno Harvey mi ha confermato di aver in questi giorni ricevuto proposte concrete Dipartimento di Stato per modificazione armistizio. Questione è allo studio competenti uffici e, secondo precedenti assicurazioni , viene favorevolmente considerata . Eserciterò ogni possibile intervento per sollecitare decisione. Prevedo che in materia finanziaria Tesoreria opporrà seria resistenza.

Anche questione nuovo cambio per pagamento truppe è allo studio in rapporto punto di vista Governo italiano che ho debitamente sostenuto.

167

IL SEGRETARIO DELL'UFFICIO DI COLLEGAMENTO, BOMBASSE!, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

APPUNTO RISERVATISSIMO URGENTE. Roma, 6 febbraio 1946.

Con riferimento alla lettera n. 5/100 indirizzatagli da S.E. De Gasperi 1 , l'ammiraglio Stone mi ha pregato di assicurare il R. Governo che egli farà tutto quanto sta in lui per indurre il generale Morgan ad agire il più sollecitamente ed energicamente possibile.

Egli ha tenuto a sottolineare in modo particolare che si rende pienamente conto della gravità dei fatti riportati e delle condizioni esposte dal presidente del Consiglio, delle quali si renderà volentieri interprete presso le superiori Autorità militari alleate.

L'ammiraglio Stone mi ha altresì incaricato di suggerire riservatamente che

S.E. De Gasperi invii con urgenza una lettera, simile a quella indirizzata a lui, anche agli ambasciatori d'Inghilterra e degli Stati Uniti 2• La lettera dovrebbe essere sostanzialmente identica a quella n. 5/100 e solo eventualmente mutata in quel tanto che sarà ritenuto opportuno in relazione alle funzioni dei nuovi destinatari.

Il capo della Commissione alleata ha confidenzialmente aggiunto di ritenere opportuno non venga specificato ad ogni ambasciatore che analoga comunicazione gli è già stata inviata, per non dare loro la sensazione che -essendo già investiti della questione la Commissione alleata e il Quartier Generale delle forze alleate -non sia urgente ed importante che essi svolgano una decisa azione presso i loro Governi.

168

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AGLI AMBASCIATORI AD ANKARA, MARCHETTI, A MOSCA, QUARONI, E A WASHINGTON, TARCHIANI, E AI RAPPRESENTANTI A LONDRA, CARANDINI, E A PARIGI, SARAGAT

T. PER CORRIERE 2198/C. Roma, 7 febbraio 1946, ore 15.

È stato di passaggio a Roma il nuovo ministro degli esteri greco. Questo ambasciatore d'Inghilterra, che ha avuto occasione di incontrarlo, mi informa che, avendo egli insistito sull'opportunità di una sollecita ripresa delle relazioni italo-greche, il ministro ha risposto assicurando che il Governo ellenico è d'accordo in via di principio, ma l'opinione greca non è ancora del tutto preparata. L'iniziativa potrà cioè essere, a suo avviso, concretata soltanto fra qualche settimana, comunque prima dei trattati di pace.


1 Vedi D. 153. 2 Vedi D. 156.

169

L'AMBASCIATORE A MADRID, GALLARATI SCOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 2148 / 100. Madrid, 7 f ebbraio 1946, ore 22,15 ( per. ore 9,30 dell'B).

Ho veduto ieri questo ministro affari esteri e, approfittando tono confidenziale con cui mi ha parlato situazione spagnola, ho avuto opportunità fargli comprendere quanto sia desiderata in Italia evoluzione che riconduca presto Spagna a normalità democratica.

Ministro degli affari esteri è perfettamente conscio favorevoli ripercussioni che avviamento in tal senso potrebbe presentare all'estero. Egli non si nasconde difficoltà che ostacolano rapidi sviluppi poichè considera che, per smontare senza eccessive scosse attuale organizzazione, occorre sostituire gradatamente gli elementi costitutivi . Ha aggiunto che, dovendosi ritardare, per ragioni tecniche, normalizzazione da lungo tempo preannunziata (mio telespresso 1546 del 21 luglio scorso)' Governo spagnolo si proporrebbe indire in primavera referendum popolare su argomenti importanza sostanziale che illuminerebbe Governo circa pensiero masse popolari senza peraltro entrare in pieno in questione istituzionale.

Ministro degli affari esteri mi ha ripetuto che Franco, desideroso restaurazione monarchia, ha favorito trasferimento pretendente in Portogallo e aspirerebbe a incontro con Don Juan che potrebbe avere luogo segreto. Soltanto , ha aggiunto ministro, occorre seria preparazione poichè monarchia che rientrasse in Spagna affrettatamente mancherebbe ogni necessaria garanzia stabilità e durata .

Dubito che Franco aspiri a re·staurazione monarchia molto prossima . Sono d'avviso che egli la consideri come migliore via d'uscita per quando regime attuale abbia a scomparire, ma non ritengo personalmente ancora giunto momento in cui trapasso debba effettuarsi.

170

JL CONSIGLIERE COPPINJ AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T ELESPR. SEGRETO 52-53 /45-46. Vi enna, 7 febbraio 1946 (per. il 22).

Presidente Repubblica ha voluto vedermi oggi perchè gli consegnassi lettera di

V.E. 2 giuntami cinque giorni fa . Il presidente Renner mi ha pregato rendermi interprete sua gioia per espressioni usate da V.E. nei riguardi suoi e Austria. Ha aggiunto che si ripromette inviarle ancora altra missiva mio tramite. Nella conversazione susseguita presidente Renner mi ha manifestato suo profondo rincrescimento per grave attuale situazione centro Europa. Salvezza nostro continente dovrebbe


1 Non pubblicato. 2 Vedi Allegato.


225 trovare sue basi nella stretta collaborazione democratica di Inghilterra, Francia, Italia e Germania. Hitler non aveva in fondo errato nelle sue visioni politiche generali ma i mezzi atroci da lui usati e la mancanza assoluta di ogni libertà avevano reso impossibile realizzazione suo piano. Naturalmente non si poteva ancora fare simile affermazione senza essere sospettati di nazismo ma l'avvenire di Europa sta nella saldezza e nella collaborazione di questi quattro Stati.

Presidente Renner ha seguitato dichiarandomi che è assolutamente intenzione Governo austriaco realizzare le più strette e amichevoli relazioni con l'Italia, cui naturale premessa era tuttavia soluzione questione Alto Adige. Tirolo meridionale sarebbe storicamente sede originaria della Contea tirolese cui si aggiunse posteriormente regione settentrionale. Austria avrebbe bisogno di rioccupare questa regione per costituire larga fascia meridionale che assicuri solidità e benessere Stato austriaco . Risolto detto problema, non può esistere fra Italia ed Austria nessuna ragione di controversia. Popolo austriaco sente vivo desiderio riprendere contatti con Italia che saranno ancora più ampi data esclusione Germania dal traffico europeo. Ricordando discussioni trattato pace nel 1919, Renner ha detto che cessione Alto Adige ad Italia fu contropartita che Grandi Potenze ci accordarono data loro cattiva volontà di aderire a legittime aspirazioni Italia su sfruttamento economico in Asia Minore. Presidente Salandra e generale Cadorna avevano espresso loro soddisfazione per linea Salorno. Alto Adige non può essere parte essenziale per l'Italia, mentre è indispensabile per avvenire Austria. Governo austriaco riconosce diritto italiano mantenere sue attività economiche in Alto Adige. In questo senso saranno date Italia massime facilitazioni per uso energia elettrica colà prodotta. Concessione zona franca e porto nel Danubio avrà per Italia grandissima importanza sia per distribuzione nostri prodotti in tutti i Balcani che per convogliare in Italia grano ungherese e petrolio rumeno.

Da parte mia mi sono limitato ad assicurare nuovamente presidente Renner che è assoluta intenzione di V.E. e del Governo italiano di avere con Austria le migliori e più favorevoli relazioni.

Dichiarazioni Renner su Alto Adige sono , tranne dettagli , ripetizione argomenti già esposti in sue pubbliche dichiarazioni .

ALLEGATO

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, DE GASPERI, AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA AUSTRIACA, RENNER

L. PERSONALE. Roma, 17 gennaio 1946.

Le sono molto grato per la sua lettera 1 e per il ricordo dei tempi in cui sedemmo insieme a Vienna nella Camera dei deputati del vecchio impero asburgico. Da allora oltre un trentennio è trascorso ed è invero sorprendente che un parallelo destino abbia voluto riservarci -dopo le ultime tempestose vicende internazionali ~le responsabilità di governo dei nostri due Paesi confinanti .

Anche per me questa coincidenza di circo stanze è fonte di sincero compiacimento e mi associo cordialmente alla speranza da lei espressa che la nostra personale conoscenza contribuisca ad agevolare lo sviluppo amichevole dei rapporti tra l'Italia e l' Austria.


1 Vedi D. 26.

171

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI 1

L. PERSONALE. Londra, 7 febbraio 19462•

Non ho mai più avuto una tua riga particolare, intendo uno di quei diretti contatti che confortano la solitudine, ma non me ne lamento perchè immagino e conosco il tuo calvario. ·

• Ti scrivo sotto l'impressione di sollievo determinata dalla soluzione del grave dissenso anglo-russo. L'atmosfera era fino a ieri molto tesa tanto che, pur giudicando con calma, non era da escludere il peggio dati i termini perentori ed il tono aspro della polemica. Ieri sera la tempesta si è calmata. La soluzione raggiunta da sostanziale soddisfazione a Bevin, ma manca di quella normalità procedurale e di quella schiettezza di espressione in cui il dibattito avrebbe dovuto esaurirsi. Resta il fatto che una grande potenza, avendo sollevato un'accusa contro una potenza alleata, ritira l'accusa ma pone il veto a che il Consiglio di Sicurezza si esprima con un voto e giudichi nel merito. È vero che il tono e gli argomenti di Bevin, che sono andati al di là dello specifico argomento per investire in un solo contrattacco la Russia ed il comunismo, hanno messo Mosca nella più difficile delle condizioni per aderire ad un decente compromesso, ma è anche vero che la improvvisa denuncia russa e le perentorie richieste che l'hanno accompagnata hanno messo Bevin nella necessità di una energica e aggressiva difesa. Vyshinsky si è in complesso comportato con una moderazione formale ed in fine con un'attitudine conciliante di cui Bevin gli ha reso testimonianza. La ferita è suturata. Resterà la cicatrice nei rapporti anglo-russi. Resterà sovratutto un imbarazzo funzionale nell'O.N.U. la cui fragile compagine non potrà non restare intimidita da questa prima prova di forza di uno dei maggiori associati. Comunque, in definitiva, la giovanissima struttura delle Nazioni Unite ha resistito al colpo. E questo è un buon segno.

Come ti ho ieri telegrafato, di fronte ai dominanti dibattiti dell'O.N.U. i lavori di Lancaster House sono passati in ultimo piano, dimenticati dalla pubblica opinione, inosservati dalla stessa stampa. I delegati supplenti girano guardinghi intorno ai concreti problemi della nostra pace. Mancano di direttive e di contatto coi ministri degli esteri assorbiti da ben altri guai, mancano di capacità a decidere, mancano di un minimo di accordo per le possibili soluzioni. Finora a Lancaster House non si è discusso costruttivamente, si è conversato a titolo di saggio sui vari temi della pace italiana. Si segna il passo in attesa che le soluzioni particolari ricevano avviamento da un meno paralizzante disaccordo sul piano dei rapporti fra i Tre Grandi.

È evidente che il disegno generale della nostra pace si concreterà non sul piano tecnico delle ragioni di giustizia, di diritto, di necessità a cui noi facciamo appello, ma


1 Ed. in «Nuova antologia», 1993, fase. 2185, pp. 114-118. 2 Manca l'indicazione della data di arrivo.

sul piano politico quale risulterà per somme e differenze nel calcolo dei compensi in cui si stabilizzerà la competizione internazionale che si svolge al di sopra delle nostre teste.

Avendo svolto e continuando a svolgere, secondo le tue direttive ed il mio pienamente concordante convincimento, tutte le argomentazioni pratiche che militano a nostra difesa, avendo bussato a tutte le porte, destate tutte le attenzioni e acquistata ogni possibile simpatia per i nostri casi, mi convinco sempre di più del valore precario e relativo di ogni ragione fondata su un criterio di giustizia e di diritto che è superato da ben altre irresistibili necessità.

Sento che la nostra difesa è stata da te perfettamente organizzata e, secondo le tue istruzioni, ampiamente prospettata. Poco vi sarà da aggiungere.

Tu sarai chiamato, prima o poi, a ribadire il nostro punto di vista o qui a Londra, o a Washington, o a Parigi. E tutto questo ha un suo valore procedurale e morale. Ma, se andiamo alla sostanza, quali sono le prospettive? Ripeto, non è sul terreno della logica e del diritto che ci sarà dato sostanzialmente modificare a nostro favore uno stato di fatto che si va maturando sul terreno politico. La fase che mi pare offra per noi le maggiori possibilità è quella attuale in cui si vanno orientando nei nostri riguardi le forze la cui definitiva componente deciderà di noi. Gli argomenti elementari su cui noi possiamo contare per migliorare all'origine una posizione che difficilmente ci sarà dato correggere in seguito, sono oggi rappresentati dal valore intrinseco . che si attribuisce alla nostra cooperazione ai fini del nuovo equilibrio europeo e dall'atteggiamento di mediazione che noi dimostreremo di voler assumere al confine fra due opposte zone di influenza.

Noi ci troviamo e ci troveremo a inevitabile disagio, costretti come siamo geograficamente e politicamente fra i due blocchi concorrenti, ma suscettibili di conciliazione, in cui il mondo è potenzialmente diviso. Siamo troppo deboli per permetterei di considerarci e di agire come clienti esclusivi dell'un blocco e come impliciti competitori dell'altro. E ciò perchè quello non è in grado di proteggerei a fondo e questo è tanto forte da paralizzare ogni soluzione che possa risolversi in un nostro paventato rafforzamento. Solo una politica di stretta e chiara neutralità mi pare possa acconsentirei di adempiere la nostra funzione mediatrice attirandoci la simpatia o la tolleranza dell'una parte e dell'altra . So che questo è in sostanza il tuo pensiero e perciò nel mio lungo colloquio con Vyshinsky 1 ho battuto a fondo su questo tasto, ottenendo una manifesta rispondenza. Tutto questo ha un valore ed una probabilità di successo quando non si risolva in una manovra più o meno velata ma in una politica chiaramente dichiarata ed attuata alla luce del sole. Il Foreign Office conosce benissimo ed apprezza questa nostra esigenza di cui non gli ho mai fatto mistero. Sono stato ieri da Harvey 2 e gli ho riferito a grandi linee il mio colloquio con Vyshinsky. Egli si è vivamente interessato, manifestando il suo evidente apprezzamento sia per la franchezza del mio modo di agire (che è qui la mia sola forza), sia per gli effetti sedativi che risultano da ogni nostra azione intesa a sciogliere i sospetti russi nei nostri riguardi e quindi a smontare certe resistenze verso una favorevole soluzione della pace italiana che è, per interesse inglese, auspicata, entro certi limiti, dal Foreign Office.


1 Vedi D. 152. 2 Vedi D. 166.

In effetti, salvo la questione di Tenda e Briga che è una bega circoscritta alle relazioni italo-francesi , tutte le altre minacce alla nostra integrità ed alla nostra futura efficienza hanno determinanti ed effetti di carattere vastamente internazionale.

Per le colonie, l'America ha proposto la trusteeship collettiva pensando di dare a relativo buon mercato una soddisfazione mediterranea alla Russia. La Russia chiede la trusteeship individuale sulla Tripolitania come carta di contrattazione nei confronti di altre posizioni mediterranee che ben più la interessano (Grecia, Dodecanneso, Dardanelli). Se riceverà conveniente soddisfazione nel Mediterraneo orientale, mollerà le sue pretese su Tripoli, se no insisterà a fondo. L'Inghilterra, per parte sua, sarà più o meno indotta a insistere per avere un piede in Cirenaica a seconda della maggiore o minore compromissione della sua posizione in Egitto che risente la spinta del movimento panarabo incoraggiato dalla Russia. La Francia si batterà per la difesa della nostra sovranità in Libia perchè sa che una trusteeship libica batterebbe in breccia tutto il problema delle sovranità sulle colonie nordafricane, ma ha altri problemi alle porte di casa che ben più le premono e si regolerà nei nostri confronti a seconda dei compensi che le saranno offerti in altri settori.

Contro queste molteplici influenze, quale valore decisivo possono avere i nostri

J

sacrosanti argomenti sul carattere sociale delle nostre colonie, sulla nostra esemplare amministrazione, sul nostro diritto a portare a compimento un'opera di civilizzazione onorevolmente iniziata?

L'esempio del Dodecanneso è particolarmente sintomatico . Anche nel solo caso per noi non controverso, noi non riusciremo a regalare quelle isole alla Grecia rifondando l'amicizia italo-greca su quel dono espiatorio, fino a che la questione dei Dardanelli e dell'influenza inglese in Grecia non saranno risolte in modo soddisfacente per la Russia .

La questione alto-atesina pare si evolva a nostro favore per considerazioni che non hanno nulla a che fare con le nostre ragioni . La Russia considera l'Austria come un cuneo anticomunista e le taglia le ali. Ecco tutto. Se e come questo nuovo elemento favorevole possa salvare lo statu quo alto-atesino, dipende dalle compensazioni che la Russia vorrà offrire in altri settori.

Ripeto un luogo comune vedendo proteso verso Trieste il braccio russo nelle maniche di Tito . La difesa delle minoranze slave in questa estrema promiscua risacca dello slavismo verso Occidente è un pretesto , le ambizioni espansionistiche jugoslave sono un motivo accessorio. La determinante decisiva sta in una sfera di mire superiori capaci di scavalcare, a seconda della finale convenienza, le ragioni dello slavismo, le ambizioni di Tito e le nostre difese.

E ancora: per quanto riguarda le riparazioni, le richieste russe (per non parlare di quelle anglo-americane che non sono ancora ben definite) non sono tanto condizionate all'entità dei danni che abbiamo inflitto o alla nostra capacità di pagamento, quanto alla maggiore o minore convenienza che la Russia avrà a calcare la mano su di noi col rischio di vederla domani calcata in modo corrispondente a carico degli ex satelliti balcanici che ha in cura. Lo stesso dicasi per il nostro disarmo a cui la Russia pare ora meno interessata per gli identici motivi di possibile ritorsione nella sfera balcanica. L'esemplificazione potrebbe continuare, ma mi pare sufficiente. Tutte cose note e ovvie, tu mi dirai. Ed hai ragione, ma se ho elencato tutte queste considerazioni sul carattere universale degli argomenti apparentemente particolari che interessano la nostra pace, è perchè ritengo che da questo schematico riassunto risulti confermata una tesi evidente e che non deve essere persa di vista. E cioè: noi non abbiamo da risolvere dei casi particolari coi singoli aspiranti alle nostre colonie, alle nostre riparazioni, al nostro disarmo, nè con Tito, con l'Austria, con la Grecia. Abbiamo da risolvere un caso unico con una associazione o opposizione di interessi che fanno capo ai due poli del mondo, e dalla cui casuale composizione dipende la nostra sorte nel ristretto ambito delle nostre vitali necessità.

Questo è il piano su cui dobbiamo batterci. Quando vedo i giornali italiani, e comunque la nostra privata e pubblica opinione, fossilizzarsi nel chiuso spazio delle argomentazioni a sostegno dei nostri diritti ed aggrapparsi disperatamente a ragioni logiche o morali, sono preso da una viva inquietudine .

So, esattamente, che la tua visione è ben più vasta e realistica. Tu sai, a tua volta, in quale grande (che non potrebbe essere maggiore) estimazione io tenga il tuo giudizio e la tua linea politica. Fra noi tutto ciò è chiaro. Ma è altrettanto chiaro fra te ed il Paese?

Ho approvate pienamente, con sollievo , le tue dichiarazioni di politica estera alla Consulta. Comprendo le tue difficoltà contro la marea dei nazionalismi i quali sempre abitano al polo opposto della ragione, se pure hanno oggi da noi una ragione di destarsi di fronte alle troppe minacce che ci angustiano. Ma appunto perchè l'opinione pubblica è oggi sovraeccitata e poco ricettiva alla dura realtà, credo bisogni continuare ad insistere perché l'italiano medio non si faccia soverchie illusioni, non si attenda sovratutto miracoli dalla delegazione che tu condurrai nuovamente al tavolo della Conferenza.

Se ti posso dare un consiglio, con animo di amico, sia la delegazione molto modesta di numero, venga il pubblico illuminato preventivamente sulle poche possibilità che ci si offrono e sul carattere universale delle difficoltà che ci attendono. Quando sarai invitato, parti dall'Italia in sordina e Dio voglia che tu ci possa tornare applaudito.

Il maggior pericolo che io vedo per noi sta in questa diffusa renitenza della nostra opinione ad accogliere la realtà quale è. La reazione che è succeduta alla tua onesta dichiarazione di non aver carte in mano, è per me uno dei sintomi più inquietanti. So che sei uomo da resistere alla tentazione di indulgere a questo bisogno di illusioni, e per questo ti servo con convinzione e mi permetto di parlarti con tanta franchezza.

Ritornando al mio primo e costante argomento, continuo a pensare che una buona carta sia quella di . migliorare decisamente le nostre relazioni con la Russia. L'Inghilterra, purchè l'affare sia chiaro, non se ne avrà a male. Nè credo che l'America, se lealmente informata, vorrà adontarsi se. ubbidiamo a questa nostra necessità. Insisto su questo punto perchè ho l'impressione che , col prolungarsi delle trattative e colla perenne evoluzione della situazione internazionale, da parte russa ancora oggi si sia pronti a ricevere e riconoscere sostanzialmente ogni nostro leale approccio.

Errori (di omissione) si sono commessi sotto questo aspetto nel passato e li abbiamo evidentemente scontati. Ma perchè non tentare ancora di riparare parlando a tutte le parti un linguaggio schietto ed obiettivo, accompagnato da un aperto atteggiamento di neutralità che è il solo compatibile con le nostre presenti condizioni e conveniente alla nostra futura funzione? Chè se poi il mondo, Dio non lo voglia, si spezzerà in due, vedremo se e come la nostra neutralità dovrà essere salvaguardata. Oggi il mondo fa sforzi immensi per restare unito. E noi non abbiamo altro da fare che conquistare confidenza ed eliminare sospetti ad est ed a ovest.

Scusa se mi sono dilungato dettando. Non vorrei inrastidirti, nè ho inteso darti consigli, ma semplicemente aprirti il mio animo il che è necessario, di tanto in tanto, alla efficienza della mia collaborazione.

Spero avrai approvato la mia lettera a Bevin 1• Dopo averla ricevuta egli è stato con me particolarmente cordiale e i nostri rapporti ora sono quali possono essere fra due uomini che si intendono in reciproca fiducia. Cosa ne verrà fuori, Dio solo lo sa. Fammi anche sapere in sintesi la tua impressione sul mio colloquio con Vyshinsky quale risulta dal diffuso telegramma che ti ho mandato. Come vedrai cerco di ingombrarti il meno possibile riferendo unicamente sui colloqui dai quali vi è un succo da trarre. Ti evito la via crucis di tutti gli altri contatti che non mi portano luci o indizi significativi.

Voglio assicurarti, solo per tua tranquillità , che non dò tregua a nessuno e nulla lascio di intentato. Questo aggirarmi «fuori mura» intorno ai concilii in cui si decide di noi è una fatica estenuante. Persevero, lieto di condividere con te l'accusa di rinunciatarismo con cui verranno un giorno premiate le nostre fatiche. Mandami ogni tanto una riga solo per dirmi se vado per diritto o per traverso 2 .

172

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A RIO DE JANEIRO, MARTIN!

T. 2193/38. Roma , 8 febbraio 1946, ore 22.

Suo 50 3 .

Ringrazi a mio nome codesto ministro degli esteri per sua intervista sui rapporti italo-brasiliani. Gli dica che siamo molto sensibili a codeste espressioni di solidarietà in un momento per noi grave. Di tale solidarietà abbiamo bisogno sopratutto in questo periodo in cui si elabora trattato di pace che deciderà delle nostre sorti. Gli comunichi in via amichevole che tutte le informazioni in nostro possesso concorrono nel far ritenere probabile condizioni dure. Il Brasile fa parte della Conferenza dei Ventuno che esaminerà i progetti elaborati dai Quattro. Sopratutto in questa sede la sua voce disinteressata e obiettiva potrebbe esserci di utilità estrèma. Ella voglia, la prego, continuare ad informare preventivamente codesto Governo di tutte le nostre tesi, sulla scorta della documentazione già in suo possesso e di quella che a mano a mano le forniremo . Farò altrettanto con questo ambasciatore del Brasile 4•


1 Vedi D. 106, Allega to . 2 Per la risposta vedi D. 226. 3 Vedi D. 149. 4 Per la risposta vedi D. 199.

173

n., PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AGLI AMBASCIATORI A MADRID, GALLARATI SCOTTI, E A WASHINGTON, TARCHIANI, AL RAPPRESENTANTE A PARIGI, SARAGAT, E ALL'INCARICATO D ' AFFARI A BERNA, BERlO

T. 2355/c. 1• Roma , 8 febbraio 1946, ore 18,15.

In occasione riunione Conferenza che esaminerà termini pace con Italia appare opportuno ed urgente, anche per suggerimento ambasciata Londra, che locali

C.L.N. italiani, Comitati profughi, altri enti nonchè gruppi connazionali e personalità straniere per noi simpatizzanti, facciano pervenire direttamente ai rappresentanti Potenze riunite a Londra, sotto forma di telegrammi e brevi promemoria, appelli e voti in favore della nostra causa . Appelli, il più possibile calorosi, seri e documentati dovrebbero venir inviati direttamente al «Council of Foreign Ministers, Lancaster House, London S.W.I.» contemporaneamente al «Secretariat of the Generai Assembly of the United Nations, London».

Prego la S. V. volersi adoperare attivamente per incoraggiare manifestazioni del genere fornendo al caso opportuni chiarimenti e documentazione ed interessando in merito dipendenti consolati .

174

IL RAPPRESENT,ANTE A PARIGI, SARAGAT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 2259/ 166. Parigi, 9 febbraio 1946, ore 17,50 (per. ore 8,30 del 10).

Mio 1572 .

Partecipato oggi con capi missioni diplomatiche ricevimento ufficiale presidente Gouin il quale intrattenutosi affabilmente con me in cordiale colloquio senza tuttavia alcun riferimento ai problemi franco-italiani. In tale occasione avuto breve conversazione con ministro affari esteri interim Gay, il quale accennatomi lettera Cagnolati ed espressomi, in tono cordiale ma fermo, suo stupore resistenza italiana rivendicazione francesi Tenda Briga, sottolineando azione personale Bidault per vincere atmosfera antitaliana diffusa Francia fine ostilità, liquidare campagna annessione Val d'Aosta e ridurre margine richieste territoriali. Gay aggiunto che, al


1 Le stesse istruzioni vennero inviate con T. 3466/C. del 2 marzo alle ambasciate a Rio de Janeiro, Santiago e Buenos Aires e con T. 3925/C. del 7 marzo alle legazioni a La Paz, Quito, Bogotà, Avana, Guatemala, Panama e Caracas.


2 Con T. 2158/157 dell'8 febbraio Saragat aveva informato d'essere stato invitato al ricevimento del nuovo presidente del Consiglio francese Gouin.

posto Bidault, egli avrebbe rivendicato Bardonecchia in base noto cavilloso argomento comunicazioni ferroviarie. Dopo allusione a incessante arrivo Parigi delegazioni popolazioni frontiera reclamanti annessione Francia diversi territori italiani, ribadito resistenza Bidault tali richieste, ma fattomi intendere che Francia giunta estremo limite riduzione sue pretese. Queste, da vaghi accenni, oltre Tenda e Briga, potrebbero tuttavia comprendere anche altopiano Moncenisio . Risposto ministro con noti argomenti che mi riservo ribadire a Bidault al suo ritorno da Londra 1•

175

L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S. N. D. 2262/ 39. Mosca, 9 febbraio 1946, ore 23,11 (per. ore 8,30 del 10).

Telegramma di V. S. 35 2 .

Fra dirigenti politica russa Vyshinsky è più diplomatico nella forma mentre più duro nella sostanza. A scanso possibili future delusioni, credo sarebbe più esatto parlare coincidenza questo momento interessi generali russi con nostri su determinati punti, piuttosto che più favorevoli disposizioni Governo sovietico: il che vale del resto anche per gli altri.

l) Atteggiamento Governo sovietico circa questione Venezia Giulia resta immutato. Forma prudente in cui si è espresso Vyshinsky corrisponde del resto atteggiamento generale questo Governo che non ha mai preso posizione precisa al riguardo e ciò significa che, non trattandosi questione che U.R.S.S. considera essenziale, attende vedere quale sarà realmente atteggiamento anglo-americano in proposito e vuole lasciarsi aperte comunque possibilità compromesso con altre questioni.

2) Possiamo invece contare su appoggio sovietico questione Alto Adige per ragioni da me esposte, pur tenendo conto anche qui che Russia non attribuisce questione importanza capitale.

3) Potremmo pure contare appoggio russo su questione riparazioni beni italiani all'estero qualora da parte nostra ci si assicurasse tesi sovietica come riferito con mio rapporto n. 482 del 13 novembre u.s. 3 .

4) Possiamo anche contare su larga misura appoggio sovietico per questione quattro libertà, disarmo, controlli finanziari politici ed altre limitazioni permanenti nostra sovranità, in quanto parte generale trattato che ci riguarda sarà negoziata parallelamente trattati pace con Potenze balcaniche, e Russia farà possibile per limitare diretto controllo intervento altri alleati .

Per quanto riguarda punto quarto ricordo V. S. che mi sono finora astenuto sollevare espressamente questione qui per non intralciare eventuali negoziati in corso, specie con americani, e perchè non mi è ancora noto specificatamente punto


1 Vedi D . 220. 2 Non pubblicato , ritrasmetteva il D. 152. 3 Vedi serie decima, vol. II, D. 682.


233 di vista Governo italiano sull'argomento . Qualora V. S. deciderà ne parli, pregherei farmi avere necessarie istruzioni . Trattandosi però questioni che , per ragioni su esposte, sono connesse con interessi sovietici, anche se noi non ne parliamo espressamente, atteggiamento russo sarà egualmente in massima in nostro favore. Lo stesso vale , in linea di massima, anche per questione riparazioni : parlarne non parlarne qui ha quindi importanza più che altro formale . Per quanto concerne colonie trattasi , più ancora che per altre questioni che ci riguardano, contrasto grossi interessi difficilmente conciliabili, per cui non sarei sorpreso che ad ultimo momento dovesse prevalere tesi delegato inglese di cui al telegramma di V. S. 2099 1•

176

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A VARSAVJA, REALE

T. 2513/43. Roma , 10 febbraio 1946, ore 17,45.

Suo rapporto 29 del 6 gennaio 2•

Può assicurare codesto Governo che ostacoleremo qualsiasi iniziativa del genere (Associazione fra polacchi dissidenti). Aggiungo in linea confidenziale che siamo discretamente intervenuti presso Santa Sedè perchè signor Papée limiti sua attività soltanto ai suoi specifici compiti, ed eviti in particolare qualsiasi iniziativa che possa costituire ragione di contrasto fra noi e codesto Governo, col quale intendiamo mantenere atteggiamento di assoluta correttezza e lealtà.

177

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI

T. 2514/139 . Roma , 10 f ebbraio 19464 .

Con graduale estensione quota adeguamento cambio alle varie partite bilancia pagamenti e con ottenuto controllo totale circolazione Governo italiano ha creato condizioni indispensabili per livellamento prezzi interni e esterni. Già prezzi allo interno sono in decisa diminuzione rendendo possibile graduale assetto bilancia commerciale mentre aumento gettito imposte ordinarie e severo controllo spese pubbliche consentono far considerare avviata soluzione problema equilibrio bilancio. Per garantire e spronare ripresa economica nazionale e riassestamento politico


1 Non pubblicato, ritrasmetteva il D. 146. 2 Non pubblicato . 3 Vedi D. 178. 4 Spedito l'li alle ore 13.

sarebbe molto efficace piena fiducia internazionale perciò prego fare opportuni passi per indurre Governo americano esaminare con R. Governo condizioni necessarie per ammissione Italia accordi monetari Bretton W oods e Banca Ricostruzione Internazionale senza attendere conclusione definitiva pace e pur con le riserve imposte da attuale situazione 1 .

178

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE PRESSO LA SANTA SEDE, DIANA

T. PER CORRIERE 2516. Roma, 10 febbraio 1946.

Risulterebbe che ambasciatore di Polonia presso Santa Sede si sarebbe fatto iniziatore di una nuova associazione destinata a raccogliere tutti i polacchiresidenti all'estero che non riconoscono il Governo di Varsavia.

Non so se la notizia sia esatta. La prego comunque di informarne codesta Segreteria di Stato ad ogni buon fine , osservando che se iniziativa fosse effettivamente in corso, essa esulerebbe evidentemente dai compiti e dall'attività di codesto ambasciatore di Polonia. Essa sarebbe d'altra parte suscettibile di provocare una nuova ragione di contrasto fra il R. Governo e quello di Varsavia, che è, per noi, il solo Governo legittimo, verso il quale il nostro atteggiamento intende mantenersi corretto e leale.

Sarebbe molto opportuno -e ne saremmo grati -se ambasciata polacca presso Santa Sede fosse scoraggiata da questi ed altri eventuali tentativi di sconfinare dai suoi compiti, che possano comunque incidere sulle nostre relazioni con la Polonia.

Non è superfluo ricordare che il Governo di Varsavia fa parte del Consiglio di Sicurezza dell'O.N.U. e della Conferenza dei Ventuno che elaborerà il nostro trattato di pace2 .

179

L'AMBASCIATORE PRESSO LA SANTA SEDE, DIANA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

TELESPR. 470/243. Roma, 11 febbraio 1946 (per. il 13).

Ho presentato ieri la credenziali col consueto cerimoniale. (Trasmetto qui unito il testo dei brevi discorsi scambiati). Nella sua risposta il Santo Padre si è espresso con molta benevolenza nei riguardi del popolo italiano, ricordando come esso sia stato «vittima di una guerra nella quale fu coinvolto contro i sentimenti e la volontà della sua grande maggioranza».


1 Per la risposta vedi D. 187. 2 Per la risposta vedi D. 229.

Nell'udienza privata concessami subito dopo, ho ringraziato il Pontefice per le sue benevole espressioni, ed egli mi ha detto che aveva sempre fatto ed avrebbe continuato a fare tutto il possibile per venire in aiuto della Nazione italiana. Mi ha chiesto con interesse notizie circa la preparazione del trattato di pace, dimostrandosi specialmente preoccupato per la sorte delle colonie. Inglesi ed americani, che sono venuti tanto numerosi in questi due anni in Italia, hanno potuto rendersi conto della qualità del nostro popolo e della necessità che anche con la loro modesta economia le colonie rappresentano per noi.

Alla vigilia del trattato di pace è necessario, egli ha continuato, che tutti in Italia diano esempio di ordine e laboriosità e che la propaganda dei partiti per le prossime elezioni si svolga con la dovuta moderazione. Aveva inteso con rammarico che una disposizione della nuova legge elettorale minacciava di limitare la libertà di parola dei sacerdoti, mentre il dovere di predicare la verità ed il bene costituisce il principale compito della missione dei sacerdoti. Ha subito aggiunto che aveva parlato in via del tutto incidentale ed amichevole, mentre non aveva ancora esatta conoscenza della disposizione in parola e della sua effettiva portata.

Ha continuato accennando agli attacchi di cui egli stesso era talora fatto segno dalla propaganda dei partiti estremi; così era stato insinuato che la nomina dell'ambasciatore a Madrid avvenuta subito dopo il ritorno del Governo a Roma, era dovuta alle sue pressioni, mentre egli era assolutamente all'oscuro della cosa. Da Mosca era stato accusato di avere avuto rapporti con Hitler: egli era stato tredici anni in Germania e non vi sarebbe stato nulla di strano se a Monaco avesse incontrato anche Hitler, che viveva nella stessa città; invece egli non aveva mai avuto occasione di conoscerlo nè di vederlo ed era poi partito dalla Germania prima che Hitler assumesse il potere. Ha vivamente elogiato il comportamento del clero tedesco per la sua opposizione al regime nazista, dicendomi che egli conosceva personalmente tutti i nuovi cardinali tedeschi, alcuni dei quali avevano dato prova di vero eroismo.

Prima di congedarmi il Pontefice ha espresso il suo compiacimento per la visita ricevuta di recente da numerosi capi missione italiani, ed ha avuto parole di particolare simpatia per l'ambasciatore Saragat, del quale aveva molto apprezzato l'acume ed il senso di equilibrio.

180

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 2478/212. Washington, 12 febbraio 1946, ore 1,53 (per. ore 8 de/14).

Suoi telegrammi 2099 1 e 2100 e mio 131 2 .

Al Dipartimento di Stato mi si è accennato che, in una delle ultime sedute Consiglio pace Londra, delegazione francese ha ufficialmente presentato richieste


1 Non pubblicato, ritrasmetteva il D. 146.


2 T. 2100/C. del 6 febbraio e T. s.n.d. 1677/131 del 30 gennaio, non pubblicati, entrambi relativi alla questione delle rettifiche della frontiera itala-francese.

per rettifica a suo favore confini occidentali . Dette richieste comprendono, oltre Tenda e Briga , note zone Chamberton , Moncenisio , Piccolo San Bernardo, ossia praticamente rivendicazioni anteriori noti colloqui agosto tra Saragat, de Gaulle e Bidault1 . Mentre mi sono state escluse richieste circa Valle Aosta , già accennate in qualche corrispondenza da Londra a giornali americani , non si era in grado precisarmi se Bardonecchia fosse eventualmente inclusa (suo 2100).

Comunque, richieste francesi sono state spontaneamente definite dal Dipartimento di Stato come «eccessive », accennando che inglesi si mostrerebbero dello stesso parere. Russi non si sarebbero ancora pronunziati . Secondo Dipartimento , Consiglio pace tenterebbe probabilmente procedura invitare francesi esporre propri motivi giustificativi delle anzidette richieste, non si sa però qui ancora se verbalmente o per iscritto. In conformità nota formula, subito dopo Italia verrebbe invitata presentare proprie ragioni.

Mentre si è confermato che da parte americana non verrebbe dato appoggio a richieste francesi, si mostrava ritenere che Parigi si sarebbe alla fine contentata di un compromesso. Per parte mia ho ribadito nuovamente nota nostra posizione, ponendo anche in rilievo come Parigi ci avesse precedentemente assicurato che molte delle anzidette rivendicazioni erano abbandonate e che le altre provenivano esclusivamente da ambienti militari. A tale ultimo riguardo , provvedo a riepilogare brevemente per iscritto al Dipartimento di Stato note affermazioni in vari colloqui di Bidault, Couve de Murville, ecc. in senso contrario rivendicazioni territoriali . Beninteso, nell'occasione ripeterò nostri fermi propositi di amichevole intesa e stretta collaborazione con Francia.

181

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI

T . s. N. D . 2429 / 221. Londra, 12 febbraio 1946, ore 23,30 (per. ore 9,20 del 13) .

Pur ripetendo informazioni in parte già fornite, ritengo opportuno , per la conferma che ne risulta e onde fornire V. S. visione di complesso su situazione Lancaster House , riferire su punto di vista americano precisato da chi ne è diretto interprete :

l) Concatenazione tutte le questioni rende necessario precauzionale sondaggio in attesa che coordinate direttive, consentite da accordo di massima tra i Quattro , permettano avviarle a solidale e contemporanea soluzione. Data persistente divisione vedute su tutti argomenti, Dunn «non ha la sicurezza ma la speranza» che un disegno di massima possa essere concretato per il 1° maggio.

2) In vista del possibile prolungarsi dei termini, America sostiene decisa revisione armistizio ma tale questione esula pet ora dalla competenza dei Quattro.


1 Vedi serie decima , vol. Il, D. 423 .

3) È presumibile che, secondo propositi americani, progetto pace sia sottoposto in questa prima fase al Governo italiano, il quale verrebbe invitato presentare osservazioni per iscritto. Ciò per evitare perturbamento lavori conseguentemente all'intervento di tutte le delegazioni interessate (il che Dunn giudica pregiudizievole nostri interessi). Egli suppone quindi che soltanto alla Conferenza di Parigi sarà richiesta presenza di una delegazione italiana.

4) Finora, pur essendosi delibato ogni argomento, temi abbordati sono stati colonie, riparazioni e disarmo .

5) Per colonie, America è ferma sua originale proposta trusteeship collettivo. Dunn non ha istruzioni da Washington circa riconoscimento nostri particolari funzioni amministrative, ma conferma che Dipartimento di Stato, presentandosi l'opportunità, darà il suo appoggio . Russia insiste decisamente per trusteeship individuale su Tripoli incontrando risoluta resistenza anglo-franco-americana. Francia è sola a sostenere sovranità italiana. Atteggiamento inglese ancora incerto. Tendenzialmente incline soprassedere, in attesa generale soluzione problema trusteeship. Dunn considera assurda tale ipotesi, che lascerebbe in sospeso una più scottante questione. Inoltre, è evidente che, in tali ipotesi, Italia non potrebbe essere ammessa nelle Nazioni Unite senza aver firmato una cambiale in bianco, implicante pregiudiziale rinunzia suoi diritti sovrani su colonie, il che la esporrebbe all'arbitrio di successive deliberazioni internazionali.

6) Per il Dodecanneso, russi continuano non pronunciarsi, trattandosi posizione ripiego , che fra l'altro vogliono riservarsi quando dovessero rinunciare trusteeship individuale in Nord Africa.

7) Russia propone nostro carico 600 milioni dollari riparazioni, dichiarando che, qualora anglo-americani rinunzino, come rinunziano, loro quota, cifra può essere ridotta 300 milioni a saldo richieste russe, jugoslave e greche . È probabile che i russi insistano su riparazioni italiane per giustificare loro richieste analoghe a carico Romania e Bulgaria. Rinunzia anglo-americana a riparazioni da Romania e Bulgaria solleva russi da timore possibile ritorsione verso satelliti balcanici.

8) Per contro Russia pare non insista su riduzione nostro armamento, onde non creare precedente per Bulgaria e Romania.

9) Per la Venezia Giulia, constata atteggiamento russo meno intransigente. Russi insistono su criteri etnici, affermando che dove situazione è a favore Tito esso avrà soddisfazione, e dove situazione è a nostro favore saremo soddisfatti. Se ciò risponda a un definitivo proposito o a una contingente tattica lenitiva resta da provare. Composizione Commissione d'inchiesta verrà definita questa mattina. È qui giunta missione russa capeggiata da Gerashchenko . Resta confermato che capo missione americano è Moseley. In mancanza accordo di massima su tracciato nuova frontiera, compito Commissione d'inchiesta dovrà limitarsi generica constatazione situazione etnica e interferenze economiche. America favoreggia estensione inchiesta Fiume. Concreta proposta americana contempla spostamento parte nord linea Wilson lasciando Italia Gorizia . Se questo tracciato nord Gorizia segua linea Isonzo, consigliata da imperativi argomenti o il sinuoso tracciato più ad ovest sostenuto da esperti inglesi e noto a codesto ministero, è evidentemente una delle questioni sulle quali la Commissione d'inchiesta dovrà pronunciarsi.

lO) Per Alto Adige, di fronte attuale atteggiamento russo favorevole statu quo, America mantiene precedente punto di vista contemplante solo minori rettifiche non precisate.

Il) Per Tenda e Briga, Dunn ha impressione che francesi siano animati da più moderati e, egli spera, concilianti intenzioni . A questo riguardo vedrò domani Couve de Murville 1 e successivamente Bidault che mi ha promesso imminente colloquio2 .

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IL MINISTERO DEGLI ESTERI AL MINISTERO DELL' INTERNO

TELESPR. 04470. Roma , 12 febbraio 1946.

L'ambasciata britannica, in via riservata, ha richiamato l'attenzione di questo ministero sulle preoccupazioni del Governo inglese per la considerevole immigrazione illegale in Palestina di ebrei provenienti dall'Italia. L'ambasciata ha espresso la speranza che il Governo italiano ritenga di potere:

a) imporre gravi pene ai cittadini italiani che partecipino al trasporto di immigranti illegali in Palestina e alle persone che usano il territorio italiano per promuovere tale trasporto ;

b) proibire il trasferimento in Palestina di persone che non possiedono un visto valido per la Palestina.

Si unisce copia della risposta che questo ministero intende inviare all'ambasciata britannica, salvo il caso che codesto ministero desideri formulare tempestivamente osservazioni in merito .

ALLEGATO

IL MINISTERO DEGLI ESTERI ALLA RAPPRESENTANZA DI GRAN BRETAGNA A ROMA

PROMEMORIA. Roma , ...

Il R. Ministero per gli affari esteri ha dato la più attenta considerazione alle preoccupazioni del Governo britannico circa l'immigrazione illegale ebraica in Palestina dall'Italia e ai provvedimenti che il Governo britannico desidererebbe venissero adottati in materia.

Al riguardo si osserva che l'applicazione di speciali gravi pene agli italiani che partecipano al trasporto di detti immigranti e a coloro che in territorio italiano organizzano tale trasporto sembra difficilmente giustificabile su basi giuridiche. Il Mini stero degli affari esteri


1 A causa di vari rinvii dell'incontro , lo vide il 21: vedi D. 201. 2 Vedi D. 188.

ritiene invece possibile richiamare l'attenzione delle autorità competenti sul problema affinchè sia intensificata quella vigilanza portuale e costiera che possa essere consentita dalle speciali condizioni attuali. In particolare verrà prospettata al ministero dell'interno la possibilità che sia istituito un visto di uscita che, nel caso di ebrei che vadano in Palestina, venga concesso soltanto a quelli che abbiano il visto di entrata per quel Paese. Poichè però attualmente non è richiesto per gli stranieri un visto di uscita dal territorio italiano, la questione si presenta d'una certa complessità.

Il R. Ministero degli affari esteri desidera vivamente che con l'occasione venga richiamata l'attenzione del Governo britannico sul problema costituito dalla presenza di molte migliaia di profughi ebrei in Italia. Le ragioni umanitarie che hanno consigliato di non vietarne l'entrata da una parte e le difficoltà economiche del Paese dall'altra parte rendono urgente che essi siano fatti proseguire nel più breve tempo possibile. Ci si augura che la commissione mista anglo-americana, incaricata dello studio dei problemi relativi agli ebrei europei e alla Palestina, tenga nella giusta considerazione questa necessità.

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L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

TELESPR. 196/114. Mosca, 12 febbraio 1946 (per. il 28).

La campagna elettorale si è conclusa il 9 febbraio con un discorso tenuto da Stalin al teatro Bolscioi in una assemblea di elettori.

Il discorso, diffuso per radio in tutto il Paese, si presenta come un vero e proprio consuntivo dei risultati che hanno portato alla vittoria l'U.R.S.S. nella seconda guerra mondiale e dà al popolo la parola d'ordine per il lavoro da compiere in avvenire, indicando le mete da raggiungere.

Fra i punti interessanti che affiorano dal discorso sono particolarmente da rilevare i seguenti:

l) Con l'ausilio di qualche cifra statistica sulla produzione delle materie prime basilari (ferro, acciaio, carbone, petrolio, grano, cotone) l'oratore ha dimostrato come, indipendentemente da ogni ideologia, il passaggio dall'economia privata all'economia collettiva abbia permesso nel giro di pochi anni sia nell'industria pesante che nell'agricoltura quel rapido aumento di produzione, che ha dato alla Russia gli enormi mezzi materiali necessari per poter sostenere in un primo tempo l'urto degli invasori e provocarne in un secondo tempo la più completa sconfitta. Egli ha poi efficacemente giustificato la preferenza data all'impianto dell'industria pesante anzichè a quella di produzione di oggetti di consumo e in conseguenza tutti i sacrifici che ciò ha comportato per il popolo.

2) Ha confermato che nel corso del piano quinquennale che sta per iniziarsi non solo dovrà essere raggiunto ma superato il livello di produzione che era stato raggiunto nell'anteguerra. Nella prima parte del discorso, Stalin, in base alla ideologia sovietica, aveva confermato il pericolo delle guerre provocate dallo sviluppo delle forze economiche nel regime del contemporaneo capitalismo monopolistico. Sono quindi giustificate le cifre enormi che nel corso degli ulteriori due

piani quinquennali dovranno essere raggiunte dalla produzione delle materie prime basilari « perchè il paese sia garantito contro tutti i possibili imprevisti»: ferro 50 milioni di tonnellate, acciaio 60 milioni, carbone 500 milioni e petrolio 60 milioni, vale a dire poco meno di quattro volte della produzione di anteguerra per il ferro e l'acciaio, tre volte per il carbone, due volte per il petrolio.

3) Per calmare di fronte agli eventuali nuovi sforzi e ai nuovi sacrifici richiesti da questo programma le preoccupazioni del popolo, . nel quale -come ho altre volte riferito -serpeggia dopo questo trentennio di guai e sopratutto dopo la guerra il diffuso desiderio di un maggior benessere, l'oratore ha promesso che l' industria si dedicherà anche all'incremento di beni di consumo in modo da aumentare il livello della vita del lavoratore, ha preannunziato la diminuzione dei prezzi di tutte le merci , si è infine impegnato per la scomparsa entro breve tempo del razionamento.

4) Con chiaro accenno all'energia atomica e simili ritrovati, Stalin non ha nascosto che ogni aiuto verrà dato allo sviluppo della scienza in modo che gli scienziati sovietici potranno nel prossimo futuro non solamente raggiungere ma superare i risultati ottenuti negli altri Paesi.

5) Accanto all'esaltazione delle forze russe, Stalin ha insistito nel corso del suo discorso sulla parte fondamentale giocata dal Partito comunista sia nel costituire l'ossatura economica del Paese lottando contro tutte le opposizioni, sia nel preparare alla guerra l'Esercito Rosso, sia infine nel condurre alla vittoria contro i tedeschi e contro i giapponesi l'intera nazione. È da sottolineare poi che nella chiusura del discorso egli ha affermato che ogni diffidenza verso i senza-partito è ormai scomparsa; non esiste più il pericolo che fra i senza-partito possano nascondersi gruppi borghesi intriganti contro il regime, ora tutto il popolo costituisce un blocco unico in cui fra comunisti e non comunisti vi è una differenza puramente formale. Questa dichiarazione, che viene dopo altre analoghe di persònalità sovietiche in questo periodo elettorale, potrebbe forse dar ragione a quelli che presagiscono per il prossimo avvenire un certo alleggerimento nel rigido sistema di polizia esistente.

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IL RAPPRESENTANTE A PARIGI, SARAGAT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

L. PERSONALE. Parigi, 12 febbraio 1946.

Dopo maturo esame ho deciso di pregarti di volermi mettere in grado di riprendere sollecitamente la mia attività politica in Italia.

Fra un paio di mesi ci sarà un importante Congresso del mio partito ed io intendo essere presente in Italia durante il periodo utile della sua preparazione, vale a dire a partire dai primi di marzo .

D'altro canto lo schieramento delle forze politiche in vista delle prossime elezioni sta effettuandosi e anche questo è per me un argomento imperioso a favore di un mio ritorno in Patria.

Certo è doloroso per me interrompere il corso di una mtsswne che tu hai avuto la bontà di affidarmi, e mi rendo conto degli inconvenienti che la mia decisione può sollevare. Ma d'altro canto sono convinto che tra due doveri è quello più grave che deve prevalere e, in coscienza, penso che il mio dovere maggiore sia di dare nell'interno del Paese il mio modesto contributo all'ardua creazione di una vera democrazia.

Se ben ricordo mi avevi a suo tempo accennato alla opportunità di sostituirmi a Parigi durante il periodo precongressuale con un incaricato d'affari. Non credo che questa soluzione risponderebbe tanto alla necessità per me di essere svincolato da ogni legame diplomatico nel corso di una lotta politica ardente, quanto alla necessità per il Paese di essere rappresentato a Parigi in questo delicatissimo momento in modo veramente organico ed efficace.

Ti prego quindi caldamente, caro presidente, di darmi, con quelle opportune decisioni che spero tu vorrai prendere con la massima sollecitudine, la possibilità di ritornare per i primi del mese prossimo al mio posto di lotta in Italia.

Nel corso del colloquio che avrò col ministro Bidault al suo ritorno da Londra1 , mi proporrei , in considerazione della completa lealtà dei rapporti che ho sempre avuto con lui, di informarlo con tutti gli accorgimenti del caso del proposito di cui ti faccio parte.

Ti sarò infinitamente grato se vorrai con cortese sollecitudine farmi sapere che assecondi la mia decisione e, nell'attesa, ti prego di accogliere l'espressione della mia più viva gratitudine e del mio profondo rispetto 2;

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L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 2500-2522/217-218. Washington, 13 febbraio 1946 , ore 19,37 (per. ore 15,55 del 14) .

Mio telegramma 803 in data 18 novembre u.s. 3 .

In quest'ultima settimana ed in connessione con ripresa Consiglio pace Londra si è intensificata azione presso dirigenti cattolici U.S.A. di cui è nota grande influenza politica su Governo, onde ottenere loro appoggio per nostre richieste pace giusta e necessità economiche. Questo delegato apostolico ha attivamente fiancheggiato e aiutato tale azione che ha trovato buona rispondenza.

Sarebbe peraltro molto opportuno approfittare attuale presenza Roma quattro nuovi cardinali nordamericani sia per far loro avere autorevole diretto incoraggia-


1 Vedi D. 220. 2 Per la risposta vedi D. 210. 3 Vedi serie decima, vol. Il, D. 696.

mento dalla Santa Sede sia per contatti nostre personalità politiche che confe.::mino illustrazioni loro già fatte dell'importanza varie questioni nostra pace (in particolare Alto Adige e mantenimento colonie), revisione armistizio e necessità generale partecipazione finanziaria U.S.A . ricostruzione italiana.

Ho rivisto varie volte e ancora a lla vigilia sua partenza cardinale Spellman che, come è noto, è molto ben disposto. Prevalente influenza su Partito democratico è esercitata tramite cardinale Stritch, presidente Consiglio episcopato americano e promotore noto man{festo di cui al mio telegramma surriferito, nonché attraverso suo collaboratore vescovo O'Brien . Predetto cardinale (come accennato ultima parte telegramma n. 68) 1 ha recentemente parlato al presidente Truman necessità italiane. Intrattenuto nuovamente vigilia sua partenza da questa ambasciata ha confermato suoi migliori i~tendimenti, è persuaso necessità che Italia continui sua opera civiltà possedimenti coloniali Libia, ma è opportuno parlargliene costì, fornirgli anche recente documentazione tra cui pubblicazione di cui al mio telegramma n. 163 2 che cardinale ha promesso documentare personalmente pre sidente Truman al suo ritorno Stati Uniti d ' America principio marzo, dopo essersi reso conto de visu situazione italiana. È stato molti anni in Italia e parla bene nostra lingua. Ha lasciato intendere desiderio incontrare personalità italiane accennando gradirebbe avere approfondita conversazione con V.E. Durante soggiorno romano abita presso Collegio Diocesi Chicago in via Sardegna. Cardinale Stritch , che è un convinto democratico , è molto intimo con il cardinale di Detroit.

Anche il cardinale di Saint Louis è stato direttamente avvicinato da questa ambasciata poco prima della sua partenza. Ha manifestato suo desiderio aiutare attivamente ed ha scritto per una equa pace con l'Italia al presidente Truman nonché a Hannegan (richiamo mio telespresso n . 538/ 134 dell'8 gennaio) 3 . Sua posizione di capo cattolici del Missouri può rendere sua azione molto utile. Data sua tarda età lo ha seguito a Roma suo coadiutore influente monsignor Cody (ben noto S.E. Montini) che si è dimostrato molto favorevole Italia. Sarebbe quindi opportuno avvicinarlo costà. Sia egli che il cardinale conoscono anche bene Dunn.

Gradirei molto essere informato per mio orientamento ed azione dei risultati, contatti nel senso predetto e atteggiamento Santa Sede.

Col seguito del signor Spellman giunge costà signor Jim Farley, uno degli esponenti del partito democratico già postmaster generai in regime Roosevelt e cui influenza in amministrazione Truman si assi cura crescente. Farley avrà ruolo importante in prossime elezioni americane. Cattolico convinto, ove Pontefice gli parlasse esplicite necessità italiane, se ne renderebbe efficace interprete in sfere governative e suo partito . Permettomi segnalarlo specialmente a V.S. con preghiera di farlo oggetto attenzioni pa'rticolarissime. È anche uomo di cuore e attuali sofferenze e necessità popolo italiano potrebbero quindi trovarlo sensibile e ricettivo. Farley è accompagnato dalla consorte . Gradirei essere informato per mia norma di azione esito contatti che si saranno potuti avere col predetto 4 .


1 Vedi D. 84. nota l.


2 Non pubblicato: con esso Tarchiani aveva richiesto !"invio della pubblica zione « Alcuni dati su a ttività italiane nelle colonie» , edita dall'Istituto di agricolt ura coloniale di Firenze nel 1945.


3 Non pubblicato.


4 Per la risposta vedi D . 242.

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L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N . D. 2581 /228. Washington, 14 febbraio 1946 , ore 22 (per. ore 14 del 15 ).

Telegramma di V.E. n. 46 1•

Oggi, accompagnato da Sacerdoti, ho presentato richiesta formale prestito con allegato ampio memorandum illustrativo con tutti elementi necessari secondo statuto Import Export Bank. ·

Provvedo trasmettere per corriere documento presentato , pur chiedendo prestito 940 milioni di dollari per totale programma importazione si è richiesto nella stessa domanda, in vista insufficiente disponibilità Banca, primo credito 52 milioni di dollari: presentazioni avvenute in due riunioni l'una presso presidente Banca e seconda Dipartimento Stato presso Clayton. In ambedue riunioni ho illustrato indifferibile necessità ricostruzione italiana, riattivazione industriale, ripristino sistema comunicazioni ecc. Sia direttore della Banca che assistente hanno fatto presente serie difficoltà Banca per provvedere prestito data limitata disponibilità Banca stessa e impossibilità accoglimento analoga richiesta di altri Paesi; è stata pure sollevata qualche difficoltà in relazione nostra situazione giuridica e tuttora insoluto problema riparazioni. È stata anche menzionata possibilità nostro ricorso Banca Bretton Woods per una parte fondi richiesti.

In ambedue conversazioni interlocutori americani hanno promesso studiare nostro esauriente memorandum cercando venirci incontro nei limiti del possibile. Giorni prossimi questione sarà discussa con uffici competenti. Continuerò riferire 2 .

187

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 2576/229. Washington , 14 febbraio 1946 , ore 22 ,23 (per. ore 12,10 del 15) .

Suo telegramma 1393 .

In mio odierno colloquio con assistente segretario di Stato Clayton, ho presentato nota per richiedere nostra ammissione Bretton Woods secondo linea indicata telegramma citato e avanzando richiesta sia per ammissione predetta,


1 Vedi D. 88 . 2 Vedi D. 244. 3 Vedi D. 177.

che per nostra partecipazione riunione 8 marzo del «Board of governors)) a mezzo di un osservatore, secondo la possibilità ventilata da stessa Tesoreria americana , come accennato in precedenza con mio telegramma 189 1 . Clayton, cui non ho mancato far rilevare interessamento Dipartimento Tesoro e affidamenti da questo dati , ha promesso che avrebbe subito sollecitato scadenza studi e si è riservato risposta quanto prima.

Mentre continuerò alimentare favorevoli situazioni risposta Tesoro, prospetto opportunità che anche Governo britannico e francese vengano resi interessati nostra richiesta .

188

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI

R. S.N. Londra, 14 f ebbraio 1946 (per . il 27) .

Faccio seguito al mio telegramma n . 225 del 13 febbraio 2 . Il giorno 9 corrente sono stato invitato al ricevimento ufficiale offerto dal ministro degli esteri Bidault al Claridge 's.

Devo dire che in questi ultimi tempi sono stato oggetto da parte francese a segni di marcata ed apprezzata cortesia. Il ministro Bidault mi ha accolto molto benevolmente assicurandomi che mi avrebbe incontrato in un privato colloquio. La signora Bidault, che continua ad interessarsi molto vivamente, ha avuto la cortesia di far visita a mia moglie in ambasciata esprimendosi con particolare simpatia e solidarietà nei riguardi del nostro Paese.

Secondo la promessa fattami Bidault mi ha ricevuto ieri privatamente . Il suo tono è sempre di cordiale semplicità, tale da rendere i rapporti personali facili e confidenti . Mi è parso stanco e, in fondo, irritato, dell'andamento delle cose all'O.N .U., delle interminabili ore spese senza un reale costrutto in dibattiti particolari che sono occasione e pretesto alla manifestazione di antagonismi ben più profondi ed inconciliabili. Mi è parso particolarmente seccato alla prospettiva del prossimo dibattito per la Siria ed il Libano. In complesso nettamente pessimista.

Circa la nostra pace e sovratutto circa la possibilità che il lavoro preparatorio dei Quattro possa concludersi in un minimo di consensi prima della Conferenza di Parigi (15 maggio) non mi ha nascosto le sue apprensioni. Egli constata che non vi è un principio di possibile accordo su alcuna delle questioni interessanti la nostra pace. Per le colonie i russi insistono fortemente sulla trusteeship individuale in

l Con T. 2235/ 189 dell '8 febbrai o, ore 13,56, Tarchiani aveva informato circa la prevista riunione per gli accordi moneta ri di Bretton Woods prospettando l'opportunità di avaRzare la richiesta di ammissione dell ' Italia in considerazione delle fàvorevoli disposizioni al riguardo della Tesoreria americana.


2 Non pubblicato: anticipava brevemente il contenuto di questo rapporto.


245 Tripolitania, eventualità a cui America, Inghilterra e Francia si pròpongono di opporsi risolutamente. Egli ritiene che Mosca insisterà a fondo e se non avrà soddisfazione nelle nostre colonie mediterranee ripiegherà su una trusteeship individuale nel mar Rosso . La proposta americana che esclude a priori l'Italia come titolare della trusteeship coloniale ha aperto le porte alla pretesa russa conducendo tutta la questione a un punto di arresto da cui non si vede, per ora, via di uscita.

Egli è nettamente contrario alla ventilata proposta inglese per un rinvio a tempo indeterminato della nostra questione coloniale la quale resterebbe pericolosamente aperta risolvendosi evidentemente nella cristallizzazione dell'attuale stato di fatto e cioè dell'assoluta predominanza britannica. È evidente che il solo vicinato gradito alla Francia è il nostro. Con tutto ciò Bidault non mi è parso coltivare molte speranze sulla possibile accettazione del piano francese che è in precedenza superato dalla proposta americana la quale garantisce ai russi, nella peggiore delle ipotesi, un minimo di presenza sulle coste nordafricane a cui non si vede come possano indursi a rinunciare.

Circa la Venezia Giulia , il ministro Bidault pensa che i russi non abbiano affatto rinunciato all'idea di assicurare Trieste alla Jugoslavia. Ciò risponde ad una sua pura impressione, perché su questo punto le conversazioni non hanno superato un molto generico carattere preliminare, ognuno attendendo a scoprire le proprie carte a gioco maturo .

Per l'Alto Adige egli si è espresso molto prudentemente, apprezzando le nostre ragioni ma senza dedurne una conclusione esplicitamente a noi favorevole . Egli è a conoscenza del nuovo orientamento russo su questa questione, ma non ha voluto esprimersi perché evidentemente Parigi attende a fissare la sua politica su questo punto.

Evidentemente la sola certezza affiorata in seno ai Quattro nella prima deliba zione di questi scabrosi argomenti è che su ognuno di essi le opinioni e le mire palesi divergono quanto divergono i motivi ed i fini reconditi che conformano, secondo una intricata ed instabile interferenza, la politica dei quattro giudici interessati.

Circa il caso particolare delle rivendicazioni francesi che rivestono carattere ed interesse strettamente localizzato, e che pertanto dovrebbero prestarsi ad una più facile soluzione di reciproco buonvolere, il ministro Bidault mi ha, purtroppo , confermato che esse continuano a sostanziarsi essenzialmente nel settore di Tenda e Briga. La recente mutazione governativa francese non ha esercitato alcuna influenza moderatrice, chè anzi la pretesa trova oggi appoggio anche in elementi avanzati di sinistra. Il mio autorevole interlocutore non nasconde , se pure non dichiara apertamente, la sua avversione per questo inutile impedimento ad una definitiva intesa fra i due Paesi. Mi è parso egli non disperi che il tempo e gli eventi possano ancora determinare un meno intransigente atteggiamento. Mi ha ripetutamente assicurato che , pur avendo la Francia ufficialmente avanzato una rivendicazione specifica per Tenda e Briga, «non vi è nulla di nuovo» sostanzialmente. Nel senso cioè che la pretesa è stata avanzata come è stata concepita, direi tentativamente (se il termine non fosse troppo ottimistico) , senza una nuova intenzione né di deflettere, né di conferire alla richiesta un carattere più perentorio . Pur nel suo carattere sibillino la dichiarazione era evidentemente intesa a lasciare per lo meno l'apparenza di una porta aperta. In effetti , una possibile via di uscita mi pare sia intanto attendibile dalla mancanza di persuasione e conseguentemente di vigore con cui il ministro degli esteri francese pare disporsi a sostenere, nei nostri riguardi, una tesi in cui non crede. Bidault non mi ha detto questo, ma credo di non andare al di là del vero affermando che questo era nel suo animo e trapelava dalla sua espressione.

A parte le questioni particolari in dibattito, ho lumeggiato al ministro Bidault, sul piano generale, quali prevedevo potessero essere le conseguenze, sulla politica interna ed esterna italiana, di una pace dura, tale cioè da rivelare palesemente il sacrificio fatto delle legittime aspettazioni italiane sull'altare dei grossi interessi mondiali. Gli ho fatto osservare come l'angoscioso protrarsi dell'attesa stesse preparando, e come un'ingiusta pace avrebbe sicuramente determinato, una reazione nazionalista ed una generale insurrezione dell'opinione pubblica, di fronte alle quali non sapevo quale governo avrebbe potuto e voluto assumersi la responsabilità della firma di un trattato punitivo. Gli ho accennato alla prova insuperabile di fronte a cui la S.V. sarebbe stata messa, in tal caso, come capo di un governo di coalizione fra partiti che hanno chiesto al Paese i più gravi e lunghi sacrifici in vista, e con la promessa, di una finale giustizia che non può essere negata senza segnare per l'antifascismo italiano un insuccesso, al quale nessun governo moderato e di concordia nazionale sarebbe in grado di sopravvivere.

Il ministro Bidault si è particolarmen_te interessato a queste e ad altre connesse argomentazioni riflettenti gli irreparabili pericoli a cui, di fronte a determinate offese, il nostro avvenire sarebbe esposto.

Al termine del colloquio il ministro Bidault mi ha pregato di trasmettere alla

S.V. il suo cordiale saluto.

189

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI

T. S.N.D. 2864/ 157. Roma, 16 febbraio 1946. ore 18.

Uno dei principali argomenti ai quali si ispirano attualmente la campagna e le speranze degli annessionisti alto-atesini è la notizia apparsa tempo addietro nella stampa internazionale (ed avvalorata da certe dichiarazioni attribuite a Nenni al suo ritorno da Londra) della «nomina da parte del Consiglio ministri esteri di una apposita Commissione anche per investigare situazione Alto Adige».

Sarebbe oltremodo utile poter contrapporre se non addirittura smentita definitiva, per lo meno qualche precisazione che smonti speculazione che si va facendo attorno predetta notizia . Pregola pertanto telegrafarmi quanto le consti in merito'.


1 Per la risposta vedi D. 213.

190

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T . S.N .D. 2724-2729/241-243 . W ashing ton, 17 febbraio 1946 1•

Suoi telegrammi 1222 , 25803 e 2672 4 .

In conversazioni avute al Dipartimento di Stato si è, in via confidenziale, data opportuna comunicazione di quanto ci era noto circa atteggiamento sovietico in varie questioni nostra pace.

Dipartimento di Stato, nel riconfermare al riguardo quanto già segnalato (in particolare con telegrammi 1625 e 2366), ha dato da parte sua, in via confidenzialissima, qualche nuova informazione che riassumo:

l) Alto Adige. Rappresentanti sovietici a Vienna, prima elezioni, avevano dato affidamento a Governo Renner che, in relazione contributi di vario genere da questo dati , U .R.S.S. avrebbe sostenuto in trattative di pace cessione Alto Adige ad Austria. Dopo elezioni Austria, come del resto Dipartimento di Stato aveva varie volte accennato fin da dicembre scorso (miei telegrammi 972 e 129)7 russi avevano modificato notevolmente loro atteggiamento nei riguardi Governo Austria, pur non avendo precisato propria posizione per frontiera Alto Adige, del resto non ancora venuta in discussione a Londra .

2) Venezia Giulia. Atteggiamento sovietico, anche in attuale fase lavori Consiglio pace, «implica appoggio» a ministro Tito. Peraltro tale appoggio non sarebbe stato sino ad ora espresso nel modo netto adoperato dai russi nelle questioni della Tripolitania e delle riparazioni .

3) Briga e Tenda. Da parte russa non si sarebbe fino ad ora presa posizione. 4) Questione Quattro Libertà. Secondo informazioni avute al Dipartimento di Stato, Washington, Mosca e Londra da qualche tempo sarebbero d'accordo per fare includere in tutti i trattati pace clausola riguardante obbligo di rispettare «human rights», ossia quanto attualmente si intende per questione delle Quattro Libertà. Clausola si ispirerebbe a formulazione inserita. nello Statuto dell'O.N.U. D'altra parte, analoghi principi vennero già accolti in parte comunicato Mosca r elativo riconoscimento Romania testè avvenuto, mentre Chiang Kai-Shek ha già


1 Il resoconto delle conversazioni al Dipartimento di Stato fu riferito in tre telegrammi che partirono e pervennero nei giorni e nelle ore appresso indicati: T. 2729/243 del 17 febbraio , ore 12,50, pervenuto alle ore 9 del 18; T. 2724/241 del 17 febbraio , ore 24, pervenuto alle ore 8,30 del 19 ; T 2729/243 (seconda parte) del 17 febbraio, ore 12,50, pervenuto alle ore 9 del 18.


2 Non pubblicato, ritrasmetteva il D. 152.


3 Non pubblicato, ritrasmetteva il T. s.n.d. 2217/162 dell'8 febbraio da Parigi, per il quale vedi D. 115, nota 3. 4 Non pubblicato, ritrasmetteva il D. 175. 5 Vedi D. 155. 6 Non pubblicato. 7 Vedi DD. 42 e 139.

dato inizio esecuzione con nota promessa garantire «human rights» popolazione cinese. Mentre richiamo considerazioni già svolte in argomento , segnalo, anche in relazione nostro trattato pace , che, ove necessario, potrebbero eventualmente offrire riconoscimenti dati Italia in recenti dichiarazioni segretario di Stato di cui al mio telegramma 215 1•

5) Clausole militari e controlli. In tali questioni (mio telegramma 242) 2 , da parte sovietica si è effettivamente adottata vivace linea polemica contro molte proposte britanniche. Questo atteggiamento russo , a quanto ha detto Dipartimento di Stato in via del tutto confidenziale, era ritenuto molto giovevole da delegazione americana, cui punti di vista avevano parecchie volte coinciso od erano stati appoggiati dai russi. Tuttavia, linea di condotta russa mirava essenzialmente, se non esclusivamente , ad impedire che limitazione e controlli che inglesi vorrebbero includere in trattato coll'Italia fossero anche posti in trattati balcanici, e poteva ahche risentire della nota tensione tra Londra e Mosca .

6) Flotta italiana. Stati Uniti America avendo chiesto ad U.R.S.S. restituzione incrociatore pesante ceduto temporaneamente per divieto legge affitti e prestiti, russi, dopo alcuni tentativi conservare detta nave, avevano proposto per ultimo che essa venisse sostituita da incrociatore italiano pari classe. Riappariva così vecchia questione ripartizione flotta italiana.

In conclusione, benché situazione rapporti tra Washington e Mosca stiano entrando in una fase delicata e di possibile tensione, date contrarie ripercussioni qui avute discorso Stalin, polemiche sovietiche circa O.N.U., timore per Manciuria, questioni Medio Oriente, si trova, almeno per ora, ben naturale nostra azione diplomatica per un più favorevole atteggiamento U.R.S.S., laddove possibile in questione nostra pace. Data nota posizione U.S.A. nei nostri riguardi, ogni apporto che russi potrebbero darci non è attualmente visto con sfavore.

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L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI

T. S.N.D. 2768 /242. Washington , 17 febbraio 1946. ore 7 (per. ore 9 del 19).

Miei telegrammi 5363 , 537 e 6894 anno scorso.

Da fonte bene informata ho avuto seguenti notizie su discussioni che vanno svolgendosi a Londra da varie settimane in Comitato degli esperti militari e navali


1 Con T. 2517/215 del 12 febbraio, Tarchiani aveva reso noto un comunicato relativo alle elezioni italia ne nel quale il segretario di Stato esprimeva larghi apprezzamenti· ed incoraggiamenti per l'Italia.


2 Vedi D. 19!.


3 Vedi serie decima, vol. II, D. 583.


4 Non pubblicati.

Quattro Potenze, dipendente da Consiglio pace Londra, circa questione militare nostro trattato di pace: da parte inglese sono stati presentati minuziosi progetti da tempo approntati su limitazione nostri armamenti terrestri e navali e severi controlli per garantirne applicazione . Secondo detto progetto britannico:

l) per quanto concerne esercito unità autorizzate non dovrebbero essere provviste armamento pesante utilizzabile ad eventuali «fini aggressivi». Corrispondenti limitazioni e controlli verrebbero istituiti per industrie trasformabili ad usi bellici . Frontiere definitive ed isole verrebbero smilitarizzate completamente ed opere fortificazioni distrutte: si studierebbero eventuali garanzie confinarie da parte quattro Potenze od O.N.U.;

2) per quanto concerne aviazione verrebbe autorizzata soltanto quella civile con · controllo annuale su tutti apparecchi; .

3) per quanto concerne marina da guerra questa dovrebbe essere limitata «piccola flotta difensiva» con esclusione grandi unità moderne, sottomarini ed in genere armi definite «offensive» ecc. Lunghe discussioni hanno avuto luogo a proposito cacciatorpediniere richiedendosi da inglesi almeno rimozione tubi lanciasiluri e controllo di garanzia flotta circa eventuale utilizzazione alcune unità per usi civili. È poi riaffiorata richiesta sovietica, presentata conferenza Teheran, circa assegnazione U .R.S .S. parte nostra flotta , richiesta avversata da inglesi ed anche da americani, ciò che sembra portare ad un «deadlock» anche su questioni nostra flotta.

In genere discussioni Comitato degli esperti avevano provocato vivaci polemiche e contrasti specie tra inglesi e russi, questi ultimi evidentemente desiderosi impedire precedenti che avrebbero potuto essere inseriti anche trattato pace con Bulgaria e Romania. In sostanza, nessuna intesa sarebbe stata finora raggiunta su principali questioni.

Al Dipartimento di Stato, mantenendosi stretto riserbo sull'argomento d'altronde di competenza ministeri militari anche essi riservatissimi, si è lasciato intendere, in via del tutto confidenziale, che si era tentata ogni possibilità di indurre inglesi ad essere meno esigenti: peraltro War Office e Ammiragliato sembrano influenzati noti pregiudizi .

Posizione americana rimane quella da me descritta anno scorso . Si tende a riconoscere qui superfluità anche dannose delle dettagliate limitazioni e controlli che si vorrebbero inserire in trattato, e per parte mia mi adopero, per quanto è possibile, per farne rilevare inutilità e carattere vessatorio : pur riconoscendosi predominante interesse inglese per le note ragioni, si assicura che su vari punti esperti americani si sono opposti richieste altrui 1 .


1 Con successivo T. s.n .d. 3037/270 del 22 febbraio Tarchiani confermava le notizie circa il progetto britannico di limitazione degli armamenti italiani ed aggiungeva: «Unico elemento positivo emerso è che , secondo progetto, contingente nostre "forze armate" sarebbe stabilito in 200 e forse 250 mila uomini (p,robabilmente compresi pure i carabinieri). Sempre secondo predetti ambienti da parte britannica si intenderebbe "cooperare" per armamento e riorganizzazione predetti effettivi».

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L'AMBASCIATORE A MOSCA , QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T . S.N .D . 2757/49. Mosca, 17 febbraio 1946, ore 19 (per. ore 8,30 del 19).

Con riferimento passo sovietico-jugoslavo Nazioni Unite circa attività esercito Anders, come è noto a V.S., trattasi questione a cui russi sono estremamente sensibili. Data importanza per noi in note trattative di pace poter contare su più benevolo atteggiamento russo, tengo a far presente a V.S. che atteggiamento favorevole Governo italiano e stampa italiana a liquidazione esercito Anders farebbe qui migliore impressione. Qualora V.S. entri questo ordine idee, migliore cosa che noi potremmo fare sarebbe comunicazione questo Governo in cui lo ringraziamo per iniziativa presa e ci auguriamo che essa porti rapido scioglimento esercito Anders, che pesa economicamente sul Paese, ed è centro attività intrighi propaganda che Governo italiano , pure nella sua impossibilità fare qualche cosa concreta, deplora. Mi rendo conto difficoltà che esistono per noi dato atteggiamento altra parte. Debbo però segnalare a V.S. che , per quanto concerne russi , trattasi occasione unica in questo momento compiere gesto che sarebbe certamente qui apprezzato. Se si vuole fare qualche cosa occorrerebbe però farlo subito 1•

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L'AMBASCIATORE A MADRID, GALLARATI SCOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI

T . 2807 / 139-140 . Madrid, 18 febbraio 1946, ore 22 ( per. ore 13,50 del 19) .

Informo V.S. che situazione, quale da me prospettata con telegramma n. 1262 e precedenti, si è senza dubbio peggiorata in senso irrigidimento Franco. Mi risulta da fonte sicura che colloquio fra Martin Artajo e Mallet successivo presentazione nota inglese fu vivaci ssimo. Alle domande fatte da ambasciatore d'Inghilterra circa data ed impegni da parte Franco , Martin Artajo rifiutò rispondere. Alla osservazione di Mallet che era prima volta che un ministro degli affari esteri comportavasi in tal modo nei suoi riguardi, egli rispose che era anche prima volta che un ambasciatore interveniva in questioni carattere interno che non lo riguardavano.

È alquanto indebolita la posizione di Martin Artajo nei confronti di Franco, a causa fallimento suo tentativo preparare ritorno monarchia su basi cattoliche e d'intesa con Franco stesso. Anzi da nunzio apostolico mi è stato detto che per parecchi giorni permanenza questo ministro affari esteri al suo posto fu assai incerta a causa malumore di Franco. Trattative relative incontro Franco-Don Juan


1 Per la rispo sta vedi D. 219.


2 Con T. 2565/126 del 14 febbraio Ga llarati Scotti aveva riferito circa la diversità delle posizioni britannica ed americana relativamente al problema istituzi onale spagnolo.


251 (di cui Martin Artajo stesso mi parlò 1 e nelle quali riponeva sue speranze) sembrano per il momento rotte e non si vede come possano essere riprese. Lettera dei monarchici a Don Juan sottoscritta da quattrocentocinquanta personalità mondo artistocratico, universitario, culturale (e di cui spero ottenere testo), ha provocato fortissimo risentimento Franco, che minaccia prendere misure contro principali esponenti monarchia. Si inscenano, intanto, manifestazioni studenti a favore Franco e boicottaggio contro professori firmatari lettera (tra cui Jangua Messia). Quanto precede rivela, secondo osservatore obiettivo; debolezza del regime attuale; ma non prelude ad un facile prossimo ritorno monarchia. Senza intesa con esercito, sembra impossibile restaurazione ; ma tale intesa potrebbe ben difficilmente effettuarsi al di fuori volontà Franco. Qualsiasi accordo con regime attuale infirmerebbe per contro definitivamente posizione avvenire Don Juan, il quale cerca faticosamente, per il momento, nuova base a monarchia con uomini non compromessi, quali, ad esempio, Gil Robles .

Inoltre occorre tener presente che, mentre restaurazione monarchica non sarebbe vitale senza consenso degli Alleati, e, in particolar modo, di quello inglese, d'altra parte pressioni coattive non tenenti conto suscettibilità spagnola, sono , senz'altro, destinate rendere monarchia non solo impopolare, ma esposta in brevissimo tempo ad attacchi formidabili da parte repubblicani, i quali godono di larghi spontanei appoggi presso opinione pubblica anglosassone e francese.

Per il momento , situazione è giunta ad un punto fermo: Franco sembra essersi inflessibilmente irrigidito, mentre in circoli governativi non può nascondersi senso ansietà circa conseguenze possibili balenato atteggiamento anche in relazione dell 'aumentata pressione da parte sinistre francesi .

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IL CONSIGLIERE COPPINI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

TELESPR. 87/72. Vienna, 18 f ebbraio 1946 ( per. il 16 marzo).

Riferimento: miei telespressi n. 61 /53 del IO febbraio 19462 e 79/60 del 14 febbraio 19463 .

Durante la conversazione che ho avuto col ministro degli affari esteri , questo mi ha chiesto se io avessi da dargli notizie in merito alla questione dell' Alto Adige. Gli ho risposto che, per quanto mi constava, con la presentazione delle note austriaca ed italiana, il problema era ormai esaminato a Londra e che nell'attesa sarebbe stato opportuno che si evitasse di acuire inutilmente l'opinione pubblica con manifestazioni

o con dichiarazioni del genere di quelle che cominciavo a constatare a Vienna.

Ho così potuto ricordare al ministro Gruber: l) le manifestazioni già due volte ripetute per Andrea Hofer e soprattutto le due prossime promosse dalla Lega degli alto-atesini e 2) l'accusa lanciata contro il Ministero degli affari esteri italiano di aver inscenato una campagna contro l' Austria.

Per le prime gli ho ricordato le sue parole di volersi mantenere sul terreno della realtà e di volere, al di fuori di ogni contestazione territoriale, buoni rapporti


1 Vedi D . 169. 2 Non pubblicato. 3 Non rinvenuto .

e collaborazione con l' Italia. Le manifestazioni pubbliche, specie se organizzate da elementi irresponsabili , lasciano sempre conseguenze spiacevoli. Circa la seconda ho detto al ministro Gruber che, pur dissentendo naturalmente dal contenuto, avevo constatato che gli articoli della stampa austriaca-parlavo di quella viennese -avevano finora mantenuto un tono apparentemente obbiettivo senza diretti accenni all'Italia. Il comunicato del 14 febbraio lanciava un'accusa del tutto gratuita contro il Ministero degli affari esteri italiano. Se i giornali italiani pubblicavano dati di fatto che riguardavano il comportamento di truppe austriache in Italia, lo facevano di loro iniziativa e perché la stampa italiana era assolutamente libera.

In merito alle manifestazioni il ministro Gruber mi ha detto di essere nella impossibilità di revocarle o di vietarle. Queste misure , trattandosi di manifestazioni organizzate da enti privati, avrebbero dato luogo a reazioni nell'opinione pubblica, inutili e dannose, tanto più che egli escludeva che da queste iniziative potessero sorgere delle complicazioni . E mi ha soggiunto che avrebbe provveduto perché queste manifestazioni non uscissero dai limiti di festa e di arte che si erano prefissi.

Il comunicato sulla stampa, oggetto del mio rilievo, era stato redatto nell ' Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica ed era sfuggito alla attenzione del signor Gruber che a questo proposito mi ha fatto osservare che le argomentazioni diffuse dalla stampa italiana erano state riprese nel discorso di V.E. alla Consulta, nelle emissioni radio e nella nota italiana presentata agli Alleati. Naturalmente ho ribattuto che non volevo tanto discutere il contenuto del comunicato austriaco, quanto smentire che il Ministero degli affari esteri italiano potesse organizzare delle campagne giornalistiche contro L' Austria.

Il ministro Gruber ha concluso che conveniva perfettamente con me sull'opportunità di non tralasciare quel tono obbiettivo e di non scendere ad attacchi contro l'Italia. Era questo l'atteggiamento del Governo austriaco che aveva del resto influito su quello della stampa e -a suo dire -su quello dell'opinione pubblica.

195

IL RAPPRESENTANTE AD OTTA W A, FECIA DI COSSATO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T . 2806/ 10. Ottawa , 19 febbraio 1946, ore 7,07 (per. ore 12 del 20).

Mio telegramma 5 1•

Sono stato stamane ricevuto dal signor Robertson in presenza signor Beaudry e capo protocollo. Egli mi ha dichiarato esser lieto mio arrivo e nel corso di breve conversazione ha tenuto marcare atteggiamento cortese ma improntato a ufficiale sostenutezza nostri confronti. Ha espresso speranza che pace con Italia possa essere conclusa al più presto. Ho rimesso lettere S.E. De Gasperi. Robertson mi ha assicurato che avrebbe colto opportunità potermi, in futuro , fare incontrare con primo ministro Mackenzie King. Ho chiesto di potere illustrare a viva voce problemi italiani ed ho già rimesso in via confidenziale a funzionario sezione competente relative pubblicazioni.


1 Con T . 2558/5 del 13 febbr aio Fecia di Cossato aveva riferito sull a prima visita effettuata al Ministero degli esteri canadese.

196

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 2818/257. Londra , 19 febbraio 1946, ore 21,10 (per. ore 9 del 20 ) .

De Los Rios, ministro esteri Governo repubblicano spagnolo, mi ha visitato manifestandomi vivo risentimento suo Governo e forze politiche che gli fanno capo per accordo italo-spagnolo riconoscimento e utilizzazione nostro credito. Gli ho spiegato come da accordo esuli ogni intenzione e conseguenza politica facendogli presente come disperate condizioni nostri rifornimenti rendano imperativo per qualunque governo responsabile il ricorrere ogni possibilità rompere blocco nostre importazioni per portare sollievo estreme sofferenze popolo . De Los Rios mi ha dichiarato comprendere le ragioni contingenti che ci hanno mossi ma di nutrire inquietudine circa effetti che accordo intervenuto potrà avere sulle future relazioni fra le forze democratiche dei due paesi. Egli ha manifestato intenzione avere contatti con V.E. Si reca ora a Parigi ove si propone incontrare ambasciatore Saragat al quale con corriere odierno do comunicazione del colloquio avuto. Riferisco più a lungo per corriere 1 ma anticipo quanto sopra per quelle istruzioni che V .E. volesse telegrafare a Saragat2•

197

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ·E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, E AI RAPPRESENTANTI A LONDRA, CARANDINI, E A PARIGI, SARAGAT

T. 3053/c. Roma , 20 f.ebbraio 1946, ore 17.

Mio telegramma 19683 .

In base elementi pervenuti risulta opportunità insistere nostra richiesta che delegazione in partenza per Venezia Giulia venga affiancata da uno o più rappresentanti italiani . Anche in caso diniego è d'altra parte opportuno che richiesta stessa venga registrata.

Pregola pertanto adoperarsi nel senso indicato, cortesemente rìferendo 4 .


1 Con rapporto n. 991/430 del 19 febbraio, non pubblicato in quanto forniva le stesse informazioni del presente documento.


2 Vedi D . 207.


3 Vedi D . 156.


4 Per le risposte di Tarchiani e Carandini vedi rispettivamente i DD. 212 e 213. Saragat rispose con T. s.n.d. 3580/232 del 2 marzo: «Servizi competenti Quai d'Orsay ritengono 'improbabile accoglimento da parte Consiglio Londra nostra richiesta circa esperti presso Commissione inchiesta Venezia Giulia, essenzialmente causa opposizione sovietica. Circa zona inchiesta considerano ormai assicurata visita Fiume e molto probabile isole Quarnaro. Zara sarebbe invece esclusa ».

198

L'INCARICATO D'AFFARI A PRAGA, GUIDOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 2935/30 . Praga, 21 febbraio 1946, ore 12 (per. ore 8,30 del 22).

In relazione articoli su Trieste pubblicati recentemente dalla stampa locale (mio telegramma 29) 1 , ho avuto stamane lunga conversazione direttore generale Affari Politici.

Egli mi ha innanzi tutto assicurato che gli articoli non erano stati ispirati da fonte ufficiale. Riferendomi dichiarazioni Ripka (mio telegramma 115 in data 7 dicembre scorso) 1 per le quali avevo fatto a suo tempo note rimostranze, ho allora rinnovato domanda, rimasta altra volta senza risposta precisa, se il pensiero ufficiale questo Governo circa questione Trieste -che fino ad ora ero in diritto di ritenere ispirato concetto neutralità -fosse nel frattempo mutato. Mi ha risposto testualmente pensiero suo Governo era Trieste dovesse essere annessa alla Jugoslavia.

Nell'attesa vedere Masaryk, attualmente impegnato trattative Polonia, debbo ritenere, salvo prova contraria , che dichiarazione fatta risponde direttive ufficiali. A probabilità questo nuovo orientamento avevo del resto già accennato con la mia lettera in data 4 gennaio n. 14 e rapporto in data 11 gennaio scorso n . 96/45 2 .

Al direttore generale ho detto avrei riferito sue parole a tale riguardo, ma che Governo italiano sarebbe stato certamente non solo addolorato, ma sorpreso, di una presa di posizione che contrastava singolarmente con quella significatami nel settembre scorso. Riferisco anche per corriere 3 .

199

L'AMBASCIATORE A RIO DE JANEIRO, MARTIN!, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 2949/81. Rio de Janeiro, 21 febbraio 1946, ore 13,50 (per. ore 9 del 22) .

Mio telegramma n. 724 .

Ho conferito con nuovo ministro degli affari esteri Neves Fontoura intrattenendolo lungamente su questioni generali che maggiormente ci interessano. Dopo avergli espresso compiacimento nostro Governo per sentimenti e propositi manifestati in nota intervista 5 , ho preso argomento per confermare fiducia che Governo brasiliano continuerà a sviluppare sua azione appoggio nostra posizione conferenza pace. Ministro mi ha a questo riguardo confermato assicurazioni. Confermatomi


1 Non pubblicato.


2 Non pubblicati.


3 Il R. 359/ 175 del 22 febbraio, non pubblicato. Per !a risposta vedi D. 221.


4 Con T. 2695/72 del 16 febbraio Martini aveva riferito sul problema dello sblocco dei beni italiani in Brasile.


5 Vedi D. 172.

pure notizia che molto probabilmente egli stesso si recherà Parigi per partecipare lavori Conferenza Ventuno.

A questo punto ho insinuato idea di sua visita a Roma. Ministro non dimostratosi alieno dal prenderla in considerazione, ma a tale riguardo prego vivamente farmi conoscere cortese urgenza se mia iniziativa incontri approvazione di V.E. oppure se debbo !asciarla cadere 1•

Proseguendo colloquio ho riassunto questione nostri beni rilevando assoluta necessità sistemarla. Fontoura dichiaratomi che personalmente, salvo decisioni suo Governo, è d'avviso che Brasile non dovrebbe pretendere riparazioni guerra dall'Italia. Egli mi ha quindi posto netta questione immigrazione italiana non esitando presentarla come forte interesse brasiliano. Gli ho risposto assicurandolo nostre favorevoli disposizioni al riguardo, rilevando però necessità che ci vengano fatte proposte concrete da parte Governo brasiliano e assicurate condizioni favorevoli lavoro che anche consentano rimessa valute madre patria.

Colloquio iniziato con ministro è proseguito ieri con nuovo segretario generale, anche per suggerimento datomi stesso ministro, per dettagliato scambio idee su specifici argomenti beni italiani residenti Italia nonché sblocco dollari depositati Banco Brasile. Predetto segretario generale mi ha detto in questi giorni verrà iniziato colloquio con ministro delle finanze e direttore Banco Brasile. Mi ha anche assicurato che mi terrà al corrente svolgimento tali conversazioni e che a suo tempo sarò invitato discutere concrete soluzioni, confermandomi concetto, su cui avevo precedentemente insistito anche con Veloso, e che attuale ministro mi aveva dichiarato voler seguire, e cioè che soluzione dovrebbe essere trattata per normali vie diplomatiche.

Da entrambi colloqui ho ricevuto impressione che effettivamente questo Governo sembra animato da buone e sollecite intenzioni, ma ritengo prudente riservarmi vederle concretarsi onde potere anche valutare se idea personale ministro rinunzia riparazioni non debba essere svalutata da altre richieste.

200

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 2957/279. Londra, 21 febbraio 1946, ore 20 (per. ore 9 del 22).

Ho incontrato ieri sera Sargent nella sua nuova qualità sottosegretario permanente. Colloquio si è limitato questione trasformazione armistizio in vista protrarsi trattative di pace, ha avuto carattere alquanto vivace ed in complesso è risultato sommariamente incoraggiante.


1 Con T. 4050/71 dell'II marzo De Gasperi rispose che «sarebbe assai gradita visita signor Fontoura a Roma>>, e con T. 5642/110 del 5 aprile invitava Martini a rivolgere a Neves da Fontoura l'invito ufficiale. Con T. 6202/I 73 del I6 aprile Martini riferì che il ministro l'aveva accolto e che intendeva effettuare la visita a Roma al rìtorno dalla Conferenza dei Ventuno.

Sargent mi ha dichiarato di non convenire con mie previsioni circa improbabilità che accordo massima su questione italiana possa raggiungersi per prevista apertura Conferenza Parigi. Egli ritiene resistenze Russia non si spingeranno fino assumere responsabilità di un rinvio detta conferenza. Ho insistito nel mio dubbio, fondato sulle impressioni manifestatemi dagli stessi delegati supplenti francese ed inglese, giustificate dal fatto che, a tutt'oggi, non si è compiuto un solo concreto passo avanti su alcuni argomenti essenziali. Ho aggiunto che le divergenze emerse non dipendevano solo dalla Russia ma anche dai discordanti punti di vista anglo-franco-americani. Ho ribadito che, quando anche si dovesse considerare come improbabile ma non escludibile la evenienza di un rimando della pace al prossimo autunno, mi pareva indispensabile giungere urgentemente ad una decisione di massima riguardante adozione surrogatoria di un modus vivendi. Sargent mi ha nettamente ritorto che in questa occasione non riteneva conveniente, nel nostro stesso interesse, fare procedere parallelamente due ordini di negoziati finché vi era la speranza giungere ad una pace sollecita e che, comunque, riteneva che, date le difficoltà che avrebbe opposto la Russia, le trattative per modus vivendi si sarebbero protratte non meno di quelle per la pace. Gli ho fatto presente che almeno per clausole finanziarie, che hanno distruttivo effetto sulla nostra economia, non si sarebbe certamente incontrata proibizione russa trattandosi di questioni interessanti puramente anglo-americani.

Sorvolando su altri argomenti che gli ho portato con vivo calore, ho concluso prospettando effetto psicologicamente negativo che una non immediata adesione inglese alla proposta americana avrebbe avuto sulla opinione italiana, la quale sarebbe stata forzatamente indotta a constatare differenza dell'atteggiamento britannico in confronto di quello americano, risultando avvalorato ormai diffuso convincimento (contrari finora alla realtà ma sostenuto da certe persone e da certa propaganda) che, in ogni occasione, buona intenzione americana trova il massimo ostacolo nella resistenza inglese. Sargent mi ha replicato che non è la prima volta che America persegue suoi scopi ele~torali (vedi voto collettività itala-americana) alle spalle dell'Inghilterra, ciò non pertanto questo fatto lo lasciava completamente insensibile. Ha aggiunto che egli non intende in questo caso acquistare a buon prezzo favore dell'opinione pubblica italiana e che persegue politica che riteneva giusta e conveniente, non curandosi degli effetti che poteva avere nella opinione dei paesi che non volevano interpretare equamente condotta britannica. Non ho potuto esimermi dal reagire con energica vivacità a questa fredda risposta, incomprensiva delle superiori ragioni di interesse europeo che avevano ispirato mie osservazioni e alla cui manifestazione mi autorizzava piena conoscenza che egli aveva della mia costante parallela considerazione dell'interesse italiano e inglese. È certo che Bevin e Harvey mi avevano dato chiaro affidamento di una favorevole accoglienza di massima della proposta americana e che, se una modificazione era intervenuta in tale intendimento, desideravo mi si precisasse infine oggi atteggiamento inglese in proposito. Sargent mi ha detto che non aveva avuto tempo (cosa verosimile data gravità problemi oggi incombenti Foreign Office) esaminare proposta americana; lo avrebbe fatto informando appena possibile. Ha aggiunto americani vogliono fare tutto in fretta e che egli ha fiducia soltanto risoluzione studiata e attuata ponderatamente. A tale fretta americana mi aveva già accennato parlandomi trusteeship generale colonie italiane proposto delegazione americana a Londra in settembre.

Desidero informare obbiettivamente V.S. di questo stato di cose a cui aprioristicamente attribuisco un significato definitivamente inquietante, ma che pur riflette il punto di vista personale secondo il quale Sargent, appena entrato nella sua nuova funzione , si prepara ad affrontare questo nostro assillante problema. Alla fine colloquio Sargent, colpito dalla mia reazione e dalla mia malcelata espressione di sofferenza, mi ha accompagnato invitandomi con marcata cordialità alla pazienza ed assicurando che non mi sarebbe mancato il suo aiuto. Non è da escludere che tutto ciò vada valutato nel quadro dell'evidente nervosismo che regna Foreign Office in confronto all'accumularsi preoccupazioni che non potrebbero essere maggiori , sulle quali riferisco a V.S . per corriere domenica 1• È comunque evidente che sostituzione Cadogan mette per il momento Foreign Office in posizione maggiore incertezza di fronte a problemi sui quali nuovo sottosegretario deve orientarsi prima di prendere responsabilità di una direttiva. Inutile aggiungere che mi adopererò in ogni modo per influire onde questa fase si evolva favorevolmente.

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IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. s.N.D. 3017/280. Londra, 21 febbraio 1946 , ore 23,45 (per. ore 13,30 del 22 ).

Couve de Murville mi ha confermato suoi fondati sospetti piano pace italiana non possa essere pronto 1° maggio. Fino ad ora, Conferenza a Quattro trattato genericamente tutte le questioni salvo Alto Adige.

Da questo sondaggio risulta ad oggi immutata richiesta russa per Tripolitania che anche Couve de Murville ritiene potrebbe eventualmente ripiegare su Eritrea. Francia , finora ferma su sua proposta per amministrazione italiana, risolutamente contraria pretese individuali russe e intenzione inglese che implica, migliore ipotesi, profonda evoluzione regime suoi possedimenti Nord Africa. Da precisazioni intervenute circa meccanismo trusteeship generale risulterebbe che amministratore neutro servito da funzionari internazionali sarà alle dirette dipendenze del Consiglio Tutela Nazioni Unite . Consiglio consultivo (formato da rappresentanti italiano, americano, inglese, francese più un italiano ed un arabo in rappresentanza popolazione locale) non avrebbe alcuna diretta influenza su amministratore, poiché suoi pareri sarebbero unicamente diretti a Consiglio Tutela, il che equivarrebbe nostra completa pratica estromissione da diretto contatto con organismo esecutivo. Couve de Murville insiste perché, in appoggio tesi francese , noi influiamo su opinione pubblica americana onde ottenere che Washington modifichi sua primitiva proposta. Gli ho assicurato che questo nostro essenziale e loro accessorio interesse è difeso con ogni possibile energia dal nostro ambasciatore a Washington sì che poco di nuovo può essere tentato in questo senso.


1 Vedi D . 218 , Allegato I.

Circa Venezia Giulia, Couve de Murville ha netta impressione che russi contemplino seriamente assegnazione Trieste alla Jugoslavia. Che ciò, in definitiva, possa rispondere ad un criterio tattico non si può escludere né fondatamente affermare. Prevede in ogni modo aspro e lungo dibattito. Soluzione francese corrisponde grosso modo proposta americana (mio telegramma 221) 1 . Discutendo della questione Alta Valle Isonzo, da parte nostra irrinunziabile, gli ho fatto presente, incontrando sua comprensione, che non vorremmo !asciarci indurre a pagare distretto Arsa con troppo gravi sacrifici a settentrione zona Gorizia. Commissione d'inchiesta è improbabile parta come previsto domenica per sopraggiungente difficoltà (mio telegramma 277) 2 . Commissione dovrà limitare sue indagini ad alcune zone incerte che saranno designate dai Quattro. Sola zona di indubbia maggioranza etnografica sulla quale indagine si estende è città Trieste. Ancora controversa estensione Fiume. Commissione rimarrà assente tre o quattro settimane, sicché prevedesi Quattro non potranno affrontare problema avanti fine marzo.

Per Alto Adige, intenzioni francesi sono orientate verso rispetto statu quo salvo minori non ancora precisate rettifiche. Tale formula appare non confermata a Parigi, ma medesimo Couve de Murville mi ha dichiarato che siamo in errore quando interpretiamo come intenzioni del Governo francese quelle che sono state manifestazioni non autorizzate, provenienti dalle autorità francesi occupazione, sempre inclini favorire aspirazioni popolazioni affidate loro tutela. Tali manifestazioni non hanno alcun nesso con i propositi Quai d'Orsay.

Rivendicazioni francesi quali sono state presentate Consiglio Quattro comprendono Tenda, Briga, terreno caccia, picco dello Chaberton, plateau Moncenisio, Piccolo San Bernardo. Alle nostre note argomentazioni, ha risposto Commissario affari esteri nei termini che risultano dalle comunicazioni Saragat di cui al telegramma di V.E. 2826 3 . Qualche maggiore particolare consegno corriere diplomatico in partenza domenica 4 .

202

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. s.N.D. 3038/271. Washington, 22 jèbbraio 1946, ore 13,50 (per. ore 8,15 del 23).

Suo telegramma 2843/C 5 e mio telegramma 212 6 .

Questo ambasciatore di Francia mi ha detto di avere avuto in questi ultimi tempi parecchi telegrammi da Quai d'Orsay su rettifiche di confine italo-francese ma senza «particolari insistenze» per Briga e Tenda.


1 Vedi D. 181. 2 Non pubblicato. 3 Non pubblicato, ritrasmetteva il D. 174. 4 Vedi D. 218, Allegato II. s Non pubblicato, ritrasmetteva il D. 181. 6 Vedi D. 180.

Mi risulta peraltro, in via confidenzialissima, che Bonnet ha inviato qualche giorno fa una lunga e dettagliata nota al segretario di Stato per insistere su necessità che Francia ottenga soddisfazione in note richieste di rettifiche presentate a Consiglio pace Londra. A quanto si è potuto sapere, per terreni di caccia e Briga-Tenda nota riprende argomento «generosità» Napoleone III verso Vittorio Emanuele II malgrado esito plebiscito; per altre rettifiche richieste, nota fa valere, oltre supposti argomenti storici, argomenti strategici, ponendo in rilievo necessità ovviare pretesa situazione inferiorità militare Francia al nostro confine nel giugno 1940, che contribuì obbligarla a chiedere armistizio ed affermando che sicurezza italiana sarebbe tutelata da altre cime montuose più arretrate che ci resterebbero.

Ho già a suo tempo ripetutamente esposto al Dipartimento di Stato nostri diritti e buone ragioni sulla base elementi e documentazioni fornitemi. Provvedo ora comunque a ribadire, in nuova nota al segretario di Stato, nostri argomenti e nostre ferme intenzioni in detta questione, che, beninteso, lasciano inalterabili e rinnovati nostri propositi di durevole intesa colla Francia.

203

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 3052-3128/273-274. Washington, 22 febbraio 1946, ore 18,45 (per. ore 10,20 del 24).

Suoi telegrammi 2205 e 2346 1 e mio 1762 .

Continuo mantenermi stretto contatto per questione revisione regime armistizio con Dipartimento di Stato, che ho anche man mano tenuto opportunamente al corrente delle informazioni comunicate da Quaroni e dei colloqui avuti a Londra in argomento da Carandini (suoi 122, 2843 3 e 2903 4).

In comunicazioni testé pervenute Governo sovietico, in relazione ultimo passo americano (di cui al mio telegramma n. 184)5 , aveva fatto qui conoscere che si riservava dare suo eventuale assenso per inclusione Francia nelle trattative solo dopo aver preso visione del preannunziato progetto concreto americano. Tale risposta, che dava adito a nuova complicazione, aveva qui destato una certa delusione.

Foreign Office non aveva ancora espresso sua opinione su insieme generico progetto inviato ai primi del mese a Londra e che, con qualche maggiore elemento di dettaglio anche circa revisione clausole economiche, corrisponderebbe a quanto


1 Non pubblicati, ritrasmettevano rispettivamente i DD. 159 e 166. 2 Vedi D. 164. 3 Non pubblicati, ritrasmettevano rispettivamente i DD. 152 e 181. 4 Non pubblicato, ritrasmetteva il T. s.n.d. 2514/225 del 13 febbraio per il quale vedi D. 188. 5 Vedi D. 148, nota 2.

260 riferito con mio telegramma 152 1• Al Dipartimento di Stato si intendeva sollecitare di nuovo risposta inglese, pur risapendosi irrigidimento Tesoreria inglese in materia finanziaria. A tale riguardo , locali ambienti britannici hanno rilevato, in realtà anche con questa ambasciata, che situazione finanziaria inglese, la quale sarebbe di gran lunga peggiorata rispetto a stesse critiche condizioni durante guerra, non consentirebbe a Governo Londra largheggiare in materia.

In tale situazione di cose ed in attesa risposta inglese si provvede a ultimare, di intesa con altri Dipartimenti, preparazione progetto definitivo americano da sottoporre a Londra e a Mosca e successivamente Parigi. Mi è stato confidenzialmente accennato che, per rendere revisione più accettabile da U.R.S.S., si penserebbe che nuovo documento, da intitolarsi probabilmente «accordo per revisione regime armistizio italiano», dovrebbe sostituire così detto «lungo armistizio» lasciando sussistere «armistizio corto» del 3 settembre 1943. Non escluderei che

·conservazione tale ultimo documento, ormai in buona parte sorpassato, possa

anche corrispondere desiderio Londra, anche essa tutt'altro che entusiasta di

modifiche all'attuale situazione.

Mi rendo conto che se progetto americano si concretasse in tale senso non soddisferebbe nostra opinione pubblica alla vigilia elezioni. Dipartimento di Stato, per parte sua, aveva molte volte pensato, secondo primitiva propria convinzione, intendimento redigere un documento nuovo che sostituisse integralmente, sotto forma modus vivendi, vecchi strumenti armistiziali. Tuttavia, data difficile e lenta gestazione iniziativa americana ed in considerazione atteggiamento russo, contrario mutamenti nostro sta~us armistiziale ancora di recente esplicitamente riferito da R. ambasciatore a Mosca, sembra che convenga per ora lasciare procedere concretizzazione progetto del Dipartimento di Stato.

Per quanto concerne clausole economiche e finanziarie, sulle quali da parte nostra si batte costantemente, Dipartimento di Stato, pur evitando dare dettagli e trincerandosi dietro conversazioni tuttora in corso , continua ad affermare che da parte americana non si mancherà fare il possibile affinché nuovo documento abbia «non solo adeguato contenuto morale ma anche materiale».

Al riguardo richiamo però considerazione svolta miei telegrammi precedenti. Nelle prossime conversazioni conto comunque valorizzare cifre e dati comunicatemi con suo 1662 oggi pervenutomi.

Dipartimento di Stato afferma di sperare che, salvo non sopravvengano nuovi gravi ostacoli da parte uno o tutti e due altri Grandi, accordo per revisione regime armistiziale possa essere realizzato per l'aprile prossimo venturo.

Purtroppo, malgrado la buona volontà e perseveranza particolare dimostrata da lui nella questione, queste trattative sono esasperatamente lunghe e invocano necessarie continue pressioni 3 .


1 Vedi D. 148.


2 Vedi D. 150, nota l p . 204.

J Con T. s.n.d. 3239/ 287 del 25 febbraio , ore 20,50, Ta rchiani comunicava ancora: «Si è appreso

stamane al Dipartimento di Stato che si conta ultimare entro corrente settimana progetto definitivo americano per revisione regime armistizio. Detto progetto verrebbe immedia ta mente inviato a Londra (senza attendere oltre di conoscere opinione inglese su piano generico colà rimesso ai primi del mese corrente) , nonché a Mosca >>.

204

L'INCARICATO D'AFFARI A BRUXELLES, SCAMMACCA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 3057/55. Bruxelles, 22 febbraio 1946, ore 20 (per. ore 11,30 del 23).

Seguito mio telegramma 48 del 13 corr. 1•

Spaak mi ha ricevuto stamane. Nel confermarmi quanto mi aveva detto ministro Alcos, prega rinnovare a V.E. suoi ringraziamenti e viva soddisfazione per comunicazioni fattegli per mezzo mio. Tiene a far sapere che egli considera con particolare interesse il pieno ristabilimento dell'amicizia e della collaborazione fra l'Italia ed il Belgio e che, ancora più di prima dopo i recenti contatti a Londra; punta in tutti modi al restauramento dell'Italia ed al regolamento nostra posizione internazionale.

Nonostante che il Governo sia dimissionario e che formazione nuovo governo sia lunga e laboriosa, egli si adopera pubblicamente perché concessione gradimento per ambasciatore Fransoni non sia per quanto è possibile ritardata; è parimenti sua intenzione nominare quanto prima un ambasciatore a Roma.

Si è riservato darmi una risposta definitiva al più presto 2•

205

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL VICE PRESIDENTE DELL'A.C., STONE

L. 5/222. Roma, 22 febbraio 1946.

In relation to the imminent visit to the Venezia Giulia of the Experts Commission, I felt it desirable to sum up in the enclosed Aide-Memoire the main questions which were the subject of negotiations with the Allied Authorities, in the matter of the Military Administration of the Venezia Giulia (Zones «A» and «B»), and to underline the most important alterations brought about in the region by the military occupation.

I wish to draw your particular attention to the question, and I shall appreciate it greatly if you will bring the considerations outlined in the Aide-Memoire to the notice of the Experts Commission so that they may keep them in mind when formulating their recommendations.


1 Con T. 2488/48 del 13 febbraio Scammacca aveva riferito sul pieno assenso ottenuto circa la designazione di Fransoni ad ambasciatore a Bruxelles.


2 Il gradimento fu comunicato 1'8 marzo.

ALLEGATO

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI , AL VICE PRESIDENTE DELL' A.C., STO NE

PROMEMORIA . Roma , 21 febbraio 1946.

On the occasion of the forthcoming visit to the Venezia Giulia of the Experts Commission contemplated by the London Conference, the Italian Government has the honour to request that the Experts' attention be drawn to the following circumstances :

l . In relation to articles 18 and 38 of the Armistice and to the spirit permeating such pact, the ltalian Government rightfully expected that the whole of the territory of the ltalian State be submitted, with no distinctions, to the same occupation regime, without any discrimination being made between some of the kingdom's provinces and some others.

2. In view of the special situation which became prevalent in the Venezia Giulia provinces during the last phases of the recent conflict, the Italian Government had drawn the Allied Governments ' attention to such situation (letter by Marchese Visconti Venosta to Admiral Stone, dated August 15th, 1944) 1 , specially pointing out the dangers thereof to the security and peace of those populations particularly at the time of the collapse of the German resistance.

3. The Chief Commissioner of the Allied Commission took due note of said information (letter by Admiral Stone to Marchese Visconti Venosta, dated August 19th, 1944) 1 and assured the Italian Government, at the same time, that «the Allies would not lose sight» of such situation. Similar assurances were given to the President of the Council of Ministers (letter of September 22nd, 1944, by Admiral Stone to Onorevole Bonomi) 2 . The Italian Government confirmed its concern, on November 21st, 1944, in a letter of Marchese Visconti Venosta to Admiral Stone 3 .

· 4. During the last stage of the German resistance, the Ttalian partisans of Trieste rose in arms and started liberating the city. Right after the Gern1ans' surrender to the British Armed Forces and the occupation of Trieste by Tito's troops, when the Yugoslavs announced on May 8th, 1945, the establishment in said city of a «National Government of Federai Slovenia » as well as the appointment of a commander of the city in the person of a Yugoslav generai, the Italian Government, in a note by Minister De Gasperi , dated may 9th , 1945, to the British and American Ambassadors 4 , pointed out that such actions and initiatives were to be considered «absolutely arbitrary and illegitimate». At the same time, said note recalled ali various declarations which had been approved in these days by the Italian Council of Ministers and requested , in particular, «that the Italian Government, as the principal and more legitimately concerned party, be enabled to follow the developments of the Julian situation, a situation .which ought in no way be compromised or prejudiced».

5. Following negotiations between the Allied Powers and Yugoslavia -the complete contents of which are unknown to the Italian Government -the occupation regime contemplated in the Morgan-Jovanovich agreement of June 9th, 1945, was established, quite in contradiction with the assurances previously given. By such regime -stili in force in the Venezia Giulia at the present time -the so called «Zone A >> (territory to the West of the Morgan line) was entrusted to the administration of an Allied Military Government,


1 Vedi serie decima , vol. l , D. 344. 2 Ibid. , D. 405, nota 3. 3 lbid., D. 541. 4 Vedi serie decima, vol. Il, D. 181.

whereas «Zone B» (territory to the East of the Morgan line) was assigned to Yugoslav occupation and administration. Since then the Italian Government has constantly and systematically brought to the Allied Governments' notice -througb communications either to the Chief Commissioner of the Allied Commission or to the Allied Ambassadors -the main shortcomings of such peculiar occupation regime .

6. In its communications the Italia n Government especially stressed the following viewpoint: owing to the fact that the Yugoslav Authorities are occupying and administering «Zone B» as military occupation authorities by virtue of the Morgan-Jovanovich agreement of June 9th, 1945, stipulated with the Supreme Command of the Allied Powers with whom Italy had previously signed the Armistice Pact covering the Italian territory in its entirety, the Italian Government deemed it to be within its right to consider the Allied Governments responsible for any action exceeding the powers that international law confers upon military occupation authorities and, consequently, to remonstrate directly to said Governments in such matters . (letter dated November 15th, 1945, by Minister De Gas peri to Admiral Sto ne 1 with regard to the occurrences in Capodistria; letter of December 3rd, 19452 , concerning «Generai Order n. 19» abrogating the prerequisite of the Italian citizenship for appointments to public employs).

7. As to «Zone A» , the Italian Government, though aware of extraordinary difficulties inherent to task entrusted to the Trieste A.M.G., deems it its duty to point out that the Venezia Giulia Allied Authorities ha ve run that territory not as though it were a part of the ltalian State, but rather considering the zone as an autonomous region with no bonds wbatever with the Rome Govermhent. In this connection the Italian Government wishes to recai! the complete set of «Generai Orders» issued by the Venezia Giulia A.M.G. , as published in the organ of said A.M.G. «The Official Gazette». It also recalls the repeated statements by the Head of the A.M .G . and by his collaborators to the effect that they were administering the territory entrusted to them as ifit were a region of which «one does not know to whom it will be ultimately assigned».

8. In particular the alterations brought about by the A.M.G. in its subjected territory are recorded hereunder:

a) In «Zone A» any external mark is forbidden which may recai! ltalian sovereignty (for instance the showing of the Italian national flag on public buildings and on floating craft) ;

b) No Italian Authority or Administrative organ is represented in the region; c) Administrative organs, quite unknown to Italian internai institutions, have been created; d) Non-Italian citizens have been accorded the right to exercise public functions requiring -according to Italian Jaws -the possession of Italian nationality; e) A new school system quite different from the one established in Italy has been created. The new system is characterized by a number of Slav schools quite superior to the needs of the Slavs born in the region. Moreover in text books for Italian schools, ali passages ha ve been eliminated reminding the pupils of Trieste that they too ha ve a country of their own; f) A special Police has been established which is wholly independent from the Italian centrai Organs; g) The entry of Italian nationals in zone «A» is conditioned to the concession of a special permit (which, for instance, was refused to an Italian writer who had been invited to hold in Trieste a commemorative speech of Guglielmo Oberdan) whereas, conversely, there exists practically no limitation to the transfer of persons from Yugoslavia to zone «B» and frorn


1 Vedi serie decima, vol. II, D. 687 . 2 Non pubblicata.

the latter to «Zone A» and to the rest of the Kingdom . Among other, due to the ease in which access to Trieste is secured, thousands of Yugoslav nationals have succeeded in establishing themselves there, most of whom are employed by Yugoslav politica) or military organizations. About 3000 Yugoslavs had their names registered in the population records of Trieste;

h) A parithetic Anglo-American-Yugoslav Commission functions in «Zone A» (War Booty Committee) and contrary to the Armistice regime and at variance with the criteria applied in the other occupied Italian regions, Yugoslavia pretends to exercise in «Zone A» a war booty right, the cessation of hostilities notwithstanding.

9. The ltalian Government has expressed its viewpoint on almost ali these subjects and in special cases it has also remonstrated. The Italian Government recalls particularly the Ietter dated November 27th, 1945 1 , as far as comma «e» is concerned; the letter dated January 15th, 1946, addressed by Minister De Gasperi to Admiral Stone 2 and the Ietter dated January 23rd , 1946, addressed by the Secretary Generai of the Ministry for Foreign Affairs again to Admiral Stone 1 as far as comma «h» is concerned; a.s.o. Whilst referring to the aforementioned letters, the Italian Government takes this occasion to reaffirm that the changes listed above have determined formai and substantial alterations of the generai character of the region which constitutes «zone A». ·•

IO. As far as the regime obtaining in «Zone B» is concerned , the Italian Govemment believes it has supplied the Allied Governments with information sufficient to prove that the Yugoslav Authorities behave in the said region not as Occupation Authorities but indeed as if the territory submitted to them were annexed by the Yugoslav State.

11. In particular the ltalian Government refers to the memoranda of August 28th and September 27th, 1945 3 , sent by the Ministry for Foreign Affairs to the Allied Commission. Two very lengthy Iists of illicit acts perpetrated by the Yugoslav Authorities in Istria, a t Fiume, a t Zara and in the Island of the Quarnero are detailed in said memoranda: deportations, arbitrary arrests , verdicts on the part of special and popular Tribunals, expropriations and spoliations of every kind; inhuman treatments and executions with cruel methods («infoibamento»), as well as a score of acts and provisions aiming at modifying the ethnical and cultura) character of the region as for instance: mass immigration and the encroaching by individuals hailing from Yugoslavia, the «Siavisation» of the names of streets and of squares as well as those of commerciai signboards, the removal of monuments and memoria( tablets, the alterations of the inscriptions on tombstones , the tampering with and the destruction of archives. Aside , from the aforesaid memoranda, the Italian Government refers to the Ietters by Minister de Gasperi to Admiral Stone, dated 6th and 9th of September 19454 , relative to a bogus plebiscite engineered by Yugoslav propagandists who circulated in the whole of the Venezia Giulia prearranged forms petitioning for the annexation of the region to the Yugoslav Federai State, the request for signatures being often accompanied by ali sorts of intimidations and threats. The Italian Government recalls also the letter dated January 15th, 1946, addressed by Minister De Gasperi to Admiral Stone, concerning the so-called administrative elections which took piace in «Croat» lstria (south of the Dragogna river), elections which were gradually transformed into politica! elections and more precisely into a plebiscite attempt for the annexation to Yugoslavia. The bulky interchange of correspondence concerning the painful question of deportees is also recalled here and in particular: the memoranda by the Ministry for Foreign Affairs to the Allied Commission, dated 6th , July, 1945, 29th August and 8th October, 1945 3; the letters by Minister De Gasperi to Admiral Stone da ted 6th and lOth November 19455 ; the memoran


1 Non pubblicata. 2 Vedi D. 85. J Non pubblicati. 4 Vedi serie decima, vol. II, DD. 500 e 508. 5 Ibid., D. 662. La lettera del IO novembre non è pubblicata.

dum dated September 10th, 1945 1 , the letter by Minister De Gas peri t o Admirai Stone dated 27th September 19452 a.s.o . In said communications, besides detailing the names of the deportees and the circumstances concerning their arrest and the treatment meted out to them, the ltalian Government has repeatedly expressed its viewpoint concerning this question which lies so much at heart to Italian public opinion , a viewpoint which is here reaffirmed and is summarized as follows:

-it does not lie within the powers of the Occupation Authorities to deport citizens of the occupied country; -such deportations are therefore illegal acts by themselves, irrespective of any subjective evaluation of the persons against whom said acts have taken piace ;

-the deportations had the outcome of considerably altering the ethnical character of the Venezia Giulia (besides the deportees tens of thousand of ltalians have left the ltalian towns to take refuge beyond the Isonzo to escape being deported themselves) . Finally the Italian Government -through competent organs-has also proclaimed the illegality and hinted at the serious consequences of the issueing by the Yugoslav Authorities of «Zone B» of a special currency, the amount whereof is unknown and part of which does not even bear seria! numbers, whiciJ private citizens have been compelled to accept not only as circulating medium but also in compulsory exchange for Italian money. By that system huge amounts of ltalian lire, totalling severa! thousand millions, ha ve materially been taken away from the population and there is every reason to believe that they have been employed by the Yugoslavs, particularly for propaganda purposes and to buy up foodstuff and other commodities in «Zone A» and in Italy herself.

12. As far as the aforementioned memoranda and the letters are concerned, the ltalian Government reminds that requests for further proofs of the alleged acts have severa! times been made by the Allies . The Italian Government desires formally to reiterate its previous statement (letters by Minister De Gasperi to Admiral Stone dated 25th and 27th October I 945 3 a.s.o.) viz. that ali an d every ltalian Authority being excluded from the Venezia Giulia , they ha ve no means of carrying out direct enquiries, Jet alone rea! and true investigations . In this connection the Italian Government has proposed either the creation of an Allied organ , or even a neutra! one , vested with the task of investigating the situation in «Zone B»; or that the Allied Governments be represented , at Ieast as observers, in the administration of said region. These proposals have however remained up till now without result. Moreover, the Italian Government wishes to remark that as a consequence of the state of intimidation which weighs over the region and the constant fear of reprisals, severa! outrages are being kept hidden by the victims themselves and by their families.


13 . The Italian Government believes however that it has supplied , with the reports previously mentioned, sufficient elements of judgement to define the regime of the Yugoslav occupation of the Venezia Giulia as a high-handed regime of terror through which the features of !stria and of the Venezià Giulia, in generai, have been vastly and painfully altered .

14. In detailing the above facts and circumstances, the Italian Government express their trust that said facts and circumstances shall be taken into due consideration by the Commission of Experts and that the latter will not lose sight of them when formulating the recommendations it is called upon to prepare in view of the compilation of the Peace Treaty with ltaly4 .

' Non pubblicato.


2 Non pubblicata.


3 Vedi serie decima , vol. Il , D. 644.


4 Il promemoria fu inviato anche a Charles (L. 5/233 del 23 febbraio) e Kirk (L. 5/252 del 28 febbraio) e consegnato all'ambasciata di Francia.

206

IL CONSOLE GIUSTI DEL GIARDINO AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

APPUNTO SEGRETO 032. Venezia , 22 febbraio 1946.

Con riferimento alla mia lettera in data 11 dicembre u.s . diretta al ministro Prunas, informo che mercoledì 20 corrente alle ore 20,30 ha avuto luogo in Trieste nella abitazione dello slavo sig. Michelcic la prima presa di contatto tra italiani e slavi per cercare di esaminare la possibilità di stabilire un modus vivendi fra le due stirpi abitanti la Venezia Giulia.

Da parte italiana sono intervenuti, oltre il promotore ing. Gandusio, il presidente di zona di Trieste avv. Puecher e quello di Gorizia avv. Hugues; assente, per mancanza di mezzi di comunicazione, il presidente di zona di Pola. Da parte slava sono intervenuti i sigg. Krajger, avv. Pogassi , dr. Puc, avv . Toncic e Michelcic predetto.

La riunione, che si è protratta fino alle ore 23, si è svolta in un'atmosfera di serena cordialità. All'inizio della riunione l'ing. Gandusio ha detto che siccome con ogni probabilità la linea di frontiera non sarà né quella dell'Isonzo desiderata dagli slavi né quella di Rapallo ambita dagli italiani , ma una linea intermedia che lascerà comunque degli slavi nello Stato italiano e degli italiani in quello slavo, sarebbe opportuno considerare fin d 'ora quale trattamento i due Stati riserverebbero alla stirpe minoritaria : il Gandusi o ha aggiunto che tutti gli italiani presenti parlavano a loro nome personale ma che della loro presenza alla riunione erano stati informati i circoli responsabili romani, i quali avevano fa tto sapere di non poter considerare che con simpatia ogni tentativo inteso a creare un clima di distensione fra le due Nazioni vicine.

Ha preso quindi la parola il Krajger, il quale a ffermando di partecipare come i suoi amici alla riunione a titolo personale, ha aggiunto che ìl Governo di Belgrado era al corrente della cosa e che la vedeva con simpatia. Quindi il Krajger, rispondendo al Gandusio, ha detto di ritenere ancora prematuro ---data la distanza dei rispettivi punti di vista -di prendere in esame quanto proposto dal Gandusio, ma di considerare come possibile a brevissima scadenza di procedere, mediante preventiva nomina di comitati misti italo-slavi, a libere elezioni per la nomina direttamente da parte del popolo degli organi dell'amministrazione locale in sostituzione di quelli attualmente imposti dalle autorità di occupazione.

L'avv. Puecher rispose che per prender in esame tale proposta occorreva prima risolvere una questione pregiudiziale, e cioè che tali elezioni avrebbero dovuto svolgersi contemporaneamente e liberamente anche nella Zona «B». Al che il Krajger, che non si aspettava tale controproposta e che rimase alcuni minuti interdetto, rispose che credeva che essa avrebbe potuto essere accolta favorevolmente. La discussione continuò poi in mani era generica e la riunione si concluse con un arrivederci.

È ora d'uopo decidere se convenga aspettare un ' iniziativa da parte slava per riprendere le conversazioni o fare noi delle concrete proposte per la realizzazione delle elezioni di cui sopra. In tal caso bisognerebbe richiedere l'estensione dell'occupazione alleata anche alla Zona Be il ristabilimento della situazione demografica prebellica, mediante opportune garanzie per il ritorno dei profughi, per la libera

·zione dei deportati ecc. Non è da presumere che tali controproposte sarebbero accettate da parte slava, ma sarebbe forse interessante mettere gli avversari nella condizione di dovere ad esse ufficialmente opporsi. Delle conversazioni in parola sono stati informati l'attuale governatore di Trieste colonnello Smuts e il maggiore Armstrong.

Sarò grato se con ogni possibile celerità mi sarà fatto conoscere, e ciò anche per desiderio dei predetti cittadini giuliani di stirpe italiana, il pensiero al riguardo del Governo e eventuali istruzioni in merito.

207

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AI RAPPRESENTANTI A PARIGI, SARAGAT, E A LONDRA, CARANDINI

T. 3269/142 (Parigi) 179 (Londra). Roma , 23 febbraio 1946, ore 18,30 .

(Solo per Londra) Suo 257 1 .

(Per tutti) In occasione conversazioni che probabilmente ella avrà con signor De Los Rios, oltre a ribadire giuste considerazioni svolte da Carandini, potrà fargli presente quanto segue:

Non si comprende perché nostro recente accordo con attuale Governo spagnolo dovrebbe venir considerato come un vantaggio diplomatico per esso visto che di recente anche Governo francese ha negoziato un ampio accordo commerciale e Governi britannico e americano continuano seco lui svolgere proficue ed ampie negoziazioni economiche. Ciò tanto più in quanto accordo è di indubbio vantaggio anche per popolazione spagnola visto che noi ci impegnarne ritirare merci spagnole di eccedente produzione mentre la riforniamo , per grossa parte dell'intercambio, di merci nostre per essa essenzialmente utili.

Nostro Governo non ha mirato che , al di fuori di ogni valutazione politica, a recuperare parzialmente quanto economia italiana aveva in altri tempi anticipato, compreso ingente quantitativo grano oggi sostituito con olio cui scarsezza è penosamente sentita da nostre stremate popolazioni 2 .


1 Vedi D. 196. 2 Per la risposta di Saragat vedi D. 214, mentre non risulta che Carandini abbia risposto.

208

L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D . 3139/62 . Mosca, 23 febbraio 1946, ore 21,55 (per. ore 10,30 del 24) .

Vyshinsky, pur ammettendo, in forma molto generica, esistenza considerevole differenza fra Alleati in merito trattato di pace con l'Italia, mi ha detto che non si poteva ancora definitivamente escludere possibilità che progetto trattato sia pronto in tempo per convocare Conferenza generale lo maggio. Avendogli manifestato miei dubbi in proposito mi ha risposto che in ogni modo desiderio. Governo sovietico ed istruzioni Gusev sono nel senso di arrivare conclusione pace al più presto possibile.

209

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, DE GASPERI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI FRANCIA, GOUIN

Roma, 23 febbraio 1946.

Il signor Schiff Giorgini mi ha dato immediatamente notizia della conversazione avuta con lei or è qualche giorno 2 . L'iniziativa di un incontro maturava da tempo e con insistenza nel mio spirito. Essa trova, dunque, in me e nel mio Governo un terreno estremamente propizio .

Voglio dirle subito che la situazione italiana è entrata oggi in una fase delicatissima e complessa e comunque tale da esigere ancora per una diecina di giorni la mia continuata presenza a Roma.

Ella, che è del mestiere, intenderà facilmente quale e quanta somma di lavoro e di tempo richieda la soluzione di problemi quali la preparazione della legge elettorale, questione istituzionale, Costituente e sue prerogative, raggiungimento di soluzioni concordate fra sei partiti ecc. Che affiorano appunto tutti, e tutti insieme, in questi giorni.

Ella sa altresì in quale atmosfera di profondissimo disagio economico e sociale tali discussioni si svolgano e quale ombra di incertezza e di inquietudine il prolungato regime di armistizio e la pace imminente distendano su tutta la vita italiana di oggi.


1 Il documento è conservato in originale. Un'annotazione di Prunas sulla busta avverte: «Lettera consegnata a SchifT Giorgini per il recapito. La riporta indietro , al suo ritorno da Parigi , aperta, avvertendo di non averla consegnata».


2 Prima di essere ricevuto da De Gasperi , Schiff Giorgini aveva parla to con Prunas, al quale aveva riferito, come risulta da un suo promemoria del 16 febbraio , che il presidente del Governo provvisorio francese sarebbe stato pronto ad incontrare Dc Gasperi se questi lo avesse proposto ; che Gouin, per giungere ad una intesa con l'Italia «veramente effettiva non basata cioè su umiliazioni e mutilazioni», era favorevole a limitare le rivendicazioni francesi a «rettifiche minori » (Ospizio del San Bernardo e Terre di Caccia). Schiff Giorgini aveva aggiunto che Bidault sarebbe stato «al corrente dell' iniziativa e consenziente », mentre Saragat e Parodi la ignoravano.

Così complessa e fragile è la nostra situazione attuale che io non le direi cosa

inesatta se le dicessi che ancora non so se potrò personalmente riuscire a condurre

in porto questa faticosissima nave o se possa invece trovarmi domani costretto a

cederne ad altri il timone.

Le prospetto comunque "questo sia pur breve rinvio con molta riluttanza,

appunto perché considero un accordo diretto tra i nostri due Paesi come uno degli

obiettivi fondamentali della mia politica ed ho la convinzione profonda che è

certamente possibile, attraverso una franca, aperta, diretta conversazione, raggiun

gerlo, come le sue parole mi lasciano del resto sperare.

Di codesta conversazione non entro oggi -né sarebbero questi la sede ed il

momento adatti -nei particolari. Ma io le attribuisco una così estrema importanza

che mi parrebbe saggia cosa restringerne, nei limiti di quanto è umanamente

possibile, l'eventuale rischio di deprecato insuccesso attraverso una sia pur generica,

preventiva, rapida azione preparatoria, che appunto questo breve rinvio ci consente.

Come codesta azione preparatoria debba in concreto svolgersi, lascio a lei

decidere. Appena definita, io stesso assumerei , attraverso l'ambasciatore Parodi,

ufficialmente, l'iniziativa di chiederle un incontro.

Affido allo stesso tramite per il quale la sua conversazione mi è stata riferita , _ questa mia lettera e prego il signor Schiff Giorgini di confermarle a viva voce con

quanta fede io guardi verso l'avvenire delle relazioni fra Italia e Francia finalmente

pacificate ed anche e come mi appagherebbe, se anche la mia attività di ministro

degli esteri non dovesse apportarmi altri frutti, la coscienza di avere collaborato a

porre questa che considero una delle più certe e solide fondamenta della rinascita

nostra ed europea .

Nell'attesa di una sua parola , per quei tramiti ch'ella vorrà ulteriormente

prescegliere, mi è particolarmente gradita l'occasione di porgerle i miei voti più

caldi per la rinnovata grandezza della Francia e il mio cordiale amichevole saluto 1•

210

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL RAPPRESENTANTE A PARIGI, SARAGAT

T. S.N.D. P ERSONALE 3322/ 147. Roma, 24 febbraio 1946, ore 14.

La sostituzione di un ambasciatore, in un momento come l'attuale e in una capitale come Parigi , è cosa di per sè difficile2 . Ancora meno agevole sostituirti , come sarebbe necessario e vorrei, con chi ti equivalga. Comprendo tuttavia ed apprezzo il tuo stato d 'animo ed aderisco dunque, nonostante ogni riluttanza , al tuo proposito. Ti autorizzo ad annunziare senz'altro la tua decisione ed è superfluo sottolinei la necessità di porne in chiaro le motivazioni, in modo che non resti costì traccia di dubbio sull'effettivo significato del tuo rimpatrio. Sono


1 Vedi D . 287. 2 Risponde al D . 184.

d'accordo con te che un incaricato d'affari non basta, e però, se puoi e credi, ritarda sino a metà marzo la tua partenza. Elezioni saranno fine maggio primi giugno 1 . Mi darai maggior tempo e possibilità di scelta. Tengo a confermarti che la tua collaborazione mi è stata e mi sarebbe stata anche per l'avvenire preziosa.

211

L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONJ, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 3174/63. Mosca, 24 febbraio 1946, ore 15,20 ( per. ore 18,30 ) .

Dekanozov mi ha fatto rilevare che cifre pubblicate da Unità circa costo occupazione straniera Italia (e che stampa sovietica ha riportato per esteso) sono molto superiori a quelle da me fornitegli in base telespresso di V.S. n. 29989/308 dell'Il dicembre u.s. 2 , e mi ha chiesto quale delle cifre corrisponda alla verità . Prego V.S. volermi fornire precisazioni telegrafiche al riguardo .

Ho approfittato dell'occasione per ritornare con lui sull'argomento revisione nostro armistizio. Dekanozov mi ha risposto non senza ironia che Governo sovietico è ancora in attesa proposte concrete che Governo americano doveva presentare. Mi ha poi aggiunto che spese occupazione Italia avrebbero potuto essere considerevolmente ridotte se Governo italiano unisse suoi sforzi a quelli di quei paesi che cercano di far procedere liquidazione corpo Anders: sembrava invece che presenza corpo polacco in Italia fosse tutt'altro che sgradita. Gli ho risposto che questo non era affatto vero: corpo Anders e sua attività erano deprecate da Governo italiano, il quale si era a più riprese interessato per via diplomatica a Londra, segnalando difficoltà che presenza attività corpo polacco creava nostre relazioni con molti paesi. Dekanozov mi ha risposto con suo tono abituale che in questioni del genere passi diplomatici non portano nessun risultato . Quello che ci voleva era presa di posizione pubblica precisa Governo italiano , accompagnata da atteggiamento deciso opinione pubblica stampa italiana. A mia osservazione che era ben noto Governo sovietico come corpo Anders a tutti fini pratici nei riguardi del Governo italiano non era un corpo polacco ma corpo inglese di occupazione, mi ha risposto che questo era esatto e noto, tuttavia, mancando precisa pubblica presa di posizione Governo italiano , il Governo sovietico non poteva non continuare considerare nostro atteggiamento debole ed incerto. Gli ho fatto osservare che, in questo caso come in molti altri, si trattava soltanto di un litigio fra alleati in cui tutti si trovavano d'accordo solo nel senso di farne sopportare in un senso o in un altro conseguenze all'Italia.


1 Frase aggiunta a mano da De Gasperi. 2 Vedi D. 5.

212

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 3229-3225/ 283-284 . Washington , 25 febbraio 1946, ore 18,47 (per. ore 12,30 del 26).

Seguito al telegramma 267 1•

Dopo nota presentata 21 corrente ho oggi nuovamente insistito presso Dipartimento dì Stato sulla nostra richiesta che Commissione esperti per Venezia Giulia sia affiancata da uno o più rappresentanti italiani .

Mi è stato in risposta confermato che Dipartimento di Stato aveva già a suo tempo trasmesso a Dunn nostre precedenti richieste (di cui al telegramma di V.E. 19682 e miei telegrammi 178 e 1863) con la menzione che esse «sembravano. meritevoli di considerazioni». Mi è stato ripetuto che Dunn aveva poteri per decidere tutte le questioni relative alla Commissione degli esperti ed era in grado di giudicare a Londra, meglio che Dipartimento di Stato da qui, quali possibilità vi fossero per accoglimento richiesta da noi avanzata. D'altra parte è stato però fatto presente che delegazione americana e inglese della Commissione preferirebbero non essere impacciate da presenza rappresentanti jugoslavi.

Dipartimento di Stato ha in via confidenziale confermato dissensi verificatisi scorsa settimana al Consiglio pace Londra riguardo delimitazione delle zone della Venezia Giulia che la Commissione degli esperti doveva visitare (miei telegrammi stampa 51 e 54)4 .

Da parte sovietica si era insistito affinché sopraluoghi fossero limitati a località linea Morgan a nord Trieste e a linea costiera Trieste-Pola circoscritta quest'ultima a zone con maggioranza popolazione italiana. In proposito, russi si erano riferiti, durante discussione, anche a carte etniche della nostra mappa sulla Venezia Giulia dell'agosto scorso.

Da parte inglese, sembra coll'appoggio rappresentante francese, si era proposto che sopraluoghi a sud di Trieste fossero estesi all'incirca sino linea Wilson, nonché a zona Arsa sino Fianona. Dunn aveva chiesto vigorosamente che Commissione visitasse tutta penisola dell'Istria nonché Fiume. Non aveva potuto insistere per sopraluoghi isole e Zara anche dato tempo limitato (circa due o tre settimane) di cui esperti avrebbero potuto disporre.

Secondo notizie qui pervenute, Gusev aveva chiesto istruzioni a Mosca onde poter eventualmente deflettere da anzidetta posizione russa. Dunn, avendo già poteri deliberativi , si era limitato informare Washington senza chiedere istruzioni.

In conclusione, al Dipartimento di Stato si prevedeva che questione avrebbe potuto avere sollecita soluzione soltanto mercè compromesso. A quanto aveva


1 Con T. 2944/267 del 21 febbraio Tarchiani aveva comunicato di aver presentato una nota al Dipartimento di Stato nel senso indicato dal D. 197.


2 Vedi D. 156.


3 Non pubblicati, ma vedi D. 156.


4 Non pubblicati.

telegrafato Dunn era comunque sua intenzione di insistere per sopraluogo a Fiume nonché nella zona deli'Istria compresa in nota «linea americana» (di cui al mio telegramma 30 1 e 64 2). Non si escludeva che, qualora Gusev avesse nel frattempo ricevuto istruzioni domandate, decisioni potevano essere prese anche immediatamente. Da parte nostra si è nuovamente rilevato che mancanza visita Commissione a intera Istria, Zara e isole avrebbe privato esperti pace di assai importanti elementi oggettivi per una valutazione completa della linea generale di divisione.

Si è fatto anche presente che qualche esperto avrebbe potuto agevolmente recarsi nelle isole. Dipartimento di Stato ha osservato che, a causa scarsità tempo disponibile, situazione detto territorio era stata già dettagliatamente studiata e che si sarebbe tenuto debito conto dei relativi dati , di difficile contestabilità.

213

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 3210/297. Londra , 25 febbraio 1946 , ore 20 ,56 (per. ore 8 del 26 ) .

In colloquio odierno Dunn mi ha dichiarato che non si è mai fatto parola dell'invio commissione in Alto Adige 3 e che del resto questione Alto Adige non è stata ancora affrontata, tanto che non conosce neppure punto di vista altri delegati.

Inoltre mi ha detto:

l) fino ad oggi non si è giunti ad un accordo su alcun punto; i comitati lavorano ma le conversazioni dei delegati sono state riprese solo mercoledì mattina;

2) permane disaccordo circa itinerario Commissione Venezia Giulia; i russi hanno indicato alcune zone di indagini cui sono particolarmente interessati, escludendo Fiume e le zone orientali che considerano fuori di discussione. Gli anglo~franco-americani hanno aderito alle indicazioni russe a condizione di essere liberi di indicare, a loro volta, le altre zone a cui intendono estendere l'inchiesta. Hanno insistito particolarmente su Fiume perché , a parte la necessaria verifica della consistenza etnica, mancano dal 1939 di ogni indicazione riguardante l'economia locale e le condi zioni del porto ;

3) è stato raggiunto accordo sulla procedura nel senso che Commissione deciderà se e quali contatti avrà con esperti italiani e jugoslavi;

4) la Commissione è prevenuta dal tener conto di ogni preordinata manifestazione di gruppi o masse popolari ed assumerà informazioni ovunque lo riterrà opportuno;


1 Vedi D. 60. 2 Non pubblicato. 3 Vedi D. 189.

5) ritardo nella partenza Commissione rende sempre più probabile rinvio conferenza Parigi;

6) Dipartimento di Stato sta tuttora adoperandosi per modificare armistizio, ma per contro delegato inglese Conferenza Quattro preme attivamente perché lavori in corso siano accelerati onde affrettare pace definitiva.

Dunn ha l'impressione che «in complesso Governo inglese sia animato molto favorevolmente nei nostri riguardi» .

214

IL RAPPRESENTANTE A PARIGI, SARAGAT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 3248/218 . Parigi, 25 febbraio 1946 , ore 23 ,30 (per. ore 16,45 del 26).

Vostro 142 1•

In base ulteriori informazioni confidenziali si confermerebbero reazioni sfavorevoli provocate in ambienti Governo repubblicano spagnolo da recenti accordi commerciali i taio-spagnoli: in ambienti stessi sarebbesi affermato che quando Governo repubblicano assumesse potere non sarebbe esclusa richiesta riparazioni a Italia per danni inferti Spagna da operazioni belliche Governo fascista, di cui attuale Governo italiano proclamasi successore nei riguardi crediti verso Franco. Sto stabilendo più diretti contatti con membri Governo repubblicano spagnolo e nei prossimi giorni conto vedere De Los Rios cui non mancherò svolgere considerazioni vostro telegramma su riferito2 .

215

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T . 3266/291-292 . Washington, 26 febbraio 1946 , ore 14,40 (per. ore 8,30 del 27).

Primo ministro Nuova Zelanda, Fraser, è qui giunto ieri proveniente da sessione O.N.U. Londra. Ho avuto con lui conversazione, nel corso della quale, dopo aver ricordato suo breve soggiorno a Roma nel giugno 1944, ha espresso


1 Vedi D . 207. 2 Vedi D . 253 .

calorosamente sua assoluta convinzione che popolo italiano è completamente innocente da responsabilità guerra e deve essere pertanto trattato da amico. Mi ha varie volte ripetuto sua simpatia per nostro paese e necessità che Italia sia posta in grado di riprendersi al più presto.

Mi ha detto di essere stato molto spiacente di non aver potuto incontrare Nenni a Londra nel gennaio scorso per un impedimento sopraggiuntogli e mi ha pregato di voler far pervenire suo amichevole saluto a V.E. e vice presidente Nenni.

In risposta ad una domanda il signor Fraser mi ha detto che capo delegazione della Nuova Zelanda, alla Conferenza di Parigi pel maggio prossimo, sarà il signor Nash, già ministro plenipotenziario a Washington. Gli ho accennato anche al nostro desiderio di avere presto un nostro rappresentante a Wellington e gli ho al riguardo fatto presente che ministro degli affari esteri Australia Evatt aveva assicurato che si sarebbe occupato della ripresa di rapporti regolari fra l'Italia e suo Paese al suo ritorno in patria (mio 833 del 24 novembre) 1• Fraser mi ha risposto che ne sarebbe stato lieto e che ripresa di rapporti Nuova Zelanda poteva avere luogo contemporaneamente analoga ripresa con Australia.

Primo ministro Nuova Zelanda si tratterrà qui un paio di giorni . Date sue ripetute espressioni amicizia per l'Italia e saluti che mi ha pregato trasmettere a

V.S. suggerirei che qualora ella desideri rispondergli subito a Washington, relativo messaggio potrebbe essere indirizzato a questa ambasciata.

Non sono al corrente nostri passi per ripresa dei rapporti con Australia e Nuova Zelanda . In relazione anche alla possibilità che Fraser nel suo viaggio di ritorno passi per Australia e dato comunque intimi rapporti tra Wellington e Camberra V.S. vorrà giudicare se sia il caso che io accenni nuovamente alla questione. Le sarei grato se volese trasmettere a Nenni saluto inviatogli da Fraser 2 .

216

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI , ALL'INCARICATO D'AFFARI A BUENOS AIRES, FORNARI

T. 3384/86 . Roma, 26 febbraio 1946, ore 20.

Suo 89 3 .

Trovi modi di far notare alla Nacion, se le riesce possibile , che le ultime dichiarazioni di Bevin meritano un qualche approfondimento. Animate certamente da spirito amichevole, esse nascondono tuttavia insidioso, benché tuttora dubbio, riconoscimento della esistenza di un problema etnico alto-atesino che andrebbe


1 Non pubblicato.


2 Per la risposta vedi D. 224.


3 Con T. 3142/89 del 23 febbraio Fornari aveva riferito il commento della Nacion al discorso di Bevin ai Comuni del 21 febbraio. «Editoriale conclude», telegrafava Fornari, «rilevando dichiarazione Bevin soddisfa profondamente e ravviva speranza che presto Italia rioccuperà posto che competele».

internazionalmente risolto . Sicché se la Jugoslavia preme sulla frontiera orientale, la Francia su quella occidentale, l'Inghilterra sul Brennero, l' America in favore di una amministrazione fiduciaria multipla che sboccherebbe in definitiva nella estromissione dell' Italia da tutte le sue colonie , si arriverebbe certamente a quella pace punitiva che, a parole, si afferma di voler escludere. È necessario che gli ambienti amici si rendano conto degli effettivi pericoli che ci minacciano 1 .

217

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI

T. 3413/56. Roma, 27 febbraio 1946, ore 19.

Suo rapporto 62 del 28 gennaio 2 .

Buoni uffici richiesti alla Russia in materia albanese sono stati richiesti contemporaneamente anche alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti. Non dubito che le cose stiano come ella le descrive. Ma esclusione Mosca avrebbe potuto , sotto altri aspetti , sembrare prede terminata: riflesso cioè di sentimenti ostili o negligenza del fattore sovietico e della sua importanza.

Sono ancora in Albania, secondo calcoli attendibili, 2500-3000 italiani. Loro situazione è deplorevole. Tentiamo con ogni mezzo assicurare rimpatrio, che avviene infatti, ma lentamente e per piccole quote.

Controllo stranieri sul nostro territorio ci sfugge e ci sfuggirà sino a quando duri armistizio. Ed è perfettamente illogico legarci le mani e poi pretendere che dobbiamo e possiamo muoverle.

Nostro avviso è che questione rifugiati politici dovrebbe essere internazionalmente affrontata e internazionalmente risolta.

218

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, PRUNAS

L. S.N. Londra , 27 febbraio 1946 (per. il 3 marzo) .

La ringrazio per la sua del 12 corrente3 . Lei non sa quanto mi siano graditi questi contatti diretti. Poche parole mi bastano per assicurarmi che ci siamo


1 Con T. 3567/ 100 del 2 marzo Fornari assicurò che avrebbe eseguito queste istruzioni.


2 Non pubblicato, ma vedi D. 118.


3 Non pubblicata: rispondeva ad una lettera d'accompagnamento a Prunas con cui Carandini aveva trasmesso al ministero il D. 171.

compresi, senza che questo implichi né vostra approvazione incondizionata del mio operato, né mio scarico di responsabilità. Chè, lei lo sa, in questa mia provvisoria funzione di ambasciatore, non ho altro compenso alla mia grave ed ingrata fatica che non sia la fortificante coscienza di accollarmi le più ampie responsabilità che mi spettano e mi ass umo. Vorrei che di questo lei fosse certo per quella chiarezza che sta al fondo dei nostri rapporti di reciproca confidenza ed apprezzamento.

Le accludo un rapporto in data 25 corrente nel quale ho cercato di riassumere e commentare la situazione attuale nei rapporti italo-britannici , quale s'impernia sul mio incontro con Sargent, sul comunicato del Times che gli ha fatto seguito e sul discorso del ministro Bevin. Immagino che il presidente de Gasperi non abbia tempo di seguire in dettaglio tutti gli elementi di questa complessa situazione, e la prego di consigliargli di leggere questo rapporto che ho steso appunto per sottoporgli nella forma più concisa ed insieme più completa alcuni fatti indicativi.

Accludo pure una lettera privata al ministro a complemento del telegramma

n. 280 1 in cui ho riferito il mio ultimo colloquio con Couve de Murville. Si tratta praticamente di quanto ha già riferito Saragat (telegramma di V.E. n. 2826)2 ma Couve mi ha prega to di riferire questa ultima parte in via riservata (non telegrafica) e così faccio per doveroso rigua rdo al desiderio del delegato francese.

Ho avuto ancora ieri sera 3 un colloquio con Dunn (mio telegramma n. 297)4 . Nulla di nuovo se non la smentita alla voce da lei segnalatami circa l'invio di una commissione in Alto Adige e la conferma delle ragioni vecchie e nuove fra cui si arenano i lavori di Lancaster House.

Le cose vanno lentamente perché vanno male. Per non parlare delle ostilità mi soffermo sulle incertezze. Nessuno ha il coraggio di prendere in mano il caso italiano a viso aperto, deliberatamente, a fondo. Le trattative per la pace e per il modus vivendi sono innanzi tutto infirmate da un peccato d 'origine che riguarda le relazioni fra i Grandi ; contribuiscono poi ad arenarle l'ostilità di questi, l'incertezza di quelli, e la mancanza d'impulso decisivo di quegli altri. Si determina così una specie di «calma equatoriale» in cui tutto congiura verso l'immobilità. Dunn dice che gli americani continuano a premere per il modus vivendi. E questo è perfettamente vero. Ma quello che occorre non è una pressione, è un urto vigoroso che, in questo speciale caso, avrebbe buona probabilità di spazzare resistenze ed incertezze, sempreché il proponente si impegnasse a fondo con una spinta proporzionata alla autorità di cui dispone.

Dunn mi ha dichiarato ancora che il delegato inglese preme vivamente per sollecitare i lavori dei Quattro dimostrandosi ansioso di giungere alla sollecita conclusione di una pace definitiva . Anche questo è vero, ma la pressione è inutile finché la politica inglese verso la Russia è tale da giustificare la opposizione russa ad ogni richiesta britannica. In conclusione: molta buona volontà generica, se pur non coordinata, da parte americana e britannica, ma scarsa energia ed abilità.


1 Vedi D. 201. 2 Non pubblicato, ritrasmette va il D. !74. 3 Il 25 sera. Questa lettera è stata evidentemente scritta il 26. 4 Vedi D . 2!3 .

Così i nostri casi vanno alla deriva senza che ci sia consentito di assumere il timone, né altri si incarichi di farlo per noi. Si parla con chiarezza, con reciproca confidenza ai delegati inglesi, americani, francesi, russi e si esce dai colloqui con la sensazione di annaspare nel vuoto. E non c'è nulla di più triste di questa constatazione di inefficienza, di impotenza che non paralizza noi soli, ma la stessa società dei vincitori, dei potenti, dei capaci che si arroga la leadership di un nuovo mondo afflitto, sul nascere, da tutti gli acciacchi della vecchiaia.

Così avanti non si va. Qualche cosa di nuovo deve sorgere e sorgerà per forza di cose, a ridare movimento e chiarezza di direzione agli eventi. Quando il mondo si muoverà, ci muoveremo con lui, e se il mondo si salverà ci salveremo con lui . Il mio pessimismo è sulla situazione d'oggi che deve essere valutata per quello che è. Nel domani non dispero e per questo lavoro con serenità e fiducia, se pur senza immediato successo.

ALLEGATO l

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

R. 1101/470. Londra, 25 febbraio 1946.

Dopo il mio dibattito con Sir Orme Sargent sulla questione del modus vivendi 1 , si sono verificati due fatti salienti e contemporanei: il discorso di Bevin ai Comuni (mio telegramma 286-287) e la corrispondenza diplomatica del Times «Peace treaties for Italy>> (mio telegramma 288) 2 che ha il netto carattere di un comunicato del Foreign Office.

Discorso Bevin. L'ampia parte che Bevin ha dedicato nel suo discorso ai casi italiani ha un valore in se stessa per l'evidenza in cui il nostro problema è stato posto nell'equilibrio generale del discorso stesso. I frequenti segni di assenso con cui la Camera ha sottolineato i punti essenziali è prova del vivo interesse che l'importante argomento italiano ha destato. Con mio telegramma sopracitato ho portato a V.S . le mie prime impressioni. Esse non si sono modificate al lume di un più ponderato esame del testo integrale risultante dai Parliamentary Deb ates. Ritengo utile rilevare che quando Bevin ha pronunciato il suo discorso era a conoscenza della mia viva reazione alle dichiarazioni di Sargent, il quale aveva dovuto ad un certo punto affrettare la conclusione del nostro colloquio perché era atteso dal ministro . In effetti Sargent, dopo avermi accompagnato allo scalone d'uscita, si era diretto affrettatamente all'ufficio di Bevin, portandogli evidentemente la immediata eco del nostro vivace scambio di idee. Non pretendo che ciò abbia avuto alcuna influenza sulla sostanza di dichiarazioni che a quell'ora dovevano essere perfettamente elaborate dovendo essere pronunciate il giorno successivo, ma evidentemente la denuncia da me fatta di un pericoloso risentimento dell'opinione pubblica italiana, ha potuto confermare Bevin nella opportunità di dare alle favorevoli dichiarazioni generali che ci riguardano un tono ed un carattere particolarmente esplicito. Mi riferisco specificatamente e limitatamente alle dichiarazioni generali, dato che, per quanto riguarda il problema concreto delle frontiere, considero le dichiarazioni di Bevin per noi assolutamente negative, sia perché per la prima volta prendono ufficialmente in considerazione le richieste austriache, e sia perché accennano praticamente ad una soluzione che, se applicata, darebbe piena soddisfazione alle richieste stesse.


1 Vedi D. 200. 2 Non pubblicato.

Per quanto riguarda le dichiarazioni generali Bevin ha detto che:

l) rispondeva alle domande di Macmillan sul caso italiano considerandolo molto importante; 2) l'Italia aveva compiuto una lunga strada per guadagnarsi il suo passaggio; 3) egli intendeva, se possibile (i/ we can), adoperarsi per far giustizia nella sistemazione della pace italiana, in modo da evitare futuri conflitti fra vicini; 4) nella sistemazione del trattato di pace il Governo inglese non voleva trattare l'Italia come se Mussolini fosse ancora vivo;

5) occorreva ricordare l'errore commesso con la Germania alla fine dell'altra guerra quando si procedette come se il Kaiser fosse ancora là , e la Repubblica di Weimar fu trattata come se fosse stata la Repubblica del Kaiser. Questo era stato il grave errore commesso invece di allevare la giovane repubblica e fortificarla , ed egli non voleva che un simile errore fosse ripetuto (nei nostri riguardi);

6) l'Italia e la Grecia, come altri paesi soggetti a dittature, hanno perso le loro gambe politiche e la loro politica stabilità. Quello che occorre decidere è se si vuole imporre a questi paesi una nuova dittatura dall'esterno o dall'interno, oppure aiutarli a rimettersi in piedi ed a camminare eretti;

7) l'Italia aveva fatto grandi progressi verso la guarigione e, pur non sottovalutando le difficoltà, il Governo inglese avrebbe fatto tutto il possibile per ristabilire l'Italia nella sua antica posizione come un culturale ed utile elemento nel comitato delle nazioni;

8) ciò doveva avvenire senza recare detrimento alle nazioni nostre confinanti; 9) poteva assicurare l'Italia del concorso inglese alla sua ricostruzione economica, esattamente come stava avvenendo ora in Grecia.

Queste dichiarazioni generali possono considerarsi soddisfacenti per noi, sebbene si tratti di concetti già precedentemente espressi se pure ripetuti oggi con particolare fermezza, il che assume un certo valore nella presunta quanto problematica imminenza di decisioni risolutive. È caratteristico il parallelo fatto fra l'Italia e la Grecia che sono messe sullo stesso livello sia come vittime di precedenti dittatoriali sia come oggetto di cure britanniche intese al loro risollevamento.

Per quanto riguarda il problema concreto delle frontiere Bevin ha detto:

l) il nazionalismo intorno all'I tali a stava venendo spinto un po' troppo lontano (frase sottolineata da approvazioni della Camera); 2) occorre usare una buona dose di buonsenso;

3) quando però si considera il problema di quelle frontiere ci si trova di fronte a grandissime complicazioni ed al conflitto fra quello che si chiama la frontiera etnica e le necessità economiche implicate;

4) si trovano grandi impianti per la generazione di energia elettrica in Tirolo, ma il territorio è etnicamente austriaco;

5) non dovrebbe essere impossibile far si' che in definitiva la grande potenza economica che gli italiani hanno essi stessi colà creato possa servire al tempo stesso l'Austria e l'Italia, risolvendosi egualmente il problema etnico ;

6) quando si scende al settore di Trieste si trovano la miniere di carbone e di bauxite. La linea etnica può essere in Jugoslavia o in Italia (egli dichiara di non saperlo), ma perché non si potrebbero formare colà, ovunque passi la linea etnica, delle imprese consociate o giungere a qualche accordo secondo cui ambedue gli interessati possano godere il beneficio delle materie prime esistenti in quei territori?

7) perché era necessario mettere i popoli in necessità di battersi quando con delle normali intese si potrebbe ottenere il deflusso delle materie prime attraverso quei territori? (Approvazioni!!)Perché in definitiva i popoli hanno bisogno di case, alimento, luce, mercati e di godere una vita decente, ed il semplice tracciato di una linea etnica non dovrebbe significare povertà per essi (approvazioni).

Qui «latet anguis in erba». A parte la estrema fluidità del concetto e la mancanza di aderenza ai precisi termini del problema geografico-economico a cui si applica, sta il fatto che un simile principio, apparentemente equo nel suo generico semplicismo, non può risolversi, nel caso concreto , che a nostro esclusivo danno. E evidente che se noi avessimo a nostra volta delle pretese territoriali su zone di attuale appartenenza all'Austria o alla Jugoslavia, il principio potrebbe prestarsi ad una soluzione di mutua comprensione in cui sacrifici e vantaggi si controbilancerebbero. Ma la realtà è diversa, dato che le pretese territoriali a cui si pretenderebbe dare soddisfazione sono esclusivamente austriache o jugoslave, si' che noi soli saremmo chiamati a sacrificare la nostra integrità territoriale a favore della unilaterale soluzione di un problema etnico bilaterale ed estremamente complesso . In sostanza quello che si verrebbe a imporci, specialmente nel caso dell'Alto Adige, sarebbe di soddisfare, a nostre spese, le aspirazioni delle minoranze austriache creando un nuovo problema di minoranze italiane a priori sacrificate. Spegnere cioè un irredentismo per accenderne un altro. E tutto ciò avrebbe come contropartita la graziosa concessione ad utilizzare delle risorse economiche da noi create o valorizzate, che oggi ci appartengono di pieno diritto e che cesserebbero di essere controllabili e sviluppabili secondo i nostri bisogni il giorno in cui venissero sottratte alla n'ostra sovranità. Non vi è dubbio che prospettando questo criterio generale Bevin ha inteso avanzare una soluzione sostanzialmente favorevole all'Austria come replica all'opposto atteggiamento russo, ma è altrettanto certo che il principio informatore risponde ad una sua profonda convinzione.

V.S. ricorderà come io , nel nostro ultimo incontro a Roma, le abbia accennato verbalmente al favore con cui Bevin avrebbe visto una unione doganale fra noi e l'Austria come elemento di facilitazione alle soluzioni di frontiera . Questa mira calza perfettamente con l'ideale socialistico-internazionale da cui Bevin è fortemente e convintamente animato. Noel-Baker coltiva anche più decisamente questo ideale. In un colloquio avuto con lui tempo fa al Foreign Office e successivamente in occasione di una colazione in Ambasciata alla presenza di Nenni, Noel-Baker affermò con calore che le frontiere non avevano alcun valore . Al che io risposi che quando tutta l'Europa avesse accettato e praticato questo splendido principio , noi non avremmo certo esitato a farlo nostro, ma che non vedevamo perché dovessimo essere i soli ad inaugurarlo a nostre spese e pericolo, di fronte a pratiche diametralmente opposte adottate in tutti gli altri settori europei in contestazione, ove, anziché adeguare le frontiere allo stato di fatto etnico, si praticavano gigantesche migrazioni etniche per giustificare nuove arbitrarie linee di confine.

Qualunque sia, ad ogni modo, l'origine ideologica del piano Bevin, sta di fatto che esso pecca di semplicismo quando considera i disturbi economici come il solo ostacolo allo spostamento delle frontiere naturali, politiche, militari , culturali entro le quali si configura la unità di una nazione. Non è con una formula così semplice , ed alla stregua di un criterio di solidarietà economica (nel nostro caso ben difficilmente realizzabile con simili vicini) che si può risolvere un problema dei più complessi.

In sostanza, e riassumendo, Bevin non si accorge, o non vuole accorgersi , che a parte ogni altra valida considerazione di altro ordine, la applicazione del suo criterio si risolverebbe nel seguente assurdo: che in presenza di una situazione etnica mista i taio-austriaca localizzata in territorio incontestabilmente italiano ed in considerazione di una massa di investimenti e di interessi costituiti esclusivamente italiani, il nodo possa essere nettamente tagliato annettendo all'Austria il territorio interessato e trasferendo alla sua sovranità, con le minoranze austriache, le minoranze italiane i vi residenti ; salvo riconoscere all'Italia la precaria utilizzazione delle risorse economiche locali senza le quali l'economia italiana, che si riconosce far blocco inscindibile con quella dell'Alto Adige, resterebbe gravemente compromessa.

Tutto ciò è ovvio, e lo ripeto solo perché la S.V. sia ben certa della profonda convinzione con cui ho difeso e difenderò nel mio ambito questa causa che non ha nulla a che fare coi nazionalismi contro cui Bevin ha elevato il suo ammonimento. Tutto ciò è del resto qui ampiamente conosciuto e riconosciuto. Non appena Bevin sarà tornato dal periodo di riposo che ora si è preso, gli riaffaccerò nuovamente queste evidenti considerazioni. Ma con quale risultato? Ancora una volta si è provato come le nostre ragioni, per quanto note e persuasive , cedano anche nel giudizio degli uomini meglio intenzionati di fronte alle esigenze di una competizione internazionale nella quale ognuno dei grandi contendenti escogita nuovi principi per giustificare e soddisfare soluzioni convenienti alla riuscita del proprio gioco. Questa constatazione vale non solo per gli inglesi ma per tutti gli altri partecipanti alla ricerca di un possibile equilibrio mondiale. Ognuno, in questo o quel settore, per immediate

o recondite ragioni , è pronto a sacrificare i nostri interessi o a difenderli fiaccamente sotto l'assillo di proprie vitali ragioni.

Non so se vista dall'Italia questa dolorosa verità possa apparire in tutta la sua crudezza . Ma qui, sul terreno ove il dibattito in gran parte si è finora svolto , essa risulta chiara e ineluttabile da ogni mossa, da ogni contro-replica. C 'è in realtà , da temere di ogni particolare manifestazione a nostro favore perché la reazione a nostro danno non tarda a venire dalla controparte.

Fino a che una nuova atmosfera non si sarà creata nei rapporti fra i Grandi, non vi è speranza per noi di un ragionevole componimento della disputa di cui siamo malauguratamente oggetto e vittima. Prova di ciò il persistente arenamento delle trattative per la nostra pace . Trattative in cui le antitesi inconciliabili non dividono tanto i vincitori ed il vinto, cobelligerante, quanto i vincitori stessi . Questo dissenso fra i Grandi va dalle questioni essenziali ai minimi particolari esecutivi . Persino la esplicazione del mandato della Commissione di inchiesta in Venezia Giulia è oggi bloccato per l'inconciliabilità dei pareri sulla sua estensione. La verità è che in Venezia Giulia non si trovano di fronte italiani e jugoslavi, ma anglo-americani e russi. E così avviene in Alto Adige, nelle nostre colonie, ed ovunque i problemi di diritto e di necessità italiani si prestano a degenerare in problemi di prestigio e di convenienza internazionale.

Corrispondenza diplomatica del «Times». Il comunicato del Foreign Office, comparso sotto la copertura del corrispondente diplomatico del Times al titolo «Peace Treaties for Italy. Drafting delays)) il giorno successivo al mio incontro con Sargent , vuole essere un correttivo ed una più benevola ed elastica messa a punto degli intendimenti del Foreign Office in materia di modifica dell'armistizio italiano. Il contenuto essenziale del comunicato è il seguente:

l) Il mettere le basi per una pace con l'Italia sta dimostrandosi una faccenda lunga, la quale solleva la questione se la Conferenza di Parigi possa cominciare il l0 maggio e se convenga giungere ad un accordo provvisorio con l'Italia, qualche cosa di intermedio fra l'attuale·armistizio ed il trattato di pace.

2) Da alcuni giorni i quattro delegati supplenti sono in disaccordo circa i poteri della Commissione che deve recarsi in Venezia Giulia per dare suggerimenti circa la linea etnica. Gli inglesi e gli americani sostengono che la commissione dovrebbe essere libera di agire su tutto il territorio incluso Fiume, per verificare almeno quanti italiani sono colà residenti. I russi sostengono che non vi è ragione perché l'attività della Commissione si estenda tanto in direzione est, dovendo essa limitarsi ad indagare nelle area di incerta attribuzione quali la parte centrale ed occidentale della Venezia Giulia e la città di Trieste.

3) Anche se si staccasse la questione delle colonie italiane dal trattato inserendo una clausola dalla quale risulti che esse saranno sottoposte a trusteeship, i delegati hanno di fronte a loro un grosso e controverso lavoro da fare , e non hanno che due mesi per farlo .

4) I russi stanno ancora insistendo per ottenere riparazioni dall'Italia mentre le potenze occidentali sostengono che l'Italia non ha di che pagare. 5) Timori che la Conferenza di Parigi abbia ad essere rimandata di qualche settimana incominciano a sorgere, quantunque, per ora, si tratti più di timore che di certezza . 6) Questo fatto apre la questione se l'armistizio italiano debba essere modificato in attesa del trattato di pace .

7) Il Governo inglese sta considerando la cosa con simpatia ed é ansioso di dare all'Italia ogni aiuto sia per la sua ricostruzione che per la sua reintroduzione nella pienezza della vita internazionale.

8) Ma i termini dell ' armistizio sono già stati in parte attenuati e Londra spera che la miglior via per dare un sollecito aiuto all'Italia sia quella di spingere avanti la sollecita conclusione della pace finale.

9) Un modus vivendi, un trattato di pace provvisorio , sarebbe solo una seconda eventualità; evi è il pericolo che ciò provochi una perdita di tempo e possa provocare un ulteriore rinvio nella conclusione della pace.

Da quanto sopra risulta che il Foreign Office ammette la possibilità di un rinvio, pur !imitandolo a. qualche settimana, nella apertura della Conferenza di Parigi, a causa dell'improbabile accordo dei Quattro Grandi sulle varie questioni della pace italiana. (Un comuni· cato successivo annuncia che le discussioni circa la competenza della commissione per la Venezia Giulia sono giunte ad un punto morto e sono state rinviate!)

Ciò premesso, seguendo esattamente Io svolgimento logico del mio dibattito con Sargent, si passa ad ammettere che ciò apre la questione della modifica dell'armistizio e si dichiara che il Governo inglese considera con simpatia la cosa e l'argomento in genere della riammisione dell'Italia nella pienezza del suo ufficio internazionale, pur ribadendo il concetto che il fine immediato è la pace definitiva e che al modus vivendi si dovrà ricorrere solo in via subordinata. Concetto che è in fine rafforzato dalla affermazione che il parallelo procedere di un negoziato secondario possa pregiudicare il rapido progresso del negoziato principale.

Tutto ciò , in forma più garbata, con maggiore riguardo verso di noi e con più realistico riconoscimento delle difficoltà che ostacolano la formulazione di concordi condizioni di pace, rappresenta una edizione attenuata del punto di vista un pò brutalmente espressomi da Sargent ed un riaccostamento alla vecchia tesi di Bevin circa la necessità di concentrare tutti gli sforzi verso la conclusione della pace definitiva senza perdere tempo in mezze misure che renderebbero la sollecita conclusione della pace meno imperativa.

L'assicurazione che Bevin ed Harvey mi avevano data circa la favorevole considerazione che concrete proposte americane avrebbero ricevuto da parte inglese è riaffermata, ma diluita nel più generico proposito di concorrere alla ricostruzione materiale ed alla reintegrazione dello status giuridico internazionale dell'Italia. Tutto ciò rappresenta evidentemente un regresso in confronto alle prime assicurazioni datemi da Bevin e da Harvey, ma costituisce un immediato progresso sull'atteggiamento negativo assunto da Sargent. Questo è Io stato delle cose ad oggi.

Mi sono espresso un pò diffusamente (a costo di ripetere cose note) onde ricapitolare tutti gli elementi che possono concorrere a chiarire, entro certi limiti, questa quanto mai cònfusa situazione.

Venendo alle previsioni sui prossimi sviluppi , non tendo certo a·sottovalutare il sostanziale valore del mutamento di tono e di orientamento che ho riscontrato al Foreign Office nel mio incontro col nuovo segretario permanente. (Abituato alla estremamente umana comprensione di Cadogan ho forse bisogno di abituarmi alla più rigida mentalità di Sargent). Ma non ritengo che questo inasprimento sia dovuto unicamente alla personalità del nuovo segretario permanente. Vi è qualche cosa di più grave ed insieme di meno riferito al ristretto ambito delle relazioni italo-britanniche. Vi è uno stato generale di tensione e di irritazione al Foreign Office dovuto a cause ben più vaste. Conosco e frequento da lunghi mesi Sir Orme Sargent e mai mi era successo di trovarlo, in tutti i problemi nostri che ho con lui discusso, così intransigente ed ostico.

L'Inghilterra affronta oggi una di quelle decisive crisi interne ed esterne , di cui è intessuta la sua storia, nelle quali, al pronunciarsi di estreme difficoltà, ha fatto riscontro nel passato il sorgere delle energie necessarie a superare gli immediati pericoli e ad adottare nuove formule e nuovi indirizzi per l'ulteriore sviluppo della sua funzione nel mondo.Bisogna riconoscere cne la Gran Bretagna ha oggi una posizione di fragilità senza precedenti presa come è fra due minacce che, con diverso spirito e con diversi fini, la premono dall 'Est e dall'Ovest. È un fatto che la precarietà delle prospettive inglesi appare oggi, sotto un certo aspetto, non inferiore a quella che si è determinata al tempo della perdita delle colonie americane, o quando, nel periodo napoleonico , il coincidere o l'immediato susseguirsi della rivolta irlandese, della insurrezione indiana, della coalizione marittima franco-spagnola, del blocco continentale, ha minacciato di travolgere le sue fortune. Essa ha trovato allora la sua adeguata risposta, e la troverà domani, ma intanto lo stato di sofferenza e di inquietudine è grande.

Vale la pena di riepilogare a sommi capi i motivi essenziali del profondo disagio che il paese accusa, e che determina , nell'azione di governo, alcuni indirizzi o provvisori atteggiamenti di politica estera che sarebbero altrimenti inspiegabili:

l) Deterioramento delle relazioni anglo-russe risultato dai dibattiti in seno all'O.N.U. L'irruenza polemica di Bevin ha da un lato soddi sfatto l'amor proprio inglese , destando , in più pacata considerazione, le più vive inquietudini per gli esiti della posizione antagonistica che ne è risultata non solo nei rigua rdi della politica russa ma in quelli del comunismo. Nello stesso Partito labourista vi è una corrente di scontento per questo dipartirsi della politica estera inglese da quel proposito di miglioramento delle relazioni con la Russia che è stato uno dei postulati impliciti nel voto di larga parte dell 'elettorato.

2) Rivelazione patente del gioco russo che tende ad isolare l'Inghilterra dall'America, attaccando sistematicamente gli interessi e le posizioni imperiali brita nniche e risparmiando accuratamente gli Sta ti Uniti.

3) Inquietudine per i risultati del metodo di lotta russo inteso a suscitare ed esaltare tutti i movimenti nazionalistici dei paesi soggetti alla sovranità od all'influenza britannica. Questa politica di disgregazione imperiale che Mosca persegue abilmente seminando su terreno fertile , trova le sue minacciose espressioni nella insofferenza del mondo arabo in Medio Oriente, nelle sommosse egiziane motivate dalla perentoria richiesta òi sgombero delle truppe britanniche, nella rivolta indiana che ha toccato inquietanti culmini in questi giorni con gli ammutinamenti degli equipaggi della Royal Indian Navy , gli scioperi negli arsenali , e le sommosse di Bombay.

4) Consapevolezza della estrema necessità di una energica e integrale difesa dell'attuale struttura imperiale inglese la quale non è in condizione di subire fratture o mutilazioni particolari senza che il colpo venga accusato profondamente ed irreparabilmente nella compagine militare, politica, economica su cui si fondano il suo equilibrio e la sua efficienza. L'impero inglese non ha ormai margini di sicurezza su cui ripiegare. O resta quello che è o decade irrimediabilmente.

5) Constatazione della scarsa energia ed autorità con cui gli Satati Uniti hanno appoggiato nel Consiglio di Sicurezza dell'O.N.U. la difesa politica e la rivendicazione morale inglese in cui Bevin si è prodigato.

6) Impazienza e risentimento per la riluttanza americana ad accordare alla Gran Bretagna quegli ulteriori aiuti economici la cui contropartita sta . tecnicamente e moralmente, nel sacrificio integrale che l'Inghilterra ha compiuto nella prima fase della guerra, quando, rimasta sola contro la Germania, essa ha speso tutta la sua ricchezza in regime di «cash and carry».

7) Estrema gravità della situazione economica dovuta agli enormi indebitamenti esteri, al drastico drenaggio fiscale delle risorse interne, alla liquidazione di gran parte degli investimenti esteri ed alla difficoltà di riattivare le esportazioni. Per avere una idea di queste difficoltà , basta ricordare ché il deficit della bilancia internazionale dei pagamenti previsto per tutto il corrente anno è di sessanta milioni di sterline al mese. Ora bisogna tenere presente che, quand'anche il prestito americano giunga in porto, esso metterà a disposizione del Tesoro inglese un ammontare di 930 milioni di sterline. Deducendo le quote di deficit che si matureranno fino all'incasso del prestito, la sottoscrizione in oro al fondo di Bretton Woods , ecc. la disponibilità netta ri sultante dal mutuo non supererà i 700 milioni di sterline, cioè lo strettamente necessario per coprire dodici mesi di deficit. Dopo di che si ripresenterà il problema di coprire il detìcit della bilancia commerciale previsto per il successivo anno 1947/48 in almeno venti milioni di sterline mensili. Non vi è altra via per far fronte a tale scoperto che aumentare del 75% le esportazioni inglesi in confronto al loro valore nell'anno 1938. È questa la mira verso cui l'Inghilterra tende disperatamente privandosi di tutto per tutto realizzare all'estero. Ma è una mira di molto dubbia riuscita.

8) Impossibilità di accelerare la smobilitazione militare necessaria per placare lo scontento delle truppe troppo a lungo provate, e per attivare la produzione agricola ed industriale afflitte da una grave deficienza di mano d'opera. Tale impossibilità è dovuta alla necessità di presidia re l'Europa per sopperire al progressivo ritiro delle truppe americane, e di mantenere posizioni strategiche nel Medio Oriente, in India, in Estremo Oriente ed ovunque le posizioni e le vie di comunicazione imperiali possono essere o già sono minacciate .

9) Situazione alimentare gravemente peggiorata e non paragonabile a quella dei più oscuri tempi delle distruzioni sottomarine.

IO) Gravissima crisi degli alloggi che, in mancanza di ogm IniZIO di ricostruzione edilizia, oltre a perpetuare un vivo stato di disagio nella popolazione attualmente residente, rende impossibile la sistemazione delle masse di smobilitati che stanno gradualmente, se pur lentamente, affluendo .

Il) Difficoltà di accelerare la conversione delle industrie di guerra e di provvedere all'indispensabile rimodernamento degli impianti. Al primo fine si oppone la necessità di provvedere, con le industrie interne, all'armamento ed equipaggiamento di 3.400 mila mobilitati (uomini e donne) senza il concorso delle fomiture americane cessate colla fine del «!end lease>>. Al secondo fine si oppone la difficoltà con cui affluiscono dall'America i macchinari ordinati e la cui consegna viene differita in attesa che la conclusione del prestito garantisca i pagamenti.

12) Lenta ripresa della iniziativa priva ta dovuta alla timidezza causata dall'ombra delle nazionalizzazioni, dalla implacabile pressione fiscale e dal vincolo dei perduranti controlli.

Questo è a grandi linee il quadro delle principali difficoltà esterne ed interne che affliggono il popolo inglese mettendo a dura prova la sua resistenza, influendo sull'equilibrio del suo giudizio e sul connesso orientamento della sua politica estera.

L' Inghilterra sta raccogliendo strenuamente tutte le sue forze per una decisiva rivendicazione del diritto a mantenere una prosperità interna ed una autorità internazionale comparabili alla grandezza del contributo che ha dato alla vittoria. Questo popolo che esce sfinito da due guerre mondiali che esso solo, a differenza dei suoi tre maggiori alleati, ha combattuto dal primo all'ultimo giorno, non può facilmente adattarsi e non si adatterà a veder trasformato in una minorazione di prestigio e di fortuna il suo splendido contributo alla ripetuta liberazione del mondo. Di qui l'occasionale asprezza di certe sue reazioni verso chi, avendo condiviso con lei le sofferenze della lotta , si fa oggi contro di lei o nel campo politico (Russia) o nel campo economico (America) ; di qui ancora la durezza di certe sue incontenibili reazioni verso chi, come noi , ha inizialmente contribuito a portarla in estremo pericolo nella guerra di ieri ed a compromettere la sua posizione nell'incerta pace di domani. Tutto ciò è umano , spiegabile, e deve essere accolto con comprensione, valutato nella sua vera luce, e corretto con pazienza . Questo è lo spirito nel quale oggi, obiettivamente, misuro e valuto il contenuto e il tono delle dichiarazioni di Sargent. Chi, infatti, vive qui ed avverte il diretto contatto coi duri eventi a cui si oppone la ferrea ossatura di questo popolo indomabile, può comprendere il suo stato d'animo presente, e non perde fiducia nel ritorno a quella finale ragionevolezza e pacata visione della realtà che è una delle caratteristiche essenziali della natura inglese, ed uno degli elementi perenni del suo successo a lunga scadenza. Dobbiamo valutare certe durezze inglesi verso di noi alla stregua di ben altre e meno meritate durezze che l'Inghilterra sopporta.

Detto ciò, e pur non volendo minimizzare le difficoltà che qui incontro e contro cui mi batto con scarso risultato da quindici mesi, voglio affermare la mia convinzione che dalla situazione che ho sopra tentato di descrivere, stia emergendo nella più consapevole opinione inglese un crescente riconoscimento dell'interesse di prim ' ordine che l'Italia rappresenta ai fini della riorganizzazione politica, economica, sociale di una Europa occidentale la cui stabilità ed efficienza è condizione indispensabile alla realizzazione dell 'equilibrio continentale a cui è affidata la sicurezza domestica inglese e la possibilità di una sua valida influenza nel mondo . Questa sensazione (ne ho la prova nei miei infiniti contatti con le più influenti personalità) si sta facendo strada dall 'opinione pubblica più intelligente e lungimirante verso i poteri responsabili, ricettivi ma estremamente lenti a reagire . Ciò che frena , in fondo , questo processo è il fatto che opinione pubblica e Governo hanno qui la sensazione di aver fatto moltissimo per noi e di aver dato prova di una generosità da noi non sufficientemente apprezzata.

Comunque e nonostante tutto, credo fermamente che Bevin sia l'uomo capace di comprendere, prima che sia troppo tardi , questa necessità britannica che è nell'ordine naturale e logico delle cose.

ALLEGATO Il

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

L. S.N. Londra, 27 febbraio 1946.

Due righe prima di chiudere il corriere.

Nel mio ultimo colloquio (che ho riferito con telegramma n. 280) 1 Couve de Murville mi ha pregato di comunicarti riservatamente la sua opinione e impressione circa la questione di Tenda-Briga e delle altre rivendicazioni francesi (Chaberton, Plateau Moncenisio, Piccolo San Bernardo). ·

Quanto mi ha detto corrisponde a quanto il ministro degli esteri ha detto a Saragat a Parigi in argomento, ma te lo ripeto perché la coincidenza delle due informazioni cònferma che si tratta di una versione ufficiale su cui si è fissato l'atteggiamento del Governo francese.

Couve mi ha pregato di farti presente che le attuali richieste francesi rappresentano il minimo (faticosamente raggiunto da Bidault) di cui si può accontentare l'opinione pubblica francese che era stata orientata ed esaltata verso ben più sostanziali rivendicazioni (Val d'Aosta, Bardonecchia, Ventimiglia, ecc.). Egli stesso (Couve) ha tracciato personalmente i limiti delle richieste rettifiche seguendo tracciati che evitassero (salvo naturalmente nel caso di Tenda-Briga) la inclusione anche di piccoli nuclei di popolazione italiana (ad esempio, nel delimitare la zona dello Chaberton ha seguito una linea sinuosa intesa ad escludere Clavières). .

Egli ritiene che il Governo francese più di così non possa fare . Mi ha manifestato la sua impressione che il Governo italiano non compia uguali sforzi per andare incontro ai minimi desideri francesi, per attenuare cioè di fronte alla pubblica opinione italiana l'importanza della cessione di Tenda e Briga il cui valore sarebbe stato artificialmente esaltato nella stampa e nella propaganda di Roma. Abbiamo discusso ampiamente ogni aspetto della questione. Couve, in fondo e in teoria, è persuaso delle nostre ragioni, ma alla superficie e in sostanza è preoccupato della posizione in cui il Governo francese si trova (e che ha imprudentemente provocata) di fronte ad una opinione pubblica che considera irrisorie le rivendicazioni sulle quali il Governo francese ha ripiegato. Egli mi ha detto che è persuaso che con l'andare del tempo la sensibilità italiana per Tenda e Briga si attenuerà, aprendo la via ad una meno risentita rinuncia. Non ho potuto che rispondergli che mi auguravo che lo stesso processo si verificasse per l'opinione pubblica francese.

Scusa la fretta con cui ti scrivo, ma gli impegni, il lavoro sono tanti che ci si riduce a completare il corriere all'ora di sigillarlo. Per ogni altra attuale informazione mi richiamo al mio rapporto in data di ieri che ti giungerà contemporaneamente a questa mia.

219

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL' AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI

T. S.N.D. 3495/ 58. Roma, 28 febbraio 1946, ore 10,50.

Suo 49 2 .

È stato fatto rilevare ad ambasciatore Kostylev che passo sov1et1CO circa esercito Anders è stato seguito da opinione pubblica italiana col maggiore interesse


1 Vedi D. 201. 2 Vedi D. 192.

e comprensione. Gli è stata data ampia noti zia dell ' azione svolta presso la Commissione alleata al riguardo, azione di cui è opportuno ella sappia che lo stesso ambasciatore di Polonia si è dichiarato soddisfatto.

Il Governo italiano fa dunque quello che può, ma certamente più potrebbe se si trovasse modo di scioglierlo -almeno attraverso un modus vivendi -da quei ceppi armistiziali che gli impediscono, in questo come in tanti altri settori, ogni libertà di movimento ed effettiva autonomia.

220

IL RAPPRESENTANTE A PARIGI, SARAGAT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

R. 1897/471. Parigi, 28 f ebbraio 1946 ( per. il 3 marzo ) .

Appena ricevuto 1 , informo il ministro Bidault dell'autorizzazione da me sollecitata e ricevuta dal presidente De Gasperi di lasciare il mio posto di rappresentante del Governo italiano in Francia per riprendere la mia attività politica in Jtalia 2 . Colloco nella loro vera luce i motivi che mi hanno determinato a prendere tale decisione. Il ministro Bidault, con la consueta cortesia, mi esprime il suo rammarico , ma dichiara che intende perfettamente la mia situazione. Ci troviamo d'accordo affinché i servizi competenti del Quai d 'Orsay ed il mio consigliere concordino i termini di un comunicato che non lasci sussistere alcun dubbio sul carattere della mia partenza. «Ciò è tanto più necessario -dice Bidault -in quanto mi troverò forse nella necessità, privo come sono di tecnici, di designare come rappresentante della Francia al Consiglio di Sicurezza l' attuale ambasciatore a Roma Parodi». Mi prega di dare a questa inform azione un carattere confidenziale trattandosi di un progetto ventilato nell'ignoranza della mia decisione e che, per ovvie ragioni , allo sta to attuale delle cose potrebbe essere modificato.

n ministro Bidault mi chiede informazioni circa un passo che una persona qualificatasi «emissario del presidente De Gasperi» avrebbe fatto presso il presidente Gouin per concordare un incontro tra il presidente del Consiglio italiano e il presidente del Governo francese 3 . Dichiaro che quale rappresentante italiano ignoro tutto della cosa, e smentisco recisamente che il presidente De Gasperi possa aver ispirato un passo del genere in forme così inconsuete. Esprimo l'opinione che si tratti di una delle solite non troppo felici iniziative di elementi irresponsabili della colonia italiana, animati da grande ardore per la causa del ravvicinamento franco-italiano, ma privi del senso dell 'opportunità. (Tra me e me pensavo alla ben nota lettera del signor Cagnolati che mi valse il mezzo rabbuffo da parte del ministro Gay)4 .


1 Il colloquio ebbe inizio all e ore 12. 2 Vedi DD. 184 e 210 . 3 Vedi D . 209. 4 Vedi D. 174.

Venendo a trattare del fondo del problema, Bidault mi conferma con tono di grande mestizia che a Londra nulla si è potuto concludere per la pace con l'Italia. «Non si fa nessun passo avanti , e neppure si è potuto trovare l'accordo per l'invio degli esperti nella Venezia Giulia . Tutto è in alto mare». Gli rispondo che l'Italia non può continuare ad essere vittima delle difficoltà che esistono tra la Russia e gli anglo-americani, e chiedo che nell' interesse stesso di un sano sviluppo della democrazia italiana, fattore eminente di pace e di civiltà in Europa, la Francia assecondi la possibilità di una modificazione sostanziale dell'armistizio. Bidault mi dichiara che la Russia avrebbe obbiettato alla Francia l'incompetenza di quest'ultima a trattare della modifica di un armistizio che non porta la sua firma. Ritiene però che la richiesta italiana è giustissima e mi dichiara che studierà il modo di assecondare efficacemente il nostro legittimo desiderio. Avendogli io richiesto l'appoggio del Governo francese per l'affiancamento della delegazione di inchiesta nella Venezia Giulia con dei rappresentanti italiani, sia pure in veste non ufficiale, Bidault risponde con esplicita promessa affermativa. Sulla questione delle colonie Bidault mi conferma le ben note posizioni degli Alleati e quella a noi favorevole della Francia. Di notevole rilievo la sua affermazione che la pretesa della Russia sulla Tripolitania non sarebbe che una manovra intesa a negoziare lo statuto del Dodecanneso.

Porto la discussione sul terreno dei problemi specifici franco-italiani. Ma il ministro elude il mio tentativo di conoscere la portata delle richieste formulate dalla Francia a Londra. Si limita ad affermare che tratta delle solite «piccole cose»; che la sua posizione personale è difficile perché avendo preso la successione della politica di de Gaulle è costretto, in un certo senso, ad avallare anche ciò da cui dissente·, ed infine perché i comunisti hanno assunto una posizione nettamente annessionistica . Gli rispondo che siamo disposti a riconoscere il buon diritto della Francia per le alte Valli della Tinea e della Vesubia, ma che per il resto non intendiamo come la Francia possa pregiudicare con delle pretese ingiustificate l'unica vera e solida garanzia constituita dall'amicizia con la democrazia italiana. Riferendomi al suo accenno alla posizione annessionistica dei comunisti, attiro la sua attenzione sul pericolo di assecondare un disegno di cui anche i ciechi vedono i moventi che non sono certo ispirati dal desiderio di cementare l'unione tra i nostri due popoli occidentali. Il ministro Bidault annuisce con evidente comprensione e intima adesione alle mie tesi, ma si limita a rispondere che l'amicizia. franco-italiana sarà salvaguardata.

Il ministro mi interroga poi sulla situazione italiana, sull'attività che intendo svolgere; ed avendo io tra l'altro detto che sempre lotterò perché vengano rimossi gli ostacoli che ancora si frappongono ad una solida intesa tra i nostri due popoli, elemento necessario di civiltà e di progresso, mi assicura che dal canto suo farà altrettanto.

Il colloquio ha termine con un invito a colazione presso l' ambasciata d 'Italia cordialmente accettato dal ministro e fissato per il 9 marzo 1 .

Come risultato del colloquio, la situazione appare identica a quella che è stata prospettata dagli ambasciatori Carandini e Tarchiani. È chiaro che la Francia a Londra per poter negoziare con un margine di copertura l'annessione di Tenda e Briga, ha avanzato anche altre pretese oltre a quelle di cui si sarebbe appagata in caso di negoziati diretti. Il Piccolo San Bernardo, forse l'altipiano del Cenisio e


1 Vedi D . 248.

quasi certamente lo Chaberton, costitmscono con ogni probabilità la mannaie d 'échange per la consacrazione delle pretese su Tenda e Briga. La confluenza del nazionalismo dei gruppi militari col neo-annessionismo dei comunisti, costituisce il vero nodo della questione. Il che è quanto dire che anche per i problemi franco-italiani, come per tutti gli altri problemi in sospeso oggi nel mondo, la formula che li può complicare o risolvere è nelle mani della Rtlssia e degli anglo-americani.

221

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, PRUNAS, ALL'INCARICATO D ' AFFARI A PRAGA, GUIDOTTI

T. S.N .D . 3496/ 26. Roma , 1° marzo 1946, ore IO.

Suo 30 1•

Esprima a Masaryk nostra sorpresa per mutata presa di posizione segnalatale da codesto direttore Affari Politici. Non chiediamo alla Cecoslovacchia aperto appoggio alle nostre tesi, ma troveremo ingiustificato suo aperto contrasto. Sarebbe poi interessante accertare se e quali fatti nuovi abbiano provocato, da parte nostra od altrui , atteggiamento così discordante da quello formulato da codesto Governo nello scorso settembre su una questione che tocca così profondamente tutti gli italiani 2 . Analogamente mi sono espresso con questo ministro Toth.

222

L'INCARICATO D ' AFFARI A PRAGA, GUIDOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI

T. S.N.D. 3492-3493 / 37-38. Praga , l" marzo 1946 , ore 24 ( per . ore 13 del 2).

Mio telegramma 30 1 e mio rapporto 359/ 175 del 22 febbraio 3• In colloquio avuto oggi con Masaryk ho chiesto suo intervento nella questione di Trieste. Egli mi ha detto:

1) dichiarazioni fatte da personalità politiche cecoslovacche (Ripka) in favore tesi jugoslava non (dico non) dovrebbe implicare , a suo parere, atteggiamento ufficiale del Governo . Egli personalmente è in approssimazione della linea di condotta adottata in


1 Vedi D. 198. 2 Per la risposta vedi D. 227. 3 Non pubblicato.

settembre e mi ha promesso che sosterrà questa tesi con suoi colleghi. Mi ha confermato però che pressioni jugoslave sono fortissime e continuamente rinnovate.

2) Riconoscendo pienamente portata della dichiaràzione fattami in settembre1 ed in relazione ad essa, farà presente in Consiglio dei ministri diritti del Governo italiano a conoscere, fuori da ogni equivoco, atteggiamento Cecoslovacchia alla Conferenza della pace sulla questione di Trieste.

3) Mi comunicherà non appena possibile decisione del Governo.

Mi propongo chiedere appoggio degli ambasciatori d'Inghilterra e d'America e mi riservo riferire.

Ho colto occasione mio colloquio con Marasyk per consegnargli e illustrargli documentazione relativa nostro punto di vista circa questione frontiera. Mentre per Trieste questione rimane per ora nei termini descritti, ho detto a Masaryk che il Governo italiano riteneva poter contare su appoggio cecoslovacco a nostra tesi per frontiera Brennero. Egli mi ha promesso appoggio delegazione cecoslovacca in sede della conferenza della pace 2 .

223

L' AMBASCIATORE DEGLI STATI UNITI A ROMA, KIRK, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

!0

PROMEMORIA3 . Roma, mar:::o 19464 .

With reference to the questions raised by the Italian Prime Minister in his conversation with the American Ambassador on February 21 5 , the American Ambassador wishes to emphasize, on instructions from his Government, that, in bringing to the Prime Minister's attention the sense of responsibility of the Govermnent of the United States under its pledge to the people of Italy and the views of the Department of State on the functions of the Constituent Assembly, the American Government was moved by l) the desire that the Italian people exercise through free elections their sovereign rights, and 2) a concern for the preservation of the legai continuity of the Italian Government.


1 Vedi serie decima. vol. Il, D. 505.


2 Per la risposta vedi D. 255.


3 Questo documento è intitolato: «Memorandum of observa tions on which the American Ambassador based his rem a rks to H. E. De Gasperi».


4 Il documento non è datato. lo si è attribuito al Io marzo poiché le istruzioni di Byrnes che esso riproduce furono trasmesse da Washington il 28 febbraio: vedi Foreign Relations of the United States, 1946 , vol. V, The British Commonwealth ; Western ami Centrai Europe , Washington , United States Government Printing Offìce, 1969, pp. 881-883.


5 In tale conversazione, per la quale vedi ibid., pp. 879-881 , De Gasperi aveva risposto a quanto espostogli da Kirk co n il D. 113.

Any assumption that the views of the United States Government required a continuation of the regime of the Lieutenant Generai is erroneous since no suggestions were submitted by the Government of the United States regarding the manner in which the above principles were to be translated into law. Although it is the view of the Government of the United States that the Constituent Assembly would have no powers in excess of those specifically granted to it by the present legai Government of Italy under the Decree Law 151 of June 25, 1944, and any subsequent legislation , it was pointed out that the present Government of Italy, having the authority to provide for the Constituent Assembly , also has the authority to limit its functions and consequently could , if it so desired , grant the Assembly the power to bring to an end the Lieutenant General's regime. Furthermore, it is the view on the Government of the United States that powers of government may be granted to the Assembly by the present legai Government of ltaly should it so desire. However, it was suggested by the Government of the United States that the Assembly might well be confined primarily to the essential task of framing a constitution since the Constituent Assembly would a pparently have a limited !ife and be followed by a duly elected Parliament if the American Government's understanding of Decree Law 151 is correct.

The Italian Prime Minister is informed , with respect to the specific questions which he put to the American Ambassador on February 21, that so far as the American Government's understanding of Decree Law 151 is concerned, the procedure of a referendum to ascertain the will of the Italian people on the institutional question is not precluded therein, since, according to the law , the «institutional forms will be chosen by the ltalian people, who , to that end, will elect by direct and secret ballot a Constituent Assembly to decide the new constitution of the State ». The law continues that there will be established later procedures in that regard. That the Constituent Assembly should rightfully take formai action to determine the institutional question and to deliberate the basic laws with respect thereto is accepted. However, it is difficult to understand on what other basis than the will of the majority of voters could the Assembly reach a decision and still conform to the concepts of democracy and remain within the spiri t and letter of the law. The will of the majority could be determined in three ways: l) before the Assembly meets; 2) during the life of the Assembly; 3) following the dissolution of the Assembly , reference of its decisions to the people for ratification. While any one of these three methods provided for direct consultation with the people will be considered democratic procedure, it would appear that the last two might , in present circumstances, present practical difficulties in the continuation of the monarchy or in the establishment of the republic. However, if the desire of the electorate were known in advance of the Assembly's decisions, these difficulties would not arise. If a republic were chosen by the people of ltaly, as an example, the Assembly could decide with respect thereto as soon as it convened and elect a provisional president who would be in a position formally to receive, in accordance with a formula worked out by the Constituent Assembly, the powers of Head of State from the Lieutenant Generai. The resig

nation of the present Italian Government could then be submitted to the new provisional president, who would designate the person responsible for the formation of a new Government. Both republicans and monarchists might more readily ' accept the decision of the Constituent Assembly if i t could be clearly demonstrated that such decision conformed to the desire of the majority of electors without question, which is a further advantage to direct consultation of the people in advance of the convening of the Constituent Assembly.

Consequently, a fina! solution of the institutional question at the earliest possible date is, in the opinion of the Government of the United States, most desirable and the Prime Minister's suggestion of a referendum is therefore looked upon with favour . The substance of the foregoing paragraphs would appear to apply to the second question put by the Prime Minister to the American Ambassador on February 21.

The principle for the determination of the institutional question to which the Government of the United States holds is the free and untrammeled right of the people of Italy to choose the form of democratic Government they desire. There is full confidence that the anti-fascist Government of liberated Italy is as equally determined to restore those sovereign rights to the Italian people so long denied them by a regime which did not think of the people as citizens directly responsible for their country 's Government but rather as a n «amorphous mass».

224

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO. DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI

T. 3655/203. Roma, 2 marzo 1946, ore 15.

Ringrazi Fraser a nome vice presidente Nenni e mio per saluto che ricambiamo cordialmente 1• Questione ripresa rapporti i taio-neozelandesi era stata già prospettata in conversazione svoltasi nell 'aprile scorso fra Carandini e alto commissario neozelandese Londra e quest'ultimo ebbe allora a comunicare opinione suo Governo secondo cui riapertura nostro ufficio Wellington appariva prematura. Per parte nostra siamo naturalmente disposti ristabilire relazioni con Nuova Zelanda al più presto. Concordo quindi nel suo suggerimento, e la autorizzo tornare sull'argomento con Fraser.

Questione ripresa rapporti italo-australiani non ha avuto ulteriori sviluppi dopo suo telegramma 833 del 24 novembre u.s. 2 .


1 Vedi D . 21 5. 2 Non pubblica to .


225 .

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, D E GASPERI

TELESPR. 1277 /520. Londra, 2 marzo 1946 1•

A seguito del mio telegramma n. 323 2 accludo copia della lettera in data 28 febbraio pervenuta a questa ambasciata da Lord Hood e contenente una comunicazione dei supplenti dei ministri degli esteri rel ativa alla nomina di una CommissiOne di esperti per la fiss azione del confine italo-jugoslavo.

ALLEGA TO

IL CONSIGLIERE POLITICO DELLA DELEGAZIONE DELLA GRAN BRETAGNA AL C.F.M.. HOOD, AL RAPPRESENTANTE D' ITALIA A LONDRA, CARANDINI

L. 3191. Londra, 28 febbraio 1946.

I have been asked to convey lo You r Excellency. o n behalf o f the Depulies lo the Council of Foreign Ministers, the following comm unicalion:

In accordance wi lh the decision of Council of Foreign Ministers in Septcmber. the Deputies to the Council of Foreign Ministers have appoinled a Commission of Experts to prepare a report and recommendations on fixing thc bo undary bctwecn Italy and Yugoslavia, whìch boundary will in the main be the ethnic line leaving a minimum population under alien rule. In carrying out ils task thc Commi ssion of Experts will take into consideration not only the ethnic composition of thc areas to be invcstigated but also thcir special economie and geographical feature s.

The Deputies have inslructed the Commission to study thc documents concerning the boundary which have been submilted to the Council of Foreign Minislers by the Government s of Yugoslavia a nd Italy, as well as thc views which have been submitted by othcr United Nations Governmcnts in accordance with th c invitations which wcre extended to them by the Council of Foreign Ministers.

The Deputies have also instructed the Commission to providc immediately to the area in question in order to study the ethnical composition of the population as well as the special economie and geographical features of lhat a rea.

On completion of its investigation on thc spot thc Commission will rcturn lo London wherc it will prepare a final report and rccommcndations for submission to thc Council of Foreign Ministers. The Commission of Esperts will shortly a rrive a t Trieste and will consist of: M . Wolfrom (France); M. Ccrashcnko (U.S.S.R.) ; M. C. H.M. Wald ock (U.K.) and Dr.

P.F. Moscly (U.S.A .).

Thc Conference of Deputies has the honour to inform the ltalian Representative of the foregoing and would be obliged if he would kindly convey this information to hi s Government.


1 Manca l'indicazione della data di arrivo. 2 Non pubblicato.

226

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI

L. 3/ 216. Roma, 2 marzo 1946.

Ti ringrazio , in blocco e in ritardo, delle tue lettere sull' Egitto (6 febbraio) l, sulle tue conversazioni con Bidault (14 febbraio) 2 e con De Los Rios (19 febbraio) 3 e sulla situazione generale (7 febbraio) 4 .

Vorrei anch'io avere più frequenti occasioni di contatto epistolare. Ma attraversiamo un periodo particolarmente duro e particolarmente assorbente. Tu sai che cosa tutto questo significhi e che cosa importi di discussioni, di tempo e, m definitiva, di resistenza fisica.

Mi limito dunque a poche notazioni , sopratutto sulla tua lettera del 7.

l) D'accordo con te sulla necessità di non prendere partito fra i due blocchi in contrasto. Cioè di una politica di aperta, leale neutralità. Ma si accontentano, oggi , anglo-sassoni e slavi di una politica siffatta? O non pongono piuttosto il problema in termini di : o con noi o contro di noi? Per dir tutto in poche parole, direi che la complicazione maggiore di qualunque politica estera italiana risiede

o mi sbaglio? -proprio nella necessità di mantenere codesta equidistanza e, insieme , nella parallela difficoltà di praticamente attuarla. Tu sai del resto perfettamente quali e quante profonde trasformazioni abbia subito il concetto di neutralità nel corso degli ultimi anni.

2) Anche d 'accordo con te sulla necessità di un accostamento alla Russia. Ma è bene ricordare che le maggiori difficoltà per un accostamento siffatto risiedono in situazioni e circostanze che sfuggono in tutto od in parte al nostro controllo. Ad esempio: polemiche di una stampa per molti rispetti incontrollabile ; permanenza sul nostro territorio del secondo corpo polacco ; presenza di decine di migliaia di rifugiati politici di tutti i paesi, fra i quali oltre 50 mila anti-Tito anti-Hoxha, ecc. A giudizio russo, una seria e concreta azione di amicizia da parte nostra dovrebbe implicare la soluzione di codesti problemi, che non è, come tu sai, in nostro potere raggiUngere.

3) Anche d 'accordo con te sulla constatazione che, piuttosto che sul loro specifico merito, i nostri problemi saranno risolti a seconda di interessi più vasti e che comunque ci superano e, quindi , sulla conseguente necessità di un ragionato scetticismo e di un orientamento conseguente dell'opinione italiana. Ciò che ho fatto e farò pur consapevole del pericolo che il prospettare la quasi inevitabilità di


1 Si riferisce al R. 765/303, non pubblicato, sulla situazione interna egiziana. 2 Vedi D . 188. 3 Vedi D . 196, nota l. 4 Vedi D . l71.

soluzioni dure presenta per un popolo così provato come il nostro : rischio cioè di stroncarne quella residua facoltà di reazione, che è pur, sotto molti aspetti, così necessario tenere vigile ed attenta.

4) Non credo alla possibilità pratica del mestiere di mediatore fra i due gruppi in contrasto come elemento attivo di politica estera. Il «ponte fra Occidente ed Oriente» è una frase che non regge ad un esame critico serio. Ha voluto tentarne la costruzione, se non erro, de Gaulle, coi suoi accordi con Mosca, che hanno durato tuttavia soltanto sino a quando non sono stati seguiti dal parallelo tentativo di un analogo accordo con Londra. Ciò che ha svuotato infatti la prima iniziativa e bruciato la seconda . Maggiori probabilità di attuare un compito di questo genere potrebbe certamente avere un raggruppamento latino, che potrebbe infatti parlare con ben altra autorità, consistenza e peso numerico, ma sarebbe, anche in questo caso, mi pare, compito di equilibrio piuttosto che di mediazione . Comunque, giovevolissimo, se e quando attuabile.

5) Resta il «valore intrinseco della nostra cooperazione ai fini europei». Cioè, in altre parole, la necessità della soluzione del problema italiano in termini europei. L'Italia conta, ieri come oggi , quarantacinque milioni di abitanti; occupa, ieri come oggi, una certa posizione geografica; ha, ieri come oggi, esigenze e bisogni conseguenti, esigenze e bisogni accresciuti, anzi, piuttosto che diminuiti, dalle condizioni rovinose in cui attualmente si trova. La collaborazione dell 'Italia alla ricostruzione europea non è questione controversa, ma è un dato di fatto che discende automaticamente da quelle premesse. Ciò che è controverso è in che senso le grandi Potenze direttrici ritengano che codesta collaborazione debba svolgersi. Ora, io non vedo che l'Inghilterra abbia in proposito idee chiare e direttive sia pure approssimativamente discernibili.

Codesta altalena cui siamo sottoposti fra pace definitiva e modus vivendi, fra pace di vendetta e pace giusta, ha del resto carattere verbale piuttosto che sostanziale. All'esame anche la seconda si rivela in pratica poco e male differenziabile dalla prima. Il Foreign Office dovrebbe convincersi che se Russia e Jugoslavia premono alla frontiera orientale; Inghilterra ed Austria alla settentrionale; Francia alla occidentale; un po' tutti sulle colonie; se il nostro lavoro e risparmio in Albania, Dodecanneso, Etiopia non debbono servirei a niente; se i beni degli italiani all'estero dovranno davvero pericolare; se le spese di occupazione debbono indefinitivamente gravare su un'economia già stremata; se codeste crociate di espulsioni, blocchi e sequestri che ci colpiscono in tutto il bacino mediterraneo e nei Balcani dovesse durare, ecc. ; il Foreign Office dovrebbe, ripeto , convincersi che nessun organismo può reggere ad un trattamento siffatto. Che cadremo cioè nel disordine cronico.

È necessario dunque ed urgente che la Gran Bretagna dia inizio ad una politica italiana veramente costruttiva, uscendo cioè dalla fase delle affermazioni verbali, per entrare in quella dei fatti concreti . È necessario cioè ed urgente che gli italiani almeno approssimativamente sappiamo quale reale ed intrinseco valore l'Inghilterra dà all'Italia nel futuro assetto europeo 1•


1 Per la risposta vedi D. 276.

227

L'INCARICATO D'AFFARI A PRAGA, GUIDOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 3575/ 39. Praga , 3 marzo 1946, ore IO {per. ore 17,30).

Telegramma di V.E. 26 incrociato con miei telegrammi 37 e 38 1•

A Masaryk avevo parlato ieri nel senso indicato da V.E. Confermo che, su mia richiesta, egli ha promesso di riprendere in esame questione con proprio Governo e di appoggiare mantenimento atteggiamento neutrale formulato in settembre. Per quanto concerne possibili motivi mi riferisco al mio rapporto n. 359/ 175 del 22 febbraio 2 ed ai precedenti . Unico «fatto nuovo» potrebbe essere eventuale ordine pervenuto da Mosca che sembra verosimile ma non (dico non) è confermato. Comunque in situazione di schieramento ideologico, interno e internazionale, più accentuato in confronto del settembre u.s. maggioranza membri del Governo e, a quanto risulta, anche sottosegretario di Stato Clementis sono sempre più decisamente in favore tesi jugoslava. Come è dimostrato da dichiarazione fattami da direttore generale essi cercano far apparire come irrevocabile decisione che in realtà non è stata ancora sottoposta ad approvazione intero Gabinetto .

Masaryk e forse anche Benes, se quest'ultimo vorrà impegnarsi, sono gli unici sui quali si può contare e sui quali cerco di agire per sostenere opportunità atteggiamento neutrale. Mi riservo riferire.

228

L'AMBASCIATORE A MADRID, GALLARATI SCOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 3590/177-178. Madrid, 3 marzo 1946, ore 14,30 (per. ore 8,30 del 4).

Miei telegrammi 156 e precedenti e mio telegramma per corriere 4 del 27 febbraio 3 .

Da colloquio con questo ministro degli affari esteri ho avuto piena conferma di quanto ho riferito a codesto Ministero con i telegrammi sopracitati circa sviluppo situazione spagnola e netto irrigidimento contro pressioni estere con precisazioni anche riguardo al carattere «confidenziale» nota ambasciatore d'Inghilterra (mio telegramma 116)4 .


1 Vedi DD. 221 e 222. 2 Non pubblicato, ma vedi D. 198. 3 Non pubblicati, ma vedi D. 193 . 4 Non pubblicato.

Nel corso della conversazione ho chiaramente espresso al ministro doloroso effetto che la recente esecuzione (mio telegramma n. 163) 1 ha prodotto sull'opinione pubblica italiana. Ministro, confermando quanto mi ha precedentemente detto nel senso che trattasi rei delitti comuni per cui pena capitale sarebbe stata giustificabile in qualsiasi Paese, ha dichiarato che non si nascondeva gravità ripercussioni che tali esecuzioni hanno avuto all'estero. Egli era peraltro convinto che esecuzioni fossero state indispensabili dal punto di vista interno per stroncare tempestivamente pericoloso e continuo armeggio comunista e infiltrazioni attraverso frontiera Pirenei (mio telegramma n. 6 per corriere del 27 febbraio u.s.) 1 onde evitare in un prossimo futuro ben più gravi repressioni e spargimento di sangue.

Martin Artajo mi ha parlato anche della nota americana ad Inghilterra e Francia circa Spagna della quale conosceva già testo e che non ritiene possa determinare seri sviluppi dato suo carattere teorizzante e semplicistico senza possi bilità, a suo avviso, di realizzazioni immediate.

Quanto alle recenti reazioni e misure adottate contro monarchici, egli le giustifica in quanto lettera sottoscritta da quattrocentocinquanta personalità rappresenterebbe mossa concordata con pressione straniera. Senza nominarla espressamente ebbi chiara impressione che il ministro alludesse all'azione duca D'Alba, di cui mio telegramma per corriere 4 del 27 febbraio. D ' altra parte, egli mise in evidenza che il comportamento perfettamente corretto e conscio attuali difficoltà in Spagna di Don Juan a Lisbona non poteva dar luogo recriminazioni da parte Governo spagnolo e mi lasciò comprendere che non escludeva possibilità che negoziati con pretendente venissero ripresi al momento opportuno.

Da contatti con queste rappre senta nze inglese e francese ho tratto poi l'impressione che recenti avvenimenti non preludono, almeno per qualche tempo , a sostanziale mutamento relazioni dell a Spagna con gli Alleati e particolarmente con Gran Bretagna.

229

L'AMBASCIATORE PRESSO LA SANTA SEDE, DIANA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

TELESPR . 464/375. Roma, 4 marzo 1946 (per. il 9 ) .

Riferimento : telegramma di V.E. n. 2516 del 10 febbraio 2 .

Monsignor Montini ha dimostrato vivo disappunto nell'apprendere quanto io gli riferivo circa la voce che ci era giunta di un'iniziativa dell ' ambasciatore Papée di mettersi a capo di un ' associazione di polacchi residenti all'estero e che


1 Non pubblicato . 2 Vedi D . l78.

non riconoscevano il Governo di Varsavia. Egli considerava un simile progetto del tutto inopportuno e ne avrebbe subito intrattenuto il signor Papée, pregandolo di astenersi da iniziative che avrebbero aumentato l'imbarazzo e le difficoltà delle autorità vaticane . La Santa Sede Q.on aveva riconosciuto ed era chiaro che non potesse avere particolare simpatia per l'attuale Governo di Varsavia, ma essa aveva deciso di adottare nei suoi riguardi un atteggiamento di riservatezza e di grande prudenza, ciò allo scopo di non aumentare le difficoltà e le sofferenze del clero e della popolazione cattolica in Polonia. Il Governo di Varsavia era molto suscettibile ed ogni gesto o parola imprudente del Vaticano poteva essere interpretata come una provocazione e peggiorare la situazione. Anche il signor Papée era molto suscettibile e spesso mostrava non rendersi conto della delicatezza della situazione, così di recente, in occasione del Concistoro, aveva molto a malincuore consentito a rinunziare alle funzioni di Decano, e poi aveva talvolta tentato di dimenticare la concordata rinunzia . Poiché l'interesse nostro e quello della Santa Sede erano nel caso in parola assolutamente identici, monsignor Montini poteva confermarmi che egli si sarebbe subito adoperato per appurare quanto ci fosse di ~ero sulla voce che gfi avevo riferito, e per dissuadere se del caso l'ambasciatore Papée dal dare seguito ad un progetto tanto inopportuno. Monsignor Montini si proponeva parlare della questione anche con monsignor Gawlina , vescovo militare polacco, che era persona di molto buon senso e la cui parola era molto ascoltata dal generale Anders e dalle altre personalità polacche dissidenti .

Mons . Montini ha aggiunto che sarebbe grato se gli fossero comunicate quelle ulteriori e più preci se informazioni che fosse possibile raccogliere sull'eventuale attività del signor Papée a favore del movimento dei dissidenti polacchi 1•

230

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 3691 / 331. Washington. 5 marz o 1946 , ore 22 ,21 (per . ore 9,10 del 6) .

Odierno discorso Churchill all'Università Fulton nel Missouri in presenza di Truman, molte personalità e stampa, per stretta alleanza fra Stati Uniti e Inghilterra e fermo irrigidimento nei riguardi tendenze espansionistiche sovietiche, s'inquadra nelle ultime segnalate manife stazioni esponenti americani nei confronti


1 Con T.s.n.d. per corriere 4491 del 17 marzo Prunas rispose: «Assicurazioni datele da monsignor Montini circa l'atti vità dell'ambasciatore Papée sono da noi molto apprezzate. È bene ella sappia che ne abbiamo fatt o confidenziale e riassuntivo accenno anche a Varsavia, che se ne è vivamente compiaciuta».

politica Cremlino. Discorso era atteso con enorme interesse da. opinione pubblica dati precedenti contatti a Washington di Churchill con Truman, Eisenhower ed altre personalità americane e successiva visita fattagli in Florida da Byrnes e Baruch , nonché pubblicità data alla manifestazione. Ammonimenti Churchill circa politica sovietica e attacchi all'attività partiti comunisti nei vari Paesi hanno destato viva impressione nel Middle West , prima del 1941 tradizionalmente isolazionista, sempre marcatamente conservatore. Scelta Missouri per importante discorso Churchill dà rilievo importanza assunta da detto Stato con presidenza Truman, già da me segnalata. Con telegramma stampa 63 1 riferisco brevi accenni Churchill all ' Italia.

231

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 3690/ 342. Londra, 5 marzo 1946, ore 23,10 (per. ore 9,10 del 6 ) .

Con lettera in data 4 corrente, ambasciatore Gusev, in qualità presidente di turno Consiglio supplenti, accusa ricevuta , a nome quattro delegazioni , di memoriali e documenti su frontiera italo-jugoslava , frontiera italo-austriaca e colonie italiane.

Predetto chiede inoltre conoscere se Governo italiano intenda sottoporre memorandum o punto di vista per iscritto su altri aspetti del trattato di pace. Ho preso atto riservandomi comunicare risposta R . Governo.

Prego farmi conoscere se, oltre secondo memorandum sulle colonie, sul quale invio oggi stesso mie osservazioni, vi siano, come mi risulterebbe, in gestazione altri documenti sia sulle questioni sulle quali ci siamo già espressi, sia sulla frontiera occidentale : nonché se sia intendimento del Governo italiano presentare in questa fase delle trattative nostri punti di vista scritti anche su questioni militari , politiche , economiche e finanziarie. Sarebbe infatti desiderabile poter indicare con una certa precisione al Consiglio se e quando questa ulteriore documentazione gli sarà fatta pervenire.

Lettera Gusev costituisce implicitamente accettazione formale nostro punto di vista scritta su questioni sulle quali non, dico non, siamo stati ancora invitati a esprimerci.

Quanto precede può anche essere messo in relazione con desiderio manifestato essenzialmente da parte inglese di accelerare preparativi trattato di pace 2 .


1 Non pubblicato.


2 Prunas rispose con T. 4128/223, dell ' Il marzo, che avrebbe al più presto inviato la documentazione relativa alle principali questioni economico-finanziarie la cui preparazione era in fase di completamento. Vedi App. 4.

232

L'AMBASCIATORE PRESSO LA SANTA SEDE, DIANA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

TELESPR . RISERVATO 739 /386. Roma, 5 marzo 1946 1•

Riferimento telespresso n. 5/210 del 19 febbraio u.s. e telespresso n. 16/06486/43 del 27 febbraio u.s. 2 .

Nelle conversazioni che ho avuto in questi giorn1 m Segreteria di Stato ho richiamato la particolare attenzione di mons. Tardini e di mons. Montini sull'attività che una parte del clero alto-atesino va svqlgendo a favore delle pretese austriache. Ho specialmente sottolineato l'azione del vescovo di Bressanone e dei suoi collaboratori.

Mons. Montini mi ha subito risposto con la maggiore franchezza che la Santa Sede deplora sinceramente simili attività, convinta com'è della piena legittimità del confine del Brennero. Di conseguenza essa cercherà di agire tanto a Vienna quanto verso il clero alto-atesino nel senso da noi desiderato . A Vienna essa ritiene di avere fra non molto qualche possibilità, in quanto sono in corso, per iniziativa del Governo austriaco, trattative per l' invio di un nunzio . Questi riceverà dalla Segreteria di Stato istruzioni di svolgere un'azione moderatrice diretta a favorire la creazione di una migliore atmosfera nei rapporti fra Italia ed Austria. Quanto al clero alto-atesino, ed in particolare al vescovo di Bressanone, la Santa Sede agirà del suo meglio, con quella prudenza che richiedono la delicatezza della sua posizione e le note asperità di carattere del predetto Vescovo. Naturalmente -ha aggiunto mons. Montini qualora la questione dell'Alto Adige fosse definitivamente risolta nel senso auspicato, il Governo italiano sarebbe, anche dal punto di vista politico , in posizione di esigere con la massima fermezza da parte di tutto il clero alto-atesino quella piena lealtà di condotta cui è tenuto in base agli accordi ed alle leggi in vigore.

Mons. Tardini , al quale ho rimesso un appunto sull'argomento, si è espresso in senso sostanzialmente ana logo , deplorando in modo particolare il contegno del vescovo di Bressanone.

Parlando a titolo strettamente confidenziale egli ha aggiunto di non rendersi conto del perché da parte italiana non vengono riesumate e pubblicate nella stampa le solenni dichiarazioni pro-tedesche fatte dallo stesso vescovo al momento dell'opzione per la Germania, da lui esercitata con una solennità della quale non dovrebbe esser difficile ritrovare anche la documenta zione fotografica ; così come dovrebbero esistere non poche fotografie atte a dimostrare che ·-contrariamente a quanto la sua recente lettera al Times tende a sostenere -l'opzione del \939 non fu l'unica manifestazione a favore della Germania nazista compiuta da mons. Geisler, che «ha sempre interpretato a suo modo i suggerimenti che gli pervenivano dal Vaticano ».

Mons. Tardini ha tenuto peraltro a ricordare che la maggioranza del clero dell' Alto Adige optò nel 1939 a favore dell'Italia.


1 Manca l'indicazione della data di arrivo. 2 Non pubblicati .

233

L'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T . s.N.D. 3706/80. Mosca, 6 marzo 1946, ore 14,10 (per. ore 18).

Telegramma di V.S. 3497 1•

A questo Commissariato Esteri mi è stato detto che, fino ad oggi, non (dico non) era ancora pervenuto progetto Stati Uniti circa modifica armistizio Italia. Mi è stato detto che tale progetto sarà esaminato con spirito comprensione secondo quanto U.R.S.S. già ebbe a comunicare tempo addietro agli Stati Uniti sempre in materia di modifiche armistizio italiano, e cioè che Mosca non si opporrebbe alle misure atte a sollevare la situazione del nostro Paese.

Parlando poi della questione dei confini della Venezia Giulia mi hanno detto che Commissione esperti avuto istruzioni eseguire inchiesta e fare proposte con la massima obbiettività; ma che l'Italia non deve dimenticare che ha arrecato molti danni al popolo jugoslavo nella guerra passata e che Belgrado si aspetta dai suoi alleati una soluzione della questione che tenga conto di tutto quanto.' A tale riguardo non ho mancato di far rilevare che una soluzione della questione dei confini orientali che non tenga conto delle nostre giuste richieste finirebbe per creare una frattura insormontabile fra noi e la Jugoslavia. La stessa U.R.S.S. ha interesse di favorire la creazione di un'atmosfera di intesa e di comprensione anche fra i così detti vinti e vincitori.

234

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 3735/ 344. Londra, 6 marzo 1946 , ore 14,25 (per. ore 9 del 7).

Lettera Gusev, di cui al mio telegramma n. 3422 , è stata inviata su iniziativa americana. Reber mi ha detto che sarebbe desiderabile facessimo pervenire al più presto nostri memorandum su questioni attualmente in discussione riferentisi: clausole economiche e finanziarie\ riparazioni, clausole militari incluse quelle navali4 . Dipartimento di Stato si rivolgerà stesso fine a Tarchiani.

A modifica di quanto Dunn prevedeva (mio telegramma 221) 5 , Reber mi ha raccomandato di tenerci preparati per eventuale invito discutere verbalmente qui a Londra proposte concrete come formulate da Comitato supplenti. Stessa possibilità mi è stata fatta presente da parte francese. Ciò rivela una evoluzione nostro favore avente carattere non solo fonnale ma sostanziale, essendo evidente che questa fase preparatoria è la più sensibile al nostro diretto intervento.


1 Non pubblicato: è la ritrasmissione del T. s. 3239/ 287 del 25 febbraio per il quale vedi D. 203, nota 3. p. ,261.


2 Vedi D. 231.

.l Vedi App. 4.


4 Non pubblicati.


5 Vedi D. 181.

Mi risulta che è intenzione dei Quattro evitare che a Parigi progetto pace abbia ad essere esposto a lunghe discussioni e sostanziali modifiche. A questo scopo pare si intenda lasciare alcune particolari questioni aperte onde attirare su di esse attenzione della Conferenza e salvaguardare da eccessive interferenze le linee essenziali degli accordi presi dai Quattro.

A mia richiesta mi ha confermato in modo categorico risoluzione anglo-americani opporre netto rifiuto a qualsiasi pretesa jugoslava su Trieste. Mi ha confermato che i russi non esercitano alcuna pressione circa il disarmo italiano. Su questo argomento riferisco con rapporto a parte 1•

235

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AGLI AMBASCIATORI A MADRID, GALLARATI SCOTTI, A MOSCA, QUARONI, E A WASHINGTON, TARCHIANI, E AI RAPPRESENTANTI A LONDRA, CARANDINI, E A PARIGI, SARAGAT

T. 3814/C. Roma , 6 marzo 1946, ore 20.

De Los Rios ha accennato a Carandini 2 la possibilità che se repubblicani tornassero al potere non intenderebbero riconoscere recente accordo commerciale italo-spagnolo. Informazioni fornite da Saragat e notizie stampa confermano tale proposito ed aggiungono che sarebbe addirittura lecito attendersi in quel caso una richiesta spagnola dì riparazioni all'Italia per danni causati durante guerra cìvile 3 .

È stato detto ai rappresentanti repubblicani spagnoli e sarà bene ripeter loro, ad ogni propizia occasione, che la situazione economica italiana è, come tutti sanno, gravissima. È questione per noi di assoluta necessità riprendere ad ogni modo e con ogni mezzo traffici con altri Paesi. Da tale programma non si è voluto e potuto escludere popolo spagnolo allo scopo riallacciare con esso quei traffici che sono importanti per ambedue i Paesi in tutti i tempi e sotto qualunque regime, e, comunque, essenziali , in questo momento, per noi.

Anche la Francia ha del resto stipulato recente accordo commerciale con Spagna e Stati Uniti e Gran Bretagna intrattengono con essa normali rapporti mercantili. Il Governo nordamericano ad esempio ha recentemente venduto alla Spagna otto apparecchi civili.

In quanto all'argomento riparazioni sarà bene che rappresentanti repubblicani riflettano alla circostanza che eguale titolo avrebbe la Spagna democratica, che tutti ci auguriamo dì veder rinascere, di essere fatta responsabile dei pregiudizi e danni arrecati dal regime attuale.


1 Non pubblicato. 2 Vedi D. 196. 3 Vedi D. 214.

È questa, insomma, una polemica futile che conviene stroncare sul nascere. Piuttosto che su inesistenti contrasti , bisognerebbe invece sin da ora puntare su quella vasta somma di interessi similari che dovranno certamente regolare i rapporti fra i due Paesi, se e quando la Spagna come è nei nostri voti si porrà su quella strada di liberi ordinamenti democra tici che sono ormai i nostri.


236 .

IL CAPO DEL CERIMONIALE, CITTADINI, ALL' AMBASCIATORE A MOSCA, QUARÒNI

T . 3917/ 59 . Roma , 7 marzo 1946 , ore 16.

Telegramma di V.E. n. 77 1•

Per ragioni consuetudini anche da Santa Sede non è opportuno affidare incarico diplomatico anche temporaneo presso Governo italiano a persona accreditata presso Vaticano .

Nel fare predetta comunicazione a codesta rappresentanza finlandese V.E. può tenere presente in via riservata che ad analogo sondaggio fatto tempo fa da Governi cubano e irlandese è stato risposto in senso negativo.


237 .

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A MOSCA, QUARONI

T. 3924/ 60 . Roma, 7 marzo 1946 , ore 12.

Ho ieri 2 in conferenza stampa, cui hanno partecipato giornalisti italiani e stranieri, rivolto esplicito monito affinché nei confronti Russia, giornali vogliano attenersi a quello stesso amichevole atteggiamento che impronta relazioni ufficiali fra i due Paesi. Ho particolarmente sottolineato necessità evitare riferimenti che possano urtare legittime suscettibilità e dare sensazione che Italia tenda comunque inquadrarsi in un fronte antisovietico, ciò che è assolutamente estraneo ai propositi del Governo e agli interessi del popolo italiano. Spero molto che il mio monito, che è naturalmente rivolto ai giornali di tutte le tendenze e di tutti i partiti, sia raccolto . La pregò di portare quanto precede a conoscenza di codesto Governo, cui vorrà far sapere che è mio proposito continuare ad aqoperarmi affinché stampa rifletta più esattamente intendimenti miei e del mio Governo verso la Russia, che sono, come ella sa, unicamente ispirati da spirito leale collaborazione e amicizia 3 .


1 Non pubblicato: con esso Quaroni riferiv a ch e qu el ministro di Finlandia gli aveva chiesto «se da parte nostra si avrebbe obiezione a che ministro Finlandia presso Vaticano venisse affidata fun zio ne incarica to d' affari presso il Governo italiano con formula eventuale da concordarsi ».


2 li 4 .


3 Per la risp osta vedi D . 263.

238

IL MINISTRO AD OSLO, RULLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. 3784/ 33. Osio , 7 marzo 1946, ore 20,10 ( per. ore 8 ,30 dell'B).

Questo ministro affari esteri a cui ho consegnato personalmente, illustrandogliela, documentazione su frontiera orientale e frontiera settentrionale, mi ha detto che nessun dubbio a suo avviso poteva sollevarsi su italianità Trieste ; che Norvegia sente importanza problema perché la situazione geografica e politica la mette al Nord dopo questa guerra nella stessa posizione che l'Italia al Sud: essere cioè marca di frontiera fra Oriente e Occidente ; che purtroppo però nulla essa poteva fare di concreto in materia perché, come altre piccole nazioni, sarà chiamata alla Conferenza della pace solo regolare ratifica decisioni già prese da grandi Potenze. Ha tenuto ad ogni modo a ripetermi tutta sua buona volontà nei problemi che ci riguardano 1•

239

L'AMBASCIATORE A WASHJNGTON, TARCHIANI, Aù PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI

T . 3800/ 339. Washington, 7 marzo 1946, ore 21 ( per. ore 9,20 del/'8).

Suo telegramma 139 e mio telegramma 229 2 .

Questa ambasciata ha continuato interessarsi presso Dipartimento di Stato e Tesoro per presentare domanda di ammissione Italia accordi Bretton Woods. Dipartimento di Stato mi comunica or ora con nota ufficiale che:

a) modalità ammissione di nuovi membri a fondo e banca verranno presumibilmente discusse prossima riunione del Board of Directors a Savannah;

b) mese prossimo americani a riunione saranno lieti di presentare richiesta italiana per partecipazione a fondo e banca, e sono pronti dare loro appoggio perchè tale richiesta venga favorevolmente accolta ;

c) non è possibile ammettere prossime riunioni osservatori italiani , data decisione di massima che osservatori possono essere inviati soltanto da Paesi i quali, pur avendo preso parte conferenza Bretton Woods, non hanno ancor firmato accordi.

Mentre riferisco in dettaglio per corriere \ aggiungo che Dipartimento di Stato ha oggi tenuto ad assicurarmi particolarmente che i rappresentanti americani a Savannah appoggeranno richieste italiane .


1 Per la risposta vedi D . 254. 2 Vedi DD. 177 e 187. 3 Non pubblicato.

240

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 3835/ 340. Washington, 7 marzo 1946, ore 22 ( per. ore 9 del 9).

Seguito telegramma n. 301 1 .

A quanto mi è stato detto oggi al Dipartimento di Stato, delegato russo Consiglio Londra, che aveva precedentemente respinto proposta americana che Italia fosse ammessa presentare Consiglio punto di vista su singole questioni in attuale fase redazione schema trattato pace, assunto testè il proprio turno di presidenza del Consiglio, aveva inattesamente proposto egli stesso che Italia fosse consultata. Dipartimento di Stato era rimasto favorevolmente sorpreso di tale subitaneo cambiamento della posizione sovietica nella questione come anche dal fatto che Gusev aveva rinunziato a suo preannunziato breve viaggio a Mosca per non interrompere discussione Consiglio, il quale aveva ora cominciato a lavorare più attivamente. Dipartimento di Stato non si rendeva peraltro ancora conto se migliorate disposizioni sovietiche corrispondessero a un maggiore interessamento di Mosca alle questioni italiane ovvero a più favorevoli direttive del Cremlino per la conclusione dei vari trattati di pace: sino ad ora, infatti, secondo Dipartimento di Stato, a giudicare da atteggiamento delegazione sovietica a Londra, non sembra va che da parte russa si dimostrasse una particolare fretta.

In conclusione, Dipartimento di Stato ritiene che Italia sarà ben presto invitata presentare sollecitamente al Consiglio di Londra proprie dettagliate vedute su tutte le questioni che formano oggetto del trattato di pace, comprese quelle militari ed economiche. Ritelegraferò 2 .

241

IL RAPPRESENTANTE A LONDRA, CARANDINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 3789-3838/ 355-356. Londra, 7 marzo 1946, ore 22,20 (per. ore 9,20 dell 'B).

Richiamandosi a mio precendente colloquio con Sargent (mio telegramma 279) 3 Harvey mi ha oggi chiamato per dichiararmi che conversazioni fra Londra e Wa


1 Con T. s.n.d. 3434/301 del 28 febbraio Tarchiani aveva riferito circa l' opposi zione sovietica alla proposta americana di consentire all ' Italia di esporre le proprie vedute sullo schema del trattato di pace di fronte al Consiglio di Londra.


2 Vedi D. 246.


3 Vedi D. 200.

shington circa formulazioni modus vivendi si stanno svolgendo attivamente. Si attende qui per fine settimana testo definitivo americano risultante dai reciproci punti di vista e che sarà sottoposto a Mosca. Harvey mi ha autorizzato dichiarare formalmente alla S.V. che Foreign Office è completamente d'accordo con Dipartimento di Stato su opportunità adottare modus vivendi qualora non si verificasse possibilità firmare pace nei termini previsti. Egli confida ancora .che trattato di pace possa essere pronto per giugno. Se così non dovesse essere, modus vivendi sarà pronto da parte anglo-americana per essere applicato in ventiquattro ore, sempre che si ottenga assenso russo. Foreign .Office resta del parere che adozione prematura modus vivendi si risolverebbe in un danno per l'Italia perchè costituirebbe soluzione incompleta e di scarso effetto, la quale relegherebbe in secondo piano, come non più urgente, la sola soluzione efficace che resta quella di un trattato di pace pienamente liberatore sul piano economico e giuridico. Queste dichiarazioni ribadiscono sostanza primitivo punto di vista inglese. Comunque tono esplicito ed amichevole con cui mi sono state fatte denota attenzione intenzioni impostare e risolvere questione in termini più comprensivi delle nostre esigenze. Ridotta la sopravvivenza dell'armistizio ai sopra detti limiti di tempo, atteggiamento americano non si scosta sul terreno pratico da quello inglese poichè è evidente che non è da attendersi i Tre Grandi possano giungere ad una concorde risoluzione di ripiego prima di giugno, a meno che il contenuto del modus vivendi non venga svuotato.

Anche Harvey mi ha detto ritenere che una delegazione italiana sarà invitata a discutere in questa prima fase a Londra clausole trattato di pace.

242

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, ALL'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI

T. S.N.D. 3979/ 218. Roma, 8 marzo 1946, ore 16.

Suo 218 1•

Ho visto personalmente Farley. Abbiamo sopratutto toccato argomenti di carattere economico. Discorso essendo quindi caduto sulle colonie, ho da parte mia sopratutto insistito su equità attribuzione tutela unica all'Italia. Mio interlocutore si è dimostrato durante tutto il colloquio perfettamente comprensivo ed ha ripetutamente e con calore offerto i suoi buoni uffici per spontanea opera chiarimento e persuasione presso codesti ambienti. Gli ho detto che gli avrei scritto, quando occorresse, ciò che mi propongo di fare, alla prima propizia occasione. Se ella avesse speciali indicazioni sugli argomenti che parrebbe più opportuno trattare con lui per iscritto, in via personale e confidenziale, voglia, la prego, telegrafarmi.


1 Vedi D. 185.

243

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N .D. 3908/343. Washington, 8 marzo 1946, ore 20 (per. ore 9,30 del 10) .

Seguito telegramma 318 1 e suo telegramma 3700 2•

Direttore Affari Politici europei Matthews mi ha detto oggi che Commissione esperti è giunta Venezia Giulia. Dato tempo limitato, non visiterà con tutta probabilità nè le isole, nè Zara, ma si recherà certamente a Fiume. Gli ho accennato ad allarme registrato da questa stampa per concentramento truppe di Tito presso linea Morgan. Egli non ritiene che sopralluoghi Commissione esperti daranno luogo a gravi incidenti: tuttavia le misure militari jugoslave sono, attuale situazione, preoccupanti . Ho domandato allora a Matthews se tali misure non vogliano significare che Tito sia anche pronto a resistere con la forza o con colpi di mano qualora decisioni di Londra siano a noi favorevoli secondo giustizia. Mi ha risposto:«Se Tito pensasse di prevalersi del nostro attaccamento ai mezzi pacifici, egli si sbaglierebbe completamente. Siamo decisi a non subire sopraffazioni

o atti di violenza. La nostra politica permane quella del maggio u.s. Le decisioni dei Quattro non potranno essere mutate da azioni unilaterali». Nell'intento di ottenere ogni possibile impegno da parte americana, mi riprometto di ritornare, nei prossimi contatti col Dipartimento di Stato, su tale aspetto della questione Venezia Giulia, che ritengo di importanza quasi eguale al raggiungimento di una decisione dei Quattro favorevole alle nostre eque richieste.

244

L' AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI , DE GASPERI

T. 3834/344. Washington, 8 marzo 1946, ore 23,26 (per. ore 9 del 9).

Con riferimento al mio telegramma n. 2333, assicuro di continuare ad adoperarmi nel miglior modo possibile per favorevole corso nostra richiesta prestito.


1 Con T. s.n.d. 3588 /318 del 3 marzo Tarchiani aveva riferito circa il consenso sovietico alla più ampia libertà di indagine per la Commissione degli esperti per la Venezia Giulia. 2 Non pubblicato, ritrasmetteva il T. s.n.d. 3476/329 del 1° marzo da Londra con il quale Carandini forniva precisazioni circa i lavori della Commissione degli esperti per la Venezia Giulia .


3 Con T. 2706/ 233 del 16 febbraio Tarchiani, nel dare notizia della riunione tenutasi presso il Dipartimento del Tesoro, comunicava: « Anche in tale sede si è ricevuta impressione viva attenzione nostre richieste e assicurazione che questione verrà subito posta allo studio onde esaminare quali concessioni saranno eventualmente possibili, compatibilmente con limiti disponibilità banca. Mi risulta diffuso memorandum presentato è stato da funzionari banca riconosciuto completo e rispondente richiesta banca stessa. Ci è stato inoltre comunicato confidenzialmente che mercoledì avrà luogo riunione Board of Directors Export and Import Bank scopo effettuare sopratutto esame richieste italiane».

Oggi esponente Dipartimento di Stato mi ha dichiarato che loro parere favorevole è assicurato giacchè «è politica bene evidente del Dipartimento di Stato aiutare in tutti i modi materialmente possibili l'Italia». Intanto ha avuto luogo prima riunione «National advisory Council » per esame nostra richiesta prestito. Secondo informazioni confidenziali avute da membri Consiglio sarebbe stato possibile accogliere linea di principio domanda stessa. Ammontare non ancora fissato ma sembra che si sarebbe tenuto conto nostre necessità più urgenti e possibilità concretare acquisti sul mercato americano nei prossimi mesi. Nuova riunione che avrà luogo fra tre settimane subito dopo fine conferenza Savannah dove si recano quasi tutti i funzionari ed esperti membri predetto Council verrà adottata qui decisione relativa. Con rapporto che affiderò a Sacerdoti il quale partirà inizio prossima settimana riferisco in dettaglio 1•

Anche per consiglio ricevuto da persone molto vicine a Banca, prospetto urgente opportunità che rappresentanti banca stessa vengano invitati , in attesa definizione negoziati, recarsi in Italia quali ospiti nostro Governo per prendere contatti con nostri enti competenti e visitare impianti industriali, portuali ecc. in relazione trattative ripresa traffico.

Nel contempo confermo opportunità azione codesti giornalisti americani (vedasi mio telegramma n. 313)1•

245

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. s.N.D. 3837/350. Wa shington , 8 marzo 1946 , ore 23,32 ( per. ore 12,30 del 9).

Miei telegrammi 212 e 217 2 e suo telegramma 324 J3.

Oggi Dipartimento di Stato mi ha informato confidenzialmente che Governo francese e sua delegazio ne a Consiglio pace Londra starebbero insistendo molto vigorosamente per accoglimento note rivendicazioni nostra frontiera occidentale. Parigi farebbe rilevare che sue rivendicazioni attuali sarebbero parecchio ridotte rispetto a quelle anteriori (allusione forse alla Valle d'Aosta?). Inoltre Governo francese farebbe valere circostanza di aver invano tentato di discuterle direttamente con Governo italiano. Dipartimento di Stato sembra oggi più preoccupato della questione frontiera occidentale, data posizione assunta dalla . Francia, che della questione dell'Alto Adige, cui prospettive soluzione sulla base del noto piano americano sono state oggi definite « rassicuranti ».


1 Non pubblicato.


2 Vedi DD. 180 c 202 .

. \ Non pubblicato, ritrasmetteva il T . s. n .d. 2824i263 de! 19 febbrai o da Londra, non pubblicato, ma vedi D . 188 .

Qui si è sempre del parere che anzidetta questione con la Francia debba preferibilmente essere risolta con negoziati diretti itala-francesi (mio telegramma 520 del 25 settembre u.s .) 1• È stato amichevolmente accennato convenienza di una nostra iniziativa in tal senso in modo che , quale che sia per essere sorte di un nostro tentativo del genere, Governo italiano sia in grado contrapporre a surriferita affermazione francese analoga sua controaffermazione. Si è da parte nostra obiettato che l'Italia, ben !ungi dal tenere un atteggiamento intransigente, era stata sempre disposta ad esaminare ragionevoli richieste francesi, così per quanto riguarda «territorio di caccia», come del resto noto al Dipartimento di Stato. Si è altresì assicurato che V.E . sarebbe stata subito informata della conversazione.


246 .

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S.N.D. 3910/ 352. Washington , 8 marzo 1946 , ore 24 (per . ore 9,30 del 10).

Seguito telegramma 3402•

Mi viene oggi confermato che invito al Governo italiano di presentare suo1 punti di vista su varie questioni generali trattato di pace, deve essere stato già inviato da Consiglio Londra a Carandini probabilmente mercoledì scorso. Si ritiene Dipartimento di Stato che, anche successivamente, qualora lavori Consiglio procedessero sollecitamente, Italia potrebbe essere specificatamente consultata su particolari questioni e loro aspetti .

In conversazione che è seguita ho tratto impressione che i memoranda e la documentazione inviati da codesto Ministero al Consiglio di Londra circa questioni territoriali siano colà ritenuti per ora bastanti allo scopo. Forse qualche cosa di nuovo si potrebbe dire circa questione africana e nostre intenzioni e proposte verso quelle popolazioni, riaffermando nostre buone ragioni per amministrazione esclusiva (richiamo mio telegramma n. 246)1• Si pensa quindi che nostri nuovi memoranda Consiglio Londra potrebbero molto utilmente esporre punto di vista italiano su seguenti questioni: l) riparazioni ; 2) questioni economiche e finanziarie ; 3) limitazione delle forze armate; 4) demilitarizzazione. Mi riferisco circa punto l o e 2° a telegramma n. 2361; rapporto n. 1700 del l o novembre scorso 3 e precedenti appunto dell'agosto scorso , e circa punto 3° e 4° a telegramma 242 e 2704 . Trasmetto per corriere speciale alcune indicazioni avute 5 .


1 Non pubblicato . 2 Vedi D . 240. 3 Non pubblicato , ma vedi serie decima, vol. II, DD. 41 6 e 419. 4 Vedi D . 191. s Vedi D. 247.

247

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, TARCHIANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. PER CORRIERE 4343 /077. Washington. 8 marzo 1946 (per. il 16).

Mio odierno telegramma filo n. 352 1•

Le informazioni che sull'argomento in oggetto ho telegrafato oggi a codesto ministero mi sono state date, in via confidenzialissima, al Dipartimento di Stato. Mi è stato espressamente raccomandato che, nel riferirle per telegrafo, non citassi la fonte, giacché, data la scarsa sicurezza della nostra cifra, si desiderava evitare che «altri interessati» potessero averne conoscenza ed eventualmente trame motivo di lagnanze col Dipartimento.

Come ho accennato. in relazione alla «consultazione» dell'Italia sulle questioni generali del Trattato di pace, decisa dal Consiglio dei «supplenti» lunedì o martedì scorso, mi è stata data, a titolo amichevole, l'indicazione che sembrava superfluo che fossero ulteriormente precisati i punti di vista italiani sulle questioni territoriali e che fosse invece più utile e opportuno dedicare i nuovi nostri memoranda alle riparazioni, alle questioni economiche e finanziarie, alla limitazione delle nostre forze armate ed alla smilitarizzazione di alcuni nostri territori. Il consiglio è stato qui telegrafato in via riservatissima da Dunn, pregando di trasmetterlo nel modo più confidenziale. È possibile , d'altronde, che V.E. ne sia stata già informata da Carandini. Nella lunga conversazione che è seguita, si è parlato delle predette questioni. Riassumo a V.E., per opportuna conoscenza, le vedute e gli amichevoli suggerimenti del Dipartimento per quel conto che ritenesse utile tenerne, trattandosi del resto di questioni ormai abbastanza note alle nostre Amministrazioni tecniche .

l) Questione delle riparazioni. Coi mio telegramma n. 236 2 , ebbi a riferire le informazioni datemi al Dipartimento, quando la questione fu ridiscussa, negli stessi termini del settembre al Consiglio di Londra. La questione è ora allo stesso punto: insistenze russe per ottenere il pagamento, anche in macchinari e prodotti, di 300 milioni di dollari (di cui l 00 per I'U. R.S.S. e 200 per Jugoslavia, Grecia ed Albania) e tenaci opposizioni degli Stati Uniti , appoggiati da Inghilterra e Francia. Le ragioni di questa opposizione sono del resto note, e, direi così, «self-concernig». Evidentemente il Dipartimento si attende dal nostro memorandum un apporto alla tesi degli Stati Uniti: ossia materiale impossibilità di pagare riparazioni, sotto qualsiasi forma, necessità di chiedere cospicui aiuti esteri per l'immane opera di ricostruzione, ingente contributo finanziario dato alla causa delle Nazioni Unite durante la nostra cobelligeranza ecc.


1 Vedi D. 246. 2 Non pubblicato .

2) Questioni economiche-jìnanziarie. Mi richiamo al riguardo al dettagliato appunto da me personalmente consegnato a Roma nell'agosto scorso 1• Qui si pensa che il nostro memorandum dedicato a tali questioni 2 potrebbe utilmente indicare il nostro desiderio di collaborare in detto campo colle Nazioni Unite; di ripristinare, in quanto possibile, determinati trattati di anteguerra ; la nostra intenzione di indennizzare convenientemente i cittadini delle Nazioni Unite che hanno subito danni di guerra, ecc. Per quanto concerne tale questione, che è collegata strettamente colla nota proposta americana circa l'incameramento di nostri «assets» all'estero, mi richiamo al rapporto n. 1700 del l o novembre 19453 ed al telegramma

n. 2964 . Circa poi la predetta questione dei nostri «assets» attualmente bloccati o . confiscati («vested») negli Stati Uniti, riterrei che non sia ancora da escludere la possibilità di temperamenti ed accomodamenti, magari graduali, a favore degli aventi diritto italiani .

3) Questioni militari. A) Esercito. I punti che ritengo fermi da tenere in considerazione sono: a) la proposta del piano americano per la pace con l'Italia, presentata a Londra da Byrnes nel settembre scorso, e secondo la quale «le forze armate italiane dovrebbero essere limitate alle necessità della tutela dell'ordine pubblico interno e la sorveglianza (prima protezione?) delle frontiere»; b) che le discussioni svoltesi finora al Sottocomitato di esperti militari presso il Consiglio della pace lascerebbero prevedere che le nostre forze armate verrebbero limitate ai 200 e forse 250 mila uomini, compresi i carabinieri. Secondo il Dipartimento di Stato il nostro memorandum a Londra potrebbe utilmente porre in rilievo nostro contributo militare durante cobelligeranza, nostra volontà di pace, di disarmo e di cooperazione cogli ideali delle Nazioni Unite e misure eventualmente già da noi adottate per l'autolimitazione dei nostri armamenti. Nel sottolineare questi nostri intenti potremmo far risaltare inutilità che limitazioni, che siamo spontaneamente disposti ad accettare, siano incluse specificatamente in trattato di pace. B) A viazione. Sempre secondo il Dipartimento potremmo chiedere di mantenere una limitata forza aerea, a scopi precipuamente difensivi (apparecchi da collegamenti e da trasporti. C) Flotta da guerra. Sempre a quanto ci è stato detto spontaneamente, dopo aver posto in luce efficace, leale ed importante apporto dato durante la cobelligeranza, potremmo utilmente rilevare la nostra attuale impossibiltà economica di mantenere una grossa flotta; l'intenzione di non costruire nuove unità; di non procedere a rimodernamenti e riparazioni importanti su navi attualmente fuori uso ed anzi di provvedere a demolizioni per ricavarne materiale da utilizzare per l'opera di ricostruzione. Ci si suggerisce anche di invocare il contributo bellico dato alle Nazioni Unite ed i riconoscimenti di comandanti alleati, per chiedere che venga risparmiata alla Marina italiana l'umiliazione della ripartizione di nostre


1 Vedi serie decima, vol. Il , D. 4 19.


2 Vedi App. 4.


3 Non pubblica to. . 4 Con T. 3339/296 del 27 febbrai o Tarchiani aveva segnalato la possibilità di trattare lo sblocco dei beni italiani congelati negli Stati Uniti in presenza di un impegno ufiìciale che sarebbero stati indennizzati i danni di guerra subiti da cittadini americani in Italia .

unità fra i Grandi Alleati. Come codesto mm1stero rileverà il Dipartimento di Stato condivide sostanzialmente il punto di vista della nostra Marina (di cui alla comunicazione in data l l dicembre 1945 del ministro De Courten, trasmessa da codesto ministero con tel espresso n. 1192/81 del 20 stesso mese 1•

4) Questioni relative alle smilitarizzazione terriiori italiani. Si è potuto assodare, nella conversazione col Dipa rtimento, che l'Inghilterra chiede recisamente la smilitarizzazione di Pantelleria, della Sicilia e della Sardegna e che la Francia avrebbe domandato analoghe misure per tutta la nostra frontiera occidentale. Sinora misure del genere non sarebbero previste per frontiere settentrionali ed orientali. Anche a tale riguardo si potrebbe tentare di fare valere i nostri propositi di pace e di autosmilitarizzazione onde far rilevare superfluità vessatoria di imposizioni permanenti del trattato di pace.

Secondo è stato detto da Dipartimento nostri memoranda, ispirati a concetti su riassunti, non mancherebbero destare a Londra favorevoli impressioni e gioverebbero all'azione a nostro favore della delegazione americana.

Mi rendo conto che si tratta di argomentazioni già note ed in gran parte da noi già prese in considerazione. Ho ritenuto tuttavia opportuno riassumerle, dato forte buon volere qui dimostrato nei riguardi dell 'Italia anche in tali questioni.

Aggiungo, infine, che Dipartimento ha particolarmente fatto presente opportunità che nostri memoranda siano redatti con urgenza e rimessi al Consiglio dei «supplenti», per ovvie ragioni, più sollecitamente possibile.

248

IL RAPPRESENTANTE A PARIGI, SARAGAT, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

T. S. N . D. 3974/271. Parigi , 9 marz o 1946 , ore 21,30 (per. ore 19,15 del IO ) .

In confidenziale e cordialissimo colloquio ministro Bidault assicuratomi sua profonda volontà giungere accordo sincero con Italia e dichiarato tenere testa politica annessionistica comunisti di cui non ignora i moventi . Lasciatom.i intendere nostra opportunità temporeggiare, benchè da recen ti informazioni non si possa escludere convocazione Conferenza pace termini tìssatt. Affermatomi avere controllo elementi annessionisti suo partito e prospettatami ipotesi possibilità, in seguito a vittoriose elezioni M .R.P.. sviluppare integralmente sua politica nostri confronti. Aggiuntomi che, posto di fronte trattato non consacrante sovranità italiana per Trieste, rassegnerebbe dimissioni. Su Alto Adige informatomi che testo prevalente concorda criterio rettifiche minori che tuttavia comprenderebbero anche zona Brennero. Ribaditomi nota posizione Francia noi favorevole questione colonie.


1 Non pubblicato .

249

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, PRUNAS, AL RAPPRESENTANTE DI GRAN BRETAGNA A ROMA, CHARLES

L. PERSONALE 5/314. Roma, 9 marzo 1946.

Come ella sa il Governo jugoslavo è a conoscenza delle comunicazioni che il Governo italiano ha occasione di sottoporre alla Conferenza dei sostituti dei ministri degli esteri per illustrare il proprio punto di vista sulle dibattute questioni di confine.

Sembrerebbe che anche il Governo austriaco riceva comunicazione (da parte francese) dei documenti italiani. Le segnalo a questo proposito anche l'unito articolo del Tiroler Nachricten di Innsbruck , in cui si danno particolari abbastanza accurati sulla recente nota relativa all'Alto Adige 1 presentata agli ambasciatori delle Quattro Potenze.

Lei converrà certo con me che potrebbe non apparire del tutto equo che solo il Governo italiano dovesse rimanere all'oscuro degli argomenti addotti dagli altri Governi interessati alla Conferenza. Tale è tuttavia la situazione: e noi ignoriamo sia le richieste avanzate dal Governo francese circa la frontiera occidentale italiana, sia quelle del Governo austriaco per l'Alto Adige.

Le sarei veramente grato se ella credesse di segnalare al Foreign Office questa nostra condizione di inferiorità, rappresentandogli l'opportunità che anche al Governo italiano fosse data una qualche possibilità di conoscere la tesi e le argomentazioni che i vari Governi sottopongono alla Conferenza di Londra.

250

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI, AL VICE PRESIDENTE DELL' A. C., STONE

L. 5/317. Roma, 9 marzo 1946.

1. You will remember that under paragraph 2 of my letter n . 5/ 100, dated February 2nd, 19462 , which you acknowledged with your letter of 16 February (630/ 11 /EC)\ I drew your attention to the necessity that the Commission of Experts should extend their investigation to the whole of the Venezia Giulia, inclusive of Fiume, the islands of Cherso and Lussino , and also of Zara. While the Commission's arrivai is imminent, from various sources we are being apprised


1 Vedi App. 3. 2 Vedi D. 153. 3 Non pubblicata, ma vedi D . 167.

that very likely no investigation will take piace in some districts of the aforementioned territories, and precisely in the town of Zara, the islands of Cherso and Lussino, and presumably even in the city of Fiume itself. On the subject I feel it is my strict duty to point out to you dear Admiral Stone, that the Italian Government, in sùch a case, can only express its ampie reserves. No distinction, indeed, is to be made between above named (which are still Italian politically and where the ltalian population has always been in a clear-cut majority) and the other parts of the Venezia Giulia for which the Commission of Experts must pronounce its verdict.

2. In the deprecated hypothesis that the Commission will actually have to renounce investigating the areas in question, the ltalian Government request that at least the Commission should take into due consideration informations and remarks which may be personally conveyed by representatives of the ltalian population of ali centers not visited by the Commission, and in particular by those of Fiume, Zara, Cherso and Lussino, whose names will be furnished by the «Committee of National Liberation» of the Venezia Giulia.

3. On this occasion again I must point out to you the fact that the Commission about to visit zone «B» will find a situation which, from the ethnic standpoint and outside appearance, has gone through a radica! and artificial alteration due to a ten month Yugoslav occupation. Furthermore, in the present circumstances, no guarantee whatever is offered to the Italian element in zone « B» to get in touch with or freely express their viewpoint to the Delegates of the Council of Foreign Ministers.

On account of the above I should be greatly indebted to you, dear Admiral Stone, if you would kindly inform the Commission of the necessity that an opportunity be afforded also to the exponents of the main centers of zone «B» (in addition to the representatives of unvisited districts), to be received and heard by the Delegates, in Trieste and in other localities which may offer the necessary guarantee for safety and freedom, in order that those exponents may express and illustrate the situation of their respective districts . Also in the latter instance the «Committee of National Liberation» of the Venezia Giulia will indicate to the Commission the representatives named by the local Committees.

251

IL CONSIGLIERE COPPINI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, DE GASPERI

TELESPR . 208 / 130. Vienna, 10 marzo 1946 ( per. il 18).

La tesi italiana che l'annessione dell'Alto Adige all'Austria costituirebbe un premio per un Paese che fino all'ultimo momento ha continuato a combattere per la Germania di Hitler, senza neppure organizzare all'interno un movimento di resistenza che abbia affrettato od almeno minacciato la caduta del regime nazista, ha cominciato a preoccupare questi uomini politici e non solo per le immediate conseguenze nei confronti delle pretese sulla provincia di Bolzano. Tutta l'azione politica odierna del Governo austriaco è diretta infatti a far credere che la dichiarazione di Mosca, nella quale si affermava che l'Austria era il primo Stato aggredito da Hitler e doveva quindi essere ricostituito, è giustificata dal fatto che l'Austria è cosa assolutamente diversa dalla Germania. Non parlo solo della famosa teoria della missione europea dell'Austria, della sua funzione