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SECONDA SERIE

AVVERTENZA

1. L'attuale volume, settimo della serie II, ha inizio con la costituzione del primo Governo della Sinistra presieduto da Agostino Depretis e termina il 31 dicembre del 1876.

La documentazione raccoHa nel volume pone in evidenza che la politica estera del nuovo Governo continua a mantenersi nel solco tradizionale ed è soprattutto rivolta alla questione d'Oriente entrata ormai neHa fase cruciale.

In tale contesto emergono sia le preoccupazioni italiane per le relazioni con l'Impero Austro-Ungarico ed il mantenimento dello statu quo territoriale nei Balicani, sia l'opportunità di rapporti di amicizia e di equilibrio con le altre Potenze.

2. -II volume, come i precedenti, è in gran parte fondato sulla document,azione conservata nell'Archivio Storico dlel Ministero degli Affari Esteri e precisamente sui seguenti fondi archivistici:

l) Gabinetto e Segretariato Generale:

a) Istruzioni per missioni all'estero;

b) Corrispondenza telegrafica in arrivo e partenza;

c) Carteggio confidenziale e riservato.

2) Divisione Politica:

a) Registrt copialettere in partenza;

b) Rapporti in arrivo;

c) Pratiche diverse trattate dalla Divisione Politica.

Documenti di notevole interesse sono tratti dall'Archivio di Casa Savoia, dalle Carte Corti messe cortesemente a disposizione dal! conte Franco Arese e dalle Carte Robilant conservate presso la Commissione.

3. -Alcuni dei documenti pubblicati erano già editi, integralmente

o parzialmente, nel Libro Verde 22 -Documenti diplomatici concernenti gli Affari d'Oriente presentati dal Ministro degli Affari Esteri Melegari nella tornata del 3 marzo 1877 (LV 22).

4. -Per le ricer,che e il coordinamento dei documenti ho avuto la preziosa colilaborazione del Prof. Francesco Bacino e della dott. Emma Ghisalberti a cui va il mio particolare ringraziamento. Ringrazio anche per il l!avoro di correzione delle bozze la dott. Angela Polga e la signora Fiorella Giordano.

ANGELO TAMBORRA


DOCUMENTI
1

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, R. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 2507/602. Londra, 27 marzo 1876 (per. il 31 ).

La risposta del Signor Disraeli alla quistione che, addì 23, fu posta dal Signor Cartwright per conoscere quando il rapporto del Signor Cave sarebbe presentato alla Camera, venne universalmente biasimata. Affermasi che la pubblicazione di quel documento, annunciata e promessa, non doveva essere all'ultim'ora negata coll'addurre per ragione esservisi opposto il Kedive • nella presente incerta posizione delle Finanze egiziane •. E queste parole, facendo nascere la supposizione che auel rapporto contenga siffatte rivelazioni da non combinare con le asserzioni favorevoli alle risorse finanziarie dell'Egitto pronunciate alcune settimane or sono dal Cancelliere dello Scacchiere, ebbero per effetto di far cadere i titoli egiziani sul mercato di Londra fra <il 5 e il 6 per cento, e dar libero campo agli speculatori di Borsa. Lord Derby non ha celato avant'ieri all'Ambasciadore Germanico il suo malcontento della risposta fatta dall'illustrissimo Ministro. Eliminata, gli disse, ogni parte la cui applicazione avrebbe potuto dispiacere al Kedive, gli fu quel rapporto, così rivisto e corretto, sottoposto; e duravano le trattative per indurlo a recedere dal suo rifiuto, quando furono sospese dalla inattesa dichiarazione del Signor Disraeli. E sembra sia rimasto il Vice-Re irritato dall'essersi taciuto come egli abbia soltanto pregato di sospendere la pubblicazione del rapporto sino a che non fosse decisa la quistione dei Commissarj. Ma questa ragione sarebbe stata interpretata per un desiderio di esercitare una pressione sulla determinazione del Governo della Regina.

L'Ambasciadore di Francia si è intanto recato ieri da Lord Derby; ed ebbe a udire· con sua sorpresa (perché affatto diverse dalle notizie giuntegli da Parigi, e le quali affermano essere già pronti 250 milioni) parole che gli hanno tolta daccapo quasi ogni speranza nell'opera dell'Inghilterra in prò dell'Egitto. Il principale Segretario di Stato, dopo avergli ripetuto il suo sincero desiderio d'aiutare il Kedive, ha soggiunto al Marchese di Harcourt: • Ma i Rothschild non sembrano disposti a intraprendere l'affare; né veggo che si presenti una qualche altra combinazione •. E, discorrendo dei Commissarj, è tornato a fare la sua principale objezione: non esservi nissuna garantia o sicurtà che le somme necessarie al servizio e ammortamento del Debito Egiziano sarebbero e continuerebbero regolarmente a essere versate nelle mani dei Commissarj.

Lord Derby si è poi lagnato del Kedive e questa volta pel suo rifiuto alla pubblicazdone del rapporto Cave che ha posto in sì grave imbarazzo il Governo Inglese, e perché il Decreto per lo stabilimento della Commissione del Debito non gli fu comunicato dal Vice-Re, ma n'ebbe una copia per mezzo del Governo francese. E le basi del Decreto non gli sembravano sciogliere quella difficoltà che più lo preoccupa: l'art. 4° dice che la Commissione riceverà dal Tesoro Egiziano le somme necessarie pel servizio dell'interesse e ammortamento del Debito; ma se la Commissione non riceverà in seguito quelle somme? Il Governo Inglese avrebbe, intanto, col fatto deHa scelta e proposta d'un Commissario, assunta una responsabilità in una operaz,ione finanziaria di 400 milioni senz'altra sicurtà se non se la fiducia che può inspirare il Kedive. E il significato dell'art. 10, che pone i privilegi, diritti e poteri della Commissione sotto la guarentigia dei Tribunali Misti, era oscuro per Lord Derby, né gli sembrava poter quest'impegno aver forza ed efficacia bastevoli.

Lo stato delle cose è qua, pertanto, pieno di dubbj e d'incertezze; e tutti si limitano a segnare le variazioni che avvengono giorno per giorno senza voler prevedere l'esito diffinitivo.

In precedenti rapporti ho avuto l'onore di accennare a V. E. le diverse cause d'irresoluzione nel Gabinetto Inglese; le quistioni per lui disgraziate che sorsero e per le quali non fu nella difesa dei suoi atti felice; le tendenze opposte in politica estera che dividono i Ministri. Ond'è che adesso (secondo ascolto da persone che avvicinano i Ministri stessi) s'avvedono costoro come abbiano lasciato sfuggire il momento favorevole· di ricorre tutti i beneficj della politica iniziata, e come nelle settimane in cui rimasero esitanti re perplessi abbia mutata la situazione all'estero e all'interno in guisa d'essere posti, per quest'affare d'Egitto, in tale una condizione da poter difficilmente impedire, a qualunque

partito s'appiglino, un nuovo trionfo per l'opposizione; rifuggono dalla responsabilità di trovarsi, come temono impigliati nelle Finanze d'un estero Stato e d'uno Stato levantino, nè sanno decidersi a negare quel loro concorso virtualmente promesso dal momento che mandarono con tanta solennità in Egitto il «Pay Master Generai •, il quale -ove nulla facessero -apparirebbe d'essere stato un inquisitore inutile se non dannoso delle faccende e dei segreti del Kedive, e mentre Lord Derby ha dichiarato espHcitamente all'Ambasciator.e Francese essere il • Governo della Regina, coll'invio del Signor Cave, impegnato a soccorrere il Vice-Re nelle sue presenti difficoltà finanziarie·· E nelle sfere politiche è codesta quistione egiziana considerata come difficile e pericolosa pel Gabinetto, assai più delle altre ch'hanno scosso il suo favor popolare e anche più di quella del tHolo d'Imperatrice dell'India per cui fece così mala prova nei suoi discorsi il Signor Disraeli. Il Gabinetto è ora giudicato simile a chi, usata ogni sua forza in un primo slancio, e non avendo osato continuare, non sappia come fare a recedere.

Ma debbo pure aggiungere che molti personaggi autorevoli stimano sia impossibile oramai d'astenersi. A coloro i quali citano le parole di Lord Derby e di Sir Stafford Northcote e la grave notizia della probabile rinuncia della Casa inglese dei Rothschild a cooperare nella operazione finanziaria, oppongono gli immensi interessi di ogni natura che non consentono a una abdicazione dell'Inghilterra in Egitto, siccome, secondo essi, sarebbe se fosse l'Egitto salvato senza il concorso dell'Inghilterra o se l'astensione dell'Inghilterra avesse per risultato d'impedire la salvezza di quel paese. E queste considerazioni hanno tanto peso da mantenere l'Ambasciadore di Francia nel dubbio se l'attitudine dell'Inghilterra non sia l'effetto, più che dell'esitazione e delle contrarie tendenze nei Ministri, d'una premeditazione di spingere il Kedive a tale una estremità da non avere altra scelta se non se di patire la volontà esclusiva dell'Inghilterra; e il Marchese di Harcourt si dimostra preoccupato per la pressione che, a suo avviso, saranno per esercitare al Cairo S.A.R. il Principe di Galles e Sir Bartle Frère.

Lord Derby è intanto partito con Sua Maestà, e affidava all'Ambasciadore di Germania il suo dispiacere e la sua preoccupazione di essere lontano mentre si agita questo affare d'Egitto così importante e così pieno di responsabilità e di difficoltà.

2

IL CONSOLE A GINEVRA, GAMBINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 82. Ginevra, 28 marzo 1876 (per. il 30).

Mi reco a grata e singolar premura di render conto a V.E. dell'adunanza del Comitato Federale della Federazione Internazionale del Giura Bernese, la quale ebbe luogo il giorno 23 corrente a Neuchatel.

Erano presenti: Guillaume James; Jenny; Getti; Schwitzguébel; Pindy e Brousse. Si leggono diverse lettere provenienti da sezioni e trattanti di cose Amministrative.

Guinaume prende la parola sulla situazione politica attuale di Francia ed Italia. Dice che coloro i quali sono oggi alle redini dei due paesi e che affettano repubblicanismo spinto od un costituzionalismo avanzato sono • tiranni peggiori della vera reazione •. L'internazionale deve sempre combatterli e farli

conoscere al popolo per quello che dessi realmente sono; ciò nullameno tacitamente i socialisti rivoluzionarj devono immediatamente approfittare delle piccole concessioni di stampa od associazione che questi faranno, per estendere immediatamente la propaganda dell'abolizione assoluta del Capitale e dello Stato per poter poi un giorno vendicare i caduti di Satory, stati fucilati dai repubblicani.

Guillaume, continuando il discorso, dice: l'Italia è terra di socialisti per eccellenza. Si fecero Congressj, si fondarono federazioni, si pubblicarono giornali socialisti rivoluzionarj sotto i governi despotici di Lanza e di Cantelli, ora queste cose si potranno ancor meglio attuare, si potrà organizzare completamente le sciolte file dell'Internazionale, • appunto approfittando di f!Uei pochi giorni che il Ministero di sinistra, per amor proprio, amerà farsi vedere liberale •.

In seguito venga pure al potere la reazione la più sfegatata, sopprima pure i nostri giornali, sciolga pure le nostre associazioni; la propaganda è entrata nelle masse plebee e la persecuzione non servirà che a ravvivarla.

Percorriamo un periodo che la borghesia stessa, spinta dal progresso, ci prepara la rivoluzione e si scava la propria fossa. Tanto meglio, cosi risparmieremo il sangue di tanti operaj.

Guillaume invita il Comitato perché questi in un coi proscritti francesi i più influenti diano mano ai socialisti italiani nel lavoro di riorganizzazione.

Getti dice che, dopo il processo degli Internazionalisti, se verrà assolto, egli ritornerà a Bologna e stabilirà le basi della nuova Federazione Romagnola che spera riescirà più numerosa che gli anni antecedenti avuto riguardo che moltissimi operaj si sono staccati dalle file del Mazzinianismo perché riconobbero che è un partito antiquato.

Jenny dà lettura della Circolare che la Federazione Belga diramò alle sezioni Internazionali per commemorare H 18 Marzo.

Mi viene assicurato che • a seconda dell'atteggiamento che pre.!lderà il nuovo Ministero in Italia • Rochefort e qualche suo compagno andranno a stabilirsi a Napoli o a Roma.

Così pure Malon rientrerà a Milano da dove fu espulso.

3

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 120. Costantinopoli, 28 marzo 1876 (per. il 3 aprile).

Nei passati giorni corsero varie voci di scontri tra le truppe imperiali e gli insorti dell'Erzegovina, di disfatte di quelle, di ferma determinazione di questi di persistere nella lotta. Però la notizia che a tutte le altre sovrasta d'importanza è quella di una sospensione di ostilità convenuta tra ·le due parti per la durata di dodici giorni affine d'intavolare trattative di pacificazione. La Sublime Porta non vuole questo accordo si chiami armistizio né sospensione d'armi, però dice essersi impegnata a non fare per quel tempo alcun atto di ostilità contro gli insorti. I negoziati che trassero a quest'accordo furono condotti dal Generale Rodich per parte dei Turchi, e dal Principe di Montenegro per parte degli insorti, dimodoché a questi s'attribuisce il maggior merito di esso. Il convegno definitivo seguì a Ragusa dove s'-incontrarono il Generale Ahmet Mucktar Pacha, comandante in capo delle truppe Imperiali, Aali Pacha, Govevnatore dell'Erzegovina, Wassa Pacha, Commissario Imperiale, il Generale Rodich, e dall'altra parte i rappresentanti del Principe Nikita. Mucktar Pacha diede la sua parola d'onore che per dodici giorni le truppe turche non farebbero alcun movimento ostile contro gl'insorti. I rappresentanti del Principe di Montenegro assunsero analogo impegno a nome dei capi degli insorti.

S'apriranno ora trattative di pace tra le parti contendenti. Però quando si conoscono il miserando stato cui è ridotta quella Provincia, l'odio profondo che esiste tra Musulmani e Cristiani, la niuna fede di questi nelle promesse della Porta, si comprende di leggieri come questi negoziati avranno ad. incontrare gravi ostacoli. Senonché l'Europa vuole la pace, l'Austria e la Russia sovratutto sono determinate a spegnere questa minaccia d'incendio, la Serbia ed il Montenegro, parte colle minacce, parte colli allettamenti, furono almeno in apparenza guadagnate alla causa della pace. Quale speranza di successo può rimanere agli insorti contro tanti ·e sì gravi elementi? È questa la logica dei presenti fatti, resta quello che può sorgere dall'imprevisto.

La notizia dell'armistizio avrebbe in circostanze ordinarie prodotto un rialzo dei fondi; nelle presenti essi non si risentirono d'alcun vantaggio, imperocché la sospensione dell'insurrezione non può, in ogni caso, salvare le finanze dell'Impero dalla rovina che le minaccia.

4

IL CONSOLE IN MISSIONE A RAGUSA, DURANDO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 151. Ragusa, 28 marzo 1876 (per. il 4 aprile).

Ieri ebbe luogo qui in Ragusa un convegno di Ali Pascià, Commissario e Valì di Erzegovina, e di Muktar Bascià Muscir (maresciallo) comandante generale deLle truppe combattenti gli insorti, con il Luogotenente Imperiale, governatore della Dalmazia, Barone Rodich.

Dopo l'abboccamento loro fui a visitare il Commissario Ali Pascià, da cui sono onorato di particolare amicizia. Lo richiesi dapprima da dove fosse partita l'iniziativa del convegno, egli rispose che veramente il primo suggerimento venne dal Conte Andrassy; il quale, essendo sinceramente disposto ad aiutare la Sublime Porta nella sua opera di padficazione, av;eva pensato che un grande vantaggio ne sarebbe avvenuto se i capi amministratori delle limitrofe provincie de' due Imperi si fossero intesi per concerta11e insieme i modi d'impedire ogni aiuto alla insurrezione dalla frontiera Dalmata, e di fare rientrare i rifugiati.

Il Commissario Alì Pascià informandomi poi sul risultato dell'abboccamento mi disse, che egli avanti ogni cosa ricordò al Barone Rodich l'accordo che il Governo Imperiale di Vienna comunicò alla Sublime Porta; vale a dire, essersi dato ordine alle autorità imperiali in Dalmazia d'impedire ogni qualsiasi approvviggionamento agli insorti; di respingere ogni individuo o frotte di individui che dalla Dalmazia tentassero entrare in Erzegovina come sospetti di unirsi agli insorti; di arrestare. ed internare ogni individuo o frotte di individui provenienti dall'Erzegovina come sopra sospettati. Inoltre, dovere le autorità Imperiali di Dalmazia cooperare colle Ottomane di Erzegovina al rimpatrio dei rifugiati; sino anche a far cessare ai medesimi ogni qualsiasi sussidio o ricovero.

Il Barone Rodich, secondochè mi disse Ali Pascià avrebbe risposto: le autorità austriache in Dalmazia adempiere scrupolosamente gH ordini ricevuti per ciò che riguarda gli aiuti alla insurrezione; adoperarsi a tutto uomo a persuadere gli emigrati a ritornare in Erzegovina, ma costoro rifiutarsi decisamente, quanto al cessare ai medesimi il giornaliero sussidio, essere cosa grave perchè sarebbe condannare dall'oggi al domani una massa di popolazione alla fame la più spaventevole; il chè avrebbe recato in Dalmazia seri pericoli di calamità pubbliche.

Ali Pascià chiese al Barone Rodich in qual modo fosse egli convinto che gli emigrati rifiutassero a rientrare. Il Barone rispose: averlo imparato dai rifugiati stessi che egli dappertutto interrogò nella missione che venti giorni addietro compì e per ordine del suo Governo.

A'll Pascià insistette sulla esecuzione intiera dell'accordo passatosi tra il Ministero di Vienna e la Sublime Porta; ed aggiunse che il governo Ottomano avendo accettata 'la proposta fatta da esso stesso Barone Rodich, di concedel'e una sospensione delle ostilità, si fissava a cotesta sospensione il termine di dodici giorni a cominciare dalla sua notificazione. Pregò infine di far pubblicare un proclama, che esibiva, inviatogli dalla Porta nel quale accordavasi amnistia, colla minaccia però che se entro quattro settimane chi non avesse deposto le armi o non fosse rientrato in Erzegovina ne sarebbe stato escluso; e per dippiù gli sarebbe stato venduto ogni suo possesso, con applicarne il prodotto a prò di coloro che si sarebbero sottomessi o restituiti alle loro antiche dimore.

Ali Pascià nel suo discorso ammise per base che il Governo di Vienna s'impegnò formalmente ad aiutare la Sublime Porta non solo alla pacificazione ma alla repressione dell'insurrezione, fino anche a cooperare colla forza armata nei limiti del suo territorio. Però, mi aggiunse, se da una parte non si ha la menoma sfumatura di dubbio sulle benevole intenzioni del Conte Andrassy, dall'altra si è gravemente sconfortati dall'attitudine delle autorità austriache in Dalmazia egli disse avere poca speranza di buon risultato nell'abboccamento avuto; anzi temere esso che lo stato delle cose non si peggiori.

5

IL MINISTRO A MADRID, GREPPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 56. Madrid, 29 marzo 1876 (per. il 9 aprile).

Nella seduta tenutasi l'altro ieri al Congresso, il Presidente del Consiglio presentò e lesse il progetto di Costituzione, del quale ebbi l'onore di inviare il testo a codesto R. Ministero con mio rapporto n. 6 di questa serie in data 16 luglio 1875 (1). La lettura della nuova legge fondamentale destinata a reggel'e in avvenire le cose di Spagna, fu preceduta da un elaborato preambolo, sottoscritto da tutti i Ministri, col quale il Gabinetto ebbe per iscopo principale di addimostrare che dessa non fu esclusivamente ideata e sottoscritta dagli odierni Governanti, bensì dalla Commissione dei Notabili, che è quanto dire: essere il progetto di Costituzione il risultato dell'accordo stabilito fra i vari elementi della situazione Monarchico-Costituzionale, e che compongono in oggi la maggioranza delle due Assemblee.

Degne di attenzione sono eziandio le considerazioni svolte nel preambolo in ordine al modo col quale può abbreviarsi la discussione del progetto, omettendo di discutel'e assiomi di diritto pubblico, già a varie riprese riconosciuti e sui quali quindi non può sollevarsi dubbio a'lcuno, e limitandosi a quanto costituisce le vere divergenze, e non potè sinora essere unanimamente risoluto.

Rammentando il solenne Manifesto di Alfonso XII datato da Sandhurat 1° Dicembre 1874, il Preambolo considera abolite dai fatti le Costituzioni del 1845 e del 1869, e conferma essere giunto il momento di risolvere ogni problema politico in conformità coi voti e colla convenienza della nazione. Confida pertanto che la sapienza delle Cortes ed il patriottismo e la prudenza di tutti i Rappresentanti del paese faciliteranno il pronto scioglimento della questione Costituzionale.

Tralascierò di qui riferire le ulteriori dichiarazioni contenute nel documento governativo in discorso, in ossequio al diritto ereditario ed alla popolarità e prestigio della Monarchia Costituzionale in !spagna, tanto più che esse non sono che una ripetizione di quanto ebbe ad affermare il Signor Canovas del Castillo in occasione del dibattimento sull'indirizzo, di cui è cenno nei miei precedenti rapporti n. 52 e 54 (1). Non saprei però passare sotto silenzio l'opinione professata da molti, cioè: che in mancanza delle Costituzioni del 1845 e 1869 esplicitamente disconosciute dal programma Ministeriale, appariva più consentaneo alla situazione creata dalla restaurazione il riconoscimento di quella del 1837, salvo le modificazioni suggerite dai tempi, di quello che ricadere nell'inconveniente già in altra occasione lamentato, e sempre pregiudizievole, di aumentare il numero delle Costituzioni promulgate in !spagna in poco più di mezzo secolo.

P.S. Spedisco sotto fascia all'E. V. un esemplare del discorso pronunziato dal generale Pavia alle Cortes, ·e da lui consegnatomi personalmente. (Vedi Rapporto politico n. 54).

(l) Non pubblicato.

6

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 195. Parigi, 31 marzo 1876, ore 8,50 (per ore 10,45).

Le due Decazes vient de me dire qu'en présence des hésitations du Gouvernement anglais et des dangers que ses lenteurs font courir au crédit de l'Egypte, le Gouvernement français s'est décidé à passer outre et est pret à faire au vice-roi la désignation d'un commissaire dans les termes des cootrats soumis par M. Pastré. Dans la pensée du Gouvernement français le poste laissé vacant par l'Angleterre devra rester réservé pour au'elle puisse an besoin le reprendre lorsque ses résolutions seront fixées. Les capitalistes français feront leur émission aussitòt que l'autorisation aura été donnée par vice-roi. Ils s'occu

pent en ce moment à pourvoir à l'échéance de demain. Le due Decazes désirerait savoir si le Gouvernement du Roi est disposé à s'associer à la résolution du Cabinet de Versailles, en désignant de son coté un commissaire italien.

(l) Non pubblicati.

7

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, ARTOM, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

L.P. Roma, 31 marzo 1876.

Alea jacta est. Tornielli è nominato Segretario Generale avendo Jo rifiutato di rimanere col nuovo Ministero. Domani gli lascierò l'ufficio. Lascio non senza pena Queste camere ove abitai sei anni in comunione intima d'idee con Visconti e con te. Benché i giornali abbiano sparsa la voce che io vada a Berna, ciò non è vero. Non ho alcun posto, e non voglio chiederne alcuno. Suppongo che il buon Melegari, desideri riservarsi il posto di Berna, pel caso sempre possibile di rimpasti o di crisi. Rimarrò qualche tempo in congedo e poi in disponibilità in aspettazione di tempi migliori.

Melegari e Tornielli sono una guarentigia per la camera. Essi resisteranno, quanto più potranno, all'orda di affamati che chiedono posti diplomatici. Io non dubito che tu potrai rimanere a Parigi. Però ne sarò sicuro soltanto quando siasi avverata la nomina a Prefetto di un ex diplomatico che tu ben conosci. Non sarà male intanto che Noailles dica in nome di Decazes che la tua presenza a Parigi è sempre desideratissima. Visconti ed io avremmo desiderato poterti fare Ambasciatore a Parigi. Ma si attese che fosse costituito H nuovo Governo in Francia, ed intanto ruinò il nostro. Io ho ferma speranza che le considerazioni d'interesse pubblico indurranno i nostri successori a fare ciò che noi avremmo fatto anche per debito di giustizia e per le nostre vivissime ed antiche affezioni.

Non ti parlo di politica interna. Non ho il vizio di veder le cose color di rosa ed ora mi trovo in disposizioni d'animo poco Hete. Spero però che l'esperienza d'un governo di sinistra non sarà così funesta .Rimarrò a Roma qualche settimana ancora, per attendere che la primavera faccia capolino nell'Alta Italia. Sarò all'Albergo, ma tu potrai indirizzarmi le tue lettere al Ministero ove capiterò qualche volta, ed ove in ogni caso lascierò il mio indirizzo.

Ti ringrazio intanto di tutte le prove d'amicizia che mi hai dato, e mi duole solo di non averti potuto dimostrare altro che il mio buon volere.

8

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 2629. Parigi, 31 marzo 1876 (per. il 4 aprile).

Ho ricevuto oggi la Circolare colla quale l'E.V. mi fece l'onore di informarmi che S. M. il Re, con decreto del 25 marzo, Le ha affidato il portafoglio del Ministero degli Affari Esteri nel Gabinetto presieduto da S. E. il Cav. Depretis (1). Mi fo premura di ringraziarla delle cortesi espressioni colle quali Ella volle accompagnare questo annunzio, ·e mi pregio d'assicurarla che· continuerò ad impiegare ogni mio sforzo ed ogni di-ligenza al servizio di Sua Maestà sotto l'alta direzione dell'E. V. con cui mi è grato di rientrare in relazioni ufficiali. Ho poi l'onore di informarla che ho tosto portato a notizia del Governo Francese, nella persona di S. E. il Duca Decazes, Ministro degli Affari Esteri, la di Lei nomina e la costituzione del nuovo Gabinetto di Sua Maestà.

9

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 446. Vienna, 31 marzo 1876 (per. il 4 aprile).

Essendomi pervenuto oggi l'ufficiale annuncio dell'assunzione dell'E.V. a Ministro per gli Affari Esteri, mi recai tosto al Ministero Imperiale, onde darne formale partecipazione a S.E. il Barone Hofmann, S.E. il Conte Andrassy essendo assente da Vienna.

S. E. si compiacque gentilmente accogliere la mia partecipazione, assicurandomi che le comunicazioni, che avrei occasione di fare al Gabinetto Imperiale, per incarico dell'E. V., sarebbero sempre accolte con quella cordiale considerazione che è conseguenza delle così felici relazioni che esistono fra i due stati, e che è particolarmente dovuta al Ministro d'una Grande Potenza, al personaggio a cui la fiducia del Re volle affidare il reggimento della politica Estera del Suo Paese. Il Barone Hofmann volle di più aggiungermi: che il Barone d'Ottenfels aveva riferito al Governo Imperiale, che l'E. V. aveva voluto, prima di lasciar Berna, recarsi a prender comiato da Lui e porgergli in quella circostanza l'assicuranza delle migliori di Lei disposizioni di coltivare i buoni rapporti che uniscono presentemente l'Italia all'Austria-Ungheria, atto cortese questo, che non poté a meno di riescire particolarmente gradito al Governo Imperiale.

• Cédant à un mO'Ilvement de confiance dont j'ai été très flatté, Votre Majesté avait daigné penser à moi pour le portefueille des Affaires étrangères.

Un télégramme successif annulait la prèmiere dépèche télégraphique chiffrée. Avec son discernement habituel, Votre Majesté se sera sans doute rendu compte que n'ayant aucune expérience parlementaire mieux valait me permettre de continuer jusqu'au bout à prèter mes modestes services en qualité de diplomate.

Je Vous en remercie, Sire, car tout en me laissant guider non par des considérations de partis auxquels je demeure étranger, mais uniquement par les intérèts inséparables du Roi et du pays, je n'aurais pas eu le sentiment de remplir cette nouvelle position de manière à satisfaire de justes exigences. A mon age d'ailleurs le caractère est formé: or le mien n'est pas assez malléable pour se plier, sans rompre, aux transactions inhérentes à la vie ministérielle.

Quelques journaux du pays prétendent que j'ai décliné d'entrer au Ministère. Votre Majesté sait que le second télégramme précité qui me mettait hors de cause, m'est parvenu avant que j'eusse eu le temps matériel de répondre au premier. Il ne m'appartient pas de rectifier les erreurs de la presse, par la voie de la publicité.

Ce que j'ai à coeur, c'est d'exprimer à Votre Majesté ma plus vive gratitude pour la nouvelle preuve de confiance qu'Ellc voulait un instant m'accorder. Elle sait de longue date qu'Elle peut compter sur l'inaltérable dévouement de son très fidèle et obéissant sujet et Ambassadeur •·

5 -Documenti diplomatici -Serie Il -Vol. VII

S. E. non mancò poi di manifestarmi il vivo desiderio del Governo Imperiale Reale di essere quanto prima informato sulle decisioni prese dal nuovo Gabinetto, in ordine al Trattato di Vienna ed all'annessa Convenzione di Basilea, pel riscatto e separazione delle Ferrovie • sebbene • egli aggiungeva • il Gabinetto di Vienna non abbia dubbio di sorta che H nuovo Gabinetto di Roma sarà per accettare al riguardo ciò che fu pattuito da quello che lo precedette •.

Non trovandomi fin qui in grado di dar risposta qualsiasi al proposito mi limitai ad assicurare, che avrei portato a conoscenza dell'E. V. l'espressomi desiderio, ma che però dovevo far osservare, una simile decisione, per parte del nuovo Gabinetto, dovere evidentemente essere preceduta da un attento esame della questione, che, malgrado il miglior buon volere, pure necessiterebbe sempre un po' di tempo. Il Barone Hofmann mostrassi apprezzare auesta mia risposta, convenendo della sua giustezza, e così ebbe termin,e il nostro colloquio su questo argomento.

(l) Si pubblica qui una l.p. del 24 marzo (ACR) con cui de Launay ringrazia il Re per aver pensato a lui per l'incarico di ministro degli Esteri:

10

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 447. Vienna, 31 marzo 1876 (per. il 4 aprile).

Voci allarmanti di ogni genere preoccuparono gli spiriti qui in questi ultimi giorni, e come sempre succede, si volle dar peso a noHzie infondate, raggruppare fatti disparati e costituirne un tutto minaccioso per l'avvenire. A questo momentaneo allarme parmi la quiete sia, almeno temporariamente, subentrata oggi. In realità, a fronte dei fatti positivi che constatano i pacifici intendimenti dei Governi, sembrami difficile l'ostinarsi a veder tutto in nero. Generalmente vuolsi porre in dubbio la sincerità dell'accordo, esistente fra la Russia e l'Austria-Ungheria, a fronte della crisi che attualmente sta attraversando l'Impero Turco: infatto, sino agli ultimi giorni, il Governo di Belgrado non vi prestò fede e conseguentemente, prima di dare al Principe Wrede la risposta rassicurante, di cui non dubito l'E. V. avrà avuto conoscenza dal R. Agente in Serbia, il Principe Milano si rivolse direttamente, per via telegrafica, all'Imperatore Alessandro, domandandogli, se quanto gli si chiedeva da parte Austriaca, era realmente da lui pure voluto. A questo telegramma il Principe Gortchakow rispose, a nome del suo Sovrano, che l'Imperatore eziandio personalmente, era pienamente d'accordo col suo Governo nel fermo proposito di mantenere il più stretto accordo coll'Austria nella presente questione; che quindi ciò che da lui chiedevagli l'Agente Austriaco, dovevasi intendere siccome in eguali termini formulato anche da parte Russa.

Questa notizia, recata a conoscenza del Gabinetto di Vienna da un telegramma del Generale Langenau, fece qui ottima impressione, tanto più ch'essa non tardò a ricevere da Belgrado la conferma, il Principe Milano essendosi deciso a dare le largamente pacifiche assicurazioni richiestegli.

Oggi poi pervennero al Ministero Imperiale notizie da Ragusa, che anche ove non si voglia aprir l'animo a troppe larghe spera:nze, pure sono tali da far

lO

ritenere possibile la pacificazione dell'Erzegovina. Come l'E. V. saprà molto probabilmente già dalle ,informazioni, che non mancheranno di darle i RR. Agenti in quelle località, il F.Z.M. Rodich, Governatore della Dalmazia, fu accettato dai Turchi come mediatore fra loro e gl'insorti, ed a sua volta il Principe del Montenegro si assume l'incarico di fare accettare questa mediazione dagli insorti. Conseguentemente a ciò il Generale Rodich telegrafava oggi a Vienna (telegramma che mi fu mostrato al Ministero) che un armistizio sino al 12 aprile era stato accettato da ambe le parti; prima condizione del quale, come di ragione, la cessazione di ogni ostilità; inoltre veniva pattuito, che durante quel tempo, sia

soldati Turchi che gl'insorti, potrebbero isolatamente transitare, senza esser molestati, in qualsiasi parte della Bosnia e dell'Erzegovina. Veniva parimenti disposto il modo di vettovagliare alcune piazze forti Turche, ed in ispecie per quella di Niksitch, il Principe di Montenegro impegnavasi a facilitare il vettovagliamento di quest'ultima col transito sul suo territorio. Il Generale Rodich riferiva per intiero la lettera, al riguardo direttagli del Principe Nikita, che finiva col dire, potersi ritenere come assicurato che il giorno 3 Aprile i capi degli insorti si sarebbero abboccati seco lui (Rodich) e fors'anche coi commissari Turchi a Suttorina, con buona speranza di arrivare ad un pacifico accordo.

Evidentemente tutto ciò non è ancora il termine dell'insurrezione, la completa pacificazione di quelle ,infelici Provincie; ma, come dissi in principio, non vi ha neppur ragione di rifiutarsi a tener conto di fatti, che ad ogni modo sono tali da aprire l'adito a speranze di pace. Ove la Russia perduri nel suo accordo coll'Austria, forzatamente l'insurrezione dovrà cessare, ed io sono disposto a credere che ciò si verifi,cherà, poiché al Gabinetto di Pietroburgo deve premere in questo momento, di conservarsi l'alleanza dell'Austria, e più ancora di non sobbarcarsi ad eventualità, che potrebbero compromettere la sua azione su altri teatri per lei più importanti, tanto più che in Oriente essa non può a meno di sentire che, se saprà non precipitare gli eventi, l'avvenire sarà suo.

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IL SENATORE SCIALOJA AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

L. P. Cairo, l aprile 1876.

Appena ieri abbiamo qui avuto notizia de' nomi de' nuovi ministri. Il telegrafo è molto avaro di dispacci politici in Egitto: e la posta arrivando ogni otto giorni è troppo lenta per tenerci al corrente. Io non so se il Visconti, che certo avrete veduto per quelle informazioni sommarie che qualche volta occorrono a' nuovi Ministri, vi avrà parlato di me. Io non ho missione formale: ma un incarico ufficioso e quasi amichevole. Le condizioni dell'Egitto non sono cosa indifferente per le potenze che sono sul Mediterraneo come noi o che vi hanno interessi, come l'Inghilterra. Però l'Italia non potendo e non volendo sotto le sembianze di protezione aspirare alla soggezione dell'Egitto, è naturalmente la Potenza di cui gli 'interessi si accordano meglio con quelli dell'Egitto medesimo. La sua voce, i suoi consigli, la sua influenza morale debbono tendere a salvare la sua indipendenza. La crisi finanziaria che tuttora continua ha esposto questa indipendenza a gravi pericoli. Non avendo noi né capitali né forza materiale da incutere timore e da eccitare speranze, come hanno l'Inghilterra e la Francia, sebbene in misura diversa; possiamo per ora adoperare soltanto l'influenza morale. Forse ad accrescere questa non è stata affatto inutile la mia presenza qui. Il Viceré ha creduto giovarsi de' consigli disinteressati dell'Italia, ed anche un po' de' miei suggerimenti, dopo uno studio fatto sull'ordinamento finanziario. Ma tutto è ancora in sospeso. Le condizioni sono gravi. La poca benevolenza del Governo inglese, che aveva con abile politica suggerito un disegno atto a salvare le finanze egiziane a suo esclusivo vantaggio politico, e che dopo aver fallito i!l colpo, non ha per anco rinunciato all'occulto progetto, rende oHremodo difficile la riusdta pronta ed efficace di altre combinazioni finanziarie. Se non avete seguito con qualche attenzione i precedenti, le cose qui brevemente toccate non possono darvi alcuna idea della situazione: né io potrei oggi esporvela lungamente perché la posta parte dal Cairo quest'oggi, e mi verrebbe meno il tempo per farlo. In ogni modo voi saprete già che l'Italia avrà qui nell'amministrazione un funzionario, di cui ha già fatto la scelta sulla persona dell'egregio Baravelli che è già arvivato in Egitto, e che avrà posizione pari a quella d'un inglese e d'un francese che sono giunti nei giorni passati. I loro posti non saranno punto tra' meno elevati. Tra' progetti da me fatti al Khedivé vi è pure quello di un Consiglio supremo che dovrebbe assumere le fu:nzioni d'alto tutore dell'entrate e delle spese·, secondo un certo ordinamento da me ideato, e che, in massima, è stato accettato. In questo consiglio facilmente entreranno i funzionari sopraddetti.

Insomma dirò al mio vecchio amico e collega, perché non oserei dirlo al Ministro, che qui sono generalmente contenti del modo benevolo e della deferenza con 'la quale il Vicerè accoglie i miei deboli consigli. Questo è dovuto in gran pavte al paese a cui appartengo, ed al nessun sospetto che l'Italia gli voglia male.

La Vlia mi è stata agevolata da che qui il nostro Console Generale De Mar'tino è molto ben veduto dal Viceré, e questa sua personale amicizia col Viceré ha conservato la di lui simpatia per l'Italia e per gl'Italiani, che· oggi forse si è naturalmente accresciuta.

Per ora non aggiungo altro; intendo, lo ripeto, avere scritta una lettera tutta confidenziale all'amico Melegari. La mia salute senza essere ottima, è buona abbastanza. Durante la mia dimora qui sono stato occupatissimo. Ad altra volta il resto.

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IL CONSOLE IN MISSIONE A RAGUSA, DURANDO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 53. Ragusa, 2 aprile 1876 (per. l' 8).

Egli è a dubitare assai sull'efficacia delle misure di pacificazione concordatesi nel recente convegno in Ragusa dai Capi delle Autorità Ottomane ed Austriache delle provincie limitrofe.

Le difficoltà della situazione, che ebbi l'onore di indicare ne' miei precedenti rapporti, sono sempre gravi; e più si aggraveranno se non si pone fine al più presto ai torbidi che si deplorano.

L'ottimismo che si ebbe sempre nei provvedimenti della Sublime Porta diretti a reprimere l'insurrezione attuale, non che quello per le riforme, or ora consigliate per farla cessare, fu e sarà la causa dell'inanità d'ogni lavoro per la pactficazione.

Se egli è vero che cotesta pacificazione sia lo scopo unanime di tutti Governi d'Europa, sembrerebbe essere urgente di abbandonare il sistema degli esperimenti e concordare un'azione più rigorosa.

Dopo nove mesi di lotta, dopo il sacrif<izio di cinquanta millioni di franchi, la perdita di dieci mille soldati per domare da tre a quattro mille insorti, dopo parecchi Iradé di promesse, dopo molti proclami di amnistie, di condono di tasse, di garanzie di diritti, dopo inviti e pressioni d'ogni modo e forma per fare rientrare i rifugiati, la Sublime Porta si trova ancora allo stesso punto che allo scoppiare dell'insurrezione: anzi si trova in peggiore condizione; perché la sfiducia nei cristiani è accresciuta, la demoralizzazione delle truppe è aumentata, la rovina del paese è .ingigantita, gli odii i rancori delle due popolazioni mussulmana e cristiana hanno aperto un abisso; e il mal volere, l'incapacità, l'anarchia dell'amministrazione sono al colmo.

Se gli insorti non cadono per spossatezza se gli emigrati non sono cacciati a forza da dove si sono rifugiati, la Sublime Porta ben difficHmente potrà riuscire colla sola sua opera a ripristinare l'ordine nelle provincie sommosse.

Fu quindi, a mio parere, troppa rigidezza politica il non essere stata presa in considerazione la proposta dei Consoli Delegati, fatta al ritorno del loro viaggio presso gli insorti. Quella proposta però, secondo il mio avviso, era ancora poco efficace. Io pensava allora che bisognava mirare a un risultato più pratico; e suggeriva erigersi nella Bosnia ed Erzegovina un'amministrazione sullo stampo di quella del Libano (telegramma del 27 settembre 1875) (1).

Per convinzione formatami nella lunga residenza in cotesti paesi slavi, io credetti allora non essere in errore nel giudicare la gravità delle cose, e la difficoltà somma alla Sublime Porta di recarvi rimedio. Basandomi pertanto sull'analogia della Bosnia ed Erzegovina col Libano per il contrasto di due popolazioni di diversa religione, e considerando anzi la maggiore importanza delle due provincie slave in rapporto alla politica generale d'Europa, io credeva che ciò che era riuscito nel Libano poteva eziandio riuscire bene in quelle. Col commettere ad una Commissione Europea, siccoma fu quella pel Libano, il mandato precisato ne' suoi principii di formulare ed applicare un regolamento di Amministrazione, oltre al vantaggio di porre termine ad una insurrezione così perniciosa ai cristiani che agli interessi della Sublime Porta si aveva pur quello che colla presenza e l'azione dei Governi intervenuti si paralizzavano •le influenze e le agitazioni degli agenti stranieri contrari alla pacificazione. Non credo che con ciò si sarebbe radicalmente risolto le difficoltà, ma parmi che si

sarebbe forse trovato un modo di assicurare la pace per venti a trenta anni; la qual cosa sarebbe pure stato un grande risultato.

Ad ogni modo si sarebbe ottenuto di far rinascere la fiducia nei cristiani; fiducia, che essi hanno dichiarato in molte occasioni di non più avere nelle promesse del Governo Ottomano, e per cui si ostinano a non sottomettersi.

Non mi nascondo l'obbiezione del non intervento. Ma sembrami che il principio del non intervento sia stato già più volte intaccato nel corso di cotesta insurrezione, se non formalmente, almeno in sostanza.

Infatti lo fu per l'officiosa Commissione dei Consoli Delegati; lo fu per la intromissione dei due Vice Consoli Austriaci in Trebinje presso i capi degli insorti dopo la Nota del Conte Andrassy; poi più solennemente dal Luogotenente Imperiale in Dalmazia Barone Rodich; e testé più ancora dall'armistizio dei dodici giorni concesso agli insorti per opera dell'Austria, nonché per la umiliante condizione di ottenere permesso l'approvvigionamento g,iornaliero del Distretto di Niksich a traverso il Montenegro.

Non sarebbe forse inopportuno di chiedersi se la dignità della Sublime Porta sarebbe stata più lesa da un intervento formale, ma tutto rivolto all'interesse suo. In ogni caso parmi che cotesto intervento avrebbe risparmiato guai innumerevoli, ed avrebbe probabilmente rimosso il pericolo di conseguenze più gravi che la continuazione della lotta e dei disordini in Bosnia ed Erzegovina fanno temere.

(l) Non pubblicato.

13

L'INCARICATO D'AFFARI A BRUXELLES, GERBAIX DE SONNAZ, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 372. Bruxelles, 3 aprile 1876 (per. il 6).

I fuorusciti francesi della Commune che dopo il 1871 cercarono ricovero nel Belgio vollero festeggiare l'anniversario del 19 Marzo con alcune riunioni e banchetti, dei quali non poco si occupò la stampa francese esagerandone la importanza.

Penso che potrà essere di qualche interesse per V. E. il conoscere come, in

realtà le sovramenzionate dimostrazioni siano state di poco rilievo. Ho, perciò,

l'onore di qui unito communicarLe una nota confidenziale (l) sulla materia che

ho ricevuto ieri dal Signor Berden Amministratore della sicurezza pubblica

nel Belgio.

Unisco pure un numero dell'ultramontanissimo foglio il Bien Public de

Gand (l) che dà alcuni ragguagli sul banchetto che riunì gli internazionalisti

nella capitale della Fiandra Orientale.

Le dimostrazioni delli 19 Marzo commossero non poco la Legazione fran

cese in Bruxelles.

(l) Non si pubblica.

14

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. R.S.N. Vienna, 3 aprile 1876 (per. it 7).

J eri sera il Co~te Donhof, Incaricato d'Affari di Germania in assenza dell'Ambasciatore Conte di Stollberg, che incontrai ad una serata dall'Ambasciatore di Francia, dissemi aver ricevuto in giornata incarico dal suo Governo di farmi la seguente comunicazione:

• Le strette relazioni tra la Germania e l'Italia essendo il portato assoluto di circostanze di ordine generale ed anche speciale ai due Paesi, sono uno stato di cose, che non potrebbe venire neppure momentaneamente alterato in conseguenza di un cambiamento di persone al reggimento della cosa pubblica in uno dei due Stati. Il mio Governo, dunque, dicevam.i ancora il Conte Donhof, m'incarica di dirvi personalmente che il cambiamento di Ministero, recentemente avvenuto a Roma, non può né potrà esercitare influenza di sorta su quelle strette relazioni, che esistono tra la Germania e l'Italia e che continueranno quindi quali furono sin o.ui •.

Questa comunicazione, fatta a me Ministro d'Italia a Vienna, parvemi abbastanza strana cosa, però non mostrai di meravigliarmene in modo alcuno ed anzi risposi, senza darvi peso più del bisogno, che quelle assicurazioni di cui il mio interlocutore era meco l'interprete, riescivami in special modo gradite, trovandovi una nuova conferma di quei sentimenti di amicizia verso il mio Paese per parte del Governo tedesco, che così pienamente corrispondono a quelli, che la Germania ben deve sapere, nutrire l'Italia a suo riguardo.

Come dissi, tutto ciò al primo momento non mi parve facilmente spiegabile; pensandovi però sopra mi arrestai all'apprezzamento seguente, che sottopongo all'E. V. pel caso che crederà di farne.

Molto probabilmente il Gabinetto di Berlino avrà avuto sentore che l'avvenimento al potere in Italia di un governo scelto nella parte sinistra della Camera, era un fatto che poteva destare qualche apprensione a Vienna, e ad ogni modo riuscirvi meno gradito. Esso avrà quindi voluto far atto, che palesasse in forma non dubbia, che in tale ordine d'idea il Governo tedesco non intendeva procedere di concerto col suo alleato Austro-Ungarico, 'e di più volle ch'io ciò sapessi con precisione, poiché trovandomi sopra luogo, una tale comunicazione a me fatta acquistava naturalmente ancora peso speciale.

Nel ciò riferire all'E. V. credo dover mio soggiungerle, che mi asterrò in modo assoluto dal far cenno qui della fattami comunicazione, mentre ciò potrebbe per avventura nuocere a quelle cordiali relazioni tra l'Austria, Unghe·ria e l'Italia, ch'io sono d'avviso abbiano pel comune interesse, a conservarsi del pari immutabili, ad onta degli eventuali cambiamenti d'indirizzo nella poHtica interna, che tanto da una parte quanto dall'altra possono succedere 1in conseguenza del regime costituzionale vigente nei due Paesi.

15

IL MINISTRO A PIETROBURGO, ULISSE. BARBOLANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 74. Pietroburgo, 6 aprile 1876 (per. il 12).

Il Governo Imperiale non ha motivo di essere soddisfatto delle ultime notizie che gli sono pervenute dal teatro della insurrezione in Turchia. V. E. sa dai miei precedenti rapporti che il Gabinetto Imperiale desidera sinceramente ed ardentemente due cose, cioè l o che la condizione dei sudditi cristiani dell'Impero Turco sia migliorata ed equiparata a quella dei Musulmani, 2° che tale mutamente avvenga senza che produca alcuna crisi violenta, senza che alteri menomamente lo statu qua territoriale dell'Impero Turco.

Egli è ormai chiaro però che malgrado tutto il buon vo~ere della Porta, malgrado la vigorosa pressione che l'Austria esercita sugli insorti, malgrado gli sforzi che tutte le Potenze, e sopratutto i tre Imperi fanno a Cettigne ,e a Belgrado per frenare gli ardori bellicosi de' Serbi e dei Montenegrini, l'opera della pacificazione delle provincie insorte, per le cause che debbono essere a notizlia di V. E., non solo procede lentamente, ma minaccia d'infrangersi contro ostacoli insormontabili.

Il Principe Gortchakoff che vidi jeri l'altro non si dimostrava punto contento della situazione attuale delle cose e non pareva di confidar molto nelle assicurazioni del Conte Andrassy, il quale s'impromette che per la fine di aprile la calma sarà ristabilita in Oviente. Qui si crede, o, per dir meglio, si teme che il Cancelliere Austro-Ungarico si faccia illusione e dia per fatto ciò che è solo ne' suoi desiderì, dappoiché egli è personalmente impegnato nella buona riuscita del suo progetto.

Il malumore del Governo Imperiale di Russia ed in ispecie del Principe Gortchakoff si spiega facilmente quando si consideri ch'egli è costretto, in tutta questa faccenda, a navigare tra due correnti opposte. Sta da un lato la parte assennata, la parte che direi governativa, la quale ha un concetto chiaro de' veri interessi della Russia in Oriente e, contenta delle ottenute rivincite sugli effetti della guerra di Crimea, trova che lo andare al di là, lo impegnarsi in intraprese avventurose, in progetti di annessioni, di conquiste di rivendicazioni e cose simili sarebbe la più insigne follia che la Russia potrebbe commettere. Stanno dall'altra coloro, e sono a dir vero in gran maggioranza, i quali ignari affatto della condizione vera e reale delle cose, pensano ed operano solo sotto l'impulso della passione, della simpatia che li spinge verso i fratelli slavi e dell'odio inveterato da cui sono animati contro i Turchi. Questo partito ha grandi ramificazioni nel paese che ha validi rappresentanti in Corte e specialmente nel circolo ~ntimo che attornia la Imperatrice non cessa dal rampognare il Governo del poco ardore che mostra per la causa degli Slavi, e di accusarlo di esser divenuto mancipio della politica Austriaca; a tal segno il Principe Gortchakoff ne è non poco impensierito.

Avendolo confortato a bene sperare ed espressa l'opinione che una politica saggia e giusta guidata da mano ferma, ed illuminata in pari tempo, fini!'ebbe per trionfare di tutti gli ostacoli, Sua Altezza mi rispose: • Vous etes bien bons, Vous Qui voyez tout cela seulement de la loge comme spectateurs; mais pour nous Qui sommes sur la scène ou dans les coulisses la chose ,est bien différente. Et Quand je dis Vous, je ne veux pas parler seulement de l'Italie, mais des autres Puissances en général y compris l'AllemagJIJ.e. Je ne veux pas dire non plus que tout ce qui se passe en Orient Vous est indifférent, mais cela ne Vous touche pas directement comme nous •.

Per fortuna però il Gov,erno Russo è un Governo forte e solidamente costituito sicché son sicuro che farà tacere ogni irrazionale resistenza e non si dipartirà di una linea da quella condotta saggia e prudente che finora ha seguito e che crede sia la sola consentanea ai veri interessi del paese. Io son qui di credere che per chi studia attentamente le interne co1ndizi0111i della Russia e dell'Austl1ia, le loro aspirazioni e i loro bisogni nuovi, è evidente che la quistione di Oriente, nonostante tutte le contrarie apparenze, non potrà più turbare la tranquillità e la pace dell'Europa, anzi, a mio parere, ha ormai cessato dall'essere una quistione europea.

16

IL MINISTRO A PIETROBURGO, ULISSE BARBOLANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 76. Pietroburgo, 6 aprile 1876 (per. il 12).

Per debito di uffizio e neHo intendimento che si mantengano saldi 'ed intatti

buoni rapporti felicemente esistenti fra l'Italia e la Russia, reputo opportuno di recare a notizia di V. E. le impressioni che ha prodotto sul Gabinetto Imperiale la costituzione del nuovo Ministero i:n Italia.

Non ho bisogno innanzi tutto di far notare a V. E. come la Russia attuale non abbia nulla di comune con la Russia del passato che era a capo della Santa Alleanza, epperò vegga senza preoccupazione di sorta e senza mire preconcette lo svolgersi delle istituzioni politiche negli altri Stati, lo avvicendarsi di partiti al potere, e perfino i cambiamenti di forma ne' loro Governi.

Qualunque siansi le simpatie personali che l'Imperatore Alessandro possa nutrire per qualunque delle stirpi sovrane decadute, ,egli, come Monarca preposto a reggere le sorti di un vasto e potente Impero, non prende a guida delle sue azioni e della sua politica estera che gli interessi e il benessere de' suoi sudditi.

Il Gabinetto Imperiale quindi, che vuole sopratutto il mantenimento della pace di Europa perché la crede consentanea ai veri interessi della Russia, non guarda a' cambiamenti che avvengono negli altri Stati che dal solo aspetto della loro politica estera e delle tendenze più o meno pacifiche che dimostrano i nuovi venuti al potere. Egli è perciò che la Russia ha cordialmente applaudito agli ultimi mutamenti avvenuti in Francia e li preferisce di gran lunga ad una restauraz,ione imperiale o borbonica.

Dietro tali premesse è chiaro che la costituzione di un nuovo Ministero in Italia uscito dalle fila della Sinistra giunto al potere con un largo programma di riforme interne, non poteva né punto né poco preoccupare il Governo Imperiale che, come dianzi dicevo, si è perfettamente acconciato con la Francia repubbli

cana. Se non che un periodo del programma esposto alla Camera da S. E. il Presidente del Consiglio, malamente interpretato e commentato dalla stampa, ha suscitato qui qualche sospetto e qualche diffidenza sulle future tendenze della politica italiana ne' suoi rapporti con l'estero.

Il Journal de Saint Pétersbourg che tutti sanno esser l'organo ufficioso della Cancelleria Imperia·le, ed è uso a trattare con grande riserva e discrezione le quistioni estere, ha creduto dover rilevare in apposito articolo, che V. E. troverà qui acchiuso (1), la parte del discorso pronunziato dallo onorevolissimo Presidente del Consiglio in cui è detto che quind'innanzi l'Italia si studierà di procurarsi non solo il buonvolere de' Governi ma anche il plauso de' popoli civili.

Io mi sono studiato, com'era mio debito, di raddrizzare gli stiracchiati commenti e di restituire a quella frase il suo vero significato, ed ho affermato che, ove davvero esistesse in qualche Stato il dualismo a cui accennava l'onorevole Presidente del Consiglio tra governanti e governati, ove in mezzo all'Europa civile prevalesse un vero sgoverno da parte de' dominanti sui popoli soggiogati, era naturalissimo il pensare che le simpatie dell'Italia fossero devolute più che ai primi ai secondi.

Non ci dava del resto, io soggiungeva, la Russia stessa un esempio lampante del concetto espresso dal Presidente del Consiglio col suo procedere verso la Turchia, con le sue simpatie altamente manifestate in favore di sudditi cristiani manomessi?

Questi argomenti han certo prodotto H loro effetto. Nondimeno se V. E. mi porgerà occasione di spiegar meglio nel suo autorevol nome gl'intendimenti del Governo del Re al Principe Cancelliere ogni ombra di diffidenza sarà presto o del tutto dissipata.

17

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A BRUXELLES, GERBAIX DE SONNAZ

T. 117. Roma, 7 aprile 1876, ore 9,30.

Je vous prie de demander au ministre des affaires étrangères si la nomination du Comte de Barrai est agréée par le roi et par le Gouvernement beige.

18

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 207. Pera, 7 aprile 1876, ore 9,45 (per. ore 10) (2).

Sublime Porte a reçu hier télégramme portant que toute la Croatie Turque est insurgée. Nombre de croates autrichiens ont passé frontière aVJec deux canons. On envoye dans cette direction toutes les troupes disponibles ici. On considère situation comme grave.

(l) -Non si pubblica. (2) -Sic nel registro dei telegrammi in arrivo.
19

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 126. Costantinopoli, 7 aprile 1876.

Gravi sono le notizie che giunsero in questi giorni dalle provincie settentrionali dell'Impero. Mentre il convegno di Sutorina stava per seguire, e le cose dell'Erzegovina sembravano avviate alla pace, s'intende che delle bande d'insorti sono comparse nella Croazia turca verso la frontiera Austriaca. L'indomani questa notizia è confermata; le bande si compongono di più migliaia d'uomini, e scorrono tutta la parte occidentale della Bosnia; numerosi drappelli di Croati austriaci vengono in aiuto degli insorti, ai quali portano due cannoni. Le Autorità della provincia sono prese all'improvviso, non hanno truppe mandano telegrammi che indicano il terrore e h confusione. Nè a Vienna, nè a Costantinopoli s'era dunque avuto alcun sentore che una nuova insurrezione stavasi preparando? L'E. V. comprenderà di leggieri l'impressione che siffatte notizie produssero alla Sublime Porta nonché nei circoli diplomatici. Quella prese senza indugio le misure più energiche per provvedere all'emergenza. Spedì 'telegrammi a Novibazaar ed a Seraievo di dirigere a quella volta tutte le truppe disponibili, truppe regolari e Bachibozouk. A Costantinopoli sta preparando tutte quelle si ponno avere per ispedir1e allo stesso destino; e secondo 'l'uso invariabile di questo Governo in simili congiunture, non indugiò a destituire il Governatore della Provincia, Ibrahim Pacha, cui sostituì Aali Pacha.

E' possibile che l'energia spiegata in questa circostanza dalla Sublime Porta riesca a spegnere l'incendio si repentinamente scoppiato; ma conviene sia spento in breve tempo, imperocchè se durasse qualche settimana esso s'estenderebbe secondo ogni probabilità ad altre provincie. Già s'hanno inquietudini per la Rumelia e per la Bulgaria. D'altre provincie non è d'uopo parlare. E fra pochi giorni meglio si vedrà la piega che le cose saranno per prendere.

Frattanto il Generale Rodich incontravasi a Sutorina con alcuni capi degli insorti per trattare della pacificazione dell'Erzegovina. Poco s'intese finora circa il progresso di questi negoziati. Si dice che gli insorti facciano condizioni assai gravi, fra le quali quella della completa evacuazione della provincia da parte delle truppe Turche. Senonché il pericolo più serio è che gli Erzegovinesi, venendo a conoscere gli avvenimenti occorsi nella Bosnia, si mostrino ancor meno arrendevoli e preferiscano di continuare la lotta. Queste notizie hanno alquanto commosso la diplomazia qui residente. L'Ambasciatore Austro-Ungarico, al Q.Uale la Sublime Porta rivolge i suoi più caldi ufficii, nega la cooperazione della Croazia austriaca; quello di Russia protesta il suo Governo aver fatto ogni sforzo pel ristabilimento della pace, e declina ogni responsabilità dei fatti in discorso; quello di Germania dimostra la più grande indifferenza per la gravità della situazione; e quello di Francia si mantiene nella solita riserva.

Delle quali cose credetti mio dovere di dare oggi un cenno telegrafico

all'E. V....

20

L'INCARICATO D'AFFARI A BRUXELLES, GERBAIX DE SONNAZ, AI MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 209. Bruxelles, 8 aprile 1876, ore 18,15 (per. ore 21,15).

Le ministre des affaires étrangères me charge de faire savoir à V. E. que le comte de Barrai est agréé et considéré comme persona grata par le Roi et le Gouvernement beige.

21

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 210. Vienna, 8 aprile 1876, ore 18,05 (per. ore 22).

Général Rodich annonce par télégramme que les insurgés lui ont remis mémoire pour l'Empereur promettant soumission si demandes contenues dans télégramme Raguse et rapportées par les journaux ce matin, seront accordées. Parmi ces demandes il y en a d'absurdes, cependant on est disposé ici à les prendre en considération, car on est convaincu que si la soumission des insurgés ne se vérifie pas ces jours-ci, la Servie prendra les armes et la question d'Orient s'imposera alors d'une manière aboolue et aigre. Je considère le moment comme très grave. L'attitude de la Russie n'est pas franche. A Belgrade elle appuye les conseils de l'Autriche mais ne s'unit pas à ses menaces. Auprès des insurgés l'agent spécial de Gortchakoff agit également dans un sens pas clair. Novvikoff ici trouve les domandes des insurgés admissibles et la situation rassurante. L'ambassadeur ottoman déclare Gouvernement nullement disposé aux concessions mises en avant par les insurgés et a fait entrevoir aujourd'hui au Ministère la possibilité que Hussein Avni Pacha soit nommé grand vizir.

22

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 219. Costantinopoli, 10 aprile 1876, ore 18,36 (per. ore 21,15).

Le Ministère des affaires étrangères vient de me dire que le chancelier autrichien lui a fait déclarer que les conditions posées par les insurgés de Bosnie allant au delà des concessions faites par la Porte, il ne saurait les appuyer, qu'il a fa-it faire déclaration analogue aux insurgés en leur conseillant de s'entendre avec les représentants de la Porte, qu'ayant appris que les insurgés iraient demander conseil au prince de Monténégro, il engagerait celui-ci à le donner dans le meme sens. La Porte considère les conditions susdites inadmissibles et préfère envoyer autres troupes.

23

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 450. Vienna, 10 aprile 1876 (per. il13).

Col mio precedente rapporto del 31 scorso Marzo N. 447 (l) io porgevo all'E. V. informazioni intorno alla presente crisi orientale, che se non si potevano dire intieramente assicuranti, lasciavano però travedere la possibilità di una non lontana pacificazione delle Provincie Turche insorte. Facendo violenza alle mie naturali impressioni, m'ero lasciato andare quel giorno all'ottimismo, che regna o si affetta in queste sfere ufficiali. Coi miei telegrammi dell'8 e del 9 (2) dovetti portare a conoscenza dell'E. V. uno stato di cose, a frornJte del quale ci vorrebbe a mio avviso più che dell'ottimismo per spevare ancora nel mantenimento di quello statu quo in Turchia, che tutte le Potenze altamente dichiararono esser unico scopo della loro azione.

Come l'E. V. ben sa, le condizioni, a cui i mandatari degli insorti dell'Erzegovina ebbero a dichiarare essere subordinata la loro sottomissione a·l Governo Turco, sono, se non nei loro precisi termini, nella sostanza almeno le seguenti.

I0 • Cessione ai Cristiani di 1/3 delle proprietà attualmente possedute dai Bey. no. Riedificazione delle Chiese e case, e concessione delle necessarie sementi, capi di bestiame e istrumenti aratori.

III". Costruzione di granai approvisionati per un anno.

IVo. Esenzione delle decime durante 3 anni. vo. Ritiro delle truppe turche dalla Bosnia e dall'Erzegovina, all'eccezione di piccoli distaccamenti che dovrebbero presidiare le piazze forti di Niksitch, Stolak, Tobna, Mostar, Trebinye e Plevalyé, in cui risiederebbero agenti Russi ed Austriaci che eserciterebbero un'azione di controllo.

VI0 Guarentigia della convenzione per parte delle Grandi Potenze.

Vll0 Finalmente, anzi tutto, disarmo della popolazione Turca indigena.

Queste condizioni sono sviluppate nel memoriale diretto all'Imperatore di Austria e allo Cz:ar, consegnato il primo al GeneraLe Rodich, il secondo all'Agente Ufficioso del Governo russo Signor Wesselihsky, che si presentò ai Capi insorti con una specie di credenziale, a quanto si assicura, dal Principe Gol'tchakoff.

Dai colloqui ch'io ebbi con S. E. il Barone Hofmann, come pure da quanto quel personaggio ebbe a dire ai miei colleghi in termini presso a poco identici, risulterebbe che il Governo Austro-Ungarico, tenendo in alto conto il fatto, che per la prima volta gli insorti ammettono in principio l'eventualità di una sottomessione e più non avanzano pretese d'indipendenza, anche solo temperate, è disposto a discutere le suaccennate condizioni siccome suscettibili di esser ridotte a forma pratica, e non è alieno dall'impiegare i suoi buoni uffici presso la Turchia, onde indurla ad accettarle così emendate.

Come ebbi ad accennare nel mio primo telegramma, il Gabinetto di Vienna, perfettamente a giorno dello stato delle cose esistente a Belgrado, sente la necessità assoluta, onde evitare un incendio generale nelle Provincie dei Balkani, di ottenere senza ritardo la pacificazione dell'Erzegovina. Ma sarà egli ottenibile questo risultato stando le condizioni postevi dagl'<insorti? Parmi che senza esser t.acciato di pessimismo, ciò possa venir posto in dubbio. In fatto mi sia permesso eaminare brevemente le condizioni sopra specificate.

Impossibile sembrami il prendere ai Bey il 1/3 delle loro proprietà per darle ai Cristiani, ma a ciò si osserva che ugual risultato potrebbesi conseguire colla cessione di terre, attualmente proprietà diretta del Governo Turco.

Le condizioni al N. 2, 3 e 4 non sono che questioni di denaro ... ma precisamente per ciò non parmi la Turchia sia in grado di mantenere le promesse che pure potrebbesi lasciare indurre a fare. Dove li piglierebbe quei denari a ciò necessari?

La condizione al N. 5 che tanto il Gabinetto di Vienna quanto l'Ambasciatore Russo ammettono siccome giusta ed indispensabile anzi aHa sicurezza dei Cristiani, pare a me la più grave di tutte, poiché il Governo Turco deve prevedere che dopo quel primo passo verrebbe costretto, come già in Serbia, a ritirare anco le sue truppe da quelle fortezze. La rinuncia dunque a quelle Provincie sarebbe già cosa di fatto sin d'ora, poiché come farebbe ad esercitarvi la sua azione governativa senza truppe? d'altronde non tarderebbe· ad esserlo anche di diritto fra breve in modo assoluto.

In quanto finalmente al preventivo disarmo della popolazione Turca sembrami evidente, che se facile è il metterlo sulla carta, l'attuarlo non può essere che un sogno.

E' mia impressione che i capi degl'insorti non pensano menomamente alla possibilità che le condizioni da loro parte siano accettate; essi anzi devono essere ben persuasi che tutto ciò non approderà a conclusione di sorta; unico loro scopo dev'essere stato il comparire arrendevoli ai suggerimenti della Russia, mostrandosi disposti alla sottomissione ed intanto dar campo all'Omladina di compiere il suo lavoro a Belgrado e di far così pronunciare ~~a Serbia. Ciò verificandosi essi avranno avuto l'assicuranza che tanto l'Austria quanto la Russia non interverrebbero, e che molto probabilmente i Turchi sarebbero ilasciati soli a fronte di un incendio che non potrebbero domare. Difficile è il prevedere il risultato f,inale di una lotta selvaggia, quale non potrà a meno di essere quella. Ma più difficile ancora si è l'ammettere che la Europa possa alla lunga tollerare l'eccidio di popolazioni Cristiane, ed in particolare che la Russia non finisca per intervenire, emancipando finalmente dal giogo della mezza Luna quei popoli che pro:t:essano, in massima parte, la sua stessa religione. Tutto ciò a mio modo di vedere è inevitabile, se non si riesce oggi a far deporre le armi

agl'insorti, esercitando in pari tempo a Costantinopoli la voluta pressione perché

la Porta conceda ciò che le vien chiesto. Unico mezzo a ciò conseguive si è il

mantenimento dell'accordo fra l'Austria e la Russia e !'•appoggio a quest'accordo

da darsi dalle altre grandi potenze garanti dell'integrità della Turchia, allorché

verrà loro richiesto.

Che l'accordo di cui è caso presenti garanzie tali da non poter dar luogo a fondati dubbi, nessuno potrebbe affermarlo, tanto più a fronte di fatti che non possono sfuggire a chi ci guarda da vicino: ritengo però che volendo fermamente il mantenimento della pace, si farebbe opera a quella contraria, lasciando pur solamente trasparire quei dubbi. Più che mai è necessado il fiducioso appoggio dell'Europa all'alleanza dei Tre Imperatori, po•iché ove questo le venisse meno, quella potrebbe rimanere scossa, ed al giorno d'oggi, qualunque possa essere l'apprezzamento che si voglia fare di quell'alleanza, su di essa soltanto riposa la pace dell'Europa.

(l) -Cfr. n. 10. (2) -Cfr. n. 21; il telegramma del 9 non è pubblicato.
24

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 128. Costantinopoli, 11 aprile 1876.

Pei miei rapporti del 4 e 7 corrente, N. 125 e 126 di questa Serie (1), ebbi l'onore di riferire come un inaspetta·to movimento fosse scoppi•ato neUa Bosnia. Pochi dettagli s'ebbero di quell'insurrezione, che questi giornali non pubblicano sopra siffatte materie se non che quello che loro è fornito dal Governo. Né io ebbi alcuna relazione in proposito da·i R. R. Agenti Consolari. E' tuttavia probabile che l'E. V. abbia ricevuto maggiori dettagli d'altra parte. Il Ministro degli Affari Esteri mi diceva ieri le ultime notizie ricevute da quelle regioni tendevamo a far credere che quelli avvenimenti sieno stati grandemente esagerati, però i relativi telegrammi essere tuttavia vaghi e contraddittorii.

Di un incidente occorso 'in quelle parti si commossero assai questi circoli diplomatici. Il Conte Zichy ricevette or son due giorni un ~telegramma dal Conte Andrassy, nel quah:~ era detto che, mentre seguiva un combattimento nel territorio della Bosnia presso l'Una, che segna la frontiera tra questa e l'Austria, alcune compagnie Austro-Ungariche essendosi avvicinate alla riva del fiume affine d'esser pronte ad arrestare e disarmare i fuggiaschi che per avventura entrassero nel territorio austriaco, le truppe turche, vedendo questi uomin,i avvicinarsi, avrebbero fatto fuoco contro essi, cui avrebbero risp<lsto gli Austriaci. Il Conte Zichy recavasi immediatamente alla Sublime Porta per protestare contro questo fatto; cui rispondeva Rachid Pacha ignorare i fatti, darebbe tutte le soddisfazioni che sarebbero del caso. Senonché la Sublime Porta riceveva poco appresso dalle sue AutorHà la notizia che, mentre le truppe turche stavano inseguendo gli insorti sul territorio Bosniaco lungo l'Una, delle truppe austriache che si trovavano sulla riva opposta avrebbero tirato sopl'la di esse, cagionando ~tre mol'lti ed alquanti feriti. Discorrendo ieri su questo ind.dente con Rachid Pacha S. E. mi diceva non potersi, tra relazioni sì contraddittorie, constatare la verità. Né mi sembrò S. E. fosse d'avviso che il fatto potesse avere serie comeguenze.

Il Governo Ottomano non cessa di sollecitare il Governo Austro-Ungarico di prendere delle misure più energiche lungo la sua frontiera. Già ebbi occasione di

riferire a V. E. come i Turchi si lamentassero d':essere impediti dal lavorare lungo la Sava, perché spesso partivano dei colpi di fucile dall'opposta riva. Il Governo Austro-Ungarico ordinò al Generale Molinari, Govematore della Croazia, di fare un'inchiesta in proposito. Il Conte Andrassy telegrafava infatti or non ha guarì al Conte Zichy, • il Generale Molinari aver negato che tali inconvenienti fossero occorsi; i colpi di fucile esser venuti da insorti appiattati presso la frontiera, aver dato gli ordini più severi in p11oposito. Conchiudeva il Conte Zichy avesse a dichiarare alla Sublime Porta che il Governo Austro-Ungarico garantiva che nessun ajuto verrebbe portato agli insorti dal suo territorio •. Queste dichiarazioni furono trovate assai soddisfacenti dalla Sublime Porta, e Rachid Pacha dicevami che, se i fatti corrispondessero alle parole, nulla di meglio avrebbe a desiderarsi dall'Austria.

Le notizie recentemente venute dalla Serbia a questa R. Legazione nonché a' miei colleghi portano che quel Governo continua alacremente l'armamento del suo eseroito. Già ebbi l'onore di riferire all'E. V. come esistesse alla Sublime Porta qualche apprensione a quel riguardo. Sembra tuttavia che questi armamenti non siano ispirati solamente dal sentimento d'inquietudine verso la Sublime Porta, ma 1eziandio e forse più verso l'Austria. La Serbia scorge in questa un elemento d'opposizione alla realizzazione delle sue aspirazioni, la sospetta avversa al Governo del Principe Milano, e cita, a prova della sua asserzione, la libertà che essa lasoia al pretendente Karageorgevitch di aggirarsi sul suo territorio, e farvi preparativi minacciosi. Queste cose si ripetono a bassa voce; però l'Agente Serbo, qui residente, non cessa di protestare non trattarsi che di misure di precauzione; essere dovere del suo Governo, mentre il fuoco arde nelle vicinanze, di tenersi parato agli eventi; l'anno passato il Governo Turco, senza la menoma provocazione da parte dei Serbi, avere ammassato considerevoli truppe su quella frontiera, e la Serbia aver allora incorso in gravi pericoli per non essere prepal'ata alla lotta; sapere che esiste qui un partito il quale spinge all'invasione della Serbia e del Montenegro; non volere in og'Il!i caso esser colta alla sprovvista. Saranno queste dichiarazioni sincere? Io credo che esse abbiano un fondo di vero, né ciò togliel'ebbe che i Serbi profittassero delle congiunture, che per avventura si presentassero, per favorire i propri interessi. Né v'ha dubbio che la condotta della Serbia dipenderà in gran parte dagli avvenimenti che saranno per seguire nelle vicine provincie.

(l) Il rapporto 125 non è pubblicato per il 126 cfr. n. 19.

25

IL CONSOLE A GINEVRA, GAMBINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 84. Ginevra, 12 aprile 1876 (per. il 14).

Mi reco a gra:ta singolar premura di fare a V. E. relazione della seduta del Comitato Giurassiano dell'Internazionale tenuta il 6 del corrente mese a Neuchàtel.

Erano presenti: Guillaume, Getti, Lefrançais, Pindy, Schwitzguébel, Réclus.

Presidente: Guillaume.

Relatore: Réclus.

Leggesi una circolare del Consiglio Regionale Belga, datata da Anversa 2 Aprile, firmata Coenen, la quale avv.erte le sezioni dell'Internazionale che il 16 Aprile il Consiglio Regionale si radunerà in seduta privata per fissare l'ordine del giorno pel Congresso Internazionale che si terrà in Giugno a Gand. Le FederaZJioni e sezioni sono invitate ad intervenire a tale seduta, essendo questa della massima importanza.

Il Guillaume dà il resoconto della sottoscrizione a pro dei detenuti socialisti di Bologna:

Fondo pei deportati f. 134.55

Colletta fatta a Bienne 7

Riunione di Losanna 38.85

Sezione di Neuchàtel 10

di Chaux-de-Fonds 16.90

di S. Imier 11.50

P. Simon, Dresda 5

f. 223.80

Al 2 aprile erano state spedite a Bologna L. 218. Si apre quindi la discussione su diversi ordini del giorno riflettenti l'amministrazione interna delle sezioni del Giura.

Guillaume legge una lettera del noto Cafiero il quale assicura che fra breve l'Internazionale rivoluzionaria sarà organizzata in Italia • approfittando i promotori delle libertà che l'attuale Ministero è obbligato di concedere in omaggio al suo programma •.

Ad invitaZJione del Belgio verranno fondate le sezioni di propaganda rivoluzionaria.

Il Cafiero dice nella sua lettera che • è giunto il periodo di tempo in cui bisogna battere in breccia tutta la borghesia repubblicana, che oggi, per evitare un 1793, cioè la vendetta popolare, fa delle concessioni al popolo istupidito dalla reazione. I pegg,iori nemici sono i repubblicani.

La nuova organizzazione incomincerà appena si .sarà veduta e· scrutata la condotta del nuovo Ministero •.

Lefrançais assicura che l'Italia, continuando di questo passo, sarà una delle prime Nazioni ad iniziare la rivoluzione. • Tacitamente bisogna essere grati ai progressisti monarchici della sinistra, che per sfogare le loro ambizioni, fanno, senza accorgersene, l'avanguardia al socialismo •.

Il Lefrançais conclude H suo discorso presso a poco così: • la gauche modérée est arrivée au pouvoir. Le Roi galanthomme est beaucoup plus roué qu'il ne veut le paraitre: il a l'instinct de la conservation développé au plus haut point, aussi jusqu'au dernier moment il a refusé de livrer le Ministère a la gauche. Il sait bien que l'Italie n'est pas l'Angleterre; que l'appétit vient en mangeant; qu'il est des questions qu'il vaut mieux ne pas effleurer quand on

6 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

n'a pas l'intention d'aller jusqu'au bout. Le parti conservateur qui est beaucoup plus expérimenté que la gauche dans l'art de gouverner, partage entièrement cette conviction de son roi.

Mais les choses en étaient venues à un point tel qu'on ne pouvait plus éviter cette crise. La mission de la gauche sera de rendre la vie au cadavre de l'Etat; y réussira-t-elle? Ni plus ni moins que les saints et les charlatans invoqués pour sauver un malade abandonné par les médecins. •

Il Lefrançais finisce con un panegirico quasi identico dell'attuale repubblica Francese e spera che ·verrà il giorno in cui la ghigliottina vendicherà le miserie del pro,letariato.

Getti assicura che a Roma verrà data vita quanto prima alla Federazione Internazionale Romana. Un club d'operaj sta studiandone le basi.

Si dà lettura di una lettera di Brousse sullo stato attuale di Spagna e della propaganda segreta che vi compie l'Internaz,ionale.

Viene delegato il Guillaume a rappresentare la sezione del Giura aUa prossima riunione di Vevey.

Si stabilisce la seduta prossima al giorno 22 Aprile corrente.

Trasmetto ad ogni buon fine all'E. V. copia della Circolare che la Federazione Belga dell'Internazionale diramò in occasione del 18 Marzo a tutta [l'Internazionale (1). Mi vien riferito che il Club socialista di Ferrara farà stampare su fogli volanti un appello diretto ai socialisti.

26

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, R. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 2526/604. Londra, 12 aprile 1876 (per. il 16).

L'Ambasciatore di Francia ha ricevuto ieri una lettera dal Duca Decazes per dargli contezza delle conversazioni avute con Lord Derby.

Il Duca Decazes ha voluto principalmente dimostrare al Principale Segretario di Stato della Regina la reciproca necessità di non permettere diventi la quistione di Egitto una causa di discordia fra i due Governi, e di non prestarsi agli aggiramenti e coperte vie con le quali tenta il Kedive di barcamenarsi suscitando rivalità e conflitti fra gl'interessi dei due paesi.

Il risultato ottenuto dal Ministro francese è una promessa da Lord Derby che scriverebbe in Egitto: l" per biasimare il modo di procedere del V'ice Re; 2" per esortarlo a fermarsi sino a tanto non abbiano potuto veder modo l'Inghilterra e la Francia di porsi d'accordo rispetto alle sue finanze.

Il Duca Decazes ha soggiunto nella sua lettera ch'egli ha già un progetto, il quale potrà, siccome egH spera, essere accolto dal Governo Britannico; e tarda

a comunicarlo soltanto a causa di alcune verificazioni, che debbonsi fare, di cifre. Questo progetto sarebbe, poi, d'attuazione tanto più facile dacché i creditori dell'Egitto sono, mercé la recente risoluzione de1 Kedive, divenuti assai più arrendevoli.

Il Marchese di Harcourt non sa rendersi ragione della promessa fatta da Lord Derby di biasimare il Kedive, essendo il Signor Cave quegli che consigliò a Sua Altezza la conversione forzata del suo debito. Ma l'Ambasciatore non pone in dubbio il mantenimento di quella promessa, tanto più che Lord Lyons ha confessato al Duca Decazes l'effetto delle parole di lui sull'animo del Conte di Derby. • Ma queste parole (concluse col dirmi il Marchese di Harcourt) avranno anche effetto sugli altri Membri del Gabinetto Inglese, dei quali alcuni rifuggono da qualunque intromissione di natura finanziaria, e altri ambiscono d'imporre, per mezzo delle finanze, un Protettorato Inglese all'Egitto? •

Lord Derby, tornato da Parigi, è venuto a Londra per un giorno solo, e rimarrà, durante le feste, in una sua villa.

(l) Non si pubblica.

27

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 451. Vienna, 12 aprile 1876 (per. il 19).

Mentre i negoziati per la pacificazione dell'insurrezione neU'Erzegovina sono entrati nella fase, di cui ebbi a render conto all'E. V., col mio precedente rapporto del 10 corl"ente n. 450 (1), ecco alzare il capo, forse in modo più minaccioso ancora, l'insurrezione nella Bosnia. A questo riguardo produssero non poca impressione le notizie allarmanti contenute nel Giornale Ufficiale di Vienna, di ieri mattina. In queH'articolo, tolto dalla Corrispondenza politica, (organo ufficiosissimo), è detto: che, se i Turchi non sono in grado di far penetrare immediatamente 20000 uomini in quel Vilajet, la sollevazione prenderà colà ben altre proporzioni che nell'Erzegovina. Bande armate penetrano in Bosnia dai Confini Militari e vanno a rinforzare le colonne degli insorti. Fu telegrafato al Generale Mollinary, che comanda in Croazia, di opporsi, con tutti i mezzi, allo sconfinamento di quelle bande e gli venne anche offemo un rinforzo di truppe ove gliene occorresse il bisogno. Ma quelle misure non sortiranno risultato di sorta; l'insurrezione nella Bosnia fu con tutto commodo organizzata, durante l'invePno, da segreti emissari, ed ora quel perseverante lavorio sta portando frutti, alla cui maturazione è troppo tardi per opporsi. Fin d'ora dunque si può dire, che l'insurrezione nelle Provincie Turche comprende

due teatri, della Bosnia l'uno e dell'Erzegovina l'altro. In analoghe condizioni essi si troveranno ambedue, essendo il primo appoggiato alla Serbia, al Montenegro il secondo. A fronte di essi l'Austria-Ungheria ha la tutela dei suoi interessi affidati a due Generali che, stando alla voce pubblica, professerebbero particolari simpatie per gl'insorti, del Generale Rodich, che comanda in Dalmazia, inutile si è io torni a parlare, già avendo avuto troppe occasioni di riferire a codesto Ministero le sue tendenze.

In quanto al Generale Mollinary, che comanda in Croazia, sebbene egli sia d'origine Italiana (di Como), egli si è fatto assolutamente Croato, e non nasconde le sue simpatie per gli Slavi.

Sull'uno poi come sull'altro Teatro, agiscono come istigatori, siccome generalmente si ritiene, Agenti Russi, che se non rappresentano in modo assoluto la politica ufficiale del Gabinetto di Pietrogrado, sarebbe però, a quanto si assicura, fedeli i;nterpreti di quella dell'Ambasciatore Russo a Costantinopoli.

Come potrà la Turchia, che già mostrasi impotente a reprimere l'insurrezione nell'Erzegovina, aver ragione contemporaneamente di quella in oggi suscitatagli nella Bosnia? La situaztone quindi ch'io già segnalavo all'E. V. siccome grave, parmi si sia in oggi fatta gravissima.

(l) Cfr n. 23.

28

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 122. Roma, 13 aprile 1876, ore 23.

Veuillez dire au due Decazes que nous attachons le plus grand prix à continuer l'échange de vues qui a permis jusqu'ici à l'Italie et à la France de marcher d'accord dans l'affaire égyptienne. Veuillez lui faire observer que l'inspecteur des finances M. Baravelli a été désigné au Viceroi et est parti pour l'Egypte après que M. Nigra avait annoncé le choix de M. Villet fait par la France. M. Baravelli a été désigné au Khedive pour prendre une part égale à celle des autres délégués étrangers dans la contròle des finances égyptiennes, surtout dans l'institution du Conseil du trésor. L'intention du Gouvernement italien a été de ne pas faire dépendre la position de M. Baravelli de la fondation de la Banque, mais si celle-ci peut se constituer le délégué itaHen pourra aussi ètre chargé des fonctions de Commissaire près de la banque. M. Pastré avait demandé d'abord que les commissaires étrangers fussent nommés par 1eurs gouvernements respectifs, mais après H avait accepté la combinaison par suite de laquelle les Gouvernements désignerait des commissaires que le viceroi nommerait. Non seulement nous avons accepté cette combinad.so1n, mais :nous

y avons donné exécution, sans faire de l'adhésion de l'Angleterre une condition de l'entrée en fonction de M. Baravelli. Vous pouvez expliquer au due Decazes cet état de choses, pour qu'il ait une idée plus exacte de l'attHude prise par le Gouvernement italien dans cette affaire.

29

IL MINISTRO A PIETROBURGO, ULISSE BARBOLANI, A VITTORIO EMANUELE II

(ACR)

L. P. Pietroburgo, 13 aprile 1876.

Dopo l'ultimo rapporto che ho rassegnato a Vostra Maestà la situazione delle cose è divenuta più difficile e più grave. Le due potenze principalmente interessate nella questione orientale, l'Austria cioè e la Russia, dopo aver ottenuto dalla Porta, con l'aiuto delle altre potenze garanti, l'impegno formale di mettere ad esecuzione il piano di riforme proposto dal Conte Andrassy avevano anche il compito più difficile di far sì che gl'insorti se ne contentassero, che deponessero le armi e facessero ritorno nelle loro case. A questo però, malgrado tutti i loro energici sforzi non sono riuscite e pare ormai che difficilmente riusciranno.

Vostra Maestà saprà già le condizioni che i capi degl'insorti mettono innanzi per la loro sottomissione. Essi non hanno alcuna fiducia nella Turchia, epperò chiedono che le truppe turche sgombrino dalla Bosnia e dalla Erzegovina, che le potenze garantiscano l'esecuzione delle promesse riforme; che due terze parti delle terre possedute dai Beys musulmani siano cedute in piena proprietà ai cristiani ecc. ecc.

L'Austria opina che queste domande sono inammessibili; intanto le ha trasmesse alla Russia chiedendo il pare!"e del Gabinetto Imperiale.

Il Principe Gortchakoff che ho veduto ieri l'altro e che mi ha ritenuto per molto tempo, mi ha detto che la Russia non trovava prudente di dichiarare inammissibili le condizioni poste dagli insorti. Forse esse sono esagerate, ma prestano ciò nonostante materia a discussione; essere quindi urgente di ottenere almeno una prolungazione dell'armistizio: • Il me semble, continuava a dirmi il Principe Caneelliere, que le Comte Andrassy devienne par trop optimiste et je crains qu'H se fasse des illusions. Nous faisons tout ce que nous pouvons pour excercer une pression salutaire sur les insurgés; nous nous efforçons de contenir le Monténégro et la Serbi,e, mais la Porte ne fait rien de son còté. Elle croit avoir tout fait en promeUant des réformes sur le papier; et que le reste c'est la besogne des Puissances. On se plaint des armements que fait la Serbie; mais nous ne pouvons pas ~l'empecher de prendre des mesures défensives lorsqu'elle voit les troupes turques se rapprocher de ses frontières et prendre une attitude hostile ~et suspecte. Je commence à craindre que nous n'aboutirons pas à empecher une conflagration. Or, dans cette prévision, j'ai cru utile de faire renouveler à Vienne la déclaration bien précise et bien nette, que nous n'interviendrons pas, mais qu'en meme temps nous ne souffrirons pas non plus qu'aucune autre puissance intervienne en faveur de la Turquie. C'est pour nous une question d'honneur et de bonne foi et nous la défendrons jusq'au bout. Du reste je pense qu'à Vienne on est disposé à faire la meme déclaration. Quant à Constantinople, je fais tenir là un autre langage. J'ai fati avertir le Gouvernement Turc qu'il est sur un mauvais chemin. Si la lutte s'agrandit et se prolonge il est

perdu sans retour. Admettons meme qu'il en vint à bout et qu'il entre victorieux à Belgrade et à Cettinié en répandant des flots de sang. Croit-il dans ce cas que l'Europe Chrétienne pourra rester impassible à ce spectacle? Mais il s'élevera un tel cri d'cindignation partout en Europe qu'il forcera les Gouvernements à sortir de leur inaction pour mettre fin à un état de choses si révoltant. J'espère que le Cabinet ItaHen partagera notre manière de voir et s'associera à nous pour faire entendre à Constantinople le mème langage, car nous défendons, sans arrière pensée et sans aucun but intéressé une cause juste, sainte et humanitaire ».

Dal linguaggio del Principe Gortchakoff trapela l'irritazione che hanno in lui prodotto gli ultimi avvenimenti e forse anche un principio di lieve screzio fra la Russia e l'Austria, a cui ha dato rilievo il famoso discorso, così ostile alla Russia che il Generale Rodich avrebbe tenuto ai Capi degli insorti. Vostra Maestà saprà già che il linguaggio attribuito in quella circostanza al Generale Rodich è stato formalmente smentito e dichiarato apocrifo dal Gabinetto di Vienna. Ma il cattivo effetto prodotto rimane, e i commenti che questo incidente ha provocato nella stampa russa hanno alquanto ingrossato gli umori. Sono sicuro però che i due Governi faran tutti gli sforzi per continuare a procedere di accordo.

È spiacevole intanto che or che la situazione comincia ad assumere un aspetto più grave Sua Maestà l'Imperatore ed il PrLncipe Gortchakoff debbano, per motivi di salute, assentarsi da Pietroburgo, sicché la politica si farà altrove, prima cioè alle acque di Germania e poscia in Crimea. L'Imperatore partirà per la Germania alla fine di questo mese, passerà il solo mese di luglio a Pietroburgo per ricevere le loro Altezze Reali il Principe e la Principessa di Piemonte e per assistere alle grandi manovre che a quell'epoca avranno luogo, come al solito, ne' dintorni della Capitale e poi se ne andrà a passare il resto della state e l'autunno in Livadia.

In tale occasione mi permetto rammentare a Vostra Maestà quanto sarebbe

urgente e di buona politica il decidersi a mandar anche qui un Adde,tto Mili

tare stabile. Il Generale Ricotti a cui ne parlai l'anno scorso convenne meco

della utilità della cosa, ma fece osservazione sulla spesa che sarebbe stata mag

giore di quella che è a Vienna, Berlino e Parigi. Io prego però Vostra Maestà

di far sì che per una piccola quistione di 8 o 10 mila lire dippiù aH'anno non

si ritardi più oltre la decisione di questo affare.

Ciò mi conduce, se la Maestà Vostra me lo permette a richiamare la Sua

alta attenzione su di un'altra faccenda non meno urgente e più delicata, che

potrebbe parere di riguardarmi personalmente, ma non è interamente così.

Quando si sono elevate ad Ambasciate quasi tutte le altre principali Lega

zioni il lasciare da parte solo quella di Pietroburgo sarebbe spiacevole troppo

e farebbe cattivissima impressione. La cosa era bene avviata col pl'ecedente

Ministero ed era inteso che quando i Reali Principi verranno qui in Luglio

avrebbero dovuto trovare la cosa già fatta. Ma se il Governo di Vostra Maestà

non ne mostra il desiderio e non ne fa la formale proposta, come qui si crede

che abbia fatto altrove, il Governo Imperiale non ne potrà certo prendere la

iniziativa.

Jeri l'altro Sua Maestà l'Imperatore ha mandato il suo Maresciallo di Corte Principe Galitzine a Peterhoff per scegliere e far preparare gli appartamenti che dovranno occupare i ReaLi Principi. Pare dunque stabilito che è in quella Residenza che la Corte Imperiale intende ricevere Le Loro Altezze· Reah.

30

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 1582. Berlino, 14 aprile 1876 (per. il 18).

Les conditions formulés par les i!nsurgés dans l'Herzegovi!ne, ·les nouvelles inquiétantes de la Bosnie, une recrudescence belliqueuse en Serbie, les élections récentes en Roumanie qui pourraient ramener au pouvoir le parti de Bratiana, et surtout l'impuissance de la Turquie à faire face à tant de complications sont autant de symptòmes dont la gravité ne saurait etre méconnue. On devait s'attendre à ce qu'à l'approche du printemps la situation ne ferait qu'empirer si dans l'intervalle la diplomatie européenne ne parvenait pas à enrayer le mouvement.

Tout en convenant Q.ue les obstacles à la pacification n'ont fait que grandir

S. E. M. de Biilow persistait à croire que l'accord des Puissances offrait des garanties sérieuses que l'incendie ne se propagerait pas de manière à compromettre la tranquillité générale. Les Cabinets du Nord, nommément, ti•Emnent ferme ensemble, malgré certaines rumeurs répandues dans la presse, comme si leur entente était ébranlée. Le Secrétaire d'Etat avouait pourtant que les conditions financières du Gouvernement turc constituaient un dange·r d'autant plus grand que de ce còté du moins on n'entrevoyait aucun remède. S. E. cttait, entre autres, ce détail que les Commissaires envoyés pour diriger l'exécution des réformes dans la Bosnie et l'Herz·egovine, avaient été pourvus de bons du trésor à réaliser à Mostar, mais que dès leur arrtvée ils avaient du constater que les caisses étaient vides. Le manque de ressource.s pécuniaires l'absence de tout créd1t rendent illusoire une partie des promesses faites par le Sultan. Le mécontentement et la défiance se font jour sur une large échelle meme parmi les populations musulmanes, et vont à l'encontre des efforts de ceux qui travaillent sérieusement à conjurer la crise. Telle était ·la pierre pvincipale d'achoppement. M. de Biilow me· donnait en meme temps l'assurance que ni l'Autriche ni la Russie ne visaient à une intervention militaire quelconque. Le Cabinet de St. Pétersbourg, pour son compte, ne voulait pas autre chose, de concert a~les Puissances garantes, qu'une amélioration rée1le du sort des Chrétiens. Il n'était question ni de conférences, ni de révision ultérieure du Traité de Paris de· 1856.

C'est ainsi o..ue M. de Biilow jugeait hier la situation.

D'après des renseignements que je tiens de tierces personnes, le Prince de Bismarck se préoccupe beaucoup d'un tel état de choses. Il s'applique à conserver autant que possible des rapports de confiance entre la Russie et l'Autriche. 11 s'est employé dans ce sens lors du dernier passage du Comte Schouvaloff à Berlin. Le Chancelier AHemand voudrait écarter toute velléité d'intervention

miUtaire. Mais il n'est pas entièrement rassuré à cet égard. Bien qu'à contre

coeur l'e Cabinet de Vienne pourrait céder à ce qu'H croorait une nécessité du

moment où le mouvement insurrectionnel à ses frontières prendrait des propor

tions dangereuses pour sa propre sécurité. La Russie ne voudrait pas alors ~e

laisser seul à l'o€uvre, au milieu des Slaves du Midi. Dans ces conjonctures il

ne tarderait à se manifester un écart dans l'attitud€ de ces deux Pays qui

s'obsel'V'Cnt déjà d'un oeil si jaloux. Si l'Allemagne n'est pas affectée en première

ligne par les événements qui se déroulent dans la Péninsule des Balcans, il [ui

serait assez dificile de ne pas prendre position entre la Russie et l'Autriche,

de faire un choix entre ses deux alliés. Déjà lors de l'entrevue des trois Em

pereurs en 1872, le Prince de Bismarck tout en donnant les meilleurs témoigna

ges d'amitié au Comte Andrassy, s'empressait d'ajouter: • mais ne me mettez

pas dans l'embarras de choisir entre vous et le Prince Gortchakow •. C'est là

une alternative devant l,aquelle le Cabinet de Berlin ne voudrait pas se trouver.

La meHleure combinaison pour lui et qu'il tachera de conserver aussi long,temps

que faire se pourra, consiste dans l'entente à Trois. Au dire du Maréchal de

Moltke, ainsi que je l'ai consigné dans ma correspondance, l'Allemagne accor

derait, le cas échéant, ses préférences à la Russi e plus forte que l'Autriche, et

par conséquent mi€ux à meme de l'aider à tenir la France en échec. De son

còté le Cabinet de St. Pétersbourg rencontrerait dans une union plus accentuée

avec l'Allemagne d es avantages qui lui seraient certainement réfusés par

l'Autriche dont l'avenir se décidera vers l'Est et au Sud-Est de l'Europe dans

des régions où la Russie suit un programme tracé par sa politique tradi

tionnelle.

L'Ambassadeur de Turquie à Berlin vient d'etre rappelé par so n Gouvernement a deux reprises déjà, il s'était agi de cette mesure, mais il avait réussi à parer le coup, grace aux instances de l'Empereur et du Chancelier. Dans sa oorrespondance officielle et privée, il critiquait très vivement la conduite de son Ministère qui dès lors a jugé à propos de le révoquer de ses fonctions. Le Prince de Bismarck aurait peut-etre cherché à le sauver une fois encore, mais il l'a laissé tomber à cause de l'impression facheuse laissée dans son esprit par un rapport transmis dernièrement par ce diplomate à Constantinople, et dans lequel il se faisait l'écho de bruits recueiUis à la Cour et dans les salons, bruits auxquels le Baron de Werther avait eu l'ordre d'opposer le démenti le plus formel. Pour expliquer l'attitude passive du Cabinet de Berlin à l'occasion de ce rappel, j'entends émettre l'avis que ce serait le signe avant-coureur d'un plus grand rapprochement entre l'Allemagne et la Russi e, en vue d es complications orientales. Aristarchi-bey était mal noté à St. Pétersbourg à cause de ses antipathies contre la Russie. Il était accusé de travailler à séparer les deux Cabinets. Son successeur Edhem-Pacha, recevrait la meme instruction, mais son action sera moins genante que celle de M. Aristarchi, persona gratissima à la Cour. Mais ce sont là de simples conjectures que je me borne à référer, sous bénéfice d'inventaire.

M. de Keudell aura communiqué à V. E. les impressions du Prince de Bismarck sur notre changement de Ministère qui, ainsi que M. de Btilow s'était empressé de me le dire, ne saurait altérer tn rien les relations si cordiales entre

les deux Pays. Le maintien de ces relatons est trop élémentare (tel est le

mot dont s'est servi le Chancelier vis-à-vis du Secrétaire d'Etat) pour que de

part et d'autre, on n'en soit pas intimément convaincu. M. de Keudell avait

obtenu un congé de deux à trois semaines avant la formation du nouveau

Cabinet. Je ne serais pas éloigné de croire que dès son arrivée ici on lui a

laissé comprendre qu'il eiìt peut-etre mieux fait de remettre à une autre époque

sa présentation à l'Empereur pour le remercier de son avancement en grade.

Ce qui est certain c'est qu'il a été engagé à retourner 1le plus tòt possible à

Rome pour couper court aux commentaires, aux suppositions inexactes des

journaux.

J'ai l'honneur d'accuser réception de la dépeche Série politique N. 372 (1). Son annexé m'était parvenue précédemment. Ci-joint les récépissés des deux envois de documents diplomatiques dont je m'empresse de remercier V. E.

31

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 2635. Parigi, 14 aprile 1876 (per. il 18).

Ebbi già l'onore d'informare l'E. V. in via telegrafica delle conversazioni che jerlaltro ed oggi ho avute con S. E. il Ministro degli affal'i esteri di Francia, sulla situazione finanziaria dell'Egitto e sull'atteggiamento delle Potenze interessa·te in presenza delle complicazioni recentemente sopravvenute. Confermandole i relativi miei telegrammi, del 12 e d'oggi (1), mi pregio di riferirle che

S. E. il Duca Decazes mi disse nella prima conversazione d'essersi finora astenuto dal fare all'E. V. comunicazioni sugli affari d'Egitto per mezzo del Marchese di Noailles perché aveva cominciato già a trattare la questione col Cavalier Nigra da cui Le fu fatta in suo nome il 31 marzo ultimo scorso la proposta formale d'associarsi all'azione del Gabinetto di Versaglia designando al Vic:e Re un commissario italiano. Il Signor Duca Decazes si querelò di non aver ricevuta nessuna risposta a tale proposito e mi lasciò capire che prima di proseguire uno scambio di vedute e d'accordi gl'importava d'essere ufficialmente informato delle intenzioni del R. Governo. Intanto S. E. mi disse che aveva al pari di Lord Derby protestato presso il Khedive contro la sospensione del pagamento degli interessi ultimamente decretata, e che non credeva nel rimedio d'una emissione al pari a 7 % giacché le obbligazioni egiziane fruttanti lo stesso interesse non trovavano in quel momento compratori sul mercato di Parigi al corso di 225 e 220 franchi. Su questa base un accordo di banchieri e capitalisti francesi col Khedive sarebbe dunque impossibile.

•,1) Non pubblicati.

Essendomi poi pervenuto il telegramma che l'E. V. mi fece l'onore di dirigermi jersera, io mi sono affrettato a trasmettere al Signor Duca Decaz.es le spiegazioni da Lei datemi sull'intenzione del R. Governo nell'atto di designare al Khedive la delegazione del Signor Baravelli e sulle funzioni al medesimo attribuite. S. E. H Duca Decazes accolse quelle spiegazioni con soddisfazione e me ne ringraziò. Egli mi disse che indirizzava oggi stesso per mezzo della posta una completa esposizione degli affari finanziarj d'Egitto al Marchese di Noailles che avrà l'incarico d'intrattenerne l'E. V. ed aggiunse che era sincero suo desiderio, come già lo provarono le dichiarazioni da lui fatte al Cavalier Nigra, di procedere in perfetto accordo col Governo del Re rispetto a quegli affari. Forse per dissipare in me ogni dubbio ch'egli miri a separate intelligenze col Gabinetto di Londra, il Duca Decazes, dopo aver affermato ch'era suo desiderio d'agire in comune coll'Italia e coll'Inghilterra, mi disse confidenzialmente ch'egli si domandava se eventualmente non sia preferibile d'accettare l'ingerenza anche delle al:tre grandi Potenze europee, anziché esporsi al pericolo di lasciar agire l'Inghilterra da sé.

32

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, TORNIELLI, AL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT

(Carte Robilant)

L. P. Roma, 16 aprile 1876.

Sebbene il linguaggio deHa stampa liberale austro-ungarica sia stato finora assai benevolo per la nuova amministrazione italiana, tuttavia è da prevedersi che in alcune circostanze l'opinione pubblica di codesto paese possa aver biso· gno di essere illuminata non tanto sulle intenzioni o le tendenze del Governo, quanto sopra i fatti che si svolgono nel nostro paese e sopra gU atti dei nostri ministri.

I rapporti che si ebbero :in passato con i principali periodici di Vienna e di Pest non furono in verità, né molto completi né abbastanza sicuri.

Non si tratta, mi disse lo stesso Presidente del Consiglio, di 1nfluenzare la stampa estera, noi desideriamo, che questa giudichi degli atìli in seguito a sicure informazioni. Ora perché ciò sia, converrebbe occuparsi delle corrispondenze che i giornali di Vienna e di Pest ricevono dall'Italia e procurare che gH autori di tali corrispondenze siano persone intelligenti ed abbastanza sicure per poter entrare con le medesime in relazioni frequenti e di qualche intimità.

Vi è ben qui un certo professore senza cattedra, ,tedesco di origine, che si

dice corrispondente della Neue Freie Presse. Questo personaggio che ha tristi

precedenti e che gode cattiva riputazione fra i suoi connazionali, mi è sempre sembrato capace di far molte parti ma poche buone. In una parola, se può essere un corrispondente ordinario e non ostile di un giornale, non è tal persona nella intelligenza e nelle attitudini della quale si possa confidare per farne un centro d'informazioni sicure ed autorevole.

Vi è il Signor H ... del quale ebbi occasione di scriverle a proposito della decorazione Herz, ma questi non dimora abitualmente a Roma e d'altronde, come Ella sa, non è persona indipendente da governi esteri.

Dopo che le cose nostre procedono per una via piana e senza incontrare gravi ostacoli da superare, l'interesse che potevano avere i giornali esteri a mantenere in Italia appositi corrispondenti è certamente diminuito a tal segno che io ho fatica a credere che anche i periodici principali vogliano fare considerevoli sacrifici pecuniari per un servizio che riuscirebbe loro di poca utilità. Ma appunto perché le cose stanno in questi termini, pare che vi sarebbe qualche cosa da fare per impedire che, in mancanza di informazioni sicure e di giudizi assennati, s'infiltrino anche :nelle più accreditate gazzette delle notizie di fantasia e degli apprezzamenti di persone incapaci e dozzinali.

Venendo al concreto, mi sembra che se i giornali di cui si tratta avessero qui in Roma delle relazioni con persone con ~e quali H Ministero possa entrare in rapporti continui, bisognerebbe ottenere che le Direzioni di quei giornali segnalassero esse stesse ai loro corrispondenti il des,iderio che abbiano a stabilire siUatti rapporti con noi. Ma se, come è più probabile, le direzioni suddette trovassero che non loro torna conto lo a,vere un corrispondente in Roma nelle condizioni sovr'tndicate, mi pare che si potrebbe o proporre di contribuire dal canto nostro a mantenere il corrispondente, come già si è fatto per alcuni giornali; oppure offrire di mandare alle Direzioni di quelle gazzette delle corrispondenze che queste pubblicherebbero senza compenso, ma che loro sarebbero trasmesse senza spesa.

La dif~icoltà sarebbe naturalmente abbastanza grave, in questo seco111do partito, per la lingua. Le traduzioni riescono sempre imperfette e raramente allettano il lettore. Ma a superare questa diffieoltà si penserebbe quando si fosse sicuri che un certo numero di giornali tedeschi è disposto a ricevere delle corrispondenze di fonte ufficiosa.

E poiché mi trovo a parlare di stampa e di giornali, il Ministro mi ha dato incarico espresso di scriverle ch'egli sentirebbe col più vivo rammarico che le suggestioni di certi giornali italiani relativamente al nostro corpo diplomatico ed alla S.V. in particolare, abbiano potuto fare sul di Lei animo qualche impressione sfavorevole. Avviene naturalmente che, quando un ministero sorte dai banchi dell'opposizione, lo spirito di disoiplina manchi per qualche tempo anche fra gli amici del gabinetto. Ma questo fatto non deve pregiudicare il buon andamento di un importante servizio pubblico quale è quello della diplomazia, né distrarre in veruna guisa coloro ai quali questo servizio è affidato dall'ademp,imento del loro mandato. lo sono ben lieto che il Ministro mi abbia dato l'incarico di scriverle queste cose, perché nei momenti difficili nei quali ci troviamo rispetto alle cose d'Oriente, noi tutti facciamo il più gran conto di ciò che può fare a Vienna un rappresentante che ha saputo acquistarvisi la posizione influente di cui Ella gode tanto meritatamente.

33

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A PIETROBURGO, ULISSE BARBOLANI

D. 14. Roma, 17 aprile 1876.

Ringrazio la S. V. delle interessanti informazioni trasmessemi coi rapporti del 6 aprile. Una di Quei rapporti (l) mi parve meritasse speciale attenzione per parte mia ed è quello in cui, referendomi Ella il giudizio espresso nel Journal de Saint Pétersbourg sul discorso programma pronunciato dall'Onorevole Presidente del Consiglio nella Camera dei Deputati, mi informava contemporaneamente del linguaggio col quale Ella aveva procurato che ad alcune parole di quel discorso non si desse dalle persone influenti di codesto paese un significato diverso da quello che alle medesime si deve e si può ragionevolmente attribuire. V. S. ha perfettamente interpretato il pensiero del R. Governo quando, citando l'esempio di ciò che avviene in questo momento in alcune provincie europee della Turchia, ha messo in sodo che anche Governi non retti a regime rappresentativo sentono in oggi il bisogno di assicurare alla loro politica l'appoggio della pubblica opinione e delle simpatie delle popolazioni.

Qualunque volta dunque a Lei si porgesse l'occasione di rettificare apprezzamenti erronei od esagerati circa le tendenze del nuovo Ministero italiano, Ella saprà farlo non dubito, rassicurando pienamente codesto Governo Imperiale con il quale desideriamo mantenere Io scambio amichevole e continuo di idee che ,finora ha reso più agevole al Governo del Re il prendere nelle presenti difficoltà della Turchia una parte proporzionata all'importanza dei suoi interessi in Oriente.

34

IL MINISTRO A L'AJA, BERTINATTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 133. L'Aja, 19 aprile 1876 (per. il 23).

In un lungo colloquio, che ebbi jeri col Ministro degli Affari Esteri, nel corso del quale ebbi occasione di convincermi che i ragguagli a lui pervenuti da Roma intorno all'attuai nostro Ministero erano appunto tali e quali io gli avevo forniti, appena ne conobbi la formazione, e ne argomentai a priori l'indirizzo liberale bensì, ma né oltrespinto, né tampoco radicale (nel senso sintistro che si dà a questa espressione), dai nomi medesimi di alcuni membri del Gabinetto che ho l'onore di conoscere personalmente, ebbi altresì l'occasione di constatare la fiducia speciale che egli ripone nell'E. V. colla quale spera di coltivare le migliori relazioni, ed eguali a quelle che ebbe in passato.

Chiedendo al Signor de Willebois quali ulteriori notizie avesse ricevuto da Washington riguardo alle cose di Venezuela, da quelle in fuori che egli mi

aveva ultimamente date, dissemi che il nuovo Ministro degli Stati Uniti, or ora giunto all'Aja, signor Birney, gli aveva effettivamente proposti i buoni uffiz,ii del Governo federale onde accomodare le presenti differenze con quello stato, e rinnovare quindi le interrotte relazioni. Eccitato a dichiarar la sua opinione in proposito il Willebois risposegli che, benché il Gabimetto ollandese intendesse di assestar direttamente i conti, come si dice, col Venezuela, esso era tuttavia gratissimo al Governo di Washington per la sua amichevole profferta, e disposto in conseguenza ad esaminar con tutta la possibile attenzione, e col miglior buon volere qualunque formale proposta venisse dal medesimo a lui fatta onde conseguir lo scopo desiderato.

I due Minist11i Nord-americano e Nerlandese si tennero l'un l'altro sui generali, e piuttosto coll'intenzione di saggiare e scoprire le loro reciproche intenzioni, anziché col proposito di entrar hic et nunc nel merito della vertenza tra Caracas e L' Aja. Dal complesso del racconto fattomi dal Willebois mi pare poterne inferire che egli non abbia mostrata molta premura ad accogliere i buoni uffizii proffertigli dal Birney, e che avria probabilmente desiderato di poterne far senza. Credo che il timeo Danaos non sia affatto senza fondamento quando gli Stati Uniti cercano di intromettersi nelle faccende degli Stati dell'America Australe nelle loro relazioni cogli Stati europei.

Nell'atto che stavo per accomiatarmi il mio collocutore mi disse: vous qui connaissez L'angl.ais ditez moi Le contenu de ce bitlet que je viens de recevoir à L'instant. Era un biglietto privato del Conte Derby al Conte Byland, Ministro dei Paesi Bassi a Londra, nel quale gli si rispondeva che, prima di appiccare un negoziato qualunque per una Nuova Convenzione sui zucched, era mestieri di conoscere anzitutto se la legislatura ollandese era disposta a sopprimere il dazio sui medesimi. Il Segretario di Stato per gli affari esteri aggiungeva che la sua risposta era privata e personale e non già officiale.

(l) Cfr. n. 16.

35

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, R. DE MARTINO

D. Roma, 20 aprile 1876.

L'emozione prodotta in tutta Europa dagli avvenimenti finanziarii della Turchia influì grandemente sul credito dell'Egitto, il quale, sopraffatto da enorme debito in gran parte non consolidato, dovendo provvedere a vicine scadenze, dovette aprire, in condizioni sfavorevolissime, delle trattative con alcune Case di Parigi per procurarsi i capitali necessa11ii a far fronte ai suoi impegni. Mentre i banchieri francesi, ai quali il Khedive pare avesse oHerto una ipoteca sopra le azioni del Canale di Suez appartenenti al tesoro egiziano, pretendevano di imporgli condizioni assai onerose, il Gabinetto di Londra, informato del corso delle trattative, prese la repentina risoluzione di comperare egli stesso le azioni del Canale che stavano per passare in mano francese. E, prima che gli aUri Governi principalmente interessati nelle questioni relative alla situazione politica dell'Egitto avessero notizia delle offerte della Gran Bretagna, il contratto di compera delle azioni era già conchiuso. Le azioni vendute rappresentano però solamente una par,te della nuda proprietà del Canale. Le cedol·e (coupons) delle azioni erano state precedentemente vendute dall'Egitto per un lungo periodo d'anni. Conseguentemente il Khedive, vendendo le azioni all'Inghilterra, assunse l'obbligazione di corrispondere alla medesima, per lo stesso tempo, gli interessi del capitale da questa sborsato, interessi che tengono luogo delle cedole staccate e precedentemente alienate ad altri.

La vendita delle azioni del Canale di Suez rivelò la pessima condizione finanziaria dell'Egitto e fu il primo atto di una serie di operazioni rese inevitabili da una situazione tanto critica. L'interesse politico destato in tutta Europa dalla compera fatta dall'Inghilterra contl'ibuì poi ad accl'escere importanza anche ad altri incidenti di minor conto che tennero dietro a quel primo atto.

Al Governo britannico, diventato creditore verso l'Egitto degli interessi delle azioni per buon numero d'anni, il Viceré aveva domandato due funzionarii che potessero prestargli l'opera loro nel riordinamento del Ministero delle finanze. Non è chiaro in quali termini tale domanda fosse presentata a Londra. Molti non riuscirono a spiegarsi come a siffatta domanda il Gabinetto di Londra rispondesse con la missione clamorosa del Signor Cave e con l'invio simultaneo in Egitto del Colonnello Stokes, di due impiegati del Ministero degli Affari Estel'i e di un altro impiegato del Ministero della Guerra. Si credette in Europa a poco meno che ad una completa presa di possesso dell'Egitto per parte dell'Inghilterra. Il primo ad esserne commosso fu il Khedive stesso, il quale si rivolse premurosamente per consigli ana Francia ed all'Italia.

Pare certo che la condotta di Nubar Pascià, fino allora primo Ministro del Viceré, sia stata molto equivoca nelle trattative con l'Inghilterra. Il Signor Cave, giunto al Cairo, annunziava al Viceré che uno dei due funzionari che l'Inghilterra mandava in Egitto vi assumerebbe le funzioni di Ministro delle Finanze·. Il Khedive rifiutò recisamente di aderire a tale pretesa e, sia che i1l Governo Inglese non abbia voluto spingere lie cose alle estreme loro conseguenze, sia che veramente il Signor Cave aVlesse ecceduto i limiti dell'e sue istruzioni, l'Agente diplomatico britannico residente al Cairo non ebbe ordine di appoggiare il Signor Cave· in quella sua esorbitante domanda. Nubar Pascià, che dell'equivoco occorso aveva la principale responsabilità, fu allontanato dal potere. Ma la caduta di quel Ministro produsse un grandissimo panico sul mercato di Londra, dove i valori egiziani ribassarono di circa dieci punti in un momento in cui l'Egitto avrebbe invece avuto bisogno di riacquistare il credito necessario per altre indispensabili e prossime operazioni.

Per Queste operazioni sino dalla fine di Gennaio si trovavano in presenza al Cairo due importanti gruppi finanziarii, l'uno francese, l'altro inglese, e l'influenza dei due paesi, ai quali essi appartenevano, si spiegava più o meno palesemente per sosteneme l•e proposizioni. Il Khedive, moUo turbato di questo stato di cose, dava però al Governo Italiano le più formali assicurazioni, ch'egli avrebbe riguardo unicamente al lato finanziario delle operazioni da farsi e che perciò egli darebbe la prefe!'enza a quelle operazioni che gli offrirebbero maggiori vantaggi e g1i cagionerebbero oneri minori. Insistendo poi Sua Altezza perché gli si mandasse dall'Italia persona, la quale potesse assisterlo coi suoi consigli e giovare altresì colla sua presenza a controbilanciare l'influenza degli Agenti di altre Potenze, parve conveniente partito aderire alla richiesta. Ed il Commendatore Scialoja, pregatone dal R. Governo, accettò la missione officiosa della quale H Khedive stesso già segnava con sufficiente chiarezza il carattere e gli scopi.

Quando il Signor Scialoja giunse in Egitto, la situazione presentavasi più che mai oscura ed intricata.

I progetti del Signor Cav'e, ai quali era associato il concetto, dal Khedive respinto, dell'attribuzione di illimitati poteri f.inanziarii ad un Commissario britannico, non 'erano peranco pubblici. Solo più tardi si venne a sapere che essi consistevano in una duplice operazion.e di unificazione e di ammortizzazione del debito fluttuante con lo interesse del 7 % e con la estinzione graduale in 14 anni secondo una prima combinazione, ed in 50 anni secondo un'altra combinazione. Sarebbesi poi tradotto in atto il disegno del concentramento di ogni potere in materia finanziaria, nelle mani di un funzionario inglese, mediante l'invio in Egitto del Signor Rivers Wilson, controllore generale del Tesoro britannico, il quale avrebbe avuto dapprima sei mesi di congedo ed indi sarebbe passato, almeno in apparenza, al servizio del Khedive. E' però mestieri avvertire che i piani del Signor Cave· avevano, anzichè il carattere di una vera e propria combinazione bancaria, quello piuttosto di una combinazione astratta alla quale il finanzi,ere inglese era stato condotto dalla sua inchiesta. In sostanza, il Signor Cave !imitavasi a dichiarare che le finanze egiziane, mentre· erano atte, con una buona gestione, a sopportare il puntuale servizio del debito unificato e convertito nel senso e nei termini delle sue proposte, non avrebbero invece potuto, nè procedere innanzi cogli oneri attuaLi nè sostenere in avvenire l'onere di una conversione fatta a patti meno favorevoU. Vuolsi per avventura ricercare in questo carattere peculiare delle conclusioni formulate dal Signor Cave l'origine di quell'idea, radicatasi nell'animo del Khedive, per cui questi, nonostante il deprezzamento plateale dei suoi titoli, non scorge difficoltà nell'emissione, per opera di gruppi bancarii, di nuova rendita egizkana alla pari con interessi di gran lunga più miti degli attuali.

Certo è, ad ogni modo, che dei progetti del Signor Cave poco o punto parlavasi al Cairo dopo che questi ne fu partito. Due altre combinazioni trovavansi, invece, apertamente di fronte quando il Commendatore Scialoja giunse in Egitto. L'una, messa innanzi dal Signor Elliot in nome del gruppo inglese, consisteva, a somiglianza dei progett>i Cave, nella unificazione totale del debito egiziano. Non consta in modo positivo quale interesse avrebbe dovuto corrispondersi. secondo la combinazione Elliot, ai titoli della nuova emissione; e neppure si ha notizia esatta dei termini dell'ammortamento e delle guarentigie chieste dal gruppo emittente per assicurare il servizio puntuale del debito unificato. Secondo informazioni attinte a fonte ufficiosa dal Signor Scialoja, la conversione si sarebbe fatta al 7 % con offerta del prezzo corrente a que'i possessori che non volessero accettarla. Il gruppo emittente avrebbe ricevuto in garanZJia l'esercizio delle ferrovie egiziane per 30 anni ed il servizio dei telegrafi e dei principali porti.

L'altra combinazione patrocinata dal Signor Pastré, rappresentante del gruppo francese, consisteva nell'emissione di un prestito di 16 milioni di sterline coll'interesse del 10 % guarentito mediante assunzione, da parte del gruppo emittente, dell'esercizio delle ferrovie egiziane e mediante assegno dei redditi fiscali del porto di Alessandria, dei docks di Suez e dei telegrafi.

Il Khedive, che da principio mostrassi dominato da un solo pensiero, quello d'uscire dagLi impacci finanziarti irn cui l'Egitto trovassi impigliato in sullo scorcio dell'anno 1875, aveva cominciato, dopo la missione Cave a preoccuparsi d'altri e non meno importanti aspetti della questione. Pur rimanendo, a norma delle istriuzioni ricevute, nei limiti del più stretto riserbo, il Commendatore Scialoja ed il Commendatore De Martino contribuirono, coi loro discorsi amichevoli, a quella evoluzione per cui S. A. il Khedive si fece, a poco a poco, accorto dover egli provvedere, non solo ai proprii interessi finanziarii, ma altresì e soprattutto alle condizioni future della sua amministrazione. In questo ordine di idee, le dichiarazioni e l'e avvertenze del Commendatore Scialoja e del Commendatore De Martino giovarono a confortare il Khedive nella ricerca di una nuova combinazione, mercè la quale fosse bensì assicurato l'avvenire finanziario del paese, ma andasse, in pari tempo, incolume l'autonomia del Govel'no.

Dalle conversazioni del Khedive collo Scialoja e col De Martmo, emerse il progetto di cui, ufficialmente, il Khedive stesso pigliò l'iniziativa presso le Potenze. Siffatto progetto, che fu tosto di poi accettato dal Signor Pastré in nome del gruppo francese, si riassume nella emissione di un prestito di 18 milioni di sterline, al 9 %, ammortizzabili in 10 anni. La guarentigia del puntuale servizio della nuova rendita si volle dapprincipio far consistere nella creazione di apposita Commissione di controllo, di cui avrebbero fatto parte funzionarii designati dai tre Governi d'Italia, di Francia e d'Inghilterra; più taroi (il concetto fu del Commendatore Scialoja) aLla creazione di una Commissione di controllo si surrogò la istituzione di una Banca nazionale ~egiziana, con un capitale di 4 milioni di sterline, alla qua,le sarebbe affidato dl servizio attivo e passivo di tesoreria e presso la quale siederebbero, come Commissarii, tre funzionarti nominati dal Khedive, ma designati dai tre Governi interessati.

L'Ltalia e la Francia ammisero senza difficoltà la combinazione presentata dal Khedive, e si affrettarono a designare i rispettivi Commissal'lii, che furono : per l'Italia, il Commendatore Baravelli, già Ispettore generale presso il R. Ministero delle Fi,nanze, e, per la Francia, il Signor Villet, già uno dei componenti la Commissione europea di controllo sulle finanze tunisine. Senonché, indugiando l'Inghilterra a pronunciarsi sulla designazione del proprio Commissario, ed essendone così impedita la emissione del pvestito come la creazione della Banca nazionale egiziana, fu adottato dal Khedive, per suggerimento del Commendatore Scialoja, l'espedi,ente di ,istituire <intanto un Consiglio del Tesoro, al quale sarebbero addetti i Signori Baravelli e VHlet infino a che potessero diventare Commissarii presso la Banca.

Giova qui accennare ad un equivoco che parrebbe essere avvenuto nel carteggio scambiato tra il Khedive ed H • Foreign Office • circa la designazione del Commissario britannico. Il quale equivoco consiste in ciò che, mentre il Khedive intese sempre parlare di un Commissario • designato • dal Governo

britannico, ma nominato dal Governo E~iziano, con incal"ico di • sorvegliare • le operazioni della Banca in quanto esse si riferiscono al servizio attivo e passtvo del tesoro, il Conte Derby formulò una sua risposta preliminare in questi termini: che il Governo Britannico non potrebbe invial"e un suo Commissario per pigliar parte alla Direzione della Banca, ma prenderebbe in considerazione la proposta del Khedive qualora gli fosse pl"esentato un • piano • suscettibile di pratica attuazione per un Commissario che debba riscuotel"e i redditi ed

• applicarli • ai pagamenti. Nel caso in cui effettivamente sussistesse una così sensibile discrepanza nel modo in cui il progetto del KhediV'e è rispettivamente inteso al Cairo ed a Londra, sarebbe utile che la cosa fosse chiarita. E ciò sembra tanto necessario inquantochè, mentre H KhediV1e, senza avvertire il malinteso, tosto replicò adesivamente alla comunicazione di Lord Derby, non consta, invece, che il Governo BrHannico abbia preso una definitiva deliberazione, malgrado lo scambio d'idee che ebbe luogo tra il Duca Decazes e Lord Derby in occasione del recente passaggio di quest'ultimo per Pal'igi.

Intanto, od a cagione dell'indugio nella creazione della Banca Nazionale,

-o per altre circostanze le quali debbono aver sfavorevolmente influito sul mercato, sta in fatto che il gruppo Pastré, dopo aver fornito, in forma di anticipazione provvisol"ia da regolarsi più tardi, parecchi milioni al Vicerè, non è poi riuscito nel suo progetto di emissione; forse non se ne fece neppure serio tentativo. Ed il Khedive, togliendo argomento dall'insuccesso, pigliò improvvisamente gravissime misure, differendo di tre mesi le scadenze del debito fluttuante che stavano per sopravvenire in Aprile ed in Maggio. Con questo provvedimento si apre la serie dei sacrificii che dovranno probabilmente subire i possessori di titoli egiziani. E forse vi si deve scorgere da parte del Khedive, -o il proposito di far pressione sui gruppi bancarii, aill'oggetto di ottenerne condizioni migliori, o quello di preparare la pubblica opinione ed Ql mercato ad una pura e semplice conversione forzosa del debito fluttuante. Qui però consiste sopratutto il pericolo della situazione. Imperocchè, se è a presumere che ed il mercato ed i Governi possano rassegnarsi ad una convenzione forzata quando si porga sicura guarentigia di un puntuale servizio del debito ridotto, mal

potrebbe ciò concepirsi nell'ipotesi in cui il debito ridotto soggiaccia, per difetto di buona amministrazione, aUa stessa alea cui soccombe oggidi il debito fluttuante. Cosicchè, per necessità ineluttabile, risorgerebbero, anche in questa ipotesi della conversione forzata del debito egiziano, le stesse pretese di immistione nella gestione interna del paese, delle quali l'Italia giustamente si preoccupa. Nè sembra che da ogni preoccupazione vada immune lo stesso Vicerè. Imperocchè, mentre potrebbe senza dubbio procedere da solo e senza l'intervento di chicchessia, alla riduzione forzata del suo debito, non tralascia, invece, di adoperarsi perchè ta1le operazione si attui mediante l'Lntromissione di un gruppo bancario.

Tale è in questo momento lo stato delle cose, 'ed è certo difficile prevedere, sin d'ora, per quali fasi ulteriori sia per ,svolgersi la questione. Agli occhi nostri la soluzione migliore consiste, pur sempre, nella combinazione che, 'escogitata di pieno accordo tra il Commendatore Scialoja ed il Khedive, ebbe non solo l'assenso, ma anche un principio di esecuzione da parte del!la Francia. Eg1i è

7 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

certo che quando siano fatte ai possessori di titoli egiziani le migliori condizioni che siano consentite dalla situazione del mercato e dalle risorse delle finanze egiziane, ed in pari tempo si assicuri il servizio futuro del debito mediante guarentigie che siano bensì altrettanto efficaci quanto quelle troppo radicali additate dal Signor Cave, ma rispettino l'autonomia del Governo Vicereale, si sarebbe raggiunto interamente lo scopo al quale deve mirare, secondo il nostro avviso, una politica equa, disinteressata e previdente. Il programma qui tracciato avrebbe ogni probabilità di successo qualora il Gabinetto Britailll!ico si associasse francamente al modo di vedere in cui sembrano oramai consenzienti la Francia e l'Italia. Ma qui consiste appunto il nodo del problema. Imperocchè non è a tacersi che il contegno del Gabinetto Britannico nella presente \Certenza ha suscitato, più d'una volta, il dubbio che esso non vegga di mal occhio l'insuccesso di qualsiasi altra combinazione che non sia quella per cui in Egitto si installerebbe, in ogni ramo di amministrazione, una gerarchia che egiziana sarebbe solo di nome, e di fatto sarebbe inglese. Le dichiarazioni di parecchi uomini di Stato britannici, e soprattutto i discorsi pronunciati dai Ministri in occasione del • bill • relativo alla compera de.Lle azioni del Canale di Suez e di quello relativo al congedo dato al Signor Rivers Wilson, avvalorerebbero una simile supposizione. E qualora tali dichiarazioni si connettano con altri sintomi non meno significanti, non sembra troppo avventato il giudizio di coloro che attribuiscono ad alcuni uomini del Gabinetto della Regina un piano

preconcetto in v·ista delle possibili complicazioni orientali. Secondo l'opinione di costoro l'atteggiamento del Governo Britannico negli affari finanziarii dell'Egitto :non sarebbe punto un fatto isolato, ma dovrebbe ·invece studiarsi ed apprezzarsi in correlazione con altre manifestazioni: gli sforzi fatti per impedire dapprima ed indi per abbreviare e conterminare la guerra d'Abissinia; il • veto • posto a che le truppe egiziane presidiino altri punti più meridionali lungo l'Oceano Indiano; la recentissima occupazione dell'isola di Socotora operata, a quanto si assicura, dal Governatore di Aden; infine, e sopratutto, l'agitazione manifestatasi a Candia nel senso della eventuale annessione alla Corona britannica, la quale agitazione venne meno solo al riaccendersi della propaganda ellenica ed accreditò l'opinione che, per controbilanciare gli atti d'occupazione di alcuna altra Potenza, l'Inghilterra non esiterebbe, allo scoppiare della crisi orientale, a pigliar posizione così in quell'iso•la, come nella vicina Cipro.

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IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 453. Vienna, 20 aprile 1876 (per. il 23).

Ebbi oggi l'onore di vedere il Conte Andrassy per la prima volta dacchè l'E. V. ebbe ad assumere la carica di Ministro per gli Affari Esteri; circostanze varie avevano impedito fin qui ch'io mi presentassi a lui.

S. E. dissemi: • Il Governo Imperiale aver accolto con particolare soddisfazione l'assicuranza, dall'E. V. espressa ai Conte Wimpfen, volere il nuovo Gabinetto mantenere non solo i buoni rapporti, attualmente esistenti fra i due Stati, ma anche renderli vieppiù stretti e si compiacque dirmi che a sentimenti analoghi avrebbe del pari continuato ad ispirarsi la politica dell'Austria-Ungheria verso l'Italia •. Il Conte Andrassy soggiungevami poi tosto dopo: • sperare che una conferma dei suoi amichevoli intendimenti il Regio Governo sarebbe per porgerla, dando la sua sanzione al trattato conchiuso a Vienna li 29 Febbrajo del corrente anno •. Mancando d'istruzioni a questo riguardo, mi >limitai a rispondere che non dubitava, il Governo del Mio Augusto Sovrano avrebbe certamente anche considerato questo punto di vista della questione nel prendere le determinazioni a cui tende l'esame, che precisamente sta facendo in questo momento della Convenzione di Basilea e del conseguente trattato. Queste mie assicurazioni, in verità, un pò generiche, parmi non soddisfassero gran che il Conte Andrassy ed infatti me lo lasciò vedere, tornando egli ad insistere sull'argomento, in modo da farmi intendere, che pel Gabinetto di Vienna l'accettazione o no da parte nostra del precitato trattato sarebbe considerata come la pietra di paragone, mercè la quale si avrebbe avuto un criterio esatto, intorno agli intendimenti dell'Italia a riguardo dell'Austria-Ungheria.

Il nobile Conte chiudeva il suo ragionamento pregandomi di far conoscere all'E. V. questo suo modo di vedere. Tutto ciò mi veniva naturalmente detto con quella massima cortesia di forma, che è una delle più spiccanti caratteristiche del Ministro Imperiale degli Affari Esteri; però devo dire ch'Egli si espresse in modo da non !asciarmi dubbi sull'importanza, che da parte del Governo Imperiale si annette all'accettazione di quel Trattato.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 1585. Berlino, 20 aprile 1876 (per. il 25).

J'ai reçu hier de grand matin le télégramme de V. E. du 18 courant (1). Vu les fetes de Paques, je n'avais pas eu l'occasion de rencontrer le Secrétaire d'Etat, lors méme qu'il me tardait de connaitre ses impressions sur les complications qui se sont récemment produites à propos des affaires de Turquie. Dans la journée mème, je me suis ménagé avec lui un entretien dont le point de départ était ,indiqué par le télégramme précité, auquel j'ai conformé mon langage. Mr. de Biilow avait déjà connaissance de certains indi0es, qui venaient entièrement à l'appui de nos informations. On se rendait donc à Berlin parfaitement compte de la gravité de la situation en Bosnie et dans l'Herzégovine. Il fallait bien convenir que l'c:euvre de la diplomatie n'avatt pas obtenu jusqu'ici tous les résultats désirés. Pour ce qui concerne plus spécialement l'entente des

trois Puissances du Nord, il étaH à prévoir qu'elle aurait à subir plus d'une épreuve et que ses adversa,ires se serviraient de tous les moyens pour l'ébranler. Les dernières publications, entre autres, du Mémorial diplomatique, prouvent assez qu'on cherche dans ce but à vendre suspecte la politique du Comte Andrassy aux yeux de la Russie. Assurément les difficultés continuent à etre grandes en Orient. L'insurrection est recrudescente. La Turquie se montve aussi impuissante dans la résistance armée, que dans l'accomplissement des réformes. La Serbie a une attitude des plus incertaines. Un jour le Prince donne les assurances les plus correctes, un autre jour il semble vouloir tirer l'épée pour se meler avec son peuple à la lutte. Le Prinae de Montenregro, très-bien noté dans les Chancelleries européennes, à tel point qu'il s'agirait, dit-on, de lui procurer quelque agrandissement territorial, est accusé par la Porte de jouer un double jeu, comme si elle voulait déjà faire ses réserves contre une récompense à donner au Prince Nicolas. Parmi les nombl'eux embarras, H ne faut pas non plus perdre de vue la position de nombreux réfugiés sur territoire autrichien, qui font la sourde oreille à ·tout conseil de rapatriement. On peut néammoins etre certain que les obstacles que rencontre la tache des Puissances ne les pvennrent pas au dépourvu. En entreprenant cette ceuvre de pacification, elles n'ignoraient pas combien elle serait longue et épineuse, et leur constance n'est pas près d'etre lassée. Tant que l'accord subsistera entre eHes, rien ne sera perdu, quand meme la situation s'aggravera·it encore. Or cet accord n'est nullement altéré.

Tel a été le langage de M. de Biilow, langage assez semblable sur quelques points à celui qu'il m'avait tenu la semaine dernière (dépeche N. 1582) (1).

Il ne disait rien cependant sur la ligne de conduite que la Russie suivrait en présence des répugnances de l'Autriche à discuter les conditions formulées par les chefs de l'insurrection et du refus de la Turquie de se preter à des pourparlers sur une base autre que celle précédemment convenue avec les Puissances garantes. Il n'avait également exprimé aucun avis sur le sens dans lequel l'Allemagne exercerait son action, au milieu de conjonctures si fàcheuses. Je me suis donc appliqué sans trop de succès à le faire sortir de sa réserve. Il semblait ne pas ètre encore renseigné sur les vues ultérieures du Cabinet de St. Pétersbourg. Quant aux conditions des insurgés, quelques-unes d'entre elles seraient déjà implicitement comprises dans le plan des réformes accordées par le Sultan. Relativement à l'action du Cabinet de Berlin, elle avait le but essentiel de maintenir dans un certain équilibre les rapports entre les Cabinets de Vienne, et de St. Pétersbourg, de forti:llier de plus en plus cette oonfiance mutuelle et indispensab1e, si on veut arriver à faire quelque chose de vraiment sérieux pour les Chrétiens de Turquie. C'est là aussi le meilleur moyen de préserver de toute atteinte la tranquillité générale. M. de Btilow avait le· ferme espoir qu'on parviendrait ainsi à sauvegarder la paix européenne. • Nous n'avons pas la prétention, ajoutait-il, de refaire la Turquie. Si l'insurrection gagnait de proche en proche, le péril serait extrème, méme pour les Etats voisins. Il faut d'ailleurs dans les choses de ce monde faire une part à l'imprévu.

Sans vouloir me dire optimiste, j'ai néammoins, je le repète, l'espoir fondé que nos efforts, unis à ceux des autres Puissances, réussiront à conserver à l'Europe les bienfaits de la paix •.

V. E. aura rémarqué que dans cet entretien M. de Bii<low a montré, comme d'habitude, qu'il est une question sur laquelle il garde presque bouche close. Mes collègues des Puissances Ocoidentales font la meme remarque. Lord Odo Russell, nommément se plaint de ce mutisme, en constatant qu'en général il donne bien plus qu'il ne reçoit dans ses conversations avec le Secrétaire d'Etat. Quant au Prince de Bismarck, il reste invisible au Corps diplomatique. La question qu'on met ·en quelque sorte sous le boisseau, c'est la question d'Orient, en tant qu'elle se rattache du moins aux rappol'lts des trois Puissanees du Nord. Le Cabinet de Berlin laisse agir en première ligne· l'Autriche et la Russie, et quand celles-ci se sont entendues sur la marche à suivre, il se joint à elles. A ce point de vue, H est autorisé à nous dire qu'il faut se concerter de préférence avec ces deux Puissances. Mais son role principal est de veiller à ce qu'il ne se produise chez -elles aucun froissement, aucune défiance de nature à altérer un accord basé sur leur convenance mutuelle de prévenir une catastrophe en Orient où ni l'une ni l'autre ne sont encore en mesure de recueillir un héritage qu'elles devraient se disputer les armes à la main. Si la Russie notamment ajourne ses projets, elle veut cependant laisser la porte ouverte à leur réalisation en temps plus propice, et à cet effet se ménager parmi les Slaves du Sud une influence prépondérante. Si elle ne veut rien prendre maintenant, meme en avance d'hoirie, elle ne permettrait pas qu'une autre main que la sienne s'étendìt vers l'objet de convoitise. Le Comte Andrassy, tiraillé de son cOté entre les exigences contraires des deux portions de l'Empire, s'est engagé dans une voie où les difficultés augmentent chaq_ue jour sans compensations réelles. Il était à prévoir que dans ces conditions H surgirait des divergences de vue entre les intérets rivaux. La tàche incessante du Cabinet de Berlin consiste donc à empecher aussi longtemps que possible, une rupture qui le mettrait dans la nécessité de prendre position entre les parties adverses. J'ai signalé dans ma dépeche précitée de quel coté il pencherait très vraisemblablement, à savoir vers la Russie, dont l'alliance lui assurerait la meilleure arrière-garde contre la France, ainsi que cela a été déjà suffisamment démontré en 1870. Et pour sa part la Russie ne saurait trouver un allié plus désintéressé que l'Allemagne dans la question d'Orient.

Ce travail du Prince de Bismarck pour contenir les impatiences les défiances et les jalousies, ne peut-etre livré au grand jour. Il n'a de chance de réussi:te qu'à la condition d'etre poursuivi dans le silence du Cabinet. Cela explique dans une certaine mesure son mutisme et sa discrétion, ainsi que ses déclarations

officielles et invariables sur la solidité de l'entente des trois Puissances. Meme s'il n'y croyait pas, il serait prudent d'affecter la confiance la plus entière.

Le fait est que la situation s'aggrave, car l'édifice turc craque de toute part et menace de s'effondrer. Il faudrait presque que la diplomatie fit oeuvre de soroellerie pour faire disparaìtre l'orage qui s'amonc•elle à l'horizon. Ici, comme a Constantinople, l'Ambassade Austro-Hongroise est très alarmée des allures du Cabinet de St. Pétersbourg. Le fait suivant est assez significatif. Un agent serbe a naguère acheté ici 50.000 fusHs Chassepots (à 25 francs la pièce) dont le G<>uvernement prussien se défait sans demander aux spéculateurs le lieu de destination. Il exige seulement que les armes ainsi vendues soient transportées hors d'Allemagne. C'est ainsi que des spéculateurs avaient déjà trouvé moYien de faire des opérations à Berlin, tantòt pour les Carlistes, tantòt pour les Alphonsistes. L'Autriche avait interdit les transit par sa frontière de ces 50.000 fusils destinés à la Serbie, tandis que le G<>uvernement russe en a permis le passage sur son territoive. On assure que la frégate blindée Pierre le Grand a reçu l'ordre de se rendre dans l'Adriatique. A propos d'armements, le Gouvernement turc vient de se pourvoir chez Krupp de trente canons de ~très fort calibre qui doivent servir à la défense des Dardanelles. On prétend que chacun de ces canons colite 375.000 francs, et que le prix en a été payé au moment de la livraison.

L'Ambassade d'Autriche manifeste aussi quelques craintes sur l'attitude du Cabinet de Berlin en cas de complications plus graves.

L'Empereur de Russie arrivera ici vers le 9 Mai, accompagné du Prince Gortchakow, ainsi que M. de Biilow m'en a donné avis. Le Comte Schouvalow, en retournant à Londl'es, sera de passage à Berlin vers la fin d'Avril. Si d'ici là les affaires Orientales ne prennent pas le mors aux dents, ~le Prince de Bismarck trouvera dans ces rencontres une excellente occasion d'accentuer ses vues pacifiques. En attendant, la presse officieuse prèche sur toute la Ligne le calme ret la modération.

Je n'ai pas besoin d'ajouter que Vienne, St. Pétersburg et Constantinople sont pour le moment les points les mieux indiqués pour se former une idée aussi ~exacte que possible sur la marche des événements. Ici il s'opère un travail souterrain soustrait aux investigations de la diplomatie pour les motifs que j'ai développés plus haut..

(l) Non pubblicato.

(l) Cfr. n. 30.

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IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 454. Vienna, 21 aprile 1876 (per. il 24).

Nell'udienza ch'io ebbi ieri dal Conte Andrassy ,e di cui già tenni parola all'E. V. col mio precedente rapporto (1), oltre a quanto in esso riferii, naturalmente la conversazione si aggirò pure sulla crisi Orientale. S. E. cominciava col discolpare la diplomazia dall'accusa che gli si fa, di non aver ottenuto fin qui risultato alcuno colla sua azione pacificatricre. Disse, doversi intieramente all'accordo dei Tre Imperatori ed all'azione concorde costantemente esercitata dai Loro tre Gabinetti, se l'insurrezione poté essere localizzata all'Erzegovina ed alla Bosnia; ed aver Egli le prove in mano che in caso diverso a quest'ora l'Albania e la Bulgaria ed anche la Grecia avrebbero preso parte alla lotta.

Il Conte Andrassy ammetteva poscia bensì l'insuccesso, fin qui, dei negoziati intrapresi cogl'insorti, onde indurli a deporre le armi; ma dicevami pe·rò non rinunciare alla speranza di vedere quelle provincie pacificate, ben inteso se la Turchia non fa prima bancarotta e se con successi militari aprirà 'la strada ai consigli della diplomazia. Egli manifestavami recisamente, quella essere la sola soluzione a suo avviso, possibile ed anche la prefe11ibile, nell'interesse di quelle popolazioni Cristiane, che, ove avessero un governo autonomo non tarderebbero a trovarsi in posizione ben peggiore di queHa che loro è assicurata dalla Sovranità della Porta, in conseguenza delle riforme ch'essa ebbe ad accettare per l'amministrazione di quelle provilnci·e. Dal Governo Turco, egli conchiudeva, la Bosnia e l'Erzegovina possono esclusivamente sperare quei miglioramenti economici atti a trarle gradatamente dall'infelice stato in cui attualmente si trovano.

lil Nobil Conte non dissimulavami poi: ch'Egli ammetteva possibile la prolungazione dell'insurrezione, e non impossibile anche la prossima intromessione della Serbia, ma dicevami, non esservi nulla in ciò di cui l'Europa avesse ad allarmarsi, poiché, ove riuscisse assolutamente infruttuosa l'azione pacificatrice, a questa subentrerebbe l'astensione la più compLeta, lasciando che Turchia ed insorti • cuisent dans leur bouHlon •, stato di cose che d'altronde Egli trova niente affatto nuovo nella storia di quei paesi e rispondente anche, si può quasi dire, ad una necessità organica dei suoi abitanti. Ciò stando, il Conte Andrassy respinge la possibilità di una conflagrazione Europea, che, a suo avviso, non ha ragione di essere, nessuno volendo turbare lo statu quo in Oriente. Opinione questa tanto più profonda in Lui, ch'Egli assicura non nutrire n menomo dubbio intorno alla lealtà dell'Imperatore Alessandro ed al suo fermo proposito di conservare la pace all'Europa.

(l) Cfr. n. 36.

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IL MINISTRO A MADRID, GREPPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 60. Madrid, 21 aprile 1876 (per. il 27 ).

L'articolo XI del progetto costituzionale riguardante la questione religiosa che in oggi assorbe l'attenzione politica di tutta la Spagna è concepito nei seguenti termini:

• La religione cattolica apostolica romana è quella dello Stato e la nazione obligasi a mantenere il culto ed i suoi ministri. Nessuno verrà mo•lestato sul territorio spagnuolo per le sue opinioni religiose, né per l'esercizio del suo culto rispettivo, salvo il dovuto rispetto alla morale cristiana. Non saranno permesse altre cerimoni•e e manifestazioni che quelle della religione deHo Stato •.

Quest'articolo del progetto ministeriale costituzionale è osteggiato con egual calore tanto dal partito moderato, o per meglio dire, retrivo, quanto dal partito sinceramente liberale. I retrogradi osservano, che l'articolo contiene la dichiarazione di un diritto a cui tiene tosto dietro una restrizione, cioè H diritto di non essere molestato per le opinioni religiose né per l'esercizio del proprio culto, salvo il rispetto alla morale cristiana. La restrizione· consiste nella proibizione d'ogni cerimonia e manifestazione eccettuate quelle della religione dello Stato. A detta del partito retrivo adunque l'articolo XI dovrebbe essere interpretato nel modo seguente:

• L'abitante del suolo spagnuolo potrà soltanto entro la propda casa manifestare le sue opinioni religiose: soltanto entro del suo tempio potrà esercitare il suo culto colui che ne professa uno distinto dal culto dello Stato ». Ciò che vorrebbe dire che non vengono permesse altre manifestazioni che quelle della religione dello Sta•to. In ogni modo si avrà ciò che si chiama la libertà del tempio, cioè la facoltà accordata ad ogni abitante del suolo spagnuolo: di costruire un tempio alla divinità che vuole, !asciandone la porta aperta sulla strada acciò liberamente vi possa entrare chi vuole; di aprire scuole entro il rednto del suo tempio od in altro speciale; e di stampare e distribuire libri •e foglieHi. Ciò equivale al culto pubblico di ogni religione che non offenda la morale cristiana. Solo rimane che ciò che è diritto sotto il portale diviene delitto se praticato nella istessa strada. I credenti anticattolici non potranno essere convocati al suono d'una campana, ma lo potranno a quello di una campanella posta a:lla porta del tempio. In quanto alle opinioni religiose esse saranno tutte rispettate sinché rimarranno rinchiuse nel fondo della coscienza. Tuttavia, osservano sempre i moderati, le teorie materialiste di Kraus, Hegel, Darwin potranno impunemente essere spiegate in quei templi le cui porte r<imarranno aperte e così si avranno in !spagna tante religioni quante sette filosofiche esistono nel mondo. Il sistema patrocinato dal Ministero non è che una ipocrisia, mentre il vero spirito religioso può rassegnarsi ai fatti, ma giammai transigere coi principii. Si disse che sotto :la Roma dei pontefici esistevano sinagoghe e cappeUe protestanti. Ma questo significava soltanto la tolleranza di un fatto, mentre non esisteva veruna legge che desse sanzione pubblica e legale all'esistenza delle sette dissidenti e della giudaica. In Inghilterra istessa, la religione cattolica non è dalla legge riconosciuta. Pretendesi è vero che i cattolici sono emancipati, ma il Governo inglese continua ad ignorare la chiesa cattolica come istituzione. In Francia eccettuati i tre culti riconosciuti il cattolico, il protestante ed il giudaismo li altri non tengono veruna garantia legale e sono semplicemente tollerati e lasciati in balìa di qualsiasi disposizione amministrativa. In Italia la legge tollera solo legalmente i culti già stabiliti e nulla di più. In Austria avviene ad un dipresso lo stesso. In !spagna le cose stanno altrimenti: dai tempi d'IsabeHa la Cattolica e di Filippo III non vi esiste più un solo israelita od un maomettano. L'istessa democrazia spagnuola allorché fu al potere, dimostrò un sentimento di avversione verso il protestantesimo, il quale non era nello stato di dissoluzione in cui trovasi al presente. Gli stessi liberi cultisti spagnuoli confessano che dopo 6 anni di libertà religiosa non si formò

su questo suolo né una sinagoga né un solo aggruppamento spagnuolo. Perché dunque volere distruggere questo fatto per adottare i principi di liberalismo e di materialismo anticattolico? La Santa Sede la quale stava disposta, ed il Governo lo sa, ad intendersi per tutto quanto si riferisce alla tolleranza di fatto, tenendo a calcolo le difficoltà che nel presente stato sociale della Spagna

avrebbero potuto presentarsi, dovette alzare la voce non col mezzo di una lettera particolare o privata, ma bensì con un Breve scritto nella lingua ufficiale della Chiesa e col rito di costume, per condannare l'articolo XI.

Vediamo ora quaLi sono le critiche formulate dal partito liberale costituzionale contro il progettato articolo XI. Anzi tutto questo partito desidera che venga accertato un concetto definito, completo ed esplicito e chiede alla maggioranza ministeriale se realmente l'articolo progettato consacra l'inviolabilità del tempio dissidente ,e della Sinagoga. Se tale è il suo convincimento lo faccia constare in modo che sopravvenendo al potere il partito moderato questo non possa applicare l'ar,ticolo nel senso che il culto dissidente debba esercitarsi solo nell'interno del1e case dei rispettivi credenti, e non già in un apposito tempio. Vuolsi da taluno che con la interpretazione corretta di questo articolo sarà 'lecito di discutere dogmi religiosi e principii di morale. Se così è lo si faccia constare chiaramente per impedire che i moderati vi diano una ,in.terpretazione da escludere tali discussioni, perché considera,te come vere manifestazioni pubbliche contro la religione dello Stato. Coloro che difendono l'articolo in progetto sostengono che sarà lecito esaminar,e con libertà intiera in giornali e libri temi di scienza ed arte che più si separano dalla scienza e daH'arte consacrate dalla credenza religiosa dello Stato. Il partito liberale chiede che anche questa facoltà venga espressa esplicitamente nella redazione del detto articolo per impedire qualsiasi interpretazione contraria del partito moderato.

Finalmente il partito liberale chiede che venga espresso chiaramente, entro i limiti della morale cristiana la facoltà di insegnare ogni genere di materie, come pure la facoltà d'accordarsi a tutti gli Spagnuoli di disimpegnare qualsiasi incarico pubblico indipendentemente dalla religione da loro professata. La Costi,tuzione deve decidere in modo positivo tutti questi punti, come li risolveva la Costituzione del 1869.

I due partiti estremi hanno già deposti varii emendamenti dei quali mi occuperò allorquando avrò l'onore di riferire all'E. V. sulla discussione che tra brevi giorni verrà Intrapresa nel seno del congresso.

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IL MINISTRO A PIETROBURGO, ULISSE BARBOLANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 242. Pietroburgo, 22 aprile 1876, ore 16,10 (per. ore 21,30).

Prince Gortchakoff vient de convoquer chez lui tous les représentants des puissances garantes et après nous avoir communiqué la grave nouvelle de la décision prise par la Porte de faire la guerre au Montenegro, H nous a invités à prier nos Gouvernements respectifs de faire démarche bien pressante à Constantinople pour empikher la Turquie de commettre cet acte de folie et de suicide. Le chancelier étai,t visiblement ému et nous a dit que l'Empereur était hautement indigné. Il a fait appel aux sentiments d'humanité des puissances chrétiennes qui ne pourraient pas tolérer ce déchainement du fanatisme turc

et a ajouté que si la Porte, débordée par le parti militaire exalté, persiste dans sa déplorable résolution, la Russie ne pourrait plus honorablement contenir la Serbie et les autres chrétiens d'entrer dans la lutte et il prévoit que meme la Grèce sortirait de son attitude expectante. H nous a priés tous ,enfin, de lui faire connaitre les réponses de nos Gouvevnements. L'ambassadeur de France ayant en sa quaMté de doyen répondu le premier qu'il ne doute pas que le Gouvernement français s'assoderait à la démarche russe et donné [sic] des instructions dans ce sens à son représentant à Costantinople, nous avons tous à notre tour exprimé la meme confiance.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE DESTINATO A LONDRA, MENABREA

D. l. Roma, 22 aprile 1876.

Fra le questioni che maggiormente preoccupano le principali Potenze, quelle che si riferiscono alla situazione presente della Turchia hanno in questo momento un carattere speciale di gravità. Esse dovettero quindi tenere il primo posto nei varii colloqui che io ebbi con V. E. e durante i quali potei acquistare la certezza che, con l'autorità datale dall'esperienza delle cose politiche, a Lei non riuscirà malagevole lo stabilire col Gabinetto di Londra relazioni tali che ci permettino di ben calcolare quale potrebbe essere eventualmente l'atteggiamento della Gran Bretagna nelle complicazioni della quistione Orientale.

Per effetto di una reazione che trova la sua spiegazione nel sentimento nazionale del popolo inglese, il Gabinetto Tory, od almeno una parte dei personaggi politici che lo compongono, ha sentito il bisogno di quando in quando di dipartirsi da quella politica di assoluta astensione nelle quistioni del continente, che fu una delle cause del disfavore del Gab~netto Gladstone. Ma il Ministero Derby-Disraeli non fece prova, a vero dire, di seguire nelle vertenze che maggiormente interessano le Potenze continentali un piano ben determinato, dal quale si possa con fondamento prestabilire quale po,ssa essere H conteg:no del Gabinetto di Londra nelle varie eventualità prevedibili. Se l'azione diplomatica del Gran Brettagna si è fatta sentire negli ultimi tempi, il cara,ttere di questa azione fu di essere isolata e direi quasi senza seguito, benchè essa rivelasse che il rispetto cbe incute non è peranco diminuito anche presso le maggiori potenze militari dell'Europa.

Non è mestieri che io lungamente esponga a V. E. come i progressi fatti dalla Russia e dall'Inghilterra nell'Asia abbiano potuto produrre uno spostamento nel campo sul quale quelle due Potenze si contesero prima d'ora un'influenza predominante. Da parecchi mesi si combatte in Turchia una guerra insurrezionale che, in tempi non ancora remoti, avrebbe dato motivo al Gabinetto di Londra di spiegare un'a2lione diplomatica perfet,tamente determinata e che ora invece lascia quel Gabinetto presso che indifferente. Vero è che l'abbandono per parte dell'Austria-Ungheria della politica nella quale trovava un'alleata costante nell'Inghilterra, può aver contribuito a rendere quest'ultima più cauta nell'assumere un contegno troppo assoluto nell'interesse della conservazione dello statu quo in Turchia. Accertata !'<impossibilità di rimediare ad un dissesto finanziario sempre crescente, l'Inghilterra contrariamente a certe tendenze che si erano manifestate in Francia, diede il segnale delil'abbandono in cui furono lasciati da tutti i Governi coloro che av•evano contribuLto a sostenere la Turchia in un periodo di tempo durante il quale l'appoggio della Gran Bretagna era il principale sostegno politico dell'Impero ottomano.

Le mutate circostanze politiche dell'Europa ·e l'influenza che esse esercitarono sulla condotta del Gabinetto inglese, ruppero quella unione di interessi che aveva esistito prima e dopo la guerra di Crimea fra l·e Potenze occidentali, nè l'Inghilterra fece apparentemente alcun sforzo per ristabilire una tale unione. L'alleanza, od il concerto che voglia dirsi, dei tve Imperi del Nord si sostituì nel posto lasciato vacante dalle Potenze occidentali in rtutte le quistioni riguardanti la Turchia di Europa e l'Italia, la Francia e l'Inghilterra rimasero ormai sole a prendere un vero interesse nelle questioni non meno gravi che si riferiscono all'Egitto ed alla Tunisia.

V. E. troverà nella raccolta delle corrispondenze che si conservano presso la R. Ambasciata in Londra gl'indizi palesi che la politica ,iniziata da parecchi anni dalla Gran Brettagna negli affari di Tunisi, politica di cui si è vantaggiata la posizione della Francia in Cl.Uella reggenza, non si è mai smentita. Nella lotta che noi sosteniamo in quello Stato africano contro la soverchiante influenza francese non abbiamo trovato appoggio, ma ben spesso ostacolo nell'atteggiamento del Governo inglese. Tutta l'attività dell'Inghilterra pare avere attualmente per obbiettivo l'Egitto, e l'opinione pubblica, che ha tanta parte nella condotta del Gab~netto di Londra, si è pronunciata negli ultimi tempi in modo così manifesto da creare quasi, a canto della quistione delle provincie slave ottomane, una vera e propria quistione egiziana nella quale, finora almeno, l'azione dei tre Imperi del Nord non si è pronunci<ata in modo sensibile.

Interessati per ragioni diverse, ma in proporzioni quasi uguali, in tutto ciò che può influire sulle questioni territoriali dei paesi bagnati dal Mediterraneo e di Quelli che fronteggiano l'Adriatico, noi seguiamo colla maggiore possibile diligenza lo svolgimento di avvenimenti dei quali non ci è dato di scorgere finora con chiarezza le ultime conseguenze.

Affinché l'E. V. possa fino dal suo primo giungere in Roma (l) contribuire efficacemente a quest'opera di diligente osservazione, stimo opportuno di trasmetterle qui unito copia di un mio dispaccio in data d'oggi al Ministro del Re a Vienna (2), dal quale risultano i motivi che ci fanno temere gravi complicazioni negli affari della Turchia europea. E siccome è mestieri che Ella dia opera ad allontanare il pericolo di contemporanee complicazioni nella vert,enza egiziana, così ho creduto che l'E. V. gradirebbe di essere minutamente informato dello stato presente di quella vertenza non meno che dei passi che l'Ital,ia ha fatti per trovar alla medesima un componimento soddisfacente per tutti i legittimi interessi. A questo fine unisco a questo dispaccio una memoria che io prego V. E. di prendere in attenta considerazione.

(l) -Sic nel registro dei dispacci ma deve trattarsi di Londra. (2) -Cfr. n. 42.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT

D. 197. Roma, 22 aprile 1876.

Dopo avermi riferito circa l'atteggiamento assunto negli ultimi tempi dai Rappresentanti delle maggiori Potenze in Vienna, la S. V. nel rapporto del 13 corrente (1), mi scriveva che dal canto suo Ella non si era dipartirta, in mancanza di speciali istruzioni, da una linea di condotta riservata e prudente a Lei suggerita dalla cognizione perfetta della parte avuta fin quì dall'Italia nell'azione diploma•tica relativa agli affari d'Oriente.

Tale contegno ha o·ttenuto la piena approvazione del Governo di Sua Maestà, ed io la ringrazio di avermi, con la solerzia consueta, informato di tutte le circostanze che potevano influire sul giudizio che io dovevo formarmi della situazione politica generale creata dagli avvenimenti della Turchia Europea.

A quest'ora Ella avrà certamente saputo che le domande dei capi degli insorti erzegovesi, esposte nel memoriale consegnato al Generale Rodich, ebbero per parte della Russia un'accoglienza assai diversa da quella che alle medesime stimò opportuno di fare il Gabinetto di Vienna. Il giorno 11 aprile quest'ultimo aveva già fatto dichiarare dal suo Ambasc.iatore a Cos•tantinopoli che l'Austria-Ungheria non poteva dare il suo appoggio a domande che andavano al di là delle concessioni fatte dalla Sublime Porta in seguito agli accordi presi colle potenze garanti. Il Conte Zichy, per ordine espresso del suo Governo, soggiungeva aver questi fatto analoga dichiarazione agli insorti consigliandoli ad intendersi coi rappresentanti della Porta sulle basi delle concessioni predette; essere disposto ad interporre i suoi offici presso il Principe di Montenegro affinchè questo desse nello stesso senso i consigli che gli insorti gli avrebbero domandato; non aver avuto il tempo di comunicare col Governo russo, ma non dubitare che il Gabinetto di Pietroburgo professerebbe le stesse idee. Del telegramma che conteneva queste dichiarazioni il Conte Zichy lasciava copia in mano di Rachid pascià il quale, informando il rappresentante italiano della ricevuta comunicazione, non taceva l'interesse e l'onore dell'Impero Ottomano rendere impossibile che si presti orecchio alle nuove esigenze degli insorti; doversi piuttosto ricorrere ad un'azione militare più vigorosa ed affidarsi alle sorti delle armi.

Non comprendo sopra quale base pertanto il Barone Hoffman fondasse la speranza espressa a V. S. di ottenere una prolungazione di tregua in attesa deile determinazioni a prendersi in conseguenza dei negoziati in corso. La comunicazione fatta dal Conte Zichy giungendo contemporaneamente all'annunzio dell'impossibilità in cui s'erano trovate le autorità turche di vettovagliare Niksic, ebbe per effetto che la Porta desse immediate disposizioni di ripigliare le ostilità.

Il gabinetto di Pietroburgo si è vivamente commosso di questo stato di cose. Il 17 aprile il Conte Barbolani, riassumendo in un telegramma (l) una

conversazione avuta col Principe Gol'tchacow, mi faceva conoscere che S. A. aveva perduta ogni speranza di prolungazione di tregua e di pacificazione, che degli scontri sanguinosi erano già accaduti in seguito agli ordini impartiti da Costantinopoli per la ripresa vigorosa delle ostilità. Il Principe Cancelliere aveva detto al R. Ministro essere urgente che i Governi segnalassero alla Turchia il pericoloso cammino nel quale essa si impegnava.

Lo stesso giorno il Generale lgnatiew significava al Ministro degli affari esteri del Sultano che il cancelliere russo non divideva l'opinione del Conte Andrassy che cioè le condizioni proposte dagli insorti fossero da respingersi, che il Gabinetto di Pietroburgo impegnava invece la Porta a trattare direttamente cogli insorti prendendo come base le proposte stesse. L'Ambasciatore russo chiedeva a Rachid pascià una risposta per poter invitare i capi degli insorti ad entrare in tl'attative.

La comunicazione fatta da'l Generale Ignatiew considerata in relazione con quella che, pochi giorni prima il Ministro degli affari esteri del Su1Jtano aveva ricevuto dall'Ambasciatore austro-ungarico acquistava l'importanza di un graV'e avvenimento politico poichè rivelava agli occhi stessi della Porta tutta la fragilità dell'accordo esistente fra i due Gabinetti che nelle presenti complicazioni della quistione odentale possono esercitare un'azione preponderante. La risposta di Rachid-pascià al Generale Ignatiew fu sostanzialmente negativa. Dopo aver conceduto tutto ciò che dalle Potenze garanti le fu chiesto, la Porta ottomana non potrebbe accettare delle trattative che si aprirebbero sopra una nuova base e per le quali la Russia si costituirebbe giudice fra le due parti.

Avendomi però in quei giorni il Ministro di Turchia comunicato un telegramma del suo GoV'erno contenente le lagnanze contro il Montenegro per non avere quel Prinoipato osservato, al dire della Porta, 'le condizioni della tregua relative al rifornimento dei viveri di Niksic, vi presi occasione di una siffatta comunicazione, intesa ~evidentemente a giustificare la 11ipresa più energica delle ostilità, per fare intendere al Signor Carathéodory un linguaggio che non deve avergli lasciato alcun dubbio sulle disposiZlioni del Governo Ltaliano. Dissi al Ministro ottomano che ciò di cui la Porta si <lagnava doveva invece illuminarla sulla vera situazione dei paesi dove ferve l'insurrezione. Quando le popolazioni intiere partecipano ad un movimento, la volontà dei Governanti non basta a piegarle al rispetto di pattuite condi:llioni. La violenza, quando pure si fosse autorizzati od impegnati a farne uso, non raggiungerebbe lo scopo. La Porta Ottomana dov~eva trarre profitto dalLe circostanze che ancora una volta le permettevano di aprire delle trattative sopra una base che rispetta la sua sovranità territoriale.

Il R. Governo non aveva ancora ricevuto notizie dai suoi agenti circa Le cause che avevano impedito di vettovagliare Niksic. Ma quando mi pervennero le più particolareggiate informazioni in propo,sito io potei confermarmi nella opinione che il rifiuto delle popolazioni di somministrare i mezzi di trasporto a turchi fu la sola causa per la quale il convoglio destinato a questa fortezza non potè essere formato.

Sino ad oggi non mi risulta che il Governo austro-ungarico abbia cercato di modificare a Costantinopoli l'impressione che vi aveva prodotto la comunicazione del Conte Zichy. I rapporti che il Conte Corti mi ha indirizzati accennano esclusivamente ad un raddoppiamento di attività nelle disposizioni militari e le notizie telegrafiche che quotidianamente si ricevono sono tutt'altro che rassicuranti.

Non siamo soli, Signor Ministro, a concepire delle vive inquietudini per uno stato di cose che può condurre aHe più temibili complicazioni. Affinchè Ella conosca l'impressione che si aveva a BerLino degli ultimi avvenimenti di Ori1enrte, stimo utile trasmetterle confidenzialmente una copia del rapporto direttomi a questo riguardo il 14 aprile (l) dall'Ambasciatore di Sua Maestà presso quella Corte Imperiale. Non abbiamo ragione di mettere in dubbio per ora l'intenzione del Gabinetto di Berlino di adoperarsi a mantenere fra la Russia e l'AustriaUngheria l'accordo che nella crisi della quistione Orientale vien messo a durissima prova. Il Governo del Re non ha omesso di mantenere a questo riguardo con la Germania uno scambio di idee dal quale si ripromette un buon esito, giacchè, al pari della Germania, l'Italia vede il suo interesse nel mantenimento fra Vienna e Pietroburgo di quel buon accordo che è stato finora e che può essere ancora la principale guarentigia della pace europea.

Ma se noi desideriamo ciò che anzi tutti stimiamo essere nostro peculiare interesse, non dobbiamo da queste speranze !asciarci distrarre per un solo istante dall'osservazione continua dei sintomi che possono segnalare l'aggravarsi di una situazione che è venuta in questi giorni complicandosi assai. Il R. Governo fa particolar conto del concorso che la S. V. gli presta in questa sua politica di osservazione. Per agevolare l'opera di lei stimo anzi opportuno far1e noto che da Belgrado mi venne riferito che ad ogni passo della politica austro-ungarica in quel principato, l'azione degli agenti di Russia e di Austria-Ungheria si palesa sempre meno concorde. Ed ha fatto poi dn me qualche impressione il sapere che da Vienna furono dati ordini ai Consoli imperiali anche nelle provincie turche più lontane dal teatro della insurvezione, perché abbiano da trasmettere a codesto Governo Imperiale notizie complete dei movimeinti delle truppe ottomane indicando la loro forza numerica, i corpi ed i reggimenti ai quali appartengono, la quantità di cavalli, carriaggi ecc. che le accompagnano.

(l) Non pubblicato.

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IL MINISTRO A PIETROBURGO, ULISSE BARBOLANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 79. Pietroburgo, 22 aprile 1876.

Ho fatto cenno in aHro mio rapporto n. 78 (2) della cattiva impressione qui prodotta dal discorso del Generale Rodich agli insorti. Era da prevedere che questo spiacevole incidente sarebbe stato sfruttato dagli organi slavofili per provare la giustezza dei lamenti che muovono spesso al Governo pe'l poco calore che dimostra a sostenere la causa dei fratelli slavi e per lasciarsi trarre a rimorchio dall'Austria che ha interessi ben diversi.

Ma ciò che non poteva prevedersi e che reca stupore in un paese in cui la stampa non è del tutto libera, si è l'acerbità del linguaggio usato in questa congiuntura da qualcuno di questi periodici, specialmente dal Nuovo Tempo, che, scendendo alle personaHtà, ha osato dire che il Principe Gortchakoff non era più all'aite·zza dei tempi, ch'ei non comprendeva i bisogni e le aspirazioni della Nazione Russa e che la sua politica doveva quaLificarsi una politica senile ed impotente.

Mi assicurano che il Prefetto di Polizia siasi recato dal Principe Cancelliere per domandargli se ei desiderava che si intentasse u:na procedura contro il Nuovo Tempo e che Sua Altezza abbia risposto che in quanto a lui personalmente egli sentivasi al disopra di simiili attacchi e li sprezzava. Ei quindi lasciava interamente all'Autorità Amministrativa la cura di decidere se conve~ nisse oppur no procedere di uffizio contro quel giornale.

D'altra parte mi viene riferito da persone degnissime di :!lede che i redattori del Nuovo Tempo sono sicuri di rimanere impuniti perchè sentonsi sorretti e sostenuti dalle Corti del Granduca Erede e del Granduca Costantino che sono alla testa del partito cosidetto slavo o nazionale. Infatti fino ad oggi il Direttore del periodico in questione non ha sof:llerto alcuna molestia.

E questo uno dei tanti sintomi che provano la trasformazione lenta sì ma costante che subisce il regime interno della Russia.

(l) -Cfr. n. 30. (2) -Non pubblicato.
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IL MINISTRO A WASHINGTON, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 36. Filadelfia, 22 aprile 1876 (per. il 10 maggio).

Questa Legazione coi suoi rapporti nn. 207 e 209 Serie Po1i.tica delli 13 e 28 Dioembre 1874 ha informato il Governo del Re dei negoziati che in allora si stavano iniziando per un trattato di commercio fra gli Stati-Uniti e le Isole Avajane. I negoziati vennero infatti condotti a termine dal Signor .Aillen, suddito americano, Ministro del Re Kalakaua a Washington e dal Signor Fish ed il trattato fu sottoscritto il 30 gennajo 1875. Approvato dal Senato e ra~ttificato dal Presidente, esso fu discusso in questi ultimi giorni anche dalla Camera dei Rappresentanti ·ed avrà per certo favorevole voto. Oltre le buone dispoSiizioni della Camera e le raccomanda2Jioni del Comitato incaricato di riferire in proposi•to, le Camere di Commercio e le altre associazioni di simi1le natura degli Stati del Pacifico chiedono con insistenza che il trattato sia punto messo in vigore. Per ciò che riguarda le Isole Avajane esso non è che un trattato puramente commerciale che loro accorda facilità a titolo di reciprocHà garantite anche agli Stati Uniti, ma nello stesso tempo però si fanno a questi ulitimi condizioni così eccezionalmente favorevoli sovra altri punti, e non mai viste prima d'ora in qualsiasi conven~ione di simile natura conchiusa con uno Stato indipendente per quanto piccolo esso sia, da attribuire al trattato in discorso una importanza politica tutta speciale che manifesta in modo non dubbio la condotta che il Governo americano tenta di seguire nel Pacifico, diminuirvi cioè per quanto è possibile, l'influenza europea per sostituirvi la propria.

Ho l'onore di qui unire alla E. V. il Testo del trattato col rapporto presentato alla Camera dei Rappresentanti dal relatore Signor Fernando Wood (l) e ne ho marcato i punti più importanti, fra i quali merita speciale menzione l'impegno assunto dal Re Avajano di non conchiudere con altri governi durante il periodo di tempo in cui il •trattato americano-avajano rimarrà in vigore, cioè per sette anni, convenzioni che accordano ad altre nazioni, diritti o concessioni uguali a quelle ora accordate agli americani.

Le dichiarazioni fatte nella Camera dei Rappresentanti dagli oratori che propugnarono la approV1azione del trattato in questione furono esplicite e pressoché conformi a quelle contenute nella relazione del Signor Wood. Essi dissero stare negli intevessi degli Stati-Uniti di allontanare da quei paraggi l'influenza europea e di impedire soprattutto che quel gruppo di Isole cada nelle mani dell'Inghilterra o della Franoia.

Altro indizio della politica americana nel Pacifico lo troviamo nella proposta attualmente so·ttomessa al Congresso, e che sarà assai probabilmente accettata, di restituire al Giappone la indennità di Somonoscki, che· l'E. V. ben conosce in quali circostanze ed a quali condizioni fu ottenuta. Questa proposta era stata fatta già qualche tempo fa, ma giunta al Senato vi rimase sospesa fino a questi ultimi giorni.

Il Governo degli Stati-Uniti non ha altrimenti disposto della somma incassata, per cui ora si tratterebbe di restituirla al Governo giapponese, deducendosi dalla medesima soltanto quella parte che basti a coprire le gratificazioni assegnate ai danneggiati americani e le spese della spedizione. Sinora né l'Inghilterra, né la Francia, né la Olanda che cogli Stati-Uniti parteciparono alla spedizione, non sono disposte a fare altrettanto, ed anzi due anni or sono insisterono presso il Gabinetto di Tokio perché mantenesse i suoi impegni, così il Governo americano si acquista un nuovo titolo di gratitudine e di simpatia dalla parte del Governo giapponese e si procaccia un nuovo mezzo per far "l."alere in quell'Impero la sua influenza.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AI MINISTRI A PARIGI, NIGRA, E A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, R. DE MARTINO

T. 125. Roma, 23 aprile 1876, ore 11,30.

Les représentants des Puissances garantes ont été convoqués hier chez le prince Gor.tchakow qui les a priés d'inviter •leurs gouvernements respectifs à s'associer à la Russie pour empecher la Turquie de commettre un acte de

follie et de suicide en attaquant le Montenegro. L'Italie est prete à s'associe·r à l'action de la Russie à Costantinople pour écarter les dangers de la siltuation. Veuillez, je vous prie, me faire connaitre le plus tòt possible les résolutions du gouvernement auprès duquel vous etez accrédité.

(l) Non si pubblicano.

46

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

(Carte Robilant)

L. P. Vienna, 23 aprile 1876.

Spero Ella vorrà essermi indulgente se mi permetto rivolgermi direttamente a Lei in via particolare per intrattenerla su di un argomento che a mio avviso potrebbe difficilmente venir posto nella sua vera luce col mezzo de1ta corrispondenza ufficiale. Le sempre graditissime relazioni personali ch'io ebbi coll'E. V. ogni qualvolta ebbi il piacere di trovarmi seco a Lei a contatto, mi fanno sperare queste mie righe non Le riusciranno discare. Come già ebbi a porre in rilievo con due miei rapporti, la determinazione che il R. Governo sarà per prendere a l"iguardo della convenzione di Basilea e successivo Trattato di Vienna è aspettata Q.Ui con grande impazienza, ed anzi non posso andar al Ministero senza che mi si chieda se ho ricevuto notizie a1l riguardo. Evidentemente il R. Governo sarà a giorno delle cause che motivano questa preoccupazli.one che il Governo Imperiale divide cogl'uomini d'affari tanto di Vienna che di Pest. Ad ogni modo parmi conveniente di farne cenno all'E. V.

A torto od a ragione, non è il caso di ciò discutere. Ora il Governo Imperiale allorché fu firmato a Vienna il Trattato che sanciva la Convenzione di Basilea si ritenne sicuro della successiva approvazione per parte del Parlamenro, ed ebbe a dar assicurazioni in tal senso aJlla società. Conseguentemente, questa più non si preoccupò di ricercare i fondi onde far fronte ai pagamenti della prossima scadenza facendo assegno sul1e somme che l'Italia avrebbe sborsato. Questa misura venendo a fallire ove la convenzione di BasHea non avesse altro seguito, la Società si troverebbe in imbarazzi abbastanza gravi, da poter esercitare un pesantissimo contraccolpo in questa piazza già si terribilmente colpita dalla perdurante crisi. Del nuovo disastro che potrebbe nascerne, non v'ha dubbio se ne darebbe causa all'Italia, senza arrestarsi alla considerazione che un nuovo gabinetto non è affatto tenuto ad accettar un trattato stipulato da quello che lo precedette, mentre non sono ancora intervenuti quegl'atti finali necessa11i a farne una Legge dello Stato. Non è però meno vero che il Governo mentre conserva la sua libertà d'azione deve cercare di prevenire per quanto è possibile che le conseguenze che saranno per derivare dalle sue decisioni, possano nuocere alle buone relazioni fra i due Stati. Questo risultato sembrami si raggiungerebbe ove mi si ponesse in grado di preparare con acconcio linguaggio il terr.eno ad accogliere il meno possibile sfavorevolmente l'ufficiale annuncio che si sarà per dave delle nostre determinazioni. Mancando assolutamente fin qui d'iStru

8 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

zioni al riguardo, sono costretto a mantenere una riserva tale, che ben certo le nostre relazioni qui ne soffrono: tanto più in questi momenti in cui per essere bene 'informati converrebb€ mantenermi ~n continuo contatto col Ministero Imperiale deg1i Affari Esteri. Riterrei quindi, ripeto, tanto più necessario l'E. V. mi facesse conoscere tosto che Le sarà possibile il linguaggio preparatorio nella quistione di cui è caso, che io dovrò tener qui. Ove poi anche il Governo credesse più conveniente io perdurassi nell'assoluta riserva sin ad oggi osservata sarebbe pur sempre bene che almeno un filo di luce onde guidarmi nelle tenebre io l'avessi; poiché il silenzio stesso deve assumere a seconda delle circostanze forme diverse, e solo si può esser sicuro di non compromettersi allorché si ha idea almeno di ciò che si deve tacere.

Colgo poi quest'occasione per ringraziarla Eccellentissimo Signor Ministro per le gentili e fiduciose parole ch'ella ebbe la cortesia di farmi dire a nome suo dal Conte Tornielli.

47

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 253. Vienna, 24 aprile 1876, ore 15 (per. ore 17).

Je confìrme mon télégramme d'hier (1). Le comte Andrassy avait fait déjà démarche à Costantinople pour empecher attaque du Monténégro, quand il a appris par l'ambassadeur à Pétersbourg la réunion des représentants des puissances garantes convoquée par le prince Gortchakow. J'ai Iieu de croire que cette démarche de la Russie auprès des autres puissances, aui n'était pas concertée ici à ... (2) à Vienne. On n'en fait cependant semblant. Du reste, il parait que la Turquie a renoncé depuis plusieurs jours à attaquer le Monténégro et que le prince Gortchakow le savait déjà quand il a convoqué les représentants des puissances. La politique de non intervention est toujours la seule avouée ici et, à ce qu'on m'a aussuré au Ministère, là s'arrète l'engagement avec la Russie. Je puis me tromper, mais je crois que la Russie ne tardera pas beaucoup à proposer un Congrès pour effacer les dernières traces du Congrès de Paris et gagner du temps.

48

IL MINISTRO A WASHINGTON, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 257. Washington, 24 aprile 1876 (per. ore 10,20 del 25).

Commission centennal exprime vif désir illustre senateur Verdi honorer centenaire indépendance envoyant composition exécuter 4 juillet. Feuple américain appréciera hautement faveur. Je recommanae cet nummage umque art 1talien, autres compositeurs ont seulement contracts entrepnses partiCulières.

(l) -Non pubblicato. (2) -Gruppo indecifrato.
49

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, TORNIELLI, AL MINISTRO A WASHINGTON, BLANC

D. 7. Roma, 24 aprile 1876.

Mi è regolarmente pervenuto il pregiato rapporto politico, N. 31 (l) al quale era annessa copia del carteggio da Lei scambiato col Signor Fish, circa gli uffici che il Govemo degli Stati Uniti si incaricò di fare, presso H Govemo di Venezuela, per agevolare la soluzione della controversia relativa ai reclami italiani.

Mi riservo di risponderle di proposito sopra questo argomento. Stimo utile di comunicarle, intanto, quanto mi scrive sopra analoga materia il R. Ministro all'Aja.

In una recente conversazione dl Signor de ViNebois, Ministro degli affari esteri, disse al Commendatore Bertinatti che il Signor Birney, nuovo Ministro degli Stati Uniti, or ora giunto all'Aja, gli aveva proposto, a nome del Signor Hamilton Fish i buon uffici del Governo Federale, al fine dti comporre il conflitto tra il Venezuela ed i Paesi Bassi, e di rendere possibile tra i due Govemi il ristabilimento delle relazioni diplomatiche. Il signor de Villebois avrebbe risposto al Signor Birney che il Gabinetto neerlandese, mentre non rinunciava ad assestare direttamente la controversia col Venezuela, era però gratissimo al Governo di Washington per la sua amichevole profferta, e disposto ad esaminare con sollecitudine e col massimo buon volere qualunque formale proposta gli venisse fatta nel conseguimento dello scopo desiderato.

Il Signor de Villebois ed il Signor Birney sarebbero rimasti sulle generali, coll'intenzione di scandagliare le reciproche disposizioni anziché con quella di entrare senz'altro a discutere il merito della vertenza. Dal racconto che del colloquio gli fu fatto dal Signor de Villebois, il Commendatore Bertin:atti crede anzi di poter inferire che il Gabinetto dell'Aja non abbia molta premura di accettare l'intromisisone ufficiosa del Governo federale e forse avrebbe preferirto farne senza. Ed il Commendatore Bertinatti, H quale ha incontestabHe esperienza delle cose americane, osserva a questo proposito non essere forse affatto fuor di luogo il Timeo Danaos, quando gli Stati Uniti cercano d'intromettersi fra gli Stati americani e gli Stati Europei.

L'avvertenza del Signor Commendatore Bertinatti ed il fatto che gliene porge occasione non sono certo di tal natura da farci mutare d'atteggiamento rispetto al metodo che noi abbiamo prescelto per giungere ad u:na soddisfaoente solu:zJione degli affari nostri che sono tuttora pendenti al Venezu:ela. Però sembra che vi si debba attingere nuovo argomento per mantenersi, rispetto alla vertenza dell'Olanda col Venezuela, in quel giusto riserbo a cui ,fin da principio si informò, in questa fase la trattazione della nostra condotta.

Il) Non pubblicato.

50

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 457. Vienna, 24 aprile 1876 (per. il 27).

Siccome ebbi l'onore di telegrafarle or ora (1), confermando il mio telegramma di ieri (2), in risposta a quello direttomi il giorno stesso dall'E. V. (3), il Gabinetto di Vienna non ebbe contezza che a cosa fatta della convocazione fatta a Pietroburgo dal Principe Gortchakow dei Rappresentanti delle Grandi Potenze; però esso aveva già in antecedenza incaricato il Conte Zichy di porre la Sublime Porta in seria avvertenza, intorno ai pericoli a cui Essa andrebbe incontro, attaccando il Montenegro, siccome accennavano le notizie qui pervenute. Il Gabinetto di Vienna aveva già del pari dato a Costantinopoli analoghi consigli di prudenza, onde procurare l'armistizio cogl'insorti venisse tacitamente prolungato: ma la Sublime Porta, a fronte delle pretese sollevate da quelli, non aveva creduto dar ascolto a quei pacifici suggerimenti. Miglior successo parmi abbiano avuto le pratiche fatte dal Conte Zichy, onde impedire l'azione immediata contro al Montenegro, poiché, da quanto mi risulterebbe oggi, si è rinunciato pel momento a quest'idea.

Come già altra volta, il Gabinetto di Pietroburgo fece testé appello alle altre Grandi Potenze senza presentire sulla convenienza di questa misura il Gabinetto di Vienna; forse ciò fece in paPte per rappresaglia del fatto di cui ebbe a mostrare la sua spiacenza qui, che il Conte Andrassy avesse spiegato poco fa un'attitudine minacciosa a Belgrado, senza prima concertare col Principe Gortchakow; forse anche perché, tra,ttandosi del Montenegro, teneva a vincolare a sé l'Europa in un primo atto, che potrà avere conseguenze, il cui svolgimento sta precipuamente a cuore alla Russia.

A mio avviso la questione dell'insurrezione nelle Province Turche è entrata nella sua seconda fase, poiché la prima, quella della pacificazione a mezzo dell'azione mediatrice, il di cui punto culminante fu la Nota Andrassy, sembrami si possa, senza peccare di pessimismo, ritenersi fallita.

Quale sarà questa seconda fase? Ecco un grave problema intorno al quale di:lìficile sarebbe fare presagi. L'Austria, sebbene non si nasconda affatto l'insuccesso dell'azione pacificatrice, pure manifesta, più ,esplicitamente che mai il suo intendimento di rimaner ferma nel non .intervento. Ma la Russia dividerà essa pure questo modo di vedere? A me parrebbe di no. Le frasi stesse, di cui il Principe Gortchakow si servì per qualificare la condotta della Porta, nel caso avesse ad attaccare il Montenegro, non sono atte a far concepire fondata speranza che il Gabinetto di Pietroburgo sia disposto ad accontentarsi di guardare gli abitanti delle Province Balcaniche morire coi Turchi in uno stesso • bouillon •'

come sempre io ebbi a far rilevare a codesto Ministero, l'alleanza dei tre Imperatori non ebbe mai un obiettivo definito; il suo scopo fu sempre negativo, la conservazione per intanto della pace e dello statu quo in Oriente, senza preoccuparsi anzi tempo del da farsi, il giorno in cui lo sviluppo dei fatti, a cui in verità non tutti restano sempre spettatori indifferenti, necessitasse un'azione qualsiasi. A questo giorno parmi si possa dire si sia vicino. Già un pajo di volte mi si accennò qui alla possibilità di un futuro congresso, (non però il Conte Andrassy, che mai ebbe a dirmene parola); ciò non di meno non crederei l'iniziativa abbia mai a venirne da Vienna. Riterr.ei invece probabile che, allorquando la confusione sarà giunta al colmo, e Pietroburgo e Vienna non si intenderanno più affatto fra di loro, (eventualità che, checché se ne dica ufficialmente qui, non è molta lontana), sarà da Pietroburgo che verrà l'1iniziativa, e così anche in ciò si verificherà il fatto fin qui constatato, che mentre ufficialmente il centro dell'azione diplomatica fu stabilito e si mantiene a Vienna, l'impulso direttivo viene da Pietroburgo.

Sarà mia cura tenere esattamente al corrente l'E. V. della situazione qui, per quanto mi sarà possibile conoscerla con precisione; non posso però nasconderle che assai difficile mi è l'avere informazioni un po' positive, poiché nello scambio di idee, intol'no all'attuale crisi, il Gabinetto di Vienna non ama uscire dalla cerchia dei tre Gabinetti Imperiali. Nel ciò constatare devo però dire che alle interrogazioni, che mano mano mi trovo in circostanza di dover fare, sia al Conte Andrassy che al Barone Hofmann, sempre mi si risponde con cortesia e larghezza anche nei particolari e negli apprezzamenti, che, ho avuto occasione di accertarmi, è maggiore di quella usata con altri miei colleghi rappresentanti di Grandi Potenze.

(l) -Cfr. n. 47. (2) -Non pubblicato. (3) -Cfr. n. 45.
51

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, R. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 2538/608. Londra, 24 aprile 1876 (per il 29).

Ho l'onore di accusare ricevuta dell'ossequiato Dispaccio dell'E. V., in data delli 19 corrente, n. 429 di questa Serie (1), col quale Ella m'annunziava l'arrivo, nei primi giorni del mese entrante, in questa Capitale, di S. E. il Conte Menabrea, Marchese di Va,ldora, Ambasciatore di Sua Ma.està presso la Corte di Sua Maestà Britannica. E mi reco a premura d'informare l'E. V. che non ho mancato di partecipare l'annunzio dell'arrivo suddetto a Pmncipale Segretario di Stato di Sua Maestà per gli Affari Esteri e che, in data d'oggi, ho iniziato le pratiche necessarie affinché S. E. sia provveduto di quelle agevolezze doganali che sono d'uso in casi consimili.

(l) Non pubblicato.

52

IL MINISTRO A PIETROBURGO, ULISSE BARBOLANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 80. Pietroburgo, 23-25 aprile 1876 (per. il 2 maggio).

Come ebbi l'onore di annunziare per telegrafo a V. E. (l) fui jeri mattina invitato dal Principe Gortchakoff a rendermi da lui al Ministero degli Affari Esteri a mezzogiorno. Trovai li adunati aUa stessa ora gli Ambascdatori di Alemagna, Austria-Ungheria, Francia ed Inghilterra.

Il Principe Cancelliere visibilmente commosso incominciò a dirci che oi aveva convocati d'ordine dell'Imperatore per comunicarci le gravi notizie che erano giunte da Costantinopoli. Ci lesse quindi un ,telegramma del Generale Ignatieff sul quale era detto che il giorno 20, quando fu noto l'esito della spedizione intrapresa da Mouktar Pacha per approvigionare la fortezza di Niksitch, che non ebbe un pieno successo perché alle bande insorte erasi agg1iunto un corpo di 7 mila Montenegrini, l'eccitamento fu al colmo a Costantinopoli, ed in un consiglio di guerra che fu adunato lo stesso giorno fu deciso di muovere guerra al Montenegro. Aggiungeva H Generale Ignatieff che Dervish Pacha, Ministro della Guerra, offrivasi di porsi a capo dell'intrapresa e ripromettevasi di venirne a capo in poco tempo facendo convergere verso la montagna da un lato, le truppe che sono a Scutari ed una parte di quelle che sono al confine Serbo dall'altro; che questo partito fu vinto in consiglio, che il Sultano (e questo pareva più grave al Principe Gortchakoff) avrebbe fornito i fondi necessarii dalla sua cassa particolare; che il partito militare e fanatico prendeva il sopravvento, e che il Gran Vizir Mahmoud Pacha, débordé dagli eventi lasciava fare.

Il Principe Gortchakoff, riprese col dire che non aveva bisogno di farci notave la gravità di tali notizie che avevano altamente indignato l'Imperatore.

L'atto che la Porta si preparava a commettere era una follia, anzi un suicidio. Se persistesse in esso la Russia non potrebbe più onorevolmente contenere la Serbia 'e le altre ProV'incie turche, l'Albania, l'Epiro, la BulgaDia che si sarebbero tutte sollevate ed avrebbero messo in fiamme tutta la penisola dei Balcani. Il Governo dell'Imperatore opinava che in questa congiuntura una pressione in comune esercitata a Costantinopoli dalle Grandi Potenze varrebbe forse a distrarre la Porta dall'andare a pericolosa impresa e a scongliurare una crisi tanto terribile.

Egli quindi ci invitava a riferire per telegrafo ai nostri rispettivi Governi lo stato delle cose, e ad esortarci a dare senza alcuna perdita di tempo le opportune istruzioni ai loro Rappresentanti presso la Sublime Porta.

L'Ambasciato11e di Francia nella sua qualità di Decano fu il primo a rispondere che agli anche considerava come gravissimi i fatti accennati dal Principe Cancelliere, che si sarebbe affrettato a telegrafare al Governo Francese la proposta del Governo Imperiale e che ei non dubitava della buona accoglienza che avrebbe incontrata a Parigi. Esprimemmo poi a tutti man mano la stessa fiducia per conto dei Governi che avevamo l'onore di rappresentare; solo l'Amba

sciatore Austro-Ungarico credé dover aggiungere di essere convinto che il Conte Andrassy senza aspettare l'invito della Russia, avrà già fatto fare serie rimostranze a Costantinopoli contro la inconsueta deliberazione presa.

Esaurito questo punto l'Ambasciatore d'Inghilterra chLese di fare due osservazioni l o cioè che non gli pareva fossero state fedelmente eseguite le condizioni dell'armistizio posciaché i Turchi non avevano potuto in quel frattempo approvigionare Niksitch siccome era stato convenuto 2° che varrebbe la pena di accertarsi se fosse vera oppure no l'asserzione di Mouktar Pacha cioè a dire che tra le fila degli insorti avessero combattuto 7 mila Montenegrini.

Il Principe Cancelliere riprese in quanto al primo punto, che se Nikitsk non poté essere approvigionata durante l'Armistizio ciò non avvenne per colpa del Montenegro ma per la mancanza dei mezzi necessari al trasporto delle vettoV'aglie; e in quanto al secondo punto, egli non negava che tra le ,fila degli insorti vi fossero dei Montenegrini dappoiché non era in potere del Principe lo impedire che questo accadesse, ma ciò che egli poteva assicurare senza tema di essere smentito, si era che un corpo di truppe, forte di 7 mila uomini, fosse stato inviato dal Montenegro in sostegno degli insorti.

Sua Altezza faceva 1inoltre notare come non fosse possibile a Mouktar Pacha il distinguere i Montenegrini dagli insorti Erzegovinesi, Bosniaci o Serbi essendoché tutti vestono il medesimo costume e parlano la stessa lingua.

E dopociò prendemmo tutti commiato dal PI"Iincipe il quale doveva recarsi dall'Imperatore (1).

P.S. 25 aprile 1876.

"Ricevetti jeri mattina il telegramma col quale V. E. nel compiacersi di farmi conoscere le istruzioni date al Conte Corti mi dava incombenza di comunicarle al Principe Gortchakoff. Non mi fu possibile di vedere il Principe in giornata perché trattenuto dall'Imperatore, ma il Barone di Jomini mi disse che Sua Altezza aveva ricevuto notizia telegrafica dal Barone Uxkull de l'exellent démarche fatta fare dall'E. V. a Costantinopoli* (2) et à laquelle le Prince a été très sensibte. Sono le sue precise espressioni.

Egli mi annunziò che le notizie giunte da Costantinopoli accennavano ad un notevole miglioramento della situazione e se ne mostrava soddisfattissimo. Mi astengo dal riferirle a V.E. nella sicurezza che le avrà ricevute direttamente da quella R. Legazione.

Da tutto quello che è accaduto nei giorni scorsi a me pare che possiamo trarre la conclusione che i propositi della Russia sono più che since,ri in quanto al mantenimento della pace europea, e che essa nel desiderare il miglioramento della condizione dei sudditi non mussulmani della Porta non sia mossa da alcun secondo fine, da a1lcun interesse egoistico. Ché se altrimenti stesse la cosa il Gabinetto Imperiale si sarebbe cevtamente astenuto di ricorrere all'azione collettiva delle Grandi Potenze per distogliere il Governo Ottomano dalla rovinosa via in cui accingevasi ad entrare.

(l) Cfr. n. 40.

(l) -Edito in LV22, pp. 149, 150. (2) -Il brano tra asterischi è edito in LV22, p. 150.
53

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE AL CAIRO, G. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 263. Cairo, 26 aprile 1876, ore 10,30 (per. ore 13).

Vice roi a suspendu paiements parce que les propositions des banquiers français trop graves. Après la suspension on a imaginé plusieurs probabilités sur la base d'unifier la dette. Ce matin M. Scialoja a conféré avec lé vliceroi sur les réformes conseillées. En méme temps, viceroi lui a dit que les banquiers f11ançais ont envoyé secrètement à Paris projet que le Gouvernement français a communiqué à l'Angleterre pour le faire accepter afin de le lui imposer l'accord. Le projet serait de consolider la dette flottante de 18 millions L sterling, sans tenir compte de l'augmentation des cinq millions pour dépenses de guerre et autres ·causes, sans comprendre bons Dai:ra, en émettant au prix de 400 des obligations de 500 à 7 %; toutes les autres dettes consolidées méme de prochaine extinction, prorogées à 60 ans. Viceroi croit que Gouvernement anglais n'a pas accepté. Il était irrité du procédé des banquiers; il a parlé d'un décret pour établir consolidé forcé. Vraiment, à l'état actuel des choses, il est difficile de comprendre ce qu'on entend par consolidé volontaire. Convaincus que l'ltalie interviendradt dans un accord entre la France et l'Angleterre, nous tenons toujours la méme langage: commencer faire réformes, hilter solution, éviter in:6luenc.e exclusive d'une seule puissance. L'opération forcée ne ferait pas changer nos conseils; on pourrait également atteindre ce but.

54

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 1587. Berlino, 26 aprile 1876 (per. il 30).

J'ai eu hier avec le Secrétaire d'Etat l'entrevue que j'ai eu l'honneur de vous annonce·r par mon rapport n. 1586 (1). D'après les renseignements qu'il m'a fournis, le Baron de We11ther, dans la nuit du 23 au 24, a reçu l'instruction de se joindre à la démarche ayant pour but de dissuader la Turquie d'envahlr le Montenegro. Les représentants de la Russie et de l'Angleterre à Constantinople avaient déjà reçu du Grand Vizir l'assurance qu'aucun ordre n'avait été donné à cet effet; qu'il s'agissait seulement de former un c·amp d'observation à Scutari en suite de l'avis transmis par Moukhtar Pacha sur la participation des Monténégl1ins aux del'niers engagements. Quoiqu'il en soit, les Puissances par l'organe de leurs chefs de Mission ont vivement engagé la Porte à se préter à la conclusions d'un nouvel armistice qui permettrait de mieux reprendre le fil des négo

ciations. Le Gouvernement turc s'était montré disposé à entrer dans cette voie, à la condition du ravitaillement de Niksdch par le Montenegro. C'était là un point stratégique trop important pour le 'laisser tomber au pouvoir des ennemis. Le Prince de Montenegro consentait à ravitailler cette piace, pourvu que la Turquie s'engageat à traiter avec les insurgés sur la base des six demandes formulées par ceux-ci dans le mémoire qu'ils ont présenté au GouveMeur de la Dalmatie, Géné!'al de Rodich.

Il reste à savoir si cette dernière prétention sera admise à Constantinople, où l'on ne doit pas ignorer que, tout d'abord du moins, H existait à cet égard une certaine divergence de vues entre Vienne et St. Pétersbourg.

Dans le cas où ces négociations prél,iminaires n'aboutiraient pa~s, laisserait-on les belligérants en tete-à-téte? Se contenterait-on de localiser autalnt que possible le conflit et de sauvegarder les intérets généraux de l'Europe, en attendant que les circonstances permettent de proposer aux combattants une solution acceptable? J'ai fait une allusion dans ce sens à M. de Btilow. Il m'a répondu que sur ce point il n'y avait pas entre les Puissances une entente explicite, mais qu'il lui semblait qu'une semblable attitude rentrait assez dans la situation actuene des choses. L'accord qui vient de s'établir entre les Cabinets à propos des velléités de la Turquie contre le Montenegro, est un nouveau témoignage de leur volonté de concourir au maintien de la paix universelle. C'est là une garantie des plus sérieuses pour le présent et pour l'avenir.

M. de Btilow n'a pas soufflé mot sur les entretiens qui viennent d'avoir lieu entre le Prince de Bismarck et le Comte Schouwaloff qui s'est arreté deux jours à Berlin en retournant à Londres. Je suis réduit à faire des conjectures, celle-ci, ~entre autres; s'il y a eu quelques dissentiments entre Vienne et St. Pétersbourg, l'e Chancellier Allemand aura travaillé à les écarter. C'est dans son ròle de mettre ces deux Puissances d'accord, et de se joindre à elles ensuUe, pour suivre un programme commun de paciiitcation. J'incline meme à croire qu'il a réussi à amener une transaction au sujet des demandes qui émanent des insurgés. Ce ne sont plus, il est vrai, les Cabinets qui recommandent euxmemes la requete, mais le Montenegro n'attacherai~t pas le grelo't s'il ne comp

tait pas sur quelque appui.

Le Secrétaire d'Etat a passé aussi sous silence l'abstention de l'Angleterre de répondre, jusqu'ici du moins, à l'invitation de la Russie en faveur du MQin• tenegro. Lord Odo Russell l'explique par une lenteur peut-etre calculée de la part de son Gouvernement à suivre une initiative de la Russie, qui pourrait couvrir quelque arrière-pensée. En conviant l'Europe à une semblable démarche, eUe semblerait donner un encouragement à l'insurrection qui certes n'a pas besoin, au train où elle marche, de recevoir une nouvelle impulsion. Je, me borne à rapporter cette manière de voir qu'il iiaut attribuer évidemment à l'esprit de défiance de la diplomatie anglaise contre la politique russe.

Je sais par mon Collègue de Grèce que le Roi Georges visitera également Berlin à son retour de St. Pétersbourg. Au dire de C'e diplomate, ce voyage n'aurait pas de significaHon politique. Oela n'est guère admissible en présence des très graves complications qui surgissent en Orient. Sans vouloir prétendre que ce Souverain se pose déjà comme un des héritiers en cas de dislocations de l'Empire Ottoman, il est à supposer qu'il cherchera du moins à mettre à profit ses relations de famille avec la Russie, à se ménager des influences à Berlin pour favoriser éventuellement les intérets et les aspirations de son peuple. Il n'est pas de petits Princes qui ne rèvent parfois à jouer le ròle du Piémont au point de vue national. Dans leurs présomptions ambHieuses ils oublient que, pour arriver à un pareil résultat, il a fallu le patriotisme éclairé et à toute épreuve de Notre Auguste Souverain, secondé par le dévouement et la sagesse du peuple, ainsi que par le génie de l'homme d'Etat dont le nom occupe une piace si élevée dans l'histoire.

(l) Non pubblicato.

55

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A PIETROBURGO, ULISSE BARBOLANI

T. 135. Roma, 27 aprile 1876, ore 23,45.

Si vous etes interrogé vous pouvez répondre que les Princes de Piémont arriveront à St. Pétersbourg entre le 15 et le 20 Juillet.

56

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO AGLI ESTERI, MELEGARI

R. 459. Vienna, 27 aprile 1876 (per. il 3 maggio).

Segno ricevuta all'E. V. del Suo ossequiato dispaccio del 22 corrente,

n. 197 (1). Le informazioni e le considerazioni in esso svolte concorsero a viemmeglio chiarirmi gl'intendimenti del R. Governo nell'attuale complicata situazione, e sarà mia cura conformarvi la mia attitudine· ed il mio linguaggio. Ringrazio poi la E. V. per la confidenziale comunicazione datami dell'importante rapporto del R. Ambasciatore a Berlino in data 14 di questo mese (2).

Quanto più so e posso mi studio di tenere a giorno l'E.V. dello svolgimento delle successive fasi che sta traversando l'azione· diplomatica, relativa agli affari d'Oriente, per quanto ne traspira qui. Non mi nascondo però che talvolta nel riferire apprezzamenti e talvolta anche fatti, mi succede di cadere in contraddiZJ:ioni che l'E. V. non sempre riescirà a spiegarsi facilmente. Ma la ragione di queste contraddizioni ha in parte origine dél!lla fragilità delle basi su cui riposa la comune azione dei Gabinetti di Vienna e di Pietroburgo, causata dall'evidente doppia corrente a cui si ispira la condotta del Governo Russo, in parte anche poi dall'incertezza con cui procede il Conte Andrassy in questa vertenza; poiché, mentre Egli vorrebbe mantenere pienamente fermo l'accordo col Principe

Gortchakow, non può a meno di preoccuparsi del fatto evidente che vi ha in Russia un forte parHto che con tutti i mezzi esplica la sua azione in un senso non solo contrario agli interessi Austro-Ungarici ma anzi assolutamente ostile a questo Impero.

Un tale stato di cose dà origine a discrepanze d'apprezzamenti ed anche talvolta ad atti diplomatici, che producendosi senza previo concerto fra le due Cancellerie, sono poscia causa di stiracchiamenti e malumori, che giungendo a cognizione della stampa e da questa ingrandit:i, reagiscono nella opinione pubblica dei due Paesi, rendendo così più difficile il mantenimento dell'accordo sostanziale almeno fra i due Gabinetti. Lo stesso stato di cose produce degli alti e bassi e conseguentemente dei disguidi anche non lievi nelle impressioni di chi osserva da vicino; e di necessità i miei rapporti se ne risentono. Ciò malgrado, è mio avviso, che erroneamente s'apporrebbe chi dichiarasse fin d'ora scossa l'alleanza fra i due Imperi: se la fiducia in essa, per parte delle altre grandi Potenze non verrà meno, e se queste sapranno ,e vorranno far prevalere a Costantinopoli consigli di prudenza e di moderazione, si eviteranno molto probabilmente quegli atti inconsulti a cui la Porta potrebbe lasciarsi trascinare, ove si ingenerasse in Lei l'idea della possibHi,tà di vedere l'Europa divisa in due campi; ed in tal modo non è ancora dimostrata al dì d'oggi l'impossibilità che per un certo lasso di tempo la pace sia ridonata alla Penisola dei Balcani, mediante la leale esecuzione per parte della Sublime Porta e l'accettazione da parte dei Cristiani di quelle provincie, delle riforme contenute nella nota del Conte Andrassy. A parer mio nella presente crisi chi giuoca una delle parti principali si è il Montenegro, poiché a Cettinje fanno indubbiamente capo i fili di tutti gli intrighi. Generalmente si assicura che il Principe Nikita ad altro non miri se non ad acquistare qualche pezzo di territorio, probabilmente un porto sull'Adriatico. Sembra anzi fuori di dubbio che la Porta sarebbesi già mostrata disposta a soddisfare queste sue aspirazioni, pure di acquistarsi il suo disinteressamento dall'insurrezione. La Russia caldeggia, a quanto mi si assicura, questa concessione. L'Austria vi si mostra affatto contraria ed il Conte Andrassy ebbe ad esprimersi chiaramente in tal senso, tanto con me come con alcuni miei colleghi, dicendo che ciò apparirebbe un premio dato alla ribellione e quindi sarebbe di pessimo esempio per gli altri Stati vassalli, un fatto dunque grave di const>guenze. Molto probabilmente il Conte Andrassy, nel ciò dire, tace il meglio di ciò che pensa, perché egli non può a meno di veder chiaro nei progetti della Russia, in questa speciale faccenda, i quali sarebbero, se mal non m'appongo, d'ingrandire il Montenegro in maniera che per necessaria consegue!lza le Bocche finiscano per far parte del Pvincipato e così Cattaro diventi un porto montenegrino, cioè russo. A dire il vero però io non posso dividere questo modo di giudicare la politica montenegrina e checché se ne dica io persisto a credere che il Principe Nikita ha ben più alte aspirazioni; già fin d'ora Egli ha ottenuto il risultato, d'incontestabile importanza, di farsi accettare dall'Austria e dalla Russia, non occorre il dirlo, siccome il mediatore necessario fra gli insorti e le Potenze; la Turchia stessa è disposta ad accogliere il suo concorso per vettovagliare Niksitch. Ove l'insurrezione ottenesse fra breve grandi vantaggi, ovvero la Turchia riescisse prontamente a farla finita con essa, il Montenegro si troverebbe anzi tempo al termine dell'opera sua e non potrebbe attenderne altro guiderdone se non in lie~i vantaggi territoriali di r:ui più sopra parlai. Ma diversamente potrebbe succedere, se la cosa tirasse in lungo, poiché la posizione che già Egli si è fatta presso gli Slavi del Sud si sarebbe rafforzata e per logica necessità, flinirebbe per toccargli un ingrandimento ben altro di quello che sponte o spinta sarebbe forse non del tutto contraria a dargli oggi la Porta. Se le mie informazioni sono esatte, ed il crederei, poiché ieri esse mi furono confermate al Ministero dove pervennero da altra fonte, il Pvincipe di Montenegro darebbe un'effettiva prova di questo suo intendimento di far tirare le cose in lungo, poiché, mentre mostrasi pronto a riconfermare in questi giorni l'impegno già assuntosi di far vettovagliare Niksitch, se i Turchi accordano un nuovo armistizio agli insorti, ed ha l'aria di starsene colle mani alla ci!nto[a, aspettando l'esito dei negoziati in proposito intrapresi dall'Austria a Costantinopoli, segretamente poi farebbe pervenire alla città assediata l'indispensabile quantità di viveri necessari affinché la resistenza della sua guarnigion,e possa durare e, così non venga troppo presto a mancare il suo attuale precipuo mezzo di azione sulle Potenze e sulJa Turchia. Se fosse vero il fatto sarebbe abbastanza strano e tale, come dissi, ho luogo di ritenerlo perché confermatomi da sorgenti assolutamente diverse ed entrambe ottime.

(l) -Cfr. n. 42. (2) -Cfr. n. 30.
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IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 144. Costantinopoli, 28 aprile 1876 (per. il 5 maggio).

Approfitto della gentile offerta fattami dal mio collega di Inghilterra del suo corriere per Brindisi, onde sot1:omettere a V. E. alcune considerazioni generali sul presente stato delle cose in Oriente.

L'insurrezione dell'Erzegovina scoppiava nell'estate scorsa. Non si trattava allora che di piccola scintilla; però le Potenze Garanti se ne preoccuparono seriamente, poiché nelle presenti condizioni dell'Impero piccola scintilla poteva ben presto convertirsi in grave incendio. Se ne preoccuparono sovrartutto 1i tre Imperii, due di essi per avere in Oriente interessi diretti e della più grande importanza, il terzo per ragioni indirette e facili a comprendere. I rispettivi Governi s'intesero quindi sulla condotta da seguire in quene emergenze. La prima misura adottata fu quella d'inviare dei Consoli delegati nell'Erzegovina, i quali avessero ad intromettersi presso gli insorti affine di indurii a deporre le armi. Il concetto primitivo di questa missione appartiene all'Austria; però rtostoché la relativa determinazione fu presa, grazie sopratutto agli ufficii della Russia, essa fu comunicata ai Governi deHe tre altre Potenze Garanti perché vi aderissero. L'E. V. conosce il risultato di questa missione. I Consoli delegati fecero i rispettivi l'apporti e proposero 'la soluzione che, a loro avviso, era atta a risrtabil'ire la pace sopra solide basi. Ma, le cose non erano mature per siffatta soluzione, né la m1sswne Consolare ebbe altro seguito. Il Cancelliere AustroUngarico propose indi d'incaricarsi di formulare un progetto di radicali riforme che avrebbero per effetto di pacificare le provincie insorte. Gli altri cinque Governi sostennero il progetto Andrassy, poiché nessuno di essi poteva assumere la responsabilità del rifiuto, ma non si fecero sede Hlusioni sull'efficacia di esso. Il Generale Ignatiew, il quale meglio d'ogni altro conosce le condizioni di questo Stato, non espresse mad alcuna fiducia nella riuscita del progetto Andrassy, ed anzi affettò di lasciare al Conte Zichy l'iniziativa di tutti i passi da farsi presso la Sublime Porta.

L'Ambasciatore di Germania in questa residenza non fa che agire secondo l'avviso del Generale Ignatiew. Quello di Francia segue perfettamente la linea di condotta riservata e prudente che fu sì saggiamente adottata dal Duca di Deeazes. Fu diversa l'impressione provata in quelle congiunture dall'Ambasciatore Inglese il quale fu d'avviso che troppo si domandava alla Sublime Porta per le riforme suggerite dal Cancelliere Austro-Ungarico. Vi fu quindi qualche esitazione da parte del Governo Britannico; però la Sublime Porta stessa avendo fatto sentire come essa fosse disposta a sobbarcarsi, ed anzi avendo manifestato il desiderio che non vi fosse disaccordo tra 1le sei Potenze Garanti, Lord Derby si decideva a cooperare cogli altri Governi. Alla quale risoluzione suppongo contribuisse eziandio il desiderio di non fornire lo spettacolo di un isolamento impotente. La Sublime Porta adottava dunque il progetto Andrassy e prendeva le idonee misure per darvi piena esecuzione. Ne seguiva la missione del Barone Rodich per far comprendere agli insorti i benefizii che loro venivano conferiti per le riforme concesse. L'effetto fu come se si avesse voluto spegnere un incendio con una goccia d'acqua.

Tutto l'inverno si passò dunque in deHberazioni, scambi d'idee, risoluzioni che non condussero ad alcun risultato; ed all'aprirsi della primavera la situazione dell'Impero si presentava la più grave che mai. Gli insorti dell'Erzegovina e della Bosnia tuttavia in armi, incoraggiati dai recenti successi, decisi a continuare la lotta; il Montenegro lusingato dalle recenti dimostrazioni di deferenza, penetrato della sua potenza; la Serbia meglio prepararta ad entrare in campo; le popolazioni Slave dell'Impero Austro-Ungarico ansiose d'accorrere in aiuto dei nazionali oppressi; le altre provincie Turche di Europa in attesa del momento opportuno per sottrarsi all'odiato giogo.

D'altra parte un Governo impotente a far fronte a tante difficoltà, privo di mezzi, combattuto da continui intrighi di Palazzo, diffidente dei consigli altrui, incapace di grandi risoluzioni proprie.

Che avverrà in tali circostanze? La situazione dell'Impero è gravissima, ma non v'ha dubbio che fintanto che le sei Potenze Garanti rimangono d'accordo, l'Europa non corre alcun pericolo di guerra. Dirò di più, se i tre Imperi s'intendon0 tra loro le difficoltà s'aggiusteranno in ogni caso senza violenti scosse. Quando io venni a Costantinopoli nel passato Settembre ebbi tra gli altri l'incarico di ;:;candagliare, per quanto si poteva in questa residenza, il cararttere dell'alleanza dei tre Imperi, affine di conoscere specialmente se si trattasse solo di un accordo incidentale oppure esistesse un'intelligenza per l'avvenire. La triplic'e alleanza offuscava in quel tempo lo spirito di certi statisti di altri paesi, cui ispirava gravi sospetti. Nelle mie relazioni con questi Ambasciatori io studiai attentamente questo soggetto, e non tardai guari a persuadermi l'accordo tra i tre Imperi non riferirsi che ane compiicazioni presenti, ed all'ordine attuale delle cose, senza estendersi alle eventualità dell'avvenire. Andai anzi più lontano, e ne venni alla conclusione nell'interesse della pace Europea esser eminentemente desiderabile che l'accordo tra i tre lmpevi, e sopratutto tra la Russia e l'Austria-Ungheria, si mantenesse intatto. Finché i tre Imperi sono uniti infatti quali potenze in Europa farebbe loro la guerra? Il tempo delle alleanze Occidentali per sostenere l'Impero Ottomano è passato. La Francia sta rimargrinando le recenti piaghe in una saggia e dignitosa riserva. Se in Inghilterra esisteva ancora q_ualche ombra di simpatia per l'Impero degli Osmanlì, essa fu dissipata dagli ultimi ripudii finanziari; e ne diede recente prova nell'interesse alquanto irrequieto che spi,egò per la prosperità dell'Egitto, lasciando che l'Impero Ottomano segua le sue sorti. L'Italia ha compiuta la gloriosa sua redenzione, né ha più le stesse ragioni per venire in difesa dei Turchi. A me sembrò dunque ovvrio che le Potenze le quali avevano interessi politici diretti e vitali in Oriente, prendessero l'iniziativa delle misure da adottarsi, e che le altre Grandi Potenze cooperassero con queUe nell'interesse della pace Europea; e sempre regolai la mia condotta in conformità di siffatta convinzione.

Il concerto tra i tre Imperi si è adunque mantenuto finora, sebbene alcuni indizii portino a credere che in questi ultimi tempi qualche nube sia comparsa all'orizzonte. Il solo fatto dell'iniziativa assunta dal Gabinetto Austro-Ungarico nei recenti negoziati non poteva infatti a meno di eccitare qualche sentimento di gelosia presso il Governo Russo ii quale da tanti anni occupa la posizione di protettore naturale degli Slavi in Oriente. Le velleità del Conte Andrassy di voler dominare il movimento Slavo fu più volte severamente giudicato dal Generale Ignatiew nelle sue conversazioni .intime. S'aggiunsero poi le agitazioni delle provincie Slave deH'Austria, le improvvide parole del Generale Rodich, le diffidenze dimostrate da certi Agenti Austriaci in queste Provincie; né v'ha d'uopo di cercare di più per ispiegare le contrarietà provate dal Gabinetto di Pietroburgo. Nulla fu però mutato nelle relazioni tra questi Ambasciatori Impe· riali. Si vede tuttavia ogni giorno il Barone Werther dirigersi all'Ambasciata di Russia, ed il Conte Zichy più volte al giorno. Né posso farmi all'idea di una seria rottura tra ·la Russia e l'Austria per le questioni d'Oriente. Che potrebbe infatti fare l'Austria contro la Russia? La Germania in questi giorni pretese bensì guardare in cagnesco la Russia ·e volgere vezzi d'rincoraggiamento all'Austria, ma mi pare poco probabile che gli Statisti Austro-Ungarici si lascino sedurre dalle tentazioni Germaniche che vorrebbero spingerla a compromettersi in Oriente; ché lo scopo di siffatte tentazioni non è difficile a vedersi. Per le quali ragiDni io sono portato a credere che quelle nubi non tarderanno a dissiparsi, poiché non conviene né all'Austria né alla Russia di complicare la questione d'Oriente d'una lotta tra esse.

Se queste Potenze si mettono d'accordo su una solu:zJione pratica da darsi alle presenti difficoltà, io credo quindi che esse riesciranno nell'intento. Ma quale sarebbe Questa soluzione pratica? Col variare dei tempi variano i bisogni, e quello che sarebbe stato efficace nei tempi andati non lo è più odiernamente.

Chi crede più alle riforme ed alla rigenerazione deU'Impero Ottomano? Si riescirebbe a mettere alla testa dell'Impero un Governo animato dalla migliore volontà del mondo, che esso non troverebbe strumenti atti a mettere in pratica le sue buone intenzioni; non giudici capaci ed onesti; non Governatori che s'intendano di Amministrazione; nessuna istruzione dalle più alte alle ~nfime classi, nessun senso mora,le; nessuna disposizione né possibHità di miglioramento. Il che è tanto vero che ogni qualvolta sia i Consoli delegati, sia gli insorti, sia tutti coloro che conoscono le cose deHa Turchia, si fanno a formulare progetti di riforma, presentano sempre, come condizione indispensabile della efficacia di esse, ~a sorveglianza degli Agenti Esteri; e neri negoziati pendenti in questo momento per la questione finanziaria, la primaria condizione della riuscita del progetto è l'istituzione d'una Compagnia di locazione dalla quale sarebbe eliminato l'elemento Musulmano. Ma si può chiamare soluzione prartica quella di stabilire, per esempio, nel capoluogo dell'Erzegovina urna commisione composta di Agenti Esteri cui sarebbe affidata la sorveglianza dell'Amministrazione della giustizia, dell'equa dis,tribuzione e percezione delle imposte, dell'Amministrazione civile, della Polizia? I quali Agenti, se nominati e dipendenti dai rispettivi Governi, sarebbero piuttosto ispirati dal sentimento del bene del proprio paese che da quello della provinda sottoposta alla loro sorveglianza? Basta enunciare questo concetto per comprenderne tutta l'assurdità. Se non si può rigenerare l'Impero non resta dunque che di portarvi quelle modificazioni che mano a mano si presentano come indispensabili affine di evitare una catastrofe.

Nel presente caso dell'Erzegovina e della Bosnia, la Sublime Porta s'è finora dimostrata impotente a domare un'insurrezione che da principio non aveva pure che tenuissime proporzioni. Se questa impotenza viene confermata da fatti ulteriori, se la minaccia d'una conflagrazione generale div,enta rimminente, le Grandi Potenze hanno non solo il diritto di spegnere il fuoco nella casa del vicino, ma eziandio il dovere di impedire che si compiano in Europa delle atrocità che farebbero inorridire il mondo civile. Se il Governo Ottomano non può governare quelle provincie, le perda. E se esse sono staccate dall'Impero che se ne farà? Fu più volte enunciato il progetto di annessione all'Austria. Ma come· si fa a sostenere questo progetto quando nessuno lo vuole? Non lo vuole l'Austria, non lo vogliono i Bosniaci e gli Erzegovesi, non lo vuole la Russia la quale domanderebbe almeno un compenso, e s'arrischierebbe di aprire la questione d'Oriente. Se ne viene quindi na:turarlmente alla conclusione la sola soluzione pratica esser quella di accordare a quelle provincie un governo autonomo sotto la Sovranità della Porta, oppure, se lo stato miserrimo di quelle popolazioni presenta poche probabilità di potervi costituire un buon Governo di elementi proprii, unirne una parte al Montenegro, l'altra alla Serbia. Queste verità sarebbe bene fossero intese non solo a Pietroburgo ed a Vienna, ma eziandio a Londra ed a Parigi; né vi sarebbe tempo da perdere, perché anche questa soluzione basti a dissipare la tempesta che minaccia l'Oriente. Il miglior mezzo per far prevalere siffatta soluzione sarebbe poi quello di riunire una conferenza la quale avrebbe a deliberare sulle misure da prendersi onde portare rimedio alle presenti difficoltà, e le conclusioni di questa conferenza

dovrebbero essere imposte alla Sublime Porta, se essa non si mostrasse disposta ad accettarle spontaneamente. Queste considerazioni io ho l'onore di sottomettere al sapiente giudizio di V.E.

58

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, TORNIELLI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI (l)

D. 25. Roma, 29 aprile 1876.

Da alcun tempo i R. Consoli residenti nelle provincie asiatiche dell'Impero ottomano accennano ad una notevole recrudescenza del fanatismo musulmano. La chiamata dei redifs ha provocato gravissimo malcorntento, il quale si converte, quasi sempre, in nuovo argomento d'odio contro i cristiani ai quali si fa colpa della insurrezione e dei provvedimenti di guerra che ne sono la conseguenza. Là dove le truppe sono di passaggio, l'eccita~ione piglia proporzioni maggiori, e cresce, col pericolo, la preoccupazione dei cristiani. Tra gli altri !incidenti segnalatimi dai RR. Consoli, dolorosissimo fu quello avvenuto a Latalcia, ove un impiegato cristiano della Dogana, accusato di bestemmia, fu tratto in prligione a furia di popolo, ed imbarcato a bordo di un legno da guerra per essere condotto a Tripoli a subirvi il giudizio, fu visto, poco dopo la partenza del legno, galleggiare già fatto cadavere, senza che siasi potuto avvisare se la morte debbasi a misfatto od a suicidio. Né al cada\"ere stesso, getta1to dal mare sulla riva, furono risparmiati gli oltraggi della plebe tumultuante. Il caso parve così grave al Governatore del Vilayet che, riuscite insufficienti ile inchieste condotte, dapprima da un impiegato subalterno, ed indi dal Governatore di Tripoli, disponevasi a recarsi egli stesso sul luogo per appurarvi la realtà dei fatti.

Sarebbe opportuno che la S. V. Illustrissim'a tenesse, presso la Sublime Porta, tale linguaggio che, pu:r ,essendo improntato alla più schietta benevolenza, le facesse comprendere l'interesse col quale noi teniamo d'occhio la situazione delle popolazioni cristiane d'Oriente, che sono numerose in quelle regioni.

59

L'INCARICATO D'AFFARI A BRUXELLES, GERBAIX DE SONNAZ, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 379. Bruxelles, 29 aprile l 87 6 (per. l' 1 maggio).

Ho l'onore di qui unito inviare a V. E. tre articoli di giornali (2) sulla dimostraZJione cattolica che ebbe luogo sabato e domenica ultimi nella città di Namur; secondo quanto avevo avuto l'onore di scriv,erle ne'l mio rapporto

n. 373 di questa serie in data delli 6 Aprile Corrente (3). Due di questi articoli

sono del foglio Cattolico le Journal de Bruxelles e pubblicano i varii discorsi pronunciati sia nella conferenza, sia nel banchetto che la seguì: il terzo articolo è del periodico liberale l'Echo du Parlement il quale naturalmente giudica in senso contrario la riunione di Namur.

Ciò che è positivo si è che i consigli di moderazione dati dai capi dei due partiti hanno felicemente impedito ogni tumulto di strada. A tale risultato contribui anche il rescritto del Consiglio Comunale di Namur: Consiglio composto in parte di cattolici ed in parte di libera1i che vietò ogni manifestazione di qualunque natura essa fosse e quindi non lasciò formare un lungo corteo cattolico che avrebbe probabilmente provocato le ire del partito contrario.

Osserverò nel finire che parecchi dei principali personaggi del partito cattolico che avevano preso parte all'assemblea di Malines come i Signori J. D'Anethan, Kervyn de Lettenhove, e Jacobs, tutti antichi Ministri, non si recarono a Namur.

(l) -Ed. in LV 22, pp. 144-145. (2) -Non si pubblicano. (3) -Non pubblicato.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

D. 375. Roma, 30 aprile 1876.

*V. E. avrà probabilmente opportunità, in occasione della prossima venuta a Berlino di S. M. l'Imperatore delle Russie, di intrattenersi delle complicazioni Orientali con S. E. il Pr1ncipe Gortchakow e con gli altri personaggi del seguito Imperiale. Stimo utile pertanto di porgerle, con questo mio dispaccio, un diligente riassunto delle fasi più recenti della questione con l'indicazione sommaria della parte che .l'Italia ebbe negli uffici diplomatici di questi ultimi giorni.

Il dispaccio qui unito in copia, che il 22 di questo mese scrissi al R. Ministro a Vienna (1), riproduce, quale in quel giorno era a notizia nostra, la situazione delle cose * (2). Questo era, in quel momento il fatto saliente: che, da una parte, la Russia sopratutto preoccupavasi delle conseguenze di una ripresa di ostilità, e suggeriva con molta insistenza, alla Sublime Porta, di entrare, cogli insorti, in nuove trattative sulle basi dei sei punti presentati al generale Rodich; mentre, dall'altra parte, l'Austria aveva per mezzo del suo Ambasciatore poco dianzi dichiarato alla Sublime Porta che non avrebbe appoggiate domande eccedenti le concessioni fatte in virtù di accordi presi colle Potenze, e che già aveva dato agli insorti il consiglio di intendersi sopra quelle basi coi Commissari ottomani. Palesavasi per tal modo, agli occhi della Sublime Porta, una formale divergenza di opinione fra le due Potenze che hanno finora avuto la parte· precipua nell'opera pacificatriC'e della diplomazia europea.

* Dopo di ché ebbi spedito al Conte di Robilant il mio dispaccio del 22 aprile scorso, sono sopravvenuti altri incidenti, dei quali, mercé notizie più tardi rac

9 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

colte da più ,lati, possiamo oramai chiaramente discernere l'origine e lo svolgimento.

Fallito, malgrado l'armistizio, ogni sforzo per l'approvvigionamento di Nickitsch, Mouchtar Pascià, non appena l'armistizio fu spirato, si avviò con buon nerbo dÌ truppe verso quella fortezza, sperando di poterla, ad un tempo, sbloccare e rifornire di viveri. Invece, scontrandosi nei giorni 17 e 18 aprile, cogli insorti, Mouchtar Pascià dovette, dopo accanito combattimento retrocedere a Gatscho d'onde aveva pigLiato le mosse. Il te•legramma col qual Mouchtar annunciò alla Porta l'accaduto, attribuiva l'insuccesso alla partecipazio,ne di 7.000 Montenegrini, regolarmente organizzati, alla pugna, ed era anzi concepito in tali termini che poteva argomentarsene avere il Montenegro apertamente rotto la neutralità ed essere entrato in campagna a favore dell'insurrezione. Le informazioni posteriori e le dichiarazioni categoriche del Principe Nicola sembrano oramai escludere con ogni certezza, la versione accolta da Mouchtar pascià nel suo telegramma, ed inducono piuttosto a credere che, come già altra volta, abbiano pigliato parte al combattimento anche in questa occasione volontari montenegrini, spontaneamente unitisi cogli insorti. Ciò non toglie però che l'affermazione di Mouchtar pascià provocasse sdegno gravissimo a Costantinopoli, tanto che nei Consigli del Sultano fu riproposta e parve in sulle prime fosse per pr•evalere, la decisione di muovere guerra al Montenegro.

Malagevole sarebbe indagare fino a qual punto effettivamente sussistesse il pericolo di così grave eventualità, quale sarebbe, senza dubbio l'apertura delle ostilità tra la Turchia ed il Montenegro. I rapporti del R. Ministro -a Costantinopoli che sono in data del 21 aprile, epperò anteriori agli offici della diplomazia, accennano bensì alla proposta dibattuta in Consiglio dei Ministri, ma già vi si soggiunse che avevano finito per ottenere il sopravvento più miti risoluzioni e che erasi rinunciato al pensiero di muovere guerra al Montenegro. Ad ogni modo egli è certo che la Russia mostrassi vivamente commossa della possibilità di un attacco contro il Montenegro. Il 22 aprile, erano dal Principe Gortchakow convocati i rappresentanti delle Potenze garanti; ed il Cancelliere, dopo aver loro comunicato la decisione che, secondo le notizie sue, era stata presa dalla Sublime Porta, di muovere guerra al Montenegro, li impegnava a telegrafare ai Governi rispettivi affinché questi dissuadessero il Governo Ottomano dal commettere un atto di follia e di suicidio. Nel giorno stesso l'Ambasciatore di Russia a Costantinopoli, avuto l'assenso dei suoi colleghi (i quali però non avevano peranco ricevuto istruzione alcuna dai loro Governi), faceva, in nome proprio e in nome dei rappresentanti delle Potenze garanti, urgenti uffici presso la Sublime Porta per impedive l'aggressione contro il Montenegro. Nel riferire telegraficamente la cosa, il R. Ministro a Costantinopoli soggiungeva che gli uffici del general•e Ignatieff avevano avuto pieno successo presso il Sultano e che ogni pericolo, pel momento, era svanito. E qui è degno di nota il fatto che anche l'Ambasciatore britannico uscendo, per la prima volta, dal riserbo in cui si era mantenuto nelle fasi anteriori della questione, si adoperò vivamente presso la Sublime Porta all'oggetto di impedire la rottura delle ostilità contro il Montenegro.

Ricevuto il primo telegramma da Pietroburgo mi affrettai ad impartire precise istruzioni al R. Ministro a Costantinopoli. Gli telegrafa,i di recarsi senza mdugio alla Sublime Porta e di dichiarare a Rachid Pascià che qualora fosse stata esatta la notizia della guerra già risoluta contro il Montenegro, il Governo del Re ne avrebbe provato penosa sorpresa e si sarebbe creduto in obbligo, di addivenir·e ad atto suscettibile di così gravi conseguenze. Il Conte Corti era per ·l'amicizia costante che professa verso la Porta, di sconsigliarla caldamente pure autorizzato ad associarsi agli altri rappresentanti qualora si fosse stimato di dare agli uffici comuni un carattere collettivo.

L'iniziativa presa in questa contingenza dall'Ambasciatore di Russia ed i passi fatti dall'ambasciatore britannico e la pronta riuscita deg1i uffici d'entrambi, tolsero al R. Ministro, come altresì, per quanto consta, agli altri rappresentanti l'opportunità di spiegare, nell'incidente di cui qui è parola, una azione decisiva e formale. Ne conseguì, nondimeno, questo utile effetto, che riapparì concorde, rimpetto alla Sublime Porta, l'opera delle varie Potenze. Ed anzi dallo scambio di spiegazioni inervenuto in ta1e circostanza tra i rappresentanti delle Potenze e Rachid pascià sembra aver avuto origine la proposta di un nuovo armistizio, circa la quale un primo cenno mi giunse da V. E. (tele gramma del 25 aprile) (l) e che mi fu indi confermato da questo Signor Ministro d'Austria-Ungheria. * Secondo un telegramma da quest'ultimo comunicatomi, il Principe di Montenegro si sarebbe impegnato a render possibile l'approviggionamento di Niksitch, qualora la Sublime Porta consentisse ad una sospensione di ostilità, durante la quale si ripiglierebbero le trattative sopra basi che il Gabinetto di Vienna dice non essere peranco ben definite e che il Signor de Biilow stimava consistere essenzialmente nei sei punti formulati dag1i insorti.

* Io non esitai ad impartire al R. Ministro a Costantinopoli l'istruzione di associarsi agli uffici che i rappresentanti delle altre Potenze garanti fossero per fare, per indurre la Porta ad accettare l'armistizio. Il Conte Corti ebbe espresso incarico di dichiarare essere, a nostro avviso, sommamente desiderabile che il Governo del Sultano sappia trar partito dalla situazione fattasi, forse per poco, meno tesa*.

Purtroppo i telegrammi più recenti non lasoiano quasi speranza che la Sublime Porta voglia o possa dar ascolto in questa circostanza ai consigli delle Potenze. Il Sultano ricuserebbe di trattenere Mouchtar Pasoià, temendo che nel frattempo Niksitch sia costretta alla resa e le ostilità sarebbe·ro quindi sul punto di ricominciare.

Tale è lo stato presente delle cose. Certo è difficHe, in tanta rapidità di eventi, avventurarsi a presumere lo svolgimento ultePiore della quistione. Nondimeno neLl'eventualità in cui o non sia consentito l'armistizio, o siano per fallire anche i nuovi negoziati, giova tener conto e pigliar nota fin d'ora degli indizi che già si posseggono circa gli intendimenti cui si ispirerebbe, in tale ipotesi, la politica di alcuna tra le potenze. L'Austria sembrerebbe propendere per l'applicazione pura e semplice di quello stesso principio di non intervento che il Signor de Biilow (secondoché V. E. mi riferiva col telegramma del 25 aprile ed

indi mi confermava col rapporto n. 1587 (l) del di successivo) già Le additava siccome naturale portato della situazione. In un suo recente colloquio col generale di Robilant, S. E. il Conte Andrassy accentuava viemmeglio questo suo pensiero, osservando che l'Austria-Ungheria avrebbe potuto mantenersi in una politica di non ~ntervento anche nell'ipotesi in cui la Serbia entrasse a pigliiar parte nella lotta contro 1la Turchia. E neppure dal concetto dell'astensione sarebbe ripugnante la Russia, la quale, secondo un discorso tenuto dal generale Ignatiew al Conte Corti, scorgerebbe nel necessario protrarsi della lotta, quando questa :fosse conterminata tra la SubLime Porta ed i suoi sudditi illlJsorti, un avviamento all'attuazione di altro concetto, del concetto, cioè di una conferenza europea il qua,le disegno, secondo notizie giuntemi cosi da Vienna come da Costantinopoli, sarebbe assai vagheggiato dalla Cancelleria Russa. Non è mestieri che io dica a V. E. di quanta importanza sarebbe per noi il poter discernere i veri intendimenti della Russia circa si:f:fatte combinazioni che per ora sono avvolte nel vago dell'ipotesi degli indizi.

Prima di chiudere questo mio dispaccio mi piace accennare ad u:f:fici che telegraficamente ho commesso al R. Ministro a Costantinopoli per ottenere che i movimenti di truppa non si estendano al territorio di Bagdad ove si sono constatati non pochi casi di peste bubonica. Considerazioni di umanità suffragano le nostre istanze, le qua1Li, del resto, avevano quasi un cavattere obbligatorio pel

R. Governo a cagione della prossimità della penisola al teatro della guerra. Ho saputo di poi che anche il Gabinetto austro-ungarico stava deliberando se gli convenisse adoperarsi a Costantinopoli per lo stesso oggetto. Ci sarebbe grato che le nostre raccomandazioni avessero altresì l'appoggio della Germania.

Nella :fiducia che le confidenziali nozioni contenute in questo mio dispaccio riescano giovevoli a V.E....

(l) -Cfr. n. 42. (2) -I brani tra asterischi sono editi in LV 22, pp. 146-148.

(l) Non pubblicato.

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IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 145. Costantinopoli, 30 aprile 1876.

Esiste qui l'impressione generale che, se Mouktar Pacha non riuscisse nella sua impresa, sarebbe difficile d'impedire che l'elemento favorevole alla guerra contro il Montenegro abbia il sopravvento presso S. M. il Sultano. Questa eventualità fu presa in sertia considerazione nei colloqui privati seguiti in questi giorni tra i Rappresentanti delle Potenze Garanti. L'eventualità sarebbe considerata come gravissima, imperocché è unanime in essi la convinzione che un attacco contro il Montenegro potrebb'essere il segnale della sollevazione generale delle provincie Turche d'Europa. Si discusse dunque fra noi in via accademica sulla condotta che si avrebbe a tenere in quell'emergenza, oppure in altre analoghe che :fossero per sorgere. Nel prendere in considerazione questa situazione di cose, si presentava il seguente dilemma: dall'una parte il pericolo imminente d'una conflagrazione generale nell'Impero, colle gravi complicazioni

che ne potrebbero seguire in Europa, -dall'altra la responsabiLità che le Potenze Garanti assumerebbero facendo una dimostrazione tendente ad arrestare la Sublime Porta dal mettersi sul pericoloso pendio. Dagli scambi d'idee ch'io ,ebbi co' miei colleghi in proposito, mi risulta l'impressione generale fra di essi essere che s'avrebbe ad appigliarsi al secondo consiglio. L'opinione unanime dei Rappresentanti delle Potenze Garanti sarebbe dunque che, se la SubLime Porta, per la ragione predetta od in seguirto ad altre eventualità, avesse a prendere la risoluz,ione di dichiarar la guerra al Montenegro, essi facessero senza frapporre alcun indugio una intimazione urumime ed energica alla Sublime PoJ'Ita per impedirle di adottare e di mettere ad esecuzione una misura sì pevicolosa per la salute dell'Impero e per la pace Europea. S'intende in pari <tempo che, se le Potenze Garanti si trovassero nel caso d'intervenire per tal modo nel corso di questi eventi, esse non potrebbero fermarsi a mezzo, ed assumerebbero la responsabilità di trovare indi un modo efficace di aggiustare le presenti difficoltà; e questo modo avvebbe probabilmente a trovarsi in una conferenza composta dei Rappresentanti di quelle. Non sarebbe altrettanto facile di stabilire tra le Potenze Garanti un accordo sulle risoluzioni da prendersi, imperocché per alcune di esse esistono interessi diversi che s'avrebbero a conciliare. Senonché la somma importanza di evitare conflitti, la necessità di stabilire un assetto, il comune desiderio d'impedire che s'apra ora la questione d'Oriente, ed aggiungerò lo spirito di conciliazione di cui già diedero si luminose prove le Potenze più direttamente interessate in queste controversie, mi danno la ferma fiducia che si riescirebbe infine a trovave le basi d'un accordo efficace.

(l) Cfr. n. 54.

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L'AGENTE E CONSOLE GENERALE AL CAIRO, G. DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 285. Cairo, 2 maggio 1876, ore 20,30 (per. ore 9 del 3).

Depuis mon dernier télégramme, le Viceroi a accepté ma proposition échappatoire. M. Scialoja etre arbitre question soulevée par le ministre français. Les banquiers ont consenti, ainsi que le ministre français. M. Scialoja a rédigé aujourd'hui projet de caisse qui a été approuvé par tous avec graUtude et accepté par déclaration écrite. Demain suivra sig:nature contrat, ainsi unifi.cation dette sera conclue. Bourse et public, connu mandat confié M. Scialoia, attendaient résultat avec confiance, ce qui constate notre influence morale en cette circonstance d'une si grande importance.

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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, TORNIELLI, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

D. 594. Roma, 2 maggio 1876.

La questione finanziaria che da più mesi si dibatte in Egitto, si avvicina ad una fase decisiva. Le strettezze del tesoro vicereale ,sono giunte a tal segno che il solo modo di uscirne consiste oramai, per unanime consenso, nella conversione del debi,to, con simultanea riduzione degli interessi. Rimane a sapersi se siffatta operazione possa compiersi liberamente mediante operazione bancaria;

o se invece nell'impossibilità di altra soluzione, debba essere l'effetto di provvedimento coattivo direttamente imposto dal Khedive ai suoi creditori.

Ella ben sa che nelle fasi successive della controvoersia noi abbiamo tenuto un contegno essenzialmente imparziale. Mentre un gruppo bancario francese ed altro gruppo bancario inglese si avvicendavano nel trattare col Khedivé per l'effettuazione della divisata conversione, l'Italia, che non poteva offrire Il sussidio del proprio mercato, si è piuttosto applicata a far prevalere nell'animo del Viceré, il concetto di riforme che ci sembrano e sono, senza dubbio, condizione perentol"lia affinché l'assetto delle finanze egiziane sia durevole, e compensi così, co1la guarentigia di un puntuale servizio nell'avV'enire, i sacrifizi ai quali debbono di necessità piegarsi, nel presente, i creditori del tesoro vicereale. Nel preparare siffatte riforme abbiamo avuto parte importante. Il Khedive stesso aveva chiesto fin dal principio, come Le è noto, al Governo di Sua Maestà i consigli di persona che avesse speciale competenza nelle materie finanziarie ed economiche, ed il R. Governo incaricava, a tal fine, di una missione confidenziale, il Cavaliere Scialoja. Tra le riforme che questi propone ed il Viceré ammise meritano specialmente il nostro appoggio l'istituzione di un Consiglio superiore delle finanze 'e la creazione di una cassa per l'ammortamento ~ pel servizio del debito pubblico.

Dopo lunghi e laboriosi negoziati il gruppo francese era sul punto di con.!hiudere col Viceré l'operazione sopra basi reciprocamente gradite, quando (così mi telegrafa in data di ieri il R. Agente e Console Generale) una nuova esigenza dei banchieri è sopravvenuta a rimettere in forse l'intera combinazione. Avendo gli assuntori dell'operazione telegrafato a Pavigi per avere de:llinitivamente la facoltà di stipulare, il Signor Outrey, incaricato, a quanto sembra, della risposta, avrebbe chiesto che l'organizzazione della progettata cassa di ammortamento sia modificata, e che i Commissari estevi sedenti presso la Cassa stessa, abbiano facoltà di esercitave una ispezione sopra la riscossione delle imposte. Il Viceré osservando che una tale modificazione del primitivo disegno sarebbe, in certa guisa, un ritorno a Quello stesso concetto deU'immistione estera nella amministrazione interna del paese, che egli costantemente respinse QUando il Governo britannico lo recava Innanzi. Epperò egli dichiara di non poter accettare la proposizione del Signor Outrey, e lascia intravedere che insistendo questi, e divenendo così impossibile la conclusione del negoziato coi banchieri, egli si vedrebbe costretto ad abbandonare le combinazioni bancarie per appoggiarsi invece all'altro sistema della conversione forzata.

Ragioni di dignità spiegherebbero sino ad un certo punto la riluttanza del Viceré. Questi ha sempre ammesso, ed ammetterebbe tuttora, che i Commissari sedenti presso la Cassa d'ammortizzazione inv;igilino sopra il versamento e sopra il regolare impiego dei redditi assegnati al servizio del Debito pubblico, ma non consentivebbe all'intromissione dei commissari nei rapporti tra il fisco ed i contribuenti e, meno ancora, a che di simili intromisswni si faccia argomento di un patto dell'accordo suo co'i banchieri.

Del resto il Khedive persiste a dichiarare che egli è fermo nel volere attuate le riforme suggeritegli e solo chiede che gli sia lecito di dif:llerirne la promulgazione in :fino a che, conchiusa l'operazione finanzia11ia e superata la crisi, esse possano apparire come l'effetto della sua spontanea volontà, e non già come una condizione alla quale egli abbia dovuto acconciarsi.

Allo stato attuale delle cose ed in presenza del pericolo che fallita ogni altra combinazione il viceré si appigli al partito della conversione forzata, la quale avrebbe certamente le più perniciose conseguenze per il credito dell'Egitto ,e per la stessa sua posizione politica, noi pensiamo, veramente, che sia desiderabile di evitare l'aggiunta di nuova difficoltà ad una situazione già abbastanza complicata. Noi saremmo quindi lieti di udire che l'operazione abbia potuto conchiudersi con un gruppo bancario a quelle condizioni che già parevano concordate, e senza la condizione supplementare del controllo sulla riscossione delle imposte, alla quale il Khedivé sembra fermamente risoluto di non adattarsi. Starebbe a guarentigia degli interessati, il complesso delle riforme, le quali oramai abbastanza solennemente furono promosse perché da noi si possa prenderne atto, nei nostri rapporti col Khedive, come di cosa di cui più non si possa revocare in dubbio l'attuazione.

Facendo la S. V. Illustrissima ritorno a Parigi vorrei che ELla si procurasse sollecita occasione di intrattenersi con S. E. il Duca Decazes nel senso di questo mio dispaccio, e me ne facesse indi conoscere senza indugio il giudizio e le risoluzioni.

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IL MINISTRO A WASHINGTON, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 38. Filadelfia, 2 maggio 1876 (per. il 16).

Il progetto di costruive un canale che attraversi il grande istmo americano pare che acquisti qualche probabilità di successo. Siffa.tto canale partirebbe da S. Giovanni del Nord, sulle coste dell'Atlantico, attraverserebbe i territori di Costa Rica e di Nicaragua, il Lago di Nicaragua, e giungerebbe un po' al Nord di S. Giovanni del Sud sulla costa del Pacifico.

Allo scopo di facilitare l'impresa, il Signor Peralta, rappresentante del Costa-Rica a Washington sta negoziando in questo momento una convenzione col Governo degli Stati Uniti, le di cui basi, comunicatemi in via confidenziale, dal Signor Peralta, sarebbero le seguenti:

l) Il Governo di Costa-Rica si impegna a neutralizzare il territorio attraverso il quale si costruirebbe il canale fino alla distanza di cinque miglia dalle due rive.

2) Esso si impegna ad espropriare i terreni, boschi od altre proprietà private necessarie per la costruzione e la conservazione del canale, pagandone ai proprietari un'indennità che sarà rimborsata dai costruttori del canale.

3) Una polizia efficace sarà mantenuta in tutto il territorio neutro durante la costruzione del canale.

4) Le nazioni specialmente interessate per la costruzione del canale, com· presa Costa-Rica e Nicaragua, avranno il diritto di nominare per ispettori, ufficiali dell'esercito o della marina, i quali formeranno parte della Direzione della Compagnia costruttrice. Questi Ispettori veglieranno al versamento dei fondi destinato alla costruzione, saranno pagati dai loro Governi rispettivi e non ricev;eranno alcuna indennità dalla compagnia.

5) Il Governo di Costa-Rica si impegna a neutralizzare la zona marittima che gli appartiene alle due estremi1tà del canale fino alla distanza di... (da fissarsi) miglia. Esso si dichiara inoltre disposto ad entrare in negoziati colle altre potenze affine di estendere la neutralità in alto mare fino alla distanza di... (da fissarsi) miglia. I punti di partenza saranno le due estremità del canale.

Siffatta distanza potrebbe essere, a detta del Signor Peralta, di cinquan,ta miglia, ed a questa condizione si annetterebbe molta ~mportanza, giacché varrebbe ad escludere la possibilità di un blocco effettivo del canale, in caso di guerra.

Il Governo degli Stati Uniti si mostra in massima disposto a trattare su queste basi e credo che nel caso di difficoltà, queste verterebbero soltanto su qualche questione di dettaglio e di poca importanza.

Per ciò che si riferisce al Nicaragua esiste già un articolo nel trattato conchiuso fra quella Repubblica e gli Stati Uniti il 21 giugno 1867, in virtù del quale venne accordato agli Stati Uniti ed ai loro cittadini e proprietà il diritto di transito fra l'Atlantico ed il Pacifico, attraverso il rterritorio di detta Repubblica, per qualsiasi via di comunicazione, naturale od artificiale, sia per terra che per acqua, che potesse in allora o dopo esistere od essere costruita sotto l'autorità del Nicaragua, da essere usato o goduto nello stesso modo ed alle stesse condizioni dalle due Repubbliche e dai loro rispettivi cittadini, riservandosi però il Governo di Nicaragua il diritto di sovranità.

A quanto mi viene detto il Signor Fish intenderebbe conchiudere dapprima la Convenzione col Governo di Costa-Rica, e chiedere quindi in nome del Governo americano l'adesione delle altre potenze interessate nella costruzione del canale, alla convenzione in discorso. Da queno però che mi risulta dalla conversazione avuta col Signor Peralta, parmi che il Governo di Costa-Rica, senza voler creare difficoltà sul modo o sulla forma di domandare l'adesione delle altre potenze, bramerebbe prendere esso stesso l'iniziativa, ed invitare le potenze interessate a delegare per esempio i loro rappresentanti a Washington a compiere questo artto.

In sostanza poi le condizioni della neutralità del canale sarebbero presso a poco q_uelle già consegnate nel trattato conchiuso a Washington il 19 aprile 1850 fra l'Inghilterra e l'America, rele>.tivo ai mezzi di comunicazione a stabilirsi fra l'Atlantico e l'Oceano, l'E. V. ne troverà il testo dalla pagina 377 alla 380 nel vo,lume dei trattati conchiusi dagli Stati Uniti con altre potenze, pubblicato nel 1871, che non dubito si troverà negli archivi di codesto R. Ministero.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE AL CAIRO, G. DE MARTINO

T. 143. Roma, 4 maggio 1876, ore 15.

Veuillez félioiter M. Scialoja du succès qu'il a obtenu et qui profitera certainement à la position influente qu'il appartient à l'Italie d'occuper dans les affaires de l'Egypte. Je sais qu'à Paris on avait été favorablement impressionné de l'intervention si opportune de M. Scialoja. Un point reste encore pour J.e Cabinet de Paris aussi bien que pour nous dans une incertitude vegrettable. Le Viceroi a-t-il obtenu de l'Angleterre la désignation d'un Commissaire pour le futur Conseil du Trésor? Si l'Angleterre persiste dans son refus, le Viceroi passera-t-Il outre et instituera-t-il le Conseil avec deux délégués seulement, ou bien se propose-t-il de faire appel à une autre puissance pour la désignation d'un troisième Commissaire? Je vous prie de donner à ces demandes une réponse télégraphique, car je voudrais pouvoir vous donner à ce sujet des instructions par le courrier de samedi soir.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A W ASHINGTON, BLANC

D. 8. Roma, 4 maggio 1876.

Rispondendo, con rapporto del 24 marzo scorso, n. 29 poHtico (1), al dispaccio Ministeriale del 29 febbrajo, n. 6 (1), la S. V. Illustrissima avverte che, ad ottenere la revoca immediata dell'exequatur, ond'è tutt'ora munito l'ex Console Pontificio a Nuova York, occorre, non tanto una dimostrazione verbale ed officiosa della irregolarità di una simile situazione, quanrto una pura e semplice notificaz,ione da presentarsi in forma officiale.

Non esito, ciò essendo, a da!'le facolt~ di presentare al Signor Hamilton Fish una nota concepita in tal senso, e lascio a Lei la cura di spiegare, nel modo che a Lei parrà più opportuno la indugiata notificazione.

Mi sarà poi grato avere da Lei notizia della risposta del Dipartimento federale, quantunque, secondoché ella mi scrive il tenore non possa esserne dubbio.

(l) Non pubblicato.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 1589. Berlino, 4 maggio 1876 (per. l' 8).

L'Empereur Alexandre accompagné de son Chancelier, s'arretera trois jours à Berlin avant de se rendre, camme d'habitude, à Ems. Le Tsar arrivera le 11 de ce mois dans cette Capitale où Sa Majesté sera précédée par l'Empereur d'Allemagne dont o n attend incessamment le retour de Wiesbaden. D'après le désir exprimé par le Prince de Bismarck, le Comte Andrassy a promis de se trouver au rendez-vous. Une grande importance est attachée à cette rencontre assez indiqué au reste par la situation des choses ·en Turquie, et par les rapports mutuels des Cours du Nord.

En effet si Moukhtar Pacha a remporté quelques succès en parvenant enfin à ravitailler la piace de Nicksich, il n'est pas moins vrai que l'insurrection bien loin d'ètre domptée, menace au contraire de prendre des proportions plus étendues. Le programme européen destiné, dans la pensée du Comte Andrassy, à devenir un gage de paix entre la Porte Ottomane et les insurgés est en train de disparaitre au milieu de la mèlée. Ces derniers, avant de mettre bas les armes, réclament des garanties pour l'exécution des réformes, en formulant, à leur tour, des propositions que le Cabinet Austro-Hongrois estimait presque, de prime abord, comme inacceptables, tandis que le Cabinet de St. Pétersbourg en recommandait la prise en considération. Ce dissentiment, quelque léger qu'il fùt, avait donné lieu à des tiraillements. En outre, l'attitude si décidée de la Russie quand le Monténegro semblait menacé par la Turquie, portait à supposer que le Prince Gortchakow évoquait à lui mème la direction d'une campagne diplomatique, où jusque là le premier ròle avait été attribué à Vienne. Cette attitude, adoptée sans concert préalable, y avait produit une surprise désagréable. C'était mal reconnaìtre les sacrifices que l'Autriche s'impose vers les frontières de la Bosnie et de l'Herzégovine, pour parer aux dangers les plus pressants. Ajoutons à cela les agissements des partis intéressés à rompre le faisceau de l'alliance des trois Empires, et qui disposent dans la presse de porte-voix bien dressés à seconder ces intrigues.

C'était là un ensemble de circonstances qui devait induive ces Puissances à affirmer leur entente, et mème à l'accentuer, ainsi qu'à se concerter sur des mesures ultérieures de pacification. Les prochaines conférences auront donc un caractère très significatif.

Les journaux d'ici auquels on dénie toute attache officielle ou officieuse depuis que le Prince de Bismarck a déclaré n'avoir d'autves organes que le Moniteur de l'Empire et la Correspondance provinciale, mais qui grace à l,eurs anciennes relations sont moins exposés à faire fausse route, s'appliquent à battre le rappel pour fixer de plus en plus l'attention publique sur l'entrevue de Berlin. La Nord deutsche allgemeine Zeitung, entre autres, contenait hier un article qui a été fort remarqué. Ce journal laissait clairement entendre que la Turquie s'étant depuis quatre mois montrée impuissante à accompLir un minimum de réformes engageant son propre honneur, et la parole des Puissances qui les avaient réclamées, il s'agissait maintemmt d'établir des garanties sérieuses d'exécution. Cette tache appartenait désormais aux Puissances. Le sentiment de leur propre considération exige que leur intervention ne devienne pas illusoire. • Les intéréts européens ne doivent pas souffrir plus longtemps d'un marasme dont les conséquences fatales ne peuvent étre prévenues que par una prompte médiation ».

Le Secrétaire d'Etat qui m'a reçu hier, ne s'est pas énoncé d'une manière aussi explicite. Si grande que soit l'intimité des Souverains et de leurs Cabinets, il sera très utile Q.ue leurs premiers Ministres s'entendent de vive voix pour rendre de plus en plus salutaire une oeuvre dont l'objet essentiel est toujours le maintien de la paix générale. Il ne faut pas qu'elle soit mise en péril par les événements qui se déroulent dans les pays situés au sud du Danube. Quoique je l'eusse mis sur la voie des explications, M. de Bi.ilow se t'enait sur le réserve. Il semblait pourtant exclure dans les conjonctures présentes une intervention armée de l'Autriche et de la Russie, ou d'une seule de c es Puissances. Il pensait qu'il serait difficile de ne pas aborder la question agraire en vue de faciliter aux Chrétiens l'accès à la propriété foncière. Sans écarter toute idée d'une autonomie pour les provinces insurgées, il se rendait compte des obstacles Q.ue présenteraient des tentatives de réalisation. Mais il a évité de discuter à fond ces différents points. Il ne voulait pas évidemment préjuger par son langage le résultat des pourparlers dont Berlin va devenir le centre.

Je tacherai, quand le moment sera venu, de m'aboucher avec le Prince Gortchacow et avec le Comte Andrassy pour recueil1ir, si possible, quelques données exactes. Mais il est à présumer que, comme par le passé, nous ne serons pas plus que la France et l'Angleterre, consultés dans la première phase des négociations. Ce ne sera que lorsqu'on sera d'accord à trois sur les moyens ultérieurs à employer pour parvenir à cette pacification de l'Orient aussi désirable que difficile à obtenir, qu'on cherchera à se procurer le concours des autres Puissances garantes.

En attendant, si les velléités d'annexion ne semblent pas à l'ordre du jour, il n'est pas moins vrai qu'en Europe le vent tourne de plus en plus en faveur des insurgés, et que dès lors ils se montreront difficilement enclins à des transactions qui ne leur assurereient pas au moins quelque indépendance administrative et judiciaire, un modus vivendi ayant quelque analogie avec le règlement de 1861, relatif à l'organisation du Liban. Lors méme que le selfgovernment ne soit guère de mise parmi des populations si peu civilisées, si peu homogènes, on ne voit pas trop comment la Turquie pourra sortir d',embarras sans accorder une certaine autonomie dans la presqu'ile des Balkans, au risque d'aUer au devant des mémes prétentions dans d'autres parties de son Empire soumises à un régime de centralisation exagérée. C'est là son affaire. Pour ce qui concerne particulièrement l'Italie, le point essentiel c'est q_ue ni la Russie, ni l'Autriche ne portent atteinte à l'intégrité de l'Orient surtout parmi les Slaves du Sud. Tant que le Comte Andrassy restera au pouvoir, tant que la Hongrie tiendra en échec la politique traditionnelle de l'Autriche proprement dite, i1 y a moins de péril en la demeure. Mais dans la prévision où ce danger se présenteraH un jour, V. E. jugera Elle-mème s'il ne serait pas opportun que notl'e diploma1Jie eiìt un programme à elLe, l'autorisant à laisser enJtendre avec le tact et la circonspection voulue que si on en venait à toucher au status quo territorial de la Turquie, l'Italie aurait à invoquer des compensations, des rectifications de frontièl'es. Il n'est pas à dire pour autant que nous devrions nous lancer dans la politique des aventures; mais il serait bon que· chacun siìt que nous faisons des réserves éventuelles pour la sauvegarde de nos intérets, sauf à les faire valoir en temps propice.

Il me résulte que l'Amirauté Allemande a l'intention d'envoyer à Messine la frégate à vapeur • Méduse •, ayant à bord 200 hommes de l'Infanterie de Marine. Cette frégate se rendrait ensuite dans l'Adriatique, si sa présence y était jugée nécessaire.

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IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO AGLI ESTERI, MELEGARI

R. 463. Vienna, 5 maggio 1876 (per. l' 8).

Il l • corrente mese avevo l'onore d'informare l'E. V. che il vettovagliamento di Niksitch, operato di viva forza da Muktar Pascha, aveva fatto buona impressione sul Gabinetto di Vienna; con pari soddisfazione quella notizia venne sentita nei circoli politici di questa capitale. Coltlo stesso telegramma riferivo anche all'E. V. la notizia, poco prima avuta in modo positivo, dell'invito fatto al Conte Andrassy di trovarsi a Berlino durante il breve soggiorno che sarà per farvi l'Imperatore Alessandro col suo Cancelliere. Questo fatto fu, come di ragione, considerato qui come una guarentigia della continuazione dell'alleanza dei tre Imperatori e ritenuto quindi come una prova manifesta del conto in cui il Gabinetto di Vienna è tenuto, sì a Pietroburgo che a Berlino, nonché del fermo volere dei due Imperi Nordici di non addivenire fra di loro ad accordi a cui l'Austria-Ungheria non abbia a prender parte. Quasi contemporaneamente si seppe, che il compromesso fra l'Austria e l'Ungheria, che da sì lungo tempo dava luogo a discussioni di natura a porre in sel'io pericolo l'unità della Monarchia, erasi finalmente conchiuso, (come ebbi a riferire con speciale rapporto di serie Commerciale). Così veniva evitato H pel'icolo generalmente paventato, che in momenti così gravi per lo Stato Austro-Ungarico, esso dovesse stracciarsi in due e quindi trovarsi in posizione da non poter far fronte agli eventi, che pur da un momento all'altro si potrebbero affacciare all'Europa.

Questo complesso di fatti, ben di natura a far riaprire gli animi a nuova speranza di pace, fu salutato alla Borsa di Vienna con un lieve rialzo nei fondi. Però gli allarmisti non tardarono a far sentire la loro voce. Si cominciò col pretendere che i Turchi, sebbene fossero riusciti a parzialmente vettovagliare Nikitich, ciò non di meno avevano battuto gli insorti, e quasi si volle asserire i battuti fossero stati essi. A Questo proposito non credo occorra spendere parole per ristabilire la verità, i fatti parlando abbastanza chiaramenJte, onde non resti dubbio che ai Turchi spetterebbe il cantare un Te Deum, ove ciò fosse nelle loro abitudini. In quanto al compromesso colla Ungheria, non pochi giornali di Pest si assumevano ,l'incarico di soffiar nello spento fuoco, sperando di ravvivarne qualche favilla, ed alcuni periodici di Vienna si affrettarono di tener loro bordone; tutto ciò però non impedisce che per intanto la minaccia di sdssure sia scomparsa e che n compromesso concluso sotto gli auspiai del Conte Andrassy, sebbene, V'erità vuol si dica, non contenti nessuna delle due parti, pure assicuri di nuovo per qualche tempo il modus vivendi fra i due fratelli Siamesi. Resta il terzo fatto, l'andata a Berlino del Conte Andrassy; a questo proposito si fu la Nord-Deutsche AHgemeine Zeitung che s'incaricò di gettar l'allarme con un suo articolo che farebbe presentire, si possa in quel convegno dei tre Cancellieri affidare un speciale incarico attivo all'Austria-Ungheria, che il suo Governo sorretto dalla maggioranza della opinione pubblica, mostrossi fin quì seriamente avverso all'assumersi. L'articolo di cui è caso fu causa d'inquietudine quì nei circoli politici e finanziari e la Borsa ne diede prova con un suo ribasso su quasi tutti i valori.

Jeri avendo avuto occasione d'incontrare :il Conte Allldrassy, credetti dovergli porgere le mie congratulazioni, tanto per la conclusione del compromesso, ben sapendo quanta parte di quel risultato sia dovuta alla sua ben apprezzata somma lealtà di carattere, nonché alla non comune accortezza del suo ingegno, quanto per la sua prossima andata a BerLino. Intorno al primo fatto si limitò a rispondermi con soddisfazione che quel 11isulta'to era la conferma di ciò che Egli m'aveva costantemente detto; ed in fatto ogni qualvolta ebbe a parlare meco delle divergenze relatiV'e al nuovo compromesso a conchiudersi fra le due parti della Monarchia, sempre erasi espresso nel modo il più fiduciosamente sicuro intorno al risultato finale. In quanto alla sua andata a Berlino, Egli ripetemmi ciò che mi aveva detto il Barone Hofmann, che l'Imperatore di Russia aveva già da qualche tempo espresso il deside11io d'incontrarlo al suo passaggio per Berlino, che l'Imperatore Guglielmo erasi reso interprete di quel desiderio presso S. M. Francesco Giuseppe. Egli soggiungevami poi tosto non trattarsi evidentemente di un Congresso, neppure d'una Conferenza, ma di un semplice diretto abboccamento, reso tanto più utile anzi necessario, dopo lo scambio di idee avvenuto, durante quasi un anno, fra i tre Gabinetti, coLl'imperfetto mezzo del telegrafo. Avendo poi io fatto allusione incidentalmente all'articolo della Nord-Deutsche AHgemeine Zeitung, di cui è caso più sopra, Egli con tutta la possibile esplicità eliminò, come sempre ebbe a farlo tanto con me come coi principali fra i miei colleghi, l'eventualità d'una azione militare per parte dell'Austria-Ungheria nelle Provincie Turche.

Per conto mio quindi ho ogni ragione di ritenere che qualunque possano essere gli intendimenti attuali dei Gabinetti di Pietroburgo e di Berlino, le truppe Austriache non varcheranno da sole il confine Turco; credo del pari che il Conte Andrassy si opporrà quanto saprà e potrà ad un intel1V1ento mil.Jitare combinato, prestandovisi soltanto, allorché si trovasse nella impossibilità assoluta di impedire alla Russia di marciare essa. Ma su questo ordine d'idee megLio di me saranno in grado di porgere schiarimenti all'E. V. il mio collega a Pietroburga ed il R. Ambasciatore a Berlino.

Il Conte Andrassy parlommi poscia con un pò di malumore del Montenegro, che dichiarandosi minacciato dalla Turchia, sta prendendo provvedimenti, sedicenti difensivi, ma in sostanza ostili alla Porta. Dissemi quindi aver avuto pochi minuti prima la notizia dell'avvenimento al potere a Belgrado di un Ministero Ristich. Egli non voleva però mostrarsene impensierito, ed alle supposizioni da me manifestate che quel nuovo Governo potesse trascinare il Principe Milano a dichiarare la guerra alla Turchia, rispondevami non credervi; il Ristich esser meno belligero di quanto lo si ritiene generalmente. Più che a lanciare il suo Paese nelle eventualità di una lotta armata, Egli dicevami, il Ristich accarezza l'idea di ottenere si dia la Bosnia ad amministrare al Governo Serbo, senza toccare all'alta Sovranità della Porta su di essa. Quest'idea però il Conte Andrassy volle, come ogni qualvolta ebbe a parlarmi dei progetti intesi a crear nuove autonomie nelle Provincie Turche, mostrarmi non avere il suo suffragio; ed anzi così si espresse, " ce serait du propre, ce serait confier un borgne à un aveugle! , . Il Conte conveniva poi meco nell'avviso ch'io gli esprimeva, che la Turchia dopo il successo militare recentemente ottenuto, potrebbe far molto per la pacificazione, ove senza indugio, ora che Le è onorevolmente const:ntito di mostrarsi conciliante, assumesse l'iniziativa di quelle misure atte a por termine all'insurrezione, che più tardi potrebbero venir1e consiglia·te dalle potenze. A questo riguardo credo, di non andar errato ritenendo che il Conte Andrassy sarebbe ben lieto di potersi appoggiare a Berlino su di un qualche fatto concludente di tal genere, onde veder così eliminati in anticipazione quei progetti che non sarebbe disposto ad accettare.

Il Conte Andrassy partirà di quì il giorno 8: fino al suo ritorno non suppongo mi possa esser dato di riferire all'E. V. cosa alcuna intorno a ciò che si sarà fatto a Berlino.

P. S. -Sino a questo momento la notizia che Ristich abbia assunto il Ministero non è ancora confermata, però si continua a ritenere come più che probabile.

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DELI ESTERI, MELEGARI

R.R. l. Londra, 5 maggio 1876 (per. il 9).

Quest'oggi io ebbi l'onore di vedere il Conte di Derby il quale non aveva potuto prima d'ora ricevermi a motivo della recente morte di sua madre.

Egli fu molto affabile con me e si ricordò le antiche relazioni che già ebbimo indirettamente assieme allorché, essendo ambidue Ministri per gli affari esteri del nostro rispettivo paese, Egli, in momenti difficilissimi per noi, prestò all'Italia un efficace appoggio morale.

Il Conte di Derby espresse la sua soddisfazione nello scorgere come si svolga la prosperità dell'Italia, e come dessa, con particolare buon senso, si mantenga fedele ai veri principii del sistema costituzionale.

Naturalmente in questa prima conversazione non potei entrare in discorso sopra alcuni affari che ho trovato pendenti alla Legazione; ma mi sono riservato di parlarne in un altro colloquio. Tuttavia non tralasciai di rettificare alcuni apprezzamenti poco esatti intorno alla nostra amministrazione fatti da alcuni dei primari periodici di questa metropoli.

Colsi intanto questa opportunità per presentire le opinioni del Conte di Derby intorno a due argomenti assai importanti per noi, e che fanno oggetto delle ultime istruzioni comunicatemi da V. E., quelli cioè relativi all'Egitto ed alla insurrezione della Erzegovina.

In quanto all'Egitto, limitando le sue osservazioni alla quistione finanziaria, Egli mi disse di non credere che la combinazione ideata dal Khediv'e sia ancora accettata dai Banchieri che trattano quest'affare; ma che quando le cose fossero intese ·e sistemate l'InghHterra non avrebbe difficoltà a che un suo Commissario al pari di quelli di altre Potenze prendesse parte alla vigilanza che si vnlesse ecsercitare sul servizio del debito Egiziano. Il Conte di Derby crede che l'Egitto ha tuttora grandi elementi di ricchezza, ma che per svolgerE ci vorrebbe un'amministrazione migliore dell'attuale, la quale è talmen.te disordinata che ultimamente si sono scoperti nuovi debiti che il Kedive od ignorava od aveva dimenticati.

Relativamente agli affari dell'Erzegovina il Conte di Derby riconosce che il tentativo di pacificazione fatto dal Conte d'Andrassy può considerarsi come fallito. Egli non crede che né la Prussia, né la Germania, né l'Austria meno ancora, siano disposte ad intervenire per fare cessare le ostilità; il Conte di Derby non espresse opinioni sulle conseguenze della lotta, ma sta aspettando il risultato della Conferenza annunciata come dovendo aver luogo a Berlino tra il Principe Gortchacow, H Principe Bismarck, ed il Conte d'Andrassy.

S. M. la Regina che trovasi a Windsor, dove alberga l'Imperatrice di Germania, non ha ancora fissato il giorno in cui avrò l'onore di consegnarle le mie Credenziali.

P. S. -Accuso ricevuta a V. E. del dispaccio politico N. l del 22 del mese scorso e dei suoi annessi (1).

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IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 149. Costantinopoli, 5 maggio 1876 (per. l' 11).

La posizione si fà QUÌ ogni giorno più grave, e l'impotenza della Sublime Porta a dominarla ogni giorno più manifesta. Il Comandante in capo delle truppe nella Erzegovina con grande difficoltà riesce a mettere qualche vettovaglia in un forte il cui possesso è d'assai dubbia utilità per la Turchia, e poi ritorna ai suoi quartieri esausto di forze. La Serbia compie H suo armamento e prende disposizioni che indicherebbero vicini intendimenti bellicosi. Il Montenegro è sempre in arme. Una scintilla scoppia ora nella Bulgaria nella quale si conosce come da mesi si stessero introducendo armi. E per ultimo si vocifera una certa agitazione incominciare a manifestarsi nella Tessaglia. Minacciose nubi sembrano addensarsi da ogni parte.

Frattanto che fa la Diplomazia? E' triste a dirsi, ma a Costantinopoli essa si mostra ora paralizzata, inerte. Si passano giorni a discutere se Mouktar

Pacha ha dormito a Niksit oppure non v'ha dormito, se le vettovaglie vi furono portate a dorso d'uomini o di muli, se i Montenegrini erano o no presenti ai fatti d'arme, e simili cose. Ma quando io mi faccio ad interrogare i miei colleghi separatamente sui rimedi efficaci che sarebbero da applicarsi per [scongiurare i pericoli che minacciano l'Impero, nulla traggo di concreto. Da che viene questa impotenza? E' essa l'effetto della necessità delle cose, oppure della volontà di alcuna tra Le Grandi Potenze? Lascio al saggio giudizio dell'E. V. di rispondere a questa questione, sulla quale non ardisco esprimere un avviso.

D'altra parte la Sublime Porta mostrasi abbattuta sotto il peso di tante difficoltà né sa a qual partito appigliarsi. Rachid Pacha facevasi l'interpvete di questi sentimenti in una conversazione intima ch'egli aveva in questi giorni con uno dei miei colleghi • Che vogliono da noi le G11andi Potenre? • diceva egli

• La Sublime Porta ha fatto tutto quello che 1e fu domandato, e quale ricompensa ne raccoglie? Le era stato promesso che esse agirebbero nelLa Serbia e sul Montenegro per impor loro il non intervento; ed ora si vede come queUe promesse s~eno state mantenute. Né basta il danno, chè ora s'aggiungono le rampogne. Il Principe Gortchakov non cessa d'indirizzare dure parole a Kabouli Pacha, ed inoita le altre Potenze Garanti a portarci parole di biasimo e di minaccia •.

Il tempo stringe dunque, né v'è tempo da perdere se si vuole sa:lvare l'Impero da una conflagrazione generale. Tra pochi giovni si raduneranno a Berlino i due Imperatori ed i principali Ministri dei tre Imperi. La gravità della situazione è nota a quei personaggi, ed è da sperare che dallo scambio d'idee che ne seguirà fra essi sia per uscire la parola che abbia a rischiarare l'orizzonte. Ed io persisto a credere la sola soluzione pr!lltica nelle presenti congiunture essere quella che mi permisi sottoporre alla saggia considerazione di V. E. pel mio rapporto del 28 Aprile, N. 144 confidenziale (1).

ANNESSO CIFRATO. ALLEGATO.

Costantinopoli, 5 maggio 1876.

Ambassadeur de Russie se déclare favorable à l'annexion de l'Herzégovine au Montenegro: peut-etre aussi à celle de la Bosnie à l'... (2). L'Ambassadeur d'Angleterre est d'avis que dans les circonstances actuelles ce•tte solution seraiit acceptable et si elle sortait de la conférence devrait etre imposée à la Porte. Les Ambassadeurs de France et d'Allemagne se tiennent sur la réserve, mais semblent suivre la Russie. Ambassadeur d'Autriche ne voudrait ni annexion ni conférence, mais il ne pourra à moins d'étre entrainé par la force des choses. Autriche ne reste isolée encore moins peut-elle entrer ·en lutte avec la Russie. Ce ne sont que ses ennemis qui pourraient la pousser dans cette voie.

Generai Ignatieff vient de me dire qu'à Berlin on tàchera de poser les bases d'une solution pratique et qu'il en sortira probablement une conférence. Il sait que les Ministres des Affaires Etrange11es d'Angleterre et de France partagent ses vues sur ces bases. Ambassadeur d'Autriche se montre aussi ébranlé et parait avoir écrit au Chancelier Autrichien dans le meme sens.

General Ignatieff me dit que le Chancelier Autrichien voudrait encore restreindre négociations aux trois Empires mais la Russie insiste pour la coopération des autres trois Puissances garantes.

(l) Cfr. n. 41.

(l) -Cfr. n. 57. (2) -Gruppo indecifrato.
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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, TORNIELLI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI

D. 27. Roma, 6 maggio 1876.

Da questo Signor Ministro di Turchia mi è stata conse·gnata copia, alcuni giorni or sono, di un telegramma circolare di Rachid pascià, in data del 26 aprile scorso, col quale la Sublime Porta dichiara destituita d'ogni fondamento la norbiZiia che fosse stata risoluta una azione offensiva contro il Montenegro. Rachid pascià osserva che la condotta moderata, alla quale si attenne finora la Sublime Porta, avrebbe dovuto bastare per dimostrare l'insussistenza di quelle voci, e soggiunge che la politica del Governo otwmano continuerà ad essere aliena, così da ogni precipitazione, come da ogni debolezza. Il telegramma conchiude con un appello alle Potenze perchè si adoperino, presso il Principe di Montenegro, non solo per riaffermarlo neH'osservanza della neutralità, ma altresì per indurlo a facilitare il vet.tovagliamento a Niksik.

Ho stimaw utHe, ad ogni buon fine, di porgerle un cenno del telegramma rimessomi da S. E. Caratheodory-effendi, benchè probabilmente Le ne sia g,ià noto il testo per comunicazione avutane dalla Sublime Porta.

72

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 295. Costantinopoli, 7 maggio 1876, ore 12,40 (per. ore 13,10).

De graves désordres à Salonique. Les consuls d'AHemagne et de France ont été massacrés par les mussulmrns. A l heure, aura lieu réunion des représsentants des puissances garantes, chez le général Ignatieff, avec présence du ministre des affaires -étrangères. Agitation partout. L'ambassadeur d'Angleterre a télégraphié à frégate de se rendre immédiatement du Pyrée à Salonique et m'a offert refuge à son bord pour les italiens. L'ambassadeur de France et celui de Russie ont aussi télégraphié pour des vaissaux de guerre. Il serait prudent d'envoyer quelque navire dans l'archipel.

73

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 296. Parigi, 7 maggio 1876, ore 15,16 (per. ore 17).

Je tachera,i de connaìtre les dispositions du Gouvernement français sur la transformation réciproque des légations en ambassades et vous en informerai sans retard. Quant à la Russie, le prince Orloff vient de me dire que la création des ambassades n'est pas encore adoptée par son Gouvernement et a ajouté que p1'obablement elle ne le serait que si le Roi en exprimait le désir soit directement

IO -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

soit par l'entremise du prince Humbert à l'occasion du voyage de Son Altesse. Je vous prie d'en informer le Roi et de me faire connaitre les résolutions de Sa Majesté à ce sujet.

74

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL CONSOLE A SALONICCO, TRABAUDI FOSCARINI

T. 149. Roma, 7 maggio 1876, ore 23,30.

Appena ricevute le gravi notiz~e trasmessemi da Lei il Re ha ordinato che domani partano da Napoli per Salonicco due navi dehla R. Marina. Approvo la fermezza dimostrata da Lei nel chiedere provvedimenti energici dall'autorità.

75

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY (l)

D. 379. Roma, 7 maggio 1876.

Dopoché ebbi scritto a V. E. il dispaccio del 30 aprile scorso (2), ci è ~iunta la notizia dei nuovi fatti d'armi avvenuta in Erze-govina. Mouchtar Pascià, che la Sub!.ime Porta non volle o non ebbe tempo di trattenere, muoveva, negLi ultimi giorni di aprile, verso Nickitsh e si scontrava a più riprese cogli insorti. Difficile sarebbe discernere il vero tra le relazioni contraddtttorie che di quel movimento sono state fatte. Sia, o non, riuscito Mouchtar Pascià a rifornire, egli stesso, di viveri la fortezza, abbia egli avuto, o non, il sopravvento sugl.Ji insorti, egli è certo che i combattimenti si trovano, di presente pressochè in quella stessa posizione in cui erano reciprocamente dopo le sanguinose giornate del 16 e de.J 17 aprile.

Egli è, però, manifesto che la situazione è, in oggi, assai più propizia, che allora non fosse, per l'opera di pace alla quale le Potenze si sono accinte. Alle intenzioni concilianti dei Ministri del Sultano faceva, infatti, contrasto, fino agli ultimi giorni, il contegno del partito militare, che, accusando il Montenegro di partecipazione diretta nelle operazioni della guerra, spingeva all'invasione del pvincipato. L'insuccesso dei primi tentativi di Mouchtar Pascià per vettovagliare Nickitsch era attribuito principa·lmente all'intervento delle milizie del Principe Nikita, ed n sentimento militare, eccitatissimo a Co.stantinopoli, faceva purtroppo considerare come possibili le più temerarie risoluzioni. Ora dai vantaggi riportati da Mouchtar Pascià il sentimento miLitare ebbe qualche soddisfazione; e, ciò che più importa, non essendo messo in dubbio che, durante le ultime operazioni il Montenegro abbia osservata la neutralità, il pericolo di una azione militare diretta contro il Principato, pare, pel momento, allontanato.

Del resto che le circostanze si presentino attualmente più favorevoli per la intromissione pacificatrice delle Potenze apparisce anche dal fatto stesso che,

:,-enza cne sia intervenuto accordo alcuno, la prorogazione della tregua suggerita dalle Potenze, e prima d'ora dalla Porta rtifìutata, sembra essere stata per tacito consenso adottata in atrtesa appunto di una ripresa di trattative che è nel desiderio di tutti. Certamente dobbiamo deplorare che questo stato di cose più favorevole alla pacificazione delle provincie dnsorte non abbia potuto attenersi prima che nuovi e sanguinosi combattimenti rendessero le due partd più inclinevoli agli accordi e più deferenti ai consigli disinteressati dei GabineMJi amici; ma a noi pare manifesta la maggiore probabilità di rouscire che avrebbero in questo momento gli sforzi che concordemente facessero le Potenze nell'interesse della pace, e dal canto nostro siamo disposti a cooperarvi il più e:fficacemelllte che ci sia possibile entro i limiti della situaZiione tracciata all'Italia dalle sue esigenze politiche.

L'aspettazione generale mira a1l convegno che tra pochi giorni avrà luogo in codesta capHale. Sarà presente all'incontro dei Sovrani di Russia e di Germania anche il Conte Andrassy ed è a presumere che la questione orientale sarà, nei colloQui dei personaggi dirigenti la politica dei tre Imperi, trattata con ampiezza ed efficacia.

* L'accordo fra i tre Imperi che alla sua origine sembrava rivolto ad allontanare ben altri pericoli, apparve ognora assai vago ed 'incerto in ciò che particolarmente poteva riferirsi alla questione orientaJ1e.

Sebbene fosse universale l'opinione che fra i tre Imperi esistessero soltanto degli accordi negativi i quali miravano essenzialmente alla conservazione dello statu quo in Europa, ognuno presentiva l'insufficienza di tali accordi quando, al riaffacciarsi della questione orientale, dovesse trovarsi per essi una soluzione che non leda gLi interessi diversi delle Potenze.

La difficoltà di risolvere ,tali problemi in modo che si conciliino fra loro questi interessi, è anche oggi, così generalmente sentita, che gli stessi Gabinetti Imperiali ebbero più d'una occasione per dimostrarsene preoccupati nelle loro confidenziali comunicazionli con noi. Non abbiamo tuttavia ragione di dubitare della ferma intenzione dell'Austria-Ungheria e della Russia di tradurre in atto le loro padfiche intenzioni.

Allorché, nel novembre scorso, Ella ebbe occasione di abboccarsi col Principe di Gortchakow, allora di passaggio a Berlino, Sua Altezza le esprimeva la convinzione che, quand'anche alla primavera prossima l'insurrezione collltinuasse nella Erzegovina e si estendesse ad altre provincie ottomane, l'accordo fra le Potenze resisterebbe ana dura prova e la pace dell'Europa non correrebbe pericolo di essere turbata. Però, quanto sia delicata la situazione e facile :il dissidio fra Vienna e Pietroburgo, si potè scorgere anche di recente, quando si trattò di emettere un giudizio sopra i sei punti che dagli insorti furono presentati come le sole basi possibili della pacificazione.

Il rapporto di V. E. non mi lasciava dubbio che anche il Gabinetto di Berlino siasi preoccupato seriamente di una siffatta condizione di cose. Il prossimo convegno potrà essere per S. A. il Principe Bismark un'occasione di uscire dal suo riserbo. La condotta del Gabinetto di Berlino durante gli ultimi anni non ci permette però di formare a questo riguardo delle previsioni sicure. Il certo è che, se la Germania stimasse essere venuto il momento di modificare il contegno fin qui serbato, dovremmo aspettarci ad un'azione più risoluta della diplomazia europea nelle quistioni orientali e la risoluzione delle difficoltà che essa presenta potrebbe diventare imminente.*

Nè da Vienna, nè da Pietroburgo ci fu espresso i1l desiderio che l'Italia abbia a prendere parte allo scambio di idee che sta per aver luogo costì fra i tre Imperi. Non ci risulta parimenti che la Francia e la Gran Bretagna abbiano ricevuto a questo riguardo un invito od abbiano dimostrato il desiderio di riceverlo. Tutto ciò però che tende a sostituire al concerto delle sei Potenze, quello di alcune soltanto di esse non può essere a noi 1in particolare indifferente, mentre le complicazioni che si producono in varie provincie dell'Impero ottomano tendono purtroppo a generalizzare 1le quistioni che si ag,itano da parecchi mesi nell'Erzegovina.

Se pertanto a V. E. verrà offerta l'occaSJione di associarsi alle conversazioni che avranno luogo a Berlino in questi giorni, io l'autorizzo espressamente a prendervi tutta quella parte che la conoscenza che Ella ha dei nostri inreressi Le farà ritenere come proporzionata ai medesimi. Ma se anche nessuno speciale invito Le sarà fatto in proposito, Ella saprà certamente procurarsi con i personaggi che dirigono la politica dei tl'e Imperi dei colloqui nei quaili Ella farà valere tutte le ragioni che ha l'ltalia per seguire col più vivo 'interesse lo svolgli.mento delle quistioni relative all'Impero ottomano.

* Durante la missione che V. E. ha compiuto a Pietroburgo, Ella aveva saputo stabilire con quel Governo imperiale uno scambio 1intimo di idee de'l quale il principe Gortchacow conserva certamente memoria. Sin d'allora esaminando i gravi problemi che presentano le condizioni proprie delle popolazioni di razza slava sogget,te alla Turchia, più d'una voLta si ebbe l'occasione di riconoscere l'armonia esistente fra gli interessi della Russia e quelli deill'Italia lin quanto i due paesi non possono desiderare che un mutamento della condizione della sovranità territoriale in Bosnia ed in Erzegov;ina abbia ad operarsi in vantaggio dell'Austria-Ungheria. Noi desideriamo che questa identità di vedute esista tuttora e che tutti i Gabinetti continuino a considerare come la più pratica delle soluzioni possibili Quella che ha per base lo statu qua territoria1le della Turchia non disgiunto da un miglioramento delle condizioni di vlita delle po!Polazioni cristiane seriamente applicato ed efficacemente guarentito. Nella scelta dei mezzi per raggiungere quest'intento le Potenze potrebbero però appigLiarsi a metodi talmente diversi che quasi impossibile mi riuscirebbe di dare a V. E. sin d'ora una norma sicura per disce·rnere quaili di esSii dovrebbero a parer nostro preferirsi.*

Fra le previsioni possibili emerge però quella che i sei punti, nei quali sono riassunte le domande dei capi degLi insorti, abbiano ad esse·re presi come base di un negoziato con la Porta ottomana.

Nel modo col quale furono ,espressi quei sei punti parvero e sono forse in realtà difficilmente accettabili. Ma se di essi si voglia fare un accurato esame, questo primo giudizio potrebbe essere sensibilment•e modificato.

Alcuni di quei punti, il 3o ed il 5o per esempio, sono quasi già compresi nelle concessioni fatte dal Governo del Sultano in seguito alle domande contenute nella Nota ausrtro-ungarica del 30 dicembre. Gli ·altrti punti potrebbero essel"e o modificati o meglio espressi. Il ritiro delle truppe turche in alcune piazze fortificate non esduderebbe per esempio l'introduzione, per le provincie insorte, di quello stesso regime che fu adottato per il Libano, dove le milizie locali bastano a man,tenere l'ordine e dove, dall'introduzione del regolamento organico in poi, non si trattò che in casi rarissimi della necessità di chiedere rinforzo al corpo d'esercito stanziato in Siria.

Parimente in un paese dove i musulmani pretendono conservare soli il privilegio di portare armi, se non sarebbe agevole l'introdurre una legge di disarmo generale, non sarebbe impossibile decretare che i cvistiani debbono anche a questo riguardo godere di una assoluta uguaglianza di diritto coi Musulmani.

Ed anche la domanda degli insorti che venga loro distribuita la terza parte del!le terre, se a pdma ~ista ha potuto sembrare assolutamente inammissibile, è però suscettibile di essere presentata sotto una forma che forse la renderebbe accettabile. Mi mancano le notizie necessarie per poter giudicare se sarebbe possibile distribuire ai cristiani delle terre di proprietà dello Stato od assegnare ai medesimi dei territori come la Po11ta ha fatto quando colonizzò in altr'e sue provincie ,europee intere tribù di Tartari e di Circassi. Ma qualora simili provvedimenti non fossero applicabili alla Bosnia ed all'Erzegovina, si potrebbe esaminare se la giustizia non richiederebbe che lo stato di cose creato in quelle provincie dalle leggi del 1851 e 1862 venga profondamente modificato. Il R. Console Durando, che dimorò per parecchi anni in Bosnia, non esita ad affermare che il vero nodo della quistione per la quale gr.insorti stanno in armi, consiste nel non aver saputo dare una giusta soddisfazione ai diritti dei coltivatori che nelle leggi sovrindicate furono completamente sacrificati.

La revisione dei regolamenti della tretina e delle robote fatti negli ultimi anni, darebbero probabilmente alle popo1lazioni della Bosnia e dell'Erzegovina quella soddisfazione che i popoli slavi soggett,i a Governi civili ebbero da più provvide leggi.

Se la sfiducia delle popolazioni nel Governo del Sultano rende anche per la Bosnia 'e l'Erzegovina necessaria l'applicaz1ione di quel sistema di commissioni europee che la Turchia accettò quando le sue condizioni interne erano di gran lunga migliori e le sue forze erano certamente superiori a quelle di cui oggi dispone, noi non avremmo dal canto nostro nessuna difficoltà ad associarci ad un'opera che può produrre ancora dei risultati soddisfacenti. L'esempio di ciò che poté la commissione europea per il riordinamento del Libano, dove appunto si tro,vavano di fronte popolazioni che per ant!patia di religione e di razza sembravano non potere più convivel'e sullo stesso territorio, potrebbe essere opportunamente citato per dimostrare quali vantaggi si possono ottenere per mezzo dell'autorità che emana dal concerto delle Potenze. l'l prestigio di questa autorità presso le popolaz,ioni della Turchia è una forza dell'efficacia della quale sarebbe dispiacevole non si 'traesse tutto il partito possibile nell'interesse della pacificazione.

* Il pensiero di riunire una Conferenza, secondo le ultime notizie che ho ricevute, troverebbe appoggio presso i rappresentanti di alcune Potenze a Costantinopoli. Il generale Ignatiew ne parlava ai suoi Colleghi come di cosa assolutamente raccomandabile ed il R. Invitato presso la Porta ottomana non esita a segnalarmi la necessità di appigliarsi a questo rimedio per sortire dalle difficoltà che nuove complicazioni nascenti dagli avvenimenti potrebbero ancora più aggravare.

Ella vedrà, Signor Conte, se vi ha probabilità che in questo pensiero si accordino i tre Gabinetti Imperiali. Ad intelligenze che si prendessero in questo senso l'Italia si assoderebbe ben volentieri. Se l'espressione della nostra favorevole opinione potesse contribuire a determinare un concerto delle Potenze, Ella saprà adoperarsi in guisa che col nostro concorso si conseguisca un risultato tanto desiderabile.

Ma fra le previsioni pos.."ÙbHi vi ha pur quella che i tre Gabinetti ImperiaLi perduta ogni fiducia nell'efficacia dei mezzi fin qui adoperati, cerchino dii intendersi sopra una base diversa, sopra quella cioè dell'intervento armato nei paesi insorti.

Purtroppo le gravissime notizie che da Salonicco e da altre parti dell'Impero ottomano giungeranno a Berlino durante il convegno dei due Imperatori pOitrebbero influire sulle determinazioni dei Gabinetti imperiali in guisa da renderli meno accorti delle perico,lose conseguenze che deriverebbero dall'occupazione militare dei paesi :insorti. Il sussidio di truppe straniere per tenere in freno il fanatismo musulmano potrebbe essere dai Gabinetti imperiali giudicato come una necessità assoluta.

Ella conosce però troppo bene le esigenze della politica nostra per non comprendere in Quali incertezze ci getterebbe l'adozione di una simile politica per parte dei tre Imperi. ImpossibHe mi sarebbe tracciarle per ora una norma di linguaggio a questo riguardo. Ogni giudizio dovrebbe essere prudentemente riserva,to finché non fossimo in grado di apprezzare le condizioni alle quali l'intervento si effettuerebbe *.

Intanto l'E. V. valendosi delle cose esposte in questo mio dispaccio, saprà, ne son certo, adoperarsi anche in questa circostanza perché l'Italia tenga nelle presenti condizioni della quistione orientale quel posto che i suoi interessi le assegnano.

(l) -Ed., ad eccezione dei brani tra asterischi, in LV 22, pp. 152-155. (2) -Cfr. n. 60.
76

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

D.P.S.N. Roma, 7 maggio 1876.

Nell'occasione in cui si incontrarono a Vienna, lo scorso anno, i Principi ereditari d'Italia e di Russia, è sorto il progetto di un viaggio a Pietroburgo che il Principe e la Principessa di Piemonte avrebbero intrapreso nel corso del presente anno. Di siffatto progetto essendosi mostrati altamente compiacenti l'Imperatore e l'Imperatrice di Russia, fu risoluto che l'arrivo a Pietroburgo dovesse cadere tra il 15 ed il 20 luglio, e così poco dopo il ritorno dello Tzar in quella capitale.

È naturale che al passaggio, costì, dell'Imperatore e dei personaggi che lo accompagnano, le si tenga discorso del viaggio dei Principi Reali. All'E. V. si presenterà così propizia occasione per fare notare come tra noi la notizia del viaggio dei Principi sia stata accolta col massimo favore, scorgendovisi non dubbia opportunità di viemmeglio ravvivare le simpatie tradizionali che uniscono tra loro le due sovrane. Ed il Governo del Re è lieto di associarsi al sentimento generale e di mostrare in questa circostanza in quanto pregio esso tenga l'amicizia del Governo Impel"liale.

Tra i modi di manifestare questi nostri sentimenti sarebbe soprattutto la elevazione del posto di Pietroburgo ad Ambasciata. Certo riuscirebbe gradito al nostro paese se, giungendo i Principi Reali alla frontiera russa, già potessero essere salutati dall'Ambasciatore del loro Augusto padre. Senonché in questa materia la reciprocità è regola costante, né potrebbe la R. Legazione d'Italia in Pietroburgo mutarsi in Ambasciata se lo stesso non accadesse per 1la Legazdone dì Russia in Roma.

Già ebbi ad intrattenere di questo argomento il Barone d'Uxkull, questi si sarà senza dubbio affrettato a riferirn,e al Principe Cancelliere. Però, stringe il tempo, dovendosi in così breve termine predisporre ogni cosa per la creazione dell'ambasciata, segnatamente per ciò che spetta agli stanziamenti da farsi in Bilancio. Sarebbe quindi necessario che il Principe Gortchacow ci facesse conoscere le intenzioni sue e quelle del suo Sovrano; e ciò in termini abbastanza positivi perché noi possiamo aveme norma per le nostre risoluzioni. L'E. V. che è, in certa guisa, fuori di causa, e trovasi, col Principe Gortchacow, in rapporti di intimità oramai antica, può meglio di chicchessia condurre le pratiche con quel tatto che si addice a materia così de·Licata e coniitdenziale.

Mi sarò grato di ricevere, sopra questo argomento, sollecite informazioni, le quali, riassunte dapprima in via telegrafica, potranno essere svolte da V. E. in lettera particolare, affidata al corriere di Gabinetto che le reca questa mia lettera.

E d'ogni cosa ringraziandola...

77

IL SEGRETARIO GENERALE ALL'INTERNO, LACAVA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

N. 2409. Roma, 7 maggio 1876 (per. l' 8).

Sono grato all'E. V. delle notizie favoritemi col foglio segnato in margine (l) sul contegno e sulle relazioni degli italiani che trovansi attualmente rifugiati in Lugano, e La prego di tenermi informato di quant'altro quel R. Console avesse a riferirle in argomento, specialmente se i tentativi di disordini nel Cantone Ticino potessero collegarsi con progetti di perturbazione nel Regno.

(l) Si tratta di un dispaccio del 30 a.::>rile "on cui Tornielli aveva trasmesso all'Interno un rapporto del console a Lugano circa la partecipazione di italiani ad agitazioni politiche nel Canton Ticino.

78

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 2641. Parigi, 7 maggio 1876 (per. il 10).

Ebbi jeri un'udienza da S. E. rirl Ministro degli affari esteri di Francia e l'intrattenni anzitutto, giusta il desiderio che l'E. V. me ne aveva espresso nel suo dispaccio del 2 corrente, n. 594 Poi. (1), della quistione finanziaria dell'Egitto, esponendogli le vedute ed il voto del R. Governo ~~n conformità delle istruzioni da Lei impartitemi.

S. E. il Duca Decazes mi rispose dandomi le seguenti informazioni. Il dì 30 Aprile ultimo, il Vice Re d'Egitto fece pervenire al Signor Outrey il progetto di costituzione della Cassa d'ammortizzazione destinata a esercitare nell'interesse dei creditori dell'Egitto e sotto la direzione dei Commissarj designati dalle Potenze una missione di sorveglianza, di riscossione e distribuzione delle risorse applicabili al pagamento del debito. Questo progetto non sembrava contenere le guarentigie e tutele necessarie; ma il Vice Re si mostrava aHora deciso a rifiutare ogni modificazione. Tuttavia, già l'indomani e in seguito di stringenti rimostranze, il Khedive consentì ad affidare al Commendator Scialoja la redazione d'un nuovo progetto. Questo secondo progetto pareva tale da dare sufficiente soddisfazione agl'interessati ed il Gabinetto francese fu avvertito che il decreto, firmato il 2 Maggio, doveva essere pubblicato oggi stesso, cioè il 6 corrente, nel Giornale ufficiale del Cairo. Si annunziava in pani ,tempo che domani sarebbe altresì pubblicato il decreto vicereale che istituisce un Consiglio Supremo del tesoro sotto la pres'denza del Commendator Scialoja, e la Direzione Generale del Tesoro. Dall'altro lato un contratto dev'essere firmato oggi stesso dal Khedive e da un certo numero di Delegati dei creditori egiziani i quali dànno per una somma di 200 a 300 milioni la loro adesione aHa conversione che fu loro proposta.

S. E. il Duca Decazes mi consegnò, in aggiunta a queste informazioni, una nota che mi pregio di qui unita trasmettere all'E. V. (2) e che grli fu t:omunicata per esporgli i risultati generali della situazione che sarà fartta dalla conversione del Tesoro dell'Egitto ed a' suoi creditori. S. E. mi disse inoltre d'aver saputo in via estra-ufficiale che il Gabinetto austriaco era stato impegnato a designare un Commissario il quale sarebbe nominato presso la Cassa del debito pubblico, e ch'esso aveva consentito.

Queste informazioni concordano in sostanza con quelle che l'E. V. mi fece l'onore d'inviarmi col Suo telegramma in data di jeri (3).

(l) -Cfr. n. 63. (2) -Non si pubblica. (3) -Non pubblicato.
79

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 310. Londra, 8 maggio 1876, ore 18,50 (per. ore 21,30).

Je suis allé aujourd'hui à Windsor où j'ai présenté mes lettres de créance à la Reine. J'ai reçu un parfait accueil et Sa Majesté a témoigné les sentiments de l'intérèt le plus symphatique pour le Roi et pour l'Italie.

80

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 466. Vienna, 9 maggio 1876 (per. il 12).

Leggo in testa della parte ufficial'e della Wiener-Zeitung, in data d'oggi, la seguente determinazione imperiale:

•Sua Maestà imperiale Reale Apostolica si è graziosissimamente degnata di approvare, con documento sottoscritto addì 24 Aprile, che conformemente alle disposizioni di uLtima volontà del Serenissimo Signor Arciduca Francesco di Austria-Este, Duca di Modena, il di lui erede, Sua Altezza Imperiale e Reale il Serenissimo Signor Arciduca Francesco Ferdinando riunisca il nome e lo stemma della famiglia Este al nome e allo stemma proprio, per sé e per i suoi successori, sorti da matrimonio con donna di stirpe di egual rango • (aus ebenbtirtiger...).

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IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 467. Vienna, 9 maggio 1876 (per. il 12).

L'origine, le attribuzioni e le contingenze finanziarie della Società Italiana di bene•ficenza in Vienna sono troppo note perché io mi dilunghi ad esporle. Taluni suoi difetti, che ne impediscono il pieno svolgimento, dipendono dalla costituzione, necessariamente imperfetta, della colonia italiana in questa Capitale, che è difficile di tener unita e compat.ta; vi abbondano italiani, o non originari.i del regno o qui stabiliti da si lunga pezza, che la coscienza della lorc nazionalità ne riesce offuscata. Ne scaturisce la conseguenza che la Direzione della Società di benefioenza non è costituita intieramente da sudditi italiani, come io desidererei. Fra i membri più ragguardevoli della Direzione annoveransi il Dottor Enrico Cornet, originario del Trentino ed il Cavalier Tommaso Galatti di origine greca, ma suddito austriaco. Il primo è da11 1869 Segretario della Direzione ed è un valente autore di monografie storiche italiane; il secondo fu largo di sussidii per la beneficenza; entrambi godono di eccellente fama e si adoperano in tutti i modi a prò della società. Per dimostrare l'interesse che il R. Governo prende al buon andamento della Società e per dare un eccitamento salutare, io mi permetto quindi di proporre aU'E. V. il conferimento della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia in favore delle due egregie persone sovramenziona•te. Spero che l'E. V. vorrà, nella sua bontà, tanto più facilmente accogliere la mia proposta in quanto che essa è la prima di questo genere, che io fo in favore de' membri della Commissione delia Società di beneficenza.

82

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 2644. Parigi, 10 maggio 1876 (per. il 12).

Nella seduta che tenne jeri la Commissione generale del bilancio, S. E. il Ministro degLi affari Este11i ebbe a far conoscere l'opinione del Governo sulla mozione fatta dal deputato Signor Tirard di cancellare dal bilancio la somma di 110.000 franchi stanziata per lo stipendio dell'Ambasciatore di Francia presso il Vaticano. Il Signor Duca Decazes non esitò a combattere quella mozione. Egli sostenne che per molte considerazioni d'ordine politico la soppressione dell'Ambasciata francese presso la Santa Sede sarebbe imprudente ed inopportuna, e insistette particolarmente suNa necessità che il Gove·rno francese, nell'eventualità di un prossimo conclave, abbia il mezzo d'usare de' diritti che nel passato sempre esercitò in circostanze analoghe. Il Signor Tirard avendo obbiettato che gli sembrerebbe più naturale d'elevare il Ministro francese presso S. M. il Re d'Italia al grado d'Ambasciatore·, S. E. il Duca Decazes gli 11ispose che fino a quel momento tale questione non era stata ancora trattata ufficia•lmente fra i due Governi, ma che probabilmente· in tempo assai vicino lo sarebbe per una trasformazione reciproca delle due Legazioni.

Il Signor Tirard manife~·tò in seguito a Q.Ueste dichiarazioni del Ministro la intenzione di non mantenere e di non lasciar discutere in seduta pubblica il suo emendamento, qualora non fosse previamente acoettato dalla Commissione del bilancio. Egli domandò per conseguenza un vo•to esplicito che dopo un breve scambio d'osservazioni fu diffatti emesso dalla Commissione e riuscì contrario alla proposta. Sette commissarj soli le furono favorevoli; diciassette le respinsero. La Camera dei Deputati non avrà dunque ad occuparsene, salvo il caso di nuove interpellanze durante la discussione pubblica del bilancio del Ministero degli affari esteri.

83

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 2645. Parigi, 10 maggio 1876 (per. il 12).

Con telegramma in data di jeri (l) >l'E. V. mi commise d'investigare le intenzioni del Governo Francese intol'no all'elevazione delle Legazioni rispettive d'ItaUa in Francia e di Francia presso la Corte di Sua Maestà al grado di Ambasciatore. S. E. il Duca Decazes, in una conversazione che ebbi con lui entrò a parlare egli stesso pel primo intorno a questo argomento, e ciò a proposito dell'emendamento Tirard discusso ieri in seno alla commissione del bilancio. l'l Ministro francese degli Affari Esteri mi disse in questa occasione che il Governo della Repubblica era disposto ad elevare la sua Legazione presso S.M. il Re al grado d'Ambasciata ed a ricevere qui un Ambasciatore di Sua Maestà accreditato presso il Maresciallo Presidente della Repubblica quando fosse informato che il Governo di Sua Maestà desidera questo cambiamento. Il Duca Decazes aggiunse che la sua intenzione era di lasciare al giudizio del Governo di Sua Maestà la scelta del tempo opportuno a ciò. Una somma destinata eventualmente alla spesa maggiore richiesta dal cambiamento della Legazione francese in Ambasciata sarà stanziato nel bilancio dell'anno prossimo. Il fatto che nel bilancio francese dell'anno corrente una tale somma non è ancora contemplata, non dovrà però impedire, nel pensiero di S. E. il Duca Decazes, che il cambiamento di cui si tratta si faceia anche subito ove tale sia il desiderio del Governo Italiano, giacché in tal caso il Governo francese prenderà d'accordo col titolare della nuova Ambasciata francese presso Sua Maestà i temperamenti che accorreranno per assicurarne il decoroso servizio.

84

IL CONSOLE A GINEVRA, GAMBINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI.. MELEGARI

R. 90. Ginevra, 11 maggio 1876 (per. il 12).

Mi viene in questo punto comunicata una notizia di qualche importanza che mi reco a premura di trasmettere a V. E.

Nella decorsa settimana fu tenuta a Bologna una riunione di circa 30 Internazionalisti, venuti dalle Romagne e dall'Emilia. Vi assisteva anche ii1 Cesare Cesari di cui è spesso fatto cenno nei precedenti miei rapporti e che si spacciava in Ginevra per l'ifugiato politico. Il Cesari è una 'intelHgenza volgare, poco amante del lavoro e partì da Ginevra, lasciando cattiva fama della sua onestà. Nei moti che dovevano succedere all'8 Agosto 1874, egli aveva l'incarico di fabbricare le bottiglie incendiarie; ne preparò infatti diverse dozzine che mi si assicura trovarsi ancora oggidì nascoste in Bologna; egli si era quindi assunto

l'incarico d'incendiare la Prefettura cd assaltare le pattuglie. Peraltro queste cose le diceva qui in Ginevra il Cesari medesimo.

Nella riunione in discorso si decise di riorganizzare immediatamente, nelle Romagne e nelle Marche, l'Internazionale, continuando nel programma: • anarchia e collettivismo •. Si fecero voti perché una sollevazione popolare, che dagli interV"enuti si crede imminente, dia la rivincita ai moti dell'8 Agosto che andarono a monte.

Si propose quindi la fondazione di un giornale Anarchico rivoluzionario in Bologna; ciò si attenderà di fare dopo la riuscita del processo. Si deliberò inoltre di promuovere una dimostrazione pubblica se gli imputati verranno assolti. Infine nella riunione non si parlò che di cospirazioni e della prossima Comune Italiana. La relazione di questa riunione venne comunicata dal Getti di Bologna, residente a Neuchàtel, al Comitato Giurassiano.

Sembra che chi guida oggidì le file del socialismo in Italia e che ne introduce i prinoipj perfino nell'Esercito, sia il Cafiero Carlo di Barletta H quale non fa altro che viaggiare da un punto all'altro della penisola e non si contenta di propagare le' teorie ma vuole ad ogni costo che si compia l'azione.

RJvenendo ai detenuti di Bologna soggiungerò che da un avvocato di quella città, fu vimessa al Getti in Neuchàtel una lettera firmata dai detenuti Internazionalisti colla quale si accusa ricevuta di una somma di L. 218, raccolta, come già scrissi, dal Comitato Federale Giurassiano.

Vi è un passo della lettera che dice: « liberi o condannati, non cesseremo di mostrarci degni della Rivoluzione sociale •.

La direzione della Plebe, di Milano, scrisse all'Umiltà in Ginevra per ottenere sussidi per la libera stampa. Il direttore, Bignami, dice che la futura Plebe sarà scritta in senso socialista vivoluzionario e sotto la direzione indiretta del Malon e sua moglie.

Il BasteHca manifestò l'intenzione d'inviare un proclama agli operaj italiani per invitarli a costituirsi in Sezioni d'arti e mestieri ed opporsi agli intvighi degli attuali capi della Internazionale che egli chiama borghesi intriganti ed ambiziosi.

Furono manifesti di tal genere che fecero espellere il Bastelica da Strasburgo ad onta che ad onor dal vero essi non siano molto focosi dal lato rivoluzionario.

Oltre al Congresso Regionale Internazionale che si terrà il 14 corrente' nel Belgio, a Verviers, il Consiglio Federale Belga avverte tutte le Sezioni e Federazioni con circolare datata da Anversa 5 Maggio, e firmata Ph. Coenen, che al 4 Giugno in Gand si terrà un Congresso Internazionale ed invita tutte le Sezioni e Federazioni a farsi rappresentare.

L'ordine del giorno è il seguente:

l) rapporto del Consiglio Federale pel 1875-1876; 2) verifica dei conti di cassa; 3) programma socialista da diramarsi all'Internazionale; 4) della necessità di organizzare le Unioni d'arti e mestieri nelle regioni.

Si sa diggià cosa potrà essere quel programma socialista, cioè le solite frasi che si ripetono ad ogni congresso. Il quesito il più importante è quello indicato al n. 4. Egli è certo che se la Intel'nazionale ri'escisse ad associare nei singoli paesi, tutti gli operaj per arti e mestieri, ne risulterebbero gravi e continui scioperi.

Questa organizzazione non è altro che la continuazione del progetto di sciopero generale che fu proposto nel 1873 al Congresso dii Ginevra. Fortunatamente però, sembra che gli agitatori trovino molte difficoltà nell'attuazione dei loro progetti.

(l) Non pubblicato.

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IL CONSOLE A SALONICCO, TRABAUDI FOSCARINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 331. Salonicco, 12 maggio 1876, ore. 20,25 (per. ore 9,40 del 13).

Regia corazzata Mavia Pia giunta oggi. Sonvi qui corvetta Russia con ammiraglio, cannoniera Inglese, corazzata greca, avviso francese. Attendasi squadra francese e fregate inglese russa tedesca.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI (l)

D. 29. Roma, 12 maggio 1876.

Accennai nel dispaccio del 29 aprile scorso, n. 25 di questa serie (2), ai gravi disordini di Lattachia, ed al proposito, manifestato dal Vali di Sorìa, di provvedere egli stesso a misure di repressione, essendo riuscita a vuoto una prima inchiesta affidata ad ag,enti subalterni.

Il R. console generale in Bayrouth riferisce ora che il Valì, o per timore di eccitazione maggiore tra i musulmani o per ordini venuUigli da Costantinopoli, ha da ultimo risoluto di lasciare cadere la cosa. Nessuno è stato deferito ai tribunali, ed ogni ricerca per scoprire i colpevoli è stata abbandonata. Tutto si riduce a misure meramente amministrative, la revoca cioè del Caimacan del distretto e l'allontanamento dell'ufficiale preposto alla dogana.

Alle osservazioni che gli furono mosse da'i Consoli esteri, Hamdy pascià rispose in termini evasivi, lasciando in chi lo udiva, l'impressione che lo trwttenesse dalla repressione il dubbio che potessero esserne rinfocolate le passioni religiose tra i musulmani.

Si è precisamente sopra questo punto di vista che io Le porgeva, nel mio dispaccio precedente, ed ora le confermo, la preghiera di richiamare l'attenzione della Sublime Porta. È evidente, che là dove l'elemento musulmano è in grandissima maggioranza, ed il Governo dispone, dal canto suo, di forze poche numerose, nel prestigio dell'autorità consiste la sola guarentigia efficace che protegge i cristiani e le colonie straniere. Astenersi da atti di rigore, quando questi siano necessar:i, può essere un rimedio momentaneo. Certo, però, si preparono ben più gravi pericoli in avvenire, se si accredita, per tal modo, nella massa l'opinione che l'autori,tà non vuoLe o non può fare rispettare la !legge. Le quali mie osservazioni, purtroppo corroborate dalla recente catastrofe di Salonicco, si adattano in ispecial modo alla Sorìa, ove i sintomi del mal represso fanatismo religioso, suscitano, con ragione. tra i cristiani vive e continue apprensioni.

(1) -Edito in LV 22, pp. 156-157. (2) -Cfr. n. 58.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 10/3. Londra, 12 maggio 1876.

Ieri verso sera ebbe 'luogo l'ingresso del Principe di Galles di ritorno dal suo viaggio nelle Indie. L'accoglienza fu festosissima e molto cordiale. Questa dimostrazione è considerata come un atto di Lealtà del popolo verso la Corona e di simpatia per il Principe stesso. Il di Lui arrivo è segnale di numerose feste che avranno luogo in suo onore. Ieri l'altro vi fu appartamento (Drawing-room) dalla Regina; quest'oggi ve n'è un altro ed il Principe di Galles darà due Levées. A tutte queste funzioni di Corte il Corpo Diplomatico è tenuto d'intervenire.

Ebbi pure l'onore di essere presentato a S.M. l'Imperatrice di Germania la quale mi parlò molto del Re e dei Reali Principi, che hanno lasciato le migliori rimembranze alla Corte di Berlino.

In questi primi giorni di dimora in Londra il mio tempo è in gran parte consacrato a fare le visite indispensabili per mettermi a rapporto colle persone colle quali avrò in seguito a trattare o che importa di conoscere per rendere più facile H mio compito. Cerco di orizzontarmi in questo mare immenso di genti e di cose, e debbo dire che il lavoro preliminarre, che in questo modo debbo fare per stabilire la mia posizione, mi riesce assai più facile per effetto della buona accoglienza che io incontro dovunque, .e per la considerazione che si ha ormad per l'Italia -diventata in così poco tempo -uno degli elementi più importanti del Consorzio Europeo.

Nelle mie ancora poco numerose conversazioni cogli uomini polirtioi o di affari, ho raccolto alcune impl'essioni che io rassegno all'E. V. imperocché desse mi sembrano conformi allo sviluppo che di giorno in giorno prendono le cose.

Le grandi preoccupazioni del momento sono gli affari della Turchia e dell'Egitto. La piazza di Londra sottostà a perdite enormi sui fondi Turchi ed E~izii; a questa iattura s'aggiunge il rimbalzo della crisi avvenuta in Ame!lica, per cui gli affari della City, che rappresentano quelli dell'intero Impero Britannico, sono in gran ristagno per ,effetto deglii sconcerti avvenuti. Arroge che la mancanza di fiducia nell'avvenire inceppa la speculazione, ed i fondi abbondanti di cui è così grandemente provvista l'InghiUer.ra stanno senza impegno a segno che lo sconto della Banca è disceso al 2 o/o .

L'opinione generale è che difficilmente gli affari della Turchia si potranno accomodare. La ribellione dell'Erzegovina ha radici profonde, ed è promossa e sostenuta da odii religiosi e sociali che il Governo Ottomano è 1impotente a soffocare. Le condizioni finanziarie di quell'Impero fanno prevedere il momento non lontano in cui le truppe regolari non potranno più essere mantenute, e l'ultimo sostegno del cadente Impero sarà una guerra santa de' Musulmani di cui l'assassinio di Salonicco sar.ebbe il preludio. I fatti sembrano confermare queste previsioni. È il principio di una nuova guerra del fanatismo e della barbarie contro la libertà e la civiltà.

Difficilmente si troverebbero in Inghilterra in questo momento capitali per venire in aiuto all'autorità del Sultano. È adunque da prevedere qualche ulteriore sconcerto che chiamerà necessariamente l'ingerenza atUva delle Potenze interessate per metter ordine nelle provincie agitate dell'Impero Ottomano e frenare gli eccessi che si hanno da temere.

Certamente l'Inghilterra non lascierà sciogliersi la quistione che si agita nelle Provincie Europee dell'Impero senza manifestare in modo autorevole la sua volontà al riguardo. Ma il punto in cui essa si mostrerà più energicamente determinata è quello dell'Egitto dove essa vede, non. senza dispetto, la propria influenza contrastata dalla Francia. L'ultimo accomodamenrt;o combinato col Kedive non soddisfa i Signori della Ci,ty, i quali pretendono che con questo i loro interessi, che sono i più considerevolii., sono sagrificati a quelli dei Francesi, i q_uali sono riesciti a pareggiare il debito fluttuante, che esiste in massima parte nelle loro mani, al Debito Consol1idato che appartiene per la maggior pavte ai creditori Inglesi, e che prima godeva di garanzie superiori a quelle dell'altro debito. Si riti,ene che l'Egitto è ricco abbastanza per far fronte a tutti i suoi ·impegni; ma non si ha fede nell'amministrazione del Kedive, e si considera come illusorio l'ordinamento ultimamente effettuato.

Queste sono le opinioni dominanti in Londra; ma circa al da fare pel momento attuale, le idee non sono parimenti concordi: gli uni, i Wighs, vorrebbero rimanere, almeno per ora, nel sistema di astensione, seguito per l'addietro; gli altri (il partito attualmente al potere), sono più propensi ad un'azione posttiva. Ma se v'ha in questo momento qualche esitanza, non v'è dubbio che il giorno in cui gli interessi della Gran Bretagna fossero in qualche modo minacciati, tutti i partiti sarebbero concordi per un'energica azione.

Gli eventi precipitano con tanta rapidità che bisogna esser pronti a qualche determinazione per salvave gli intevessi presenti che· abbiamo in Oriente e prepararsi all'avvenire.

Quale possa essere quest'avvenire si potrebbe fin d'ora, con più o meno di verosimig1ianza, pronosticare. Ma non è qui il caso di entrare in questo argomento. Bas.ta essere persuasi che il concorso dell'Italia sarà richiesto da diverse parti ed in diversi modi; per cui conviene ripetere: Estate parati.

Il Ministero Disraeli ebbe nella scorsa notte un ultimo ·attacco, che ebbe per pretesto il Titolo della Regina; ma alla battaglia, che sembrò dovesse essere seria, mancarono parecchi oratori che dovevano parlare, per cui l'attacco, rhe aveva per oggetto di dare un voto di sfiducia al Ministero, andò fallito, avendo questo riportato una maggioranza dii 108 voti. La gravità degli eventi accaduti, e di quelli che si preparano fanno sentire la necessità di non indebolire il Governo in momenti in cui è necessario di conservare un. indirizzo ben determinato rispetto alle grandi quistioni che si agitano.

Siccome i!n questi momenti vi possono essere comunicazioni importanti che non si possano affidare alla posta, e che sarebbero troppe lunghe per estenderle in cifre, sarebbe utile che di quando in quando \nenisse un corriere al quale i dispacci più riservati sarebbero consegna1ti, con l'avvertenza però di dare avviso qualche ~iorno prima del suo arrivo per poterli avere in pronto.

Infine prego V. E. di tenermi a giol'no, ed anche telegraficamente, per quando possibile, delle notizie che pervengono a codesto Ministero, affinché io possa, nei limiti della prudenza, servirmene per ottenere, in cambio, delle .informazioni talvolta importanti dai miei Colleghi, imperocché nel Corpo Diplomatico vige la massima: Do ut des.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT

D. 200. Roma, 13 maggio 1876.

Più voLte la S. V. Illustrissima ebbe a richiama11e la mia attenzione, nei suoi recenti carteggi sopra il trattato stipulato a Vienna il 29 febbraio u.s. per la separazione della rete dell'Alta Italia dalla rete sud-austriaca, non nascondendomi come codesto Governo annette grandissimo pregio a che quel Trattato po·tesse in tempo utile approvarsi dalle nostre camere e tradursi in atto. Anche il Conte di W.impffen mi intrattenne, a più riprese, dello stesso argomento, insistendo perché la Convenzione fosse oggetto di pronta deliberazione innanzi al Parlamento.

Da·l canto nostro, fummo solleciti, non appena costituito il nuovo Gabinetto, di occuparsi con la massima cura di questo soggetto, H quale ritraeva speciale importanza ed un carattere singolarmente delicato dalla circostanza che del Trattato di Vienna fa parte integrante la Convenzione firmata a Basilea il 17 novembre 1875 per il riscatto della rete dell'Alta Italia.

È noto che la maggioranza manifestatasi col voto del 18 marzo si formò, nella Camera dei Deputati, attorno ad un programma nel quale figurava sopratutto la ripugnanza che incontravano nella pubblica opinione la convenzione pol riscatto delle Hnee ferroviarie, ritenendosi, per una parte, che quelle convenzioni arrecassero soverchio onere alle finanze dello Stato, e per al,tra parte essendo vivamente contrastato l'esercizio Governativo, considerato quaJ.e conseguenza ineviltabile del riscatto della rete.

Era adunque affatto naturale che la nuova amministrazione indugiasse a pigliare una risoluzione sembrandogli necessario di esaurire anzitutto l'esame della difficile ed inrtricata materia, e di scandagliare in pari tempo, quali fossero, a questo riguardo, le disposizioni delle varie fa:z;ioni parlamentari. Intanto però ci si presentava ovvio un primo concetto, sceverare dalle altre Convenzioni ferroviarie, non implicanti rapporti .internazionali, quella di Basilea la quale, appunto perché intimamente connessa al trattato di Vienna, doveva essere oggetto di separata e particolare considerazione.

Venne, nel frattempo, a Roma, il Barone Edmondo de Rothschild, ed il Ministro si adoperò, col massimo impegno, per ottenere, sia una proroga del termine entro il quale le Convenzioni avrebbero dovuto entrare in vigore, sia alcune modificazioni dei patti di Basilea, medianti le quali fosse data soddisfazione alla maggioranza della Camera ed all'opinione prevalente nel paese. Nei colloqui che il Presidente del Consiglio, il Ministro dei Larvori pubblici ed io stesso avemmo col Barone di Rothschild, ci siamo applicati a dimostrargli come J.e nostre due domande fossero un portato necessario della situazione, e come l'accoglimento di esse fosse condizione senza la quale non era a sperarsi l'approvazione delle Convenzioni. Ma il Barone Rorthschild avendo probabilmente meno esatta notizia delle vere disposizioni della Camera ha respinto ogni nostra proposta dichiarando che egli si considerava vincolato dal Trattato di Vienna, di cui la Convenzione di Basilea forma parte integrallite.

Se il Barone de Rorthschild avesse aderito aHe domande da noi presentate~ gli, il Ministro avrebbe potuto impegnare la responsabilità propria e quella degli amici suoi, con la fiducia di ottenere una votazione favorevole. L'insuccesso degli uffici nostri fu cagione che al Ministero non rimanesse altro partito fuorché assumere un atteggiamento di assoluto riserbo. Secondoché le telegrafai il 2 di questo -mese, il Ministero non avendo rinunciato alla speranza che cosi la Compagnia come il GoV'erno austro-ungarico avrebbero agevolato il compito suo, raccomandò alla Camera di esaminare negli uffici la Convenzione di Basilea ed il Trattato di Vienna.

Senonché in questi ultimi giorni la situazione parlamentare si è vieppiù aggravata. n Ministe'ro poté finora mantenersi neutrale tra la maggioranza (sinistra e centro) e la destra testé riorganizzatasi sotto J.a pl'esidenza dell'Onorevole Sella. Ma gli uffici della Camera (in cinque dei quali l'elezione dei seggi era pur testé riuscita favorevole alla destra) avendo, sopra nove, nominato sette commissarii con mandato di respingere le Convenzioni, queste trovansi oramai, pel fatto stesso, gravemente compromesse.

La situazione si è fatta, per tal modo, assai più difficile. Ed è vieppiù necessario di conseguire prontamente ciò che averva formato l'oggetto delle domande da noi presentate al Barone di Rothschild. Gioverebbe all'uopo che fossero aperte immediate trattative per la stipulaZJione di un nuovo atto addizionale, iroperocché il rigetto del Trattato di Vienna, che sarebbe inevitabile se non sopraggiunge alcun fatto che modi:liichi e migliori la situaZJione, avrebbe conseguenze, certo non meno deplorevoli per l'Austria che per l'Italia.

11 -Documenti diplomatici -Serie Il -Vol. VII

Entrambi i G<>verni debbono fare convergere i loro sforzi a scongiurare una siffatta eventualità. Trattasi di interesse che non si restringe solo al campo economico, ma tocca altresì la sfera dehle relaziOllli politiche. Se· in Austria il rigetto del Trattato può, per gli effetti finanziari che ne deriverebbero, suscitare sentimenti meno benevoli per l'Italia, non è a dissimularsi che il rifiuto dell'Austria di ammettere un indugio ed una modificazione del Trattato sarebbe interpretato, in Italia, come un atto particolarmente ostile all'amministrazione sorta dal voto del 18 marzo ed ahla maggioranza parlamentare che· con quel voto si è affermata.

Stringerva il tempo essendo indispensabile e sopratutto urgente che il Conte Andrassy avesse precisa ed immediata notizia delle difficoltà insormontabili che si incontrerebbero presso la Camera se la discussione dovesse aprirsi prima che i due G<>verni abbiano potuto mettersi d'accordo sui mezzi atti a porre in salvo gli interessi che si connettono colle Convenzioni. Epperò quantunque Ella avesse già avuto l'opportunità di segnalare al Conte Andrassy 1le esigenze della situazione, ho stimato conveniente, trovandosi questi a Berlino, di commettere, per telegrafo, al Conte di Launay di fare un nuovo e caldo appello al buon volere ed a1 senno pratico di S. E. il Ministro degli affari esteri di codesto Impero. Certo il Gabinetto Imperiale ci porgerebbe prova preziosissima della sua amicizia per l'Italia, consentendo, dal canto suo, alla proroga da noi desiderata, ed esortando seriamente il Signor de Rothschild a ripigliare con noi le trattative sopra i punti che già formarono oggetto dei nostri colloquii col Barone Edmondo.

Sappiamo bensì, per ciò che concerne la proroga, che questa è resa malagevole dalia necessità, in cui la società delle ferrovie Lombarde sembra trovarsi, di avere in pronto una somma notevole entro breve termine. D'altra parte, però, una siffatta circostanza non dovrebbe influire di soverchio sopra le decisioni di codesto Governo e della Società stessa, quando si avverta che ·la difficoltà pur sussisterebbe e sarebbe anzi ancor più grave nell'ipotesi del rigetto puro e semplice del Trattato. Egli è manifesto che se quello era motivo ragionevole di esitazione infino a che poteva concepirsi speranza che le Convenzioni sarebbero approvate dalla Camera nel loro tenore attuale, più non sarebbe tale ora che la discussione seguita negli uffici e la scelta dei Commissari hanno mostrato, in forma non dubbia, quali siano i veri intendimenti della maggioranza parlamentare.

Non so quale sarà l'esito delle pratiche affidate al R. Ambasciatore a Berlino, né se S. E. il Conte Andrassy avrà potuto prendere una riSIOluzione prima di lasciare quella capitale. Epperò mi preme di esporre anche a Lei lo stato presente deLle cose, affinché Ella possa, se è d'uopo ripigliare le trattative col Conte Andrassy, tostoché questi ritorni a Budapest valendosi a tale oggetto dei dati e degli argomenti svolti in questo mio dispaccio.

P. S. Stimo opportuno di far conoscere a V. S. Illustrissima che per mettere il Conte Wimpffen sempre meglio in grado di informare il suo governo della vera situazione parlamentare che si è prodotta in questi giorni relativamente alla convenzione di Basilea, il Presidente del Consiglio ha avuto col medesimo un colloquio nel quale ha sviluppato i pensieri stessi che sono esposti in questo dispaccio. Questo Ministro austro-ungarico pur dichiarando di non avere istruzioni del suo Governo nella nuova situazione che si era verificata, promise di riferire allo stesso tutto ciò che S. E. il Cavaliere Depretis gli aveva detto. Il Conte Wimpffen, parve pe·rsuaso dell'urgenza di venire ad un componimento per evitare che la Convenzione sia puramente e semplicemente respinta da un voto della maggioranza della Camera.

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IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI (l)

R. 468. Vienna, 13 maggio 1876 (per. il 16).

Ieri soltanto pervennemi da Bukarest l'ossequiato dispaccio dell'E. V. della presente serie n. 199 in data 1° corrente mese (2), essendoché per innavvertenza nella spedizione, esso era stato acchiuso nel piego diretto a quella R. Agenzia. In giornata stessa diressi una Memoria al Conte Andrassy, che conse·gnai a mano di S. E. il Barone Hofmann, in ·essa riassunsi gli argomenti svolti dall'E. V. a dimostrare l'opportunità che vi sarebbe anche il Gabinetto di Vienna si associasse a quello di Roma nei passi a farsi a Costantinopoli, affinché vengano in modo assoluto evitati i pericoli che minaccierebbero la salute pubblica dei due Stati, ove la Porta trasportasse nelle sue provincie insorte truppe provenienti da luoghi infetti dalla peste od anche soltanto prossimi a quelli. Sebbene non avessi ricevuto istruzioni di rivolgere una memoria in proposito al Governo Imperiale, pure credetti applicarmi a tale partito, stanteché in questi giorni, l'attenzione del Gabinetto di Vienna essendo specialmente attratta dalle gravi questioni del momento, una semplice conversazione di cui non restasse traccia scdtta, avrebbe potuto sfuggire di memoria; ed in cosa le di cui conseguenze potrebbero farsi sentire per l'Italia in si terribile maniera, parvemi opportuno attenermi al mezzo il più sicuro, affinché in qualsiasi evenienza, il R. Governo si trovi in grado di dimostrare al Paese, che dal canto suo nulla si è tralasciato onde impedire il pericolo d'una fra le più gravi sciagure da cui potrebbe essere colpito.

Il Barone Hofmann nell'accogliere la memol"lia che gli consegnai dissemi: che dall'esame da lui fatto della questione di cui è caso, posteriormente alla prima conversazione da me avuta con Lui al riguardo, eragli risultato, che già fin da due mesi fa, il Conte Zichy aveva avuto ordine d'intrattenere il Gran Vizir su questo stesso preciso argomento, e che ne aveva avuto in risposta le più tranquillanti assicurazioni: che d'altra parte era risultato al Governo Imperiale in modo non dubbio, l'insussistenza della notiZiia corsa che la peste fosse scoppiata ad Aleppo; non trattarsi invece, conformemente al risultato di un'inchiesta fatta sopra luogo da medici delegati dalla Porta, fra i quali trova

vansi pure egregi sanitari di nazionalità austriaca, che di un'epidemia tifo[dea. Essere poi assolutamente falsa la notizia data con scopi tendenziosi da talun giornale austriaco, che fra le truppe Ottomane sbarcate a Klek si trovassero individui affetti dalla peste. Ringraziai S. E. per queste informazioni ch'Egli compiacevasi darmi, ma ciò non di meno gli lasciai la mia memoria, insistendo sulla convenienza di non chiudere però gli occhi su affare di si grave momento, e sull'utilità che i Rappresentanti dei due Stati si trovino in grado di esprimersi in modo identico a Costantinopoli, intorno ad una eventualità, che ad ogni modo difficilmente potrebbesi ritenere come assolutamente priva di ogni fondamento.

Mentre sarà mia cura comUillicare a suo tempo all'E. V. la risposta che mi sarà fatta, ......

(l) -Ed., con qualche variante, in LV 22, pp. 163-164. (2) -Non pubblicato.
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AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI (l) L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY,

R. 1593. Berlino, 13 maggio 1876 (per. il 18).

Ainsi que j'ai eu l'honneur de vous l'annoncer hier au soir par le télégraphe, une lettre du Chancelier me priait de vouloir bien passer chez lui le lendemain à une heure. Le mème avis était transmis aux Ambassadeurs de France et d'Angleterre. Le Prince de Bismarck nous prévenait en mème temps que nous rencontrerions chez lui ses Collègues d'Autriche et de Russie.

Je sors de cette conférence et je m'empresse de faire mon rapport. Le Prince de Bismarck a ouvert la séance. Il en a indiqué, à grands traits, le but, à savoir d'amener une entente à six après que le Représentants des trois Cours du Nord avaient déjà échangé leurs vues. Il en était résulté une série d'observations et de propositions sur lesquelles on rtenait beaucoup à connaitre l'opinion de nos Gouvernements respectifs et à obtenir leur concours. Le désir était unanime qu'ils partageassent la mème manière d'envisager les choses. Son Altesse laissait ensuite la parole au Prince Gortchakow pour donner plus de développement à ce qui n'avait été en quelque sorte qu'un exorde de sa part. Le Chancelier russe s'est alors appliqué à rappeler quelle était la situation, quand fut présentée à Constantinople la Note du Comte Andrassy du 30 décembre, appuyée par les autres Puissances Garantes. La Porte avait promis toutes les réformes demandées. Mais après quatre mois d'attente • il ne reste dans nos mains qu'un morceau de papier •. Il ne seyait ni à la dignité ni au prestige d~>

l'Europe que des engagements dont ill avait été pris acte fussent illusoires. Il faut maintenant substituer des • réalités • à de vaines promesses, d'autant plus que la crise s'est aggravée et menace de prendre des proportions très inquiétantes. Il ne s'agH nullement de porter atteinte à l'intégrité de la Turquie, mais il impol"lte d'aviser au plus tot non seulement pour assurer en général de meilleures conditions aux chrétiens, mais aussi pour veiller à leur sécurité mise en danger. Depuis l'arrivée de l'Empereur .A!lexandre à Berlin, des causeries ont eu lieu entre les principaux Ministres des Cours du Nord. Leurs vues sont consignées dans un mémoire dont lecture est donnée par le Baron de· Jomini. L'accord, disait le Prince Gortchakow, est complet sur ces vues et propositions qui nous étaient communiquées avec l'expression du très vif désir de se ménager l'assentiment et 1a coopération des trois autres Grandes Puissances chrétiennes. Une copie de ce mémoire nous a été remise. Son Altesse nous a ensuite invités à nous prononcer dans la mesure qui nous paraitrait répondre dès à présent au intentions de nos Gouvernements.

Lord Odo Russell, tout en reconnaissant le bon esprit qui animait ces communications, a déclaré, en l'absence d'instructions de Londres, qu'il devait se borner à prendre ad referendum.

Le Vicomte de Gontaut Biron se disait nanti de quelques directions générales, mais pas assez précises pour se prononcer, avant d'avoir sollicité des ordres de Paris.

De mon cOté, j'ai également dit qu'il ne m'appartenait pas de préjuger les résolutions du Cabinet de Rome. J'ai en attendanrt exprimé la cerrtitude qu'elles seraient telles qu'on peut les. attendre d'un Roi qui a fait ses preuves, et qui personnifie au plus haut degré l'Italie, ainsi que d'un Gouvernement dont le programme s'inspire des idées d'ordre, de paix et de conciliation *. Les changements minisrtériels qui se produisent par un jeu régulier de nos institutions, ne modifient en rien le programme de poUtique étrangère *. Pour ce qui concerne, entre autres, les Affaires Orientales, nous avions pour règle de conduite de contribuer, autant qu'il peut dépendre de nous, au maintien de l'Empire Ottoman, tout en cherchant à favoriser une amélioration du sort des chrétiens par des réformes pratiques et efficaces. Quant au moyens indiqués pour arriver à la pacification des provinces insurgées, après avoir suivi attentivement la lecture du mémoire, et sauf examen ultérieur, j'ai constaté que différents poilllts allaient au-delà de la Note Andrassy du 30 décembre. Il me paraissait néammoins que je pouvais émettre personnellement une appréciation favorable, à en juger d'après le langage que j'aurais été autorisé à tenir dans le cas où nous aurions eu des pOUrParlers préalables à la réunion de ce jour, Iangage qui pouvait s'appliquer en partie aux considérations et aux moyens généraux signalés par les Représentants des trois Empires. Je me suis donc conformé aux instructions tracées par V. E. dans sa dépéche du 7 Mai courant, mais sans engager en rien ses décisions ultérieures.

Le Chancelier Russe nous a vivement engagés à provoquer le plus tOt possible les ordres nécessaires de nos Gouvernements. Il lui serait agréable d'obtenir des réponses dans le plus court délai, et si possible dans la journée de demain, puisqu'il y avait péri[ en la demeure pour les populations chrétiennes. Son Altesse a ensuite fait la déclaration suivante sur l'attitude de Son Auguste Souverain: * tant Q.ue subsiste l'Empire Ottoman, *la Russie ne vise à aucun agrana.Issement de territoire aux dépens de la Turquie; la Russie ne prétend exercer aucune influence exclusive dans ces contrées, mais elle insiste pour qu'on s'occupe de porter remède au malheureux sort des populations chrétiennes, sans distinction de culte.

Le Prince Gortchakow a vivement recommandé le prompt envoi de bàtiments de guerre; et il a dit, entre autres, à Lord Odo Russell que le Cabinet de St. Pétersbourg applaudirait si l'Angleterre, comme la France, faisruit une imposante manifestation de ses forces maritimes dans les eaux du Levant, en choisissant les meilleurs mouillages pour sa flotte. L'essentiel était de parer au plus pressé et de prévenir de nouveaux massacres.

* Comme je l'ai dit plus haut, je me suis abstenu dans cette conférence d'empiéter sur Le vote du Gouvernement du Roi qui saura aviser pour le mieux. Mais s'il m'est permis d'émettre un avis, j'estime que nous sommes en présence de propositions parfaitement acceptables. Le procédé à notre égard est bien meilleur que lorsqu'il s'est agi d'obtenir notre appui à la note précitée du 30 décembre. Alors on nous offrait en quelque sorte un fait accompli. C'était à prendre ou à laisser. Aujourd'hui on nous demande notre avis pour compléter l'entente. Nous rentrons par gradation dans la voie normale des négociations à six, dont la nécessité devient de plus en plus évidente, quand les troubles et l'agitation se généralisent dans la Turquie d'Europe. Il ne faut pas se le dissimuler, les nouvelles propositions prouvent que le pla,teau de la balance penche davantage, qu'il y a quatre mois, du cbté des insurgés. On pouvait s'y attendre. Mais mes Collègues de France et d'Angleterre partagent ma manière de voir que ces propositions sont relativament modérées. Ils pensent qu'elles seront bien acueillies par leurs Gouvemements. p,ar la conclusion d'un armistice -si tant est que les insurgés s'y pretent -on gagnera deux mois. Alors seulement si ce terme s'écou~e. sans nous rapprocher du but en vue par les efforts des Puissances, le moment sera venu -pour me servir des termes employés dans le mémoire -d'ajouter à l'action diplomatique la sanction d'nne el11tente. A cet effet, les mesures plus ,efficaces à prendre nécessiteraient un nouvel accord auquel dans l'intéret général il convient de se ménager un accès soit dans la phase préparatoire, soit dans tout développement ultérieur. :re ne puis que recommander chaudement ce qui peut favoriser et rendre permanent le concours des six Puissances. :re n'ai pas besoin d'ajouter qu'il est essentiel de cultiver avec beaucoup de soins nos relations d'amirtié avec les Cabinets de Vi,enne et de St. Pétersbourg, et surtout avec l'Allemagne qui, gràce à l'habilire du Prince de Bismarck a su maintenir dans un certain équilibre les intérets assez divergents de la Russie et de l'Autriche Hongrie sur les Affaires Orientales.

Une longue visi,te qui m'a été faite hier par le Comte Andrassy ne m'a pas permis d'achever ce rapport pour l'heure du départ de la poste. :Je me suis donc bomé à vous envoyer un exemplaire du mémoire susmentionné que j'a:vais

au reste déjà transmis par voie télégraphique à peu près intégralment, du moins pour sa partie essentielle. En me réserva:nt de vous adresser par le Courrier Anielli le récit de mes entretiens avec le Comrte Andrassy et le Prlince Gortchacow, ..... .

(l) Ed., ad eccezioone dei brani tra asterischi, in LV 22, pp. 168-169.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

T. 168. Roma, 14 maggio 1876, ore 18,15.

Vous pouvez adhérer aux quatre points contenus dans le memorandum. Sur le 1er point, vous pouvez faire connaitre que le Gouvernement de Sa Majesté a déjà envoyé une division navale cuirassée et plusieurs bàtiments légers dans les eaux de la Turquie. Leur destination éventuelle et les instructions à donner aux commandants pourraient à notre avis etre concertées entre les représentants des six puissances à Constantinople. 2ème point. L'Italie s'étant déjà jointe aux autres puissances pour obtenir une prorogation de la treve qui a précédé la marche de Mouktar Pacha vers Niksitch, s'associera bien volontiers à la demande unanime des puissances pour obtenir de la Porte U!I1 armistice de deux mois. 3ème point. Le Gouvernement de Sa Majesté dans l'espoir que des négociations ouvertes sur les cinq demandes formulées dans le memo· randum pourront aboutir, n'hesitera pas à en recommander l'acceptation à Constantinople. 4ème point. Pour l'éventuaUté où l'armistice s'écoulerait sans résultat, le Gouvernement italien reconnait qu'il y aurait lieu à établir une nouvelle entente entre les puissances. J'approuve le langage que vous avez tenu dans la réunion d'hier. Il est digne du Roi et du pays que vous représentez.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, COLLOBIANO ARBORIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 82. Pietroburgo, 14 maggio 1876 (per. il 21).

Venni informato jeri sera della Conferenza tenutasi a Berlino il 13 con l'intervento degLi Ambasciatori d'Italia Francia ed Inghilterra. Lord Loftus mi disse poi che da due informazioni gli risultava che l'iniziativa di non più oltre tardare ad invitare le altre Potenze ad associarsi all'azione dei

tre Imperi doveva attribuirsi al Principe Gortchakoff malgrado che l'invito sia stato diretto dal Principe di Bismarck.

S. E. il Signor di Giers Reggente del Ministero degli Affari Esteri col quale ebbi occasione di intrattenermi jeri mi disse che l'Ambasciatore di Turchia si era recato da lui il giorno stesso per comunicargli un telegramma direttogli dal suo Governo per smentire le voci corse di agitazione fra le popolazioni di Costantinopoli. In questa comunicazione viene detto che vi fu solo qualche dimostrazione di studenti per acclamare la destituzione del Sceikul-islam ma che questi fatti non avevano la gravità che si vuole loro attribuire.

Poco dopo Cabouli Pacha ricevette un telegramma del commissario straordinario della Porta a Salonicco che annunzia che furono fatti 33 arresti e che si procederà con la massima energia contro le persone che presero parte all'uccisione dei Consoli.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, DEPRETIS, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

Roma, 15 maggio 1876.

L'Onorevole collega non ignora certamente e potè anzi osservare minutamente come si svolse e si atteggiò in questi ultimi giorni l'opinione della Camera dei Deputati intorno alla Convenzione di Basilea: questione che sapevasi pericolosa e che il Ministero prevedeva difficilissima ma che nel fatto ci si manifestò assai più grave e dubbiosa di quel che mai si potesse immaginare. La convenzione di Basilea combinata con lunghi studi e paziente negoziazione dal Commendator Sella era stata accolta in Italia con diffidenza appunto perché la pubblica opinione non vi era stata preparata e una così ponderosa proposta s'era intromessa quasi d'improvviso a turbare il corso consueto dei lavori parlamentari. Il voto del 18 Marzo che rovesciò il ministero Minghetti fu in parte la espressione del malcontento dei Deputati, che sentivansi impreparati a risolvere un tema si complicato come quella del riscatto che si volle collegare coll'esercizio fatto da parte dello Stato, di tutte le ferrovie del Regno. L'artificio di collegare intorno ad un solo progetto una vasta confederazione di interessi riuscì invece ad una paurosa congerie di obbiezioni e di difficoltà, tra le quali la convenzione di Basilea appariva poco meno che un accessorio, ma nel tempo stesso veniva accusata di essere il primo punto di partenza di una specie di rivoluzione amministrativa. Il nuovo Ministero del 25 Marzo senti sublto la necessità di dividere le questioni e scemarne la mole. E però io dichiarai solennemente alla Camera essere necessario accordar la preferenza all'esame della convenzione di Basilea, rimettendo la discussione delle altre convenzioni e la questione dell'esercizio governativo delle ferrovie a separati e posteriori studi. Intanto si fece in concorso del Signor Rothschild un tentativo per migliorare le condizioni del contratto di Basilea; ma le negoziazioni intraprese colla persuasione, da parte del Signor Rothschild, che la maggioranza dei deputati sarebbesi a1lo stringer dei gruppi rassegnata ad accettare la convenzione, non riuscirono ad alcun utile conclusione.

Accadde poscia che la costituzione deglii uffici della Camera, opera del caso e del sorteggio, riuscisse favorevole in più di metà di essi ove i deputati di destra e di sinistra si equilibravano, ai deputati dell'antica destra, il che rianimò J.e speranze dei sostenitori della convenzione tantoché il Commendator Sella consentì, per meglio assicurare l'accettazione della convenzione, ad assumer l'ufficio di capo dell'opposizione contro il nuovo ministero. Uscendo per tal modo dalla posizione di neutrale aspettativa che prima aveva tenuto, H Commendator Sella, eccitò contro l'opera sua non solo le opposizioni e le ripugnanze degli economisti teorici ma anche le passioni dei partiti.

1il Ministero si serbò imparziale e neutrale in queste lotte infiammate di passioni, desiderando che idee più temperate e giudizi più ponderati prevalessero da una parte e dall'altra. Ma purtroppo come aveva preveduto, nel calore delle dispute l'irritazione degli animi si accrebbe, ti concetti concilliativi non poterono aprirsi la via e· le forze dei due partiti si misurarono a numero; tantoché anche i deputati del centro, i quali aspiravano ad ottenere qualche equo temperamento, furono costretti a risolversi, e siccome la destra 'insisteva perché convenzioni si accettassero incondizionatamente, cosi la sinistra e il centro furono costretti a votare a dirittura la rescissione. Per tal guisa sette ufficj su nove diedero •ai loro delegati la commissione di non convalidare la convenzione di Basilea. Esito che lascerebbe poca speranza di pronti rimedi se il ministero non potesse fare assegnamento sopra i deputati della sinistra e del centro i quali avrebbero desiderato di attestare col fatto le loro simpatie per l'Impero Austro-Ungarico retto da un ministero liberale e progressivo. Non occorre accennare quali considerazioni politiche rafforzino questi sentimenti favorevoli alla solida alleanza dei due Stati che posseggono quasi intieramente il litorale dell'Adriatico.

Ma pur troppo, come già si era già preveduto appena pubblicata la convenzione di Basilea, pur troppo l'opinione generale inclinava sempre più a giudicarla severamente quanto più si studiavano le clausole di quella transazione che costò molti studi, e che abbraccia un ragguaglio riassuntivo di elementi numerosi e disparatissimi. Oramai è di tutta evidenza che neppure il nuovo Ministero potrebbe far accettare la convenzione tal quale venne proposta al parlamento, e se il ministero volesse imporla colla minaccia di rotirarsi esso cadrebbe nel vuoto, non sostenuto a sinistra e dal centro e non salvato dalle minoranze di destra. Ma nessuno può dimandare al Ministero del 25 Marzo un dissenn:.lto suicidio.

Il Ministero però è conV!into, che se gli fosse dato presentarsi alla Camera con modificazioni le quali migliorassero le condizioni fatte all'Italia, e rispondessero alle più gravi e stringenti obbiezioni, egli potrebbe ottenere che il criterio politico, il quale rende desiderabile la conservazione dei più cordiali accordi coll'Austria-Ungheria, prendesse il sopravvento sulle asprezze del calcolo economico. Ma la cosa richiede rimedi pronti. La determinazione di nulla concedere fa nascer quella di nulla accettare. Poi nell'animo della più parte dei deputati vi è il vivo e legittimo desiderio di mostrare ch'essi non abbandonano, in m81terie di matematica evidenza, la cura diligente e severa degli interessi econo

miei del paese, che in una condizione non ancora buona delle finanze, vuol'essere studio supremo dei rappresentanti della nazione.

Tale è lo stato delle cose, e voi vedete, Onorevole collega, che· soltanto col mezzo d'un'aggiunta addizionale che migliori talune delle più gravi condizioni contenute nel contratto di Basilea si può arrivare ad una felice soluzione di questo doloroso aggruppamento di difficoltà e congiurare imminenti pericoli d'un raffreddamento nei sentimenti d'amicizia, tanto necessari, e desiderati nei due paesi che hanno tanti interessi comuni.

E' poi evidente che conviene far presto; quello che ancora si può fare, forse nessuno fra pochissime settimane lo potrebbe ottenere.

Vi prego, Onorevol•e Collega, di ponderare la cosa che frettolosamente vi scrivo. Vedete se convenga di fare al Governo Austro-Ungarico una esposizione since·ra ed amichevole di questa condizione di cose, e di tentare, se sia possibile, con lleali e pronti accordi di allontanare complicazioni di cui voi vedete la imminenza e la gravità.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT

T. 172. Roma, 16 maggio 1876, ore 13,20.

Le Comte de Launay a pu communiquer au Comte Andrassy, avant son départ de Berlin, l'adhésion donnée par l'Italie aux propositions contenues dans le Memorandum des trois Cours du Nord. Le Comte Andrassy s'est montré satisfait de no·tre réponse au sujet de laquelle je vous écrirai aussitot que j'aurai sous les yeux le texte du Memorandum qui m'a été spedié de Berlin.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 1595. Berlino, 16 maggio 1876 (per. il22).

En suite du télégramme chiffré de V. E. en date du 12 courant au soir (1),

je me suis ménagé avec le Comte Andrassy un entretien au sortir de la séance

du lendemain au Département Impérial des Affaires Etrangères, où les Repré

sentants des Puissances garantes de la Turquie avaient reçu communication du

memorandum des Cours du Nord.

Je lui ai donné lecture de la partie essentielle de ce télégramme, en y ajou

tant toutes les considérations qui me semblaient les plus aptes à frapper son

esprit sous le point de vue politique.

Il m'a tout abord exprimé combien il tiendrait à nous etre agréable, en secondant notre démarche. Mais, à son très vif regret, il n'était pas en mesure de nous lai.sser un espoir quelconque de parvenir, par la concession d'un delai au delà du I.'er Juillet, aux modifications que nous désirerions sur quelques points de la Convention de Bale. Le délégué du Gouvernement Italien avait pu se convaincre sur piace des très grandes difficultés qu'il avait fallu surmonter pour faire accueillir à Vienne les arrangements relatifs au rachat des chemins de fer de la Haute Italie·. Le Chevalier Q. Sella avait du faire des efforts surhumains pour s'assurer du suffrage des Chefs de l'opposition à la Chambre. Il n'a réussi à les • rouler •, à culbuter 1leurs répugnances, que grace à ses connaissances profondes sur la matière et par une habilité hors ligne. Le Comte Andrassy avait applaudi à ce succès, presque inespéré. Maintenant, iil n'y avait aucune chance à ce que ces memes chefs de l'opposition fussent gagnés à des modifications ultérieures du contrat. Tel qu'il existe aujourd'hui, il est déjà considéré comme un maximum de concessions. Bien des personnes l'envisagent meme comme préjudiciable sous certains rapports aux ,intérets engagés du coté de l'Autriche. Le Baron A. Rothschild se montre intraitable vis-à-vis de l'Italie liée par le Traité de Vienne dont la Convention de Bale forme annexe. Le Ministre du Commerce à Vienne est lui aussi très nettement contraire à une révision. Telle était la disposition des esprits, quand le Comte Andrassy a été convoqué à l'entrevue de BerHn. Dans ces circonstances il n'avait aucun moyen d'aUer contre vent et marée, et il répugnerait à sa loyauté de nous bercer d'illusions. Il serait extremement regl'ettable qu'on tardat à faire honneur à la signature· d'un accord international. Un rejet de la part de notre Parlement enlèverait quelque peu d'influen.ce à ceux qui travaillent à rendre toujours plus intimes les relations entre les deux Etats. S. E. ne pouvait donc se faire à l'idée que notre Parlemenrt refuserait son approbation.

J'ai répondu que de notre cOté également nous attachions le plus grand prix aux excellents rapports entre les deux Pays, et que la démarche que j'avais été chargé de faire auprès de Lui, en fournissait bon témoignage. Il ne s'a~ssait que de chercher à améliorer certains détails du contrat afin d'obtenir une majorité à la Chambre en sa faveur. C'était là une condition sine qua non, imposée par la situation parlementaire.

Il paraissait au Ministre Austro-Hongrois que nos députés pourraient montrer plus de déférence pour les arrangements pris par le ChevaHer Sella qui faisait autorité dans une semblable question.

Contredire sur ce point mon interlocuteur, c'eut été faire violence à ma propre conviction. Mais je suis l'evenu à la charge avec beaucoup de persistance, en me prévalant, Monsieur 1e Ministre, de vos arguments que j'ai appuyés de mon mieux.

Le Comte Andrassy m'a promis alors d'exposer nos motifs au Ministre de Commerce et à d'autres personnes compétentes à Vienne, où il retournait le 14 dans la soirée. Il me priait en meme temps de lui faire préparer pour son usage confidentiel et personnel une copie du télégramme de V. E. Il m'a paru que je ne devais pas m'y refuser, mais pour la sureté du chiffre, j'en ai donné le sens plutot que la lettre sous forme de pro-memoria ne contenanrt que les détails principaux de vos instructions. Le Comte Andrassy m'en a remercié, en déclinant néanmoins de prendre un engagement quelconque sur un résultat final conforme à nos voeux.

(l) Non pubblicato.

96

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 1597. Berlino, 16 maggio 1876 (per. il 22).

Pour que V. E. soit à méme de donner à la séance du 13 mai sa véritable signification, j'ai l'honneur de lui rendre compte de deux entretiens que j'ai eu avec le Ministre des Mfaires Etrangères Austro-Hongrois et avec le Chancelier de Russie.

Au sortir de cette séance, le premier est venu chez moi pour entendre nos nouvelles ouvertures sur ~e rachat des chemins de fer de la haute Italie (dépeche

N. 1595) (1). Après avoir discuté ce sujet, nous avons abordé la question qui avait été l'ordre du jour chez le Prince de Bismarck. Je me suis appliqué à faire parler le Comte Andrassy et à exciter sa verve. Il se disait satisfait de l'entrevue de Berlin, puisqu'il s'agissait de continuer à exercer une pression diplomatique sur la Porte afin de la décider à remplir sérieusement les engagements contractés envers l'Europe. La presence des escadres étrangères sera un salutaire avertissement pour prevenir te retour de faits tels que ceux qui viennent de se passer à Salonique. Les aernters télégrammes de Constantinople sont plus rassurants. Une suspension a·armes <te aeux mois laissera du temps pour réfléchir avec plus de calme, et pour reprendre les pourparlers de pacification sur les points fixés dans le mémorandum et auxquels la Note du 30 décembre sert encore le base, lors méme Que celle-ci ait été dépassée à certains égards. Il était fort heureux que le status quo restat le méme malgré des bruits erronés, mis en circulation par la presse, d'une intervention armée dans les Provinces insurgées. C'est là une épée de Damoclès qu'il faut laisser suspendue à son fil, autrement il serait à prévoir que, cette crainte écartée, le mouvement ne s'étendit davantage et n'aménat l'incendie général que la médiation des Puissances a précisément en vue de conjurer. Dans la Péninsule des Balkans il y a des chefs de parti fort dangereux. Ils ne visent à rien moins qu'à établir une confédération républicaine, comme s'ils se sentaient de force à réaliser un tel pian. C'est bel et bien une utopie, mais un commencement méme d'exécution aurait de funestes conséquenoes. D'un autre coté il ne faut se dissimuler les graves inconvenients d'une occupation armée. Il en résulteratt, entre autres, la famine. Aujourd'hui la guerre nourrit la guerre. Du moment où des troupes étrangères seraient appelées à veiller au maintien de l'ordre, les aliments que chacun prend où il les trouve, feraient défaut et imposeraient de lourdes charges à l'occupant. L'Autriche a déjà dépensé plus d'un million de florins pour la subsistance des réfugiés à ses frontières. Quelle solution donner d'adlleurs aux agitations dans ces contrées? L'autonomie des provinces n'est guère praticable. Le Bosniaque et l'Herzégovinien, pour ne

parler que de ces petits pays juxtaposés, n'ollit rien de commun ellitre eux. C'est absolument comme si on mettait en présence un Berlinois et un Milanais, en les laissant en tete à tete, après leur avoir dit: • cherchez à vous entendre •. Ces contrées peuvent etre comparées à un terrain recouvert d'eaux .stagnantes, qu'il faut assainir avant de songer à élever des construotions solides. Chrétiens et Musulmans y sont aussi arriérés les uns que les autres au poillit de vue de la civilisation. Pour s'en convaincre il suffit de voir avec quelle cruauté ils ne combattent et mutilent les cadavres de leurs ennemis. Il y a plus de régularité dans le Montenegro, le Prince Nicolas offre quelques garooties, mais ses soldats et leurs chefs ont un peu la nature du brigand et du condottiere. Le Prince de Servie fait mine tantòt de dégainer, tantòt de remettre l'épée dans le fourreau, et son Gouvernement a les allures les plus ~ncertaines, les plus suspectes, tiraillé comme il l'·est e·Ilitre les partis. Dans ces conditions, il est assez indiqué de laisser planer la menace au moins indirecte, d'une occupation éventuelle, mais d'avùse·r par tous les moyens possibles à ne pas recourir à pareille mesure. Le J."lemède pourrait etre pire c.ue le mal. La voie indiquée par le memorandum parait etre la meilleure.

Sans vouloir 1e contredire, je me suis montré assez sceptique en présence des impossibilités qui s'accumulaient devant les efforts de la diplomatie 1européenne à laquelle nous nous associons de grand coeur, parce que nous avions soif de paix comme les autres Puissances.

Le Comte Andrassy s'est plu alors à exprimer combien étaient vives et profondes ses sympathies pour l'Italie, sentiments qui étaient entièrement partagés par Son Auguste Souverain. Il a fait en meme temps un grand éloge du Comte de Robilant qud officd.ellement ~et personnellement avait une excellente position a Vienne. S. E. savait par lui que Notre Roi et Son Gouvernement étaient également animés d'une amitié réelle pour l'Autriche-Hongrie et pour l'Empereur et Roi. J.e ne pouvais que confirmer ces assurances, en ajoutant que le caractère et les convictions poUtiques du Comte Andrassy avaient aussi largement contribué à amener un courant d'opinion conforme à ce qu'exigent les intérets bien entendus des deux Monarchies.

Le lendemain je me suis abouché avec le Prince Gortchacow. Il se montrait satisfait sous un double rapport des résultats de l'entrevue. I. Les demandes formulées par les insurgés dans l'adresse présentée au Général Rodich avaient paru inacceptables au Cabinet de Vienne, tandis que celui de St. Pétersbourg non seulement ne les repoussait pas à priori, mais les jugeait mutatis mutandis dignes d'etre prises en consideration. C'était en posallit comme un fai1t cette divergence de vues, que la Porte commençait à calculer surtout le profit qu'elle pourrait tirer de cette circonstance. L'lintimité des Cours du Nord était déjà envisagée comme compromis. Les arrangements pris ici dans une parfaite entente ont donné un démenti public à ces prévisions. 2. La série de mesures contenues dans le Memorandum ne dépasse pas la limite de la modération. Peut-etre meme en a-t-on trop montré; mais un pas considérable vers la pacification aura été fait si on parvient, sur la base tracée, à amener des pourparlers avec le Gouvernement Ottoman, et si celui-ci est disposé à tenir compte des voeux exprimés par les insurgés et jugés aptes à servir de point de départ à une discussion.

Cependant le Chancelier russe ne croyait pas que les démarches des Puissances auraient grande chance de succès à Costantinople. • C'est un Gouvernement placé entre la boue ·et le sang •. Il était sans force devant le fanatisme musulman. Les changements ministéviels qui viennent d'avoir lieu ne sont faits n.i pour rassurer les Chrétiens, n.i pour modérer leurs adversaires. Il y a faiblesse et impuissance chez le Sultan. Si ce n'est pas encore l'agonie du malade, si ce ne sont pas encore les convulsions qui accompagnent l'agonie, ce sont du moins des symptomes qui la précèdent. Le Prince Gortchacow comptait donc moins sur les démarches projetées, que sur la force de choses, et notamment sur l'envoi des flottes étrangères pour garantir la sécurité de leurs nationaux et des habitants chrétiens de l'Empire Ottoman. L'action de ces flottes n'est pas limitée.

• EUes pourraient arborer le pavillon de la croix rouge pour bien marquer le but de ·leur mission humanitaire •. En attendant il se déclarai•t très satisfa,it que les trois autres Puissances garantes •eussent été invitées à se joindre aux Cours du Nord pour parer aux dangers de la situation en Orient. Il avait toujours été partisan de l'entente à six pour m.ieux sauvegarder la paix européenne. Celle-cd au veste est heuveusement hors de question, mais il faut veiller à ce qu'elle ne souffre aucune atteinte de l'ébranlement du monde Orientai.

J'ai rappelé au Prince les idées que nous a'Vions échangées quand j'étais accrédité en Russie velativement aux populations slaves placés sous la domination turque. Nous reconnaissions alors de part et d'autre l'identité de nos intérets, en ce sens que ni l'Italie n.i la Russie ne pouvaient désirer au profit de l'AutricheHongrie, un changement des conditions de Sou'Veraineté territoriale en Bosnie et dans l'Herzégovine. Il m'a répondu que la Russie partageait toujours le meme avis. Il pensait que la combinaison la plus raccommandable pour ces Provinces serait de leurs accorder une autonomie en stipulant un tribut à payer au pouvoir Suzevain. Mais il s'était bien gardé d'en souffler mot dans les conférences pour n'offusquer personne. Si tout ce qui tient aux Slaves faisait battre son coeur, il était avant tout russe, et à ce titre il ne pouvait à moins que de me répéter ce qu'il avait dit à un haut personnage de la Cour lmpériale:

• Je n'ai pas la prétention de prédire ce qui arrivera ou n'arrivera pas; mais I'homme d'Etat de mon àge, ayant déjà un pied dans la tombe, a parfois des intuitions qui lui permettent de signaler des dangers quelque lointains qu'ils soient. La réun.ion de toute la race slave sous la domination russe ne tarderait pas à entrainer la formation d'une vaste confédération républicaine avec un Président, comme nous le voyons dans les Etats-Unis d'Amérique •.

Votre Excellence aura remarqué les nuances dans le langage du Comte Andrassy et du Chancelier Russe. Le premier manifestait son contentement qu'on ne s'écartat pas jusqu'ici d'une action purement diplomatique, à part l'envoi de bàtiments de guerre. Il se félicitai.t surtout que le projet d'une occupation armée dans les Provinces insurgées n'eut pas été mise sur le tapis. Il traitait presque de peaux rouges les Bosniaques et les Herzégoviniens. Il se prononçait contve l'autonomie de ces pays. Les nouvelles de Constantinople indiquaient une détente dans la si>tuation. Le Prince Gortchacow, au contraire, désespérait presque des démarches prochaines de la diplomatie. Sans qu'il me l'ait avoué -mais nous le savons par les con.fidences faites par le Baron de Jomini au Comte Barbolani -il n'aurait pour ce qui le concernait fait aucune opposition à nne intervention éventuelle de l'Italie au nom des autres Puissances. Il était gagné à l'idée d'une autonomie en Bosnie et dans l'Herzégovine, en prouvant par là que son jugement était loin d'ètre aussi sévère sur les Chrétiens en révolte. Il comptait sur la force des choses, sur l'aotion des flottes étrangères, peut-etre meme sur l'imprévu qui a déjà joué un role si marquant dans la journée de Navarin. Ses nouvelles de Constantinople étaient des plus alarmantes. Le pouls du malade semblait près de s'éteindre. Enfin, comme il le disait aussi à Lord Odo RusseH, les demandes qui seront formulés au Sultan sont modestes, peut-etres trop modestes.

Ces différents détails m'autorisent à supposer, avec quelque apparence de verité, que le Comte Andrassy aussi bien que le Prince Gortchacow étaient arrivés ici avec des plans qu'ils n'étaient rien moins que sU.rs de parvenir à concilier. Chacun amenait avec lui le ban de ses plus habiles collaborateurs pour chercher à s'assure·r des avantages dans les conférences qui ont duré trois jours à intervalles très rapprochés. Ce qui démontre, que la discussion sinon dans les principes, du moins dans les détails a du présenter plus d'nn obstacle. Le Chancelier pour son compte ne s'était pas borné à l'outillage de ses meilleurs employés. Il s'était adjoint l'Ambassadeur à Vienne, Mr. Norvikow, Mr. Jonine, Consul à Raguse. Par une coi:ncidence au moins singulière, Mr. Wesselitzki dont le nom a maintes fois été prononcé dans ces derniers temps se présentait ici avec des pleins-pouvoirs des insurgés. On attendait aussi au rendez-vous les Président du Sénat Monténegrin, Mr. Petrowitch, porteur d'une adresse en faveur de ces memes réfugiés qui devaient ètre une fois de plus entendus. Mr. Wesselitzki voulait se rendre à Constantinople, mais il en a été dissuadé, à moins qu'H consentit à faire bon marché de sa vie dans uoo ville d'où le Général Ignatiew mandait que lui meme était en butte à des menaces. Quant à Mr. Petrowitch, il n'a pu se présenter en temps voulu, et un télégramme parti d'ici l'a engagé à s'arrèter à Vienne où il pourrait s'acquitter de sa mission auprès du Comte Andrassy, sauf à faire ensuite une excursion à Berlin.

En présenoe d'une pareil1e mise en scène, on pouvait en effet s'attendre à une attitude plus énergique du Chancelier russe. Mais il aura eu à lutter contre une certaine opposition de la part de l'Autriche, et le Prince de Bismarck aura réussi à faciliter l'accouchement du compromis qui nous a été présenté avec l'invitation de le soumettre à nos Gouvernements, en demandant leur avis et leur adhésion s'Hs entraient dans les memes vues.

On ne peut qu'applaudir à ce résultat qui écarte, pour le moment du moins, le danger de graves complication européennes. La crise Orientale ne conserve pas moins son inténsité, et ce ne sera que par le concours de toutes les grandes Puissances qu'on parviendra à localiser le mal. Au reste, le prévu est moins à redouter que l'imprévu auquel il faut toujours faire une si large part dans les affaires de ce monde.

D'après ce qui a été dit par le Baron de Jomini au Comte Barbolani, le cas pourrait se vérifier où il deviendrait utile de réunir une conférence européenne dont le siège serait fixé à Venise·.

(l) Cfr. n. 95.

97

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 178. Roma, 17 maggio 1876, ore 16,30.

Je vous enverrai par le courrier de samedi copie du mémorandum présenté par les trois Cours du Nord aux autres grandes puissances. Vous connaissez sans doute déjà les points essentiels de ce document. Le Gouvernement du Roi a notifié son 'adhésion par télégramme adressé à l'Ambassadeur de Sa Majesté à Berlin, que je reproduis ci aprés, me réservant de vous faire connaitre le modus procedendi qui sera arreté d'accord entre les six puissances:

• Vous pouvez adhérer.... • (1). Le Comte de Launay a pu communiquer notre réponse au Prince Gortchakow et au comte Andrassy avant leur départ de Berlin. Ils s'en sont montrés, ainsi que le prince de Bismarck, entièrement satisfaits.

98

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 356. Vienna, 17 maggio 1876, ore 18 (per. ore 21,25).

Le comte Andrassy sort de chez moi. Nous avons longuement parlé de la convention de Baie. Il m'a dit de poursuivre les négociations avec le ministre du commerce seui compétent dans cette affaire et qui sera dans peu de jours de retour à Vienne. Pour son compte, il m'a répété ce qu'il avait dit à De Launay.

Je me suis empressé de lui òter toute illusion sur la possibilité que la convention passe telle quelLe devant nos chambres. Il m'a dit d'engager le Gouvernement royal à obtenir de Rothschild la prorogation, seui moyen pratique. Il a ajouté que si les modifications que nous demandons devraient etre de quelque importance, le traité ne passerai·t plus aux chambres ici. Il a insisté pour que nous reprenions les négociations avec Rothschild. Il m'a dit ne pas pouvoir prendre un engagement quelconque, que le Gouvernement impérial insistera auprès de Rothschild à fin qu'il soit plus coulant, mais j'ai lieu de croire qu'il conseillera au ministre du commerce d'agir dans ce sens. Enfin, il n'a pris aucun engagement, la chose n'étant nullement de son ressort, mais j'ai lieu de croire qu'il :flera bons offices, bien entendu, cependant, si les modi:liications que nous demandons sont plus de forme qu'autrement, comme il s'est exprimé textuellement. Il désire du reste vivement un accord, afin d'écar:ter tout danger de refroidissement dans les relations des deux pays. LI m'a ensuirte chargé d'exprimer au Gouvernement royal ses remerciements les plus sentis pour la si prompte adhésion donnée à la confél'ence de Berlin. L'Angleterre a déclaré qu'elle ne pouvait y adhérer. Andrassy semble etre d'avis de passer outre, tachant

cependant que l'Angleterre n'ait pas à agir en sens contraire, ce qui pourrait exciter les tures à la résistance. Plus de détails par le courrier qui partira demain.

(l) Cfr. n. 91.

99

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 357. Londra, 17 maggio 1876, ore 18,04 (per. ore 22,20).

Je viens de voir lord Derby à qui j'ai communiqué le contenu de la dépeche télégraphique d'hier de V.E. (l) Lord Derby a discuté devant moi les divers articles du mémorandum des trois Cours du nord. Il les croit inefficaces, d'une exécution impossible et manquant d'équité envers la Turquie qui se trouverait dans une position relativement moins avantageuse que les insurgés. En supposant que l'armistice puisse eUectivement avoir lieu pendant ce temps, l'insurrection pourrait mieux s'organiser, tandis que la Turquie devrait maiiiJJtenir des troupes considérables sur pied de guerre, et les concentrer sans agir et elle verrait ses ressources déjà si faibles s'épuiser, tandis que celles des dll5Urgés augmenteraient. Ll ne croit pas la Turquie à meme de supporter les frais de construction des églises et des maisons et l'entretien des insurgés qui se monterait à environ 50 millions de francs. Il les considère comme un encouragement aux insurgés; il croi:t que pour etve agréable et obtenir réellement un armistice, il faudrait avant tout agir sur le Monténégro et la Serbie pour que ces deux pays se maintiennent effectivement neutres. Il exprime le regret que le memorandum ait été accepté par les autres Puissances sans que l'Angleterre ait pu le discuter. Le Gouvernement anglais hésite à adhérer au mémorandum proposé qu'H ne croit pas propre à atteindre le but et le comte Derby se réserve encore de se prononcer à ce sujet. Je pense que les observations cidessus énoncées seront communiquées aux Puissances. J'ai dit à lord Derby qu'une solution était nécessaire et, puisque celle des chanceliers était illusoire, que le Cabinet de Saint-James ·en propose une autre. Quant à nous, nous avions adhéré en faisant toutefois par le fait, toutes réserves pour l'aven~ir et j'ai exprimé notre désir d'une entente avec les grandes Puissances et surtout avec la Grande Bretagne.

100

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA

D. 4. Roma, 17 maggio 1876.

Il R. Agente e Console Generale in Tunisi riferisce che il governo del Bey ha testé accordato la concessione deLla ferrovia da costruirsi dalla capi.Jtale al Kef ed a Bedgia con quella stessa compagnia francese che per proprio conto

12 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

sta costruendo in Algeria la linea da Guelma a Sceck Aras sul corufìne. La quale concessione ritrae impol'tanza maggiore dalla circostanza che la Compagnia è cointeressata con altra che possiede le miniere della Calle in prossimità della frontiera tunisina, nonché dalle condiZJioni stesse del contratto: gratuito il terreno necessario, libero da ogni peso per il lasso di sessanta anni, l'esercizio delle miniere di piombo argentirero della Gelba; facoltà di costruire altri due tronchi ferroviari, l'uno dal Kef, per l'estensione di 30 miglia a qualnnque direzione, venendo così la rete tunisina ad allacciarsi a Scheck Aràs con la rete algerina, e l'altro da Mater a Biserta, ove mirano da così gran tempo le ambizioni francesi.

Secondoché riferisce il Commendatore Pinna, l'Agente britannico avrebbe protestato contro questo atto che si aggiunge alla serie dei molti coi quali il Primo Ministro generale Khéreddine ha favorito l'influenza esclusiva della Francia nella Reggenza. Berò sembra a noi che manchi, in questa materia, un titolo a positivo reclamo, non potendo manifestamente contrastarsi al Governo del Bey piena facoltà di provvedere, come m-:!glio creda, agli interessi economici del paese. Piuttosto giova indagare qual siano veramente, a questo riguardo, gli intendimenti attuali del Governo britannico. Ed invero, se dobbiamo argomentare da sintomi recenti, parrebbe che la sollecitudine di codesto Gabinetto si converga da alcun tempo, quasi esclusivamente, sopra l'Egitto, e che oramai la Gran Brettagna abbia rinunciato ad opporsi a che si estenda e padroneggi in Tunisia l'influenza della Francia.

V. E. avrà probabile occasione di intrattenere Lord Derby di questo argomento, che potrebbe, così, fornire alla perspicacia di Lei tema di indagini preziose e sicure.

(l) Non pubblicato.

101

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL CONSOLE A SCUTARI, BERIO

D. S.N. Roma, 17 maggio 1876.

Le sono grato delle notizie contenute nel suo carteggdo di serie politica. L'ultimo rappol'to che da Lei mi è pervenuto è in data dell'B maggio e reca il numero 154 di questa serie (1).

Mentre La prego di continuarmi <le sue informazioni, srtimo utile di richdamare l'attenzione di Lei sopra i due punti che dovrebbero formare, di preferenza, il tema delle indagini e delle relaZJioni.

II primo di essi è la recrudescenza del fanatismo musulmano, che si manifesta in più d'una regione dell'Impero. Sarà preziosa ogni indicazione dei sintomi che Ella possa avvertire a questo riguardo e delle conseguenze che ne potrebbero venire a danno delle colonie straniere.

L'altro punto concerne l'atteggiamento del Montenegro e le disposizioni militari che la Turchia ha preso in vista di un attacco eventuale. Dopo la rotta subita da Mouchtar pascià verso la metà del mese di aprile, bastò appena

l'azione concorde ed energica delle Potenze per salvare H Montenegro da una aggressione. Il Principato non dovrebbe far di soverchio affidanza sopra ila immunità di cui ha goduto finora. Importa, anzi, che con una condotta strettamente neutrale tolga alla Sublime Porta ogni ragione di aggredirlo. In tanta incertezza e mutabHità di eventi, potrebbe, ad un tratto, farsi minaccioso ed imminente anche quel pericolo che ora sembra scongiurato.

Ella vorrà mantenersi in un contegno calmo 'e riservato. Ed a coloro che spontaneamente Le chiedessero consiglio o Le manifestassero timori per la sicurezza delle persone minacciata dal fanatismo rturco, Ella dovrà inculcare moderazione e prudenza, segnatamente quando si tratti di italiani rivestiti di carattere ecclesiastico. Per costoro la massima cautela è, nelle presenti circostanre, strettissimo dovere.

(l) Non pubblicato.

102

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 1598. Berlino, 17 maggio 1876 (per. il 22).

Ce n'a été que le 14 de ce mois.. ainsi que je l'ai télégraphié le meme jour, que j'ai pu m'acquitter des instructions contenues dans la dépeche de V. E. du 7 sans numéro (1).

Le Prince Gortchacow savait combien l'Empereur et l'Impératrice de Russie attachaient de prix à la visite prochaine de LL. AA. RR. le Prince et la Princesse de Piémont, et cette visite serait en effet une nouvelle preuve des sympathies mutuelles entre les deux Cours et des excellents rapports entre les deux Gouvernements. Ces rapports ont été cultivés avec un soin intelligent par le Comte Barbolani jusqu'au terme de sa mission. Quand nous avions indiqué son successeur, le Chancelier s'était empressé de répondre que le choix convenait parfaitement. Le Chevalier Nigra a une réputation telle qu'il ne peut à moins que d'etre persona grata à la Cour de Russe. Quant au rang d'Ambassadeur, il avait été donné une réponse dilatoire. Au reste le Tsar ne devant retourner qu'en Juillet à St. Pétersbourg, il n'y avait aucune hate de prendre une décision.

J'ai expliqué les motifs qui nous faisaient désirer un prompt réglement de cette question sur la base de la réciprocité. A ce point de la conversation, le Chancelier m'a interrompu pour dire qu'en Russie il y avait des précédents pour une absence de réciprocité. Il n'a pas oité des faits à l'appui de cette assertion qui n'en est pas moins exacte. Ainsi le Due d'Osuna, il y a quelques années représentait l'Espagne à St. Pétersbourg avec le titre le plus élévé de la hiérarchie diplomatique; il en est de meme aujourd'hui encore pour le Marquis de Bedmar, tandis que Mr. de Koudriawski n'est accrédité à Madrid que comme Envoyé Extraordinaire et Ministre Plénipotentiaire.

{l) Cfr. n. 76.

J'ai fait observer au Prince que la Maison de SavoJe, pour ce qui la concernait, n'avait jamais admis un tel régime différentiel. Quand il s'était agi entre l'!talie et l'.Aillemagne des Ambassades respectives, le Cabinet de Berlin l'avait admis en principe, et nous avait offert de s'en tenir pour le moment à élever la Mission à Berlin à ce rang puisqu'on n'avait encore aucun candidat pour le poste de Rome. Le Gouvernement du Roi avait décliné cette offre. Le Chevalie Visconti Venosta avait bien voulu meme demander mon avis, et je n'avais pas hésité à me prononcer pour une parité de traHement comme condition indispensable. Je ne doutais pas que le Prince Govtchacow saurait apprécier dans son for intérieur l'expression de ce sentiment de dignité.

Il m'a dit alors que dès le 7 Mai, il avait averti le Baron d'Uxkiilil que le Chevalier Visconti Venosta avait bien voulu meme demander mon avis, et je réciprocité est admise en principe. La nomination de l'Ambassadeur à Rome ne dépendait plus que de l'accomplissement de quelques formalités par devant le Sénat de l'Empire qui est déjà saisi de l'affaire. M. d'Uxktill, ajowtairt Son Altesse, sera promu Ambassadeur.

Le Prince Gorrtchacow avait lieu de croire que M. Nigra projetait une course à Ems à titre de simple touriste. Dans ce cas, il serait le bien venu auprès de Son Altesse. Telle est la raison pour laquelle j'ai cru opportun en terminant le télégramme précité, de suggérer cette course pour entretenir le Prince, comme je l'avais déjà fait de mon mieux, dans ses bonnes dispositions. A cet effet, je lui avais, entre autres, donné lecture de la partie essentielle de votre dépeche.

103

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 470. Vienna, 17 maggio 1876 (per. il 22).

Col mio telegramma di poco fa (l) rendeva sommario conto all'E.V. della conversazione da me avuta oggi col Conte Andrassy a riguardo della Convenzione di Basilea; mi onoro ora porgerle in proposito maggiori particolari che varrano a meglio chiarire quanto in esso riferivale.

Prima ancora di rkevere l'ossequiato dispaccio dell'E. V. del 13 corrente

n. 200 (l) della presente serie, che mi fu consegnato ievi sera dal corriere appositamente speditomi, aveva creduto bene di chiedere un'udienza al Conte Andrassy tosto Egli era giunto da Berlino, onde non porre tempo in mezzo ad intavolare quei negoziati che l'E. V. già m'aveva te,legraficamente ordinato di intraprendere. A quella mia domanda il Conte rispose venendo gentilmente Lui da me oggi.

In base alle istruzioni datemi dall'E.V. col suo succita·to dispaccio, esposi al Conte Andrassy, quanto meglio mi seppi, l'attuale situazione parlamentare

del Governo a fronte della Convenzione di Basilea, nonché del successivo Trattato di Vienna. Gli manifestai il vivo desiderio del Governo Italiano di trovare a sì delicata situazione una solu:z,ione atta ed evitare la anche benché menoma alterazione nelle così cordiali relazioni esistenti fra i due Stati; ma non gli nascosi al tempo stesso, che sarebbe farsi una completa illusione, il credere che al punto in cui si trovano le cose, la Camera potrebbe accettare tal quale la Convenzione di Basilea; gli dissi poscia, che il solo mezzo onde uscire dal difficile passo in cui da ambe le parti ci troviamo, si ·era di convenire di una proroga al termine stabilito per l'attuazione del patto di Basilea, onde dar campo a negoziare quelle modificazioni che il Governo italiano ritiene sarebbero atte a rendere accettabile dal Parlamento la convenzione di cui è caso.

S. E. il Conte Andrassy cominciò col darmi la stessa precisa risposta che l'E. V. telegraficamente m'aveva segnalato essere stata da lui data al Conte De Launay a Berlino; posoia insistette sulla necessità che il Governo Italiano se l'intenda in quest'affare direttamente col Barone Alfonso Rothschild. A ciò io risposi che, affinché quei negoziati potessero questa volta approdare ad un risultato pratico, converrebbe il Governo Imperiale facesse sentire al Barone, il suo desiderio che ciò si effettui, poiché in caso diverso egli, fiducioso dell'appoggio del Gabinetto di Vienna, continuerebbe a mantenersi, come sino ad ora, sull'assoluta negativa. Insistetti molto vivamente su di ciò; il Conte Andrassy però non volle assumere nessun impegno in proposito, dicendomi essere questo affare intieramente di spettanza del Ministero Cisleytano e quindi assolutamente all'infuori delle sue attribuzioni; m'invitò conseguentemente ad intraprendere e prosegwire i negoziati al riguardo col Ministro Chlumecky, tosto farebbe ritorno a Vienna da Pesth, dove momentaneamente si trova. Il pregai allora di esercitare almeno ufficiosamente la sua azione in tal senso sul prefato Ministro del Commercio, ma di questo neppure volle Egli assumersi l'impegno; ciò non di meno sono persuaso che lo farà. Parlando poi, più accademicamente che altrimenti, di questa nostra grave que·stione, Egli dissemi che vivamente desidererebbe ci potessimo mettere d'accordo con Rothschild, ma non mi dissimulò al tempo stesso che, ove le modificazioni alla Convenzione, che noi saremo per richiedere, fossero qualche cosa più che di pura forma, non potrebbero mai venir.e approvate dal Governo Imperiale, poiché il Gabinetto di VIenna si troverebbe poi nell'impossibilità di far accettare la convenzione così modificata dal Parlamento. A questo punto il Conte Andrassy accennò pure alla que~ stione sollevata dalla maggior parte dei giornali di qui, che nei patti internazionali, un Gabinetto è solidale di quello che lo precedette, e che ove n fatto venisse a provare che ciò non è il nostro modo di vedere, ciò renderebbe in avvenire molto difficiJe il trattare con noi, poiché la probabilità di urna crisi ministeriale è da noi, come ovunque, sempre fra le cose possibili. Non mancai di confutare questa tesi con ragionamenti troppo ovvii perché li ripeta qui, non insistetti però, sembrandomi inutile d'inasprire questi negoziati con discussioni su principi che se11iamente non possono essere oppugnati.

Ecco in riassunto la conversazione che io ebbi col Conte Andrassy: come Egli ebbe a ripetermi più volte, le cose da Lui dettemi non potrebbero in modo alcuno impegnare il Governo, poiché a seconda della costituzione che regge

questa Monarchia, la questione che ci occupa sfugge intieramente alla sua

azione: sarà dunque soltanto col Ministro del Commercio, tosto sarà di ritorno a Vienna (Andrassy avcendomi -lasciato intendere che era meglio lo aspettassi qui) che si potrà forse arrivare a qualche cosa di concludente.

Da quanto però ebbe a dirmi il Ministro Imperiale· degli Affari Esteri, parmi si possa desumere che il Governo Austriaco s'accontenterebbe di aderire ad una proroga, purché le concessioni che noi saremo per chiedere siano di poco momento, e tali quindi da non compromettere l'esito del progetto di legge che dovrebbe essere presentato al Reichstag. Ove così non fosse, il Gabinetto che incontrerà già una forte difficoltà a far passare il compromesso Ungherese, non si esporrebbe ad uno smacco sulla nostra convenzione, che potrebbe essergli fatale. In quanto al Conte Andrassy dubito anche che neHe attuali circostanze voglia assumere un'attitudine in questa faccenda che oltrepasserebbe le attribuzioni inerenti alle sue funzioni di Ministro comune: lascierà quindi che il Gabinetto di Viienna ed il Rothschild se l'aggiustino con noi senza prendervi lui ulte·riore parte.

(l) -Cfr. n. 98. (2) -Cfr. n. 88.
104

IL MINISTRO A BRUXELLES, DE BARRAL, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 362. Bruxelles, 18 maggio 1876, ore 16,12 (per. ore 21,40).

Je viens de présenter mes lettres de créance à Sa Majesté auprès de laqueHe je me suis fait l'interprète des sentiments du Roi. Sa Majesté m'a chargé à plusieurs reprises de faire parvenir au Roi l'assurance de ses sentiments affectueux pour son auguste personne et pour la famille royale en ajoutant les voeux les plus sincères pour la prospéPi:té de l'Italie. L'accueil a été parfait. Ma mission ne pouvai:t s'inaugurer sous de meilleurs auspices.

105

IL MINISTRO AGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA

D. 5. Roma, 18 maggio 1876.

Sir A. Paget mi ha domandato ieri quale fondamento egli doveva attribuire aUe voci corse in alcuni accreditati giornaLi stranieri e ripetute nei diari italiani di un progetto di intervento armato de11'Italia in Erzegovina ed in Bosnia. L'Ambasciatore di S. M. Britannica senza esprimere alcun pensiero del suo Governo desiderava soltanto che io Lo informassi delle pratiche che in proposito fossero state già iniziate fra altri Gabinetti e quello di Roma.

Risposi a Sir A. Paget nessun Governo averci interrogato sulle disposizioni nostre a prestare H concorso di un'occupazione armata in guarentigia delle riforme da introdursi per la pacificazione delle popolazioni di diversa fede religiosa abitanti dell'Erzegovina e della Bosnia e non avere conseguentemente il Governo del Re avuto sinora occasione di portare H pensiero sopra una eventualità da noi non preveduta.

Nella corrispondenza telegrafica di V. E. col Ministero trovai un cenno delle voci sovra riferite delle quali parmi si debba attribuire l'origine ad alcuni articoli di giornali russi ispirati forse da considerazioni che nascono naturalmente quando, ammessa la ipotesi di un'occupazione militare delle due pr<YVincie ottomane, si riflette che questa non potrebbe senza pericolo di complicazioni essere eseguita dall'una o dall'altra od anche simultaneamente dalle due Grandi Potenze Militari limitro:lie della Turchia. Questi furono i pensieri che trovarono facile accesso nella stampa russa ed il Goloss, ·l'organo il più autorevole dell'opini01ne moderata di quel vasto impero, ·in un articolo pubblicato nei giorni dell'incontro degli Imperatori a Berlino, diceva essere suo programma lo assicurare il miglioramento della sorte dei cristiani mediante l'autonomia amministrativa dei Comuni e l'istituzione di una Commissione dii sorve~anza appoggiata, quando fosse necessario, ad una forza militare italiana che agirebbe per Delegazione dell'Europa. Ma se questo progetto sembra alla stampa russa destinato a farsi strada negli aP.cordi che prenderebbero le Potenze, il medesimo doveva provocare sin dal suo nascere l'aper:ta opposizione dei giornali di quel partito che nella Monarchia austro-ungarica tiene fisso gelosamente lo sguardo sull'Italia ogni volta si agitano questioni interessanti l'avvenire delle provincie Adriatiche dell'Impero.

In questi cenni l'E. V. troverà gli elementi che io stesso posseggo per giudicare dell'origi,ne e dell'importanza delle voci relative all'invio di forze militari italiane nelle pro,Il.ncie insorte della Turchia. Aggiungerò soltanto che l'Ambasciatore inglese fu il solo a rivolgermi delle interrogazioni a questo riguardo. Ed io sono persuaso che V. E. dividerà la mia opinione che non convenga al Governo di Sua Maestà dimettere per ora il suo contegno riservato per uscir fuori con dichiarazioni che non gli sono domandate.

106

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AI MINISTRI A PARIGI, NIGRA, E A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, COLLOBIANO ARBORIO

D. Roma, 18 maggio 1876.

Mi pregio di rimetterle, qui unita, una copia del Memorandum che, elaborato sopra ·la base di concetti scambiati tra il principe di Gortchakow, il conte Andrassy ed il principe di Bismarck, fu tema delle deliberazioni dei rappresentanti delle sei grandi Potenze riuniti a Berlino in apposito convegno.

Il tenore del Memorandum mi fu noto la mattinata successiva al convegno, che ebbe luogo, come Ella sa, H 13 di questo mese. Nel giorno stesso fui in grado di fare pervenire, per telegrafo, a Berlino la risposta del R. Governo.

S. E. il Conte de Launay ebbe istruzioni di dichiarare che il Governo di Sua Maestà aderiva alle quattro proposizioni consegnate nel Memorandum.

La prima di esse riflette l'invio di sufficienti forze navali ne' mari di Levante, affinché, convenientemente distribuite e munite di opportune istruzioni, possano vegliare alla sicurezza delle colonie europee. Il Conte de Launay ebbe a significare che una divisione corazzata e parecchi legni da guerra della Reale Marina erano già stati spediti nelle acque ottomane. Una corazza.lta, la

• Maria Pia •, ed un avviso, • Il Messaggero • già sono in rada di Salonicco. La • Venezia • e la • Palestro •, entrambe corazzate, sono nella rada di Bescica; ed una cannoniera il • Scilla • è stato aggiunto al • Mestre • per ·la stazione di Costantinopoli. A nostro avviso (ed il Conte de Launay ne fece esplicita avvertenza), la destinazione eventuale dei varii legni, e le istruzioni da impartirsi ai Comandanti, potrebbero essere concordate tra i rappresentanti delle sei Potenze a Costantinopoli.

La seconda proposizione del Memorandum concerne la conclusione di un armistizio. L'Italia essendosi già associata alle altre Potenze per chiedere una proroga della tregua che precedette l'ultima mossa di Mouchtar pascià sopra Nickitsch, il Conte de Launay ebbe istruzione di dichiarare che assai volentieri d uniremo, anche questa volta, agli uffici delle Potenze per ottenere dalla Sublime Porta un armistizio di due mesi.

La terza proposizione si riferisce alla base sopra la quale· dovrebbero aprirsi i nuovi negoziati per la pacificazione. Questa base sarebbe fornita, secondo le conclusioni enunciate nel Memorandum, da cinque punti analoghi a quelli che gli insorti formolarono siccome condizione preliminare della loro sottomissione. Il Governo del Re spera che le trattative quando si impegnassero sopra siffatto terreno, potrebbero condurre a buon 'esito; epperò il Conte Launay fu invitato a dichiarare che avremmo, anche noi, raccomandato alla Sublime Porta quella base di negoziato.

Infine il Conte de Launay ebbe a significare, in relaZ'ione alla quarta proposizione del Memorandum, essere anche nostro avviso che, qualora l'armistizio spirasse senza che un risultato si fosse conseguito, si farebbe luogo a stabilire un nuovo accordo tra le Potenze.

II mio telegramma giunse al Conte de Launay la sera del 14 maggio. Cosicché il R. Ambasciatore poté ancora darne notizia al Principe Gortchakow ed al Conte Andrassy, prima che questi due personaggi lasciassero la capitale germanica. Entrambi se ne mostrarono soddisfatti e soddisfatto se ne mostrò pure il Principe di Bismarck; da ciascuno dei tre Ministri degli affari esteri il Conte de Launay fu pregato di far pervenire a Sua Maestà ed al R. Governo l'espressione della loro riconoscenza e del loro compiacimento per la nostra immediata e piena adesione.

107

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 1603. Berlino, 18 maggio 1876 (per. il 22).

Je me suis fait un devoir, en suite de dernier artide de votre dépeche

n. 375 (1), d'appeler J'attention du Cabinet de Berlin sur la démarche que nous

av:ions faite à Costantinople pour obtenir que les mouvements de troupes ne comprennent pas la garnison du territoire de Bagdad infesté par la peste.

M. Biilow examinera la question s'il est le cas d'appuyer nos recommandations. Il avait appl'is par M. Novikow, Ambassadeur de Russie à Vienne, que d'après un entretien récent de ce diplomate avec M. le Baron de Hofmann, la maladie semblait etre à son déclin; qu'il siégeait au reste à Constantinople une Commission sanitaire à laquelle le danger était signalé; et que de son còté l'Autriche veillait soigneusement à ce qu'on ne permette le débarquement aux troupes turques dirigées vers Kleck, qu'à la condition d'etre munies de patentes de santé parfaitement en règle.

M. de Biilow ne sava,it trop si dans ces circonstances il était encore nécessaire de se joindre aux recommandations que l'Italie avait déjà faites auprès de la Porte.

J'en ai aussi touché quelques mots dans mes conversations avec le Prince Gortchakow. Il en a pris note, mais il pensait que des observations présentées sur oe point, comme sur tout autre, à Constantinople ne produiraient aucun effet sur un Gouvernement aussi impuissant à faire le bien qu'à réprimer le mal.

Je noterai à ce propos que le Chancelier russe laissait entendre à un de mes Collègues que le Comte Andrassy était tant soH peu optimiste dans ses jugements sur les affaires de Turquie. Le· Ministre Austro-Hongrois à son tour parlait d'un certain pessimisme chez le Prince Gortchacow. Les événemenJts décideront qui a tort ou raison. Ce jugement réciproque est toute une révélation. Sans le Prinoe de Bismarck, ces deux hommes d'Etat ne seraient peut-etre pas parvenus à se mettre entièrement d'accord. Le fait est, on me l'assure de bonne source, que le Cabinet de St. Pétersbourg avait espéré beaucoup plus de l'entrevue quant aux mesures du moins à adopter en faveur des provinces insurgées. L'année dernière vers pareille époque, l'Empereur Alexandre était arrivé ici à propos pour rétablir la confiance générale fortement ébranlée par des bruits de guerre. Ce mérite reviendrait aujourd'hui à l'Allemagne. Si la question orientale reste debout comme un redoutable problème à résoudre, le Chancelier allemand a beaucoup contribué à écarter le péril de dissentiments entre la Russie et l'Autriche. Un des admirateurs du Prince de Bismarck me disait à cet égard: • Cet homme d'Etat a en 1876 la réalité d'un ròle concHiateur, dont la Russie n'avait eu que l'apparence en 1875. Mais ce sont là de ces services qu'il vaut mieux ne pas cder sur les toits •.

Pour etre à la hauteur d'une tache aussi ardue, l'Allemagne poursuit ses armements à un point qu'elle seule peut etre considérée comme parfaitement prete à entrer, s'il le fallait, en campagne. Elle ·est très jalouse en meme temps de tout ce qui tient à l'organisation de son armée. Une circulaire récente du Général de Kamecke interdit sévèrement aux officiers de fournir nommément aux attachés militaires étrangers, des indications de quelque nature qu'elle puissent etre sur des préparatifs, inventions, modifica,tions de réglements •etc., etc. Chaque demande de renseignements, de permission doit passe·r par le canal du Ministre de la Guerre qui lui seul accorde ou refuse selon ses convenances.

Il serait à propos que notre Ministre de la Guerre fUt instruit de ces disposihlons pour appliquer au besoin la réciprocité.

(l) Cfr. n. 60.

108

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 15/5. Londra, 18 maggio 1876 (per. il 22).

Facendo seguito al mio telegramma (cifrato) d'ie11i (l) non posso che confermare le notizie che vi sono esposte intorno al contegno del Ministero Inglese circa il Memorandum dei tre Cancellieri testé concertato in Berlino. Non una delle disposizioni in esso contenute per assicurare l'efficacia dell'armistizio proposto, è stata immuJne da critiche per parte del Foreign Office. Fin quelle che si riferiscono alla Commissione mista ed alla vigilanza dei Consoli, sono considerate come del tutto lillusorie. In quanto poi ai mezzi efficaci per ristabilire l'ordine, accennati nel Memorandum, pel caso che, dopo i due mesi, un accomodamento non avesse avuto luogo, il Ministero Inglese rifiuta nel modo più assoluto di associarvisi, imperocché egli non vorrebbe essere trascinato !in una via tuttora ignota e che potrebbe essere contraria ai suoi principii ed ai suoi interessi.

Per cui, all'ora in cui scrivo, ritengo per certo (come me lo asserì uno degli Ambasciatori delle Potenze interessate) che il Gabinetto Britannico avrà rifiutato offioialmente la sua adesione al Memorandum. A questo rifiuto terrà probabilmente dietro quello della Sublime Porta, come ho creduto di arguirlo da una conversazione che io ebbi con Musurus Pascià. La Porta seguirà probabilmente, in questa circostanza, l'esempio dell'Inghilterra che si mostra sollecita più degl'interessi della Turchia che di quelli degli insorti.

Il Gabinetto Inglese tolse il pretesto della fretta che ebbero le altre Potenze ad aderire al Memorandum per mostrarsi in certo modo offeso di non essere stato prima consultato e di non avere avuto nemmeno tempo di esaminare il progetto quando gli si richiese la sua adesione.

Il Conte di Derby è particolarmente rincrescevole che l'Italia abbia anch'essa aderito senza consultare il Gabinetto Inglese mentre auesto desiderava procedere, in Questa vertenza, concorde al nostro.

Non mancai di far rilevare al Conte di Derby come l'adesione data al Memorandum dal Gabinetto Italiano tralasciava di additare i mezzi efficaci di cui vi si fa parola, mentre esso riserva ad ulteriore intelligenza il da fare nel caso in cui la proposta di armistizio non raggiungesse lo scopo della pacificazione. Questo era il desiderio del nostro Governo, ed esso non aV'eva creduto in questa circostanza di potere negare di prestare il suo concorso ad un tentativo il di cui risultato sarà forse difficile assai d'ottenere, ma del non successo del quale egli non vorrebbe essere appuntato per causa d'un suo rifiuto. Debbo soggiungere che avendo detto al Conte di Derby che poiché il Gabinetto

Inglese non credeva le condizioni del Memorandum accettabili, sarebbe stato

utile, nell'interesse della pace, che dal medesimo venisse formulata qualche pro

posta più attuabile ed efficace. Ma egli mi rispose in maniera vaga assai, per

cui si potrebbe arguire che il Gabinetto non si è ancora formata una opinione al

riguardo e che aspetta gli avvenimenti per dichiarare le sue ulteriori intenZJioni.

I giornali di Londra, specialmente quelli di questa mattina, che meglio

esprimono l'idea del Governo, sono del tutto opposti alla adesione del Gabinetto

al Memorandum; ed uno di essi (lo Standard) allude con qualche frizzo all'Italia,

sperando che, con la sua premura ad aderire, essa non vorrà perciò diventare,

ad esempio di ciò che una volta fu la Francia, n • Cavaliere Errante • delle

Nazioni.

Insomma io Cl'edo che gli apprezzamenti che io feci nella mia precedente lettera politica delli 12 di questo mese (l) debbono ritenersi come· esa.tti. L'Inghilterra non vuole a nissun costo compromettere fin d'ora la sua azione negli avvenimenti che saranno ancora per accadere nell'Impero Turco, e vuol restare libera di agire nel senso che più le converrà, per cui essa rifuge da qualsiasi impegno. In Questa via il Governo è potentemente sussidiato dalla Pubblica opinione che il Ministero consulta e provoca con la massima cura.

Non credo che desso si faccia illusione sull'avvenire dello Impero Turco; ma esso si mostra persuaso che l'insurrezione che ora lo minaccia è in gran parte suscitata e mantenuta dall'appoggio almeno morale di qualche Potenza interessata. Io sono indotto a questa opinione dalle parole del Conte di Derby quando mi disse che, per essere giusti sarebbe necessario di fare cessare anzitutto la protezione che danno tuttora agl'insorti il Montenegro e la Serbia, e che affinché cessi questa protezione bastava la paroLa di una delle Potenze i cui Cancellieri erano convenuti a Berli!no.

(l) Cfr. n. 99.

109

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, A VITTORIO EMANUELE II

(ACR)

L. P. Berlino, 18 maggio 1876.

Votre Majesté a bien voulu, par l'entremise de M. le Commandeur Aghemo, m'engager à Lui écrire, à titre privé, sur la situation politique et notamment sur les affaires Orientales. Je regrette vivement que le manque de sureté par la voie ordinaire de la poste, et Que les occasions très rares de Courriers de Cabinet ne me permettent pas de profiter aussi souvent que je l:e désirerais de la très gracieuse autorisation du Roi.

J'expédie aujourd'hui au Ministère plusieurs rapports d'où il résulte que les affaires se compliQuent. Les Chanceliers d'Allemagne et de Russie de meme que le Comte Andrassy assurent Que la paix de l'Europe est hors de question. Mais c'est là une de ces assurances qu'il vaut mieux n'accepter que sous bénéfice d'inventaire. La Turquie quoiqu'on fasse ou qu'on ne fasse pas, est en

train de s'émietter, peut etre meme de s'effondrer. L'entente des Cours du Nord est plutòt jusqu'ici négaHve; mais que le moment arrive tò·t ou tard où chacun devra sauvegarder ses propres intérets, les dissentiments s'accentueront au risque de troubler la paix générale.

J'ignore si Votre Majesté et son GouV'ernement partagent mon opinion, mais il me semble que tout en cherchant jusqu'à la dernière heure à exercer un ròle de modération et de conciliation, il serait peut-etre à propos de préparer un programme à tenir fixe devant nos yeux. Si l'une ou l'autre des Puissances était poussée par la force des choses à dessiner une politioue oui ne cadrerait plus avec l'intégrité de l'Empire Ottoman, nous devrions peut-etre laisser comprendre, le cas échéant, que l'Italie elle aussi aurait des intérets à sauvegarder et des compensations à poursuivre. Tout au moins au!'ait-il des réserves à énoncer dans ce sens. J'ai meme esquissé à grands traits quel devrait etre notre programme selon les éventualités. Votre Majesté jugera mieux que moi si ces idées sont admissibles et praticables.

L'Angleterre vient de décliner d'adhérer au mémorandum qui nous a été remis à la conférence du 13 Mai. C'est un grand embarras de plus. S'il n'y avait pas un romaneier à la tete du Gouvernement de ce Pays, peut-etre eut-il suivli le conseil de son Ambassadeur à Berlin de ne pas se séparer d'une entente qu'i1l eut été si désirable de reconstituer à six pour garantir davantage la paix européenne. Le Prince Gortchachow propose d'aller de l'avant à cinq. Si l'Autriche est du meme avis, il sera aussi partagé par l'Allemagne. J'ai conseillé au Gouvernement de Votre Majesté de ne pas modifier en ce cas l'a,ttitude prise par notre adhésion au mémorandum. Dans une certaine mesure nous pourrions en effet remplir utilement, surtout à défaut de l'Angleterre, un ròle modérateur auprès des autres Puissances.

Il ne m'appartient pas d'indiquer un plan quelconque à Votre Majesté, mais je tenais à ce qu'Elle fùt dès-à-présent informée du sens général dans lequel sont conçus rapports qui arriveront à Rome en meme temps que cette lettre.

(l) Cfr. n. 87.

110

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 370. Londra, 19 maggio 1876, ore 19,50 (per. ore 22,10)

J'ai vu Derby auQ.uel j'ai fait part du désir exprimé dans télégramme de

V.E. (l) Derby m'a confirmé que le Cabinet anglais refusait d'adhérer au mémorandum quant à encourager la Porte à y adhérer ne pouvait le faire puisqu' il croyait les conditions défavorables à Turquie et peu équitables. Celle-ci se ruinerait en maintenant inactive une armée considérable qui se démoraJiserait tandis que les insurgés s'organiseraient. Il est sùr que le Gouvernement turc de son còté respecterait l'armistice tandis Q.ue de leur còté les insurgés n'offraient

aucune garantie. Si la Porte lui demande son avis sur ces conditions il le lui donnerait franchement mais il ne lui conseillera jamais de se mettre mal avec les autres grandes Puissances. Il désire qu'on puisse poser des conditions d'armistice tel1es, que celui-ci conduise réellement à la pacification mais jusque là il ne peut changer de ligne de conduite. Je dois aussi ajourter très confidentiellement à V. E. que Derby m'a répété que si on voulaJit réellemenrt la pacification la Russie devrait avant tout influer sur le Monténégro qui est véritable foyer où s'alimente l'insurrection. Cette réponse est conforme à ce que j'rui appris à

V.E. par mon télégramme d'aujourd'hui (1). J'ai dit à Derby que nous désirions sincèrement pacification et que notre conduite était dirigée vers ce but.

(l) T. 181, pari data, ore 0,25, non pubblicato: istruzioni a Menabrea di agire, d'accordo con Beust, per ottenere l'adesione dell'Inghilterra all'azione che le altre Potenze eserciteranno presso il Governo ottomano.

111

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, DEPRETIS

D.s.N. Roma, 19 maggio 1876.

Ringrazio l'E.V. per la nota trasmessami il giorno 15 corrente (2) nella quale sono esposti con tanta chiarezza ed efficacia le circostanze che cODJtribuiscono a formare intorno al progetto di legge approbat1vo del Trattato di Vienna del 29 febbrajo una situazione parlamentare oltremodo delicata e difficlile.

Mi affretto a portare a notizia di Lei che di quella nota ho spedito sin dal 16 corrente una copia al R. Inviato in Vienna, accompagnandola di una lettera pal"lticolare neUa quale, in appoggio alle ragioni esposte in quel documento, ho principalmente insistito sulle considerazioni che, al punto di vista delle relazioni internazionali fra l'Italia e l'Austria, consigliano che le responsabilità siano ben definite, rimanendo intiera al Gabinetto di Vienna quella della ripulsa delle nostre proposte per una dilazione che permetta la 11ev'isione di alcune clausole del!la convenZJione di Basilea.

Sino dai primi giorni in cui assunsi la direzione di questo Ministero, mi trovai in presenza di replicate ed insistenti domande, che mi pervenivano per mezzo della R. Legazione a Vienna e per mezzo del Rappresentante austro ungarico in Roma, domande che non potevano }asciarmi dubbio circa le inquietudini concepite dal Gabinetto Imperiale per la sorte del trattato del 29 febbrajo dopo che in Italia, per effetto del voto del 18 marzo, era sorta una nuova amministrazione.

Egregiamente rispondeva il Generale Robilant aUe sollecitazioni fattegli negli ultimi giorni di marzo osservando che le risoluzioni del nuovo Gabinetto devono e·videntemente •essere precedute da un attento esame della quistione, per il quale, malgrado ogni buon volere, richiedevasi pur sempre assai tempo. Ma allorché verso la metà di aprile rispondendo al Conte Andrassy il quale esprimeva ~a fiducia che il R. Governo porgerebbe una conferma dei suoi amichevoli sentimenti verso l'Austria Ungheria col dare la sua sanzione al Trattato di Vienna, l'Inviato italiano dovette limitarsi a rispondere che egli non dubitava che anche da questo punto di vista il Governo nostro considererebbe la

quistione nello esame che della medesima stava facendo, il Primo Ministro dell'Imperatore non si dimostrò pago di tali assicurazioni ed insistette anzi in guisa da lasciare intendere che pel Gabinetto di Vienna 'l'accettazione od il rigetto da parte nostra del precitato Trattato, sarebbe considerata come la pietra di paragone mercé la qua1e si avrebbe avuto un criterio esatto intorno agli intendimenti dell'Italia a riguardo dell'Austria-Ungheria.

Di queste comunicazioni ,e di quelle che presso di me instantemente ripeteva il Conte di Wimpffen raccomandando secondo che gli prescrivevano le istruzioni del suo Governo non si indugiasse a sottoporre il Trattato al voto del Pavlamento, io ebbi più volte occasione d'informare V. E. Ma il momento non era ancora venuto per noi di uscire dal vago delle prime risposte; né sarebbe stata cosa opportuna una discussione della quale non avremmo saputo prestabilire i termini con sufficiente chiarezza.

La questione postaci dall'Austria era soltanto politica. Non ebbi quindi ad occuparmi del punto giuridico relativo alla facoltà che poteva riconoscersi nel nuovo Gabinetto Italiano di ritirare il progetto di legge concernente i:l trattato firmato a Vienna, nessuna seria obiezione essendomi stata presentata in proposito dal Governo Imperiale. Rivolsi invece ogni mio sforzo a curare che delle difficoltà nascenti da quel trattato non avessero a soffrire pregiudizio le buone relazioni dell'Italia con l'Austria-Ungheria.

Nei primi giorni della formazione dell'attuale Ministero, io aveva fatto giungere al Gabinetto di Vienna le più franche assicurazioni della nostra volontà non solo di mantenere i buoni rapporti già esistenti fra l'Italiia e lo Impero Austro-Ungarico, ma anche di renderli ognor più intimi e cordiali. Era importante che non si desse al Gabinetto di Vienna motivo di dubitare anche per un solo istante delle amichevoli nostre disposizioni a suo riguardo e, per mantenerne in lui la persuasione, non trascurai le occasioni che mi si offrivano per far sentire un linguaggio che dovrà riuscirgli di particolare soddisfazione.

Infatti malgrado un concorso di circostanze in gran parte indipendenti dalla nostra volontà, le quali contrariavano la nostra azione, io mi lusingo che l'opera di questo Ministero non sia riuscita completamente inefficace per preparare la via a futuri negoziati relativi al Trattato del 29 febbraio. Giova riflettere che il Gabinetto di Vienna non era stato certamente predisposto a faciLi accordi né da1la sospensione delle trattative del TraUato di commercio, né dall'indugio frapposto nella creazione dell'Ambasciata annunziata fino dal mese di marzo né finalmente dalle mal celate diffidenze che sorgono tuttora in Austvia ogni volta che i'elemento italiano figura associato anche in minime proporzioni ai moti insurrezionali delle popolazioni limitrofe della Dalmazia. A queste circostanze si aggiungeva poi l'errore nel quale il Gabinetto Imperiale era mantenuto dal contegno del Barone Edmondo Rothschild il quale qualunque fosse la fonte a cui attingesse le sue informazioni, palesavasi convinto, anche dopo i cohloqui avuti con V. E. e col Ministro dei Lavori pubblici, che la Convenzione di Basilea raccoglievebbe i voti di una più che sufficiente maggioranza parlamentare.

Se non era possibile distruggere questa illusione, era debito di leaLtà il non contribuire a mantenerla. Tostoché il Gabinetto decise di raccomandare

alla Camera l'esame deLla Convenzione del 17 novembre e del susseguente trattato di Vienna, nel dare avviso telegrafico al Conte di Robilant della presa risoluzione, non omise di segnalare l'esistenza di difiicoltà per superare le quali noi dov·evamo calcolare sul buon volere del Governo austro-ungarico.

Finché però un fatto nuovo non fosse venuto a meglio mettere i.n chiaro la situazione parlamentare quale è realmente, era inutile lusingarsi che il mio iinguaggio col Conte Wimpffen e quello del Conte Robilant coi Ministri austriaci bastassero a togliere le illusioni che a Vienna erano mantenute sopratutto dal contegno del Barone Rothschild a nostro riguardo. Era mestieri che nuove circostanze venissero a dare ragione aHe nostre previsioni in guisa che se ne potesse trarre un argomento decisivo che forzasse il Gabinetto di Vienna a rendersi conto più esattamente delle esigenze della situazione. La scelta dei commissarii designati dagli uffici della Camera e le disposizioni della maggioranza parlamentare in seno del 11igetto della Convenzione parvero dovessero togliere ogni speranza che la Convenzione potesse essere approvata. Le illusioni che resistevano ad una simile prova sembravano altro non poter più essere fuorché l'effetto di un calcolato acciecamento. Presi per ciò con V. E. gli opportuni concerti furono subito iniziati i passi che importava eseguire senza ulteriore indugio p!'esso il Governo Austro-Ungarico.

Il Conte Andrassy erasi recato in quei giorni a Berlino. Fu convenuto che in considerazione della somma urgenza di stabilire un accordo coll'AustriaUngheria si sarebbe derogato alle consuetudini diplomatiche incaricando il Conte de Launay di ap11ire le trattative coll'esporre al Ministro Austro-Ungarico tutte le difficoltà 1e le esigenze della situazione. Non era probabile che all'Ambasciatore di Sua Maestà presso la Corte di Germania riuscirebbe di condurre a compimento il negoziato nel brevissimo tempo del soggiorno del Conte Andrassy in Berlino. L'importante era che neppure in circostanze fortuite la nostra comunicazione soffrisse ritardo poiché noi vogliamo poter dire ~in ogni tempo all'Austria che del vero stato delle cose essa fu da noi avvisata in ·tempo con amicizia e con lealtà.

Approfittando poi del breve intervallo di tempo che ci divideva dalla data stabilita per il ritorno del Conte Andrassy a Vienna, volli confermare le istruzioni telegrafiche già spedite al Conte Robilant in un dispaccio sc11itto di cui V.E. troverà qui unita una copia (1). Questo dispaccio partì da Roma il 13 maggio e così due giorni prima che io fossi in grado di spedire alla stessa direzione la nota 1indirizzatami da V. E. In esecuzione delle istruzioni ricevute, l'Inviato ttaliano a Vienna ebbe nei giorni 16 e 17 corrente varie conversazioni col Conte Andrassy e con vari altri personaggi di quell'Impero.

Il Governo di Sua Maestà sapeva di poter contare sopra la cooperazione intelligente ed attiva del suo rappresentante a Vienna per iscongiurare i pericoli di una situazione che potrebbe farsi molto delicata. Ma al momento stesso in cui si accingeva a fare ogni suo sforzo per allontanare questi pericoli, il Conte di Robilant sentì il dovere di non nascondere al Governo del Re la poca fiducia che egli stesso nutriva nell'esito dei passi che era in procinto di fare. Egli sospetta il Governo Impe11iale di credere meno compromessa la

sua posizione davanti al Parlamento dal fallimento della Società ferroviaria che dall'accettazione di modificazioni alla convenzione di Basilea di cui a Vienna .si è rimasti già poco soddisfatti. Del fallimento infatti cercherebbesi di far ricadere tutta la responsabilità e l'odiosità sulla condotta: del G<lverno italiano mentre invece di qualsiasi modificazione che s'introdurrebbe nella convenzione il Parlamento austriaco terrebbe necessariamente responsabile il Ministero Imperiale.

Malgrado l'esistenza di queste difficoltà inerenti alla situazione parlamentare in Aust11ia, l'accoglienza fatta dal Conte Andrassy alle proposizioni del Conte Robilant dinota: nel primo Ministro austriaco il desiderio di facilital"e gli accordi. V. E. ebbe da me comunicazione confidenziale e riservata dei .telegrammi del giorno 16 e 17 corrente (l) che il Ministero degli Affari este'l"i ha ricevuto dalla Legazione di Sua Maestà a Vienna, né io potrei per ora aggiungere cosa alcuna a ciò che in quei telegrammi è contenuto.

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. n. 93.

(l) Cfr. n. 88.

112

IL MINISTRO A BRUXELLES, DE BARRAL, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 4. Bruxelles, 19 maggio 1876 (per il 24).

Ainsi que j'ai criì devoir en informer par télégraphe V.E. (2), j'ai présenté hier mes lettres de créance au Roi. Je n'ai :r<i'en à ajouter à ce que j'ai eu l'honneur de mander à V. E. sur 1es paroles extremement gracieuses prononcées dans cette circonstance par Sa Majesté, et qui en témoignant de ses sentiments de haute estime et de sincère affection pour le Roi et toute la Famille Royale, ont été accompagnées de l'expression de ses voeux les plus sympathiques pour la prospérité de la magnifique Italie, comme s'est plue Sa Majesté à la désigner.

En sortant de l'audience Royale, je suis allé offrir mes respec.tueux hommages à Sa Majesté la Reine qui également m'a dema:ndé avec le plus vif intéret des nouvelles du Roi, de la famille Royale, me chargeant d'etre son interprète auprès de S.A.R. la Princesse de Piémont dont Elle a rappelé avec beaucoup de plaisir le séjour à Ostende. Aujourd'hui je dois etre reçu par LL.AA.RR. le Comte et la Comtesse de Fiandre.

Les débats parlementaires soulevés à la Chambve par le parti libéral à propos des infiuences cléricales dans le Gouvernement, se sont terminés h!ier par un discours de M. Malou et une très vive réponse de M. Orts où chacun des deux adversaires s'est appliqué à maintenir avec énergie ses assertions opposées. Le chef du Cabinet a affirmé de la façon [a plus positive que ces prétendues influences n'existaient pas; que le pays éta:it calme, prospère, n'aspirant qu'au repos; et que de quelque còté que puisse lui venir des pressions, le Gouvernement ne se départirait jamais du systéme de calme et de modération qu'il avait adopté et qui, jusqu'à présent avait été si profitable aux intérets et à la tranquillité du Pays. A son tour M. Orts a affirmé, que les menées cléri

cales avaient une très grande préponderance dans la marche du Gouvernement, et comparant cette situation à celle qui a précédé la révolution de 1830, a ajouté, aux grands applaudissements de la gauche, que s'il était facile en Belgique de rtrouver des Polignac il y manquerait toujours un Charles X.

Oette phrase a clos les débats qui du reste, camme j'ai déjà eu l'occasion de le faire observer, ont surtout leur raison d'étre dan.s la proX>imirté des éléctions et n'ont qu'une importance relative, sans rien changer aux dispositions des deux partis politiques qui divisent la Chambre.

(l) -Cfr. n. 98; il t. del 16 non è pubblicato. (2) -Cfr. n. 104.
113

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 174. Costantinopoli, 18-19 maggio 1876 (per. il 25).

Ier sera comparve il telegramma (l) che l'E.V. mi faceva l'onore di rivolgermi per comunicarmi la nostra adesione ai quattro punti convenuti alla Conferenza di Berlino, e la prego di gradire i miei distinti ringraziamenti.

Mi viene ora riferito da buona fonte che il Gabinetto di Londra ~ifiuta di aderire al Memorandum convenuto fra le tre Corti del Nord. Grande sarebbe la responsabilità che il Governo Britannico assumerebbe rompendo nelle presenti contingenze l'accordo che ha finora regnato tra le sei Potenze Garanti. Qualunque siano le diffidenze dell'Inghilterra ver,so la Russia, che può essa fare contro i tre Imperi uniti? Né la Francia, né l'Italia sono disposte a prestarsi ad una divisione dell'Europa in due campi avversi gli uomini di Stato che dirigono la politica estera della Francia sono penetrati dell'importanza di non lasciarsi trascinare ad una lotta cui essa non è preparata. L'Italia non può sacrificare l'interesse essenziale delle sue alleanze a vel[eità di forma o di dettagli. Il rifiuto dell'Inghilterra di aderire alle proposte dei tre Imperi, non farebbe che fornire all'Europa la prova del suo isolamento, ed incoraggiando la Sublime Porta alla resistenza, precipitare l'Impero verso quella crisi daLla quale tutti rifuggono. L'unione invece costituisce la miglior garanzia possibile della pace Europea, ed il più efficace controllo su quelle Potenze che per avventura nutrissero disposizioni contrarie ai comuni interessi. S'aspetti almeno a portare una breccia nell'accordo delle sei Potenze Garanti che sorgano gravi questioni sulle quali i Governi direttamente interessati nelle cose d'Oriente non riescano a mettersi d'accordo. Questa sventura le Potenze cui stanno veramente a cuore i grandi interessi della pace Europea dovrebbero cercare di sventare od almeno di allontanare quanto sia possibile.

19 maggio

P.S. -Stamane mi giunse il telegramma di V.E. (2) che Ini conferma la notizia predetta. Faccio voti perché gli officii dei Governi di Italia e d'Austria riescano a convertire il Gabinetto di Londra a più saggi consigli.

13 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

(l) -Cfr. n. 97. (2) -Non pubblicato.
114

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

(Carte Robilant)

L.P. Vienna, 19 maggio 1876.

Ricevetti stamane la lettera particolare in data 16 corrente (l) che l'E. V. compiacevasi rivolgermi trasmettendomi in pari tempo copia della memoria che S. E. il Presidente del Consiglio rivolgevale intorno alla sHuazione parlamentare rispetto alla legge approvativa del Trattato di Vienna, e della convenzione di Basilea (2). Quei due importanti documenti, mentre servono a meglio chiarirmi la posizione in cui il R. Governo si trova attualmente a fronte della legge di cui è caso mi forniscono utili elementi per le pratiche al riguardo ch'io ebbi incarico di fare qui.

L'E. V. vorrà però permettermi ch'io colga quest'occasione per spiegar con maggior precisione un'informazione che ebbi a trasmetterle con un telegramma del 16 maggio (l) e di cui Ella fa menzione nella precitata sua lettera.

In quel telegramma io diceva: • ... je soupçonne que Gouvernement Autrichien trouve que sa situation serait moins compromise en face son Parlement par banqueroute Société dont responsabilité serait rejetée sur nous que par acceptation modification à Convention Bale dont on était déjà ici peu satisfait... •. C'On ciò io intendeva dire che il Governo Imperiale ritiene la Convenzione di Basilea abbia press'a poco raggiunto l'estremo limite mediante il quale i possessori di obbligazioni possano salvarsi. Esso crede che ulteriori concessioni pecuniarie al Governo Italiano comprometterebbero quel risultato, e quindi avrebbero per conseguenza la bancarotta della Società. A fronte quindi di due soluzioni che condurrebbero a mio avviso allo stesso risultato, il Governo Imperiale crede che la sua situazione a fronte del Reichstag sarebbe di molto migliore se la bancarotta fosse conseguenza del non aver il Governo Italiano accettato un trattato in cui gl'interessi Austriaci venivano tutelati che se quel disastro fosse la conseguenza di una nuova convenzione a patti peggiori conchiusa per arrendevolezza verso il Gabinetto di Roma. A me non sta il giudicare se quest'apprezzamento sia o no giusto ma certo si è che la cosa è qui veduta a questo modo ed io credo sii doveroso non nascondere all'E. V. questo stato di cose. Un preciso linguaggio i!n questo senso mi fu tenuto dal Barone Schwegel in una lunga conversazione ch'io ebbi seco lui su quest'argomento oggi stesso. Facendo ben intesa la parte dell'intenzione che si avrebbe d'influire con questo modo di ragionare sulle nostre determinazioni: sta però di fatto che se il Gabinetto Auersperg si presentasse al Reichstag con un nuovo Trattato sensibilmente modificato andrebbe incontro ad una quasi sicura sconfitta, e ciò tanto più che già avrà le sue grosse diffiicoltà a far accettare le concessioni testé fatte all'Ungheria. Spero di essermi così meglio spiegato di quanto ebbi a farlo astretto alla canonicità dello stile telegrafico.

Qui come a Roma si è di avviso convenga far presto quello che ancora si può fare; ma il Barone Schwegel che sebbene no·n abbia ufficiale veste per trattare pure é forse meglio di ogni altro in grado di conoscere gl'intendimenti del suo Governo dicevami che per prendere ad esame i desideri del Governo Nostro conveniva anzi tutto conoscere con precisione quali fossero le modificazioni da esso vo:lute, mancando fin qui qualsiasi manifestazione in proposito. Un'altra difficoltà venivami fatta dal prefato alto funzionario, e questa rifletteva la proroga del termine entro il quale le Convenzioni avrebbero dovuto entrare in vigore. Una ~tal proroga Egli dicevami richiederebbe implicitamente da parte Vostra l'accettazione della Convenzione. A quest'abbiezione io risposi che il concetto nostro si era di convenire di una promga onde dare tempo a negoziare quelle modificazioni da noi credute necessarie. Che ove ciò venisse accettato in principio agevole ci riescirebbe il convenire la forma a darsi a'l Protocollo od altro atto che avrebbe per scopo di sancire questo fatto. Egual linguaggio io non mancherò di tenere al Ministro del Commercio tosto potrò seco Lui conferire ben inteso che non impegnerò la parola del Governo prima di aver ricevuto anche a questo riguardo più precise istruzioni.

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. n. 93.
115

IL SENATORE SCIALOJA AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

L. P. Cairo, 19 maggio 1876.

Vi ringrazio con tutto il cuore della premura amichevole che avete mostrata per me. Questa faccenda della temporanea mia missione qui è uno di quegli avvenimenti della vita, de' quali l'uomo che n'è strumento non sa rendersi ragione. Del resto io spero uscirne nel più breve tempo possibile; perciocché appena ordinata la macchina e messa in moto, io mi propongo di rientrare in mia casa.

Grandissime sono le difficoltà che qui si hanno a vincere: e sarebbe puerile il credere che saranno tutte vinte in una volta. Gli abusi hanno generato molti [par. ill.] e potenti, che si oppongono alle utili riforme; però una considerevole maggioranza degli uomini intelligenti ne avverte la necessità. A questi ostacoli interni si unisce la mala volontà di qualche Stato estero potentissimo, che vorrebbe precipitare l'Egitto per aver poi la soddisfazione di salvarlo, tirandolo su con una corda dopo avergliela legata al collo. Le stiracchiature che oggi usa l'Inghilterra lasciando Qui il Wilson, e non risolvendosi a permettergli di accettare la nomina di commissario, è una prova evidente della persistenza neHa sua politica. È strano poi che il rapporto Cave sia diventato l'evangelo della Borsa. Il Cave ha preso delle cifre senza veruna critica. È stranissimo che si potrebbe con quelle cifre rettificate, provare che non esistendo affatto talune di quelle entrate, vacillano le prime fondamenta, sulle quali egli edifica il castello delle sue più o meno ingegnose combinazioni. I suoi calco>li so1no fatti da Tesoriere, ritenendo come certi i dati fornitigli. Invece se speranza vi è per l'Egitto di far onore a' suoi nuovi impegni, e di far fronte contemporaneamente alle spese della sua amministrazione, questa è fondata su due basi. Aumento melle entrate -riforme serie dell'amministrazione -. Sin dal tempo in cui il Cave era qui, io scrissi in questo senso alcuni appunti, che, salve poche modificazioni suggeritemi dopo da informazioni meno incomplete, trovo anche oggi esatti. Senza grandi sforzi, in pochi anni le imposte purificate, e meglio amministrate possono rendere da 40 a 50 milioni di franchi più che non rendono oggi; oltre dell'aumento derivante dalle 'terre coltivate che non sono ancora sottoposte al pagamento della tassa o che non sono ancora comprese nel catasto.

Le opere del barrage del Nilo sono anche una riserva non lieve, nella quale può aversi fiducia: perché l'acqua si porterebbe sopra un milione di fuddani di terreno incolto, che porterebbe a capo a qualche tempo un'aggiunta non dispregevole alla imposta fondiaria. Quest'opera del barrage secondo l'ultima proposta d'un ingegnere inglese rimasto 40 anni nelle Indie ed ora qui di passaggio, potrebbe compiersi con :la spesa di soli 12 milioni di franchi.

Ma questa lettera diventa troppo lunga; e voi permetterete che per ora mi restringa a ripetervi i miei ringraziamenti ...

P.S. Vi debbo una spiegazione delle parole del dispaccio, colle quali pareva che io mi lagnassi de' miei vecchi amici. Saprete già a quest'ora che il Khedive senza profferir verbo con me, e temendo forse che io me ne tornassi immediatamente ,pensò dirigere a Sua Maestà un lungo dispaccio, col quale la pregava perché volesse degnarsi di invitarmi ad accettare la nomina di presidente del Consiglio Supremo ecc. ecc. Dopo aver fatto correre il dispaccio, ne parlò al De Ma11tino, il qua[e conoscendo le mie intenzioni, venne da me ad esplorarle meglio, e mi confidò le pratiche del Kedive: io gli dichiarai assolutamente, che non avrei mai accettato un ufficio qualunque, ma che tutto al più avrei temporaneamente e gratuitamente prestata l'opera mia per ordinare la nuova istituzione e cooperare aUe altre riforme. La vivacità colla quale mi espressi col De Martino, gli fece temere che pervenendomi una qualche comunicazione da parte di Sua Maestà, io non mi sarei scusato del tutto; e per evitare ciò diresse anche lui un dispaccio al Gabinetto del Re, informandolo della disposizione del mio animo. Si accingeva poi a parlarmi più posatamente di tutto, per rivolgere a voi un telegramma esplicativo, quando al Khedivè arrivò un telegramma del Gabinetto di Sua Maestà che diceva non incontrare il Governo del Re alcuna difficoltà al compimento delle intenzioni del Khedive. La partecipazione datami di questo telegramma mi fece credere che il Ministero avesse supposto una mia precedente acquiescenza ad assumere un ufficio qui in Egitto; la qual cosa mi dispiacque. Ma la cosa essendo meglio dichiarata in seguito, con l'atto ufficiale che m'invita nell'interesse del nostro paese di accettare un incarico temporario e gratuito, non mi rimane altro che esprimervene, siccome ho già fatto, la mia piena soddisfazione e ringranziarvene.

Desidero però che in qualunque occasione vi si presenti, voi possiate far chiaramente intendere che io ho qui dal Khedive, con consentimento del Governo italiano, una missione temporaria e senza stipendio; vale a dire straordinaria e non in quaLità di vero funzionario Egiziano.

116

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 472. Vienna, 20 maggio 1876 (per. il 24).

Facendo seguito al mio telegramma d'oggi (l) mi onoro riferire all'E.V. quanto segue.

S. E. hl. Ministro del Commercio, che ieri sera giungeva a Vienna da Pesth, veniva oggi a trovarmi a casa mia. Io gli esposi colla maggiore possibile chiarezza la situazione in cui il R. Governo si trova a fronte del trattato di Vienna e dell'annessa convenzione di Basilea, senza entrare in troppi particolari intorno alla posizione speciale fatta al Gabinetto in questa quistione dall'attitudine assunta in proposito dai partiti nella Camera, essendo cosa questa che naturalmente non deve campeggiare in un negoziato internazionale.

Il Cavaliere Clumecky mi ascoltò molto cortesemente, ed anzi non nascosemi S. E. il Conte Andrassy avergli fatto sentire H vivo suo desiderio nonché la convenienza pel Gabinetto di Vienna, nell'interesse delle cordiali relazioni esistenti fra i due Stati, che l'attuale verlcenza trovi un'equa soluzione. Dissemi però che il presente stato di cose non gli riusciva affatto impreveduto, conoscendo da lunga pezza le difficoltà che il nuovo Gabinetto Italiano avrebbe incontrato in questa faccenda. In Austf'ia pure, egli soggiungevami, la Convenzione non era stata favorevolmente accolta sul principio, ed essere stato soltanto dopo un lungo studio della medesima fatto dai più eminenti membri del Reichstag che il Ministero aveva potuto ritenersi sicuro della sua accettazione; stantecché quei competentissimi personaggi avevano potuto convincersi che le condizioni finanziarie stipulate nella convenzione di Basilea, mentre non lasciavano margine di sorta per gli azionisti, salvavano però le obbligazioni, so,la cosa di cui il Governo Austriaco dovea preoccuparsi, il dritto di queste venendo col riscatto da parte nostra a gravitare esclusivamente sulla rete Austriaca. Qualsiasi nuova concessione che non fosse esclusivamente di forma e toccasse alle cifre convenute, il pagamento del 5 % dovuto agli obbligatorii non resterebbe più coverto, e quindi sarebbe la bancarotta della Società, come del pari si verificherà, se l'attuale Trattato e Convenzione va a monte in qualsiasi maniera. Ciò stando, dicevami egli, si è evidente che per noi non ci possa essere esitazione nel dar la scelta al sistema che produrrebbe la bancarotta, mentre la Società è Austro-Italiana, a quello che la produrrebbe infallantemente anche, mentre non sarebbe più che Austriaca. Discutendo assieme intorno a questa eventualità del fallimento della Società io dissi, tanto per tastare terreno, che non poteva capacitarmi come una Società quale è quella di cui è caso, potesse fallire per un venti mi1ioni (così per buttar là a caso una cifra) di più o di meno. Al che il Ministro risposemi che non 20 milioni, ma soli anche 5, che rappresenterebbero una diminuzione di 250.000 lire negli interessi dovuti agli obbligatori, dietro i calcoli fatti, basterebbero per produrre il faHimento. Ciò stando essere materialmente impossibile l'acconsentire a qualsiasi riduzione

di prezzo che il Governo Italiano potesse ritener necessaria onde rendere la convenzione più accettabile al Parlamento. Qui parvemi acconcio abbandonare il terreno delle cifre ,e ritornare alla quistione di principio; ed il Ministro volendo dimostrare le migliori sue disposizioni verso il R. Governo mi diè l'assicu· razione che avrebbe pregato oggi stesso il Presidente del Consiglio di convocare il Consiglio dei Ministri pel prossimo Lunedì, e che in tal circostanza egli avrebbe sottoposto ai suoi coll:eghi il desiderio manifestato dal Governo Italiano e da me formolato in questi termini • di convenire di una proroga alla fissata scadenza, onde dar campo di negoziare colla Società quelle modificaZrioni alla convenzione, mediante le quali il R. Governo crederebbe l'accettazione per parte del Parlamento si renderebbe possibile •. Il giorno stesso poi o l'indomani egli mi avrebbe fatto conoscere le decisioni del Gabinetto. Ove queste fossero adesive alla nostra proposta, dicevami poi egli, sembrargli si dovesse seguire la stessa via tenuta prima, cioè di negoziare colla Società, e soltanto dopo ciò compiuto addivenire alle conseguenti trattative col Governo Imperiale.

L'avermi il Ministro toccato la quistione del modus agendi sembrami sarebbe un favorevole indizio intorno alle intenzioni di questo Governo. Essendo poi venuti a parlare del noto articolo dei Débats sul riscatto delle Ferrovie dell'Alta Italia, che fu riprodotto qui dal Giornale Ufficiale (Edizione della sera) si toccò incidentalmente la quìstione di diritto, ed a questo proposito il Cavalier Clumecky dichiarommi esplicitamente nel modo il più preciso ch'Egli non riterebbe mai si potesse porre in dubbio il diritto, che ogni Gabinetto di un Governo Costituzionale ha, di non accettare un patto stipulato da quello che lo precedette, quando non lo ravvisa conveniente per il Paese, e non è ancora, ben inteso, Legge dello Stato. Credo opportuno consegnare qui questa fattami dichiarazione, poiché con troppa leggerezza il principio opposto venne messo innanzi in più di un giornale asche autorevole. Parlando ulteriormente ed in tesi generale sulla presente q_uistione il Ministro dissemì che molto probabilmente se la Convenzione dovesse cadere l'Austria farebbe essa il riscatto delle linee che sono nel suo territorio, l'idea del riscatto e dell'esercizio per parte dello Stato essendosi fa>tta grandemente strada tanto nel Parlamento come nel Paese dopo l'iniziativa che al riguardo era stata presa in Italia, e più ancora dopo l'analogo fatto in piena via di compimento in Germania. Anche di ciò credo bene far cenno all'E. V., tanto più che ho ragione di credere l'opinione pubblica qui stia effettivamente battendo quella strada, ed il Governo essendo molto disposto ad assecondarla.

(l) Non pubblicato.

117

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 177. Costantinopoli, 20 maggio 1876 (per. il 29).

Ho avuto sott'occhio il testo del Memorandum concertato alla Conferenza di Berlino, e ne presi attenta conoscenza. Nulla vi trovai di grave; che anzi, se mi fosse lecito di esprimere un avviso sopra un documento emanato da sì illustri Statisti, direi che non è forse all'altezza della situazione. Aggiungerei sembrarmi che esso dev'essere il risultato di due correnti diverse, quella del Principe Gortchakow e quella del Conte Andrassy, il primo dei quali avrebbe concesso ancora due mesi di prova ai rimedi escogitati dal secondo con 'l'aggiunta di qualche grano di rinforzo; trascorsi i due mesi, se quei rimedii non servono, si troverebbe qualcosa di più efficace. Ho anzi buone ragioni per credere che di questi rimedii più efficaci fu tenuto discorso tra i Cancellieri imperiali, né mi stupirebbe se qualche specie di accordo in proposito fosse già intervenuto. Delle quali cose l'E. V. sarà assai più largamente avvisata da Berlino.

La Sublime Porta non ha finora ricevuto che un riassunto del Memorannum, e già si mostra aliena dall'accettare le domande in esso contenute. Essa trova primieramente ingiusto che le Potenze vogliano imporle un armistizio il quale avrebbe per effetto di lasciar campo agli insorti d'organizzare le loro forze e d'incagliare frattanto l'azione dell'esercito Imperiale. Senonché, dopo l'ultima operazione di Mouktar Pacha, la sospensione d'armi già esiste di fatto forse perché l'una e l'altra parte ne rimasero esauste. Gli insorti non si sono più mossi, ed è naturale che mentre le Potenze tratterebbero delle loro sorti, essi non si muoverebbero. Né le truppe Ottomane hanno che fare quando gli insorti non si mostrano.

Il quarto punto suscita gravi apprensioni. • Che intendono le Potenze con la riserva di prendere nuovi concerti dopo due mesi nel caso le presenti proposte non diano soddisfacenti risultati? •. Come se le Potenze non avessero il diritto d'intendersi, di deliberare, di prendere concerti in qualunque tempo ed ogniqualvolta lor sembri opportuno. Né invero farebbe d'uopo di significare ~ilffatta riserva alla Sublime Porta per la comunicazione officiale che s'avrebbe a farle.

Si manifestano eguali ripugnanze contro l'Articolo che si riferisce alla sorveglianza da esercitarsi dai Consoli. Ma dal momento che le riforme sono emanate dalla Sublime Porta, e fanno parte della legislazione dell'Impero, non è forse dovere permanente dei Consoli ed anche delle Legazioni di sorvegliarne !"esecuzione a beneficio dei nazionali? E non fu quest'ufficio esercitato da essi in ogni tempo?

In una conversazione intima ch'ebbi oggi con Rachid Pacha sull'argomento ne trassi che la Sublime Porta fu sopratutto contrariata dal fatto che le deliberazioni della Conferenza sieno seguite senza che si consultasse il Rappresentante officiale di Essa, né gli si comunicasse poscia il risultato, mentre sapevasi che era intervenuto il Rappresentante degli insorti, signor Wesselitski.

Senonché io credo la causa principale delle difficoltà messe innanzi dalla Sublime Porta essere il rifiuto del Governo Britannico d'unirsi alle altre Potenze Garanti per sostenere il progetto di Berlino. È sempre amaro pel Gov.erno Ottomano di doversi sottomettere ai suggerimenti delle Potenze Estere, e se fra queste se ne trova una, e sopratutto una che per lunga tradizione esercita grande influenza sulle cose d'Oriente, la quale le dia differenti consigli, essa è naturalmente felice di mostrarsi recalcitrante. Grave fu quindi la responsabilità assunta dal Governo Inglese separandosi dalle altre Grandi Potenze nella presente congiuntura. Io ebbi una lunga conversazione col mio collega d'Inghilterra il quale sosteneva meco le obbiezioni di cui feci parola più sop:rd. Ma è per me evidente la ragione principale del rifiuto Inglese consistere non in questa

o quella clausola del Memorandum, ma nella forma del procedimento. L'Inghilterra, che per tanti anni ha sostenuto sì grande parte nelle cose d'Ol'liente, è stanca di vedere i tre Imperii intendersi tra loro sulle misure da prendersi ad ogni fase della questione, e poi proporre ad essa di aderire. Così si fece per le delegazioni Consolari le quali non condussero ai risultati predetti; cosi si fece pel progetto del Conte Andrassy, né esso portò quei frutti che s'erano aspettati. Sarebbero i quattro punti di Berlino più efficaci per isventare i gravi pericoli che minacciano l'Impero? È permesso dubitarne. l!n ogni modo l'Inghilterra è stanca di camminare al rimorchio dei tre Imperi.

Questo grave inconveniente avrebbe forse potuto evitarsi se il convegno di Berlino, invece di approdare al Memorandum, fosse venuto alla decisione di sottomettere la questione ad una conferenza delle sei Potenze Garanti. Ma sembra che l'idea di questa Conferenza non vada a genio ad uno dei CanceHieri Imperiali.

Questa è dunque la posizione odierna; ché temo sia tardi per far mutare consiglio al Governo Britannico. E che avverrà se la Sublime Porta rifiuta di aderire alle proposte che sarebbero per fare le cinque Potenze Garanti? In tal caso esse avranno a scegliere tra due linee di condotta: o lasciare l'Impero in balia di se stesso, oppure mettere senz'altro in esecuzione il quarto punto e stabilire un nuovo accordo. Sarebbe prematuro di entrare oggi in questa discussione.

Ho giudicato opportuno di dare a V. E. un cenno telegrafico deUe predette disposizioni della Sublime Porta...

118

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA (l)

D. 598. Roma, 21 maggio 1876.

Il Ministro de Noailles è stato incaricato dal Duca Decazes di farmi conoscere l'impressione prodotta a Parigi dalle proposizioni contenute nel Memorandum di Berlino. Tali proposizioni sembrano al Governo di Versailles por.tare l'impronta d'un grande spirito di prudenza e di pazienza. Il programma d'oggi sarebbe ancora quello stesso del mese di Dicembre scorso. Domina infatti gli animi la volontà di conservare l'integvità dell'Impero Ottomano e di risparmiare all'Europa le commozioni ed i pericoli che potrebbero essere gli effetti non solamente deHo smembramento di quell'Impero, ma anche di modificazioni troppo profonde nelle condizioni della sua esistenza. Le proposizioni contenute nel Memorandum non lasciano scorgere neppure la traccia d'un desiderio di far trionfare direttamente un'influenza esclusiva e di prepararne l'ulteriore tnionfo.

Premesso questo giudizio così benevolo per le intenzioni di chi ha elaborato il Memorandum, il Duca Decazes porta il suo pensiero sulle speranze ormai deluse che avea fatto concepire l'hatt houmayoum di cui la Francia aveva preso atto in un trattato solenne e con particolare sollecitudine avea in ogni occasione reclamato }'.esecuzione. Le Potenze rimangono tuttora ferme nel concetto del dovere che hanno di assicurare con il loro intervento una sorte migliore alle popolazioni cristiane. Questo dovere da un anno ·in poi si è fatto ancor più imperioso e pressante. Il Gabinetto di Versailles ne vede la ragione nei passi a Belgrado ed a Cettinie per mantenere quei principati nella neutralità e nelle pratiche eseguite presso gli stessi insorti per deciderli a deporre le armi e ad accettare con fiducia le riforme promesse dalla Turchia. Tali passi e tali pratiche avrebbero aumentato quella responsabilità che li ricordi storici, un'antica tradizione di simpatia ed i vincoli di religione impongono a ciascuna delle Potenze. * La Francia non acconsentì mai a disinteressarsi di queste preoccupazioni delle quali trovansi le tracce nella parte espositiva del Memorandum d1 Berlino *.

Passa quindi il Duca Decazes ad esaminare 'le proposte contenute in quel Documento. Ravvisa nelle basi dei negoziati diretti da ap11irsi fra la Porta ed i delegati dell'Erzegovina, il frutto di uno studio accurato delle ultime domande presentate dagli insorti, studio che avrebbe servito a svincolare ciò che vi era in esse di ragionevole e di pratico dalle esagerazioni che avevano a prima vista mal disposto il Gabinetto di Vienna. L'armistizio di due mesi permetterebbe di dare a quelle basi lo svHuppo opportuno per assicurare il buon esito dei negoziati.

Se poi la pacificazione non potesse essere ottenuta in tale pel1iodo di tempo né nell'ordine dei fatti né in quello delle idee, il Duca Decazes riconosce che grave sarebbe l'imbarazzo e che il pericolo diventerebbe serio per la dignità non solo, ma anche per la sicurezza dell'Europa. Il Ministro degli Affari Esteri di Francia crede di poter interpretare l'ultima proposizione del Memorandum nel senso che, quando gli effetti sperati dall'armistizio e dalle trattative dirette fra la Turchia ed i capi dell'insurre2Jione non fossero ottenuti, converrà ricorrere ad un accordo generale allo scopo di determinare, col comune consenso dei Gabinetti, quali provvedimenti riuscirebbero più particolarmente efficaci così per vincere le dif:liicoltà create da una insurrezione che abbandona all'anarchia una parte della Turchia Europea, come per impedirne lo sviluppo nell'interesse della pace del mondo.

Quando questa previsione si verificasse, la Francia limprenderebbe l'opera con uno spirito di disinteresse pari alla grande cura che essa ha deg1i interessi della civilizzazione ed al rispetto che essa professa per 'i Trattati.

Spera il Duca Decazes che a preparare le Potenze allo studio che richiedono queste questioni contribuiranno gli accordi che vennero proposti nella 11iunione di Berlino allo scopo di dare maggiore efficacia ai mezzi che offrono le forze di mare per guarentire la sicurezza degli stranieri e dei cristiani in generale in Oriente. La Francia si dichiara pronta a Questo riguardo a concertarsi con le altre Potenze sulle istruzioni comuni che potrebbero essere impartite ai Comandanti delle navi che l'Europa si propone di riunil'e sui punti i più minacciati.

Per queste considerazioni il Gabinetto di Versailles, prese le istruzioni del Maresciallo Presidente, ha senza indugio dato la sua approvazione al Memorandum di Berlino tanto per la parte espositiva quanto per le proposizioni in esso contenute ed ha dichiarato che il suo concorso è a questo assicurato.

Mancò il tempo, essendo la risposta domandata con somma urgenza, di far precedere all'accettazione uno scambio di idee col Gabinetto di Roma, ma il Duca Decazes era istruito da Berlino che il linguaggio dell'Ambasciatore d'Italia lasciava prevedere l'adesione del Governo di Sua Maestà.

Ho ringraziato vivamente il Marchese di Noailles della comunicazione fattami. A noi pure era mancato il tempo di intenderei preventivamente con altri Gabinetti sulla risposta da farsi a Berlino.

I dolorosi fatti de' quali giungevano le notizie in quei giorni da Salonicco e da altre parti dell'Impero ottomano accrescevano la responsabilità di qualunque indugio che si fosse frapposto alle deliberazioni delle Potenze. Era inoltre importante che, se alcuna di esse si fosse tenuta in disparte dal concerto delle altre, risultasse almeno che fra i Governi che aderivano alle proposte esisteva perfetta unanimità di sentimenti e di propositi. L'efficacia morale di un'azione concertata fra parecchi Governi riesce affievolita quando appare l'effetto di faticoso negoziato o di transazioni diplomatiche penosamente ottenute. La Porta Ottomana invece saprà che le proposizioni del Memomndum di Berlino rispondevano così perfettamente al sentimento comune dei Governi che lo hanno cccettato, ché questa accettazione fu data da essi in ventiquattro ore. Il Governo del Sultano C'he deve pur conoscere quanta fatica abbiano durato il più delle volte i Gabinetti per intendersi circa le complicazioni della questione orientale, è in grado certamente di comprendere l'importanza che acquista un accordo stabilitosi fra l'Italia, la Francia ed i tre Imperi in così breve spazio di ore sopra un programma che accettato sinceramente dalla Turchia potrebbe salvare i suoi vasti dominii da mali maggiori, preservare gli interessi generali dell'Europa e guarentirne la tranquillità.

Al Marchese di Noailles io non potei che confermare quelle notizie che

V. S. già ebbe incarico per telegrafo di comunicare al Duca Decazes, affinché il Governo Francese fosse perfettamente e prontamente istruito della linea di condotta da noi adottata.

(l) Ed., ad eccezione del brano tra asterischi, in LV 22, pp. 176-178.

119

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 383. Vienna, 22 maggio 1876, ore 17,22 (per. ore 19,30).

Après le conseil des ministres, qui a duré plusieurs heures, le ministre du commerce est venu chez moi communiquer la délibération suivante du conseil: le Gouvernement impérial doit insister pour que le traité de Vienne soit voté avant le Ier juillet. Le Gouvernement autrichien ne pourra pas consen

tir à une modification du contrat stipulé à Bàle, meme si elle était acceptée par la société, qui empirerait l'état financier de la société tel qu'il résulte de la dite convention. Cette communication m'a été faite d'une manière si précise, et en envisageant si parfaitement les conséq_uences, que j'ai mises de la manière la plus précise sous les yeux du ministre, que j'y vois un ultimatum absolu. Je vous envoie par la poste le bout de papier sur lequel le ministre a écrit au crayon et m'a laissé la communication de la délibération du conseil des ministres.

120

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 2651. Parigi, 22 maggio 1876 (per. il 26).

L'E. V. mi fece l'onore di comunicare col dispaccio di questa Serie, n. 595, del 18 corrente (1), la copia del Memomndum combinato fra i Grandi Cancellieri di Russia e di Germania ed il Ministro degli Affari Esteri d'Austria, e da essi proposto all'adesione dell'Italia, della Francia e della Gran Brettagna. Ella m'informò in pari tempo dell'immediata adesione del R. Governo al Memorandum, e con successivo dispaccio del 20 corrente, n. 496 (2) della Serie politica mi trasmise copia di una lettera da Lei diretta al R. Ambasciatore a Londra, nella quale si dà ragione dell'atteggiamento preso dal Governo del Re in presenza delle esitazioni del Gabinetto di Sua Maestà britannica.

Mentre mi affretto a ringraziare l'E. V. di queste importanti comunicazioni, mi pregio di riferirle qui in sunto quanto ebbi già l'occasione d'inviarle per telegrafo sull'atteggiamento del Governo francese rispetto al Memomndum ed alle sue conseguenze.

Il Governo francese conobbe il tenore del Memorandum nel tempo stesso che il Governo del Re, ed impartì al Visconte di Gontaut-Biron, suo Ambasciatore a Berlino, la medesima istruzione d'aderire a nome della Francia alle proposizioni consegnate in quel documento. Quando il Duca Decazes fu informato dall'Ambasciatore francese a Londra (più tardi dal Signor Adams a Parigi) delle obbiezioni che il Gabinetto di S. Giacomo sollevò alle proposte del MemoTandum, egli si adoperò a combatterle, e si sforzò a persuader:e Lord Derby della convenienza e dell'utilità grandissime della partecipazione dell'Inghilterra all'azione comune delle Potenze, affinché questa potesse essere efficace. Il Ministro francese degli affari esteri insistette anzitutto perché il Governo inglese appoggiasse almeno la proposta relativa all'armistizio. Malgrado questi uffizi, il Gabinetto di Londra persistette finora nel suo rifiuto. Il Duca Decazes fu intanto informato confidenzialmente che il Governo russo ha l'inten:t'lione di proporre che non astante l'astensione dell'Inghilterra, le cinque Potenze aderenti al Memomndum abbiano a passar oltre e trasmettano

per telegrafo ai rispettivi rappresentanti a Costantinopoli l'istruzione di redigere d'accordo e presentare alla Sublime Porta una nota identica concepita sulle basi del Memorandum. Dandomi questa notizia il Duca Decazes mi disse jeri che quando la detta proposta del Governo russo gli venisse fatta, egli prenderebbe tempo prima di rispondere, sia per avere agio a riflettere su di essa e sulle sue conseguenze, sia per usare verso l'Inghilterra un riguardo di convenienza, ed anche per dare a questa ultima Potenza l'occasione di modificare possibHmente le sue risoluzioni. Intanto il Duca Decazes non mancò di farmi sapere che sarebbe lieto di conoscere anche in ordine a Questa eventuale proposta il modo di vedere dell'E. V.

(l) -Cfr. n. 106. (2) -Non pubblicato.
121

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 474. Vienna, 22 maggio 1876 (per. il 26).

Credo dover mio svolgere all'E. V. con maggiori particolari quanto mi onoravo riferirle col mio telegramma d'oggi ore 5 pom. (1), nonché col successivo delle ore 10 (2).

S. E. il CavaLiere Chlumecky, in adempimento alla fattami promessa, veniva oggi, tosto dopo la seduta del Consiglio dei Ministri, ad informarmi della deliberazione presa intorno alla nostra proposta di prorogare la scadenza della convenzione di Basilea e del successivo trat,tato di Vienna, onde dar tempo a condurre a termine i negoziati occorrenti ad introdurre in quei patti quelle modificazioni ravvisate necessarie dal R. Governo per renderli accettabili dal Parlamento.

Egli cominciò col dirmi che l'attento studio da Lui fatto, dopo la sua ultima visita, della Relazione, annessa al Progetto di legge presentato alla Camera dal passato Ministero nella seduta del 9 Marzo, lo aveva fatto persuaso che nessun margine più restava nelle pattuite cifre onde addivenire a qualche concessione da parte della Società, poiché già fin d'ora si poteva dire, che con quella Convenzione la Compagine aveva toccato l'orlo dell'abisso. Egli aggiungeva che un tale stato di cose, dipendente essenzialmente dalle cifre che non poterono ancora, all'epoca delle conclusioni del Trattato a Vienna, essere calcolate con precisione, e se di fatto si constatarono oggi esse11e minori di gran lunga di quanto era stato preveduto dal Governo Imperiale, era intieramente sfuggito alla sua attenzione fino ad ora, ma che fattosene accorto ed avutane del pari conoscenza i suoi colleghi, il Consiglio dei Ministri erasi trovato costretto a prendere le seguenti decisioni:

• Il Governo Austriaco deve insistere che il Trattato di Vienna sia votato prima del l o Luglio • .

• Il Governo Austriaco noo potrà consentire a qualsiasi modificazione del contratto di Basilea, anche accettata dalla SUdbahn, che peggiora lo stato finanziario della Società, come risulta dal detto contratto •.

Avendo io fatto cenno di voler prendere appunto di quelle parole, il Milllistro cavò fuori di •tasca e mi diede il pezzo di cama che qui unisco, scritto a lapis di suo pugno, in cui testualmente l·eggesi la precitata dichiarazione, e diissemi esser quello precisamente l'appunto da Lui pveso in consiglio.

A maggior spiegazione del secondo punto Egli dissemi ancora che il Governo era cosi convinto, che ogni qualsiasi anche lieve concessiooe .in ordilliEl alle somme portate dalla Convenzione, avrebbe per assoluta conseguenza la rovina della Società, che, anche ove la casa Rothschild si fosse piegata a qualche concessione ·in questo senso, il Governo Imperiale troverebbesi, a mente delle Leggi vigenti nell'Impero, nello stretto obbLigo di rifiutare la sua annuenza a quella modificazione.

A fronte di una deliberazione del Consiglio dei Ministri espressa 1in modo cosi cate·gorico, ogni discussione sulle cifre, se anche fossi stato in grado di sostenerla, non sarebbe stata conveniente: mi limitai dunque a dire che da quanto mi risultava la conseguenza inevitabile di questo fatto sarebbe il rifiuto della Legge per parte del Parlamento. A ciò dl Ministro risposemi, il Governo Imperiale esser pienamente preparato a quell'eventualdtà; trovarla però meno grave delle conseguenze che trarrebbe seco l'approvazione, per parte sua, di una Convenzione che non tutelasse gli interessi degli obbligatari, cioè in assoluta opposizione alla Legge Austriaca.

Più tardi, siccome ebbi a rife11ire con successivo te•legramma all'E. V., il Barone Alberto Rothschild venne a trovarmi. Egli mostrossi assai spiacente della decisione così perentoria presa e comunicatami dal Governo Austriaco, e dissemi esser stata causata da errori nei calcoli ed anche nell'apprezzamento delle cifre in cui i Ministri erano caduti, circostanza questa di fatJto, che già il Consiglio d'Amministrazione della SUdbahn aveva con la sua nota di questa sera posto sotto gli occhi del Ministro del Commercio. Il Barone Alberto lasciavami intendere che il capo della sua casa sarebbe stato disposto ad acconsentire a qualche modificaz;ione, purché di non troppo notevole importanza, ma che perciò sarebbe indispensabile il R. Governo gli manifestasse con precisione i suoi intendimenti in proposito. Egli assicuravami del pari che in caso d'accordo la Società si sarebbe fatta forte di ottenere l'assenso del Gove11n0 Austriaco meglio informato del vero stato delle cose. Al tempo stesso però dichiaravami, che un'impossibilità assoluta sarebbe stata la proroga, anzi tutto da noi richiesta. Egli avrebbe voluto, vedevasi chiaramente, ch'io assumessi una parte d'iniziativa in questa nuova possibile fase dei negoziati; ma non mi ritenni autorizzato a ciò fare e mi limitai a dirgli che io, non avendo avuto istruzioni di trattare che col Governo, non mi era dato uscire da quella limitata sfera d'attività. Non volli neppure assumere l'impegno d'informare la E.V. della nostra conversazione, locchè però non mancai di fare tosto col mio telegramma di poco fa.

Speranzoso di essermi tenuto nei limiti tracciati dalle istruzioni fin qui impartitemi dall'E. V. in ordine a questo importante negoziato...

(l) -Cfr. n. 119. (2) -Non pubblicato.
122

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 189. Roma, 23 maggio 1876, ore 23,30.

Correnti chargé d'obtenir de la Maison Rothschild quelques modifications à la Convention de Bale vient de partir pour la France. Il est possible que ces négociations aient lieu à Paris auquel cas je vous prie d'user de toute votre influence auprès de M. de Rothschild pour parvenir au résultat désiré. Vous pourriez dès à présent préparer le terrein en faisant comprendre à ce dernier que la convention dont il s'agit n'a aucune chance d'étre approuvée telle qu'elle est par le Parlement dont la majorité des bureaux s'est déjà prononcée pour le rejet.

123

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 191. Roma, 23 maggio 1876, ore 23,30.

Ambassadeur d'Allemagne m'a communiqué aujourd'hui un télégramme de son Gouvernement portant que Gortschakoff et Andrassy sont tombés d'accord de faire par les représentants à Constantinople la communication en forme de notes identiques et que ,l'Allemagne fera la méme chose. La communication sera faite sur le texte du mémorandum. Mes instructions précédentes vous autorisent à vous entendre avec les représentants des quatre Puissances qui ont accepté le Mémorandum sur la forme des démandes à faire auprès de la Porte.

124

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

D. 382. Roma, 24 maggio 1876.

S. E. il Signor De Keudell ha ricevuto ieri dal Governo Germanico un telegramma il quale annuncia che il Principe Gortchakow ed il Conte Andrassy si sono messi d'accordo circa la forma della comunicazione da farsi alla Sublime Porta nel senso delle deliberazioni accolte nella recente riunione di Berlino. I due Cancellieri convennero cioè che tale comunicazione sarebbe eseguita da ciascun rappresentante delle Potenze consenzienti a Costantinopoli per mezzo di una nota identica compilata sul testo del Memorandum delle tre Potenze del Nord. Nel telegramma o..ui comunicato da S.E. il Signor de Keudell soggiungevasi che il Gabinetto di Berlino intendeva seguire la linea di condotta così tracciata dal Conte Andrassy e dal Principe Gortchakow.

In seguito a tale comunicazione ho ieri stesso telegrafato al Conte Corti a Costantinopoli (1), per fargli sapere che, conformemente alle sue anteriori istruzioni generali, egli era autorizzato a concertarsi coi Rappresentanti delle quattro Potenze che accettarono il Memorandum, per procedere alla compilazione ed alla presentazione della nota identica destinata alla Sublime Porta.

Di queste istruzioni impartite al R. Ministro a Costantinopoli, ebbe pure comunicazione il Rappresentante Russo in o..uesta città. Il Barone Uxkull si assunse l'incarico di far conoscere a S. A. il Principe Gortchakov, il quale travasi attualmente ad Ems, la deliberazione del R. Governo di associarsi all'azione che i Gabinetti del Nord hanno divisato di esercitare, nella forma indicata, presso il Governo del Sultano.

125

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI

D. 35. Roma, 24 maggio 1876.

Il R. Console in Russciuk mi ha riferito confidenzialmente un suo colloquio col Governatore generale di quel Vilayet, del quale mi sembra utile di farle conoscere la sostanza.

Secondo il pascià troppa prudenza si sarebbe usata finora dalla Turchia e sarebbe ormai tempo di finirla. A suo dire la Russia e l'Austria, vogliono far morire la Turchia tra lo sfinimento e la bancarotta; !',energia solo può salvare l'impero. La Serbia ed il Montenegro che quelle due potenze vogliono immuni da ogni attacco costringono il Sultano a tenere cento mila uomini coll'armi al braccio e tengono viva l'agitazione in Bulgaria. Senza spendere un soldo e senza distrarre da altri campi di battaglia le sue milizie regolari, la Sublime Porta può facilmente aver ragione di quei due principati: bastano 20/mila albanesi per debellare il Montenegro, mentre 20/mila bosniaci e trentamila circassi di Bulgaria e di Anatolia ridurranno tosto al dovere la Serbia. In tempo di pace riesce difficile tenere in freno tutta questa gente ladra ,e bellicosa; data invece la parola d'ordine, muoveranno, come belve affamate, al saccheggio; delle atrocità che commetteranno la Sublime Porta non sarà responsabile; verranno più tardi le truppe regolari a dare l'ultimo colpo.

Tali sarebbero quasi testualmente le parole pronunciate dal Pascià di Rutschiuck. Né ho mestieri di dimostrarne la gravità, imperocché esse sono precisamente l'espressione di quella politica fanatica e cieca che per la SubLime

Porta costituisce il maggiore dei pericoli. Non sarà quindi fuori 'luogo che Ella colga ogni opportuna occasione per insistere nel senso che istruzioni di moderazione e di prudenza siano impartite dalla Porta a tutti i suoi funzionari e segnatamente a quelli delle provincie ove è maggiore il fermento.

Evitare tutto quello che possa essere matiNo o pretesto di agitazione, deve, nelle presenti condizioni di codesti paesi, essere norma fondamentale di condotta. Colgo anzi questa occasione per approvare la risoluzione da lei presa di differire a tempo migliore ogni solennità per nnaugurazione dell'ospedale italiano in codesta città, limitandosi per ora al solo trasferimento degli infermi e dell'amministrazione dal vecchio al nuovo locale.

(1) Cfr. n. 123.

126

L'AMBASCIATORE A WNDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. RR. 19/6. Londra, 24 maggio 1876 (per. il 28).

Quest'oggi io ebbi l'onore di comunicare af Conte di Derby le informazioni che l'E. V. mi partecipava con Suo dispaccio del 17 corrente (N. 4 serie Politica) (l) intorno alle concessiQ[li recentemente fatte dal Governo Tunisino di una rete ferroviaria e di miniere ad una Società francese cointeressata con quell'altra, ugualmente francese, che possiede le Miniere della Calle.

Mediante questa concessione, l'unione della rerte Tunisina coHa rete Algerina potrebbe considerarsi come un fatto compiuto in un avv,enire prossimo, e la cosa acquisterebbe maggiore importanza dalla circostanza che uno dei tronchi concessi collegherebbe Mater con Biserta.

Il Conte di Derby aveva, dal canto suo, ricevute informazioni analoghe alle nostre, ma non del tutto apparentemente conformi, per cui egli mi pregò di dargli per iscritto quelle che ci erano pervenute per confrontarle colle sue; alla qual cosa non ebbi difficoltà ad ottemperare.

Egli mi disse, fra altre cose, che il Bardo non aveva dato il permesso di congiungersi colla rete francese dell'Algeria, imperocché il varcare il confine con una comunicazione rotabile era quistione che toccava in certo modo ['integrità dell'Impero dal quale dipende la Reggenza.

Comunque fosse di questa riserva, io feci osservare al Conte di Derby quanto sia necessario che venga mantenuta l'indipendenza della Tunisia specialmente riguardo alla Francia, le di cui aspirazioni si sono più volte manifestate per l'annessione all'Algeria, di parte almeno, della Tunisia, e specialmente di Biserta. Certamente a noi giova questa indipendenza, poiché abbiamo i nostri commerci molto estesi colla Tunisia attesa la sua prossimità all'Italia, la quale però non aspira a dominarvi; ma desidera soltanto che vi sia mantenuta la libertà di Commercio che sarebbe compromessa ove quel paese appartenesse ad altri.

M&, come notai al Conte di Derby, più che a noi, interessa alla Gran Brettagna l'indipendenza della Reggenza; imperocché, dopo che H Mediterraneo, mercé il Canale di Suez, è diventata la ·via più breve e più importante tra l'Inghilterra e le Indie, questa comunicazione sarebbe messa in gran pericolo, ove un'altra Potenza marittima, come la Francia che già possiede il porto militare di Tolone, ne avesse un altro nella Tunisia, dove 1la natura ne ha creato uno che facilmente si presta a farne una potente staziOIIlle navale.

Al Conte di Derby queste considerazioni non erano certamente nuove; ed, in conseguenza, 1egli non esitò a conchiudere essere di somma convenienza di fare in modo che la Francia non tenti nella Tunisia imprese che possono condurre ad una occupazione di quel territorio; così ho luogo di pensare che il Gabinetto Inglese non perderà di vista questa quistione.

(l) Cfr. n. 100.

127

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 1611. Berlino, 25 maggio 1876 (per. il 28).

Mes télégrammes d'hier donnaient un résumé de l'·entretien que j'ai eu le meme jour avec 11e Secrétaire d'Etat. Je me réfère à ma dépeche commerciale

n. 928, (l) pour ce qui concerne le St. Gothard.

Quant aux affaires d'Or1ent, S. E. m'a dit que les trois Cabinets Impériawc s'étaient entendus sur le modus procedendi. Leurs Représentants à Constantinopole recevront l'instruction de préparer aux memes la communication à faire à la Sublime Porte. Le Mémorandum ne sera pas joint aux Notes comme annexe, mais son contenu devra etre exposé dans les Notes memes. L'avis du Prince Gortchakow a donc prévalu sur celui du Comte Andrassy. Quatre Puissances etaient ainsi d'accord, puisque le Cabinet de Rome avait déjà autorisé le Comte Corti à se concerter avec ses Collègues. Je l'avais annoncé depuis peu de jours en suite du télégramme de V.E. du 20 Mai (1), télégramme dont on avait eu ici d'autre part la confirmation.

Le Cabinet de Versailles ne s'est pas encore prononcé sur ce point (pas mème, ainsi que me •l'a affirmé M. de Gontaut, sur ses intentions d'aUer de l'avant à cinq). M. de Biilow supposait que le Due Decazes ajournait une réponse définitive, parce qu'il n'avait pas renoncé à l'espoir d'assooi·er l'Angleterre aux mesures adoptées par 1es autres Puissances pour la pacification de la Turquie. Il ne semble pas que jusq_u'ici néanmoins le Gouvernement de la République ait été dans ses démarches à cet effet plus heureux que les Cabinets de Rome, de Berlin et de Vienne. M. de Biilow se rendait parfa~itement compte dans une certaine mesure de la valeur des objections formulés contre quelques-unes des propositions recommandées dans le Memorandum, si on les examine à la loupe en les détachant de l'ensemble. Le coté faible n'a pas échappé au Cabinet de Berlin, mais il subordonne tout à l'idée principale de sauvegarder la paix de l'Europe qui pourrait étre menacée par le contrecoup des événements en

14 -Documenti diplomatici -Serie Il -Vol. VII

Orient. Il faut parer au plus pressé, et pour son compte le Gouvernement Impérial voue ses efforts à favoriser de son mieux, à fortifier l'entente entre les différentes Puissances, car dans cette entente gìt la condition essentielle du maintien de la tranquillité publique. C'est par le concours de ces Puissances qu'on sera à meme de détourner peut-etre l'orage, ou d'empecher qu'il n'éclate aussi en Occident.

Le Secrétaire d'Etat ajoutait que la veille il avait eu la visite de l'Ambassadeur de Turquie qui, ayant reçu une dépeche de son Gouvernement sur les conférences de Berlin, voulait amener une discussion sur les divers points traités dans le Memorandum. M. de Biilow a nettement décliné de le suivre sur ce terrain, car il ne pouvait entrer en matière sur un document dont le secret devait etre gardé tant que la Porte n'en aurait par la communication officielle. S. E. a cependant pu entrevoir, malgré cette conversation tronquée, que le Gouvernement du Sultan n'était pas disposé à faire bon accueil aux ouvertures des Puissances.

Je mentionne ce dernier détail qui vient à l'appui de ce que V.E. a bien voulu me mander par son télégramme du 22 courant (1).

Je vous remercie également, M. le Ministre, de tla dépeche que vous m'avez fait l'honneur de m'adresser sous le N. 380 (l) ainsi que de son annexe. Il y est fait allusion, et cela fort à propos, à un des télégrammes que vous m'aviez expédiés le 14 Mai pour m'engager à faire tous mes efforts pour induire mes Collègues de France et d'Angleterre à entrer dans nos vues relativement à l'acceptation du Memorandum. Vous aurez vu par mes rapports que l'un et l'autre ont agi dans ce sens. Nous avons été unanimes dans l'opinion que nous avions exprimée à nos Gouvernements. Lord Odo Russell hier encore me disait confidentiellement qu'il devait s'incliner devant la manière de voir du Foreign Office partagée par tous les Membres du Cabinet, et que c'était dès lors son devoir de se conformer au langage tenu par Lord Derby; mais que dans son for intérieur il regrettait l'attitude prise à Londres.

Le Comte Karoly se trouve à Ems dont les eaux lui ont été prescrites depuis quelques mois. Il aura sans doute anticipé son traitement pour le faire coi:noider avec la présence de l'Empereur Alexandre et du Prince Gortchakow.

M. d'Oubril est aussi à Ems depuis peu de jours; mais il reviendra incessamment à son poste. Avant la fin du mois le Vicomte de Gontaut se rendra également dans cette ville de bains pour y faire une cure. J'ai entendu critiquer ce projet. Les souvenirs de M. Benedetti sont trop récents. Il y a d'ailleurs une certaine indiscrétion à s'imposer en quelque sorte aux Sourverains qui s'accordent eux-memes un congé durant lequel ils préfèvent une vie sans gene, et par conséquent tenir à distance les diplomates. Le 7 Juin l'Empereur Guillaume s'acheminera aussi vers Ems où il fera, comme les années précédentes, un séjour de trois ou quatre semaines. Je crois faire preuve de tact en restant à Berlin.

Je vous suis ·très reconnaissant, M. le Ministre, de votre approbation réitérée de mon attitude à la réunion du 13 Mai.

(l) Non t>ubblicato.

(l) Non pubblicato.

128

L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, BALBI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 68. Madrid, 25 maggio 1876 (per. il 31).

Il progetto di Costituzione, presentato al Congresso sul principio di Aprile, fu soltanto approvato definitivamente ieri sera, ed ottenne 236 voti di maggioranza. I voti negativi sommarono a 40, dei quali 35 appartengono al partito Costituzionale, che diede così una novella prova della sua coesione e disciplina, e 5 all'elemento moderato-intransigente. Notevole è la circostanza per lo meno singolare che fra i deputati di provenienza e di aderenze moderate che risposero affermativamente all'appello nominale annoveransi non pochi oppositori all'articolo 11, i quali però nell'ultima votazione non tralasciarono di esprimere le loro riserve sulla questione religiosa.

Malgrado la vittoria ottenuta dal Ministero sul terreno costituzionale, che non tarderà ad essere completa mercé la non dubbia approvazione della legge fondamentale per parte del Senato, non sembra lecito l'argomentarne un rinvigorimento per l'esistenza già varie volte compromessa del Gabinetto. Infatti a misura che procede, sotto la direzione quasi esclusiva del Signor Canovas del Castillo, l'arduo lavoro della ricostituzione del paese, nuove difficoiltà e maggiori ostacoli sorgono da ogni lato sul cammino delle riforme scelto a quello scopo. La posizione rispettiva dei Governanti e dei Rappresentanti della nazione è soggetta a pressoché quotidiane alterazioni, e le nuove fasi nelle quaili và sviluppandosi il programma politico del Presidente del Consigl,io annunziano una sempre progressiva gravità nello stato delle cose.

Siccome ebbi l'onore di riferire all'E.V. col mio rapporto N. 66 (1), il progetto ministeriale per l'abolizione dei fueros, attrae in oggi le preoccupazioni di tutti i partiti politici. La stampa Madrilena è unanime nel censurare le proposte Governative; ed i sintomi di dissoluzione manifestatisi fra la maggioranza del Congresso al momento della presentazione dei provvedimenti finanziari del Signor Salaverria, minacciano ora di tradursi in atto per le modificazioni in senso anti-fuerista che già propongonsi dagli stessi fautori del Ministero. D'altra parte l'attitudine del Signor Canovas del CastiJ.lo su questo argomento si palesa sinora contraria a qualsiasi transazione, ed assicurasi ch'egli abbia risolutamente espresso il proposito di sv,incolarsi da ogni pressione della maggioranza, e di mantenere intatto il testo della legge proposta, ad onta dei pericoli che potrebbero scaturirne.

Quasi che le difficoltà che si accentuano nel proprio partito non fossero bastanti per incagliare lo svolgimento del suo programma, il Presidente del Consiglio sarà fra breve oggetto di nuove ed animose ostilità per parte dei Deputati Costituzionali, sul terreno delle leggi organiche. Dopo la lettura del progetto di legge municipale, e provinciale, fatta dal Signor Ministro dell'Interno nella seduta del Congresso tenutasi ieri, e di cui mi onoro trasmettere col presente il testo all'E. V., molti deputati riunironsi nel Salone delle

Conferenze, ed intavolate vivacissime discussioni sull'argomento, i Sagastim non dissimulando un serio malcontento, dichiararonsi determinati a comba,ttere colla maggiore energia il progettato organamento amministrativo, ispirato, a loro giudizio, da un dettame centralizzatore e reazionario. Il Signor Sagasta, calcolando la portata di quelle misure tendenti ad assicurare un'eccessiva ingerenza governativa, e coll'animo esacerbato dal pensiero di vederle adottate, avrebbe, da quanto assicurasi, pronunziate parole di somma gravità, le quali suonerebbero ostili al presente regime Monarchico. Vuolsi infatti ch'egli siasi in questa occasione servito delle seguenti espressioni: c Non è possibile il conservarsi dinastico coll'adozione di leggi sì reazionarie •, ed ai suoi partigiani politici avrebbe soggiunto: c sinistri pronostici per la Corona •.

(l) Non pubblicato.

129

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT

T. 195. Roma, 26 maggio 1876.

Ainsi que nous avions lieu de le craindre, et malgré tous les efforts du Gouvernement, la commission parlementaire pour la loi relative à la convention de Bàle l'a rejeté à très grande majorité. Veuillez en informer le ministre du commerce et lui faire comprendre que le Ministère se trouvera probablement dans la nécessité constitutionnelle de retirer la loi et d'en présenter une autre pour faire passer en temps utile la convention modifìée et conjurer ainsi les périls financiers qui naitraient d'un rejet par la Chambre (1).

130

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 23/9. Londra, 26 maggio 1876 (per. il 30).

Ho avuto col Signor Barone Lionel Rothschild una conversazione che ravviso importante di riferire a V.E. Il Signor Rothschild mi disse: • noi abbiamo molto interesse alla prosperità dell'Italia, ,ed uno dei motivi è che una buona parte dell'imprestito Italiano è collocato neNa city; per cui tutto ciò che potrà giovare al credito dell'Italia, gioverà anche ai nostri interessi. Ora si affaccia la quistione della vendita delle ferrovie dell'alta Italia; se il Governo acconsente al contratto già stipulato, le azioni che primitivamente erano di L. 20, e che attualmente sono scese a L. 6, rimonteranno probabilmente a L. 10. In vista di questo rialzo non si mancherà di fave il confronto tra l'Italia, che protegge coloro che hanno impegnati i loro capitali al suo vantaggio, e gli altri Governi che diedero sì triste spettacolo, e cagionarono la rovina di tanti capitalisti. Se per fare salire le azioni delle ferrovie dell'alta Italia il Governo rinunzierà a qualche lieve vantaggio, che egli potrebbe ripromettersi con

modificazioni alla convenzione di vendita, egli guadagnerà molto di più di quanto avrebbe rinunziato collo incremento della sua rendita e la fiducia che ispirerà; per cui il giorno in cui esso dovrà ricorrere al credito per togliere il corso forzoso, troverebbe a Londra i capitali necessarii a condizion[ vantaggiosissime. Se al contrario coll'opprimere la socie>tà dell'alta Italia, egli determinerà un nuovo abbassamento nelle azioni ferroviarie, ciò scemerà la fiducia in lui; forse la rendita diminuirà; ed egli troverà minore ascolto quando dovrà nuovamente ricorrere al credito •.

Il Barone Rothschild mi pregò di far noti questi suoi pensieri al Governo, ed io mi arrendo al di lui desiderio pregando V.E. di comunicare questa conversazione a S. E. il Presidente del Consiglio, Ministro delle Finanze.

(l) Analogo telegramma venne inviato in pari data a Berlino col n. 196.

131

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. RR. 22/8. Londra, 26 maggio 1876 (per. il 31).

La determinazione presa dal Gabinetto Britannico di non aderire al Memorandum dei tre Cancellieri è stata favorevolmente accolta da tutti i partiti in Inghilterra. Non bisogna però indurre che con questo rifiuto s'intenda o stare all'infuori della quistione d'Oriente o continuare a sostenere l'Impero Ottomano come si sarebbe fatto una volta; l'opinione pubblica è molto cambiata a questo riguardo ed uno dei segni più rimarchevoli di tale mutamento sta nei recenti opuscoli pubblicati da Lord Redcliffe e da Lord John Russell contro l'Impero Ottomano. Questo linguaggio è specialmente da notare per parte di Lord Redcliffe che fu per tanto tempo il sostenitore della Porta contro le aspirazioni della Russia. Però bisogna dire che tutti non dividono in modo così assoluto il pessimismo di quei due scritti, benché vi sia nel Gabinetto attuale chi non ha grande considerazione per il Governo Ottomano e pochissima fiducia nel suo avvenire.

Ma, come io ebbi già l'onore di dirlo a V. E. in altro mio rapporto, l'Inghilterra vuole restar libera della sua azione in questi momenti; ,essa è tanto più spinta a questo partito che alcune condizioni speciali interne di questo Impero le consigliano una speciale condotta. AnzHutto vi ha la crisi finanziaria momentanea cagionata dalle grandi perdite provate dai capitalisti inglesi negli imprestiti di Turchia, d'Egitto e del Perù, che lasciano molta gente senza lavoro nelle grandi città, e specialmente a Londra, dove l'attivirtà proveniente dal lusso è scemata a segno che quest'anno si contano diciassette mila pariglie di cavalli da carrozza di meno che non nell'anno addietro. Si valutano a circa 90 milioni sterline (2.250.000 di franchi) le perdite toccate alla City per le cause anzidette. A queste certamente presto si potrà riparare. Ma la prudenza consiglia agl'Inglesi di non complicare la crisi economica con una quistione

politica esterna che potrebbe destare agitazioni pericolose in una popolazione

che, per le cause anzidette, si trova in parte (piccola bensì) disoccupata.

Un altro motivo che induce l'InghiUerra a non associarsi ad un atto che

dalle popolazioni Musulmane è considerato come ostile al Capo dei Credenti, è questo, che le truppe indigene, sulle quali gl'inglesi fanno il maggiore assegnamento per mantenere il loro potere nelle Indie, sono in massima parte Maomettane, come lo sono parecchie provincie di quel vasto Impero. Ora non si può disconoscere che i perturbamenti della Turchia prendono ognora più un carattere religioso, e l'Inghilterra che, con tanto acume, osserva tutto ciò che può interessare i suoi possessi asiatici, non vorrà esporsi a suscitare delle ribellioni là do·ve più che mai è necessario per essa l'ordine e la pace. Un altro personaggio, col quale io aveva l'onore di discorrere lasciò trapelare questa preoccupazione.

Per altra parte qui a Londra si considera il progetto di Memorandum, colle sue riserve indefinite, come un'opera architettata dalla Russia di concerto col Principe di Bismarck per allacciare le altre Potenze e spingere l'Austria in una via nella quale essa potrebbe finire col compromettere le sue pericolanti finanze, e destare dei movimenti separatisti nelle provincie tedesche. Per altra parte si crede che il concerto dei due Canoellieri del Nord significhi: a voi, Russi, l'Impero d'Oriente con Costantinopoli; a voi, Germania, l'Impero d'Occidente con porti sul mare del Nord.

Fatto stà che l'Inghilterra segue con gelosa attenzione tutti i passi della Russia. Nel più gran Club militare di Londra -l'United Service Club -si vede una gran carta deH'Asia continuamente distesa e v;i si affacciavano vecchi e giovani miUtari computando la distanza che separa ancora i nuovi possessi della Russia dalle frontiere delle Indie.

Impedire l'occupazione di Costantinopoli da altre Potenz,e e specialmente dalla Russia, assicurare le comunicazioni più dirette dell'Inghilterra coll'Impero dell'Indie, là sta il nodo della politica britannica. Di questa si vedono già gli effetti rispetto, a Costantinopoli; imperocché, ,in questo momento, si armano quattro o cinque Corazzate con un monitore destinati a partire quanto prima per Salonicco per rinforzarvi la squadra che già vi si trova; la squadra che era già avviata alle Isole Canarie ricevette, a quanto mi si assicura, l'ordine di ritornare a Gibilterra per essere pronta ad accorrere al primo cenno dove sarà necessario. Inoltre, nei porti militari dell'Inghilterra tutto è apparecchiato per il pronto imbarco di cinquanta a sessanta mila uomini. Essa adunque non si lascierà sorprendere alla sprovvista.

P:t~ima dell'apertura del Canale di Suez, le comunicazioni dell'Inghilterra

colle Indie avevano luogo l'una tutta marittima per il Capo di Buona Speranza,

l'altra per terra attraverso l'Asia Minore e la Persia. Il Sultano era, per cosi

dire, il custode di questa Hnea, 'e ben s'intende· che allora l'integrità dell'Impero

Ottomano fosse un dogma politico per l'Inghilterra; ma dopo :l'apertura del

Canale di Suez le cose sono cambiate; la ·via più breve fra l'Inghilterra e l'India

è quella che da Gibilterra conduce al Canale e nel Mar Rosso; la via di terra

attraverso l'Asia Minore ha perduta massima parte della sua importanza. Quindi

l'integrità dell'Impero Ottomano, specialmente per quanto riguarda le Pro

vincie Europee, non ha più per gl'Inglesi :il medesimo interesse purché, però,

Costantinopoli, che è la chiave del Mar Nero, rimanga del Sultano od almeno

non cada in mano dei Russi o di un'altra Potenza marittima. Epperciò tutti

gli sforzi degl'Inglesi si rivolgono ad assicurarsi la via di Gibilterra, Suez ed il Mar Rosso. Non lascieranno di certo che altri si stabilisca in Egitto; l'Inghilterra sarà amica di chi non gli porrà ostacolo su quella via; per contro essa sarà acerrima nemica di chi glielo vorrà contrastare.

In seguito a questo mutamento nel sistema delle sue comunicazioni colle Indie, la Gran Brettagna porta, ora più che mai, la sua attenzione sull'Italia. Essa vide con compiacenza il risorgimento della 111ostra Nazione, sia per amore del progresso, sia perché non era neppure cosa per lei indifferente di avere nel Mediterraneo un popolo che potesse neutralizzare l'influenza che la Francia intende esercitare su quel mare. Ma ora l'Italia ha acquistata ancora maggiore importanza per l'Inghilterra, poiché di tutte le Potenze Mediterranee la nostra è quella che più facilmente può o proteggere od osteggiare la sua via deHe Indie. Epperciò l'Inghilterra .tiene molto all'amicizia dell'Italia ed essa facilmente ·s'ingelosisce allora che crede scorgere che le tendenze dell'Italia si volgono verso quelle altre Potenze che alla Gran Brettagna portano ombra. Gli uomini di Stato di tutt'i partiti dividono quei sentimenti e me ne accorgo dalle conversazioni che o~ni giorno mi occorre di avere con alcuni di essi.

La loro opinione è che, nel proprio suo interesse, l'Italia dovrebbe procedere concorde coll'Inghilterra, mentre dalle altre potenze poco o nulla ha da sperare. La Francia le conserva tuttora un profondo rancore che si sfogherà alla prima occasione; l'Austria è impotente per ragioni finanziarie e di politica interna; inoltre essa è rivale dell'Italia nell'Adriatico. La Russia è troppo lontana dall'Italia per nulla giovare ad essa; d'altronde fuori del proprio territorio la Russia non può avere azione. In quanto alla Germania non conviene dimenticare che pochi anni sono essa dichiarava che Venezia era porto tedesco, ed essa nulla farà che possa rendere l'Italia più forte.

Al contrario l'Inghilterra amica dell'Italia può molto fare per essa, e coi mezzi di cui dispone preparargli la via ·a l'etUficare le sue frontiere ed acquistare nell'Adriatico tal posiziO!Ile che la renda predominante in quel mare.

In caso di conflagrazione generale, siccome la Francia non potrebbe mai essere alleata colla Germania, l'unione delle Potenze del Sud dell'Europa coll'Inghilterra sarebbe cosa più facile e che gioverebbe ancora all'Italia.

Ho creduto di dover esporre· a V.E. queste cose che mi sembrano essere la espressione della verità. Non spetta a me di trame le conseguenze; mi basti, come era mio debito, di averle fatte presenti al mio Governo.

132

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, A VITTORIO EMANUELE II

(ACR)

L.P. Londra, 26 maggio 1876.

Maintenant que j'ai à peu près terminé le cours de mes visites officielles, et que je commence à m'orienter dans cette immensité de Londres, Votre Majesté me permettra de l'entretenir quelques instants de ce que j'ai vu et entendu.

Naturellement ma première visite a été à la Reine qui m'a fait l'honneur de me recevoir au chateau de Windsor où je lui remis la lettre de Votre Majesté qui m'accrédite auprès d'elle en qualité d'Ambassadeur. Elle s'est montrée fort bienveillante, elle m'a surtout parlé avec le plus vif intéret de Votre Majesté dont le souvenir lui est toujours présent, et elle m'a chargé de la rappeler au plus courtois des souverains. Les chevaux que Votre Majesté lui a envoyés ont été infiniment appréclés par Elle; ils ont été trouvés magnifiques et la Reine s'en sert fort souvent. J'ai assisté à l'entrée du prince de Galles à sc:m retour de l'Inde. L'accueil a été marqué par un grand enthousiasme et une sincère cordialité qui étaient l'expression des sentiments populaires de loyauté envers la Couronne et de sympathie pour le prince. Toute la famille Royale est réellement fort aimable; tous les princes m'ont beaucoup parlé de Votre Majesté dont le nom est extremement populaire et respecté en Angleterre. Aussi l'accueil que reçoit l'Ambassadeur du Roi d'Italie se ressent du prestige qui entoure son souverain.

Je m'aperçois que l'Italie est, de toutes les hations de l'Europe, celle pour laquelle l'Angleterre a le plus de tendances amicales. L'Italie ne lui porte pas ombrage, et peut lui etre, à un moment donné, d'une grande utilité et meme etre une garantie pour Elle. Les nouveaux incidents qui surgissent du còté de l'Orient, et les graves symptòmes de complications sérieuses qui se manifestent de toute part, m'encouragent à exposer, sur ce sujet, quelques-unes de mes impressions à Votre Majesté.

L'attitude que vient de prendre l'Angleterre en refusant d'adhérer au memorandum des trois Chanceliers, chose qu'il était facile de prévoir, démontre que cette puissance veut rester maitresse de ses actions dans les événements qui, peut-etre bientòt, vont se dérouler. L'Angleterre ne fait pas de politique de sentiments, mais elle vise droit à ses interets, et l'on peut dire que, dans tous les partis, il n'y a sous le rapport de la grande direction à donner aux affaires extérieures, qu'une seule manière de voir. La grande préoccupation de l'Angleterre est la conservation de l'Empire des Indes qui lui assure en meme temps le développement de son industrie. Tout sera sacrifié à ce but. Pour l'atteindre, il faut, avant tout, que l'Angleterre s'assure ses communications avec L'Inde. Il y a peu d'années les communications principales, par mer avaient lieu par le Cap de Bonne Espérance, et par terre à travers l'Asie Mineure et la Perse. Aussi l'integrité de l'Empire Ottoman était-il un des Dogmes fondamentaux de la politique Anglaise. Mais depuis l'ouverture de l'Istme de Suez, les conditions sont changées, et la voie préférée comme la plus prompte et la plus sure, est celle de la Méditerranée, du Canal de Suez et de la Mer Rouge. La route de terre a perdu presque entièrement son importance; aussi l'integrité de l'Empire Ottoman a-t-elle cessé d'etre un Dogme, et aujourd'hui l'Angleterre ne fera pas de grands efforts pour empecher le démembrement de cet Empire, à une condition pour tant, c'est que Constantinople ne tombe pas entre les mains d'une puissance Européenne et surtout dans celle des Russes. Ainsi, empecher que les Russes aillent à Constantinople, s'assurer les communications par la Méditerranée et l'isthme de Suez; telle est la partie pratique du programme

de l'Angleterre. Ceux qui aideront ce programme seront ses amis; elle deviendra l'ennemi de ceux qui le contrarieraient.

En ce moment, la France est la seule puissance qui pourrait lui disputer l'Empire de la Mediterranée; mais elle n'aurait rien à en craindre si elle avait pour arnie l'Italie qui par sa position péninsulaire domine, pour ainsi dire, toutes les communications entre le Détroit de Gibraltar et l'Egypte.

C'est pourquoi l'Angleterre a un grand intérèt à nous avoir pour am.is; tandis que l'amitié de cette grande puissance pourrait à un moment donné, nous ètre d'une grande utilité; son hostilité au contraire, pourrait nous ètre fatale entourés, comme nous sommes, de peuples qui, pour le moment, n'ont pas de grandes sympathies pour nous, et verraient, peut-ètre, sans regret, une déchéance de l'Italie.

Dans le memorandum des trois Chanceliers le Gouvernement Anglais a vu principalement la main de la Russie secondée par la Prusse; L'Autriche est comme une avant-garde que ces deux puissances poussent vers l'ennemi, sauf à se partager les dépouilles opimes, ou se faire la part du Lion.

La Russie, comme je l'ai dit, aspire à Constantinople qui lui assurerait un débouché dans la Mediterranée; Elle abandonnerait à la Prusse l'Empire des mers du Nord qui est le grand but de cette dernière puissance; ,et peut-ètre au milieu de toute cette débacle, l'Autriche poussée vers de nouvelles provinoes Slaves, en viendrait à compromettre ses provinces Allemandes à la grande satisfaction du reste de l'Empire Germanique. Au milieu de ce bouleversement, l'Italie ne peut rester spectatrice inerte; la question la touche de trop près pour qu'elle puisse s'isoler. Il faut donc que dès-à présent elle marque son but et trace sans hésitation, la voie qu'elle veut suivre.

De la Russie, l'Italie n'a pas grand-chose à attendre; de l'Allemagne peutètre moins encore, car on ne doit pas oublier que dans la pensée des Germains, Venise doit ètre un port Allemand; la France, ne nous aime pas et ne nous aidera en rien de ce qui peut augmenter notre force. L'Autriche si elle s'agrandit de quelque còté pourra nous céder nos frontières naturelles sur les Alpes et l'Isonzo, mais elle ne pourrait le faire que si nous l'appuiyons; et comment l'appuyer isolément, vu l'état financier de l'Italie et de l'Autriche?

Il n'y a qu'une seule puissance qui par sa force financière colossale puisse nous aider dans la lutte qui, peut-ètre bientòt, va s'engager: c'est l'Angleterre qui a intérèt à ce que nous soyons forts à condition que nous soyons ses amis.

Ici on est disposé à l'ètre; mais il faut agir franchement et nettement, sans qu'il soit nécessaire pour cela de sortir des limites de la prudence.

J'ai exposé à Votre Majesté les pensées qui ont surgi dans mon esprit par mon contact avec les hommes considérables de ce pays, et par la marche que semblent prendre les événements. Lorsqu'on voit de près la puissanoe de cette Angleterre, qu'on examine l'esprit de conduite de ce peuple qui a si profondément le sentiment d'un Gouvernement régulier et énergique, on sent qu'il est bon de l'avoir pour ami, d'autant plus qu'au besoin, son amitié sait ètre généreuse. Cest pourquoi j'ai pris la liberté de faire connaitre ces pensées à Votre Majesté. Je la prie de les accueillir avec indulgence.

C'est Votre Majesté qui a réuni en une seule nation les membres de cette Italie pendant tant de siècles opprimée. C'est encore à Votre Majesté que reviendra la gioire d'avoir consolidé son oeuvre au milieu des orages qui probablement vont éclater du còté de l'Orient.

133

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, TORNIELLI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI (l)

D. 38. Roma, 27 maggio 1876.

Confermo alla S. V. Illustrissima le mie istruzioni spedite per telegrafo il giorno 23 corrente (2) per autorizzarla ad intendersi con i Rappresentanti d'Austria-Ungheria, Francia, Germania e Russia sulla forma identica da darsi alla comunicazione da farsi alla Porta Ottomana prendendone il testo dal Memorandum di Berlino.

L'Ambasciatore di Germania mi aveva comunicato il mattino di quello stesso giorno un telegramma del suo Governo col quale mi si faceva sapere l'accordo intervenuto fra il Principe Gortchakow e H Conte Andrassy circa il modus procedendi sovr'indicato. Il Gabinetto di Berlino aderiva egli pure all'opinione degli altri due Gabtnetti imperiali. Non ho creduto opportuno di soprassedere all'accettazione del modo di procedere sul quale i tre Gabinetti imperiali si erano concertati. Il Governo di Sua Maestà, aderendo alla proposizioni contenute nel Memorandum di Berlino, ha preso verso gli altri Governi accettanti l'impegno di cooperare in guisa da assicurare l'efficacia morale delle domande che debbono essere presentate alla Turchia.

134

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, TORNIELLI, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

D. 601. Roma, 28 maggio 1876.

Il Marchese di Noailles mi ha fatto sapere che il suo Governo lo aveva informato del rifiuto persistente della Gran Brettagna ad associarsi all'azione diplomatica concertata fra le potenze che hanno accettato le proposizioni contenute nel Memorandum di Berlino.

L'interesse grandissimo che il Governo francese al pari del nostro attribuisce al concorso dell'Inghilterra, trattandosi di un'azione diplomatica che avrebbe

dovuto ritrarre la maggior sua efficacia dalla unanimità dei Gabinetti, ha indotto il Duca Decazes a tentare tutte le vie che avrebbero potuto rimuovere il Governo Inglese dal contegno assunto sin dal principio rispetto alle proposizioni accettate dagli altri cinque Stati intervenuti al convegno di Berlino. Codesto Mi!llistro degli Affari Esteri si propone anzi di impegnare la Turchia stessa ad insistere presso il Governo inglese nel senso che questi, separandosi dal concerto delle altre Potenze, non abbia a lasciare il Governo del Sultano in presenza delle Potenze stesse senza l'appoggio che li medesimo ha ognora trovato nell'azione moderatrice della Gran Brettagna.

Il Marchese di Noailles mentre mi dava queste informazioni, era pure incaricato di non nascondermi che il concentramento nel Mediterraneo di poderose forze navali inglesi era un fatto che aveva destato in modo speciale l'attenzione pubblica in Francia.

Si annunzia infatti che alla Squadra del Mediterraneo si riunirà fra pochi giorni quella detta del Canale che lasciando l'ancoraggio del Tago, era prima diretta a Madera. Questa flotta composta di numerose navi corazzate sembra debba concentrarsi nella baja di Bosika rimanendo così a non più di 24 ore di distanza da Costantinopoli.

L'Inghilterra avendo ricusato di aderire al Memorandum non ha preso alcun impegno con le altre Potenze in vista della destinazione da darsi alle forze di mare ed alle istruzioni combinate che potrebbero impartirsi ai comandanti delle medesime·. Della scelta fatta dell'ancoraggio di Besika non potrebbe trovarsi quindi verun'altra spiegazione fuorché quella che attribuirebbe all'Inghilterra l'intenzione di tenere a breve distanza da Costantinopoli una flotta imponente che col consenso della Porta potrebbe entrare nel Bosforo nel caso in cui dei disordini scoppiassero nella capitale dell'Impero Ottomano.

(l) -Ed., in LV 22, p. 197. (2) -Cfr. n. 123.
135

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, COLLOBIANO ARBORIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 85. Pietroburgo, 28 maggio 1876 (per. l' 11 giugno).

In una conversazione che ebbi oggi con l'Ambasciatore d'InghHterra, nel tenermi parola della comunicazione da lui fatta del rifiuto del suo Governo di aderire al Memorandum di Berlino di cui tenni parola nel mio dispaccio di jeri, m'affermò che il suo Governo intendeva espressamente che fosse ben noto non •essersi egli appigliato al partito dell'asten·sione con l'intento di opporsi con ciò all'azione delle altre Potenze ·e che avrebbe ben fatto comprendere alla Porta non aver ella nulla a sperare dall'Inghilterra.

Lord Loftus mi ripeté le stesse assicurazioni da lui fatte .in proposito al Signor de Giers. Egli naturalmente sconfessa per parte del suo Governo ogni sospetto che si sia indotto a questo passo per risentimento di non aver presa parte all'elaborazione del memorandum concertato fra i tre Imperi. Però dal complesso del suo linguaggio si può inferire che anche questo motivo abbia agito sui Ministri inglesi. I punti che a suo dire sono inammissibili per parte del Governo Britannico, sono, quello che concerne l'armistizio e il cenno della sanzione da aggiungersi all'azione diplomatica nel caso di insuccesso delle prime trattative.

L'Ambasciatore Britannico mi accennò pure al rincrescimento del suo Governo nel vedere che l'Italia si era unita così prontamente all'azione delle altre Potenze.

Credetti a questo proposito di far cenno della comunicazione fatta da Vostra Eccellenza al R. Ambasciatore a Londra ed esposi a Lord Loftus gli stessi concetti in essa espressi rispetto alla nostra situazione verso l'Inghilterra.

Le comunicazioni del Duca Decazes al Generale Le Flò esprimono la soddisfazione del Governo Francese di trovarsi in pieno accordo col R. Governo.

L'Ambasciatore Francese si dimostra sempre pronto ad assicurare che il suo Governo darà il suo concorso alla politica russa e tiene in proposito un linguaggio assai esplicito.

136

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 420. Costantinopoli, 29 maggio 1876, ore 10,05 (per. ore 23).

Nous sommes tous d'accord les ambassadeurs de Russie, d'Autriche, d'Allemagne, de France et moi sur la rédaction d'une communication a Rouschdi pacha. Cette pièce contient la demande d'armistice avec le mention des cina points devant servir de base à la négociation entre la Sublime Porte et les insurgés. Nous la ferons remettre demain au Ministère des affaires étrangères par nos premiers drogmans.

137

IL MINISTRO A BRUXELLES, DE BARRAL, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. S.N. Bruxelles, 29 maggio 1876 (per. il 4 giugno).

Il riscontro alle informazioni che mi venivano chieste nel dispaccio ministeriale delli 10 Maggio corrente, politico n. 90 (l) intorno a riunioni di internazionalisti in Verviers, ho l'onore di trasmettere qui unito in originale all'E. V. il rapporto che a tal proposito mi è stato testé communicato dall'Amministratore della Sicurezza Pubblica in Bruxelles.

Da questo rapporto risulta che pel momento tali riunioni non hanno nessun carattere grave e si limitano ad aspirazioni e proposizioni sterili, benché nuove raunanze siano preconizzate pel mese prossimo.

L'essenziale, al mio avviso, è che nessun forestiere, principalmente nessun italiano di quelli residenti nel Belgio, vi pre·se parte e di questa circostanza il Signor Amministratore me ne diede la più formale certezza.

Qui unito trasmetto l'esemplare dell'opuscolo sopra • la loi de solidarité • del Signor Paul Janson, una delle antiche celebrità del partito internazionale il quale però da più anni sembra essersi ritirato da tale associazione.

Per conformarmi alle istruzioni di V. E. non ho mancato di prendere informazioni all'infuori delle Autorità belghe; ma sia alla Legazione di Francia sia a quella di Prussia, principalmente interessate in tal vertenza, non si tiene verun conto delle riunioni in quistione.

(l) Non pubblicato.

138

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, A LONDRA, MENABREA, AI MINISTRI A PARIGI, NIGRA, A VIENNA, DI ROBILANT E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, COLLOBIANO ARBORIO

T. 217. Roma, 30 maggio 1876, ore 19,25.

Les représentants des cinq puissances avaient rédigé hier note :identique que les premiers dragmans devaient présenter aujourd'hui à la Porte. Dans la nuit, le Sultan ayant été détròné la situation a changé complètement. Veuillez vous tenir en communication avec le Ministre des Affaires Etrangères et m'informer des impressions que produit un événement aussi grave.

Comte Corti télégraphie que la ville est tranquille.

139

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 219. Roma, 31 maggio 1876, ore 12.

Je ne pense pas qu'il nous convienne de nous séparer de la majorité des puissances garantes en ce qui concerne des compliments qui impliqueraient une reconnaissance du nouveau gouvernement.

140

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, DEPRETIS AL VICE PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI, CORRENTI, A PARIGI

T. 221. Roma, 31 maggio 1876, ore 14.

Nous avons la plus grande confiance en vous. Nous vous sommes très reconnaissants pour votre coopération, mais nous ne pouvons pas changer la sltuatlon. L'acceptation des propositions de M. Rothschild aurait inévitable

ment pour conséquence le rejet de la convention de Bale, la chute du Ministère et une grande perturbation dans le pays. A l'état des choses, la seule solution possible, ainsi que nous vous l'avons notifié, c'est le délai, qui en nous évitant la rupture des négociations, ouvre la voie à un arrangement équitable. Par ce moyen, j'en suis personnellement convai:ncu, nous pouvons surmonter toutes les difficultés. Faites de votre mieux pour l'obtenir, vous aurez rendu au pays un grand service.

141

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, TORNIELLI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, COLLOBIANO ARBORIO

D. 19. Roma, 31 maggio 1876.

Continuo ad informarla delle successive comunicazioni diplomatiche che il Governo del Re ebbe a mantenere col Govevno Russo in ordine agli attuali avvenimenti d'Oriente affinché ne rimanga traccia negli archivi di codesta Legazione che, per l'assenza dell'Imperatore e del Principe Gortchakow da Pietroburga, si trova momentaneamente all'infuori della sfera in cui si spiega in questi giorni l'azione dei Gabinetti principalmente interessati nella questione.

Le ho comunicato col mio dispaccio del 20 maggio (l) le istanze fatte qui, d'incarico del suo Governo, dal Barone d'Uxkull, per rappresentare la convenienza che le cinque Potenze aderenti al Memorandum di Berlino eseguissero senz'altro a Costantinopoli gli uffici concordati nel Memorandum stesso, malgrado le obiezioni opposte dal Governo Britannico; e Le feci conoscere nel medesimo tempo le istruzioni da me date al R. Ambasciatore a Londra affinché egli si associasse alle pratiche de' suoi Colleghi per indurre, se fosse possibile, il Gabinetto Inglese a non separare in un momento così grave la sua azione da quella delle altre Potenze garanti dell'Impero Ottomano.

Ma quelle pratiche riuscirono infruttuose e venuta meno pertanto la speranza di ottenere il concorso dell'Inghilterra, il Governo del Re reputò che una ulteriore esitazione non avrebbe potuto giovare allo scopo che esso si proponeva; ed io feci quindi conoscere, il 22 Maggio, al Barone d'Uxkull che, allo stato delle cose, il Governo italiano si dichiarava pronto ad agire a Costantinopoli, conformemente alle proposte del Memorandum, di concerto colle rutre quattro Potenze aderenti, e all'infuori del concerto della Gran Bretagna.

Frattanto eransi dissipati i dubbi che ancora rimanevano circa la forma da farsi alla divisata comunicazione alla Sublime Porta. S. E. l'Ambasciatore di Germania mi fece conoscere, il 23, che il Principe Gortchakow ed il Conte Andrassy eransi trovati d'accordo sull'opportunità di fare quelle comunicazioni, per mezzo dei Rappresentanti delle cinque Potenze a Costantinopoli, in forma di note identiche da compilarsi sul testo del memorandum; questo documelllto non doveva unirsi come annesso a quelle note, ma il suo contenuto sarebbe sostanzialmente inserito nelle note stesse. In seguito a Questa comunicazione dell'Ambasciatore Germanico, il quale mi annunciava nel tempo stesso avere il

suo Governo acce,ttato il proposto modus procedendi, io dal canto mio confermavo al Conte Corti 'le istruzioni generali ch'egli già aveva ricevuto al riguardo, autorizzandolo a concertarsi coi Rappresentanti delle altre quattro Potenze aderenti per la redazione e la successiva presentazione della Nota identica di cui si tratta.

Risultato delle intelligenze stabilite fra quegli agenti fu infatti la compilazione della Nota progettata, e la decisione che 1a Nota stessa sarebbe presentata alla Porta dal primo Interprete di ciascuna Rappresentanza nella giornata di ieri 30 maggio. Senonché ieri appunto giunse inattesa da Costantinopoli la notizia della deposizione del Sultano Abd-Ul-Aziz avvenuta improvvisamente nella notte del 29 al 30, e della contemporanea elevazione al trono del nuovo imperatore Murad. In presenza di si grave ·evento, non poté naturalmente aver luogo la presentazione della Nota, e la combinata comunicazione dmane così in sospeso, fino a che le Potenze non abbiano potuto scambiare le loro idee sulla nuova situazione che si è ora prodotta a Costantinopoli.

(l) Non pubblicato.

142

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 2658 bis. Parigi, 31 maggio 1876 (per. il 4 giugno).

Secondo le istruzcioni che l'E. V. si compiacque di dirigermi col dispaccio

n. 599 di questa Serie del 24 corrente (1), ho ringraziato S. E. il Duca Decazes delle dichiarazioni da lui fattemi intorno all'elevazione al rango d'Ambasciate delle Legazioni d'Italia in Francia e di Francia in Italia. S. E. mi confermò che il Governo Francese era disposto ad operare questo cambiamento all'epoca che sarebbe convenuta al Governo di Sua Maestà.

Sono lieto che l'ultimo atto della mia missione in Francia abbia avuto per effetto di constatare l'accordo dei due Gabinetti di Roma e di Versaglia intorno all'elevazione di rango delle rispettive rappresentanze, e di vedere che in questo fatto entrambi i Governi hanno ravvisato un nuovo segno d'amicizia fra le due Nazioni.

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IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 445. Costantinopoli, l giugno 1876, ore 16 (per. ore 22,50).

La France et l'Angleterre ont envoyé féliciter le nouveau Sultan aujourd'hui. Je prie V. E. de me faire savoir si, dans le cas où un troisième ambassadeur des Puissances garantes faisait la meme démarche, je dois envoyer aussci complimenter Sa Majesté (2).

(l) -Non pubblicato. (2) -Melegari rispose con t. 229 del 2 giugno: • Vous devez envoyer M. Vernoni présenter les compliments d'usage lorsque la majorité des représentants des grandes puissances aura décidé de faire cette démarche •.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. RR. 26/11. Londra, 2 giugno 187 6 (per. il 6 ).

A complemento del mio telegramma cifrato di ieri (l) procurerò di dare all'E. V. quelle maggiori informazioni che credo necessarie per meglio chiarire la nuova fase politica creata dalla caduta del Sultano Abdul-Aziz-Khan, al quale succede in modo così strano Mourad effendi, ora Mourad V.

Anzi tutto debbo dire che questo avvenimento fu accolto con generale soddisfazione in tutta Inghilterra; la • City • salutò il nuovo Sultano con un rialzo del 6% sui fondi Turchi, provocato in parte dalla speranza di trovare il tesoro che si diceva accumulato da Abdul-Aziz-Khan, ma principalmente dal pensiero che il cambiamento avvenuto avrebbe sciolto le difficoltà derivanti dal r.ifiuto dell'Inghilterra di aderire al Memorandum dei tre Cancellieri, e che la nuova Amministrazione dell'Impero Ottomano, entrando in una via più regolare, avrebbe potuto fadlmente fare fronte ai suoi impegni finanziarii (la qual cosa più d'ogni altra importa ai Signori della • City • ), e si sarebbe accinta a studiar seriamente i mezzi di porre fine alle ostilità nelle provincie insorte, usando meno la forza che introducendovi un Governo più temperato, e più equo verso le popolazioni cristiane. L'avvenire dirà sino a qual punto sieno fondate queste speranze; intanto il Ministero del Signor Disraeli, che fu per qualche tempo gravemente scosso dalle discussioni sul Canale di Suez, sull'Egitto, ed il titolo Imperiale della Regina, acquista nuova e durevole forza; egli ha lusingato l'amor proprio dell'Inghilterra, ed ha secondato, colla fermezza della sua risoluzione, l'opinione del paese che vuole rimanere libero delle sue azioni, ma non intende che altri tocchi alla quistione d'Oriente senza che egli vi faccia sentire la sua forza, come lo provano i rapidi armamenti, parte testé compiuti, e parte tuttora in via di preparazione.

Nella seduta di ieri, alla Camera dei Comuni, il Signor Disraeli parlò con qualche fierezza dichiarando il Memorandum come ormai inutile, e annunciando che l'Inghilterra aveva preso le disposizioni necessarie per assicurar,e l'onore e gli interessi del paese.

Alcuni, pretendono, i Russi fra altri, che l'Inghilterra non fu estranea ai fatti di Costantinopoli: non saprei dire se tale asserzione abbia qualche fondamento, ma è certo che il suo rifiuto di aderire al Memorandum, ha dato animo ai congiurati per rovesciare il Sultano Abdul-Aziz-Khan.

Le opinioni sono assai diverse circa il risultato del cambiamento avvenuto.

S. M. n Re dei Belgi, che ieri l'altro mi onorò di una sua visita, mi espresse il pensiero che tutto era per il meglio in quel rivolgimento e non sembrava temere gli eccessi religiosi de' Musulmani, da alcuni paventati. La maggior parte è di avviso che col precedente Sultano le cose non potevano andare più male, e che certamente col nuovo non si starà peggio. Ma molti temono che la Russia non

voglia sì facilmente rinunziare ai risultati di una agitazione che si suppone da essa provocata. Si assicura che le truppe Serbe sono apparecchiate per intervenive in favore degli insorti, e comandate da ufficiali russi. Il <loro gene!'ale capo, russo anch'egli, è stato bensì sconfessato dal suo Governo, e cancellato dai ruoli dell'Esercito Imperiale, ma non si dà gran retta a questa dimostrazione del Governo Russo, e le convinzioni circa alla sua ingerenza rimangono le stesse. E perciò la irritaz,ione contro la Russia è massima in Inghilterra, perché la si considera come il nimico più temibile, sempve intento a minacciare la Gran Bretagna nel suo Impero dell'India, e ad ambire il possesso di Costantinopoli. Si vede di mal occhio che la Francia cerchi a concel"tarsi colla Russia, e si attribuisce al Duca Decazes di lavorare con il Conte Orloff per indurre l'Italia a prestarsi alle loro mire, il primo per rialzare H suo potere alquanto scosso, col dare alla Francia l'occasione di agire all'infuori della Germania, e l'altro per mantenere sempre aperta la quistione dell'Erzegovina. Intanto a Berlino si entra in un sistema di prudente astensione, dopo il rifiuto dell'Inghilterra, ed il rivolgimento di Costantinopoli. Si rimprovera inoltre al Conte Andrassy di essersi abbandonato ad una ·troppo facile immaginazione col credere facile il compito propostosi, ed alla Francia e all'Italia di essersi lasciate trascinare inconsapevoli della responsabilità che desse si assumevano. Questa è la situazione quale si crede a Londra, come mi risulta da div,erse convel'sazioni che io ebbi con parecchi cap~ delle primarie Missioni, ·ed uomini politici del paese.

Rendo ora conto a V. E. della mia conversazione col Conte di Derby. Avendogli domandato cosa egli pensasse della rivoluzione di Palazzo accaduta in Costantinopoli: Egli mi rispose categoricamente presso a poco m questi termini:

• -In primo luogo, diss'Egli, credo che le cose non potevano andare peggio che finora, sotto il precedente Sultano, il quale era un ostacolo ad ogni riforma, e non aveva nessun sentimento d'onestà finanziaria e politica; per cui, comunque avvenga col nuovo Sultano, certamente le cose non staranno più male che col primo. In secondo luogo credo che bisogna aspettare gli atti del nuovo Governo prima di giudicarlo, e crederei un falso e pericoloso sistema quello che si volle seguire finora, di fare pressione sul Governo Ottomano, e di voler, per cosi dire, governare l'Impero con un Consiglio di Diplomatici Esteri. Bisogna lasciare la libertà di azione al nuovo Sultano se si vuole che acquisti influenza morale sopra i suoi sudditi, i quali altrimenti non vedrebbero in lui che uno stromento delle ambizioni straniere •. • -Certamente, visposi io, questa condotta preliminal"e è dettata da una sana prudenza; però non conviene fal'si illusione, qualunque sia da principio la condotta della nuova Amministrazione Turca, le cause di rivoluzione nelle provincie insorte non potranno cessare senza radicali rimedii; in conseguenza bisogna prevedere H caso in cui il Governo Ottomano non potesse ristabilire l'ordine, o volesse per ciò servirsi di mezzi contra:di ai principii della civiltà, ed allora bisogna intendersi sulle cose da proporre per ristabiliire la pace. Il ristabilimento di una pace durevole è il nostro unico desiderio: ci siamo quasi direttamente interessati, imperocchè possiamo considerarci come vicini alle provincie insorte, e non possiamo essere indifferenti al modo con cui si scioglierà l'ardua quistione. Noi desideriamo vivamente di andare in questa contingenza concordi

15 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

coll'Inghilterra, ma bisogna sapere cosa essa vuole, affine di avere una norma per regolarci; finora il Gabinetto Britannico si è astenuto: si ammira la sua prudenza, ma questa astensione non è una soluzione, desidererei dunque sapere dal Conte di Derby se Egli ha ideato qualche progetto di pacificazione per il caso, molto probabile, che il mutamento di Governo a Costantinopoli, non porti con se la pace immediata nelle provincie insorte •.

A questo mio quesito il Conte di Derby non avendo dato risposta esplicita, gli dissi: • Osservo che da qualche tempo i periodici più importanti della Capitale propugnano l'idea dell'autonomia della Bosnia e dell'Erzegovina senza dubbio questi fogli esprimono un pensiero di uomini politici importanti, sarebbe utile fin d'ora sapere se un tal mezzo di pacificazione è accolto dal Ministero Inglese •. • Nulla, Egli mi rispose, posso dire al riguardo; vedo in quel sistema grandi difficoltà; se si dà a quelle provincie la intiera indipendenza, ne avverrà l'eccidio o l'esodo dei Maomettani, i quali non potranno rimanere liberi possessori de' loro beni in presenza di una popolazione cristiana ostile e supeviore di numero. Se invece della indipendenza assoluta, loro si dà un Governo tributario in qualche modo della Turchia, essa sarà sempre costretta ad intervenirvi per mantenere la pace tra le popolazioni a meno che i Musulmani siano spogliati de' loro beni per essere questi trasmessi ai Cristiani, sistema certamente che nessun Governo civile vorrebbe ammettere ed appoggiare •.

Allora, ripigliando la parola, dissi al Conte di Derby: • Eppure se si vuole la pace bisogna occuparsi di questa quistione che l'E.V. ravvisa insolubile, e poichè Ella acconsente che si svolga un poco questo argomento, Ella mi permetterà di esporLe alcune considerazioni •. Svolgendo una carta della Turchia d'Europa, che io aveva portata con me, io indicai al Conte di Derby come la Erzegovina e la Bosnia, sono avviluppate a Nord ed a Ponente dall'Austria, a Levante dalla Servia, e chiusa a Sud dal Montenegro; per cui le rimanenti provincie Turche d'Europa non hanno comunicazione colle precedenti anzidette che mediante una striscia di terra, relativamente stretta, di circa trenta chilometri di lunghezza, per altrettanto di ,larghezza. Questa condizione topografica costituiva una posizione strategica molto sfavorevole della Porta per agire militarmente contro le provincie insorte, imperocchè la sua unica linea di operazione era dominata dai due stati laterali, il Montenegro e la Servia, ambedue di sentimenti ostilissimi alla Turchia. Non si poteva considerare come base di operazione militare il porto di Klek. Ciò essendo finchè le condizioni politiche, economiche e sociali della ErzegoVina e della Bosnia non fossero mutate, la insurvezione vi avrebbe sempre avuto un focolare acceso, alimentato dalle difficoltà strateg~iche, opposte dalla località all'azione delle forze militari Turche.

In quanto alla quistione religiosa, economica e sociale, che era la causa principale della rivolta di quelle provincie, era necessario di affrontare il problema evitando lo spargimento di sangue. Là vi sono due popo,lazioni, ambidue di origine slava, ma l'una convertita al Maomettismo all'epoca della conquista e che trovasi tuttora quasi intieramente proprietaria del suolo, l'altra Cristiana, molto più numerosa, condannata a subire la legge del vincitore Musulmano, e ridotta quasi intieramente al mero proletarismo. Questi due elementi sono necessariamente implacabilmente ostili.

Ebbene, dissi al Conte di Derby, il vostro paese offre un notevole esempio del come si possono sciogliere simili difficoltà. L'Irlanda, pochi anni sono, si trovava in condizioni relativamente analoghe a quelle delle Provincie insorte. Da una parte gran proprietarii protestanti, ordinariamente (per il bene loro) assenti, e dall'altra parte una popolazione Cattolica, agrico,la, proletaria, e vittima deWingordigia degli Agenti dei proprietari assenti. Avete, avuto le insurrezioni; l'esodo del popolo Irlandese sarà notevole nella storia; eppure avete vinto il male; e come? Interessando il proletario al:la proprietà, costringendo i proprietarii a costituire specie di Enfiteusi, le quali senza vulnerare il principio della proprietà assicurano per altro al coltivatore un premio per i suoi sudori, ed un ricovero alla sua famiglia. Ciò essendo, perché non si studierebbe qualche cosa di analogo per la Erzegovina ,e per la Bosnia?

Corroborai queste considerazioni con alcuni altri esempi. Quindi, siccome il Conte di Derby mi domandava quali sistemi di autonomia si potrebbero adottare, ammesso però che la pacificazione sociale interna si potesse operare, io mi limitai ad indicare vari sistemi principiando dal più largo per venire al più ristretto, che si riassumono ne' seguenti:

a) Indipendenza assoluta, come il Montenegro, o quasi assoluta, come la Serbia;

b) Amministrazione indipendente con sovranità della Porta, come sono a modo d'esempio l'Egitto, ed anche le Colonie Britanniche; ,la prima con Capo Ereditario, le altre con Governatori nominati da'l Sovrano;

c) Amministrazione speciale, con Governatore nominato dal Sultano, come nel Libano.

Io mi limitavo a queste indicazioni non essendovi in quel momento l'opportunità di discutere se o quale dei sistemi esposti era applicabile. Avendomi chiesto il Conte di Derby se le idee che io aveva espresse intorno all'autonomia delle provincie insorte fossero anche quelle del mio Governo, io risposi, che H roio Governo non aveva che un pensiero, quello di contribuire a ristabilire la pace turbata, che in quanto ai mezzi da impiegare egli non si era espresso, noh desiderando egli in ciò scostarsi, per quanto possibile, da ciò che avrebbe fatto le altre potenze, e specialmente l'Inghilterra; in quanto alla idea dell'autonomia poc'anzi discussa, io era stato condotto ad esaminarla, atteso che questa entrava anche nelle viste degli uomini politici Inglesi, ma che :liinora io non aveva missione di fare proposte al riguardo: io desideravo anzitutto sapere se il Conte di Derby credeva che questa fosse una delle soluzioni meritevoLi. di essere studiate.

Egli, che aveva seguito tutta la discussione colla massima attenzione, mi rispose che vi avrebbe pensato. Così ebbe termine la nostra conversazione. Resta ben inteso che non pretendo di aver riprodotto testualmente le parole del Conte di Derby, ma ne ho svolto in senso nel modo più esatto consentito dalla mia memoria.

Dopo che io vidi il Conte di Derby seppi che la Franoia propone come mezzo di pacificazione la cessazione per parte della Turchia di un porto al Montenegro. Al Conte di Derby non ripugna questa idea. Ma è chiaro che, se si contenta

momentaneamente il Montenegro, non si scioglie con questo la quistione dell'Erzegovina e della Bosnia: ciò potrebbe tutto al più dare il tempo alla Turchla di tentare in quelle provinde le riforme più essenziali, purché però la insurrezione non continui ad essere alimentata dalla parte della Servia.

Fui informato che il Conte Gontaut Biron è stato invitato a recarsi ad Ems per intendersi col Principe Gortchakow, circa nuove proposte da farsi d'accordo colle cinque Potenze, coll'intento d'indurre anzitutto l'Inghilterra ad aderirvi; fu interpellato il Conte di Derby; ma egli si mantenne in una assoluta riserva.

All'annunzio che gli si diede dell'acclamazione del nuovo Sultano, Egli rispose che vedeva con soddisfazione il mutamento avvenuto. Tuttavia il Governo Inglese non si lascia abbindolare dalle illusioni di un mero ottimismo; egl:i si prepara a tutti gli eventi, imperocchè se l'avvenimento accaduto mette una sosta nelle difficoltà, però non le scioglie.

Come già ebbi più volte occasione di notarlo all'E.V., mentre nel Gabinetto Inglese si crede che altre potenze cercano di fare dell'Italia uno stromento per secondare le proprie mire politiche, questo medesimo Gabinetto ha al contrario un ben più alto concetto del Govevno Italiano come Potenza che ha dato finora prove di grande accorgimento politico, e che in conseguenza può esercitare una notevole influenza nelle cose di Oriente. Se la quistione è la medesima, essa si presenta però sotto nuova faccia e la sosta recata al suo svolgimento dal cambiamento avvenuto in Costantinopoli, mentre scioglie .in certo modo gli impegni che le Potenze avevano preso fra loro, dà campo ad ognuna di svolgere la sua politica in quella direzione che meglio conviene ai proprii interessi.

(l) Non pubblicato.

145

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI (l)

R. 195. Terapia, 2 giugno 1876.

Ieri fu data pubblica e solenne lettura della proclamazione [Hatt] del Sultano ai suoi sudditi per annunziave la sua assunzione al Trono. Per esso Sua Maestà promette una serie di riforme relattve alle finanze, all'amministrazione della giustizia, ed all'istruzione pubblica; rinuncia per conto della Lista civile alla somma annua di 300.000 Lire Turche; abbandona al Tesoro 1e rendite delle miniere di Eraclea ed altre proprietà appartenenti alla Lista civile; e conchlude dichiarando che saranno mantenuti i Trattati in vigore colle Potenze amiche, e coltivati i legami d'amicizia e d'armonia esistenti tra il Governo Imperiale e gli altvi Stati.

Unisco al presente il testo di questo documento (2), nonchè un annesso in cifra...

ALLEGATO.

ANNESSO CIFRATO.

On a fait ici dans ces derniers temps, une guerre acharnée au Général Ignatieff. Les hommes qui sont actuellement au pouvoir l'ont plutòt encouragée-. La position de l'Ambassadeur russe en :face du nouveau Gouvernment est difficile. Il a adopté une attitude de grande rés·erve et méme de froideur. Le Chancelier russe envoie des télégrammes qui dénotent un certain mécontentement de ce qui s'est passé. Il témoigne peu d'empressement de reconnaitre le nouveau Sultan. Tout cela cause ici une certaine inquiétude au sujet de la Russie. L'Ambassadeur d'Angleterre se montre au contraire entièrement satisfait et essaie attirer à lui d'autres Représentants des puissances garantes.

(l) -Ed., in I,V 22, P. 207. (2) -Non si pubblica.
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IL MINISTRO A WASHINGTON, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 40 Washington, 2 giugno 1876 (per. il 24).

La campagna per l'elezione del nuovo Presidente è incominciata. Parecchi sono i candidati dei due partiti, repubblicano e democratico, ma fino ad ora nessun accordo definitivo è intervenuto sovra uno di essi. Per giudicare della probabilità di successo di ciascuno, bisogna attendere il risultato della convenzione di Cincinnati, dove si riuniranno nel corrente del mese i delegati del partito repubblicano, e di auello di Saint Louis, dove più tardi si riuniranno quelli del partito democratico, tanto più che parecchi delegati vi si recano senza precise istruzioni dei loro mandatari ed altri hanno reclamato l'indipendenza del loro voto. Per ora adunque non si tratta che di un lavoro preparatorio, giacché l'elezione del nuovo Presidente non si farà che nell'autunno: il modo poi di procedere alla medesima, è stabilito dall'articolo 2 della Costituzione né occorre che qui venga menzionato. Il nome dell'attuale Presidente non figura nella lista dei candidati del partito repubblicano al quale egli appartiene, ma non è già perché il Grant non lo abbia soddisfatto, o perché durante un'amministrazione di ben tosto otto anni, egli siasi mostrato inferiore alla fiducia in lui riposta; anzi parecchi dei suoi amici sarebbero pronti a sostenerlo, e se non osano è perché tanto ad essi quanto al paese in generale ripugna di romper·e una tradizione stabilita da Washington in poi, che nessun Presidente non fu mai rieletto per un terzo termine. Qui occorre di rammentare inoltre che affine di rimuovere siffatto pericolo, uno dei primi atti della nuova Camera, nella quale il partito democratico è prevalente, fu di votare a grandissima maggioranza una mozione, che non si procederebbe mai in qualsiasi emergenza alla conferma dello stesso Presidente per un terzo termine. Con siffatta mozione i democratici non mirarono soltanto a confermare una tradizione già stabiHta e sulla quale i due partiti s'accordano, ma di più ad infliggeve al momento stesso in cui la nuova Camera si accingeva a dar principio ai suoi lavori parlamentari, un biasimo, un voto di sfiducia all'attuale Presidente, e lui solo :e non altri rimaneva colpito, giacché come è noto qui non esiste la responsabi1ità ministeriale, e degli atti governativi solo è responsabile in faccia al paese ed alla rappresentanza nazionale, il capo eletto dello Stato, il quale sceglie i suoi consiglieri non già nella maggioranza del Parlamento ma nelle schiere dei suoi aderenti, de' suoi amici, o delle persone che egli intende di favorire. È questo forse un vizio dello Statuto fondamentale dell'Unione, ad ogni modo un'abitudine introdotta nelle forme parlamentari di questo paese, che noi non riscontriamo negli Stati costituzionali dell'Europa.

Ammesse siffatte circostanze la lotta che si pvepara offre fin d'ora molto interesse e vale la pena che sia seguita con speciale attenzione. Egli trattasi di due partiti ambidue forti e numerosi che da parecchi anni in quà si cotendono il potere. I repubblicani compatti e d'accordo sovra uno stesso programma che già fece le sue prove, pretendono attribuirsi fin d'oggi una preponderante maggioranza di voti ed a mantenerli in siffatta iiducia contribuisce la vittoria ottenuta pochi mesi or sono negli Stati i più influenti dell'Unione, allorché trattasi dell'elezione dei governatori e di altve cariche importanti; essi poterono infatti non solo tener salda nelle loro mani la direzione dell'Amministrazione di molti Stati, ma in qualche Stato riuscirono ben anco a vitogliere ai democratici il potere del quale per breve tempo ave.vano goduto.

Il partito democratico lavora con auspici meno favorevoli. Esso deve riconquistare un terreno che ha perduto nelle ultime elezioni in alcuni punti dell'Unione la sua influenza è scemata: le sue idee conservatrici in generale non piacciono al paese: non tutto il partito s'accorda sul programma di Siracusa patrocinato dai democratici dello Stato di Nuova-York: la questione monetaria li divide: le accuse, i rimproveri lanciati contro l'immoralità e la corruzione, vera o supposta, dell'attuale amministrazione, non sono pienamente giustificati da certi fatti che sarebbe troppo lungo enumerare e dalla condotta di qualcuno dei loro aderenti, per cui corre facile la domanda se mai giunti essi al potere, saranno proprio gli immacolati, gli uomini senza paura e senza rimprovero, chiamati a moralizzare il paese, e se saranno realmente disposti a dare essi i primi quelle prove di onestà, di abnegazione e di patriottismo che essi deplorano di non trovare nelle file del partito avverso. Di più per mezzo della maggioranza della Camera dei rappresentanti dichiarandosi essi fermi propugnatori del loro programma di volere essi a qualunque costo epurare l'amministrazione di elementi corrotti, e svelare al paese perché le sappia e le condanni, tutte le piaghe della medesima, chiesero ed ottennero durante l'attuale sessione una lunga serie di investigazioni, e può dirsi che non un solo Dipartimento abbia sfuggito ad un sindacato che poco o nullo provò. Il partito avverso attaccato su questo terreno e sortendone quasi incolume, sorse in molti il dubbio che i democratici nella loro manovra più che convinti dell'esistenza reale di dìsordini nella pubblica azienda, più che animati dallo spirito imparziale di moralità, agissero guidati da uno spirito partigiano che in fine dei conti nulla giovò alla loro causa. Ed è per questo che molti fra gli elettori si troveranno perplessi a decidere se valga la pena di sottoporsi a nuove esperienze, di mutar d'uomini senza mutar di sistema e di escludere dal potere coloro che ci arrivarono inaugurandolo col grand'atto della emancipazione degli schiavi.

Nel ragguagliare in poche parole l'E.V. sulla situazione di questi due partiti non intendo omettere qualsiasi opinione sulle probabilità dei loro suecessi nella prossima elezione presidenziale. Lo stato delle cose è per il momento così, ma sarebbe arduo il predire gli avvenimenti se si considera che le forze numeriche dei due partiti sono presso a poco pari, come risulta dallo straordinario concorso degli elettori e si riflette ai mezzi potenti ·e di varia natura ch'essi tengono nelle loro mani per raggiungere il loro scopo.

I candidati del parti-to repubblicano più sostenuti sono: il Signor Blaine, già Presidente della Camera dei Rappresentanti: al principio dell'attuale sessione egli ha dovuto cedere il posto ad un democratico: ora è il leader della frazione republicana alla Camera: il Senatore Morton ed il Senatore Conkling; quest'ultimo è grande ammirator·e ed amico del Presidente Grant che lo sostiene e lo raccomanda ai suoi aderenti come suo successore. A questi s'aggiunga inoltre il Signor Bristow, Segretario delle Finanze, uno dei membri del Gabinetto meno bersagliati dalla stampa partigiana.

Fra i candidati del partito democratico nominerò il generale Tilden, governatore dello Stato di Nuova-York, il Signor Thurman, ed il Senatore Bayard. Ma quest'ultimo appartiene allo Stato di Delaware uno dei più piccoli e dei meno influenti Stati dell'Unione, il che diminuisce alla sua individualità >l'importanza che hanno gli altri candidati.

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IL MINISTRO AGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA

D. CONFIDENZIALE 10. Roma, 3 giugno 1876.

Il Rapporto riservato che V.E. mi ha indirizzato il 26 maggio (l) mi fu regolarmente consegnato ed io le sono particolarmenrte grato delle interessanti notizie in esso contenute tanto intorno alla situazione particolare dell'InghHterra nella presente crisi della quistione orientale, quanto in riguardo alla politica dell'Italia in relazione con quella seguita dal Gabinetto di Londra.

Il Governo del Re (V.E. ne è già informata) si propone anzitu1Jto lo scopo di contribuire, con un'azione diplomatica assai prudente, ad impedire che le velazioni pacifiche esistenti fra tutte le grandi Potenze europee abbiano ad essere poste in pericolo. Sino da quando ·Si formò nei ripetuti conve~ni dei Sovrani la Lega dei tre Imperatori, l'Italia fu informata che quella Lega nulla aveva di esclusivo e che il suo scopo essenzialmente pacif:ico permetteva a tutti gli Stati interessati al mantenimento della pace di aderire alla politica inaugurata dai tre Imperatori. Malgrado le diffidenze che questo importante fatto politico doveva naturalmente suscitare dn alcuni Stati d'Europa, l'esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che anche degli accordi puramente negativi possono contribuire potentemente al conseguimento dello scopo sovr'indicato. Quando però si sono affacciate le gravi difficoltà della questione orientale fu ~nerale in tutta Europa U sentimento che l'accordo esistente fra i tre Imperi sarebbe messo a dura prova ogni volta che i tradizionali interessi dell'Austria-Ungheria e della

Russia si sarebbero trovati in opposizione fra loro. Ad impedire che da una situazione assai deLicata nascessero palesi conflitti ha vegliato finora con esito favorevole il Gabinetto di Berlino e l'Italia dal canto suo si è adoperata ad assecondarlo, persuasa di soddisfare, seguendo questa via, all'obbligo suo di tutelare gli interessi che Le sono più cari, quelli c.ioè della pace d'Europa.

Sebbene non impegnata da alcun accordo formale l'Italia si trova moralmente associata alla Lega dei tre Imperatori anche per il fatto delle relazioni ognor più intime che si sono stabilite fra il Nostro Augusto Sovrano e gli Imperatori d'Austria-Ungheria e di Germania nelle visite scambiatesi fra i tre Sovrani. Ma la parte che il Governo italiano ha preso nello svolgimento degli ultimi avvenimenti d'Oriente è ben lungi dall'avere impegnata la sua politica sino ad assumere degli obblighi che potrebbero essere in opposizione diretta con quelle particolari nostre esigenze delle quali dobbiamo tenere conto. Se in una parte della stampa russa fu patrocinato il progetto di una occupazione militare italiana in Bosnia ed in Erzegovina per facilitare la pacificazione di quelle provincie, vuolsi riflettere che quel progetto suggerito probabilmente dal pensiero che simile occupazione non potrebbe essere eseguita con truppe austriache

o russe, non formò mai il soggetto di una proposizione qualsiasi per parte degli altri Govevni a quello di Roma. Coloro stessi che sembravano caldeggiare il progetto non ponevano mente al,la difficoltà che il medesimo avrebbe incontrato nelle disposizioni del Gabinetto di Vienna che segue ognora con una certa diffidenza tutto ciò che può contribuire ad accrescere l'influenza nostra nei paesi dell'Adriatico.

Le poche cose dette fin qui mentre danno a V.E. una pm precisa noz;ione del concetto che dirige la politica del Governo di S.M. nelle presenti congiunture, Le offriranno anche il mezzo di rettificare nelle conversazioni confiden, ziali con gli uomini di Stato inglese molti erronei giudizi che si fanno costì del contegno dell'Italia rispetto alle questioni che si agitano in Oriente.

L'astensione pura e semplice nell'azione diplomatica tendente a dare alle provincie insorte della Turchia una legittima soddisfazione, non sarebbe per l'Italia una politica prudente. Se altri Stati imitassero l'Inghilterra nel ricusarsi a contribuire in quell'azione dalla quale deve aspettarsi il riordinamento delle provincie stesse, non tarderebbero a trovarsi di fronte gli interessi della Russia e quelli dell'Austria-Ungheria senza che dagli altri Gabinetti venga mantenuto fra i medes:ime quell'equilibrio che ha impedito finora che nascessero più gravi difficoltà e complicazioni di cui l'Europa avrebbe a soffrire danni ben maggiori di quelli che già si risentono in molti paesi.

(l) Cfr. n. 131.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI

D. 40. Roma, 3 giugno 1876.

Durante il convegno di Berlino giunse in quella città, mandatovi dal Principe Nicola di Montenegro, il Presidente del Senato di quel Principato.

Il Signor Petrovich domandò il giorno 17 maggio di essere ricevuto dall'Ambasciatore di Sua Maestà al quale rimise in quel giorno stesso un memoriale firmato dal Principe e dato in Cettinje 1'8 del:lo stesso mese (nuovo stile).

L'interesse che desta questo documento è tale che io stimo opportuno che

V.S. ne conosca integralmente il testo. A questo fine ne invio a Lei qui unito una copia (l) a titolo strettamente confidenziale.

Il Conte di Launay si limitò molto saviamente a rispondere al Signor Petrovich che il memoriale sarebbe prontamente ,trasmesso al Governo di Sua Maestà e, nel farne l'invio, quell'Ambasciatore del Re mi ha fatto conoscere che una identica comunicazione dovea farsi daH'Inv:iato montenegrino ai rappresentanti delle, altre grandi Potenze.

Dal Gabinetto di Berlino furono date al Signor Petrovich le migliori assicurazioni circa i voti che fa l'Impero Germanico per il Montenegro e per la pronta pacificazione delle provincie ottomane che tanto soffrono dei mali dell'insurrezione. Il Signor de Biilow avrebbe inoltre espresso all'Inviato del Principe Nicola la fiducia che il Governo Imperiale pone nella prudenza e nella saviezza di quel Principe. Non pare però che il Gabinetto tedesco si disponesse a dare al Memoriale di cui si tratta altra risposta che quella verbale e concepita in termini generali che ho sopra indicato.

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IL SEGRETARIO GENERALE ALL'INTERNO, LACAVA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

N. 3088. Roma, 3 giugno 1876 (per. il 4).

Il Signor Prefetto di Roma mi riferisce che il noto Carlo Cafiero partiva nel giorno 30 dello scorso mese di Maggio da questa città, per ritornare nella Svizzera.

Credo opportuno rendere di ciò informata l'E.V.. per le occorrenti partecipazioni ai R.R. Consoli di Ginevra e di Lugano.

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IL VICE PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI, CORRENTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, DEPRETIS

T. 474. Parigi, 5 giugno 1876, ore 16,35 (per. ore 18).

Je reviens de chez M. Rothschild. Il s'est montré fort fatigué et contrarié. Il a refusé net d'accepter les propositions de mon ultimatum du 3. Il m'a déclaré qu'ensuite de difficultés nouvelles de la part de l'Autriche, il ne peut,

avec bien de peine, maintenir l'offre des 10 millions. Il a ajouté qu'il lui est arrivé ce matin mème de Rome, de la part d'un personnage influent de notre parti (il n'a pas dit le nom), la recommandation de ne pas toucher à la question du remaniement du tarif, dont le Ministère ne veut pas. Ainsi échoue tout le système que j'avais si laborieusment arrangé. Vos dépèches le confirment. Je devrais partir à l'instant. Cependant, cédant à votre invitation amicale, je resterai jusqu'à demain; mais je considère l'affaire comme tout à fait gatée.

(l) -Non pubblicato. (2) -Questo dispaccio venne inviato in pari data a Londra. Parigi, Pietroburgo e Vienna, con la seguente aggiunta: « Non ho finora saputo se anche il Governo abbia seguito l'esempio della Germania astenendosi cioè dal rispondere direttamente alla comunicazione del Principe Nicola, desidererf'i quindi che con molta circospezione Ella mi procurasse una sicura informazione a tale riguardo ».
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, DEPRETIS, AL VICE PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI, CORRENTI, A PARIGI

T. 247. Roma, 5 giugno 1876, ore 23.

Après votre télégramme (l) je crois inutile de continuer négociations avec Rotschild, telle est aussi l'opinion du Conseil. Je désire cependant qu'en prenant congé de lui vous lui exprimiez notre regret de n'avoir pas pu nous entendre; vous ajouterez qu'H nous trouvera toujours disposés à entamer nouvelles négociations dans le but de nous concerter sur le mode d'aider le Société. Je voudrais qu'avant de quitter Paris vous issiez voir les personnes qui nous ont témoigné leur sympathie, en leur faisant comprendre que si nous acceptions offre des dix millions que Rotschild ne parait pas maintenant vouloir maintenir nous serions désapprouvés en Italie par tout le monde.

Je vous télégraphierai de nouveau demain matin. Ne partez donc pas avant d'avoir reçu nouvelle dépèche de moi.

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IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 204. Terapia, 6 giugno 1876 (per. il 12).

La situazione politica delle potenze Europee rispetto alla questione d'Oriente, trovasi attualmente in uno stato di sospensione.

Da akuni mesi pendevano negoziati affine di trovar mezzo di comporre le difficoltà in cui versava l'Impero. Fallito il progetto Andrassy, s'era convenuto nel memorandum Gortchakow. L'E.V. conosce la poca fede che io professava nell'efficacia di questo nuovo progetto. Senonché nel momento in cui si stava per darvi corso, sopravvenivano nella capitale dell'Impero gravi fatti che modificavano completamente la situazione delle cose. La caduta di Mahmoud Pacha, l'assunzione al potere degli avversarii della Russia, la deposizione del Sultano, la proclamazione di Mourad V, le manifestazioni liberali del nuovo Governo, creavano un nuovo stato di cose dinnanzi al quale l'Europa non poteva a meno di restare per un momento attonita e perplessa. Ma v'ha di più. L'In

ghilterra aveva rifiutato d'aderire alle proposte di BerLino. Questo rifiurto aveva infuso in alcuni l'idea che il Gabinetto di Londra fosse per inaugurare in Oriente una nuova linea di condotta indipendente da quella degli Imperi, e più favorevole alla Turchia, tanto che fuvvi persino chi interpretò la presenza della flotta Inglese a Bessica come un segno dell'appoggio che quello intendeva dare alla sua nuova politica. E lascio a V.E. di giudicare se tale interpretazione avesse un fondamento di vero. Venne poscia quell'istante d'indugio o di esitazione per parte della Francia. Né più si richiedeva perché ne nascesse senz'altro l'impressione che stavasi ricostituendo l'alleanza delle Potenze Occidentali. Sta di fatto che queste voci son corse in questi giorni per le vie di Costantinopoli, poiché non v'hanno solo dei Turchi, ma eziandio dei Francesi qui residenti che vagheggierebbero l'eventualità in discorso. E jeri l'Ambasciatore di Russia me ne faceva parola mezzo per ischerzo e mezzo sul serio. Delle tendenze della Francia l'E.V. sarà meglio ragguagliata d'altra parte. Debbo tuttavia asserire che nessun atto di questo Ambasciatore della Repubblica venne a dare il menomo fondamento a quella supposizione. Né posso cvedere il Gabinetto di Parigi abbia alcuna idea di prestarsi a siffatta divisione dell'Europa. Un Governo che ha dato tante prove di saggezza non può lasciarsi trascinare ad una politica irta di sì gravi pericoli. Le mie parole ed i miei atti son noti a V.E. Né mi farò mai ad incoraggiare vane illusioni. lo continuo a credere che il nodo della questione non istà tra l'Occidente e l'Oriente, bensì tra la Russia e l'Austria. Finché questi due lmperi rimangono d'accordo, le cose della Turchia continueranno il loro cammino senza produrre gravi complicazioni Europee, poiché non è verosimile che la Germania voglia mettersi colle Potenze Occidentali, con la Francia rtra le altre, contro la Russia ·e l'Austria. Né le Potenze Occidentali vorranno sostenere una lotta contro i tre Imperi uniti. Ne segue che siffatte voci d'alleanza delle Potenze Occidentali non mi sembrano avere alcun fondamento pel presente, né alcuna probabilità di realizzazione per l'avvenire.

Non si può tuttavia a meno di riconoscere che ci troviamo attualmente in una fase di sospensione, •e quello sarà, per seguirne dipenderà in gran pal'te dalla piega che prenderanno le cose della Turchia.

P.S. Al momento di chiudere questo rapporto, mi viene sott'occhio un articolo pubblicato da Phare du Bosphore d'oggi, che unisco al presente (1). Se si considera che la stampa è sottomessa ad una severa censura in questo paese, si comprenderà di leggieri l'impressione che siffatte pubblicazioni non ponno a meno di produrre; e lascio a V.E. di giudicare della loro opportunità.

ANNESSO CIFRATO

Costantinopoli, 6 giugno 1876.

La position du Général Ignatieff ici se fait de jour en jour plus pénible.

Malgré les suspensions des journaux et des condamnations des éditeurs, l'autorité ne réussit pas à réprimer les attaques contre sa personne. Vraisemblablement, des membres du Gouvernement ne sont pas fiì.chés de ce qui passe; n'osant pas s'en prendre directement à la Russie, on fait tomber sur l'Ambassadeur tous les

maux de l'Empire. On l'accuse d'avoir toujours travaillé à miner l'Empire, d'avoir tramé avec Mahmoud Pacha, d'avoir fomenté l'insurrection de la Bulgarie. De tout cela il résulte une modification complète de la situation diplomatique. L'Ambassadeur de Russie, de tout-puissant qu'il éta~it il y a deux mois, se trouve aujourd'hui avoir perdu toute influence. C'est l'Ambassadeur d'Angleterre qui est maintenant le plus écouté. Celui-ci laisse meme entrevoir dans ses conversations intimes l'éventuaLité de l'alliance des puissances occidentales. Reste à savoir comment cette situation sera envisagée à Ems.

(l) Cfr. n. 150.

(l) Non si pubblica.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, COLLOBIANO ARBORIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 86. Pietroburgo, 6 giugno 1876 (per. il 13).

Conformandomi alle istruzioni impartitemi da V.E. col suo telegramma del 3 corrente (l) mi recai il giorno stesso dal Signor Giers per conoscere quali fossero le impressioni del Governo Imperiale di fronte alla caduta del Sultano ed al nuovo aspetto delle cose in Oriente.

S.E. non aveva ricevuto fino a quel momento che notizie telegrafiche sui fatti ed esse concordavano pienamente con quelle comunicatemi dall'E.V.

Mi disse che l'Ambasciatore di Germania l'aveva informato che i rappresentanti delle Corti Imperiali avevano avuto ordine di tenersi intanto in relazioni d'affari con la Porta.

Egli non mi dissimulò che a parer suo la caduta d'Abdoul-Azis poteva esercitare una grande influenza sulla situazione delle cose in Oriente. Ma si mostrò riservato nel definirmi •l'apprezzamento del Gabinetto Imperiale su questi fatti. Attribuisco la riservatezza del Signor Giers con me e con gli altri rappresentanti delle Potenze che gli fecero nel giorno stesso comunicazioni analoghe, al non aver egli per la strettezza del tempo ricevuto ancora istruzioni da Ems. Egli mi promise di portare senza ritardo a notizia del Principe Gortchakoff la comunicazione del R. Governo e ieri mi informò che da quanto gli comunicava il Cancelliere, le formalità pel riconoscimento del Sultano Mourad non tarderanno a compiersi, e il Generale Ignatieff riceverà direttamente istruzioni da Ems e ne informerà il R. Ministro a Costantinopoli.

Mi è ben difficile finora poter bene definire a V.E. quale possa essere l'atteggiamento del Governo russo a Costantinopoli.

La stampa e l'opinione pubblica accolse la caduta d'Abdoul-Azis come foriera di un ordine di cose più energico e si mostra in generale risentita contro l'Inghilterra.

Le persone poi che presero parte all'elevazione del Sultano Mourad sono note per essersi mostrate ostili all'influenza russa in Oriente, e si teme che il nuovo Governo Turco non si mostrerà più così arrendevole come pel passato ai consigli della Russia e dicesi anzi che la situazione del Generale Ignatieff sia talmente scossa dai recenti mutamenti che si pensa al suo richiamo. Non sono però in grado di asserire a V.E. quanto possa essere fondata questa voce.

È fuor di dubbio che la risposta dell'Inghilterra fece poco buona impressione sul Governo Imperiale.

L'ultima frase del dispaccio di Lord Derby, che esprime il desiderio del Governo Britannico di vedere che le Potenze si astengono di ledeve in qualsiasi modo i trattati è riuscita particolarmente sgradita.

L'Ambasciatore di Francia comunicò al Signor Giers le istruzioni date dal Duca Decazes al Conte Bourgoing per felicitare il Sultano Mourad. Il Ministro francese dà a questo passo, che avrebbe potuto essere interpretato male qui, il significato di una mera dimostrazione di cortesia che non pregiudica in nulla l'accordo della Francia con le altre Potenze.

In complesso però da quanto si può inferire finora, il Governo Russo non modificherà la sua politica in Oriente ché anzi si sforzerà a moderare le aspirazioni del partito slavo e ne è prova l'ordine stato dato direttamente da Ems, appena nota l'abdicazione del Sultano, all'Agente Russo a Belgrado di consigliare al Principe Milano la massima energia nel ritenere il suo Governo da ogni avventata risoluzione.

L'Ambasciatore Austro Ungarico mi disse oggi che il Principe Wrede Console Austriaco a Belgrado aveva pure avuto ordine di unirsi all'Agente russo nel consigliare la prudenza al Governo serbo.

Al Principe di Montenegro pure vennero fatti uguali raccomandazioni di mantenersi nella più stretta riserva e moderazione. Non mancherò di tenere informata V.E. il meglio che mi sarà possibile delle deliberazioni del Governo Russo rispetto alle cose d'Oriente.

(l) Non rinvenuto.

154

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI

T. 252. Roma, 7 giugno 1876, ore 12.

Je maintiens les instructions déjà données de suivre la majorité des grandes Puissances, dans les actes relatifs à la reconnaissance du nouveau Sultan.

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L'AMBASCIATORE DESTINATO A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 489. Ems, 7 giugno 1876, ore 13,30 (per. ore 19).

L'Empereur m'a reçu aujourd'hui. Il m'a chargé de remercier le Roi et son Gouvernement de s'ètre associé à ,lui dans les efforts que font les puissances pour maintenir la paix en Orient.

Il s'est félicité de la conformité de la conduite du Gouvernement du Roi avec celle de son Gouvernement dès le commencement de la question.

Il m'a dit qu'il attendait avec plaisir la visite de nos princes à Pétersbourg. Il a bien voulu ajouter à l'adresse du nouvel ambassadeur du Roi auprès de sa personne quelques mots trop bienveillants pour etre répétés.

156

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 480. Vienna, 7 giugno 1876 (per. il 10).

Il Presidente del Senato Montenegrino Signor Petrovich di cui è caso nell'ossequiato dispaccio dell'E.V. del 3 corrente mese n. 208 (1), trovasi attualmente a Vienna onde perorare presso il Conte Andrassy la presa in considerazione della tesi svolta nel memoriale del Principe Nicola dell'8 di Maggio. Cortesi parole Egli avrà qui ma nulla più; poiché in sostanza ciò che il Principe del lV!ontenegro vorrebbe, sarebbe che i Turchi uscissero dall'Erzegovina in cui entrerebbe egli in loro vece; idea questa che non ha probabilità di essere accolta né a Vienna né a Pest. Intanto, se le mie informazioni sono esatte, come ho luogo di ritenerle, il Conte Andrassy s'asterrà dal dar riscontro per iscritto al memoriale fattogli pervenire a Berlino dal Principe Nicola, di cui l'E.V. trasmettevami copia col suo succitato dispaccio, trovando bastevole al caso la risposta verbale fatta al Signor Pertrovich press'a poco nei termini stessi che ebbe ad impiegare il Signor di Biilow.

Veramente in questo caso sembrami la massima riserva non sia soverchia, poiché il prendere per iscritto ad esame un simile documento od altro non può servire, a parer mio, se non a dar esca al fuoco che può convenire al Montenegro di veder divampare, ma che all'Austria-Ungheria, come a noi, interessa invece in alto grado si spenga.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 1616. Berlino, 7 giugno 1876 (per. il 12)

Il n'a pas été possible de faire visite au Secrétaire d'Etat durant les fetes de la Pentecòte, ni le jour suivant qu'il a passé en grande partie à Potsdam. Je ne l'ai rencontré qu'aujourd'hui.

Dans notre précédente entrevue, il avait émis l'avis qu'avant de reconnaitre le nouveau Sultan, il convenait d'attendre la notification officielle de Souverain à Souverain. Dans l'intervaUe les drogmans des principales Puissances ont complimenté Mourad V, en suite de la Circulaire de Radchid Pacha

aux différents Chefs de· Mission pour leur annoncer l'avènement au tròne. Cette dernière communication a été jugée suffisante pour procéder à la reconnaissance définitive, l'échange des lettres entre Souverains et l'envoi des nouvelles lettres de créance devant rester une affaire de pure forme. C'est aujourd'hui ou demain que les Représentants étrang•ers se prononceront dans ce sens à Constantinople.

Quant à la situation générale, M. de Biilow semblait croire qu'ehle n'aurait pas le caractère de tension que certains journaux lui attribuaient. Il n'était pas à dire pour autant que les conditions de la Turquie fussent rassurantes pour l'avenir. C'était bien l'excès du mal qui avait rendu possible la révolution que vient de s'accomplir. La chute soudaine d'Abdul Aziz, sa fin tragique projettent une ombre de mauvais augure sur le règne de son successeur. L'état déplorable des finances de l'Empire, les vices de l'Administration, l'absence de toute justice sérieuse, le conflit des intérèts, de religion et de race, les préjugés de l'Islamisme constituent de graves dangers qui, s'il pouvaient ètre écartés ne sauraient l'ètre par le seul fait qu'un Sultan détròné est remplacé par un Prince sans expérience. Mais le danger le plus prochain, celui d'un ressentiment entre l'Angleterre et la Russie ne parait pas devoir prendre des proportions inquiétantes. La position de la Russie en Orient ne serait pas compromise par l'attitude récente de la Grande Bretagne, car l'influence du Cabinet de St. Pétersbourg sur les populations chrétiennes et slaves de la Turquie n'est nullement ébranlée. Le Montenegro et la Servie auraient compris, grace, sans doute, aux remonstrances russes, qui mieux valait s'abstenir des mesures irréfléchies. Le fait est que le Prince Milan qui devait entrer en campagne le 5 Juin, a donné contre-ordre.

D'un autre còté, il résulte d'une communication faite aujourd'hui mème par Edhem Pacha, que les Commissaives tures dans la Bosnie et l'Herzégovine ont l'ordre de proclamer une amnistie pleine et entière pour les sujets égarés qui feraient leur soumission dans un délai de six semaines. Leurs griefs devront ètre accueillis avec justice et bienveillance. Durant cet intervalle cesseront toutes opérations militaires, sauf pour ce qui a trait au ravitaillement de Niksich. Ce sont là des indices qu'il n'y a p1us péril imminent en la demeure. En parlant ainsi, M. de Biilow savait probablement déjà le détail suivant qui m'a été confié par un Collègue qui ne voulait pas ètre nommé et qui me priait mème de n'en rien écrire, puisqu'on ne tarderatt pas à recevoir des informations directes à Rome. Dans la matinée M. d'Oubril avait communiqué ici un télégramme du Prince Gortchakow. Son Altesse proposait de présenter portant en substance que les Puissances consentent à suspendre la remise de leur notes identiques, en tant que la Porte fournisse la preuve de la réalisation des réformes promises. Le Prince de Bismarck n'a pas hésité à approuver cette proposition. On ne connaissait pas encore la réponse du Comte Andrasgy.

Il semble qu'une telle déclaration est sage et habile, surtout pour ce qui concerne la Russie. Le Gouvernement Anglais, pour rester conséquent, n'y adhérera pas; mais il serait assez indiqué que 'les cinq autres Puissances n'eussenrt pas l'air de considérer le Mémorandum comme nul et non avenu, lors mème que la Port'e semble vouloir prendre les devants pour en exécuter quelques points dans une certaine mesure. Ce sera un stimulant de plus pour la Porte de prendre au sérieux les ,engagements déjà contractés en suite de la Note du Comte Andrassy du 30 décembre.

En tenant compte de l'ensemble de la situation, il paraìt qu'il va se produire un temps d'arret dans la crise Orientale pour ce qui touche du moins 1'1-UX rapports de 'la diplomatie européenne. Mais la décomposition intérieure de la Turquie suivra son cours, et la Russie guettera le moment de damer le pion à l'Angleterre dont l'antagonisme a traversé ses calculs. Nous avions jusqu'ici à prendre en considération les projets de revanche de la France contre l'Allemagne. Nous avons maintenant en outre la perspective d'une revanche de la Russie contre l'Angleterre, c'est-à-dire un double danger pour la paix du continent. :Ues Cabinets de Paris et de St. Pétersbourg boudent et se recueiHent. Dans ces conjonctures, la combinaison des alliances est appelée à jouer un gran ròle. Je n'ai pas besoin de le signaler è V. E. Sous ce rapport je ne varie pas dans ma manière de voir. Tout bien considéré, l'Italie doit marquer ses préférences pour l'Allemagne. Le plateau de la balance penchera du còté où cette Puissance placera son épée. En attendant, si nous devons continuer à nous employer dans un but de conciliation, la prudence la plus élémentaire prescrit de tenir ses poudres sèches.

A propos de notre assentiment au mémorandum, je lis dans quelques-uns dc nos journaux des critiques qui ne dénotent pas un examen assez approfondi de la question. On fait sonner bien haut le principe inviolable de non intervention comme si dans les rapports pratiques d'Etat à Etat il existait des dogmes, comme si l'exagération des meilleurs principes en politique ne risquait pas de tourner à mal; comme si enfin la position de Puissance garante n'impliquait pas des droits corrélatifs des devoirs. La critique s'exerce notamment sur la dernière partie du memorandum où il s'agit de mesures efficaces. Mais je n'ai pas besoin de rappeler que cette éventualité étant subordonnée à une entente, la liberté d'action n'était pas préjugée par l'expression d'un avis.

L'Empereur Alexandre prolongeant de huit jours sa cure à Ems, l'Empereur Gui1laume ne s'y rendra que la semaine prochaine. En attendant, le Prince de Bismarck est revenu du Lauenbourg plus tot qu'on ne croyait. Sa Majesté aura voulu se concerter avec son Chancelier sur le langage à tenir au Tsar et au Prince Gortchakow.

(l) Cfr. pag. 177, nota 2.

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IL MINISTRO A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. RR. 33/13. Londra, 7 giugno 1876 (per. il 12).

Ieri sera giunse ii R. Corriere di Gabinetto, Signor Signoroni, che mi consegnò tutti i dispacci di V. E. e per mezzo del quale trasmetto questo mio rapporto, quello dell'Addetto Militare, Conte Canevaro, Capitano di Fl'egata. diretto a S. E. il Ministro della Marina, e gli altri documenti destinati a codesto Ministero.

Tostochè io ebbi presa conoscenza dei dispacci di V. E., pregai il Colllte di Derby di concedermi akuni momenti di conversazione, e quest'oggi mi recai al convegno che Egli si compiacque di fissarmi immediatamente.

Anzi tutto debbo dire a V. E. che i di Lei dispacci giunsero molto a proposito, al momento in cui, q_uesta mattina, lo Standard pubblicava un articolo, moito vivo, relativo all'Italia in risposta all'articolo del Diritto già telegraficamente segnalato dagli altri giornali di Londra, e che aveva per oggetto la enumerazione delle nostre forze militari, e la politica estera del nostro Governo. E' opinione generale in Inghilterra che lo Standard è organo del Gabinetto, di cui difende la politica, e l'articolo anzi accennato sarà certamente attribuito dal pubblico ad una fonte ufficiale, quantunQue ciò possa non essere vero, e produrrà senza dubbio una certa impressione nel Paese. Credo mio dovere di mandarne qui unita una traduzione all'E.V. benché desso contenga vari apprezzamenti inesatti, e poco benevoli, sugli uomini e le cose nostre, apprezzamenti che io spero di avere modificati nella mente del Conte di Derby, ove mai si fossero allignati. Il Conte di Derby d'altronde mi dichiarava che il Ministero non aveva giornali suoi, e che all'articolo di cui si tratta anziché attribuire un'origine semi ufficiale, era d'uopo non \"edervi che una elocubrazione di giornalista, alla quale non conveniva dare una esagerata importanza.

Comunque sia io feci conoscere al Conte di Derby la parte del dispaccio

N. 10 di V. E. (l) dalla quale emerge al politica pacifica, prudente ed indipendente del nostro Gabinetto, notando che al pari dell'articolo dello Standard quello del Diritto non aveva origine ufficiale; e che nella comunicazione che vi si faceva delle nostre forze non si dov,eva scorgere che il desidedo di far vedere che noi abbiamo i mezzi di far rispettare la nostra indipendenza, ed anche di esercitare un certo peso neLle cose del mondo; e che inoltre non ci lasciamo trascinare al rimorchio di nessuno, come a taluni aveva potuto sembrare; ma che abbiamo finora agito liberamente nell'interesse della pace, che è il nostro grande e principale desiderio. La notizia propagata che l'Italia avrebbe occupato le provincie insorte, venne ridotta, anche agli occhi del Conte di Derby alla proporzione di un semplice Ballon d'essai.

Mi era stato asserito che l'Austria, per mezzo del Conte di Beust av,eva fatto delle aperture al Gabinetto Inglese, chiamando il suo concorso per indurre la Servia a smettere l'atteggiamento ostile che aveva tenuto finora contro la Turchia. Il fatto mi fu confermato dal Conte di Derby stesso il quale ieri a\"eva veduto il Conte di Beust. Il Conte di Derby mi assicurò che l'Inghi<lterra si sarebbe associata a tutti i passi che dalle altre Potenze si sarebbero fatti in quel senso: mi disse che la Russia stessa aveva aderito a simile invito, ma però lasciò trapelare assai il dubbio che Quella Potenza desideri molto che i consigli pacifici siano seguiti dalla Servia. E' bensì vero che il Generale Russo che comanda l'esercito serbo, è stato sconfessato dal suo Governo; che Egli stesso dichiara attualmente che il suo esercito non è ancora pronto per entrar,e in campagna, ciò che egli avrebbe dovuto sapere prima; ma si sospetta sempre che per parte della Serbia l'azione militave

16 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

sarebbe tutt'al più differita, quantunque il Principe Milano si sia recato a premura di fare atto di sottomessa adesione al nuovo Sultano. Nella sua conversazione il Conte di Derby confermò intieramente gli apprezzamenti che io aveva rassegnato a V. E. in un mio precedente rapporto,

N. 8, serie Politica (1), circa i motivi dirigenti dell'Inghilterra nella vertente quistione: uno di questi è la necessità, per essa, di avere riguardo alle numerose sue popolazioni Maomettane delle Indie, che considerano il Sultano come il loro Capo religioso, e nelle quali si susciterebbe una pericolosa irritazione ove la Gran Bretagna stessa facesse atti che potessero inerpretarsi come ostili alla Turchia; un altro motivo sta nella indispensabilità di assicurarsi la comunicazione colle Indie per la via del Mediterraneo. Queste due idee sono, per così dire, incarnate nella mente del popolo Inglese, tutto ciò che il suo Governo farà per mantenerle illese, sarà fortemente approvato e sostenuto dalla Nazione.

Intanto, come già altre volte ebbi l'onore di scriverlo a V. E., quantunque le apparenze di oggidì siano più per la pace che per la guerra, l'Inghilterra non tralascia di spingere i suoi armamenti con una febbrile atUvità. Nei circoli militari non mancano i piani di campagna nel Mediterraneo; la flotta Turca, montata da equipaggi Inglesi, riunita alla flotta Britannica; la occupazione con 20 mila uomini di Alessandria d'Egitto; la occupazione de' principali porti della Sicilia, per poco che l'Italia non si mostri favorevole all'Inghilterra. Questi non saranno forse per ora che progetti fantastici: ma è certo che l'Inghilterra si tiene pronta ad eseguirli ad un momento dato, come anche ad agire senza pietà contro le marine sia mercantili che da guerra delle Potenze che le sarebbero ostili. In questa ultima ipotesi, l'azione principale in caso di guerra dovendo aver luogo nel Mediterraneo, l'Italia sarebbe la prima a provare gli effetti di tali disposizioni. Pregherei l'E. V. di farsi comunicare dal suo Collega il Ministro della Mar,1na il rapporto del Conte Canevaro, del quale egli volle darmi lettura; l'E. V. scorgerà che le cose che si vedono in Inghilterra hanno prodotto sul suo spirito la medesima impressione che sul mio: essendo continuamente in relazione coll'elemento militare. Eglii è più di me in grado di dare informazioni sui preparativi guerreschi che si vanno compiendo, epperciò me ne rimetto alle cose esposte nel suo rapporto.

In questi giorni il tempo corre veloce e la situazione muta da un momento all'altro.

A quella intesa, che poco tempo fa si credeva così assoluta fra i tre Imperatori, succede, da quanto si dice dagli uomini meglio informati, un disaccordo manifesto. L'Austria prende l'iniziativa per spegnere il fuoco acceso alle sue porte; la Germania sta ora fredda verso le premure della Russia; la Francia che si accorge di aver fatto falsa strada tanto in Egitto che nel rimanente della quistione Turca, cerca, esitando sulla via da seguire, a riacquistare un'influenza in Oriente.

Si parla di nuovo del Trattato Segre,to che Sir Bartle Frère, che accompagnò il Principe di Galles nelle Indie, avrebbe fatto col Kedive, per assicu

rargli la indipendenza nel caso dello sfasciamento dell'Impero Turco, purché però acconsentisse a lasciar tenere in Egitto una guarnigione di venti mila uomini di truppa inglese, come già ne informava codesto Ministero il Cav. de Ma11tino con suo rapporto delli 29 Novembre 1875 (1).

Tutti questi indizii se da una parte danno qualche speranza di pace, non fanno rinascere la fiducia nell'avvenire, e qui, in Inghilterra, la opinione tende a pronunziarsi per una guerra immediata anziché mantenere per qualche tempo ancora questo stato di incertezza. Ove la guerra scoppiasse si crede che la lotta sarebbe tra la Russia da una par·te, e dall'altra coll'Inghilterra, che sarebbe probabilmente sussidiata dalla azione della Turchia, ove questa avesse ancora vita.

Queste sono opinioni che hanno corso in questo paese; le rassegno alla

E. V. affinché Essa sia informata dello stato delle cose.

Dai discorsi dei Ministri, e specialmente dal Conte di Derby, non si possono ottenere molte confidenze; ma siccome l'opinione pubblica ha grande influenza, chè dessa precede talvolta l'azione del Governo, ed è anche talvolta da esso promossa; è necessario di seguirla e di tenerne il debito conto.

Ad ogni modo per rendersi intieramente ragione del contegno dell'Inghilterra nelle quistione delle provincie insorte, bisogna anche avere riguardo al carattere generale di quella Nazione. Essa in politica non procede sotto l'impulso nè del sentimentalismo, nè delle teorie astratte, ma essa è bensì guidata da un positivismo alquanto assoluto che esclude tutto ciò che non è necessario al suo scopo. Epperciò essa lascia che le popolazioni delle provincie insorte se l'aggiustino fra di loro, senza troppo inqu1etarsi di chi la v;incerà, purché altri non venga ad immischiarsi nella querela, e purché il risultato finale di essa non porti un perturbamento ne' suoi interessi.

D'aHronde in Inghilterra si cDede che le cause del malcontento siano alquanto fittizie, od almeno esagerate, e che il giorno in cui gli insorti sapranno di non essere altrimenti sostenuti da aiuti esteri, tut·to rientrerà nell'ordine. Essa lascierà adunQue le cose andare da loro, finché i suoi interessi in Oriente non ne saranno minacciati.

Il dispaccio N. 11 di V. E. (2), relativo agli affari d'Egitto, dovrebbe forse fare oggetto di un mio rapporto speciale; ma siccome la quistione si rannoda in gran parte alle considerazioni esposte precedentemente, credo che non sarà inopportuno che io tratti in questo medesimo rapporto dell'argomento in quistione, sul quale si volse una parte della mia conversazione col Conte di Derby.

An~i tutto io gli esposi quale fosse la situazione del Commissariato Scialoja in Egitto, e ciò era tanto più necessario in quantoche erano state presso alcuni travisate le intenzioni del nostro Governo rispetto alla permanenza in Egitto di quell'illustre nostro concittadino. Esposi al Conte di Derby la causa primaria del viaggio in Egitto del Commissario Scialoja, determinato dalla sua mal jjerma salute, che necessitava per lui un clima più dotlce di quella d'Italia. Accennai come la fiducia che aveva acQuistata presso il Kedive derivava dal suo seducente

ingegno, dalle sue vaste cognizioni e pratica nelle cose di Governo; per cui era naturale che Egli fosse stato consultato, e che i suoi consigli fossero stati graditi per il riordinamento dell'Amministrazione finanziaria d'Egitto; dissi che il nostro Governo aveva consentito a che prestasse per qualche tempo il suo aiuto al Kedive per l'ordinamento delle sue finanze, che l'Italia visto il gran numero dei nostri nazionali stabiliti in Egitto, aveva interesse grandissimo a vedere ristaurate; che il Commendator Scialoja non percepiva stipendio di sorta, per cui Egli poteva continuare a figurare fra gli alti funzionari dello Stato, senza che la sua temporada permanenza in Egitto vi ostasse. La posizione del Commendator Scia:loja, in tal modo definita, è ben diversa da quella che voleva prendere il Signor Rivers-Wilson, quando chiedeva di entrare al servizio del Kedive.

Esposi al Conte di Derby che se in Egitto non abbiamo seguito il sistema di astensione dell'Inghilterra, ciò non fu per secondare le idee o l'influenza della Francia, ma bensì per ottemperare ai desiderii dei nostri nazionali, che avrebbero veduto di mal occhio che il loro Governo si fosse astenuto.

Venendo poscia aHe considerazioni accennate nel dispaccio di V. E., io esposi al Conte di Derby le difficoltà che s'incontravano in Egitto per il funzionamento vegolare del nostro sistema amministrativo, e come fosse dell'interesse della Gran Bretagna di venire, coi suoi consigli almeno, in aiuto all'Italia, per promuovere l'ordine nel Governo Egiziano, imperocché la maggior parte del Debito Egiziano, essendo in mano degli Inglesi, ogni miglioramento introdotto nelle finanze dello Sta•to Egiziano tornava a principale vantaggio diretto dell'Inghilterra. Accennai agli aumenti che si possono ottenere nelle entrate Egiziane, mentre io notavo come i calcoli del Signor Cave fossero stati fallaci, ed attinti a sorgenti non sicure. Il Conte di Derby, confessò che i calcoli del Signor Cave erano erronei non per causa sua, ma per effetto delle informazioni incomplete che gli erano state somministrate. Ed in fatto il debito che Egli calcolava di circa

60.000.000 si trovò anzi ammontare a 91.000.000. Il Conte di Derby mi disse che si sta ristampando il rapporto del Signor Cave coi documenti a corredo.

In quanto alle finanze dell'Egitto Egli disse che le imposte erano male ripartite, che alcune erano talmente gravose da rendere la cultura di terreni impossibile; che si potrebbe ottenere con un più equo riparto delle medesime un miglioramento nelle finanz·e; ma che, tutto valutato, sarebbe sempre necessario di diminuirne il totale importo anzi che aumentarlo.

In seguito alla mia insistenza Egli aggiunse che il Governo Inglese avrebbe volentieri concorso con noi a consigliare il Kedive a meglio amministrare, a non percepire direttamente dai suoi Pacha il prodotto delLe imposte che dovrebbe essere versato nelle casse amministrative dalla Commissione recentemente creata; ma che tutto ciò sarebbe inutile; che il Kedive non acconsentirà mai a recedere dalle sue abitudini, e che è da aspettarsi che desso farà una bancarotta non compìeta come quella della Turchia; ma che si dovrà ridurre il debito Egiziano alla metà, e certo a non più dei due terzi dell'attuale.

Quando le cose saranno ridotte a questo estremo allora si potrà pensare a consigliare efficacemente il Kedive; ma prima sarebbe cosa superflua; tanto meno ora che si è voluto nello interesse del debito fluttuante, quasi tutto in mano

dei Francesi, portare l'interesse al 7 per cento, e che in avvenire si dovrà diminuire ancora quello :interesse per effetto della cattiva amministrazione.

La poca bona volontà del Gabine•tto Inglese a secondare il nostro Governo per il riordinamento della finanza Egiziana si spiega per le caus'e seguenti: si c:-ede nella • City » che una parte del Debito Egiziano è fittizio e che 20.000.000 figurano in più, per emettere delle azioni; si crede che l'interesse del debito sarebbe stato per qualche tempo in parte pagato colla somma proveniente dalla vendita di quelle azioni in eccedenza; per cui il « Credit Foncier • di Francia, che aveva a suo carico la massima parte del debito fluttuante Egizio, ora accomunato col Debito consolidato, sperava di poter smaltire i suoi titoli Egiziani con vantaggio, salvo a !asciarli poi deperire in mani degli incauti compratori che li avessero acquistati. In sostanza colla conversione eseguita del Debito Egiziano si fece un giuoco di borsa, di cui si addossa (senza dubbio ingiustamente) una parte della responsabilità al Governo Francese. Il giuoco non tardò ad essere sventato a Londra, ed io credo che in questo momento il « Credit Foncier » si trovi a mal partito per effetto della combinazione stessa che Egli sperava dover essere il suo salvamento. Tutto questo raggiro produsse in questa città un pessimo effetto; ne sentii parlare con molto risentimento, da uno dei membri più influenti del Parlamento, e non v'è da meravigliare se ciò abbia destato particolare diffidenza nel Ministero Inglese.

L'altra causa deriva dal contegno in Egitto della Francia, la quale ha sempre voluto mischiarvi la quistione politica colla quistione finanziaria. Sulla quistione politica in Egitto l'Inghilterra non transige, e non ammette a nessun patto che ivi gli si contenda il terreno. Siccome parve che la Francia volesse riacquistare in Egitto l'influenza che dessa pretende esercitare in Oriente, ciò solo bastava perché l'Inghilterra osteggiasse qualsiasi proposta della Francia tendente anche semplicemente a migliorare le condizioni economiche di quel Paese. Uno dei diplomatici più arguti attualmente a Londra mi diceva non ha guari:

• Più le cose andranno male in Egitto, più ne sarà soddisfatto il Gabinetto inglese, il quale spera che in fine dei conti spetterà all'Inghilterra di accomodare le cose in modo che nessuno all'infuori di essa, abbia nulla a vedere nel Governo dell'Egitto •.

Dalle cose esposte rispetto all'Egitto mi pare che si possono trarre rispetto all'Italia le seguenti conclusioni: a) se si ha il sospetto che noi secondiamo direttamente od indirettamente la Francia o qualsiasi altra potenza che abbia delle aspirazioni politiche intorno all'Egitto, avremo l'Inghilterra ostile; b) se ci limitiamo ad occuparci da noi soli dei nostri interessi economici, senza alcuna tendenza politica l'Inghilterra starà indifferente, purché i suoi interessi finanziari rimangano illesi; c) se anzi ci mostriamo condiscendenti alla politica dell'Inghilterra in Egitto, la troveremo amica e pronta a secondare i nostri interessi economici al pari dei suoi.

In questo momento l'Inghilterra trovasi in uno stato di orgasmo che la rende diffidente assai, pare che dica: Chi non è con me, è contro di me; per cui difficilmente essa si arrende ai consigli altrui. Non c'è da sperare che dessa receda dalla via che ha fin ora seguito, e che corrisponde ai suoi interessi diretti, che è disposta a difendere con tutta la potenza di cui dispone

Quale sarà l'esito della crisi attuale non sono in grado di profetizzarlo. Se sarà la pace molti ne saranno soddisfatti purché la pace sia durevole; se anzi la guerra emerge dalle complicazioni in cui si trova la Turchia, una cosa sola è certa, ed è che il teatro principale delle ostilità sarà il Mediterraneo, dove l'Inghilterra fin d'ora concentra le sue forze; che chi si mostrerà a lei favorevole avrà in essa una potente e fedele amica; chi al contrario le sarà ostile troverà nella medesima una formidabile ed implacabile nemica.

Ho esposto a V. E. le mie impressioni colla medesima franchezza e con tutta riserbatezza, per cui non credo che sarebbe prudente di consegnare tutti questi rapporti, neppure parte dei precedenti, nelle corrispondenze autografate che si trasmettono alle varie Legazioni.

(l) Cfr. n. 147.

(l) Cfr. n. 131.

(l) -Cfr. Serie Il, vol. VI, n. 480. (2) -Non pubblicato.
159

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, DEPRETIS, AL VICE PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI, CORRENTI, A PARIGI

T. 258. Roma, 8 giugno 1876, ore 23,55.

Le Conseil des ministres a accepté ma proposition, veuillez donc présenter à M. de Rotschild la combination suivante: • l) Se désaisissant, aux termes de la convention de Bale, de ses droits de concession et de possession sur le réseau de le haute ltalie, la Société des chemins de fer de la haute Italie et de l'Autriche méridionale continue à titre de bail l'exercice du réseau racheté. 2) Le bai! a la durée de deux années, sauf, pour le Gouvernement du Roi le faculté de le realiser de six en six mois, moyennant avis donné six mois à l'avance. 3) La Société pa)"e au Gouvernement une redevance annuelle de 33 millions de francs. 4) Les tarifs restent tels quels. Dans le cas où le Gouv·ernement se déciderait plus tard à remanier les tarifs sur la base du projet élaboré en 1875 par la compagnie, la redevance serait portée de 33 à 38 millions. 5) En sus des frais ordinaires d'exploi.tation, qui seront réglés sur la moyenne de trois exercices 1872, 73, 74, la Société met à la disposi,tion du Gouvernement la somme de treize millions et demi pour etre dépensée en travaux, achats de matériel ou tout autre emploi quelconque au gré du Gouvernement. 6) Le régime actuel est maintenu pour les lignes non comprises dans le rachat. 7) Un échange de déclarations entre le Gouvernement et la maison de Rotschild réglera les facilités convenues désormais au sujet des paiments à faire en vertu des articles cinq et six de :la convention de Bale •.

Vous etez autorisé à signer le compromis sur ces bases, et je vous autorise mème en cas de nécessité absolue à descendre de chiffre de 13 millions et demi à un chiffre inférieur restanrt bien entendu toujours au dessus de 10 millions. Veuillez me télégraphier avis immédiat de la signature ,et partir si possible aussitòt après pour Rome. La convention formelle devant ètre signée à Rome il faut que M. de Rortschild envoye avec vous une personne munie à cette fin de ses pleins pouvoirs. J'ai du pour vaincre l'opposition de mes collègues faire valoir devant le conseil les considérations politiques et de convenance

générale qui au prix meme de sacrifices considérables nous poussent à une solution de cette question. J'espère que M. de Rotschild voudra bien rtenir compte à son tour, dans la détermination définitive du chiffre (article 5 du compromis) ainsi que dans les arrangements de détail, de notre bonne volonté et surtout de la situation délicate et meme dangereuse que crée pour ma personne l'attitude que j'ai prise dans cette affaire envers mon parti et envers mes collègues.

160

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 2668. Roma, 8 giugno 1876 (per. l' 11).

S. E. il Ministro degli affari esteri di Francia mi parlò jeri, in un'udienza ufficiale, con molta emozione delle manifestazioni concernenti la rivendicazione di Nizza, aHe quali diedero luogo le feste dell'anniversario della battaglia di Legnano. Il Signor Duca Decazes mi disse che già aveva incaricato il Marchese di Noailles di tenerne discorso all'E. V. ed invitò me pu11e a non !asciarle ignorare l'impressione dolorosa che quelle manifestazioni avevano prodotto sull'animo del Governo francese, ,e che fu tanto più profonda inquantoché la presenza delle RR. Autorità pareva rendere meno insignificanrbi i fatti avvenuti.

Risposi a S. E. che le dimostrazioni di cui si querelava furono evidentemente opera di pochi individui e tali come dovunque possono improvvisamente prodursi, senza che possa incomberne una risponsabil.ità qualsiasi ad altri che agli attori stessi; che avrei tuttavia riferito senza indugio le sue osservazioni all'E. V. ma che già da ora io credeva potermi rendere interprete della disapprovazione e del rincrescimento di Lei, salvo sempr'e che le cose stiano come furono narrate.

161

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 1617. Berlino, 9 giugno 1876 (per. il 14).

Le Prince de Bismark ne s'expliquait pas que l'opinion pubHque éprouvàt, dans la phase actuelle des affaire,s d'Orient, une si grande alarme pour le maintien de la paix générale. Le brusque soubresaut de la politique anglaise est du en partie au désir de Mr. Disraeli de se refaire une popularité qui a été ebranlée par le mauvais effet produit par le bill du Htre d'Impératrice des Indes. Mais le Cabinet de Londres ne s'aventurera pas à la légère dans une action belliqueuse, parce qu'il doi,t avoir la convinction que le Cabinet de Berlin n'entrera pas dans une aUiance contre la Russie. Celle-ci se gardera bien de son cOté d'agir isolément contre la Turquie. L'Empereur Alexandre ne veut point de guerre. Le prince Gortchacow aurait conseillé des mesures énergiques pour réparer l'échec qu'à ses yeux l'ascendant de la Russie venait de subir à Constantinople. Par trois fois il est venu à la charge, mais il a àiì céder devant la ferme résolution du Tsar de ne pas le suivre dans cette voie.

Quant à l'Autriche, o n veut à Berlin comme à St. Pétersbourg, la ménager (schonen) pour que ses intéréts ne soient pas trop directement lésés dans toute combinaison qui pourrait étre mise sur le tapis. C'est surtout la personne du Comte Andrassy qu'il importe de ne pas mettre en cause, car un écart trop sensible de la politique qu'il a soutenue jusqu'ic~i pourrait entraìner sa retraite et compromettre les rapports de confiance qui ex,istent avec le Cabinet Austro-Hongrois.

Le Chancelier Allemand ne doutait pas que l'entente s'établirait entre les trois Cours Impériales et avec les autres Cabinets y compris méme l'Angleterre sur le langage à tenir à Costantinople. Le but est le méme pour tous. Il est indiqué dans le mémorandum de Berlin; il n'y a divergence de la part du Gouvernement Anglais sur le moyens à adopter. On finira par s'entendre. Il émane déjà de Londres une proposition pour accorder une certaine autonomie aux Provinces insurgées. L'Italie, l'Allemagne, la Russie et la France ne combattront pas cette idée. Il resterait à obtenir l'assentiment de l'Autriche. Il y a là une base pour se concerter et pour faciliter un rapprochement auquel le Cabinet de Berlin voue toute son influence. On aurait aussi suggéré une conférence. Le Gouvernement allemand se montre peu enclin à une semblable réunion qui offrirait plus d'un inconvénient. Dans tous les cas, le Prince de Bismarck s'abstiendrait d'y prendre part en personne. Au reste on ne tardera pas à etre fixé sur la marche à suivre, et Son Altesse espérait partir dès le 12 Juin pour se rendre aux bains de Kissingen. A son avis, la paix européenne, dans de semblables conjonctures, ne courait aucun danger sédeux. Relativement à la question d'Orient proprement dite, on n'avait pas la prétention de 1;rancher le noeud de toutes les complications. de ~toutes les difficultés de cette question. Mais c'était déjà beaucoup que de gagner du temJ;>s au moins jusqu'à automne.

Telles ont été les considérations émises par le Prince de Bismarck dans un entretien qu'il a eu hier avec une des rares personnes qu'il admet dans son intimité. Cette méme personne ajoutai-t que Mr. de Btilow était moins ra~suré sur la situation.

Le point essentiel qui résulte du langage du Chancelier, c'est que le Cabinet de Berlin ne songe aucunement, dans les conditions présentes des choses, à se prononcer contre la Russie qui lui a été fidèle dans 1la guerre de 1870, et qu'il a proclamée la meilleure arnie de l'Empire et du peuple allemand. D'ailleurs si l'Allemagne se séparait de la Russie, la France s'en rapprocherait immédiatement et ne reculerait devant aucun effort pour profiter d'une telle alliance contre l'Allemagne.

Mr. de Biilow ne m'a pas encore soufflé mot sur la proposition russe (dépéche N. 1616) (1), ni sur les ouvertures de l'Angleterre. Je tacherai demain de le faire parler.

\1) Cfr. n. 157.

Lord Odo Russell pour expliquer l'attitude de son Gouvernement, laquelle a été pour ce diplomate aussi une surprise, suppose qu'on doit avoir à Londres des preuves que la Russie était résolue à franchir le Rubicon. Je sais d'autre part que le Cabinet Anglais a été désagréablement impressionné par le déploiement des forces navales de l'Allemagne après les évènements de Salonique. D'un autre còté on s'est livré ici à bien des commentaires sur l'excursion des Lords de l'Amirauté à bord de l'Enchantres à Wilhelmshaven, à Hambourg et à Kiel.

162

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

(Carte Robilant)

L.P. Vienna, 9 giugno 1876.

Leggo in alcuni giornali che le LL. AA. RR. il Principe Umberto e la Principessa Marghe-rita, nell'andare a Pietroburgo o più probabilmente nel ritornarne, passerebbero da Vienna. Non avendo fin qui ricevuto cenno di sorta in proposito dal R. Governo, mi permetto chiedere all'E. V. qual fondamento abbi una tal notizia, ed in attesa del r:iscontro che Le piacerà farmi al riguardo anche per norma del linguaggio che dovrò tenere qui se sarò interpellato, mi permetto sottoporle in proposito alcune considerazioni.

La prima ipotesi ch'io ebbi a fare ·leggendo quella notizia si fu: che la Corte Imperiale a mezzo del Conte Wimpffen abbia fatto manifestare a Sua Maestà il desiderio di ricevere la visita delle Loro Altezze Reali neU'occasione in cui dovranno probabilmente toccare il territorio Austriaco nel loro viaggio a o da Pietroburgo. Se ciò ebbe a verificarsi, non ho d'uopo di dire che troverei sommamente conveniente ed opportuno che i Reali principi accettassero quell'invito. Ove invece l'iniziativa della visita dovesse venire da parte nostra, confesso che non troverei del pari l'opportunità di compiere un simile atto di cortesia, e ciò in base alle varie seguenti ragioni.

l) Circostanze diverse che è inutile ripetere qui e che d'altronde ho già avuto occasione di segnalare all'E. V. farebbero sì, che l'accoglienza che i Reali Principi troverebbero in questo momento alla Co:rte di Vienna potrebbe riuscire alquanto fredda.

2) S. M. l'Imperatrice che si trova a Ischl stando ai progetti fin qui conosciuti, non tornerebbe a Vienna durante tutta l'estate, e quindi probabilmene non vi si troverebbe per ricevervi S. A. R. la Principessa Margherita, circostanza questa che a motivo degl'antecedenti già ver·ificatisi farebbe cattiva impressione.

3) Conviene non perder di vista che se S. M. l'Imperatore restituì a Venezia la visita fattagli a Vienna dell'Augusto Nostro Sovrano, nessun membro della Casa Imperiale ebbe a restituire quella fatta l'anno scorso dal Principe Umberto in occasione della morte dell'Imperatore Ferdinando, anzi si è dovuto constatare che tutti gli Arciduchi i quali ebbero a transitare per l'Italia fino a questi ultimi tempi sempre evitarono con molta cura qualsiasi incontro coi membri della Real Famiglia.

Evidentemente non conviene dare a tutto ciò maggior peso di quanto ne comporti, le buone relazioni fra i due Stati sono la conseguenza degl'interessi ben intesi dei due Paesi, ed i due Governi a mezzo dei rispettivi Rappresellltanti sono persuaso continueranno a studiarsi di mantenerli e vi riusciranno, a malgrado i piccoli attriti inevitabili fra due Stati vicini che precisamente hanno troppi interessi comuni. Parmi però, che nelle 11elazioni fra le Corti si abbia a procedere con tutta la voluta cautela, onde la dignità della Corona non ne venga menomata, e siano così evitate quelle anche lievi omissioni negl'alti riguardi che Le sono dovuti, poiché altrimenti s'arrischierebbe di raggiungere un effetto contrario a quello che si vorrebbe ottenere.

Tutto ciò premesso, devo dire che io non troverei osservazioni da fare acché i Reali Principi ancorché non invitati venissero a Vienna nella ventura estate, ben inteso che in tal ipotesi a parer mio il loro soggiorno a Vienna dovrebbe rivestire un carattere del tutto privato. La maggior parte del seguito dovrebbe lasciare i Principi al confine ,e le loro Altezze Reali prendere alloggio in un Albergo, declinando l'offerta che potesse loro venir fatta di alloggiare al Palazzo Imperiale e di vaLersi di carrozze di Corte.

S. A. R. il Principe Umberto andrebbe naturalmente a far visita all'Imperatore che evidentemente inviterebbe le Loro Altezze Reali a pranzo e farebbe Loro anche non ne dubito altre cortesie, ma con tutto ciò quel soggiorno nella capitale Austriaca conserverebbe quel carattere privato, mercé il quale le considerazioni da me più sopra esposte perderebbero della loro importanza.

Ho creduto dover mio esporre con tutta franchezza all'E. V. questi miei apprezzamenti, ma ho d'uopo d'aggiungere che se Sua Maestà credesse prendere una determinazione diversa da quella da me suggerita, mi adopererei con ogni miglior mezzo onde i Reali Principi trovino qui quell'accoglienza che è Loro dovuta.

163

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI

D. 46. Roma, 10 giugno 1876.

Aggiungo alcuna maggiore spiegazione a ciò che già Le scrissi col mio

telegramma del 6 di questo mese (1).

Il Conte di Wimpffen mi aveva comunicato un telegramma del suo GoV1erno,

nel aua,le erano manifestate serie p11eoccupazioni pel contegno assunto dalla

Serbia e per le disposizioni prese dal Governo principesco quasi in previsione

(ll Non pubblicato.

di guerra VICina. Il Conte Wimpffen aveva incarico di segnalarci la necessità di fare a Belgrado officii urgenti per allontanare il pericolo di nuove complicazioni, e di invitarci espressamente ad associarci a siffatti officii, già preventivamente concordati con la Russia.

Le informazioni venute al Ministero dalla R. Agenzia di Belgrado non diffedscono sensibilmente da quelle che indussero i'l Gabinetto di Vienna a pigliare l'iniziativa di una azione diplomatica intesa a scopo di calma e di moderazione. Secondo i telegrammi del Conte Joannini, la Serbia non avrebbe, a vero dire, assunto un atteggiamento aggressivo. Però, gli animi, sembrano notevolmente concitati a Belgrado, ove i prorvvedimenti stessi che si stanno pigliando con un intento, a quanto si afferma, puramente difensivo, tengono viva tale inquietudine che non può certo agevolare una politica saggia e prudente. Non ho quindi esitato a porgere convenienti istruzioni al

R. Agente e Console Generale, il qua,le, associandosi ai passi già fatti nello stesso senso dai suoi Colleghi di Russia e di Inghilterra, rivolse, il 7 di questo mese, consigli di pace al Governo Principesco. La Serbia non può ignorare che la Turchia ha, con atto spontaneo, prevenuto il voto concorde dei Governi rappresentati al Convegno di Berlino, sospendendo per sei settimane le sue operazioni militari. Se, contrariamente alla volontà così chiaramente manifestata dalle Potenze, la Serbia entrasse ora in guerra contro la Turchia, gravissima sarebbe la responsabilità che il Governo Principesco assumerebbe verso l'Europa; ed all'Italia, sincera amica del popolo Serbo, spettava di chiamare senza indugio la seria attenzione dei Ministri del Principe Milano, sopra le conseguenze di una situazione di cui essi dovevano poter misurare tutta la gravità.

Tale fu a Belgrado il linguaggio del Conte Joannini. Però anche la Turchia dovrebbe, dal canto suo, rendere più facile, col suo atteggiamento, l'opera della pacificazione. Egli è evidente che la Serbia si sente minacciata dalle truppe ottomane che si vanno accumulando sulle sue frontiere. Mentre le Potenze adoperano a Belgrado la loro influenza nel senso della moderazione, converrebbe che anche la Sublime Porta facesse prova di buon volere. La notevole superiorità numerica delle truppe di cui essa dispone sul confine :la mette in grado di adottare misure di prudenza senza punto nuocere allo spirito militare dell'esercito. In altra circostanza analoga, la Sublime Porta consentiva, parecchi anni orsono, a ritirare le sue truppe fino ad una certa distanza dalla frontiera allo scopo di evitare pericolosi conflitti. Savio partito sarebbe, a nostro avviso, se la Sublime Porta si appigliasse spontaneamente, nelle presenti contingenze, ad identiche precauzioni. Una siffatta risoluzione sarebbe in perfetta concordanza con quell'insieme di provvedimenti atti ad agevolare la pacificazione, circa i quali sono unanimi e vive le raccomandazioni delle Potenze.

Spero che, in conformità delle istruzioni già impartitele col precitato telegramma del 6 di questo mese, Ella avrà saputo procacciarci l'opportunità di esprimersi in questo senso coi Ministri del Sultano, ai quali Ella potrà ora, giovandosi delle considerazioni svolte in questo mio dispaccio, viemmeglio chiarire l'animo nostro.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, COLLOBIANO ARBORIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 87. Pietroburgo, 10 giugno 1876 (per. il 19).

Ho ricevuto i dispacci di questa serie nn. 19 e 20 che l'E. V. mi fece l'onore di indirizzarmi in data 31 maggio e 3 corrente (1).

Mi recai jeri da S. E. il Signor Giers, e, conoscendo che già l'Ambasciatore di Germania gli aveva tenuto parola della presentazione del Memorandum del Principe di Montenegro agli Ambasciatori delle potenze garanti a Berlino, condussi la conversazione su questo argomento affine di conoscere quali fossero gli intendimenti del Gabinetto Imperiale al proposito.

Il Signor Giers mi disse che il Memorandum del Principe Nicola era stato consegnato al Principe Gortchakoff a Berlino, il quale glielo aveva trasmesso senza osservazioni. Il Governo Russo non darà risposta pel momento a questo documento che ha trasmesso al Generale Ignatieff affinché venga da esso conosciuto.

Il Signor Giers non mi celò le simpatie del Governo Imperia,le verso il Principe Nicola, e quantunque rivestisse le opinioni che mi esprimeva di un carattere affatto personale, insistette in modo speciale sulla situazione particolare del Montenegro e sulla necessità di fare qualcosa in suo favore. Egli mi aggiungeva però che in nessun caso il Gabinetto Imperiale agirebbe in questa faccenda senza intendersi previamente con le altre Potenze.

Questa risposta del Signor Giers sembrandomi sufficiente per corrispondere alla richiesta d'informazioni di V. E. non credei dover più oltre insistere su questo argomento.

Venendo poi a discorrere della situazione generale delle cose in Oriente il Signor Giers si mostrò meco alquanto inquieto circa agli intendimenti della Serbia; le notizie trasmesse dall'Agente russo a Belgrado, fanno temere che il partito avanzato forzi la resistenza del Governo e si getti in imprese arrischiate. In Bulgaria pure, da quanto riferiscono gli agenti russi, il malcontento si aggrava, sopratutto nelle regioni montuose di quelle Provincie le bande armate vanno aumentando.

Egli dimostrò meco poca fiducia nelle recenti promesse del Governo Ottomano che crede fatte solo in vista di prevenire le domande delle Potenze. Sulla questione d'armistizio ritiene che le condizioni proposte dal Sultano sono di natura a riuscire difficilmente accette agli insorti.

Richiesto infine da me dell'impressione prodotta sul Gabinetto Imperiale dai recenti eventi mi disse che pel momento il Gabinetto Imperiale si limitava ad un'attitudine di aspettazione per dare tempo di attuare le promesse del nuovo Sultano, e che a suo modo di vedere la situazione è assai intricata, ma il Governo russo essere sempre fermo nel proposito di adoperarsi ad evitare ogni possibile

(ll Cfr. n. 141 e pag. 177, nota 2.

complicazione e persistere nell'intenzione di procedere di pieno accordo, come

pel passato, colle Potenze.

A questa occasione trovai il linguaggio del Signor Giers assai più fermo ed esplicito che questi giorni addietro ed attribuisco ciò alle istruzioni pervenutegli da Ems avendomi egli stesso letto un brano di una lettera, che credo del Barone di Jomini in cui si confermavano i concetti da lui espostimi circa all'andamento delle cose in Oriente.

Il contegno poi dell'Inghilterra è assai severamente giudicato qui e la pubblica opinione e la stampa mostrano molto ca·lore nei loro apprezzamenti in proposito. Gli organi poi del Governo tengono un linguaggio più calmo e moderato e credo essere intenzione del Governo Imperiale di moderare le passioni slavofile e di attenersi ana linea di condotta seguita finora.

165

IL VICE PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI, CORRENTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, DEPRETIS

T. 506. Parigi. 11 giugno 1876, ore 2,04 (per. ore 6).

L'affaire est signée à 12 millions disponibles; bail résiliable; annuité 31 millions et demi assurés, avec 95 % du surplus; autres conditions connues.

166

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, DEPRETIS, AL VICE PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI, CORRENTI, A PARIGI

T. 268. Roma, 11 giugno 1876, ore 8,25.

Acceptez les remerciments du Conseil. Tiì.chez de partir ce soir accompagn.é de la personne munie par M. de Rotschild des pleins pouvoirs pour sign.er la convention. Veuillez bien en attendant m'envoyer par le télégraphe le texte du compromis.

167

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, E AL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT

T. 269. Roma, 11 giugno 1876, ore 13.

Cette nuit, M. Correnti a souscrit à Paris avec M. Rotschild un compromis contenant les préliminaires d'un acte additionnel à la convention de Biì.le qui sera signé incessamment à Rome. En annonçant ce qui précède à M. de Bi.ilow

(M. Andrassy) vous pouvez ajouter que le Gouvernement du Roi a apporté dans la négociation des modifications résultant de ce compromis l'esprit de conciliation qui lui était suggéré avant tout par son désir de maintenir et consolider :ses bonnes relations avec l'Autriche.

168

IL VICE PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI, CORRENTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE FINANZE, DEPRETIS

T. 510. Parigi, 11 giugno 1876, ore 15 (per. ore 71).

Voici le résumé du compromis. Art. l. La Société consent à continuer pour deux années, à commencer du ler Juillet 1876, l'exploitation des lignes rachetées par l'Etat, suivant la conV·ention de Bale. Toutefois le Gouvernement se réserve· la faculté de résilier le bail, soit le 1er Juillet 1877, soit le le' janvier 1878, en prévenant six mois d'avance. Art. 2. La société paiera à forfait une redevance annuelle de 31 millions et 500 mille livres italiennes représentant le produit net de l'année 1874 et payables tous les six mois par semestres échus. Dans le cas où le produit net dépasserait cette redevance, l'excédant serait réparti savoir, 95 pour cent au Gouvernement italien et 5 pour 100 à la société. Les lignes exploitées par la société et non comprises dans le rachat continueront pendant le bail à etre exploitées par la société suivant les conventions en vigueur. Art. 3. La société met à la disposition du Gouvernement italien 12 millions de livres italiennes pour ètre dépensées en travaux, matériel ou tout autre emploi. Art. 4. Les dépenses moyennes des .exercices 1872-73-74 serviront de base pour déterminer les charges de l'exploitation de la société fermière. On n'imputera au compte exploitation que les frais généraux propres au réseau italien. Les impòts comme par le passé. La société sera tenue de justifier que pendant ce bail elle aura dépensé par train kilomètre pour entretien une somme non inférieure à la moyenne des dites années. Art. 5. Les opérations d'expertise et de liquidation des approvisionnements se feront à la fin du bail. Le prix de ces approvisionnement sera payé par le Gouvernement italien à l'expiration du bail en rente italienne suivant le cours moyen de la bourse de Paris pendant les six derniers mois de l'exploitation. Art. 6. La société s'engage à proposer des mesures pour augmenter le pro

duit du réseau et diminuer les dépenses. Avt. 7. Les comptes seront réglés tous les mois. Art. 8. La convention de Bale est confirmée. Toutefois quant à l'article 5,

le Gouvernement pourra substituer au paiement en or à Rome des remises en papier sur Londres ou Paris. Le Gouvernement pourra également substituer à la remise des titres de rente des paiements en or ou des remises en papier sur Paris ou Londres, en déclarant le l"' juillet 1876, s'il entend user de cette faculté. Les sommes payées en or ou en remises sur Paris ou Londres après le Ier juillet 1876, produiront au profit de la société un intéret de six pour cent net. Mème faculté est réservée au Gouvernement pour les titres de rente à remettre pour les approvisionnements.

169

L'AMBASCIATORE DESTINATO A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. l. Ems, 11 giugno 1876 (per. il 17).

Anzi tutto mi fo premura di trascrivere qui, perché ne rimanga tracc,ia nella corrispondenza ufficiale, alcuni punti, che a guisa d'istruzione l'on. Segretario Generale di codesto Ministero, per ordine dell'E. V., mi fece trasmettere dal Cavaliere Malvano in Parigi, e che portano la data del 23 Maggio scorso:

• l o Circa l'idea Russa d'un intervento italiano in Bosnia ed in Er:zJegovina, finora ci siamo tenuti nella più assoluta riserva, e credo che sarà bene in ogni caso e fino a nuove istruzioni tenerci nella linea di condotta sin qui seguita.

2° Circa il progetto, nel caso di con]erenza, di riunirla a Venezia, posso dirle che questa cosa farebbe certamente molto piacere agl'Italiani che vi vedrebbero un sintomo dell'importanza che abbiamo acquistato anche negli affari orientali.

3° Nelle linee generali mi pare probabile che seguiremo la Russia, oercando però di esercitare un'infuenza moderatrice nei consigli delle Potenze •.

Posteriormente a queste istruzioni, l'E. V. mi fece l'onore di dirigermi, in data del 5 corrente, un telegramma che recava in sostanza quanto segue: • Il Governo del Re procederebbe d'accordo coi tre Gabinetti Imperiali nelle formalità del riconoscimento del nuovo Sultano. Il Gabinetto di Vienna aveva pregato il Governo di Sua Maestà di fal'e presso il Governo Serbo, la di cui attitudine diventava inquietante, passi solleciti per contenerlo nella via pacifica, e ciò in unione ad altri Gabinetti e specialmente al Gabinetto Russo. Il Governo del Re aveva aderito a quest'istanza nel,lo spirito degli accordi presi a Berlino. Il Principe Gortchacow aveva poi diretto al Ministro di Russia a Roma, perché fosse comunicato all'E. V., il telegramma seguente: • Le Général Ignatieff télégraphie que le Sultan a l'intention d'offrir spontanément six semaines de suspension d'armes aux insurgés et de se préparer à une action vigoureuse après ce terme. Comme il n'est pas question des réformes promises et des engagements pris, nous sommes d'avis que la note identique combinée par les Représentancts à Constantinople soit remise à la Sublime Porte après la reconnaissance du Sultan. Parlez-en au Ministre des Affaires Etrangères et répondez par le télégraphe •.

L'E. V. aveva risposto che l'Italia desidera proceder d'accordo coi tre Imperi nelle fasi ulteriori dela questione d'Oriente. Se durante il tempo che sarà impiegato nelle formalità della notificazione e del riconoscimento ufficiale del nuovo Sultano, la Sublime Porta non ha fornito la prova, con atti spontanei, ch'essa intende adempiere gl'impegni presi, e mettere in vigore le riforme promesse, il Governo del Re s'assoderà, nella misura degl'impegni pr,esi a Berlino, ai passi che lo stato delle cose suggerirà alle potenze.

Munito di tali istruzioni, lasciai Parigi il 5 corrente e giunsi ad Ems il 6. Mi recai, appena arrivato, presso il Principe Gortchacow, che mi i!ece la migUore accoglienza, e m'annunziò che l'Imperatore Alessandro mi avrebbe ricevuto l'indomani. Il Cancelliere Imperiale m'informò che, animato da un ,sentimento di convenienza e di riguardo voerso il nuovo Sultano, il Governo del'lmperatore A;lessandro proponeva che si dichiarasse alla Sublime Porta che le cinque Potenze aderenti al Memorandum, pur persistendo in un perfetto accordo per la pacificazione delle provincie turche insorte, consentivano a sospendere di fare 1 passi concertati fino alla prova che il Governo del nuovo Sultano avrà proceduto a mettere in atto le importanti riforme ch'esso assicura di volere spontaneamente e prossimamente accordare. lo mi congratulai col Pdncipe Cancelliere di Questa proposta che modificava in un senso più benevolo verso i,I nuovo Governo Ottomano la precedente proposta contenuta nel telegramma più sopra trascritto, e che in sostanza si trovava conforme alle disposizioni del Governo di Sua Maestà quali erano consegnate nella risposta che l'E. V. aveva dato al Barone d'Uxkull e riferite nel di Lei telegramma a me diretto il 5 corrente. Ed a conferma di ciò lessi al Cancelliere il detto telegramma, il di cui contenuto fu pure messo da Sua Altezza sotto gli occhi dello Czar. Il Cancelliere mi disse in quest'occasione che aveva constatato con soddisfazione come fin dal principio della questione il Governo del Re avesse proceduto in pieno accordo col Governo Imperiale di Russia. Egli mi chiese poi se avessi di già con me 1e cre

denziali d'Ambaseiatore, nel qual caso l'Imperatore avrebbe consentito volentieri a riceverle fin d'ora qui in Ems. Risposi che attendevo prossimamente queste credenziali, e che mi proponevo di presentarle, salvo H buon piacere di Sua Maestà Imperiale, a Pietroburgo quando l'Imperatore vi fosse di ritorno ne' primi giorni del mese prossimo. Anche quando avessi ricevuto qui le credenziali di Sua Maestà prima della partenza dello Czar da Ems, avvei pur sempre preferito, per ragione di convenienza, che la presentazione di esse abbia luogo sul territorio dell'Impero Russo.

L'I!nperatore Alessandro mi fece l'onore di ricevermi il 7 corrente e m'invitò a pranzo pel giorno dopo. Sua Maestà Imperiale m'incaricò di ringraziare il Re ed il suo Governo d'essersi associati a lui negli sforzi che fanno le Potenze per pacificare l'Oriente. Si congratulò della conformità di t:ondotta dei due Governi d'Italia e di Russia in tutta Questa questione fino da' suoi primordi. Insistette vivamente sul suo proposito d'agire nel senso del mantenimento della pace europea. Passando ad altri argomenti, Sua Maestà Imperiale mi disse che attendeva con piacere la visita delle LL.AA.RR. il Principe e la Principessa di Piemonte. Ricordò le attenzioni che S. M. il Re usò costantemente verso i membri della famiglia Imperiale che si recarono in Italia; e volle poi con grande

bontà aggiungere che era grato al Re della scelta da lui fatta del suo primo Ambasciatore· in Russia. Risposi a Sua Maestà Imperiale con poche e sincere parole, ringraziando, ed esprimendo Ja fiducia che come nel passato avevano proceduto d'accordo, così per l'avvenire le due Corone continuerebbero concordi nello scopo comune di mantenere, in unione colle altre grandi Potenze, la pace in Oriente, facendo ogni possibile sforzo per eliminare o almeno diminuire le cause che la mettono periodicamente a repentaglio.

Né l'Imperatove, né il Principe Gortchacow, né il Barone di Iomini che ho pur veduto più volte, mi fecero il menomo cenno dell'idea d'un intervento italiano in Bosnia ed in Erzegovina, ed io dal mio lato m'astenni da ogni allusione in proposito, conformandomi strettamente aLle istruzioni che l'E. V. mi fece impartire su questo punto.

Ben sì toccai nelle mie conversazioni col principe Gortchacow e col Barone di Iomini del progetto d'una conferenza, come mezzo atto ad ottenere l'accordo delle sei grandi Potenze su ciò che convenga reclamare daUa Turchia per pacificare le provincie insorte, pel caso sventuratamente probabile in cui 1e misure spontaneamente prese dalla Sublime Porta siano insufficienti o riescano inefficaci. Una conferenza delle sette potenze (compresa la Turchia) avrebbe UJna base giuridica ne! trattato di Parigi o almeno in quella parte di esso che è tuttavia in vigore, e si appoggierebbe a precedenti che pure ebbero qualche utile risultamento, come furono ·le conferenze di Parigi sulle questioni dei Principati Uniti e dell'isola di Creta. Essa potrebbe rimediare allo sconcio, che ha destato la suscettibilità dell'Inghilterra e d'altre Potenze, d'un'azione previamente combinata dei tre Imperi invece dell'azione comune ed eguale delle sei grandi Potenze. E siccome lo scopo altamente confessato di ciascuna di queste è il mantenimento della pace, l'integrità politica e geografica dell'Impero Ottomano ed un miglioramento nelle condizioni del1e popolazioni non Mussulmane nelle provincie insorte, miglioramento indispensabile per la pacificazione e riconosciuto necessario dallo stesso Governo di Costantinopoli, così parrebbe che le basi della conferenza potrebbero essere chiaramente e strettamente definite ed accettate da tutti. Devo dire che ho trovato nel Principe Gortchacow disposizioni non sfavorevoli a questa idea. D'altro lato il Duca Decazes, nelle conversazioni ch'ebbi con lui prima di partir da Parigi, non si mostrò nemmen esso avverso ad un tal progetto. Ma tanto a Parigi quanto ad Ems si è inclinati a credere che la ·Germania, l'Austria e l'Inghilterra per ragioni diverse, si opporrebbero ad accoglierlo. Forse la conferenza finirà per imporsi come una necessità, se pure l'Europa non vorrà abbandonare, per mancanza d'accordo, al cieco corso degli eventi la sorte ~elle provincie insorte e con essa la pace d'Europa. Ma nello stato presente delle cose, quest'idea è qui giudicata per lo meno immatura, ed in ogni caso par certo che il Governo Russo non sia disposto a prenderne l'iniziativa. Comunque sia, discorrendone col Barone di Iomini, in via puramente ipotetica, suggerii eventualmente la città di Venezia come possibile e conveniente sede d'una conferenza che avrebbe per ogg.etto paesi non discosti dal littorale Adriatico. Mi si obiettò che se una tal riunione si decidesse probabilmente si vorrebbe scegliere per sede un luogo di paese neutrale, come sarebbe per esempio il Belgio, o meglio ancora la Svizzera.

17 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

Intanto e per ora si è ad Ems in un periodo d'attesa. Il Principe Gortchacow aspetta di vedere e giudicare gli atti del nuovo Governo Turco, ma non si fa illusione né sul risultato di essi, né sull'azione dell'Europa, se questa non è energica e pronta. Il discorso recente del Signor Disraeli, che seppellisce in certa guisa il Memorandum di Berlino, è un colpo portato direttamente alla politica del convegno di Berlino, ed è qui risentito vivamente. È probabi,le che il prossimo arrivo ad Ems dell'Imperatore Guglielmo dia luogo a nuove risoluzioni. Se ciò sarà, l'E. V. ne verrà, spero, informata per mezzo della Legazione Russa, o per mezzo mio.

Il Principe Carlo di Prussia e la Principessa sua consorte furono qui a visitare l'Imperatore Alessandro. Le Loro Altezze Imperiali ebbero la cortesia di farmi esprimere il loro desiderio di vedermi, e mi recai quindi a complimentarle. Si lodarono molto dell'accoglienza che ebbero recentemente in Italia, e voliere; ch'io mJ facessi l'interprete presso S. M. il Re e le LL.AA.RR. il Principe e la Principessa di Piemonte dei loro ringraziamenti per le attenzioni che furono loro usate durante il loro soggiorno nel nostro paese.

L'Imperatore di Germania è qui atteso mercoledì 14 corrente. Il 18 l'Imperatore Alessandro, col principe cancelliere e col suo seguito partirà da Ems per Jugenheim, donde poi si recherà a Pietroburgo passando pel territorio Austriaco ove si incontrerà coll'Imperatore d'Austria-Ungheria. L'arrivo dello Czar a Pietroburgo è fissato pel 9 Luglio prossimo.

Io partirò da Ems, salvo ordini contrarii dell'E. V., negli ultimi giorni del corrente mese e sarò a Pietroburgo verso il l o Luglio.

170

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 212. Terapia, 11 giugno 1876.

La situazione politica si è alquanto rischiarata in questi ultimi giorni. I Ministri di Sua Maestà si sono alacremente occupati di prendere l'iniziativa di misure a poco presso conformi a quelle che formavano l'oggetto della nota identica che i Rappresentanti delle cinque Potenze avevano a presentare alla Sublime Porta. Pel mio rapporto n. 211 del 9 corrente (l) ebbi l'onore di riferire all'E. V. come gli ordini necessarii per dare pronta esecuzione a quelle misure fossero già stati spediti alle Autorità dell'Erzegovina e della Bosnia. Quegli ordini sono già stati ricevuti, ed ora si sta ponendo in lingua slarva il relativo proclama che sarà tosto pubblicato in quelle Provincie.

Intendo in pari tempo che negli ultimi Consigli dei Ministri seguiranno lunghe discussioni sulle istituzioni liberali da darsi all'Impero. Vi si erano invero manifestati dei dissensi tra i vari Membri del Gabinetto, il Gran Vizir volendo

far assai tenute concessioni, mentre Midhat Pacha avrebbe desiderato adottare misure assai più larghe; però sembra che ora si siano messi d'accordo sulle basi generali, ,e Midhat Pacha fu incaricato di redigere il progetto di Costituzione da sottomettere all'approvazione della Maestà del Sultano.

Il Gran Vizir ricevette poi dal Principe Milano un telegramma pel quale Sua Altezza gli fa conoscere i suoi armamenti essere stati fatti a soddisfazione delle esigenze dello spirito pubblico; però il Suo Governo non aver mai avuto alcuna intenzione di aggredire la Turchia, mandava a Costantinopoli un Inviato speciale, incaricato di fornire ulteriori spiegazioni in proposito. E di questa notizia ebbi l'onore di spedire un cenno telegrafico a V. E. in data d'oggi.

L'E. V. comprenderà come in tali circostanze nessuno più pensi qui alla presentazione della nota identica. I Governi delle Potenze Garanti saranno naturalmente desiderosi di vedere gli effetti che potranno venire dall'applicazione deHe misure predette. Di questo avviso son tutti i miei colleghi; che anzi aggiungerò che gli Ambasciatori di Russia e d'Austria-Ungheria mi lasciarono intendere considerare la presente come una buonissima occasione per uscire dalla difficile posizione (impasse) nella quale si trovavano i rispettivi Governi. Da quanto m'è fatto di trarre dai miei colleghi sembrerebbe dunque che le Grandi Potenze tenderebbero ad assumere per ora un'attitudine di riserva e d'osservazione, lasciando al Governo Ottomano di provare quello possa fare con le proprie forze e co' suoi consigli.

Mi sembra eziandio probabile che, innanzi a fatti i quali avrebbero per iscopo di stabilire un nuovo assetto all'Impero, lo spirito di queste popolazioni debba riprendere una certa calma, ed aspettare se non altro gli ,effetti delle misure che si promettono.

Se a queste tendenze s'aggiunge la prima fra le misure d'applicarsi essere la sospensione delle ostilità nelle provincie insorte, è lecito trarne la conseguenza essere possibile che s'abbiano ad avere almeno un paio di mesi di tranquillità. E quello sarà per seguirne vedrassi in seguito.

Ebbi oggi l'onore di ricevere i quattro dispacci che l'E. V. si compiaceva dirigermi il 3 corrente n. 40 (riservato) 41-42 riservato) e 43 della Serie presente (1), pei quali La prego di gradire i miei più distinti ringraziamenti. Di quanto ,essi contengono farò l'uso che mi prescrive V. E ...

ALLEGATO.

ANNESSO CIFRATO.

On persiste ici à interpréter les armements de l'Angleterre comme une démonstration contre la Russie. Le Gouvernement Anglais en acquiert une grande popularité. Ambassadeur d'Angleterre toutefois déclare à ses collègues que la présence de ses forces navales en Orient n'a d'autre but que le protection des nationaux. Ambassadeur de Russie se tient à l'écart et garde une profonde réserve, dans l'intimité toutefois il laisse percer une très vive irdtation contre son collègue d'Angleterre. Les trois Ambassadeurs des Empires continuent à entretenir les meilleures relations entre eux mais leur action diplomatique a perdue presque toute son 1influence Ambassadeur de France n'a rien changé à son attitude apparente,

11 ne dit à personne ce qu'il fait, dans les aff•aires de Salonique un accord complet n'a cessé de regner entre lui et l'Ambassadeur d'Allemagne. Ces deux se trouvent au contraire souvent en désacco11d avec Ambassadeur d'Angleterre qui serait plus porté à l'indulgence envers le Turc.

(l) Non pubblicato.

(l) Cfr. n. 149; gli altri dispacci non sono pubblicati.

171

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT

T. 271. Roma, 12 giugno 1876 ore 14,20.

La Maison de Rothschild, qui tenait le Gouvernement autrichien au courant de la négociation de Paris, lui a probablement déjà fait connaitre les conditions du compromis. Je désire néanmoins que vous le portiez le plus tòt possible en notl'e nom à la connaissance du comte Andrassy. La convention de· Biìle est entièrement confirmée. Les clauses du compromis ne portent qu'une combinaison de bail pour la exploitation du réseau racheté. Elles sont, en résumé ainsi qu'il suit: • Art. l 0 La Société consent à continuer pour... (V. telegr. del comm. Cor

renti, Parigi, 11 Juin 76 n. 510 (l) fino a tutto l'art. 7 inclusivamente) •. Un dernier artide du compromis porte certaines facilités pour les paiements prévus aux art. 5 et 6 la convention de Biìle. Ces facilités formeront l'objet d'un arrangement spécial entre la maison Rothschild et l•e Trésor italien.

172

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, TORNIELLI, AL MINISTRO A BRUXELLES, DE BARRAL

D. l. Roma, 12 giugno 1876.

Assai volentieri ho adempiuto al debito mio recando a notizia di S. M. il Re le parole graziose pronunciate da S. M. H Re Leopoldo II nell'atto in cui la

S. V. Illustrissima rimetteva le sue lettere credenziali.

S. M. il Re ha udito con molto compiacimento che il suo rappresentante ebbe, presso codesta Corte, lieta accoglienza.

S.A.R. la Principessa Margherita ha, pur essa, manifestato la sua compiacenza pel ricordo che S. M. la Regina dei Belgi serba del suo soggiorno in Ostenda. L'Altezza Sua ha, dal canto ~uo, grata memoria deLle corte.sie a cui fu fatta segno durante la sua dimora nel Belgio.

Gli avvenimenti posteriori al rapporto di Lei in data 19 maggio scorso (2) avvalorarono vieppiù la previsione che tra breve la politica interna di codesto paese abbia a subire un mutamento di indirizzo. Lo avvicendarsi dei partiti, nel Belgio, è seguito, in Italia, con ispeciale interesse, il quale trae la sua origine

d'essere, così daLle simpatie esistenti fra le due Nazioni, come dall'indole delle quistioni che formano parte importante dei programmi politici delle frazioru varie contendentisi, nel Belgio, la direzione degli affari. La S. V. Illustrissima, che è in ottimi rapporti cogli uomini venuti costi al potere da parecchl anni, avrà certamente avuto durante la precedente missione costi sostenuta, l'opporturutà ili conoscere e di frequentare i personaggi più notevoli di parte liberale. Ad ogni modo io sono convinto che la S. V. Illustrissima saprà tenere tale contegno che giovi sempre più a rassodare le amichevoli relazioni tra l'uno e l'altro Stato.

(l) -Cfr. n. 168. (2) -Cfr. n. 112.
173

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT

T. 273. Roma, 13 giugno 1876, ore 23,40.

Veuillez me dire si vous avez communiqué au Gouvernement impérial les télégrammes que }e vous ai adressés avant hier et hier au sujet des arrangements pris à Paris avec Rothschild (1). Je désire connaitre le plus tot possible la réponse q_ue aura été donnée à vos comunications, car le délégué de Rothschild est arrivé et nous sommes très pressés de conclure et signer l'acte définitif.

174

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, TORNIELLI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA

D. 15. Roma, 13 giugno 1876.

Segno ricevuta e ringrazio l'E. V. del pregiato suo rapporto in data 24 maggio s.e., n. 6 di questa serie (2), nel quale è riferito un colloquio da Lei avuto con Lord Derby circa la concessione ferroviaria testé fatta dal Governo tunisino in favore di una Compagnia francese.

Circa le cose che in tale circostanza Le furono dette da Lord Derby, mi giova accennare che la Compagnia francese già costruisce per proprio conto la linea da Guelma a Suck-Aràs sul confine tunisino, e che la concessione testé ottenuta dal Governo del Bey abbracciando un raggio di 30 miglia attorno al Kef in qualsivoglia direzione, ne consegue implicitamente la facoltà de'l congiungimento, imperocché Suck-Aràs sta appunto entro quel raggio. Dalla speciale gravità del fatto sembra, del resto, persuaso il Signor Wood, il quale secondoché riferisce il Commendator Pinna, avrebbe avuto, in proposito, uno scambio assai vivo di osservazioni col Bey.

Lascio alla saviezza dell'E. V. la cura di valersi, come meglio le sembri, di queste mie avvertenze.

(l) -Cfr. nn. 167 e 171. (2) -Cfr. n. 126.
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IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI (l)

R. 213. Terapia, 13 giugno 1876 (per. il 23).

Mi giunsero regolarmente i dispacci che l'E. V. mi faceva onore di rivolgermi li 29 aprile e 12 maggio n. 25 e 29 della presente Serie (2), riguardo ai disordini avvenuti a Latachia, cui l'Autorità locale non sembrava disposta a provvedere secondo le regole di giustizia.

Per essi m'ordinava l'E. V. avessi a chiamare l'attenzione della Sublime Porta sugli inconvenienti che deriverebbero dal non ispiegare la dovuta energia nel reprimere queste lotte di fanatismo religioso. Senonché i gravi avvenimenti occorsi nell'intervallo mi indussero a differire di poco l'esecuzione degli ordini per tal modo impartitimi.

Ho ora l'onore di ragguagliare l'E. V. che colsi la prima propizia occasione per far intendere a Rachid Pacha le osservazioni contenute nei predetti suoi dispacci.

S. E. mi disse l'incidente essere stato deferito ai Tribunali competenti i quali non si erano ancora pronunciati in proposito; non aveva presenti le circostanze del caso, e ne prendeva nota per assumere più precise informazioni.

* M'accontentai di questa risposta poiché il Vice-Governatore di Latachia, cui appartiene la massima parte della responsabilità della condotta tenuta in questa circostanza dalle Autorità locali, essendo cognato del Ministro degli Affari Esteri, mi parve opportuno di limitarmi strettamente all'esecuzione delle istruzioni contenute nei succitati dispacci di V. E *.

176

IL CONSOLE A GINEVRA, GAMBINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 99. Ginevra, 14 giugno 1876 (per il 16).

Mi si assicura che la Sezione Internazionale Italiana di Berna, in seduta del 4 corrente mese, ha deciso la definitiva sua costituzione e relativa adesione alla federazione del Giura. Essa s'intitola:

• Sezione Internazionale della Colonia Italiana di Berna -Federazione del Giura Bernois •.

È composta dei manovali che all'estate emigrano dall'Italia ove ritornano in inverno ed in gran parte sono Ticinesi, Piemontesi e Lombardi.

Dirige tutto e fa tutto il Brousse, ajutato dal Salvioni.

Ho assunte le seguenti informazioni sulla nuova • Federazione Italiana della Internazionale • : L'incaricato di ricevere le adesioni è il Nabruzzi, di Lugano. Tosto che la Federazione sarà costituita, od al primo congresso che si

terrà, si stringeranno nodi colla Federazione Germanica, colla quale l'Internazionale fu a tutt'oggi muta, a causa di divergenze di opinioni sull'autoritarismo e l'antiautoritarismo.

Il Cafiero si troverebbe a Napoli da dove andrebbe frequentemente a Roma. Il Club socialista di Venezia aderì al Nabruzzi e comunicò che a Conegliano si sta costituendo una sezione.

Al Comitato di Neuchàtel pervenne una lettera da Firenze che fa sapere che l'Internazionale in Italia fa grandi passi e che la Rivoluzione Sociale vi s'inizierà forse prima della Francia o dela Spagna. Il Cafiero, il Malatesta, Malon, Favre, Nabruzzi, lavorano con grande attività.

Non si poté sapere il nome dell'autore della lettera ma la notizia fu data da persona informatissima.

(l) Ed., ad eccezione del brano tra asterischi, in LV 22, p. 221.

(2) Cfr. nn. 58 e 86.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 2670. Parigi, 14 giugno 1876 (per. il 17).

S. E. il Ministro degli affari esteri della Repubblica diede j:eri alla Commissione del bilancio, presieduta dal Signor Gambetta, alcuni schiarimenti sull'Azione diplomatica del Governo francese nell'ultima fase della quistione d'Oriente. Le interrogazioni che furono fatte al Signor Duca Decazes da alcuni membri della Commissione si riferivano principalmente all'iniziativa che gli si era attribuita nel mettere innanzi progetti di accordi e di pacificazione, agli armamenti, ed ~Ila situazione creata dall'ultima evoluzione del Gabinetto inglese.

Il Ministro degli affari esteri dichiarò che gli avvenimenti d'Oriente non avevano provocato finora in Francia nessun altro armamento straordinario fuorché quello reso necessario per l'invio della prima divisione navale in seguito ai fatti di Salonicco. Egli negò di avere presa un'iniziativa personale nelle trattative ch'ebbero luogo fra le Potenze onde ricercare i mezzi di pacirficare le Provincie insorte e conciliare un miglioramento nella condizione della medesima colla conservazione dell'integrità dell'Impero ottomano, ma aggiunse che il Gabinetto francese erasi associato alle proposte ed alle pratiche tendenti a conseguire quel fine. Principale sua cura sarebbe stata e sarebbe quella di non compromettere la situazione di raccoglimento in cui trovasi la Francia, la quale deve preoccuparsi anzitutto del suo interno riordinamento.

Pare che le osservazioni fatte da alcuni membri della Commissione al Ministro degli affari esteri sieno state alquanto vivaci: ma da ciò che S. E. il Duca Decazes che ho avuto poc'anzi l'occasione di vedeve mi ha detto, non gli fu annunziata l'intenzione d'interpellarlo per ora nella Camera.

178

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT

D. 210. Roma, 16 giugno 1876.

Mi pervenne regolarmente il telegramma che la S. V. mi diresse il giorno 5 corrente (l) per informarmi che alcune dimostrazioni avvenute in Miléi[}O, durante le feste del centenario di Legnano, produssero a Vienna una spiacevole impressione. Ella mi ricorda in Quel telegramma che incidenti analoghi essendosi verificati a<ltra volta, U Governo di S. M. ebbe a procedeve ad wno scambio di spiegazioni col Gabinetto di Vienna e soggiunge che probabilmente il Conte Wimpf:llen riceverebbe istruzione anche in questa occasione di tenermi parola dell'accaduto.

La previsione della S. V. si è verificata. Il rappresentante de~ Governo austro-ungarico chiamò infatti la mia attenzione sopra le manifestazioni anzi indicate e stimò opportuno di riferirsi alle dichiararazioni ed osservazioni contenute in una lettera di S. E. il Conte Andrassy in data del 24 maggio 1874 stata comunicata all'Onorevole mio predecessore.

Ascoltai con attenzione le cose che in una forma assai amichevole mi furono esposte da questo Signor Ministro d'Austria-Ungheria e mi parve che non durassi molta fatica a convincerlo che aUe manifestazioni di Milano era impossibile attribuire un caratteve ufficiale poiché tale carattere mancava totalmente a quelle feste che si celebrarono per iniziativa privata e sotto la direzione di un comitato al quale l'autorità Governativa rimase affatto estranea.

Questo primo punto essendo ben stabilito non era giusto che si volesse far ricadere una parte qualsiasi della responsabilità delle manifestazioni di cui si tratta, sopra l'autorità di Milano che, se ha assistito ad una parte delle feste, vi intervenne però soltanto come invitata e non ebbe ad ingerirsi nella direzione delle medesime. Il Governo Austro-Ungarico conosce certamente quanto qualunque altro Governo rertto a forma libera, ciò che devesi tollerare nelle manifestazioni che sono una delle conseguenze della libertà di associazione. L'espressione dei pensiei"i individuali non acquista maggiore importanza né muta carattere per il modo col quale viene manifestata. Che essa sia enunciata in wn discorso pronunziato durante un banchetto, ovvero venga alla pubblicità per mezzo della stampa rimane pur sempre la manifestazione di un'opinione individuale che non potrebbe aver influenza sulla condotta del Governo né autorità per modificare od alterare le relazioni internazionaH dello Stato. Lo stesso concetto si applica ancor meglio a quell'al

tro genere di dimostrazioni che consiste nena silenziosa esibizione di emblemi esteriori.

Con ciò non vogliamo negare che anche siffatte manifestazioni potrebbero acquistare in date circostanze un carattere speciale di gravità. Vi sono dei discorsi che in alcuni casi indirizzati alla moltitudine costituiscono un appeno alle passioni più pe·ricolose, ed in momenti di grave concitazione degli animi anche le bandiere e gli altri emblemi esteriori possono contribuire a turbare la tranquillità pubblica. Ma nelle recenti feste di Milano nessuno di questi inconvenienti si ebbe a deplorare forse appunto perché le autorità di pubblica sicurezza facendo prova di tolleranza verso manifestazioni affatto pacifiche non eccedenti ,i limiti della espressione di opinioni individuali, si astennero da atti incauti che il più delle volte peggiorano di assai il mal·e che si vuole impedire.

Preferii che il mio discorso si aggirasse intorno a questi concetti piuttosto che !imitarmi a manifestare al Conte Wimpffen sentimenti di rincrescimento per atti che non sono d'indole ad impegnare la responsabilità di un Governo perché io ritengo che quando tali atti siano considerati nelle vere loro proporzioni e secondo il loro carattere, ol'importanza ne riesce per tal guisa attenuata da non poter essi esercitare alcuna influenza sui nostri rapporti internazionali. Soprattutto poi se gli atti stessi si confrontino con le prove anche recenti avute dal Gabinetto di Vienna della ferma volontà del Governo del Re di stringere sempre maggiormente i suoi vincoli con l'Austria-Ungheria. La base delle relazioni nost~e con codesto Impero, non è al certo così mal ferma da poter essere compromessa daLl'impressione che possono produrre delle dimostrazioni di nessuna importanza quali sono le recenti di Milano.

L'intimità delle nostre relazioni riposa sulla fede che abbiamo negli interessi reciproci i quali guidano i Gabinetti di Roma e di Vienna per identiche vie in tutte le quistioni più importanti •ed in queLle in ispecie che formano il soggetto delle attuali preoccupazioni dell'Europa. Pare a noi che si avrebbe un concetto troppo inesatto della solidità di tali rapporti quando si stimasse che incidenti di secondaria importanza possano sviare i due Governi da una politica che fonda1ta sopra sentimenti di reciproca fiducia ed amicizia ha già dato ottimi risultamenti per i due paesi.

Voglia, la prego, Signor Ministro, esprimersi in questo senso con il Conte Andrassy tosto che Ella avrà occasione di avere un abboccamento con

S.E.

(l) Non pubblicato.

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IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 483. Vienna, 16 giugno 1876 (per. il 19).

Pare fuori di dubbio che anche questo anno S. M. l'Imperatore Francesco Giuseppe, si recherà ad incontrare S. M. 'l'Imperatore Alessandro al suo passaggio sul territorio austriaco allorché da Ems si recherà a Varsavia. Questo fatto, come di ragione, è ritenuto qui come una nuova conferma dell'accordo che continua a regnare fra i due Sovrani, come fra i loro Governi. Per conto mio non ho mai posto in dubbio questo fermo volere dei due Monarchi di mantenersi fedeli al patto d'amicizia stretto a Berlino sotto gli auspici dell'Imperatore di Germania. Indubbiamente i due Imperi hanno interessi contrari in Oriente; ma da ambe le parti è altamente sentito il bisogno di evitare un conflitto fra quegl'interessi divergenti, e quindi la politica personale dei due Sovrani tende e tenderà fino acché sarà possibile a conseguire quel risultato. Tanto poi il Principe Gortchakow quanto il Conte Andrassy, parmi si veda chiaramente, si studino di conciliare le vedute dei loro Sovrani, le quali d'altronde corrispondono al supremo bisogno di pace generalmente sentito dai due Paesi, colla politica tradizionale dei Governi di cui sono a capo. Non v'ha dubbio che, tanto più dopo le ultime Delegazioni, il Conte Andrassy si trova in abbastanza difficile posizione, giacché i delegati di ambe le parti della Monarchia seppero rinchiuderlo, con stringenti ed oculate interpellanze, in un cerchio di ferro, da cui non poté uscire se non facendo dichiarazioni che nel loro assieme gli impediscono di muovere anche un passo solo nel senso favorevole alla politica Russa. Ciò è tanto vero che in quei giorno so essersi parlato in circoli molto bene informati dell'imminente ritiro del nobile Conte. Per conto mio però non ho mai prestato fede a quelle voci,

primo, perché il ritiro del Conte Andrassy sarebbe il segnale di un volta faccia nella politica dell'Austria-Ungheria che la Monarchia non potrebbE effettuare senza gravissimo pericolo, senza, direi quasi, andare incontro in questo momento a sicura ro"ina; secondo perché non vi ha né in Austria, né in Ungheria altra personalità che abbia i voluti requisiti per dirigerne le sorti col prestigio necessario all'interno e più ancora all'estero. La posizione quindi del Conte Andrassy non è dunque, a mio modo di vedeve, menomamente scossa: ciò non impedisce però, come dissi, che essa non sia difficile·. Egli deve tutelare gli interessi del suo Paese, che ogni giorno maggiormente si mostrano in disarmonia, con quelli della Russia, d'altra parte Egli deve mantenere intatta l'allenza con quell'Impero, onde evitare lo scioglimento dell'alleanza dei Tre Imperatori, che avrebbe per molto probabile conseguenza la guerra. In tale pericolosa situazione Egli afferma in modo assoluto la sua volontà di procedere d'accordo col pericolo vicino, ed allo scopo di evitare che questi muova passi che potrebbero irrevocabilmente compromettere l'alleanza, gli si stringe più che mai al fianco, persuaso a ragione, che questo sia il miglior mezzo di contrastargli quella libertà d'azione, mercé la quale soltanto esso potrebbe soddisfare le aspirazioni della sua politica tradizionale, a cui, non v'ha dubbio, prepotentemente lo spingerebbe in oggi l'opinione pubblica in Russia. Arduo compito in verità si è quello del Conte Andrassy, ma non superiore alle sue forze, giacché come già le tante volte ebbi a dire, quell'eminente uomo di stato congiunge a molta lealtà una finezza somma. Imprevedibili ev·enti potranno creargli ostacoli, ma contro di essi Egli si infrangerà soLtanto se saranno tali da essere insormontabil.i per un uomo di Stato di primissimo ordine. Conviene poi anche tener conto ch'Egli ebbe fino ad oggi

in suo favore un sommo fattore di successo, costante fortuna.

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R.RR. 40/16. Londra, 16 giugno 1876 (per. il 20).

La resistenza dell'Inghilterra ad accedere al memorandum dei tre Cancellieri relativo alla quistione dell'Erzegovina e Bosnia, il rivolgimento accaduto in Costantinopoli colla detronizzazione di Abdul-Aziz e l'assunzione al Trono di Mourad V, sembrano avere sconvo'lto alquanto i piani primitivi di pacificazione delle provincie insorte e dato un altro indirizzo alla politica generale delle primarie potenze d'Europa.

All'intimo accordo che pareva esistesse fra i tre Imperi di Russia, Germania ed Austria, rappresentanti al congresso di Berlino, e che destava tanti sospetti in Inghilterra, succede, a giudicarne dagli organi più accredita:ti dell'opinione pubblica, una divisione manifesta tra le tendenze dei tre Governi Imperiali; e, mentre il Principe di Bismarck si ravvicina all'Inghilterra, l'Austria tende a liberarsi dagli impacci precedenti. Così la Russia rimarrebbe sola se non fosse la Francia che cerca in essa un'alleata per progetti, forse non ancora ben definiti, ma che certamente non possono essere concordi colle aspirazioni della Germania.

Da conversazioni avute con alcuni dei Membri più autorizzati del Corpo Diplomatico, e con alcuni uomini politici e di finanza più addentro nelle cose d'Inghilterra, io avevo già potuto formarmi un concetto di tutto questo tramestio politico. Ma per accertarmi maggiormente di ciò che vi poteva essere di vero ,in queste trasformazioni, m'indirizzai direttamente al Conte di Derby, col quale io ebbi, ieri, una conversazione della quale io trasmisi un sunto a V. E. col mio telegramma dello stesso giorno.

Anzi tutto io debbo prevenire che non è facile di ottenere confidenze dal Foreign Office, e s.i)ecialmente dal Conte di Derby, che è molto riservato e non pronunzia che parole meditate. Domandai al nobile Conte cosa pensasse degli effetti dell'armistizio proposto, e delle promesse di miglioramenti fatti dalla Turchia agli insorti. Egli mi rispose che questi probabilmente non avrebbero nulla accettato, che le ostilità avrebbero continuato, benché una parte della popolazione, quella cioè che aveva dovuto emigrare, desiderasse rientrare pacificamente nei suoi focolari; ma che a ciò fare ne era .impedita dagli insorti armati, i quali, per la maggior parte, non appartenevano al paese, ma si componevano di gente raccogliticcia che avevano tutt'altri interessi che quelli del paese· stesso. Il Conte di Derby è di parere che conviene lasciare i due avversari in presenza senza che nessuno intervenga in favore dell'uno o dell'altro. Se gli insorti vinceranno, la Turchia dovrà concedere a quelle provincie, o l'autonomia od anche una indipendenza assoluta secondo che la vittoria sarà più o meno compl:eta; ciò la Turchia potrà fare senza parere agli occhi dei suoi sudditi, sottostare alla pressione di Potenze estere; se al contrario i Turchi la vinceranno, essi dovranno, ciò malgrado, fare a quelle provincie medesime delle concessioni che però saranno meno estese di quelle che dessa è fin d'ora disposta ad accordare. Il Conte di Derby crede che uno dei mezzi più sicuri di disinteressare almeno per ora, nella lotta il IVIontenegro, sarebbe che la Turchia concedesse a quel principato alcuni terreni

i:n pianura cotanto desiderati da quei bellicosi montagnardi. In questa maniera essi verrebbero assuefatti ai ~avori della pace, il che li indurrebbe a deporre le armi per l'aratro. In quanto alla concessione di un porto sull'Adriatico, tanto da essi ambito, il Conte di Derby non pensa che l'Austria vi consentirebbe, imperocché quel porto diverrebbe un porto Russo.

Chiesi al Conte di Derby quale significato bisognava dare ai violenti articoli pubblicati recentemente contro l'Inghilterra dal Giornale il Nord che si sa ricevere le sue inspirazioni dalla Russia. Egli mi rispose attribuire quelli articoli ad uno dei partiti che in Russia dividono l'opinione pubblica. Le relazioni ufficiali attuali dell'Inghilterra colla Russia sono nei migliori termini: ma Egli non si faceva illusione -se l'Imperatore di Russia attuale desidera la pace, non è così del Gran Duca Ereditario, conosciuto per i suoi sentimenti panslavisti ed ostili alla Germania, e la di cui accessione al Trono sarebbe probabilmente il segnale della guerra contro la Turchia. Non si poteva fare intieramente assegnamento sull'indirizzo politico di quel Governo, imperocché vi erano [n quel vasto Impero diverse tendenze che a vicenda sono dominanti. Il ritiro annunciato dal telegrafo del Principe Gortchakow non pareva sembrargli inverosimile. Intanto il Conte di Derby non crede che la Russia sia in questo momento, e per molto tempo ancora, in grado di agire militarmente né su terra né su mare. Il nuovo ordinamento militare di quell'impero ha sconvoLto le antiche falangi che minacciavano l'Europa e non ha ancora prodotto l'effetto che se ne aspettava. Inoltre quelli eserciti sono meno da temere imperocché essi, stante le difficoltà delle comunicazioni, non possono rapidamente concenrtrarsi, mentre la mobilità, ai tempi nostri è uno dei pregi principali di un esercito. In quanto alla marina Russa non v'è per ora da preoccuparsene poiché quella potenza non ha che una sola corazzata di primo ordine, ed alcune altre corazzate speciali fatte più per la difesa dei porti che per prendere parte a spedizioni marittime da guerra.

Infine io volli sapere se quell'alleanza, od almeno quell'intesa, della quale tanto parlano i giornali, esistesse realmente tra l'Inghilterra e la Germania. Alle mie indagini, il Conte di Derby, senza rispondere esplicitamente, si limitò a dirmi: l'Alleanza della Germania e dell'Inghilterra si presenta naturalissima, e propria, più d'ogni altra, ad assicurare la pace.

Intanto la Francia cerca di stringere i nodi colla Russia, ed il Conte di Derby mi disse che si suppone che verrà dalla Francia una proposta di conferenza alla quale terrà dietro, probabilmente, una proposta consimile della Russia.

Io dissi ancora al Conte di Derby: • ma come ve l'intenderete colla Germania, che anch'essa ha gran desiderio di diventare potenza marittima? ». Egli si limitò a rispondermi: • il mare è abbastanza grande per tutti •.

A sua volta il Conte di Derby mi domandò: • E voi altri cosa intendete di fare? •. Io non avevo per rispondere a tal quesito che le istruzioni generali datemi da V. E., e le poche parole pronunciate dal nostro Presidente del Consiglio alla Camera dei Deputati per cui dovei !imitarmi a dire, che noi vogliamo la pace anzi tutto, e che siamo desiderosi di non scostarci in questo intento dall'Inghilterra; ma non potei dire di più non essendo tinformato delle viste di codesto Ministero. Verso l'uno o l'altro dei due partiti, fra i quali tende evidentemente a dividersi l'Europa; cioè Inghilterra e Germania da una parte, Russia e Francia dall'altra, al primo partito si crede che si accosterà l'Austria che teme la preponderanza della Russia fra le popolazioni slave.

Il principe di Bismarck ed il Gabinetto Inglese non si llasciano di certo condurre dal sentimento nella loro politica: essi sono essenzialmente utilitari -se ·l'Inghilterra trov•erà nella supposta alleanza una sicurezza per il suo Impero delle Indie, ila Germania vi scorgerà probabilmente in prospettiva

o l'acquisto delle pro~incie tedesche della Russia, od una preponderante posizione marittima ne' mari del Nord e nel Baltico. Si parla già della cessione per parte dell'Inghilterra dell'isola di Heligoland alla Russia: forse non è che un'avvisaglia ma ciò indica le tendenze attuali.

Io chiesi, col mio telegramma di essere alquanto informato delle conversazioni di V. E. con Sir Augustus Pag.et. Ella sentirà la necessità che le mie parole qui a Londra vadano concordi con quelle di V. E. quantunque il Corute di Derby si mostri molto cordiale con me, tuttavia m'accorgo che Egli non è del tutto rassicurato circa la via che vorrà prendere il nostro governo in mezzo alle maggiori complicazioni politiche che le attuali circostanze possono far sorgere.

P. S. Al momento di chiudel.'e questo rapporto, io leggo un articolo dello Standard di stamani in risposta alla lettera in data da Berlino, pubblicata nel giornale il Diritto (n. 165, delli 12 giugno) sulla morte del Sultano AbdulAziz. Ne mando una traduzione all'E.V. la quale rileverà la violenza di quel linguaggio contro l'Italia. Quantunque questi Ministri non riconoscono allo Standard un carattere nemmeno semi-ufficiale, non è men vero che desso è sostenitore della politica del Gabinetto Inglese, e le cose espresse in quel foglio riflettono in certo modo, in quanto alla quistione turca, le idee del partito dominante, come lo si può scorger·e dal linguaggio degli altri giornaLi di diverso colore.

Il Conte di Derby, nella sua conversazione di ieri, non fece la menoma allusione alla lettera del Diritto, che era già stata pubblicata dal Times se l'avesse fatto, io n'avrei respinto assolutamente lla responsabilità per il nostro Ministero. Ma non è men vero che sapendo che il Diritto difenda la politica del nostro governo, si attribuisce una ispirazione semi-ufficiaLe all'articolo del Diritto che, agli occhi degli Inglesi, non ha nemmeno il merito di una ingegnosa invenzione. Se il nostro Governo vuoi mantenere buone relazioni coll'Inghilterra, io credo importante di essere molto cauto, e di consigliare alla stampa, che ha qualche relazione col Ministero, di essere guardinga in ciò che pubblica sulla vertente quistione. Non bisogna dissimularlo l'Inghilterra tutta è in uno stato d'orgasmo; ed è specialmente irritata contro la Russia, e contro tutti coloro che sembrano pattegggiare con quella

potenza. La discussione che ebbe luogo questa notte in Parlamento, quantunque condotta con calma e prudenza palesa abbastanza i sentimenti di questo paese. La formola politica attuale è di lasciare i sudditi della Turchia accomodarsi col loro Governo, salvo a vedere alcune delle provincie di queWimpero J ·staccarsi per formare Stati quasi indipendenti, come la Servia, la Rumenia, a condizione che altra Potenza non pensi ad intervenire fra sudditi e Governo. Questo avvertimento è specialmente allo indirizzo della Russia.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI

D.R. 51. Roma, 17 giugno 1876.

Ella troverà qui unito copia di una nota indirizzatami il 9 corrente da

S. E. l'Ambasciatore d'Inghilterra per annunziarmi che il Governo della Regina avendo dato istruzioni ai Comandanti delle sue forze perché evitino qualunque occasione di contravenire alle prescrizioni dei trattati degli stretti del 1841, 1856 e 1871, spero che il più perfetto accordo regnerà fra i detti comandanti e quelli delle navi da guerra di S. M. il Re e che· il R. Governo vorrà dare a questi ultimi istruzioni nel senso sovra indicato.

Desiderando che Ella abbia sott'occhio i termini precisi della mia risposta a Sir A. Paget, Le trasmetto, qui unita, una copia della medesima (1).

Ho motivo di credere che una comunicazione analoga se non del tutto identica sia stata indirizzata da rappresentanti britannici anche alle altre Potenze che furono parte nei trattati che regolano la navigazione degli stretti del Bosforo e dei Dardanelli. Ma io ignoro finora se alcune di esse abbia dato una risposta che moHo si discosti da quella che a noi parve opportuna. Non è a nostra cognizione che alcuno abbia mai pensato che gli armamenti navali riuniti nelle acque ottomane dovessero penetrare negli stretti in opposizione ai patti stipulati che ne violano il passaggio. La S. V. alla quale il Governo del Re ha affidato il delicato ufficio d'intendersi con l'Ammiraglio Comandante la divisione navale italiana circa i movimenti dei bastimenti che la compongono, saprebbe, quando ciò fosse necessario, ricordare· all'Ammiraglio stesso ed ai singoli comandanti delle RR. navi le prescrizioni dei Trattati in vigore e le obbligazioni che ne derivano. Nulla autorizza d'altronde a credere che anche nel caso in cui gli avvenimenti locali avessero reso necessario impartire ai Comandanti le navi da guerra straniere delle istruzioni combinate per la tutela delle vite e delle sostanze minacciate dagli atti di fanatismo musulmano queste istruzioni non avrebbero avuto per base il rispetto dei doveri reciproci nascenti dai trattati europei.

L'eccitamento che contiene la nota inglese all'osservanza dei patti internazionali costituisce pertanto uno di quegli atti ai quali non si potrebbe ne-gare un significato speciale. Esso fa parte di quella serie di dichiarazioni colle

quali il Gabinetto inglese sembra in questi giorni voler affermare la sua risoluzione di stare· armato a difesa dei Trattati che proteggono l'integrità della Turchia.

Circa l'opportunità di questo contegno nelle circostanze presenti noi dobbiano sospendere qualunque giudizio. Crediamo che le Potenze principalmente interessate al mantenimento della pace non abbiano in questi casi 1la scelta della loro linea di condotta poiché la via che debbono seguire è •tracciata dall'assoluta convenienza di astenersi da tutto ciò che mettendo maggiormente in luce il carattere ed il significato degli atti di cui si tratta può essere causa di irritazione nei rapporti di due o più Potenze fra di loro.

Della comunicazione che io faccio a V. S. Ella farà dunque l'uso il più riservato ,e prudente. Importa al Governo del Re che siano evitati tutti i pretesti di una qualsiasi complicazione la quale potrebbe prendere in brev'ora proporzioni gravi e tali da compromettere in modo serio degli interessi che toccano direttamente il nostro Paese.

Non debbo infatti tacere a V. S. che il formidabile armamento di cui dispone l'Inghilterra nel Mediterraneo potrebbe avere per obiettivo l'Egitto. Non è da dissimularsi che la condotta del Governo Inglese verso il Khedlirve pare confermare una supposizione che agli occhi di molti non è contraddetta dal complesso delle circostanze. Se il contegno incauto dell'una o dell'altra Potenza fornisse alla Gran Bretagna il pretesto che finora le è mancato di far atto di forza in Egitto, do non esite~rei a credere che noi ci po·tremmo trovare ad un tratto in presenza di uno di quei fatti di cui la prudenza dei Governd deve sapere prevenire il compimento.

Ma potrebbe anche darsi che altri motivi e sopratutto delle considerazlioni di politica inte))na, abbiano deciso il Gabinetto di Londra a prendere delle disposizioni guerresche che pare riescano assai popolari in quel Paese. In tal caso le previsioni sovrindicate cadrebbero a vuoto ed il Governo Britannico non avrebbe avuto altro scopo che quello di poter dichiarare che •la pace' del mondo fu salvata dagli armamenti inglesi.

Comunque sia di tutto ciò, la S. V. ben comprende che una situazione a formare la quale entrano elementi così diversi, merilta per una parte un'attenta e continua sorveglianza e per altra parte esige dal canto nostro una condotta molto circospetta.

Ho veduto accennato in parecchie corrispondenze che la diplomaz:1a inglese approfitterebbe dell'ascendente che in questo momento eserd~ta in Turchia per ottenere che dal nuovo sultano sia concesso aHe popolazioni della Bosnia e dell'Erzegovina un ordinamento speciale pel quale si formerebbe probabilmente un regolamento organico simile a quello di cui godono al•tre provincie dell'Impero. Di questo e di al,tri progetti che venissero fatti a Costanltinopo1i il R. Governo bramerebbe essere sollecitamente informato per poter dalle a

V. S. le istruzioni che in proposito Le potessero abbisognare.

Le informazioni che il Ministero possiede non permettono di considerare come fondate le voci messe in giro di dissenzioni nate tra i tre GabineUi imperiali del Nord. Ancor recentemente noi abbiamo saputo dal Conte· di Launay che la politica della Germania rimaneva immutata ed il Signor di

Bulow esprimeva a questo riguardo all'Ambasciatore di S.M. il desiderio che l'Italia abbia a continuare a procedere di conserva coll'impero tedesco allo scopo di mantenere l'accordo fra la Russia, l'Austria e Ungheria. Finché un tale accordo si mantiene la pace è assicurata in Oriente come in Occidente. Per non esporre a cimento un co.sì grave interesse, il Gabinetto di Berlino sembra poco proclive ad accettare le proposizioni di conferenze che sarebbero invece patronate dalla Francia. Fol'se la memoria dell'esito che ebbero le Con:llerenze di Vienna del 1873 induce a credere che in quasi identiche .situazioni non gioverebbe il ricorrere a rimedli che hanno già altra volta fallito il loro scopo.

Anche sopra questo punto io debbo pertanto raccomandare a V. S. di riservare p1enamente alla decisione del Govevno del Re non solamente le risoluzioni da prendere ma anche La scelta dell'opinione che potrebbe più rtardii essere necessario di esprimere in senso favol'evole o contl'a:do al progetto di riunioni diplomatiche.

(l) Non si pubblica.

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IL MINISTRO A MADRID, GREPPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 73. Madrid, 17 giugno 1876 (per. il 25).

La base religiosa di .cui già ebbi l'onore di intrattenere l'E. V. nei precedenti mieli rapporti, allorché fu discussa nel Congl'esso, occupò per più giorni l'attenzione del Senato, e provocò la votazione, il cui esito mi feci premura di far conoscere telegraficamente all'E. V.

I varj partiti anche in questo ramo del Parlamento •ebbero di spiegare apertamente i loro intendimenti. La discussione fu solenne e trattata da tutti con gravità, prudente forma, ma eziandio, specialmente dalla parte moderada, con energia e l'igidezza di principj tale da escludere qualsiasi adito a transazione. Pure la discussione p!'ocedette quasi sempre assai ca•lma, ed aveva più sembiante di una lizza accademica anziché di una di carattere politico.

Non penso tediare l'E. V. ragguagliandola partitamente d'ogni discorso, avvegnaché gli omtori rip·rodussero gli identici argomenti già usati nell'altro ramo del Parlamento per difendere il proprio assunto. Mi limiterò ad accennare le nuove argomentazioni impiegate dai Vescovi ed in ispecialità ad esaminare quanto si disse a riguardo dell'Italia, più volte citata durante i<l dibattimento.

Mo1ti furono i temperamenti proposti dai varj lati del Senato per adattare l'articolo XI alle varie aspirazioni. Si partì dal concetto dell'assoluta proibizione dell'esercizio pr.ivato e pubblico dei culti non cattoLici per discendere sino a quello propugna<to dal Signor Ruiz-Gomez a favore dell'assoluta libertà dei culti. Al Signor Carramolino, autore del temperamento più ligio alle pretese della Chie·sa, rispose il Signor Silvela, uno dei membri della commissione, per dichiarare che quel temperamento tendeva a ridurre la Spagna allo Stato della China, e fu combattendo queU'istessa proposta che il Signor Calderon Collantes, Ministro di Stato, ebbe a dire che dieci anni or sono, allorché fu

posto .i:n discussione il riconoscimento del Regno d'ltalia, il partito avverso a quella misura profetizzò ogni sorta di s\"enture. Si fecero sforzi per commuovere la coscienza dei cattolici; eppure il Regno d'Italia fu riconosciuto e nessun partito protestò conrt:ro quel fatto: • Che posizione avremmo • sono le proprie parole del Ministro di Stato • innanzi alle nazioni europee se ci fossimo rifiutati a riconoscere queL Regno •? Voler stabilire l'intolleranza religliosa sarebbe un assurdo, e gli stessi Vescovi, se ora venissero al potere, non oserebbero ricorrere a simili misure. Né si può comprendere perché la Santa Sede rifiuterebbe alla Spagna ciò che concesse all'Austria ed al Portogallo.

Il temperamento del Senatore Carramolino fu dal suo autore stesso ritirato, come pure vennero ritirati successivamente :tutti gli altri tranne quello del Senatore Ruiz Gomez a favore dell'assoluta libertà dei culti, emendamento che raccolse soli 11 voti avendone 118 contrarj. Il discorso del Signor Ruiz Gomez a sostegno dei principj sui quali venne fondata la Costituzione del 1869, diede occasione al vescovo di Salamanca per dichiarare che la Costituzione del 1869 fu atea. Seguendo :la via aperta dal Prelato, il Senatore Cuatro Torres affermò che H Papa tiene diritto di determinare le leggi direttive nella questione di morale sociale, e le società cattoliche debbono ascoltare la Sua aUJtorevole voce. O~ qualvo1ta il Pontefice dichiara che parla come Pontefice, ciò basta perché tutti lo obbediscano. Benché rifugga dagli abusi commessi dall'inquisizione, l'oratore ne accetta lo spirito. Nello stesso senso si dilungò il Senatore Casada, il quale non volle ammettere il concetto che il :dconoscimento dell'Italia fu un fatto propizio alla Spagna, e per provarlo addusse il fatto che un figlio del Re d'Italia venne a sedersi su questo stesso trono, e che l'Imperato11e dei Francesi che tanto ajutò lLe aspirazioni Italiane, morì nell'esigUo. Parole più generose pronunziò il Senatore Valera. Parlò a favore della Costi,tuzione del 1869, e mentre decantò i diritti della ragione, propugnò i principj della libertà della Chiesa, e dimostrò che gli ultramontani avvantaggerebbero assai più :la loro causa appoggiandola a principj democratici che non col farsi seguaci di una stolta intransigenza. Toccando del Concordato disse che in quell'atto erasi disposto di cose, di cui una delle parti contraenti non poteva disporre, cioè della coscienza degli Spagnuoli, ed a suo avviso l'articolo XI rompe il Concordato. Questo concetto fece balza11e dal suo seggio H Ministro di Stato, il quale in .termini •accentuati dichiarò la sua tenerezza per il Concordato, che il Go'V'erno considera sempre vigente, non formando soggetto di discussione che puramente l'articolo 1". In questo punto un Senatore avendo rammentato il Breve diretto nello scorso Marzo al Cardinale Moreno a sostegno della Unità Carttolica, il Ministro replicò che quello scritto aveva solo valore di un documento diplomatico.

Tra i ~escovi che hanno seggio nel Senato, il primo a prendere la parola fu quello di Avila, e l'Assemblea lo ascoltò colla più marcata deferenza. Egli prese a difendere la tolleranza religiosa, solo però nel senso pratico, combattendo la proposta di iscrive11e tale garanzia ne:lla Costituzione dello Stato. Egli si accinse a dimostrare che non solo nel Vangelo ma nelle pagine stesse della storia Ecclesiastica, l'impiego della forza nella questione religiosa, è un mezzo riprovato, ·e biasimò apertamente le stragi della San Bartolomeo e queM.e

!8 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

ordinate dall'Inquisizione. All'inrvero non si poté comprendere perché, quaJ.e conseguenza di queste saggie dimostrazioni, gliungesse alla conclusione che la tanto decantata tolleranza non dovesse trovare la sua garanzia nella Costituzione. Il Vescovo di Orihuela trattò ila qUJestione da teologo, da moralista, e da politico. Vantò i prinoipj liberali ai quali si infonna la Chiesa, e, stante questi principj, ,tanto conosciuti, non era per nulla necessario di rivestirli di una garanzia, giacché la Chiesa, mentre è tollerante, non può tuttavia rinnnz;iare ai proprj diritti. Prese la parola dipoi il Conte Coello, Rappresentante di Spagna presso la nostra Corte. Egli sostenne il bisogno pe,r ila Spagna di cattivarsi le simpatie delle altre Potenze 'ed aggiunse che avendo avuto la sorte di rappvesentare ,i,l suo paese nel piccolo Piemonte, vidde nello spazio di dieci anni, una nazione di 5 milioni di abitanti innalzarsi al rango di grande potenza, rango in oggi raggiunto dall'Halia. E qui mi giova riportare le parole medesime impiegate dall'oratore per ispiegare l'atteggiamento della Spagna divimpetto all'Italia.

• Forse tutti non sanno che per ordine del mio Govevno, il quale agiva di concerto con tutta l'Europa, ebbi per istruzione di formolare, delle rise!'Ve importanti contro i fatti simboleggiati dalla parola Castelfidardo. E quando dopo cinque o sei anni, la Spagna riconobbe il Regno d'Italia, avete forse dimenticato che la sua capitale trovavasi a Fivenze e che ,l'unico modo di consel'Vare il Potere ,temporale al Papato fu di associarsi in quei giorni all'az;ione dell'Europa? Quel pensiero dell'Europa, che era in pari tempo quello di Cavour e di Minghetti sarebbesi realizzato se certi funesti consigLi non avessero impedito al Vaticano di accettare lealmente e senza risel'Ve il ,concetto deUa pace di Villafranca, e non avessero costretto il magnanimo Pio IX a ripiegare la bella bandiera inalberata nel 1846, la bandiera dell'indipendenza e della libertà d'Italia.... Abbiamo rammentate le cause principali aUe quali l'Italia deve la sua unità. Ora l'Italia è fatta e non si disfarà, perché quel paese ebbe il tatto di non toccéU'e allo Statuto, ottriatogli dal Re Carlo Alberto, e malgrado il recente avvenimento al Potere di un Ministero di idee avanzate, veruno pensò in quel paese di 'tanta esperienza politica a diritti irrealizzabili né al suffragio nni\nersale. L'Italia non si disfarà pel'ché quel popolo non è agitato dalla instabilità come il nostro, ed allorché il Ministero Depretis giunse al potere, dopo varì anni dacché gli amici suoi ne furono lontani, di ottanta prefetti soli 8, dei quali i più ritiraronsi volontariamente, sono cambiati, ed all'estero non si toccò ad un solo Rappresentante diplomatico. Non si di,sfarà, giacché mercè la legge militare del ser~izio obbligatorio, legge che dovrebbe esse11e adottata anche in !spagna salvo alcune modificazioni, legge che è la salvezza del nostro ordine sociale 'e che raccomando vivamente all'attenzione del nostro Re e del nostro Governo come la prima base di disciplina morale e di unità naz;ionale, Toscani e Romani, Piemontesi e Napoletani, dimenticano le tradizioni della loro famiglia per non ricordarsi più che della loro patria. Non si disfarà, perché quel popolo comprende che vi hanno istanti in cui è necessario che tutti si impongano dei sacrifizi per superare le grandi crisi, e così paga il 30 % di contribuzione territoriale ed il 13 % di ricchezza mobile con che può sostenere un esercito di 300 mila uomini ed una potente flotta. Non si disfarà, perché uno stretto nodo esiste tra il Trono ed il popolo, e vera armonia 'tra la Costituzione Liberale e la Monarchia, .come la tiene egualmente la Spagna. So benissimo che rimane a risolwre il gran problema di porre in accordo l'Impero col Pontificato, e dicendo ciò non si tema possa uscire· dal mio 'labbro una sola parola 'lesiva dell'augusto carattere di Pio IX, la cui beneddzione fui a cercare nel 1860. Sua Santità non istà prigioniero nel Vaticano, ed ho il profondo convincimento che se domani gli prendesse vog1ia di presentarsi al popolo di Roma, riceverebbe una unanime ovazione, come la riceverebbe da tutta Italia, orgogliosa di servire di Asilo al Papato.

D'altronde io che viddi Ferrara occupata dagli Austriaci, Roma dalle legioni Francesi, ed una squadra Inglese ad Ancona, affermo che giammai fu più forte 'ed indipendente che oggi il potere morale del Pontefice; come oggi non fu mai tanto colmo n suo tesoro, sostenuto unicamente dall'obolo di San Pietro. Non c!"edete voi che sulle coscienze umane non eserciti influenza la coesistenza di due Grandi Sovrani, lo Spiriltuale nel Vaticano, ed il temporale nel Quirina1e? E se in queste circostanze sopravviene una crisi, che Dio tEIDiga lontana, ma pur possibile, e si riunisse il Conclave, ~a Spagna associata all'Europa, potrà :esercitare influenza sull'avvenire del Cattolicismo mille volte più che ai tempi di Carlo III? •.

Termina.m H discorso del Signor Coello l'attenzione generale fu assorta dal Viescovo di Salamanca, H quale uscito dalla plebe, col suo straordinario ingegno seppe farsi strada al vescovato, alla quale dignità fu innalzato durante il regime rivoluzionario, ciò che vorrebbe significare che sino allora ebbe l'arte di nascondere quelle tendenze teocratiche, alle quali nella presente circostanza lasciò libero corso. Non esitò a dire che anzitutto parlava come Vescovo, ed incominciò coll'asse11ire che la questione non teneva carattere politico, ed. in ogni caso la politica doveva rimanere vincolata ai dettami della giustizia, ed ogni giustizia proviene da Dio. Lo stato nell'ordine re!Jigioso tiene i suoi doveri, e la sua Autorità non può essere riconosciuta se :non dentro i doveri della RielJigione. Il Pontefice colla parola Non possumus dichiarò di non possedere Egli stesso altra Sovranità all'infuori del diritto divino. H Cattolicismo non si fa strada colla violenza, ma una volta accettato da una nazione, ha il diritto di esservi esclusivo. Il Clero non sarà mai ribelle; però non potrà riconoscere i mezzi che si adottano contro la Religione.

Il Presidente del Consiglio si alzò per protestare energicamente contro le eccessive dottrine del Vescovo di Salamanca.

Se i Prelati non possono rinunziare a ciò che spetta a Dio, del pari il Governo non può abbandonare ciò che è di Cesare. È necessario distinguere tra di11iitto naturale e diritto religioso, tra la Società ecclesia,stica e la Società aivile. La Spagna nulla ha a temer:e dalla tolleranza giacché saprà sfuggire agli eccessi. Il Governo ammette la convenienza di appoggiarsi sulla morale religiosa, ma esiste una grande distanza ,tra il non trascinare uno Spagnuolo innanzi ai Tribunali per aver praticato un culto distinto dal Cattolico, e la soppressione di ogni sentimento religioso. Gi stessi Re, fondatori dell'Unità di fede rispettarono la libertà di coscienza dei Mori. Invano :tentava il Viescovo di appoggiarsi .sopra taluni articoli del Sillabo. Questi articoli non sono in contraddizione col sistema del Governo. Del resto non può concedersi ad un Vesco·vo di dirigere la parola al Senato, perché Vescovo. Al Senato .tutti debbono parlare semplicemente come legislatori e come Rappresentanti della Nazione. I vescovi non seggono in Senato per loro propria rvolontà, ma per il mandato loro affidato dagli elettori, nel cui esclusivo interesse debbono risolversi le questioni.

Tra i membri del Senato, ultimo a prendere la parola fu il Signor Benarvides, antico ambasciatore presso la Santa Sede, della quale carica si ritirò, allorché dimessosi or fa un anno circa il Signor Canovas dalla Presidenza del Consig1io, poté credere che il Gorverno si avviasse su una linea più liberale dalla quale rifuggiva. Rimpianse l'antico Ambasciatore i tempi della intoUeranza, e fece un tristissimo quadro delle persecuzioni religiose in Germania, né tardò a rappresentare il Santo Padre, dopo lo spogrilo del potere temporale, come rinchiuso nel Vaticano, alle cui finestre non può affacciarsi senza scorgere soldati italiani armati. Né passa giorno senza che si attenti alla legge delle guarentigie, nnico tributo di rispetto rimasto al Santo Padre, e che il Re d'Italia rvuole mantenuto.

Innanzi ad un'assemblea stanca, rvolle H Ministro di Stato riassumere la difesa del Governo. Già da più giorni lasciarva credere di tenere egli in serbo documenti importantissimi, mediante i quali arvrebbe ridotto al silenzio gil.i arvrversarj ultramontani. Ciò nonostante limitossi a far ritorno sull'accarezzato argomento che la base religiosa formolarva nell'Articolo XI può coesistere coll'articolo I del Concordato, stanteché questo è semplicemente l'accordo di due poteri affatto indipendenti tra loro : né una delle parti può infrangerlo perché pretende di averlo frainteso; e la Santa Sede sa benissimo in qual senso fu sempre interpretato dal Governo spagnuolo. Coloro che .sostengono il contrario sono più papisti del Pontefice, e troppo sorvente in !spagna maneggiasi la Religione come arma politica. Gli attacchi mossi dal Signor di BenaVlides al Gowrno, i cui interessi egli rappresentarva ancora non molti mesi sono, costrinsero il Presidente del Consiglio a prendere nuovamente ,}a parola; sopratutto per respinge11e accuse che potevano riuscire di nocumento alle buone relazioni coll'Estero. Così negò che rvi fossero aspirazioni ad una Monarchia unirversale, ed a rvoler soppiantare la religione Cattolica colla protestante. Rllcordò poi che il Signor Benarvides, allorché fungeva da Ambasciatore di Roma, non professarva a farvore dell'untià religiosa gli stessi sentimenti da lui vantati in oggi. E provò la sua asserzione con un telegramma (13 Aprile 1875) nel quaLe quel diplomatico affermarva di aver sostenuto, in confronto del Cardinale Antonelli, che l'unità religiosa starva rotta in !spagna, e che non potervasi ristabilire, essendo il Gorverno Spagnuolo assolutamente contrado a quell'affermazione. Questa non fu all'invero l'opinione definitirva della Santa Sede, ma la fu del Signor Benavides.

Finalmente, posto ai voti l'articolo XI, fu per appello nominale, approvato da 113 voti contro 40. Tra quesrti ultimi contansi i voti del partito Costituzionale, il quale si oppose alla proposta governativa, perché troppo ristretta, mentre i partito moderado la respinse perché distruttiva dell'unità religiosa. I senatori Costitu21ionali, i quali stante il lato su cui siedevano, furono per gli ultimi chiamati ad 'esprimere il loro suffragio, non ebbero scrupolo a darlo negativo, avendo avuto l'opportunità di assicurarsi che l'articolo XI aveva già ottenuto larga maggioranza. Dal banco dei Minist11i :H principio della libertà religiosa fu combattuto con maggiore energia che non lo fu quello dell'intolleranza. Il Ministro di Stato mostrandosi assai ossequioso verso il Concordato, e proclamando ad ogni istante la sua devozione per il Santo Padre fornì a1imento ai fanatici discorsi del partito moderado, e credo che lo stesso Presidente del Consiglio non ebbe sempre a lodarsi de1l'ajuto prestatogli dai colleghi.

Alcuni Senatori Costituzionali non mancarono di osservarmi che, ristretto qual'è H concetto accettato della tolleranza religiosa, ciò nondimeno dovevasi prendere in considerazione che per la prima volta sotto il regime Borbonico esso veniva iscritto in una Costituzione, per cui ogni indietreggiamento diviene impossibile.

Questo voto importante veniva pronunziato il giorno stesso, in cui per le vie di Madrid, festeggiavasi in più punti, il ,trigesimo anno di Pontificato di Sua Santità.

183

L'AMBASCIATORE DESTINATO A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 3. Ems, 18 giugno 1876 (per. il 21).

Prima della sua partenza da Ems, il Principe Gortchakow mi fece oggi pregare di recarmi da lui, e mi diede le seguenti informazioni confidenziali, destinate ad essere portate, in via riservata, a notizia dell'E. V.

Il Principe Cancelliere ha ricevuto dal Conte di Derby, per mezzo dell'Ambasciata russa in Londra, una comunicazione relativa alle cose di Turchia, concepita in forma che qui fu trovata amichevole ed inspirata a sensi di fiducia, e secondo la quale il Governo Inglese proporrebbe l'applicazione per parte del Governo di Costantinopoli alle proV"incde insorte di Bosnia e di Erzegovina, d'un sistema amministrativo non dissimile da quello ora in vigore nell'isola di Creta. Nel caso probabile in cui gli d:nsorti non si contentino delle riforme largamente promesse dal Governo Turco, il Gabinetto di Londra è d'avviso che le Potenze, rinunziando temporariamente a passi ulteriori, lascino che la questione fra gl'insorti ed il Governo di Costantinopoli si risolva colle armi, senza alcuna ingerenza estera. Se gl'insorti riescono vincitori, l'Inghilterra ammetterebbe l'indipendenza delle due Provincie. Nel caso contrario, quando cioè la Porta avesse la vittoria sulle popolaziond insorte, il Gabinetto di Sua Maestà Britannica proporrebbe che le potenze guarentiscano almeno il trattamento cretese nelle due provincie. In più brevi termini, la proposta inglese porterebbe in sostanza, che si lasoi alla Turchia di proporre e d'applicare, se può, le riforme da Lei promesse su larghissime basi. In caso di rifiuto per parte degli insorti s'abbandoni la decisione alle armi fra questi e la Porta. Se gli insorti vincono, s'abbiano l'indipendenza guadagnata nella lotta; se soccombono, ottengano il trattamento cretese, e se ne contentino.

Questii comunicazione fatta dall'Inghilterra alla Russia direttamente ed in termini non solo cortesi ma esprimenti fiducia intomo agli intendimenti del Gabinetto di Pietroburgo, fu qui accolta con un sentimento di sollievo, e contribuì a dileguare l'inquietudine che il Governo dello Czar provava da qualche giomo, dopo l'ultimo discorso del Signor Disraeli, intorno all'attitudine dell'Inghilterra.

Il Principe Cancelliere rispose alla proposta <inglese con una contro-proposta. Egli si felicita anzitutto di questo scambio di idee, dal quale appare costante l'identità dello scopo che la Russia e l'lnghilterra si prefiggono e nel quale consentono le altre grandi Potenze, scopo che è pur sempre quello di mantenere la pace europea, di conservare l'integrità geografica dell'Impero Ottomano e di migliorare 1e condizioni delle provincie· insorte. Il Principe Gortchakow non vede però la necessità d'un conflitto armato fra gl.Ji insorti dall'un lato e la Porta dall'altro, per giungere al fine comunemente desiderato. Considerazioni di umanità ed anche considerazioni politiche fanno desiderare che si eviti possibilmente un ulteriore spargimento di sangue. Il Cancelliere russo proporl'ebbe, quindi, che tolte di mezzo quest'eventualità di conflitto armato, le potenze s'accordassero fin d'ora per consigliare alla Turchia ed ottenere da essa qualche cosa di più che il tra,ttamento cretese applicato alle provincie insorte, e qualche cosa di meno che la loro indipendenza, e ciò sarebbe l'autonomia amministrativa e tributaria di esse. L'applicazione di questo principio non sarebbe certo senza difficoltà in presenza di due elementi ostil.i, mussulmano e non mussulmano, che stanno in pl'esenza nelle due provincie, ma è possibile, purché si proceda con buon volere e purché le Potenze siano concordi.

Oltre a ciò il Principe Cancelliere formola due altri desiderata, cioè una cessione di breve terreno che dà accesso al mare in favore del Montenegro, e la cessione al Principato di Servia dei terreni di pascolo limitrofi, lungamente contestati, e sui quali il diritto della Servia sembra legalmente fondato.

L'E. V. riceverà certamente da Londra dette informazioni intorno all'im

pressione che la ri1sposta avrà fatto sul Gabinetto della Regina, e .sull'acco

glienza che vi avrà avuto. D'altro lato ho pregato il P11incipe Gortchakow,

che durante la di lui assenza, voglia, per mezzo dell'Ambasciata russa di Roma,

tenersi in comunicazione coll'E.V. ed informarla dell'esito di questa nuove

proposte preliminari, l'e quali, se .sono destinate ad avere un corso ulteriore

saranno ufficialU!ente trasmesse al Gabinetti dalle altre Grandi Po,tenze e

discussi da essi.

Intanto questo scambio d'idee fattosi direttamente tra la Russia e l'In

ghilterra in un momento in cui pal'eva che le relazioni fra le due Potenze

inclinassero a tendersi, è un <indizio di buon augurio pel mantenimento della

pace europea. Nella conversazione che ebbi oggli col Principe Gortchakow, que

sti, parlando della po.ssibile riunione d'una confurenza in date eventualità, mi

disse che per ora quest'idea gli pare imma,tura, ma convenne con me che

forse converrà ventire più tardi alla sua attuazione. Mi confermò che la Russia

non vi sarebbe contraria, e mi lasciò credere che la Germania non ha in

proposito alcuna risoluzione fissata a priori, ed ha a questo riguardo un'attitudine piuttosto indifferente. Ma l'Austria sembra pur sempre ostile ad ogni simile progetto Approfittai di questo discorso per proporre di nuovo eventualmente la città di Venezia come sede conveniente della conferenza, ove questa si riunisse tosto o tardi. Personalmente il Principe Gortchakow non m'è sembrato avverso a questa scelta, ma oppose egli pure la convenienza che la sede d'una conferenza eventuale sia fissata possibilmente in ,terra neutrale.

L'Imperatore Alessandro, e con esso il Principe Oancellriere partono oggi da Ems per Jugenheim. Sua Maestà Imperiale sarà di ritorno a Pietroburgo verso il 9 luglio. Non è ancora deciso che il Principe Gortchakow lo accompagnerà nella capitale dell'Impero.

L'Imperatore di Germania è qui da quattro giorni. Mi fece oggi il'onore di passeggiare con me abbastanza a lungo. Ma il discorso che mi tenne Sua Maestà Imperiale s'aggirò esclusivamente sugli eventi dell'ultima guerra colla Francia.

Le confermo che sarò, salvo ordini contrarii dell'E.V., il l o luglio a Pietroburgo. Fino a quell'epoca io rimarrò senza comunicazione col Governo Russo. Fu tuttavia inteso che se nell'intervallo il Principe Gortchakow avrà qualche comunicazione a farmi, me la dirigerà 'in Ems fino al 27, nel qual giorno io partirò per Berlino e per Pietroburgo.

184

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 2675. Parigi, 18 giugno 1876 (per. il 21).

In un'udienza ch'ebbi jeri dal Signor Duca Decazes, io pregai S. E. dii farmi conoscere quali fossero le impressioni del Governo francese in seguito agli ultimi avvenimenti di Costantinopoli e se a suo giudizio e secondo le sue informazioni vi fosse luogo di temere che, l'assassinio dei due ministri del Sultano avesse qualche importante conseguenza per la politica generale'.

Il Signor Ministro degli affari esteri mi rispose che non gli pareva di dover dividere le apprensioni che s',erano manifestate nella prima ora e che per parte sua egli non crede'Va né che debba seguire a quel fatto uno scatenamerruto di passioni popolari quale da alcuni lo si prevedeva, né ch'esso abbia una qualche influenza sul contegno della Serbia. Secondo l'opinione di S. E., ril parziale mutamento di persone che la morte di Rachid Pascià e di Hussein Avni Pascià rese necessario nel consiglio de' ministri di Murad V sarebbe un argomento di più per consigliare alle Potenze di dare tempo al nuovo Governo della· Sublime Porta onde possa da sé tradurre in alto le sue intenzlioni, applicare le riforme annunziate e provvedere alla pacificazione delLe provincie insorte.

Venendo a discorrere dell'ultima fase delle trattative fra le Potenze circa gli affari d'Oriente, il Signor Duca Decazes mi confermò che da due o tre giorni erasi molto mitigata la tensione la qua,le s'era prodotta nei rapporti fra il Gabinetto di S. Giacomo ed il Gabinetto russo, in seguito del rifiuto del primo di accedere alle conclusioni del Memorandum di Berlino. S. E. mi disse ch'era Ueta d'aver potuto contribuire a questo riavvioinamento e che sperava, ora che il Gabinetto inglese era di nuovo in attiva comunicazione col Gabinetto russo, di vederne uscire Disultati favorevolii all'interesse comune del mantenimento della pace. c Se mi fosse permesso, aggiunse il Duca Decazes, di dare in vista di quest'interesse un amichevole consiglio al Governo italiano, direi che nella fase in cui trovansi la quistione d'Oriente in quest'ora ciò che a lui non meno che a noi conviene si è di tenerci intanto immobili •.

185

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 541. Vienna, 19 giugno 1876, ore 15,30 (per. ore 17).

Andrassy sort de chez moi; il s'est montré satisfait de la solution plus que probable de l'affaire de la convention de Bale. Il m'a ensuite demandé si j'avais déjà reçu de· nouvelles lettres de créance, et m'a dit espérer que S. M. l'Empereur pourrait bientòt accréditer lui aussi l'ambassadeur, mais qu'il faudrait encore quelques jours de retard ensuite de di:lificultés pour le choix au poste de Paris qui occasionnerait un certain remainement dans le personnel. Il parait cependant probable que le Comte Wimpffen reste. Nous avons ensuilte longuement parlé des affaires d'Orient, qui ne lui semblent pas bien acheminées, il croit inévitable la participation de la Servie et du Monténégro à l'insurrection, je vous écris par la poste sur tout ceci.

186

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 486. Vienna, 19 giugno 1876 (per. il 23).

Siccome ebbi a telegrafarle poco fa (l) S.E. il Conte Andrassy venne oggi a trovarmi e dopo di avermi tenuto parola delle quistioni speciali aventi tratto alle relazioni tra i nostri due Governi, intorno alle quali mi onoro riferire all'E. V. con al<tro mio rapporto oggi pure, la conversazione cadde, come di ragione, sugl'affa:ni orientali. Il nobile Conte dissemi ch'egli non avrebbe accompagnato il Suo Sovrano a Reichstadt, ove avrà luogo l'incontro coll'Imperatore Alessandro, essendo quel convegno cosa affatto personale ai due Monarchi, e non sembrando l'altra parte conveniente di troppo moltiplicare gli .incontri fra i Ministri. D'altronde, aggiungevami Egli, siamo in una fase in cui non c'è da far altro che di stare in attenzione del naturale svolgimento deg1i eventi c La Russia, com'egli dicevami, ha chiaramente fatto capire a Belgrado che ove la Serbia assumesse parte attiva all'insurrezione, non dovrebbe aspettarsi a soccorso od appoggio e che quindi avrebbe agito

intieramente à ses risques et perils •. Ciò non di meno Egli non nascondevami essere suo assoluto convincimento che il Principe Milano non è più in una situazione da rinunciare a far la guerra ai Turchi, il suo stato essendo :in ogni modo rovinato dal·le ingenti spese già fatte, e la corrente popolare essendo inoltre tale da soverchiare il Governo ove volesse trattenerla. Dal pari egli non conta affatto sull'astensione del Montenegro. Parimenti niuna pacifica notizia Egli ha dai campi degli insorti, che non si sottometteranno sapendosi sostenuti nella loro resistenza dai vicini Principati. D'altra parte Egli non crede i Turchi capaci di aver ragione colla forza dell'insurrezione ·e lamentò meco che a Costantinopoli, invece di curarsi di attivare senza 11itardo quelle riforme atte a ricondurre la pace nelle provincie rivoltate, come tutte le Potenze compreso l'Inghilterra consigliano alla Porta, si perda il tempo ad elaborare progetti di costituZiione, impossibili per qualsiasi paese, assurde per la Turchia. Dal modo col quale il Conte si espresse meco su tutto ciò mi convinsi ch'Egli non crede più alla possibil:ità della pacificazione mediante la sola azione morale del concerto Europeo, fiducia che sin qui non l'aveva mai abbandonato, almeno nei suoi discorsi. Sull'avvenire Egli non si pronunciò, dicendo sempre ch'esso dipenderebbe dallo svolgersi degli eventi, che intanto dovevasi lasciar agio alla Turchia di far ciò che crederebbe; e che tale sembravagli essere l'intendimento comune a tutte le potenze, che stando a guardarsi fra di loro, mostravano non voler per ora appigliarsi a partito qualsiasi. NOI!l mancò però di accentuarmi anche questa volta : la sua piena fiducia nella guarentigia per la pace Europea dell'allenza dei tre Imperatori, il perfetto accordo esistente fra l'Austria-Ungheria e la Russia. Dissemi poscia avere ricevuto un telegramma dal Conte Beust, in cui l'Ambasciatore a Londra informavalo Lord Derby avere detto all'Ambasciatore Russo che 11 Gabi111etto di Saint James era d'avviso che il solo atteggiamento che l'Europa doveva d'ora innanZJi mantenere a fronte dell'insurrezione, si era l'assoluta astensione, lasciando che gl'insorti, se saranno i più forti, conquistino la loro indipendenza, ovvero se il sopravvento resterà ai Turchi, che questi schiaccino l'insurrezione e organizzino poi le cose in quelle provincie come meglio crederanno. Un tale modo di vedere non è affatto deciso dal Conte Andrassy che in fatto dicevami non ravvisarlo per niente pratico: perché non solamente niuno può guarentire che se gli insorti fossero vittoriosi, saprebbero organizzare stati capaci da reggersi da soli, e parimenti se il sopravvento restasse ai Turchi, che questi fossero in grado di ordinare le cose in modo da presentare guarentigia di una qualsiasi durata. Ma anzi, diceva egli, tutte le presunzioni non possono a meno di essere contrarie tanto all'una quanto all'altra di queste due ipotesi. • Il solo mezzo, Egli dicevami, ch'io ho sempre creduto atto a raggiungere lo scopo si è: di far pressione a Costantinopoli perché diano le riforme necessarie, agire sugl'insorti affinché depongano le armi e accettino le riforme, e fare del pari contemporaneamente pressione sulla Serbia e sul Montenegro perché si astengano dall'appoggiare ed eccitare gli insorti; un tutt'altro sistema è mio avviso sia incapace a raggiungere lo scopo da tutti desiderato •. Parlandomi dell'Inghilterra mostrava però credere che la sua opposizio111e non fosse più così spiccata come pel passato, ed anzi l'attuale tendenza del Gabinetto di Londra fosse di riuscire a riedificare nuovamente l'accordo delle sei potenze; non avere però ancora dati ben positivi in proposito dei Illegoziati attualmente in corso fra Lord Derby, ed il Principe Gortchakof, ma aspettarne fra pochi giorni.

L'impressione generale ch'io ebbi a formarmi da tutto quanto mi disse iJ Conte Andrassy, su questo argomento, si è: ch'Egli ravvisa la fase in cui siamo da pochi giorni entrati come un periodo d'aspettativa, dopo il quale però l'Europa si troverà in una situazione notevolmente più grave della precedente. EgLi trovò poi l'opportunità di dirmi, risultargli che il Conte Corti, giusta le istruzioni impartitegli dal Regio Governo non aveva mai mancato di dare il più efficace appoggio all'azione del Conte Zichy, e compiacevasi esprimermi il suo sommo gradimento per quel fatto, che chiaramente manifesta la comunanza di vedute e gli amichevoli sentimenti che animano il Governo italiano a riguardo del Governo austro-ungarico, sentimenti di cui mi assicurava la piena e perfetta reciprocanza per parte di quest'ultimo.

(l) Cfr. n. 185.

187

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 487 Vienna, 19 giugno 1876 (per. il 23).

Il Conte Andrassy nella visita che ebbe a farmi oggi e di cui vendo conto all'E. V. tn altro speciale rapporto per quella parte deUa conversaziollle che ebbimo assieme sulle co·se Orientali, esordì coll'espri.mermi la sua soddisfazione pel risultato, che sperava fosse finale, dell'incidente a cui aveva dato origine la Convenzione di Basilea ed il successivo trattato di Vienna. Io non mancai di dlirgli, che se mi spiegava come vi fossero state fasi in quell'incidente, che aV'evano potuto eccitare la suscettibilità del Gabinetto di Vienna teneva però ad assicurargli che il Regio Governo non si era mai dipartito un istante dal suo fermo proposito dii non farne cosa che potesse menomamente alterare le così cordiali relazioni esistenti fra :i due Governi, e che anzi in tutte le istruzioni, che mi ·erano state mandate intorno a questa questione quel concetto era sempre primeggiante. Egli mostrassi lieto di queste mie assicurazioni, soggiungendomi però: • ça me fait d'autant plus de plaisir ce que Vous me dites, et que l'affaire soit arrangée, vu qu'un ensemble de circonstances avaient tout naturellement porté momentanéament une certaine atteinte à nos bonnes rélations •. Egli parlavami degli affari deUe bandiere di Trieste e Trento, che ebbero a figurare velate a tutte le feste di Milano e di Legnano. Soggiungevami però tosto non essere di suo gradimento di rivol

germi un reclamo al riguardo, volermene soltanto parlare amichevolmente,

tanto più dopo le assicuranze così largamente date dall'E. V. al Conte Wimp~

fen, che aveva avuto incarico d'intrattenerLa su di ciò, del rincrescimento

che il Regio Governo aveva provato dell'accaduto. Io non mancai di togLiere

nella mia proposta ogni portata a quel fatto, sebbene sappia per esperienza

de' già troppi precedenti analoghi, che i più be' ragionamenti al riguardo non scemano ila spiacevole impressione che sempre se ne prova qui. Feci però osservare l'assenza a quelle feste tanto delle persone RJeaJ.i, .come de' membri del Governo. Finalmente osservai, che d'altronde un fatto analogo succedeva di spesso a' Tiri in Germania, dove non mancavano mai di recarsi deputazioni delle principali città Tedesche dell'Austria, facendo però la notevole differenza fra i due casi, poiché in questo quelle deputazioni invece della Bandiera delle rispettive città portano quella Austriaca, locché toglie ogni dubbio significa•to alla cosa. Il Conte Andrassy •ignorando forse questo particolare non me lo fece riLevare; ma dissemi però che in tali circostan21e quelle bandiere non portavano il segno di lutto, fatto questo che bastava ad accentuare gU intendimenti.

La nostra conversazione su questo argomento, che più di qualsiasi altro è ilncrescioso al Conte Andrassy, pociché fornisce ai suoi avversari potente arma per affievolire la fiducia, che in Lui ripone il Sovrano, non si protrasse a lungo, avendomi già ripetutamente in altre circostanze detto ~tutto ciò, e troppo anche, che si può dire da parte austriaca. Per •troncare poii il discorso in modo cortese, domandommi quando avrei chiesto l'udienza all'Imperatore per presentarg1i le mie nuove credenziali. Al che io risposi che non le avea ancora ricevute, ma che tosto mi perverrebbero, mi sarei fatto premura di fargUelo sapere. Egli allora dissemi che dal canto suo sperava poter fra pochi giorni prendere una determinazione intorno alla scelta del personaggio, che dovrà rappresentare S. M. Francesco Giuseppe come suo Ambasciatore presso il Re nostro, ma ciò non essersi ancora potuto fare fin qui, essendovi da provvedere anche all'Ambasciata di Parigi e quindi occorrendo di addivenire ad un movimento nell'alto personale diplomatico che necessitava un certo studio, a cui non aveva avuto tempo di attendere prima d'ora, ripetevami però l'assicuranza che non si sarebbe tardato a provvedere.

188

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI

D. 52. Roma, 20 giugno 1876.

Le invio, qui unita, in una colla copia d'uso la Lettera So·vrana che accredita la S. V. 11lustrissima presso S. M. il Sultano Murad V ·1n qualità di Inviato straordinario e Ministro plenipotenziario d'Italia. È così già fin d'ora soddisfatto il desiderio che Ella mi esprimeva col pregiato suo rapporto del 4 di questo mese, n. 200 politico (l).

In omaggio alla prammatica ·consueta in simili casi, la S. V. non avrà a presentare le sue nuove credenziali, infino a che questo Signor MJruistro di Turchia non abbia presentate 1e sue a S. M. il Re. lmperocché, essendo oramai risoluta mediante la comunicazione di Lei diretta aUa Sublime Porta,

la quistione del riconoscimento, r>imane solo a regolarsi una mera questione di forma, nella quale spetta manifestamente alla Turchia, non già all'Italia, di pigliare l'iniziativa. Converrà anzi che Ella si astenga dal notificare a1la Sublime Porta essere già in suo possesso le nuove credenziali, in fino a che io sia in grado di annunciarle telegraficamente che S. E. il Signor Carathéodory ha già ricevuto le lettere di credito rilasciategli dal suo nuovo Sovrano. Ciò anche nel caso che altri Rappresentanti esteri rimettessero senza ritardo le loro lettere credenziali.

(l) Non pubblicato.

189

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 548. Vienna, 21 giugno 1876, ore 17,04 (per. ore 21,30).

Baron Hoppffen président société sudbahn vient de me dire que ministre du commerce lui a déclaré il y a un moment qu'il est autorisé par conseil des ministres de donner consentement du Gouvernement autrichien à la demande d'approuver les conventions conclues à Paris et Rome. Le Gouvernement impérial déclare qu'il comprend alinéa deux de l'artide 4 compromis de Paris dans ce sens que pour fixation des revenus nets chaque année on èieduira des recettes brutes les dépenses moyennes des exercices 72, 73, 74. Ensuite il désiderait avoir assurance que Gouvernement ne nommera jamais directeur sans préalable accord société. Ce n'est évidemment point communication officielle, qui j'attends, quoique le ministre sache que baron Hopffen est venu me communiquer tout cela. J'espère l'avoir ce soir. Elle ne dépend plus que du consentement du ministre Hongrois qui doit etre arrivé en ce moment et que selon toute probabilité n'a rien à objecter.

190

IL VICECONSOLE A GINEVRA, BASSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 101. Ginevra, 21 giugno 1876 (per il 23).

Il noto Michele Bakounine abbandonò improvvisamente Lugano lasciando enormi debiti che fu obbligato di fare ancora pei fatti dell'8 agosto 1874, in Bologna, e per altre spese di propaganda in Russia ed in Italia.

Non si sa ove s:ia andato. V'è chi lo crede a Neuchatel e chi a Napoli; ma è molto più probabile che si trovi a Neuchatel, dal Guillaume. La corrispondenza illldirizzata al Bakounine, dev'essere ritirata in Lugano da un certo Mazzotti, emigrato Romagnolo. Mi vien riferito che la Sezione Italiana di Berna, di cui parlava a V. E. nel mio rapporto delli 14 corrente, n. 99 di questa serie (1), sta organizzando

la Cassa di resistenza per poscia far mettere in isciopero i manovali ter

razzieri.

Tale sezione conta 200 inscritti, numero che andrà dim~nuendo in in

verno, perché allora i manovali faranno ritorno in Patria.

Ho partecipato questi particolari alla R. Legazione in Berna.

Il Comitato di Neuchatel diede alla sezione di Propaganda Socialista di

Ginevra la notizia che 'i Giurati di Bologna assolsero gl'imputati del processo dell'Internazionale. Il Comitato soggiunse che i liberati, ritornando ai loro focolai formeranno altrettanti nuclei di sana propaganda rivoluzionaria.

Il Costa è atteso in !svizzera.

(l) Cfr. n. 176.

191

IL MINISTRO A WASHINGTON, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 46. Washington, 22 giugno 1876 (per. il 18 luglio).

La convenzione repubblicana di cui è parola nel mio rapporto del 2 corrente n. 40 (1), si è riunita a Cincinnati il 13 del corrente mese. I delegati convenuti furono più di settecentocinquanta. Avanti tutto il partito formulò il suo programma o piattaforma per servirmi di una parola prettamente americana, che fu approvato alla unanimità. L'E. V. ne troverà qui unito il testo (2): esso dichiara gli Stati Uniti non una lega ma una nazione: considera la pacificazione del Sud come un sacro dovere: domanda un continuo e risoluto progresso verso i pagamenti in ispecie: domanda una riforma nel servizio civile, la punizione dei prevaricatori e l'abolizione della poligamia: raccomanda un emendamento alla Costituzione che proibisca l'alloca:z;ione di comune alle scuole settarie: le l'endite necessarie per le spese ordinarie e per le obbligazioni del debito pubblico devono largamente essere fornite daà diritti sulle importa:z;ioni per modo che siano promossi gli intevessi dell'industria americana e che fio11isca la prosperità di tutto il paese: essere obbligo imperativo del Governo di modifica!'e i trattati esistenti coi Governi europei, per modo che la protezione accordata ai cittadini nativi sia in egual misura estesa ai dttadini americani adottivi e che ogni legge necessaria sia votata per proteggere gli immigrati nell'assenza di potere nello Stato per tale scopo: essere degni di considerazione gli sforzi fatti per ottenere il suffragio delle dolllne: contiene sevel'e parole al riguardo del parHto democratico, e conclude lodando l'amministrazione del Presidente Grant il quale medta continua e cordiale gratitudine del popolo americano per il suo patriottismo e gli immensi servizi da lui resi in guerra ed in pace.

La convenzione rimase riunita tre giorni e non fu che dopo sette ballottaggi ed agli ultimi momenti che venne eletto candidato alla Pvesidenza il Signor Hayes, uno dei candidati i meno sostenuti. I candidati erano nove, ma i più appoggiati i quattro che nominai nel mio sovramenzionato rapporto,

(ll Cfr. n. 146.

ed infatti nelle prime quattro votazioni essi ottennero sempre una considere~ vole maggioranza sovra gli altri, ma il Signor Hayes che alla prima votazione ebbe soltanto 61 voti, in seguito ad una coaliz,ione vuolsi organizzata dal Signor Came·ron, l'attuale segretario della Guerra, ottenne 384 voti, cioè quattro voti di più del numero voluto per essere eletto. Il Signor Blaine ne ebbe 351. Gli amici suoi non lo abbandonarono durante la lotta e votarono sempre costanti e compatti per lui.

Del Signor Hayes poco si sa. Egli prese parte alla guerra nell'esercito fuderale, le sue idee francamente repubblicane lo rendono grato al suo partito, è gran fautore dei pagamenti in ispecie, e fu per tre volte eletto governatore de11o Stato deil'Ohio donde è originario e doV'e gode molta popolarità.

Alla deputazione che da Cincinnati si reca a Columbus per portare alla conoscenza del Signor Hayes il risultato della Convenzione, questi si espresse nei termini più riconoscenti, riservandosi però di far conoscere per iscritto le sue idee circa il programma votato a Cincinnati.

Il candidato alla Vice-Presidenza è il Signor Wheeler dello Stato di Nuova-York. La convenzione democratica si riunirà il 27 del corrente mese a S. Louis.

(2) Non si pubblica.

192

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN,

D. 607. Roma, 23 giugno 1876.

Con rapporto dell'B di questo mese, n. 2668 politico (1), la S. V. Ill.ma mi ha riferito le osservazioni che le erano state fatte da S. E. il Signor Duca Decazes circa le manifestazioni concernenti la rivendicazione di Nizza alle quali diedero luogo le feste del centenario della battaglia di Legnano.

La S. V. ha risposto assai opportunamente a codesto Signor Ministro degli Affari Esteri, mostrandogli come a quelle manifestazioni non si abbia punto ad attribuire un carattere ufficiale, e come si tratti invece di uno di quegli incidenti che dovunque possono improvvisamente prodursi senza che possa derivarne una responsabilità qualsiasi ad altri che agli stessi autori del fatto.

Qui sta, infatti, .il vero nodo della questione. L'autorità di Milano ha bensi assistito ad una parte deUe f•e.ste pel centenario. Però vi intervenne come· inv·itata, e non ebbe ingerenza alcuna nella direzione delle feste stesse. Il Governo francese sa, al pari di qualunque altro Governo l'etto a forme liberali, che entro certi limiti devono necessariamente tollerarsi quelle dimostrazioni che sono di consueto la conseguenza della libertà di riunione.

D'altra parte, poi, è a riflettersi che il pensiero individuale non acquista certo importanza maggiore, né muta carattere pel modo in cui ne avviene la manife•stazione. Sia che esso si contenga in un discorso pronunciato in una riunione privata, ·sia che rice•va pubblicità mediante la stampa, trattasi pur

sempre di opiiilione personale, la quale né potrebbe influire sulla condotta del Governo, né ha, per fermo, .tanta efficacia da turbare le relazioni tra Stato e Stato. E questi stessi concetti voglionsi applicare a quest'altro modo di dimostrazioni che consiste nella esibizione di emblemi simbolici.

Non vorremmo certo negare che anche simili manifestazioni possano acquistare, in date circostanze, un carattere speciale di graVtità, V'hanno discorsi che, rivolti alla moltitudine, costituiscono un vero e proprio appello alle pressioni più pericolose, e v'hanno altresì momenti tali in cui la sola appari~ione di emblemi esteriori può, per la concitazione degli uomini, porre a vepentaglio la pubblica .tranquillttà. Però nelle recenti feste di Milano non ebbesi a deplorare alcuno di siffatti inconvenienti, in grazia, probabilmente, della tolleranza onde :llecero prova le autorità di pubblica sicurezza di fronte a manifestaziond che furono costantemente pacilfiche e furono contenute entro i limiti di enunciazione di opinioni personali.

Più ancora che la dichiarazione del nostro rincrescimento, parmi che debba dissipare ogni men che favorevole impressione, presso codesto Gove·rno, la notizia precisa dei fatti. Non è dubbio che quando questi siano considerati secondo le loro giuste proporzioni e secondo il loro vero carattere·, l'importanza ne riesce per tal guisa attenuata da non poter per certo ese!'citare influenza alcuna sulle nostre relazioni interna~ionali.

La base dell'amicizia che ci unisce alla Francia non è, al c•erto, così ma1l ferma da poter essere scissa da dimostrazioni quali furono quelle recenti di Milano. La cordialità dei nostri rapporti ha fondamento nella coscienza che abbiamo degli interessi comuni pei quali i due Gabinetti sono condotti a seguire le stesse vie in tutte le questioni più importanti e segnatamente in quelle che formano il soggetto delle attuali preoccupaZioni dell'Europa. Della solidità di siffatti rapporti avrebbe troppo inadeguato concetto chi •stimasse che incidenti affatto secondari possano sviare i due Governi da una politica che, ispirata da sentimenti di reciproca fiducia e simpatia, ha già dato ottimi risultamenti per i due Paesi.

Voglia, la prego, Signor Incaricato d'Affari, esprimersi in questo senso con

S. E. il Signor Duca Decazes tostoché ·le si presenti l'opportunità di tornare ancora una volta sopra questo argomento.

(l) Cfr. n. 160.

193

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 50/20. Londra, 23 giugno 1876 (per. il 26).

A mente del desiderio espresso da V. E. nel Suo dispaccio del 16 corrente (Serie Politica N. 19) (l) ho partecipato al Conte di Derby, ne11a sua conversazione d'ieri, le informazioni contenute in detto dispaccio relativo alle Cose Finanziarie di Egitto.

Come ne informai l'E. V. col mio telegramma d'•ieri (1), il Conte di Derby si mostrò grato per quella comunicazione, e sembrò accoglieve con piacere la notizia che si fosse aggiustata la posizione del Commendatore Scialoja, il quale, avendo ottenuto il ritiro dal nostro Governo, può, senza che nulla si abbia da opporre, attendere all'alto ufficio che dal Kedive gli venne affidato.

La istanza fatta dal Kedive per avere nella Commissione del debito Egizio un funzionario Inglese da designarsi dal Governo Inglese stesso, pervenne al Foreign Office che la trasmise al Ministro delle Finanze, ma fino ad ieri nessuna deliberazione venne presa in proposito. Il Conte di Derby conserva tuttora medesimi dubbii circa l'efficacia dei mezzi proposti per i!l riordinamento delle F\inanze Egizie; anzi egli tende a credere che le loro condizioni vadano peggiorando, imperocché è intimamente persuaso che l'Egitto non può reggere al peso del suo debito finché ne rimanga fissato l'interesse al 7 per %· Si scorge che, con questa finora inconcussa opinione, sarà difficile che il Governo Inglese voglia assumere qualsiasi responsabilità del resultato finale del sistema Frinanziario recentemente inaugurato in Egitto.

In un altro mio rapporto ho già fatto conoscere quale fosse (a detta di un abile diplomatico molto informato in questa quistione) il pensiero finale del Ministero Britannico; le poco favorevoli previsioni del Conte di Derby relative alle Finanze del Kedive, mi sembrano confermare quell'apprezzamento.

(l) Non pubblicato.

194

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 2680. Parigi, 23 giugno 1876 (per. il 26).

In un'udienza ch'ebbi jeri dal Signor Ministro degli affari esteri di Francia,

S. E. volle darmi sull'ultima fase delle trattative concernenti gli affari d'Oriente alcune indicazioni che credo mio debito di riferire aU'E. V ..

Il Signor Duca Decazes mi ripeté che dopo il 11ifiuto del Gabinetto inglese d'accedere al memorandum di Berlino, egli erasi attivamente adoperato per riavvicinare il Gabtnetto russo, irritato da quel rifiuto, e il Gabinetto di S. Giacomo. Finalmente, dopo un periodo di rallentamento nelle relazioni tra i due Gabinetti, il Signor Disraeli ed il Conte Derby avrebbero fatte al Conte Schouva~low Ambasciatore dello Czar a Londra, in conversazioni verbali alcune -non formali proposte -ma aperture indicate come base possibile d'un accordo che sarebbero state in sostanza le seguenti. Si sarebbe convenuto di lasciare la Turchia mettere in atto le l"iforme che promise, ma si sarebbe lasciata altl'esì libertà agl'insorti di accettarle e di tenersene paghi o di riprendere le armi (fu pronunziata la parola • di farsi un salassa • mi disse il Duca Decazes) e sarebbe stato anticipatamente .inteso di non ammettere ingerenze estere tra i combattenti.

Qualora con ciò gl'insorti fossero riusciti a conquistarsi l'indipendenza, le Potenze non v'avrebbero messo ostacolo; si sarebbero invece intese per guarentir [oro, se vinti, un trattamento equo e conforme almeno ai più urgenti bisogni delle popolazioni cristiane. Non sapeva ancora jersera, a qu31Ilto mi affermò, il Signor Duca Decazes che a queste aperture fossero state fatte formali controproposte dal Governo russo, e devo osservare che jerlaltro Lord Lyons, col quale ebbi una conversazione, ignorava anch'esso che controproposte fossero arrivate fino allora a Londra. Secondo ciò che mi disse il Duca Decazes, il Gabinetto di Pietroburgo doveva soltanto domandare o avrebbe dom31Ildato che H Gabinetto di

S. Giacomo formolasse nettamente una proposta conforme a quelle aperture.

Mentre i[ Signor Ministro degli affari esteri mi discorreva di ciò, gli furono recati telegrammi da Belgrado e da Vienna che gli annunziavano decisa l'entrata in campagna della Serbia. Gli si riferiva che il Principe Milano già fosse partito da Belgrado per mettersi alla 'testa del suo esercito. Da Vienna gli si telegrafava che il Conte Andrassy aveva espresso il profondo suo rammarico di non aver potuto trattenere il Gabinetto Serbo dal gettarsi nell'azione.

S. E. si mostrò mo[to preoccupata di tale notizia. Osservò poi che la risoluzione presa dalla Serbia era evidentemente una conseguenza delle dichiarazioni inglesi le quali, egli disse, oltrepassarono ciò che la Russia poteva attendere dal Gabinetto di S. James.

c Dopo le cose dette dal Si~or Disraeli il 9 giugno nella Camera de' Comuni • proseguì il Duca Decazes c tl Gabinetto russo a buon diritto poteva essere sorpreso dalle aperture fatte poco dopo al Conte SchoUJValow. Ed in fOilldo, è per me manifesto che l'Inghilterra non ha più tanto a cuore l'integrità dell'impero ottomano. L'interesse pubblicamente dimostrato alla Turchia dagli Inglesi è spiegato dalla necessità in cui sono di non offendere il sentimento dei musulmani de' loro propri domini. Egli è nondimeno certo per me che nell'evento d'uno sfacelo dell'Impero turco l'Inghilterra ha fermo ~n animo di tenersi indenne in Egitto, e che in cuore desidera di poterne venire a darsi un simile compenso •.

Domandai al Signor Duca Decazes che cosa egli si proponesse di fare in seguito della notizia avuta e quali, secondo lui, potessero essere le immediate conseguenze.

Egli mi rispose che per ora non vedeva altro partito all'infuori di quello di continuare, come sempre fece, di continuare c giornalmente • a dare alla Sublime Porta consigli di pronta azione nel senso delle larghe concessioni promesse. Le conseguenze dell'entrata in campo della Serbia gli apparivano pericolosissime, e meglio d'ogni altra sua parola a tale riguardo tradiva il suo pensiero il voto che emise di poter prontamente far ritornare la divisione navale mandata tn Oriente dopo i fatti di Salonicco.

Per quanto siano stati sinceri i tentativi del Duca Decazes di mantenere nella questione d'Oriente l'accordo delle sei Potenze, egLi fu p.i.ù volte giudicato favorevole in modo speciale al Governo russo. L'E. V. sa quale rimprovero gli fu mosso nella Commissione del bilancio perché con troppa prontezza aveva espressa la sua adesione al Memorandum di Berlino. Né posso negare che dalla conversazione che finora ebbi l'occasione di tenere con S. E. non traspirasse in

19 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

Lei qualche propensione verso quel Governo. Quando l'Inghi'loterra inviò la sua squadra nella baja di Besika, il Principe Orloff avrebbe invitato il Duca Decazes a mandarvi puve un'altra divisione della flotta francese, per servire di contrappeso alla presenza dei corazzati inglesi e per sorvegliarli. Mi fu assicurato che il Duca Decazes ne avesse fatta la proposta in consiglio dei ministri e che principalmente per resistenza del Contrammiraglio Fourichon, Ministro della Marina, il Consiglio l'avesse respinta. Ma comunque ciò sia, il Ministro degli affari esteri di Francia apertamente non cessò di spingere ad un accordo delle sei Potenze. Anche nella ultima fase egli comunicò a Lord Lyons la formola di due proposte che credeva accettabili da tutti, ma che poi rinunciò di mettere innanzi, dietro le osservazioni fattegli dall'Ambasciatore di Sua Maestà britannica.

La politica che l'opinione pubblica quasi unanime addita al Governo francese sarebbe quella dell'aspettazione. Il sentimento che più sovente odo esprimere è quello dell'apprensione che sieno presi prematuramente impegni o che sia già ora seguita una via la quale fatalmente conduca ad impegni verso una od altra Potenza qualora dovessero sorgere conflitti.

(l) Non pubblicato.

195

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 560. Vienna, 24 giugno 1876, ore l (per. ore 3).

Par un échange de notes en da,te d'hier, l'échéance du traité de commerce a été prorogée au 1•r juillet 1877, avec la olause qu'H est entendu que le nouveau traité qui serait conclu dans l'intervalle pourra etre appliqué, si faire se peut, meme avant rette date.

196

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI (l)

D. 58. Roma, 24 giugno 1876.

Approvo il linguaggio che la S. V. Illustrissima ha tenuto costì in base alle istruz,ioni che Le erano state impartite col Dispaccio Ministeriale del 12 Maggio scorso N. 29 di questa serie (2) V.S. riferivami sopra questo proposito col Rapporto n. 213 del 13 giugno corrente (3).

Le condizioni dell'Impero sono tali che riesce indispensabile, da parte delle autorità locali, un procedere rigorosamente corretto. I rapport>i dei RR.

Consoli non conteng<mo, a questo riguardo, informazioni pienamente rassicuranti. V'hanno bensì autorità le quali seppero mostrarsi animate da buoni sentimenti e SPiegare, in circostanze gravi, la debita energia. Così è avvenuto, ad esempio, a Gerusalemme, ove un panico, suscitato da cause non bene accertate ed alimentato dalle condizioni agitate della popolazione, poté in breve essere sedato grazie al sangue freddo ed alla fermezza di cui l'autodtà fece prova. In simiU casi la Sublime Porta non vorrà, certo, risparmiare agli Agenti suoi il debito elogio.

Sfortunatamente non può dirsi lo stesso d'altri funzionar-ii ottomani, quali, a quanto narrano i RR. Consoli, si sono mostrati inferiori d'assai alle esigenze della situazione. Il più delle volte sono gli agenti subalterni, lÌ Mutessarif ed i Caimacam, che non corrispondono alle buone intenzioni da cui sono animati i Governatori, e che, invece di tradurle in atto, le paralizzano e ile rendono inefficaci. Così a Salonicco fu mestieri che i Consoli d'Italia e di Inghilterra intervenissero per fare impartire convenienti istruzioni alle autori-tà distrettuali in occasione del passaggio dei Redifs chiamati dall'interno al Capo luogo dell'Eyalet. A Rettimo il Moutasserif, invece di assumere energicamente le difese dei cristiani, ricorse, durante le feste in onore d~l nuovo Sultano all'espediente pericolosissimo di consigliarli a non uscire per le vie.

In altri luoghi la responsabilità della azione ~nsuffidente o male esercitata risale ai Governatori. In Diarbekir, uno stuolo di Musulmani ricorse al Medjlis chiedendo che sia abbattuto il campanile della chiesa caldea. Quel Valì, ahmed Tewfik Pascià, non trovò, per disfarsi dei tumultuanti, miglior risposta che quella di dire essere stata la cosa riferita a Costantinopoli; con che si accrebbe l'arroganza dei Musulmani e se ne legalizzò, in certa guisa la pretesa. In altri dispacci ebbi pure a far oonno di mal governo in Albania ed in Tessaglia, e soprattutto delle imposte indebitamente riscosse, del reclutamento di Bachibuzuck, a minaccia dei cristiani e con pericolo immediato di disordini. 1 • .t ;

Sopra questo insieme di fatti e di tendenze giova che la S. V. Illustrissima non si stanchi di richiamare l'attenzione della Sublime Porta. Simili atti di debolezza, di arbitrio e di sgoverno, oltreché sono già per se stessi pericolosi e nocivi, indispongono la pubblica opinione e rendono difficile il compito deUe Potenze che, con propositi sinceramente amichevoli, cercano, a benefizio degli interessi generali, una soluzione delle presenti difficoltà.

(l) -Ed. in LV 22, p. 226. (2) -Cfr. n. 86. (3) -Cfr. n. 175.
197

IL MINISTRO A BRUXELLES, DE BARRAL, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 14. Bruxelles, 24 giugno 1876 (per. il 28).

D'après des nouvelles arrivées ici de source diplomatique, l'Empereur Alexandre ne se serait pas bien trouvé de sa cure d'Ems, d'où serait repar.ti plus souffrant qu'avant. Il paraìtrait meme que l'état de son esprit, toujours un peu reveur en affectant meme quelques fois des formes mystiques, aurait pris des nuances encore plus accentuées dans ce sens.

Quant au Prince Gortschakoff, sa position, après les différents incidents et événements dramatiques survenus dernièrement à Costantinople, ne serait plus aussi solide qu'autre.fois, et suivant l'expression employée par la personne de qui je tiens ces informations, le Chancelier se trouverait en ce moment quelque peu • chancelant •.

En me parlant des affaires d'Orient, le Ministre d'kngleterl'e m'a dit que dans l'intéret de la paix et pour prévenir une guerre qui aurait pu facilement devenir générale, le Gouvemement Anglais avait du par une attitude énergique arreter la Russie; qu'il faillait ma<intenant donner au nouveau Sultan le temps de se reconnaitre et de réorganiser le pays; et qu'en défìnitive si l'action des Puissances devenait plus tard absolument nécessaire, il fallait intervenire en amis et non pas en ennemis.

198

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI (l)

R. 235. Terapia, 25 giugno 1876.

Ieri mattina comparve il telegramma che l'E. V. mi faceva l'onore di rivolgermi ·la sera innanzi per ordinarmi, in segtliito alle notizie venute da Belgrado e da Vienna circa l'imminenza delle ostilità fra la Serbia e la Turchia, avessi ad insistere presso la Sublime Porta onde venissero prontamente adottate dal suo canto le misure di moderazione e prudenza delle quali l'E. V. aveva trarbtato nelle istruzioni trasmessemi per telegrafo e per posta.

Non indugiai un istante ad invitare il Cavaliere Vernoni a trasferirsi presso il Ministro degli Affal'li Esteri e presso il Gran Vizir affine di fare ogni possa per persuader1i di prendere prontamente la determinazione d'atlolllJtanare le loro truppe dalla frontiera Serba.

Esponeva infatti il Signor Vernoni a Safvet Pacha i gravi pericoli della situazione, im.sisteva sul grande effetto morale sarebbe prodotto presso i serbi da una si manifesta prova di moderazione da parte della SubLime Porta, e sull'importanza di mettere per tal modo quel Governo apertamente dalla parte del torto i:n faccia delle Potenze garanti. Safvet Pacha rispondeva la Sublime Porta non aver mai avuto né aver ora l'intenzione di attaccare la Serbia, le misure militari prese essere consigliate unicamente dalle prove s'avevano che

il Govemo Serbo nutriva progetti ostili contro la Turchia; queste prove essere ora talmente evidenti che nessuno più dubitava di siffatti progetti; esser egli convinto che la Serbia era decisa ad attaccare la Turchia, né essa sarebbe per mutare consiglio innanzi alla risoluzione per parte della Sublime Porta di ritirare le sue truppe da quella frontiera.

Più lungo ed importante fu il colloquio che seguì tra il Cavaliere Vernoni e Ruchdi Pacha. Quegli esponeva a Sua Altezza in termini altrettanto caldi ed urgenti il suggerimento !in discorso. Aggiungeva questo consiglio essergli dato a nome del R. Govemo, il quale unicamente ispirato da sentimenti d'amicizia per la Sublime Porta, e dal desidel'lio di contribuire per quanto da esso dipendeva al mantenimento della pace, suggeriva il mezzo che nelle presenti congiunture gli sembrava più efficace affine di raggiungere l'intento. Sua Altezza replicava i1l Governo Ottomano deplorare sommamente i conflitti, non averli mai provocati, ed aver anzi fatto ogni sforzo per prevenirli mediante tutte le concessioni possibili; non aver esso anche attualment,e la menoma intenzione di violare il territorio serbo; troppo stargli a cuore di non commettere dal suo canto alcun atto che non sia perfettamente conforme alle stipulazioni del Trattato di Parigi del 1856. • Ma non siamo noi che turbiamo la pace, proseguiva Sua Altezza; non furono da noi provocate ILe insurrezioni dell'Erzegovina e della Bosnia. Innan2li a quei moti la Sublime Porta era costretta

d:i mandarvi le sue truppe per reprimerli. Ed ora, senz'alcun motivo, la Serbia fa armamenti formidabili, mette alla testa delle sue truppe Ufficiali venuti dall'estero, eseguisce movimenti di truppe che non lasciano più alcun dubbio sulla sua intenzione di dar principio alle ostilità. Non avrà la Sublime Porta il diritto, anzi il dovere di prendere tutte quelle misure militari che crede opportune per la difesa dell'Impero? Il presente Governo adempirà a' suoi doveri; ma se le forze della Serbia si attenteranno di passare la frontiera, le nostre truppe le respingeranno col massimo vigore; né in tale eventualità il Governo Ottomano si crederà tenuto a limitare le sue operazioni in conformità di stipulazioni che si troveranno senza valore pegli atti altrui. E nutro fondata speranza che la vittoria sarà del lato del diritto e della giustizia •.

Così parlava il Gran Vizir, ed il Cavalier Vernoni insisteva essere prova di saviezza e di forza l'agire con prudenza e moderazione; essere contrario ai veri interessi della Sublime Porta di spingere le cose agli estremi; considerasse la gravità della situazione e l'urgenza di esaurire ogni mezzo di conciliazione. Si mostrava irremovibile Ruchdi Pacha, e conchiudeva tutta la responsabilità degli eV!enti ricadrebbe sulla Serbia, ché il Govemo Ottomano non solo non ebbe mai l'intenzione di attaccarla, ma se gli venisse ora proposto di mandarvi un Valì e di assumerne l'amministrazione, esso respingerebbe la proposta; le Po,tenze Garanti avrebbero piuttosto a rivolgersi a quella Provincia vassalla, e farle intendere in modo efficace come, non che appiccare }',incendio, dovrebbe disarmare prontamente e non attirare su quelle popolazioni le sventure della guerra.

Queste cose mi riferiva il Signor Vernoni al ritorno dalla Porta, ed io mi faceva premura di darne avviso telegrafico a V. E.

"' È mio dovere di aggiungere che ebbi a verHicare in questa circostanza che l'Ambasciatore d'Inghilterra, la cui voce, come l'E. V. conosce, è ora pressoché onnipotente alla Porta, dà consigli diametralmente opposti a quelli di cui è discorso più sopra. L'azione sua unitamente a quella dell'Ambasciatore Austro-Ungarico fu principalmente diretta nella giornata d'ieri a fare ogni sforzo per disinteressare il Montenegro nel prossimo conflitto, ed essi hanno qualche speranza di riuscire nell'intento, mediante la promessa di lievi concessioni territoriali da farsi dalla Sublime Porta *.

(l) Ed., ad eccezione del brano tra asterischi, in LV 22, pp. 234-235.

199

IL CONSOLE A GINEVRA, GAMBINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 103. Ginevra, 27 giugno 1876 (per. il 29).

Sono stato informato che a Basilea si costituì come a tierna una seZ~ione Internazionale d'operai Italiani appartenenti alle regioni del Biemonte, Lombardia, Venezia, Toscana ed Emilia; in tutto, coi Ticinesi, sono circa duecento.

Su proposta di Salvioni e di Brousse, si decise ad unanimità di fondare la lega contro i padroni ed una cassa di resistenza e di mutuo soccorso.

Il 16 Giugno corrente, il Consiglio Federale Giurassiano tenne a Neuchàtel una seduta la quale fu impegnata quasi tutta a discutere le teorie del socialismo.

Brousse disse che l'Internazionale d'oggidì, che è poi quella che fu fondata all'Esposizione Universale di Londra, dev'essere riformata totalmente; disse che le sezioni hanno copiato molto dalle Società democratiche borghesi. Propugna perciò l'idea che i singol.i Consigli federali delle regioni si facciano promotori delle Società per arti e mestieri.

In seguito al foglio del Terzaghi, foglio che io spedivo a V. E. coll'ultimo mio rapporto deUi 22 corrente, n. 102 di questa serie (1), l'Angelo Umiltà spedì a diversi giornali d'Italia copia del memoriale da lui indirizzato al Consiglio Federale Svizzero nel 1874 per non essere consegnato alle Autorità Italiane.

Non ho perduto di vista le norme dell'E. V. circa i nominati Squassi e di

Fabio, ma per quante indagini si siano fatte presso persone che ne potevano

sapere qualche cosa, nessuno poté dar notizie precise di quei due individui,

poiché da due anni non si parla più di loro né essi scrissero, come solev,ano fare,

a nessun giornale, comitato o sezione.

Si crede però probabile, ora che è terminato H processo di Bologna, che

vengano di nuovo in campo.

(l) Non pubblicato.

200

IL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 489. Vienna, 27 giugno 1876 (per. il 30).

L'imminente apertura delle ostilità per parte della Serbia è qui l'oggetto dell'universale preoccupazione. Ebbi occasione oggi di parlare su questo argomento al Conte Andrassy. S. E. ritiene il fatto come quasi certo. Egli caratterizza così la situazione • Ce sont des gens qui ont évoqué le diable et ont perdu la formule pour le faire disparaitre! •. In quanto all'esito del conflitto Egli lo considera come imprevedibile per ora: qualunque però possa 'essere, ritiene una crisi necessaria e al da farsi dovervisi pensare allorché si avrà dinnanzi agli occhi una situazione concreta. Questo suo modo di vedere è avvalorato anche dall'attuale situazione a Costantinopoli, che da tutte le informazioni che si hanno, risulta in sommo grado precaria. Con tutto ciò il Conte Andrassy dichiaravami, ch'Egli non è spiacente di quanto l'Europa ha fatto da un anno per evitar la crisi e dice anzi, che se fosse a ricominciare vorrebbe nuovamente prenderne l'iniziativa, poiché il primo dovere delle Potenze si era di non lasciare intentato mezzo alcuno che potesse dar speranza di prevenire quanto sta ora per succedere. • Ad ogni modo, però, soggiungevami, abbiamo ottenuto l'accordo dell'Europa nel non voler che la pace generale sia disturbata dalle questioni interne dell'Impero Turco: la cosa fu così localizzata ed a seconda di quanto sarà per nascerne si provvederà • .

In questo momento Egli ravviserebbe qualsiasi nuova azione pacificatdce inopportuna ed inutile ed ove anche si volesse tentarla colla minaccia di una pressione materiale, riterrebbe il rimedio peggiore del male per le conseguenze che ciò avrebbe. In quanto ad una nuova azione diplomatica Egli la respinge, non dovendosi sciupare un mezzo che non deve impiegarsi che con la quasi certezza di riuscire; inoltre Egli trova essersi già chi,esto alla Porta tutto quanto era chiedibile, voler da Lei di più non produrrebbe altro risultato se non di estendere l'incendio a provincie che ne sono ancora immuni. Insomma si aspetta la crisi, ed a seconda del suo svolgimento si piglierà colle Potenze quegl'accordi che le circostanze consiglieranno. Per intanto il fatto sta che qui si desidererebbe vivamente che la Turchia schiacciasse la Serbia, essendo questo il mezzo migliore per togLiere l'Austria-Ungheria dagl'imbarazzi gravi in cui è messa attualmente dall'agitazione delle sue popolazioni di razza Slava: agitazione però che di fatto sembra esser minore di quanto apparirebbe dalla lettura degl'articoli e corrispondenze dei giornali; sebbene sempre sufficiente da disturbare U!ll poco il Governo Imperiale e da creare anche aggravi al suo poco fiorente erario. Intanto, a quanto assicuravami il Conte Andrassy, e da quanto anche mi risulta altrimenti, disposizioni militari eccezionali non se ne prese fin qui; né pare si sia prossimi a prenderne.

Non conviene però dissimularsi che ove i Turchi fossero vincitori ed anzi volessero stravincere, come sembrerebbe probabile ove avessero il sopravento, la Russia forse non lo permetterebbe, e potrebbe anche veder di mal'occhio che l'Austria-Ungheria, siccome parmi ne abbia l'intendimento, mantenesse una neutralità troppo favorevole alla Turchia. In questo caso quindi potrebbero nascere malumori fra i Gabinetti di Pietroburgo e di Vienna, come probabilmente ne nascerebbero del pavi se l'Austria-Ungheria, essendo i Serbi vincitori, volesse opporsi all'annessione della Bosnia alla Serbia, come pare sia l'intendimento del Gabinetto di Vienna, sebbene il Conte Andrassy non me l'abbia detto esplicitamente, ed anzi abbia evitato di entrare preventivamente in ta1le ordime di idee.

Per intanto fermo mantiensi l'accordo fra i tre Imperi e continuo è lo scambio di comunicazioni e d'idee fra i tre Gabinetti.

In questo momento ad ogni modo l'assoluta astensione è all'ordine del giorno qui, si aspettano fa,tti per provvedere. Forse m'ingannerò, ma a me pare che l'idea a cui i Gabinetti Nordici si appiglieranno allorché il momento d'in1Jervenire onde impedire l'incendio si allarghi sarà giunto, sarà la proposta di un Congresso, che il Conte Andrassy senza che io gliene facessi menomamente cenno, dichiaravami oggi inopportuno.

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. RR. 56/22. Londra, 27 giugno 1876 (per. 1'1 luglio).

Ho l'onore di trasmettere all'E. V. l'esemplare della Correspondence respecting the Finances of Egypt, presentata ultimamente al Parlamento Inglese, che venne dal Conte di Derby mandato a questa Ambasciata.

I documenti contenuti in questo fascicolo espongono l'e vavie fasi della quistione finanziaria d'Egitto rispetto all'Inghilterra, e spiegano i motivi che indussero questa potenza ad astenersi dal concorrere colla Francia e l'Italia al riordinamento di quell'amministrazione.

Porto particolarmente l'attenzione di V. E. sulle lettere n. l e n. 2, pag. la, che si riferiscono al modo con cui l'Italia fu portata a prender parte alle combinazioni escogitate in quello scopo; sulla lettera n. 64, pag. 49, dorve si accenna come il Signor de Soubeyran abbia infl.ui·to in quell'affare, ed infine sulla let~tera n. 86, pag. 77, in data del 26 maggio p.p. diretta dal Conte di Derby al Generale Stanton, nella quale l'illustre Lord riassume le fasi dell'ingerenza avuta dal Signor Cave nelle cose finanziarie di Egitto, accenna la scoperta fatta di nuovi debiti non prima sospettati, ed infine conchiude col dichiarare che il Governo Inglese non può accettare la responsabilità nella quale sarebbe involto dallà nomilna di un Commissario.

Non credo che il Governo Inglese sia disposto a recedere da questa determinazione. Ed infatti, col mio Rapporto del 23 corrente (1), io partecipai alla E. V. di avere interrogato il Conte di Derby sulla notizia, datami con dispaccio di codesto Ministero in data del 16 corrente; Serie Pollitica n. 19, che il Kedive faceva nuove istanze presso il • Foreign Office • perché il Gowrno Inglese delegasse un suo Commissario in Egitto. Tal notizia mi veniva confermata dal Conte

di Derby che l'aveva sottoposta al Ministro delle Finanze. Quest'oggi stesso mi sono informato presso il • Foreign Offioe • della deliberazione presa in pro· posito e seppi che finora non solamente nessuna risposta non era stata data al Kedive, ma che era quasi certo che il Gabinetto Inglese non avrebbe preso la l'esponsabilità di mandare ufficialmente il chiesto Commissario.

Torna in acconcio di far conoscere molto confidenzialmente all'E. V. una conversazione che, pochi giorni or sono, io ebbi con Nubar Pascià intorno all'Egitto. Egli mi confermò la molta gelosia che prova l'Inghilte-rra per l'ingerenza che vuole avere la Francia nelle cose d'Egitto; su quel punto essa non transigerà mai, ed alla prima minaccia di guerra avverrebbe per parte deU'Inghtlterra l'occupazione dell'Egitto. In quanto alle finanze di quel paese Nubar P·ascià è dello stesso avviso che Lord Derby, cioè che desse difficilmente si possono rialzare nelle condizioni attuali. Il Kedive non ha ancora potuto assuefarsi all'idea di non essere padrone di tutto e di non essere, al pari degli altri mortali, tenuto a pagare i propri debiti. Il prodotto delle imposte invece di essere versato direttamente nelle casse della Commissione finanziaria instituita per il serviZJio della rendita, passa al contrario prima per le mani del Kedive che ne lascia poi alla Cassa anzidetta solo quel tanto che gli talenta.

Con un altro sistema di cultura più liberale verso i Coloni, la terra, così feconda in quel paese, potrebbe produrre assai di più che attualmente, e se inoltre il Kedive si persuadesse che egli non deve essere che il primo reggitore dei suoi popoli, ed in conseguenza deve, per il primo, dare l'esempio di sottostare alla legge, Nubar Pascià è persuaso che l'Egitto basterebbe tuttora a far fronte ai suoi impegni. Ma colla sua reluttanza a qualsiasi freno, il Kedive precipita verso la sua rovina, e questo sarà il momento aspettato dall'Inghilterra per imporgli la sua volontà.

Volendo prendere accordi con q_uesto Governo negli affari d'Egitto, mi pare preferibile d'intendersi con esso qui in Londra sulle basi delle quistioni da risolvere. Gli uomini di Stato di questo paese trattano gli affari con molta schiettezza e semplicità per cui in generale c'è molto a guadagnare col concertarsi direttamente con essi. ·

(l) Cfr. n. 193.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

D. 385. Roma, 28 giugno 1876.

Mi pregio di qui confermarle i due telegrammi del 26 di questo mese (1).

Prima di lasciare Ems, il Principe Gortchakoff ha informato confidenzialmente il Cavaliere Nigra di uno scambio di comunicazioni che aveva avuto luogo direttamente tra l'Inghilterra e la Russia per organo del Conte Schouvaloff, Ambasciatore dello Czar a Londra. Siffatto scambio di comunicazioni mirav:a soprattutto a ricercare una soluzione della auestione relativa alle pro

vincie insorte. L'Inghilterra proporrebbe l'applicazione alla Bosnia ed all'Erz,egovina di un regime amministrativo analogo a quello di Candia. Pel caso probabile che gli insorti non accettassero questo regime, il Gabinetto britannico opinerebbe che le Potenze abbiano ad astenersi da ogni intromissione, lasciando che i turchi e gli insorti definiscano tra loro la controversia: se gli insorti riuscissero vincitori, l'InghHterra accetterebbe anche l'indipendenza assoluta delle due Provincie; e se fossero battuti, il Gabinetto britannico proporrebbe che pur tuttavia le Potenze guarentiscano alla Bosnia ed all'Erzegovina il regime candiota.

Il Principe Gortchakoff ha replicato nel senso che non gli parrebbe necessario, in ogni ipotesi, una lotta armata fra i turchi e gli 'insorti, ed ha proposto che le Potenze chiedano alla Porta di accordare addirittura alle Provincie insorte qualcosa che stia tra H trattamento cretese e 'l'indipendenza assoluta, come sarebbe l'autonomia amministrativa e finanziaria. In pari tempo il Principe avrebbe formolato due desiderata: che si conceda al Montenegro uno sbocco nel mare, e che si assegnino alla Serbia certi territorii da gran tempo contrastati lungo la sua frontiera attuale.

Non ci è giunta finora notizia dello accogHmento che il controprogetto del Principe Gortchakoff ha incontrato a Londra. Ci fu fatta invece, il giorno 26, da questo Signore Incaricato d'Affari di Russia, in correlazione cogli avvenimenti di Serbia, l'altra comunicazione che telegraficamente le ho riferito.

Il Signor Schewitch aveva ricevuto un telegramma del Principe Gortchakoff concepito a un dipresso nei termini seguenti: • La Turchia, stimandosi in grado di schiacciare la Serbia, teme che le sue forze militari si esauriscano nella inazione. La Russia ha rinnovato gli officii suoi presso il Principe Milano per segnalargli il pel'icolo di un attacco da parte sua e per consigliargli la difensiva. Se la Sublime Porta attacca la Serbia, la Russia crede che le Potenze dovrebbero (devra,ient) protestare a Costantinopoli sulla base dei Tratta,ti. Se nonostante (si néanmoilns) la lotta s'impegna, le Potenze potrebbero (pourraient) proclamare il non intervento assoluto. Però, in questo caso, è temersi che la lotta non si estenda a tutta la Turchia d'Europa, e la soluzione dipenderebbe oramai da una forza superiore alle previsioni umane.

La comunicazione del Signor Schewitch avea carattere strettamente confidenziale, del che ebbi a porgerle avvertenza nel mio secondo ,telegramma, soggiungendo che non avevamo cercato di conoscere, intorno alla medesima, l'opinione di alcun'altra Potenza all'infuori della Germania. All'Incaricato d'Affari di Russia fu risposto che, trattandosi di officii eccedenti i limiti di meri consigli e tali da poter impegnare l'azione futura del

R. Governo, io stimava debito mio di prendere in proposito gli ordini di S.M. attualmente assente da Roma; cosicché un certo indugio sarebbe stato inevitabile prima che io potessi metterlo in grado di far conoscere a1l Principe Gortchakoff l'impressione prodotta sopra di noi dalla sua cortese comunicazione.

Sto ora attendendo che V. E. possa indicarmi (per quanto lo consenta l'assenza da Berlino di tutti i personaggi dirigenti la politica dell'Impero) se una analoga comunicazione sia stata fatta a codesto Governo, e quale accoglienza abbia avuto.

(l) Non pubblicati.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY E A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, E AGLI INCARICATI D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, E A PIETROBURGO, COLLOBIANO ARBORIO

D. Roma, 28 giugno 1876.

Il Ministro ellenico degli Affari Esteri ebbe più volte, in quest'ultimi tempi, a manifestare al R. Incaricato d'Affari in Atene il desiderio che la Grecia non sia lasciata del tutto all'infuori nelle deliberazioni e nelle conferenze alle quali porgono occasione le presenti complicazioni.

Non è la prima volta che la Grecia mette innanzi questa sua domanda. Nella conferenza tenutasi a Parigi nel 1868-69 per gli affari cretesi, il Governo ellenico ottenne, però non senza molte difficoltà, che il Signor Rangabé, suo Ministro presso il Governo francese, fosse chiamato ad intervenire alle riunioni. Trattavasi, per verità, allora di una questione che 'interessava in sommo grado il Regno ellenico e che era posta davanti alla Conferenza, in termini perfettamenti definiti.

Il desiderio del Gabinetto di Atene assume ora nuova forma. In un suo recente colloquio col R. Incarlicato d'Affari, il Sig111or Contostavlos ha accennato esplicitamente alla convenienza somma che il Rappresentante ellenico a Constantinopoli sia ammesso a pigliar parte alle Conferenze che si tenessero tra i suoi Colleghi, rappresentanti delle Grandi Potenze, circa gli Affari orientali. Egli è bensì vero (così giustifica il Sig. Con,tostavlos la sua dimanda) che la Grecia, né è grande potenza, né ha partecipato alla guarentigia dell'integrità dell'Impero Ottomano, però la sua situazione particolare di fronte alla finitima Turchia, ove risiedono numerosissime popolazioni di stirpe greca, ~e fornirebbe, in certa qual guisa, un titolo speciale di ammissione. D'altra parte è a presumere che le popolazioni elleniche dell'Impero accoglierebbero con maggiore deferenza i Consigli deliberati nel consesso delle Potenze, quando sapessero che alla deliberazione pigliò parte un rappresentante della Grecia.

Il R. Incaricato d'Affari ha avuto istruzione di mantenersi ~~n grande riserbo, dichiarando di avere riferito la cosa al R. Governo e di aspettarne le direzioni. Mi gioverebbe intanto di sapere se alcuna entratura per questo stesso fine sia stata fatta anche. presso codesto Gabinetto, e come sia stata accolta.

204

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE DESTINATO A PIETROBURGO, NIGRA

D. 5. Roma, 28 giugno 1876.

Poiché l'E. V. sta per pigliare possesso del posto che è piaciuto a S. M. di affidarle, stimo utile di porgerle, con questo mio dispaccio, alcuna indicazione sommaria sullo stato presente della questione orientale, sull'a.tteggiamento nel quale sembrano tenersi le varie Potenze, e sulla linea di condotta che le circostanze e gli intevessi nostri paiono additarci.

Il riavvicinamento che si è operato, da ultimo, tra la Gran Bretagna e la Russia è. senza dubbio, nella fase attuale. il fatto più saliente. L'E. V. poté riferirmi da Ems, mercé le confidenze che Le furono fatte dal Principe di Gortchakow, i termini delle comunicazioni che si scambiarono, tra i due Gabinetti per organo del Conte di Schouwaloff, Ambasciatore dello Czar a Londra. Da Parigi, da Londra e da Costantinopoli giungevano di poi, a breve intervallo, la conferma del mutamento avvenuto negli intendimenti del Governo britanrnico, contrariamente a oiò che poteva presumersi in seguito a rifiuto suo da accedere al Memorandum di Berlino.

Il Duca Decazes accennava, fin dal 18 di questo mese, in una sua conversazione col R. Incaricato di Affari, al miglioramento notevole dei rapporti tra la Russia e la Gran Bretagna e rivendicava all'intromissione amichevole della Francia una buona par·te del risultato ottenuto.

A sua volta il Ge·nerale Menabrea mi esponeva, il 15 di questo mese, un colloquio che egli aveva avuto il giorno stesso col Conte Derby. Il Ministro Britamnico degli Affari Esteri, pur tacendo delle trattative pendenti tra il Foreign Office e l'Ambasciata Russa aveva enunciato concetti in tutto conformi a queUi ai quali s'informa il progetto trasmesso dal Conte di Schouvaloff al Principe Gortchakow. Lord Derby opinava, in sostanza, che si dovessero lasciare gli insorti in presenza dei Turchi: vincendo quelli la Turchia concederebbe loro lliila larga autonomia, od anche l'indipendenza assoluta, secondoché fosse più o meno completa la vittoria; v.incendo invece la Turchia, la SubLime Porta dovrebbe tuttavia fare qualche concessione, però in misura meno larga di quella che sarebbe forse ora disposto a consentire. Come Ella ben vede, non v'ha, tra le cose dette da Lord Derby al Generale Menabrea e la proposta del Foreign Office quale le fu fatta conoscere dal Principe di Gortchakow, un sensibile divario. Ed è anzi notevole che, proseguendo il suo discorso Lord Derby accennasse altresl ad uno dei due desiderata che il Principe di Gortchakoff ha incluso nel suo controprogetto. All'eventualità, cioè, di una rettificazione di frontiera a benefizio del Montenegro. Lord Derby non sarebbe alieno dall'incoraggiare la

S. Porta ad assegnare ai Montenegrini alcuni distretti di pianura per invog1iarli ad abitudini più pacifiche e sedentarie, e rispetto alla cessione di un territorio per cui il Montenegro possa aver adito al mare, Lord Derby ha solo obiettato che la cosa spiacerebbe certo all'Austria la quale ravviserebbe un porto russo in uno scalo montenegrino.

Giova, infine, a recar luce sopra il ravvicili1amento tra la Russia e la Gran Bretagna, ciò che in proposito mi fu scritto dal R. Ministro in Costantinopoli. Per iniziativa dell'Ambasciatore russo, i rappresentanti delle cinque potenze assenzienti al Memorandum di Berlino stavano considerando se convenisse spiegare alla S. Porta le cagioni dell'indugio frapposto alla presentazione della Nota identica, e riaffermare in questa circostanza, il loro unanime accordo, quando giunse, il 15 giugno, al Generale Ignatieff un telegramma col quale il Principe Gortchakow lo invitava a soprassedere da qualsivoglia pratica circa la presente questione. Soggiungeva il Principe, nel suo telegramma che il Governo britannico gli aveva chiesto cinque o sei giorni di ,tempo per vedere se vi fosse modo di escogitare un nuovo programma attorno al quale potessero trovarsi concordi tutte le potenze.

Dalle notizie che qui venni brevemente riassumendo, apparisce abbastanza chiaramente come sia sorto il pensiero del riavvicinamento, e quali fossero i concetti che mossero il Gabinetto di S. Gi,acomo ad una così notevole evoluzione. La quale non solo è importante pel mutato atteggiamento dell'Inghilterra, ma lo è altresì, e sopratutto, per l'influenza che potrebbe, col favore delle circostanze esercitare sopra lo svolgimento dell'intera questione.

Finora le preoccupazioni delle Potenze furono precipuamente rivolte a vicercare, per le provincie slave della Turchia uno statu quo migliorato. Non erano naturalmente pre:flissi i miglioramenti da attuarsi, e la diplomazia travagliasi appunto a determinare quella giusta misura che potesse appagare le popolazioni ed essere accettata dalla S. Porta. Questo era in sostanza il programma dell'Austria-Ungheria, alla quale potenza, come Ella sa, fu lasciata, fino al Convegno di Berlino, in certa qual guisa, l'iniziativa delle proposte atte ad allontanare i pericoli nascenti dai moti insurrezionali di BoSlliia e di Erregovina. Ln questo concetto generale, che è quello prevalente nella Nota 30 dicembre 1875, trovavansi concordi tutte le Potenze. Anche l'Inghilterra, dopo aver fatto qualche difficoltà, arveva fi:nito con appoggiare la nota, riconoscendo che essa nulla conteneva di contrario alle stipulazioni del 1856. E gli insorti stessi, quando, nell'aprile scorso, ebbero ad esprimere, nei convegni di Sutorina, al Generale Rodich ed al Signor Wesselisky i loro voti, chiesero bensì che fosse radicalmente migliorato l'ordinamento amministrativo, ma non pronunciarono parola che potesse implicare un mutamento della Sovranità territoriale.

Ora invece, le previsioni dell'Inghilterra includerebbero anche l'ipotesi di un'assoluta indipendenza; purché le provincie insorte sappiano guadagnarsela colla vittoria. Noi non sappiamo, per verità, se attorno al programma che risulterebbe dallo attuale scambio di idee tra la Russia e la Gran Bretagna, le varie Potenze potranno trovarsi concordi così facilmente come lo furono per il programma contenuto nella Nota Andrassy. La difficoLtà, poi, è certamente accresciuta dall'essersi aggiunta in questi giorni ad una questione la quale già tendeva ad uscire dai limliti che in origine le erano stati tracciati, una questione ancora più vasta ed importante qual'è queUa cui darebbe luogo le recenti notizie di Belgrado.

È noto a V.E. che, quando rmo scambio di telegrammi tra il Principe Milano ed il Gran Vizir pareva aver chiarito la reciproca posizione, si ebbe invece notizia improvvisa, da Belgrado, di apprestamenti tali che fanno temere inev1tabile la rottura delle ostilità. Noi stimammo conveniente di raccomandare alla S. Porta la massima moderaz>ione e ne ottenemmo l'assicurazione che, memore degli obblighi nascenti per essa dal trattato del 1856, non avrebbe attaccato la Serbia, e non ne avrebbe varcato il confine che nella sola ipotesi in cui venendo l'attacco della Serbia, la cosa divenisse necessaria per lo sviluppo delle operazioni miLitari. Soggiungeva poi il Gran Vizir che, a suo avviso, i consigli delle Potenze avrebbero potuto più utilmente rivolgersi a Belgrado per ottenere che desistesse dagli armamenti quel Governo il quale dimostra proposito deliberato di aHaccare. È notevole, a questo riguardo la circostanza che il Gabinetto principesco sembra non sentire H bisogno di dare spiegazione del suo atteggiamento, non avendoci fatto pervenire cenno alcuno né sul recente scambio di comunicazioni che esso ebbe colla Porta, nè sui motivi che lo spingono ad apprestare un attacco, ritenuto oramai come imminente.

Questa era la situazione quando veni·va data comunicazione da questo Signor Incaricato d'Affari di Russia di un telegramma in data di Iugenhein, 25 giugno, col quale il Principe Gortchakoff dichiara quale sarà il contegno della Russia di fronte al1e prevedibili eventualità. Il Gabinetto di Pietroburgo fa sapere che qualora la Turchia attacchi la Serbia, i Rappresentanti delle Potenze a Costantinopoli, dovrebbero, a suo avviso, protestare sulla base dei trattati; e che se ciò nonostante (si néanmoins) la lotta si impegnasse, le potenze potrebbero proclamare il Principio di non intervento assoluto.

Mentre Le· scrivo non è stata ancora pigliata da noi una risoluzione circa la comunicazione russa. Trattandosi di officii diplomatici i quali eccederebbero i limiti di una mera adesione a consigli di moderazione e· di pace, e che potrebbero, in certa misura, impegnare l'azione futura del Governo, ho dovuto dire al Signor Schewitch che, volendo io prendere gli ordini di S. M., ora a Valdie·ri, un indugio sarebbe stato inevitabile, prima che io potessi metterlo in grado di far conoscere al Principe Gortchakoff l'impressione prodotta in noi dalla sua cortese comunicazione.

Osservando poi che, a differenza delle proposte formulate dalla Russia nelle fasi anteriori della quistione orientale, non è cenno nella comunicazione attuale, di concerti preliminariamente presi cogli alt11i due Imperi, io dovevo anzitutto, ricercare maggior lume; ed a tale scopo mi sono rivolto di preferenza al Gabinetto di Berlino, poiché debbo supporre che anche nelle circostanze presenti perduri tra la Russia e la Germania la stessa intimità di rapporti che ha esistito finora.

Tale è adunque nei suoi lineamenti generali, lo stato delle cose. Abbiamo innanzi a noi, in termini ben definiti, due progetti russi, riferendosi l'uno alle provincie insorte, e l'a!ltro alla Serbia, ed un progetto britannico, relativo esclusivamente alle provincie insorte. Quali siano, di fronte a siffatti progetti, le disposizioni degli altl'i due Imperi e della Francia, è materia che per noi è limitata finora al campo delle induzioni e delle congetture. Fin d'oggi però, già si scorgono le difficoltà che avranno a sormontarsi per mantenere Hleso l'accordo.

Le difficoltà saranno gravissime per l'Austria Ungheria. In un colloquio col Generale Robilant, che quest'ultimo mi ha testé riferito, il Conte Andrassy ha formalmente disapprovato il progetto presentato dal Foreign Office al Conte Schouwaloff. Agli occhi suoi, manca a siffatto progetto qualsivoglia carattere pratico. Non solo egli crede che gli insorti, se vincitori, sarebbero incapaci di organizzarsi; ma egli crede altresì che la Turchia stessa, se vincitrice, non saprebbe usar bene della vittoria, nè trovare i .termini entro i qua1i possa attuarsi una giusta e buona autonomia delle provincie vinte. Secondo il Conte Andrassy il metodo che solo può condurre ad una soluzione è pur sempre quello consistente nell'ottenere a Costantinopoli tutte le concessioni necessarie, e neU'imporne l'accettazione agli insorti, premendo in pari tempo sul Montenegro e sulla Serbia perché si astengano dalla lotta. Egli è manifesto che questi concetti del Conte Andrassy possono bensì accordarsi col controprogetto russo per la pacificazione della Bosnia e dell'Erzegovina, ma sarebbero invece assai difficilmente conciliabili coi termini del progetto britannico. Si affaccia, pertanto, spontanea la domanda se, e fin dove, l'Austria-Ungheria possa seguire la Russia, qualora questa, nello sviluppo ulteriore· degli avvenimenti, e nel corso delle sue comunicazioni col Gabinetto di Londra, si accosti alle idee messe innanzi da quest'ultimo.

Ancor più intrigata apparisce la situazione dell'Austl"lia-Ungheria in ordine alla questione serba.

Non sembra che il Conte Andrassy si illudesse, in questi ultimi tempi, circa l'atteggiamento del Principe Milano. Ammetteva bensì, f.ino ad un certo pWlto, l'efficacia della dichiarazione, intimata a Belgrado dalla Russia, che la Serbia avrebbe fatto la guerra a suo rischio e pericolo, ma la sua fiducia era scossa dall'onda sempre crescente del partito ~i·voluzionario in Serbia, è dal timore che il dissesto finanziario, frutto delle esorbirtanti spese, spingesse il Principato a risoluzioni estreme. Quale sarà l'atteggiamento del Gabinetto di Vienna ora che gli avvenimenti stanno per imporre la necessità di una risoluzione?

Il Conte Andrassy è indubbiamente animato dal sincero desiderio di conservare intatto l'accordo fra i tre imperi. Ma la politica sua è vincolata dalle esigenze parlamentari e dall'influenza che l'opinione pubblica necessariamente esercita in uno stato costituzionale sopra le risoluzioni del Governo. Le Delegazioni delle due parti della Monarchia, durante la Sessione che testé si chiuse a Pesth, seppero, mediante stringenti interpellanze, rinchiudere il Conte Andrassy entro un cerchio di ferro, dal quale non poté uscire se non mediante la esplicita dichiarazione che non farebbe oramai un passo più in là nel senso della politica russa. Non le saranno d'altra parte, sfuggite, Si~or Cavaliere, le inquietudini della stampa austriaca, e sopratutto delrla stampa ungherese, né il malumore del partito militare e dei federalisti, i quali accusano il Conte Andrassy di non aver saputo, in tempo, volgere a vantaggio dell'Austria il movimento nazionale slavo e predicono nuove sciagure all'Impero.

A queste cagioni, che possono trattenere l'Austria-Ungheria dal seguire la Russia si aggiungono quelle che potrebbero creare, tra i due Imperi, un positivo dissidio.

Un complesso di circostanze che hanno potuto essere notate da chi abbia seguito gli andamenti della politica austriaca nelle sue provincie slave, fecero nascere l'opinione che l'insurrezione erzegovese e bosniaca fosse, in sul principio, favorita, se non dal Governo, dalle popolazioni che stanno lungo il confine. Più tardi, quando fattasi più risoluta l'aZJione del Governo, apparve vana la lusinga che agli slavi austriaci potesse derivare alcun vantaggio dalla insurrezione, questa fu abbandonata a se stessa, rimanendo però viva lUla corrente di simpatie tra gli slavi dell'Impero Ottomano ed i partiti rivoluzio· nari che si agitano nelle finitime provincie dell'Impero Austro-Ungarico. Il Governo Imperiale e Reale sarà probabilmente condotto a pigliare provvedi· menti di rigore. Posto pure che H Conte Andrassy si astenga come pro~tò sempre finora, da ogni disegno di intervento, egli è certo che, se un moto rivoluzionario scoppia nella Monarchia, mentre la rivoluzione perdura in Turchia, l'interesse di reprimere sarà identico così a Vienna come a Costantinopoli. Prov· vedimenti eccezionali, quasi equivalenti ad uno stato d'assedio, dovettero già essere presi nel Banato. Che avverrebbe, se le circostanze costringessero l'Austria-Ungheria a procedere oltre per questa via, del suo accordo colla Russia?

Fra i documenti diplomatici che Le sono oggi inviati, l'E. V. troverà un mio dispaccio scritto il 3 di questo mese al R. Ambasciatore in Londra (1), ove sono spiegate le ragioni e l'indo~e della politica per cui facemmo f1nora piena adesione, nella questione orientale, al programma comune dei tre Imperi. Noi non possiamo non preoccuparci dell'eventualità in cui venga meno siffatta comunanza di programma, ed importa che fin d'ora ci facciamo ad indagare quale sarebbe in tale ipotesi l'atteggiamento delle altre Potenze.

Della Francia sappiamo che il Duca Decazes si è adoperato col massimo impegno a ravvicinare l'Inghilterra alla Russia, e che intende sinceramente ad agevolare· qualsivoglia combinazione che miri ad assicurare il mantenimento della pace. Però consta da dichiarazione fattane dallo stesso Duca Decazes al

R. Incaricato d'affari, che nelle regioni parlamentari si fa rimprovero al Governo della Repubblica di essersi troppo affrettato ad aderire al Memorandum di Berlino. L'opinione pubblica, per confessione dello stesso Duca Decazes, raccomanda imperiosamente una politica di astensione e di raccogLimento. Il sentimento prevalente in Francia è l'apprensione che siano presi prematuri impegni,

o che si sia seguita tal via, la quale conduca fatalmente, qualora dovessero sorgere conflitti, ad impegni verso l'una o l'altra Potenza. All'E. V. non ho d'uopo d'aggiungere come questo sentimento corrisponda sopratutto al desiderio di uscire dall'isolamento in cui l'accordo dei tre Imperi mantiene la Francia.

Il Gabinetto di Berlino dal canto suo si mantiene in grandissimo riserbo, ed in questo momento, per l'assenza degli uomini che stanno alla direzione degli affari dell'Impero è quasi impossibile con esso ogni comunicazione. Argomentando dalle indicazioni preziose che si contengono nel carteggio del Conte de Launay, è da ritenersi che la Germania farà ogni sua mossa per mantenere l'accordo fra gli altri due Imperi, e che, qualora essa dovesse optare fra l'Austria-Ungheria e la Russia, opterebbe per quest'ultima. Rimanendo nell'ipotesi che la Russia e l'Inghilterra continuino a trovarsi in due campi opposti rispetto alle cose orientali, era naturale la previsione che soltanto nel caso 1in cui fosse divenuta affatto impossibile l'alleanza colla Russia, la Germania cercherebbe, presso l'Inghilterra un contrappeso a quella che in tal ipotesi si formerebbe probabilmente tra la Francia e la Russia. Questa previsione era anche avvalorata da ciò che accadde lo scorso anno, quando inaspritesi 1e relazioni tra la Germania e la Francia, la Gran Bretagna si intromise con utile effetto neLla controversia. Apparve allora manifesto che l'arrendevolezza del Pri.llwipe di Bismarck era principalmente consigliata dal desiderio di tenersi amico il Gabinetto inglese. Ma se il dissidio tra la Russia e l'Inghilterra, che finora sembrò l'ipotesi più

(ll Cfr. n. 147.

probabile, potesse •eliminarsi mercè alcuna combinazione la quale non toc

casse gli interessi proprii della Germania, sarebbe da considerare se in tale

ipotesi ed accentuandosi la difficoltà di mantenere l'accordo fra la Russia e

l'Austria, la Germania non possa essere condotta a prendere, nei concerti tra

la Russia e la Gran Bretagna, una parte eguale a quella che sostenne finora

fra i due altri Imperi. In questo caso, noi ci twveremmo di fronte ad una

situazione analoga a quella che precedette glli avvenimenti del 1854, e che

riuscì allora alla Frano1a di scongiurare. È, però, da avvertirsi che, nelle con

dizioni presenti, una simile situazione non farebbe che porre vieppiù in evidenza

l'isolamento della Francia che è lo scopo precipuo della politica germanica.

Certo è, ad ogni modo, che difficile ci riesce, nella fase attuale, di trarre consiglio dall'atteggiamento della Germania, la quale, o non ha un piano ben definito, o stima per ora, di non poterlo far conoscere.

Abbandonando il campo delle congetture suggeriteci dal contegno apparente dei varii gabinetti, io debbo, ora, accennarle, per grandi traU,i, le idee generali alLe quali, a~ll'infuori di ciò che possano consigliare le combinazioni diplomatiche o le esigenze della situazione, si ispira la nostra politica rispetto alla questione Orientale.

L'E. V. ben sa essere nostro concetto antico, che la soluzione del problema debba ricercarsi nello svolgimento graduale delle popolazioni di nazionalità diverse, che hanno stanza nella penisola dei Balcani. Siffatto concetto trovasi esposto .in più di un documento elaborato dalla cancelleria italiana, e forrù anche a me ed ai miei predecessori il tema di dichiarazioni parlamentari che incontrarono favorevole accoglimento.

Fra i varii modi nei quali può attuarsi lo svolgimento deUe nazionalità soggette al dominio del Sultano, noi non abbiamo preferenze assolute; epperò accettammo, sia la Nota Andrassy del Decembre scorso, sia il Memorandum di Berlino, appunto perché questi documenti, additando, come soluzione, uno statu quo territoriale con migliorata situazione delle popolazioni, si conciliavano entrambi senza difficoltà col concetto fondamentale che testé accennai. È però opinione generale, conJiermataci dai rapporti dei R. Agenti, che condizioni ·economiche, sociali ed intel1ettuali de·i paesi di cui si tratta siano insufficienti a porgere guarentigia di un ordinamento governativo indipendente. Lo sviluppo della vita autonoma riuscirà più sicuro procedendo a gradi. E tale sembra essere sostai17lialmente il pensiero delle Potenze. Imperocché, noi sappiamo che l'Austria professa un'opinione recisamente contraria all'indipendenza assoluta dei territori in questione; che la Russia nel controprogetto presentato a Londra dal Conte Schouwaloff, si arresta alla'utonomia amministrativa e finanziaria; e che tale era pure, almeno infino alla presente fase della controversia, l'avviso dell'Inghilterra. Dichiarava, infatti, Lord Derby, in una conversazione avuta il 2 di questo mese col Generale Menabrea, che nell'autonomia della Bosnia e dell'Erzegovina egli dovea fatalmente scorgere l'eccidio e l'esodo dei maomettani, i quali non potrebbero rimanere liberi possessori del suolo accanto ai cristiani ostlll e prevalenti di numero.

Sembra quindi potersi concludere essere finora prevalente presso la mallgioranza delle Potenze, l'opinione che il vero vantaggio delle popolazioni cui

20 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

si vuol giovare non possa attenersi che col solo sviluppo graduale, e che una soluzione prematura non potrebbe attuarsi senza favorire interessi particolari di Governi stranieri.

Non è nuova, sotto questi aspetti la questione. La si agitò anche da ultimo, come l'E. V. ben ricorda, nel 1867. Furono allora messi di fronte due programmi diversi, l'uno francese, l'altro russo; e l'Europa non ebbe occasione di scegliere fra i due. Fino d'allora, però, il Governo italiano stimava doversi tenere in gran conto le avvertenze, svolte con molta efficacia dal Principe di Gortschakoff nel suo Memorandum del 12/24 marzo 1867; ed anche aJl presente noi crederemmo che nelle idee svolte in quel documento si potrebbe ricercare un programma di pratica attuazione.

Su questo terreno, non è mestievi che l'Italia si discosti dai suoi precedenti per trovarsi d'accordo colla Russia. Nell'ordinamento organico di Creta, nelle questioni anche secondarie concernenti il Regolamento del Libano, nelle rimostranze ripetutamente fatte a Costantinopoli ogni qual volta [a Sublime Porta mostri di voler distruggere le autonomie secolari di cui sono in possesso alc\llrlle popolazioni delle isole e dell'Albania: in tutte queste circostanze, la politica italiana si è spiegata in un senso che non contraddice alle idee emesse in quel notevole documento. Noi avremmo desiderato che non ci fosse mancata, prima d'ora, l'occasione di assicurarci che la Russia e l'Italia danno lo stesso peso alle questioni che più dil'ettamente toccano l'aspetto politico del Mediterraneo.

Per questo rispetto i nostri interessi sono d'una rilevanza manifesta, ed è debito nostro di seguire con occhio attento tutti gli indizi che possono guidarci a ragionevoli e fondate conge,tture. Epperò noi non siamo senza preoccupazioni di fronte alle manifestazioni dell'Inghilterra a auesto riguardo. Le dichiarazioni dei Ministri britannici, gli armamenti straordinari che si stanno facendo nei punti fortificati che la Gran Bretagna possiede nel Mediterraneo, la flotta poderosa, che essa vi ha inviato, sono tali fatti che congiunti ad altri sintomi non meno significativi, inducono a credere che il Gabinetto di S. James non sia alieno dall'accettare pel problema orientale le più radicali soluzioni, purché gli sia lasciata piena balia di pigliare, in Egitto, quella posizione alla quale manifestamente aspira. Ed il pericolo apparirà ancor più grave quando si consideri la posizione speciale che gli avvenimenti hanno creato alle due altre grandi Potenze che, come l'Italia, sono interessate nella questione del Mediterraneo. I rivolgimenti dei paesi slavi assorbiranno per qualche tempo tutta l'attiv:ità dell'Austria. La Francia, poi, è bensì non meno impensierita di noi, e ci fa spontanea confidenza delle sue inquietudini, ma è a prevedere che, anziché impegnarsi ,ÌJn un tentativo di resistenza, essa potrebbe lusingarsi di trovare nella posizione che prenderebbe a Tunisi un certo compenso di quella che l'Inghilterra fosse per prendere in EgUto. In così delicata situazione, non potrei porgerle, Signor Ambasciatore, sopra questo soggetto, altra istruzione alil'infuori della preghiera di voler diligentemente tener dietro a ,tutto ciò che può riferirsi a questi nostri diretti interessi e suggerirmi, all'uopo, i mezzi che le sembrassero migliori per tutelarli.

Di due punti speciali mi rimane a tenerLe breve discorso: dell'eventualità di un intervento armato in Bosnia ed Erzegovina, e di quella in cui la soluzione delle difficoltà presenti si voglia commettere ad una conferenza.

L'ipotesi che si presenta più naturale rispetto all'intervento, è che esso si compia per opera di forze austro-ungariche. Mi giova ricordare lo scambio di idee che ebbe luogo, a questo proposito tra l'Italia e la Russia nel tempo in cui il Conte de Launay rappresentava a Pietroburgo il R. Governo. Il Prinèipe Gortchakow affermava allora, e dipoi ha ripetuto (però in forma meno affermativa) che l'occupazione austriaca in Bosnia sarebbe stata per la Russia, un casus belli. Ma le ripetute dichiarazioni del Conte A:ndrassy escludono questa ipotesi.

Nei rapporti diplomatici non fu mai ventilata altra ipotesi di inltervento. Però la stampa russa, il Golos in ispecie, accennando nei primi giorni di maggio agli accordi che stavano per prevedersi fra i tre Imperatori, fece allusione all'eventualità che forze militari italiane avessero ad appoggiare, per delegazione dell'Europa, l'opera di una commissione internazionale di sorveglianza pel miglioramento della sorte dei cristiani nelle provincie insorte. Non è d'uopo dire come il massimo riserbo sia indispensabile circa questo progetto che non divenne mai argomento di comunicazioni diplomatiche e che fin dal suo nascere ha provocato l'aperta opposizione del giornalismo di quel partito che nella Monarchia Austro-Ungarica, tien fisso gelosamente lo sguardo sull'Italia ogni qualvolta si .tratta di questioni interessanti •l'avvenire delle provincie adriatiche dell'Impero.

Per quanto spetta alla conferenza, noi sappiamo, che per ragioni diverse, essa rtpugna all'Inghilterra, alla Germania ed all'Austria Ungheria. Ad ammetterla è, forse più d'ogni altra Potenza, esitante la Germania, la quale sa di quanta fatica sia per essa il tenere d'accordo l'Austria-Ungheria e la Russia e temerebbe, forse non senza ragione, che in una Conferenza il dissidio si faccia manifesto e diventi irrimediabile. Al momento del Convegno di Berlino si è parlato di una con:lierenza per risolvere le questioni attuali, e si era anche accennato a Venezia come· a sede opportuna. Non ho bisogno di dirle che questa scelta sarebbe 11iuscita gradita all'opinione pubblica in Italia, la quale vi avrebbe ravVJisato un segno manifesto della simpatia delle Potenze, e delle buone posizioni che· abbiamo .saputo acquistarci tra esse. Ma di poi ci apparve chiaramente che il pensiero di una Conferenza, accettato in massima dalla Russia, era nato a Parigi; epperò, in vista della ripugnanza delle altre Potenze, diventa per noi necessario di toccare con molto riguardo di questo argomento, acciocché non sembri che da noi si voglia patrocinal'e, presso il Gabinetto di Pietroburgo, un progetto essenzialmente francese.

Da quanto Le espo.si, Ella scorge, Signor Ambasciatore, come gran parte delle difficoltà attorno aLle quali la diplomazia sta travagliandosi si avvolga nel vago e nell'incerto. Direzioni precise non possono esserle impartite, mentre tutte le previsioni si aggirano attorno ad eventualità più o meno probabili.

L'abilità e lo zelo di V. E. mi sono pegno che, mercé l'opera sua, saranno vieppiù rassodati i buoni rapporti esistenti tra l'Italia e la Russia ed avranno valida tutela tutti i legittimi nostri interessi, mentre per ·la diligente osservazione dei fatti so di poter far pieno assegnamento sopra la perspicacia e l'avvedutezza di cui l'E. V. già diede prove luminose.

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L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 2686. Parigi, 28 giugno 1876 (per. l' 1 luglio).

Il Principe Orloff, Ambasciatore di Russia, diede j1erlaltro a S. E. il Duca Decazes comunicazione d'un telegramma del Principe Gortchakoff nel quale era espresso il desiderio che in caso di guerra tra la Serbia e 'la Turchia il Governo francese affermasse il principio di non intervento, tanto verso una parte quanto verso l'altra. Nello stesso telegramma il Principe· Cancelliere diceva d'aver dato l'ordine che nuove circostanze fossero fatte a Belgrado onde impegnare H Principe Milano a non attaccare.

Nel farmi menzione di questo telegramma in una conversazione ch'ebbi jeri col Signor Duca Decazes, S. E. mi disse che per parte sua era sicura che il primo attacco non verrà dai Turchi. Il Signor Ministro degli affari esteri di Francia considerava sempre come imminentissima la conflagrazione e mi ripeté ch'era naturale, a suo giudizio, che i fucili si scaricassero da sé dal momento che la Serbia ed il Montenegro non erano più contenuti dal pericolo di un intervento. Av,endo io fatto notare a S. E. che non s'era ancora avverata la partenza del Principe Milano da Belgrado, il Signor Duca Decazes mi rispose che da otto giorni gli si annunziava giornalmente che il Prtncipe andava a mettersi alla testa del suo esercito senza che fosse finora confermata la notizia, ma che ad ogni modo ·egli credeva sicura una tale risoluzione. • E così, aggiunse S. E., la fine del secolo decimonono avrà dopo lunghi sforzi della diplomazia visto assistere l'Europa spettatrice impassibile alle stragi, agl'incendi ed alle malattie cui sarà ben tosto preda la disgraziata penisola dei Balcani. Senornché noi, la Francia e l'Italia avremo per lo meno la coscienza di aver fino all'ora estrema tutto tentato, tutto messo in opera per ·evitare la soluzione sanguinosa che si prepara •.

Furono, a quanto egli mi disse, riferite al Signor Duca Decazes alcune parole dell'Imperatore di Germania colle quali S. M. in una recente occasione avrebbe espresso l'interesse • che ai Cristiani d'Oriente non doveva negarsi da' loro correligionarj cristiani •.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 303. Roma, 29 giugno 1876, ore 22.

Le Senat a voté la loi relative aux chemins de fer. Elle sera publiée demain dans le JournaZ OfficieZ. Veuillez en informer le Gouvernement Austro~ Hongrois (le baron Rothschild).

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 305. Roma, 30 giugno 1876, ore 14.

Je désire que vous soyez informé que j'ai prié le Marquis de Noail1es de demander à son Gouvernement l'agrément pour la nomination du général Cialdini en qualité d'ambassadeur de Sa Majesté à Paris. Le président du Conseil désil'e savoir quand aura lieu la réunion de l'assemblée de la HauteItalie pour l'approbation du compromis de Paris et de la Convention ·de Rome. Veumez vous en informer auprès de M. Rothschild.

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IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 583. Costantinopoli, 30 giugno 1876, ore 19 (per. ore 22).

L'agent de Roumanie a fait hier communication à la Porte demandant neutralisation du Danube afin d'éviter attaque contre la Serbie par la rivière.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI

D. 65 Roma, 30 giugno 1876.

Deve giungere in questi giorni a Costantinopoli la missione spedita dal Bey di Tunisi a fare atto di ossequio al nuovo Sultano. L'inviato tunisino, il Generale Roustan, cercherà probabilmente, secondo la consuetudine, di essere presentato agli Ambasciatori e Ministri delle Grandi Potenze; epperò l'occasione mi torna opportuna per esporle confidenzialmente, a norma del suo linguaggio, le nostre impressioni oirca la politica attualmente prevalente nella Reggenza.

Oramai è cosa manifesta che l'indirizzo po11tico del primo Ministro del Bey, Generale Khérédine, mira ad agevolare l'assorbimento della Tunisia per parte della Franoia. Porti, miniere, ferrovie, industrie, tutto va man mano accentuandosi a benefizio di speculatori francesi. Già è francese l'amministrazione telegrafica. Non rimarrà in breve, a meno che sopraggiunga un mutamento di propositi, differenza alcuna, al punto di v:ista economico ed amministrativo, tra il terdtorio tunisino e la finitima Algeria.

Forse queste cose non sono sufficientemente note ed apprezzate dal Divano Imperiale, al quale non può, per certo, essere indiffevente che la Tunisia subisca una simile trasformazione. Dal canto nostro (e la S.V.I. vorrà farlo sentire agli Inviati tunisini) non senza rammarico vediamo rotta oramai quella giusta bilancia tra i reciproci interessi che è nei voti legittimi dehle Potenze aventi rapporti politici 'ed ~economici nella Reggenza, e che lo stesso Governo del Bey costituisce la migliore delle guarentigi•e.

L'unica industvia itailana, che si fosse oramai impianta.ta nella Tunisia, l'intrapresa per le miniere di Giebel Ras, è iniquamente angariata. Ad egregi cittadini italiani, che avrebbero voluto trattare ile scorie piombifere di giacimenti negletti, la concessione è ricusata con pretesti dilatorii che tradiscono il malvolere dell'Autorità. Questi fatti non possono giovare alla cordiaUtà delle mutue relazioni, impe·rocché il Governo italiano deve, suo malgrado convincersi che la sua amicizia per la Reggenza non ha recato alcun prò agli interessi dei nostri connazionali.

Il Ministero ha cura di farLe conoscere, mediante il periodico invio dei relativi documenti diplomatici, ciò che accade a Tunisi. Anche all'infuori della occasione speciale fornitaie dall'arrivo della Missione tunisina, converrà che Ella si mantenga, sopra questo soggetto in uno scambio di idee colla S. Porta, la quale è senza dubbio persuasa come coincidono, a questo riguardo, gl'inte~ ressi dell'Italia coi suoi.

Naturalmente però, H linguaggio di Lei dovrà essere strettamente riservato e tale da non potere, in ogni ipotesi, avere interpretazione meno benevola rispetto alla Potenza, verso la quale propende la politica di esclusivismo adottata dal Generale Khérédine.

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IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 241. Terapia, 30 giugno 1876.

Ieri mattina ricevetti da Scutari un telegramma pel quale quel R. Console mi significava i Serbi essere ·entrati in campagna, i Montenegr:ini essere in marcia verso Scutari. -Mi recai immediatamente presso i miei Colleghi per intendere quello ne sapevano. Tutti credevano il principio delle ostiLità essere imminente, ma nessuno d'essi aveva ricevuto avviso che esse fossero state aperte. Più tardi uno dei meglio informati mi disse sapere da buona fonte che la Serbia dichiarerebbe la guerra alla Turchia oggi o domani, ed il Montenegro impegnerebbe in pari tempo la lotta dirigendo le sue forze verso No'VIi-bazaar. Stavo per tel,egrafare queste notizie a V. E. quando comparve il suo telegramma pel quale mi domandava ragguagli, ed io li spedii in risposta ad esso.

Io riferisco all'E. V. Quello che traggo dalle migliori fonti circa i movimenti delle rispettive forze, ma naturalmente Ella comprenderà quanto sia difficile

di conoscere il vero in simili materie, imperocché ciascuna parte ha troppo interesse a celare ri proprii progetti, ed a far anzi circoLare erronee voci.

Aggiunsi pel mio telegramma credere che la linea telegrafica da Belgrado fosse interrotta, perché né io avevo da qualche tempo ricevuto alcun telegramma dal Conte Ioannini, né alcuni de' miei Colleghi che avevano domandato speciali notizie avean ricevuto analoghe risposte. Però a sera avanzata comparve un telegramma per qual·e il R. Agente a Belgrado mi annunciava H Principe Milano essere partito la mattina stessa per l'armata, il che io aveva già telegrafato a V. E.

Seppi poscia che in giornata l'Agente Serbo erasi presentato al Gran Vizir per consegnargli una lettera direttagli dal Principe Milano. Sua Altezza prese la lettera e la pose su~ tavolo senza aprirla. Domandò il Signor Magazinovich se non intendeva prender conoscenza del suo contenuto; cui rispondeva Sua Altezza la leggerebbe più tardi, non aveva tempo rin quel momento; e congedava l'interlocutore con durissime parole. -Questa lettera conteneva l'enumerazione di tutti i gravami che per anni ed anni il Governo Serbo aveva avuto a sostenere da parte della Sublime Porta. Il Signor Magazinovich metteva pure nelle mani di Safvet Pacha una ·lettera a lui diretta dal Ministro degli Affari Esteri Serbo pe·r la quale si chiedeva alla Sublime Porta la cessione pura e semplice della Bosnia alla Serbia; né alcuna ragione, né alcuna parola di Sovranità. -Queste comunicazioni produssero al Dilvano un sentimento d'mdegnazione, e non servirono che a maggiormente irritare que·sti Ministri. Né si trattò delle risposte che sarebbero per farsi. Questi documenti furono qui spediti col mezzo del Tartaro, e del loro contenuto diedi ier sera un cenno telegrafico all'E. V.

Non v'ha dunque più alcun dubbio che sta per iscoppiare la lotta tra la Turchia da una parte e la Serbia ed il Montenegro dall'altra, lotta fatale di cui non si possono oggi misurare né l'estoosiorre né la dura.ta. Alla S. Porta si credOIIlO sicuri di poterla vincere in poche settimane; ma chi può prevedere gl1i effetti che sarà per produrre una guerra per la quale gli uni si battnno per iscuotere un giogo aborrito, gli altri per l'esistenza dell'Impero? Resteranno le vicine provincie cristiane spettatrici impassibili della lotta? Sarà il Governo Austro-Ungarico in grado di trattenere le propr:ie popolazioni eccitate dal sangue dei connazionali? Ed i Greci non crederanno giunto il momento di liberare i fratelli? E se ilie stragi e gli orrori della guerra continuano, potrà lo ste·sso Governo Russo resistere alle grida di dolore dei suoi Slavi? Questi sono i pericoli che si presentano alla mente al primo considerare gli eventi che stanno per inaugurarsi. E l'E. V. è in grado di apprezzarne, nella sua saviezza, tutta la gravità.

Questi sono i funesti efiletti della cessazione dell'accordo tra rle Potenze Garanti. La grave risoluzione presa dal Governo Inglese di separarsi dai tre Gabinetti Imperiali produsse uno stato di confusione, d'incertezza, di diffidenza nelle allean2le tra le Potenze Europee che la loro azione diplomatica ne venne completamente paralizzata. Un Rappresentante andava alla Porta a dare consigli di fermezza e d'energia, un altro di mitezza e di moderazione, un .terzo si avvolgeva in un silenzio di poco buon augurio per l'Impero. D'altra oarte il Governo ottomano si credette certo dell'appoggio della Gran Potenza mariHima d'Europa. La poderosa flotta che sta in vista delle sue coste, la grande attività spiegata in quelJli arsenali, il contegno assunto da quel Governo, diedero alla Sublime Porta un sentimento di sicurezza che i fatti proveranno se fosse fondato. Né questi fatti saranno per riuscire nuovi a V. E. alla quale io ebbi l'onore di farli presentire dal momento in cui fu rotto quest'accordo che tallito importava per far fronte a queste difficoltà. V'ha tuttavia un fatto confortante ed è che i tre Imperi sono tuttora uniti; e se la loro unione, e sopratutto quella tra la Russia e l'Austria-Ungheria, resiste agli scogli che sarà per incontrare, la pace europea n~n avrà nulla da temere. E per questa unione io faccio i più ardenti voti...

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 587. Vienna, l luglio 1876, ore 15,10 (per. ore 17).

J'ai eu l'honneur de présenter à S. M. l'Empereur, aujourd'hui à l heure, mes lettres de créance comme ambassadeur.

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IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 242. Terapia, l luglio 1876 (per. il 15).

L'E.V. è senza dubbio esattamente ragguagliata d'altra parte degli incidenti del,la politica Inglese. Sono tuttavia venuti a mia conoscenza alcuni dettagli riguardo ad essa, dei Quali stimo mio debito d'intrattenere ad ogni buon fine l'E.V. Non ho bisogno di rammentare come (!Uel Governo ~~i separasse dal concerto delle sei Potenze Garanti nell'occasione della comunicazione del Memorandum di Berlino, né quali effetti immediati quell'importante atto politico abbia prodotto. Mi viene ora riferito in modo eminéntemente confidenziale che, per ragioni che io non mi farò ad indagare, nei passati giorni al Signor Disraeli fece intendere al Conte Schouwalow che il Gabinetto Inglese desiderava riavvicinarsi alla Russia. Il primo Ministro Britannico dichiarava il suo Governo nutrire sincero desiderio d'intendersi con quella sulle cose d'Oriente, ed esponeva le sue vedute generali sulla questione. A queste parole di concordia rispondeva l'Ambasciatore Russo con quella riserva che gli era ispirata dalla gravità della situazione e dalla novità della proposta. Analoga conversazione aveva quel Rappresentante Imperiale con Lord Derby, il Quale però espr,imevasi in modo più vago e riservato. Il Conte Schouwalow di tutto rendeva esatto conto al Principe Gortchakow, il quale replicava in da·ta del 22 giugno, l'Imperatore avergli ordinato di rispondere che Esso aveva provata molta soddisfazione nelll'intendere che il Gabinetto di Londra era animato dà siffatte disposizioni, il suo Governo avér sempre desiderato di procedere d'accordo con quello di S.M. Britannica, ed eS8er pronto a prendere nella più seria considerazione quelle proposte che esso fosse per formulare. I documenti che si riferiscono a questi colloqui, allorché vedranno la luce, saranno annoverati tra i più mèmorabili dell'età nostra. Ne seguiva uno scambio di comunicazioni, ma eta tardi. Gli eserciti stavano g.ià mettendosi in fila, e lo squillo delle trombe guerriere annunciava che il tempo dei memorandum e delle note era sospeso.

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 491. Vienna, 1 luglio 1876.

Siccome ebbi l'onore di portare testé telegraficamente a conoscenza dell'E. V. (l) fui ricevuto oggi alla una in udienza solenne da S. M. l'Imperatore per la presentazione delle mie credenziali come Ambasciatore.

Sua: Maestà si compiacque dirmi essergli partdco1armente gradito l'innalzamento al rango di Ambasciata delle rispettive Legaz.ioni poiché un tal fatto è potente conferma delle eccellenti relazioni esistenti sìa fra i Sovrani che fra i rispettivi Stati. La Maestà Sua ebbe poi ad esprimersi meco in modo molto amichevole e simpatico per l'Augusto Re Nostro, e ben volle ancora rivolgermi parole lusinghier,e e benevoli per la mia persona.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 1630. Berlino, 2 luglio 1876 (per. il 7).

Le Grand Maréchal de Cour m'a communiqué aujourd'hui un message de l'Empereur. Sa Majesté désire vivement que le Prince et la Princesse de Piémont consentent, en se rendant en Russie, à faire une halte à Potsdam, où le Palais de marbre (Marmor Palais) est mis à leur disposition. Sa Majesté espérait beaucoup QUe LL.AA.RR. accepteraient cette offre f!Ui Leur était faite de grand coeur. Leur incognito sera respecté à Potsdam aussi bien Qu'il l'eùt été à Berlin. Au reste le séjour de la Capitale dans cette saison n'offra:i,t aucun agrément. L'Empereur regrettait de ne pouvoir ètre de retour à cette époque, mais le Prince et la Princesse Charles seraient charmés de faire les honneurs de la résidence d'été au Marquis et à la Marquise de Monza.

Le Comte PUckler se rendait demain à Coblence pour y attendre son Auguste Souverain. Il me pri.ait de lui faire parvenir là une réponse, en lui indiquant les noms et le nombre des personnes de la suite de LL.AA.RR., et si possible la date de l'arrivée à Potsdam.

Il ne m'appartenait pas de préjuger les intentions de la Cour de Monza, mais j'ai exprimé à S.E. combien le Roi et nos Princes seraient touchés de ce nouveau bon procédé à Leur égard, et j'ai promis de transmettre aussitOt le message.

L'invitation est trop gracieuse et trop cordiale pour qu'à mon avis il soit possible de le décliner. C'est dans ce sens n..ue je me suis prononcé dans le télégramme que j'ai eu l'honneur d'expédier à V. E. (1). Maintenant que l'Empereur a reçu du Prince et de la Princesse Charles les explications et l'autorisation voulues (rapports N. 1623 et 1628) (2), la présence à Potsdam du Prince et de la Princesse Héréditaires n'offre plus l'ombre d'inconvénient.

Il me semble que le départ de Dresde pourrait s'effectuer le 16, de manière à arriver vers 6 heures de l'après-midi, afin d'éviter de passer à Potsdam toute la journée du dimanche, consacrée à la retraite, selon la coutume de la Cour de Prusse. Le départ pour St. Pétersbourg aurait lieu alors le 18 au soir, et le 19 vers 4 heures de l'après-midi le train serait rendu à la frontière russe à Wibballen. LL.AA.RR. pourraie•nt y passer la nuit dans les appartements Impériaux attenants à la Gare, et continuer .le lendemain le voyage jusqu'à destination.

Par mon télégramme précité je prie V. E. de me faire cormai·tre, par voie télégraphique, les intentions de Monseigneur le Prince de Piémont.

(l) Cfr. n. 211.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AGLI AMBASCIATORI A LONDRA, MENABREA, E A VIENNA, DI ROBILANT, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

T. 313. Roma, 3 luglio 1876, ore 2.

Le Gouvernement de Sa Majesté a reru hier de CollliStantinople et de Belgrade la nouvelle que l'armée serbe a franchi la frontière turn..ue. Le 26 juin, nous avions reçu une communication télégraphique du Gouvernement russe contenant les deux propositions suivantes: • Si la TurQuie attaque la Servie, les puissances devrai•ent protester sur la base des traités de 1856; si les hostil:ités éclatent autrement, les puissances pourraient proclamer la rnon-intervention absolue. Les événements ont écarté la première des deux hypothèses. Nous avons donc répondu hier au Cabinet de Pétersbourg qu'à notre avis il ne saurait plus àtre question de protester sur la base des traités de 1856 et que nous adhérons à la seconde proposition russe dans le sens que la politique de l'Italie, pour ce

qui la concerne et dans les circonstances actuelles, ne saurait etre que la nonintervention. Nous avons en meme temps constaté dans notre communication à la Russie qu'après avoir fait tous les effovts pour la conservation de la paix, le Gouvernement italien ne pouvait que former des voeux pour la localisation de la lutte dont, à juste titre, l'Europe se préoccupe si vivement.

(l) -Non pubblicato. (2) -Non pubblicati.
216

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, E ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BELGRADO, JOANNINI

T. 315. Roma, 3 luglio 1876 ore 14,50.

Répondant à une communication du Cabinet de St. Pétersbourg, nous avons déclaré hier qu'à notre avis, il ne saurait plus etre question de protester sur la base des traités de 1856 et que nous adhérons à sa proposition dans le sens que la politioue de l'ItaHe, pour ce qui la concerne, et dans lles circonstances actuelles, ne saurait etre que la non~intervention. Nous avons en meme temps constaté dans notre réponse à la Russie, que après avoir fait tous les efforts pour la conservation de la paix, 1e Gouvernement italien ne pouvait que forme·r des voeux pour la localisation de la lutte dont l'Europe se préoccupe, à juste titre, si vivement.

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IL MINISTRO A MADRID, GREPPI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 79. Madrid, 3 luglio 1876 (per. il 9).

Ho l'onore di trasmettere qui unito all'E. V. un numero della Gaceta de Madrid in data di ieri, nel quale vien promulgata la Costituzione testè votata dalle Cortes. Il testo definitivo non differisce dal progetto di cui inviai or fa un anno un esemplare a codesto R. Ministero con rapporto di questa serie N. 6, se si eccettua il Titolo III concernente la formazione del Senato, il quale fu approvato senza discussione da>lle due assemblee, quale fu in ultimo redatto da una commissione mista di Senatori e Deputati. Così il Titolo III come le altre insignificanti variazioni subite dal surrifevito Progetto trovansi segnati in rosso.

La stampa Madrilena ha accolto assai freddamente la pubblicazione della Legge fondamentale del Regno. Assai notevoli sono alcune considerazioni dell'Imparcial circa la inconciliabilità della oramai vigente legalità e delle garanzie costituzionali sanzionate col prolungamento della Ddttatura, o come ebbe ad esprimersi meco uno Statista di non comune levatura, coll'arbitrarietd governativa accompagnata dall'approvazione del Parlamento. In quanto alla popo!azione, il contegno della grande maggioranza fu quale potevasi pvevedére, argomentando dalla consueta e provata sua indifferenza. Furono peraltro notati, ignorò se in relazione col fatto di quella sanzione Reale resa di pubblica ragione, i non dubbi segni di disapprovazione coi quali fu accolta, al cominciare' della corsa dei Tori nel dopopranzo di ieri, la marcia Reale intuonata all'arrivo de11 Re Alfonso.

Oramai i lavori parlamentari volgono al loro termine, e la chiusura della Sessione legislativa annunciasi pel 20 corrente. Il progetto di abolizione dei fueros nelle pro·vincie Basche le leggi provinciale, municipale, elettorale, ed alcuni Bilanci preventivi trovansi all'ordine del giorno alternativamente nel Congresso dei Deputati .e. nel Senato, e di ogni discussione sugli accennati importanti argomenti non mancherò di ragguagliare l'E.V. nella mia prossima corrispondenza. Mi sia intanto concesso il segnalare alla di lei attenzione il fenomeno, forse unico negli Ànnali del Sistema Rappresentativo, offerto in ispecie da una carnera delibemnte (il Senato Spagnuolo) eletta in base a disposizioni affatto divergenti da quelle inserite nella vigente Costituzione di Alfonso XII.

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IL MINISTRO A WASHINGTON, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 50. Washington, 3 luglio 1876 (per. il 23).

La convenzione democratica si è riunita il 27 dello scorso mese a S. Louis. Essa fu altrettanto numerosa Quanto la repubblicana convocata precedentemente a Cincinnati, e dopo tre votazioni risultò eletto con 395 voti, il Signor THden, attualmente governatore dello Stato di Nuova-York, a candidato alla Presidenza ed il Signor Hendricks alla carica di Vice-Presidente. È superfluo il riassumere qui i lunghi discorsi pronunciati a S. Louis dai capi del partito democratico, l·e di cui tendenze sono già note all'E.V. Il partito democratico non formulò, al pari del partito avverso, un programma, propriamente detto, il quale non poteva del resto dissentire dai concetti dominanti nel programma di Siracusa. Solo dopo uno sçambio di idee avvenuto fra i delegati del partito convenuti a S. Louis, si cadde d'accordo sulle seguenti determinazioni: trovarsi l'amministrazione del Governo federale in urgente bisogno di immediata riforma: raffermare dl partito democratico, la sua fede nel mantenimento dell'unione fede~ale, e la sua devozione alla Costituzione degli Stati Uniti cogli emendamenti universalmente accettati come finale accomodamento delle controversie che hanno provocato la guerra civile: confidare nella perpetuità del Governo repubblicano autonomo, in assoluto accordo colla volontà della magg,ioranza del paese: nella supremazia dell'autorità civile sulla militare: nella totale separazione dello Stato dalla Chiesa a beneficio tanto della libertà civile quanto della religiosa: nella eguaglianza di tuUi i cittadini avanti alla legge: doversi sorvegliare l'amministrazione in tutti i suoi particolari onde impedire un centralismo dannoso alle istituz,ioni repubblicane: essere necessario di ristabilire

pagamenti in 1specie: di ristorare il pubblico credito e di mantenere intatto l'onore nazionale: doversi preparare a siffatte riforme era un giudizioso sistema di economia, di· diminuzione di stipendi, di una saggia amministrazione finanziaria per modo che la nazione possa presto assicurare il mondo intero della sua perfetta capacità e della sua prontezza a mantenere gli interessi assunti verso i credttori i Quali hanno il diritto di essere pagati: essere necessaria una riforma nella somma e nel modo delle imposte federali, affinché il capitale sia scevro ,di diffidenza e che H lavoro sia largamente retribuito: le presenti tariffe imposte in presso a poco quattromila articoli essere un'ingiustizia, un'ineguaglianza ed una falsa. pretesa: esse conducono ad una riduzione e non ad un aumento annuale di rendita: esse hanno impoveDito molte industrie pe·r favorirne alcune : esse impediscono le importazioni che possono comperare i prodotti dell'industria americana: hanno ridotto ad un grado inferiore il commercio amer<icano che occupava il primo posto in alto mare: esse hanno rinnovato la vendita delle manifatture americane tanto nel paese quanto fuori, ed hanno deprezzato i prodotti che l'agricoltura americana ricambiava: sìffatte tariffe costano ai popolo cinQ.ue vo>lte di più di quello che entra nella casse del tesoro: esse impediscono l'aumento della produZJione e minano i frutti del lavoro: esse fàcilitano la frode, proteggono il contrabbando, arricchiscono gli impiegati infedeli e conducono al fallimento onesti negozianti: domandarsi quindi che tutte le tariffe doganali siano soltanto per le rendite: essere necessaria una riforma in tutti i rami delil'amministrazione federale, statale e municipale: domandarsi una revisione delle convenzioni che regolano l'immigrazione, ed una modificazione del trattato colla China per impedire l'ulteriore importazione od immigrazione della razza rnongola, e finalmente essere più che mai necessaria una riforma nei più alti gradi del pubblico servizio: il Presidente, il Vice-Presidente, . i giudici, i Senatori, i deputati, i Ministri. auesti e tutti quelli che occupano una carica sono dipendenti del popolo: è la pubblica fiducia che loro conferisce !;autorità.

Tutti questi concetti sono ampiamente svolti nella dichiarazione che ho l'onore di Q.Ui unire all'E.V. (1).

Colla convenzion,e di S. Louis si è così chiusa la prima fase della campagna presidenziale: i due partiti hanno scelto i loro candidati. Hayes e Tilden si trovano di fronte e si lanciano nella lotta : è arduo il dire chi dei due sortirà vittorioso e nello stato attuale delle cose qualsiasi congettura sarebbe prematura. È aperto intanto un largo campo all'autorità dei due partiti né il tempo lor manca ed i mezzi nemmanco, per lavorare e guadagnarsi le masse: staremo a vedere se gli indipendenti, gli indifferenti, gli amici dello statu quo sapranno resistere aUe persuasioni dei capi popolo, se non ci saranno defezioni, e se voteranno secondo il proprio gusto o la propria coscienza: all'ultima ora può essere riservata ad essi una parte importante nel risultato dell'elezione.

Mando qui all'E.V. firmato il biglietto che accompagnava la spedizione dei documenti diplomatici delli 5 Aprile, incartamento n. 30 fogli l fino a 9, giuntomi soltanto avanti jeri...

(l) Non si pubblica.

219

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 493. Vienna, 4 luglio 1876 (per. il 7).

S. E. il Barone Hofmann, ch'io mi feci dovere d'intrattenere ieri, a riguardo del desiderio ripetutamente manifestato dal Ministro Ellenico degli Affard Esteri al R. Incaricato d'Affari ad Atene: che la Grecia non sia lasciata del tutto all'infuori nelle deliberazioni e conferenze alle qua>li porgono occasione le presenti complicazioni Orientali; risposemi dapprima, non esserci traccia ufficiale al Ministero di quest'affare. Dopo poi avervi alcun poco pensato mi soggiunse, che infatti il Principe Ypsilanti aveva tenuto parola di ciò col Conte Andrassy, ma che il Ministro erasi limitato a fargli una risposta evasiva e che quindi poteva ritenersi la questione non aver fatto passo di sorta. Per conto mio non dubito che qualsiasi ulteriore tentativo in questo senso della Grecia presso il Gabinetto di Vienna resterebbe del pari senza pratico effetto.

Avendo così riscontrato per quanto mi è possibile all'ossequiato dispaccio dell'E. V. del 28 scorso mese n. 212... (1).

220

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 494. Vienna, 4 luglio 1876 (per. il 7 ).

Confermando quanto ebbi l'onore di portare a conoscenza dell'E. V. con successivi telegrammi, mi onoro ripeterLe che il Gabinetto di Vienna di concerto con quello di Pietroburgo e di Berlino ed anche si può dire nel fatto speciale e temporardamente con quello di Londra, mantiene una perfetta astensione a fronte degli eventi militari, a cui già fin d'ora dà luogo la dichiarazione di guerra alla Porta, recentemente avvenuta per parte della Serbia e del Montenegro. Conviene poi notare che, dal punto di vista dell'Austria-Ungheria, la guerra mossa dalla Serbia non è né più né meno che l'insurrezione d'uno Stato vassallo verso la Potenza Alto Sorvrana, mentre che l'aggressione de1 Montenegro è considerata siccome vera guerra fra due Stati indipendenti, poiché il Gabinetto di Vienna. come llià altra volta ebbi a riferire all'E. V., ha sempre riconosciuto il Principe del Montenegro siccome il Capo di uno Stato affatto indipendente, e ciò malgrado la Porta abbia sempre accampato diritti d'Alta Sovranità sul suo Principato. Ho creduto conveniente porre in evidenza questi doppii punti di vista, poiché parmi non tarderanno a presentarsi circostanze in cui ciò servirà a spiegare il diverso modo col quale l'Austria-Ungheria applicherà la sua attitudine asten

siva a riguardo de' due Principati sceSI 1n campo colle armi alla mano contro la Sublime Porta. Sembrami anzi già siano intervenuti fatti che confermano questi apprezzamenti. Infatti non si è creduto di porre veto alla Porta di percorrere il Danubio co' suoi vapori da guerra, ammettendo che la sponda serba del fiume sia terra ottomana, e ad evitare possibili complicazioni si è ravvisato sufficiente consigliare a Costantinopoli di astenersi dal ciò fare. D'altra parte, poi, se non si è neppur creduto legalmente giustificabile· di chiudere il mare Austriaco di Kleck, porto turco, alle navi Ottomane, sembra si voglia, come per lo passato, per equa reciprocanza lasciare a disposizione del Montenegro libero sempre l'approdo a Cattaro e di là l'ulteriore accesso al territorio del Principato delle armi ed altri mezzi di guerra che liberamente vennero sin qui colà sbarcati a destinazione del Montenegro.

A queste informazioni una ancora deve aggiungersene ch'io ebbi jeri dall'Ambasciatore d'Inghilterra. A quanto Egli riferivami il Conte Andrassy avrebbegli poco prima detto, che ravvisando anzi tutto necessario spiegarsi cogli amici con assoluta franchezza, senza reticenza di sorta, Egli aveva chiaramente dichiarato al Principe Gortchakow, che l'Austria-Ungheria non acconsentirebbe mai, acché la Bosnia venisse a costituirsi in Stato autonomo sia da sola che in unione alla Serbia. Noto a questo proposito che il Conte Andrassy non aveva creduto spiegarsi meco alcuni giorni fa così categoricamente su questa questione, mentre ora che il dado della guerra è gettato nvu ravviserebbe più necessario una eguale riserva.

Parvemi non inutile riferire all'E. V. questi particolari, sebbene sia imminente U Convegno di Reichstadt, che potrebbe, tanto più stante la presenza de' due Primi Ministri a fianco de' rispettivi Sovrani, modificare in modo essenziale l'attitudine futura del Gabinetto di Vienna.

Riservandomi di tenerLa a giorno di quanto potrà pervenire a mia conoscenza sugli intendimenti del Governo Austro-Ungarico durante il successivo svolgersi degli avvenimenti.

(l) Cfr. n. 203.

221

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY A VITTORIO EMANUELE II

(ACR)

L.P. Berlino, 4 luglio 1876.

Depuis la dernière lettre particulière que j'ai eu l'honneur d'adresser à Votre Majesté en date du 18 mai échu (1), les événements ont marché. Les calmantes appliqués par les Puissances ont assoupi pour une courte durée la question d'Odent, mais la force des choses a repris le dessus. La parole est maintenant aux faits.

Ce ne sera qu'après une saignée qui aura un peu épuisé les belligérants, que la diplomatie pourra reprendre l'reuvre de pacification avec de meilleures

chances de succès. Victorieuse ou vaincue, la Turquie sortira difficilement de la lutte sans etre contrainte à des cessions territorialcs, ou tout au moins à des réformes dont le minimum est tracé dans la note du Comte Andrassy du 30 décembre.

, Un instant, par suite de l'attitude de l'Angleterre qui avait pris une position très accentuée contre la Russie, soit par le refus d'adhérer au Memorandum de Berlin, soit par des démonstrations navales, un instant, dis'je, les plus graves complications étaient à craindre. Ce danger s'il n'est pas complètement écarté, semble du moins ajourné. Des pourparlers directs. entre la Russie et l'Angleterre et dont celle-ci a pris l'initiative, ont eu lieu récemment à Londres par l'entremise du Comte Schouvalow. En cas d'une victoire des .insurgés, Lord Derby accepterait meme l'indépendance complète, et en cas de défai1te un régime semblable à celui qui est actuellement en vigueur dans l'ile de Candie, serait assuré à la Bosnie et à l'Herzégovine. Le Prince Gortchacoff voulait une autonomie administrative et financière, en exprimant en outre le desir que le Monténégro et la Serbie fussent désintéressés l'un par un débouché vers la mer, l'autre par quelque abandon de territoires juxtaposés aux frontières. Le Cabinet de Londres demanda,it des explications sur la portée que le Gouvernement russe entendait donner au projet d'autonomie.

C'est au beau milieu de cet échange de vues dont la Russie ce montrai~t satisfaite et dont elle avait soin d'instruire les Cours de Vienne et de Berlin, que la Serbie et le Monténégro ont résolument jeté l'épée dans la balance, soutenus au moins par les sympathies de la Russie. Cette Puissance, de meme que l'Angleterre, se prononce pour la non intervention. L'Angleterre pense que, laissée en tete à M!te avec ses sujets et vassaux révoltés, la Turquie en aura raison. La Russie incline à supposer le contraire. Les autres Puissances rallient aussi à la non intervention.

Telle est la situation aujourd'hui.

Tant que l'accord subistera entre les trois Empires, il n'y aura pas péril en la demeure pour la paix générale. Mais combien de temps durera cette entente? Là est le noeud de la question. L'Empereur Alexandre veut sincèrement la paix, mais il ne peut s'exposer à rester à peu près le seui de son opinion dans son pays, ce qui arriverait certainement s'il gardait l'impossibilité en présence d'actes de sauvagerie qui seraient commis par les ottomans contre les Chrétiens. D'un autre còté si la lutte se pro1longeait les Croates, les Serbes et les Tchèques en Autriche pourraient succomber à la tentation de s'organiser pour voler au secours de leurs frères Slaves, et rendre pvesque nuls les efforts du Comte Andràssy qui louvoie entre les différents partis. Si l'Empereur François-Joseph, pour sortir d'embarras, se décidait à prèter un appui à la Turquie, cela équivaudrait à une provocation contre le Gouve11nement russe qui relèverait sans doute un tel défi.

Heureusement que l'Allemagne veille à ce que l'orage ne se dechaine pas. La tàche est très ardue. Ce n'a pas été sans peine déjà que le Prince de Bismarck; a réussi, lors des conférences de Berlin, à amener une transaction entre l es vues divergentes de la Russie et de l'Autriche en se rangeant du còté de cette dernière Puissance à tendances plus modérées. Quand l'An

gleterre refusait d'accepter le Mémorandum, il a meme laissé comprendre à Londres qu'.H n'en avait pas été offusqué outre mesure; que c'était de l'eau à son moulin pour calmer et contenir à Saint Pétersbourg certains courants trop disposés à rompre les digues. Il se manifeste ici une certaine propension à se rapprocher de l'Angleterre. Une preuve, entre autres, en a été fournie par l'empressement avec lequel l'Allemagne donnait un satisfecit à Londres lors de l'achat des actions du Canal de Suez. Mais on ne saurait tirer de ces faits la conséquence que le Cabinet de Berlin, le jour où il devrait prendre position parmi les puissances, déserterait la Russie. Il répugnerait aux deux Empereurs de séparer leur cause. Le courant sympathique ne pourrait s'affaiblir qu'à un changement de règne. D'une part, la Russie est, aux yeux de l'Allemagne, la Puissance dont le concours serait le plus utile contre la France quand oelle-ci croirait le moment venu de venger ses défaites. D'autre· part, l'Allemagne est aux yeux de la Russie, la Puissance la plus désintéressée dans les affaires Orientales, et dont le concours par conséquent lui serait le plus précieux. Or c'est du còté où se placera l'Allemagne, ce colosse militaire en Europe, que les probabilités de la victoire se rencontreront.

C'est pourquoi je persiste dans la maniere de voir que nous devons continuar à nous joindre à sa politique sans ·en étre pourtant le satellite, et sans rien sacrifier de notre dignité. Il faut sans doute se préoccuper de l'attitude éventuelle de la France, de l'Angleterre, et de l'Autriche, et ménager dans une certaine mesure leur susceptibilité. Mais ces préoccupations ne doivent pas nous détourner de notre voie. L'Italie se trouve dans ces conditions où il lui suffit de· vouloir pour jouer un ròle qui réponde à ses intéréts et à un passé qui oblige. Il ne sera pas dit que l'Italie ne saura pas pr-endre sa place et s'assurer, le cas echéant, des avantages. 11 n'est pas admissible que l'ltalie, avec un Roi tel que le sien, ne se montre pas au moins à la hauteur de la Sardaigne.

Dernièrement le journal le Diritto a publié un tableau des forces dont nous pourrions disposer. Une partie de notre presse a crié haro comme si nous avions des arrière-pensées belliqueuses. On aurait du plutòt applaudir en constatant les progrès de notre organisation militaire, progrès bien faits pour inspirer au Pays une confiance qu'il importe de soutenir et de ne pas décourager.

Les nouveaux Ministres marchent sagement sur la trace de leur prédéoesseurs quant à la politique étrangère. Votre Majesté jugera Elle méme si, comme je l'enonçais dans ma dernière lettre, il ne serait pas opportun, sans nous livrer à aucune rodomontade, de laisser entrevoir -pour le cas où la ligne de conduite suivie jusqu'ici par les Puissances cesserait d'étre vraiment européenne et conforme au but général de la conservation de la paix que nous aurions aussi bien que tel ou tel autre État des intéréts particuliers à sauvegarder. A cet effet nous pourrions employer cet art qui permet de parler à demi-mot et de se fair-e comprendre. Il est évident qu'il nous reste à pourvoir à la sécurité de nos frontières vers le Tyrol et vers l'Isonzo. Nous aurions aussi nos convenances à posséder un port sur la cote orientale de l'Adriatique. Ce so n t là les points saillants. J'en omets d'autres qui doivent

21 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

etre inscrits dans le creur des anciens serviteurs de la Maison de Savoie. Il faut s'y prendre d'avance pour infiltrer peu à peu de telles idées dans l'oreille des hommes d'Etat, et les répandre adroitement dans l'opinion publique. Si ces désirs ou ces demandes étaient présentés ex abrupto et pour ainsi dire à bout portant quand chaque chose serait déjà disposée sur l'echiquier politique, nous risquerions d'arriver trop tard.

Je prie Votre Majesté de m'excuser si je reviens respectueusement à la charge sur l'opportunité d'un programme mieux défini de politique étrangère. Le Roi sait que mon langage n'est dicté que par le bien de la Couronne et du Pays.

L'Empereur a très gracieusement mis à la disposition du Prince et de la Princesse de Piémont le Palais de Marbre (marmor palais) à Potsdam pour tout le temps qu'ils passeront ici avant de continuer leur voyage vers la Russie. Leurs Altesses Royales ne pouvaient à moins que d'accepter l'offre.

(l) Cfr. n. 109.

222

IL CONSOLE A GINEVRA, GAMBINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 106. Ginevra, 5 luglio 1876 (per. il 7).

La sezione di Neuchàtel, per mezzo del James Guillaume, comunicò alla sezione di Ginevra, a quelle di Losanna, Vevey, Berna e Basilea, che, da notizie ricevute da Natta, Cafiero, Costa e Malatesta si sono ricostituite le Sezioni Internazionali su tutti i punti d'Italia, che oggi si riorganizzano e che anzi le federazioni Toscana, Romana, Napoletana e Bolognese sono diggià riorganizzate completamente.

Mi fu assicurato che entro questa settimana od al princip.io deH'altra, si terrà a Bologna od in qualche altra città di Romagna, il secondo congresso Socialista rivoluzionario delle sezioni Romagnole; dopo di questo si terrà quello delle sezioni di Marche ed Umbria.

Dopo questi due Congressi parziali avrà luogo, alla fine di questo mese od entro Agosto, il 3° Congresso Genera1le delle Sezioni e Federazioni Italiane.

A quest'ultimo congresso verranno assegnati i delegati che dovranno prendere parte a quello generale dell'Internazionale che si terrà in Settembre dn !svizzera.

Per ora la Sezione d'Imola funziona da Ufficio di Corrispondenza. H Guillaume dice nella suaccennata comunicazione che, mercé gli sforzi del Costa, degli ex detenuti di Bologna, del Natta, del Cafiero, del Malatesta e di diversi altri che si sagrificarono coll'intelligenza e colla borsa alla causa della rivoluzione sociale, spera che l'Internazionale condurrà gli operaj aNa completa loro emancipazione.

Nella seduta tenuta il l o del corrente mese dalla società di Propaganda di Ginevra, presidente E. Teullière, fu detto che il Malon sta preparando da Lugano un manifesto sociaUsta agli Haliani.

223

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 249. Terapia, 5 luglio 1876 (per il 13).

Ho regolarmente ricevuto il dispaccio che l'E. V. mi faceva l'onore di rivolgermi il 24 giugno n. 55 confidenziale (1), .intorno alle supposte mene di Halim Pacha per ristabilire l'antico stile nella successione al Vice Reame d'Egitto.

Già prima di ricevere il sullodato dispaccio erano giunte al mio orecchio delle vaghe voci sopra queste mene, ma, non avendovi rintracciato alcun solido fondamento, non avevo creduto opportuno d'intrattenere V. E. Mi feci in seguito ad istituire nuove indagini in proposito, e ne trassi il sospetto che veramente Halim Pacha nutra velleità di quel genere, e sia coadiuvato in esse da Khalil Cherif Pacha. Però le fonti da cui trassi siffatte informazioni non sono sicure, né saprei dire quanta fede esse possano meritare. Non mancherò di stare sull'avviso anche per l'avvenire e di quanto sarà per giungere a mia conoscenza sulla materia, darò pronto avviso all'E. V.

224

IL MINISTRO DEGLI ESTERI MELEGARI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AGLI AGENTI E CONSOLI GENERALI A BELGRADO, JOANNINI, E A BUCAREST, FAVA, AI CONSOLI A JANINA, ZERBONI, A MOSTAR, USIGLI, A RUSCIUK, DE GUBERNATIS, A SCUTARI, BERIO, E A SERAJEVO, PERROD

T. 319. Roma, 6 luglio 1876, ore 18.

Le Ministère apprec1e le zèle lequel vous vous etes acquitté jusqu'à présent de vos délicates fonctions. En présence des événements qui se déroulent dans ce pays, redoublez d'activité et de vigilance, afìn que le Gouvernement du Roi soit toujours informé exactement et promptement de l'état des choses. Vous devez me télégraphier les nouvelles les plus importantes, après les avoir soigneusement controlées.

(l) Non pubblicato.

225

L'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 1632. Berlino, 6 luglio 1876 (per. l' 11).

Je suis très reconnaissant à V. E. de m'avoir communiqué les instructions destinés à mon collègue en Russie (l). Ce document dépeint on ne peut mieux la situation actueUe. Il aborde en méme temps maints sujets qui doivent à si juste titre fixer notre attention.

Je regrette que les rapports avec le Prince de Bismarck soient à peu près nuls. Son langage nous permettrait de mieux déméler quelles sont les vues sur les différentes combinaisons qui pourraient se présenter sur l'échiquier politique. Mais il s'applique à faire le vide autour des Chefs de Mission. Il se borne, à des intervalles éloignés, à recevoir les Ambassadeurs de Russie et de Autriche, et plus rarement encore Lord Odo Russell. La plainte est générale sur la difficulté de traiter les affaires. Le Secrétaire d'Etat se tient lui aussi sur une extréme réserve, de crainte de franchir les limites très étroites qui lui sont tracés par son Chef.

Nous sommes donc réduits à tacher de pénétrer par la voie du raisonnement, par des inductions. la pensée du Cabinet de Berlin, surtout en ce qui concerne la question d'Orient. Cet état de choses me rend très perplexe sur l'exactitude des renseignements que je fournis à V. E .. et je me sens sous le coup d'étre surpris, malgré toute ma vigilance, par des événements que je n'aurais su. ou pu prévoir.

Mais si le Chancelier se dérobe aux investigations, aux explications, il ne déserte jamais la place que lui assignent les véritables intéréts de l'Allemagne. Son patriotisme en est la meilleure garantie.

Or les intéréts de l'Empire lui conseillent de marcher d'accord avec la Russie pour 'la maintenir en dehors d'une coalition avec la France, quand celle-ci croirait le momerrt venu de venger ses défaites. Le Cabinet de S. Pétersbourg tient tout autant à son alliance avec l'Allemagne, qu'il considère comme la Puissance la plus désintéressée dans les Affaires d'Orient et dont le concours par conséquent lui serait le plus précieux. Là est la pierre angulaire du programme du Prince de Bismarck. Un changement de règne, soit ici, soit en Russie, pourrait ouvrir un autre horizon. Mais à moins de vouloir devancer les cours du temps et s'exposer ainsi à entrer dans le domaines des conjectures, il faut s'en tenir à la situation telle qu'elle se dessine aujourd'hui. Dans ce concert l'Autriche joue aussi son ròle, et il lui sera conservé tant que le Comte Andrassy restera au pouvoir. Si l'Empereur François-Joseph jetait par-dessus bord cet homme d'Etat, très sympathique aux deux Puissances du Nord, Ja défiance succéderait à leur amiHé. En attendant, l'entente subsiste, et il faut

espérer qu'elle résistera aux épreuves que lui ménagent les événements dans la Turquie d'Europe. Sans aucun doute le Ministre Austro-Hongrois des Affaire~ Etrangères s'est montré très-optimiste dans ces dernier,s temps, en se berçant de l'illusion de parvenir, en voie diplomatique, à pacifier la Péninsule des Balkans. Il a du moins montré un certain désintéressement et un esprit de conciliation qui ont éloigné, plutòt que rapproché, l'éventuaHté d'un conflit avec la Russie. L'entrevue prochaine du Tsar et de l'Empereur François-Joseph à Reichstadt, préparée à Jugenheim par l'Archiduc Albert, semble devoir etre interprétée dans ce sens. D'après certains indices, on serait induit à croire

qu'une entente pourrait s'opérer sur cette base, à savoir que l'anéantissement des Serbes par les Tures ne serait pas admis, et que la Russie, en cas d'une victoire du Prince Milan et des insurgés, ne se préterait pas à la formation d'un Etat serbe qui comprendrait d'autres provinces Slaves. Il répugnerait en outre au Cabinet de Vienne qu'on accordat méme une simple autonomie administrative et financière à la Bosnie et à l'Herzégovine. Mais quand le terrain sera un peu déblayé par la guerre, quand on se trouvera en présence de faits accomplis, peut-étre parviendra-t-on à donner un autre cours à ses idées. Il ne parait pas, jusqu'ici du moins, qu'il y ait des difficultés insurmontables de ce còté.

La conduite de l'Angleterre dans ces derniers temps donne lieu aussi à bien des observations. Un instant elle s'est séparée à grand fracas du concert européen. Son refus d'adhérer au memorandum de Berlin, a été accompagné d'armements considerables et de démonstrations navales, comme si l'on était à la veille d'une grande guerre. Un froissement d'orgueil de ne pas avoir eu le ròle principal dans les conférences diplomatiques; le désir exprimé par Ies trois Empires d'une réponse à bref délai, interprété à tort comme une espèce d'ultimatum; des renseignements fort sujets à caution sur un complot préparé et au moment d'étre exécuté par la Russie contre la Turquie; le projet peut-étre de prendre en cas une avance d'hoirie en Egypte; l'arrière-pensée enfin de se populariser à l'intérieur, en donnant un démenti public au reproche de trop s'effacer dans le maniement des affaires étrangères; tels paraissent étre les motifs qui ont provoqué l'attitude du Cabinet de Londres. Quel en a été le résultat? Un changement de décor à Constantinople. Un simple trompe-l'oeil, car on ne saurait prendre au sérieux des promesses de réformes ,libérales, dont au reste on n'entend déjà plus parler. En attendant, les Tures ont repris courage vis-à-vis des insurgés et se livrent, entre autres, en Bulgarie, à des excès que Lord Derby nai:vement ou cyniquement, cherche à atténuer, en les attl'libuant non aux troupes régulières, mais aux hordes indisciplinées des Bachi-bouzuks et des Circassiens Il semble que, à Londres, on n'a pas tardé à se rendre compte que le but qu'on se proposait a été dépassé. On aura compris que, victorieuse ou vaincue, la Turquie ne sortira pas de la lutte sans étre contrainte par l'Europe à faire des concessions réelles à la révolte. Le sentiment public ne permettrait pas, au point de vue de l'humanité et de la civilisation, que les chrétiens restassent soumis à l'arbitraire et aux brutalités de l'ancien maitre. La Porte regrettera

alors d'avoir suivi les conseils de ceux qui l'ont poussée à se prononcer d'avance cc:mtre les propositions formulées dans ce mème mémorandum repoussé à Londres, et sera trop heureuse si elles redeviennent le point de départ de nouvelles négociations.

Le fait est que M. Disraeli et Lord Derby ont pris l'initiative de pourparlers avec la Russie, dans lesquels ils semblaient disposés, selon les éventualités, à aborder un ordre d'idées allant au délà des arrangements concertés à Berlin. Ces pourparlers ont été interrompus par l'entrée en action de la Serbie et du Montenegro. La politique de non-intervention a momentanément le dessus. Les avances faites de Londres à St. Pétersbourg n'étaient pas moins un indice très significatif. Prépareront-elles la voie à un rapprochement plus intime? l'avenir le démontrera. Admettons que cette al1iance se réalise entre Puissances jusqu'ici si divisées et si jalouses de leur influence en Orient. Une telle alliance ne seraient pas moins l'objet de suspicions réciproques, et n'aurait des chances de durée que si l'Allemagne occupait la méme piace qu'elle a prise aujourd'hui entre l'Autriche et la Russi,e. Ce ne serait qu'à cette condition que le Cabinet de St. Pétersbourg consentirait à s'adjoindre un compagnon du route si mal noté dans son livre noir. La France ne saurait à ses yeux remplacer l'Allemagne. Celle-ci se retrouvera dans toutes les combinaisons à còté de la Russie. S'il y a de temps à autre des dissentiments entre les deux Chanceliers; si le Prince de Bismarck reproche au Prince Gortchakow certaines tendances personnelles de sympathie pour la France; si on a coupé un peu les ailes à l'aigle russe, qui voulait prendre un voi trop hardi au début des conférences de Berlin; si le Chancelier Allemand a laissé 'entendre que le refus d'adhésion du Cabinet de Saint James ne l'avait pas offusqué outre-mesure, parce que c'était de l'eau à son moulin pour modérer les ardeurs des impatients sur la Newa; oes dissentiments ne sont que passagers. Il surnagera toujours la ferme volonté des deux Souverains de ne pas séparer leur cause.

La France aurait certainement raison de s'alarmer de voir l'Angleterre en tiers avec l'Allemagne et la Russie. Ce serait le coup le plus rude porté à ses illusions de retourner un jour la Russie contre l'Allemagne. L'Autriche aurait également à se garer du nouveau trio, dans le cas où le comte Andrassy disparaìtrait de la scène.

Mais, pour ce qui concerne l'Italie, il me parait qu'il n'y aurait pas à redouter outre-mesure une semblable combinaison, si nous avons soin de cultiver nos bons rapports avec la Russi e et surtout aV'eC l'Allemagne. Celle-ci observe maintenant à notre égard une réserve, à mon avis, exagérée, lors méme qu'elle soit explicable jusqu'à un certain point par le programme qu'elle a adopté dans les Affaires Ol'lientales. Le Cabinet de Berlin assiste en spectateur, en apparence, indifférent, tant que la paix de l'Europe ne menace pas d'étre compromise par un désaccord entre Vienne et Pétersbourg. Quand les cartes semblent s'embrouiHer entre eux, il intervient pour les empècher de se désunir. C'est là, comme je l'ai dit dans une, autre dépéche, une action qui ne peut aboutir, qu'à la condition d'ètre poursuiV'ie dans le silence des Cabinets. C'est ce qui m'a été répété avant hier par M. de Radowitz. Cette réserve, toute regrettable

qu'elle soit, n'apporte dans le fond aucune modification à la communauté, à la solidarité de nos intérets. Le mot prononcé par Mr. de Bismarck • Si l'Italie n'existait pas, il faudrait l'inventer • est plein de vérité, surtout au point de vue allemand. L'AUemagne a tout profit dans le présent et dans l'avenir à rencontrer chez nous un contrepoids vis-à-vis de la France.

Il nous convient sans doute de ne pas nous aliéner l'Angleterre, car l'histoire de la Maison de Savoie 'est là pour prouver les avantages que nous avons retirés de nos bonnes relations avec cette Puissance. Tachons néammoins de résister à une pression de nous faire passer dans son camp avec armes et bagages. Nos préferences doivent rester pour l'Allemagne et la Russie. Ce sont les gros bataillons, et non les fl.ottes qui décident aujourd'hui du sort des Nations. Or c'est le colosse militaire de l'Allemagne qui offre le plus sur point d'appui. Si l'Angleterre saute un jour à pieds joints dans l'alliance du Nord, elle nous y donnera la main, et sera tenue en bride, si elle visait à étendre davantage sa suprématie dans la Méditerranée, sans donner aux autres intéressés de justes compensations. Si de son propre estoc ou avec l'aide de la France, et meme de l'Autriche, elle voulait affronter la ligne du Nord, elle trouverait une forte resistence, et ses alliés joueraient le jeu le plus périlleux.

Peut-etre réussira-t-on, après qu'une saignée aura été faite dans les Balkans, à reprendre l'oeuvre de paoification. Espérons qu'on arrivera à conclure une trève. Elle ne pourra etre que de courte durée. La force des événements pousse à une dislocation de la Turqui,e. La solution la plus désirable aurait été sans doute le maintien de son intégrité et l'amélioration graduelle du sort des Chrétiens. Mais on est distancé maintenant par les faits, qui laissent prévoir que la diplomatie ne parviendra pas en définitive à écarter l'orage.

L'Italie par une politique sage et prévoyante sera à meme de traverser cette crise, sans subir aucune perte. Je vais meme plus loin. Elle do,it se préparer à en recueillir des avantages. Il ne sera pas dit que l'ltalie, avec un Roi qui a déjà tant fait pour son unité, ne se montrera pas au moins à la hauteur de l'ancien Royaume de Sardaigne. A cet effet, il faut préparer les ressources du Trésor, et nos alliances; il faut encourager la confiance de nos populations, en développant chez elles un esprit militaire. Dernièrement -Il Diritto -a publié un tableau de nos forces militail'es, et s'est attiré bien des critiques, tandis Que chacun de nous eut du applaudir de grand coeur aux progrès de notre organisation. En présenter les résultats aux yeux du public, c'était un avertissement que, sans les rechercher, nous étions pretes à parer aux complications. Il est à propos q_ue l'Europe le sache.

J'estime aussi qu'il serait opportun de fixer un programme pour le cas où les Puissances, voyant la presque impossibilité de faire valoir le maintien de la paix générale, pencheraient à mettre en avant leurs convenances particulières. Dans cette prévision il ne suffirait pas de nous rappeler que nous avons une frontière mal assurée vers le Tyrol et vers l'Isonzo; qu'il nous manque un port sur la cOte orientale de l'Adriatique; que notre position médit,erranéenne doit etre renforcée, ou que du moins d'autres ne doivent pas s'y fortifier à nos dépens. Il faudrait que dès à présent notre diplomatie fiì.t autorisée à lais

ser tomber adroitement dans l'oreille des hommes d'Etat de l'Europe, que nous aussi nous avons des desiderata, dont nous poursuivrions la réalisation, si tel ou tel autre pays réclamait des agrandissements territoriaux. Je ne parle pas de la Savoie et de Nice, quoique ces deux noms doivent rester inscrit en lettres de feu dans le coeur des anciens serviteurs de la Maison de Savoie. Nous saurions employer l'art QUi consiste à se faire entendre et comprendre à demi-mot. Si ces désirs étaient présentés ex-abrupto, quand chacun aurait déjà fixé son lot, nous risquerions d'arriver trop tard.

Je me résume. La partie n'est pas encore perdue pour la conservation de la paix générale. Malheureusement il y a des indices de sérieuses complications qui pourraient partager l'Europe en deux camps. Les canons ne tarderaient pas alors à faire feu. Il suffit que l'Italie le veuille résolument pour qu'elle parvienne à jouer un ròle, digne d'elle. Mais il faut s'y préparer sans retard, pour ne pas etre pris au dépourvu par les événements.

(l) Cfr. n. 204.

226

IL MINISTRO A LISBONA, OLDOINI, AL MINISTRO AGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 275. Lisbona, 6 luglio 1876.

Il mio nuovo Collega Germanico, Barone di Pirch, ha intrattenuto oggi questo Ministro degli Affari Esteri, e S.E. me lo ha poco dopo ripetuto, circa un accordo segreto tra l'Inghilterra e la Spagna per la cooperazione della flotta spagnuola alla flotta inglese, nell'eventualità che la guerra Orientale, che si spera poter localizzare, prenda uno sviluppo allarmante e richieda imponenza di forze europee.

Il Barone di Pirch non ha accertato il fatto dell'accordo, ma ha indicato che informazioni ricevute ultimamente a Berlino lo supponevano probabile. Il Ministro Portoghese ha risposto che lo ignorava intieramente, né poteva

dare alcuna informazione in proposito.

Il Signor de Andrade Corvo mi soggiunse, nel parteciparmi confidenzialmente la domanda e la risposta, che la prima era evidentemente motivata o dal desiderio di sapere da qui la conferma del fatto, poiché Berlino sa che a Lisbona si è molto più al corrente della politica spagnuola che altrove, oppure volevasi dare un hint al Portogallo, che la sua Vticina non rimarrebbe neutrale, occorr,endo, in Oriente.

Il Signor De Andrade Corvo mi ha promesso, nel caso possa appurare a Madrid, come è nell'interesse portoghese, la verità del supposto accordo AngloSpagnuolo, di tenermi al corrente su tale importante soggetto.

Dalle parole dette inoltre dal Barone Pirch al Signor De Andrade Corvo sulla politica Germanica circa la fase orientale nel suo colloquio di ieri, risulta che nel caso di serie complicazioni Europee in Oriente, Berlino sembra già fin d'ora disposta ad allearsi piuttosto all'Inghilterra che alla Russia.

Il Signor De Andrade Corvo ,teme, per quanto sia del maggior interesse localizzare la guerra Serbo-Turca ed evitare l'intervento europeo, che sarà ben difficile la soluzione finale tra i soli belligeranti. • O la Turchia è vittoriosa, soggiunse S.E., e sarà ben arduo alla Russia di abbandonare la Serbia, con tutto l'elemento slavo di quelle contrade in ba1ia del vincitore; o la Serbia è vincitrice e l'Inghilterra entrerà in lizza per sostenere la Turchia •.

Quest'opinione del Ministro Portoghese parmi di maggior valore, poiché affermatomi mezz'ora dopo il suo colloquio col Ministro Germanico, il quale è giunto testé da Berlino, ove si era recato da qui tre mesi sono, quasi subito dopo presentate le sue credenziali.

227

IL CONSOLE A SCUTARI, BERIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 623. Scutari, 7 luglio 1876, ore 18 (per. ore 20).

Le prince Nicolas m'a fait envoyer aujourd'hui son manifeste de guerre. Le document parle de vexations et de menaces à la Principauté, de ses sentiments de solidarité avec l'Herzégovine, déclarant en meme temps que la Porte ne peut donner aux provinces insurgées, malgré sa bonne volonté, des institutions et garanties légitimes. Cependant U n'est pas encore entré en campagne. L'affaire dont j'ai parlé dans mon télégramme (l) n'était qu'une échauffourée entre les habitants de Luci qui sont insurgés, et quelques irréguliers et partisans tures. L'issue n'a pas eté favorable aux tures; événement de peu d'importance auquel, du reste, les monténégrins n'ont pris aucune part.

228

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA

D. 26. Roma, 8 luglio 1876.

Ringrazio l'E.V. dell'avermi inviato, con rapporto del 27 giugno se. n. 22 (2) di questa serie, il Blue Book testè presentato al Parlamento britannico circa la questione finanziaria egiziana e dell'averne accompagnato l'invio con indicazioni preziose, le quali giovano a chiarire viemmeglio gli intendimenti di codesto Governo nella presente materia.

Sono grato altresì a V.E. dell'avermi fatto conoscere gli apprezzamenti di Nubar pascià sopra questo soggetto. Nubar pascià ebbe, nelle cose egiziane, tal

parte che, qualunque possa essere il valore dei suoi giudizi, riesce pur sempre utile di averne notizia. Duro fatica, però, ad ammettere l'esattezza dell'affermazione· di Nubar pascià, riferitami da V.E., che cioè le rendite assegnate al servizio del debito pubblico egiziano passino per le mani del Khedive, il quale ne verserebbe, nella cassa speoiale all'uopo istituita, quella sola porzione che gli talenti. La supposizione di Nubar pascià implicherebbe la formale inosservanza dei Decreti del 2 e del 7 maggio, con cui fu istituita la cassa speciale ed ordinata l'uni:fficazione del Debito pubblico egiziano; né la cosa apparisce probabile a chi consideri che, presso la cassa sedono tre commissari stranieri, della cui integrità ed oculatezza non si può dubitare. Ed invero l'art. 3 del Decreto del 7 maggio (pag. 60 del Blue Book) enumera per un totale complessivo di circa sei milioni di sterline i cespiti assegnati al servizio del debito pubblico: e l'art. 2 del Decreto del 2 maggio (pagina 55 del Blue Book), dopo aver sancito che debbano versare presso la cassa tutte le entrate provenienti da quei cespiti, ammonisce esplicitamente gli agenti incaricati della riscossione che essi

• ne pourront etre valablement déchargés que par les quittances qui leur seront délivrées par la dite caisse de la Dette Publique. Tout autre ordre ou quittances sera sans effet •. Come concepire in presenza di così chiare istruzioni la distrazione di fondi che Nubar pascià ascrive al Governo vicereale?

La lettura del rapporto di V.E. ha lasciato in me l'impressione che cotesto Gabinetto stimi di non aver avuto, nel corso dei negoziati relativi alla presente controversia una sufficiente cooperazione da part•e del Governo italiano. Se veramente siffatta impressione sussistesse, non tornerebbe difficile a V.E. il dimostrare come essa non sia giustificata. Nel Blue Book figurano, è vero, due soli rapporti di Sir A. Paget (N. 9 e 13). Però l'uno e l'altro provano quanto il Governo italiano fosse sollecito di procedere,, in questa vertenza, in pieno accordo col Governo della Regina. Sotto la data del l" marzo è riferito un colloquio avuto dal Ministro britannico col mio predecessore, ed ivi è detto come questi, pur riservandosi di concertarsi con l'Inghilterra e colla Francia per una azione comune, desiderasse soprattutto di « essere informato, al più presto possibile, dell'opinione generica del Governo della Regina sopra questo soggetto •. E nel colloquio successivo, cui accenna il 2" rapporto (5 marzo) la conclusione del signor Visconti Venosta è riferita in termini tali che escludono ogni dubbio intorno al fermo proposito del R. Governo di mantenersi concorde col Governo britannico.

Questi furono, fin dal pricipio delle trattative, gli intendimenti nostri, bensì questi incontrarono ostacolo in un sentimento che non ci è dato di apprezzare, ma che si connette probabilmente colla coscienza che deve aversi costì della difficoltà di conciliare gli interessi legittimi dell'Italia con i disegni concepiti dalla Gran Brettagna sopra l'Egitto.

ANNESSO CIFRATC ALLEGATO

Je crois superflu de mettre V. E. en garde contre Nubar pascià, dont la situation vis-à-vis du Khedivé est devenue très delicate depuis le role qu'il a joué à l'oecasion du voyage du Prince de Galles et des missions de MM. Bartle Frère et Cave.

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. n. 201.
229

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT

D. 217. Roma, 8 luglio 1876.

Ho disposto perché si rechi presso codesta Ambasciata il consueto corriere di Udine. V.E. avrà così modo sicuro di farmi conoscere, col ritorno del Corriere stesso (al quale sarà affidato questo mio dispaccio) quelle notizie che potrò raccogliere, tostoché il Conte Andrassy sia reduce dal convegno di Reichstadt.

Le spiegazioni che a Reichstadt saranno scambiate avranno senza dubbio una efficacia notevole sopra lo sviluppo ulteriore degli avvenimenti, ed io ho piena fiducia nella persp,icacia e nella abilità di Lei per avere in proposito, sollecite e minute informazioni. Stimo, intanto, utile, di qui riassumere, per agevolare il compito dell'E.V., le nozioni che sono pervenute, da più lati, al R. Governo intorno alla reciproca situazione dei due Imperi.

Oramai apparisce manifesto che, verso la metà dello scorso giugno, si sperò, nelle disposizioni del Gabinetto di Vienna, una sensibile evoluzione. L'E.V. mi scriveva, sotto la data del 10 giugno (Rapp. n. 413 di questa serie) (l) che il Conte Andrassy ricqnosceva bensì lo screzio vieppiù crescente tra gli interessi dell'Austria-Ungheria e quelli della Russia, però, movendo dalla convinzione che la rottura deU'alleanza fra i tre Imperatori avrebbe fatalmente condotto alla guerra, traeva dalla gravità stessa della situa2lione un nuovo argomento per stringersi vieppiù ai fianchi del potente suo vicino, e per contrastargli, così, quella libertà d'azione onde certo si varrebbe, spinto com'è dalla pubblica opinione, per soddisfare alle aspirazioni della sua politica tradizionale. Senonché, in quei giorni appunto, accadeva tal fatto per cui il programma del Conte Andrassy subiva pericolosissima prova.

Fra i documenti diplomatici che oggi Le invio, l'E.V. troverà (Inc. n. 60, doc. n. 414) un mio dispaccio diretto alla R. Ambasciata in Berlino, ove è brevemente riassunto uno scambio di idee e di proposte che, tra il 10 ed il 20 giugno, ebbe luogo tra i Gabinetti di Londra e di Pietroburgo per mezzo del Conte Schouvaloff, Ambasciatore dello Czar presso il Governo della Regina. Sollecitato ad uscire dal suo isolamento (l'iniziativa parrebbe spettasse soprattutto al Gabinetto di ~ersailles) il Governo britannico aveva presentato una formula così concepita. Applicare alla Bosnia ed alla Erzegovina un regime amministrativo analogo a quello di Candia; se questo regime non è accettato dagli insorti, si astengano le potenze da ogni intromissione, lasciando che i Turchi e gli insorti definiscano tra loro la controversia; vincendo gli insorti, l'Inghilterra accetterebbe anche l'indipendenza assoluta delle due provincie; vincendo i Turchi, debba tuttavia la Porta accordare alle due provincie il regime candiota. Il Governo russo, dal canto suo, accettava in massima questi concetti, solo escludeva che fosse necessaria la guerra, e suggeriva si avesse a chiedere alla S. Porta di concedere

addirittura alle provincie insorte qualcosa che stesse fra il trattamento cretese e l'indipendenza assoluta.• come sarebbe l'autonomia amministrativa e finanziaria. Come fosse accolto dal Conte Andrassy il programma che servì di base alle comunicazioni scambiate, per mezzo del Conte Schouwaloff, tra l'Inghilterra e la Russia, apparisce dal rapporto che V.E. mi dirigeva il 19 giugno (1). Le parole del Conte Andrassy, riferitemi dall'E.V. alludevano, per verità piuttosto alla proposta britannica che non alla controproposta russa. Dicevale infatti il Conte essere destituito d'ogni carattere pratico il programma della assoluta astenzione, essendo, per suo avviso, incapaci gli insorti, se v,ittoriosi, di organizzarsi e reggersi da soli, ed incapace la Turchia di frenarsi, se a lei arridesse la sorte delle armi. E questo stesso concetto del Conte Andrassy avrebbe assunto in questi ultimi giorni un carattere ancor più reciso e categorico, avendo l'E.S. dichiarato al Principe Gortchakow (così mi riferisce V.E. nel suo rapporto del 4 luglio,

N. 494 (2), narrandomi un discorso tenutoLe dall'Ambasciatore d'Inghilterra) che l'Austria-Ungheria non acconsentirebbe mai a che la Bosnia venga a costituirsi in uno Stato autonomo, sia da solo che in unione alla Serbia. Al quale riguardo, debbo ancora aggiungere, per notizia pervenutamene da Parigi, che il Conte Andrassy avrebbe respinto non solo l'autonomia completa, ma anche l'autonomia puramente amministrativa della Bosnia, e che siffatto atteggiamento da parte del Gabinetto di Vienna non sarebbe stato estraneo alla risoluzione presa dal Gabinetto di St. James di declinare la proposta russa. In una parola, il Conte Andrassy, per quanto spetta alla sostanza del problema orientale, vorrebbe rimanere strettamente lig,io al programma dello statu qua migliorato e neppure accetterebbe che il miglioramento possa giungere fino all'autonomia amministrativa.

Non è mestieri che io spenda parola per dimostrarLe quanto sia profondo il dissidio, intorno a questo che è il nodo della quistione, tra Vienna e Pietroburgo. Senza dubbio è, per ora, dissidio latente e rimarrà tale fino a che le Potenze saranno concordi, come oramai lo sono dacché si apersero le ostilità, nel professare il principio di non intervento. Ma la difficoltà si riaffaccierebbe tosto, in tutta la sua pienezza, quando la politica dei varii Gabinetti dovesse, per effetto degli avvenimenti, o per volontaria risoluzione, cessare d'essere, per dir così, negativa e riassumere il carattere di una azione diplomatica. Per questo rispetto il convegno di Reichstadt, quando pure non dovesse avere altro effetto che di sancire una volta di più la regola attuale del non intervento, eserciterebbe tuttavia una influenza decisiva sulle eventualità future. Esso porgerà, in ogni modo occasione ai due governi di scandagliare ancora una volta, le reciproche intenzioni, e di tradurle, se sarà possibile, in un programma comune.

Non so se nel convegno di Reichstadt sarà esaminato il concetto di una azione che le Potenze avrebbero ad esercitare, in tempo opportuno per far cessare una lotta che offenderebbe i sentimenti di tutti i popoli civili. Il progetto di siffatta azione comune parrebbe esistere digià presso alcuni Gabinetti, e l'iniziativa ne spetterebbe, per quanto sembra, alla Francia. Poco prima che si aprissero le ostilità, l'Inghilterra aveva suggerito che le Potenze facessero un ultimo tentativo per il mantenimento della pace. Il Duca Decazes, dopo aver osservato

nella sua risposta, che era oramai troppo tardi, pigliò atto, esprimendone il suo compiacimento, delle buone disposizioni dimostrate in questa oircostanza dal Gabinetto britannico, ed aggiunse che egli vedeva in esse il pegno della possibilità d'una azione comune pel momento in cui la stanchezza dell'uno o dell'altro dei belligeranti, ovvero di entrambi potesse renderla accetta. Vuolsi però soggiungere, a tale riguardo, che, secondo il pensiero del Duca Decazes, l'azione delle potenze avrebbe dovuto eventualmente aprirsi sulla base dello scambio di idee intervenuto tra Lord Derby ed il Principe Gortchakow per mezzo del Conte Schouwalow; per modo che già lo stesso Duca Decazes riconosceva che, per tradurre in atto il disegno suo. si sarebbe dovuto anzitutto sgombrare il terreno mediante opportuni uffici a Vienna da quegli ostacoli che sono creati dall'atteggiamento del Governo Austro-Ungarico.

Questi concetti corrisponderebbero del resto ai desideri del Principe Milano. Riferisce in proposito il R. Agente a Belgrado che avendo il Principe fatto scandagliare il terreno a Parigi vi trovò accoglienza favorevole abbastanza per sentirsi incoraggiato a fare colà delle entrature che non sarebbero state assolutamente respinte.

Questa sarebbe adunque per sommi capi la situazione.

Il tentativo fatto dalla Francia per ravvicinare la Gran Bretagna al concetto delle altre cinque Potenze ebbe per risultato quel programma che suscitò, presso il Gabinetto di Vienna, la più assoluta ripugnanza.

Il concetto di una azione comune delle Potenze, intesa a far cessare il conflitto mediante la proposta di una acconcia soluzione, da presentarsi in tempo debito, parrebbe urtare anch'esso a Vienna contro lo stesso ostacolo.

Rimarrebbe adunque, di tutta l'opera della diplomazia, questo solo resultato: il principio di non intervento proposto dalla Russia ed accettato dalle varie Potenze.

In tanta incertezza, creata soprattutto dallo atteggiamento di codesto Gabinetto, ci riuscirà preziosa ogni indicazione che l'E.V. possa fornirsi intorno agli intendimenti del Conte Andrassy. Ora che la questione è posta dai fatti, a noi preme di conosc,ere, pel giorno in cui si presentasse indeclinabile la necessità di una soluzione, quale sarebbe precisamente l'obiettivo a cui mira la poLitica del Governo Imperiale e Reale, sotto l'impulso degli interessi propri e della opinione pubblica prevalente nelle provincie varie della Monarchia.

(l) Non pubblicato.

(l) -Cfr. n. 186. (2) -Cfr. n. 220.
230

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, TORNIELLI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

D. 610. Roma, 8 luglio 1876.

Sono grato alla S.V. Illustrissima per i particolari fornitimi con Rapporto del 18 giugno scorso, n. 2674 (l) circa la missione marocchina testè giunta in Francia. Per avere norma sicura quando la missione verrà in Italia, gioverebbe

che la S.V. potesse favorirmi ogni più minuto ragguaglio circa il trattamento che essa ebbe in codesto paese, soprattutto per ciò che concerne la ospitalità avuta, il trasporto per ferrovia, gli onori resi, il cerimoniale osservato ecc.

Nella stessa occasione la S.V. dovrebbe anche indagare quale accoglimento sia stato fatto da codesto Governo alla missione marocchina per quel che riflette l'oggetto per cui essa venne in Europa. Secondoché riferisce il R. Ministro al Marocco, scopo ostensibile dell'Ambasciata è quello di ringraziare il Re d'Italia, la Regina d'Inghilterra ed il presidente della Repubblica francese per le missioni mandate all'Imperatore Hassan e di cementare così le buone relazioni reciproche. Ma lo scopo reale sarebbe quello di far conoscere ai tre Governi le continue molestie e minacce del Governo spagnuolo e di attenerne l'appoggio per far fronte alle esigenze di quest'ultimo.

(l) Non pubblicato.

231

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 496. Vienna, 8 luglio 1876 (per. il 12).

In questo momento precisamente gli Imperatori Alessandro e Francesco Giuseppe si incontrano a Bodenbach. da dove si recheranno per alcune ore al castello Imperiale di Reichstadt. Per me non v'ha dubbio che lo scambio d'idee che in quel breve tempo avrà luogo fra i due Sovrani, come fra i loro rispettivi primi Ministri, eserciterà una notevole influenza sullo svolgimento non solo ma anche sull'esi,to finale dell'attuale crisi, senza però ch'io mi creda che questa soluzione, di cui la sorte delle armi fra gli attuali belligeranti è indubbiamente notevole fattore, abbia ad essere immediata. Il punto sul quale parmi certo i due Sovrani cadranno d'accordo si è sulla necessità, qualunque abbia ad essere il risultato della presente lotta, che la Bosnia e l'Erzegovina ottengano la loro autonomia! Sulla interpretazione però a darsi a questa parola, sulla forma e sostanza però che questa autonomia dovrà avere, non conviene dissimularsi che lo screzio sarà profondo. Al mio egregio collega l'Ambasciatore del Re a Pietroburgo spetta il far conoscere all'E.V. H modo di vedere in proposito del Gabinetto Russo, dover mio si è il chiarirLe gli intendimenti di quello AustroUngarico per quanto almeno ho potuto formarmi l'impressione: in conseguenza delle conversazioni in proposito ch'io ebbi ripetutamente su questo argomento tanto col Conte Andrassy quanto cogli altri funzionari del Ministero, avvalorate da quelle informazioni altrimenti avute.

Pel gabinetto di Vienna dunque, stando le cose come sono attualmente, l'autonomia per la Bosnia 'e l'Erzegovina è un'organizzazione amministrativa e giudiziaria autonoma, politica anche se vuolsi per l'apparenza impiegare questa parola; ma sempre sotto l'autorità Sovrana della Porta, insomma qualche cosa di analogo a quanto già fu fatto per Creta o meglio ancora pel Libano, poiché colà esiste una specie di controllo delle Potenze. Un tale stato di cose già fu tratteggiato nella Nota del Conte Andrassy del 30 scorso dicembre, informata nella sua sostanza dal Memorandum di Berlino, e quella nota nella sua sostanza continua ad esprimere il limite massimo delle concessioni che il Gabinetto di Vienna è disposto ad ammettere si chieda alla Porta. Con ciò non intendo escludere che il risultato del convegno di Reichstadt e l'esito della lotta che attualmente ferve fin quì con dubbia sorte nella penisola Balkanica non abbia a far sì che il Gabinetto di Vienna non ammetta più tardi una più radicale soluzione: ma ove ciò dovesse verificarsi una profonda trasformazione dovrebbe operarsi nel Governo Imperiale ed anzi tutto il Conte Andrassy dovrebbe cedere il posto ad un altro personaggio e del pari dovrebbero ritirarsi i due Ministeri di Vienna e di Pest. L'attuale Governo cioè dovrebbe cedere il posto ad una Amministrazione conservatrice, dandosi a questa parola il senso precisamente opposto a quello che Essa avrebbe letteralmente, poiché la nuova amministrazione dovrebbe essere reazionaria.

Infatti se il Conte Andrassy non potesse avanzare d'un passo nel senso di una più radicale trasformazione nell'attuale assetto dell'Impero Turco per gli impegni presi col Ministero di Vienna, il potrebbe ancora meno in conseguenza dell'assoluta pressione su di lui esercitata dal Governo Ungherese. L'AustriaUngheria quale è attualmente costituita, respinge nel modo il più assoluto la formazione di nuovi Stati Slavi indipendenti e più ancora quella di un unico grande Stato Slavo. Il partito reazionario solo potrebbe ciò favorire, trovando così il mezzo di ritornare al vecchio sistema che consisteva nell'appoggiarsi sugli Slavi per tenere in freno i Tedeschi ed i Madgiary.

Conchiudo quindi, o la soluzione sarà l'accordo colla Russia sulle basi preindicate con poche varianti, o necessariamente il Conte Andrassy dovrà dimettersi ed allora il campo resterà aperto alle soluzioni radicali con tutte le loro conseguenze che se in parte si possono prevedere in oggi, difficile però sarebbe l'indicare fin d'oggi con precisione nel loro assieme.

232

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 255. Terapia, 8 luglio 1876.

Quantunque non dubiti che l'E. V. conosce assai meglio d'altra parte i negoziati che seguirono tra l'Inghilterra, la Russia, e l'Austria immediatamente innanzi al principio delle ostilità, stimo tuttavia mio debito di riferire dal mio canto quelle nozioni che mi vengono da fonte sicura sulla materia.

Pel mio rapporto n. 242, confiden:l)iale del 1° luglio (1), rimasi al punto in cui il Principe Gortchakow replicava al Gabinetto di Londra avesse questo a formulare delle proposte concrete, ed il Governo dell'Imperatore le prende

rebbe in seria considerazione. Il Ministero Inglese faceva indi conoscere al Conte Schouwalow essere esso d'avviso che il miglior consiglio fosse di lasciar lscoppiare la guerra; se i Turchi fossero vincitori, gl'insorti sarebbero contenti delle riforme che la S. Porta sarebbe per accordare, -se i Turchi fossero battuti si darebbe all'Erzegovina ed alla Bosnia l'autonomia erigendole a Stati tributarii come la Serbia e la Rumania. Il Principe Gortchakow replicava partecipare all'avviso del Gabinetto Inglese per quanto riguardava l'autonomia a darsi all'Erzegovina ed alla Bosnia, però differire circa al tempo in cui sarebbe opportuno di darvi esecuzione; imperocché il Governo dell'Imperatore preferirebbe che si:ffatto progetto avesse la sua applicazione immediatamente affine di evitare la guerra, e se il Gabinetto di Londra fosse per accettare la controproposta Russa, si lascierebbe ad esso la cura di prenderne l'iniziativa affine di farla accettare alla S. Porta. Questi scambi di idee erano naturalmente comunicati al Conte Andrassy il quale rispondeva, credo in data 27 Giugno, l'idea di dare l'autonomia alla Bosnia non esseve realizzabile a cagione dei due elementi musulmano e cristiano che vi si trovano sovrapposti in numero presso che eguale, esser preferibile di attenersi alle riforme colle dovute garanzie. Queste pratiche seguivano dunque negli ultimi giorni del passato giugno. Ma le cose camminavano rapidamente dal 27 giugno al l o luglio, ed i documenti che contengono la relazione di esse ora non hanno guari che un interesse storico retrospettivo. Aggiungerò solo sembrami che il Gabinetto di Londra, nel considerare i rimedii da portarsi alle difficoltà della situazione, non abbia sufficientemente apprezzati i gravi pericoli che ponno venire all'Europa da un serio conflitto fra le diverse parti dell'Impero Ottomano.

(l) Cfr. n. 212.

233

IL MINISTRO A WASHINGTON, BLANC, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 51. Washington, 8 luglio 1876 (per. il 26).

Ho l'onore di accusare ricevuta all'E. V. del pregiato dispaccio delli 16 giugno u. s. n. 9 (l) della presente Serie col quale mi trasmetteva la lettera di felicitazione, colla copia d'uso, che S. M. il Re rivolge a S. E. il Presidente di questa Repubblica nell'occasione in cui si celebra il centenario dell'indipendenza Americana, e non ho mancato di rivolgermi senza ritardo alla compiacenza di questo Dipartimento di Stato pregandolo di voler far pervenire l'Augusto autografo alla sua alta destinazione.

S. M. l'Imperatore di Germania ha parimenti scritto una lettera in questa occasione al Generale Grant, la cui traduzione qui unita trovasi nei giornali americani (1).

Mando qui all'E. V. firmato il biglietto che accompagnava la spedizione dei documenti diplomativi delli 17 Giugno...

(l) Non pubblicato.

234

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, A VITTORIO EMANUELE II

(ACR)

L.P. Londra, 9 Luglio 1876.

Je croyais pouvoir expédier ma précédente lettre hier au soir; mais, en Angleterre, la poste aux lettres se repose depuis le samedi soir jusqu'au lundi; c'est ce qui me permet de joindre à ma lettre ces quelques pages en réponse au télégramme que le Commandeur Aghemo m'a adressé de la part de Votre Majesté. Comme la copie de tous les rapports que j'ai adressés au Mi:nistère, aurait pris beaucoup de temps, j'ai pensé qu'il était plus simple d'en résumer la substance ainsi que je l'ai fait précédemment. J'exposerais dans les pages qui suiv·ent ma manière de voir sur la question qui a surgi en Turquie et qui menace d'amener des complications en Europe.

Comme j'ai déjà eu l'honneur de l'écrire à Votre Majesté l'Angleterre ne tient pas d'une manière absolue à l'intégrité de l'Empire Ottoman et ne verrait pas avec beaucoup de regret que les provinces insurgées parvinssent à acquérir une indépendance plus ou moins complète; mais elle ne veut pas que d'autres puissances interviennent entre le Sultan et ses sujets; de son còté elle admet rigoureusement le principe de non intervention dont elle ne s'écartera qu'autant qu'il serait violé d'autre part. Elle craint l'influence de la Russie et fera tous ses efforts pour l'empècher de dominer à Costantinople. Dans ce but l'Angleterre ne commettra aucun acte qui puisse paraitre hostile aux musulmans, comme elle n'aidera pas ceux-ci contre les Chrétiens, à moins toutefois que d'autres puissances ne se mèlent de la question contre· sa volonté et contre ses intérèts. Elle a d'ailleurs à ménager les populations mahometanes des Indes qui lui sont dévouées et par .conséquent elle ne fera rien qui puisse les irriter. D'un autre còté elle entend à tout compte ètre maitresse en Egypte ne veut pas qu'une autre puissance maritime domine dans la Mediterranée. Aussi les pretentions de la France à vouloir reprendre son ancienne influence en Orient, irritent vivement l'Angleterre et si nous voulons ètre dans de bons rapports avec elle, nous ne devons rien faire qui puisse faire supposer que nous subissons l'influence de la France ou d'une autre puissance quelconque. Si nous excitons ses soupçons elle nous sera hostile en tout. Si nous nous tenons en-dehors des intrigues politiques, elle nous respectera; si enfin nous secondons sa politique elle sera pour nous une arnie dévouée et fidele. Les moyens d'action de l'Angleterre dans la Mediterranée sont formidables. Elle arme maintenant une marine militaire plus puissante que celles de tous les autres Etats réunies, et les moyens dont eUe dispose, lui permettent de créer en moins de six mois une autre flotte aussi considérable, (ou peu s'en faut), que la première; tandis que les autres puissances se voient incapables de former une autre marine, après que celle qu'elles réunissent actuellement aurait été détruite ou gravement endommagée. Si la lutte venait à s'engager entre ,}es puissances Européennes pour la question d'Orient, ce serait une lutte suprème dans la

2Z -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

quelle l'Angleterre semble disposée à développer toute sa puissance, pour maintenir une préponderance qui est pour elle une question de vie ou de mort.

Il est certain que dans ce cas elle chercherait des alliés. Je pense que l'!talie serait recherchée; il parait qu'un rapprochement existe entre l'Angleterre et l'Allemagne que le Comte de Derby considère comme une alliée naturelle de la Grande Bretagne. On ne parait pas avoir une grande confiance dans la direction politique de la France, ni mème dans la stabilité des choses darns ce pays. La Russie est toujours l'objet des soupçons. Cependant un accord s'est établi momentanément entre les puissances, pour laisser les adversaires aux prises entr'eux. Le vif désir de l'Angleterre est que la guerre soit localisé, l'opinion manifestée par les hommes d'Etat est que lorsque l'un ou l'autre des deux partis aura remporté des avantages incontestables sur son adversaire, l'Angleterre elle meme doi t proposer aux combattants des arrangements qui puissent donner satisfaction aux exigeances d'une pacification fondée sur des bases solides. On a lieu de croire que les Tures ne s'y refuseraient pas, s'ils étaient vainqueurs, et que les provinces insurgées, sans obtenir certainement l'indépendance qu'elles réclament, auraient néanmoins un modus vivendi qui améliorerait leur position et feraient disparaitre les causes d'agitation qui ont produit la guerre actuelle. Si au contraire les insurgés l'emportent, il rn'y aurait rien qui s'opposerait à ce que les provinces obtiennent leur autonomie et que meme le Monténégro et la Servie puissent s'agrandir. Quand à costituer un seul état de toutes ces provinces on y voit des difficultés politiques et sociales à cause des intérèts des puissances voisines et à cause des populations qui diffèrent tellement de religions et de mceurs. Ce qu'il y a de singulier c'est que les Catholiques y préfèrent la suprematie des Mahometans à celle des Grecs orthodoxes.

Comme qu'il en soit, toutes les questions devraient ètre reglées, autant que possible, d'un commun accord, avec les puissances. Je ne dois pas cacher que, en général, ici, on désire que la Turquie triomphe tout en reconnaissant que après son triomphe, s'il a lieu, on juge indispensable qu'elle donne quelques satisfactions aux populations insurgées; on ne croit pas celles-ci encore capables de se gouverner convenablement et l'exemple de la Grèce que l'on cite souvent, n'est pas fait pour encourager à les émanciper entièrement.

Tel est le but que poursuit actuellement le Cabinet Anglais; s'il réussit, on évitera la guerre générale. Si au contraire celle-ci a lieu il faut examiner les chances ou'elle présente. Avant tout il est nécessaire de se rendre compte des intérèts des diverses puissances dans la question Turque. La Russie veut évidemment étendre son action sur les provinces occupée par le populations slaves du rite orthodoxe, et arriver s'il est possible à Costantinople qui est la porte de la Mer Noire d'où la Russie ne pourra jamais faire sortir librement ses flottes tant qu'elle ne sera pas maitresse à Constantinople.

L'occupation de Constantinople lui donnerait en outre, dans l'Asie Centrale, une préponderance menaçante pour l'Empire Anglais des Indes. L'on comprend pourquoi la Russie fait tous ces efforts pour réaliser le rève de Pierre le Grand et comment d'un autre còté l'Angleterre est disposée à une lutte supreme pour l'empecher d'atteindre ce but. La Russie a une puissante armée, mais qui est difficilement mobilisable à cause des grandes distances à parcourir et des moyens de transport qui lui font, en partie, défaut; d'ailleurs la nouvelle organisation qu'on a introduite dans l'armée Russe, a momentanément paralysé son action vu qu'on commence seulement à la reconstituer. Toutefois on considère comme probable que la Russie a déjà concentré des troupes sur la frontière Turque pour etre prete aux éventualités. Mais il y a un élément qui manque à la Russie pour faire la guerre. C'est l'argent... Comme j'ai eu l'honneur de le dire à V. E. dans mon précedent rapport, elle n'en peut pas trouver à Londres et elle n'en trouvera certainement pas ailleurs; sans argent on ne peut guère soutenir une longue campagne. L'Allemagne n'est pas directement interessée dans la question et elle penchera du còté de celui qui recompensera le mieux son alliance. Dans ce moment elle semble s'etre rapprochée de l'Angleterre et je ne serais pas étonné que, dans le cas où les hostilités se déclarassent entre le Russie et l'Angleterre, on ait promis à l'Allemagne les provinces Allemandes qui appartiennent maintenant à la Russie et qui ont toujours formé l'objet des aspirations de la Prusse.

La France n'a aucune ligne politique bien tracée; elle s'agite pour reprendre quelque influence en Orient, pour étendre sa domination dans la Méditerannée et y contester la puissance de l'Angleterre comme elle l'a fait dernièrement en Egypte où nous avons commis l'erreur de nous s'associer à la France dans les arrangements qui ont été proposés pour les finances Egyptiennes, tandis que l'Angleterre refusait de s'y joindre. Les faits prouvent que celle-ci avait raison et ici, l'on s'attend d'un jour à l'autre à une nouvelle faillite du Kedivé. Mais l'Egypte n'en conservera pas moins son indépendance sous la protection de l'Angleterre qui établira au besoin à Alexandrie une garnison déjà toute prete à partir. La France cherche d'un autre còté à s'étendre du còté de Tunis où une compagnie française a eu une concession de chemin de fer dans le but de se réunir à ceux de l'Algerie.

L'Angleterre suit d'un reil jaloux ces tentatives de la France et j'ai lieu de croire que difficilement elle permettra que celle-ci occupe le grand port proche de Tunis qui, s'il était entre les mains de la France serait une menace continuelle pour la Sicile.

Peut-etre la France se voit-elle disposée à entreprendre une campagne pour

donner une diversion aux passions qui l'agitent. Mais ici on n'a pas grande

confiance dans son concours et l'on se méfie de ses aspirations qui certainement,

du reste ne peuvent rien avoir d'avantageux pour l'Italie.

L'Autriche semble, en ce moment, la plus 'embarassée; elle craint la forma

tion d'un Etat Slave indépendant qui serait un centre d'attraction pour les

provinces Slaves Autrichiennes; d'un autre còté elle redoute l'annexion à l'Em

pire de nouvelles provinces Slaves qui donneraient à cette race la prépondérance

dans ce meme Empire. Elle craint également l'annexion à l'Italie de quelques

unes des provinces riveraines de l'Adriatique. Toutes ces circonstances produi

sent une grande incertitude dans la politique de l'Autriche qui veut ménager

la Russie et redoute en meme temps la prépondérance de celle-ci sur le bas

Danube.

De meme qu'à la Russie, il manque à l'Autriche le nerf de la guerre: l'Argent...

L'Angleterre comme je l'ai exposé plusieurs fois a un but net et bien determiné: soustraire Constantinople à la domination russe; étre maitresse de ses communications avec l'Inde par la Mediterranée et par conséquent, s'assurer non seulement de Gibraltar et de Malte qu'elle possède déjà mais encore de l'Egypte et, avec celle-ci du Canal de Suez.

Si l'Italie reste en bonne harmonie avec l'Angleterre, celle-ci ne nous demandera Qu'une chose c'est-à-dire de ne pas menacer ses communications; mais du jour où elle aurait quelque doute sur notre amitié envers Elle, il est presque cel'tain qu'elle commencerait par s'emparer des principaux ports de la Sicile, sauf par s'assurer, par des moyens plus énergiques, au moins de notre neutralité. Si au contraire, dans le cas d'une lutte générale nous prétions un concours actif à l'Angleterre, nous avons tout à attendre de sa reconnaissance et de son amitié qui ne failliront pas. Quand je considère l'ensemb1e des intérets qui s'agitent actuellement, il me semble que si nous devons prendre part à la lutte, c'est l'accord avec l'Angleterre qui nous offre le plus d'avantages réels. Je redouterais beaucoup pour l'Italie si elle se laissait entrainer par la France qui ne nous aime pas et qui certainement ne ferait jamais rien pour nous rendre plus forts, tandis que nous, pays essentiellement montain, aurions contre nous la plus grande puissance maritime du monde. Comme la lutte si elle a lieu, devrait se développer dans la Mediterranée je ne met pas en doute que l'Angleterre s'y trouvant sur so n élément, n'y triomphe de ses ennemis. Elle possède des moyens formidables d'action. Elle est riche tandis que les autres sont relativement pauvres. Elle est résolue et sait nettement ce qu'elle veut; toutes les chances sont en sa faveur.

J'espère que dans ces graves contingences, l'Italie qui a toujours montré tant de tact politique, ne se laissera pas dominer par le doctrinarisme qui a été si fatal à la France. Nous sommes un peuple positif: tout en aimant le progrès chez nous et chez les autres, nous savons que prima caritas incipit ab ego, et l'Italie dirigée par la main habile et heureuse de Votre Majesté saura tirer de sa position actuelle tous les avantages désirables, car elle est appelée à devenir un des éléments les plus influents pour la solution de la question d'Orient.

P. S. -Aux considérations précédentes je dois ajouter quelques informations qui ne seront pas inutiles pour mieux apprécier la situation. Dans le Cabinet Anglais, il y a deux opinions qui se contrastent un peu et se modifìent par ce contraste méme. M. Disraeli est plus ardent et voudrait trouver un moyen prompt d'en finir avec la question Turque, non pas qu'i,l veuille abolir la Turquie bien loin de lui, mais il voudrait au besoin activer la séparation ou l'autonomie des provinces insurgées afin d'òter aux Russes un pretexte d'intervenir dans les démélés. Le Comte de Derby est au contraire plus prudent et, quoique il n'ait pas lui-méme une grande foi dans les réformes que peuvent promettre les Tures il veut qu'il y ait, avan:t tout, quelque fait accompli qui fasse connaitre de quel còté penche la balance de la fortune, afin de savoir à quel parti il convient de s'arreter pour amener une solution. Au Ministère des Affaires Etrangères (Foreign Office) on croit généralement que la France agit sous l'inspiration de la Russie en qui elle espère trouver un appui dans ses projets de vengeance contre l'Allemagne. Le projet de Conférence ou de Congrès mis, il y a peu de temps, en avant par le Due Decazes n'a pas été accueHli avec faveur à Londres; ici on se tiendra dans une attitude de réserve jusqu'à ce que de nouveaux faits exigent une attitude plus active. En attendant on arme et l'on se prépare.

235

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO A WASHINGTON, BLANC

T. 640. Vienna, 10 luglio 1876, ore 17 (per. ore 17,50).

Voici résultat conférence Reichstadt d'après rédaction textuelle faite par Gortchakoff. Les deux Empereurs se sont séparés dans le meilleur accord décidés proclamer le principe de non-intervention dans le moment actuel; ils se réservent une entente ultérieure avec les grandes puissances chrétiennes si les circonstances en démontrent nécessité.

236

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL MINISTRO A WASHINGTON, BLANC

D. 11. Roma, 10 luglio 1876.

Ringrazio V. S. Illustrissima dello avermi comunicato, con rapporto del 14 giugno scorso, n. 44 di questa serie (1), il carteggio da Lei scambiato da ultimo col Signor Hamilton Fish circa la questione de crediti italiani verso il Governo del Venezuela.

Dei dispacci scritti, nella via officiale e nella via officiosa, al Dipartimento di Stato dal Ministro degli Stati Uniti in Caracas, apparisce che ·l'abbiezione del Governo Venezuelano è sempre la stessa: dovere cioè la questione essere regolata dal principio di equiparazione ai nazionali, sancito dall'art. 4 del nostro Trattato, e non già da quello del trattamento sul piede della nazione più favorita.

Siffatta argomentazione è largamente svolta nel precedente carteggio, di cui la S. V. Illustrissima ebbe comunicazione; e sono ivi sciolte del pari, le ragioni per cui ci sembra essere in facoltà nostra di invocare, a nostro favore, così l'uno come l'altro criterio.

Ad ogni modo, ed in linea di fatto, è pur troppo a prevedersi che non ci sarà dato di ottenere dal Governo del Venezuela una soluzione migliore, in fino a che le mutate circostanze non gli suggeriscano l'opportunità di più benevole disposizioni a nostro riguardo.

Gioverà intanto che Ella ringrazi della cortese intromissione il Governo Federale.

(l) Non pubblicato

237

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL CONSOLE IN MISSIONE A RAGUSA, DURANDO

D. S.N. Roma, 11 luglio 1876.

Ho telegrafato, parecchi giorni or sono, alla S. V. Illustrissima pregandola di restituirsi senza indugio da Galatz a Ragusa, ove la presenza di Lei nelle circostanze attuali, si è fatta indispensabile.

Anzitutto era d'uopo che non venisse meno ogni modo di comunicazione tra il R. Governo ed il Principe di Montenegro. Conformemente a consuetudine oramai antica è accreditato presso il Principe il R. Console a Scutari. Però i casi della guerra renderanno probabilmente difficile, e forse affatto impossibile, tra breve, ogni rapporto tra il Cavaliere Berio e il Principe Nicola. Rimetto, pertanto, qui acchiusa (l) aHa S. V. illustrissima una lettera credenziale diretta al Principe di Montenegro, la quale attribuisce a Lei, rimpetto al Governo principesco quello stesso carattere che finora ha spettato al Cavaliere Berio.

Giungendo a Ragusa, la S. V. vorrà tosto far pervenire al Principe una comunicazione nella quale Ella avrà ad annunciare il mandato conferitole dal

R. Gov,erno, aggiungendo essere nelle mani di Lei la lettera credenziale la quale sarà da Lei rassegnata, di persona, a Sua Altezza tosto che l'opportunità sarà per presentarsene.

L'altro oggetto della missione di Lei è in certa guisa la continuazione dell'incarico che Ella sostenne già per parecchi mesi, nello scorso inverno, risiedendo a Mostar dapprima e indi a Ragusa. All'infuori dell'eventualità in cui si avesse a procedere una seconda volta alla nomina di una Commissione consolare nelle provincie insorte (ed in questa ipotesi il R. Governo intenderebbe valersi di nuovo dell'opera di Lei), preme al Governo del Re di avere, nella

S. V. Illustrissima persona che diligentemente informi di ciò che accade in Bosnia ed in Erzegovina, e che eserciti in pari tempo se ne sorgesse il bisogno, una azione di legittima tutela sopra gli interessi nazionali in quene regioni.

Ragusa è senza dubbio il centro ove riesce più facile raccogliere pronte ed esatte notizie dal teatro della lotta. Però trovandosi Ragusa in territorio austro-ungarico, né avendo la S. V., rimpetto al Governo Imperiale e Reale una posizione ufficiale, è mestieri che Ella continui a contenersi, come per lo

passato, nel massimo riserbo, evitando, con ogni studio, tutto ciò che possa suscitare rimostranze o diffidenze da parte delle autorità locali. La quale avvertenza torna ora tanto più opportuna, in quanto che è a presumere che, per il nuovo aspetto assunto dalla quistione dacché entrarono in campagna i due principati slavi, siansi notevolmente modificati i sentimenti che l'amministrazione della Monarchia sembrava nutrire verso l'insurrezione bosniaca ed erzegovese. Dal canto mio, per schivare ogni malinteso, ho pregato il Generale Robilant, con dispaccio dell'8 di questo mese, di far conoscere al Gabinetto di Vienna il duplice oggetto del!la missione di Lei: somministrare, cioè, al R. Governo importanti notizie che altrimenti ci farebbero difetto, e mantenere col principe di Montenegro le relazioni precluse oramai al R. Console in Scutari.

Invio, con questo mio dispaccio, alla S. V. Illustrissima due cifre. Tostoché Ella giunga a Ragusa, converrà che si procuri un immediato abboccamento col Signor Usigli, al quale una di quelle cifre è destinata, ritirando da lui quella che attualmente possiede e che, con occasione sicura, la S. V. vorrà poi restituire al Ministero. Entrambe le cifre potranno poi servire, tra non molto, anche per corrispondere colla R. Legazione in Costantinopoli. Sarà però d'uopo che Ella ne aspetti ,esplicito avviso dal Ministero, dovendosi fare in questi giorni, l'invio al Conte Corti del corrispondente esemplare. In questo frattempo Ella potrebbe, in caso di bisogno, valersi per telegrafare a Costantinopoli, della cifra ritirata da Mostar.

Nulla essendo innovato nella posizione del Signor Usigli (salvo la sua dipendenza gerarchica verso la S. V. Illustrissima), Ella potrà autorizzavlo a carteggiare direttamente col Ministero, sia per la posta, sia per telegrafo, con l'avvertenza di tenerne in pari tempo informata, potendolo, la S. V. llustrissima.

Nella fiducia che anche nella presente circostanza la S. V. Illustrissima saprà corrispondere degnamente all'aspettazione del Ministero e prestare servizii sempre più preziosi...

(l) Non pubblicata.

238

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AL CONSOLE A SCUTARI, BERIO

D. S.N. Roma, 11 luglio 1876.

Nella previsione che in breve siano per divenire affatto impossibili le comunicazioni tra la S. V. Illustrissima ed il Principe di Montenegro, e volendosi provvedere a che non venga meno ogni rapporto tra il R. Governo ed il Governo Principesco, ho stimato opportuno di accreditare presso l'Altezza Sua, il Cavalier Cesare Durando, R. Console in missione, il quale, in conformità degli ordini ricevuti, giungerà in questi giorni a Ragusa, ove fermerà, di nuovo, la sua residenza. Da Ragusa il Cavaliere Durando annuncierà senza indugio al Principe l'incarico che gli è affidato riservandosi di presentare, a tempo opportuno, di persona la lettera credenziale.

Di che mi pregio porgerle notizie, mentre Le segno ricevuta e La ringrazio dei Suoi pregiati rapporti di serie politica, regolarmente pervenutimi fino al n. 175, in data del 28 Giugno scorso (1).

239

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 72/27. Londra, 11 lugLio 1876 (per. il 14).

Io debbo anzitutto confermare con questo mio Rapporto la notizia che io trasmetteva all'E. V. con telegramma delli 8 corrente (1), della favorevole impressione prodotta sul Conte Derby dalla comunicazione, che io gli feci, della risoluzione presa dal nostro Governo di attenersi al principio di non intervento nella quistione Slavo-Turca.

Gli ordini diramati ai nostri Prefetti, d'impedire gli arruolamenti in favore degli insorti, diedero una nuova prova della lealtà colla quale l'Italia intende procedere in questa come in tutte le altre quistioni. Ad una certa diffidenza contro di noi, che era facile di scorgere, è succeduta la fiducia; lo prova il linguaggio stesso dei giornali più importanti, il quale era prima piuttosto ostile a noi ed ora è diventato, al contrario, assai lodativo e benevolo.

Non occorre che io ripeta quanto già più volte ebbi l'onore di scrivere all'E.V. intorno all'importanza che qui si attribuisce all'atteggiamento dell'Italia nella quistione d'Oriente, l'amicizia dell'Italia è molto desiderata dall'Inghil· terra; e non v'è da meravigliare che dessa si mostri gelosa, od indispettita, ogni qualvolta sospetta che quel sentimento si menomi per parte nostra, o che sottostiamo ad influenze straniere.

I giornali esteri parlarono di alcuni gravi dissensi sorti fra il Conte di Derby ed i suoi Colleghi; queste sono voci esagerate. È vero che nel Gabinetto vi sono due correnti, l'una più spinta, diretta dal Signor Disraeli, che vorrebbe accelerare la soluzione della quistione Slavo-Turca, l'altra contraria, rappresentata dal Conte di Derby, che vorrebbe lasciare al tempo la cura di risolvere il problema.

Ma da queste due opinioni ne risulta una media che si manifesta col contegno stesso del Gabinetto Inglese, il quale, tuttoché si attenga al principio di non intervenzione, riconosce che, per ristabilire la pace in modo alquanto stabile, è necessario che, in qualsiasi ipotesi, la Turchia, vittorioso o vinta, faccia delle larghe concessioni alle popolazioni Cristiane.

L'integrità assoluta dell'Impero Ottomano non è più considerata come una cosa indispensabile; si ha poca fiducia nelle riforme che possono essere fatte nell'amministrazione Turca; ma non si vuole la dominazione Russa, o di altri, a Costantinopoli; e non si vuole compromettere l'Inghilterra presso le popola

zioni Maomettane, avuto riguardo ai numerosi popoli delle Indie che professano quella religione.

Intanto non si tralasciano per un istante gli apparecchi guerreschi. Uno degli Ambasciatori meglio informato mi assicurava testé che sopra le navi Inglesi s'imbarca un personale doppio di meccanici e di ingegneri per il caso che la Flotta Turca dovesse, di buon grado o per forza, essere diretta da ufficiali Inglesi.

Si parla sempre di un Corpo di Esercito pronto ad imbarcare, al primo cenno, per Alessandria di Egitto.

Bisogna ben persuadersi che lo scopo politico dell'Inghilterra è chiaro e ben definito. L'indirizzo che prende attualmente il suo Governo, nella presente vertenza, incontra la generale approvazione. Si desidera sinceramente la pace, ma non si paventa la guerra che avrebbe un carattere principalmente marittimo. Siccome i mezzi di cui l'Inghilterra dispone le danno la superiorità sopra tutte le Marine militari riunite delle altre Potenze, essa nutre fiducia che la fortuna sorriderà alle sue grosse navi, come negli eserciti sorride ai grossi battaglioni.

L'Inghilterra possiede inoltre il nerbo della guerra: il denaro, che fa difetto a parecchie aUre grandi Potenze e specialmente alla Russia, che non ha potuto trovare un imprestito nella City quantunque essa si sia indirizzata al Barone Rothschild che ha dovuto rinunziare a ricercarlo.

(l) Non pubblicato.

240

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 647. Pietroburgo, 12 luglio 1876, ore 17,20 (per. ore 21,30).

J'ai remis aujourd'hui à l'Empereur mes lettres de créance d'ambassadeur. Sa Majesté m'a di t qu'il avait été convenu entre l'Empereur d'Autriche et lui, dans leur récente entrevue, que leurs Gouvernements observeraient strictement la non intervention dans le conflit turco-serbe et que seulement dans le cas où la guerre prendrait ·le caractère d'un massacre, il y aurait lieu à provoquer une entente entre les puissances pour y mettre fin. Sa Majesté a ajouté qu'elle espère que les autres puissances suivront la meme conduite. J'ai annoncé à l'Empereur que, sur ce point, son désir avait été exaucé à l'avance par le Gouvernement du Roi, qui m'avait chargé de déclarer ici que la politique de l'Italie, dans l'état actuel des choses, ne pouvait etre que celle de la non-intervention. L'Empereur m'a dit alors qu'il était très satisfait de voir que la conduite de nos deux Gouvernements dans cette question avait été et continue à etre concorde, et qu'il espère qu'il en serait de mème pour l'avenir. Il a répeté qu'il était reconnaissant au Roi de toutes les attentions qu'il avait pour les membres de la famille impériale, toutes les fois qu'ils se sont trouvés en Italie et qu'il attendait avec plaisir l'arrivé de nos princes; enfin, il m'a dit que les rapports entre les deux Cours et les deux Etats étaient excellents, qu'il pensait Que ma présence à sa Cour aurait eu pour effet de les rendre encore plus étroits. J'ai remercié Sa Majesté et l'ai assurée que tous mes efforts tendront à ce résultat et que je me permettais de compter à cet effet sur la haute bienveillance de l'Empereur. Ma réception a eu lieu dans la forme établie pour la remise des lettres de créance d'ambassadeur. L'Empereur portait le collier de l'annonciade. Je pars lundi soir pour aUer à la rencontre des princes.

241

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 500. Vienna, 12 luglio 1876 (per. il 16).

Ringrazio l'E.V. per le non poche notizie e direzioni tornitemi col suo ossequiato dispaccio dell'8 corrente n. 217 (1), e ben vorrei dal canto mio trovarmi in grado di rispondere con precisione ai quesiti che m pari tempo piacque all'E.V. formularmi: ma la cosa è assai difficile, le occasioni di poter vedere il Conte Andrassy e di seco lui conversare essendo rarissime, quando non si hanno precise comunicazioni a fargli in quell'ordine di cose a cui Egli riserba a se la trattazione. Ad ogni modo parmi aver già risposto m parte a quanto l'E.V. mi chiede col mio rapporto dell'8 corrente n. 496 (2) e finalmente col mio telegramma del 16 (3), col quale Le trasmetteva testualmente il riassunto della conferenza di Reichstadt, siccome veniva formulato dal Principe Gortchakow, allo scopo evidentemente di precisare i termini nei quali i Gabinetti di Vienna e Pietroburgo potrebbero manifestare il complessivo risultato di quella conferenza. Ad ogni buon fine ripeto quì quella dichiarazione:

• Les deux Empereurs se sont separés dans le meilleur accord, décidés à proclamer le principe de la non intervention dans le moment actuel. Ils se réservent une entente ultérieure avec les Grandes Puissances Chrétiennes si le circonstances en demontrent la nécessité •.

Credo però superfluo lo aggiungere che quella dichiarazione, redatta come dissi dal Cancelliere Russo, fu bensì accettata dal Ministro Austriaco, ma non fu rivestita da alcuna firma. Come di ragione l'attenzione di quanti ebbero a leggere quel documento, si arrestò sulle narole dans le moment actuel e su quelle ove dicesi les Grandes Puissances Chrétiennes, non persuadendo gran ché la ragione data che si volesse così stabilire la Turchia non dovere aver parte a l'entente, poiché ciò si sarebbe anche espresso valendosi delle denominazioni usate sempre per lo passato, Grandes Puissances ovvero Puissances garantes.

Questa variante nella locuzione ammessa fin quì, fu anche addebitata alla fretta colla quale Quel documento fu redatto: potrebbe essere ma non pare probabile, e non volendo tener conto di quella tal quale reminiscenza della Santa Alleanza che Quella parola potrebbe implicare, resta per me indubbio ch'essa esprime un concetto che andrà mano mano sempre più affermandosi, e

che d'una questione d'eQuilibrio Europeo, tende a farne una il di cui movente sarebbe la fede cristiana e che per conseguenza ultima dovrebbe avere la completa liberazione dalla dominazione Musulmana delle popolazioni Cristiane. Ma tralasciando di proseguire su questo argomento, che ha più essenzialmente tratto all'avvenire, ed arrestandosi alla situazione presente, non posso se non confermare all'E.V., che da tutti gli indizi ch'io m'ebbi e concretando tutte le impressioni da me raccolte, l'accordo fra l'Austria e la Russia ha trovato a Reichstadt nuova occasione di cementarsi. Non v'ha dubbio che l'Austria-Ungheria, quale è oggi costituita e governata, non vuole e non può ammettere la formazione alle sue frontiere di una grande Serbia e neppure di nuovi Stati indipendenti.

In questo stato di cose vi sarebbe evidentemente fondamento a profondo screzio colla Russia, se non fosse la Germania, la cui politica, a parer mio, tende unicamente per ora a mantenere l'accordo fra i suoi due vicini ,non volendo né potendo in oggi separarsi dalla Russia e dovendo in vista dell'avvenire guarentire l'Austria da una rovina che le tornerebbe fatale il giorno in cui si sarà reso inevitabile il formidabile urto fra i popoli Tedeschi e quelli Slavi. Mercé quindi della Germania, l'Austria e la Russia ritardando sempre il più possibile di entrare nel vivo delle questioni che le dividono profondamente, continueranno, salvo intervenga un fatto inaspettato, a mantenersi unite, facendosi reciprocamente lievi concessioni, riservandosi ad intendersi dinnanzi a fatti compiuti e non precipitando lo svolgersi degli avvenimenti come infallantemente succederebbe, ove fin d'ora si volesse statuire il da farsi di poi.

L'incontro dei due Sovrani d'Austria e di Germania che avrà luogo il 19 corrente a Salisburgo, sarà evidentemente una nuova guarentigia data a questa situazione.

Intanto gli eventi che si svolgono nella penisola Balcanica favoriranno questo sistema temporeggiatore: giacché contrariamente a quanto molti, chi in un senso chi nell'altro s'aspettavano, la vittoria non si mostra sollecita di pronunciarsi in un modo assoluto né per gli uni né per gli altri. Sembra in verità che fin quì i maggiori successi li abbiano avuti i Turchi, ma non però tali da decidere fin d'ora in modo irrevocabile la sorte della campagna: sebbene risulti da informazioni attendibili che questo prolungarsi della guerra, non potrà a meno di riuscire fatale ai Serbi riguardo a quanto si assicura un entusiasmo molto negativo nelle loro masse armate.

Riassumendo dunque io pure i miei apprezzamenti dirò: che l'accordo fra l'Austria e la Russia si è rafforzato a Reichstadt, che per intanto il non intervento sarà mantenuto e che tanto da una parte come dall'altra non si piglieranno determinazioni senza che di caso in caso uno scambio d'idee ed una preventiva intelligenza sia intervenuta. L'Austria intanto ha modificato alquanto le sue idee sulla portata che intende annettere alle parole la situation actuelle ameliorée, e la Russia sembra che dal canto suo abbia promesso di moderare essa pure i suoi desideratum al riguardo. L'esito della guerra che ora ferve, deciderà, a parer mio, quale dei due Gabinetti dovrà fare il passo più lungo per raggiungere l'altro. Non si piglieranno poi determinazioni assolute senza il concorso delle Grandi Potenze Cristiane (una delle quali potrebbe anche essere l'America?).

(l) -Cfr. n. 229. (2) -Cfr. n. 231. (3) -Cfr. n. 235.
242

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 2698. Parigi, 12 luglio 1876 (per. il 16).

A solo scopo di conferma della notizia che l'E.V. già dovette ricevere da più dirette fonti, ebbi l'onore d'inviarle in data di jeri un telegramma (l) con cui Le riferii le informazioni avute da S.E. l'Ambasciatore di Russia e dall'Incaricato d'affari d'Austria circa l'esito del Convegno fra le LL.MM. lo Czar e l'Imperatore d'Austria-Ungheria a Reichstadt.

Il telegramma diretto dal Conte Andrassy al sig. Conte Keufstein diceva quasi testualmente: • Eliminando tutte le proposte recenti, fu convenuto di mantenere nelle circostanze presenti il principio di non intervento. Allora soltanto quando fosse per presentarsi un fatto speciale si provocherebbero intelligenze (on engagerait des pourparlers) tra tutte le grandi Potenze Cristiane •.

Il telegramma ch'ebbe dal suo lato S.E. il Principe Orloff dal Principe Cancelliere è concepito in termini simili, ma non precisamente identici, e secondo la chiusa dovrebbesi supporre che le intelligenze da provocarsi eventualmente sarebbero prese in primo luogo tra i tre Imperi. Seppi che secondo il dispaccio che fu inviato dal suo Governo al Principe D'Hohenlohe, sarebbe anzi stato espressamente convenuto a Reichstad che nel momento opportuno nuovi accordi saranno presi tra i tre Gabinetti di Pietroburgo, Vienna e Berlino.

243

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 262. Terapia, 12 luglio 1876 (per. il 20).

Quando veniva a mie mani il dispaccio che l'E.V. mi faceva l'onore di rivolgermi il 24 giugno n. 62 della presente Serie (1), io Le aveva già scritto i miei rapporti n. 242 e 255 (2) confidenziali del l o ed 8 corrente, i quali trattavano del medesimo soggetto; e comparve di poi il telegramma di V.E. del 10 luglio (3).

Quantunque queste discussioni, in seguito alla rottura delle ostilità, non abbiano ora guari che un interesse retrospettivo, tuttavia stimo prezzo dell'opera di ritornarvi, sia per meglio stabilire quella fase diplomatica, sia per la maggior luce che la piena conoscenza dei fatti può recare sopra i negoziati che saranno per seguire.

Verso il mezzo di giugno scorso il Governo Britannico prendeva la risoluzione di fare delle proposte direttamente a quello di Russia. Queste proposte

consistevano nell'applicazione alle provincie insorte d'un sistema amministrativo conforme a quello ora in vigore nell'isola Creta; oppure, nel caso probabile che gl'insorti non accettassero quest'aggiustamento, cessasse l'intervento diplomatico, e si lasciasse decidere la questione dalle armi: nel caso gli insorti vincessero, avrebbero l'indipendenza, nel caso fossero battuti s'accontenterebbero di minori riforme. Nessuno ignorava in que' giorni che gli insorti non accetterebbero riforme di sorta; la proposta Inglese riducevasi dunque all'abbandono della questione alla sorte delle armi; la quale tesi era infatti sostenuta nei termini più categorici dal signor Disraeli nelle sue conversazioni col Conte Schouvalow.

Rispondeva il Principe Gortchakow il Governo Imperiale non aver alcuna obbiezione all'indipendenza o quanto meno all'autonomia delle provincie insorte, ma essere fermamente di avviso che siffatto rimedio dovrebbe applicarsi immediatarr:.ente invece di differirne l'applicazione in fino a che la questione fosse decisa dalla sorte delle armi.

E questo si chiamò accordo (entente) stabilito tra l'Inghilterra e la Russia, chè l'una voleva la lotta, e l'altra la continuazione dell'azione diplomatica. Mentre seguivano questi scambi d'idee ognuno sapeva che la Serbia dava l'ultima mano ai preparativi di guerra.

A me sembra che il Governo Britannico, nel sostenere che la questione dovesse essere decisa dalle armi, si rendeva poca ragione dei due gravissimi pericoli cui la guerra esponeva l'Europa. Il primo si è che una guerra in Oriente si può sapere dove comincia, ma non si sa dove finisce. Che la Serbia ed il Montenegro vi prenderebbero parte era cosa già sicura; che altre provincie ne seguirebbero l'esempio era assai probabile. E l'E.V. conosce sufficientemente le condizioni di quest'Impero per apprezzare le gravi conseguenze che ponno venire da siffatto incendio. Il secondo pericolo non è meno grave. L'Inghilterra parlava d'indipendenza da darsi all'Erzegovina e alla Bosnia nel caso le armi degli insorti fossero vincitrici; ed il Principe Gortchakow suggeriva l'autonomia. Ma ignorava forse il Governo Inglese che .}'Austria non permetterà mai la formazione d'un forte Stato slavo adiacente al suo territorio? E quando quelle provincie fossero sottratte all'Impero Ottomano dalle forze Serbe e Montenegrine, sarebb'egli agevole di far rientrare quelle forze nei rispettivi territori per costituirle in !stati indipendenti od autonomi? E non sarebbe l'Austria allora trascinata a prender quelle misur,e che cvederebbe necessarie alla difesa de' suoi interessi slavi? Oppure verrebbero in quel caso gli eserciti Inglesi e Russi ad imporre all'Austria ed alla Serbia la soluzione convenuta fra Lord Derby ed il Principe Gortchakow? Ed oltre le difficoltà politiche, che massacri, che crudeltà si commetterebbero dall'una e dall'altra parte! Basta enunciare questi quesiti per comprendere a quali gravi scogli s'andava incontro per quella via. A meno che lo scopo dell'Inghilterra fosse precisamente quello di mettere la discordia tra la Russia e l'Austria.

Allorché le basi di quell'accordo (se accordo vuol chiamarsi) furono comunicate al Conte Andrassy, egli ne provò infatti non poca meraviglia, e le dichiarò inammissibili per le ragioni che V. E. Conosce.

Non è facile discernere auanto vi fosse di serio in auesti negoziati tra

Londra ed Ems. Stà di fatto che il gran rifiuto del Gabinetto Inglese, paralizzando l'azione diplomatica dell'Europa, ed incoraggendo la S. Porta alla resistenza, faceva auasi interamente svanire le ultime speranze d'una soluzione pacifica. Ed ora ferve la lotta, ed i primordi non sembrano favorevoli alle armi ottomane. Le Potenze seguono con animo ansioso auesta guerra, e spiano il momento opportuno per intervenire nell'interesse del ristabilimento della pace; e gi:ì s'intende pronunciar attorno a me la parola armistizio. Senonchè parmi difficile d'imporre alle parti contendenti una soluzione qualunque prima che la sorte delle armi non abbia pronunciato fino ad un certo punto un giudicio fra di esse. Però non dubito che, appena aualche importante fazione sarà per fornirne l'occasione, le Grandi potenze faranno uno sforzo per arrestare lo spargimento di sangue. L'Ambasciatore di Russia dichiara a auesto proposito che se non si trova mezzo di stabilire un'armistizio tra quindici giorni, l'Impero correrà gravi pericoli per la sua esistenza. E frattanto sarà utile di stabilire tra le grandi Potenze uno scambio d'idee che serva al doppio scopo di riavvicinare

vari Governi e di concretare qualche idea sulle basi d'un futuro accordo.

Nel compiegare un annesso in cifre...

ANNESSO CIFRATO ALLEGATO

L'action commune des Ambassadeurs ici demeure complètement suspendue. L'Ambassadeur d'Angleterre est mal avec ses collègues de France et d'Allemagne, à cause de la procédure de l'affa~ire de Salonique. Les relations entre M. Elliot et le Général Ignatiew sont plus que jamais tendues. Ils se voient rarement et ne parlent jamais politique. En causant avec l'Ambassadeur d'Autriche de l'accord esistant entre l'Autriche et la Russie, je lui ai demandé quel était l'arrangement qui, d'après cet accord, devrait ètre appliqué à la Bosnie et à l'Herzégovine, dam, le cas de succes des Serbes. S. E. me répondait avec une réticence facile à expliquer. Ayant adressé la mème question à l'Ambassadeur de Russi e il m'a di t, sous !c sceau du plus grand secret, qu'il croyait que le Gouvernemt Autrichien caressait l'idée de leur donner l'autonomie sous le protectorat de l'Autriche, et qu'il était d'avis que la Russie n'y ferait aucune objection, car elle ne désire rien pour elle mème. La susdite éventualité semble frapper aux portes, et il serait de la plus haute importance qu'un accord réel s'établisse à ce sujet entre les deux Empires. Le spectre de la Bulgarie se présente en seconde ligne.

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. n. 212 e n. 232. (3) -Non rinvenuto.
244

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 10. Pietroburgo, 12 luglio 1876 (per. il 21).

Ho l'onore d'informare l'E. V. che S. M. l'Imperatore Alessandro è giunto a Peterhoff lunedi 10 luglio/28 giugno e venne oggi a Pietroburgo dove fui ammesso a presentargli in giornata le lettere Reali che mi accreditano in qualità di Ambasciatore presso Sua Maestà Imperiale. Io aveva precedentemente, secondo le regole qui osservate fatto visita al Signor de Giers, facente funzione di Ministro degli Affari Esteri in assenza del Principe Gortchakoff ed al facente fun

zione di Gran Maestro delle Cerimonie i quali mi restituirono la visita in persona. L'udienza accordatami da Sua Maestà l'Imperatore in questa occasione ebbe luogo nella forma solenne usata per l'introduzione degli Ambasciatori presso Sua Maestà Imperiale. Un Maestro delle Cerimonie venne a prendermi nelle carrozze imperiali di gala accompagnato da un ajutante delle Cerimonie che prese posto nella prima carozza. lo mi coUocai nella seconda carozza col Maestro di Cerimonie dirimpetto. Nella terza carozza presero posto il primo ed il secondo Segretarii dell'Ambasciata. Fui ricevuto alla soglia degli appartamenti imperiali da un gentiluomo della Camera di Sua Maestà Imperiale ed alla porta interna fui incontrato dal facente funzione di Gran Maestro delle Cerimonie e dal Maresciallo della Corte i quali mi accompagnarono fino all'appartamento di Sua Maestà preceduti dal Maestro delle Cerimonie dal gentiluomo della Camera e dai forieri della Corte. Tutte le persone sopra indicate rimasero nella sala che precede quella fissata per l'udienza ed io entrai solo presso l'Imperatore egualmente solo. Sua Maestà Imperiale mi ricevette in piedi in uniforme, mi diede la mano e, dopo scambiate le prime parole m'invitò a sedermi. L'udienza durò circa mezzora o tre quarti d'ora. L'Imperatore portava il Collare dell'Annunziata. Finita l'udienza fui ricondotto al palazzo dell'Ambasciata con lo stesso cerimoniale.

245

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 658. Pietroburgo, 13 luglio 1876, ore 20 (per. ore 22).

Prince Gortchakoff m'a annoncé que l'Empereur a signé le decret nommant le baron d'Uxkull son ambassadeur à Rome.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT

D. 221. Roma, 13 luglio 1876.

Debbo all'E. V. speciali ringraziamenti per le minute indicazioni che, intorno agli intendimenti di codesto Gabinetto, mi furono da Lei fornite col Rapporto dell'8 di questo mese, n. 496 (1), della presente serie. Lo scritto di Lei, il quale reca la data stessa del giorno in cui convenivano a Reichstadt i due Imperatori, getta non poca luce sopra le conclusioni che in quel Convegno sono state pigliate, e ne porge, in certa guisa, anticipato commento.

Il punto sul quale debbono oramai convergere le nostre indagini, per ciò che spetta alla politica del Governo Austro-Ungarico, è quello che si riferisce

alle condizioni nelle quali avrebbero ad essere costituite le provincie di Bosnia e di Erzegovina. Non è dubbio che la soluzione del problema dipenderà in parte dalle sorti della guerra. V'hanno però fin d'ora, a quanto sembra, limiti estremi in fino ai quali, e non oltre, taluna delle Potenze sarebbe eventualmente disposta a sancire, col suo consenso, una modificazione dello Statu quo anteriore. Tra il programma che si volle concretare nella Nota del 30 dicembre 1875 e la indipendenza assoluta delle provincie insorte si possono infatti concepire altrettante combinazioni intermedie, ciascuna delle quali segna il maximum oltre cui ogni singolo Gabinetto ricuserebbe di procedere. Or bene, esiste a questo riguardo, un concetto già fermo ed irrevocabilmente risoluto nella mente di chi dirige la politica della Monarchia? Quali sono, se veramente siffatto concetto già esiste, i termini in cui lo si possa praticamente esprimere?

Alla E. V. non può sfuggire la importanza capitale del presente quesito, che già adombrai nel mio dispaccio dell'8 di questo mese (1), e che tanto più mi preme di qui riproporle, in quanto che sembra che indarno se ne ricercherebbe la soluzione nelle deliberazioni di Reichstadt. Il Carteggio di V. E. (già mi piacque di notarlo nel dispaccio dell'B) contiene sopra questo soggetto, indizii preziosi.

• Gli insorti sarebbero incapaci, se vittoriosi, di reggersi da soli •, così le diceva il Conte Andrassy nel colloquio che è riferito nel Rapporto del 15 giugno

(n. 486) (2).

• L'Austria-Ungheria si apporrebbe alla annessione della Russia alla Serbia vittoriosa, così opinava V.E. nel rapporto del 27 giugno (n. 489) (3). L'AustriaUngheria non acconsentirebbe mai a che la Bosnia venisse a costituirsi in forma di stato autonomo, sia da sola, sia in unione alla Serbia •, così dichiarava il conte Andrassy tl 3 di questo mese all'Ambasciatore d'Inghilterra (Rapporto del 4 luglio n. 494) (4). • I due sovrani cadranno d'accordo sulla necessità che la Bosnia e l'Erzegovina ottengano la loro autonomia pel Gabinetto di Vienna, sarà una organizzazione amministrativa e Giudiziaria autonoma, politica anche, se vuolsi per l'apparenza impiegare questa parola, ma sempre sotto l'autorità sovrana della Porta; insomma qualche cosa di analogo a quanto fu fatto per Creta,

-o meglio pel Libano •, cosi infine, la E. V. pronosticava (Rapporto dell'8 luglio n. -496) dei risultati probabili del convegno di Reichstadt. A queste manifestazioni ed induzioni varie, che volli qui riprodurre perché esse attestano uno svolgimento progressivo di propositi, subordinato però sempre allo stesso concetto fondamentale, terrà dietro probabilmente tra breve con programma meglio definitio e tale, per cui la Monarchia sia in grado di impegnarsi, quando che sia, in uno scambio ili idee che penetri più addentro nel vivo della questione orientale. E tale programma è appunto ,l'oggetto al quale debbono mirare le nostre ricerche.

Per così delicata ed importante investigazione debbo soprattutto affidarmi alla perspicacia dell'E. V. Imperocché riuscirà sempre malagevole ai Rappresentanti di Sua Maestà presso le altre Corti di procacciarmi, intorno a questo tema, dati concreti; né, quando Le scrissi il mio dispaccio de11'8 luglio, fui in grado di

porgerle altro elemento di raffronto all'infuori della notizia, pervenutami da Parigi, che il Conte Andrassy avrebbe respinto anche l'autonomia puramente amministrativa delle provincie insorte. La quale dichiarazione, qualora si volesse assumerla in un senso strettamente letterale, parrebbe anche escludere il regime candiota ed il regime libanese, che pure, secondo le impressioni raccolte da V. E. sarebbero ammessi da codesto Gabinetto.

ALLEGATO.

ANNESSO CIFRATO

L'échange d'idées quti. s'est ouvert en Juin dernier, sous les auspices de la France, entre la Russie et l'Angleterre, parait toujours se poursuivre. D'après une communication que le Marquis de Noailles m'a faite aujourd'hui, les deux Cabinets seraient meme déjà sur 1e point de s'entendre sur une double solution, à laquelle l'assentiment de toutes les Puissances sauf l'Autriche-Hongrie semblerait désormais acqu1s et dont 1a :réa1isation ne dépendrait plus par {!OIIlSéquent, que des difficultés qui pourraient ,encore étre soulevées à Vienne. Il est donc pour nous du plus haut intéret de savoir à quoi nous en tenir au sujet des vues réelles du Cabinet Austro-Hongrois sur le point qui forme l'objet de ma dépéche d'aujourd'hui.

L'arrangement dont il s'agit, porterait d'abord l'adoption du principe de non intervention, comme règle générale de conduite pour 1es grandes puissances.

L'issue de la guerre fournirait en 'son temps, 1e programme de l'action diplomatique que les grandes puissances ,geraient plus tard appelées à exercer. On fait à cet égard, deux hypothèses. Ou bi·en le Sultan ne réussit pas à dompter la révolte, et en ce cas les puissances interviendraient pour assu11er aux provinces insurgées une situation 'autonome et analogue à celle de 1a Serbie et de la Roumanie; ou bien le Sultan triomphe soit de l'insurreation, soit des Pdncipautés, et en ce cas on appliquerait à la Bosnie et à l'Herzégovline le régime crétois, le statu quo ante bellum restant assuré à 1a Serbie et au Monténégro. L'hypothèse où les Serbes et Monténégrins victorieux refuseraient de dessaisir des provinoes occupées par eux, n'est pas comprise dans les prévisions de l'arrangement. Laissant de coté cette hypothèse spéciale, et en nous bornant aux deux hypothèses vis-à-vis desquelles l'adhésion soit de l'Angleterre, soit de la Russie et de la France, est dès aujourd'hui certaine, ce qu'il faut rechercher, c'est si le Gouvernement Impérial et Royal aurait, le cas échéant, la volonté et la force d'accepter soit l'une, soit l'autre des deux combinaisons susénoncées.

(l) Cfr. n. 231.

(l) -Cfr.n. 229. (2) -Non pubblicato. (3) -Cfr. n. 200. (4) -Cfr.n. 220.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. R.R. 73/28. Londra, 13 luglio 1876 (per. il 16).

Quantunque nulla di nuovo sia testé avvenuto riguardo alle condizioni finanziarie dell'Egitto, debbo però esporre alcune osservazioni circa l'importanza da attribuire alla conversazione da me avuta con Nubar Pascià, e della quale io ebbi l'onore di dare un ragguaglio all'E. V. con mio Rapporto del 27 Giugno p.p. (1).

23 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

Io non ignoro la posizione di Nubar Pascià presso il Kedive; io so come egli sia momentaneamente incorso in disgrazia presso quel principe che egli rimprovera di avere vincolato la propria autorità coll'instituzione dei nuovi Tribunali misti, e di avere provocato in Egitto delle riforme che inceppano la libera volontà del Sovrano; per cui è naturale di sospettare che i di lui discorsi si risentano alquanto dalla specie di esilio al quale quell'alto funzionario trovasi tuttora condannato. Ma io non avrei dato tanta credenza alle di lui parole, se desse non venissero in conferma di quanto io ebbi a sapere da altre fonti sicure, e da quanto si poteva conchiudere dalle diverse conversazioni che io ebbi col Conte di Derby. Quel concorso di identiche opinioni su quell'argomento, emesse da uomini seri, dà molto peso alla veridicità delle medesime. Non spettava a me di discuterle poiché, a tal scopo, non ho altri elementi fuorché quelli, tutti concordi che ho potuto raccogliere attorno a me; era però dover mio di rassegnarle alla

E. V. che, meglio di me, potrà apprezzarne il valore. Tuttavia, mi occorre aggiungere che qui, finora, il giudizio portato sugli ultimi accomodamenti finanziari dell'Egitto rimane lo stesso, e nulla è venuto a mutare la poca fiducia che si ha tuttora nell'assestamento di quelle finanze. La riluttanza testé manifestata dal Kedive a sottostare alle sentenze dei nuovi Tribunali, in ciò che riguarda le sue sostanze private, non è di natura a scemare le meno favorevoli impressioni.

In quanto ai sentimenti manifestati dagli Inglesi a nostro riguardo nella vertenza Egiziana, è d'uopo distinguere due parti, cioè: quella che si riferisce alla quistione materiale dei nostri interessi finanziari, e quella che riguarda la nostra propensione verso la politica della Francia, anziché verso quella dell'Inghilterra. Sul primo punto non si muovono osservazioni imperoché non si contesta a chicchessia il diritto e la libertà di tutelare i propri interessi finanziari nel modo che stima più opportuno, e se l'Italia ha creduto che la combinazione

proposta dalla Francia fosse la migliore essa era certamente libera di adottarla senza riguardo a ciò che poteva fare l'Inghilterra. Tuttavia qui si persiste ad essere persuasi che la combinazione Francese fu fatta più nell'interesse particolare di un Instituto di credito di Parigi che in quello della generalità dei creditori. Dirò di più, a questo proposito, che testé un alto funzionario Francese riconosceva che la Francia aveva, in quell'affare, seguito una falsa via ed esprimeva il suo rincrescimento dell'avvenuto.

Sul secondo punto, quello cioè che si riferisce alla politica della Francia nell'Egitto, gli Inglesi sono meno tolleranti. Come più volte io ebbi l'occasione di riferire all'E. V., l'Inghilterra ha gli occhi fissi sull'Egitto, lo considera come uno scalo, assolutamente indispensabile, per le sue comunicazioni colle Indie, al pari di Gibilterra e di Malta; essa, in conseguenza, non ammette in Egitto altra influenza politica che possa contrastarle quella che intende esercitarvi per uno scopo che per essa è vi,tale. Questo è un'opinione generale in Inghilterra, epperciò siccome scorge nella Francia una Potenza che pretende rivaleggiare con essa, non v'è da meravigliare che Qui si prenda in sospetto chiunque sembri sottostare all'influenza Francese.

Non discuto se queste pretese dell'Inghilterra siano o non siano legittime, ma il fatto così sta, e non vi è un Inglese che non consideri come dovere assoluto del suo Governo di conservare ad ogni costo il predominio Britannico sullo Egitto e di trattare come nemico chiunque tenti di asteggiarlo.

Nei aiversi miei Rapporti Riservatissimi ho creduto dover mio di riferire all'E. V. i più minuti particolari di alcune mie conversazioni con diversi personaggi, non occorrerebbe ch'io accennassi che questa non sono destinate a figurare in qualsiasi Raccolta Litografico o Libro Verde che sia. Ma queste raccomandazioni le faccio specialmente per ciò che si riferisce a Nubar Pascià che, essendo mio antico amico, mi ha parlato forse più apertamente che non avrebbe fatto con altri, epperciò le di lui parole non possono essere oggetto di qualsiasi altra comunicazione all'infuori di quella riservatissima che io ne feci a codesto Ministero e più particolarmente all'E. V.

(l) Cfr. n. 201.

248

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, DE LAUNAY, E A PIETROBURGO, NIGRA

T. 331. Roma, 14 luglio 1876, ore 15.

En vue d'une action diplomatique éventuelle de toutes les puissances pour le moment où les événements la rendront opportune, la France a continué ses efforts pour amener une entente entre la Russie et l'Angleterre, sur les bases qui suivent: première hypothèse, impossibilité de la part de la Turquie d'avoir raison des insurgés et des vassaux: en ce cas, la Bosnie et l'Herzégovine recevraient une organisation semblable à celle de la Serbie et de ,la Roumanie.

Deuxième hypothèse, vietoire des tures: on assurerait aux provinces insurgées le traitement crétois, aux Principautés belligérantes le status quo ante bellum. Si vous avez des informations à me fournir sur ce sujet, elles pourront m'etre très utiles. Il serait important de connaitre avant tout si on compte sur l'adhésion de l'Autriche à un pareil programme. Les déclarations du comte Andrassy antérieures à l'entrevue de Reichstadt ne nous autoriseraient pas à l'espérer.

249

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN

D. 615. Roma, 14 luglio 1876.

Ebbi occasione, a più riprese, di accennare, nel mio carteggio telegrafico, a negoziati strettamente confidenziali che, a quanto sembra, per iniziativa della Francia si apersero, verso la metà dello scorso giugno, tra l'Inghilterra e la Russia.

In un dispaccio che ebbi a dirigere sotto la data del 28 giugno, al R. Ambasciatore in Berlino (Inc. n. 60 Doc. 414) (l) sono sommariamente riassunte le prime fasi di quelle trattative. Il Governo britannico aveva presentato una for

mula così concepita: • Applicare alla Bosnia ed all'Erzegovina un regime amministrativo analogo a quello di Candia; se questo regime non è accettato dagli insorti, si astengano le Potenze da ogni intromissione, lasciando che i turchi e gli insorti definiscano tra loro la controversia: vincendo gl'insorti, si consenta anche l'indipendenza assoluta delle due provincie; vincendo i turchi, debba tuttavia la

S. Porta accordare alle due provincie insorte il regime candiota •.

Il Governo russo, dal canto suo, accettava in massima questi concetti; solo

escludeva che fosse ineluttabilmente necessaria la guerra, e suggeriva si avesse

a chiedere alla S. Porta di concedere addirittura alle provincie insorte qualcosa

che stesse fra il trattamento cretese e l'indipendenza assoluta come sar,ebbe una

autonomia amministrativa e finanziaria.

Quale accoglimento incontrasse presso il Governo britannico la controproposta russa, non ci constò finora in modo positivo. Solo, per indicazioni fornitemi così dalla S. V. I. come dall'Ambasciatore di S. M. a Vienna, si poté argomentare che il Governo della Regina, conscio della ripugnanza del Gabinetto austroungarico, avesse rinunciato alla prosecuzione del negoziato.

Sopravveniva intanto la dichiarazione di guerra da parte della Serbia e del Montenegro. E questa, mentre escludeva la possibilità di quelle riserve che la Russia aveva suggerito nel caso in cui la Turchia avesse aggredito la Serbia, forniva al Governo del Re l'occasione di manifestare, a somiglianza degli al:tri Governi, il suo proposito di mantenersi ligio al principio del non intervento (!ne. n. 60 Doc. n. 421). Infine, pochi giorni or sono convenivano a Reichstadt i due Imperatori di Russia e di Austria-Ungheria; e dall'altro mio dispaccio d'oggi (l) apparisce come le conclusioni del convegno si concretino nella conferma del principio di non intervento, e nella riserva di accordi ulteriori pel caso in cui lo svolgersi degli avvenimenti rendesse necessaria la intromissione delle Potenze.

Sembra ora che malgrado le ripugnanze incontrate a Vienna, e malgrado gli incidenti sopravvenuti nel frattempo, siasi continuato tra la Russia e l'Inghilterra, auspice sempre il Gabinetto francese, quello scambio d'idee che poteva supporsi interrotto. Sembra anzi che il Gabinetto francese abbia tratto nuovo argomento per condurre innanzi il negoziato con vigoria maggiore dalla proposta che dalla vigilia dell'ostilità era venuta dal Governo britannico perché si facesse dalle Potenze un ultimo tentativo per impedire la guerra. Rispondeva il Signor Duca Decazes essere oramai troppo tardi per scongiurare un fatto divenuto inevitabile; non potere gli offici delle Potenze raggiungere i contendenti sui campi di battaglia; essere però debito delle Potenze stesse di apprestare intanto tra loro quelle eque soluzioni che a tempo debito si potranno mettere innanzi, quando fosse per ridivenire opportuna l'opera della diplomazia.

Sembra che l'insistenza del Governo francese abbia già conseguito un risultato concreto. E' venuto. infatti, ieri da me il Marchese di Noailles comunicandomi una serie di dispacci pervenutigli da Parigi, dai quali risulta come anche dopo scoppiata la guerra, l'azione del Gabinetto di V:ersailles siasi ancora spiegata, non senza effcacia, all'oggetto di conseguire un accordo tra Londra e S. Pietroburgo rispetto alla sostanza della questione orientale.

Volendo, di fronte agli ultimi avvenimenti e segnatamente in presenza della lotta impegnatasi tra la Turchia ed i Principati di Serbia e di Montenegro, stabilire in forma precisa i termini delle proposte alle quali sarebbe oramai acquisita l'adesione del Governo britannico, S. E. il Duca Decazes scrisse, nei primi giorni del mese, al Conte di Harcourt apposito dispaccio, nel quale quelle proposte erano riassunte. Ed il Conte Derby riconobbe che esse corrispondevano ai concetti del Governo della Regina. Questi sarebbero i punti fondamentali delle proposizioni di cui si tratta :

• -Per ora sarebbe definitivamente adottato il principio di non intervento come regola generale di condotta per tutte le Grandi Potenze; • -L'esito degli avvenimenti avrà a determinare il programma della azione diplomatica che di comune accordo esse saranno più tardi chiamate ad esercitare; • -Relativamente a quest'azione diplomatica si fanno due ipotesi: • -l. Se il Sultano sarà condotto dai casi della guerra a riconoscere l'insufficienza dei mezzi di cui dispone per aver ragione così dei due Principati come degli insorti, le Potenze interverranno diplomaticamente per assicurare alla Bosnia ed all'Erzegovina una situazione autonoma ed analoga a quella della Serbia e della Rumania;

• 2. Se invece il Sultano riesce a domare l'insurrezione ed a trionfare della Serbia e del Montenegro, ai due Principati sarebbe dalle Potenze assicurato lo statu quo ante beUum, ed alle provincie insorte la Porta avrebbe ad applicare il regime preteso •.

Accertatosi, come accennai più innanzi, dell'adesione del Governo britannico a questi concetti, il Duca Decazes riferì ogni cosa a Pietroburgo in un dispaccio del 6 luglio, incaricando il Marchese di Noailles, con successivo dispaccio del 9 luglio, di porg,erne comunicazione al R. Governo.

L'assenso del Governo russo non sembrava poter essere dubbio, quando si raffrontino le proposizioni formulate dal Duca Decacuzes con la contropropog,ta che, poco prima della apertura delle ostilità, il Principe Gortchakow apponeva alla primitiva proposta della Gran Bretagna. Le difficoltà maggiori si incontreranno manifestamente a Vienna ove a tutto ciò che riflette lo sviluppo delle nazionalità di razza slava si attribuisce una influenza inevitabile sopra le questioni di politica interiore. A Questo proposito mi preme di qui ricordare, benché si trattasse di colloquio officioso e confidenziale, che il Signor Duca Decazes alludeva, nel discorrere con la S. V. il 5 di questo mese, alla opposizione del Gabinetto viennese in termini tali che parrebbero rivolgere nel veto dell'Austria Ungheria anche una autonomia puramente amministrativa. Se veramente fossero ancora così assoluti gli intendimenti del Governo Imperiale e Reale, appena potrebbe sperarsi sul consenso suo alla proposizione riflettente la seconda ipotesi, certo sarebbe vano sollecitarlo per la proposizione spettante alla prima. Ma anche astrazione fatta dalla recisa affermazione che Ella raccolse dal labbro del duca Decazes, non possiamo dissimularci che gli indizi somministratici dal R. Ambasciatore a Vierìna condurrebbero a conclusione non molto diversa. In un colloquio che il Conte di Robilant ebbe il 19 giugno scorso, col Conte Andrassy, que

sti discorreva della prima proposta britannica, e non esitava a dichiarare destituito d'oggi carattere pratico il programma dell'assoluta astensione, essendo, per suo avviso, incapaci gli insorti, se vittoriosi, di organizzarsi e reggersi da soli,

ed incapace la Turchia di frenarli, se a lei arridesse la sorte delle armi. E questo stesso concetto ribadiva il Conte Andrassy pochi giorni di poi 3 luglio, in forma ancor più signtficativa, dichiarando all'Ambasciatore d'Inghilterra che l'Austria Ungheda non acconsentirebbe mai che la Bosnia venga a sostituirsi in uno Stato autonomo, sia da sola che in unione alla Serbia. Ed in data ancor più recente (8 luglio) (l) il R. Ambasciatore pronosticando dei risultati probabili del convegno di Reichstadt, raffigurava, rispetto a questo lato della questione, il pensiero del Governo austro-ungarico in termini che mi giova qui riprodurre:

• I due Sovrani cadranno d'accordo sulla necessità che la Bosnia e l'Erzegovina, qualunque sia per essere il risultato della presente lotta, ottengano la loro autonomia; ... pel Gabinetto di Vienna sarà un'organizzazione amministrativa e giudiziaria autonoma, politica anche se vuolsi per l'apparenza impiegare questa parola, ma sempre sotto l'autorità sovrana della Porta; insomma qualche cosa di analogo a quanto già fu fatto per Creta, o meglio ancora pel Libano dove esiste una specie di controllo delle Potenze •.

Apparisce insomma dal carteggio del Conte di Robilant che probabilmente il Gabinetto di Vienna vorrà arrestarsi al regime candiota od al regime Hbanese, non mai s'indurrà ad accogliere così radicale concetto qual'è quello cui si informa la proposizione formulata dal Duca Decazes per la ipotesi dell'insurrezione vittoriosa.

Intorno a questo punto, che a nostro avviso, è il nodo della quistione, le impressioni del Gabinetto di Versailles parrebbero aver subito dopo il colloquio che la S. V. ebbe il 5 di questo mese col Duca Decazes, una notevole modificazione. Imperoché nel dispaccio diretto a Pietroburgo (che reca, come già dissi, la data del 6 luglio), il Duca Decazes si esprime in termini tali dai quali parrebbe risultare che secondo le notizie giunte a Parigi, l'Austria Ungheria si opporrebbe bensì in modo assoluto all'annessione della Bosnia alla Serbia, ma la repugnanza del Governo Imperiale, argomentandosi dal modo in cui è manifestata, verrebbe meno quando si trattasse di concedere alla Bosnia una situazione autonoma. Questo sarebbe anzi il giudizio che l'Ambasciatore di Francia a Vienna avrebbe recato su tale soggetto, dopo i suoi più recenti colloquii col Conte Andrassy.

All'infuori da questa dubbiezze circa gl'intendimenti dell'Austria, è pure

notevole che tra le previsioni enunciate nel carteggio del Duca Decazes non figu

ra in alcun modo la ipotesi in cui i Serbi ed i Montenegrini, dopo aver ottenuto

colla vittoria il possesso di tutto o di parte del territorio della Bosnia e dell'Erze

govina, ricusino di ritirarsi entro i limiti delle loro antiche frontiere. Una siffatta

eventualità, qualunque ne sia il grado di possibilità, porrebbe, manifestamente,

le Grandi Potenze in non lieve imbarazzo.

Alla comunicazione del Marchese di Noailles risposi con parole di compiacimento. Mi limitai a notare che tra la duplice previsione e la duplice soluzione,

così come furono le une e le altre formulate, interceda anche per nostro avviso, quel nesso logico che si richiede in così gravi materie. Ciò che preme, intanto, di accertare si è quali siano di fronte a queste nuove proposi:zJioni le disposizioni del Gabinetto Austro-Ungarico, ed il compito ne spetta soprattutto ai Gabinetti che ebbero parte principale in questo negoziato.

(l) Cfr. n. 202.

(l) Non pubblicato.

(l) Cfr. n. 231.

250

L'INCARICATO D'AFFARI A BERNA, MARTUSCELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 288. Berna, 14 luglio 1876 (per. il 18).

Dal R. Consolato in Ginevra io ero stato informato, come l'è stata l'E. V., del,le mene degli Internazionalisti che anche qui hanno cercato di formare una Sezione Italiana.

Benché non annettessi grande importanza al fatto, contando sul buon senso dei nostri Operai pure ad ogni buon fine ebbi occasione di intrattenerne S. E. il Presidente della Confederazione il quale mi disse sapere, invero, che fra gli aderenti all'Internazionale in !svizzera noveravansi dopo i Tedeschi molti Italiani. Se non che riteneva egli non essere qui propizio il terreno per manovre sovv,ersive.

Or domenica scorsa gli operai erano riunti nella Cappella venuta su dopo che i Vecchi Cattolici hanno preso l'antica Chiesa con grave ingiustizia perché non in maggioranza fra i Cattolici del Comune di Berna, e mentre si celebrava la Messa venne distribuito su Cartoline volanti, l'una delle quali mi reco a dovere di trasmettere qui acclusa (1), un appello agli Italiani per riunirsi il giorno stesso nell'albergo del Cavallo Bianco. Posso però informare l'E. V. che mi si assicura niuno dei nostri essersi visto a~ Convegno, ed è quindi da sperarsi che con gli avvertimenti avuti e col buon senso degli operai gli agitatori r~n riusciranno a far breccia sui nostri i quali col venir qui sanno bene di trovarsi in contraddizione con coloro che appunto li vogliono distrarre dal retto sentiero, poiché se il prezzo del lavoro andasse, come dicesi, veramente diminuendo non avrebbero che a restare in Italia, mentre la giornata di un semplice manuale varia qui da 3,40 a 5 franchi, e benché la vita sia più cara che da noi, trovano modo di mandare, come dissi altra volta, i loro risparmi alle loro famiglie.

In ogni modo terrò al corrente l'E. V. di q11anto potesse, per avventura, esser degno di nota circa le mene dell'Internazionale specialmente a riguardo dei nostri i quali finora per la sobrietà della vita e per l'assiduità al lavoro meritano ogni elogio, a giudizio stesso degli !svizzeri che li adoperano.

(l) Non si pubblica.

251

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE DESTINATO A PARIGI, CIALDINI

D. 26. Roma, 15 luglio 1876.

Non ispenderò molte parole per dimostrare all'E. V. come gli avvenimenti del 1870 modificassero profondamente il sistema della politica europea. Ella sa che in essi vuolsi ricercare la cagione prima della situazione reciproca in cui trovansi presentemente i Grandi Stati. Quelli che insieme all'Italia si lusingarono, nell'interesse stesso del vincitore che non sarebbero stati imposti alla Francia gravi sacrifizi territoriali, ebbero chiaro il concetto di ciò che sarebbe per nascere quando a qualunque interesse politico generale avrebbero costantemente sovrastato, dal lato di Francia il pensiero della rivincita, da quello di Germania la convinzione di poter trovare la propria sicurezza soltanto nella debolezza e nell'isolamento del Governo di Parigi. Dal giorno in cui questa situazione è stata creata in Europa, la politica di due fra i maggiori Stati ha perduto quel carattere di assoluta libertà che è condizione precipua e necessaria della loro azione influente sulle quistioni d'interesse comune. E gli altri gabinetti tennero in ogni occasione fissi gli occhi sopra una condizione di cose che in piena pace costituiva un permanente gravissimo pericolo di guerra. Quanto questo contrasto nella politica di due grandi Stati abbia potuto nuocere alla solidarietà degli interessi delle potenze nelle grandi quistioni ,europee, appena è mestieri ricordare. L'opera del Gabinetto di Berlino si trovò facilitata dalle ripetute e gravi imprudenze colle quali la Francia, prima di acquietarsi nel regime di settennato, sembrò favorire essa stessa la politica che ha per iscopo principale il suo isolamento.

Allo spettacolo delle imprevedute, rapide ed immense rovine che travolsero il secondo impero napoleonico e la fortuna di una grande Nazione, impararono i popoli ed i Governi a meglio librare i veri, proprii e diretti interessi con i rischi della guerra moderna. E la politica dei grandi Stati ne ebbe un'impronta speciale poiché una circospezione prima d'ora inusitata e forse non totalmente disgiunta da un sentimento di reciproca diffidenza, s'impose come regola generale di condotta a tutti i Gabinetti. I popoli ed i loro reggitori si accorsero che per ~offetto della solidarietà dei grandi interessi sociali ed economici esistente fra tutte le Nazioni, le conseguenze delle grandi catastrofi politiche e finanziarie oltrepassano le frontiere del paese vinto. E di qui il bisogno di pace da tutti vivamente sentito al quale sembrò contrastare la sola Francia e che favorì conseguentemente il compimento del disegno germanico. Le alleanze si aggrupparono in fatti intorno a quello dei due grandi Stati rivali che dai benefici della pace spera maggiori vantaggi e così nacque la potente lega dei tre Imperi, alla quale la Conferenza di Londra appianò la via col prosciogliere la Russia dalla seiWitù impostale in Mar Nero per effetto del Trattato del 30 Marzo 1856. Parve infatti che, data alla Russia la soddisfazione da tanto tempo agognata, i tre Imperi potessero per lungo periodo d'anni riposarsi nello statu qua creato dagli avvenimenti, e la non alterazione del medesimo divenne il programma della loro unione, programma negativo che, mentre lasciava aperto l'adito a tutte le Potenze

che vi volessero accedere, assicurava però alla Germania l'indiretta guarentigia delle attuali sue frontiere.

L'Italia, sino da auando nei ripetuti convegni dei tre Imperatori si formò la lega che tuttora sussiste, fu informata che quella alleanza nulla avea di esclusivo e che il suo scopo essenzialmente pacifico permetteva a tutti gli Stati interessati al mantenimento della pace, di aderire alla politica inaugurata dai tre Imperatori. Malgrado le diffidenze che questo importante fatto politico dovea naturalmente suscitare presso alcuni Stati d'Europa, l'esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che anche degli accordi puramente negativi possono contribuire potentemente al conseguimento dello scopo sovr'indicato. Sebbene non impegnata da alcun accordo formale, l'Italia si trovò moralmente associata alla lega dei tre Imperatori, anche per il fatto delle relazioni ognor più intime che si sono stabilite fra il nostro Re e gli Imperatori di Germania e d'Austria-Ungheria nelle visite scambiatesi fra i tre Sovrani. Questo posto ·era assegnato al nostro paese e dai suoi proprii interessi e dall'obbligo suo contratto verso tutta l'Europa di essere per essa un potente elemento di pace.

Rimase invece estranea alla lega l'Inghilterra la quale, sia per naturale opposizione d'interessi colla Russia, sia per una eccessiva applicazione della politica di astensione nelle quistioni delle Potenze continentali, preferì porsi da sé medesima in uno stato di quasi perfetto isolamento. Come questa politica del Gabinetto di Londra fosse :la causa principale del disfavore in cui cadde il Ministero Gladstone importa qui accennare unicamente perché questa circostanza può dare la spiegazione di parecchi atti recenti del Gabinetto che a quello è succeduto, atti che altrimenti riuscirebbero quasi inesplicabili.

Vi ha però fra l'isolamento volontario dell'Inghilterra e quello in cui la Germania ha ridotto la Francia, una grandissima differenza la quale è costituita dalla diversità dei sentimenti che a Berlino si professano fra le due Nazioni. Mentre infatti sta fisso per la Germania lo scopo d'impedire che la Francia trovi un alleato in una delle grandi Potenze militari, lo stesso Gabinetto di Berlino in più occasioni ha dimostrato di non voler trascurare l'amicizia della Gran Bretagna forse in vista di eventualità future. Tanto nell'incidente sollevato per i pretesi eccessivi armamenti francesi, quanto negli altri che producessero per un momento una certa .tensione nei rapporti dell'Impero tedesco col Belgio, si è potuto chiaramente osservare che intendimento del Gabinetto di Berlino è di non urtare il sentimento pubblico del popolo inglese.

È in questo stato di cose che scoppiò il conflitto che da più mesi tiene agitata l'Europa per le sorti dell'Impero Ottomano.

Le difficoltà che la quistione orientale avrebbe potuto creare al sistema politico inaugurato colla lega dei tre Imperatori, non erano imprevedute per il Gabinetto di Roma. Gli interessi divergenti della Russia e dell'Austria in tutto ciò che si attiene alle quistioni degli Slavi del Sud avrebbero bastato per mettere ad assai dura prova una lega che aveva soltanto un programma negativo. Ma ad impedire che da una situazione assai delicata nascessero palesi conflitti, ha vegliato finora con esito favorevole il Gabinetto di Berlino e l'Italia, dal canto suo, si è adoperata ad assecondarlo, persuasa che seguendo questa via, tutelava gli interessi che le sono più cari, quelli cioè della pace d'Europa.

Lo svolgimento che ebbero gli ultimi avvenimenti risulta dalle comunicazioni che V. E. troverà negli archivi dell'Ambasciata di Parigi. La parte che vi prese l'Italia Le farà palese che il Governo del Re ha continuato senza interruzione quella politica che, approvata dall'opinione pubblica in Italia, fu confermata dalle dichiarazioni fatte dal nuovo Ministero innanzi al Parlamento.

Lo aver seguito nelle quistioni d'interesse generale la politica dei tre Imperi non fu causa che s'interrompesse fra il Governo del Re ed il Gabinetto di Versailles uno scambio di amichevoli comunicazioni quale si conviene fra due Stati limitrofi che possono avere qualche divergenza di idee sovra alcuni punti, ma che sentono l'uno e l'altro ugualmente il bisogno di vivere in intimo accordo. E finché l'opera dei Gabinetti, in presenza delle difficoltà della questione orientale, si limitò a dar consigli di moderazione e di pace, a suggerire riforme amministrative, a provocare provvedimenti in favore delle popolazioni della Bosnia e dell'Erzegovina, l'Italia ebbe la soddisfazione di vedere che la sua azione si trovava sempre e senza esitazione associata a quella del Gabinetto francese. Ma la situazione si è alquanto modificata dopoché la guerra scoppiata fra la Turchia ed i Principati di Serbia e di Montenegro, allargò notevolmente i termini della quistione. Ai semplici consigli, alle esortazioni, ai suggerimenti, i Gabinetti delle Potenze trovarono necessario di accopiare una più positiva dichiarazione della linea di condotta politica che ciascuna di esse intendeva seguire.

Alla proposizione della Russia di dichiarare che le Potenze adotterebbero la politica del non intervento, la Francia rispose affermativamente vari giorni prima che noi fossimo in grado di prendere una risoluzione. Non è già che l'Italia nutrisse alcun progetto contrario a siffatta dichiarazione; ma, nella posizione da noi presa e mantenuta rispetto ai tre Imperi, una risoluzione sarebbe riescita intempestiva finché non ci fosse nota con sicurezza l'acquiescenza dell'Austria e della Germania alla proposizione del Gabinetto di Pietroburgo. Né qui si arresta la differenza sensibile che passa fra la politica dell'Italia nelle circostanze presenti e quella che il Duca Decazes ha seguito negli ultimi tempi. Nei dispacci del Ministero dall'Incaricato d'affari di Sua Maestà a Parigi si trovano le indicazioni precise dell'azione del Gabinetto di Versailles tendente a prestabilire degli accordi fra Londra e Pietroburgo per il momento in cui le Potenze, od almeno alcune di ,esse, trovassero opportuno di intervenire diplomaticamente. Non spetta a noi lo investigare se in questa condotta della Francia predomini l'interesse di evitare un conflitto fra la Russia e l'Inghilterra oppure se tale condotta abbia un secondo fine della sperenza che il Gabinetto di Versailles può aver concepito di approfittare dell'occasione presente per rompere la lega che tenne la Francia fin qui isolata e preparare una eventuale alleanza di quest'ultima colla Russia. Il certo è che mentre a Berlino e a Roma l'attenzione è rivolta principalmente ad ademdire un conflitto d'interessi fra la Russia e l'Austria-Ungheria, del pericolo di un tale conflitto non sembra preoccuparsi ugualmente il Gabinetto di Versailles.

Il Governo di Sua Maestà non disconosce di quanta importanza sia il rassicurare l'Inghilterra sulle conseguenze finali della lotta in cui è impegnato l'Impero ottomano. Se il Gabinetto di Londra potrà essere completamente rassicurato, svaniranno i timori che i poderosi suoi armamenti navali nel Mediterraneo hanno fatto concepire per l'Egitto. L'Italia è essa stessa troppo interessata nelle

quistioni del Mediterraneo per non dividere colla Francia il desiderio di vedere allontanata qualsiasi causa di mutazione nello statu quo dei possessi ottomani nel Nord dell'Africa. Questo nostro interesse si estende anche alla Reggenza di Tunisi e se esso ci pose taluna volta in condizione di dover contrastare a certe tendenze che avrebbero favorito la preponderanza della Francia nella Tunisia, la nostra azione diplomatica a Tunisi come altrove non ebbe mai altro intento forché quello di conservare la posizione politica della Reggenza nel suo stato attuale. Se a V. E. venisse fatto di scorgere che a questo riguardo esistano nel Gabinetto di Versailles delle prevenzioni non giustificate dallo scopo che noi ci siamo ognora proposti, Ella potrà rettificare tale erronei giudizi i quali potrebbero influire sfavorevolmente sull'intimità delle nostre relazioni con il Governo francese.

Le cose fin qui esposte bastano certamente per dare a V. E. una norma sicura per la condotta da tenere col Governo presso il quale Ella è accreditata. Se la riserva che ci è imposta dalla speciale nostra posizione rispetto alle altre Grandi Potenze deve renderei assai cauti nello associare la nostra azione a quella separata di alcune di esse, quella stessa nostra posizione ci consiglia di mantenerci in rapporti intimi ed amichevoli con tutti i Governi, in guisa che le nostre intenzioni non possano essere sospettate e la nostra azione possa liberamente svolgersi a vantaggio di quegli interessi che l'opinione pubblica in Italia c'impone di tutelare e che soli possono nelle presenti condizioni finanziarie, economiche e politiche del paese assicurarne l'avvenire.

252

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, TORNIELLI, AL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI

D. 80. Roma, 15 luglio 1876.

L'Incaricato d'Affari Ottomano è venuto nella giornata di jeri a comunicarmi un telegramma della Sublime Porta relativo alla chiusura del porto di Klek.

Il telegramma recava, in sostanza, che il Governo Austro-Ungarico ha risoluto di chiudere tutti gli scali di Dalmazia, compreso quello di Klek; che la Sublime Porta ravvisa in auesta risoluzione un provvedimento disastroso per le truppe ottomane che operano in Erzegovina, poiché, chiusi oramai gli sbocchi per Stolatz e per Gatzko, non potranno più rifornirsi per alcuna via; e che la deliberazione del Gabinetto di Vienna sembra inconciliabile con la dichiarazione di non intervento, in quanto che la chiusura di Klek assicura 'la vittoria della insurrezione ed implica la distruzione della parte Musulmana ed anche della parte cattolica della popolazione erzegovese. Era, pertanto, fatto urgente invito all'Incaricato d'Affari ottomano di presentarsi a me, affinché il R. Governo voglia manifestare in proposito la sua opinione e fare officii opportuni a Vienna.

Risposi al Signor Chryssidi che avrei chiesto al R. Ambasciatore presso il Governo Austro-Ungarico informazioni atte a chiarire la questione; locché mi sono affrettato a fare per la via telegrafica.

Egli è manifesto che la situazione si è fatta difficile, rispetto al presente incidente dopoché l'Ambasciatore Austriaco (così la S. V. Ill.ma mi ha telegrafato) ebbe a dichiarare irrevocabile la chiusura di Klek. Per quanto, poi, ci concerne più specialmente è anche a notarsi che l'Italia si trova, rimpetto all'Austria-Ungheria, in una posizione assai delicata. Il Gabinetto di Vienna ha, infatti, motivato presso gli altri Governi, la chiusura dei porti di Dalmazia, allegando le condizioni particolari di quella provincia. Nella comunicazione a noi diretta dal Gabinetto di Vienna era detto soltanto che, volendosi far prova di imparzialità, era stata simultaneamente ordinata la chiusura delle bocche di Gattaro e quella del forte di Klek. Il riserbo in cui si tenne a questo riguardo, rispetto a noi, il Governo Austro-Ungarico impone a noi l'obbligo di non minore circospezione.

Forse la Turchia fu troppo corriva nel disinteressarsi, come fece, dalla quistione relativa alla libertà di navigazione nella baja di Klek, quando in tempo di piena pace, le sarebbe stato più agevole rivendicare i propri diritti. Dovrebbe ora comprendere la esitazione delle Potenze neutrali nello impigliarsi in questione così delicata. E, per quanto ci spetta, egli è ovvio che, se le condizioni della Dalmazia sono realmente, per il Governo Imperiale e Reale, un soggetto di inquietudine, l'Italia deve andare vieppiù guardinga nel muovere passi che, senza ragione, susciterebbero a Vienna spiacevoli sospetti, e nuocerebbero, anziché giovare, allo scopo cui mira la Sublime Porta nello invocare i nostri uffici.

253

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, TORNIELLI, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA

D. 10. Roma, 15 luglio 1876.

Con telegramma di jeri (l) feci conoscere a V. E., in termini sommari, una duplice proposizione, intesa a comporre eventualmente il problema orientale, la quale formulata dal Gabinetto di Versailles, avrebbe già assenziente il Gabinetto britannico, e sarebbe ora sottoposta alla Russia dapprima e indi alle altre Potenze. Invio oggi, qui unito, a V. E. una copia del dispaccio che jeri diressi sopra questo soggetto al R. Incaricato d'affari in Parigi (2) e nel quale la combinazione di cui si tratta è riassunta in ogni suo particolare.

Secondoché è notato nel dispaccio qui acchiuso il nodo della questione consiste precipuamente nelle disposizioni dell'Austria-Ungheria, le quali, se dobbiamo argomentare dalle dichiarazioni recenti del Conte Andrassy, non parreb

bero favorevoli a disegni implicanti anche solo l'autonomia amministrativa della Bosnia e dell'Erregovina. E benché i'l compito di tali indagini spetti piuttosto alle Potenze che ebbero parte principale nel negoziato di cui qui si tratta, ho tuttavia pregato V. E., per l'importanza eccezionale dell'argomento, di volermi sollecitamente fornire tutti quei dati che, a tale riguardo, le venisse fatto di raccogliere.

(l) -Cfr. n. 248. (2) -Cfr. n. 249.
254

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 12. Pietroburgo, 15 Luglio 1876 (per. il 21).

Pel caso in cui l'E. V. non ne fosse stata informata d'altra parte, mi pregio c'li riferirle quanto è pervenuto a mia notizia intorno all'accoglienza fatta dal Gabinetto di Londra alla controproposta del Principe Gortchakow della quale le scrissi da Ems. Il Principe Cancelliere aveva risposto alle entrature del Conte di Derby proponendo una modificazione alle idee espresse dal Capo del Foreign Office sulle basi seguenti. Le provincie insorte di Bosnia e di Erzegovina avrebbero l'autonomia amministrativa e tributaria, ma continuerebbero ad essere vassalle della Suplime Porta. Questo programma proposto dalla Russia all'Inghilterra prima dell'apertura delle ostilità, escludeva quindi la formazione di un principato indipendente di Bosnia e di Erzegovina ed escludeva parimenti ogni idea di annessione delle due provincie al Principato di Serbia o a quello del Montenegro. Su questi due punti si sarebbe del resto presentata come ostacolo previsto, l'opposizione recisa del Governo Austro-Ungarico il quale non ammetterebbe né la costituzione di un nuovo Principato slavo indipendente sulla sua frontiera, né l'annessione delle provincie turche insorte alla Serbia. Ora mi risulta, da quanto mi disse qui Lord Loftus, che il Conte di Derby avrebbe in massima accettato per parte sua le idee in tal guisa formolate dal Principe Gortchakow senza entrare però in una discussione considerata come immatura intorno ai particolari ed all'applicazione di tale programma. Lord Loftus è d'avviso che il Governo Austro-Ungarico potrebbe aderire a questo modo di vedere.

Senonché ora la questione è entrata in una fase n~vella colla dichiarazione di guerra e colle ostilità cominciate dalla Serbia e dai Montenegro contro la Turchia. I due Principati slavi e sovratutto la Serbia gettando il guanto alla Turchia in difesa delle provincie insorte, comeché possano svolgere gli eventi della guerra, eserciteranno sulle popolaZiioni turche della loro razza e della !oro religione, un'attrazione che può diventar tosto o tardi invincibile. La soluzione che prima del conflitto sarebbe stata possibile con l'accordo unanime dei grandi Stati d'Europa diventa ora assai problematica anche con questo accordo, e se vi è qualche probabilità che possa ancora riescire, farebbe d'uopo che le Potenze si risolvessero ad imporla senz'indugio e prima che la lotta si estenda ad altre provincie e vada forse a battere alle porte di Costantinopoli. Intanto

ferve il conflitto senza che finora si sappia in modo preciso da qual parte inclini la fortuna delle armi. Devo constatare, ciò che certamente non giunse ignoto all'E. V., che l'opinione pubblica in Russia si pronunzia, come è naturale, ogni dì più in favore degli insorti e dei serbo-montenegrini, benché il Governo I:nperiale osservi lealmente il principio del non intervento.

255

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 501. Vienna, 15 luglio 1876.

La chiusura del porto di Klék che mi feci premura di annunciare telegraficamente all'E. V., impressionò vivamente l'opinione pubblica tanto in Austria quanto in Ungheria, poiché non a torto si credette ravvisar in quel fatto una conseguenza immediata degli accordi presi a Reichstadt, cioè una concessione fatta alla Russia a danno della Turchia. La Borsa di Vienna salutò quella disposizione con un sensibile ribasso che però non durò oltre le 24 ore. Evidentemente la Porta che non ebbe mai ad ammettere il diritto dell'Austria di permettergli o rifiutargli il passo delle acque di Klek protesterà, ma di questa sua protesta non verrà tenuto conto; siccome già ebbe a farsi in altre analoghe circostanze. Contemporaneamente venne proibito in tutti i porti Dalmati compresa le Bocche di Cattaro lo sbarco di materiali da guerra di qualsiasi genere e per qualunque destinazione. Molto probabilmente questa misura non si estenderà alle spedizioni della Croce-Rossa, sembra però ch'esse saranno soggette ad una più o meno scrupolosa visita, onde accertarsi che con tal mezzo né i Montenegrini né gl'insorti abbiano a ricevere armi o munizioni da guerra.

Non mtnore impressione del pari, desta in questi giorni il movimento prodottosi nei Cattolici della Bosnia, nel senso dell'annessione di quella Provincia all'Austria.

Sembra fuor di dubbio, che un tal fatto sii opera dei numerosi frati Francescani sparsi nella Bosnia, che ciecamente obbediscono all'Arcivescovo Strossmayer.

Devo però dire, che poco gradito riesce qui quel movimento poiché sta sempre di fatto che il Gabinetto di Vienna pienamente appoggiato in ciò dall'opinione pubblica, è avverso del pari all'annessione di nuovi popoli Slavi come alla loro costituzione autonoma alla sua frontiera. Intanto continua la guerra al confine Turco-Serbo, senza rilevante risultato fin qui né per una parte né per l'altra. • Non credevamo incontrar simil resistenza nell'esercito Turco • dicevami ieri il signor Zukitch Agente Serbo in Vienna. È poi anche evidente che i Serbi s'aspettavano acché alla loro dichiarazione di guerra, tenesse immediatamente dietro un potente risveglio dell'insurrezione nella Bosnia e particolarmente nella Bulgaria, fatto che non ebbe fino ad ora a verificarsi. Potrebbe

darsi che prima che questo mio rapporto pervenga all'E. V., il telegrafo abbia ad annunciarle una battaglia o per lo meno un grosso scontro più decisivo di quelli che ebbero luogo fin qui, tale insomma da mutare l'attuale situazione, ciò non di meno parmi fosse dover mio il riferirle quale essa mostrasi al giorno d'oggi.

256

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. CONFIDENZIALE 270. Terapia, 16 luglio 1876 (per. il 25).

Pel rapporto ch'ebbi l'onore di rivolgere all'E. V. il 14 corrente n. 269 della presente serie (1), ebbi a riferire la comunicazione fatta dall'Ambasciatore Austro-Ungarico alla S. Porta rispetto alla determinazione presa dal Governo Imperiale di chiudere il passaggio marittimo che conduce al porto di Klek. Vengo ora ad aggiungere alcuni ulteriori ragguagli che mi venne fatto di raccogliere sulla materia.

Il Conte Zichy nel fare auesta comunicazione dichiarava la misura in discorso essere conforme alla posizione di neutralità che il Governo Imperiale intendeva assumere nella lotta tra la Turchia ed il Montenegro; per le quali parole per la prima volta l'Austria dichiarava riconoscere il Montenegro come parte belligerante.

L'annuncio di questa comunicazione produceva naturalmente una viva impressione in questi circoli diplomatici. Quest'impressione veniva poi in me aumentata da quello che trassi di poi da fonti autentiche. Seppi infatti che la risoluzione in discorso era stata presa d'accordo tra i due Imperatori al convegno di Reichstadt, ed essendomi noto che il Principe Gortchakow, nell'andare a Reichstadt, era passato per Berlino onde conferirvi col Principe Bismark, non dubitai che la misura fosse il risultato di un accordo fra i tre Imperi.

Seppi del pari, in modo confidenziale, che il Principe Gortchakow aveva telegrafato questa notizia al Generale Ignatiev, aggiungendo che i due Imperatori erano perfettamente intesi pel presente e per le eventualità a venire, di modo che la chiusura di Klek non era che il primo passo nella nuova via convenuta fra di essi.

È pure venuto a mia conoscenza che il Cancelliere Russo telegrafava in pari tempo in chiaro allo stesso Ambasciatore i due Imperatori essere convenuti d'astenersi da ogni intervento, nelle presenti vicende della Turchia, quando fia d'uopo le Potenze Cristiane s'intenderebbero sulle misure da prendersi. E questo telegramma (ne unisco copia al presente), essendo spedito in chiaro, turbava alquanto le menti di questi Ministri i quali vi scorgevano la minaccia da parte

di quei Governi di escludere la Turchia dalle deliberazioni che sarebbero per seguire. Il Gabinetto di Russia, dacché ha adottato il sistema d'astenersi dall'esercitare alcuna influenza sugli atti del Governo Ottomano, s'appigliò a questo mezzo dei telegrammi spediti in chiaro al suo Ambasciatore per fare le sue comunicazioni alla S. Porta.

Questi fatti, uniti ad altri indizii, mi avevano già data la convinzione che i tre Imperi avevano stabilito un accordo più concreto che per lo passato sulle cose d'Oriente. Ebbi poscia conoscenza del senso di questo accordo insieme col grato annuncio che le Potenze Occidentali partecipavano interamente ad esso; né mi farò a riferirne i dettagli all'E. V. la quale deve necessariamente averne più esatta contezza.

La S. Porta era dunque assai commossa per la comunicazione fattale dal Conte Zichy. Essa indirizzava caldi officii al suo Rappresentante a Vienna, nonché a quelli presso le altre Potenze Garanti, affine di ottenere, se era possibile, la rivocazione della misura. Però il Cancelliere Austro Ungarico rispondeva senza indugio al Principe Vogorides per Nota Verbale non poter rivenire sopra una determinazione che era dettata dalla necessità della situazione, né violava in alcun modo principii di neutralità. In questa comunicazione era menzione non solo del Montenegro, ma anche della Serbia. La S. Porta prendeva allora senz'altro la risoluzione di ordinare alle navi che già si trovavano in cammino per Klek di recarsi invece ad Antivari.

Nel Consiglio Straordinario che radunavasi ieri alla S. Porta il Gran Vizir annunciava la comunicazione fattagli a nome del Governo Austro-Ungarico, ed aggiungeva la S. Porta sapere ora che non aveva solo a combattere la Serbia ed il Montenegro, ma eziandio un'altra Potenza la quale si mascherava dietro a quelle. Un'altra versione gli farebbe dire due altre Potenze invece di una, e questa mi parrebbe la più verosimile. Lascio a V. E. d'interpretare il significato di quelle parole che mi vengono riferite da troppo buone fonti per dubitarne.

Mentre queste cose seguivano alla S. Porta, qualcuno iva a riferire all'Ambasciatore Austro-Ungarico la flotta Inglese aver salpato da Bessica prendendo la direzione di Klek. Che Sir H. Drummond avesse lasciato quelle acque colla flotta era un fatto, epperò quell'annuncio cagionava al Conte Zichy sufficiente inquietudine perché ne riferisse immediatamente al Generale Ignatiew pregandolo di verificare il fatto all'Ambasciata Inglese. Ed il Generale rivolgevasi indi a me per tale, missione. Essendomi infatti trasferito senza indugio a questo scopo presso Sir H. Elliot, questi mi rispondeva siffatta voce essere completamente falsa, la flotta esser partita per una escursione di tre o quattro giorni,

a. quell'ora trovavasi probabilmente già di ritorno a Bessica. La quale risposta

io comunicava senz'altro ai miei Colleghi. Ho l'onore di qui compiegare un articolo in cifra.

ANNESSO CIFRATO ALLEGATO

V. E. connait la ferme opposition que l'Autriche ferait à l'agrandissement de la Serbie et la formation d'un fort état slave. Le Général Ignatieff pense que dans le cas de ,succès des serbes, on pouvait peut-etre trouver une transaction sur la base de l'annexion de la Croatie turque à l'Autriche et du reste de la Croatie à la Servie. Le Général Ignatieff continue à garder le plus grande réserve. Au Grand Visir, qui lui fit demander pourquoi il n'allait le voir, il fit répondre que autrefois on mettait sur son dos toutes les fautes de la Turquie et maintenant il voulait la voir en commettre pour son compte.

(l) Non pubblicato.

257

IL SEGRETARIO GENERALE DEGLI ESTERI, TORNIELLI ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, DE LAUNAY

D. 394. Roma, 17 Luglio 1876.

Il Governo rumeno ha riassunto in un Memorandum le questioni pendenti colla Sublime Porta, delle quali vorrebbe sollecitare, presso quest'ultima la soluzione, e del Memorandum stesso porge comunicazione alle Potenze garanti, pregandole di manifestare in proposito la loro opinione.

L'assenza momentanea di un Agente rumeno in Roma, fu cagione per cui il Governo rumeno limitassi, per ora, rispetto a noi, aHa comunicazione ufficiosa del documento per mezzo del R. Agente a Bukarest. Il Governo germanico, invece, ha già ricevuto comunicazione officiosa del Memorandum ed in questi giorni è venuto da me il Signor de Keudell con un dispaccio del suo Governo, nel quale è espresso il desiderio di conoscere, sopra questo soggetto, l'avviso del Gabinetto Italiano. Il Signor di Keudell non aveva incarico di manifestare, circa il Memorandum rumeno, giudizio od apprezzamento alcuno.

Egli è certo che se tutte le questioni accennate nel Memorandum fossero risolute nel senso desiderato dalla Romania, il Principato verrebbe a trovarsi nella posizione di uno stato indipendente, anche verso la Sublime Porta, alla quale sarebbe soltanto continuato il pagamento del tributo, tenue corrispettivo della guarentigia internazionale che i trattati assicurano al territorio rumeno. Alcune delle quistioni svolte nel Memorandum hanno, invece, importanza minore, e da gran pezza avrebbero potuto essere risolute se la Turchia non si fosse sempre mostrata assai restia a cedere, anche in materia di pura forma. Così è ad esempio della questione relativa al titolo di Rumania che ìl Governo Principesco da gran tempo viene indarno invocando. Ad ogni modo, però, alla discussione dei singoli punti sovrasta ora una questione di opportunità, che non sembra potersi risolvere in senso favorevole alla Rumania, alla iniziativa del Governo Principesco non è probabilmente estranea la speranza che la Sublime Porta sia assai più arrendevole nelle presenti contingenze. Volendo, poi, evitare che da questo incidente sorgano nuove complicazioni, abbiamo consigliato al Governo Principesco di trattare del presente argomento (quando non voglia soprassedere affatto) con quella calma e con quella ponderazione che si addicono a questioni, né urgenti, né suscettibili di rapido studio; ed, in pari tempo, alla Sublime Porta abbiamo raccomandato di condursi con la massima prudenza e di evitare soprattutto che un suo reciso rifiuto susciti difficoltà maggiori.

24 -Documenti diplomatici -Serie II -Vol. VII

258

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, TORNIELLI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT

(Carte Robilant)

L.P. Roma, 17 luglio 1876.

Ho letto al Ministro Melegari la lettera che Ella ebbe la bontà di scriverrni il 12 corrente (l) relativamente ai nostri rapporti col Governo Austriaco inacerbiti da piccoli incidenti che si sono succeduti a breve distanza di tempo. A questo riguardo se mi fosse lecito emettere un avviso direi anzi tutto: Unicuique suum!

Il cambiamento ministeriale avvenuto a.m m marzo, complicandosi con la quistione della convenzione ferroviaria, era certamente un tal fatto che da solo poteva bastare a creare una situazione delle più delicate nei nostri rapporti con Vienna. Se si considera però spregiudicatamente la condotta del Ministero, io credo che essa sia stata non solamente corretta, ma sinceramente amichevole verso l'Austria. Il Conte Wimpffen che sul principio, ascoltando forse più del dovere alcune insinuazioni in realtà poco patriottiche che giungevano sino a lui, sembrava poco persuaso delle buone intenzioni del nuovo gabinetto e favoriva forse il disegno di chi avrebbe voluto vedere il nostro Governo inciampare in qualche grossa difficoltà internazionale, finì per convincersi del contrario. Egli stesso prima di partire me ne diede a più riprese la più esplicita dichiarazione. È ben doloroso, caro Generale, per noi, voglio dire per le persone che come Lei ed io vediamo le cose ad un punto di vista che sta al dissopra deUe ire e delle guerre di partito, vedere attraversata l'opera che facciamo per mantenere le buone relazioni con l'estero da ogni sorta di piccoli e meschini maneggi che fanno pur troppo dubitare persino del patriottismo di coloro che ricorrono a simili mezzi. Voglio, in ciò dicendo, alludere alle voci che si fanno correre costantemente anche nei giornali più serii della destra, di due politiche estere del Governo italiano: una politica per il mondo diplomatico; un'altra occulta che sarebbe la vera quella del partito radicale. Le diffidenze che sono il risultato di queste voci, nuocciono a parer mio assai più alle nostre relazioni con l'Austria che qualche imprudente manifestazione che per quanto sia riprovevole non ha proprio e non può avere importanza nei rapporti ben stabiliti di amicizia fra due grandi paesi.

Per prevenire 1la ripetizione di ciò che è avvenuto a Milano, abbiamo interessato il Ministero dell'Interno a provvedere ed ha _:r~romesso di dare istruzioni volta per volta in occasione di quelle feste dove simili inconvenienti potrebbero riprodursi.

Ma per verità la passata amministrazione che cosa ha fatto, che cosa seppe fare per impedire ai pochi emigrati di Trento e Trieste di far atto di presenza

in quasi tutte le occasioni di riunioni popolari? Eppure gli uomini di quell'amministrazione avevano le coudées j1·anches verso il loro partito, ma esitavano davanti il timore' dell'impopoLarità.

Ella avrà certamente capito, caro Signor Generale, che il Diritto non può essere in buona fede considerato come organo ufficioso del Governo nelle cose della politica estera. A Lei non è mestieri ch'io dica che non vi è in Italia un giornale di una certa importanza che non abbia anzi tutto il carattere che gli imprime la personalità del suo direttore. Questi appartenendo ad un partito

o all'altro, darà al suo diario un colore più o meno marcato nel senso del proprio partito; ma chi dicesse che in Italia vi è un giornale che risponda alle condizioni vere di un organo ufficioso del Governo, direbbe cosa contraria alla r,ealtà delle cose. Mi ricordo che alcuni anni sono, quando già eravamo a Roma; in seguito alle osservazioni fatti al Ministero dall'Incaricato d'affari d'Austria, chiamai l'attenzione di Bonghi che dirigeva ancora la Perseveranza sopra un articolo (non una corrispondenza) nel quale si affermavano i diritti dell'Italia sul Trentino in termini impossibili per qualunque giornale serio. La sola risposta che ottenni da Bonghi fu che quell'articolo era probablimente stato scritto da un redattore tirolese che lavorava nell'ufficio del giornale.

Quello che importa dunque a questo riguardo è di mantenere in codesti signori la convinzione che la condotta del Governo italiano ha nulla che possa eccitare le ragionevoli diffidenze del Gabinetto di Vienna. Per contribuire a questo risultato io mi lusingo che non Le sarà mai per mancare la nostra leale cooperazione.

Quando si trattò di determinare se i RR. Principi passerebbero a Vienna io insistetti perché, dal momento che passavano a Berlino, non si facesse cosa che potesse sembrare a Vienna un fatto a posta per marcare la diversità dei nostri rapporti con le due Corti imperiali. Passando in forma incognita per Vienna non si incontrano certe difficoltà che altrimenti potrebbero nascere. Sono forse queste stesse difficoltà quelle che indussero l'Imperatore a non fare delle avances. Ma io credo che nel pubblico lo evitar Vienna avrebbe sembrato cosa degna di speciale rimarco e per ciò stesso avremmo sollevato delle polemiche de' giornali che in questi momenti sarebbero st~te sommamente dispiacevoli e nocive.

Le nostre relazioni con l'Austria non sono di sentimento, sono relazioni de raison per una parte e per l'altra. Ma appunto per questo mi pare che si dovrebbe dalle due parti badare più al sostanziale che alle minuzie ed alle apparenze.

Da un dispaccio d'ufficio Ella vedrà come si è p!:ovveduto per la cifra. Certamente il servizio inglese è assai meglio ordinato dal nostro a questo riguardo; ma la diplomazia inglese ha delle tradizioni di disciplina e d'ordine che mancano a molti dei nostri e malgrado ciò qualche volta anche gl'Inglesi non ossservano tutta la discrezione voluta. In ogni modo Ella può star certa che tengo presente tutte le savie raccomandazioni che Ella mi fa e mi vorrà fare perché non domando di meglio che d'istruirmi dei consigli di chi so che è disposto a darmene con tanta benevolenza.

(l) Non pubblicata.

259

L'INCARICATO D'AFFARI A PARIGI, RESSMAN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 2638. Parigi, 17 luglio 1876 (per. il 20).

Mi pregio d'accusare ricevuta del dispaccio della Serie politica N. 615 che l'E. V. mi fece l'onore di indirizzarmi in data del 14 corrente (l) intorno ai negoziati confidenziali che per iniziativa del Gabinetto francese s'aprirono nello scorso giugno tra l'Inghilterra e la Russia.

Sono molto grato all'E. V. di avermi comunicato circa quei negoziati una serie d'informazioni chiaramente riassunte che, completa~l!do quelle ch'io fui dal mio lato nel caso di riferirle, mi mettono meglio in grado di discorrerne col Ministro degli Affari Esteri di Francia. E me ne gioverò per chiarire alcun punto dubbio da Lei segnalato subito che avrò l'occasiQ_ne di intrattenerrn.i di nuovo col Duca Decazes. Intanto devo accennarle che in un breve colloquio ch'ebbi jeri con esso, il Duca Decazes mi disse che a Vienna erasi fatto il silenzio da quando l'Ambasciatore di Francia gli riferì quei colloquj col Conte Andrassy ai quali alludeva il sopracitato dispaccio dell'E. V. Il più riservato contegno del Gabinetto Viennese in discussioni sulla sorte futura della Bosnia sembra d'altronde spiegato anche dalla dichiarazione inserita nel telegramma del Conte Andrassy del 10 luglio (disp. rn.inis. Pol. n. 614) (2) diretto agli Agenti imperiali presso le grandi Potenze dopo il Convegno di Reichstadt, che cioè, • si elimineranno nuove proposte • frase che nel testo comunicato dall'Incaricato d'Affari d'Austria al Signor Duca Decazes suonava così: • en écartant les propositions récentes • e che non esiste nell'analogo telegramma del Principe Gortschakoff.

260

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 502. Vienna, 17 luglio 1876 (per. il 20).

Segno ricevuta all'E. V. del suo ossequiato dispaccio del 13 corrente N. 221 (3), col quale le piacque riassumere le principali informazioni che successivamente ebbi a porgerle, nonché i miei particolari apprezzamenti intorno agl'intendimenti del Gabinetto di Vienna, in ordine alla futura organizzazione a darsi alla Bosnia

ed all'Erzegovina, onde assicurare nuovamente per qualche tempo ancora la pace in Oriente.

L'E. V. bramerebbe sapere se • esiste a tluesto riguardo un concetto già fermo ed irrevocabilmente risoluto nella mente di chi dirige la politica della Monarchia? E quali sono, se veramente siffatto concetto esiste, i termini in cui lo si possa praticamente esprimere? •

L'E. V. mi soggiunge poscia che per così delicata ed importante investigazione deve soprattutto affidarsi a me, imperocché riescirà sempre malagevole ai Rappresentanti di Sua Maestà presso le altre Corti di procacciarle intorno a questo tema, dati concreti. Non intendo certamente esimermi da un compito che per ogni ragione è di mia spettanza, e terrò a strettissimo dovere il tenere il Regio Governo a giorno di tutto ciò che in questo importantissimo argomento verrà a mia cognizione. Debbo però dichiarare essere mio assoluto convincimento che al giorno d'oggi nessuno sarebbe in grado di dare una concreta, precisa risposta al quesito che mi viene posto. Ritornando dal primo convegno dei Tre Imperatori, ch'ebbe luogo in Berlino nel 1874, il Conte AI1drassy dicevami essersi bensì stretto un accordo generico fra le tre Corti, ma che di più non s'era fatto, poiché allo stato presente dell'Europa non vi erano due Governi che si troverebbero in grado di stringere fra loro alleanze con uno scopo ben determinato. Ove ciò si volesse fare avrebbe principio il disaccordo.

Non ebbi difficoltà a convincermi della sincerità di questa dichiarazione ed i successivi fatti me ne dimostrarono sempre maggiormente la verità. In fatti da quell'epoca in ogni occasione le Tre Corti Nordiche procedettero d'intelligenza di caso in caso, senza spingere, dirò così, oltre l'indomani i loro accordi. È mio avviso che il Principe Gortchakow avrebbe desiderato a Berlino pochi mesi fa e più ancora testé a Reichstadt gettare le basi e vederle accettate, di una soluzione definitiva, ma tutta l'azione politica del Conte Andrassy ebbe a svolgersi nel senso di ciò evitare, e di rimanere fedele al suo principio dell'accordo di caso in caso, che si può dire incarnato nelle tendenze di quell'uomo di Stato. Quindi ritengo, e non credo d'ingannarmi, che al giorno d'oggi il Conte Andrassy stesso non potrebbe segnare il maximum oltre cui il Gabinetto di Vienna ricuserebbe di procedere; ciò dipenderà assolutamente dalla risultante di fattori vari, quali sarebbero in prima linea l'esito della presente guerra e le risoluzioni della Russia. Come punti fissi esistono per me unicamente, fino a che S. M. l'Imperatore conserverà alla direzione degli Affari il Conte Andrassy, l'esclusione dell'autonomia assoluta delle Provincie insorte sia in modo isolato che in unione ad altri Stati Slavi autonomi, ed il mantenimento dell'accordo della Russia.

Oramai l'esito della guerra Serbo-Turca non pare più dubbio, quindi naturalmente scemeranno le pretese dinnanzi alle quali il Gabinetto di Vienna sarebbe stato costretto dalla forza delle circostanze a fare alcuna concessione al maximum da esso adombrato.

Questo fatto animerà vieppiù il Conte Andrassy a non concretare innanzi tempo proposte determinate, che gli eventi potrebbero porgergli occasione di modificare più tardi in senso più conforme agl'interessi Austro-Ungarici.

Con ciò naturalmente non intendo dire, che il giorno non verrà in cui con precisione il Governo Imperiale e Reale avrà a tracciare il programma del

l'ordinamento, che a seconda dei suoi desideri, dovrà servire alla Bosnia ed alla Erzegovina, ma solo reputo questo momento non essere ancora giunto. Sotto l'impulso dei fatti compiuti, Pietroburgo e Vienna andranno mano mano facendosi concessioni, auspice l'Imperatore Guglielmo, e se l'Inghilterra non viene ancora una volta ad attraversare quell'opera di pace, si riescirà probabilmente, essenzialmente ripeto visto la piega presa dalle sorti de1la presente guerra, ad una soluzione mercé la quale la pace dell'Europa non ·verrà compromessa. Il partito Panslavista in Russia non avrà conseguito la completa emancipazione degli Slavi da esso agognata, ed i Tedeschi dell'Austria, nonché i Magiari non vedranno raggiunto il loro desideratum, lo schiacciamento degli Slavi sotto la scimitarra Turca, ma gli Imperatori Francesco-Giuseppe ·ed Alessandro saranno riesciti a mantenel'e la pace, locché precisamente ebbero ad assumere reciprocamente l'impegno di fare.

P.S. Ringrazio per le informazioni fornitemi coll'annesso cifrato e sarà mia cura scandagliare il terreno intorno ad esse: per intanto rimango fermo su quanto -ebbi ad esporle più sopra.

(l) -Cfr. n. 249. (2) -Non pubblicato. (3) -Cfr.n. 246.
261

L'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 13. Pietroburgo, 17 luglio 1876 (per. il 23).

Con decreto di S. M. l'Imperatore Alessandro del 13 luglio corrente menzionato nel giornale ufficiale d'oggi il Barone Uxkull già Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario di Russia presso la Real Corte, fu nominato Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario dello Czar presso la persona di Sua Maestà il Re.

Mi pregio di portare con la corrispondenza ordinaria a notizia dell'E. V. questa decisione di Sua Maestà Imperiale che ebbi cura di farLe già conoscere a suo tempo per corrispondenza telegrafica (1).

Ho pure l'onore di confermarLe la mia partenza per oggi stesso alla volta della frontiera russa a Wiesbaden per incontrarvi le Loro Altezze Reali il Princit~e e la Principessa di Piemonte.

Partono con me i Delegati di Sua Maestà Imperiale per accompagnare le

Loro Altezze Reali i signori Principe Sergio Galitzine ajutante di Campo Gene

rale di Sua Maestà l'Imperatore Principe Lapoukhine Demidoff Colonello Aiu

tante di Campo della predetta Maestà Sua e Principe Demidoff di San Donato

facente funzione di Cacciatore della Corte Imperiale Avrò cura di informare

per telegmfo l'E. V. dell'arrivo a Wiesbaden delle Loro Altezza Reali.

(l) Cfr. n. 245.

262

L'AMBASCIATORE A PARIGI, CIALDINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R.R.S.N. Parigi, 17 Luglio 1876 (per. il 20).

Il R. Corriere di Gabinetto Anielli, arrivato oggi da Roma, mi ha consegnato il piego contenente le istruzioni che l'E. V. volle impartirmi col Suo dispaccio riservato del 15 corrente (1).

Ho letto attentamente quelle istruzioni e ne La ringrazio. Porrò ogni maggiore cura ad attenermi con esattezza a ciò che mi prescrivono.

Tuttavia, nelle presenti circostanze, gravi e mutabili d'ora in ora, sento il bisogno di conoscere il pensiero intimo del Governo del Re per modellare sopr'esso ogni mio passo, ogni mia parola. Epperò fui lieto di ricevere poc'anzi col telegramma che l'E. V. m'ha indirizzato l'invito di recarmi in Italia subitoché avrò presentate le mie credenziali al Presidente della Repubblica. Spero che in occasione di quella gita il Governo di S. M. vorrà mettermi in grado di conformare appieno la mia opera alle vere Sue intenzioni.

263

L'AMBASCIATORE A VIENNA, DI ROBILANT, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

T. 675. Vienna, 18 Luglio 1876, ore 15 (per. ore 16).

L'Empereur part aujourd'hui pour Salzbourg, où il rencontr,era demain l'Empereur Guillaume. Comte Andrassy ne l'accompagne pas; cette rencontre n'aura, à ce qu'on assure, qu'un caractère absolument intime.

264

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI, ALL'AMBASCIATORE A PARIGI, CIALDINI

D. 2. Roma, 18 Luglio 1876.

In un colloquio che il Cav. Ressmann ebbe il 3 di questo mese col Signor Duca Decazes, questi si lagnò di offici che il R. Governo avrebbe fatto a Londra in seguito a concessione ferroviaria che una compagnia francese ha da ultimo ottenuto a Tunisi. S. E. esprimeva il rammarico che il Governo del Re, procedendo in tal guisa, siasi quasi data l'apparenza di v9ler cercare altrove un appoggio alle tendenze anti-francesi della propria politica nella Tunisia.

Non mi parrebbe il caso che V. E. riconduca di sua iniziativa il discorso sopra questo argomento. Piuttosto mi preme che l'E. V., quando Le ne si offra propizia occasione, ristabilisca, conversandone col Signor Duca Decazes, le cose sotto il loro vero aspetto. I documenti diplomatici da ultimo spediti a codesta Ambasciata, e segnatamente i N. 309 e 310 dell'Inc. n. 9, chiariscono in modo non dubbio i nostri intendimenti. Ben lungi dal ricercare a Londra un puntello per opporci in comune all'influenza francese in Tunisi, noi non abbiamo esitato a giudicare intempestive le proteste che il Console Britannico aveva formulato tostoché ebbe notizia della concessione ferroviaria. I nostri veri intendimenti appariscono dai Termini in cui furono concepite le mie istruzioni a!l Comm. Pinna.

• -Sarebbe eccessiva pretesa la nostra (così io gli scriveva il 17 maggio (l) s. Doc. N. -309), se volessimo contrastare al Governo del Bey il diritto di fare quelle concessioni che gli sembrino utili agli interessi del paese. Tutto al più si potrebbe, in ogni opportuna occasione, manifestare il desiderio che S. A. non s'impegni esclusivamente, per simili combinazioni, con compagnie franco-algerine, e lasci che compagnie di altra nazionalità abbiano pur parte nelle operazioni intese a migliorare le condizioni economiche della Reggenza.

(l) Cfr. n. 251.

265

L'AMBASCIATORE A LONDRA, MENABREA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. RR. 80/30. Londra, 18-19 luglio 1876 (per. il 3 agosto).

In ampliazione del mio telegramma d'ieri (1), mi pregio di rassegnare all'E. V. alcune maggiori informazioni intorno all'Ambasciata dell'Imperatore del Marocco.

Il nome dell'Ambasciatore è Sid Hagi Mohamed Zebdì; egli ha un seguito di parecchie persone, e fu messo a sua disposizione u11 Ufficiale Diplomatico Inglese che si serve ad un tempo d'interprete. Il nostro Governo dovrà, probabilmente, fargli una simile cortesia. L'Ambasciata è, in Inghilterra, intieramente spesata dal Governo.

Al suo sbarco in Dover, l'Ambasciatore fu ricevuto dal Maggior Generale Parkes, Comandante del Distretto, e dal Capitano di Vascello Bruce, ivi sovraintendente dell'Ammiragliato. Una guardia d'onore di 78 Highlanders venne data all'Ambasciatore, il quale fu salutato dall'artiglieria d~ forti al momento in cui partiva col treno per Londra, dove prese alloggio all'Alessandra Hotel, (Piccadilly, Hyde Park corner).

Non pare che la Regina abbia intenzione di ricevere l'Ambasciatore in udienza solenne; sino ad ieri nulla in contrario era deciso in proposito, e si supponeva che sua Maestà l'avrebbe ricevuta nella sua Villeggiatura di Osborne, in modo privato, come si fa per gli altri Ambasciatori.

Non è determinato se si faranno o no feste speciali per l'Ambasciatore Marocchino, o se le cortesie si limiteranno a fargli visitare le cose più interessanti di Londra.

Egli offrirà alcuni regali per la Regina. Ne ~rta anche per il Maresciallo Mac Mahon, e ne aspetta a Genova per il Nostro Sovrano: questi consistono principalmente in cavalli.

Siccome l'udienza della Regina non era ancora stabilita ieri, e siccome inoltre egli deve presentarsi ancora a Parigi al Presidente della Repubblica, non è stato in grado di dirmi quando sarebbe rimasto libero per recarsi in Italia. Non tralasciai d'informarlo che Sua Maestà si sarebbe trovata disposta a riceverlo in Torino dal 20 al 25 di questo mese. Questo termine essendo protratto fino al 30, dietro l'ultimo telegramma di V. E., sarà mia cura di farne avvertito l'Ambasciatore. Ad ogni modo, per non disturbare Sua Maestà, è pronto a recarsi dove Essa si troverà, anche alla sommità delle Alpi, ed egli si terrebbe come molto onorato se la Maestà Sua gliene concedesse il permesso. Terrò ulteriormente informato l'E. V. dell'epoca della pa:r:tenza dall'Inghilterra dell'Ambasciatore Marocchino.

Lo scopo apparente dell'invio in Europa di quell'Ambasciatore è di venire ad ossequiare, per parte del suo Imperatore, i Sovrani e i Capi di Stato che mandarono Ambasciate al Marocco. Ma non è improbabile che dessa abbia un nggetto più importante, benchè, da quanto mi disse ieri il Conte di Derby, nessuna apertura speciale gli sia finora stata fatta. Come io lo accennava a V. E., ilel mio telegramma, il Conte di Derby mi disse che effettivamente il Governo Spagnuolo aveva pensato di mandare nel Marocco una spedizione per dare qualche occupazione ai suoi numerosi Generali che, per il solito, cospirano quando non hanno altro da !are. L'Inghilterra e la Germania-vennero informate di queste disposizioni della Spagna, ed è probabile che non l'avrebbero lasciata fare senza qualche serio avvertimento. Intanto la repressione degli insorti di Cuba essendo stata ripresa con maggiore vigore, i Generali vi trovano uno sfogo; ma siccome, da quanto si crede, il successo del Governo Spagnuolo è dubbio assai, è possibile che l'idea d'una spedizione al Marocco baleni di nuovo nella mente dei Reggitori di quel Paese; per cui è da supporre che l'Ambasciata Marocchina vorrà conoscere gli intendimenti degli altri tre Governi più interessati alla quistione, quelli cioè di Inghilterra, Fra;:cia ed Italia, i quali, a quanto mi pare, hanno interesse comune a che rimanga integra l'indipendenza del Marocco, specialmente riguardo alla Spagna. Il Conte di Derby mi parve dividere quest'opinione e si può arguire che, il caso occorrendo, un'azione comune dell'Inghilterra e dell'Italia, alla quale potrebbe unirsi la Francia, porrebbe ostacolo ai tentativi che volesse fare la Spagna contro il Marocco.

Mostrando favorevoli disposizioni verso quel paese, io penso che potremmo attenervi una posizione vantaggiosa per il nostro commercio, imperocchè il modo con cui l'Ambasciatore si espresse riguardo al nostro Paese, mi sembra indicare che nel Marocco si ha un gran concetto dell'Italia e del suo Re.

P.S. Londra, 19 luglio 1876.

Era già scritto questo rapporto quando incontrai l'Ambasciatore del Marocco al quale partecipai, per mezzo del suo interprete, che S. M. il Re aveva protratto sino al 30 Luglio corrente, l'epoca alla quale avrebbe potuto riceverlo a Torino. Ma egli non fu in grado di darmi nessuna indicazione circa il tempo durante il quale doveva rimanere in Inghilterra, imperocché ignorava tuttora quando S. M. la Regina gli avrebbe fissata l'udienza. L'Ambasciatore deve inoltre fermarsi in Parigi per ossequiare il Presidente della Repubblica; ed espresse il suo desiderio di non recarsi in Italia prima che vi siano arrivati i regali destinati a Sua Maestà. Però egli promise di fare ogni premura per giungervi in tempo opportuno.

(l) Non pubblicato.

266

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, TORNIELLI, AL MINISTRO A MADRID, GREPPI

D. 15. Roma, 19 luglio 1876.

La ringrazio delle notizie che la S. V. Illustrissima mi ha fornito, con rapporto del 7 di questo mese, N. 81 (1), circa la controversia relativa alle contribuzioni di guerra fatte pagare, a Cuba, anche a sudcÙti stranieri.

Dopo le dichiarazioni enunciate, in Senato, da cod~sto Signor Ministro di Stato, è manifesto, secondochè opina anche la S. V. Illustrissima, che a noi conviene aspettare che la questione sia risoluta tra la Germania e la Spagna. Imperocchè, quando prevalga, rispetto all'atto addizionale ispano-tedesco del Giugno 1868, l'interpretazione sostenuta dalla Cancelleria di Berlino, già fin d'ora il Gabinetto di Madrid si mostra consenziente, per bocca del Signor Calderon Collantes, a che lo stesso trattamento si accordi alle Potenze le quali come l'Italia, hanno diritto al regime della nazione più favorita.

La S. V. Illustrissima accenna altresì, nel suo rapporto, alla circostanza che

i Gabinetti d'Inghilterra e di Francia sono in grado d'invocare con efficacia,

nella presente controversia, il principio della reciprocità; il ouale argomento

farebbe difetto all'Italia, che non possiede territorii d'oltremare. A questo pro

posito, convengo bensì colla S. V. Illustrissima, se la osservazione di Lei si

riferisce ad una maggiore pressione che da altra Potenza si possa esercitare sul

Governo di Madrid mercè la minaccia di possibili rappresaglie. Ma, al punto di

vista strettamente giuridico, la impossibilità materiale di una reciprocità di fatto

tra la Spagna e l'Italia, in QUesta materia, non affievolisce in modo alcuno il

nostro diritto. Il nostro titolo si fonda sopra l'articolo XVI del Trattato di Com

mercio del 22 Febbraio 1870, ove la reciproca guarentigia del trattamento di

favore non è punto subordinata alla condizione della reciprocità. Dal momento

che fosse ammessa la applicazione della clausola di favore anche all'argomento

delle imposte di guerra (e su questo punto non dovrebbe più cader dubbio alcuno,

dopo le dichiarazioni del Signor Calderon Collantes), il nostro diritto alla parità

di trattamento coi sudditi germanici o d'altra Potenza qualsiasi non potrebbe

più essere oggetto di contestazione.

Confermo, ad ogni modo, l'istruzione, già impartitale, di attendere che la

questione sia definitivamente risoluta tra i Gabinetti di Berlino e di Madrid.

(l) Non pubblicato.

267

IL MINISTRO A COSTANTINOPOLI, CORTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, MELEGARI

R. 275. Terapia, 19 luglio 1876.

Ho l'onore di annunciare a V. E. che Monsignor Hassoun qui giunse pochi giorni sono da Roma e prese stanza a Buyukdere. Poco ttopo il suo arrivo S. E. mandò il suo Vicario a salutarmi a questa residenza; ed io pregai poscia il Cavaliere Vernoni di contraccambiargli i miei doveri.

Mi viene ora riferito che Monsignore non solo fu accolto con grandi feste dagli Armeni Cattolico-Romani, e visitato dagli Ambasciatori d'Austria-Ungheria e di Francia, nonchè dal Ministro di Spagna, ma ebbe eziandio la visita di varii dei principali Armeni dissidenti, il che farebbe credere che questi nutrano qualche desiderio di far cessare la divis