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QUINTA SERIE

AVVERTENZA

l. Il presente volume, secondo della quinta serie, raccoglie il materiale relativo al periodo compreso tra l'assunzione dell'inte1·im degli Esteri da parte del presidente del Consiglio Salandra (17 ottobre 1914), all'indomani della morte del ministro di San Giuliano, e il 2 marzo 1915, giorno in cui Salandra e Sonnino, dopo aver ricevuto l'assenso di Vittorio Emanuele III, presero la decisione di iniziare a Londra la trattativa con le Potenze dell'Intesa per concordare le condizioni dell'intervento dell'Italia in guerra al loro fianco. Esso si riferisce pertanto a quella fase 'cruciale della neutralità italiana durante il primo conflitto mondiale, nel corso della quale furono ulteriormente vagliate le alternative possibili, così com'era stato già fatto tra l'agosto e l'ottobre 1914, e dopo un profondo riesame della situazione condotto dal nuovo ministro degli Esteri, Sonnino, si giunse dapprima alla decisione, presa ai primi di dicembre dopo l'approvazione parlamentare delle • comunicazioni del governo • fatte da Salandra alla Camera il giorno 3, di tentare il negoziato con l'Austria-Ungheria sui compensi da attribuirsi all'Italia in base all'art. VII del trattato della Triplice Alleanza, e si arrivò rpoi, esperito inutilmente questo tentativo, alla decisione di intraprendere ~a trattativa con il .governo di Londra ch'era stata ilpotizzata in via preliminare con il sondaggio effettuato nell'agosto precedente.

La documentazione rilevante al fine di individuare, sul terreno diplomatico, il processo formativo di queste due decisioni è stata inserita nel volume con notevole larghezza, ma adeguato spazio è stato anche dedicato alle vicende albanesi, che videro in questo periodo l'occupazione di Saseno (30 ottobre) e quella di Valona (25 dicembre), di cui già il governo aveva iniziato la preparazione dopo la partenza del principe Wied da Durazzo (2 settembre) e la progressiva disgregazione dello Stato albanese nato dalle deliberazioni della Conferenza di Londra del luglio 1913; alla documentaz[one concernente le questioni balcaniche ed in particolare all'atteggiamento della Bulgaria, che veniva seguito con attenzione a Roma data la sua estrema rilevanza per la situazione in quel settore; infine al materiale sui rapporti con la Romania che approdarono all'accordo segreto di Bucarest del 6 febbraio 1915 con il quale le due parti si impegnavano per quattro mesi ad agire solidalmente per una difesa comune in caso d'un attacco austro-ungarko contro una di esse. Soltanto su quest'ultimo materiale la scelta è stata necessariamente più rigorosa perché il numero dei dispacci provenienti dalla Legazione a Bucarest, soverchiando quello in arrivo dalle sedi principali per l'inclinazione del ministro Fasciotti a scrivere molto, avrebbe creato una sproporzione non rispondente all'importanza che quella Legazione e il rapporto con la Romania avevano rispetto alle rappresentanze maggiori e al rapporto sia con Vienna e Berlino che con Londra, Parigi e Pietrogrado.

Poco spazio è stato invece riservato ai rapporti con l'Impero ottomano perché, dopo il suo ingresso nel conflitto, essi si frantumano in una serie di incidenti locali, che per essere illustrati avrebbero richiesto la pubblicazione di molte decine di documenti, mentre la loro incidenza sulle direttrici maggiori della politica estera italiana del periodo è pressochè nulla. Seguendo quindi i criteri generali che informano la raccolta (vedi prefazione al vol. I, serie prima) non si è proceduto all'inserzione nel volume di questo materiale.

Resta infine da segnalare che la corrispondenza diplomatica contenuta in questo volume, come del resto nel precedente, è quasi esclusivamente composta da dispacci telegrafici. E ciò non perché si siano privilegiati, nella scelta, i telegrammi rispetto ai rapporti ed ai telespressi, bensì perché tutte le comunicazioni importanti avvenivano esclusivamente per telegrafo nel senso che dei colloqui, anche assai importanti, che avevano con i .governanti delle sedi in cui erano accreditati, ambasciatori e ministri plenipotenziari riferivano con un unico sia pur lungo telegramma e non con un telegramma sintetico seguito .poi da un più diffuso rapporto. A determinare questo mutamento di una prassi assai consolidata, più che qualche difficoltà del servizio corrieri dovuta a cause belliche, è stata la necessità di comunicare tutto nel modo più rapido imposta dall'incalzare degli avvenimenti in tempo di guerra.

Così tutto il negoziato con gl'Imperi centrali è interamente consegnato nei telegrammi con cui Sonnino inviava le istruzioni ma anche i resoconti dei suoi colloqui con gli ambasciatori Biilow e Macchio, ed in quelli con cui Avarna e Bollati riferivano il contenuto dei colloqui da loro avuti con Berchtold, Burian e Jagow e le osservazioni ed i commenti che ritenevano di far pervenire a Roma. Data la natura strettamente segreta di questa corrispondenza fu introdotta una serie apposita di telegrammi di gabinetto, trasmessi con cifrario particolare, denominati c riservati speciali • (con abbreviazione in c T. gab. r. sp. • ). Ma naturalmente è parte integrante del materiale su questo negoziato, che costituisce la parte centrale del volume, il carteggio tra Salandra e Sonnino, di cui sono riprodotte tutte le lettere aventi un qualche riferimento alla politica estera, come lo è il carteggio, che fa quasi da contrappunto al precedente, tra Avarna e Bollati, i quali affidavano a lettere private, portate dal corriere in transito fra Vienna e Berlino, i loro sfoghi personali contro l'orientamento e la direzione politica del Ministero degli Esteri e del Governo.

2. I documenti utilizzati per la preparazione di questo volume provengono per la maggior parte dai fondi conservati nell'Archivio Storico del Ministero degli Esteri, e in misura più limitata da fondi particolari esistenti presso l'Archivio Centrale dello Stato (ACS), presso la Biblioteca Comunale c Ruggero Bonghi • di Lucera (BCL), e presso l'Archivio Sonnino di Montespertoli. In particolare, dai tre archivi esterni al Ministero provengono le lettere di Salandra e di Sonnino (sulla cui collocazione spesso in archivi diversi da quello del destinatario si trova precisa informazione nella prefazione al volume del Carteggio di Sonnino 1914-1916) e vari appunti e note del ministro degli Esteri. Infatti, alla sua morte, le carte personali che egli aveva conservato, non trovandosi tutte nella sua abitazione romana, finirono per restare divise in due tronconi: quelle ch'erano a Roma furono prelevate e versate nell'Archivio Storico del Ministero, quelle che Sonnino aveva trasferito nella villa di Montespertoli colà rimasero fino al loro rinvenimento all'inizio degli anni settanta. Se il prelevamento nell'abitazione romana fosse stato effettuato con più cura, si sarebbe scoperto, da una classificazione di tutto il suo archivio che Sonnino aveva fatto e che si trovava tra le sue carte romane, l'intera consistenza di tale archivio e, con opportune ricerche nelle altre due sue residenze, a tutti allora ben note, si sarebbe potuto recuperare subito il troncone di Montespertoli ed evitare sia la divisione sia l'oblio di questo importante fondo. Ma forse è stato un bene che ciò non si sia verificato, perché almeno le carte di Montespertoli sono rimaste escluse dal riordinamento de!lo Archivio Storico del Ministero compiuto alla fine degli anni venti, e si è potuta così conservare l'unica copia completa ora esistente delle veline originali di tutta la corrispondenza telegrafica del Ministero relativa agli anni della grande guerra.

Infatti que! riordinamento ha dato luogo a due inconvenienti per la ricerca sulla documentazione del periodo che qui interessa: il primo è la fusione delle carte dell'Archivio del Gabinetto con quelle dell'Archivio della Direzione degli Affari Politici, che, alterando l'ordinamento originario delle carte, ha generato confusione ed ha fatto perdere la nozione della gerarchia fra esse esistente; il secondo è la riproduzione a stampa delle serie telegrafiche di gabinetto e dei • riservati speciali • e la distruzione degli originali, cosa buona in sé, se fosse stata eseguita alla perfezione, ma nociva nella pratica per,ché la riproduzione contiene numerosi e gravi errori di stampa che vanno dai normali refusi, facilmente riconoscibili, a salti di righe, errori di date e di numeri di protocollo, fino alla mancanza di qualche dispaccio, saltato nella stampa, non altrettanto facilmente identificabili né correggibili, almeno fino al rinvenimento della serie originale esistente nell'Archivio Sonnino.

Pur con questi limiti, di cui era corretto rendere conto, i due fondi dell'Archivio delLa Cifra e di quello unificato del Gabinetto e della Direzione degli Affari Politici dell'Archivio Storico del Ministero hanno offerto la parte più cospicua della documentazione contenuta nel volume, mentre apporti documentari significativi sono venuti anche dalle già menzionate carte Sonnino e dai fondi speciali costituiti dalle cavte Aldrov,andi, dalle carte De Martino, dalle carte Avarna (contenenti anche l'intero carteggio con Bollati) dalle carte Imperiali e dagli archivi delle Ambasciate di Vienna e di Londra, ugualmente conservati nell'Archivio Storico. Del materiale proveniente dagli Archivi esterni al Ministero se n'è data indicazione in nota.

3. L'importanza sia in sede politica che in sede storica del periodo e delle decisioni che vi furono prese ha naturalmente portato alla conoscenza di una discreta parte del materiale qui pubblicato fin dal 1915. Il 20 maggio venne presentato alla Camera il Libro Verde n. 108 (Austria-Ungheria), seguirono le rivelazioni fatte dai sovietici nel 1917 e quelle contenute in volumi vari

al tempo della Conferenza della pace, poi quelle di alcuni protagonisti (Salandra, A:ldrovandi) e infine quelle ancor più numerose fatte dagli studiosi del secondo dopoguerra quando il tema neutralità-intervento divenne oggetto di vivo dibattito storiografico. Non potendo fare menzione di tutto il già pubblicato senza incorrere in omissioni pregiudizievoli, si è reso conto in nota, oltre che dei documenti già contenuti nel Libro Verde (con l'indicazione tra asterischi di parole o brani soppressi o modificati), delle sole pubblicazioni fatte dai protagonisti o relative ad essi. Vale a dire:

ANTONIO SALANDRA, La neutra'lità itaLiana 1914: Ricordi e pensieri, Milano, 1928;

ANTONIO SALANDRA, L'intervento 1915: Ricordi e pensieri, Milano, 1930;

IZ diario di Salandra, a cura di G.B. Gifuni, Milano, 1969;

SIDNEY SoNNINO, Diario 1914-1916, a cura di P. Pastorelli, Bari, 1972; SIDNEY SoNNINO, Carteggio 1914-1916, a cura di P. Pastorelli, Bari, 1974; FERDINANDO MARTrNr, Diario 1914-1918, a cura di G. De Rosa, Verona,

1966; LUIGI ALDROVANDI MARESCOTTI, Nuovi ricordi e frammenti di diario 1914-1919, Milano, 1938. Il carteggio Avarna-Bollati, lugLio 1914-maggio 1915, a cura di C. Avarna di Gualtieri, Napoli, 1953.

4. Le abbreviazioni usate sono quelle tradizionali della raccolta cui vanno aggiunte le poche specifiche di questo volume indicate in precedenza.

Occorre tuttavia richiamare l'attenzione del lettore su un particolare relativo all'ordinamento del materiale all'interno del volume. Secondo i criteri generali di questa raccolta i telegrammi in arrivo avrebbero dovuto essere collocati secondo l'ora di ricezione a Roma per rappresentare l'ordine nel quale al Ministero se ne prendeva visione. In effetti tale criterio, soprattutto nel caso di più telegrammi partiti contemporaneamente dalla stessa sede e giunti a brevi intervalli di tempo, dava luogo ad un ordine piuttosto casuale alterando spesso gravemente la sequenza logica in cui erano stati redatti, rispecchiata dal numero di protocollo di partenza. Si è pertanto preferito quest'ordine. Inoltre le lettere di cui era possibile stabilire l'ora, anche in modo approssimativo, sono state inserite nella sequenza cronologica di ciascuna giornata anziché concentrarle tutte in fondo a ogni giornata. E ciò per rendere più scorrevole la lettura dei documenti. Si è infine abbondato nelle note di rinvio da un documento all'altro, segnando anche il riferimento a documenti seguenti in modo da consentire, specie nel caso di istruzioni importanti impartite a più sedi, un facile reperimento delle risposte.

5. Le ricerche negli archivi esterni sono state effettuate dai curatori che ringraz1ano sentitamente i bavoni Ludovico e Ginevva de Renzis Sonnino per l'ospitalità sempre liberalmente concessa a Montespertoli e

funzionari dell'Archivio Centrale dello Stato e della Biblioteca Comunale

• Ruggero Bonghi • di Lucera per la collaborazione prestata. Le ricerche per raccogliere il materiale esistente presso l'Archivio Storico del Ministero degli Esteri sono state invece condotte dal dott. Andrea Edoardo Visone, al quale si deve anche >la preparazione dei documenti per la stampa e la redazione dell'indice-sommario e della tavola metodica. La dott. Emma Ghisalberti ha revisionato !'.intero testo, la dott. Carla Mosca1ti, la dott. Angela Polga e la signora Fiorella Giordano hanno corretto le bozze e compilato l'indice dei nomi. A tutti un sincero e vivo ringraziamento.

ETTORE ANCHIERI PIETRO PASTORELLI


DOCUMENTI
1

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, A TUTTE LE RAPPRESENTANZE DIPLOMATICHE

T. 5896. Roma, 17 ottobre 1914, ore 14,45.

Partecipo V. E. (V. S.) che S. M. il Re mi ha incaricato di assumere l'interim del Ministero degli Affari Esteri. Confido nella sua efficace collaborazione.

Prego informare Consolati.

2

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10177/879. Berlino, 17 ottobre 1914, ore 14,45 (per. ore 18,30).

Tutti i giornali di Berlino dedicano lunghi e particolareggiati articoli al Marchese di San Giuliano di cui concordemente deplorano vivamente la perdita. Essi tracciano le vicende della sua vita pubblica ne vantano le doti eminenti di 'ingegno e cultura ed i servizi grandi resi al suo paese. Rilevano che come Ministro degli Affari Esteri egli si era sempre mostrato convinto, e calorosamente favorevole, della Triplice Alleanza che aveva più volte in importanti discorsi indicata come base della politica estera italiana e che sotto il suo Ministero è stato due anni or sono rinnovato il trattato. Sostengono che anche nelle attuali circostanze il Marchese di San Giuliano era contrario a quelle tendenze che vorrebbero far uscire l'Italia dalla neutralità a danno [dei suoi] alleati; ed esprimono fiducia che tale politica verrà continuata dall'attuale Presidente del Consiglio che ne aveva con Lui diviso direzione e responsabilità. Alcuni giornali mettono a confronto [suo atteggiamento] con quello di Re Carlo: rilevano a questo proposito analoga situazione Italia e quella della Rumania.

3

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10169/883. Berlino, 17 ottobre 1914, ore 15 (per. ore 21,10).

A Telegramma di V. E. 5874 (1). Ho parlato nuovamente a Zimmermann dei pericoli che può presentare anche per noi l'agitazione panislamica che si

va manifestando nell'Africa Settentrionale col concorso di agenti germanici. Egli ammise che fra i mezzi di lotta contro Francia e Inghilterra e specialmente contro quest'ultima il Governo Germanico aveva adottato anche quello di aiutare e all'occorrenza di fomentare il movimento mussulmano in quelle regioni e soprattutto nell'Egitto e nella [Libia]. Ma fin da principio il Governo Germanico aveva esplicitamente ed energicamente ordinato a tutti i suoi agenti

o emissari che tale azione non dovesse in alcun modo e sotto alcuna forma essere rivolta contro possessi ed influenze italiane in Tripolitania e Cirenaica. Non vi è uno, diceva Zimmermann, fra gli organi diretti ed indiretti della Germania che rton abbia in Questo senso categoriche istruzioni. Le quali in seguito alle cose da me dettegli saranno ora espressamente rinnovate. Un accordo con Senussi non sussiste finora: se lo si facesse non sarebbe concluso se non ahla tassativa condizione che qualsiasi azione contro Italia ne venisse esplicitamente esclusa (1).

(l) Vedi serie V, vol. I, D. 944.

4

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10191/1358. Vienna, 17 ottobre 1914, ore 19,30 (per. ore 1,30 del 18).

Berchtold mi ha espresso suo vivo dolore per la morte del Marchese San

giuliano e mi ha detto che appena l'aveva appresa aveva incaricato Macchio di

manifestare al Governo dei Re le sue profonde condoglianze per la perdita di

uno dei più eminenti uomini di Stato italiani.

Berchtold ha poi ricordate le amichevoli relazioni personali intrattenute

col defunto Ministro e ha rievocati i colloqui avuti con lui a Pisa e l'opera

costantemente svolta da entrambi per rendere sempre migliori i rapporti fra

l'Italia e l'Austria-Ungheria. E ha infine rilevato che la stampa austro-ungarica

aveva unanimente pubblicato articoli di vivo rammarico per la perdita del

l'eminente Ministro.

5

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10205/760. Pietrogrado, 19 ottobre 1914, ore 3,15 (per. ore 13,10).

Opinione pubblica in Russia rende omaggio alla memoria del Ministro Sangiuliano e stampa ne ritesse vita politica ponendo in evidenza eminenti qualità

e grande autorità da lui acquistata in Italia in materia di politica estera. Quanto opera diplomatica del defunto Ministro, commenti del pubblico e dei giornali sono meno oggettivi. Essi sostengono che il suo programma subordinato ad una impopolare e fittizia intimità con l'Austria era predestinato a fallire alla prima prova dei fatti. A loro dire gli stessi pm strenui propugnatori della Triplice Alleanza divennero circospetti ed incerti appena si trattò di solidalizzare le armi. Quell'incertezza era il frutto di una falsa situazione. Ora dall'incertezza all'isolamento H passo è breve. Essi ricordano l'ostilità germanica contro l'impresa tripolina, l'antagonismo austriaco nell'Adriatico, le sopraffazioni a danno dell'Italia in Austria, l'assenza di riguardo e di appoggio ad ogni interesse italiano da parte degli alleati ed insinuano che la diffidenza di quest'ultimi a nostro riguardo sarà indistruttibile e duro il contrasto fra le stipulazioni del Governo e la volontà popolare in Italia.

In generale stampa russa sembra attribuire alla preponderante azione del Marchese Sangiuliano le direttive mantenute dall'Italia alla propria politica estera ed in ciò concorda con la voce di tutte le sfere politiche di questo paese: non dissimula la speranza che la situazione europea così profondamente mutata produca presso di noi un movimento del pensiero inteso a sviluppare i nostri maggiori interessi in armonia con le nuove circostanze.

(l) Ritrasmesso a Costantinopoli, Londra e Bordeaux con t. 5917 del 19 ottobre, ore 21.

6

IL MINISTRO A NISH, SQUITTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10234/129. Nish, 19 ottobre 1914, ore 19,30 (per, ore 12,30 del 20).

Giornale Samouprava organo del Signor Pasic riproduce con intenzione un articolo della Politica nel quale questo giornale risponde all'articolo pubblicato daU'on. Foscari sul Giornale d'Italia sotto il titolo Salviamo la Dalmazia. Il dott. Bako,tic Deputato alla Dieta dalmata, noto a Roma, è l'autore della risposta. Essa rispecchia pensiero di questo Governo. La riassumo qui avanti: la Dalmazia non è italiana ma serbo-croata geollogicamente stoDicamente ed etnologicamente. Se Italia vuole dividere fraternamente con la Serbia il Mare Adriatico la cui riva orientale è abitata da 700.000 slavi sopra 18.000 itaiiani, la Serbia sarà felice e non mancherà di coltivare anche l'antica civiltà italiana che ha lasciato in retaggio. Ma giammai consentirà che quella regione slava passi dal dominio austriaco ad un'altra dominazione quale sarebbe l'italiana. Se Serbia occuperà la Dalmazia liberandola dal giogo senza perdita avrà il coraggio colla cooperazione dei dalmati stessi di difenderla fino agli estremi contro un eventuale attentato dell'Italia di mutare la liberazione in una nuova schiavitù.

7

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI

T. GAB. RR. 1122. Roma, 19 ottobre 1914, ore 19,45.

Quest'Ambasciatore d'Inghilterra mi ha fatto sapere d'ordine del suo Governo che le condizioni dell'Epiro settentrionale minacciano divenire assai gravi; la polizia del Governo autonomo ha incendiato le abitazioni destinate ai rifugiati; che i musulmani di Argirocastro temono un massacro; Zografos che è in Tessaglia non ha modo di agire; che il Governo ellenico sarebbe pronto a mandare due reggimenti per ristabilire l'ordine ma ne è impedito dall'Italia; che il Governo greco d'altra parte non solleverà alcuna obiezione alla occupazione di Valona dall'Italia.

Con successiva comunicazione sir R. Rodd mi ha informato avergli Grey telegrafato che Venizelos ritiene di non poter fare a meno di mandare un reggimento ad Argirocastro per evitare un massacro; se necessario egli si impegnerà a ritirarlo più tardi se le potenze lo desiderano. In queste circostanze sir Ed. Grey esprime la speranza che il R. Governo entrerà in conversazioni amichevoli col Governo ellenico e che entrambi troveranno modo di accordarsi su questa pro,posta.

Ho fatto rispondere all'ambasciatore dal Segretario Generale quanto appresso: Mi rincresce di non potere accogliere l'idea di una intesa diretta e formale colla Grecia per una occupazione anche provvisoria dell'Epiro con truppe elleniche; se ciò facessimo ne resterebbe distrutta per sempre la nostra posizione e la nostra ·influenza presso i gheghi musulmani; già, sopratutto per opera dì agenti austriaci, siamo accusati di non avere difeso a sufficienza, come fece l'Austria per Scutari, i diritti dell'Albania contro i greci; inoltre metteremmo Essad nella necessità di dichiararsi contro l'Italia ciò che potrebbe avere serie conseguenze. D'altra parte le ragioni umanitarie addotte da Grey circa la condizione dei profughi sono da me apprezzate al loro giusto va,lore e per raggiungere praticamente il risultato da lui desiderato sono pronto a intendermi non con la Grecia direttamente ma col Governo inglese sulla base seguente: Non farò opposizione all'invio di un reggimento ellenico ad Argirocastro come operazione di polizia; prendo atto che il Governo ellenico s'impegna a ritirarlo se le potenze lo desiderano; prendo atto che la Grecia non solleverà obiezioni ad una nostra occupazione di Valona, ciò a cui d'altronde non avrebbe alcun titolo; mi riservo di procedere per quanto riguarda Valona ad una occupazione temporanea in quanto si dimostri necessaria od operazione di polizia e a prendervi le misure necessarie a tutela dei profughi musulmani ivi rifugiati e che si trovano già in così misere condizioni; però deve rimanere formalmente inteso tanto da parte nostra come dell'Inghilterra e della Grecia che queste operazioni italiana ed ellenica non infirmano in alcun modo la validità delle deliberazioni della conferenza di Londra circa l'Albania.

Ho aggiunto confidenzialmente a sir R. Rodd che a noi farebbe comodo se l'occupazione provvisoria ellenica di Argirocastro precedesse la nostra di Valona e ciò sempre nei riguardi dei gheghi della regione di Durazzo i quali sono ora lavorati da emissari giovani turchi, vale a dire di tendenze austrotedesche, e potrebbero crearci fastidii se non si agisse colle opportune precauzioni.

L'Ambasciatore comunicò quanto precede a sir Ed. Grey il quale gli ha risposto riconoscendo il fondamento della nostra tesi ed ha aggiunto esprimendo la speranza che il Governo ellenico sarà ora in misura di provvedere al mantenimento dell'ordine nell'Epiro settentrionale. Egli ha fatto le opportune comunicazioni al Governo di Atene al quale ha fatto sapere che esso farebbe bene di tentare, senza venire ad un qualsiasi accordo, di ag1re per quanto non formalmente, in armonia col Governo italiano.

Prego V. E. di esprimersi nel senso predetto con Grey e telegrafarmi (1).

8

IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI, BORSARELLI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI

T. 5915. Roma, 20 ottobre 1914, ore 0,15.

Governatore della Cirenaica telegrafa quanto segue:

• Circolano voci di aiuto che la Germania darebbe ai musulmani inviando denari ed ufficiali; dicesi anche uffic"lale al campo Uedei Gederi sia tedesco secondo informavasi con telegramma 286 del 18 settembre (2). Alltro ufficiale tedesco sarebbe partito da Alessandria per recarsi Defna. Corre voce che Sidi Ahmed Scerif sia giunto Zuaja Habbun (Marmarica) dove sarebbesi incontrato con ufficiale superiore tedesco accompagnato da due ufficiali turchi ».

Nel ringrazia.l'e Zimmermann per le assicuraz,ioni di cui .telegramma di V. E.

N. 883 (3) e nel dargli conoscenza di quanto telegrafa il generale Ameglio Ella potrà rilevare che voci da questi raccolte sono forse la conseguenza dell'azione iniziata dagli emissari tedeschi in Tripoli nonostante nostra fiduciosa lealtà nel consentire loro di passare per Tripoli. La prego profittare della occasione per richiamare alla memoria del signor Zimmermann promessa richiamo Mann e invio Tilger che fatta ai primi di settembre attende tuttora attuazione ( 4).

9

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AL CONSOLE A VALONA, LORI

T. GAB. 1125. Roma, 20 ottobre 1914, ore 12,20.

La R. Nave Dandolo giungerà quanto prima costì e procederà all'impianto a terra di una missione sanitaria con personale abbastanza numeroso. Prego

la S. V. adoperarsi fin d'ora per far accogliere tale missione da codesta popolazione e da codesta Autorità in modo da facilitare il compito del comandante e preparare eventualmente il terreno ad una più concreta affermazione della nostra influenza e ad una eventuale nostra ingerenza nelle amministrazioni locali. Queste notizie eventuali propositi devono però rimanere strettamente confidenziali.

(l) -Vedi D. 22. (2) -Non pubblicato. (3) -Vedi D. 3. (4) -Per la risposta vedi D. 14.
10

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, BOLLATI, A BORDEAUX, TITTONI, A COSTANTINOPOLI, GARRONI, A LONDRA, IMPERIALI, A PIETROGRADO, CARLOTTI, A VIENNA, AVARNA, E AL MINISTRO AD ATENE, DE BOSDARI

T. 5920. Roma, 20 ottobre 1914, ore 15,45.

(Per tutti) Già prima dell'insurrezione contro Governo principe Wied erano stati segnalati preparativi da parte di agitatori non albanesi per provocare in Albania movimenti con tendenza contraria all'ordinamento politico albanese sancito dalle Potenze collo statuto di Londra. Avvenuto scoppio guerra europea e partenza Wied da Durazzo questi intrighi sono stati attivamente ripresi. Sono già pervenute al R. Governo notizie di sbarchi di armi e munizioni verificatisi sulla costa albanese. Ci viene ora segnalata partenza da un porto ottomano per l'Albania di velieri con oltre mille uomini armati ed ingenti quantità di armi e munizioni. Questa spedizione sarebbe essa pure fatta come le precedenti allo scopo di creare in Albania agitazioni che ne turbino ordinamento politico sanzionato a Londra e ne compromettano neutralità.

Governo italiano ha deciso di impedire che dall'estero vengano fomentati ed aiutati moti interni in Albania che indubbiamente scuoterebbero decisioni di Londra e minaccerebbero la sicurezza esterna di quello stato di cui Europa ha proclamato neutralità. Nostre navi nelle acque albanesi hanno perciò ricevuto istruzioni d'impedire sbarco di gente armata in Albania e importazione per via di mare di armi e munizioni. Navi incontrate con carico sospetto saranno impedite di effettuare sbarchi su costa albanese.

Italia essendo sola Potenza neutrale tra le firmatarie della convenzione di Londra, si trova ad essere la sola in grado di prendere le suddette misure allo scopo di mantenere la validità delle deliberazioni stesse.

(Per Costantinopoli ooloi Quanto precede per sua conoscenza personaJle. (Per tutti meno Cospoli.) Prego V. E. di dare comunicazione di quanto precede a codesto ministro degli Esteri aggiungendo che secondo ogni probabilità le navi contrabbandiere porteranno bandiera italiana, greca o ottomana. (Per Berlino e Vienna) È praticamente escluso che possano essere di bandiera germanica o austro-ungarica a meno di uso abusivo di bandiera. Non vi è dubbio in ogni caso che nessuna obiezione possa avere codesto Governo

a quanto potremo operare nell'intento di mantenere la validità delle deliberazioni di Londra, le quali sono da tante parti insidiate.

(Per Vienna) Qualora le fossero fatte obiezioni Ella potrà citare la proposta di Berchtold dello scorso luglio (telegramma n. 4019) (l) diretta ad impedire mediante navi italiane e austro-ungariche nelle acque albanesi importazioni di armi e munizioni.

(Per Londra, Bordeaux e Pietrogrado) Voglia fare osservare a codesto Governo che questa nostra azione non può che riuscire gradita alle Potenze della Triplice Intesa in quanto gli •intrighi Giov,ani Turchi tendono a far muovere gli albanesi contro la Serbia in opposizione alle deliberazioni di Londra e d'accordo con 1e tendenze austro-ungariche.

(Per Londra e Bordeaux) Anzi per tali motivi ci attendiamo che siano dati ordini immediati alla flotta franco-inglese dell'Adriatico di esercitare la massima sorveglianza.

(Per tutti meno Cospoli e Atene) Visto che con queste nostre misure non ci proponiamo altro che tutelare mantenimento di deliberazioni approvate da tutte le Potenze confidiamo che nessuno vorrà scorgere negli atti che da noi fossero compiuti per l'esercizio di questo Ufficio una lesione di propri diritti od interessi al punto di sollevarne reclamo. L'azione delle nostre navi si svolgerà in modo di non arrecare alcun pregiudizio al legittimo interesse di terzi Stati.

In questo senso la prego esprimersi con codesto Governo, ma credo opportuno far notare a V. E. che si tratta del diritto di visita che a rigore di termini noi potremmo esercitare tutto al più nelle acque territoriali albanesi come misura di polizia. Però il R. Ministero della Marina osserva che il diritto di visita limitato alle acque territoriali risulterebbe inefficace. Sarà dunque necessario procedere alle misure del caso anche in alto mare, ma le RR. navi, nella esecuzione delle misure stesse, osserveranno la maggiore cautela (2).

11

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'INCARICATO D'AFFARI A DURAZZO, PIACENTINI, E AL CONSOLE A VALONA, LORI

T. 5922. Roma, 20 ottobre 1914, ore 15.

Giunge notizie da fonte attendibile che quanto prima il Governo Ellenico

invierà ad Argirocastro un reparto di truppe destinato a mantenere l'ordine

e ad evitare massacri a danno dei musulmani.

Il R. Governo non crede durante l'attuale crisi europea di sollevare obie

zione a tale operazione di carattere puramente temporaneo poiché esso ha

dichiarato, come continua a dichiarare fermamente che le basi della conferenza di Londra devono rimanere inalterate e che a suo tempo il Governo ellenico dovrà sgombrare l'Albania meridionale in esecuzione agli impegni presi dal medesimo. Sarà però conveniente che la S. V. colle dovute cautele faccia sfruttare la presenza di truppe greche ad Argirocastro in modo che le varie popolazioni albanesi abbiano interesse e desiderio di invocare la presenza delle navi ed eventualmente delle truppe italiane nelle acque di Valona a tutela dell'integrità dell'Albania, tanto più che anche Valona potrebbe essere minacciata dai Greci.

(l) -Vedi serie IV, vol. XII. D. 107. (2) -Per le risposte vedi DD. 16, 17, 19, 29 e 35. De Bosdari rispose soltanto: c Ho fatto a Venizelos comunicazione di cui suo telegramma n. 5920. Egli si è astenuto da qualsiasi commento • (T. 10268/429 del 21 ottobre, ore 17,30).
12

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'INCARICATO D'AFFARI A DURAZZO, PIACENTINI

T. RR. 5923. Roma, 20 ottobre 1914, ore 15.

Avendo preso in considerazione i motivi che consigliano assistere Governo di Essad prego la S. V. di versargli subito la somma di quindicimila lire prelevandola dai fondi esistenti codesta cassa. Allo stesso tempo la S. V. informerà confidenzialmente Essad che il R. Governo sta esaminando il modo di fissargli un assegno settimanale nella misura che sarà necessaria perché egli faccia fronte ai bisogni più urgenti. Questo provvedimento sarà preso d'accordo con Aliotti il quale si recherà costì col numerario non appena sarà possibile. La S. V. ritirerà da Essad una ricevuta firmata in doppio esemplare di cui uno redatto in lingua turca, adoperando la formula già proposta da Essad ad Aliotti verbalmente « dietro garanzia sugli immobili di proprietà di Essad • (1).

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1464/373. Londra, 20 ottobre 1914, ore 15,14 (per. ore 20).

Riservattssimo per lei solo.

In recente colloquio famigliare Tyrrell spontaneamente accennò all'ultimo colloquio tra Rodd e compianto Marchese di San Giuliano (telegramma di Gabinetto 1119) (2).

Dal suo linguaggio capii Grey persiste come prima nel non volere riprendere conversazioni sulle condizioni nostra eventuale partecipazione guerra fino a quando noi non saremo venuti ad una decisione definitiva.

Ciò stante ho creduto preferire astenermi dall'intrattenere della questione Grey dal quale del resto da vari giorni non mi sono recato non avendo alcun affare da trattare direttamente con lui e conoscendo la sua inveterata avversione

contro accademie. V. E. giudicherà se e quando ed in quali termini converrà [incaricarmi] di qualche messaggio per lui. Sulla opportunità da me ravvisata di non riprendere conversazioni in base soltanto ad ipotetica eventualità mi riferisco precedente mia corrispondenza segreta (1).

(l) -Per la risposta vedi D. 42. (2) -Vedi serie V, vol. I, D. 937.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10251/898. Berlino, 20 ottobre 1914, ore 21,50 (per. ore 5,45 del 21).

Telegramma di V. E. n. 5915 (2). Ho parùato nuovamente a Zimmermann degli effetti dell'agitazione panislamica in Libia e gli ho lasciato un promemoria riproducente i fatti telegrafati dal Governatore Cirenaica. Mi promise che avrebbe subito fatto eseguire ricerche per costatarne esattezza. Aggiunse però che credeva .poter escludere fin d'ora presenza ufficiali germanici nei possedimenti italiani e accennò alla facilità con cui vengono messe in circolazione tali notizie nei paesi nostri. Ammise che passagg,io da Tripoli di emissari germanici abbia potuto da taluni essere sfruttato e falsamente interpretato: ma ripeté le più formali assicurazioni che la voce è stata sempre data di rispettare scrupolosamente tutto ciò che concerne l'Italia e che istruzioni categoriche sono state rinnovate ora in questo senso. Quanto a richiamo di Mann, Zimmermann spiegò che se la sua partenza da Tripoli non era finora avvenuta ciò fu perché a quanto aveva riferito ambasciata imperiale a Roma non era stato possibile trovare per quel funzionario un mezzo di trasporto che lo ponesse al sicuro da possibili catture da parte di navi francesi o inglesi. Ciò potrebbe essere fatto ottenendo per esempio in suo favore un salvacondotto come quello che fu rilasciato al console austro-ungarico in Abissinia. Tilger che aspetta soltanto ordini di partire si affretterebbe allora a raggiungere il suo posto.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AL MINISTRO A NISH, SQUITTI

T. GAB. 1126. Roma, 20 ottobre 1914, ore 22.

Prego V. S. telegrafarmi quanto le risulti circa le disposizioni attuali di codesto Governo per una intesa con la Bulgaria sulla base di una rettificazione di frontiera in Macedonia a favore della Bulgaria. Gradirò conoscere se e quale azione eserciti costà in tal senso la Russia, nonché Francia e Inghilterra, e quali compensi quelle Potenze offrano alla Serbia nella previsione di una loro vittoria

6 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

sull'Austria. Il compenso potrebbe essere previsto a spese dell'Austria o dell'Albania o di entrambe. Beninteso le conversazioni che ella avesse su tale argomento debbono mantenere carattere esclusivamente informativo ed a titolo personale (1).

(l) -Vedi serie V, vol. I, D. 201. Per la risposta vedi D. 32. (2) -Vedi D. 8.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10272/904. Berlino, 21 ottobre 1914, ore 20,26 (per. ore 23).

Telegramma di V. E. 5920 (2). Mi sono espresso esattamente con Z'immermann nei termini prescrittimi da V. E. Egli mi ascoltò con attenzione e mi rispose subito che si rendeva conto dei motivi che inspiravano azione del

R. Governo e che trovava perfettamente giusti i suoi propositi ed il suo modus procedendi. Governo germanico, come non aveva sollevato obiezioni alla nostra intenzione di occupare Sasseno e non ne avrebbe sollevato ad una eventuale occupazione di Valona, così non aveva nulla da obiettare al proposito del

R. Governo di opporsi a sbarco in Albania di gente armata, armi e munizioni, ed impedire così tutto ciò che potesse tendere a sovvertire decisioni conferenza di Londra state prese d'accordo fra tutte le Potenze. Oltre che appunto fra tutte Quelle Potenze sola Italia come Potenza neutrale è attualmente in grado di esercitare Quel necessario ufficio di vigilanza e repressione per mantenere validità delle decisioni europee, Governo Germanico ha sempre riconosciuto che l'Italia ha in tutto ciò che concerne le questioni albanesi un interesse precipuo e prevalente che ha facoltà di tutelare con mezzi adeguati. Avendo io accennato alla discutibilità menzionata da V. E. della tesi se a noi spetta diritto di visita anche in alto mare, Zimmermann replicò che questa sottile questione di diritto internazionale non aveva a suo avviso nessuna importanza di fronte al momento politico che giustificava nostra azione. Zimmermann concluse che non credeva che anche da altre parti sarebbero state mosse difficoltà a quanto ci proponevamo di fare né si sarebbe voluto scorgervi una lesione di diritti o interessi altrui. In ogni modo egli avrebbe senza indugio fatto conoscere a Vienna la mia comunicazione e la risposta da lui datami.

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10269/1364. Vienna, 21 ottobre 1914, ore 20,40 (per. ore 22,35).

Telegramma V. E. 5920 (2). Nel dar comunicazione al conte Berchtold deJ. telegramma suddetto mi sono espresso nel senso delle istruzioni impartitemi.

lO

Berchtold mi ha detto che non aveva alcuna obiezione contro i provvedimenti presi dal R. GQverno per impedire sbarco di genti armate in Albania ed importazione per VJia di mare di armi e munizioni; tali provvedimenti non avendo altro scopo che di mantenere la validità delle deliberazioni di Londra ed essendo poi conformi ai princìpi su cui si basano gli accordi reciproci.

(l) -Per la risi>osta vedi D. 28. (2) -Vedi D. 10.
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IL MINISTRO A STOCCOLMA, TOMMASINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1467/S.N. Stoccolma, 21 ottobre 1914, ore 21 (per. ore 17 del 22).

Riservatissimo per lei solo.

Questo Ministro degli Affari Esteri con cui ho avuto ieri il mio primo colloquio mi ha detto anzitutto che sperava che Italia avrebbe perseverato nella neutralità perché riteneva che se noi fossimo intervenuti nel conflitto la mischia sarebbe divenuta generale ed a nessuno sarebbe possibile rimaner fuori: anche la Svezia in tal caso verrebbe messa con le spalle al muro ed obbligata a decidersi. Prima deUo scoppio deUa guerra europea il Governo svedese era molto preoccupato per il contegno della Russia che faceva in Svezia spionaggi militari su vasta scala lasciando credere di avere intenzioni aggressive. L'attuale Ministro degli Affari Esteri appena salito al potere l'inverno scorso, fece passi a Parigi ed a Londra per avere spiegazioni circa il contegno della Russia facendo intendere che in caso di guerra europea Svezia non potrebbe conservare un'attitudine amichevole per la Russia se situazione non si chiariva. Francia ed Inghilterra non mancarono di intervenire a Pietroburgo. Quando poi Poincaré fu qui alla fine di luglio alla vigilia della guerra, portò al Governo svedese l'assicurazione formale dello Zar che la Russia non aveva nessuna intenzione ostile verso la Svezia. Da quel momento ogni apprensione del Governo svedese rispetto alla Russia è stata disstpata. Per quanto riguarda l'opinione pubblica che in Svezia era stata nettamente francofila durante la guerra del 1870, al principio essa è stata molto favorevole alla Germania per il timore che aveva ispirato in tutti lo spionaggio russo. Ma nel corso di quest'ultimo mese vi era stato un sensibile mutamento provocato specialmente: l o -dalla campagna di stampa fatta in Svezia con molta violenza e con pochissimo tatto da agenti tedeschi specialmente da Kuhlmann che fu Jìatto partire per richiesta di questo Governo; 2° -dal passaggio dei profughi che rimpatriavano, ispiravano pietà ed invocavano soccorso dopo le brutalità di cui erano stati vittime in Germania. Questo Ministro degli Affari Esteri prevede che la guerra attuale sarà molto lunga e che difficilmente una delle due parti otterrà un decisivo vantaggio.

La pace si farebbe allora per l'esaurimento generale e senza che la configurazione politica dell'Europa subisse sostanziali modificazioni, cdò che sarebbe la cosa più vantaggiosa per tutti gli Stati i quali hanno interesse al mantenimento dell' [assetto] che esisteva prima del>la guerra attuale. Ha so,gglunto che ove la vittoria decisiva di una delle due parti fosse inevitabile egli non saprebbe bene che cosa augurare per la Svezia. Gli ho risposto che a mio avviso una Russia vincitrice, ove non toccasse l'integrità territoriale della Svezia, non costituirebbe un pericolo per la ascensione morale della Svezia visto che questa ha nel complesso una civiltà superiore a quella della Russia, mentre una Germania trionfatrice per la sua civiltà e per la sua arroganza farebbe di tutto per tenere la Svezia in una specie di soggezione morale ed economica. Egli ha convenuto nella mia osservazione ed ha aggiunto che egli infatti personalmente non teme la Russia. Prima che lasciassi questo Ministro degli Affari Esteri, egli ha insistito nella sua idea che egli tiene molto alla nostra persistente neutralità perché crede che un cambiamento della nostra attitudine potrebbe mettere anche la Svezia nella necessità di prendere le armi.

V. E. giudichi se convenga che io ritorni su questo punto con questo Ministro degli Affari Esteri e cerchi di approfondire le ragioni che potrebbero avere determinato un tale linguaggio. Non ho bisogno di assicurare l'E. V. che io ho confermato nel modo più esplicito a questo Ministro degli Affari Esteri che il R. Governo, confortato dalla fiducia della grande maggioranza del Parlamento e del Paese, intende perseverare nella politica seguita finora, mantenendo la neutralità ·finché vitali interessi dell'Italia non siano in giuoco (1).

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10274/683. Londra, 21 ottobre 1914, ore 22,30 (per. ore 2,25 del 22).

Il telegramma di V. E. n. 5920 (2) venne oggi da me comunicato al segretario di Stato. Egli mi ha detto che non soltanto non aveva obiezioni ma considerava provvedimento opportuno per arrestare gli intrighi dei Giovani Turchi in Albania.

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L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 102861770. Pietrogrado, 22 ottobre 1914, ore 7 (per. ore 16,35).

Telegramma di V. E. n. 5920 (2).

Ho fatto presso Ministro Affari Esteri comunicazione verbale prescrittami dall'E.V. col telegramma predetto. Sazonov al quale erano già pervenute da Parigi e da Londra notizie sui propositi del R. Governo a tale riguardo, mi ha

detto non aver alcuna obiezione a che l'Italia prenda le misure indicate per impedire lo sbarco di gente armata ed importazioni per via di mare di armi e munizioni in Albania senza recare pregiudizio ai legittimi interessi dei terzi Stati. A auesto proposito egli ha ricordato che il Montenegro ha importato ed importa armi e munizioni e che di ciò sarà bene [avvertire] i Comandanti RR. Navi affinché non abbiano a sorgere poi incidenti. Riferendosi .poi al mio accenno circa buona accoglienza che nostra azione dovrebbe incontrare presso Triplice Intesa, Sazonov si è limitato a sottolineare il fatto che quell'azione, diretta unicamente al mantenimento dei deliberati di tutte le grandi potenze, non può influire sulle relazioni dell'Italia con la Triplice Intesa. Al che risposi che non si trattava di questo, ma semplicemente di rilevare la coincidenza degli interessi della Triplice Intesa con quelli comuni legati alla tutela delle deliberazioni di Londra (1).

(l) -Salandra non fece pervenire risposta a questo telegramma. (2) -Vedi D. 10.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10289/581. Pera, 22 ottobre 1914, ore 13,25 (per. ore 20,45).

In questi ultimi giorni pressioni tedesche sul Governo Ottomano per persuaderlo ad uscire completamente dalla neutralità ed a romperla con la Triplice Intesa sono aumentate forse perché si teme che Turchia sfugga all'influenza dei Gabinetti blocco austro-tedesco se suoi eserciti fossero battuti in Polonia e in Galizia.

Governo Ottomano finora vi si è però sottratto abilmente ed è da supporsi che non si lascerà .trascinare ad atti irreparabili oltre a quelli già commessi prima che attuale incerta situazione militare nel predetto scacchiere non si sia chiarita.

Ambasciate Triplice Intesa nell'eventualità di una improvvisa rottura stanno da giorni prendendo misure precauzionali.

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L AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1468/374. Londra, 22 ottobre 1914, ore 15,25 (per. ore 21 ).

Comunicai a Grey contenuto telegramma di V. E. n. 1122 (2). Segretario di Stato rilevò che la mia comunicazione era molto più particolareggiata del succinto telegramma inviatogli da Rodd. Aggiunse però che in

tutto quanto io gli comunicavo egli nulla trovava che non tosse nelle grandi linee in armonia con vedute da lui telegrafate a Rodd e con istruzioni già date ad Atene. Qualora tuttavia io desiderassi far conservare tracce della comunicazione mi doveva pregare di consegnargli un promemoria non potendo egli rlcordarla in ogni particolare. Risposi ordine di V. E. era di intrattenerlo verbalmente.

(l) -Ritrasmesso a Berlino, Bordeaux, Londra, Vienna, Cospoli e Atene con t. 5995 del 24 ottobre, ore 14. (2) -Vedi D. 7.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1469/375. Londra, 22 ottobre 1914, ore 21 (per. ore 6 del 23).

Avendo ieri incontrato Steed non gli nascosi cattiva impressione prodotta in Italia dal suo recente articolo. Egli mi volle dimostrare detto articolo inspirato da sentimenti amichevoli per Italia che deve essere illuminata in base a fatti incontestabili sulla situazione vera delle regioni adriatiche austriache. Steed insistette nuovamente sul grave errore che commetteremmo occupando regioni esenzialmente slave e sulle gravi conseguenze che tale errore avrebbe per l'avvenire del nostro Paese. Io gli dlssi che se noi per avventura le occuperemo sapremo pure bene provvedere dopo al perfetto benessere materiale e moraùe degli eventuali futuri sudditi 'italiani. Ma egli testardo e cocciuto come è non si mostrò nullamente persuaso e concluse che in qualunque modo prima di procedere ad occupazioni di sorta è precipuo dovere ed interesse nostro di venire ad una intesa completa coi capi del movimento jugoslavo. Inutile ripetere che relazioni tra Foreign Office e Times non sono cordiali e che per motivi già da me a suo tempo indicati l'importanza giornale è considerevolmente diminuita, mentre che aumenta, per moderazione serietà serenità di giudizio ed esattezza d'informazioni, l'autorità del Morning Post oggi più di altro giornale in contatto Foreign Office.

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L'INCARICATO D'AFFARI A DURAZZO, PIACENTINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10315/997. Durazzo, 22 ottobre 1914, ore 22 (per. ore 3,30 del 23).

Seguito mio telegramma n. 996 (1). Nel dubbio mio rapporto giunga troppo tardi riassumo brevemente situazione. Glovani Turchi giunt,i stamane fanno

• Commissione Giovani Turchi arrivata. Spedisco per posta domani dettagliato rapporto su gravità situazione e resto in attesa risposta prima di eseguire istruzioni di cui telegramma di V. E. suddetto>.

parte Commissione di Ejub Sabri e saranno seguiti a breve distanza da altri provenienti, come essi, dalla via di Vienna; essi hanno senz'altro esposto ad Essad essere loro intento preparare prodamazione di Buran ed din che verrebbe al più presto ed organizzerebbe subito in Albania guerra contro Grecia e Serbia, ritenendo che nel frattempo Turchia sarà entrata nella guerra europea a fianco blocco austro-tedesco. Poiché popolazione è per quasi totalità favorevole Turchia, Essad, che confidava in qualche avvenimento che impedisse siffatta diretta azione da Costantinopoli, mi ha chiaramente fatto intendere di essere assai colpito da siffatto arrivo che produrrà rapidi avvenimenti definitivi ai quali non solo non potrà opporsi ma che egli, privo ormai di mezzi e dell'appoggio politico sperato, dovrà per la sua personale salute favorire. Tanto più che facilmente gli avvenimenti si produrranno con l'arrivo seguito Commissione che fra qualche giorno sarà Bari seppure non vi è già arrivata. In quest'ultimo caso Essad prega gli sia data completa libertà d'azione. Richiamo la sua attenzione su gravità tale situazione che certamente [pregiudica] anche eventuali disegni R. Governo su Valona, tanto più in quanto con l'arrivo emissari Giovani Turchi Essad non potrà nemmeno contrastare la parallela propaganda austriaca contro la quale aveva iniziato azione conforme nostri interessi. Domani parte rapporto dettagliato.

(l) Nel t. 10293/996 del 22 ottobre, ore 19, Piacentini comunicava, in risposta al D. 11:

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, BOLLATI, E A VIENNA, AVARNA

T. GAB. 1130. Roma, 22 ottobre 1914, ore 22,45.

(Per Berlino) Ho telegrafato quanto segue ad Avarna. (Per entrambi) Prego V. E. informare confidenzialmente codesto Ministro degli Affari Esteri che il Governo inglese per mezzo di Sir R. Rodd (l) ha attirato la mia attenzione sulle condizioni miserabili della popolazione musulmana dell'Epiro e specialmente di Argirocastro, la quale è minacciata di massacro mentre 11 Governo autonomo non è in grado di provvedere; Venizelos, in queste condizioni ritiene non poter fare a meno di mandare un reggimento ad Argirocastro per evitare un massacro; se necessario egli si impegnerà a ritirarlo più tardi qualora le Potenze lo desiderassero; da parte sua il Governo greco non solleverà obiezioni alla occupazione italiana di Valona. Sir Ed. Grey conclude coll'esprimere la speranza che i Governi italiano e greco troveranno modo di accordarsi su questa proposta Ho risposto all'Ambasciatore britannico che non posso accogliere l'idea di una intesa diretta colla Grecia per una occupazione anche provvisoria dell'Epiro con truppe elleniche; che però apprezzo le ragioni umanitarie addot

te da Grey; che per tale motivo non farò opposiziOne all'inviO di un reggimento ellenico a Argirocastro come operazione di polizia; e prendo atto dell'impegno di Venizelos di ritirarlo; che mi riservo di compiere a Valona le operazioni di polizia e le misure umanitarie necessarie a favore dei profughi; ed ho concluso che deve rimanere formalmente inteso che restano valide le deliberazioni della Conferenza di Londra circa l'Albania.

Nel comunicare quanto precede al Conte Berchtold in via strettamente confidenziale, la prego di informarlo che in presenza della situazione anormale di Valona, anche per la necessità di provvedere per ragioni umanitarie ai profughi musulmani, noi vi compiremo le operazioni strettamente necessarie senza darvi alcun carattere di spedizione militare con vera e propria occupazione territoriale della città. Ad ogni modo resta fermo che deve permanere integra la validità delle deliberazioni di Londra concernenti l'Albania.

Dalla corrispondenza telegrafica scambiata con V. E. debbo ritenere che nessuna obiezione ci verrà mossa da parte dell'Austria-Ungheria a quelle operazioni che, nella misura più ristretta possibile, le circostanze possano indurci a compiere a Valona e V. E. dovrà astenersi dal richiedere un qualsiasi benestare. Desidero tuttavia che di tutto quanto precede sia informato il Governo austro-ungarico per evitare che ne riporti sfavorevole impressione qualora, come è assai prevedibile, il segreto non sia mantenuto ad Atene. Nessuna ipotesi dovendosi ,escludere quanto all'esito finale del presente conflitto europeo, a noi conviene di potere in determinate evenienze invocare anche la permanenza degli accordi itala-austriaci per l'Albania conforme le recenti dichiarazioni passate fra il Marchese di San Giuliano ed il Conte Berchtold (1).

(l) Vedi D. 7.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'ONOREVOLE SONNINO (2)

L. P Roma, 22 ottobre 1914.

Non ti ho scritto finoggi sebbene da parecchi giorni pensassi di farlo; perché vedevo determinarsi una situazione che in fatti si è determinata iersera; e volevo scrlverti su elementi precisi.

Abbiamo dunque:

a) la necessaria nomina del ministro degli Esteri;

b) la sostituzione di Rubini, il quale iersera mi ha mandate le dimissioni.

P. -Pastorelli, Bari, Laterza, 1974, D. 31.

Appunto perché prevedevo questo a breve scadenza pensai che non convenisse provvedere sùbito per gli Esteri per non rifare il ministero a pezzi a pezzi con una crisi ogni due settimane. Quindi presi l'interim, ma senza alcun desiderio di tenerlo a lungo, a prescindere da altre ragioni perché non è possibile nel momento presente non dare agl:i Esteri tutta la quotidiana attenzione ed opera di un titolare.

Le dimissioni di Rubini non derivano tanto da un fatto singolo quanto dalla situazione che egli vede determinarsi in un senso che egli non ammette; perché egli, pur consentendo volta per volta, con ritardo e di malavoglia, alle maggiori spese per la preparazione militare, ha sempre dichiarato che alla mobilitazione non consentirebbe, salvo il caso di un'aggressione all'Italia. Adesso si è accorto che si va preparando la mobilitazione per la primavera; e ha deciso di andarsene. Potrei, insistendo, indurlo adesso a ritirare le dimissioni (che per ora non sono trapelate av.endolo pregato dell'assoluto segreto); ma non sarebbe che un rinvio; presto si ricomincerebbe da capo. Ciò a prescindere dall'infinito fastidio che Rubini, pure essendo stimatissimo, arreca a tutti col suo modo di fare.

Meglio dunque provvedere ora a rifare il ministero o a disfarlo completamente. A tale risoluzione contribuisce:

a) il dover riunire la Camera, sia pure per breve tempo, a·1l'epoca solita; b) la situazione finanziaria che Rubini giudica (ed ha ragione) assai grave, ma alla quale egli non ha il coraggio di pensare quanto occorre per decidere su i mezzi di fronteggiarla.

Conviene dunque decidersi. Ed io, come punto di partenza delle ulteriori decisioni, prego te di aiutarmi e non soltla•nto col consiglio. Ti prego, per essere chiaro, di prendere gli Esteri e di decidere insieme cosa fare pel Tesoro e chi prendere.

Naturalmente il Re è informato e consente pienamente. Che mi sarei rivolto a te sa anche Martini e non fa obiezioni. Sùbito dopo la morte di San Giuliano egli spontaneamente venne a dichiararmi che avessi provveduto come meglio avrei potuto, sciogliendomi dalle riserve già fatte, dato il momento politico. Agli altri nulla dirò fin quando tu mi avrai risposto, salvo forse a Riccio.

Mi manca il tempo di farti lunghi ragionamenti per indurti a dirmi di sì. Comprendo tutte le ragioni che avresti di dirmi di no. Esse sono tali che non mi permetterebbero di chiederti l'affermativa in nome della nostra amicizia. Ma mi permettono di chiedertela in nome del paese e dei suoi interessi. Il momento è tale che non saranno troppe le nostre forz·e unite. Forse sarebbe stato meglio aspettare ancora qualche mese; ma gli eventi sono precipitati; e tanto si potrà fare fra qualche mese quanto si potrà seriamente preparare adesso. Il vero lavoro decisivo deve quindi cominciare immediatamente.

Avrei potuto pregarti di venir.e e dirti a voce quanto ti ho scritto. E comprendo come si debba discorrere più ampiamente prima di concludere. Ma ho voluto scriverti; affinché tu possa pensarci su qualche ora prima di vederci.

Spero bene che non risponderai senz'altro di no; anzi ne sono sicuro. A me basta che tu mi telegrafi, valendoti del solito cifrario di Bergamini, che verrai, specificandomi l'ora. Ti prego soltanto di venire quanto più presto potrai; perché il tempo stringe e ci saranno parecchie cose da risolvere. Intanto io lascerò tutto sospeso con Rubini.

Per Valona t'informerò dettagliatamente a voce.

(l) -Per le risposte vedi rispettivamente DD. 33 e 34. (2) -Da BCL, Archivio Salandra. Ed. in SoNNINo, Carteggio, 1914-1916 a cura di
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L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI (l)

L. P. Vienna, 22 ottobre 1914.

Dalla tua del 9 corrente (2), di cui ti ringrazio vivamente, vedo che tu pure riconosci quanto ci sia difficile di abbandonare il nostro posto prima della decisione fatale.

Certamente noi abbiamo il diritto ed il dovere di separare la nostra responsabilità da una politica che condanniamo e puoi essere sicuro che mi terrò in contatto con te per telegrafarti tutti quegli indizi che possono far supporre l'imminenza della decisione.

Ma, come già ti scrissi, anche di fronte a tali indizi, io non credo che noi potremo ottenere che il governo consenta alla domanda che fossimo per rivolgergli di abbandonare il nostro posto. Se però vi consentisse, ciò che secondo me è da escludere, la nostra partenza non potrebbe non riscuotere la disapprovazione generale e quella pure di coloro che la pensano come noi, perché sarebbe considerata quale una diserzione ed una mancanza al dovere che incombe ad ogni cittadino di prescindere da qualsiasi sua opinione personale per prestare l'opera sua al paese in momento così grave e difficile.

Per cui, per quanto sia doloroso di dover seguire il governo, sulla via nella quale lo si vuole spingere, io credo che a noi non rimane altro da fare che di restare al nostro posto e subire con abnegazione le tristi conseguenze della decisione che verrà presa, qualunque essa sia.

Ma ti ripeto che se tu riesci a trovare un modo da farci uscire onorevolmente dal disgraziato bivio nel quale ci troviamo, io sono pronto ad esaminarlo con te, perché è pure mia intenzione di procedere in pieno accordo con te.

Le notizie che ti furono date da persona venuta da Roma circa l'imminenza d'una nostra entrata in campo non sono conformi a quelle comunicatemi dal nuovo addetto militare giunto in questi giorni d'Italia.

Da quanto egli mi ha detto la nostra opinione pubblica non si sarebbe formato ancora un criterio completo e concreto su ciò che converrebbe di fare. La gran maggioranza però vuole la neutralità, ma mentre taluni desiderano mantenerla fino all'ultimo, per non esporci ai rischi e sacri,fici d'una guerra, altri invece hanno adottato la formula del governo. Questo sarebbe tuttora irresoluto e lo si spiega, l'esercito non essendo pel momento in stato di

intraprendere una grande e lunga guerra. Sembra che esso non sarà fornito del necessario che tra qualche mese soltanto. Le notizie relative all'esercito mi sono state pure confermate da persona mia intima in una lettera pervenutami col corriere che ti rimetterà la presente.

Se esse fossero realmente esatte il governo sarebbe costretto di temporeggiare e di ritardare l'entrata in campo. Ma se nel frattempo avvenissero delle vittorie decisive della Germania la meditata nostra azione sfumerebbe, come sfumerebbe pure l'entusiasmo di coloro che cercano di spingere il governo ad

intraprenderla.

Tutto sommato mi pare che vi sia per ora da noi una sosta. Perché questa diventi definitiva ci vogliono vittorie e vittorie degl'i imperi centrali. Questo è ormai l'unico mezzo per impedire, come tu dici, l'onta suprema dell'ItaMa. Ma siccome tali vittorie, specialmente quelle dell'Austria-Ungheria, sono considerate come • una sconfitta irreparabile dell'Italia e fatali alla sua esistenza stessa •, se essa ci eviterebbe l'onta suddetta non eliminerebbe i gravi pericoli interni, cui sarebbe esposto il paese per l'insipienza del governo, che non ha saputo o piuttosto non ha voluto, come tu ben dici, frenare quella parte della nostra opinione pubblica che lo spinge a muovere guerra all'alleata. Il governo sarebbe infatti accusato di aver reso possibili quelle vittorie col non essere intervenuto in tempo nella lotta attaccando l'Austria-Ungheria alle spalle od occupando le provincie irredente.

Per la festa dello Statuto questa colonia non organizzò il consueto banchetto. E fece bene. Si pensa però di darlo per la festa del Re e mi pare difficile di sopprimerlo.

Secondo le consuetudini in questo banchetto io bevo alla salute del Re, non che a quella dell'Imperatore Francesco Giuseppe • fedele alleato ed amico del nostro Sovrano •. Un tale brindisi nel momento attuale e col vento che spira da noi sarebbe una stonatura. Ma come non farlo? Per evitarlo non vi sarebbe altro modo che la colonia, date le presenti circostanze, decidesse di asteneri!l dal dare il banchetto. Ma ciò pare poco consigliabile.

Ti prego quindi di dirmi cosa pensate di fare a Berlino e nel caso affermativo Quale brindisi farai e se berrai pure alla salute dell'Imperatore Guglielmo accennando all'alleato ed amico.

Non so come Salandra scioglierà la questione, ma non gli sarà facile di riunire a banchetto i vari rappresentanti esteri e di bere alla salute dei rispettivi Sovrani.

P. S. -Le parole pronunziate da Salandra al ministero degli affari esteri, relative alla necessità di avere • un animo scevro da ogni preconcetto, da ogni pregiudizio, ecc. • sono per me un segno evidente della decisione che si sta da noi maturando. Esse mi hanno ricordato quanto ti disse San Giuliano a Roma e che tu gli riferisti nella tua lettera confidenziale del 31 agosto scorso (1).

(l) Ed. in l! carteggio Avarna-Bollati. Luglio 1914-maggio 1915, a cura di C. Avarna di Gualtieri, Napoli, 1953, pp. 19-21.

(2) Vedi serie V, vol. I, D. 926.

(l) Vedi serie V, vol. I, D. 526.

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IL MINISTRO A NISH, SQUITTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1474/132. Nish, 23 ottobre 1914 ore 12 (per. ore 22).

Telegramma di V. E. gab. n. 1126 (1).

Stante contatto quasi giornaliero in cui mi tengo con questo Governo mi sono note le sue disposizioni per quanto concerne una intesa con la Bulgaria a base di compensi territoriali. La Serbia non è stata mai disposta, e meno ancora lo è oggi, a cedere al vicino Regno una parte del territorio quale fu delimitato dal trattato di Bucarest, ma credo che consentirebbe ad una rettificazione di frontiera, qualora la Russia vi insistesse, per il bene della pace fra i due Stati slavi limitrofi.

Cederebbe forse in questo caso i treritori dii Ishtip e Cociana. Builgaria invece pretenderebbe, secondo quello che si dice, tutta la regione che fa capo alle città di Uskub e Monastir. Un accordo pertanto diventa assai difficile malgrado un futuro eventuale ingrandimento della Serbia in seguito alla presente guerra.

Né Russia né Francia né Inghilterra hanno finora toccato qui quest'ultimo argomento stimandone probabilmente la trattazione prematura, mentre appaiono ancora incerti e lontani i risultati del conflitto europeo dai quali dipende anche un nuovo regolamento delle faccende balcaniche. È infine da notare che la Bulgaria continua ad irritare la Serbia con accuse di violenze e maltrattamenti sistematici contro i bulgari della Macedonia serba e persiste a mostrare simpatie tedeschi. Ciò non è certo una preparazione adatta a modificare opinione pubblica serba in favore dei bulgari e rischia di alienare da essa le benevole intenzioni del Governo russo.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10350/587. Pera, 23 ottobre 1914, ore 13,30 (per. ore 5,45 del 24).

Telegramma di V. E. 5920 (2). Ministro dell'Interno smentisce notizia di una spedizione di mitragliatrici, uomini diretta in Albania che giudioa come fantastica data severità delle crociere inglesi e francesi nell'Egeo e Mediterraneo. Continuo, però, ad ogni modo, dal canto mio, sorveglianza con mezzi a mia disposizione e rinnoverò istruzioni in questo senso ai Consolati in Turchia.

(l) -Vedi D. 15. (2) -Vedi D. 10.
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IL CONSOLE A DURAZZO, PIACENTINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T.u. 10339/[999]. Durazzo, 23 ottobre 1914, ore 7 (per. ore 20,50).

Notizie diffuse stamane da giornali e da passeggeri in arrivo dall'ItaUa circa possibile prossima nostra occupazione Valona producono vivissimo allarme. Essad mi ha molto seriamente fatto intendere, come già molte volte aveva avvertito, che siffatta occupazione senza contemporanea dimostrazione di forze a Durazzo, mette lui in gravissima situazione poiché egli per non essere accusato di tradimento dovrebbe inevitabilmente mettersi alla testa degli armati che in parecchie migliaia si muoverebbero contro nostre truppe. Mi ha a tale proposito fatto presente che già da qualche giorno Senato aveva disposto richiamare a Durazzo otto pezzi artiglieria per piazzare su alture Durazzo e che tali ordini sono stati rinnovati oggi. Secondo Essad nostra occupazione limitata Valona farebbe sorgere una guerriglia che sarebbe assai difficile soffocare anche a prezzo di sforzi militari non indifferenti, mentre se eventuale occupazione fosse estesa a Dur,azzo popolazione albanese riconoscendo a priori inanità sforzi rinunzierebbe più facilmente a una opposizione. Essad dubHa anche che in caso occupazione Valona vi potrebbe essere pericoloso movimento popolazione contro sudditi italiani e contro Legazione ed egli non avrebbe modo porre riparo. Quanto impiego di qualunque argomento come ad esempio, protezione contro minaccia Grecia, mantenimento ordine, etc., per persuadere capi albanesi e popolazione all'occupazione dell'Italia di Valona (1), esso risulta assolutamente inefficace e non gli viene prestata alcuna fede. Essad si raccomanda che R. Governo impedisca ad ogni costo venuta emissari turchi specialmente di Eyiub Sabri che pare debba trovarsi a Brindisi poiché emissari già giunti hanno già iniziato propaganda turco-austrofila e cercano di persuadere anche lui favorire intendimenti austriaci. In ogni modo egli cercherà con qualche pretesto farli allontanare. Su situazione Scutari ha riferito De Facendis (2).

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L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10334/130 GAB. Vienna, 23 ottobre 1914, ore 17,40 (per. ore 19).

Ieri S. M. l'Imperatore ha ricevuto in separata udienza il tenente-colonnello Albricci ed il maggiore Tellini. Sua Maestà aveva ottimo aspetto, lo

V. -E. che, contemporaneamente alla spedizione Valona sarebbe necessario provvedere invio cannoniera sulla Bojana Lago di Scutari e stazionario Medua •.

spirito pronto come sempre ed era di buonissimo umore. Al Colonnello Albricci espresse la sua soddisfazione per l'opera prestata dicendo che sapeva perfettamente quanto avev,a :llatto nell'ambiente militare per mantenere buone relazioni. S'informò con premura della salute di S. M. il Re dicendo che era felice delle ottime notizie. Parlando della guerra esaltò il valore dei soldati dicendo che i sudditi italiani si erano battuti benissimo gareggi,ando colle altre nazionalità. Disse che ora le cose andavano bene ma che così non era stato sempre poiché avevano in gran parte lottato contro forze troppo superiori e contro un'artiglieria formidabile alla quale la sua era troppo inferiore come materiale. Espresse OP'lnione che molto resta ancora loro da fare, che 'la guerra sarà lunga perché non si può ottenere che difficilmente un successo generale. Ebbe parole dure riguardo all'Inghilterra dicendo che essa commise un grande errore nell'entrare in lotta ed osservando che essa, secondo lui, finora ha avuto i danni maggiori. Deplorò la morte del Ministro San Giuliano ma disse di fidare nella continuazione dell'opera sua per l'azione del Ministro Salandra e per l'influenza del Re. Si informò dei preparativi militari dell'Italia che riconobbe giustificati dalla situazione generale e urgenza assoluta si mostrò perfettamente al corrente interessandosi anche alla questione del materiale di artiglieria e del quantitativo di truppe tuttora in Libia. Ricevendo quindi il maggiore Tellini ripeté in parte conversazione precedente aggiungendo che riguardo alla decisione finale difficoltà sono ancora aumentate dalla impossibilità di operare con energia anche per mare. Aggiunse poi parole di ben venuto e di augurio per la sua missione. L'impressione riportata concorde dai due ufficiali è che il Sovrano non sia molto compreso e impressionato della gravità dell'ora presente e che viva in una atmosfera di ottimismo attendendo per una scadenza sia pure molto lontana una soluzione favorevole.

(l) -Vedi D. 11. (2) -De Facendis telegrafava da Scutari (t. 10320/459 del 23 ottobre, ore 12): «Voci insistenti assicurano prossima nostra occupazione Valona. È da supporsi qui reazione dell'elemento austriacante nazionalista albanese in genere, non escluso forse musulmano che potrebbe ascoltare agenti giovani turchi... A prevenire incidenti faccio considerare a
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI

T. GAB. s. 1137. Roma, 23 ottobre 1914, ore 20.

Riservatissimo per lei solo. Decifri ella stessa.

Suo telegramma Gabinetto n. 373 (1).

Di fronte alle ripetute affermazioni di Gray di non voler riprendere le note conversazioni finché esse siano a titolo ipotetico, approvo che ella si sia astenuto di intrattenerlo sull'argomento.

Per notizia personale di V. E. osservo però che se Grey stesso ammette che l'Italia non possa uscire dalla neutralità fino a che non sia praticamente ed effettivamente minacciato il vitale interesse italiano dell'Adriatico, deve

O! Vedi D. 13.

pure convenire che non ci è possibile stabilire una data neanche approssimativa per la nostra decisione. Inoltre quando si ver1ficasse quel complesso di circostanze ineluttabili capaci di porre l'Italia nella necessità legittima di rompere la trentennale alleanza, a tutela imprescindibile di vitali suoi interessi che altrimenti sarebbero compromessi per sempre, potrebbe darsi che allora il periodo utile per decidersi risultasse talmente breve da non offrire campo sufficinte al ponderoso negoziato delle nostre condizioni.

Ad ogni modo quando ella avrà occasione di vedere Grey voglia esprimergli la mia ferma convinzione nel pieno successo dei nostri sforzi comuni intesi a sempre meglio consolidare i tradizionali legami di amicizia fra i nostri due Paesi.

Quando l'occasione favorevole se ne presentasse, e di ciò lascio giudice

V. E., voglia dire a Grey che io sono sempre stato a piena conoscenza delle note conversazioni e che ritengo si debbano riprendere.

Ella potrà anche fargli cenno confidenziale che mentre la nostra flotta è fin da oggi pronta ad ogni evenienza, non si può dire lo stesso dell'Esercito pel quale devono ancora essere completati l'indispensabile equipaggiamento invernale ed altri rifornimenti, ai quali si attende con la maggiore alacrità e con ingenti spese. Tuttavia si prevede che la completa preparazione dell'Esercito sarà compiuta solamente nei primi mesi dell'anno prossimo.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1473/140. Berlino, 23 ottobre 1914, ore 20,30 (per. ore 24).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1130 (1).

Benché non ne avessi ricevuto istruzioni espresse, pure ho creduto opportuno nella supposizione che in ogni caso ne avrebbe avuto comunicazione da Vienna di informare stamane confidenzialmente Zimmermann della sostanza del telegramma ad Avarna. Egli mi ripeté quanto mi disse ieri l'altro (mio telegramma 904) (2): che cioè il Governo germanico trova perfettamente giustificati tutti i provvedimenti che il R. Governo stima dovere adottare per tutelare i propri interessi in Albania e mantenere validità delle decisioni di Londra. Che ciò possa ora accadere senza incontrare opposizione da parte ellenica è anche certamente visto di buon occhio a Berlino, dove malgrado tutto continua apertamente a dominare tendenza giuttosto grecofila.

Della conversazione con me avuta Zimmermann si proponeva di informare il Governo austro-ungarico.

(l) -Vedi D. 25. (2) -Vedi D. 16.
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L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. S. 1472/131. Vienna, 23 ottobre 1914, ore 22,03 (per. ore 2 del 24).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1130 (1).

Nel comunicare in via del tutto riservata e confidenziale al Conte Berchtold la prima parte del telegl'amma di V. E. l'ho informato che in presenza situazione anormale di Valona anche per la necessità di provvedere per ragioni umanitarie ai profughi musulmani noi vi compiremo le operazioni strettamente necessarie senza darvi alcun carattere di spedizione militare con vera e propria occupazione territoriale della città. Ho aggiunto che ad ogni modo resta fermo che doveva rimanere integra la validità delle deliberazioni di Londra concernenti l'Albania. Berchtold mi ha detto che non muoverà obiezioni alle operazioni suddette ma che era beninteso che doveva rimanere intatta la validità delle deliberazioni di Londra relative all'Albania nonché le stipulazioni degli accordi reciproci circa l'Albania stessa.

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L'AMBASCIATORE A BORDEAUX, TITTONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA,

T. 10343/689. Bordeaux. 24 ottobre 1914, ore l (per. ore 4,25).

Telegramma di V. E. 5920 (2). Margerie che misi arl corrente del telegramma di V. E. suddetto dice che il Governo francese è completamente d'accordo con quello italiano: Egli mi ha detto avere Barrère pure informato De Martino della partenza di alcuni velieri da un porto ottomano con 1.200 persone condotte da Eyoub Sabri e Bekir Aga e con cannoni fucili e munizioni.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI

T.R. 5999. Roma, 24 ottobre 1914, ore 13,45.

D'ordine del suo Governo questo Ambasciatore di Russia mi ha comunicato che S. M. lo Zar, volendo dare all'Italia una testimonianza della sua alta simpatia, si è degnato ordinare di proporre liberazione di tutti i prigionieri au

(ll Vedi D. 25.

striaci di nazionalità italiana qualora governo italiano si obblighi a custodirli per tutta la durata della guerra nel Regno, acciocché non possano rientrare nelle file dell'esercito austro ungarico. L'ambasciatore imperiale è autorizzato dal suo governo a dare pubblicità a quanto precede.

Ho risposto al signor Krupensky che, pur apprezzando simpatiche intenzioni di S. M. lo Zar per nazionalità italiana, si presentavano alla mia mente dopo breve riflessione seguenti preliminari difficoltà:

l. Una di fatto: quella cioè del come quei prigionieri avrebbero potuto arrivare in Italia;

2. Una più grave di diritto: sia per i doveri della neutraUtà che siamo tenuti ad osservare, sia perché secondo il nostro diritto pubblico interno non vedo come noi potremmo prendere (naturalmente per mantenerlo) impegno di tenere quei prigionieri e impedire loro di riprendere servizio nell'esercito austro-ungarico. Chiunque italiano o straniero tocca il nostro suolo e non ha commesso reati è libero e la sua libertà non può essere in alcun modo menomata: a fortiori se si tratta d'individui 'italiani. Ho concluso che ad ogni modo la questione andava approfondita e che l'avrei sottoposta all'esame del nostro Contenzioso.

Quanto precede per conoscenza dell'E. V. e per soddisfare l'espresso desiderio del signor Krupensky, il quale ha domandato che V. E. ne fosse immediatamente edotta.

(2) Vedi D. 10.

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IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. s. 1475/l80. Bucarest, 24 ottobre 1914, ore 14,40 (per. ore 20).

Sono informato che Take Ionescu avrebbe dichiarato a Re Ferdinando che è inevitabile guerra contro Austria-Ungheria e che spetta a Sua Maestà il compito formare la grande Romania come Re Costantino ha fatta grande la Grecia e Re Pietro è in procinto di fare grande la Serbia.

Re Ferdinando non avrebbe fatto alcuna obiezione sostanziale e tanto meno avrebbe parlato di abdicazione. Avrebbe solo parlato senza annettervi troppa fede di quanto gli ha fatto dire Governo germanico e cioè che la Germania conta di avere schiacciato Francia per Natale. Avrebbe pure accennato al pericolo di un attacco bUilgaro ma avrebbe ammesso che lo si può eliminare con opportune trattative e conc,essioni. Re Ferdinando avrebbe poi specialmente insistito sulla necessità della concordia fra ,tutti i partiti politici.

In conclusione si ha l'impressione che il nuovo Re si limiterà strettamente al suo compito costituzionale ed al momento opportuno non si rifiuterà di marciare.

D'altro lato mi risulta che nel seno stesso del partito conservatore sta preparandosi caduta di Marghiloman considerato come troppo ligio ai due Imperi.

7 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI,

T. R. 6002. Roma, 24 ottobre 1914, ore 21.

Fo seguito al mio telegramma n. 5999 (1).

È opportuno Ella sappia che ieri Kroupensky dette direttamente all'Agenzia Stefani un comunica1o per annunziare la proposta relativa ai prigionieri austriaci di nazionalità italiana. Egli avrebbe invece dovuto interpellare me prima di dare pubblicità a quella proposta poiché essa contiene la condizione di un impegno che il Governo italiano doveva assumere. Non si trattava quindi di un atto unilaterale ma bensì di un accordo a prendere a due. Avendo io naturalmente ordinato la sospensione del comunicato per aver tempo di esaminare la portata della proposta, l'Ambasciata di Russia e precisamente l'addetto militare ne dette comunicazione ad alcuni giornaListi. Anzi avvenne che 'il Messaggero ha pubblicato stamane la notizia travisandola artiJìiciosamente per tentare di mettere il Governo in imbaTazzo. In segui,to a ciò ho dato alla Stefani un comunicato con testo preciso della proposta russa e colla mia risposta quale risulta dal detto mio 'telegramma N. 5999 (2).

Successivamente Kroupensky mi ha fatto esprimere il suo rincrescimento per la tendenziosa pubblicazione del Messaggero.

Tuttavia non pare del tutto corretto il contegno di questa Ambasciata di Russia. Trattandosi di una propos1a che, a quanto sembra, emana dallo stesso Imperatore di Russia, non vorrei sollevare un incidente né dare seguito sproporzionato a quanto è occorso, ma credo non sarebbe male che in via del tutto amichevole Ella ne facesse cenno a Sazonov come del resto farò io stesso parlandone con Kroupensky (3).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'INCARICATO D'AFFARI A DURAZZO, PIACENTINI, E AL CONSOLE A SCUTARI, DE FACENDIS

T. s. 6031. Roma, 25 ottobre 1914, ore 21.

(Per Scutari solo) Ho telegrafato alla R. legazione a Durazzo le seguenti istruzioni che La prego di considerare come direttamente date anche a V. S.

(Per entrambi) Non ostante tutta la fiducia che le assicurazioni avute e le dichiarazioni fatteci ci autorizzano ad avere nell'atteggiamento di Essad dobbiamo tener presente la circostanza che causa i maneggi de'i Giovani Turchi egli

può essere portato ad adottare una linea di condotta a noi avversa. In queste circostanze C'i conviene non favorire più oltre lo stabilimento di amichevoli e fiduciosi rapporti tra Essad e Bib Doda. Voglia quindi V. S. abilmente trovar modo di non più favorire quest'azione di Essad senza possibilmente scontentare il Pascià.

(Per Scutari solo) Pubblicista Mascioli dovrebbe trovarsi costì od in Mirdizia per indagare atteggiamento di Bib Doda verso Essad e favorirne accordo. Voglia trovar modo di invitarlo a lasciare la Mirdizia recandosi altrove (1).

(l) -Vedi D. 36. (2) -Per il testo del comunicato vedi A. SALANDRA, La neutralitd italiana, (1914).Ricordi e pensieri, Milano 1928, pp. 387-388. (3) -Per la risposta vedi D. 52.
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L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. R. 10422/784. Pietrogrado, 26 ottobre 1914, ore 1,05 (per. ore 14,40).

Telegramma di V. E. 5999 (2). Ministro degli Affari Esteri mi ha oggi intrattenuto oella liberazione dei prigionieri italiani e della risposta fatta dall'E. V. a codesto Ambasciatore di Russia che la ha a.u'i comunicata ieri sera. Egli mi ha detto che l'intenzione di S. M. lo Zar di liberare i prigionieri italiani consegnandoli all'Italia risale a parecchio tempo fa. Per ordine di Sua Maestà fu chiesto allora presso vari distretti il numero degli italiani e raccomandato un trattamento speciale in loro favore. Le liste giunte recentemente hanno segnalato 200 ufficiali e circa 1.000 soldati italiani. Il Governo Imperiale, mi ha soggiunto Sazonov, ha accolto con vivissimo piacere la generosa iniziativa di Sua Maestà molto più che, mentre si diffondono voci di intiepidimenti italo-russi, esso Governo ha così occasione di fornire altra prova degli inalterati suoi sentimenti di simpatia verso l'Italia. Quanto alle difficoltà accennate dall'E. V. a Krupenskij, il Ministro ha osservato che a suo avviso esse non sono insuperabili. Impegno di non rientrare nell'esercito austro-ungarico sino alla fine della guerra potrebbe per esempio essere assunto individualmente dai prigionieri italiani ed il loro arrivo in Italia potrebbe effettuarsi probabilmente a [gruppi] dopo la riapertura dei Dardanelli. Ma tutto ciò, egli ,conclude, è questione di modalità da determinare a seconda delle circostanze. Sazonov non mi ha parlato della obiezione relativa neutralità, ma ha invece insistito nel ripetermi suo compiacimento per l'iniziativa dello Zar [ispirata] da un gentile riguardo verso i sentimenti nazionali dell'Italia e destinata a produrvi un ricambio di simpatia verso la Russia. Mi consta in via confidenziale che on. Barzilai ed altri uomini politici hanno rimesso tempo fa a Krupenskij un indirizzo di ringraziamento per il trattamento speciale fatto in Russia agli italiani sudditi austriaci, che furono equiparati ai cittadini del Regno siccome già ebbi ad informarne a suo tempo codesto R. Ministero.

(l) -Con t. 10531/449 del 28 ottobre, ore 17,30 De Facendis, comunicava • Mascioli partito ieri sera per Bari senza avere visto Bib Doda •. Le sue osservazioni su queste istruzioni sono al D. 65. La risposta da Durazzo non è stata rinvenuta. (2) -Vedi D. 36.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'ONOREVOLE SONNINO (l)

L. P. Roma, 26 ottobre 1914.

Volevo venire da te iersera; ma pranzai tardissimo e dopo mi sentivo troppo stanco. Vidi Riccio, che informai dello stato delle cose: egli forse ti vedrà in giornata. Sentilo: anche/rnei rispetti della Camera, di cui è pratico.

Di Rubini nulla seppi ieri. Egli non mi ha data più la risposta definitiva. Gliela ho chiesta stamane, pregandolo di venire da me se vuole, come credo, ridiscorrere. Ma bisognerà che se ne esca dentro oggi, col sì o lol no; ed il sì non può avere carattere di promiscuità. I giornali già cominciano a parlare; ma soprattutto vi sono varie e grosse risoluzioni da prendere e non possiamo baloccarci in crisette. Meglio una definitiva, con tutti i suoi inconvenienti.

In quanto agli Estel'i ho rifatto stanotte un esame di cosciernza, cioè una rassegna delle mie forze, e ne ho concluso che un tHolare è necessario e che non è possibile aspettare a dopo la Camera, cioè a fine dicembre. La Consulta richiede in questi giorni tutta l'attenzione di un uomo che non faccia altro; e credo che sarebbe tradire il paese !asciarla per qualche tempo ancora nello stato in cui si trova, anche adesso con me. Si affollano questioni di ogni genere, molte delle q_uali hanno riflessi politici di non lieve importanza, ol•tre quelle grosse di carattere eminentemente politico, come quella di ieri l'altro dei prigionieri di Russia (2) e come un'altra, sostan7ialmente molto maggiore, che si è presentata ieri sera e di cui t'informerò a voce (3). Aspettare parecchie settimane a dare un titolare a un ministero disorganizzato e che intanto è di gran lunga il più importante di tutti assolutamente non si può. E la combinazione Fasciotti, di cui parlammo, incontra molte difficoltà: sarebbe come continuare in una crisi interna, mentre occorre sùbito dare un assetto definitivo ed agire. Ques·to io proprio non posso nel tempo che posso dedicarmi e distratto e turbato come sono da altre cure non prorogabili. Piuttosto -se non si può fare diversamente -resterei alla Consulta, lasciando palazzo Braschi col danno inevitabile di perdere il contatto con la Camera. Ma la Camera e il ministero importano in questo momento meno delle cose del paese.

Tutto questo, naturalmente, non obbliga te ad aderire al desiderio mio, condiviso dai colleghi ai quali ne ho parlato. Ma obbliga me a ripeterti che, a giudizio mio e nonostante l'innegabile valore delle tue obiezioni, tu renderesti al paese un grandissimo servizio entrando. Senza farti in rnessun modo la corte debbo ripeterti che, dato il momento, H tuo intelletto e il tuo cuore troverebbero un campo degno dell'impiego di tutte le loro forze, e che nessuno fra gli uomini politici, che sono in vista, potrebbe sostituirti.

Adesso ripensaci. Passerò da te nel pomeriggio, alle 15,30, salvo avviso in contrario. Mi dirai le tue risoluzioni definitive. Io t'informerò di quello a cui ho accennato disopra e della risposta di Rubini. Per posdomani occorre che una via sia presa; anche quella dell'uscio.

(l) Da BCL, Archivio Salandra, Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit., D. 32.

(2) Vedi DD. 36 e 38.

(3) Vedi D. 43.

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L'INCARICATO D'AFFARI A DURAZZO, PIACENTINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10434/1007. Durazzo, 26 ottobre 1914, ore 17 (per. ore 20,30).

Data partenza Commissione e assicurazione di appoggio finanziario da parte nostra (assicurazione che ho potuto dare ad Essad con ritardo causa lentissime comunicazioni telegrafiche) Essad riacquista libertà ed efficacia di direzione e sicurezza della continuità della sua azione. A tal fine però Essad raccomanda vivamente V. E. di impedire qualunque relazione tra Albania e Turchia avendo Italia in mano tutte le vie di comunicazione postali telegrafiche e marittime. In queste condizioni Essad spererebbe anche poter indurre senato albanese a esprimere un voto di appello all'Italia per un suo intervento diretto in difesa dell'Albania.

Su ciò riferirà più dettagliatamente a V. E. barone Aliotti.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AGLI AMBASCIATORI A BORDEAUX, TITTONI, A LONDRA, IMPERIALI, E A PIETROGRADO, CARLOTTI

T. GAB. s. 1141. Roma, 26 ottobre 1914, ore 21,45.

Decifri ella stessa.

Questo Ambasciatore d'Inghilterra mi ha fatto a nome di Grey la seguente comunicazione colla espressa riserva del più assoluto segreto.

• I preparativi turchi per un attacco contro l'Egitto hanno progredito con una elaborazione che ci ha fatto comprendere essere imminente un'aggressione. Se la Turchia attacca l'Egitto, come noi crediamo ora inevitabile, ci troveremo di fronte alla questione del Canale di Suez. Questa è certamente una questione d'importanza anche per l'Italia, la quale ha tanto bisogno di mantenere le sue comunicazioni con l'Eritrea a traverso il Canale. In queste circostanze è interessante di conoscere quale sarà l'attitudine dell'Italia e se essa sarebbe disposta a cooperare per mantenere aperto il Canale •.

Rodd mi ha detto che i turchi hanno radunato forze importanti verso la penisola di Sinai ed ho compreso che il Governo inglese è preoccupato per il

Canale e per l'Egitto. L'Inghilterra è sicura d'impedire ogni attacco per via di mare, ma non per via di terra. Grey desidera che noi consideriamo la questione per vedere se vi è modo di adoperarci per assicurare la neutralità e quindi il libero passaggio del Canale; e Rodd riconosceva come il problema fosse per noi difficile a risolvere. Grey non intende esercitare alcuna pressione, ma ha voluto fare all'Italia questo amichevole invito.

Ho risposto a Rodd che mi riservo di esaminare la questione e gli darò una risposta dopo aver preso gli ordini di Sua Maestà.

(Per Londra). Intanto la prego di avere in proposito con Grey un colloquio preliminare e in nessun modo impegnativo allo scopo di conoscere, meglio che non risulti dalla succinta comunicazione di Rodd, quale sia la reale portata della proposta inglese; e la prego telegrafarmi il suo parere al riguardo tenendo anche conto delle seguenti considerazioni.

(Per Bordeaux e Pietrogrado). Questa proposta britannica potendo anche avere conseguenze indirette per i nostri rapporti con codesto Stato, gradirò di conoscere telegraficamente il suo parere in proposito tenendo anche presenti le seguenti considerazioni. Inutile raccomandarle il massimo segreto anche con codesto Governo.

(Per tutti). Premetto che sarebbe opportuno di avere il maggior numero possibile di indicazioni circa la reale situazione militare turco-egiziana, circa l'efficienza del minacciato attacco turco, circa le forze disponibili dell'una e dell'altra parte. Telegraferò a Costantinopoli e al Cairo (1), in modo però da non dare alcun indizio della proposta inglese, per avere notizie, ma gradirò conoscere telegraficamente da lei ogni informazione utile che si potesse costà ottenere.

In merito alla proposta di Grey osservo anzitutto che essa non è formulata in modo rispondente alla realtà delle cose. Per l'Inghilterra si tratta di proteggere non già soltanto la neutralità e il libero passaggio del Canale, ma bensì l'Egitto. Quando l'esercito turco avesse oltrepassato il Canale, esso sarebbe padrone dell'Egitto ove probabilmente sarebbe inevitabile una insurrezione indigena. L'Inghilterra, sicura nel mare, non si sente altrettanto sicura per terra e potrebbe forse domandare una spedizione di nostre truppe, ma questo nostro concorso, per le considerazioni sopraesposte, avrebbe una portata reale ben maggiore di quanto apparisce dalla formula limitata alla neutralità e al libero passaggio del Canale. Ciò non esclude che, eventualmente, quella formula sia da adoperare per considerazioni diplomatiche.

Ciò premesso, sembra a prima vista che la proposta inglese offra pericoli

e vantaggi dal punto di vista degli interessi italiani.

Com'è noto a V. E. la considerazione dei vitali interessi italiani che possono essere irrimediabilmente compromessi in caso di vittoria della Triplice Intesa, permanendo noi nella neutralità, ci ha indotti a intraprendere con Londra le note conversazioni a necessaria preventiva tutela di quegli interessi. Tuttavia non abbiamo creduto accogliere l'invito del Governo inglese di conclu

dere sin da ora un accordo definitivo sulla base di quelle conversazioni per varie ragioni fra cui le princiJpali sono le seguenti:

l o -Le sorti della guerra sono ancora lungi dal volgere a favore della Triplice Intesa.

2° -Occorre che si verifichi di fatto la minaccia efficiente dei vitali interessi italiani nell'Adriatico la quale sola può giustificare in faccia al mondo la nostra uscita dalla più che trentenne alleanza.

3° -La preparazione del nostro esercito non è ancora completa, specie nei riguardi di una campagna invernale.

Ora una nostra spedizione contro la Turchia in Egitto produrrebbe secondo ogni probabilità lo stato di guerra fra l'Italia e la Turchia. Usciremmo quindi dalla neutralità, ma per le ragioni suddette non crediamo di potere attualmente uscire dalla neutralità nei riguardi della Germania e dell'Austria-Ungheria. Resta a vedere se e come sda possibile eventualmente venire in aiuto dell'Inghilterra in Egitto senza uscire dalla neutralità nei riguardi della Turchia, o almeno, senza uscire dalla neutralità verso la Germania e l'Austria-Ungheria quando fosse inevitabile la guerra colla Turchia.

Quest'ultima eventualità, è bene osservarlo, sarebbe per noi gravida di conseguenze pei nostri interessi economici in Turchia e per le nostre colonie.

Quindi in nessun modo vorremmo correre questo rischio nè potremmo rendere all'Inghilterra il segnalato servi2lio che ci richiede, senza un corrispondente vantaggio. Questo non potrebbe essere altro che la conclusione dell'accordo che ci assicura le complete guarentigie per tutte le future eventualità e per tutte le conseguenze di una nostra entrata nel conflitto.

Certamente se, nella ipotesi della vittoria della Triplice Intesa, noi potessimo assicurarci quei vantaggi che ad essa richiediamo in cambio della nostra entrata nel conflitto, ma solamente mediante una guerra colla Turchia, ritengo avremmo ottenuto un buon risultato.

Osservo finalmente che il nostro aiuto all'Inghilterra in Egitto potrebbe anche essere giustificato dalla opportunità di proteggere la Libia contro la invasione turca (1).

(l) Salandra telegrafò solo a Costantinopoli: vedi D. 62.

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1477/375 (2) Londra, 26 ottobre 1914, ore 22,27 (per. ore 4 del 27).

Oggi ho nuovamente incontrato Steed. A proposito dei greci in Epiro, di Valona ecc. egli, dopo avermi detto che le cose vanno di bene in meglio, per gli alleati, ha osservato che oramai l'Italia ha perduto un'occasione che non

ritroverà mai pm, che il buon momento per intervenire è vassato, che Cavour e Garibaldi avrebbero agito diversamente ecc. ecc. Tutto questo discorso, confesso, mi ha dato ai nervi. Ho risposto quindi a Steed che una Nazione di 38 milioni di abitanti con un Esercito valoroso di quasi due milioni, ed una Marina che può dare ottimo conto di sè, si trova sempre in grado di far valere i propri diritti contro chicchessia e di tutelare in qualunque momento i propri interessi se minacciati. I1l fatto che questo Esercito e questa Marina non sono scesi dn campo contro gli alleati non dovrà essere considerato con tanta disinvoltura. Ho aggiunto che il migliore mezzo per alienarsi le simpatie italiane è appunto quello di venircì ogni momento a dare consigli in tono più o meno protettore e magari comminatorio contro il quale ci ribelliamo anche se viene da paesi che abbiamo sempre considerati e consideriamo nostri amici e con i quali desideriamo mantenere e consolidare cordialissime relazioni.

Non attribuisco soverchia importanza al linguaggio di Steed perché ritengo non rispecchi fedelmente il pensiero di questo Governo o per lo meno di Grey. Non credo però dover dissimulare a V. E. che nel grosso pubblico inglese accennano sensibilmente ad affievolirsi verso nostro paese le simpatie che al principio della guerra dopo la proclamata nostra neutralità erano sincere e caldissime. Da fonte sicura mi è stata ad esempio attirata attenzione su certe osservazioni pronunziate in alcuni autorevoli ed influenti circoli parlamentari nel senso che causa morale per la quale Inghilterra sta lottando con così terribili sacrifici riesce in realtà indifferente all'Italia la qua,le da questa guerra sia che vi partecipi sia che res,ti neutrale mira soltanto a trarre massimo profitto • per fare un buon affare •.

(l) -Per le risposte vedi, rispettivamente, DD. 57, 60 e 115. (2) -Per errore, nel protocollo in partenza, questo telegramma reca lo stesso numero di protocollo particolare di quello edito al D. 23.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA (l)

L. P. Berlino, 26 ottobre 1914.

Quello che mi dici, nella tua lettera del 22 (2) -di cui molto ti ringrazio -circa la disapprovazione che riscuoterebbe in Italia una nostra ,eventuale

• ritirata •, mi ha certo molto scosso e impressionato. Non però ancora interamente convinto.

Osservo, intanto, che all'atto della dichiarazione di guerra alla Germania, tre ministri inglesi, Burns, Morley e Trevelyan, abbandonarono i loro portafogli. È vero che si trattava di ministri parlamentari, e non di semplici funzionari, come pur sono i diplomatici, anche se ambasciatori e senatori del regno; ma, in momenti eccezionali come questi, anche decisioni eccezionali possono essere giustificate. Del resto, riconosco che l'impressione sarebbe inevitabilmente sfavorevole, se le nostre dimissioni fossero date immediatamente prima del

(ll Ed. in Carteggio Avarna-Bo!lati, cit. pp. 21-24.

fatto -qualunque sia -che avrebbe come necessaria conseguenza l'entrata in azione: allora sì che si potrebbe parlare di diserzione. Ma, nel pensiero mio, le dimissioni dovrebbero seguire non appena avessimo raccolto indizi sufficienti per dedurne che la decisione, che si va meditando, fosse ormai diventata definitiva. E, fn questo caso, mi domando se non sri dovrebbe, come qui fece altre volte Marshall, • cercare un rifugio nella pubblicità • e dire apertamente le ragioni che ci avrebbero dettato il gran passo... Ma anche questo, lo ammetto, presenta serii inconvenienti: e sono più che mai perplesso... Eppure; mi I'ipugna il rendermi istrumento e complice di una politica che considero sleale e funesta per il nostro paese!

In ogni modo, non farò certo nulla, senza prima aver chiesto il tuo consiglio ed essermi concertato con te.

Frattanto, si moltiplicano gli indizi che la nostra uscita dalla neutralità è ormai risoluta, e che, se si aspetta, è soltanto a causa della preparazione ancora incompleta dell'esercito, e per timore dii una pericolosa vittoria dei nostri ex alleati. Non ti pare strano, per esempio, che i propositi d'azione, ripetutamente manifestati dal R. Governo riguardo all'Albania, non siano mai stati tradotti in atto? È già la terza volta che ciò accade: prima per l'occupazione di Sasseno annunciata, accettata, e non eseguita: poi, per il diritto di visita delle navi contrabbandiere nell'Adriatico, mantenendolo in teoria, ma del quale si lascia, in realtà, l'esercizio alla flotta francese: e ora, finalmente, per l'occupazione di Valona, alla quale qui hanno subito aderito in modo tale da farmi supporre che erano già sicuri dell'adesione di Vienna. Tutto ciò non produce anche in te l'impressione che llllesti diversi provvedimenti siano stati escogitati nella supposizione, e nella segreta speranza, che i nostri alleati vi si sarebbero opposti? vedendo che non lo facevano, vi si rinuncia; anche per evitare qualche possibile complicazione coi novissimi amici della Triplice lll!tesa e poi per contentare il Secolo e il Corriere della Sera, che non vogliono veder • disperse le nostre forze •. Del resto, il discorso pronunciato da Salandra al ministero degU esteri ha fatto a me pure lo stesso effetto -disastroso -che a te, ed ha confermato l'opinione che m'ero formata dell'uomo conoscendolo davvicino a Roma; l'uomo che ha un animo • senza pregiudizi • e si lascia ispirare soltanto dal • sacro egoismo • della patria, in realtà dall'egoismo suo personale, che gli fa balenare la prospettiva di passare alla posterità colla gloriosa aureola dii aver conquistato nuovi territori all'Italia e compiuto l'unità nazionale. Alla quale unità nazionale contribuirà possentemente, a quanto pare, la Russia, che ha già cominciato l'opera sua colla bella pensata di Anatole Kroupensky.

Senza dubbio, i nostri ardenti patrioti saranno entusiasti della magnanimità del governo dello Zar, grande protettore, come tutti sanno, delle nazionalità irredente, a cominciare dai polacchi e dai finlandesi, e senza dimenticare gli ebrei. Vi sarebbe proprio da ridere, se non vi fosse da piangere!

Mi parli del tuo nuovo addetto militare. Come forse saprai, quello di Berlino, Calderari, era stato richiama,to in seguito a penosi incidenti qui capitatigli all'inizio della guerra; e per questa stessa ragione, avevo espresso io medesimo l'avviso che il suo successore, già designato, tardasse a raggiungere la destinazione. Ora però, vedendo che la Germania ha mandato, appunto in questi giorni, un nuovo addetto militare a Roma, e che il nostro è già arrivato a Vienna, m'è sembrato non vi fosse più motivo di prorogare ulteriormente la vacanza qui. L'ho detto al ministero, che -caso raro! -ha a'Pprovato la mia idea: e credo che il successore, colonnello Bongiovanni del quale mi viene detto il più gran bene, arriverà fra poco a Berlino. Ora ti pregherei di dirmi come s'è comportato codesto addetto militare, specialmente di fronte alla questione se debba o no recarsi al quartiere generale, come tutti gli addetti militari delle Potenze, mentre ne avevamo qui ricevuto l'invito.

Il dubbio circa il festeggiamento del genetliaco di Sua Maestà era venuto anche a me. E siccome per il 20 settembre, avevo riunito la colonia all'ambasciata e avevo constatato che quella riunione era la sola di cui i giornali avessero fatto menzione, così ho pensato di sottoporre al ministero il quesito circa il da farsi per 1'11 novembre. Ora ne aspetto la risposta, che mi affretterò a farti conoscere. Se mai, mi proporrei di fare come al 20 settembre: cioè una semplice convocazione, nel pomeriggio all'ambasciata, senza banchetto e quindi senza brindisi formali, il che permetterebbe di girare • la difficoltà cui tu giusta

c

mente accennavi.

Le notizie della guerra sono sempre, anzi più che mai, incerte: si va avanti un po' da una parte, ma si indietreggia dall'altra. Certo, la partita è terribile. e non si vede come la Germania possa fronteggiare, quasi da sola, la turba stragrande dei nemici: finora, però, tutte le sue truppe, salvo un piccolo manipolo in Alsazia, combattono in territorio nemico, e, dopo circa tre mesi di guerra, il risultato può essere considerato soddisfacente. Ma lo stesso, noto, non si può dire dell'Austria: e poi, quando lo si potesse dire, e l'Austria fosse davvero vittoriosa, non sarebbe questo, appunto per le ragioni che tu dici, anche un pericolo per il nostro paese? Da qualunque parte lo si guardi, l'avvenire è spaventosamente buio. Qui, come avrai visto hanno reeisamente smentito che vi siano ufficiali germanici o preparativi per invio di truppe nel Trentino. Zimmermann me ne dava stamane la sua parola d'onore. Sarà! Io, in ogni modo, profittai dell'occasione per dirgli che questo benedetto Trentino era stato la causa di molti mali. Mi rispose: • Se volete marciare al nostro fianco, lo potrete avere! • Io gli replicai che ora era troppo tardi, e che l'offerta avrebbe dovuto esserci fatta prima della dichiarazione di guerra: allora, forse (e • in pectore • mi dicevo e forse anche, più probabilmente, no), avremmo potuto marciare. E Zimmermann aggiunse che era impossibile (. zumuten • ) all'Austria di procedere a nostro favore ad una c vivisezione • .in premio della nostra neutralità. Purtroppo è così; e del resto, oramai, anche se ci offrissero il Trentina -e Valona, ben inteso -H CQrriere della Sera non se ne ·contenterebbe: esso vuole Jca guerra; ed è esso che governa l'Italia!

È per me un gran conforto 'il potermi sfogare con te, e il riceverne, in ricambio, i tuoi saggi consigli ed •apprezzamenti. Se continuerai questa nostra corrispondenza te ne sarò estremamente grato.

P. S. Dai telegrammi di stamane parrebbe che qualcosa si stia realmente facendo a Valona!

(2) Vedi D. 27.

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IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. S. 1478/183. Bucarest, 27 ottobre 1914, ore 2 (per. ore 16).

Mio telegramma gab. segreto n. 180 (1). Ho chiesto al signor Bratianu quali fossero le idee del nuovo Re circa la politica estera della Romania.

Egli mi ha risposto che non aveva ancora avuto modo di rparlarne con Sua Maestà di proposito, ma essere convinto che Sua Maestà, pur essendo alieno da una politica di avventure, non opporrebbe alcuna obiezione di massima a qualsiasi azione voluta dal Paese e reputata utile aU'avvenire nazionale. Bratianu ha aggiunto che neppure l'opposizione del Re Carlo era a suo avviso irriducibile. Il defunto Re riconoscev,a, almeno negli ultimi tempi, inevirtabile il completamento dell'unità nazionale a danno dell'Austria-Ungheria, ma solo riteneva non ancora venuto il momento dello sfacelo della duplice monarchia e temeva l'egemonia russa in Oriente. Quando i fa,tti avessero dimostrato l'imminenza dello smembramento dell'Austria-Ungheria, egli avrebbe marciato come marcerebbe Re Ferdinando. Da altra fonte mi si comunica che il Re Ferdinando si rende perfettamente conto che l'interesse e le aspirazioni nazionali sono per la guerra contro l'Austria-Ungheria e messo di fronte a questo stato di fa,tto da un lato ed ai suoi sentimenti personali dalil.'altro, lascerà la direzione della politica estera e farà quello che il Governo deciderà. La Regina Maria è in politica anti-germanica ed anti-austriaca ed è conscia della necessità di riconquistare per la Dinastia le simpatie del popolo diminuite negli ultimi tempi. A questo scopo appunto essa si manifesta in favore di un più intimo ravvicinamento tra la Romania e l'Italia e tra le due Dinastie.

Mi consta che negli ultimi giorni di vita del Re Carlo il proposito del Re di partire con tutta la Famiglia Reale diede luogo ad un violento battibecco tra il Re e l'allora Principessa ereditaria. Questa disse concitatamente al Re Carlo che egli, la Regina Elisabetta ed il Principe Ferdinando avevano una patria ove rifugiarsi dopo avere lasciato il paese, come essa stessa poteva ritirarsi in Inghilterra, ma chiese che cosa sarebbe avvenuto dei suoi sei figli che non sono né tedeschi né inglesi ma solamente romeni. Avendo Principe Ereditario preso le parti del Re, la Princ'ipessa Maria si allontanò dal palazzo e gili. Augusti coniugi non si riconciliarono che alla vigilia della morte del Re Carlo in una casa amica ove Principessa ereditaria era ospite.

Ciò dimostra Quanto siano erronee le notizie comunicate da Berlino e Vienna circa i sentimenti ed il presumibile contegno dei nuovi sovrani romeni.

Prego mantenere il !'egreto su quanto precede.

(l) Vedi D. 37.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'ONOREVOLE SONNINO (l)

L. P. Roma, 27 ottobre 1914.

Iersera conferii per due ore con Rubini e il ministro della Guerra. Si posero le basi di un'intesa, la quale do,vrebbe essere concretata dentro oggi nei particolari. Rubini parlò come uno che dovesse rimanere. Spero che oggi non ci ripensi e si penta. Ma domani terremo un Consiglio e bisognerà che si constati se la baracca deve, o no, saltare. Nel qual caso è mPglio farla saltare presto.

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L'ONOREVOLE SONNINO AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA (2)

L. P. Roma, 27 ottobre 1914.

Dalla Tua lettera (3) rilevo con piacere che per ora Rubini si è acquetato. Sugli altri devi importi.

Stamane ho veduto Sacchi: l'ho trovato molto ragionevole. Vorrebbe che la Camera durasse pochi giorni, non più dello strettamente necessario per votare le facoltà indispensabili da concedersi al governo, ed evitando per quanto possibile le discussioni che possano nuocere all'estero o dividere all'interno. Egli dice che Fera è pure di ,questo parere, e così Pantano. Se fanno una riunione di radicali (cosa che egli non vorrebbe ma che prev,ede di non poter evitare) cercherà di impedire che si scantoni. Conviene con me che nel momento attua'le conviene che Tu vada avanti con <!'interim e col gabinetto come si trova, perché ogni cambiamento può precipitare gli avvenimenti. Egli pure deplora che a Valona non si sia fatto subito come occupazione o come affermazione tutto quello che possiamo voler fare anche in avvenire; in modo da non avere più da metterei le mani e da poter avere l'azione più libera nei negoziati coi Balcanici. Dice che siamo ancora a tempo a farlo. • Ma purché non si aspetti molto •: aggiungo io.

Siamo rimasti che al mio ritorno qui ci occuperemo di intenderei con altri parlamentari per frenare le discussioni ed evitare divisioni anche di sola apparenza. Quando verrà Alessio si può combinare lo stesso anche con lui.

Coraggio dunque ed energia! Cerca di prendere tempo così all'estero come all'interno. Se in questa settimana puoi conferire con i parrucconi parlamentari, fallo per evitare questioni di suscettibilità.

Io conto tornare definitivamente a Roma di qui a otto giorni o circa.

Il mio indirizzo normale in questi giorni è Quercianella. Probabilmente dovrò

andare giovedì sera per 24 ore a Firenze (Sul Prato 38), tornando a Quercianella venerdì sera. Se posso servire a qualcosa sono sempre a Tua disposizione. Partirei stasera alle 18.

(l) -Da BCL, Archivio Salandra. Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit., D. 33. (2) -Da BCL, Archivio Salandra. Ed. in SONNINO, Carteggio, cit., D. 34.

(3) Vedi D. 47.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, BOLLATI, E A VIENNA, AVARNA

T. R. 6055. Roma, 27 ottobre 1914, ore 15.

Da fonte attendibile si ha che circa 10000 uomini della guarnigione di Pola sarebbero presto inviati nel Belgio e che a sostituirli sarebbero destinati 10000 uomini dell'esercito germanico.

Questa notizia si connette alla direzione ormai ovunque assunta in Austria dalle autorità militari germaniche e alle difficoltà politico-disciplinari che si dicono esistere entro Pola.

Prego V. E. assumere possihilmente notizie circa esattezza di questa informazione e telegrafarmi (1).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'ONOREVOLE SONNINO (2)

L. P. Roma, 27 ottobre 1914.

Con Rubini spero d'i essere a posto (3); ma non si può dire (e temo che non si potrà mai dire) che lo sono. Oggi seguitano le trattative fra lui e il ministro della Guerra. Domani avremo un Consiglio, nel quale si deve concludere con una deliberazione. Se non si concluderà, io darò le dimissioni dell'intero ministero; e poi sarà quello che sarà.

Sta bene per Sacchi e gli altri radicali. Ma la stampa del loro colore, specialmente per Valona, disturba quanto può. La verità è che non sono concordi fra loro e non hanno alcuna efficacia.

Ti ringrazio dei tuoi auguri. Coraggio e energia, secondo le mie forze, non mi mancano. Ma lo stato di promiscuità e d'incertezza fiacca l'energia, o ne rende inutile l'impiego. Di fuori ti pare facile seguitare così, perdendo parecchie ore al giorno in discussioni. Ma di dentro ti aocorgeresti meglio del danno reale, a parte il patimento, di una tale condizione di cose. E ti saresti pure accorto me,glio delle difficoltà per l'occupazione militare di Valona, che nessuno vuole, meno quelli che parlano con te, salvo a disdirsi e a dire che tu esageri un momento dopo.

Attenderò il tuo ritorno a Roma, se sarà possibile attenderlo. Ma, se risoluzioni decisive accorressero prima, ti telegraferò.

(l) La risposta di Averna non è stata rinvenuta, ma si veda il D. 150; per quella di Bollati vedi D. 81.

(2) Da BCL, Archivio Salandra. Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit. D. 35.

(3) Vedi D. 48.

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IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. RR. 10470/1014. Durazzo, 27 ottobre 1914, ore 17 (per. ore 20,45).

In un lungo colloquio con Essad ho potuto accertare fino a che punto può in Questo momento essere svolto programma di V. E. concernente Valona: l o Non vi sarebbe nessuna difficoltà a che la missione sanitaria cominci subito sua opera umanitaria. Sarebbe però opportuno che essa finga sbarcare parte personale e materiale dal postale italiano in modo che la cosa non apparisca subito Quale una diretta emanazione delle forze navali. 2° Non appena verrà pubblicata la notizia dell'entrata dell'esercito greco ad Argirocastro non vi sarebbe nessun inconveniente che i nostri marinai sbarchino a Sasseno. Per facilitare la nostra operazione e non cveare diffidenze fra i musulmani [sarebbe bene] di fare ,al momento opportuno una protesta contro l'invasione greca ed un appello alle Potenze per il rispetto ai deliberati di Londra. Allora l'Italia sbarcando a Sasseno proclama che essa intende agire a tutela dei deliberati medesimi. 3° In quanto alla organizzazione della milizia sarebbe opportuno aspettare ancora alcuni giorni, far venire Castaldi a Durazzo ove egli prenderebbe in apparenza gli opportuni accordi col Senato Albanese. Prego V. E. voler impartire istruzioni che crede opportune all'ammiraglio Patris circa la missione sanitaria e avvisare pure Castoldi. Ho telegrafato quanto precede al

R. Console in Valona pregandolo avvisare Ammiraglio Patris.

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L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. R. 10505/792. Pietrogrado, 27 ottobre 1914, ore 20,30 (per. ore ... del 28).

Telegramma di V. E. n. 6002 (1). Ho interpretato presso Ministero Affari Esteri nel senso e nel modo prescrittimi l'impressione non favorevole prodotta sull'E. V. dalle comunicazioni fatte da codesto Ambasciatore di Russia, senza previo di Lei consenso, alla Stefani e ad altri gdornalisti. Sazonov dopo qualche esitazione e segni di disappunto mi ha chiesto se tali comunicazioni riferivansi alla profferta imperiale od anche alla risposta di V. E. ed apprendendo trattarsi della prima, ha cercato di sostenere in opposizione al mio argomento che dopo ,tutto dalla pubbli

cazione di essa non poteva risultare alcuna indiscrezione sul pensiero del

R. Governo, mentre dal canto suo Kroupensky, non era astretto a fare mistero della lieta notizia, nella sua buona fede ed espansività, le aveva dato corso. Sazonov ha soggiunto che profferta di consegnare all'Italia prigionieri di nazionalità italiana era stata inspirata allo Zar dagli abituali suoi sentimenti umanitari, dalla innata sua bontà e gentilez.za di animo come dalla sua simpatia per la nostra Nazione, ma che il Governo Imperiale non avrebbe esitato a sconsigliarla se avesse potuto immaginare che venisse intevpretata altrimenti e che le v·enisse riservata l'accoglienza che trovò. Ogni diverso sign,ifi.cato, affermò il Ministro, che venisse attribuito alla nobile iniziativa dello Zar e particolarmente quello di un' • avance • diretta ad accaparrarsi la riconoscenza dell'Italia sarebbe assolutamente erroneo, simile puerile tentativo essendo del tutto incompatibile in questo momento serietà del Governo Imperiale ed anche superfluo viste le disposizioni già esistenti presso di noi. Se le sorrti della guerra, egli concluse, si stanno decidendo in assenza Italia, ciò non riguarda ormai più che gli interressi di questa dei quali non spetta alLa RusSiia di preoccuparsi. Nel calore del discorso che però non recava intonazione di risentimento ma piuttosto di rincrescimento per le temute fallaci interpretazioni delle intenzioni del suo Sovrano, Sazonov ,stava per allontanarsi dal tema onde io cortesemente interrompendolo gli ho fatto presente che giusta i telegrammi da me ricevuti il R. Governo aveva apprezzato al suo vero ed alto valore la domanda dell'Imperatore e ne aveva espresso la sua sincera e viva riconoscenza ma che i problemi risultanti (caso del tutto nuovo di diritto interno e internazionale) e le responsabilità ad esso inerenti non [esentavano V. E.] dal maturo esame che si è riservato in proposito. Nel che Sazonov, pur esprimendo sua delusione, non ha indugiato a convenire.

(l) Vedi D. 38.

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IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. RR. u. 10490/1015. Durazzo, 27 ottobre 1914, ore 22 (per. ore 8 del 28).

In conformità alle istruzioni (l) di V. E. mi sono assicurato dell'appoggio efficace che potremo trovare presso Essad ai fini della nostra politica, e l'ho quindi avvisato che il R. Governo '1ntende mettere a disposizione sua una prima somma di 50 mila franchi oro. Ho già emesso un primo assegno a questa Società Commerciale d'Oriente per l'ammontare di 10 mila lire italiane oro sul mio conto corrente presso la Banca d'Italia ove tengo già fondi disponibili. Prego V. E. disporre per il versamento dell'ammontare necessario in Lire italiane

carta per far fronte sino a 50 mila lire oro di assegni da me rilasciati e da rilasciare tenuto conto del cambio. Emetterò gli assegni per i 40 mila franchi rimanenti non appena avrò avuto avviso dei versamento fatto presso codesta Banca d'Italia. Cercherò di fare in modo che questa prima somma possa bastare ad Essad per 15 giorni col pretesto che la Società Commerciale d'Oriente non ha il numerario occorrente. Verso il 12 novembre occorrerà che V.E. provveda al versamento in oro di una seconda quota di 50 mila lire che procurerò far durare il più possibile vigilando i bisogni dell'Amministrazione locale.

(l) Orali ma anche trasmesse con D. 12.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'ONOREVOLE SONNINO (l)

L. P. Roma, 28 ottobre 1914, mattina.

La pressione diplomatica incalza -per opera dell'Inghilterra da una parte della Germania dall'altra -in vista della prossima eventualità dell'entrata in guerra della Turchia. Bisognerà prendere prossimamente gran risoluzioni; e

• tirare in lungo • non è facile quando gli altri • tirano in breve • di qua e di là. Ad ogni modo anche a tirare in lungo occorre assidua cura e attenzione non interrotta e non turbata da altri pensieri. Io non mi sento, decisamente, di affrontare da solo tale responsabilità, anche perché la mancanza di preparazione tecnica mi rende più lungo e penoso un lavoro inconsueto. Mi pare di tradire gli interessi del paese, di fronte ai quali le considerazioni parlamentari debbono cedere.

Anche Martini è di opinione che occorre chiudere al più presto la crisi degli Esteri, comunque egli non sia informato di tutto quello che tu sai.

Debbo quindi, per tutte le ragioni che non starò a ripeterti, rinnovarti la vivissima preghiera di consentire senz'altro a entrare sùbito. Se mi dici di no, dovrò risolverla in altro modo, non so ancora bene quale, ma certo meno gradito a me (il che sarebbe poca cosa) ma meno giovevole al paese. E questa è la sola ragione che invoco per vincere le tue giuste riluttanze.

Nel Consiglio dei ministri di oggi dovrà constatarsi, o meno, l'accordo tra Rubini e il ministro della Guerra e prendersi una deliberazione risolutiva e concreta, la quale è pure indispensabile; perché ogni giorno che passa a esaminare tabelle è dannoso per la preparazione militare, che ne rimane sempre più ritardata. Quindi saprò stasera se Rubini rimane o se ne va. In questa seconda ipotesi mi farò autorizzare dal re a rifare, se occorra, tutto il ministero, che, naturalmente, si rifarebbe insieme, se tu vorrai darmi il consenso immediato, che ti chiedo però anche per la prima ipotesi.

Gli eventi incalzano; e non è in potere nostro l'arrestarli. Occorre invece provvedere senza indugio a fronteggiarli secondo le nostre forze.

Ti ,telegraferò stasera (l) (ma il telegramma ti arriverà domattina) l'esito del Consiglio per ciò che concerne Rubini; ma in qualunque modo ti chiederò una risposta per gli Esteri.

Non supporre che io voglia forzarti la mano, al che del resto non avrei potere. È che proprio, dopo molta meditazione, mi sono convinto che debbo fare così, per coscienza.

(l) Da BCL, Archivio Salandra. Ed. in SONNINO, Carteggio, D. 36.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, E AL CONSOLE A VALONA, LORI

T. GAB. 1142. Roma, 28 ottobre 1914, ore 11,35.

Agenzia di Atene ha pubblicato in data 27 corrente un ,comunicato del Governo ellenico, che conchiude nei seguenti termini:

• Governo greco, inspirato a sentimenti umanitari e arrendendosi alle invocazioni degli abitanti dell'Epiro, cristiani e musulmani, i quali ripetutamente gli avevano chiesto di assumersi la responsabilità dell'ordine e della sicurezza del paese, decise di fare avanzare le proprie truppe nei distretti di Argirocastro e di Premeti, di assicurare l'ordine 1e permettere agli abitanti che avevano abbandonato le loro case di ritornarvi, di garantire la vita e i beni di tutti gli Epiroti senza distinzione di religione e assicurare ai confini del Regno, l'ordine indispensabile alla sua sicurezza.

Ciò era tanto più necessario inquantoché questa azione ebbe luogo prima che l'epoca della semina si avvicinasse e occorreva che le famiglie degli emigrati potessero tornare in tempo per la semina stessa.

La Grecia, procedendo ad una misura di carattere assolutamente provvisorio, si propone di conformarsi strettamente alle decisioni delle Potenze, alle quali aderì con la sua nota dell'8-21 febbraio e ha già proceduto, in questo senso, all'invio di una dichiarazione alle Potenze ».

(Per Durazzo) Conforme le intese verbali prego V. S. dare nei modi opportuni pubblicità a questa notizia e valersene a preparare l'ambiente per la nostra occupazione di Sasseno avvertendo che abbiamo interesse ad affrettarla più che possibile.

Attendo sue comunicazioni telegrafiche (2).

8 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

(l) -La sera Salandra telegrafò a Sonnino: • Consiglio proseguirà domani mattina. Ma crisi Rubini inevitabile dopo la quale rassegnerò dimissioni ministero>, Sonnino rispose il 29, alle 10,30: • Arriverò questa sera mezzanotte. Ci vedremo domattina e spero potremo combinare tutto •. (2) -Per la risposta vedi D. 66.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1479/l41. Berlino, 28 ottobre 1914, ore 14,52 (per. ore 21).

Mi riferisco rapporto riservatissimo n. 3204/628 18 corrente (1).

Le probabilità di un prossimo richiamo da Roma • per motivi di salute • dell'attuale ambasciatore di Germania si fanno sempre maggiori: e ormai non vi sono più da superare per rendere nota la cosa definitivamente che l'ultime resistenze di Jagow stretto da intima amicizia con Flotow. Da fonte non ufficiale ma autorevolissima e in grado di saperlo con certezza sono stato confidenzialmente informato che sarebbe in questi ultimi giorni preso proposito di inviare provvisoriamente a Roma invece del Mumm cui accennavo in quel mio rapporto l'ex cancelliere dell'Impero Biilow. Questi sarebbe destinato con credenziali di Ambasciatore in missione straordinaria presso il Re e pure risiedendo a villa Malta dirigerebbe l'ambasciata per tutta la durata della guerra. Biilow al patriottismo del quale sarebbe stato rivolto speciale caloroso appello avrebbe accettato di ritornare temporaneamente allo stesso posto cui è stato chiamato la prima volta 21 anni or sono. La destinazione di un uomo così eminente ·che ebbe per lungo tempo il primo posto in Germania ed è legato da così stretti vincoli di ogni natura col nostro paese dovre·bbe attestare nel pensiero del Governo germanico del pregio singolarissimo che esso annette al mantenimento di buone relazioni con Italia.

57

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. s. 1484/376. Londra, 28 ottobre 1914, ore 15,40 (per. ore 22).

Oggi vedrò Grey e gli parlerò nel senso degli ordini di V. E. (2) cioè a titolo semplicemente interrogativo.

Ho pregato Addetto Militare e Navale raccogliere con debite cautele informazioni militari da V. E. desiderate. Intanto giusto suo ordine pe·rmettomi sottoporle mio subordinato parere in merito proposta Grey.

Nell'invito rivoltod io ravviso due vantaggi per noi precipui:

l o -per il presente esso ci fornisce plausibile motivo per insistere nella ripresa delle note conversazioni aLlo scopo di raggiungere ... (3) completa

intesa sulle condizioni cui dovremmo subordinare nostra eventuale adesione alla Triplice Intesa. Gioverebbe però, a facilitare il raggiungimento dello scopo, bene precisare quali sarebbero le complesse ·circostanze che ci imporrebbero ineluttabile necessità di uscire dalla neutralità e specificare in pari tempo condizioni stesse •tenendo presente cdò che precede circa alcune •tra quelle già in passato formulate e che furono da lui considerate più essenziali. Grey, per quanto a titolo personale e non impegnativo, si mostrò in massima consenziente. Tutto ciò per quanto concerne i nostri interessi adriatici.

2° -Eventuale azione militare italiana in aiuto diretto dell'Inghilterra contribuirebbe per il futuro a rinforzare in modo tangibile e duraturo le relazioni fra i due Paesi che sarebbero così uniti da un dopptio vincolo di interessi e di sentimenti che ci permetter,ebbe a suo tempo di meg1io e più efficacemente tutelare i nostri interessi mediterranei controbilanciando qui influenze di quella Francia invadente conservatrice e forse pure dericaleggiante che molto verosimilmente ci troveremo davanti l'indomani di una vittoria della Triplice Intesa. La comunanza di intenti italo-inglesi risulta dall'evidente interesse dei due Paesi nel mantenere equil1brio mediterraneo. Finalmente un'azione comune italo-inglese contro la Turchia darebbe a noi titolo per invocare appoggw inglese nella tutela dei nostri interessi politici ed economid nell'Impero sia che esso sopravviva sia che vada de,finitivamente a sfascio. Tutto questo cumulo di potenti interessi italiani per i quali nessun vantaggio ed ogni danno dobbiamo comunque aspettarci da un trionfo germanico-austriaco, potrebbe essere compromesso in modo irrimediabile se oggi, come nel 1882, all'invito inglese noi si rispondesse con un rifiuto aperto o larvato.

Ciò premesso il miglior m.odus procedendi per raggiungere lo scopo accennato da V. E. di concedere all'Inghilterra il chiestoci aiuto senza con ciò uscire dalla neutralità, mi parrebbe quello di fare rivivere il noto progetto di accordo per tutelare reciproci interessi nell'Africa settentrionale, accordo di cui fu a suo tempo informato Berlino. Detto accordo dovrebbe essere concluso in una forma dalla quale potesse sorgere per noi necessità di appoggiare Inghilterra contro mene panislamiche. Stipulato tale accordo una nostra eventuale azione militare, allo scopo di aiutare Inghilterra in Egitto contro aggressione turca che in pratica si risolverebbe in una grave minaccia contro la Libia, non potrebbe in alcun modo essere interpretata come una illegittima ed ingiustificata nostra mossa contro Germania ed Austria, visto che noi agiremmo unicamente in difesa dei vitali interessi nostri stati sempre considerati all'infuori dei limiti antichi della Triplice ALleanza. Evidentemente vi è sempre il rischio che qualora la Turchia ci dichiarasse guerra Germania ed Austria facciano causa comune con essa dichiarandocela a loro volta. Ma in tal caso delicata e onorevole esitazione da noi dimostrata nell'abbandonare neutralità non avrebbe più motivo e nel conflitto eventuale responsabilità ricadrebbe su Germania e AustriaUngheria e nessuno potrebbe onestamente muoverei appunto di sorta per avere agito in perfetta legalità a proteggerei da serio pericolo cagionato dagli intrighi tedeschi diretti a sollevare movimento panislamico. Al riguardo mi pare salta agli occhi che una volta rid'ivenuti padroni 9gitto, Giovani Turchi non esiterebbero un momento a voler riprendere Libia né tedeschi leverebbero un dito per impedirlo se pure a questo non l'hanno spinti segretamente. È ovvio che una eventuale rivolta degli indigeni in Egitto creerebbe [situazione] per noi oltremodo pericolosa in Libia specie in Cirenaica. Resta da vedersi pure se anche in caso di una nostra guerra con Turchia, converrebbe, a questi chiari di luna, alla Germania ed all'Austria di darci legittima causa per unirei ai loro nemici. In conclusione a me proposta inglese appare sotto ogni aspetto meritevole della massima nostra considerazione a condizione beninteso che chiaritane portata e pratica attuazione si cerchi da parte nostra trarne massimo profitto a tutela degli interessi Mediterraneo e possibilmente anche di quelli Adriatico. Dico • possibilmente • perché mi pare prudente tener presente che Inghilterra deve fare i ·conti con Francia e Russia le quali, per quanto si può giudicare potrebbero non essere disposte consentire alla realizzazione integrale di tutte le nostre legittime aspirazioni adriatiche senza una nostra partecipazione alla guerra generale.

Telegraferò in giornata dopo colloquio con Grey (1).

(l) -Non pubblicato: si riferiva all'argomento trattato in questo telegramma. (2) -Vedi D. 43. (3) -Gruppo indecifrato.
58

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI

T. GAB. s. 1143. Roma, 28 ottobre 1914, ore 19.

Flotow mi ha domandato quale sarebbe stato l'atteggiamento dell'Italia nel caso di una prossima entrata in guerra della Turchia.

Ho risposto che tale eventualità non poteva impressionarmi favorevolmente, perché desiderando noi rimanere in pace, eravamo turbati da ogni maggiore estensione della guerra nei dintorni di casa nostra e specialmente nel bacino del Mediterraneo. Richiesto di specificare quali interessi italiani avrebbero potuto essere offesi dalla prevista estensione della guerra, ho parlato dell'agitazione islamitica che già si nota in tutto l'Hinterland dell'Africa settentrionale e che, se anche suscitata a danno soltanto dell'Inghilterra e della Francia, non poteva non estendersi fatalmente, éome già avvenne in Cirenaica e in Tripolitania, ed ho ricordato a tale proposito quanto avevamo già detto a Berlino. Ho accennato pure alla eventualità di impedimenti alla libera navigazione del Canale di Suez, che avrebbero compromesso le nostre indispensabili comunicazioni con l'Eritrea e con la Somalia italiana.

Fllotow ha negato che l'agitazione panislamitica potesse prendere una grande estensione, in specie a nostro danno e ha detto che ad ogni modo a garantircene

avrebbe avuta la massima influenza la stessa Turchia. In quanto alla navigazione del Canale Flotow ha mostrato di ritenere che non sarebbe stata turbata e non ha dato importanza al mio accenno alla eventuale azione delle forze turche raccolte nella regione del Sinai.

Flotow ha concluso non nascondendo che la Germania avrebbe attribuito grande importanza a un nostro atteggiamento amichevole e ne avrebbe potuto tener conto al momento della pace, a vantaggio dei nostri interessi del Mediterraneo. Non ho creduto opportuno di chiedere una maggiore specificazione di questa allusione; ma ho riaffermato le nostre preoccupazioni per le conseguenze a noi probabilmente dannose dell'entrata in guerra della Turchia.

Quanto precede per sua esclusiva conoscenza personale.

Gradirò tuttavia che V. E. mi comunichi telegraficamente le maggiori notizie di fatto che le sia dato di raccogliere costà circa i preparativi militari della Turchia sulla frontiera turco-egiziana e circa i progetti di attacco contro il Canale di Suez e l'Egitto.

Intanto il:a informo che da fonte autorevole mi risulta che la Turchia inizierebbe le ostilità ai primi di novembre e che circa 40 mila uomini sarebbero riuniti nella regione di Akaba (1).

(l) Vedi D. 63.

59

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI

T. GAB U. 1144/41. Roma, 28 ottobre 1914, ore 18.

Precedenza assoluta. Rise1·vatissimo per Lei solo. Suo telegramma n. 1014 (2).

Circa sbarco missione sanitaria faccio telegrafare Patris procedervi colle opportune precauzioni per non allarmare popolazione locale, ma direttamente dalla R. Nave.

Quanto allo sbarco marinai Sasseno ho già inviato a V. S. mie istruzioni con telegramma Gabinetto n. 1142 (3) al quale attendo risposta telegrafica.

Per invasione greca essendovi ufficiale dichiarazione del Governo greco alle Potenze che essa ha carattere provvisorio e che Grecia intende rispettare deliberazioni di Londra e di Firenze, noi, non faremo protesta ma prenderemo formalmente atto della dichiarazione.

Quanto organizzazione militare concordo nell'idee da V. S. espressemi. Farò avvisare Castaldi.

(l) -Per la risposta vedi DD. 67 e 80. (2) -Vedi D. 51. (3) -Vedi D. 55.
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L'AMBASCIATORE A BORDEAUX, TITTONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1482/230. Bordeaux, 28 ottobre 1914, ore 21,35 (per. ore 2 del 29).

Riservatissimo per Lei solo -Telegramma di V. E. circa Turchia in Egitto (1).

l o -V. E. osservava giustamente che la questione vera non è quella della protezione della neutralità e libertà di navigazione nel Canale di Suez ma bensi quella della difesa dell'Egitto. Occupando il Canale di Suez la Turchia impedirebbe il passaggio delle navi della Triplice Intesa ma non delle navi delle Potenze neutrali. Noi quindi non avremmo motivo né veste legale per intervenire. Nel caso non prevedibile che la Turchia volesse impedire il passaggio delle navi degli Stati neutrali non noi ma tutti i neutri insorgerebbero. In tal caso noi avremmo interesse e veste per agire.

2° -La necessità di difendere la Libia non dovrebbe indurci a metterei contro la Turchia la quale per evitare la nostra ostilità certo ci darebbe tutte le possibili garanzie. Quanto a elemento indigeno in Libia esso certo resterebbe più calmo se noi non combattessimo i turchi e gli egiziani, mentre se noi li combattessimo avremmo in Libia una grande esplosione di fanatismo musulmano che turchi ed egiziani fomenterebbero. Tuttavia devo dire che se guardiamo l'avvenire noi abbiamo interesse ad impedire che si costituisca un Egitto turco che potrebbe diventare un vicino incomodo.

3° -Però se la neutralità del Canale di Suez e la difesa della Libia non possono essere per noi da sè sole, seri,e e sufficienti ragioni per combattere la Turchia potrebbero essere da noi abilmente trasformate in legittimo pretesto quando per altra ragione che non sia il Canale di Suez e la Libia ci convenisse prendere parte alla guerra con la Triplice Intesa. Il dichiarare guerra alla Turchia sarebbe un mezzo di farcela dichiarare dalla Germania e dall'Austria in ,guisa da parere che non si,amo stati noi a rompere l'alleanza e metterei contro di esse. Naturalmente quel giorno noi ci assicureremmo tutti i vantaggi che potremmo stipulare con la Triplice Intesa nel caso in cui questa riuscisse vincitrice ed allo stesso modo correremmo tutti i rischi che potrebbero derivare a noi dalla eventuale vittoria di Germania e Austria. A questo riguardo io non mi pronunzio, come non credo possa pronunziarsi nessuno dei miei colleghi presso le altre Potenze belligeranti, non essendo possibile a noi per la posizione in cui ci troviamo, di veder bene tutti i lati della questione. V. E. sola è in posizione da abbracciare tutto il grave e complesso problema tenendo conto degli elementi che ciascuno di noi Le fornisce.

Quanto ho detto al numero uno esclude la possibilità che noi vengasi in aiuto all'Inghilterra in Egitto senza entrare in conflitto colla Turchia. Potremmo però entrare in conflitto con Turchia e conservare la neutralità rispetto

Germania ed Austria? Non parm.i possibile conservare tale illusione. Se la Turchia interverrà nella guerra lo farà unicamente perché cederà alle pressioni della Germania e si darà in braccio ad essa, ed anzi proprio l'azione contro E.gitto sarà più specialmente dovuta all'istigazione della Germania la quale non solo vorrà infliggere all'Inghilterra un grave [colpo] con la perdita dell'E•gitto ma vorrà privarla dell'uso del Canale di Suez da cui sono passate le truppe indiane inviate in Francia sul teatro della guerra e da cui dovranno passare non solo altre truppe indiane ma altresì le australiane e perfino le giapponesi. Se nel momento in cui la Turchia fosse sul punto di realizzare il piano germanico noi intrvenissimo ad ostacolarlo si può essere certi che in Germania avrebbero una esplosione d'ira contro di noi e come probabile conseguenza la guerra. Dato l'accanimento ed il carattere di sterminio di questa immane guerra qualunque neutro fa cosa che giova ad una delle parti, incorre necessariamente l'ira delle altre. Questa è la prima parte della mia risposta.

4° -Ad ogni modo è da tener presente che una nostra gueTra contro la Turchia in Egttto sarebbe non lieve impresa. V. E. giustamente si preoccupa delle conseguenze per i nostri interessi economici in Turchia e nelle nostre Colonie e giustamente osserva che largo dovrebbe essere il compenso che l'Inghilterra dovrebbe offrirei. Ma io credo che dobbiamo anche riflettere che avremmo a combattere insieme all'esercito turco numeroso ed agguerrito le popolazioni musulmane tanto in Egitto quanto in Libia ·che si solleverebbero e coadiuverebbero l'esercito turco colla guerriglia e imboscate ed insidie che purtroppo conosciamo. Abbiamo visto che in libia durante un i+ntero anno le sole popolazioni musulmane con pochi regolari turchi hanno tenuto impegnate forze nostre rilevanti, grandi quantità di materiale e l'intera flotta. Ora ai musulmani di Libia si aggiungeranno quelli di Egitto ed invece di pochi regolari turchi ci sarà un esercito. L'Inghilterra può dar poco aiuto avendo inviato in Francia tutti gli uomini di cui può disporre. Non g:ià che io dubiti del nostro esercito. Calcolo soltanto che l'azione militare in Egitto sottrarrebbe una notevole parte di forze militari a quelle destinate al nostro confine orientale.

5° -Se l'Inghilterra e la Russia vogliono davvero fronteggiare l'eventuale azione militare della Turchia in Egitto e nel Caucaso è indispensabile che facciano quello che fino ad ora hanno trascurato e cioè si,stemino la questione della Bulgaria. Per incitare la Bulgaria a riprendere Adrianopoli se la Turchia farà la guerra, per avere da essa serie garanzie che nulla farà ·contro la Romania il giorno in cui questa attaccherà l'Austria, garanzia che avrebbe gran peso per decidere la Romania all'attacco ,stesso, è indispensabile che Inghilterra e Russia ottengano dalla Serbia e Grecia l'impegno di una soddisfacente rettificazione della frontiera macedone a favore della Bulgaria, da valere il giorno in cui la Serbia potrà avere la Bosnia e lo sbocco al mare e la Grecia l'Epiro. Quando ciò avvenisse, la situazione sarebbe molto chiarita tanto per la Romania quanto per noi e noi potremmo con maggiore tranquillità fare la guerra alla Turchia ed attendere che come conseguenza ne derivi la nostra guerra colla Germania e coll'Austria. Sarebbe quindi prudente attendere che ciò si verificasse tanto più che ancora non è avvenuta la seconda grande vittoria russa in Galizia e sulla frontiera belga le sorti pendono ancora incerte. Del resto anche qui si dà grandissima importanza alla Bulgaria e Deicassé rrui diceva che Sofia è ora il perno delle questioni balcaniche romena ,e turca. Se il mio punto di vista avrà l'approvazione di V. E. vedrà l'E. V. se non sarà il caso di esporlo chiaramente all'Inghilterra tenendo conto che su Grey il linguaggio franco è quello che fa migliore impressione.

(l) Vedi D. 43.

61

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AGLI AMBASCIATORI A BORDEAUX, TITTONI, A LONDRA, IMPERIALI, E A PIETROGRADO, CARLOTTI

T. GAB. s. 1145. Roma, 28 ottobre 1914, ore 21,40.

Decifri Ella stessa -Fo seguito al mio telegramma Gabinetto n. 1141 (1).

Rodd, venuto ,ieri a comunicarmi a nome di Grey la dichiarazione della Grecia circa l'Epiro, comunicazione che egli giudicava una semplice formalità, mi ha domandato se avessi pensato alla eventualità da lui prospettatami nella sua visita precedente di una nostra azione a favore dell'Inghilterra nel conflitto con la Turchia che egli prevedeva prossimo. Gli ho risposto che non avevo avuto molto tempo per rifletterei ma che non vedevo facile la cosa volendo noi per ora non uscire dalla neutralità. Tuttavia gH ho chiesto, in via affatto personale ed amichevole e non impegnativa né per lui né per me, che cosa, a suo parere, noi avremmo potuto fare. Rodd ha risposto che noi avremmo potuto, per esempio, mandare qualche corazzata all'imboccatura del Canale di Suez per difenderne la neutralità e l'integrità. Non ho espresso alcuna opinione su tale suggerimento, ma ho notato la persistente preoccupazione di Rodd circa l'azione delle importanti forze turche raccolte ad Akaba, dirette da numerosi tedeschi che potrebbero mediante pontoni o altrimenti tentare un passaggio del Canale di Suez in Q.ualche punto della sua linea assai lunga. Durante la breve conversazione ho ripetuto che a noi sarebbe stato molto difficile prendere una parte attiva nel confl,itto europeo avanti la primavera. Rodd ha risposto che egli andava modificando le sue impressioni circa la lunga durata del conflitto la cui intensità poteva non cessare durante l'inverno e forse tendeva a chiudersi per l'esaurimento economico della Germania. Ho avuto però l'impressione che l'Ambasciatore non si facesse molte illusioni sulla sua rosea previsione la quale non voleva essere se non una punta per noi.

Intanto sono informato da fonte autorevole che la Turchia aprirebbe le ostilità ai primi di novembre e ,che circa 40 mila uomini sarebbero riuniti nella regione di Akaba.

(Per Londra) Quanto precede per sua norma eventuale di linguaggio.

(Per gH aUri) Quanto precede per sua esclusiva conoscenza personale (2).

(l) -Vedi D. 43. (2) -Per le risposte vedi DD. 71, 78, 115.
62

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, E AI MINISTRI AD ATENE, DE BOSDARI, A BUCAREST, FASCIOTTI, A NISH, SQUITTI, E A SOFIA, CUCCHI

T. GAB U. RR. 1146. Roma, 28 ottobre 1914, ore 22,30.

Da varie e attendibili notizie risulterebbe assai prossima l'entrata in azione della Turchia. Non mi risulta quali siano i progetti militari della Turchia per quanto riguarda i Balcani e il Caucaso, ma da varii indizi risulta che considerevole numero di truppe sono riuntte sulla frontiera turco-egiziana.

(Per Costantinopoli) Senza menzionare quest'ultimo particolare prego V. E. indagare e telegrafarmi d'urgenza quanto le risulti circa i piani della Turchia.

(Per gLi aUri) Prego V. S. informarsi e telegrafarmi quanto le risulti circa probabile attitudine di codesto Stato in caso di entrata in guerra della Turchia. Gradirò anche conoscere quanto ella potesse apprendere circa intenzioni degli altri Stati Balcanici (1).

63

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1480/377. Londra, 28 ottobre 1914, ore 23,05 (per. ore 6 del 29 ).

Mio telegramma Gabinetto n. 376 (2).

Ho detto oggi a Grey che prima di prendere in esame la nota proposta V. E. desiderava avere qualche spiegazione per meglio comprenderne la pratica portata.

Importava, ho osservato, assodare, ad esempio, se eventuale aiuto dovesse avere carattere navale ovvero piuttosto militare sic,come a me era sembrato di capire.

Premesso che capiva e trovava ben naturale mia domanda, Grey ha detto che prima di darmi una risposta più precisa doveva conoscere il pensiero e desiderio di Kitchener e del Primo Lord dell'Ammiragliato.

Egli personalmente aveva impressione che nostro eventuale aiuto dovrà essere piuttosto navale che militare trattandosi di assicurare libertà navigazione Canale ed impedire possibilmente azione di navi turche.

Grey si è riservato comunque di darmi prossimamente spiegazioni che io non mancherò di telegrafare.

Dal punto di vista militare Grey ha detto che a quanto gli risultava Inghilterra dispone in Egitto di forze sufficienti per respingere eventuale aggressione turca.

(l) -Per le risposte vedi DD. 69, 72, 73, 75 e 79. (2) -Vedi D. 57.
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IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10527/1016. Durazzo, 28 ottobre 1914, ore 23,30 (per. ore 5 del 29).

La Commissione di Varatassi circa intenzioni Governo Ellenico di prendere misure a tutela dell'ordine nell'Albania Meridionale ha risvegliato le false accuse già mosse contro Essad di essersi messo d'accordo Stati finitimi per lo smembramento del Paese. Specialmente gli austriacanti e partigiand dei Giovani Turchi cercano sfruttare tale infondato sospetto. Essad perciò è venuto a vedermi affermandomi aver respinto sdegnosamente cospicue offerte di denaro per parte greca a patto che egli avesse pregato il Governo ellenico di intervenire a favore dei profughi ciprioti. Vi sarebbe ragione per prestargli fede sino a un certo punto. Egli quindi mi ha detto di confidare che il R. Governo farà quanto è in suo potere per impedire l'invasione del Paese e che protesterà contro l'avanzata greca almeno per salvare le apparenze e non compromettere le sorti future dell'Albania. Egli sarebbe assai grato se, una volta nota ufficialmente l'entrata dell'esercito regolare greco in territorio albanese, Governo italiano farà riserve e occuperà Sasseno accampando tale atto con una comunicazione a tale scopo nella quale l'Italia signtficherebbe: l o di agire a tutela dell'.integrità e neutralità a.lbanese, a termini della dunione di Londra, a salvaguardia popolazione musulmana tanto maltrattata Albania sud; 2° di considerare l'atto della Grecia come puramente provvisorio sino riorgandzzaZiione amministrativa dell'Albania nel tempo in cui la crisi europea [si risolverà]. Una siffatta nostra mossa collima in massima colla intenzione di V. E. Prego farmi conoscere se e in quali termini possa accondiscendere domanda rivoltami (1). Una nostra dichiarazione gioverebbe a calmare il sospetto di tutto quello che potrebbe ostacolare lo svolgimento del nostro programma non solo in Albania ma soprattutto a Valona. Essad sorretto nei limiti del possibile sarebbe nell'attuale momento impiegabile per l'attuazione pacifica dei nostri propositi nei riguardi interni ed internazionali.

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IL CONSOLE A SCUTARI, DE FACENDIS, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10566/451. Scutari, 29 ottobre 1914, ore 13,25 (per. ore 9,55 del 30).

Ho telegrafato alla R. Lega:òione quanto segue: • Riservato. Ministero comunicatomi telegramma segreto inviato V. S. 6031 (2) circa i rapporti f,ra Essad

e Bid Doda; attendo pereiò nuove direttive (l) dopo telegramma di codesta Legazione N. 2726 (2).

Permettomi intanto esprimere avvciso a noi convenga Essad ·e Bib Doda, pur rimanendo indipendenti nei rapporti reciproci non siano due forze antagonistiche e pertanto ritengo nostro interesse cercare tenere entrambi legati a noi il più po,ssibile. Fin a quando saranno prese decisioni definitive parmi sia d'uopo rafforzare munificenza nei tre centri albanesi Valona-Durazzo-Scutari.

Per Valona sembra fatto compiuto, a Durazzo fìnoTa possiamo fidare su Essad, è da provvedere per Scutari se non la si vuole abbandonare in mani altrui. Sulla base del rispetto delle decisioni di Londra potremmo con limitate forze di poliZ'ia (carabinieri e guardie) imporre l'ordine in città, rafforzare posizione e influenza di Bib Doda ed esercitare un'azione ardita presso cattolici con opportuni mezzi, pensando che musulmani, nostri amici fino raggiungimento del loro scopo, prima o poi dovrebbero essere allontanati da noi per seguire direttive germanofìle di Cospoli propagate dagl1i agenti Giovani-Turchi in Albania. Quanto a Bid Doda lo si terrebbe legato sia con la <'Ollaborazione del mantenimento dell'ordine sia col doverlo necessariamente fornire di mezzi per governare come è stato fatto per Essad. Sebbene Bid Doda faccia ora l'italiano ad oltranza ed ogni giorno mi scriva chiedendomi struzioni comprendo benissimo che non lo si può tenere asservito che per la gola •.

(l) -Vedi D. 70. (2) -Vedi D. 39.
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IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1483/1019. Durazzo, 29 ottobre 1914, ore 14,50 (per. ore 18).

Mi giunge oggi telegramma n. 1142 (3). Ho dato subito pubblicità al ·comunicato della Grecia consegnandone pure una copia a questo Governo.

ffissad ha preparato una protesta alle Potenze destinata a salvare soprattutto la sua situazione. Gli ho cons~gliato di usare termini relativamente moderati adatti alle circostanze. Egli ha accettato il consiglio e cercherà salvare unicamente il suo prestigio di fronte ai musulmani.

Siamo quindi 'rimasti int•esi che l'occupazione di Sasseno avrà luogo immediatamente e che io aspetterò le istruzioni di V. E. per fare in proposito una comunicazione in cui si significherebbe al Governo albanese che abbiamo preso atto dell'impegno greco circa il carattere provvisorio della occupazione e del rispetto delle deliberazioni di Londra e di Firenze, aggiungendo che lo sbarco a Sasseno è connesso colla determinazione del R. Governo di far rispettare

i deliberati di Londra e di sorvegliare la baia di Valona nell'interesse stesso dell'Albania ed anche nelle popolazioni musulmane le quali hanno tanto sofferto dai recenti avvenimenti.

Aspetto che V. E. mi dia ordini in proposito.

(l) -Le nuove direttive sono al D. 96. (2) -Non pubblicato. (3) -Vedi D. 55.
67

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1488/142. Berlino, 29 ottobre 1914, ore 14,50 (per. ore 18).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1143 (1).

Cercherò di procurarmi per quanto sia possibile i dati di fatto da V. E. richiestimi intorno ai preparativi militari della Turchia sulla frontiera turcoegiziana. Fin dal principio della guerra io aveva riferd.to (mio telegramma Gabinetto n. 91) (2) circa i negoziati avviati dalla Germania per ottenere la partecipazione della Turchia e circa l'accordo (mio telegramma Gabinetto

n. -98) (3) che sarebbe anzi già stato concluso in proposito. Si trattava allora essenzialmente di un progettato attacco turco nel Caucaso ma più tardi corsero altre voci da me pure rHerite di una marcia di truppe ottomane· •attraverso la Siria e Palestina con direttive verso l'Egitto. Questo Ambasciatore di Turchia mi disse bensì ieri l'altro (mio telegramma n. 935) (4) di non saperne nulla ed aggiunse le ragioni per· le quali a suo avviso un intervento armato turco non sarebbe nelle attuali condizioni nemmeno vantaggioso per la Germania. Non é inverosimile, date le poco buone relazioni personali di questo mio collega con Enver bey e gli altri dirigenti della politica turca, che egli sia stato tenuto all'oscuro delle vere intenzioni del suo Governo: ma è anche più probabile che abbia creduto dovermi dissimulare la verità. Z·immerman, come ho già accennato, non mi ha mai smentito la probabilità di un'azione turca; ha soltanto ripetutamente insistito sulle incertezze che si manifestavano a Costantinopoli e che impedivano di far sicuro assegnamento sulla Turchia. In questi ultimi giorni mi sembrò poi egli pure alquanto compreso delle preoccupazioni cui fece allusione l'Ambasciatore di Turchia. Il passo fatto presso V. -E. da Flotow mostrerebbe però che tali preoccupazioni sarebbero qui ora dileguate o avrebbero quanto meno ceduto di fronte alla prospettiva degli ipotetici vantaggi che l'entrata in guerra della Turchia arrecherebbe alla Germania. Vedrò domani Zimmermann e procurerò di raccogliere quanto più possibile elementi di giudizio.
(l) -Vedi D. 58. (2) -Vedi serie V, vol. l, D. 8. (3) -Vedi serie V, vol. I, D. 44. (4) -Con T. 10514/935 del 28 ottobre, ore 14,55, non pubblicato, Bollati aveva riferito le voci circolanti a Berlino di un possibile intervento dell'Impero ottomano nel conflitto.
68

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10574/97 GAB. Pietrogrado, 29 ottobre 1914, ore 17,50 (per ore 8,25 del 30).

Sazonov mi ha testé comunicato quanto segue: l o Notte scorsa torpediniera ottomana penetrata nel porto di Odessa vi ha [colpito] cannoniera russa che colò a picco e nave mercantile francese che danneggiò non gravemente quindi si allontanò perseguitata invano da una cannoniera. 2° Incrociatore • Hamidiè • è stamane [,giunto] per tempo a Novorossisk e vi ha sbarcato un ufficiale che recatosi dal Prefetto gl'l domandò resa della città sotto la minaccia di bombardarla. Il prefetto per risposta pose u:flficiale e Console Ottomano agli arresti. Incrociatore si allontanò senza dare seguito alla minaccia. 3° Incrociatore • Breslau • bombarda da questa mattina il porto di Teodossia.

In seguito a tale inopinato atto di ostilità, Russia si trova in istato di guerra con Turchia a partire da og,gi 29 ottobre.

Prego E. V. comunicare quanto precede al Capo di Stato Maggiore.

Riferendosi alla nota intesa fra il R. Governo ed il Governo Imperiale (telegramma ministeriale del 26 agosto N. 4897) (l) Sazonov mi ha interessato a voler pregare V. E. di voler impartire di urgenza le necessarie istruzioni al

R. ambasciatore a Costantinopoli affinché assuma tosto protezione interessi russi in Turchia.

Sazonov sarebbe particolarmente grato al marchese Garroni se volesse provvedere a sorveglianza speciale perché partenza di Giers e dell'ambasciata imperiale si effettui senza inconvenienti (2).

69

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. s. 1490/185. Bucarest, 29 ottobre 1914, ore 20 (per. ore 24).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1146 (3).

Non credo che l'entrata in azione della Turchia possa da sola determinare Romania a partecipare alla guerra e confermo che tale partecipazione dipende in massima parte dal nostro contegno e da una eventuale vittoria rug,sa.

Questo Consigliere di Legazione di Austria-Ungheria che è stato distaccato presso Ambasciata I. e R. a Costantinopoli dice che la Turchia è nelle mani dell'Austria-Ungheria e della Germania ed entrerà in azione al primo loro

cenno non contro Serbia e Grecia, ma contro Russia nsl Caucaso e Inghilterra in Egitto.

Mi risulta però che Venizelos ha telegrafato a Pasié avvertendolo che Genadiev sta trattando a Sofia cogli emissari ottomani per un attacco turcobulgaro contro Serbia e Grecia. Si ritiene qui indubitato che nel caso della entrata in azione della Turchia, la Serbia e la Grecia sarebbero solidali. D'altro lato ho ragione di credere che se Turchia attaccasse Serbia, Triplice Intesa entrerebbe subito in azione contro essa e l'esercito russo entrerebbe in Bulgaria se esercito bulgaro entrasse in Serbia. Però Governo russo ,se·guita esercitare sempre maggiore pressione a Nish per indurre Pasié fare le note concessioni alla Bulgaria. Pasié tuttavia seguita rifiutarvisi. Cercherò assumere informazioni ulteriori e le teliegraferò a V. E. (l) ma prego tenermi più regolarmente informato di quello che avviene in Oriente se si desidera che a mia volta io possa rendere qualche utile servigio al R. Governo.

(l) -Vedi serie V, vol. I, D. 444. (2) -Salandra, ritrasmettendo a Garroni, con t. 6119 del 30 ottobre, ore 21, questo telegramma vi aggiungeva le seguenti istruzioni: « Autorizzo V.E. assumere protezione interessi russi in Turchia e pregola adoperarsi nel senso desiderato da Sazonov circa partenzada Cospoli di Giers e personale ambasciata russa ». Fu ritrasmesso anche a Londra, Bordeaux, Berlino, Vienna, Bucarest, Sofia, Atene e Nish. (3) -Vedi D. 62.
70

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AL MINISTRO A DURAZZO ALIOTTI, E AL CONSOLE A VALONA, LORI

T.u. 6102. Roma, 29 ottobre 1914, ore 21.

Precedenza assoluta.

(Per Durazzo) Ho telegrafato quanto segue al R. Console in Valona.

(Per entrambi) Il Ministro della Marina telegrafa all'Ammiraglio Patris confermandogli l'ordine di sbarcare senz'altro la missione sanitaria senza dissimulare in alcun modo la provenienza e lasciando al criterio dell'Ammiraglio di farla accompagnare o no da truppe da sbarco. Si dà inoltre istruzione all'amm'lraglio di occupare l'isola di Sasseno innalzandovi la bandie,ra e mettendovi qualche cannone.

(Per Valona) Prego V. S. adoperarsi attivamente affinché queste nostre operazioni siano favorevolmente accolte da codesta popolazione. La ·autorizzo alle spese necessarie. Ella vorrà spargere la voce che l'occupazione di Sasseno ha significato di tutela dell'integrità e neutralità albanese in seguito ,all'avanzata delle truppe greche in Epiro e che l'Italia ha dichiarato alla Grecia di considerare quell'avanzata come puramente provvisoria.

(Per Durazzo) Rispondo al suo telegramma N. 1016 (2) e la autorizzo a dire ad Essad Pascià che ci siamo già espressi col Governo Greco nel senso da lui indicato omettendo però il termine della • riorganizzazione amministrativa dell'Albania •.

Naturalmente V. S. può rivestire la comunicazione a Essad delle forme che crederà opportune, ma la prego di fargli chiaramente intendere che l'amicizlia e l'appoggio del Governo Italiano gli saranno continuati unicamente se egli metterà in opera tutta quanta la sua influenza per evitarci qualsiasi fastidio a VBilona. Diversamente non esiteremo ad assumere verso di lui un altro contegno (1).

(l) -Vedi D. 82. (2) -Vedi D. 64.
71

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1487/378. Londra, 29 ottobre 1914, ore 22,40 (per. ore 4,30 del 30).

Riservatissimo per Lei sow. Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1145 e mio telegramma Gabinetto 376 (2).

Per incarico di GI"ey impedito, Nicolson mi ha oggi messo al coNente tenore risposta inviata a Rodd a seguito conversazione di V. E. con lui e mia con Grey. Come V. E. rileverà da quanto le dirà Ambasciatore, molto desiderato aiuto nostro dovrebbe avere carattere navale più o meno nelle linee indicate a V. 9. da Rodd. Avendo chiesto impressione Nicolson su probabile contegno Turchia mi ha risposto esso rimane tuttora misterioso perché al solito turchi non arrivano a decidersi. Gran Visir continua a giurare e spergiurare che Turchia non uscirà dalla neutralità ma opinione di Sua Altezza conta pochissimo mentre rimane tuttora preponderante quella ultra bellicosa di Enver Bey assolutamente dominato dai tedeschi. Talaat Bey cambia ogni giorno di parere e su lui non si può fare alcun assegnamento. È pure da tenersi conto che se partito moderato pacifico accennasse a prevalere, Enver bey forte dell'appoggio elemento militare non esiterebbe a fare qualche colpo di testa.

72

IL MINISTRO AD ATENE, DE BOSDARI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1492/21. Atene, 30 ottobre 1914, ore 1,35 (per. ore 15,50).

Rispondo telegramma di V. E. Gabinetto n. 1146 (3).

Venizelos mi ha dichiarato che né notizie concentramento truppe turche alla frontiera turco-egizi,ana qui state già da tempo e da diverse fonti segnalate, né gravissime notizie giunte stamane dell'attacco flotta turca contro Odessa bastano a fare mutare Grecia dalla sua linea di condotta proclamata al principio del conflitto europeo, che Grecia avrebbe conservato propria neutralità fino a

che essa o Serbia fossero state attaccate dalla Bulgaria. Della probabilità di questa ultima eventualità Venizelos non vede nei recenti avvenimenti un aumento necessario. Ciò non toglie che continui grave il sospetto sulla attitudine della Bulgaria e Venizelos non dubita dell'esistenza già tante volte segnalata di accordo turco-bulgaro la cui precisa portata gli è peraltro ignota.

(l) -Per le risposte vedi DD. 83 e 84. (2) -Vedi DD. 57 e 61. (3) -Vedi D. 62.
73

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. s. 1493/52. Sofia, 30 ottobre 1914, ore 9,30 (per. ore 14,40).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1146 (1).

Fin dal 31 agosto ho tenuto al corrente codesto Ministero di tutte le voci giunte successivamente qui di una possibile entrata in azione della Turchia, come pure ho riferito nei miei telegrammi n. 33, 34, 38, 42 (2), 199, 201, 219 (3) tutto a.uello che ho potuto raccogliere sulle notizie circolanti circa accordo turco-bulgaro per una azione comune.

Ieri stesso alla Sobranje nel messaggio reale fu nuovamente dichiarato in modo solenne il proposito del Governo bulgaro di mantenere la neutralità e questa dichiarazione deve essere stata fatta anche tenendo conto possibile en11rata in azione della Turchia. Quindi tutto induce a credere che la Bulgaria si limiterà a sorvegliare gli avvenimenti.

Non escludo tuttavia che ove per insuccessi militari turchi o moti interni della Turchia europea si presentasse occasione favorevole, opinione pubblica bulgara spingesse Governo ad intervenire tentando riconquista della linea EnosMidia.

74

L'ONOREVOLE SONNINO AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA (4)

L.P. Roma, 30 ottobre 1914.

Riccio mi ha raccontato i particolari dell'ultimo Consiglio di ministri. Data lia presente situazione credo che è meglio che Rubini lasci, perché Tu possa, dando le dimissioni generali del gabinetto, rifarlo con più libertà di movimenti. Converrebbe fare un ministero che possa non solo prendere al momento opportuno la decisione della guerra o meno, ma anche tradurla

f2l Vedi serie V. vol. I, DD. 112, 257, 310, 799.

in atto senza nuove modificazioni Perciò converrebbe allargarsi un poco verso

Sinistra. Potresti sostituire Carcano e Rubini, e proporre a Orlando la Grazia

e Giustizia, anche se non vuoi spingerti più oltre e prendeve uno o due radicali.

Anche la questione delle regioni sarebbe salva: Carcano è comasco come Rubini;

e Orlando è siciliano in luogo di San Giuliano. Io non mi rifiuto di entrare,

se la cosa può parere utile; e l'entrata contemporanea di quei due addolcirebbe

per molti l'impressione della mia entrata, la quale parlamentarmente non è

priva di inconvenienti.

Da quanto mi hai detto e scritto vedo che quanto all'estero le cose preci

pitano, e che non sarà facile rinviare ancora di molto la nostra decisione

definitiva. Ma possiamo noi entrare in guerra presto, date le nostre deficienze

militari? O queste sono ancora così gravi da sconsigliarlo in modo assoluto

pel momento, a meno di esserci forzati da un'ag,gressione esterna? Che cosa

rispondono i militari a queste domande?

Non sono venuto da Te (1), perché Ti so incomodato e non vonei stancarti

di più con discussioni; tanto più che, a quanto mi ha detto Riccio, il vostro

Consiglio definitivo avrà probabilmente luogo solo domani. Ma se mi vuoi

vedere, sono a Tua disposizione.

(l) -Vedi D. 62. (3) -T. 8434/199 del 27 agosto, ore ... ; t. 8503/201 del 29 agosto, ore 1,30; t. 9377/219del 21 settembre, ore 6,30; non pubblicati. (4) -Da BCL, Archivio Salandra. Ed. in SoNNINO, Carteggio, D. 37.
75

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1500/607. Pera, 30 ottobre 1914, ore 12,40 (per. ore 14 del 31).

Telegramma di V. E. 1146 (2).

Sull'attuale momento della Turchia ho già ripetutamente telegrafato. Suoi progetti in relazione agli Stati balcanici non sono ancora ben de,finiti, dipendono dall'atteggiamento definitivo che saranno per prendere Grecia, Bulgaria e Romania. Questi tre Stati tentano di avere vantaggi senza scendere possibilmente in guerra. Romania dichiara voler mantenersi neutrale e Bulgaria pur avendo rapporti di buona amicizia con la Turchia, perché ambedue hanno conti da saldare con la Grecia, si riservano. Essa diffida, in definitiva, dei tu!'chi e solo fa ora voce grossa, prendendo a pretesto persecuzione dei bulgari in Macedonia, per vedere se può premere sulla Serbia e coll'aiuto della Russia avere immediati compensi. Romania e Bulgaria intanto dichiarano sempre volere seguire condotta dell'Italia. In conclusione Turchia desidera potere affrontare Grecia e attendere svolgimento decisioni Stati balcanici per decidersi. Fra turchi e bulgari vi è amicizia momentanea per ogni eventualità, ma diffidenza nell'intimo dell'animo loro. Per avere un'idea dell'idea turca degli Stati balcanici dirò che Talaat bey oggi parlandomi dell'occupazione nostra di Valona aggiunse:

• Noi poi occuperemo Dedeagac mentre greci avranno Epiro e bulgari Macedonia •.

9 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

(l) -Vedi D. 54, nota l, pag. 41. (2) -Vedi D. 62.
76

IL MINISTRO AD ATENE, DE BOSDARI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10581/438. Atene, 30 ottobre 1914, ore 13,40 (per. ore 16,10).

Recatomi stamane da Veniz·elos per oggetto telegramma mio Gabinetto

n. 21 (l) egli mi ha e~~presso sua profonda soddisfazione per attitudine Italia in questi ultimi giorni, che ha permesso Grecia compiere un passo da essa reputato necessario. Mi ha chiesto con grande curiosità se e quando avremmo occupato Valona, ripetendo ciò che tante volte mi ha detto che occupazione Valona da parte dell'Italia è il suo più vivo desiderio e che egli considera che Italia insediata nei Balcani formerebbe colla Grecia e colla Romania una garanzia di pace prosperità e progresso per questa travagliata regione.

77

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. RR. 1498/609. Pera, 30 ottobre 1914, ore 13,40 (per. ore 4 del 31).

Ambasciatore di Germania stamane mi faceva comprendere essere sicuro che Turchia farebbe guerra· alla Russia ed Inghilterra aggiungendo che non vedeva come questa potesse avere conseguenze nocive per noi.

La sua osservazione si basava su presunte dichiarazioni del Governo italiano che intervento della Turchia avrebbe potuto avere conseguenze sull'atteggiamento dell'Italia. Avendo osservato a Wangenheim che l'intervento della Turchia nella lotta avrebbe potuto essere paralizmto da conseguenze che ne menomassero l'utilità pei rapporti della Germania, egli mi ha risposto che se ne rendeva ragione ma che ormai tutto il piano di guerra già predisposto supponeva questo intervento. Continuando il discorso confidenzialissimo Wangenheim mi accennava al massacro di uomini che è conseguenza della guerra attuale e aggiungeva che egli non pote·va e non voleva discorrerne affatto in via ufficiosa o confidenziale, ma che solo per istinto della natura umana gli pareva che se Potenze neutrali con a capo l'Itali~a ed anche Amerka si fossero fatte promotrici di un'azione pacificatrice si sarebbere rese benemerite della umanità. Entrando anche nel dettaglio di detta azione di pace mi diceva che siccome nessuna delle Potenze belligeranti avrebbero voluto figurare come aderenti ad una sospensione delle armi ed alla pace, l'unico sistema da seguire sarebbe stato di costituire il consorzio delle Potenze neutrali e che queste avessero poi invitato gli Stati belligeranti a rispondere o si o no per la riunione di una conferenza internazionale a mezzo di un cartellino identico da escludere uno speci;ale riconoscimento almeno apparente. Del resto su queste modalità avrebbe potuto deliberare hl. consorzio delle Potenze neutrali.

Wangenheim mi ripetette che intendeva, che ma'i questo ,suo discorso potesse formare oggetto di conversazione diplomatica, che solo me lo faceva per la grande stima e per la grande amicizia che a me lo legava e perché mi conosceva uomo di cuore e capace di promuovere una buona azione

Tutto l'insieme del discorso mi ha lasciato impressione che la Germania, pur ritenendosi sicura del risultato finale della guerra, abbia i suoi momenti di dubbio e che per conseguenza non vedrebbe forse malvolentieri un componimento.

D'altro lato questi Ambasciatori della Triplice Intesa sono forse nello stesso stato d'animo. Giers si dice sicuro della vittoria russa, lenta ma immancabile ed allo stesso tempo preme per l'intervento che, dice lui, abbrevierebbe la guerra. Mallet fiero sereno, prima mel senso che la paoe può ammettersi solo dopo annientamento Germania, oggi è nervoso assai; Bompard è meno esagerato.

Riassumendo si può quindi supporre che guerra ad oltranza non sia forse più il desiderata di tutti. Circostanza questa, mi permetto di aggiungere, che deve indurre noi ad essere ben guardinghi nel prendere risoluzioni per conto proprio.

Di tutto ciò credo opportuno rendere personalmente informato V. E. in via riservatissima perché rimangano assolutamente confidenziali le dichiarazioni fatte da Wangenheim.

Azione promotrice della conferenza della pace iniziata dall'Italia potrebbe foi'se avere come risultato per noi qualcuno di quei compensi che altri si ripromette dalla guerra. Converrebbe, se si entra in questo ordine di idee, non perdere tempo.

Ossequi cordiali. Credo opportuno inviare a V. E. questo telegramma anche dopo quanto è avvenuto nel Mar Nero [dai] turchi contro i russi (1).

(l) Vedi D. 72.

78

L'AMBASCIATORE A BORDEAUX, TITTONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1496/231. Bordeaux, 30 ottobre 1914, ore 16,55 (per. ore 20,30).

Riservatissimo per lei solo. Risposta al suo telegramma di Gabinetto

n. 1145 (2).

Il discorso tenuto a V. E. da Rodd mostra che la proposta inglese non è stata ben maturata e rimane ancora imprecisata e vaga. Infatti la nostra corazzata richiesta da Rodd non porterebbe efficace aiuto all'Inghilterra che di corazzate ne ha fin troppe. Quello che ad essa gioverebbe sarebbe l'aiuto in terra del nostro esercito che finora non ci ha richiesto prevedendo forse le grandi

difficoltà che avrebbe per noi.

(l) -Su questa conversazione tra Garroni e Wangenheim vedi SALANDRA, La neutralità., cit., pp. 415-416. (2) -Vedi D. 61.
79

IL MINISTRO A NISH, SQUITTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10614/140. Nish, 30 ottobre 1914, ore 19 (per. ore 3,15 del 31).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1146 (1).

Notizia qui giunta oggi della entrata in guerra della Turchia contro la Russia col bombardamento di Teodosia ha destato grande sorpresa e preoccupazione nei circoli politici. Sostituto del Ministero degli Affari Esteri mi ha detto che la Serb'la si trova in condizione tale da non poter mutare menomamente la sua attitudine di fronte a questa od a qualunque altra complicazione possa sorgere in Oriente. Ciò che maggiormente inquieta ora Governo serbo è la possibilità che la Bulgaria prenda occasione dall'azione turca per attaccare la Serbia il cui esercito è tutto impegnato a fondo contro l'Austria-Ungheria. È poi generale opinione che con la mossa fatta la Turchia ha firmato la sua sentenza di morte non solo in Europa ma anche in Asia.

80

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1499/143. Berlino, 30 ottobre 1914, ore 20,05 (per. ore 22,45).

Faccio seguito al mio telegramma Gabinetto n. 142 di ieri (2).

Notizia dell'entrata in azione della Turchia è stata qui annunziata questa mattina colla pubblicazione di un telegramma da Pietrogrado secondo cui due incrociatori ottomani avrebbero ieri bombardato o tentato di bombardare due porti russi del Mar Nero.

Zimmermann essendo impedito ho veduto subito il Consigliere relatore competente al Dipartimento degli Affari Esteri che mi disse di non avere alcuna conferma della notizia, che in quella forma non gli sembrava esatta. Era bensì ieri sera Qui pervenuto un telegramma dell'Ambasciatore di Germania a Costantinopoli che parlava dei continui ostacoli e difficoltà che la flotta russa incrociante nel Mar Nero opponeva alla flotta turca uscita dal Bosforo per eseguire esercitazioni e manovre e lasciava prevedere che ostilità sarebbero presto divenute inevitabili. Di più egli diceva di non sapere e che ignorava quali potessero essere le conseguenze dei fatti ora accaduti. Secondo lui non ne derivava necessariamente lo scoppio della guerra fra Turchia e Russia.

Quanto ad un'azione contro Egitto sapeva che entrava pure nei piani della Turchia ma • temeva • che non fossero esatte le notizie state pure telegrafate a qualche giornale di qua che considerevoli forze turche fossero già concentrate ad Akaba. Egli esprimeva in ogni modo convinzione che da qualsiasi azione militare che colà si svolgesse non dovesse derivare alcun impedimento alla libera

navigazione del Canale di Suez è garantito 'in modo formale in tempo di guerra come in tempo di pace da trattato del 1888 né potrebbe essere vulnerato daLle riserve espresse dall'Inghilterra che a peggio andare si riferirebbero soltanto alle navi nemiche e in nessun caso alle navi neutrali. Né, a suo parere, sarebbero più fondate le nostre preoccupazioni circa contraccolpo che l'agitazione panislamica nei possedimenti 'inglesi e francesi potrebbe avere in Tripolitania e Cirenaica. Ripetendo le dichiarazioni fattemi da Zimmermann egl'i mi ha detto che non solo Germania aveva chiesto ed ottenuto dalla Turchia assicurazione formale che possessi, sudditi ed ~interessi it~al1i,ani sarebbero altrettanto rispettati quanto i germanici, ma che Sublime Porta si e'ra impegnata a far sì che tutta quella azione di agHazione musulmana che indipendentemente dal suo volere o a sua insaputa fosse st,ata finora ese~rc'itata nelle nostre terre africane ne fosse tosto distolta per rivolgersi esclusivamente contro Egitto e Tunisia. Come io aveva solLevato forti dubbi circa questione nav,igazione del Canale di Suez, sulla quale 'il punto di vista inglese poteva essere molto diverso da quello germanico, così non ma,ncai di esprimere Ie più ampie riserve sulla questione dell'agitazione musulmana dichiarando averci l'esperienza insegnato quale scarso assegnamento si potesse fare sulle assicurazioni della Turchi'a ed aggiungendo che, dato e non concesso che fossero sincere, non sarebbe nemmeno più stato in potere suo di arrestare svolgimento e limiti di un movimento che il fanatismo religioso rendeva particolarmente pericoloso.

Ma il Consigliere replicava affermando poter garantire in modo assoluto dei propositi della Turchia e concludeva ripetendo le allusioni fatte a V. E. da FJotow che da tutto dò poteva dsu1tare non un danno ma un vantaggio positivo per l'Italia, che ne avrebbe potuto trarre modo non so,lo per consolidare i nuovi domini africani, ma anche per estendere i confini notevolmente, e a modo di esempio pronunziò la parola di Solum.

Conformandomi a quanto aveva fatto V. E. mi sono io pure astenuto dal raccogliere queste allusioni.

All'ultimo momento questa Ambasciata turca fa pubblicare il comunicato secondo il auale alcune torpediniere russe avendo tentato di impedire l'uscita dal Bosforo della flotta turca, questa avrebbe aperto il fuoco e affondato due torpediniere. L'apertura delle ostilità appare perciò indubbia.

(l) -Vedi D. 62. (2) -Vedi D. 67.
81

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10588/940. Berlino, 30 ottobre 1914, ore 20,05 (per. ore 22,40).

Telegramma di V. E. n. 6055. Riservato (1).

Non mi è finora riuscito avere indicazioni positive circa la notizia dell'invio a Pola di diecimila uomini dell'esercito germanico. Come è noto a V. E. tutte le informazioni concernenti operazioni militari e movimenti di truppe sono qui circondate dal più geloso segreto, tanto che sovente nemmeno il Di

partimento degli Affari Esteri ne ha preventivamente alcuna contezza. Da fonte autorevole e degna di fede sono stato assicurato che nessuna spedizione dell'importanza di quella annunziata è per ora prevista verso l'Austria-Ungheria. Ma non potrei naturalmente garantire che ciò risponda alla verità, e che la direzione di tutte le operazioni militari anche in Austria-Ungheria sia stata assunta dalle autorità germaniche è cosa che qui viene da molti affermata ma che ufficialmente non viene ammessa. Sembra che la questione abbia dato luogo a non !lievi difficoltà tra i due ,alleati poiché una dichiarazione del Presidente del Consiglio ungherese pubblicata in un articolo e che smentiva quella affermazione è stata soltanto dopo parecchi giorni da lui rettificata e qualificata come inesatta. Farò possib'ilmente ulteriori indagini e riferirò (1).

(l) Vedi D, 49

82

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1494/186. Bucarest, 30 ottobre 1914, ore 21,20 (per. ore 0,56 del 31).

Mio telegramma Gabinetto n. 185 (2).

Questo Governo ha avuto notizia dell'attacco improvviso della flotta turca contro la flotta russa nel porto di Theodosia. Ministro di Russia dice che Giers ha già 'avuto ordine lasciare Costantinopoli. Bratianu però pur non osando sperarlo osserva che potrebbe [trattarsi] di una alzata di testa degld ufficiali di marina germanici giacché ieri questo stesso Ministro di Turchia gli ha fatto delle dichiarazioni assolutamente paci,fiche analoghe a quelle fatte dal Governo ottomano al Ministro di Romania a Costantinopoli. A mia richiesta Bratianu mi ha dichiarato che la entrata in azione della Turchia non indurrà da sé sola Romania a trarre la spada, ma che una guerra generale nei Balcani potrebbe forzare anche la Roman·la ad entrare iin azione. Ha aggiunto di aveTle visto stamane stesso Ministro di Serbia il quale teme un attacco bulgaro contro il suo paese ma ciò nonostante è, come suo Governo, assolutamente contrario a qualsiasi concessione territoriale alla Bulgaria.

Così stando le cose anche Bratianu ha la stessa apprensione tanto più che Serbia è esausta e che Bulgaria e Austria-Ungheria sono in continuo contatto come risulta da q_uanto ho riferito [e da quanto ho] già telegra:fiato e che anche Bratianu mi ha confermato. Bratianu infine mi ha fatto osservare che se Russia riuscisse ad esercitare una tale pressione a Sofia da indurre Governo bulgaro a non unirsi alla Turchia, Bulgaria potrebbe trovare un compenso a danno di quest'ultima, ma ha aggiunto che ciò porrebbe in pericolo Costantinopoli e che Romania non potrebbe non vedere con preoccupazione in mano della Bulgaria, come di qualunque altra Potenza, Costantinopoli od il territorio ad essa immediatamente vicino.

(l) -Ritrasmesso a Vienna con t. 6142 del 31 ottobre, ore 21, con le seguenti istruzioni: « Quanto precede per sua conoscenza e con la preghiera riassumermi dichiarazione del conte Tisza cui allude Bollati e conseguente rettifica •. Alla richiesta Avarna rispose con il D. 100. (2) -Vedi D. 69.
83

IL CONSOLE A DURAZZO, ALIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. RR. 10606/1024 GAB. (1). Durazzo, 30 ottobre 1914, ore 22,30 (per. ore 2,45 del 31).

Trasmetto per posta il testo della nota rimessa ieri da Essad per protestare contro entrata truppe elleniche. Essa dietro il mio consiglio è concepita in termini non eccessivi ,e tali da salvare il prestigio del GoV'emo locale senza impegnarlo in un conflitto colla Grecia purché questa in avvenire si mostri moderata.

Nell'accusare ricevuta di tale nota ho fatto al Presidente del Governo una comunicazione concepita nei termini prescritti da V. E. col telegramma

n. 6102 (2). Trasmetto il testo per posta.

Ho consegnato la mia comunicazione personalmente ad Essad che sta facendo quanto dipende da Lui per non far nascere sospetti al nostro riguardo e per non accreditare propaganda a noi ostile. Gli ho, in ese,cuzione delle istruzioni di V. E., ripetutamente fatto intendere che l'appoggio dell'Italia gli sarà continuato finché egli continuerà a dimostrarsi amico fedele. Egli ne è persuaso e mi ha fatto capire che se mai i suoi sforzi non riuscissero egli abbandonerebbe il potere per recarsi in Europa.

Skcome però un qualsiasi suo successore, specialmente Giovane Turco, sarebbe assai pericoloso per la esecuzione pacifica dei nostri piani, è da augurarsi che non si verifichi necessità per Essad di ritirarsi. Naturalmente occorre essere pronti a tutte le eventualità.

Questo Ministro di Francia mi dice di avere consi,gliato proprio Governo di agire in senso moderatore presso la Grecia e la Serbia, per aiutare il Governo di Essad che non è tuttora ben consolidato.

84

IL CONSOLE A VALONA, LORI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10602/1411. Valona, 30 ottobre 1914, ore 24 (per. ore 1,25 del 31).

Ho comunicato stasera ad Osman Effendi, presente anche Beget Effendi, l'avvenuta occupazione di Sasseno, avendo cura di porre in evidenza significato politico di tale nostro atto, conformemente alle istruzioni di V. E. (2). Entrambi manifestarono soddisfazione per tale annunzio, dichiararono fiducia

nell'Italia, non era mai venuta meno in essi, espressero auguri Italia continui accordare suo appoggio. Osman Effendi rilevò con compiacimento attitudine amica Italia per protezione Valona osservando che l'Austria non impedì i Serbi d'andare a Durazzo. Beget Effendi disse augurarsi di vedere bandiera italiana anche a Chimara e a Santi Quaranta. Ho te,legrafato quanto precede alla

R. Legazione.

(l) -Questo telegramma, partito come telegramma di gabinetto è stato protocollato nella serie dei telegrammi ordinari in arrivo. (2) -Vedi D. 70.
85

L'AMBASCIATORE A BORDEAUX, TITTONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1501/232. Bordeaux, 31 ottobre 1914, ore 1,40 (per. ore 7,20).

Riservatissimo per Lei solo.

Se proprio noi siamo decisi a non occupare Valona durante la guerra attendendo che al fine di essa senza che sia da noi ancora occupata ci venga assegnata dal beneplacito delle Potenze che detteranno la pace, io non dirò nulla. Ma diversamente non vedo perché non dovremmo profittare della occupazione dell'Epiro da parte dei greci per andare a Valona, tenuto conto che la nostra occupazione essendo un fatto già scontato perché da tutti atteso ed ammesso, noi non dovremmo neppure fare queUe dichiarazioni colle quali la Grecia ha cercato di prevenire le obiezioni delle Potenze. È vero che leggo nei giornali italiani che contro l'occupazione di Valona sono insorti alcuni parlamentari i quali non vogliono che si vada a Valona perché trovano che ciò significa una rinunzia a tutto il resto e per tutto il resto essi intendono Albania, Dalmazia e chi più ne ha ne metta. Ma innanzitutto andando a Valona noi non rinunziamo a nulla, affermiamo solo in modo chiaro il nostro programma che è di tutelare i nostri interessi appena sono minacciati. Oggi è minacciata Valona e noi occupiamo Valona. Se domani sarà minacciata Trieste occuperemo Trieste. Coloro che aspirano a tutto l'Adriatico e rifiutano qualunque accordo non considerano che qualunque sarà l'e,sito della guerra noi per quanto riguarda la nostra posizione nell'Adriatico dovremo in ogni caso trattare e transigere con qualcuno: per ottenere quello che più ci interessa dovremo ceder,e quello che oi int,eressa meno. Se vincranno Germania e Austria è con questa ultima che dovremo trattare e transigere e se vincerà la Triplice Intesa noi dovremo trattare e transigere con la Serbia che nella potenza dell'Entente troverà valido appoggio. Quindi i parlamentari ed i giornali che vogliono minacciare la Serbia perché un giornale serbo ha affermato una verità di fatto e cioè che nella sua maggioranza la Dalmazia non è italiana ma slava, farebbero meglio a considerare che con la Serbia, la quale ha per l'Italia la maggiore simpatia e per i nostri interessi il maggior rispetto, a noi conviene procedere con forme amichevoli e non con minacce. In ogni caso poi non sdegnando prendere acconti. Il possesso avrà certo il suo valore nella decisione del futuro congresso della pace ed in ogni caso sarà titolo per l'ammissione al congresso stesso.

86

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, BOLLATI, A BORDEAUX, TITTONI, A COSTANTINOPOLI, GARRONI, A LONDRA, IMPERIALI, A PIETROGRADO, CARLOTTI, A VIENNA, AVARNA, E AI MINISTRI .AD ATENE, DE BOSDARI, A BUCAREST, FASCIOTTI, A CETTIGNE, NEGROTTO, A NISH, SQUITTI, E A SOFIA, CUCCHI

T. 6129. Roma, 31 ottobre 1914, ore 3,30.

(Per tutti meno Cettigne, Bucarest, Nish, Sofia) Mio telegramma n. 5920 (1).

(Per tutti) A complemento delle misure già prese ed allo scopo di tutelare l'integrità e la neutralità albanese quale è stata sancita dai deliberati di Londra, il governo del Re, essendo l'Italia la sola potenza neutrale tra le firmatarie di quei deliberati, ha deciso di procedere all'occupazione provvisoria dell'Isolotto di Sasseno. Questa occupazione ha avuto luogo il 30 corrente collo sbarco dalla

R. Nave Dandolo di una compagnia di sbarco e di una batteria.

(Per le ambasciate meno Cospoli) Prego V. E. voler portare quanto precede a cognizione di codesto Governo (2).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, BOLLATI, A BORDEAUX, TITTONI, A COSTANTINOPOLI, GARRONI, A LONDRA, IMPERIALI, A PIETROGRADO, CARLOTTI, A VIENNA, AVARNA, E AI MINISTRI AD ATENE, DE BOSDARI, A BUCAREST, FASCIOTTI, A CETTIGNE, NEGROTTO, A NISH, SQUITTI, E A SOFIA, CUCCHI

T. 6130. Roma, 31 ottobre 1914, ore 3,30.

Da vario tempo Governo del Re per ragioni umanitarie e di salute pubblica si interessava sorte numerosi musulmani che dall'Albania meridionale si erano rifugiati a Valona e nelle vicinanze. Molti di essi avevano riparato nel Regno e lo scoppio di mala:ttie epidemiche fra i numeTosi profughi presso Valona costituiva un pericolo per la salute pubblica di alcune nostre città sulla costa meridionale adriatica. Non essendo stato possibile ottenere che quei profughi potessero ritornare nelle loro contrade, il Governo del Re cedendo a sentimenti di pietà e di umanità ha deciso di istituire in Valona una speciale missione sanitaria a simiglianza di quelle di Scutari e Durazzo.

Questa missione è sbarcata a Valon1a nel pomeriggio del 29 corrente. Lo sbarco è avvenuto nelle circostanze riferite nel telegramma del R. Console in Valona (l) che qui appresso trascrivo:

• La missione è sbarcata oggi nel pomeriggio e si è installata antica sede del Consolato da me sgombrata in questi giorni. Intervenne cerimonia ammiraglio Patris con vari ufficiali, Presidente, V:icepresidente e vari membri Commissione Governativa num@oroso gruppo di ·capi e sceicchi musulmani epiroti e altri rappresentanti rifugiati epiroti. Venne innalzata ila bandiera ital·iana sulla sede medesima. Osman Effendi Presidente Commissione Governativa a nome Commissione popo,lazi.one espresse profonda riconoscenza quanto Italia ha fatto finora e quanto fa per questa popolazione così duramente provata •.

(l) -Vedi D. 10. (2) -Per le risposte vedi D. 140.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'ONOREVOLE SONNINO (2)

L. P. Roma, 31 ottobre 1914.

Iersera Rubini mi mandò una lunga lettera che concludeva con le dimissioni. Credo quindi che non verrà al Consiglio di stamane. Comunque, io farò deliberare le dimissioni del ministero; e, nel pomeriggio, porterò le dimissioni al re che deve arrivare stamane da Taranto.

Intanto ti accludo alcuni altri telegrammi relativi alla entrata in guerra della Turchia e a due incidenti già suscitati con noi. Si vede che i turchi sono 1mmutati e chi sa dove si andrà a parare.

All'ora di colazione manderò una persona con un mio biglietto, a cui potrai restituire in una busta chiusa tutti i telegrammi, compresi quelli di ieri. Potrebbero servirmi oggi che verranno i diplomatici.

89

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'ONOREVOLE SONNINO (3)

L. P. Roma, 31 ottobre 1914.

Puoi consegnare al latore quei dispacci (4).

Si è stabilito stamane -dopo due ore di lunghe discussioni con Rubini intervenuto al Consiglio nonostante le dimissioni date iersera per lettera! -di dare le dimissioni del ministero. Vado fra poco dal re. Prenderò norma per agire, o no, da quello che mi dirà.

Avendone facoltà comincerò da Carcano.

(l) -T. 10541/1401, di cui sono trascritti solo alcuni brani. (2) -Da BCL, Archivio Salandra. Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit., D. 38. (3) -Da BCL, Archivio Salandra. Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit., D. 39. (4) -Vedi D. 88.
90

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, BOLLATI, A BORDEAUX, TITTONI, A COSTANTINOPOLI, GARRONI, A LONDRA, IMPERIALI, A PIETROGRADO, CARLOTTI, A VIENNA, AVARNA, E AI MINISTRI AD ATENE, DE BOSDARI, A BUCAREST, FASCIOTTI, A CETTIGNE, NEGROTTO A NISH, SQUITTI, E A SOFIA, CUCCHI

T. 6131. Roma, 31 ottobre 1914, ore 15.

Questo ministro di Grecia mi ha diretto un promemoria per comunicarmi un dispaccio del suo governo circa l'avanzata delle truppe greche nell'Albania meridionale.

Ricordato l'impegno assunto e soddisfatto di ritirare le proprie truppe al Sud della frontiera stabilita a Firenze dalla Commissione Internazionale; esposte le vicende verificatesi nel Principato d'Albania dall'arrivo del Principe di Wied, la costituzione dell'Epiro autonomo, lo statuto di Corfù; riassunta la situazione di progressiva anarchia formatasi nell'Albania meridionale ed accennato al pericolo che le rinnovate incursioni di albanesi nell'Epiro autonomo costituiscono per la sicurezza della frontiera del Regno di Grecia il signor Venizelos dichiara quanto appresso:

• Le Gouvernement Royal prit la décision de faire avancer l'armée dans l'Epire autonome en vue d'y assurer l'ordre et de garantir la vie et les biens des populations, sans distinction de réligion, et afin de permettre aux habitants, partis et réduits à la détresse, de rentrer dans leurs foY'ers pour vaquer paisiblement à leurs occupations.

Dans ce dernier ordre d'idées le rapatriement des réfugiés presse d'autant plus que la saison des semaJlles s'approche. Différer leur Tetour ce sera.it les vouer encore pour l'année prochaine à la misère la plus cruelle.

En procédant à l'action énoncée, le Gouvernement tient donner aux Grandes Puissances l'assurance formelle que l'avance de ses troupes n'a qu'un caractère tout provisoire et que la Grèce en s'y décidant se propose de se conformer strictement aux décisions de la Conférence des Ambassadeurs aux quelles elle a adhéré par sa note en date du 8/21 février aux Grandes Puissances.

S'inspirant d'un sentiment bien compréhensible d'humanité et guidé de la nécessité d'assurer aux confins du Royaume un ordre indispensable à sa sécurité en meme temps que bienfaisant pour tous les habitants de l'Epire autonome, musulmans ou bien chrétiens, notre décision, nous en sommes convaincus, ne peut qu'etre approuvée per le Gouvernement Italien, une fois celui-ci assuré du caradère provisoire de la réoccupation décidée •.

Ho risposto a questo Ministro di Grecia prendendo formalmente atto della dichiarazione ufficiale del suo Governo che l'avanzata delle truppe greche nell'Albania meridionale ha un carattere del tutto provvisorio e che la Grecia nel decidersi a così fare si propone di conformarsi strettamente alle decisioni di Londra alle quali essa ha dato la propria adesione.

Mi sono riservato dare una risposta scritta alla comunicazione greca.

91

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI

T. R. 6136. Roma, 31 ottobre 1914, ore 21.

Suo telegramma 1024 (1).

Approvo che Ella si sia adoperata ad evitare occasioni di conflitto fra greci e Essad. Ma voglia tener presente che tale nostra azione conciliativa sia riguardo i greci come riguardo Bib Doda è opportuna solamente a condizione che nulla abbiamo da temere noi rispetto a Valona da parte di Essad o dei gheghi. Quindi per la eventualità che tale condizione a un dato momento non abbia a verificarsi credo sia utile non accentuare troppo la nostra opera conciliativa, ma lasciar aperto l'adito a conflitti interni albanesi che potrebbero per noi costituire opportuno e forse necessario diversivo.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'AMBASCIATORE A PIETROBURGO, CARLOTTI

T. 6137. Roma, 31 ottobre 1914, ore 21.

Suo telegramma n. 792 (2).

Pregola assicurare Sazonov che non ho mai menomamente dubitato della intenzione schiettamente amichevole e generosa che ha ispirato S. M. lo Tzar nel fare la nota proposta circa i prigionieri. Come dissi a Krupensky e come telegrafai a V. E. (3) il R. Governo ha apprezzato al suo alto valore la proposta stessa. Alcuni giornali in Italia hanno tendenziosamente insinuato che il Governo russo avrebbe avuto il recondito intendimento di creare imbarazzi al Governo italiano, ma io ho fermamente smentito tale supposizione, affermando la leale intenzione amichevole della Russia. Certamente Krupensky avrebbe dovuto interpellarmi prima di pubblicare la notizia, e con ciò mi avrebbe dato agio di provvedere a concordare con lui il modo di pubblicità adatto a produrre la migliore impressione in Italia. Ma, come le telegrafai col mio

n. 6002 (4), non intendo dare alcuna importanza a questo particolare che però doveva essere portato a conoscenza di Sazonov allo scopo di dargli la spiegazione delle polemiche qui avvenute. V. E. vorrà fare in modo che qualunque inopportuna impressione che costà potesse sussistere per la forzata nostra non accettazione della proposta russa sia dissipata. Ella vorrà pure far comprendere a Sazonov che se la Russia manderà in Italia i prigionieri a piede libero non mancheremo di adempiere con ogni premura ai doveri della ospitalità (5).

(l) -Vedi D. 83. (2) -Vedi D. 52. (3) -Vedi D. 36. (4) -Vedi D. 38. (5) -Per la risposta vedi D. 143.
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IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1502/188. Bucarest, 31 ottobre 1914, ore 21 (per. ore 7 del 10 novembre).

Mio telegramma di Gabinetto n. 186 (1). Ministro degli Esteri è venuto a leggermi tre seguenti telegrammi ricevuti dal Ministro di Romania a Costantinopoli in data 28, 29 e 30 corrente:

1° Gran Visir gli ha dichiarato che la Turchia vuole rimanere tranquilla ed ha aggiunto che il Presidente della Camera sarebbe partito sabato 31 ottobre per Bucarest, Vienna, Berlino e Roma. Mano ha replicato che queste dichiarazioni pacifiche erano in contraddizione con quelle di Wangenheim, ma Gran Visir ha risposto che Wangenheim non è il Governo ottomano.

2° Talaat bey ed Enver bey si sono lamentati con lui perché Romania proibisce transito delle mun'izioni e delle farine diTette in Turchia ed hanno detto che il Presidente della Camera è incaricato di trattare anche questo argomento col Governo romeno. Hanno aggiunto che Romania e Turchia hanno ogni intenzione a tenersi unite anche per guardarsi dalila Bulgaria. Enver bey ha poi osservato che la Romania deve evitare di impegnarsi troppo presto giacché in caso di una vittoria austro-tedesca la sua stessa indipendenza sarebbe compromessa.

3° Ambasciatore russo si prepara lasciare Costantinopoli e gli Ambasciatori inglese e francese ne seguiranno l'esempio. Gran Visir che da principio aveva presentato le sue dimissioni le ha ritirate e cerca localizzare conflitto. Enver bey ed i tedeschi hanno però preso la mano al Governo turco.

Il Ministro degli Affari Esteri mi ha detto poi che Ministro d'AustriaUngheria gli ha comunicato che il suo Governo è certo che la Bulgaria marcerà a fianco della Turchia. Gli ho domandato se Governo romeno intendesse prendere misure militari, dato che le sue forze sotto le armi sono ormai ridotte a 120.000 uomini ed egli mi ha risposto che si vuole qui evitare prendere iniziative che possano avere apparenza di una provocazione, tanto più che tutto è pronto per richiamare sotto le armi forze necessarie. Ha aggiunto che Derussi il quale travasi qui da parecchio tempo avrebbe dovuto tornare oggi a Sofia. Egli lo ha però trattenuto in attesa che torni Radeff il quale è atteso da un momento all'altro. Ministro degli Affari Esteri mi ha confermato che il contegno della Romania sarà quello indicato nei miei telegrammi 185 e 180 (2). Avverto che tanto Bratianu quanto Porumbaro insistono per essere tenuti al corrente da noi di queilo che avviene e lo fanno non solo in base al noto accordo che del resto Porumbaro non conosce esattamente, ma anche in forza dell'intesa corsa con Maioresco al tempo del compianto San Giuliano di tenere in continuo contatto i due Governi italiano e romeno.

Porumbaro mi ha detto poi, facendosi evidentemente interprete dei sentimenti di quelli tra i membri del Gabinetto e del partito liberale che trovano Bratianu troppo esitante, che sarebbe utile che al momento opportuno Romania ed Italia agissero insieme e che lo si sapesse. Ciò potrebbe essere, egli ha aggiunto, nell'interesse di tutti i belligeranti e degli stessi nostri antichi alleati, i Quali possono ad un certo punto non sapere come mettere fine alla guerra.

Ho risposto evasivamente insistendo sulla comunanza di interessi e cordialità di sentimenti tra Italia e Romania.

(l) -Vedi D. 82. (2) -Vedi DD. 69 e 37.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10647/943. Berlino, 31 ottobre 1914, ore 21,15 (per. ore l dei 1° novembre).

Telegramma di V. E. n. 6119 (1). Ho informato stamane z,immermann della comunicazione stata fatta da Sazonov al R. ambasciatore a Pietrogrado. Egli pretende che la versione russa che parla di atti di ostilità da parte della Turchia sarebbe contraddetta dalla versione turca secondo la quale è la flotta russa che avrebbe aperto le ostilità attaccando una parte della flotta turca dopo di avere ,cercato di turbare le sue esevcitazioni nel Mar Nero. Zimmermann rilevava dichiarazioni di Sazonov che la Russia si trova in stato di guerra a partire dal 29 ottobre e si compiaceva che ciò contribuisse a chiarire la situazione. Che una entrata in guerra della Turchia aggiungeva fosse nei desideri e negli scopi della Germania era inutile dissimularlo: pure egli affermava che fino all'ultimo momento si era qui ancora incerti sulle decisioni definitive della Sublime Porta e che l'attuale scoppio delle ostilità era stato realmente determinato dall'azione della flotta russa. Tuttavia ora che il concorso della Turchia è assicurato, la Germania se ne ripromette grande vantaggio non solo e non tanto per il non disprezzabile appoggio militare dell'esercito ottomano, quanto per il colpo funesto che doveva portare alla potenza britannica specialmente in Egitto e nell'India l'intensificazione dell'agitazione musulmana che sarebbe necessariamente scaturita dalla partecipazione effettiva del Califfo alla guerra. Credetti dover qui subito interrompere Zimmermann per dirgli che appunto questo aspetto della questione destava in noi le maggiori preoccupazioni: e gli ripetei con Qualche insistenza le obbiezioni che già aveva a lui e al consigliere competente precedentemente esposte. Egli mi ripeté dal canto suo le formali assicurazioni già statemi date: e soggiunse che ancora in seguito a quanto V. E. ,aveva detto a F[otow (2) ed io avevo qui confennato, era stato telegrafato a Costantinopoli per richiamare una volta di più seria attenzione del Governo ottomano sulla necessità imprescindibile nell'interesse della Turchia non meno che in quello della Germania, di mantenersi negli impegni presi e di

rispettare scrupolosamente tutto ciò che concerne l'Italia. Ed alle mie nuove osservazioni circa il pericolo che anche ordini realmente dati non fossero eseguiti da popolazioni eccitate dal fanatismo religioso, Zimmermann replicava che ai voleri chiaramente espressi dal Sultano, tutti i Musulmani fedeli s'inchinano e mi citava come esempio i fatti d'Armenia del 1895-1896. Egli diceva del resto per quanto concerne più specialmente l'azione contro l'Egitto di non avere alcuna conferma della notizia di un forte concentramento di truppe turche ad Akaba e di avere anzi motivo di credere ·che tale eventualità sia ancora abbastanza lontana. Dal suo linguaggio mi sembrò comprendere che egli non avesse una fede molto robusta nella riuscita dei piani di Enver pascià per l'invasione dell'Egitto.

Più tardi venne poi pubblicato il telegramma dell' • Agenzia Stefani • che annunzia l'ordine di partenza ricevuto dall'Ambasciatore di Russia a Costantinopoli. Tutta Questa stampa inneggia naturalmente alla Turchia che si appresta a liberarsi dal giogo dei suoi secolari oppressori la Russia e l'Inghilterra.

Una dimostrazione popolare è stata fatta all'Ambasciata turca.

(l) -Vedi D. 68, nota 2. (2) -Vedi D. 58.
95

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10656/944. Berlino, 31 ottobre 1914, ore 21,15 (per. ore 3 del 1° novembre).

Nel corso della conversazione da me avuta oggi con Zimmermann (mio telegramma n. 943) (l) gli chiesi Quale conseguenza egli si attendeva che l'entrata in azione della Turchia potesse avere sull'atteggiamento degli altri Stati balcanici. Egli affettava di mostrarsi pienamente rassicurato. Quanto Bulgaria (della quale come è noto si disse fin da principio della guerra che avesse stretti accordi e con la Germania e con la Tur.chia) essa ha ieri ancora rinnovato sua dichiarazione di perfetta neutraLità e Zimmermam1 non dubitava che per ora l'avrebbe mantenuta ma se un giorno dovesse uscirne non sarebbe certo, contrariamente alle preoccupazioni che mi aveva recentemente manifestate questo ambasciatore di Turchia, per unirsi ai nemici della Germania ma per attaccarli: ed egli non escludeva che quest'ultima eventualità potesse in un avvenire più o meno prossimo vedficarsi. Quanto Romania pericoli che per essa già presentava una sua eventuale azione contro potenze centrali si sono senza dubbio aggravati in seguito alla unione ad esse della Turchia: e Zimmermann aveva fiducia che i più ponderati propositi che secondo le sue informazioni si facevano sempre più strada a Bucarest e cui si atteneva re Ferdinando, finirebbero col trionfare e col far persistere quel Governo nell'attuale sua politica di neutralità in nessun modo minacciata da Turchia. Quanto Grecia fi.nalmente Zimmermann pensava che non avrebbe alcun motivo di mutare atti

tudine finora tenuta: Germania avendo chiesto ed ottenuto da Turchia impegno formale di non dare alla Grecia ragione e pretesto di intervento, astenendosi dall'attaccarla tanto direttamente quanto col sollevare in qualsiasi modo questione delle isole e trattando coi maggiori riguardi le popolazioni greche dell'Impero. Non ho avuto modo finora di controllare fondamento di questo apprezzamento invero assai ottimista nè per quanto concerne Bulgaria nè per quanto concerne Romania la cui Legazione durante l'assenza del Beldiman non ancora tornato dai funerali di Re Carlo è ora qui rappresentata da un solo giovanissimo segretario. Ministro di Grecia pure dicendo di non avere ancora ricevuto istruzioni speciali del suo Governo esprimeva avviso che la Grecia manterrebbe per ora almeno il suo atteggiamento di attesa. Egli era anche propenso a credere che la Turchia avrebbe infatti cercato di evitare tutto quanto potesse come che sia indisporre Grecia. Ma le cose avrebbero indubbiamente preso tutt'altro aspetto in seguito ad un ,eventuale intervento della Bulgaria: in tal caso g1i impegni esistenti con Serb'ia e la tutela dei propri vi:tali interessi avrebbero

probabilmente obbligarto Grecia a prend€'re ben diverse risoluzioni.

(l) Vedi D. 94.

96

IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. POSTA 10716/1025. Durazzo, 31 ottobre 1914 (per. il 2 novembre).

Ho telegrafato quanto sopra al R. console in Scutari:

Le istruzioni pervenute da Roma (l) che raccomandavano di sospendere opera di conciliazione tra Bib Doda ed Essad erano motivate dal dubbio nato un certo momento che Essad potesse dimenticare gli interessi italiani mettendosi d'accordo coi Giovani Turchi. Essendosi almeno per ora completamente dileguato tale dubbio conviene riprendere l'opera iniziata salvo naturalmente a regolarci secondo le circostanze future.

Mentre mi riservo di far pervenire al Senato albanese la comunicazione di Bid Doda, prego V. S. avvisare confidenzialmente Bid Doda che Essad d'accordo coi principali capi sta organizzando la spedizione per occupare Scutari. Egli mi ha informato in via riservatissima che per fare cosa grata all'Italia egli sarebbe disposto ad aiutare Bid Doda uscire da una situazione imbarazzante, ma che Bid Doda, a sua volta deve prestarsi per rendere la cosa facile di fronte ad una popolazione musulmana fanatica. Essad perciò raccomanda che Bid Doda facda dichiarazione al Senato di accettare ogni decisione circa gli affari di Scutari. Per parte sua Essad cercherà di convincere che i Mirditi non debbono essere trattati da nemici.

Informo a tal proposito V. S. che esistono a mia indiscutibile conoscenza documenti assai compromettenti per Marco Gioni che ha promesso uomini

armati destinati a servire la causa austriaca contro Essad in modo anche di compromettere la neutralità albanese di fronte alla Serbia.

Sarebbe opportuno ottenere cautamente schiarimenti da Bid Doda e provvedere a che Marco Gioni sia distolto dai suoi propositi avvertendo che in caso d'inconvenienti il R. Governo ne potrebbe forse rendere responsabile Bib Doda stesso.

(l) Vedi D. 39.

97

IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. POSTA R. 10719/1028. Durazzo, 31 ottobre 1914, ore... (per. il 2 novembre).

Fregandomi di tenere la cosa segretissima Essad Pascià m'informa che questo Incaricato d'Affari di Bulgaria ha cercato di tastare il terreno cil'ca le eventuali disposizioni del Governo di Durazzo al riguardo della Grecia dopo la avanzata in Epiro. Il diplomatico bulgaro avrebbe assicurato Essad che se gli albanesi entrassero in campagna contro la Grecia, la Bulgaria entro 10 giorni velTebbe in so·ccorso all'Albania.

Essad avrebbe risposto evasivamente sia perché egli progetta una sped1.. zione verso Scutari sia perché egli si diffida delle intelligenze tuttora non chiare tra Bulgaria e Turchia. Essad si dice totalmente acquistato alla causa della Triplice Intesa contro l'Austria specialmente se ciò non contrasta cogli interessi dell'Italia.

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IL CONSOLE A VALONA, LORI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. UU. RR. 10670/1421. Valona, 1° novembre 1914, ore l (per. ore 10,10).

Ieri sera ad orra tarda ebbi dietro loro richiesta un colloquio confidenziale con Osman Effendi e con Alì Bekir Vele'la, membro questo della Commissione governativa.

Essi mi comunicarono avere poco prima ricevuto notizia telefonica essersi impegnato a un'ora di qui da Vranisti a drca 10 ore da Valona, un combattimento fra albanesi e truppe greche e manifestandomi convinzione greci intendano ormai avanzare fino aLle por.te di Valona, mi fecero presente essere nell'impossibilità di opporre alcuna seria resistenza e implorano aiuto dell'Italia come unica speranza che ormai rimanga a questa popolazione. Avendoli io richiesti categoricamente di precisare i loro desideri circa la forma di questo aiuto, essi mi chiesero apertamente che l'Italia occupli Valona e il suo distretto, per salvarlo da un'occupazione greca. Se una Albania indipendente possa un

10 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

giorno esistere -aggiunsero -lo deciderà l'avvenire e volere delle Potenze: oggi si tratta di scongiurare l'estrema rovina e soltanto dall'Italia attendiamo la nostra salvezza. Interrogati se o..ueste parole rappresentassero modo di vedere loro personale o quello della Commissione governativa, risposero essere sicuri. interpreti pensiero non solo della Commissione e dei notabili ma anche popolazione tutta intera fino alle donne ed ai bambini. Conoscendo .carattere Osman Effendi, mi parrebbe per verità strano avesse fatto tale passo senza essere sicuro del consenso degli altri.

Dalle due pomeridiane di jeri del resto aveva avuto sentore di qualche cosa e mi si dice nel pomeriggio avesse luogo una riunione della Commissione. Ali Bekir Veleia concluse che se l'Italia sbarcherà i suo'i uomini, andrà

egli stesso a riceverli allo scalo per condurli a Valona.

Insistenti richieste di una risposta rassicurante risposi che l'Italia ha rinnovato sue dichiarazioni voler far rispettare protocollo di Londra e suoi atti di questi giorni ne sono la prova; che non ·ero in grado di dichiarare quali fossero eventuali ulteriori intenzioni nostro G<>verno, ma che avrei subito informato d'urgenza l'E. V. Ho comunicato quanto precede alla R. Legazione.

99

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. R. 10677/808. Pietrogrado, 1° novembre 1914, ore 1,45 (per. ore 10,40).

Siccome V. E. lo avrà già rilevato dal mio telegramma n. 792 (l) ciò che maggiormente sta a cuore a Sazonov è di sottrarre profferta dello Zar a meno favorevole interpretazione e di vedere riconosciuti gli elevati sentimenti che l'hanno ispirata. Poiché siffatto riconoscimento non implica alcuna compromissione, non ho esitato nei colloqui da me avuti con personaggi uffi.ciali ad abbondare ·in q_uesto senso per poter poi insistere con pari asseveranza sugli ostacoli reali che effettuazione della proposta presenta.

Anche codesto ambasciatore di Russia, nel riferire le manifestazioni di compiacimento e di riconoscenza •CUi iniziativa Zar ha dato occasione, non ha mancato di osseTVare che parecchie sue conoscenze italiane estranee •al mondo ufficiale e del tutto oggettive gli hanno fatto presente le positive difficoltà che si frappongono all'accettazione da parte del R. Governo di quella proposta.

Mi sembra che tutto dò non sia rimasto senza effetto e che nelle sfere ufficiali stia subentrando un più giusto apprezzamento del nostro riserbo predisponendole alla prevedibile risposta declinante del R. Governo. Quest'ultima essendo qui quasi scontata, basterebbe a mio avviso il circondarla di qualche formula cortese, adatta a dissipare le surriferite preoccupazioni di Sazonov e di altri, per assicumrle una accoglienza serena.

Mi viene riferito da ottima fonte che Imperatore ha ordinato frattanto al Ministero della guerra di cercare se possibile di riunire in un solo gruppo gli italiani ed alleviare in tutti i modi loro prigionia.

In via confidenziale mi è stato detto che Garibaldi si è recato da Iswolsky e gli ha chiesto se sarebbe possibille trasferire in Francia i prigionieri italiani, incorporandoli ai volontari oppure impiegandoli in qualche operazione militare contro Austria come moltissimi di essi ne avrebbero dimostrato desiderio. Nel telegramma di Iswolsky non si accenna alla sua risposta né si fa alcun commento.

(l) Vedi D. 52.

100

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10676/1390. Vienna, 1° novembre 1914, ore 14 (per. ore 16,25).

Telegramma di V. E. 6142 (1). Questi giornali riferiscono in data 26 ottobre circa una intervista che Tisza avrebbe avuta con un corrispondente della Vossische Zeitung e ·che era stata pubblicata in quel giornale. Secondo appare dal testo riprodotto da questa stampa Tisza avrebbe trattato nell'intervista delle relazioni dell'Austria-Ungheria cogli stati neutrali ·che egli dichiarò soddisfacenti per quanto riguarda Romania e Italia, della probabile durata della guerra, dell'alto prezzo dei grani e della sistemazione dei partiti politici. Non risulta in quanto fu qui riprodotto e che apparve senza spazio censurato alcun accenno all'oggetto menzionato dal R. Ambasciatore a Berlino circa la direzione del Comando militare in Austria-Ungheria Bosnia; non se ne fa akun accenno nella rettifica generica pubblicata il 28 ottobre scorso Correspondenz Bureau e nella quale si dichiara erronea in alcuni punti la versione data dal giornale tedesco circa una privata conversazione del Tisza non destinata alla pubblicità.

101

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. RR. s. 1505/189. Bucarest, 1° novembre 1914, ore 21 (per. ore 0,50 del 2).

Ministro Affari Esteri mi ha letto un telegramma con cui Incaricato d'affari Romania a Sofia lo informava che il Segretario Particolare del Re era stato da lui per dirgli a nome di Sua Maestà .che la Bulgaria era stata sor

pr~sa dall'entrata in azione della Turchia e desiderava sapere che cosa intende:>se fare Romania. Incaricato Affari aveva risposto evasivamente.

Ministro di Russia mi ha detto che Incaricato d'Affari di Russia a Sofia aveva chiesto al Signor Radoslavov che contegno terrebbe Bulgaria di fronte guerra russo-turca. Radoslavov avrebbe risposto di non potersi pronunziare prima di aver consultato il Re ed i suoi colleghi, ma che come suo avviso personale riteneva che il meglio che la Bulgaria potrebbe fare sarebbe di prendere le armi contro la Turchia.

D'altro lato sono informato che la Russia mentre fa ogni sforzo per spingere Bulgaria su questa via nulla lascerà intentato per costringere Serbia a prometterle concessioni territoriali sufficienti. Anzi credo che, nella convinzione che gli Stati bakanici non riuscirebbero ad intendersi direttamente, si ventila il progetto di far assumere impegno alla Serbia e Bulgaria di rimettere alle Potenze della TripUce Intesa sistemazione delle concessioni territoriali che si dovrebbero fare l'un l'altra a guerra finita, tenendo conto dei vantaggi che a ciascuna avrebbe procurato la guerra.

Russia spera riuscire a fare entrare in azione anche la Romania tanto nel caso in cui Bulgaria attaccasse Turchia quanto in quello in cui attaccasse Serbia e ciò per l'interesse che la Romania avrebbe a non lasciare ingrandire Bulgaria senza un analogo ingrandimento per sé. Governo russo è però malcontento del contegno di Pasié il quale mentre aveva promesso di fare qualsiasi sacrificio nel,caso in cui la Turchia attaccasse Russia, ora che ritiene che anche la Bulgaria si volga contro Turchia si limita a fare delle proteste di amicizia ed a dire che la Bulgaria si compenserà con Adrianopoli.

Qui si seguita ad essere molto diffidenti verso la Bulgaria.

(l) Vedi D. 81, nota.

102

L'AMBASCIATORE A BORDEAUX, TITTONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. S. 1504/235. Bordeaux, 1° novembre 1914, ore 23 (per. ore 4 del 2).

L'intervento della Turchia nella guerra estende e complica gravemente la cvisi europea. L'Italia si doma.~da se S'l troverà davveTo di fronte a due grandi avvenimenti: lo sfacelo dell'Austria e quello della Turchia. Ma avverrà esso, e come e quando? Nessuno ora può dirlo. Thiers, nella grave crisi turco-egiziana del 1840, disse: • Io non so cosa verrà fuori dalla crisi orientale. Sono sciocchi e pazzi quelli che pretendono fare i profeti. In ogni caso bisognerà sapere scegliere bene il momento favorevole per agire e trovare il modo di ficcarsi nella prima screpolatura che si produrrà •.

Ebbene parmi ~che queste parole ripetute oggi assegnerebbero all'Italia il suo compito e cioè Quello di comprendere, quando davvero si produrranno

quelle screpolature, che potranno fare crollare gli edifici austria.co e turco e sapere scegliere bene il momento favorevole per agire. Certo, mai l'Europa si trovò in situazione più grave né l'Italia in più difficile.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI

T. 6163. Roma, 1° novembre 1914, ore 24.

Suo telegramma n. 943 (1).

Non pongo menomamente in dubbio la lealtà del Governo germanico ed i suoi sforzi a Costantinopoli per ottenere che movimento panislamico non abbia ripercussioni nelle nostre Colonie e conseguentemente anche sulla opinione pubblica italiana. Credo perfettamente sincere le dichiarazioni di Zimmermann, ma gli avvenimenti purtroppo accennano a svolgersi nel modo da noi temuto. A Tripoli, nel Fezzan ed in Libia infatti serpeggia fermento. Garroni poi telegrafa che a Cospoli ed in provincia circola già voce rivoluzione scoppiata a Tripoli. Nostro agente Bushire comunica che già nello scorso agosto era sparsa a Basgrah la voce che era scoppiata guerra tra Italia e Turchia. Ho sotto gli occhi il manifesto panislamdco lanciato a Costantinopoli a tutti gli islamiti. Ci si parla espressamente è vero dell'Inghilterra, Francia, Russia ed anche dell'Olanda, ma non dell'Italia; vi si incita il Senussi alla guerra contro l'Inghilterra; ma l'intonazione generale è la guerra santa contro i cristiani senza distinzione, la liberazione degli islamiti da ogni dominazione europea in Africa ed in Asia.

Tutto ciò ed il fatto dell'agitazione che cova in Libia anche nel remoto Fezzan ci preoccupano seriamente ed io desidero che Ella esponga nuovamente queste nostre apprensioni nella forma la più amichevole a codesto Governo.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, E AI MINISTRI, AD ATENE, DE BOSDARI, A BUCAREST, FASCIOTTI, A NISH, SQUITTI, E A SOFIA, CUCCHI

T. 6180. Roma, 1° novembre 1914, ore 24.

Rizov mi ha di-chiarato con molto calore che la Bulgaria terrà fermo alla sua neutralità, anche dopo lo scoppio della guerra turco-russa; che la Bulgaria non combatterebbe mai contro la Russia e non si unirebbe ai suoi nemici. A mia domanda ha dichiarato di non ritenere impossibile una intesa della Bulga

(ll Vedi D. 94.

ria con la Rumania, non essendovi fra i due paesi rivalità inammissibili e potendo la Rumania, che può sperare notevoli aumenti di territorio, sia verso la Bessarabia, sia verso la Transilvania, restituire alla Bulgaria una parte di ciò che le tolse •col trattato di Bucarest. Molto più difficile sarebbe il tentare una intesa fra la Bulgaria e la Serbia. Ha concluso accennando che verso la fine della guerra, la Bulgaria potrebbe compiere una semplice occupazione di un territorio che crede a lei dovuto senza precisare se alludesse alla Macedonia

o alla Tracia. È da notare che Rizov è for~e soverchiamente loquace. A sua domanda drca le nostre intenzioni in Albania gli ho risposto che noi non avevamo proponimento di conquiste territoriali sull'altra sponda dell'Adriatico, che intendevamo mantenerci sulla base dei deLiberati della Conferenza di Londra, e ·che la presenza della nostra forza navale a Valona significava la nostra ferma volontà che nessun'altra Potenza vi avesse a prendere posto. Tanto le comunico per sua esclusiva conoscenza personale e con preghiera di telegrafarmi tutti gli elementi che costà potessero dsultarle riguardo gli intendimenti della Bulgaria (l).

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IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. POSTA 10833/1032. Durazzo, 1° novembre 1914 (per. il 4).

La notizia della guerra tra Russia e Turchia ha accentuato il fanatismo musulmano in Albania. Essad mi riferisce che il mufti di Tirana Moussa Kiazim gli ha telegrafato stamane esprimendo il parere che i musulmani dovrebbero schierarsi a fianco della Turchia e marciare contro alla Serbia ed alla Grecia. Essad ha risposto che l'impresa pure encomiabile è inattuabile causa la lontananza della Turchia e la minaccia delle navi franco-inglesi nell'Adriatico. Essad mi ha poi detto che sinchè a noi gioverà egli farà il possibile per difendere la neutralità albanese.

Certamente se non fosse possibile evitare un'azione albanese contro uno degli Stati di frontiera, vi sarebbero motivi, in quanto ciò ci riuscisse, d'incoraggiare piuttosto un'azione contro la Grecia che contro la Serbia. Difatti se gli albanesi si rivolgessero contro i Greci, essi domanderebbero il nostro concorso e faciliterebbero in tutti i modi tutti i nostri progetti nella regione di Valona.

Il Governo di Durazzo è però circondato da tante difficoltà all'interno e ad alle sue tre frontiere che riesce molto difficile prevedere qual piega definitiva potranno prendere gli avvenimenti. Egli è certo solo che il mantenere a nostro favore la situazione attuale sarà per noi un'arma non trascurabile sia nel caso in .cui l'Italia fosse trascinata nel grande conflitto sia in quello in cui rimanendo neutrali volessimo far rispettare la situazione creata dalla Conferenza di Londra ·fino al momento ed alle condizioni che a noi convenissero.

(l) Per le ris.Doste vedi DD. 107, 116, 117, 128, 136.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI

T. GAB. 1152. Roma, 2 novembre 1914, ore 9.

Flotow mi ha letta una comunicazione da parte del suo Governo tendente a rassicurare l'Italia circa l'eventualità che potrebbero verificarsi a danno di essa per effetto dell'entrata in guerra della Tur,chia (1). La Germania s'impegnava ad evitare qualunQue ripercussione del movimento panislamko in Libia, mediante l'azione particolarmente efficace del Sultano, dichiarava che, nell'ipotesi che si verificassero modificazioni territoriali nei Balcani, si sarebbe tenuto conto degli interessi italiani; che si sarebbe pure tenuto conto degli interessi italiani nel caso che modificazioni territoriali si verificassero nell'Africa settentrionale. Flotow ha soggiunto ritenere che la navigazione del Canale di Suez non sarebbe stata turbata dal conflitto fra la Turchia e l'Inghilterra. Riteneva pure che l'azione bellica della Turchia non si sarebbe spiegata in Europa e nella penisola balcanica, almeno per ora. Ho risposto vagamente dichiarandomi grato delle buone intenzioni del Governo germanico verso l'Italia. Ma non ho mancato di soggiungere che, per QUanto riguarda l'agitazione islamica in Libia, se dovevamo affidarci nelle dichiarazioni del Governo germanico, non altrettanta fiducia avremmo potuto riporre in quelle del Governo turco; che intanto avevamo notizie poco buone dalla Tripolitania e dalla Cirenaica, e ,che a Bengasi aveva fatto impressione il fatto che un arabo dell'interno si era presentato a quella Banca per cambiare 20.000 marchi. Al che Flotow ha osservato che non si poteva supporre così grossolana l'opera del Governo tedesco da spendere in marchi il denaro che avrebbe potuto mandare in Africa.

Tanto le comunico per sua norma di linguaggio ed in relazione al mio telegramma n. 6163 (2). Anche da altre fonti ci consta che agenti tedeschi sotto le spoglie di ufficiali turchi fomentavano il movimento islamitico specialmente in Cirenaica (3).

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IL MINISTRO AD ATENE, DE BOSDARI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10725/146. Atene, 2 novembre 1914, ore 13,30 (per. ore 16,50).

Telegramma di V. E. n. 6180 (4). Nel mio telegramma 21 (5) ed in molte mie comunicazioni ho sempre posto in rilievo sospetto che Qui si nutre sulla attitudine della Bulgaria. Giornali

ieri portavano che questo ministro di Bulgaria si è espresso con diplomatici e poi privatamente nel senso che Bulgaria avrebbe conservata propria neutralità quanto sia possibile: che nessun accordo esiste fra Turchia e Bulgaria: che rapporti greco-bulgari avevano migliorato e che egli faceva tutto ciò che è possibile per migildocr:"arli ancora.

A mia esperienza conviene astenersi dal fare pronostici sulla condotta della Bulgaria giaochè in nessun Paese balcanico elementi più diversi e contradditori possono ad un momento dato entrare in giuoco. Secondo me molto se non tutto dipende dai successi o meno dell'Austria-Ungheria nella Serbia e certo principale aspirazione bulgara sarà sempre verso la Macedonia.

(l) Vedi SALANDRA, La neutralitd, cit., pp. 410-11.

(2) -Vedi D. 103. (3) -Inviato anche ad Avarna con t. gab. 1160 del 6 novembre, ore 11. (4) -Vedi D. 104. (5) -Vedi D. 72.
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IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. u. 10753/1037. Durazzo, 2 novembre 1914, ore 17 (per. ore 19,35).

Ho telegrafato al R. console in Valona quanto segue: c stasera o domattina giungeranno costà da quattro a cinquecento gheghi armati col [piroscafo c Ionio •] Essi sono stati inviati da Questo Governo in seguito alle domande di codeste autorità per calmare agitazione ed anche per dimostrare che i gheghi sarebbero disposti ad opporsi all'avanzata greca. Aggiungo coillfidenzialmente alla S. V. che Essad intende richiamare entro pochi giorni questa forza insieme cannoni e mitragliatrici che si trovano costì, per iniziare marcia Scutari. Si lascerebbe a Valona poco più di un centinaio di uomini. È probabile che si fa,ccia qualche arresto di nazionalisti ed austriacanti o di partigiani di Ismail Kemal. Siccome interessa fare sv,anire sospetti a nostro riguardo non solo presso gheghi ma anche presso maggioranza nazionalisti, che cercano sfruttare situazione più a loro favore che nel nostro, confermo mie istruzioni di ieri mantenersi il più possibile imparziale e fra le varie razze rendere sempre più desiderabile nostro padfico intervento. Queste istruzioni provvisorie sono subordinate eventuale approvazione Roma •.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10743/632. Pera, 2 novembre 1914, ore 17,55 (per. ore 22,26).

Oggi da parti diverse turche e germaniche e da Gran Visir, Wangenheim e Talaat Bey si è voluto darmi maggiori assicurazioni che assolutamente nulla

verrà tentato o provocato contro di noi in Libia. E assicurazioni partono anche da Enver Pascià, come risulta da telegramma mio di oggi sul Khedive (l) e da altre fonti. Ho ringraziato dei buoni propositi, confidando di vederne il risultato. Si è tenuto a farmi comprendere ,che inglesi pagavano il Gran Senussi contro di noi, e mi si è anche voluto spiegare una delle ragioni, quella cioè che essi avevano scoperto non so quali intrighi nostri contro di loro in Egitto. Non bastando benevole assicurazioni, Talaat Bey mi ha detto che fra Italia e Turchia dovrebbe intervenire un accordo amichevole. Avendogli chiesto su quali basi e per quali affari, mi rispose • difensivo • in genere. Lo pregai di specificare ed egli si riservò di farlo.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, BOLLATI, A BORDEAUX, TITTONI, A LONDRA, IMPERIALI, A PIETROGRADO, CARLOTTI, E A VIENNA, AVARNA

T. GAB. 1155. Roma, 2 novembre 1914, ore 20,04.

R. ambasciatore a Costantinopoli mi telegrafa quanto segue: • (telegramma da Costantinopoli n. 1498/609) » (2).

Anzitutto raccomando a V. E., tener conto scrupolosamente del desiderio del senatore Garroni che sia in ogni caso taciuto il nome dell'ambasciatore Wangenheim. La prego quindi di indagare nel modo che ella riterrà più opportuno se sia esatta la premessa del senatore Garroni vale a dire che si può supporre che la guerra ad oltranza non sia forse più desiderata da tutti. Ciò è importante a sapersi soprattutto nei riguardi dell'Austria-Ungheria in quanto potrebbe ancora far sorgere l'ipotesi, specialmente lesiva degli interessi italiani, di una pace separata di quello Stato. Questa ipotesi, come è noto a V. E., fu scartata dopo indagini e osservazioni raccolrte alcun tempo fa (3).

Quanto al consorzio degli Stati neutrali prego V. E. esprimermi il suo parere circa la praticità del suggerimento e la prego anche telegrafarmi il suo modo di vedere intorno alle conseguenze che avrebbe per gli interessi italiani l'attuaZ'ione di simile progetto e intorno alla conven~enza per noi di favorirlo (4).

santi •·

(l) Con T. 10735/631 del 2 novembre Garroni riferiva: • Khedive venuto ora dichiararmi che Enver Pascià lo ha assicurato nel modo più assoluto che nessuna agitazione è contro noi in Libia, e che lo ha autorizzato a ripetermi personalmente dichiarazione stessa. Khedive aggiunge che è convinto che Gran Senussi nulla farà realmente contro di noi e che non è difficile che gradatamente si allontani dalla Libia per ridursi luoghi

(2) -Vedi D. 77. (3) -Vedi serie V, vol. I, D. 670 e le seguenti risposte delle Ambasciate. (4) -Per le risposte vedi DD. 125, 129, 138, 149 e 151.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, BOLLATI, A BORDEAUX, TITTONI, A LONDRA, IMPERIALI, A MADRID, BONIN, A PIETROGRADO, CARLOTTI, A VIENNA, AVARNA, E AL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI

T. GAB. 1156. Roma, 2 novembre 1914, ore 21,30.

(Per tutti meno Bucarest) -R. Ministro a Bucarest telegrafa quanto segue:

• Ministro di Romania a Madrid ha comunicato a questo Governo che la Spagna vorrebbe giungere ad un accordo cogli Stati neutrali specialmente latini per intervenire al momento opportuno allo scopo imporre la pace. Bratianu chiede al R. Governo che cosa esso pensa di questa proposta • (T. 1495/187).

Ho risposto come segue a Fasciotti.

(Per Bucarest) Suo telegramma Gabinetto 187.

(Per tutti) Già nello scorso agosto (l) il Governo spagnuolo ci ha espresso il desiderio generico di collaborare con noi, al momento opportuno, per una eventuale mediazione fra i belligeranti. Gli fu risposto (2) con parole di compiacimento ricordando che il Governo degli Stati Uniti aveva già espresso l'idea dell'arbitrato. Dopo di allora non abbiamo avut0 altre comunicazioni dalla Spagna, ma telegrafo a Bonin per sapere se altra idea sia sorta in proposito a Madrid. A prima vista però mi pare che gli Stati neutrali latini non abbiano forza sufficiente per imporre la pace.

(Per Madrid) Prego V. E. indagare cautamente senza aver l'aria di prendere iniziative e telegrafarmi quanto le risulti circa la notizia comunicatami da Bucarest (3).

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IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. POSTA 10825/1038. Durazzo, 2 novembre 1914 (per. il 4).

Essad m'informa che le diserzioni provocate dall'oro austriaco prendono gravi proporzioni. Oltre i primi 60 uomini che hanno abbandonato le forze di Essad, altri 300 sono partiti allettati dall'offerta di 4 napoleoni al mese per ogni uomo, in contanti e due mesate anticipate non appena saranno giunti nel centro di organizzazione a Liuma; ove Hassan bey Pristina preparerebbe la spedizione.

È segnalato l'arrivo di nuovi ufficiali austriaci in quelle parti. Si aspetterebbero i denari annunziati da Kral per dare nuovo vigore a questa campagna (4).

(l) -Vedi serie V, vol. I, D. 286. (2) -Vedi serie V, vol. I, D. 298. (3) -Per la risposta vedi DD. 131 e 203. (4) -Ritrasmesso a Vienna con t. 6263 del 6 novembre, ore 0,30.
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IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. R. 10765/1040. Durazzo, 2 novembre 1914, ore 23 (per. ore 9 del 3).

Essad ha fatto imprigionare oggi 5 soldati Dibrani col danaro in mano al momento in cui uscivano dal consolato austro-ungarko. Gli emissari austriaci stanno incitando fanatismo musulmano anche contro Italia, valendosi della guerra turco-russa e vantandosi essere alleati della Turchia. Oggi circolava voce che alcuni emissari avrebbero voluto tentare un colpo contro gli italiani. Perciò anche su consiglio di Essad ho telegrafato ammiraglio Patris pregandolo far stazionare possibilmente una nave da guerra Durazzo.

La propaganda austriaca e G·iovani Turchi cerca pure impedire l'avviamento di forze ordinato da Essad e la marcia su Scutari sotto pretesto che anzitutto ai musulmani preme combattere Serbia nemica della Turchia ed unirsi all'Austria alleata del Sultano. Essad mi informa di essere al corrente della situazione e di aver preso ogni cautela. Non nascondo a V. E. che la situazione è divenuta assai difficile. Il ministro di Francia per timore di un attacco contro Serbia telegrafa al suo Governo consigliando una dimostrazione navale a scopo di far intendere ai malintenzionati che qualunque attacco agli stranieri sarà seguito da violenta repressione. Essad è d'accordo segretamente circa questa dimostrazione e mi ha detto confidenzialmente che è risoluto ad opporsi ai tentativi austro-turchi e che occorrendo si metterebbe d'accordo colla Serbia e la Grecia se R. Governo non vi si oppone (1).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, E AL MINISTRO A NISH, SQUITTI

T. GAB. 1157. Roma, 2 novembre 1914, ore 24.

(Per Pietrogrado) R. ministro a Belgrado mi telegrafa quanto segue:

• Missione sanitaria italiana a Valona ed occupazione italiana Sasseno, sono qui considerate ,come azione molto modesta dell'Italia in Albania poiché si aspettava una vera e propria occupazione militare di Valona. Ognuno intanto si domanda quale sarà il contegno del R. Governo di fronte invasione greca dell'Epiro a dispetto delle deliberazioni della conferenza di Londra. (T. 10694/141) •.

Ho risposto come segue a Squittì:

(Per Nish) Suo telegramma n. 141.

(Per entrambi) Prego V. S. di trovar modo di diTe a Pasié non in via ufficiale, ma come sua confidenza personale, che il Governo ispira tutta la sua attitudine riguardo la questione albanese alla ferma volontà di mantenere la validità delle deliberazioni di Londra. La stessa operazione eseguita a Valona fu motivata dal timore che gli epiroti occupassero quella città e creassero così un fatto compiuto a favore della Grecia. Ella potrà tuttavia aggiungere in via personale che qualora, in seguito agli eventi del conflitto europeo, l'esistenza dell'Albania si dimostrasse impossibile, l'Italia, come prima fra gli Stati adriatici e come firmataria delle deliberazioni di Londra, terrà nel debito conto le aspirazioni della Serbia, colla quale desidera assicurare le migliori relazioni di amicizia.

Prego anche V. S. far notare a Pasié che la decisione del R. Governo di impedire mediante apposita crociera di navi da guerra lo sbarco di armi e munizioni e di uomini armati in Albania, nonché le severe misure di polizia adottate nei porti di Puglia, risultano tutte a vantaggio non indifferente della Serbia in quanto tendono ad ostacolare l'azione dei Giovani Turchi che si propongono suscitare un movimento contro la Serbia.

Quanto all'avanzata di truppe greche in Epiro, abbiamo chiesto ed ottenuto da Atene l'assicurazione del carattere provvisorio di quella misura e la dichiarazione del rispetto alla validità dei deliberati di Londra. Non abbiamo voluto ostacolare più decisamente per considerazioni umanitarie attinenti alla misera condizione dei musulmani rifugiati a Valona.

Ma qualsiasi fatto compiuto di operare in Albania i finitimi Stati Balcanici in opposizione ai deliberati di Londra, dovrà al termine del conflitto europeo essere discusso ed eventualmente negoziato col Governo Italiano (1).

(l) Ritrasmesso a Vienna con t. 6236 del 5 novembre, ore l.

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L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1506/100. Pietrogrado, 3 novembre 1914, ore 1,33 (per. ore 13,10).

Telegramma di V. E. n. 1141 e 1145 (2).

A mio remissivo parere eventuale sbarramento del canale di Suez e occupazione ottomana dell'Egitto potrebbero leder~ seriamente i nostri interessi sia in Libia che in Eritrea. Mi risulta bensì che ambasciatore di Germania a Costantinopoli ha suggerito alla Sublime Porta di assicurarci che essa nulla intraprenderebbe a danno delle nostre colonie; ma se anche ci venissero date assicurazioni di tal genere vi è luogo ad osservare:

l o che una volta scatenata in Egitto l'agitazione religiosa e nazionalista è dubbio se autorità presso... (3) potrebbero contenere fanatismo propagandisti degli insorti.

2° che se i nostri interessi altrove minacciati c1 Imponessero di uscire dalla neutralità nostra libertà d'azione sarebbe inceppata dal fatto che Turchia padrona dell'E,gitto e divenuta nostra nemica sarebbe in grado nuocerei;

3° che ad ogni modo Turchia non può darci affidamento per salvaguardia Eritrea abbandonata a se stessa.

Mi sembra pertanto che cooperando a difendere il canale di Suez difenderemmo bensì implicitamente Egitto e libertà della via delle Indie, ossia interessi preponderantemente inglesi, ma che tuteleremmo in pari tempo anche i nostri. Sta bensì di fatto che pur mancando nostra cooperazione Inghilterra sarà obbligata egualmente a provvedere alla difesa del canale ma in tal caso perderemmo l'occasione per ottenere vantaggi da V. E. accennati.

In ogni modo mi sembra che non ci conviene un completo disinteressamento della questione e che otterremmo buoni risultati per noi e forse per Inghilterra se a tempo opportuno rendessimo Sublime Porta ben avvertita che non potremmo rimanere indifferenti alla chiusura del Canale. Se ciò facesse recedere Sublime Porta dall'impresa, il risultato sarebbe pieno.

Nel caso contrario sarebbe questo un punto di partenza per esigere da essa affidamenti garantiti e eventuali compensi.

(l) -Per la risposta vedi D. 134. (2) -Vedi DD. 43 e 61. (3) -Gruppi indecifrati.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10818/639. Pera, 3 novembre 1914, ore 11,50 (per. ore 20).

Telegramma di V. E. n. 6180 (1).

Situazione turco-balcanica io la vedo nei seguenti termini: Turchia sotto assoluta influenza germanica, in modo che si è [verificato] quanto da tempo denunziavo, cioè che sarebbe [intervenuta] quando Germania, ritenendolo necessario, avrebbe provocato incidente nel Mar Nero. Oggi essa lavora più che mai per eccitamento mondo musulmano per istigare arabi e Senussi contro francesi e inglesi in Algeria, Tunisia ed Egitto, minacciando azione bellica invasione di quelle regioni. Turchia minaccia altresì Russia verso Caucaso e con probabilità successo, sponda del Mar Nero facendo seriamente riflettere, e Romania per eventuale bombardamento del porto e città Costanza. Bulgaria per bocca suo Governo e suoi rappresentanti qui ed in altri Stati, si dichiarò ripetutamente neutrale. In fatto è indiscutibile che è in ottimi rapporti con Governo ottomano, che è diffidente verso la Romania, che favorisce eccitamento sua popolazione contro Serbia per odioso trattamento popolazione macedone. Si ha altresì elemento per ritenere che favorisca approvvigionamenti all'orga

nizzazione tedesca in Turchia. Già ho telegTamato oggi (l) che, secondo Talaat bey, trattato difensivo esisterebbe fra la Turchia e la Bulgaria e conferma in questo senso si desumerebbe dalle dichiarazioni di Zimmermann a BoLlati (2).

Romania preoccupata dal risoluto atteggiamento turco e dall'equivoca condotta della Bulgaria mantiene una neutralità che è da supporre difficilmente vorrà rompere a favore Triplice Intesa. Grecia è anche favorevole Triplice Intesa ma nel fatto si trova vincolata dall'appoggio della Germania per stabilire un benevolo modus vivendi con Turchi•a e quindi notoriamente dalla riconoscenza che perciò le si impone anche da speciali ragioni dinastiche. Inutile discutere situazione della Serbia. Riassumendo situazione Germania in Oriente appare tutt'altro che disprezzabile e presumibilmente più vantaggiosa di quella della Triplice Intesa.

Ciò premesso mi permetto fare alcune osservazioni 'Circa situazione derivante all'Italia dalla posizione turco-balcanica odierna. Nei rapporti Turchia azione sua verso il Caucaso e Mar Nero non ha speciale influenza a nostro riguardo. Verso l'Egitto si potrebbe temere per il Canale di Suez che ostruito impedirebbe comunicazioni con le nostre Colonie e per la Cirenai1ca se invasione potesse essere efficace e coronata da successo. Ma eventualità appare dubbia ed è da osservare che posizione turca in Egitto diverrebbe difficile quando quella popolazione potesse temere di tornare sotto la loro dominazione.

Nei rapporti Bulgaria suo intervento contro la Serbia e Romania non pare dovrà avere effetto nocivo. Anzi sua azione contro la Serbia tenderebbe a diminuire possibilità vedere secondate aspirazioni che essa ha di vasto ingradimento e di dominio sulle coste dell'Adriatico. Azione bulgara non avrebbe conseguenze fatali per noi anche se rivolta, cosa non probabile dato quanto è esposto, contro la Grecia. Osservo al riguardo che sotto auspici della Germania non è da escludere possa un giorno intervenire componimento fra questi due Stati a spese della Serbia, quantunque esista fra Grecia e Serbia accordo difensivo. Questo è il punto oscuro della situazione non potendosi [vedere] come Germania riuscirebbe a risolverla. Situazione che meriterebbe studio è quella della Romania ·che noi abbiamo interesse di vedere mantenuta forse per eminente contrasto coll'Austria-Ungheria. Tutto calcolato non mi pare che dalle accennate conclusioni ne derivi per noi tale posizione nuova da obbligarci ad entrare in campo. E se si considera che dopo tre mesi di guerra non vi è ancora una vera delineazione di supremazia fra i due gruppi belligeranti parmi se ne possa concludere che ci convenga continuare ad essere più che mai ri:filessivi prima di accennare anche lontanamente a tendenze di rottura della nostra neutralità, imponendosi un attento esame di ciò che nuovi eventi possano creare. Un passo arrischiato quando ancora non vi rono ragioni per obbligarci a farlo potrebbe compromettere seriamente nostri ·interessi vital:i. Mi perdoni V. E. questo giudizio che può essere ritenuto non eccessivo se si considera che è dettato da sentimento di dovere. Debbo aggiungere due circostanze: la prima che consiste nei ripetuti discorsi turchi germanici

oggi a me fatti nel senso di benevolo interessamento per i nostri interessi libici ed orientali e la seconda delle trattative intense che intercedono per arrivare a vera alleanza fra Germania Austria-Ungheria e Turchia con specificazione degli speciali compensi territoriali che questa vorrebbe le fossero attribuiti. Finora pare che nulla vi sia di determinato al riguardo, ac,cennandosi vagamente a cose varie fra le quali l'occupazione dell'Egitto.

(l) Vedi D. 104.

(l) -È il T. 10731/634 del 2 novembre con il quale Garl'Oni dava il primo cenno di queste notizie. (2) -Vedi D. 95.
117

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10801/279. Sofia, 3 novembre 1914, ore 19,16 (per. ore 1,55 del 4).

Telegramma di V. E. n. 6180 (1).

Confermando le notizie fino ad ora fornite circa attitudine Bulgaria continuo ritenere conformemente a quanto ebbe dichiarare all'E. V. il signor Rizov che la Bulgaria si terrà ferma nella neutralità anche dopo scoppio guerra fra Turchia e Triplice Intesa e che non combatterebbe contro la Russia né si unirebbe ai nemici di queste Potenze.

Ambiente germanofilo in seguito azione flotta turca ha fatto di nuovo circolare voci esistenza accordi fra Turchia e Bulgaria e che anzi per questi accordi i bulgari attaccherebbero prossimamente Grecia.

Da tutte le informazioni che ho potuto avere mi risulterebbe che queste voci che trovano credito in certi circoli sono tendenziose e che Governo è più che mai convinto che Turchia si è lasciata trascinare dalla Germania in un'avventura pericolosissima.

Stesso segretario generale Ministero Affari Esteri mi ha parlato situazione Turchia in termini tali da dover escludere che qui si possa menomamente pensare ad un'azione d'accordo colla Turchia.

118

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. S. 1510/191. Bucarest, 3 novembre 1914, ore 20,30 (per. ore 1,05 del 4).

Ministro Affari Esteri mi ha riferito che G'iers gli ha detto essere giunto momento ricostituire blocco balcanico. A tal uopo secondo Giers Serbia, Grecia

e Romania dovrebbero fare ciascuna delle concessioni territoriali alla Bulgaria in compenso dei vantaggi che ad ognuna di esse procurerebbe la guerra.

Porumbaro ha risposto evasivamente osservando che il Governo romeno è stato sempre d'avviso che l'indipendenza degli Stati balcanici non è possibile senza stabili accordi tra loro ma che le recenti esperienze della conferenza di Bucarest e delle trattative greco-turche col disinteressato intervento romeno per la questione delle isole dimostrano quanto sia difficile indurre gli Stati balcanici a farsi eque reciproche concessioni.

(l) Vedi D. 104.

119

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10807/308. Bucarest, 3 novembre 1914, ore 20,30 (per. ore 1,55 del 4).

Milnistro di Bulgaria è tornato oggi qui ed è stato ricevuto da questo Ministro degli Affari Esteri a cui ha dichiarato:

1° che la Bulgaria rimane neutrale; 2o che il gabinetto Radoslavov è più forte che mai, tutti i partiti essendo caduti d'accordo su questo contegno neutrale; 3° che nel caso Romania entrasse in azione egli non dubita che essa si intenderebbe colla Bulgaria. Ministro degli affari esteri interpreta ciò nel senso che in tal caso Bulgaria se Romania non le promettesse retrocessione di una parte della nuova Dobrugia, le cadrebbe addosso; 4° che la Bulgaria non è legata da alcun accordo scritto né all'AustriaUngheria e Germania né alla Turchia; 5° che la Bulgaria lascia al tempo la cura di far ragione alle sue legittime aspirazioni in Ma·cedonia e non ha alcuna velleità di conquista dalla parte di Adrianopoli.

Ministro degli affari esteri non presta fede a queste dichiarazioni e ritiene che esistano degli accordi scritti austro-germanico-bulgari e bulgaro-tur.chi. Osserva poi che per quanto riguarda Adrianopoli le dichiarazioni di Radev sarebbero in contraddizione con quelle del ministro di Bulgaria ad Atene il quale secondo gli è stato riferito da questo Ministro di Grecia avrebbe chiesto a Venizelos se Governo ellenico avrebbe avuto difficoltà a che esercito buLgaro marciasse su Adrianopoli. Venizelos avrebbe risposto che nulla aveva in contrario tanto più che ciò sarebbe stato conforme alla lettera della convenzione di Londra e allo spirito del trattato di Bucarest.

Infine il Ministro Affari Esteri mi ha detto constargli che Radev si era recato spontaneamente a Sofia per intrigare a favore Guenadiev di cui è creatura e contro Gabinetto Radoslavov il quale perciò si sarebbe affrettato a rimandarlo qui.

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L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. s. 1508/101. Pietrogrado, 3 novembre 1914, ore 20,50 (per. ore 3,25 del 4).

Giusta informazione di ottima fonte Governo russo si adopera attivamente perché Romania assicuri propria neutralità alla Bulgaria per il caso in cui questa si decida ad una azione ·contro Turchia. Governo romeno non sarebbe a ciò restio, ma Russia gli proponeva di entrare in azione esso stesso contro Turchia e su questo punto Gabinetto Bucarest non manifesterebbe favorevoli disposizioni. Da altra fonte e.gualmente attendibile mi cviene riferito avere Venizelos dichiarato a quel ministro di Bulgaria che nel caso di un conflitto bulgaroturco, Grecia osserverebbe neutralità benevola e che a quel ministro di Russia egli avrebbe dato assicurazioni che Grecia è pronta, sotto determinate condizioni, contribuire con tutte proprie forze all'azione della Triplice Intesa contro Turchia. Dal canto suo Pasic avrebbe dichiarato al Governo russo essere dolente di non potere concorrere stante impegno totalità forze serbe all'eventuale azione bulgara contro Turchia, ma garantisce assoluta neutralità Serbia.

Evidentemente la diplomazia russa non è rimasta inoperosa in questi ultimi giorni e il suo scopo deve essere stato di poter dimostrare alla Bulgaria che movendo guerra alla Turchia per riconquista della Tracia non correrebbe alcun pericolo ad opera dei vicini. Tuttavia, sebbene non manchino indizi di una evoluzione nelle disposizioni del Re di Bulgaria verso Triplice Intesa, non sembra imminente l'ora di un deciso .cambiamento di rotta nella sua politica essendo prevedibile che per decidervisi egli non si appaga della neutralità dei cvicini ma insiste per ottenere da loro ben altre condizioni da essi difficilmente accettabili.

È certo ad ogni modo che in seguito all'insana procvocazione turca, un nuovo fermento va propagandosi nei BaLcani e che la neutralità della stessa Romania sarebbe posta a ben dura prova qualora Bulgaria e Grecia scendessero in campo d'accordo con Triplice Intesa.

121

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. R. 1507/1400. Vienna, 3 novembre 1914, ore 21 (per. ore 0,45 del 4).

Berchtold mi ha detto che prima della sua partenza per il castello di Buchlau aveva incaricato Macchio fare a V. E. una comunicazione identica a quella fattale da codesto Ambasciatore di Germania (1). In tale dichiarazione si assi

Il -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

curava R. Governo che se cambiamento avesse dovuto avvenire dopo la guerra nella penisola balcanica, Austria-Ungheria non avrebbe mancato di tutelare gli interessi dell'Italia e del pari se cambiamenti si fossero prodotti nella regione dell'Africa settentrionale Governo I. e R. avrebbe avuto cura di assicurare all'Italia adeguati vantaggi.

Berchtold ha aggiunto che ignorava se Macchio avesse già fatto a V. E. comunicazione suddetta (1).

(l) Vedi D. 106.

122

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10806/960. Berlino, 3 novembre 1914, ore 21,05 (per. ore 2,40 del 4).

Telegramma di V. E. n. 6163 e telegramma V. E. gabinetto n. 1152 (2).

In una lunga conversazione avuta stamane con Zimmermann mi sono espresso nei termini prescrittimi da V. E. adducendo tutte quelle circostanze che malgrado assicurazioni ricevute fanno persistere in noi le preoccupazioni per le conseguenze che l'agitazione panislamica può avere per la sicurezza delle nostre possessioni africane.

Egli si studiò nuovamente di dissiparle riferendosi anzitutto al comunicato che questo Governo aveva fatto ieri pubblicare e che doveva darci la certezza che tutti i provvedimenti erano presi per salvaguardare gli interessi italiani e per tener lontano qualsiasi movimento dalla Libia.

Gli risposi, come aveva fatto V. E. con Flotow, che se noi potevamo avere piena fiducia nelle dichiarazioni del Governo germanico non avevamo le stesse ragioni, né egli poteva contestarlo, per fidarci di quelle del Governo ottomano. Gli citai poi i vari fatti venuti recentemente a nostra conoscenza. A quello dei 20000 marchi stati presentati per il cambio alla Banca d'Italia a Bengasi Zimmermann non voleva attribuire alcuna importanza dicendo non essere credibile che l'azione germanica si valesse se mai di mezzi così disadatti e malaccorti come sarebbe stato quello di distribuire in Africa monete che dovettero essere necesseriamente cambiate e ne avrebbero troppo facilmente tradita la provenienza.

Egli era invece propenso a considerare il fatto quale una grossolana manovra inglese come in generale si ha qui la tendenza a vedere in ogni cosa la mano

tions trritoriales ailleurs ».

dell'Inghilterra e da fonte privata oggi appunto mi è stata fatta la pretesa

• rivelazione • che al principio della guerra il Governo britannico aveva fatto distribuire armi e denaro fra le tribù arabe della Libia per sollevarle contro l'Italia.

Quanto alla presenza in Oirenaica d'i agenti e perfino di ufficiali germanici sotto le spoglie di ufficiali turchi od altro, Zimmermann credeva di poterla senz'altro escludere avendo dato gli ordini più severi in proposito: supponeva si trattasse di qualcuna di quelle notizie che circolano con tanta facilità nei paesi orientali; avrebbe però ordinato nuovamente scrupolose indagini perché ove un solo di quegli agenti si trovasse colà potesse esserne immediatamente richiamato. In complesso Zimmermann affermava che si dovesse prestar fede piena alle assicurazioni della Turchia •Che aveva ogni interesse ad attenervisi fedelmente; avrebbe tuttavia cercato di ottenere che all'impegno da essa preso fosse data anche maggiore solennità sotto la fO'rma per esempio di un nuovo proclama del Sultano imponente agli islamiti di rispettare l'Italia ed i possedimenti suoi. Da quella stessa fonte privata cui ho accennato più sopl'a, è stato detto che gli accol'di diretti conclusi fra Enver Pascià ed i senuss'i ponevano a questi come condizione • sine qua non • ·che si astenessero da qualsiasi azione contro territorio italiano. In generale parmi possa aversi la convinzione che la Germania ha fatto, fa, farà tutto quanto è umanamente possibile per persuadere e, occorrendo, per obbligare la Turchia, ad abbandonare ogni propaganda in Libia.

Troppo evidente è l'interesse di questo Governo ad evitare in questo momento tutto quanto possa indisporre l'Italia.

(l) Il sottosegretario Borsarelli rispondeva il 6 novembre (T. gab. 1161) che Macchio gli aveva fatto il giorno 3 la seguente comunicazione scritta: « Si l'incident survenu entre les flottes de la Turquie et de la Russie, provoquait un conflit entre ces deux Puissances, l'Autriche-Hongrie fera valoir à Constantinople toute l'influence dont elle dispose pour que les droits de l'Italie en Afrique soient respectés et que les possessions italiennes soient épargnées d'un mouvement pas-islamiste qui pourrait se produire. Il n'y a dane pas de danger pour l'Italie. Les rapports amicaux de l'Allemagne avec l'Italie ont déjà eu pour effet que les Senoussi ont fait savoir à Berlin qu'ils renonçaient à l'hostilité envers l'Italie et qu'ils se tourneraient exclusivement contre l'Angleterre. L'Autriche-Hongrie et l'Allemagne auront soin à ce que pour le cas que des changements territoriaux se produisent sur la còte septentrionale de l'Afrique l'Italie y trouve son compte et que les intérets du Royaume soient sauvegardés aussi dans le cas où la conflagration européenne amenàt des modifica

(2) Vedi DD. 103 e 106.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AGLI AMBASCIATORI A BORDEAUX, TITTONI, A LONDRA, IMPERIALI, A PIETROGRADO, CARLOTTI, E AI MINISTRI AD ATENE, DE BOSDARI, A BUCAREST, FASCIOTTI, A NISH, SQUITTI, E A SOFIA, CUCCHI (l)

T. GAB. 1158. Roma, 4 novembre 1914, ore 0,30.

Da Qualche tempo si notano nella stampa italiana incitamenti al Governo di adoperarsi a costituire una nuova lega degli Stati balcanici ciò che ora la diplomazia italiana potrebbe facilmente ottenere e si osserva che un tale risultato darebbe all'Italia una vera posizione di preminenza nella penisola balcanica. Si pretende che all'Italia sola sarebbe oggi possibile di mettere d'accordo Serbia con Bulgaria. Secondo alcuni un terreno d'intesa fra quei due Stati potrebbe essere l'affidamento di attribuire alla Bulgaria Monastir e quindi un tratto di Albania per farle avere uno sbocco sull'Adriatico. In cambio la

Il) Ed. in SALANDRA, L.a neutralitd, cit., pp. 418-421.

Bulgaria farebbe importanti cessioni in Macedonia alla Serbia la quale otterrebbe pure una parte dell'Albania senza contare gli altri importanti acquisti che le spetterebbero a guerra terminata dopo la preveduta sconfitta dell'AustriaUngheria. Uno dei principali autori di questa corrente che si nota in molti autorevoli giornali italiani è il Signor Rizov il quale conosce ceTJtamente assai bene le questioni balcaniche anche perché ha le sue proprietà a Monastir, ma non mostra molti scrupoli di creare imbarazzi al R. Governo nel propugnare presso i nostri giornalisti le sue vedute politiche.

Non vi ha dubbio che una intesa fra Bulgaria e Serbia e la costituzione di un blocco balcanico comprendente anche Grecia e Romania sarebbe assai vantaggiosa alle nostre direttive di politica generale. Quando ciò fosse possibile, tenendo conto dei nostri doveri di neutralità e tenendo conto dell'opportunità di non esporci a insuccessi lesivi del nostro prestigio, e della necessità di non assumere verso alcuno degli Stati balcanici un atteggiamento po·co amichevole, io non esiterei ad iniziare un'azione diplomatica a questo intento.

Non mi dissimulo però le gravi difficoltà che incontrerebbe un tale piano di azione. Dalle comunicazioni del R. Ministro a Belgrado (l) risulta che la Serbia è intransigente nel non voler accordare ·concessioni territoriali alla Bulgaria. La missione di Savinski a Belgrado ha avuto esito negativo. E ad ogni modo pare che i serbi, ma soltanto a guerra finita, sarebbero disposti di cedere alla Bulgaria tutt'al più Cociana e lshtip. E quanto a Monastir, secondo un te1legramma di Fasciotti del 25 settembre scorso(2), la Grecia ha dichiarato che si opporrebbe anche con le armi ad una cessione di quella città dalla Serbia alla Bulgaria.

D'altra parte le note tendenze austrofile del Re di Bulgaria e del Gabi

netto di Radoslavov costituiscono un grave ostacolo ad una intesa della Bulga

ria colla Serbia che è in guerra contro l'Austria. Da varie parti si sospetta una

intesa segreta, non conosciuta dai Ministri bulgari, del Re Ferdinando con

l'Austria. Ed ora è anche risultata accertata l'esistenza di una intesa segreta

turco-bulgara in forza della quale, dopo l'atteggiamento recente della Turchia,

la Bulgaria si trova ancor più trascinata nel campo opposto a quello della

Serbia.

Ciò stante, si vorrebbe che l'Italia fosse riuscita ad ottenere un risultato

che la Russia sostenuta da Francia e Inghilterra non ha potuto ottenere

né a Belgrado né a Sofia. Ma in sostanza, secondo il piano del signor Rizov,

l'Italia dovrebbe farsi paladina delle aspirazioni bulgare contro la Serbia. Ne

risulterebbero probabilmente assai alterate le relazioni italo-serbe, mentre come

giustamente osserva S. E. Tittoni nel suo te1egramma del 31 ottobre sco11so (3).

noi abbiamo interesse a procedere con le forme più amichevoli verso la Serbia.

Ora però Carlotti 'informa (4) che la Russia ripeterà nuovi tent·ativi di con

ciliazione e Fasciotti fa cenno (5) di un progetto di far assumere impegno alla

Serbia e alla Bulgaria di rimettere alle Potenze della Triplice Intesa la sistemazione delle reciproche concessioni da farsi a guerra finita. È dunque da esaminare attentamente se alcun fatto nuovo sia intervenuto

o se una nuova situazione si sia prodotta che permetta all'Italia di assumere una utile iniziativa.

Su tutto quanto precede la prego di telegrafarmi il suo parere formulando anche eventuali suggerimenti (1).

(l) -Vedi D. 28. (2) -Vedi serie V, vol. I, D. 796. (3) -Vedi D. 85. (4) -Con T. 10709/813 del 2 novembre, non pubblicato. (5) -Vedi D. 101.
124

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'ONOREVOLE SONNINO (2)

L. P. [Roma] 4 novembre 1914, ore 8.

Ti rinnovo la mia preghiera di persuadere Carcano (il quale personalmente nulla aveva in contrario) a consentire per Grippo, o, subordinatamente, per Calisse; ma molto meglio H pyimo.

Sono una ottantina di deputati fra i quali molta brava gente che sta al fuoco e resiste ad eventuali attacchi dei socialisti e dei repubblicani. Li avremmo inerti e scontenti; e, restringendoci così nei settori centrali, resteremmo in balia dei giolittiani, che non si sentiranno più rappresentati da Carcano quando venga ,con noi e che odiano Orlando.

Grippo, in fondo, non ha contro che Ciccotti; e credo vi sia modo di ammansirlo.

S'intende: all'Istruzione per eliminare l'accusa, non del tutto infondata, che alla Giustizia non sarebbe imparziale fra i magistrati. Alla Giustizia andrebbe Orlando o, se questi non accetta, Daneo.

Daneo passerebbe alle Finanze in luogo di Rava se Orlando accetta. Così la combinazione sarebbe fra oggi e domani al completo. E occorre far presto e prendere ognuno il suo posto: per l'Estero e pel Tesoro. Se, per vedere Carcano, tu dovessi spostare il nostro convegno a dopo le 14,30, basta avvertirmene al telefono di casa mia (26-92) verso il tocco. Intanto, non appena avrò la risposta di Orlando, te la comunicherò.

[P.S.] Carcano si trova all'Hotel d'Italia (Quattro Fontane) o alla Giunta del Bilancio.

Ti mando alcuni fra i più importanti telegrammi arrivati ieri, affinché tu possa tenerti al corrente della situazàone. Mancano soltanto quelli di Albania, dove l'imbroglio grandissimo richiede quotidiane istruzioni.

(l) -Per le risposte vedi DD. 137, 141, 142, 144, 145, 146, 147, 153, 154 e 161. (2) -Da BCL, Archivio Salandra, Ed. in SoNNINO. Carteggio, cit., D. 40.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. S. 1516/379. Londra, 4 novembre 1914, ore 10 (per. ore 6,20 del 5).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1155 (1).

Qui non scorgo alcun indizio autorizzante a sospettare tendenze pacifiche. Al contrario constato che Nazione intera più che mai intende con indomita tenacia spingere guerra ad oltranza. Ciò per i vari motivi già da me indicati in precedente corrispondenza. Un Governo che osasse solo pensare ad una pace che mantenendo su per giù immutata situazione militare e navale germanica lasciasse possibilità di altra guerra a scadenza più o meno breve con conseguente gara di armamenti, sarebbe con indignazione spazzato via dalla grandissima maggioranza della Nazione. Questa per l'Inghilterra non è guerra diplomatica ma essenzialmente nazionale e non può essere terminata con soluzione media, con artifici e combinazioni diplomatiche. O Inghilterra scompare

o il militarismo prussiano deve essere ridotto in condizioni da non costituire più una minaccia permanente per la pace europea e la libertà dei popoli.

Questa mia impressione è stata pienamente confermata ieri da linguaggio chiaro e preciso di Nicolson. E le sue vedute hanno tanto maggiore peso in quanto anche più degli altri pezzi grossi del Foreign Officile deve rendersi conto delle ardue difficoltà dell'impresa e giudicare lo svolgersi degli eventi militari con massima freddezza e imparzialità. Identici propositi di guerra ad oltranza mi furono manifestati da Cambon il quale osservò che lo stesso Presidente Wilson si è ora persuaso della inutilità di qualsiasi tentativo pacifico. Ciò premesso non saprei vedere a quale pratico risultato potrebbe condurre un eventuale consorzio dei neutri ,che non avrebbe naturalmente né intenzione né i mezzi per imporre pace ai belligeranti.

Ancora meno vedo quali ,conseguenze benefiche per gli interessi italiani potrebbe avere il vagheggiato consorzio. Se si tratta di conseguenze morali e sentimentali (sedicente accrescimento di prestigio ecc.) esse sarebbero nulle

o molto relative perché intervenendo l'America la parte preponderante e dirigente per forza di circostanze sarebbe devoluta ad essa e non all'Italia, la quale si troverebbe così accanto alla Spagna in una situazione secondaria non certo confacente al suo prestigio di grande Potenza europea avente per giunta nel regolamento definitivo interessi vitali da tutelare e diritti da far valere.

Se si tratta poi di conseguenze materiali (compensi ecc.) sembrami ,che la costituzione del consorzio sarebbe un ostacolo di più all'assegnazione di compensi alla sola Italia, essendo ovvio prevedere che belligeranti non ravviserebbero alcun plausibile motivo perché noi soltanto si abbia a trarre profitto da un'azione umanitaria e per conseguenza disinteressata, intrapresa in 'Comune con gli altri Governi. L'iniziativa spontaneamente presa dall'Italia a scopo pacificatore non mi pare inoltre potrebbe riuscire sinceramente gradita alla Triplice Intesa cui

a varie riprese abbiamo lasciato intravedere intenzioni ben diverse e di cui ancora più problematica diverrebbe acquiescenza alla gratuita realizzazione delle nostre aspirazioni alle quali è lecito supporre che né Austria né Germania d'altra parte vorrebbero e potrebbero mai con le buone consentire.

In conclusione quale che possa essere risultato pratico del consorzio dei neutri vagheggiato da Wangenheim a me pare che l'Italia sia prendendone iniziativa sia pure semplicemente partecipandovi, mentre metterebbe una pietra sepolcrale su tutte le sue legittime aspirazioni nazionali in Adriatico e Mediterraneo rischierebbe a pace conclusa di trovarsi più che mai isolata.

Per tutti questi motivi mio parere subordinato è che il suggerimento di Wangenheim debba ispirarci massima diffidenza e non ci convenga in alcun modo favorirne realizzazione potendo essere un tranello teso·ci per vincolare nostra libertà Q.'azione e precluderei ogni possibilità di uscire con decoro dalla neutralità, scopo questo cui naturalmente t,endono tutti gli sforzi attuali dei nostri alleati naturalmente preoccupati dei loro, ma non dei nostri interessi.

(l) Vedi D. 110.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, AL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI

T. u. R. 6215. Roma, 4 novembre 1914. ore 11,15.

Precedenza sulle precedenze.

Ho appreso dal suo telegramma 1037 (l) la spedizione di 500 gheghi armati a Valona. Mi rincresce vivamente Ella non me ne abbia preavvisato come sarebbe stato assai opportuno stante la gravità del fatto perché avrei preferito tale spedizione non avesse luogo o quanto meno non fosse facilitata mediante imbarco sul piroscafo italiano. La prego ora adoperarsi efficacemente affinché Essad dia corso al suo divisamento di richiamare entro pochi giorni quella forza armata insieme ai cannoni e alle mitragliatrici che si trovano a Valona. Ora un telegramma dell'ammiraglio Patris al Ministero della Marina informa che gli albanesi sbarcati dal Jonio sono 1020 e non 500. La presenza a Valona di quella forza armata della quale desidero sapere come sia tanto cresciuto il numero può essere fonte di pericolose complicazioni per noi.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1517/649. Costantinopoli, 4 novembre 1914, ore 12,20 (per. ore 21).

Wangenheim è venuto oggi a confermare precedente discorso che mi fu fatto direttamente e indirettamente circa intenzioni Germania e Turchia che noi

non si abbia fastidii in Libia per agitazioni musulmane contro Triplice Intesa. Mi assicurò che Enver bey s'interessa in questo senso presso il Senusso e che anzi vorrebbe inviare fratello per •conferire col loro capo previa anche intesa con noi.

Avendogli osservato che R. Governo potrebbe preoccuparsi della suscettibilità nostro elemento militare nel vedere per via indiretta si vogliono conseguire risultati che all'azione loro diretta sono confidati, e ciò perché mi parve opportuno evitare un nostro intervento solidale coi turchi, oggi in guerra, egli rispose che si sarebbe potuto almeno dare libero passo al messo di Enver bey. Completò suo Tagionamento col dire che Questo è per noi momento favorevole, sia pure con tutta circospezione, per sistemare la nostra posizione in Libia e che eccessiva diffidenza a fine di bene avrebbe per risultato di continuare l'attuale nostra difficile posizione e di !asciarci poi male con tutti gli elementi •coi quali abbiamo a che fare. Aggiunse che per giustificare la sua condotta favorevole all'Italia, il Governo ottomano dirà che [azione è diretta] contro quegli Stati che si sono impadroniti colla sola forza di terri-tori suoi, ma non [contro] di quelli coi quali la nuova situazione fu regolata coi trattati.

Prendendo occasione dall'avergli io riferito che Giers mi aveva incaricato salutarlo prima della partenza, mi fece comprendere che non gli dispiaceva rimanesse QUesto punto di attacco col diplomatico russo. Continuò il discorso osservando che in massima fra Germania e Russia non esistevano ragioni vere di dissenso e che per conseguenza, se si fosse presentata buona occasione, si poteva anche tentare riavvicinamento. Mi disse che scrivendo a Giers avrei potuto ringraziarlo aggiungendo ·che si augurava potesse venire un buon momento per vedere di attuare intendimenti politici sui quali si era trovato d'accordo organicamente (sic). Mi raccomandava naturalmente massima riservatezza di termini per non dar luogo a nocive interpretazioni in un momento di così aspre e difficili contrarietà.

Nel complesso mi rimase impressione •che intendimento germanico sia tentativo d'intesa con Russia.

Wangenheim accennò ancora sempre con dichiarazione della sua inclinazione naturale al vivo desiderio che intervento delle Potenze neutrRli, prima fra di esse l'Italia, potesse condurre alla cessazione di ostilità .che sono causa di tanti eccidi e rovina. Nei rapporti con l'Italia mi disse che riconosceva come condotta ed azione diplomatica Germania avesse avuto manchevolezze che colla mente si era riconosciuto fondamento resistenza del R. Governo per la neutralità, che si augurava che col cuore si arrivasse a eiò che poteva essere di comune interesse.

Non è fuori luogo che accenni come Wangenheim mi facesse osservare che le sue considerazioni circa Russia giustificavano forse condotta delle forze belligeranti in Polonia che più che acuire ostilità si mantenevano in una certa

inattività.

(l) Vedi D. 108.

128

IL MINISTRO A NISH, SQUITTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10875/146. Nish, 4 novembre 1914, ore 12,20 (per. ore 8,50 del 5).

[Telegramma di V. E. 6180] (1).

Ministro di Bulgaria ha dichiarato formalmente al Governo serbo e ripetuto ai colleghi che il suo governo non intende dipartirsi dall'attitudine finora mantenuta di stretta neutralità di fronte nuovo conflitto sorto per l'attacco della Turchia alla Russia. Ciò è valso a rassicurare fino ad un certo punto Serbia sulle ,intenzioni ostili del viCiino Regno contro di essa. Da vari discorsi poi ho riportato impressione che se in un prossimo avvenire le circostanze fossero stimate propizie a Sofia e se alla Bulgaria fosse assicurato pacifico acquisto di una parte della Macedonia Serba, compreso Monastir, pur lasciando fuori Uskub, non sarebbe da escludere che essa si induca a muovere guerra aLla Turchia per rioccupare perduti territori della Tracia e riprendere linea confine Enos-Midia. In questi circoli competenti si ritiene che nel caso in cui Bulgari·a attacchi Turchia non sarebbe da prevedere intervento armato della Romania nel conflitto con una nuova invasione del territorio bulgaro, dati radicali mutamenti che la guerra europa ha portato nei criteri direttivi della politica estera e nelle aspirazioni degl'i Stati balcanici.

129

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. 1512/144. Berlino, 4 novembre 1914, ore 14,10 (per. ore 19).

Telegramma di V. E. gabinetto n. 1155 (2).

Ringrazio V. E. di avermi comunicato l'importante telegramma del R. Ambasciatore a Costantinopoli e essersi compiaciuto chiedermi il mio parere in proposito. Farò subito indagini per appurare esattezza della premessa del senatore Garroni e avrò cura che non trapeli in alcun modo il nome dell'ambasciatore di Germania in Turchia. Fin d'ora credo possa escludersi in modo assoluto che questi abbia parlato dietro istruzioni o comunque per ispirazione del suo Governo. Il barone Wangenheim al quale ho inteso qui più volte muovere il rimprovero di • parlare troppo • ha senza dubbio espresso una sua idea personale. A Berlino tutte le manifestazioni ufficiali ed agitazioni continuano ad essere per la guerra ad oltranza ed improntati allo stesso spirito sono il linguaggio di tutti i giornali, le asserzioni dei rappresentanti dei circoli finanziari

ed industriali che accentuano la forza di resistenza economica della Germania e in generale le espressioni collettive del sentimento popolare. Nelle conversazioni private però, anche in ambienti che tengono da vicino all'esercito e alla Corte, si sentono sovente, insieme alle espressioni di persistente idea nella vittoria finale, anche quella di una certa ansietà per gli avvenimenti che possono seguire, di profondo dolore per le immani perdite già sopportate e da sopportare e di un senso di disagio e di stanchezza per la spaventosa tensione di nervi in tutto H Paese.

Il morale è sempre elevatissimo ma le aspirazioni alla pace sono certo assai numerose in Germania come altrove, pure non osando manifestarsi pubblicamente: nessuno consentirebbe qui in ogni caso a che la Germania ne prendesse l'iniziativa o fosse la prima ad accettare una proposta venuta da terzi. Parlo beninteso di una pace generale. Circa una pace separata dell'Austria-Ungheria non so quel che se ne pensa attualmente a Vienna; qui si è sicuri che essa vi si dfiuterebbe assolutamente ora tanto più che pensano -l'avvenire dirà con quanto fondamento -che l'entrata in azione della Turchia ne abbia in certo modo migliorata la situazione. Né meno da scartare mi sembra l'ipotesi qui ripetutamente accarezzata di una pace separata colla Francia in seguito al preteso esaurimento di questa ultima e che permetterebbe alla Germania di gettarsi da quelle parti con tutte le sue forze contro l'Inghilterra.

Un'azione delle Potenze neutrali non potrebbe dunque a mio avviso esplicarsi che per una pace generale; ma circa la praticità del suggerimento cui accenna il R. ambasciatore a Costantinopoli dovrò fare le più ampie riserve. Certo il consorzio di tutte le potenze neutrali avrebbe molti maggiori elementi di successo che non l'accordo speciale degli Stati latini mentovati dal

R. ministro a Bucarest e che come ben osserva V. E., non avrebbero forza sufficiente per imporre la pace. Quel consorzio per il quale si potrebbe fare sicuro assegnamento sul concorso dell'America e della Spagna riceverebbe certamente appoggio efficace dalla partecipazione dell'Olanda, particolarmente indicata come sede della grandiosa per quanto infruttuosa azione di pacificazione internazionale, e della Svizzera: e nessuno degli altri Stati neutrali si asterrebbe dall'entrarvi. Ma che l'invito che essa rivolgesse nella forma indicata da Wangenheim o in altra migliore da escogitare, a tutte le potenze belligeranti in favore della pace, avesse qualche probabilità di venire accolto, avrei fortissime ragioni di dubitarne: troppo ardenti sono ancora le passioni, troppo colossali gli interessi in giuoco. Con tutto ciò l'opera è così bella che vale la pena di essere tentata.

Circa conseguenze che avrebbe per gli interessi italiani attuazione del progetto e convenienza per noi di favorirlo, V. E. conosce per avermi permesso di esporgliele francamente a voce, quali sono le mie idee personali che naturalmente devono cedere ed inchinare di fronte istruzioni del R. Governo ma che ho sempre serbato in fondo all'anima con segretezza e purtroppo con sempre più debole speranza di vederle un giorno prevalere. Mi conforta ora saperle suffragate dall'autorevole consenso del senatore Garroni in termini che concordano quasi letteralmente con quelli nei quali mi ero espresso in una delle mie ultime lettere particolari al compianto marchese di San Giuliano (1). Come il mio collega di Costantinopoli io penso che l'azione promotrice della conferenza per la pace da parte dell'Italia potrebbe avere come risultato per noi qualcuno di quei compensi che altri si ripromette dalla guerra. E lo potrebbe avere senza esporre il Paese alle perdite ai pericoli immensi che una guerra inevitabilmente trae seco e senza venire meno a quegli impegni d'onore che anche dopo la violazione dei patti del trattato da parte dei nostri alleati esistono ancora per noi. Situazione dell'Italia ancora alleata della Germania e dell'Austria-Ungheria e legata da vincòli di stretta amicizia colle potenze della Triplice Intesa la renderebbe specialmente indicata per prendere l'iniziativa dell'opera di pace. Io sono convinto che tale iniziativa sarebbe altamente proficua per gli interessi italiani: e certamente l'uomo di Stato che a quella opera legasse il suo nome acquisterebbe un titolo imperituro di fronte alla Patria ed alla umanità.

(l) -Vedi D. 104. (2) -Vedi D. 110.
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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10874/694 Costantinopoli, 4 novembre 1914, ore 14,30 (per. ore... del 5).

Oggi venuti da me Carasso e dott. Nazim membri influenti Comitato Unione e Progresso per confermarmi che Governo ottomano nulla assolutamente intende fare contro di noi in Libia. Governo ottomano, secondo essi, pur non disinteressandosi degli arabi perché musulmani, intende portare tutta sua attenzione sopra popolazioni veramente turche quali sarebbero alcune verso frontiere persiane ritenendo ,che questa possa essere sua miglior base.

Aggiunsero che ormai Turchia non ha più eccezioni a fare su nostra occupazione Libia e che anzi oggi deve considerarla come felice combinazione che essa sia nelle nostre mani ,che in quelle di Potenze della Triplice Intesa. Si riservarono di ritornare per continuare discorso reciproci interessi.

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L'AMBASCIATORE A MADRID, BONIN, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. s. 1515/10. Madrid, 4 novembre 1914, ore 17,40 (per. ore 1,50 del 5).

Telegramma di V. E. n. 1156 (2).

Notizia telegrafata a V. E. dal Fasciotti ha origine da una conversazione che Re Alfonso ebbe con questo ministro di Romania e nella quale Sua Maestà disse al mio collega che Spagna, Italia e Romania avrebbero dovuto intendersi

per costituire una forza militare tale da potere al momento opportuno imporre non solo la pace ma anche le rispettive rivendicazioni territoriali. Non precisò quali fossero queste per la Spagna, ma in altro colloquio con il R. addetto militare accennò al ricupero di Gibilterra e ad aspirazioni in Portogallo. Quando Ministro di Romania mi riferì le parole del Re espressi l'opinione che non fosse il caso di dare soverchia importanza alle medesime parole anche per mia propria esperienza che Sua Maestà parlando con i diplomatici qui accreditati ama abbandonarsi a voli di fantasia che poi non hanno alcun seguito.

Di fatto nessun accenno di quel genere fu fatto dai Ministri spagnuoli né a Cretziano né a me.

Nel ricevimento del Corpo Diplomatico di ieri ebbi occasione di accennare ai comuni propositi dei due Governi di collaborare appena possibile al ristabilimento della pace ed il Ministro di Stato si limitò ad osservare melanconicamente che nulla indicava che si avvicinasse il momento opportuno. Secondo informazioni che io ho, Re di Spagna nel quale sembrano alquanto affievolite le antiche simpatie francesi che sono in contraddizione con le disposizioni germanofile dell'esercito e della maggioranza dell'opinione pubblica spagnuola, non pensa più ad una qualsiasi azione militare che non sarebbe del resto consentita dalle ,condizioni dell'esercito, ma ambisce di darsi una parte preponderante in una eventuale mediazione e vagheggia l'idea che le trattative per la pace abbiano luogo a Madrid.

(l) -Vedi serie V, vol. I, D. 526. (2) -Vedi D. 111.
132

IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. POSTA 11020/1045. Durazzo, 4 novembre 1914 (per. l'8).

Mi riferisco al mio telegramma 1037 (l) del 2 corrente.

Dopo l'invio a Lori del telegramma col quale comunicavo la spedizione per parte di Essad di 500 gheghi l'azione che questi avrebbero dovuto svolgere, e conchiudevo dando istruzioni provvisorie, subordinate all'approvazione dell'E. V. un subito rincrudimento si ebbe nella situazione di Durazzo.

La propaganda giovine turca in seguito alla guerra russo-turca, l'attività degli agenti austriaci, l'odio dei nemici personali di Essad risorsero con una energia tale da far seriamente temere un colpo di mano il quale avrebbe potuto avere ripercussioni anche a danno della colonia italiana, e del quale lo stesso Pacha si mostrava preoccupato.

Telegrafai perciò all'ammiraglio Patris quanto segue: • Riservatissimo.

Visto subitaneo rincrudimento propaganda giovane turca in seguito guerra turco

russa e i rumori di un colpo contro gli italiani ad istigazione di agenti austria

canti, anche per consiglio di Essad, pregola d'urgenza distaccare una nave per

Durazzo'·

Quanto precede dimostra quanta precauzione occorra usare anche costà per evitare sospetti che i nostri marinai vogliano sbarcare Valona giacché gli austriaci stanno pagando emissari per fomentare contro l'Italia i musulmani loro alleati in guerra.

A questo telegramma d'ammiraglio Patris rispose col seguente:

• Urgente precedenza assoluta n. 116. Dispongo invio • Etna • Durazzo. Essendo ,costì minaccie torbidi, mentre Valona esiste massima tranquillità mi riesce inesplicabile invio 500 militari che ad ogni modo ritengo non desiderabile •.

La fine di questo telegramma dimostra che il Console Lori non aveva ancora avuto il tempo di conferire con l'ammiraglio e di metterlo al corrente di quanto avevo telegrafato spiegando il perché dell'invio degli uomini di Essad.

Ad ogni buon fine risposi subito all'ammiraglio Patris dando maggiori schiarimenti col seguente telegramma:

• Non vi è luogo preoccuparsi dell'invio costì di gente armata che non tarderà essere ritirata. Esso causato dalle notizie dell'Epiro, dall'agitazione attribuita a Ismail Kemal, invece nuocere contribuirà calmare sospetti circa una nostra imminente azione militare contro Valona ed Albania. Essad è d'accordo con noi per cogliere momento opportuno cambiare codesto governatore e far affidare dal Senato a Castoldi organizzazione di una gendarmeria. Opponendosi ai movimenti di truppa si attirerebbe pericolosi sospetti e reazione. Occorre procedere colla massima circospezione e sfruttare possibilmente lotte intestine per farci desiderare dai contendenti. Essad ha preso precauzioni per reprimere qualsiasi tentativo Durazzo, ma frequente presenza R. nave in questo porto contribuirà calmare gli animi. Ministro Francia ha telegrafato suo Governo consigliando una manifestazione navale per intimorire intriganti turcoaustriaci nemici dell'attuale Governo che sfruttano fanatismo e guerra turcorussa •.

L'ammiraglio ha inviato ieri in questo porto la R. nave Etna la cui presenza ha contribuito calmare molte apprensioni. La situazione dopo un allarme avvenuto la scorsa notte sembra momentaneamente migliorata ed il Pacha mi si dichiara deciso a resistere agli intrighi austro-turchi.

(l) Vedi D. 108.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI

T. 6240. Roma, 5 novembre 1914, ore 1.

R. Ministro in Durazzo mi telegrafa (l) che gli emissari austriaci e giovani turchi in Albania stanno incitando fanatismo mussulmano anche contro Italia, valendosi della guerra turco-russa e vantandosi essere alleati della Turchia.

Debbo attirare attenzione dell'E. V. su i gravissimi pericoli che presenta per i nostri interessi questa azione panislamica in Albania, in quanto essa tende a sovvertire ordine di cose sancito a Londra. Prego V. E. intrattenerne Gran Visir e Talaat bey, richiamandosi a precedenti reiterate assicurazione della Porta che Turchia si sarebbe astenuta dal crear difficoltà in Albania e che nei riguardi di questa avrebbe mantenuto atteggiamento assolutamente leale e corretto (2).

(l) Vedi D. 113.

134

IL MINISTRO A NISH, SQUITTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. RR. 10971/150. Nish, 5 novembre 1914, ore 1 (per. ore 5,50 del 7).

In un colloquio avuto stamane con Pasic questi mi ha detto che mentre da un lato bande albanesi non cessano dal fare incursioni sul territorio serbo, varie popolazioni dell'Albania fra le quali tutte quelle abitanti di Elbassan sollecitano intervento della Serbia per far cessare stato anarchia che regna in quella contrada.

Governo serbo sarebbe, disse, disposto occupare alcune località del territorio albanese provvisoriamente pel mantenimento dell'ordine, salve rimanendo le deliberazioni di Londra, nel caso in cui potessero in seguito essere effettivamente eseguite.

Pasié però ha subito soggiunto a conferma precedenti dichiarazioni che ho comunicato a suo tempo all'E. V. essere desiderio di questo Governo procedere costantemente d'accordo coll'Italia per quanto concerne Albania e quindi mi ha pregato chiederle in via strettamente confidenziale quale accoglienza farebbe il Governo alla occupazione di cui si tratta.

Prego V. E. mettermi in grado di dargli una risposta.

Per mio conto occasione era propizia per parlargli, come ho fatto, nel senso 'indicato da V. E. nel telegramma 3 (2). Egli ne ha pveso atto ma si vedeva come sperasse dall'Italia in tal richiesta fattaci un trattamento non dissimile da quello accordato alla Grecia in rapporto all'Epiro.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA, ALL'ONOREVOLE SONNINO (3)

L. P. Roma, 5 novembre 191 4

Se non hai già fatto qualche passo con Torre ti prego considerare se non sia pericoloso il prenderlo, pel significato che avrebbe la sua entrata dopo la

O) Per la risposta vedi D. 157.

serie di articoli contro la neutralità da lui pubblicati nel Corriere e molto notati all'estero. La sua intonazione bellicosa appare anche nell'articolo di ieri sera (cioè del Corriere arrivato ieri sera) che ha la sigla T.

Qualunque cosa noi vorremo fare, ci conviene scoprirei il più tardi possibile, anche a causa del prestito da emettere. Torre si contenta di una missione all'estero, di carattere ufficioso, che forse si potrebbe dargli con minore pericolo.

Grippo non può arrivare che alle 12,40, non volendo viaggiare di notte. Saputolo e non volendo perdere un'altra giornata, ho trovato modo di fargli l'offerta per telegrafo. So che accetta; ma non so ancora se Istruzione o Finanze e quindi se si debba o no spostare Daneo. Lo saprò, spero, fra poco.

Ad ogni modo spero far tutto dentro oggi, compreso il giuramento; perché il tempo stringe. Mi riservo di avvisarti più tardi, appena potrò, delle ore in cui converrà trovarci insieme.

P.S. Grippo accetta l'Istruzione. Stamattina cercherò operare il trasporto di Daneo alle Finanze.

Ti mando i telegrammi più importanti arrivati nella giornata di ieri, affinché tu ti possa mettere al corrente delle cose più grosse.

(2) È il numero di protocollo particolare per Nish del D. 114.

(3) Da BCL, Archivio Salandra. Ed. in SoNNINO, Carteggio. cit. D. 41.

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IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. 10885/311. Bucarest, 5 novembre 1914, ore 14 (per. ore 16,50).

Telegramma di V. E. n. 6180 (1).

Mi risulta che Bratianu malgrado insistenze di questo Ministro di Russia e di Giers, rinnovate ieri, si mostra restio a promettere qualsiasi cessione di territorio alla Bulgaria, giacchè egli parte dal suo noto punto di vista che questa promessa non darebbe alla Romania nessuna garanzia per il contegno della Bulgaria e costituirebbe quindi per essa un sacrificio superfluo. D'altro lato è mia impressione che Bratiano considera questa promessa come un passo innanzi nella via della guerra all'Austria-Ungheria e perciò specialmente non intende farlo, pur essendo in fondo convinto che se, in seguito alle vicende della guerra, Romania venisse ad ottenere Bucovina e Transilvania, non potrebbe fare a meno di restituire una parte del territorio tolto scorso anno alla Bulgaria. Del resto paura della Bulgaria in questo momento passata qui in seconda linea di fronte alla minaccia della squadra turca nel Mar Nero e finché Russia non sia riuscita ad eliminare questo pericolo per Costanza, tutti i suoi sforzi per un accordo romeno-bulgaro e per una entrata in azione della Romania sarà vano.

(l) Vedi D. 104.

137

L'AMBASCIATORE A BORDEAUX, TITTONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTE.RI, SALANDRA

T. GAB. 1518/236. Bordeaux, 5 novembre 1914, ore 20,10 (per. ore l del 6).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1158 (1).

Più volte nei miei precedenti telegrammi mi sono già occupato della questione dei rapporti della Bulgaria cogli altri Stati balcanici alla quale io ho sempre attribuito una grande importanza. È perciò che mi sono tenuto in costanti rapporti con Stanciov che ha per me molta deferenza e i discorsi che egli mi ha tenuto mi permettono di delineare con precisione la posizione della Bulgaria nella crisi attuale.

La Bulgaria ha risentito troppo duramente le conseguenze dell'errore commesso che originò la seconda guerra balcanica per non procedere ora colla più grande circospezione e per non cercare di profittare delle occasioni che possono presentarsi per riguardagnare almeno una parte di quello che ha perduto. A raggiungere tale intento essa è convinta che fino a che le sorti della guerra pendono incerte le convenga praticare lealmente e rigorosamente la neutralità. Colla Turchia essa ha avuto un punto di contatto, il risentimento e l'odio contro la Grecia e la Serbia, ma, pur non escludendo la possibilità che gli avvenimenti la traessero a far causa comune colla Turchia, non ha voluto legarsi né si è legata con essa. Pronunziandosi in un senso determinato le sorti della guerra, l'attitudine della Bulgaria sarà la seguente: se Turchia non sarà impegnata nel conflitto, si asterrà da qualunque atto ostile verso di essa. Se Turchia prenderà parte al conflitto e rimarrà soccombente, la Bulgaria cercherà di riprendere Adrianopoli. Se vinceranno Germania e Austria, Bulgaria attaccherà la Serbia. Se vincerà la Triplice Intesa Bulgaria farà valere la conservata neutralità per ottenere dei compensi a spese della Rumania, Serbia e Grecia, ingranditesi in Transilvania, Bosnia ed Epiro. Se Bulgaria prevedesse il successo dell'Austria non cercherebbe ora di negoziare ma aspetterebbe di potersi vendicare della Serbia che le truppe bulgare occuperebbero ·insieme alla austriache. Invece la Bulgaria prevede il successo della Triplice Intesa e temendo che a guerra finita il compenso che le spetterà per la dichiarata neutralità sarà riconosciuto in massima ma all'atto pratico si ridurrà a poca cosa, vorrebbe negoziarlo fin d'ora per assicurarlo più lauto. In questo senso lavorano il Signor Rizov a Roma e qui Stanciov il quale non più tardi di stamani è venuto a chiedermi di secondario. Le difficoltà sembrerebbero superabili per quanto riguarda la Romania la quale, quando la Bulgaria desse serie garanzie di astenersi da ostilità, parrebbe disposta a fue concessioni in Dobrugia beninteso dopo che avesse ottenuto la Transilvania o la Bessarabia. lo non ho su questo punto altro elemento oltre 'i discorsi di Lahovary conciliantissimi verso la Bulgaria. Invece le difficoltà sembrano Quasi insormontabili per quel che riguarda la Serbia e la Grecia. La

Bulgaria vorrebbe Monastir e Kavala, invece il Signor Vesnic ed il Signor Romanos dicono che mai e poi mai 1a Serbi'a e la GreC'ia [acconsentirebbero] e lo dicono in termini improntati a grande asprezza verso la Bulgaria. La Russia finora ha lavorato per l'accordo molto mollemente. Izvolsky pure riconoscendone l'utilità ne parla con una certa svogliatezza. Invece quello che col suo consueto acume ne ha compreso tutta l'importanza e si è messo a lavorare per l'accordo, incitando la Russia ad interessarsene ,con maggiore energia, è Delcassé.

Stando così le cose se l'Italia da sola imprendesse ad agire a favore dell'accordo, spiegherebbe un'azione concorrente e parallela a quella della Francia e Russia. Ora io credo che all'Italia non convenga agire isolata non solo perché dovrebbe fare a Belgrado ed Atene pressioni ,che sarebbero male accolte, ma anche perché la riuscita si presenta difficilissima e perché mostrando di ignorare l'azione della Francia e della Russia, l'Italia darebbe a queste il diritto d'ignorare alla loro volta l'Italia nel regolamento delle questioni balcaniche.

Riassumendo io sarei d'avviso che noi dovessimo offrire alla Russia ed alla Francia la nostra cooperazione per agire insieme ad esse nel promuovere l'accordo balcanico. La nostra offerta che del resto sarebbe conforme alla politica dell'unione balcanka che per parte mia ho costantemente seguito durante sei anni, anche nei momenti di maggior intimità coll'Austria, sarebbe certamente accolta benissimo a Pietroburgo e Parigi. Essa costituirebbe un'affermazione della nostra posizione speciale per tutto ciò che riguarda la politica balcanica e mentre ci assicurerebbe le simpatie bulgare non ci procurerebbe risentimento serbo o greco perché noi agiremmo di concerto con la Francia e la Russia. La Serbia e la Grecia hanno troppo bisogno di queste due Potenze per mostrare risentimento per la loro azione. Nel caso poi d'insuccesso non sarebbe nostro solamente ma ripartito fra tre.

(l) Vedi D. 123.

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L'AMBASCIATORE A BORDEAUX, TITTONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, SALANDRA

T. GAB. S. 1520/237. Bordeaux, 5 novembre 1914, ore 20,12 (per. ore 1 del 6).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1155 (1).

Anche io ho cercato di scrutare lo stato d'animo di Delcassé, Bertie e Izvolsky circa la possibilità di far cessare la guerra ma dalle mie indagini non ho potuto trarre alcuna ,conclusione. Delcassé è uomo serio e di grande valore. Ha riconosciuto e riconosce la forza e la mirabile organizzazione dell'esercito tedesco, vede che guerra sarà inevitabilmente difficile, crudele e lunga ma al tempo stesso ha fiducia incrollabile nel risultato finale ed afferma risolutamente che si deve perseverare fino alla fine e che con questi patti espressi e solenni lui Briand e Millerand sono entrati nel Gabinetto quando Viviani lo ha ricostituito.

12 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. Il

Bertie non conta punto, parla sempre scherzando ed è pochissimo quotato. Izvolsky era prima malcontento dell'Italia per la sua politica albanese e lo è ora perché non attacca l'Austria.

Egli, come molti in Inghilterra e Russia, crede che l'intervento dell'Italia e della Romania porrebbe fine alla guerra e suggellerebbe il successo della Triplice Intesa. In caso diverso dice che la guerra dovrà fatalmente durare a lungo perché nessuno può arrestarla. A me [pare che] la mediazione nelle attuali condizioni non sarebbe attuabile per mancanza di qualsiasi base accettabile dai belligeranti. Sarebbe stato interessante che il R. Ambasciatore a Costantinopoli non si fosse appagato dei vaghi accenni di Wangenheim e Giers alla mediazione, ma avesse cercato di far dire loro su quali basi accettabili dai belligeranti credevano che la mediazione potesse esplicarsi. lo queste basi non le vedo. Vorranno la Francia, la Russia e l'Inghilterra, al momento in cui hanno respinto l'attacco austro-tedesco, rinunziare la prima all'Alsazia-Lorena, la seconda alla ricostituzione della Polonia e la terza alle colonie tedesche che ha occupato? Ed indipendentemente dalle questioni territoriali chi pagherà gli enormi danni prodotti dalle devastazioni tedesche in Belgio, Francia e Polonia? E soprattutto la Triplice Intesa vorrà rinunziare a quello che è il suo proposito fermo ed il suo scopo principale, quello di assicurare per l'avvenire una lunga era di pace ponendo Germania ed Austria nella assoluta impossibilità di ricominciare la guerra tra pochi anni per un loro capriccio e senza alcuna ragione plausibile come hanno fatto ora? lo non lo credo. Ad ogni modo è inutile parlare di ·consorzio di neutri e di Conferenza internazionale se questi punti non si chiariscono. Quindi malgrado io creda che la fine della guerra sia desiderata da tutti per i danni immensi che produce e pel numero enorme di vite umane che sacrifica, io non credo ancora giunto il momento per una mediazione. La Triplice Intesa rifiuterebbe ·certo l'apertura di Wangenheim il quale in sostanza pare voglia dire in nome della Germania e dell'Austria: facciamo finta di avere scherzato provocando la guerra, torniamo puramente e semplicemente allo statu quo ante e chi ha avuto le sue se le tenga.

Secondo me la mediazione non potrà essere proposta se non si verificherà una delle due seguenti condizioni: o la definitiva preponderanza bellica di una delle due parti belligeranti, ovvero, continuando a bilanciarsi le forze dei belligeranti senza successi definitivi, il loro completo esaurimento. Forse più tardi un elemento che potrebbe faciù:itare l'avviamento alla pace sarebbe l'accettazione da parte della Germania di quell'impegno di limitazione delle costruzioni navali che l'Inghilterra ha tante volte proposto e la Germania ha avuto il torto di non voler mai accettare poiché ora ha potuto constatare che la sua flotta è rimasta bloccata nel Baltico e non le è servita a nulla. Una pace separata dell'Austria non parmi possibile visto che l'Austria è difesa in gran parte da forze tedesche. Ad ogni modo fino a questo momento non v'è alcun indizio. Quanto a interessi italiani rispetto a una possibile mediazione ne parlerò in separato telegramma che sarà seguito al presente (1).

rinvenuto alcuno che tratti l'annunciato seguito.

(l) Vedi D. 110.

(l) I successivi telegrammi di Gabinetto trattano altri argomenti e non ne è stato

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, A TUTTE LE RAPPRESENTANZE DIPLOMATICHE ALL'ESTERO

T. 6257. Roma, 5 novembre 1914, ore 21.

Nel nuovo Gabinetto costituitosi sotto la presidenza di S. E. Salandra assumo oggi Ministero Affari Esteri facendo pieno assegnamento sull'autorevole ed effica,ce ,cooperazione di V. S.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AI MINISTRI AD ATENE, DE BOSDARI, E A BUCAREST, FASCIOTTI

T. 6273. Roma, 6 novembre 1914, ore 0,30.

Mio telegramma 6129 (1).

Per sua opportuna notizia, comunicole in succinto risposte pervenutemi dai RR. ambasciatori in seguito comunicazione Gabinetti Grandi Potenze occupazione da parte nostra isola Sasseno.

Forgach, in assenza conte Berchtold, ha preso nota comunicazione fattagli dal consigliere della R. Ambasciata e non ha espresso nessun rimarco in proposito.

Zimmermann, in rappresentanza di Jagow, ha espresso compiacimento per azione intrapresa dall'Italia per far rispettare deliberati di Londra.

Sazonov si è affrettato a prendere atto della nostra comunicazione. R. Ambasciata a Pietrogrado aggiunge che stampa russa ha commentato favorevolmente nostra azione.

Tittoni e Imperiali informano avere fatto rispettivamente a Governo francese ed a Governo inglese ,comunicazione relativa Sasseno.

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IL MINISTRO A NISH, SQUITTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1530/152. Nish, 6 novembre 1914, ore 12,30 (per. ore 8,10 dell'8) (2).

Telegramma di V. E. Gabinetto 1158 (3).

A mio remissivo parere costituzione di una nuova lega balcanica è oltre ogni [dubbio] impossibile per due principali ragioni. Prima di tutto il conflitto europeo è ancora allo stato acuto e non comporta con le sue paurose incognite lo svolgimento di una azione conciliativa da parte di una Potenza anche neu

(ll Vedi D. 86.

trale allo scopo di accordare tra loro gli Stati balcanici a base di reciproche concessioni. In secondo luogo vi si oppone l'attitudine della Bulgaria che vorrebbe ·cogliere occasione per carpire considerevoli vantaggi senza offrire nulla in corrispettivo. Dopo aver preso nell'attuale crisi internazionale posizione contro la Serbia e lavorato con ogni possibile mezzo ai suoi danni, Bulgaria pretenderebbe ora la ·cessione di vaste regioni limitrofe unicamente per il bene della sua [neutralità] il che non basta. Questo è il motivo per cui Serbi,a si è r:ifiutata e continua a rifiutarsi di addivenire ad un'intesa malgrado i buoni uffici della Russia. Ora là dove è fallita la Russia, non avrebbe alcuna probabilità di successo l'Italia, poiché fra l'altro contro la forza delle cose nulla valgono le parole. La corrente pertanto stabilitasi nella stampa italiana e incoraggiata dal signor Rizov si allontana dalla realtà della situazione e non tiene conto della natura complessa delle questioni balcaniche né della mentalità di questo popolo. lo sono persuaso .che se l'Italia prendesse iniziativa conforme ai suggerimenti di Rizov giungerebbe a questi due deplorevoli risultati:

l o Completo insuccesso nei suoi tentativi di conciliazione tra Serbia e Bulgaria.

2° Risentimento della Serbia per il nostro intervento che avrebbe agli occhi suoi apparenza di patrocinio degli interessi bulgari con grave pregiudizio dei cordiali ed intimi rapporti in cui converrà all'Italia di vivere con la Serbia dell'avvenire ancora più che sia convenuto con quella del passato.

Se Russia, pe>rsistendo nella iniziata missione di comporre una lega fra gli Stati balcanici, se ne farà energetica promotrice non... (l) a guerra finita, per cwi, quando sorti di essa saranno già decise a suo favore, la lega nascerà senz'altro.

Perciò mi parrebbe conveniente che l'Italia cercasse di accordarsi possibilmente con la Russia per offrire opera sua a contribuzione della creazione della lega al momento opportuno. Non vedo altro mezzo di parteciparvi.

(2) -Il ritardo è causato da interruzione telegrafica. (3) -Vedi D. 123.
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IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1519/194. Bucarest, 6 novembre 1914, ore 13,30 (per. ore 17).

Telegramma di V. E. n. 1158 (2).

Una nuova lega balcanica non sarebbe possibile nelle attuali circostanze se non in quanto essa fosse diretta contro i due Imperi centrali; quindi intervento dell'Italia per favorire la costituzione non è conciliabile col nostro proposito di mantenerci neutrali.

Del resto, ·come ho riferito più volte, Russia lavora attivamente per indurre Romania e Grecia a fare concessioni territoriali alla Bulgaria e, se essa desidera il nostro intervento a Nish, ciò è per !asciarci o almeno dividere con noi

l'odiosità di un passo diretto a fo,rzare la mano alla Serbia in favore della Bulgaria.

In quanto azione del Signor Rizov mi venne riferito, e comunico riservatamente sotto ogni riserva, che essa si esplicherebbe in modo poco corretto anche col concorso non disinteressato di un noto giornalista lombardo. Rizov è stato come è noto • comitagi • in Macedonia ove non so se possegga delle terre ma donde mi consta essere egli originario. Un opportuno richiamo a Sofia farebbe ,certo cessare subito questa campagna.

(l) -Gruppo indecifrato. (2) -Vedi D. 123.
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L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 10924/837. Pietrogrado, 6 novembre 1914 ,ore 14,27 (per. ore 19,20).

Telegramma di V. E. n. 6137 (1). Nel corso della conversazione avuta oggi con Sazonov ho avuto occasione di ripetergli, ma nei termini da V. E. indicati, quanto nello stesso senso gli avevo già esposto circa accoglienza, improntata alla maggiore simpatia e riconoscenza, da V E. fatta alla proposta dello Zar per consegna prigionieTi italiani al R. Governo. Non ho mancato poi di insisteil"e sugli ostacoli ,che nonostante miglior volontà di V. E. si frappongono alla accettazione dehla pmposta imperiale ed ho espresso lusinga che neppure l'ombra di dubbio e impressioni spiacevoli sussistano in questa occasione nella quale anzi si spera manifestata come sempre sincerità e cordialità sentimenti reciproci dei due paesi. Sazonov si è dimostrato sensibile a tale amichevole affermazione ed a sua volta ricambiando mi ha assicurato che nessun dubbio egli nutre circa sincera e ,cordiale accoglienZJa da noi fatta all'iniziativa dello Zar. EgLi mi ha anche lasciato comprendere che si rende conto degli ostacoli da me rilevati e che in ogni modo egli non poteva valutarli meglio di noi. Dal !linguaggio di Sazonov mi è sembrato poter argomentare che egli non rinnoverà richiesta di una nostra risposta definitiva, nel qual caso ritengo io pure superfluo il darla.

144

L'AMBASCIATORE A BORDEAUX, TITTONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1521/238. Bordeaux, 6 novembre 1914, ore 16,28 (per. ore 21,50).

Faccio seguito al mio telegramma Gabinetto ,segreto n. 236 (2). Essendo azione russa già esplicata presso Serbtia ed ora esplicandosti subito una nuova e più premurosa azione franco-russa, nel caso V. E. accettasse la

proposta contenuta nel mio telegramma, riterrei opportuno ,che Carlotti a Pietroburgo ed io qui fossimo incaricati di far al più presto la relativa comunicazione.

Odierno telegramma di V. E. n. 6255 (l) mi conforta sempre più nehla mia opinione.

(l) -Vedi D. 92. (2) -Vedi D. 137.
145

IL MINISTRO AD ATENE, DE BOSDARI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1526/22. Atene, 6 novembre 1914, ore 17,30 (per. ore 1 del 7).

Risposta al telegramma di V. E. Gabinetto n. 1158 (2).

Conosco personalmente Rizov e quando io ero Ministro in Bulgaria più volte durante i miei brevissimi soggiorni a Roma ed i suoi più lunghi a Sofia, egli procurò indurmi a patrocinare presso il R. Governo una più intima intesa delil'ltalia colla Bulgari-a. Ne parlai più dii una vol:ta al compianto Marchese di San Giuliano il quale però o fosse assorbito da altri pensieri o alle proposte del Rizov non trovasse sufficienti basi e motivi, non mi parve mai disposto a portare su essa la sua seri~ e sostenuta attenzione. Non contesto che Rizov conosce a fondo la questione balcanica, certo la conosce però a suo modo ed informa le sue idee e le sue proposte alle più sfatate ed insostenibili idealità bulgare. A parte la scovenzienza rilevata da V. E. per un diplomatico estero di menare una campagna di stampa cir,ca i negoziati o conversazioni in corso col Governo presso cui è accreditato, vorrei sapere dal signor Rizov che cosa darebbe alla Serbia in cambio di Monastir e dell'accesso bulgaro sull'Adriatico (pretesa quanto mai fantastica e alla quale a mio avviso l'Italia dovrà sempre opporsi con tutte le sue forze) e cosa soprattutto darebbe alla Grecia per il turbato equilibrio balcanico r.~uale Grecia con una campagna di guerra vittoriosa e coll'abile diplomazia di Venizelos attene colla pace di Bucarest. Ma il verbo dare non è in uso nella lingua bulgara dove si procura di non coniugare che il verbo p~endere.

Confesso che non capisco i vantaggi che l'Italia potrebbe trarre da un rinnovato blocco balcanico. O dal conflitto l'Austria riesce vittoriosa ed allora si affretterà a distruggere quanto in tal senso fosse stato fatto e in tal caso • non • perdonerà facilmente Italia essersi adoperata ad uno scopo da essa quanto mai osteggiato e che conseguito sebbene temporaneamente ed incompletamente dalla Russia fu causa precipua guerra attuale. O Austria-Ungheria esce dall'attuale conflitto distrutta o tanto indebolita da dover permettere formazione di un grande Stato serbo, ed allora questo Stato serbo proseguirà con più violenza, che non fino ad ora la Monarchia, la slavizzazione della sponda orientale adriatica e non vedo perché noi dovremmo preparare a questa successione r.~uanto altra mai contraria ai nostri interessi politici, culturali ed

etnografici, una maggiore forza ed intensità ·col contribuire a congiungere le due nazionalità slave dei Balcani. Tutto ciò è detto in relazione alla poca opportunità per noi di prendere l'iniziativa di ·cui V. E. parla. Perché quanto a possibilità condurre termine impresa V. E. stessa nota fatti che provano che tale possibilità sarebbe ben dubbia. Sono persuasissimo che né Grecia né Serbia sarebbero disposte mettersi sul terreno di retrocessioni a favore della Bulgaria; senza di che non vedo come si potrebbe nemmeno pensare ad iniziare negoziati del genere. Gli accordi personali del Re Ferdinando coll'Austria-Ungheria furono da me segnalati fin dall''inverno 1912 e tutti gli avvenimenti posteriori non hanno mai fatto ·che ribadire in me la convinzione che essi esistono. Cosi pure esistenza di intesa segreta turco-bulgara mi fu assicurata come certa da fonte competente fin dal gennaio anno corrente.

Anche a me come al marchese Carlotti risulterebbe che Gabinetto russo fa attualmente grandi sforzi per conciliare interessi serbi •COi bulgari ed avviare le cose ad un ripristino della lega balcanica. Credo prematuro dire se questi sforzi russi che già furono messi vanamente in opera all'epoca del viaggio di Venizelos in Russia (mio rapporto n. 124 del 21 febbraio scorso) sortiranno ora migliore esito: io inclino credere di no. Ad ogni modo mi sembra non vi sia inconveniente a che l'Italia lasci alla Russia le difficoltà e i rischi di questa impresa.

(l) -È la ritrasmissione alle ambasciate del D. 119. (2) -Vedi D. 123.
146

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1522/102. Pietrogrado, 6 novembre 1914, ore 17,45 (per. ore 4,40 del 7 ).

Telegramma di V. E. n. 1158 (1).

Antica legge balcanica ha potuto costituirsi grazie al comune scopo della Bulgaria, Serbia, Grecia e Montenegro di liberarsi dal dominio Turchia ed annettersi le provincie del1a Turchia europea. Il loro piano germinò il giorrno in cui l'Italia, pure esortando gli Stati balcanici all'astensione entrò in guerra con la Turchia, ma esso fu il frutto di cosi laboriosa preparazione che soltanto dopo parecchi mesi poté prendere forma nelle sue linee generali e forse, se la Turchia avesse saviamenrte concluso una p!l'onta pace con noi in luogo snervarsi nella sterile lotta, sarebbe .giunta in tempo a sventare ed a conservare per qualche tempo ancora, con gli usati espedienti, i suoi possessi in Europa.

Non ci è dunque voluto meno di un comune grande interesse e di circostanze sommamente propizie per solidarizzare durante un breve spazio di tempo i Governi più che le popolaziorrri di quegli Stati, le cui relazioni sono improntate ad una istintiva tradizionale ed insanabile gelosa animosità.

Ma presentemente quali sentimenti e quali scopi comuni potrebbero mai ricostituire la lega balcanica e associarvi anche la Romania?

Non la solidarietà slava, cu1 m ogni modo rimarrebbero estranee Grecia e Romania ma che è anche per gli altri Stati mero sogno dell'idealismo russo di fronte alla realtà di una Bulgaria e di una Serbia penetrate ciascuna da una potente coscienza nazionale reciproca[mente] antagondcstica.

Non il pericolo austriaco, che va dileguando e .che in ogni modo non minaccia tutti gli Stati Balcanici. Non la necessità di premunirsi contro la egemonia russa, che non sarà sentita finché alcuni di quegli Stati avranno bisogno della Russia.

Non la prospettiva comune di ritrarre divetti vantaggi da un ulterriore deperimento della Turchia, poiché diretti vantaggi non può ritrarre che la Bulgaria e forse la Grecia.

Rimarrebbe a considerarsi se la lega potrebbe risorgere grazie alla prospettiva di un ingrra:ndimento della Bulgaria e della Grecia a spese deilla Turchia, e della Romania della Serbia e del Montenegro a spese dell'Austria, il che renderebbe forse possibile come indiretta conseguenza una serie di transazioni interne fra quegli Stati, nonostante la spinosa delicatezza dei problemi da ciò derivanti.

Ed è in questo appunto che la Russia appoggiata dalla Francia e dall'Inghilterra sta spiegando la propria azione nei Balcani. Ma evidentemente l'Italia non potrebbe fondare la propria azione su questa base senza uscire dalla neutralità.

E pertanto io non saprei scorgere in qual modo l'Italia potrebbe attualmente intraprendere una azione intesa alla attuazione del blocco balcanico

[e] comprendervi anche Romania.

(l) Vedi D. 123.

147

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1525/380. Londra, 6 novembre 1914, ore 22 (per. ore 5 del 7)

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1158 (1).

Sottopongo subordinato parere chiestomi.

Costituzione lega balcanica indubbiamente giovevole nostri interessi fu da anni una delle direttive politiche R. Governo che l'ha costantemente caldeggiata controbilanciando azione austriaca in senso contrario. Resta però da esaminare se e .in quale condizdone convenga al Governo di Sua Maestà assumere in questi momenti iniziativa di una più intensa azione in tal senso. Al riguardo parmi in primo luogo, .come giustamente osserva V. E., non sia nostro interesse dare a tale azione carattere di spiccata predilez;ione per la Bulgaria. Interesse nostro è invece di conciliarci simpatie di tutti gli Stati balcanici e specialmente della Serbia ·con la quale per nostri motivi ci importa

stabilire relazioni ·COrdialissime che possono divenire necessarie in futuro. In secondo luogo sono a chiedermi se ci converebbe iniziare azione suaccennata senza esserc'i messi prima d'·accordo con la Russia e per essa con l·a Triplice Intesa. Procedendo diversamente nostra azione mentre acuirebbe ancora più irritazione austro-tedesca contro cui lega balcanica sarebbe in pratica diretta, potrebbe destare apprensione e sospetti Triplice Intesa e rischierebbe pertanto di riusci·re sterile esponendoci ad un insucceStSO. Con l'insaziabile avidità di tutti inditStintamente i balcanici non giova dissimulall'si grosse difficoltà impresa. Esse però si potrebbero forse superare se l'Italia, assi-curandosi in modo assoluto e definitivo sorte di Valona e territorio adiacente, credesse, col mutare sua politica albanese, poter consentire a che Albania serva ev•entualmente come terreno di ·compenso a rendere meno difficile accordo segreto fra i vari contendenti balcanici. Vindispensabile nostro consenso a modificazione totale o parziale delle decisioni europee circa l'Albania potrebbe in tal caso fornirci legittimi argomenti a reclamare che si facda ampio diritto alle nostre legittime domande allorquando R. Governo, presa nota decisione, giudicasse venuto il momento di riprendere su basi concrete e non più [su ipotetiche eventualità] le note conversazioni con Inghilterra e per il suo tramite con Francia e· Russia.

Per questa ragione ·COnverrebbe a mio remissivo parere che l'Italia prima di assumere iniziativa di sorta in via segreta e sempre per il tramite inglese prevenga Triplice Intesa di tale sua intenzione lasciando intendere che qualora per facilitare desiderato accordo balcanico essa ritorni sulle dichiarazioni di Londra ·circa Albania, no'i sa,remmo in massima dillsposti a consentil'VIi se, quale adeguato ·corrispettivo, Triplice Intesa ci desse formale affidamento circa realizzazione integrale delle aspirazioni nazionali e affermazioni tangibili e definitive nostri diritti e interessi nell'Adriatico. Se in tale ordine di idee giudicasse Governo di Sua Maestà potere entrare mi parrebbe utile procedere senza ritardo per non la·sciarsi sfuggire momento prroopizio. A quanto mi diceva ieri sera Nicolson sembra che Triplice Intesa abbia motivo per tenersi oramai sicura della neutralità bulgara. Nel caso poi in cui Governo di Sua Maestà non giudicasse opportuno prendere diretta iniziativa per intesa balcanica sarebbe sempre bene far sapere alla Triplice Intesa essere noi dispostiL assecondare alacremente azione rendendola in pari tempo edotta delle condizionate nostre disposizioni concilianti circa Albania.

(l) Vedi D. 123.

148

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AGLI AMBASCIATORI A BORDEAUX, TITTONI, A LONDRA, IMPERIALI, E A PIETROGRADO, CARLOTTI

T. GAB. 1163. Roma, 6 novembre 1914, ore 22,30.

Il R. Ministro a Bucarest telegrafa che gli vengono confermate le condizioni di relativo esaurimento della Serbia e aggiunge: • Sembra che Austria-Ungheria e Germania vogliano approfittarne per tentare di schiacciarla

e aprirsi attraverso ad essa via verso la Bulgaria. Rdtengono poi che sarebbe più agevole indurre Bulgaria ad unirsi a loro ed a Turchia quando si fossero poste in immediato contatto con esse. In tal modo Russia sarebbe completamente separata dai suoi alleati e Romania rimarrebbe assolutamente isolata •

(n. 1509/190).

Senza indicare la fonte di Questa informazione ella potrebbe valersene nei suoi ·colloqui presso codesto Governo per cono·scere quaH previsioni si facciano in proposito e se vi sia dntenzione di portare in qualche modo aiuto alla Serbia (1).

149

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1527/132. Vienna, 6 novembre 1914, ore 23,30 (per. ore 3 del 7).

Telegramma di V. E. gab. n. 1155 (2).

Per indagare se Austria-Ungheria desidera continuare ila guerra ad oltranza conviene ricerca:De innanzitutto quali siano a questo riguardo le disposizioni della Germania. In forza non solo dell'alleanza ma anche per gli interessi stessi che ha comuni colla Germania, l'Austria-Ungheria non può disgiungere la sua causa da quella della prima perché in caso diverso si alienerebbe l'unica Potenza colla quale non ha un vero conflitto di interessi e che può servirle di appoggio in Europa e il cui indebolimento o diminuzione po

trebbe esporla a gravi pericoli. Per tali ragioni Austria-Ungheria, quantunque non esista in tutte le popolazioni dela MonaTChia la unità di pensiero, la fermezza di proposito e lo slancio per la guerra che si riscontra in Germania, è indotta a seguire in tutto e per tutto la linea di condotta seguita da questa Potenza e ciò le impedisce altresì, contrariamente a quanto era stato da taluni supposto, di stipulare una pace separata. A tale proposito mi riferisco al telegramma n. 126 (3). Per ciò che concerne la Germania i dati che sono a mia disposizione non mi mettono in grado di pronunziarmi con conoscenza di causa sulle sue vere intenzioni presenti circa le quali potrà riferire meglio di me il R. ambasciatore a Berlino. Ma da quanto mi è dato giudicare da qui e dal linguaggio che si tiene a questa Ambasciata di Germania sembrerebbe ·che quella Potenza persista nel desiderio di guerra ad oltranza, perché è tuttora fiduciosa di conseguire la vittoria per Quanto lenta essa possa essere e l'odio profondo che si nutre nell'Impero contro Inghilterra è tale da renderle quasi difficile di deporre le armi se non vittoriosa o vinta.

Quanto all'idea di costituire un consorzio di stati neutrali per lo scopo

indicato dal Wangenheim, essa non potrebbe ·che essere accolta col maggior

favore per principio di umanità e di civiltà.

Ma sarebbe, parmi, farsi soverchia illusione il supporre ·Che l'invito che

verrebbe rivolto da quel consorzio ai beUigeranti dii partecipare alla riunione

di una Conferenza internazionale possa essere da essi accettato nel momento

attuale. Non esistono infatti per ora dati positivi che attestino che qualcuno

dei belligeranti sia o si senta estenuato già di forze per desiderare la pace. Per

contro i preparativi che si vanno facendo da ciascuno di essi dimostrerebbero

il contrario: il loro fermo proposito di continuare la guerra.

Ma ammesso anche che i belligeranti, dopo essersi convinti dell'inutilità dei loro ripetuti sforzi per conseguire l'intento di sconfiggere in parte o annientare l'avversario, si decidessero ad accettare l'invito suddetto, è da domandare come una conferenza internazionale potrebbe riuscire allo stato di cose attuale a trovare una base preliminare di pace tale da essere accettata da ciascuno di essi. È bensì vero che questo momento, in ·Cui non si può affermare che vi sian fra i belligeranti vittoriosi o vinti, sembrerebbe a prima vista il più opportuno per addivenire ad un compromesso. Ma è da ammettere che essi possano essere disposti a ristabilire inviolabilità ordine di cose tale e quale quale era ante bellum?

Potrebbe forse l'Inghilterra che mira a distruggere il commercio e la flotta della Germania, ·consentire di restituirle le sue colonie, la Germania a sgombrare la Francia ed il Belgio senza compensi pecuniari per i sacrifizi fatti, e Austria-Ungheria la quale vede nella Serbia una minaccia perenne alla sua esistenza, a che questa potenza si trovi di nuovo di fronte alla Monarchia nelle condizioni di prima? Se si considerano quindi le cause che originarono la guerra e se si pone mente allo stato d'animo dei belligeranti ed ai propositi ·che affermano a vicenda si dovrà riconoscere purtroppo come sia poco verosimile nel1le presenti circostanze che l'azione decisiva del consorzio degli Stati neutrali possa svolgersi utilmente e quanto arduo sarebbe il suo compito per trovare una soluzione pratica del •conflitto attuale.

Ma siccome non è da escludere che circostanze più propizie delle attuali possano in progresso di tempo offrire il destro al consorzio suddetto di esplicare la sua azione, così sarebbe nella nostra convenienza, secondo il mio subordinato avviso, di favorirne ed appo.ggiarne la costituzione e far sì che potesse effettuarsi possibilmente fin da ora per cominciare ad esaminare le varie modalità del suo intervento futuro che dovrebbe essere inteso ad impedire in momento opportuno che l'equilibrio ora esistente in Europ•a sia turbato a vantaggio dei nostri diritti ed interessi vitali.

A noi quindi dovrebbe premere di contribuire alacremente alla costituzione del consorzio suddetto adoperandoci ad assumere in esso quella parte predominante che ci spetta per limitare e facilitare la ·conclusione della pace, ciò che dovrebbe darci eventualmente il diritto di far valere la nostra voce a vantaggio dei nostri diritti ed interessi nel regolamento dei conti che si farà a guerra finita.

(l) -Per le risposte vedi DD. 163, 165 e 176. (2) -Vedi D. 110. (3) -Vedi serie V, vol. I, D. 673.
150

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI (l)

L. P. Vienna, 6 novembre 1914

Tu dici nella tua del 26 ottobre scorso (2), di cui ti ringrazio infinitamente, che le nostre dimissioni dovrebbero seguire non appena avessimo ricevuto indizi sufficienti per dedurre che la decisione che si sta da noi meditando fosse oramai diventata definitiva.

In risposta a ciò ti ricorderò quanto già ti scrissi che ad una nostra domanda di dimissioni rivolta in seguito a quegli indizi, il governo dichiarerebbe che la sua linea di politica non è mutata e che persiste sempre nella neutralità.

D'altra parte non devi dimenticare che in Italia si sa oramai da tutti che noi dissentiamo dal nostro governo, per cui l'accenno a quelle dimissioni da parte nostra, che sarebbe certo conosciuto dal pubblico, verrebbe sempre considerato come una diserzione e riscuoterebbe quindi la disapprovazione generale.

Non mi pare poi che a noi convenga di ricorrere alla pubblicità per dire apertamente le ragioni delle nostre ddm~ssioni. Io sono recdsamente avverso a ciò, perché detesto per principio ogni pubblicità e perché non vorrei dare un cattivo esempio ai miei colleghi. Ho pensato sempre e penso tuttora che a noi spetti, ,come diplomatici, il silenzio checchè avvenga. Non ci mancherà certo in avvenire l'occasione di giustificare il nostro operato.

In conclusione, malgrado quello che mi dici, io persisto a credere che non ci resta altro da fare che rimanere al nostro posto qualunque sia la decisione del governo.

Non so se Zimmermann ti abbia detto qualche cosa della dichiarazione che Flotow fece, dietro suo ordine, a Salandra (3). Io ne ho avuto notizia da Tschirschky e da Berchtold, che ha fatto fare un'identica dichiarazione (4).

Secondo questa gli alleati s'impegnano a tutelare i nostri interessi in caso di cambiamenti nei Balcani ed ad assicurarci vantaggi nell'Africa del Nord qualora vi avvenissero pure mutamenti.

Salandra sarebbe stato molto soddisfatto di tale dichiarazione di Flotow ed avrebbe detto che l'Italia • desiderava rimanere neutrale sino all'ultimo •.

Questa dichiarazione ha indubbiamente molto peso di fronte alle notizie che ci provengono da varie parti circa i noti progetti del governo. Ma m'ha molto sorpreso. È vero che quella dichiarazione non si deve disgiungere dai sottintesi, a 'cui Salandra non accennò, ma che sono contenuti nelle sue dichiarazioni pubbliche, cioè, neutralità sì, ma finché i nostl'li interessi non saranno lesi.

Berchtold ignorava ieri che Macchio avesse fatto già la dichiarazione suddetta e quale risposta avesse dato Salandra. Questi intanto non mi ha nulla comunicato finora. Te l'ha forse comunicato?

Quanto alla presenza di truppe germaniche nel Tirolo, posso dirti che vi sono realmente alcuni ufficiali e qualche soldato. Ciò mi è stato confermato dal nostro console ad Innsbruck, il quale afferma che ,gli ufficiali assistono alle esercitazioni delle nuove reclute ed ai lavo11i ded. forti, che vengono e'seguiti con ,criteri differenti da quelli seguiti finora in Austria. Ufficiali e soldati germanici si trovano pure in Ungheria, ma soltanto per acquisto di cavalli.

Circa la notizia trasmessami dal ministero che 10 mila uomini dell'esercito germanico sarebbero stati inviati a Pola per sostituire un ugual numero di soldati austro-ungarici che partirebbero per la Germania, essa è risultata, dalle indagini da me fatte, del tutto infondata, almeno per ora. Tschirschky me l'ha smentita nel modo più ,categorico.

A causa della severissima censura che qui esiste, è per me impossibile conoscere la verità sulla situazione militare in Galizia e Serbia.

Pare però che le cose non vadano molto bene in Galizia, mentre in Serbia si annunziano sconfitte gravi delle truppe serbe e montenegrine e questo mi è stato ,confermato dal nostro console a Serajevo.

Per ciò che riguarda la domanda ,che mi fai circa il nostro nuovo addetto militare, ti dirò che il col. Albricci al principio della guerra fu invitato a recarsi, col suo ,collega germanico, al quartiere generale. Ma sopravvenuta la nostra dichiarazione di neutralità, le cose essendosi modificate, egli fece qui intendere che credeva meglio di non corrispondere all'invito. Per il nuovo addetto militare la questione non si è più presentata, perchè nel frattempo venne deciso, pare, di non ammettere gli addetti militari esteri a seguire le operazioni di guerra. Così, infatti, si trovano tutti qui salvo Rageneck.

Hai ricevuto comunicazione dal ministero del coLloquio di Carlotti con Sazonov circa i provvedimenti presi dall'Italia per impedire lo sbarco di gente armata e l'importazione di armi e munizioni in Albania? {Teleg. n. 5995, del 24 ottobre) (1).

In quel colloquio Sazonov si 'sarebbe limitato a sottoliineare il fatto che i provvedimenti suddetti, diretti unicamente al mantenimento dei deliberati di Londra, non potevano influire sulle relazioni dell'Italia colla Triplice Intesa.

Che impressione ti ha fatto questa osservaz'ione di Sazonov? A me ha fatto nascere il dubbio che non esistano accordi tra noi e la Russia, giacchè in tal caso egli si sarebbe espresso altrimenti.

Se realmente Sonnino assume il portafogli degli esteri, la sua presenza nel Gabinetto sarebbe di grande garanzia ,contro il pericolo che noi temiamo. Io lo conosco da lunga data e sono legato con lui da ,cordiale amicizia. Egli è uomo di carattere e si è sempre pronunciato con me fautore convinto della Triplice Alleanza. Ignoro se abbia modi,ficato le sue idee non avendo avuto occasione di vederlo a Roma nello scorso agosto. Ma ,credo di non errare nell'affermare ch'egli non consentirebbe mai a che l'Italia si rendesse colpevole dell'onta suprema. E ciò è per me gran cosa.

P. S. Ti ho telegrafato ieri per conoscere la tua decisione circa la festa del Re.

(l) Edita in Carteggio Avarna-Bollati, cit. pp. 25-27.

(2) -Vedi D. 45. (3) -Vedi D. 106. (4) -Vedi D. 121, nota 2.

(l) Vedi D. 20, nota l, pag. 13.

151

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1523/103. Pietrogrado, 7 novembre 1914, ore 1,31 (per. ore 12,45).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1155 (1).

Non mi fu dato di scorgere neppure nei più gravi momenti come dopo la disfatta di Soldau il benché minimo segno di scoraggiamento in queste sfere dirigenti e nell'opinione pubblica. Oggi poi che gli eserciti germanico e austriaco sono in pieno ripiegamento, nessuna parola di pace verrebbe ascoltata se condizioni proposte non significassero la sottomissione della Germania. Giorni or sono i mercMti di Mosca, vaccogliendo voce che Germania volesse intavolare trattative di pace, telegrafarono aLlo Zar scongiurando di non permettere tali trattative fino a che le truppe imperiali non fossero penetrate nel cuore stesso della Germania. Sua Maestà ha telegrafato in risposta al Prefetto di Mosca le seguenti testuali parole: • Dite ai mercanti di Mosca che altamente apprezzo e condivido sentimenti da loro espressimi e che non nutrano alcuna apprensione circa possibilità di qualsivoglia trattativa di pace prima della completa distruzione del nemico •.

Questo linguaggio non dimostra invero che Russia abbia rinunziato alla guerra ad oltranza. Pensiero qui dominante è infatti che per assicurare durevole pace è necessario abbattere Prussia personificante militarismo e non darle tregua sia pur per anni, fino a che non sia completamente fiaccata. Continuerà siffatta disposizione degli animi in Russia? È difficile prevederlo, quanto è facile e ovvio a tutti la constatazione surriferita. Il consorzio degli Stati neutrali sembrami idea molto elevata e degna veramente di trovare una forma concreta sulla quale soltanto potrebbe sorgere discussione.

152

IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO,

T. 10994/1056. Durazzo, 7 novembre 1914, ore 9,10 (per. ore 21,45).

La lunga permanenza degli em:issari Giovani Turchi Jn territorio greco senza che l'autorità locale vi abbia preso nessun provvedimento fa temere che i greci abbiano facilitato gli agitatori nonostante l'interessamento della Francia, Serbia ed il nostro. Essad si è lamentato meco di questo fatto osservando ·che secondo il suo parere la Grecia continua ad essere in malafede e cerchi intorbidare le cose in Albania per procurare pretesti per far avanzare le truppe nonostante gli impegni assunti recentemente. Ministro di Francia si mostra pure diffi

dente al riguardo mostrandomi quanto sia insufficiente la risposta greca al Governo francese secondo la quale Governo ellenico non potrebbe prendere provvedimenti al riguardo dei Giovani Turchi perché tratterebbesi di semplici passeggeri.

I sospetti di Essad sono condivisi dal rappresentante di Serbia che teme una nuova usurpazione greca dalle parti di Kossovo. Essad mi ha poi informato di aver protestato presso questo rappresentante greco contro la pretesa greca di far occupare i villaggi dalle parti del ponte Malie, a Nord di Coritza che era stato mai occupato dai Greci.

[Essad] spera ,che il Governo Ellenico non continuerà a dare nuove prove della sua malafede. Non è da escludersi che una qualche colpa ricada sugli intrighi personali del signor Varatassi.

(l) Vedi D. 110.

153

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1532/55. Sofia, 7 novembre 1914, ore 12,30 (per. ore 2 dell' 8).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1158 (1).

Vedute politiche di Rizov che la Bulgaria debba cercare aver Monastir e possibilmente una via d'accesso all'Adriatico rispecchiano idee degli uomini politici bulgari originari di Macedonia e sono conformi al pensiero da lui manifestato l'anno scorso quando venuto a Sofia nel mese di giugno fu uno di coloro che contribuirono a spingere il Governo bulgaro ad essere intransigente verso la Serbia, per cui scoppiò guerra tra gli alleati.

Aspirazioni bulgare sulla Macedonia sono attualmente in assoluto contrasto colla ferma decisione della Grecia e della Serbia di non cedere alcuna parte dei territori avuti col trattato di Bucarest e non potrebbero essere soddisfatte che dal vincitore dell'attuale guerra.

Nell'ipotesi che questa fosse vinta dalla Germania e dall'Austria-Ungheria, Austria-Ungheria probabilmente non darebbe alla Bulgaria che una minima parte della Macedonia serbando per sé la vallata del Vardar fino a Salonicco, mentre alleati Turchia verrebbero consolidare sotto il protettorato della Germania alla frontiera bulgara della Tracia costituendo anche un pericolo per la Bulgaria.

Nell'ipotesi di una vittoria della Triplice Intesa, Bulgaria potrebbe invece veder in gran parte soddisfatte le sue aspirazioni territoriali, tanto più ,che la Triplice Intesa ha a sua disposizione un'altra carta, cioè quella di ridare o di lasciare riprendere alla Bulgaria la linea Enos-Midia, il che potrebbe anche essere un'ottima arma per ridurre le pretese territoriali bulgare.

Ciò premesso la ricostituzione del blocco balcanico colla Bulgaria non potrebbe essere fatta che dalla Triplice Intesa che, ove la fortuna delle armi continuasse a sorriderle, avrebbe prestigio e forza per mettere d'accordo Bulgaria colla Grecia e la Serbia la cui intransigenza per tutto quanto concerne cessione di territorio alla Bulgaria non si può eliminare che da quelle Potenze che potranno effettivamente disporre di territori per eventuali compensi.

E la Triplice Intesa potrebbe anche favorire retrocessione alla Bulgaria di tutta o parte della Dobrugia poiché adesione della Romania all'Intesa potrebbe ottenere alla Romania (sic) in quanto per accontentare aspirazioni della Bulgaria bisognerebbe poter assegnare agli altri Stati balcanici compensi territoriali di cui l'Italia neutrale non può disporre come pure non può valersi della carta di ridare o di lasciare riprendere alla Bulgaria la linea Enos-Midia trattandosi di territorio appartenente alla Turchia, Stato amico ed attualmente alleato della Germania e dell'Austria.

Aggiungo che una nostra azione diplomatica dinanzi alla intransigenza della Serbia e della Grecia ed allo spirito di sospetto della Romania verso la Bulgaria, oltre che ad essere destinata, secondo le previsioni che si possono fare in questo momento, a fallire, non potrebbe fare a meno di eccitare delle animosità che a noi conviene evitare essendo nostro interesse di aver in futuro le migliori relazioni con questi Stati, la Transilvania e la Bucovina.

Queste considerazioni hanno di certo riaffermata la determinazione del Governo attuale di rimanere neutrale e, come mi risulta da ottima fonte, potrebbero indurre lo stesso Re Ferdinando (a dispetto degli impegni personali che potrebbe aver assunto coll'Austria) a mutare radicalmente quanto prima (come accennavo nel mio telegramma n. 46) (l) la sua politica provocando sia una ·crisi ministeriale sia una ricomposizione del Gabinetto. Ma, se come osservava V. E., l'attiva azione diplomatica della Russia per accordare Serbia e Bulgaria non è finora riuscita benché già appoggiata da successi militari, non vedo come possa riuscire una azione esclusivamente diplomatica nostra nel senso indicato nel telegramma di V. E. e (sk) favorirne politicamente ed economicamente i rapporti di buon vicinato.

(l) Vedi D. 123.

154

IL MINISTRO AD ATENE, DE BOSDARI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1528/23. Atene, 7 novembre 1914, ore 17,30 (per. ore 22).

Seguito mio telegramma Gabinetto n. 22 (2).

Ho interrogato con ogni prudenza e discrezione Politis se al Gabinetto di Atene fossero state fatte aperture per intesa della Grecia colla Bulgaria e che cosa avesse risposto Venizelos.

Politis, senza volere precisare se aperture fossero state fatte, mi ha dato le più ampie perentorie conferme delle supposizioni che mi sono permesso esporre nel mio telegramma n. 22 e mi ha formalmente assicurato che da qualsiasi parte siano pervenute o stiano per pervenire proposte del genere Grecia risponderà sempre ed invariabilmente che non ha conces:siolliÌ territoriali da fare alla Bulgaria.

(l) -Vedi serie V, vol. I, D. 840. (2) -Vedi D. 145.
155

IL MINISTRO A CETTIGNE, NEGROTTO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11024/208. Cettigne (1), 7 novembre 1914, ore 19,10 (per. ore 9,04 dell'8).

Notizie al solito qui esagerate circa recenti torbidi occorsi a Scutari e la voce di una probabile venuta colà di Essad pascià per ristabilirvi ordine hanno prodotto nuova recrudescenza nelle velleità di conquista. Ultimi insuccessi in Bosnia e stato delle cose Cattaro che sono amaramente sentiti dal popolo e dall'esercito, spingono Governo montenegrino ad un diversivo ,che si presenta, a suo modo di vedere, relativamente facile. Esso teme inoltre che se realmente Essad riesce stabilire a Scutari uno stato di cose sopportabile diminuiranno per il Montenegro le probabilità di ottenere diplomattcamente possesso dopo presente guerra. Il mio collega di Serbia che si preoccupa sopratutto dell'influenza che un simile diversivo potrebbe avere sulle operazioni comuni in Bosnia, mi disse avere nuovamente e seriamente attirato l'attenzione del Presidente del Consiglio sull'inopportunità di un'azione verso Scutari; ma che risposta non l'ha del tutto tranquillizzata.

Secondo Ministro di Serbia pericolo verrebbe allontanato ove Essad rinunciasse alla sua venuta a Scutari (2).

156

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1531/382. Londra, 7 novembre 1914, ore 19,42 (per. ore l dell'8).

Stamani è venuto a vedermi Ministro di Romania. In via strettamente confidenziale mi ha confidato che da parte Ambasciatori di Francia e Russia direttamente e del Foreign Office in via indiretta ed in modo più velato è stata seriamente ·attirata attenzione sua su necessità assoluta per Romania di prendere decisione di partecipare guerra insieme con alleati non lasciandosi sfuggire

13 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

un'occasione che forse non si ripresenterà più per realizzare complete aspirazioni nazionali romene. Ambasciatori di Francia e Russia hanno aggiunto sembrare ormai che sull'intervento dell'Italia vi sia poco da contare causa situazione interna, grosse difficoltà finanziarie e seria impreparazione militare. Il Ministro avendo meco accennato all'intimità delle relazioni italo-romene, ho fatto eco con frasi vaghe e generiche senza aver l'aria di essere al corrente dei noti accordi segreti dei quali mi è parso Misu non abbia alcun sentore. Chiestogli sua impressione personale sul probabile contegno della Romania mi ha risposto risultargli da numerose private informazioni che all'infuori di pochi uomini politici non influenti, grandissima maggioranza della Nazione romena reclama pronta entrata in azione contro l'Austria. Ciò che ancora trattiene il Governo romeno è l'incognita bulgara e l'apprensione di vedersi assalito alle spalle. Ultime notizie ricevute gli darebbero tuttavia motivo di ritenere non impossibile un accordo che la Romania, a suo parere personale, potrebbe facilitare consentendo ad una rettifica di frontiera .col restituire alla Bulgaria una parte del territoTio toltole l'anno scorso. Misu mi ha pure narrato essere giunte alle sue orecchie voci di arrivo a Londra di emissari ungheresi, allo scopo, pretendesi, di tastare terreno e conoscere quali accoglienze farebbe Triplice Intesa a eventuali proposte di una pace che Ungheria, separatamente dall'Austria e costituita in Regno indipendente [facesse] per propl'io conto.

Avendo egli riferito tale voce a Benckendorff, l'Ambasciatore gli ha confidato averne avuto anch'egli vago sentore per quanto da sorgente poco attendibile. Comunque Nicolson da lui interrogato gli ha risposto che al Foreign Office nulla si sapeva al riguardo; presentemente se emissari anzidetti si presentassero non sarebbero nemmeno ricevuti.

Circa il contegno della Bulgaria Misu, che fu già mio collega a Sofia, e che conosce benissimo quell'ambiente, mi ha detto condividere mia impressione nel senso che finché continueranno successi russi Re Ferdinando, quali che possano essere sue simpatie intime, rifletterà due volte prima di ottemperare alle insistenti premure austro-tedesche e lanciarsi in avventure che potrebbero costargli il trono e forse anche la vita.

Prego V. E. considerare confidenze di Misu come segreto.

(l) -Il telegramma venne trasmesso via Scutari. (2) -Ritrasmesso a Durazzo con T. 6398 del 13 novembre.
157

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11011/682. Costantinopoli, 7 novembre 1914 ,ore 20 (per. ore 4,03 dell'8).

Telegramma di V. E. 6240 (1). Talaat bey mi ha detto oggi ·Che interessamento della Turchia a favore albanesi musulmani si era imposto dopo che questi, partito Principe di Wied,

avevano inalberato bandiera turca: che agitazione era contro Serbia e Grecia nemiche dell'Albania e dei musulmani ma non contro noi: che all'occasione, previa intesa con noi, sar·ebbe stato disposto, se necessario, ad invdare persona sul posto per dare istruzioni.

(l) Vedi D. 133.

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L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11015/684. Costantinopoli, 7 novembre 1914, ore 20,25 (per. ore 5,20 dell'8).

Talaat bey, prendendo occasione dalla presenza di Halil bey nel suo Gabinetto quando fui oggi a conferire per affari Albania, mi disse che conveniva specificare quali dovessero essere reciproci rapporti odierni fra l'Italia e Turchia. Essendo questa alleata della Germania e dell'Austria-Ungheria nostre alleate, ne doveva conseguire posizione presso ·Che identica col nostro paese. Questi rapporti dovevano poggiare su seguente intesa.

Libia: Turchia nulla avrebbe fatto contro in Libia ed anzi avrebbe rivolto contro altri azione Senussi in modo da lasciare a noi nostra ~anqu'illità; così pure assicurava che nulla sarebbesi fatto contro libero transito canale di Suez.

Italia : da pal'lte sua doveva diffinteressarsi di ciò che poteva accadere in Egitto dopo formali assicurazioni avute, dovendole essere indifferente che l'occupazione di quella regione fosse inglese o nazionale egiziana sotto alta sovranità del Sultano; Italia doveva anzi preferire di aver ai confini Stato meno potente e di minori pretese.

Albania: Turchia desiderava rimanesse ferma costituzione quello Stato sotto la influenza itala-austriaca e contro le pretese serbo-greco-montenegrine. Italia avrebbe dovuto intanto interessarsi coll'Austria-Ungheria per la protezione dei musulmani.

Osservai che in massima si poteva intenderei e che avrei riferito al R. Governo discorso intervenuto secondo suoi desideri.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AL MINISTRO AD ATENE, DE BOSDARI

T. 6309. Roma, 7 novembre 1914, ore 21.

Mio telegramma n. 6131 (1).

Credo opportuno che la S. V. alla comunicazione greca in data 26 scorso ottobre riflettente avanzata truppe regolari elleniche nell'Epiro del Nord dia risposta verbale concepita nei seguenti termini:

R. -Governo prende atto delle formali assicurazioni date da Governo Ellenico che detta occupazione è stata determinata unicamente da scopi uman'itari, che non avrà che un carattere del tutto provvisorio e che il Governo Ellenico, nel decidersi a tale misura, si propone conformarsi strettamente alle decisioni della conferenza di Londra; alla quale esso ha aderito con la nota diretta alle grandi Potenze in data 21 febbraio 1914. R. -Governo s'attende dalla lealtà del Governo ellenico pieno rispetto della neutralità dello Stato albanese e della neutralità del canale di Corfù.

Per dò che riguarda il rimpatrio delle migliaia di profughi albanesi appartenenti ai distretti dell'Epiro del nord che si trovano attualmente in Valona in considerazione miserrime condizioni, nelle quali essi versano, R. Governo esprime suo vivo desiderio che tale rimpatrio avvenga al più presto e sarebbe grato al Governo ellenico se volesse assicurarlo che da parte autorità greche saranno prese tutte le misure necessarie per garantire vita e proprietà dei rimpatriati.

Autorizzo V. S. rilasciare a codesto Ministero degli Affari Esteri la copia di questa risposta come il Signor Coromilas ci rilasciò copia della comunicazione del suo Governo annunziante la provvisoria occupazione Epiro autonomo (1).

(l) -Vedi D. 90.
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L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 10999/1412. Vienna, 7 novembre 1914, ore 21 (per ore 23,30).

Berchtold mi ha detto aver telegrafato a Macchio incaricandolo di manifestare a V. E. la sua soddisfaZJ1one che la direzione della politica italiana fosse stata affidata ad un eminente uomo di Stato come lei, noto partigiano della Triplice Alleanza ed esprimendo la sua speranza di intrattenere buoni rapporti con lei.

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IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. RR. 1529/195. Bucarest, 7 novembre 1914, ore 21 (per. ore 24).

Messo sull'avviso dalle dimostrazioni di cui al mio telegramma n. 314 (2) e per corrispondere alle istruzioni contenute nel telegramma Gabinetto segreto

n. -1158 (l) ho assunto informazioni riservate intorno alle disposizioni qui ora esistenti di fronte ai due gruppi di belligeranti ed alla Bulgaria.

Mi è risultato che l'azione spiegata mediante tali dimostrazioni dal Signor Filippesco pur non essendo appoggiata direttamente dal partito democratico conservatore né dai Ministri favorevoli all'entrata in azione della Romania è tuttavia da esso conosciuta e non disapprovata.

In Questi ultimi giorni ha avuto luogo un'intervista tra il Signor Bratianu e Take Jonesco in casa di quest'ultimo il quale ha dato lettura e copia al Presidente del Consiglio di una dichiarazione presso a poco del seguente tenore: Gli interessi vitali della Romania richiedono che essa si decida ad entrare in azione a fianco della Triplice Intesa per realizzare l'unità nazionale. È perciò necessario assicurarsi del contegno della Bulgaria in tale eventualità e farle adeguate concessioni. Queste concessioni dovrebbero consistere nella retrocessione di una parte del territorio toltole lo scorso anno ed in particolare di Dobric e Balcic. Occorre quindi entrare in trattative colla Bulgaria o direttamente o pel tramite della Triplice Intesa la quale dovrebbe indurre anche Serbia e Grecia a fare concessioni alla Bulgaria. Giunta così ad una intesa Romania potrebbe anche !occorrendo rinviare di qualche tempo la sua entrata in azione la quale però non dovrebbe in nessun caso essere ritardata oltre fine del prossimo gennaio.

Bratianu avrebbe risposto di essere alieno dal fare concessioni territoriali alla Bulgaria di non essere disposto ad entrare in Questa via se non dopo che Bulgaria si fosse messa d'accordo colla Serbia e colla Grecia. Take Jonesco avrebbe allora replicato che così stando le cose egli è in pieno disaccordo con lui e riprende la sua intera libertà d'azione.

Credo utile avvertire che lo ste•sso Bratianu avrebbe detto ritenere che la guerra avrà esito favorevole alla Triplice Intesa.

Mi consta che Take Jonesco si è messo in relazione diretta ·col Ministro delle Finanze Castinesco (che è il più autorevole membro del Gabinetto e del Partito liberale dopo Presidente del Consiglio) il quale si è impegnato ad appoggiare presso Bratianu la dichiarazione su riportata ed a dare le sue dimissioni se Bratianu non entra in trattativa colla Bulgaria sulla base di concessioni territoriali.

Così stando le cose non è da escludere che il Governo romeno possa decidersi a mettersi d'accordo colla Bulgaria, il che sarebbe il primo passo per la formazione di quella lega balcanica che è considerata favorevole ai nostri interessi nel telegramma Gabinetto segreto n. 1158.

Intorno al carattere di questa eventuale 1lega non posso che ·confermare quanto ho riferito col mio telegramma n. 194 (2). Se ciò nonostante codesto Ministero ritenesse utile al nostro prestigio ed ai nostri interessi che questa lega si formasse sotto l'egida dell'Italia, il nostro intervento potrebbe aver luogo con minori inconvenienti, prima tra Romania e Bulgaria che non tra Bulgaria e Serbia. Beninteso io, a meno di istruzioni in contrario, mi limiterò esclusivamente al mio compito di informatore per quanto è possibile assiduo ed esatto.

(l) -Per la risposta vedi D. 171. (2) -Con T. 10933/314 del 6 novembre Fasciotti aveva riferito sulle dimostrazioni avvenute a Bucarest dinanzi al monumento di Michele il Bravo. conquistatore della Transih ania e alla casa del Signor Filippesco, il quale aveva parlato alla folla in favore dell"entrata in guerra contro l'Austria-Ungheria. (l) -Vedi D. 123. (2) -Vedi D. 142.
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IL CONSOLE A DURAZZO, PIACENTINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

APPUNTO. Roma, 7 novembre 1914.

Non è possibile riassumeTe in brevi linee la odierna situazione albanese, tanto essa è fatta di contrasti, di opposte tendenze, di incertezze e di intrighi. Tenterò ad ogni modo di prospettarla il più chiaramente possibile:

l -SITUAZIONE ALLA PARTENZA DEL PRINCIPE DI WIED.

a) Austria e Turchia. Partito il principe di Wied, l'idea di un'Albania nuovamente turca (in diretto dominio o per l'interposta persona di un principe musulmano: a questi dettagli non si era ancora giunti sul principio) idea che già aveva sorretto e animato la massa degli insorti di Sciak, prende maggior consistenza e maggior precisione. Fattori principali di ciò: la religione, il prestigio di Costantinopoli, il peso del passato, il cattivo esperimento del governo cristiano di Wied, l'orgoglio musulmano aumentato per la sconfitta di Wied stesso e dei suoi ufficiali olandesi ecc.

L'Austria, dopo un breve periodo di smarrimento e di incertezza, intuisce la situazione -prevede lo svolgersi degli avvenimenti -e, abbandonando la causa di W i ed, dei nazionalisti e dei cattoUci (specie nell'Albania centrale e meridionale, chè in quella del nord mantiene attitudine di equilibrio tra le due parti) entra decisamente in una via parallela a quella della Turchia, esercitando a mezzo dei suoi emissari un'attivissima propaganda di idee e di danaro a favore dell'idea turca e contro la Serbia.

Questa politica austriaca ha inoltre, come conseguenza secondaria ma non trascurabile, quella di pa,ralizzare l'influenza itaiLiana in Albania, che, con la partenza di Wied, aveva riguadagnato teTreno.

b) Essad. Essad alla partenza del Principe, mosso da sentimenti complessi, (tra cui l'ambizione e il desiderio del potere; il rancore contro Wied e contro l'Austria; il bisogno di una riparazione .clamorosa che gli restituisse il prestigio intaccato per l'arresto e l'esilio; le vaghe e indeterminate ma tuttavia ferme speranze in un'azione italiana in Albania a lui comunque favorevole) Essad dunque torna in Albania, e (contrariamente a quanto da molti si temeva) vi torna vittorioso e senza colpo ferire.

Prima però egli si assicura, in certo modo, la via: e passa da Atene e da Nish, e fissa con i Signori Venizelos e Pasic accordi di ·Cui ignoro la esatta portata, ma che certo debbono avere, da un lato tranquillizzato Essad circa le intenzioni dei governi Greco e Serbo verso l'Albania, dall'altro debbono avere non si sa bene sino a quel punto impegnato Essad in senso amichevole e rassicurante verso i due governi stessi. Circa il Montenegro le notizie sono un po' più incerte: sembra· ad ogni modo assodato che impegni concreti tra il governo di Cettigne e Essa d non vi siano stati: tanto è vero che mentre Essad dichiara

che non marcerebbe mai contro Scutari, se questa fosse già montenegrina, afferma, dall'altro lato, di non avere alcuna difficoltà ad occupare Scutari, ove sia ancora Albanese, e si prepara anzi ad attuare questo progetto.

Ad ogni modo Essad, abbastanza sicuro sulle intenzioni dei governi confinanti, entra in Albania e chiama a raccolta gLi armati perché lo accompagnino a Durazzo.

Il suo nome, il suo prestigio trovano seguito, subito: però c'è una macchia su di lui, non abbastanza lavata dall'arresto e dall'esilio: l'aver accettato Wied, l'essere, anzi, andato di persona a prenderlo in Germania, l'aver servito sotto di lui... Occorre perciò che Essad per cancellare quel ricordo, e per riacquistare intera la fiducia degli Albanesi assuma un'attitudine chiara, esplicita, che non dia luogo a dubbi e a sospetti, un'attitudine conforme alle aspirazioni, ai sentimenti, ai ricordi della immensa maggioranza musulmana. E accetta così la bandiera turca, e accetta di passare quasi per l'antesignano del futuro principe musulmano d'Albania.

II -INIZIO DEL GOVERNO DI ESSAD E SUA FORZA APPARENTE.

Gli inizi del governo di Essad sembrano fortunati. Sorretto dai suoi otto

o novemila armati, eletto presidente del Senato, s'insedia nel palazzo del Principe di Wied e dispone da Sovrano delle cose di Albania. Manda suoi luogotenenti a Elbassan, a Berat, (che riprende agli Epiroti) inizia trattative con Bib Doda, riconosce come organo suo dipendente la commissione provvisoria di Valona; nomina commissioni a Scutari ecc. ecc.

Egli sembra dunque il padrone dell'Albania, ma non lo è. Ogni sua mossa è vigilata controllata non solo dai suoi avversari (pel momento silenziosi) ma dai suoi stessi sostenitori: 'ad es. da Musza Kiazim, il notissimo Mufti di Tirana, già capo degli insorti e liberatore di Berat, rappresentante principale dell'idea turca 1in Albania; dai fratelli Mustafà e Soliman Androki, il primo vice presidente del Senato, capi di Sciak, personaggi di dubbia condotta, non forse rimasti sordi alle lusinghe dell'Austria.

L'Austria intanto continua tenace l'opera sua contro Essad e in favore di un'unione dell'Albania alla Turchia, contro la Serbia. l'sa Boletinaz, BUJiram Zura, Hassan bey Pristina sono al 1loro posto, pronti. Entrano munizioni e ufficiali austriaci da Medua. Arrivan danari, coi vari rappresentanti austriaci, che vanno e vengono dall'Albania in Austria, via Italia... Il Signor Kral è il più abile degli agenti: egli fa sapere ad Hassan bey Pristina che presto il regno del • perfido • Essa d, così dannoso alla patria, cesserà, e l'Albania marcerà contro la Serbia, nemica dell'Austria e quindi della Turchia, sua alleata. L'Austria è l'amica, la protettrice dell'Islamismo. • Grazie a Dio, le vittorie Austro-Tedesche non si contano più, e mentre gli alemanni sono a Parigi, gli austriaci hanno definitivamente battuto i Russi; e il Montenegro, in rivoluzione, implora la Turchia d'incorporarlo nell'dmpero turco... " : ecco le notizie ciecamente credute dai musulmani albanesi e diffuse abilmente dai propagandisti Austro-Turchi.

Tuttavia Essad, giuocando abilmente di equilibrio, riesce a dominare la siJtuazione. Nulla fa contro i Giovani Turchi, apertamente, e non disdice cosi quello che ha promesso ai ribelli che lo han condotto a Durazzo, vittorioso. Ma, d'accordo con l'Italia e, in ciò, anche con la Francia, lavora attivamente perché l'entrata dei Giovani Turchi in Albania venga impedita. Aiutato da noi con qualche soccorso di danaro che gli permette di accontentare in parte le pretese dei suoi armati, e tranquiLlo dalla paTte della Git"ecia e della Serbia, si accinge a marciare su Scutari con dieci o dodici mila uomini, per istituire nell'Albania settentrionale un suo più effettivo dominio.

Parallela all'ascesa apparente di Essad è quella dell'influenza italiana in Albania. Scomparsi gli Austriaci (quelli rimasti lavorano nell'ombra) gli italiani sono ora soli, di fronte alla popolazione, al fianco al Pascià e in pi,ena intesa con lui.

Essad si comporta con le autorità italiane in modo sincero e fiducioso. Per simpatia, per gratitudine, per convenienza è amico dell'Italia. Ritengo fermamente che la sua amicizia sia sincera e sicura. Però, per la compUcata situa:zJione sopra accennata, egli ha fretta che l'Italia svolga in Albania un'azione tale che lo liberi, con la forza del fatto compiuto, da ogni impegno verso la maggioranza della popolazione turcofila.

Con un intervento diretto armato dell'Italia in Albania, Essad vedrebbe realizzate le sue aspirazioni, che del resto egli ritiene concordino con quelle italiane, e cioè:

Albania indipendente, secondo le decisioni di Londra; prevalenza economica dell'Italia; -,fine dell'influenza austriaca.

La non avvenuta azione italiana, invece, l'intensificata propaganda austriaca e l'arrivo di una missione giovane turca in Albania, producono le prime crepe dell'edificio politico di Essad.

L'occupazione Greca dell'Epiro, lo sbarco dei marinai italiani a Sasseno e dei medici ital'iani a Valona, e, specialmente, la notizia della guerra turco-russa determinano in Albania una situazione tale da mettere in serio pericolo il potere di Essad.

Esamino brevemente tale situazione.

III -LA SITUAZIONE ALBANESE DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA TURCO-RUSSA.

La notizia dell'avanzata dei regolari grec1 m Epiro giunse in Albania del tutto inattesa, e destò sorpresa e sdegno. L'assicurazione solenne data dalla nota ufficiale Greca che l'occupazione sarebbe stata solo provvisoria, non convinse alcuno: anzi, aumentò il rancore e i propositi di vendetta. Lo stesso Ministro di Grecia, Signor Varatasis, corse il rischio di esser invitato a lasciare Durazzo.

Lo sdegno e i propositi bellicosi contro la Grecia dovettero però attenuarsi di fronte al pericolo di una guerra da combattersi contro un esercito regolare, armato di cannoni; e si andaron mutando in sospetti: contro Essa d e contro di noi. I sospetti •aumentarono, divennero quasi certezza, quando, a brevissima distanza, venne la notizia della presa di Sasseno e dello sbarco dei medici militari italiani a Valona.

Essad dunque era ancora una volta (per molti) il traditore dell'Albania. La prima volta aveva recato aDurazzo il Pdndpe di Wied, di infausta memoria; la seconda, malgrado le promesse, permetteva che gran parte del territorio, quello proprio in cui si era sparso il sangue albanese, divenisse greco, e per •sempre.

Quanto ·all'Italia, essa, la protettrice dell'Albania, la sostenitrice dei deliberati di Londra, non solo non cercava di impedire la prepotenza greca, ma d'accordo con Atene, accondiscendeva all'occupazione dell'Epiro e violava essa essa stessa l'integrità albanese, masche!l'ando il duphlce intervento sotto il pretesto dei soccorsi umanitari alle popolaZJioni sofferenti.

L'Austria approfittò immediatamente di questa situazione e intensificò i maneggi e gli intrighi ai nostri danni, e a quelli di Essad. L'invasione Greca e Io sbarco di Valona le davano buon gioco. Le notizie da essa propalate giungevano nell'interno dell'Albania svisate e aggravate. Vi fu qualche giorno di fermento.

Essad tentò di dominare la situazione in due modi:

a) cercando di conciliare le opposte volontà, nell'Impresa di Scutari. Essa avrebbe occupato per un tempo relat,ivamente lungo gli animi, e avrebbe anontanato dall'Albania centrale e meridionale parecchie migliaia di armati;

c) dimostrando -con fatti positivi -di non essere assolutamente imputabile di solidarietà e di accordi con la Grecia e con l'Italia, nei riguardi delle o•ccupaZJioni territoriali da quelle nazioni effettuate in Albatlli.a.

Ma proprio mentre Essad si accingeva così a scansare il pericolo, si verificava il • fatto nuovo • più grave, quello che ha ridotto l'Albania -forse -alla vigilia di un nuovo torbido periodo di agitazione acuta: l'entrata in campo della Turchia contro la Russia e, ·quindi, nella guerra europea.

L'effetto di questa notizia fu immediato. Da Tirana, da Sciac, da altri centri più lontani giunse subito la spontanea offerta di aiuto alla causa ottomana. L'Austria non ebbe molto a faticare per incoraggiare la popolazione su quella via. La marcia su Scutari non fu più desiderata dai capi albanesi della regione centrale, ·che pur prima l'avevano insistentemente suggerita ad Essad. Tutte le forze dovevano essere riserbate a combattere la Serbia, nemica dell'Austria, che diveniva ora, con la Germania, la protettrice dell'Islam minacciato. Le due propagande -la turca e l'austriaca -agivano ora in senso perfettamente parallelo.

Presto dalle manifestazioni platoniche si passò ai fatti; riunioni ostili di migliaia di albanesi a Sciak; minaccie ad Essad, nella vita; rifiuto di marciare su Scutari e propositi di spedizione contro Serbi e greci; diserzioni in massa

(al 4 corrente i disertori dell'esercito di Essad, a Durazzo, ammontavano a più di 500) -disordini gravi a Scutari; ribellioni nel Kazà di Vallona contro l'arruolamento; stato d'assedio a Berat, ecc.

La situazione di Essad, per la sua stessa complicatezza, diviene debole e legata: egli infatti deplora la mossa greca in Epiro ma sente di non poterla fronteggiare; quanto a noi, non comprende come ci siamo limitati allo sbarco armato sullo scoglio dii Sasseno e all',invio di medici a Valona -ciò che ha prodotto contro di noi irritazione e sospetto, senza darci, invece (secondo lui) alcun profitto positivo; contro i Serbi non vuoi marciare (per i noti patti di Nish) mentre gli albanesi, spinti dagli austriaci, sarebbero in gran parte disposti a invadere i piani di Prizzende di Giaceva; varrebbe effettuare la marcia su Scutari, ma i suoi stessi fidi (con Mussa Kiaz~m alla testa) sono ma esitanti; deve far buon viso ai Giovani Turchi e tolleral'e la bandiera ottomana, che egli vorrebbe invece far scomparire dall'Albania.

In questa condizione di cose, sperando ancora di poter persuadere, con le buone o le cattive, la maggioranza degli albanesi del centro a ,seguirlo a Scutari, non può a meno, per allontanare da sè i sospetti e per dar soddisfazione alla popolazione eccitata e commossa, dalnnviare a Valona parecchie centinaia di Gheghi, a prova del dominio tuttavia intatto dell'attuale governo di Durazzo anche su quella regione d'Albania, ed a prova anche del fermo proposito del Governo italiano circa il mantenimento dell'integrità albanese.

IV) Tutto quanto precede non può portare ad un'unica conclusione positiva, poiché si tratta di avvenimenti, di stati d'animo, di tendenze che sono in atto, si può dire, fuggevolmente, e posson variare da un momento all'altro, con la mutabilità propria di un paese dove la storia non si forma su grandi ideali o grandi interessi, ma solo si svolge su una infinita serie di intrighi, di contrasti, di improvvise passioni non egualmente diffuse nè egualmente sentite tra la massa così poco omogenea e cosi poco concorde delle tribù albanesi del Nord del Centro e del Sud.

La situazione è grave, e questo è doveroso dire da parte di chi risiede laggiù in rappresentanza del R. Governo. Tutto è possibile in Albania ora che nessuna forza prevale a tenerla anche superficialmente sottomessa.

Potrebbero, per esempio, vincere turcofili e gli austriacanti e potrebbe quindi effettuarsi un attacco albanese alla Serbia. Che farebbero allora la Grecia e il Montenegro? Che faremmo noi?

Potrebbero prevenirsi gli avvenimenti ed Essad potrebbe essere -discretamente -incoraggiato (dopo persuasosi della nostra ferma volontà di non volere intervenire direttamente in Albania) ad accordarsi con la Serbia, avendo egli sempre dichiarato di preferire, dopo l'Italia, quella nazione, se l'Albania dovesse cessare di esser governata da sè. E in auesto caso potrebbe anche convenire a noi di favorire la Serbia, ai fini della nostra politica generale, presente e futura, con quella nazione.

Essad aiutato da noi con danaro, con navi ecc. potrebbe forse dominare ancora il momento critico, e • tirare avanti •. Ma fino a quando? Intorno a lui

sono oramai troppo stretti i dubbi, si chiede da troppe parti a lui un'azione antiserba e .filoturca, cui egli invece non vuole accondiscendere.

Potrebbe Essad essere costretto a fuggire, per salvarsi e un nuovo Governo provvisorio potrebbe formarsi con dichiarata dipendenza da Costantinopoli... C'è poi per noi la questione di V:alona. Potremmo restarvi indefinitamente così? O non saremo costretti, sia per un'avanzata greca che per ribellioni

o incidenti nel Cazà, a sbarcarvi truppe ed a farle marciare nell'interno? Tali le principali incognite oggi del problema albanese. Conclusioni, come si è visto, non è facile trarne. Il problema albanese

infatti non può nella presente situazione internazionale venire considerato da solo, ma deve, per così dire, esser conglobato con gli altri grandi problemi che dai campi di battaglia più che dagli accordi e dalle azioni politiche, attendono oggi la soluzione.

Tuttavia, pur non entrando in campo estraneo all'oggetto del presente rapporto si deve, a mio modesto avviso, ritenere che qualunque sia per essere la sorte riservata in futuro all'Albania, l'Italia non potrà mai interamente disinteressarsi da essa, per ragioni sia politiche che geografiche ed economiche. Occorrerà quindi sempre avere dalla nostra un uomo d'ingegno e di volontà, influente nel paese e capace di esserci utile cooperatore: quest'uomo è Essad Pascià. Il quale se in questo momento (in cui l'avvicendarsi dei locali avvenimenti albanesi può !asciarci relativamente indifferenti) non deve giustamente esser sorretto da noi fino al punto di farne il vero signore del suo paese, deve tuttavia ad ogni costo esser da noi salvato nella vita e negli averi, così da poterlo serbare per l'inevitabile nostra azione futura in Albania, qualunque essa possa essere (politica, economica, sociale); azione da svilupparsi dopo che nel rinnovato assetto generale d'Europa avrà trovato posa anche quel travagliato paese.

163

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1534!104. Pietrogrado, 8 novembre 1914, ore 1,03 (per. ore 10,04).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1163 (1). Guerra austro-serba, secondo le informazioni che qui si hanno, langue per esaurimento di entrambe le parti.

Ma qualora, giusta l'ipotesi da V. E. riferita, Austria-Ungheria tentasse aprirsi una via attraverso territorio serbo verso la Bulgaria incontrerebbe certamente disperata resistenza da parte della Serbia.

Qui del resto non si scorge quali proporzionati vantaggi ritrarrebbe· AustriaUngheria da tale azione, la Serbia essendo già attualmente separata dalla Russia e non potendone ricevere che indirettamente soccorsi prodotti dalla distrazione del grosso delle forze austro-ungariche in Galizia. Azione austriaca che isolerebbe alquanto anche Romania e la minaccerebbe di un futuro predominio bulgaro, potrebbe da altra parte deciderla a schierarsi decisamente al fianco della Triplice Intesa.

Questo in sostanza è il punto di vista della persona ufficiale da me accademicamente intrattenuta di quella eventualità. Quanto all'intenzione di portare in qualche modo aiuto alla Serbia, il mio interlocutore è stato riservatissimo. Nel comunicato del generalissimo pubblicato stamane e già riferito in riassunto a V. E., è detto testualmente: • Vittoria riportata permette alle nostre truppe di passare a nuovi obiettivi procedendo verso i quali si inizierà nuova fase della guerra •. Ma queste parole sono generalmente interpretate come allusione alla prossima nuova campagna contro Germania e non già ad una avanzata in Ungheria.

(l) Vedi D. 148.

164

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SALANDRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (l)

L. P. Roma. 8 novembre 1914.

Eccoti l'ultima minuta del cosiddetto telegrammone (2) con alcuni appunti miei (3), in gran parte formulati su quelli che tu desti a me (4), e con alcune osservazioni di de Martino sugli appunti stessi (5).

Martini osserva che la chiusa circa l'agitazione in Italia etc. è un po' contraddittoria, ed è vero. Del resto adesso non è più il caso di parlare di agitazioni che non vi sono più.

Del pari non è a parlare più d'azione nell'Adriatico, se la cosa si piglia da un'altra parte. E finalmente c'è da porre in prima linea la questione, che allora era soltanto accennata, del Mediterraneo orientale e dell'Africa. In somma occorre mutare un po' tutto il sistema delle proposte, che risalgono a due mesi fa, aggiornandole ai tempi già mutati.

P. S. Resta fermo per domani alle 17 il convegno qui, a [palazzo] Braschi, con Cavasola e Daneo per la questione del transito.

ALLEGATO

IL MINISTRO DEGLI ESTERI ALL'AMBASCIATORE A LONDRA (l)

T. [Roma,] 4 ottobre 1914 (2).

Le comunico qui appresso i punti sostanziali dell'accordo da stipulare fra l'Italia e le potenze della triplice Intesa.

La redazione definitiva dev'essere concordata costà fra V.E. e Grey ad referendum. Il presente (l) accordo dev'essere firmato a Londra fra i rappresentanti dell'Italia, Inghilterra, Francia e Russia e deve contenere le seguenti stipulazioni sostanziali:

1° -(2) Le flotte inglese e francese, o una di esse. compiranno nell'Adriatico operazioni di guerra contro le coste dell'Austria in modo da creare una situazione che ri:mponga all'Italia la necessità di intervenire per tutelare gli interessi suoi vitali nell'Adriatico, accordandosi cogli avversari dell'Austria-Ungheria, e tale da produrre nell'opinione pubblica italiana quella disposizione favorevole alla guerra, che ora manca nonostante l'agitazione di una rumorosa minoranza. Appena creata, o appena risulti imminente la situazione sopraccennata, l'Italia ordinerà la mobilitazione generale dalla quale scaturirà per la forza stessa delle cose lo stato di guerra con l'Austria-Ungheria. (l)

2° -Italia, Francia, Inghilterra e Russia si obbligano a non concludere pace separata, né armistizio separato.

3° -Sarà stipulata immediatamente una convenzione militare allo scopo di stabilire la quantità minima di forze che la Russia deve mantenere contro l'Austria-Ungheria per evitare che questa ultima concentri tutto il suo sforw contro l'Italia qualora la Russia intenda rivolgersi principalmente contro la Germania.

A (3) tale proposito, per norma di V.E. La prevengo che si deve evitare che ci si domandi, in cambio, l'invio di parte del nostro esercito altrove che non sia contro l'Austria, per esempio alla difesa di Di,gione, di Belfort ecc., oppure a rafforzare la eventuale offensiva degli alleati contro la Germania, verso la quale l'Italia, pur venendo fatalmente ora in conflitto, non deve. come Ella intende, precludersi le vie dell'avvenire. Ciò non solo per ragioni militari, ma anche perché il paese non lo consentirebbe. Sarebbe preferibile non parlare di quella eventualità, ma qualora Grey ne facesse cenno, o Ella avesse motivo di ritenere tale essere il suo pensiero, voglia chiarire subito e mettere in sodo che non potremo distrarre alcuna parte del nostro esercito dal suo compito di fronteggiare l'esercito austro-ungarico o eventualmente le forze che la Germania mandasse contro di noi. (Il)

4° -Sarà stipulata immediatamente una convenzione navale che ci assicur.i la cooperazione permanente della flotta anglo-francese ovvero dell'una o dell'altra flotta fino alla distruzione della flotta austro-ungarica, e alla conclusione della pace.

5° -(4) In caso di vittoria finale l'Italia avrà il Trentino e il Tirolo Cisalpino nonché l'Istria fino al Quarnero con la seguente frontiera: Dal Pizzo Umbrail, a nord dello Stelvio, spingersi lungo la cresta delle Retiche alla testata dell'Adige e dell'Eisach, passando pei colli di Reschen e Brennero e sugli alti massicci

(allegato III); quelli romani in parentesi sono stati messi da de Martino per segnare il riferimento alle sue osservazioni (allegato IV).

dell'Oetz e dello Ziller, da questo scendendo a sud e tagliando la sella di Toblach raggiungere l'attuale confine delle Carniche. Poi seguire questo fino alla sella di Tarvis, e di qui la linea di displuvio delle Alpi Giulie per il passo del Predil, il Monte Mangaert, il Tricorno (Terglou) e la linea displuviale dei passi di Podberdo, Padlanisham, Idria. Da questo punto verso sud correre con andamento generale di sud est verso lo Schneeberg lasciando oltre il confine tutto il bacino della Sava e dei suoi affluenti.

La eventuale estensione di acquisti italiani lungo la costiera dell'Adriatico dipende da elementi complessi che risulteranno dallo svolgimento della guerra e dalla parte che VIi. avranno presa i singoli belligeranti. Per ciò sarebbe difficile determinarne i confini sino da ora. Ma, con tale riserva, si deve stabilire come minimo che la frontiera sarà al Quarnero in modo da comprendere Trieste e l'Istria.

Per il caso che la frontiera fosse fissata al Quarnero oc,correranno speciali stipulazioni a garanzia dell'elemento italiano di Fiume, di Zara e di altre città dalmate. (5)

A questo proposito e per norma personale di V.E. osservo che l'espugnazione di Pola dev'essere compiuta dalle nostre truppe di terra e dalla nostra marina unitamente alle marine di Francia e Inghilterra, o a una di esse, ed è nostro interesse che quella espugnazione avvenga prima della pace allo scopo di avere noi in mano quella piazza al momento delle trattative di pace.

Per l'espugnazione di Pola dalla parte di terra oi manca un parco d'assedio moderno. (6) Si sta cevcando, ma sarà assai difficile, procurarcelo anche in parecchi mesi. Occorrerebbe che uno dei nuovi nostri alleati ce lo fornisca a titolo di vendita o di prestito. Sebbene questi particolari tecnici possano far parte della convenzione militare, però sarà bene per noi averne senz'altro la sicurezza mediante stipulazione nel presente accordo.

6° -L'Italia, qualora ottenga almeno i suoi confini naturali, non si opporrà a che l'Albania, se Francia, Russia e Inghilterra lo desiderano venga divisa tra Grecia, Serbia e Montenegro purché le sue coste, da Capo Stylos a Valona e da Valona alla Bojana, siano neutralizzate.

Valona con l'isola di Saseno e con territorio (7) idoneo alla sua difesa sarà devoluta all'Italia in piena sovranità.

Nel telegramma gabinetto n... (l) avevo fatto a proposito di Valona una proposta conciliativa a base di internazionalizzazione. Da un accurato esame è però risultato che tale progetto sarebbe impraticabile e pericoloso date le speciali condizioni dell'Albania e degli Stati balcanici vicini, e si è dovuto abbandonarlo senz'altro.

Lascio a V.E. di giudicare se e come far valere a scopo di negoziato questa nostra rinunzia, nell'interesse del Montenegro, Serbia e Grecia ad una Albania Autonoma.

7° -(8) Si riserva a ulteriore esame decidere quali isole della Dalmazia spetteranno all'Italia. In ogni caso le spetteranno le isole istriane del Quarnero e quelle che saranno giudicate necessarie dal punto di vista strategico, nonché Pelagosa con isole dipendenti. (III)

8° -Se l'Inghilterra vi fa opposizione, l'Italia non intende conservare le isole del Dodecanneso ora occupate qualora sia mantenuta l'integrità territoriale dell'Impero ottomano. In questo caso però rimarrà nelle isole ad un titolo qualunque qualche funzionario italiano, per una durata limitata.

go -Nel caso che non sia mantenuta l'integrità territoriale della Turchia o che sia portata una alterazione all'attuale equilibrio del Mediterraneo orientale per effetto di acquisti o di affermazioni poLitiche di alcuna grande potenza, resteranno acquisite all'Italia le isole del Dodecanneso.

10° -In caso di spartizione dell'Impero ottomano l'Italia vi avrà la sua parte con la nota zona di Mendelia, Macri, Marmaritza e Adalda e qualora la Germania debba rinunziare ai suoi interessi in Asia Minore, la detta zona sarà estesa a favore dell'Italia fino a Mersina inclusivamente e con hinterland economicamente adeguato.

11° -In generale le parti si accordano nel riconoscere che l'Italia ha un interesse d'equilibrio nel Mediterraneo orientale da tutelare, e quindi nella ipotesi che, permanendo l'integrità territoriale ottomana, siano alterate le presenti zone di interesse delle varie potenze nell'Impero ottomano, gli interessi dell'Italia saranno tenuti in conto mediante congrua estensione della nota zona di Mendelia, Macri, Marmaritza e Adalia. Qualora la Germania debba rinunciare ali suoi interessi in Asia Minore, la detta zona di lavoro italiana sarà estesa a favore dell'Italia sino a Mersina inclusivamente. (9)

12° -L'Italia avrà una parte delle eventuali indennità <ii guerra corrispondenti ai suoi sforzi e sacrifici.

13° -Qualora Inghilterra e Francia facciano acquisti in Africa a spese della Germania consentiranno all'Italia una rettificazione dei confini di Cirenaica e Tripolitania ragionevolmente corrispondente alle vie carovaniere in modo da evitare situazioni di fatto che siano intralcio al commercio e germi di dissensi in avvenire e consentiranno la definizione a noi favorevole di alcune questioni interessanti anche altre nostre coloni,e. In proposd.to mi riferisco all'osservazione di Tittoni relativa a questo punto (mio telegramma gabinetto n...) (1). (10)

14° -Le quattro potenze si impegneranno a mantenere e difendere eventualmente l'assetto territoriale e l'equilibrio che risulteranno dalla guerra, ma tale accordo avrà carattere difensivo e non impegnerà alcuna delle parti ad aiutare l'altra in caso di politica aggressiva e delle sue conseguenze.

15° -L'Inghilterra si impegna ad agevolare l'immediata conclusione ad eque condizioni di un prestito di non meno di quaranta milioni di sterline a concludersi sul mercato di Londra. Per norma di V.E. aggiungo che è desiderabile escludere, per quanto è possibile, la finanza francese.

16° -Le potenze della triplice Intesa si impegneranno a continuare la loro azione diplomatica sempre più efficace all'Italia in caso di difficoltà coll'Abissinia.

17° -Francia e Inghilterra si impegneranno ad agevolare la pacificazione della Libia con impedire passaggio di rifornimenti e armi ai ribelli nonché di emissari e con mezzi di cui possono disporre come limitrofi della Colonia italiana.

Occorre inoltre determinare quale patto dell'accordo sia da pubblicare e quale no. Ritengo necessario ad ogni modo pubblicare, appena dichiarata a noi o da noi la guerra, la clausola relativa all'obbligo di non conchiudere pace separata.

Sarà bene anche che V.E. faccia presente a Grey che alcuni circoli stranieri di Roma si fanno strane illusioni sul movimento di opinione pubblica in Italia a favore della guerra, tanto da credere che il R. governo anche nolente vi sia trascinato. Tale supposizione errata potrebbe nuocere ai presenti negoziati. La verità è che la grande maggioranza del paese è per la neutralità e che l'agitazione che si verifica in Roma ed altrove è del tutto superficiale come lo dimostra lo scarsissimo numero dei partecipanti alle dimostrazioni di Roma suscitate più che altro da giornalisti e da pochi repubblicani e nazionalishl, salvo quella del 20 settembre che ebbe carattere nazionale ma non bellicoso, e la nessuna eco trovata dalle dimostrazioni stesse nelle provincie, mentre in Italia non è la capitale che crea e domina le correnti dello spirito pubblico. Nulla quindi sarebbe al R. governo più facile del togliere ogni efficacia a tali dimostrazioni e al sopprimerle. Esso soltanto può condurre il paese alla guerra dimostrandogli che vi sono

impegnati unicamente dagli interessi del paese e qualora esso decida di far la guerra all'Austria, saprà allora far appello a tutte le forze della nazione che unanime ed entusiasta (11) lo seguirà nel cimento.

Come accennai a V.E. nel mio telegramma gabinetto n. 1090 (l) si è constatato che il nostro esercito non è pronto, in quanto a rifornimento di vestiari, per una campagna invernale oltre i nostri confini. Si sta provvedendo nel miglior modo possibile ma allo scopo di aiutarci ad entrare senza mtardo in campagna prego esaminare con Grey se si può stipulare che i nostri nuovi alleati ci aiuteranno (12), a nostre spese, a completare quel necessario rifornimento.

ALLEGATO Il

SONNINO A SALANDRA (2)

[Roma, ... ottobre 1914].

Terzo capoverso. Non direi • Il presente accordo • ma L'accordo: altrimenti pare che ogni numero debba far parte dell'accordo, mentre invece si tratta di istruzioni intorno ai diversi punti da tenere in vista nel fare l'accordo.

Nel 1°. Questa prima parte potrebbe essere convenuta in atto separato, o lettera. Non è facile immaginare come gli alleati possano creare essi una situazione che obblighi l'Italia, non ad opporsi ad essi, ma a unirsi con loro per combattere l'Austria, a danno e contro il volere della quale si sarebbe creata la situazione stessa. Nelle istruzioni all'ambasciatore sarebbe bene dare qualche cenno sulla situazione ,che si abbia in mente.

3°, secondo capoverso. Si potrebbe nella convenzione lasciar fuori qualunque clausola negativa di azione contro la Germania (clausola difficilmente accettabile dagli anglo-francesi) e tener ,conto soltanto dell'obbligo positivo che assume l'Italia -in cambio di quello assunto dalla Russia (3°, § 1), e dalla Francia e Inghilterra (4°) con la convenzione marino-militare -di fare ogni maggiore sforzo per combattere l'Austria, o chi la soccorra in terra come in mare, e invaderne il territorio. Si può lasciar aperta l'eventualità di una cooperazione nostra con gli alleati contro la Turchia, anche in operazioni sulla terra ferma

5°. Non mi piace la formula: In caso di vitt01·ia finale. che darà luogo sempre a cavilli. Preferirei dire che nel trattato di pace si dovrà ottenere che ecc. ecc. ... In caso di non vittoria l'Italia potrà sempre rinunziare alle sue esigenze

o ridurle. Non si fa menzione del Palazzo di Venezia 'in Roma, dimenticato nel 1866, perché allora in Roma c'era il Papa?

§ 2. Dove si parla della frontiera del Quarnero come minimo, converrebbe anche menzionare Pola, o indicare fin dove si intende che si estenda il confine, lasciando fuori Fiume.

§ 3. Occorrerebbe qualche cenno sulle speciali garanzie che si richiederebbero per gl'italiani di Fiume, di Zara, ecc. ecc.

§ 5. Specificherei un po' meglio che cosa s'intenda per parco d'assedio (direi anzi parchi d'assedio) moderno: • parchi d'assedio atti a debellare forti di costruzione moderna, a cupole di cemento, ecc. •. Ciò perché almeno l'ambasciatore capisca bene di che cosa si tratta e prenda accordi convenienti.

6°. Restando l'Albania indipendente converrebbe stipulare espressamente che l'Austria dovrebbe rinunziare ad ogni protettorato sui cattolici. § 2. Parlando di Valona, accennerei, oLtre l'i·sola di Sasseno, l'intera costa circondante la baia, l'Acroceraunia e il Capo Grosso. 7°. Si potrebbe, oltre le isole del Quarnero e Pelagosa, enumerare l'isola di Lissa, e i piccoli isolotti al di qua di Lissa.

10°. Spartendosi l'Impero ottomano nessuna potenza fuorché l'Italia potrà accedere ai diritti e priVIilegi spettanti ora al sultano sulla Libia in virtù del trattato di Lausanne.

13°. Oltre alle rettifiche ai confini di Cirenaica e Tripolitania (e converrebbe accennare ad alcuni dei pd.ù essenziali) in dipendenza di acquisti fatti dagli alleati a spese della Germania. converrebbe fissarne fin da ora alcuni da ottenersi in qualsiasi caso; così la nostra riconosciuta sovranità a Giarabub, a Barakat, ecc. ecc. (Ignoro le osservazioni di Tittoni). Ctiò nell'interesse dell'armonia futura.

Così qualcosa potrebbe fissarsi per la libertà del tmnsito verso il la.go Tchad, e per l'hinterland tripolino, che fu oggetto degli accordi anglo-francesi del 1898.

Inoltre conviene precisare i nostri diritti per una eventuale ferrovia da Agordat verso il lago Tsana, e per una colonizzazione italiana verso detto lago. Giuba?

Penultimo .capoverso, penultima linea. Non direi • della nazione unanime ed entusiasta lo seguirà nel cimento •, perché sembra contraddire all'argomentazione precedente, ma piuttosto • che unanime lo seguirà nel cimento •, oppure • che unanime e volenterosa lo seguirà nel cimento •. Si potrebbe nel principio dell'argomentazione anche ammettere che le simpatie della popolazione sono piuttosto per l'Intesa, ma osservando che dalle simpatie all'azione e al desiderio di mettersi nella lotta ci corre molto.

Ultimo capoverso, in fine. Invece di • ci aiuteranno, a nostre spese, ecc. ecc. • direi • ci agevoleranno, o faciliteranno lil completamento di ogni necessario rifornimento •.

ALLEGATO III

SALANDRA A DE MARTINO (l)

[Roma, ... ottobre 1914].

14 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

mata contro l'Austria. Forse si potrebbe suggerire una formula più vaga; per esempio : • fare ogni maggiore sforzo per combattere l'Austria o chi le venga in aiuto in terra come in mare •; o qualche cosa di simile.

A questo punto sarebbe forse opportuno far cenno dell'aiuto positivo che, in terra come in mare, noi potremmo dare agli alleati in caso di entrata in guerra della Turchia: obbligo che potremmo assumere più facilmente sia per la possibilità di assolverlo nella stagione invernale, sia per i maggiori diritti, che ce ne deriverebbero, in una eventuale spartizione della Turchia asiatica.

(-4) La formula: • In caso di vittoria finale • può dar luogo a cavilli d'interpretazione. Sarebbe più semplice dire: • N el trattato di pace l'Italia dovrà ottenere ,etc. etc. •. La vittoria è il presupposto necessario. Se non si ottenesse tale da aver tutto, ognuno dovrà ridurre le sue pretese.

• specialmente per ciò che si attiene alle autonomie comunali e alla difesa della cultura e della lingua italiana mediante le istituzioni scolastiche così governative e municipali come private •.

ALLEGATO IV DE MARTINO A SALANDRA (l)

[Roma,] 31 ottobre 1914.

potrebbe trarre efficacia l'accordo, si può rispondere che essa può risultare dai seguenti tre elementi: l. -operazioni navali importanti contro le coste austroungariche dell'Adriatico non limitate a Cattaro; 2. -avanzata minacciosa dei serbd sul litorale adriatico; 3. -avvenimenti interni nella Duale Monarchia in seguito a sconfitte mdlitari che ne minaccino la compagine. Ma è impossibile stabilire a priori se questi tre elementi dovranno insieme concorrere o se sarà sufficiente il verificarsi di uno o due di essi. Ciò dipende dal non prevedibdle svolgimento degli avvenimenti.

(Il) Per contro si può prospettare l'aiuto positivo che in terra come in mare potremmo dare agli alleati in caso di entrata in .guerra della Turchia, sempreché la totalità delle nostre forze non debba per necessità concentrarsi al confine orientale e sull'Adriatico.

(III) Il programma dei confini naturali è un programma minimo, ma non è un programma sufficiente in caso di nostra partecipazione alla guerra. Considerata la questione dal solo lato etnico, le regioni italiane saranno devolute all'Italia per forze di cose, in caso di sconfitta decisiva dell'Austria. Questo risultato, in determinate eventualità, potremmo probabilmente ottenere anche senza fare la guerra. Facendo la guerra dobbiamo avere per obbiettivo, oltre la conquista delle terre italiane, anche la supremazia nell'Adriatico: diversamente non vale la pena fare la guerra. Sorge quindi, per l'Adriatico, il lato politico e strategico, oltre quello etnico. Questo obbiettivo dev'essere contemperato dalla considerazione del pericolo di crearci in casa nostra un irredentismo slavo, e ciò soprattutto nel riguardo della questione di Dalmazia. Attualmente a noi conviene non compromettere in nulla la nostra situazione con rinuncie anticipate, per poter p·rofittare di eventuali favorevoli avvenimenti. Ma quanto alle isole del Quarnero e della Dalmazia, la questione va considerata sotto l'aspetto prevalente politico e strategico. Trattandosi di isole, è meno grave il pericolo di irredentismo slavo, mentre è assolutamente predominante il fattore strategico. Di fronte alla nostra costiera adriatica piatta e senza basi navali, non possiamo lasciare ad altri quei rifugi sicuri che sono i canali delle isole dalmate, dai quali anche una mediocre forza di siluranti può .costantemente minacciare la nostra costa e stancare con successo una squadra italiana incrociante nel mare aperto a difesa dei prossimi porti italiani.

ALLEGATO V (l)

SONNINO A SALANDRA (2)

Roma, ... novembre 1914.

Preliminare: Dal giorno che l'Italia ordini la mobilitazione generale dalla quale scaturirà per la forza stessa delle cose lo stato di guerra con l'AustriaUngheria:

1°: va;

2°: va il primo capoverso;

in fine al 2°: L'Italia da parte sua s'impegna a fare ogni maggiore sforzo per combattere l'Austria e la Turchia, e chi loro venga in aiuto in terra come in mare; 3°: va;

5°, prima parte: esaminare se non gioverebbe inserire una formula che parlasse dei • confini geografici naturali dell'Italia •, e se questa abbraccierebbe quelli qui specificati dallo Stato Maggiore;

toglierei il terzo capoverso perché ci esigerebbe corrispondenti garanzie per gli slavi che resterebbero conglobati nei possedimenti italiani (vedi relazione console Galli) (l);

nota (6) Salandra: chiarire che cosa s'intende per parchi d'assedio; 6°: va con inciso che non escluda la costituzione di un piccolo Stato musulmano albanese neutralizzato. Stato cuscinetto. Da discutersi se converrebbe fin da ora mettere avanti tale progetto e favorirlo, lasciando a Serbia San Giovanni di Medua e Scutari al Montenegro (Serbia avrebbe [anche] litorale BosniaErzegovina), e albanesi musulmani avrebbero Durazw (Valona all'Italia); 7°: invece di • isole istriane del Quarnero • specificherei Lìssa e Lesina, Curzola, (Lagosta). Lussin e Cherso, (Veglia?) e isolotti vicini (vedi relazione

Marina 15 novembre 1914), oltre Pelagosa;

so: cade, vista guerra turca;

go: resta diventando so; eliminerei le parole • che non sia mantenuta l'integrità territoriale della Turchia e •. Si potrebbe dire semplicemente che: Le isole del Dodecanneso già occupate dall'Italia le resteranno acquisite; 10°: va; 11o: va, ma definendo in modo assoluto con capoverso aggiunto che l'Italia succede al sultanato in tutti i diritti riservatigli dal trattato di Losanna; 12°: va;

13°: vedi telegramma gabinetto 20S Tittoni del 2S settembre 1914 (2), e infilare: Barakat, Giarabub, Kisimajo; assicurare vie carovaniere verso Borku e Tibestu;

14°: rifondere (? ), in massima va;

15°: va;

16°: introdurre qualcosa sul lago Tsana (se non si include nel 13°), ferrovia Agordat; lago Tsana, coltivazione sponda lago; rettifica alto Mareb, riva sinistra;

17°: va;

0 : Francia Inghilterra e Russia s'impegnano a unirsi all'Italia nell'opporsi

all'ammissione di un rappresentante del Papa alla conferenza per la pace.

(l) -Da Arclttvio Sonnino, Montespertoli. Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit., D. 42. (2) -Vedi allegato I. Per la precedente minuta vedi serie V, vol. I, D. 803. (3) -Vedi allegato III. (4) -Vedi allegato II. (5) -Vedi allegato IV. (l) -Da Archivio Sonnino, Montespertoli. Ed in SoNNINo, Carteggio, cit., pp. 52-57. (2) -Questa data compare sul documento in un timbro che si apponeva alle carte del segretario generale. Nella minuta dattiloscritta che qui si riproduce i numeri arabi in parentesi sono stati aggiunti da Salandra per indicare il riferimento ai suoi appunti

(l) Vedi serie V, vol. I, D. 201.

(4) Vedi serie V, vol. l, D. 834

(l) Vedi serie V, vol. I, D. 873.

(2) Da ACS, Carte Salandra. Ed. in SONNINO, Carteggio, cit., pp. 59-61.

(l) -Sostituire alle parole • Il presente accordo • le parole • L'accordo •. Altrimenti potrebbe parere che ogni numero dovesse far parte dell'accordo; mentre si tratta per ora di dare istruzioni intorno ai diversi punti da tenere presenti nel fare l'accordo. (2) -È da considerare se questo n. l debba far parte dello accordo, oppure costituìre un atto separato o preliminare. Forse ci si opporrà che d riserviamo troppa libertà di apprezzamento sul se siasi, o no, creata la situazione, dalla quale soltanto potrebbe trarre efficacia l'accordo. È pure da prevedere l'obiezione che gli alleati si troveranno dmbarazzati nel determinare quale loro azione sia tale da spingere noi non contro chi agisce ma contro l'Austria. In somma è da prevedere che ci si chieda di essere meno indeterminati, di precisare che ·cosa vogliamo; e quindi bisognerebbe che l'ambaseiatore fosse in certo modo preparato a rispondere a tale richiesta. (3) -Anche su questo punto è da prevedere che gli alleati non accetterebbero una clausola esclusiva di qualunque nostra cooperazione armata contro la Germania; mentre è da prevedere che ci si chieda qualche obbligo positivo in cambio di quello che noi pretendiamo dalla Russia di mantenere alcuni corpi d'ar (l) -Da Archivio Sonnino, Montespertoli. Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit., pp. 57-59. (5) -Occorrerebbe, anche a soddisfazione dell'opinione pubblica italiana sulla quale gli italiani di Fiume e di Dalmazia, per quanto scarsi, avrebbero presa, specificare un po' meglio queste garanzie, per esempio aggiungendo le parole: (6) -Perché l'ambasciatore capisca bene di che si tratta, non potendoglisi dare ampie spiegazioni verbali che pure sarebbero utilissime. converrebbe specificare che cosa s'intende per • parco d'assedio moderno •. Si potrebbe richiedere una indicazione più precisa al ministro della Guerra o al capo dello Stato Maggiore. (7) -A maggior precisione aggiungerei le parole: • con l'intera costa circondante la baia e con territorio etc. •. (8) -Guardando la carta geografica si capisce come sia quasi impossibile, non avendo Fiume, pretendere tutte le isole del Quarnero, le quali chiudono lo sbocco di Fiume. Si potrebbe quindi adoperare una espressione più vaga, accennando all'idea che, invece di una delle isole del Quarnero, l'Italia potrebbe avere Lissa e Lesina; questa ultima specialmente perché pare più adatta della stessa Valona a darci una base navale nell'altra riva dell'Adriatico. (9) -Aggiungere che in caso che la Turchia entri in guerra • nessuna potenza tranne l'Italia potrà succedere ai diritti e ai privilegi spettanti ora al sultano in Libia in virtù del trattato di Losanna •. (10) -Considerare se non sia possibile aggiungere un accenno alla libertà del transito verso H lago Tchad e per l'hinterland tripolino che fu oggetto degli accordi anglo-francesi del 1898. (Non so se ne abbia parlato Tittoni nel telegramma a cui si allude). (11) -Sopprimerei la parola • entusiasta •, o la sostituirei con • volenterosa •. La parola • entusiasta • diminuisce troppo il valore della osservazione precedente. (12) -Alla parola • ci aiuteranno •, che potrebbe parere poco dignitosa, si potrebbe sostituire: • ci agevoleranno il completamento a nostre spese di ogni necessario rifornimento •. (l) -È da considerare se questo punto debba far parte dell'accordo oppure costituire un atto separato o preliminare. Qualora ci si obbiettasse che ci riserviamo troppa libertà di apprezzamento circa la situazione dalla quale soltanto (l) -Da Archivio Sonnino, Montespertoli. Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit., pp. 61-63. (l) -Si aggiunge questo ultimo allegato poiché esso contiene le osservazioni di Sonnino sul nuovo testo del • telegrammone • nel quale erano comprese le modifiche risultanti dagli allegati precedenti. Tale nuovo testo non è stato però rinvenuto. (2) -Da Archivio Sonnino, Montespertoli. Ed. in SONNINO, Carteggio, cit., pp. 77-78.
165

L'AMBASCIATORE A BORDEAUX, TITTONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1533/239. Bordeaux, 8 novembre 1914, ore 10,05 (per. ore 14).

Telegramma di V. E. n. 1163 (3).

Se Austria-Ungheria e Germania riuscissero a schiacciare la Serbia trascineranno certo la Bulgaria alla guerra essendo impossibile che questa resista alla tentazione di vendicarsi dei Serbi e di riprendersi quella parte della Mace

donia di cui ritiene essere defraudata. In tal caso la Serbia dovrà amaramente pentirsi di non aver fatto a tempo concessioni alla Bulgaria. Devesi tener presente che ove la Bulgaria attaccasse la Serbia, la Grecia sarebbe obbligata a intervenire a favore della Serbia in base al trattato pel quale Serbia e Grecia si sono impegnate a accorrere l'una in aiuto dell'aLtra in caso di attacco bulgaro. Devesi escludere la possibilità che la Triplice Intesa aiuti la Serbia. Inghilterra e Francia sono persuase che nei campi di battaglia del Belgio e della Lorena si decideranno le sorti della guerra e quindi non distrarranno nemmeno un Uomo per venire in aiuto non solo della Serbia ma neppure dell'Egitto. La Romania che ha esuberanza di soldati potrebbe inviarli in Serbia ma non ha modo di farveli pervenire. Le truppe russe potranno giungere in Serbia soltanto in due modi: se la Russia potrà superare i Carpazi e giungere in Serbia attraverso l'Ungheria ovvero se la Romania si schiererà contro l'Austria dando libero passaggio ai russi attraverso il suo territorio.

(l) -Non rinvenuta. (2) -Vedi serie V, vol. I, D. 834. (3) -Vedi D. 148.
166

IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11036/1065. Durazzo, 8 novembre 1914, ore 17 (per. ore 22).

In vista che situazione che Giovani Turchi d'accordo con Austria cercano creare in Albania, può recare grave danno non solo Serbia, ma anche agli interessi della Triplice Intesa nella lotta che sta per impegnarsi contro propaganda panislamica, istigata da Costantinopoli, mio collega di Francia ha consigliato suo Governo inviare in Albania la legione garibaldina organizzata in Francia. Essad non è al corrente di questa proposta; però, poco tempo fa, mi disse [che] coll'aiuto di 3 o quattromila volontari italiani che venitssero di loro iniziativa, senza quindi compromettere nostra azione né la nostra bandiera, egli si sentirebbe in grado sbaragliare completamente intrighi austro-turchi e diventare assoluto padrone situazione. Egli mi ha detto oggi che austriaci stanno sobillando popolazione contro supposte mire dell'Italia a Valona e che a Valona nostra situazione è assai pericolosa se gheghi dell'Albania centrale saranno persuasi della loro impotenza ed eventuale lezione che loro fosse inflitta dalla Triplice Intesa o dall'Italia. Ho telegrafato Quanto precede al R. Console Valona.

167

IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11039/1067. Durazzo, 8 novembre 1914, ore 14 (per. ore 20,05).

Varie riunioni tumultuose stanno svolgendosi nell'Albania e specialmente vicino Tirana scopo aiutare Turchia. Essad m'informa che vi ha contribuito anche l'oro austriaco. Egli è ormai sicuro che Mussa Kiazim si è messo com

pletamente dalla parte austro-turca. Sono giunte notizie sicure di un movimento gravissimo organizzato contro Essad, contro cui si formula accusa essere contrario Turchia ed essere favorevole all'Italia, come lo proverebbe sua mancata protesta contro l'occupazione Sasseno. Cadì Tirana afferma aver ricevuto lettere da Costantinopoli che incitano contro Essad, Italia e Triplice Intesa. Essad dice che situazione si è aggravata in modo impressionante e che sentimento anti-itaHano sta prendendo sopravvento. Egli però vuole rimanere fedele nostra causa e prepara già la difesa, sapendo di dover presto abbandonare complicato giuoco col quale ha fatto credere al popolo essere amico della Turchia; egli mi ha detto non potere contare che sui suoi partigiani personali probabili; popol~zione Tirana e Elbassan sarebbe quasi perduta e che molti Dibrani, con Irfan bey non sarebbero più sicuri. Essad tiene quasi tutti cannoni e mitragliere fra Durazzo e Sciak in mano suoi partigiani ma manca di personale sufficiente per maneggiarle, perciò nel caso in cui fossero rotte completamente relazioni coi suoi finti amici egli gradirebbe invio a Durazzo di alcuni artiglieri italiani in borghese.

Sarà pure indispensabile presenza navi da guerra per buona impressione morale e per tutelare colonia e stranieri. Comunicato quanto precede Ammiraglio Patris.

168

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, BOLLATI, A BORDEAUX, TITTONI, A COSTANTINOPOLI, GARRONI, A LONDRA, IMPERIALI, A PIETROGRADO, CARLOTTI, E A VIENNA, AVARNA

T. 6339. Roma, 8 novembre 1914, ore 21.

Questo ambasciatore di Germania mi ha riletto stamane la dichiarazione già fatta a Salandra (l) in vista del conflitto turco, escludendo ogni pericolo di ripercussione in Libia. Gli ho ripetuto che non dubitavo della sincerità della Germania, ma che era naturale qualche dubbio sul contegno della Turchia, ed anche sulla possibilità di contenere il movimento islamico entro un dato confine e che ne ero alquanto preoccupato.

Flotow mi assicurò che la Germania avrebbe fatto di tutto per evitare ogni inconveniente e mi disse anche che Enver pascià era intenzionato di agire nello stesso senso, mandando il fratello sui luoghi. Gli ho fatto osservare che avrei preferito molto che fratello di Enver pascià non andasse laggiù poiché tale fatto avrebbe impressionato male opinione pubblica italiana, del che conveniva tener conto viste le preoccupazioni generali e la delicatezza della situazione. Flotow riconobbe che ciò poteva essere giusto ed accennò che sarebbe forse bene farne qualche cenno a Costantinopoli.

Ambasciatore d'Austria-Ungheria che ho visto successivamente ha reiterato le assicurazioni sull'impegno che mette l'Austria-Ungheria ad evitare che la Turchia ci dia noie in Libia. Gli ho ripetuto le cose dette a Flotow, compresa l'osservazione sulla non opportunità di mandare il fratello di Enver pascià presso i Senussi.

(A tutti meno Cospoli) In questo senso ho dato istruzioni a Garroni a Bollati e ad Avarna.

(Vienna e Berlino) Quanto precede per opportuna sua notizia.

(A Cospoli, a Berlino e a Vienna) Prego V. E. voler opportunamente agire in questo senso e telegrafarmi (1).

(l) Vedi D. 106.

169

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. RR. 11051/56 GAB. (2) Sofia, 9 novembre 1914, ore 2 (per. ore 9,50).

Ministro di Romania tornato a Sofia da tre giorni mi ha confidato a titolo esclusivamente personale quanto segue:

Dalle conversazioni che ha avuto gli sembra che l'azione che la Triplice Intesa esercita a Sofia per determinare un mutamento nell'attitudine incerta della Bulgaria, dovrebbe ottenere dalla Bulgaria un atto formale di adesione che venisse a ravvicinare Bulgaria alla Romania.

Egli ha constatato che:

l) i circoli macedoni ed in generale opinione pubblica vorrebbero delle concessioni roolizzabili immediatamente in quanto che esperienza ha resi sospettosi i bulgari;

2) il risentimento dei bulgari contro i serbi greci e romeni è ancora vivissimo e può essere utilizzato ad ogni momento dagli avversari di una politica d'intesa balcanica;

3) amicizia colla Turchia sfruttata in ogni modo dal Gabinetto Radoslavov è ancora popolare e sarà difficile provocare da un giorno all'altro una corrente in senso contrario. D'altra parte forza militare turca in Tracia (che secondo le ultime notizie sarebbe di sei corpi di esercito) è abilmente sfruttata dagli austro-tedeschi le cui pressioni a Sofia sono divenute ancora più insistenti dopo lo scoppio guerra russo-turca;

4) Radoslavov non desidera prendere delle decisioni e pare contentarsi trascinare le cose in lungo per riservare al Re il momento in cui possa egli stesso prendere le sue determinazioni.

Ora l'impetuosità del Re è enigmatica ed è da temersi che ad un certo momento egli non segua definitivamente la politica austro-tedesca sopratutto se successi militari austriaci in Serbia si affermassero.

Mio collega ha aggiunto che il suo Governo gli ha strettamente raccomandato di evitare assolutamente ogni conversazione nel senso di compensi della Romania alla Bulgaria. Egli crede che tale raccomandazione gli è stata data sopratutto in vista della poca fiducia che il Governo bulgaro attuale ispira al Gabinetto di Bucarest. Aggiunse, come opinione personale, che malgrado ciò la Romania avrebbe interesse a chiarire la situazione di fronte alla Bulgaria al fine di evitare a tempo la gravissima minaccia che potrebbe risultare da un collegamento militare austro-bulgaro occupante il territorio serbo, ciò che verrebbe ad aggiungersi ad una eventuale azione della Turchia sull'istigazione della Germania.

(l) -Per le risposte vedi DD. 173, 178 e 181. (2) -Questo telegramma. partito come telegramma di gabinetto. è stato protocollato nella serie dei telegrammi ordinari in arrivo.
170

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AL MINISTRO A NISH, SQUITTI

T. 6341. Roma, 9 novembre 1914, ore 12,30.

Suo telegramma 150 (1).

Prego V. S. dire a Pasic che apprezzo vivamente il suo desiderio di procedere d'accordo con l'Italia per quanto concerne l'Albania. Voglia tuttavia chiarirgli che non esiste alcuna intesa fra l'Italia e Grecia per Epiro. Solamente per ragioni umanitarie riguardo i profughi musulmani epiroti che sono a Valona, ragioni che esigevano il ristabilimento dell'ordine nella regione di Argirocastro ci siamo limitati ad esigere dalla Grecia le dichiarazioni della provvisorietà dell'avanzata e del rispetto alla validità delle deliberazioni di Londra. La stessa motivazione di natura umanitaria non sussiste nei riguardi della Serbia. E pertanto puT confermando il telegramma dii S. E. Salandra n. 1157 (2) non potrei che sconsigliare il Signor Pasic compiere occupazioni militari in Albania oltre il limite fissato dalla conferenza di Londra (3).

171

IL MINISTRO AD ATENE, DE BOSDARI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11065/456. Atene, 9 novembre 1914, ore 18,10 (per. ore 19,35).

Telegramma di V. E. n. 6309 (4). Ho fatto a Venizelos comunicazione ivi prescritta e gliene ho rilasciato copia. Sulla prima parte di essa Venizelos

non ha fatto e non poteva fare osservazioni. Quanto al ritorno in Epiro profughi di Valona, Venizelos mi ha detto ·che Governo greco era pronto accoglierli e che fra qualche giorno avrebbe fatto R. Governo comunicazione ufficiale al riguardo.

(l) -Vedi D. 134. (2) -Vedi D. 114. (3) -Per la risposta vedi D. 183. (4) -Vedi D. 159.
172

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1538/57. Sofia, 9 novembre 1914, ore 18,30 (per. ore l del 10).

Mio telegramma Gabinetto n. 56 (1).

Dalle informazioni che ho potuto raccogliere da o·ttima fonte mi risulta che dallo scoppio della guerra tra la Turchia e la Triplice Intesa, Gabinetto attuale si preoccupa molto degli accordi conclusi scorso anno fra Romania Serbia Grecia e ritiene che questi accordi, che parevano essere allentati in seguito alla guerra europea, abbiano ripreso in questi giorni tutta la loro forza per impedire qualsiasi movimento alla Bulgaria. Gabinetto considera quindi saggia politica mantenere neutralità a costo anche di rinunziare a qualsiasi ingrandimento territoriale nel timore che un'azione possa risolversi in una catastrofe analoga a quella dello scorso anno.

Russia fa vivissime pressioni per spingere Bulgaria a invadere la Tracia, ma il Governo pensa innanzitutto che il popolo bulgaro non prenderebbe facilmente le armi per una tale azione quando non può risolvere ideale nazionale della Macedonia e che non gli conviene gettarsi in una simile avventura la quale, oltre a rompere J.e sue relazioni con la Turchi,a, servirebbe ai serbi ed ai greci per consolidare il loro dominio in Macedonia ed ai romeni quello in Dobrugia.

Inoltre il Governo è molto inquieto per l'attitudine che potrebbe assumere la Russia, ove s'intendesse colla Romania per fare passare un suo esercito sul territorio romeno onde attaccare i turchi passando per il territorio bulgaro.

Da quanto ho potuto capire Germania e Austria-Ungheria in questi ultimi giorni facendo intravedere imminente l'occupazione della Serbia da parte delle truppe austriache, ingrossando i pericoli di un'azione russa nella penisola balcanica ed eccitando il sospetto verso la Romania, tentano di impedire qualsiasi intesa fra Bulgaria e Romania, per raggiungere il loro fine di immobilizzare Romania che non potrebbe facilmente decidersi ad un'azione al nord non avendo le spalle sicure.

Ho pure l'impressione che le numerose truppe turche concentrate in Tracia (a quanto pare sei corpi d'armata) che sono le migliori dell'Impero perché gli

ufficiali tedeschi hanno avuto il tempo di riordtnarle, [siano] colà tenute dalla Germania non solo per distogliere Bulgaria dal cedere alla pressione della Triplice Intesa di invadere la Tracia ma anche per influire sulla Bulgaria a rimanere legata alla Turchia, che potrebbe, secondo le dette Potenze, prestarle appoggio del caso contro una eventuale azione sia della Romania sola, sia di questa alleata alla Russia e sia anche della Grecia.

(l) Vedi D. 169.

173

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11076/692. Pera, 9 novembre 1914, ore 21,10 (per. ore 7,15 del 10).

Telegramma di V. E. n. 6339 (1).

Come già riferii a V. E. con il mio telegramma 649 (2) ho detto a Wangenheim che invio del fratello di Enver Pascià presso il Senussi non sarebbe stato <!a noi visto favorevolmente. Ritengo che egli gli abbia ripetuto mio apprezzamento. Della cosa non mi si è più parlato. Occorrendo insisterò.

174

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11084/694. Costantinopoli, 9 novembre 1914, ore 21,16 (per. ore 7,15 del 10).

Gran Visir e Talaat bey mi hanno dichiarato oggi intendono mantenere i migliori rapporti con l'Italia e che nulla faranno che possa avere ripercussione a nostro riguardo né in Egitto né in Albania; che converrebbe anzi specificare nostra intesa in questo senso.

Ho risposto che mi pareva si potesse realmente intenderei e che avrei riferito R. Governo. Se ne comprende in definitiva che Governo ottomano influenzato dalla Germania ed Austria-Ungheria, i cui Ambasciatori mi fanno discorsi

analoghi, teme, dopo l'attitudine Turchia, nostro intervento e vuole essere assicurato. Si potrebbe forse da parte nostra far comprendere che si prende atto delle dichiarazioni ottomane e che non si ha ragione di mutare nostra attitudine neutrale ·fino a che non siano compromessi nostri interessi.

(l) -Vedi D. 168. (2) -Vedi D. 127.
175

L'AMBASCIATORE A BORDEAUX, TITTONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1537/244. Bordeaux, 9 novembre 1914, ore 21,24 (per. ore 7,05 del 10).

Riservatissimo per lei solo.

Vesnic è venuto a vedermi stamane e mi ha parlato lungamente. Ho trovato che non aveva la stessa sicurezza nel successo della Serbia che fino ad oggi ha sempre dimostrato. Mi ha detto che la Serbia difetta di munizioni e per averne si è rivolta al Governo francese il quale quando nella scorsa primavera concesse ad essa il prestito volle iscritto il patto che la Serbia dovesse fornirsi in Francia per materiali da guerra e munizioni. Il Governo francese si trova anch'esso a corto di munizioni specialmente per l'artiglieria a cagione dell'immenso consumo che se ne fa sull'esteso campo di battaglia e lavora febbrilmente ad ingrandire i propri impianti. Però pel momento non ha accontentato le richieste della Serbia che in piccola parte.

Quanto alla Bulgaria Vesnic ha sostenuto la tesi che è inutile intendersi con essa poiché è certo che conserverà la neutralità non avendo interesse ad uscirne. Infatti o vincerà la Triplice Intesa ed in tal caso la Bulgaria cercherà di aver dei compensi facendo valere la propria perseveranza nella neutralità,

o vinceranno Germania e Austria e in tal caso penseranno esse a costituire la grande Bulgaria a spese della Serbia senza che la Bulgaria abbia speso un franco né sacrificato un soldato. Lahovary in una discussione che ha avuto oggi con Vesnic ha cercato di persuaderlo che dando alla Bulgaria un compenso condizionale in Macedonia si potrebbe spingerla a attaccare la Turchia per riavere Adrianopoli per soprammercato. L'intervento della Bulgaria contro la Turchia e quindi implicitamente contro la Germania e Austria dovrebbe, secondo Lahovary, dare una spinta efficace alla Romania per indurla a uscire dalla neutralità e ciò abbrevierebbe la durata della guerra poiché metterebbe definitivamente l'Austria fuori combattimento.

Delcassé e Izvolskij hanno parlato a Vesnic nello stesso senso ma non sono riusciti a persuaderlo.

176

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. RR. 1539/383. Londra, 9 novembre 1914, ore 22,55 (per. ore 7,05 del 10).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1163 (1).

Nel corso di un privato colloquio con l'Ambasciatore di Russia che andai a trovare gli manifestai, basandomi semplicemente sui bollettini dei giornali, mie apprensioni circa presente situazione militare in Serbia di cui una disfatta completa, osservai, potrebbe forse esercitare pericolose ripercussioni sul contegno Bulgaria. Collega rispose che per quanto a lui risultava l'attuale situazione militare della Serbia senza essere eccessivamente grave non è certo delle migliori pel fatto specialmente della sempre crescente deficienza di munizioni che non si sa come inviare in Serbia essendo dubbio consenso Romania già a stento indotta a impedire transito armi e munizioni di!l.'ette in Turchia. Ad una mia domanda relativa alle conversazioni tra i balcanici rispose non gli sembrava si concludesse gran che causa ostinazione dei Serbi sordi ad ogni consiglio ed incapaci di riconoscere interesse loro precipuo a conciliarsi la Bulgaria soddisfando almeno in parte legittime sue esigenze. Dopo di che collega, premesso che mi parlava in via privata e confidenziale e personale, disse appariva ogni giorno più evidente che intervento Italia avrebbe in questo momento speciale importanza anche per influenza che avrebbe esercitato sul contegno dei balcanici. Io gli risposi con i noti soliti argomenti, mancanza di libertà di azione plausibile, disposizione nostra opinione pubblica, ecc. Ripetutomi capire benissimo delicatezza nostra situazione, Benckendorff, sempre a titolo impressione strettamente personale, osservò non arrivava comunque a vedere se ed in quale modo mantenuta neutralità ci permetterebbe tutelare cumulo nostri vitali interessi messi in giuoco dalla presente guerra, ovvio essendo prevedere che al regolamento finale soltanto Stati belligeranti potranno essere chiamati a parteciparvi. Non sembrandomi il caso di continuare conversazione su questo argomento molto delicato risposi vagamente mi pareva prematuro oggi di anticipare futuri eventi. E dopo un accenno alla inopportunità di talune manifestazioni stampa estera non abbastanza edotta dell'estrema suscettibilità nostra opinione pubblica ribellantesi a qualsiasi parvenza di pressione, misi conversazione su altro argomento chiedendo se e quale fondamento avessero informazioni giuntemi di una certa tal quale corrente di sentimentale misericordiosa simpatia per Austria che sembra si vada qui delineando anche in certi circoli vicini al Governo

Rispose egli pure avere udito voci analoghe, aver tuttavia ogni fondato motivo di credere che siffatte disposizioni sentimentali, ristrette soltanto a certi circoli dell'alta società, non incontravano serie simpatie presso personaggi auto

revoli e responsabili presso i quali prevale invece impressione che Austria infeudatasi totalmente alla Germania difficilmente possa sfuggire alle conseguenze fatali della proverbiale insipienza dei suoi governanti. Del resto, concludeva collega, per apprezzare peso e valore di siffatta simpatia austrofila occorrerebbe si presentasse occasione e cioè che Austria sollecitasse pace separata, circostanza questa da lui non considerata probabile per i medesimi motivi addottimd da Nicolson (mio telegramma Gab. n. 382) (l).

(l) Vedi D. 148.

177

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO,

T. 11092/1413. Vienna, 10 novembre 1914, ore 21 (per. ore 0,10 dell'11).

Telegramma di V. E. n. 5604 (2).

Mi risulta in via indiretta e confidenziale da buona fonte che l'idea di procedere nel momento attuale all'istituzione della facoltà giuridica italiana in Austria è stata definitivamente abbandonata dal Governo austriaco che si è

reso conto che un tale provvedimento non avrebbe alcun favorevole effetto nel Regno dove anzi rinfocolerebbe le polemiche.

178

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11097/1414. Vienna, 10 novembre 1914, ore 21 (per. ore 1,40 dell'11).

Telegramma di V. E. 6339 (3).

Nell'intrattenere Berchtold dell'argomento del telegramma suddetto ho agito presso di lui nel senso desiderato dall'E. V. Berchtold mi ha detto che Macchio avevagli riferito colloquio avuto con V. E. circa argomento stesso e mi ha dato lettura del telegramma da lui direttogli in proposito. In esso ambasciatore austro-ungarico faceva conoscere <che a cagione deLla sfiducia che si nutriva in Italia contro Enver Pacha V. E. non credeva che il fratello di lui andasse sui luoghi, mentre l'invio di un messo turco presso Senussi senza la presenza di lui avrebbe potuto [fare] una buona ·impressione sulla nostra opinione pubblica. Berchtold ha aggiunto che avrebbe incaricato Pallavicini di fare intendere alla Sublime Porta l'inopportunità di mandare il fratello di Enver Pacha presso Senussi.

(l) -Vedi D. 156. (2) -Vedi serie V, vol. I, D. 814. (3) -Vedi D. 168.
179

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11098/1417. Vienna, 10 novembre 1914, ore 21 (per. ore 1,40 dell'11).

Telegrammi di V. E. 6236 e 6263 (1).

Secondo dichiarazioni fattemi a più riprese ed anche ultimamente da Berchtold Austria Ungheria non mirerebbe affatto in questo momento in cui sua attenzione è interamente assorbita dalla guerra a fare intrighi in Albania

o a sollevare complicazioni che potrebbero aggravare maggiormente la situaz,ione presente generale. Essa desidererebbe per rontro procedere in pieno accordo con noi al mantenimento della tranquillità in Albania e dei deliberata di Londra evitando tutto ciò che potesse urtare nostra suscettibilità. Dal canto suo Rappaport che ha nelle sue competenze gli affari albanesi mi ha dichiarato ieri che non vi sono ora in Albania agenti ufficiosi austro-ungheresi né a quanto gli risulta ufficiali dell'eseTcito austro-ungarico. Non si può negare che questa dichiarazione corrisponderebbe in massima ai veri interessi dell'Austria non essendo da supporre che essa voglia col minare l'assetto attuale dell'Albania precipitare le cose in modo da indurre l'Italia ad un passo che [potrebbe] esserle di grave nocumento. Però quelle dichiarazioni sono dn aperto contrasto coi fatti segnalati nei telegrammi suddetti. L'argomento è per se stesso grave e mi sembra l'ichieda di essere chiarito. Sarebbe quindi [auspicabile] che informazioni sicure basate su fatti reali e positivi fossero fornite al R. Governo perché esso possa farsi un criterio esatto del vero stato di cose in Albania. Ciò gli permetterebbe di constatare se Austria Ungheria agisca realmente in Albania in opposizione ai propositi che afferma e gli darebbe in conseguenza il diritto di rivolgere le debite rimostranze al Governo l. e R. per impedire che venga creata 'in quella regione una situazione dannosa ai nostri interesse (2).

180

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1541/384. Londra, 10 novembre 1914, ore 23,19 (per. ore 2,55 dell'11).

Tyrrell venne ieri a pranzo in famiglia. Discorremmo come al solito in via affatto privata e personale. Mi disse che la critica situazione militare Serbia migliorerà presto, sia perché munizioni o sono giunte o giungeranno prossi

mamente, sia perché Austria, dopo la terribile disfatta subita, sarà fatalmente costretta ad inviare tutte le truppe disponibili per arrestare l'invasione russa.

Tyrrell mi disse poi avere dalle notizie da Roma tratta impressione che corrente favorevole neutralità tende sempre più a prevalere in Italia ed aggiunse testualmente: • È un vero peccato. Francia e specialmente Russia inorgoglite diventano di giorno in giorno più impazienti ed altezzose. A prova di ciò vi avverto nel modo più segreto che Pietroburgo, avuto sentore delle aperture nostre per l'Egitto ed il canale di Suez, ci ha fatto sapere riteneva ormai preferibile lasciare tranquilla l'Italia ed astenersi dall'entrare con essa in qualsiasi bargain •.

Confidenza di Tyrrell messa in raffronto con osservazioni di Benckendorff (mio telegramma Gabinetto Segreto n. 383) (l) sembrami meritevole dell'attenzione di V. E. Grey ha abolito da anni ricevimenti ebdomadari. Occorre quindi chiedergli volta per volta udienza. Non avendo avuto io in questi ultimi giorni affari meritevoli di esser discussi personalmente con lui e sapendolo per giunta occupatissimo non ho creduto incomodarlo, essendo pure nota sua avversione per conversazioni generali ed accademiche.

Sono quindi più di due settimane che non lo vedo. Naturalmente mi sarebbe stato facile trovare un pretesto ma ho giudicato preferibile attendere per il caso V. E. ritenesse opportuno incaricarmi di qualche messaggio per lui (2).

(l) -Vedi D. 113 nota l e D. 112 nota l. (2) -Questo telegramma fu ritrasmesso ad Aliotti (T. 6388 del 12 novembre) con le seguenti istruzioni: c Pregola, relativamente alla propaganda antltaliana che si va facendo costà da agenti austriaci, citarmi tutti quei fatti e circostanze che Le risultino in modo assolutamente sicuro e positivo per potere sulla base di essi efficacemente confutare le affermazioni del Governo austro-ungarico •. Per la risposta vedi D. 230.
181

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11121/983. Berlino, 11 novembre 1914, ore 14,45 (per. ore 17,40).

Telegramma di V. E. n. 6339 (3).

Mi espressi ieri con Zimmermann nel senso delle istruzioni di V. E. e ne ebbi in risposta la conferma delle assicurazioni già ripetutamente datemi che tutto il possibile era stato e sarà fatto perché nessun contraccolpo della agitazione panislamica si risenta in Libia. Circa invio sui luoghi fratello di Enver Pascià, Zimmermann mi diceva che era stato escogitato allo scopo valersi della sua influenza grande sugli arabi per persuaderli ad abbandonare ogni resistenza contro Italia.

Risposi che ciò era possibile, ma che finora quella influenza era sempre esercitata in senso opposto: e che in ogni modo l'arrivo in Libia di quel personaggio avrebbe certamente prodotto pessima impressione in tutti gli italiani che serbavano tuttora il più sgradito ricordo dell'azione di Enver Pascià e dei suoi. Zimmermann lo riconosceva e mi diceva avere subito, dietro le osservazioni di V. E. trasmessegli da Flotow, telegrafato a Cospoli insistendo perché se mai si mandasse presso Senussi qualche altro emissario più adatto e meno sospetto del fratello di Enver Pascià.

(l) -Vedi D. 176. (2) -Per la risposta vedi D. 192. (3) -Vedi D. 168.
182

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11126/985. Berlino, 11 novembre 1914, ore 14,45 (per. ore 19,35).

Mio telegramma 968 (1). Questo Ministro Grecia è stato incaricato di confermare qui la smentita circa pretesi negoziati del suo Governo coll'Inghilterra; e questa stampa apertamente affetta di mostrarsi convinta che la Grecia persisterà fino agli estremi possibilmente nella sua neutralità per dedicarsi al lavoro di organizzazione e di svilupP<J delle sua nuove Provincie. Ciò malgrado si mantiene qui una certa preoccupazione circa il prossimo atteggiamento della Grecia. È stato molto notato che i giornali ateniesi hanno raccolto non solo senza protestare ma anche con favore la notizia della annessione di Cipro da parte dell'Inghilterra: se ne vuole dedurre che questa abbia promesso alla Grecia di cederle poi non solo quell'isola ma anche tutto il Dodecaneso irÌ cambio di una cooperazione attiva, la cui prima manifestazione doveva essere l'invio di 50 mila uomini di truppa ellenica in Egitto. Zimmermann nell'accennare ieri a tutte queste più o meno fondate informazioni aggiungeva essergli stato anche riferito da una capitale balcanica (ho compreso si trattasse di Sofia) che nuovi accordi si stavano negoziando per una politica attiva fra la Grecia e la Romania col concorso e dietro l'iniziativa dell'Italia e che si tentava di farvi partecipare anche la Bulgaria. Egli non voleva prestatr fede a questa voce. Gli risposi che io non ne avevo nessuna contezza e che probabilmente essi erano stati soltanto originati dal linguaggio di taluni nostri ~ornali. Il Principe Giorgio, fratello del Re di G!'ecia, che fu 'ieri di passaggio a Berlino e che ebbi occasione di vedere pure affermando che la Grecia non ha per ora almeno ragione di allontanarsi dalla neutralità, si mostrava apertamente ostile alla Germania e convinto della vittoria della Triplice Intesa. Egli credeva che l'azione della Turchia era destinata ad un sicuro insuccesso e poteva condurre al crollo definitivo della sua potenza: non credeva affatto ai pericoli di una agitazione musulmana né in Egitto né altrove (2).

183

IL MINISTRO A NISH, SQUITTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11134/160. Nish, 11 novembre 1914, ore 20,30 (per. ore 0,35 del 12).

Telegramma di V. E. n. 6341 (3). Ho parlato oggi con Pasic nel senso desiderato da V. E. ed egli non è entrato subito nello stesso ordine di idee; gli ho dimostrato lungamente con

opportuni argomenti non solo la convenienza ma anche la necessità della Serbia di attenersi ai consigli dell'E. V. dettati dalle migliori intenzioni per l'avvenire di questo Paese.

Pasic ha finito col persuadersi che la sola politica utile per la Serbia è ora quella dell'astensione da ogni intervento armato dall'Albania, evitando così pericolose complicazioni che ne potrebbero derivare.

Ha poi soggiunto di ·avere piena fiducia nell'amicizia dell'Italia e nel suo spirito di equità per il giorno in cui dovendo inevitabilmente procedere alla spartizione del territorio albanese Serbia reclamerà la sua parte.

Avendo io chiesto se sapesse qualche cosa sui propositi del Montenegro riguardo Albania, Pasic mi ha risposto avere avuto notizia che il Re Nicola intenderebbe occupare prossimamente Scutari e che egli pensa scrivergli per sconsigliarlo dall'impresa.

(l) -T. 10894/968 del 5 novembre, non pubblicato: smentita del ministro di Grecia a Berlino alla notizia della ripresa di negoziati fra la Grecia e la Triplice Intesa. (2) -Nel ritrasmettere questo telegramma a Imperiali e De Bosdari con T. 6386 del 12 novembre, ore 21, Sonnino aggiungeva le seguenti istruzioni • Prego V.E. (V.S.) voler eseguire riservate indagini e riferlrmi circa quanto precede •. Per le risposte vedi DD. 204 e 206. (3) -Vedi D. 170.
184

IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. POSTA 11255/1079. Durazzo, 11 novembre 1914 (per. il 14).

Essad a forza di ripieghi, aiutato anche dalle notizie delle disfatte austriache in Galizia ha rinforzato parzialmente la sua situazione. A Tirana ebbe ieri luogo una riunione abbastanza numerosa di cui Essad ordinò lo scioglimento minacciando far bruciare le case dei recalcitranti. A Elbassan circa 1.500 armati si sono riuniti chiedendo la libevazlione di Kdamil Elbassani, !il noto delinquente mestatore. Dallo stesso ambiente di Elbassan è stato diretto al Console d'Austria un telegramma in cui si chiede la protezione dell'Austria, si dichiara di voler combat1ere per la Turchia e marciare occorrendo contro Durazzo. Essad ha fatto intercettare e sequestrare il telegramma a Valona e rifiuta di consegnare Kiam:H. Tutto questo movimento è diretto dagli emi,ssari austroturchi. Essad sentendosi incoraggiato dall'arresto di Eyub Sabri e dalla crociera delle nostre navi cerca di consolidare il suo prestigio affermando la sua autorità anche a Scutari. Con tutto ciò la confusione e l'incertezza predominano.

185

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA (l)

L.P. Berlino, 10-11 novembre 1914.

Ti sono assai riconoscente della tua buona lettera del 6 (2). Mi convinco sempre più che questa nostra corrispondenza, divenuta ormai rego

15 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

lare, presenti negli attuali momenti molti vantaggi: per me, essa costituisce un gran conforto. Dunque, prima di tutto, piego il capo e m'inchino al tuo parere, di rimanere al nostro posto qualunque sia la decisione del Governo. È per me uno dei maggiori sacrifici che mi si possa chiedere, tanto mi ripugna il rendermi istrumento di una politica sleale e funesta; ma debbo purtroppo riconoscere il peso delle ragioni da te addotte, e, del resto, ero sempre determinato a muovere il grave passo soltanto in pieno accordo con te. A proposito di quel che dici, che in Italia si sa oramai da tutti che noi dissentiamo dal governo, ti dirò di aver saputo che, infatti, alcuni ardenti patrioti dello stampo del Corriere deLta Sera avevano chiesto alla Consulta le teste degli ambasciatori a Vi enna e a Berlino, rei di voler mantenere fede agli impegni presi: e che fu loro risposto che la cosa non era per il momento possibile perché avrebbe fatto troppo impressione nelle due capitali, e fatto credere al mutamento immediato e radicale di una politica, sulla quale era meglio, invece, di lasciar sussistere ancora qualche dubbio. Aspettiamo, dunque, e speriamo: se ce ne basta l'animo!

Passo a quel che mi racconti circa la nota dichiarazione di Flotow. Zimmermann me ne aveva bensì parlato, ma non mi disse affatto che Salandra vi avesse dato la risposta • che l'Italia desiderava rimanere neutrale fino all'ultimo • come tu accenni. Al contrario; Salandra mi informò, nel suo telegramma Gabinetto n. 1152 (l) (non l'hai ·ricevuto anche tu?) di aver risposto a Flotow

• vagamente ., limitandosi a ringraziare per le buone disposizioni manifestate dalla Germania. Ciò non impedì che la dichiarazione fosse poi ripetuta da Macchio, e anzi in modo anche più formale, col rilascio di una nota scritta (tel. Gabinetto n. 1161) (2).

Ora, la conseguenza logica, naturale ed onesta di tutto ciò sarebbe che noi, prendendo atto di queste dichiarazioni dei nostri alleati, chiedessimo loro di precisare in che modo l'Italia dovrebbe • trouver son compte • in eventuali cambiamenti territoriali nell'Africa del Nord, e in che modo i suoi interessi sarebbero • sauvegardés • nel caso di altre modificazioni territoriali • quelles qu'elles soient •. Invece, come hai visto, nulla è stato risposto, e vedrai che nulla si risponderà: per la semplice ragione che non si possono più fare accordi cogli alleati, quando sono già conchiusi, o per lo meno molto avanzati gli accordi coi loro nemici. È ben inteso, non possiamo, né tu, n: !io rilevare la cosa e chiedere istruzioni per eventuali ulteriori negoziati che evidentemente non si vogliono fare. Ma non potresti tu, valendoti della tua antica e cordiale amicizia con Sonnino, scrivere personalmente a lui per questa faccenda, e cercare di ottenerne una franca parola?

Quello che tu mi dici sul conto delle opinioni del nuovo nostro ministro conferma quanto anch'io sapevo finora in proposito; anzi, questo corrispondente del Giornale d'Italia che era stato il mese scorso a Roma, m'aveva detto che Sonnino era stato in principio d'avviso che noi dovessimo intervenire in favore

dei nostri alleati; e che, anche ora -o per meglio dire, allora -era più che mai penetrato del dovere di mantenere fede ai nostri impegni. Senonché, più tardi un altro giornalista proveniente da Roma, mi diceva che Sonnino si mostrava invece partigiano risoluto di un intervento immediato contro i nostri alleati, e che appunto per questo suo atteggiamento erano state sollevate alcune difficoltà alla sua entrata alla Consulta, da parte di coloro -fra gli altri dd Giolitti -che trovavano non conveniente lo smascherare subito le nostre battocie. A chi credere? Pul'troppo però, peT chi sa, come noi, quali siano le tendenze dominanti a palazzo Braschi e più in alto, v'ha luogo a temere che, se Sonnino avesse realmente ancora le idee cui tu accenni, non avrebbe accettato il portafoglio. D'altra parte, constato che in questi pochi giorni dacché è al potere, qualche maggiore attività si è prodotta nella corrispondenza telegrafica con questa ambasciata; e, dopo tutto, penso che tentare non nuoce. Se tu lo facessi questo tentativo?

Anch'io ero stato, come te, colpito dalla singolare freddezza colla quale Sazonov aveva accolto le • avances • per lo meno inopportune, di Carlotti, a proposito della nostra azione in Albania (1). Certo, ciò poteva autorizzare la deduzione da te fattane, che non esistano -o non esistessero ancora in quel momento -accordi fra noi e la Triplice Intesa: e io pure, come te, ne avevo avuto un po' di sollievo. Ma poi ho pensato che gli accordi, per ora, si facevano sopratutto coll'Inghilterra: e che, del resto, la risposta di Sazonov poteva riferirsi anche soltanto all'Albania: e il mio sollievo fu di breve durata. Ora, poi, avrai visto che il cavallo di battaglia dei nostri nazionalisti di Milano e di altri luoghi è la ricostituzione della Lega Balcanica, sotto la protezione dell'Italia, e collo scopo principale e immediato di muover tutti in guerra contro l'Austria. Qui cominciano ad avere qualche sospetto in proposito, come avrai letto, se ti è stato comunicato, nel mio telegramma di ieri l'altro. Questo ministro di Rumania, che è tornato ora da Bucarest e che, come saprai è un triplicista convinto, mi diceva di non credere che l'attuale governo rumeno voglia entrare in questo ordine d'idee: i negoziati si farebbero con una specie di • Nebenregierung • impiantato al ministero delle finanze di Bucarest, e col quale è in molti intimi rapporti il nostro • grande • Fasciotti.

Ti ringrazio di quanto mi scrivi circa il nuovo addetto militare. Qui, purtroppo, quelli delle altre Potenze neutrali sono sul teatro della guerra: quindi, la questione si presenta ed è difficile a risolversi. Ve n'è pure un'altra; quella della presentazione al1e autorità militari, non essendo qui il predecessore per presentare il nuovo, e non conoscendo io nemmeno il capo di Stato Maggiore e il ministro della guerra interinali, mentre i titolari sono sui campi di battaglia. Come hai fatto, a questo riguardo, col maggiore Tellini? Siccome il colonnello Bongiovanni non si è ancora annunziato, così credo che la tua risposta mi arriverebbe a tempo per potermi regolare.

E codesta tua risposta sarò ben lieto di riceverla: come ti dicevo, le tue lettere hànno su di me una • wohltuende Wirkung • e mi sorreggono nell'arduo

cimento. Esse ribadiscono l'antica amicizia, cominciata 34 anni or sono -te ne rammenti? -nella Cancelleria della Rue de l'Université a Parigi, e sempre mantenutasi attraverso gli eventi.

11 novembre.

P. S. -In una visita che mi fece stamane Zimmermann per il genetliaco del Re, si venne a parlare della situazione militare in Austria -che, stando alle ultime notizie, è poco meno che disastrosa, -e delle voci di pace separata che erano state rimesse in circolazione a Pietroburgo. Egli mi diceva che, pur non dissimulandosi che la liquidazione dell'Austria diventerà, presto o tardi, inevitabile, la Germania è :llermamente risoluta a far di tutto perché ciò avvenga il più tardi possibile, e quindi, nell'attuale guerra, a sostenerla fino agli estremi: è il proprio vitale interesse che la spinge a questo. Aggiunse che tale sarebbe pure, a suo avviso, l'interesse dell'Italia; e ne profittò per insistere una volta di più, e con molto calore, perché l'Italia intexvenga nella guerrra in a1uto dei suoi alleati. Mi ripeté tutti gli argomenti che aveva sviluppati in proposito in un dispaccio che voleva dirigere alcuni giorni sono a Flotow, e del

quale, fortunatamente, mi aveva dato preventiva lettura, tanto che potei impedirne l'invio (1). Tutto ciò mi ha provato quanto siano qui male informati dai loro rappresentanti all'estero; poiché il credere, ancora adesso, che sia poss1b1le una nostra entrata in azione a fianco dell'Austria, è una semplice follia. Io non lo dissimulai, né allora né oggi, a Zimmermann, e gliene dissi le ragioni. Ma egli non se ne voleva convincere e continuava ad enumerare i vantaggi che avremmo ritratti da una partecipazione alla guerra -Africa settentrionale e Albania naturalmente, tutto quello che porteremmo via alla Francia -; e finì col dire che, anche per il Trentino, si poteva dare una • geheime Zusicherung • di cedercelo a guerra finita. Io gli risposi subito che ciò non sarebbe bastato, che ci voleva un impegno pubblico -ed egli replicava che forse anche quello si poteva ottenere; -ma poi aggiunsi che, perfino per questo, oramai era troppo tardi, e che, date le condizioni della nostra opinione pubblica, ciò che egli desiderava era purtroppo impossibile. Nel corso della conversazJone, Zimmermann si e!'a lasciato sfuggire questa frase: • Ma come

volete che l'Austria ad un alleato, che l'ha abbandonata, offra una parte del proprio territorio, come compenso alla neutralità? •. Ho voluto riferirti tutto ciò, per provarti come qui, malgrado tutto, si ostinino a parlare ancora del Trentino.

A Roma non ne scrivo nulla; tanto, sarebbero parole vane!

La riunione della colonia, oggi è andata bene. Ho fatto anch'io come

dicevi nel tuo telegramma, di cui ti ringrazio, ed ho portato, con due parole, il brindisi al Re.

(l) Edito in Carteggio Avarna-Bollati, cit., pp. 27-30.

(2) Vedi D. 150.

(l) -Vedi D. 106. (2) -Vedi D. 121, nota l, pag. 90.

(l) Vedi D. 20.

(l) Le istruzionui a Flotow furono invece inviate: vedi D. 236 e D. 243.

186

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AGLI AMBASCIATORI A BER LINO, BOLLATI, A COSTANTINOPOLI, GARRONI, E A VIENNA, AVARNA

T. 6378. Roma, 12 novembre 1914, ore 1,30.

(Per Berlino e Vienna) R. Ambasciata di Costantinopoli mi telegrafa quanto segue: (Telegramma 11084/694) (1). Gli ho risposto come appresso:

(Per Costantinopoli) Suo telegramma 694. (Per tutti) Gli ambasciatori di Germania ed Austria-Ungheria mi hanno separatamente informato d'ordine dei loro Governi che la Sublime Porta si impegna a non portare ostacolo alla libera navigazione di Canale di Suez mentre e fino a che ~ turchi ne saranno padroni. Inoltre la Sublime Porta dichiara che continuerà a osservare nel modo più rigoroso tutte le stipulazioni del Trattato di Losanna relativo alla Libia. Gli ambasciatori hanno aggiunto che i loro rispettivi Governi si portano garanti verso il Governo italiano dell'esecuzione di quella promessa finché l'Italia resterà neutrale. Ho risposto che mi fidavo delle buone dJ,sposizioni della Gellìllania e della Austria, ma che non ero così sicuro della completa sincerità dei Giovani Turchi. Aggiunsi che non ostante la loro buona volontà potevano sorgere questioni difficili per effetto della predicazione religiosa, specialmente pericolosa in Africa; che in seguito ai conflitti fra Inglesi e Turchi in Egitto poteva facilmente avvenire una ostruzione materiale del Canale. Ho insistito nel raccomandare di prev,enire le questioni fra noi e la Turchia, tenendo anche conto della ,eccitabilità dell'opinione pubblica in Italia per tutto quanto concerne la Turchia e i nostri interessi libici. Riguardo a eventuali missioni dei turchi presso i Senussi ho espresso ampie riserve. All'ambasciatore Flotow ho fatto inoltre rilevare l'opportunità di richiamare dalla Cirenaica l'ufficiale tedesco von Bentheim, già aiutante di campo Enver, essendovi ragione di ritenere che egli fomenti l'agitazione contro gli Italiani. Flotow ne prese nota. L'ambasciatore di T,urchia mi ripeté a sua volta le assicurazioni già dateci dal Governo ottomano e accennò alla garanzia assunta da Germania e Austria-Ungheria. Gli ho risposto in termini generali e gli ho vivamente raccomandato cercare di prevenire il sorgere di questioni incidenti e conflitti. Ho espresso le mie riserve quanto a invii di missioni al Senussi. Ho rilevato il pericolo del ritorno in Libia di El Baruni e dei fratelli Seifeddin e Hilal. Naby bey mi disse si sarebbe informato. Accennai quindi all'opportunità che si regolassero le questioni lasciate sospese dal Trattato di Losanna sulla sudditanza nei nativi libici e sulla rappresentanza loro, campo nel quale la Turchia avrebbe avuto

occasione di dimostrare le sue buone disposizioni verso l'Italia. Naby mi disse se ne sarebbe occupato.

Delle suddette mie risposte V. E. trarrà norma di linguaggio nei suoi colloqui con codesti ambasciatori di Germania e d'Austria-Ungheria e rispettivamente con codesto Governo. Non reputo opportuno di venire a più specificata intesa colla Sublime Porta, secondo è accennato nel suo telegramma n. 694. L'esperienza insegna quanto poca fiducia si può avere nei turchi e pertanto, di fronte ad eventuali nuove situazioni, dichiarazioni e riconoscimenti troppo precisi potrebbero essere a noi di imbarazzo.

Mi riservo inviarle quanto prima copia di una comunicazione del Ministero delle Colonie che riferisce una serie di fatti occorsi in Libia che dimostrano una nuova agitazione degli indigeni la quale è certamente una coincidenza con l'azione intrapresa dalla Turchia in Africa ma potrebbe anche esserne una conseguenza.

(Per Berlino e Vienna) Tanto comunico a V. E. per eventuale norma di linguaggio.

(l) Vedi D. 174.

187

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1542/58. Sofia, 12 novembre 1914, ore 2,40 (per. ore 6,45).

Mi riferisco al telegramma Gabinetto n. 57 (1).

Ministro di Serbia che ho visto oggi volendo celare sua inquietudine mi ha detto che ultime notizie sulle operazioni militari in Serbia non erano troppo buone, gli austriaci disponendo di forze preponderanti (che potrebbero

anche ascendere a 400.000 uomini) avevano avanzato tanto che Quartiere Generale serbo si era ritirato a Kraguievaz.

D'altra parte questo Ministro di Romania e Ministro di Grecia mi hanno manifestato la loro preoccupazione per gli insuccessi serbi che potrebbero determinare una nuova situazione nei balcani. Ministro di Grecia mi diceva che l'avanzata austriaca in Serbia poteva da un momento all'altro rompere contatto territoriale fra Grecia, Serbia e Romania e che gli sembrava che la Germania e Austria tendessero distendere i loro eserciti in una linea continua attraversante Europa che partendo dalla costa della Fiandra e passando per la Germania Austria-Ungheria e Serbia Sii verrebbe a ricong,iungere all'esercito turco attraverso Bulgaria ove quest'ultima si unisse al blocco austro-tedesco.

Mio collega Grecia si mostrava molto inquieto sull'attitudine che avrebbe potuto assumere Bulgaria nel caso che esercito austriaco vittorioso della Serbia si avvicinasse alla frontiera bulgara.

Personalmente continuo a ritenere, come ho rdferito a V. E. (mio telegramma n. 279) (l) che il Governo bulgaro cercherà mantenere neutralità il più lungamente possibile ed anche che la Bulgaria non combatterebbe contro 1a Russia né si unirebbe ai suoi nemici. ln ogni modo credo siano da tenere presenti conseguenze che il successo delle armi austriache in Serbia potrebbe avere sull'attitudine non solo della Bulgaria ma anche della Grecia e della Romania.

(l) Vedi D. 172.

188

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T.R. 11156/323. Bucarest, 12 novembre 1914, ore 14 (per. ore 18,10).

Il Ministro degli Affari Esteri mi ha detto di aver preso ordini dal Re per fare un passo così ad Atene come a Roma, allo scopo confermare punto di vista romeno favorevole alla formazione Stato albanese di cui facciano parte Cutzo-Valac chi.

Governo romeno intende porre in chiaro che se esso si è finora interessato all'Albania non è stato per ragioni dinastiche, ma per assicurare esistenza nazionale dei Cutzo-Valacchi. Ministro Affari Esteri per conto suo ha poi soggiunto confidenzialmente che Governo romeno è d'accordo col Re Ferdinando nel desiderare che se Stato albanese autonomo non potesse esistere, Cutzo-Valacchi passino sotto la dominazione italiana.

Mi sono espresso col Ministro Affari Esteri nel senso dei telegrammi ministeria1i 6180 (2) Gabinetto Segreto 1159 (3).

189

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11188/810. Londra, 12 novembre 1914, ore 21,50 (per. ore 6 del 13).

Nel colloquio odierno ho detto a Grey ero rimasto colpito dalla gravità del linguaggio adoperato dal Primo Ministro verso Turchia della quale mi sembrava praticamente pronunciata sentenza di morte. Ha risposto che Turchia ha perduta occasione preziosa per assicurare sua esistenza. Se Turchia fosse rimasta semplicemente neutrale, e non le si chiedeva di più, era fermo proposito di questo Governo di liquidare alla fine della guerra anche questione ottomana ma in senso favorevole agli interessi ottomani. Ora il dado è tratto e Turchia

dovrà subire conseguenze foil.lia criminale di Enver bey pascià, sempil.ice strumento dei tedeschi. Quale che possa essere però sorte futura dei turchi • vi sono sempre alcune provincie arabe, specie i luoghi santi che dovranno infallibilmente rimanere sotto dominazione musulmana •.

Grey mi ha detto avergli Mallet, giunto stamane, narrato Enver Pascià teme per la sua vita né più né meno di Abdul Hamid e prende per preservarsi precauzioni anche più meticolose dell'ex Sultano.

(l) -Vedi D. 117. (2) -Vedi D. 104. (3) -È la trasmissione anche a Bucarest del t. 1157 per il quale vedi D. 114.
190

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1544/385. Londra, 12 novembre 1914, ore 21,55 (per. ore 6 del 13).

Odierno Times pubblicava corrispondenza da Pietroburgo segnalante ieri rancori tra militari austriaci e tedeschi ed accennando a possibile pace separata austriaca. Ho chiesto a Grey se e qual fondamento attribuiva a quelle notizie. Mi ha risposto non saperne di più di quanto aveva egli pure letto nel Times nulla essendo stato a lui al riguardo riferito da Pietroburgo e Pamgi. Ha osservato che se si cominciasse a concludere qualche pace fra numerosi belligeranti potrebbe darsi che pace si andrebbe gradatamente allargando come finora purtroppo si è allargata la guerra. Ha poi soggiunto: • al postutto bisogna sempre tener presente che Austria fu spinta dalla Germantia a dichiarare guerra alla Russia, ciò che è provato dal fatto dell'essere dichiarazione di guerra della Germania avvenuta sei giorni prima di quella austriaca •.

Alle passate nostre conversazioni Grey non fece accenno di sorta ed io naturalmente feci altrettanto.

191

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1547/145. Berlino, 13 novembre 1914, ore 14,55 (per. ore 19,50).

Il conte Monts ex ambasciatore di Germania a Roma, ora a riposo, è partito per Vienna e Budapest ieri sera in missione speciale e segreta del suo Governo. In una visita amichevole che mi fece ieri mi lasciò comprendere che lo scopo principale di questa sua missione destinata a completare l'azione qui non eccessivamente apprezzata dell'ambasciatore di Germania a Vìienna sarebbe:

l o -di prendere intesa per una migliore e più efficace cooperazione dei due eserciti e in definitiva di concentrare anche più che non sia stato

fatto fino ad ora la direzione suprema delle operazioni nel comando germanico in modo evitare fatto come quello che accadde recentemente in Polonia dove lo scacco del programma di avvolgimento dell'esercito russo fu dovuto al ritardato arrivo [dell'esercito] austriaco;

2° -di concordare col Governo Imper1ale e Reale e anche rspecialmente col Governo ungherese il metodo di una a2lione intensa e negli Stati Balcanici e più .particolarmente in Romania per ottenere ,se ancora possibile ~l loTo concorso nella guerra o per assi,curarsene quanto meno il mantenimento della neutralità. Senza dire che stesso si sarebbe cercato fare anche al riguardo nostro, il conte Monts non mi nascose che in questo suo viaggio si sarebbe parlato anche dell'Italia e profittò per insistere sui vantaggi che noi potremmo ottenere da una nostra partecipazione alla guerra a fianco dei nostri alleati. Egli non faceva che ripetermi quanto il giorno prima e in forma meno accentuata mi aveva detto Zimmermann (1). L'uno e l'altro mi dichiararono che per quella eventualità oltre su una larga interpretazione delle dichiarazioni state fatte dagli ambasciatori di Germania e d'Austria-Ungheria a Roma circa le soddisfazioni a dare ai nostri interessi in Africa e nei Balcani noi potremmo contare anche su una eventuale cessione del Trentino. All'uno e l'altro risposi subito che a questa questione del Trentino non era la prima volta che si faceva allusione qui; ma anche a Vienna invece ad ogni accenno che vi era stato fatto la questione era sempre stata risolutamente scartata. Tanto Zimmerman quanto Monts dissero che cosi non sarebbe accaduto ora; il primo aggiunse che si faceva forte di ottenere dall'Austria-Ungheria • una segreta assicurazione • per quella cessione. Al che avendo io replicato che una [assicurazione] segreta non sarebbe assolutamente bastata Zimmermann rispose che non disperava nemmeno di persuadere l'Austria-Ungheria ad assumere anche un impegno da pubblicare subito. Le due conversazioni ebbero un carattere famigliare ed accademico senza che i miei interlocutori mi pregassero di riferirne al R. Governo: Io mi limitai quindi a concludere che da quanto mi era noto circa lo stato dell'opinione pubblica in Italia io doveva fermamente ritenere che un intervento nostro in favore dei nostri alleati .era ormai assolutamente impossibile. E ne ripetei le ragioni provenienti soprattutto dal cumulo di errori commessi dagli alleati a nostro riguardo prima e al principio della guerra. Conte di Monts ammetteva questo errore soprattutto ben inteso quello imputabile all'Austria-Ungheria; soggiungeva essergli note le tendenze di una parte dell'opinione pubblica italiana in cui un forte partito cerca spingere alla guerra contro Austria-Ungheria e Germania. E si studiava di persuadermi come anche indipendentemente da altre considerazioni nelle quali non voleva entrare sarebbe stato contrario ai veri interessi dell'Italia il cooperare ad una vittoria della Triplice Intesa che avrebbe assicurato il predominio francese nel Mediterraneo e avanzata slava nell'Adriatico. Io gli risposi che a quanto mi risultava dalle istruzioni pervenutemi R. Governo rimaneva fermo nel suo programma di mantenere neutralità a meno vi sia pericolo che patiscano offesa o meno

mazione gli interessi più vitali dell'Italia. Benché come dicevo tutte queste cose mi siano state dette in forma privata e confidenziale pure mi è sembrato indispensabhle renderne conto a V. E. (1).

(l) Vedi D. 185.

192

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI (2)

T. GAB. 1165/112. Roma, 13 novembre 1914, ore 16.

Suo telegramma gabinetto n. 384 (3).

È vero che la grande maggioranza dell'opinione pubblica italiana tende al mantenimento della neutralità, ma è anche sicuro che il giorno in cui i vitali interessi del Paese richiedano l'entrata in azione dell'Italia tutta la Nazione unanime saprà fare il suo dovere. E se la necessità della migliore preparazione militare ci fa desiderare di ritardare quel giorno, sarebbe per contro errato il calcolo di coloro che vorrebbero sin da ora svalutare l'efficacia dell'eventuale concorso militare italiano.

Non sarei però alieno dal ritenere che la confidenza fattale da Tyrrel abbia anche per scopo di esercitare su noi una pressione in via tindiretta, addossandola cioè alla Francia e alla Russia.

E in attinenza a questo argomento prego V. E. di telegrafarmi il suo parere c"irca una voce che mi venne rifertita secondo la quale i Governi britannico e francese si sarebbero astenuti per un riguardo verso l'Italia e per fare a noi cosa grata, dal proseguire con qualche attività le operazioni navali nell'Adriatico.

In proposito mi richiamo ai telegrammi direttile dal Marchese di San Giuliano (4).

193

L'AMBASCIATORE A BORDEAUX, TITTONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1546/248. Bordeaux, 13 novembre 1914, ore 20,07 (per. ore 0,40 del 14).

Delcassé mi ha detto che sulla linea di battaglia dal mare ai Vosgi si trovano di fronte due milioni di tedeschi e un milione e settecentomila francesi, inglesi e belgi. n generale Joffre ha dichiarato al Governo francese che ora

egli può assicurare che i tedeschi non riusciranno più a rompere la linea di difesa degli alleati. Non è però in grado di dire se potrà riuscire ad attuare il suo piano di respingere tedeschi dal Belgio e dal territorio francese che ora occupano.

(l) -Ritrasmesso a Vienna con t. gab. 1169/46 del 15 novembre, ore 11,20, con l'aggiunta delle seguenti istruzioni: • Prego V .E. riferirmi, in quanto ciò le sia possibile, circa azione svolta costà dal conte Monts. Gradirei specialmente conoscere se ed in qual senso si sia trattato in tali conversazioni dell'Italia e di interessi riguardanti l'Italia • . Per la risposta di Avarna vedi D. 239. (2) -Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit., D. 43. (3) -Vedi D. 180. (4) -Per la risposta vedi D. 209.
194

L'AMBASCIATORE A BORDEAUX, TITTONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11212/767. Bordeaux, 13 novembre 1914, ore 20,08 (per. ore 22,45).

Questo Ministro di Grecia il quale aveva riferito al suo Governo le vive e ripetute premure fattegli da Delcassé per intesa colla Bulgaria sulla base di cessioni di territori alla stessa in Macedonia mi ha dato lettura in via strettamente confidenziale di un telegramma di Venizelos che comunicherà oggi a Delcassé. In questo telegramma Venizelos dopo di essersi vivacemente scagliato contro doppiezza e gli appetiti insaziabd.li della Bulgari~a dichiara nettamente che l'attuale frontiera macedone è assolutamente indispensabile alla Grecia la quale rifiuta di cederne alla Bulgaria il più piccolo brano. Il telegramma dice anche che la Bulgaria non attaccherà la Serbia perché sa che Grecia accorrerà in suo aiuto ed esprime meraviglia per l'interesse che per la Bulgaria dimostra la Triplice intesa. Farmi questo telegramma seppellisca definitivamente il progetto di ricostituzione dell'Unione balcanica.

195

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. R. 1545/105. Pietrogrado, 13 novembre 1914, ore 20,55 (per. ore l del 14).

Corrente in favore soccorso a qualunque costo alla Serbia si va qui accentuando. Si sostiene che Russia non può lasciare Serbia divenga un secondo Belgio e si afferma che enormi disponibilità di forze permettono alla Russia invasione Ungheria ora che Galizia è quasi completamente sgomberata. Molti ritengono che una grande battaglia guadagnata dn Ungheria fiaccherebbe definitivamente resistenza della battagliera monarchia e la obbligherebbe alla pace quando anche l'avvenimento rimanesse senza ripercussioni in Romania e in Italia.

Ma nelle sfere ufficiali politiche e militari strettissimo è il riserbo circa prossima azione Russia.

Si dice bensì che generalissimo sia molto suscettibile all'influenza francese e quindi incline a non distrarre forze dalle operazioni principali contro la Germania, il cui buon esito ridurrebbe implicitamente Austria all'impotenza, ma qualsivoglia previsione in proposito sarebbe attualmente arrischiata.

196

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11221/864. Pietrogrado, 13 novembre 1914, ore 20,55 (per. ore 2,10 del 14).

Mi è stato riferito da buona fonte che Governo montenegrino avrebbe voluto affrettare occupazione di Scutari ma che 8erbia è riuscita a dissuaderlo in considerazione pericolo sollevamento albanesi che ,creerebbero imbara~zi ad entrambi i paesi.

197

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI

T. GAB. 1166. Roma, 13 novembre 1914, ore 24.

Il R. Ministro in Atene mi telegrafa quanto segue:

• Le varie notizie qui giunte in questi giorni dalla Bulgaria del richiamo sei classi riservisti, del collocamento mine a Porto Lago, della votazione al Sobranje di 33 milioni di spese straordinarie militari e del divieto di esportazione di alcuni generi agitano opinione pubblica qui e ,confermano sospetti che si sono sempre avuti sulle intenzioni di quello Stato. Venizelos mi ha detto che Bulgaria faceva una politica di ricatto e cercava col suo minor rischio possibile di togliere alla Serbia qualche regione. Venizelos mi ha detto egualmente che le condizioni proposte dalla Russia per un ravvicinamento serbo-bulgaro sono .inaccettabili per la Serbia 'e che Russia fa veramente sfocrzi eccessivi per riacquistare la sua perduta influenza sulla Bulgaria. Nonostante suaccennati timori e sospetti non mi consta che per ciò che concerne esercito si siano prese ancora qui misure straordinarie di sorta (telegramma da Atene numero 11157l 458) •.

Anche in relazione al recente incidente di frontiera bulgaro-greco prego

V. E. telegrafarmi quanto le risulti circa le vere intenzioni del Governo bulgaro. Credo opportuno informarla in via del tutto confidenziale e personale che quella tendenza cui ella fa cenno nel suo telegramma Gabinetto n. 57 (1), di impedire qualsiasi intesa fra Bulgaria e Romania allo scopo di immobilizzare la Romania stessa, non conviene affatto alle direttive generali della nostra politica.

A noi converrebbe al contrario facilitare una intesa fra i due Governi ed io la prego di adoperarsi in questo senso presso codesto Governo nel modo che ella riterrà più conveniente. Sarà naturalmente opportuno che la S. V.

flSÌ precauzioni necessarie allo scopo di salvaguardare la nostra situazione di Potenza neutrale e gli obblighi che ne derivano.

Gradirò di conoscere da V. S. il suo parere circa l'influenza che un eventuale inasprimento delle relazioni bulgaro-greche potrebbe avere nei rapporti fra Bulgaria e Romania. Un conflitto greco-bulgaro cui fatalmente prenderebbe parte presto o tardi la Turchia a noi non converrebbe nemmeno, in quanto faciliterebbe il piano dello schiacciamento della Serbia e del collegamento strategico dell'Austria colla Bulgaria e la Turchia. Credo quindi opportuno che ella dia a codesto Governo consigli in senso conciliativo nei rapporti della Grecia.

Beninteso le considerazioni di cui sopra sono affidate alla sua ben nota riservatezza (1).

(l) Vedi D. 172.

198

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI,

T. GAB. 1167. Roma, 13 novembre 1914, ore 23,45.

Suo telegramma Gabinetto n. 195 (2).

È interesse dell'Italia, al di sopra di qualsiasi combinazione di lega ba): canica, che Romania e Bulgaria si accordino fra loro in modo da evitare che in date eventualità la Romania resti paralizzata dalla minaccia di un attacco bulgaro. Sarebbe Quindi opportuno che V. S. col tatto suo abituale si adoperi in questo senso. Lascio al giudizio di V. S. la scelta delle vie e degli argomenti da usare, ma la prego di tener conto, per quanto maggiormente possibile, della nostra situazione di Stato neutrale.

Garroni mi ha telegrato (3) essere stato rdchiesto dai suoJ colleghd di Germania e Austria-Ungheria di interessarm,i. a farle pervenire istruzioni di adoperarsi costà allo scopo di confermare la Romania nella neutralità. Ora noi non dobbiamo far nulla per spingere la Romania ad uscire dalla neutralità, ma po,ssiamo, in modo compatibile cod nostri doveri dd Stato neutrale, adoperarci ad eliminare cause di dissensi. A questo proposito le comunico il seguente telegramma da Atene: • N. 11157/458 del 12 novembre • (4).

Non mi pare che a noi convenga un conflitto greco-bulgaro al quale parteciperebbe la Turchia e che potrebbe agevolare il pi,ano di schiacciamento della Serbia e del collegamento strategico dell'Austria colla Bulgaria e Turchia. Non converrebbe nemmeno alla Romania, e suppongo che codesto Governo eserciterà in proposito una azione conciliante a Sofia e Atene. Al riguardo gradirò conosceTe le notizie che avrà potuto raccogliere.

Telegrafo a Cucchi di adoperarsi per conto suo, e in linea di massima, in senso conciliante tanto verso la Romania come verso la Grecia. Se ella ha in mente alcun punto speciale da suggerire al nostro Ministro a Sofia per raggiungere l'intento nei riguardi della Romania, prego telegrafarmi (1).

(l) -Per la risposta vedi D. 212. (2) -Vedi D. 161. (3) -T. 11168/691 del 12 novembre. (4) -Vedi D. 197.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO. ALL'AMBASCIATORE A BORDEAUX, TITTONI, E AL MINISTRO AD ATENE, DE BOSDARI

T. 6405. Roma, 13 novembre 1914, ore 24.

(Per entrambi) Ho telegrafato al R. Console in Corfù quanto segue:

• Da informazioni attendibili risulterebbe che Giovani Turchi in seguito ostacoli incontrati per opera loro nelle città pugliesi avrebbero costituito a Corfù un centro di agitazione. Troverebbesi costà Fuad bey figlio di Ismail Pascià Dibra, certo Salih Hussein di Okrida ex ufficiale ottomano, ex-ufficiale albanese certo Hassan Ballanza e forse anche Mazar Bey di Okrida, ex-valy di Uskub. Altri albanesi noti per turcofilia hanno da qualche tempo preso Corfù per meta loro viaggi.

Giorno 6 corrente giunto pure costà Feizi bey Alizoti, partigiano di Ismail Kemal assieme a tale Ibrahim. E non è da escludere si proponga ricercare intese coi Giovani Turchi o coi Greci. Libertà viaggiare sui piroscafi greci che toccano porti albanesi faciliterebbe a tale centro di agitazione il servizio di corrieri speciali che terrebbero vivi contatti con gli emissari dn Albania. Prego fornire informazioni a taie riguardo ». (Tel. n. 6394 del 13 novembre).

(Per Atene) Quanto precede per sua opportuna notizia.

(Per Bordeaux) Si hanno fondati motivi per dubitare che Governo ellenico per suoi reconditi fini non veda malvolentieri questi preparativi e maneggi Giovani Turchi destinati a sovvertire assetto dato all'Allbai11ia dalle Grandi Potenze e che perciò li tolleri se pure non l'incoraggia nel proprio territorio. Riterrei pertanto utile che V. E. ne intrattenesse amichevolmente codesto Governo per quei consigli che esso stimasse opportuno far pervenire ad Atene allo scopo di evitare che Giovani Turchi possano trovare in Grecia terreno favorevole per ordirvi intrighi a danno Albania.

Ella vorrà rammentare a codesto Governo che il piano perseguito dai Giovani Turchi, che agiscono sotto mnftuenza austro-tedesca, è di muovere gli albanesi ed attaccare i serbi alle spalle (2).

(l) -Per la risposta vedi D. 208. (2) -Per la risposta vedi D. 217.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, BOLLATI, A BORDEUX, TITTONI, A LONDRA, IMPERIALI, A MADRID, BONIN, E A VIENNA, AVARNA.

T. GAB. S. 1168. Roma, 14 novembre 1914, ore 10.

(Per tutti meno Madrid) Nello scorso ottobre 'il R. Ambascia,tore a Madrid segnalava (l) una corrispondenza del giornale A.B.C. secondo il quale il Papa potrebbe profittare del conflitto europeo per sollevare la questione romana e ottenere la garanzia internazionale ad una qua,lche forma di potexe temporale. Conte Bonin faceva rilevare che detto giornale è germanofilo notoriamente al servizio dell'Ambasciata germanica, e che in una parte dell'opinione pubblica spagnuola la tesi sostenuta nella citata corrispondenza avrebbe al momento opportuno incontrato favore ed appoggio.

(Per Madrid) Suo rapporto n. 229.

(Per tutti) Alcuni giornali in Italia hanno pubblicato articoli in senso diverso sulla medesima questione. Da alcuni si è avanzata l'ipotesi che tanto l'uno quanto l'altro dei gruppi belligeranti possa sollevare la questione romana contro l'Italia quando questa entri nel conflitto a fianco dell'avversario.

È corsa anche la voce che la Santa Sede tenterà al momento opportuno di essere ammessa al futuro Congresso internazionale per la pace. A questo proposito è bene l'E. V. sappia sino da ora che il R. Governo sarà assolutamente intransigente nell'opporsi a qualsiasi concessione di tal genere che significherebbe una internazionalizzazione della questione romana, la quale viceversa per noi non esiste e non può esistere. Su questo punto, quando ella lo ritenga necessario, sarà bene V. E. prevenga qualsiasi dubbio o malinteso.

Pur non prestando soverchia attenzione alle dette pubblicazioni sarà bene

V. E. mi tenga regolarmente a corrente di quanto venisse a sua conoscenza circa tendenze di circoli governativi o dell'opinione pubblica di codesto Paese o circa eventuali disegni in proposito o passi eseguiti direttamente o indirettamente dalla Santa Sede. Super:lìluo raccomandarle di evitare nel corso delle sue indagini o conversazioni qualunque segno di allarme o rpreoccupaZiione (2).

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IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1548/198. Bucarest, 14 novembre 1914, ore 14,30 (per. ore 19).

Ieri sera ho avuto la mia udi,enza del nuovo Re a cui ho rinnovarto condoglianze per la morte del Re Carlo e le felicitazioni per il suo avvento al

trono. Sua Maestà ha rilevato le gravi circostanze nelle quali egli ed il suo Paese si trovano nel momento presente e l'analogia tra la situazione della Romania e quella dell'Italia colla quale Sua Maestà mi ha detto di volersi mantenere in intimi rapporti.

Sua Maestà ha poi constatato che tra le due Potenze non esiste nessun motivo di disaccordo mentre vi sono molti punti di contatto. Parlando dell'agitazione qui esistente Re Ferdinando mi ha detto che più delle manifestazioni di piazza lo preoccupa contegno degli uomini politici e che dato il temperamento latino occorre non disgiungere le energie da molti riguardi nella forma tanto più che il sentimento patriottico da cui è mossa popolazione è degno di ogni rispetto e sarebbe deplorevole non esistesse. Spetta però a chi ha la responsabilità del potere di non lasciarsi prendere la mano.

Come V. E. vede linguaggio tenutomi da Re Ferdinando, per quanto naturalmente in forma più attenuata quale si conveniva con un Rappresentante estero, non differisce da quello usato coi professori universitari. Circa andamento della guerra Sua Maestà mi ha detto non potersi fare ancora previsioni intorno all'esito definitivo, ma ha constatato il magnifico contegno militare della Germania che può mettere in campo 80 Corpi di eserciti ed i progressi compiuti dalla Russia di cui Sua Maestà valuta le forze a 5 milioni di uomini, aggiungendo però che essa dispone di inesauribili riserva. Sua Maestà mi ha chiesto se in seguito al cambiamento di Ministero vi fossero mutamenti nel contegno dell'Italia. Ho risposto che ritenevo di no e [pensavo] quindi che H

R. Governo rimanesse fermo nella primitiva formula: neutralità finché gli interessi italiani non siano minacciati o lesi. Sua Maestà ha replicato che una cosa Romania non potrebbe mai tollerare ed è che gli altri Stati balcanici abbiano aumenti territoriali senza che il territorio romeno sia accresciuto proporzionalmente. Incidentalmente Re Ferdinando mi ha confermato che la Romarna ,si interessa ai cutzo-valacchi di A.il.ban:La e che 1sa:r1ebbe ben lieto vederli passare sotto la sovranità italiana se esistenza dello Stato albanese divenisse impossibile.

Circa Austria-Ungheria Re Ferdinando mi ha confermato che le condizioni della Monarchia e dell'Esercito I. e R. non sono buone.

Aggiungo incidentalmente corre voce in questi ambienti militari che esistono vlvi dissidi tra il Governo austriaco ed ungherese volendo quest'ultimo trattenere forze militari nei punti dai quali si può assicurare più efficacemente difesa di Budapest.

Impressione complessiva da me riportata dall'udienza reale è che il Re Ferdinando nel suo intimo segue col cuore le sorti della Germania ma che non opporrà alcuna resistenza a tutto ciò che, pur non costituendo un'avventura, sarà richiesto dal sentimento popolare e dai supremi interessi del Paese e della Dinastia.

Sua Maestà mi ha chiesto con viva premura notizie della situazione generale in special modo per quanto riguarda Bulgaria, Turchia e gli altri Stati balcanici, ma io mi sono trovato nell'assoluta impossibilità rispondere perché da una settimana non ho più ricevuto alcun telegramma politico.

Anche per coprire la mia responsabilità mi permetto far presente che noi oltre essere legati alla Romania da un trattato di alleanza rinnovato nel 1913, ciò che assume maggior importanza per la comune dichiarazione di neutralità, nell'autunno dello stesso anno ci siamo impegnati a mantenerci in diretto contatto col Governo romeno e questo impegno è stato confermato in forma più solenne nell'articolo 2 dell'accordo del 23 settembre c.a.

Secondo il mio subordinato parere tale assiduo contatto è tanto più necessario in quanto qui si va ora manifestando nella stampa e nell'opinione pubblica una corrente favorevole ad un contegno della Romania separato e diverso da quello dell'Italia. Debbo far presente a tale riguardo il grande interesse che abbiamo, nelle circostanze attuali e più ancora per l'avvenire, a stringere e conservare intimi rapporti con altri Stati la cui importanza, e non solamente nei BalcaDJi, è [destinata] ad aumentare continuamente.

Aggiungo non essere neppure da escludere possibilità di più intimi vincoli di cui ho accennato nel mio telegramma n. 183 (1). Mi richiamo quindi a quanto ho riferito coi miei telegrammi nn. 133 e 134 (2).

(l) -Con il rapporto n. 229, non rintracciato. (2) -Per le risposte di Bollati, Imperiali e Bonin, vedi DD. 223, 233 e 250. Tittoni rispose laconicamente: • Non mancherò tenere esatto conto di quanto V.E. mi significa col Suo telegramma • (T. Gab. 1556/249 del 15 novembre). A varna non risulta che abbia risposto.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB, 1553/386. Londra, 14 novemb1·e 1914, ore 15,50 (per. ore 2,15 del 15).

Venne ieri a vedermi il mio antico collega americano a Costantinopoli, successivamente Ambasciatore a Roma e Berlino. Egli torna dalla Germania dove ha passato sei settimane presso sua figlia quivi maritata e dove ha avuto occasione di discorrere con molta gente. Credo utile riferire impressioni di lui. Egli ha acquistato convinzione che, umanamente parlando, Germania non può vincere, essendosi imbarcata in un'impresa superiore alle sue forze, che avrebbe avuto probabilità di riuscire soltanto se intero programma militare germanico si fosse svolto senza intoppo alcuno. E ciò non è avvenuto. Tale sua impressione afferma egli essere condivisa intimamente anche da molti autorevoli tedeschi. Per quanto sia oggi difficile indicarne epoca, amico è convinto che presto o tardi scoppieranno in Germania torbidi interni quando Nazione, che oggi ne è in granae maggioranza tuttora ignara, conoscerà la verità sulle cause della guerra e sulla futilità dei risultati ottenuti a costo di immense perdite e quando il conseguente disagio economico si farà più acutamente sentire. Aggiungasi che reduci soldati feriti sui quali stante immensità loro numero diventa impossibile stretta sorveglianza dapprima esercitata, cominciano a parlare narrando

16 -Documenti diplomatici -Serle V -Vol. II

brutali maltrattamenti inflitti dagli ufficiali ed inaudite sofferenze patite per sforzi sovrumani da loro richiesti col notorio disprezzo della vita umana che forma uno dei principi cardinali della teoria militare prussiana. I servizi del Commissariato hanno funzionato molto imperfettamente, corpi interi costretti a battersi a digiuno. Servizi sanitari insufficienti impari numero caduti. Percentuale morti accresciuta da impossibilità raccogliere e curare a tempo i feriti meno gravi. Degli austriaci, amico ha sentito parlare con disprezzo. Gli fu detto soldati battutisi relativamente bene, generali e ufficiali al disotto di tutti. Sul nostro conto ha raccolto apprezzamenti amarissimi. In conclusione, amico esprimeva convinzione che la guerra potrebbe terminare anche più presto di quanto generalmente si creda, non tanto per considerazioni militari quanto per probabile violenta pressione interna cui Imperatore non potrebbe a lungo resistere senza esporsi a gravi conseguenze. Occorrerà naturalmente che gli alleati si mostrino ragionevoli non esigendo all'infuori dell'inevitabile restituzione Alsazia Lorena alla Francia, alcun'altra parte anche infinitesimale del territorio germanico. Quanto all'Austria e specialmente alla Turchia amico le considera senza esitazione condannate.

(l) -Vedi D. 46. (2) -Vedi serie V, vol. I, DD. 773 e 774.
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L'AMBASCIATORE A MADRID, BONIN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T.GAB. R. 1549/11. Madrid, 14 novembre 1914, ore 16,30 (per. ore 21,30).

S. M. il Re di Spagna che mi ricevette ieri in udienza mi ripeté quanto aveva già detto questo Ministro di Romania circa l'opportunità di una intesa fra Spagna, Italia e Romania per imporre la pace assicurando in pari tempo ingrandimenti territoriali. Mi disse pure di sapere che entrambi i gruppi belligeranti ci avevano fatto larghe promesse sulle spoglie dei vinti, di modo che l'Italia era sicura di uscire in ogni caso avvantaggiata dalla presente crisi. Mi limitai per mio conto a confermare l'opportunità di un'azione comune per una mediazione pacifica da iniziarsi al momento opportuno. Per le ragioni esposte nel mio telegramma n. 10 del 4 corrente (l) non ho creduto di seguire più da vicino il mio Augusto interlocutore nelle sue speculazioni spesso un poco fantastiche e delle quali ritengo dobbiamo tener conto solo in quanto provano desiderio di Re Alfonso di cooperare con noi a una eventuale azione mediatrice che per quanto riguarda la Spagna non potrebbe essere che interamente pacifica. Un'azione di carattere diverso sembra infatti da escludersi data l'.imprepaT,azione militare della Spagna e la disposizjone dell'opinione pubblica.

(l) Vedi D. 131.

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IL MINISTRO AD ATENE, DE BOSDARI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11240/461. Atene, 14 novembre 1914, ore 16,40 (per. ore 19,50).

Telegramma di V. E. n. 6386 (1).

Già più volte riferii a codesto Ministero circa attuali relazioni fra Grecia ed Inghilterra e ricordo in modo speciale a V. E. il mio rapporto n. 435 (2) circa nomina Ammiraglio Kerr, i miei telegrammi 440 e 447 (3) ed il mio rapporto 533 (2) sull'annessione isola Cipro. Ora il Min&stro dii Germarua da me discretamente interrogato mi conferma in tutto quanto Zimmermann disse a Bollati e mi aggiunse che più volte ebbe dal Re Costantino formale assicurazione che Grecia non si sarebbe in nessun caso unita all'azione militare né su terra né in mare della Triplice Intesa. Anche di Venizelos il Conte Quadt si mostrò sicuro sebbene non possa naturalmente contestare le sue tendenze, non mai nemmeno dissimulate, favorevoli alla Francia ed all'Inghilterra. Tutte queste assicurazioni hanno senza dubbio molto valore tanto più se si considera l'assenza di fatti positivi, che per ora si può constatare, provanti che Grecia abbia ceduto

o sia per cedere alle pressioni che affermasi essere state su di esse esercitate dall'Inghilterra. L'allontanamento di StTe'it dal potere e la nomina di Kerr al comando della flotta ellenica sono certamente cose importanti, ma le spiegazioni che ne furono date a suo tempo e che io ebbi cura di riferire a codesto Ministero possono, sopratutto dopo l'esperienza di parecchio tempo, considerarsi come valevoli. Le molte voci corse che poi non ebbero conferma nei fatti, sono un altro argomento per provare che Grecia non intende per ora fare molto per la Triplice Intesa. L'unica cosa positiva di cui si duole al momento attuale il Ministro di Germania è il rifornimento di armi e munizioni alla Serbia via Salonicco, e mi ha fatto intendere che Austria-Ungheria e la Germania procureranno esercitare la propria influenza perché venga a cessare.

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IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11249/1086. Durazzo, 14 novembre 1914, ore 17 (per. ore 21,35).

Al riguardo notizia datami da Lori drca mille insorti che avanzerebbero verso Berat, Essad ne contesta esattezza. Secondo lui è vero che c'erano (come ne informai codesto Ministero con tetlegramma n. 1079) (4) ad Elbassan circa mille uomini armati in atteggiamento protesta contro Durazzo, sobillati agenti

austro-turchi, però questo movimento si sarebbe calmato per ora, in seguito alle misure prese. Sempre secondo Essad se ci fosse stata avanzata verso Berat quel Governatore ne avrebbe avvisato Durazzo e non soltanto Valona. Intrighi austro-turchi ciò non ostante preoccupano, perché potrebbero in mezzo popolazioni più fanatiche creare gravi torbidi. È stata infatti segnalata presenza Elbassan di tre ufficiali turchi e di altro emissario borghese la cui identità non è stata ancora accertata. Risulterebbe però da lettere giunte a Mussa Kiasim che questo emissario avrebbe certa importanza e sarebbe giunto per via di Tepelen e quindi attraverso territorio greco e Albania meridionale occupata dai greci. Questo particolare ha rinforzato sospetto di Essad che Grecia favorisca segretamente disordini in Albania e nutra simpatia per propaganda austriaca o,stile interessi italiani.

(l) -Vedi D. 182, nota 2. (2) -Non pubblicato. (3) -Telegrammi 10637/440 del 31 ottobre 1914 e 10736/447 del 2 novembre 1914, non pubblicati. (4) -Vedi D. 184.
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L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. R. 11253/819. Londra, 14 novembre 1914, ore 21 (per. ore 3 del 15).

Telegramma di V. E. 6386 (1).

Eseguito oggi presso persona di fiducia prescrittemi indagini senza beninteso menzionare origine informazioni. Mi fu risposto quasi testualmente: la notizia non ha fondamento, nessuna intesa è intervenuta con Grecia, nessuna promessa datale. Ciò non toglie che qualora Grecia spontaneamente offrisse suo concorso esso sarebbe accettato con piacere: del resto Venizelos è troppo eminente uomo di Stato per non tenere presente due importanti considerazioni: l o che Grecia ha ogni interesse a rimanere con la Triplice intesa, 2° che avrà tutto da guadagnare non subordinando suo eventuale concorso a determinate condizioni.

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IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1551/199. Bucarest, 14 novembre 1914, ore 21,20 (per. ore 1,40 del 15).

Bratianu è venuto a vedermi per parlarmi della situazione. Mi ha chiesto se ho notizie intorno alla Grecia ed alla Bulgaria giacché egli è informato che la prima si rifiuta a fare qualsiasi concessione territoriale alla seconda. In quanto alla Romania egli persiste nel suo noto punto di vista che a essa non convenga in nessun caso sacrificare fin da ora frontiera strategica ottenuto scorso anno tanto più che le concessioni che la Romania può fare non sarebbero mai tali da avere un'azione determinante sul contegno del Governo bulgaro.

Egli ha dato istruzioni a Derussi di astenersi dal prendere iniziative e di mantenersi in stretto contatto colla nostra Legazione a Sofia uniformando possibilmente propria condotta a quella di Cucchi Boasso. Bratianu anzi mi ha domandato se ero stato informato da Sofia di queste sue istruzioni. Egli è quindi venuto a parlarmi della situazione militare. Tutte le notizie pervenutegli concordano nel segnalargli situazione dell'esercito austro-ungarico in Galizia come molto cattiva. Ciò lo preoccupa assai giacché ·egli aveva basato i suoi calcoli sulla previsione che la guerra sarebbe rimasta stazionaria durante inverno mentre un immediato e decisivo insuccesso austro-ungarico costringerebbe Governo romano a riprendere in esame situazione.

(l) Vedi D. 182, nota 2.

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IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1554/202. Bucarest, 15 novembre 1914, ore 14 (per. ore 18).

Ringrazio V. E. del telegramma n. 1167 (l) e credo mio dovere corrispondere alla benevolenza dimostratami esponendo con intera franchezza vero stato di cose. Nessuno è più di me convinto, e non da ora, della necessità di uno stabile accordo tra Romania e Bulgaria e l'ho dimostrato coll'azione spiegata durante la conferenza di Bucarest, in occasione della quale Governo romeno commise l'imperdonabile errore (ormai da tutti riconosciuto) di forzare con minacce il Governo bulgaro non solo a cedere la nuova Dobrugia al che essa si era già adattata, ma anche a subire di fronte alla Grecia ed alla Serbia perdite t~rritoriali che lo stesso Governo romeno trovava ingiuste. La mia azione riuscì allora inefficace perché insufficientemente sostenuta, e specialmente perché ostacolata dall'intervento dell'Imperatore di Germania per la questione di Cavalla e per la linea del Vardar dalla fiacca azione di Scebeko che alle istruzioni del proprio Governo antepose il suo risentimento personale contro la Bulgaria.

Ora però, a parte il risentimento derivante dalla convenzione di Bucarest, non esistono cause di dissenso fra Romania e Bulgaria finché ambedue rimangono nella neutralità. Bulgada non sembra accampare pretese su parte del territorio romeno se non in vista dell'ingrandimento territoriale che deriverebbe alla Romania dalla sua eventuale uscita dalla neutralità.

Quindi un intervento tra i due Paesi sulla base della neutralità non avrebbe scopo giacché mancherebbe l'oggetto del contendere e qualsiasi altro intervento presupporrebbe l'uscita della Romania in un momento più o meno prossimo della neutralità. Così appunto l'intendono e il Signor Take Ionesco ed il Ministro Costinesco e quindi qui sono disposti a sacrificare una parte della nuova Dobrugia pur di assicurarsi le spalle dal lato della Bulgaria in caso di guerra.

In questi ultimi tempi però si è verificato, in seguito all'andamento della guerra che è sembrato favorevole alla Russia, un cambiamento radicale nello stato d'animo degli uomini politici romeni; mentre :fino ad ora solamente alcuni di essi parteggiavano per l'uscita dalla neutralità, ora tutti sono dello stesso avviso e vi è solo divergenza nella scelta del momento opportuno, come risulta da quanto mi ha detto ieri Bratianu.

Aggiungo che il movimento da me segnalato in favore separazione della sorte della Romania da quella dell'Italia dipende dal fatto che qui si considera, certo a torto, il contegno nostro non sufficientemente bellicoso e se ne ricercano le cause nello stato della nostra preparazione militare e nelle differenze dei nostri interessi da quelli romeni.

Così stando le cose io ritengo pericolosissimo per la posizione che in mezzo a tante difficoltà abbiamo raggiunto in questo Paese, qualunque intervento a Bucarest o a Sofia che dia al Governo ed alla opinione pubblica romena l'impressione che noi, pur di accontentare la Bulgaria, tendiamo ad esercitare qui una pressione per la cessione ad essa di una parte del territorio romeno, giacché un intervento sulla base di reciproche concessioni non è possibile dal momento che la Romania non chiede nulla Bulgaria. Diversa sarebbe invece la situazione se noi partissimo dal presupposto di uscire, sia pure in avvenire più o meno lontano, dalla neutralità, giacché in tal caso il sacrificio chiesto alla Romania sarebbe largamente compensato dai vantaggi a cui essa potrebbe aspirare.

Occorrerebbe però essere sicuri da un lato che la Bulgaria non abbia altri impegni, il che invece sembrerebbe dimostrato da quanto ho riferito nel mio telegramma n. 326 (l), e che la nostra azione s'i esplicasse pr1ima del completo schiacciamento della Serbia, che nei circoli russi si ritiene molto probabile. Negli stessi circoli si assicura che Pasic è ormai rassegnato a cedere alla Bulgaria la linea del Vardar ma si rifiuta ad abbandonare Monastir. Schiacciamento della Serbia sarebbe certamente qui visto con viva apprensione ma non avrebbe un'azione decisiva sul contegno del Governo romeno, il quale contegno confermo che dipenderà dai successi russi e dall'atteggiamento nostro.

In quanto alla richiesta degli Ambasciatori di Germania e Austria-Ungheria di cui si è fatto interprete R. Ambasciatore a Costantinopoli essa è dipesa dal fatto che essi ignorano il nostro accordo del 23 settembre u.s. il quale si basa sulla convinzione di questo Governo che la guerra europea non possa terminare senza che l'Italia e la Romania vi prendano parte.

A meno dunque di diverse istruzioni da parte di V. E. io mi limiterò qui a generiche raccomandazioni in senso conciliativo verso la Bulgaria e consiglio analogo contegno a Sofia per non trovarci nella stessa situazione in cui rimase scorso anno Austria-Ungheria la quale si alienò Romania senza assicurarsi allora concorso della Bulgaria. Per il resto mi terrò scrupolosamente sul terreno della neutralità.

(l) Vedi D. 198.

(l) Con T. 11247/326 del 14 novembre Fasciotti aveva informato che la Bulgaria aveva rifiutato a navi da guerra russe di rifornirsi a Varna per non violare la neutralità bulgara.

209

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1555/387. Londra, 15 novembre 1914, ore 14,55 (per. ore 19,25).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 112 (1).

Sono in grado di assicurare V. E. che le disposizioni di Grey rimangono oggi precisamente identiche a quelle già in passato manifestate a me e per mezzo di Rodd al Presidente del Consiglio (2). Egli si rende benissimo conto di tutti i motivi determinanti nostro contegno, non intende né direttamente né indirettamente esercitare pressione alcuna e lascia completamente Governo di Sua Maestà giudice di ogni decisione nonché scelta del momento di prenderla. Ciò stante mi parrebbe che confidenza di Tyrrell (3) vada interpretata come semplice amichevole informazione a titolo personale. Tyrrell è troppo scrupoloso per permettersi dire anche una semplice parola che non rispecchi fedelmente il pensiero del suo capo di cui gode intera fiducia. Inazione della flotta francese in Adriatico (quella inglese è in grandissima maggioranza altrove) non mi pare possa essere attualmente determinata dal motivo riferito a V. E. perché tanto Londra che Parigi in base alle esplicite nostre dichiarazioni (telegramma di V. E. Gabinetto n. 1060 (4) e mio telegramma n. 349 Gabinetto) (5) non possono più ignorare che una energica azione in Adriatico non solo non ci sarebbe riuscita sgradita ma era anzi da noi caldeggiata. Inclinerei quindi a ritenere motivo reale predetta inazione sia semplicemente quello di non esporsi a perdite intraprendendo contro importanti fortificazioni operazioni ritenute dai tecnici di assai difficile riuscita se condotte solo da mare. Intanto flotta francese limitasi tenere a bada quella austriaca che a quanto dicono qui in vista schiacciante superiorità avversaria sembra non avere alcuna inten.t:ione di abbandonare porti.

210

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI (6)

T. GAB. 1172. Roma, 15 novembre 1914, ore 20,45.

Suo telegramma Gabinetto n. 198 (7). Ho appreso con vivo compiacimento le espressioni usate dal re di Romania riguardo l'Italia e la prego assicurare Sua Maestà e codesto Governo del mio

vivo desiderio di mantenere gli intimi rapporti che fortunatamente esistono fra i nostri due Paesi e che rispondono alla evidente nostra comunanza di interessi. Naturalmente confermo pienamente l'accordo segreto del 23 settembre scorso dal quale deriva ai due Governi l'obbligo di procedere d'intesa nelle varie eventualità contemplate. In proposito la prego telegrafarmi se ella crede che il nuovo Sovrano sia al corrente dell'accordo stesso.

Quanto ai cutzo-valacchi ho disposto perché sia eseguito uno studio circa la ripartizione geografica di quelle popolazioni per vedere in quanto sia materialmente effettuabile il piano che le è stato esposto.

Approvo che ella continui a mantenere seguito contatto con codesto Governo, comunicandogli anche notizie che ella crederà del caso. Ho disposto affinché le sia comunicato un numero maggiore di telegrammi provenienti dai nostri rappresentanti all'estero.

Col mio telegramma gabdnetto n. 1167 (l) le ho dato istruzioDJi rù.guardo i rapporti bulgaro-romeni (2).

(l) -Vedi D. 192. (2) -Vedi DD. 43 e 61. (3) -Vedi D. 180. (4) -Vedi serie V, vol. I, D. 775. (5) -Vedi serie V, vol. I, D. 764.

(6) Ed. in SONNINO, Carteggio, cit., D. 45.

(7) Vedi D. 201.

211

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AGLI AMBASCIATORI A LONDRA, IMPERIALI, A TOKIO, GUICCIOLI, E A WASHINGTON, MACCHI DI CELLERE

T. 6462. Roma, 15 novembre 1914, ore 21.

Mi viene riferito che a questa Ambasciata del Giappone si dà come conclusa un'intesa tra Giappone e Stati Uniti per risolvere d'accordo questioni di mutamento dello statu qua del Pacifico in seguito presente guerra.

Prego controllare esattezza notizia (3).

212

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1558/61. Sofia, 16 novembre 1914, ore 10,30 (per. ore 16).

Telegramma di V. E. Gabinetto Segreto n. 1166 (4).

1° -Trovandosi attualmente in servizio soltanto una classe per le arnù a piedi e tre per le armi a cavallo, Governo bulgaro per completare gli effet

tivi di pace ha deciso richiamare successivamente sei classi riservisti a due classi per volta per un periodo trisettimanale istruzione.

2° -Votazione credito 33 milioni, di cui 17 da essere versati in Russia (sic), è a completamento dei 300 milioni già votati nella scorsa sessione pel pagamento delle forniture per le ultime due guerre.

3° -Collocamento mine porto Lagos è smentito dalla stampa ma non ne escludo possibilità e attendo informazioni.

4° -Divieto di esportazione adottato in relazdone [condizione di] neutralità fu reso più severo dopo entrata in azione della Turchia.

Queste misure però non solamente a parere nostro Addetto Militare ma anche dello stesso Ministro di Grecia non possono essere causa di preoccupazione.

5° -In quanto ad incidenti di frontiera Ministro di Grecia non vi dà importanza, anzi parlando con me si è compiaciuto delle disposizioni concilianti di auesto Presidente del Consiglio e mi ha detto recisamente che in questo momento non vede la possibilità di un attacco della Bulgaria né contro la Grecia né contro la Serbia.

Anch'io ritengo che, pur sussistendo sempre incompatibilità fra le aspirazioni bulgare anche su parte della Macedonia greca ed i propositi greci di non accettare al riguardo alcuna discussione, attualmente i rapporti bulgaro-greci non si aggraveranno, in quanto Bulgaria gettandosi in un'avventura contro la Grecia avrebbe contro sé la Triplice Intesa e molto probabilmente anche la Romania, e nemmeno crederei che l'eventuale aiuto che la Turchia potrebbe dare alla Bulgaria (e che per mio conto è da escludersi dato il reciproco sospetto dei due Paesi sopratutto dopo la proclamazione della guerra santa) potrebbe determinare Bulgaria ad un'azione contro la Grecia. Tale è pure pensiero del mio collega di Grecia.

6° -Ringraziando l'E. V. delle informazioni strettamente confidenziali trasmessemi circa Romania e Bulgaria, ho l'onore di farle conoscere che fin dallo scorso anno, dopo che ebbi ad essere nel momento più critico del conflitto bulgaro-romeno l'intermediario fra i Governi di Sofia e di Bucarest, mi sono adoperato continuamente per favorire buone relazioni fra Romania e Bulgaria. Anzi a questo proposito credo riferire a V. E. che quando 1'11 corrente, in occasione della festa del nostro Sovrano, il Capo di Gabinetto del Re Ferdinando venne a farmi visita, chiese a titolo personale se gli potessi manifestare mio pensiero sull'attitudine che convenisse alla Bulgaria di seguire nella presente situazione. Evidentemente tale domanda era fatta per suggerimento di Re Ferdinando ed io schermendomi e dicendo che non potevo in merito emettere parere, raccomandando la massima prudenza gli insinuai che mi sembrava opportuno che in ogni caso Bulgaria cercasse intendersi colla Romania onde non avessero mai più ad avverarsi i pericoli dello scorso anno.

Nonostante reciproca grandissima diffidenza fra Bucarest e Sofia, non mancherò continuare adoperarmi col massimo 'riserbo nel senso indicatomi dall'E. V.

(l) -Vedi D. 198. (2) -Per la risposta vedi D. 249. (3) -Per le risposte vedi DD. 246 e 268. (4) -Vedi D. 197.
213

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11304/724. Pera, 16 novembre 1914, ore 13,34 (per. ore 22).

In una conversazione avuta ieri sera con Talaat bey e con Halil Presidente della Camera mi dissero che essendo Italia sempre alleata con la Germania e coll'Austria-Ungheria, ne veniva di conseguenza che dovesse stringersi rapporti di intimità anche fra Italia e Turchia.

Risposi (l) che noi avevamo sempre manifestato queste buone intenzioni e che mi auguravo esse, se realmente contracambiate, potessero condurre a buon risultato.

Procedendo a grado essi arrivarono alla conclusione che si potesse stabilire intesa scritta. Osservai che ciò avrebbe potuto farsi in altri momenti, noh ora perché qualsiasi convenzione nostra con uno Stato belligerante sarebbe stata certamente considerata come rottura di neutralità. Parve convincerli aggiungendo che si sarebbe potuto anche determinare punto di intesa senza nessun atto che compromettesse nostra neutralità.

Si accennò ad occupazione di punti principali dell'Interland senussita nella Cirenaica. Mi tenni sempre sulle generali senza venire a conclusione e dando alla conversazione stretto carattere personale.

214

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, BOLLATI, A LONDRA, IMPERIALI, A PIETROGRADO, CARLOTTI, A VIENNA, AVARNA, ALL'INCARICATO D'AFFARI A BORDEAUX, RUSPOLI E AI MINISTRI A CETTIGNE, NEGROTTO, E A DURAZZO, ALIOTTI

T. 6470. Roma, 16 novembre 1914, ore 15.

(Per Pietrogrado) Telegramma di V. E. n. 864 (2).

(Per tutti meno Cettigne) R. Mintstro in Cettigne telegrafa quanJto segue:

• Ieri ha avuto luogo importante consiglio sotto la presidenza di Re Nicola per discutere questione di Scutari. Mi è stato riferito da persona degna di fede che sarebbero state scartate proposte di occupare senz'altro la città cui erano favorevoli alcuni membri del Gabinetto ed i militari. Sembra che sia stata ventilata idea di limitarsi per ora all'occUJ>azione della riva destra

della Bojana con pattuglie allo scopo assicurare libertà di navigazione contro gli attentati albanesi. Questo Ministro degli affari esteri accennò oggi a me ed al mio collega serbo in termini vaghi ad alcune misure di carattere provvisorio che, all'esempio della Grecia, Governo montenegrino sarebbe stato probabilmente costretto ad adottare verso la Bojana. Ispirandomi alle direttive ricevute in passato ho creduto dovere richiamare mie precedenti conversazioni e stato della questione e mi consta anche i miei colleghi hanno tenuto analogo linguaggio. Ritengo però che ormai qualche misura militare da quella parte non tarderà ad essere presa •. (Telegramma n. 11162/212 del 12 novembre, ore 17,30).

(Per Cettigne) Suo tclegramma n. 212. (Per tutti meno Cettigne) Ho così risposto a Negrotto: (Per tutti) Pregola sconsigliare vivamente codesto Governo dall'intrapren

dere azioni o adottare misure contrarie alle decisioni di Londra.

Qualunque fatto compiuto dal Montenegro in Albania in opposizione a quelle decisioni non avrebbe alcun valore per l'Italia, ma dovrebbe al termine del conflitto europeo essere discusso ed eventualmente negoziato col Governo italiano (1).

(l) -Vedi D. 186. (2) -Vedi D. 196.
215

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A BORDEAUX, RUSPOLI

T. GAB. 1173. Roma, 16 novembre 1914, ore 17,30.

(Per Bordeaux) Ho telegrafato quanto precede a Imperiali: (Per entrambi) Il Secondo Segretario di questa Ambasciata britannica ha scritto a Manzoni che dopo la rottura delle ostilità colla Turchia l'Ammiragliato desidera conoscere la posizione esatta nella regione delle isole di Asia Minore, allo scopo di evitare qualsiasi difficoltà inutile in quelle parti. Egli domanda quindi di avere una lista completa delle isole attualmente occupate dall'Italia e di sapere se sono da considerarsi tutte come occupate militarmente ovvero se alcune sono solamente amministrate e qual modo debba essere considerato lo status di quelle isole, cioè se sono considerate quali isole turche occupate militarmente dall'Italia sotto l'alta sovranità del Sultano ovvero se vi sia alcun altro aspetto sotto il quale alcune o tutte le isole debbano essere considerate. Trattandosi di corrispondenza non ufficiale Manzoni da me autorizzato ha risposto come segue: • Vi accludo una lista delle isole egee occupate militarmente dall'Italia. Esse sono tredici ed in ciascuna si trova un'adeguata guar

nigione italiana. Il fatto della nostra occupazione mette quelle isole dal punto di vista internazionale nella stessa situazione di qualsiasi altra parte del te·rritorio ottomano sotto occupazione militare straniera; praticamente nella situazione dell'Egitto; pertanto qualsiasi immissione riguardo quelle isole dovrebbe essere considerata da noi precisamente come voi la considerereste per l'Egitto •.

Prego V. E. indagare quale portata possa avere la domanda dell'Ammiragliato. Nonostante le assicurazioni date a V. E. da persona di fiducia (suo telegramma n. 819) (l) è necessario vigilare ·e prevenire qualsiasi atto di codesto Governo o di quello francese riguardo le isole da noi occupate.

Voglia quindi prendere occasione dalla domanda dell'Ammiragliato per attirare l'attenzione di codesto Governo nell'interesse suo proprio di evitare una profonda impressione nella pubblica opinione italiana, la quale potrebbe avere conseguenze politiche imprevedibili. Voglia pure far sapere a Grey che non potremmo ammettere trattative di altre Potenze riguardo le isole da noi occupate e che se ciò avvenisse dovremmo considerarlo come atto poco amichevole.

Resta a decidere se e come rispondere eventualmente alle speciali interrogazioni formulate dal Segretario britannico.

Salvo miglior esame mi parrebbe opportuno rispondere che le tredici isole ottomane sono di fatto occupate tutte militarmente e amministrate dall'Italia. Però se ella ha altra formula da suggerire prego telegrafarmi.

Voglia inoltre considerare se sia questa l'occasione· opportuna per far menzione a codesto Governo dell'isola di Castellorizzo per la quale facemmo esprimere una riserva nella seduta del 5 agosto della Conferenza di Londra.

(Per Bordeaux) Quanto precede le comunico per sua riservata informazione. Senza farne oggetto di alcun passo presso codesto Governo la prego indagare nel modo opportuno e telegrafarmi se vi sia costà alcun indizio che il Governo franc-ese voglia assumere qualche speciale attitudine riguardo il Dodecanneso (2).

(l) Per la risposta vedi D. 260.

216

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, BOLLATI, A LONDRA, IMPERIALI, E A PIETROGRADO, CARLOTTI

T. GAB. 1174. Roma, 16 novembre 1914, ore 15,10.

Secondo alcune voci incontrollabili ma raccolte anche in ambiente inglese Germania avrebbe iniziato aperture di pace con la Russia. Prego V. E. comunicarmi se e quale fondamento possa attribuirsi a queste voci (3).

(l) -Vedi D. 206. (2) -La risposta di Ruspoli non è stata rinvenuta. Per la risposta di Imperiali vedi DD. 228 e 255. (3) -Le risposte sono rispettivamente ai DD. 222, 227 e 232.
217

L'INCARICATO D'AFFARI A BORDEAUX, RUSPOLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11308/775. Bordeaux, 16 novembre 1914, ore 16,25 (per. ore 0,45 del 17).

Telegramma di V. E. n. 6405 (1). Margerie al quale ho comunicato notizia pervenuta a V. E. circa centro di agitazione costituito da G'lovani Turchi a Corfù mi ha detto aver avuto detta informazione dal Console di Francia colà e di aver già telegrafato a Deville per segnalare la co,sa al Governo ellenico. Pel'sonalmente egli dubita che Governo ellenico incoraggi mene Giovani Turchi non vedendo qual interesse può avere Grecia di facilitare rioccupazione turca dell'Albania.

218

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11332/870. Pietrogrado, 16 novembre 1914, ore 21 (per. ore 15,40 del 17).

Informazioni del R. Addetto Militare che prego V. E. comunicare al Capo di Stato Maggiore:

• DaLle notizie ufficiali odierne si vileva di notevole che:

l o -Sulla sinistra della Vistola una battaglia sta sviluppandosi sul fronte Plotz fiume Varta.

2. --Tentativi di offensiva sono fatti senza risultato dai tedeschi presso Cestakowo. 3. --In Galizia gli austriaci innalzano una linea difensiva dietro i fiumi Dunaiec e Wisloca, ad ovest di Cettono, Tarnov, Iaslo. Ho chiesto allo Stato Maggiore qualche notizia sull'entità e sullo scopo dell'azione tedesca sulla sinistra della Vistola e mi è stato detto che come entità si ritiene sia concentrata su questo punto zona circa cinque Corpi di Armata, e che loro scopo sia quello di arrestare l'avanzata di parte delle forze russe operanti in Polonia minacciandone il fianco e le comunicazioni con Varsavia. Dicono solo parte delle forze perché mi è stato detto che esercito russo operante contro la Galizia non può subire l'influenza di queste operazioni. E come informazione aggiungo che oggi per la prima volta mi si accenna ad una possibile avanzata russa su Vienna da effettuarsi dopo caduta Cracovia, come il mezzo più efficace per venire in aiuto alla Serbia. Da una conversazione avuta con persona molto alto

locata rientrata ieri dal teatro della guerra ho dovuto notare ancora una volta come si delinea una corrente benevola verso gli austriaci, in parte dovuta al contegno pare correttissimo, delle truppe e dei prigionieri austro-ungarici, e si accentua invece l'astio contro contegno delle truppe germaniche. Mi fu pure confermato che le relazioni fra le truppe germaniche ed austriache sono così tese che non è possibile lasciare insieme prigionieri dei due eserciti. Di ciò qui si dà naturalmente la colpa ai tedeschi. S. M. l'Imperatore è ritornato ieri a Czarkoie Selo • (1).

(l) Vedi D. 199.

219

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. R. 11309/1429. Vienna, 16 novembre 1914, ore 21,30 (per. ore 0,45 del17).

Nella visita fattami oggi da questo Ambasciatore di Turchia, egli dopo avermi parlato delle assicurazioni dateci dal Governo ottomano di cui al telegramma di V. E. 6378 (2), mi ha informato avergli Berchtold detto ieri che l'invio di una missione turca presso il Senussi non sembrava molto opportuno al R. Governo, che avrebbe preferito piuttosto che il Sultano rivolgesse un proclama allo scopo di impedire che il movimento islamico si estendesse in Libia. Sulla raccomandazione di Berchto·ld egH aveva telegrafato in tal senso alla Sublime Porta. Hilmi pascià ha aggiunto che Governo ottomano desiderava intrattenere i migliori rapporti con l'Italia e che di tale sentimento era pure animato Enver Pascià. Non credeva che i timori che si manifestavano da noi circa il movimento suddetto avesse realmente fondamento. Non era esatto del resto che la guerra santa fosse stata già proclamata dal Sultano della quale si faceva soltanto cenno nel manifesto diretto da Sua Maestà all'esercito ed all'armata. Ma qualora fosse stata realmente proclamata essa sarebbe stata indetta unicamente contro quegli Stati che erano in guerra contro la Turchia e non già contro l'Italia che era sua amica. D'altra parte quantunque non avesse notizia circa l'atteggiamento eventuale dei Senussi, era sicuro che essi avrebbero rinunziato alla loro ostildtà contro l'Italia e si sarebbero esclusivamente rivolti contro l'Inghilterra. Hilmi Pascià ha rilevato quindi che era stata sempre intenzione del Governo ottomano di mantenere buone relazioni con le Potenze dell'Intesa e che egli stesso erasi adoperato in tale intento mentre era Gran Visir. Ma il contegno tenuto da quelle Potenze verso la Turchia fino dall'inizio della guerra attuale avevalo convinto che qualora queste sortissero vittoriose dal conflitto attuale, essa sarebbe stata sempre da loro sacrificata. Onde erasi decisa a schierarsi dal dato degli Imperi Centrali, che avevanle sempre dimostrato maggiore simpatia ed interesse. L'azione bellica della Turchia

non si sarebbe spiegata per ora in Europa e nella penisola balcanica bensì in Asia ed in Egitto. Era scopo precipuo del Governo ottomano di ristabilire queste regioni nell'antica loro autonomia sotto l'alta sovranità del Sultano. E ciò non poteva recare danno all'Italia ma esserle di vantaggio.

Nell'accennare infine all'atteggiamento della Romania Hilmi pascià in via personaù.e e con la preghiera di serbare il più possibile .segreto [disse] che qualche tempo prima della morte di Re Carlo quando in seguito alla occupazione della Bucovina da parte della Russia qui si temeva che il Governo romeno potesse indursi ad entrare in campo, il Governo ottomano a richiesta del Governo I. e R. avrebbe dichiarato che se Romania avesse attaccato AustriaUngheria la Turchia non avrebbe potuto davanti a tale fatto restare indifferente. Tale passo della Turchia mi è stato oggi confermato dal Forgach che però non mi ha detto essere stato fatto sulla domanda dell'Austria-Ungheria.

(l) -Ritrasmesso (con T. 6511 del 18 novembre, ore 14,45) dalla frase c Da una conversazione avuta... • fino a • la colpa ai tedeschi • a Berlino, Vienna, Londra, Bordeaux con la seguente istruzione di Sonnino: • Pregola riferirmi qualsiasi indizio che risulti costà in relazione alle tendenze segnalate da Carlotti •. Imperiali e Ruspoli non risposero. Per le risposte di Avarna e Bollati vedi rispettivamente i DD. 252 e 244. (2) -Vedi D. 186.
220

IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11310/1094. Durazzo, 16 novembre 1914, ore 22,45 (per. ore 2,30 del 17).

Bib Doda venuto stamane da Scutari ebbe colloquio con Essad il cui risultato ho segnalato col seguente telegramma al R. Console a Soutari per sua norma: • È stato inteso fra Essad e Bib Doda che quest'ultimo ritornando costà proporrà d'i fare, tanto a nome proprio che della Commissione un atto di riconoscimento del Governo centrale di Durazzo e di Essad nella sua qualità Capo del Governo e di comandante delle forze. Una volta ciò fosse fatto Bib Doda invierebbe alla Commissione telegramma per chiedere al Governo di Durazzo di dare ordini affinché truppe da esso inviate al Nord venissero ritirate a Sud nel Mati. Questo procedimento servirebbe di addentellato per fare abbandonare spedizione a Scutari. È stato poi, in via del tutto segreta inteso f·ra Essad e B'ib Do da che: l o si confermerebbe accordo in base al quale truppe di Durazzo come quelle dei Malissori e dei Mirditi rimarrebbero rispettivamente a Sud ed a Nord del Mati; 2" che Bib Doda ed Essad si adopere·rebbero per comporre grande questione bandiere proponendo il primo di lasciare bandiera rossa e nera sotto pretesto che bandiera turca potrebbe fornire pretesto aggressione per parte Montenegro; 3° Bid Doda sarebbe nominato dal Governo di Durazzo presidente di codesta commissione e nominerebbe possibilmente a sua volta Alusch Loia Comandante Gendarmeria mettendosi possibilmente d'accordo su ciò coi consolati specialmente con quello italiano. A rappresentante Malissori presso la Commissione si sceglierebbe possibilmente un amico reciproco di Alusch Loia e Bib Doda. Questa intesa segreta dovrà svolgersi in quanto le circostanze lo permetteranno. Tenendo presenti istruzioni R. Ministero (l) non ho preso parte diretta a queste trattative pur essendovi presente.

Giova notare che Essad vede con preoccupazione progresso propaganda turca e perciò da quanto è facile intuire si prepara nuovo attacco nel caso in cui dovesse romperla con austro-turchi. Questo spdega 'sua buona disposd.zdone [nei confronti] di un accordo coi cattolici non ligi all'Austria. Bib Doda crede questa intesa soddisfacente e tale da evitare almeno per ora la guerra civile •.

Questa intesa ha per ora il vantaggio che il partito di Essad ne ricava maggior prestigio e potere ma ciò solo fintantoché il Governo di Durazzo non si metterà d'accordo con gli austro-turchi a danno dei nostri interessi. Però come tutti gli accordi in Albania esso non può avere che una portata del tutto relativa e provvisoria. Bid Doda afferma che il prestigio dell'Austria è completamente rovinato n eU' Albania Settentrionale. Però Essad è assai preoccupato del dilagarsi delle conseguenze della guerra in cui l'Impero Ottomano è attualmente coinvolto.

(l) Vedi D. 39.

221

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI

T. GAB. 1176. Roma, 17 novembre 1914, ore 13.

Il R. Ministro a Bucarest, al quale avevo telegrafato di adoperarsi con tatto ad agevolare un accordo fra Romania e Bulgaria (1), mi ha inviato i seguenti due telegrammi:

1° -(telegramma da Bucarest Gabinetto n. 1551/199) (2).

2° -telegramma da Bucarest Gabinetto n. 1554/202) (3) dalle parole:

• A parte il risentimento derivante dalla convenzione, ecc. ecc. • sino alle parole: • e dell'atteggiamento nostro •. E poi dalle parole • A meno dunque di diverse... • sino alla fine.

Naturalmente occorre tener conto dell'osservazione di Fasciotti essere opportuno evitare di produrre a Bucarest l'impressione che l'Italia voglia esercitare una pressione sulla Romania per accontentare la Bulgaria.

Gradirò conoscere il parere di V. S. su tutto quanto precede (4).

222

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1560/146. Berlino, 17 novembre 1914, ore 14,30 (per. ore 18).

Telegramma di V. E. n. 1174 (5). Appunto ieri sera da fonte non ufficiale ma che già ripetutamente mi si chiarì bene informata, mi era stato detto che qualche voce autorevole erasi

espressa in questi ultimi giorni nel senso di una possibile pace con la Russia: si pretendeva però dietro iniziativa di Pietroburgo. Cercherò di assumere ulteriori e più precise informazioni in via confidenziale. Notizie giunte ieri di successi che qui si affermano molto importanti eontro l'esercito russo, se possono da un lato rinsaldare le velleità bellicose·, potrebbero pure d'altro canto, vista situazione più favorevole acquistata in seguito a ciò dalla Germania, persuaderla a cercare di valersene per iniziare aperture di pace in migliori condizioni.

(l) -Vedi D. 198. (2) -Vedi D. 207. (3) -Vedi D. 208. (4) -Per la risposta di Cucchi vedi D. 241. (5) -Vedi D. 216.
223

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1561/147 . Berlino, 17 novembre 1914, ore 14,30 (per. ore 18,40).

Telegramma di V. E. gab. n. 1168 (l).

Soltanto alcuni giornali tedeschi avevano riprodotto senza commenti di sorta la pubblicazione del Corriere della Sera circa preteso progetto della Santa Sede. In Questi circoli ufficiali, come ho potuto accertarmene in conversazioni recenti, la cosa era passata interamente inosservata. In ogni modo parlando in linea generale e in via accademica delle voci già ripetutamente messe in circolazione e del resto abbastanza naturali di un intervento del Sommo Pontefice in favore della pace io profittai dell'occasione per far comprendere chiaramente che il R. Governo non avrebbe assolutamente ammesso una internazionalizzazione qualsiasi della questione romana e si sarebbe risolutamente opposto alla partecipazione della S. Sede ad un eventuale congresso internazionale per la pace. Da Zimmermann e da altri mi fu subito r:sposto che si riconosceva tale punto di vista come perfettamente giustificato: né altra risposta era da attendersi date le tendenze rigorosamente protestanti che dominano in queste sfere dirigenti. Oggi giornali pubblicano pur senza alcun commento l'enciclica papale che contiene le consuete doglianze circa l'insosteni~ilità della situa2lione del Pontefice. Non mancherò di vigilare anche la [stampa] e di riferire a V. E. circa ogni manifestazione che qui si producesse sull'argomento.

224

IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11359/1097. Durazzo, 17 novembre 1914, ore 16,30 (per. ore 21).

Mentre situazione sta migliorando nelle vicinanze di Durazzo ed anche nella paxte settentrionale del paese, giungono notizie di un peggdoramento dalle parti di Tirana, dove la parte più fanatica della popolazione minaccia gravi

17 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

disordini. Essad conta inviarvi un cannone ed una mitragliatrice in aiuto del presidio di circa 200 uomini colà distaccato. Al presente mille uomini favorevoli ad Essad sarebbero pronti nelle vicinanze della città. Secondo quanto pensa Essad uno scontro vi sarebbe quasi inevitabile. Per calmare i bollori della popola~ione di Elbassan sobillata dai Giovani Turchi, Essad ha inviato a quelle autorità un telegramma implorandone l'intervento a favore della pace e mostrando il pericolo grave in caso di un attacco provocato dai mestatori contro i serbi che procurerebbe • solo lacrime alla patria •. Essad disporrebbe ora oltre alle forze sovraccennate, di circa 3600 uomini a Durazzo e dintorni. La popolazione di Kroja e Cavaja gli è pure nella maggior parte favorevole. Con ciò rispondo pure al dispaccio di V. E. n. 390 del 14 corrente (1).

(l) Vedi D. 200.

225

IL MINISTRO A NISH, SQUITTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11365/168. Nish, 17 novembre 1914, ore 17 (per. ore 3,05 del 18).

Gli austriaci hanno occupato Valievo evacuata dal quartiere generale serbo che si è trasferito a Kraguievaz. Azione militare austriaca sul territorio serbo è divenuta da qualche giorno più audace ed aggressiva per considerevoli rinforzi arrivati. Si dice che fra questi vi siano soldati germanici e cacciatori tirolesi provenienti dalla frontiera italiana. Ciò ha prodotto fra i serbi impressione di rammarico e di dispetto contro noi che siamo sospettati avere rassicurato Austria-Ungheria sulle nostre intenzioni permettendo così sguarnire confine italo-austriaco. Non manca chi comincia a dubitare della possibilità che l'esercito serbo resista a forze superiori bene armate ed equipaggiate e chi pensa che probabilmente l'Austria-Ungheria avrà deciso di impiegare in Serbia tante forze quanto saranno necessarie per vincere almeno qui.

226

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1564/203. Bucarest, 17 novembre 1914, ore 19,30 (per. ore 21).

Mio telegramma Gabinetto n. 202 (2).

Ho parlato oggi a lungo con questo Ministro degli Affari Esteri dei rapporti romeno-bulgari e l'ho trovato come al solito assolutamente contrario a qualsiasi concessione territoriale. Sono però riuscito a deciderlo a porre la

t. -11200/1507 del 13 novembre, ore 12,30.

questione su que!rta base : egli terrà a questo Ministro di Bulgaria il linguaggio più amichevole possibile e, contrariamente a quanto aveva fatto giorni sono, incoraggerà Serbia a fare alla Bulgaria più larghe concessioni. Per quanto riguarda frontiera Dobrugia, Ministro Affari Esteri lascerà [questione] impregiudicata, facendo però capire che una eventuale rettifica non è esclusa. Il male però è che Ministro degli Affari Esteri è convinto essere Bulgaria già vincolata coi due Imperi centrali, pur ignorando natura e importanza del relativo accordo. Anche egli mi ha confermato che la Grecia non intende fare nessuna concessione alla Bulgaria. In (!uanto Serbia, mi ha detto essere stato informato che la Triplice Int~sa è decisa ad autorizzare senz'altro Bulgaria ad occupare territori macedoni spettantile in base al trattato del 1912 se Serbia non consente cederli colle buone. Porumbaro prega mantenere il segreto su quanto precede con Ghika.

(l) -Con t. posta 6443/390 del 14 novembre, ore 24, Sonnino rhiedeva ad Aliotti di comunicargli notizie su un movimento insurrezionale ad Elbassan segnalatogli da Lori con (2) -Vedi D. 208.
227

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1562/388. Londra, 17 novembre 1914, ore 22,39 (per. ore 2 del 18).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1174 (1).

Grey mi ha detto testé nulla sapeva di aperture germaniche alla Russia. Giorni fa si è presentato a Pietroburgo un avvocato americano il quale ha parlato di pace. Ma la sua era una agitazione affatto spontanea essendo accertato non avere egli ricevuto incarico alcuno, non dalla Germania né dalla Russia né dal proprio Governo.

228

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1563/389. Londra, 17 novembre 1914, ore 22,39 (per. ore 2,35 del 18).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1173 (2).

In modo altrettanto chiaro quanto amichevole e con massima franchezza consentitami dalle cordiali mie relazioni con lui ho intrattenuto oggi Grey giusta ordini di V. E.

Mi ha risposto che: non aveva dato alcuna istruzione ed ignorava che Ammiragliato avesse rivolto nota domanda. Dall'ultimo colloquio con me nel

l'agosto (mio telegramma Gabinetto n. 322) (l) aveva pronunziato parola

• Dodecanneso • una volta sola ossia pochi giorni fa quando discutendo al Foreign Office di alcune questioni attinenti alle isole Egee egli spiegò che per esse intendeva soltanto isole occupate dalla Grecia e non Dodecanneso. Ad ogni modo sull'argomento mi darà una risposta più pre·cisa venerdì prossimo quando andrò a vederlo prima partire Roma.

Grey ha dichiarato categoricamente non vere le notizie della Frankfurten Zeitung di promesse del Dodecanneso alla Grecia. Circa risposta al Governo britannico Quella già data mi pare sufficiente. Circa Castellorizzo al pari tutte le altre questioni relative alla eredità della Turchia riterrei preferibile [parlare] prima con V. E. alla mia prossima venuta.

(l) -Vedi D. 216. (2) -Vedi D. 215.
229

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1565/64. Sofia, [17] novembre 1914, ore ... (per. ore 16 del 18).

Presidente Consiglio Ministri, cui ho chiesto se avesse notizie della campagna di alcuni giornali italiani per una intesa dell'Italia cogli Stati balcanici neutrali, mi disse che in un telegramma gliene aveva accennato Rizov (il quale, aggiunse, ama i grandi progetti), che la cosa è certamente simpatica ma che non essendovi un piano concreto e non conoscendo le intenzioni del Governo italiano non poteva dirmi nulla al riguardo.

Presidente mi dichiarò che era più che mai fermo nel concetto che· la Bulgaria dovesse mantenere una stretta neutralità resistendo a qualsiasi pressione o lusinga. Disse che la neutralità è la condizione che può maggiormente giovare alla Bulgaria in quanto non è un fatto negativo ma una manifestazione decisa di volontà e al momento opportuno Bulgaria ne dovrà essere ricompensata. Perciò Governo bulgaro se dovesse prendere misure militari prenderebbe soltanto quelle necessarie per respingere qualsiasi attacco e manterrà la pace finché non sia da altri turbata. • Radoslavov, soggiunse egli, non farà mai un colpo di testa come ha fatto Danev l'anno scorso •. In quest'ordine dl idee, come Bulgaria tiene essere in buoni rapporti con tutti gli Stati belligeranti e neutrali, così tiene mantenerli tali anche con gli Stati balcanici neutrali Romania e Grecia.

Presidente mi confermò che le relazioni colla Turchia sono buone: non

teme nulla da essa né crede che la guerra santa possa avere influenza sui

musulmani della vecchia e della nuova Bulgaria ma non si dissimula che

nella Turchia stessa possano scoppiare disordini e sopratutto massacri di

cristiani.

Non si mostrò molto fiducioso dei successi militari turchi ed ebbe dubbi

sull'esito dell'azione turca in Egitto pur ammettendo che la provocata agita

zione panislamica possa creare preoccupazioni all'Inghilterra e alla Francia c forse anche all'Italia, anzi non nascose il suo scetticismo sulle assicurazioni turche all'Italia nei riguardi della Libia.

Accennando all'avanzata degli austriaci in Serbia, Presidente Consiglio aggiunse che essa è QUi accolta con la più grande soddisfazione ma che se anche austriaci giungessero fino alla frontiera bulgara, Governo bulgaro non modificherebbe sua attitudine neutrale come non la modificherebbe se· russi andassero a combattere in Tracia rispettando il territorio bulgaro. E non parve escludere quest'ultima eventualità ammettendo egli stesso che • i russi vanno lentamente ma vanno lontano •.

Nel fare l'elogio dell'azione militare russa si mostrò altrettanto ammirato dello sforzo dell'esercito tedesco che ha salvato esercito austriaco ed aggiunse che sul teatro occidentale tedeschi sarebbero in condizioni favorevoli.

(l) Vedi serie V, vol. l, D. 474.

230

IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. POSTA 11427/1101. Durazzo, 17 novembre 1914 (per. il 20).

Telegramma di V. E. n. 6388 del 2 novembre (1).

Per poter rispondere esaurientemente alla domanda di V. E. sarebbe necessario conoscere i telegrammi cui allude il Duca d'Avarna nel testo del telegramma comunicatomi da V. E.

Per quanto concerne l'azione austriaca in Albania in genere e le prove di un'ingerenza di agenti austriaci a danno dell'Albania e contrariamente agli accordi itala-austriaci, mi basta citare pochi fatti più recenti pienamente comprovati:

l. Lo sbarco di armi e munizioni fatto per mezzo del vapore • Andrassy • a Medua e l'intervento di vari ufficiali austriaci nei tentativi d'incursione contro i Serbo-Montenegrini. Contro QUesti fatti il R. Governo ebbe già occasione di richiamare l'attenzione del Governo di Vienna; questo diede una risposta evasiva e poco persuasiva, che solo V. E. può vagliare per trarne le conclusioni del caso.

2. La propaganda esercitata subdolamente ·contro Essad specialmente per far disertare i suoi armati. Nei telegrammi nn. 1038 e 1040 del 2 Novembre (2) ho accennato al fatto che furono arrestati alcuni dibrani col denaro in mano al momento in cui uscivano da questo Consolato austro-ungarico. Ma non credo che di Questo si possa fare oggetto di speciale osservazione a Vienna ove si potrebbe sempre rispondere che non si può tener conto delle prove prodotte dalla gente di Essad.

3. La partecipazione di vari agenti, stipendiati dall'Austria, alla organizzazione di una forza armata destinata ad attaccare i serbo-montenegrinì. Questo fatto è pienamente comprovato dai documenti sequestrati a Scutari, donde risulta la diretta responsabilità del delegato alla C.I.C., Signor Kral, e del Signor Halla, d'accordo con Hassan bey ed altri. (Vedi mio rapporto n. 388 del 31 ottobre n.s.) (1). Il sequestro d·i questa cOTri:sp<>ndenza deve avere prodotto una certa impressione a Vienna, poiché il Console di Francia a Scutari ha informato poco fa questo Ministro di Francia che il Governo Austro-Ungarico avrebbe delìberato di non far più ritornare il Signor Kral in Albania, per evitare reclami da parte dell'Italia.

Giova notare che l'atteggiamento austriaco a nostro riguardo è singolarmente mutato dal momento in cui la Turchia è entrata in guerra. Gli ufficiali austriaci sono stati quasi tutti ritiram dall'Albania settentrionale. Un ultimo gruppo di circa 16 Ufficiali, travestiti da preti, è partito circa 20 giorni fa dopo l'insuccesso del loro tentativo. Sembrerebbe che siano stati ritirati pure gli ufficiali di cui f,a paro,1a n R. Console in Uscub nel suo raprporto 17 ottobre n. 100 (1). Anche il Ministro di Serbia mi conferma questo ritiro, salvo che per un ufficiale superiore ammalato nella Malissia Mirdita, vicino al territorio degli Hassi e forse per uno o due altri ufficiali subalterni che si nasconderebbero.

Ora l'Austria ha sposato in Albania la causa ottomana al punto di scontentare gli stessi suoi protetti cattolici che protestano per il fatto che l'Austria vorrebbe abbandonare la bandiera albanese per la bandiera turca. La tattica austriaca fa dunque figurare gli emissari ed ufficiali Giovani Turchi che predicano la cooperazione di tutti gli albanesi a favore della Turchia e della sua alleata l'Austria.

Da ciò risulta un movimento che spesso diventa anche anti-italiano appunto perché l'Italia passa per essere contraria ai progetti d'invasione della Se·rbia. L'esistenza di questa alleanza di interessi austro-turchi è confermata anche dai rapporti della R. Ambasciata in Cospoli e specialmente nel rapporto n. 873 in data 5 ottobre u.s. (l) donde risulterebbe che ill. Comitato giovane turco albanese di Costantinopoli sarebbe stipendiato da quell'Ambasciata Austro-Ungarica e sarebbe il vero istigatore di tutto il movimento contro Essad e contro la Triplice Intesa. I Giovani Turchi certamente combattono anche i nostri interessi per quanto lo facciano con la cautela imposta loro dalla situazione internazionale e probabilmente dai consigli della stessa Austria-Ungheria.

Entro (!uesti limiti e con queste riserve si può prestar fede alle dichiarazioni fatte a S. E. Avarna a tenore delle quali la politica austro-ungarica non mirerebbe a fare intrighi in Albania o a sollevare complicazioni ma desidererebbe invece procedere di pieno accordo con noi al mantenimento della tranquillità in Albania e dei deliberati di Londra, evitando tutto ciò che potesse urtare la nostra suscettibilità. È chiaro che l'Austria non si guasterà con l'Italia per l'Albania nelle attuali sue critiche condizioni (2).

(l) -Vedi D. 179, nota 2. (2) -Vedi DD. 112 e 113. (l) -Non pubblicato. (2) -Non risulta che Sonnino abbia fatto la confutazione per la quale aveva chiesto elementi ad Aliotti.
231

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1568/390. Londra, 18 novembre 1914, ore 10,31 (per. ore 3,40 del 19).

Persona ordinariamente bene informata e appartenente Foreign Office mi diceva ieri che ricominciano a correre voci per quanto vaghe e non controllabili, di tendenze austriache a pace separata. Queste tendenze sarebbero efficacemente caldeggiate da alcuni elementi alta aristo•crazia unghesere ostentanti grande simpatia per Inghilterra. Interlocutore aggiunse aver motivo di credere che alcuni aristocratici ungheresi s.i sono recati o stiano per recarsi a Pietroburgo per tastare il terreno col proposito di venire più tardi anche qui. Egli non seppe dirmi però se trattative vagheggiate da questi emissari contemplano pace con la duplice Monarchia o soltanto con l'Ungheria qualora si decidesse a separarsi dall'Austria. Quanto precede credo doveroso informarne V. E. ad ogni buon fine senza però garantire in alcun modo fondamento informazione che forse Carlotti potrebbe controllare.

Benckendorff che ha parenti in Austria e Germania mi diceva giorni sono ritenere in Austria regnare vivissima irritazione contro tedeschi. Questa impressione era in sostanza condivisa pure da Tyrrell, il quale però non considera probabile Austria si decida a pace per conto suo. A suo parere· i soli personaggi aventi autorità necessaria per imporla eventualmente (la triade Tisza, Conrad, Forgach) sono appunto quelli che legati alla Germania e suggestionati da Berlino hanno imbarcato Monarchia in questa terribile avventura e che sarebbero fatti segno indignazione generale in caso di pace separata e pertanto di constatati insuccessi loro politica personale.

Mancando elementi di giudizio riferisco a titolo di semplice informazione (1).

232

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1566/106. Pietrogrado, 18 novembre 1914, ore 14,04 (per. ore 22,20).

Telegramma di V. E. n. 1174 (2). Non risulta che Germania abbia iniziato in qualsivoglia modo aperture di pace con Russia.

e 262.

Qui è del resto universale convinzione che Germania non farà aperture di pace se non costrettavi dalle circostanze e che è tuttora ben lontano il momento in cui f!Ueste si verificheranno. Altrimenti si pensa invece dell'Austria.

Granduca Nicola Michailovitch, reduce con l'Imperatore dai teatri delle recenti battaglie, mi ha espresso previsione che guerra con Germania sarà di lunga durata e la più micidiale di quante ne abbia registrato la Storia. Quanto all'Austria egli non ha formulato apprezzamenti ma dal suo linguaggio ho potuto argomentare che egli non escludeva possibilità cessazione guerra in epoca meno remota.

Ma anche per una pace austro-russa si possono fare presunzioni, ma mancano fino ad ora positivi elementi per accreditarne la voce che però continua ad essere diffusa.

(l) Nel ritrasmettere questo telegramma a Carlotti e Avarna con t. gab. 1180 del 19 novembre, ore 11,20. Sonnino aggiungeva le seguenti istruzioni • Prego V.E. comunicarmi su quanto precede sue informazioni e suo pensiero vigilando e riferendomi su qualsiasi fatto o indizio in proposito.. Per le risposte, vedi rispettivamente DD. 261

(2) Vedi D. 216.

233

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1567/391. Londra, 18 novembre 1914, ore 15,50 (per. ore 21,40).

Telegramma di V. E. gab. n. 1168 (1).

Durante il collo(!uio di ieri credetti bene nella forma e con intonazione prescrittami da V. E. parlare a Grey bene rilevando che questione romana per noi non esiste. È una questione puramente interna italiana nella quale, come non l'ammisero i nostri maggiori da 44 anni, così siamo irrevocabilmente decisi a non ammettere nemmeno noi alcuna ingerenza straniera.

Grey prese nota osservando non aveva alcuna notizia che della cosa si fosse recentemente discorso. E difatti qui nessun giornale dei principali da me quotidianamente letti ha fatto alcuna menzione dei piani attribuiti alla Santa Sede di risollevare <!Uestione romana nel futuro Congresso della pace, del quale del resto parmi siamo ora purtroppo ancora lontani.

234

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AL MINISTRO DELLE COLONIE, MARTINI, E ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI

T. GAB. 1177. Roma, 18 novembre 1914, ore 16.

Questo Ambasciatore di Turchia durante un colloquio avuto con me ieri (2) si dichiarò pronto a qualunque negoziato tra la Turchia e l'Italia, e cw m relazione a quanto io gli avevo accennato 1'11 scorso (3) intorno alle questioni

rimaste sospese a Losanna sulla sudditanza e rappresentanza dei libici allo estero.

Naby bey mi disse di avere avvertito a Costantinopoli della opportunità di richiamare El Baruni dalla Cirenaica. Assicurò che ci saremmo presto convinti della serietà degli sforzi fatti dal Governo del Sultano per evitarci qualunque noia in Albania o in Cirenaica e per distogliere il Senussi dal molestarci. Che non era la vera Guerra Santa quella proclamata dal Sultano, poiché la Guerra Santa si applicherebbe egualmente contro tutti i cristiani, mentre questa era ristretta alle sole Potenze nemiche. Osservai che le manifestazioni sul tipo dell'intervista tra lo Sceik-ul-islam ed un corrispondente del Berliner Tagblatt non erano fatte per restringere l'azione della Gue~ra Santa proclamata, bensì per allargarla.

(l) -Vedi D. 200. (2) -Vedi SoNNINO, Diario, vol. II (1914-1916), a cura di P. Pastorelli, Bari, Laterza, 1972, pp. 29-30. (3) -Vedi D. 186.
235

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, BOLLATI, A LONDRA, IMPERIALI, A MADRID, BONIN, A VIENNA, AVARNA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A BORDEAUX, RUSPOLI

T. GAB. S. 1178. Roma. 18 novembre 1914, ore 18.

Faccio seguito al telegramma n. 1168 (1).

In un recente colloquio con questo Ambasciatore di Germania (2) accennai alle voci. mantenute vive dalla stampa, che si agitasse presso il Vaticano la questione dell'ammissione di un Rappresentante del Papa nella futura Conferenza per la pace al termine della presente guerra. L'Italia non potrebbe che opporsi ad una tale ammissione, così come si oppose alla proposta analoga in occasione della Conferenza dell'Aja. Il Governo non potrebbe non considerare ogni passo fatto in questo senso, e tanto più ogni impegno che si prendesse dai terzi, come un atto poco amichevole. L'impressione che desterebbe nell'opinione pubblica in Italia qualunque notizia simile sarebbe funesta, e produrrebbe una forte agitazione contro qualunque Ministero che non vi si opponesse risolutamente; con che non si poteva che facilitare l'avvento di un Governo con programma più acceso in fatto di politica ecclesiastica come di politica estera.

Tanto mi pregio comunicarle per sua notizia ed eventuale norma di linguaggio, per prevenire qualsiasi malinteso pur sempre evitando qualunque segno di preoccupazione (3).

(l) -Vedi D. 200. (2) -Vedi SONNINO, Diario, cit., pp. 28-29. (3) -Risposte dirette o indirette a questo telegramma si trovano ai DD. 250, 275, 322, 327, 345, 362 e 403. Nessuna risposta pervenne invece da Avarna.
236

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI

T. GAB. s. 1179. Roma, 18 novembre 1914, ore 21.45.

Riservatissimo per Lei soto (1).

Nel penultimo ricevimento diplomatico, in data 10 corrente (2), questo ambasciatore di Germania mi ha letto un documento in cui il ministro Jagow mi salutava personalmente, e poi chiedeva se non mi pareva che si potesse considerare l'eventualità, dalla Germania vagheggiata, che col prolungarsi della guerra l'Italia avesse un giorno ad unire la sua azione a quella degli alleati trentennali, entrando in campo.

La Germania si rendeva ragione dei motivi che avevano determinato la nostra neutralità all'inizio della guerra. La Germania si sarebbe adoperata presso l'Austria per eventuali concessioni da farsi all'Italia pel Trentino; e nel regolamento della pace gli interessi dell'Italia sarebbero stati considerati così nei Balcani, in caso di modificazioni delle condizioni attuali, come in Africa. Un intervento dell'Italia nella guerra avrebbe consolidata l'alleanza del passato e pel futuro.

Flotow mi pregava di parlargli francamente, dicendo che non si trattava di un passo ufficiale. Che l'Ambasciatore d'Austria non ne sapeva nulla.

Risposi che mentre ritenevo che all'inizio della guerra un bel gesto dell'Austria avrebbe potuto rendere possibile anche trattative in questo senso, oggi l'opinione pubblica in Italia era ostensibilmente contraria ad ogni partecipazione alla guerra a fianco dei vecchi alleati, e che ritenevo più utile, nello stesso fine di mantenere la neutralità attuale, di non mettersi oggi sul terreno indicato.

Non esservi inconvenienti che la Germania per suo conto tastasse le disposizioni dell'Austria ad eventuali concessioni; ma per parte mia non potevo dare alcuna assicurazione al riguardo. Ci tenevamo strettamente sul terreno della neutralità vigile; e, preoccupato com'ero dei pericoli che derivavano per noi dell'entrata della Turchia nella guerra, raccomandavo alla Germania e all'Austria di vigilare a prevenire le questioni e gli incidenti che malauguratamente potessero sorgere da quella parte.

Flotow mi ringraziò della mia franchezza, e disse che quanto alla Turchia essa dava ogni maggiore assicurazione di non volerei dare alcuna noia, ma anzi di volerei agevolare presso il Senussi; egli escludeva che i recenti conflitti in Libia potessero essere dipendenti dalla entrata in guerra della Turchia.

In un successivo colloquio avuto ieri con Flotow (3) questi mi ha letto un documento venutogli da Berlino, in cui vengono esposti tutti i vantaggi e svantaggi che potrebbero derivare all'Italia da una partecipazione alla guerra, nei due supposti di mettersi con i vecchi alleati, oppure con la Triplice Intesa.

Si argomentava che nel primo caso con una spedizione di forze anche non ingenti in Savoia, attualmente sguarnita di truppe, si costringerebbe la Francia a togliere uomini dall'attuale teatro della guerra, con che sarebbe certa la sua pronta sconfitta, dando modo ai tedeschi di volgere tutto lo sforzo contro la Russia.

Alla chiusa l'Italia potrebbe aspirare a grossi vantaggi, come la Savoia, Nizza, Corsica e Tunisi. I pericoli intanto sarebbero minimi. Le due flotte italiana e austriaca potevano tenere testa a quelle ridotte della Francia e dell'Inghilterra nel Mediterraneo, i porti essendo protetti dagli ottimi nostri sottomarini.

Si riconosceva che l'opinione pubblica in Italia mal consentirebbe un'azione militare in aiuto dell'Austria; ma ciò non si richiederebbe nemmeno.

Nel supposto invece di una partecipazione dell'Italia alla guerra a fianco della Triplice Intesa non potrebbe sperare che nell'acquisto del Trentino, e nel Mediterraneo resterebbe schiacciata dal prepotere degli inglesi e dei francesi.

Si amplificavano tutti i vantaggi diretti e indiretti del primo supposto e gli svantaggi del secondo.

Ho risposto ripetendo all'incirca le cose già dette il 10 corrente, cioè che non potevo considerare l'ipotesi dell'entrata in guerra n è a sostegno dell'Austria, nè contro la Francia; l'opinione pubblica non consentirlo oggi mai più. Che la migliore via era quella di conservare ~a neutralità.

Flotow riconosceva tutte le difficoltà della situazione nostra interna. Si mostrava quasi seccato che questi ripetuti tentativi del suo Governo si facessero sempre per il tramite d'i lui Flotow.

Flotow osservava poi che non era concepibile che facendo noi tante spese per armare, non si volesse poi pretendere a qualche risultato utile; onde la spinta ad entrare nella lotta.

Risposi che l'armare era una necessità per tutti ancorché neutri; che era la condizione per poter essere rispettati da tutti e per mantenere una neutralità vigilante; che il fatto che si stava armando esercitava anzi un effetto calmante nell'opinione pubblica, rassicurandola sulla tutela degl'interessi nazionali.

Quanto precede per esclusiva sua conoscenza personale (1).

(l) -Si riferisce. pur senza citarlo. al D. 191. (2) -SoNNmo, Diario, cit., pp. 24-25. (3) -Vedi ivi, pp. 28-29.
237

IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. u. R. 11385/1103. Durazzo, 18 novembre 1914, ore 22,25 (per. ore 2,10 del 19 ).

Questo Incaricato d'Affari di Bulgaria ha informato oggi Essad che suo Governo avrebbe intenzione intimare, quanto prima, sgombero linea confine Macedonia che era stato convenuto nel trattato lega balcanica che precedette

guerra contro Turchia. Rappresentante bulgaro si sarebbe espresso in termini da far intendere cosa come decisa e quasi imminente come se Governo Sofia volesse profittare attuall difficoHà Serb~a per volgersi contro Triplice Intesa. Bulgaria sarebbe disposta se mai, fare fronte anche alla Grecia. Trasmetto queste notizie con ogni riserva intorno vero movente che ha ispirato rappresentante Bulgaria, per Quanto egli vanti aver agito con conoscenza suo Governo (1).

(l) Per la risposta di Bollati vedi D. 243.

238

IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11384/1105. Durazzo, 18 novembre 1914, ore 22,25 (per. ore 2,10 del 19).

È stato proclamato oggi stato d'assedio a Tirana. Truppe Essad hanno avuto ordine circondare città ove probabilmente saranno arrestati principali agitatori che cercavano fomentare per attaccare Serbia in aiuto Turchia e Austria. Assembramenti armati ad Elbassan sono stati dispersi e 12 notabili di quella città vengono a Durazzo per fare atto di sottomissione probabilmente anche per dare schiarimenti circa recenti incidenti e domandare forse liberazione Kiamil Pascià.

239

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1569/134. Vienna, 18 novembre 1914. ore 23,03 (per. ore 3 del 19).

Telegramma di V. E. gabinetto segreto n. 1169/46 (2).

Ho avuto ieri ed oggi due lunghi colloQui col conte Monts. Essendo legato a lui da antica amicizia fin da ~uando eravamo cui colleghi or fa 20 anni, egli mi ha parlato colla maggiore franchezza in via però personale.

Mi ha confermato innanzi tutto Quanto Bollati riferl a V. E. circa il suo viaggio a Vienna, rilevando che esso era destinato non solo completare l'azione di questo ambasciatore di Germania ma a rendersi conto anche personalmente della situazione, conferendo coi vari Ministri e le principali personalità politiche. Ed egli aveva già potuto constatare che le informazioni trasmesse al riguardo dal conte Tschirschky, alle quali però a Berlino non si prestava intera fede, corrispondevano del tutto alla realtà.

Circa gli scopi del suo viaggio a Vienna mi ha detto di aver potuto constatare i grandi preparativi che qui si facevano per rendere le condizioni militari della Monarchia migliori e che un nuovo esercito di 300.000 uomini si stava ora organizzando e sarebbe stato pronto a marciare al principio del prossimo anno.

Dopo di che si sarebbe posto mano all'organizzazione di un altro esercito. Quanto alla concentrazione nel Comando germanico della direzione delle operazioni militari egli non avrebbe potuto adoperars'i perché ciò si ,effettuasse giacché i corpi d'esercito germanico che combattevano validamente con quelli austro-ungarici erano di gran lunga inferiori a questi, per cui la direzione generale non poteva naturalmente che continuare a rimanere nelle mani dell'arciduca Federico.

Quanto all'azione da esercitarsi dai due alleati in Bulgaria e più particolarmente in Romania per lo scopo indicato nel telegramma suddetto essa era già stata svolta da più tempo dal Governo I. e R. e qui non si dubitava che quegli Stati avrebbero persistito a mantenere salda almeno per parte loro la loro neutralità.

A tale proposito mi ha riferito ~he Beldiman, Ministro di Romania a Berlino, ritornato da qualche tempo al suo posto e che aveva visto prima partire per Vienna avevalo assicurato che Re Ferdinando quantunque meno intelligente del suo predecessore, era però più fermo di lui nel voler mantenere la neutralità e che a torto si attribuivano sentimenti russofili alla Regina Maria che per contro divideva interamente le opinioni del marito. E nell'accennare poi alla azione militare attuale dell'Austria-Ungheria in Serbia ha rilevato che essa avrebbe potuto avere a suo parere grande importanza perché se le truppe I. e R. riuscissero a infliggere nuove e gravi sconfitte a quelle serbe ciò avrebbe potuto indurre forse la Bulgaria e la Romania a partecipare al conflitto a fianco degli Imperi centrali dando così agio all'Austria-Ungheria di trovarsi in comunicazione diretta colla Turchia.

Monts mi ha informato quindi che aveva già veduto Berchtold e Forgach e che nelle conversazioni avute con loro essi si erano dimostrati animati dalle migliori disposizioni verso l'Italia ed espresse la speranza che allo stato attuale delle cose il R. Governo avrebbe continuato a mantenere ferma la neutralità fino alla fine della guerra. Ma in QUelle conversazioni non si era trattato degli interessi riguardanti l'Italia o di altre questioni attinenti al nostro paese nè di una eventuale cessione del Trentino nel caso di una nostra partecipazione effettiva alla guerra a fianco degli alleati. La questione era per se stessa trop. po delicata perché potesse permettersi di toccarla direttamente con Berchtold e essa poi era di competenza esclusiva dell'Imperatore. Ma aveva potuto convincersi che non si sarebbe (lui disposti a fare una simile cessione. Una delle ragioni per cui vi si era opposti era il timore che il malcontento che essa avrebbe provocato tra le popolazioni del Tirolo settentrionale potesse fare sorgere tra loro un irredentismo germanico da attrarle verso la Baviera da cui dipendevano i loro commerci. D'altra parte l'Imperatore era assolutamente contrario a quella cessione, avrebbe piuttosto abdicato che consentirvi. Certo Austria-Ungheria non avrebbe potuto cedere il Trentina all'Itailia quale ri

compensa del mantenimento della sua neutralità sino alla fine della guerra. Ma se l'Italia avesse spontaneamente partecipato alla guerra con tutte le sue forze militari e navali a lato dei suoi alleati, non era da escludersi in modo assoluto che alla conclusione della pace, ove essa fosse stata vittoriosa quella cessione avesse potuto essere forse effettuata in compenso degli acquisti territoriali che la Monarchia avrebbe fatto nei Balcani.

E ha aggiunto che poteva assicurarmi che in tal caso la Germania si sarebbe adoperata col maggiore impegno possibile perché l'Imperatore si inducesse a consentire a tale cessione, ma mi ha fatto intendere che non credeva che si potesse parlare, prima che la nostra partecipazione effettiva alla guerra avesse avuto luogo, come di una condizione per questa partecipazione e finché la pace non fosse conclusa, di previa assicurazione segreta o di previo impegno da parte dell'Austria-Ungheria per quella cessione.

E Questa ove avesse potuto realmente effettuarsi avrebbe rappresentato il compenso che ci spettava in virtù dell'art. 7 del trattato di alleanza qualora Austria-Ungheria avesse fatto acquisti territoriali nei Balcani.

Ho creduto ricordare a questo proposito al conte Monts quanto Bollati avevagli fatto già rilevare circa le disposizioni della nostra opinione pubblica rispetto ad un nostro eventuale intervento alla guerra a fianco degli alleati e circa il fermo proposito del R. Governo di mantenere la neutralità a meno che interessi vitali dell'Italia fossero lesi o manomessi.

Nel corso della conversazione Monts mi ha detto poi che riteneva che non fosse neppure da escludere in modo assoluto che ove la Romania avesse preso parte alla guerra insieme agli Imperi centrali, l'Imperatore si fosse deciso forse ad accordarle alla conclusione della pace qualche rettifica di frontiera dalla parte della Bucovina che era abitata da popolazione romena.

Nell'accennare all'atteggiamento dell'Italia verso la Germania egli ha lamentato gli ostacoli che da noi si frapponevano all'importazione nell'Impero di alcuni articoli che gli erano necessari fra cui la lana. Ma ha aggiunto che nella presa di Anversa eransi trovate tali quantità di lana da bastare ai bisogni della Germania la quale aveva potuto anzi cederne una parte all'AustriaUngheria.

Mi ha informato quindi di avere già conferito con vari uomini politici fra cui il Signor Baernreither e che si disponeva a conferire con il Bilinski Ministro delle Finanze comune e con il Presidente del Consiglio Stiirgickh e avrebbe lasciato Vienna fra due o tre giorni. Non era sua intenzione recarsi a Budapest perché avrebbe veduto il Tisza in Vienna ove era aspettato oggi.

Per ultimo il conte di Monts mi ha detto che a Berlino non si era sod

disfatti dell'opera del Signor Flotow e che egli sarebbe stato in breve sostituito

dal Biilow al quale sarebbe stata affidata una missione straordinaria durante

il periodo della guerra.

A quanto gli risultava il Biilow che era molto ambizioso e desideroso da più tempo di prendere di nuovo parte attiva alla politica avrebbe egli stesso manifestato il desiderio di essere nominato Ambasciatore di Germania presso

S. M. il Re.

Le cose dettemi dal conte di Monts circa le disposizioni dell'imperatore Francesco Giuseppe e del Governo I. e R. rispetto ad una eventuale cessione del Trentino all'Italia confermano pienamente quanto ebbi a riferire al compianto marchese di San Giuliano con la mia anteriore corrispondenza telegrafica e specialmente con i miei telegrammi di Gabinetto n. 97 e 108 (1), nonché le previsioni da me fatte nella mia lettera particolare al ministro Guicciardini in data 2 marzo 1910 (2).

(l) -Ritrasmesso a Sofia con t. 6554 del 20 novembre, ore 1,30. (2) -Vedi D. 191, nota l.
240

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, MANZONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (3)

APPUNTO. (4). Roma, 18 novembre 1914.

La delimitazione del confine tra possedimenti italiani e francesi doveva iniziarsi nel prossimo dicembre.

Scoppiata la guerra, la Francia ha domandato il rinvio di questi lavori.

Sono a delimitarsi i confini a sud di Gadames.

La situazione esistente è determinata:

l) dalla nostra adesione all'accordo franco-inglese del 1899, al quale è annessa una carta geografica con descrizione sommaria dei confini del Vilayet di Tripoli e del Mutessariflik di Bengasi;

2) dalle dichiarazioni fatte alle Camere francesi da S. E. Delcassé il 21 gennaio 1902; 3) dalle dichiarazioni alle Camere italiane fatte da S. E. Prinetti il 14 dicembre 1901; 4) dalle dichiarazioni alle Camere Italiane fatte da S. E. il Conte Guicciardini il 14 febbraio 1910.

In complesso la Francia ha riconosciuto che il tracciato descritto nell'accordo del 1899 costituiva fino al 16° parallelo nord la frontiera de' possedimenti anglo-francesi e da quel punto al nord, la zona di massima espansione dell'influenza francese. La Francia riconobbe pure la necessità di non intralciare le linee carovaniere della Tripolitania e della Cirenaica verso il Sud.

Data questa situazione si sostengono due tesi:

gli uni affermano che noi non possiamo pretendere di considerare territori libici che quelli strettamente inclusi nel tracciato sommario della Tripolitania e della Cirenaica descritta nella carta annessa alla Convenzione anglofrancese del 1899;

gli altri ragionano come segue: la Francia ha detto che la linea anglofrancese del 1899 rappresenta il suo eventuale massimo di espansione: la Turchia ha fin dal 1890 e poi nel 1899 rinnovato proteste dichiarando che quella linea invadeva territori ottomani: la Francia per proprio conto ha iniziato l'occupazione effettiva di quel territorio; la Turchia, in molto minor scala, ha fatto altrettanto per alcuni punti (Gianet, Bihua, etc. etc.) che più le interessavano: -prima che questi due processi di occupazione fossero compiuti, è venuta la guerra libica e l'Italia si è sostituita alla Turchia: dunque se la Francia non ha compiuta la sua espansione la zona da essa ancora inoccupata può essere discussa. Ora, le parti di questa zona che a noi più premono sono i due cunei rientranti in Tripolitania tra Gadames e Ghat e tra Ghat e Tummo: specie il primo, perché in esso passano importanti linee carovaniere colleganti Gadames e Ghat. Per questo motivo e per le assicurazioni date da Delcassé circa le linee carovaniere, noi dobbiamo tentare tutto il possibile, e possiamo fondatamente farlo, per assicurarci, in territorio nostro, le comunicazioni carovaniere tra Gadames e Ghat, e le comunicazioni tra Ghat e Tummo. Le prime sono indispensabili; le seconde, meno, perché anche ammesso che Quel tratto di confine rimanga come descritto nella carta del 1899, le due località resterebbero assai agevolmente collegate dalla linea interna di carovana: ment1·e per Gadames-Ghat sarebbe tutto il contrario.

L'ufficio sostiene decisamente la seconda tesi.

(l) -Vedi serie V, vol. I, DD. 11 e 212. (2) -Nel ritrasmettere questo telegramma dalle parole • Monts mi ha informato • alle parole • avere fatto acquisti territoriali nei Balcani • a Bollati con t. gab. 1183 del 20 novembre, ore 11, Sonnino aggiungeva le seguenti istruzioni: • Sarò grato a V.E. se oltre a scopi e risultati missione Tisza al Quartiere Generale germanico, vorrà riferirmi quanto risulterà costà circa risultati missione Monts a Vienna •. Per la risposta vedi D. 266. (3) -Da Archivio Sonnino, Montespertoli. (4) -L'appunto è intitolato • Confini della Libia •.
241

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1573/65. Sofia, 19 novembre 1914, ore 12,20 (per. ore 19).

Telegramma di V. E. Gabinetto Segreto n. 1176 (1).

Ritengo che l'Italia abbia sommo interesse, sopratutto nei riguardi della Romania e della Bulgaria, che sembrano Stati destinati ad avere un grande avvenire, di non suscitare sospetti volendo esercitare pressione su di essi a favore dell'uno piuttosto che dell'altro.

Approvo quindi opinione di Fasciotti per quanto concerne Romania e condivido pure suo avviso che soltanto nel caso che noi pensassimo di uscire dalla neutralità potremmo iniziare un'azione per accontentare le aspirazioni della Bulgaria sulla Dobrugia poiché il sacrificio chiesto alla Romania avrebbe adeguati compensi nei territori che verrebbe ad acquistare. D'altra parte in questo momento Bulgaria, secondo le dichiarazioni di Radoslavov (2), dice volere rimanere assolutamente neutrale e nemmeno voler entrare in discussione su eventuali compensi. Siccome per noi è sommamente opportuno in

ogni caso che Bulgaria e Romania siano in buoni rapporti e che mentre Bulgaria abbia dimenticato le umiliazioni e i danni sofferti lo scorso anno per opera della Romania, questa d'altra parte abbia ad abbandonare la sua politica sospettosa, giusta istruzioni di V. E. continuerò ad adoperarmi per migliorare i rapporti bulgaro-romeni non solo adoperandomi presso questo Governo ma anche presso mio collega Romania che da quando ha fatto ritorno a Sofia si mantiene, conformemente alle istruzioni di Bratianu, in stretto contatto con me (1).

(l) -Vedi D. 221. (2) -Vedi D. 229.
242

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1571/66. Sofia, 19 novembre 1914, ore 11 (per. ore 15).

Questo Ministro di Russia ha confidato a persona di mia fiducia che e·gli non ha alcuna illusione sulla resistenza serba che per forza delle cose è destinata ad infrangersi di fronte a~le fo!l"ze preponderanti austriache.

Nei riguardi di una possibile occupazione della Macedonia da parte della Bulgaria idea personale del Ministro di Russia, espressa però confidenzialmente (all'infuori dell'attitudine che potrà assumere Governo russo) sarebbe che dato che Austria fosse completamente vittoriosa in Serbia, qualora Bulgaria procedesse all'occupazione territoriale a danno della Serbia, potrebbe anche non essere considerata dalla TripLice Intesa come un casus belli (2).

243

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1570/148. Berlino, 19 novembre 1914, ore 14,45 (per. ore 18).

Telegramma di V. E. gabinetto n. 1179 (3).

Ringrazio l'E. V. di avermi informato circa le sue ultime conversazioni con codesto ambasciatore di Germania e mi compiaccio di ·constatare come le risposte da V. E. dategli concordassero tanto nella sostanza quanto nella forma [con] le dichiarazioni da me fatte a Zimmermann. Poiché Flotow ha torto di ritenere che questo tentativo del suo Governo sia fatto sempre per il tramite di lui: anche presso di me furono più volte rinnovate come ho riferito a

V. E. nel mio .teiegramma n. 145 (4). Zimmermann mi aveva anzi qualche

{l) Ritrasmesso a Bucarest con t. gab. 1185 del 20 novembre, ore 19.

18 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

giorno prima data lettura del dispaccio che si proponeva di inviare a Flotow ed io ne aveva sconsigliato l'invio considerandolo come inutile ed inopportuno (1). Egli parve dapprima accettare il mio consiglio ma poi volle in ogni modo inviare il dispaccio che è precisamente quello stato comunicato da Flotow nel suo colloquio con V. E.

(2) Vedi SONNINO, Diario, p. 34.

(3) -Vedi D. 236. (4) -Vedi D. 191.
244

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11402/1006. Berlino, 19 novembre 1914, ore 14,45 (per. ore 18,50).

Telegramma di V. E. n. 6511 (2).

Quanto ha potuto [riferire] Ca11lotti drca relaZiioni fra truppe russe e austro-ungariche sul campo di battaglia mi è stato anche qui confermato da ufficiali austriaci e ungheresi di passaggio e reduci dal teatro della guerra che rilevavano la mancanza di astio e di accanimento fra i due eserciti combattenti in Galizia.

Quanto alla tensione nei rapporti fra truppe tedesche ed austriache osservo che qui si dice la stessa cosa per rapporto fra truppe francesi ed inglesi i cui prigionieri debbono essere tenuti separati, mentre gli uni e gli altri considerano come la peggior punizione essere messi insieme con i russi a cagione del loro incredibile sudiciume. Più di queste voci difficilmente controllabili mi sembra abbiano importanza quelle che persistono circa i pretesi dissensi fra comando superiore tedesco ed austriaco a cui si riferiva evidentemente tanto il viaggio del conte De Monts a Vienna e Budapest, del quale era menzione nel mio telegramma Gab. 145 (3), quanto attuale viaggio del conte Tisza al quartiere generale germanico, sul quale procurerò assumere informazioni (4).

245

IL MINISTRO AD ATENE, DE BOSDARI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11405/465. Atene, 19 novembre 1914, ore 17,30 (per. ore 18,30).

Recatomi stamane salutare Venizelos prima della mia partenza pel breve congedo concessomi da V. E. egli mi ha detto Bulgaria non aveva ancora mobilizzato e che quindi non vi erano motivi per la Grecia di urgenti preoccu

pazioni. Se Bulgaria mobilizzerà Grecia farà altrettanto e prenderà consiglio dalle circostanze. Assai più che dì pericoli bulgari, Venìzelos mi si è dimostrato preoccupato dell'avanzata Austria-Ungheria in Serbia e mi ha detto tutte le proteste e dichiarazioni del Governo austro-ungarico e di questo ministro d'Austria-Ungheria non hanno mai tolto dall'animo suo il sospetto che lo scopo finale e reale di tutta l'azione austro-ungarica sia Salonicco. In tal caso egli non vede che cosa potrà fare Grecia. Ad ogni modo sue parole mi hanno persuaso che non esiste ancora un piano concretato di difesa dietro offese in simile caso, piano che, naturalmente nello stesso senso efficace, dovrebbe coinvolgere l'azione della Triplice Intesa. Probabilmente come in altri casi anche per la questione di Salonicco azione della Triplice Intesa sarà lenta ed irresoluta e non prenderà una determinazione che a cose compiute.

(l) -Vedi D. 185. (2) -Vedi D. 218, nota. (3) -Vedi D. 191. (4) -In risposta Sonnino telegrafava (t. gab. 1183) chiedendo che Bollati gli riferisse, • oltre scopi e risultati missione Tisza al quartiere generale germanico • , anche • circa risultati missione Monts a Vienna • e gli ritrasmetteva il T. 1569/134 di Avarna, pubblicato al D. 239.
246

L'AMBASCIATORE A TOKIO, GUICCIOLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11411 (1). Tokio, 19 novembre 1914, ore 19,45 (per. ore 22).

Rispondo telegramma di V. E. n. 6462 (2).

Ho motivo di credere soluzione qualsiasi eventuale questione fra gli Stati Uniti America del Nord e Giappone Tiguardante Statu qua Pacifico venga rimandata guerra finita.

247

IL MINISTRO DELLA MARINA, VIALE, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (3)

L.R.P. 1124. Roma, 19 novembre 1914.

Come risulta a codesto Ministero, in seguito agli accordi confidenziali intervenuti nel periodo aprile-giugno dell'anno corrente tra i Ministri degli Affari Esteri e della Marina allora in carica, al Barone Lazzarini venne affidata la missione di riferire in merito alla questione del Dodecanneso, ed in special modo sulla convenienza di creare interessi Italiani in quelle isole ed assicurarci la possibilità di erigervi, al caso, depositi di carbone.

Con lettera del 18 giugno codesto Ministero concretò le modalità da osservare per la missione del Lazzarini, il quale la eseguì tra il 30 giugno ed il 24 luglio, dietro istruzioni dategli da questo Ministero, presentando poscia la sua relazione.

Tale relazione considera tutta intera la questione del Dodecanneso sia dal punto di vista economico e commerciale che da quello militare.

Le conclusioni alle quali egli viene sull'importanza militare delle diverse isole sono generalmente esatte. Brevemente riassunte, esse portano a stabilire che soltanto la catena insulare Cos-Patmos, nel suo complesso (Cos, Cappari, Ca1imno, Leros, Lipos, Patmos, colle minori Levita e Candeliusa), presenta caratteri tali da permettervi di ,crearvi eventualmente una buona base navale. Per la sua giacitura geografica, sia rispetto all'Egeo in generale, sia rispetto all'Anatolia, essa può dominare efficacemente il mare circostante ed estendere la propria influenza tanto sull'Anatolia, che sta di fronte a Levante, quanto sulle altre isole dell'Arcipelago che la circondano dalle altre parti. In questa sua situazione geografica consiste il suo valore strategico. Inoltre la disposizione delle varie isole che la compongono, lo sviluppo e la conformazione costiera delle medesime, i buoni porti che vi si trovano, i canali che intercedono fra le isole stesse, tutti liberamente praticabili, conferiscono alla catena notevoli caratteri tattici. Non è esagerato il paragone che il relatore ne fa con una parte della catena insulare Dalmata. Come questa rispetto al mare Adriatico e alla costa della Dalmazia, quella rispetto all'Arcipelago e alla costa dell'Asia Minore, può offrire a navi e siluranti buoni rifugi e ampia possibilità di manovrare, all'occorrenza, per linee interne, sia verso Levante, che verso Ponente.

Di tutte le altre isole non è il caso di parlare da questo punto di vista: la sola che sarebbe discutibile è Stampalia; ma gli scarsi suoi pregi militari, specialmente tattici -del resto già ben noti -non sono tali che valga la pena di occuparsene.

Il Lazzarini giustamente insiste nel dire che il valore militare della catena Cos-Patmos sussiste soltanto quando la si consideri nel suo insieme, non già .:>olo in qualche sua parte. Prudenza vuole che si preveda il caso che qualche altra Potenza, vedendo un giorno l'Italia stabilirsi comunque in Egeo, sia pure con un semplice deposito di carbone, procuri di neutralizzarne l'azione, stabilendosi a sua volta in qualche altro punto convenientemente scelto.

Possedere adunque una sola di queste isole -la migliore delle quali, sotto qualsiasi punto di vista, sarebbe in ogni caso Leros, al centro della catena -e crearvi una stazione navale, non significherebbe possedere un valore militare sicuro e inalterabile. Forse un giorno quella stazione navale diventerebbe una sentinella Italiana in mezzo a sentinelle straniere poste a sorvegliarla. A questo proposito, il Lazzarini molto opportunamente rileva i caratteri orografici di Calimno, tali da conferirle un dominio su Leros, almeno per mezzo di stazioni di vedetta.

Su questo punto dunque, egli assennatamente conclude che, se si dovesse un giorno determinare un minimo di isole da conservare in possesso dell'Italia, per gli scopi suoi politico-militari, questo minimo è rappresentato dall'intera catena Cos-Patmos. Cos, la più fertile del Dodecanneso, con Leros, anch'essa in buone condizioni di produttività, conferiscono, poi, alla catena un valore economico che non bisogna trascurare, perché sarà sempre complemento utile di quello militare.

Il Lazzarini tocca anche la questione politica della conservazione di alcune delle isole all'Italia e fa considerazioni in proposito che hanno un certo valore. Esula dalla competenza di questo ministero l'entrare in merito: basterà esprimere il parere che la supposizione da lui fatta di potere vantaggiosamente mercanteggiare -come egli dice -alcune delle rimanenti isole, parte con la Turchia (Nisero, Piscopi); parte con la Grecia (StampaL~a, Scarpanto, Caso), conservando all'Italia, oltre la catena Cos-Patmos, anche Rodi, sia molto da mettersi in dubbio. Se il principio informativo della soluzione ultima de] problema politico del Dodecanneso dev'essere quello di procurarci soltanto una buona posizione militare stabile in Egeo, bisogna tendere a conservare la catena Cos-Patmos, disposti anche ad abbandonare, se occorresse, tutte le altre isole, Rodi compresa. Ma se oltre la ragione militare, si voglia tenere in buon conto anche quelle di carattere economico .e sentimentale, che più particolarmente riguardano Rodi, è molto dubbio che si possa riuscire ad una soluzione conveniente, proponendosi di mercanteggiare, come suggerirebbe il Lazzarini. In questo caso è da ritenersi che la sola soluzione possibile sarebbe quella di conservare tutta la catena da Rodi a Patmos abbandonando le altre isole, cioè Stampalia, Caso e Scarpanto, che non hanno valore né militare né economico.

L'abbandono di Nisero e Piscopi creerebbe nella catena Rodi-Patmos una soluzione di continuità dalla quale certo non ci potrebbe venire che danno.

Rodi, poi, in se stessa e relativamente alla costa d'Asia, e, più in particolare, alla regione di Adalia, dove si vengono creando interessi italiani, ha troppo valore perché si possa rinunziarvi senz'altro.

Oltre la relazione generale sulla missione, il Lazzarini ha presentato quattro formule, che egli chiama • contratti provvisori condizionati •, con le quali, in realtà, egli ha soltanto stipulato, ed in modo imperfetto, dei compromessi per affitto o subaffitto di alcuni terreni limitrofi al mare, nei porti di Partheni e di Laki (Leros).

A parte la contestazione già sollevata dal Monastero di Patmos, a proposito del contratto n. l, nella sua qualità di proprietario del terreno che. con quel contratto, l'attuale affittuario si dichiara disposto a cederci in subaffitto (veggasi in proposito la lettera del Ministero della Guerra n. 18188 del l o ottobre e allegato), questi compromessi mancano di qualsiasi indicazione relativa alla durata della loro validità. Ciò significa che una decisione da parte del R. Governo dovrebbe essere sollecita, sia che si voglia addivenire alla stipulazione di contratti definitivi, sia che si preferisca disdirli in tutto

o in parte. Un indugio prolungato sembrerebbe perkoloso, potendo dar !luogo a conflitti che bisognerebbe scongiurare :in modo assoluto.

Ciò in riguardo alla forma di queste trattative preliminari. In quanto alla sostanza, in ogni caso sarebbe opportuno assicurarsi, per ora, l'affitto dei terreni proposti, specialmente in vista della esiguità dei canoni annuali (in complesso 410 lire) salvo a vedere in seguito, quando la questione generale delle isole potrà essere definita, che cosa convenga di farne. E in questo concetto, anche a riguardo delle cave di pozzolana di Calimno, delle quali si tratta particolarmente nella lettera 31433 di codesto Ministero degli Esteri in data 5 giugno u.s., converrebbe incoraggiare la • Società Commerciale Industriale e Finanziaria • a non abbandonare la questione. Forse sarebbe anche il caso di acquistarle senz'altro, se la Società non si decidesse a farlo, visto che la spesa sarebbe assai tenue (15.000 ldve). Se anche la pozzolana non serve più per lavori portuari, potrà sempre servire per opere edilizie ed altve costruzioni in muratura che si dovessero fare in seguito: non sarà dunque un valore perduto; e in ogni caso sarà sempre ricuperabile mediante rivendita.

In quanto poi all'isola di Carada (Arconnesos) nella baia di Budrum della quale sono oggetto alcuni appunti speciali a seguito della relazione, e la lettera di codesto Ministero n. 32 dell'll lugliio u.s. (con allegati), non si ritiene sia il caso di acquistarla, anche se il prezzo rimanesse contenuto nei limiti preveduti (fra 70 e 100 mila lire). L'isola non fa parte del Dodecanneso; è una dipendenza immediata della costa d'Anatolia, dalla quale è dominata; non ha porti; non offre risorse economiche di nessun genere; non ha alcun valore militare. Essa non sarebbe sotto alcuna forma, sottoposta a controllo politico italiano, il Governo, acquistandola, non vi prenderebbe posizione giuridica diversa da Quella d'un qualsiasi altro privato acquirente, e il suo possesso rimarrebbe sempre soggetto alla [e.gge comune ottomana, specialmente ora che la Turchia ha abolito il regime delle Capitolazioni.

(l) -Manca il numero di protocollo particolare. (2) -Vedi D. 211. (3) -Da Archivio Sonnino, Montespertoli.
248

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. R. 11430/107 GAB. (1). Pietrogrado, 20 novembre 1914, ore 1,33 (per. ore 13,10).

Ministro di Serbia è stato ricevuto ieri in udienza da S. M. l'Imperatore. Egli mi ha detto di avere esposto a Sua Maestà la critica condizione dell'esercito serbo che dopo 4 mesi di eroica lotta si trova ora di fronte a sette corpi d'esercito austriaci ed impegnato in una nuova campagna che esso sosterrà con indomita energia, ma in cui sarebbe in giuoco l'esistenza stessa del paese. Egli ha poi fatto appello alla generosità del Sovrano per invocare il soccorso militare e diplomatico della Russia.

A quanto confidenzialmente mi ha riferito Spalaicovic, lo Zar, visibilmente commosso della tragica situazione della Serbia, gli avrebbe rivolto parole di conforto e lo avrebbe assicurato che Russia non tollererà mai che Serbia sia schiacciata. Sua Maestà avrebbe poi fatto patente allusione ad una azione militare che Russia intraprenderà per ostacolare avanzata austriaca in Serbia nonché ad uffici che Governo imperiale interporrà presso altri Governi perché contribuiscano allo stesso scopo, nel quale coincidono loro rispettivi interessi.

Ministro di Serbia non mi ha detto di aver intrattenuto Zar della questione dei compensi alla Bulgaria ma da altra persona sua amica ho appreso

grammi ordinari in arrivo.

egli ne ha parlato nel senso che Serbia non può attualmente fare cessioni territom le quali demoralizzerebbero l'esercito ,ed il Paese e deve dservarne la trattazione a quando, finita guerra, si potrà misurare l'estensione degli acquisti che meriteranno i suoi enormi sacrifici.

Ministro Serbia avrebbe sostenuto che nel momento presente le difficoltà principali in cui versa Serbia le provengono politicamente dalle pretensioni della Bulgaria in Macedonia e militarmente dalla scarsità delle munizioni. La persona suddetta ignorava, a suo dire, l'accoglienza fatta da Zar a quelle dichiarazioni.

Ministro Serbia mi ha detto constargli che Bulgaria è disposta assicurare Romania che manterrebbe neutralità nel caso in cui essa entrasse in azione. Ma da questa Legazione di Romania mi è stato affermato che Bulgaria non manifesta punto siffatta disposizione.

(l) Partito come telegramma di gabinetto è stato protocollato nella serie dei tele

249

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1575/205. Bucarest, 20 novembre 1914, ore 14,10 (per. ore 19).

Bratianu che ho pregato di farsi interprete presso Re Ferdinando dei sentimenti manifestati da V. E. nel telegramma n. 1172 (1), assicura di essere più che mai deciso a tenersi unito a noi. Egli ringrazia pure vivamente dell'assicurazione da me datagli a nome dell'E. V. circa comunicazione di notizie intorno situazione internazionale.

Ho chiesto a Bratianu se egli aveva dato notizie al Re Ferdinando del nostro accordo ed egli mi ha risposto che attende prima occasione per farlo. Il R. Governo non deve però preoccuparsi di questo ritardo dipendente dalla delicata situazione in cui Bratianu si trova avendo concluso accordo mentre era sul trono Re Carlo, il quale lo ha sempre ignorato. Confermo che il nuovo Re, anche se lo volesse il che tutt'altro che certo, non è in grado opporsi alle eventuali decisioni del suo Governo quando queste fo:;sero conformi alle aspirazioni nazionali.

250

L'AMBASCIATORE A MADRID, BONIN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1576/12. Madrid, 20 novembre 1914, ore 16,45 (per. ore 22,20).

Ringrazio V. E. del telegramma Gabinetto n. 1168 e 1178 (2). Fino ad ora questa stampa non si occupò dell'argomento né Ministro di Stato mi

(l} Vedi D. 210.

disse più nulla in proposito, oltre le parole già da me riferite ·con il ~rapporto

n. 238 (l) alle quali non mi sembra dover dare molta importanza. Non credo questo Governo desideri prendere iniziativa sul delicato argomento, ma è da ritenere che, ove qualche grande Potenza si adoperasse a fare ammette·re Santa Sede alla Conferenza, quell'azione sarebbe qui accettata, probabilmente appoggiata, sopratutto se, in quel momento si trovassero tuttora al potere i conservatori.

Credo non mi convenga, per ora almeno, toccare per il primo questo argomento ciò potendo apparire segno di preoccupazione, ma avrò cura, ove se ne presenti l'occasione, di manifestare chiaramente modo di vedere del Governo del Re.

(2) Vedi DD. 200 e 235.

251

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1577/206. Bucarest, 20 novembre 1914, ore 18,30 (per. ore 0,20 del 21).

Mi sono adoperato presso Bratianu secondo le istruzioni contenute nel telegramma di V. E. 1167 (2). Egli mi ha detto di essere convinto quanto noi della necessità di buoni rapporti tra la Romania e la Bulgaria e ciò non solo per considerazioni d'ordine militare in relazione alle presenti circostanz.e ma anche in vista dell'avvenire non potendo ammettere che Romania e Bulgaria siano continuamente in contrasto. Egli mi ha lasciato intendere che al momento opportuno si adatterà anche a fare sacrifici necessari per giungere ad uno stabile accordo. Da altra fonte sono informato che questi sacrifici consisterebbero nella cessione di Dobric e Balcik alla quale Bratianu si è ormai lasciato persuadere.

Bratianu ha poi osservato che la difficoltà non sta in una intesa romenobulgara ma nelle relazioni tra Bulgaria da una parte e Serbia dall'altra con Grecia. Egli ha caldamente consigliato alla Serbia di adattarsi alle pretese bulgare ma considera che le più grandi difficoltà vengono dalla Grecia la quale reputando inevitabile un conflitto colla Bulgaria preferisce che esso si verifichi ora quando spera trascinarvi oltre Serbia anche Romania che non più tardi, quando Grecia si troverebbe isolata.

Bratianu scrive oggi stesso a Venizelos e gli fa scrivere da Take Jonescu per ottenere che la Grecia faccia alla Bulgaria le concessioni necessarie, ma nessuno dei due ha fiducia nell'esito di questo loro passo.

Bratianu è preoccupatissimo per le cattive notizie qui giunte intorno condizioni esercito serbo che non è più in grado opporre una seria resistenza. Pasic infatti ha telegrafato a questo Ministro di Serbia che se austro-ungarici arrivassero a Kragujewaz esercito serbo non potrebbe più resistere. Bratianu

si rende conto perfettamente che lo schiacciamento della Serbia significherebbe immediata entrata in azione della Bulgaria ed il conseguente isolamento della Romania. Egli lasciò intendere di reputare ormai inevitabile entrata in guerra della Romania ma vorrebbe rinviarla di qualche tempo. Ha però aggiunto esplicitamente che il contegno dell'Italia avrebbe per lui una importanza decisiva.

Ministro delle Finanze Costinescu è venuto a dirmi di considerare fatale agli interessi dell'Italia e della Romania schiacciamento della Serbia e riteneva perciò indispensabile la sollecita e contemporanea entrata in campagna dei due eserciti e mi ha chiesto di comunicarlo all'E. V. Ho risposto che le mie istruzioni rimangono ferme per la neutralità e che in ogni modo avrei atteso le comunicazioni che avesse eventualmente creduto di darmi al riguardo Bratianu.

Sono d'altra parte indirettamente e confidenzialmente informato che Bratianu avrebbe consentito all'invio di autorevoli emissari a Londra, Parigi, Pietrogrado e Roma allo scopo di agire sull'opinione pubblica ed intavolare trattative eventuali. Non so se Bratianu sappia egli stesso esattamente quello che questi emissari dovrebbero fare ma coloro che l'hanno determinato a ciò sono partigiani della guerra prima che sia schiacciata Serbia. Per Londra si parla di Take-Jonescu, per Pietrogrado dell'ex Ministro Stellian, per Parigi di Giorgio Diamandy che fu costì, di alcuni professori della Facoltà di Medicina e del deputato Procopin Direttore dell'Indépendance Roumaine e presidente del Sindacato della Stampa. Per Roma non si è presa alcuna decisione ma si parla del Padre Lucaci noto sacerdote romeno inviato della Transilvania che dovrebbe agire sugli ambienti clericali e del Senatore ed ex diplomattico a Roma e Parigi, Arge,toianu per la stampa liberale.

Prego di considerare tutto quanto precede come assolutamente segre,to (1).

(l) -Non rintracciato. (2) -Vedi D. 198.
252

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11455/1439. Vienna, 20 novembre 1914, ore 19,45 (per. ore 1 del 21).

Teilegramma di V. E. 6511 (2). Qu~ non si è mai avuto verso la Russia un astio paragonabile per esempio a quello esistente fra tedeschi e inglesi. Si è considerato sino dall'inizio della guerra la lotta presente come l'epilogo di un lungo processo politico che deve condurre ad eliminare dai Balcani l'influenza russa oppure quella austro-ungarica e si ritiene quindi che guerra

• Quanto precede per sua notizia personale e per opportune riservate indagini del caso •. Per la risposta di Cucchi vedi D. 284. Le risposte di Imperiali, Carlotti, Ruspoli e De Bostdari non risultano pervenute.

non potrà finire che colla soluzione definitiva di tale questione. Per ciò che concerne la tensione delle relazioni fra le truppe germaniche ed austroungariche è assai difficile esprimere un giudizio categorico in proposito data la riservatezza colla quale è qui trattato questo argomento. Io noto che generale Auffenberg non volle più tenere il Comando di un esercito allorché i tedeschi, a quanto qui si afferma, avrebbero chiesto ed ottenuto, dopo le due battaglie di Lemberg sfavorevoli agli austro-ungarici, di avere essi stessi la direzione delle operazioni degli eserciti alleati contro la Russia. Può quindi darsi che nelle sfere militari anche altri condividano il pensiero di Auffenberg. Non si può negare però che nell'opinione pubblica austro-ungarica e specialmente nella popolazione viennese, mentre esistono [dubbi] sui generali austroungarici e sul successo finale delle truppe austro-ungariche si ha invece una fiducia illimitata nei Comandanti e nell'esercito tedesco. Quest'ultima constatazione è stata fatta ieri l'altro dallo stesso Fo·rgach in una conversazione privata con una persona di mia fiducia che me l'ha riferita. Forgach avrebbe aggiunto che gli riusciva pertanto tanto più strana la lettura di un telegramma dell'Agenzia Wolff che riproduceva notizie sparse nei paesi nemici e neutri tendenti ad accreditare la voce di malcontento esistente in Austria-Ungheria contro la Germania. Che Germania cerchi dal canto suo di usare ogni riguardo verso l'Austria-Ungheria, specialmente nelle apparenze esteriori risulterebbe anche dalle cose dettemi dal Conte Monts (mio telegramma Gabinetto n. 134) (l) circa il Comando delle truppe austro-ungariche tedesche operanti contro Russia che egli mi assicurò essere tuttora affidate all'Arciduca Federico mentre in realtà chi dirige le operazioni in quel settore sarebbero i tedeschi e più precisamente il generale Hidenburg. Però non sarebbe certo da escludere che possano essere sorti dissidi fra soldati germanici e austroungarici sopratutto se si tiene conto che la maggioranza fra questi ultimi appartiene a nazionalità non tedesca. E ciò non soltanto per la difficoltà di intendersi fra loro ma anche perché, come mi è stato detto dallo stesso conte Monts, mentre i soldati tedeschi, magiari, ruteni della Monarchia si sono battuti benissimo, quelli di nazionalità czeca non hanno dimostrato uguale valore.

(l) Questo telegramma fu ritrasmesso da Sonnino (T. gab. 1189 del 21 novembre 1914, ore 18,30) a Imperiali, Carlotti, Ruspoli, Cucchi e De Bosdari con la seguente postilla:

(2) Vedi D. 218, nota l.

253

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11457/68 GAB. (2). Sofia, 20 novembre 1914, ore 21 (per. ore l del 21).

Telegramma di V. E. 6554 (3). Il Segretario Generale Ministero degli affari esteri a cui ho chiesto confidenzialmente se l'Incaricato d'affari di Bulgaria a Durazzo avesse avuto occasione di fare qualche comunicazione ad Essad pascià,

(2} Questo programma partito come telegramma di gabinetto è stato protocollato nella serie ordinaria.

mi disse Incaricato d'affari Paulow ha avu1o autorizzazione pal'ltire da Durazzo dopo partenza principe Wied e deve trovarsi tuttora assente in quanto che giorni fa Rizov ha telegrafato a questo Ministero degli affari esteri chiedendo per Paulow autorizzazione ritornare Durazzo. In Durazzo è rimasto soltanto Segretario della Legazione al quale non sono state dirette comunicazioni di natura politica. Egli quindi non può avere espresso che il suo pensiero personale.

(l) Vedi D. 239.

(3) Vedi D. 237, nota 1.

254

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11461/1010. Berlino, 20 novembre 1914, ore 21,18 (per. ore 3 del 21).

Mi riferisco mio telegramma n. 1006 (1). Il conte Tisza giunto ieri mattina a Berlino e ripartito ieri sera per il quartiere generale germanico, ebbe nella giornata in presenza di questo ambasciatore d'Austria un lungo colloquio con Zimmermann. Ne fu precipuo oggetto, a ,quanto quest'ultimo mi disse stamane, la questione delle più adeguate concessioni ai rumeni d'Unghel'ia. Qui non si trovano sufficienti quelle che il Governo di Budapest si è già dichiarato ad accordare: si vo,rrebbero più larghe comprendenti fra 'le aLtre cose anche l'istituzione di un Ministro speciale per i romeni come già esiste per Croazia: si vorrebbero più sollecite e che fossero largite in forma solenne con un proclama per esempio dell'Imperatore e Re. Il conte Tisza oppose gravi obbiezioni fondate sulla situazione interna del Regno di Santo Stefano la cui compagine che ha per base la preponderanza magiara verrebbe ad essere fortemente scossa da siffatte concessioni ai romeni le quali sarebbero inevitabilmente invocate da altre nazionalità. Zimmermann replicò con le ragioni superiori di politica estera che imperiose esigono vengano date soddisfazioni a tutte le aspirazioni dei romeni d'Ungheria per togliere argomento e pretesti a tutti coloro fra i loro connazionali al di là della frontiera che vorrebbero spingere la Romania ad entrare in guerra contro l'Austria. Una intesa definitiva non poté essere stabilita; ma Zimmermann sperava che le ulteriori e più autorevoli insistenze che oggi sarebbero state fatte presso Tisza dall'Imperatore e dal Cancelliere avrebbero potuto vincere le ultime resistenze di lui. Nel colloquio si parlò anche dei dissensi che si manifestarono recentemente e l'ipetutamente nella direzione delle operazioni militari fra il Comando germanico ed i comandi austriaci riluttanti a sottomettersi al primo.

Zimmermann senza dirmelo apertamente, non mi dissimulò che dissensi si erano realmente prodotti. Soggiunse però che dopo queste ed altre leali reciproche spiegazioni, erano stati completamente appianati e che d'ora innanzi le operazioni militari avranno una direzione uniforme non occorre quale, a dissipare la penosa impressione che sembra persistere a Vienna ed a Budapest.

La Norddeutsche Altgemeine Zeitung ha pubblicato ieri sera un inno entusiastico per i successi austro-ungarici in Serbia e venne data qui la massima diffusione ad un'intervista della N eue Freie Presse ·col generale Hindeburg nella quale questi rende caloroso omaggio al valore ed alla capacità delle truppe austro-ungariche e si loda degli eccellenti rapporti che mantiene con i loro generali specialmente con Dankl (1).

(l) Vedi D. 244.

255

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1579/393. Londra, 20 novembre 1914, ore 23,28 (per. ore 11 del 21).

Mio telegramma gabinetto n. 389 (2).

Grey mi ha detto oggi che dopo il colloquio meco, aveva chiesto spiegazioni per sapere da chi emanavano istruzioni all'Ambasciatore a Roma di rivolgere nota domanda circa isole. In via strettamente confidenziale mi ha dato lettura comunicazione fattagli dal Capo Dipartimento orientale. Questi gli ha riferito che interrogato dall'Ammiragliato nell'intento eminentemente amichevole di evitare qualsiasi sgradito incidente con l'Italia a proposito isole da essa occupate, aveva considerato la cosa come semplice affare corrente e si era quindi creduto in grado di scrivere a Roma senza bisogno di chiedere speciali istruzioni. Grey ha osservato che da quanto precede appariva evidente domanda era innocente ed inspirata da intenzioni puramente amichevoli. Confermandomi poi quanto ebbe a dirmi martedì, ha aggiunto egli non avrebbe certamente iniziato alcuna conversazione con chicchessia a riguardo Dodecanneso senza consultare Governo di Sua Maestà. Di quanto precede è stato informato Rodd. Io lo ho ringraziato dicendogli che per la provata esperienza mia della perfetta sua rettitudine non avevo attribuito alcun fondamento alla notizia dei pretesi affidamenti dati alla Grecia. Gli ho tuttavia ricordato essere questa una questione molto delicata circa la quale l'opinione pubblica italiana per un motivo o per l'altro dimostra una particolare sensibilità, che come egli non ignora condivido personalmente anch'io. Gli ho pertanto manifestato mio rincrescimento per articolo odierno Morning Post sostenente, per quant~ con linguaggio perfettamente riguardoso, la tesi che l'Italia potrebbe molto facilitare intesa balcanica consentendo assegnazione alla Grecia dell'Epiro e Dodecanneso. Ha risposto Grey i giornali scrivono su molti argomenti sui quali farebbero meglio a tacere, e che alle divagazioni egli non può correre dietro. Del resto, ha osservato, altri giornali senza nemmeno darsi la pena di conoscere intenzione del Governo si sono affrettati a fare gli onori di Cipro. Sul rimanente dell'odierno colloquio avrò l'onore di riferire verbalmente a V. E. allorquando sarò ai suoi ordini a Roma. Parto domattina, costretto per mancanza coincidenza pernottare Parigi.

(l) -Ritrasmesso a Vienna e Bucarest con t. 6582 del 21 novembre, ore 18. (2) -Vedi D. 228.
256

IL CONSOLE GENERALE A BUDAPEST, MARTIN-FRANKLIN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

L. P. Budapest, 20 novembre 1914.

Ho molto esitato prima di prendermi la libertà d'indirizzare a V. E. una lettera privata, ma poi mi hanno inco•raggiato a far,lo due drcostanze: il ricordo della benevolenza cortese che Ella mi dimostrava in tempi ormai remoti nei quali avevo l'onore di vederla abbastanza spesso; e lo scrupolo di coscienza per cui credo che in tempi gravi come gli attuali è dovere di un agente allo estero di abbondare piuttosto che di mancare nel riferire ed informare.

Prego quindi V. E. di volermi permettere di riassumere brevemente quanto ebbi già occasione di scrivere al compianto Marchese di San Giuliano in lettere che V. E. non avrà certo avuto tempo ed occasione di leggere.

Anzitutto debbo dire a V. E. che se qui ci fu un certo malumore al principio della guerra pel nostro mancato concorso, questo malumore si dissipò rapidamente e non ve ne è più traccia. Certo a ciò ha contribuito il sollievo di vedere che la nostra neutralità non si mutava in ostilità. Ma è certo pure, come il Conte Tisza e questi uomini politici mi ripeterono cento volte, che è assurdo il credere che dopo questa guerra, l'Austria Ungheria, se fosse vincitrice, ci farebbe una guerra di punizione. Una guerra non si fa per un motivo simile: e, come mi disse il Conte Tisza, ancora meno si potrebbe fare dopo

dolorosi sacrtfici di una guerra come l'attuale.

Tutti gli uomini politici di Budapest sono stati concordi nel dirmi che vi è anzi ogni probabilità che dopo questa guerra migliorino i rapporti italaaustriaci, sia perché colla morte dell'Arciduca Francesco Ferdinando il pericolo d'influenze clericali anti italiane si può dire ridotto al nulla, sia perché l'attuale guerra porterà ad una democratizzazione politica, sia perché l'insuccesso della politica slavofila condurrà ad incoraggiare le altre nazionalità: tedesca, rumena, italiana, dove sono di fronte agli slavi.

Gli stessi uomini politici sono però stati egualmente unanimi nel farmi intravvedere, con ogni 11iguardo e delicatezza, che se noi attaccassimo la Monarchia, la guerra contro di noi sarebbe popolarissima e accanita, anche nell'Ungheria che rammenta l'antica tradizione di amicizia, perché saremmo considerati più o meno come dei traditori. Ammesso anche che la nostra impresa riuscisse dovremmo poi prepararci a difendere le nostre conquiste adriatiche in un'altra guerra inevitabile entro qualche anno; perché sia l'Austria-Ungheria, sia gli stati che le succederebbero in caso di catastrofe (Germania, Ungheria, Croazia, Serbia) sarebbero concordi nell'aspirare al mare, e si troverebbero naturalmente uniti verso di noi, che nessuno avremmo ad aiutarci il giorno che gli slavi fossero già stati accontentati nell'attuale guerra.

Il ragionamento mi pare meriti di essere preso in considerazione: esso non è cosa nuova e lo riporto per debito di coscienza.

Su un altro argomento debbo poi attirare l'attenzione dell'E. V.: sul grave malumore che produce l'attitudine della più gran parte della nostra stampa.

,,

Si lamenta che i nostri giornali mentre hanno colonne intere dei più straordinari eroismi francesi, raccolgono colla massima facilità le notizie più fantastiche di atrocità e persecuzioni in Germania ed Austria-Ungheria, le accuse più nere di barbarie, e le più infondate informazioni su sfaceli militari, politici ed economici. Debbo dire che queste lagnanze mi sembrano fondate. Ho letto nei giornali italiani, nel Corriere delLa Sera, nel Giornate d'ItaLia, delle notizie, delle corrispondenze sulla Ungheria, che mi hanno fatto sorridere e capisco abbiano indignato gli Ungheresi. Perché raccogliere qualsiasi fandonia dei giornali del Boulevard? Perché citare solo gli articoli inglesi e francesi anti-tedeschi e tacere accuratamente qualche articolo dello stesso Temps quando sia più equanime? A queste domande che mi vengono fatte, io non so che rispondere. È certo che derivano da questo due inconvenienti, due pericoli. Prima di tutto si creano in Italia impressioni ed apprezzamenti erronei, che potrebbero dar luogo a tremende disillw;ioni. lo credo mio stretto dovere segnalare che le forze militari, economiche e morali della Monarchia sono ancora molto maggiori di quello che la nostra stampa si affanna a riferire.

In secondo luogo si seminano germi di profonde ed insanabili diffidenze ed antipatie. Che questo sia esiziale se non si deve venire ad un conflitto diretto, lo vede ciascuno.

Ma io mi permetto di osservare rispettosamente che questa tendenza a trasformare la propaganda di amor patrio in propaganda di odio germano-austroungarico è sommamente pericolosa e dannosa anche pel caso che al conflitto si dovesse venire. Essa renderebbe infatti più difficile la scelta del momento e darebbe ad una nostra azione anziché il carattere di una legittima e nobile rivendicazione, una nota antipatica, che non sarebbe solo un danno morale.

Di più non bisogna trascurare di considerare una eventualità, remota è vero, ma pure non impossibile. Quella che verificandosi uno sfacelo della Monarchia, le nostre aspirazioni potessero essere soddisfatte in una qualche forma di accordo con la Germania e l'Ungheria. È facile vedere quanto l'antipatica campagna di stampa a base di odio renderebbe più difficiie una simile soluzione.

È superfluo poi mi fermi ad accennare i danni che questa campagna ci farà per l'avvenire della nostra emigrazione, dei nostri commerci ecc. negli Imperi centrali.

Io mi permetto quindi di segnalare rispettosamente a V. E. questa grave questione che minaccia mali a lunga scadenza assai maggiori di quanto non appaiono a prima vista, e ci prepara amari disinganni e disillusioni.

Io spero e mi auguro che il R. Governo qualche ·cosa potrà fare per mostrare questi pericoli ai nostri pubblicisti che hanno certo abbastanza patriottismo per rendersene conto.

Sarebbe già qualchecosa se si potesse ottenere che venisse qui in Budapest qualche bravo corrispondente, equilibrato e spassionato, che potesse illuminare un pò la nostra opinione pubblica sul vero stato delle cose. Io gli

potrei fin d'ora garantire la migliore e la più cordiale accoglienza sia da parte degli uomini politici che della stampa di Budapest. Voglia, Signor Ministro, perdonarmi questa lunga lettera.

257

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. R. 1578/108. Pietrogrado, 21 novembre 1914, ore 1,10 (per. ore 11,10).

Secondo informazioni che ho ragione di ritenere esatte, Bratianu avrebbe esposto a Porlevski quali obiezioni alla pronlta entrata in azione della Romania i gravi dubbi sull'atteggiamento che assumerebbe Bulgaria e la necessità di attendere arl'livo delle munizioni per lunga campagna ordinate :in Ame,rica. Alla prima di queste obiezioni Ministro di Russia e gli altri due Rappresentanti della Triplice Intesa si disporrebbero a rispondere, se già non lo hanno fatto, che Bulgaria non attaccherà Romania se questa entrerà in azione contro Austria. Siffatta comunicazione riposa, giusta mio interlocutore, su formale dichiarazione fatta in tal senso da Governo bulgaro al Ministro d'Inghilterra in Sofia.

Anche da altre fonti mi viene confermato che Governo romeno si dimostra in questi ultimi tempi meno categorico nel sostenere principio neutralità.

A mio avviso non vi ha dubbio che attuale seria minaccia austriaca d'invadere Serbia crei per la Romania situazione preoccupante. Nuova campagna austriaca mira oltre a rialzare prestigio delle armi ed a prendere pegno negoziabile contro previste esigenze territoriali della Russia anche ad arrestare velleità alcuni Stati Balcanici di schierarsi a fianco di questa ultima. Ove venisse fatto all'Austria-Ungheria d'impadronirsi della Serbia, ciò avrebbe per conseguenza :

l a di ridurre libertà d'azione Romania e di permettere all'Austria di concentrarvi maggior numero di forze contro eventuali operazioni romene in Transilvania;

2° di sopprimere unica linea di contatto romena-serba fra Verciorova e Nogotin, isolare Romania e comprimerla nella morsa bulgaro-ungherese;

3° di modificare l'equilibrio balcanico in favore Bulgaria che acquisterebbe per lo meno Macedonia e farebbe sentire peso della sua egemonia e delle sue rivendicazioni anche su Romania.

Siffatte prospettive non possono lasciare indifferente Governo romeno e mi sembrano [spiegare] a sufficienza le sue nuove esitazioni che qui vengono accolte come sintomo d'evoluzione verso sua entrata in azione (1).

{l) Ritrasmesso a Bordeaux, Londra e Bucarest con t. gab. 1188 del 21 novembre, ore 17.

258

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AI MINISTRI A BUCAREST, FASCIOTTI, A NISH, SQUITTI, E A SOFIA, CUCCHI, E ALL'INCARICATO D'AFFARI AD ATENE, MINISCALCHI

T. RR. 6574. Roma, 21 novembre 1914, ore 2.

R. ministro a Durazzo telegrafa (l) che rappresentante di Bulgaria ha proposto a Essad di cooperare contro Serbia in caso probabile ultimatum a Belgrado, facendo intravvedere aiuti militari e 1finanziari bulgari per ingrandimento Albania. Essad ha risposto voler mantenere neutralità e posizione Albania secondo deliberati Londra, affermando tuttavia suoi amichevoli sentimenti verso Bulgaria. Essad ha detto a Aliotti essere sua impressione che una mossa della Bulgaria sia imminente anche se Grecia vi si opponesse. Egli avrebbe avuto recentemente da parte bulgara rinnovata indiretta offerta armi per cooperare eventualmente guerra di bande contro Serbia. Egli evitò rispondere per non inimicarsi Potenze Triplice Intesa.

(Per Nish) Prego V. S. avvertire Pasic in via personale e confidenziale.

(Per gli altri) Prego telegrafarmi quanto Le risulti in proposito (2).

259

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1580/208. Bucarest, 21 novembre 1914, ore 14,10 (per. ore 16,50).

Mio telegramma Gabinetto Segreto n. 206 (3).

Mi viene assicurato che questo Ministro di Russia ha segnalato a Bratianu lo stato d'esaurimento della Serbia chiedendo, su formali istruzioni di Sazonov, che la Romania la soccorra in considerazione del fatto che, caduta la Serbia, la Romania rimarrebbe isolata senza possibilità di rifornirsi di armi e munizioni, medicinali e di quanto altro le occorrerebbe per l'entrata in azione prevista dall'accordo russo-romeno di cui al mio telegramma 166 (4).

Non è da escludere che la Russia faccia balenare agli occhi di Bratianu il pericolo che la Romania, se non entra in azione ora, si veda sfuggire per sempre la possibilità di avere la Transilvania e la Bucovina.

Questa minaccia potrebbe avere qui una certa presa perché corrono nuovamente e con insistenza voci di trattative tra i magiari e la Russia. Apprendo anzi che uno degli scopi dell'invio di emissari di cui al mio telegramma n. 206 sarebbe appunto quello di ostacolare e controbilanciare questa azione magiara che si eserciterebbe anche presso la Santa Sede.

Malgrado tutto ciò confermo che la Romania non accorrerà in soccorso della Serbia se non entreremo in pari tempo in azione anche noi. Dal mio lato ho qui ripetuto che rimaniamo neutrali.

(l) -T. 11385/1103 del 18 novembre e T. 11422/1108 del 19 novembre, non pubbhcati. (2) -Le risposte di Squitti e Cucchi sono pubblicate ai DD. 263 e 274; l'incaricato d'affari ad Atene Miniscalchi, rispose con T.r. 11586/470 del 23 novembre, non pubblicato, che il ministro di Serbia ad Atene non riteneva che Essad avrebbe accolto l'invito della Bulgaria. Fasciotti non risulta aver telegrafato. (3) -Vedi D. 251. (4) -Vedi serie V, vol. I, D. 9:::1.
260

IL MINISTRO A CETTIGNE, NEGROTTO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11513/216. Cettigne, 21 novembre 1914, ore 19 (per. ore 14,30 del 22).

Telegramma di V. E. n. 6470 (1). Mi sono espresso, oggi con questo Ministro degli Affari Esteri nel senso telegramma suddetto.

Plamenaz mi disse che sistematici atti di ostilità e la minaccia degli albanesi darebbero al Montenegro [oocasione] di considerare decadute le decisioni di Londra almeno per ciò che concerne neutralità Albania ma che tuttavia, sopratutto per deferenza verso l'Italia Governo montenegrino si asterrebbe dall'adottare provvedimenti contrari a quelle decisioni.

Aggiunse però che con oiò Montenegro non intende affatto di rinunciare ai suoi diritti su Scutari che le Potenze hanno implicitamente riconosciuti con la promessa, non mantenuta, di compensi finanziari.

Mi risulta da fonte attendibile che Re Nicola ha esercitato in proposito azione moderatrice su QUella parte che spingeva ad una diversiva verso Scutari.

A ciò non è stata in tutto e per tutto estranea necessità di non disperdere forze militari per la difesa frontiera di fronte a nuova attività dell'esercito tedesco.

261

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1582/109. Pietrogrado, 21 novembre 1914, ore 20,40 (per. ore 6,40 del 22).

Telegramma di V. E. n. 1180 (2).

Già in altri telegrammi dell'ultima Quindicina ho segnalato a V. E. voci correnti a Pietroburgo circa possibHità separata pace con Austria (3). Esse ebbero origini dalle disfatte dell'esercito austro-ungarico e dalle gravi scosse che suo organismo ha subito nonché dall'affluire di notizie sulla disagiata condizione della duplice Monarchia, sul malcontento che vi serpeggia contro tedeschi, sulla prospettiva intravedutavi di dover fare insieme con Turchia le spese della guerra se tempestivo arresto non prevenisse danni maggiori fra i quali la

19 -Documenti diplomatici -Serie V • Vol. II

perdita della Transilvania delle provincie italiane e della propria posizione nell'Adriatico.

Voci di possibile pace con sola Ungheria si sono diffuse in seguito ad accenni e voti manifestati in tal senso da notabili ungheresi fatti prigionieri fra i quali trovansi membri di quel patriziato e alcuni custodi cariche militari. È stato anche ricordato che nel decorso aprile alcuni giornali di Budapest e specialmente il portavoce del conte Karoly, intrapresero una focosa campagna antitriplicista e russofila che trovò qui eco di grande simpatia. L'ex ambasciatore Szapary parente del Karoly pur negando importanza del movimento non escludeva possibilità che una ventina di deputati condotti da Karoly venissero qui a visitare i loro colleghi della Duma. Quell'agitazione promossa dalle personali ambizioni di Karoly e dalla sua avversione per Tisza non ha avuto seguito e mi sembra dubbio possa risorgere ora mentre in luogo di competizioni personali sono in giuoco vitali interessi Ungheria. Può il magiarismo conciliarsi col principio delle nazionalità proclamate dal generalismo russo? E quale sorte sarebbe riservata all'isolare magiari se rimanessero alla mercè della Russia fra una Romania e una Serbia ostili? Qui naturalmente tali considerazioni furono taciute e si rievocò soltanto il ricordo dell'agitazione russofila di Budapest nonché dell'atteggiamento di indipendenza da Vienna che Ungheria affetta constantemente per poter così meglio accreditare le voci accennate. Queste però non hanno fino ad ora altre basi.

Quanto ad una separata pace con Austria-Ungheria tutto si riduce fino ad ora alle presunzioni su riferite contro le quali sta però l'indiscutibile constatazione di Tyrrell. Ad esse aggiungerei l'osservazione da me fatta in altre occasioni che cioè il sopravvento morale politico e militare della Germania sulla Austria paralizzerebbe la volontà recalcitrante, quando pure esistesse, del Governo di Vienna, e che alla triade Tisza Conrad ·e Forgach non si vede quali uomini di mente e di carattere potrebbero oggi dirimere e trovare ascolto presso vecchia Monarchia per un radicale mutamento di rotta nella politica estera ed interna dell'Austria-Ungheria.

Ciò nonostante poiché l'aggravarsi della situazione potrebbe costringere la duplice Monarchia a provvedere comunque ai casi propri, sarà pure sempre opportuno sorvegliare ogni indizio della presunta sua tendenza ad una separata pace con Russia.

(l) -Vedi D. 214. (2) -Vedi D. 231, nota. (3) -Vedi D. 232.
262

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1581/135. Vienna, 21 novembre 1914, ore 22,25 (per. ore 3,25 del 22).

Telegramma di V. E. gabinetto segreto n. 1180 (1). Non esiste in questo momento alcun indizio da cui si possa arguire l'esi· stenza di una tendenza alla pace nel Governo I. e R. o nell'opinione pubblica in

generale. E a questo proposito non posso che riferirmi ai miei telegrammi gabinetto n. 126 (l) e 132 (2).

Non è da escludere però che vi siano persone, sia nell'alta aristocrazia che nel ceto commerciale ed industriale che desiderino vedere conclusa la pace a causa del disagio economico che si fa sentire nella Monarchia in seguito allo stato di guerra.

E mi risulta infatti che un membro dell'alta aristocrazia polacca che occupa una delle pl'incipali cariche della Corte I. e R. avrebbe manifestato pubblicamente sentimenti favorevoli alla pace, ma questi non avrebbero trovato alcun eco e sarebbero anzi aspramente condannati.

Per quanto concerne l'alta aristocrazia ungherese non mi risulta che vi sia alcun elemento che caldeggi la tendenza suddetta e che membri di quella aristocrazia si siano o contino recarsi per tastare il terreno a Pietroburgo e quindi a Londra: è da rilevare anzi che la guerra attuale ha fatto sparire completamente gli antagonismi che esistevano per l'innanzi fra le due parti della Monarchia. E fra le varie nazionalità onde questa si compone si può dire che la magiara sia quella che segua con maggiore ardore la guerra.

Circa l'idea di una pace separata dell'Ungheria qualora essa si decidesse a separarsi dall'Austria, essa non può essere stata concepita che da chi non conosce i rapporti esistenti attualmente fra le due parti della Monarchia ed i sentimenti da cui sono animati le popolazioni della Monarchia. In Ungheria infatti non possono più ignorarsi le gravi conseguenze che potrebbero derivare per il suo avvenire ove si separasse in questo momento dall'Austria, colla quale essa desidera combattere contro la Russia perché riconosce che aspirazioni di questa Potenza col minacciare esistenza della Monarchia minacciano esistenza sua propria.

Per ciò che riguarda poi irritazione viva che esisterebbe in Austria-Ungheria contro tedeschi mi riferisco mio telegramma di ieri 1439 (3). In conclusione è convinzione generale di questi circoli politici, divisa da quelli ungheresi, che un:ione Austria-Ungheria e Germania, se era prima necessaria per tutela dei loro interessi reciproci di fronte alle potenze della Triplice Intesa, sia divenuta ora indispensabile per difesa della loro esistenza minacciata dal conflitto attuale.

Del resto i recenti viaggi del conte di Monts a Vienna e del Tisza al quartiere generale tedesco dimostrano come voci riferite nel telegramma suddetto non abbiano per il momento almeno alcun fondamento (4).

(l) Vedi D. 231, nota.

(l) -Vedi serie V. vol. I, D. 673. (2) -Vedi D. 149. (3) -Vedi D. 252. (4) -Sullo stesso argomento, il 22 novembre, ore 12,20, Avarna trasmetteva il seguentetelegramma del console generale a Budapest (T. gab. 1584/1447): • Mi riferisco telegrammadi V.E. Gabinetto n. 1180. Non ho avuto alcun sentore qui delle tendenze a concludere la pace caldeggiata da membri alta aristocrazia ungherese delle quali sarebbero corse voci a Londra. Tutto al più si può notare che comincia una impressione che guerra non potrà durare indefinitamente per esempio più di un anno senza gravissime conseguenze economiche. Ma questo sentimento apparisce più nelle sfere commerciali e popolari. L'alta aristocrazia ungherese non ha per l'Inghilterra che una simpatia di natura mondana e sportiva non dissimile dalla anglomania di quasi tutte le aristocrazie compresi i figli dell'Imperatore di Germania. Ed in questo momento essa l'ostenta anzi molto più contro Inghilterra che contro Francia. La voce di viaggio a Pietroburgo si riferisce probabilmente a quella che Conte Michele Karoly voleva fare prima della guerra e al quale sino d'allora rinunziò. Quanto alle relazioni tra Ungheria e Austria esse non sono mai state cosi cordiali ed intime come adesso, giacché, come ho ripetuto più volte, Ungheria considera la guerra attuale una lotta nazionale magiara contro slavismo •.
263

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI SONNINO

T. 11520/69 GAB. (1). Sofia, 21 novembre 1914, ore 23,40 (per. ore 15 del 22).

Telegramma di V. E. n. 6574 (2).

Da quanto mi disse ieri Segretario Generale Ministero affari esteri (mio telegramma n. 68) (3) dovrei supporre che le trattative con Essad pascià sarebbero state suggerite al Rappresentante bulgaro a Durazzo da qualche alta personalità e non per il tramite di questo Ministero degli affari esteri. Come ho riferito nella mia corrispondenza telegrafica, mentre Governo bulgaro ha sempre dichiarato in ogni circostanza suo fermo proposito mantenere stretta neutralità, una forte corrente di questa opinione pubblica, sempre più eccitata contro la Serbia dalle persecuzioni verso i bulgari della Macedonia serba (abilmente sfruttata dalla stampa locale austrofila e per ragioni sentimentali rilevata anche dalla stampa degli altri partiti, il russofilo compreso) fin dall'inizio delle ostilità ha rivendicato Macedonia per la Bulgaria. Ma un'azione

o diretta o indiretta della Bulgaria in Macedonia fu finora fantasia perché Governo si è preoccupato principalmente del veto della Russia ad un'azione che toccasse Serbia e pertanto si è mantenuta neutralità, malgrado che il partito stambulovista, di cui gli elementi più attivi sono i macedoni, abbia continuato lavorare d'accordo coll'Austria per una realizzazione immediata delle sue aspirazioni macedoni.

Governo bulgaro dopo la sconfitta serba di Valievo ha riconosciuto in un comunicato ufficiale che la situazione nei Balcani aveva subìto per tale fatto una modificazione essenziale ma ha dichiarato ancora una volta voler mantenere lealmente neutralità.

È certo però che la nuova situazione rende più acuta agitazione nello spirito pubblico, tanto più che si presta fede ai tentativi della Russia per la cessione di territorio macedone alla Bulgaria e si indovina interesse che Russia stessa ha di accontentare desiderio della Bulgaria.

I bulgari fors.e ritengono di poter sfruttare nuova situazione e già alcuni giornali incitano ad un'occupazione immediata della Macedonia colla speranza che il fatto compiuto oltre che essere patrocinato dagli austro-tedeschi sarebbe accettato non soltanto dalla Triplice Intesa ma anche dall'Italia, dalla Romania e dalla Grecia, che, dicono, debbono temere discesa dell'Austria sull'Egeo.

E non è nemmeno da escludersi che il partito stambulovista, noto per le sue aderenze occulte e che è rappresentato nel Ministero, valendosi di questa circostanza possa sforzare la mano al Governo ripetendo quanto fece nel giugno 1913 col Ministero Daneff provocando però allora disastro della Bulgaria.

Probabilmente le offerte fatte ad Essad Fascia sono state ispirate dagli stambulovisti che potrebbero anche fare iniziare facilmente azione affidata alle bande che salvaguarderebbe apparente neutralità del Governo bulgaro.

Per quanto concerne un'azione diretta del Governo, anche ieri sera persona

di fiducia del Re considerava occupazione della Macedonia come gravida

pericoli.

Mi riservo comunicare a V. E. tutti gli indizi sospetti che mi sarà dato rac

cogliere sul<le determinazioni che il Governo bulgaro potrebbe prendere.

(l) -Questo telegramma, partito come telegramma di gabinetto, è stato protocollatonella serie dei telegrammi ordinari in arrivo. (2) -Vedi D. 258. (3) -Vedi D. 253.
264

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI POLITICI, MANZONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

APPUNTO. Roma, 21 novembre 1914.

Ho chiesto stamane al Principe Ghika se aveva qualche notizia del viaggio del Conte Tisza e delle informazioni date dai giornali di concessioni ai romeni della Transilvania.

Il Principe ha detto quanto riassumo: l o in Romania v'è da qualche tempo una attiva propaganda di agenti tedeschi che dicono far capo ad un Comitato di azione che sarebbe diretto dal Principe di Btilow e dal deputato Erzberger. Questa propaganda sembra parallela ad altra che egli sa venir fatta in Italia. Essa fa sperare in importanti mutamenti nell'Impero Austro-Ungarico per dare soddisfazione ad aspirazioni romene; in Romania si fanno intravedere larghe concessioni ai romeni di Transilvania, come in Italia si lascian sperare concessioni pel Trentino, Trieste.

Finora non sono state fatte effettive concessioni ai romeni della Transilvania. Il Conte Tisza ha annunziato se ne faranno; ma nulla di più dell'annunzio si è .finora verificato. Si tratterebbe di concessioni scolastiche,... tali, insomma, da poter appagare qualche irredentista romeno-ungherese che vedrebbe soddisfatta la sua personale vanità, ma non tali da contentare il popolo romeno ungherese, che componesi nella sua grandissima maggioranza di contadini, i quali non resteranno soddisfatti che da concessioni che diano effettiva attuazione alle loro aspirazioni nazionali.

Uno dei più influenti capi del partito nazionale romeno, tra i romeni-ungheresi, il Popovich, fu chiamato tempo fa a Berlino. Gli fu detto di presentare i desiderata dei romeni suoi compatrioti. Rispose con un elenco di 51 punti, che egli dispose per criterio di importanza. Il Popovich è esiliato dall'Ungheria: ha pubblicato sulla monarchia Austro-Ungarica un libro che è proibito in tutto il territo·rio della Monarchia I. e R. Questi particolari danno sd.gnificato speciale al fatto che, malgrado ciò a Berlino si sia voluto entrare con lui in rapporti.

265

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1583/209. Bucarest, 22 novembre 1914, ore 13,40 (per. ore 16).

Telegramma di V. E. n. 1185 (1).

In relazione al mio telegramma 202 (2) mi permetto far presente che a nostra richiesta accordo del 23 settembre u.s. ha carattere segretissimo e non è noto a nessun uomo politico all'infuori di Bratianu e tanto meno ai rappresentanti romeni all'estero. Solo due o tre uomini di Stato romeni ne conoscono

o presumono l'esistenza pur ignorandone contenuto. Ad evitare malintesi aggiungo che se accordo fosse noto avrebbe senza dubbio approvazione di tutti gli uomini di Stato romeni e che se qualche critica gli verrebbe fatta essa sarebbe ispirata solamente dal desiderio di vedere l'Italia e la Romania anche più intimamente legate di quello che non lo sono. In quanto alle relazioni tra Cucchi Boasso e Derussi credo utile porre in

rilievo che quest'ultimo non appartiene al partito governativo, il che ha molta importanza in questo paese.

266

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1585/149. Berlino, 22 novembre 1914, ore 14,42 (per. ore 18).

Telegramma di V. E. gabinetto 1183 (3).

Possibilmente da lui stesso e in ogni caso da questi diplomatici cercherò appurare il risultato della missione del conte de Monts. Fin d'ora però poiché nell'ulteriore suo viaggio a Budapest egli avrà senza dubbio precipuamente trattato la questione romena credo potere supporre che tale risultato per quanto concerne le questioni interessanti più specialmente l'Italia non sia sostanzialmente diverso da quello che egli lasciò comprendere al R. Ambasciatore a Vienna. E ciò conferma sempre più fondamento dell'osservazione da me ripetutamente fatta: che mentre a Berlino si vogliono ad ogni costo mantenere vive nostre speranze per una cessione del Trentino, a Vienna ogni volta questione viene messa apertamente sul tappeto si oppone a quella cessione un rifiuto più

-o meno assoluto. Linguaggio che aveva tenuto a me il conte de Monts prima di partire per Vienna era sensibilmente più fiducioso di quello che egli tenne a Avarna.

Con me allora egli era andato fino a discutere circa la portata geografica della parola Trentino e i limiti territoriali della regione da cedere che egli fissava al confine linguistico a nord di Trento nella valle dell'Adige comprese le valli laterali che fin a quel punto vi affluiscono per quanto ciò avesse a suo avviso l'inconveniente di attribuire all'Italia anche popolazione di razza ladina

o romancia sinceramente devota all'Austria-Ungheria. Col duca Avarna invece egli non volle nemmeno sentire parlare di quelle assicurazioni preventive segrete o meno che Zimmermann mi si era mostrato disposto a cercare di ottenere dall'Austria-Ungheria. In ogni modo prima o poi l'uno o l'altro facevano dipendere la cessione del Trentino da una nostra partecipazione alla guerra a fianco dei vecchi alleati e quindi da una condizione ormai non più realizzabile. Osservo però non essere esatto quanto è detto alla fine del telegramma del R. ambasciatore a Vienna che quella cessione avrebbe rappresentato dopo la nostra partecipazione alla guerra il compenso spettanteci in virtù dell'articolo sette del trattato della Triplice Alleanza in caso di acQuisti territoriali dell'AustriaUngheria nei Balcani. Un compenso, del quale è vero non fu precisata la natura, ci spetta in quel caso anche senza partecipazione alla guerra • non soltanto per riguardo crisi attuale ma anche per tutta la durata del trattato • in seguito all'adesione senza condizioni dei Governi d'Austria e Germania alla nostra interpretazione dell'art. 7 come dichiararono esplicitamente il 26 agosto Flotow e Macchio al marchese di San Giuliano telegramma di V. E. (gabinetto 984) (1). Aggiungerò che tale compenso dovrebbe logrucamente essere affatto indipendente da quelle altre misure colle Quali i nostri vecchi alleati si sono impegnati all'atto dell'entrata in guerra della Turchia a salvaguardare interessi italiani tanto nell'Africa settentrionale quanto nei Balcani come risulta dalle dichiarazioni fatte verbalmente da codesto ambasciatore di Germania e in nota scritta da codesto ambasciatore d'Austria-Ungheria in data 2 e 6 novembre corrente (telegramma di V. E. Gab'inetto n. 152 e 1161) (2).

(1) -Vedi D. 241, nota l, pag. 201. (2) -Vedi D. 208. (3) -Vedi D. 239, nota 2, pag. 199.
267

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1587/211. Bucarest 22 novembre 1914. ore 21 (per. ore 23).

Questa stampa riceve da Sofia che un giornale di colà ha pubblicato che l'Italia avrebbe posto in mora l'Austria-Ungheria a non passare la Moravia. Il Ministro Affari Esteri mi ha chiesto che cosa vi sia di vero in ciò.

Ministro Affari Esteri mi ha detto che alla riapertura del Parlamento, il 28 corrente, il Ministero si rifiuterà di dare spiegazioni circa politica estera, e mi ha chiesto quali sono i propositi del R. Governo per la riapertura del Parlamento nostro.

In relazione all'ultima parte del mio telegramma di Gabinetto n. 208 (l) il Ministro degli Affari Esteri mi ha detto constargli che anche il R. Ambasciatore a Londra avrebbe segnalato al R. Governo che alcuni membri dell'aristocrazia Ungherese farebbero passi per una pace separata tra l'Ungheria e la Triplice Intesa, il che preoccupa molto questo Governo.

Credo utile, infine, avvertire, a titolo riservatissimo, che codesto Ministro di Romania ha telegrafato essere probabile da noi una coalizione parlamentare per l'immediata entrata in guerra contro l'Austria. D'altra parte, egli afferma, essere costì giunti emissari germanici, d'intesa con Biilow, per agire sulla nostra stampa, in relazione con un decreto che la Germania si impegnerebbe ad ottenere dall'Austria-Ungheria e col quale verrebbe accordata l'autonomia a Trieste ed al Trentina con promessa di un plebiscito a guerra finita per decidere della sorte definitiva di quelle regioni.

(l) -Vedi serie V, vol. I, D. 448. (2) -Vedi DD. 106 e 121 nota l, pag. 90.
268

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, MACCHI DI CELLERE, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. R. 11530/203. Washington, [22] novembre 1914, ore ... (per. ore 21,15).

Telegramma di V. E. n. 6462 (2).

Nessuna intesa è stata conclusa tra Giappone e Stati Uniti. Questa Ambasciata Giapponese dichiarò soltanto al Dipartimento di Stato che occupazione possedimenti tedeschi nel Pacifico era stata imposta da suprema necessità di guerra e Dipartimento di Stato non obiettò nulla. Dopo di che non si è parlato d'altro né per il presente né per l'avvenire. Nel confermarmi quanto precede questo Ambasciatore del Giappone mi ha detto essere suo personale convincimento che della sistemazione del Pacifico si tratterà soltanto a guerra finita. Egli ha voluto aggiungermi confidenzialmente di aver ricevuto da Tokio smentita ufficiale anche all'altra notizia divulgata secondo la quale Governo Giapponese avrebbe convenuto col Governo Inglese consegna all'Australia delle isole testé occupate.

269

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI

T. GAB. 1192. Roma, 23 novembre 1914, ore 19,30.

Telegramma di V. S. n. 211 (3). Nulla vi è di vero circa notizia pubblicata a Sofia che Italia avrebbe posto in mora Austria-Ungheria a non passare la Moravia.

Gabinetto italiano alla riapertura del Parlamento non intende dare spiegazioni circa politica estera futura e chiederà voto di fiducia.

V. S. potrà informare di quanto precede cotesto Ministro degli Affari Esteri (1).

(l) -Vedi D. 259. (2) -Vedi D. 211. (3) -Vedi D. 267.
270

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI

T. 6617. Roma, 23 novembre 1914, ore 21.

R. Agente diplomatico al Cairo telegrafa quanto segue:

• Sottosegretario di Stato Inglese al Ministero dell'Interno mi comunica che cammellieri indiani a 20 chilometri dal Canale di Suez ingaggiarono battaglia con beduini durante la quale furono investiti da cavalleria turca. Esercito turco avanza con quattro cannoni d'assedio di cui uno è già prossimo Canale di Suez. Forse sarà opportuno sgomberare Suez e Porto-Said. Se linea Canale di Suez venisse rotta truppe inglesi si ritireranno a Zagazig, per tagliare cammino al nemico verso Cairo e Alessandria. Mi risulta alcuni trasporti che viaggiavano già alla volta di Marsiglia furono richiamati per marconigramma e riportarono qui truppe indiane che sono già sbarcate. Aumenta panico: sarebbe opportuno intens'ificare viaggi piroscafi per Italia • (Te,legramma arrivo 11527/252).

Notizie telegrafate da Serra e conseguenze che egli prevede non potranno mancare di far nascere gravi preoccupazioni nell'opinione pubblica italiana in relazione ai nostl'i .interessi coloniali che esigono la libertà di passaggdo nel Canale di Suez. Tali preoccupazioni non potrebbero venire del tutto rimosse nemmeno dalle assicurazioni che ci sono state date in proposito dal Governo ottomano in quanto il canale fosse nelle sue mani, perché i conflitti nei pressi di Suez, potrebbero ostruendo il Canale render vane tali assicur-azioni (2).

271

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1589/212. Bucarest, 23 novembre 1914. ore 21,20 (per. ore 23).

Telegramma di V. E. n. 1188 (3).

Confermo che la Romania non accorrerà da sola in soccorso della Serbia malgrado eventuale intervento Grecia. Anche Bratianu me lo ha dichiarato esplicitamente.

Sarebbe quindi opportuno che il Governo serbo non si facesse illusioni in proposito specialmente se esse debbono distoglierlo dal fare le necessarie concessioni alla Bulgaria.

Armi e munizioni non sono state ancora ordinate in America, la Commissione di acquisto di cui è cenno nel mio telegramma n. 285 (l) non avendo ancora lasciato Europa.

(l) -Per la risposta di Fasciotti vedi D. 279. (2) -Per la risposta vedi D. 287. (3) -Vedi D. 257, nota l.
272

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI COMMERCIALI, LEVI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

APPUNTO (2). Roma, 23 novembre 1914.

La seconda guerra balcanica ci ha fatto perdere la maggior parte dei vantaggi che la prima ci aveva indirettamente procurato. Degli Stati che si erano uniti per battere la Turchia e ,che, vintala, si batterono tra loro, quello dal quale non dovevamo attenderci né danni pel presente, né pericoli e preoccupazioni per l'avvenire, era la Bulgaria: con piena serenità avevamo potuto assistere alla sua vittoria, e salutare con soddisfazione, non solo il suo accrescimento territoriale, ma la sua comparsa nel Mediterraneo. Paese essenzialmente agricolo, e di prodotti di nessuna o scarsa concorrenza ai nostri, anche con Salonicco e Cavalla esso sarebbe sempre rimasto un paese eminentemente continentale, non sarebbe affatto divenuto un paese marinaresco, qualità per cui non ha né la tradizione, né le attitudini; e quando pure le avesse acquistate col tempo, sarebbe sempre stato trattenuto entro limiti di attività a noi propizi dalla preponderante attività ellenica. Passando col suo hinterLand dai turchi ai bulgari, Salonicco sarebbe rimasto sempre un grande centro della nostra esportazione; e, se appena la nostra marina mercantile avesse sentito il suo dovere e il suo interesse, noi ce ne saremmo anzi assai più avvantaggiati, per lo sviluppo che certamente in mano dei bulgari, meglio che in mano dei turchi, tutta quella zona avrebbe in breve raggiunto.

D'altro lato, senza Salonicco e senza Cavalla lo sviluppo della Grecia non sarebbe stato eccessivo, sarebbe stato quindi meno temibile per noi; mentre anche la Serbia, se occupando insieme al Montenegro il Sangiaccato di Novi Bazar precludeva a nostro vantaggio la via del Sud all'Austria, non prepoteva tanto da permettersi eccessive aspirazioni verso l'Adriatico.

L'errore della Bulgaria di romperla prima con la Serbia che [con] la Grecia, che avrebbe vinto facilmente, se fu fatale ad essa, fu per noi dannosissimo. Per noi, infatti, se poca importanza ha il dominio dd Adrianopoli ricaduto in mano dei turchi, un pericolo nuovo e più grave è succeduto al pericolo austriaco: il possesso di Salonicco e di Cavalla, unito a quello di

Creta e delle altre isole, ha fatto invero della Grecia una grande Potenza mediterranea, tanto più temibile per noi, date le innegabili rare virtù marinaresche del suo popolo, e data la sua posizione geografica di fronte a noi ed alla Francia, che ne fa per noi un concorrente inevitabile e temibile, per la Francia un alleato naturale, all'occorrenza contro di noi; mentre la nuova vittoria eccitando l'albagia serba, l'ha spinta a rivelare apertamente quali e quante sieno le sue mire sull'Adriatico. La recente polemica sulla Dalmazia informi.

Stando così ora le cose, quale è lo svolgersi degli avvenimenti -forse non lontani -che più ci gioverebbe? quale atteggiamento che più ci converrebbe tenere?

Premetto che ignoro completamente se esistano, o meno, accordi dell'Italia, sia con gli alleati anglo-franco-russi, sia con l'Austria e con la Germania, in previsione di queste o quelle eventualità; e, ammesso implicitamente che la situazione militare è oggi ancora tale da lasciare incerti sulle sorti della guerra e da consigliare quindi all'Italia di prolungare il periodo della sua neutralità anche indipendentemente dal grado della sua preparazione militare, rimane libero l'esame della situazione secondo la logica. E, secondo la logica, è chiaro che all'Italia gioverebbe una menomazione della nuova Grecia, e non gioverebbe né lo schiacciamento totale della Serbia, né un suo ingrandimento che ne aggravasse la pressione sulla costa adriatica. Questo ci gioverebbe anzi così poco, che è da chiedersi se non sarebbe di gran lunga preferibile lo statu quo, dato che l'Austria uscirà in ogni modo indebolita dalla guerra, mentre alla Serbia gioventù, audacia, passione militare, invadenza nazionalista aprirebbero un sicuro e forte avvenire.

Ma non sarebbe possibile aver di meglio dello statu quo?

Farsi questa domanda è, insieme, porsi la questione se, data anche la sconfitta del blocco austro-germanico, sia possibile illudersi che settanta ottanta milioni di tedeschi -fra pochi anni saranno cento -rimarranno a lungo chiusi nel Nord senza alcuno sbocco nei mari meridionali. E la risposta non è dubbia. No! non è possibile.

Anche se oggi l'Impero germanico dovesse sfasciarsi, se la razza germanica dovesse adattarsi ad un diverso assetto, dividersi e suddividersi come un tempo, l'aspirazione verso il Sud costituirebbe fatalmente il suo programma; programma che risponderebbe sempre talmente ad una legge di natura, che vano sarebbe opporsi alla sua attuazione; sarebe questione, anziché di anni, di lustri, di decenni, ma una nuova enorme lotta sarebbe sempre inevitabile, e chissà? in condizioni forse migliori delle attuali per la razza germanièa.

Ora, che cosa sarebbe da preferirsi per noi? che questo sbocco essa avesse nell'Adriat:ico o nel Mediterraneo? Evidentemente, non nell'Adriatico, dato pure che dell'Adriatico essa si accontentasse, cosa non probabile, poiché, con Valona nelle nostre mani, :l'Adriatico rimarrebbe per essa un mare chiuso Nel Mediterraneo dunque.

In alcune lettere recenti da me dirette al Segretario Generale di questo Ministero perché le comunicasse al compianto Marchese Di San Giuliano, adombrai la possibilità di accordi con l'Austria, pei quali questa ci cederebbe il Trentina ed il Friuli Orientale, mentre Trieste, l'Istria e la Dalmazia potrebbero costituire una specie di ansa autonoma unita col solo vincolo personale alla Dinastia absburghese; quanto è avvenuto di poi ha dimostrato però come l'Adriatico, specialmente nella sua parte superiore, tenuto anche conto dei nuovi strumenti di guerra, sia mare troppo ristretto per poter consentire libera esistenza a due padroni contemporaneamente ed ha accresciuto valore alla tesi che estende a tutta la Dalmazia le nostre aspirazioni nazionaliste. Noi siamo rimasti infatti prigionieri nel mare nostro, chiusi in casa, senza nessuna libertà di movimenti neppure mercantili, mentre altri veniva a fare contro il nostro attuale concorrente una miserevole prova di impotenza, ma avrebbe invece potuto, sapendo e volendo, insediarsi in vece nostra sull'altra sponda. Dunque, sbocco austro-germanico nel Mediterraneo, oggi, se la guerra sarà favorevole ai due Imperi -o in un più o meno prossimo avvenire -cioè, Austria e Germania a Salonicco, invece della Bulgaria.

Certo, questa sarebbe stata a noi più giovevole perché meno vasta, meno produttiva, meno forte; ma, poiché essa si è lasciata sfuggire di mano la preda e non par facile possa riprenderla, dati i suoi rapporti negativi con la Romania, dalla cui sola minaccia essa è evidentemente trattenuta dal gettarsi sulla Serbia spossata, perché non contempleremo noi quell'altra eventualità, in tempo per poterla negoziare al momento opportuno?

Come ho detto in quelle mie suaccennate lettere, l'Austria a Salonicco mai era, e doveva rimanere, un postulato fondamentale della nostra politica, sinché noi eravamo esclusi dal Mediterraneo Orientale; ma oggi, con tutta la vastissima costa libica in nostro potere, con la possibilità che rimanga nostro il Dodecaneso e s'abbia quindi la via aperta anche ad una zona non ultima dell'Asia Minore, q_uel postulato ha perduto gran parte del suo valore; l'ha perduto interamente, se consideriamo anche gli altri lati e dati della situazione. Permanendo il gran fine dell'interesse nazionale, i mezzi di raggiungerlo debbono variare a seconda delle circostznze; e poiché queste sono mutate, noi potremmo considerare l'eventualità del blocco austro-germanico a Salonicco, non più come un pericolo per noi, ma come un correttivo della Nuova Grecia, che a sua volta potrebbe essere corretto dal fattore russo, al quale ci converrebbe fosse dato -e noi potremmo propugnarlo -il libero passaggio per gli Stretti.

Dovremmo temere l'invadenza economica germanica nella penisola balcanica? Certo. Ma a quell'invadenza potremmo opporre da un lato la nostra attività (già su quei mercati la industria italiana fa concorrenza all'austrotedesca); dall'altro si deve tener conto di ciò: che presto la penisola balcanica diverrà un campo troppo angusto per l'attività internazionale. In un momento storico come il nostro in cui le lotte sono intercontinentali, intermondiali, occorre calcolo di vastissimi spazii anche a brevissimo tempo; il campo più prossimo, imminente delle lotte già in vista, sarà, non più la penisola balcanica, ma la Turchia Asiatica (non ce l'ha già detto la ferrovia di Bagdad?). Nel considerar dunuue sin d'ora la via che ci converrà di scegliere, il contegno che ci converrà adottare, non bisogna tener conto solo dei dati imme

diati della situazione, ed appagarsi di piccole combinazioni provvisorie, ma guardare lungi per l'avvenire. Come guardava all'avvenire chi, per fare l'Italia in Italia, incominciava dal mandare il Piemonte in Crimea.

(l) T. 10258/285 del 21 ottobre, ore 15, non pubblicato.

(2) Quest'appunto era intitolato: • Vedute italiane per lo svolgimento della situazione internazionale •.

273

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1590/70. Sofia, 24 novembre 1914, ore 10 (per. ore 14,30).

Mi risulta che in quest'ultima settimana e con lo svolgersi degli avvenimenti il Re approfittando della circostanza che si sono sopite nell'opinione pubblica le ire contro di lui suscitate dal disastro dello scorso anno ha ripreso ad occuparsi attivamente della politica estera, coll'intento evidente di riottenere antico ascendente perduto.

Da una conversazione avuta col Capo del Gabinetto segreto del Re ho ricevuto impressione che Sua Maestà avrebbe influito perché Governo bulgaro abbia a mantenere attitudine neutrale e prudentissima e che (come prevedevo nel mio telegramma 9 ottobre n. 48) (l) già va sempre più accennandosi in Sua Maestà tendenza di ingraziarsi Potenze dell' • Entente • per non averle avverse nel caso il loro successo si accentuasse. In questo stato di cose il Re segue col massimo interesse attitudine dell'Italia.

274

IL MINISTRO A NISH, SQUITTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11646/180. Nish, 24 novembre 1914, ore 12,30 (per. ore 8,50 del 25).

Telegramma di V. E. 6574 (2).

Pasic sapeva già quanto io gli ho comunicato in via strettamente confidenziale circa proposta del rappresentante bulgaro ad Essad ma mi ha ringraziato ugualmente della informazione.

Egli non crede alla probabilità di un • ultimatum • da parte della Bulgaria né a intenzione di questa di attaccare Serbia e dubita che la proposta di quel rappresentante sia stata fatta per istruzioni ricevute da Sofia.

Non esclude neanche che il tutto sia una invenzione di Essad.

(l) Vedi serie V, vol. l, D. 923.

(2) Vedi D. 258.

275

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1596/150. Berlino, 24 novembre 1914, ore 14,55 (per. ore 19,30).

Mi risulta che un prelato tedesco Monsignor Baumgarten, da molti anni residente a Roma, è giunto a Berlino con una missione del Vaticano riferentesi ad un preteso piano d'azione del Sommo Pontefice. Il quale si proporrebbe di intervenire per ottenere dall'Austria cessione all'Italia del Trentino, il che nel pensiero suo assicurerebbe il mantenimento della nostra neutralità e contribuirebbe così a fare raggiungere più presto quella pace all'ottenimento della quale il Sommo Pontefice ha consacrato tutti i suoi sforzi. La cessione dovrebbe però essere fatta direttamente dall'Imperatore d'Austria-Ungheria al Re d'Italia senza che in qualsiasi modo apparisse l'intervento del Sommo Pontefice. Senonché questi vi porrebbe due condizioni.

La prima: il regolamento delle questioni finanziarie, rimasto in sospeso fra il R. Governo e la S. Sede dopo la legge delle guarentigie. La seconda: l'assicurazione alla S. Sede della sicurezza delle comunicazioni coll'estero anche in caso di guerra; in altri termini concessione per lo meno della famosa striscia fino al mare.

Non si tratterebbe, per lo meno non mi si è parlato, di una internazionalizzazione della legge delle guarentigie. Monsignor Baumgarten pel tramite del signor Erzberger, un influente Deputato del centro cattolico, il quale dacché scoppiò la guerra è in continue relazioni con questi circoli governativi e dirige l'ufficio delle relazioni di stampa coll'estero, si propone di interessare alla cosa il Governo germanico. Cui si vuole chiedere di far valere la propria influenza tanto a Vienna quanto a Roma a favore dell'attuazione di tale programma.

Ignoro fino a qual punto tutto ciò debba essere preso sul serio. Parmi però che a scanso di equivod io dovrei, riferendomi alle mie precedenti dichiarazioni (mio telegramma Gabinetto n. 147) (l) dichiarare senza indugio a questo Governo che per quanto si tratta di cosa che ci sta a cuore noi non potremmo assolutamente ammettere l'intervento del Sommo Pontefice in una questione nazionale; che in ogni caso le condizioni da lui poste o quanto meno una di esse non possono far oggetto di discussione; e che noi dovremmo considerare qualsiasi passo di questo Governo in senso contrario come un atto poco amichevole verso l'Italia. Sarò grato di volermi telegrafare se V. E. crede opportuno che io faccia queste dichiarazioni e se ne approva il tenore (2).

(l) -Vedi D. 223. (2) -Non risulta che Sonnino abbia risposto.
276

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI

T. GAB. 1193. Roma, 24 novembre 1914, ore 16.

Dalle ultime pubblicazioni di giornali ho rilevato non avere fondamento la voce corsa anche in Italia che l'Ambasciatore Flotow sarebbe prossimamente richiamato (1). Di ciò siamo stati assai bene impressionati poiché è indubitato che Flotow ha dato prova di tatto e di spirito conciliante nei delicati momenti politici che traversiamo e abbiamo traversato.

Prego V. E. trovare occasione propizia per esprimersi in questo senso con codesto Governo (2).

277

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1595/72. Sofia, 24 novembre 1914, ore 20 (per. ore 1,35 del 25).

Secondo gli ordini ricevuti stamane Ministri di Francia, Inghilterra e Russia si sono recati insieme oggi ore 15 al Ministero Affari Esteri ed hanno rimesso a Radoslavov seguente dichiarazione scritta:

• Les Gouvernements des trois puissances alliées ont pris connaissance avec satisfaction des déclarations faites par le Président du Conseil bulgare au Ministre de Sa Majesté Britannique à Sophie (dichiarazione che ho riferito col mio telegramma Gab. Segr. n. 67) (3).

Si conformément à ces déclarations la Bulgarie s'engage à observer envers la Roumanie, la Grèce et la Serbie une s'tricte neutralité les puissances alliées lui garantissent que lors du règlement final qui suivra la guerre, elles lui tiendront compte de son aptitude en lui procurant d'importants avantages territoriaux. Ces avantages seront accrus si la Bulgarie se décide à attaquer la Turquie et l'Autriche-Hongrie •.

Da quanto ho saputo Radoslavov ha risposto che ringraziava i Rappresentanti della Triplice Intesa della dichiarazione di cui prendeva atto, che la Bulgaria contava mantenere la sua neutralità, ma che avrebbe comunicato la loro dichiarazione al Re e che avrebbe dato una risposta per iscritto.

(l) -Vedi DD. 56 e 239. (2) -Per la risposta di Bollati vedi D. 282, p. 235, nota l. (3) -T. Gab. 1574/67 del 20 novembre 1914, non pubblicato.
278

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1592/213. Bucarest, 24 novembre 1914, ore 20,30 (per. ore 0,30 del 25).

Telegramma di V. E. n. 6582 (1).

Bratianu mi ha detto che egli non si è mischiato alle trattative in favore dei romeni di Transilvania perché crede che quel che egli ritiene indispensabile e cioè autonomia completa non verrebbe accordata dai magiari e quello che questi possono dare non serve a nulla. Egli ha aggiunto che è ormai troppo tardi pei palliativi e che problema dei romeni si pone ora in ben altri termini.

279

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1593/214. Bucarest, 24 novembre 1914, ore 20,30 (per. ore 3,30 del 25).

Bratianu, a cui ho comunicato telegramma di V. E. 1192 (2) mi ha incaricato di ringraziare V. E. e confermarle che egli terrà lo stesso contegno col Parlamento romeno.

Circa Serbia mi ha detto che, quantunque preoccupatissimo per la sorte di quel Paese, non prenderebbe le armi per sostenerlo neppure se fosse attaccato dalla Bulgaria e difeso dalla Grecia, il che conferma quanto ho riferito col mio telegramma 212 (3). Del resto Bratianu mi ha T'ipetuto che è più che mai deciso non entrare in azione se non entriamo in azione noi, e da altra fonte mi risulta confermato che questo Governo intende tenere unita la sua sorte alla sorte nostra.

Bratianu ha aggiunto che possibilmente preferirebbe ritardare entrata in campagna fino buona stag,ione ed io ho replicato che il R. Governo rimane fermo nella neutralità.

280

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, BOLLATI E A COSTANTINOPOLI, GARRONI

T. GAB. 1194. Roma, 24 novembre 1914, ore 21 ,15.

Questo Ambasciator~ di Germania mi ha detto che il suo Governo raccomanda vivamente che si lasci passare Nuri bey, fratello di Enver Pascià,

in missione al Senussi, per persuadere questi sulla necessità di rispettare l'Italia. Enver Pascià ci tiene moltissimo. Nuri sarebbe disposto a venir prima in Italia, se lo desideriamo, e di qui andare poi dal Senussi con un nostro salvacondotto per la via della Cirenaica. Ciò poteva farsi anche in via segreta.

La Turchia, nel caso che l'Italia appoggiasse gli Imperi sarebbe disposta a far concessioni all'Italia, cedendole Solum e Rodi e largheggiando nell'Asia Minore per Adalia etc. Essere questo il momento buono per assicurare l'amicizia e l'alleanza della Turchia. Enver Pascià non desiderare di meglio, e le diffidenze di fronte a lui che ancora si nutrono in Italia non aver più ragione di essere. Risposi che avrei riferito tutto ciò al mio collega delle Colonie, che aveva approvato le osservazioni da me fatte anteriormente, quando prima si parlò del progetto di Enver Pascià di mandare il fratello in missione.

Flotow mi pregava di appoggiare presso il collega le ragioni esposte dal suo Governo. Replicai che io stesso non ero ancora completamente convinto ma promettevo rifiettervi.

(l) -Vedi D. 254, pag. 212, nota l. (2) -Vedi D. 269. (3) -Vedi D. 271.
281

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1597/151. Berlino, 24 novembre 1914, ore 22 (per. ore 4 del 25).

Jagow il quale fin dalla metà di agosto si trovava al Quartiere Generale dell'Imperatore è giunto questa mattina a Berlino dove si propone di trattenersi due o tre giorni. Egli stesso espresse il desiderio di vedermi subito ed ho avuto una lunga conversazione con lui. Mi fece l'impressione di aver il morale alquanto depresso per la grave responsabilità che gli incombe e anche per la morte di suoi stretti parenti caduti sul campo di battaglia. Persiste però ad affermare di avere la coscienza tranquilla non essendo stata la Germania a scatenare la immane tragedia e mostra egli pure una tenace completa fiducia nel risultato della guerra che sarà lunga e atroce ma dovrà finire col successo delle armi tedesche. Come tutti qui egli sostiene che se pericoli sono gravi per la Germania verso ovest lo sono in grado assai minore verso est dove superiorità numerica dei russi non potrà alla lunga mantenere contro superiorità qualitativa dei tedeschi: questa è la convinzione dominante al Quartiere Generale.

Con accento di profondo rammarico egli disse che la sorte della guerra avrebbe potuto forse a quest'ora essere decisa se Italia vi avesse partecipato a fianco dei suoi vecchi alleati; si affrettò però a riconoscere il [fondamento] delle ragioni che avevano determinato l'Italia a mantenere la neutralità e fra le quali io non mancai di replicargli subito, senza che egli vi contraddicesse, che dovranno essere contati in prima linea gli errori commessi dagli alleati suoi. Egli aveva creduto, nel messaggio affidato a Flotow per dare il ben

20 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

venuto a V. E. (1), di sviluppare una volta di più le considerazioni di politica generale per le quali a suo avviso sarebbe interesse supremo per l'Italia di seguire anche nell'attuale crisi la linea di condotta che per più di trent'anni non era stata certo senza [risultati] per la sua prosperità e la sua posizione di grande Potenza. Ma si rendeva conto che di fronte alle presenti condizioni dell'opinione pubblica italiana [una] soluzione era se non impossibile difficilissima. E che si rendeva conto pure delle difficoltà quasi insormontabili che presentava la conciliazione di due punti di vista così divergenti come quelli che si avevano a Roma ed a Vienna circa la questione del Trentino. Diceva

• quasi • perché il Governo germanico non ha definitivamente abbandonato il suo proposito di influire sul Governo austro-ungarico per persuaderlo della opportunità del sacrificio; '"ìna con ben poca speranza successo. Lo stesso Conte Tisza col Quale aveva ultimamente parlato pur manifestando le migliori disposizioni verso l'Italia aveva lasciato comprendere che per quanto l'opinione pubblica ungherese non vi si mostri recisamente avversa non si potrebbe però ammettere la cessione di una provincia da otto secoli appartenente alla dinastia degli Absburg.

Conte Monts che è tuttora a Vienna aveva già riferito circa impressione generale del suo viaggio che era, dato il suo abituale pessimismo, abbastanza favorevole per lo stato di cose nella Monarchia, ma non ancora circa relazioni con l'Italia. Jagow credeva però che quanto egli avrebbe riferito in proposito non poteva essere molto dissimile da q_uanto aveva già detto al Duca Avarna (2).

282

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1598/152. Berlino, 24 novembre 1914, ore 22 (per. ore 8 del 25).

Mio telegramma Gabinetto n. 141 (3).

Questione dell'Ambasciatore di Germania a Roma non è ancora risoluta. Ho appreso che Flotow di fronte agli attacchi cui è fatto segno da parte dei suoi connazionali ha chiesto un congedo di parecchi mesi per motivi di salute il che nelle attuali contingenze equivarrebbe ad un ritiro definitivo ma la sua domanda non è stata peranco accettata, in seguito, a quanto mi risulta, alle tenaci resistenze di Jagow il quale si oppone alla nomina del principe Biilow e vorrebbe, nel caso che la posizione di Flotow si chiarisse realmente insostenibile, mandare a Roma in sua vece barone Mumm. È tutta una lotta di

influenze che si sta combattendo e nella quale Jagow conta sulla persistente antipatia dell'Imperatore per il Principe cui non ha mai perdonato gli incidenti che accompagnarono le sue dimissioni da Cancelliere. Ma una decisione in proposito dovrà a quanto mi si assicura essere presa nei prossimi giorni.

Ciò eh eprecede per informazione confidenziale di V. E. (1).

(l) -Vedi D. 236. (2) -Vedi D. 239. (3) -Vedi D. 56.
283

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SALANDRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (2)

L. P. Roma, 25 novembre 1914, ore 8.

Vedi, se non l'hai veduta, la quarta edizione del Giornale d'Italia di ieri sera. Vi si legge, in prima pagina, con lusso di titoli e di caratteri corsivi, la notizia della riunione tenuta ieri mattina alla Consulta con me e i due capi di Stato Maggiore, magnificandone l'importanza. Nulla di più inopportuno. Ogni tanto il Giornale d'Italia è ripreso dal genio delle gaffe.

Vedi se puoi far chiamare Bergamini a casa tua e raccomandagli di non sacrificare ogni interesse di Stato all'ansia di dare la notizia grossa, anche quando la notizia grossa non c'è.

Forse sarebbe bene disporre che al tuo gabinetto non diano notizie delle persone che tu vedi, salvo che non si tratti-degli ambasciatori. Al gabinetto della Consulta vi è la pericolosa tradizione di contentare, comunque, il giornalista che vi traffica. E adesso forse pensano di farti cosa gradita fornendo notizie al Giornale d'Italia, notizie che sarebbero in verità innocenti se il Giornale non le gonfiasse così.

284

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1601/73. Sofia, 25 novembre 1914, ore 10,30 (per. ore 20,50).

Ringraz•io V. E. del telegramma 1189 (3) e r.iassumo attuale situa2lione Bulgaria secondo le notizie segnalate giorno per giorno nella mia corrispondenza telegrafica:

1o -Governo bulgaro è perfettamente conscio dei pericoli che situazione presenta per la Bulgaria e con sue ripetute dichiarazioni neutralità (e nono

stante vincoli personali che alcuni suoi membri possano avere con austrotedeschi) sembra fermamente deciso mantenere condotta prudentissima.

2° -Intravvedendo forse successo finale Triplice Intesa Governo bulgaro considera ora con maggiore favore quelle Potenze mentre tuttavia continuano pressioni Austria e Germania i cui emissari lavorano in tutti i ceti sociali e specialmente in ambienti macedoni sempre sospetti.

3° -Nelle sfere governative azione della Turchia è più o meno considerata con sfiducia e diffidenza ma per il momento permangono buoni rapporti fra i due Governi tanto più che popolazione bulgara non è disposta rinnovare guerra contro la Turchia pel ricordo terribili sofferenze patite scorso anno in Tracia.

4° -Governo e opinione pubblica si dimostrano compresi non aver Romania in un campo avverso e quindi tutto induce a credere che intesa bulgaro-romena può essere raggiungibile eliminando reciproche diffidenze.

5° -Non risulta ancora che rapporti bulgaro-greci siano entrati in una fase tale da potere orientare i due Stati a direttive politiche non discordanti, ma preoccupati come sono della Macedonia bulgari meno si occupano delle aspirazioni su territori greci.

6° -Permane eccitazione di questa opinione pubblica per riguardo Macedonia, ma nonostante si veda con compiacimento probabile schiacciamento della Serbia pare che il Governo d'intesa con l'opposizione non intenda subire suggestione elementi turbolenti.

7° -Nelle popolazioni delle campagne prevalgono sentimenti russofili, nelle città correnti austrofile sono tuttora forti, ma dovrei notare che sentimenti di ostilità alla Russia che avevano dato forza alla politica austro-germanica dell'attuale Gabinetto vanno modificandosi.

8° -Circa Re Ferdinando mi riferisco mio telegramma di ieri n. 70 (l).

(l) Con successivo telegramma (Gab. n. 1600/153 del 25 novembre 1914, ore 14,30) Bollati aggiungeva: • Telegramma di V.E. n. 1193 (vedi D. 276) mi giunse ieri sera poco dopo che avevo spedito mio gabinetto n. 152. Siccome r. occasione propizia • mi era giàfornita dal discorso che Jagow aveva il giorno stesso tenuto meco sull'argomento, cosk mi sono subito espresso con lui nel senso indicato. Egli apprenderà certamente con molto piacere il lusinghiero attestato dato da V.E. all'opera dell'ambasciatore di Germania a Roma>.

(2) Da BCL, Archivio Salandra. Ed. in SONNINO, Carteggio, cit. D. 47.

(3) Vedi D. 251, pag. 209, nota l.

285

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1599/154. Berlino, 25 novembre 1914, ore 14,30 (per. ore 16,20).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1194 (2).

Zimmermann mi diede lettura ieri di un telegramma dell'Ambasciatore

di Germania a Costantinopoli nel quale erano dette tutte le cose che furono

comunicate da Flotow a V. E. Gli risposi che io le avevo riferito le ragioni

addotte a sostegno dell'opportunità dell'invio in Cirenaica del fratello di Enver bey; ma che per mio conto persistevo a dubitare che appunto colui che più aveva contribuito a suscitare il disordine fosse il più adatto a ristabilire l'ordine; e che in ogni modo ero sicuro che il solo annunzio dell'invio di quel personaggio avrebbe prodotto pessima impressione in [Italia. Per] la sua andata a Roma non mi sembrava vi fossero inconvenienti.

Nello stesso telegramma di Wangenheim era pure detto che conformente all'idea stata qui emessa e sulla quale io aveva poi vivamente insistito secondo le istruziorri contenute nel dispaccio n. 63145 (l) del 16 novembre, sarebbe stato fra breve pubblicato un proclama del Sultano imponente esplicitamente ai musulmani di rispettare l'Italia come alleata della Germania e per conseguenza amica della Turchia. Tanto Zimmermann quanto Jagow, col quale avevo poco prima parlato dell'argomento, si adoperavano a porre in rilievo tutti i grandi vantaggi che l'Italia potrebbe ritrarre nel profittare dell'attuale momento favorevole per regolare le sue relazioni colla Turchia.

(l) -Vedi D. 273. (2) -Vedi D. 280.
286

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11665/1025. Berlino, 25 novembre 1914, ore 14,30 (per. ore 16,30).

Mio telegramma 1010 (2). Il Conte Tisza reduce dal viaggio è ripassato ieri l'altro da Berlino e ripartito la sera per Vienna. Dal nuovo colloquio che durante questo breve periodo egli ebbe con Zimmermann è risultato, a quanto questi mi disse ieri, che nemmeno le nuove ed autorevoli insistenze fatte colà presso lui hanno valso a rimuovere il Presidente del Consiglio ungherese dal punto di vista suo nella questione rumena.

Egli sostiene che i romeni di Ungheria sudditi leali del Regno sono già interamente soddisfatti delle concessioni state loro promesse dal Governo; e che, quanto ai romeni dell'altro lato della frontiera che fomentano una agitazione non avente altro scopo se non quello di staccare la Transilvania dalla Monarchia, nessuna per quanto larga concessione basterebbe a soddisfarli. Tutto quello che si poté ottenere dal Conte Tisza è che delle concessioni già promesse ai romeni il Governo ungherese facesse dichiarazione ufficiale assumendo così un più formale e solenne impegno davanti al parlamento di Budapest.

• esercitare una influenza energica sul Senusso , .

(l) Non rinvenuto, ma il T. 6472 del 16 novembre con il quale Sonnino comunicava a Bollati un promemoria di Flotow in cui si domandava, tra l'altro, alla Sublime Porta di

(2) Vedi D. 254.

287

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11702/792. Costantinopoli, 25 novembre 1914, ore 20,40 (per ore 6 del 26).

Telegramma di V. E. n. 6617 (1).

Wangeheim conferma che Egitto se occupato dai Turchi rimarrebbe sempre sotto il dominio Kediviale anche perché egiziani non ammettono rimanere sotto l'intollerabile amministrazione ottomana; ripete che nulla noi avremo da temere in Libia per esplicita dichiarazione Sublime Porta garantita a Roma da Germania ed Austria-Ungheria; dichiara infine che non vi è intenzione di ostruire Canale di Suez la cui navigazione è intanto impedita dagli inglesi contrariamente ai trattati. Corpo di spedizione ottomano con cannoni assedio finora ben lontana dai 20 chilometri indicati. Si calcola sempre secondo Wangenheim che solo fr·a circa... (2) giorni eserdto turco prossimo al Canale.

288

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI

T. 6698. Roma, 26 novembre 1914, ore l.

Questo ambasciatore di Turchia ha dichiarato essere pronto a qualunque negoziato tra Turchia e Italia intorno alle questioni rimaste sospese a Losanna circa sudditanza e rappresentanza libici all'estero. Nessun momento potrebbe essere più propizio dell'attuale per risolvere questione, la quale però non comporta un negoziato bensì soltanto un atto unilaterale da parte della Turchia, in forza del quale, come fu fatto con Francia per Algerini, Tunisini e Marocchini, Turchia riconoscesse di fatto i libici •come sudditi italiani a tutti gli effetti allo stato degli atti internazionali riguardanti la Libia.

Un abbinamento della questione della sudditanza libica a qualsiasi altra ora pendente non sarebbe opportuna, involgendo lunga discussione. Questione sudditanza libica deve essere considerata isolatamente e risolta come conseguenza diretta della dichiarazione fatta a V. E. dalla Sublime Porta che la Turchia non ha eccezioni da fare circa la nostra occupazione in Libia. E tale dichiarazione non sarebbe seria ed efficace se non fosse seguita dall'unico segno tangibile e concreto quale quello del riconoscimento dei libici come sudditi italiani. Il Trattato di Losanna ha risolto per tutti i Governi la questione della nostra sovranità in Libia meno che per la Turchia che pretende di trattare i

libici in Turchia come sudditi ottomani. Tale pretesa è in contrasto con stesso trattato di pace. Questione sudditanza libici non tanto fu lasciata sospesa con una restrizione mentale della Sublime Porta, alla quale non si chiederebbe ora che di desistere in questo punto dal suo atteggiamento. Turchia non ha mai riconosciuto né diretta sovranità italiana in Eritrea, né sovranità francese in Algeria, Marocco, e Tunisia, ma con Francia ha ammesso con apposito accordo indigeni quei paesi al trattamento di protetti francesi. Da parte nostra si domanda analogo palese accordo per quanto riguarda nostri nuovi sudditi di Libia. Prego dunque V. E. ottenere dalla Sublime Porta che essi vengano trattati e considerati a tutti gli effetti come sudditi italiani (l).

(l) -Vedi D. 270. (2) -Gruppo indecifrato.
289

IL CONSOLE A SCUTARI, DE FACENDIS, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11716/511. Scutari, 26 novembre 1914, ore 7,30 (per. ore 17).

Ho telegrafato alla R. Legazione quanto segue:

• Dichiarazione riconoscimento Governo Durazzo era stata spedita tre giorni fa. Telegramma di V. E. n. 3905 avendomi fatto nascere Qualche dubbio, per indagare, dissi a Bid Doda che con mia meraviglia dichiarazione non era ancora giunta a Durazzo. Ordinata inchiesta si è constatato persone che circondano Bib Doda spinte da noti agenti avevano procurato disguido lettera la quale apparve trovata giacente presso la posta albanese. La lettera verrà portata domani a Durazzo da Meto bey, salvo ulteriori intrighi.

Come l'E. V. rileva tutto è messo in azione per ostacolare intesa tra Essad e Bid Doda, azione che si combatte pazientemente. A questo proposito Bib Doda richiamava mia attenzione sulla necessità che Essad si rivolga anche privatamente a questi capi musulmani persuadendoli riconoscere autorità Bib Doda e più che altro essere d'accordo tra loro, giacchè, essendo gelosi di Alush Loia non sono disposti a dargli comando della gendarmeria mentre effettivamente è il solo uomo di azione possibile.

Agenti austro-turchi naturalmente sfruttano tale antagonismo tra capi musulmani spingendo Sulcho Bey ed altri osteggiare Essad. È anche mio avviso che Essad eserciti sua influenza presso Capi musulmani cercando ottenere buon volere con qualche promessa. Potrebbe per esempio proporre Sulcho bey fosse vice-presidente Commissione con Bib Doda.

Altro argomento persuasivo sarebbe quello della concessione di fondi che sono del resto assolutamente indispensabili per il caso in cui si organizzi amministrazione Paese.

(l} Per la risposta vedi D. 304.

Informo V. E. che annunzio prestito otto milioni da parte dell'Italia ha prodotto ottima impressione ma anche molte congetture. Austriacanti ironicamente fanno credere esserci noi prestati ad un bottino per Essad il quale saprà ora farsi ragione dei milioni sciupati da W i ed •.

290

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. RR. 1604 (1). Pera, 26 novembre 1914, ore 21,35 (per. ore 9,15 del 27).

Nel corso visita fattami ieri dal Khedive, aveva potuto notare che egli aveva qualche cosa importante da confidarmi ma non osava entrare in argomento. Oggi infatti mi ha mandato Yusuf Sadik Pascià Ministro Casa Khediviale ed uomo sua completa ,fiducia coll'incarico di dirmi quanto riproduco qui appresso colla premessa che egli si era deciso parlarci a cuore aperto in vista buoni rapporti che ha sempre avuto colla Reale Corte e R. Governo, incoraggiato anche dal telegramma inviatogli recentemente da S. M. il Re, in risposta auguri per 1'11 novembre e nel quale aveva rilevato frasi assai delicate che l'avevano profondamente commosso. Ecco comunicazione:

• Malumori fra Khedive e Inghilterra sono di data recentissima e dovuti in gran parte a Lord Kitchener che ha mostrato così di ricambiare malamente fiducia che Khedive aveva in lui riposta e che in altri tempi fu inizio sua fortuna perché nomina di Lord Kitchener a Sirdar fu dovuta a vive premure e raccomandazioni fatte alla Regina Vittoria dal Khedive che aveva avuto campo di conoscerlo quando non era che un semplice ufficiale dell'esercito di occupazione.

Primo sintomo di questa tensione fu avere Lord Kitchener segnalato suo Governo come pericoloso nei suoi effetti, viaggio compiuto nella primavera scorsa dal Khedive in automobile nel basso Egitto poiché parve che accoglienze fattegli fossero troppo entusiastiche. Khedive che era frattanto venuto in Europa mandò Yusuf Sadik Pascià a Londra per fornire spiegazioni al riguardo ma fu risposto che accuse contro lui erano ben più gravi poiché gli era fatto carico di aver niente di meno negoziato coll'Italia un accordo per ostruire Canale di Suez nell'eventualità conflitto europeo nel corso del quale, si supponeva allora, l'Italia si sarebbe battuta a favore Triplice alleanza.

Contro quest'accusa, Khedive protestò con tutte le sue forze ma non fu creduto. Finito suo viaggio venne come al solito sul Bosforo per Ramazan. Appena qui giunto fu fatto segno ad un attentato che gli risulta ora fu tramato ed eseguito dai Giovani turchi coi quali non era in troppo buoni rapporti. Malumori con Inghilterra, minaccia Comitato unione e progresso e scoppio guerra,

lo persuasero a prestare orecchio alle lusinghe della liberazione Egitto dal controllo inglese fattegli intravvedere questa volta, non più dai Giovani turchi, :sibbene dall'Ambasciatore di Germania che affermava parlare in nome suo Governo. Entrata poi Turchia nel conflitto lo si volle anzi decidere a prendere comando esercito d'invasione, offerta dalla quale egli ha tentato in ogni modo di schermirsi tanto è vero che alla fine si è deciso mandare là Gemal Pascià. Senonché continua pressione esercitata dai Giovani turchi e tedeschi, che crede possa assumere brutta forma, egli avrebbe pensato eclissarsi per raggiungere un territorio neutro dove gli possa eventualmente essere facile entrare in negoziati coll'Inghilterra. Khedive desidererebbe pertanto avere nostro consiglio al riguardo e in avvenire gli sia facilitata riconciliazione su basi naturalmente da discutere ma sulle quali sarebbe disposto largheggiare •.

Non so se questa esposizione storica sia esatta e se Khedive non si rivolge ora a noi visto che si trova in pessimi rapporti coi Giovani turchi, come riferii nei miei telegrammi: quello che è certo è che a noi conviene accoglierle come vere. Ed io ne riferisco per il caso si ritenesse che un'intesa coll'Inghilterra possa evitare occupazione Egitto da parte Turchia ed ostruzione canale, due eventualità che dobbiamo ugualmente temere. Khedive è ora in rapporti pessimi con Giovani turchi e credo che una volta uscito dall'imbarazzo in cui si trova farebbe di tutto per difendere suo Paese dall'invasione: egli anzi afferma che non gli sarebbe difficile a tal uopo levare in poco tempo 50.000 uomini di truppe indigene.

Khedive infine è sempre stato ben disposto verso l'Italia e se effettivamente riuscissimo ora a rendergli questo enorme servizio credo realmente non dimenticherebbe. Comunico ad ogni buon fine il tutto a V. E. colla preghiera di volermi pocr-re in grado dargli una risposta (1).

(l) Manca il numero di protocollo di partenza.

291

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, E AI MINISTRI, A BUCAREST, FASCIOTTI, A NISH, SQUITTI, E A SOFIA, CUCCHI

T. 6728. Roma, 26 novembre 1914, ore 24.

(A tutti meno Nish). R. Ministro a Nish telegrafa quanto segue:

• In questi circoli diplomatici si ha l'impressione che la Russia vorrebbe comporre al più presto possibile dissidio serbo-bulgaro con la cessione di una parte della Macedonia centrale alla Bulgaria non solo per spingere questa ad attaccare Turchia ma anche per un'altra ragione. Nella eventualità di una completa vittoria austriaca in Serbia seguita dalla occupazione di tutto il paese

con possibile punta su Salonicco gli austriaci si troverebbero di fronte ai bulgari, se costoro fossero stati già fin d'ora messi in possesso di territori macedoni attualmente appartenenti alla Serbia e costituenti immediato • hinterland • di Salonicco.

Mi permetto esprimere l'avviso che nel caso in cui io vedessi prendere buona piega ai passi che farà nuovamente Ministro di Russia presso questo governo nel senso del ravvicinamento serbo-bulgaro, sarebbe utile ed opportuno che non rimanessi estraneo al negoziato.

Se V. E. me ne desse autorizzazione cercherei parteciparvi sotto quella forma e con quelle cautele che sembreranno migliori ad evitare critiche e rimostranze da qualsiasi parte alla nostra azione.

La cosa mi pare tanto più richiesta in quanto che le imprevedibili conseguenze di uno schiacciamento della Serbia potrebbero toccare da vicino nostri interessi vitali.

Si ritiene poi che verificandosi ipotesi sopra esposta non esiterebbe più ad entrare in campo Romania • (Tel. 11655/179). Ho telegrafato a Squittì quanto segue:

(Solo a Nish) Suo tel. 179.

(A tutti) Autorizzo V. S. agevolare eventualmente senza diretto intervento riavvicinamento serbo-bulgaro usando le maggiori cautele.

(l) Con T. gab. 1203 del 29 novembre, Sonnino rispose: « Conviene che V.E. conservi atteggiamento di maggiore riserva col Kedivè lasciando assolutamente cadere aper· ture fattele a mezzo Yusuf Sadik Pascià >.

292

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SALANDRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (l)

L. P. Roma, 27 novembre 1914.

Ieri vidi Avarna e poi Imperiali. Quest'ultimo vorrebbe andare domenica a Napoli per qualche giorno. Si potrebbe quindi tenere domani nel pomeriggio da te o da me, come vuoi, la seduta per ,fissare i termini del cosiddetto telegrammone (2). Imperiali ritornerebbe da Napoli giovedì e allora, a Camere aperte, mi sarebbe difficile trovare due ore tranquille. Invece la potremmo fissare domani dalle 17 alle 19, salvo che tu non abbia il ricevimento diplomatico. Se tu domani nel pomeriggio non puoi, si dovrà invece fissare domenica, sempre nel pomeriggio.

Ti scrivo perché sono rimasto a casa (dove non ho filo telefonico speciale) per scrivere una prima minuta delle dichiarazioni alla Camera. Te le potrei passare, prima che agli altri, domani sera.

Martini mi assicurò che dentro oggi ti avrebbe mandato le sue proposte per la parte coloniale (3). Ma sarà bene che tu lo solleciti.

Z42

Nei telegrammi di ieri ve n'è uno di Bollati (n. 11665) (l) che credo converrebbe rifischiare a Fasciotti per sua norma: come vedrai se convenga rifischiargli gli altri parecchi telegrammi venuti ieri circa l'attitudine della Bulga!'ia (2). Così lo si tiene contento e gli si dà modo di dire qualche cosa a Bratianu, col quale importa mantenere il contatto, pur non comunicando le nostre intenzioni più riservate.

Visconti sta peggio. Oggi ci passerò a prendere notizie.

P.S. Per maggiore discrezione e ad evitare annunzi nei giornali si potrebbe fissare il convegno con Imperiali a tre a casa tua, che non è sorvegliata.

(l) -Da Archivio Sonnino, Montespertoli. Ed. in SoNNINo, Carteggio, cit., D. 48. (2) -Vedi D. 164. (3) -Vedi D. 297.
293

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SALANDRA (3)

L. P. Roma, 27 novembre 1914.

F.issiamo pure per domani sabato dalle 17 alle 19 (4). Anzi, se puoi, fissiamo dalle 16 in poi, perché forse ci vorrà tempo per definire tutto. A ogni modo fammi sapere se sta bene per le 16 o le 17.

Credo che sarebbe meglio fissare il convegno qui alla Consulta, dove ci sono le carte, i precedenti, ecc. ecc. Pei giornalisti ho già data qualche disposizione qui. Potresti arrivare qui con Imperiali, e così è più facile sfuggire alle osservazioni dei giornalisti sulla piazza. A ogni modo sono pronto, se vuoi e credi meglio, a fare la riunione in casa.

294

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SALANDRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (5)

L. P. Roma, 27 novembre 1914.

Verrò aLla Consulta domani alle 16,30 (6). Imperiali potrà venirci per suo conto, un poco prima o un poco dopo, passando per gli uffici. Fallo avvisare dal suo gabinetto. lo non so l'indirizzo; ma mi disse che capitava ogni giorno alla Consulta.

(4J Vedi D. 292.
(l) -Vedi D. 286. (2) -Vedi DD. 277 e 284. (3) -Da BCL, Archivio Salandra, Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit. D. 49. (5) -Da Archivio Sonnino, Montespertoli. Ed. in SONNINO, Carteggio, cit. D. 50.

(6) Vedi D. 293.

295

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SALANDRA (l)

L. P. Roma, 27 novembre 1914.

Fasciotti telegrafa (2) :

• Mi permetto far presente opportunità che in occasione riapertura Parlamento presidenti del Senato e Camera dei Deputati commemorino re Carlo, manifestando in termini calorosi amicizia italo-rumena •.

Mi pare che abbia ragione. Puoi Tu, che sei in contatto più diretto coi presidenti far loro presente questa opportunità? Si manderebbe poi per telegrafo il resoconto delle sedute al Fasciotti.

Già gli furono rifischiati ieri telegrammi: 11655, 11656, 11665; e gabinetto 1169 (3).

Avviserò Imperiali per domani verso le 16,30.

296

L'INCARICATO D'AFFARI AD ATENE, MINISCALCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11771/478. Atene, 27 novembre 1914, ore 17,40 (per. ore 21,13).

Mi sono trattenuto oggi con Venizelos sull'atteggiamento preso dalla Grecia di fronte alla trattative fra Stati balcanici per un'intesa colla Bulgaria. Egli mi ha detto risultargli che Romania e Bulgaria si sono già intese in massima non però Serbia e Bulgaria facendo comprendere che per ottenere ciò è necessario anche consenso della Grecia.

Egli non crede dover fare obbiezioni [a] cessione territorio da parte della Romania alla Bulgaria e fino ad un certo punto anche da parte della Serbia alla Bulgaria ma ha aggiunto subito che quest'ultima concessione non deve essere importante, in modo da non turbare equilibrio balcanico. Ammetterebbe una rettificazione frontiera ma non certamente una soddisfazione completa delle esagerate richieste bulgare che separerebbero Serbia dalla Grecia e porrebbero quest'ultima in una posizione di soggezione rispetto Bulgaria che la circonderebbe da ogni lato.

Circa poi attitudine Grecia nel caso in cm m vista obbiezioni da lei affacciate le tre nazioni si intendessero senza di lei, Venizelos mi ha detto che non esclude possibiUtà di tale [accordo] ma non ,conta sulla lealtà serba perché non siano lesi i vitali interessi greci in compenso attitudine da essa tenuta verso Bulgaria alla quale essa ha detto che se Serbia fosse attaccata dalla Bulgaria quest'ultima sarebbe stata attaccata a sua volta dalla Grecia.

In sostanza ho riportato impressione che tutto ciò che si può ottenere oggi dalla Grecia è che essa non si opponga a limitate concessioni serbe alla Bulgaria ma senza beninteso ne siano richieste a Lei. Siccome Romania, fino ad ora la più strenua sostenitrice del mantenimento del Trattato di Bucarest, crede adesso potervi derogare, Greci sostituire a quella formula finora in uso l'altra equivalente dell'equilibrio balcanico che, osservo, per lei si riassume in un

equiLibrio gre,co bulgaro.

Come ebbe a dire Venizelos, alla Grecia non importa molto che Serbia e Romania estendano anche molto loro territori, ma non può ammettere che ciò avvenga per la Bulgaria. Homania e Serbia vorrebbero bensì che anche Grecia contribuisse colla sua parte di cessione di territorio alla pace balcanica, ma la loro situazione è assai differente. Esse cederebbero infatti territori abitati da bulgari e ne otterrebbero eventualmente larghi compensi mentre la Grecia dovrebbe abbandonare territori abitati da greci senza un eguale corrispettivo.

Stampa si occupa da qualche giorno con passione della questione, unanimamente e chiaramente contraria ad ogni cessione di territorio. Si duole che il mercanteggiare della questione Bulgaria ottenga presso qualche Gabinetto più successo dell'onesta attitudine greca. Traspare perfino dall'Embros qualche frase di malcontento per il trattamento usato alla Grecia dagli amici della Triplice Intesa, fa perfino accenno alla possibilità per la Grecia di cercare allora altrove e sotto altri auspici la tutela dei propri interessi.

(l) Da BCL, Archivio Salandra. Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit., D. 51.

(2) -Con T. gab. 1602/217 del 26 novembre. (3) -Il secondo e il quarto riferimento sono errati; si tratta dei telegrammi: 11655/179 del 24 novembre (non pubblicato) con il quale Squitti riferiva sullo stato dei rapporti serbo-bulgari; 11658/1024 del 25 novembre (non pubblicato) con il quale Bollati dava notizia di una possibile entrata in campo della Bulgaria contro la Serbia; 11665/1025, per il quale vedi D. 286; 11697/913 del 26 novembre (non pubblicato) con il quale Carlotti informava circa un colloquio avuto con il ministro bulgaro a Pietrogrado che confermava la neutralità della Bulgaria.
297

IL MINISTRO DELLE COLONIE, MARTIN!, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (l)

L. P. [Roma,] 27 novembre [1914].

Eccoti gli appunti promessi. Ne discuteremo se vorrai. Per Imperiali ho fatto preparare tutto quanto può servire a lui per le trattative, tutto qu:mto insomma illustra le nostre domande. Le quali potranno parere eccessive a prima vista. ma a me non sembra che sieno.

Ti prego di far fare e di mandarmi o questa stessa nota di mio carattere

-o una copia ch'io non ho fatta fare per non ritardare, secondo il tuo desiderio, l'invio (2). G. -De Rosa, Verona, 1966, p. 245.

ALLEGATO (l)

Qualora Inghilterra e Francia facciano acquisti in Africa a spese della Germania consentiranno all'Italia una sistemazione ai confini della Cirenaica e della Tripolitania, e alla definizione a noi favorevole di alcune questioni relative alle nostre due colonie etiopiche.

1. -Bacino deL NHo in Etiopia. L'Inghilterra si impegna a riconoscere che all'art. 4 dell'accordo del 13 dicembre 1906 debba darsi l'interpretazione che risulta dalla lettera e dallo spirito dell'accordo e più particolarmente dai colloqui del cav. Pansa, ambasciatore d'Italia, col marchese di Lansdowne ministro degli Affari Esteri di S.M. britannica, riferiti dal primo con r,apporti dell'agosto e dell'ottobre 1904, rapporti noti a sir Rennell Rodd cui furono ,comunicati in estratto; e cioè: che per quanto concerne il bacino del N ilo in Etiopia, gli interessi dell'Italia sono di natura territoriale e di natura idraulica quelli dell'Inghilterra: con reciproche garanzie da stipularsi di comune accordo. 2. -Chisimaio. L'Inghilterra s'impegna di modificare a favore dell'Italia il protocollo anglo-italiano del 14 marzo 1891 circa la regione del Giuba, per modo che passi all'Italia il porto di Chisimaio e il territorio adiacente in limiti da determinarsi: e che l'Inghilterra si sostituisca all'Italia in tutti i vantaggi che a quella attualmente vengono dalle convenzioni in vigore fra i due governi. restando inteso che la foce del fiume sarà comune e la navigazione libera per i due Stati. 3. -Gibuti. La Francia s'impegna a cedere all'Italia tutti i suoi diritti sul protettorato della Costa dei Somali, sull'hinterland di questo protettorato e sulla zona necessaria per la costruzione ed il traffico della ferrovia Gibuti-Addis Abeba, salvo l'obbligo all'Italia di lasciare alla Francia sulla Costa dei Somali una stazione di carbone per il rifornimento delle sue navi e a conchiudere una speciale convenzione per regolare tutti gli interessi relativi alla ferrovia suindicata, quale è contemplata nella convenzione di Londra del 13 dicembre 1906. 4. -Eritrea. L'Inghilterra s'impegna a ristabilire lo statu quo anteriore alla consegna di Cassala del 1897, in conformità dell'articolo 2 del protocollo angloitaliano del 15 aprile 1891, per modo che la piazza e il territorio di Cassala sieno occupati dall'Italia nelle condizioni in cui si trovavano anteriormente alla detta consegna. 5. -Arabia. L'Inghilterra e l'Italia si obbligano alla reciproca guarentigia dell'indipendenza del Yemen; e lasciando in libere mani musulmane i Luoghi Santi, s'impegnano a non procedere all'annessione di alcuna parte dell'Arabia e a non imporle qualsiasi altra forma di dominio; senza rinunziare al diritto di opporsi a che un'altra potenza acquisti o si attribuisca diritti sul territorio dell'Arabia medesima.

Colonie portoghesi. L'Inghilterra e l'Italia s1 1mpegnano reciprocamente, e analogamente a quanto l'Inghilterra stessa fece colla Francia rispetto all'Harar con lo scambio di note del 2 e 9 febbraio 1888, a non procedere all'annessione delle colonie portoghesi in Africa e a non impor loro altra qualsiasi forma di dominio, senza però rinunziare al diritto di opporsi a che una terza potenza acquisti o si attribuisca diritti su quei territori, da rimaner liberamente aperti all'azione economica e commerciale dell'Inghilterra e dell'Italia. Si impegnano altresì, ove il Portogallo s'inducesse a cedere tutte o parte di quelle colonie, a stabilire di comune accordo quale sfera debba essere riservata agli interessi inglesi e quale agli interessi italiani.

(l) -Da Archivio Sonnino, Montes.Dertoli. Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit. D. 52. (2) -La ris.Dosta di Sonnino è riprodotta in F. MARTIN!, Diario 1914-1918, a cura di

(l) Questo allegato è ed. in MARTIN!, Diario 1914-1918, cit., pp. 243-244, con l'aggiunta di un N. B. che non si trova nell'originale inviato a Sonnino.

298

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1606/155. Berlino, 27 novembre 1914, ore 22,10 (per. ore 2,10 del 28).

Miei telegrammi gabinetto 152, 153 (1).

Una decisione definitiva, circa Ambasciatore di Germania a Roma, non è stata tutt'ora presa. Forse la si prenderà dopo arrivo del Cancelliere dell'Impero che è qui atteso domani mattina. Jagow fa tutto il possibile per sostenere Flotow e gli è stato perciò di molto conforto il potere dire, dopo quanto io gli avevo comunicato in seguito al telegramma di V. E. n. 1193 (2) che Flotow continua ad essere ben visto dal R. Governo. Ma persiste attivissima la campagna dei suoi avversari e anche a quanto taluni dicono quella dei sostenitori ad oltranza del principe Bi.ilow, il quale sembra desidera vivamente il suo ritorno nella vita pubblica. Certo ha contribuito a rialzare azioni di questo ultimo l'articolo a lui così apertamente ostile del Con·ie?'e della Sera (3).

299

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. CAB. 1607!156. Berlino, 27 novembre 1914, ore 22,10 (per. ore 3,10 del 28).

Mio telegramma gab. n. 154 (4).

Jagow ha oggi nuovamente insistito sui vantaggi che l'Italia potrebbe ritrarre dall'attuale situazione mediante un accordo con la Turchia che oltre ad assicurarle definitivamente il possesso della Libia le offrirebbe anche la prospettiva di nuovi acquisti territoriali ed economici. Egli insisteva pure sulla opportunità di autorizzare il passaggio del fratello di Enver bey al quale sembra che auest'ultimo tenga moltissimo.

Jagow pretendeva che se quegli si presentasse circondato da ufficiali e soldati italiani niente potrebbe meglio rappresentare agli occhi degli arabi il riconoscimento definitivo da parte Turchia del dominio italiano in Libia e l'apnoggio che esso è risoluto a darvi.

Risposi che avrei ciò :l'iferito a V. E. ma io stesso non ne era guarì convinto.

(l) -Vedi D. 282 e nota l, p. 235 allo stesso. (2) -Vedi D. 276. (3) -Il 30 novembre (T. gab. 1617/158), ore 15,45) Bollati informava ancora: • Mi si assicura che il richiamo di Flotow e la nomina di Biilow nelle note condizioni provvisorie sarebbe oramai cosa quasi decisa. Il Cancelliere avrebbe consentito. Non si aspetterebbepiù che l'approvazione dell'Imperatore , . (4) -Vedi D. 285.
300

IL MINISTRO A NISH, SQUITTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11795/186. Nish, 28 novembre 1914, ore 13,40 (per. ore 20).

Il sostituto Ministro degli affari esteri mi ha detto ieri sera che la Serbia ha fondati motivi di credere nel pieno appoggio della Romania in caso di pericolo di essere sopraffatta da nemici esterni. Così, secondo lui, tanto se AustriaUngheria riuscisse ad invadere maggior parte di questo Regno quanto che la Bulgaria l'attaccasse, Romania interverrebbe con le armi (1).

301

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1613/218. Bucarest, 28 novembre 1914, ore 23 (per. 1,40 del 29).

Sono informato riservatamente che (lUesto Governo è molto preoccupato sinistre notizie che gli giungono into·rno al [contegno del] Governo oUlgaro. 01 teme infatti che prevalga da un momento all'altro a Sofia il partito d'invadere Macedonia il che sarebbe considerato dalla Russia come un casus beni anche per essa e per i suoi alleati. D'altro lato mi viene confermato che Bratianu, pur sperando che la situazione militare della Serbia sia meno grave di quello che le notizie russe non facciano credere, è oltremodo allarmato dell'eventualità dello schiacciamento della Serbia il quale messo in relazione coll'entrata ln azione della Bulgaria isolerebbe completamente Romania. Mi consta poi che questo Ministro di Russia, appoggiato dal Ministro di Francia e Inghilterra insiste sempre presso Bratianu perché Romania accorra subito in soccorso della Serbia. Bratianu risponde evasivamente.

A persona di fiducia mia egli ha detto che è deciso entrare in azione alla metà del prossimo febbraio, il che corrisponde con quanto egli disse a me in termini meno precisi, ed io riferii all'E. V. col mio telegramma Gabinetto segreto n. 214 (2). Prego mantenere il segreto su quanto precede.

302

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, BOLLATI, A PIETROGRADO, CARLOTTI, E AGLI INCARICATI D'AFFARI A LONDRA, BORGHESE, E A VIENNA, CERRUTI

T. GAB. 1202. Roma, 29 novembre 1914, ore 12,15.

R. Incaricato d'Affari a Bordeaux telegrafa quanto segue:

• È corsa la voce a Bordeaux che Re Alfonso avrebbe in questi giorni cercato di presentire Governi inglese e francese circa loro disposizioni verso

0) Ritrasmesso a Bucarest con t. 6796 del 29 novembre, ore 15.

Austria-Ungheria, nel caso questa si decidesse a ritirarsi dalla guerra. Non mi è stato però possibile controllare origine e fondamento notizia • (telegramma n. 1611/253) (1).

(2) Vedi D. 279.

303

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1614/157. Berlino, 29 novembre 1914, ore 14,40 (per. ore 15).

L'invio a Costantinopoli in qualità Addetto alla persona del Sultano e al suo Quartiere Generale, de'l Generale Von der Goltz, il norto riformatore dell'Esercito ottomano che era finora Governatore generale del Belgio, prova ancora più come si tende a porre tutte le operazioni militari della Turchia sotto la direzione tedesca. Si afferma del resto che l'intimità degli attuali rapporti fra le Potenze centrali e la Turchia avrà fra breve una nuova e più solenne espressione. Da fonte non ufficiale ma solitamente bene informata mi si assicura che la Turchia avrebbe stipulato una formale alleanza colla Gevman.ia e coll'Austria, colle stesse disposizioni di quelle esi,sten1ll fra le due Potenze e l'Italia. Il trattato avrebbe la durata di cinque anni: trascorsi i quali senza preventiva denunzia si intenderebbe automaticamente prolungato per un uguale periodo.

304

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11838/809. Pera, 29 novembre 1914, ore 14,40 (per. ore 20,50).

Su telegramma n. 6698 (2). Gran Visir e Talaat bey circa questione ldbid, considerati qui come sudditi ottomani, insistono perché rinunzia debba risultare da speciale convenzione, nella quale dovrebbero regolarsi anche altri rapporti coll'Italia. Fanno comprendere trattarsi di legami fra i due paesi ed osservano che convenzione dovrebbe essere approvata dal parlamento. Ho osservato che non è questo il momento di convenzioni, per le quali saremo disposti trattare a suo tempo, che domaniliamo solo ciò ,che è conseguenza del trattato di Losanna e che fu convenuto con Francia e Austria. Mi fu risposto che quando fu concluso trattato di Losanna da ambo le parti si aveva notizia della riserva riferentisi libici, e che con Francia e Austria intervennero atti special iper regolare questione. Mi si è aggiunto che per condiscendenza non si sarebbero sollevate eccezioni di diritto circa libici che fossero nel territorio dell'Impero, riconoscendoli di fatto come italiani, ma che era poi necessaria

21 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

la convenzione. Accordo francese rimasto sospeso. Insistere per una soluzione definitiva. Wangenheim e Pallavicini si interessano personalmente in senso .favorevole.

(l) -Per le risposte vedi DD. 309, 314, 315 e 353. (2) -Vedi D. 288.
305

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SALANDRA (l)

L. P. Roma, 29 novembre 1914, sera.

Approvo completamente le • Comunicazioni del governo ' secondo il testo che mi hai mandato, salvo un solo periodo, da principio, che temo sollevi del malumore o, per lo meno, delle polemiche nel campo radicale. Alludo al secondo periodo che comincia con le parole: • Esso intende raccogliere... •.

Ha l'aria di voler chiudere la porta in faccia ai radicali, i quali aspiravano al • grande ministero •. Si potrebbe anche sopprimere l'intero secondo periodo, riprendendo con le parole: • Ma sostanzialmente diverso... •. In questo caso potresti magari introdurre nel periodo iniziale qualcosa come: • Il ministero, che con base allargata, si presenta al vostro giudizio... •. A ogni modo anche se decidi di lasciare il secondo periodo, cui si riferisce la mia osservazione, sopprimerei sempre in esso le due parole • niuna esclusa •. Essa solleva il pettegolezzo, se il gruppo cattolico è, o no, da Te incluso come facente parte del partito liberale. Il periodo corre benissimo ed esprime lo stesso pensiero anche senza quelle due parole.

A pagina sei, dove hai scassate le parole in questo momento, sostituirei

• oggi •; perché altrimenti la frase diventa troppo generale.

Tutto il resto mi pare che vada benissimo, ed è bene intonato.

P. S. -Quanto alle commemorazioni chedo che tocchi a Te far quelle dei tre Collari dell'Annunziata, San Giuliano, Finali e Visconti. Io annunzierei la morte di re Carlo. Mi pare che dovrei anche accennare all'assassinio del principe imperiale austriaco a Serajevo. È un tema un po' scottante. Ne parleremo insieme domani sera.

306

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. CONFIDENZIALE 11885/114 GAB. (2). Pietrogrado, 30 novembre 1914

ore 14,46 (per. ore 20,25).

Ambasciatore di Francia mi ha riservatamente riferito che in queste alte sfere dirigenti è considerata eventualità che Governo degli Stati Uniti e

Santa Sede formulino proposte di mediazione per pace con Germania e con Austria-Ungheria. Egli ha soggiunto che tale eventualità è stata giudicata come improbabile in un tempo vicino ma che quando anche si verificasse non avrebbe alea di successo poiché Germania data attuale sua posizione non consentirebbe alle condizioni che Triplice Intesa è decisa ad imporre.

Nell'accennare a tale condizione Paléologue ha bensì affermato che una durevole pace esige soppressione egemonia militarista prussiana ma a differenza del suo linguaggio dell'agosto scorso, miei telegrammi Gab. n. 46 e 48 del 6 ·e 7 agosto {1), egli non mi ha parlato di • infrangere una volta per sempre unità germanica » ed ha qualificato di utopista chi nutrisce simili propositi. Ben altro sembrava pensiero dei francesi circa Austria-Ungheria, dalle fugaci allusioni da lui fatte al riguardo. Sebbene queste fossero molto generiche e nebulose esse non lasciavano dubbio sui presupposti del mio collega giusta i quali a prescindere dalla perdita della Galizia e Bucovina, della Bosnia Erzegovina e Dalmazia, l'attuale compagine della duplice Monarchia non potrebbe mantenersi e sciogliendosi darebbe luogo alla formazione di nuovi organismi di Stato a base etnica (2).

(l) Da BCL, Archivio Salandra. Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit., D. 54.

(2) Partito come telegramma di gabinetto è stato protocollato in arrivo nella serie ordinaria.

307

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1618/222. Bucarest, 30 novembre 1914, ore 21 (per. ore 1,25 del 1° dicembre).

Mio telegramma n. 206 (3).

È venuto a vedermi Giorgio Diamandy, che io non conoscevo personalmente, per dirmi che egli con !strati ed Argetoianu pa•rtiranno domenica per costì, via Nish Salonicco coll'incarico di illuminare R. Governo e l'opinione pubblica italiana sulle disposizioni dell'opinione pubbHca romena di fronte situazione internazionale. In partcolare essi vogliono far presente che la Romania non può vimanere inattiva di fronte pericolo dello schiacciamento della Serbia e dell'avanzata dei russi in Transilvania. Gli ho chtesto se Questa in!iziativa provenisse da Bratianu ed egli mi ha risposto di no agg.iungendo però ·che i Mirui.•stri delle Finanze, dei Lavori Pubblici, dell'Istruzione e dell'Agricoltu<ra sono d'accoroo completamente. Bratianu ne è d:nformato e lascerebbe fare.

Ho cercato, per quanto stava in me, almeno ritardare questo viaggio ed ho in ogni modo insistito che le istruzioni impartitemi dal R. Governo sono per la neutralità.

Anche ottenendo, Lucari parte per costì. Stelian non va più a Pietroburgo perché essendo egli un membro eminente del partito liberale ha preso l'offertagli missione come un mezzo per allontanarlo dalla possibilità di avere un portafoglio.

(l) -Vedi serie V, vol. I, DD. 100 e 132. (2) -Ritrasmettendo questo telegramma a Washington sino alle parole • Triplice Intesa è decisa a imporre... • con t. gab. 1205 bis del 1° dicembre, ore 19,45 Sonnino aggiungeva le seguenti istruzioni: «Confermando precedenti istruzioni prego V. E. voler riferirsi circa indizi di mediazione nel senso anzidetto •. Il telegramma fu ritrasmesso, integralmente, anche a Bordeaux, Londra, Vienna e Berlino. (3) -Vedi D. 251.
308

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1621/223. Bucarest, 30 novembre 1914, ore 21 (per. ore 1,35 del 1° dicembre).

Telegramma di V. E. n. 6796 (1).

Non posso che confermare ancora una volta che Bratianu per quanto preoccupatissimo dal pericoloso schiacciamento della Serbia persiste a dire che egli non entrerà in guerra prima della metà del prossimo febbraio.

Ciò mi è stato confermato anche dal Ministro di Russia il quale ha riconosciuto meco che i suoi tentativi per indurre Bratianu ad un'azione immediata sono finora riusciti infruttuosi. Però da molte parti si cerca agire su Bratianu e l'invio di emissari all'estero di cui al mio telegramma odierno 222 (2) è una prova dell'importanza di questa tendenza la quale fa capo a 4 Ministri in carica oltre ai Signori Take Jonesco e Filippesco. Mia impressione personale è sempre che a meno di grandi successi russi Bratianu non si lascierà trascinare alla guerra se noi rimaniamo neutrali almeno Hno al prossimo febbraio.

Frattanto contegno di questi Ministri di Germania e Austria-Ungheria diviene sempre più duro verso questo Governo. Mi viene infatti riferito che il Ministro di Germania si sarebbe espresso in termini minacciosi per il persistente divieto di esportazione di ,cereali e benzina e che Ministro d'AustriaUngheria avrebbe dichiarato a questo Ministro Affari Esteri che l'impegno preso dal suo Governo, subito dopo presentata la nota, di rispettare integrità della Serbia deve considerarsi come completamente caduto e che Serbia è destinata a scomparire dal novero degli Stati indipendenti.

Mi si riferisce pure da fonti militari che le operazioni contro la Serbia vengono spinte innanzi con tanta energia allo scopo procurare una via diretta per trasporto d'armi e munizioni in Turchia la quale ne avrebbe assoluta mancanza.

Qui la solita manifestazione domenicale dell' • Azione Nazionale • è finita ieri colla rottura dei vetri della casa del Signor Marghiloman.

(l) -Vedi D. 300, p. 248, nota l. (2) -Vedi D. 307.
309

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1620/159. Berlino, 30 novembre 1914, ore 22,20 (per. ore 3,20 del 1° dicembre).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1202 (1).

Qui nemmeno a questa Ambasciata di Spagna niente risulta dei pretesi passi del Re di Spagna presso Governo inglese e francese: si dice che se mai egli potrebbe essere stato spinto dalla madre austriaca. Si osserva del resto che una pace dell'Austria-Ungheria con l'Inghilterra e colla Francia non rappresenterebbe ancora una soluzione poiché la guerra fra quelle Potenze esiste poco più che di nome visto che solo qualche artigliere austriaco si trova sul teatro della guerra all'ovest e vista la inazione della flotta anglofrancese nell'Adriatico. Grande importanza avrebbe invece naturalmente una pace dell'Austria-Ungheria colla Russia; ma ancora recentissimamente un articolo dell'ufficioso viennese smentiva con grande energia le voci che erano circolate al riguardo anche in relazione col viaggio del Conte Tisza ed affermava recisamente il proposito della Monarchia di combattere la • giusta guerra • fino ad una fine vittoriosa. Anche gli ultimi provvedimenti presi in Germania verrebbero ascritti a conforto di tale conclusione.

Poiché col trasferimento ieri annunziato del Quartier Generale dell'Imperatore dall'occidente all'oriente viene a dimostrare chiaramente l'intenzione del Comando germanico di concentrare il massimo sforzo nella lotta contro la Russia e conseguentemente di sostenere l'Austria-Ungheria nelle sue minacciate posizioni al nord. Kolnische Zeitung in una di quelle corrispondenze da Berlino che portano più particolarmente l'impronta ufficiosa, diceva ieri che qualsiasi discorso di pace è per ora assolutamente superfluo e che la situazione militare e finanziaria ed economica delle due Potenze centrali è tale da non fornire alcun appiglio a prendere in considerazione idea di una stipulazione di pace.

310

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, BORGHESE, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1622/394. Londra, 30 novembre 1914, ore 23,20 (per. ore 10,55 del 1° dicembre).

Mi è stato riferito confidenzialmente che Romania ha dichiarato alcuni giorni sono alla Triplice Intesa, essere decisa entrare in azione d'accordo con essa. Avrebbe domandato affidamento forniture munizioni necessarie e assicu

razione non essere molestata da Bulgaria. Circa prima domanda la Triplice Intesa avrebbe già risposto affermativamente e che in circa tre settimane munizioni necessarie sarebbero fornite.

Circa seconda domanda Triplice Intesa avrebbe consigliato la Romania intendersi direttamente colla Bulgaria con promessa di revisione del trattato di Bucarest e nello stesso tempo fare proposte Serbia e Grecia. Qualora risultato tali proposte non fosse soddisfacente Triplice Intesa si impegnerebbe rinnovarle a nome suo presso tre Stati suddetti promettendo revisione convenzione di Bucarest senza precisare futuro assegnamento territoriale. Romania disposta cessione alla Bulgaria pur mantenendo linea strategica frontiera nella Dobrugia.

Anche Serbia sarebbe disposta concessione ma non occupazione Macedonia né soddisfare tutte le magnifiche aspirazioni territoriali della Bulgaria. Russia avrebbe già da tempo invitato formalmente Romania entrare in azione assicurandole possesso tutti i territori che occupasse e adesso avrebbe rinnovato invito per venire così in aiuto Serbia distraendone azione austriaca. Nei circoli [politici] di Londra si è parlato di trattative corse fra Italia e Romania per entrata azione simultanea nel conflitto europeo. Tali trattative sarebbero state interrotte e Romania si sarebbe decisa agire indipendentemente perché mentre Italia avrebbe prima dichiarato essere pronta marzo, adesso avrebbe detto non potere entrare in azione prima del maggio prossimo.

(l) Vedi D. 302.

311

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, DE MARTINO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

RELAZIONE. Roma, 30 novembre 1914.

L'entrata dell'esercito austro-ungarico in Serbia costituisce un fatto nuovo nei rapporti fra Italia e Austria-Ungheria.

È utile in proposito riassumere lo stato dei trattati, delle intese e dei negoziati intervenuti fra Italia e Austria-Ungheria, relativamente alla penisola Balcanica.

1° -Articolo VII della Triplice Alleanza:

Dopo affermato l'interesse dei due Paesi a mantenere lo statu qua territoriale in Oriente, prosegue come appresso: • Dans le cas où par suite des événements le maintien du statu quo dans la région des Bail.cans ou des cotes et iles ottomanes dans l'Adriatique et dans la Mer Egée deviendrait impossible, et que, soit en conséquence de l'action d'une Puissance tderce soit autrement, l'Autriche-Hongrie ou l'Italie se verraient dans la nécessité de le modifìer par une occupation temporaire ou permanente de leur part, cette occupation n'aura lieu qu'après un accord préalable entre les deux Puissances, basé sur le principe d'une compensation J:"éciproque ·pour tout avantage territorial ou autre que chacune d'elles obtiendrait en sus du statu quo actuel et donnant satisfaction aux intérets et aux prétentions bien fondées des deux parties •.

2. -Accordo itala-austriaco del 1909 (in seguito all'annessione della Bosnia Erzegovina ed allo sgombero del Sangiaccato):

• Les dispositions de l'art. VII s'appliquent au Sandjak aussi bien qu'aux autres parties de l'Empire Ottoman. Si donc par suite de l'impossibilité du maintien du statu quo dans les Balcans l'Autrnche-Hongrte était amenée par la force des événements à procéder à une occupation tempora•ire ou permanente du Sandjak de Novi-Bazar, cette occupation n'aura lieu qu'après un accord préalable avec l'Italie, basé sur le principe d'une compensation •.

3° -Negoziati Luglio-Settembre 1914.

Sino dal 24 Luglio 1914 (telegramma 758 gabinetto) (l) il marchese di San Giuliano dava le seguenti istruzioni ai RR. ambasciatori a Berlino e Vienna: • Prego V. E. dichiarare subito a codesto Ministro degli affari esteri che se l'Austria-Ungheria procederà ad occupazioni territoriali anche temporaneamente senza il nostro previo consenso, agirà in violazione dell'art. VII del Trattato di Alleanza e noi facciamo quindi tutte le nostre riserve •. Ma il Governo austro-ungarico contestò la nostra interpretazione dell'articolo VII, sostenendo che esso concerne solamente il territorio dell'Impero Ottomano, mentre noi sostenevamo che si applica a tutta la Penisola Balcanica. Ne seg'uirono difficili negoziati. La Germania appoggiò il nostro punto di vista. Dapprima il Governo austriaco consentì alla nostra interpretazione, ma a condizione che l'Italia • observe une attitude amicale par rapport aux opérations de guerre engagée aotuellement par l'Autrioche-Hongrie contre la Serbie ert remplira ses devoirs d'alliée dans le cas où le conflit pourrait amener une conflagration générale •. Nota di Merey del 2 Agosto 1914) (2). Il Governo italiano respinse questa condizione affermando che si può sottoporre ad una condizione una modifica di un trattato ma non una interpretazione di esso (3). Finallmente .il 26 Agosto 1914 (telegramma n. 984) (4) Austria-Unghecria dichiarò, e Germania confermò, che aderivano senza condizioni alla nostra interpretazione dell'articolo settimo, non soltanto per la crisi attuale, ma anche per tutta la durata del trattato, compresi beninteso il significato e l'estensione da noi data alle parole • dans les régions des Balcans •.

In seguito alla osservazione che un ingrandimento territoriale dell'Austria sarebbe aannoso ai nostri interessi perché turberebbe a nostro danno l'equilibrio, il Governo I. e R. dichiarò che • un tale ingrandimento non è nelle

(ll Vedi serie IV, vol. XII, D. 468.

intenzioni dell'Austria pur potendo essere una conseguenza delle possibili complicazioni (vedi telegramma partenza n. 746 gabinetto del 22 luglio 1914 e seguenti) (1). Fu risposto a Merey e telegrafato ai RR. ambasciatori a Vienna e Berlino che tale dichiarazione non essendo impegnativa non può rassicurarci.

Ma nella nota verbale dell'ambasciata d'Austria in data 11 agosto scorso

n. 815 (2) è detto (a proposito della discussione allora in corso circa l'interpretazione dell'articolo VII) che • le Gouvernement Impérial et Royal doit remarquer qu'il a déclaré en toute forme ne pas voulod'r fah"e d'acquisitions territoriales dans les Balcans. Dans ces conditions l'Autriche-Hongrie n'a pas eu jusqu'à présent d'occasion à inviter l'Italie a un échange d'idées sur des compensations concrètes •. Non fu però precisato se questa locuzione equivale a una intenzione non impegnativa ovvero a un impegno assoluto anche per l'avvenire. Ma dal telegramma del duca Avarna in data 12 agosto numero 1064/110 (3) parrebbe non si tratti di impegno in quanto il conte Berchtold soggiunse che se il Governo I. e R. avesse avuto più tardi simile intenzione di fare acquisti nei Balcani) non avrebbe mancato di mettersi lealmente in rapporto col R. Governo.

Quanto al monte Levcen, il marchese di San Giuliano fece dichiarare al signor Jagow (telegramma n. 768 del 27 luglio) (4) che • la sua annessione all'Austria o soltanto l'obbligo del Montenegro di non fortificarlo, trasformerebbe Cattaro in una formidabile base navale, modificando a nostro danno l'equilibrio dell'Adriatico. Se avvenisse senza adeguato compenso territoriale, ciò spezzerebbe irreparabilmente la Triplice alleanza, e potrebbe anche provocare nell'opinione pubblica italiana tale eccitamento da costringere il Governo a far la guerra all'Austria •. Dopo lungo negoziato l'Austria ci dichiarò telegramma in partenza n. 863 del 6 agosto e telegramma di Avarna

n. 7240 del 4 agosto) (5) che essa non occuperà H Lovcen anche in caso di guerra col Montenegro.

4. -Albania. I rapporti itala-austriaci per l'Albania sono regolati dall'accordo dicembre 1900 febbraio 1901 che conferma l'intesa del 1897. In sostanza si stabiliva: l) il mantenimento dello statu quo; 2) se lo statu quo diventa impossibile istaurare in Albania un regime sulla base dell'autonomia; 3) conciliare gli interessi reciproci d'Italia e Austria-Ungheria in Albania. Da quest'ultima stipulazione derivò il concetto della parità politica ed economica fra Italia e Austria in Albania, concetto che non esclude però lo concorrenza con mezzi indiretti. Il governo austriaco dette prova di poca buona fede, ma il governo italiano, intensificando la sua azione colla propaganda e nel campo politico ed economico, ottenne una notevole affermazione d'influenza e riuscì senza dubbio a mantenere il concetto della parità nel campo della realtà oltreché nella stipulazione diplomatica.

Per intese recenti col Governo austro-ungarico gli accordi per l'Albania sono mantenuti dn vigore, • non soltanto per oggi ma anche per l'avvenitre • (vedi telegramma di Avarna 4 settembre n. 1219, telegramma ad Avarna n. 5039 del 1° settembre, 28 agosto n. 1196, 20 agosto n. 1154, telegramma di Avarna

n. 1472/131 del 23 ottobre (l) per quanto riguarda l'occupazione di Sasseno, è noto che abbiamo dichiarato a Vienna che essa era effettuata in applicazione deil. deliberato di Londra e in via temporanea, al che il Governo l. e R. non fece obbiezione.

5° -Ferrovie balcaniche. Nel campo della politica ferroviaria si è manifestato più chiaramente l'antagonismo degli interessi italiani ed austriaci. L'Austria ha interesse alle ferrovie longitudinali dalle sue frontiere verso Salonicco e l'Egeo Drang nach Osten). L'Italia ha interesse alle ferrovie trasversali che dalla costa albanese portino il commercio dei vicini nostri porti adriatici nell'interno della Penisola balcanica. E l'Austria, sino ai tempi recentissimi, era riuscita a fare dell'Albania una barriera economica a danno del traffico italiano. Gli sforzi dell'Italia si concentrarono a rompere l'ostacolo.

Indicherò qui appresso i principali interessi ferroviari italiani (salvo preparare speciali relazioni sui singoli argomenti).

Ferrovia Danubio-Adriatico. Nel 1908 si costituì un sindacato italo-francorusso-serbo. Il progetto fu assorbito dalla deliberazione di Londra del 20 dicembre 1912, relativa all'accesso commerciale serbo sull'Adriatico ferrovia internazionale).

Ferrovia da Monastir all'Adriatico (Valona-Durazzo).

La compagnia germanica des Chemins de fer orientau:x ne aveva il diritto di prelazione dal 1890. Nel maggio 1911 il Governo austriaco acquistò la maggioranza delle azioni dei chemins de far orientaux (parte occidentale). In seguito a lunghi negoziati, l'Austria consente ad ammettere l'Italia a metà nel detto diritto di prelazione, alle condizioni contenute nella nota del 14 luglio 1913, n. 492. Vi è ancora un punto in discussione nostra nota 31 ottobre 1913).

Ferrovie montenegrine. Ferrovia orientale Antivari-Vir Bazar che è proprietà della compagnia di Antivari, e servizio navigazione sul lago di Scutari. Sindacato italo-franco-russo del 17 giugno 1913 costituito a Parigi. Linee in progetto Plavnitza Podgoritza e Pedgoritza Ipek.

6° -Il 2 novembre l'Ambasciatore di Germania dichiarò a nome del suo Governo che • nell'ipotesi si verificassero modificazioni territoriali nei Balcani si sarebbe tenuto conto degli interessi italiani nella misura la più larga; e che nel caso di modificazioni territoriali nell'Africa settentrionale, si veglierà a che gli interessi italiani non siano lesi • (2).

L'ambasciatore d'Austria-Ungheria comunicava per scritto il 6 novembre che l' • Autriche-Hongrie et l'Allemagne auront soin à ce que pour le cas que des changements territoriaux se produisent sur la cote septentrionale de l'Afrique l'!talie y trouve so n compte et que les intérets du Royaume soient sauvegardés aussi dans le cas où la conflagration européenne amenàt des modifications territoriales ailleurs • (1).

Guerra Libica.

Durante la guerra libica l'Austria-Ungheria si valse dell'accordo per l'Albania e dell'articolo VII del trattato per gravemente ostacolare le nostre operazioni militari contro la Turchia.

Sulla base degli accordi per l'Albania dovemmo prendere impegno di astenerci da qualsiasi operazione militare in quelle coste.

Le clausole dell'articolo VII servirono al governo austr.iaco per impedirci non solo occupazioni temporanee ma anche bombardamenti contro le coste ottomane della Turchia europea come nelle isole dell'Egeo. Il bombardamento e il raid dei Dardanelli dettero luogo a formali proteste. E l'occupazione gravosissima del Dodecaneso fu tacitamente ammessa in quanto si considerò fuori dell'Egeo.

In proposito vedere le annesse memorie del cav. Biancheri (2).

L'indipendenza della Serbia e l'interesse politico dell'Italia.

II 28 luglio 1914 vedi telegramma n. 787) (3) il mavchese di San Giuliano dichiarava al signor F1lotow che per l'Italia • l'esistenza di una Serbia forte e indipendente come contrappeso, elemento d'equilibrio e baluardo contro l'eventuale espansione conquistatrice austriaca nella penisola balcanica è un interesse di prim'ordine •.

Le aspirazioni balcaniche dell'Austria vittoriosa saranno sempre in diretto antagonismo cogli interessi italiani sia che essa perseveri nella • intenzione • manifestata di non proseguire acquisti territoriali, sia che invece, e ormai sembra più probabile, essa tenda a conquistare nuovi territorii. L'aumento della influenza austriaca nei Balcani, segnerà una corrispondente diminuzione dell'influenza italiana e avrà come conseguenza una alterazione dell'equilibrio balcanico a danno dell'Italia. L'equilibrio dell'Adriatico ne risulterebbe pure particolarmente minacciato.

Raccogliendo le informazioni che da più parti ci pervennero al principio della guerra, il piano politico dell'Austria-Ungheria consisterebbe nell'asservimento della Serbia, con o senza annessione all'Austria di parte del territorio serbo (in proposito si manifestarono diverse correnti temendosi da molti, specie in Ungheria, il pericolo interno conseguente ad aumento della popolazione slava); inoltre: aumento territoriale dell'Albania a scapito della Serbia

Cl.l Vedi D. 121, p. 90, nota l.

e protettorato austro-ungarico sull'Albania (almeno l'Albania settentrionale); isolamento politico e territoriale del Montenegro (vedere telegrammi n. 472 a Berlino e Vienna e dsposta di Avarna n. 512 (l) nei quali è cenno del progetto austriaco di attribuire all'Albania una striscia di territorio lungo il mare, compreso Antivari, in modo da togliere la frontiera marittima a quello Stato); aumento territoriale della Bulgaria a danno della Serbia e conseguente affermazione politica austriaca in Bulgaria; isolamento e decadenza politica della Rumania. Da 11uesta situazione deriverebbe all'Austria il conseguimento di importanti privilegi economici sopratutto nel campo ferroviario, con danno irreparabile degli interessi politico-commerciali italiani nei Balcani.

* * *

Si presenta ora il quesito: se e come ci convenga profittare del fatto nuovo dell'avanzata austriaca in Serbia per intavolare negoziati con Vienna e eventualmente con Berlino.

Il fondamento giuridico per interloquire risulta evidente a favore dell'Italia:

1° dal testo dell'articolo VII predetto (occupazione temporanea); 2° dall'interpretazione e applicazione data dall'Austria al detto articolo durante la guerra libica.

Dall'articolo VII (confermato nell'accordo 1909) deriva all'Austria:

l o l'obbligo del previo accordo anche per occupazioni temporanee; 2° l'obbligo dei compensi anche per occupazioni temporanee.

Il negoziato con l'alleata sulla base dell'avanzata militare in Serbia è opportuno quando sia iniziato e condotto tenendo presenti le attuali direttive fondamentali della nostra politica estera. Queste direttive si riassumono nella formola: alla fine del conflitto europeo l'Italia non può trovarsi dalla parte del vinto. Oggi ancora nessuna delle possibili ipotesi è da scartare: vittoria della Triplice Intesa, vittoria della Germania con l'Austria-Ungheria, ovvero pace per esaurimento senza vittoria completa da alcuna parte. La riuscita della nostra politica e la salvezza degli interessi vitali italiani dipenderà dal non lasciar trascorrere il momento, che può anche essere fugace, della decisione. Immensa responsabilità! La terza delle suddette ipotesi sembra la meno probable, sopratutto per la questione di Anversa che esclude un terreno di conciliazione fra Inghilterra e Germania. È generalmente ammesso dagli uomini di Stato Italiani che se vince la Triplice Intesa noi dobbiamo aver fatta la guerra contro l'Austria, sotto pena di un doppio disastro: esterno, cioè sacrificio irreparabile nell'Adriatico e nel Mediterraneo Orientale; interno, cioè la rivoluzione. Ma la guerra col solo programma dei confini naturali non sarebbe giustificata. Colla guerra si può e si deve ottenere la supremazia

nell'Adriatico ciò che implica (per motivi strategici e politici) il possesso almeno delle isole di Dalmazia.

Se invece la vittoria sarà per la Germania e l'Austria l'Italia dovrà aver mantenuta la neutralità, poiché è escluso, per lo stato del sentimento nazionale, che si possa far la guerra a favore dell'Austria. E in questo caso dovremo sapere, al momento opportuno, vendere la nostra neutralità ai due Imperi.

Nel suo telegramma del 12 agosto scorso n. 1060 (1), il Duca Avarna affermava che • ogni nostro sforzo deve essere diretto ad impedire che quandÒ anche i nostri alleati rimanessero vittoriosi non venga dato alla penisola balcanica un assetto tale da costituire un mutamento radicale d'equilibrio a danno nostro non solo nella penisola stessa ma anche nell'Adriatico •.

Ed io credo che il nostro giuoco non sia tanto cattivo.

La vittoria dei due Imperi significa vittoria della Germania e salvataggio dell'Austria per la quale le cagioni di interna debolezza saranno probabilmente accresciute da un aumento di popolazione slava. L'Austria sarà sempre un mezzo cadavere. Ma la Germania vittoriosa, a parte l'Austria, sarà stretta da un ferreo cerchio d'odio di popoli vinti. Vinti, ma non domati; a\1 secolo nostro non sono più possibili le conquiste annientatrici uso Tamerlano. Sarà interesse della Germania, pure interesse egoistico, di salvaguardare e preziosamente coltivare le sue relazioni con una Nazione che, come l'Italia, avendo mantenuta la neutralità, non ha partite di sangue da saldare. Quindi non sono propenso a prestar fede a quelle notizie di irreparabile risentimento germanico e ai timori di vendetta. Ma poiché questo è un elemento importante di giudizio, a norma di nostra condotta, sono d'avviso si dia incarico al nostro ambasciatore a Berlino di indagare e sin d'ora formulare ragionevoli previsioni.

Il negoziato coll'Austria per l'avanzata militare in Serbia deve pertanto essere condotto in modo da servire indifferentemente, sino a che non avremo preso la grande decisione, all'uno o all'altro dei due programmi cioè: neutralità in previsione di vittoria germanica, o guerra in previsione di vittoria della Triplice Intesa.

E quindi nella prima ipotesi occorre tenere al corrente e interessare la Germania la quale ha interesse di influire sull'Austria. Nulla abbiamo da sperare direttamente dalla irriduttibile ristrettezza della mentalità austriaca; ne abbiamo una prova recente nella differenza di redazione delle comunicazioni germanica e austriaca più sopra citate del 2 e 6 novembre corrente.

In vista poi della seconda ipotesi (guerra a fianco della Triplice Intesa) il negoziato con l'Austria deve essere prolungato opportunamente e mantenuto nel vago in modo da offrirei, al momento decisivo, il campo di avanzare pretese forzatamente inaccettabili e tali da giustificare una rottura nel negoziato stesso. Allora il rifiuto dell'Austria (se pure verrà a un rifiuto categorico) ci servirà di motivo a dichiararci sciolti da ogni legame con essa. Dopo di che potremo trattare con la Triplice Intesa.

Occorre però tener presente la possibilità che l'Austria, di fronte alla nostra mobilitazione, ceda su tutta la linea. Se ·a quel momento saremo legati con la Triplice Intesa, dovremo far la guerra contro l'Austria ugualmente? Per ora mi limito a porre il quesito, osservando però che in caso di vittoria della Triplice Intesa, i nostri interessi adriatici saranno minacciati dagli slavi e non dall'Austria, e che una intesa con l'Austria non ci salverebbe dalla minaccia slava.

Il modus procedendi che ha per punto di partenza l'avanzata austriaca in Serbia ha certo i suoi vantaggi, ma molto meglio sarebbe stato se avessimo potuto, siccome era progettato, valerci della minaccia slava agli interessi italiani dell'Adriatico. Una azione della flotta anglo-francese nell'Adriatico, insieme a sconfitte austriache per opera dei russi, avrebbe nel modo più luminoso giustificato in faccia al mondo e alla storia la nostra uscita dalla trentenne alleanza e avrebbe posto l'Italia al sicuro da ogni accusa di slealtà. Difatti di fronte alla incapacità dell'Austria di mantenere l'attuale assetto adriatico, solamente l'occupazione militare da parte nostra poteva salvare dagli slavi quelle terre che l'Italia ritiene suo interesse vitale non cadano appunto in mano degli slavi. E la guerra che ne sarebbe seguita contro l'Austria sarebbe stata guerra pienamente legittima.

Mancando la minaccia slava ai nostri interessi adriatici, dovremo valerci della minaccia austriaca ai nostri interessi balcanici per iniziar·e e poi rompere n negoziato con l'Austria, rifiutando i compensi, e 1poi scioglierei dall'ail.leanza. Ma se l'avanzata austriaca in Serbia fosse respinta? Cadrebbe tutto Il negoziato fondato sull'articolo settimo. E ·allora non resterebbe che la guerra alla Turchia (Canale di Suez, provocare incidenti in Siria o altrove, Dodecaneso).

Apro una parentesi a proposito del Dodecaneso. Io sono sempre d'avviso che in qualunQue modo ci convenga profittare di una occasione favorevole per dichiarare l'annessione delle isole. Né dalla Turchia, né dalla Germania e Austria, né dalla Triplice Intesa avremmo, al giorno d'oggi, nulla di serio da temere. Passata l'occasione dell'annessione di Cipro all'Inghilterra, altre favorevoli circostanze si possono presentare. E avremmo un altro fatto compiuto al nostro attivo pel giorno della pace. Se non faremo la guerra, saranno solo i fatti compiuti come quello di Valona e del Dodecaneso che ci daranno titolo a partecipare alla conferenza dei belligeranti.

Chiusa la parentesi, passo alle istruzioni che potrebbe ricevere il duca Avarna per iniziare il negoziato con l'Austria-Ungheria in seguito all'avanzata militare in territorio serbo.

Per non sollevare nel governo austriaco il sospetto che gli si possa voler cercare una • querelle d'allemand • e quindi metterlo in guardia credo che le conversazioni debbano iniziarsi a Vienna non solo, ma anche a Roma col barone Macchio. E anche a questo scopo, il punto di partenza potrebbe essere la predetta nota austriaca delli 11 agosto scorso laddove afferma che il Governo I. e R. ha dichiarato • en toute forme • di non voler fare acquisti territoriali nei Balcani. Nel domandare all'Austria se mantiene, come non si dubita, tale dichiarazione, sarebbe da osservare che l'articolo VII contempla anche le occupazioni temporanee per le quali stabilisce l'obbligo dell'accordo preventivo e del compenso. Quanto all'accordo preventivo il Governo I. e R. avrebbe dovuto pensarci prima di varcar la frontiera serba, ma su questo ritardo siamo disposti a non insistere, e quanto ai compensi preghiamo il Governo I. e R. di farci conoscere le sue intenzioni e attiriamo la sua attenzione nella difficile situazione che è fatta al R. Governo dalle correnti della pubblica opinione che richiedono una soddisfazione al sentimento nazionale. Si potrebbe far notare al governo austriaco che anche senza acquisti territoriali, l'AustriaUngheria può proseguire nei Balcani un programma che leda vitali interessi italiani politici ed economici, ad esempio nella politica ferroviaria, e che a questo campo di capitale importanza provvede la locuzione • ou autre • dell'articolo VII, in forza della quale anche i vantaggi non territoriali conseguiti da uno dei contraenti nella regione dei Balcani, danno luogo a compensi a favore dell'altro contraente.

E finalmente il nostro ambasciatore potrebbe far notare quanto diverso è il contegno nostro attuale da quello tenuto durante la guerra libica dall'Austria, la quale praticamente ci impedì di compiere diverse operazioni militari che avrebbero certo abbreviato la durata della guerra.

Dalla risposta del Governo austriaco si prenderà norma di condotta. Non è da escludere che l'Austria ci risponda a sua volta con una domanda pregiudiziale, cioè se prendiamo l'impegno della neutralità assoluta. Ad ogni modo potremo agevolmente affrettare e ritardare il negoziato a seconda che sia giudicato più o meno prossimo il momento della grande decisione e potremo condurlo in modo da preparare la rottura coll'Austria e la Germania, oppure in modo da essere proseguito utilmente con quelle stesse Potenze.

(2) -Vedi serie IV, vol. XII, D. 848. (3) -Vedi serie V, vol. l, D. 16. (4) -Vedi serie V, vol. l, D. 448. (l) -Vedi serie IV, vol. XII, DD. 420, 422, 424. (2) -Vedi serie V, vol. I, D. 195. (3) -Vedi serie V, vol. I, D. 209. (4) -Vedi serie IV, vol. XII, D. 575. (5) -Vedi rispettivamente DD. 77 e 49 della serie V, vol. I. (l) -Vedi rispettivamente DD. 575, 528, 475, 352 della serie V, vol. I. (2) -Vedi D. 106. (2) -Non rinvenute. (3) -Vedi serie IV, vol. XII, n. 644.

(l) Si riferisce al t. 472 del 4 aprile 1914, ore 9 e al t. 512/33 del 10 aprile 1914, ore 23,20.

(l) Vedi serie V, vol. I, D. 210.

312

IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO, CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (l)

N. RR. 4066. Roma, 30 novembre 1914.

Come da richiesta verbale dell'E. V., ho preso in attento esame la questione in oggetto specificata (2), e, dagli studi fatti eseguire in proposito, è risultato quanto quì di seguito mi pregio di esporre.

Anzitutto, a scanso di eventuali errori od omissioni, ed anche di inutili esuberanze, converrebbe previamente concordare, colle Autorità Militari britanniche dell'Egitto, la costituzione che si dovrebbe dare al Corpo d'Armata da inviare colà, per tener conto degli elementi di forza che ivi attualmente si trovano nonché di quelle deficienze che, mediante nostro contributo, sarebbe opportuno di colmare.

Tuttavia, il concorso che, ad ogni modo, sarebbe da richiedersi da nostra parte al Governo Britannico, dovrebbe consistere:

a) nella somministrazione dei pirosca,fi occorrenti al trasporto del Corpo

d'Armata dall'Italia in Egitto;

b) nella somministrazione delle navi da guerra di scorta;

c) nella provvista dei mezzi di sbarco nei porti d'arrivo;

d) nella organizzazione ed effettuazione di tutti i trasporti per ferrovia, per via acquea o per mare che occorresse di fare nell'interno dell'Egitto, tanto per il trasferimento di truppe e servizi da luogo a luogo, quanto per gli occorrenti rifornimenti e sgombri;

e) nel provvedere, se gli è possibile, ai servizi aeronautici di esplorazione e di segnalazione anche per le nostre truppe, oltre che per le proprie;

f) nella preparazione di stabilimenti sanitari territoriali di sgombro;

g) nell'allestimento di treni trasporti malati e feriti e di navi-ospedali;

h) nella somministrazione di fabbricati per la costituzione di depositi alla base di sbarco, di depositi intermedi e di magazzini avanzati; e, per questi ultimi, nella preparazione di baraccamenti, tettoie, ecc., laddove non esistano fabbricati adatti e sufficienti;

i) nella requisizione di mezzi di trasporto ài qualsiasi genere (autocarri, barche, bestie da soma) e nell'arruolamento, inquadramento e condotta del personale per l'impiego di tali mezzi;

l) nella provvista di mezzi mobili e fissi per assicurare il servizio dell'acqua alle truppe;

m) nella somministrazione di tutte quelle risorse che potessero trarsi dal paese pei bisogni vari del nostro corpo di spedizione, a risparmio di invii dalla madre patria.

(l) -Da Archivio Sonnino, Montespertoli. (2) -L'oggetto era: • Concorso da richiedersi al Governo Britannico, qualora si dovesse inviare in Egitto un corpo d'armata Italiano •.
313

APPUNTO PER IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (l)

[Roma, ... novembre 1914].

V. E. si compiacque domandarmi il parere sulla situazione attuale del territorio di Vallona e sulla convenienza o meno di una occupazione anche molto limitata della città e sue vicinanze.

Alla esposizione verbale che ebbi l'onore di fare subito alla E. V. pregiomi riassumere ora in brevi tratti le idee svolte in proposito non per il valore che esse possono avere per una decisione; ma più che altro perché compendiano, almeno credo, la situazione odierna.

Son troppo note le vicende politiche della penisola Balcanica in questi ultimi anni, per soffermarmici, non è ancora spenta però la ripercussione sgradita che su di essa gravò per l'annessione della Bo·snia Erzegovina fatta dall'Austria e come l'Italia credette dover intensificare maggiormente la penetrazione morale dell'Albania allo scopo di poter controbilanciare, almeno come preparazione, le mire austriache.

L'equilibrio instabile, ma per il momento razionale, creato in questi ultimi tempi tra i Governi d'Austria e d'Italia al riguardo dell'Albania, serviva a rendere molto ipotetica una penetrazione di sorpresa austriaca ed il risultato della Conferenza degli Ambasciatori a Londra nello scorso anno se non diede un risultato positivo, come sarebbe stato necessario, delineò abbastanza l'intricato problema. Sebbene debbasi constatare che i trattati hanno valore sino a tanto che si riscontra la convenienza di rispettarli pur tuttavia l'Italia aveva ottenuto di v·eder svanite l'eventualità di un incomodo e molesto occupante.

La conflagrazione europea sorta da pochi mesi ha distolto completamente l'attenzione dall'Albania.

Profittando dello stato di cose, i partiti discordi imperanti nella regione, ebbero il sopravvento, il Principe Wied che si era mostrato poco atto al Governo fu sbalzato da un Trono appena eretto ma non consolidato, permettendo così all'uomo in vista più audace e più furbo di raccogliere le redini tentando con più o meno fortuna di riordinare il Paese.

Quest'uomo, mussulmano di nascita e d'istinti, europeizzato d'apparenza si professa ligio all'Italia soggiacendo però completamente alle mene dei Giovani Turchi che specialmente dopo che la Turchia è alleata dell'Austria e della Germania hanno assunto attitudini spavalde imponendosi, anche perché aiutati dall'oro e sopra tutto dai consigli austriaci.

La Grecia ha aderito a malincuore al trattato di Londra principalmente perché le sue mire sull'Epiro non erano state soddisfatte causa l'opposizione italiana sorta ad impedire che il passo Nord del canale di Corfù e la costa adiacente verso Santi Quaranta fossero in suo possesso. I fatti attuali dimostrano come ben a ragione si opponesse l'Italia giacché ora il canale di Corfù rappresenta un'ottima base ad una Potenza amica della Grecia (Francia) per la sua Squadra operante in Adriatico.

Certo che la Grecia incoraggiata, non ha esitato 1un solo istante a far nascere torbidi in Epiro e con la scusa di ripristinare l'ordine in queste ultime settimane ha sbarcato a Santi Quaranta un piccolo contingente di regolari muniti d'artiglieria che diretti ad Argirocastro lo hanno stabilmente occupato.

L'Epiro perciò devesi considerare a malgrado di tutte le riserve proclamate, troppo enfaticamente perché siano vere, annesso alla Grecia.

Di questa occupazione non se ne dolse il Dittatore attuale in Albania eppure come fu fatto sgombrare Berat dagli insorti (?) si sarebbe potuto tentare anche di opporsi per Argirocastro.

La baia di Vallona per la Quale è stato dall'Italia dichiarato che il possesso doveva essere o albanese o italiano, cominciò per vedere la bandiera

grèca sventolare su Saseno per parecchi mesi. Ora vi sventola la bandiera italiana. Basta ciò? Si può o si deve andare oltre? Se non erro questi sono i quesiti mossimi dall'E. V. ed io mi propongo di rispondere non senza timore d'incorrere in apprezzamenti non giusti. L'isola di Saseno per se stessa è poco direi quasi nulla. Teoricamente potrà se si vuole dir molto: ma praticamente dice molto poco.

Perché l'isola di Saseno possa comandare effettivamente la baia dovrebbe essere armata come forse non sarebbe possibile il farlo, priva di qualunque risorsa mal si presta ad avere forte contingente, inoltre le alture di capo Linguetta dominano completamente gran parte dell'isola oltre al passo tra l'isola stessa ed il detto capo.

Dell'occupazione dell'isolotto pochi se ne sono dati per inteso; è troppo lontano per vedersi, e non se ne sono davvero sentite le conseguenze. Perch€: nello sconvolgimento che più o meno presto subirà la carta dell'Europa si possa dall'Italia (se lo ritiene conveniente) far pesare la mano in suo favore sulla baia di Vallona ritengo indispensabile l'occuparla. Quando e come?

Preoccupa ben a ragione i responsabili militari il pensiero di dover distrarre un contingente, sia pur piccolo, quando l'orizzonte è così pieno di incognite e quando in un giorno meno aspettato l'Italia possa essere trascinata a mettersi in lizza contro chi attentasse alla sua esistenza od ai suoi legittimi diritti.

Il piccolo contingente che in effetto dovrebbe bastare per una occupazione pacifica, si pensa giustamente che svolgendosi le cose differentemente di ciò che si crede, potrebbe diventare grande e quindi aumentare maggiormente quello importante già distolto a guardia degli altri territori fuori della madre Patria. Il nodo della questione è tutto li.

Si può essere sicuri che l'accordo con le altre Nazioni non sarà turbato per l'occupazione di Vallona? (Per la Grecia nessuno si oppose).

Si può pretendere da Essad che consideri e faccia considerare ai suoi l'occ,upazione di Vallona con lo stesso criterio con la quale hanno accolto quella di Argirocastro?

Se si, parmi che non dovrebbe essere più dubbioso doverla occupare alla prima occasione favorevole, occasione che non dovrebbe tardare.

In questo caso il contingente impiegato sarebbe trascurabile, e considerando che in caso di conflagrazione Europea la nostra Squadra dovesse operare in Adriatico, avrebbe la baia di Vallona in aiuto alla base di Brindisi, almeno per la parte nautica, ciò compenserebbe certamente il piccolo sciupio di forze.

Limitata l'occupazione di Vallona alla città e sue vicinanze una dozzina di cannoni di piccolo calibro, qualche mitragliatrice ed un paio di migliaia di uomini basterebbero per il momento.

Si avrebbe così in caso di guerra occupato da entrambi i lati l'entrata dell'Adriatico e risulterebbe meno appariscente la nostra deficiente situazione idrografica (certamente allora Vallona dovrebbe avere maggiori forze).

Se invece la g,uerra sarà evitata sarà un pegno non piccolo nelle nostre mani.

22 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

(l) In Archivio Sonnino, Montespertoli. L'appunto non è né firmato né datato. Se circa l'autore si possono solo formulare ipotesi, la data è invece collocabile con assoluta certezza nel mese di novembre del 1914.

314

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1619/115. Pietrogrado, 1° dicembre 1914, ore 2,20 (per. ore 10,20).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1202 (1).

La stessa voce è Lorsa anche qui ieri proveniente da Francia. Giornali non l'hanno pubblicato. Uno di essi ha soltanto chiesto al Ministero degli Affari Esteri e all'Ambasciatore di Francia se voce avesse fondamento. Gli fu risposto che nulla costava loro in proposito. All'Ambasciata di Francia si crede, pur senza avere positiva nozione che qualche apertura sia stata fatta dall'Austria-Ungheria alla Santa Sede per eventuale iniziativa mediazione (2).

315

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, CERRUTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1626/136. Vienna, 1° dicembre 1914, ore 19,50 (per. ore 0,40 del 2).

Telegramma di V. E. n. 1202 (1).

Mi risulta in modo certo che a questa Ambasciata di Spagna non si possieda alcun indizio che possa far ritenere fondata la voce corsa a Bordeaux e riferita a V. E. dall'Incaricato d'Affari in quella città. Non è certo da escludere in modo assoluto l'ipotesi che qualora Austria-Ungheria si trovasse ridotta in avvenire a così mal partito da dover desiderare la pace, il Re di Spagna, legato da stretta parentela con la Corte I. e R. possa indursi per ragioni sentimentali ma anche per rialzare prestigio della Spagna ad esplicare un'azione presso lnghilterra e Francia per ottenere che queste Potenze unitamente alla Russia si dimostrino non soverchiamente esigenti verso Monarchia.

Ma perché questa ipotesi si realizzi occorre si verifichi la premessa dello sfinimento dell'Austria-Ungheria e della sua demoralizzazione. Non è però da supporre che Re Alfonso che è nipote del Comandante Supremo dell'esercito austro-ungarico e si tiene a quanto mi risulta in continua relazione epistolare coi suoi congiunti in Austria, possa ritenere presentemente che la

Monarchia si trovi già in condiziO<ni così catastrofiche da desiderare di ritirarsi dalla guerra. Non posso a questo proposito che confermare a V. E. quanto Le ha ripetutamente riferito S. E. Avarna che cioè qui si ha oggi non meno che per il passato una fiducia illimi·tata nella vittoria definitiva delle armi tedesche e austro-ungariche e non si pensa menomamente nei circoli dirigenti alla possibilità di pace separata delil'Austria-Ungheria. Mi permetto attirare in proposito attenzione di V. E. sopra discorsi fatt ieri da Tisza e altri uomini politici ungheresi alla Camera de Deputati di Budapest.

A prescindere da •tali .eirrostanze l'eventualJirt:à che ·l'~UISÌII'ia-Unghieri:a abbia a un dato momento a ritirarsi dalla guerra per concludere pace separata coi propri nemici appare oggi meno realizzabile in quanto, nonostante la cura posta dalla Germania nel salvaguardare l'apparenza e nel non offendere le suscettibilità austro-ungariche, si può dire che esercito I. e R. abbia cessato negli ultimi tempi di avere una esistenza propria per divenire una propaggine dell'esercito germanico mosso da un solo dirigente che è tedesco. In questo stato di cose una ritirata dell'Austria-Ungheria costituirebbe dunque un vero tradimento verso Germania e non è da supporre che Imperatore F•rancesco Giuseppe vi si potrebbe lascia.re indurre anche qualora si trovasse in una situazione disperata, mentre è più probabile che preferirebbe condividere sino all'ultimo la sorte dei suoi alleati.

11 l Vedi D. 302.

(2) Sonnino rispose con t. 1210 del l• dicembre: • Confermando precedenti istruzioni prego V. E. voler vigilare e riferirmi circa indizi e possibilità di mediazione e di pace • e trasmise tale risposte, insieme con il telegramma di Carlotti, a Vienna, Berlino, Londra e Bordeaux. Questa ambasciata replicò con due telegrammi: vedi DD. 346 e 358.

316

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1624/225. Bucarest, 1° dicembre 1914, ore 22,40, (per. ore 3 del 2).

Ho chiesto a Bratianu se Germania o Austria-Ungheria avessero fatto passi presso di lui per indurre Romania a partecipare alla guerra a loro fianco. Egli mi ha risposto recisamente di no ed ha aggiunto che la Germania manifesta anzi molta amarezza pel contegno della Romania il che conferma quanto ho riferito col mio telegramma n. 223 (1).

Bratianu mi ha chiesto poi se Germania avesse fatto passi simili presso di noi, ed io, avendo V. E. raccomandato il segreto col suo telegramma

n. 1205 (2), ha risposto di no aggiungendo che del resto disposizioni della nostra opinione pubblica non avrebbero consentito altro contegno all'infuori della neutralità, come ero stato incaricato, a suo tempo, di dirgli dal compianto Marchese di San Giuliano.

Se V. E. credesse che io debba essere più esplicito col Signor Bratianu potrò sempre tornare sull'argomento.

(l) -Vedi D. 308. (2) -Con tale telegramma del 30 novembre Sonnino aveva trasmesso a Fasciotti il contenuto del telegramma 1179 (vedi D. 236) aggiungendo: • Quanto precede per Sua esclusiva conoscenza personale pregandola d'indagare e riferirmi se e quali corrispondenti passi siano stati fatti presso codesto Governo e quale eventuale seguito essi abbiano avuto •·
317

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1625/226. Bucarest, 1° dicembre 1914, ore 22,40, (per. ore 3 del 2).

Bratianu mi ha detto raccomandandomi il segreto che oggi si è recato da lui Ministro di Serbia e gli ha dichiarato che l'esercito serbo è stato battuto sull'ala sinistra, il che lo costringe a sgomberare Belgrado ed abbandonare Danubio. Condizioni dell'esercito serbo sono quindi divenute gravissime ed il Governo serbo ha incaricato Ristich domandare a Bratianu se esercito romeno non potesse entrare in campagna fra pochi giorni per venirgli in aiuto. Ministro Serbia ha conchiuso che senza questo soccorso il suo Paese non potrebbe resistere.

Bratianu ha risposto di non potersi impegnare ad entrare in azione fra pochi giorni.

Nel riferirmi quanto precede Bratianu ha aggiunto che la sorte toccata alla Serbia malgrado il suo eroismo dimosra come un piccolo paese non possa sopportare una lunga campagna, il che è un argomento dippiù per distoglierlo dall'impegnare ora Romania da sola in guerra. A confermarlo in questa sua idea concorrono le notizie da lui ricevute circa Bulgaria il cui contegno, come ho riferito col telegramma 218 (1), diviene sempre più minaccioso ed i cui vincoli coll'Austria-Ungheria appaiono sempre più intimi.

Bratianu mi è parso atterrito dal pensiero dello schiacciamento della Serbia e del conseguente isolamento della Romania ma, più che decisamente, rassegnato a non esporre il suo Paese da solo ed in questo momento ad una guerra.

318

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1627176. Sofia, 1° dicembre 1914, ore 23 (per. ore 3 del 2).

Sono giunte qui cattive notizie da Nish sulla situazione dell'esercito serbo; evacuazione Belgrado sarebbe già iniziata, gli austriaci sarebbero giunti al sud di KragU'levaz fino a Cacak minacciando serbi di aggiramento; Nish stessa sarebbe in pevi:colo. Agevoli comunicazioni ferroviarie fra la Serbia e Salonicco sono state interrotte avendo una banda composta di bulgari e turchi

e che si dice comandata da ufficiali bulgari, fatto saltare un ponte della ferrovia sul territorio serbo; linee ferroviarie sarebbero pure distrutte in altri punti.

Questo Ministro di Romania dinanzi fatto concreto della spinta austriaca in Serbia è di avviso che il passo dei Ministri della Triplice Intesa presso questo Presidente del Consiglio dei Ministri di cui mio telegramma Gab'inetto

n. 72 (l) è rimasto un atto platonico e illusorio perché dopo [diversi] giorni Governo bulgaro non vi ha ancora dato una risposta.

I Ministri della Triplice Intesa considerano che l'assicurazione di neutralità avuta all'atto della presentazione della dichiarazione collettiva possa considerarsi come sufficiente ma il Ministro di Romania ritiene questo apprezzamento molto discutibile dal punto di vista romeno, tanto più che Romania dinanzi avanzata austriaca in Serbia non si sente sicura della attitudine che potrebbe prendere Bulgaria al suo riguardo se dovesse intraprendere una azione.

(l) Vedi D. 301.

319

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, CERRUTI

T. 6836. Roma, l° dicembre 1914, ore 24.

Macchio ha attirata l'attenzione del Segretario Generale del Ministero sul pericolo di discorsi molto intemperanti alla Camera italiana dei Deputati. De Martino gli ha risposto che su alcuni Deputati non è possibile ave,re influenza. Macchio ha risposto che in Questo caso il Presidente della Camera può pronunciarsi per mettere le cose a posto.

Confermo la risposta data da De Martino all'ambasciatore d'AustriaUngheria per quanto riguarda la impossibilità, date le nostre istituzioni e l'indole della Camera e del popolo italiano, di poter dare assicurazioni preventive e confermo che, come per il passato, così anche in futuro nessuna intemperanza che suoni offesa ad un Sovrano od a popolo amico sarà tollerata in silenzio dal Governo del Re.

Quanto precede per sua conoscenza ed eventuale norma di linguaggio.

320

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, CERRUTI

T. 6847. Roma, 1° dicembre 1914, ore 24.

Da questa stampa sono raccolte e divulgate voci di preparativi per un eventuale plebiscito nel Trentina. Prego fare indagini in proposito e telegrafarmi quel che potrà risultarle (2).

(l) -Vedi D. 277. (2) -Con t. 12018/1485 del 4 dicembre Cerruti rispose che, avendo incaricato il console a Innsbruck di fare indagini, questi aveva riferito essere tali voci « perfettamente inconsistenti •.
321

IL MINISTRO A NISH, SQUITTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11938/194. Nish, 2 dicembre 1914, ore 11,30 (per. ore 16,50).

In questi circoli politici si va accreditando falsa opinione che l'Italia abbia speciale simpatia per la causa bulgara a scapito serba e che perciò una parte notevole della nostra stampa si faccia promotrice della ingiusta spogliazione della Serbia per ingrandire Bulgaria, ignorando l'egoismo, gli inganni e le male arti di questa.

Si dice inoltre Italia voglia comporre una lega balcanica degli Stati neutri ·ad esclusione quindi della Serbia. Faccio il possiblie per smentire tale diceria con la più esplicita e ripetuta dkhiarazione che il nostro Paese altro non desidera fuorché l'unione e l'accordo di tutti gli Stati balcanici nel loro stesso comune interesse, che gli sta particolarmene a cuore senza secondi fini e senza parzialità (l).

322

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1631/160. Berlino, 2 dicembre 1914, ore 14,38 (per. ore 18,30).

In una delle conversazioni che ebbi in questi g1iorni con Jagow, it1 discorso essendo caduto sulla possibilità assai remota, secondo convinzione qui dominante, di una soluzione pacifica e sulla eventualità di un Congresso, ne colsi l'occasione per dichiarargli in modo esplicito, ma senza avere l'aria di nutrire una preoccupazione q_ualsiasi in proposito, che il R. Governo non avrebbe ammesso in alcun caso una partecipazione al Congresso della S. Sede. Jagow mi rispose che Governo germanico doveva procedere con molto riguardo verso il Vaticano, il quale dal principio della guerra ha sempre tenuto una attitudine più che corretta verso la Germania. Non solo in tutto l'Impero i cattolici tedeschi hanno adempiuto come era da aspettarsi, i loro doveri patriottici col massimo fervore, ma anche all'estero come in Italia e spec,ialmente in Spagna il contegno dei cattolici non poteva essere più soddisfacente. È vero che d'altra parte in Belgio ed Alsazia il clero cattolico si

mostrò talvolta animato dal più vivo fanatismo contro la Germania, ma ciò era dovuto a motivi d'ordine nazionale e non politico-religioso.

In ogni modo il Governo germanico non avrebbe certo fatto niente per incoraggiare eventuali aspirazioni del Sommo Pontefice: soltanto nel caso che tutte le altre Potenze avessero aderito ad una sua ammissione al Congresso, gli sarebbe stato difficile nella attuale circostanza di farvi opposizione da qui.

Io replicai subito che in qualunque modo la questione si fosse posta, la semplice supposizione che la Germania avesse sotto qualsiasi forma appoggiata od ammesso di appoggiare quella aspirazione pontificia sarebbe bastata per produrre nel R. Governo ed in tutta la opinione italiana e non solo in quella parte che si mostra già ora partigiana della Triplice Intesa, la più sfavorevole impressione. Jagow soggiungeva del resto che nel pensiero del Governo germanico i negoziati futuri di pace dovevano aver luogo per trattative dirette fra i Governi interessati e non già per mezzo di un Congresso, che esso farà tutto il possibile per evitare. Non seppe però che cosa rispondere alla mia obiezione come sarebbe stato praticamente possibile rioolvere all'infuori di un Congresso tutte le gravissime e complicate questioni che interessano in Europa e fuori un sì gran numero di Potenze e non solo quelle belligeranti.

(l) Sonnino rispose con t. 6893 del 3 dicembre 1914, ore 23,55 • Approvo suo linguaggio circa atteggiamento R. Governo in relazione Stati balcanici'·

323

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. R. SP. 1/229 (1). Bucarest, 2 dicembre 1914, ore 15

(per. ore 1,45 del 3) (2).

Ieri Ministro d'Inghilterra ha dichiarato a questo Governo britannico che Inghilterra e Francia sono pronte ad anticipare alla Romania, se questa entra in azione, tutte le somme che le fossero necessarie senza interessi fino a guerra terminata. Inoltre GoveTno britannico offre fornire alla Romania quanto le fosse necessario.

Governo romeno non ha dato finora alcuna risposta. Però Bratianu ha telegrafato al Ministro di Romania a Londra di intervenire presso Grey affinché agevoli acquisto a Londra di armi e munizioni e medicinali per i quali speciale Commissione romena trovasi ora colà e si recherà occorrendo anche in America. Siccome ho saputo quanto precede in via riservatissima prego mantenere segreto.

(l) -Con questo telegramma ha inizio la serie dei telegrammi di gabinetto • riservati speciali • in arrivo, destinata a raccogliere i dispacci relativi ai negoziati con gli Imperi centrali. con l'Intesa e con la Romania. (2) -Circa !"arrivo di questo telegramma, vedi D. 462, p. 381, nota 5.
324

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1632/231. Bucarest, 2 dicembre 1914, ore 15,02 (per. ore 1,45 del 3).

Mio telegramma Gabinetto Segreto n. 222 (1).

Mi viene riferito che Take Jonescu ha dichiarato di non volere andare a Londra se Bratianu non gli dà per iscritto istruzioni positive. E,gli teme che vog1iano mandarlo colà per sbarazzarsene. Bratianu ha avuto ieri un colloquio con Filippescu che gli ha promesso astenersi da maillifestazioni per le strade. Bratianu ha frattanto inviato in Italia col Colonnello Rudeanu il figlio di Filippescu che è ingegnere per allontanarlo di qua esercitando egli una influenza in senso bellicoso sul padre.

Prego mantenere segreto su quanto precede.

325

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, BORGHESE

T. GAB. S. 1213. Roma, 2 dicembre 1914, ore 18,25.

Telegramma di V. S. n. 394 (2).

Circa l'ultima frase del telegramma di V. S. lascio al tatto di V. S. di fare intendere non sussistere che forze militari italiane non potrebbero entrare in azione prima del maggio prossimo (3).

326

L'AMMIRAGLIO TRIFARI ( 4) AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11960/1159. Durazzo, 2 dicembre 1914, ore 22 (per. ore 2,50 del 3).

Situazione buona interna. Tirana è q_uasi nelle mani di sediziosi comandati da Ufficiali Giovani Turchi. Forza navale uomini del Governo di Durazzo sobillati dalla solita propaganda religiosa e austro-turca disertando sono tor

nati ai loro paesi. La casa di Suleiman Androci ex Caimacan di Tirana è stata bruciata. A Tirana Essad ha solo centocinquanta uomini che probabilmente dovranno abbandonare l'a città. Contro le forze di Elbassan Essad ha inviato nuovi rinforzi. Non è però ancora avvenuto nessuno scontro sanguinoso. A quanto pare la popolazione reclama il Principe Mussulmano ma non è concorde. Una buona parte è tuttora :1\avorevole personalmente ad Essad e temerebbe di rompere con lui definitivamente. Essad crede che le cose possano mutare da un momento all'altro e mi ha confidato che fra le varie soluzioni in caso di gravi peggioramenti una assai vantaggiosa per lui sarebbe di allontanarsi momentaneamente lasciando la disco~dia fra la popoilazione. :I'Jgli ritiene che in tal caso egli non tarderebbe rientrare più forte di prima con nuove forze raccogliendo alla frontiera di Serbia. Fra pochi giorni la situazione buona prenderà una linea più chiara.

(l) -Vedi D. 307. (2) -Vedi D. 310. (3) -Ritrasmettendo a Fasciotti (t. gab. 1214 del 2 dicembre) il D. 310 e questa risposta, Sonnino aggiungeva, in coda ad essa, la seguente frase: • Esse in reltà avranno piena efficienza verso la fine di febbraio •· (4) -Per il mittente di questo telegramma, firmato Trifari, vedi D. 341.
327

L'AMBASCIATORE A MADRID, BONIN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1635/14. Madrid, 2 dicembre 1914, ore 23,05 (per. ore 10,20 del 3).

Avendo avuto ieri sera favorevole occasione credetti opportuno parlare con questo Ministro di Stato dell'eventualità di una domanda di ammissione della Santa Sede alla futura Conferenza. Dissi al Ministro che voce di quel genere essendo corsa nei giornali desideravo, visto ottimi rapporti che esistono tra i due Governi, che non sussistesse fra essi alcun malinteso a quel proposito e gli dichiarai esplicitamente che di fronte a quelle domande il Governo italiano assumerebbe oggi lo stesso atteggiamento che assunse in occasione della Conferenza dell'Aja e ciò a più forte ragione data la differenza dei programmi delle due conferenze. Il Ministro accolse molto favorevolmente la mia dichiarazione, mi disse fino,ra non si era mai occupato della cosa ma che così a prima vista gli pareva che se avessimo serie garanzie che nella conferenza non venisse risollevata la questione romana, non avremmo ragione di opporci all'ammissione, la quale non sarebbe che un omaggio reso all'autorità morale della Santa Sede.

A ciò risposi che a parer mio quelle garanzie sarebbero molto difficili da stabilire e che probabilmente la S. Sede non vi si presterebbe. Non ho prolungato la conversazione bastandomi per ora che il Ministro di Stato conoscesse esattamente il nostro modo di vedere; ho avuto però dalle sue parole l'impressione che egli desidera sinceramente di non assumere in questa questione un atteggiamento a noi sgradito. Nel corso della conversazione il Ministro di Stato mi disse di sapere che la Francia nominerà prossimamente anche essa un rappresentante presso la Santa Sede.

328

L'AMBASCIATORE A MADRID, BONIN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1634/15. Madrid, 2 dicembre 1914, ore 23,05 (per. ore 1,05 del 3).

Telegramma di V. E. n. 1208/4 (1).

Ieri nel suo ricevimento ebdomadario Ministro di Stato mi chiese se io avessi nessun indizio che lasciasse sperare approssimarsi della pace. Avendo io risposto negativamente egli mi disse che .gli pareva notare qualche segno di stanchezza specialmente da parte Austria-Ungheria, l'Ambasciatore I. e R. avendogli anche ultimamente manifestato il desiderio che cessi la guerra e l'opinione che la maggiore difficoltà venga dall'Inghilterra risoluta a schiacciare prima la Marina tedesca. Il Ministro accennò a una pace separata dell'AustriaUngheria e anzi mostrava di credere che anche la Germania avesse fatto recentemente qualche apertura pacifica alla Franda e alla Russia, conveniva però che potesse essere soltanto artificio per seminare diffidenza tra gli avversari. Si disse persuaso che la guerra finirà per esaurimento senza decisivo trionfo da alcuna delle parti né grandi modificaz,ioni nella carta d'Europa. Mi espresse nuovamente il voto che Spagna, Italia e Stati Uniti d'America possano agire insieme per la pace. Dal canto mio lo pregai di tenermi informato di tutto quanto potesse facilitare questa nostra azione comune ed egli lo promise chiedendomi di fargli altrettanto.

L'avermi, il Marchese Lema che è sempre riservatissimo, parlato per il primo dell'argomento, mi sembra dimostri che Re Alfonso ambisce sempre più di assumere una parte importante nell'eventuale mediazione. Sua Maestà ha anche a tal fine accreditato da poco tempo a Bordeaux in qualità di Ministro plenipotenziario un giovane diplomatico che è un uomo tutto suo.

329

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, E A NISH, SQUITTI,

T. 6871. Roma, 2 dicembre 1914, ore 24.

(Per entrambi) Questo incaricato d'affari di Se·rbia mi ha comunicato che Essad Pascià si sarebbe rivolto al Governo Serbo pregandolo di aiutarlo contro i rivoluzionari albanesi ed invitandolo ad occupare a questo scopo Elbassan. Signor Mihailovich mi ha però assicurato che Governo Serbo intende ferma

• Confermando precedenti istruzioni prego V. E. voler vigilare e riferirmi circa indizi e possibilità di mediazione e di pace >.

mente rispettare decisioni delle Potenze relative all'Albania, a meno che alla frontiera serbo-albanese non si verificassero incidenti tali da indurre Serbia ad agire per la sua stessa sicurezza.

(Per Nish) Quanto precede per sua opportuna notizia e pe·rché, ad ogni buon fine, V. S. voglia rinnovare a codesto Governo vive raccomandazioni di astenersi da qualunque atto contrario alle decisioni di Londra.

(Per Durazzo) Quanto precede per sua opportuna notizia e perché V. S. voglia cautamente indagare se Essad abbia effettivamente fatto a Governo Serbo proposta di cui mi ha intrattenuto il Signor Mihailovich (1).

(l) Con tale telegramma del l" dicembre, Sonnino riferiva a Bonin il telegramma di Ruspoli (vedi D. 302), le risposte di Carlotti e di Bollati (vedi DD. 309 e 314 e aggiungeva:

330

IL MINISTRO DEGLI ESTERI SONNINO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SALANDRA, AL MINISTRO DELLE COLONIE, MARTINI, E ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI (2)

T. 6886. Roma, 3 dicembre 1914, ore 15.

Ho telegrafato al R. Ambasciatore a Cospoli quanto segue: • Questo ambasciatore di Turchia mi ha consegnato un promemoria contenente i seguenti punti:

0 ) Il Governo Imperiale pubblicherà un proclama dichiarante che l'Italia è l'unica e l'alleata della Turchia e che in conseguenza il Fetva non la concerne;

2°) Il Governo italiano permetterà al Capitano Nuri bey di recarsi dal Senusso per impegnarlo a non molestare gli italiani;

3°) Cessione di Solum;

4°) Riconoscimento di tutti gli originari della Libia come sudditi ital,iani.

Circa il punto secondo, il promemoria so,ggiunge: • Nury bey avrà la missione di intervenire presso il Senusso per la messa in libertà dei 17 prigionier iitaliani in cambio dfei tre ufficiali e tre soldati turchi ancora detenuti in Italia •.

Ho risposto a N a by bey: che circa il punto primo la parola • alleata • è da sopprimersi pe'r'ché tratta di condizione inesistente; circa il punto 2°, conformemente alle nostre precedenti dichiarazioni, gli ho detto di escludere il passaggio di una missione ottomana attraverso il territorio libico; circa il punto 3° ho detto non essere possibile alcuna discussione data la situazicme di diritto e di fatto di Solum; per il 4° punto ho detto che stava bene ed avrei considerato il riconoscimento proposto come un atto cortese; circa l'ultima parte del promemoria la mia risposta era implicita in quella data al punto 3°.

Naby bey non fece alcuna obiezione alle mie risposte.

Avendomi poi chiesto dove credevo che fosse più conveniente pubblicare il proclama di cui al punto l 0 , se a Costantinopoli o in Libia, gli risposi che doveva pubblicarsi a Costantinopoli e che una volta pubblicato colà sarebbe poi conosciuto in Libia.

Quanto precede per norma di V. E. ed eventuale norma di linguaggio.

(l) -La risposta di Squittì non è stata rinvenuta; per quella di Aliotti, vedi D. 331. (2) -Ed. in SONNINO, Diario, cit. p. 46, nota 163.
331

IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 11991/1160. Durazzo, 3 dicembre 1914, ore 18 (per. ore 19,40).

Telegramma di V. E. n. 6871 (1).

La comunicazione fatta a V. E. da codesto incaricato d'affari Serbia circa supposto invito ai serbi di occupare Elbassan non corrisponde alla realtà delle cose. Da quanto mi consta risulterebbe soltanto che questo Rappresentante serbo si è lamentato poco fa di assembramenti albanesi alla frontiera di Dibra (di cui al mio telegramma 1149 (2) concludendo che sarebbe necessario mirsura di repressione a tutela dell'ordine. In questa occasione rappresentante serbo protestò pure presso Essad contro riunioni di albanesi armati a Starova, che sarebbe stata sgombrata recentemente dai serbi in seguito domanda di Essad (miei telegrammi 991 e 1093) (3). In entrambi queste occasioni Essad rispose essere dolentissimo non poter prendere subito opportuni provvedimenti ma riconosceva ai serbi il diritto di difendersi tanto più che istigatori di questi pericolosi assembrameneti erano giovani turchi, e che colpendo questo momento si renderebbe servizio a:l Governo di Durazzo. È molto probabile che Rappresentante serbo abbia interpretato questo buona volontà di Essad come invito alla Serbia di attaccare Elbassan. D'altro canto è evidente che Essad, nel caso in cui si sentisse perduto, cercherebbe aiuto anche in Serbia; però questione non è venuta e Essad ha anzi fatto l'impossibile per frenare ogni spirito invadenza per parte di Potenze confinanti. Essad mi ,informa che piano agenti austro-ungarici-turchi che fanno propaganda in Albania S'arebbe far muovere cattolici e musulmani contro Montenegro per tentare congiungimento dell'esercito austriaco. Quertiere generale di questi mtnghl sarebbe ora Tirana. Gruppi nazionalisti serbi e montenegrini avrebbero interesse di portare un colpo contro principali nuclei albanesi prima ancora che essi prendano pro

porz·ioni troppo inquietanti. Ciò spiegherebbe anche la comunicazione a codesto Incaricato d'Affari di Se.rbia che avrebbe voluto forse accertare disposizioni del R. Governo al riguardo.

(l) -Vedi D. 329. (2) -Si riferisce al t. 11852/1149 del 1° dicembre, ore 24, non pubblicato. (3) -Si riferisce al t. 10356/991 del 21 ottobre e al t. 11425/1093 del 16 novembre, non pubblicati.
332

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SALANDRA, E AI MINISTRI DELLA GUERRA, ZUPELLI, E DELLA MARINA, VIALE

T. GAB. S. 63. Roma, 3 dicembre 1914, ore 20,30.

(SoLo Presidenza) Ho telegrafato alla Guerra quanto segue:

(Alla Guerra e alla Marina) Richiamo l'attenzione di V. E. sull'accluso telegramma dell'ammiraglio Trifari (1).

Poiché la situazione in Albania e le eventuali mosse di Essad potrebbe;ro condurre ad una nuova crisi ritengo necessario.

(SoLo Guerra e Presidenza) ricostituire subito e tener pronti per qualsiasi evenienza i due reggimenti destinati ad operare a Valona. Faccio analoga comunicazione alla Marina per quanto riguarda R. nave Sardegna.

(SoLo Marina) tener pronta per qualsiasi evenienza R. nave Sardegna. Ho fatto analoga comunicazione alla Guerra per quanto riguarda i due reggimenti destinati eventualmente ad operare a Valona.

(Per tutti) Prego V. E. favorirmi un cenno al riguardo (2).

333

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI

T. GAB. s. 1218. Roma, 3 dicembre 1914, ore 20,30.

Flotow mi ha detto ieri che avendo egli chiesto un congedo di tre mesi per ragioni di salute Governo germanico aveva intenzione di nominare a Roma Bi.ilow Ambasciatore ad interim in missione straordinaria. Ho comunicato ieri stesso a Flotow il g.radimento di S. M. il Re.

A richiesta di Flotow quanto precede deve rimanere per ora riservato (3).

Per la risposta del ministro della Marina vedi D. 341.

(l) -Vedi D. 326. (2) -Il ministro della Guerra rispose con t. 917 G. del 4 dicembre, ore 12,40 · • Com'è noto all'E. V. un solo reggimento di fanteria, il 47° era stato approntato per un'eventuale spedizione in Albania. Poichè ora la Brigata Ferrara, di cui il 47° fanteria fa parte, è stata destinata in Tripolitania, questo Ministero ha già disposto perchè un altro reggimento sia tenuto pronto in sostituzione del 47° •.

(3) Per la risposta vedi D. 336.

334

L'AMBASCIATORE A WASHINGTON, MACCHI DI CELLERE, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1637/220. Washington, [3] dicembre 1914, ore ... (per. ore 3,30 del 4 dicembre).

Gabinetto n. 1205 bis (1).

Nessun indizio fin'ora di mediazione da parte di questo Governo non per mancanza di desiderio ma perché sa che allo stato delle cose ogni sua iniziativa sarebbe stata vana.

Mi sono mantenuto a Questo riguardo in cauto vigilante contatto col Dipartimento di Stato manifestando sempre in base alle istruzioni fornitemi verbalmente dal predecessore di V. E. nostro fermo proposito mantenerci neutraH e nostro compiacimento di avere gli Stati Uniti dell'America del Noro a fianco in una eventuale azione di pace. Mi risulta però adesso confidenzialmente che in seguito a recenti notizie pervenute da Roma si è formato in queste sfere dirigenti convincimento che Italia entrerà in guerra nel prossimo aprile. Questa credenza, che mi è difficile combattere perché a me non viene manifestata, può togliere efficacia alle mie dichiarazioni passate e future.

Sarò quindi grato a V. E. se vorrà impartirmi nuove istruzioni per mia norma di linguaggio (2).

335

IL MINISTRO A NISH, SQUITTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12007/199. Nish, 4 dicembre 1914, ore 12,30 (per. ore 18,50).

In un colloquio privato con uno dei Ministri più autorevoli del Gabinetto ho avuto conferma che il Governo serbo non si ri.fiuta addivenire alla cessione di una parte della Macedonia alla Bulgaria, ma in nessun caso prima della fine della guerra.

Il mio interlocutore diceva fra l'·altro che alla cessione si opporrebbe ora anche una impossibilità materiale. Difatti, secondo la legge fondamentale dello Stato, non si può alienare parte del territorio abitato senza deliberazione della Grande Skupstina.

Quest'Assemblea è eletta a suffragio universale e sarebbe praticamente impossibile procedere all'elezione quando gli elettori si trovano sotto le armi di fronte al nemico.

Quanto all'attitudine della Bulgaria il Ministro non escludeva malgrado tutto un attacco da quella parte e ciò per accordo segreto di alleanza preso personalmente fra i due Sovrani d'[Austria-Ungheria] e della Bulgaria.

(l) -Vedi D. 306, nota 3. (2) -Sonnino rispose con t. gab. 1219 del 4 dicembre, ore 19,30: c Nessun fatto nuovo è intervenuto per cui R. Governo abbia modificato suo atteggiamento circa neutralità •.
336

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1641/161. Berlino, 4 dicembre 1914, ore 15,21 (per. ore 19,15).

Telegramma di V. E. gabinetto n. 1218 (1).

Il principe BUlow, giunto ieri sera a Berlino, è venuto stamane a trovarmi. Mi ha detto che si reca a Roma animato dal più sincsro spirito di conciliazione e dal proposito e dal vivissimo desiderio di mantenere e rafforzare attraverso tutte le vicende dell'attuale gravissima situazione internazionale, le buone relazioni fra Italia e Germania. Accennando alle voci di giornali nostri che volevano vedere nella sua nomina l'intenzione della Germania di esercitare una pressione sull'Italia dichiarava nulla essere più lontano dal suo pensiero che un simile proposito offensivo per la dignità dell'Italia. Egli si propone invece di valersi dell'esperienza e della cordiale amicizia acquistatesi durante il suo lungo soggiorno ·in Italia per cercare di persuadere l'Italia del rea1e interesse suo allo sviluppo di quelle buone relazioni colla Germania: e si propone in pari tempo di valersi dell'autorità e della fiducia acqiuistatesi in Germani·a per far ben comprendere qui i punti di vista e l'interesse della Germania di contribuire .e darvi soddisfazione. Già in tarda età e scevro da qualsiasi motivo di ambizione personale, concluse il prinC'ipe BUlow, ho accettato la missione a Roma come l'adempimento di un dovere verso il mio Paese e come un modo di attestare l•a mia simpatia per l'Italia che considero come una seconda Patria.

Il principe si t~atterrà otto giorni almeno a Berlino prima di raggiungere il suo posto.

337

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, CERRUTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. R. 12019/1482. Vienna, 4 dicembre 1914, ore 19,50 (per. ore 22,10).

Parlandomi iersera della situazione militare generale Forgach mi ha detto che questa era molto soddisfacente in Serbia dove con occupazione di Belgrado e di parte del territorio serbo ·esercito austro-ungarico aveva per così dire finito suo compito di dare severa lezione •ai serbi. Anche le cose verso Russia andavano a suo dire meglio perché a quest'ora i tedeschi dovevano

avere concentrato il numero di truppe necessarie per respingere russi. Ha aggiunto che, nonostante che i tedeschi secondo loro abitudine di non riconoscere <lUalità militari altrui non volessero ammetterlo bisognava dire per lealtà che russi avevano dei Generali ottimi che si erano mostrati maestri nel guidare grandi masse. Accennando alla Galizia ormai quasi totalmente in mano al nemico mi ha detto che questo era certamente un fatto doloroso ma che non si era mai sperato in Austria-Ungheria fare molto di più di quanto si è fatto. Forgach mi ha detto inoltre che era grande numero dei soldati che tornava ora dal teatro della guerra colle estremità gelate ed ha aggiunto spontaneamente che dopo 4 mesi di guerra così accanita tutti gli eserciti cominciavano a sentirsi stanchi e ciò appariva anche dal numero considerevole di soldati che si lasciavano fare prigionieri così da parte austroungarici che russi. Egli concluse dicendo: • In fine dei conti noi non vogliamo gran che e bisogna sperare che anche Germania e Inghilter,ra finiscano per accordarsi perché ormai la guerra ha assunto carattere precipuo di lotta anglo-tedesca e per finirla occorre che quelle due Potenze trovino un terreno di intesa •.

(l) Vedi D. 333.

338

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. R. SP. PER CORRIERE 2/232. Bucarest, 4 dicembre 1914 (per. il 9).

Ieri sera Bratianu mi ha pregato passare da lui e mi ha detto quanto segue:

• Alcuni suoi colleghi capitanati dal ministro delle Finanze d'accordo con importanti personaggi dell'[opposizione], impressionati dall'imminente schiacciamento della Serbia, gli avevano fatto presente necessità mettersi d'accordo coll'Italia per venire in aiuto di questo Stato.

In particolare ministro delle Finanze proponeva che Italia e Romania dichiarassero a Vienna che non potevano vedere [che] con apprensione schiacciamento della Serbia e chiedessero che Austria-Ungheria facesse con essa pace separata. Bratianu concludeva riconoscendo da se stesso assurdità di questo progetto ma tuttavia esprimeva desiderio di conoscere mio avviso come amico e non come ministro d'Ita1lia •.

Ho risposto che io era q_ui a sua disposizione per comunicare a V. E. tutto quello che egli avesse desiderato ma che dal momento che egli voleva conoscere il mio parere come amico non potevo che associarmi al suo apprezzamento e dirgli che per quello che sapevo delle intenzioni della E. V. ritenevo che il Governo del Re non fosse disposto lasciarsi trascinare su questo terreno.

Bratianu si è dichiarato d'accordo con me e mi ha pregato di non tenere parola di quanto precede con V. E. Egli ha aggiunto di essere molto preoccupato dal probabile schiacciamento della Serbia ma non potere impegnare il suo Paese in una guerra in questa

stagione ed a questo punto delle ostil'ità. Egli mi ha de•tto di essersi formato convinzione che il tempo lavora contro la Germania e dell'altra che durante prossimi tre mesi non si possa avere una az·ione decisiva. Egli quindi ha in vista l'entrata in ,azione della Romania ai primi del prossimo marzo. Ha concluso che egH desidererebbe sopra ogni altra cosa un'azione comune italaromena sia per poter pesare in modo decisivo sulle sorti della guerra con adeguati nostri immediati vantaggi sia per stabilire coll'Italia per l'avvenire rapporti tali da assicurare da un lato a noi l'influenza che ci spetta nei Balcani e dall'altro alla Romania un appoggio duraturo contro il soverchio [potere] delle grandi Potenze sue vicine. Per assicurare appunto indipendenza e libertà d'azione degli Stati Balcanici, Bratianu mi ha detto di voler evitare tutto ciò che possa stabilire tra essi ed in particolare tra la Romania e la Bulgaria una nuova causa di dissidi.

Quest'ultime parole di Bratianu mi vengono spiegate dalla notizia pervenutami da altra fonte che Triplice Intesa intende chiedere alla Romania che essa dichiari ad Atene che se Grecia accorre .in a"iuto della Socbia e se perciò Bulgaria l'attaccasse, Romania aUacherebbe a sua volta Bul·garia. Bratianu opporrà un r~fìuto a tale richiesta non volendo creare una nuova c·ausa di astio colla Bulgaria colla quale egli è convinto che il suo Paese [deve] viveve d'accordo se non vuole essere paralizzato nei suoi movimenti.

Malgrado il desiderio espressomi da Bratianu, ho creduto dov.er mio informare V. E. dei discorsi da lui tenutimi ieri per dimostrarle da un lato emozione e preoccupazione qui prodotta dagli avvenimenti di Serbia e dall'altro la pressione che i partigiani indigeni della guerra ed i rappresentanti della Triplice Intesa esercitano su di lui per indurlo rompere gli indugi ed entrare in azione.

Pur essendo convinto che Bratianu opporrà a queste mène una resistenza tanto più tenace quanto più attenuata in apparenza, secondo ben noti sistemi orientali, non possono nascondere •a V. E. ·che pressione va ogni dì più crescendo né mi meraviglierei se noi ci trovassimo un giorno o l'altro in presenza di una intesa stretta all'infuori di noi e dato il carattere volutamente vago dell'accordo segreto del 23 settembre scorso. Bratianu infatti non mi ha parlato né della proposta inglese di cui al mio telegramma gabinetto segreto n. 229 (l) né dei proposrlti della Trplice Intesa sopra indicaVi, il che dimostra che egli ricambia colla dissimulazione la nostra riserva.

339

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

f. GAB. 1640/235. Bucarest, 4 dicembre 1914, ore 22,30 (per. ore 2,15 del 5).

Sono informato in via riservatissima che Governo germanico ha fatto recentemente passi presso Re Ferdinando per indurlo a mutare suo Governo

23 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

allontanandone i Ministri delle Finanze e dell'Agricoltura considerati i più favorevoli alla Triplice Intesa ed eventualmte allo scopo sostituendo a Bratianu il Signor Carp.

Quest'ultimo già al tempo del Re Carlo aveva offerto al Sovrano di assumere egli il potere e f·ar marciare esercito romeno coi due Imperi ma neppure il Re Carlo prese la cosa sul serio. Ora esito a credere che possa trattarsi di un progetto di tal genere; al più potrebbe essere questione del mantenimento della neutralità colla promessa di cessione di parte della Bucovina, di riforme in Transilv·ania ed eventualmente anche della retrocessione della Bessarabia se questo fosse tolta alla Russia. Sembra inoltre che si·a stato dichiarato al Re che •in caso di entrata in azione della Romania colla Triplice Intesa un Corpo d'Esercito g.ermanico sarebbe pronto invadere Regno insieme alle truppe austroungariche. Questo passo e specialmente eventualità di cambiamento di Ministero avrebbe fatto balenare agli occhi del Re, che si era ormai adattato all'inevitabilità della g.uerra contro l'Austria-Ungheria a più o meno lunga scadenza, possibilità di un'altra soluzione che non metta in conflitto i suoi sentimenti personali colla necessità di Stato.

Persone molto vicine al Re ed al corrente della situazione del Paese sono convinte che l'illusione se pure ancora sussiste non durerà ·a lungo e che l'unico risultato pratico sarà quello di rinsaldare compagine del Gabinetto di fronte al comune pericolo giacché Carp non riuscirebbe a comporre un Ministero ed ove vi riuscisse, partito liberale takista e la maggioranza dello stesso partito conservatore provocherebbe la rivoluzione. Frattanto Gove·rno romeno si impegna sempre più colla Triplice Intesa; mi risulta ad esempio che sono stati presi accordi perché trasporti di armi e munizioni russe in Serbia abbiano luogo dopo che i ghiacci avranno reso impossibile navigazione sul Danubio.

(l) Vedi D. 323

340

IL MINISTRO A CETTIGNE, NEGROTTO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12031/219. Cettigne, 5 dicembre 1914, ore 9,30 (per. ore 11,30).

I rappresentanti della Triplice Intesa hanno fatto qualche giorno fa un passo identico presso questo Governo per sconsigliarlo seriamente dall'intraprendere un'azione qualsiasi verso Scutari. Questo Ministro degli Affari Esteri ha risposto che durante attuale guerra il Montenegro si sarebbe astenuto dall'occupare Scutari; ha chiesto però il consenso dei rispettivi Governi al noto progetto di difesa della Bojana (mio telegramma n. 212) (1).

Incaricato d'Affari di Russia ha subito osservato che suo Governo si sarebbe [dichiarato] contr,ario.

Mi risulta che i Governi della Triplice Intesa daranno poi istruzioni ai loro agenti in Albania di agire tanto presso Essad Pascià quanto presso Bib Doda affinché con la loro autorità facciano cessare atti di ostilità contro il Montenegro.

(l) T. 11162/212 del 12 novembre, non pubblicato: progetto montenegrino di occuparela riva destra della Bojana per assicurarne la libertà di navigazione contro gli attentati albanesi.

341

IL MINISTRO DELLA MARINA, VIALE, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 1830. Roma, 5 dicembre 1914, ore 13,30.

Rispondo al telegramma di V. E. n. 63 del 3 corrente mese (Gabinetto) (1), ed a ,conferma di precedenti ·comunicazioni assicuro, che da indagini fatte risulta che il telegramma allegato, ri·guardante situazione in Albania, era stato trasmesso a firma del Ministro AHotti, e non avrebbe potuto in alcun caso essere stato spedito dall'ammiraglio Trifari, che trovasi da vario tempo ·a Taranto, sulla Vettor Pdsani, quale Ispettore delle Siluranti.

Partecipo inoiltre che la R.N. Sardegna, sulla quale ha alzato la sua insegna il Contrammiraglio Patris, Comandante la Divisione Speciale destinata appunto nelle acque Albanesi, trovasi a Brindisi ed è di imminente partenza per Valona.

Di quanto precede dò notizia anche a S. E. il Presidente del Consiglio.

342

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. u. 12036/349. Bucarest, 5 dicembre 1914, ore 15 (per. ore 17,25).

Triplice Intesa ha chiesto al Governo Ellenico di mandare 100.000 uomini in soccorso della Serbia promettendo in cambio garanzia della Triplice Intesa e della Romania in caso di un attacco della Bulgaria. D'altra parte Triplice Intesa garantirebbe a quest'ultima Macedonia. Oggi rappresentanti della Triplice Intesa si recheranno da Bratianu per chiedergli che la Romania accordi la chiesta garanzia aUa Grec.ia. È prevedibile che Bratianu rifiuterà come ho riferito in via riservata. Triplice Intesa esercita ogni possibile pressione a Sofia per assicurare neutralità delLa Bulgaria ne·l caso entrata in azione deUa Grecia.

Cl) Vedi D. 332.

343

L'INCARICATO D'AFFARI AD ATENE, MINISCALCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12044/486. Atene, 5 dicembre 1914, ore 17 (per. ore 20).

Ministro austro-ungarico e di Germania si sono recati ieri da Venizelos per controbilanciare effetto della visita che il giorno prima gli avevano fatto i ministri della Triplice Intesa: tutti mantengono il più grande segreto sull'oggetto del P·asso; risulterebbe però che Triplice Intesa ha garantito alla Grecia che intervenendo in favore Serbia essa non sarebbe ·attaccata dalla Bulgaria e che in ogni caso Romania attaccherebbe Bulgaria se questa marciasse contro la Grecia.

Tuttavia Grecia non è disposta mutare suo punto di vista; essa non crede alla sincerità dell'attitudine bulgara e non avendo altre aspirazioni territoriali da soddisfare non ha alcun interesse intervenire nel conflitto europeo in questo momento.

344

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12056/353. Bucarest, 5 dicembre 1914, ore 22 (per. ore 2,45 del 6).

Ministro degli affari Esteri avendomi [detto] che notizie giunte da Pietrogrado, Atene e Costantinopoli .lasciavano intendere desiderio dell'Austria Ungheria di concludere pace separatamente colla Serbia e che questo Ministro d'Austria Ungheria contrariamente al linguaggio tenuto con lui precedentemente (Mio telegramma Gab. Segreto n. 223) (l) non manifestava più propositi tanto ostili ad essa, ho assunto informazioni in proposito e mi è risultato quanto segue: Ministro d'Austria Ungheria ad Atene ha detto a Politis come cosa sua e non del suo Governo che se Serbia avesse chiesta la pace all'Austria Ungheria, questa l'avrebbe concessa a condizioni onorevoli per la Serbia. Poli1tls ha però lasciato cadere la cosa non volendo la Grecia incaricarsi d'una missione destinata a certo insuccesso dati gli stretti legami esistenti tra la Serbia ed altre Potenze. D'altro lato mi consta che Pasic esclude assolutamente possibilità non solo d'una pace separata ma anche di qualsiasi altra trattativa tra la Serbia ed Austria Ungheria all'infuori della Triplice Intesa. Mi risulta pure che questo Ministro d'Austria Ungheda cerca abboccarsi col nostro Collega di Serbia il che tenderebbe a dimostrare che l'azione del Ministro d'Ungheriél non era per nulla una iniziativa personale (2).

(l) -Vedi D. 308. (2) -Ritrasmesso a Vienna e Nish con t. 6947, le risposte di Cerruti e Squitti sono ai DD. 348 e 350.
345

L'INCARICATO D'AFFARI A BORDEAUX, RUSPOLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12071/856. Bordeaux, 6 dicembre 1914, ore 17,22 (per. ore 20,25).

Relativamente alle voci corse nella stampa italiana ed este-ra di passi del Sommo Pontefice tendenti a fare accettare H principio che nell'eventuale futura conferenza europea della pace fosse ammessa la Santa Sede, ho inteso qui svolgere la tesi e particolarmente da Margerie che se gli alleati riuscissero vittoriosi essi detterebbero la pace senza sottomettere le condizioni alla sanzione di un congresso di cui, per !',ampiezza della guerra attuale e nelle delicate condizioni in cui si svolge, non si sentirebbe il bisogno: • il n'y aura probablement pas de grande table, mais une petite table , .

346

L'INCARICATO D'AFFARI A BORDEAUX, RUSPOLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1645/862 (1). Bordeaux, 6 dicembre 1914, ore 21,10

(per. ore 2,40 del 7).

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1210 (2).

Dalle informazioni che ho potuto assumere mi risulta infondata la voce dei passi attribuiti al Re di Spagna presso il Governo francese e Governo inglese per una eventuale pace degli alleati con l'Austria-Ungheria. A questo Governo è noto che tanto a Washington che a Berna all'Aja e anche a Madrid si è parlato

di possibile iniziativa di pace ma dovunque sarebbe prevalsa la convinzione che tali iniziative sarebbero state assolutamente premature e ad ogni modo neppure il minimo cenno sull'argomento venne fatto al Governo francese e probabilmente agli altri Governi alleati. Tutto poi tende qui a dimostrare che eventuale iniziativa del genere non sarebbe bene accolta, lo spirito pubblico mostrandosi unanime nella piena fiducia del succesw ,finale e nella assoluta convinzione che una pace larvata riuscirebbe male peggiore della guerra.

Anche nel Partito socialista francese si conviene che fu errata la politica antimilitarista del passato e che solo la guerra può condurre ad una pace che permetta il tranquillo progre,sso economico e sociale al riparo delle continue minacce e allarmi che resero intollembile la situazione in Francia dal 1870 in poi

(l) -Partito come telegramma ordinario, fu protocollato in arrivo nella serie di gabinetto (2) -Vedi D. 314, p. 266, nota 2.
347

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1647/162. Berlino, 7 dicembre 1914, ore 17 (per ore 17,55).

A proposito dichiarazioni fatte ieri l'altro alla nostra Camera da Giolitti, Jagow mi ha chiesto a quale passo deU'Austria e a quale risposta nostra era ivi fatta allusione. Egli non aveva alcun ricordo di esserne stato in quel tempo informato e mi pregava di fargli avere qualche schiarimento in proposito. Negli archivi della R. Ambasciata ho trovato un telegramma in data 6 agosto 1913 Gabinetto n. 506 del Marchese d1 San GiuHano, nel quale è riprodotta una comunicazione stata.gli fatta da Merey, a nome di Berchtold, che parla appunto di quella eventuale azione dell'Austria contro la Serbia, a scopo difensivo, cui accennò Giolitti. Ma, nè da quel telegramma, nè da altri posteriori risulta quale sia stata la risposta del Marchese di San G.iuliano.

Sarò quindi grato a V. E. di volermi mettere in grado soddisfare al desiderio statomi espresso da Jagow. Fin d'ora, però, io gli ho fatto notare come

R. Governo <avesse nelle diverse vicende, come già ultimi anni, ripetutamente e costantemente palesato in modo assai chiaro suo punto di vista: che una azione austriaca contro la Serbia sarebbe stata contraria agli interessi italiani.

348

IL MINISTRO A NISH, SQUITTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12096/208. Nish, 7 dicembre 1914, ore 19 (per. ore 6,45 dell'8).

Avendo potuto vedere per un momento Pasic, gli ho domandato se fosse vera la notizia (l) appresa stamane che l'Austria-Ungheria per mezzo di un'apertura personale del suo rappresentante ad Atene avesse mostrato disposizioni fare pace separatamente colla Serbia a buone condizioni per quest'ultima. Mi ha risposto ciò essere esatto aggiungendo che il Governo sevbo si è affrettato dichiarare che mai in nessun caso ed a nessuna condizione Serbia consentirebbe ad un qualsiasi accordo all'infuori dell'intervento della Triplice Intesa. Ho chiesto poi Pasic se reaLmente avesse fatto intendere al Governo greco come un aiuto di 100.000 uomini alla Serbia fosse in questo momento più che opportuno nell'interesse dei due stati limitrofi ed alleati. Pasic ha confermato la notizia e mi ha detto che Venizelo,s si è riservato rispondere dopo aver subordinato in ogni caso l'aiuto alla garanzia della Tdplice Intesa ed a dichiarazione della Romania che andrebbe in aiuto dei serbo-greci contro la Bulgaria qualora

questa si muova. Impressione di [Pasic] è che difficilmente per ora entreranno in azione a favore della Serbia la Grecia e la Romania e che la Bulgaria è tutt'ora legata all'Austria.

(l) Vedi D. 308.

349

IL CONSOLE A VALONA, LORI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12110/1164 GAB. (1). Valona, 7 dicembre 1914, ore 19 (per. ore 20,35).

Si va facendo anche qui, più o meno copertamente, 'presso gli elementi mussulmani una accentuat,a propaganda austro-tur·ca, alla quale per quanto si può giudicare, collabora attivamente l'el€mento grecizzante e i cui effetti per ora si rivelano principalmente nel modo nel quale vengono interpretati e commentati gli avvenimenti della guerra. Tchaco è venuto a dirmi che egli ha l'impressione che qui si tenti copertamente di preparare qualcosa, forse di suscitare disordini in Valona e nei villaggi vicini non appena si vedesse disperata la situa2lione di Essad, anche allo scopo, secondo egli dubita, di mettere noi in imbarazzi cogliendoci alla sprovvista. Non ho finora elementi per controllare queste impressioni di Tchaco ma certamente malgrado la superficiale tranquillità che per il momento qui regna è il caso di diffidare e di sta.re in guardia. Comunico quanto precede R. Legazione.

350

L'INCARICATO D'AFFARI A VIENNA, CERRUTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. R. 12123/1497. Vienna, 7 dicembre 1914, ore 20,30 (per. ore 2,30 dell'8).

Telegramma di V. E. 6947 (2).

Siccome feci conoscere a V. E. col mio telegramma [1482] (3) Forgach mi ha detto quattro g.iorni orsono che con occupazione di Belgrado e di parte del territo.rio serbo, esercito austro-ungarico aveva per così dire finito il suo compito di dare severa lezione alla Serbia.

In queste parole di Forgach era pertanto già contenuto implicitamente un desiderio di pace colla Serbia, desiderio che è condiviso anche da questa opinione pubbl·ica e dai circoli militari che si rendono conto che l'ulteriore avanzata in Serbia è irta di pericoli e cagionerà alle truppe austro-ungariche nuove ingenti perdite. Nella canversazione avuta oggi con Forgach egli mi ha detto

poi apertamente che Austria-Ungheria non domanderebbe di meglio che fare pace colla Serbia, ma ha tosto agg,iunto che conoscendo intimamente il popolo serbo, era convinto che Serbia non l'avrebbe chiesta per ora, sia perché corrispondente 'alla natura del suo popolo di resistere fino all'esaurimento, sia per non perdere protezione della Russia. Una pace separata con la Serbia avrebbe per [l'Austria-Ungheria] l'evidente utilità militare di permetterle di destinare ad altri scopi 'l cinque corpi d'armata costituenti attualmente il corpo di spedizione austro-ungarico nei Balcani, in modo che queste forze potrebbero migliorare sensibilmente situazione in Polonia e Galizia.

Dal punto di vista politico pace separata con la Serbia avrebbe per l'Austria-Ungheria vantaggio di scavare un abisso fra Serbia e Russia. Bisognerebbe però sapere fino a qual punto Austria-Ungheria concederebbe pace onorevole alla Serbia. Da un lato sembra difficile che Austria-Ungheria vogHa restituire sin da ora alla Serbia tutto il territorio occupato dalle sue truppe reintegrandola nei suoi possedimenti, perché anche a voler prestare ciecamente fede alle dichiarazioni fatte in principio deUa guerra che la Monarchia non mira a conquiste territoriali, occorre tener conto della circostanza che territori serbi sono i soli sino ad ora conquistati dall'Austr·ia-Ungheria in questa guerra e che essi possono costituire in sue mani :un pegno da fare valere nelle future trattative di pace come oggetto di scambio per riavere, la Galizia e la Bucovina qualora truppe russe non venissero cacciate da quelle regioni. D'altro canto se Austria-Ungher.ia non restituisse in occasione di una pace separata alla Serbia ed al Montenegro tutti i territori da essa occupati, sorgerebbe immediatamente la questione dei compensi da concedere all'Italia in virtù delle note clausole del Trattato di alleanza, compensi che l'Austria-Ungheria non potrebbe certamente sperare di darci, mentre durasse tuttora la guerra europea in altre regioni che ai nostri confini.

Sembrerebbe quindi in complesso che mentre le ragioni militari dovrebbero fare desiderare all'Austria-Ungheria una pace separata colla Serbia, le condizioni politiche dovrebbero farle meditare seriamente se una tale pace non potrebbe eventualmente esporla a guai maggiori.

(l) -Partito come telegramma di gabinetto è stato protocollato nella serie ordinaria. (2) -Vedi D. 344, p. 284, nota 2. (3) -Vedi D. 337.
351

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12119/358. Bucarest, 7 dicembre 1914, ore 20,50 (per. ore 0,20 dell'8).

Mio telegramma n. 349 (1). Passo dei rappresentanti della Triplice Intesa ha avuto luogo ieri mattina anzicchè ier l'altro sera. Benchè Venizelos avesse dichiarato ai Ministri delle tre Potenze ad Atene, dopo ottenuto assentimento

del Re Costantino, che la Grecia era pronta ad accorrere in aiuto della Serbia purché anche la Romania la garantisse da un attacco bulgaro, Bratianu ha risposto di non potersi accordare tale garanzia, non volendo fare un atto di ostilità contro la Bulgaria colla quale Romania deve avere le migliori relazioni.

(l) Vedi D. 342.

352

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1650/163. Berlino, 7 dicembre 1914, ore 21,40 (per. ore 0,55 dell'8).

Ho avuto or ora una conversazione col Cancelliere dell'Impero il quale nel suo attuale breve soggiorno cominciò coll'esprimermi egli pure le sue felicitazioni per il successo riportato dal R. Governo davanti al Parlamento e al Paese successo che assicura tutta l'autorità necessaria per dirigerne i destini in questo gravissimo momento.

Mi parlò della nomina di Biilow a Roma determinata realmente dalle poco favorevoli condizioni di salute di Flotow, all'opera del quale rese del resto pieno omaggio. Il nuovo Ambasciatore provvisorio spiegherà la sua larga esperienza degli uomini e delle cose d'Italia potrà pure rendere preziosi servizi, e lungi dal volere esercitare una pressione qualsiasi si adopererà del suo meglio per mantenere ottime relazioni fra i due Paesi durante attuale guerra: • Questo ci proponiamo noi senza riserva alcuna •. Egli soggiunse • Possiamo credere lo stesso anche da parte vostra: manterrete voi la neutralità fino alla fine? •.

Replicai subito che risposta a tale questione era chiaramente indicata nel discorso del Presidente del Consiglio là dove è detto che la nostra attiva e vigile neutralità era coordinata alla tutela dei vitali interessi dell'Italia ed a soddisfazione delle sue legittime aspirazioni. Bethmann Hollweg si affrettò a dichiarare che la Germania riconosce perfettamente gli interessi italiani e il diritto nostro di non !asciarci mettere da parte nel regolamento che verrà fatto alla fine del conflitto mondiale.

Egli aveva già f,atto sentire a Roma che ove le sorti della guerra risultino propizie alle Potenze centrali queste si adop.reranno ad assicurare un accrescimento di 'territorio e d'influenza per noi nel bacino del Mediterraneo dove sarebbe desiderio, proposito e interesse della Germania che l'Italia acquistasse situazione di Potenza dominante. Non vi è egli soggiunse e non vi potrà mai essere, a nostro avviso, alcun contrasto d'interessi fra Germania e Italia • è per questo che l'atteggiamento che ha preso il Governo italiano, per quanto si riconosca suo pieno diritto di assumerlo, ci cagiona qualche rammarico •.

Risposi che di questo atteggiamento se mai Governo Imperiale non poteva far colpa che a se stesso coll'avere non solo condotto a nostra insaputa e senza alcun accordo preventivo con noi tutti i negoziati che prelusero alla guerra, ma opposto perfino un costante diniego a tutte le domande che da noi gli erano state rivolte al riguardo. Egli r.ipetè tutto quello che già più volte mi era stato sostenuto da Jagow e Zimmermann che cioè fino all'ultimo momento Germania non aveva creduto aUa inevHabilità di una guerra nè tanto meno ad un periodo maggiore di Quello che già si era affacciato in precedenti circostanze quando pure Austria e Russia avevano mantenuto durante più mesi una reciproca mobilitazione, che dopo la presentazione deHa nota austriaca alla Serbia la Germania non aveva cessato di influire in senso conci1liativo a Vienna molto più di quanto non avesse lasciato vedere o credere, e che un risultato favorevole stava sul punto di essere ottenuto quando giunse la mobilitazione generale russa a distruggere (}gni cosa ed a creare l'irreparabile da cui doveva necessariamente risultare la guerra. Io mi limitai a rispondere che era peccato che tutto ciò fosse stato così poco risaputo non solo dall'opinione pubblioo europea che imputava alla Germania di aver voluto la guerra, ma anche da coloro che avevano preso parte ai negoziati. Che la Germania non volesse la guerra, replicò subito il Cancelliere, basterebbe a provarlo il fatto che quando la situazione già si era complicata l'Imperatore continuava il suo viaggio nei mari del Nord. E qui il Cancelliere riprodusse, l'affermazione già da lui fatta al Reichstag circa la responsabilità • estrinseca • deUa Russia e la responsabilità • intrinseca • dell'Inghilterra. • Non voglio dire • soggiunse • che l'Inghilterra abbia voluto ad ogni costo la guerra in quel momento: dico soltanto che essa so'la avrebbe potuto evitarla, e che lo fece anteponendo a tutti i pericoli ed i disastr.i della guerra l'attuazione del suo disegno di tenere in scacco la Germania col mantenimento della Triplice Intesa. Ma ormai queste non sono più che polemiche retrospettive, si tratta ora di combattere e vincere e noi grazie alle nostre forze, grazie al patriottismo e alla mirabile unità e risolutezza del nostro popolo, abbiamo sempre ferma fiducia di raggiungere la vittoria finale. Purché anche l'ItaJi.a non si rivolga contro di noi trascinando magari altre con sè! •.

Io risposi che ciò non sarebbe accaduto, a quanto mi risultava, se i nostri interessi non veniv,ano offesi e se non sorgevano ulteriori complicazioni come quella per esempio dell'entrata in azione della Turchia che, dopo la proclamazione della Guerra Santa, costituiva un reale pericolo per i nostri possessi africani. Egli cercò di persuadermi che ciò non era, e che noi avremmo avuto Invece ogni vantaggio nel metterei di accordo colla Turchia. Io gli replicai citandogli .i fatti che quotidianamente si producono 1in Libia e che anche ammettendo la sincerità delle dichiarazioni turche provano quanto sia difficile trattenere entro determinati limiti un movimento basato sul fanatismo religioso.

Il Cancelliere concluse col dirmi che tutte ie voci di pace che frequente~ mente si riproducono non hanno pur troppo alcun fondamento. Non solo la Germania è sempre risoluta di condurre la lotta sino alla fine, ma da quanto gli risultava non vi era alcun indiz·io che fossero disposti alla pace nemmeno i suoi nemici.

Anche ciò che si disse ultimamente circa tendenza pacifica manifestatasi in Russia, per quanto non vi siano dubbi che l'esercito russo non è più in favorevoli condizioni, non deve essere presa troppo sul serio.

Il colloquio fu improntato alla consueta cordialità. Ma non sentivo più nel mio interlocutore la fiducia che mi aveva sempre dimostrata in altre occasioni.

353

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, BORGHESE, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. R. 1649/395. Londra, 7 dicembre 1914, ore 21,45 (per. ore 4,15 dell'8).

Ho avuto occasione intrattenere Nicolson sulle voci riprodotte anche in questa stampa di possibilità di pace separata da parte Austria-Ungheria. Egli mi disse che nessuna informazione che potesse confermare tale voce era pervenuta al Governo britannico al'l'infuori di un tentativo recente ma vano della duale Monarchia ad Atene. Nicolson non annetteva importanza a questo tentativo. Sullo stesso argomento ebbi anche conversazione confidenziale con Benkendorff il quale pure mi disse che non aveva ricevuto notizia che potesse far credere ad intenzioni austriache di concludere pace separata. Alggiunge non credere che ciò possa avvenire per ora. Sua impressione è che Austria-Ungheria qualora volesse concludere pace dovrebbe sottostare condizioni troppo onerose di perdite territoriali e che presentendo ciò, incerta per contro del [destino] che potrebbe ancora trovare nella parte che le sarebbe lasciata, e piuttosto che creare una nemica irreconciliabile nella Germania, preferisca continuare la lotta nella quale almeno resta sempre una speranza di salyezza per quanto aleatoria. Solamente nella eventualità in cui Germania dichiarasse all'Austria-Ungheria di non poterla più aiutare e l'abbandonasse militarmente al suo [destino] credo che Austria potrebbe pensare seriamente a concludere pace separata.

Tale eventua-lità però che potrebbe verificarsi un giorno, è oggi a suo avviso ancora lontana. Ambasciatore di Russia mi disse anche non credere probabile tentativo di mediazione in favore pace e potermi assicurare che in questo momento aperture in quel senso non sarebbero ben accolte da Triplice Intesa e ·Che specie in Russia la corrente era molto contraria ad una qualsiasi idea di mediazione.

354

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI

T. GAB. s. 1225/70. Roma, 8 dicembre 1914, ore 13,10.

Telegramma di V. E. n. 162 (1).

V. E. può dichiarare a Jagow che nè il Presidente del Consiglio, nè io eravamo stati menomamente informati dell'intenzione dell'On. Giolitti di portare i noti documenti alla Camera. Sarebbe stato certo preferibile che l'On. Giolitti se ne fosse astenuto.

A Macchio che ha intrattenuto di ciò in via personale Salandra, il Presidente del Consiglio ha risposto che egli non aveva avuto alcuna notizia del fatto, che il compianto Marchese di San Giuliano non gliene aveva mai parlato, e che si erano iniziate in propos·:to ricerche alla ConsuHa.

Tali ricerche non hanno finora dato alcun risultato all'infuori del telegramma del 6 agosto citato da V. E. (1).

(l) Vedi D. 347.

355

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AI MINISTRI DELLA GUERRA, ZUPELLI, E DELLA MARINA, VIALE

T. 6090. Roma, 8 dicembre 1914, ore 14.

Richiamo l'attenzione di V. E. sull'accluso telegramma del R. Console in Valona (2). A no'i conviene in ogni modo non lasciarci cog1Here alla sprovvista e da tale intento io diressi a V. E. il telegramma in data 3 dicembre (3).

(Guerra) Pregola ora informarmi se il reggimento in sostituzione al 47° sia già effettivamente pronto, o quando potrà esserlo al più presto.

(Marina) Mentre la ringrazio della comunicazione fattami circa l'avvenuta partenza della R. nave Sardegna per Valona (4) pregola comunicarmi se e su Quali forze da immediato sbarco della R. Marina si possa ora eventualmente contare con tale dislocazione (5).

356

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12140/1060. Berlino, 8 dicembre 1914, ore 14,5.5 (per. ore 17,40)

Zimmermann mi riparlava ieri della Bulgaria e del lavorìo che stanno facendo le Potenze della Triplice Intesa per indurla ad entrare in azione al fianco loro. Il lavoro si farebbe non solo a Sofia ma anche a Belgrado e ad Atene per persuadere la Serbia a cedere alla Bulgaria una buona parte della

Zupelli rispose il 9 dicembre con t. r.u. 957-G delle 19,40 • Questo Ministero si pregia informare che il 10o reggimento bersaglieri, che dovrà sostituire il 47o fanteria in una eventuale spedizione a Valona, sarà pronto a partire, salvo casi imprevisti, entro otto giorni, da oggi, ossia dal 17 corrente mese •.

Macedonia, la Grecia a cedere Serras e Cavalla, promettendo ad entrambe un compenso sotto forma della spartizione fra esse dell'Albania.

Tutte queste notizie sono state già ripetutamente riferite dai giornali, ma è la prima volta che Zimmermann me ne ha parlato con insistenza mostrando una seria preoccupazione che la Bulgaria possa ascoltarle quelle lusinghe. E per questa ragione -egli aggiungeva -che per quanto noi riconosciamo gli 'inconvenienti che potrebbe trarre seco un intervento della Bulgaria in nostro favore ci troviamo nella necessità di opporci con ogni mezzo ai maneggi dei nostri nemici e di continuare a cercare di persuadere il Gabinetto di Sofia che i suoi reali interessi dovrebbero determinarlo a prendere partito per le Potenze centrali e la Turchia.

Questo Ministro di Grecia mi diceva dal canto suo che la Grecia non consentirà mai a cedere Serras e Cavalla a nessun patto nemmeno col compenso, non soltanto dell'Albania cui non aspira affattto (ad eccezione ben intenso dell' [Epiro] ma anche di tutte le isole dell'Egeo e persino di un vilayet dell'Asia Minore del quale le sarebbe stata fatta luccicare la speranza in vista della dissoluzione della Turchia. Egli pretende che la regione di Serras e Cavalla oltre che ai suo valore economico rilevantissimo è necessaria alla Grecia per la protezione di Salonicco; ,e che quanto all'Asia Minore conviene molto più alla Grecia che essa rimanga in mano alla Turchia il cui

• paterno • governo permette aUe popolazioni elleniche di quelle cost,e e specialmente di Smirne di ritrarre i maggiori vantag,gi del loro spirito di iniziativa commerciale.

Il signor Theotoky affermava pure che la convenzione commerciale esistente fra la Grecia e la Serbia non obbliga affatto la Grecia ad intervenire nel caso di conflitto coll'Austria-Ungheria e che anohe in un conflitto fra Serbia e Bulgaria essa non avrebbe maggior interesse a difendere la prima contro la seconda. Il • casus belli ' si presenterebbe soltanto naturalmente quando la Bulgaria attentasse agli attuali possessi ellenici.

Non so però e fino a qual punto il linguaggio di questo Ministro di Grecia, che è figLio del Capo del partito di opposizione a Venizelos, rispecchia le ideee del suo Governo (l).

(l) -Per la risposta di Bollati vedi D. 361. (2) -Vedi D. 326. (3) -Vedi D. 332. (4) -Vedi D. 341. (5) -Viale rispose con T. rr. 1864 dell'8 dicembre, ore 21 «In esito al telegramma odierno di V. E. n. 6090 ho il pregio di partecipare che trovandosi attualmente una compagnia sbarcata a Sasseno rimangono disponibili per un eventuale sbarco altre tre compagnie, una delle quali è però accasermata a Brindisi. L'effettivo di ogni compagnia è di circa 120 uomini)•.
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IL MINISTRO AD ADDIS ABEBA, COLLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

Addis Abeba, 8 dicembre 1914.

R. 220.

11 Governo etiopico ha fatto in questi ultimi giorni le seguenti nomine e mutamenti fra i funzionari del Governo e nel comando delle provincie. Al Ministro degli Esteri, Negadras Hailegorghis è stato conferito il titolo di • Bituodded • (consigliere) colle funzioni effettive di capo del Governo;

Il Ministro delle Poste e Telegrafi, Ligg Bajané, è stato nominato Ministro degli Esteri; Fitaurari Tzalauon è stato nominato Afa Negus; Alle Poste è stato destinato certo Tesamma Escetié; Ras Lulsaghed è stato tolto dai comando di Cambata che venne assegnato all'antico L'igaba dell'Imperatore; Degiac Balcia venne destituito dal comando di Sidama e sarà probabilmente relegato a Dessié; Il Sidama venne dato a Negadras Hailegorghis.

Le nomine ed i cambiamenti suddetti preludiano ad altri di uguale o maggiore importanza tendenti tutti allo stesso scopo ossia a quello di rafforzare sempre più il binomio Ligg Yassu-Negus Micael, sostituendo gli antichi capi dell'Imperatore Menelik, tutti più o meno sospetti, con gente nuova la cui fortuna è necessariamente legata al nuovo Imperatore l'Uiltimo e più importante dei provvedimenti ormai stabilito tra Li,gg Yasu e Negus Micael sarà la destituzione di Ras Uoldegorghis.

Fitaurari Aptegorghis rimane per ora al suo posto perché la sua autodtà sui soldati e sulla popolazione è troppo grande e Negus Micael specialmente teme che la sua destituzione possa avere gravi conseguenze.

La persona più influente del Governo di Addis-Abeba presso Ligg Yasu è certamente Negadras Hailegorghis.

Come ho ripetutamente affermato nei miei precedenti telegrammi e rapporti, il malcontento dei capi e delle popolazioni contro Ligg Yassu ed i suoi sistemi di governi e contro la sempre crescente egemonia di Ne,gus Micael è ogni giorno più grande, ma i capi specialmente, tanto scioani che tigrini, sono troppo profondamente divisi da rancori da gelosie e da sospetti reciproci perché il loro malcontento e la loro opposizione possa almeno per ora manifestarsi in modo energico e palese.

Le notizie che circolano tanto in Addis Abeba che nelle provincie sulla situazione interna del paese e specialmente sugli intendimenti di Ligg Yassu e di Negus Micael e sui propositi di opposizione dei cap'i malcontenti, sono troppo vaghe e contraddittorie per essere det,tagliatamente riferite: da alcuni si attribuisce a Negus Micael l'intenzione di farsi incoronare Imperatore d'Etiopia; da altri invece si attribuisce il ritardo della incoronazione di Ligg Yassu alla determinazione presa d'accordo con Negus Micael di sbarazzare prima il terreno da ogni eventuale opposizione da P'arte dei vecchi capi scioani.

Per parte mia ritengo che la seconda delle suddette notizie sia la più attendibile, poiché se la prima si realizzasse provocherebbe indubbiamente l'unione e la sollevazione di tutta l'Abissinia contro la Quale non basterebbe l'accresciuta potenza di Negus Micael.

Persona bene informata mi ha in questi giorni assicurato che subito dopo le feste di capo d'anno Ligg Yassu si recherà effettivamente a Dessié dove sarà pure chi,amato Ras Uoldegorghis per essere destituito dal suo comando: in ciò consisterebbe la spiegazione pliù logica dei preparativi mmtari di Negus Micael.

Tanto Ligg Yassu che Negus Micael temono a ragione che la chiamata e la destituzione di Ras Uoldegorghis, qualora fosse fatta ad Addis-Abeba provocherebbe l'unione e la sollevazione dei capi scioani, mentre nessuna opposizione potrebbe fare Ras Uoldegorghis da Gondar ove è circondato da Negus Micael e da Ras Hailù che pure gli è apertamente contrario.

Dopo la destituzione di Ras Uoldegorghis si addiverrebbe forse all'incoronazione di Ligg Yassu.

La questione di De~(iac Garaselass.ié è da qualche tempo sopita ed i capi che nello scorso autunno erano apertamente osHli a noi e spingevano il Governo ad un conflitto coll'Italia sembrano ora avere completamente mutato parere ed intenzioni; qualcuno di essi mi ha anzi dichiarato di essere sinceramente pentito del sospetto e della ostilità passata dovuta alle false e tendenziose notizie provenienti dal Tigré sulle intenzioni e sulla ·condotta del Governo d'Italia e di riconoscere ora la lealtà ed amicizia.

Il Governo ed i capi seguono con interesse lo svolgersi delle operazioni guerresche in Europa ed indubbiamente le simpatie dei capi più vecchi ed autorevoli sono per la Francia e per l'Inghilterra; esiste però fra i nuovi capi un partito germanofilo e non è da escludersi che lo stesso Ligg Yassu parteggi per quest'ultima.

La questione religiosa intorno alla Trinità, r.isollevata per l'insipienza di Negus Micael, ha avuto finora maggiore ripercussione nell'Abissinia cristiana.

Dalle notizie suddette appare chiaramente che la situazione interna dell'Abissinia è oggi indubbiamente più grave e preoccupante che non lo stato delle relazioni fra i Governi d'Italia e di Abissinia, ed in tale situazione non è supponibile che alcuno dei partiti e tanto meno Ligg Yasu e Negus Micael cerchino e desiderino un conflitto con l'Italia.

Per quanto però suddetta situazione sia precaria e pericolosa io non credo sia imminente l'iniz,io di un vero confiitto a meno che esso non venga determinato dalla destituzione di Ras Uoldegorghis, (se è vero che esiste un accordo tra quest'ultimo e gli altri capi scioani, ciò che io non credo), oppure dalla auto-elevazione di Negus Micael ad Imperatore d'Etiopia, della quale cosa dubito ancora più fortemente.

È innegabile ad ogni modo che l'Abissinia è sulla strada della dissoluzione sua politica che fatalmente dovrà un giorno accadere.

(l) Ritrasmesso a Vienna con T. 6997 del 9 dicembre, ore 12,30.

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L'AMBASCIATORE A BORDEAUX, TITTONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12171/875. Bordeaux, 9 dicembre 1914, ore 15,15 (per. ore 22).

Acnche qui è corsa nuovamente voce di possibilità di pace separata dell'Austria; specialmente ne è giunta l'eco da Parigi dove pare che propugnatore di tale pace sia il senatore Paolo Doumer il quale sarebbe rimasto in

intimi rapporti con i finanzieri viennesi con i quali concluse nella primavera scorsa il noto patto per le ferrovie orientali. Però Delcassé mi ha dichiarato nel modo più assoluto che né qui né a Pietroburgo si è mai pensato alla possibilità di tale pace che egli esclude assolutamente e per la parte :presa dalle forze germaniche nella difesa del territorio austriaco e per la complicità nella provocazione alla guerra che avvince in una responsabilità indis

solubile Austria e Germania.

La sola voce giunta in proposito a Delcassé è quella del desiderio dell'Austria di fare una pace separata colla Serbia voce che gli è stata trasmessa dal Ministro di Francia ad Atene. Ma avendola fatta partecipare a Pasic questi dichiarò nel modo più reciso e categorico che mai la Serbia avrebbe consentito ad una pace separata, all'inf>uori della Triplice Intesa.

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IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI, SONNINO, AGLI AMBASCIATORI A BORDEAUX, TITTONI, A LONDRA, IMPERIALI, E A PIETROGRADO, CARLOTTI (l)

T. GAB. S. 1226. Roma, 9 dicembre 1914, ore 20.

Da fonte segreta ma sicura (2) sono informato che Triplice Intesa avrebbe offerto alla Serbia la metà dell'Albania (rparte settentrionale), e l'altra metà

meridionale) alla Grecia e dò allo scopo di ottenere che la Serbia ceda la Macedonia alla Bulgaria e la Grecia presti il suo concorso militare alla Serbia contro l'Austria-Ungheria.

Prego di sondare su quanto precede codesto Ministro degli Affari Este!'i dichiarando però in ogni modo:

l o -che tali negoziati sarebbero in piena contraddizione coi deliberati

della Conferenza di Londra;

2° -che :la questione dell'Albania è questione di gravissima importanza per l'Italia che non può non preoccuparsene;

3o -che il possesso di Valona interessa l'Italia in via diretta ed as

soluta.

Prego V. E. di telegrafarmi la risposta che verrà data da codesto Go

verno a tale sua comunicazione (3).

(l) Ed. in SONNINO, Carteggio, D. 55.

(2) -Vedi D. 356. (3) -Le risposte sono 1665/116, 1669/402, 1659/259 e 1674/265 ai DD. 366, 370, 376 e 387.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AGLI AMBASCIATORI A BERLINO, BOLLATI, E A VIENNA, AVARNA (l)

T. GAB. R. SP. l (2). Roma, 9 dicembre 1914, ore 20,30.

Riservatissimo per Lei solo. Decifri Ella stessa.

(Per Berlino). Ho telegrafato (luanto segue al R. ambasciatore a Vienna:

(Per entrambi). * Per S. E. Avarna. Mi riferisco alle conversazioni avute qui con V. E. (3) nelle quali fu presa in esame la situazione dell'litall<ia nella presente fase del conflitto europeo. *

Prego V. E. di fare al conte Berchtold la seguente comunicazione verbale:

L'attuale avanzata militare dell'Austria-Unghe·ria in Serb<ia costituisce un fatto nuovo che non può a meno di formare oggetto di esame da parte dei Governi italiano ed austro-ungarico sulla base delle stipulazioni contenute nell'articolo VII d(»lla TriJplice alleanza. Dall'articolo stesso deriva al Governo I. e R., anche per occupaz1ioni temporanee, l'obbligo del previo accordo con l'Ital'ia e l'obbligo dei compensi. Il Governo I. e R. avrebbe pertanto dovuto interpellarci e mettersi con noi d'accordo prima di far passare la frontiera serba aJ suo esercito, ma Slu questo ritardo siamo disposti a non insistere ,e con dò diamo prova delle nostre disposiz,ioni concilianti e del nostro <tssiderio di non ostacolare le esigenze militari. Ma, nell'occasione, e per meglio far risaltare la nostra attitudine, dobbiamo rammentare al Governo I. e R. che 'esso, fondandosi appunto sul disposto dell'art .VII ci impedì, durante l:a guerra nostra contro la Turchia, di compiere diverse operazioni militari che avrebbbero certo abbreviato la durata della guerra stessa. Le operazioni navali ai Dardanelli dettero pure luogo a formali riserve del Governo I. e R. L'Italia ha un interesse di prim'ordiJne alla conservazione della piena integrità e dell'indipendenza politica ed economica della Serbia. Il Go\"erno austro-ungarico ha bensì a varie riprese dichiarato di non aver intenzione di fare acquisti terl'itoriali a danno della Serbia, ma una dichiarazione così formulata non costituisce un impegno stabile, e le stesse assicurazioni generiche· fatteci dal Governo I. e R. in occasione deWentrata in guerra della Turchia (4) lasciavano prevedere come posslibili eventuali modificazioni nella penisola balcanica. D'altra parte la sola invasione della Serbia, ancorché dovesse poi risutlare soltanto temporanea, è già bastata a turbare

Z4 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

seriamente l'equilibrio della Penisola Balcanica e a darci diritto a compensi. Deve pure essere notato che la stipulazione del predetto art. VII dà all'Italia il diritto a compensi anche per vantaggi di carattere non territoriale che il Governo austro-ungarico avesse a conseguire nella regione dei Balcani. Il Governo italiano ritiene che sia necessario di procedere senza alcun ritardo ad uno scambio d',idee e quindi ad un concreto negoz>iato coli. Governo I. e R. circa una situazione complessa che tocca da vicino vitalissimi interessi politici ed economici dell'Italia. Segni non dubbi di inquietudine si notano nel Parlamento e nella pubblica opinione italiana la quale manifesta chiaramente la tendenza delle aspirazioni nazionali italiane. Di questa inquietudine e di queste aspiraz,ioni il R. Governo è costretto a tener serio conto. L'intesa da me invocata, su questa base, tra i due Governi avrebbe per risultato di eliminare per l'avvenire ogni occasione a incresciosi incidenti, attriti e diffidenze, che oggi sono così dolorosamente frequenti, e renderebbe invece possibili e naturali fra i due popoli quelle relaz>ioni di cordiale e costante amicizia che sono nei comuni desideri e senza le quali ogni accordo ufficiale resta forzatamente monco e sterile. Nel far rilevare pertanto al conte Berchtold lo spirito amichevole che ha ispirato questo passo, voglia V. E. pregarlo di farci conoscere, colla sollecitudine richies,ta dal caso, il modo di vedere del

Governo I. e R.

(Per Berlino) Prego V. E. informare di QUanto precede il signor von Jagow e domandargli efficace appoggio presso il Governo di Vienna. EUa vorrà opportunamente illustrare a codesto Ministro degli Affari Esteri lo stato della pubblica opinione italiana e la connessione che si veri,fica in Italia tra ~a questione di politica estera e quella di poUti:ca interna. La corrente che, grazie agli sforzi perseveranti del R. Governo, si manifesta in una parte dell'opinione pubblica a favore della neutralità non significa rinunzia agli interessi italiani nei Balcani e nell'Adriatico e alle aspirazioni nazionaH, ma bensì la persuasione che tali interessi e tali aspirazioni saranno validamente tutelati pur mantenendo la neutralità. E Quando, nel fatto, si verificasse H contrario, la reazione nella pubblica opinione sarebbe assai grave e con effetti che è obbligo del

R. Governo prevedere e possibilmente prevenire.

*Riguardo l'interesse dell'Italia al mantenimento della indipendenza della Serbia, mi riferisco, e la prego rammentarlo al signor von Jagow, alle esplicite dichiarazioni del marchese di San Giuliano al signor von Flotow, come risulta dal telegramma Gabinetto n. 787 del 28 luglio scorso (1).

Nel telegramma odierno ad Avarna ho menzionato la recente comunicazione di questo Ambasciatore d'Austria-Ungheria; quella dell'Ambasciatore di Germania, in data 2 novembre (2), contempla anche più esplicitamente le previste modi:fiicazioni territoriali nei Balcani, affermando che qualora le modificazioni stesse accadessero • si sarebbe tenuto conto degli interessi italiani nella misura la più larga • (3).

(l) -Ed. in LV 108, DD. l e 2, con soppressione delle parti fra asterischi e integralmentE' in SONNINO, Diario, cit., D. 56. (2) -Con questo telegramma ha inizio la serie dei telegrammi di Gabinetto • riservati speciali • in partenza, destinata a raccogliere i telegrammi relativi ai negoziati con gli Imperi centrali, con l'Intesa e con la Romania. (3) -Avarna aveva trascorso alcuni giorni a Roma per consultazioni. (4) -Vedi D. 121. (l) -Vedi serie IV vol. XII, D. 644. (2) -Vedi D. 106. (3) -Per le risposte vedi DD. 367 e 371.
361

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1655/165. Berlino, 9 dicembre 1914, ore 21,50 (per. ore 1,20 del 10)

Telegramma di V. E. Gabinetto n. 1225 (1). Ho comunicato subito a Jagow le spiegazioni contenute iv.i ed egli mi ha pregato ringraziare V. E.

Jagow ha ordimato nuove ricerche !cl Dipartimento degli Affari Esteri ma non ha ricordo che le comunicazioni austriache, di cui al telegramma del 6 agosto 1913 siano state fatte di fatto a Berlino. Egli propende anzi a ,credere che ciò non sia avvenuto perché in quel momento le relazioni fra Germania e Austria erano ,alquanto tese. Era stato rnfatti allora 'Creato dal trattato di Bucarest quel .singolare aggruppamento di Potenze che aveva posto la Germania (la quale per amor della Grecia era favorevole al tra,ttato e si trovava d'accordo coUa Francia) di fronte all'Austria che l'avversava per amor della Bulgaria e colla [Austria] era consenziente la Russia. Jagow in ogni modo non rammentava e non lo rammento neppur io che il R. Governo avesse allora • cercato di concertare gli sforzi colla Germania per impedire l'azione austriaca • come è detto nel telegramma del Marchese di San Giuliano all'Onorevole Giolitti citato da questo ultimo aUa Camera dei Deputati. Io ero in quei giorni assente da Berlino ma dai documenti qui esistenti risuù.ta soltanto che Martin Franklin il Quale reggeva l'Ambasciata ebbe alcuni giorni prima (telegramma ministeriale n. 5303 del 29 luglio 1913) l'istruzione di far capire a Jagow che un'azione isolata dell'Austria sarebbe stata in diretto contrasto cogli interessi italiani e che egli riferiva al Marchese di San Giuliano (telegramma della R. Ambasciata 621 stessa data) del modo con cui si era sdebitato di quelle istruzioni.

Jagow concluse che a meno si facessero da Vienna ulteriori osservazioni egU considerava per parte sua l'incidente esaurito.

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L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. P. 1658/398. Londra, 10 dicembre 1914, ore 10,24 (per. ore 22).

Per informazione personale rifurisco seguente piccolo incidente. Non vi annetto naturalmente speciale importanza, ma non mi sembra meno sintomatico.

Sere sono a pranzo dall'Ambasciatore di Spagna cui assisteva Primo Ministro belga conversazione cadde su intensa propaganda austro-tedesca negli

Cll Vedi D. 354.

Stati neutrali. Dimenticando presenza mia Ambasciatore si lasciò due volte s1iuggire che in Spagna si dà, fra l'altro, a sperare che, ahla conclusione pace, sarebbe risollevata questione potere temporale. Interloquì allora mia moglie, osservando rimaneva da vedere che cosa penserebbe di tutto ciò Italia, cui unicamente spetta voce predominante su quella questione. A questa osservazione Ambasciatore, confuso ed imbarazzato, si affrettò mutare argomento. Ambasciatore di Spagna è fratello del Cardinale Merry del Vall.

363

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12217/1501. Vienna, 10 dicembre 1914, ore 21,30 (per. ore 2,25 dell' 11).

Telegramma di V. E. 6997 (1).

Accennando a·l lavorio che le Potenze della Triplice intesa stanno facendo a Sofia Belgrado e Atene di cui è ce·nno nel telegramma suddetto Berchtold mi ha detto che non credeva che esso avrebbe potuto raggiungere lo scopo.

A suo parere Bulgaria non si sarebbe certamente accontentata di quella parte della Macedon1a che le Potenze della Tdplice Intesa intendevano farle c.edere. Le sue pretese che erano più vaste si estendevano fino a Monastir •che considerava •come bulgara e che desiderava ottenere per separare così la Serbia dalla Grecia. Ma Serbia non avrebbe consentito a tale cessione. D'altra parte non era da supporre che la Grecia fosse disposta dal canto •suo ad abbandonare Serres che le era necessario per possesso di Salonicco. Berchtold ha aggiunto che da quanto gli risultava Bulgar·ia non si dipartirebbe per ora almeno dana sua linea di condotta attuale.

Ma se avesse dovuto sortire dalla neutralità essa si sarebbe associata ai due imperi centrali piuttosto che alle potenze della Triplice Intesa. Nell'accennare poi alla nomina di Tocheff quale Ministro di Bulgaria a Vienna per la quale era stato già accordato il gradimento Berchto1d ha rilevato che egli era considerato come uno dei migliori diplomatici bulgari. Ignorava però quando sarebbe qui giunto.

364

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12214/1503. Vienna, 10 dicembre 1914, ore 21,30 (per. ore 2,25 dell'11).

Mi risulta in via [amichevole] confidenziale da fonte autorevole .che i'l. discorso pronunziato da S. E. H Presidente del Consiglio alla Came.ra dei Deputati, quantunque sia stato riconosciuto dal Berchtold come molto abile, non

avrebbe prodotto su lui favorevole impressione per l'allusione fatta • alle giuste aspirazioni che Italia ha da affermare e sostenere • e per la mancanza in esso di qualsiasi menomo accenno alle potenze alleate contrariamente a quanto era stato praticato per l'addietro.

(l) Vedi D. 356, nota.

365

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA (l)

L. P. Berlino, 10 dicembre 1914.

Suppongo che questa mia ti troverà di nuovo a Vienna, e mi affretto a darviti il bentornato.

Come facilmente capirai, sono molto ansioso di apprendere da te le impressioni che hai raccolte a Roma. Intanto, come primo effetto del tuo soggiorno colà, ho visto stamane H telegramma ministeriale col quale mi si dà istruzione di informare Jagow della ·Comunicazione che tu sei incaricato di fal'e a Berchtold (2). Io avrei forse impostato la questione un po' altrimenti; ma, anche tal quale è, si tratta sempre di un tentativo -lodevole, in verità -per uscire dalle presenti difficoltà mantenendosi sulla base degli antrchi e nuovi impegni, evitando la guerra. Solamente, quando si verrà a stringere i nodi e a precisare i compensi, ho gran paura che un accordo sarà impossibile e allora? Dio protegga l'Italia!

P. S. Qui è stato naturrulmente rimarcato che, mentre i R.R. ambasciatori a Vi-enna, Londra e Parigi furono 'Chiamati a Roma, quello di Berlino non lo fu. Quando mi scriverai, ti sarò gratissimo di farmi sapere se, fra i motivi che hanno determinato questa esclusione, ve ne sia qualc,uno che si riferisca alla mia persona. Ma proprio francamente, sai, da vecchio amico!

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L'AMBASCIATORE A BORDEAUX, TITTONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (3)

T. GAB. s. 1659/259. Bordeaux, 11 dicembre 1914, ore 12,05 (per ore 16,50).

Risposta al telegramma di V. E. gabinetto Segreto n. 1226/66 (4).

Appena giungerò a Parigi parlerò con Delcassé nel senso indicato da V. E. e telegraferò dsposta. Intanto però mi permetto rinnovare vive insistenze per la occupazione di Valona. Tutto fa prevedere che se non profittiamo di questo

momento nel quale abbiamo ancora il consenso generale troveremo più tardi delle difficoltà. Oltre alle ragioni che ho esposto in precedente telegramma e nelle mie conversazioni con V. E. e S. E. il Presidente del Consiglio dei Ministri a Roma, parmi che l'occupazione di Valona sarebbe ora il migliore modo di mostrare che in Albania siamo i maggiori interessati e non ammettiamo che possa colà compiersi nulla all'infuori di noi. Sarebbe ·inoltre la prima applicazione del programma presentato dal Governo al Parlamento il 3 dicembre e tale apparirebbe a tutti. Non igno'l'O che l'autorità militare ha formulato obiezioni al riguardo, ma credo che queste dipendano dall'aver dato alla pr·ima occupazione un senso troppo esteso, mentre questa dovrebbe limitarsi alla città sotto la protezione dei cannoni delle navi. Non posso inoltre dimenticare che durante la guerra di Libia •la resistenza dell'autodtà militare ad occupare in tempo Zuara produsse gravi conseguenze a nostro danno.

(l) Ed. in Carteggio Avarna-Bol!ati, cit., pp. 30-31.

(2) Vedi D. 360.

(3) Ed. in SONNINO, Carteggio, cit., D. 57.

(4) Vedi D. 359.

367

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (l)

T. GAB. R.SP. 3/166. Berlino, 11 dicembre 1914, ore 21,25 (per. ore 2,25 del 12).

Telegramma di V. E. gab. n. l r. sp. (2).

In una lunga conversazione avuta ieri sera con Jagow lo info.rmai dena comunicazione che Avarna era stato incaricato di fare a Vienna e gli chiesi il suo efficace appoggio presso Governo austro-ungarico. Jagow che aveva attentamente ascoltato la mia esposizione mi disse essa gli ·causava una certa sorpresa. Non già che egli non riconoscesse impegni presi verso noi dall'Austria e g·arantiti dahla Ge.rmania circa interpretazione dell'articolo settimo e eh& non ammettesse il nostro punto di vista ·già molto sovente statogli enunciato circa interesse dell'Italia all'indipendenza della Serbia. Ma il momento non gli sembrava opportuno per lo scambio d'idee che noi volevamo avviare col Governo austro-ungarico. Questo non em ancora in grado di sapere quali territori avrebbe potuto conquistare e quali mantenere in Serbia: le sorti della guerra attualmente favorevoli alle armi austro-ungariche al sud, potevano volgersi contrarie. Ma anche se, come egli aveva ferma fiducia, Monarchia riuscirà a debellare completamente la Serbia non era possibile determinare fin d'ora di quale parte di essa sarebbe stato reclamata l'annessione. Jagow affermava che non conosceva con precisione quali fossero gli intendimenti del gabinetto di Vienna a questo riguardo: propendeva però a credere ·che se mai le domande austriache sarebbero state assai limitate non ·solo per mantenerle nello spirito delle dichiarazioni fatte prima della guerra, ma anche pe:t~ché specialmente a Budapest prevale la convinzione che un aumento troppo considerevole dei sudditi slavi della Monarchia sarebbe tutt'a'ltro che vantaggioso ai suoi interessi. Lo scopo

che l'Austria si propone, egli soggiungeva, è quello di distruggere la supremazia della Russia nei Balcani: ed a questo essa vorrebbe giungere non già coll'annettersi la Serbia ma col rafforzare la Bulgaria e col combattere le [mene] russe in Romania. Reputo, concludeva Jagow, che non essendo possibile conoscere ora quali saranno gli acquisti dell'Austria non sarebbe ugualmente possibile stabilire quali compensi ne sarebbero dovuti all'Italia. lo mi affrettai a protestare contro questa conclusione. Per.ché gli impegni verso di noi presi dall'Austria e garantiti dalla Germania possano essere seriamente mantenuti occorre mettersi d'accordo in tempo utile sul modo di manterli e non aspettare finché ci trovassimo in presenza di fatti compiuti.

L'argomentazione che ora mi si opponeva è la stessa che avevo udita all'aprirsi della •gue-rra; ma ora siamo di fronte ad un fatto nuovo e .concreto cioè all'invasione della Serbia che già di per se stesso, secondo la lettera dell'articolo settimo, ci darebbe diritto ad invocare un compenso. Non possiamo negare che le sorti della guerra definitive siano per il momento imprevedibili: e per quanto io non credo che l'Austria non si sia già fin d'ora prefisso un programma e che la sua alleata lo ignora si può ammettere che la sua completa attuazione non dipende soltanto da essa. Se non che in seguito agli impegni assunti l'Austria può e deve entrare in ciascuna delle eventualità che si potrebbero presumibilmente verificare. • Uno scambio di idee, interruppe Jagow, sarà senza dubbio in qualunque caso •utile e vantaggioso per Roma e Vienna: tale fu sempre la mia convinzione e ho ripetutamente deplorato che a cagione di una reciproca diffidenza da una parte e dall'aUra si sia rifuggito da quelle conversazioni dirette che avrebbero potuto dissipare molti malintesi ed evitare gravi conseguenze. Senonché da alcune frasi della vostra comunicazione a Vienna credo dover dedurre vostre intenzioni di reclamare fra i compensi la cessione del Trentino. Se ciò è, ne sarei molto dolente per·ché sono convinto che quella domanda non potrà essere accolta dall'Austria •. Replicai subito che tale non era stata fin'ora la sua convinzione: e che anzi appunto da parte germanica ci era stato ripetutamente affermato che il regolamento coll'Austria della questione del Trentino, se pure diffi'cile non era ·assolutamente impossibile. Jagow rispose che così infatti aveva creduto: ma che in questi ultimi tempi aveva dovuto persuadersi che l'Austria non avrebbe mai consentito a spogliarsi di una provincia che da secoli appartiene alla dinastia di Asburgo. Io osservai che del resto nella nostra comunicazione non era speci·almente questione del Trentino nè di altre provincie italiane soggette all'Austria: era questione bensì della necessità assoluta pel R. Governo di tener conto delle aspirazioni nazionali che si erano così apertamente e con tanta forza manifestate. E Jagow, che conosce per lunga esperienza il vero stato di ·cose in Italia e la stretta connessione che vi esiste fra le cose di politica estera e quelle di politica interna, dovrebbe riconoscere quella necessità a far sì che Governo germanico contribuisse a darci le soddisfazioni volute per evitare conseguenze che nell'attuale gravissimo momento R. Governo certamente deplorerebbe ma non sarebbe forse in grado di impedire. • In altri termini • soggiunge Jagow in tono però amichevole e quasi scherzoso • è una minaccia di guerra e l'Italia vuole farsi compensare la sua neutralità •.

Replicai che non era nè l'uno nè l'altro: che era 'soltanto l'esposizione !fincera e genuina della situazione: e ~che mentre il R. Gov,erno dava una prova concreta e evidente del suo fermo proposito di mantenersi leale sul terreno degli Accordi coi suoi alleati ·sarebbe stato molto rincrescevoie se invece di aiutarlo gli avesse creato nuove difficoltà. Jagow concluse che tale non era certamente sua intenzione: che anzi informando Govel'no lmperiale e Reale della comunicazione da me fatta gli avrebbe espresso suo vivo desiderio che esso procedesse allo scambio d'idee da noi chiesto e che questo potesse condurre ad una soddisfacente intesa. Conoscendo carattere e modo di fare di Jagow il quale vuole mostrarsi dapprima riluttante a qualsiasi domanda gli venga rivolta ed era inoltre ieri sera sotto la impressione della notizia della sconfitta nav~ale germanica • inevitabile ma pure dolorosa • nQn dubito che egli interverrà a Vienna più efficacemente di quanto non mi abbia detto. Ma ho timore che le dichiarazioni fattemi sulla questione del Trentino e che concordano del resto coi costanti apprezzamenti del R. Ambasciatore a Vienna abbiano ad essere confermate dai fatti.

(l) Ed. in SONNINO, Carteggio, cit., D. 58.

(2) Vedi D. 360.

368

IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO, CADORNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

N. 955 R. s. Roma, 11 dicembre 1914.

Si trasmettono a V. E. tre [appunti relativi a] modificazioni al confine italaaustriaco con tre schizzi annessi.

ALLEGATO I CONFINE DEL TIROLO

Confine Napoleonico (1). Napoleone costituendo il regno d'Italia, ebbe d'apprima in animo di segnare al Brennero il confine del dipartimento dell'Alto Adige. Senonché, in parte pei suoi legami politici colla Baviera, in parte pensando che l'occasione non gi sar~ebbe mancata in una successiva guerra di compiere il suo disegno e che intanto non gli conveniva conglobare nello stato italiano, di fresca formazione, un forte nucleo di popolazione straniera, volle tenersi ad una linea intermedia che abbracciasse otre all'intero Trentina, parte dell'Alto Adige, compreso il natural centro della regione che è Bolzano.

Cosicché tale confine riusci in parte un confine geografico-etnico ed in parte fu un confine arbitrario.

Infatti, segue per un tratto il contrafforte tra Val Venosta e Val del Noce; poi scende all'Adige a Gargazone tra Merano e Bolzano, risale sull'altipiano di riva sinistra, taglia la Val Sarentina a metà, quella dell'lsarco (Eisach) alla Chiusa (Klausen) e per il territorio dolomitico della destra dell' Avisio, escludendo le valli Gardena e Badia, e includendo l'Ampezzano, raggiunge poi l'attuale confine.

Qualora si volesse con precisione segnare e descrivere questo confine napoleonico del 1810, bisognerebbe ricorrere all'archivio di Stato di Milano, ove esiste il trattato di confinazione e lo schizzo del dipartimento dell'Alto Adige.

Il confine napoleonico non avrebbe altra importanza dal punto di vista militare, che di passare per l'importantissima stretta di Klausen.

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1 -CoNFINE NAPOLEONICO

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2 -CONFINE ETNICO-GEOGRAFICO

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ALLEGATO II CoNFINE DEL TIROLO

Confine etnico-geografico. Un confine geocrafico ed anche militare che poco si scosta da quello ,etnico, è dato (linea verde intera dello schizzo) da una linea che segue il contrafforte tra la Val Venosta e la Val del Noce. attraversa l'Adige alla stretta di Salorno e sale sul contrafforte di riva destra dell'Avisio, giungendo pel Latemar, Rosengarten al gruppo Sella, donde per il Sett Sass e le Tofane si attacca all'attuale confine al Monte Cristallo.

Con tale confine rimarrebbero però tagliati fuori dal regno paesi di razza e lingua italiana; volendo quindi ovviare a tale inconveniente occorrerebbe smussare il cuneo profondo di Val d'Adige, ed a sud di Bolzano seguire una linea (A tratteggiata nello schizzo) che dovrebbe scendere dal Penegàl all'Adige, comprendendo nel regno il comune italiano di Vàdena, risalire poi sul contrafforte dell'Avisio per discenderne in seguito e ,comprendere, oltre le valli italiane di Ampezzo e Livinallongo, anche quelle ladine di Gardena e Badia.

In questo caso si congloberebbero solo 12000 tedeschi ai 380 italiani.

La posizione del Passo della Mendola (in largo senso dal Monte Penegàl a nord al Monte Roena Sud) sarebbe in tal modo tutta in nostro possesso, compreso il terreno antistante e la strada d'accesso.

Se non fosse possibile ottenere questa linea A e si dovesse arrestarla alquanto, escludendo i comuni di Appiano e Caldaro, la linea di confine (B tratteggiata nello schizzo) dovrebbe da Monte Roen scendere in Val d'Adige a Monte di Mezzo ed Ora per risalire sul ,contrafforte destro di Val Avisio ed allacciarsi alla precedente.

Militarmente la linea B avrebbe l'inconveniente di lasciare in mano all'Austria la strada d'accesso dall'Adige alla Mendola e il terreno antistante al passo.

ALLEGATO IIJ CONFINE DELL'ISONZO

Per una semplice rettifica (2) all'estremo confine orientale, l'Isonzo costituisce una linea geografica ben marcata ed un ostacolo importante, per cui da Plezzo al mare può essere assunto come confine geografico.

Però tale linea ha lo svantaggio di lasciare oltre confine un centro di italianità importantissimo qual'è Gorizia e di correre a valle di questa città addossato

o quasi al Carso di Comen, esposta quindi alle offese del nemico.

Se ,si volesse ovviare a tali inconvenienti si dovrebbe a Tolmino abbandonare l'lsonzo per seguire una linea più orientale (segnata con grande approssimazione nello schizzo dalla linea A tratteggiata), la quale passando ad est dell'altipiano Pregona-Planina, seguisse il solco del Chiapovano, scendesse ad est di Gorizia ed attraverso il Carso di Comen finisse al mare tra Monfalcone ,e Trieste. Si osserva però che un tale confine sarebbe troppo artificioso. ed essenzialmente mancherebbe di ostacoli topografici ben definiti per soddisfare ad esigenze militari. Infatti dopo il solco del Chiapovano il confine dovrebbe correre normalmente alle linee del terreno, che, come si sa, hanno direzione da NO. a SE.

Una rettifica del confine all'Isonzo porta come logica conseguenza una analoga rettifica più a nord in Carinzia per saldare il nuovo confine all'attuale.

Due soluzioni si presentano per tale problema. O da Plezzo seguire ancora l'Isonzo fino alle sue sorgenti (linea B. tratteggiata nello schizzo), salire al Mangaert e pel Passo del Predil raggiung,ere, lungo il contrafforto tra Seisera e Schlitza, la sella di Saifniz, oppure da Plezzo salire le falle del Rombon, seguire l'attuale confine oltre la sella di Nevea e dal Wischberg scendere a Saifniz per il contrafforte sopra nominato: tra Seisera e Schlitza la prima soluzione lascia a noi l'ac

cesso al Passo del Predil, per la valle della Coritenza, ma tale comunicazione, esposta, com'è, all'offese nemiche, dovrebbe essere abbandonata e sostituita da una più sicura per la Raccolana; la seconda è un po' più raccolta, e forse più rispondente alle esigenze militari; da essa si minaccerebbe sensibilmente la strada del Predil da Tarvis al colle.

Da Saifniz in poi la linea naturale di confine sarebbe quella che salendo sulle Carniche all'Osternig, volge a ponente e si collega al Troghofel all'attuale confine •.

N. B. La linea A sopranominata avrebbe però il vantaggio di impedire la costruzione, fin dal tempo di pace, di strade e di lavori. diretti contro le difese, permanenti che dall'Italia potrebbero essere elevate sulle alture di riva destra dell'lsonzo.

(l) Vedi cartina n. 1.

(l) -Vedi cartina n. 2. (l) -Vedi cartina n. 2.
369

IL MINISTRO A SOFIA, CUCCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T GAB. 1662/79. Sofia, 12 dicembre 1914, ore 1,20 (per. ore 5).

Oggi ho potuto avere testo risposta scritta data avantieri sera dal Governo bulgaro al passo dei Rappresentanti della Triplice Intesa di cui al mio telegramma n. 72 (1).

Come ho riferito nel mio successivo telegramma n. 76 (2) Ministri Triplice Intesa visto che risposta scritta non giungeva lasciavano "intendere che questa risposta non fosse necessaria. Testo risposta Radoslavov indirizzata ad ognuno dei tre Ministri è del seguente tenore: • Il Governo del Re ha preso conoscenza della dichiarazione che S. E. il Ministro di... a Sofia ha rivolto il 24 novembre al Presidente del Consiglio secondo la quale se Bulgaria si impegna osservare verso la Romania, Grecia e Serbia una stretta neutralità le tre Potenze dell'Intesa le garantiscono che al momento de·l regolamento finale che seguirà la guerra esse le terranno conto della sua attitudine procurandole importanti vantaggi territoriali, vantaggi che saranno accresciuti se Bulgaria si decide attaccare la Turchia o l'Austria-Ungheria •. N o n essendosi prodotto alcun fatto nuovo tale da modificare attitudine neutrale finora seguita, il Governo del Re intende non dipartirsi da questa attitudine pur vegliando agli interessi del Paese che debbono essere anteposti ad ogni altra considerazione (3).

370

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (4)

T. GAB. s. 1665/116. Pietrogrado, 12 dicembre 1914, ore 4 (per. ore 14,01).

Telegramma di V. E. gab. n. 1226 (5). Ad un mio accenno circa notizia dell'offerta alla Serbia ed alla Grecia di metà dell'Albania a ciascuna di esse, signor Sazonov mi ha dichiarato senza

ambagi che effettivamente se tale offerta non fu fatta se ne sta ventilando l'idea fra le Potenze della Triplice Intesa.

Gli ho fatto pertanto le dichiarazioni per .iscritto da V. E.

Egli mi ha risposto che giusta sua opinione, condivisa dall'Inghilterra e dalla Francia, le deliberazioni di Londra circa Albania mancano di oggetto non esistendo un'Albania, ed esperienza avendo provato quanto fosse nel vero Triplice Intesa allorquando pur arrendendosi per amor di pace ane insistenze della Triplice Alleanza presagiva impossibilità di dare vita ad uno Stato albanese. Signor Sazonov ha soggiunto, ciò stante, Triplice Intesa non !pUÒ considerarsi impegnata da quelle deliberazioni.

Egli si è poi affrettato a dichiarare che grazie a tale suo modo di vedere trovasi in grado 'Confermarmi non avere alcuna obiezione di principio a riconoscere che il possesso di Valona interessi l'Italia in via diretta ed assoluta.

Quanto secondo punto egli non ha formulato apprezzamento si è limitato a osservare genericamente che, secondo ogni probabilità, Triplice Intesa non avrebbe esitato ad aprirsi con Italia circa proprie vedute per Albania se atteggiamento Governo Italiano ve lo avesse incoraggiata.

Ho detto a Sazonov che nostro punto di vista essendogli perfettamente noto era superfluo rilevarne la divergenza col suo, ma che l'argomento era trowo grave ed importante per noi per intavolare seduta stante la discussione.

Sebbene il Ministro non vi abbia accennato, l'idea di ripartire Albania fra Grecia e Serbia è sorta evidentemente dal desiderio di soddisfare per intero rivendicazioni bulgare in Macedonia e di eliminare una delle principali obiezioni della Serbia e della Grecia che è la perdita di continuità territoriale fra loro, cui la cessione della Macedonia fino lago di Ochrida darebbe luogo. Trattasi però di una soluzione semplicista che fa astrazione dagli interessi della Serbia e della Grecia per le quali l'infausto dono altro non sarebbe che cagione di debolezza.

Per conto mio non esito a presumere che la saggezza di Venizelos e Pasich la declinerebbero se offerta. In seno a questo stesso Mini,stero degli Affari Esteri ha finora predominato il concetto che il compatto niucleo musulmano dell'Albania centrale non potesse appartenere ad alcuno degli Stati vicini e dovesse venire separatamente contemplato. Il mutamento sopravvenuto in questi ultimi giorni a ta,le rfguardo non può attribuirsi che alla frettolosa ricerca di espedienti volti a determinare nella politica bulgara un corso propizio alla Triplice Intesa.

Quanto alla tesi del decaduto va'lore delle deliberazizoni di Londra essa non è nuova in queste sfere ufficiali sebbene non sia stato mai dichiarato in forma cosl categorica da Sazonov, il cui linguaggio pur ricordando quello tenutomi da Poincaré nel luglio scorso (mio telegramma n. 1775) (l) lo ha oltrepassato nella forma e nella sostanza. Il presidente non aveva infatti disconosciuto il priincipio che una stipulazione non può venire invalidata senza il consenso di tutte le parti contraenti e che prima di tale consenso non si può disporre in modo contrario alla stipulazione.

(l) -Vedi D. 277. (2) -Vedi D. 318. (3) -Ritrasmesso a Bucarest con T. gab. 1230 del 13 dicembre.

(4) Ed. in SONNINO, Carteggio, D. 60.

(5) Vedi D. 359.

(l) Vedi serie IV, vol. XII, D. -l04 (è il t. 6541/448; del 22 luglio il riferimento è, pertanto, errato).

371

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (l)

T. GAB. R. SP. 4/137. Vienna, 12 dicembre 1914, ore 14,30 (per. ore 9 del 13).

Telegramma di V. E. gab. n. l rJ'servato speciale (2).

*Non mi fu possibile di comunicare al conte Berchtold il telegramma suddetto pervenutomi ieri dopo il mio arrivo qui, giacché la sua decifrazione non poté essere ultimata prima dell'ora in cui Ministro I. e R. mJ aveva dato appuntamento. Ho profittato del colloquio avuto oggi con lui per dargliene comunicazione verbale e nell'esprimermi nel senso delle istruzioni e in via amichevole ma ferma, gH ho fatto rilevare lo spirito conciliativo che aveva ispirato tale passo,e l'ho pregato di farmi conoscere colla sollecitudine richiesta dal caso H modo di vedere del Governo I. e R. Berchtold mi ha detto che era sorpreso della comunicazione da me fattagli, perché egli aveva avuto cura di informare a suo tempo R. Governo del proposito dell'Austria-Ungheria di far guerra alla Serbia, e tn tale occasione noi gli avevamo dichiarato di non avere intenzione di creare al Governo I. e R. difficoltà o imbarazzi.* Ha rilevato ·che l'operazione militare dell'Austria-Ungheria non aveva condotto fino ad ora a vere occupazioni sia pure temporanee di territorio serbo. Le occupazioni effettuate in seguito a quelle operazioni erano state abbandonate il giorno o alcuni giorni dopo. Infatti la città di Valievo, occupata or sono quindici giorni, era stata poco dopo sgomberata in seguito alle successive operazioni di guerra e non si poteva certamente per tale occupazione momentanea invocare l'articolo settimo e chiedere compensi. Avendo allora accennato aU'occupazione di Belgrado già avvenuta da più giorni e in cui si trovavano tuttora truppe austro-ungariche il conte Berchtold ha replicatamente detto 'Che esse sarebbero state forse obbligate ad evacuarla tra breve. Ho creduto di far notare al conte Berchtold che articolo settimo era chiaro e esplicito, giacché parlava tassativamente di occupazione temporanea, e non faceva distinzioni circa la natura della temporaneità di essa. Le occupazioni quindi, quali esse fossero, fatte finora dalle truppe austro-.ungariche fino dal primo giorno della loro entrata nel territorio serbo, cadevano evidentemenete sotto il disposto di quell'articolo, che· imponeva al Governo I. e R. l'obbligo di un previo accordo con noi, nonché quello di darci compensi. D'aUra parte siccome gli avevo già fatto osserevare la sola invasione della Serbia, sebbene soltanto temporanea, ci dava diritto a compensi per il fatto che essa era sufficiente a turbare l'equilibrio della penisola balcanica sancito da1l trattato. Avendo poi ricordato oppo·sizione fatta dal Governo I. e R. alle nostre operazioni militari e navali durante guerra italo-turca, in occasione delle quali esso aveva invocato 'l'articolo settimo, Berchtold ha osservato che egli si era dichiarato contrario a quelle operazioni in forza del principio dello statu

quo su cui si basava trattato. Ed ha aggiunto che non si poteva paragonare tale operaztone con quelle ,che Governo I. e R. faceva ora &n Serbia. Le prime iillfatti erano contrarie allo spirito del trattato poiché ove fossero state effettuate avrebbero messo a cimento esistenza stessa del'Impero ottomano. Mentre le seconde non avevano altro scopo che di difendere integrità della Monarchia minacciata dalla Serbia, che mirava a toglierle la Bosnia-Erzegovina. Per cui la guerra contro la Serbia non era aggressiva ma difensiva, e Governo I. e R. combatteva ora per mantenimento dello statu quo. Ho rilevato che non potevo certamente ammettere che le occpazioni temporanee, fatte finora dall'Austria-Ungheria in Serbia, non fossero contrarie allo spirito e alla lettera del trattato. era infatti, evidente che esse minacciavano l'equilibrio di forza, che, secondo il trattato stesso, doveva esistere fra noi.

E a questo proposito gli ho ricordato che, a più riprese e anche al momento in cui era 'scoppiata la guerra, il R. Governo aveva dichiarato ai Governo

I. e R. che esso non avrebbe potuto mai ammettere che si intaccasse l'integrità e l'indipendenza politica ed economica della Serbia, giacché ciò era contrario ai nostri interessi nonché al disposto del trattato.

Berchtold ha replicato che il Governo I. e R. non aveva affatto interwione di annientare la Serbia. *E ha aggiunto che il R. Governo nella circostanza suddetta non aveva invocato articolo settimo e si era limitato a far conoscere che non avrebbe creato al Governo I. e R. imbarazzi o d-ifficoltà*. Ho osservato che, fino dal 25 luglio scorso, io aveva dichiarato in sua assenza al barone Macchio che se Austria-Ungheria avesse proceduto a occupazioni territoriali anche temporanee, senza il nostro previo consenso, essa avrebbe agito in violazione dell'articolo settimo della Triplice A:lleanza e noi facevamo quindi tutte le nostre riserve a tutela della nostra eventuale libertà d'azione nonché dei nostri dir:itti e interessi (mio telegramma-gabinetto n. 68 (1). Il R. Governo credeva venuto il momento di riferirsi a quelle dichiarazioni non potendo certamente ammettere la tesi, ohe egli sosteneva, che Austria-Ungheria non avesse fatto finora alcuna occupazione neppure temporanea di territori serbi. Al che Berchtold ha rilevato che non comprendeva come si potesse invocare l'articolo setti

dotti appresso, tratti dalle Carte Avarna:

Avarna a Berchtold, Vienna 12 dicembre 1914:

c Dans l'entretien que j'ai eu l'honneur d'avoir tantòt avec vous, vous avez bien voulu me dire qu'au moment où la guerre avait éclaté entre l'Autriche-Hongrie et la Serbie le Gouvernement du Roi s'était borné a vous déclarer qu'il n'aurait pas créé d'embarras au Gouvernement Impérial et Royal mais que à cette occasion il n'avait fait aucune mention de l'article 7 du traité de la triple alliance.

Je me permets de vous rappeler qu'à la date du 25 juillet dernier j'ai fait connaitre a S. E. le Baron Macchio, par ordre du Marquis de San Giuliano que • Si l'Autriche-Hongrie aurait procédé à des occupations territoriales méme temporaires sans notre consentement préalable elle agirait en violation de l'article 7 du traité et nous faisons par conséquent toutes nos réserves à sauvegarde de notre éventuelle liberté d'action aussi que de nos droits et intéréts •.

Berchtold ad Avarna, Vienna 12 dicembre 1914:

c Il parait qu'un malentendu s'est introduit au sujet de notre conversation d'hier.

Vous mentionnez en effet dans la lettre que vous avez bien voulu m'adresser ce matin,

que j'aurais remarqué à cette occasion qu'au début de notre guerre avec la Serbie le Gouvernement Italien n'aurait fait aucune mention de l'art. VII du traité de la Triple Alliance. Il me parait impossible que je puisse avoir fait une allégation pareille, d'autant plus que -camme vous voudrez bien vous en souvenir -j'ai rappelé au cours de notre conversation le fait que des pourparlers s'étaient engagés à cette époque entre nous au sujet de la portée de l'art. Vll. Quant à l'assurance du Gouvernement Italien de ne pas vouloir provoquer des embarras à nos opérations militaires vous vous en étiez fait l'interprète peu de jours après •.

mo per occupazioni momentanee risultante da operazioni di guerra, che potevano essere abbandonate da un giorno all'altro, secondo la sorte delle armi, e non potevano quindi formare oggetto di un previo accordo basato sul principio del compenso. Ma Governo I. e R. era disposto ove avesse fatto vera occupazione anche temporanea di territori serbi, di addivenire con noi alla stipulazione suddetta. Nonostante le ripetute e mie vive insistenze per convincere Berchtold che avanzata delle truppe austro-ungariche in Serbia e occupazioni temporanee di territori da esse fatte imponeva al Governo I. e R. tl'obbligo di procedere con noi ad un previo accordo basato sul principio compensi, egli ha persistito nell'opinione sopra manifestata, e ha concluso col dire che non credeva che fosse il caso, per ora, di addivenire ad uno scambio di vedute in proposito col R. Governo. * Di fronte all'atteggiamento assunto dal conte Berchtold nella questione, mi sembra che un'azione energica dovrebbere essere esercitata a Berlino per ottenere che egli si conformi all stipulazioni dH'articolo settimo, che ebbe già una salutare influenza su lui per fargli accettare interpretazione da noi data a quell'articolo, saprà, giova sperare, indurlo ora a modificare le idee manifestatemi al riguardo *.

(l) -Ed. in L. V. 108, cit., D. 3, con soppressione delle parti tra asterisco, e, integralmente, in SONNINO, Carteggio, cit. D. 59. (2) -Vedi D. 360.

(l) Vedi Serie IV, vol. Xli, D. 531. Si vedano in proposito anche i due documenti ripro

372

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12298/881. Pera, 12 dicembre 1914, ore 14,30 (per. ore 2,50 del 13).

Da vario tempo mi era stato riferito che Talaat Bey stava negoziando coll'Ambasciata di Germania una vera convenzione mi'litare tra i due paesi. Oggi mi si dice negoziati sarebbero a buon punto. Germania si obbligherebbe:

0 ) a fornire alla Turchia durante durata della guerra armi e munizioni e denaro per mantenimento truppe;

2°) ad inviare pionieri tiragliatori puntatori e specialisti in genere oltre ad ufficiali nella misura del possibile;

3°) a passare alla Turchia in caso di successo il quinto dell'indennità di guerra da paga·rsi dai vin ti;

4°)a non concludere ·la pace separatamenete ed in caso di insuccesso a fare introdurre nel trattato di pace la clausola del mantenimnto dell'integrità dell'Impero Ottomano.

Turchia dal canto suo si obbligherebbe: l 0 ) a fare la guerra contro la Russia e l'Inghilterra; 2°) a proclamare la guerra santa e fare tutto il possibile affinché il precetto del Califfo sia ascoltato; 3°) a non concludere la pace separatamente (1).

D. -397.
(l) -R!trasmesso a Berlino con t. 7078 del 13 dicembre, ore 15. Per la risposta vedi
373

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (l)

T. GAB. R. SP. 5/399. Londra, 12 dicembre 1914, ore 22,56

(per. ore 4,35 del 13).

Gi.usta ordini di V. E. ho detto ieri a Grey che in base ai miei colloqui a Roma era in grado confermare messaggio trasmessogli al principio guerra da parte del presidente del Consiglio (2) sulle intenzioni del R. Governo di Sua Maestà di sviluppare e consolidare sempre più qualunque eventualità tradizionali cordiali relazioni italo-inglesi. Su questo punto aggiunsi aveva io potuto constatare perfetta consonanza tra disposizioni opinione pubblica italiana e disposizioni del Governo. Circa [una] conversazione preliminare dissi

V. E., pur riconoscendo utilità, non insisteva nel riprenderla in presenza obiezioni sollevate da Grey. Comunque qualora esse dovessero di nuovo iniziarsi,

V. E., al pari del suo predecessore, riteneva indispensabile ogni eventuale trattativa si svolga esclusivamente a Londra sia per la fiducia assoluta da noi riposta in Grey sia per maggiore garanzia di assoluta segretezza.

Queste mie dichiarazioni non provocarono alcuna osservazione da parte di Grey. Egli si •limitò a ringraziarmi. Ebbi però impressione si aspettasse a qualche cosa di meno vago e di più concreto. Grey accennò poi alle recenti dichiarazioni del presidente del Consiglio osservando esse avevano prodotto qui favorevolissima impressione. Menzionò pure rivelazioni Giolitti le quali, disse, hanno confermato e ribadito, se pure ve ne era bisogno, quanto scrupoloso, corretto e leale sia stato contegno Italia in queste dolorose circostanze. Quelle rivelazioni aggiunse, erano venute in buona prova in modo ineccepibile [a smentire] accuse germaniche contro Inghilterra circa cause che hanno determinato terribile catastrofe. A lui personalmente aveva cagionato profonda amarezza la rivelazione venuta da così autorevole personaggio del fatto [mentre] e.gli nella conferenza di Londra, a quell'epoca ancora riunita, nessuno sforzo onesto tralasciava per evitare conflitto, Austria e Germania, scambiando condiscendenza russa per debolezza, preparavano cinicamente guerra che hanno poi fatto scoppiare quando momento è parso loro più propizio. Colloquio fu come al solito cordialissimo. Grey mi chiese circa tendenza generale opinione pubblica dtaliana impressione che io a titolo privato gli comunicai dicendogli mi era sembrato tendenza in favore neutralità. Manifestai però assoluta convinzione che nazione farebbe senza esitazione suo dovere in qualunque si trattasse di tutelare supremi interessi nazionali. Tali impressioni mie mi parvero corrispondessero a quelle di Grey il quale però con abituale sua delicatezza non disse una sola parola che potesse suonare incitamento od allettamento a determinare od affrettare decisione· Governo di Sua Maestà.

Dopo colloquio di ieri [credo] astenermi dal ritornare sul delicato argomento sino a nuovo ordine di V. E. In generale credetti opportuno dare al

mio linguaggio intonazione molto riservata importandomi di non sollevare speranza che se per avventura [fosse] seguita da delusione potrebbe generare risentimento e nuocere cordialità future nostre relazioni con Inghilterra.

(l) Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit., D. 61.

(2) Vedi serie V, vol. I, D. 134.

374

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12310/400 GAB. (1). Londra, 12 dicembre 1914, ore 22,51 (per. ore 7,45 del 13).

Terminata parte per così dire ufficiale coUoquio di ieri (2), io, premesso che parlavo a titolo puramente privato e personale e pel vivo desiderio mio di contribuire personalmente per quanto sta in me alla sempre maggiore intensificazione cordialità relazioni tra i nostri paesi, dissi a Grey avevo potuto constatare che il rigore forse alquanto esagerato delle autorità inglesi, visita e fermo di piroscafi, intercettazione telegrammi privati etc. hanno generato nei nostri principali centri industriali e commerciali fermento irr'itaZiione non trascurabili. Su questo stato d'animo che a lungo andare contribuirebbe fatalmente a raffreddare simpatia italiana per Inghilterra mi pareva doveroso attirare attenzione di lui nella speranza che grazie al suo autorevole intervento si trovi modo conciliare penose esigenze 'guerra con vantaggio non dubbio per Inghilterra dii arrecare 'il meno possibile nocumento interessi economici di un paese amico come il nostro. Ciò pure in considerazione della incontestabile premurosa buona volontà dimostrazione nella repressione contrabbando dal Governo di Sua Maestà dal quale non si può al postutto pretendere l'impossibile.

• Lascio a voi, soggiunsi, giudicare se vale Ia pena di attirare risentimento di influenti circoli italiani pur di impedire passaggio in Germana od Austria di qualche tonnellata di più o meno di merce sospetta •.

Grey ringraziatomi per mio amichevole avvertimento disse fin da principio egli ha sempre avuto in mente la convenienza di turbare il meno possibile commercio dei neutri, ma che l'organizzazione tedesca per l'introduzione contrabbando è così formidabile da rendere indispensabile massima rigorosa sorveglianza da parte degli inglesi; comunque soggiunse avrebbe tenute presenti mie raccomandazioni. E specialmente per i telegrammi promise darmi presto spiegazioni. Sempre sullo stesso argomento confidai a Grey che se procedura autorità inglesi cagionava spiacevole impressione in Italia ben più grave risentimento provocava in f!Uella delle autorità francesi le quali continuamente si permettono misure addirittura intollerabili. E,sse non rispettano nemmeno le forme, dimenticando purtroppo atteggiamento deplorevolissimo, che gli italiani non dimenticano, tenuto a nostro riguardo durante 'la guerra libica e mostrando in pari tempo troppo facile tendenza a disconoscere importanza capitale

del servizio che con la sua neutralità Italia ha reso alla Francia. A questo mio sfogo personale Grey levò gli occhi al cielo quasi per farmi tacitamente capire che riconosceva fondamento mie osservazioni. In via privata e confidenziale ugualmente mi disse che, senza beninteso nominarmi, si proponeva attkare attenzione seria di Cambon sulle lagnanze da me formulate.

(l) -Partito come telegramma di gabinetto, è stato protocollato in avviso nella serie ordinaria. (2) -Vedi D. 373.
375

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1668/401. Londra, 12 dicembre 1914, ore 22,51 (per. ore 5,10 del 13).

Con odierno telegramma (l) ho riferito Hnguaggio di Grey su rivelazioni Giolitti. Da conversazione con persona autorevole e da informazioni attinte a varie altre buone sorgenti mi risulta che predette rivelazioni hanno prodotto qui sensazione enorme. Osservasi che per essere appunto venute dopo recente dichiarazione Cancelliere esse hanno agli occhi non solo dei belligeranti quanto dei pi,ccoli Stati neutrali totalmente demolito accuse contro Trirplice Intesa e specialmente contro Inghilterra in modo ineccepibile ri·levando su chi ricade reale responsabilità guerra. In questo senso sostanziale esprimesi articolo dd fondo Times ieri. Ne ho scritto testo per posta. Anche dichiarazioni Presidente del Consiglio mi risulta da ogni parte hanno prodotto qui generale favorevolissima impressione. Esse sono state meritatamente apprezzate e qualificate • degne di un vero uomo di Stato •.

E con ciò qualunque anche infinitesimale rimanenza di esitazione nel guidicare assoluta perfetta lealtà contegno Italia può considerarsi oramai come definitivamente scomparsa.

376

L'.t\MBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (2)

T. GAB. S. 1669/402. Londra, 12 dicembre 1914, ore 22,51 (per. ore 2,25 del 13).

Grey mi disse ieri che in questi ultimi tempi accentuati molto discorsi di possibile aggiustamento Stati balcanici nell'intento di facilitare intesa fra quegli Stati ed evitare possibti1i altre grosse complicazioni.

Stante la varietà delle combinazioni escogitate, egli non era in grado di dare precisa risposta alla mia domanda, prima avere riletto la corrispondenza scambiata al riguardo e riservavasf ciò fare prossimamente. Poteva, però, fin da ora assicurarmi che nel:lo scambio di vedute intervenuto egli aveva dichiarato

25 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

dovere in ogni eventualità rimanere stabilito che eventuale occupazione territoriale di Valona non concerneva altre Potenze all'infuori dell'Italia. A mia volta, in via amichevole, insistetti su importanza precipua che per noi ha questione albanese. Per questo motivo ed anche pel fatto dell'essere Italia unica Potenza partecipante deliberazioni di Londra rimasta neutrale, consideravo indispensabile Triplice Intesa tenga bene a mente necessità assoluta di intendersi con noi, PTima di venire a conclusione e di dare affidamento di sorta agli Stati balcanici circa sorte futura Albania. Non vi sfuggirà, aggiunsi, importanza capitale che per voi presenta l'evitare qualsiasi decisione che potrebbe a questi chiari di luna fornire ai nemici arma formidabile per agitare contro di voi opinione pubblica italiana.

(l) Vedi D. 373.

(2) Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit., D. 62.

377

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SALANDRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (l)

L. P. Roma, 13 dicembre 1914.

Ho letti alcuni rtelegrammi che ieri m'era stato impossibile leggere.

Quelli di Beirut e Gerusalemme (2), e forse qualche altro ancora, dimostrano che i turchi o vogliono deliberatamente provocarci o hanno perduto la testa. Più probabile la seconda ipotesi. Vero è che la loro condotta è ostile a tutti i neutri; ma nel Mediterraneo i principali neutri, anzi i soli importanti siamo ormai noi.

Vedi se, oltre alle rimostranze caso per caso, non convenga richiamare l'attenzione di Garroni, e per esso del governo turco, sul complesso di questi fatti, i Quali ·moltiplicandosi e aggravandosi, potranno condurre a sgradevoli conseguenze {3).

378

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. GAB. S. 1229/55. Roma, 13 dicembre 1914, ore 10,40.

Secondo informazioni confidenziali da varie fonti Austria-Ungheria sta trasportando tre Corpi d'Armata dalla Galizia alla frontiera italiana. Prego V. E. riferirmi telegraficamente (4).

(l) Da BCL, Archivio Salandra. Ed. in SoNNINO, Carteggio, clt., D. 63.

(2) -Si tratta dei telegrammi: 12259/292 dell'll dicembre da Beirut, 12236/807 e 12237/808delrll dicembre da Gerusalemme, i quali tutti riferivano su atti ostili o poco amichevoli compiuti dalle autorità turche. (3) -Vedi D. 381. (4) -Per la risposta di Avarna vedi DD. 390 e 424.
379

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA

T. 7081. Roma, 13 dicembre 1914, ore 16.

Leggo nei giornali viennesi qui pervenuti il testo del brindisi pronunciato dall'Arciduca ereditario in occasione del banchetto offerto il 9 corrente all'Arciduca Federico. Tale brindisi contiene un accenno a Custoza che sarà probabHmente rilevato dana stampa italiana, giudicandolo atto inopportuno e poco amichevole.

380

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (l)

T. GAB. R. SP. 6/138; Vienna, 13 dicembre 1914, ore 17,40 (per ore 19,40).

Mio telegramma gab. segreto riservato 137 (2).

*V. E. avrà, dal mio telegramma suddetto rilevato che Berchtold, come le feci presente verbalmente a Roma *, addusse Quale argomento principale, per schermirsi dall'abboccarsi col R. Governo ·circa applicazione delle stipulaziond dell'articolo settimo del trattato di alleanza alle occupazioni di

parte del territorio della Serbia per opera delle truppe austro-ungariche, che occupazione stessa non aveva carattere né temporaneo, né permanente, bensl momentaneo giacché non era che la conseguenza inevitabile e immediata delle operazioni militari e poteva pertanto cessare da un momento all'altro, in seguito ai mutamenti che avvenissero nella situazione militare della Serbia.

Credo, pertanto, utile, a sostegno della nostra tesi di informare V. E. che il Fogtio d'Ordini dell'esercito austro-ungarico, pubblica, dispensa 342, la nomina del ma.ggior generale Oscar • in via provvisoria • a Comandante della città di Belgrado.

• Questa nomina, infatti, potrebbe corroborare la nostra tesi stessa e servirei a dimostrare che Austria-Ungheria non ha intenzione di evacuare tanto presto territori Serbia occupati, visto nomina comandante città Belgrado*.

!l) Ed. in LV 108, cit., D. 4, con soppressione delle parti tra asterischi e, integralmente, in SONNINO, Carteggio, cit., D. 64.

(2) veai D. 371.

381

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI

T. 7084. Roma, 13 dicembre 1914, ore 19,30.

Telegramma di V. E. 883 (1).

Osservo innanzi tutto che la condotta verso neutri in Siria cui si riferisce telegramma suddetto, e su cui mi ha riferito ampiamente anche il R. console in Beirut si risolve, nelle condizioni attuali, a tutto danno dell'Italia. Noi non possiamo prendere per buone le ragioni di irresponsabilità del Governo centrale per atti ostili di governatori e comandanti ·locali siano essi Gemal Pascià od altri. Questo sistema di risposta che la Sublime Porta ha adottato da anni non è ammissibile, non può soddisfarei né è mai valso ad evitare alla Turchia sgradevoli conseguenze.

Prego pertanto V. E. richiamare in proposito la seria attenzione di codesto Governo. n trattamento usatoci in Siria connesso agli altri fatti quale l'incidente di Hodeida, l'occupazione delle case francescane, l'atteggiamento dell'autorità verso il nostro console a Gerusalemme determinano una situazione che ben lungi dal corrispondere alle assicurazioni fatteci dal Governo ottomano, sia direttamente sia p~r mezzo dei Governi germanici ed austro-ungarico, potrà moltiplicare ed aggravare incidenti, conducendo, secondo ho innanzi accennato, a incresciose conseguenze.

382

IL MINISTRO AD ATENE, DE BOSDARI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12350/498. Atene, 14 dicembre 1914, ore 17,50 (per. ore 19,30).

Telegramma di V. E. 7035 (2). Venizelos mi ha smentito recisamente che Greci abbiano sgombrato Coritza e che esistano diso·rdini e timori in quella regione. Al contrario egli ha asserito e da .tutti i rapporti che egli riceve da colà gli risulta che ·la opera pacificatrice intrapresa dalle tl'tU·ppe di occupazione greche procede nel modo più soddisfacente. Ho preso occasione per chiedere Venizelos se fosse nelle intenzioni del Governo ellenico estendere occupazione delle proprie <truppe al di là di limiti attuaLi. Eg1li mi ha detto non credere opportuno farlo che prò circostanze possono indurre a qualche

mutamento e che se nel seguito Ia ricostituzione di uno stato indipendente albanese fosse riconosciuta impossibile è evidente Grecia dovrebbe reclamare grande parte dell'antico territorio albanese. Mi ha fatto intendere che su ciò egli è pienamente d'accordo con la Serbia e che desidera poter procedere anche d'accordo con Italia il cui consolidamento nella regione di Vallona egli mi ha ripetuto desidera vivamente ed essere disposto fare tutto ciò che è possibile per efficacemente consolidarsi. Non disponendo di un addetto militare ha incaricato persona di fiducia fornirmi informazioni esatte sulla situazione del corpo di occupazione ellenico nell'Epiro ex autonomo e spero essere quanto prima in grado di trasmetterle a V. E. Ciò in relazione telegramma V. E. 7032 (1).

(l) -Con T. 12297/883 del 12 dicembre Garroni aveva riferito sulle proibizioni decretate a danno dei sudditi stranieri in Siria, dimostrandosi scettico sulla possibilità che le sue proteste fossero ascoltate. (2) -È la ritrasmissione del T. 12163/1676 del 9 dicembre con il quale il console a Valona, Lori, riferiva essergli giunta notizia che i greci avevano sgomberato la regione di Koritza.
383

IL MINISTRO AD ATENE, DE BOSDARI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12348/499. Atene, 14 dicembre 1914, ore 17,20 (per. ore 19).

Mi sono recato stamani da Venizelos al ritorno dal mio congedo. Egli mi ha detto che la vittoria serba sugli Austro-ungarici aveva una importanza enorme ed aveva addirittura mutato la situazione nei Balcani, ridando alla Grecia, rispetto alle future intenznoni dell'Alustria Ungheria le della Bulgaria, quella sicurezza che la rapida avanzata austro-ungarica le aveva fatta perdere. Durante periodo di pericolo Triplice Intesa aveva fatto qui il passo già noto a V. E. (2) e nel Quale mi sembra avere compreso dalle parole di Venizelos era stata offerta alla Grecia garanzia assoluta contro attacco bulgaro. Ma migliorata inaspettatamente situzione dopo sconfitta austro-ungarica, Venizelos si è sentito di nuovo libero di seguire via della neutralità che fin dal principio egli si era tracciata. Questa neutralità egli mi ha fattto chiaramente comprendere egli è costretto a conservare per cause molteplici; non risponde però per nulla aUe sue preferenze le quali vanno direttamente verso la Triplice Intesa. Mi ha detto pressoché testualmente così: • Se credessi avere la forza collaborare efficacemente ad aHontanare dalla Grecia e da tutta l'Europa il pericolo tedesco e se avessi il Re con me non esiterei un momento mettermi colla Triplice Intesa •. Dalla Turchia giungono in questi giorni nuovi fastidi e pericoli. Millequatttrocento ellenici cacciati dalla Tracia sono giunti ieri al Pireo. Venizelos ha parlato molto severamente con questo Ministro di Turchia e si è anche rivolto ai Ministri Germania e Austria-Ungheria per pregarli adoperarsi affinché Turchia cessi dalle provocazioni. Venizelos si è espresso meco in termini grande

\,2) Vedi D. 342.

ammirazione per la condottta del Governo e mi ha detto I.ta'lia è al momento attuale un esempio ed una guida per tutti Paesi che vo.gliono o debbono conservare neutralità.

(l) Ritrasmissione del T. 12165/1674 del 9 dicembre con il quale il console a Valona, Lori, riferiva d'essere stato informato che i greci stavano rafforzando le loro posizioni alla frontiera epirota temendo un attacco dagli albanesi.

384

IL MINISTRO A NISH, SQUITTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12346/219. Nish, 14 dicembre 1914, ore 18 (per. ore 23).

Ho saputo da Pasic che il nuovo Mini,stro di Russia non gli ha ancora parlato della tanto discussa cessione di territori macedoni della Serbia alla Bulgaria in vista di un accordo balcanico, ma egli è sotto la impressione che la Triplice Intesa si va persuadendo essere quella •cessione e quell'accordo in questo momento inattuabili. Perciò i passi fatti qui al riguardo in via personale da agenti russi non si sono ripetuti e se si ripeteranno non potranno avere [esito] dif~erente dal passato. Il punto di vista di Paìiic non è mutato. Esso è tale quale ho avuto 'l'onore di comunicarlo alla E. V. a parecchie riprese. Deputato romeno Diamandy parlando con PaSic ha toccato la questione e sono venuti entrambi alla seguente conclusione: si potrà discutere a guerra finita ma non .prima se ed in che misura Romania Serbia e Grecia crederanno utile ed opportuno alterare trattato Bukarest con cessione di territori di ciascuna di esse alla Bulgaria. Tali disposizioni potrebbero però... (l) a suo vantaggio se questa uscisse dalla neutrali1tà per schierarsi dalla parte della Triplice Intesa (2).

385

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TITTONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1675/262. Parigi, 14 dicembre 1914, ore 19 (per. ore 22).

La comunica:zJione fatta alla Camera dei Deputati dall'Onorevole Giolitti ha dato luogo a discussioni nel Corpo diplomatico. Si dice da alcuni che nell'agosto 1913 la Germania era veramente d'accordo coH'Italia nel dissuadere l'Austria-Ungheria ad aggredire la Serbia. Però più tardi cambiò idea ed il cambiamento avrebbe avuto luogo precisamente a Konopsi:c nel colloquio tra l'Imperatore di Germania e l'Arciduca Francesco Ferdinando. A questo riguardo si dice che il Principe di Monaco si trovava a Kiel coll'Imperatore di Germania quando a questi giunse [a notizia dell'a:ssassinie dell'Arciduca Francesco Ferdinando. A quanto narra H Principe di Monaco l'Imperatore rivolgendosi a Iui gli avrebbe detto: • ora devo ricominciare da capo •.

(l) -Gruppo indecifrato. (2) -Ritrasmesso a Parigi, Londra, Pietrogrado, Sofia, Bucarest e Atene con t. 7115 del 15 dicembre, ore 15.
386

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TITTONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1671/263. Parigi, 14 dicembre 1914, ore 19,35 (per. ore 0,10 del 15).

A questo Ministro di Serbia è giunta notizia del viaggio di Tisza a Berlino e dell'intervista dell'Imperatore di Germania e Imperatore d'AustriaUngheria che ha avuto per oggetto la situazione interna dell'Austria-Ungheria. Tisza vorrebbe riprendere il progetto della Monarchia trialista che già si attribuiva a'll'Arciduca Francesco Ferdinando. R nuovo :Regno de.g'li slavi del Sud sarebbe costituito su basi simili a quelle del Regno d'Ungheria. Tisza si proporrebbe iniziare mediante emissari una propaganda presso serbi di Croazia, Dalmazia e Bosnia-Erzegovina (1).

387

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TITTONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1674/265. Parigi, 14 dicembre 1914, ore 19,50 (per. ore 2,30 del 15).

Risposta al telegramma di V. E. n. 1226 (2).

Ho veduto questo ministro di Serbia ed ho fattto cadere il discorso sulle premure della Triplice Intesa verso la Serbia perché facesse concessioni alla Bulgaria in Macedonia. Vesnic, in via strettamente confidenziale, -mi ha detto che Delcassé ed Izvol'skjy hanno fatto su lui grandi pressioni

e che la discussione con loro ha avuto dei momenti di grande vivacità.

Delcassé ed Izvol'skjy 'per persuaderlo gli hanno detto ed hanno fatto ripetere a Nish che ove la Serbia avesse fatto apprezzabili concessioni alla Bulgaria, la Triplice Intesa avrebbe garantita alla Serbia una importante espansione dana parte dell'Adriatico.

Vesnic mi ha assicurato che la parola Albania non è stata pronunziata. Vesnic ha aggiunto che certamente la Serbia intende realizzare la sua antica aspirazione di uno sbocco nell'Adriatico ma non ignora l'importanza degli interessi italiani e quindi si propone agire di pieno accordo eon l'Italia senza il cui consenso si comprende benissimo in Serbia che nessun cambiamento potrebbe avvenire. Vesnic ha detto anche che dalle conv~sazioni finora

avute con Delcassé e gli altri fwnzionari di questo Mi\nistero Esteri gli risulta che ciò si comprende anche (lui e non si pensa affatto che questione riguardante l'Adriatico possa regolarsi all'infuori dell'Italia.

(l) -Ritrasmesso a Vienna con t. 1233 del 15 dicembre, ore 16,30. Per la risposta di Avarna vedi D. 418. (2) -Vedi D. 359.
388

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TITTONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12355/881. Parigi, 14 dicembre 1914, ore 19,50 (per. ore 23).

Faccio seguito al mio telegramma 875 (1). Mi [è stato] confermato che la finanza franco-austriaca continua ad adoperarsi per la pace separata dell'Austria. In Svizzera si sarebbero [incontrati] Adler che rappresentò la finanza austriaca nell'affare delle ferrovie orienta!li e Spietzer già suddito aust~iaco e ora francese amico intimo di Caillaux e influentissimo nell'amministrazione della Società Generale. Quindi Spietzer sarebbe tornato qui dove agirebbe con grande circospezione e Adler sarebbe tornato a Vienna per informare Berchto1d il quale senza avere dato alcun incarico ad Adler e regolando in modo da poterlo sconfessare all'occorrenza, sarebbe però tenuto da >lui informato di tutto. Mi si assicura anche che una ventina di gdo-rni fa partì da Bucarest per Londra un redattore del Pester Lloyd incaricato opposizione ungherese di preparare in Inghilterra terreno per una intesa non già presso il governo ma presso stampa e opinione pubblica. Questo redattore del quale non mi è stato fatto il nome prima di partire si sarebbe recato da Tisza H quale mi avrebbe detto che come primo ministro doveva ignorare la sua missione ma che come ungherese gli augurava felice risultato (2).

389

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (3)

L. P. Costantinopoli, 14 dicembre 1914.

Nominato ambasciatore a Costantinopoli non per un passaggio di carriera che io avessi desiderato o chiesto, ma qual compimento di speciale missione, accettai, dopo razionali titubanze, quando mi parve di non potermi sottrarre al servizio che mi si chiedeva ed alla ,fiducia che in me si riponeva. Feci del mio meglio per riuscire ed ebbi il conforto di un benevolo apprezzamento dell'opera mia.

Venuto in Italia nell'aprile u. s. non mancai di osservare che la mia missione poteva considerarsi come compiuta e chiesi di essere sollevato dall'ufficio. Si insistette perché tornassi ancora (lui, per meglio consolidare quanto si riteneva già bene avviato nell'interesse del nostro paese. Ubbidii.

Una nuova situazione si è oggi creata colla guerra sopravvenuta, per la quale il compito mio viene necessariamente ad essere esaurito. Sono quindi le ordinarie attribuzioni Quelle che ora incombono al capo di questa missione.

Così essendo, io mi permetto di pregare V. E. di volermi esonerare dall'alto ufficio conferitomi.

Ciò non ho chiesto prima perché mi parve inopportuno il farlo subito rlopo scoppiata .la guerra. Ora però che essa si trascina da mesi, mi permetto rivolgere la mia preghiera a V. E. ritenendo che possa non essere considerata intempestiva e che sia quindi possibile secondaria.

Non debbo tacere a V. E. che anche ragioni di salute mi inducono a questa domanda. Da tempo soffro di insonnia restìa ad ogni cura. Ho assoluto bisogno di consultare il mio medico senatore Maragliano ed, occorrendo, qualche altro valente professionista. E questo motivo ha molto peso sulla mia determinazione perché mi spiacerebbe nn poter corrispondere convenientemente all'obbligo mio in momenti che richiedono qualche cosa di più dell'ordinaria energia. È dunque anche nell'interesse del servizio che io debbo chiedere quanto ora chieggio all'E. V. mia determinazione perché mi SP'iacerebbe non poter corrispondere 'conveguenze politiche per le erronee interpretazioni che non si mancherebbe di dare al provvedimento, massime in un ambiente sospettoso come questo lo è.

Mi permetterei quindi di suggerire a V. E. di 'Chiamarmi a Roma per conferire salvo a regolarizzare dopo la mia posizione in modo definitivo. Ed anzi della domanda mia converrebbe forse non far cenno con alcuno per ora.

Confidando nell'antica benevolenza dell'E. V. per veder secondato il mio desiderio, fondato su così serie considerazioni... (1).

(l) -Vedi D. 358. (2) -Questo telegramma fu ritrasmesso a Londra, Vienna, Berlino e Pietrogrado e Berna il 15 dicembre (T. 7118), alle ore 15, con l'istruzione di c fare indagini riservate circa negoziati Adler •. Per le risposte vedi DD. 409, 415, 419, 425 e 441. (3) -Da Archivio Sonnino, Montespertoli. Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit., D. 65.
390

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. s. 1673/139. Vienna, 14 dicembre 1914, ore 23,03 (per. ore 4,35 del 15).

Telegramma di V. E. gabinetto segreto n. 1229/55 (2).

Incarico R. addetto militare e R. console generale in Trieste e Innsbruck fare opportune indagini in proposito.

Informo V. E., intanto, che barone Malfatti, deputato al Parlamento austriaco e podestà di Rovereto, che venne vedermi avantieri e che proveniva [dal Trentino] disse che in quelle regioni non era avvenuto recentemente [alcun arrivo] di nuove truppe. Egli aggiunse che :fortilficazioni sono in piena efficienza di armi e personale e che si stanno eseguendo ancora atttualmente lavori di trincee e sopratutto di posa di reticolati in fil di ferro, persino sovra le cime delle montagne.

Leva in massa nel Trentina non diede risultato molto soddisfacente, giacché numerosi chiamati alle armi preferirono varcare confine italiano. Uguale cosa accadde per molti feriti !rientrati .loro focolari per curarsi e che preferirono prendere la montagna e recarsi in Italia al ritorno in campagna, stante le grandi sofferenze materiali di questa guerra.

(l) -La risposta di Sonnino non è stata rinvenuta. (2) -Vedi D. 378.
391

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (1)

T. GAB. R. SP. 7/140. Vienna, 14 dicembre 1914, ore 23,30

(per. ore 3,30 del 15).

Mi risulta in v:ia indiretta e confidenziale, che signor Tschirschky, in seguito alle istruzioni impartite.gli da Jagow, sarebbe ieri riuscito a conVitncere Berchtold ad entrare in scambio d'.idee con il R. Governo, circa l'articolo settimo •e a stabilire quindi i compensi che gli competono in caso di occupazione militar~ o permanente da 'Parte dell'Austria-Ungheria nei Balcani, • Berchtold ha mantenuto, però, il principio espostomi nel colloquio avuto con lui in proposito (mio telegramma gab., riservato speciale, segreto

n. 137 (2) che le occupazioni fatte finora dalle truppe imperiali e reali in Serbia non avevano carattere temporaneo, bensì momentaneo, giacché non erano che una conseguenza delle operazioni militari.

Istruzioni concepite in modo molto conciliante sono state trasmesse ieri stesso nel senso suddetto al barone Macchio. Mi risulta che Berchtold avrebbe riconosciuto che sarebbe più opportuno di accogliere favorevolmente comunicazione da me fattagli in modo fermo, ma amichevolmente, in seguito istruzioni di V. E., e che avrebbero addotto a scusante del suo atteggiamento la circostanza che la mia [comunicazione] aveva avuto luogo proprio al momento in cui truppe austro-ungariche, in seguito avvenimenti militari, stavano evacuando quasi tutti i territori serbi da loro occupati, cosicché aperture stesse non avevano ragione d'essere. *

(l) -Ed. in LV 108, ctt., D. 5, con soppressione del brano tra asterischi e, integralmentein SONNINO, Carteggio, cit., D. 66. (2) -Vedi D. 371.
392

IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. POSTA 12344/1191. Durazzo, 14 dicembre 1914 (per. il 17).

Gli intrighi greci dalle parti di Valona, vagamente accennnati da Lori in vari telegrammi, sarebbero confermati dal convincimento di Essad, il quale afferma che questo Metropolita ed il Signor Varatassi non cesserebbero di istigare segretamente gli ortodossi e greci a combattere l'influenza dell'attuale Governo. Questo atteggiamento degli agenti ellenici in Albania, che contrasto colle dichiarazioni ufficiali di Atene, rende assai perplesso lo stesso Ministro di Serbia. Questi crederebbe spiegare forse il fenomeno tenendo COillto della soLita politica equivoca della Grecia, che vorrebbe mantenere anarchia in questo disgraziato paese colla speranza di estendervi, un giorno

o l'altro, la sua zona di occupazione. Sono notevoli in proposito le recenti parole di questo Metropolita abilissimo e cieco strumento della politica greca: • Non ostante l'Italia ed Essad, noi greci giungeremo sino ad impossessarci di Durazzo •. Ora tutti gli amici della Grecia si sono schierati contro Essad, che accusano di essere amico deH'Italia. Essad ritiene che i Greci preparino un centro di agitazione nei dintorni di Fieri per girare alle spallP Valona. Ho comunicato quanto precede al R. Console in Valona.

393

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SALANDRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (l)

L. P. Roma, 15 dicembre 1914.

Ti prego mandarmi una copia del documento o dei documenti del luglio 1913, a cui si riferiscono le cosiddette rivelazioni di Giolitti. Ho un piccolo dossier al r:iguardo, che sarà bene tenere al completo per ogni evento.

Ti rammenti che fin da ieri l'altro a sera -come scovrimmo per caso al Senato -Martini sapeva del ritrovamento del telegramma? Sarebbe· utile andare a fondo, tanto per colpire, se possibile, le continuate indiscrezioni di codesto ministero.

Martini \si trovò alquanto imbarazzato quando constatammJO ·che egU.i aveva saputo la cosa assai prima che tu l'avessi detta a me, e forse anche prima che la sapessi tu. Egli disse di averla sentita a pranzo, in casa Taverna, da Donna Laura Minghetti.

Se Donnna Laura è informata di quanto accade alla Consulta, saremo in mano di Biilow.

(l) Da BCL, Archtvto Salandra. Ed. in SONNINO, Carteggio, cit., D. 67.

394

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1682/403. Londra, 15 dicembre 1914, ore 9 (per ore 21).

In seguito ai vari colloqui avuti dopo mio ritorno riterrei non troppo errato sottoponendo a V. E. seguenti mie ~mpressioni complessive circa tendenze e disposizioni qui ora prevalenti a nostro riguardo.

1° -Intervento Italia nel conflitto sembrami senza alcun dubbio vivamente desiderato ritenendo che esso molto probabilmente seguito da quello della Romania potrebbe avere sotto il doppio aspetto militare e morale influenza efficace ad affrettare pace.

2° -Ugualmente bene accetta riterrei prospettiva di futura maggiore intimità deHe relazioni italo-inglesi a tutela interessi in base principio equilibrio Mediterraneo.

3° -Sulla possibilità o meno di raggiungere tale intento stabilendo fra le due Nazioni migliori vincoli di amicizia solida e duratura nonché di conseguente maggiore o minore acquiescenza da parte inglese alla realiizzazione completa delle aspirazioni specie di quelle attinenti aHa questione Mediterraneo eventuale spartizione Turchia asiatica etc. influenza non trascurabile potrebbero esercitare a maggior vantaggio nostri interessi due circostanze ossia scelta momento nostro eventuale intervento e cause apparenti con le quali esso sarebbe da noi presentato al pubblico inglese. Su questo punto parmi indispensabile tener bene a mente convinzione ormai radicata nella grandissima maggioranza popolo inglese di essere cioè esso sceso in campo non so·lo per difesa interessi nazionali ma anche per motivi di ordine morale e sentimentale di interesse generale europeo. Considerazioni queste che hannno speciale importanza agli occhi di Grey dal lato sentimentale suo carattere.

395

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SALANDRA (l)

L. P. Roma, 15 dicembre 1914. Ti rimetto le copie dei documenti relativi alla cosiddetta rivelazione Giolitti (2).

Quanto alla notizia del ritrovamento (o alla domanda intorno ad un ritrovamento che avrebbe comunicata a Martini Donna Laura, per ragioni di ore dovrei escludere una indiscrezione del ministero.

Però farò le ricerche che sarà possibile.

(l) Da BCL, Archivio Salandra. Ed. in SONNINO, Carteggio, cit., D. 68.

(2) Vedi D. 393.

396

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12389/1083. Berlino 15 dicembre 1914, ore 14,45 (per. ore 20,05).

In un'ultima conversazione avuta oggi con Bi.ilow egli mi ha ripetuto che rispondendo all'appello stato rivolto al suo patriottismo si reca a Roma con l'unico intento di valersi dell'esperienza e delle preziose conoscenze sue nel nostro mondo politico per contribuire al mantemmento deUe buone relazioni fra Germania e l'Italia, del suo affetto per la quale egli crede avere dato prova sufficiente perché nessuno possa metterlo in dubbio. Egli cercherà, beninteso continuando l'opera del suo predecessore, di far conoscere ed apprezzare in Italia i punti di vista del Governo germanico; ma cercherà soprattutto di far conoscere e valere i concetti direttivi che guidano l'azione del R. Governo e che non sono qui a tutti e non esatttamente noti. Ciò di cui spera si vorrà tener conto è della necessità nelle decisioni che potranno esser prese dall'una e dall'altra parte di • riservare l'avvenire • d~i rapporti fra i due paesi fra i quali non dovrebbe esistere alcun contrasto di interessi, ma che gli sembrano destinati ad intendersi sempre, anche quando [in seguito al] l'attuale conflagrazione europea, specialmente, l'altro Stato con cui hanno vincoli CC>muni dovesse cessare di esistere. Di allusioni come questa ad un eventuale disgregazione della vicina Monarchia ne constatai parecchie volte nei suoi discorsi Il Principe non si fa illusioni e non si dissimula le difficoltà del compito suo. Ci tiene, però, moltissimo e mi pregò con insistenza di dirlo a V. E., a confermare che non ha avuto mai e non avrà il più <lontano proposito di esercitare quello che alcuno ha voluto chiamare una • pressione • sul R. Governo. .AJppuntC> perché conosce bene l'Italia egli sa perfettamente che qua'lunque tentativo di tale natura, data la dignitosa fierezza del nostro carattere, non potrebbe che condurre ad un risultato diametralmente opposto a quello che si vorrebbe conseguire

ed è, soggiungeva fare grave torto al suo tatto ed alla sua esperienza anche soltanto il supporre che possa avervi pensato. Egli mi assicurava che non solo non aveva avuto conoscenza prev,entiva deill'arUcolo pubbLicato dal Tag che causò tanta polemica coi nostri giornali ma che ne disapprovava vivamente il concetto e la tendenza. Egli non conosceva nemmeno la smentita apparsa ieri nella Kolnische Zeitung (mio telegramma 1081) (l); iettala la trovava infelicemente redatta e poco opportuna.

Mi sono studiato, tenendomi sul terreno delle istruzioni ricevute, dal canto mio, di esporre il meglio che ho potuto a Bi.ilow quanto mi è noto

circa le direttive del R. Governo e circa le correnti di opinione pubblia dominanti in Italia.

Il Principe parte questa sera colla Principessa direttamente per Roma dove giungerà giovedi mattina.

(l) Il t. 12352/1081, del 14 dicembre, affermava che la corrispondenza della Ko!nische Zeitung relativa all'informazione di fonte francese che il principe Biilow portava in Italia il dono del Trentino era di ispirazione diretta del Dipartimento Affari Esteri. E aggiungeva: • Mi si assicura che con essa si è avuto in mira non tanto di smentire notizia in se stessa quanto di sventare manovre dei nemici della Germani che tentano di fare abortire missione del Principe •.

397

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1677/168. Berlino, 15 dicembre 1914, ore 15,55 (per. ore 0,10 del 16).

Telegramma di V. E. 7078 (1).

Non mi è fino ad ora riuscito ottenere informazioni positive circa la convenzione militare fra la Germania e la Turchia cui 'si riferiva il telegramma del R. Ambasciatore a Costantinopoli e alcune condizioni della quale sembrano del resto naturali. Mi è stata invece confermata, e questa volta per quanto in via confidenzialissima da fonte ufficiale, la notizia contenuta nel mio telegramma n. 157 (2) intorno alla stipulazione di un trattato di alleanza con la Turchia. I negoziati ehe sarebbero sul punto di essere conclusi furono condotti esclusivamente dal Governo germanico: ma questo si proporrebbe di darne poi comunicazione non solo a Vienna ma anche a Roma.

398

IL MINISTRO A DURAZZO, ALIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. RR. 12401/1195. Durazzo, 15 dicembre 1914, ore 16 (per. ore 20).

Essad pascià prevedendo fosco avvenire pel suo paese mi diceva recentemente esservi un solo rimedio, cioè un accordo fra Italia e Triplice Intesa, a meno che Italia, mettendo le mani avanti, occupi il passo coi mezzi ora relativamente ristretti che accorrerebbero, procurandosi la posizione del beato possidente al momento delle trattative di pace. Offerta spartizione Albania tra Serbia e Grecia contrasta cogli impegni rinnovati all'Italia all'inizio della guerra rispetto basi conferenza Londra, ma era inevitabile secondo concetto

Essad Pascià. Senonché più grave sarebbe il caso in cui si troverebbe Italia

per fare valere suoi diritti dinnanzi ad una minaccia del fatto compiuto

svalutando tutta la nostra azione diplomatica nell'Adriatico.

Con telegramma 1911 (3) ieri accennai a V. E. ai primi segni di una nuova avanzata greca che, secondo Essad, andrebbe fino a Scumbi, rendendo

!2) Vedi D. 303. !3l Vedi n. 392.

occupazione Vaiona effimera e dannosa perché ci taglierebbe da quel poco rimasto di militarmente ed economicamente vantaggioso. Naturalmente a me non spetta giudicare delle proposte o dei suggerimenti Essad.

(l) Vedi D. 372, p. 310, nota 1.

399

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1683/247. Bucarest, 15 dicembre 1914, ore 17,30 (per. ore 21).

Ieri sera è venuto a vedermi Ministro di Bulgaria ed ha cominciato col parlarmi del contegno dell'Italia e dei recenti discorsi delle LL. EE. il Presidente del Consiglio e l'On. Giolitti. Ho risposto che, come risuitava da tutte le manifestazioni ufficiali, l'Italia rimaneva neutrale pur vigilando per la tutela dei suoi interessi. Discorso è quindi caduto sulla nota diretta dal Sìgnor Radoslavov ai Ministri della Triplice Intesa di cui Suo telegramma 1230 (l) Radev dice che la comunicazione dei tre Ministri era stata una delusione giacché Governo bulgaro non poteva contentarsi di promesse vaghe e si attendeva all'offerta della Macedonia a cui sono escLusivamente volti gli sguardi del popolo bulgaro. Quindi risposta bulgara non poteva essere diversa da quella che è stata data e cioè di conferma della neutralità armata e vigile.

Ministro di Bulgaria è poi venuto a quello che era in realtà scopo della sua visita e cioè alla politica italiana di fronte Stati 'balcanici e mi ha chiesto che cosa vi sia di vero nelle notizie apparse sui giornali di una azione dell'Italia diretta alla formazione di una nuova lega balcanica o comunque di un accordo tra gli Stati balcanici. Ho risposto che nulla mi constava a tale riguardo e che le mie istruzioni mi imponevano semplicemente adoperarmi eliminare le cause di attrito tra Romania e Bulgaria. Queste istruzioni però non costituivano una novità né erano in relazione all'attuale guerra europea, giacché erano quelle stesse in forza delle quali avevo agito l'anno scorso alla Conferenza di Bucarest e quest'anno in occasione degli incidenti di frontiera in Dobrugia e corrispondevano alla tradizionale amicizia dell'Italia così per la Romania come per la Bulgaria.

Radev allora mi ha detto di essere venuto qui col proposito di mantenere col Governo romeno i migliori rapporti e ravvicinare sempre più i due Paesi ma essersi urtato ad una ostilità irreduttibile da parte non tanto dei Ministri personalmente quanto delle varie amministrazioni dello Stato. Principali cause di malcontento del Ministro di Bulgaria sono due: espulsione di bulgari sudditi romeni dalle provincie annesse sotto pretesto di spionaggio ed agitazioni irredentiste e gli ostacoli opposti al transito delle merci da e per Bulgaria sulle ferrovie romene. Radev oltre ad osservare che la espulsione non è ammirabi'le pei nazionali, nega che gli espulsi siano col

pevoli di Quanto viene loro addebitato e sostiene che le espulsioni sono provocate da gente avida di impadronirsi delle proprietà che secondo la legge speciale per la Dobrugia debbono essere· vendute all'asta

Circa transito egli sostiene che ad esso viene opposto un sistematico ostruzionismo dalle amministrazioni locali doganali e ferroviarie romene, mentre Governo bulgaro sarebbe prontissimo concedere in cambio ogni possibile facilitazione sulla linea Rustciuk-Sofia-Dedeagatch.

Gli ho risposto facendogli osservare che qui vi è chi ritiene che egli sia personalmente animato da sentimenti poco amichevoli e l'ho consigliato cercare di aggiustare le cose coi Ministri e Capi servizio competenti. Egl:i ha protestato vivacemente ed ha osservato che tutti i passi fatti da lui e dal personale della Legazione sono riusciti inutili ed in partico'larP. ha aggiunto che ogni qualvolta egli ne intrattiene Ministro delle Finanze, questi gli parla dell'entrata in campagna della Bulgaria o contro l'Austria-Ungheria

o contro Turchia. Ho replicato che io non potevo entrare in questa via che è contraria a'l contegno di neutralità mantenuto dal R Governo, ma che persistevo a credere che egli avrebbe potuto senza troppa difficoltà e con opportune concessioni accomodare affari pendenti trattandoli coi vari Ministri e Capi di servizio Radev ha concluso ch'ledendo interporre presso essi i miei buoni uffici.

Prima di farlo però ho creduto mio dovere riferire quanto precede a

V. E. e chiederLe impartirmi d'urgenza le sue istruzioni. Quantunque Radev sia, per i suoi precedenti e per attuale suo contegno persona pochissimo raccomandabile e per di più falso, oltre che ligio all'Austria-Ungheria, ritengo che le sue recriminazioni almeno per i due argomenti da lui indicati, abbiano un certo fondamento. Crederei poi possibile senza urtare in alcun modo questo Governo e conforme alle istruzioni contenute nel telegramma di V E. 1167 (l), intervenire amichevolmente presso i vari Ministri. Solo l'E. V. ha però gli elementi necessari per giudicare dell'utilità ed opportunità di questo mio intervento (2).

(l) Vedi D. 369, p. 306, nota 3.

400

IL MINISTRO A BUCAREST, FASCIOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1684/249. Bucarest, 15 dicembre 1914, ore 20,30

(per. ore 1,10 del 16).

S. M. Regina Maria avendo manifestato desiderio parlarmi, ho chiesto ed ottenuto oggi udienza.

Regina mi ha parlato con grande benevolenza e franchezza. Mi ha detto che tra essa e il compianto Re Carlo si erano stabiliti negli ultimi anni rap

porti più che intimi affettuosi. Recenti avvenimenti però pur non diminuendo reciproco affetto, avevano messo l'allora Principessa ereditaria nell'impossibilità parlare della situazione internazionale col Re·; il quale non voleva neppure ammetttere possibilità che la Germania potesse non uscire vincitrice dalla presente guerra e che Romania potesse trovarsi in un campo diverso da quello della Germania.

Nuovo Re nel salire trono aveva idea non molto diversa da quella dello zio per quanto riguardava sfere militari tedesche·, ma riconosceva impossibilità far prendere armi alla Romania a fianco due Imperi Centrali. Infatti Regina mi ha detto che l'Imperatore Guglielmo aveva diretto al Re Ferdinando appena avvenuta morte Re Carlo una lettera che essa non aveva letto ma in cui aveva ragione di credere ·che vi fossero incitamenti per far entrare in guerra Romania a fianco due Imperi centrali Re Ferdinando aveva però detto all'Augusta Sua Consorte avere risposto dimostrando all'Imperatore di Germania asso~uta impossibilità far marciare Romania coll'Austria-Ungheria e la Germania.

Ho preso occasione da ciò per chiedere alla Regina se le constasse che la Germania avesse fatto nuovi passi a questo scopo presso Re Ferdinando od a mezzo Maresciallo von der Goltz, o per altra via.

Regina mi ha detto non sape,re nulla di assolutamente sicuro ma avere impressione che no, specialmente per quanto riguardava Maresciallo.

Circa Re Ferdinando Sua Maestà ha aggiunto che egli va abituandosi all'd,dea che la vittoria finale della Germania è tutt'altro che sicura e specialmente lo lusinga pensiero di una Romania più grande e potente.

Re Ferdinando ha però una grande diffidenza per la Russia il che è naturale essendo egli stato educato nel ricordo della Bessarabia romena del 1878.

Regina Maria mi ha quindi parlato del carattere chiuso dell'Augusto suo Consorte e mi ha detto essa cerca esercitare infLuenza su lui mediante azionè lenta ma assidua. Sua Maestà ha anzi usato paragone della goccia che fora la pietra. Questa azione si spiega nel senso non di fare correre al Paese delle avventure o di propendere per l'uno o l'altro dei belligeranti, ma mantenere Dinastia all'unisono col Paese, in modo che Romania al momento opportuno ottenga tutti i vantaggi che le circostanze possono offrirle.

Regina ha riconosciuto identità interessi esistenti fra Italia e Romania e assoluta mancanza di cause di dissensi. Ha quindi convenuto che i due Paesi debbono stare più uniti che sia possibile e mi ha promesso adoperarsi in questo senso presso Re Ferdinando. Mi ha poi raccomandato di andare udienza più spesso dal Re Ferdinando come facevo col Re Carlo. Mi ha pure invitato ohiedere udienza al Principe Ereditario col quale essa da qualche tempo è in completo accordo.

Regina Maria mi ha espresso sua ammirazione per l'Augusto nostro So

vrano e la Dinastia Sabauda di cui ha constatato assoluta identicità sentimenti

e aspirazioni col popolo :italiano. Infine Sua Maestà ha mostrato apprezzare

al suo giusto valore prova alta benevolenza data da S. M. il Re al Colonnnello

Rudeanu conferendogli éommenda Mauriziana e mandando insegne a mezzo

suo aiutante di Campo..

A codesto Ministero non sfuggirà eccezionale importanza di questa udien

ZJa e mi permetto esp:dmere avviso che si possa trarre partito della buona

26 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

volontà dimostrata dalla Sovrana mantenendo·ci con Essa in contatto più che Sua Maestà è destinata, per la popolarità di cui gode, ad avere sempre crescente influenza specialmente in fatto di politica estera. Ove V. E. sia dello stesso parere prego darmi regolarmente le opportune norme di linguaggio.

(l) -Vedi D. 198. (2) -Sonnino rispose come segue con t. 1240 del 17 dicembre, ore 20,40: • Approvo contegno tenuto da V. S. con Radev. Confermando mio telegramma 1167 autorizzo V. S. a seguitare costà col suo tratto abituale e senza impegnarsi ufficialmente azione conciliativa per eliminare dissensi bulgaro-romeni •.
401

L'AMBASCIATORE A PIETROGRADO, CARLOTTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. R. 1680/117. Pietrogrado, 15 dicembre 1914. ore 20,35 (per. ore 3,25 del 16).

Un mio cO'llega della Triplice Intesa mi ha detto che a suo parere notevole ria,vvi•cinamento romeno-bulgaro va compiendosi sotto gli auspici di Vienna ed ha soggiunto che se ciò implicasse rinunzia da parte Gabinetto di Bucarest alle sue rivendicazioni in Transilvania si poteva prevedere una difficile situazione interna in Romania. Egli però riteneva probabile che fra Vienna e Bucarest sianvi intese per compensi alla neutralità Romania.

Ho osservato al mio collega che riavvicinamento romeno-bulgaro era stato patrocinato da Triplice Intesa ed è di ovvio interesse reciproco per quei due Stati. Sicché esso sembravami naturale e non abbisognare di altra interpretazione.

In queste sfere ufficia'li è ormai diffusa opinione che sull'intervento Ro

mania si debba fare scarso assegnamento (1).

402

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TITTONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (2)

T. GAB. S. 1681/266. Parigi, 15 dicembre 1914, ore 20,45 (per. ore 0,10 del 16).

Telegramma di V. E. gabinetto n. 1226 (3).

Conversando con Delcassé ho fatto cadere il discorso sul futuro regola

mento dell'Adriatico e gli ho detto che noi avendo nell'Adriatico interessi di

primissimo ordine non avremmo mai potuto ammettere che tale regolamento

potesse avere luogo senza il nostro intervento e consenso.

Delcassé mi ha risposto che tale era anche la sua opinione.

(l) Ritrasmesso a Vienna, Parigi, Londra, Sofia e Bucarest con t. gab. 1239 del 17 dicembre, ore 12.

(2) Ed. in SONNINO, Carteggio, cit. D. 87, nota 3.

(3) Vedi D. 359.

403

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TITTONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1685/268. Parigi, 15 dicembre 1914, ore 20,45 (per. ore l del 16).

Telegramma di V. E. gab. n 1178 (1). Nulla finora fa supporre che questo Governo abbia a favorire pretesa

d:i ammissione del Vaticano in una futura conferenza per la pace. Avendo tenuto parola a Delcassé degli articoli di Hanoteaux e Bourget chiedenti il ~istabiLimento delle relazioni diplomaHche tra Francia e Vaticano, Delca:ssé mi ha detto che la dichiarazione di guerra ha immobilizzato tutte le questioni politiche e religiose che possono dividere i francesi neU'intento supremo de1la concordia e che in alcun modo sia variato lo statu quo politico e religioso buono o cattivo che sia.

Quindi nessuna questione del genere di quella sollevata da Hanoteaux e Bourget potrà essere nemmeno semplice tema di discussione fino a che durerà la guerra.

404

L'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12391/1086. Berlino, 15 dicembre 1914, ore 20,55 (per. ore 10 del 16).

Zimmermann mi ha confermato stamane che il Governo germanico del pari che il Governo austro-ungarico avevano subito accettato la proposta del Sommo Pontefice di un armistizio per le feste di Natale. Anche l'Inghilterra avrebbe aderito ma la proposta sarebbe caduta in seguito al rifiuto della Russia e della Francia. Zimmermann si spiegava il primo, non nusciva a comprendere i motivi del secondo.

405

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AGLI AMBASCIATORI A LONDRA, IMPERIALI, A PARIGI, TITTONI, E A PIETROGRADO, CARLOTTI (2)

T. GAB. 1235. Roma, 15 dicembre 1914, ore 21,30.

(Solo per Londra e Parigi) Il R. Ambasciatore a Pietrogrado telegrafa quanto segue (3).

(Per Pietrogrado) Telegramma di V. E. Gabinetto segreto n. 116.

(Solo per Londra e Parigi) Ho telegrafato a Carlotti quanto segue:

(Per tutti) Dobbiamo fare piene riserve sulla dichiarazione di Sazonov che Triplice Intesa non può considerarsi impegnata daHe deliberazioni di Londra concernenti l'Albania. Fino a che non esista una deliberazione formale in contrario, ed essa non può esistere senza la nostra partecipazione noi dobbiamo continuare· a presumere l'opposto. Per quanto riguarda il compatto nucleo mussulmano dell'Albania centrale, la cui sorte tocca cosi da vicino i nostri interessi, anche all'infuori di quelli prevalenti su Valona, noi pure incliniamo nel concetto che, dato che venissero invalidate, per lo svolgersi degli avvenimenti, anche col nost:m assenso, le deliberazioni di Londra, esso nucleo centrale dovrebbe venire contemplato separatamente non potendo appartenere ad alcuno degli Stati vicini.

(Per tutti) Tanto le comunico per opportuna norma di linguaggio (1).

(l) -Vedi D. 235. (2) -Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit., D. 69. (3) -Vedi D. 370.
406

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1686/404. Londra, 15 dicembre 1914, ore 23 (per. ore 10,10 del 16).

Ebbi avantieri lungo privato colloquio con Nicolson che aveva desiderato vedermi. Lo trovai più sollevato di quanto lo avevo lasciato tre settimane fa in seguito vittoria navale britannica, successo serbo e sensibilmente migliorata situazione militare sul teatro occidentale. Truppe francesi si battono benissimo, loro morale è alto, fiducia nei Capi intera.

Joffre dispone ancora numero rilevante truppe non ancora entrate in azione che stanno ora armandosi istruendosi. Inghilterra invierà settimana prossima aùtre due divisioni. Dal primo marzo sarà in grado di spedire mensilmente sul continente 250.000 uomini di eccellenti truppe istruite equipaggiate con ottime artiglierie. Sul teatro orientale malgrado parziali insuccessi russi non vede motivo di seria apprensione. Sulla situazione in Egitto autorità competente tranquillissima. In complesso Nicolson pur nullamente dd,ssimulando serietà guerra esprimeva più che mai assoluta fiducia successo .finale che alla 1unga dovrà fatalmente arridere agli alleati. Per il momento non intravede possibilità di una prossima pace. Non crede verosimile Germania farà mai pace per deficienza munizion:i. Donde assoluta necessità rigorosissima sorveglianza ad impedire entrata metalli, gomma, ecc. Confermatami quindi favorevole impressione qui prodotta dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio e rivelata importanza primaria rivelazione Giolitti, mi chiese con marcato interesse impressione su discussione nostro Parlamento tendenza opi

nione pubblica lasciando intravedere speciaie sollecitudine per solidità presente nostro Ministero.

Risposi nel senso concordato con V. E. ed in termini analoghi a quelli mio -linguaggio con Grey (1). Nessuna anche lontana allusione fece egli ad eventuale intervento italiano e della delicata posizione Governo di Sua Maestà ebbe aria pienamente conscia. Accennò missione Biilow, non fece apprezzamenti la qualificò 'soltanto mo,ssa abilissima. Mi accorsi dover essa aver cagionato qui impressione e fornito materia a riflessioni e commenti. Al riguardo osservai sembrarmi che né Biilow né altri possa rLuscire a modificare direttive politica Governo di Sua Maestà cosi chiaramente enunciate dal Presidente del Consiglio e con tanto favore accolte dal Parlamento perché unicamente efficace tutela supremi interessi nazionali. Nicolson in conclusione disse Inghilterra uscirà da Questa guerra più unita rinvigorita e purificata.

Risultato relativamente uguale precede egli in Francia dove già si scorgono sintomi eloquenti di ravvedimento e tendenze ostili contro disonesti politicanti che dopo aver demoralizzato e sfruttato Nazione l'avrebbero per l'impari preparazione militare condotta a sicura disfatta.

(l) Per le risposte di Imperiali e Carlotti vedi DD. 422 e 426. Nessun riscontro a questo telegramma risulta pervenuto da Tlttoni.

407

L'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, BOLLATI (2)

L. P. Vienna, 15 dicembre 1914.

Ri,spondo aG.la tua gratissima del 10 corrente (3) rimessami dai corriere l'indomani del mio arrivo qui.

Le impressioni da me raccolte durante il mio soggiorno a Roma non hanno affatto modificato, ma confermato anzi l'opinione che manifestai al R. Governo prima ancora che si dichiarasse da noi la neutralità.

Persisto quindi a credere che la guerra coll'Austria-Ungheria è inevitabile, salvo che questa non s'induca a concederci il T'rentino ed una leggera rettifica di confine aH'Isonzo.

Sebbene la grandissima maggioranza del paese voglia la neutralità assoluta, una parte di essa però riconosce che l'Italia non potrebbe rimanere, alla conclusione della pace, colle mani vuote e desidererebbe ricevere quindi almeno il Trentino. Non parlo dei partiti d'azione, nazionalista, socialista riformista, ecc., che, per completare l'unità nazionale, spingono più che mai alla guerra.

Quanto al Governo, nonostante la formula elastica che forma la base della sua politica, esso ritiene che, se l'Austria Ungheria non consente alle cessioni suddette, esso non potrà uscire dalle gravi difficoltà interne che col farle la guerra ed a questa si prepara attivamente.

Si tratta in fondo d'una questione interna più che di una questione esteriore, di salvare, cioè, la dinastia e le ·istituzioni minacciate dai partiti •estremi. L'unico modo di salvarle consiste, secondo il governo, nel soddisfare il sentimento nazionale sia coll'ottenere, in via amichevole dall'Austria-Ungheria le concessioni territoriali che da noi si desiderano sia co·l conquistarle colle armi.

Ma potrebbe darsi, come dissi a Sonnino ed a Salandra, che per scampare dal pericO'lo che minaccia la dinastia e le istituzioni, il governo vada incontro a questo pericolo stesso.

Una sconfitta del nostro esercito o anche le grandi difficoltà che fossimo per incontrare in questa guerra, come la sua troppo lunga durata, ecc., potrebbero creare da noi un forte malumore e dare occasione ai partiti repubblicano, socialista ed anarchico di provocare una rivoluzione contro l'ordine di cose attuale. Ti dirò a questo proposito che le nostre condizioni interne, che non si conoscono abbastanza da tutti, sono pessime. Nella Romagna, nell'Umbria, Emilia e neHe Marche, ove si è contrari alla guerra, il governo non esiste che di nome. Questo feci rilevare a Salandra, il quale non negò la cosa aggiungendo che gli armamenti che si facevano ora non erano diretti soltanto a far la guerra all'Austria-Ungheria, ma anche a prevenire i rivolgimenti interni.

D'altra parte è da temere che una vittoria nostra sarebbe sfruttata dai partiti massone e francofilo che tenterebbero di abbattere la Monarchia.

A Sonnino parlai a lungo ripetutamente della situazione internazionale in generale. Gli dissi, tra le altre cose, che i nost:ri interessi sarebbero stati, a mio parere, più danneggiati da una vittoria della Tnplice Intesa che da quella degli Imperi Centrali. Era •indubitato, per ciò che riguardava il predominio dell'Adriatico ed i Baicani, che esso sarebbe stato sempre perso per noi sia che l'uno o l'altro gruppo di potenze fosse vittorioso.

Però se la Russia sconfigesse l'Austria-Ungheria, sebbene noi potremmo forse ottenere una parte delle provincie irredente, dovremmo lottare nei Balcani e ne11' Adriatico con una potenza giovine, come la Serbia, più temibile che l'Austria-Ungheria, perché inorgoglita dagli acquisti fatti e spalleggiata dalla Russia, la Quale cercherebbe di avvantaggiarla a nostra preferenza. Mentre l'Austria-Ungheria, se fosse vittoriosa, sarebbe per noi quella potenza debole, condannata a sfasciarsi -come ho sempre fatto capire a Roma -e colla qua·le avremmo maggiore facilità di intenderei.

Di più la vittoria dell'Intesa solleverebbe due grosse questioni, a cui da noi non si è avuto mai l'idea di riflettere abbastanza, quella del Mediterraneo in generale e del Mediterraneo orientale.

Coll'apertura degli Stretti la flotta russa apparirebbe nel Mediterraneo ed essa, unita ane flotte francese e inglese, dominerebbe quel mare con grave nostro danno, salvo che i dissapori tra la Russia e l'Inghilterra ora assopiti non fossero per risorgere in seguito. Inoltre la caduta dell'Impero Ottomano, conseguenza inevitabile della vittoria delle potenze dell'Intesa, condurrebbe alla spartizione, tra quelle potenze, del'l'Asia Minore. È ben vero che noi abbiamo il Dodecanneso e potremmo forse avere qualche altro briciolo di ter

ritorio, ma cosa sarà ciò di fronte agli estesi acquisti che farebbero le potenze deU'Intesa?

Le due questioni suddette non sorgerebbero in caso d'una vittoria degli Imperi Centrali e noi non avremmo a temere, in tale eventualità, la concorrenza d'alcuna potenza sia nel Mediterraneo occidenta'le sia in quello orientale.

Sonnino non disconobbe il buon fondamento di tale idea ma mi disse che la forza delle circostanze spingeva il governo in altra direzione dovendo esso pensare a soddisfare il sentimento nazionale.

Avendogli chiesto in quali casi i nostri interessi avrebbero potuto esser lesi, mi rispose che ciò avrebbe potuto avvenire in seguito ad un'occupazione della Serbia per parte delle truppe I. R.

Gli dissi allora che se il governo credeva voler prendere occasione di tale occupazione anche temporanea per iniziare eventualmente un'azione militare contro l'Austria-Ungheria esso doveva evitare innanzi tutto di commettere qualsiasi atto di feHonia, ma agire colla maggiore franchezza e lealtà, tanto più che l'art. 7 del trattato gli dava una base giuridica per entrare in discussione col Governo I. e R., la quale avrebbe potuto essere appo-ggiata utilmente sul pvecedente di Libia.

Poteva però darsi che conte Berchtold avesse obiettato che le occupazioni finora fatte in Serbia non cadevano sotto il disposto di quell'articolo non essendo che una conseguenza delle operazioni militari. Ma qualora avesse consentito ad uno scambio di idee con noi al riguardo non era mai da supporre che esso si inducesse a concederci, come compenso, il Trentino ed una retttfica di frontiera all'Isonzo, salvo che noi partecipassimo preventivamente alla guerra a fianco degli alleati.

Sonnino allora osservò che se il governo I. e R. si 11ifiutasse di farci tali cessioni il R. Governo avrebbe denunciato il trattato ed avrebbe quindi aspettato il momento opportuno per agire, iniziando intanto trattative colle potenze dell'Intesa.

Feci notare a Sonnino che la denunzia del trattato sarebbe stata indubbiamente considerata dai nostri ex-alleati come un preludio d'una nostra entrata in campagna. Era da aspettarsi che l'Imperatore Guglielmo, data la sua indole che ama le situazioni chiare, avesse agito come aveva agito colla Russia e la Francia eol prendere • le devant •, sia rivolgendoci un ultimatum, sia assumendo a nostro riguardo un atteggiamento che non avrebbe potuto non condurre ad una ,guerra immediata.

Se noi non avessimo allora già mobilitato l'esercito e se questo non fosse pronto a marciare subito, noi non avremmo potuto far fronte ad una invasione del nostro territorio da parte delle truppe austro-germaniche.

Per cui, prima d'inizi,are una discussione col gov;erno I. e R. sull'art. 7, la quale non avrebbe potuto protrarsi oltre un mese o mese e mezzo, il R. governo doveva constatare se il nostro esercito sarebbe stato già pronto ad entrare in campo, trascorso Quel periodo di tempo, giacché altrimenti avremmo potuto trovarsi a mal punto.

Ma ad ogni modo mi sembrava che non ci convenisse di precipitare le cose per vedere la piega che prenderebbero gli eventi, essendo nel nostro interesse riservarci sempre la libertà di scegliere il momento in cui avremmo creduto di entrare in campo ed evitare di essere trascinati aHa guerra per volontà altrui in un momento che non fosse di nostra convenienza.

Sonnino, pur consentendo su ciò, insistette sulla urgenza d'iniziare la discussione dicendo che, ove essa non ci facesse raggiungere l'intento, avremmo avuto sempre il tempo di mobilitare l'esercito prima che l'Austria-Ungheria e la Germania avessero potuto mandare le loro forze in Italia.

Comunicai quanto precede al Re, che approvò e mi disse ne avrebbe intrattenuto Salandra, al quale mi pregò di parlarne. Fu in seguito a ciò che venne combinato H passo che sai. Il telegramma diretto a te ed a me (2) venne letto, me pre•sente, da Sonnino a Salandra. Il passo fu già da me fatto giovedì scorso (3) ed ebbe H risultato da me previsto. Berchtold dichiarò che le occupazioni fatte finora dalle truppe

I. e R. in Serbia non erano temporarie, bensi momentanee non essendo esse che la conseguenza delle operazioni militari. Per cui non credeva poter procedere per ora con noi ad uno scambio di idee circa l'art. 7, giacché questo non poteva applicarsi alle occupazioni suddette. Era però disposto a farlo qualora il governo I. e R. avesse proceduto a vere occupazàoni temporarie e permanenti.

E tu hai già parlato della questione a Zimmermann? Cosa egli ti ha detto?

Sonnino e Salandra speravano che, in seguito al tuo passo, i'l Gabinetto di Berlino avrebbe agito a Vienna per indurre il conte Berchtold a discutere con noi la questione e ad addivenire poi alla cessione del Tn;ntino ed alla rettifica di confine all'Isonzo.

In tale speranza erano confortati dal prossimo arrivo a Roma di Btilow, perché credevano che questi, anche nel proprio interesse, per non esporsi ad un insuccesso, avrebbe fatto ogni sforzo per far conseguire al R. Governo l'intento cui mira.

Credo che si facciano delle grandi illusioni.

Secondo me non si può pensare alle cessioni di cui si tratta, come già ti dissi ed affermai a Sonnino e Salandra, se queste non sono precedute da una nostra partecipazione alla guerra a fianco degli alleati non avendosi qui né a Berlino l'intenzione di pagarci la neutralità.

Non v'ha dubbio pe·rò che una nostra entrata in campagna contro l'Austria Ungheria, che sarebbe seguita da quella della Rumania, aumenterebbe di molto le difficoltà in cui si trovano attualmente i due Imperi Centrali. Se essi si sentono abbastanza forti per far fronte a questo duplice attacco avrebbero ragione di non venire a patti con noi. Ma nel caso contrario, sarebbe di buona politica di accontentarci. Ciò ci eviterebbe i rischi di una lunga guerra, nonché i pericoli interni, ma non rialzerebbe certo il nostro prestigio morale per l'indegno ricatto che avrebbo fatto.

Sai tu per quali ragioni Biilow ha desiderato andare in questo momento a Roma a ·sostituire Flotow? A quanto mi disse Monts (3), egli stesso avrebbe

sollecitato tale nomina. Se Biilow non ravesse chiesto avrei pensato che si recava a Roma per pura abnegazione, per ottemperare, cioè, agli ordini dell'Imperatore. Ma la domanda di lui farebbe supporre che si faccia sulle cose nostre soverchie illusioni ed abbia la presunzione di • maitriser • la situazione.

D'altra parte però come si può credere che Biilow, che è eccessivamente ambizioso e vano, voglia esporsi così leggermente ad un insuccesso certo. Ciò farebbe credere che abbia nelle mani • un atout •, di cui valersi per riuscire all'evenienza nella sua missione Ma quale potrebbe essere questo

• atout •? Francamente non arrivo a trovarlo. Berchtold e Tschirschky ignorano quale sia il vero scopo della missione di Biilow. Se tu sapessi qualche cosa ti prego di dirmelo.

A Roma domandai a varie persone del ministero e tra altri ad Orsini quando tu saresti venuto. Ma nessuno seppe dirmi nulla di positivo. Non volli domandarlo a Sonnino, né a De Martino, al primo per discrezione, al secondo perché o non mi avrebbe detto la verità o mi avrebbe risposto molto vagamente.

Però, da quanto potei rtcavare, mi è sembrato che l'ambiente non ti fosse in generale molto favorevole. Un personaggio, di cui non posso dirti il nome, ·che facilmente indov·inerai, mi disse non vi era ora più vero contatto tra Berlino a Roma e che a Berlino si era mal rappresentati perché tu eri più tedesco che italiano.

Ciò non ti deve sorprendere: tale addebito è stato fatto più volte a me tacciandomi d'austriacante, perché ho riferito sempre secondo coscienza e non secondo randazzo della nostra opinione pubblica.

Bada che ti ho parlato come tu hai voluto • proprio francamente da vecchio amico •, come fe•C'i sempre quando eri al ministero. Aspetto però che tu pure ti comporti meco nello istesso modo, considerando le cose che ti ho detto come riservate esclusivamente alla tua persona.

Dimenticavo dirti che Sonnino mi confidò che nessuna trattativa era avvenuta colle Potenze nell'Intesa. San Giuliano aveva fatto tentativi in tal senso a Londra, che avevano seg.uito le vicende della guerra. Ma essi non avevano avuto alcun risultato pratico, perché a Londra non si era disposti ad entrare in negoziati con noi che nel caso soltanto che avessimo partecipato alla guerra a fianco delle potenze dell'Intesa. Imperiali mi confermò la cosa dicendomi che le trattative coll'Inghilterra furono iniziate in modo molto vago e che furono abbandonate quando si accentuarono le vittorie della Germania.

Sonnino non mi è sembrato più quella persona serena, calma e riflessiva d'una volta. Egli è d''indole piutrtosto dura e non abbastanza • souple • per il posto che occupa.

A quanto mi diceva, al momento in cui scoppiò la guerra egli e·ra d'opinione che dovessimo associarci ai nostri alleati, ma aveva in seguito modificato tale sua opinione.

Mi risulta poi ch'egli spingerebbe più tosto alla guerra e che da alto si cerca di frenare per ora questo suo eccessivo ardore. Credimi sempre con antica cordialissima amicizia.

P. S. -Riapro la [ettera (l) per aggiungere ch'ebbi comunicazione della tua conversazione con Jagow (2) e che, in seguito alle istru2lioni di Sonnino, parlai di nuovo della questione a Berchtold (3). Egli fu più conciliante: consentì allo scambio di idee, ma mantenne il principio da lui enunciato nel precedente colloQuio circa l'occupazione temporaria.

Ti prego di tenere per te quanto ti dico circa i miei colloqui con Sonnino.

(l) Vedi D. 373.

(2) Edita, con omissioni ed inesattezze, in Carteggio Avarna-Bollati, cit., pp. 31-36.

(3) Vedi D. 365.

(l) -Vedi D. 360. (2) -Vedi D. 371. (9) -Vedi D. 239.
408

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO AGLI AMBASCIATORI, A BERLINO, BOLLATI, A VIENNA, AVARNA (4)

T. GAB. R. SP. 2. Roma, 16 dicembre 1914, ore 18.

(Per Berlino) Suo telegramma n. 166 Gabinetto (5). Il R. Ambasciatore a Vienna mi telegrafa quanto segue: • (telegramma da Vienna Gabinetto n. 137) • (6). Ho risposto ad Avarna come appresso:

(Per Vienna) Le comunico per ora a titolo d'informazione personale il seguente telegramma del R. Ambasciatore a Berlino: • (telegramma da Berlino Gabinetto n. 166) •.

Rispondo al suo telegramma Gabinetto n. 137. (Per entrambi) La tesi sostenuta dal conte Berchtold mi reca sorpresa. Approvo le risposte dategli da V. E. Non possiamo accettare la distinzione di Berchtold fra occupazioni temporanee e occupazioni momentanee risultanti da operazioni di guerra. Questa distinzione è contraria allo spirito e alla lettera dell'articolo VII.

* Non abbiamo fatto questione perché codesto Governo ha omesso di accordarsi con noi prima di passare la frontiera serba, come ne avrebbe avuto obbligo in forza dell'articolo VII. Con ciò abbiamo dato larga prova del nostro amichevole intendimento di tener conto delle esigenze militari dell'AustriaUngheria *. Ma pel fatto dell'avanzata delle truppe austro-ungariche in Serbia e della occupazione di quel territorio essendosi nominato perfino un Governatore militare di Belgrado, deriva a codesto Governo l'obbligo dell'accordo coll'Italia sulla base di compensi.

Neppure possiamo accettare l'argomentazione del conte Berchtold riguardo il precedente della guerra libica. Allora l'Austria-Ungheria, sulla base dell'ar

ticolo VII ci impedì non solo occupazioni temporanee o momentanee, ma anche semplici operazioni di guerra, come bombardamenti, senza occupazione. Questa attitudine dell'Austria-Ungheria ci recò gravissimo danno sia dal punto di vista militare, sia da quello politico, poiché incoraggiò alla resistenza la Turchia che si sentiva indirettamente appoggiata e protetta. Non vale l'argomento che durante la guerra libica lo statu quo era minacciato da noi.

L'articolo VII parla espressamente dello statu quo in Oriente e nella regione dei Balcani e non già dell'Impero ottomano come tale. E la spedizione militare dell'Austria in Serbia ha precisamente turbato lo statu quo e l'equilibrio previsti dall'articolo VII. Ripeto che noi non abbiamo dato all'articolo VII l'applicazione proibitiva sostenuta da codesto Governo durante la guerra libica, ma non abbiamo inteso né intendiamo con ciò rinunciare ai diritti che dall'articolo stesso ci sono assicurati.

È bene, in proposito, ricordare i termini stessi usati da codesto Governo nelle sue comunicazioni durante la guerra libica.

Col telegramma n. 631 del 5 novembre 1911 V. E. informava averle il conte Aehrenthal dichiarato che • una nostra azione sulle coste ottomane della Turchia Europea come sulle isole del mar Egeo non avrebbe potuto essere ammessa né dall'Austria ne dalla Germania perché contraria al Trattato di Alleanza •. Tale dichiarazione fu fatta a V. E. in seguito alla voce corsa che navi da guerra italiane avrebbero fatto proiezioni elettriche nelle vicinanze di Salonicco.

Col telegramma del 7 novembre 1911 n. 647 V. E. informava che • Aehrenthal considera bombardamenti dei porti della Turchia europea quali Salonicco, Cavalla, ecc., come contrarii all'art. VII •. Nell'aprile 1912, suo telegramma n. 109 del 21 aprile) Berchtold mosse vive lagnanze perché la squadra italiana davanti i Dardanelli, rispondendo ai colpi di cannone di quei forti, li danneggiava; in Quella occasione Berchtold le dichiarò che • se R. Governo desiderava riprendere la sua libertà d'azione Governo Imperiale e reale avrebbe potuto fare altrettanto. Però egli non avrebbe potuto ammettere che noi avessimo fatto in avvenire operazioni simili o quallsiasi azione dn opposizione al punto di V!ista manifestato nei colloqui precedenti. Se una operazione simile fosse stata da noi eseguita, avrebbe potuto avere conseguenze gravi •.

Alla osservazione di V. E. che il R. Governo aveva ripetutamente dichiarato di non poter ammettere fosse intaccata l'integrità e l'indipendenza politica ed economica della Serbia, giacché ciò era contrario ai nostri interessi e al disposto del trattato, Berchtold replicò che il Governo imperiale e reale non aveva affatto intenzione di • annientare • la Serbia. Non posso considerare questa risposta come soddisfacente. Tra il mantenimento dell'integrità e dell'indipendenza politica ed economica da un lato, e l'annientamento dall'altro, vi è un largo margine che appunto deve formare oggetto e base di negoziato e accordo fra noi e l'Austria conforme le disposizioni del trattato. Occupazioni territoriali anche parziali permanenti o temporanee, oppure qualsiasi vantaggio di carattere non territoriale, e anche di sola influenza politica o di privilegi economici debbono formare argomento di previi accordi sulla base di compensi. Quindi non basta che il conte Berchtold le abbia dichiarato esser disposto venire ad accordi in caso di vere occupaziOni anche temporanee.

E mi rincresce che il conte Berchtold non creda che sia il caso di venire per ora a uno scambio d'idee con noi. Prego V. E. insistere con lui sostenendo il nostro punto di vista. L'accordo, a mente dell'articolo VII, dev'essere preventivo, e non contemporaneo o consecutivo al fatto o ai fatti che danno luogo al negoziato e all'accordo medesimo.

Voglia V. E. tener presente che consideriamo come gravemente dannosa ai nostri interessi l'eventualità di prolungate conversazioni con Vienna circa !a interpretazione di massima dell'articolo VII, mentre maturino gli avvenimenti che ci facciano trovare di fronte a fatti compiuti.

Nel colloquio che Ella avrà col conte Berchtold voglia confermargli quanto Le comunicavo col mio telegramma del 9 corvente (l) circa le tendenze che si constano nel Parlamento e nella opinione pubblica, e circa la somma opportunità nel comune interesse, di stabilire le relazioni fra i nostri due paesi sopra una solida e permanente base di fiducia e di 'costante amicizia (2).

(l) -Evidentemente alcuni giorni dopo; almeno il 19 dicembre. (2) -Vedi D. 367. (3) -Vedi D. 434. (4) -Ed. in LV 108, cit., D. 6, con soppressione delle parti tra asterischi, e, integralmente in SoNNINo, Carteggio, cit., D. 70. (5) -Vedi D. 367. (6) -Vedi D. 371.
409

IL MINISTRO A BERNA, PAULUCCI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12421/364. Berna, 16 dicembre 1914, ore 18,30 (per. ore 21,40).

Telegramma di V. E. 7118 (3) -Pace separata dell'Austria. Non ho potuto ancora accertare in modo positivo se ed in quale città della Svizzera abbia avuto Luogo incontro dei due finanzieri Adler e Spitzer ma persona che è negli affari mi ha detto esser qui corse in questi circoli finanziari serie voci circa passi che avrebbe tentato Austria appena occupata Belgrado per una pace separata colla Russia. D'altra parte da buona fonte so che la Spagna sarebbe stata pregata dall'Austria di investigare (sonder) la Russia per sapere a quali condizioni avrebbe allora concluso la pace. Il mio interlocutore al quale non nascondevo il mio pensiero che simili tentativi fossero fatti e ci fossero lasciati trapelare per lo scopo evidente di indurre Italia e Rumania ad uscire al più presto dalla neutralità mi ha risposto egli credeva, e che lo si credeva qui pure, tentativi siano fatti all'insaputa del Conte Berchtold ma d'accordo Tisza, essendo l'Ungheria già stanca della guerra. Telegraferò nuovamente a V. E. appena avrò sicure informazioni sull'Adler e sul nego:òiato qui (4).

(l) -Vedi D. 360. (2) -Per la risposta di Avarna vedi D. 434. (3) -Vedi D. 388, p. 320, nota 2. (4) -Vedi D. 438.
410

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TITTONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. S. 1691/269. Parigi, 16 dicembre 1914, ore 21 (per. ore 1,40 del 17).

In via strettamente confidenziale e segreta mi è stata riferita tutta la conversazione che con Poincaré ha avuto il Signor Guetov, giornalista bulgaro amico e persona di fiducia di Radoslavov, il quale è venuto qui con consenso di Stanciov e viaggiando con passaporto nel quale è qualificato come ... (l) di Bulgaria a Parigi. Alla conversazione per volere di Poincaré assisteva MoV1aCOifs giornaLista uffiicioso al servizio dell'Eliseo il quale già aveva accompagnato Guetov da Delcassé e da Briand.

• Guetov entrò in materia ringraziando Poincaré per aver influito a Bucarest per impedire l'entrata delle truppe romene a Sofia. Poincaré rispose che la Francia aveva sempre mostrato interesse per la Bulgaria e che una prova ne era il passo recente della Triplice Intesa a Sofia per assicurare alla Bulgaria un aumento territoriale alla fine della guerra. Però ha osservato che gli dispiaceva che in Bulgaria malgrado ciò ci fosse un partito per la neutralità ed uno per un intervento a favore Austria, mentre non vi è un partito per la Triplice Intesa e ciò faceva dubitare che la Bulgaria mantenesse davvero la promessa di neutralità specialmente verso la Romania. Guetov ha risposto non solo questi dubbi essere infondati ma che erano ingiuriosi per la Bulgaria dopo che Radoslavov aveva non solo affermato la neutralità accettando la presa d'atto formale di tale affermazione da parte Potenze della Triplice Intesa, ma aveva più specificatamente dichiarato che in nessun caso avrebbe attaccato Romania nemmeno se questa avesse aperto le ostilità verso l'Austria. Mentre Delcassé e Briand pur dicendo a Guetov che la Bulgaria doveva essere persuasa del successo fin da questo momento della Triplice Lntesa avevano soggiunto che la Francia non faceva pressione sugli Stati neutrali perché partecipassero alla guerra al lato della Triplice Intesa lasciando au essi di provvedere a propri interessi, Poincaré ha detto esplicitamente a Guetov che la Bulgaria dovrebbe nel suo interesse uscire dalla neutralità non già per attaccare l'Austria perché ciò sarebbe troppo domandarle, ma per attaccare la Turchia riprendendosi non solo Adrianopoli ma per giungere fino a Rodosto poiché dopo la guerra i Dardanelli saranno aperti a tutti gli Stati e quindi non vi sarà alcuna difficoltà perché i bulgari abbiano uno sbocco nel Mar di Marmara. Guetov ha risposto gli occhi di tutti i bulgari non sono rivolti verso Adrianopoli ma verso la Macedonia e Poincaré ha replicato che anche dalla parte della Macedonia la Triplice Intesa come ha dichiarato a Sofia si adopererà perché la Bulgaria abbia dei compensi. Avendo Guetov riparlato della Romania e detto che l'Italia si era rivolta alla Romania stante la comunanza di interessi ed analogia della loro posizione nella presente crisi, Poincaré gli ha risposto: • Dite piuttosto la Romania si è rivolta all'Ita

lia senza la quale le è difficile entrare in azione contro l'Austria nel prossimo febbraio, come desidererebbe •. Poincaré ha soggiunto che anche la Bulgaria dovrebbe rivolgersi all'Italia e che Romania, Bulgaria e Italia dovrebbero procedere insieme.

Riprendendo poi la questione della neutralità bulgara, Poincaré ha detto che la Romania dovrebbe essere persuasa che nulla ha da temere dalla Bulgaria poiché malgrado dichiarazioni di Radoslavov è questo timore che la trattiene ancora dallo attaccare Austria.

Guetov ha osservàto che la Romania non si muove non già per timore della Bulgaria, ma perché il successo iniziato dalla Russia in Polonia si è arrestato e non si può prevedere come le cose colà andranno a finire. Guetov ha impegnato con Poincaré la sua parola d'onore di non riferire la conversazione avuta con lui che al solo Radoslavov e a nessun altro.

(l) Gruppo tndecifrato.

411

L'AMBASCIATORE A PARIGI, TITTONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. GAB. 1690/270. Parigi, 16 dicembre 1914, ore 21 (per. ore 24).

Lahovari e Stanciov sono venuti a dirmi ciasauno separatamente che Romania e Bulgaria desidererebbero molto che noi occupassimo Valona essendo loro interesse che l'Italia si stabilisca fortemente sulla sponda orientale dell'Adriatico per fare equilibrio alla Serbia e alla Grecia le quali certamente in caso di successo della Triplice Intesa si estenderanno molto verso l'Adriatico l'una al Nord e l'altra al Sud. Stanciov poi venendo a parlare della Turchia mi ha detto certamente la Bulgaria non l'attaccherà per ora. La Bulgaria a suo avviso si trova verso la Turchia nella stessa posizione dell'Italia e Romania verso l'Austria. Se Austria e Turchia si sfasceranno è evidente che prima che si faccia la pace Italia, Romania e Bulgaria si precipiteranno ad occ,upare i territori su cui vantano diritti e per impedire che altri li occupino e perché la conclusione della pace trovi a sé [sic] il fatto compiuto.

412

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SALANDRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO (l)

L.P. Roma, 17 dicembre 1914.

Btilow è arrivato senza inconvenienti, ricevuto da Camporeale, Santini e parecchi tedeschi, ed è andato a Villa Malta. Pare che voglia andare il

meno possibile a Palazzo Caffarelli. Si son date tutte le disposizioni perché gli sia evitato ogni possibile sgarbo.

Ti prego intanto -per rimetterle a posto e ritirarle all'occorrenza rimandarmi le copie delle lettere da lui scambiate con San Giuliano (1). Prendine copia, se vuoi.

(l) Da Archivio Sonnino, Montespertoli. Ed. in SoNNINO, Carteggio, cit., D. 71.

413

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SALANDRA (2)

L. P. Roma, 17 dicembre 1914.

Ti ritorno Je lettere San Giuliano-Biilow (3). Oggi do le istruzioni a Galli pel console a Valona e per Aliotti (4), secondo quanto Ti ho detto ieri al Senato. Galli torna al suo posto a Durazzo.

414

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, GARRONI,

T. 7160. Roma, 17 dicembre 1914, ore 15.

R. ministro a Durazzo telegrafava quanto segue:

• Sembra vada lentamente propagandosi agitazione fomentata dal partito austro-turco ciò che rende aspra, disagiata la situazione dell'attuale Governo. A rinforzare la posizione Essad gioverà però arrivo immediato e spedizione di circa 6.000 Dibrani già segnalati a Kroia coi quali sembra probabile uno scontro con quelli di Tirana e Elbassan guidati da Ufficiali Giovani Turchi.

Ai Dibrani Essad si è impegnato dare 60 franchi per persona al mese • (telegramma da Durazzo 12420/1200). Prego V. E. fare serie rimostranze presso codesto Governo per l'azione spiegata da ufficiali turchi in Albania.

Abbiamo avuto dalla Sublime Porta ripetute assicurazioni di astenersi da attitudine a noi contraria in Albania e ci attendiamo di vedere eseguite le promesse.

L'Italia è interessata al mantenimento dell'ordine in Albania e qualsiasi azione intesa a fomentarvi lotte intestine è dal Governo considerata come contraria alle nostre direttive politiche.

Prego V. E. richiedere il pronto invio di istruzioni agli ufficiali ed emissari ottomani in Albania provvedendo al loro ritiro (1).

(l) Vedi serie V, vol. I, DD. 342 e 524.

(2) Da BCL, Archivio Salandra. Ed. in SONNINO, Carteggio, cit., D. 72.

(3) -Vedi D. 412. (4) -Vedi D. 416.
415

L'AMBASCIATORE A LONDRA, IMPERIALI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO

T. 12464/975. Londra, 17 dicembre 1914, ore 15,30 (per. ore 20,30).

Telegramma di V. E. n. 7118 (2).

In questa stampa sono ricominciate voci pace separata austriaca. Times vi accennò incidentalmente avantieri altri giornali riprodussero telegramma Journal de Gèneve con notizie di trattative austro-russe fallite per eccessive pretese russe.

Benckendorff cui chiesi quale fondamento avessero notizie disse esserne affatto ignaro. Egli personalmente ne escludeva ogni veridicità; mi parve però lo facesse con enfasi alquanto minore che in passato. Osservò difatti risultargli in modo sicuro che in Austria e specialmente in Ungheria irritazione contro la Germania è sempre in aumento. Aggiunse se Austria volesse provvedere ai casi suoi e fosse libera di farlo, il concludere pace anche a condizioni onerose sarebbe da parte sua nelle condizioni presenti atto di saggezza. Anche al Foreign Office pace separata continua per ora almeno non apparire probabile pur rilevandosi che sarebbe comun(}Jue interesse austriaco di concluderla per salvare ancora il salvabile.

In generale, come ho già riferito non scorgo in questo pubblico alcun sin

tomo di deliberata irreconciliabilità contro Austria oggetto piuttosto di com

passione che di vera ostilità.

Ricordando anche linguaggio di Grey (mio telegramma Gabinetto nu

mero 385) (3) sarei in complesso inclinato ad intuire che se Austria dimostrasse

oggi seriamente intenzione di pace separata qui d'accordo con Parigi non

solo non si solleverebbero ostacoli ma se mai si eserciterebbe a Pietrogrado

influenza per facilitare avvenimento che costituirebbe per alleati indiscuti

bile positivo successo soprattutto morale e segnerebbe primo passo verso pace

generale. Resta però sempre a vedersi quali sono vere intenzioni e disposizioni

a.ustriache e su questo punto solo R. Ambasciata a Vienna è in grado di espri

mere autorevole parere (4).

(l) -Per la risposta di Garroni vedi D. 427. (2) -Vedi D. 388, p. 320, nota 2. (3) -Vedi D. 190. (4) -Questo telegramma venne ritrasmesso a Parigi, Pietrogrado, Berlino, Vienna, Nish e Bucarest il 18 dicembre, ore 15 (T. 7179) con la seguente aggiunta di Sonnino: c Rinnovo istruzioni V. E. di vigilare e riferirmi con la maggiore diligenza sull'oggetto summenzionato •.
416

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, AL MINISTRO A DURAZZO ALIOTTI, E AL CONSOLE A VALONA, LORI

T. s. N. (1). [Roma, 17 dicembre 1914] (2).

(Per entrambi) Riservatissimo per Lei solo -Decifri Ella stessa.

Per ragioni imprescindibili di politica internazionale il R. Governo è venuto nella decisione di procedere all'occupazione militare di Valona sempre però dichiarando di agire sulla base delle deliberazioni di Londra alle quali esso intende attenersi.

(Per Durazzo) ho quindi telegrafato come segue al R. console a Valona e ne dò per ora comunicazione alla S. V. per sua notizia esclusivamente e strettamente personale.

(Per entrambi) Occorre che V. S. provochi accortamente e senza alcun modo scoprirsi un incidente locale tra albanesi, in seguito al quale le venga rivolto dalla commissione municipale l'invito di ristabilire l'ordine mediante uno sbarco di marinai italiani. È preferibile evitare che l'incidente sia provocato da abitanti del territorio circostante a Valona e per ciò il Capitano Castoldi suggerisce di dare occasione a qualche tumulto entro la città per parte dei profughi. Si potrebbe far correre voce che il municipio abbia ricevuto grandi somme da distribuire ai profughi stessi, i quali immancabilmente entrerebbero in città tumultuando con sparo di fucillate.

Allo scopo di evitare che il Municipio chieda soccorso a Essad prima che a noi, sarà opportuno che V. S. faccia esplicitamente intendere alla Commissione municipale, prima che avvenga l'incidente, che in nessun caso ammetteremo la venuta di gheghi a Valona.

Castoldi suggerisce che V. S. si valga dell'opera di Bernasconi e Tchaco.

Voglia telegrafarmi a quanto ella calcola la spesa occorrente al compimento di questo piano. Qualora poi ella abbia suggerimenti da dare in proposito pregola telegrafarmi d'urgenza essendovi motivo di affrettare il nostro progetto,

(Per Durazzo) Nel caso che malgrado tutto il Municipio di Valona domandi soccorso a Essad, sarà compito di V. E. indurlo a declinare la richiesta facendogli ·chiaramente intendere •che deve essere assolutamente escluso l'dnvio di gheghi a Valona, e che Essad deve trovar modo di evitarlo se tiene all'appoggio e all'amicizia del R. Governo.

27 -Documenti diplomatici -Serie V -Vol. II

(l) -n documento fu comunicato verbalmente dal console Carlo Galli. Con T. gab. r. sp.3 del 17 dicembre, ore 18, Sonnino aveva però comunicato ad Aliotti e Lori quanto segue: c R. Console Galli, che giungerà costà prossimamente, le comunicherà verbalmente mie istruzioni cui La prego attenersi strettamente •. (2) -Il documento è stato datato attraverso il D. 443.
417

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SONNINO, ALL'AMBASCIATORE A VIENNA, AVARNA (l)

T. (2). Roma, 17 dicembre 1914.

Per dimostrare il nostro vivo desiderio di procedere in buona armonia con gl'Imperi centrali, potevamo consentire a considerare che l'evacuazione della Serbia per parte delle truppe austro-ungariche, per quanto non volontaria ma forzata, dovesse chiudere la discussione intorno ai compensi dovuti all'Italia, in forza dell'art. 7, per l'invasione avvenuta, contuttoché già dal... agosto il governo austro-ungarico dichiarasse di aver compiuto il suo compito punitivo della Serbia.

Il Governo italiano non si oppose preventivamente a quella invasione, per non turbare le operazioni militari, e perché [l'Italia] si riposava sicura ch