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PRIMA SERIE

AVVERTENZA

l. Questo volume, VI della I SeDie dei Documenti Diplomatici, comprende la documentazione relativa al p€riodo 16 maggio 1865-19 giugno 1866, dal trasferimento della capitale a Fil'enze a:lla dichiarazione di guerra all'Austria.

2. Il volume si basa principalmente sulla documentazione conservata ncl1'Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri nelle serie seguenti:

I. Gabinetto e Segretariato Generale:

a) registri copialettere di corrispondenza confidenziale e miscellanea; b) istruzioni per missioni all'estero (buste 18, 19, 20 e 21); c) corrispondenza telegrafica; d) carteggio confidenziale e risHvato (buste 215 e 216 relative alle rela

zioni segrete con l'Ungheria, i Principati Danubiani e la Polonia, busta 218 relativa al trattato di alleanza fra Italia e Prussia dell' 8 aprile 1866);

II. Divisione deUe Legazioni e Divisione Consoilare:

a) registri copialettere legazioni; b) registri copialettere consolati; c) rapporti degli agenti diplomatici e consolari all'estero.

3. -:Numerosi documenti sono <tratti da archivi provati: le Carte La Marmora, conservate presso l'Archivio di Stato di Biella; l'Archivio Visconti Venosta di Santena; le Carte lVIinghetti conservate presso la Biblioteca ComUIUlJ.e dell'Archiginna~io di Bologna; le Carte Blanc conservate presso la Commissione. 4. -Com'è ben risaputo, data l'importanza del periodo, non pochi documenti che non abbiamo potuto fare a meno di riprodurre, erano già editi, talvolta parzialmente, in pubblicazioni ormai • classiche • o indicati in inventari anche recenti. Ci limitiamo a segnalare le principali tra esse, con l'abbreviazione usata nel testo:

Libro Verde n. 8, Documenti Diplomaticd. presentati al Parlamento dal Ministro degli Affari Esteri Presidente del Consiglio dei Ministri il 12 dicembre 1865 (L V 8);

Libro Verde n. 9, Documenti Diplomatici presentati al Parlamento dal lVIinistro degli Affari Esteri il21 dicembre 1866 (L V 9);

A. LA MARMORA, Un po' più di luce sugli eventi politici e militari dell'anno 1866, Firenze, 1873 (LA MARMORA);

L. CHIALA, Ancora un po' più di luce sugli eventi politici e militari dell'anno 1866, Firenze, 1902 (CHIALA);

u. -GOVONE, n Generale Giuseppe Govone, Torino, 1911 (GOVONE); A. -Luzw, La missione Malaguzzi a Vienna nel 1865-66 per la cessione del Veneto, in « Il Risorgimento Italiano » gennaio-giugno 1922, pp. 125-200, luglio-dicembre 1922, pp. 414-448, gennaio-giugno 1923, pp. 213-260 (LuziO); E. -PASSAMONTI, Costantino Nigra ed Alfonso La Marmora dal 1862 al 1866, in • -Il Risorgimento Italiano », fasce. III-IV (dicembre 1929), pp. 323-468 (PASSAMONTI); S. -JACINI, Un conservatore rurale della nuova Italia, Bari, 1926 (JACINI);

Carteggi e Bibliografia di Costantino Nigra per cura di A. CoLOMBO, W. MATURI,

E. PASSAMONTI, L. MADARO, Torino, 1930 (Carteggi Nigra);

Le lettere di Vittorio Emanuele II, raccolte da F. CoGNAsso, Torino, 1966 (Le lettere di Vittorio Emanuele Il) [quelle provenienti dall'Archivio di Casa Savoia sono state controllarte sugli originali conservati a Cascais].

5. Nel licenziare il volume desidero ringraziare tutti coloro che ci hanno facilitato nelle ricerche ed in particolare il dott. Giovanni Silengo, direttore dell'Archivio di Stato di No~ara, la cui profonda conoscenza delle Carte La Marmora è stata di notevole aiuto.

La ricerca dei documenti è stata curata dalla dott. Emma Ghisalberti, a cui si deve anche la redazione dell'apparato critico.

RuGGERO MoscATI


DOCUMENTI
1

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 152. Berlino, 16 maggio 1865, ore 23,10 (per. ore 7,30 del 17).

M. de Bismarck vient à l'instant de me dire que, d'après un télégramme d'Usedom, le Gouvernement du Roi n'exigerait plus un traité formel, mais se contenterait d'un simple protocole pour établir relations commerciales avec le Zollverein. Je crois que c'est là une erreur capitale, car le protocole excluant, de l'avis méme de Bismarck, la reconnaissance du Royaume d'Italie, tout en satisfaisant aussi bien que le traité formelles intéréts matériels des états secondaires, la position politique vis-à-vis de ces derniers pourrai,t rester indéfiniment ce qu'elle est aujourdhui. Il nous faut à tout prix un traité formel emportant la reconnaissance et forçant la Prusse à user de son infl.uence sur les Cours secondaires pour l'obtenir. J'attends réponse catégorique que j'ai promis de communiquer le plus tòt possible à Bismarck.

2

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(Ed. in L V 8, pp. 303-304)

R. 239/91. Londra, 16 maggio 1865.

Siccome aveva l'onore di annunciarLe per telegrafo, Lord Russell, * che mostravasi dapprima restio ad accettare la proposta di V. E. (1),* acconsenti

* finalmente* a sospendere ogni decisione in ordine agli atti della Commissione Europea del Danubio, fino a che sia stata firmata la Convenzione telegrafica di Parigi, * ed a quindi rappresentare a Vienna il diritto che ci darà questo nuovo precedente relativamente alla questione del titolo.* La ragione per cui Lord Russell pareva dapprincipio poco disposto ad adottare questo partito era fondata principalmente sulla poca probabilità che havvi, secondo lui, di vincere l'opposi

zione del Gabinetto austriaco. Infatti non avendo questo ammesso che il modo di procedere tenutosi in occasione del riscatto del pedaggio della Schelda ci desse diritto di introdurre un'innovazione nel sistema fin qui seguitosi nella firma di altre importanti convenzioni relative ad accordi rispetto cui esso aveva una posizione acquisita, si rifiuterebbe certamente ora a considerare che una mera convenzione telegrafica ci ponga in grado di invocare un precedente, che l'atto della Schelda, di gran lunga più rilevante di quest'ultimo, non valse a farci riconoscere. * Di più ad accrescere gli ostacoli s'aggiungeva la risposta in quel momento appunto ricevuta da Vienna, in cui la proposta recentemente fatta da Lord Russell per sciogliere la difficoltà, se non definitivamente respinta dal Conte Mensdorff, veniva da lui poco favorevolmente accolta, e protestava ancora una volta contro l'insistenza spiegata dal Governo Italiano nel volersi dipartire da ciò che erasi fatto antecedentemente.*

In ultimo poi S. S. non mi celava comeché essendo il protocollo di Galatz importantissimo per il commercio britannico, il Governo della Regina fosse desiderosissimo di veder terminati entro il più breve tempo possibile questi accordi, e non contemplasse di buon occhio una nuova dilazione, la quale avrebbe per effetto di ritardarne i vantaggi (1).

* Mi affrettai di rappresentare a Lord Russell che lungi dal produrre una nuova complicazione, il rifiuto del Conte Mensdorff gli dava agio ad abbandonare la proposta di firmare due protocolli separati, mentre schiudevagli la via a nuovi negoziati nel senso suggerito dall'E. V. In secondo luogo parermi che l'opposizione mossaci dai nostri nemici offrisse ai nostri alleati molti argomenti di difesa, fra cui validissimo quello che se in altre occasioni, per spirito di conciliazione, aveva potuto sembrar conveniente al Governo del Re di accettare quel partito che le potenze amiche gli consigliavano, oggi 1e condizdoni del Regno d'Italia ·erano di gran lunga mutate, e nel momento appunto in cui col trasporto della sua capitale, e col progressivo ordinamento interno del paese, la Nazione sanzionava solennemente gli avvenuti mutamenti politici, offrendo all'Europa una guarentigia di ordine e di pace, sarebbe doloroso di essere nuovamente sacrificati alle pretensioni dell'Austria, tanto più ingiuste che nel suo parlamento stesso si •era manifestato il desiderio di stringere delle relazioni commerciali con noi.*

Con mia soddisfazione Lord Russell mi dichiarò che onde dar prova al Governo del Re del suo buon volere * cedeva alle istanze che io a nome di V. E. gli andava esponendo, e * mi prometteva di scrivere a Lord Bloomfield di non più tener parola al Conte Mensdorff della sua primitiva proposta, e di far quindi un ultimo tentativo in nostro favore dopo che la convenzione telegrafica di Parigi sarebbe stata firmata.

* Ripetei allora a S. S. quanto già Le aveva scritto confidenzialmente intorno all'appoggio che ci avrebbe dato la Francia, e Lord Russell mi disse che difatti

«Per parte mia non mancai di riconoscere che un vivo impegno è posto dall'Austria a intralciare in generale lo svolgimento della nostra azione nella sfera che le compete in Oriente in virtù del trattato del 1856. Però rappresentai che la proposta del Governo del Re schiudeva la via ad una soluzione soddisfacente della speciale questione di cui si tratta,

ove le Potenze interessate si decidessero ad appoggiarla efficacemente ,, .

il Principe La Tour d'Auvergne lo aveva assicurato che in questa questione il suo Governo sarebbe stato interamente d'accordo col Gabinetto di St. James. Dal linguaggio di S. S. ho però creduto intendere che sarà necessario di far fare delle istanze presso il Signor Drouyn de Lhuys, acciò non solo delle istruzioni ben precise a questo riguardo vengano inviate all'Ambasciatore di Francia, ma affine di ottenere inoltre che il Governo Imperiale ci appoggi vivamente a Vienna ed unisca i suoi sforzi a quelli che Lord Russell si mostra disposto a fare.

Nella speranza d'avere interpretato presso il primo segretario della Regina i desideri che l'E. V. mi manifestava col di Lei pregiato dispaccio n. 33 (Gabinetto), di cui ho qui l'onore di segnarle ricezione...*

(l) I brani fra asterischi sono omessi in LV8.

(l) In LV8 a questo punto è inserito il brano seguente:

3

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 115. Torino, 17 maggio 1865, ore 11,50.

n y a erreur. Un traité forme! est seul admissible, et meme l'offre de Bismark de chercher à nous faire reconnaitre nous a paru devoir etre réalisée avant négociation de ce traité. M. Usedom m'ayant représenté la nécessité de signer un acte préliminaire dont Prusse pùt se servir pour obtenir reconnaissance états moyens, j'ai consenti à ce que si Bismark le demande, acte préliminaire soi~t signé par le quel Italie et Prusse s'engageraient à négocier traité commerce quand Prusse aurait écarté obstacles diplomatiques existants. Cependant selon

les circonstances et selon l'avis que vous émettrez nous pourrions négocier sans garantie préalable un traité formel, mais jamais un protocole commerciai ni un modus vivendi. Instructions vous ont été expédiées le 15 par poste (1).

4

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 154. Parigi, 17 maggio 1865, ore 16,20 (per. ore 17,45).

La convention télégraphique internationale a été signée aujourd'hui. M Drouyn de Lhuys a fait au moment de la signature l'observation convenue et c~ela sans le moindre incident.

(l) Cfr. Serie I, Vol. V, n. 713, in realtà del 14 maggio.

5

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 155. Berlino, 18 maggio 1865, ore 16,30 (per. ore 21).

Il est désormais convenu que l'on ne fera qu'un traité formel emportant la reconnaissance par les états moyens. La Prusse fera toutes les démarches et exercera la pression néoessaire pour obtenir un résultat favorable. Nos intéréts politiques et commerciaux marcheront ainsi de front, et en cas d'insuccès notre dignité est complètement à couvert.

6

IL CAPO GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, BLANC, AL SEGRETARIO DELLA LEGAZIONE A PARIGI, ARTOM (Carte Blanc)

L. P. Torino, 18 maggio 1865.

Nei negoziati Vegezzi non si abbandona il principio della riduzione del numero dei Vescovi, né si pregiudica la questione di un riordinamento generale di tutto quanto l'asse ecclesiastico. Tale almeno è l'intento del Ministero, e vi ha motivo di confidare che le cose infatti andranno così.

Quale sarà l'esito dei negoziati, è difficilissimo prevedere. Finora non si prese nessuna risoluzione definitiva circa le concessioni da farsi. Il desiderio che predomina è quello di non rompere i negoziati che sono per se stessi un gran fatto che produsse immensa impressione in Austria (vedi La Presse di Vienna) e la cui continuazione può agevolare il periodo di esecuzione della Convenzione di Settembre. L'importante è che non si facciano concessioni fondamentali che ,impegnino l'avvenire. La disparità di idee è grandissima su tale argomento. Massimo d'Azeglio, Giacomo Durando e Boncompagni, consultati ultimamente su quanto si riferisce direttamente o indirettamente a quei negoziati, emisero pareri assai diversi. La cosa può essere, secondo il modo in cui sarà condotta, di grave importanza politica, e non è da stupirsi se in Europa si persiste a credere che la politica c'entra più o meno. Intanto l'opinione 1in Italia è più rassicurata da qualche giorno in qua; non si vanno più manifestando inquietudini così grandi, si comincia a vedere che !ungi dall'essere un risultato della pressione francese, quei negoziati sono un primo tentativo fatto dal Papa, stanco dei Francesi e disilluso sugli Austriaci, per scuotere l'ingerenza straniera. Il Generale disse a Malaret, che assentì, che è nell'interesse dei negoziati 'e del Governo Franoese stesso che le Tuileries si tengano sulla riserva e non mettano le mani in questa faccenda. Fra qualche giorno si deciderà se e quali proposte Vegezzi avrà da portare nuovamente a Roma.

Dimmi il tuo e vostro parere accademicamente sulla quistione di sapere se la Prussia offrendoci di conchiudere un trattato formale di commercio, il quale non potrebbe essere applicabile se non dopo il riconoscimento d'Italia per parte degli Stati Minori, noi dobbiamo senz'altra previa guaventigia, trattare, lasciando alla Prussia di ottenere poi il riconoscimento per vendere il trattato esecutivo. Altri dice di sì, altri vorrebbe guarentigie preliminari, per esempio, che non si firmasse che un atto preliminare col quale Prussia e l!talia s'impegnassero a conchiudere un trattato su determinate basi quando la Prussia avrebbe, come ne dimostra l'intenzione, rimosso gli ostacoli diplomatici esistenti.

Non solo Cialdini non ha nessunissima missione politica, ma dl Generale lo pregò di astenersi perfino dal vedere uomini del Governo in !spagna, al che Cialdini rispose che era già suo reciso ,intento.

7

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 118. Torino, 19 maggio 1865, ore 14,10.

En présence des bonnes dispositions de Bismarck n'insistez pas trop sur conclusion d'engagement préliminaire. On pourra procéder sans autre à la conclusion d'un traité forme!, après avoir bien constaté que Prusse a pris initiative et s'est chargée d'écarter obstacles diplomatiques qui empechent traité de devenir exécutoire, et en considérant comme garantie suffisante sa promesse spontanée d'obtenir reconnaissance des Etats moyens et son interet à y réussir.

8

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 158. Berlino, 19 maggio 1865, ore 17,27 (per. ore 20,30).

Tout vient d'etre convenu avec M. de Bismarck d'après les instructions veçues ce matin (l) et en conformité de mon télégramme d'hier (2). Dans le seul but, m'a-t-il dit, d'avoir un moy,en d'action plus direct sur les états moyens,

M. de Bismarck désire toutefois qu'il se fasse entre l'Italie et la Prusse un échan

ge de dépeches ou bien qu'on signe acte préliminaire portant l'engagement mutuel de conclure un traité formel aussitòt que par ces démarches la Prusse sera parvenue à écarter les difficultés diplomatiques relatives à la reconnaissance. Détails par poste.

(l) -Cfr. Serie I, vol. V, n. 713. (2) -Cfr. n. 5.
9

PROMEMORIA SULLE SEDI VACANTI DEL REGNO

Torino, 19 maggio 1865.

l. La Santa Sede e ll Governo del Re, riconoscono la convenienza di addivenire di comune accordo ad un nuovo ordinamento del1e Diocesi del R!egno.

2. -Tale riordinamento verrà effettuato in modo che ogni provincia la cui popolazione sia inferiore a 800.000 anime costituisca una sola Diocesi, 'e ne abbiano due quelle provincie che contino una popolaz,ione superiore. Le sedi arcivescovili saranno ridotte proporzionalmente. Per tal modo tutte le Sedi del Regno che ora ascendono a 219, comprese le vacanti, sarebbero ridotte da 60 a 70 circa. 3. -Questa riduzione verrà operata gradatamente per estinzioni naturali,

o per traslocamento dei titolari attuali da una sede ad altra del Regno.

4. -I titolari delle Sedi non comprese fra queUe che debbono conservarsi giusta l'art. l saranno traslocati a quelle sedi vacanti ora o in avvenire, che debbono mantenersi, avuto riguardo alle circostanze di luogo e di persona, così verbigrazia i Vescovi di Susa e di Imola che sarebbero soppressi, potrebbero traslocarsi alle sedi di Torino e di Bologna che debbono conservarsi. 5. -I Vescovi che furono allontanati dalle loro Diocesi in seguito agli ultimi avvenimenti potranno esser chiamati successivamente alle sedi ora, o in avvenire vacanti, purché comprese nel novero di quelle da mantenersi. 6. -Lo saranno egualmente e negli stessi limiti i Vescovi preconizzati da Sua Santità nelle Romagne, Marche ed Umbria, previa una loro dichiarazione di non fare direttamente, né indirettamente, né permettere che alcuno de' suoi dipendenti faccia cosa alcuna contraria alle leggi del Regno. 7. -Il Governo del Re si riserva il diritto di esclusione di alcuni fra essi, che giudicasse pei loro antecedenti, e per consideraz,ione d'ordine pubblico incompatibili colle popolazioni, che debbono reggere. Si riserva egualmente la designazione delle Diocesi, a cui sarebbero chiamati. 8. -Saranno chiamati alle vacanze surriferite nell'ordine seguente, e alternando fra loro per ogni vacanza: l) I Vescovi allontanati dalle loro sedi dopo il 1860; 2) I Vescovi preconizzati da Sua Santità dopo detta epoca;

3) I titolari delle sedi destinate alla soppressione, e da trasferirsi a quelle mantenute.

9. -La giurisdizione delle sedi vacanti a qualunque titolo continuerà ad 'essere esercitata conformemente al diritto canonico, e agli usi della Chiesa, finché non piacerà a S. S. di decretare l'aggregazione alle sedi conservate. 10. -L'Agenzia consolare del Regno esistente in Roma fino al 1863 vi sarà ristabilita nelle condizioni in cui si trovava prima dellà sua soppressione. 11. -I presenti accordi verranno consegnati in un semplice protocollo in doppio originale firmato rispettivamente dai commissari delle due parti concordanti.
10

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA (l)

R. 4. (2) Berlino, 20 maggio 1865.

Je viens confirmer en le complétant par quelques détails le contenu de mes deux télégrammes d'hier et d'avant-hier (3) relatifs au projet d'un traité de commerce entre l'Italie et la Prusse, cette dernière agissant au nom du Zollverein.

Nous sommes aujourd'hui pleinement d'accord sur la base de la négociation avec M. de Bismarck qui du reste, camme j'ai eu l'honneur d'en informer

V. E., se montre animé des meilleures dispositions à notre égard. Ecartant comme radicalement inadmissible toute espèoe de protocole ou de modus vivendi qui ne tendrait qu'à perpétuer le facheux état de nos rapports diplomatiques avec les Gouvernements allemands, il est aujourd'hui expressément convenu qu'il ne peut plus désormais étre question que d'un Traité formel emportant la reconnaissance obligée du Royaume d'Italie par les Etats secondaires faisant partie de l'association douanière allemande.

De notre còté nous n'avons pris qu'un seul engagement, celui de conclure sur des bases déterminées un traité de commerce avec la Prusse aussitòt que par des démarches aux quelles nous entendons rester complètement étrangers, elle sera parvenue à aplanir l'es difficultés diplomatiques qui s'opposent à ce que nous traitions avec les Etats qui ne nous ont pas encore reconnu.

De son c6té la Prusse s'engage à mettre tout en ceuvre, à user de toute son influence sur les Cours secondaires pour faire disparaitre les obstacles en question; et le puissant intérét politique qu'elle a dans les circonstances actuelles à réussir, nous est un gage oertain de l'ardeur qu'elle apportera dans ses démarches.

Quant aux arguments dont M. de Bismarck, en dehors de la légi1time influence de la Prusse, compte se servir pour vaincre la résistance de certains Etats qui simplement par une servile obséquiosité envers l'Autriche sé refusent encore à ouvrir les yeux à la lumière persistant dans leur ridicule obstination, voici ce qu'il m'a dit:

• Déjà nous avons fait faire par nos Mìnistres à Munich, à Stuttgard, à Dresde et à Hanovre des ouvertures aux quelles l'on à répondu par des paroles en apparence peu favorables. Mais maintenant nous allons aborder la question franchement, et dans une circulaire où nous leur démontrerons que le commerce Allemand ne peut plus se passer de relations avec un grand pays que le touche de si près, nous les mettrons en demeure de choisir entre des sympathies absurdes et les véritables intérèts de leurs peuples, en leur laissant vis-à-vis de ces derniers la responsabilité d'un refus. Pour 1es amadouer, nous leur dirons encore que la reconnaissance du Royaume d'Italie n'implique point l'approbation du passé, mais constitue simplement l'affirmation d'un fait patent qu'il est impossible de nier et qui se résume dans l'existence incontestable d'un Gouvernement solidement établi, fonctionnant régulièrement et av,ec lequel le plus simple bon sens politique indique qu'il est de toute nécessHé d'avoir des relations •.

Je n'ai pu qu'approuver le genre d'arguments que se propose de développer

M. de Bismarck avec ses confédérés. Toutefois, pour ne pas laisser tout à fait inaperçu ce qu'il me disait au sujet de la non approbation du passé de la part des petits Etats dans les événements d'Italie, je lui ai dit en souriant que les restrictions mentales rentraient dans la liberté de conscience et que le seul fait auquel nous ténions était celui de la reconnaissance officielle résultant du Traité.

De ces considérations politiques passant à un ordre d'idées pratique, M. de Bismarck m'a dit que pour s'appuyer sur un fait qui lui servit d'introduction auprès des Etats secondaires et permit à la Prusse de fai~e valoir son ,influence, il était indispensable qu'il se fit entre cette Légation et le Cabinet de Berlin un échange de dépèches ou qu'il se signàt un simple protocole portant l'engagement de conclure un Traité commerciai aussitòt que la difficulté relative à la reconnaissance aurait été vidée. • C'est seulement en m'appuyant sur cette promesse, a ajouté M. de Bismarck, que je pourrai avec toute raison rejeter sur eux la responsabilité d'un refus contre lequel l'opinion publique de l'Allemagne se prononcerait avec une extrème vivacité, et que par cette raison mème ils y regarderont à deux fois avant de formuler. Je me réserve seulement, m'a dit encore M. de Bismarck, de consulter mon Collègue, le Ministre du Commerce, pour savoir si c'est à l'échange d'une dépèche ou à la signature d'un protocole qu'il convient mieux de donner la préférence •.

D'après cette demande à laquelle je me suis empressé d'acquiéscer, V. E. verra que bien loin d'insister, comme Elle me recommandait de ne pas ,trop le faire par son télégramme d'hier soir (1), sur la conclusion d'un engagement préliminaire qui Hàt le Cabinet Prussien, c'est au contraire ce dernier qui le demande comme élément d'action sur les Confédérés.

Sur l'observation qu'en me retirant j'ai faite à M. de Bismarck, que peutètre il serait à propos que l'Allemagne fùt instruite de la future démarche du Cabinet Prussien auprès des Cours Allemandes afin que l'opinion publique exerçàt sa puissante pression sur leur décision, il m'a répondu qu'il y avait déjà pensé

et que par une indiscrétion calculée la presse reprodurait sa circulaire quelques jours après qu'el1e aurai't été envoyée à son adresse.

En résumé je crois que notre position dans toute cette affaire est aussi bonne que possible, et que sans compromettre en rien notre dignHé et ,en laissant entièrement à la Prusse la responsabilité de son initiatiV'e, nous n'avons qu'à attendre paisiblement le résultat de ses démarches.

En ayant l'honneur d'accuser réc,eption à V. E. de sa dépeche commerciale en date du 14 courant ainsi que de celle Cabinet n. 5 ... (1).

P. S. -La dépeche destinée au Comte de Launay est partie hier soir aV'ec le Courrier Anglais. J'ai également remis au Baron Galvagna la lettre ministérielle qui lui annonçait sa nominatio n définitive d'Attaché à cette Légation. Je ne puis que me féliciter du choix que V. E. a bien voulu faire de ce jeune homme, dont le zèle, l'assiduité et la parfaite conduJite ne laissent rien à désirer.

Ci-joint une pièce chiffrée.

ALLEGATO

ANNESSO CIFRATO

En réponse à la Dépeche Cabinet n. 5, je dois dire que le hasard m'ayant fait rencontrer ce matin un Ministre d'une petite puissance allemande et la conversation étant tombée sur la démarche que l'on disait avoir [été] faite à Paris par la Prusse pour savoir de quel còté serait la France dans le cas d'une rupture avec l'Autriche, ce diplomate m'a assuré de la manière la plus positive que la démarche en question avait été positivement faite et qu'il avait lu de ses propres yeux la dépéche de M. de Goltz, où il était dit que la France se prononcerait pour la Confédération Germanique.

(l) -In LVB, pp. 183-184 è edita, in italiano, la prima parte di questo rapporto, profondamente modificata. (2) -Questo e gli altri rapporti da Berlino sulle trattative commerciali appartengonoalla serie commerciale, con un'apposita numerazione. (3) -Cfr. nn. 5 e 8.

(l) Cfr. n. 7.

11

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 189. Parigi, 20 maggio 1865.

Il discorso pronunciato da S.A.I. il Principe Napoleone all'inaugurazione del monumento eretto Ln Ajaccio a Napoleone l" ed ai suoi fratelli, e la lettera in cui il Duca di Persigny espone al Signor Troplong Presidente del Senato le sue impressioni sullo stato delle cose in Roma, ed il suo giudizio sulla soluzione della questione romana, hanno prodotto molta sensazione nel mondo politico.

V. E. leggerà senza dubbio questli due documenti nel loro testo originale, ed io mi affretto a tal fine a spedirle gli esemplari della lettera del Duca di Persigny ch'Ella mi chiese col dispaccio telegrafico d'oggi (2). Io mi limiterò perciò a qualche breve osservazione sul significato politico di queste due manifestazioni.

S.A.r. il Principe Napoleone volle nel suo discorso riassumere in certo modo le dottrine poHtiche del fondato11e della dinastia napoleonica, e dimostrare che ben lungi dal contraddire alle tendenze del secolo, esse ne sono l'espressione pratica più spiccata e più precisa. Oltre questo scopo generale l'oratore ebbe per intento di rispondere all'ultimo discorso del Signor Thiers, e di opporre allo storico del Consolato e dell'Impero le opinioni del primo Console e dell'Imperatore. E come avviene ogni qualvolta l'entusiasmo domina nell'animo dell'oratore questi ha commisto alle op1nioni del suo protagonista }e sue opinioni personali, e cercò nella corrispondenza di Napoleone I e nelle memorie di S. Elena, tutti quei frammenti che potessero servire d'appoggio a questo modo di eonsiderare la grande personalità storica, a cui la Corsica innalza finalmente un monumento. Per le labbra eloquenti del suo nipote, Napoleone I ammira e consacra l'unità delJ.'Italia, dichiara che Roma le appartiene e che il potere temporale ha cessato d'esistere, che il principio di nazionalità deve riorganizzare l'Europa, che le libertà civili e politiche sono indispensabili alle moderne società 'ecc. ~ecc. A noi giova che la dinastia Napoleonica s'identifichi vieppiù con queste dottrine, e noi non possiamo che far plauso ad esse, qualunque sia l'1imbarazzo in cui le parole del Vice Presidente del Consiglio Privato mettono necesssariamente gli organi ufficiali ed ufficiosi del Governo. A questo proposito farò osservare a V. E. che il Moniteur non ha né riprodotto il discorso del Principe Napoleone, né fatto alcun cenno di esso, e che il Constitutionnel ne omise gli squarci più importanti, specialmente quelli in cui dichiara che l'alleanza austriaca non sarà mai una politica francese, e quelli che contengono la minuta scritta di mano di Napoleone I del rapporto che precede il decreto che distrusse il potere temporale del Papa.

Malgrado queste precauzioni, e benché sia noto che il Principe Napoleone non esprime nei suoi discorsi che le sue opinioni personali, l'effetto delle sue parole sarà considerevole; gli stretti rapporti che lo uniscono al Capo del Governo, la sua qualità di Vice Presidente del Consiglio di Stato danno importanza ai suoi giudizii, e faranno sì che il suo discorso abbia una certa influenza sul partito liberale in Francia ed in Europa.

Il Duca di Persigny è pure com'è noto uno dei più notevoli personaggi dell'Impero uno di quegli uomini che videro in ogni tempo nella dinastia Napoleonica il simbolo e lo strumento d'ogni progresso civile e politico. Senza av:ere alcuna missione, egli si recò a Roma, ossia, come lo dichiara egl!i stesso, egli assunse spontaneamente la missione d'andare a Roma a studiare la questione romana. Con una franchezza che aborre da ogni fraseologia dip,lomatica, il Duca di Persigny dichiara che Roma è occupata da una fazione radic~almente ostile all'Impero Napoleonico ed alla Francia, che questo partito è profondamente odiato dalla popolazione romana, che non attende che il richiamo dei soldati francesi per rovesciare il potere temporale. Malgrado ciò egH non crede che Roma possa essere r1iunita all'Italia. Roma la città delle grandi memorie classiche e religiose non appartiene né ai Romani, né agli Italiani ma a tutta l'Europa, al mondo intiero: questa considerazione basta perché il Duca di Persigny cerchi la soluzione non neUa distruzione del potere temporale, ma nella sua trasformazione. I Romani dovrebbero secondo lui essere ad un tempo sud

lO

diti del Papa e cittadini Italiani: il Governo romano dovrebbe divenire uno dei governi più liberali d'Europa, il Papa intendersi coll'Italia, e colla Francia, sull'esecu2lione della Convenzione del 15 Settembre, a questo patto l'Italia dovrebbe rinunciare ad ogni sua pretesa su Roma, ed il Papato sarebbe riconciliato colla civiltà.

Benché così divrergenti sulla soluzione della questione romana il Principe Napoleone ed il Duca di Persigny concordano nel parlare colla più vriva simpatia dell'unità italiana. Per questo aspetto essi hanno reso entrambi un gran servizio alla nostra causa. Né l'uno né l'altro esprimono il penstero del Governo Imperiale, né quello dell'Imperatore, ma siccome la soluzione stessa della questione romana dipende dad. progressi della causa dell'unità i'taliana nell'opinione pubblica, queste manifestazioni dei due personaggi che stanno sui gradini del trono avranno servito a giovare indirettamente alla causa d'ItaMa.

(l) -Cfr. Serie I, vol. V, n. 713. Il d. 5 non è pubblicato. (2) -Non pubblicato.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, ALL'ONOREVOLE VEGEZZI (l)

(Ed. in L V 8, pp. 31-35)

Torino, 22 maggio 1865.

La S. V. Illustrissima è incaricata dal Governo del Re di proseguire le trattative iniziate colla Santa Sede per provvedere alle Sedi vrescovili vacanti nel Regno. Ella si atterrà in quei negoziati alle unite istruzioni deiliberate dal Consiglio della Corona. Ho pi,ena fiducia nella sua saviezza e nella sua sperimentata sagacia per il compimento di sì importante missione, e fo voti perché la medesima possa riuscire al risultato che è egualmente nel desiderio così del Re e del suo Governo come della S. Sede.

• -Si deliberano le istruzioni (in data 22 Maggio) definitive al Comm. Vegezzi intorno alle cinque questioni capitali che si sono sollevate nelle trattative iniziate dal Pontefice per il ritorno dei vescovi assenti dalle loro Sedi, e la provvista delle Sedi vacanti. Le deliberazioni hanno luogo all'unanimità dei presenti (mancano Angioletti e Vacca) ad eccezione di quelle vertenti. l. --Sul numero di vescovi nuovi da nominarsi intorno al che fanno le loro riserve Lanza, Natali, Jacini e Sella.

2. -Sul giuramento dei vescovi intorno al che Lanza crede che per evitare il pericolodi mandar a monte le trattative converrebbe per ciò che riguarda le province ex-pontificie limitarsi ad esigere una dichiarazione generale di obbedienza alle leggi dello Stato.

Sui discorsi politici che si potessero promuovere dalla Corte pontificia crede il Ministro J acini che l'inviato del Governo debba lasciare intravvedere la possibilità, salvo a riferirsi al Governo, che ad importanti concessioni politiche che avviino alla realizzazione del programma nazionale si possa rispondere con importanti concessioni nel senso di maggior libertà della chiesa. Ma gli altri Ministri allo stato attuale delle trattative credono più conforme alla dignità del Re e dell'Italia, e più utile aila cosa stessa, che l'inviato del Re si limiti per ora a prender nota dei discorsi politici che gli potessero essere fatti, ed a riferirne immediatamente al Governo •.

ALLEGATO

ISTRUZIONI

Torino, 22 maggio 1865.

Il Consiglio della Corona dopo i più maturi esami e discussioni ha determinato di dare a lei, a seconda eziandio del ben giusto suo desiderio, le norme alle quali ella vorrà esattamente attenersi nel trattare e concertare gli accordi in corso colla S. Sede in seguito all'autografo diretto da Sua Santità alla Maestà del Re in data del 6 marzo ultimo passato (1).

Gli oggetti sui quali debbono cadere codesti accordi sono principalmente questi cinque:

Il ritorno dei Vescovi che sono lontani dalle loro sedi.

L'ammissione dei Vescovi preconizzati prima di queste trattative.

La nomina alle altre sedi vacanti.

L'exequatur alle bolle di nomina.

Il giuramento da prestarsi dai nominati.

Intorno a ciascuno di questi oggetti l'incaricato dal Governo del Re terrà queste norme:

Del ritorno dei Vescovi lontani dalle loro sedi:

Io Il Governo del Re consente l'accordo del ritorno in massima generale. 2o Deve però distinguere i Vescovi dal ritorno dei quali non teme che possano sorgere inconvenienti, da quelli il ritorno dei quali darebbe luogo a disordini od inconvenienti gravi, che vedonsi designati nelle note rimesse a lei. 3o Il Governo è disposto a consentire il ritorno dei primi, purché si faccia separatamente, successivamente, in modo per quanto si possa insensibile; inoltre si determini sin d'ora nominalmente l'ordine del ritorno, o si prenda accordo che quest'ordine sarà designato o dal Governo, o dalla S. Sede la quale però ne darà previo avviso al Governo; in fine rimanga inteso, in quella guisa che parrà migliore, che coloro i quali non ritorneranno potranno incorrere nella decadenza comminata dalle leggi canoniche.

4. -Riguardo ai Vescovi dal ritorno dei quali si teme che possano nascere disordini o perturbazioni: si designeranno : si prenderanno da ambe le Alte parti le informazioni, che si crederanno opportune, e comunicandosi i risultamenti si verrà a successivi concerti collo scopo per quanto sia possibile di procurarne il ritorno. 5. -L'incaricato concerterà le altre minori condizioni e modalità del ritorno in quella maniera che potrà venire accetta alla S. Sede, e sarà ravvisata da lui prudenziale.

Dei preconizzati prima delle attuali trattative:

6. Il Governo del Re non può accettare la nomina * di Mons. Ballerini alla sede di Milano, né ad altra sede d'Italia * (2).

7. E' disposto ad ammettere gli altri preconizzati prima delle presenti trattative cioè prima di marzo 1865, salvo l'osservanza dell'exequatur e del giuramento.

8. -Avendosi appaganti riscontri sul preconizzato in marzo 1865 acconsentirà eziandio alla sua ammissione. 9. -Il Governo ravvisa opportuno, che l'ingresso dei preconizzati nelle diocesi rispettive abbia luogo successivamente e distintamente; e che sia riservato in ulti

mo l'ingresso dei preconizzati a Bologna, ed a Loreto, e non prima che esso siasi assicurato, che non possano temersi gravi perturbazioni.

10. Gli ammessi, che avuto l'ordine dalla S. Sede non andassero alle loro sedi, possono incorrere nella decadenza che sia dalle leggi canoniche stabilita.

Delle nomine alle sedi vacanti.

11. In ordine alle altre sedi vacanti il Governo è disposto a consentire solo la nomina alle seguenti sedi: Torino, Alessandria, Aosta, Asti, Cuneo in Piemonte; Sarzana in Liguria;· Sassari, Alghero in Sardegna; Milano, Como in Lombardia; Arezzo, Livorno, Pistoia, Prato in Toscana; Amalfi, Capua, Aquino, Gerace, Lecce, Potenza nel Napoletano; Catania, Messina, Girgenti, Noto in Sicilia.

Per atto di speciale riguardo alla persona del S. Padre, quando così desideri, consentirà il Governo alla nomina per le sedi di Sinigaglia nelle Marche e di Modigliana in Toscana.

12. -Il Gov·erno non può acconsentire alla nomina ad altre sedi. 13. -L'incaricato presenterà a nome del Governo la lista delle nomine da farsi; per stabilire queste liste egli ha le più ampie facoltà di prendere tutti quei concerti che giudicherà opportuni.

DeWExequatur.

14. -Il Governo del Re non può accordare dispensa dall'exequatur richiesto dalle leggi del Regno. 15. -Sarà perciò necessario che ciascuno nominato trasmetta la bolla di sua nomina, e ne chieda la esecutorietà al Governo. 16. -Le modalità della trasmissione e della domanda di exequatur si potranno concertare nei modi che riescano più commodi.

Del giuramento.

17. Il Governo del Re non può dispensare dal giuramento nella formola generalmente adottata per il Regno, e debbe esigerlo da tutti, cioè tanto dai preconizzati che verranno ammessi in seguito a questi accordi, quanto dagli altri nuovi eletti (1).

Norme generali.

18. -Si debbe procurare per quanto possibile che l'accordo comprenda tutti gli oggetti caduti in discussione, ed in divergenza. 19. -Quando non si potesse conseguire il concordio su tutti gli oggetti sopradetti, potrà l'incaricato pigliare accordi parziali sur uno, o su altro degli oggetti medesimi, o su parte di alcuno, ed avviarne l'esecuzione, purché il concordio parziale non leda, non offenda gli altri punti che rimanessero sospesi, o non composti.

Serbate queste norme l'incaricato dal Governo del Re potrà conchiudere senza bisogno di autorizzazione ulteriore.

« Dans !es Conseils des Ministres qui se tinrent sur !es instructions à donner à Vegezzi pour la 2ème phase de sa mission, Lanza et Jacini, désirant beaucoup que les Négociations aboutissent, voulaient qu'on cédàt mème sur le serment. Le Général ne voulut pas; il montra la diplomatie reconnaissant et proclamant elle-mème que sur ce terrain, celui de la souveraineté, nous ne pouvions pas céder; et il ajouta que dans sa conviction, cela ne nuirait pas à un accord. Rome est plus près de céder, selon lui, qu·on ne Ie crolt. 11 laisse deviner quelque confiance qu'en échange de ces concessions spirituelles Rome fera à présent ou plus tard des concessions politiques, mais ce point est mystérieux ».

(l) Cfr. ACS, Verbali delle deliberazioni del Consiglio dei Ministri dal 12 giugno 1861 al 30 maggio 1867, deliberazione n. 173 in data 22 maggio 1865:

(l) -In realtà del 10 marzo, cfr. Serie I, vol. V, n. 608. (2) -In LVB «del preconizzato alla sede di Milano •·

(l) Cfr. il seguente brano di un appunto di Blanc, datato 22 maggio (Carte Blanc):

13

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in Carteggi Nigra, pp. 114-115)

L. P. Parigi, 22 maggio 1865.

Mi valgo d'un'occasione sicura per darle qualche notizia che non posso mandarle per la posta.

I Ministri non celano la loro irritazione pel discorso pronunciato dal Principe Napoleone. Essi condannano altamente quanto il Principe disse sulle libertà interne, sulle idee religiose di Napoleone I, sul potere temporale, e sulla dottrina di Monroe relativamente all'America. Gli danno carico soprattutto di non aver pronunziato il nome di Napoleone III. In consiglio fu proposto che s'inserisse nel Moniteur un articolo per sconfessare ,le asserzioni del Principe, ma l'Imperatrice si oppose, e fu deciso che il Moniteur non farebbe menzione del discorso, salvo ad attendere gli ordini dell'Imperatore.

L'Imperatrice del resto si occupa molto degli affal'i della Reggenza, dà molte udienze, presiede il Consiglio dei Ministri, e mostra un'attività, che è molto commendata, nel disimpegno delle sue nuove funzioni.

L'Imperatore non è aspettato che verso il 4 o il 5 del mese venturo.

La missione Vegezzi continua a preoccupare la pubblica attenzione in Francia. Io serbo a questo riguardo la massima riserva. Non ho nulla da aggiungere a quanto mi disse il Signor Drouyn de Lyuys intorno alle istruzioni mandate a Sartiges. Ma posso dirle l'opinione di Rouher; la quale è che è utiLe che si tratti e si conchiuda per la questione dei vescovati; ma che non si pigUno altri impegni. Secondo Rouher un accomodamento sulla questione dei vescovati facilita alla Francia il richiamo delle truppe. Questa è l'opinione sua.

Le notizie giunte d'America le quali recano la proclamazione di Johnson sulla prezzolata cattura di J,efferson Davis, e gli arruolamenti che si permettono contro il Messico, inquietano qui il Governo e gli uomini d'affari. Io spero che queste inquietudini sono esagerate. Diffatti ammesso anche che qualche banda raccolta agli Stati Uniti penetl'li nel Messico, se il Governo di Washington non le ajuta, ciò non costituirà un pericolo grave pel Governo Messicano. I Nord-Americani accostumati a guerreggiare muniti di tutto, a camminare sulle strade di ferro, ad essere ben nutriti, non potranno far gran cosa nelle vaste solitudini del Messico, e sono meno temibili dei seguaci di Juarez accostumati al paese ed alle privazioni. Ciò ben inteso, se il Gov,erno americano non dà ajuto agli invasori. D'altro lato mi pare difficile che il Governo Messicano voglia correre deliberatamente il rischio di rompere colla Francia.

La questione della firma della Convenzione telegrafica fu risolta secondo il nostro desiderio. Devo dire che fui ajutato sinceramente da Drouyn de Lhuys, e credo che i miei rapporti personali col Princ,ipe di Metternich abbiano anche giovato. Ho insistito presso Drouyn de Lhuys e presso Lord Cowley perché

appoggino efficacemente la stessa soluzione per la firma dell'atto del Danubio. Me l'hanno promesso, spero che riusciremo.

Mi congratulo per l'esito della so>ttoscrizlione del prestito, che sorpassò ogni nostra speranza. Del resto devo dirle che ogni giorno noi andiamo guadagnando nella pubblica considerazione. Ne pigli una buona parte per Lei, glielo dico non per semplice complimento.

14

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 167. Londra, ... (per. ore 23,59 del 23 maggio 1865).

Ayant communiqué à lord Russell que convention télégraphique était signée et que Gouvernement du Roi s'appretatt à soutenir ce second précédent pour Galatz S. S. me dit qu'après avoir murement réfléchi il ne pouvait pas transmettre nouvelle proposition à Vienne ayant essuyé déjà trop de réfus et qu'il ne nous aurait appuyé qu'après que France aurait pris l'initiative {1).

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IL MINISTRO A PIETROBURGO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 27. Pietroburgo, 24 maggio 1865 (per. L' l giugno).

Je regrette que les nouveUes politiques m'aient fait défaut pour un intéressant entretien avec le Prince Gortchakow. Il s'est borné à toucher quelques mots sur la mission de M. le Commandeur Vegezzi (2).

D'après des renseignements puisés à des sources dignes de foi, nous aurions renoncé au droit royal du placet, renonciation, à ses yeux, des plus graves et à laquelle ni la Russie orthodoxe, ni la France catholique ne sauraient se résoudre. Il comprendrait encore que les éveques de certaines Provinces fussent dispensés de preter serment de fidélité au Ro}, vu la position respective des parties contractantes, mais l'abandon du placet priverait, non sans danger. le pouvoir civil d'une de ses prérogatives les plus importantes: • Il est vrai, ajoutait-il sur le ton de la plaisanterie, que vous passez pour de grands pècheurs, et qu'un peu d'humilité doit contribuer à racheter vos fautes •.

La réserve m'était commandée dans une affaire d'une nature aussi délicate. Je me suis donc contenté de dire que, avec amis ou adversaires, nous

« A cet égard, je n'ai aucune donnée pour admettre comme exacte l'assertion de certaine Gazette, qu'il [Gorcakov] ait agi à Rome pour détourner le Pape de s'entendre avec Notre Auguste Souverain. Cette assertion partait probablement du point de vue qu'un règlement meme partiel, de la question Romaine, pourrait faire surgir celle de Venise. Or, il ne manque pas de personnes ici qui prétendent que cette question Vénitienne, si elle était remise sur le tapis, porterait aujourd'hui quelque dommage à la Russie •.

traitions toujours le front haut; mais qu'à ma connaissance rien n'avait encore été conclu avec Rome, et que nous n'aurions pas meme encore arreté définitivement quelles concessions il conviendrait d'accorder ou de refuser au sujet de la question des Evechés, la seule qui format l'objet des pourparlers dont le St. Siège avait pris l'initiative. Il convenait donc, avant de prononcer un jugement, d'attendre le résultat de ces négociations, d'un caractère exclushnement relig1eux -et réservées avec un so'in jaloux aux parties directement intéressées -et cela d'autant plus que le Gouvernement de Sa Majesté par ses antécédents honorables, offrait les plus sérieuses garanties. Tout en écartant des préventions systématiquement hostiles à un accord pour le règlement d'affaires ecclésiastiques, il saurait se montrer le gardien vigilant, et au besoin le défenseur habile, des droits de l'Etat et des intérèts nationaux.

Le Vice-Chancelier n'ayant pas insisté, je n'ai rien ajouté à ces observations, qui m'avaient paru appropriées à la circonstance. Seulement je me suis permis de faire quelques allusions à la brochure publiée, il y a peu de jours, par M. de Persigny, et dont les journaux donnaient un e~trait télégraphique. A ce propos, le Prince Gortchakow rappelait quel avait été en 1859 le désir de la Russie, à savoir celui de la formation, au Nord de la Péninsule, d'une Monarchie forte et prospère. Le Gouvernement Impérial voyait alors dans cette combinaison les meilleurs avantages, sans aucun des dangers comme ceux auxquels auraient pu nous exposer les événements de 1860. Il signalait, parmi ces dangers, celui de s'acheminer vers la république.

J'ai répondu que c'étaient là des considérations d'un ordre purement rétrospectif, et que d'ailleurs de semblables craintes devaient ètre aujourd'hui complètement dissipées, en présence de l'attitude des gouvernants et gouvernés, qui, depuis la constitution du Royaume d'Italie reconnu successivement par les nations les plus civilisées, avaient fait preuve de tant d'.esprit pratique, de modération, et de dévouement à notre glorieuse Dynastie, saluée partout avec acclamation.

Il m'a paru que S. E. ne voulait pas autre chose que remémol'er des faits politiques, en se plaisant à deviser à leur sujet. Etait-Elle peu:t-ètre sous le coup de quelque insinuation malveillante sur le transfert de la capitale? Quoi qu'il en soit, n m'a semblé opportun de lui tenir le langage que je viens de citer.

(l) -Su questo argomento cfr. il r. 241/92 da Londra del 24 maggio, non pubblicato. Del contenuto di questo telegramma fu data notizia a Nigra con t. 128 del 25 maggio. (2) -Si inserisce qui un brano del r. confidenziale 29 di Launay del 7 giugno:
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IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 171-172. Berlino, ... (per. ore 20,50 del 25 maggio 1865).

Il doit y avoir demain à la chambre des députés interpellation relartivement aux négociations d'un traité de commerce .entre Zollverein et ItaUe, que l'on déclare èt!e de la plus grande importance pour le commerce allemand. Bismarck y répondra en disant que le Gouvernement ttalien ne consentant à négocier que sur la base d'un trai,té formel, Gouvernement prussien doit avant tout faire les démarches nécessaires auprès des membres du Zollveréin pour obtenir leur consentement. En me faisant [part] de sa réponse projetée Bismarck m'a dit que s'étant décidé pour l'échange d'une dépéche avec nous plutòt que pour un protocole préliminaire, dans le but d'avoir point de départ dans les démarches auprès des états secondaires, désireratt que vous adressiez immédiatement dépèche portant que l'Italie ne consent à entrer en négociations [que] sur la base d'un traité formel. Si V. E. m'y autorise par télégraphe, je puis adresser immédiatement cette dépèche. Mais sur [qu',elle est] destinée à recevoir une grande publicité je désirerais connaìtre les termes précis dans lesquels la dignité du Gouvernement du Roi exige qu'elle soit rédigée (1).

17

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 126. Firenze, 25 maggio 1865, 01·e 23,35.

Vous pouvez adresser immédiatement à M. de Bismarck dépéche portant que ensuite du désir que la Prusse nous a témoigné d'améliorer rapports commerciaux entre Zollverein et Italie, Gouvernement du Roi lui donne assurance de la disposition où il est d'accorder à l'Allemagne le meilleur traitement possible. Le Gouvernemenrt du Roi r,egarde camme indispensable à tous les points de vue Que les accords commerciaux à intervenir consistent en un traité forme! que ratifieraient les membres du Zollverein; c'est une manière de voir dont nous ne saurions nous écarter. Sur oette base, nous sommes préts à entrer en négociations avec le Gouvernement prussien lorsque celui-ci croira pouvoir le faire.

18

L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 67. Madrid, 25 maggio 1865 (per l' l giugno).

Nella discussione del bilancio del Ministero di Stato il Deputato della Unione liberale Signor Alarcon interpellò il Ministero sul motivo per cui si lasciava una Legazione in Torino, mentre questa città aveva ceduto a Fivenze l'onore di essere la capitale d'Italia, e chiese che si mutasse la parola Torino in quella di Firenze. Si rallegrò poscia di vedere soppresso l'articolo della Legazione presso l'E'X Re di Napoli.

Il Ministro di Stato Signor Benavides rispose che l'Incaricato di Spagna in Torino aveva ricevuto un permesso per venire in Spagna, 'e che prima che spi

rasse il tempo concesso per questo congedo si deciderebbe ove avrebbe a recarsi. Sulla soppressione della Legazione presso l'ex Re di Napoli disse che come non eranvi affari da trattar~e il Rappresentante di Spagna presso la Santa Sede poteva rappresentare pure il paese presso l'ex Re, sopprimendosi per conseguenza non la rappresentanza ma la Legazione.

Io già aveva pveveduto ,tale risposta del Ministro di Stato, e sia per telegrafo che con rapporto poHtico (l) aveva avuto da più giorni 1l'onore di farla conoscere all'E. V.

Non credo però di troppo abbondare trasmettendo qui unito a V. E. il sunto ufficiale dei discorsi pronunciati in siffatta occasione dal Deputato interpellante e dal Ministro alle Relazioni Esteriori (2).

(l) Con r. 5 del 24 maggio Barrai comunicò che il linguaggio dei giornali prussiani esprimeva unanimemente il desiderio di veder infine scomparire gli ostacoli a nuove relazioni commerciali con l'Italia.

19

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in Carteggi Nigra, pp. 115-116)

L. P. Parigi, 25 maggio 1865.

L'Imperatore ha telegrafato oggi da Algeri che manderebbe un ufficiale d'ordinanza con due lettere, una per l'Imperatrice ,ed una pel Principe Napoleone. Entrambe queste lettere si riferiscono al discorso d'Ajaccio, di cui l'Imperatore ebbe comunicazione solamente il 21 corrente. Il Principe difatti spedì il discorso da Ajaccio colla • Gioire • la quale arrivò ad Algeri il 19; ma l'Imperatore era in corsa e non tornò ad Algeri che il 21.

Ieri vi fu alle Tuileries uno scambio di spiegazioni tra l'Imperatrice e H Pl'incipe. La conversazione durò più d'un'ora; ma naturalmente non poté essere conchiudente, perché non si conosceva l'impressione dell'Imperatore né si potevano presumere le sue determinazioni. Il Marchese di Gallifet che porterà la lettera dell'Imperatore arriverà a Parigi domani col convoglio delle 6 del mattino o con quello delle 6 pomeridiane. Né l'Imperatrice né il Principe, né i Ministri sanno il contenuto delle lettere, dimodoché vi è una certa inquietudine nel loro spirito. Il più probabi,le si è che l'Imperatore farà inserire nel Moniteur una disapprovazione del discorso del Principe. Non credo che si p.I'endano misure più gravi. Ma anche q_uesta sola misura avrà una gravità considerevole il cui carattere non Le sfuggirà certamente. Il Nunzio, e gli Ambasciatori d'Austria e di Prussia hanno l'intenzione di rompere ogni rapporto col Principe Napoleone e d'astenersi per l'avvenire di farsi inscrivere o di comparir,e al Palais Royal, come ha fatto l'Ambasciatore di Russia dopo il discorso del Principe sulla Polonia di duJe anni fa. So positivamente che il Conte Goltz ha domandato al suo Governo l'autorizzazione di agire a questo modo. La risposta di Berlino

non è ancora giunta. Il Conte Goltz è soprattutto esacerbato da quanto il Pdncipe disse sulla condotta della Prussia verso Napo:leone I, condotta che Sua Altezza Imperiale tacciò di slealtà. Gli Ambasciatori e il Nunzio hanno avuto un istante l'idea di fare un passo collettivo presso Drouyn de Lhuys; ma oggi quest'idea pare abbandonata e probabilmente ciascuno di essi si limiterà a dire al Ministro degli affari esteri, isolatamente, che per l'avvenire si asterranno da aver rapporti col Principe.

Avrò cura di tenerla al fatto di questi gravi incidenti, sia per telegrafo, sia per lettera.

Sto riunendo gli elementi per farle una relazione sullo sciopero degli operaj di Parigi. Posso dirle fin d'ora che le cause principali di questo movimento sono tre, cioè: l) la tendenza degli operaj verso le dottrine sociali, frutto delle dottrine socialiste che han preceduto il moto del 1848 in Franda; 2) un rincarimento nel pane e nella carne; 3) la legge del 1864. Quest'ultimo punto abbisogna di qualche spiegazione. Prima del 1864 1le coalizioni degli operaj aventi per eff,etto lo sciopero, erano punite come delitti. L'anno scorso l'Imperatore, animato dal pensiero di migliorare la posizione degli operaj, volle fornir loro i mezzi di poter liberamente discutere le condizioni dei loro rapporti coi padroni, e fece propome la legge sulle coalizioni che fu votata. Secondo questa legge gli operaj possono, senza essere imputati di delitto, intendersi fra loro pacificamente sulla questione dei salari e delle ore di lavoro 'e discutere i loro interessi coi padroni. Gli operaj approfittarono largamente di questa concessione, e gli scioperi si vanno succedendo. Finora il caratte11e degli scioperi è pacifico e lega~e. ed è a sperare che non si muti. Tuttavia la frequenza di questi fatti inspira naturalmente nel Governo una certa inquietudine. Sarebbe invero deplorabile che gli operaj, sconoscendo il beneficio che l'Imperatore procurò loro, si servissero della legge per promuovere imbarazzi al Governo. Giacché nessun Governo in Francia si preoccupò mai così vivamente, come quello dell'Imperatore, del modo di migliorare le condizioni delle classi basse.

P. S. -La ringrazio molto della sua lettera molto interessante del 21 corrente.

(l) -R. 66 del 18 maggio, non pubblicato. Con d. 5 del 26 maggio La Marmora comuniCo a Cavalchini: « L'assenza del Signor Zarco del Valle in occasione del trasferimento del Corpo Diplomatico da Torino a Firenze non mi pare del resto tal fatto da dover essere argomento di alcuna preoccupazione in Italia"· (2) -Non si pubblica.
20

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 174. Londra, 26 maggio 1865, ore 17 (per. ore 20,55).

Agent secret assure que Mazzini depuis trois ou quatl'e jours est parti pour le continent et les bruits sur le mauvais état de sa santé (l) étaient répandus à dessein. Ayant demandé officieusement à la police de vérifier cette nouvelle elle s'y est r'€fusée; je vous préviens pourtant de ces faits pour que vous preniez vos précautions.

(l) Comunicate da Maffei con t. 161 del 21 maggio, non pubblicato.

21

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in Carteggi Nigra, pp. 117-118)

L.P.R. Parigi, 26 maggio 1865.

Il Marchese di Gallifet, ufficiale d'ordinanza dell'Imperatore, giunse stamane a Parigi col convoglio di Marsiglia delle 6. Portò una lettera all'Imperatrice ed una al Principe Napoleone. Quest'ultima è molto severa. L'Imperatore espone la penosa impressione da lui provata nel leggere il discorso pronunziato dal Principe ad Ajaccio. Disapprova l'interpretaz,ione data agli atti dell'Imperatore Napoleone I, condanna l'evocazione di sentimenti d'odio che non sono più de' tempi nostri. Dice che Napoleone I aveva per regola di mantenere una disciplina severa, prima nella sua famiglia e poi nel suo Governo, inguisaché non vi era che una azione ed una volontà. Conchiude che oramai si atterrà alla medesima condotta. Nella lettera all'Imperatrice è contenuto l'ordine di far inserire nel Moniteur quella diretta al Principe. È molto probabile che quest'ordine sarà eseguito; giacché l'Imperatrice non vorrà pigliar sopra di sé di sospendere una riiSOluzione dell'Imperatore. Tuttavia so che si preSentarono all'Impm·atr.ice delle osservazioni sulla convenienza di sospendere la pubblicazione della lettera. È evidente che dopo una pubblicazione di questa natura H Principe potrà difficilmente rimanere alla Vice Presidenza del consiglio privato (1).

Non aggiungo al·tro per oggi, giacché molto probabilmente quando questa lettera Le giungerà, il telegrafo Le avrà di già portato il testo della lettera imperiale.

22

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 7. Berlino, 27 maggio 1865 (per. il 30).

Aussitòt après la réception du télégramme d'avant-hier de V. E. (2) relatif à l'importante affaire de notre futur Trai.té de Commerce avec le Zollverein, je me suis empressé de rédiger une note au Président du Conseil dans le sens des instructions qui m'avaient été transmises, et dont ei-joint se trouve la copie. Pour témoigner au Comte de Bismarck la confìance que nous mettions dans ses bonnes dispositions à notre égard et qui réeHement ne sauraient etre meilleures,

je suis allé lui donner lecture de ma note avant de lui en faire l'envoi officiel; et c'est sur sa demande qu'en faisant mention du meilleur traitement que l'Italie était disposée à accorder à l'Allemagne, j'ai ajouté: sur le pied de la nation la plus favorisée et rentrant dans le système des Traités passés avec la France et la Belgique. Au reste M. de Bismarck a trouvé la communication de cette Légation tout à fait appropriée aux circonstances du moment, et va immédiatement s'en servir comme d'un point de départ dans les démarches officielles que ses Agents seront prochainement chargés de faire auprès des Gouvernements secondaires. M. de Bismarck m'a dit que déjà avant-hier il avait écrit par le télégraphe aux Ministres Prussiens pour les inviter à faire connaitre aux différents Ministres des Affaires Etrangères que, l'Italie ne consentant à négocier une Convention Commerciale que sur la base d'un Traité formel tel que ceux passés avec la France, la Belgique et l'Anglet,erre, le Gouvernement Prussien avait cru devoir les prévenir confidentiellement de cette intention arretée du Gouvernement Italien, en attendant qu'il les mit prochainement et officiellement en demeure de se prononcer à cet égard. C'est pour justifier l'envoi de ces instructions parties antérieurement à la note de oette Léga:tion, que

M. de Bismarck m'a prié de donner à cette dernière la date du 22 au lieu du 26 que j'y avais mise.

Il n'est pas douteux qu'à la prem1ere rumeur qu'ils auront entendue sur l'intention du Cabinet de Berlin de négocier au nom du Zollverein une Convention commerciale av,ec l'Italie et sur la condition sine qua non que nous mettons à sa conclusion, il n'est pas douteux, dis-je, que les Gouvernements secondaires se soient immédiatement adtessés à Vienne pour savoir ce qu'ils ont à faire et prendre le mot d'ordre dans la résistance servile, que au mépris des intérets vitaux de l'Allemagne ils vont tout d'abord essayer d'organiser. Mais heureusement ils devront compter sérieusement avec l'opinion publique qui s'élève avec une énergie toujours croissante contre c•ette espèce de barrière absurde que des passions aveugles soufflées par l'Autriche tentent encore de maintenir entre deux peuples que des sympathies et des intéréts communs rapprochent. Le courant dans ce sens est tellement fort, il s'est produit dans les Parlemenrts aussi bien que dans les Chambres de Commerce de toute l'Allemagne avec une telle unanimité, une telle violence, qu'il y aurait imprudence de la part de Gouvernements déjà si 'impopulaires de ne pas y céder. D'un autre c6té la Prusse pro:fondément irritée dans ce moment des manoeuvres aussi adroites que perfides employées par l'Autriche pour faire avorter ses projets annexionnistes dans les Duchés, mettra bien positivement tout en oeuvre pour vaincre la résistance des Cours secondaires, et l'importance des intéréts politiques et commerciaux ·engagés dans la question, nous est un gage certain de l'ardeur qu'elle apportera à faire réussir son projet.

Malgré des symptòmes aussi favorahLes je n'ose encore me flatter de la certitude de voir se conclure un Traité auquel vtendrait s'ajouter forcément comme conséquence la reconnaissance du Royaume d'ltalie. Depuis que je suis en Allemagne j'ai pu me convaincre de la haine profonde que nous porte l'Autriche à commencer par l'Empereur, et du servilisme vraiment dégradant avec lequel des Etats soi-disant indépendants s'associent aux rancunes de la Cour de Vienne. Mais ce que je puis dire avec la plus entière certitude, et ce qui me donne une certaine confiancie dans l'avenir, c'est que jamais nous n'avons ·eu des chances plus favorables et que la Prusse sera d'autant plus sincère et plus énergique dans la pression qu'elle va exercer sur ses Confédérés, qu'elle y a en réalité un plus grand intérèt que nous.

Sur la demande que j'ai adressée à M. de Bismarck relativement à la durée que pourraient avoir les négociations, il m'a répondu: • Vous pouvez etr.e sur que les Etats secondaires ne se presseront pas de répondre, la consultation avec Vienne prendra du temps; mais sous l'action de la Presse nous les obligerons bien à parler ».

En prenant congé de M. de Bismarck je lui ai encore demandé de me tenir au courant des dispositions des différentes Cours Allemandes, ainsi que de leurs réponses, à mesur.e qu'elles viendraient à se produire; et comme il me l'a formellement promis je ne manquerai pas d'en informer immédiatement V.E.

P.S. -Je joins ici in extenso la réponse de M. de Bismark à l'interpellation Bunsen (1), dont je n'avais pu donner l'analyse dans ma dépèche d'hier (2) que sur des Notes prises à la Séance.

(l) -Con r. 191 del 27 maggio Nigra comunicò che il Moniteur aveva pubblicato la lettera dell'Imperatore al Principe Napoleone e che questi aveva dato le dimissioni da membro del Consiglio privato e da presidente della Commissione per l'Esposizione Universale del 1867. (2) -Cfr. n. 17.
23

L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 180. Londra, 29 maggio 1865, ore 14,55 (per ore 17,15).

Des rapports dignes de foi qui me parviennent d'un bureau de police privée que j'ai découvert, m'informent que Mazzini a été réellement absent pour une semaine. On m'a supposé qu'il a été à Gènes il est maintenant de retour et on l'a vu hier (3).

24

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 33. Berlino, 30 maggio 1865 (per. il 3 giugno).

Conformément aux instrucrbions renfermées dans la dépèche que V.E. a bien voulu m'adresser sous la date du 18 courant (4), je n'ai point manqué d'appeler l'attention de M. de Bismarck sur le fait tout à fait anormal que

constituerait dans les accords relatifs à la libre navigation du Danube, l'existence de deux Conventions séparées entre les Puissances signataires, et cela uniquement par une condescendance vris-à-vis de l'Autriche dont les susceptibilités sont tout à fait déplacées dans une affaire de ce genre. A l'appui de mes observations, j'ai cité les deux précédents qui avaient eu lieu à l'occasion du rachat du péage de l'Escaut, ,et plus récemment encore dans la Convention télégraphique signée à Paris, et où 11'Autriche n'avait point émis les prétentions qu'elle élève aujourd'hui à Galatz.

M. de Bismarck est dans un de ces moments où il comprend fort bien tout ce qu'ont parfois d'exorbitant les prétentions de l'Autriche, et il m'a répondu immédiatement qu'il enverrait à l'Agent Prussien à Galatz des instructions pour que moyennant une déclaration semblable à celle qui a été insérée dans le rachat du péage de l'Escaut, il ne soit dressé qu'une seule Convention pour l'acte de navigation du Danube (1).

P.S.-La Convention Douanière entre la Prusse et l'Autriche dont j'ai déja fait connaitre à V.E. les principales dispositions à été adoptée à une grande majorité par ·la Chambre des députés. Quant au traité de commerce entre la Prusse et la Belgique, il a été signé aujourd'hui et les ratifications s'en échangeront dans 15 jours. J'aurai soin d'adresser sous bande à V.E. le texte de ces deux Conventions qui ne peuvent manquer d'intéresser le Ministre du Commerce (2).

(l) -Non rinvenuta. (2) -R. 6, non pubblicato. (3) -Cfr. il rapporto s. n. di Maffei a Cerruti del l" giugno, non pubblicato, contenente più estese notizie circa l'attività di Mazzini. (4) -Non pubblicato.
25

IL MINISTRO A BERNA, CARACCIOLO DI BELLA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 185. Berna, 1 giugno 1865, ore ... (per. ore 18,35).

n me revient de très bonne source qu'on attend Garibaldi ces jours a Rheinfelden en Argovie. M. Struve démagogue de 1848 maintenant hOtelier y fait préparatif pour le recevoir avec éclat. Chargé d'affaires de France en a informé son Gouvernement.

« Il [Gorcakov] continuait à qualifier d'illogique l'opposition du Cabinet de Vienne, dans le cas surtout où elle devrait se maintenir à Galatz d'une manière si contraire aux procédés observés à Bruxelles, et tout récemment à Paris. Ce serait un véritable • enfantillage », mais en présence d'une telle obstination, la Russie ne saurait s'exposer à de nouveaux refus. Jusqu'ici, ni la France, ni l'Angleterre, n'avaient fait de nouvelles démarches dans le sens de notre combinaison.

Je n'avais pas l'instruction d'insister davantage. Le Vice-Chancelier d'ailleurs laissait assez entendre qu'il ne se souciait point de se mettre en avant. Mais je crois toujours qu~ la Russie voterait en notre faveur, si la France et l'Angleterre posaient nettement la question dans les conférences, à Galatz ou à Constantinople •.

(l) De Launay comunicò con r. 16, Pietroburgo 7 giugno:

(2) Un estratto in italiano di questo rapporto è edito in LVB, pp. 307-308.

26

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, È AGLI INCARICATI D'AFFARI AD AMBURGO, GALATERI DI GENOLA, E A FRANCOFORTE, RATI OPIZZONI

(Ed. in LV 8, pp. 190-193)

D. (1). Firenze, 2 giugno 1865.

Comme Vous le savez, * les rapports commerciaux ·entre l'Italie et l'Allemagne sont réglés par le traité de Commerce et de Navigation conclu entre la Sardaigne ·et le Zollverein le 23 juin 1845 légèrement modifié par les Conventions additionnelles du 20 Mai 1851 e du 28 Octobre 1859. * (2) L'Allemagne ne jouit * donc * pas sur le marché italien des avantages assurés à la plupart des Etats Européens par nos traités les plus récents bien qu'elle ait au moins autant d'intérét que l'Italie à l'établissement réciproque entre les deux pays de relations commerciales conformes aux progrès du droit conventionnel économique en Europe.

Dans le but de mettre un terme, autant qu'il dépend de lui, à cet état de choses, le Cabinet de Berlin nous a fait dernièrement des ouvertures pour la négociation d'accords commerciaux entre les deux Etats. Le Gouvernement du Roi y a répondu en témoignant les meilleures dispositions et en déclarant qu'il ne tiendraH pas à lui que des stipulations propres à assurer le plus large développement possible des intéréts commerciaux des deux pays ne fussent arrétés entre la Prusse et l'Italie.

Toutefois la situation respective de l'Italie et de la majeure partie des Etats membres du Zollverein étant irrégulière et présentant par cela méme des obstacles d'une nature exceptionneUe, les deux Gouvernements ont diì d'abord traiter en voie préliminaire de la forme à donner aux accords éventuels à intervenir.

On eut à examiner divers modes de procéder. L'un de ces modes eiìt-été que les Gouvernements de Florence et de Berlin établissent de fait par un simple protocole, un modus vivendi entre l'Italie et le Zollverein.

Mais cette forme d'arrangement ne pouvait pas étre considérée par le Gouvernement du Roi comme convenable à l'égard d'Etats qui ne reconnaissent pas l'Italie * et le P.arlement, à qui l'arrangement eiìt diì étre soumis, se serait indubitablement refusé à l'admettre dans de telles conditions *.

On ne pouvait pas davantage s'arréter à un autre procédé qui eiìt consisté à conclure un traité avec la Prusse agissant en son nom seulement, traité dont les avantages, au moyen d'une combinaison de certificats d'origine à déterminer, auraient été appliqués au fur et à mesure en Italie à chaque Etat du Zollverein qui eiìt accedé en due forme au traité, pendant que l'Italie attendrait pour jouir de ces mémes avantage sur le marché Allemand, l'adhésion de tous les Etats du

Zollverein. Ni la dignité ni les intérets de l'ltalie ne permettaient au Gouvernement du Roi de stipuler des accords de cette natur,e, * qui, pas plus que celui dont il vient d'etre question, n'auraient eu de chances d'ètre approuvés par le Parlement. *

Il ne restait donc qu'à s'occuper de la conclusion d'un traité formel rauquel adhéreraient en bonne et due forme tous les Etats membres du Zollverein et qui ne pouvrait devenir exécutoire, de part et d'autre, qu'après les ratifications des Souverains de ces Etats.

Le Cabinet de Berlin, en effet, a paru apprécier l'importance des raisons qui nous déterminaient à regarder ce mode de procéder comme le seui admissible et nous a exprimé loyalement et spontanément son intention d'user de son influence légitime auprès de ses Confédérés de l'Union douanière pour écarter les obstacles que leur attitude politique oppose à l'établissement d'accords commerciaux entre l'Italie et le Zollverein sur la base indiquée.

En conséquence, et pour reconnaitre les bonnes dispositions du Cabinet prussien, le Gouvernement du Roi a autorisé M. le Comte de Barrai, à déclarer à S.E. M. de Bismarck qu'il étai~t pret à accorder à l' Allemagne le traHement de la nation la plus favorisée, fondé sur le principe d'une parfaite réciprodté et rentrant dans le système des traités passés avec la France 1et la Belgique; qu'il regarde comme indispensable à ~tous les points de vue, que les accords à intervenir consistent en un traité formel que ratifieraient tous les membres du Zollverein; et que sur cette base, mais sur cette base seulement, il ~est tout disposé à conclure avec le ZollVlerein (l) des Conventions Commerciales que dans l'intéret de l'Allemagne comme de l'Italie il sera heureux de voir aboutir.

Vous remarquerez, M. 1e Ministre, qu'en posant la question dans oes termes, le Gouvernement du Roi n'a point entendu demander la reconnaissance du Royaume d'Ita<lie de la part des Etats Secondaires (2) du Zollver~ein, comme condition préliminaire des négodations commerciales à suivre avec la Prusse. Dans no,tre pensée, il appartenait exclusivement à cene-ci de choisir et d'employer les moyens nécessaires pour que le traité à conclure sur la base convenue put devenir exécutoire. Du reste nous nous ~en remettions entièvement au Gouvernement prussien du soin d'apprécier jusqu'à quel point il pouvait ou devait selon le droit et l'usage allemand agir dès à présent au nom de ses Confédérés, ou se concerter d'avance av,ec eux.

C'est par suite de cette résolution prise par le Gouvernement du Roi de se borner en tout ceci à répondre de la manière la plus satisfaisante possible à l'initiative de la Prusse * sans en prendre aucune à son tour, * que je me suis abstenu de vous charger (3) d'aucune démarche à ce sujet, et je dois à cette occasion vous prier, M. le Ministre, de continuer à Vous comporter de manière à faire sentir que le Gouvernement du Roi attache à la reconnaissance du Royaume d'Italie de la part des autres Etats une valeur exactement proportionnelle à l'empressement et aux sentiments de cordialité qu'ils peuvent y mettre.

Sur ces ,entr,efaites S.E. M. de Bismarck vient d'avoir l'occasion de déclarer à la Chambre des Députés de Berlin, que dans la situation actuelle, telle qu'elle est déterminée par les explications échangées par lui avec nous (l) il n'y a pas d'autres empèchements à l'établissement de bonnes relations commerciales entre les deux pays que ceux que peut présenter la constitution particulière du Zollverein; il a ajouté qu'en conséquence il se croyait en devoir de négocier sans retard avec les Gouvernements des Etats Secondaires (2), des quels il dépend actuellement d'affranchir, selon l'expression très juste de S.E. M. de Bismarck, les rapports commerciaux des deux pays des dommages que leur porte 'l'état de choses actuel.

En attendant le résultat, quel qu'il soit, des démarches du Cabinet de Berlin auprès des Etats Secondaires, je tiens, Monsieur , à ce que vous régliez votre conduite (3) sur les informations qui précèdent, et dont le point capitai est que l'Italie ne prend aucune part, ni directe, ni indirecte, aux tentatives que fait en ce moment la Prusse dans l'intéret surtout de l'Allemagne, pour amener ses Confédérés de l'Union douanière à des dispositions qui n'excluent pas la ratifìcation du traité éventuel dont il est question.

* (Pour Carlsruhe) P.S. -Je Vous accuse réception de Votre dépèche Confidentielle N. XXXIX ,et de Votre lettre particulière du 12 Mai * (4).

(l) -Il dispaccio venne inviato a Carlsruhe col n. 20, a Francoforte ed Amburgo col n. 16. (2) -I brani fra asterischi sono omessi in LV8. (l) -In LVB c avec la Prusse •. (2) -La parola c secondaires > è omessa in LV8. (3) -Nella copia inviata ad Amburgo, invece di " vous charger •• « faire faire •·
27

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE S.N. Parigi, .2 giugno 1865 (per. il 5).

Il Governo Francese, preoccupandosi dell'esecuzione delle CJlausole della Convenzione del 15 Settembre, ha fatto in questi ultimi giorni alcuni passi, di cui ho l'onore di render conto all'E.V. ,in via confidenziale.

Anzitutto il Governo francese fec.e comprendere ,al Governo Pontificio

(senza però ricorrere, a quanto credo, ad una comunicazione ufficiale) che era

pronto a mettere al servizio della Santa Sede i suoi buoni uffizii, ,i suoi mezzi,

e la sua esperienza per l'organizzazione d'un corpo di truppa composto di volon

tarii cattolici esteri, conformemente al disposto della Convenzione (5). La

Francia avendo da lungo tempo una legione estera organizzata regolarmente,

sarebbe stata in caso di fornire al Governo Pontificio direzioni e consigli appog

giati ad una già lunga esperienza.

« Il Generale espresse a Malaret una certa sorpresa che nel tempo stesso in cui il Papa si ravvicina a noi, il Governo francese abbia creduto di tirar fuori la questione delle forze cattoliche da reclutare per lui. Egli ravvisa in ciò un manque de tact ». (Carte Blanc~.

M'affretto a dire che il Governo Pontificio si sarebbe finora limitato a rispondere che, ove le clausole della Convenzione fossero state scrupolosamente eseguite dalle Parti Contraenti, non si sentiva in Roma il bisogno d'aumentare con un corpo di truppe estere al soldo di Sua Santità il numero delle truppe attualmente assoldate; che cioè le truppe attualmente al serv,izio della Santa Sede sono considerate come sufficienti a mantenere l'ordine e l'autorità del Pontefice, anche dopo la partenza della guarnigione francese, se s'impedirà ogni invasione dalla frontiera e non si promuoverà una rivoluzione all'interno.

Ma prima che queste disposizioni del Governo Pontificio fossero conosciute a Parigi, S.E. il Signor Drouyn de Lhuys aveva domandato ai Governi d'Austria e di Baviera se erano disposti, nell'eventualità che la Santa Sede organizzasse una Legione Straniera in conformità e nei termini della Convenzione, a permettere nei loro stati rispettivi l'arruolamento ed a controllare questa operazione in guisa che si escludessero dall'arruolamento gli elementi cattivi e pericolosi, e non vi si ammettessero che gli utili e i buoni.

Il Governo Austriaco dichiarò anzitutto che si presterebbe, entro i limiti di quanto è permesso dalle leggi, ~ad ogni facilitazione a questo riguardo, ma domandò alla sua volta se non fosse il caso di stipulare, d'accordo cogli altri Stati Cattolici, ove si assolderebbero le truppe, alcune guarentigie che avessero per effetto d'aumentare il valor'e morale di questo fatto.

S.E. il Signor Drouyn de Lhuys appena ebbe comunicazione di questa risposta del Gabinetto di Vienna, si affrettò a scrivere (negli ultimi giorni dello scorso Maggio) al Duca di Gramont un dispaccio nel quale richiama la questione ai suoi veri termini.

Egli incarica l'Ambasciatove di Francia a Vienna di togUere la via ad ogni specie di malinteso e di dichiarare al Conte Mensdorff-Pouilly, che non si tratta di surrogare l'occupazione francese con un'occupazione cattolica, che non si tratta d'organizzare un corpo di truppa rappresentante tale o tal altro Stato Cattolico estero; ma che si tratta unicamente (e pel solo caso in cui la Santa Sede lo creda utile) di facilitare e controllare l'arruolamento negli Stati Cattolici per aumentare l'esercito pontificio con una legione composta di volontarii cattolici esteri che sarebbero al servizio del Papa e avrebbero bandi,era Pontificia, conformemente alle stipulazioni della Convenzione; che perciò non era il caso di cercare od ammettere guarentigie che falsassero il concetto della Convenzione stessa.

I termini di questo dispaccio sono molto precisi e molto netti nel senso sopraindicato. Naturalmente il medesimo linguaggio sarà tenuto alla Baviera, ove occorra, ed alla Spagna.

Del resto il Governo Pontificio non essendo disposto, per quanto risulta finora, a formare una legione estera, la questione cade di per sé. Ma era intanto necessario che l'Austria e gli altvi Stati Cattolici fossero ben chiariti sia del significato di quella parte dehla Conv,enzione che si riferisce all'esercito Pontificio, sia delle intenzioni della Francia in proposito.

4-Documenti diplomatici -Serie I -Vol. VI

(l) -In LVS « Entre lui et nous "· (2) -In LVS « des autres Etats du Zollverein ». (3) -Nella copia per Amburgo, « langage ». (4) -Analogo dispaccio venne inviato i giorni seguenti alle altre legazioni. (5) -In una !.p. del lO giugno ad Artom Blanc scriveva:
28

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 188. Berlino, 5 giugno 1865, ore 11,21 (per. ore 13,17).

Dans le but d'en tirer parti auprès des états moyens, Bismarck désirerait savoir plus tòt possible si le commerce autrichien avec les anciennes provinces sardes jouit encore des avantages stipulés par l'article 15 du traité de 1851 et surtout dans quelles conditions s'exercent ses rapports commerciaux avec les provinces annexées.

29

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 140. Firenze, 5 giugno 1865, ore 15,50.

Traité 1851 avec Autriche est appliqué régulièrement dans anciennes provinces, et a été étendu par nous malgré non réciprocité à provinces annexées. L'Autriche n'a pas demandé ,et par conséquent ne jouit pas en !talie selon article 15 des avantages accordés dans nos récents traités.

30

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 10. Berlino, 5 giugno 1865 (per. il l0).

M. de Bismarck vient de me dire que pour rendre toujours plus 1impossible la résistance des Etats secondaires à la conclusion d'un Traité de commerce avec l'Italie emportant avec lui la reconnaissance du nouveau Royaume, il serait très à propos de leur offrir, camme une proposition venant du Gouvernement Italien, de donner à ce Traité la rneme base et d'y stipuler les memes conventions que celles énoncées dans le Traité angla<is qu'ils viennent d'accepter. • Par cette proposition, m'a dit M. de Bismarck, nous les mettrions en demeure ou d'accepter la convention, ou, en refusant, de se montrer inconséquents avec eux-memes aux yeux de toute l'Allemagne qui ne manquerait pas alors de manifester hautement san indignation en voyant clairement que les plus grands intérets de la nation sont misérablement sacrifiés à d'aveugles p;:tssions politiques •.

J'ai répondu à M. de Bismarck, que je ne voyais aucun inconvénient à accueillir cette idée, puisque le Traité Anglais n'était que la reproduction à peu près textuelle de celui avec la Belgique déjà proposé, et comportait camme ce dernier, avec le libre établissement des sujets respectifs dans les deux Pays, le traitement de la nation la plus favorisée. Toutefois j'ai ajouté que comme il ne s'agissait que d'un retard de quelques jours je préférais en référer à mon Gouvernement pour faire une réponse définitive.

En faisant part à V.E. de cette conversation, et en La priant de vouloir bien m'adre:3ser quelques mots de réponse par le télégraphe, je ne puis qu'insister sur la convenanee 8bsolue de nous associer à la manière de voir de lVI. de Bismarck. L'Gdoption en principe du Traité Anglais nous assurant le traitement de la nation la plus favorisée, nous acquérons de plein droit et sans autre convention, ioutes les faveurs accordées à la France par son dernier Traité avec le Zollverein, faveurs panni lesquelles, pour ne citer que les deux plus importantes pour nos produits, il faut placer en téte l'exemption totale de droit d'entrée pour les soies sous quelque forme qu'clles se présentent et un droit insignifiant de 15 silbergross, soit environ l fr. 75 es. par quinta! sur les huiles de toute qualité.

M. de Bismarck en est venu ensuite à me parler de l'accueil qu'avaient fait les principaux Gouvernements secondaires à la première circulaire du Gouvernement Prussien pour les engager à conclure un Traité avec l'Italie. La Bavière a répondu négativement et cela, a dit M. de Pfordten, pour des motifs politiques dont quelques uns concordaient avec la manière de voir du Cabinet de Vienne. La Saxc a répondu que la question devait étre portée à la Diète de Francfort; mais elle ne s'est pas montrée absolument contraire, et mème M. de Beust a dit en souriant à l'Agent Prussien que si l'affaire était portée à l'Assemblée de Franc:fort, il espérait que le vote de l'Envoyé Saxon se trouverait dans la minorité. Le vVurtemberg ne s'est pas montré positivement hostile, mais, comme le Hanovre et la Resse Electorale, il a exprimé l'opinion que la question devait étre déférée à la Dlète de Francfort. Les autres n'ont rien encore formulé sur leurs intetions. En défìnitive il n'y a que Bade qui s'est montré franchement et immédiatement favorable.

D'après la manière dont M. de Bismarck m'a parlé de cette première opposition à laquelle il s'attendait, j'ai pu me convaincre qu'il n'y attachait pas la moindre lmportance. "Nous leur avons fait une proposition, m'a-t-il dit, il nous ont répondu par un refus; cela devait se passer ainsi. Mais, maintenant, nous allons aborder la position en faisant de l'agitation par le moyen de la Presse et des interpellations dans leurs Chambres, et nous verrons bien s'ils sont de force à résister. De votre còté, a-t-il ajouté, il serait à désirer que Vos journaux reproduisent lcs articles des n6tres et y ajoutent leurs commentaires sur la résistance inqualifiable de certains Gouvern(i'ments assez peu soucieus des véritablcs intéréts de leurs pcuples pour les sacrifier à des considérations purement dynastiques. C'est là-dessus qu'il faut ,insist'òr, et si Vous pouviez engager quelqucs organes de la Presse française à pubHer des articles dans ce sens, le succès serait d'aulant plus ccrtain que h prcssion en devenant plus générale pèserait davantage sur les Gouvcrnements secondaires dont la posltion deviendrait de plus en plus difficile vis-à-vis de lcurs populations parfaitcment éclairées alors sur la véritable cause d'une résistance sans excuse. Il ne sera pas non plus hors de propos de rappeler, à titre de rapprochement, qu'autrefois certains petits

Gouvernemens bien connus en .&llemagne faisaient, dans un but financier, un

trafic de leurs sujets qu'ils vendaient à des sociétés d'émigration, et qu'en

sacrifiant aujourd'hui les intérets matériels de leur peuple à une idée politique,

oes memes Gouvernements continuent cette hideuse tradicHon; il n'y a que la

forme de changé •.

J'ai répondu à M. de Bismarck que dans une 02uvre dont le succès devait

profiter à l'Allemagne comme à l'!talie, nous nous. associerions avec empresse

ment aux efforts du Gouvernement Prussien, et que la Presse italienne avait

trop le sentiment des intérets bien entendus des deux Pays pour ne pas mettre

à leur disposition son intelligent concours (1).

P. S. -V. E. trouvera ci-joint un nouveau texte du traité anglais dont j'avais déjà eu l'honneur de lui envoyer sous bande un ,exemplaire.

31

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

ANNESSO CIFRATO (2). Berlino, 5 giugno 1865.

En me parlant hier au soir des rapports extremement tendus avec Vienne,

M. de Bismarck m'a dit textuellement • Nous sommes en aussi mauvais termes que possible, mais aujourd'hui, nous sommes résolus à ne pas prendre l'initiative d'une rupture, dont il nous convient de laisser la responsabilité à l'Autriche; seulement nous allons prendre dans les Duchés une atHtude tellement énergique et procéder à de tels actes de possession que l'Autriche sera bien obligée de se facher tout de bon, et alors nous lui répondrons (3).

32

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in Carteggi Nigm, pp. 117-118)

L. P. Parigi, 6 giugno 1865.

La ringrazio della sua lettera del 2 corrente che mi pervenne jeri per la posta. Essa mi giunge opportuna. Se l'occasione si presenta, terrò ai Ministri

• Il Conte di Bernstorff mi parlò l'altro giorno della probabilità della conclusione di un trattato di commercio fra l'Italia e lo Zollverein e le espressioni favorevoli di cui l'ambasciatore Prussiano. assai noto per le sue tendenze retrograde. si servì riguardo a questo importante fatto che farà riconoscere il Regno d'Italia dalla maggior parte degli Stati della Confederazione Tedesca, sono una prova di più del progresso che la questione Italiana compie ogni giorno in Germania>.

dell'Imperatore H linguaggio che Ella mi indica intorno alla questione dei vescovi. Ma credo di secondare il di Lei pensiero non impegnando una discussione su questo soggetto. Nell'interesse del successo dei negoziati credo più utile che la Franoia non se ne mescoli. Finora ho tenuto a questo proposito la più gran riserva. Parlando accademicamente Drouyn de Lhuys e Rouher espressero l'opinione che il Governo italiano non dovrebbe insistere sul giuramento; ma m'affretto ad aggiungere che parlavano in nome proprio e come d'opinione affatto personale. Io mi limitai· a domandar loro se la Francia potrebbe rinunziare al giuramento dei vescovi. Mi risposero che no. La conversazione rimase lì. Del resto sia persuaso che il Governo francese, mentre desidera vivamente che i negoziati riescano, non ha menomamente l'intenzione d'influire in qualsiasi cosa sui nostri negoziati con Roma ,e sulle nostre risoluzioni o su quelle del Papa.

Ho visto jeri il Principe Napoleone e gli dissi ch'Ella aveva rimesso la sua lette~a nelle mani del Re (1). Il Principe vive ora a Meudon colla Principessa e coi figli. Mi pare abbastanza calmo. Egli aspetta l'arrivo dell'Imperatore che è annunziato dal 10 al 14, e gli domanderà il permesso di recarsi a Prangins in !svizzera colla famiglia. Credo e spero che si verrà ad una riconciliazione. Ma la cosa non è facile. Dall'un lato il Principe è umiliato e :lierito dalla pubbLicazione della 1lettera, la quale difatti gli fa la posizione la più falsa del mondo, d'altro lato l'Imperatore è profondamente corrucciato con lui non tanto per le opinioni politiche manifestate nel discol1so, quanto parché ha creduto di vedere nel discorso un principio di opposizione personale e dinastica contro la reggenza; e badi che non è la prima volta che questo sospetto entrò nello spirito dell'Imperatore. Il fatto è dunque g~ave. Fo voti perché la cosa s'accommodi; ma temo che ciò non accada così presto come desidero. Certe ferite possono solamente aver rimedio dal tempo che tutto risana.

Ho impegnato Drouyn de Lhuys a pigliare a Vienna l'iniziativa della proposta che noi accettiamo intorno alla firma dell'atto del Danubio. Mi promise di farlo e diede ordine in mia presenza perché si scrivesse a Vienna in questo senso.

Ho ricevuto un telegramma del Ministero che m'invita a fare un rapporto su quanto pervenne a mia notizia intorno ai fatti d'Alessandria d'Egitto. Finora nessuno me ne parlò qui, ,e non se ne parla nel mondo ufficia,le. Ieri sera alle Tuileries parlai con tutto il mondo ufficiale, coll'Imperatrice Reggente, coi Ministri, coi diplomatici esteri, e nessuno disse una sola parola di questo fatto, che io non conosco che da quanto ne scrissero i giornali. Andrò espressamente da Drouyn de Lhuys ,e vedrò di sapere da lui quanto gli fu scritto dal ConsoiLato Generale di Francia in Ales~andria. Spero di poter avere un'udienza domani o dopodomani, e Le scriverò subito dopo.

de toi •·

* Ho visto il nuovo Ambasciatore di Turchia. Lo dicono istrutto e capace. Godo che abbia trovato minori imbarazzi di quel che si temeva nell'insediamento del Governo a Firenze.

Ho visto Persigny; gli ho fatto complimenti pel suo opuscolo e gli feci

anche sapere, colla debita rbcrva intorno al fondo della questione, che aveva

piaciuto a Lei, del che fu molto lieto.

Ho pure visto d'Azeglio, che partì jeri per Londra. I San Germano lo precedettero d'un giorno '' (1).

(l) Cfr. il seguente brano del r. 245/94 di Maffei del 2 giugno:

(2) -Al r. confidenziale 3, non pubblicato. (3) -Con r. 34 del 3 giugno Barrai aveva comunicato che Bismarck in un discorso alla Camera aveva detto: • qu'une guerre malheureuse pourrait seule faire renoncer la Prusse aux conditions qu'elle avait formulées et à la possession du port de Kiel; et que si aucune entente ne devait intervenir avec les Etats, la Prusse attendrait de pied ferme qu'onvint la déloger des Duchés •.

(l) Cfr. la risposta del Re in data 5 giugno (Le lettere di VittoTio Emanuele II, Vol. Il, pp. 816-817) di cui si pubblica il brano seguente: « Quoique mes idées camme tu le sais déjà, soyent en grande partie égales aux tiennes tu devais pourtant t'attendre à ce que l'Empereur suivant sa politique actuelle ne fììt pas satisfait de ton discours. Ce qui me fache c'est que cet acte de désapprobation ait été aussi publié. Laisse le tranquille poulr quelques temps il reviendra sur ces idées et serà fàché de ce qu'il a fait, car il a besoin

33

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 11. BeTlino, 7 giugno 1865.

Aussit6t après la réception du télégramme d'avant-hier de V.E. (2) je me

'

suis empressé de faire part à M. de Bismarck des importantes informations

qu'il renfermait sur les conditions favorables dans lesquelles s'exerce en Italie

le Commerce Autrichien. Le fait de l'application, dans toute l'étendue du ter

ritoire Italien, de l'Article XV du Traité de 1851, constituc à l'avantage de

l'Autriche un régime de faveur des plus préjudiciables aux intérèts du Zollve

rein; et d'après ce qu'il m'a dit, Td. dc Bismarck va immédiatement, dans une

seconde circulaire, appeler l'atteation des Etats moyens sur cette circ6nstance

ignorée de la plus p<Jrt d'entr'e,Ix e'; dont la révélation inattendue va produire

une très grande sehsation en Allemagne. En effet l'opinion publique déjà si

fortement surexdtée en faveur d'une Conveniion qui ouvre enfin les portes

de l'Italie au Commerce allemand, ne pourra qu'ètre profondément irritée de

voir que pendant que les produits de l'Autriche jouissent du traitement de la

nation la plus favorisée, le Zollverein, seul, gràce aux perfides instigahons du

c~:Linet de Vienne auprès des Cours secondaires, en est encore réduit à la Con

vention surannée de 1843, et subit des pertes considérables dont l'Autriche est

la p1·emière à profiter. D<ms sa circulaire J\T. de Bismarck ne fera pas mention de

cette comparaison qui aurait un caractère d'acrimonie trop personnelle, mais,

m'a-t-il dit, le fait parle de lui-mème, et le sentiment public saura bien le

relever et l'apprécier à sa juste valeur.

En attendant que je fasse connaitre à V.E. l'effet produit par cette deux

ième circulaire sur les Gouvernemens moyens, j'ai l'honneur de Lui transmet

tre ci-joint la traduction de la première communicatiol! à leur adresse (3), qui

Ya incessamment paraìtre dans les journaux Allemands, et dont M. Philipsborn

a bien voulu me faire part. D'après ce qu'il m'a dit, tous les Etats secondaires

ont maintenant fait connaìire verbalement leur manière de voir relativement

à la conclusion d'un Traité de commerce avec l'Italie. Aux premières consi

dérations qu'ont fait valoir la Bavière et la Saxe pour justifier leur refus, ils

en ont ajouté d'autres se rapportant à des m.otifs de fcanillc. C'est dc ces deux

Gouvernements que viendra la résistance la plus opiniatre, et si l'on parvient

à la vaincre tout le reste cédera. Nassau et Darmstadt se sont retranchés der

rière la résolution qu'adopterait Munich. Les Saxes Grand Ducales et Weimar

qui sont plus particulièrement sous l'influence Prussienne ne font qu'une rési

stance d'apparence, et ont demandé à se consulter. Quant au Gouvernement

de Francfort dont les sympathies suivent le cours de la Bourse de Vienne et

sont toujours Autrichiennes, il a répondu qu'étant le siège de la Diète, il croyait

que c'était à cette dernière à se prononcer.

Mais comme j'ai eu l'honneur de le faire observer à V.E. ces premières oppositions auxquelles il fallait s'attendre n'ont aucune importance. Si ces Gouvernemens,-tous vendus à 'l'Autriche, devaient ne tenir compte que de leurs propres sentimens, il n'y a pas de doute qu'ils persisteraient dans leur refus opiniatre, et la Prusse n'aurait pas mème essayé de leur faire changer d'opinion. Mais au-dessus de cette mauvaise volonté il y a la double pression de l'intérèt commerciai et de l'opinion publique; et ces deux élémens coalisés que va mettre en mouvement la P!'esse Prussienne constituent une force redoutable contre laquelle viendra infailliblement se briser la résistance de Gouvernemens trop impopulaires pour oser l'affronter. M. de Philipsborn ne doute pas du succès, seulement, m'a-t-il dit, il faut de la patience: • En attendant, a-t-il ajouté, je puis déjà Vous dire que d'après les rapports de nos Agens, notre première communication a mis toutes les Cours secondail'es dans une ex,trème agitation, et les nouvelles circulaires dont nous la ferons suivre vont leur faire une situation de plus en plus intolérable aux yeux de toute l'Allemagne •.

(l) -Il brano fra asterischi non è edito in Carteggi Nigra. (2) -Cfr. n. 29. (3) -Non si pubblica.
34

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO DELL'INTERNO, LANZA

D. 228. Firenze, 8 giugno 1865.

La stampa liberale tedesca da qualche tempo a questa parte si occupa con vivo interesse dei rapporti commerciali attualmente esistenti tra Italia e Germania e propugna con molto calore la conclusione di apposi,to trattato simile ai trattati testé conchiusi dallo Zollverein colla Francia e col Belgio.

Tra gli altri giornali la National Zeitung di Berlino pubblica su quell'argomento un articolo (l) sul cui tenore il Conte di Barrai richiama la particolare attenzione del R. Governo, ritenendo egli che esso articolo esprima il concetto della maggioranza della Camera prussiana.

Il sottoscritto si pregia di trasmettere all'Onorevole suo Collega dell'Interno tale articolo pregandolo a volerlo far riprodurre senza indugio nella

Gazzetta Ufficiale ed interessandolo altresì a voler promuovere, da akuni fra

più accreditati organi del nostro giornalismo, degli articoli nei quali in ricambio del linguaggio amichevole dei periodici liberali di Germania e segnata· mente di quelli di Prussia, si manifestino i sensi di simpatia che l'Italia nutre per la nobile naZlione germanica e la soddisfazione che dessa proverebbe ove cessassero per parte dei Governi minori di Germania gli ostacoli che si opposero finora allo stabilimento di regolari e favorevoli rapporti commerciali fra i due paesi. La stampa italiana potrà fare sentire altresì che per tale rispetto tutti in Italia vedranno con viva soddisfazione che le più larghe e più favorevoli concessioni siano accordate alla Germania.

Il Gabinetto particolare di questo Ministero già prese per parte sua opportuni provvedimenti perché corrispondenti di giornali tedeschi tanto in Francia che in Italia facciano palesi le buone disposizioni dell'opinione in Italia a tale riguardo.

(l) Con d. 229 del 10 giugno !;a Marmora sollecitò presso il ministro dell'Interno la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'articolo della Nationa! Zeitung, già riportato da varii giornali italiani.

35

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 203. Parigi, 8 giugno 1865.

Ho l'onove di segnare vicevuta all'E.V. del dispaccio in data del l • corrente circa l'incidente insorto a Scutari per gli affari del Monrtenegro (1).

Parlai jeri l'altro di quest'incidente a S.E. il signor Drouyn de Lhuys, ed avendolo trovato disposto a favorire l'intervento di Italia :in questa, e nelle altre questioni simili gli rimisi a titolo di semplice memoria degli argomenti che gLi avevo esposti a voce una nota verbale di cui mi pregio inviare copia all'E.V. (2).

ALLEGATO

NIGRA A DROUYN DE LHUYS

NoTA VERBALE

Dans le mois de Mars 1865 le Consul d'Italie à Scutari, Albanie, reçut du Gouvernement Ottoman à Scutari l'invitation de prendre part avec les Agents Consulaires de France, d'Angleterre, de Russi e et d'Autriche à une conférence pour discuter sur une violation de territoire commise par 150 Monténégrins armés. Le Consul d'Italie signait en conséquence avec les autres Consuls une dépéche collective au Prince de Monténégro pour l'engager à empécher dans l'avenir le renouvellement de ce fait.

Par suite, à ce qu'il parait, des réclamations de l'Internonce d'Autriche à Constantinople, le Gouvernement de la Sublime Porte aurait reproché au Gouvernement de Scutari d'avoir admis l'intervention du Consul d'Italie dans cette affaire.

Postérieurement le Prince de Monténégro a adressé sur ces faits une communication aux Agents Consulaires des Puissances garantes à l'exception du Consul d'Italie.

Les affaires du Monténégro touchent comme celles des Principautés Danubiennes, et de la Servie au principe d'intégrité de l'Empire Ottoman, que le traité de Paris a mis sous la sauvegarde des Puissances garantes. Il parait donc incontestable qu'on doit leur appliquer l'art. 7 de ce traité.

En effet soit pendant les hostilités entre la Turquie et le Monténégro, soit pendant les négociations pour la pacification de ce pays, le Ministre d'Italie à Constantinople a été appelé plusieurs fois à prendre part aux démarches des Puissances garantes, et il a reçu à ce sujet plusieurs communications officielles du Gouvernement de la Sublime Porte.

Le droit du Gouvernement de S.M. le Roi d'Italie est donc consacré en principe par le traité de Paris, et il a reçu en outre la sanction pratique par des précédents dont on ne saurait contester l'autorité et la valeur (1).

(l) -Non pubblicato. (2) -Con r. 207 del 15 giugno Nigra informò che Drouyn de Lhuys aveva scritto a Costantinopoli per appoggiare la domanda d'intervento dell'Italia.
36

IL CONSOLE GENERALE A BELGRADO, SCOVASSO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CIFRATO S.N. Belgrado, 8 giugno 1865.

Tandis que les Consuls Généraux d'Angleterre et de France s'abstiennent voici [sic] leurs Gouvernements de prendre part aux fetes Serbes et l'Autriche affecte indifférence, le Consul Général de Russie qui se trouV1ait à Moskou profitant du congé pas encore expiré reçoit tout-à-coup l'ordre de retourner à son poste pour présenter au Prince Miche! pendant les fètes le Grand Cordon de l'ordre de Saint Alexandre. On a poussé et on pousse toujours plus, maladresse incroyable, la Serbie dans les bras de la Russte et celle-ci fait des efforts pour mieux se la affectionner et se rendre sympathique aux Serbes de l'Autriche et peut etre aussi pour contrebalancer influence française dans les Prin

cipautés Unies et l'anglaise à Constantinople mais n'importe pour quel but. Le mal est que cela pourrait bien finir pour nous ètre nuisible à moins qu'elle ne pousse la Serbie à l'insurrection; la Serbie n'aimerait pas mieux si elle y voyait quelque chance de succès mais pour le moment je ne crois pas que ni l'un ni l'autre feraient une pareille chose.

Les journaux autrichiens font grand bruit de l'accueil enthousiaste fait à l'Empereur à Pesth. Les renseignements que je me suis procuré avec beaucoup de ménagement surtout à la Légation de Suède et de Russie 'et à des témoins oculaires confirment ce que en disent les journaux.

Il parait que Deak s'est entendu avec l'anoien parti Conservateur et que l'accord avec l'Autriche est presque assuré, cependant ce n'est pas encore un fait accompli.

(l) Annotazione marginale: • Inviare come pro-memoria questo documento alle Legazioni accreditate presso quelle Potenze garanti che non sarebbero state ancora da noi avvisate del fatto né pregate di riconoscere il nostro diritto (d'ordine di S.E.) •.

37

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 40. Baden, 9 giugno 1865 (per. il 13).

Je m'empresse d'accuser réception de la Dépéche de Cabinet N. 20 (l)

au sujet de l'initiative Prussienne et de l'état des négociations avec le Cabinet

de Berlin pour un Traité Italo-Allemand.

Les notions que V.E. a bien voulu me communiquer me mettent à méme

de bien connaitre les vues du Gouvernement du Roi sur cette impor.tante que

stion et le terrain sur lequel •l'Italie est en droit de se piacer pour offrir à

l'Allemagne le trai·tement de la Nation la plus favorisée, fondé sur le principe

de parfaite réciprocité.

J'ai eu l'honneur d'entretenir hier longuement le Baron de Roggenbach à Carlsruhe de ce qui forme l'objet de la Dépéche précitée. Le Ministre Badois tout en appréciant les bonnes dispositions du Gouvernement du Roi, et en approuvant i'abstention de l'Italie à ne point prendre d'initiative, ni se mé1er des négociations entre la Prusse et les autres Confédérés du Zollverein, de méme que de ne point exiger la reconnaissance préalable de la part des signataires éventuels du Traité, n'est pas tout à fait d'accord sur l'utilité au point de vue Italien, de bruler, pour ainsi dire, nos vaisseaux au sujet de toute décision à venir relativement au bia.is indiqué par lui et dont il est question dans ma Confidentielle 39 (2).

S.E. semblait persister dans conviction qu'il serait plus avantageux pour nous de réserver la question de l'application du Traité aux Etats Allemands qui l'auraient ratifié, pour amener plus promptement les autres Membres du Zollverein rénitents à en faire autant, forcés par leurs propres populations que le refus Gouvernemental mettrait dans une situation si désavantageuse.

Je me suis permis de répondre à cette remarque particulière en observant au Baron de Roggenbach que sans discuter la question de dignité et des difficultés, ou plutòt impossibilités Parlementaires, justement mises en re1i.ef dans la Dépéche de V.E., il me semblait qu'en admettant le fait d'une pression morale, comme le prévoyait et l'assurait mon interlocuteur, de quelques milliers de Commerçants et Industriels Bavarois, Wurtembergeois ou autres pour faire adhérer leur Gouvernement au Traité, cette p11ession seraH bien plus forte et efficace de la part de toute l'Allemagne lorsqu'e11e se verrait privée à cause de la Constitution particulière du Zollverein et par la résistance de quelques Gouvernements de jouir en masse sur le marché Italien des avantages assurés à la plus part des Etarts Européens.

Du reste ma conversation sur ce point n'avait aucune portée officielle, ainsi que j'ai eu soin de bien le constater d'avance, m'étant borné, pour ce

qui concernait le Ministre Badois, à me conformer aux instrucHons que V.E. m'a fait l'honneur de me transmettre.

Avant de prendre congé le Ministre m'à répété que quant à Bade il n'avait pas besoin de m'assuver étre prét à adhérer au Traité, et lui personnellement faire des voeux pour sa conclusion dans l'dntérét Allemand aussi bien que dans l'intéret Italien.

Quant aux autres Etats qui n'ont pas reconnu l'Italie, malgré les réponses plus ou moins négatives à Berlin du Wurtemberg et de la Bavière surtout, laquene semble avoir fait ces jours-ci des réprésentations assez accentuées aux ouvertures Prussiennes cont:-c l'éventualité de notre Traité, le Wurtemberg et la Bavière eux-mémes, ainsi que les autres Etats du Zollverein, au dire de M. de Roggenbach, ne pourront pas résis·ter longuement à la croisade que faìt déjà la Presse libérale Allemande, et que feront bientòt le Commerce et l'Industrie de chaque Pays en faveur du Traité Italo-Allemand.

Le Ministre de Prusse, en général peu expansif dans les rapports politiques avec ses Collègues, m'a parlé ces jours-ci chez lui, avant la réception de la Dépéche de V.E., de notre Traité avec la Prusse, et du désir sincère de la part de son Gouvernement de voir aplanir les difficu1t~ qui s'opposent, par le fait de nos rapports actuels avec les Etats Secondaires Confédérés, à 1la conclusion d'accords Commerciaux aussi avantageux et désirables pour l'Allemagne que pour l'Italie.

Le Comte Flemming avait reçu de Berlin la Copie de la Note du Comte de Barrai et communication des expLications de S.E. M. de Bismark au Parlement, documents qu'il venait d'envoyer à M. de Roggenbach.

Mon Collègue m'a répété à peu près de prime abord les arguments de

M. de Roggenbach, relatés dans ma Confidentielle XXXIX, pour prouver combien il serait désirable et utile à l'Italie elle méme dans l'intérét politique de faire des concessions que mon interlocuteur reconnaissait lui-méme momentanément désavantageuses pour nous. A quoi j'ai répliqué ce que j'avais cru devoir répondre en thèse générale aux ouvertures du Baron de Roggenbach en constatant entre autres nos difficultés Parlementaires pour faire approuver un Traité qui n'offrirait pas une entière réciprocité et porterait atteinte, meme apparemment à la dignité et aux intéréts du Pays.

M. de Flemming m'a semblé admettre, en continuant notre entretien de la manière la plus cordiale, la portée de mes observations et m'a témoigné l'espoir que les bonnes dispositions du Gouvernement Prussien et l'opinion publique Allemande, laquelle a fait de grands progrès dans ces derniers temps en notre faveur, influeront en présence des grands avantages du Traité éventueil., sur la situation, pour vaincre les préjugés. politiques de l'Allemagne à notre égard.

Hier à une soirée chez lui j'ai dit à mon Collègue de Prusse avoir reçu depuis notre dernier entretien des communications et des instructions de V.E. au sujet du Traité en lui •exposant brièvement la posHion expectante que le Gouvernement du Roi venait de prend!'e tout en continuant à étre animé des meilleures dispositions envers la Prusse et S.E. M. de Bismark, dont l'attitude bienveillante, loyale et spontanée avait été fort appréciée à Florence, et qui a paru de son còté apprécier, à la suite des explications échangées de part et d'autre, l'importance des raisons qui nous déterminent à regarder un Traité formel et l'adhésion en bonne et due forme de tous les Etats Membres du Zollverein, avec la condition sine qua non de toutes les ratifications Souveraines pour le rendre exécutoire, comme le seul mode admissible pour la conclus•ion d'un Traité entre l'Italie et le Zollverein. lVI. de Flemming m'a répondu que de son còté il venait aussi de recevoir des communications de Berlin dans l'intérèt de ce Traité, au sujet desquelles il ava..it adressé le matin mème une Note à M. de Roggenbach, se montrant très satisfait de voir si appréciées par nous l'attitude et les déclarations de son Gouvernement, ainsi que l'attitude de la presse Prussienne et la publication des Dépèches de M. de Bismark dans l'intérèt commun.

ALLEGATO

ANNESSO CIFRATO

Prince Guillaume de Baden a daigné me faire longue visite il m'a demandé avec empressement nouvelles politique Italie et parlant du traité Italien-Prussien à déploré et désapprouvé ouvertement difficulté créée par Etats secondaires Allemands dont il connaissait pas exactement portée; j'ai cru, pour mieux mettre à mème de juger situation, pouvoir lire a Son Altesse dépèche de cabinet de V. E·.

Après lecture écoutée avec grande attention Prince m'a dit ne pouvoir qu'apprécier justesse de nos raisons, trouver correcte notre manière de piacer question et déplorer davantage attitude des Etats secondaires Allemands.

So n Altesse en parlant de l'Allemagne m'a dit à deux reprises ètre un grand malheur pour elle que Autriche soit toujours par sa politique la plus grande ennemie des intérèts Allemands.

J'ai appris ces jours derniers que Prince a dit quelque part que l'Italie avait raison et Etats secondaires Allemands étaient plus que jamais dans leur tort de ne pas conclure de suite un traité avantageux pour l'Allemagne.

(l) -Cfr. n. 26. (2) -Cfr. Serie l, vol. V, n. 710.
38

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA,

AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

D. CONFIDENZIALE 128. Firenze, l0 giugno 1865.

Trasmetto a V.S. Illustrissima in seno alla presente un estratto di Dispaccio del R. Ministro in Berlino (l) in cui trovansi testualmente riprodotte alcune notevoli parole che in recente colloquio col Conte di Barrai il Signor di Bismarck diresse al medesimo sull'argomento del progettato Tratta•to Commerciale tra l'Italia e lo Zollverein.

Lascio a Lei di giudicare se e in qual modo si possa da codesta Legazione

promuovere nella stampa qualche manifestazione nel senso accennato dal Si

gnor di Bismarck.

Questi dichiarò ulteriormente al Conte di Barrai che non annetteva im

portanza al rifiuto già espresso dalla Baviera di accettare la proposta prussiana

né considerava come serie le risposte evasive finora pervenute dalla Sassonia,

dal Wurtemberg, dall'Annover e dall'Assia Elettorale i cui Governi chiedono

che la questione venga deferita alla Dieta di Francoforte.

Soggiunse il Presidente del Consiglio di S.M. il Re di Prussia che egli aveva

motivo di ritenere che tanto per mezzo della stampa quanto in v1ia di interpel

lanza in seno alle varie Camere la pubblica opinione eserciterà una forte pres

sione sulle deliberazioni degli Stati minori ai quali, secondo lui, tornerà perciò

meno agevole lo sottrarsi con persistenti dinieghi alle insistenze pressoché

unanimi delle popolazioni.

Intanto come EHa sa, i giornali pubblicano la circolare colla quale il Governo prussiano espone ai suoi Confederati dello Zollverein lo stato della questione.

Passando a discorrere della vertenza dei Ducati dell'Elba il Signor di Bismarck disse al R. Inviato che sebbene i rapporti tra i Gabinetti di Berlino e di Vienna siano nei peggiori termini possibili, il Governo Prussiano tuttav~a non piglierà l'iniziativa d'una rottura coll'Austria, volendone lasciare a questa la responsabilità, ma assumerà atteggiamento energico nei Ducati e procederà ad atti di possesso, lo che potrà indurre il Gabinetto di Vienna a decide~i sulla linea di condotta che avrà da seguire.

Segnando ricevuta dei Dispacci di Serie Politica N. 198 (l) e 199 (1)...

(l) Cfr. n. 30.

39

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 12. Berlino, 10 giugno 1865.

J'ai eu l'honneur de recevoir la dépéche de V.E. en date du 3 Juin (l) et je m'empresse de Lui offrir mes remercimens pour la communication qu'Elle a bien voulu y ajouter de la circulaire adressée aux Missions de S.M. en Allemagne au sujet de notre futur Traité avec le Zollverein (2).

* V.E. trouvera ci-joint la nouvelle circulaire du Cabinet Pruss,ien à ses Agens près les Gouvernemens secondaires pour appeler la sérieuse attention de ces derniers sur la situation extrèmement désavantageuse dans laquelle se trouve placé en Italie le commerce du Zollverein en comparaison de1s conditions tout à fait favorables faites à celui de l'Autriche par suite de l'application de l'article 15 du Traité de 1851. Ainsi que m'en avairt prévenu M. de Bismarck, la circulaire s'abstient de tout commentaire sur la circonstance si remarquable que l'Autriche, tout en conseillant aux Gouvernements du Midi de ne pas re

connaìtre l'Italie, se garde bien de leur dire que ses propres relations commerciales avec le nouveau Royaume sont parfaitement à couvert et jouissent dans toute l'étendue du territoire Italien du traitement de la nation la plus favorisée * (1). Mais le fait par lui mème, aussi bien que les conséquences qui en dérivent, sont trop saisissants pour ne pas sauter aux yeux de tout le monde et la Presse d'un commun accord avec les différentes Chambres de Commerce ne manqueront pas de faire ressortir la complicité coupable des Gouvernemens du Zollverein, qui non seulement trahissent les intérèts de l'Allemagne, mais encore sont dupes de l'Autriche.

En attendant qu'ils publient la nouvelle circulaire du Gouvernement Prussien, les journaux allemands donnent déjà le texte de l'article 15 du Traité du 18 Oetobre 1851; et les commentaires dont ils l'accompagnent sont de nature à produire une grande sensation en Allemagne. Je joins ici la traduction d'un de ces commentaires tiré d'un article de fond de la Gazette Nationale de ce matin (2), qu'il serait très à propos de faire reproduire par nos journaux.

Si à tous ces moyens d'action sur l'opinion publique le Cabinet Prussien peut ajouter, comme j'ai eu l'honneur d'en faire la demande à V.E., le fait de notre consentement à traiter sur la base du récent Traité Anglais que tous les Gouvernemens du Zollverein viennent de ratifier, la lumière se fera tellement vive en Allemagne, et d'autre part la mauvaise foi des Gouvernemens sera mise tellement en évidence que leur position ,en devenant intolérable, les forcera nécessairement à changer d'attitude à notre égard.

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. n. 26.
40

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 145. Firenze, 11 giugno 1865, ore 12,40.

Votre dépèche du 7 (3) indique que mon télégramme du 5 (4) a été inexactement compr1s. L'Autrkhe jouit dans toutes nos provinces, ensuite des mesures d'unification et sans réciprocité du traitement stipulé par traité 1851, mais eHe n'a pas demandé et en conséquence n'a pas été admise jusqu'à présent à profiter de l'article 15, ni par conséquent à jouir des concessions accordées dans nos récents traités avec France, Angleterre etc. Toutefois si l'Autriche en fait la demande et si elle accorde réciprocité de traitement à toutes nos provinces, nous ne pouvons pas lui contester la jouissance gratuite et de plein droit du traitement de la nation la plus favorisée aux termes de l'article 15 (5).

(l) -Il brano fra asterischi è edito, in italiano e con varie modifiche, in LV8, p. 201. (2) -Non si pubblica. (3) -Cfr. n. 33. (4) -Cfr. n. 29. (5) -Con t. 148 del 12 giugno Cerruti comunicò a Barrai che dal 1859 l'art. 15 non era stato applicato neanche nelle antiche province sarde.
41

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 147. Firenze, 12 giugno 1865, ore 11,50.

Sur le désir exprimé par M. de Bismarck, et vu le traité anglo-prussien que vous m'avez envoyé, vous pouvez lui répondre que nous n'aurions pas difficulté à prendre pour base d'un traité commerce le traité anglo-prussien. Cependant, cette déclaration de votre part ne doit pas avoir ce caractère d'une offre de notre part, mais celui d'une réponse à l'initiative prise à cet égard par M. de Bismarck (1).

42

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AI MINISTRI A BERLINO, DE BARRAL, E A PIETROBURGO, DE LAUNAY

D. (2). Firenze, 12 giugno 1865.

Le Gouvernement autrichien ayant eu à exprimer sa manière de voir sur l'enròlement de volontaires catholiques étrangers destinés, aux termes de l'Artide III de la Convention du 15 Septembre 1864, à maintenir l'Autorité du Saint Père et la tranquillité tant à l'intérieur que sur la frontière, il crut pouvoir demander au Gouvernement français s'il ne serait pas utile de stipuler de concert avec les autres Etats catholiQues où ces troupes seraient recrutées, certaines garanties q_ui auraient pour conséquence d'augmenter la valeur morale du fait de la formation de ce corps.

Le Gouvernement français en réplk:uc à cette ouverture s'empressa de placer la question dans ses vérilables termes et déc,Jara pour couper court à tout malentendu, qu'il ne s'agit nullement de substituer une occupation catholique à l'occupation française ni d'orgzniser un corps de troupes représentant tel ou tel état catholique; mais qu'il peut etre question uniquement et dans le cas seulement où le Saint Siège qui n'a point encore manifesté ses dispositions à cet égard, le jugerait utile, de faciHter et de contròler l'enròlement de volontaires destinés à former une légion étrangère qui serait au service du pape et n'aurait d'autre drapeau que le drapeau pontificai, conformément aux stipulations arretées dans la Convention du 15 Septembre; il a ajouté que par conséquent il n'y avait pas Heu d'admettre d'autres garanties qui fausseraient le caractère de la dite Convention.

En vous faisant connaitre cette circonstance confidentiellement et pour votre information particulière ...

(l) -Questo telegramma fu redatto dopo una consultazione telegrafica con Sella che si trovava a Torino (cfr. t. 195 di Sella del 12 giugno). (2) -A Berlino il dispaccio venne inviato col n. 7 e a Pietroburgo col n. 14.
43

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A PIETROBURGO, DE LAUNAY

D. 17. Firenze, 12 giugno 1865.

Je vous remercie des détails que vous m'avez donnés par votre dépéche

confidentieHe N. 27 (1) sur la manière de voir du Prince Gortschakoff à l'égard

des négociations que M. Vegezzi a été chargé de conduire avec la Cour de Rome.

Je n'ai pas, pour le moment, de nouv·elles ultérieures à vous donner sur ces

négociations; elles sont toujours pendantes et rien n'a été conclu jusqu'ici.

Les larges concessions que le Gouvernement du Roi est disposé à faire au

Saint-Père, en restant, bien entendu, scrupuleusement dans les limites d'un

arrangement purement ecclésiastique, autorisent à espérer que les négociations

auront un bon résultat.

J'approuve entièrement le langage que vous avez tenu en cette circonstance

au Prince Gortschakoff ... (2).

44

L'ONOREVOLE VEGEZZI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

Roma, 12 giugno 1865.

Giunti in Roma diemmo notizia del nostro arrivo al Cardinale Segretario di Stato il quale dagli ufficiali della frontiera era per telegrafo .stato ragguagliato già del nostro prossimo arrivare: succe-ssivamente visitandolo lo pregammo di accordarci udienza come prima lo potesse: egli aderì cortesemente dandocela quasi immediata: ci diemmo poi a raccogliere i maggiori possibili riscontri di quanto si fosse operato durante la nostra assenza, e ci risultò che tutto l'estremo partito nero usò ogni mezzo per distorre il Santo Padre dal dare seguito ai trattati, nei quali dice contenersi il preludio della rovina della

S. Sede, ad ogni modo certamente il suo disdoro. Seppimo pure che i sebbene pochi ai quali lasciavamo raccomandata la nostra causa, non intralasciarono, per quanto poterono osare, di controbHanciare cotali mene: perciò, comunque fredde non ostanti i calori· estivi, furono cortesissime sempre le accoglienze avute, e ci parve conservata, per fermo volere del S. Pontefice, la risoluzione di continuare i trattati per portarli ad esito. Avemmo col Cardinale Segretario di Stato ripetute udienze, lunghissime discussioni; accennerò soltanto di volo che

parlammo prima dei Vescovi assenti, e del loro ritorno; quindi venimmo ai preconizzati, ed avemmo immediatamente di fronte le quistioni deHo exequatur e del giuramento, la quale ultima, come principalissima, ed assorbente in sé quasi le altre, ci premeva di mettere ,subito a galla. Come era nostro dovere ci siamo attenuti rigorosamente alle istruzioni, non senza osservare che, tranne il ritorno dei Vescovi assenti, rimaneva inutile il discorrere delle altre cose non riuscendo un concordio sul giuramento dal quale non potevamo declinare. La discussione fu lunga e ripetuta; la questione fu discor,sa sotto tutti gli aspetti che aveva, e persino sotto quelli che non aveva. E quantunque ci sembrasse che si fosse presa, prima ancora di parlare con noi, una risoluzione negativa, tuttavia con modi rispettosi dichiarammo, che non avremmo potuto ritenere per buona la nega>tiva se non se ne faceva speciale parola al S. Padre. Ci fu ripetuto in varie guise, che volendosi da noi il giuramento, si voleva una ricognizione esplicita in diritto: ci furono opposti gli esempi della Spagna, della Francia nei primi anni del regno di Luigi Filippo, della Russia per la Polonia: il giuramento non venne ammesso mai in semplici ricognizioni di fatto: fu sempre oggetto di concordati che ne stabiHvano anche la formola. Non la intratterrò delle nostre risposte, avvertendo solo che dovemmo animarci di più nel persistere nella dimanda atteso il valore, che vedevamo attribuirsi al giuramento, e che a nostro avviso realmente non ha, ma che non volemmo contrastare in

ora, appunto perché lo esigiamo. Sebbene la discussione non lo esigesse, pure abbandonando per qualche istante il giuramento, toccammo alle altre divergenze sul numero delle sedi, ed anche in massima delle persone, ma per ,tornare poi alla questione del giuramento. Il Cardinale Segretario di Stato annuì alle nostre istanze di parlarne al S. Pontefice: pQscia abbiamo saputo che, immediatamente dopo l'ultima udienza, ne trattò con Lui; che il S. Padre adunò la Congregazione dei Cardinali degli affari ecclesiastici straordinari, convocandola senza dare 1e dilazioni d'uso, e senza cenno del motivo dell'adunanza: che la Congregazione tenne già una riunione nella quale non fu presa risoluzione, essendosi ravvisato necessario lo studiare il quesito: che intanto molte notabtlità per dottrina furono invitate quale dai Cardinali, quale dal Pontefice, ed invitate a dare voto. Questa fase della discussione non potrà a meno di occasionare qualche dilazione, di cui perciò male ci dorremmo, poiché v,ediamo che delle nostre istanze si fa tanto caso. Non oseremmo predire l'esito di codeste consultazioni; siamo però portati più facilmente a credere che il giuramento non sarà ammesso. Qualunque però sia l'esito non fu la nostra dimanda respinta per sistema, fu pvesa in quella massima considerazione che volevamo, fu usato tutto il riguardo che potevamo sperare.

Non occorre che io noti a V. E. come ci siamo fatto un dovere di porre in rilievo che si ravvisava nel giuramento un'esplicita politica ricognizione del Regno d'Italia in diritto; e se per questo motivo si voleva respingere, noi eravamo in ragione di dire che per una considerazione puramente politica la S. Sede avrebbe intralasciato di appagare una necessHà, una esigenza religiosa tanto vivament,e sentita da Lei; e che noi a ciò non potevamo credere. Anzi per crescere gl'inconvenienti del rifiuto del giuramento lasciammo intravedere, che quando al contrario si accogliesse, sugli altri punti anche del numero delle sedi

avrebbero trovato più proclive il Governo del Re a piegarsi ai desideri della

S. Sede perché ,eminentemente religiosi. Quando il giuramento si accettasse richiedendo qualche maggiore provvisione oltre le accordate nelle istruzioni, io voglio credere che V. E. ci darà i poteri per consentirle: per ora basti averlo accennato, perché il dimandarlo sarebbe intempestivo non essendo ancora il giuramento accettato.

Compiuto questo mio debito di darle un qualche conto di ciò che si fece, ond'Ella non creda che stiamo ozioseggiando fra questi poco amabHi calori, io debbo pregare V. E. perché voglia ricordar,si di far tenere al Cav. Maurizio mio collega la lettera che il Comm. Vacca mi promise, colla quale gli sia ufficialmente confermata la qualità di Aggiunto alla mia missione. Egli tiene ciò in grande calcolo; a mio avviso egli ha ragione; ed io vivamente desidero che questa sua giusta speranza sia appagata. Vivissima ne presento perciò la preghiera all'E. V.

(l) -Cfr. n. 15. (2) -Con d. 16 dello stesso 12 giugno La Marmora comunicò a Launay che Inghilterra,Francia e Prussia avevano adottato il punto di vista italiano sulla forma degli atti relativi alla navigazione del Danubio ed espresse la speranza che Gorcakov sarebbe stato dello stesso avviso.
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IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 250/97. Londra, 12 giugno 1865 (per. il 15).

Nella mia visita a Lord Russell ieri feci parola di quanto V.E. mi scrisse sul dispaccio (senza numero e indicazione di categoria) in data del l o giugno (l), relativamente alle istruzioni a darsi per la nostra ammissione nel discutere che si facessero gli affari del Montenegro.

E difatti Lord Russell pienamente ammise il nostro diritto d'intervenire aggiungendo che se aveva fatto un'eccezione era per gli affari di Siria. Ma che il Montenegro rientrava in quelle questioni dipendenti dal trattato di Parigi. Onde gli chiesi licenza di comunicargli officiosamente il dispaccio di

V.E. in cui parlasi della vertenza or ora occorsa a Scutari e cosi potrebbe Mylord farsi una idea più precisa di quanto era accaduto e dar istruzioni in proposito a Costantinopoli. Del resto pare che anche riguardo ai protocolli della Commissione Danubiana siano per essere firmati a Costantinopoli invece di Galatz, avendo Lord Russell mandato istruzioni in proposito come essendo più agiato lo intendersi fra i Plenipotenz,iari nella Capitale. Ed intanto si sono mandate istruzioni a Vienna citando i precedenti di Bruxelles e Parigi, onde ottenere se sia possibile di applicarli anche alla Commissione Danubiana.

Il Marchese di S. Germano avendo ricevuto da Torino notizie non buone della salute di suo padre, mi sono creduto autorizzato a permettergli d'andare ad accompagnare sua madre che parte stasera a quella volta.

(l) Non pubblicato.

46

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. P.S.N. Parigi, 12 giugno 1865.

Facendo seguito ad altre mie precedenti comunicazioni dello stesso genere, ho l'onore di trasmettere a V.E. le indicazioni contenute nel foglio qui annesso, di cui La prego di voler fare l'uso riservato che la cosa richiede.

ALLEGATO

Parigi, 11 giugno 1865.

D'après des renseignements que l'on ne peut donner que sous toute réserve, Garibaldi songerait, en ce moment, à faire une nouvelle expédition. Il a envoyé dernièrement en Angleterre un de ses agents, par l'intermédiaire duquel douze ou quinze jeunes gens ont été enròlés; on leur a remis de l'argent pour se rendre à Génes, en leur disant que le but de l'expédition était Venise.

On a lieu de croire que Garibaldi cache le véritable but de cette expédition qui serait dirigée contre Rome. Il quitterait prochainement Caprera sur son yacht, avec une quarantaine de ses partisans les plus dévoués, pour aUer débarquer sur le littoral occidental de l'ltalie, au nord de Rome, à la hauteur de Perugia, où l'attendrait un certain nombre de garibaldiens qui s'y rendraient sur un petit bateau à vapeur, pouvant contenir de 5 à 600 personnes que Garibaldi chercherait, en ce moment, à louer à Gènes.

Garibaldi posséderait une certaine somme d'argent pouvant s'éléver à 40 ou

50.000 francs. Quant aux armes, elles lui seraient fournies par Dolfi qui, depuis plusieurs années, a à sa disposition des armes achetées pour le compte de Garibaldi et qui devrait, au premier ordre, les expédier sur le point qui serait indiqué (1).

47

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

(Ed. in LV 8, pp. 198-200, con data 11 giugno)

D. S.N. Firenze, 13 giugno 1865.

La circulaire dont S.E. M. de Bismarck accompagne l'envoi aux Gouvernements membres du Zollverein de votre dépèche adressée à S.E. en date du 22 Mai, est une nouvelle preuve que le Cabinet de Berlin est guidé, dans cette circonstance, par les notions les plus justes et les plus élevées sur les intérets de l'Allemagne. Tout en continuant à rester entièrement étrangers aux négociations dont cette pièce paraìt marquer le début entre la Prusse et les Etats

moy,ens, nous en suivrons la marche avec intéret et sympathie. Nous connaissons trop bien les Iiens de Cour et les affinités politiques où quelques uns des Gouvernemens Al1emands sont engagés, pour ne pas prévoir que de longues hésitations et des divergences intérieures d'un caractère plus ou moins grave seront chez les Etats moyens et pour un temps peut-etre assez long le principal résultat des ouvertures prussiennes. Quoi qu'il en soit, nous nous associons sincèrement aux souhaits que forment aujourd'hui l es meilleurs amis de l'AHemagne, pour que les besoins économiques, le commerce et l'industrie de cette nation ne soient pas sacrifiés dans cette occasion à une politique d'antagonisme qui nuit avant tout à ses auteurs.

Comme nouvel éclaircissement sur nos dispositions à l'égard des négociations commerciales qui pourront ultérieurement avoir 1ieu entre 1es deux pays,

S.E. M. de Bismarck à ce que Vous me faites connaitre par Votre dépéche du 5 Juin (l) désire savoir si nous consentirions, le cas échéant, à traiter sur la base du traité anglo-allemand. * Ayant pris connaissance du texte de ce traité, joint à Votre dépéche commerciale du I.er Juin * (2), je ne vois, non plus que mes Collègues 1es Ministres des Finances et de l'Agricolture et Commerce, aucune difficulté à ce que 1es bases du traité Anglo-Allemand soient admises pour le futur traité de commerce entre l'Italie et le Zollverein. Je dois à cette occasion confirmer ce que j'ai eu plus d'une fois l'occasion de dire à M. le Comte d'Usedom: c'est que lorsque ces négociations viendraient à s'ouvrir, la Prusse nous trouverait préts à accorder les faveurs commerciales les plus larges.

L'importance des rapports futurs entre l'Italie et l'Allemagne en dehors des relations officielles entre Gouvernemens est telle à nos yeux, que nous n'épargnerions pour préparer et faciliter oes rapports aucune des concessions que peut autoriser l'état actuel de nos traités de commerce comme de ceux du Zollverein avec les autres puissances. C'est dans ce sens que Vous voudrez bien répondre aux demandes d'éclaircissements préalables de M. de Bismarck et Vous étes spécialement autorisé à répondre affirmativement à sa question relative à l'acceptabilité de notre part des bases du traité Anglo-Allemand.

A l'égard du traitement dont jouit actuellement l'Autriche en Italie, et que

M. de Bismarck désire connaitre exactement, Vous pourrez l'informer que le traité Austro-Sarde de 1851 a été étendu à tout le Royaume, par mesure d'unification et s'y trouve appliqué sans réciprocité de la part de l'Autriche, qui continue à appliquer à une partie de nos exportations des clauses de traités qui sont périmés, et à adresser pour les formalités nécessaires les provenances de quelques uns de nos ports à de prétendus Consuls qui ne représentent aucun Etat actuellement existant. L'artide 15 du traité austro-sarde de 1851, par lequel le traitement de la Nation la plus favor,isée sera appliqué de plein droit et à titre gratuit par chacun des deux Etats à l'autre, n'a pas eu d'application pour l'Autriche dans les Etats du Roi depuis 1859, l'Autriche ne nous ayant jamais demandé depuis l'époque de l'agrandissement du Royaume, à jouir des faveurs accordées par les traités de commerce et de navigation postérieurement conclus par nous.

L'Autriche en fait ne jouit donc pas plus que le Zollverein des avantages qu'assurent au comme·rce de la France, de l'Angleterre ecc., nos traités récents avec ces Etats: mais l'Autriche conserve actuellment cet avantage sur le Zollverein, que pour etre admise à en jouir, elle n'a pas besoin, comme celui-ci de conclure avec l'Italie un arrangement particulier et de compenser par des concessions équivalentes celles qui lui seraient faites, mais seulement d'invoquer expl'essément le bénéfice de l'artide 15 en accordant dans les formes requises par notre dignité la réciprocité dans l'Empire à tout le Royaume d'Italie sans distinction de provinces.

Le mouvement d'opinion très favorable qui se manifeste dans la presse Allemande à l'égard de ces négociations a produit la meilleure 1impression en Italie. Les journaux 1es plus imporlants de la Péninsule témoignent à l'envi des sympathies du peuple italien pour la noble nation Allemande, et reconnaissent le caractère éclairé et libéral de l'initiative prise par la Prusse pour un rapprochement si profitable aux intérets des deux pays.

Je continue à compter sur votre activité et votre sagesse éprouvée, M. le Comte, afin que quelle que soit l'issue des négociations actuelles, 1e Gouvernement du Roi puisse se rendre le témoignage de s'etre preté, dans l'intéret des deux peuples, à tout ce Que pouvait lui permettre le soin légitime de sa dignité (1).

(l) Annotazione marginale: c Comunicato all'Interno •·

(l) -Cfr. n. 30. (2) -Non pubblicato. Il brano fra asterischi è omesso in LV8.
48

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

ANNESSO CIFRATO (2). Carlsruhe, 13 giugno 1865 (per. il 16).

Faisant suite confidentiel quarante (3), j'informe V.E. que Roggenbach a donné ordre Ministre Badois Berlin de déclarer que Bade adhèrera traité éventuel entre Italie et Zollverein selon les conditions Italiennes. Il me revient de bonne source l'idée conçue comme simp1e projet pour gagner plus facilement Bavière et Saxe au traité Italie-Zollverein d'améliorer le cas échéant situation financière des dynasties dépossédées alliées de Bavière et Saxe. Je me suis abstenu de toute réfl.exion et en réfère seulement à titre d'indice sans en connaitre au juste la portée.

(l) Con r. 15 del 19 giugno Barrai annunziò di aver comunicato a Thile il contenuto di questo dispaccio e di avergli dato copia di alcuni articoli dei giornali L'Opinione, La Perseveranza e La Nazione sulla questione del trattato di commercio.

(2) -Al r. 37. (3) -Cfr. n. 37.
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IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(AS Biella, Carte La Marmora; ed. in Carteggi Nigra, pp. 119-121)

L.P. Parigi, 13 giugno 1865. Ieri andai a Ivieudon a far visita al Principe Napoleone. Lo trovai a letto, costrettovi da due contusioni, una al ginocchio e una al tergo, che riportò dalla caduta che fece sabato scorso presso l'Ippodromo. Era in piccola vettura americana e guidava egli stesso il cavallo, che s'impennò. Il Principe fu balzato dalla vettura ed una delle ruote gli passò sul ginocchio. Per ventura la carrozza era leggerissima e non cagionò frattura. Fra due o tre giorni il Principe sarà ristabilito. Quando entrai dal Principe vi trovai la Principessa Clotilde e la Principessa Matilde che era venuta a posta a pigliar nuove del cugino da S. Graziano, ove si recò in villeggiatura da otto giorni. Quando rimasi solo, il Principe mi disse che jeri doveva veder l'Imperatore ma che l'accidente arrivatogli ne lo aveva impedito. Aveva perciò mandato il Generale Franconnière, suo primo Ajutante di Campo a scusarsi presso l'Imperatore e a narrargli l'accaduto. L'Imperatore disse a Franconnière che avrebbe mandato a prender nuove del Principe e mostrò interesse per la sua salute. Franconnière disse che non trovò nell'Imperatore nessuna traccia d'irritazione e la sua impressione fu che si mostrò piuttosto benevolo. Appena il Principe sarà guarito andrà a vedere l'Imperatore. Ier l'altro incontrai alle corse il Marchese di Lavallette ed esso mi parlò dell'incidente d'Ajaccio in termini più miti che per lo innanzi. Evidentemente si va facendo un po' di calma su questo disgraziato affar.e. Dal suo lato il Principe si mostra disposto ad accettare con moderazione la nuova situazione fattagli dalla lettera dell'Imperatore. Egli mi disse che la sua intenzione era di starsene all'infuori d'ogni pubblico affare, e di dimorare il meno possibile a Parigi. Domanderà all'Imperatore il permesso di recarsi in !svizzera per qualche tempo, poi torne::à sia a Meudon, sia al Palazzo Reale, farà delle escursioni e rimarrà nell'ombra finché il tempo abbia fatto dimenticare l'accaduto. Gli ho rimesso a suo tempo la lettera che il Re mi ha mandato per lui. Ho pure rimesso la lettera di Sua Maestà alla Principessa Clotilde. L'Imperatore è tornato in ottima salute e col volto abbronzato dal sole d'Africa. Assisteva domenica alle corse di Longchamps ove il gran premio della città di Parigi, debolmente contrastato dagli altri concorrenti, fu vinto dal celebre Gladiateur, cavallo francese del Conte Lagrange. A questa occasione l'Imperatore fu salutato da vivi applausi. Uno degli ultimi atti dell'Imperatrice Reggente fu la concessione della Legion d'Onore alla Signora Rosa Bonheur, pittrice distinta d'animali. Questo atto, che mi si dice aver avuto luogo per spontaneo impulso dell'Imperatrice Reggente senza previa consultazione dell'Imperatore, può dar luogo per l'avvenire a non poche contestazioni. Finora questa decorazione non era stata accor

data a donne, salvo ad una o due suore di carità ed a due o tre cantiniere per atti di coraggio o ferite riportate sui campi di battaglia.

Un'altra misura che segnala gli ultimi giorni della Reggenza fu il condono fatto ai giornali che avevano ricevuto avvertimenti. Questo condono fu in generale ben accolto dalla stampa, benché esso dimostri che nessuna mutazione radicale verrà fatta nella legislazione che regge questa materia. So d'altronde che l'Imperatore non ha nessuna intenzione di toccare, in ciò, allo statu qua esistente.

Il Signor Drouyn de Lhuys mi dimandò giovedì scorso notizie delle nostre pratiche con Roma. Gli dissi che Vegez2li era ripartito con istruzioni che dovevano provare alla Corte di Roma le nostre buone intenzioni, ma che vi erano naturalmente certi limiti che il Governo del Re non potrebbe oltrepassare, alludendo alla questione del giuramento di cui egli mi aveva parlato precedentemente. Devo confermarle che il Signor Drouyn de Lhuys mostrò sincero desiderio che le pratiche abbiano buon esito, senza voler per nulla pesare sulle nostre deliberazioni e su quelle della Corte di Roma. A questo riguardo non abbiamo che a lodarci della condotta del Governo francese. Bensì avremmo avuto ragione d'attenderci che il Governo francese prima di interpellare l'Austria e la Baviera sug1i arruolamenti per la legione pontificia, ce ne avesse parlato, in vista principalmente dei negoziati pendenti tra Italia e Roma. Il momento non era in ogni caso opportuno per intavolare una simile questione. Dal lato dello stretto diritto non v'è dubbio che la Franoia potesse fare questi passi. Ma credo che il Governo francese doveva usarci il riguardo di parlarcene. Nel fondo della questione, il dispaccio che io le segnalai d'ufficio, e di cui il Signor Drouyn de Lhuys mi diede lettura in via puramente confidenziale ,e riservatissima, era concepito in termini che mi parvero molto corretti, e tali da levare ogni malinteso nello spirito del Gabinetto Austriaco sul vero carattere dei passi fatti dalla Francia. Ma il rifiuto della Col'te di Roma di profittare dell'offerta d'una legione straniera a suo servizio e con bandiera pontificia, leva per ora ogni questione. lo non ho fatto, ben inteso, nessuna osservazione al Signor Drouyn de Lhuys intorno ai passi da lui fatti a Vienna e a Monaco, perché bramavo anzitutto conoscere la di Lei impressione, e in cosa di tanta importanza e molto delicata non voglio nulla compromettere né impegnare l'azione del Governo senza le sue istruzioni. Spero ch'Ella approverà questa mia riserva.

Ho ricevuto il dispaccio (l) con cui Ella mi comunica quanto il Signor Bismark disse a Barrai intorno alla convenienza di far esercitare dai giornali esteri, massime dai francesi, una pressione sugli Stati dello Zollverein per la conclusione d'un trattato di commercio tra quegli Stati e l'Italia.

Farò parlare in questo senso la Revue des deux Mondes nella cronaca scritta dalla penna fina ed elegante di Forcade. Tenterò lo stesso presso i Débats. Ma non vorrei che Bismark s'ingannasse o c'ingannasse intorno all'efficacia di questo mezzo, giacché di regola generale ogni consiglio che viene dalla Francia è mal ricevuto ed accolto con diffidenza e sospetto di là dal Reno.

led il Corpo Legislativo votò il bilancio degli affari esteri. Domani l'Imperatore all'occasione del suo ritorno riceverà il Corpo diplomatico.

(l) Cfr. n. 38.

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L' ONOREVOLE VEGEZZI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

Roma, 14 giugno 1865.

1-lon tengo ancora la risposta ufficiale alle nostre proposte, che non avrò fuorché in udienza di dimani a sera 15 corrente, ma so già di oerto che si ricusa ricisamente di consentire al giuramento dei nuovi Vescovi in tutte le provincie di nuova annessione; e si ricusa inoltre di consentire a che facciano dimanda di exequatur i preconizzati singolarmente nelle provincie staccatesi dal Pontificio. Tutto il sistema della S. Sede sta nel dire: il Regno d'Italia non è riconosciuto, non si ha con esso concordato, lo ammettere il giuramento e la dimanda di exequatur sarebbe una ricognizione, che non si può consentire trattandosi solo d'interessi religiosi. Queste cose le so in modo certo.

Ho poi inteso a dire, e non sono alieno dal crederlo, che il Cardinale Antonelli fu fatto suo dal partito contrario alla conciliazione, che ora fa causa comune e solidaria coi principi scaduti, che nutre lusinga che possa succedere uno scompaginamento attese in specie le ,.,ostre angustie finanziarie.

Io ritengo in modo positivo che il Governo del Re intende di star fermo non solo sulla dimanda dello exequatur, il qual,e è una sola conseguenza dell'esistenza di fatto del Regno d'Italia, ma e:z,iandio su quella del giuramento ora che la dimanda fu fatta, e che il rifiuto quasi costringe a dare al giuramento un valore che altrimenti io non saprei riconoscere.

Tuttavia dopo l'udienza nella quale avrò la risposta ufficiale, manderò dispaccio per corriere a V.E. ovveramente pregherò il Cav. Maurizio di recarsi costì, ond'Ella possa conoscere lo stato delle cose in tutti i suoi ragguagli, e favorirmi un riscontro prima che io pr,enda visita di congedo dal S. Padre, la quale però allo stato delle cose desidero di fare soUecita non avendo oggimai motivo la continuazione della nostra dimora a Roma dopoché un concordio sulle cose religiose per motivi politici si mostra impossibile.

Mi sarebbe spiaciuto che ciò fosse accaduto per causa religiosa come sarebbe stata quella del numero delle sedi, e fu perciò che ,instai tanto fortemente che mi si dessero maggiori facoltà di quelle che mi si vollero accordare: ma per buona fortuna la questione del giuramento e dello exequatur presentò lo scoglio.

Non ho potuto sapere se almeno sul ritorno dei Vescovi si voglia convenire, stanteché è questo un punto estraneo a quelli in divergenza: ciò avvenne forse perché come cosa di minor rilievo non fu oggetto di discorso con coloro dai quali tengo le informazioni.

Sarà cortesia di V.E. se ricevuto il corriere che le manderò dopo l'udienza del 15, o dopo l'arrivo del Cav. Maurizio vorrà mettere questa pratica fra le prime alle quali voglia provvedere per mettermi a segno di ciò che io debba fare.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 14. Berlino, 14 giugno 1865.

J'ai vivement regretté de voir par le télégramme de V.E. en date du 11 (l) que par suite d'une transmission défectueuse de quelques-uns des chiffres qui se trouvaient à la fin de son télégramme du 5, (2) je me suis mépris sur la véritable application donnée en Italie au Traité de Commerce de 1851 avec l'Autriche, qui n'a point réclamé et ne pouvait par conséquent point jouir du bénéfice de l'artide 15. Je me suis empressé d'aller faire part de cette regrettab1e erreur à M. de Bismarck qui en a paru quelque peu contrarié. Mais sur l'observat,ion que je lui ai présentée que le double fait de l'extension, sans réciprocité, de tout le reste du Traité à toute l'ltalie et de la faculté qu'avait l'Autriche de pouvoir réclamer l'application de l'art. 15, justifiait amplement la dernière circulaire Prussienne, S.E. n'a plus paru attacher la meme importance à l'erreur commise. Au reste, l'annonce que je lui ai faite, par la mème occasion, de la disposition où était le Gouvernement du Roi d'accepter le Traité Anglais comme base de la Convention çommerciale à intervenir entre l'Italie et le Zollverein, a causé à M. de Bismarck une véritable satisfaction. D'après ce qu'il m'a dit, cette acceptation sera pour la Prusse un moyen de pression d'autant plus efficace que tous les Gouvernements du Zollverein, sans exception, viennent de ratifier la Convention avec l'Angleterre, et qu'ainsi un refus de leur part ne pouvant s'expliquer que par des motifs purement politiques soulèverait contre eux les colères de toute l'Allemagne. V.E. trouvera ci-joint la copie de la communication que M. de Bismarck m'a demandé de lui adresser à ce sujet (3), et dans laquelle comme dans la première note de cette légation, je me suis attaché, par le choix des expressions, à bien faire ressortir que dans tout le cours de cette affaire, nous n'avons jamais fait que répondre aux offres et propositions de la Prusse, sans jamais avoir pris l'initiative d'une demande quelconque.

La Presse Allemande continue sa polémique en faveur d'un Traité de Commerce avec l'Italie. Mais ce qu'il y a de très remarquable c'est que la Gazette d'Augsbourg vendue comme chacun sait à l'Autriche, s'·est tout à coup mise de la partie, et publiait avant-hier un artide où elle faisait ressortir l'importance du Traité en question au point de vue des intérets des deux Pays. Bien plus, dans un autre artide, elle se prononçait en faveur de la reconnaissance du Royaume d'Ita1ie, dont le résultat, ajoutait-el1e, serait si favorable à la masse des artistes, négociants, fabricants et ouvriers de toute espèce d'origine Allemande qui par l'absence de toute autre Légation que celle de la Prusse

en Italie, se trouvent ainsi sans protection directe. La feuille Autrichienne cherchait ensuite à démontrer que la reconnaissance n'implique pas celle des principes de droit public, auxquels le nouvel Etat doit son origine, ni la garantie de l'avenir; que, au reste, son existence est un fait accompli dont l'origine peut etre regrettée, mais ne saurait plus etre niée. Enfin, partant du principe que l'Italie s'est bien gardée d'attaquer les provinces Autrichiennes faisant partie de la Confédération Germanique, et que par le fait l'Autriche se trouve vis-à-vis de l'Italie, dans une toute autre P.osition que les Etats Allemands, elle en tire la conclusion que l'Autriche est assez puissante pour ne pas désirer l'intervention des Etats moyens dans sa querelle, et que à Vienne l'on ne saurait raisonnablement se blesser de les voir reconnaitre le nouveau Royaume où ils pourraient balancer les intérets Français.

La seule condition que met la Gazette d'Augsbourg à la reconnaissance de l'Italie est qu'il faudrait peut-etre lui demander une déclaration préalable portant qu'elle entend respecter les territoires Allemands de nationalité Italienne, dans le genre de celle qui fut faite à la Suisse lorsque le Député Bixio voulut réclaml'r la Tessin comme territoire Italien.

Tel est en résumé l'article du journal autrichien, aui en raison de son origine et des symptòmes remarquables qu'il laisse percer sur le retour à une appréciat,ion plus saine de la situation de l'Italie, méritait d'etrc signalé dans son ensemble à l'attention de V.E.

(l) -Cfr. n. 40. (2) -Cfr. n. 29. (3) -Non si pubblica.
52

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 11. CostantinopoLi, 14 giugno 1865 (per. il 23 ).

Ringrazio l'E.V. per quanto Ella mi fece l'onore di comunicarmi a mezzo del dispaccio dei 30 maggio n. 125 (1). Giudico opportuno di esporre a V.E. alcune osservazioni sull'argomento delle Capitolazioni suggeritemi dall'attitudine dei miei Colleghi.

Il Marchese di Moustier il quale fu il promotore delle Conferenze sulla questione delle Capitolazioni nei Principati, ora s'adopera a troncarle, quantunque se tutti fossimo rimasti uniti, anche senza dipartirei da una prudente moderazione nelle nostre domande, avremmo raggiunto per certo un favorevole risultato, e tolto ad un tempo i rispettivi Agenti da una posizione che nuoce al loro prest,igio presso il Governo Rumeno.

Il rapido cambiamento di attitudine del Marchese di Moustier non si sa abbastanza spiegare. È bensì vero ch'egli va sommessamente dicendo che fattosi accorto dell'eccessivo impegno dimostrato dai Rappresentanti d'Austria e di

Russia per contrastare l'autorità del Principe Cuza, non istava più negli interessi della Francia d'incoraggiare quell'ostilità; ma egli è altresì vero che se il Marchese di Moustier si fosse mantenuto fedele all'assunto della Conferenza, gli sarebbe stato facile di porre la briglia ai rappresentanti proclivi a trascorrere ad eccessi. Non mi farò certamente l'eco dei rumori che corrono sui motivi attribuiti all'Ambasciatore di Francia per arrestarsi a mezzo della via. L'onorabilit:ì del Marchese di Moustier mi è troppo conosciuta, perché si accplga l'ombra del sospetto, ma d'altra parte non v'ha a dubitare che il Principe Cuza pose in giuoco tutti gli espedienti della scaltra politica di cui è maestro, per separare il Marchese di Moustier dai suoi Colleghi. Ci aspettiamo quindi che l'Ambasciatore di Francia avrà piena soddisfazione nella quest,ione che riflette l'osservanza dei trattati di commercio, questiÒne in cui si accentrano gli interessi francesi in Rumenia. Il dispaccio poi del Signor Drouyn de Lhuys, di cui il Marchese di Moustier ci diede copia, si attaglia troppo ai suoi desideri per non supporre ch'esso sia stato provocato come mezzo di toglierlo dal difficile terreno sui ·cui aveva posto il piede.

Incresciosi oltre ogni credere si dimostrarono i Rappresentanti d'Austria e di Russia. Tuttavia non osarono spingere troppo oltre l"opposizione, limitandosi ad esprimere dubbio, che operando ognuno dl noi isolatamente, si possa mai ottenere dal Governo Rumeno l'esatto rispetto delle Capitolazioni (1).

Accennai più sopra alla difficile posizione in cui trovansi gli Agenti delle Potenze garanti ia Bucarest, ed alla quale bisognerebbe provvedere. Tuttavia non si può nascondere ch'essi agirono con qualche precipitazione, allorché in corpo e con solennità si presentarono al Principe Cuza, per richiamarlo all'osservanza delle Capitolazioni. Questa dimostrazione poteva essere giustificata se fosse stata accertata l'azione concorde ed energica dei Rappresentanti delle Potenze garanti, mentre che ora il Principe usufruttò la circostanza per atteggiarsi a Sovrano che respinge con fierezza una tentata umiliazione.

Qui mi cade in acconcio confermare quanto sarà stato palesato all'E.V. dalle comunicazioni del Cav. Strambio sullo sgoverno del Prlnc,ipe Cuza. L'opposizione si organizza e può prendere tra breve minacciose proporzioni. Le casse dello Stato esauste, lo scontentamento delle classi medie, la resistenza delle popolazioni agricole al soddisfacimento di quanto per recente legge è da loro dovuto agli antichi proprietarì, la corruzione fattasi endemica nelle amministrazioni e nei tribunali, l'ostilità crescente verso gli stranieri, la malafede eret1:J a sist21nu di govc::uo, q_u'2:~to è per SO.\J.'uni C(ìpi lo specchlo della presente situazione nei Principati.

il) Si pubblica qui ;m bra"o del r. confidenziale 1::: c\ i Greppi, in data 28 giugno:

"Nelle conferenze che si ~ennero per regolare la questione dell"osservanza delle capitolazioni e dei trattati di con11ncrcio nei Principati 1Jniti, ebbi sen1pre cura di serbare un contegno tale da evitare qualsiasi urto colle mozioni iniziate in ultimo dal Marchese di Moustier. sebbene in contraddizione con quelle di cui precedentemente erasi fatto promotore.

Quantunque il sistema che si sta per adottare, quello cioè di porre in disparte l'azione comune, per agire ognuno di noi separatan1ente, non produrrà che in1periettissin1i risultati, io seguendo lH trac~ia che l'E.V. ha la bontà di farmi, porrò ogni studio per indirizzare sulle singole questioni, le isLruzioni al R. Agente in Bukarest che per essere nel loro spirito conformi a quelle dei miei Colleghi, potranno trov-are qualche accoglimento presso il Governo Rumeno».

Indarno il Principe Cuza va studiando mezzi per togliersi da questi impacci. In oggi la questione religiosa gli suggerisce l'espediente di dichiarare la Chiesa Rumena indipendente. Egli crede con questo mezzo di sottrarsi alla sorveglianza russa. Nè pare a questo voglia Limitarsi, e v'ha chi gli attribuisce il pensiero di convertire la Chiesa Rumena a Cattolica, colla speranza di cattivarsi sempre più la Francia. Mi è dato però di sapere che il Marchese di Moustier diede per istruzione all'Agente francese a Bukarest, di astenersi da qualsiasi pratica che possa essere interpretata quale incoraggiamento ad una conversione suggerita semplicemente dalla voglia di far dispetto alla Russia ed al Clero Greco.

P.S. -Ricevo in questo istante invito da parte dell'Ambasciatore d'Inghilterra, per una conferenza che si terrà domani all'oggetto di discutere la questione del deposito delle indennità pei Conventi. Aali Pascià assisterà a questa Conferenza.

(l) Non pubblicato.

53

L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 70. Madrid, 15 giugno 1865 (per. il 20).

I giornali ultramontani di qui nel riferire i primordi della mancata rivoluzione che aveva per centro la città di Valenza insinuarono che l'anima di tali complotti fosse il Generale italiano Enrico Cialdini. Un giovine deputato, Maggiore di Artiglieria, il Signor Lopez Dominguez, che conobbe il Generale Cialdini in Oriente ed in Italia volle fare dichiarare al Governo menzognero l'asserto dei giornali retrogradi, e diressegli in proposito nel parlamento una interpellanza. Il Signor Castro, Ministro di Finanze, soddisfece al desiderio del Deputato e dichiarò non avere il Governo notizia alcuna che il Generale Cialdini avesse preso parte nel movimento dei gJorni scorsi. Trasmetto qui unito a V.E. il sunto ufficiale della discussione (1).

La condotta del Capitano Generale di Valenza salvò gli ufficiali compromessi, ed è opinione che il tribunale non potrà incontrare in essi colpa.

L'ira intanto del Governo si scaglia contro i militari amici del Generale Prim, e vengono rilegati gli uni a Ceuta, gli altri nelle Canarie. Quanto poi al Generale stesso, si pubblicò nella Gazzetta ufficiale un ordine reale che gli impone di presentarsi immediatamente in Madrid. Non si sa però ov'egli trovisi presentemente, quantunque credasi, che viste fallite le sue combinazioni, rientrasse in Francia e da Marsiglia s'imbarcasse per Genova, onde passare quindi in Germania.

(l) Non si pubblica.

54

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

D. 130. Firenze, 16 giugno 1865.

Il R. Ministro in Londra m'informa che il Gabinetto di St. James in questo momento appunto si adopera presso il Gabinetto di Vienna per fargli accettare una soluzione delle diffkoltà relative alla firma dell'Atto Pubblico del Danubio analoga ai precedenti di Bruxelles e di Parigi. Il Conte di Launay mi riferisce a sua volta che la Russia senza voler prendere alcuna iniziativa, voterà in favor nostro Quando altra Potenza ponga nettamente la questione. Ella poi sa che la Prussia ha già fatto pervenire al suo Agente in Galatz l'ordine di assentire alla proposta che venisse fatta di riprodurre per l'Atto Pubblico del Danubio il procedimento osservatosi così per l'atto di riscatto della Schelda, come per la Convenzione telegrafica di Parigi.

Possiamo quindi ritenerci finora come sicuri d'essere appoggiati in questa vertenza dalla maggioranza delle Potenze i cui agenti pl'endono parte al regolamento delle quistioni relative alla navigazione del Danubio: non possiamo però dissimularci che nella impazienza che ha rtaluna Potenza di condurre a termine la cosa, l'Atto Pubblico possa forse in un dato momento venire improvvisamente firmato in una forma, intorno a cui noi non saremmo stati consultati, siccome avvenne testè per la proposta di redigere due Convenzioni distinte, e senza tener conto dei reclami dei Rappresentanti del R. Governo. Al qual riguardo non è inutile che Ella sappia che con Rapporto del 12 (l) il Marchese d'Azeglio m'informa che Lord Russell ha recentemente trasmesso apposite istruzioni agli Agenti Bri·tannici perché la sede delle Conferenze per la Navigazione del Danubio da Galatz sia trasferita a Costantinopoli, dove spera sia per r·iuscire più ag.evole l'accordo tra i varii Rappresentanti.

In tale stato di cose non è fuor di proposito !'•esaminare se non convenga al R. Governo di prendere esso stesso l'iniziativa di una formale proposta, che verrebbe enunciata dal R. Delegato alle Conferenze, e che sarebbe concepita nel senso che la Commissione Europea abbia a dichiarare che essa riprende la forma diplomatica consueta nella redazione dei propri atti, e che il fatto della compartecipazione delle varie Potenze in atti ed accordi aventi uno scopo meramente commerciale ed economico punto non pregiudica la loro reciproca situazione politica.

Più scopi vantaggiosi si verrebbero così a conseguire. Si proverebbe che nel R. Governo non è minore di quel che lo sia negli altri il desiderio di sollecitamente addivenire alla conclusione dell'Atto Pubblico Danubiano: si prenderebbe una posizione corretta e conciliante, avendosi ragione di credere che il procedimento accettato a Bruxelles ed a Parigi dall'Austria non le sia disag

gradevole nella occorrenza di che si tratta: si eliminerebbero fin d'ora e per sempre gli imbarazzi continui che ad ogni tratto sopravvengono nel corso dei lavori della Commissione Europea: si eviterebbe infine che a nostra previa insa.puta, e per effetto di impazienza e di sorpresa venga adottato di fatto un modo

di firma disfanne dai nostri diritti e dalle nostre legittime suscettibilità.

Prego adunque V.S. Illustrissima di voler sollecitamente farmi conoscere

se vi sia, secondo il di Lei avviso e tenuto conto dello stadio attuale degli of

ficii fatti a Vl2nna dal Governo Imperiale, qualche diflìcoltà a che il R. Go

verno nel termine più bceve e :fors'anche prima che giunga a Parigi un riscon

tro da Vienna, prenda l'iniziativa della summenzionata proposta.

Segnandole ricevuta del suo pregiato rapporto n. 205 Pol... (l).

P.S. -Le unisco per sua informazione l'estratto di un dispaccio del R. Ministro in Berlino.

(l) Cfr. n. 45.

55

L'ONOREVOLE VEGEZZI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

Roma, 16 giugno 1865.

Ieri sera fummo presso il Cardinale Segretario di Stato per sentire le deliberazioni della S. Sede sulle proposte portate da noi e discusse nella preceduta riunione, e per continuare le trattative lasciate in sospeso perché fossero esplorate le intenzioni del S. Pontefice.

Le risposte del Cardinale furono ricisamente negative tanto sull'exequatur, quanto sul giw·amento. Per quanto in parole si riconosca che esiste di fatto il Regno d'Italia, per quanto in parole si dica che non occorre riconoscerlo, e che non si può disconoscere perché in fatto esiste, tuttav·ia non vuole che la

S. Sede (secondoché ci pare) consenta a fatto od atto qualunque, che ne contenga comunque soltanto in fatto la implicita ricognizione. Essa non tiene alcun conto del riflesso che, chi richiede lo exequatuT ed il giuramento non è la

S. Sede, ma il Governo del Re; che noi non pretendiamo nemmeno da Essa un consenso a ciò, ma solamente volendo procedere con lealtà, dichiariamo, trattando, che vogliamo lo exequatur ed il giuramento: non tiene conto del rilievo che la dimanda di exequatur debbe .farsi, ed il giuramento debbe prestarsi dai singoli Vescovi, e non dalla S. Sede, così non si può dire che tali fatti conterrebbero una esplicita ricognizione del Regno d'Italia per parte della S. Sede, che a tali fatti rimane estranea e soltanto viene f:1tta avvertita che hanno luogo.

Visto che su questi punti, i quali racchiudono princip1i politici il Cardinale stava sull'inflessibile, affinché non si potesse dire che l'accordo veniva meno anche per cause religiose, non mi astenni dal dire, che consentendo la

S. Sede su nuesti punti, sulle minori questioni del numero delle serl i il Governo non sarebbe alieno dal venire a più larghi accordi, non potendosi impicciolire la quistione a numeri: ma neppure ciò valse.

Essendo tali le risoluzioni della S. Sede, non avendo nemmeno ristretto

il rifiuto alle sole Provincie ex-pontificie, ma fattolo generale per tutti gli

Stati dei Principi spodestati; non avendo fatto la proposta di un surrogato al

giuramento, ciò che non si poteva fare da noi, mi parve inutile il pregare il

Cav. Maurizio di venire costì, e perché non accorrevano a portarsi maggiori

ragguagli, e perché la partenza sua, che sarebbe stata avvertita, avrebbe po

tuto ingenerare un sospetto, che si fosse nella intenzione di cedere su quei punti

principalissimi, ciò che non posso e non debbo credere, né lasciar credere.

Siccome però sarebbe male che io senz'altro avviso ricusassi in modo assoluto codeste istanze della S. Sede senza averne, e senza lasciare passare il tempo necessario per averne dalla E.V. una speciale facoltà in conferma di quelle, che per l'evenienza di questo caso stanno già racchiuse nelle istruzioni, perciò ne scrivo, pregandola di favorirmi gli ordini suoi.

Sopra una cosa sola si poté cadere d'accordo, ed è sul ritorno dei Vescovi assenti dalle loro sedi. In massima si concertò adunque che si consente al ritorno gradatamente, separatamente, insensibilmente.

Stanteché però la S. Sede in nulla si piegava sulle altre materie delle trattative, parve a noi, che il Governo dovesse ritenere a sé il determinare liberamente l'ordine, ed il tempo del rito!"no, designando separatamente. successivamente chi primo, chi secondo ecc. dovesse ritornare.

Conseguentemente fu inteso che, siccome si ammette il ritorno dovunque possibile, così il Governo del Re, usata la dovuta prudenza onde non arrivino sconcerti, farà gradatamente, e non senza sollecitudine avvertiti i Vescovi, i quali vengono ammessi al ritorno, che possono rientrare, e oiò ben inteso con avviso singolare a caduno, quando viene il suo turno. Qualora però alcuno di essi non ritorni (cosa che la S. Sede non ammette come probabile) il Governo potrà prendere le risoluzioni che crederà di ragione.

A questo proposito debbo soggiungere, che qui farebbe stupenda impressione, e varrebbe a mostrare la ferma schiettezza del procedere del Governo del Re, se sin d'ora si cominciasse il ritorno di qualche Vescovo.

Mons. Marongiu Arcivescovo di Cagliari è un povero vecchio, se non capace di far bene, incapace di fare male qualsiasi: prima di queste trattative il Governo voleva già ammetterlo al ritorno: egli desidera vivamente di ritornare. Credo che sarebbe atto giusto, e a tempo eminentemente prudente se il Governo autorizzasse sin d'ora il ritorno; anzi se volesse darm,i ordine di recarmi presso di lui a significargli che gli è libero di ritornare. E siccome è poverissimo, ed è grettamente qui provveduto, sarebbe anche carità se gli si facesse una largizione dello stretto necessario per le spese del viaggio, al che

ritengo possono bastare lire cinquecento.

Il S. Pontefice ci riceverà il 21, od il 22. Come può comprendere V.E. terrei vivamente, che in Questa sola parte del ritorno dei Vescovi sulla quale cadde accordo con libera facoltà di esecuzione al Governo, questo mostrasse quel fare schietto e generoso che meglio di ogni altro acquista le simpatie; terrei moltissimo se potessi dire al S. Padre il ritorno già cominciò: un invito con autorità di ritornare fu già recato da me.

Credo dover mio infine di significarle che nozioni assai precise mi assicurarono che probabilmente arriverà al Gov,erno qualche sollicitazione par parte di Francia perché si ceda sul giuramento, e sull'exequatur. Se ciò non sarà, sarà tanto meglio: ma quando accadesse non nuocerà se V.E. si troverà previamente posta sull'avviso.

Un'ultima preghiera mia le porta calda istanza affinché mi usi la degnazione di rinviarmi il corriere colla risposta prima del 21.

(l) Non pubblicato.

56

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(Ed. in LV 8, pp. 130-131)

R. 209. Parigi, 16 giugno 1865 (per. il 18).

Mi sono affrettato di consegnare al Ministro Imperiale degli Affari Esteri una nota verbale conforme al tenore del dispaccio di Gabinetto n. 127 da V.E. indirizzatomi in data del 7 corrente (l) r,elativamente ai condannati politici tuttora detenuti nelle carceri di Roma benché appartenenti alle Provincie annesse al Regno d'Italia. Ho l'onore d'inviare qui unita all'E.V. una copia di questa nota verbale in calce della quale posi la lista dei detti detenuti colle relative annotazioni conformemente al dispaccio sovraccitato.

ALLEGATO

NIGRA A DROUYN DE LHUYS

NOTA VERBALE Parigi, 14 giugno 1865.

Par la dépeche du 12 Décembre 1864, et par une note verbale du 22 Mai 1865, le Ministre d'Italie a eu l'honneur d'exposer à S. E. le Ministre Impérial des Affaires Etrangères les raisons d'humanité et de haute convenance qui font désirer au Gouvernement du Roi d'Italie que le Gouvernement pontificai adhère à la mise en liberté, où à la consignation aux Italiens des individus originaires des provinces qui font actuellement partie du territoire Italien, et qui, emprisonnés pour cause politique, sont encore actuellement détenus dans les prisons pontificales. Le Ministre d'Italie vient de rècevoir l'instruction de rappeler à S. E. le Ministre Impérial des Affaires Etrangères ses demandes précédentes à ce sujet et de lui communiquer une liste (l) qui n'est peut-ètre pas complète des individus dont il s'agit. En lui envoyant ces indications, S. E. le Général La Marmora, Président du Conseil, insiste tout particulièrement pour réussir à obtenir par l'entremise bienveillante du Gouvernement Impérial la mise en liberté où la consignation de ces individus et la remise au Gouvernement italien des dossiers et des documents relatifs à leur condamnation, et qui sont indispensables pour pouvoir prendre à leur égard les mesures opportunes.

(l) Non pubblicato.

57

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

ANNESSO CIFRATO (1). Baden, 16 giugno 1865 (per. il 19).

En absence du Ministre des Affaires Etrangères le Sous Secrétaire d'Etat à Stuttgard a dit ces jours derniers à Ministre Etranger, qu'après le refus de Bavière de prendre part à négociations du traité Halien, Wurtemberg n'est pas obligé pour le moment à cause de unanimité obligatoire imposée par la constitution du Zollvere.in, de se prononcer pour ou contre.

Il a ajouté se croire autorisé à dire: • que si toute autre opposition venait à tomber, Wurtemberg mettrait point de obstacle à négociation qui amenerait nécessairement reconnaissance de l'Italie » sans cacher toutefois le peu de sympathie de son Gouvernement pour ce résultat.

58

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A PIETROBURGO, DE LAUNAY

D. 18. Firenze, 18 giugno 1865.

Votre expédition du 26 mai -7 juin (2) m'est régulièrement parvenue.

J'ai pris connaissance avec intérét des détails que Vous m'avez transmis notamment sur les relations de la Russie avec les Etats-Unis d'Amérique. Le Gouvernement du Roi de son coté ne peut que se féliciter des rapports qui existent entre lui et le Cabinet de Washington, rapports dont le caractère amicai n'a pas été troublé un seui instant par les crises que vient de traverser l'Union Américaine.

Je dois, à cette occasion, Vous informer que le Gouvernement des EtatsUnis a chargé son Représentant à Florence de demander au Gouvernement du Roi qu'il fut mis un terme au traitement exceptionnel appliqué dans nos eaux aux navires de guerre fédéraux, et que désormais l'entrée de nos ports flìt interdite aux batiments portant le pavillon des Confédérés.

Le Gouvernement du Roi a répondu favorablement à la demande dont il s'agit, et à cette occasion les relations constamment excellentes des deux Gouvernements ont été de nouveau constatées et affirmées.

En effet, pendant les temps les plus critiques de la guerre américaine, nos navires et ceux de la Russie ont été l'objet, sur les cotes de l'Union, de

5-Documenti diplomatici -Serie I -Vol. VI

démonstrations d'amitié tout exceptionnelles. C',est un fait qu'il m'est agréable de rappeler, parce qu'il prouve combien sont naturels et combien doivent etre permanents les rapports amicaux entr~e les trois puissances.

Je vous remercie des informations que Vous m'avez données sur les funérailles de feu S.A.I. le Césarewitch Nicola Alexandrowitch et j'approuve entièrement la conduite que Vous avez tenue en cette douloureuse circonstance.

(l) -Al r. 50. (2) -R. confidenziale 29, non pubblicato.
59

IL CAPO GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, BLANC, AL MINISTRO A PIETROBURGO, DE LAUNAY

(Carte Blanc)

L.P. Firenze, 18 giugno 1865.

Je profite d'un courrier Prussien pour vous écrire à la hate quelques mots et surtout pour vous remeroier de votre lettre si aimable du 7 Juin.

La mission Vegezzi échoue sur la question du serment et de l'exéquatur. Meme sur ces deux points le Pape ne montrait pas de répugnance personnelle à céder, mais les Cardinaux et Congrégations consultés n'en ont pas voulu entendre parler pour les diocèses autres que ceux du Piémont ed de la Lombardie.

Nous avions cependant écarté totalement la question politique et ce n'est point une reconnaissance en droit, une renonciation aux réserves Pontificales sur les provinces perdues par le S. Siège, que nous demandions.

Le Pape pouvait réserver meme formellement ses droits de souveraineté, on ne lui demandait pas d'ordonner aux éveques de prèter serment au Roi, mais seulement de ne pas s'opposer à ce que le Gouvernement leur demandat le serment pour leur installation. De meme l'exequatur devait ètre, selon les vues du Gouvernement, pour simple formalité, accordé en masse et par un seul acte à tous les nouveaux éveques. On ne pouvait atténuer davantage les droits jusqu'ici inaliénables de la couronne, ni mettre le Pape plus à l'aise.

L'obéissance au souverain de fait, mème à un tyran, dans la sphère des choses civiles, a toujours été prechée par l'Eglise, ainsi que la soumission aux lois établies, quelles qu'elles soient, qui ne blessent pas la religion. Le serment ne pouvait donc alarmer légitimement aucune des suceptibilités romaines, et il était pour le Gouvernement une nécessité d'ordre intérieur. Sans serment, les deux tiers des Evèques nouveaux seraient entrés dans leurs diocèses des Romagnes, des Marches, du Napolitain, etc. comme Missi dominici d'une restauration; il y aurait eu de toutes parts provocations et désordres populaires. On semblait avoir compris à Rome la convenance de ne pas ètre trop exigeant; mais pendant l'absenc'e de M. Vegezzi le parti contraire à la conciliation avait fait du chemin, et gagné jusqu'à des personnes qui d'abord avaient favorisé les Négociations et qui maintenant les contrarient. De Belgique, de Bavière, d'Espagne, de France, d'Autriche, les remontrances les plus violentes furent adressées à Rome sur sa condesoendance envers l'ennemi du S. Siège et du CathoUcisme. Là dessus 1es journaux officieux de Paris, où l'on affecte naturellement désirer beaucoup un accord, sont pourtant venus maladroitement affirmer et répéter que :Le Gouvernement ItaUen n',insistait pas sur le serment et cédad.t tout; ce qui eut le double effet de faire croire ici au public qu'il y a une pression du Gouvernement français sur le nòtre dans cette affaire, et de donner à la Cour de Rome des illusions de nature à la rendre plus inflexible encore. Le fait est qu'on n'a plus d'espoir de s'entendl'e. Pour prouver jusqu'au bout qu'on ne met d'autre sentiment en tout cela que celui du respect des choses ecclésiastiques, on a autorisé M. Vegezzi à se mettre d'accord avec le

S. Siège, si celui-ci le veut, sur les Évèchés du Piémont et de la Lombardie à l'égard desquels il n'existe pas de difficultés. Il est plus que probable qUJe tout se bornera à cela.

60

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

L.P. CONFIDENZIALE. Parigi, 18 giugno 1865.

Le mando qui una nota interessante. La prego di farne il solito uso riservatissimo e di distruggerla quindi.

P.S. -Vorrei poterle mandare questa e simili comunicazioni con altro mezzo che quello della posta, di cui non sono interamente sicuro. Ma non ho occasioni.

ALLEGATO.

Confidenziale-Riservata Giugno 1865.

Mazzini fa sapere a Nicotera le seguenti cose.

Mazzini non crede di dover convocare i capi del partito. La convocazione tenuta a Lugano dopo Aspromonte, e a cui convennero Mazzoni, Cattaneo, Bertani, Mosto, Mario, Cuneo, Campanella, non servì a gran cosa. Vi fu deciso di fondare un'associazione di due gradi, il primo pubblico, il secondo segreto e repubblicano. Mazzini diede 5000 franchi per fondare il Dovere. Ma gl'impegni assunti in quella riunione non furono tenuti. Perciò Mazzini rinuncia a simili congressi. E' pronto a recarsi ove occorra per l'azione, ma vecchio e malaticcio ed espulso anche dalla Svizzera, non vuol muoversi per chiacchiere. I suoi amici devono intendersi ciascuno direttamente con lui. Del resto chi convocare? Crispi? Mordini? Corti, che fece nel Diritto professione di fede monarchica? Mario dichiarò non volere alcun capo ed esser opposto a qualunque moto per Roma o Venezia se prima non si proclama la repubblica. Cattaneo è federalista. Miceli crede di poter salvar l'Italia col Parlamento. Nicola (Fabrizi?), non sogna che Borbonismo minaccioso. Grillenzoni, Quadrio, Pianéiani sono con Mazzini. E' d'uopo adunque che ciascuno dei capi e Nicotera pel primo s'intenda con Mazzini per lo scopo e coi mezzi da lui indicati.

Scopo nazionale. Venezia. Cercar di far nascere un moto insurrezionale abbastanza forte per produrre un'agitazione minacciosa in Italia. O il Governo del Re sarà trascinato a seguir l'impulso: allora avremo le nostre Alpi, l'insurrezione probabile in Austria, l'imprevedibile, la coscienza della propria forza inspirata ai giovani italiani; più specialmente la formazione di un esercito di volontari a noi devoti, che sì potrà quando si voglia lanciar su Roma. Oppure il Governo resisterà, ed allora mercè dimostrazioni organizzate nelle città più importanti e brutalmente represse, potrà nascere l'occasione che cerchiamo, ma sopra un campo in cui le simpatie della maggioranza saranno per noi.

Scopo interno. Repubblica. Pel giorno d'un colpo di Stato, d'un Ministero mili

tare, d'un invio di truppe al Messico, d'un tentativo dì cessione di territorio, d'un

fatto come quello di Torino, d'un evento imprevisto qualsiasi, bisogna cercar ri

solutamente d'aver nelle mani il mezzodì dell'Italia come base per fondarvi un Go

verno provvisorio che dica: La Monarchia non volle, non seppe, non potè far l'Italia:

la faccia il paese: una Costituente detterà da Roma il patto italiano.

Come mezzo Mazzini propone un'associazione la falange sacra, che ha già delle affigliazioni in tutta l'Italia. Le risorse finanziarie sarebbero, oltre ai tentativi di Mazzini per avere a Londra delle somme considerevoli, una sottoscrizione mensile dai membri della falange d'un franco. 100.000 sottoscrizioni mensili danno 1.200.000 franchi l'anno. 200.000 sarebbero impiegati in sussidì, per la stampa, pei profughi, pei feriti etc. Un milione deve bastare per l'azione. Non è mestieri creare un primo grado d'associazione. Questo è già costituito dalle Società democratiche, del progresso etc. E' d'uopo stabilire rapporti fra esse e formarsene elementi per la falange sacra. Mazzini si riserva di riannodare questa associazione a quella dei repubblicani del resto d'Europa. Egli propone a Nicotera di prendere la direzione della falange sacra a Napoli e d'intendersi con lui. Gli propone inoltre di unirsi con Mat., con Mauro (?) con chi vorrà, di formare un consiglio segreto di direzione della falange per tutte le provincie napoletane. Il lavoro di dettagli\' sarà fatto da giovani che sono già in rapporto con Mazzini. Si potrà quindi associarsi anche Bertani ed altri. Questa è la via. Se si fa qualche cosa per la Venezia noi ajuteremo, continuando imperturbabilmente l'opera repubblicana. Bisogna scuotersi, concentrar le forze. Ogni ritardo, ogni esitanza è ormai colpevole.

61

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, ALL'ONOREVOLE VEGEZZI

(Ed. in L V 8, pp. 35-36)

Firenze, 19 giugno 1865.

Ho ricevuto le tre lettere che Ella mi diresse da Roma i.n data del 12, del 14 e del 16 corrente (1).

Il Governo del Re deplora che le risoluzioni prese dalla Corte Pontificia non lascino possibilità di riuscire ad un accordo del quale, nell'interesse religioso delle popolazioni e per ispirito di conciliazione e di deferenza verso la

Santa Sede, esso aveva con premura accolto la proposta. E poiché Ella avrà a dipartirsi da Roma tra breve, recandosi dal Santo Padre a prendere commiato, Ella in tale occorrenza non mancherà di porgergli la testimonianza del rincrescimento che prova il Governo del Re perché la Santa Sede non abbia trovato sufficienti le concessioni consentite da esso. Tali concessioni non si sarebbero potute estendere fin là dove vorrebbe la Corte di Roma, senza alterare profondamente l'indole puramente ecclesiastica che l'accordo, scondo noi, doveva assolutamente conservare.

Noi abbiamo negoziato col Capo Venerato della Chiesa, non già col Sovrano dello Stato Pontificio; noi abbiamo negoziato per interessi religiosi che ci sono comuni con tutti gli altri Stati Cattolici e che sono all'infuori d'ogni controversia politica.

Ci duole che la Santa Sede non abbia creduto di mantenersi in questi termini, come ne dà prova il suo rifiuto ad ammettere i diritti dello Stato nella materia dell'exequatur ed in quella del giu'ramento.

Diffatti il Governo del Re non intese mai di domandare alla Corte di Roma una conferma dell'ordine di cose stabilito dalla volontà Nazionale in qualunque parte di Italia, né tale poteva essere, com'Ella ebbe a dichiararlo, il significato del giuramento e dell'exequatur, che ragioni imperiose di dignità, di diritto interno e d'ordine pubblico imponevano al Governo di mantenere.

Il giuramento e l'exequatur nelle forme proposte dal Governo dovevano avere per iscopo di constatare quegli incontestabili doveri di sottomissione alla Sovranità regnante e di obbedienza alle leggi vigenti che furono sempre dalla Chiesa raccomandate ai suoi Ministri ed ai fedeli nelle cose che non sono del dominio religioso.

Riandando le fasi succ,essive dei presenti negoziati ci riesce grato di potere constatare che, all'infuori di questi due punti, la Santa Sede non abbia potuto a meno di riconoscere come soddisfacenti per se stesse le concessioni fatte dal Gov;erno del Re, e che sole preoccupazioni estranee alla quistione religiosa avranno, come risulta dalle dichiarazioni della Corte di Roma, fatto sì che essa abbia richiesto concessioni maggior,i, e tali, come già dissi, da non potersi ammettere.

Per continuare però fino all'ultimo a dar prova della somma de:llerenza che il Governo professa verso la Chiesa in ogni argomento d'ordine ecclesiastico in cui non si vengano ad implkare i diritti della Corona e della Nazione, e per non lasciare senza alcun risultato, per quanto sta in lui, l'iniziativa presa dal Santo Padre, il Governo del Re la autorizza ad annunciare a Sua Santità che esso, dal canto suo, si presterà a che i Vescovi ora assenti dalle loro diocesi vi ritornino nel modo già da Lei combinato colla Santa Sede.

* Ella è inoltre autorizzata nel caso in cui creda che la Santa Sede vi sia disposta, a mettersi d'accordo con essa perché sia provvisto nei termini già conoertati, alle Sedi Vescovili delle antiche provincie Sarde e della Lombardia,, per le quali non esistono difficoltà fra la Santa Sede ed il Governo del Re * (1).

(l) Cfr. nn. 44, 50 e 55.

(l) Il brano fra asterischi è omesso in LVB.

62

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, ALL'ONOREVOLE, VEGEZZI

L. P. Firenze, 19 giugno 1865.

Avendo preso in considerazione quanto V.S. mi riferiva circa le circostanze specJali, in cui versa Monsignor Marongiu, nella sua lettera del 16 corrente (1), mi pregio di significarle che il R. Governo non ha alcuna difficoltà a che egli faccia ritorno alla sua diocesi di Cagliari. Pensai però che era conveniente di consultare 'in proposito il prefetto di quella provincia, per avere la certezza che quel ritorno non sia per dar luogo a speciali inconvenienti, e mi l'echerò a premura di farle pervenire un cenno in proposito appena mi giungerà un riscontro alla comunicazione che tosto spedii per questo oggetto a Cagliari

Intanto io La autorizzo fin d'ora pel caso in cui Monsignor Marongiu abbia effettivamente a far ritorno alla sua diocesi, ad anticipargLi pel viaggio una somma conveniente, che potrà essere portata fino al doppio di quella già da Lei indicatami come strettamente sufficiente.

63

IL MINISTRO DELL'INTERNO, LANZA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(AS Biella, Carte La Marmora; ed in DE VECCHI, pp. 299-300)

L. P. Firenze, 19 giugno 1865.

Il dissenso che es,iste tra gli onorevoli m1e1 colleghi e me sulla grave questione delle trattative con Roma; la profonda mia convinzione che l'indirizzo dato a queste trattative abbia reso impossibile un accordo col Sommo Pontefice anche sopra interessi puramente religiosi, e perciò abbia il ministero mostrato di abdicare alla politica di risolvere la questione Romana mediante la graduale separazione delle attribuzioni e dei dirHti della Chiesa da quelli dello stato sulla base della libertà religiosa; persuaso come io sono che abbandonata questa politica non rimane più che a seguire l'altra della forza materiaLe e dello scisma, la qual,e prevalendo trascinerebbe l'Italia a rovina, ~o mi vedo quindi costretto per mantenermi fedele ai miei principi ed alle mie convinzioni di ritirarmi dal Ministero.

Non è senza grande rincrescimento che mi separo da colleghi che sommamente stimo, e coi quali avrei voluto sopportare ancora il peso del potere, fino a tanto che la nav1e dello stato fosse arrivata in acque meno agitate; ma è troppo evidente che io non potrei proseguire oltre a condividere la responsa

bilità ministeriale dopo che sopra un argomento di somma importanza politica

mi trovo di un'opinione tanto contraria a quella de' miei colleghi.

Voglia pertanto degnissimo Signor Presidente rassegnare a Sua Maestà la mia dimissione, esprimendole le più sentite grazie per quella fiducia e benevolenza sovrana che degnò manifestarmi chiamandomi a far parte del suo Consiglio.

(l) Cfr. n. 55.

64

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 153. Firenze, 20 giugno 1865, ore 16,30.

Gouvernement pontificai ne voulant absolument pas entendre parler d'exequatur ni permettre de serment en dehors des évechés des anciennes provinces et de la Lombardie, le Gouvernement du Roi a autorisé M. Vegezzi à exprimer au Saint-Père nos reg11ets et à conclure cependant, avant de quitter Rome, l'affaire du retour des éveques absents et celle des destinations aux évechés des anciennes provinces et de la Lombardie.

65

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 16. Berlino, 20 giugno 1865 (per. il 23).

Le dernier rapport du Ministre de Prusse à Munich, porte que bien décidément, ren dehors des raisons de famille, dont on parle peu, les prétextes allégués par le Gouvernement Bavarois pour repousser la conclusion d'un traité de commerce entre l'Italie et le Zollverrein se rattachent surtout aux égards diì.s à l'Autriche dont l'amour-propre serait vivement blessé par une convention signée par ses fidèles satellites, et emportant implicitement la reconnaissance du nouveau Royaume. De plus il parait que le Gouvernement de Munich chercherait à établir que le commerce de l'Allemagne avec l'Italie n'a point des proportions aussi considérab1es que lui prete la Prusse, et qu'ainsi la perte qui pourrait en résulter, n'a qu'une importance tout à fait secondaire.

Comme dans cette affaire aussi bien que dans toutes les autres qui intéressent plus directement les Etats moyens, la Bavière peut étre considérée comme étant, si j'ose m'exprimer ainsi, le Chef de fHe donnant le mot d'ordve aux autres, l'on peut dès à présent prévoir le theme que vont adopter les Gouvernemens du Zollverein pour refuser leur adhésion au traité. Et si à ces fins de non recevoir inventés par le Cabinet de Bav:ière l'on ajoute les insinuations timidement avancées par les Gouvernemens de Saxe et de Hanovre, pour déférer la question à la Diète de Francfort, l'on aura dans son ensemble le plus

complet, le système d'opposition que l'on s'apprete à organiser avec toutes les variantes laissées à l'imagination de chacun des Etats.

Je ne parlerai pas des prétendus égards dus par les Etats moyens à l'Autriche, qui suivant les besoins et bien souvent les caprices de sa politique les a tour à tour humiliés ou sacrifiés. C'est là une considération qui ne supporte pas l'examen et qui ne peut s'expliquer q_ue par le servilisme melé à la peur. Je ne m'étendrai pas davantage sur la convenance de porter la q_uestion à la Diète de Francfort; j'ai fait connaitre dans ma dernière dépeche à V.E. combien est peu fondée une pareille prétention et quelle attHude p!'endrait la Prusse dans le cas où elle viendrait à ètre formulée. J'en viens immédiatement à la seule raison en apparence plausible, qui si elle n'était pas absolument fausse, pourrait jusq_u'à un certain point justifier l'opposition des Gouvernemens du Zollverein; celle alléguée par le Cabinet de Munich, q_ue le commerce allemand avec l'Italie n'a point les proportions considérables q_u'on lui prete, <et qu'ainsi la perte qui pourrait en résulter n'a q_u'une importance secondaire.

Pour combattre un pareil argument q_ui ne repose q_ue sur de fausses données, le Gouvernement Prussien a pris le moyen le plus sur: celui d'éclairer l'opinion publique de l'Allemagne. Dans des tableaux comparatifs que l'administration s'apprète à publier, l'on va établir le chiffre exact des branches de commerce allemand en souffrance en Italie, et en faisant connaitl'e d'autre part l'état relativement prospère de l'industrie Autrichienne dans la péninsule, l'on en arrivera à mettre dans la dernière évidence l'énorme différence qui existe entre ses produits et ceux du Zollverein impitoyablment sacrifiés à une aveugle politique (1).

66

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 38. Berlino, 20 giugno 1865.

Aussitòt après la réception de la dépèche de V.E. en date du 14 courant (2) relative à l'incident de Scutari, je me suis empressé de me rendre chez M. de Thile auquel, pour témoigner la con:lliance que nous plaçons dans la loyauté et l'esprit de justice du Gouvernement Prussien, j'ai donné lecture de la com

p. 205:

« Au milieu de l'agitation qu'a soulevée parmi les Etats secondaires la perspective d'un traité commercia! avec l'Italie, le Chargé d'Affaires d'Autriche ne pouvait rester lui seul inactif. Avant-hier donc, M. de Chotek s'est rendu chez M. de Thile et lui a exprimé toutes les plaintes de son Gouvernement pour une éventualité aussi pénible dans ses conséquences politiques pour l'Autriche. M. de Thile s'est borné à lui répondre en termes trés nets que la Prusse ne pouvait sacrifier Ies intérets matériels de l'Allemagne à des considérations politiques; et cet argument n'a pas trouvé de réplique de la part du Chargé d'Affaires Autrichien •.

munication de V.E. M. de Thile m'a aussitòt répondu que, malgré son peu de sympathies pour son Collègue d'Autriche, le Comte Brassier n'avait absolument rien écrit à ce sujet; mais que les faits étant tels que les a présentés le Consul d'Italie à Scutari, le Gouvernement Prussien n'aurait pas la moindre difficulté d'appuyer nos justes réclamations, comme déjà il l'avait fait dans une circonstance analogue; celle de la signature de l'Acte de navigation du Danube.

Sur l'observation que je fis ensuite que je ne comprenais pas comment le Cabinet de Vienne pouvait avoir une si grande influence dans les ConseHs de la Porte Ottomane, qui lors de la guerre de Crimée n'avait cependant eu aucune espèce de secours de l'Autriche, M. de Thile m'a répondu:

• Il n'en ,est pas toujours ainsi, l'Autriche a dans les affaires d'Orient des hauts et des bas qui ne peuvent s'expliquer que par les manoeuvres adroites de M. de Prokesch; dernièrement encore ce diplomate avait embrassé chaudement la politique Russe dans l'affaire des Couvents dédiés, mais il a été obligé de modifier sensiblement son atUtude et d'adopter d'autres allures •.

En me retirant, M. de Thile s'est réservé de me faire encore une réponse plus précise que je m'empresserai de transmettre à V.E. (1).

(l) Si pubblica qui un brano del r. 17, pari data, di Barra!, ed. in italiano in LV8,

(2) Non pubblicato. Sulla questione cfr. n. 35, allegato.

67

IL MINISTRO A PIETROBURGO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 19. Pietroburgo, 21 giugno 1865.

En suite de la dépèche (Cabinet) N. 16 (2), je me suis empressé de notifier au Ministre Impérial des Affaires Etrangères, l'adhésion de la France, de l'Angleterre et de la Prusse à la demande que les deux précédents de Bruxelles et de Paris fussent appliqués à la signature de l'acte de navigation du Danube. J'émettais en mème temps l'espoir que l'assentiment de la Russie ne nous ferait point défaut.

L'Ambassade Britannique avait fait également une communication dans ce sens.

Le Prince Govtchacow m'a promis d'écrir,e le mème jour (19 juin) au Général Ignatieff, d'une manière favorable à nos vues. Pour rédiger en parfaite connaissance de cause ses instructions, il m'a prié de lui laisser nouvellement prendre lecture de la dépèche de V. E., N. 11 (2), dont je lui avais déjà donné connaissance dans les premiers jours de ce mois.

Pendant qu'il agit lui-mème à Constantinople, le Prince Gortchacow nous

recommande de faire insister auprès du Cabinet Autrichien. V.E. se souviendra

que, précedémment, il avait indiqué la France ,et l'Angleterre, comme étant les Puissances les mieux aptes à soutenir sur ce terrain notre juste prétention. Débouté dans les remonstrances faites de son còté à Vienne sur ce meme sujet, évidemment il ne se soucie plus d'y revenir à la charge (1).

(l) -Un estratto in italiano di questo rapporto è edito in LV8, p. 362. (2) -Non pubblicato.
68

L'ONOREVOLE VEGEZZI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

Roma, 22 giugno 1865.

Mi valgo della cortese profferta dell'Egregio mio amico il Signor Comm. Grattoni per fare arrivare in modo sicuro a mani di V. E. questa ultima l,ettera mia.

A mezzanotte del 20 sul 21 l'Usciere Cavagnino mi ha rimesso le due note di V. E. del 19 corrente (2).

Di compiuto accordo coll'Onorevole mio Collega il Cav. Maurizio ho dovuto risolvere di non valermi in modo alcuno della seconda autodzzazione, che, colla prima di esse note, si volle darmi di prendere accordo colla S. Sede per provvedere limitatamente alle sedi Vescovili delle provincie Sarde, e della Lombardia.

Avrò l'onore fra pochi giorni di rassegnare in persona le considerazioni, che d'altronde la E. V. ha certamente previste, e per le quali nelle conting,enze in cui versano le trattative, crederemmo di scostarci da ogni norma di prudenza, da ogni calcolo di previsione, e dallo spirito istesso delle istruzioni da,teci il 22 di maggio (3) se procedessimo a quelle nomine in modo così circoscritto, ciò che a veder nostro farebbe svanire quel poco di utile sorto dallo avere la S. Sede ricevuti gJ',inviati del Re Vittorio Emanuele. Non potevamo poi stare in forse anche perché una proposta affatto simile ci era venuta dall'Eminentissimo Segretario di Stato, ,e noi l'avevamo pensatamente declinata.

Monsignor Marongiu era nelle prime liste rimessemi dal Ministero posto quasi primo nel nov,ero dei Vescovi al cui ritorno nulla ostava: mi duole vivamente che sia sorta necessità di nuovi ragguagli, cosicché non mi sia conceduto, all'udienza di S. Santità, di poter mostrare, col dire già recato un avviso di ritorno, che dove non s'incontrano quistioni di principii, il Governo del Re usa un fare largo.

Dimani o posdimani Sua Santità ci riceve in udienza di congedo: avuto il ricevimento, compiute le poche visite di partenza, muoveremo tosto alla volta di costà, a riferire l'esito, che V. E. però già conosce, della nostra missione.

(l) -Un estratto in italiano di questo rapporto è edito in LV8, p. 309. (2) -Cfr. nn. 61 e 62. (3) -Cfr. n. 12.
69

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 17. Berlino, 22 giugno 1865 (per. il 25).

M. de Thile vient de m'informer que dans un nouvel entretien que le Ministre de Prusse à Munich a eu avec M. de Pfordten, celui-ci, revenant encore une fois sur les considérations dynastiques qui s'opposent à la conclusion d'un Traité de commerce avec l'Italie, lui a fait la proposition d'y suppléer par l'établissement d'un modus vivendi qui .en consacrerait les mèmes avantages jusqu'à ce que l'on put le convertir en un traité forme!.

J'ati répondu immédiatement à M. de Thile, que 1es ,intentions de mon Gouvernement avaient été exprimées avec trop de netteté pour que M. de Pfordten put se méprendre un instant sur leur valeur, et que j'en étais moi-mème tellement pénétré que je croyais inutile de faire mention de la proposition Bavaroise.

M. de Thile m'a dit alors qu'il avait bien prévu l'accueil qui serait fait à une proposition dans laquelle au reste la Prusse n'entrait pour rien, et au sujet de laquelle elle partageait entièrement notre manière de voir; mais que s'il m'en avait fait part, c'était surtout pour me fair•e connaitre l'extreme embarras où se trouvent les Etats secondaires, la Bavière en tète, vis-à-vis du projet de traité, et les efforts qu'ils tentent déjà pour en sortir. • C'est là, a-t-il ajouté, un heureux symptòme qui prouve que si l'on n'est pas encore revenu à la raison, l'on commence cependant à en chercher le chemin •.

70

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 155. Firenze, 23 giugno 1865, ore 11,50.

Azeglio télégraphie que Gouvernement autrichien refuse arrangements proposés pour acte Danube. Voyez s'il y aurait opportunité de notre part de prévenir les puissances que nous allons faire proposition indiquée dans dépèche cabinet n. 130 (l) et d'ajouter que d'après leurs déclarations antérieures nous comptons sur leur appui.

(l) Cfr. n. 54.

71

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 209. Parigi, 23 giugno 1865, ore 14,35 (per. ore 16,45).

Ainsi que je vous ai écrit M. Drouyn a écrit à Vienne pour proposer la solution que nous acceptons pour la signature de l'ac•te du Danube je sais qu'.en cette affaire l'initiative de toute autre puissance est préférable à la nòtre, mais si on décide à faire faive la proposition par notve commissaire pour éviter le danger d'une surpvise, je crois qu'il faut en prévenir immédiatement 1es puissances dans le sens de votre télégramme; en ce cas je vous prie de me télégraphier pour que je puisse faire immédiatement les démarches nécessaires.

72

L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 213. Madrid, 24 giugno 1865, ore 22,25 (per. ore 0,58 del 25).

Ministre des affaires étrangères vient de me charger verbalement de faire connaitre au Gouvernement du Roi décision Gouvernement espagnol reconnaìtre Royaume d'Italie. Ministre des affaires étrangères m'a exprimé ensuite désir de s'entendre préalablement avec le Gouvernement du Roi pour trouver un moyen ou formule pour ne pas susciter contre Cabinet forte opposition catholique. J'attends instruction de V. E.

73

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, ALL'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI

T. 157. Firenze, 25 giugno 1865, ore 12,20.

Le général Cialdini qui jouit de la pleine confianoe du GouV1ernement du Roi est en Espagne ·inv~t.ez le en mon nom à s'entendre avec vous pour arranger avec le Gouv.ernement espagnol l'affaire de la reconnaissance.

74

L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE S.N. Madrid, 25 giugno 1865 (per. il 30).

Ho creduto mio dovere il riferire all'E.V. nei miei dispacci della serie politica avere il Generale O'Donnell nel programma del nuovo Ministero da lui tracciato nelle due Camere annunciato al paese, quantunque con termini alquanto ambigui, la risoluzione presa dagli attuali Consiglieri della Corona di seguire l'esempio delle altre potenze europee 11iconoscendo il Regno d'Italia.

Non appena infatti mi fu dato vedere il nuovo Ministro delle relazioni esteriori Signor Bermudez, questi mi confermò le disposizioni favorevoli all'Italia del nuovo Gabinetto, ·e m'incaricò senz'altro di annunciare all'E.V. la decisione suddetta. Come però il Presidente del Consiglio parlando nelle Camere aveva fatto parola di non intendere con siffatta politica di venire meno al rispetto dovuto al Capo della Chiesa, così il Ministro degli Affari EsterJ mi soggiunse che nell'atto del riconoscimento sarebbe desiderio dell'attuale Gabinetto di evitare la quistione religiosa, e di trovare d'accordo con no.i un modo qualunque onde dare qualche soddisfazione ai sentimenti cattolici così radicati nel popolo spagnuolo. Seguì dicendo: • quanto me voi sapete come il partito Nocedal sia forte in Parlamento .ed appoggiato altrove. Quindi senza per questo porre in dubbio alcuno l'atto stesso del riconoscimento cui siamo decis,i di compiere, spero che il vostro Governo vorrà facilitare la via, ed accedere a che ci salviamo dalle ire dei clericali con una formola od un atto che ci esima dalla taccia di mancare ai doveri di nazione cattolica verso la Santa Sede ». Mi narrò quindi come già il Nunzio di Sua Santità, l'Incaricato del Re Francesco II avessero tentato direttamente presso di lui e per mezzo dei loro amici anche fra il corpo diplomatico di stornare il Governo da questa decisione, invocando molti motivi per provare la opportunità di ritardare tale misura, sperando sempre che il tempo porterebbe frutti migliori alla loro causa. So pure che la Legazione di Austria vede con rammar.ico siffatto mutamento, e se il suo capo non si trovasse ora assente da Madrid certo avrebbe accomunato i suoi sforzi a quelli

dei nostri nemici.

Il Signor Bermudez si fece pure a richiedermi in termini assai vaghl se non potrebbero farsi delle riserve, come praticarono Russia e Prussia. Ignorando io però interamente quali siano le intenzioni in proposito dell'E.V., risposi che non m'erano particolarmente presenti alla memoria le circostanze tutte del riconoscimento per parte di quelle due potenze. Osservai solo che quattro anni fa l'Italia era in condizioni ben diverse di adesso. E mi limitai a stabilire con lui, quantunque a voce, i due punti precisi ch'ei m'incaricava di trasmettere al mio Governo, ·e che mi sono dato premura d'indicare all'E.V. per telegrafo prima, e quindi col mio dispaccio di jeri della serie politica (l) onde avere le opportune istruzioni.

Devo però in pari tempo aggiungere all'E.V., nonostante le contrarie asserzioni del Signor Bermudez, che il Gabinetto attuale incontra gravi difficoltà nell'attuazione delle cose liberali promesse nel suo programma non tanto in paese quanto in Corte. Per il riconoscimento stesso, il Generale O'Donnell dopo averlo apertamente propugnato in questi ultimi mesi, ora giunto al timone dello Stato, non poteva, senza disdirsi pubblicamente, non annunciarlo al paese; ed anzi tutta Madrid la sera stessa del cambiamento ministeriale, prima di udire la voce del nuovo Gabinetto, diede il riconoscimento come sicuro, sendo le attuali opinioni della Unione liberale troppo note perché potesse cadere dubbio in proposito. So di certo che la notte stessa in cui la Regina chiamò a sè il Duca di Tetuan inviandogli un biglietto scritto di propria mano, questi prima di accettare l'incarico di comporre la nuova amministrazione pose varie condizioni fra le quali era quella del riconoscimento d'Italia. E Sua Maestà convinta della necessità di ricorrere ai servizi di lui, annuì ai patti. Il Re stesso v.i consentì prima che giurassero i Ministri. Ma ben tosto le recriminazioni della parte clericale, la influenza delle credenze superstizioni e delle persone che circondano la Corte potrebbero avere il disopra. Sicchè è da tenersi conto delle difficoltà contro cui il Gabinetto attuale ha da lottare, e mi fu facile l'intendere che ad esse principalmente alludeva il Signor Bermudez nella sua conversazione con meco.

Siffatti ostacoli che frappongonsi alla 1ibera attuazione dei propositi del Ministero è così grande [sic] che jeri circolavano perfino in città voci di una nuova crisi; e si giunse a dire che il Nunz,io aveva chiesto i suoi passaporti, cosa interamente falsa, chè anzi mi consta non essere egli stato fino ad oggi ricevuto ancora da Sua Maestà.

Credo che il Generale O'Donnell saprà ora lottare e vincere. Ma mi è forza il non dissimulare all'E.V. quale sia la sua posizione, e come sia cosa pure scu.sabile ov'egli ricorra a certi spedienti per tergiversare ed ,eludere le difficoltà, sendo fino nella opinione di molti che insistendo egli nell!e sue ,idee cadrà :fra non molto.

I partiti intanto riprendono vigore. I giornali progressisti in parte scagliansJ. con violenza contro il Duca di Tetuan, ed in parte invece lo adulano invitandolo a porsi a capo della rivoluzione. Il partito moderato egualmente si scinde, ed alcuni appoggiano il Gabinetto sperando colla conciliazione degli animi di evitare le risoluzioni estreme, mentre altri in quella vece lo combattono ad oltranza. Queste div.isioni dei partiti a lui contrari fanno, a mio giudizio, la sua forza in paese, ed anzi sono un segno di vita. Ma disgraziatamente in !spagna le influenze di Corte sono più forti di quelle del Parlamento, e decidono il più delle volte delle sorti dei Ministeri.

Aspetterò gli ordini dell'E.V. prima di dare alcun passo tendente a riannodare od a spingere, ora che il vento pare propizio, i negoziati per il riconoscimento, onde p11ima conoscere s'Ella crede della dignità del paese di accettare veruna 11estrizione o riserva, e di chiedere maggiori spiegazioni al Governo Spagnuolo (1).

(l) Non pubblicato.

(l) Con r. 22 dello stesso 25 giugno il ministro a Lisbona, Taliacarne, informò che il conte d'Avila aveva offerto la mediazione portoghese per facilitare il riconoscimento del regno d'Italia da parte della Spagna e che egli aveva risposto che l'Italia non riteneva di dover sollecitare tale riconoscimento la cui iniziativa doveva partire dalla Spagna.

75

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, ALL'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI

T. 158. Firenze, 26 giugno 1865, ore 21,30.

Vous pouvez répondre verbalement au ministre des affaires étrangères que nous verrons avec plaisir le Gouvernement espagnol reconnaìtre l'Italie; que quant aux formes à adopter je ne saurais en indiquer d'autres que celles qu'ont employées les autres états catholiques qui nous ont reconnus purement et simplement.

76

PROMEMORIA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA (l)

Firenze, 27 giugno 1865.

I nostri inviati ,ebbero a rimarcare una gran differenza fra la prima e la seconda gita a Roma. Tanto il S. Padre si mostrava la prima volta disposto alla conciliazione, di altrettanta poca voglia lasciava travedere nella seconda.

Il terreno era cambiato.

Si avvidero tosto i negoziatori che il partito ultra clericale aveva sull'animo del Pontefice preso il sopravvento. Essi hanno la cedezza che Hubner e Bach, checché se ne dica, molto si adoprarono per far andare a monte le trattative, e riuscirono a persuadere il Pontefice a non separare la sua causa da quella degli altri Principi spodestati.

Il Ministro francese è anche di questa opinione e disse aver più volte ripetuto al Governo Papale, ,e allo stesso Pontefice, che di una questione religiosa se ne voleva fare una questione politica e che in tal modo sarebber fallite le trattative.

Del giuramento non si volle sentire a parlare neppure per i Vescovi a nominarsi nelle Provincie annesse che non appartenevano agli ex-Stati Pontifici. Non vogliamo fare un atto qualsiasi, disse Antonelli, che possa in qualsiasi modo essere interpretato come un riconoscimento del Regno d'Italia.

I negoziatori avendo prodotto una bolla che avevano trovato modo m procurarsi, e colla quale la Curia Romana stabiliva che in generale e ab eterno

il Governo Pontificio, nell'interesse della religione, doveva sempre trattare coi

governi di fatto, quand'anche non riconosciuti in diritto, il Card. Antonelli non

sapendo che cosa rispondere, alle ripetute osservazioni in proposito dei nego

ziatori, si limitava a crollare le spalle.

Antonelli disse che non abbiamo leggi che impongano il giuramento.

Sulla questione dell'exequatur, i negoziatori, spinti da vivo desiderio di

arrivare a qualche componimento, oltrepassarono perfino le loro istruzioni,

proponendo che si limitasse la cosa ad una semplice pr,esentazione per parte

del Vescovo nominato, delle sue bolle di nomina all'autorHà Governativa, Pre

fetto, o Procuratore regio. Il Cardinale Antonelli rifiutò anche questa transa

zione. Comunque i negoziatori siano di parere che la Corte Romana finirebbe

per cedere su questo punto, non hanno maggiormente ,insistito, persuasi quali

erano, che nelle attuali sue disposizioni quand'anche da noi si transigesse sul

giuramento, si sarebbe cercato altro pretesto per non conchiudere trattative in

questo momento. Credono i negoziatori che il Papa si lusinghi ancora, che i

francesi non abbandonino Roma, e che il Regno d'Italia non possa durare.

Credono perciò i negoziatori che convenga lasciar loro tempo a riflettere. Intanto

non si può già dire che le trattative siano state rotte, neppur si può dire che

furono semplicemente sospese. La verità sta nel dir,e che per ora non ci siamo

potuti accordare, che sopra un sol punto: il ritorno dei Vescovi assenti, come

e quando il Governo lo crederà meglio; che questo potrà servire di addentellato

per riappiccar ancora trattative. Non per ora però, come si è detto.

Del modo e delle forme, colle quali i negoziatori furono accolti, non hanno

che a lodarsi. Nell'ultima udienza di congedo, il S. Padre li ha ricevuti, con una

certa solennità, quasi fossero ufficialmente stati inviati da un Governo ricono

sciuto. Il Pontefice li trattenne circa l ora e 1/2.

Merode e Antonelli si osteggiano quanto possono. Merode non può soffrire i francesi; si dimostra liberale e per nulla contrario a un accordo politico, vedendo che l'opinione pubblica è troppo contraria al potere tempora1e. Si mostrò risentito delle accuse che si muovono ch'egli favorisca il brigandaggio, '€ vorrebbe che H Governo Italiano e il Papalino si accordassero sulle misure a prendersi, senza riguardi ai limi,U dei due Stati. Vorrebbe un accordo per le dogane, e altro. Nella popolazione tutti, compresi molti prelati, eccetto i partiti estremi, vorrebbero un mezzo di conciliare il Papato a Roma, e che i Romani appartenessero al Regno d'Italia.

I liberali moderati ci raccomandano: seguitate a stare dignitosi, ma fermi. Il Cardinale d'Andrea non gli si era tolto il piatto. Da 6 anni non vedeva il Papa. Non v,i è governo. Si dice che non vi è più Papa solo Pio IX. I Negoziatori seppero che il Papa aveva detto: Temo che Antonelli mi abbia imbrogliato le cose. La bolla è di Gregorio XVI del 31 sulle controversie fra la Corte Romana e Luigi Filippo.

(l) Il documento, di pugno di La Marmora, reca l'intestazione • Note prese all'arrivo del Vegezzi nel Consiglio dei Ministri del 27 giugno 1865 •.

77

L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI. AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 73. Madrid, 27 giugno 1865 (per. H 2 luglio).

Ho l'onore d'informare l'E.V. che il Ministro degli Affari Esteri di Sua Maestà Cattolica oggi stesso spedirà ai rappresentanti spagnuoli all'estero una circolare tendente a spiegare la politica del Gabinetto attuale. In questo documento, redatto interamente dal Signor Bermudez de Castro, è annunziato il prossimo riconoscimento del Regno d'Italia in termini chiari e soddisfacenti, e sono riferite le ragioni con le quali egli ha creduto dover spiegare questa decisione presso il Nunzio di Sua Santità. * Tale circolare è mantenuta sino ad ora interamente segreta, ed io devo queste notizie a confidenzialissime informazioni avute *.

Il Signor Zarco del Valle ha già ricevuto l'ordine dal Ministero di fare tosto ritorno al suo posto. Quantunque per affari di famiglia ei desiderasse di passare l'estate in Madrid deve partire alla volta di Firenze in questa stessa settimana, non volendo il Signor Bermudez che la sua assenza possa essere diversamente interpretata (1).

I Signori Nocedal, Aparisi con altri del loro partito agitansi in modo straordinario contro la politica del Gabinetto a noi favorevole. Hanno annunciato l'altro giorno su questo punto una interpellanza alla Camera, alla quale il Ministero non vuole rispondere. Essi però tentano forzarlo ad accettare la discussione e useranno per questo ogni loro influenza. Intanto hanno redatto una petizione che deve raccogliere firme in ogni parrocchia di Spagna per protestare contro il riconoscimento. I rappresentanti di Roma e Napoli qui residenti mostransi oltremodo accorati, ed implorano solo dal governo che tardi qualche mese a compiere questo atto.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA,

AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 161. Firenze, 28 giugno 1865, ore 16.

Vegezzi est arrivé. On ne peut dire que les négociations sont rompues, ni assurer qu'elles seront reprises. On peut dire que nous n'avons pu nous mettre d'accord que sur un point, celui du retour des éveques absents, qui aura Lieu à mesure que le Gouvernement le jugera praticable. L'avenir pourra amener des accords plus complets sur la question des éveques.

(l) Fin qui il rapporto è edito, con qualche variante, e ad eccezione del brano fra asterischi, in LV8, p. 150.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 19. Berlino, 29 giugno 1865 (per. L' l luglio).

Je m'empresse de venir informer V.E. de nouvelles proposHions que vient de me faire confidentiellement M. de Thiele relativement à notre futur traité de commerce avec le Zollverein, et dont l'idée primitive, m'a-t-il dit, est venue de M. d'Usedom.

La première de ces propositins consisterait à signer dès à présent entre la Prusse et l'Italie une ,espèce de protocole portant l'engagement qu'aussitòt que la Prusse serait parvenue à obtenir le consentement des Gouvernements du Zollverein, l'on procéderait immédiatement à la conclusion de la Convention commerciale suivant la base convenue.

J'ai fait observer à M. de Thiele que ce serait là un acte parfaitement inutile, puisque la note du 22 Mai de cette Légation n'avait pas d'autre signification que celle d'un engagement de cette nature, et que d'autre part pour donner une base à ses négociations avec les Etats secondaires, M. de Bismarck avait lui-meme préféré la forme d'une dépeche plutòt que du protocole en question qu'aurait nécessairement entrainé des longueurs par suite de l'obligation où aurait été le Ministère de le soumettre au Parlement.

M. de Thiele a aussitòt partagé mon opinion et m'a dit qu'effectivement, après la note de cette Légation, un nouv,el engagement serait un pléonasme qui n'avait plus sa raison d'etre. La proposition a donc été définitivement écartée.

La seconde proposition serait celle-ci: La Prusse et l'Italie signeraient un traité forme! de commerce, auquel, comme cela s'est pratiqué avec la France, les Membres de l'Union Douanière Allemande seraient invités à accéder séparément.

J'ai répondu à M. de Thiele que la proposition me paraissaH acceptable, mais que en l'absence d'instructions positives, je demandais à en référer à mon Gouvernement.

En attendant que V.E. me fasse connaitre les intentions du Gouvernement du Roi à cet égard, je crois devoir dès à présent Lui exposer ma manière de voir que je soumets à Sa haute appréciation.

Il n'y a pas de doute qu'un traité de commerce signé entre l'Italie et la Prusse, avant le consentement des Etats du Zollverein, et calqué, quant à la forme, sur celui conclu en 1862 avec la France, ne convient parfaitement à nos intérets politiques, sans changer en rien la bonne position que nous avons adoptée dès le commencement des ouvertures prussiennes. Le fait de la signature de la Prusse au bas du Traité constituerait un engagement moral de la part de cette puissance d'exercer sur ses Confédérés une plus grande pression à laquelle comme par le passé, nous resterions complètement étrangers.

D'un autre còté notre acceptation nous vaudrait immédiatement l'adhesion de Bade et peut-ètre mème de Saxe-Weimar au traité, ce qui produirait déjà une très grande sensation .en Allemagne, et mettrait de plus en plus dans l'embarras les Gouvernements opposants. Enfin, quoique M. de Bismarck soit bien positivement regardé ici comme le Ministre du Règne actuel, ce n'est pas en Prusse qu'il faut compter sur la durée d'une ligne politique; et la conclusion du traité en question quoique, au pis aller, laissée à l'état de lettre morte, n'en constituerait pas moins un fait accompli sur lequel, quelque puisse ètre plus tard la politique de la Prusse, il serait impossible de revenir. En un mot nous aurions acquis sans l'avoir demandée une base solide sur laquelle, suivant les circonstances, nous pourrions asseoir tout à la fois nos intérèts politiques et commerciaux.

Mais pour que l'acceptation de la nouvelle proposition prussienne ait pour nous les résultats que je viens d'indiquer, il y a, à mon avis, une condition sine qua non, de laquelle nous ne devons pas nous départir, et qui doit former à elle seule un article séparé à inséver dans la Conv,ention. Cette condition, c'est que le Traité ne pourra entrer en v,igueur que lorsque tous les Gouvernements du Zollvere:in y auront donné leur adhésion, 'et 'en auront échangé les ratifications. Par cette déclaration suspensive rédigée en termes formels, l'on préviendra toute espèce de modus vivendi que peut ètre l'on serait tenté d'introduire en vue de la réalisation plus ou moins prochaine du traité et nous gardel1ions notve position nette et franche, telle que dès le commencement notre dignité nous a conseillé de prendre.

Dans tous les cas, le départ de M. de Bismarck nous donne tout le temps de réfl.échir, et comme pendant son absence, qui durera jusqu'au commencement d'Octobre, toute affaire est suspendue, il ne s'agirairt pour le moment que de faire connaitre en termes généraux notre opinion à M. de Thiele, sauf à donner plus tard une déclaration plus précise.

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L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 74. Madrid, 29 giugno 1865 (per. il 3 luglio).

Ebbi l'onore di ricevere jeri mattina il telegramma che l'E.V. mi diresse (1), col auale m'incaricava di far conoscere verbalmente al Ministro delle relazioni estere che il Governo di S.M. il Re vedrebbe con piacere il Governo spagnolo riconoscere l'Italia, ma che in quanto alla forma da adottarsi l'E.V. non poteva indicarne altra che quella impiegata già da varie potenze cattoliche, cioè il

riconoscimento puro e semplice. Vidi stamane il Signor Bermudez de Castro, e gli comunicai la risposta ricevuta.

Il Signor Ministro di Stato osservò che le circostanze speciali della Spagna non solo come potenza cattolica ma come legata per !la dinastia regnante in vincoli di stretta parentela ed amicizia con due dei principi spodestati in Italia esigevano, a parer suo, che si adottasse una forma qUjalunque od un atto preventivo che spiegasse al paese la condotta del Governo, e desse ai sentimenti della Regina una soddisfazione per l'abbandono che fa delle convinzioni sino ad ora in lei dominanti. •Queste circostanze, ei mi disse, non le avevano nè il Portogallo nè il Belgio. Epperò il riconoscimento puro e semplice era in quei piccoLi stati naturale, precipuamente avendo queste potenze preso la determinazione di riconoscere l'Italia quasi al principio della costituzione di questo Regno. Ma la Spagna dopo avere osservato nei quattro anni decorsi una politica quasi ostile all'ItaUa, non può ora con un atto puro e semplice cioè all'annunzio del titolo preso dal Re di Sardegna di Re d'Italia dichiarare falsa la politica seguita sino al dì d'oggi, e sconfessarla pubblicamente riconoscendo l'Italia come se questi quattro anni non fossero trascorsi. Vorrei perciò che il vostro Governo si persuadesse della necessità in cui mi trovo di ricercare alcun atto preventivo che senza ledere la digniità dell'Italia dia pure a noi forza per rompere con la politica passata, e mostrare che il riconoscimento si fece dal Gabinetto attuale colla profonda convinzione d'iniziare Ùna politica utile e ragionevole •.

Mi citò quindi l'esempio della Prussia la quale aveva cominciato le trattative con una Nota che metteva alcune riserve. E proseguì: • Voi mi dite che il trattato del 15 settembre risolvette alcune delle riserve poste dalla Prussia, ma il trattato del 15 settembre non è che un atto tra Italia e Francia, e perciò non dà a noi la soluzione desiderata. E la famiglia Borbonica di Napoli in che situazione si troverà come venga dalla Spagna abbandonata? Sarebbe dunque a desiderarsi di toccare questo punto e di vedere se possedendo essa beni privati che furongli tolti, il Governo italiano sarebbe disposto a restituirli almeno in parte •.

Desiderando evitare tale discussione, preferii rispondere al Signor Ministro di Stato che non sapevo bene se i Borboni avessero beni propri, e che ignoravo completamente poi quali fossero le intenzioni dell'E.V. Solo, esprimendo una idea interamente mia, mi facevo ad osservare che in ogni caso i punti da lui toccati esigevano qualche trattativa, e che queste non sarebbersi mai potute intraprendere se non fra potenze amiche, sendo, a mio giudizio, impossibile tale discussione fra potenze che non si erano peranco riconosciute.

Disse il Signor Ministro di Stato che potrei avere in ciò ragione, ma che almeno desidererebbe che si prendesse preventivamente un qualche impegno.

Mi indicò quindi l'utmtà pure di conoscere le ,intenzioni del Governo italiano sulla categoria della missione da inviarsi per riannodare le relazioni. Ma soggiunse che su tutto oiò non aveva peranco idee precise, e che si riservava perciò di farmi ricercare fra due o tre giorni onde aprirmi del tutto la sua mente, come avesse stabiUto qualche cosa di più concr·eto. Il colloquio terminò con queste sue parole: • Voglio sperare che il vostro Governo si darà carico

della nostra posizione fatta bersaglio di tutte le ire dell'ultramontanismo perché siamo francamente disposti non solo a riconoscere il Regno d'Italia, ma ad

entrare con lui in stretta amicizia •.

Attenendomi agli ordini di V.E. serbai la maggiore riserva, e mi limitai ad assicurare il Signor Bermudez che come mi farà chiamare, accorrerò disposto a trasmettere a V.E. le sue osservazioni (1).

(l) Cfr. n. 75.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AI RAPPRESENTANTI DIPLOMATICI ALL'ESTERO

CIRCOLARE 33. Firenze, 30 giugno 1865.

Le premier de ce mois, le grand acte de la translation de la Capitale du Royaume à Florence était accompli. Sa Majesté présidait dans cette ville le Conseil des Ministres; le Corps diplomatique y avait établi sa résidence, et toutes les administrations centrales y fonctionnaient réguLièrement. Les divers services n'ont souffert aucune interruption; les quelques boureaux spéciaux qui ont été détachés momentanément par mesure d'ordre rejoindront progressivement ici les administrations dont ils dépendent. C~tte opération a été exécutée sans embarras, sans troub1e, avec une faoiHté qui prouve combien est profond le sentiment de l'identité des intérets chez les citoyens de tout le Royaume.

Avant de prendre congé de la noble et glorieuse ville de Turin par un vote de gratitude, le premier Parlement italien a achevé la tàche que le pays lui avait donnée. Les derniers travaux des deux Chambres, dont je vous exposais le programme dans ma Circulaire du 11 Mars dernier, avaient pour objet un ensemble considérable de dispositions législativ,es de première importance. La préoccupation principale de la représentation nationale dans les dernières séances qu'elle a tenues dans l'ancienne Capitale du Royaume a été, vous le savez, que l'unification fut complétée. Elle l'a été dans l'ordre administratif par l'application à tout le Royaume des lois de 1859 profondément modifiées. Elle l'a été dans l'ordre de la législation par la promulgation dans toute l'Italie des Codes civil, de commerce, de procédure civile et pénale et de la marine marchande, ainsi que des lois sur l'organisation et la compétence des ,tribunaux, sur les expropriations, et sur la propriété littéraire et artistique.

Le Gouvernement du Roi a reçu en outre du Par1ement l'autorisation de modifier les circonscriptions administratives et judiciaires, indispensable pour faire produire tous leurs effets à quelques unes des réformes lég,islatives votées.

Quant à la mise en vigueur des memes lois pénales dans tout le Royaume sans distinction, elle impliquait la question de la peine de mort; question dont la solution, à ce que les faits démontrèrent, n'était pas mure dans l'opinion publique.

Nos lignes de chemin de fer construites ou ~en projet ont été coordonnées en un système de tronçons conforme aux nécessités d'une bonne exploitation, aux condi>tions géographiques, et à l',intéret de la circulation; les lignes qui appartenaient au Gouvernement ont été cédées à l'exploHation privée, autant dans l'intéret de la réconstitution des réseaux que dans celui du trésor.

L'exposé de la situation financière a démontré la diminution progressive du défìcit, l'accroissement constant des recettes, et a permis d'assigner un terme peu éloigné pour l'équilibre du budget; aussi la votation de l'exercice provisoi!'e du budget de 1865 et des lois de régularisation de di:vers impòts, ainsi que celLe de l'emprunt de 425 millions, ont-elles réuni dans le Parlement une grande majorité.

La loi de suppression des corporations réligieuses, dans les conditions d'urgence qui pesaient sur les travaux du Parlement, et dans l'incertitude qu'une préparation insuffisante avait laissé dans beaucoup d'esprits, n'a pu arriver à etre votée. L'introduction d'amendemens peu cohérents entre eux, et que le Ministère d'aiUeurs ne jugea pas acceptables, causa le retrait du projet, que le Cabinet s'est engagé à présenter à la prochaine Législature.

Ces motifs du retrait de cette loi furent d'ailleurs exposés par le Ministre de l'Intéri~eur dans sa Circulaire du 5 Mai, où des éclaircissements étaient aussi donnés sur les négociations qui venaient' d'etre engagées avec le Gouvernement du Roi par le Saint Siège.

Ces négociations, Monsieur, doiv,ent etre succinctement retracées dci.

* -Par une lettre en date du 6 Mars, adressée à S. M. le Roi Victor Emmanuel II le Saint Père manifesta les préoccupations que lui causait la vacanoe d'un si grand nombre de sièg,es épiscopaux en Italie, et exprima le désir d'une entente qui mit fin à cet état de choses. Sa Majesté et son Gouvernement, qui ont toujours eu pour principe de séparer entièrement les choses de la religion de celles de la politiqUJe, accueillirent avec empressement les ouvertures du S. -Père. La question des évechés vacants, purement ecclésiastique, offrait, selon nous, à la condition Que des deux parts on la traitat comme telle, une heureuse occasion de prouver au S. Père que son autorité est entourée, en Italie, d'un respect aussi profond et d'une déférence plus grande peut-ètre que dans les autres Etats catholiques. Le Commandeur Vegezzi, qui se recommandait également par ses qualités personnel1es à la confiance du Saint Père et à celle du Roi, fut chargé de se rendre à Rome pour établir, d'accord avec le Saint Siège, les points sur lesquels l'entente devait avoir lieu, et pour procéder à un échange de vues sur les moyens d'arriv,er à cette entente. Le Commandeur V~egezzi devait naturellement se borner, dans ses entretiens, à la question des évechés vacants. Les autres questions relatives à la situation de l'Eglise catholique qui impliquent de graves interets de l'ordre civil, telles que celles des corporations religieuses, de la propriété ecclésiastique, etc., devaient etre rigoureusement écartées. Il ne pouvait donc etr,e question d'un Concordat, d'un règlement des rapports à venir de l'Eglise et de l'Etat; il s'agissait uniquement de pourvoir d'un commun accord à une situa~tion donnée, dans un intérèt actuel de l'ordre :religieux, sans préjuger aucun droit et sans engager l'avenir. Il est à peine besoin d'ajc.uter que le Gouvernement italien ne traitant Qu'avec la Père des fidèles, et non avec le Souverain des Etats Romains, les négociations n'avaient

à toucher d'aucune mamere aux problèmes politiques actuellement pendants entre la Cour de Rome et la nation italienne. Ces limites étaient posées d'avance à la discussion comme raisonnables en e11es mèmes, et comme étant d'ailleurs indispensables pour arriver actuellement à un accord.

Le premier voyage du Commandeur Vegezzi à Rome, l'audience qu'H eut l'honneur d'avoir de Sa Saintété, et les conférences qui furerut tenues ent11e le Cardinal Secrétaire d'Etat et lui, eurent pour résultat la constatation des points à régler, et l'échange de témoignages réciproques et de vues communes qui donnèrent au Gouvernement du Roi l'espoir qu'un accord pourrait se réaliser.

Les poin1s désignés éta,ient les suivants:

Retour des évèques éloignés de leurs diocèses. Installation des évèques préconisés depuis 1859. Nomination aux évèchés qui n'ont pas de titulaires.

Le Commandeur Vegezzi fit connaitre que le Gouvernement du Roi, fidèle à ses tendances, était disposé à faire aux prérogatives spirituelles du Saint Siège les concessions les plus larges, en mème temps qu'il maintiendrait les droits du pouvoir civil et 1es prérogatives de la Couronne.

De son còté, le Saint Siège admettait le principe de l'ingérence du Gouvernement dans les nominations, et celui de la convenance de modifier successivement, avec les égards et après 1es études convenables, la circonscription des diocèses.

A l'égard des questions de personnes et des détails de l'arrangement, ce qui en fut dit sans ces premiers pourparlers suffit pour qu'il parut assuré qu'il n'existait là dessus aucun >empèchement grave à une entente.

Sur ces ~entrefaites, le Cardinal Secrétaire d'Eta~t et l'Envoyé du Gouv,ernement ayant reconnu l'opportunité de préparer les élémens définitifs de l'accord, 1e Commandeur Vegezzi se rendit à Turin pour recevoir des instructions détaillées ~et précises.

Ces instructions furent arrètées sur les bases suivantes: Le retour des évèques absents admis en général, sous les r~estrictions et exceptions reconnues d'un commun accord opportunes. La reconnaissance des évèques préconisés sauf des exceptions que, par des considérations spéciales, le Saint Siège n'excluait pas entièrement.

La nomination aux évèchés dépourvus de Htulaives, limitée aux Sièges épiscopaux qui devraient ètre conservés lors d'une révision ultérieure des circonscriptions diocésaines.

Les prérogatives roya1es de l'exequatur et du serment actuellement maintenues sans distinction pour tous les nouveaux évèques, d'après l,e droit public en vigueur en ltalie, mais appliquées dans des formes qui ne puissent ni alarmer les susceptibilités légitimes de la Cour de Rome, ni impliquer des questions politiques.

Ces propositions, qui n'étaient que 1e développement des déclarations faites dans les premiers pourparlers, furent apportées à Rome par le Commandeur Vegezzi. Le Saint Siège ne méconnut pas la va1eur des concessions faites par le Gouvernement du Roi sur le fond mème de la question, où aucune difficulté

d'ordre politique ne pouvait intervenir. Mais à l'égard de l'exequatur et du serment, une opinion soutenue dans ceDtaines régions à Rome et qu'appuyaient de tout leur pouvoir de hautes influences, voulait qu'ils fussent refusés, afin qu'aucun acte du Saint Siège ne parut impliquer meme la constatation de fait de l'existence du Royaume d'Italie.

Le Saint Père prit néammoins en sérieuse considération les propositions du Gouvernement du Roi sur ces deux points, et les soumit à l'examen d'une Congrégation et de plusieurs notabilités ,ecclésiastiques. Cel1es-ci prirent des délibérations absolument contraires à l'exequatur et au serment, non seulement à l'égard des anciennes provinces du Saint Siège, mais à l'égard meme de toutes les provinces annexées au Royaume depuis la guerre de 1859. Cette décision ne permettait plus de tomber d'accord que sur un seui point, celui du retour des éveques absents, point qui fut réglé en effet à l'amiable. En vain le Commandeur Vegezzi fit-il observer que le Gouvernement du Roi n'entendait point que la Cour de Rome eut à confirmer l'ordre de choses établi en Italie; que le serment et l'exequatur, prérogatives inaliénables dans les circonstances présentes, constataient seulement ces devoirs de soumission au Souverain régnant et d'obéissance aux lois établies, les quels ont toujours été recommandés par l'Eglise à ses Ministres et aux fidèles; que nous ne demandions pas au Saint Siège d'ordonner aux éveques de preter serment et de se soumettre à l'exequatur, mais que nous lui faisions simplement connaitre que ces actes seraient requis des éveques par le Gouvernement. La Cour de Rome persista à transformer la question religieuse en question politique.

Le Commandeur Vegezz,i prit donc congé de Sa Sainteté, en lui exprimant au nom de Gouvernement du Roi le regret que nos concessions n'eussent pas paru suffisantes, et en ajoutant que pour ne pas laisser sans résultat, en ce qui dépendait de lui, l'initiative prise par Sa Sainteté, le Gouv,ernement pourvoirait de la manière convenue au retour des éveques absents de leurs sièges.

Ces négociations auront pour résultat au moins de constater que sur les

questions ecclésiastiques et réligieuses un accord est (l) facile entre l'Italie et le

Saint Siège, et que les difficultés actuelles tiennent uniquement aux préoccu

pations politiques qui dominent encore à Rome.

L'initiative prise par le Saint Père permet d'espérer que ces préoccupations

iront en diminuant. Désormais la situation ne sera peut ètre plus aussi tendue

entre le Saint Siège et l'Italie; 1es égards marqués avec les quels l'Envoyé du

Gouvernement a été reçu par le Saint Père, notamment dans son audience de

congé, et les démarches de haute courtoisie dont il a été l'objet de la part des

personnages de la Cour pontificale, laisseront leur trace, nous aimons à le croire,

dans les relations à venir de Rome avec l'Italie.

A mesure que les illusions qui règnent à Rome s'effaceront, que les ingé

rences qui nous sont hostiles cesseront de peser, dans des intérets étrangers à

la religion, sur les délibérations de l'Eglise, l'attitude du Saint Siège envers

l'Italie achèvera sans doute de se modifier, et le Gouvernement du Roi pour

ra faire de nouveaux pas dans la voie des concessions dont le terme définitif sera la plus grande liberté possible de l'Etat et de l'Eglise * (1).

Il ne s'est produit du reste ces derniers temps dans les relations entre le Royaume et les provinces pontificales, que des incidents de peu d'importance, dont deux peuvent cependant etre indiqués ici.

Les documents diplomatiques qui ont été présentés à la Chambre des Députés par le Ministre des Affaires Etrangères dans la séance du 29 Mai 1863 ont constaté le trailtement auquel les navires nationaux sont assujettis par les Autorités Pontificales à leur entrée dans les ports appartenant au S. Siège. Le pavillon italien n'étant pas admis dans ces ports, les Capitaines de notre marine qui y aborderaient se trouveraient ob1igés ou d'amener le pavillon italien, ou de hisser celui d'une autre puissance, ce qui constituerait une irrégularité au point de vue du droit maritime, et une atteinte à la dignité nationale. Lors des fetes de la Semaine Sainte, une compagnie italienne de navigation à vapeur, essaya d'établir un service direct extraordinair·e entre Marseille et Civitavecchia. Ses bàtiments ne pouvaient pas, comme appartenant à une Compagnie privilégiée par le Gouvernement, éluder les lois maritimes qui défendent d'amener le pavmon ou d'en emprunter un étranger; mais la Compagnie put croire qu'en raison du but de son entreprise, l'administration pontificate tolèrerait au moins dans cette circonstance la présenoe dans le port de Civitavecchia de bàtiments italiens, comme l'Autriche les admet dans les ports de l'Adl'iatique. L'attitude cependant des autorités pontificales ne changea en rien, et la Compagnie dut renoncer à son projet, quoiqu'elle eì1t déjà publié les manifestes annonçant l'ouverture d'un service destiné surtout à des pèlerinages.

Les communications en chemin de fer entre le Nord et le Sud de la péninsule étant du còté occidental de l'Apennin beaucoup plus propres à un service accéléré que du còté orientai, l'administration Royale des Postes aurait voulu obtenir du Gouvernement Pontificai l'autorisation de faire passer par le territoire romain la malie des correspondanoes venant du Piémont, de la Lombardie et de la Toscane à destination de Naples. Pour que ce projet put etre effectué dans des conditions pratiques de rapidité ·et d'économie, il fallait nécessairement que le Gouvernement Pontificai consentit à ce que le transi<t sur son territoire se fit en plis clos et sous l'escorte d'un courder italien, ainsi qu'il est pratiqué

·dans plusieurs autres pays d'Europe pour le transit à travers des enclaves.

Le Gouvernement du Roi recourut à l'intermédiaire du Gouvernement Fran

çais pour que des ouvertures fussent faites dans ce sens à l'administration pon

tificale. Celle-ci ne crut pas pouvoir donner son adhésion sans demander la

réciprocité pour les correspondances échangées entre les Etats Romains et la

France, ce qui ne pouvait etre admis, la réciprocité n'étant pas applicable à un

cas absolument différent, et pouvant dans cetJte circonstance constituer un pré

cédent destructeur de tout le système actuel des correspondances internationales.

Vous savez, Monsieur, que le Gouvernement Prussi:en nous fit récemment

des ouvertures pour le règlement des rappo1:1ts commerciaux entre l'Italie et le

Zollverein, qui continuent d'etre basés sur des accords tels que le commerce de

l'Union douanière Allemande avec la péninsule est exclu du bénéfice des réductions et des facilitations accordées par nos Traités réoents à la plupart des Etats Européens.

Le Gouvernement du Roi a accueilli favorablement ces propositions dans l'intérèt commun des deux pays. Toutefois, la plupart des Etats qui font partie du Zollverein n'ayant pas de rapports diplomatiques avec l'Italie, et cette circonstance étant de nature à opposer soit à la conclusion, soit à la mise à exécution pratique d'un accord commerciai des difficultés exceptionnelles les deux Gouvernements durent entrer en des pourparlers préliminaires sur les moyens d'arriver à un résultat. Le Gouvernement du Roi, que les premières puissances ont spontanément reconnu, n'entendait point, comme Vous le comprendrez aisément, Monsieur, demander la reconnaissance des Etats moyens de l'Allemagne comme condition préalable de la négociation d'un traité de commerce. Nous nous déclaràmes prèts à négocier avec le Gouvernement Prussien aussitòt qu'il croi

rait pouvoir se porter fort que les négociations auraient un résultat pratique, et à conclure avec lui un traité formel semblable aux traités conclus entre l'Allemagne et l'Angleterre, :la Belgique, la France etc. C'était le seul mode de procéder qui, dans l'état des choses, fùt conciliable à la fois avec notre digni.té et avec les intérèts de l'Italie. Le Gouvernement Prussien rendit justice aux raisons qui déterminaient notre résolution, et nous fit connaitre qu'il allait faire auprès des ses Confédérés les démarches nécessaires pour écarter les obstacles qui s'opposent à la conclusion d'un traité Italo-Allemand dans la forme convenue. C'est à la Prusse exclusivement qu'il appartient de faire disparaìtve ces obstacles, en invoquant les intérèts essentiels de l'industrie et du commerce du Zollverein, dont les rapports avec l'Italie sont actuellement plus désavantageux mème que ceux de l'Autriche avec la péninsule. En ce qui nous concerne nous avons assez prouvé nos bonnes dispositions, en répondant de la manière la plus favorable aux questions qui nous ont été faites par le Cabinet Prussien sur le traitement que nous serions disposés, le cas échéant, à accorder au Zollv·erein.

S.E. M. de Bismarck ayant désiré savoir d'avance si nous consentirions à prendre pour base le récent traité de Commerce Anglo-Allemand, le Gouvernement du Roi a déclaré q_u'il n'y voit aucune difficulté et qu'en général il apprécie trop l'importance q_ue doivent prendre un jour les relations entre les deux peuples pour ne pas ètre résolu à accorder à l'Allemagne toutes les facilités et tous les avantages que comportent le libéralisme de notre politiq_ue commerciale, et le système des traités q_ue nous avons conclus dans ces dernières années avec d'autres nations. Laissant se produire la suite et les résultats de négoc.iations de la Prusse av·ec les Etats moyens, nous y demeurons naturellement entièrement étrangers.

Les Conférences convoquées à Paris, par suite de l'initiative de la France, pour la révision des accords télégraphiq_ues internationaux de Bruxelles et de Berne, ont abouti à la conclusion d'une nouvelle Convention, qui a été signée le 16 Mai dernier par les Plénipotentiaires de presque tous les Etats du continent Européen. Le Ministre du Roi à Paris ayant des motifs de prévoir qu'à l'occasion de la signature les représentants de l'Autriche et des aut:res Etats qui n'ont pas reconnu le Royaume d'Italie soulèveraient de nouveau les difficultés qui

s'étaient présentées à Bruxelles en Juillet 1863 lors de la signature du Traité pour le rachat du péage de l'Escaut, il fut chargé par le Gouvernement de faire connaitre à S.E. M. Drouyn de Lhuys, Président de la Conférence, qu'il admettrait une déclaration faite par lui au moment de la signature de la Cbnv,ention, analogue à celle qui avait été admise pour la signature de l'acte de Bruxelles, mais qu'il n'accepterait aucune forme d'actes, réserve ou restriction ayant pour effet de mettre en discussion sa qualité de Représentant du Roi d'Italie. Le précédent de Bruxelles fut consécutivement agréé par toutes les parties, et la difficulté fut évi,tée comme elle l'avait été dans l'acte de rachat du péage de l'Escaut S.E. lVI. Drouyn de Lhuys fit observer, au moment de la signature, que la Convention télégraphique avait exclusivement pour objet de régler des rapports économiques, et n'avait par conséQuent pas pour effet dc préjuger d'aucune manière les situations politiques des Puissances contractantes entre elles; après quoi les Représentants procédèrent à la signature. L'observation préalable du Président fut mentionnée dans le procès verbal de la Séance.

Le Gouvernement du Roi ne prévoit pas que des difficultés sérieuses puissent s'opposer à l'adoption du mème mode de procéder dans les actes de la Commission européenne pour la navigation du Danube.

Cette dernière question n'est pas la seule qui offre actuellement des difficultés particu1ières dans les Provinces Unies. Les Agents des Puissances signataires du Traité de Paris de 1856 à Buckarest ayant dernièrement signalé aux Envoyés respectifs des Puissances auprès de la Sublime Porte plusieurs innovations décrétées par le Gouvernement Roumain et qui étaient en opposition avec les principes dont s'inspirent les Capitulations en vigueur enrtre l'Empire Ottoman et les Puissances chrét,iennes, les Représentants de l'Italie, de la France, de la Grande Bretagne, de la Prusse, de la Russie et de l'Autriche, furent invités par l'Ambassadeur de France, Doyen du Corps diplomatique, pendunt l'absence momentanée de l'Ambassadeur d'Angleterre, à des Conférences spéciales ayant pour but d'examiner la situation créée par les déterminations du Prince et d'arrèter d'un commun accord les mesures à adopter.

La Conférence s'étant réunie une première fois le 21 Février, il fut convenu de faire connaìtre en forme d'instructions identiques aux Consuls respectifs à Bukarest, les principes qui devaient régler leur conduite dans chaque conjoncture; il fut aussi délibéré qu'en attendant les Consuls seraient prévenus que 1eurs rapports touchant la violation des Capitulations ayant amené les Représentants des puissances à se préoccuper d'un tel état de choses, la question serait examinée sérieusement à Constar.t,inople, et qu'on inviterait en outre les Consuls à faire conna1tre au Gouvernement du Prince Couza la résolution des Représentants de procéder à cet c:wmen.

Le lexte de cette communication préalable aux Consuls fut arrèté par la Conférence dans sa séance du 2 Mars; le 31, les Agents des Puissances garantes furent reçus en audience solennelle par le Prince Couza; ils firent connaitre à Son Altesse l'objet de la démarche qu'ils avaient mission de faire auprès d'Elle et lui donnèrent lecture de la dépeche identique qu'ils avaient reçus de Constantinople. Ils ajoutèrent qu'ils n'avaient pas à entrer pour le moment en discussion sur le fond de la question des Capitulations; que 1eur but n'était que de poser

un principe, mais que les Représentants des Puissances s'occupaient de la rédaction d'un travail qui spécifierait les drorits des étrangers et l'es devoirs des autorités Moldo-Valaques. Sur quoi le Prince fit connaitre qu'en ce cas il attendrait, pour apprécier s'il y avait lieu de prendre des dispositions sur les matières en question, qu'on lui communiquat le travail annoncé; et que jusque là il continuerait à procéder, comme par le passé, d'après les principes du droit des gens et de l'équité, tels qu'ils sont entendus et pratiqués en Europe: qu'il avait d'ailleurs chargé son Agent à Constantinople de donner des explications aux Représentants des Puissances.

En attendant ceux ci poursuivaient aotivement la tache qu'ils s'étaient partagée de manière que chacun d'eux ,eut à rédiger des instructions sur une partie donnée de la question complex'e des Capitulations.

Mais quelques dissentiments se sont produits dès le principe entre les Représentants sur des points spéciaux, et quoique la question des Capitulations ait encore été traitée dans deux Conférences toutes récentes, il est à prévoir qu'à cet égard les travaux des Représentants des Puissances à Constantinople ainsi que l'action des Consuls auprès du Prince Couza ne pourront pas garder un caractère colleotif. La Légation du Roi, pour sa part, a fait parvenir au Représentant de l'Italie à Bukarest des instructions sur les matières pour les quelles les éléments de discussion ont déjà été élaborés à Constantinople, c'est à dire sur l'application des traités de Commerce conclus avec la Sublime Porte, sur la manière de procéder dans l'exécution des instructions, sur l'assistance consulaire aux débats judiciaires, sur la manière de procéder à l'égard d'un crime commis par un étranger contre un autre étranger sur le sol roumain, et sur les droits des Consulats à intervenir lors de l'arrestation par les Autorités locales d'un de leurs ressortissants.

Les affaires du Montenegro, qui rentrent dans le méme ordre de relations viennent de donner lieu à un incident où le Gouvernement du Roi a du rappeler les droits qui lui appartiennent.

Dans le mois de Mai·s dernier le Com:ul de Sa Majesté à Scutari d'Albanie avait été invité par le Gouverneur Ottoman de cette ville à prendre part avec les Consuls d'Angleterre, de France, de Russie et d'Autriche, à une Conférence sur une violation de frontière commise par des Monténégrins armés, et avait signé conjointement avec eux une dépéche collective adressée au Prince de Montenegro pour l'engager à empècher à l'avenir de semblables provocations.

Plus tard, le Prince de Montenegro adressa une communication sur cette affaire aux Agents Consulaires des Puissances garantes, à l'exclusion du Consul du Roi; celui-ci en fit des remontrances à Son Altesse, qui lui répondit que des protestations ayant été faites au sujet de l'admission à la Conférence d'un Consul qui ne représentait point une grande Puissance, il s'abstiendrait à l'avenir de comprendre l'Envoyé italien dans toute démarche collective auprès du Corps Consulaire au sujet des affaires du Montenegro.

Aussit6t que le Gouvernement du Roi eut connaissance de ce fait, il recommanda au Consul du Roi à Scutari de maintenir énergiquement son droit de participation; et comme la difficulté survenue paraissait due à une influence actuellement dominante à Cettigne, et qui nous est contraire, nous adressames aux puissances garantes de l'Empire OHoman une communication ayant pour objet de revendiquer les droits de l'Italie.

En effet, les affaires concernant le Montenegro sont incontestablement de celles qui intéressent le principe de l'intégrit~ et de l'indépendance de l'Empire Ottoman, principe que le Traité de Paris a mis sous la garantie de chacune des Puissances signataires, avec les mèmes droits et les mèmes devo:irs pour chacune d'elles. En fait, soit pendant les hostilités ,entre le Montenegro et la Turquie qui ont pris fin en 1862, soit pendant les négociations qui réglèrent la situation de ce pays, le Ministre du Roi à Constantinople fut appelé à prendre part aux démarches faites à ce>t égard par les Représentants des Puissances garantes, et reçut à ce sujet des communications officielles de la Sublime Porte.

Le 8 courant encore dans une Conférenoe tenue chez l'Internonce entre les Représentants des Puissances garantes, le Baron de Prokesh appela l'attention de ses collègues sur un mémo-ire que le Prince Nicolas avait présenté à Vienne, touchant la question des frontières entre le territoire de la Turquie et celui du Montenegro, et le Représentant du Roi eut a s'associer au blame dont quelques mesures prises à cet égard par le Gouvernement Ottoman fur,ent l'objet de la part de la Conférence.

Notre droit de pre!1dre part à toute ingérence des Puissances garantes dans les affaires du Montenegro était donc établi en fait aussi bien qu'en droM de la manière la plus inattaquable. La justesse de ce point de vue a été reconnu par les puissances amies, et tout récemment le Prince du Montenegro a fait connaìtre au Consul du Roi qu'il ne manquerai,t pas à l'avenir de l'inviter à prendre part à toute ingérence des Puissances garantes dans les rapports entre le Montenegro et la Sublime Porte.

Un incident regrettable s'est dernièrement produit à Alexandrie d'Egypte, où quelques matelots i<taliens ont été maltraités par des indigènes et mème par des Cavass de la police locale. L'attitude digne et ferme du Consul Général du Roi, efficacement appuyé par le Commandant de la station navale italienne, a obtenu de la justice du Gouvernement du Vice Roi, et des sentiments personnellement bienveillants de Son Altesse une réparation complète dont le Journal Officiel reproduit les détails.

Pour faire suite aux informations que contient ma circulaire du 11 Mars (l) sur les affaires de l'Amérique du Sud, je noterai ici que le Gouvernement Paraguayen nous ayant annoncé offioiellement l'ouvertuve des hostilités, e>t supposant que le Brésil pourrait chercher à faire des enròlements en Europe, il a prié le Gouvernement du Roi de vouloir bien prendre des mesures propres à empècher qu'aucune atteinte ne fUt portée sur le terri<toire italien au maintien de la neutralité.

Le Gouvernement du Roi signala aux autorités du Royaume l'éventualité dont il s'agit, afin d'assurer l'observation des devoirs des puissances neutres.

* La situation des sujets du Roi dans les régions de la Plata ne s'est guère améliorée depuis l'occupation de Montevideo par le Général Flores; le commerce souffre beaucoup des hostilités maintenant engagées entre le Paraguay

d'un còté et la Républ,ique Argentine, l'Uruguay et le Brésil de l'autre. La station navale italienne se composait, au moment du départ du dernier courrier, du • Veloce", de l'« Ercole, et du «Principe Umberto •.

Je dois vous faire connaitre à ce propos que la location faite au Gouvernement du Roi de l'ìle de las Ratas, (ìle de la liberté) pour le service de la Marine Royale, vient d'étre dénoncée par le Gouvernement Orientai, qui s'est prévalu de la clause insérée au contrat qui rendait la concession réslliable à volonté par un simple avis notlfié quatre mois à l'avance. Le lVIinistre d'Italie en a référé au Gouvernement du Roi, qui en a pris acte. Vous savez déjà, Monsieur, que la concession temporaire de cette station était de la part du Gouvernement Orientai un de ces actes sans portée politique et de pure cour,toisie dont on trouve plusieurs exemples dans les relations des Etats maritimes.

Cette résiliation, arretée avec un peu de précipitation peut ètre par le nouveau pouvoir établi à Montevideo (1), est d'ailleurs un fait sans importance au point de vue des intérèts de notre colonie à la Plata.

Celle-ci vient d'acquérir un élément d'influence de plus par le :taH; que les batiments de commerce appartenant à des italiens et qui constituent la plus grande partie du matériel navigant sur les eaux de la Plata, ont renoncé à arborer. tout autre pavillon que le pavillon national, et se sont assuré la protection du Gouvernement du Roi. Ce fait se rattache à un ensemble très remarquable de tendances qui va se développant chez les italiens fixés dans 1es pays dont il s'agit.

Depuis que la constitution de l'Italie en un seul Royaume a eu pour effet, dans les régions de la Plata, de réunir en un corps compact nos nationaux auparavant divisés en autant de fractions qu'il y avait de Principautés dans leur pays d'origine, notre colonie a cessé de s'attacher à suivre la fortune variable de tel ou tel parti; les italiens ne sont plus un appoint pour les guerres intestines dont ces contrées sont presque périodiquement le théatre; ils ne sont plus et ne veulent plus étre qu'italiens. Par leur sage réserve au milieu des guerres actuelles, par leur confiance dans la protection qui leur est acquise, par leur fidélité au pavillon Royal dont ils tiennent à honneur de se couvrir, il se sont placés en dehors des luttes et des rivalités de partisans aux quelles ils avaient pris jadis trop (2) de part.

Cette attitude, qui doit augmenter le respect du nom itaLien et achever de fonder notre influence à la Pla.ta, peut naturellement déconcerter et contrarier padois des projets d'enròlemens, des plans de politique conçus peut ètre dans l'hypothèse que d'anciens errcmens (3) se renouvellemient dans la colonie italienne. De là ( 4) quelques variations dans la manière d'agir des autorités locales à notre égard. Le Gouvernement du Roi, n'y attachant pas un caractère plus sérieux qu'il ne convient (5), ne changera point la ligne de con

duite ferme et correcrte qu'il s'est tracée depuis l'origine des conflits actuels dans la Plata. Ce qui importe à l'ltalie, c'est de faire 11especter les droits de ses nationaux, quels que soient les événements, et les i1Jaliens de la Plata savent que la mère patrie ne manquera pas à cette tàche * (1).

Le Gouvernement du Roi a reçu dernièrement du Ministre des Etats Unis de l'Amérique du Nord une double communication de son Gouvernement, ayant pour objet de demander, vu la cessation des opérations sécessionistes sur mer comme sur terre, que le Gouvernement du Roi abrogeàt toute mesure restrictive à l'égard du séjour des navires fédéraux dans les ports du Royaume et prit l'es mesures propres à empècher l'entrée dans ces mèmes ports de tout navire portant le pavillon des Etats Confédérés. Le Gouvernement du roi répondit à cette communication en annonçant au Représentant des Etats Unis f!Uant à la première demande que la marine fédérale serait dès à présent admise de nouveau au traitement ordinaire, et quant à la seconde que les navires Confédérés ne seraient plus admis dans les po11ts du Royaume, hors le cas de relàche forcée, dans le quel les mesures indiquées par le droit des gens, seraient aussitòt appliquées.

Le Gouvernement du Roi n'avait du reste cessé pendant toute la crise qu'a traversée l'Union Américaine, d'entretenir avec le Gouvernement Fédéral les relations les plus amicales. Lors de l'assassinat du Président Lincoln les deux Chambres du Royaume se sont rendues solennellement les organes des regrets et des sympathies de la nation entière, et le Gouvernement du Roi s'est associé à cette manifestation en chargeant son Ministre à Washington de transmettre l'expression de ses sentiments au Gouvernement des Etats Unis en mème temps qu'il ferait parvenir à son adresse le Message envoyé par la Chamb11e des Députés au Président du Congrès Américain.

Je dois vous signaler, en finissant, la fondation à Paris, à Pétersbourg et à Mexico de Sociétés italiennes de bienfaisance, sous le patronage du Gouvernement et la Présidence honoraire des Ministres du Roi dans ces Capitales.

Vous apprendrez aussi avec intérèt que la Colonie italienne à Tunis vient de poser la première pierre d'un édifice destiné au Collège national Italien et dont l'emplacement avait été cédé gratuitement par Son Altesse le Bey (2).

(l) In LVB, pp. 150-151, questo rapporto è edito completamente modificato. E' pubblicato esattamente solo il primo capoverso.

(l) In LVB • serait •·

(l) Il brano fra asterischi è edito, con data 5 luglio, in LVS, pp. 58-62.

(l) Cfr. Serie I, vol. V, n. 610.

(l) -In LV8 è soppresso l'inciso che inizia con arrètée. (2) -In LV8 « tant ». (3) -In LV8 « tendances à l'esprit de parti». (4) -In LV8 qui aggiunto "peut etre », (5) -In LV8 è soppressa la frase "n'y attachant pas un caractère plus sérieux qu'il ne convient • ed è sostituita dalla seguente « est convaincu que la réserve et la neutralitè de notre Colonie dans les agitations qui ont troublé les contrées de la Pl"'ta est non seulement une cause de prospérité pour nos nationaux mais aussi un précieux élément de stabilité et d'ordre pour ces Etats eux-memes ».
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IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 216. Parigi, 30 giugno 1865 (per. il 2 luglio).

Giusta il desiderio espressomi da V. E. col dispaccio telegrafico d'oggi (3), mi o.ffretto a comunicarLe quanto è venuto a mia notizia circa la crisi mini

steriale scoppJata a Vienna. Secondo i giornali e le lettere arrivate da Vienna, l'Imperatore sarebbe da lungo tempo convinto della impossibilità di compiere la riconciliazione coll'Ungheria, colla Croazia e colla Transilvania continuando nel sistema di cui il signor Schmerling è la presonificazione. Le difficoltà incontrate da questo Ministro presso il Reichsrath, l'impopolarità del signor Plener, Ministro delle Finanze, la confessione fatta quasi pubblicamente da questi due uomini di Stato della impossibilità d'introdurre ed applicare nella monarchia austriaca, con tutte le sue conseguenze, il sistema parlamentare inglese, avrebbero indotto l'Imperatore a far ritorno dalla patente di febbrajo a quella dell'ottobre, ossia dal sistema centralizzatore a quello della federazione.

L'Austria fu, com'è noto a V.E., sino al 1848 un gruppo di Stati e provincie aventi amministrazione distinta e separata, e riuniti insieme in un vincolo dinastico la cui espressione politica era la cancelleria aulica di Vienna. La rivoluzione del 1848, mettendo in gravissimo pericolo l'esistenza stessa dello Stato austriaco, fece nascere nei Ministr~ Schwartzenberg e Bach il pensiero di ridurre quel complesso di provincie a forma di Stato centralizzato ed unitario, come la Francia. Questo tentativo che fu messo in atto con tutti i rigori del dispotismo ed a cui vennero sacrificate anche quelle apparenze di istituzioni rappresentative che erano rimaste incolumi sino al 1848, non fece che aumentare il malcontento delle popolazioni delle diverse razze, e venne a naufragare finalmente nel 1859. Dopo Magenta e Solferino, l'Austria capì di avere bisogno .d'una nuova trasformazione la quale fosse destinata a far credere all'Europa ed alle popolazioni stesse dell'Impero alla rigenerazione del Governo austriaco. Le due patenti di ottobre 1860 e di febbrajo 1861 furono il risultato di questo sforzo. La prima stabiliva l'indipendenza quasi completa, sotto il rapporto amministrativo, delle Diete di ciascuna provincia, e la loro riunione in un Reichsrath, composto d'una sola Camera alta, i cui membri sarebbero stati nominati diret

tamente dal Governo. Questa costituzione, di cui fu autore principale il Conte Rechberg, spiacque grandemente agli abitanti delle provincie tedesche le quali temerono di veder ridotta la loro influenza politica a quella proporzione che è stabilita dal numero della popolazione, la quale è appena il quinto della popolazione totale. La necessità di acquietare questo malcontento, che era specialmente formidabile nelle classi bancarie e nella borghesia di Vienna, fece che l'Imperatore aderisse alle idee di Schmerling e facesse ritorno alle idee unitarie, ma questa volta congiunte alLe forme costituzionali. La patente di febbrajo spiacque moltissimo non solo all'Ungheria, alla Croazia ed alla Transilvania, ma altresì alla Boemia ed alla Gallizia; inoltre il vecchio partito feudale e militare e la Corte videro con pena l'autorità assoluta dell'Imperatore inceppata ad ogni istante dal Reichsrath, specialmente nelle materie finanziarie. Malgrado che sia stato costretto a sacrificare il Conte Rechberg al Barone di Schmerling, l'Imperatore ebbe sempre maggior simpatia pel primo di questi due Uomini di Stato, ed i Capi del partito militare non cessarono mai i loro intrighi per togliersi d'attorno un uomo che simulava tendenze liberali e rappresentava l'elemento borghese, essenzialmente avverso alla politica dinastica tradizionale degli Absburgo. Ad ogni modo è certo che Schmerling stesso non riesci a porsi d'accordo col Reichsrath, benchè fosse composto quasi esclusivamente di ele

menti tedeschi e boemi; e che questa specie di apparato costituzionale, se indusse in inganno l'opinione pubblica in Europa, non riuscì mai ad esser popolare né a Vienna nè nelle provincie dell'Impero. La vecchia aristocrazia ungherese che continuò a vivere a Vienna ,ed a far causa comune coi capi del partito militare, non cessò di rappresentare all'imperatore la necessità di far ritorno alla patente dell'ottobre; essa apparecchiò le dimostrazioni con cui fu accolto a Pesth recentemente Francesco Giuseppe e probabilmente allora fu ordito l'intrigo che sta ora svolgendosi a Vienna.

Il Conte Belcredi che pare chiamato a succedere al Barone Schmerling e che in ogni caso sarà l'anima del nuovo Gabinetto è uno dei capi dell'aristocrazia federale; egli non appartiene al partito assolutista, ma non è Illeppure costituz,ionale come Schmerling: è quindi la persona più adatta a coprire col suo credito quella specie di colpo di Stato che l'Imperatore medita da lungo tempo e di cui la necessità di far concessioni all'Ungheria gli fornisce il pretesto. Ecco, a quanto dicesi, il programma del nuovo Ministero. L'Imperatore convocherebbe la Dieta ungherese, andrebbe a farsi incoronare a Pesth, e giurerebbe il diploma tradizionale; istituirebbe un ministero ungherese (si parla persino di Déak come ministro di giustizia): si permetterebbe tacitamente alla Dieta di pigliar per base le leggi ungheresi del 48; ma se ne promuoverebbe l'abolizione nelle forme legali per mezzo della Dieta stessa offrendo in compenso un'autonomia amministrativa più larga compatibile colla patente d'ottobre e coi principj federali cui essa s'inspira. Quand'anche non si vada sin là, pare probabile l'istituzione di una sola cancelleria pei tre Regni d'Ungheria, Croazia e Transilvania, il che basterà forse a lusingare l'amor proprio degli Ungheresi (1).

Quanto alla politica estera, si afferma che il Conte Mensdorff rimanga alla direzione di essa avendo nel tempo stesso la Presidenza del Consiglio. È prematura ogni supposizione sull'influenza di questo mutamento sulla poLitica austriaca così verso la Prussia come v~erso l'Italia. È noto però che l'aristocrazia feudale militare austriaca è intimamente legata coi capi del partLto feudale in Prussia. Essi non sarebbero al,ieni dal lasciare alla Prussia qualche maggiore influenza in Germania per ottenere il suo concorso in una possibile guerra contz:o l'Italia e contro la Francia. Ad ogni modo l'Imperatore spera di rtrovarsi più forte nella politica estera, quando si sia tolta la spina del malcontento unghel"lese e quando non abbia più a discutere ogni anno il bilancio della Guerra e degli Esteri con dei Deputati i quali avevano prese sul serio le loro funzioni. La seconda Camera del Reichsrath sarà quindi sciolta nei primi giorni di luglio, e forse non sarà

• Des lettres d'Autriche portent que c'est surtout sous l'impression de très vive inquiétude que lui ont causée nos négociations avec Rome, que l'Empereur d'Autriche s'est rapproché de la Hongrie et que la conciliation a réellement fait des progrès notables. Peut-etre serait-ce un sujet intéressant que de savoir ce qu'on juge à Berlin de possible ou convenable de faire pour empecher cette réconciliation. Si la Prusse entend se rapprocher sérieusement et efficacement de l'Italie, elle ne saurait en donner une preuve plus sure qu'en faisant quelque chose dans ce sens; mais on ne peut se dissimuler que cela supposerait un antagonismeplus décidé ou pour mieux dire plus mur que l'actuel entre la Prusse et l'Autriche. La situation mérite évidemment une grande attention. M. Usedom a dit nettement au Général qu'on l'avait chargé de Berlin de s'informer des dispositions qu'on serait pret à prendreici en cas de rupture ouverte entre la Prusse et l'Autriche. Le Général a répondu que les choses ne semblaient pas en étre encore là •.

6 -Documenti diplomatici -Serie I -Vol. VI

più convocata, se come corre voce la Camera alta rimarrà sola rappresentanza comune di tutte le parti dell'Impero.

È pure prematura la ricerca delle conseguenze di questa crisi nell'interno della monarchia. Le provincie tedesche propriamente dette vedranno con pena sacrificata la loro influenza a quella delle razze magiare e slave: i banchieri sopra tutto rammaricheranno il control~o apparente esercitato dai deputati sulle finanze dello Stato. Non è improbabile perciò che questi nuovi tentativi dimostrino sempre più all'Europa l'impossibilità di far durare con forme liberali uno Stato composto di elementi così discordi ed eterogenei.

P. S. La crisi ministeriale austriaca non essendo per anco terminata, e non avendo avuto le mie informazioni da sorgente austriaca, prego l'E.V. di voler accogliere queste considerazioni colla riserva voluta, e piuttosto come materia di controllo che come un giudizio assoluto.

(l) -Il brano fra asterischi è edito in LVB, pp. 519-521. (2) -Con dispaccio riservato dell'B luglio La Marmora invitava il Ministro dell'Interno a ordinare indagini per accertare in che modo questa circolare, di cui gli unici esemplari usciti dal Ministero degli Esteri erano stati inviati per posta agli agenti all'estero, fosse venuta a conoscenza della Gazzetta del Popolo di Torino che nel suo numero del 7 luglio ne pubblicava una analisi. (3) -T. 167, non pubblicato.

(l) Si pubblica qui un appunto di Blanc in data 18 giugno (Carte Blanc):

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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI, ALL'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI

T. 172. Firenze, l luglio 1865, ore 11,50.

Quand Prusse et Russie ont reconnu Italie elles ont par motifs politiques réservé leur liberté d'appréciations sur les moyens employés lors de constitution nouveau royaume et sur la poHtique à venir du Gouvernement italien. Quant aux puissances catholiqucs comme Brésil, Portugal, républiques hispano-américaines, Mexique Belgique elles ont reconnu Italie purement et simplement. Le Gouvernement du Roi regarde reconnaissance comme simple rétablissement des relations diplomatiques entre deux Etats existants et dont la politique respective reste parfaitement libre. Les formes du rétablissement des rapports seraient combinées de la manière la plus honorable pour l'Espagne comme pour nous. Ces notions sont pour votre information particulière, je m'en remets à votre prudence quant à l'usage que vous devez en faire.

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IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 72. Londra, Luglio 1865 (per. il 4).

Benchè nella corrispondenza offioiale che V.E. mi fece l'onore d'indirizzarmi, le negoziazioni con Roma per mezzo del Commendatore Vegezzi siano state totalmente omesse, credo che non riesca senza interesse per V. E. il sapere che in generale in Inghilterra l'opinione pubblica seppe con soddisfazione che erano state interrotte. Non ho potuto a meno di far osservare a chi me ne parlava che questa difficilissima questione non poteva apprezzarsi giustamente che da chi viveva nel paese, praticava la religione cattolica, ed aveva fatto di questioni Italiane lo studio della vi,ta. In generale chi ne parlava non si era probabilmente dato il fastidio d'indagarle menomamente, ma erano le loro osservazioni inspirate da simpatia per l'Italia e da diffidenza per Roma. Onde esprimevano un'idea astratta e generale più che fatti precisi. Lord p,almerston col quale ne parlai due giorni fa, parlò egli pure in quel senso, e questo mi par dover notare, poiché vedo che certi giornali ltaliani asseriscono il contrario. Lord Russell anch'esso sempre si espresse come convinto dalla necessità di camminare in questi negoziati cogli occhi aperti. Jeri il Principe Latour d'Auvergne dovette parlargliene manifestando il rincrescimento del Governo Francese che non si fossero potuti portare a termine, e manifestando pure la speranza che non essendo che interrotti potrebbero riprendersi ulteriormente in circostanze più proprie.

Siccome ho telegrafato a V.E. l'ambasciatore di Francia venne incaricato di parlare a Lord Russell della resistenza dell'Austria agli aggiustamenti proposti per terminare la vertenza dei protocolli della Commissione Danubiana, pare che Lord Russell siasi limitato a rispondere che era di parere di far nulla, finchè qualcosa si sapesse ulteriormente per parte nostra.

Il Parlamento si separerà ai 6 di questo mese, e quindi immediatamente avranno luogo le elezioni. Intrighi, contestazioni, e scialacquo di danaro avverrà, da quanto dicesi, più che mai; ma nessuno dubita che il risultato non sia favorevole al partito attualmente in potere. Lord Derby ha cercato ritardarne H momento più che ha potuto, poi ha commesso il grave errol'e di mettersi contro in ultimo tutti i cattolici Irlandesi, facendo annullare il Bill per la modificazione al giuramento cattolico già passato ai Comuni. Questa sera però egli cercherà un compenso, screditando il Governo col muovere un voto di sfiducia contro Lord Westbury il Gran Cancelliere, la cui posizione è molto lesa dagli intrighi di nepotismo, discussi in questi ultimi tempi.

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IL MINISTRO A PIETROBURGO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 20. Pietroburgo, 2 luglio 1865 (per. il 10).

J'ai fait au Vice-Chancelier la communication dont me chargeait la dépeche de V.E. en date du 14 Juin (sans numéro) (1). J'ai cité et développé les arguments énoncés dans ce document et son annexe.

Le Prince Gortchacow s'est expr,imé dans un sens analogue au langage qu'il avait tenu quand il avait été appelé, dès l'origine, à se prononcer sur notre droit de participation aux affaires de Syrie. Notre droit sur ce point, comme pour le Monténégro, ne saurait, strictement parlant, découler du Traité de Paris.

J'ai objecté qu'ayant contracté des obligations générales et positives pour le principe de l'indépendance et de l'intégrité territoriale de l'Empire Ottoman (Art. 7), c'était bien là un engagement indivisib1e auquel on ne saurai1t opposer en détail des fins de non recevoir, sans porter atteinte à cette corrélation qui existe entre nos droits et nos devoirs. Au reste notre droit avai,t reçu une sanction pratique par la présence de notre représentant à Constantinople à maintes démarches des autres Puissances relativement au Monténégro. Nous espérions donc que l'appui de la Russie ne nous ferait pas défaut, d'autant plus qu'elle n'a aucune raison, comme l'Autrkhe, de nous contester une part d'influence légitime dans ces régions.

Sans entrer dans le mérite de ces considérations, le Vice-Chancelier s'est contenté de me dire que nous devrions, s'il y avait lieu, faire valoir nos raisons à Constantinople. Il m'a prié en meme temps de laisser entre ses mains l'annexe précité, pour qu'il instruisit le Général Ignatieff de cet incident.

J'ai demandé s'il chargerai,t ce diplomate de soutenir nos justes prétentions dans le cas où elles seraient soumises à la conférence.

Le Ministre Impérial des Affaires Etrangères, tout en s'exprimant avec bienveillance à notre égard, n'a voulu prendre aucun engagement. A son avis, s'il y avait eu méprise de la part du Gouverneur Ottoman à Scutari en admettant l'intervention de notre Consul, ce Gouverneur aurait reçu une réprimande, ce qui confirmait le fait de l'erreur commise. Nous agirions peut-etre mieux en n'attachant pas trop d'importance à ces sortes d',incidents. L'Italie était assez forte pour attendre, sans trop se préoccuper, le bénéfice du temps dans des questions secondaires qui trouveront une solution par la force meme des choses, entre autres quand l'Autriche, se rendant aux conseils qui commencent chez elle à se faire jour dans l'opinion publique, modifierait son attitude vis-à-vis de la Péninsule.

Comme mon interlocuteur ne paraissaH pas disposé à entrer carrément dans nos vues sur le sujet de cet entretien, mon insistance eut été hors de mise et j'ajouterai meme, sans dignité. J'ai seulement déclaré que nous ne demandions que le libre exercice d'un droit inscrit dans les traités et que nous ne nous préoccupions pas outre mesure des chicanes que l'Autriche cherchalit, sous les prétextes les plus futiles, à semer sur notre route; et cela précisément parceque nous n'admettions point que les autres Puissances, garantes comme nous des stipulations de Paris, partageassent en aucune façon les préventions et le mauvais vouloir systématique du Cabinet de Vienne.

V.E. verra s'il est le cas ou non de nous ranger à l'opinion du Prince Gortchakow. Il n'avouai,t pas, il est vrai, que son .Iangage s'inspirait en partie de certains ménagements à observer envers l'Autriche, mais il y a peut-ètre quelque chose de vrai dans sa manière de voir si nous ne voulons pas trop dépenser de paroles, au lieu de les faire entendre seulement lorsque des intérets

majeurs sont en jeu. Que les nécessités que nous impose l'état de nos frontières Orientales, viennent à disparaitre, nous prendrons alors des allures plus dégagées et notre influence en Orient, comme ailleurs, sera recherchée par ceux qui hésitent aujourd'hui à nous y traiter sur un pied de parité complète. En attendant, il pourrait suffire, une fois pour toutes, de réserver nos droits que tòt ou tard nous saurons faire prévaloir, sans à chaque occasion demander en quelque sorte un jeton de p1·ésence aux conférences.

(l) Non pubblicato.

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L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 230. Madrid, 3 luglio 1865, aTe 4,40 (peT. o1·e 7,30).

Ministre affaires étrangères trouve ma réponse verbale insuffisante et désire que je lui lise et lui laisse copie d'une dépèche de V.E. exprimant satisfaction du Gouvernement du Roi pour déclaration faite. Ministre affaires étrangères adressera ensuite note pour reconnaitre, basant décision sur traité 15 septembre etc. explications récentes de Rouher à M. Thiers. Ambassadeur de France me prie de faire mon possible pour acceptation (1).

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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 174. Firenze, 3 luglio 1865, ore 14.

Il peut se faire que quelques états moyens croient pouvoir éviter reconnaissance en ratifiant traité éventuel sous la mème réserve faite au rachat Schelde et à Convention télégraphique Paris. Le cas est tout différent, par plusieurs raisons essentielles que je vous fais connaitre par poste. Ne laissez aucun doute sur l'inadmissibilité d'un tel procédé si l'on vous en parle.

• Venuto poi in discorso col Signor Ministro di Stato della rappresentanza reciproca tuttora esistente fra Spagna e l'ex Re di Napoli, egli soggiunse che subito dopo avere spedito la nota di riconoscimento, avrebbe posto fine a siffatte relazioni».

(l) Con r. confidenziale 76 del 4 luglio Cavalchini trasmise più dettagliate notizie circa il colloquio con Bermudez. Di tale rappcrto si pubblica solo il brano seguente:

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L'ONOREVOLE VEGEZZI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA (Ed. in L V 8, pp. 37-57)

Torino, 3 luglio 1865.

Ho l'onore di trasmettere a V.E. la relazione dell'operato dal mio collega e da me nel secondo periodo della nostra missione in Roma. * Appena avrò ricevuta la memoria del mio collega trasmetterò il conto delle spese da noi fatte * (1).

ALLEGATO

VEGEZZI E MAURIZIO A LA MARMORA

Torino, 3 luglio 1865.

In sui primi giorni dell'ora spirato Giugno i sottoscritti si recarono in Roma a ripigliare e proseguire colla S. Sede i negoziati iniziati nel precorso aprile in esecuzione degli onorevoli mandati loro conferiti dal Governo del Re.

Ripigliando codesti negoziati essi, come era loro dovere, si attennero rigorosamente alle istruzioni deliberate dal Consiglio della Corona alla data del 22 di Maggio (2).

Gli oggetti principali dei negoziati, come giova ricordare, erano cinque:

Io Il ritorno alle loro Sedi dei Vescovi che si trovano assenti sia per provvedimento Governativo, che per libera loro volontà. 2o L'ammessione dei Vescovi preconizzati dalla S. Sede prima dell'iniziamento delle trattative. 3o La nomina alle Sedi Vescovili vacanti. 4o Il R. Exequatur alle Bolle di nomina. 5o Il giuramento da prestarsi dai Vescovi che vengano nominati.

Gli scriventi esposero a Sua Eminenza il Cardinale Antonelli, Segretario di Stato, che continuò ad avere l'incarico di questi negoziati da Sua Santità, quali erano gli accordi ai quali il Governo del Re era disposto di accondiscendere.

Cominciarono essi a trattare del ritorno dei Vescovi assenti dalle loro Sedi, come oggetto non solo separato e distinto, ma affatto indipendente dagli altri; parve loro in seguito che fosse opportuno di trattare prima delle due ultime questioni sull'exequatur e sul giuramento, sia perché contenevano questioni di principii, sia perché non riuscendo accordo su queste, non si poteva passare né all'ammessione dei Vescovi preconizzati, né alla nomina a Sedi vacanti, sia, all'ultimo, perché se i negoziati avessero dovuto fermarsi, o restare inconchiusi, o rompersi, pareva che più conforme fosse alla dignità del Governo che ciò accadesse nell'incontro di divergenza su punti racchiudenti questioni di principii, che non su quelli nei quali o si trattasse solo di qualche sede di più, o dell'accettazione o no di qualche persona, ritenuto massimamente che in ordine alle persone non era sorta divergenza grave se non quanto al preconizzato all'Episcopato di Milano, e che la S. Sede si era mostrata non aliena dal piegarsi alla ricisa dichiarazione fatta a nome del Governo del Re di non poter ammettere quella preconizzazione.

{l) I brani fra asterischi sono omessi in LV8.

Del ritorno dei V escovi assenti da Ile loro sedi.

Sul ritorno dei Vescovi assenti dalle Sedi, i sottoscritti riferirono che il Governo del Re, acconsentendo alle istanze della S. Sede, attese le addotte considerazioni non insisteva sulla condizione già proposta che i Vescovi i quali volessero ritornare nelle loro diocesi dovessero dirigere una dichiarazione al Governo od una pastorale al popolo nella quale s'impegnassero solennemente di essere fedeli al Re ed ossequienti alle leggi dello Stato.

Ciò stante su questo oggetto riuscì l'accordo, fu adunque trattato e quindi conchiuso:

Io Che il Governo del Re consente in massima generale che i Vescovi assenti dalle loro Sedi ritornino ad esse, salvi i luoghi nei quali la certezza di tumulti

o disordini nelle popolazioni, la sicurezza medesima del prelato, la necessità di evitare occasione di scandali, rendano od impossibile od imprudentissimo il ritorno. 2r• Il consenso fu dato ed accettato, a condizione che il ritorno si faccia separatamente, successivamente, e per quanto sia possibile, insensibilmente.

3o Fu inteso che il Governo del Re determinerà esso l'ordine, la gradazione del ritorno, e ciò colla possibile sollecitudine, ed avrà cura di fare avvertito cadun Vescovo assente della libera facoltà di ritornare, salvo a prendere quelle risoluzioni che crederà di diritto ed opportune, nel caso che alcuno dei Vescovi ammessi al ritorno non volesse rientrare nella Diocesi sua.

In occasione dei primi trattati sembrò agli scriventi, che a questo oggetto del ritorno dei Vescovi assenti dalle loro diocesi la S. Sede desse una grande importanza. Nel primo periodo dei negoziati allorquando da loro si osservava che di parecchi Vescovi non si poteva fin d'allora acconsentire l'immediato libero ritorno perché si aveva motivo di temere, che potesse dar luogo a disordini, a tumulti, e perché i prelati stessi avrebbero corso forse un pericolo, epperciò era necessario,. innanzi di prendere una risoluzione, di assumere nuove ed esatte informazioni, per la S. Sede si osservava, che le informazioni ed i ragguagli che essa aveva, la persuadevano ben diversamente; che essa quindi temeva che le informazioni del Governo del Re non fossero esatte ed al preciso vero conformi. Per queste ragioni pareva che la S. Sede incontrasse grave difficoltà ad accettare che il ritorno di alcuni prelati più altamente locati in dignità, come l'Arcivescovo di Fermo e quello di Napoli, Cardinali entrambi, fosse ammesso solo in massima, ed a calcolo sospensivo per il caso in cui venisse a risultare, che senza pericolo di tumulti e senza rischio per essi medesimi potesse aver luogo. Medesimamente era parso agli scriventi, nel primo periodo dei trattati, che la S. Sede mentre ammetteva che il ritorno doveva essere fatto gradatamente, insensibilmente, tuttavia desiderasse che la determinazione dell'ordine del ritorno dovesse essere lasciata a lei, anche per questa considerazione, che in tal modo poteva essa dare gli ordini del ritorno, che forse per alcuni avrebbero potuto essere necessari.

All'oggetto di conciliare questi divergenti propositi delle due alte parti in negoziato, ai sottoscritti era venuto in pensiero che si potessero fare di questi prelati assenti dalle Diocesi loro tre categorie, prendendo a norma le memorie che il Ministero di Grazia e Giustizia aveva loro fornito: che in una si potessero comprendere i prelati al cui ritorno non constava che potesse esservi ostacolo; in una seconda quei Vescovi intorno ai quali occorreva ancora prendere più vicine informazioni per sapere se senza inconvenienti potessero essere ammessi a ritornare; in una terza infine quelli dal ritornare dei quali si ha tutta ragione di credere anche oggi che potrebbero nascere disordini, e che perciò debbono essere rimandati per gli ultimi, onde ed il conosciuto ritorno degli altri prepari le popolazioni a riceverli, ed il tempo attutisca le passioni, e si abbia infine maggior campo ad accertarsi che il ritorno sia senza gravi inconvenienti possibile. Perciò avevano essi allestite tre liste delle tre categorie, proponendo che intanto il determinare l'ordine di ritorno dei compresi nella prima lista restasse alla S. Sede, salvi ulte-

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riori concerti quanto a quelli compresi nelle altre due liste, dopo le assunte nuove informazioni.

Ma nelle ultime trattative, per la S. Sede non si rinnovarono instanze per avere la disposizione dell'ordine del ritorno; ciò forse perché non trovava opportuno il prendere sopra di sé la risponsabilità delle conseguenze dell'ordine del ritorno, atteso il difetto di tranquillanti ragguagli sullo spirito delle popolazioni. Fu anzi osservato dal Cardinale Segretario di Stato che il determinare l'ordine del ritorno, il quale si era in accordo doversi fare separatamente, insensibilmente, era cura che doveva essere tutta propria del Governo del Re, come quello che doveva provvedere alla tranquillità del paese. Ciò stante non potevano a meno gl'Incaricati dal Governo del Re di accettare che la cosa fosse lasciata al prudente arbitrio del Governo, e quindi concordarono nella conformità avanti riferita, la quale, se non altro, ha il pregio d'essere più semplice e di esigere minori contatti dei due Governi, i quali contatti non potevano a meno di rendere più difficile la esecuzione degli accordi, ed avrebbero potuto anche dar causa a novelli dissapori.

Siccome il numero dei Vescovi assenti dalle Diocesi è notevole assai, cioè di 40, dei quali 36 nelle Provincie Napoletane, giusta l'ultima nota rimessa dal Ministero di Grazia e Giustizia, e 4 nelle altre Provincie, questa parte del negoziato che riguarda il ritorno dei Vescovi assenti sembrava che dovesse essere tenuta in gran conto dalla S. Sede; dovettero perciò gli scriventi cercare di conoscere le cause probabili del minor conto nel quale loro pareva tenersi questo oggetto delle trattative.

E, se le indagini non li indussero in errore, codesta differenza d'apprezzamento si debbe attribuire primieramente a che parecchi, se non tutti, dei Vescovi assenti dalle Diocesi e dimoranti in Roma, non amando ritornare nelle loro diocesi, o scorgendovi troppo grave rischio, si adoperarono a tutta possa affinché non si prendesse accordo al riguardo; e secondariamente alle vive ed insistenti dissuasioni di coloro che presero ad osteggiare ogni accordo, i quali, secondoché venne affermato ai riferenti, lavorarono assai, e con grandissimo impegno perché niun esito sortissero le trattative, quantunque state iniziate dal Pontefice, affaticandosi eziandio a spargere che il Governo del Re, quando gli venisse lasciata la determinazione dell'ordine del ritorno separato e successivo si sarebbe fatto poco o nulla sollecito di stabilirlo.

E si fu appunto in virtù di smentire codeste accuse che i sottoscritti avevano dimandato nella loro nota del 16 di Giugno (l) che il Governo, cominciando a dare sollecita esecuzione al ritorno, volesse ordinare la libera ammessione a rientrare a Monsignor Marongiu Arcivescovo di Cagliari, e che volesse dal'e loro autorità di recargli notizia dell'ammessione, attesoché già nelle prime note era egli posto fra quelli al cui ritorno nulla ostava, *ed egli poi era di ritornare desiderosissimo *.

Quest'ordine avrebbe chiarito come ricisamente schietto procedesse il Governo del Re; ma nella nota di riscontro del 19 di Giugno (2), fu significato che si era ravvisato conveniente di consultare il Prefetto della Provincia per avere la certezza che il ritorno non potesse dar luogo a speciali inconvenienti; e questa sopraggiunta necessità impedì che si potesse dar tosto principio all'esecuzione dell'accordo.

Dell'Exequatur alle Bolle di nomina.

Nel fare ragguaglio di quanto il Governo del Re era disposto a consentire, gli scriventi avvertirono che, stante il grande numero dei Vescovi preconizzati prima di queste trattative, il quale era maggiore di quello che già si credesse, il Governo non poteva acconsentire ad altre nomine, oltre le già dichiarate, se non alle

due di Modigliana e Sinigallia a norma dei numeri 11 e 12 delle istruzioni del

22 Maggio.

Ma poi, per le considerazioni fatte in principio di questa relazione, essi osser

varono che occorreva innanzitutto discorrere le maggiori questioni dell'exequatur

e del giuramento, dalle quali queste necessariamente dipendevano; non senza ri

flettere che se codeste maggiori divergenze si vincevano con un accordo, sulle

altre poi, perché minori, e non risolventi quistioni di principio, la composizione

avrebbe dovuto, a loro avviso, riuscire più facile.

Il rilievo venne accolto come ragionato, e si parlò dell'exequatur per il pri

mo, e poi del giuramento.

Sovra entrambi questi punti e nelle varie sedute nelle quali se ne trattò non

si poté arrivare nemmeno ad un ravvicinamento.

Ora essi debbono fare ragguaglio in breve del sistema al quale si attennero

nel trattare questa parte del negoziato.

Lo exequatur, essi avvertirono, non è nell'ultima sua sostanza che l'atto del

Sovrano dello Stato, col quale, presa cognizione del provvedimento della S. Sede,

dichiara che nulla osta alla sua esecuzione, e la acconsente, come la stessa parola

lo esprime.

È principio e prammatica del diritto pubblico del Regno, che niun provvedi

mento della S. Sede possa aver esecuzione, se prima non fu presentato al Governo

del Re, se non fu esaminato, se non risultò che non off.ende i diritti di Sovranità,

le leggi del Regno.

Indipendentemente dalle disposizioni positive del diritto pubblico interno, ed indipendentemente dal sin qui praticato, la ragione di richiedere lo exequatur discende spontanea dal diritto, che ha ogni Governo, anche considerato come solo Governo di fatto, di difendere la propria esistenza e i diritti dei quali si trova in possesso.

Richiedendo l'exequatur, il Governo del Re non vuole ingerirsi in cose religiose, che non siano di sua competenza; vuole solo accertarsi che il provvedimento dell'autorità ecclesiastica non trasmoda oltre le cose religiose sulle quali ad essa appartiene di provvedere.

L'opportunità dell'exequatur emerge più palese quando l'autorità religiosa che emanò il provvedimento riunisce in fatto in sé ed esercita autorità di Sovrano in altro Stato.

Nella specialità delle cose delle quali si tratta risulta evidentemente necessaria l'osservanza dell'exequatur rispetto alle bolle di nomina dei preconizzati prima delle presenti trattative nelle Romagne, nelle Marche e nell'Umbria, che si staccarono dallo Stato Pontificio, perocché occorre esaminare la qualità nella quale l'autorità le emanò, e la giurisdizione che con esse sia stata assegnata ai nominati.

La giurisdizione civile, che prima si assegnava ai Vescovi ed agli Arcivescovi in quelle Provincie dal S. Pontefice come Sovrano temporale, non potrebbe ammettersi come conferita dalle preconizzazioni posteriori alla separazione di quelle provincie dal dominio Pontificio; ed alle relative bolle il decreto di exequatur dovrebbe apporre un'apposita limitazione.

Il rispetto, che vuolsi usare al S. Pontefice non permetterebbe che si dimandasse la emanazione di nuove bolle o la loro riforma, né ciò sarebbe necessario alla incolumità dei diritti del potere civile, il quale, avuta l'esibizione delle bolle provvederebbe nel decreto di exequatur limitando la piena esecuzione loro alla parte religiosa o prettamente ecclesiastica.

I negoziati furono aperti e condotti ritenuta per base la sola esistenza di fatto del Regno d'Italia, e previa intelligenza che non si cercava né si pretendeva alcuna ricognizione di diritto del Regno medesimo; insomma in sulle basi della notissima Bolla Sollicitudo della Santità di Papa Gregorio XVI del 5 agosto (nonis) 1831: ma il Governo del Re dichiarando che vuole che i provvedimenti siano sottoposti all'exequatur, non richiede veruna espressa ricognizione in diritto dalla S. Sede, e tanto meno la pretende.

Il Governo del Re non dimanda che la S. Sede ordini ai Vescovi di chiedere

l'exequatur; non dimanda che la S. Sede acconsenta a che esso lo possa richiedere;

se un ordine od un consenso siffatto si richiedesse da lui, se gli potrebbe opporre

il sospetto che cercasse una indiretta ricognizione del diritto di sua sovranità; così

però non è.

Il Governo, per procedere lealmente in questi negoziati, per allontanare da sé l'accusa che, dato un consenso in occasione della esecuzione, esiga poi il concorso di condizioni o l'adempimento di forme non previste, non pensate, non prese a calcolo al tempo dei negoziati, doveva dichiarare, come dichiarò, e preavvisò, che non altrimenti avrebbe permessa la esecuzione dei Pontifici provvedimenti, sia che si tratti di Vescovi già preconizzati, che di quelli da nominarsi, se non gli venissero presentate le bolle per l'exequatur, ma dichiarò e preavvisò ad un tempo che ciò non vuol fare per concessione o per accordo che gli vengano fatti, ma per diritto proprio, cioè perché esiste di fatto, perché è in ragione di difendere la sua esistenza di fatto, la Sovranità, i diritti che in fatto possiede.

I Vescovi poi ai quali spetterebbe di presentare le bolle di loro instituzione, quantunque siano ufficiali superiori della Gerarchia Ecclesiastica, non si possono tuttavia confondere colla S. Sede, né con essa unificare; il loro operato non si potrebbe dire operato dalla S. Sede, né scambiarsi con una esplicita ricognizione del Regno d'Italia, che fosse fatta dalla S. Sede medesima.

Oltre a ciò infine, stando alle chiarissime disposizioni della sopraccitata Bolla SoHicitudo, quand'anche la dimanda dell'exequatur fatta dai Vescovi si volesse ritenere, ciò che non è, come un atto della S. Sede; quand'anche si volesse consi-· derare come racchiudente l'esplicita designazione del Regno d'Italia, e la esplicita qualificazione di Re Vittorio Emanuele II, come Re d'Italia, tuttavia codesta designazione, codesta qualificazione non potrebbero, secondo la prammatica della Corte di Roma sancita con quella Bolla, ritenersi quali ricognizioni od attribuzioni di diritto, *e come non gioverebbe in diritto •:• al Re d'Italia, non nuocerebbero in diritto ai principi spodestati che prima avessero imperio nelle provincie del Regno d'Italia.

Per questi riflessi avvertivano i Delegati dal Governo del Re, che la dichiarazione fatta trattando a nome del Governo medesimo, che esso avrebbe richiesto la presentazione delle bolle di nomina per l'exequatur, mentre poneva in salvo quello stato di fatto, che si era prestabilito ùi voler rispettare nei negoziati, senza sancirl-:l, d'altro canto poi non pregiudicava a nessuna delle pretensioni di diritto della S. Sede, né doveva così formare un ostacolo alla conclusione dei negoziati, : quali avendo scopo di appagare un'esigenza tutta religiosa, non si potevano ferrnare per un lontano timore di implicitamente recondito pregiudizio politico, che pure non aveva soda ragione di essere.

Le discussioni fatte nel primo periodo dei negoziati avevano persuaso li scriventi che la difficoltà stava tutta nella clirnanda dell'exequatur. Sin d'allora per parte della S. Sede si era esplicitamente dichiarato che essa né voleva, né credeva di potersi opporre a che il Governo emanasse in occasione di caduna instituzione quei decreti, che a norma del suo interno reggimento, credesse meglio opportuni per far luogo alla esecuzione delle provvisioni pontificie, purché la S. Sede restassevi estranea. Essi però non avevano potuto concepire neppure un lontano sospetto che si potesse spingere l'opposizione fino al segno di vietare ai Vescovi di esibire le bolle di loro instituzione; perciò, attesa la difficoltà di concepire una formola

di domanda da farsi dai Ves:::ovi, la quale vincesse tutte le esitazioni e scansasse tutte le suscettibilità, valendosi fino all'estremo delle facoltà loro impartite col

n. 16 delle istruzioni, li scriventi proposero che la presentazione delle bolle pontificie all'Ufficiale deputato dal Governo tenesse luogo della dimanda dell'exequatur, né altra instanza occorresse fuori della effettiva remissione delle bolle, dietro della quale il Governo provvedesse per l'emanazione del decreto di esecuzione.

I riflessi e le facilitazioni sovraccennate non valsero tuttavia a riavvicinare ad una composizione.

Per la S. Sede si disse, che l'uso degli exequatur non altrimenti fu introdotto se non per riconoscere se i provvedimenti fossero emanati dal Pontefice; non già per sindacare se il Pontefice fosse stato, o no, nei limiti della sua autorità e giurisdizione emanandoli.

Che quando era certo che una nomina era stata fatta dal S. Pontefice, più non occorreva perciò né esibizione, né presentazione di bolle al potere civile.

Che la S. Sede consentendo a che si dovesse fare dimanda per l'ammessione ad esecuzione de' suoi provvedimenti in materia prettamente religiosa, avrebbe imposto alla Chiesa una soggezione, una dipendenza nuova affatto, ch'essa non poteva accettare; e che mal si conciliavano col grande apoftegma politico di libera Chiesa in libero Stato proclamato come norma dei rapporti del Governo Civile colla Chiesa.

Che se il Governo del Re desiderava di essere accertato di caduna delle nomine fatte, oltreché si sarebbe potuto farne la designazione nelle stesse memorie dell'accordo che si riuscisse di comporre, a maggior suo appagamento non sarebbesi dissentito di dargliene nuova assicuranza con apposito avviso o nota in occasione di ogni presa di possesso e d'altra parte il fatto solenne della presa di possesso che si celebrà coll'intervento del Capitolo e del popolo avrebbe poi sempre bastato a procacciargliene la più assoluta certezza, senza che occorresse l'esibizione in visione delle bolle di nomina.

Che lo acconsentire al Governo del Re l'esercizio del diritto di farsi esibire le bolle sarebbe stato per parte della S. Sede un'esplicita ricognizione di legittima Sovranità, che a norma delle basi sulle quali s'intrapresero i negoziati, la S. Sede non poteva ammettere.

In riassunto, sviluppando più acconciamente simili riflessi, il Cardinale Segretario di Stato ricisamente dichiarò che non calava ad accordo, mantenendosi il Governo del Re nella pretensione di sottomettere le bolle all'exequatur, anche colle proposte facilitazioni di esecuzione.

Se le istruzioni non avessero impedito agl'incaricati dal Governo del Re di declinare dalle fatte dichiarazioni, avrebbe forse bastato a dissuaderli la ricisa opposizione della S. Sede a che i preconizzati prima di queste trattative rendessero ostensibili ed esibissero le bolle delle loro nomine, perché dovendo esistere una ragione sufficiente di siffatta opposizione, questa non poteva a meno di persuaderli della necessità di persistere nell'addimandata esibizione.

Così non si poté riuscire su questo punto a conclusione d'accordo, e rimase viva la divergenza.

Del giuramento da prestarsi dai Vescovi.

Come è agevole a prevedere, difficoltà non solo uguali, mà notevolmente maggiori si incontrarono sull'oggetto del giuramento.

Giusta la S. Sede, ammettere il giuramento è un riconoscere compiutamente il diritto di legittima sovranità a favore del potere verso del quale venga il giuramento ammesso.

Il giuramento, si soggiungeva in più, non ha luogo che verso i Sovrani coi quali la S. Sede tiene concordato; anzi i concordati medesimi sogliano stabilire sempre la formala.

Bene sta, dicevasi, che da ufficiali e magistrati civili, i quali vengono investiti di civili ufficii; si esiga dal Sovrano, se così vuole, un giuramento. Ma i Vescovi non sono ufficiali civili, né viemmeno potrebbero essere considerati come tali singolarmente dopoché coll'adozione del matrimonio civile verrà a cessare in loro ogni giurisdizione in tema di rapporti civili.

Intende la S. Sede, diceasi, che i Vescovi siano ossequienti e fedeli al Re, che lo amino, lo rispettino, lo onorino: intende essa che siano sottomessi alle autorità, e che si astengano dal farsi capi o complici di controrivoluzioni; sentono i Vescovi che questi sono i loro doveri, né la S. Sede, quando nol credesse soverchio, avrebbe difficoltà alcuna di loro ricordarli ed inculcarli; ma non segue da ciò che debbano, non solo ma che possano giurare in genere di osservare leggi, che venissero emanate anche contrarie ai precetti della Chiesa.

A tutte guise inutile è poi cotesto giuramento politico; od i Vescovi scelti saranno, come non si dubita, probi ed onesti, ed allora rispetteranno le autorità dello Stato senza bisogno di giuramento; o si suppone che alcuno ve ne possa essere capace di mancare a quei suoi doveri, e questo non sarà maggiormente trattenuto dal giuramento che abbia per ventura prestato.

Prima che il Governo del Re si fosse in proposito spiegato, i sottoscritti per la considerazione specialmente che alcune provincie del Regno prima facevano parte degli Stati Pontificii, erano entrati in avviso, che un modo solo vi era per ravvicinare su questo terreno le parti, quello di dispensare i Vescovi tutti dalla prestazione di ogni giuramento: non mancavano esempi di dispense speciali, individuali; e li confortava in quest'avviso la inutilità, per non dire la sconvenienza del giuramento politico, dal quale non si potrebbe dire, che un bene sia derivato mai ad uno Stato, essendo prettamente vero il riflesso che leggesi nel Decreto del 2 Marzo 1848 del Governo Provvisorio della Repubblica Francese: • Depuis un demi-siècle chaque nouveau gouvernement a exigé et reçu des serments, qui ont été successivement remplacés par d'autres à chaque changement politique •.

Ma quando il Consiglio della Corona pronunciandosi su questa controvertibile questione determinò, seguendo i precedenti, di esigere il giuramento, gl'Incaricati da esso dichiararono che non potevasi prescinderne.

La maggior parte delle considerazioni fatte intorno all'exequatur tornò loro acconcia anche in ordine al giuramento. Non istà, dicevano essi, che il giuramento dei Vescovi possa essere scambiato

o confuso con un'esplicita ricognizione della S. Sede: i Vescovi non sono la S. Sede; l'operato dei singoli Vescovi non è operato della S. Sede; non istà che il giuramento di fedeltà prestato da un Vescovo ad un Sovrano racchiuda la virtuale ricognizione di legittimità di quel Sovrano per parte della S. Sede.

Non si chiede alla S. Sede né che ordini ai Vescovi di giurare, né che consenta che giurino: solo, trattando, si fa questa avvertenza che il Governo richiederà a caduno dei Vescovi preconizzati e di nuova nomina la prestazione del giuramento: la S. Sede non avrà ad emettere atto alcuno, non potrà perciò incorrere in ricognizione né espressa, né implicita.

Dirà essa forse che non può permettere la prestazione di giuramento? Ma così facendo essa verrebbe ad impugnare ed a contrastare l'esistenza di fatto di quel potere civile che non può disconoscere, ed attualmente impera.

Da che il giuramento politico dei Vescovi il più sovente sia stato regolato da concordati, non sembra seguirne che possa essere richiesto solamente nei casi di esistenza di apposito relativo concordato. Le leggi civili somministrano troppi esempi di giuramenti richiesti ed imposti dal solo potere civile senza verun concorso dell'autorità ecclesiastica, né si può perciò dubitare della legale efficacia dei civili ordinamenti i quali impongono l'obbligo di giurare.

Sebbene al sopravvenire della osservanza non lontana delle nuove leggi sia per cessare la civile giurisdizione dei Vescovi in ordine ai matrimonii, fatto sta ed è che intanto l'hanno tuttavia.

Del rimanente, anche senza giurisdizione civile, in un paese nel quale l'immensa maggioranza dei cittadini è cattolica, i Vescovi hanno tale eminente posizione sociale, hanno tale influenza, che bastevolmente per ciò solo si può dire ragionata la necessità che loro s'imponga di prestare giuramento; né con ciò si fa torto alla Chiesa, ma si riconosce e confessa la importanza delle posizioni nella gerarchia Ecclesiastica.

Quanto al merito del giuramento poi, parve agli scriventi potersi da loro osservare primieramente che, se la S. Sede riconosceva che i Vescovi debbono essere ossequienti e fedeli al Re e soggetti alla autorità dello Stato, non poteva con ragione vietare che eglino giurassero di adempiere cotali loro obbligazioni; e che del rimanente poi il Governo non poteva ammettere, che si sancissero nello Stato leggi alle quali non si potesse promettere obbedienza con giuramento; ed inoltre dato, e non concesso codesto inammessibile supposto, non avrebbe potuto fornire un motivo per ricusare il giuramento, essendo nota la dottrina teologica la quale insegna che non può essere il giuramento vinculum iniquitatis, né ritenersi esteso a tali supposte leggi.

Infine, quantunque per la maggior parte il giuramento di adempire ai proprii doveri sia superfluo, non si potesse dire però che mancasse di ogni efficacia; e viemmeno che come tale si potesse designare da chi professa principii religiosi; e che un tale riflesso poi avrebbe provato troppo, perché avrebbe condotto a dire essere inutile in tutti i casi il giuramento.

Le contrapposte ragioni lasciarono ciascuno nella propria tesi, ed il ravvicinamento, stando fermo il Governo sullo esigere il giuramento, comparve impossibile su queste basi, e rimase la questione incomposta.

Della qual cosa, secondoché riuscì ai sottoscritti di raccogliere dai vari discorsi coi pratici delle prammatiche della S. Sede, può rendere forse ragione il giuramento che prestano i S. Pontefici salendo al trono di conservare e difendere la integrità del temporale dominio, giuramento per cagione del quale si ritiene che, non solamente non possano consentire, ma che debbono opporsi a che si presti giuramento di fedeltà a Sovrano, il quale imperi in paesi già compresi nello Stato Pontificio.

Ma questi ragguagli medesimi, e singolarmente poi le disposizioni della Bolla SoHicitudo persuadevano gli scriventi, che la S. Sede avrebbe dovuto distinguere i paesi che nel passato erano soggetti al dominio pontificio da quelli che stavano sotto l'impero di altri Principi spodestati, e che quanto a questi ultimi il giuramento avrebbe dovuto ravvisarsi ammessibile. Checché ne sia di ciò, sta vero però, che il Cardinale Segretario di Stato non fece, non accolse trattando questa distinzione; solidariamente ritenne tutti quei paesi come nella medesima condizione, dichiarando che in nessuno di essi poteva ammettere che si assumesse giuramento dai Vescovi; e così si presentò, sotto l'aspetto politico, solidario l'interesse della S. Sede con quello dei Principi spodestati in questa questione.

Della Proposta di fare le Provvisioni alle Diocesi delle antiche Provincie.

Siccome la divergenza sul giuramento e sull'exequatur non si estendeva alle Diocesi dell'antico Regno di Sardegna, ossia delle antiche provincie dello Stato per le quali la S. Sede dichiarò non avere difficoltà che i Vescovi e dimandassero l'exequatur e prestassero il giuramento a norma dei concordati, così per venire almeno a concerti parziali, la S. Sede propose che si concertasse la nomina dei Vescovi alle Diocesi vacanti nelle antiche Provincie, alle quali il Governo del Re aveva dichiarato non dissentire che fosse provveduto.

Esaminata la proposta, i riferenti giudicarono di non poterla accettare.

Già nelle prime istruzioni era stato loro avvertito di non calare a partiti, che non avessero in base il riconoscimento in via di fatto del Regno d'Italia; e nelle seconde del 22 di maggio autorizzando l'incaricato a venire anche ad accordi parziali, si avvertiva però che questi non ledessero, non offendessero gli altri punti, che rimanessero sospesi o non composti.

Il fatto dei negoziati era così accaduto, né si poteva cangiare; eransi cwe 1 negoziati iniziati e condotti per provvedere alla vedovanza delle Sedi Vescovili indistintamente vacanti in Italia, all'ammessione dei Vescovi preconizzati prima delle trattative per Diocesi non comprese nelle antiche Provincie, al ritorno dei Vescovi allontanati dalle loro Sedi, e questo fatto non si poteva cancellare.

Se in esito delle discussioni si fosse venuto a provvedere esclusivamente alle Diocesi delle Antiche Provincie dello Stato, o vogliasi anche della Lombardia, si sarebbe accettato un fatto, che avrebbe contenuto esplicito il disconoscimento, anche in via di puro fatto, del Regno d'Italia, e che avrebbe offeso gli altri punti di divergenza che rimanevano sospesi.

E questo disconoscimento, questa offesa sarebbero stati resi vieppiù chiari dalle cause della provvisione così limitata e circoscritta.

La limitazione avrebbe di vero avuto per motivo il ricusarsi della S. Sede alla visione delle Bolle per l'exequatur, ed alla prestazione del giuramento dai Vescovi delle altre Diocesi del Regno, e lo acconciarvisi per quanto riguarda le provincie antiche dello Stato.

Il contrapposto avrebbe portato implicita, ma chiarissima questa dichiarazione, che Re Vittorio Emanuele si riteneva e si considerava come Re nelle antiche Provincie, come Re di Sardegna; che poi nemmeno in fatto non si riguardava come Re nelle altre provincie, anzi che si contrastava a lui il fatto di essere in possesso dei diritti, che ai Sovrani delle Provincie alle quali non si estendessero le provvisioni, competevano nei rapporti colla Chiesa.

Il Governo del Re accettando la provvisione così circoscritta, per essere conforme a se medesimo, avrebbe dovuto esigere l'exequatU1· ed il giuramento dai nominati; fatte poi quelle provvisioni, non sarebbero rimaste in divergenza che le provvisioni per le altre Provincie.

E quando, in ordine a queste, i negoziati si fossero o continuati, o ripresi, il Governo li avrebbe resi più difficili ancora, perché non avrebbe più potuto né adottare una generale dispensa, né accettare un surrogato al giuramento, senza accogliere una diversità di trattamento fra diocesi e diocesi per lui poco o nulla dicevole; quando a vece se senza fare provvisioni limitate si lascia intatto lo stato delle cose, potrà il Governo ove lo creda, e senza sconvenienza, accogliere una generale dispensa od un surrogato.

Oltreché, non scemandosi i motivi religiosi che ha la S. Sede di venire ad accordi, più facilmente consentirà ad accettarli, e non si accresceranno poi nelle popolazioni i motivi d'opposizione al Governo.

Scopo dell'accettazione di questi trattati era pure quello di disarmare coloro che, per considerazioni religiose, sono ostili al Governo e lo accusano d'ingiusto verso la religione e la Chiesa perché non voglia consentire che sia provveduto alle Sedi Vescovili.

Ma se in esito si fosse veduta usata nelle diverse provincie una diversa misura, provvedendosi nelle antiche, e non nelle altre, la soddisfazione di pochi avrebbe potuto crescere il malcontento di molti, senza che si potesse impedire col fare pubbliche le cause del diverso trattamento; perché in questi minuti ragguagli per lo più non si discende dal pubblico, che guarda al generale dei grandi fatti, ai fatti in sé, senza soffermarsi sul1e sempre controvertibili causali dalle quali abbiano potuto dipendere.

Che la S. Sede avesse accolti gl'Inviati sebbene non ufficiali, ma ufficiosi del Re d'Italia era fatto compiuto; ma se si concertava una provvisione limitata alle Provincie dell'antico Regno Sardo, il fatto sarebbe rimasto colorato ben altrimenti.

Così è, che il giorno dopo della seduta nella quale i riferenti avevano espresso di non potere accettare la limitazione delle provvisioni, personaggio in Roma distintissimo per ingegno e per dottrina, prevedendo la proposta che doveva venire fatta, o conscio di essa, ma non informato ancora della data risposta, così scriveva ai sottoscritti: • Bisogna pure riflettere che ~ il partito nero * cede con facilità sopra questo punto (delle provvisioni limitate) perché dice, le trattative in questa questione non sono fra il Papa ed il Re d'Italia, ma fra il Papa ed il Re di Piemonte, al quale per un trattato accettato da tutti è annessa pure la Lombardia •.

Perciò sebbene a compimento del loro mandato i riferenti credessero di dover procurare che anche su altri oggetti, in parte almeno, si combinasse un qualche accordo, avrebbero ritenuto di scostarsi affatto dalle norme loro tracciate, e dalle sincere intenzioni del Governo accogliendo le provvisioni circoscritte alle antiche provincie ed anche alla Lombardia.

Della limitazione del numero delle Sedi.

Del numero delle Sedi alle quali si sarebbe consentita dal Governo la provvisione si fece un solo cenno nel principio della ripresa dei negoziati, perché le trattative volsero quasi subito sull'exequatur e sul giuramento; e la non riuscita composiziOne sin ora su questi punti non permise che si venisse a parlare ctel numero delle sedi.

Si lesse e si udì ripetuto in pubblico che l'incaricato del Governo del Re aveva dimandato che si addìvenisse a nuova circoscrizione delle diocesi: non sta vero.

Gli scriventi si limitarono a portare il consenso a che si provvedesse per la nomina ad alcune Diocesi e non a tutte; non dissimularono certamente che era nelle intenzioni del Governo di venire a nuova circoscrizione, ma 'essi primi dichiararono che, anche indipendentemente dall'attuale condizione dei rapporti fra lo Stato e la Chiesa, una nuova circoscrizione richiedeva lungo ed accurato studio sull'importanza delle Sedi, sui mezzi di comunicazione, né si pretendeva di sospendere le provvisioni fino a che così lungo lavoro fosse ultimato, e solo espressero la loro personale convinzione che quando il lavoro di nuova circoscrizione fosse compiuto e ragionato, venendo rassegnato alla S. Sede, questa avrebbe voluto esaminarlo.

Vero è che quando intese che si consentiva solo alla provvisione in due altre Sedi, oltre le designate in occasione dei primi trattati, il Cardinale Segretario di Stato osservò che soverchiamente ristretta era l'adesione, che limitata era e ragionevole la maggior dimanda da esso fatta, e che richiamò così di volo le singolari considerazioni, in specie in ordine alla Sardegna, per le quali si addimandavano provvisioni ad altre sedi oltre le già assentite.

Però i trattati per questo punto non progredirono oltre, atteso il non riuscito accordo finora sugli altri oggetti principali e di massima che dovevano essere prima risolti.

Venuti a questi risultamenti i sottoscritti, che non avevano nei loro poteri quello di dichiarare rotte o sciolte definitivamente le trattative sugli oggetti non concordati, hanno dovuto limitarsi e si limitarono a conchiudere l'accordo sul ritorno dei Vescovi assenti dalle loro sedi nella conformità avanti riferita, ed a prendere atto, negli altri oggetti dei negoziati, che non era riuscito un accordo, ma non dissero né rotti né definitivamente chiusi i negoziati, restando libero alle altissime parti di ripigliarli quando lo vogliano e lo ravvisino opportuno.

Li scriventi non avrebbero potuto altrimenti governarsi, attesa eziandio l'ultima proposizione fatta dalla S. Sede per le provvisioni restrittivamente alle Diocesi delle antiche Provincie, che essi giudicarono di non poter accogliere, ed in queste intelligenze presero congedo.

I sottoscritti non credono di dover intrattenere la E. V. sui minori incidenti occorsi nei negoziati, né sulle lagnanze che loro vennero fatte a causa di provvedimenti presi dal Governo sovra oggetti che, se non erano compresi nei ne;:;oziati, li lambivano però assai da vicino; ma non possono dissimulare che questi ultimi fatti concorsero a rendere meno proclive la S. Sede a conchiudere accordi_.

I ragguagli che con diligenza raccolsero da ogni parte li persuasero che il partito avverso all'Italia e quella diplomazia che con esso parteggia fecero grandissima agitazione per impedire che i negoziati si chiudessero con un generai accordo: ma questa stessa agitazione li aveva confermati nella convinzione, che una felice riuscita dei negoziati, la quale avrebbe disarmate molte ostilità, avrebbe aperto adito a moltiplicare i punti di contatto e di ripetuti rapporti con Roma, poteva essere fonte e via di molti e grandi vantaggi.

Perciò, e per il dovere che l'onorifico mandato loro imponeva, e per l'amore che necessariamente si porta a vedere riuscite le cose alle quali si pose mano, adoperarono nel compire alla loro missione tutta l'energia della loro volontà, tutto l'impegno che poterono maggiore, e sono dolenti, nel rassegnare il loro mandato e la relazione del loro operato di poter solo dire che mantennero salvi e non pregiudicati i diritti e la dignità dello Stato.

(2) Cfr. n. 12.

(l) -Cfr. n. 55. (2) -Cfr. n. 62.
89

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 20. Berlino, 4 luglio 1865 (per. il 7 ).

J'ai eu l'honneur de recevoir le télégramme d'hier de V.E. (l) dans lequel Elle a bien voulu me faire part de certaines subtilités au moyen desquelles les Puissances secondaires pourraient chercher à éluder la question de reconnaissance découlant naturellement de la signature du 'traité de commerce. Jusqu'à présent rien absolument ne m'a été dit dans ce sens, et j'attendrai, bien entendu, que l'on prenne l'in1tiative de m'en parler pour repousser ces subtilités, en me prévalant des raisons explicatives dont V. E. m'annonce l'envoi par la poste.

M. de Thile que j'ai vu hier m'a dit qu'il ne s'était produit aucun fait nouveau relativement à notre traité de commerce. Je lui remets à mesure qu'ils me parviennent de Florence, les articles de nos Journaux qui traitent avec une habileté rémarquable de la question, et qui en étant reproduits instantanément par la Presse Allemande lui servent admirablement bien de point de départ pour continuer une polémique dont le résultat ne peut qu'e,tre excessivement favorable au succès des négociations entamées par la Prusse. Au reste l'agitation en faveur de l'établissement de nouvelles relations commerciales avec l'Italie est aujourd'hui générale en Allemagne; en Bavière, en Saxe, en Wurtemberg, en Hanovre il n'y a qu'une opinion à cet égard; et jamais contraste plus frappant ne s'est vu entre l'attitude hostile des Gouvernemens et les voeux ardents des populations. D'après ce que m'a dit M. de Thile, il est difficile que les Etats récalcitrants puissent lutter longtemps contre un pareil courant; et sous l'actlon combinée de la Presse et des Chambres des Députés et de Commerce, ils se verront bien, bon gré mal gré, contraints de céder.

Le Ministre de Hambourg est venu me parler du désir qu'aurai,t le Gouvernement de la Ville de conclure un traité de commerce et de navigation avec l'Italie. Je lui ai répondu que je m'empresserai de porter cette proposition à la connaissance de mon Gouvernement aussitòt qu'il me l'adresserait offioiellement.

Il serait, je crois, d'autant plus à propos d'accueillir les avances du Gouvernement de Hambourg, que la conclusion d'un traité avec cette Ville la plus commerçante, sans contredit, du li:ttoral Allemand, ferait jeter les hauts cris à tout le commerce maritime du Hanovre, du Mecklembourg et de l'Oldenbourg, qui en recevrait nécessairement un contre-coup des plus sensibles, et se prononcerait par conséquent avec une nouvelle véhémence contre une politique absurde ne se faisant aucun scrupule de sacrifier les intérets vitaux du pays à d'inexplicables sympathies.

(l) Cfr. n. 87.

90

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 180. Firenze, 5 luglio 1865, ore 13.

Je désire ètre assuré par vous que états défavorables à l'ltalie ne sont pas trop engagés pour · leurs réponses négatives aux circulaires prussiennes, et qu'ils ne considéreraient pas conclusion immédiate du traité formel avec Prusse comme défi qui aurait pour effet d'augmenter leur résistance (1).

91

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, ALL'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI

(Ed. in L V 8, pp. 151-154)

D. 6. Firenze, 5 luglio 1865.

Vos derniers rapports me font connaitre que le Gouvernement Espagnol est disposé à (2) reconnaìtre le Royaume d'Italie. Le Gouvernement du Roi a été 'très sensible à cette détermination bienveillante du Cabinet de Madrid, et attache un haut prix aux dispositions amicales qui lui sont rtémoignées dans cette circonstance.

Je vous prie, M. le Baron, d'etre auprès du Ministre des Affaires Etrangères de S. M. la Reine l'interprète de ces sentiments, en lui donnant l'assurance qu'ils sont partagés par S. M. le Ro·i et par l'Italie entière.

Toutefois S. E. M. Bermudez de Castro vous a exprimé le désir de s'entendre avec nous sur la signification, que devrait avoir la reconnaissance du Royaume d'Italie par l'Espagne.

Il me suffira à cet égard de dire que le Gouvernement du Roi regarde la reconnaissance d'un Etat par l'autre comme n'ayant par elle-mème ni plus ni moins de portée que le rétablissement pur et simple entre eux de rélations diplomatiques régulières, et comme ne pouvant en aucune façon avoir pour effet de lier la politique de l'un des deux Gouvernements à celle de l'autre.

Il ne peut y avoir lieu là-dessus à aucune difficulté entre l'Italie et l'Espagne.

Vous m'écrivez encore, M. le Baron, que le Gouvernement Espagnol désire baser, dans ses communications officielles, sa résolution de nous reconna!tre sur le fait de la conclusion de la Convention du 15 Septembre. Pour ne donner lieu à aucune équivoque, je crois convenable d'établir à cet égard deux points qui ne sauraient, selon moi, etre contestés.

En premier lieu, vous savez, M. le Baron, que les autres puissances catholiques qui nous ont reconnus ont parfaitement senti qu'au point de vue des intérèts religi·eux, elles n'avalent aucune explication à nous demander sur notre attitude envers le Saint Siège, les faits ayant assez prouvé que ces intérèts ne sont en aucune façon compromis par la reconstitution de l'unité de l'Italie.

En deuxième lieu, j'observerai que la question d'occupation territoriale réglée entre l'Italie et la France par la Convention du 15 Septembre les intéressait l'une et l'autre exclusivement, et que cette mème Convention a été condue entre les deux parties contractantes en dehors de toute ingérence de la part d'autres puissances.

Cela étant, dans le cas où le Gouvernement Espagnol croirait à propos d'invoquer comme motif déterminant de sa résolution actuelle la Convention du 15 Septembre, il devrait ètre naturellement entendu que la mention de cet acte international dans les communications officielles de l'Espagne ne pourrait en aucune façon porter atteinte au principe d'après lequel la Convention du 15 Septembre, comme la situation politique qu'el1e a eu pour objet de régler, ne concernent que l'Italie et la France.

Quant à l'opinion que vous a exprimé S. E. M. Bermudez de Castro sur l'opportunité de mettre de nouveau en question l'interprétation de la Convention du 15 Septembre, je ne saurais, je l'avoue, la partager. Les deux puissances contractantes, auxquelles il appartenait de s'en occuper, ont fixé entre elles cette interprétation, régulièrement et en voie diplomatique, ainsi qu'il résulte du télégramme adressé le Ire Novembre 1864 (l) au Gouvernement du Roi par le Ministre d'Italie à Paris, et de ma dépèche à ce Ministre en date du 7 Novembre (2). Les autres Puissances ont pu puiser dans ces pièces qui ont un caractère international (3), tous les renseignements qu'elles ont pu désir<2r pour leur information particulière; mais je ne croirais pas régulier de prendre acte des constatations qu'il leur conv.iendrait, pour des raisons quelconques, de faire à ce sujet.

Le Ministre des Affaires Etrangères d'Espagne vous a encore entretenu des biens dont les familles des princes déchus pourraient avoir à réclamer la restitution de la part du Gouvernement Italien. Vous voudrez bien assurer ::'vi. Berrt1udez de Castro qu'en principe le Gouvernement du Roi n'a jamais entendu retenir celles de ses propriétés qui seraient reconnues comme ayant un caractère privé; il ne s'agirait donc que de déterminer régulièrement si les biens en question ont ce caractère. C'est là une difficulté à l'égard de laquelle il sera beaucoup plus facile d'arriver à une solution, comme vous l'avez fort bien remarqué, quand les rapports réguliers entre l•es deux Etats seront rétablis.

J'espère, M. le Baron, que le Gouvernement Espagnol verra dans ces franches explications la preuve de notre désir de répondre d'une manière aussi satisfaisante que possible aux ouvertures qui nous sont faites.

Vous ètes autorisé à donner lecture de cette dépèche à S. E. M. Bermudez de Castro et à lui en laisser copie s'il le désire.

(l) -Questo telegramma venne inviato in seguito a timori espressi da Sella nel t. 237, pari data, che non si pubblica. (2) -In LV8 c a l'intention de •· (l) -Cfr. Serie I. vol. V. n. 373, allegato. (2) -Cfr. Serie l, vol. V, n. 388. (3) -In LV8 • dans les pièces relatives à cet objet qui ont été publiées et ont un caractère international •.
92

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 21. Berlino, 6 luglio 1865.

Je viens confirmer, en la complétant, la réponse que j'ai eu l'honneur de mander aujourd'hui par le télégraphe à V. E. (l) relativement à l'effet que produirait sur les Etats moyens la conclusion immédiate d'un traité de commerce avec la Prusse.

Il est très possible qu'un pareil traité augmentat l'irritation des Etats opposants; mais leur irritation proviendrait surtout de la position toujours plus difficile qui, par suite, viendrait à leur etre faite vis-à-vis de 1eurs populations; et d'autre part, en ayant soin de bien établir par une note officilelle, que }',initiative de la proposition v:Lent de Berlin, leur mauvaise humeur retomberait exclusivement sur la Prusse qui, comme j'ai pu m'en assurer dans une conversation avec M. de Thile, ne parait pas s'en soucier beaucoup.

Je persiste donc à croire qu'un traité formel avec la Prusse, auquel adhérerait déjà immédiatement Bade et peut etre meme Saxe Weimar et Oldenbourg, constitueratt dès à présent une base solide sur laquelle nous pourrions, peu à peu et à mesure que les circonstances favorables s'y preteraient, asseoir tout à la fois nos relations commerciales et politiques avec les Etats moyens. La France n'en a pas agi autrement lorsque le moment est venu de négocier son récent traité avec le Zollverein, qui était peut etre encore plus difficile que le notre; et dans le temps M. Latour d'Auvergne a dit ici à ce propos que • s'il n'avait pas pris le parti de traiter directement avec la Prusse, en laissant à celle-ci le soin de pecher ses Confédérés à la ligne, il n'en aurait jamais vu la fin •.

Il y aurait bien encore une importante modification à apporter à l'idée première d'un traité immédiat avec la Prusse, celle de spécifier que les Etats qui y adhéreraient, jouiraient immédiatement et ipso facto du traitement de la nation la plus favorisée ainsi que de tous les autres avantages stipulés dans le traité. Il n'y a pas de doute que l'adoption d'une pareille clause serait un puissant stimulant pour les autres Etats récalcitrants, et rendrait leur · position encore plus difficile par suite de la comparaison que feraient les populations voisines, et des plaintes véhémentes qui en résulteraient. Mais alors il faudrait entrer dans ce dédale de certificats d'origine qui prètent si faciliment à la fraude, et d'autre part je ne sais pas si notre dignité n'est pas mieux à couvert en attendant, pour conclure un traité, que la Prusse nous offre une somme d'adhésions complète, à l'obtention desquelles nous sommes restés étrangers, plutOt que d'avoir l'air de les rechercher nous mèmes par l'appat d'offres avantageuses stipulées à l'avance. Ce n'est là qu'une nuance, il est vrai, mais peut-ètre mérite-t-elle, avec l'inconvénient des certificats d'origine, d'ètre étudiée.

De toute manière, ainsi que déjà j'ai eu l'honneur de le faire observer à

V. E., rien ne nous presse de prendre une résolution immédiate; et comme d'ailleurs, d'après ce que m'a dit M. de Thile, M. de Bismarck a du ou doit écrire à M. d'Usedom, pour mieux préciser sa proposition à V. E., le Gouvernement du Roi a tout le temps de réfléchir sur la réponse la plus convenabl>e à donner.

En terminant, je ne dois pas oublier d'informer V. E. que, en l'absence de l'ambassadeur de France, le Premier Secrétaire de la Légation, a été chargé d'exprimer à M. de Thile la satisfaction qu'éprouvait le Cabinet des Tuileries de voir le commencement de négociations commerciales avec l'Italie, dont la réalisation doit amener la reconnaissance du nouveau Royaume par les Etats secondaires (1).

P. S. -Je reçois à l'instant et je m',empresse d'offrir tous mes remerciements à V. E. pour sa Circulaire (Cabinet) du 30 Juin (2), dans laquelle je trouve retracée avec tant de netteté toute la politique du Gouvernement du Roi pendant le trimestre qui vient de s'écouler.

(l) Cfr. t. 239, non pubblicato.

93

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 218. Parigi, 7 luglio 1865 (per. il 9).

Recentemente il Governo Pontificio ha domandato al Governo Francese che, allo spirare dell'epoca fissata pel richiamo della guarnigione francese dalla Convenzione del 15 settembre, almeno un reggimento francese fosse ancora lasciato in Roma. Ma S. E. il Signor Drouyn de Lhuys, in un dispaccio scritto al Conte di Sartiges nei primi giorni del mese corrente, incarica l'Ambasciatore di Francia di dichiarare molto esplicitamente al Governo Pontificio che la Francia eseguirà integralmente la Convenzione, che lo sgombero del territorio della Santa Sede per paDte delle truppe francesi sarà operato per intiero e senza eccezione, e che se la Santa Sede fa fondamento sulla non-esecuzione della Convenz,ione, si prepara una dura e sicura illusione [sic].

S. E. il Signor Drouyn de Lhuys scrisse pure nei primi giorni del corrente luglio ai Rappresentanti della Francia a Berlino ed a Francoforte per appoggiare la proposta prussiana presso gli Stati che compongono lo Zollverein in ordine al riconoscimento del Regno d'Italia.

« Seulement si l'on pouvait exprimer un voeu de plus au Ministre des Affaires Etrangères de France, ce serait celui d'exercer son action prépondérante sur les Cabinets de Munich et de Dresde qui sont la véritable tète de pont de la résistance, et qui, peut-ètre, à un moment donné, ne seraient nullement fàchés de mettre en avant le désir de la France pour se justifier auprès de l'Autriche, et échapper ainsi à une situation qui, sous l'impulsion de la Presse et de l'opinion publique, va devenir de jour en jour plus intolérable •.

Non parlerò qui degli uffici fatti dalla Francia relativamente alla quistione del riconoscimento del Regno d'Italia per parte della Spagna. Oggi stesso devono giungere a Firenze i dispacci dil"etti dal Signor Drouyn de Lhuys al Barone di Malaret, e da questi l'E. V. avrà comunicazione di quanto scrive il Ministro imperiale degli Affari Esteri intorno a questa questione.

Ho ricevuto la circolare del 30 giugno (1). La ringrazio di avermi sped1to questo documento di cui presi noti:zJia con vivo interesse per l'importanza delle materie in esso svolte. Ho giudicato utile di dar lettura a S. E. il Signor Drouyn de Lhuys di quella par.te di essa circolare che si riferisce ai nostri negoziati con Roma. Mi parve che questa lettura abbia lasciato sullo spirito di

S. E. una impressione favorevole. Il Ministro imperiale mi ringraziò di questa comunicazione.

Sembra che l'Imperatore, invece di recarsi a Fontainebleau ed a Vichy, come era stato annunziato, si rechi a Plombières sul finire di questa o sul principio della veniente settimana.

(l) Con r. 22 del 13 luglio Barrai trismise copia della nota di Drouyn de Lhuys e aggiunse:

(2) Cfr. n. 81.

94

L'INCARICATO D'AFFARI A FRANCOFORTE, RATI OPIZZONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 8. Francoforte, 7 luglio 1865 (per. il 10).

Ainsi que je le pensais la séance tenue hier par cette Diète Germanique n'a eu trait qu'à des affaires courantes; mais comme quelque Collègue était d'opinion contraire, j'ai cru convenable retarder d'un jour l'envoi de la dépeche confidentielle que je m'empresse d'adresser à V.E.

Malgré les réponses négatives des Cabinets de Munich, de Stuttgard et de Dresde, les démarches faites par la Prusse à l'égard du traité commerciai entre le Zollverein et l'Italie, finiront par abòutir aux conséquences politiques voulues par le Cabinet de V.E. et par celui de M. de Bismarck. Ce Ministre, sous ce · rapport, est franchement entré dans nos idées, et dans cette occasion il exerce une pression véritable sur les autres Cabinets de la Confédéra,tion.

En effet, postérieurement aux notes par lesquelles les Cabinets Saxon, Bavarois et Wurtembergeois déclinaient l'opportunité d'un traité commerciai ItaloAllemand, les Gouvernements de Munich, de Stuttgard et de Karlsruhe proposaient à la Prusse, comme centre dil"igeant du Zollverein d'accéder à un traité de commerce que ces trois pays venaient de signer avec la Suisse. A son tour

M. de Bismarck répondait par un refus. Comme de raison dans sa réponse négative, ce Ministre ne dit pas que son non soit provoqué par la non adhésion de ces Cabinets à la proposition Prussienne d'un trai.té entre le Zollverein et l'Italie, mais il l'a laissé entendre de vive voix, et M. de Savigny, Ministre de Prusse à la Diète, l'a fait sonner très clairement aux oreilles de ses Collègues

de Francfort. Tout ça exerce une pression véritable sur les Cabinets de Stuttgard et de Munich, car quant à celui de Karlsruhe, il est tout-à fait hors de cause, il nous a reconnu et il nous est favorable.

Je crois donc ne pas me tromper en annonçant à V.E. que la pression Prussienne et l'agitation qui se manifeste déjà dans les Chambres de Commerce Allemandes, finiront, combinées ensemble, par l'empo11ter sur les répugnances dynastiques des Cabinets.

Celui de Stuttgard nous est presque plus contraire que ceux de Dresde et de Munich. * A Stuttgard le Roi ne compte pas, le Gouvernement est dans sa femme. Or la Reine Olga nous est très contraire, non pas par son opinion politique, mél.is par des antipathies personnelles. Son antipathie où a-t-elle son origine? Je ne sais pas trop le dire; je sup!Jose principalement par opposition à sa belle-soeur la Reine des Pays-Bas. M. Warnbuhler Ministre des Affaires étrangères nous est hostile parce qu'il est bien avec la Reine. Ce lVIinistre aux formes très polies n'a pas d'opinion politique..Je crois qu'il ne serait pas inaccessible à des offres d'argent faites adroitement * (1).

Ainsi l'adhésion au traité de commerce avec l'Italie, aux conditions voulues par notre Gouvernement, est un fait dont non seulement je ne doute pas, mais que je crois pouvoir annoncer dans un terme assez prochain.

Cette adhésion aura 1ieu pa11tiellement par chaque état, et quand il y aura des reconnaissances assez marquantes, si le Gouvernement du Roi le juge à propos, ce ne sera plus qu'une simple formalité, celle de porter la question de notre reconnaissance par devant la Diète Germanique. Par les Etats qui nous auraient reconnu, il sera aisé de voir combien de voix nous seraient acquises, car dans ce cas, la majorité serait suffisante, et l'unanimité n'y est aucunement nécessaire. Un vote favorable sera d'autant plus aisé, que par son revirement ministériel, l'Autriche coupe ses meilleurs liens avec l'Allemagne. Dans cet état de choses, je crois de l'intérèt du Gouvernement du Roi de me tenir dans la nonchalance la plus apparente.

La Prusse est ravie de ce qu'arrive en Autriche. Quel est 1e motif de cette crise? Déjà dans mes rapports datés de Berlin, j'avais marqué à V.E. l'antipathie de l'Empereur François-Joseph pour M. de Schmerling. Malgré des boutades réciproques, la Cour Impériale a toujours été Hongroise. Les deux seules personnes qui aient une infiuence véritab1e sur l'esprit de l'Empereur sont le Comte Paul Esterhazy et le Général Crenneville. Or ces deux personnes ont fini par détacher l'esprit inquiet de leur maìtre de la poHtique allemande et bourgeoise de M. de Schmerling. Dans ces moments-ci pour l'Autriche c'est une faute. On ouvre à la Prusse des portes, qu'elle n'avait pas encore la force d'enfoncer. Pour nous, je crois un bienfait plus l'Autriche séparera sa fortune d'avec les intérets et la politique de l'Allemagne. A cet égard je me réserve de revenir dans une prochaine dépèche.

Le premier effet de cette crise a déjà eu son contrecoup dans la question des Duchés, Maintenant M. De Bismarck ne tient plus aucunement à ménager le

Due d'Augustembourg, ainsi qu'ill'avait fait jusqu'à ces derniers jours, et M. von der Pfordten, qui avait proposé de retarder les prochaines vacances de la Diète, pour continuer à s'occuper des affaires des Duchés, en alléguant que l'Autriche était aussì de son avis, a tout récemment reçu un démenti de Vienne. Je sais en effet que le chargé d'affaires d'AUJtriche à Karlsruhe y a lu une note du Général Mensdorff pour démentir cette asser,tion du Cabinet Bavarois, et ici M. de Klibeck doit s'en ètre expliqué avec M. de Schrenk, Envoyé de Bavière. Ainsi la Diète prendra des vacances de deux mois à dater du 20 du courant.

(l) Cfr. n. 81.

(l) Il brano fra asterischi fu trasn1esso in cifra.

95

RELAZIONE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, A VITTORIO EMANUELE II

(Ed. in L V 8, pp. 62-70)

Firenze, 8 luglio 1865.

Tosto che la Maestà Vostra ebbe degnato comunicarmi la lettera autografa che in data del 6 di marzo di Quest'anno Le veniva indirizzata dalla Santità di Pio IX (1), i miei colleghi ed io ne facemmo immediatamente il soggetto delle nostre deliberazioni, ed avvisammo unanimi che fosse a darsi seguito all'officio del Santo Padre, e per atto d'ossequio al Capo della Chiesa caHolica, e per la natura dell'officio stesso risguardante le sole ragioni del potere esecutivo ed interessi del tutto religiosi e spirituali, di cui però è da tener gran riguardo per rispetto alle credenze ed ai sentimenti della gran maggioranza della Nazione ed all'efficacia che esercitano sulle condiz,ioni morali e sulla concordia e tranquillità del paese.

Ci confermò in tale avviso la considerazione che non lievi utilità sarebbero derivate dal venire ad accordi colla Santa Sede intorno ai tre capi su cui il Santo Padre aveva eccitata la sollecitudine della Maestà Vostra: il ritorno dei Vescovi assenti dalle Diocesi, la provvista delle sedi vacanti e l'ammissione dei titolari già preconizzati senza intesa del Governo in alcune provincie del Regno.

Intorno al primo capo noi avevamo già da tempo dovuto occuparci sopra istanze delle popolazioni propense od avverse al ritorno de' loro pastori, né potevamo essere alieni da un provvedimento che mantenesse intatta la dignità del Governo e fosse consentaneo alle norme della civile prudenza. Il secondo capo ci porgeva occasione di chiarire la Santa Sede circa gl'intendimenti del Governo in ordine alla circoscr,izione diocesana del Regno, e di chiedere che fino a quando essa non fosse definitivamente determinata, si lasciassero vacanti quelle Sedi vescovili che per la loro esiguità o per altre ragioni si fosse divisato di sopprimere. Il terzo capo ci metteva sulla via di riescire all'emenda d'un fatto

ch'era contrario alle prerogative della Corona e dello Stato ed aveva suscitato osservazioni e richiami.

D'altra parte, mentre eravamo nella fiducia che il Santo Padre, rivolgendosi alla Maestà Vostra, aveva pur dovuto tener presenti le condizioni proprie di un Governo rappresentativo, le speciali del Regno d'Italia e la Vostra lealtà e fermezza, opinavamo altresì che la Santa Sede fosse per pigliare indirizzo da quelle savie sue tradizioni che in più congiunture l'avevano recata a segregare la trattazione dei negozi spirituali da qualsivoglia controversia politica: tradizioni solennemente sancite nella Bolla Sollicitudo Ecclesiarum di Papa Gregorio XVI che porta la da,ta del 5 agosto 1831. Perciò noi deliberammo potersi e doversi secondar la domanda del Santo Padre che una persona laica fosse mandata a Roma, affine di conferire intorno i tre capi sopra accennati e di studiar modo di riescire in proposito a qualche accordo.

ll Vostro Governo non esitò pertanto a proporre alla Maestà Vostra a consentire che l'incarico di tale missione fosse commesso all'onorevole deputato commendatore Saverio Vegezzi, a cui si dié compagno e cooperatore il cavaliere avvocato Giovanni Maurizio.

Le istruzioni che vennero lor date ponevano in sodo prima di tutto che le conferenze si tenessero estranee a qualsivoglia quistione politica, ed escludessero ogni materia che non si riportasse ai tre capi surriferiti, ed in ispecie qualsivoglia tema che entrasse nelle competenze del potere legislativo. In secondo luogo dichiaravano che, mentre nel corso delle conferenze o delle conseguenti trattative non occorreva accennare al riconoscimento del Governo di Vostra Maestà da parte della Santa Sede, per non far perdere alle conferenze e trattative stesse il loro vero carattere d'un tentativo d'accordi circa interessi al tutto religiosi e spirituali, non potevasi né dovevasi consentire che esse, o nell'insieme,

o sopra verun punto speciale includessero la negazione del fatto della esistenza del Regno d'Italia, avvegnaché il Governo di Vostra Maestà, se non ha mestieri di formale riconoscimento da parte della Santa Sede, tien didtto e dovere di non prestarsi ad alcun atto che possa tradursi a significare una rinuncia all'esercizio della Sovranità e delle Regie prerogative in qualsivoglia parte del territorio del Regno.

Le istruzioni intorno ai tre capi recavano che si assentisse alla restituzione alle sedi di quei Vescovi il cui ritorno non potesse esser causa di turbamento della pubblica tranquillità, e che dessero guarentigia di osservare e far osservare dal loro clero le leggi dello Stato; che delle sedi vacanti si riempissero solo quelle che si divisasse conservare nella futura circoscrizione diocesana del Regno; che la presentazione dei soggetti fosse fatta da Vostra Maestà col previo gradimento della Santa Sede, e che di tale presentazione constasse dall'atto della preconizzazione e dalle Bolle che si sarebbero sottoposte al Regio Exequatur; che da ultimo taluno dei titolari già preconizzati non fosse ammesso per gravi ragioni di ordine pubblico e di politica convenienza, e si ammettessero gli altri su cui non cadessero eccezioni, purché si consentisse la traslazione ad altre sedi dei preconizzati a sedi che si divisasse sopprimere, e resultasse della loro

presentazione da parte di Vostra Maestà nelle Bolle da sottoporsi anch'esse al Regio Exequatur.

Assicurati per tal guisa que' principii che ogni Gov,erno civile ha stretto debito di tutelare, il Governo di Vostra Maestà non si peritò di dar corso alle trattative, riposando dall'un canto sull'accorgimento de' suoi negoziatori, e mettendo pegno dall'altro che il paese, in cui al primo suono che ne usdva erasi déstata certa apprensione, avrebbe deposto ogni dubbiezza, quando avesse avuto piena ed esatta notizia delle norme che il Governo si era prefisse ,e delle quali reputò suo debito dar tosto sentore colla Circo1are indirizzata dal Ministro dell'Interno ai Prefetti del Regno il 2 dello scorso maggio.

Due periodi corsero le trattative, segnati dai due viaggi che fecero a Roma i negoziatori nell'aprile e nel giugno. Accolti dal Santo Padre con dimostrazioni di singolare benevolenza, particolarmente indirizzate all'Augusta Persona della Maestà Vostra, essi la prima volta non potevano che esporre gl'intendimenti del Governo di Vostra Maestà, e raccogliere a riscontro quelli della Santa Sede nel concetto che, salvi i punti di massima, potesse farsi luogo, come è il caso di ogni negoziazione, a qualche opportuno componimento sui punti di minor rilievo. In effetto, come essi trovarono arrendevole la Santa Sede al non richiedere indistintamente il ritorno di tutti i Vescovi assenti, così accennarono che il Governo di Vostra Maestà avrebbe smesso il proposito di porre al ritorno peculiari condizioni; e come la Santa Sede non aveva disdetta la opportunità di una nuova circoscrizione delle diocesi del Regno, così non avvisarono insistere sul preciso numero delle sedi da tener vacanti o da coprire, essendo agevole a riconoscere che in tale argomento dovevasi calare a un partito intermedio fra quello del Governo e quello della Santa Sede, sopra l'apprezzamento delle ragioni che dalle due parti si sarebbero messe fuori a sostegno dell'uno o dell'altro. Parimente, non avendo la Santa Sede significata una decisa repugnanza ad entrare nelle vedute del Governo circa taluno dei Vescovi già preconizzati, i negoziatori espressero la propensione del Governo ad agevolare alla Santa Sede le vie d'assicurare le condizioni degli altri ,tutti secondo decoro e convenienza.

Ma per ragguagLiare il Governo col vivo de11a voce degli intendimenti manifestati dalla Santa Sede, e singolarmente per chiarirlo delle difficoltà sollevatesi nelle conferenze intorno all'Exequatur delle Bolle di nomina dei Vescovi e intorno al loro giuramento, i negoziatori chiesero ed ottennero di ricondurs,i alla sede del Governo. I ragguagli dati dal commendatore Vegezzi furono da noi raccolti ed apprezzati come la gravità dell'argomento richiedeva, e ci porsero tema a mature discussioni specialmente sui due punti anzidetti. Quanto al primo fu riconosciuto che il Governo di Vostra Maestà non po,teva rinunciare ad una così preziosa guarentigia del principato civile com'è la concessione dell'Exequatur alle provvisioni pontificie, che forma parte del nostro diritto pubblico interno, che nell'articolo 18 dello Statuto è inscritta fra le prerogative riservate alla Corona, e che il nostro Stato ha comune con quasi tutti gli altri Stati cattolici. Quanto al secondo punto, sebbene potesse parer dicevole sciogliel'e i vescovi dall'obbligo del giuramento in ossequio a que' principii di libertà civile e religiosa e di separazione della Chiesa dallo Stato, che il Governo di

Vostra Maestà si onora di professare, non pertanto, dacché un tale obbligo è imposto da apposite leggi nella massima parte del Regno, e non potrebbe ammettersi diversità di trattamento per le diverse provincie, fu determinato di mantenerlo, nel concetto altresì che a levarlo bisognasse un provvedimento legislativo.

Intorno a che si considerò ancora che in quasi tutti gli Stati cattolici, corre ai vescovi l'obbligo del giuramento, e che se ne fossero stati prosciolti nel Regno nostro, non si sarebbe ciò attribuito agli spiriti liberali del Governo di Vostra Maestà, bensì a una concessione determinata da ragioni politiche. Né si credette che la Santa Sede sarebbe per sollevare intorno a ciò difficoltà insuperabili, ove fosse deliberata a provvedere agli interessi religiosi e spirituali del nostro Regno, dappoiché consuona con questi il mantenimento della civile concordia, e i vescovi posti fra noi, come dappertutto, ad esercitare un apostolato di carità e di pace, mal saprebbero adempierne tutte le parti con la dovuta efficacia sul clero e sulle popolazioni delle loro diocesi, quando non fossero nelle condizioni stesse della maggior parte de' Vescovi cattolici, in omaggio altresì alle più consentite tradizioni della Chiesa ed a quegli alti suoi insegnamenti che impongono l'obbedienza a tutte le podestà.

I negoziatori pertanto, con la conferma delle primitive istruzioni, ricevettero pure il mandato d'insistere circa il giuramento de' Vescovi espresso nella formala adottata nel Regno, e quindi scevra di quegli aggiunti servili e sconvenevoli alla dignità dell'Episcopato che s'incontrano in altDe formale, e di insistere ancora circa la presentazione delle Bolle pel regio Exequatur, con facoltà d'assentire su quest'ultimo punto a qualche temperamento di forma, purché la disposizione rimanesse intatta nella sostanza, e con quella eziandio di ridurre ad apposita convenzione gli accordi a che si venisse colla Santa Sede, e di pigliar pure accordi parziali sovra uno od altro degli oggetti delle trattative, purché da essi non fossero pregiudicati gli altri punti che rimanessero in sospeso.

Muniti di tali nuove istruzioni i negoziatori tornarono a Roma; ma sciaguratamente non vi trovarono più le disposizioni conciliatrici, ond'erano stati confortati nel loro primo viaggio, e benché vi avessero ancora cortesi accoglienze, dovettero accorgersi che qualche avversa influenza si era attraversata al buon procedimento delle trattative.

Non tocca al Governo di Vostra Maestà il farsi ad indagare quali consigli abbiano potuto prevalere sopra la Santa Sede in guisa da renderla del tutto restia a quei componimenti a cui sulle p11ime era paruta inchinevole, e nemmanco di farsi a ribattere gli argomenti onde può essere stata condotta a respingere i nostri partiti. Il Governo di Vostra Maestà rispetta la indipendenza della Santa Sede, né crede suo compito entrare con essa ·in alcuna discussione di principii, sebbene gliene potrebbero fornir materia le tradizioni più antiche e rispettate, le dottrine di gravi canonisti e i procedimenti tenuti dalla Santa Sede medesima in tempi non remoti e non dissimili da questi e verso Governi posti a un dipresso nelle condizioni del Governo italiano. Ma professando di rispettare l'indipendenza della Santa Sede, non dobbiamo rispettar meno l'indipendenza del Governo di Vostra Maestà; e perciò se ci possiamo dolere che non siano

stati accolti i partiti da noi proposti per far ragione agli interessi religiosi e spirituali nel Regno, non abbiamo motivo di dolercene se ne fu causa l'aver noi inteso a mantener salve le prerogative del civile principato ed intatto il diritto nazionale da cui il Governo di Vostra Maestà ripete la sua massima forza.

Al che ci è pur d'uopo soggiungere che non deviammo punto dai nostri primitivi propositi, né inducemmo alcun sostan:z;iale cangiamento nelle istruzioni date ai negoziatori, dappoiché accennammo di subito alla riserva circa l'Exequatur, e solo ci fu necessità spiegar su tal punto i nostri concetti rimpetto alle obbiezioni della Santa Sede, siccome ci fu pure necessità far dichiarazioni espli·::ite intorno al giuramento dei Vescovi dopo aver risaputo che la Santa Sede costituiva di tal punto una grave quistione. Del rimanente è na.turale a vedersi che il Governo di Vostra Maestà, conscio dell'origine sua e de' suoi doveri verso il Parlamento e il paese, non poteva prefiggersi altre norme nelle intraprese trattative se non quelle che ha esposte qui, intanto che si può chiedere quali fossero le intenzioni della Santa Sede nel promoverle in seguito alla proposta che ne usciva spontanea dal cuore di Sua Santttà Pio IX, se pure non reputava che il Governo di Vostra Maestà potesse trascorrere a negar sé medesimo e a disconfessare tutti quei principii che si professano da ogni Governo indipendente.

L'essere stati respinti i nostri partiti circa il giuramento dei Vescovi e l'Exequatur, fu causa che non si proseguissero le negoziazioni intorno agli altri punti, e perciò esse non ebbero ulterior seguito. Se non che fu dichiarato che il Governo di Vostra Maestà non si smoverà dal proposito di consentire man mano al ritorno di quei Vescovi assenti che possano essere restituiti alle Sedi senza pericolo di pubblici commovimenti, non essendo questo che un provvedimento d'ordine int.erno e già determinato precedentemente dal Governo medesimo.

Dopo di che i negoziatori fecero ritorno e rassegnarono il loro mandato, benemeriti per aver adempiuto ad un difficile dovere e posta l'opera loro a serbare inviolate le ragioni e la dignità dello Stato.

Con questa succinta esposizione m'è avviso d'essermi sdebitato dell'obbligo che, in un coi miei colleghi, mi correva di ragguagliare la Maestà Vostra intorno a un argomento di tanta gravità e che provocò giudizi così discordanti e così diverse aspettazioni. La Maestà Vostra vi .troverà fedelmente ritratti tutti i particolari che già Le son noti per la parte che prese alle deliberaz·ioni dei Consiglieri della Sua Corona. Che se dividerà con noi il rammarico che le trattative con la Santa Sede non abbiano avuto il desiderato successo, vorrà pure riconoscere con tutto il paese che in questa occasione furono serbat.i illesi i diri.tti della Nazionee del Principato, mentre si era sinceramente cercato di soddisfare a quegl'interessi spirituali e religiosi che mai non avrebbero dovuto né dovrebbero con altri interessi confondersi. Forse non è remoto il giorno in cui la tanto augurata separazione della Chiesa dallo Stato tragga con sé il completo segregamento degl'interessi religiosi e spirituali dai politici; a benefizio comune della Chiesa e dello Stato, e a particolare giovamento di questa Italia che dalla loro confusione ebbe a durare più lunghe e dolorose prove. Ma intanto sarà onore

del Gove::no di Vostra Maestà che in questo incontro non sia venuto meno all'obbligo suo di assicurare gl'interessi politici, mentre si reputerà sempre a debito e gloria di soddisfare agl'interessi religiosi e spirituali entro que' limiti che sono segnati dall'indole lor propria, dalle leggi del regno e dalle norme dell'odierna civiltà (1).

(l) Cfr. serie I, vol. V, n. 608.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

D. 9. Firenze, 9 luglio 1865.

J'approuve la réponse que Vous avez faite aux propositions émises par

M. de ThHe relativement au futur Traité de Commerce avec le Zollverein; et que Vous m'avez rappo::tée par Votre dépèche du 19 Juin N. 19 Commerciai (2). Je ne reviendrai par sur la première de ces propositions qui a été sans autre écartée par M. de Thile lui mème en suite de Vos observations.

Quant à la seconde d'après la quelle la Prusse et l'Italie signeraient immédiatement un Traité formel de Commerce, auquel, comme cela s'est pratiqué avec la France, les Membres de l'Union Douanière Allemande seraient invités à accéder séparément, je crois devoir attendre les communications officielles, dont Vous m'annoncez par Votre Rapport N. 20 (3) que M. le Comte d'Usedom a du ètre chargé par le Cabinet de Berlin.

* Il parait, M. le Ministre, que ne sachant comment éluder la logique de la situation quelques Gouvernements Secondaires auraient imaginé d'invoquer les précédents de l'acte de rachat de l'Escaut et de la Convention télégr~phique internationale du 16 Mars dernier pour ratifier le futur Traité Italo-AHemand sans reconnaitre l'Italie.

Vous savez, M. le Ministre, que le Gouvernement du Roi a résolu de ne présenter en aucun cas au Parlement un traité de commerce conclu de quelque manière que ce sott entre le Zollverein et nous, si les Etats participants à ce traité ne reconnaissent pas l'ltalie. Il serait donc superflu de s'arrèter à une idée de ce genre, autrement que pour signaler la différence profonde qui existe entre les précédents qu'on veut invoquer et le cas actuel.

En effet l'acte de rachat du péage de l'Escaut et la récente Convention télégraphique de Paris avai,ent le caractère d'engagements collectifs pris sur des obj,ets d'intérèt économique par un certain nombre de puissances. En rencontrant dans la réunion des plénipotentiaires, les Représentants de Puissances qui n'ont point reconnu le Royaume d'Italie le Délégué du Gouvernement du Roi pouvait et devait admettre que la position respective de ces Gouvernements

et du nòtre fUt réservée afin d'éviter que des difficultés étrangères à la plupart des Puissances contractantes, dénuées de tout à propos et sans rapport meme indirect avec les questions à régler, ne vinsent troubler des accords d'un intéret général. Cette réserve était d'autant plus naturelle qu'en raison de la manière de procéder adoptée dans ces actes, les puissances sans rapports dlplomatiques entre elles ne se trouvant pas, pour ainsi dire, placées face à face, pouvaient ne point se considérer comme engagées dans une négociation personnelle et directe l'une envers l'autre, la personnalité morale de la Conférence dominant en quelque sorte la leur, et que les ratifications ne devaient etre échangées qu'avec la Puissance qui avait pris l'initiative de l'accord.

Je n'ai pas besoin de faire ressortir la différence radicale qui ~existe entre la par,ticipation simultanée de puissances sans rapports diplomatiques entre elles à une Conférence de puissances tierces, et la situation du Zollverein à notre égard dans la négociation d'un Traité de commerce. lei chacun des Etats du Zollverein aurait affaire directement et uniquement à l'Halie, et échangerait directement avec elle les ratifications du Traité: il s'agit d'une question exclusivement spéciale à eux et à l'Italie, question qui dépasse meme en certain dégré l'ordre économique puisque les Traités de commerce ont eu de tout temps la plus grande influence sur la politique des Etats; et les Gouvernements dont il s'agit prétendraient à étre admis à nier de notre consentement, l'existence du Royaume d'Italie dans l'acte mème qui ouvrirait l'Halie entière à leur industrie et à leur Commerce? Une telle prétention n'a pu étre émise sérieusement, et il faut y voir sans doute un effet de l'embarras qu'ont certains Gouvernements secondaires à justifier aux yeux des populations allemandes leur résistance aux propositions de la Prusse. Encore, s'il existait entre ces Etats et nous quelqu'une de ces questions graves, qui donnent un caractère sérieux et digne de considération au réfus que peut faire une Puissance d'en reconnaitre une autre, alors une proposition de ,tene nature pourrait paraitre dictée par une certaine sollicitude pour les intéréts publics. Mais dans le cas actuel, la résistance des Etats secondaires est inspirée par des mobiles qu'aucun d'eux n'a encore osé avouer, mobiles étrangers aux intéréts du Zollverein et désobUgeants pour la Puissance qui est à la téte de l'association douanière elle méme, des préoccupations de cet ordre ne sauraient avoir droit à nos égards, lors mème qu'elles ne se traduiraient pas, comme il ardve, en l'étrange projet de nous faire accepter une situation peu digne * (1).

Je n'ai pas besoin de Vous dire, M. le Ministre, que si de telles idées étaient émises devant Vous, Vous ne devriez répondre qu'en faisant sentir que des insinuations de ce genre sont de celles que les Agents du Roi excluent de leui' correspondance diplomatique avec leur Gouvernement.

En Vous accusant réception de Vos intéressants Rapports de la Série Politique depuis le N. 39 au N. 42 et de la Série Commerciale depuis le N. 17 au

N. 21 et de Vos Dépèches Confidentielles n. 3, 4 ...

(l) -In una lettera a Sella del 10 luglio (Le lettere di Vittm·io Emanuele II, vol. II, p. 819) il Re scriveva : « Debbo ancora pregarla di dire a La Marmora che io fui soddisfatto della relazione stampata della questione Vegezzi », (2) -Cfr': n. 79. (3) -Cfr. n. 89.

(l) Il brano fra asterischi è ed., in italiano, con alcune modifiche e ad eccezione delle frasi in corsivo, in LVS, pp. 205-207.

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IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 245. Londra, 10 luglio 1865, ore 4,50 (per. ore 9,45).

La seconde édition du Times aujourd'hui publie sans en indiquer origine, un télégramme affirmant que peu de temps avant rupture des négociations avec Rome le Roi par une lettre apportée au Pape par un de ses chambelans lui avait offert de payer une rédevance pour les ex-provinces papales actuellement unifiées et de ne les tenir qu'en fief. On ajoute que Sa Majesté aurait fait savoir au Pape que les négociations seraient reprises dès qu'un nouveau Ministère serait formé, avènement inévitable et que ne se ferait pas longtemps attendre (1).

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L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 79. Madrid, 12 luglio 1865 (per. il 17).

Com'ebbi l'onore di riferire g1a all'E. V. per telegrafo (2), jeri alle due dopo mezzodì mi presentai al Ministero di Stato, e diedi lettura al Signor Bermudez de Castro della Nota di V. E. del 5 corrente (3) !asciandogliene quindi copia dietro sua richiesta. Risposemi che la semplice lettura da me fattagli non era sufficiente per giudicare le cose in essa contenute, e che meglio da se solo l'avrebbe esaminata. Osservò però che parevagli troppo estesa principalmente nella parte che riguardava la convenzione del 15 settembre e troppo categorica nelle sue dichiarazioni • je la trouve trop serrée ». Già io mi sapeva che il suo desiderio era di avere una Nota la quale solo recassegli ringraziamenti e buone parole, ond'essere interamente libero nella sua azione, e nella scelta delle idee per la redazione del dispaccio annunziante il riconoscimento ufficiale d'Italia. Gli soggiunsi però che io aveva creduto del mio dovere di riferire al mio Governo tutti i punti ai quali aveva accennato nei suoi colloqui, onde anzi con siffatte franche spiegazioni evitare che nascessero poi male intelligenze e dissapori. Principalmente mi pareva ciò necessario in sulla convenzione del 15 settembre, avendomi egli anche ultimamente ripetuto: « Dites et faites tout ce que vous voudrez, mais vous ne réussirez à m'empécher de me servir de la convcntion du 15 septembre ». Lo rassicurai però che in quanto alla Nota dell' E. V., leggendola pacatamente, ei la troverebbe franca ed amica in ogni punto, arrendevole, e dettata dal voto di conciliare la nostra dignità coi desideri del Governo Spagnuolo.

« Vous pouvez assurer de la manière la plus formelle qu'il n'y a pas un mot de vrai dans le télégramme dont vous me parlez ».

Il Ministro di Stato passò indi a lamentarsi con meco del modo come alcuni, e il Nunzio di sua Santità particolarmente, agivano contro al Ministero; mi disse che bramerebbe già fosse qui in Madrid la missione italiana, e a tale proposito mi pregò di trattarlo con fiducia dicendogli chi sarebbe stato mandato dal

R. Governo per il riconosc·imento, e perfino quale savebbe il personale della nuova Legazione, onde stabilirne egli una precisamente eguale in Firenze. R:sposi che altro non sapeva in proposito se non che la Missione sarebbe interamente degna dell'alto suo ufficio, ma che del resto queste erano cose cui facilmente avrei di subito conosciute per telegrafo qualora però fosse prima compito il riconoscimento. Ci laseimamo così in ottime relazioni.

Appena venti minuti erano scorsi, lorchè un usciere d:el Ministero venne in Legazione a chiamarmi per parte del Signor Bermudez. Accorsi, com'era naturale, e mi recò meraviglia il vedere il Ministro, accinto quasi all'ira, muo. vermi rimprovero perché già tutta Madrid conosceva la Nota dell'E.V. Mi aggiunse che l'avrei vista pubblicare e commentare nei fogli della sera stess8, che si diceva da alcuni sembrare che a bella posta e per affettazione vi si fosse omesso di far parola della Regina e dei suoi sentimenti personali verso l'Italia in questa occasione favorevoli, e dispiacere infine la dichiarazione sulla convenzione del 15 settembre come non obbligante l'Italia che verso la Francia. Disse che mi aveva voluto avvertire che stava per scrivere in proposi.to al Signor Zarco del Valle non potcndosi trattare senza la segretezza delle pratiche. A tali parole del Signor Bermudez mi limitai rispondere essermi indifferente qualsiasi cosa ch'egli stimasse di scrivere a Firenze, che la Nota, giuntami solo la sera innanzi, non era esci,ta dalle mie mani, e che se vero fosse che la si conosceva in Madrid prima della consegna da me fatta, solo ne avrei imputato la posta, avendo presso di me a disposizione di chi lo volesse verificare, la sovraccarta che portava fino all'evidenza il segno dell'operata apertura e del risigillamento.

Queste cose, già da me rilerite all'E.V. per telegrafo, le sono note. Credo però nel mio dovere in questa circostanza di ripetere all' E. V. che veramente la Nota fu sempre nelle mie mani, e che accetto senza esitanza tutta la responsabilità, avendo io agito come l'obbligo mi correva. L'unica persona con cui mi sia-cadurto in discorso su tale argomento si è un amico del Signor Ulloa, des•t.inato a Ministro di Spagna a Firenze, il quale la sera innanzi mi richiese per parte dell'Ulloa, a cui preme di potere occupare presto il suo nuovo posto, a che punto fossero le trattative, quasi accusando me della loro lentezza perchè interessato a prolungarle quale amico dei progressisti. Io non provai difficoltà nel confessargli che avevo già ricevuto la Nota dell'E.V. da cui speravo buone risultanze. So che questa persona è assai amica del Generale O'Donnell, e che glielo avrà anco riferito, ma non vedo perché trattandosi di persona cotanto interessata avrei fatto misterio di una cosa così semplice e nota a tutti in paese, sendochè g1i amici del Ministero siano da molti giorni i primi a dire ovunque pro~enire H ritardo nel riconoscimento dalla Nota dell'E.V. che non era ancora giunta. Ma dal fatto dell'arrivo di una Nota niuno poteva dedurre quale ne fosse il contenuto; ed io stesso nel mio primo colloquio avuto jeri mattina col Signor Bermudez gli parlai dell'amico dell'Ulloa, e delle sue interrogazioni, onde metterlo al fatto dello zelo dei suoi amici.

Del resto se la Nota fosse stata veramente conosciuta in Madrid, come assevera il Signor Bermudez, ei me ne avrebbe fatto parola la pr,ima volta in cui andai da lui. In meno di mezz'ora di tempo, non poteva senza ,escire dalla sua camera, imparare a un tratto quanto prima ignorava interamente. E' per me più che evidente ch'è da cercarsi altrove il motivo per tale improvviso mutamento, ed io lo ritrovo facilmente nell'avere la Nota dell'E. V. frastornato progetti che tra il Signor Ministro di Stato e il Presidente del Consiglio avevano formato sulla forma da dare al riconoscimento. Il Signor Bermudez, a cui siffatti modi di trattare gli affari non sono ignoti, ha voluto così lasciarsi aperta una via onde iniziare nuovi negoziati a Firenze nel caso in cui trovasse troppe difficoltà a compiere il riconoscimento prendendo le mosse dall'ultima Nota di

V.E. Mi è però avviso che ora, dopo averla meglio ponderata, ei si arresterà forse davanti a questo passo, e da informazioni avute so che questa mane si disse con aLtri soddisfatto delle risposte di V.E., cui si apprestava di riscontrare.

Inoltre non è affatto vero che la Nota sia conosciuta in ci,ttà. Nessun giornale della sera ne ha fatto poi menzione; tra i vari uomini politici di ogni partito da me visti tra jeri ed oggi, nelle direzioni giornalistiche, fra i membri del corpo diplomatico nulla fino ad ora ha traspirato, locchè prova quanto insussistente sia il motivo addotto dal Signor Bermudez per un tale mutamento d'idee.

Per parte mia aspetterò ora con fiduciosa ansietà gli ordini e il giudizio dell'E.V. che, spero, troverà irreprensibile la mia condotta, avendo la coscienza di avere ag,Uo con discretezza quanto con lealtà.

Qui intanto il partito neo cattolico combatte ad oltranza il Ministero, e tenta conciliarsi di bel nuovo l'animo della Regina. Le proposte contro il riconoscimento si vanno accumulando, e fra di esse primeggia quella, di cui ho l'onore di accluderle un esemplare, del Cardinale Arcivescovo di Burgos, sendoché quasi non di altro che di essa si parli da due giorni. In questo punto i fogli annunziano che il Ministero esigendo da Sua Maestà la dimissione del Cardinale dal carico di ajo del Principe delle Asturie, siavi di nuovo crisi ministeriale, avendo la Regina chiamato presso di sé alla Granja, per influenza dei clericali, il Marchese di Novaliches. Credo però che il Duca di Tetuan è deciso di lottare contro di tali ostacoli, e che per ora rimarrà al potere, sendo per molti motivi necessario agl'interessi della dinastia.

(l) La Marmora rispose con t. 188 dell"ll luglio:

(2) -Con t. 246 dell'l! luglio, ore 19,05, per. ore 22,15, non pubblicato. (3) -Cfr. n. fll.
99

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA,

AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 189. Firenze, 13 luglio 1865, ore 12.

Mi dica se è vero il congresso proposto dall'Imperatore di cui parlano tutti i giornali (1).

(l) Nigra rispose con t. 249, pari data: • La nouvelle du congrès est un canard •·

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L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 248. Costantinopoli, 13 luglio 1865, ore 7 (per. ore 19,40).

Le ministre de Prusse d'après les instruc,tions de son Gouvernement à fait démarche auprès d'Ali pacha pour appuyer notre participation affaire Monténégro. Ali pacha s'est borné à répondre que le Gouvernement de Scutari avait réuni les consuls sans autorisation et qu'il lui avait été défendu d'or en avant de les réunir pour tra<iter affaire Monténégro.

101

IL MINISTRO A MONTEVIDEO, ULISSE BARBOLANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 16. Montevideo, 14 luglio 1865.

Ho ricevuto il riverito Dispaccio dei 30 del decorso Maggio (l) con cui

V. E. si è compiaciuta darmi istruzioni sulla condotta che questa R. Legazione dovrà serbare si nelle difficoltà suscitateci dal Governo Orientale rispetto alla Isola della Libertà e al vapore Nazionale • Tevere •, quanto in tutte le altre che potessero sorgere in avvenire.

Le precedenti istruzioni ricevute da codesto R. Ministero m'inculcavano già di evitare accuratamente tutto ciò che potesse dare il menomo motivo a complicazioni internazionali in queste lontane regioni; ed uniformandomi strettamente a quanto venivami ingiunto mi pareva non solo di non aver fatto daL mio canto alcuna provocazione di sorta, ma di essere andato, nelle spiacevoli discussioni insorte, fino all'estremo limite. concessomi dalla tutela dell'onore e della dignità nazionale.

Del resto io spero che i miei posteriori rapporti avranno pienamente rassicurato il R. Governo.

Solo sento il debito di manifestare rispettosamente ma francamente a V. E. la mia intima convinzione, avvalorata ormai dalla esperienza, che in nessun luogo come in questo è V'ero il detto si vis pacem para beHum, e però il più sicuro mezzo di non avervi delle serie complicazioni si è quello di essere sempre pronto a farsi rispettare e a rendersi da se medesimo immediata giustizia. Infatti se in quel giorno in cui il Generai Flores ordinò che un battaglione andasse ad occupare l'Isola della Libertà non si fosse trovata pronta la R. cannoniera • Veloce • a respingere siffatto tentativo, saremmo stati poscia obbligati a riprendere l'isola di forza ed a far veri atti di guerra per vendicar l'oltraggio inferto alla R. Bandiera. Così al contrario se avessimo avuto qualche cannoniera di poco calato, che avesse potuto penetrare nel Tigre per prendervi le

7-Documenti diplomatici -Serie I -Vol. VI

tre golette italiane il cui carico è stato indebitamente sequestrato dal GovernoArgentino, non saremmo ora noi obbligati a reclamare, e forse con poco successo, contro siffatto operato.

Ebbene, a conseguire lo scopo che il R. Governo si propone, cioè a dire la conciliazione della tutela degl'interessi nazionali in queste contrade coi doveri di alta politica nascenti dalla situazione generale delle cose in Europa, mi è mestieri far notare all'E. V. che la nostra stazione navale, com'è attualmente composta, compresavi pur la • Magenta », non giunta peranco, non può rispondere adeguatamente a sì giusto e santo desiderio. Sarebbe per ciò di assoluta necessità aggiungere ad essa per lo meno altre tre piccole cannoniere, che fossero in grado di penetrare nell'interno dei fiumi. Se il R. Governo si decidesse a tale sagrifizio potrebbe viver tranquillo e sicuro di non aver qui a temere complicazioni di sorta alcuna, poiché vi avrebbe una forza navale atta a far fronte a qualunque evento, indipendentemente dall'effetto morale, che sarebbe forse da per sé solo bastante.

In quanto alla Isola della Libertà, dopo la nota giustificativa ottenuta dal Governo Orientale, che ebbi l'onore di trasmettere a V. E. con rapporto dei 14 Giugno scorso di N. 11 (1), la questione di amor proprio essendo in gran parte eliminata, non ci rimane che ad eseguire il contratto e riconsegnar l'Isola, poiché, dopo quanto è succeduto, non ho veramente nessunissima speranza di riuscire a persuadere l'attuale Governo di cose, in sé chiarissime, ma di cui non vuole o forse non può persuadersi. Il R. Ministro di Marina avrà ricevuto in questo frattempo il progetto di contratto da farsi col Signor Capurro, il quale offre di costruirci sopra un suo terreno, sulla spiaggia del mare, munito già di conveniente sbarcatoio, magazzeni coperti dell'ampiezza e dalla forma che da noi si desidera, in tre mesi di tempo, mediante il fitto di un franco al mese per metro quadrato. Io spero che il detto R. Ministero vorrà autorizzare la celebrazione di questo contratto di fitto, che parmi il più vantaggioso che possa ottenersi in questi luoghi e il più conducente in pari tempo su ·tutti i rapporti (2).

In quanto al • Tevere • mi duole doV'er dire a V. E. che questo giudice di commercio ha profittato dell'assenza del Generai Flores per commettere una illegalità peggiore della prima. Non potendo, in seguito all'accettata garantia, ritenere il bastimento, ha avuto la strana idea di ordinare la detenzione del Capitano, Signor Barbaro, al momento stesso in cui preparavasi a partire, sotto pretesto che dovesse qui lasciare un procuratore, il quale fosse sempre pronto a ricevere la notificazione degli atti giudiziarì. L'annessa corrispondenza, (Annessi N. I, II e III) (3) porrà meglio l' E. V. al fatto delle cose. Oggi finalmente è stato tolto il divieto e il Signor Barbaro ha potuto riprendere il comando del bastimento e partire per Buenos Aires.

Nessun fatto impovtante di guerra è accaduto nella passata quindicina. I Paraguayani avanzano sempre e sono all'Uruguayana, Provinc.ia di Rio Grande, a sette leghe dalla frontiera Orientale. Gli alleati sono accampati alla Concor

dia e finora non si muovono. Hanno però sofferto in questo intervallo una defezione sensibilissima. Tutto il corpo del Generale Urquiza, 9.000 uomini circa, si è sbandato e più non esiste. Egli fa le viste di 'esserne profondamente addolorato, e promette di ricomporlo in 20 giorni.

Intanto se n'è tornato tranquillamente alla sua estancia di S. José.

P. S. -Mi giunge in questo momento una lettera confidenziale del R. Console in Buenos Aires, (Annesso N. IV) da cui V. E. potrà scorgere lo stato di viva inquietezza in cui trovasi la nostra colonia colà per effetto degli ultimi avvenimenti. Penso di far subito una escursione a Buenos Aires.

Stimo pure opportuno trasmettere a V. E. una corrispondenza diretta da un Dottore Odicini ad un giornale di qui H Siglo, con la risposta che le è stata fatta dal giornale Italiano. Essa ha mosso a sdegno la gran maggioranza degli Italiani, e piovono ogni giorno al periodico Italiano il Commercio articoli di confutazione. (Annessi N. V e VI).

(l) Non pubblicato.

(l) -Non pubblicato. (2) -L'isola della Libertà fu riconsegnata il 14 agosto alla scadenza del fitto. (Cfr. r. 18 di Barbolani, Montevideo, 14 agosto). (3) -Gli annessi non si pubblicano.
102

L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 253. Madrid, 15 luglio 1865, ore 5,04 (per. ore 10,35).

Incident singulier d'autre jour complètement passé. Ministre affaires étrangèrés m'a dit que la réponse à la dépeche de V.E. part aujourd'hui pour Florence (1). Président du Conseil a démontré satisfaotion pour dépeche de V.E. Nomination de Ulloa à envoyé extraordinaire et ministre plénipontentiaire à Florence a été approuvée par la Reine.

103

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 258. Baden, 18 luglio 1865, ore 15,45 (per. ore 20,05).

Dans récente déptkhe von der Pfordten déclara • mieux vaut ne pas conclure traité de commerce mème avantageux plutòt que de modifier bases politiques.

« Il Signor Bermudez me ne indicò il contenuto, dicendomi che si era limitato a tro

vare nel convegno del 15 settembre un argomento di conforto per la Spagna a cui stanno a

cuore gl'interessi del Pontificato, e cosi, retrocedendo dalle sue prime intenzioni di pren

dere questo convegno per la base stessa del riconoscimento, mi lasciò fraintendere che si

era adoperato principalmente a porre in armonia le sue dichiarazioni con le spiegazioni

date dall'E.V.

Inoltre egli ha preso atto, a quanto disse, di quanto contiene il dispaccio di V.E. sui

beni privati dei principi spodestati, non già per quei della dinastia austriaca, ma per quei

di Napoli e di Parma congiunti con vincoli di stretta parentela coi Borboni di Spagna. Quindi

soggiunse: "molto probabilmente essi non accetteranno mai da voi danaro, ma a me basta

di avere adempito a quello ch'era del mio decoro di fare; e spero che il vostro Governo sarà

soddisfatto, sendoché il mio dispaccio sia assai più conciliante che noi fossero quei che hanno

accompagnato il riconoscimento della Prussia e di altre potenze " •.

J\II. Varnbuler maintient opmiOn de ne pas se prononcer actuellement d'après attitude Bavière. Malgré refus surtout de la Bavière et de la Saxe presse allemande est toujours accentuée ouvertement en faveur traité. Rapports entre Autriche et Prusse sont tendus en ce moment.

(l) Con r. 80 del 16 luglio Cavalchini comunicò:

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IL MINISTRO A PIETROBURGO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 40. Pietroburgo, 19 luglio 1865 (per. il 27).

Le jour meme de mes audiences chez LL.MM. et chez le Césaréwitch (1), j'ai vu le Prince Gortchakow, qui a suivi la Cour à Péterhoff. Je lui ai rendu compte de mon entretien, qui s'était prolongé plus que de coutume, avec l'Empereur.

Faisant allusion à l'embleme des trois noeuds qui entourent le médaillon appendu au Collier de l'Annonciade et qui signifie que les Chevaliers de cet Ordre doivent etre unis de coeur et d'ame, j'ai d1t que c'étai~t bien là aussi le symbole de l'union intime qu'il convenait de cimenter 'entre deux nations faites pour s'aimer et se comprendre, parce qu'elles sont des alliées naturelles dans toute l'acception du mot. Durant mon entretien avec le Czar, cette véri,té, toujours présente à ma pensée, avait inspiré mes raisonnements. Je Lui avais parlé, avec beaucoup de détails, sur les merveilleux progrès opérés depuis la Constitution du nouveau Royaume d'Italie, dont l'unité étaH assurée par le sentiment de force qu'elle puisait en elle-meme et dans un Gouvernement éclairé. Des difficultés restaient sans doute à surmonter, mais nous attendions avec confiance le couronnement de l'édifice. Si nous l'appelions de tous nos voeux, sans vouloir néanmoins précipi,ter le cours des événements, c'était en grande partie pour mieux tendre la main à la Russie quand nous aurions en notre pouvoir toutes

Jes clefs de la Péninsule. Jusqu'alors la Russie croit avoir peut-etre, ·en ce qui

nous concerne, quelques ménagements à garder dans la politique générale en

suite de ses rapports avec l'Autriche, mais le moment viendra où nos pays

prendront réciproquement une liberté d'allures, qui leur permettra d'agir plus

ouver,tement au mieux d'intérets qui se rencontrent de tant de cotés. En atten

dant, il n'importe pas moins au Cabinet de St. Pétersbourg de se montrer autant

que possible, vis-à-vis de l'Italie, ce qu'il sera sans aucun doute quand nous

serons débarrassés de toute préoccupation vers nos frontières orientales et vers

l'Adriatique, ce point de jonction de la race Slave et Latine.

Le Prince Gortchakow a répondu en exprimant sa satisfaction que j'eusse

eu l'avantage de manifester ma pensée à Son Souv~erain auprès duquel, m'assu

rait-il, j'étais très bien noté. Comme j'avais aussi parlé de la déclaration récente

du Prince de Monténégro, (Circulaire du 30 Juin échu) (1), S.E. m'a dit à ce sujet: • Vous laissez assez comprendre que l'Autriche, et 'toujours l'Autriche, cherche à vous barrer le chemin. Je me rends compte de vos observations. Mais sur cette question, comme sur celles qui pourraient surgir soit à Scutari, soit dans les Provinces Roumaines, ne perdez pas de vue les agents d'un parti avancé que, aussi bien que nous, vous ètes intéressés à combattre. Votre Gouvernement est à l'abri du reproche de révolutionnaire, et à cet égard je forme les voeux les plus sincères pour que le Général de La Marmora reste longtemps au pouvoir. Mais il y a des émissaires du parti démagogique, et peut-ètre mème des agents secondaires, qui compromettent les meilleuves causes. Ils agitent vers le Danube; ils s'appuyent sur des éléments sans consistance, sur Couza entre autres, dont le pays tombe en pourri,ture. Ils feignent d'ignorer que la position la plus importante, parmi les anciens Etats tributair,es de la Porte, est la Servie. Tout calcul, tout mouvement qui ne compteraient pas sur cet Etat et sur son Prince, resteraient stériles. Or, là, gouvernants et gourvernés sont mieux inspirés que partout ailleurs dans ces régions, et se garderaient bien de jouer 1eurs destinées, en se pretant aux projets insensés de certains brouillons. Quant aux affaires qui se rattachent plus ou moins directement à l'Orient, je ne puis que le répéter, l'Italie est assez forte pour attendre le bénéfìce du temps. Elle ne devrait pas, entre autres, attacher trop d'importanc~e à des incidents de la nature de celui de Scutari (voir mon rapport de la Série Politique N. 20) (2). Au reste je sais apprécier votre langage sur les nombreux points de rapprochement qui existent entre nos Pays. Vous n'avez pas encore, dites-vous, toutes les clefs de votre maison. En nous plaçant à votre point de vue, nous nous expliquons que vous visiez à atteindre une position qui vous rendrait de plus en plus indépendants de vos voisins. Mais vous avez déjà cherché bien des issues irrégulières. A Naples... •.

Ici j'ai arrèté court mon interlocuteur par les paroles suivantes:

• Si des irrégularités ont été commises dans le grand mouvement qui entraìna la chute .d'un ancien Royaume, si mal gouverné d'ailleurs par les Bourbons, il ne faut s'en prendre qu'à la force irrésistible des choses. Mais c'est là un fait accompli sur lequel il n'y a plus à revenir. L'Italie ne consentira jamais à se laisser défaire. C'est là pour moi une conviction profonde, que je partage avec l'opinion publique de mon Pays. Le Général de La Marmora l'a déclaré carrément à la Tribune quand il disait que nous ne reculerions pas. La moindre tentative pour un mouvement en arrière couterait à l'Ualie et à l'Europe plus de sang et de sacrifìces de toute sorte, que si nous devions traverser les phases d'une nouvelle lutte pour compléter notre programme unitaire. En énonçant chaleureusement cette conviction devant V.E. je suis l'interprète fìdèle de tous mes concitoyens •.

Pour rester dans le vrai, je m'empresse d'ajouter que les complaintes du Prince Gortchakow sur Naples n'avaient évidemment qu'un caractère rétrospectif. Mais, comme à deux reprises déjà, il m'avait fait des allusions dans ce sens, il m'a

paru opportun de les repousser par un langage péremptoire, pour bien faire sentir que c'était là un point hors de discussion. Je savais d'ailleurs qu'il était encore épris d'amour platonique pour l'ancien projet d'une triade en Italie. Si, contre toute attente, il revenait à la charge, je serais presque tenté de rétorquer l'argument et de lui demander si la Russie serait disposée à rendre gorge pour la Pologne ou la Finlande.

Au reste, la conversation a repris son cours sur un ton de parfaite bienv,eillance de sa part ,et de franchise de mon còté, de cette franchise que le ViceChancelier se pique d'apporter aussi dans ses rapports avec les chefs de mission.

M. de Bismarck entre autres, connaissant son faible, lui rappelle à chaque occasion combien il avait eu à se louer, quand il résidait ici, du franc-parler du Ministre Impérial des Affaires Etrangères. C'est peut-etre uniquement pour toucher une corde sensible, la fiatterie. Ainsi, le Prince Gortchakow lui ayant fait présenter quelques observations sur les allures d'une politique qui mettait trop à découvert la Monarchie Prussi,enne, M. de Bismarck a répondu qu'il saurait se modérer, car il se souvenait avec plaisir qu'il avait été l'élève du Princ,e.

V. E. aura remarqué que ce Ministre, ainsi qu'il l'avait déjà fait à mon début à ce poste, appelait mon attention sur des menées d'agents secondaires. Je me suis borné à lui réi,térer l'invitation, si le cas se présentait pour un de nos fonctionnaires en sous-ordre ou quel qu'il fùt, de me signaler le fait d'une manière plus circonstanciée. J'en référerais alors à mon Gouvernement, qui s'empresserait, quand il reconnaìtrait après un examen, un abus réel, de sév~ir en toute justice.

Avant de prendre congé, j'ai demandé s'il ne pourrait pas me fournir quelques éclaircissements sur la crise ministérielle à Vienne. A son avis, cette crise, qui remonte à l'initiativ;e personnelle de l'Empereur François-Joseph, se prolongerait quelque temps encore. C'était évidemment la question Hongroise qui formait le noeud de la situation. Mais, avant de s'engager sérieusement dans une voie de réconciliation avec ces Provinces, Sa Majesté Impériale attendait de connaitre le résu1tat des investigations dont Elle avait chargé M. de Majlath. Elle ne voudrait s'avancer qu'à bon escient, car, s'il devait lui résulter que certaines transactions avec les principes sur lesquels repose la constitution de Février 1861, n'auraient d'autre effet que celui de mécontenter l'élément allemand, sans se rattacher la Hongrie, la Cour de Vienne hésiterait probablement à donner suite à ses projets.

J'ai aussi désiré savoir si le Cabinet de St. Pétersbourg avai,t reçu l'av;is d'une réduction dans l'armée Autrichienne. Il m'a été répondu affirmativement, et méme il a été fait allusion au bon eflìet que produirait partout une telle mesure qui serait prise également en Italie. J'ai fait observer que ce n'était pas la première fois qu'on annonçait, sur la rive gauche du Mincio, un désarmement qui n'avaU jamais été exécuté d'une manière sérieuse; que d'ailleurs l'attttude de l'Autriche, soit en Allemagne, soit sur le Danube, soit à Constantinople, soit à Rome, n'indiquait nullement des vues pacifiques à notre égard; ,et que notre Ministère avait oependant, dès la fin de l'année dernière, opéré des licenciements partiels dans l'armée, sans toucher toutefois aux cadres.

Le Prince Gortchakow ajouta qu'il hésitait d'autant moins à precher dans ce sens, qu'H ne cessait de tenir le meme langage, peu écouté il est vrai, en Russie, où les généraux ne voulaient pas affaiblir les cadres, quoique ce fut cependant le seul moyen de procéder à de notables économies.

A propos du bruit colporté par les journaux de démarches récentes pour la réunion d'un Congrès, l'Empereur lui-mème m'a dit que la nouvelle n'avait aucun fondement. Dans ces derniers temps du moins, aucune communication à ce sujet n'avait été faite à son Gouvernement.

En accusant réception et en remerciant V.E. de sa dépéche du 18 juin

(cabinet) n. 18 ... (1).

(l) Launay era incaricato di rimettere al principe ereditario russo il collare dell'Annunziata (cfr. r. confidenziale 39, pari data, che non si pubblica).

(l) -Cfr. n. 81. (2) -Cfr. n. 85.
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L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 270. Madrid, 23 luglio 1865, ore 12,35 (per. ore 15,30).

Ministre des affaires étrangères m'a communiqué résu1tat de la négociation et m'a chargé verbalement de remercier V. E. pour la courtoisie employée. Ministre des affaires étrangères attend connaitre choix de l'envoyé extraordinaire et ministre plénipotentiaire italien pour publier nomination Ulloa dans la Gazette.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, ALL'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI

(Ed. in LV 8, pp. 162-163)

D. 7. Firenze, 23 luglio 1865.

J'ai pris connaissance avec intérèt de vos rapports n. 79, du 12 Juillet et 80 du 16, ainsi que de vos dépéches télégraphiques du 11 et du 15 (2). J'approuve entièrement le langage que vous avez tenu à M. Bermudez de Castro, et je vois avec plaisir que nos déclara.tions ont été comprises et appréoiées.

En effet, S.E. le Ministre des Affaires Etrangères de la Reine a adressé le 12 de ce mois à M. Zarco del Valle, Chargé d'Affaires d'Espagne à Florence, une dépéche dont ce représentant m'a 1aissé copie (3), et qui répond d'une manière satisfaisante aux observations que, d'après les entretiens que vous aviez eus avec M. Bermudez de Castro, j'avais cru opportun de faire dans la dépéche que je vous ai adressée le 5 Juillet (4).

Dans celle qu'il adresse à M. Zarco del Valle, M. Bermudez de Castro nous donne l'assurance des sentiments amicaux sous les auspices des quels l'Espagne rétablit avec nous ses relations, et s'associe à nos vues sur la portée de l'acte de la reconnaissance.

Le Ministre des Affaires Etrangères de la Reine allègue la conclusion de la Convention du 15 Septembre camme un des faits qui ont influé sur les résolutions actuelles de l'Espagne; mais admettant la justesse des remarques que nous avait suggérés l'éventualité où il se fonderait sur cette considération dans ses communications officielles, il déclare ne pas méconnaitre que l'accomplissement et l'interprétation de la ConV'ention du 15 Septembre concernent exclusivement les deux Puissances contraotantes. Je ne crois dès lors pas nécessaire de revenir sur ce sujet.

Veuillez donc, M. le Baron, assurer M. Bermudez de Castro de la parfaite réciprocité de sentiments avec laquelle le Gouvernement du Roi répond à ceux que S.E. nous témoigne pour l'Italie, et lui exprimer la confiance où nous sommes que le rétablissement de rapports réguliers entre les deux pays sera également avantageux à l'un et à l'autre.

Je me réserve de vous annoncer très prochainement par le télégraphe le choix du personnag.e qui sera chargé de l'honorable mission de notifier officiellement à S.M. la Reine le titre de Roi d'Italie pris par Notre Auguste Souverain et de représenter l'Italie auprès du Gouvernement espagnol.

(l) -Cfr. n. 58. (2) -Cfr. nn. 98 e 102. Gli altri documenti non sono pubblicati. (3) -Cfr. LVB, pp. 155-161. (4) -Cfr. n. 91.
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L'INCARICATO D'AFFARI A MADRID, CAVALCHINI GAROFOLI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 81. Madrid, 23 luglio 1865.

Stimo del mio dovere di rendere l'E.V. consapevole della soddisfazione addimostratami nelle sfere ministeriali per l'accordo raggiunto col nostro Governo. * Il Signor Generale O' Donnell, cui io fui jeri mattina a ritrovare, ebbe a mostrarsi meco oltremodo cortese, e m'intrattenne lungo lasso di tempo sulle cose spagnuole e nostre * (1). A proposito delle mene clericali e car1iste mi disse non averne timore sendone l'agitazione soltanto a fior d'acqua, mentre H fondo del mare nel quale sta navigando l'attuale amministrazione è colmo quanto mai. * M'incaricò specialmente di fare intendere al Governo del Re come quello di Spagna, operato il riconoscimento, desideri l'amicizia, l'accordo con noi, ond'entrambi calcare la medesima via di libertà.

Il Signor Bermudez de Castro mi ha letto jeri il dispaccio consegnato alla

E. V. dal Signor Zarco del Valle *; e lo trovai quale le indicazioni da lui datemi. l'altro giorno me lo facevano presagire. Nel punto della Convenzione del 15 settembre, il Signor Bernudez fu sempre meco troppo esplicito perché non dubiti

ch'era nella sua prima intenzione d'insistervi maggiormente, ma vado lieto che le dichiarazioni dell'E. V. abbiano valso a smuoverlo. Mi comunicò quindi i telegrammi seguiti col Signor Zarco per chiarire alcuna frase del dispaccio e per la nomina dell'Inviato italiano a Madrid. Aggiunse che solo aspettava ora di conoscere a questo riguardo la decisione definitiva dell'E. V. per pubblicare immantinente nella Gazzetta di Madrid la nomina del Signor U!lloa a Ministro Plenipotenziario a Firenze. Sperava di poterlo fare al più presto, e quantunque ei parta oggi per S. Ildefonso, mi disse che lascerebbe ordini perché, anche lui assente, si pubblicasse subUo il decreto se oggi o dimani giungesse la nuova della nomina del rappresentante italiano. Ma sovratutto * egli si professò riconoscente all'E. V. per la franchezza e la squisita cortesia impiegata dal nostro Governo per i negoziati, e mi richiese di trasmettere a V. E. l'espressione di questo suo sentimento *, locché ebbi già l'onore di compiere col mio telegramma di jeri.

(l) I brani fra asterischi sono editi con qualche modifica, in LV 8, p. 163.

108

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, QUIGINI PULIGA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 274. Berlino, 24 luglio 1865, ore 16 (per. ore 20,15).

Entrevue du Roi de Prusse et l'Empereur d'Autriche a été décidée à Ratisbonne malgré opposition du Roi d'Hanovre; elle aura lieu à la fin de juHlet à Salzbourg ou Gastein. Empereur d'Autriche aurait insisté disant que l'entrevue était d'autant plus nécessaire que les deux Gouvernements se trouvaient le plus en désaccord.

109

IL MINISTRO A WASHINGTON, BERTINATTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R.R.S.N. Washington, 28 luglio 1865..

Dall'epoca in cui, per impedire la presa di possesso mercé pagamento per parte del Governo Federale delle nostre fregate corazzate, io tenni al Seward quel linguaggio che venne altamente approvato dal Ministero, sino a quella in cui, per ispiegare i motivi che c'indussero a riconoscere l'Impero del Messico, io parlai al medesimo nel senso che è noto alla E.V. e che fu ugualmente approvato, io non potei mai dissimulare a me stesso come la presenza dei Francesi al Messico potesse esser causa, o .tosto o tardi, di complicazioni e di imbarazzi tra quella potenza e gli Stati Uniti, e qual condotta io dovessi conseguentemente tenere in ordine a siffatta quistione per impedir che il GoVJerno del Re venisse a provar, a sua vicenda e per indiretto gli effetti di quelle medesime complicazioni.

Non è mestieri che io soggiunga che, se io ebbi l'occhio anzitutto agli interessi del mio Governo, non preterii però occasione onde giovare alla Francia medesima, e specialmente al nostro augusto alleato, al quale mi parve esser buona politica il risparmiar, potendolo, le collisioni da questa parte dell'Atlantico, perché abbia disponibili dall'altro tutte le sue for:z,e, onde, può darsi, che possiam quando che sia, abbisognare di nuovo.

Checché ne sia, si volle or son pochi giorni, far credere che per noi si tratti in certe eventualità previste dall'Imperator dei Francesi, far nel Messico, e di concerto con lui quel che abbiam fatto in Crimea. Tal voce, che mi si disse esser stata mandata attorno da qualche giornale, venne riferita dal Marsh a questo Governo. Ebbi in conseguenza un'amichevole conferenza col Seward cui cercai di provare l'improbabilità di tal cosa. Quindi entrammo di proposito nella quistione messicana, nella dottrina di Monroe, ,e nella polLtica generale degli Stati Uniti. Il Seward si mostrò conciliante, e desideroso di evitar immediati o non lontani conflitti. Gli dissi che in quest'ordine d'idee io credevo, che il mio Governo, anziché pigliar parte a combinazioni politiche capaci di farli nascere, avrà piuttosto adoperato la sua amichevole influenza onde antivenirle. Tale essere la mia persuasione dopo i dispacci ricevuti pel corso di 10 anni, dacché ho l'onore di rappresentarlo agli Stati Uniti, dietro le istruzioni datemi durante la ribellione, e pel fatto d'avermi costantemente mantenuto in questa stessa missione, mentre sapevasi che io era solo o quasi solo fra i mi,ei colleghi, ad appoggiar colle mie simpatie il Governo federale. Il Seward risposemi: • Tutti sanno la vostra condotta, e tutti, governo 'e popolo, v;e ne sanno buon grado •. Quindi continuò: • Voi sapete, la lettera secreta, (e che non vedrà forse mai la luce) che il Thouvenel mi scrisse in nome dell'Imperatore. Voi conoscete la missione confidenziale che io diedi all'Arcivescovo di New York, Monsignor Hughes, per l'Europa. Voi non ignorate quanto feci intendere al Colonnello Cipriani, allorché pranzai con lui in casa vostra, onde lo facesse conoscere all'Imperatore Napoleone. Or bene; io vi pregherei di fare una escursione voi stesso al di là dell'Atlantico per rendere un servizio agli Stati Uniti, al vostro governo, ed a

quello della Francia. L'esser di recente maritato vi dà l'occasione di far quel che si dice un viaggio di nozze, e quindi di riempir·e una missione che non potrà in nessun modo essere conosciuta. Io voglio valermi dell'influenza del vostro governo, della vostra amicizia, e della confidenza che m'avete sempre ispirata, e della facilità colla quale potete interpretar le mie idee, onde far oerte comunicazioni all'Imperatore Napoleone, che non saprei come farle altrimenti pervenire alle sue orecchie •. Dissi al Seward di far chiedere un congedo ad hoc all'E.V. e mi mostrai interamente disposto a fare quanto pote,va essere di comune utilità.

Rividi il Seward-nel dì seguente a quello in cui questa importante conversazione ebbe luogo, e mi ripeté le stesse cose, soggiungendomi che aveva reso conto del nostro colloquio al Presidente Johnson, il quale aveva interamente approvato la proposta fattami da lui, e cominciava intanto dal ringraziarmi per le buone disposizioni da me mostrate nell'interesse del Gov;erno Federale.

Posto che l'E. V., come ben spero, approvi la mia condotta, nelle attuali circostanze, io crederei molto conducente al proposito che la R. Legazione in Parigi fosse fin d'ora informata, ed in modo riservato di quanto mi venne proposto, e che mi desse all'occorrenza quell'appoggio che è in grado di darmi onde io possa adempiere con successo la mia confidenziale missione.

Non è necessario ch'io aggiunga quanto mi saranno utili non men che indispensabili le istruzioni che l'E. V. vorrà darmi a questo stesso riguardo, sia che Ella creda che io debba immediatamente recarmi a Firenze prima di dar opera alle mie comunicazioni all'Imperator de' Francesi, sia che giudichi più speditivo ch'io cominci dal far queste direttamente, e poscia mi rechi dalla E. V. per renderle conto del mio operato.

Qual sia il tenore delle comunicazioni che io debbo fare nol saprei in giornata, attesoché il Seward, che è partito per la campagna, sta appunto preparandole onde siano pronte allorché avrò il congedo, e sarò in grado di partir per l'Europa.

P. S. -Confermo quanto dissi nella mia poscdtta, in ordine al Signor Cantagalli nell'antecedente dispaccio confidenziale, qualora l'E. V. non abbia a sua disposizione immediata chi possa venire a Washington per far le mie veci durante il mio temporario congedo.

110

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA,

AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 224. Firenze, 31 luglio 1865, ore 13,20.

Veuillez m'informer si circulaire française sur mission Vegezzi, dont parle Europe Francfort existe et quelle en est teneur.

111

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 297. Parigi, 31 luglio 1865, ore 17,36 (per. ore 19,05).

En l'absence de M. Drouyn de Lhuys M. de Banneville m'a dit qu'il y avait en effet un petit bout de circulaire constatant l'attitude du Gouvernemelllt français à l'égard des négociations Vegezzi. Cette attitude aurait été de se tenir à l'écart tout en faisant connaitre le désir qu'elles pussent aboutir. Je vous préviens pour toute bonne fin que l'absence de Drouyn se prolongera jusqu' au 12 aoùt (1).

(l) Il contenuto di questo telegramma venne esposto più ampiamente nel r. 221 del 2 agosto di cui si pubblica solo il brano seguente: • la circolare farebbe inoltre risultare il vantaggio che risulta dal solo fatto dei negoziati stessi, la cui sospensione lascia del resto la possibilità di future trattative •·

113

ISTRUZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, PER IL MINISTRO DESTINATO A MADRID, TALIACARNE

Firenze, ... luglio 1865 (1).

Comme je Vous l'ai annoncé par le télégraphe, Vous ètes chargé par Sa Majesté de l'honorable mission d'aUer représenter le Gouvernement du Roi auprès de celui de S. M. la Reine d'Espagne.

En présentant à la Reine les lettres de notification du titre pris par S. M. Notre Auguste Souverain ainsi que vos lettres de créance, que vous ,trouverez ci-jointes, avec les copies d'usage, Vous Lui exprimerez le désir du Gouvernement du Roi que les meilleures relations se consolident entre les deux Couronnes et les deux nations, ainsi que les voeux que le Roi et Son Gouvernement forment pour le bonheur de la famille Royale d'Espagne et pour la prospérité de ce noble pays. Vous vous inspirerez d'ailleurs dans cette circonstance du contenu mème des lettr,es royales.

Vous aurez à faire preuve dans vos rapports soit officiels soit personnels avec les hommes d'Etat espagnols de cet esprit de modération et de rectitude, de cette sincéri:té de langage, de cette réserve rigoureuse à l'égard de toutes les affaires intérieures du pays, que le Gouvernement du Roi regarde comme la première règle de conduite pour ses Agents diplomatiques, et qui sont nécessaires en Espagne plus peut-étre qu'ailleurs, à cause de l'activité qu'y déploient les partis et des complications qu'y présente souvent la politique à l'intérieur. Votre langage et Vos actes s'inspireront sans cesse des sentiments d'amitié que nous désirons voir s'affirmer de plus en plus entre les deux nations et Vous mettrez tous Vos soins à ce que les bonnes relations entre elles regagnent promptement ce que l'interruption des rapports politiques entre nos Cabinets a pu leur faire perdre. Plus l'Italie a mis de soin à s'abstenir par dignité de toute avance dans

la période à laquelle la résolution si sage du Cabinet actuel vient de mettre fin, plus elle se sent à l'aise aujourd'hui pour témoigner au Gouvernement Espagnol sa confiance dans les bonnes dispositions qu'il lui témoigne et son empressement à y répondre avec la plus parfaite réciprocité. Nous considérons en effet l'interruption qui a eu lieu dans nos rapports politiques comme le résultat de circonstances particulières que le Gouvernement Espagnol a pu sentir peser sur lui, et dont nous le félicitons de s'ètre affranchi. Je ne doute pas,

M. le Ministre, que Vous ne Vous acquittiez de votre nouvelle tàche avec le zè1e et le dévouement que le Gouvernement du Roi a trouvés jusqu'ici en Vous.

Le peuple italien et le peuple espagnol sont de mème race; tous deux ont soutenu pour leur indépendance des luttes héro'iques; tous deux ont le culte de l'honneur national et l'orgueil patriotique d'une race dont les destinées ont été grandes et le seront ,encore; tous deux ayant joui d'une prospérité et d'une civilisation exceptionnelles au moyen àge, ont à réaliser aujourd'hui les progrès

nouveaux dans lesquels d'autres nations les ont dévancés à leur tour. L'Espagne à plusieurs égards nous a donné des exemples dont elle doit reconnaitre la trace dans ce qui s'est passé récemment en Italie. Comme nous venons de le faire, elle réunissait jadis ses provinces pour constituer cette puissance espagnole, qui a ja.té tant d'éclat, et de notre temps nous l'avons vue suivre non sans tatonnements et sans difficulté, mais aussi avec persévérance les voies de la liberté constitutionnelle. Qu'il soit permis à l'Italie d'aspirer de son còté à ce que la pratique sage et régulière chez elle de ces memes libertés, à ce que l'expérience des résultats obtenus par l'abnégation et l·e dévouement de tous à la patrie commune, en déhors de toute préoccupation de parti ou de forme politique, ne

soient pas sans exercer quelque heureuse ·influence sur l'esprit public de l'Espagne, et que les deux peuples, inaugurant une ère nouvelle dans l'histoire des races latines. marchent ensemble à la réalisation d'une liberté sans trouble et d'un progrès sans secousse.

Vous trouverez, j'en suis convaincu, dans la grande majorité de l'opinion publique de vives sympathies pour la cause de l'Italie et pour les principes que nous r.eprésentons, et le Cabinet espagnol vient de donner la preuve qu'il partage ces sympathies et qu'il sait y conformer la politique de l'Espagne. Vous vous attacherez donc à entretenir avec les hommes marquants des diverses fractions du parti libéral des relations empreintes de la cordialité que doiv•ent ressentir les uns pour les autres l·es citoyens des deux péninsules, et soigneusement exemptes, bien entendu, de tout exclusivisme, de toute préférence meme qui soit de nature ,à exciter la défiance. Ce n'est point à tel ou tel parti, c'est à l'Espagne que s'adressent les sentiments dont l"Italie compte que Vous saurez etve l'organe, et si aujourd'hui le parti qui se préoccupe le plus des intérèts ecclésiastiques a pu, mal éclairé sur notre politique, ou entraìné par des passions qui ne nous émeuvent point, oubUer les liens communs qui doivent unir les deux pays, nous pensons que le temps n'est pas loin peut-etre où dans ses rangs memes tous les hommes de bonne foi rendront justice à la conduite que nous tenons, conduite qui doit favoriser en les affranchissant les uns des autres les intérets de la religion et ceux de la politique.

C'est .en effet un grave malentendu sur les effets de la politique de l'Italie dans l'ordre religieux qui a été, avec des considérations dynastiques que nous compr•enons, la cause réelle de l'interruption des bons rapports entre nous. L'Italie n'a pas oublié que lors de la guerre de 1859 la nation espagnole se montrait sympathique à notre mouvement d'indépendance, bien que certaines influences s'étudiassent à l'inquiéter sur les suites de la guerre. Ces suites, en fait, s'étendirent plus qu'on n'avait di't le prévoir, mais n'est-il pas vemarquable que ce furent précisément nos ennemis qui rendirent impossible la neutrali:té des autreSi territoires italiens, neutralité désirée en général par l'Europe, mais anéantie politiquement par l'espèce de vassalage où l'Autriche avait réduit ces Etats, militairement par l'occupation autrichienne elle-meme? Aussi en novembre 1849 le Gouvernement de la Reine manifestait amicalement au Gouvernement du Roi la confiance que la nouvelle situation se régulariserait, du consentement du Saint-Siège lui-meme. Sans revenir sur les événements accomplis dans le Sud

de la péninsule, nous pouvons dire en passant qu'ils portent le mème caractère d'inévitable fatalité et que la force des choses y a dominé incomparablement la volonté des hommes. Mais c'est la question des possessions territoriales du Saint-Siège qui a été surtout le motif des appréhensions, puis de l'hostilité morale du Gouvernement Espagnol. Il semblait à l'Espagne que des convenances morales d'ordre supérieur, convenances qu'on croyait mises en question, celles de la sauvegarde des intérets catholiques, dussent prévaloir mème contre les impossibilités pèatiques que les événements avaient démontrées. Cependant peu à peu 1es puissances les plus conservatrices, se rassuraient sur le caractère et la portée de notre rénovation intérieure: le bon sens général éliminait des questions politiques pendantes les intérèts religieux qui n'en dépendent point et reconnaissait la grandeur et la légitlmHé de cette ambition d'un peuple catholique qui veut recouvrer son entière liberté civile et politique, d'un peuple libéral qui veut donner à l'Eglise une indépendance plus précieuse que ses privilèges, en conservant au Saint-Siège ce qu'il y a de plus sacré et de plus respectable dans la souveraineté dont il est investi. Le Gouvernement Espagnol à son tour, instruit par la suite de notre politique et par les éclaircissements que nous avons souvent donnés sur le respect que les pouvoirs publics professent en Italie à l'égard des questions religieuses, sur l'incompétence mème où ils reconnaissent ètre pour les définir ou les résoudre, a commencé à faire et fera de plus la part des droits incontestables qu'a politiquement un peuple à la p1eine et entière possession de lui-meme, la part de l'indépendance absolue dans laquelle savent se maintenir à cet égard, comme l'Espagne l'a montré, les nations qui ressentent

et qui veulent inspirer le respect d'elles-memes.

Je crois entièrement superflu, M. le Ministre, de démontrer qu'en ces matières ecclésiastiques où en vertu de l'ancien droit public le pouvoir civil, et le pouvoir religieux sont encore actuellement liés l'un à l'autre, la ligne de conduite du Parlement et du Gouvernement ne s'est point écartée je ne dirai pas des limites jusqu'où les autres Gouvernements ont cru pouvoir aller, mais meme d'égards spéciaux dus à la présence du Saint-Siège au coeur de l'Italie et à la situation particulièrement délicate qui en résulte. Je ne crois pas qu'aucun des pays qui dans les temps modernes ont entrepris l'reuvre ardue mais indispensable de la réforme des rapports de l'Etat avec l'Eglise y ait apporté les précautions, les ménagements et, s'il m'est permis de le dire, les lenteurs, avec lesquels le Gouvernement du Roi depuis 1848 a dénoué peu à peu les attaches qui enchainaient l'un à l'autre, à leur détriment commun, le pouvoir re1igieux et le pouvoir civil. Celui-ci ne saurait ètre accusé chez nous d'avoir excédé ses attributions ou empiété sur le domaine qui doit etre réservé aux pasteurs des consciences, et ce reproche pourflait lui etre adressé parla nation espagnole moins que par toute autre, puisque l'Epagne a conservé à l'autorité civile, en matière épiscopale ,surtout, des prérogatives plus étendues que celles auxquelles les évéques sont soumis aujourd'hui en Italie. La réforme capitale que tous les Gouvernements se sont crus en devoir depuis le siècle dernier d'apporter à leur législation en ce qui concerne la faculté jadis concédée à l'église de posséder des biens de main morte, a été depuis longtemps opérée par l'Espagne avec une hardiesse et un succès qui ont inspiré à des hommes d'état éminents en Italie la pensée d'imiter le mode de désamortisation appliqué par elle, tandis que ce n'est que dans la deuxième législature du Royaume d'Italie qu',après les études et avec la maturité qu'exige cet imposant objet, la meme question aura été réglée chez nous. L'Espagne qui a rencontré tant de difficultés dans ses rapports avec le Saint-Siège, et dont le Gouvernement sous la Souveraine régnante est resté onze ans sans etre reconnu à Rome, est à meme d'apprécier exactement le mérite de l'esprit de transaction et de ménagement dont l'Italie n'a pas cessé de faire preuve.

D'ailleurs, après les démarches faJtes récemment par 1e Saint-Siège auprès du Gouvernement du Roi et après l'acceuil fait par Sa Majesté et par nous, avec l'approbation marquée de l'opinion publique, aux ouvertures pontificales, il n'est plus possible de contester que sur le terrain religieux une entente ne soit plus facile pour le Saint-Siège avec l'Ita1ie qu'avec aucun des autres pays catholiques. Les difficultés politiques qui, bien qu'étrangères en elles-memes aux négociations qui viennent d'avoir lieu entl"e Rome et noUis, ont pu par des circonstances spéciales s'y meler et en retarder la conclusion, * pourront etre levées un jour, e't nous désirons qu'il en soit ainsi * (1). Des dispositions plus complètes, fondées sur le principe toujours invoqué en vain à Rome depuis mille ans, de la liberté de l'Eglise, seront prises par le Gouvernement du Roi, il l'a formellement déclaré, lorsQue les empechements résultant de la situation politique de la Cour de Rome ne s'y opposeront plus en Italie comme ils s'y sont opposés jusque ici dans toutes le monarchies. Loin donc de marcher à un abaissement quelconque du prestige et des droits de l'Eglise, ritaUe ~est en chemin de les rétablir dans leur intégrité, et nous prévoyons que si jamais il y avait lieu à des échanges de vues entre l'Italie et les autres Gouvernements catholiques sur la situation faite chez eux à l'Eglise par le contre-coup de la si,tuation qui lui aura été faite en Italie, ce pourrait etre principalement à cause des difficultés que pourrait paraitre présenter ailleurs l'ex,emple des concessions sans précédent dans le passé que l'Ltalie aura accordées à l'Eg1ise Catholique.

Le Gouvernement du Roi sera toujours pret d'ailleurs, et il l'a constamment déclaré, à reconnaitre l'importance qu'il y a pour les autres puissances à ce que l'indépendance et la liberté entière de l'exercice à l'autorité spirituelle du Saint-Siège envers leurs sujets soit garantie du céìté de l'Italie par des moyens sùrs et efficaces, plus sùrs et plus ef:ficaoes, ajouterai-je, que ceux au maintien desquels a été employé presque depuis la restauration l'occupation étrangère dans les Etats pontificaux. C'est là le point véritable qui dans les affaires de Rome intéresse la catholicité; et là dessus le Gouvernement du Roi,

je le répète, accueillera toujours avec égard les justes observations de ces puissances, et mettra un soin particulier à s'entendre avec elles. C'est avant tout dans son propre intéret que le GouV1ernement du Roi en agira ainsi, car sa responsabilité dans ses relations extéri.eures et son indépendance dans sa politique à l'intérieur seraient trop gravement compromises si, par suite d'une

sujétion quelle qu'elle fUt de l'autorité ecclésiastique envers lui, il donnait le spectacle funeste de l'emploi des influences religieuses au profit de sa politique, comme le passé a donné le non moins triste spectacle de l'emploi du bras séculier au profit de la religion. L'immense majorité des Italiens considère comme la plus décevante des ambitions, celle de reconstituer en sens inverse cette union ou pour mieux dire cette confusion du pouvoir religieux et du pouvoir politique qui n'a fait nulle part plus de mal qu'en Italie; et notre propre intérét est en ceci le meilleur gage que nous puissions donner de notre politique à venir.

Quant à la situation politique des provinces romaines et aux rappovts réciproques entre la Cour de Rome et ses sujets, le principe que l'Italie fera prévaloir constamment et préservera aussi efficacement qu'il sera nécessaire contre toute atteinte, c'est celui de non intervention. Il n'est pas inutile de rappeler à ce sujet, M. le Ministre, qu'il n'a jamais été admis, et que la prétention n'avait meme jamais été élevée depuis l'origine du droJt public moderne jusqu'à ces derniers temps, que les puissances catholiques eussent le droit comme telles de prendre parti dans les différends entre la Cour de Rome et ses sujets. Lorsque nous avons vu ces interventions avoir lieu, ce fut avec le caractère d'un fait spécial se rattachant à la politique particul.ière de telle ou telle puissance, mais jamais avec un caractère collectif d'où l'on put conclure à un droit d'ingérence pour cause religieuse. C'est ce qui fut constaté très nettement en 1849 dans les Conférences de Gaète, où la France n'admit point d'inrtervention collective à Rome et se réserva de régler la situation dans des vues libérales et conformes aux intéréts du peuple romain. Il n'est pas besoin de rappeler

que la meme chose arriva lorsque cette question fut posée de nouveau en 1861 par l'ambassadeur d'Espagne à Paris qui parlait, comme celui d'Autriche, d'employer l'action des puissances catholiques à établir que la capitale du monde catholique appartient aux nations catholiques. Le Ministre des Affaires Etrangères de France détruisit par une réponse ferme autant que mesurée cette théorie recente qui faisait des Etats du Saint-Siège une propriété de main morte affectée à la catholicité tout entière, et fit sentir l'étroite connexité entre la régularisation des faits qui ont si considérablement modifié la situation de la péninsule, et la solution à donner à la question romaine. Le méme poinrt de vue a présidé à la conclusion de la Convention du 15 Septembre 1864, à laquelle aucune autre puissance n'a été appelée à prendre part avec celles qui étaient intéressées en fait à régler cette question d'occupation territoriale. Le Gouvernement du Roi n'admet aucune restriction à ce principe. Les deux puissances contractantes ont réservé pour certaines éventualités leur liberté d'action, mais elles n'ont admis, et l'Italie n'admettra pour aucune éventualité et dans aucun cas l'ingérence d'une autre puissance.

Je n'insiste pas davantage sur ce sujet. Les communications échangées entre le Cabinet de Madrid et nous à propos de l'acte de la reconnaissance de l'Italie, ont défJni cette question dans ses véritables termes, et j'ai vu avec plaisir que le Gouvernement Espagnol a reconnu la justesse de notre manière de voir à l'égard de la convention du 15 Septembre et de la situation qu'elle a eu pour objet de régler.

C'est donc sans risque d'ombrage réciproque sur ce sujet si délicat et si difficile que les deux Gouvernements inaugurent leurs bonnes relations.

Vous Vous bornerez toutefois à cet égard, M. le Ministre, à suivre les directions que je me réserve de Vous adresser en temps opportun, en vous abstenant de faire sans nécessité des déclarations en général inutiles. Vous réglerez du reste à l'occasion Votre langage sur celui que tient le Gouvernement du Roi dans ses dépeches récentes au Baron Cavalchini en dans les instructions présentes, mais sans rechercher des discussions à ce sujet et en observant la plus grande réserve possible.

Pour épuiser ce qui touche à l'acte de la veconnaissance, si l'on Vous fait à Madrid des ouvertures relatives au règlement des réclamations de certains Princes appartenant aux familles déchues, pour la 11estitution de biens qu'ils disent avoir un caractère privé, Vous pourrez déclarer de nouveau que le Gouvernement du Roi n'a jamais eu la pensée, comme il l'a assez fait connaìtre, de s'appropr.ier ceux de ces biens qui auraient réellement ce caractère, mais que si des constatations sur la nature des biens dont il s'agit, faites dans les formes régulières et légales, les fait reconnaitre comme des biens particuliers de ces familles, ce que la justice pourra demander sera fait. Il va sans dire que le Gouvernement du Roi réserve entièrement sur ce point la compé

tence respective du pouvoir ~législatif et du pouvoir judiciaire et que les com

munications qui auraient lieu entre le Cabinet de Madrid et nous sur cette

question, qui est d'ordre intérieur, n'auraient naturellement qu'un caractère

officieux.

En ce qui concerne notre politique vis à vis de l'Autriche, politique sur

la modération et la fermeté de laquelle nous ne pourrions rien dire qui ne

fut déja connu, il n'est pas déraisonnable de conjecturer que la puissance qui

a donné au monde l'exemple de l'abandon de Saint Domingue, comme l'Angle

terre s'est désintéressée des Hes ioniennes, pourra un jour employer son in

fluence dans l'intéret du repos et de la stabilité de l'Europe, pour la solution

de la question vénitienne. Il est vrai que l'Espagne en raison de sa situation,

reste ordinairement, pour ainsi dire, en dehors des agi,tations de la poHtique

du continent. Mais précisément à cause de l'indépendance que lui donne cette

situation, ses affinités de race et de principes avec la nation j,talienne peuvent

se traduire plus librement, et la cause qui a reçu des grandes puissances occi

dentales des encouragements et des appuis signalés en bien des c1irconstances

trouvera sans doute dans l'Espagne que tant de bons rapports relient à la

France et à l'Angleterre une arnie de plus.

La communauté de nos intérets dans la Méditerranée, l'importance de nos

colonies et de notre influence respective dans l'Amérique du Sud, où nous

sommes les deux puissances qui comptent le plus de nationaux et qui sont

appelées à développer le plus de relations, ce sont là encore des puissantes rai

sons pour que l'Espagne et l'Italie ne se séparent point dans les affaires géné

rales de l'Europe. Tous ces éléments déterminants prévaudront désormais, j'en

ai la confiance, auprès du Cabinet de Madrid, sur les conseils d'une politique

de systèmes et de partis, qui en associant sans raison l'Espagne aux destinées douteuses de l'Autriche, constituent pour la monarchie espagnole un péril san& profit au dedans ,et au dehors.

Je n'ai pas de plus amples éclaircissements à Vous donner ici sur la politique du Gouvernement du Roi; ceux que je Vous ai adressés à Lisbonne sur la marche successive de nos affaires ,extérieures sont suffisants pour Vous servir de règle jusqu'à nouvel ordre dans la résidence où Vous etes. Je confie donc sans autre recommandation à Votre tact et à Votre prudence la direction des affaires politiques dans ce poste important, où Vous aurez soin de suivre avec attention et de me faire connaitre en détail la marche des événements et les progrès de l'opinion libérale et arnie de l'Italie.

Vous trouvel'eZ dans les archives de la Légation les pièces relatives aux affaires spéciales en cours et le Baron Cavalchini Vous donnera à cet égard toutes les informations nécessaires. L'une de ces affaires, celle des archives napolitaines qui furent refusées aux Consuls du Roi par les agents espagnols à qui elles avaient été remises par ceux de François II, avait pris une gravité plus facheuse qu'on ne pouvait le prévoir, et entraina en 1861 le rappel du Baron Tecco de Madrid, mais elle ne peut plus etre en ce moment l'objet d'aucune difficulté, et le Gouvernement Espagnol s'empressera sans doute de faire opérer la consignation par les agents espagnols aux agents du Gouvernement du Roi de toutes les archives des anciens consulats napolitains. Vous voudrez bie~ éviter jusqu'à nouvel ordl'e de prendre l'initiative d'aucune réclamation à cet égard auprès de S. E. M. Bermudez de Castro.

Nos rapports commerciaux avec l'Espagne pourraient avoir une grande extension et contribuer dans des proportions considérables à la prospédté des deux pays, malgré la similitude de leurs productions respectives. Mais en raison meme de cette similitude les relations entre les deux Royaumes, dont les ports sont pou!'tant si voisins, ne pourront acquérir leur développement na,turel que sous l'influence de conditions moins restrictives que celles auxquelles l'Espagne assujettit notre commerce en matière de navigation indirecte, de cabotage et meme de tarif douanier. Il serait hautement désirable qu'un Traité de Commerce et de navigation fùt conclu entre l'Italie et l'Espagne. Je me réserve de Vous transmettre à cet égard des instructions précises et formelles, mais Vous pourrez, en attendant, si l'occasion vient à se présenter, préparer les vo,ies. Les Conventions actuellement en vigueur entre l'Espagne et nous doivent naturellement etre renouvelées pour etre mises en harmonie avec celles que le Royaume d'Italie a conclues depuis quatre ans avec les autres Etats. Dans ce nombre je signale particulièrement à Votre attention la Convention postale du 29 Septembre 1851 qu'il y a urgence à renouveler sur la base des principes établis dans la Conférence internationale de Paris en 1863. Les Conventions de 1851 et de 1857 pour l'exécution des arrets judiciaires et l'extradition des malfaiteurs devraient etre aussi modifiée d'après l'état actuel des deux législations et le système des conventions analogues conclues récemment par le Royaume d'Italie avec d'autres Puissances. La Convention consulaire et celle pour la garantie de la propriété littéraire et artistique, quoique conclues récemment, pourraient-elles aussi ètre modifiées. Je Vous indiquerai bientòt sur quelles

bases, à notre avis, ces modifications devraient etre établies quand Vous m'aurez fait connaitre les dispositions du Gouvernement Espagnol à cet égard.

Les sujets italiens établis en Espagne sont nombreaux et nous avons des intérets privés considérables à protéger dans ce pays. Le système actuel de nos Consulats, assurément incomplet, demande pour étre réorganisé des études, pour lesquelles je compte en partie sur votre activité éclairée.

J'ai la confiance, M. le Ministre, que Vous saurez représenter dignement et utilement l'Italie dans Votre nouvelle résidenoe.

113.

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA (AS Biella, Carte La Marmora; ed. in LA MARMORA, pp. 41-42 .e in CHIALA, pp. 8-10)

L. P. Firenze, 4 agosto 1865.

Dopo che ella è partita da Firenze venne da me due volte il Ministro di Prussia. Egli non mi leggeva, né credo avesse ricevuto note diplomatiche ma con telegrammi alla mano del suo Primo Ministro Bismarck, mi chiedeva la prima e mi faceva maggiore premura la seconda di dichiarare quale sarebbe stato il contegno dell'ItaLia, nel caso probabile d'una guerra fra la Prussia 'e l'Austria. Come ella si può immaginare io ho ricevuto queste comunicazioni colla massima riserva, e anzicché dimostrare la mia interna soddisfazione, per un evento cosi favorevole ai nostri destini, sollevai dubbi e difficoltà certamente non infondate, ma nello scopo principalmente di guadagnare tempo.

Se il Governo Prussiano dissi al Ministro D'Usedom ha seriamente intenzione di muover guerra all'Austria, ci faccia una proposta seria e formale noi l'esamineremo, ma se si tratta soltanto di servirsi d'una nostra dichiarazione per fare una pressione diplomatica sull'Austria in favore della Prussia, ciò non ci conviene.

Siccome a questa mia osservazione, il Ministro D'Usedom venne nella seconda visita a ripetermi che la Prussia era decisa di far la guerra all'Austria, gli dichiarai senz'altro che noi non potevamo prendere impegno senza conoscere quali fossero le intenzioni dell'Imperatore dei Francesi, e non esitai per anco a suggerirgli che il Governo Prussiano ne facesse altrettanto.

• Voi capite -replicai a d'Usedom -di quale importanza sia, per noi e anche per voi, sapere se la Francia sia favorevole o contraria a quella guerra; *e se la Prussia soggiunsi, sapesse fare qualche sacrifizio nelle sue Provincie Renane, l'esito della guerra non sarebbe più dubbio, e la Prussia troverebbe larghi compensi, nello Schleswig non solo ma nell'annessione di qualche stato secondario, che sparire dovrebbe dalla carta troppo complicata della Germania * (1).

Ripetei a più riprese al Ministro Prussiano che noi dobbiamo andare molto cauti nell'impegnare una nuova guerra all'Austria; in quanto che siamo persuasi che sarà una guerra à outrance. L'Austria cercherà naturalmente di distruggere l'Italia, e noi non potremo rimetteve la spada nel fodero, finché l'Austria non avrà più un soldato ,in Italia, * e sarà ridotta al punto da non poterei più nuocere.

Di ogni cosa io tenni parola col Barone Malaret, il quale persuaso, a quanto mi parve dell'importanza della proposta prussiana anticipò di alcuni giorni la sua partenza per Parigi. Egli mi promise di recarsi subito da lei prima ancora di veder Drouyn de Lhuys o l'Imperatore. Io sono persuaso, come ella mi assicurava, che l'Imperatore dei Francesi desidera la pace; ma se l'occasione propizia gli si presenta di allargare la sua frontiera sul Reno, la potrà egli rigettare? Non è possibile. Nulla a mio avviso, può meglio consolidare la dinastia Napoleonica, che un aggrandimento della Francia sul Reno. Lo stesso Thiers, il più grande oppositore del presente Impero, mi dichiarava un giorno che se l'Imperatore riesciva in un modo, o nell'altro a strappare per la Francia la sua naturale frontiera sul Reno, egli si sarebbe rallié *.

Prima però di impegnarci colla Prussia noi non dobbiamo neppure escludere la supposizione che l'Austria vedendo da lungi il temporale che sta per piombargli adosso, e nell'impossibilità di rischiare una lunga guerra, collo stato disperato delle sue finanze e la confusione politica in cui si trova, si risolva finalmente a far sacrifizio della Venez,ia.

Ella avrà rimarcato, come tutti i giornali tedeschi ne parlino, e non vedendole smentire queste notizte comincio per credere anch'io che qualche cosa si tratti fra Vienna e Pavigi. Ella stia bene all'erta, perché potvebbe ancora essere un giuoco del Governo Austriaco, per sortire dalla presente difficol/Ìà. Nissuno è meglio di lei in posizione per giudicare la cosa.

Per meglio stuzzicare lo spirito bellicoso e l'amor proprio dei Prussiani dissi a d'Usedom che nissuno pigliava al serio le minacce della Prussia e l'Austria forse meno degli altri attesoché disarmava e appunto in questo momento.

Al Barone Malaret ho poi dichiarato a più riprese perché il Governo prussiano ne sia bene informato che qualora la guerra fra la Prussia e Austria venisse realmente a scoppiare, è impossibile che l'Italia non vi prenda parte. Nissun Governo lo potrebbe impedire.

(l) Le istruzioni sono prive di data. Taliacarne fu accreditato il 26 luglio.

(l) In una prima stesura, invece della frase fra asterischi, si legge « seront levées bientòt peut-étre nous voulons l'espérer, par des concessions nouvelles du Parlement d'Italie et de la Cour de Rome ».

(l) I Brani fra asterischi non sono editi in LA MARMORA.

114

IL MINISTRO A MADRID, TALIACARNE,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE S. N. Madrid, 6 agosto 1865 (per. L' ll).

*Par suite des ordres que V. E. m'a transmis avec son télégramme du 28 Juillet dernier (1), j'ai quitté Lisbonne le 31, et je suis arrivé à Madrid le 3 du courant.

Ce meme jour je me suis rendu avec M. le Baron Cavalchini chez le Ministre des Affaires Etrangères. M. Bermudez de Castro m'a fait un excellent accueil, et m'a exprimé à plusieurs reprises, de la manière la plus chaleureuse, le sincère et vif désir du Gouvernement espagnol de renouer avec celui de Sa Majesté les relations les plus cordiales * (1).

Le jour suivant le Ministre s'est empressé de me rendre ma visite, et dans le cours d'une longue conversation, il a particulièr.ement insisté sur les difficultés de toute nature, que le Cabinet actuel a eu à surmonter pour réussir à mener à bonne fin sa décision de reconnaitre le Royaume d'ltalie. Il m'a meme parlé d'une dépeche du Comte de Mensdorff datée du 21 Juillet dernier, dont le Chargé d'Affaires d'Autriche lui a donné lecture par ordre de so n Gouvernement. Cette dépeche qui avait pour but d'empecher la reconnaissance du Royaume d'Italie par l'Espagne, insinue que cet acte pourrait mettre en danger le tròne de la Reine, et tàche de convaincre le Gouvernement Espagnol que c'est uniquement le profond intérèt que porte la Maison d'Autriche au bienetre de l'Espagne et à la famille Royale qui lui a dioté ces observations amicales.

M. Bermudez de Castro a adressé le 3 du courant une dépeche au Ministre d'Espagne à Vienne en réponse à celle du Comte de Mensdorff. Comme ce document pourrait intéresser le Gouvernement du Roi, je me suis hasardé à demander la permission d'en prende lecture. M. Bermudez a paru beaucoup hésiter, mais enfin il y a consenti, et il m'a dit que si je voulais bien me donner la peine de passer samedi au Ministère des Affaires Etrangères, il me fournirait le moyen de satisfail"e à mon désir qu'il trouvait du reste fort nature!.

Mettant à profit ces bonnes dispositions de M. Bermudez de Castro, je n'ai pas manqué de me rendre hier chez lui à l'heure qu'.il m'avait indiquée. Ce Ministre m'a donné lui-meme lecture de la dépeche en question en en accentuant fortement les parties les plus saillantes. Terminée cette lecture j'ai hasardé une nouvelle tentative, cette fois-ci dans le but de pouvoir me mettre en mesure d'envoyer à V. E. la copie meme de la dépeche de M. de Bermudez, ou du moins quelques extraits de ses passages les plus importants. Le Ministre, après quelques nouvelles hésitations, m'a dit à peu près ceci: • Je veux bien vous remettl"e cette dépeche, mais si vous en faites des extraits, ou meme une copie, ce que je serais censé ne pas savoir, vous devrez prévenir votre Gouv.ernement que cette communication est strictement confidentielle, .et que par conséquent la dépeche n'est destinée, pour à présent du moins, à aucune espèce de publicité. J'en ai vivement remercié le Ministre, et j'ai emporté la dépeche: je m'empresse de transmettre ci-joint à V. E. la copie que j'en ai de suite fait faire (2).

J'ai en méme temps l'honneur de vous transmettre ci-jointe, M. le Ministre, la copie d'une circulaire se référant à la reconnaissance du Royaume d'Italie, que M. Bermudez de Castro a adressé le 2 courant à tous ses collègues, et qu'il m'a remis lui-méme (1).

M. Ulloa qui d'abord devait partir aujourd'hui, a retardé son départ jusqu'à demain à cause de ses affaires privées. Il s'arrétera quelques jours à Paris avant de se rendre à Florence.

ALLEGATO.

BERMUDEZ DE CASTRO A DE LA TORRE AYLLON

Madrid, 3 agosto 1865.

El Encargado de Negocios de Austria me ha dado lectura de un despacho que con fecha 21 de julio le dirige el Seiior Conde de Mensdorff y que a petici6n mia ha dejado en mi poder confidencialmente. Con el mismo caracter remito a V.E. adjunta una copia, para el caso de que V.E. ignare su contenido.

Es cierto que durante el ultimo Ministerio presidido por el Seiior Duque de Tetuan, la politica seguida por el Gobierno de la Reina respecto a la cuesti6n de Italia se encontraba basta cierto punto en armonia con la de Austria; pero no lo es menos que esta conformidad de miras no reconocia por origen ningun acuerdo ni estipulaci6n prévia por la cual ambas naciones se hubiesen comprometido a seguir una misma marcha politica en la cuesti6n de que se trata. Espaiia y Austria podian caminar de acuerdo mientras sus respectivos intereses asi lo aconsejasen; pero ninguna de las dos habia perdido su piena libertad de acci6n para separarse en esta o en cual-quiera otra cuesti6n politica cuando sus Gobiernos lo juzgasen conveniente. No me es facil, pues, comprender las razones que puedan absistir al Seiior Conde de Mensdorff, para asegurar que el primer acto de este Ministerio no ha respondido a sus esperanzas; esto pareceria implicar la idea de acuerdos preexistentes que en certa manera disminuyesen la acci6n independiente en que, tanto con respecto a este asunto como a los demas de su politica exterior, ha conservado y desea conservar el Gobierno de la Reina.

Muchos son los lazos de amistad y reciproca consideraci6n que unen a las dos naciones y mas estrechos son aun desde que el Gobierno del Emperador ha creido conveniente para el bien de sus Estados cambiar las antiguas instituciones del Imperio por otras muy semejantes a las que rigen en Espaiia; muchas son también las cuestiones politicas en que los Gobiernos de ambas naciones podran estar de acuerdo; pero no podrian asegurarse, en mi entender, como la asegura el Seiior Conde de Mensdorff, que la Espaiia tenga en Italia intereses identicos a los del Austria.

Sentimos viva y profunda simpatia hacia los Principes de la familia de Borb6n que han perdido sus Estados; hemos aguardado cuatro aiios para reconocer el Reino de Italia, en la esperanza de que nuevas eventualidades o un acuerdo de las Potencias Europeas resolviese de un modo definitivo esta cuesti6n tan complicada; pero cuando ese Reino de Italia se ha consolidado durante este periodo, cuando los intereses politicos y materiales de Espaiia aconsejan su reconocimiento, el hecho de prescindir de afectiones personales y de intereses puramente dinasticos, que en nada afectan sin embargo a la familia reina.l}te, anteponiendo a toda otra consideraci6n la del bien del pafs, no podria jamàs alegarse en contra nuestra, antes bien este hecho seria la màs evidente prueba de la sinceridad y del desinterese de nuestra conducta.

Como potencia esclusivamente cat6lica nos interesamos vivamente por todo cuanto tiene relaci6n con el sumo Pontifice; pero este interés es pura y exclusivamente en fav6r del Santo Padre, sin mezela alguna de aspiraciones politicas de

ningun género. Sin poner en duda ni por un solo momento el interés que anima al Austria en fav6r del Jefe de la Iglesia Cat6lica, no puede desconocerse el hecho de que tiene al mismo tiempo otros intereses de muy distinta indole en la Peninsula Italiana; y esta es la raz6n en que me fundo para no convenir en que existe esa absoluda identidad de miras a que alude el Sefior Conde de Mensdorff.

Tampoco puedo estar de acuerdo con el Sefior Ministro de Negocios Estranjeros en que el reconocimento de los hechos consumados en Italia no cree una posici6n mas dificil para elevar la voz en fav6r de la Santa Sede; solo una cosa hay de cierto y positivo en la conducta que hasta aquì hemos seguido, y es que todos nuestros esfuerzos han sito completamente estériles y ineficaces para el fin que nos propusimos.

Por otro lado el reconocimento de los hechos consumados no es una mera teoria jamas puesta en practica. Espafia y Austria han seguido siempre esta politica y sin remontarme a epocas no muy distantes todavia, solo recordaré que en 1830 y en 1848 hemos reconocido juntamente con el Gobierno Imperia! hechos que se consumaron en Francia produciendo la caida de las dos ramas de la casa de Borb6n; y aun aproximandonos a épocas mas cercanos, no es posible olvidar que la Monarquia Italiana ha sido reconocida por toda la Europa con levisimas excepciones y que el mismo Austria ha sancionado tacitamente la incorporaci6n al antigua Reino del Piemonte de una de las màs bellas provincias que forman hoy·parte del Reino de Italia.

Consignados los motivos de nuestra conducta en el despacho dirigido al Embajador de S.M. en Roma, y siendo de todo punto inneoesario entrar en nuevas explicaciones concluiria aquì esta comunicaci6n sino me fuere imposible dejar de hacerme cargo de las observaciones que contiene la ultima parte del despacho del Conde de Mensdorff al Encargado de Negocios de Austria.

Participo pienamente de la opini6n de ese Sefior Ministro de Negocios Estranjeros de que es en ·efecto un punto muy delicado el entrar en appreciaciones respecto al estado interior de otra naci6n; y he aqui porque no me creeria yo autorizado para hacer observaciones acerca de la situaci6n interior del Imperio Austriaco.

Agradeciendo, sin embargo el amistoso proposito que guia al Sefior Conde deberia evitar el responder a apreciaciones de cuja, mayor o menar exactitud no puede haber mas juez que el Gobierno de la Reina, pero son tan reiteradas las protestas que hace de que el entrar en este terreno no le muev·e otra cosa mas que un vivo sentimiento de amistad hacia nos otros, que creo corresponder a el tranquilizandole sobre los temores que parece abrigar acerca del trono mismo de la Reina. Para ello basta solo recordar la historia. Huerfana y aun meciendose en la cuna cuando muri6 su augusto padre el Sefior Don F·ernando VII, viò combatidos sus derechos por un Principe usurpador a la cabeza de un pardido fanatico. Abandonada de casi toda la Europa, la Naci6n-sac6 a salvo no solo sus legitimos derechos, sino las instituciones sobre que asentava su Trono; y esas instituciones que a los ojos de muchos parecian el mas grave peligro fueron su mas poderoso escudo en la gran catastrofe de 1848.

En quella época de triste recordaci6n para toda Europa, no peligrò un momento el Trono de la Reina, y no hubo siquiera necesidad de hacer el mas leve sacrificio personal para salvar almenos las instituciones monarquicas; Espafia atravesò tranquila· aquella espantosa crisis, y ese trono merced a las instituciones que le rodeaban, resisti6 impasible al huracan que puso al borde del abismo a antiguas Monarquias que se consideraban inquebrantables.

En conoepto del Gobierno esas mismas instituciones que el Austria ha adoptado recientemente, esta intima uni6n que existe entre la Corona y sus subditos salvaran otra vez el Trono de nuestra Reina, si alglin peligro le amenazase, peligro que por fortuna no existe y que el Gobierno està seguro de evitar con su politica liberai y conservadora a la vez, politica que adoptada en tiempo oportuno, hubiera quizas salvados a los Soberanos que reinaban en Italia.

Al espresarse en este sentido con M. de Mensdorff, ruego a V.E. que le espresse cuan vivamente siento que la politica inaugurada por el Gobierno de S.M.

respecto de la cuesti6n de Italia no esté de acuerdo con la que Austria, por razones que respeto, cree conveniente seguir, y que le asegure igualmente que, lamentando que haya sobrevenido esta desidencia en nuestro modo respectivo de considerar esta cuesti6n, confio en que las relaciones entre ambas naciones ser{m en todas los demas puntos tan cordia1es y tan amistosas como basta aqui lo han sido.

(l) Non pubblicato.

(l) -Il brano fra asterischi è edito in italiano in LV8, p. 164. (2) -Cfr. il seguente brano del r. 8 di Tagliacarne del 28 ottobre: • M. Bermudez attache une grande importance à la Note qu'il a adressée à l'Autriche, dont j'ai eu l'honneur d'envover copie à V.E. par ma dépéche confidentielle du 6 aout et qui vient d'étre récemment publiée par les journaux •.

(l) Non si pubblica.

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IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(AS Biella, Carte La Marmora, ed in CHIALA, pp. 10-15)

L. P. CONFIDENZIALE. Parigi, 8 agosto 1865.

* Ieri il corriere Longo mi ha rimesso la di lei lettera del 4 corrente (l) nella quale Ella mi parla di cosa gravissima. Non potrò risponderle che fra alcuni giorni, perché l'Imperatore è assente e Drouyn de Lhuys non torna a Parigi che il 13 o 14. Ma intanto approfitto dell'occasione di mio suocero che va a Torino per farle pervenire questa lettera il cui scopo è di accusarle ricevuta della sua, e di parteciparle le mie prime impressioni * (2).

Anzitutto devo dirle che il Barone di Malaret, gdunto qui domenica, scrisse il giorno stesso, prima ancora che parlasse con me, a Drouyn de Lhuys che è a Champvallon, e lo informò di tutto. Questo passo fatto da Malaret mi mette nella necessità di passare per l'intermediario regolare ed ufficiale di Drouyn de Lhuys. Dal momento che Drouyn de Lhuys sa che io devo interpellare il governo francese sull'eventualità di una rottura fra l'Austria e la Prussia, non posso, passando sul suo capo, dirigermi all'Imperatore. Converrà adunque aspettare il ritorno di questo ministro e parlar con lui.

* Una rottura tra le due potenze tedesche di prim'ordine, è per noi uno dei più lieti e felici eventi che la fortuna d'Italia possa far nascere, giacché ci dà il mezzo di aver la Venezia, e d'averla senza il soccorso della Francia. Ma, benché sia possibile, questa eventualità è ben lontana ancora dall'aver quel carattere di certezza che è necessario perché noi possiamo pigliare un impegno positivo ed immediato. Al momento in cui scrivo è ancora possibile il convegno di Gastein, lo so in modo positivo. Spero che il convegno non avrà luogo, e che se avrà luogo, riuscirà a nulla; ma intanto è possibile che abbia luogo. Adunque Ella agì prudentemente, mettendo in dubbio nel suo discorso con Usedom, la probabilità d'una rottura tra l'Austria e la Prussia, e facendo capire al Ministro di Prussia che piglierebbe in considerazione una proposta seria quando si tratti di una guerra vera e seria, ma che il Governo italiano non si presterebbe a servir di spauracchio all'Austria nelle mani di Bismarck.

Ma il timore dei Prussiani si è che quando H momento sia giunto la Francia mandi all'Italia il suo veto. A mio giudizio, bisogna levar dal capo dei Prussiani questa falsa idea. La Francia può darci consigli amichevoli, come si

pp. 43-45.

addice fra Potenze alleate; ma non vuole né può mandarci nessun veto e noi non sapremmo accomodarci ad accettarlo * Esaminiamo ora le varie combinazioni a cui può dar luogo la pendenza austro-prussiana.

}o È possibile che si venga ad un accomodamento. * Se ciò si verifica (e lo sapremo dopoché il conv·egno di Gastein avrà o non avrà avuto luogo) converrà aspettare o far nascere altre occasioni *.

2o Una triplice alleanza tra l'Italia, la Francia e l'Austria, la quale avesse per risultato di far risolvere la questione dei Ducati ·in un senso anti-prussiano, di far cedere la Venezia all'Italia, di far dare all'Austria compensi in Allemagna o sul Danubio. Questa combinazione avrebbe la simpatia dell'Inghilterra, quando non si tratti di nessuna cessione sul Reno alla Francia. Ma mi affretto a dirle che la credo impossibile per due ragioni, cioè l 0 perché

* l'Austria non si determinerà mai, finché vive l'Imperatore attuale, a cedere la Venezia quando non vi sia forzata dalle armi*; 2° perché l'Imperatore Napoleone rifugge da ogni idea di tirar la spada, a meno che non si tratti di difendere il territorio francese attuale.

3° Altra combinazione sarebbe quella a cui Ella accenna nella sua lettera, d'una triplice alleanza tra la Francia, la Prussia e l'Italia contro l'Austria, il cui risultato dovrebbe essere di risolvere la questione dei ducati nel senso Prussiano, di allargar la Prussia in Germania, di concedere alla Francia una rettifica di territorio sul Reno, di dar·e la Venezia all'Italia. Anche questa combinazione la credo impossibile perché * nessun governo in Prussia può cedere un'oncia di territorio tedesco *, e perché *l'Imperatore Napoleone*, ammaestrato dall'esperienza, * ha cessato d'ambire il Reno, e nemmeno una promessa formale di rettifica della frontiera renana, può spingerlo a far la guerra, dalla quale in questo momento evidentemente abborre *. Le ambizioni dell'Imperatore Napoleone in fatto di conquiste, se pure esistono in una forma che non sia semplicemente ideale, sono rivol,te alla frontiera belgica piuttosto che alla Renana.

4° * Rimane una combinazione, la sola che mi paja rivestire caratteri di probabilità pratica, ed è un'alleanza italo-prussiana contro l'Austria, e limitata all'Austria, colla neutralità francese, la quale condurrebbe necessariamente alla neutralità dell'Inghilterra e della Russia *.

Quest'alleanza avrebbe per iscopo: far la guerra all'Austria dalle sue bande non far pace separata; cessione della Venezia all'Italia; soluzione della questione dei ducati nel senso prussiano; ingrandimento territoriale della Prussia a danno dell'Austria e d'altre minori Potenze tedesche, fra le quali verrebbe in primo luogo la Sassonia.

Una tale combinazione, come dissi, mi pare presenti maggiori caratteri di probabilità, perché scarta ogni ingerenza dell'Inghilterra, della Russia, della Francia; perché è infinitamente più facile ottenere dalla Francia una neutralità benevola, che una cooperazione armata, ed è anche meno pericoloso; perché infine allontana ogni questione di cessione renana alla Francia, questione la cui semplice enunciazione fa bollire il sangue in ogni vena tedesca.

Ma v'i sono anche qui difficoltà gravi e non bisogna dissimularle.

Evidentemente questa combinazione è quella che più sorride al Gabinetto di Berlino. Ma *il Gabinetto di Berlino vorrebbe avere la certezza della neutralità benevola della Francia. Esso non vorrebbe che quando la guerra fosse dichiarata e guerreggiata, la Francia non venisse fuori, come il Nettuno di Virgilio, adettar la pace, a porre condizioni, o a convocare un congresso a Parigi. La difficoltà consiste adunque nell'ottenere dalla Francia una promessa di neutralità assoluta. L'Imperatore Napoleone potrà o vorrà dare questa promessa? Vorrà darla per iscritto, come desidera la Prussia? * Non temerà la Francia che l'Italia sia battuta sul Mincio e che un'invasione austriaca nella Lombardia non la forzi a valicar di nuovo le Alpi? O forse la Francia non temerà che scoppiata la guerra, e con essa le passioni che la accompagnano, l'Italia metterà di nuovo in campo la questione della rivendicazione immediata di Roma? Eéco le difficoltà. Sono gravi, ma possono vincersi. Io credo possibile l'ottenere dalla Francia la neutralità quando le difficoltà non fossero altre. Ma ve n'è una, che, agli occhi dell'Imperatore Napoleone, ha un peso eccezionale. Il principio dell'Imperatore Napoleone è quello della nazionalità e del rispetto della volontà popolare. Una guerra fatta dalla Prussia all'Austria, nelle circostanze presenti è essa conforme a questo principio? In altri termini: l'opinione pubblica in Allemagna sosterrà essa Bismarck? E qui appare in tutta la sua enorme importanza l'errore di questo Ministro che colla sua politica anti liberale all'interno si alienò l'animo di tutta quanta l'Allemagna nel momento appunto in cui la Prussia avrebbe bisogno d'attingere nelle forze vive della nazione l'appoggio morale e materiale di cui essa abbisogna.

Comunque sia, v'è ora una questione preliminare che domina la situazione. Si tratta cioè di sapere se il Convegno di Gastein avrà luogo, e se riuscirà. Credo di no. Ma bisognerà vedere. Penso che verso il 15 corrente lo si saprà in modo positivo.

Non credo che si tratti nulla di positivo tra l'Austria e la Francia in questo momento. Penso che tutt'al più il Signor Drouyn de Lhuys avrà potuto, all'occasione del riconoscimento dell'Italia fatto dalla Spagna, consigliare l'Austria di fare altrettanto. Ma non parmi probabile che sia stato questione della Venezia. Credo piuttosto che il Principe di Metternich avrà avuto anch'esso, come l'Ambasciatore di Prussia, l'ordine di cercar di scoprire quaLe sarebbe l'attitudine della Francia in caso di rottura tra l'Austria e la Prussia. Ma siccome l'Imperatore Napoleone e Drouyn de Lhuys sono assenti entrambi, così né Metter

nich, né Goltz non hanno potuto finora fare nessuna interpellanza o ricerca in proposito.

Adunque quando sia giunto Drouyn de Lhuys io lo vedrò subito e cercherò di sapere da lui quello che ci occorre. Insisterò soprattutto perché parli coll'Imperatore prima di rispondermi. Intanto posso fin d'ora dirle la mia opinione su questa grave questione, giacché mi fa l'onore di domandarmela, ed è, che ci conviene entrare in lotta, sempreché la Prussia faccia davvero, in due casi, cioè se la Francia c'entra anche lei, ovvero se essa promette la sua neutralità.

Capisco anch'io che sarebbe desiderabile, massimamente al punto di vista militare, l'avere la cooperazione armata della Francia. Ma se ,questa coopera

zione non può ottenersi, come è probabile, deve bastare alla Prussia ed. a noi che la Francia ci lasci fare.

Ho visto oggi il Colte Goltz. Anch'esso ha l'incarico dal suo Governo di domandare quale sarà l'attitudine della Francia. Io, che non ho la responsabilità che ha Lei, ho potuto parlare con esso con maggior libertà. Gli ho detto che finora noi non credevamo ad una rottura; che non volevamo servir di spauracchio all'Austria; ma che se la Prussia si decideva a far davvero una guerra seria e ad oltranza, la necessità della situazione e l'interesse nostro ci avrebbero necessariamente spinti a fare altrettanto per parte nostra. Conchiusi: quando sarete decisi, ma decisi davvero, sapete dove stiamo di casa, venite a trovarci e, spero, c'intenderemo.

La prego di farmi sapere qualche cosa intorno alla proposta del Signor Geffcken.

P. S. -I giornali francesi han ricevuto ordine di non segnalare la presenza del cholera a Marsiglia. Ma questa è ormai confermata da numerose lettere particolari. I casi finora si limitano a quindici al giorno circa.

(l) -Cfr. n. 113. (2) -I brani fra asterischi sono editi, con qualche leggera variante, anche in La Marmora,
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L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, QUIGINI PULIGA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 327. Berlino, 11 agosto 1865, ore 16,50 (per. ore 22,30).

Je viens d'apprendre d'une manière positive et toute confidentielle que

M. Bismarck a écrit dernièrement ici que le Cabinet de Berlin est on ne peut mieux avec l'Italie et que celle-ci est prete à faire la guerre dès que Prusse entrerait en campagne.

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IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

A S Biella, Carte La Marmora, ed. in CHIALA, pp. 15-20)

L. P. ,CONFIDENZIALE. Parigi, 13 agosto 1865.

Il Signor Drouyn de Lhuys giunto a Parigi 1'11 corrente, ripartì subito per Chàlons, e non fu di ritorno che jeri sera. Ben sapendo che al suo ritorno a Parigi lo aspettavano importanti comunicazioni di diplomatici ,esteri, volle prima di dare udienze ufficiali pigliare le istruzioni dell'Imperatore.

Questo Ministro mi ricevette oggi alle 2 p.m. Esco in questo momento, alle 4, dal Ministero degli Affari Esteri, e le scrivo subito per rispedirle il corriere di Gabinetto questa sera stessa.

Dissi al Signor Drouyn de Lhuys: che già doveva sapere, da quanto gli aveva scriHo Malaret, l'oggetto della mia visita; che la Prussia aveva fatto presentire l'animo del Gabinetto di Firenze per l'eventualità d'una ro,ttura fra l'Austria e Lei; che dalla diplomazia prussiana questa rottura era presentata non solo come probabile, ma come imminente; che alle interpellanze Prussiane il Presidente del Consiglio dei Ministri del Re d'Italia aveva risposto: non credere alla probabilità ed alla imminenza d'una guerra; che se la Prussia fosse decisa a far davvero una guerra grossa e seria e ad oltranza, farebbe delle proposte e sarebbero esaminate; ma che se la Prussia intendesse serv:irsi dell'Italia come di uno spauracchio per ottenere concessioni dall'Austria, ciò non sarebbe convenuto al Governo Italiano.

Soggiunsi: che io aveva istruzioni di chiamare l'attenzione del Governo dell'Imperatore sopra questa grave eventualità; che il Governo Italiano aveva un interesse comune colla Francia in queste circostanze, che la condotta dell'Italia doveva necessariamente influire sulle risoluzioni dell'Imperatore, giacché per la sua posizione speciale, in caso specialmente di rovescio, l'Italia poteva impegnare necessariamente, fatalmente l'azione della Francia; che tutte queste combinazioni consigliavano il Governo del re ad interpellare francamente, ma in via affatto confidenz:iale, l'Imperatore Napoleone, perché ci facesse conoscere il suo modo di pensare.

Procedendo più oltre nel discorso esposi al Signor Drouyn de Lhuys le varie combinazioni a cui può dar luogo la rottura fra le due maggiori Potenze Germaniche, e le quali dovrebbero avere per risultato la cessione della Venezia all'Italia, e vantaggi considerevoli per la Francia. Non ripeterò qui l'esposizione di quer;te varie combinazioni, giacché accennai le principali nella mia lettera precedente.

• L'occasione, dissi a Drouyn de Lhuys, da tanto tempo sperata è prossima a presentarsi. L'Imperatore vorrà egli !asciarla sfuggir:e? L'Italia e la Francia si veggono cercate d'alleanza per questioni che non hanno provocato. Dalle risposte che saranno per fare dipende la soddisfazione dei più grandi interessi dell'Europa. Il governo francese ci pensi, e ci risponda •.

Terminai, dicendo al mio interlocutore: • badate che non vi domando una risposta immediata. Se credete di dover parlare all'Imperatore, prima di rispondermi, fatelo; non ho nessuna fretta; ma vi prego di darmi una risposta autorevole, perché io devo portarla a notizia del mio Governo •.

Il Signor Drouyn de Lhuys mi rispose che non aveva bisogno di consultare l'Imperatore, avendolo di già fatto in previsione delle comunicazioni alle quali si attendeva dalla parte della Prussia, dell'Austria e dell'Italia.

(Difatti mentre pronunziava queste parole, l'usciere entrava ad annunz:iare la visita del Principe di Metternich).

Il Ministro imperiale disse adunque che era in misura di farmi una risposta affatto conforme alle idee dell'Imperatore, con cui aveva recentemente discorso di queste cose.

Ecco la risposta, la quale del resto sarà fatta egualmente a Metternich e a Goltz nei termini stessi.

• La Francia non crede ad una guerra fra la Prussia e l'Austria. Non ci crede, e non la desidera. Che se la guerra venisse a scoppiare fra le due grandi Potenze tedesche, finché essa sarà limitata alla questione danese e non implicherà gl'interessi francesi, la Francia continuerà nella condotta tenuta finora, si conserverà cioè estranea e neutrale. Se invece la guerra venisse ad allargarsi e ad implicare in qualche modo gl'interessi francesi, allora la Francia si riserverebbe di provvedere ai suoi interessi nel modo e nel tempo che le parranno convenienti, e che ora è impossibile il determinare. Se poi o la Prussia o l'Austria avessero dei vantagg,i speciali ad offrire alla Francia, alla cui verificazione la Francia non pensa, e che essa non provoca, facciano delle proposte e saranno esaminate • .

Il Signor Drouyn de Lhuys mi disse, continuando, che in realtà non credeva ad una rottura immediata. Secondo le sue notizie, il convegno fra i due maggiori sovrani tedeschi doveva aver luogo. Da questo convegno non sarebbe certamente uscito un accomodamento vero e definitivo; ma più probabilmente ne sarebbe nato un 1·epléìtrage che avrebbe durato per qualche tempo, per finire poi in una guerra, ma assai più lontana.

* • Quanto all'Italia, il Ministro Imperiale sogg~iunse, trovo la risposta del generale La Marmora al Conte Usedom opportuna e conveniente, e per mio conto l'adotto per i tre quarti. Credo che il Gabinetto di Flrenze farebbe. bene a continuare nella medesima risposta. La sua posizione è eccellente. Sappia aspettare •.

Interruppi il mio interlocutore per dirgli: • e se il governo italiano non potesse, o nel suo interesse non credesse di poter agire con tutta questa riserva; se, in altri termini, credesse di dover entrare in una fase d'azione, penso bene che la Francia non si opporrebbe? • .

• -Certamente no, rispose Drouyn de Lhuys; il Gabinetto di Firenze è giudice de' suoi interessi ed ha piena libertà di azione. Ma in questo caso l'Italia farebbe la guerra a suo rischio e periglio •. • -Ma, soggiunsi io, se per avventura gli eventi della guerra conducessero l'Austria al Ticino, alla Stura, alle Alpi? •. • -Allora, rispose Drouyn de Lhuys, si verificherebbe uno di quei casi, nei quali la Francia si riserva di provvedere a' suoi interessi; giacché è interesse grave della Francia che l'Austria non ripigli in Italia il terreno perduto • * (1). • -Voi vedete bene, diss'io, che in certo modo noi possiamo colla nostra condotta implicare e compromettere l'azione della Francia. Parmi adunque che sarebbe cosa giudiziosa l'intenderei fin d'ora per un modo di procedere conforme •. • -Ed è appunto per ciò, rispose Drouyn de Lhuys, che *vi consiglio la riserva *. Lasciate che la Prussia e l'Austria vengano a presentare a noi e a voi le loro condizioni. * Non affrettateVIi a compromettere la vostra azione. L'Austria stessa potrà forse tentare un accomodamento con voi. Il Principe di Metternich mi fece di già qualche apertura per un accordo puramente commerciale fra l'Austria e l'Italia (è sempr,e Drouyn de Lhuys che parla); quest'accordo

non dovrebbe avere, a quanto dice l'Austria, altro scopo che di faciLitare e regolar meglio i rapporti fra la Venezia e la frontiera italiana; ma forse la cosa

non s'arresterà lì • *.

• Quanto a ciò, ripostai io, è inutile il lusingaroi. Non credo possibile che l'Austria pensi seriamente a cedere la Venezia all'Italia; e l'Italia non può venire a patti coll'Austria che a questa condizione •.

La conclusione di tutto questo discorso si è: Che l'Imperatore Napoleone non crede ad una guerra immediata tra l'Austria e la Prussia. Che questa guerra, checché ne dica Drouyn de Lhuys, sarebbe vista con piacere dall'Imperatore.

Tuttavia si è convinti, che più tardi la rottura sarà inevitabile.

Che allora solamente sarà il caso di prendere una determinazione.

Che se la guerra scoppiasse ora, la Francia eviterebbe di pronunciarsi, ma si riserverebbe di prendere una risoluzione quando i suoi interessi venissero in questione; e per interessi francesi s'intende non solo il danno emergente, ma il lucro cessante; si comprende cioè anche il caso in cui per effetto della guerra si spostasse l'equilibrio delle potenze in Europa.

Che se o l'Austria o la Prussia hanno qualche vantaggio a proporre alla Francia in cambio di un'alleanza, formolino le loro proposizioni, e la Francia esaminerà se le convenga d'accettarle:

Risulta quindi evidente che la Francia vuole approfittare della posizione da essa abilmente acquistata nella vertenza Dana-Germanica, per cavarne un profitto.

La Francia adunque non è aliena dall'entrare in una combinazione che le offra un vantaggio. Ma non vuoi far proposte; le aspetta; e le aspetta dalle due p-arti.

Ora qual'è il vantaggio che si può offrire alla Francia? Quale la combinazione? Il vantaggio sarebbe la rettificazione della frontiera renana. Ma la Prussia non può offrire alla Francia un'oncia di suolo tedesco senza che la Germania

tutta quanta si opponga. L'Austria potrebbe forse indursi ad accordare questa

rettifica del Reno, tanto più che ciò sarebbe a danno delLa Prussia; ma anzi

tutto le provincie renane non sono dell'Austria, il che agli occhi dell'Impera

tore Napoleone ha un grande peso; in secondo luogo l'Austria s'indurrebbe a

sacrificare una parte del territorio germanico non suo, a patto però di nulla per

dere in Italia, il che non conviene a noi, e, valga il vero, non conviene all'autore

del proclama di Milano.

La combinazione migliore, perché la più semplice, pare a me sia quella di un'alleanza Prusso-Italica, colla neutralità della Francia assicurata. La Francia non vuole per ora promettere questa neutralità assoluta. Ma io persisto a credere che non è impossibile l'attenerla. Imperciocché la cessione della Venezia all'ItaLia è di per se stessa un fatto favorevole alla politica dell'Imperatore Napoleone. Io penso che gli sforzi della Prussia e i nostri dovrebbero tendere a ciò. Pare a me che la Prussia, che è la più immediatamente interessata nella

questione potrebbe sottomettere all'Imperatore Napoleone un piano di ciò che desidera il Ga~inetto di Bedino, cioè: alleanza coll'Italia; risultato dell'alleanza; cessione della Venezia all'Italia; ingrandimento della Prussia specificato; soluzione della questione dei ducati nel senso prussiano. Con questo progetto alla mano, si dovrebbe domandare alla Francia che cosa vuole in cambio della neutralità benevola, o in cambio d'un'azione combinata.

Tutto ciò ben inteso, se i Gabinetti di Vienna e Berlino non giungono ad un accomodamento provvisorio, del quale mi dorrebbe assai.

Se la Prussia non si presenta alla Francia con una proposta formolata (e badi che Drouyn de Lhuys vorrebbe lasciare agli altri anche la cura d'indicare i compensi da dare alla Francia) non otterrà altra risposta che quella che le ho accennato di sopra.

So positivamente che Bismarck fece domandar all'Imperatore Napoleone la facoltà d'andare a conferir con lui a Plombières. Ma l'Imperatore fece rispondere che non venisse e· che se aveva qualche cosa a comunicargli, lo facesse per iscritto.

Conchiudo: l'Imperatore Napoleone non ha voglia di far la guerra, sarebbe lieto che l'Austria e la Prussia se la facessero tra loro, perché egli potesse a tempo debito tirarne un profitto per la Francia. Non-dico però che non voglia assolutamente far la guerra. Se essa può farsi in buone condizioni e se gli si fanno buone proposte, esaminerà, vedrà. Vorrebbe in una parola non perdere il vantaggio della eccellente posizione che la sua saviezza, la sua costanza, la sua abilità gli hanno fatto in Europa.

Voglia ella esaminare e ponderare tutte queste cose. Se il convegno dei due sovrani tedeschi non ha luogo o non ha risultato, se la Prussia ha veramente risolto la guerra, evidentemente noi non dobbiamo ~asciar passare un'occasione così favorevole. In questo caso converrebbe, mi pare, concertare un piano colla Prussia e tentare di farlo accettare a Parigi.

Ella non può dubitare che per parte mia ci metterò tutto l'ardore che una tale eventualità m'ispira.

(l) I brani fra asterischi sono editi in LA MARMORA, pp. 43-46.

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L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 71. Bucarest, 14 agosto 1865 (per. iL 25).

Alcuni particolari abboccamenti che precedettero la partenza del Principe Couza e si proseguirono dappoi, prepararono le segrete congreghe che ebbero luogo nell'or scorsa settimana, convenendovi i capi del partito liberale che qui si trovano al completo, alcuni di essi accorsi anche espressamente dal di fuori ed alcuni pochi uomini importanti della bojaria o dei partiti mezzani che sono rimasti in paese allo scopo di avvisare assieme alle necessità della situazione presente, erano in tutto un sedici o venti persone.

In quelle riunioni si riconobbe unanimemente che il Principe Couza, come capo del Governo della Romania, è universalmente ora avversato da tutti i partiti, da tutte le classi sociali e da ogni persona singola, non rinvenendosene quasi più una sola che ne dica od osi dirne del bene, mentre invece generali sono le sofferenze ed i lamenti, completo è il disordine che regna nel paese e spadto affatto è il credito dl questo sia all'interno che all'estero.

Si affermò che cresce ogni giorno di più l'irritazione delle classi popolari contro il Governo, il quale le ha aggravate d'imposte senza procurar loro alcuna miglioria e che perciò dappertutto, nelle botteghe, sulle piazz'e, nei sobborghi s'impreca al nome di Couza.

Si soggiunse che più calmo non è lo spirito nelle provincie e che si spande e penetra ovunque la convinzione dell'urgenza di sopprimere la causa del male se non vuolsi andare a rovina.

Si osservò quindi che le cose sono giunte a tal punto che una popolare sommossa pareva essere ormai divenuta inevitabile ed assai prossima e che esca al fuoco fu aggiunta coll'introduzione del monopolio del tabacco la quale il Ministro presente aveva promesso di aggiornare ad un anno ma fissò poi al Jo agosto corrente (u.s.) cagionando gran danno e più grande perturbazione negl'interessi di molte migliaia di persone.

Si disse infine che, per carità di patria, tutti quelli che sono, ad un titolo qualsiasi, a capo della nazione rumena debbano ajutare, accelerare e dirigere la rivoluzione che s'aspetta, onde menarla a buon termine ed impedire catastrofi che potrebbero compromettere per ancora lungo tempo il risorgimento nazionale.

Che, se i principali rappresentanti della bojaria e della democrazia, stretti

in accordo, volessero unirsi al popolo, questo non tarderebbe più un istante ad

insorgere e la rivoluzione diverrebbe facile, incruenta, brevissima e consistereb

be forse in una passeggiata che si farebbe a folla fino al palazzo del Governo.

Che i negozianti, benché in parte stranieri, i quali ebbero più di ogni altra

classe a soffrire dal malgoverno del paese, per cui venne arrestato ogni slancio

del commercio e dell'industria, non tarderebbero pure, quantunque finora tenu

tisi in aspettazione, ad associarsi, quando vedessero entrare nel movimento le

alte classi della cittadinanza.

Che l'armata si pronunzierebbe favorevole o si terrebbe almeno passiva,

perché essa pure è malcontenta e con una parte di essa, e specialmente coll'ele

mento valacco, si sono stabilite intelligenze, e ad ogni modo non potrebbe far

uso delle armi contro una massa di popolazione inerme, né gli ufficiali, che sono

particolarmente tratti da tutte le famiglie di Bucarest, potrebbero osare di co

mandare il fuoco.

Che fra i ministri non v'ha perfetta armonia, né tutti possono lusingarsi di

possedere la fiducia del Principe, il generale Floresco specialmente ben potendo

supporre di essere stato chiamato al Ministero dell'Interno solo per essere pri

vato del comando dal l<> corpo d'armata stato affidato ad un Moldavo, il Colon

nello Lupesco, come già prima era stato privato del portafoglio della guerra, per

essere forse fra breve tempo posto in aspettativa, mentre intanto egli ed i colle

ghi suoi sanno di essere sorvegliati nel Ministero dal Ministro della guerra,

generale Mano, altro moldavo devoto e tutti assieme dal Prefetto di polizia, Marghiloman e questo, cogli altri e con tutto il paese, dall'Ispettore generale dei telegrafi, Librecht; quali condizioni personali erano troppo umilianti perché non potessero inspirare la voglia di farle cessare per sempre.

Si ricordò pure che due tra i principali Ministri, quelli dell'Interno e delle Finanze poco prima del loro avvenimento al potere, parevano ben disposti ad entrare essi stessi in congiure a danno di Couza.

Insomma si fecero i più bei discorsi per provare che tutto spingeva alla rivolta e che circostanze più favorevoli non si sarebbero date mai, delle quali non profittando, l'Europa che si assorda di lamenti, avrebbe attribuito ai rumeni la taccia di vigliacchi meritevoli della sorte loro.

L'insurrezione avrebbe dovuto scoppiare al grido di Abbasso Couza, Viva

il Principe forestiem.

Un Governo provvisorio sarebbesi istituito che avrebbe immediatamente convocato le Camere attuali, i cui membri, sebbene stati scelti dalla polizia di Couza, avrebbero all'unanimità sanzionato il verdetto popolare del suo decadimento e quelli che gli si erano mostrati più devoti, avrebbero più forte gridato contro di lui.

Un'assemblea constituente avrebbe in seguito promulgato una nuova costituzione e. fatto la scelta di un Principe destinato a fondare la dinastia dei Re di Rumenia.

Nelle premesse tutti convennero ed eguale era in ognuno il desiderio dello scopo finale, ma i bojari e loro aderenti non si dimostrarono fin dapprincipio troppo disposti ad unire la loro azione a quella dei liberali o sia perché, come si disse, meno ancora di questi ultimi, essi sian dotati di coraggio e più abbiano ad arrischiare, o sia perché vogliano tenersi in riserva per poter poi usufruttare i risultati dell'insurrezione, quando andasse fallita o sia perché non pongano, siccome con estranei protestano, alcuna fiducia nei democratici, con cui formarono bensì, nella passata assembl,ea quelLa coalizione detta mostruosa, che spinse il Principe al colpo di Stato, ma dei quali avversano pure i principii e le aspirazioni contrarie ai loro interessi, o sia infine perché essi confidino, siccome non dubitarono di manifestarlo, nell'intervento ·estero che i medesimi pajono credere inevitabile e desiderare, specialmente se dovesse provenire dalla Russia, dalla quale vorrebbero attendere il ristabilimento dei loro privilegi e della loro supremazia in paese.

Tuttavia ogni speranza d'accordo non era perduta e fu dato convegno per un'ultima riunione serale nella domenica 13 corrente.

Il Signor Brailoi, gran bojaro, ex Ministro della Giustizia, si era anzi incaricato di redigere il programma della rivoluzione, proponendo fin d'allora, organo in questo di almeno una parte ragguardevole del suo partito, di acclamare a sovrano il Duca di Leuchtenberg, a quale proposta il Signor Rosetti, capo del partito democratico disse che opporrebbe quella del Principe NapoleoEe, ma osservandosi da esso e da altri quanto intempestivo fosse l'occuparsi fin da quel momento di candidature dinastiche.

Si sa infatti che, mentre questa idea del Principe forestiero fa progressi nel paese ed anche nelle classi secondarie, essa è però accolta di mala voglia dai molti aspiranti indigeni al trono di Rumania appartenenti a partiti div~rsi e

8 -Documenti diplomatici -Serie I -Vol. VI

potrebbe venire anche apertamente avversata quando fosse complicata con,

designazione di nomi che agli uni od agli altri secondo le particolari viste non

sorridano.

Si crede pure che le preoccupazioni personali che si manifestarono in quel

le riunioni della scorsa settimana circa la composizione della futura caimaca

nia ossia Governo provv,isorio abbiano aggiunto alle cause del disaccordo.

Fatto sta che jeri la riunione rimase deserta di bojari.

Un solo di essi vi è comparso per dire che egli e molti degli amici suoi sono d'avviso che le rivoluzioni scoppiano, ma non si preparano e che non possono porre ciecamente confidenza in un pronunziamento anche parziale dell'armata, che il Principe Couza ha lavorato fin qui per farne una guardia pretoriana, la cui forza, nei reggimenti che sono di guarnig,ione in Bucarest, appartiene in gran parte all'elemento moldavo e moldavi sono la più parte dei comandanti superiori come di moldavi e di polacchi ed altri forestieri fu composta la nuova gendarmeria.

Constatata dunque la mancanza completa di unione, si è deciso in quella riunione di astenersi affatto da ogni azione, sia perché, così parziale, potrebbe fallire, sia perché un movimento, appaventemente democratico, anche momentaneamente vittorioso, produrrebbe cattiva impressione nell'Europa monarchica e conservatrice e potrebbe prontamente venir soffocato da intervenzione forestiera, specialmente, siccome vi sarebbe a temere, se l'ordine perfetto non potesse essere mantenuto in paese.

Oggi tanto io quanto altri dei miei colleghi abbiamo ricevuto le assicurazioni più formali in questo senso.

Ma gli spiriti sono molto agitati e forse, come si dice, fu già data tale spinta alla rivolta che questa che si attendeva ogni giorno nella scorsa settimana, potr,ebbe quandochessia impensatamente scoppiare, malgrado gli sforzi che i capi democratici protestano ora di fare per trattenerla.

La Sentinella Romena, organo del loro partito, ha pubblicato jeri una lettera del Signor Gio Bratiano, (All. n. I) (l) il quale ne è capo supremo insieme al Rosetti suddetto, al Prefetto di Polizia, colla quale dichiara di essere venuto dalla campagna per assistere e dirigere la rivoluzione imminente, che egli chiama e ravvisa sarà una evoluzione.

Un gran numero di persone ricevettero per la posta e furon anche sparsi per le strade, in fogli litografati, esemplari di una parodia del proclama pubblicato dal Principe Couza quando partì pei bagni (All. n. II) ed un appello aUe armi contro la Polizia ed i briganti ufficiali e privilegiati (All. n. III) ambi scritti a seconda delle passioni popolari e ad uso delle infime classi.

Si aggiungano le manifestazioni sempre più ostili della stampa estera, della stessa Europe di Francoforte, diretta da un Rumeno, H noto Ganesco, una parte di periodici forestieri malcontenta fors'anche della cessazione dei sussidii che ad essi concedevansi, essendo generalmente noto che il considerevole fondo stato stanziato per la stampa estera fu consunto pei bisogni suoi personali dal

Ministro degli Affari Esteri, Signor Balanesco, che è considerato come una delle vergogne del Governo principesco.

Furono anche. pubblicati all'estero ed in questi Principati stessi, alcuni opuscoli, nei quali si dipinge con assai tetri colori la situazione presente delle cose. Memorie manoscritte circolarono sullo stesso argomento e più vivaci delle altre.

Una ne fu perfino fatta ad uso esclusivo dei Consoli, pr,ima dell'avvenimento del Ministero presente dal Signor Scarlat (Carlo) Crezzulesco, senatore, uomo dovizioso ed onesto, fratello del Presidente dell'attuale gabinetto, col quale ho ottime relazioni. Il predetto Signor Crezzulesco, che è alquanto eccentrico e frequenta le nostre case, è sempre preoccupato dall'idea che noi non sappiamo esporre le cose quali bruttamente sono e persuadere i Governi nostri delle tristissime condizioni di questo paese ed ha voluto perciò venire in nostro soccorso col rimetterei la memoria suddetta, la quale re per la forma e per ragione della persona, è abbastanza caratteristica perché io creda di dovermi astenere dal rassegnarne copia a V. E. (Ali. n. IV).

Il Governo è inquieto, conosce il pericolo e si prepara alla lotta. La reprimerà, secondo il codice penale, se vi sarà manifestazione criminosa di pochi, ma sarà assai imbarazzato se questa manifestazione prendesse altre proporzioni a fronte delle quali potrebbe riconoscersi realmente impotente.

Tanto rilevai dai discorsi del Generale Floresco, col quale m'incontrai la sera di jeri stesso e che si dimostrava informato della riunione rivoluzionaria che si teneva in quei momenti pur mostrandosi calmo ed esprimendo intenzioni temperanti, che potranno però venir sopraffatte da quelle de' suoi colleghi, coi quali non trovasi in accordo sincero e perfetto.

(l) Gli allegati non si pubblicano.

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IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 44, Baden, 15 agosto 1865.

Des nouvelles officielles arrivées aujourd'hui directement de Vienne assurent la réussite probable d'un compromis Austro-Prussien sur le récent conflit politique au sujet des Duchés de l'Elbe, dont l'initiative ou pour mieux dire l'idée appartient à M. de Bismarck, qui à la onzième heuve paraìt ne pas vouloir rompre enrtièrement en visière avec l'Autriche et l'Allemagne.

V o ici l'idée émise par le premier Ministre Prussien: celle du partage du Gouvernement provisoire, en attendant la possibilité de trouver des bases pour une solution définitive, dans les Duchés conquis par la guerre entre les deux copossesseurs légaux, so i t entre l'Autriche et la Prusse.

Cette base d'arrangement provisoire à été discutée immédiatament en Consei! des Ministres à Vienne, présidé par l'Empereur François-Joseph. Le Comte Mensdorff et le Comte Majlath avec le parti Hongrois ministériel se sont prononcés contre; mais la majorité avec le Ministre des Finances s'est prononcée pour, et l'Empereur s'étant rangé du còté de la majorité l'avis de celle-ci a prévalu en dernier ressort.

On ignore encore quel et comment se fera le partage. M. de Roggenbach croit que la Prusse gardera le Schleswig en ayant soin d'y incorporer Kiel, et laissera gouverner le Holstein, qui est déjà territoire Allemand, à l'Autriche. J'ai demandé au lVIinistre Granduca! s'il croyait cet arrangement, tout provisoire q_u'il se:ait, bon pour l'Allemagne et s'il n'y accroit pas le danger qu'une fois la Prusse maitresse pro tempore du Schleswig, de Kiel, de Diippel et de l'ìle d'Alsen, ce pro tempore ne risquerait pas de devenir définitif en faisant travailler le pays par une administration Prussienne bien organisée et habile, et en emmenant par là les populations memes à un plébiscite pour l'annexion définitive pure et simple Prussienne, tandis que l'Autriche, si cette éventualité venait à se vérifier, trop éloignée pour pouvoir garder le Holstein qui d'ailleurs est déjà territoire Allemand, et sans utilité pour elle, et trop faible pour faire la guerre, sera forcée de subir l'annexion Prussienne.

Le Ministre Badois tout én me répétant qu'on n'avait encore accepté à Vienne que l'idée du partage provisoire pour en négocier en suite les conditions, a pourtant convenu que ce compromis était dangereux pour l'Allemagne et favorable à la Prusse qui aura provisoirement la part du lion sauf à la garder plus tard, les circonstances aidant, qu'en ce cas, qu'il ne considère pourtant actuellement qu'un risque, il serait dans l'intérèt de l'Autriche de céder l'Holstein à l'Allemagne laquelle le constituerait en Etat Confédéré, sous la souveraineté du Due d'Augustenbourg.

D'après ces hypothèses de pis aller au point de vue Allemand il me semble, ai-je remarqué au Baron de Roggenbach, qu'à l'heur qu'il est le Due d'Augustenbourg a déjà perdu la moitié de ses chances pour la souveraineté des Duchés de l'Elbe. S.E. en a convenu en observant que désormais il est impossible à l'Autriche meme réunie à l'Allemagne de faire la guerre à la Prusse, car la première puissance n'est pas en état de la faire seule, et quant à ses alliés éventuels Allemands meme en supposant qu'ils se décident à l'etre, avant que les contingents militaires des Etats Confédérés entre autres Saxon et Hanovrien soient appelés sous les drapeaux et préts à marcher, la Prusse qui est déjà toute prete militairement parlant, aurait déjà occupé la Saxe et le Hannover par ses armées.

D'après mon entretien rapporté ci-dessus avec le Ministre Badois à la suite des nouvelles de Vienne il me semble que la foi de M. de Roggenbach dans la constitution du Schleswig-Holstein en état indépendant sous la souveraineté du Due d'Augustenbourg est bien ébranlée.

Mais comme avant tout la politique de ce Ministre Badois est une Prusse forte et prépondérante en Allemagne, malgré ses sympathies connues et prononcées pour le Due d'Augustenbourg, ce n'est pas du còté de Bade à mo!h avis, que M. de Bismarck doit craindre le plus d'opposition dans ses idées annexionnistes.

D'ailleurs la force militaire de la Prusse donnera toujours beaucoup à reflechir au moment d'une rupture aux Etats Confédérés, meme les moins disposés en sa faveur; et cela est ci vrai que M. Von der Pfordten lui-meme, malgré son attitude ouv,ertement hostile jusqu'ici à la Prusse et favorable à l'Autriche, semble maintenant déjà amené à des idées plus conciliantes et plus pratiques.

Les réflexions ci-dessus rédigées à la hate pour etre à meme de profìter d'une occasion particulière qui part pour Turin dans une heure peuvent .etre ·erronées, comme les éventuali:tés signalées fort chanceuses, car les phases de la question du Schleswig-Holstein ont tellement et continuellement subi de si brusques variations qu' il est aventuveux d'en prévoir l'issue finale.

Ci-joint une lettre particulière pour V. E.

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L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 350. Bucarest, 17 agosto 1865, ore 8,10 (pe1·. ore 21 del 19).

La tranquillité matérielle continue. Le Gouvernement s'efforce de reduire l'iinportance des événements, mais il fai•t des proclamqytions et prend des dispositions militaires faisant supposer de graves dangers. L'entente pour la révo~ lution n'ayant pas eu lieu entre les chefs boyards et démocrates elle avait été ajournée; l'émeute du 15 parait avoir été spontanée dans le peuple irrité contre le Gouvernement pour surcharge d'impòts et vexations municipales. On criait follement hurrahs à ... (l) à-bas les voleurs et les monopoles. La lutte a eu lieu sans chefs, ni armes, ni direction; les troupes moitié ivres ont eu plus de fatigues que de dangers et ont commis des actes atroces, on croit que les tués sont de 30 a 40 et les blessés 100 à 150. Parmi les personnes marquantes six démocrates et un boyard ont été arretés outre 500 autres pris pendant les troubles. Le Gouvernement avoue seulement 5 tués et 24 blessés et 150 arrestations. Des informations à peu près identiques sont transmises par mes collègues.

121

L'INCARICATO D'AFFARI A FRANCOFORTE, RATI OPIZZONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 6. Francoforte, 17 agosto 1865.

Depuis ma dernière dépèche en date du 29 Juillet (2), la cr.ise du conflit entre la Prusse et l'Autriche se nouait et se dénouait à Gastein, et bien que je n'aie encore rien de positif à mander à V. E. sur le résultat de l'entrevue qu'aura lieu le 19 de ce mois à Salzbourg entre l'Empereur François-Joseph et le Roi Guillaume, je ne v·eux cependant pas prolonger davantage mon silence.

Pendant ces deux dernières semaines les rapports entre l'Autriche et la Prusse étaient si tendus, que si ces deux Puissances avaient voulu ètre consé

quentes à leurs propositions et à leurs notes, la guerre aurait du etre leur der

nier mot.

En effet la dernière note Prussienne adressée à l'Autriche proposait de partager en deux portions l'Holstein et le Schleswig et ainsi, puisqu'on n'arrivait pas à s'entendre, les deux Puissances auraient gouverné et administré à leur guise le territoire qu'on se serait partagé. Il faut avouer que sous des apparences assez justes et loyales, ceÙe proposition Prussienne était passablement perfide. La Prusse aurait commencé par gouverner sa part en l'englobant avec le reste de la Monarchie, qu'aurait-elle fait l'Autriche de la partie du SchleswigHolstein que la Prusse lui abandonnait? Le ,ton meme avec lequel lVI. de Bismarck faisait cette étrange proposition, c'était un défi qu'on jetait au Cabinet de Vienne, et un souffiet sur les joues de la Confédération.

De là l'alarme des Etats secondaires, notamment de la Bavière et de la Saxe. Il me revient d'une source dont je ne saurais douter, que dans la prévision d'une rupture positive avec l'Autriche, M. de Bismarck aurait entretenu M. von der Pfordten et M. de Beust sur la position qu'il conseillait à la Confédération Germanique. Le Ministre 'Prussien n'aurait pas caché aux Ministres Bavarois et Saxon • qu'il n'ignorait pas que leurs sympathies politiques étaient pour l'Autriche. Que cependant dans leur intéret il croyait devoir faire observer que la seule position possible pour la Confédération était celle d'une parfaite neutralité. Si les Etats Germaniques s'y engageaient, la Prusse se serait engagée à son tour à localiser la guerre aux frontières Austro-Prussiennes. Dans ce cas

M. de Bismarck assurait les Etats Germaniques que toutes les autres Puissances européennes auraient gardé la meme réserve qu'avait déjà été gardée par elles lors de la guerre contre 1e Danemark. Que si les Etats de la Confédération ne voulaient pas suivre une pareiille ligne de conduite, comme il n'était guère douteux que la Bavière et la Saxe se seraient ralliées à l'Autriche, dans ce cas la Prusse à son tour aurait proposé aux Etats du Nord de la suivre, et dans le cas de refus, elle aurait occupé ces Etats. Une pareille démarche aurait eu pour conséquence assez possible l'occupation Autrichienne dans les Etats du Sud, puisque la Prusse aurait occupé ceux du Nord de l'Allemagne. L'équilibre de la Confédération ainsi rompu, c'était rendre la question Austro-Prussienne une question Européenne, et faire beau jeu à la France qui en aurait fait son profit, tandis que la perte des Etats secondaires devenait presque certaine, que la victoire restat aux drapeaux de l'Autriche ou de la Prusse •.

Ce langage de M. de Bismarck augmenta l'agitation de tous les Ministres allemands, leurs continuelles allées et venues entre Vienne, Dresde, Munich et Gastein. Le noeud de la question était dans ce dernier endroit, il faudra donc attendre 1e résultat de l'entrevue de Salzbourg, entrevue que ces derniers jours paraissait presque compromise.

Si maintenant elle a lieu c'est que l'Autriche a cédé. Ainsi qu'il arrive assez souvent, on serait tombé d'accord aux dépens d'un tiers, c'est-à-dire, du Due d'Augustembourg. Ce Prince eut été le préféré de la P russe, dans le cas où l',annexion des Duchés aurait été positivement impossible, mais dès que M. de Bismarck entrevit que cette annexion était plutòt contestée qu'entravée, le Prince d'Augustembourg, dont au cotnmencement le Ministre Prussien voulait se servir comme d'un moyen de pis-aller, ce mème Prince devint un obstacle, d'autant plus à cause des Etats Moyens qui ont été pour lui des amis bien compromettants. De là le volteface de M. de Bismarck, auquel on sacrifie en attendant ce Due in partibus.

Quelles so n t l es autres bases sur lesquelles l'Autriche et la Prusse auraient pu s'entendre? L'entrevue de Salzbourg donnera des données à cet égard. Il faut néanmoins que le rapprochement des deux Puissances Germaniques se fonde sur des compromis bien vagues encore, puisque de part et d'autre on garde un silence qui compromet assez tout espoir d'entente solide et véritable.

Le résultat immédiat des négociations qui ont eu lieu ces deux dernières semaines c'est l'éloignement d'une lutte armée entre l'Autriche et la Prusse, lutte qui n'aurait certainement pas manqué de devenir le signal d'une guerre Européenne. Entr'autres la Russie a pesé de tout son poids pour l'emptkher, mais je crois qu'elle prechait, comme on dit, à des convertis, la Prusse n'a pas encore assez d'hommes, et l'Autriche manque absolument d'argent.

Aussitòt que je pourrai avoir quelques données sérieuses sur l'entrevue de Salzbourg, et sur celles des autres P~inces Allemands, qui se rencontreront ou là ou à Baden, je me ferai un devoir d'en référer à V. E.

P. S. -Je joins ici une lettre particulière à l'adresse de M.le Secrétaire Général.

(l) -Gruppo indecifrato. (2) -Non pubblicato.
122

L'INCARICATO D'AFFARI A COSTANTINOPOLI, GREPPI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 343. Costantinopoli, 18 agosto 1865, ore 10,30 (per. ore 21).

Ensuite de troubles de Bukarest Sublime Porte a par télégraphe invité prince Couza à rentrer dans ses états (1). Lord Lyons remplace Bulwer.

123

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, QUIGINI PULIGA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 354. Berlino, 21 agosto 1865, ore 17,50 (per. ore 20,50).

Dans l'entrevue qui a eu lieu à Salzbourg il a été arreté qu'à partir du premier septembre le Schleswig sera gouverné exclusivement par la Prusse, le

Holstein par l'Autriche. Le Lauenbourg est acquis définitivement à la Prusse moyennant des compensations pécuniaires à l'Autriche, la Prusse obtiendra route militaire, .}es postes et les télégraphes sur cette route et la construction d'un canal.

(l) Con r. 39 del 23 agosto Greppi informò • Manchiamo tuttora di ragguagli scritti sugli avvenimenti di Bukarest. Gli ultimi telegrammi annunziano che la tranquillità era ristabilita. Regna però in questo corpo diplomatico l'opinione che l'autorità del Principe Couza sia assai scossa e che l'assenza sua fu e sarà posta a profitto de' pretendenti Bojardi per minarg!i il terreno sotto i piedi. Aali Pascià fece telegrafare all'Ambasciatore Ottomano a Vienna acciocché prescrivesse al Principe Couza che viaggia di presente in Germania, il pronto ritorno a Bukarest. Né dico a caso prescrivesse giacché mi s'assicura che i termini impiegati fossero assai precisi •.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, E ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI

D. (l) Firenze, 22 agosto 1865.

(Pour Paris). Vous n'ignorez pas que dès le mois de Novembre dernier, le Gouvernement du Roi a reçu avis que l'Autriche n'était pas éloignée d'entrer, le cas échéant, en négociation avec le Royaume d'ItaHe pour l'établissement régulier de meilleures relations commeroiales et diplomatiques entre les deux Etats. Vous savez aussi que

M. le Baron de Malaret m'a fait des communications au sujet de dispositions meilleures du Cabinet de Vienne, et que je n'ai pas dissimulé au Ministre de France la manière de voir du Gouvernement du Roi à cet égard.

M. le Chargé d'Affaires de France est venu encore tuot récemment m'·entretenir (pour Paris) à ce sujet; (pour Londres) du meme sujet; cette fois il s'agirait seulement d'un arrangement entre les Autorités de la Vénétie et celles des provinces italiennes, à l'effet de faciliter et d'étendre les relations commerciales entre les deux pays, arrangement qui n'aurait qu'un caractère local. J'avais lieu, M. le Ministre, de considérer cette dernière ouverture comme devant etre appréciée non pas d'après sa teneur effective, mais à titre d'acheminement à la négociation d'accords diplomatiques plus réguliers. En conséquence, je ne me suis pas arreté à relever ce qu'il y a d'anormal et d'impraticable dans ce projet d'un arrangement purement local entre les autorités administratives de certaines provinces de deux Etats qui l'un et l'autre appliquent le meme régime douanier à tout leur territoire, et dont l'un au moins, personne ne l'ignare, entend conserver une entière unité d'administration pour toute la monarchie sans aucune distinction de provinces.

En priant donc M. ·le Chargé d'Affaires de France d'assurer de nouveau

S.E. M. Drouyn de Lhuys que j'apprécie vivement les sentiments de conciliation et de bienveillance qui ont porté le Gouvernement de l'Empereur à nous communiquer ees diverses ouvertures, je lui ai exposé les memes considérations que j'avais eu l'occasion de développer dans plusieurs entretiens avec M. le Baron de Malaret. Le Gouvernement du Roi, tel a été le sens de mes explications, met son honneur à etre l'expression fidèle du sentiment national, et puise sa force dans la conformité complète de ses tendances avec celles de la majorité libérale et modérée des populations. Or il est incontestable que lors meme que la question vénitienne resterait au moins implicitement réservée, ce qui je le

reconnais, n'a pas semblé etre mis en question, une négociation commerciale entre l'Autriche et l'!talie, jointe à la reconnaissance réciproque qui en serait inséparable, serait regardée aujourd'hui en Italie comme une consécration de l'état territorial actuel des deux lVIonarchies et repoussée comme une atteinte aux aspirations nationales. Est-il besoin d'ajouter qu'auprès de considérations pareilles, des avantages commerciaux quels qu'ils fussent ne pèseraient d'aucun poids dans l'opinion publique'? Je ne conteste pas qu'il ne fiìt à désirer que les souffrances qu'impose aux populations limitrophes du Po et du Mincio l'état de choses actuel fussent atténuées autant que possible; mais les sentiments communs qui animent ces populations sont tels, les faits l'ont prouvé, que l'asptration aux sacrifices patriotiques y domine les besoins ordinaires du bien-etre; c'est malheuresement une de ces situations tendues et violentes qui rendent inapplicables, l'Autriche a pu l'apprendre par expérience, les règles de la saine politique et de la bonne administration. La Vénétie a repoussé toutes les concessions, toutes les réformes de l'Autriche pour ne revendiquer que son droi t à l'indépendance. Un arrangement qui, pour réformer quelques tarifs, et pour revetir de formes diplomatiques plus régulières des relations politiques où il n'y aurait rien d'ailleurs de changé, semblerai·t interrompre cette sorte de revendication continue de la nationalité des provinces véni·tiennes, ne serait aujourd'hui ni compris,

ni admis en Italie.

(Pour Paris). J'ai fait remarquer à M. le Chargé d'Affaires de France

(Pour Londres). Vous savez, M. le Ministre, combien d'inquiétudes, combien d'appréhensions en sens divers avaient excité nos négociations récentes avec le S. Siège, bien qu'un accord avec le Chef de l'Eglise sur les questions ecclésiastiques pendantes (pour Paris) fiìt (pour Londres) soit désiré par une grande partie du pays. Que serait-ce d'un accord avec l'Autriche, qui ne se justifierait actuellement par aucune considération assez grave pour balancer les répulsions inévitables du sentiment national?

(Pour Paris). J'ai ajouté encore

(Pour Londres). J'ajouterai

que la situation des affaires politiques en Europe

(pour Paris), (et spécialement en Allemagne)

situation que l'Autriche avait sans doute pr.ise en considération lorsqu'elle

s'·est montrée disposée à se rapprocher de nous, contl'ibuerait précisément à

faire paraitre plus inopportunes encore, aux yeux des populations italiennes,

des négociations de ce genre.

Du reste, pour apprécier le caractère réel d es dispositions de l'Autriche, nous avons diì les rapporter à l'ensemble des procédés du Cabinet de Vienne envers l'Italie. Cette comparaison, M. le Ministre, révè1e un tel contraste entre les tendances dont l'expression nous a été transmise et celles qui inspirent tous les actes de la diplomatie autrichienne, que si ces communications nous eussent été faites par des intermédiaires moins autorisés, nous aurions eu peine, je l'avoue, à les regarder comme sérieuses. Mon intention n'est point de dresser ici un exposé de griefs sans conclusion pratique; il n'est que trop à prévoir que ces griefs s'accumuleront inévitablement entre l'Autriche et l'Italie, tant que la question Vénitienne ne sera pas résolue. Loin de m'étonner que

la situation respective des deux Etats vis-à-vis l'un de l'autre, ainsi que les conséquences qui en résultent naturellement, ne se soient pas améliorées pendant que le Cabinet de Vienne montrait des dispositions à un rapprochement, je suis porté à croire que le fait mème du rétablissement des-rapports diplomatiques entre les deux Cours n'y apporterait aucun changement essentiel. Mais si la situation, au fond, ne pouvait que rester la mème, il semblait logique d'autre part que pendant que le Cabinet de Vienne visait à établir avec (pour Paris) l'Italie (pour Londres) nous de meilleurs rapports, il s'abstìnt au moins d'entraver la politique de puissances tierces dans leurs relations avec (pour Paris) nous. (pour Londres) l'Italie. Cependant depuis quelques mois la diplomatie de l'Autriche déploie une activité exceptionnelle pour mettre obstacle mème à des combinaisons où les puissances, avec lesquelles nous traitons ont un intérèt au moins égal au nòtre.

Je n'ai pas besoin d'appuyer ici, M. le Ministre, sur l'emploi que le Gouvernement ..~trichien a fait de son influence à Rome lors de nos négociations avec le St. Siège au sujet des évèchés vacants. Il a agi de mème auprès des Gouvernements moyens de l'Allemagne pour les détourner de conclure avec l'Italie un Traité de Commerce et de Navigation réclamé par les organes les plus autorisés des intérèts germaniques. Il est allé jusqu'à faire adresser au Gouvernement autrichien a fait de son influence à Rome lors de nos négociaentations et des plaintes contre la proposition faite par la Prusse aux autres Etats du Zollverein de conclure un traité de Commerce avec l'Italie. Dernièrement l'Envoyé d'Autriche à Madrid a formellement protesté auprès du Gouvernement de la Reine contre la reconnaissance de l'Italie par l'Espagne. Les obstacles que l'Autriche oppose aujourd'hui mème à la signature des actes de la Commission Européenne pour la Navigation du Danube montrent encore mieux jusqu'où descendent les préoccupations de l'Autriche à l'égard de nos rapports avec les autres Puissances. Il est difficile de ne pas voir ici encore quelque chose plus qu'une conséquence naturelle de la situation respective des deux monarchies; car aucune raison de dignité où d'intéret ne s'opposait à ce que l'Autriche adhérat à la proposition admise par nous, par égard envers les autres puissances garantes, et approuvée ou appuyée par celles-ci, d'adopter pour la signature de ces Actes le procédé accepté par l'Autriche elle-mème pour la signature de l'Acte de rachat du péage de l'Escaut et pour celle de la Convention télégraphique internationale conclue tout récemment à Paris.

A en juger par de tels incidents, l es dispositions de l'Autriche envers l'Italie (pour Paris) tendraient (pour Londres) viendraient à empir.er plutòt qu'à devenir meilleures. Je ne veux pas y attacher, M. le Ministre, plus d'importance qu'il ne convient. La reconnaissance de l'Italie par l'Espagne n'a pu ètre empèchée: on ne parviendra pas davantage, j'en ai la confiance, à empècher la Papauté de s'entendre un jour avec l'Italie sur les intérets de l'Eglise dans la Péninsule, ni l'Allemagne de renouer avec nous des rapports éminemment profitables à ses intérèts. Mais au point de vue qui nous occupe en ce moment, {pour Paris) le Gouvernement de l'Empereur reconnaitra sans doute que des faits pareils (pour Londres) il faut reconnaitre que des faits pareils

étaient de nature à jeter au moins de l'incertitude sur le véritable caractère (pour Paris) des manifestations diverses (pour Londres) de ces manifestations diverses de la politique autrichienne.

Le Gouvernement du Roi n'a point cessé de désirer une solution pacifique de la question Vénitienne; il n'hésiterait pas à se preter aux combinaisons qui pourraient préparer un tel résultat, et il ne doute pas du concours qui lui apporterait alors le pays.

Mais les circonstances actuelles sont loin d'offrir encore des perspectives favorables. Les puissances amies à qui nous avons signalé tant de fois les dangers de la situation (pour Paris) présente (pour Londres) actuelle et spécialement la France et l'Angleterre, qui ont placé la question vénitienne au premier rang de celles que l'Europe aurait à régler dans l'hypothèse de la réunion d'un Congrès Général, apprécieront qui de l'Autriche ou de nous est particulièrement responsable des embarras que l'antagonisme existant entre les deux Gouvernements apporte trop fréquemment dans la marche régulière des affaires européennes.

(Pour Paris). Aujourd'hui que la plupart des Gouvernements ressentent des besoin de paix

(Pour Londres). A une époque où l'Europe ressent des besoins de paix, de transactions réciproques, de relations meilleures entre les peuples, le Gouvernement du Roi n'a pas manqué de s'attacher sans cesse à diminuer, autant qu'il était en lui, les difficultés d'un état de choses que les inévitables problèmes de la question Vénitienne ne rendent déjà que trop grave. Mais le Cabinet de Vienne en (pour Paris) redoublant de témoignages d'hostilité diplomatique (pour Londres) renouvelant ses hosti1ités diplomatiques contre nous sur tous les points, meme sur le terrain de relations politiques, ecclésiastiques et commerciales qui ne le touchent pas, a aggravé une situation déjà difficile, jeté de nouveaux germes de juste défiance (pour Paris) et de ressentiments bien explicables (pour Londres) et de ressentiment bien ·explicable dans l'esprit des populations italiennes, (pour Paris) et opposé ainsi (pour Londres) il a opposé lui-méme les obstacles les plus sérieux aux accommodements d'ordre secondaire dont il semble avoir laissé voir le désir dans le meme temps au Governement de (pour Paris) l'Empereur (pour Londres) l'Empereur des Français.

(Pour Paris). Veuillez, M. le Ministre, vous exprimer en ce sens dans vos entretiens avec S. E. M. Drouyn de Lhuys.

P.S. -J'ai reçu régulièrement vos rapports politiques n. 223 et 224 (1).

(Pour Londres). Veuillez, M. le Ministre, vous exprimer dans ce sens dans vos entretiens avec les Ministres de S. M. Britannique et en vous accusant réception de vos dépeches du n. 101 au n. 104 pol. et du n. 74 au n. 81 conf....

(l) Il dispaccio venne inviato a Londra col n. 40 e a Parigi col n. 138.

(l) Non pubblicati

125

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 225. Parigi, 24 agosto 1865.

Se occorresse di mostrare quale scarso interesse piglia ora la Francia nelle questioni di politica estera, se ne avrebbe facilmente la prova nell'indifferenza manifestata dall'opinione pubblica rispetto agli affari di Germania, i quali avrebbero in altri tempi porta occasione ai giornali di una polemica appassionata sovratutto quando parve che una guerra fra l'Austria e la Prussia potesse fornire il pretesto alla Francia d'una politica attiva, tendente ad un allargamento territoriale. Ma l'indifferenza della nazione trovò la sua espressione officiale nella neutralità proclamata dal Governo, tutto al più fiancheggiata dall'espressione del platonico desiderio che le popolazioni dei Ducati venissero consultate circa le loro sorti. L'accordo di Saltzburgo non preoccupò l'attenzione del pubblico francese più che l'avessero fatto le fasi precedenti di questa interminabile questione: qualche frizzo del Giornale dei Débats sulla politica di Bismarck qualche parola di commiserazione della Francia sulla situazione a cui si è ridotta l'Austria ecco tutto.

È tuttavia pregio dell'opera di esaminare i caratteri di quell'accordo perchè esso dimostra a mio avviso quali sono i veri rapporti delle due Potenze Tedesche. Io mi permetto perciò di esporre a V. E. qualche considerazione a questo riguardo.

Quando l'Austria si associò alla Prussia nel muover guerra alla Danimarca, un diplomatico Prussiano ebbe a dire che l'Austria imitava con ciò l'esempio della Sardegna guerreggiante in Crimea per procurarsi mediante sacrifizi disinteressati un titolo a vantaggi futuri. Ed infatti potè sembrare abile politica quella dell'Austria di mettersi a capo del moto nazionale Tedesco contro la Danimarca, e di costringere la Prussia a dividere con lei la gloria ed i vantaggi materiali della facile impresa.

Ma H Governo Prussiano costretto ad accettare un aiuto di cui non aveva d'uopo, non rinunziò per questo alle sue mire ambiziose; lasciò che l'Austria versasse il sangue dei suoi soldati, e spendesse il suo denaro contro la Danimarca, e non fece altra concessione che di tendere ad un'annessione indiretta dei Ducati invece di appropriarseli direttamente.

La partecipazione alla guerra Danese, che nel concetto del Conte Rechberg, doveva essere un trionfo della politica austriaca, non preparò quindi aLla casa d'Asburgo che una serie di umiliazioni. Ove lo si paragoni alle orgogliose speranze del Conte Rechberg, il compromesso di Gastein è quindi tutt'altro che una vittoria: ma ove si ponga mente ai pericoli che una guerra colla Prussia avrebbe fatto correre all'Austria, ai suoi imbarazzi interni, alle poco fiorenti sue finanze, non potrà non giudic2rsi come un'abile ritirata quella con cui l'Austria cede bensì il Lauenborgo ma con compenso in danaro, abbandona lo

Schleswig, ma ritiene l'Holstein, ch'essa non cederà probabilmente alla Prussia se non quando abbia potuto strappare all'animo deferente del Re Guglielmo alcuno di quei compensi politici, che il Conte Bismarck seppe rifiutare finora.

Ed è quello appunto, a mio avviso, il carattere principale del compromesso che i due Monarchi Tedeschi hanno firmato a Saltzburgo. Esso inaugura un nwdus vivendi che è provvisorio ma che può durare indefinitamente, e lasciar quindi il campo alla diplomazia tedesca di svolgere il lento procedimento dei suoi negoziati. Se l'Austria non riescirà ad ottenere le indennità da lei chieste, la vedremo favorire il partito del Duca d'Augustenborgo, e promuovere nell'Holstein manifestazioni in favore del pretendente. Eguale cosa farà la Prussia nello Schleswig pel Duca d'Oldenborgo, se però non troverà più conveniente di mutare in dominio diretto il semplice possesso che le è ora conferito. Ma è più probabile assai che continuino personalmente fra il Re di Prussia e l'Imperatore d'Austria i negoziati circa il compenso territoriale od altro che permetterà all'Austria di cedere alla Prussia anche l'Holstein e di ritirarsi da un'avventura in cui non fu senza pericolo per lei che fossero, benchè invano, pronunciate le parole di nazionalità e di volontà popolare.

Le vere vittime dell'accordo sono gli abitanti dei Ducati. La guerra era stata intrapresa per non disgiungere lo Schleswig dall'Holstein, ed eccoli ora più disgiunti che mai. Ad ,eccezione del nord dello Schleswig, ove gli abitanti deplorano di essere stati violentemente separati dalla Danimarca, le popolazioni dei Ducati amano il Duca d'Augustenborgo e ne desiderano il governo. Ora la Prussia ha dichiarato, senza essere contradetta dall'Austria, che il Re attuale di Danimarca era il solo che avesse diritto al possesso dei Ducati: questa dichiarazione esautora il Duca di Augustenborgo, e mentre contiene u:na sconfessione implicita della guerra fatta alla Danimarca pone la conquista come fondamento legale del condominio Austro-Prussiano e delle ulteriori pretese Prussiane. Così in questa questione Dano-Germanica tutti i principii dell'antica e moderna politica furono successivamente invocati e violati: e l'indifferenza con cui la Francia e l'Inghilterra assistono a questi avvenimenti deve ammonirci a non avere cieca fiducia in certi principii la cui forza intima è visibile a grandi intervalli, ma non impedisce che la violenza abbia ancora in certi periodi la sua prevalenza nella Storia.

Il trionfo diplomatico della Prussia non è del resto senza difficoltà e senza danno. Nello Schleswig la popolazione d'origine Danese vorrà riunirsi alla Danimarca mentre gli altri abitanti del Ducato vorranno far causa comune coll'Holstein pel Ducato d'Augustenborgo. Ciò obbligherà la Prussia a governare colla forza e militarmente il Ducato, mentre l'Austria potrà fare senza danno pompa di facile governo nell'Holstein. Inoltre la lentezza con cui il signor Bismarck raggiungerà indirettamente l'intento non corrisponde certo alle brillanti speranze di questo Ministro, la politica del quale attira alla Prussia l'odio dei Governi e delle popolazioni germaniche, che sono ora meno che mai disposte a riunirsi attorno agli Hohenzollern per conquistare l'unità a cui aspirano. La via scelta dal signor Bismarck non è dunque quella che possa condurre la Prussia all'adempimento della sua missione storica in Germania.

126

IL CAPO GABINETTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, BLANC, AL SEGRETARIO DELLA LEGAZIONE A PARIGI, ARTOM (Carte Blanc)

L. P. Firenze, 25 agosto 1865.

Voi sapete che non si parla più della questione di Roma. È un tema esaurito per ora, e le voci di negoziati segreti caddero da sé. Ma si parla della politica del Governo riguardo a Venezia. Le voci di negoziati tra l'Austria e noi, accreditate dalla stampa officiosa di Parigi, sono exploitées dal partito d'azione in Italia. L'opuscolo di Massimo d'Azeglio così rassegnato ad una pace indefinita accreditò tanto più tali rumori, che il Ministero dell'Interno lasciò credere che quello fosse il programma del Governo. Si parla nel Veneto di prossime convocazioni per ,elezioni Municipali: il partito dell'astensione dignitosa e della continua e perpetua protesta incontra difficoltà in quella credenza, non smentita ben inteso dalle autorità austriache, in probabili accordi tra il Governo del Re e l'Austria.

Lettere particolari recano che nei negoziati tra l'Austria e la Prussia l'Austria si mostrò sicurissima dal lato dell'Italia, e lasciò capire che da noi si desiderava ardentemente un ravvicinamento. Infine rapporti che il Comm. Cerruti considera come autorevolissimi sulle cose d'Ungheria e di Croazia riferiscono che negli uomini che ebbero relazioni coi personaggi del Governo, è ferma la convinzione che non si ha più nulla da sperare dall'Italia. Non si può guarì dubitare che il Gabinetto di Vienna non abbia adoperato utilmente presso alcuni Capi Ungheresi, Croati e presso qualche Italiano forse, certi brani della corrispondenza spedita a Vienna dal Metternich dopo i colloqui avuti con Drouyn de Lhuys.

Perciò si credette necessario il dispaccio che riceveste recentemente sulla questione delle nostre relazioni coll'Austria (1). Se continua così è che noi ne rimarremo dupes. Ci si fanno delle ouvertures che non hanno nulla di officiale, che diplomaticamente appena esistono di modo che non possiamo servircene per dimostrare l'influenza crescente d'Italia né per tracciare la linea precisa della politica governativa dinnanzi al paese; ma nello stesso tempo si spargono nel pubblico voci di ravvicinamento, si svolgono a nostro danno e si fa uso purtroppo efficace di documenti che fanno supporre per parte nostra vivo desiderio ed anche avviamenti a trattative coll'Austria.

Ora non sarà possibile presentare al parlamento, fra altri documenti relativi ad altre questioni, anche questo nostro dispaccio colle opportune correzioni? Se no, la questione Veneta rimane al bujo all'apertura del nuovo parlamento, e con non lieve inconveniente, date le circostanze.

(l) Cfr. n. 124.

127

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, ALL'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI (l)

(Ed. in L V 8, pp. 309-310)

D. 41. Firenze, 26 agosto 1865.

Le accludo per sua informazione e perchè all'occorrenza ne faccia parola con Lord Russell, le informazioni trasmessemi da Costantinopoli sul reciso rifiuto dell'Austria di ammettere per la firma degli atti della commissione del Danubio il modo di procedere pur da essa già accettato a Brux,elles ed ultimamente a Parigi.

Ella potrà fare osservare che mentre il Governo del Re, per deferenza alle Potenze amiche, fece una proposta conciliativa ·e convalidata da due precedenti, il Gabinetto di Vienna, dichiarando di non avere nessuna premura di risolvere tale difficoltà, pone deliberati ostacoli alla conclusione di atti che altamente interessano altre Potenze e segna<tamente l'Inghilterra.

Ella è autorizzata, ove se ne presenti l'occasione, a domandare * confidenzialmente * (2) a Lord Russell se egli non reputi opportuno, ora che tutte le altre Potenze garanti hanno accettato la nostra proposta, di risolversi a procedere alla firma degH atti della Commissione in quella forma, lasciando all'Austria il giudicare quanto le convien di decidere per parte sua.

* Segnandole ricevuta de' suoi pregiati rapporti n. 105 Politico e n. 82 Confidenziale... * (3).

128

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A WASHINGTON, BERTINATTI

D. CONFIDENZIALE S. N. Firenze, 27 agosto 1865.

Ho ricevuto e letto il suo dispaccio confidenziale 25 scorso (4). Mi rincresce che non siasi creduto dall'onorevole Signor Seward di poterle preventi~amente confidare quale sarebbe il preciso oggetto della missione di cui vorrebbe incaricare la S. V., ma è lecito supporre si tratti di quistione che propriamente interessa la Francia e gli Stati Uniti. Non parrebbemi quindi conveniente che il Ministro d'Italia accetti l'incarico di far comunicazioni al Governo Francese mentre vi è un Inviato Francese a Washington. D'altronde sarebbe pericoloso per noi l'intrometterei in quistioni che non ci toccano direttamente. Quindi se la S. V. Illustrissima ha qualche suo personale motivo per venire .in congedo le dò la facoltà di farlo lasciando la cura degli affari correnti della Legazione

al Signor Cantagalli. Ma Ella non dovrà prendere col Signor Seward verun impegno di comunicazioni ad altre Potenze, e saprà certamente trovar termini che attestando il pregio in cui Ella e noi teniamo la fiducia che le si vorrebbe dimostrare non ci vincolino ad un passo qualunque verso la Francia.

P. S. -Mi pervenne in questo momento l'altro suo dispaccio riservato del 28 luglio (1). Vedo che mi ero bene apposto nelle mie induzioni. Mi stupisce

· però che un uomo di Stato così illuminato e così esperto come il Signor Seward abbia prestato tanto facilmente l'orecchio a supposizioni che non hanno il menomo fondamento, e mi stupisce viemaggiormente ancora che il Signor Marsh abbia trasmesso quasi fossero serie notizie, al suo Governo voci insussistenti di giornali, senza prima parlarcene francamente e chiederci esplicite dichiarazioni. La S. V. Illustrissima ha fatto bene a smentir subito quelle voci perché sono assolutamente false e nulla vi ha potuto dar appoggio. Né il presente gabinetto, né i pYecedenti non hanno sognato mai a dipartirsi, in una ipotesi qualunque, dalla più assoluta astensione negli affari del Messico, né dalla Francia ci venne mai fatta anche la più lontana allusione ad un nostro qualsiasi concorso. Si è appunto per il fermo proposito di non !asciarci impigliare in quella quistione che noi, per quanto desideriamo di far cosa grata agli Stati Uniti, non crediamo poterei impegnare a fare comunicazioni alla Francia. Le ripeto adunque Signor Cavaliere la raccomandazione di non assumere verun impegno a questo riguardo. Se per ragioni sue personali Ella si decide a recarsi in congedo, è ben inteso che dovrà venire immediatamente a Firenze.

(l) -In pari data venne inviato a Nigra un dispaccio che riproduce solo il lo ed il 3o capoverso del presente. (2) -I brani fra asterischi sono omessi in LVB. (3) -Non pubblicati. (4) -Non pubblicato.
129

IL MINISTRO A MADRID, TALIACARNE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 3. Madrid, 29 agosto 1865 (per. il 4 settembre).

Dès ma première entrevue avec M. Bermudez de Castro, j'avais diì. me

persuader que je ne serais seçu par la Reine qu'à son retour à Madrid. Ce

Ministre avait beaucoup insisté sur l'impossibilié dans laquelle, selon lui, se

trouvait Sa Majesté de m'admettre pour la présentation de mes lettres de

créance dans la maison privée et très modeste qui lui sert de demeure à Zarous.

Voyant clairement que c'était un parti pris, et d'ailleurs ne voulant ab

solument pas débuter ici en soulevant des difficultés, je me suis soigneuse

ment abstenu de toute observation à ce sujet, malgré que je fusse persuadé

d'avance des inconvénients d'une situation anormale qui pouvait durer long

temps et donner lieu, ain"i qu'elle l'a déjà fait, à des suppositions tout-à-fait

erronées et malveillantes.

Mais l'arrivée en Espagne de S.A.R. le Prince Amédée, qui ne pourra

guère, à mon avis, se dispenser de rendre visite à la Reine, m'a induit à faire

quelques démarches purement officieuses auprès du Secrétaire Général dl,l

Ministère des Affaires Etrangères. dans l'espoir qu'on aurait pu arranger de

façon à ne plus retarder ma réception. J'aurais pu ainsi, sans aucun inconvé

nient et selon les formes d'usage, présenter moi-mème Son Altesse Royale à Sa

Majesté Catholique, car j'espérais, je l'avoue, que le Ministère espagnol aurait

été le premier à reconnaitre la nécessité de m'admettre avant l'arrivée du

Prince à Madrid, à présenter à la Reine la lettre par laquelle le Roi Notre Au

guste Souverain Lui annonce qu'il a pris le titre de Roi rl'ItaUe.

Le Vicomte del Ponton, Sous-Secrétaire d'Etat, a écrit dans ce sens à

M. Bermudez, qui est depuis plusieurs jours à Biarritz. Mais ce Ministre vient de lui répondre que la Reine ne pourra me recevoir qu'à son retour à Madrid après le quinze septembre. Il ajoute ensuite que si le Prince venait à exprimer le désir de rendre visite à la Reine, Elle ne pourrait pas l'inviter à venir à Zarous, parce Que Son Altesse Royale n'y trouverait mème pas un hotel ni une maison privée où se loger.

J'ai de suite fait part de ceci au Colone! Morra, qui accompagne le Priuce, pour sa gouverne. Il est toutefois probable que si Son Altesse Royale voulait bien se rendre à Zarous de S. Sébastien pour y passer seulement une ou deux heures, on finirait par m'engager à le présenter moi-mème, à Sa Majesté, tout en n'ayant point encore remis mes lettres de créance.

D'après un télégramme que je viens de recevoir, le Prince Amédée partira le 2 Septembre au soir de Grenade pour venir ici. Je lui ai procuré un train spécial pour passer en chemin de fer sur la partie de la ligne qui n'est point encore livrée à la circulation, et j'irai à sa rencontre jusqu'à Venta de Cardenas avec une partie du personnel de la Légation.

J'ai su par l'Ambassadeur de France que la première entrevue entre Sa Majesté Catholique et l'Empereur des Français aura lieu à S. Sébastien le 9 Septembre. La Reine d'Espagne rendra ensuite la visite à Leurs Majestés Impériales à Biarritz le 11 du mème mois.

(l) Cfr. n. 109.

130

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(A S Biella, Carte La Marmora; ed. in Carteggi Nigra, pp. 122-123)

L. P. Parigi, 29 agosto 1865.

Le scrivo oggi d'ufficio (l) sulla comunicazione da me fatta a Drouyn de Lhuys intorno alle aperture dell'Austria per un accomodamento commerciale. Portai a notizia del Ministro Imperiale tutte le ragioni ch'Ella m'indicò nel Suo

dispaccio del 22 corr,ente (1). ll Signor Drouyn de Lhuys mi disse che trovava questa risposta naturale, e non fece nessuna osservazione.

ll Signor Drouyn de Lhuys mi parlò della questione della medaglia da accordarsi ai soldati che hanno combattuto nella difesa di Roma. Mi disse che ne aveva scritto all'Incaricato di Francia a Firenze, ed aggiunse che questa cosa avrebbe fatto una cattiva impressione nell'esercito francese, e che si vedeva obbligato di parlarne all'Imperatore.

Io risposi che per la prima volta mi si parlava d'una tale questione, che avrei domandato in proposito il di lei avviso e le di lei istruzioni, che però avevo due osservazioni a fargli fin d'ora, cioè 1° che si trattava semplicemente d'una medaglia commemorativa, e non già d'una medaglia remunerativa; 2o che facevo le mie riserve intorno alla spedizione di Roma, spedizione che io non poteva a meno di deplorare. Lasciai adunque intatta la questione; giacché prima di dire o fare alcuna cosa in proposito ho bisogno di avere da lei istruzioni precise. La prego adunque di scrivermene o farmene scrivere.

La convenzione di Gastein fece qui pessima impressione. Il Signor Drouyn de Lhuys mi disse che le due grandi Potenze Germaniche avevano calpestato ogni principio: principio di nazionalità, principio di sovranità popolare, principio dell'interesse delle popolazioni; che la sola regola di condotta seguita in questi deplorab1li negoziati era la forza e l'interesse di ciascuna delle potenze contraenti. Il fatto è che questo accomodamento non è una vittoria né per la Prussia, né per l'Austria; non per la Prussia perché sarà per lei una sorgente d'impopolarità maggiore .in Allemagna e ·in Europa; non per l'Austria perché la sua dignità è sacrificata ed ha stabilito un precedente di vendita che le sarà, se Dio vuole, fatale un giorno. Del resto l'Austria ha potuto convincersi di qual peso sia per lei l'ostilità dell'Italia giacché fu questa ostilità che la forzò a passare sotto le forche caudine di Bismarck. Ma aspetto le due alte parti contraenti alla scadenza di un anno.

Giovedì vedrò l'Imperatore perché devo annunziargli l'arrivo del Principe Amedeo e concertare il giorno in cui Sua Maestà potrà riceverlo. Il telegrafo porta le dimissioni di Lanza a cui non m'attendevo. Suppongo che il suo Segretario Generale l'abbia ric!otto a ciò. Me ne rincresce. Se l'Imperatore mi riceverà in udienza privata e se mi dirà qualche cosa che meriti esserle riferita, le .telegraferò (2).

(l) Con r. 227 di cui si pubblica il brano seguente: • Il Ministro Imperiale degli Affari Esteri mi disse che non s'era fatta alcuna illusione sul valore e sull'esito di queste aperture:che però aveva giudicato essere conforme alla parte che la Francia rappresenta fra i due Gabinetti di Firenze e di Vienna il non rifiutarsi a farsi interprete presso l'Italia di codeste aperture: che del resto nulla trovava a ridire alle osservazioni che l'E.V. mi incaricava di fare a questo riguardo •.

131

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. CONFIDENZIALE 373. Parigi, 30 agosto 1865, ore 20 (per. ore 21,35)

Un article du Morning Post sur les articles secrets de la convention austroprussienne, dit que la Prusse s'est engagée à proposer à 1a Diète germanique la

garantie des possessions non allemandes de l'Autriche. J'ai lieu de eroire que cet article a été fait ici à Paris. Le but de l'artide est évidemment celui de provoquer des explications car ici on ne satt rien sur l'existence d'articles secrets; en tout cas je ne crois pas à la clause de la garantie.

(l) -Cfr. n. 124. (2) -Alcuni brani sono editi in LA MARMORA, pp. 48-49 e in CHIALA, pp. 24-25.
132

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, QUIGINI PULIGA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 51. Berlino, 31 agosto 1865 (per. il 4 settembre)

L'arrangement de Gastein continue à préoccuper de plus en plus l'opinion publique. Ce n'est pas tant l'importance des stipulations, qu'on y a arretées qui inquiète les esprits, comme les conséquences que la Convention pewt porter avec soi. On est arrivé à se demander si cet arrangement doit rester un fait isolé, ou bien si l'on ne doit le considérer que comme le préliminaire de résolutions qui se manifesteront dans la suite.

Je viens de savoir à ce sujet que le Gouvernement lmpérial a prescrit à son agent à Berlin de controler ce qui pourrait y avoir de vrai dans les cinq articles secrets de la Convention ratifiée à Salzbourg et que le Ministre de France à Francfort a transmis avant-hier à Paris comme puisés à bonne source. Une depeche à peu près identique a été envoyée à l'agent diplomatique anglais. Je ne doute pas que V. E. aura été à son tour informée du prétendu contenu de ces articles, mais à toute bonne fin je crois devoir les Lui transcrire ci-après, tels quels ils sont parvenus à ma connaissance.

Article 1° Le port de Kiel deviendra exclusivement por.t Prussien, ainsi que la forteresse de Rendsbourg. Article 2o Des lois très sévères à l'égard du droit de réunion, et de la presse seront mises immédiatement en vigueur dans le· Holstein.

Article 3o Le Due d'Augustenbourg pourra continuerà résider dans le Duché, mais à la condition de s'abstenir absolurnent de toute rnanoeuvre tendante à y rnaintenir son infiuence.

Article 4° Quand faire se pourra, l'Autriche cèdera à la Prusse ses droits de condominium dans le Holstein pour une somme de 12 millions de thalers.

Article 5" Les deux grandes Puissances aUemandes se concerteront pour proposer à la Diète une motion tendante à faire entrer dans la Confédération les possessions non allemandes de l'Autriche.

Ce dernier article nous intéressant particulièrement, j'ai cru devoir, quoiqu~

V. E. ne m'en ait pas chargé, aller aux informations, pour tàcher de découvrir si vraiment la Prusse avai t pu se mettre d'accord avec l'Autriche sur une proposition qui est évidemment contraire à tous ses intérets et qu'elle avait rejetée avec une force convenable, et tout au moins louable au fameux Congrès des Princes à Francfort.

L'absence du Président du Conseil rendait ma tàche presqu' impossible, celle de mes collègues de France et d'Angleterre n'était pas plus aisée. Les réponses que nous avons reçues concordent parfaitement. Le Ministre de l'Intérieur, le seui qui soit en communication directe avec M. de Bismarck, a répondu qu'il ne savait rien du traité secret, et que quant à l'entrée des possessions autrichiennes extrafédérales dans la Confédération, il croyait n'en etre pas question, comme aussi d'une garantie quelconque de la part de la Prusse. Comment voulez-vous, a-t-il ajouté, que l'Autriche puisse croire à une garantie réelle de la P russe, et comment voulez-vous que nous nous privions de gaieté de cceur d'un aussi puissant levier que l'Italie? Je n'ai pas voulu répondre qu'on remise le levier sous un hangar, une fois que l'édifice est complètement bati, parce que effectivement il me semble que l'e grand édifice germanique aura encore pour quelque temps besoin de ses maçons.

Quoi qu'il en soit il me revient que M. de Gotz a été chargé de demander formellement à la France un traité de neutralité. Une telle demande après l'arrangement de Gastein a du étonner le Gouvernement Impérial, qui ne voudra certes pas engager sa liberté d'action pour l'avenir. En attendant le Gouvernement Impérial a envoyé une déplkhe à so n Chargé d'Affaires dans laquelle on recherche les motifs qui ont pu induire le Gouvernement Prussien à conclure un acte de telle nature, qu'on qualifie comme un fait dont l'Europe avait depuis longtemps perdu le souvenir et qui rappelle les temps les plus funestes de l'histoire. Quoique cette dépeche ne soit pas destinée à etre lue, et ne doive servir que pour l'instruction personnelle de son Agent, elle n'en est pas moins un indice assez clair de l'impression produite à Paris par l'entente des Puissances Allemandes.

Si je ne puis éclairer V. E. sur l'existence, ou la non existence d'articles secrets à la Convention de Gastein, il me résulte pourtant d'une conversation que j'ai eue avec le Comte Eulenbourg qu'on négocie dans ce moment, et que peut-étre la négociation est à bon port, pour arriver à une réforme de la Confédération Germanique. Cette réforme me parait d'autant plus importante que les deux grandes Puissances allemandes, laissant de còté la question politique, qui pourrait ,les amener à des divergences d'opinion irréconciliables, se trouveraient en position de pouvoir disposer, dans un moment donné, de toute la force militaire de la Confédération.

M. de Bismarck étant attendu de jour en jour ,il me sera peut-etre possible de voir un peu plus clair dans cet imbroglio, et tenir V.E. au courant un peu plus précisément de la situation.

133

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 377. Baden, l settembre 1865, ore 15,05 (per. ore 18,40).

J'ai appris de source certaine qu'avant convention Gastein on s'attendait à non réussite, mais tout était prét pour rupture entre Autriche et Prusse. De méme je sais pour sur que Bismarck a donné assurance à Stuttgart sur la bonne entente actuelle austro-prussienne et que Roi de Prusse a dit dernièrement et très hautement à Varnbi.iler à la gare de Stuttgart Q.Ue la réconciliation entre Prusse et Autriche était désormais tout à fait complète.

134

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA (A S. Biella, Carte La Marmora; ed. in Carteggi Nigra, pp. 123-126)

L. P. Parigi, 2 settembre 1865.

Ho ricevuto la sua lettera del 28 agosto e la ringrazio molto delle notizie che mi dà intorno alla mutazione avvenuta nel seno del Gabinetto. Queste notizie mi giungono utilissime ed opportune perché i corrispondenti dei giornali francesi han perso la bussola ed interpretano tutto a rovescio. È importante che il Governo francese abbia idee più esatte in proposito, e la sua lettera mi serve appunto a questo scopo.

* -Ier l'altro fui ricevuto dall'Imperatore ed ebbi con lui una conversazione di mezz'ora circa, assai interessante* (1). Cominciai ad annunziargli il prossimo arrivo del Conte di Pollenzo e la visita che Sua Altezza Reale desidera fare alle loro Maestà. L'Imperatore mi disse che partiva il 6 per Biarritz; che il 9 andava a visitare la Regiona di Spagna a San Sebastiano e 1'11 la Regina sarebbe venuta a Biarritz a restituire la visita. Rimangono liberi i giorni 8 e 10, ed in uno dei due giorni il Principe Amedeo potrebbe far la sua visita a Biarritz che si trova appunto a mezza strada fra Madrid e Parigi. La cosa fu combinata a questo modo, ed io scrissi in questo senso al Principe. * -La conversazione si aggirò quindi sugli incidenti politici degli ultimi giorni. Raccontai all'Imperatore i passi fatti dalla Prussia a Firenze e la risposta di Lei data. Poi soggiunsi che siccome era possibile che più tardi la medesima eventualità si presentasse con maggiore probabilità di una soluzione non pacifica, avrei desiderato sapere l'avviso dell'Imperatore ed anzi gli domandai consiglio. La prego di considerare la risposta dell'Imperatore come affatto confidenziale e di tenerla per lei solamente. L'Imperatore mi disse chiaramente che se l'occasione si presenta d'una rottura seria tra l'Austria la Prussia, l'Italia non deve !asciarla sfuggire. Però ,l'Imperatore si mostrò preoccupato della questione militare. Egli fece l'ipotesi che l'Austria, stando sulle difese dal lato della Prussia si volgesse rapidamente con tutte le sue forze sull'Italia, facesse una punta a Milano, e tentasse l'Appennino. Quest'ipotesi preoccupa l'Imperatore evidentemente perché, se l'Austria tocca alla Lombardia, l'azione della Francia verrebbe necessariamente ad impegnarsi, quello che vorrebbe evUare.

Ma io osservai a Sua Maestà che l'ipotesi contraria è la più probabile, cioè che l'Austria si limiti ad una guerra difensiva in Italia ove è protetta dal quadrilatero, e concentri tutto il peso delle sue forze sulla Prussia.

L'Imperatore convenne che questa ipotesi sarebbe forse più probabile, e parve credere che in tal caso l'Italia dovrebbe agire sull'Adriatico, e sollevare la costa illirica e possibilmente l'Ungheria. Ma sventuratamente tutto ciò non è per ora che mera ipotesi.

Io volli però domandare all'Imperatore se fosse disposto ad accordare alla Prussia la neutralità, di cui questa si contentava, nel caso d'un conflitto AustroPrussiano. L'Imperatore mi rispose affermativamente. Deploro profondamente che Bismarck non abbia saputo in tempo questa disposizione dell'Imperatore, perché forse una tale assicurazione avrebbe potuto determinar la guerra.

Io penso che, senza peccar d'indiscrezione Ella potrà abilmente, e senza citare le sorgenti, far sapere ad Usedom questa circostanza. Insomma secondo l'Imperatore la nostra condotta è naturale e semplice. Non compromettersi leggermente, ma non scoraggiare la Prussia, e se l'occasione si presenta, pigliarla. Io dissi all'Imperatore che mi pareva suo interesse che cooperasse anch'esso a far nascere quest'occasione. Ma l'Imperatore mi disse che se esso avesse anche solo l'apparenza di mescolarsi in questo conflitto, ciò avrebbe prodotto un risultato affatto contrario ai nostri desiderii. L'Imperatore pensa che esso deve assolutamente mostrarsi estraneo alla questione, come ha fatto finora. Non è che seguendo questa condotta ch'egli può giungere a separare le due grandi potenze germaniche. L'Imparatore non è contento della Convenzione di Gastein, prima perché allontana il conflitto delle due Potenze, secondo, perché essa viola i principi di nazionalità e di rispetto alla volontà popolare. M'ha domandato s'io credevo che questo accomodamento potesse durare. Gli risposi che a mio avviso da questo accomodamento sarebbe nato più tardi un conflitto inevitabile, ma non gli celai che intanto l'Austria era riuscita a guadagnar almeno l'inverno, tempo prezioso, perché ne avrebbe profittato per aggiustarsi coll'Ungheria *.

L'Imperatore mi parlò dell'affare della medaglia per la campagna dei volontari di Roma, e mi disse che questo fatto faceva a ,Jui e all'esercito francese cattiva impressione. L'Imperatore credeva che la medaglia portasse un'iscrizione che mentova l'assedio di Roma. Rettificai questa sua opinione; gli dissi che ne avevo scritto a Lei, dei cui sentimenti egli non poteva dubitare. Infine lo pregai, pel caso in cui la cosa non potesse accomodarsi, a non darle un'importanza esagerata, importanza che non può né deve avere. Tuttavia non devo celarle che l'impressione cattiva rimane. Aspetto quindi le notizie ch'Ella mi promise col telegrafo, affinché io possa valermene per menomare quest'.impressione.

L'Imperatore mi parlò poi di Roma. Egli mi disse che era importantissimo per lui, per noi, per tutti, che allo scadere del termine fissato dalla Convenzione per l'evacuazione di Roma, non succeda nessun movimento nelle provincie pontificie; che Sartiges gli aveva detto che il solo partito d'azione è impotente a fare un movimento a Roma, e se lo fa, il Papa può reprimerlo facilmente colle sue sole forze, ma che se il partito nazionale tenta un movimento d'accordo

o colla permissione del Governo italiano, le forze del Papa non potranno reprimerlo. L'Imperatore ci scongiura perciò ad evitare per quanto dipende da noi un simile fatto che sarebbe egualmente deplorabile per tutti. L'Imperatore è risoluto ad uscire ad ogni costo da Roma, e lo farà inevitabilmente. Ma desidera che per parte nostra ci sforziamo a rendere minori le difficoltà. Io assicurai l'Imperatore, che il Governo del Re era dal suo lato risoluto ad adempiere strettamente la Convenzione, ad impedire ogni attacco esterno, ad astenersi da ogni eccitazione nel territorio Romano non solamente, ma ben anche a consigliare qua,lunque dei Romani che si fosse a lui diretto, di impedire ogni dimostrazione, ogni movimento. Non dissimulai all'Imperatore che le nostre difficoltà sulla frontiera sarebbero aumentate; ma gli dissi che poteva contare sulla nostra ferma determinazione d'adempiere strettamente e interamente i nostri obblighi. lo credo che, quando si avvicinerà il termine predetto, il Governo dovrà far pervenire al comitato Romano istruzioni in questo senso. Ci pensi e mi scriverà poi il suo avviso, quando verrà il tempo in cui dovrò riparlare di queste cose al governo francese.

* Mi pare di non aver dimenticato nulla. Ma se mi ricorderò di qualche cosa che potesse essermi sfuggita, le riscriverò di nuovo *.

Consegno questa lettera a Briganti Bellini, che parte domattina per Firenze. Le perverrà forse con un po' di ritardo. Ma preferisco questo inconveniente a quello di servirmi della posta.

* Le rinnovo la preghiera di considerare queste cose come assolutamente confidenziali, perché l'Imperatore parlò con me privatamente e senza nessun carattere ufficiale *.

Ho rimesso la sua lettera alla graziosa duchessa; stia certo che non penso nulla di male, quantunque io abbia trovato la duchessa più giovane, più elegante, e più seducente che mai.

(l) I brani fra asterischi sono editi in CHIALA, pp. 25-27.

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IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 47. Baden, 6 settembre 1865 (per. il 16).

Veffet produit en Allemagne par le récente Convention Austro-Prussienne est fort peu favorable à l'Autriche.

Les stipulations de Gastein et Salzbourg déjà signalées en résumé par ma Confidentielle du 15 et 22 Aout (1), laissent à la Prusse la haute main absolue dans le Schleswig et une infl.uence prépondérante dans le Holstein sans compter l'annexion légalisée du Lauenbourg.

En effet ayant le droit de fortifier le port de Kiel avec garnison Prussienne, Rendsbourg avec garnison mixte, 'et le Pays sillonné stratégiquement et commercialement par des communications fluviales, terrestres, et rtélégraphiques Prussiennes, meme le Holstein sera bien plus Prussien qu' Autrichien de fait.

On assure que les Gouvernements Confédérés ont été complètement tenus à l'éca:nt à la dernière heure des stipulations cle Gastein et que M.M. Von der Pfordten et Beust surtout, qui paraissaient s'y intéresser davantage jusqu'à des allées et venues pour s'aboucher entre eux et avec M. de Bismarck, sont assez mécontents du secret si bien gardé à leur égard.

D'autres Gouvernements secondaires ne semblent pas au contraire si hostiles au succès Prussien. J'ai toute raison de eroire en effet que l'article de l'Allgemeine Zeitung du 23 Aout, favorable à la Omvention Austro-Prussienne est l'expression de plusieurs Cabinets Allemands, entre autres de celui de Wurtemberg, tandis que l'opinion publique et Nationale, loin de se partager, est tout à fait contraire à la Convention, y compris celle en Autriche. Il y a déjà eu à Leipzig une réunion dite des 36 qui représentent les Comités permanents des tous les Parlements Allemands, et l'un des Membres Militants de ce Comité assurait ces jours-ci que le résultat de cette réunion sera la convocation du plenum de tous les Députés Germaniques (comme celle qui eut lieu il y a deux ans, je crois, à Francfort) pour discuter sur la situation actuelle au point de vue Allemand et délibérer le quid agendum en présence de la Convention de Gastein.

Reste à savoir si l'Autriche, et :;urtout la Prusse et meme les Gouvernements secondaires en général, laisseront transformer en agitation de pareilles manifestations, et le cas échéant, si, avec l'organisation peu pratique du rouage Allemand, cette manifestation pourra modifier les conséquences des récents accords Austro-Prussiens.

A l'égard de l'opinìon des masses après la Convention de Gastein un fait est à signaler, celui que meme les Paysans s'en occupent et se disent • puisque les Souverains vendent des Populatio:!S entières comme ils l'ont fait quant au Lauenbourg, pourquoi n'aurions nous pas le droit de nous affranchir à notre tour et de racheter les droits féodaux et autres? • Je tiens ce fait de témoins désintéressés.

Un des doyens du Corps Diplomatique à Francfort caractérisait ces jours ci la clause II quant à la création d'une flotte Allemande d' • amère illusion • de meme que l'opinion exprimée par lui que l'établissement d'un Gouvernement provisoire Prussien n'est que le premier pas à un Gouvernement définitif, dans le Schleswig du moins est plus ou moins partagée par la Diplomatie Etrangère en Allemagne et par des personnages indigènes politiquement et personnellement désintéressés dans la question.

Quant à la politique de M. de Bismarck dans cette dernière phase Schleswig Holsteinoise, elle est généralement considérée camme de plus en plus habile et favorable aux intérets Prussiens et l'on va jusqu'à prédire le remplacement de M. de Mensdorff-Pouilly à Vienne par M. de Blorme, le Négociateur Autrichien de la Convention de Gastein, lequel est originaire des Duchés de l'Elbe et gendre du Comte Buoi.

Peut-etre, M. de Bismarck aurait été moins disposé à la conciliation avant, et malgré son incontestable triomphe de Gastein, si ses vues avaient trouvé l'unisson avec de hautes volontés et reconnu le terrain à l'étranger, qu'on se doute avoir été exploité, favorable à des projets personnels plus aventureux.

Ma Dépeche télégraphique du l septembre (l) a déjà informé V. E. du revirement qui s'est opéré à la dernière heure à Gastein. Pour ce qui concerne les rap

ports entre l'!talie et l'Allemagne, j'ignore si la Convention de Gastein peut exercer une influence non pas dans le courant de l'opinion publique manifestée si ouvertement dans ces derniers temps, mais dans les régions Gouvernementales des Etats Confédérés. De toute manière l'es paroles que le Roi de Prusse a daigné m'adresser, et celles plus explicites de son premier Ministre, réferées textuellement par mes récens télégrammes et annexe à ma Dépèche

n. 53 A.C. (l) (d'autant plus importantes, vu les Personnages aux quels elles étaient adressées) me semblent du còté de la Prusse très rassurantes.

Quant aux Etats secondaires, mon dernier Rapport politique n. 43 (2) sur le vote de la Chambre Wurtembergeoise accepté par le Ministère, démontre, ce me semble, de quelle manière la manifestation de l'opinion publique et la prépondérance des intérèts matériels dominent déjà la situation politique.

Lord A. Loftus, Ministre d'Angleterre à Munich, actuellement à Bade, me disait ces jours-ci, en me demandant à quoi nous en étions pour notre Traité de Commerce, avoir provoqué, avant son départ de Munich, une conversation à ce sujet avec M. Von der Pfordten, et avoir trouvé le premier Ministre Bavarois peu disposé personnellement en faveur de l'Italie jusqu'à lui répondre d'une manière assez vive. Le Ministre Britannique ajouta, que dans son opinion la Bavière elle-mème, camme les autres Etats Confédérés, ne pourrait à la longue se refuser à faire droit aux intérèts de leurs peuples qui réclament des rapports réguliers avec l'Italie.

P.S. -Je viens d'ètre prévenu par des correspondants Politiques amis dans le Wurtemberg qu'il serait bon de faire rectifier par la Presse Italienne et Allemande les assertions erronées du Rapport de la Chambre annexé à ma dépèche Politique n. 43 quant aux droits de l'Italie sur des territoires Allemands tels que Trieste.

(l) Cfr. n. 119. Il rapporto del 22 non è pubblicato.

(l) Cfr. n. 133.

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IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

ANNESSO CIFRATO (3). Baden, 6 settembre 1865.

J'ai été ces jours derniers reçu par S. M. le Roi de Prusse. A propos du Traité Italo-Allemand qui a commencé le sujet de mon audience j'ai cru pouvoir dire a Sa Majesté combien le Gouvernement du Roi avait apprécié les bonnes dispositions du Gouvernement Prussien; à quoi le Roi répondit que ces bonnes dispositions continuaient, mais que impliquent pour l'Allemagne une question politique aussi importante que celle commerciale, de là, le temps d'arrèt qu'avaient subi les negociations en espérant qu'elles seront reprises et les difficultés écartées.

P. -S. -J'ai trouvé le Roi de Prusse plutòt belliqueux que pacifique dans ses idées. Les paroles de Sa Majesté à propos de la Convention de Gastein semblaient empreintes presque de regret pour avoir sacrifié à Ja conciliation, dans l'intérèt de la paix générale. En faisant allusion à_ l'Italie sans la nommer Sa Majesté m'a dit spontanément à plusieurs réprises que dans le cas de guerre il serait important pouvoir compter d'avanc,e sur des alliés siìrs. M. -de Roggenbach persiste à croire, après ses entretiens avec des hommes d'Etat prussiens, que les bons rapports entre l'Italie et la Prusse, dans l'état actuel des choses, sont désirables pour M. de Bismarck en ce qu'ils donnent plus de forces à sa politique envers l'Autriche qui a mis à découvert sa faiblesse à Gastein d'une manière si évidente.
(l) -Cfr. n. 136. (2) -Non pubblicato. (3) -Al r. 53.
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IL MINISTRO A MADRID, TALIACARNE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE S. N. San Sebastiano, 8 settembre 1865 (per. il 13).

L'arrivée tout-à-fai,t inattendue de S.A.R. le Due d'Aoste parait avoir eu une grande influence sur les décisions du Gouvernement Espagnol par rapport à la reconnaissance de l'Italie, et le Cabinet de Madrid a fini par se convaincre de la nécessité de mettre un terme à la situation anormale qui se prolongeait depuis plusieurs semaines.

Son Altesse Royale ayant demandé par mon entremise à ètre reçue à Zarous par Sa Majes-té Catholique, S. E. le Ministre d'Etat me fit répondre, il y a trois jours, que la Reine aurait vu Son Altesse Royale avec plaisir le 7 du mois courant, mais qu'Elle désirait que j'eusse accompagné le Prince, afin de remettre avant avec toutes les solemnités nécessaires, mes lettres de créance.

* Je suis donc parti de Madrid le 6 avec Son Altesse Royale et sa suite, et avec tout le personnel de la Légation, et le 7 à deux heures et demie, ainsi que j'ai eu l'honneur de le mander à V. E. par mon télégramme d'hier, j'ai été admis devant la Reine et sa Cour à remettre en une audience solennelle la lettre par laquelle S. M. le Roi, Mon Auguste Souverain, annonce à Sa Majesté Catholique qu'il a pris le titre de Roi d'Italie, et à présenter ensuite mes !ettres de créance.

J'ai l'honneur, M. le Ministre, de vous transmettre ci-joint la copie du discours que j'ai prononcé à cette occasion, et de la réponse de Sa Majesté * (1).

S.A.R. le Due d'Aoste, dont j'avais annoncé la visite, a été reçu vers trois heures, et l'entretien a duré près de dix minutes.

Le Due de Tetuan, et les autres membres du Cabinet qui étaient à ZaroW! se sont rendus dans la journée chez Son Altesse Royale pour Lui présenter leurs hommages, et M. Bermudez de Castro s'est également rendu chez moi.

Son Altesse Royale a été invité à diner au Palais qu'habite Sa Majesté et qui n'est réellement qu'une maison particulière appartenant à la Marquise de Narros. J'ai aussi eu l'honneur d'étre invité à ce banquet qui était de 40 couverts, et auquel assistaient le Roi, l'Infante, fille ainée de la Reine, les grands officiers de la Couronne et les principales dames de la Cour. Leurs Majestés ont été toute la soirée d'une amabilité très marquée envers Son Altesse Royale; quelques instants après le diner Elles sont entrées dans une chambre séparée avec l'Infante, et la Reine a engagé elle-méme le Prince à les y suivre. Un quart d'heure après Son Altesse Royale a pris congé de Leurs Majestés et est rentrée chez Elle. Une des meilleures maisons de Zarous avairt été mise à la disposition du Prince ainsi que les voitures de la Cour.

Aujourd'hui à six heures du matin nous sommes repartis de Zarous pour Saint Sébastien, où j'ai eu l'honneur de prendre congé de Son Altesse Royale qui est partie pour Pau où Elle passera la journée de demain. Elle sera à Biarritz le 10 afin d'y étre reçu par l'Empereur Napoléon.

Quant à moi, je rentre immédiatement à Madrid avec le personnel de la Légation.

Je crois égaJ.ement devoir faire connaitre à V. E. que Son Altesse Royale, pendant son séjour en Andalousie et à Maddd a été reçue par toutes les Autorités civiles et miUtaires avec tous les honneurs qui pouvaient se concilier avec l'incognito qu'Elle désirait strictement garder. Le Gouvernement leur avait donné l'ordre de se présenter dans chaque ville, et méme dans chaque gare de chemin de fer par laquelle le Prince devait passer, afin de se mettre à sa disposition et de le suivre dans tous Jes lieux qu'il désirait visiter, l'obligeant ainsi souvent à refuser méme les offres empressées de oes fonctionnaires.

(l) Il brano fra asterischi è edito in italiano e con qualche modifica in LVB, pp. 166-167, preceduto dalla frase seguente. • Mi fu ieri l'altro officialmente annunziato da S.E. il Ministro di Stato che S.M. la Regina mi avrebbe ricevuto in udienza solenne il 7 a S. Sebastiano •.

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L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, QUIGINI PULIGA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. S. N. Berlino, 12 settembre 1865 (per. il 16).

J'ai profité de l'entretien que j'ai eu ce matin avec le Président du Consei! pour lui demander si pendant son voyage en Allemagne, notre traité de Commerce projeté avait obtenu enfin l'approbation des Gouvernements des Etats Moyens. M. de Bismarck m'a répondu: • Hélas non! Nous ne pouvons plus écrire, et il faut laisser agir l'opinion. Nous trouvons les plus grands obstacles dans la Bavière, qui outre ses attaches à l'Autriche, prétend se conformer dans son opposition à une politique indépendante •. M. de Bismarck m'a dit ensuite qu'il croyait avoir trouvé le moyen de vaincre tous les obstacles, qu'il l'avait fait proposer à Florence, mais que le Gouvernement du Roi n'avait pas cru pouvoir entrer dans ses vues. En accordant le traitement de la Nation la plus favorisée à ceux des Etats du Zollverein qui avaient reconnu le Royaume d'Italie on aurait fait surgir une telle jalousie dans les différents Etats du Zollverein que aucun d'eux n'aurait pu résister à cette pression, bien plus forte que notes et protocoles. Je me suis servi des arguments que V. E. m'a fournis par sa remarquable dépeche commerciale en date de 1er Aout (1), et il ne m'a pas été difficile à lui prouver que par le moyen indiqué par S. E. on obtiendrait exactement l'effet opposé à celui qu'on désirait atteindre. S. E. a paru se convaincre de la justesse de mes raisonnements; elle m'a fait observer seulement que dans le traité de commerce que nous avons récemment conclu avec la Suisse nous avons justement maintenu les certificats d'origine pour les trois articles que la Prusse exporte le plus en Italie. Pourquoi devait-elle (la Prusse) porter la peine de l'opiniàtreté des petits Etats Allemands, elle qui avait tout fait pour la vaincre? J'ai répondu que j'ignorais les raisons qui avaient pu induire le Gouvernement du Roi à maintenir pour ces trois articles les certificats d'origine, mais que je croyais pouvoir l'assurer que la pensée da nuire à la Prusse n'avait pu en aucune façon etre le mobile du Gouvernement du Roi.

M. de Philipsborn qui m'a aussi entretenu de cette matière, s'étonne que depuis un mois on ne reçoive plus de réclamations des commerçants allemands; il croit attribuer ce silence à ce que le commerce a trouvé le moyen de faire entrer en Italie ses marchandises en les faisant passer par la France, ou par la-HoJ.lande. M. de Philipsborn éroit que le commerce Italien jouit présentement, dans ses relations commerciales avec l'Allemagne, du nouveau tarif général établi récemment par le Zollverein. Si la chose est vraie, à part la question politique, nous avons tout le temps pour conclure avec l'Allemagne des s,tipulations commerciales, car nous ne pourrions obtenir davantage.

Je serai obligé à V.E. de me faire connaitre si cette dernière circonstance est exacte.

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L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, QUIGINI PULIGA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 52. Berlino, 12 settembre 1865.

J'avais demandé de voir S. E. M. de Bismarck à son retour de Carlsbad pour l'entretenir au sujet du chemin de fer Helvétique en exécwtion des ordres que Vous m'avez envoyés par Votre dépeche confidentielle N. 507 (1). Ce Ministre m'a gracieusement accordé ma demande, et dans la longue conversation que j'ai eue ce matin au Ministère des Affaires Etrangères après avoir épuisé le sujet qui m'avait amené, après lui avoir demandé si pendant ses entrevues avec les Ministres des Etats moyens allemands, la question de notre traité de Commerce avait été posée * M. de Bismarck est venu de lui meme à me parler de l'arrangement de Gastein. Il m'a paru excessivement satisfait du succès obtenu, mais préoccupé de l'impression que cette convention avait produit tant dans la

presse Française quant auprès du Gouvernement Impérial. L'Italie a beaucoup mieux compris, d'après ce que lui résultait de Florence, la signification de l'acrte que la Prusse vient de signer. • La France, m'a-t-il dit, n'a pas apprécié l'arrangement du Lauenbourg à son juste point de vue. Heureusement on commence à revenir à Paris sur cette première impression. Si j'avais été le Gouvernement Français voilà comment j'aurais apprécié l'achat du Lauenbourg. Je m'en serais fait un mérite. Les Lauenbom·geois avaient manifesté le désir de devenir Prussiens. C'est donc un fait qui s'est avéré dans le sens du principe des Nationalités, principe propugné par la France. Quant aux avantages que nous avons obtenus dans les Duchés, je les aurais attribués à la bonne entente qui règne entre la Prusse et la France car, comment aurais-je pu seulement penser à menacer l'Autriche d'une guerre si je n'avais pas été sur de ne pas etre molesté par une armée d'observation Française de 300/m hommes sur le Rhin? C'est donc à l'alliance Française que je dois les avantages que j'ai remportés sur l'Eider •.

• Mais comment comprendre que l'Autriche vous ait fait tant de concessions sans compensation aucune? Est-il admissible qu'elle n'ait pas profité de l'occasion pour vous demander à son tour des concessions que la presse Anglaise a qualifié d'articles secrets , ? • Ah ceci, repartit lVI. de Bismarck, en souriant, mais avec beaucoup de vivacité, ce résultat je le dois à mon habileté! J'ai menacé l'Autriche d'une guerr·e, j'ai parfaitement reconnu qu'eUe ne voulait, ou ne pouvait pas la faire. J'ai alors de plus en plus insisté, et quand un adversaire ne veut pas se battre, c'esi le seul moyen pour l'amener à faire toutes les concessions compatibles avec son horineur. L'Autriche a cédé voilà tout. Je dois au reste lui rendre cette justice. EUe ne s'est pas un instant écartée dans nos pourparlers de la seule question qui formait le sujet de nos conférences. Je peux donner ma parole d'honneur que rien au dehors du texte que vous connaissez de la Convention, rien n'a été dit et encore moins écrit entre l'Autriche et nous. Il faut bien qu'on le sache. L'arrangement de Gastein a été conclu uniquement pour mettre fin à un état de choses dans les Duchés, qui aurait fatalement conduit l'Autriche à nous déclarer la guerre. Son avantage elle l'a trouvé dans la sécurité de vivre en paix avec nous. C'est à elle à décider si le prix qu'elle a donné pour obtenir cette sécurité n'est pas trop élevé • * (1). On parle pourtant, remarquai-je, que vous etes en train de remanier la consitution militaire de la Confédération; si ce fait se vérifiait, l'Autriche pourrait se trouver, dans un moment donné, d'avoir à sa disposition toutes les forces de la Confédération. • Jamais, répliqua lVI. de Bismarck, nous ne laisserons à l'Autriche disposer de nos forces dans un but qui serait contraire à· notre politique •.

Je me hatai de prendre acte de cette déclaration, et j'espère que V. E. en sera aussi satisfaite que moi-méme.

En se résumant lVI. de Bismarck a encore ajouté qu'en somme la Convention de Gastein ne faisait Que prolonger le provisoire et retardait le choc final; répétant enfin sa locution favorite S. E. me congédia avec ces mo·ts: Le potage a encore besoin de mitonner quelque temps avant d'arriver à sa complète cuisson.

(l) Non pubblicato.

(l) Copia del brano fra asterischi fu inviata il 16 settembre a Londra e Parigi.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 293/107. Londra, 12 settembre 1865.

La ConV1enzione di Gastein continua ad essere qui il tema di molte congetture, e si seguitano col più vivo interesse le negoziazioni che hanno luogo fra la Prussia e l'Austria per le varie questioni che nascono dalla delimitazione della frontiera tra lo Schleswig e l'Holstein, e dalle divergenze pel porto di Kiel, la stazione navale e le strade militari che debbono attraversare il territorio dell'Holstein. Intanto, premendomi di conoscere dal Governo Britannico fino a che punto po·tessero essere fondate le voci di accordi segreti passati fra la Prussia e l'Austria nelle recenti stipulazioni, massime per ciò che potesse concernere la guarentigia per i possedimenti del ~eneto da quest'ultima tante volte cercata, profittai di un giorno in cui Lord Palmerston era V1enuto a Londra per andargli a domandare se qualche cosa fosse pervenuta al di lui conoscimento su questo soggetto.

V. E. non ignorerà come nella settimana scorsa il Morning Post, il quaLe ha la riputazione di ricevere alcune volte le ispirazioni governative, sostenesse di sapere da buona fonte che a Gastein era stato pattuito un impegno di tale natura tra i due Potenta·ti Tedeschi.

Entrati dunque in discorso con Lord Palmerston, Sua Signoria non mi tacque quanto l'Inghilterra riprovasse lo scioglimento stato dato alla questione dei Ducati del Nord, ma che non essendo stata consultata essa non avea cercato in nessuna guisa di far prevalere una influenza qualunque sulle trattative che ne decisero le sorti.

Quanto agli accordi segreti, Sua Signoria mi dichiarò assolutamente di non aver su questo particolare alcuna informazione, ma parergli difficile che la Prussia si fosse, tranne forse in apparenza, lasciata strappare dall'Austria qualche concessione importante. Da un altro lato non essere però, secondo lui, interamente improbabile che nell'eventualità di una qualche grande complicazione europea le due preponderanti potenze tedesche avessero arrestato una linea di condotta comune in ordine a questioni d'interesse puramente germanico, ma non credere che per tutto ciò che spettasse i possessi non compresi nella confederazione, si fossero passati degl'impegni definitivi fra l'Austria e la Prussia, e che quest'ultima avesse fatte delle concessioni tali da essere strascinata in un conflitto nato per questioni estranee alla confederazione. Ecco la versione che a detta di Lord Palmerston sarebbe la più conforme al vero. Da ogni sua parola tuttavia traspariva un profondo sentimento di biasimo per la politica a cui s'inspirarono i Ministri che diressero la convenzione di Gastein, ma più particolarmente per quella seguita dal Signor di Bismarck.

Da altra fonte non meno autorevole mi fu confermato che il Governo Britannico non ebbe nessuna comunicazione sulla natura dei negoziati per l'assetto della questione dei Ducati, che precedettero il convegno di Salzbourg, né s'aspet

tava ad esserne informato tranne se la Prussia avesse avuto intenzione di far entrare lo Schleswig nella Confederazione Germanica nel qual caso l'Inghil:terra avrebbe dovuto essere consultata come gran potenza segnataria del trattato del 1815. Il Governo della Regina ricevette solo contezza del testo della convenzione di Gastein quando essa divenne un fatto compiuto, ed ha dipoi inviato una nota ai suoi rappresentanti a Berlino ed a Vienna incaricandoli di accusare ricevuta della fattagli comunicazione sulle nuove condizioni politiche dei Ducati Tedeschi, e di esprimere in pari tempo a quei due Gabinetti che prendendo atto della loro dichiarazione sul carattere provvisorio dei provvedimenti ora adottati, si asteneva dal portare un giudizio sopra i medesimi. Ho inoltre saputo che un altro membro del Governo Inglese disse negH scorsi giorni ad uno dei rappresentanti esteri presso questa Corte, che l'Inghilterra profondamente offesa del modo con cui le due grandi potenze Germaniche compierono la spogliazione della Danimarca, e del procedere inqualificabHe tenuto recentemente dalla Prussia in ispecie, aveva risoluto di tenersi interamente in disparte in tutto ciò che riguardasse la politica Germanica, desiderando mostrare in tal guisa la sua disapprovazione ed il ca<ttivo senso che la condotta delle potenze Germaniche aveva prodotto non solo nelle sfere ufficiali, ma anche nell'opinione pubblica del paese.

Passando ora ad altro argomento, rassegnerò all'E. V. che, appena giuntomi il dispaccio di Gabinetto n. 40 (l) in cui Ella esponeva quale fosse lo stato attuale delle nostre relazioni coll'Austria e gli ultimi passi fatti dal Gabinetto di Vienna per conchiudere una specie di convenzione commerciale fra le autorità locali della Lombardia e deLla Venezia, io non mancai di parlarne col Signor Layard ed avendomi questi manifestato il desiderio di prendere conoscenza di tale dispaccio, mi affrettai di aderirvi mandandogliene una copia, che seppi quindi essere stata posta sotto gli occhi di Lord Russell.

È mia opinione che questo desiderio del Foreign Office si collegasse coi negoziati che sembrano essere ora sul punto di riaprirsi fra il Governo Inglese e l'Austriaco per la conclusione di un trattato di commercio. V. E. saprà come le pratiche che ebbero luogo nella scorsa primavera non sortissero nessun esito, per la ripugnanza mostrata dal Governo austriaco nell'accogliere i principi di libero scambio proposti come basi fondamentali dall'Inghilterra. Questo passavasi nel mese di febbrajo e nel partire da Vienna i Commissarii Britannici che erano incaricati di taH trattative non ricevettero un assoluto rifiuto, e fu convenuto da ambo le parti di sospendere ogni cosa fino a questo mese di settembre.

Or fa una settimana il Signor J. Beaumont, membro del parlamento e principale Commissario del Governo Inglese in questa transazione, ripartì per Vienna allo scopo di riprendere le interrotte negoziazioni. Il Signor di Beaumont, sebbene di sentimenti favorevoli al Governo austriaco, è d'opinioni assai liberali e credo sia di parere che l'Austria lasciando in disparte la questione politica, dovrebbe affrettarsi a stringere relazioni commerciali coll'Italia. Mi spiace di non essere riuscito a vederlo prima della sua partenza onde tenergli un linguaggio conforme al precitato dispaccio dell'E. V., e fargli vedere quanto

nuoce agl'interessi di tutta la Germania l'opposizione che l'Austria ci fa sistematicamente per impedire che lo Zollverein conchiuda un trattato di commercio con noi, e quanto quest'attitudine ostile sia in contraddizione colle proposte di un riavvicinamento da lei più volte tentato. Ho però ragione di credere che un personaggio influente, quantunque ora non rivestito di nessun carattere ufficiale, abbia parlato in questo senso al Signor Beaumont.

(l) Cfr. n. 124.

141

GYORGY KOMAROMY AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI

L. P. Parigi, 12 settembre 1865.

Je regarde comme un devoir envers le Gouvernement Italien aussi bien qu'envers mes compatriotes qui m'honorent de leur confiance de donner au Gouvernement Italien un aperçu fidèle, et exacte de la situation actuelle de la Hongrie, et principalement de la position du parti d'action dans ces circonstances.

A cet effet j'ai l'honneur M. le Commandeur de Vous adresser ci-joint un mémoire et de Vous prier d'en faire auprès du Gouvernement Italien l'usage que Vous jugerez bon et nécessaire.

:::omme je n'ai pas l'avan-tage de connaitre personnellement M. le Ministre Sella, M. Lanza et le Baron tiicasoli j'ai prié le Comte Csaky de leur communiquer le contenu de ce mémoire, comme moi-meme j'aurai l'honneur de le communiquer à M. le Chevalier Al'tom (1). Comptant sur la sympathie et la bienveillance envers notre cause, et ma propre personne dont Vous avez ,eu la bonté de donner tant des preuves j'ose Vous prier de bien vouloir me faire parvenir au plus tot possible une réponse définitive ou par M. le Chevalier d'Artom, ou directement ici à Paris.

ALLEGATO.

MEMOIRE

8UR LA SITUATION POLITIQUE ACTUELLE DE LA HONGRIE ET PRINCIPALEMENT DE LA POSITION

DV PARTI D'ACTION DANS LES CIRCONSTANCES PRÉSENTES.

Parigi, 12 settembre 1865.

L'expérience des quatre ans évolus depuis la dissolution de la diète hongroise de 1861 a donné la conviction au Cabinet d'Autriche que les mesures violentes l'introduction d'un régime provisoire semblable à l'état de siège, d'une administration coercitive et arbitraire se montraient completement inefficaces à forcer la Hongrie de renoncer à ses anciens droits constitutionnels, droits sacrés, pour elle par des siècles, modifiés et affermis par la législation en 1848, qu'il fallait enfin renoncer à l'espoir de faire accepter à la Hongrie la constitution octroyée à la Monarchie et de voir siéger .au Reichsrath des députés envoyés de la Hongrie

La résistance passive que le pays opposait avec une inébranable perseverance à ces procédés arbitraires du Gouvernement, devait paraliser le développement des forces, et l'action de la Monarchie à l'étranger autant qu'à l'intérieur.

Les dépenses pour l'entretien d'une armée énorme ,et indispensable épuisaient les finances de l'Empire, tout en détruìsant les chances des ressources et d'expédients usités en pareil cas. L'administration bureaucratique si couteuse nécessitait une taxation exorbitante, et entrainait la décadence du commerce, la torpeur de l'industrie, et la ruine de l'agricolture.

En présence de cette situation de jour en jour plus menaçante l'Empereur François Josef a pris le parti d'abandonner la voie suivie jusque là et de tenter de nouveau une réconciliation avec la Hongrie, d'autant plus que le moment actuel paraissait singulièrement favorable.

En effet l'époque présente où le Cabinet d'Autriche se trouve en relations amicales avec les puissances de l'Europe, où l'Italie mème semble renoncer à ses projets belliqueux sur la Vénétie, où les négociations avec Rome avaient ébranlé la confiance du parti libéral en Europe et surtout en Italie et en Hongrie, cette époque sembla de toute opportunité pour aborder l'oeuvre proposée.

Par l'arrangement du voyage de l'Empereur à Pest, projeté et concerté avec un parti quoique peu nombreux, mais composé en pluspart de grands seigneurs et d'anciens hommes d'état, la question de la réconciliation fut mise à l'ordre du jour dans le pays, de façon que le succès bien que hérissé de difficultés ne parait cependant par absolument impossible.

On avait adroitement répandu l'assertion que l'Empereur était personnellement animé de sentiments sincères et loyaux pour la Hongrie, que ce n'était que

M. Schmerling et son parti centralisateur qui l'avait empèché jusqu'à présent de donner suite à ses intentions. Et que maintenant le moment propice arrivé il congédia les anciens ministres, appella des Hongrois aux hautes fonctions du royaume, abolit les cours martiales, ordonna la convocation de la diète, et promit de sanctionner le rétablissement de l'intégrité du royaume en vertu de laquelle la Transylvanie, la Croatie, la Slavonie et les frontières Militaires appartiennent à la Couronne de la Hongrie. Et qu'enfin en retour de toutes ces concessions qui assureraient à la Nation son autonomie politique et administrative, qui mettraient fin aux calamités matérielles et morales qui donneraient un nouvel élan à son progrès, un nouveau développement à son activité, il ne demande à la Nation assemblée en sa légale diète que d'abolir l'article de la loi 1848, qui érige pour la Hongrie séparément des Ministères des affaires étrangères, de la guerre et des finances; et de reconnaitre que les affaires concernentes de commun la Monarchie entière, soient indivisibles et traitées de concert par tous les intéressés.

Bien que toujours intimement convaincu, que les peup1es habitant la Hongrie ne puissent devenir libres, ni jouir en sécurité de bien ètre, ni arriver au rang auquel par leurs facultés et leurs ressources ils croyent pouvoir aspirer, qu'en se séparant définitivement de l'Autriche, et de sa dynastie, bien que cette conviction ait pris des fortes racines dans les coeurs de la majorité de la Nation: Le Comité et so n parti ne peut cependant se dispenser de compter sérieusement avec la force majeure de la situation et avec les difficultés qui s'opposent à la réalisation de son but définitif.

Entourée de Gouvernements maldisposés, dépourvue d'armes et d'argent, en face d'un Gouvernement disposant de tant de moyens, et d'une armée bien organisée, la Hongrie ne pourrait qu'avec bien peu de chances de succès recourir présentement à une agression insurrectionnelle lors mème que reduite à la dernière extrémité il ne lui resterait d'autres chances de salut.

Voici l'exposé fidèle de l'état des choses en Hongrie pour le présent. Ajoutons la situation générale de la politique en Europe et spécialement en Italie, alors la conduite à tenir par le comité et son parti se trouve assez nettement tracée.

Le comité entièrement denué des moyens sans lesquels il est impossible d'entretenir mème une agitation, encore moins de mettre en scène un mouvement révo

9 -Documenti diplomatici -Serie I -Vol. VI

lutionnaire se doit renfermer dans une attitude d'attente et d'observation pret à agir aussitòt qu'une occasion favorable se présentera. En attendant il doit arreter ses dispositions antérieures devenues momentanément inutiles, restreindre son activité à défendre un à un pas à pas chaque droit de la Nation, lutter sur tous les terrains, surtout à la prochaine diète pour sa cause, et reserver les forces de la Nation pour une chance propice qu'un revirement de I'opinion publique, et des événements imprévus peuvent amener en Europe.

Dans le cas que le comité pourrait gagner l'assurance que le Gouvernement Italien prit la résolution bien déterminée de faire dans un temps plus ou moins éloigné au sujet de la Vénétie décidément la guerre à l'Autriche, et qu'il voudrait bien s'engager à garantir en attendant par des moyens matériels et moraux l'activité du parti d'action e n Hongrie: le comité se croirait certes obligé de mettre en jeu tous ses efforts afìn que les propositions de l'Autriche dont d'ailleurs la perfìdie est de notoriété publique soient refusées par la diète en y attachant des conditions d'autant moins acceptables qu'elles mèneraient à l'inévitable dissolution de l'Empire.

Le comité du reste ne se permettrait point, et cela lui serait meme impossible d'organiser une opposition aussi déterminée, et de pousser la Nation à une résistance opiniatre qu'à la condition qu'il eut des assurances positives de l'appui et du concours du Gouvernement Italien.

En supposant que le Gouvernement Italien juge de la meme façon la situation que je viens de lui signaler, et qu'il n'est pas moins pénétré de la haute importance de la question de réconciliation qui s'agite dans ce moment en Hongrie et de toute l'influence que sa solution doit exercer sur l'avenir de l'Italie et de la Hongrie je me permets d'espérer que le Gouvernement Italien voudra avoir l'extrème obligeance de m'éclairer sur ses vues et sur ses intentions quant à la politique qu'il compte à suivre à l'égard de la Hongrie et de me notifìer de meme s'il se sent disposé à renouer et entretenir des rapports réguliers avec le comité sur la base des appréciations ci-dessus détaillées.

(l) Anche a Visconti Venosta fu inviata da Csaky il 7 settembre una memoria sulla situazione ungherese. Il testo conservato in AVV è molto diverso Iormalmente, anche se il contenuto è sostanzialmente lo stesso.

142

L'INCARICATO D'AFFARI A PIETROBURGO, INCONTRI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 29. Pietroburgo, 13 settembre 1865 (per. il 20).

La convenzione di Gastein è sempre il fatto che più vivamente occupa l'opinione pubblica in Russia in questo momento e forma il soggetto delle quotidiane polemiche dei giornali russi. Sebbene la stampa non abbia qui la importanza che può avere in altri paesi, in cui più sviluppata è la vita politica, pure è degno di essere osservato che tutti i periodici di qualunque colore sieno, si trovano d'accordo nell'attaccare l'Austria per le onerose stipulazioni alle quali sottoscrisse e nel fare il più triste quadro delle sue condizioni interne che la forzarono ad una tale compiacenza verso la Prussia.

Quanto alla opinione del Governo Imperiale su tale trattato non credo che sia dato ad alcuno ancora di conoscerla. Mi risulta che finora il Gabinetto di Pietroburgo non solo non la manifestò in alcun atto ufficiale, non avendo ancora risposto alla comunicazione che la Prussia gli fece dei patti di Gastein, ma non lasciò in alcun modo intravedere l'impressione prodottagli da questo fatto.

Il Principe Gortchacow, a quanto seppi da varii capi di missione che lo videro in questi giorni, evita con straordinaria affettazione di entrare in discorso su tale materia, ed interrogato risponde evasivamente, accennando solo al carattere provviso-r,io di questo accomodamento, e quindi pone la conversazione su altro soggetto. Fu notato a questo proposito che jeri, giorno onomastico di S. M. l'Imperatore, il Vice Cancelliere si astenne dal comparire alla cerimonia che ebbe luogo nella Chiesa di S. Alessandro Newsky dicendosi ammalato, e ciò fu in generale attribuito al desiderio di evitare le questioni che avrebbero potuto esse-rgli fatte sul contegno della Russia, dai membri del Corpo Diplomatico che assistevano tutti a tale funzione.

Questo completo mutismo del Ministro Imperiale degli Affari Esteri, questa eccessiva riserva del Governo Russo nella questione che tiene adesso iJ primo posto nella politica Europea, non devono però sorprendere quando si consideri e la condotta tenuta dal Gabinetto di Pietroburgo nella questione dei Ducati dell'Elba fino dal principio, e le condizioni in cui trovasi al presente la Russia.

Fino dal sorgere infatti della questione dello Schleswig-Holstein, e sovratutto fino dal momento in cui fra l'Austria e la Russia cominciarono a prodursi dei dissapori, il Governo Russo si tenne in una attitudine eccessivamente riservata, non contrario forse in definitiva ai progetti della Prussia, ma al tempo stesso bramoso di non scontentare l'Austria, specialmente a cagione delle difficoltà che questa potrebbe suscitargli nelle Provincie Polacche qualora egli avesse tenuto un contegno a lei ostile.

Precipua ragione poi di questa politica, direi così, di raccoglimento della Russia e degli sforzi fatti per mantenere, per quanto dipendeva da lei, la buona armonia fra le due grandi potenze Germaniche, sono le condizioni finanziarie ed amministrative in cui essa si trova attualmente. Infatti da un canto scarsità di denaro, e quindi necessità di economie le quali vanno facendosi in tutti i rami del pubblico servizio ed in specie nel bilancio della guerra, come già ebbi l'onore di far notare all'E. V., dall'altro canto il recente cambiamento nelle condizioni sociali di una gran parte dei suoi sudditi il che fece sorgere molte difficoltà non peranco vinte, la rivoluzione Polacca appena finita di domare, le nuove leggi che in breve entreranno in vigore e che cambieranno in modo assai radicale molte istituzioni, come le leggi sulla stampa e sulla giudicatura; tutto questo pone l'Impero in uno stato di trasformazione tale, che rende necessario di non occuparsi della politica estera che giusto quanto è indispensabile onde la guerra non scoppi in specie alle proprie porte (1).

Sono certo che la risposta che verrà fatta alla comunicazione Prussiana porterà l'impronta di questa riserva e non entrerà in alcuna appreziazione dell'atto di Gastein.

Una nuova prova di questo fermo desiderio del Governo Imperiale di non cambiare di attitudine rispetto alla Germania, la si ebbe i giorni scorsi nell'ordine inviato di qui, dopo la notizia degli accordi Austro-Prussiani, al Gran Duca Costantino di non più visitare colla flotta russa il porto di Kiel e i porti Prussiani, come era annunziato che doveva farsi. Il Gran Duca infatti tornò direttamente da Copenhagen a Cronstadt, e la maggior parte dei legni che componevano la squadra sono pure rientrati in quel porto.

(l) Con r. 30 del 27 settembre Incontri informò che il Journal de St. Pétersbourg aveva pubblicato un articolo di tono assai risentito in risposta a una pubblicazione del Moniteur du Soir di Parigi circa l'atteggiamento riservato tenuto dalla Russia a proposito dell'accordo di Gastein. Se ne pubblica il brano seguente: • Una tale risposta che viene attribuita a qualcunodei Segretari del Principe Gortchakow mostra quanto il Governo russo è stato colpito nel vivo dall'osservazione fatta dal giornale francese circa la politica di riserva che egli in questiultimi tempi adottò in tutte le questioni estere ed in ispecie in quella dei Ducati dell'Elba. Duole alla Russia il vedere che questa sua attitudine può essere all'estero interpretata perquello che veramente essa è. cioè per il risultato dei grandi imbarazzi in cui essa si trova attualmente nelle sue condizioni interne... •.

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L'INCARICATO D'AFFARI A FRANCOFORTE, RATI OPIZZONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 8. Francoforte, 13 settembre 1865.

Depuis la dépeche que j'ai eu l'honneur d'adresser à V. E. sous la date du 9 de ce mois (1), j'ai pu m'aboucher encore avec les rares chefs de mission qui se trouvent à Francfort. L'accord est unanime pour déclarer que la Convention de Gastein est une victoire pour la Prusse et une défaite pour l'Autriche. C'est le commencement de la fin de cette interminable question SlesvicoHolsteinoise, il est vrai, mais la solution vers laquelle elle s'achemine, n'est du gout ni des Gouvernements, ni de celui de la nation Allemande. La Prusse, sure, comme elle parait etre de la neutralité de l'Europe a pour longtemps découragé par cette récente victoire diplomatique, les résistances qui en Allemagne s'opposaient jusqu'ici à ses aspirations ambitieuses.

L'opinion publique commence de son còté à se relàcher ostensiblement de l'intéret qu'elle montrait autrefois pour les Duchés. Fatiguée des assemblées, des quétes et des démonstrations de toute espèce, mises en scène depuis plus de seize ans, il parait presque sur, que la majorité du peuple allemand verrait, si non avec indifférence, du moins avec très peu de regrets, avorter le projet de la constitution d'un troisième Etat.

L'Autriche a montré clairement qu'elle ne Youlait, ni n'osait en cette occurrence risquer une guerre contre la Prusse, et ne pouvant penser sérieusement à tenir longtemps la position qui lui reste dans le Holstein, dont toutes les places fortes et les principales communications sont échues en partage à sa rivale, elle se trouvera obligée de subir, pour le développement futur de l'affaire, la loi que cette meme rivale voudra lui imposer.

Les Etats moyens de l'Allemagne enfìn, quoique bien désireux de s'opposer à une annexion, qu'ils doivent regarder comme un présage funeste du sort qui pourrait leur étre réservé, sont trop faibles pour s'y opposer. Ces Etats dans ces moments-ci so n t bien plus démoralisés par la faiblesse de l'Autriche, qu'ils ne sont positivement irrités de l'abandon dans lequel elle les laisse.

Je n'ai pas encore des données trop positives pour soumettre déjà à V. E. mes appréciations sur le point de vue politique d'après lequel la France, la Russie et l'Angleterre apprécient la Convention de Gastein. Il parait cependant qu'une entente de la Prusse avec la France soit très appréhendée par le séjour que feront simultanément à Biarritz l'Empereur Napoléon, son Ministre des Affaires Etrangères et M. de Bismarck.

Je joins ici une lettre particulière à l'adresse de V. E.

(l) Non pubblicato.

144

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA,

AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 270. Firenze, 14 settembre 1865, ore 11,10.

D'après bulletin Nloniteur d'hier on pourrait supposer que Gouvernement français ait reçu avis que l'Autriche s'est désistée de so n opposìtion au sujet signature acte du Danube. Dites-moi si tel est vraiment le sens qu'il faut attribuer à la nouvelle donnée par le Journal Officiel de l'Empire (1).

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IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 231. Parigi, 16 settembre l 865 (per. il 19).

I giornali recano un sunto della circolare indirizzata da S. E. il Signor Drouyn de Lhuys ai Rappresentanti della Francia all'estero circa la convenzione di Gastein. L'assenza prolungata del Ministro Imperiale degli Affari Esteri, e quella altresì del Marchese di Banneville, Direttore degli Affari Politici, m'impedì d'assicurarmi in modo diretto dell'autenticità di questo sunto. Però esso coincide talmente col giudizio recato da S. E. il Signor Drouyn de Lhuys sul patto di Gastein nel colloquio che io ebbi con lui prima della sua partenza su quest'argomento che credo di poter affermare che i ragguagli dati dal Journal de Bruxelles su quel documento sono abbastanza esatti.

La severità delle appreziazioni contenute in quella circolare, e l'importanza politica della medesima sono notevolmente diminuite dalla circostanza che quel documento non è destinato ad essere ufficialmente comunicato ai Governi esteri. Pare che il Signor Drouyn de Lhuys si sia proposto soltanto di appagare l'opinione pubblica in Francia, la quale forse avrebbe biasimata

l'apatia con cui il Governo lasciò compiere nel Nord dell'Europa dei fatti abbastanza importanti. Importava forse anche dal punto di vista della politica Imperiale di rinnovare le proteste in favore del principio di nazionalità violato nello Schleswig Settentrionale rispetto agli abitanti Danesi di quel Ducato, e del principio della volontà popolare che fu sempre invocato dalla Francia in codesta questione. Del resto io non credo che il documento di cui si tratta sia per modificare notevolmente i Tapporti attuali della Francia coll'Austria e la Prussia.

(l) Con t. 384 del 6 settembre Maffei aveva comunicato le istruzioni date da Russell a Costantinopoli di firmare il protocollo relativo al Danubio anche senza la partecipazione dell'Austria.

146

IL CONSOLE GENERALE A BELGRADO, SCOVASSO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CIFRATO S. N. Belgrado, 21 settembre 1865.

Je crois devoir rapporter a V. E. une conversation que j'ai eu avec le Consul de Valachie; il me disait: • Maintenant l'Autriche veut englober la Transilvanie à la Hongrie, c'est une opiniatreté. Dites-moi si la Transilvanie s'insurge et que le Prince Couza la soutient, croyez-vous qu'il pourrait compter avec l'Italie? •. Je lui ai répondu: • Je ne connais pas les intentions de mon Gouvernement; du reste il m'est avis que l'Italie songe à se constituer comme puissance conservatrice, mais si moi j'étais le Gouvernement Italien je n'oserais pas avoir confiance dans le Prince Couza •. Il m'a dit: • Je le comprends, mais ne pourrait-on pas trouver des volontaires en Italie? •. • En Italie je pense que Vous trouverez toujours vingt ou trente mille volontaires dans le parti d'action pour se battre contre l'Autriche, mais il faudrait que le Gouvernement Italien ferme les yeux sur les enròlements. Je ne crois pas que la Transilvanie, si elle sera unie à la Hongrie puisse tenter quelque chose de sérieux contre l'Autriche soutenue par la Croatie. Si elle s'était unie à la Hongrie et à la Croatie pour combattre l'Autriche lorsqu'.il en était temps (maintenant elle ne se trouverait pas dans le cas de tenter une chose aussi difficile), après la victoire elle se serait arrangée avec les Hongrois reconnaissants.

147

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

ANNESSO CIFRATO (1). Baden, 22 settembre 1865.

Grand Due en audience pnvee m'a confirmé hier explicitement malgré prochaine retraite de M. Roggenbach la maintien de la politique Badoise envers Italie, sujet, dont il est question dans ma dépèche télégraphique du 20 (2).

S. -A. R. m'a dit se féliciter de plus ero plus des bons rapports avec nous et croire qu'ils sont dans l'intéret réciproque, de meme que espère qu'ils s'étendront à toute Allemagne.

Grand Due regrette retraite Roggenbach arrètée verbalement, mais pas eneore immédiate m'assurant à l'amiable n'influera non plus en rien sur la marche libérale de la politique intérieure. Veuillez bien ajouter chiffre no 12288 et 12292, pour dénoter Baron de Edelsheim actuellement Ministre de Baden à Vienne.

(l) -Al r. 54. (2) -T. 399, non pubblicato.
148

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 233. Parigi, 22 settembre 1865 (per. il 24).

L'Austria si è finalmente risoluta a non insistere ulteriormente a porre ostacolo a che nell'atto finale per la navigazione del Danubio, che sta per essere firmato si faccia menzione del titolo di Re e Regno d'Italia. Essa consente che in questa circostanza si proceda al modo stesso che fu adottato per la firma della recente Convenzione telegrafica internazionale conchiusa a Parigi.

S.E. il Signor Drouyn de Lhuys nel comunicarmi questa notizia, che trasmisi ieri per telegrafo all'E. V. (l) mi annunziò che anche il Governo Inglese era stato informato di questa risoluzione del Gabinetto di Vienna.

149

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(A S Biella, Carte La Marmora; ed. in CHIALA, pp. 28-29)

L. P. Parigi, 22 settembre 1865.

Ieri * dopo la mia conferenza col Signor Drouyn de Lhuys ebbi appena il tempo di scriverle intorno alla questione principale e la più spinosa, quella cioè delle medaglie, della quale spero che oramai non se ne parli più * (2).

Passo ora a dirle il resto. Parlai a lungo col Ministro Imperiale della sua circolare sulla Convenzione di Gastein. Egli mi spiegò lo scopo di questa circolare, il quale è doppio, cioè: primo quello di affermare una volta di più i principi di nazionalità che sono quelli della Francia e i nostri, violati dalla

convenzione, secondo (e questo me lo disse confidenzialmente e in modo affatto riservato, così che la prego di non farne uso) quello di dare un po' di coraggio all'Austria affinché non ceda così facilmente alla Prussia, e non cedendo si venga più facilmente ad un conflitto. Il Signor Drouyn de Lhuys mi parlò presso a poco in questo senso; " l'interesse della Francia e dell'Italia è che l'Austria e la Prussia s~ano ~n disaccordo e possibilmente in conflitto. Se la Prussia è troppo sicura dell'appoggio dell'Italia e della neutralità della Francia, che cosa accade? Accadrà che l'Austi"ia spaventata cederà per l'avvenire come ha ceduto a Gastein; e cedendo sempre eviterà il conflitto. Se invece la Francia dà indirettamente un po' di coraggio all'Austria, essa resisterà alle esigenze prussiane, e da questa resistenza scaturirà la lotta, o almeno il dissidio ». Io osservai che non bisognava però inoltrarsi in questa via che non mi pareva scevra di pe!'icoli, ed accennai alla cattiva impressione prodotta dalle circolari francese ed inglese a Berlino, e mi valsi a questo fine d'alcune frasi che trovai nel dispaccio di Berlino ch'Ella ebbe la cortesia di comunicarmi. Il Signor Drouyn de Lhuys comprese e convenne con me che non bisognava d'altra parte scoraggiare il Signor Bismarck e mi disse che sarebbe utile che io scrivessi a Lei una lettera ch'Ella potrebbe abilmente far leggere per mezzo di Puliga a Bismarck e la quale conterrebbe alcune spiegazioni rassicuranti. Promisi di farlo, e Le mando qui unita questa lettera ch'Ella può mandare a Puliga colle sue istruzioni. A noi, come alla Francia conviene di fatti che la Prussia non creda ad un revirement nella politica francese. Se Ella, come credo, è del medesimo avviso, potrà dar seguito a questo passo. Ma bisognerebbe che la cosa fosse fatta naturalmente e in modo che il Gabinetto di Berlino non creda che la lettera gli vien comunicata per consiglio di D!'ouyn de Lhuys. In sostanza la politica francese in questo momento, scontenta del riavvicinamento operatosi a Gastein, desidera che sorga un nuovo dissidio, e per ottenere questo risultato non vuol scoraggiare né l'Austria né la Prussia. Noi abbiamo in ciò un interesse uguale ed anche maggiore. Credo che ci convenga l'unire i nostri sforzi a quelli della Francia. * Del resto anche Drouyn de Lhuys mi

disse che da Dresda aveva ricevuto avviso di tendenze di riavvicinamento all'Italia. Ho insistito presso il Ministro perché lo incoraggi . *

ALLEGATO.

NIGRA A LA MARMORA (Ed. in Carteggi Nigra, pp. 128-129)

L.P. Parigi, 22 settembre 1865.

Après avoir vidé les autres sujets de conversation, j'ai amené le discours sur la circulaire française relative à l'arrangement de Gastein. J'ai dit à M. Drouyn de Lhuys qu'elle avait été médiocrement goutée à Berlin, et que la coesistence d'une circulaire anglaise écrite sous la meme impression aurait pu faire croire à un concert qui aurait eu indirectement pour effet de donner une espèce d'appui à l'Antriche. J'ai ajouté qu'en faisant cette remarque je ne faisais que constater un fait, dont il était bon de tenir compte, mais que je n'entendais nullement ni justifier ni prononcer un jugement sur la convention de Gastein.

M. Drouyn de Lhuys s'est attaché alors à me démontrer longuement quel devait etre le vrai sens de sa circulaire. Il me dit tout d'abord qu'il n'y avait eu aucun concert avec l'Angleterre à ce sujet; que la seule comparaison des dat,es suffisait à mettre en clair le caractère individuel et séparé des deux documents; que la circulaire française n'était pas destinée à le publication; qu'elle n'était et ne devait etre qu'un exposé, envoyé aux représentants de l'Empereur, de la pensée du Gouvernement français sur la question des Duchés, pensée qui avait été constamment la meme et qui n'était un mystère pour personne, puisque dès le commencement le Gouvernement français s'était toujours prononcé en faveur de l'application à la question des duchés des principes de nationalité et du respect des voeux des populations; que la France n'avait en quelque sorte qu'affirmé une fois de plus ses principes à cette occasion. Il termina en me disant que cette circulaire n'avait nullement pour but d'indiquer le point de départ d'un changement de politique vis à vis de la Prusse; que ce n'est pas sur un arrangement aussi provisoire que celui de Gastein qu'on pourrait baser un changement qui n'est nullement dans

les vues du Gouvernement français; que la France enfin ne désire autre chose que de continuer les rapports bons et amicaux qu'elle a avec la Prusse, si cela convient à cette Puissance.

Tel est en résumé le langage que le Ministre de l'Empereur m'a tenu sur ce sujet. Autant il m'a paru ferme dans l'affirmation des principes de nationalité et de respect aux voeux des populations, qui sont aussi les nòtres, autant il m'a paru avoir à coeur de détruire tout ce qu'il peut y avoir d'exagéré dans l'interprétation qu'on peut donner à Berlin de sa circulaire.

(l) -Con t. 401, non pubblicato. (2) -I brani fra asterischi sono omessi in CHIALA.
150

L'INCARICATO D'AFFARI A FRANCOFORTE, RATI OPIZZONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 9. Francoforte, 23 settembre 1865 (per. il 27).

Le :Manifeste de l'Empereur François-Joseph qui a paru à Vienne il y a trois jours, confirme les prévisions que j'avais eu l'honneur de soumettre à V. E. par ma dépèche politique N. 5 en date du 29 Juillet échu (1). C'est toute une nouvelle phase politique dans laquelle cet Empire va entrer. Ainsi que j'en avais émis l'opinion l'Empereur François-Joseph n'a souscrit la Convention de Gastein-Salzbourg (dont cependant la conséquence devait etre celle de relacher beaucoup les liens qui resserraient l'Allemagne à l'Autriche) que dans le but d'en renouer des nouveaux et des plus solides enire ses Etats allemands et la Hongrie. Cette nouvelle tentative répondra-t-lle au but qu'on a espéré atteindre? Pour le moment je ne saurais que m'en référer à ce que j'avais l'honneur de mander dans ma dépeche du 29 Juillet. Dans quelques jours je pense avoir des communications plus précises qui me mettront à meme de m'adresser encore à V. E. sur ce sujet. Elle aura du demeurant déjà rémarqué que le décret impérial du 18 courant qui convoque nominativement toutes les Diètes des différents pays de l'Empire, y compris le Conseil Municipal de la Ville de Trieste, ne fait aucunement mention de la Vénétie.

Malgré les notes assez caractérisées des Cabinets de Paris, de Londres et de St. Pétersbourg au sujet de la Convention de Gastein, la plus grande partie des hommes d'Etat de l'Allemagne pense que la divergence de vue des Cabinets de Paris et de Berlin soit plus apparente que réelle. Mes relations particulières lors de mon séjour à Berlin l'automne passé et pendant mon séjour actuel à Francfort me font pencher aussi vers cette opinion. Ainsi que j'avais !l'honneur de l'écrire à V. E. le 2 Novembre de l'année dernière, quoique tout ce que

M. de Bismarck a accompli dans les derniers temps soit dans la marche traditionnelle de la politique Prussienne, il faut cependant que la France dans le secret de son Cabinet ait prononcé le mot • en avant • pour que le Ministre du Roi Guillaume ose marcher si droit à son but.

Pour ma part je ne crois nullement à une entente Austro-Prussienne. L'Autriche a subi, et non pas provoqué, la Convention de Gastein, et quoique je ne croie pas aux bruits de ces derniers jours qui colportaient déjà une nouv-elle brouille entre 1es deux signataires de cette Conv-ention, je puis néanmoins assurer à V. E. que non seulement la rivalité, mais que la défiance et la haine entre ces deux grandes Confédérées allemandes est bien loin d'avoir cessé.

Quant aux Etats moyens de l'Allemagne, leur position a empiré, sans avoir changé pour cela. Ils prévoient et pressentent leur danger, mais comme ce danger n'est pas imminent, ils ont renoncé pour le moment à la politique bruyante de M. von der Pforiten et de M. de Beust, et sous le coup de la victoire diplomatique de la Prusse, ils trouvent plus politique et plus pratique d'attendre les événements. Au demeurant leur politique pourra se dessiner plus clairement après le 26 Octobre prochain, quand la Diète reprendra ses séances; en attendant les Etats moyens de l'Allemagne feront le plongeon.

Le 25 de ce mois doit se réunir à Francfort le Congrès annuel commerciai Allemand. Le Comité qui siège ici a déjà fait paraitre une brochure concluante à la signature d'un traité de commerce entre l'Italie et le Zollverein. Vers les permiers jours du mois d'Octobre des députés des différentes Chambres Allemandes se réuniront ici. Le but de cette réunion sera la question des Duchés, mais il est à prévoir qu'on s'y occupera aussi du Traité commerciai ItaloAllemand. Ces deux réunions de commerçants et de députés ayant un caractère purement individuel, leurs décisions ne peuvent avoir aucune portée officielle, mais néanmoins elles ne manqueront pas d'avoir une influence véritable sur les Gouvernements du Zollverein.

Ainsi que je le mandais dans mes dépéches précédentes, la conclusion de ce traité aura lieu malgré les répugnances dynastiques. A cet égard, j'ajouterai, que la Convention de Gastein aura pour nous des conséquences favorables.

* Le Mecklenbourg et l'Oldenbourg sont favorables et je sais qu'un discours discret en a été tenu à la Cour d·3 Saxe-Weimar * (1).

A cet égard pour ma part, ainsi que je l'ai déjà mandé à V. E., je crois de la dignité et méme de l'intérét du Gouvernement du Roi de me tenir dans une stricte réserve et méme dans la nonchalance la plus apparente.

(l) Non pubblicato.

(l) Il brano fra asterischi fu inviato in cifra.

151

IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, A MILANO

T. 273. Firenze, 24 settembre 1865, ore 15,45.

Un courrier de cabinet prussien a apporté dépeche Bismarck à Bunsen qu'il m'a lue sans laisser copie. Malgré convention Gastein nien n'est changé à l'état précédent des choses. Prusse continuera à réclamer incorporation complète Duchés à la Prusse où tout au moins commandement militaire et maritime. Tout ce qu'ont dit les journaux sur garantie Etats non allemands Autriche est faux. Ordre maintenir avec Italie rapports parfaite entente. J'envoie par poste deux lettres arrivées de Paris pour vous.

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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 298/109. Londra, 25 settembre 1865 (per. il 28).

Per solo compito di esattezza, mi pregio informarLa che l'ultimo dispaccio di Lord Russell in ordine alla Convenzione di Gastein è autentico, e che la smentita data a questo riguardo da un giornale estero non ha nessun fondamento. Siccome avevo l'onore di rassegnare V. E. Lord Russell si era da principio limitato ad accusare ricevuta a Vienna ed a Berlino della comunicazione statagli fatta intorno alla Convenzione predetta, aggiungendo che, stante il carattere provvisorio di essa, si asteneva dal fare alcun commento.

Non si fu che dopo di aver ricevuto informazione dal Governo Francese della Circolare da lui diramata che il primo segretario di Stato britannico prese la risoluzione di farne altrettanto. L'incaricato d'affari di Francia andò in !scozia a comunicare a Sua Signoria il testo del dispaccio del suo Governo, e Lord Russell gli palesò allora che il Gabinetto inglese avrebbe preso una uguale determinazione.

Questa notizia essendo stata subito annunciata a Parigi dal Barone Baude, si ebbe cosi sentore da alcuni giornali semi-ufficiali francesi che il Governo inglese aveva intenzione di emanare un tal dispaccio, prima ancora che esso venisse diramato dal Foreign Office.

Nel portare questi ragguagli alla di Lei conoscenza...

153

IL CONTE CSAKY AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI

L. P. Ginevra, 25 settembre 1865.

Je suis très heureux de pouvoir par le temps triste qui court Vous donner de bonnes nouvelles.

J'espère que le Mémoire sur la situation politique en Hongrie (l) que j'ai eu l'honneur d'envoyer le l er Septembre à MM. les ministres Lanza et Sella, ainsi qu'à M. le baron Ricasoli et M. Visconti Venosta Vous est parvenu de par M. Komàromy.

Vous avez du voir M. le Commandeur que nous sommes toujours prets ~t en état de résister à l'Autriche à la condition d'etre appuyés par le Gouvernement Italien. Depuis ce temps rien n'a changé si ce n'est que l'Autriche par le Manifeste et la convocation de la Diète Hongroise a fait un pas de plus vers la conciliation.

Je dois vous avouer M. le Commandeur que je ne m'attendais pas à un concours du Cabinet actuel, et qu'en conséquent je voyais notre cause perdue, j'étais donc le plus agréablement surpris en recevant hier une lettre de notre ami Mordini dans laquelle il m'annonce qu'ayant eu occasion de lire à Florence le Mémoire en question il s'est en meme temps convaincu qu'on est disposé d'entrer en négociation avec nous.

M. Mordini m'ayant invité d'une manière positive de formuler des propositions je lui adressais aujourd'hui meme la lettre ci-jointe en copie.

Le Général Eber est arrivé ici il y a quelques jours, accompagné du Prince Ghika ci-devant prince de Samos, Ministre Président et Président du Senat dans les Principautés-Unies, et de M. Bàlatsano ci devant ministre dans les mémes Principautés, le résultat des longues et approfondies conversations que nous avons eues, est le protocole que j'ai l'honneur de vous envoyer ci-joint en copie.

Ces Messieurs sont retournés en leur patrie pour se munir d'une autorisation signée par les principaux chefs des différents partis qui se sont unis pour renverser le prince Couza.

Les immenses avantages qui résulteraient pour notre cause de la réussite de ce projet sont faciles à saisir, -il s'agit d' ... (2) et de combiner les divers fils de ce grand mouvement que nous préparons avec tant de persévérance, et du quel j'en suis convaincu sortiront victorieuses la liberté et l'indépendance de l'Italie et de la Hongrie.

Je m'addresse à Vous M. le Commandeur, non pas en Votre qualité de membre du Gouvernement, mais comme au plus ardent et plus distingué combattant de nostre cause, la bienvei:llance du quel je me flatte avoir été assez

hereux de conquérir, et je Vous prie de bien vouloir de me preter Votre sage

conseil, que je me fais un devoir de suivre en toute occasion, pour savoir de

quelle manière je dois entamer ce sujet délicat.

L'affaire des armes marche bien, une partie est déjà en Transylvanie.

L'entente avec les Serbes est excellente, les régiments des confins, moyen

nant argent sont à nous, et le prince Michel montre toujours les meHleures dispo

sitions pour nous.

J'ai prié M. Cairoli de faire des démarches auprès du Général Garibaldi

pour qu'il invite M. Bratiano un des Chefs du parti rouge dans les Principautés

Unies à agir sur les Roumains en Transylvanie, pour qu'ils s'entendent avec les

Chefs de notre parti. J'attends d'heureux résultats de cette démarche.

Voilà M. le Commandeur les choses importantes que j'avais à Vous dire, j'espère que Vous en serez content.

N'osant confier cette lettre à la poste, pas meme par l'entremise de M. le

Consul d'ltalie, j'ai prie M. Rényi de se faire porteur de la présente depeche.

Vous savez M. le Commandeur que M. Rényi jouit de toute notre confiance,

il pourra Vous donner d'amples renseignements connaissant parfaitement toutes

nos affaires, excepté des détails par trop délicats, comme la candidature dont

il est question dans le protocole.

M. le Chevalier Capello a eu l'extrème obligeance de donner a M. Renyi un passeport que j'ai promis de rendre aussitot après son voyage, j'ose donc

M. le Commandeur Vous prier de bien vouloir faire donner un passeport a

M. Rényi, car la nécessité de le faire voyager en service du Comité peut dans les circonstances actuelles se présenter fréquemment.

J"espère M. le Commandeur que Vous voudrez bien m'honorer de quelques mots, et me dire si l'adresse • Euryale Corvin • que Vous m'aviez donnée pour Turin peut ètre aussi employée pour Florence.

ALLEGATO.

PROTOCOLLO

Le dix neuf Septembre Mille huit cent soixante cinq se sont réunis a Genève

M. M. Le Comte Théodore Csàky, le Général Ferdinand Eber, le prince Jon Ghika et Jean Bàlatchano pour délibérer sur les bases d'une convention à conclure entre le Comité National Hongrois et le parti National des Principautés Unies. On est tombé d'accord sur les points suivants:

lo Il y aura alliance défensive entre la Hongrie et les Principautés-Unies.

2o Un traité spécial pour assurer cette alliance sera conclu aussitc'ìt que les circonstances le permettront.

3° Les Principautés-Unies reconnaitront et respecteront l'intégrité du térritoire de l'Etat Hongròis y compris la Transylvanie, ainsi que l'indépendance de la Hongrie, si par la suite la nation la décrétait.

4° La Hongrie reconnaitra et respectera l'intégrité du territoire des Principautés Unies y compris la Bucovine, le cas de rétrocession échéant, ainsi que l'indépendance de l'Etat Roumain si par suite la nation la décrétait.

5° Le Comité National Hongrois ayant le plus sincère désir de donner satisfaction aux aspirations légitimes des Roumains de la Transylvanie, en tant qu'elles ne porteraient pas atteinte à l'intégrité territoriale de l'Etat Hongrois, le parti National des Principautés Unies pretera son concours pour engager les chefs du parti National Roumain de Transylvanie à entrer en rélations directes avec ceux du parti d'action hongrois, pour la conclusion d'une entente basée sur le respect du principe des nationalités.

6° Le parti national des Prinoipautés Unies désirant assurer par l'élection d'un prince étranger, le succès du mouvement qui doit avoir lieu prochainement dans les dites Principautés, et son choix étant tombé sur Son Altesse Royale le Prince Amédée de Savoie, le Comité National Hongrois s'engage à preter son concours pour assurer l'acceptation par ce Prince du tròne des Principautés Unies.

7o Le parti National des Principautés Unies s'engage en cas d'acceptation par le Prince Amédée de Savoie, à conclure une Convention avec S. M. le Roi d'Italie à la fin de lui assurer la participation des Principautés Unies à une guerre contre l'Autriche.

So En cas de refus du Prince Amédée de Savoie tous les articles du présent protocole, l'article 7 except, resteront en vigueur, et le Comité National Hongrois s'engage à preter le meme concours auprès de tout autre candidat au tròne des Principautés Unies.

9o Le Comité National Hongrois met à la disposition du parti national des Principautés Unies tous les hommes et toutes les armes dont il dispose dans les dites Principautés, et s'engage en outre à faciliter par tous les moyens en son pouvoir le mouvement qui se prépare.

1Qo Le mouvement réussi le parti National des Principautés Unies s'engage, de son còté, à mettre à la disposition du Comité National Hongrois au moins quinze mille fusils et une batterie de huit pièces de canon, de n'apporter aucun obstacle au rassemblement sur le térritoire des dites Principautés d'un corps hongrois, destiné à agir en Transylvanie, et de faciliter par tous les moyens en son pouvoir le mouvement hongrois.

Ho Le parti National des Principautés Unies prend l'engagement de dénoncer à la première occasion la cessation du traité d'extradition conclu entre l'Empereur d'Autriche et le prince Couza et dans tous les cas, de ne jamais exécuter l'artide concernant les réfugiés politiques.

12o Le Prince qui acceptera la candidature offerte par le parti national des Principautés Unies devra aussi approuver les stipulations ci-dessus.

Le présent protocole fait en double après avoir été soumis à l'approbation du Comité National Hongrois et des Chefs du p'lrti National des Principautés Unies devra etre signé et ratifié en forme de convention, dans le plus bref délai.

Comte Théodore Csàky Jon Ghica

Ferdinand Eber J. Balatchano

(l) -Cfr. n. 141, allegato. (2) -Parola illeggibile per il deterioramento dell'originale.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AI MINISTRI A LONDRA, D'AZEGLIO, E A PARIGI, NIGRA

D. (1). Firenze, l ottobre 1865.

(Per Parigi) Il Visconte di Treilhard

(Per Londra) L'Incaricato d'Affari di Francia venne a darmi lettura d'un dispaccio direttogli da S. E. il Ministro Imperiale degli Affari Esteri perché me ne facesse conoscere il contenuto.

Il Signor Drouyn de Lhuys annuncia in quel Dispaccio essere intenzione del Governo francese di incominciare tra breve lo sgombro del territorio pontificio per parte delle sue truppe, in guisa che lo si sia compiuto pel termine fissato dalla Convenzione del 15 Settembre 1864. S. E. aggiunge che a seconda degli accordi passati col Governo Pontificio le prime località ad essere sgombrate dalle truppe francesi saranno quelle che si trovano in prossimità della frontiera del Regno verso le province napoletane, e che la concentrazione della divisione d'occupazione si opererà su Roma, Civitavecchia e Viterbo (1).

Nel recare a sua conoscenza per semplice sua informazione, il tenore della fattami comunicazione, Le segno (per Parigi) ricevuta dei suoi pregiati Rapporti di Serie Politica N. 232-233 (2}. (per Londra) ricevuta dei suoi pregiati rappovti N. 107, 108 e 109 di Serie Politica N. 84 e 85 di Serie Confidenziale (3).

(l) II dispaccio venne inviato a Londra col n. 43 e a Parigi col n. 143. Lo stesso testo venne inviato in pari data in francese a Berlino, Pietroburgo e Madrid.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIQE MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL CONSOLE GENERALE A BELGRADO, SCOVASSO

D. l. Firenze, l ottobre 1865.

Votre Rapport Confidentiel du 22 Septembre dernier (4) m'est parvenu régulièrement avec la pièce chiffrée qui y était annexée. * J'approuve le langage que Vous avez tenu à l'agent des Principautés Unies, et je vous prie de garder toujours :la méme réserve en évitant scrupuleusement d'engager d'aucune manière la liberté d'action du Gouvernement du Roi * (5).

En vous accusant en meme temps réception pour la régularité de la correspondance de la pièce chiffrée que Vous m'avez adressée en date du 20 Mai dernier, ainsi que des deux Rapports également en chiffre du 17 et 27 Juillet... (6).

156

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO

D. 3. Firenze, l ottobre 1865.

Il cav. Nigra mi scrive essergli stato annunziato officialmente dal Ministero Imperiale degli Affari Esteri che l'Austria si è finalmente acconciata a non insistere ulteriormente nelle difficoltà mosse a che nell'atto finale per la NavigaziOne del Danubio si faccia menzione del titolo di Re e di Regno d'Italia.

Essa consente a che in questa circostanza si proceda nel modo stesso che fu

adottato per la firma della recente Convenzione telegrafica internazionale di

Parigi, e dell'atto pel riscatto del pedaggio della Schelda (1).

Tale si è il risultato delle pratiche inoltrate presso il Gabinetto di Vienna dalle potenze amiche in seguito agli ufficii che il R. Governo fece pervenire, secondoché Le aveva manifestato il divisamento col Dispaccio N. 2 del 18 maggio pp. (2), ai Gabinetti di Parigi e di Londra. Benché la dichiarazione dell'Austria non rifletta precisamente se non la firma dell'atto pubblico, stimo inopportuno l'insistere perché la nuova forma si abbia immediatamente ad adottare anche nei protocolli ed ogni altro atto della Commissione danubiana. Ella non muoverà quindi a tal riguardo abbiezione alcuna ed attenderà che sia venuto il momento della firma dell'Atto finale per concertare coi suoi Colleghi il modo di tradurre ad effetto la convenuta soluzione della vertenza. Se però anteriormente alla firma dell'Atto pubblico, in alcuna circostanza, la questione fosse sollevata da alcuno tra i suoi Colleghi, Ella non mancherà di sostenere il principio invocato dal R. Governo ed ora ammesso anche dall'Austria, e che deve valere non solo per l'atto finale ma per qualsivoglia atto della Convenzione di Galatz.

SegnandoLe ricevuta per regolarità di carteggio dei Suoi Rapporti di questa Serie speciale nn. 86, 87 in data 12 e 29 maggio p.p.... (3).

(l) -Cfr. quanto comunicò Nigra con r. 235 del 5 ottobre, non pubblicato. (2) -Cfr. n. 148. Il r. 232 non è pubblicato. (3) -Cfr. nn. 140 e 152. Gli altri rapporti non sono pubblicati. (4) -Recte 21, cfr. n. 146. (5) -Il brano fra asterischi fu inviato in cifra. (6) -Non pubblicati.
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L'INCARICATO D'AFFARI A FRANCOFORTE, RATI OPIZZONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 9. Francoforte, l ottobre 1865 (per. il 4).

Le congrès commerciai allemand aura une influence véritable, et doit hater le jour de la signature du traité de commerce entre l'Italie et le Zollverein. Ces congrès en Allemagne ont plus de force et plus de portée que chez nous et qu'en France. En effet, l'année dernière non seulement les Gouvernements, mais la nation allemande dans sa presque majorité, étaient très contraires à l'accession au traité commerciai conclu entre la France et la Prusse. On y était contraire, parcequ' on jugeait ce traité camme trop favorable à la France, et aussi parceque l'esprit dynastique des Cours d'une part, et l'esprit libéral des classes commerciales d'autre part, partant de deux points différents, se Tencontraient dans un meme sentiment d'hostilité contre le Gouvernement Français. Néanmoins, M. de Bismarck, qui tenait absolument à l'adhésion du Zollverein à son traité commerciai avec la France, fit agir le congrès commerciai allemand, et peu de temps après les Chambres commerciales des petits

Etats finirent par renverser les Ministères du Wurtemberg et de la Bavière, qui étaient les chefs de l'opposition et l'accession du Zollverein au traité commerciai Franco-Prussien eut lieu à peu de distance.

Dans le cas présent la victoire sera encore plus facile. On n'aura qu'à combattre les répugnances dynastiq_ues. A l'heure où nous sommes les petits Etats comprennent qu'on ne fait pas de la politique aux dépens des intérets matériels des peuples qu'on gouverne. Il n'y a donc qu'à laisser que les choses suivent leur marche régulière. Cette marche mène les Etats du Zollverein à la reconnaissance du Royaume d'Italie.

Le départ de M. de Bismarck pour Biarritz, et la halte qu'il ne manquera certes pas de faire à Paris, soit dans son allée, soit dans son retour, ce départ est toujours envisagé comme la preuve d'un accord tacite entre la France et la Prusse. Le soupçon de cet accord alarme non seulement les petits Etats de l'Allemagne, mais ceux-là aussi qui so n t placés entre la France et le Rhin. On connait l'esprit remuant, large, aventureux et tenace du Ministre Prussien. Aussi non seulement est-on persuadé que la Prusse gardera les deux Duchés, dont l'Autriche se servira pour battre monnaie, mais l'on va plus loin encore.

On dit que M. de Bismarck pourrait bien proposer au Cabinet de Paris des arrangements à sa façon, par lesquels on proposerait à ce Cabinet le Palatinat Bavarois (qui est le point véritable dont la France ait besoin) plus peutetre le Luxembourg. Dans ce cas les Pays-Bas seraient indemnisés par les Flandres. Anvers deviendrait une espèce de Ville Libre, comme Hambourg. La Prusse de son còté garderait non seulement les deux Duchés, en rendant une partie du Schleswig au Danemark, mais pousserait sa marche vers la ligne du Main.

Je conçois tout ce qu'il y a de vague, d'obscur, d'aventureux dans toutes ces prévisions d'avenir, je remarquerai néanmoins à V. E., que toutes ces prévisions que, il y a quelques années, auraient été traitées de rèves sauvages ou fous, ces mèmes prévisions forment maintenant la préoccupation de bien des hommes d'Etat en Allemagne et en Belgique.

Pour ce qui regarde l'Allemagne, ces idées deviennent mème nationales, on sent que l'Allemagne ne saurait se faire aue par une incarnation Prussienne. Car si de ce còté du Rhin, l'Autriche inspirait la sympathie, la Prusse garde et conserve la confiance. Enfin, malgré sa lutte avec les Chambres, pour les grandes masses populaires, M. de Bismarck a le meilleur des prestiges, celui du succès. Si je dois dire mon opinion personnelle, ces bruits décèlent une crainte, celle d'une entente entre la Prusse, la France et l'Italie.

Au demeurant, l'Autriche dans ces moments-ci ne saurait se débarrasser de la Prusse, et d'autant moins lui faire une opposition ouverte sur le terrain Allemand. Le bruit mème de la retraite du Comte de Mensdorff et de la rentrée aux affaires du Comte de Rechberg viendrait confirmer mon opinion.

A ce qu'il parait, l'Empereur François-Joseph, veut un ralliement complet et sincère avec ce qu'on nomme la Hongrie. Si ce ralliement a lieu positivement, il est incontestable que l'Autriche se met sur la voie d'un meilleur avenir au point de vue militaire et financier.

Le parti Hongrois est pour l'abandon de la Vénétie, moyennant indemnités financières et territoriales. Ce programme serait un rapprochement avec l'Italie, et une provocation à la Russie. Mes informations particulières me font croire que l'Angleterre travaille dans ce sens.

Toutes ces prévisions seraient logiques, si le ralliement avec la Hongrie et l'abandon des idées autrichiennes avaient lieu positivement. Mais il s'en faut beaucoup pour que la marche que l'Empereur François-Joseph suit depuis 1859, soit toujours lumineuse et ferme dans ses principes, rigoureuse et sure dans ses déductions. Ses projets sont toujours couverts d'ombre, et peut-etre mes affirmations d'aujourd'hui, n'attendent-elles que l'expérience de demain pour recevoir le démenti le plus autorisé.

Dans ma prochaine dépeche j'aurai l'honneur d'entretenir V. E. sur la réunion des députés allemands ici à Francfort, réunion que j'ai déjà annoncée dans ma dépeche Politique N. 9 en date du 23 Septembre (1).

(l) -Della risoluzione dell'Austria furono informati, con dispacci pari data, D'Azeglio, Greppi, Puliga e Incontri. (2) -Non pubblicato. (3) -Cfr. Serie I, vol. V, n. 711. Il rapporto del 29 maggio non è pubblicato.
158

IL CAPO GABINETTO DEL RE, VERASIS, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI

L. P. R. Torino, 7 ottobre 1865.

Mi permetta di venirla a ringraziare per la lettera di Scovasso ch'Ella mi fece pervenire. In esso foglio si ripete l'utilità che vi sarebbe a mandare un Agente in Croazia, io umiliai la cosa come era mio dovere a Sua Maestà la quale mi disse che mentre apprezzava i riflessi del Console in Belgrado pur credeva la cosa difficile per motivi finanziarj, massime chiedendosi 100/m franchi dal partito d'azione Ungaro-Croato per lavorare nei Confini Militari, Sua Maestà però diedemi incarico di riferire la cosa alla S. V. Gentilissima affinché in modo riservatissimo Ella ne faccia il caso che giudica, mentre la Maestà Sua apprezza molto il modo di vedere politico della S. V. nella quistione Ungherese e Slava essendo questo identico alle vedute della Maestà Sua.

Il Re desidera in oltre sapere se l'Imperatore Massimiliano ha il Collare dell'Annunziata ed avendomi incombenzato di saperli dire tal cosa, io ricorro all'innata cortesia della S. V. pregandola a volermi mettere in grado di obbedire ai cenni di Sua Maestà.

Spero vederla presto in Firenze...

159

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL CONTE MALAGUZZI (AS Biella, Corte La Marmora; ed. in LA MARMORA, pp. 53-57)

L. P. Firenze, 9 ottobre 1865.

Avendomi voi fatto sperare che S. lVI. I. R. l'Imperatore d'Austria nel nobile scopo di ottenere una conciliazione coll'Italia, possa indursi a fare il generoso

Bacrifizio dei suoi possessi italiani, siete incaricato di aprire a questo fine tratta. tive ~:ol Gabinetto di Vienna, che ad ogni modo non potranno prorogarsi oltre ìl primo del prossimo novembre. Voi conoscete abbastanza i sentimenti conciliativi che animano S. M. il Re e il suo Governo, e non mancherete di farlì valere per stabilire quelle basi che sole possono raggiungere un perfetto accordo fra i due Stati, e spegnere per sempre ogni rivalità.

ALLEGATC

l. -QUESTIONE FINANZIARIA.

Quesito. -Pesano sul Veneto come quota pari;e della totalità del debito austriaco duecentocinquanta milioni circa di fiorini (pari a cin•a 620 milioni di lire) che rappresentano il dodicesimo del debito austriaco, essendo appunto il Veneto il dodicesimo del complesso dell'Impe:r.fl.

Esiste inoltre un debito speciale sul Veneto di 40 milioni di fiorini (pari ~~ 100 milioni di lire) unicamente fondato su quella provincia. In aggiunta a questi oneri, che necessariamente ricadrebbero sul Governo italiano, il prezzo di indennità pagabile all'Austria a qual somma potrà essere spinto?

Risposta. -Si accetta il principio. Sono però da verificarsi le cifre, giacché non sembra che la popolazione della Venezia sia la dodicesima parte di quella t.otale dell'Impero, ma piuttosto la quattordicesima. Si crede che il debito speciale del Veneto, che sembra essere di 60 milioni di fiorini, sia compreso nei 250 milioni di fiorini erte costituiscono la quota parte del Veneto nel debito totale dell'Impero Ciò premesso, sembrerebbe che il debito da accollarsi al Regno d'Italia sarebbe di 500 milioni.

Ad ogni modo, il Governo italiano non può in nessun caso, e sotto qualsiasi forma, oltrepassare la spesa del miliardo (500 per il debito e 500 per indennità).

Quesito. -Ad evitare inopportuni dettagli, deve intendersi compresa nella cessione la consegna di tutto il valor mobile tanto militare che amministrativo, ovvero vuolsi fare altrimenti?

Risposte.:. -È naturale che il Governo austriaco cederebbe tutto il materiale stabile e trasporterebbe tutto il mobile (salvo, ben inteso, quegli ulteriori accordi che si potranno prendere).

Quesito. -È autorizzato l'incaricato italiano a mettere in vista un trattato commerciale e di navigazione della maggiore ampiezza possibile? ed ove occorra, una reciproca revisione di tariffe per facilitare gli scambi fra i due territorii?

Risposta. -Dare le più ampie assicurazioni che il Governo italiano è disposto a fare coll'Austria un trattato di commercio e navigazione sul piede della nazione più favorita.

Quesito. -Se alla riuscita delle trattative parziali o generali, potessero contribuire, o fosse conveniente, largizioni pecuniarie, ne è fatta facoltà? Risposta. -Il Governo italiano ripugna troppo da simili mezzi, per paterneanche far cenno.

II. -QuEsTIONE PoLITico-AMMINISTRATIVA.

Quesito. -Deve la consegna del regno Lombardo-Veneto farsi secondo gli attuali confini politico-amministrativi, o può interessare al Governo italiano qualche speciale ritaglio o rettificazione delle nuove frontie~?

Risposta. -La geografia indica essere l'Isonzo il vero confine dell'Italia (dalla parte del Friuli).

Quesito. -Dacché per essere il Tirolo italiano compreso nella Confederazione germanica, la sua cessione non potrebbe essere oggetto della convenzione attualmente proposta, e poiché d'altra parte non può esserne trascurata l'annessione al Regno italiano in epoca più o meno vicina, non dovrebbe formare questa cessione l'oggetto di un protocollo segreto che ne preveda e ne regoli l'eventualità, stabilendone sin d'ora i compensi, fra i quali è prevedibile il caso di una cooperazione per un dato intento della politica imperiale?

Risposta. -Credo anch'io conveniente un trattato speciale e segreto per facilitare successivamente la cessione al regno d'Italia di quella parte del territorio Tirolese che trovasi di qua delle Alpi, e che comunque gli abitanti siano Italiani è compresa nella Confederazione germ.:mica.

Quesito. -Quali norme stabilisce il Governo italiano per la restituzione della corona d'Italia e dell'ordine cavalleresco annessovi?

Risposta. -È naturale che l'Austria, cedendo i possessi italiani rimetta la corona di ferro. Si potrebbe per questa rimessione scegliere una propizia occasione come quella, per esempio, di un matrimonio fra le due case regnanti.

Quesito. -Se l'incaricato italiano debba schivare ogni discussione sulla questione romana, o se per tacitare il partito cattolico, cotanto influente a Vienna, possa lasciar sperare un raddolcimento della politica italiana v,erso Roma, fosse pur anche solo di forma, quasi come intervento ufficioso della corte imperiale.

Risposta. -Si deve schivare ogni discussione sulla questione romana, lasciando però capire che la cessione della Venezia all'Italia deve naturalmente aiutare la conciliazione con Roma nell'interesse della cattolicità; conciliazione d'altronde molto desiderata dal Governo Italiano.

Quesito. -Gioverà autorizzare l'incaricato a secondare le convenienze dell'Imperatore qualora per servire alle medesime si voglia nell'opinione dell'Europa far valeve e credere che l'iniziativa fu spontanea dell'imperatore Francesco Giuseppe, il quale instaurando ora all'interno la politica della nazionalità volle generosamente consacrarla con un magnanimo sacrificio verso la nazionalità italiana.

Risposta. -Il Governo italiano non ha nessuna difficoltà di lasciare all'Imperatore d'Austria l'iniziativa di queste trattative (come risulta del resto dalla mia lettera al Conte).

III. -QUESTIONE INTERNAZIONALE (1).

Quesito. -L'accoglienza attendibile dell'imperatore Napoleone alla conciliazione austro-italiana potrà mai cangiarsi in una temibi1e difficoltà pel Gabinetto di Firenze?

Risposta. -Io ho la convinzione che l'Imperatore dei Francesi aderirebbe non solo, ma vedrebbe con piacere la riconciliazione sincera fra l'Austria e l'Italia (2).

Quesito. -Secondo tutte le probabilità la conciliazione austro-italiana metterà a partito disperato la Prussia nella sua politica aggressiva verso la Confederazione germanica e più specialmente contro l'Austria; cosicché fra le eventualità prevedibili vi è quella (sebbene inverosimile) che la Francia ne tragga partito per ottenere la cessione delle provincie renane in rivalsa dell'appoggio armato che accordasse alla Prussia.

Risposta. -Che farebbe la Prussia non lo saprei; ma non credo che la Francia cercherebbe tirar partito àa questa eventualità.

Quesito. -L'Austria liberata dai timori che l'attitudine d'Italia le ispirava, abilitata quindi a raccogliere tutte le sue forze materiali ed in aggiunta le morali che appunto estrarrà dalla conciliazione coll'Italia, potrebbe di leggieri essere tratta ad una repentina v,endetta sulla Prussia; il che le darebbe la opportunità di stabilire la sua supremazia militare sulla Germania e con ciò di mettersi salda sul capo la corona imperiale germanica. È fuor di dubbio che a questa politica si inclina da ogni parte a Vienna perché politica tradizionale dinastica e popolare. Può essere che a Vienna si inclini ad una politica più timida e si pensi ad ampliare la corona di Santo Stefano spingendola sino all'estremo limite della riva sinistra del Danubio. Verificandosi taluna delle suesposte contingenze potrà l'Italia essumere una parte cooperativa in compenso della cessione che otterrebbe, e più ancora in vista della dominazione sull'Europa centrale che l'Italia si mette in caso di dividere coll'Austria?

E se questa cooperazione fosse posta come condizione risolutiva della conciliazione?

Risposta. -Il Governo Italiano non può prendere impegni per future emergenze, avendo ferma intenzione di consolidare l'unità e provare al mondo che vuol essere anzitutto potenza conservatrice.

(l) Cfr. n. 150.

(l) -Questo paragrafo è edito anche in CHIALA, pp. 32-33. (2) -Sulla missione Malaguzzi cfr. A. Luzro, La missione Malaquzzi a Vienna nel 1865-66 per la cessione del Veneto, in «Il Risorgimento Italiano», gennaio-giugno 1922, pp. 125-200, luglio-dicembre 1922, pp. 414-448, gennaio-giugno 1923, pp. 213-260, in cui sono edite, oltre a queste istruzioni, tutte le lettere di Malaguzzi a La Marmora conservate in A S Biella, Carte La Marmora.
160

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO, AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI

R. S. N. Bucarest, 13-17 ottobre 1865.

Credo sia bene ed anzi dover mio di far sapere in qualche modo, ma riservatissimamente, e possa anche particolarmente interessare la S. V. Illustrissima quel che sto per raccontarle succintamente e senza commenti.

Nello scorso mese ricev,ei lettera del Generale Klapka (N. I) (l) colla quale io era pregato di rimetterne altra al Principe Couza, cui dicevamisi sarebbe stata gradita.

Soddisfeci all'incarico, in via privata e ben persuaso, per la stima che professo al Generale, ch'esso non mi avrebbe richiesto di cosa che non mi potesse per alcun verso convenire e lo dissi a Couza, mostrandomi però, con scopo di leggero eccitamento, un po' attonito.

Il Principe risposemi che l'amicizia che esisteva fra noi non consentivagli di far mistero su cose anche intime che potessero in qualsiasi misura interessarmi e mi diede perciò anzi tutto visione di una lettera direttagli a Ems dal Conte de Scherthoss, ma qui da esso soltanto ricevuta, al suo ritorno, a quanto assicurò, e colla quale il Conte suddetto per riparazione dell'insulto da lui ricevuto nell'agosto del 1864 in Bucarest quando venne improvvisamente ed arbitrariamente espulso da questi Principati, sfida a duello S. A Rumena.

(N. Il).

Tale lettera pare abbia fatto più impressione sull'animo del Principe di quel che lo voglia lasciar apparire scherzando e dicendo: • Savez vous qu'il est bien désagréable à moi de ne plus pouvoir sortir des frontières sans avoir sur mes talons cet enragé de Scherthoss? •. Nè volli contrastargli la sua poco

fedele versione, necessitata dal bisogno della propria giustificazione, giacché trattasi di un incidente ormai vieto e relativamente al quale, per quanto il proceder suo e del suo governo poterono averci offesi, già aveva fatto, in parole almeno, sufficiente ammenda. Quale versione è contenuta nella lettera che il Principe indirizzò al Generale Klapka (N. III) per informarlo della provocazione dello Scherthoss, contando al certo ch'esso sarebbesi adoperato per calmarne le ire.

Ma il Generale, che aveva appreso per altra via il passo dello Scherthoss, già aveva preso l'iniziativa per condannarlo ed esprimerne il suo rammarico colla lettera indirizzata al Principe Couza (N. IV) precedentemente a quella che Sua Altezza ha a lui diretta, quantunque giunta qui più tardi.

Spiacemi che il Generale confessi in tale lettera una missione politica che fu sempre dal Conte Scherthoss e da me negata ed io ebbi a dire a Sua Altezza che andai sempre persuaso che il Conte Scherthoss non abbia mai avuto ad esercitare in questo paese alcuna politica missione, perché se per caso si fosse esso proposto di dire alcuna cosa a Sua Altezza, prima di lasciare i Principati, che potesse avere rapporto con questioni politiche o per incarico fors'anche dello stesso Generale Klapka, questo non costituiva un fatto che fosse di natura ad allarmare il Governo di Sua Altezza, perché per esso non avrebbesi avuto ad esercitare alcuna azione segreta, all'infuori cioè della conoscenza e della volontà del Governo stesso.

Il Principe poi volle spontaneamente ed in via confidenziale spiegarmi quelle parole della lettera del Generale che accennano ad una splendida prova di simpatia e di benevolenza datagli da Lui in questi ultimi tempi, ricordandomi ch'Egli, se come rumeno non ama gli ungheresi, ebbe però sempre molta stima e simpatia pel Generale Klapka, col quale è in buone relazioni da tempo anteriore al suo avvenimento al trono e che perciò fu lieto di poter rendergli servizio quando il medesimo ebbe a lui ricorso con lettera a Ems, che mi lesse e nella quale il Generale espone le sue estreme strettezze finanziarie per escire dalle quali con onore senza diminuire la propria indipendenza politica rispetto a personaggi di altri paesi cui avesse ricorso, chiede a lui, Couza, un imprestito di 40/m. franchi, che avrebbe fiducia di rimborsare nel termine di ,tre anni.

Il Principe si fè premura di spedire al Generale la domandatagli somma,

ritirandone semplice quietanza, che ho pur visto.

Ho ammirato l'atto generoso, ma ho pur detto che si è felici di essere

Principi quando si può rendere servizio ad uomini che hanno il valore del

Generale Klapka e forse ancora un avvenire di potenza.

Sua Altezza mi ha aggiunto che ha poi visto il Generale Klapka e gli ha

ripetuto che si può contare su di lui per ogni cooperazione in eventuali imprese

avvenire cui venga spinto da Francia ed Italia.

Da molto tempo io non aveva più udito parlare del Maggiore Buda, quan

do, alcune settimane sono, l'Agente Austriaco mi disse che il medesimo, pre

sentatosi alla frontiera di Orsova per penetrare negli Stati austriaci, con pas

saporto rumeno, e riconosciuto, venne arrestato, per essere pendente contro

di lui un processo criminale a Pesth, a titolo di falsificazione di banco-note,

in relazione al quale processo l'I.R. Cancelleria di qui aveva quindi avuto

l'ordine di assumere l'interrogatorio di altre persone residenti in questi Principati. Forse il Buda ha contato troppo sulle relazioni che aveva qui stabilite

o sulle benemerenze che avevasi acquistato.

17 ottobre.

P. S. -Oggi il Principe Couza mi ha letto un telegramma del suo Agente in Parigi, il quale informa essergli stata rimessa lettera del Generale Klapka per Sua Altezza coll'incarico di far sapere anticipatamente all'Altezza Sua che il Generale ha aggiustato convenientemente l'affare ad Essa noto. Il Principe me ne ha mostrato soddisfazione.

(l) Gli allegati non si pubblicano.

161

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 431. Londra, 18 ottobre 1865, ore 19,5() (per. ore 4,06 del 19).

C'est avec une profonde douleur que je dois vous annoncer la mort de lord Palmerston décédé ce matin à 10 heures 3/4 (1).

162

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO

T. 290. Firenze, 20 ottobre 1865, ore 10,55.

Hier le Roi est arrivé. En apprenant la mort de lord Palmerston il en a éprouvé un vif regret que partagent son Gouvernement et l'Italie entière.

c Egli cessò di vivere prima che venissero meno quelle grandi qualità che ne crearono la fama. Egli avea singolar fermezza, gran determinazione, ed indomito coraggio politico;calma incredibile nei più importanti momenti e comando tale su di se stesso che impossibile riusciva il fargli dire una parola di più di quello che non voleva. Nello stesso tempo granrettitudine. Egli poteva ingannare col non dire ma non coll'asserire il falso, come purtroppo certi politici si credono lecito di fare. Inoltre egli aveva al più alto grado il senso del dovere e questo spiega come alla sua età egli sovente, malgrado le osservazioni in famiglia, intraprendesse certe escursioni, cerimonie, inaugurazioni dalle quali altri avrebbero creduto poter prescindere.

Finalmente uno dei principii che lo guidavano era di far qualunque cosa il meglio che poteva secondo le sue facoltà e quindi rimettersene alla Provvidenza senza inquietarsenepiù oltre.

Naturalmente la qualità che primeggiava tutte le altre era la sua sagacità che gli permetteva di discernere il nodo reale di una questione oppure di prevedere le conseguenze di un atto politico. Soventi lo sentii a rimarcare dagli ambasciatori che per quanto cercassero celare la parte debole di una questione, Lord Palmerston la vedeva immediatamente.

Solo poteva forse cadere in errore per quella qualità che forse il pubblico era meno disposto a concedergli, la generosità del suo cuore che lo portava a sentire caldamente in certe quistioni sia per la dignità del suo paese sia per chi era oppresso •.

(l) Si pubblica qui un brano del r. confidenziale 89 di D'Azeglio del 19 ottobre relativo a Palmerston :

163

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 435. Londra, 20 ottobre 1865, ore 6,15 (per. ore 12,24).

Le Globe annonce ce soir semi officiellement que lord Russell a été chargé par la Reine de réorganiser le Ministère (1).

164

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AI MINISTRI A BERNA, CARACCIOLO DI BELLA, A BRUXELLES, LUPI DI MONTALTO, A LONDRA, D'AZEGLIO, A MADRID, TALIACARNE, A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, E AGLI INCARICATI D'AFFARI A BERLINO, QUIGINI PULIGA, E A PIETROBURGO, INCONTRI

D. Firenze, 24 ottobre 1865.

Quoique encore .incomplètement connus, les résultats des élections permettent dès à présent de porter un jugement sur la signification du grand acte que le pays vient d'accomplir.

Les candidats élus au premier scrutin appartiennent pour les deux tiers au parti constitutionnel modéré; l'autre tiers ne comprend un'un nombre infime de cléricaux et se compose presque entièrement de membres plus ou moins avancés de la gauche constitutionnelle.

Les deux tiers environ des collèges électoraux devront se réunir de nouveau dimanche prochain pour le scrutin de ballottage. Le nombre considérable des ballottages est du à plusieurs causes: l'admission au droit électoral des contribuables soumis au nouvel impòt de la richesse mobilière, et peu habitués à la vie politique, a augmenté la proportion entre les abstentions et les électeurs inscrits, de telle sorte que des candidats qui avaient obtenu un

• -Per gli interessi nostri non farà gran differenza chi succeda. Credo che venuta meno l'influenza preponderante di quell'uomo di Stato, non mancheranno le simpatie degli altri membri del suo Ministero e metto in prima linea appunto Lord Russell e Gladstone. In seconda Lord Granville, Clarendon il Duca di Somerset. Ma sicuramente la base di tutto sarà sempre la tendenza verso noi della Nazione Inglese nella quale più che sui Ministri faccio capitale e che m'impedirebbe perfino di veder con gran trepidazione l'avvento di un Ministero Tory •. - • -Ieri andai da Lord Russell onde partecipargli i sensi di cordoglio col quale avea il Governo ed il paese col Re alla testa ricevuto l'annunzio della morte di Lord Palmerston. Se potea qualcosa alleviare questa gran perdita era il vedergli succedere un uomo come lui che tutta la sua vita era stato partigiano dell'Italia e promotore dei suoi destini •.

nombre de voix considérable plus de 500 ou 600, par exemple, se sont trouvés pourtant n'avoir pas le iiers des votes dont le collège dispose depuis l'adjonction des nouveaux électeurs. Mais la cause principale du grand nombre des ballottages est la quantité exceptionnelle des candidatures libérales et modérées qui se sont posées devant les électeurs. Sur cent ballottages, il y en a quatrevingt-dix où •.:les ca:1d;dats de la méme couleur sont en présence. Ce fait prouve que si l'activité politique et le désir de prendre part aux affaires publiques n'a pas pénétré encore assez profondément dans toutes les couches du corps élcctoral, en revanche dans les classes de la Société où l'on peut prétendre aux nobles travaux dont l'intéret général est le but, l'empressement à y concourir est considérable, et que de nouvelles générations d'hommes politiques aspirent à prendre place à còté des hommes principaux de la première Législature pour s'associer à l'oeuvre nationale. Au contraire les candidatures des deux partis extrémes, rétrogrades et avancées, sont très peu nombreuses, et ces deux partis, le parti de la réaction surtout, ont du présenter les memes candidats dans un nombre considérable de collèges, faute d'avoir pour chaque localité un candidat acceptable.

Plusieurs hommes de l'ancienne majorité, et des plus éminents sont donc en ballottage et au point de vue des personnalités il faut reconnaitre que les élections témoignent d'un besoin partiel d'hommes nouveaux, besoin qui s'explique par l'impression laissée par les froissements d'intérets auxquels a donné lieu l'oeuvre accomplie par la Chambre précédente, particulièrement en fait d'impòts. Mais les représentants les plus considérables de l'ancienne majorité, les hommes qui se sont fait un nom dans le grand parti libéral et national, se retrouveront au sein du nouveau Parlement.

Au point de vue des principes, les élections sont le triomphe complet de la politique libérale et nationale suivie depuis cinq ans par le Gouvernement du Roi. Les divers partis dont la tendance est rétrograde, autonomistes, municipalistes, cléricaux ont échoué, malgré le zèle et la discipline dont ils ont donné le salutaire exemple au parti libéral, leurs candidats ont pu dans certains collèges importants, à Florence par exemple, arriver au ballottage, mais avec un nombre de voix qui ne leur laissent pas de chances de succès. De meme le ,parti révolutionnaire, qui se place en dehors de la constitution, n'a pu obtenir que quelques manifestations isolées, à Genes par exemple. Au contraire le grand parti libéral se retrouvera compact, et seulement insensiblement modifié par

l'adjonction de quelques personnalités jouissant d'influences locales, et par une

légère tendance de la part d'un certain nombre de députés de l'Italie supé

rieure, à incliner vers la gauche modérée.

Tel est, M. le Ministre, le résultat des élections tel qu'on peut le déterminer

dès aujourd'hui. Le Gouvernement du Roi regarde cette expression solennelle

de l'état actuel des esprits en Italie, comme étant en général d'un bon augure

pour l'avenir.

En ce qui concerne particulièrement l'administration que j'ai l'honneur

de présider, j'ai trouvé avec plaisir une preuve de la confiance que le pays a en

elle, dans le fait qu'au milieu du grand nombre des ballottages, tous les Minis

tres qui ne sont pas Sénateurs ont été élus au premier scrutin.

J'ai l'entière confiance que la nouvelle Chambre aidera le Ministère à maintenir la politique nationale sur la ligne de modération et de libéralisme que no1,1s avons constamment suivie dès les premiers temps de la reconstitution de l'Italie.

P.S.

(Pour Paris) Je vous accuse réception de Vos dépéches Politiques du N. 234 au N. 238 inclusivement (1). (Pour Londres) Je vous accuse réception de Vos depèches Politiques N. 110, 111 et 112 et confidentielles du N. 86 au N. 90 inclusivement (2). (Pour Pétersbourg) Je vous accuse réception de Vos Rapports Politiques

N. 30, 31 et 32 (1).

(Pour Carlsruhe) Je vous accuse réception de Vos Rapports de la Série Con· fidentielle du N. 40 au N. 50 inclusivement (3).

(l) Con r. confidenziale 90 del 21 ottobre D'Azeglio comumco:

165

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(A S Biella, Carte La Marmora; ,ed. in CHIALA, pp. 522-524)

L. P. Parigi, 25 ottobre 1865.

Rare volte la diplomazia europea s'è trovata seduta ad una tavola di giuoco in cui le partite fossero più vivamente disputate e presentassero più diverse e più bilanciate combinazioni, di quanto avvenga in questo momento. Austria e Prussia tengono le carte. Italia e Francia girano intorno al tappeto verde per esaminare da qual lato siano le probabilità dell'esito e per approfittarne. La Prussia è sospinta da due correnti. Dall'un lato Bismarck spinge alla politica dell'ingrandimento territoriale, o per servirmi d'un'espressione che noi abbiamo reso storica, alla politica dell'annessione, ed è appoggiato dalle tradizioni prussiane, dal nostro esempio, dalle tendenze unificatrici tedesche, e da una situazione diplomatica che gli è favorevole e dalla quale trasse già qualche partito a Gastein. D'altro lato questa politica ripugna al re Guglielmo ed è avversata dal partito feudale che lavora ostinatamente alla caduta di Bismarck. Così mentre da un lato si tende ad un'alleanza colla Francia e coll'Italia, dall'altro lato si propende all'alleanza austriaca come la sola che possa preservare l'Allemagna dalla rivoluzione democratica. L'Austria anch'essa tentenna incerta fra due partiti, cioè: o l'alleanza colla Francia e un accommodamento coll'Italia, o l'alleanza colla Prussia. Il primo partito le darebbe il vantaggio di pacificar seriamente l'Ungheria, di restaurar le finanze, di romper le gambe a Bismarck e alla sua politica d'annessione. Il secondo le permetterebbe di tener la Venezia, che spera vedersi guarentita dalla Prussia, ma offre il pericolo della perdita della preponderanza e dell'influenza sua in Allemagna.

La Francia e l'Italia hanno in questo giuoco un interesse comune ed eguale. La loro situazione permette ad esse d'accostarsi sia all'una sia all'altra delle due grandi potenze Germaniche secondo che l'una o l'altra potrà o vorrà offrir loro maggiori vantaggi. Diffatti se l'Austria cede la Venezia all'Italia, questa rimane affatto disinteressata in Allemagna, e l'Austria sicura alla spalle potrà dettare i patti a Berlino. Viceversa, se la Prussia ajuta l'Italia a ricuperar la Venezia, l'Italia l'ajuterà ad abbatter l'Austria, e la Prussia potrà procedere spedita nella via delle annessioni.

La Francia non domanda che una cosa, cioè che Prussia ed Austria non si mettan d'accordo. Essa tiene quindi un linguaggio quasi identico alle due grandi Potenze Germaniche. Dice alla Prussia che se muove guerra all'Austria, lascierà fare; che se la guerra avrà per risultato d'ingrandire la Prussia, vedrà che cosa avrà da fare ma che la Prussia, senza cedere un'oncia di suolo tedesco, può forse aver modo di disinteressare la Francia, e che quindi v'è modo d'intendersi.

Dice all'Austria la stessa cosa, aggiungendo però che l'Austria ha due modi di disi.nteressare la Francia, cioè il modo generale (non preciso, non determinato) detto di sopra, e la cessione della Venezia all'Italia.

Questo è lo stato delle cose in generale. Ora vengo a fatti e concetti più precisi. Bismarck ha parlato coll'Imperatore a Biarritz, e naturalmente gli ha domandato fino a qual punto (in caso di guerra fra la Prussia e l'Austria) il Gabinetto di Berlino poteva contare sulla neutralità della Francia. Il senso della risposta dell'Imperatore è questo. Se la guerra si restringe in brevi limiti, la Francia lascia fare; essa desidera però che la Prussia retroceda una parte della popolazione danese dello Schleswig alla Danimarca, come soddisfazione all'opinione liberale dell'Europa e della Francia, e come omaggio al principio di nazionalità. Se la guerra avesse o dovesse avere per risultato di dare alla Prussia non solo i ducati, ma altri territori tedeschi, e di rinforzare e di ingrandire considerevolmente la Monarchia prussiana, la Francia dovrebbe pensare a stabilire per sé un contrappeso. Quale? Il terreno qui diventa arduo; la conversazione delicatissima. I due interlocutori si espressero con mol,ta l"iserva. Ma alcuni punti furono se non chiariti almeno accennati o sott'intesi. Questo contrappeso o compenso che dir si voglia non sarebbe pigliato sul territorio germanico; quindi abbandono d'ogni idea di provincie renane cedute alla Francia, giacché il Gabinetto di Berlino dichiara che in nessun caso potrebbe sacrificare un'oncia di territorio tedesco. Esso sarebbe pigliato nel Belgio, colla retrocessione all'Olanda d'Anversa e delle provincie finitime fiamminghe. La parola Belgio non credo sia stata pronunziata, ma vi si accennò abbastanza chiaramente. L'Imperatore avrebbe posto fine al discorso esclamando: • Ma non vendiamo la pelle dell'orso prima che sia morto •.

Questo medesimo discorso può esser tenuto all'Austria, e non mi stupirebbe

che fosse tenuto. Poco importa diffatti alla Francia d'ottenere il Belgio, alla

morte del re Leopoldo, coll'assentimento della Prussia o con quello dell'Austria,

come poco importa a noi d'ottenere la Venezia coll'una o coll'altra alleanza,

benché per noi sia preferibile la cessione pacifica alla cessione forzata colle armi.

L'importante si è d'ottenere nell'un modo o nell'altro questo risultato.

Quello però che mi par certo si è che tanto l'Austria, quanto la Prussia devono contare con noi nell'una o nell'altra di queste previsioni.

Io le ho esposto la situazione. Non sta a me a determinare il partito che dobbiamo prendere. Se l'Austria avesse alla testa del suo Governo uomini sensati, o se il re di Prussia si ricordasse di Federico, la questione sarebbe ben presto risolta. Ma sventuratamente dobbiam contare, a Vienna, con una politica appassionata, incosciente, priva di senso comune, a Berlino cogli scrupoli sentimentali del re simili a quelli di certe donne che vorrebbero amoreggiare senza far peccato, e colla versatilità impaziente e violenta di Bismarck.

Io spero di veder quest'ultimo al suo passaggio a Parigi, e siccome la riserva diplomatica non è la sua principale qualità, così penso che saprò dalla sua bocca medesima il suo pensiero.

Ad ogni modo mi pare che l'Italia debba tirar partito di questa situazione che in fondo le è favorevole. Le raccomando di tener per sè le cose che Le dissi sul colloquio di Bismarck coll'Imperatore (1).

(l) -Non pubblicati. (2) -Cfr. le note a pp. 209 e 210. Gli altri rapporti non sono pubblicati. (3) -Cfr. nn. 119 e 135. Gli altri rapporti non sono pubblicati.
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IL MINISTRO A MONTEVIDEO, ULISSE BARBOLANI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 30. Montevideo, 28-29 ottobre 1865 (per. il 5 dicembre).

Ho la soddisfazione di annunziare a V. E. che la missione confidata al Comandante della R. Cannoniera • Veloce » ha avuto un esito completo. Egli non solo ha ottenuto dalle autorità Paraguayane che fosse permesso agli Italiani e agli stranieri tutti in generale d'imbarcarsi sui regi legni, e abbandonare il teatro della guerra, ma ha conseguito puranco che le navi mercantili italiane

-o di proprietà italiana che erano state indebitamente detenute allo scoppiar della guerra, fossero lasciate in libertà di proseguire il loro viaggio di ritorno.

• Ella mi domanda il mio avviso sull'interpretazione da darsi all'articolo 4o della convenzione del 15 settembre. Con questo articolo l'Italia si obbliga di entrare in accomodamento per pigliare a suo carico una parte del debito pubblico pontificio. Dopo gli incidenti a cui diede luogo l'interpretazione della Convenzione sullo scorcio dello scorso anno, non v'è che un modo sicuro di procedere, ed è quello di pigliare per sola base d'esame il testo stesso della Convenzione. Ora il testo non dice tra chi si debba negoziare l'accomodamento né tra chi si debba conchiudere. Qui è necessaria una distinzione importante. Bisogna distinguere i negoziati, e la loro conclusione.

Quanto ai negoziati, sarebbe cosa naturale e logica che un accomodamento debba negoziarsi fra chi si deve accomodare, cioè fra le due parti principalmente interessate. Tuttavia siccome la convenzione fu conchiusa colla Francia, siccome Italia e Francia sono rispettivamente garanti l'una verso l'altra della sua esecuzione, così non credo che noi possiamo convenientemente rigettare le aperture o la mediazione della Francia in questo negoziato, e neanche la proposta, ove venisse fatta, d'una commissione mista.

Ma quanto alla conclusione la questione è diversa. Io son d'avviso che l'atto finale deve essere conchiuso fra le due parti interessate. Il Parlamento, giudice in ogni materia di Finanza, non ammetterebbe certo un trattato nuovo tra l'Italia e la Francia pel debito pontificio.

Conchiudo che, a mio giudizio, le aperture e i negoziati possono essere condotti dalla Francia, ove la Santa Sede ammetta questo modo di procedere, purché ben inteso la conclusione sia fatta e pattuita direttamente fra le due parti. Tutt'al più la Francia potrebbe, anche per la conclusione, prestare la sua guarentigia. Ma quest'ultima questione è da esaminarsi più tardi».

Il Comandante Caimi prevedendo che la Squadra Brasiliana avrebbe potuto frappo!Te ostacolo alla discesa delle dette navi, si rivolse al Comodoro Barroso per fargli conoscere che non essendo stata colpa delle medesime se non avevano potuto profittare del tempo conceduto loro nella dichiarazione di blocco per uscire col loro carico dai porti nemici, sperava che la Squadra Imperiale non si sarebbe opposta al loro passaggio. Alla data del suo ultimo rapporto il Comandante Caimi non avea ancora ricevuto risposta a tale sua comunicazione.

In vista di ciò e nello scopo di prevenire spiacevoli conseguenze mi rivolsi all'Inviato in missione speciale del Brasile, Signor Ottaviano, e al Ministro delle Relazioni Estere della Repubblica Argentina, Signor de Elizalde, per pregarli di far dare le convenienti istruzioni alla rispettiva squadra di operazione nel Paranà.

Il Signor Ottaviano mi ha già risposto annuendo gentilmente alla mia richiesta. (Annessi n. I e II) (1). Il Signor Elizalde tace tuttavia.

È da sperare che il Governo Argentino non vorrà mostrarsi meno arrendevole, anzi dovrei dire meno giusto del Governo Brasiliano; poiché a dir vero trattasi di giustizia e non di semplice condiscendenza. Astrazion fatta del caso di forza maggiore a cui hanno dovuto sottostare le nostre navi di commercio che trovavansi nei porti del Paraguay, è da avvertire che in diritto stretto esse non escono da porti bloccati. Né Corrientes, né Humaità, né Assuncion sono state mai e né sono effettivamente bloccate dalla squadra brasilianaargentina, la quale si è tenuta sempre molto in giù nel fiume. Il mio collega, Signor Thornton, mi ha detto più volte che l'Inghilterra non riconosce come bloccati siffatti porti, né può ammettere la facoltà che vogliono arrogarsi gli alleati d'impedire il libero passaggio del fiume contro ogni principio di diritto internazionale marittimo e contro le stipulazioni espresse dei Trattati. (Art. VI del nostro Trattato di Commercio con la Confederazione Argentina).

Nulla d'importante in quanto alle notizie della guerra. I Paraguayani si ritirano dappertutto e pare che concentrino tutte le loro forze sopra Corrientes per darvi un'azione campale.

Molti opinano che si ritireranno internamente nel loro territorio ove la difesa può essere più vantaggiosa. Gli alleati marciano lentamente; il loro quartier generale è a Mercedes, punto centrale della Provincia di Corrientes.

Ho l'onore di trasmettere a V. E. la corrispondenza che ho scambiata col Ministro delle Relazioni Estere del Paraguay (Annessi N. III e IV), e parecchi brani di giornale. (Annesso N. V).

Le notizie qui giunte del seguito scoppio della guerra fra la Spagna e il Chili hanno qui risollevato, com'era da aspettarsi, le solite esplosioni di americanismo e di recriminazione. È spiacevole che gl'italiani residenti nel Chili abbiano fatto manifestazioni ostili verso la Spagna. (Annesso n. V). Ciò dipende, io credo, dal perché trovandosi quella nostra colonia abbandonata in certo modo a se stessa e senza direzione o appoggio, cerca di rendersi propizie le Autorità del paese in cui vive, pronunziandosi sempre in favor loro. Accaàeva lo stesso nel Plata nei tempi scorsi.

Trasmetto qui inchiusa (Annesso N. VI) la risposta da me fatta alla Nota del Signor Ottaviano, di cui avevo l'onore di parlare a V. E. col mio passato rapporto degli 8 ottobre, N. 26 (1).

29 ottobre 1865.

P. S -Ricevo in questo momento una lettera confidenziale del R. Console in Buenos Aires (Annesso N. VII) che m'induce a partire oggi stesso per quella città nella speranza di convincere il Governo Argentino del suo torto e del suo cattivo procedere. La confisca delle nostre navi sarebbe illegale; in diritto stretto i porti di Corrientes e di Humaità non sono, né sono stati mai bloccati. L'affare della • Bella Emilia • non è per ora che una voce; ed è da credere che se non è del tutto falso, deve essere grandemente esagerato.

(l) -Si pubblica qui un brano di un'altra lettera pari data di Nigra a La Marmora, anch'essa conservata in AS Biella. Carte La Marmora (cfr. Carteggi Nigra, pp. 131-132):

(l) Gli annessi non si pubblicano.

167

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 51. Baden, l novembre 1865.

J'ai eu l'avantage de faire route hier jusqu'à Baden avec le nouveau Ministre des Affaires Etrangères peu après mon entrevue avec S. E. à Carlsruhe, rapportée dans ma Dépèche pç>litique n. 46 (1).

Le Baron d'Edelsheim m'a parlé longuement de Vienne où pendant sa Mission diplomatique il a eu l'occasion de bien connaitre les affaires et les hommes, surtout le Comte Mensdorff pour lequel il a une estime toute particulière quoique il lui reproche en fait de politique une manque d'énergie qui dégénère souvent en faiblesse. Mon interlocuteur m'a pleinement confirmé les aspirations Autrichiennes, transmises à V. E. par mes Dépeches en réponse à celle de Cabinet sur la question Vénitienne et assuré, meme d'après ses récentes impressions, que le Comte Mensdorff ne serait guère contraire personnellement à un rapprochement avec l'Italie si toute idée de rapprochement n'était une impossibilité actuelle à cause avant tout de l'Empereur lui-meme, ensuite des infiuences dominantes du parti Ultramontain d'un còté, ayant à la tete le Baron Meysenbourg, Sous Secrétaire d'Etat et tout puissant au .Ministère des Affaires Etrangères; de l'autre le haut parti Militaire avec le Comte de Crenneville pour Chef.

Si dans les regions Militaires, Gouvernementales et de la Cour l'hostilité envers l'Italie se maintient très vive, par contre l'opinion publique Autrichienne et meme Viennoise parait se rapprocher sensiblement quoique lentement de l'Italie. Ce progrès au dire du Ministre Badois est incontestable.

M. de Edelsheim m'a dit qu'en causant affaires avec M. de Mensdorff pendant la phase Gastein il lui avait observé comme réfiexion particulière qu'en cas de brouille sérieuse avec la Prusse il croirait indispensable pour l'Autriche de s'arranger préalablement avec l'Italie; à quoi le Ministre Impé

rial lui répondit que • le cas échéant l'Autriche ne pourrait jamais en prendre l'initiative •.

M. d'Edelsheim m'a de meme confirmé qu'avant la convention de Gastein l'Autriche et la Prusse ont été sur le point de rompre jusqu'aux conséquences les plus extrèmes, et si l'avis du Comte Mensdorff de tenir ferme avait prévalu d'un c6té et l'intervention personnelle du Roi de Prusse de l'autre, lequel ne veut pas entendre parler meme de la possibilité d'une guerre Allemande, n'avait pésé à la dernière heure sur les idées belliqueuses du Comte de Bismarck, une guerre Austro-Prussienne aurait été presque inévitable.

Le Ministre Badois a constaté ensuite poHtiquement et financièrement la faiblesse toujours croissante de l'Autriche à tel point, a-t-il dit, qu'à l'heure qu':il est elle a perdu tout son prestige en Allemagne et ne peut servir de contre-poids à la Prusse ni de point d'appui aux Etats secondaires.

Quant aux finances elles sont dans un tel état que tout credit est perdu actuellement pour Elle. Pour en donner un exemple, dans les procès juridiques les parties adverses sont obligées à fournir Elles-memes le papier timbre pour les arrets des Tribunaux.

Il parait ansi que M. de Plener ex Ministre des Finances a fait la faute de rendre hostiles au Gouvernement les grandes maisons de banque, du pays et étrangères. En définitive la faiblesse de l'Autriche comme grande Puissance continentale parait au comble. Cet aveu quoique très frane m'a ~semblé empreint d'un certain regret de la part de mon interlocuteur.

Cependant le Comte Mensdorff, assurait M. d'Edelsheim, persiste à croire mauvaise tactique la politique de concession envers la Prusse, dans la crainte que cette dernière Puissance enhardie par ses succès journaliers avancera tellement qu'un beau jour Elle se croira engagée d'honneur à ne plus réculer lorsque méme l'Autriche ne voudrait plus la suivre à la remorque par des nouvelles concessions qui compromettraient sérieusement ses propres intéréts aussi bien que ceux de l'Allemagne.

Da là le danger permanent de ce jeu de bascule entre la Prusse et l'Autriche, ,tant6t amies tant6t 1ennemies, mais toujours rivales, et l'Allemagne secondaire impuissante à en conjurer les conséquences.

V. E. aura sans doute remarqué la couleur fortement Prussienne qui domine dans la dernière réunion du Nationalverein à Francfort. Quoique sous le coup des Notes Austro-Prussiennes au Senat de Francfort, les conclusions constatant l'hégémonie et la suprématie de la Prusse comme intérét Allemand priment à mon avis tout le reste du rapport.

En dernier lieu j'ai entendu récemment des hommes politiques très supérieurs exprimer des craintes plus ou moins sérieuses sur l'avenir Dynastique et autonome de l'Allemagne secondaire et sur les phases bien difficiles qu'Elle aura à traverser, en butte comme Elle 'est à la politique envahissante de la

Prusse sans l'espoir d'un contre-poids efficace Autrichien ni possibilité d'un accord puissant parmi tous les autres Confédérés pour se sauvegarder Euxmémes des dangers qui les menacent dans un tems plus ou moins éloigné.

P.S. -La présente Dépeche parviendra à V.E. par occasion particulière jusqu'à Turin. Ci joint une lettre particulière.

(l) Non pubblicato.

168

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI EST:3:RI, LA lVIARlViORA

R. 53. Berlino, l novembre 1865 (per. il 5).

Au moment de reprendre la direction de cette Légation, je crois devoir résumer brièvement la situation politique de la Prusse.

Et d'abord, je dois constater que, malgré les dénégations de la presse Prussienne, l'on n'en regarde pas moins comme certain ici dans le Corps diplomatique, que l'accord établi à Gastein entre la Prusse et l'Autriche dans l'affaire des Duchés a été surtout déterminé par les promesses sinon par les engagements formels de secours faites par la Prusse à l'Autriche, en vue des éventualités qui peuvent surgir en Italie. La nature de ces secours comme la forme sous la quelle ils devraient se produire n'ont pas été nettement définies; mais le fait des promesses et des négociations ultérieures qui doivent s'y rattacher, est admis comme chose certaine. L'on va méme plus loin et l'on est persuadé que les ouvertures faites récemment à Florence par M. d'Usedom, en vue d'une alliance offensive contre l'Autriche, n'étaient qu'un moyen de peser plus fortement sur les résolutions de cette Puissance et l'amener plus promptement aux concessions qu'elle a faites en suite dans la question des Duchés. L'on ajoute que M. d'Usedom, qui ne partage pas du reste les opinions politiques de M. de Bismarck, ne s'est pas douté du ròle qu'on lui faisait jouer dans cette circonstance, et que méme H était allé un peu au delà de ses instructions, en donnant à ses communications un caractère beaucoup plus accentué qu'on ne lui avait prescrit. Ce qui donne une grande vraisemblance à ces suppositions c'est que les ouvertures de M. d'Usedom qui par leur extréme importance auraient du etre tenues très secrètes, au moins pendant un certain temps, ont été connues dans toutes les Cours d'Allemagne, au moment meme où elles se produisaient à Florence, et qu'ainsi l'on ne peut douter qu'il n'y ait eu dans leur divulgation une indiscrétion calculée. Enfin, comme dernière preuve des promesses faites par la Prusse à Gastein, l'on dit que l'Empereur François-Joseph, dont la profonde rancune à l'endroit de l'Italie est une chose connue de tout le monde, et qui parle ouvertement dans son entourage de la 1·evanche à prendre de Solferino, ne se serait jamais décidé à s'associer dans une certaine mesure à la politique annexionniste de la Prusse dans les Duchés, si cette dernière Puissance ne lui avait fait tout au moins certaines promesses de secours, dont la cession définitive du Holstein serait, suivant les circonstances à venir, destinée à déterminer la mise à exécution.

Un autre point important sur lequel je dois appeler l'attention de V. E. est la raison d'état que l'on assigne au voyage de M. de Bismarck à Biarritz. Il n'est pas douteux que les notes de la France et de l'Angleterre survenues à la suite de l'arrangement de Gastein, et contenant avec le blame de cette Convention des réserves pour l'avenir, ont jeté l'effroi dans les Conseils du Gouvernement Prussien qui a vu tout à coup dans l'avenir ses plans annexionnistes s'évanouir devant les résistances nettement dessinées des deux grandes Puissances occidentales, de la France surtout. Il s'est donc agi de chercher à atténuer auprès du Cabinet des Tuileries la portée de l'acte conclu à Gastein, et de le gagner en mème temps à la cause Prussienne en lui faisant entrevoir l'éventualité d'une alliance dont l'Italie deviendrait, à un moment donné, le trait d'union. C'est ce double but que M. de Bismarck aurait voulu atteindre en se rendant auprès de l'Empereur des Français. Malheureusement si jusqu'à un certain point l'on serait disposé à Paris à tenir compte des velléités de

M. de Bismarck, qui dans de certains moment difficiles, ne serait pas éloigné de sacrifier les bords du Rhin à un agrandissement considérable de la Prusse, l'on y sait parfaitement d'autre part, que le Roi et son entourage, le parti de la Croix aussi bien que le parti libéral, tous sont profondément antipathiques à l'alliance Française, et qu'en cherchant de temps à autre à réaliser par ce moyen ses plans annexionnistes, le célèbre homme d'Etat Prussien poursuit une véritable chimère qu'il est seul à caresser.

Quant à chercher à atténuer la portée de la Convention de Gastein, sa signification d'accords secrets avec l'Autriche est trop évidente pour que toute l'habileté de M. de Bismarck ait pu réussir à lui donner une autre interprétation.

Dans de pareilles conditions le voyage de M. de Bismarck ne pouvait donc qu'échouer; en effet l'on sait aujourd'hui ici d'une manière certaine que tout en étant rempli de prévenances pour l'éminent homme d'Etat qui dirige la politique Prussienne, l'Empereur Napoléon a accueilli avec une extrème froideur ses explications aussi bien que ses insinuations, et que la situation du Cabinet Prussien vis-à-vis de celui des Tuileries reste exactement ce qu'elle était avant le voyage de Biarritz, c'est-à-dire qu' aux yeux du Gouvernement Français, l'arrangement de Gastein n'a qu'un caractère purement provisoire et que rien ne pourra ètre constitué de définitif dans les Duchés sans l'assentiment de la France.

Tout ce qui précède, et que je tiens des membres les plus autorisés du Corps diplomatique, prouve combien le Gouvernement du Roi a agi sagement en n'accueillant qu'avec une extrème réserve les ouvertures belliqueuses de

M. d'Usedom, et en conservant invariablement une attitude expectante qui, en présence des continuelles évolutions de la Prusse est plus que jamais la meilleure.

En ayant l'honneur de remercier V. E. pour sa dépèche du 24 Octobre (Cabinet n. 12) (l) contenant des informations si intéressantes sur la marche des élections favorable au Gouvernement...

P. S. -Je prie V. E. de vouloir bien, après en avoir pris connaissance, transmettre a S. E. M. le Ministre des Travaux Publics, la dépèche ci-jointe qui malheureusement laisse bien peu d'espérance pour le concours pécuniaire de la Prusse dans l'importante affaire de la percée des Alpes Helvétiques par la ligne du St. Gothard.

10 -Documenti diplomatici -Serie I -Vol. VI

(l) Cfr. n. 164.

169

L'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 465. Galatz, 2 novembre 1865, ore 17,45 (per. ore 9,50 del 3).

Acte public du Danube a été signé aujourd'hui.

170

L'INCARICATO D'AFFARI A FRANCOFORTE, RATI OPIZZONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 11. Francoforte, 2 novembre 1865 (per. il 6).

Dimanche dernier le • National Verein • a tenu la séance qui était annoncée depuis si longtemps. Les journaux avaient publié que la Prusse et l'Autriche avaient fait entendre au Sénat de Francfort d'empécher cette assemblée, car la force militaire des deux puissances l'aurait dissoute, dans le cas qu'elle eùt eu lieu. Cette nouvelle était une invention des journaux, et il n'a jamais existé de note à cet égard.

Quant à la séance meme, l'intérét qu'elle a présenté a été assez médiocre. Ainsi que le portait l'esprit méme du • National Verein •, tous les discours ont eu pour but final, -L'Unité Germanique -. Ce que cette séance a présenté d'important c'est, que le • National Verein • ne s'est point scindé en deux partis, le parti Allemand et le parti Prussien, ainsi qu'on le craignait par les uns, et qu'on espérait par les autres. Malgré des protestations d'acquit de conscience, à propos de la non consultation des populations des Duchés, l'ensemble de la séance tenue dimanche dernier laisse voir que le • National Verein • va devenir un allié de M. de Bismarck.

La politique intérieure de ce Ministre n'a certes pas les sympathies de ce parti, mais comme en définitive si M. de Bismarck ne fait pas du parlementarisme, il fait incontestablement de la nationalité, le • National Verein • finira par passer à la Prusse armes et bagages.

Le principal secret de la politique de ce Ministre c'est qu'il a su s'emparer des passions populaires de manière qu'il en est arrivé à introduire une confusion de principes entre les partisans de la liberté constitutionnelle et les partisans de l'Unité Allmande. De la sorte il en est arrivé à rendre impossible toute entente entre ces deux partis, et c'est celui de l'Unité qui l'emporte.

Au demeurant on sent instinctivement que malgré ses allures anti-libérales,

M. de Bismarck excite, d'un bout de l'Allemagne à l'autre, la fermentation

libérale qu'on comprime à Berlin. Il en résulte pour lui deux avantages considérables, l'agitation libérale du dehors fait passer sur la compression du dedans. Ainsi dans les mains de ce Ministre le • National Verein • deviendra une arme par laquelle il tiendra en respect tous les Cabinets Allemands, chez lesquels il finira par faire à son gré de l'ordre et du désordre.

Depuis l'année dernière il en est déjà arrivé à désintéresser complètement l'esprit public allemand des idées et des principes qui étaient la raison d'etre de la Confédération Germanique. Ce meme esprit, M. de Bismarck, avant de songer à le diriger, a commencé à l'éblouir par la campagne des Duchés. Ensuite il comprit qu'il fallait l'étourdir et l'égarer insensiblement dans ses voies. C'est ce qu'il fit pendant toute cette année, par sa lutte triomphante contre la Diète. A tous ces actes passablement violents on entendait, pour ainsi dire, dans les masses allemandes un bruit d'admiration qui surmontait le blàme:

• ce n'est pas bien, disait-on, mais c'est bien joué, c'est fort •. M. de Bismarck a jusqu'aujourd'hui tellement prouvé à la nation allemande qu'elle est en état de minorité, qu'elle est incapable de se conduire, qu'on pourrait presque fixer le jour, où (à moins d'événements imprévus) cette nation se jettera dans les bras de la Prusse.

Tous ces calculs de M. de Bismarck, quoiqu'ils aient demandé beaucoup de hardiesse et de finesse, n'étaient cependant pas d'une réalisation très difficile, si l'on se borne seulement à considérer la faiblesse et le peu d'union entre eux des Etats moyens de l'Allemagne. Mais ce Ministre a fait plus: depuis deux ans il a réussi à òter à ces memes Etats l'appui de leur allié et protecteur nature!, l'Autriche. Comment M. de Bismarck a pu en arriver là?

Ce ne so n t certes pas les hommes d'Etat de l'Autriche, que ce Ministre ait su faire entrer dans ses vues. A l'exception peut-etre du Comte de Rechberg, tous les hommes d'Etat de cet Empire, à quelque opinion qu'ils appartiennent, Schmerling, Mensdorff, Belcredi etc. tous ils sont très hostiles à M. de Bismarck.

Mais plus que jamais la politique actuelle de l'Autriche est une politique tout-à-fait personnelle à l'Empereur François-Joseph. Il la dirige lui personnellement, malgré l'opposition de tous ses Ministres, écrasés par le Comte Esterhazy, dont l'ascendant sur l'esprit de son Souverain augmente chaque jour. Prétendant garder sa triple position en Allemagne, en Italie et en Hongrie, l'Empereur François-Joseph est forcé à des volte-face qui affaiblissent davantage encore l'action politique de son Empire.

M. de Bismarck saisit chaque occasion pour l'entretenir dans ce mirage, et il sait céder tout juste ce qu'il faut pour ne pas le pousser à bout. Ainsi l'année dernière il sut l'agiter et l'apaiser ensuite par le sacrifice du traité commerciai avec nous, dont n avait fait lui-meme les premières ouvertures à

M. de Launay. C'est pourquoi ces memes négociations furent reprises et prònés avant Gastein, et que maintenant on parait les mettre de nouveau en arrière ligne. Dans ces moments-ci la politique Prussienne en Allemagne doit se parer d'un accord parfait avec l'Autriche, comme avant Gastein il était nécessaire d'alarmer le Cabinet de cette Puissance.

Je conçois très bien tous ces calculs de M. de Bismarck, il est Prussien et il fait, avant tout, de la politique Prussienne, mais je ne sais si les Ministres

Autrichiens peuvent s'expliquer quelle sorte de politique fait leur Empereur. En tout cas il faud:ra toujours attendre que la position de la phase Hongroise qu'on traverse se dessine clairement, pour pouvoir apprécier quels seront les moyens d'action dont l'Autriche saura disposer en face des éventualités politiques.

La Diète ne s'est pas encore réunie. M. de KUbeck est toujours malade, et M. de Savigny est toujours absent. Les matières à discussion ne manquent certes pas, mais l'Assemblée fédérale ne sait pas comment les aborder. On di:rait presque que la Diète Germanique n'a pas le courage de se réunir, tant elle a honte de son impuissance.

Je joins ici une lettre particulière à l'adresse de M. le Secrétaire Général...

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IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 92. Londra, 4 novembre 1865 (per. il 10).

Lord Clarendon prese ieri possesso del portafoglio degli Affari Esteri e riceverà i capi missione Lunedì.

La nomina di Lord Clarendon non soddisfa nessuno, e nemmeno spiace ad alcuno; come accade appunto per chi non volendo adottare mai una linea ben marcata in qualunque questione non ha amici sviscerati, ma nemmeno nemici decisi. Egli non perde mai di vista, non ve ne ha dubbio, la sua posizione personale presso alla Regina che sempre ha dimostrato gradirlo, precisamente per questo. Ma appunto per mantenersi nel sovrano gradimento, gli è necessario di adottare nelle sue appreziazioni una tinta germanica. Devo però, per essere giusto, aggiungere che, avendo cercato conoscere come vedesse questa nomina l'Ambasciatore di Prussia che mi venne a trovar tre giorni sono, egli parve attribuire a Lord Clarendon preferenze per l'Austria, ricordando come tre anni fa egli fosse presente e si fosse lasciato abbagliare dalla Rappresentazione Teatrale austriaca a Francoforte. Ma questo può anche venire dal sapere Lord Clarendon quanto da qualche anno l'opinione pubblica in Inghilterra sia antiprussiana, e siccome pochi uomini di Stato sono più timidi riguardo al giornalismo di Lord Clarendon, egli è evidente che anche alla Prussia egli non amerà mostrarsi ugualmente ben disposto, come lo si è al Castello di Windsor; senza dimenticare che l'erede della Corona non ha precisamente, specialmente dopo il suo matrimonio, le tenerezze germaniche di sua madre.

Lord Clarendon ha grande accortezza, ma lascia forse trasparire di farne professione abituale. Ora l'uomo realmente scaltro non lo lascia troppo vedere. Ond'è che ho visto taluni che avevano da fare con Lord Clarendon un po' diffidenti, e non mi stupirebbe, da quanto mi disse ieri l'Ambasciatore di Francia, ch'egli pure non fosse fra questi ultimi; cosa che può stupire chi non

conosca a fondo questi caratteri. Poiché da molti suoi credersi che la nomina di Lord Clarendon fosse anzi per riuscire gradita alla Corte delle Tuileries. Lor;d Clarendon come Ministro Inglese a Madrid conobbe intimamente altre volte la famiglia Montijo, e quindi ebbe varie occasioni di vedere la Famiglia Imperiale a Parigi. Una conversazione brillante e seducente gli ha sempre meritato gran successi in società. Ma quando poi si è venuto a mettere a paragone conv~rsazioni pubbliche e conversazioni private, discorsi ufficiali e fatti susseguenti, pare ne sia nato un dubbio a Parigi sul grado di confidenza da darsi alle asserzioni in senso francese del nuovo ministro degli Esteri. Ond'è che nel suo linguaggio ieri con me, traspariva nel Principe Latour d'Auvergne un po' di rincrescimento di non aver più da fare con Lord Russell, il quale se un po' timido nel decidersi, aveva molta droiture.

Per noi la nomina di Lord Clarendon non è cattiva, avendo egli dovuto nel congresso di Parigi, per esempio, assumere certi antecedenti, mercé il Conte Cavour, che sono favorevoli alla Causa Italiana. E gli spettri dell'opinione pubblica e del giornalismo saranno sufficienti a farlo camminare diritto. Personalmente sono del resto in ottime relazioni con Lord Clarendon che mi ha sempre trattato, devo dirlo, coi massimi riguardi, benché subito dopo il Congresso di Parigi e la venuta qua del Conte Cavour, la mozione Lyndhurst che il compianto nostro Ministro volle organizzare e che poi non ebbe luogo, avesse fatto nascere una situazione difficile. Ma quei tempi sono già lontani. Incontrai Lord Clarendon due giorni fa, ed egli mi fece a proposito nostro, di quelle frasi benevole e ben tornite che indicano almeno non cattive intenzioni ufficiali. Mi disse che mentre reggerebbe il portafoglio, egli manterrebbe una politica di non immischiarsi nei fatti altrui, né da faccendiere. Non so se volesse così dare una frustata al predecessore che si accusava di voler sempre censurare, contentandosi poi anche di ricevere per sua pena qualche brutta risposta. Anzi egli citò Sir James Hudson che da quanto pretende voleva sempre andare oltre al Conte Cavour, onde quest'ultimo avevagli detto a Parigi: • Délivrez-moi de Hudson, qui me pousse toujours l'épée dans les reins •.

Non so se questo aneddoto sia ben autentico. Ad ogni modo gli parlai anche di qualche altra quistione, fra le altre del Messico e d'America. Ed egli mi disse che a Parigi sapevasi benissimo non potersi far capitale nell'Inghilterra, in caso di guerra cogli Stati Uniti. Che invano aveano essi proposto qua una alleanza offensiva e difensiva basata su interessi identici l'uno nel Messico, l'altro nel Canada. Che l'Inghilterra avea sempre condannata la pazzia dell'intervento Francese. Anzi la Francia non aver mai potuto fare altro che riconoscere la giustizia del punto di vista Inglese. Ora dunque se la cavasse come potrebbe, tanto più che l'Imperatore stesso avea dovuto riconoscere di aver commesso uno sbaglio. In quanto all'ingratitudine del Governo di Massimiliano verso la Francia, non erano casi consimili roba nuova. Pensasse a Luigi XIV e al Duca di Anjou ecc. Al più potrà servire questa spauracchio di un ravvicinamento Anglo-Francese a tener in ordine il Presidente Johnson pei reclami per l'Alabama, come potè forse volerlo utilizzare l'Imperatore colle riviste delle flotte a Cherbourg; ma ognuno farà per sè, appena il pericolo diventi imminente. E ricordandoci questa massima sarà bene anche per quello che ci riguarda non dimenticare essere questo quanto avviene d'ordinario in politica.

172

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(A S Biella, Carte La Marmora; ed. in CHIALA, pp. 39-42)

L. P. Parigi, 3-4 novembre 1865.

Ieri giunse a Parigi il Conte Bismarck ed ho potuto avere il giorno stesso una lunga conversazione con lui. Il Ministro Prussiano cominciò a spiegarmi per qual serie d'eventi la Convenzione di Gastein aveva avuto luogo. Egli mi disse che il Re di Prussia era infatti deciso a tirar la spada contro l'Austria, se questa non accettava le condizioni che furono poi firmate, ed aggiunse che egli non aveva creduto che l'Austria le accettasse. A queste spiegazioni retrospettive io non risposi altro se non esprimendo il rammarico che la Prussia non siasi in allora reso abbastanza conto della sua forza, e della situazione debolissima dell'Austria, e siasi contentata della Convenzione di Gastein. Ma dissi a Bismarck che la posizione rispettiva dell'Austria e della Prussia prima, come dopo Gastein, mi pareva essere in sostanza la medesima. L'Austria coll'Italia armata alle spalle è necessariamente obbligata o a cedere alle domande future della Prussia o a tirar la spada e a difendersi dalle due bande. Quanto alla Francia non v'è dubbio che lascierà fare, e Bismarck avrà potuto convincersene qui, giacché la Francia non domanda in sostanza se non che la Prussia dia un po' di soddisfazione all'opinione pubblica e renda omaggio al principio di nazionalità, retrocedendo alla Danimarca qualche centinaia di danesi dello Schleswig. Che se il risultato d'una guerra futura fosse un ingrandimento considerevole della Prussia, questa poteva almeno esser certa che la Francia, non cercherebbe compensi sul suolo tedesco. Del resto è importante, soggiunsi, che se la Prussia vuoi davvero procedere nella via in cui s'è messa, non perda tempo, perché la situazione favorevole attuale potrebbe modificarsi. E per verità l'Austria potrebbe ottenere un accomodamento coll'Ungheria e poi rivolgersi o contro l'Italia o contro la Prussia, disinteressando o l'una o l'altra e accordandosi colla Francia, salvo poi quando avesse battuto l'una delle parti, rivolgersi in seguito contro l'altra. Queste cose parvero fare impressione su Bismarck. Esso mi confermò quanto io gli aveva detto sul contegno della Francia in caso d'una rottura e si mostrò disposto a procedere risolutamente. Ma mi disse che bisognava ch'egli contasse col re, il quale non sarebbe disposto a seguirlo se non ha la persuasione di essere nel suo diritto e se non è persuaso della giustizia di quello che fa. Egli soggiunse che nel caso d'una guerra fra l'Austria e la Prussia questa poteva contare sulla cooperazione della Russia. Egli è convinto che l'Austria non potrà mai mettersi d'accordo colla Francia né con noi, perché in nessun caso l'Imperatore d'Austria avrebbe ceduto la Venezia. Mi parve abbastanza convinto però della necessità di far presto, perché in questo momento le Finanze dell'Austria sono cattive, mentre le Prussiane sono relativamente

buone; l'esercito Prussiano è meglio armato che l'Austriaco, l'Italia è perfettamente in caso di sostenere una guerra, ia Russia è colla Prussia, la Francia in buone disposizioni; l'Inghilterra o neutrale o impotente; le quali circostanze potrebbero modificarsi profondamente fra tre o quattro anni. Egli si mostra quindi pieno di buona volontà e di confidenza. Io l'ho incoraggiato a valersi di queste disposizioni così favorevoli e a non perdere un tempo preziosissimo, che forse rimpiangerebbe più tardi.

*Bismarck m'ha parlato del trattato di commercio tra l'Italia e lo Zollverein e m'impegnò vivamente a scriverne a Lei e a consigliarla a mettere in disparte ogni altra considerazione e ad accordare allo Zollverein il trattamento della nazione favorita. Questo fatto, mi disse egli, avrebbe per risultato di rendere più favorevoli all'Italia le popolazioni tedesche, d'accelerare il riconoscimento dell'Italia per parte della Sassonia e d'altri stati tedeschi ed anche di fortificare la Prussia in Germania. • Credete a me, soggiunse, accordando all'Allemagna dello Zollverein il trattamento della nazione favorita, contro reciprocità, farete opera altamente politica e che vi sarà eminentemente vantaggiosa in futuro • * (1).-Io gli promisi di scriverne a Lei; ed aggiungo ora, dopo averci riflettuto, che a mio avviso parmi che si possa dar seguito a questo consiglio con vantaggio nostro.

Nel corso della conversazione notai la frase seguente: Bismarck parlando dell'Italia al re Guglielmo gli avrebbe detto: • Se l'Italia non ci fosse bisognerebbe inventarla ».

Oggi Bismarck deve andare a Saint Cloud dove vedrà l'Imperatore.

4 novembre 1865.

P. S. -Bismarck è venuto oggi a farmi una visita. Mi disse che aveva visto l'Imperatore e che l'aveva trovato in buone disposizioni. Ma soggiunse che l'Imperatore pareva desiderare che per ora si aspettassero gli eventi. Bismarck mi spiegò lo scopo dell'ultimo passo fatto a Francoforte d'accordo coll'Austria. Egli mi disse che il terreno di Francoforte era appunto quello che poteva preparare l'occasione di una rottura; che la Prussia spingerebbe l'Austria in questa via, che ha per oggetto di renderla impopolare in Allemagna; se l'Austria rifiuta, la Prussia avrà un grief da far valere, e da ciò potrà nascere una rottura quando convenga alla Prussia di provocarla. Mi disse ancora che in caso di guerra la Prussia può occupar la Moravia prima che l'Austria possa concentrar le sue forze. Ha un'alta idea della potenza militare della Prussia e non esitò a dirmi che anche da solo l'esercito prussiano potrebbe avere il dissopra sull'austriaco in questo momento.

Io rinnovai a Bismarck gl'incoraggiamenti a far presto. Gli dissi che se sapeva tirar partito dalla sua posizione poteva fare una delle più grandi cose del secolo.

Mi rispose, accomiatandosi: • Spero che la faremo insieme •.

(l) Il brano fra asterischi è edito in LA MARMORA, p, 59.

173

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA (A S Biella, Carte La Marmora; ed. in Carteggi Nigra, pp. 132-134)

L. P. Parigi, 4 novembre 2865.

Passo a parlarle dei negoziati sul debito pontificio.

Quando Ella mi domandò il mio avviso sull'interpretazione da darsi all'articolo 4 della Convenzione del 15 settembre e mi scrisse intorno alla conversazione avuta con Sartiges, approfittai d'un'udienza che aveva con Drouyn de Lhuys per parlargli di ciò. Gliene parlai diffatti, ma in modo incidentale evitando di fargli in proposito una comunicazione o una domanda formale; giacché prima di far ciò mi accorrevano le di Lei istruzioni e soprattutto mi occorreva di sapere in modo preciso la maniera di vedere del Governo del re a questo proposito. Mi limitai quindi a dire a Drouyn de Lhuys che Sartiges al suo passaggio a Firenze aveva parlato a Lei di questa questione; gli dissi che a mio avviso sarebbe molto naturale che l'accommodamento si negoziasse tra le parti che devono essere accommodate. Egli mi disse invece che la Francia dovrebbe condurre questi negoziati tra le due parti, tentando di condurle ad un riavvicinamento o almeno ad un accordo su questa materia. Io non dissi né si né no, e lasciai cadere la conversazione; non combattei la sua tesi e non rinunciai alla mia. Io volli pensatamente lasciar in sospeso e non pregiudicar la questione affinché ella avesse tempo di esaminarla e di incaricarmi poi di fare una comunicazione ufficiale. Seppi ora che Drouyn de Lhuys scrisse un dispaccio a Malaret in cui pigliando argomento dalla conversazione ch'Ella ebbe con Sartiges, e della quale questi gli rese conto, non che dalle poche parole scambiatesi tra lui e me, sviluppa lungamente le ragioni per cui crede che la Francia deve condurre questi negoziati. Questo dispaccio non può, a mio giudizio, considerarsi come un'apertura ufficiale. Regolarmente il Signor Drouyn de Lhuys avrebbe dovuto far fare le aperture da Malaret, ufficialmente, e Lei avrebbe risposto alle aperture di Malaret con un dispaccio diretto a me. Domandai a Drouyn de Lhuys che mi leggesse il dispaccio. Ma jeri non l'aveva sulla sua tavola e doveva uscire per andare a Saint Cloud, credo. Quindi mi disse di passare da lui un altro giorno, che mi leggerebbe il dispaccio e lo correggerebbe all'uopo.

Nel suo telegramma di jeri (l) ella mi domanda di scriverle un dispaccio ufficiale, il quale contenga il modo di vedere del Governo francese sul processo di questi negoziati, e soggiunge che il dispaccio a Malaret non è abbastanza preciso. Non posso in questo momento mandarle un tale dispaccio, perché, come Le dissi, finora non impegnai ufficialmente la questione con Drouyn de Lhuys, e quello che mi disse è ancora meno preciso del dispaccio. Io sarei d'avviso di attendere che lo stesso Drouyn de Lhuys venga a domandarci se e come siamc pronti a trattare. Tuttavia se Ella crede più conveniente che io domandi ufficialmente a Drouyn de Lhuys il modo di procedere che la Francia propone, lo

farò nella prossima udienza, e dopo Le scriverò d'ufficio quanto mi avrà detto il Ministro Imperiale. A tale scopo la pregherei dopoché avrà ricevuto questa lettera di telegrafarmi affinché io sappia regolarmi. Siccome però la corrispondenza che si scambierà su questo argomento dovrà probabilmente venir pubblicata, sarebbe utile, mi pare, ch'Ella mi scrivesse non solo per telegrafo, ma anche per dispaccio ordinario. Il suo dispaccio, s'Ella giudica conveniente di scriverlo, parmi dovrebbe limitarsi a dire che dai pourparlers che ebbero luogo non risulterebbe ancora ben chiaramente qual modo di procedere la Francia intende proporre; che perciò desidera sapere quale via il Gabinetto francese propone sia per impegnare i negoziati, sia per condurli, sia per conchiuderli; che quando il Governo francese abbia fatto conoscere in modo più circonstanziato la sua maniera di vedere, si riserva di rispondere dopo aver presi gli ordini del re.

Io non sarei alieno dall'accettare o anche dal proporre una Commissione mista dei tre elementi. Ma sta a Lei il giudicare.

P. S. -Le mando due copie della lettera dell'Imperatore sull'Algeria e Le scrivo d'ufficio su questo argomento.

(l) Non pubblicato.

174

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 54. Berlino, 6 novembre 1865 (per. il 10).

L'accord établi entre la Prusse et l'Autriche dans l'affaire des notes communes présentées récemment au Sénat de Francfort, ne semble pas devoir s'arrèter à cette première démarche. De nouvelles négociations se poursuivent entre Vienne et Berlin pour se concerter sur la suite à donner à cette campagne réactionnaire, et il parait certain aujourd'hui que les deux grandes Puissances ont décidé que l'affaire devrait ètre traitée dans la voie fédérale. L'on se demande comment elles peuvent espérer d'obtenir une majorité au sein de la Diète dont elles ont depuis près de deux ans avili l'autorité; mais lorsqu'il s'agit de mesures réactionnaires les Etats secondaires sont toujours prèts à !!e laisser faire une douce violence, et d'autre part la véritable terreur que leur inspire la continuation de l'entente entre Vienne et Berlin qui tend évidemment à l'absorption des petits par les grands, les dispose à toutes les concessions pour· sauver leur existence.

Un autre incident qui a produit une très grande sensation en Allemagne, et est venu confirmer les soupçons d'engagemens secrets pris par la Prusse envers l'Autriche, a été le désaveu formel infligé subitement par le Gouvernement Autrichien à la candidature du Due d'Augustenbourg, en défendant à la Presse Holsteinoise de lui donner mème dans ses polémiques le titre de Souverain. Pour donner un aussi rude coup à son ancien protégé, et s'associer avec tant de cynisme aux ressentimens de la Prusse, il faut effectivement que l'Autriche ait reçu certaines promesses du Cabinet de Berlin, et compte sur leur réalisation.

Il n'y a pas jusqu'à l'attitude passive de la Russie en présence de la marche ouvertement annexionniste de la Prusse, que l'on interprète en faveur d'un accord secret de cette dernière Puissance avec l'Autriche relativement aux éventualités qui, dans l'opinion générale, peuvent d'un instant à l'autre surgir en Italie. Si la Russie, dit-on, a gardé le silence sur la Convention de Gastein, après les déclarations solennelles de la France et de l'Angleterre, c'est qu'elle approuve tacitement ce qui s'est fait, et veut fonder sur cet accord la reconstitution de l'alliance du Nord en opposition avec les principes de la politique moderne.

Enfin pour n'omettre aucun des symptòmes qui viennent à l'appui de ce courant d'opinions, je dois ajouter que la nomination de M. de Manteuffel au commandement du Schleswig est regardée comme un gage de la sincérité des promesses de la Prusse. En effet, M. de Manteuffel est Autrichien de coeur et d'àme et ne voit de salut pour les deux grandes Puissances Allemandes que dans une alliance intime embrassant à la fois les dangers qui peuvent venir de l'intérieur comme de l'extérieur.

Au milieu de la lutte engagée entre les deux grandes Puissances Allemandes et le principe libéral Allemand, il faut toutefois reconnaitre que le Natio-nal-verein aussi bien que le fameux Comité des Trente-six ont sensiblement modifié leur programme unitaire, et n'ont que très imparfaitement réussi à dissimuler les profondes scissions qui existent entre les membres les plus influents du parti sur le ròle à attribuer maintenant à la Prusse dans son action unitaire. Par suite de ce désaccord la Presse libérale de Berlin s'est violemment élevée contre l'autorité de ces Assemblées et va, sans le vouloir, singulièrement faciliter les tendances réactionnaires des deux Grandes Puissances.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 23. Berlino, 6 novembre 1865 (per. il 10).

L'absence de M. de Bismarck, qui ne reviendra qu'aujourd'hui ou demain, arrète toute espèce d'affaires importantes, et c'est la raison pour laquelle je n'ai pu jusqu'à présent rien mander à V. E. au sujet de notre projet de traité commerciai avec la Prusse. La seule chose que m'ait dite M. de Thile, est que d'Usedom lui avait écrit par le télégraphe, à la date du 20 Octobre, que le Gouvernement du Roi semblait plus disposé que par le passé à adopter un modus vivendi qui servit de pierre d'attente à la conclusion d'un traité forme!, mais que jusqu'à présent le rapport détaillé annoncé par ce mème télégramme comme devant suivre, n'était point encore arrivé. Je me suis empressé de détromper M. de Thile, en lui disant que l'assertion de M. d'Usedom était sans doute le résultat d'un malentendu, et que bien loin d'avoir modifié sa première opinion dans cette affaire, le Gouvernement du Roi, n'avait pu qu'y etre plus fortement confirmé par les déclarations et les manifestations imposantes faites récemment à Francfort par les Délégués du Commerce Allemand.

Je serais assez disposé à croire que l'entente politique survenue depuis Gastein entre la Prusse et l'Autriche doi t réagir défavorablement contre le projet de traité. Cependant je ne dois pas passer sous silence un symptOme favorable venant d'un point de l'Allemagne qui nous a toujours été profondément hostile. En parlant tout dernièrement de la future Convention Commerciale avec un personnage qui me l'a répété, M. de Beust lui a dit textuellement qu'il sentait bien qu' en présence des manifestations unanimes du Commerce Allemand, il devenait impossible aux Etats Secondaires de résister; et que malgré leur répugnance à traiter avec le Royaume d'Italie, il faudrait bien dans un avenir peu éloigné, en finir par là. Cet aveu de la part d'un de nos ennemis les plus acharnés et, il faut bien l'ajouter, les plus intelligents, est très précieux, et doit nous encourager, comme l'a si bien jugé V. E., à nous maintenir fermes dans notre première attitude.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AI MINISTRI A BERLINO, DE BARRAL, A BERNA, CARACCIOLO DI BELLA, A BRUXELLES, LUPI DI MONTALTO, A LONDRA, D'AZEGLIO, A MADRID, TALIACARNE, A PARIGI, NIGRA, E A PIETROBURGO, DE LAUNAY, E AL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI

D. Firenze, 7 novembre 1865.

Les résultats donnés par le premier scrutin pour nos élections générales et que je vous ai exposés sommairement dans ma dépeche du 24 Octobre (l) n'ont presque pas été modifiés par les scrutins de ballottages qui ont en lieu le 29.

Bien qu'il ne soit possible d'indiquer d'avance que d'une manière approximative et sous le bénéfice de bien de réserves le sens général des opinions des nouveaux représentants du pays, les appréciations les plus fondées attribuent environ 280 voix à la majorité Gouvernementale, 90 à la gauche constitutionnelle, 4 ou 5 au parti radica!, et 9 ou 10 à la droite cléricale; il serait difficile de déterminer dès aujourd'hui le ròle que joueront dans la Chambre une trentaine d'autres députés nouveaux et sans antécédents politiques.

Cent-quatre-vingt députés nouveaux siègeront à la Législature qui va s'ouvrir. Quoique tous les chefs des partis de l'ancienne Chambre aient été réélus, on regrette toutefois, abstraction faite des questions de nuances politiques, que quelques personnalités éminentes qui avaient pris une part laborieuse ou brillante aux travaux et aux discussions du premier Parlement du Royaume d'Italie, soient exclus de la Chambre nouvelle. La prédominance décidée que les élections viennent de conserver au grand parti libéral et modéré assure du moins que les changements de personnes n'entraineront pas de déviation de la ligne de conduite où s'est tenu jusqu'ici le pays.

Je me borne à ce court supplément aux informations que Vous avez reçues précédemment sur le meme sujet, me réservant de Vous instruire dans quelque temps des premiers travaux de la nouvelle Législature.

P.S.

(Pour Paris) Je vous accuse réception de Vos dépeches politiques NN. 239 240 et 241 (1).

(Pour Berlin) Je vous accuse réception de Votre dépeche politique N. 53 (2).

(Pour Londres) Je vous accuse réception de Votre dépeche confidentielle No 81 (3). (Pour Carlsruhe) Je vous accuse réception de Votre lettre particulière du 25 octobre (3).

(l) Cfr. n. 164.

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IL MINISTRO A PIETROBURGO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 49. Pietroburgo, 8 novembre 1865 (per·. il 16).

J'ai profité de mon passage récent à Berlin pour puiser, à de bonnes sources, quelques renseignements sur la situation. Dans ce but, j'ai fait visite à d'anciens collègues et à des prussiens appartenants à différents partis.

Je crois de mon devoir de communiquer à V. E. le résultat de mes investigations, lors meme que je m'expose à Lui rapporter des faits et des observations qui, en partie du moins, n'auront peut-etre pas tout l'attrait de la nouveauté.

M. de Bismarck, le lion du jour, m'a été dépeint avec les memes couleurs sous lesquelles je l'avais représenté durant ma mission en Prusse. Rétrograde à l'intérieur, il continue à braver de la façon la plus cavalière la constitution et les chambres, espérant peut-etre se concilier plus tard les sympathies générales, en rendant à la Monarchie son ancien prestige, soit par le développement des forces militaires, soit par des agrandissements territoriaux. Pour atteindre

ce dernier but, tous les moyens sont bons à cet homme d'Etat, sans préjugés

dans sa politique extérieure. Aussi l'avons-nous vu cajoler l'Autriche en lui

laissant entrevoir un appui éventuel en cas de confl.it en Italie ou en Hongrie,

s'il rencontrait de son còté à Vienne quelque condescendance dans ses projets

d'annexion vers l'Elbe. Quand le Comte de Mensdorff faisait mine de résistance,

recourant alors à l'intimidation il s'adressait tantòt à la France. Il semblait

encourager à une diversion de notre part vers le quadrilatère: il aurait été

meme jusqu'à laisser carte bianche à l'Empereur Napoléon pour la Belgique.

Tout au moins lui demandait-il un traité de neutralité.

Mais dans ces pourparlers, de prime abord si séduisants, M. de Bismarck, en admettant mème qu'H fut sincère, pouvait-il, jusqu~ici du moins, ètre pris au sérieux?

Il ne faut pas oublier que ce Ministre est obligé de compter avec le parti de la Kreuzzeitung, avec l'entourage d'une Cour aussi antifrançaise qu'antiitalienne. Le Roi lui-mème conserve un culte pour feu son père, qui fut un des pivots de la Sainte Alliance et qui, par testament, laissa à ses successeurs l'instruction de ne jamais cesser de faire cause commune avec l'Autriche et la Russie. Guillaume 1er parut s'écarter un istant de cette voie, mais, depuis son couronnement à Konigsberg, il est revenu à ses premiers amours. Ainsi, entre autres, lorsque peu avant la convention de Gastein, M. de Bismarck l'excitait à prendre une attitude plus énergique contre le copossesseur des Duchés de l'Elbe, la question fut carrément posée dans un Conseil des Ministres tenu à Ratisbonne. Ce ne fut pas sans peine que Sa Majesté autorisa son premier Ministre à user de toute l'art oratoire pour arracher des concessions à l'Empereur d'Autriche, en un mot à parler haut et ferme, mais sans laisser entrevoir une de ces ruptures qui amèneraient un conflit armé.

Sans aUer jusqu'à prétendre que les avances prussiennes ne soient qu'un leurre, ce que je viens d'écrire prouve assez avec quelle circonspection elles devraient ,ètre accueillies, pour ne pas s'exposer à etre compromis inutilement. A ce propos, voici ce que me disait, il n'y a pas une semaine, M. Lefèvre, Chargé d'Affaires de France à Berlin :

• Avant de se risquer à naviguer de conserve avec un homme d'Etat semblable en quelque sorte à un général qui n'aurait pas de soldats derrière lui, la France ne saurait user de trop de prudence. Il est peut-·etre isolé dans ses opinions, dans ses velléités de rapprochement intime avec la France et avec l'Italie. Ce ne serait que lorsque la Prusse serait engagée à fond de train et que les premières amorces auraient été brUlées, qu'il conviendrait de prendre position au mieux de nos intérèts communs ».

La Convention de Gastein a démontré la justesse de ce point de vue. Je citerai cependant, à ce sujet, un propos qui m'a été tenu par M. de Thiele:

• Nous avons vu avec une véritable satisfaction que le Général de La Marmora, mieux avisé que le Comte Russell et M. Drouyn de Lhuys, a su envisager avec calme et modération les accords provisoires de Gastein. L'Italie se trouvant, à plusieurs égards, dans une position analogue à celle de la Prusse, on a compris à Florence les exigences de notre politique. Ce qui ne s'est pas fait alors, peut se faire encore. Partie remise n'est pas perdue •.

Quoi qu'il en soit, comme V.E. le saura sans doute, cette Convention de Gastein a ,eu du moins pour effet de dessiller les yeux de M. Drouyn de Lhuys sur le prix qu'il attachait jusque là à ménager le Cabinet de Vienne. Voici en substance le langage qu'il tenait depuis lors à un de ses amis, et qui m'a été répété par J'interlocuteur lui-mème:

• Désormais, nous ne pouvons plus compter sérieusement sur l'Autriche. Elle nous avait déjà manqué dans la guerre de Crimée. Depuis lors, elle a fait défection dans les affaires polonaises. Naguère, elle se déclarait le ferme soutien des Etats secondaires, ses alliés naturels en Allemagne. Elle leur a tourné le dos, avant comme après Gastein, et cela probablement parce qu'elle ne sait pas détourner son attention de l'Italie, où elle rève un retour de fortune. Si son concours nous fait défaut, raison de plus pour ètre d'accord, comme nous le sommes en principe, avec l'Angleterre sur certaines questions. Pour ce qui concerne l'Allemagne, le Cabinet des Tuileries n'aurait peut-ètre pas motif de réclamer contre quelques médiatisations au bénéfice des principaux Etats secondaires, mais il ne saurait admettre, au profit exclusif de la Prusse ou de l'Autriche des agrandissements de territoire qui rompraient l'équilibre et dénatureraient l'oeuvre des Puissances signataires de l'acte constitutif de la Confédération, dont le caractère est essentiellement défensif. Le Prince de 1\IIetternich se montre, il est vrai, sympathique à la France. Il menace mème son Gouvernement de donner sa démission, s'il ne se rapproche pas davantage de nos vues; mais cette démission il ne la donne jamais, quoique ses conseils ne soient pas écoutés. Il ne nous paye qu'en bonnes paroles. Nous ne pouvons, à ce t égard nous faire aucune illusion ».

J'ai mentionné un désaccord qui existe entre le Roi et son Président du Conseil du moment où celui-ci voudrait pourfendre l'Autriche. La mème divergence se manifeste avec le parti ultraconservateur, qui vise à ramener le char de l'Etat dans l'ancienne ornière. Ce parti reproche à M. de Bismarck de ne pas se montrer hostile aux institutions parlementaires, au point de modifier par un coup d'Etat la constitution, et la loi électorale entre auires. Il voit en outre de très mauvais oeil les coquetteries à l'adresse de la France et de l'Italie. S'il a fini par pactiser avec sa conscience, d'abord très timorée à l'endroit de l'annexion future du Schleswig-Holstein, il voudrait au moins faire une belle part au Cabinet de Vienne, pour le décider à se prèter à l'incorporation de ces Duchés à la Prusse. Il n'hésiterait pas un instant à lui accorder, à titre de compensation, une garantie de ses possessions extra-fédérales. Le représentant de ce programme politique est mème déjà tout trouvé, dans la personne du Général de 1\IIanteuffel, qui commande en chef dans le Schleswig.

V. E. aura remarqué le ròle très accentué que ce général s'attribue, et cela évidemment parcequ'il se sent soutenu par des influences puissantes, si non encore prépondérantes à Berlin. L'Empereur François-Joseph a compris l'opportunité, dans ces circonstances, de mettre de son còté à la tète du Gouvernement dans le Holstein un homme insinuant, qui saurait exploiter la situation. Sous ce rapport, la nomination du Général de Gablentz est assez significative. S'il n'y avait point eu quelque arrière-pensée dans ce choix, il serait difficile de s'expliquer pourquoi ce personnage, qui avait un commandement important dans la Vénétie, eut été tout à coup transféré dans un poste qui, de prime abord, semble inférieur. Bref, le Général de Manteuffel passe pour un candidat à la succession de M. de Bismarck, dans le cas où le Roi trouverait bon de se rapprocher ouvertement de l'Autriche.

Quant au Pays lui-meme, après m'etre entretenu avec des libéraux modérés et avancés, j'ai pu me convaincre une fois de plus que la population prise dans son ensemble ne partage pas en entier les sentiments d'opposition de ses représentants légaux. Tandisque ceux-ci se refusent à voter le budget aussi longtemps que l'organisation militaire ne subira pas quelques modifications, les contribuables continuent à payer régulièrement les .impòts. Les esprits sont plus ou moins agités dans les villes parmi les classes intelligentes qui se plaignent, non sans raison, de la conduite du Gouvernement vis-à-vis de la Chambre des Députés. Mais on ne sort pas des bornes d'une résistance légale et passive. Les masses au contraire, dans les campagnes surtout, marquent assez d'indifférence pour les luttes constitutionnelles, et le Roi, ayant fait dernièrement une tournée dans différentes Provinces, a été reçu avec acclamations. Au reste, le peuple se tourne instinctivement vers celui qui agit plus qu'il ne parle; or il n'y a pas de doute que M. de Bismarck a lancé la Prusse dans une voie de mouvement et d'agrandissement, bien plus que jamais n'ont su le faire ses adversaires politiques. Le fait est que le Roi, malgré ses fautes, domine la situation, mais c'est précisément pour ce motif que, pour bien calculer les chances de réussite des projets de M. de Bismarck, il faut tout d'abord s'assurer si le Souverain se trouve ou non de son avis, si et jusqu'où il le suivra. Des personnes d.ignes de confiance ne croyaient pas que le Président du Conseil parvint jamais, ou tout au moins pas pour le moment, à entrainer Sa Majesté dans des combinaisons où l'Autriche serait sacrifiée à des préférences accordées à la France et à l'Italie.

Au reste, le terrain de la politique prussienne est très mobile. Comme le (lj,sait M. de Thiele, ce qui ne s'est pas fait encore peut se faire plus tard. En attendant, je tenais à présenter un tableau de la situation actuelle, tout en faisant des voeux pour qu'elle se modifie selon nos convenances.

(l) -Non pubblicati. (2) -Cfr. n. 168. (3) -Non pubblicato.
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IL MINISTRO A PIETROBURGO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 50. Pietroburgo, 8 novembre 1865 (per. H 16).

J'ai fait avant-hier au Prince Gortchakow ma première visite de rentrée à mon poste. Il m'a accueilli avec sa bienveillance accoutumée, et il s'est enquit avec beaucoup d'intéret du résultat de nos élections, et de la question de Rome.

Relativement au premier point, j'ai réglé mon langage sur la dépèche du 24 Octobre (No 22 Cabinet) (1), et j'ai pu m'apercevoir que le triomphe

du parti libéral modéré lui donnait l'espérance que V. E., dont le caractère

est hautement apprécié, continuerait à remplir ses fonctions ministérielles.

Quant aux affaires de Rome, je me suis expliqué dans le sens de la dépè

che du 1•• Octobre (Cabinet) (1). Le Vice-Chancelier croyait savoir que nous

allions reprendre les négociations avec le St. Siège.

J'ai fait quelques allusions à l'attitude de la Russie en présence des accords de Gastein et des circulaires française et anglaise, attitude qui avait été révélée par un article du Journal de St. Pétersbourg. Cet article a été signalé et commenté par le Marquis Incontri dans son nìpport No 30 (Politique) en date du 15/27 Septembre (2). Le Ministre Impérial des Affaires Etrangères m'a répondu, qu'il avait en effet du relever, au moins d'une manière indirecte, le reproche d'inaction articulé par le Moniteur contre la Russie. L'Empereur Alexandre n'avait trouvé ni digne, ni opportun de se prononcer par de vaines paroles sur un acte n'ayant d'ailleurs qu'un caractère provisoire. Je n'ai pas besoin d'ajouter ici quel a été le véritable motif de la conduite pleine de réserve du Cabinet de St Pétersbourg, le sujet a été très judicieusement développé dans la correspondance du Marquis Incontri. La Russie se tient à l'écart. Elle ne pourra de longtemps s'engager dans de grandes entreprises politiques à l'étranger; les plaies de la guerre de Crimée saignent encore; la révolution intérieure produite par l'abolition du servage et par d'autres réformes déjà exécutées ou en voie de préparation, est trop profonde pour que ce pays puisse entrer dans ce moment dans des combinaisons d'où une guerre pourrait sortir.

A propos de Gastein, le Vice-Chancelier m'a dit qu'il avait lieu de croire que M. de Bismarck avait frappé à notre porte, évidemment dans le but d'intimider l'Autriche. Je me suis borné à prétexter de mon ignorance sur ce fait, mais eut-il quelque vérité, on pouvait ètre certain que nous ne nous étions pas départis de cette prudence qui inspire la politique du Gouvernement du Roi. A ce sujet, et faisant allusion au voyage de M. de Bismarck à Biarritz et à Paris, le Prince Gortchakow, selon son habitude, n'a pu s'empècher de citer un bon mot:

• -Le premier Ministre Prussien aime parfois à se comparer à Joseph résistant par sa vertu aux séductions de Putiphar personnifié par la France. Un homme d'esprit disait, en parlant de ses entretiens avec l'Empereur Napoléon, que le touriste avait voulu lui expliquer les rèves de Pharaon ». S. -E. n'a pas ajouté un mot de plus sur les chance·s de succès d'un voyage entrepris sous des auspices, qui, je le sais, sont connus à Florence par la correspondance de notre mission à Berlin. Mais, d'après une conversation que j'ai eu le mème jour avec M. Westmann, faisant fonction d'adjoint (Secrétaire général), on croyait ici que la diplomatie Prussienne recueillerait à Paris bien plus de mécomptes que de lauriers.

Le Prince Gortchakow m'a donné lecture d'un télégramme annonçant la signature de l'Acte de navigation du Danube. Il s'agirait maintenant de clore officiellement les travaux de la conférence qui siège depuis tant d'années.

S. E. m'annonça en mème temps que la Russie avait adhéré à la proposition

française de réunir un Congrès sanitaire à Constantinople, lors meme que

généralement on ne prévit pas des résultats bien positifs de ces conférences.

J'ai appris indirectement que le Gouvernement Russe, en réponse à une démarche faite par l'Angleterre auprès des différentes Puissances pour que chacune d'elles considérat et punit désormais la traite des nègres comme un acte de piraterie, s'est exprimé dans ce sens qu'elle adopterait en principe cette proposition qui resterait sans application pratique pour la Russie où personne se livre à ce honteux trafic.

(l) Cfr. n. 164.

(l) -Cfr. p. 200, nota l. (2) -Non pubblicato.
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IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 475. Berlino, 9 novembre 1865, ore 15,05 (per. ore 19,30).

Le ministre de Bavière vient à l'instant de me confier, sous le plus grand secret, qu'il avait été chargé par le baron de Pfordten de venir me dire que son Gouvernement était disposé à ouvrir des relations diplomatiques avec l'Italie, en envoyant à Florence un ministre bavarois sous la condition qu'un représentant italien vint résider à Munich. Je lui ai répondu que je ne doutais pas de tout le plaisir qu'aurait le Gouvernement du Roi de reprendre ses anciennes relations d'amitié avec la Bavière et que j'allais immédiatement en informer

V.E. Je crois qu'il serait très convenable de témoigner de l'empressement à accueillir ces ouvertures, en me faisant parvenir par télégraphe réponse officielle, qui, d'après ce que j'ai compris, est attendue avec impatience.

Je suis heureux de pouvoir transmettre à V. E. la nouvelle de ce revirement de la Bavière qui est certainement du à notre fermeté dans l'affaire du traité commerciai, et qui en indiquant un changement complet de sa politique vis-à-vis de l'Autriche va nécessairement dans un avenir prochain entraìner le reste des états secondaires.

180

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 314. Firenze, 9 novemb1·e 1865, aTe 21,15.

J'accepte avec plaisir l'offre que nous fait baron de Pfordten de rétablir nos relations diplomatiques. Vous pouvez assurer officiellement le ministre bavarois qu'à peine on nous annoncera la résolution de la Bavière d'envoyer à Florence un ministre accrédité, nous enverrons résider a Munich un ministre du Roi d'Italie.

181

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 476. Berlino, 10 novembre 1865, ore 15,19 (per. ore 19,30).

Tout vient d'etre convenu avec ministre de Bavière suivant télégramme de V. E. (1). Nous n'enverrons de ministre à Munich que lorsque Gouvernement bavarois nous avisera qu'il est disposé à envoyer le sien à Florence. Détails par poste. Le secret le plus absolu m'a de nouveau été recommandé.

182

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 316. Firenze, 11 novembre 1865, ore 12,10.

Nous prenons acte des déclarations de la Bavière que vous nous confirmez par votre télégramme d'hier (2). Vous pouvez etre sùr que nous garderons secret; vous comprenez pourtant combien il serait désirable que cet événement fùt annoncé dans le discours de la Couronne le 18.

183

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 480. Berlino, 12 novembre 1865, ore 21,55 (per. ore 24).

Le ministre de Bavière m'a dit, comme opinion personnelle, que Doria s'étant trouvé à Munich lors d'interruption des rélations diplomatiques il serait peut-etre mieux d'en envoyer un autre: mais que, si j'y tenais, il télégraphierait à son Gouvernement. Il lui demanderait en meme temps si nous pouvons bientòt annoncer reconnaissance.

(l) -Cfr. n. 180. (2) -Cfr. n. 181.
184

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 24. Berlino, 12 novembre 1865.

Je viens rendre compte à V. E. de la conversation que j'ai eue hier avec

M. le Comte de Bismarck relativement à notre projet de traité de commerce avec le Zollverein,V. E. sera, comme moi, frappée du changement, qui, depuis le mois de Juillet dernier, s'est opéré dans le langage du Président du Conseil.

Il y a deux choses, m'a_.t...il dit tout d'abord, que nous nous sommes singulièrement exagérées dans cette affaire; en premier lieu l'importance des relations commerciales entre l'Allemagne et l'Italie: ensuite, et surtout, la puissance d'influence de la Prusse sur les Etats secondaires, qui bien décidément se refusent à donner leur adhésion au traité et dont nous ne pouvons pas vaincre la résistance.

En entendant ces deux étranges propositions si contraires aux appréciations précédentes de M. de Bismarck, je me suis permis de lui rappeler que c'était lui-meme qui le premier au mois d'Avril dernier, en me disant que la Prusse n'avait plus de motifs de ménager l'Autriche, m'avait parlé des immenses avantages attachés à une Convention Commerciale entre l'Allemagne et l'Italie, et que, quant à ce qui concernait la résistance des Etats Moyens, c'était également lui-meme, qui m'avait assuré ne pas la regarder comme un obstacle infranchissable.

• C'est vrai, m'a-t-il aussitòt répondu, à cette époque nous espérions avoir raison de leur obstination, mais en définitive ils ne veulent pas entendre parler du traité, et nous n'avons aucun moyen de forcer leur consentement •.

c Mais alors, lui ai-je répliqué, nous pourrions en venir à la dernière proposition de V. E., consistant à conclure dès à présent un traité entre l'Italie et la Prusse, avec la condition suspensive qu'il n'entrerait en vigueur que lorsque tous les membres du Zollverein y auraient adhéré. Les Gouvernements de Bade et de Weimar y donneraient leur adhésion, et l'énorme pression morale qu'exercerait un pareil exemple sur les Etats secondaires leur rendrait presque impossible une plus longue résistance aux voeux unanimes de leurs populations •.

c Etes-Vous bien sur que ce soit de nous qu'est venue la proposition? •, me dit M. de Bismarck.

• -Parfaitement sur •. • -Eh bien, je dois vous avouer que je n'en comprends pas très bien la portée pratique. Un semblable traité ne serait qu'une lettre morte qui après avoir reçu la signature de Bade et peut-etre mème, comme vous le dites, de SaxeWeimar, irait s'enterrer dans les Cartons du Ministère du Commerce. Ne vaudrait-il pas mieux en venir à un modus vivendi tel que nous vous l'avons proposé il y a quelque temps, et dont, suivant les rapports de M. d'Usedom, votre Gouvernement ne serait plus aussi éloigné? Au reste, a ajouté M. de

Bismarck, vos intérets commerciaux sont dès à present garantis sur le pied de la nation la plus favorisée, par la récente mise en vigueur du tarif général du Zollverein, qui s'applique à tous les produits étrangers quelle qu'en soit la provenance, et sans obligation de réciprocité en faveur du Zollverein. C'est là un fait qui a été mis en doute; mais si vous voulez je vous en ferai parvenir la déclaration officielle , .

J e me suis empressé de commencer par détromper M. de Bismarck sur les intentions pretées au Gouvernement du Roi relativement à l'établissement d'un modus vivendi qui est absolument incompatible avec nos précédentes déclarations; et en me réservant de profiter peut-etre plus tard de son offre gracieuse au sujet de l'application du tarif général du Zollverein, je lui ai de nouveau exprimé l'opinion que la seule manière d'en arriver à un resultat sérieux, était la conclusion d'un traité avec la Prusse, sauf ratification ultérieure par les Etats Secondaires.

M. de Bismarck m'a alors répondu qu'il ne pouvait pas me faire une réponse défìnitive avant d'en avoir conféré avec ses collègues, et la conversation en est restée là.

Dans cet état de choses je viens prier V. E. de vouloir bien me faire savoir si je dois chercher à obtenir une réponse catégorique du Président du Consei!, ou attendre qu'il m'en fasse part. Mon impression personnelle est que la Convention de Gastein a déteint considérablement sur l'attitude politique de la Prusse à notre égard; ,et aue, de la meme manière que les premières ouvertures de M. de Bismarck ont été, suivant ses propres expressions, motivées par cette circonstance: qu'il n'y avait plus à cette époque de raisons pour la Prusse de ménager l'Autriche, aujourd'hui par contre, que l'on attend la cession du Holstein par cette Puissance, l'on veut lui etre agréable à tout prix, et l'on essaye insensiblement de se retirer d'un projet de traité dont ila signification était surtout un acte d'hostilité contre le Cabinet de Vienne. En un mot, par suite des derniers événements dans les Duchés, et de la Convention de Gastein à laquelle ils ont donné lieu, nous sommes à peu près dans la meme position que l'année dernière lorsque la Prusse trouva mille prétextes pour éluder la signature du Protocole Commerciai, et finit par la refuser nettement. Peutetre ne veut-on pas aujourd'hui apporter la meme crudité dans le refus, mais au fond l'intention est la meme, et un avenir prochain montrera si je ne me suis pas trompé dans mes appréciations.

Dans l'attente des instructions que je sollicite de la bienveillance de

V. E. (1)...

« Un journal féodal de Berlin vient de publier, et la Gazette de la Croix l'a immédiatement reproduit, un article ayant toutes les apparences d'un communiqué, sur la visite faite récemment à Paris par Nigra au Comte de Bismarck.

" L'on a fait grand bruit, dit le journal, d'une visite faite par l'Envoyé d'Italie au Président du Conseil Prussien lors de son passage à Paris. Mais ce fait trouve son explication naturelle dans les règles de la plus simple courtoisie, et ne se lie nullement au ròle que les tendances de l'Italie jouent dans le système et les limites de la politique Prussienne ".

Malgré les obscurités de cette dernière phrase tout à fait allemande, ou peut etre à cause de cela, cet article a été fort remarqué dans le monde diplomatique, qui a cru y V'Oir l'intention de M. de Bismarck d'atténuer autant que possible la portée de la visite en question vis-à-vis de l'Autriche que le Cabinet de Berlin cajole plus que jamais dans ce moment, afin d'en arriver à de nouvelles concessions dans les Duchés •.

(l) Si pubblica qui un brano del r. 55, pari data, di Barrai:

185

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 483. Berlino, 13 novembre 1865, ore 12,05 (per. ore 14) (1).

Le ministre de Saxe m'a dit hier au soir, que son Gouvernement était disposé à adhérer au traité de commerce emportant la reconnaissance et devant étre immédiatement suivi du rétablissement des rapports diplomatiques entre les deux Gouvernements.

186

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 319. Firenze, 13 novembre 1865, ore 16,30.

Interpellez Gouvernement bavarois si Oldoini lui sera agréable. N'oubliez pas comme il nous serait important annoncer dans le discours de la Couronne le 18 la reconnaissance de la Bavière.

187

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(A S Biella, Carte La Marmora, ed. in Carteggi Nigra, pp. 134-135)

L. P. Parigi, 13 novembre 1865.

In seguito ai suoi due telegrammi del 9 corrente (2), domandai un'udienza dal Signor Drouyn de Lhuys all'oggetto di rimettere la questione del debito pontificio sopra un terreno corretto e regolare. Oggi diffatti ebbi udienza dai Ministro Imperiale. Ecco il risultato della conversazione.

Il precedente dispaccio a Malaret che pigliava per punto di partenza il di Lei colloquio con Sartiges, non costituisce un'apertura ufficiale, non era destinato che a regolare il linguaggio del Ministro di Francia nelle sue conversazioni con Lei.

La vera apertura sarà costituita dal mio dispaccio d'oggi a Lei (3), e da quello che il Signor Drouyn de Lhuys dirigerà fra breve a Malaret e del quale quest'ultimo le lascierà copia. Questo dispaccio a Malaret sarà spedito, credo, fra sette od otto giorni. Esso esporrà il modo di vedere del Governo francese

sulla maniera di procedere nelle trattative. Ella potrà, se lo crede, riservarsi di rispondere dopo aver esaminato il contenuto del dispaccio, dopo averne conferito col Consiglio e col Re, come giudicherà più a proposito, e poi risponderà ufficialmente o per mezzo mio, o con una nota alla Legazione di Francia secondo che le parrà migliore l'uno o l'altro mezzo.

Questo dispaccio del Signor Drouyn de Lhuys sarà preceduto da un altro che partirà domani, e il quale sarà conforme in sostanza a questo che Le spedisco oggi.

Le idee del Ministro Imperiale degli affari esteri sul modo di procedere non sono ancora ben concretate. Per averne un'idea esatta bisognerà adunque attendere il dispaccio predetto. Da quanto mi ha detto questo Ministro, pare che il suo avviso sia che i negoziati siano condotti a Parigi tra la Francia e l'Italia dall'un lato, e tra la Francia e la Santa Sede dall'altro.

Per ora parrebbe al Signor Drouyn de Lhuys che i negoziati abbiano luogo per corrispondenza, salvo a riunire delegati speciali, ove ciò sia riconosciuto utile più tardi. Quanto alla forma da darsi all'accomodamento finale, il Signor Drouyn de Lhuys non ha ancora concretato un concetto preciso. Si riserva di studiare la cosa. Secondo il di lui giudizio, la base della proporzione dovrebbe essere il numero della popolazione.

Ecco quanto si può raccogliere fin d'ora intorno alla idee del Governo francese sulla questione. Ma queste idee saranno precisate nel dispaccio futuro a Malaret. Il Governo del Re avrà a esaminarle e a far conoscere alla sua volta il suo modo di pensare.

Mi pare che~a questo modo la questione siasi rimessa correttamente e regolarmente.

Ella ha mille volte ragione di lagnarsi che non Le si lasci copia o estratto dei dispacci. Io non ho certo consigli a darLe; ma non posso trattenermi dal farle conoscere il metodo impiegato da questo Ministro Imperiale nelle sue comunicazioni diplomatiche. Quando un Rappresentante estero viene a fargli una comunicazione, esso risponde: • Datemi copia del dispaccio, ovvero un estratto, ovvero lasciate che ne estragga le note occon·enti; ci rifletterò; piglierò gli ordini dall'Imperatore e poi vi farò conoscere il pensie1·o del Governo Imperiale •. A questo modo si procura il tempo necessario, ed ha nel tempo stesso una base sempre sicura su cui fondare la risposta.

(l) -Sic, ma dal n. 190 questo telegramma sembrerebbe dover essere del 14 novembre. (2) -Non pubblicati. (3) -Non pubblicato.
188

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 320. Firenze, 14 novembre 1865, ore 15,05.

La nouvelle de la Saxe est très bonne. Il devient toujours plus important d'en faire mention dans le discours de la Couronne. Comme la Saxe ne demande pas le secret, il doit convenir à la Bavière qu'on sache qu'elle a été la première.

189

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 484. Berlino, 14 novembre 1865, ore 14,30 (per. ore 18,30).

Baron de Pfordten répond qu'il a contre la trop prompte annonce de la reconnaissance des objections qui arriveront demain par la poste; toutefois le ministre de Bavière auquel j'ai fait comprendre de ne pas en garder plus longtemps secret, n'attend que la connaissance de ces objections pour insister dans notre sens: il proposera en meme temps nomination Oldoini qui, m'a-t-il dit, sera tout à fait agréable.

190

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 5. Berlino, 14 novembre 1865 (per. il 19).

* Je viens confirmer ce que j'ai eu l'honneur de mander ce matin à V.E. sur la conversation que j'ai eue hier soir avec le Ministre de Saxe, et de laquelle il résulte que son Gouvernement est disposé à adhérer au futur traité de Commerce entre la Prusse et l'Italie, adhésion, m-a-t-il dit, qui implique la reconnais~nce du nouveau Royaume d'ltalie, et pourra etre immédiartement suivie du rétablissement des rapports diplomatiques entre les deux Cours * {1).

• Nous ne pourrons pas, faute de fonds suffisants, a ajouté en souriant M. de HohenthaU, vous envoyer un Ministre pour résider à Florence, mais le Baron de Seebach aura mission d'aUer présenter de nouvelles lettres de créance à S. M. le Roi d'Italie. Nous avons préféré ce mode de reconnaissance s'appuyant sur des considérations d'intéret matériel plutòt qu'une démarche officielle qui aurait eu des inconvénients au point de vue des liens de famille •. Je n'ai pas cru devoir laisser tomber sans observations cette nuance dans les paroles du Comte Hohenthall semblant indiquer que le Gouvernement saxon ne cédait qu'aux instances du Commerce saxon, et * je lui a répondu * que dans mon opinion personnelle une reconnaissance spontanée sans aucune liaison avec d'autres considérations d'un ordre purement commerciai, m'aurait paru de beaucoup préférable meme pour la Saxe, mais que naturellement chaque Gouvernement était libre d'envisager les questions au point de vue de ses propres convenances, et * que j'allais du reste informer immédiatement mon Gouvernement des intentions du Cabinet de Dresde *.

Toute cette conversation a eu lieu dans des termes tout-à-fait amicaux,

et la critique amère de toute la politique autrichienne, dont M. de Hohenthall a accompagné sa communication, m'a prouvé très clairement que, à Dresde comme dans une autre Cour, qu'il n'est pas besoin de nommer ici, il s'est opéré un revirement complet de conduite et de sentiments politiques vis-à-vis du Cabinet de Vienne. Comme je le faisais remarquer précédemment ce revirement partant de Gouvernements aussi hostiles doit nécessairement entra'ìner le reste des Etats secondaires et déterminer dans un temps peu éloigné leur adhésion au futur traité.

La nouveauté de la situation créée par l'adhésion des Gouvernements secondaires les plus importants, me parait devoir maintenant nous indiquer d'une manière très claire l'attitude que nous avons à prendre vis-à-vis du Cabinet de Berlin dans l'affaire du traité, et au sujet de laquelle je demandais des instructions à V. E. M. de Bismarck ne pourra plus bientòt me dire, comme il l'a fait dans notre dernière conversation, que en définitive, les Etats secondaires refusaient absolument leur adhésion au traité, et que la Prusse n'avait aucun moyen de forcer leur consentement. Aujourd'hui ces Etats si obstinés viennent à nous d'eux-memes, et il ne dépend plus désormais que de la Prusse de déterminer l'accession des autres qui, après l'exemple donné par ceux que l'on représentait à raison comme les chefs de la résistance, ne demanderont pas mieux que de se rendre.

Partant de cette considération si bien justifiée ne semblerait-il pas à V. E. que lorsque l'adhésion des Etats en question serait publiquement connue, nous serions parfaitement en droit, et qu'il serait très à propos d'insister auprès du Cabinet de Berlin pour la conclusion immédiate du traité de Commerce proposé par lui mème et qui, contrairement à ce qu'il avait cru, est pret à recevoir l'adhésion des principaux Etats de l'Allemagne?

Cette démarche, qui ressemblerait un peu à une mise en demeure de se prononcer catégoriquement, aurait le double avantage de hater, si c'est possible, la conclusion d'une convention à laquelle se rattachent de si grands intérets politiques et commerciaux, et de nous donner en meme temps, par le plus ou moins d'empressement que mettrait la Prusse à accueillir notre démarche, la mesure si non exacte du moins approximative des engagements que l'on dit plus que jamais lier en secret la Prusse à l'Autriche en vue de la cessi o n définitive des Duchés Allemands.

(l) I brani fra asterischi sono editi in LV8, p. 229.

191

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(A S Biella, Carte La Marmora; ed. in Carteggi Nigra, pp. 135-137)

L. P. Parigi, 14 novembre 1865.

Ricevo da sorgente degna di fiducia la comunicazione di cui Le trasmetto copia qui annessa. Prego V. E. di voler fare di essa quell'uso riservatissimo che Le parrà opportuno...

ALLEGATO

MAZZIN! A GARIBALDI

(traduzione)

Londra, ottobre.

Ayez quelque patience pour cette longue lettre. Je connais vos tendances vers 1e Mexique. Ecoutez-moi.

Votre apparition au Mexique pourrait avoir une véritable importance. L'influence de votre nom provoquerait un nouveau soulèvement au Mexique. L'opinion des Etats-Unis est unanime contre l'intervention française. Votre apparition sur la frontière entrainerait, les Américains me l'assurent, une multitude de volontaires des Etats-Unis. Les conséquences peuvent ètre incalculables, entrainer l'Amérique officielle, donner un coup écrasant à Napoléon, et, en outre, vous piacer à la tète d'un corps républicain, qui vous suivrait ensuite où vous voudriez.

D'un autre còté, il y a la Vénétie. Nous sommes engagés envers elle et vous l'ètes aussi. Vous savez, qu'il est possible que l'on agisse en mars ou avril et les conséquences du mouvement peuvent ètre vitales pour l'ltalie. La première de ces conséquences serait la formation d'une seconde armée de volontaires guidée par vous: la seconde l'insurrection d'autres nationalités liguées avec la nòtre. Maintenant, si vous partez, les Vénitiens, qui préparent une insurrection, parce qu'ils ;:omptent sur votre appui, se diront joués par vous et par nous. Votre éloignement, non seulement les privera de l'appui espéré, mais semblera dire à l'Italie • Tu ne veux et ne peux agir •. Ce sera le découragement jeté dans notre champ.

Je vous ai dit le pour et le contre. Vous déciderez.

Je crois que le mouvement vénitien est le plus important pour l'Europe. Mais, si vous décidez le contraire, voici ce que, selon moi, il faudrait faire pour le bien de tous: se trouver au Mexique en décembre au plus tard; si non, vous courrez risque de trouver Juarez aux Etats-Unis, agir de façon, que l'on ne sache pas que vous allez au Mexique, mais que vous y ètes; laisser pour les Vénitiens deux lignes que vous m'enverrez, et que je ne communiquerai qu'après avoir appris votre arrivée. Ces lignes diraient: • Je suis là où l'on combat pour la liberté de tous: que mon éloignement nè vous décourage pas: imitez moi et secondez-moi: votre cri de guerre me fera accourir • -ou quelque chose de pareil -laisser Menotti pour vous représenter dans le mouvement vénitien -enfin m'envoyer deux lignes pour Louis Balewski que vous connaissez déjà et que j'envoie aux Etats-Unis d'accord avec Ledru-Rollin et Langiewicz, elles diront: • I entreat ali those, who sympathize with me and with the cause of liberty, for forward the view will be employed by the bearer and by the instruction of my friend in London •.

Balewski, outre la mission qu'il a de pousser à la guerre contre L. N. au Mexique, organis,era pour vous les Polonais qui sont nombreux aux Etats-Unis. Un mot, je vous prie, qui me dise vos intentions. Si vous accédez, je pousserai au mouvement vénitien et je vous seconderai.

Adieu, cher Garibaldi, moi aussi je suis misanthrope au fond de l'iì.me; mais je considère le peuple italien comme un enfant que nous avons le devoir d'instruire et qui, éclairé, sera capable de grandes choses.

P. S. -Quelques amis de Livourne, connus de vous, ont à Maremma huit cents fusils qui se rouillent inutilement. Ne voudriez-vous pas écrire à eux ou à moi, pour qu'ils les mettent à ma disposition dans l'intèret de l'entreprise venitienne?

ALLEGATO Il

GARIBALDI A MAZZIN!

Caprera, 31 ottobre 1865.

Que mes amis de Livourne mettent à votre disposition les huit cents objets à leur soin. Celle-ci leur servira de pouvoir. Du reste, je ne ferai pas de reflexions pour le moment.

192

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 489. Berlino, 15 novembre 1865, ore 15,55 (per·. ore 20).

Discours de la Couronne pourra annoncer résolution de la Saxe mais dans les termes précis d'une adhésion au traité de commerce impliquant reconnaissance et rétablissement successif des relations diplomatiques. Objections de la Bavière que j'ai annoncées hier portent sur les égards envers S. Siège et le Roi de Naples dont les ministres résidents présentement à Munich n'ont point encore reçu réponse à la communication bavaroise. Mais sur mon observation que la situation était changée par la décision de la Saxe qui allait etre annoncée officiellement, ministre bavarois a immédiatement averti son Gouvernement du danger de paraitre se trainer à la remorque de la Saxe.

193

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 25. Berlino, 15 novembre 1865 (per. il 19).

Ainsi que je m'y attendais la résolution de la Saxe d'accéder au traité de commerce entre la Prusse et l'Italie, résolution dont le Ministre saxon est allé faire part officiellement hier à M. de Bismarck, parait avoir singulièrement modifié les idées de S. E. sur les énormes difficultés, camme il me le disait il y a seulement quelques jours, d'obtenir l'adhésion des autres Etats secondaires. Il est meme fort probable que, depuis, le Cabinet de Berlin a été informé que d'autres conversions se préparaient, et qu'ainsi il a été amené tout d'un coup à modifier profondément son attitude dans cette affaire.

Quoi qu'il en soit, M. de Philipsborn s'est présenté ce matin chez moi et m'a fait au nom de son Gouvernement la proposition suivante:

* Un traité de commerce serait immédiatement conclu, sur la base de la nation la plus favorisée entre l'Italie d'une part et la Prusse de l'autre, cette dernière agissant au nom et avec les pouvoirs de tous les Etats faisant partie du Zollverein.

Les ratifications du traité seraient échangées le plus tòt possible; et dans la formule de ratification employée par les différents membres de l'association Douanière allemande, il serait expressément déclaré par chacun d'eux qu'ils adhèrent au traité de commerce passé entre le Gouvernement de S. M. le Roi d'ltalie et celui de Prusse * (1).

La forme du traité étant ainsi stipulée et les ratifications échangées, le ministre de S. M. le Roi d'Italie remettrait au Président du Conseil Prussien une déclaration portant que à partir du moment de leur adhésion, chaque Etat faisant partie du Zollverein jouirait immédiatement et ipso facto, des bénéfices du traité pour tous les produits de son industrie moyennant des certificats d'origine.

Cet avantage, m'a dit M. de Philipsborn, serait largement compensé par l'application du tarif général du Zollverein qui pour l'Italie comme pour toutes les autres nations, est entré en vigueur depuis le 1er Juillet dernier sans distinction de provenance, ni obligation de réciprocité.

J'ai répondu à M. de Philipsborn que la proposition étant à peu près la méme que celle dont il avait été question au mois de Juillet dernier, je ne doutais pas qu'elle fiìt favorablement accueillie par mon Gouvernement, dont je me reservais toutefois de demander l'approbation.

Je crois effectivement, M. le Ministre, que rien ne s'oppose à ce que nous acceptions cette offre. Les certificats d'origine auraient pu, peut-étre, présenter un obstacle par suite de la difficulté d'obtenir la réciprocité de la part d'Etats faisant partie d'une agglomération de Gouvernements se refusant encore à traiter avec nous. Mais l'application du Tarif ,Général du Zollverein permettant aux produits italiens de se montrer sur tous les marchés de l'Allemagne, répond à toutes les objections et aplanit toutes les difficultés.

Une chose sur laquelle j'ai insisté avec M. de Philipsborn c'est que dans le cas tout-à-fait probable où j'en reçoive l'autorisation du Gouvernement du Roi, la convention se passe immédiatement, et que nous ne soyons plus ainsi ballotés de mois en mois sans aboutir à rien.

M. de Philipsborn a paru parfaitement comprendre la convenance d'une conclusion immédiate, et m'a dit que dans son opinion la chose pouvait étre terminée dans huit jours.

Il ne me reste donc plus qu'à attendre les ordres de V.E. que, vu l'urgence des circonstances, je Lui serais très obligé de m'adresser par le télégraphe.

(l) Il brano fra asterischi è edito in italiano in LVB p. 208.

194

IL CONTE CSAKY AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI

L. P. Torino, 15 novembre 1865.

Retenu à Turin pour quelques jours par une affaire particulière je ne veux pas quitter l'Italie sans Vous donner des nouvelles.

J'ai reçu de M. Ricasoli une lettre trop intéressante et importante pour que je m'empresse de Vous la communiquer ci-jointe, Vous jugerez M. le Commandeur de quelle façon Vous pourriez profiter en faveur de notre cause, des bonnes dispositions exposées dans cette lettre, de la quelle je Vous prie de faire si Vous le croyez un usage tout confidentiel me confiant entièrement à Votre sagesse et à Votre amitié.

J'ai répondu à M. Ricasoli je lui ai donné un tableau exacte de la situation actuelle, le l'ai conjuré de faire un nouveau effort pour le triomphe de notre cause, j'ai parlé des dispositions du parti modéré pour se rallier à M. Ricasoli, et de l'éventualité de former ainsi un nouveau Cabinet fort et populaire.

J'ai d'ailleurs écrit à Mordini aussi, lui donnant des renseignements sur l'insuccès de ma mission présente, l'engageant à faire des nouvelles démarches, lui. parlant de la lettre de Ricasoli et de ma réponse.

•re crois M. le Commandeur que la question hongroise pourrait servir de terrain sur le quel ces deux hommes et ces deux partis Ricasoli et Mordini pourraient s'allier, alliance de la quelle résulterait nécessairement quelque chose de bon pour l'Italie et pour la Hongrie.

Je crois M. Ricasoli et M. Mordini disposés à faire nouveau effort en notre faveur, des démarches ainsi combinées qu'elles soient collectives ou identiques seulement, décideront peut étre MlVL Sella et Natoli à faire quelque chose, en tout cas le premier pas que Ricasoli et Mordini feraient ensemble entrainera un autre et aboutira au grand résultat que je désire tant à un Cabinet Ricasoli avec nuance Mordini!

Je dois vous avertir que la comtesse Karolyi est arrivée à Florence où elle passera l'hiver -elle loge Porta Romana Villino della Tor:·e, peut-étre l'avez vous rencontrée déjà car elle avait des dépéches à remettre à M. La Marmora de la part de M. Nigra -je crois que le séjour àe Madame Karolyi à Florence pourra bien nous servir, surtout si Vous vouliez fréquenter un peu son salon et lui donner de temps en temps quelques avis quelques renseignemens en un mot une certaine directive. Vous pouvez M. le Commandeur parler avec toute confiance à la comtesse, comme si vous parliez à Komaromy et à moi, jamais on n'a à craindre de sa part ni bévue ni indiscrétion, puis ce n'est pas seulement une bonne et dévouée patriote, mais encore une dame fort distinguée, bien posée dans le monde, une femme d'esprit et de savoir faire, donc si vous voulez aider la comtesse de votre conseil et de votre connaissance intime des hommes et des choses en Italie, surtout dans le monde politique et gouvernemental, le séjour de la comtesse à Florence peut avoir des grands avantages pour notre cause.

ALLEGATO.

RICASOLI A CSAKY

Brolio, 5 novembre 1865.

Malgré mon silence je suis sur que vous n'avez pas mis en doute mon empressement incessant pour la cause Hongroise qui est si intimement liée avec les intérèts le plus urgents de l'Italie. Après avoir lu attentivement vòtre mémoire (1), qui m'a confirmé que le moment était des plus solennels, et que la sage politique conseillait de faire tout ce qu'il était possible pour en éviter les conséquences fiìcheuses, j'ai fait les démarches dictées par la circonstance. La réponse en a été très satisfaisante; elle me révélait que mème en haut la position était jugée de la méme manière que vous et moi la jugions, et cela m'a été exprimé par des expressions qui m'ont fait concevoir l'espoir qu'on allait étudier les moyens pour atteindre le but. J'avais aussi raison de croire que quelque information à

temps opportun me serait communiquée. Tout cela se passait par la correspondan

ce épistolaire vu que je demeure assez éloigné de Florence, et seulement j'y irai

à l'occasion de l'ouverture du Parlement.

Me trouvant encore deçu dans mont attente, parce que je manque de toute information sur les délibérations qu'on a estimé bon de prendre dans cette émergence politique d'un si haut intéret, je me suis persuadé qu'on se sera entendu avec vous directement par le meme intermédiaire qui vous a servi à la transmission directe du Mémoire que vous avez eu la bonté de me remettre la Copie, et ne voulant d'ailleurs maintenir envers vous un silence, qui était uniquement motivé par la supposition que j'aurais eu quelque chose à vous dire pour votre gouverne, je vous adresse la présente qui aura au moins l'office de vous assurer de la régulière reception de votre lettre, et du mémoire qui en faisait partie, et que désireux d'aider à une cause que je regarde comme la mienne, j'ai donné exécution aux démarches que vous me demandiez, avec l'espoir que les conseils d'une sage politique, qui recommande la prudi:mce avec l'énergie des moyens, ayant prévalu, et que à cette heure si les libéraux Hongrois se trouvent à meme d'assurer le bon résultat de la difficile épreuve à laquelle sont encore appelés, m'associant de tout mon coeur à Jeurs patriotiques résolutions et leur souhaitant le triomphe le plus complet ...

(l) Cfr. n. 141, allegato.

195

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 494. Berlino, 16 novembre 1865, ore 15,37 (per ore 20,35).

J'ai enfin décidé Gouvernement bavarois à laisser tomber toutes ses objections. Discours de la Couronne peut désormais contenir annonce de la reconnaissance officielle de la Bavière, mais sans liaison ni meme allusion au projet de traité de commerce. Je me suis de plus engagé personnellement et secrètement vis-à-vis de ministre bavarois à ce que la Bavière serait nommée avant la Saxe; vu l'importance de la nouvelle veuillez m'accuser réception (1).

196

IL MINISTRO RESIDENTE A COPENAGHEN, DORIA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CIFRATO 71. Copenaghen, 16 novembre 1865.

On croit ici au Ministère des Affaires Etrangères que l'Autriche fera pour l'Holstein et le Schleswig ce qu'elle a dejà fait pour le Lauenbourg, c'est à dire qu'elle cédera contre quelques millions sa part de condominium à la Prusse;

on croit également qu'elle profitera de cette occasion pour obtenir de celle-ci une rectification de la partie de la ligne de frontière entre la Bohème et la Silesie où se trouve la ville fortifiée Prussienne nommée Glatz. Quoique le premier Ministre de Prusse passe pour etre favorable à l'idée de la rétrocession de la partie Danoise du Schleswig on ne se fait cependant ici aucune illusion à cet égard puisqu'il parait avéré que le Roi de Prusse fait de la conservation d'un territoire conquis par son armée une question d'honneur militaire; le fait est qu'un reflet de cette pensée se trouve dans toutes les proclamations du Général Baron de Manteuffel Commandant dans le Schleswig.

Or c'est précisement par ce que la Ville et le territoire de Glatz n'ont pas été acquis à la Prusse par droit de conquete que l'Autriche espère obtenir de ce còté une rectification de sa ligne de frontière.

(l) Con t. 328 del 17 La Marmora assicurò Barrai che la Baviera sarebbe stata nominata per prima nel discorso della Corona.

197

IL MINISTRO A MADRID, TALIACARNE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 11. Madrid, 17 novembre 1865 (per. H 24).

La commission centrale et électorale du parti modéré, qui avait été chargée de faire un manifeste au pays, dans la réunion dont j'ai eu l'honneur de rendre compte à V.E. avec ma précédente dépeche, a rempli son mandat.

Ce manifeste, qui vient d'etre publié, n'est en substance qu'une longue suite d'accusations formulées contre l'Union libérale personnifiée dans le Cabinet O'Donnell. Parmi ces accusations figure aussi celle qui se réfère à la reconnaissance du Royaume d'ltalie au sujet de laquelle le manifeste s'exprime littéralement ainsi:

• Il ne faut pas oublier que le Gouvernement actuel sans consulter ni l'opinion du pays ni celle des Cortès, comme l'exigeait la gravité du cas, a décidé la question si importante de la reconnaissance du Royaume, qu'on appelle Royaume d'Italie, sans mème tenir compte, pour modérer sa précipitation, de la circonstance que tout l'Episcopat Espagnol avait précédemment protesté contre cet acte d'une manière vigoureuse et énergique ».

Le parti modéré se trouvant aux abois, tache maintenant de se concilier les sympathies du parti néo-catholique dans l'espoir d'obtenir son appui dans les prochaines élections politiques. Or il a pensé qu'en faisant à son tour une espèce de protestation contre la reconnaissance du Royaume d'Italie, il atteindrait plus facilement son but.

C'est évidemment cet espoir plutòt que ses sincèr,es convktions, qui ont inspiré cette partie du manifeste du parti modéré.

Ce document qui porte la date du 9 du courant est signé par tous les membres de la commission susdite, dont le Président est le Due de Valance. Parmi d'autres noms, moins connus, y figurent ceux du Marquis de Novaliches, Alexandre Castro, Gonzales, Bravo, Comte de San Louis, Due de Veragua et Alexandre Mon.

Ces notabilités du parti modéré qui se glorifient d'ètre appelées des hommes d'ordre et qui invoquent à chaque occasion le principe d'autorité, se plaisent maintenant à parler de notre nationalité, en disant el llamado Reino de Italia sans tenir le moindre compte de la circonstance, passablement importante, que le Royaume d'Italie ayant été reconnu par la Reine et son Gouvernement il n'est permis à personne, qui respecte les décisions du pouvoir légitime d'employer un pareil langage.

El pensamiento Espanol organe du parti néo-catholique, vient de faire un nouvel appel aux sentiments religieux du peuple espagnol en faveur du Saint-Père. Pour bien le convaincre de l'état de pénurie dans lequel se trouve actuellement le trésor pontificai et stimuler son zèle, il a soin de publier une lettre qui lui a été adressée le 9 du courant par le Nonce.

Monseigneur Barili après avoir accusé réception d'une somme de 76.000 écus (200.000 francs) produit d'une souscription en faveur du trésor pontificai ouverte dans les bureaux de ce journal dans le mois d'Aout dernier, continue sa lettre en disant, qu'il n'aurait certainement pas demandé qu'une somme quelconque, provenant de cette souscription, lui fut remise avant la publication des listes contenant les noms des personnes qui y ont pris part avec l'indication des offrandes faites par chacune d'elles, s'il ne s'y était pas trouvé contraint par les sollicitations qui lui ont été faites de Rome qui l'engageaient à envoyer tout l'argent, dont il pourrait disposer, pour faire face aux pressantes nécessités du Trésor Pontificai.

Le mème journal publie maintenant les listes auxquelles fait allusion le Nonce. Elles sont très volumineuses et ne remplissent pas moins de 44 feuilles de papier d'impression. Parmi les souscripteurs figurent une quantité d'enfants dont l'avenir pourra seui faire connaitre les opinions politiques et une multitude de femmes qui se disent inspirées par les opinions de leurs pères ou maris. Un exemplaire de ces listes a été envoyé à Rome comme ayant le caractère d'une protestation contre la reconnaissance du Royaume d'ltalie.

J'ai reçu la dépèche de Cabinet No 3 du 7 courant (l) par laquelle V.E. a bien voulu compléter les informations qu'Elle m'a données le 24 Octobre (2) sur le résultat des élections générales. En remerciant V.E. de ces nouveaux renseignements qui m'ont vivement intéressé...

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IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 57. Berlino, 18 novembre 1865.

La reconnaissance du Royaume d'ltalie par la Saxe et la Bavière a produit une sensation d'autant plus profonde que personne ne s'y attendait, pas mème

M. de Bismarck qui, avant-hier encore, avant que le Ministre de Bavière ne

vint lui en donner la nouvelle officielle ne s'en doutait meme pas. A Munich comme ici le secret des négociations a été bien gardé, et il n'est pas douteux que la surprise n'a pas été plus agréable pour l'Autriche que pour la Prusse qui bien positivement d'après les renseignements certains qui m'arrivent de sources dignes de foi s'était engagée à Gastein à trainer en longueur l'affaire du traité de commerce, et trouvait dans la résistance de la Bm,-ière surtout, un motif des plus commodes pour justifìer ses continuels atermoiemens. Aujourd'hui, comme j'ai eu l'honneur d'en informer V. E., la reconnaissance officielle de la Bavière, jointe à l'adhésion de la Saxe impliquant d'après ses propres déclarations la reconnaissance, sont venues complètement changer la situation en obligeant la Prusse à ne pas différer plus longtemps la conclusion du traité de commerce, sous peine de démasquer ses engagemens de Gastein. Il est plus que probable que à l'heure qu'il est des explications dans ce dernier sens ont été adressées au Cabinet de Vienne, et que rien désormais ne viendra retarder la signature de la Convention. Au reste, l'on ne doute pas ici que soit qu'ils préfèrent reconnaitre purement et simplement comme la Bavière, soit qu'ils trouvent plus convenable à leur politique d'imiter la Saxe, tous les autres Etats, comme les moutons de Panurge, vont sauter cette barrière, réputée selon eux infranchissable, qui s'opposait à la reconnaissance du nouvel ordre de choses en Italie. Ainsi se trouve pleinement couronnée de succès l'attitude ferme et énergique du Gouvernement du Roi qui en repoussant toute espèce de transaction ou modus vivendi dans l'affaire du traité de commerce, a remporté une éclatante victoire non pas seulement au point de vue de sa politique, mais encore à celui des intérets matériels du Pays.

Maintenant pour en venir à l'examen des motifs qui ont déterminé la Saxe et la Bavière si hostiles jusqu'à présent, à changer brusquement d'attitude vis-à-vis de nous, il faut avant tout tenir compte des impressions profondes de crainte et de dépit produites sur les Etats secondaires par la continuation de l'entente parfaite entre la Prusse et l'Autriche dans l'affaire des Duchés. Cette entente, en favorisant ouvertement les tendances annexionnistes de la Prusse, les menace tous plus ou moins dans leur existence, et leur a donné sérieusement à réfléchir sur leur dangereuse position. C'est évidemment sous l'empire de ces préoccupations que M. de Beust, pour résister aux envahissemens futurs de la politique Prussienne, a compris qu'il fallait à tout prix resserrer les liens qui unissent le pays au Gouvernement, consolider son autonomie, et comme en défìnitive le commerce saxon réclamait impérieusement une Convention commerciale avec l'Italie, ne pas différer plus longtemps de répondre à l'unanimité de ses voeux.

Pour la Bavière la question avait un caractère de nécessité politique encore plus tranché, et c'est pour cette raison que nous l'avons vue, sans vouloir s'appuyer, comme la Saxe, sur aucune considération d'intéret matériel, reconnaìtre purement et simplement le Royaume d'Italie. En effet, la Cour de Munich s'était jusque dans les derniers tems constamment montrée extrèmement docile à l'impulsion Autrichienne, c'était à Vienne qu'elle allait prendre le mot d'ordre dans toutes les affaires un peu importantes; et après ses nombreuses représentations faites à l'Autriche pour donner à la question du Schleswig-Holstein une solution fédérale de nature à rassurer les Etats moyens, elle n'a pu qu'etre profondément blessé du mépris que l'on persistait à faire de ses remontrances. Sur ces entrefaites est arrivé au pouvoir le Baron de Pfordten. Cet homme d'Etat qui de Francfort dirigeait déjà la politique Bavaroise, en voyant l'obstination calculée de l'Autriche à ne pas résister davantage à la Prusse, et à abandonner sa politique traditionnelle de protection avec les Etats moyens, a jugé que le moment était venu de faire acte d'indépendance vis-à-vis de l'Autriche en séparant violemment son action politique de celle du Cabinet de Vienne, si obstinément hostile à toute transaction avec l'Italie. Rien ne pouvait etre plus douloureux pour l'Autriche que la reconnaissance de la Bavière, et c'est précisément pour cela que M. de Pfordten l'a préférée à toute autre expression de son profond ressentiment.

Enfìn pour me résumer et donner leur véritable signifìcation aux deux incidents considérables qui, quoique, sous des formes différentes, viennent de se produire dans la politique des Cabinets de Dresde et de Munich, je ne crois pas me tromper en affirmant de la manière la plus positive qu'ils constituent une réponse énergique à la Convention de Gastein.

En ayant l'honneur de remercier V. E des précieux renseignements que contenait sa dépeche du 7 courant (Cabinet n. 13) (l) sur le résultat et le sens de nos élections...

P. S. -Je ne suis pas très sur du numéro d'ordre de cette dépeche que en cas d'erreur je prie de rétablir.

(l) -Cfr. n. 176. (2) -Cfr. n. 164.
199

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MAR

MORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, E AL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI

T. 331. Firenze, 19 novembre 1865, ore 16,15. Arnim annonce de Rome à Usedom et celui-ci me communiq_ue que le représentant du Wurtemberg à Rome a notifié au cardinal Antonelli son intention

de reconnaitre Italie. Tachez savoir indirectement ce qu'il en est des dispositions du Wurtemberg.

200

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 499. Berlino, 20 novembre 1865, ore 8,35 (per. ore 12,55).

Jusqu'à présent ministre de Wurtemberg ne m'a pas encore fait la moindre insinuation; mais un de ses intimes est venu me confier que d'après son langage il ne tarderait pas à imiter Saxe ou plutòt Bavière. Nous les aurons tous avant qu'il soit longtemps.

Il -Documenti divlomatici -Serie I -Vol. VI

(l) Cfr. n. 176.

201

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 333. Firenze, 20 novembre 1865, ore 17.

Certificats d'origine et différence de traitement entre divers Etats allemands sont inadmissibles, mais sommes prets à signer immédiatement traité de commerce avec Prusse agissant au nom du Zollverein. Vous pouvez assurer confidentiellement à Bismarck au nom du Gouvernement du Roi que nous accorderions au Zollverein entier traitement nation plus favorisée aussitòt après signature du traité pourvu que Gouvernement prussien assurat par son concours la subvention de 15 millions qui serait la part de l'Allemagne dans l'entreprise du percement des Alpes Helvétiques.

202

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 334. Firenze, 21 novembre 1865, ore 15,55.

Motifs impossibilité certificats origine vous ont été exposés dans ma dépèche 3 Juin (1). Je vous ai d'ailleurs écrit hier soir dans le sens de mon télégramme du mème jour. Si vous le croyez indispensable, on pourrait attendre après signature traité reconnaissance Saxe, Wurtemberg et Hanovre avant accorder traitement faveur à tout Zollverein; quant aux autres il vaudrait mieux négliger leur adhésion, surtout si on obtient ainsi concours précieux de Prusse au percement Alpes Suisses. Je complète donc mes instructions d'hier en vous chargeant de déclarer d'abo!"d qu'aucune différence de traitement pour divers membres Zollverein n'est possible, que nous sommes prèts à signer traité avec Prusse sous condition suspensive d'application, et que quant à possibilité d'anticiper par mesure législative traitement de faveur envers tout Zollverein après signature traité et reconnaissance Etats principaux, cela dépendra de résolution que prendra Prusse envers percement Alpes Suisses. Ce dernier point doit rester en tout cas confidentiel réservé, et en dehors pour ainsi dire de question conclusion traité, à laquelle rien n'est changé.

(l) Non pubblicato.

203

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 502. Berlino, 21 novembre 1865, ore 15,40 (per. ore 20,20).

Situation relative au traité de commerce est sensiblement modiflée. M. de Philipsborn vient de me dire que le Gouvernement prussien renonce complètement aux certificats d'origine comme contraires aux statuts du Zollverein. Proposition définitive serait maintenant de conclure entre Italie et Prusse traité de commerce sur la base de celui anglais, avec le terme de deux mois pour l'échange des ratifications. Seulement lorsque la presque totalité des états aurait adhéré Italie accorderait généreusement traitement de la nation la plus favorisée à tout le Zollverein. Quant à l'engagement personnel de la Prusse pour percement des Alpes, M. de Philipsborn, tout en étant convaincu du concours de l'Allemagne pour plus tard, m'a di t positivement qu'il était impossible de traiter les deux questions ensemble. Mon télégramme de ce matin (l) n'a plus de valeur.

204

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 337. Roma, 22 novembre 1865, ore 17,15.

Vous pouvez signer traité commerce sur base traité anglo-allemand. Je crois entendu qu'un traité navigation sera signé aussi séparément ou conjointement sur base qu'il sera facile déterminer meme par télégraphe (2). Pleins pouvoirs vous seront expédiés demain antidatés pour le cas où signature sera>it immédiate. Il me semble préférable de ne fixer aucun terme pour ratification: si après terme deux mois quelques ratifications manquaient, notre position serait moins bonne. Nous pourrons appliquer traitement faveur à tout Zollverein après adhésion et r,econnaissance Etats Principaux, mais cela dépendra du Parlement et engagement absolu à cet égard serait prématuré. Chambre ouverte attend présentation projet de loi percement Alpes qui ne peut devenir pratique que par concours Prusse. Veuillez demander formellement Gouvernement prussien prompte détermination à ce sujet. Nous avons besoin d'un oui ou d'un non et dans les circonstances actuelles vouloir attendre équivaudrait pour nous à un non.

(l) -T. 501, non pubblicato: questione dei certificati di origine. (2) -Con t. 513 del 24 novembre Barrai informò che, per evitare nuove difficoltà, il trattato di navigazione avrebbe dovuto essere concluso più tardi separatamente.
205

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 504. Berlino, 22 novembre 1865, ore 15,43 (per. ore 19,30).

M. Thile est venu me renouveler officiellement les propositions d'hier de M. Philipsborn relativement au traité de commerce. Malgré toute mon insistance pour engagement pour percement des Alpes, il tp'a dit aussi de la manière la plus positive qu'il est impossible de meler les deux questions, mais qu'il ne désespérait pas pour plus tard du concours allemand (1).

206

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 505. Baden, 22 novembre 1865, ore 17,10 (per. ore 20,50)

J'ai fait de suite sonder les intentions à Stuttgart par un moyen sur et ami suivant les instructions télégraphiques de V.E. (2). Je viens de recevoir télégraphe par lequel personnage correspondant me donne rendez-vous pour demain sur chemin. J'irai et vous télégraphierai après dans le cas de réponse favorable en principe. Si V. E. croit m'autoriser à me rendre particulièrement à Stuttgart à voir Varnbi.iler que je connais déja j'attends vos ordres.

207

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 512. Baden, 24 novembre 1865, ore 18,50 (per. ore 22).

Reconnaissance d'Ita1ie par le Wurtemberg se fera prochainement; mais pas encore décidée. Varnbi.iler vient de répondre à personnage chargé de sonder ses intentions à ce sujet qu'aucune détermination n'est encore prise par

le Cabinet de Stuttgart, que son opinion personnelle après la reconnaissance de la Bavière et de la Saxe et a-t-il dit, Darmstadt c'est que le Wurtemberg n'avait plus d'excuse pour faire politique étrangèr,e exceptionnelle, regrette marche précipitée surtout de la Bavière par dépit envers l'Autriche au sujet de la convention de Gastein et que si le Wurtemberg reconnait, il ne suivra

pas l'exemple dans le sens d'un mauvais procédé, mais il agira par suite de la marche naturelle des événements; que l'état prospère et le progrès matériel surtout de l'Italie septentrionale sont pour un ministre de Wurtemberg motifs de plus de désirer bons rapports avec voisins aussi utiles. Le personnage conseille entrevue particulière en écrivant directement à Varnbiiler. D'après ce qui précède V.E. me donnera ses ordres. Varnbiiler ne se doute pas que sa réporise m'est connue.

(l) -Con t. 520 del 27 novembre Barrai comunicò che il Consiglio dei Ministri prussiano riteneva di non poter prendere decisioni in proposito prima di aver sottoposto la questioneal Parlamento che doveva riunirsi a metà gennaio. (2) -Cfr. n. 199.
208

L'INCARICATO D'AFFARI A FRANCOFORTE, RATI OPIZZONI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 14. Francoforte, 24 novembre 1865 (per. il 28).

Les deux Gouvernements de Bavière et de Saxe ont communiqué avec deux

notes différentes adressées aux Cabinets de Vienne et de Berlin leur reconnais

sance du Royaume d'Italie. La Légation de Sa Majesté en Prusse aura déjà fait

connaitre à V. E. le sens dans lequel étaient conçues les deux notes saxo-bava

roises adressées au Cabinet de Berlin.

Pour ma part j'ai pu avoir sous les yeux un résumé de la note que celui de Dresde a adressée à Vienne. M. de Beust, en annonçant que par l'adhésion au futur traité de commerce avec l'Italie il entend en reconnaitre le Royaume, ajoute • que la politique suivie par les deux grandes Puissances Germaniques déliait le Gouvernement Saxon des engagements et de la solidarité, dont il avait fait preuve jusqu'à la dernière heure, pour le Gouvernement autrichien. Que le développement toujours croissant du commerce ne permettait plus de sacrifier les intérets matériels à des sympathies et à des sentiments, d'autant plus que la position, que l'Autriche et la Prusse viennent de faire aux Etats Moyens de l'Allemagne, oblige ces Etats à marcher plus unis que jamais avec leurs populations ».

Je ne connais pas encore matériellement la note de M. von der Pfordten au Comte de Mensdorff. Cependant mes déductions et mes informations indirectes me donnent tout lieu de penser que le langage du Ministre Bavarois soit encore plus clair et plus dégagé: tel enfin qu'il convient à un Cabinet qui nous a reconnu purement et simplemcnt.

Le succès diplomatique de V.E. a eu lieu sous de tels auspices que, pourvu qu'on ménage les susceptibilités des Cours, dont les Cabinets nous ont reconnus, notre reconnaissance à Munich et à Dresde sera peut-etre le point de départ de l'influence légitime que l'Italie est appelée à exercer en Allemagne. Le ton aigre-doux des journaux Prussiens me confirme dans mon opinion (1).

209

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI

T. 341. Firenze, 25 novembre 1865, ore 12,40.

Nous les laisserons venir ne prenez aucune initiative meme privée envers Varnbi.iler.

210

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AI RAPPRESENTANTI DIPLOMATICI ALL'ESTERO

CIRCOLARE. Firenze, 25 novembre 1865.

Les élections générales ont témoigné la constance invariable du pays dans ses sentiments de modération et d'attachement à ses libertés intérieures et à son indépendance. Le Roi vient, à son tour, dans le discours du Tròne, de donner solennellement à la nation un nouveau gage de la rectitude de la politique de son Gouvernement. En attendant les débats importants qui succèderont dans

Je ne pense pas que pour le moment aucun Etat Allemand ait l'intention de porter la question de notre reconnaissance par devant la Diète, peut-étre c'est un tour que la Prusse ménage à l'Autriche dans le cas où !es tiraillements de ces deux grandes confédérées tourneraient à une brouille véritable et sérieuse. Cette méme question pourrait se présenter sous une autre forme, c'est-à-dire, si le Comte de Barrai présentait à la Diète des nouvelles lettres de créance en qualité de Ministre d'ltalie. Quelle serait dans un de ces deux: cas la position de la Diète Germanique?

Ainsi que je le marquais dans ma dépeche confidentielle n. 8 en date du 7 Juillet dernier [cfr. n. 94], des personnes très versées dans le droit fédéral allemand, soutiennent que la majorité des voix nous suffirait et que l'unanimité ne nous est aucunement nécessaire. En effet il existe un précédent: lors de la reconnaissance de la Belgique, le Luxembourg vota contre cette reconnaissance, cependant le nouvel Etat Beige n'en fut pas moins reconnu diplomatiquement par l'Assemblée Fédérale de la Confédération.

Il y aurait meme un biais pour l'Autriche. Les contestations entre cet Empire et l'Italie sont circonscrites à un territoire extra-allemand, il n'y a pas le moindre litige entre l'Italie et les Provinces allemandes de l'Empire autrichien. Rien n'empecherait donc qu'ici à Francfort l'Autriche, Puissance allemande, eùt des rapports officiels avec l'Italie, rapports qui n'exis· teraient pas à Vienne, où l'Autriche, Puissance Européenne pourrait soutenir les prétentions dynastiques de la Couronne des Habsbourg >.

le sein du Parlement, aux opérations préliminaires aujourd'hui en cours, je

vais Vous mettre au courant des incidents les plus dignes de remarque gui se

sont produits dans nos relations extérieures depuis ma dernière circulaire

de Cabinet.

La reconnaissance du Royaume par l'Espagne a rétabli entre les deux

Gouvernements des relations que nous nous félicitons de voir s'affermir cha

que jour.

La Bavière vient de nous faire connaìtre spontanément et directement sa

résolution de rétablir avec l'Italie des relations diplomatiques régulières.

La Saxe a de meme fait manifester officiellement par son Représentant

à Berlin au Comte de Barrai son intention de reconnaìtre l'Italie en adhérant

en bonne forme au Traité de Commerce projeté entre le Zollverein et nous.

Les paroles prononcées par le Roi à ce propos sur les liens qui doivent

unir le peuple italien aux populations germaniques ont trouvé un écho sympa

thique sur tous les bancs du Parlement, et c'est avec une satisfaction profonde

que le pays voit l'Allemagne prendre désormais pour règle de ses détermina

tions ses propres intérets, qui peuvent si avantageusement s'accorder avec ceux

de l'Italie.

Les négociations engagées depuis bientòt un an par la Prusse pour la con

clusion d'un Traité de commerce avec l'Italie sont sur le point d'aboutir à un

résultat définitif. La proposition toute récente qui nous a été faite par la Prusse

de conclure avec nous au nom du Zollverein un Traité de commerce qui devien

drait d'une exécution obligatoire après la ratification en bonne forme des

Gouvernements membres du Zollverein a été acceptée par le Ministre du Roi

à Berlin comme ses instructions l'y autorisaient.

-rées. Les organes tant officieux qu'officiels du Cabinet ont au contraire déclaré en toute occasion que des négociations régulières entre les deux pays étaient impossibles, le Gouvernement de l'Empereur ne voulant pas reconnaitre le Royaume d'Italie.

Je regrette, Monsieur, de ne pouvoir contester que ce que l'on regarde comme impossible à Vienne est au point de vue italien tout au moins très-difficile. Il est certainement à désirer que les souffrances qu'impose aux populations limitrophes du Po et du Mincio l'état de choses actuel fussent atténuées autant que possible (2): mais les sentiments communs qui animent ces populations sont tels, les faits l'ont prouvé, que l'aspi.ration aux sacrifices patriotiques y

domine les besoins ordinaires du bien-étre (l): c'est malheureusement une de ces situations tendues et violentes qui rendent inapplicables, l'Autriche a pu l'apprendre par expérience, les règles de la saine politique et de la bonne administration. La Vénétie a repoussé toutes les concessions, toutes les réformes de l'Autriche pour ne revendiquer que so n droit à l'indépendance. Un arrangement qui, pour réformer quelques tarifs, et pour rev-ètir de formes diplomatiques plus régulières des relatlons politiques où il ne pourrait y avoir d'ailleurs (2) rien de changé, semblerait interrompre cette sorte de revendication continue (3) de la nationalité des provinces vénitiennes ne serait aujourd'hui ni admis, ni méme compris en Italie.

Cependant loin de faire bon marché de la responsabilité qui pèse sur nous camme sur l'Autriche (4) à l'égard des intéréts des populations respectives, nous nous sommes toujours préoccupés de diminuer autant qu'il est en nous les difficultés d'un état de choses que les inévitables problèmes de la question vénitienne ne rendent déjà que trop grave. Si notre dignité nous a fait un devoir de ne pas transiger sur une question de forme avec les Etats du Zollverein, dont les intéréts réels n'ont rien d'opposé aux nòtres, les questions vitales dont il s'agit entre l'Autriche et nous sont de nature à rendre inopportune toute cornbinaison relative à une reconnaissance ?'éciproque qui ne saurait les résoudre, et qui pourrait avoir l'inconvénient de paraitre les préjuger (5).

Il ne resterait donc, nous le reconnaissons volontiers, qu'à procéder en dehors de toute forme qui put engager la politique des deux Gouvernements, et en vue seulement de l'amélioration de fait des relations économiques entre les deux pays.

Je suis obligé de constater que le Gouvernement autrichien ne s'est pas placé jusqu'ici sur un terrain qui permette d'en venir mème à un simple accommodement de ce genre.

Dans le mois d'aout dernier, des ouvertures nous furent faites par l'intermédiaire d'une Puissance arnie pour un arrangement • d'un caractère purement local • disait-on, entre les autorités de la Vénétie et celles des provinces italiennes limitrophes, à l'effet de faciliter et d'étendre entre elles les relations commerciales. Je n'ai pas besoin de relever, Monsieur, ce qu'il y a d'anormal et d'impraticable dans le projet d'un arrangement purement local entre les autorités administratives de certaines provinces de deux Etats qui l'un et l'autre appliquent le mème régime douanier à tout leur territoire, et dont l'un (6) au moins, personne ne l'ignore, entend conserver une entière unité d'administration pour toute le Monarchie sans aucune distinction de provinces.

Tout récemment, une démarche aussi inadmissible pour le fond, et moins recevable pour la forme fut faite par l'administration autrichienne auprès

de la nòtre. La Préfecture Impériale des Finances à Venise adressa en date du 16 Septembre 1865 une Note au Ministère des Finances à Florence, demandant pour les marchandises importées par la frontière lombarde en Lombardie et en Sardaigne le traitement de la nation la plus favorisée, en invoquant l'article XV du Traité Austro-Sarde de 1851 remis en vigueur par les stipulations du Traité de Zurich. Malgré la singularité de cette requete, le Ministre des Finances y répondit, pour déclarer que le Gouvernement du Roi d'Italie ne faisait aucune distinction entre les provinces qui ont été réunies au Royaume par le Traité de Zurich et celles qui en font partie en vertu des plébiscites, et qu'aucune différence de régime douanier n'est admissible entre elles.

On reconnaitra, Monsieur, qu'il était impossible de répondre autrement à de telles ouvertures, quelle que fùt la sollicitude du Gouvernement du Roi pour les intérets privés qui souffrent du présent état de choses. Dans un moment où la plupart des Gouvernements ressentent des besoins de paix, de transactions réciproques, de relations meilleures entre les peuples, il nous importe plus que jamais que les puissances amies, celles surtout qui ont placé la question vénitienne au premier rang de celles dont l'Europe aurait à s'occuper dans l'éventualité de la réunion d'un Congrès Général, apprécient à qui revient particulièrement la responsabilité des maux qu'entraine la situation respective des deux monarchies * (1).

En ce qui concerne la difficu!té pendante àepuis longtemps entre le Gouvernement autrichien et le Gouvernement du Roi pour la forme des actes de la Commission européenne de la navigation du Danube, le Gouvernement Autrichien a fini par accepter à son tour, après une longue opposition, la proposition de l'Italie, acceptée par la France, la Grande-Bretagne, la Prusse et la Russie. Ces actes auront désormais la forme solennelle d'usage dans les conférences et dans les actes internationaux de meme ordre: les Commissaires signeront et seront mentionnés comme Représentants des Puissances dont ils tiennent leurs mandats. Le rétablissement de ce mode de procéder, qui avait été suspendu depuis 1861 à cause de l'irrégularité des rapports diplomatiques existants à cette époque entre l'Italie et d'autres puissances, a eu lieu à l'occasion de la signature de l'Acte fìnal de la navigati.on du Danube, le 2 de ce mois.

Le Chargé d'Affaires de France est venu m'informer le 1er Octobre dernier que l'évacuation du territoire romain allait commencer par le retrait des troupes françaises des provinces de Frosinone, Velletri et Viterbe. Cette opération est Maintenant exécutée, et une partle des troupes de la Division d'occupation vient de retourner en France.

Le Gouvernement du Roi a pris dans cette circonstance les dispositions nécessaires pour assurer l'entière et rigoureuse exécution de la Convention du 15 Septembre et pour protéger autant que possible contre le brigandage, dont la violence a redoublé sur le territoire pontificai depuis le départ des troupes françaises, la vie et les propriétés des sujets du Roi dans les régions limitrophes. Les Ministres de l'Intérieur et de la Guerre ont adressé aux Autorités qui dépendent d'eux des instructions sur lesquelles il avait été délibéré en Conseil

des Ministres. L'artide l or de la Convention du 15 SeptE'mbre, par lequel l'Italie s'engage à ne pas attaquer le territoire du S. Père et à empecher, meme par la force, toute attaque venant de l'extérieur contre le dit territoire, devra etre regardé par les autorités civiles et militaires comme la règle absolue de leur conduite dans toutes les éventualités qui pourront se présenter. Les précautions nécessaires sont ordonnées afin que les rapports qui pourront s'établir, sous les réserves convenables, entre les autorités des deux territoires pour la protection de la sùreté publique ne donnent lieu à aucune complication. Il est prescrit aux troupes royales d'éviter de se tenir sur la ligne extreme de la frontière, et il est fait appel à leur abnégation et à leur sentiment du devoir pour les cas où leur susceptibilité militaire pourrait, à tort, se sentir engagée par des violations de frontière ou des provocations. Le Gouvernement du Roi sait qu'il peut compter sur l'excellente discipline de l'armée, sur le zèle des fonctionnaires civils, et sur la sagesse des populations pour l'exacte observance de ces instructions.

Les démarches faites par le Gouvernement du Roi pour obtenir, par l'intermédiaire qu'a bien voulu preter le Gouvernement Français, la mise en liberté ou la livraison aux autorités royales des condamnés pour délits politiques originaires des provinces pontificales et détenus encore aujourd'hui dans les prisons ou les bagnes romains, n'ont pas été couronnées de succès. Le Gouvernement pontificai s'est refusé à appliquer à ces infortunés le bénéfice du principe qui avait cependant servi déjà de base à des restitutions réciproques de condamnés pour délits communs entre les deux Gouvernements, celui de prendre comme point de départ l'état territorial actuel.

Une insulte faite au pavillon italien et des violences exercées contre nos nationaux à Biserte par les indigènes, a été suivie, grace à l'activité du Consul Général du Roi à Tunis et au bon vouloir du Gouvernement du Bey, d'une réparation exemplaire, avec indemnité pour les victimes de cette agression.

La Légation du Roi à Athènes vient de nous annoncer que le Gouvernement grec se dispose à accorder les satisfactions convenables pour l'injustifiable agression commise brutalement par le chef de la police d'Athènes contre le Vice Consul italien, qui fut, sans que rien puisse expliquer un pareil acte, frappé à plusieurs reprises et grièvement blessé par ce fonctionnaire et par ses agents dans l'une des rues les plus fréquentées de la ville.

Le Gouvernement du Roi a établi à la Plata une Station navale permanente dont I'action devra s'étendre à l'occasion sur les points quelconques des còtes de l'Amérique du Sud où elle serait nécessaire, et dont le siège sera à Montevideo. Elle est composée actuellement des corvettes • Magenta • et • Ercole • et de la cannonière • Veloce • précédemment envoyées dans ces parages; et en outre de la frégate • Regina • et de la cannonière • Ardita • qui viennent de partir pour leur destination sous !es ordres du Contre-Amiral destiné à prendre le commandement de la Station.

Il s'était élevé entre la Légation du Roi a Montevideo et les Représentants du Gouvernement argentin et du Brésil deux difficultés qui viennent d'etre aplanies à la satisfaction du Gouvernement du Roi.

La cannonière • Veloce , avait été chargée en Avril dernier par le Chef de notre division navale à la Plata d'une mission spéciale auprès du Président

du Paraguay. Les troupes paraguayennes ayant envahi la province argentine de Corrientes, le Commodore Brésilien avait cru pouvoir établir une ligne de blocus peu au-dessous de la ville de Corrientes pour empècher les communications par le Parana avec les forces du Paraguay. La • Veloce • ayant rencontré de la part des navires Brésiliens une opposition absolue à ce qu'elle franchìt la ligne de blocus, le Commandant italien dut se borner à protester, et il revint à Montévideo après avoir fait parvenir per la voie ordinaire de la poste, les plis dont il était porteur destinés au Président du Paraguay.

Le Ministre du Roi réclama auprès de l'Envoyé extraordinaire du Brésil. Après une correspondance assez longue, ce dernier fit parvenir au Chevalier Barbolani une note, où il déclarait, au nom de son Gouvernement, que rien n'avait été plus éloigné de la pensée du Commandant brésilien que l'intention de manquer à ce qui est du à la marine italienne et que la flottille brésilienne avait du user du mème procédé, envers la cannonière anglaise • Dotterell •. Le Ministre du Brésil ajoutait que son Gouvernement venait de prendre la détermination de laisser passer au delà de la ligne de blocus un batiment de guerre pour chacune des puissances ayant des intérèts engagés dans le cours supé!"ieur du fleuve.

Cette réponse laisse toutefois subsister la question de principe consistant à savoir si l'escadre brésilienne avait le droit de fermer par le blocus le fleuve entier à toute navigation, au lieu de se borner à bloquer certains points du virage. Le Ministre du Roi a fait toutes les réserves de droit à cet égard.

Trois goélettes italiennes dont le chargement consistait en rails destinés à l'administration paraguayenne ont été arrètées le 22 avril par l'escadre argentine, visitées et obligées de retourner à Buenos Ayres, où leur chargement fut débarqué et mis sous séquestre. Après une longue discussion sur les circonstances du fait, il a été convenu de réserver les questions de principe relatives à l'applicabilité soutenue par nous et contestée par le Gouvernement Argentin, des stipulations du Congrès de Paris au cas actuel et un protocole a été signé, où le Gouvernement Argentin s'engage à restituer le chargement, et à indemniser qui de droit, après constatation régulière des circonstances de fait alléguées.

P. S. -Quoique nous nous attachions à éviter tout ce qui pourrait rendre plus difficile la situation actuelle entre le Gouvernement Pontificai et l'Italie, nous sommes témoins, depuis quelque temps, d'un redoublement de provocations déplorables de la part des organes des autorités pontificales. Ainsi, il y a quelque temps, le journal officiel de Rome accusait à la fois les troupes italiennes et les troupes françaises, celles-là de se livrer sans scrupule à des violations de frontière fréquentes, celles-ci de tolérer ces violations. Ces jours derniers, un journal qui jouit d'une faveur marquée dans les sphères officielles à Rome, et avec lui toute la presse cléri~ale du dehors prétendirent que les brigands qui infestent le territoire pontificai sont payés et dirigés par le Gouvernement du

Roi. Vous remarquerez que ces brigands sont les mèmes que les feuilles en question représentaient camme les soldats du tròne et de l'autel lorsque les troupes françaises occupaient encore les provinces où ils ont établi le siège de leurs exploits. Des insinuations aussi basses ne méritent pas d'ètre relevées,

mais les encouragemens qu'elles reçoivent à Rome nous attristent, en ce qu'ils ne laissent guère prévoir que le Gouvernement pontificai soit près de devenir accessible à ces sentiments de conciliation et de paix que nous voudrions voir dominer chez lui.

(l) Cfr. il seguente brano del r. confidenziale 17 di Rati del 27 dicembre: « On commence ici à se préoccuper non plus de la signature du traité commerciai entre l'Italie et le Zollverein, mais bien de la position qu'aura la· Diète une fois que ce traité aura été signé.Quand meme le Hanovre s'obstinerait à se faire le bouc émissaire de l'Autriche, le Royaume d'Italie n'en sera pas moins reconnu de droit et de fait par tous !es Etats de la Confédération Germanique, except l'Autriche et si l'on veut, le Hanovre. On aura donc ici cette position singulière de l'Italie reconnue par chaque Etat allemand, sans qu'elle le soit parl'ensemble légal de ces memes Etats.

(l) * Le mouvement qui s'est déclaré en Allemagne pour le rétablissement de meilleures relations avec l'Italie a eu son contrecoup en Autriche. Depuis un certain temps les organes de l'opinion publique, surtout dans les provinces allemandes de l'Empire, conseillent au Cabinet de Vienne de négocier des accords commerciaux et meme de renouer des relations diplomatiques avec le Royaume. Des Chambres de commerce ont pris des délibérations où elles demandent formellement au Ministère autrichien, au nom des intérets matériels de la Monarchie, que ses relations commerciales avec l'ltalie soient amélio

(l) -Il brano fra asterischi è edito in LVB, pp. 237-240. (2) -In LV8 è qui aggiunto il brano seguente: « et le moyen le plus régulier d'arriver à ce résultat serait, sans aucun doute, le rétablissement de relations diplomatiques et commerciales sur un pied norma! entre !es deux Gouvernemens ». (l) -In L V 8 la frase in corsivo è sostituita dalla seguente: " qu'aucun arrangement de ce genre ne leur paraitrait acceptable s'il ne se présentait camme un acheminement à la solution de la question vénitienne •. (2) -In J" V 8 invece delle parole in corsivo: • n'y aurait au fond •. (3) -In L V 8 invece delle parole in corsivo: « d'affirmation permanente». (4) -In L V 8 invece delle parole in corsivo: « part de responsabilité qui pèse sur nous >. (5) -In L V 8 invece delle parole in corsivo: « de notre part toute discussion ayant trait à une reprise de rapports diplomatiques qui ne faciliterait guère, à en juger par les dispositions présentes de la Cour de Vienne, una solution pacifique, et qui pourrait avoir l'inconvénient de paraitre préjuger ces questions •. (6) -In L V 8 invece delle parole in corsivo: « que l'un des deux ».

(l) Con t. 364 del 9 dicembre D'Azeglio fu avvertito che il testo di questa circolare non doveva essere pubblicato perché vi erano stati apportati alcuni mutamenti di forma.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 26. Berlino, 25 novembre 1865 (per. il 29 ).

Ainsi que j'ai eu l'honneur d'en informer V. E. par mon télégramme

d'hier (1), sauf deux légères modifications, qui ne portent nullement sur les

questions de principe, je suis entièrement d'accord avec M. de Thile sur tout

ce qui concerne la conclusion du traité de commerce, conformément aux pres

criptions de V. E. renfermées dans son télégramme du 22 (2).

La première de ces modifications se rapporte au projet de traité de navigation qui dans l'intérèt mème de la prompte signature du traité de commerce demande, pour le moment seulement, à ètre écarté. En effet, M. de Thile m'a fait observer que lorsque au mois d'avril dernier il s'est agi de négocier avec l'Angleterre le traité de commerce, auquel l'on avait cru pouvoir adjoindre en mème temps un traité de navigation, le Hanovre s'était positivement refusé d'y adhérer si l'on ne détachait pas ce dernier pour en faire l'objet d'une convention à part avec les trois Etats maritimes de la Confédération; et comme, de fait, il était impossible de méconnaìtre la légitimité de sa réclamation, puisque la Prusse, l'Oldenbourg et le Hanovre sont seuls intéressés dans une question de ce genre, le Gouvernement Anglais s'était empressé d'y faire droit en acceptant la proposition Hanovrienne. Si donc aujourd'hui l'on essayait de nouveau de vouloir englober dans la Convention Commerciale un traité de Navigation, le Cabinet de Hanovre, qui jusqu'à présent n'a pas montré des dispositions très favorables, ne manquerait pas de saisir cette occasion pour

soulever des difficultés et retarder d'autant la conclusion du traité. Ce qu'il importe avant tout, pour le moment, c'est d'arriver à un dénouement rapide, et lorsque, comme tout le fait prévoir, nous l'aurons obtenu, rien ne sera plus facile que de procéder à un accord maritime avec la Prusse et les deux autres Etats du littoral Germanique.

Le second point sur lequel ont porté les observations de M. de Thile est celui relatif au terme à fixer pour l'échange des ratifications. Ainsi que V. E. me l'avait prescrit et m'appuyant sur ses considérations, je n'ai pas manqué de dire qu'il valait infiniment mieux ne point déterminer d'époque precise à cet égard. Mais M. de Thile m'a répondu, et M. de Philipsborn m'a également

confirmé, qu'il était très important d'énoncer quelque chose à cet égard, afin de ne pas enlever tout à fait au traité un certain caractère d'urgence, si propre à couper court à un dernier reste d'hésitations. Toutefois, ces Messieurs ont parfaitement compris et apprécié les inconvénients d'une époque fixe, qui une fois dépassée rendrait la situation un peu équivoque; et pour tout concilier ils m'ont proposé d'insérer la clause que: les ratifications seraient échangées aussitot que possible. Cette formule élastique me semble en effet se préter à tous les délais en méme temps qu'elle agit dans le sens d'une prompte solution. J'ose espérer que V. E. voudra bien approuver cette légère modification qui du reste n'altère en rien son programme.

Je n'ai pas besoin d'ajouter que j'ai déclaré, et qu'il a été expressément convenu, qu'en s'engageant à accorder à tout le Zollverein le traitement de la Nation la plus favorisée aussitòt que la presque totalité des Etats allemands auront adhéré au traité de commerce, le Gouvernement du Roi se réservait, comme de juste, d'obtenir l'approbation du Parlement.

Après avoir ainsi rendu compte à V. E. de l'accomplissement de ses instructions, il ne me reste plus qu'à L'informer de la marche que va suivre l'affaire pour arriver à sa conclusion définitive.

A cet égard M. de Philipsborn m'a dit que le Gouvernement Prussien allait aujourd'hui méme adresser à tous les membres du Zollverein une circulaire dans laquelle en leur rappelant son intention déjà manifestée de conclure prochainement un traité de Commerce avec le Royaume d'Italie, et leur faisant part en méme temps des récentes démarches de la Saxe et de la Bavière, il les inviterait à lui faire parvenir au plus tòt leur adhésion. Cette circulaire une fois lancée, l'on attendra une quinzaine de jours pour donner le temps convenable d'y répondre; après quoi l'on pourra, sans autre, procéder à la signature du traité de principe sur la base convenue.

Quoique j'aie déjà fait parvenir dans le temps le texte des traités Anglais

et Belge, dont le nòtre ne sera que la reproduction, toutefois, afin de ne rien

négliger dans une affaire aussi importante, j'enverrai dans trois ou quatre

jours la copie du traité tcl qu'il devra étre signé, afin que si le Gouvernement

du Roi avait quelque chose à y changer l'on pulsse encore le proposer.

D'après ce qui me revient de plusieurs còtés à la fois, il n'est pas douteux

que la pluspart des Etats donneront leur adhésion; seulement il parait qu'ils

se consultent entre eux pour savoir auquel des deux systèmes, de la Saxe ou

de la Bavière, ils doivent donner la préférence. Le Wurtemberg, me dit-on,

hésite encore sur le choix à !:lire, et attendra probablement l'envoi de la Cir

culaire Prussienne pour se prononcer. Quant à la Resse Electorale, qui par

sa position territoriale a une très grande importance dans le Zollverein, ainsi

qu'on l'a vu dans le traité Français, son représentant m'a dit hier que, à son

avis, les Etats Moyens n'avaient plus à hésiter sur le parti à prendre, et que

pour son compte il avait écrit à son Gouvernement pour lui conseiller une

reconnaissance franche et nette comme celle de la Bavière.

Enfin le mouvement d'adhésion déterminé surtout par la désertion de la

politique et du protectorat autrichien, s'accentue tous les jours davantage, et

je ne doute plus aujourd'hui qu'avant le milieu du mois de janvier prochain,

nous voyions la presque totalité des Etats oublier leurs anciennes rancunes contre l'Italie pour ne plus se souvenir que des intérets et des voeux unanimes de leurs populations. Peut-etre bien y en aura-t-il un ou deux qui jusqu'au dernier moment essayeront encore de bouder: mais en voyant l'élan général de leurs Confédérés, ils se hateront de sortir d'une position qui ne serait pas seulement intolérable mais deviendrait ridicule.

En ayant l'honneur de remercier V. E. de Sa dépeche (Cabinet .p.. 14) du 20 courant (1), et en me réservant de répondre incessamment à ce qui forme l'objet de son Post-scriptum...

(l) -T. 513, non pubblicato. (2) -Cfr. n. 204.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E _MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, ALL'AGENTE E CONSOLE GENERALE A BUCAREST, STRAMBIO

D. 28. Firenze, 28 novembre 1865.

Ho ricevuto i suoi dispaccj dal n. 71 al n. 78 della serie politica (2).

La notizia dell'amnistia data dal Principe Couza agli implicati negli ultimi

eventi è stata da noi accolta con favore e con piacere. La stessa facilità colla

quale vennero repressi i moti del 15 agosto e seguito dimostra che il paese ama

l'ordine e la quiete, né vi regnano nelle masse della popolazione sentimenti

ostili alla persona ed all'autorità del Principe. Quindi l'atto di clemenza usato

da Sua Altezza è tanto più provvido che, non potendosi attribuirlo a debolezza

od a timore, esso farà scomparire più agevolmente quelle irritazioni che sempre

succedono ad un politico turbamento. Noi portiamo dunque fiducia che il

Governo di Sua Altezza perseverando nel sistema di conciliazione del quale

l'amnistia è argomento, si mostrerà superiore alle passioni di parte, e !ungi

dall'abbandonarsi ad una politica di reazione che sarebbe piena d'interni e

d'esterni pericoli, saprà trovare nel rispetto degli ordini costituzionali del

paese, in una amministrazione imparziale, onesta, scevra da favoritismo e da

corruzione, i mezzi e la forza che spererebbe invano da arbitrari ed illegali

provvedimenti.

Sua Altezza ed il Governo Rumeno non possono mettere in dubbio i senti

menti benevoli onde il Governo Italiano fu sempre animato verso i Principati

Uniti. Ma appunto perché sinceramente amici, non crediamo poterei astenere

dall'indicare quella via che secondo noi è la sola che possa assodare l'autorità

del Principe ed evitare nuove e più perniciose crisi. Non intendo però, signor

Commendatore, che di questi miei riflessi Ella faccia oggetto di comunicazione

al Governo di Sua Altezza. Ma parmi bene di metterla in grado di esprimere,

qualora le se ne porga occasione, il vero modo nostro di vedere e di sentire

rispetto alle presenti condizioni della Rumenia.

I dispaccj telegrafici accennati nel suo dispaccio del 29 agosto pp. n. 75

sono regolarmente pervenuti a questo Ministero.

(l) -Non pubblicato. (2) -E' edito solo il r. 71 al n. 118.
213

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 58. Berlino, 28. novembre 1865 (per. il 3 dicembre).

Sans avoir encore perdu le caractère d'entente qu'elles ont acquis depuis la Convention de Gastein, les relations entre les Cabinets de Vienne et de Berlin subissent cependant en ce moment des tiraillements qui méritent d'etre mentionnés.

Et d'abord pour commencer par l'affaire des Notes adressées au Sénat de Francfort, il n'est plus douteux aujourd'hui que, tout en ayant été d'accord dans le principe sur le caractère purement fédéral à maintenir à la démarche, l'on ne s'entend plus ,en revanche maintenant sur les limites dans lesquelles doit s'exercer l'action commune des deux Grandes Puissances. L'Autriche voudrait que la proposition de repression contre les réunions et association3 politiques s'étendit à toute l'Allemagne; la Prusse au contraire n'entend l'appliquer qu'à la seule ville de Francfort, comme étant le siège de la Diète. La Prusse voudrait, en outre (et c'est là surtout le point le plus délicat de la question) que si sa proposition n'obtenait pas la majorité au sein de la Haute Assemblée , les deux Grandes Puissances passassent outre, et fissent prévaloir par la force leur manière de voir.

L'Autriche n'entend à aucun prix donner son consentement à ces mesures violentes qui ont déjà si fort irrité les petits Etats contre sa politique dan;; l'affaire du Schleswig.

Les choses en sont là pour le moment; les négociations continuent, et avec les habitudes allemandes, il n'est pas probable que l'on en voie de sitòt la fin.

Une autre cause de tiraillements consiste dans les allures un peu trop précipitées que voudrait imprimer le Comte de Bismarck à ses plaus ouvertement annexionnistes dans les Duchés.

L'insuccès notoire du Président du Conseil dans son voyage à Paris, l'impo

pularité toujours croissante de la Prusse parmi les populations du Schleswig

Holstein qui regrettent publiquement la domination Danoise, enfin le récent

succès et tout à fait inespéré qu'a obtenu l'Autriche dans son dernier emprunt

de 250 millions, sont autant d'éléments sur les quels s'appuie le Cabinet de

Vienne pour résister à celui de Berlin et lui faire sentir qu'il ne peut rien sans

le concours Autrichien. Tout cela, il est vrai, ne constitue encore que des nuan

ces, et a besoin d'ètre con:fi,rmé par des faits; mais le Comte de Bismarck qui

avec sa profonde perspicacité, sait parfaitement que dans une pareille affaire

ne pas avancer c'est reculer, est fort contrarié de ces temps d'arret et voudrait,

sans pouvoir y réussir, accentuer toujours plus sa politique annexionniste, en

ayant, comme par le passé, l'Autriche pour complice.

Un dernier incident qui sans avoir la meme importance est venu cepen

dant mécontenter le Cabinet Prussien, est le changement de destination du

Ministre Anglais Lord Napier, qui est remplacé par Lord Loftus Ministre à Munich. La cause de cette mutation doit ètre attribuée à cette circonstance que Lord Napier s'étant rendu dans le temps à Gastein pour voir de plus près ce qui s'y faisait, avait le jour meme de l'arrangement, télégraphié à Londres que tout confiit était écarté. Plus tard le Cabinet Anglais sut comment, et à quel prix le conflit avait été évité et, en en témoignant son profond mécontentement par sa Note du mois d'Aoùt, il résolut de changer son Ambassadeur actuel pour ne pas avoir l'air de sanctionner par sa présence à Gastein ce qui s'y était passé. Au reste l'on assure que la Reine d'Angleterre est personnellement très blessée de la manière brutale dont les Agents Prussiens dans les Duchés en agissent à l'égard de son parent et protégé le Due d'Augustenbourg, et l'on croit que cette considération n'est pas étrangère à la nomination de Lord Loftus que l'on dit ètre peu conciliant et surtout peu sympathique aux ambitions de la Prusse.

P. S. -Lord Napier a été nommé Gouverneur à Madras.

214

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 8. Berlino, 29 novembre 1865 (per. il 3 dicembre).

Le Ministre de Bavière vient à l'instant de me dire que le Roi ne devant etre de retour à Munich que le 6 Décembre, et d'un autre cOté le Comte Hompesch ne pouvant se rendre à Florence avant le 15 ou 20 du mème mois, il serait à désirer que le Marquis Oldoini ne vint à Munich que vers cette dernière époque.

Le Comte de Montgelas a ajouté, en forme tout à fait confidentielle, m'a-t-il dit, que l'Envoyé de l'ex-Roi de Naples, Baron Cito, ne devant quitter Munich que du 15 au 20 Décembre, il paraitrait convenable que le Marquis Oldoini ne fùt pas dans le cas de se rencontrer avec lui.

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IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 27. Berlino, 1 dicembre 1865.

* Je m'empresse de transmettre ci joint à V. E. deux copies de notre futur traité de commerce avec la Prusse agissant au nom de tout le Zollverein. Ainsi que V. E. pourra s'en assurer, les bases de cette convention entièrement conforme au récent traité conclu avec l'Angleterre et s'inspirant des principes

les plus larges en matière de liberté commerciale, assurent à l'établissement de nos nationaux en Allemagne aussi bien qu'à l'écoulement des produits Italiens sur les marchés Allemands, le traitement de la nation la plus favorisée. Cette assurance, du reste, ne concerne pas seulement le présent; elle porte aussi sur l'avenir, en ce sens qu'aucune faveur ne pourra etre accordée plus tard à une autre nation par le Zollverein, sans que ipso facto l'Italie n'en profite immédiatement.

En me remettant une copie du projet, M. de Philipsborn ,est rev,enu de nouveau sur l'absolue nécessité qu'il y avait selon lui, de fixer un terme pour l'échange des ratifications avec les autres Membres du Zollverein. • C'est, m'a-t-il dit avec beaucoup d'insistance, dans l'intéret meme de la prompte conclusion de l'affaire, que je tiens à maintenir ma première manière de voir à cet égard. Si nous insérons la formule: AussitOt que possible, il est certain que les Gouvernements qui auraient encore quelques velléités d'opposition, s'en prévaudront pour dire qu'ils ont tout le temps de se décider •. • Mais, ai-je objecté à M. de Philipsborn, si ce terme de six s~maines se passe sans que nous ayons l'adhésion de tous, nous allons nous trouver, la Prusse aussi bien que l'ItaUe, dans une fausse position vis-à-vis d'eux • * (1). • Je ne le pense pas, m'a-t-il répondu sans hésiter, comme nous sommes surs d'avoir la presque totalité des Etats, et que Votre Gouvernement répondra à cet ensemble d'adhésions par l'application du régime de la nation la plus favorisée à tout le Zollverein, il s'en suit que ce seraient eux-memes et non pas nous qui se trouveraient dans une fausse position. Le traité n'en serait pas moins considéré comme parfait, et ils se hateraient de sortir d'une situation qui ressemblerait presque à une exclusion. Croyez-moi, a enfin ajouté M. de Philipsborn, nous sommes aussi pressés que Vous d'en finir; et le terme de six semaines ou de deux mois, si vous le préférez, que je voudrais Vous voir adopter est indispensable à une prompte conclusion. Il est bien entendu que, comme nous en sommes convenus, nous maintiendrons, si Vous l'exigez positivement, la formule proposée par Votre Gouvernement, mais dans Votre propre intéret, je vous prie instamment de n'en rien faire » (2).

* J'ai répondu à M. de Philipsborn que j'allais immédiatement en référer à V. E., à laquelle je serais très obligé de vouloir bien me faire connaitre par télégraphe sa décision *.

Je ne dois pas cacher à V. E. que je me suis laissé gagner par les raisons de M. de Philipsborn, qui certainement puise sa conviction dans les rapports qu'il reçoit des Agents prussiens en Allemagne et aussi dans les entretiens journaliers qu'il a avec les représentants des Etats moyens. Ces derniers sont depuis quelques jours dans une agitation fiévreuse à l'occasion du traité; ils se consultent plusieurs fois entre eux dans la meme journée, et, d'après ce que m'a dit en souriant lVI. de Philipsborn, se préoccupent bien plus de nuances purement gennaniques pour colorer leur adhésion que de l'adhésion elle-meme qui ne peut plus etre mise en doute.

en vigueur dans un délai donné quel que soit le nombre des adhésions, n'y en eiìt-il pas une de plus •·

(l) -I brani fra asterischi sono editi in italiano e con qualche modifica in L V 9, pp. 9-10. (2) -Annotazione marginale: « On veut nous mettre dans la nécessité de mettre le traite
216

IL MINISTRO A LONDRA, D'AZEGLIO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA,

R. CONFIDENZIALE 96. Londra, 4 dicembre 1865.

Nelle mie conversazioni ultime col Principe La Tour d'Auvergne, egli mi era parso assai colpito del progresso operatosi nell'opinione pubblica in Germania riguardo all'Italia. Credo ne abbia tenuto parola nella sua corrispondenza con Parigi, e sembrava desideroso di vedere che con disarmi ed altre misure concHianti, noi incontrassimo per parte nostra questa buona volontà. Alla verità egli con molta imparzialità riconosceva che il raddolcirsi del linguaggio dell'Austria in questo momento, avea sopratutto per mira di far passare il suo imprestito a Parigi, operazione non tanto agiata poiché il James Rothschild pare abbia spiegata la sua poca disposizione, benché console austriaco, ad imbarcarsi in simile speculazione, dicendo che il Conte Bismarck lo faceva avvisare di stare attento a quanto faceva, potendo da un momento all'altro l'Austria e la Prussia interrompere il buon accordo che ora apparentemente regnava.

Nel mio linguaggio col Principe La Tour d'Auvergne, gli ho fatto osservare, riguardo agli armamenti che principalmente sembravano molestarlo, che trattandosi di pagare, se chi pagava se ne contentava mentre poteva opporvisi in parlamento, credevo che potessero contentarsene gli altri. Inoltre che principale argomento per sperare una cessione della Venezia, era precisamente la bancarotta che minacciava l'Austria. Levatone il timore si levava anche l'opportunità di cedere, e valeva la pena, per qualche tempo almeno, vedere se si riusciva. Tralascio poi le ragioni che si hanno di voler così dare un'educazione a giovani soldati venuti da remote parti d'Italia e che non la riceverebbero altrimenti. Ma siccome aveami detto che credeva che qua avrebbero i Ministri amato di trovare nel discorso della Corona qualche indicazione di disarmo, così andai a bella posta ieri da Lord Russell in campagna col pretesto dell'ultima circolare politica di V. E. delli 25 novembre u.s. (l) per vedere se realmente mi avrebbe il primo Ministro parlato in quel senso. E Lord Russell invece, che naturalmente cercai mettere in quel discorso, mi disse solamente che il Signor Elliot gli scrivea che l'armata, che forse per iscritto stava in numeri imponenti, era già stata talmente ridotta da non permettere che si facesse molto di più.

Alla verità l'Ambasciatore mi avea detto formalmente che non gliene aveano mai parlato i Ministri; ma erasi piuttosto formato quell'opinione dai giornali. Al che risposi che se volea parlare del Times, questo da qualche tempo ci era poco favorevole. Inoltre riceveva le ispirazioni da casa Rothschild come forti azionarj. E questi signori predicano sempre la pace. Finalmente chi

credea darci un buon consiglio non tenea abbastanza conto delle considerazioni di cui parlai più sopra.

Lord Russell mi pregò di !asciargli la circolare, non avendo tempo a leggerla allora. Ed io non feci difficoltà: anzi lo pregai a volerla poi inviare a Lord Clarendon, anch'egli in campagna.

Queste circolari, essendo redatte in Francese, suppongo sieno destinate a dare ai Governi all'Estero un sunto dei principali fatti che hanno luogo da noi. Onde non siavi inconvenienti a palesarle ai Ministri, coi quali siamo in relazioni ufficiali.

(l) Cfr. n. 210.

217

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 356. Firenze, 5 dicembre 1865, ore 17,30.

Le Gouvernement du Roi ne peut admettre un terme précis pour ratifications. L'éventualité admise confidentiellement par nous en principe et par la quelle nous appliquerions en fait traité au Zollverein après adhésion de la plupart des Etats prendrait par suite de fixation de terme le caractère d'un engagement à époque fixe; ce qui ne saurait etre puisque nous ne savons ni ce que Prusse fera pour percement des Alpes, ni meme si principaux Etats secondaires se hateront autant d'adhérer au traité qu'on l'espère a Berlin.

218

IL MINISTRO A PIETROBURGO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 54. Pietroburgo, 6 dicembre 1865 (per. il 15).

Quoique je ne fusse chargé d'aucune communication pour le Prince Gortchakow, j'ai eu hier l'occasion de l'entretenir sur nos élections générales, favorables au grand parti libéral; sur le discours à la fois prudent et énergique de la Couronne et sur la reconnaissance du Royaume par la Bavière et la Saxe.

Il m'a écouté attentivement, mais, parce que peut-ètre ces sujets avaient été déjà amplement traités par M. de Kisseleff et par les organes de la presse,

S. E. s'est abstenue de toute réflexion.

J'ai parlé ensuite, dans le sens de la Circulaire (Cabinet), du 25 Novembre (1), des ouvertures directes et indirectes qui nous étaient parvenues pour

des arrangements commerciaux avec l'Autriche, et de la réponse que nous avions di't y faire, quelle que fiìt notre sollicitude pour des intérets privés que l'état actuel des choses laisse en souffrance. La responsabilité en retombe entièrement sur le Cabinet de Vienne, qui jusqu'ici ne s'est pas placé sur un terrain qui permette de concerter meme une simple amélioration de fait dans les relations économiques entre les deux Pays.

En réponse j'ai reçu des remerciments pour ces détails d'un intérèt si marquant et si plein d'actualité.

J'ai amené alors la conversation sur la question du désarmement. En présence des réductions opérées dans l'armée Française, cette question occupait plus que jamais l'attention publique. Quant à l'Italie, elle avait déjà introduit des économies notables dans les budgets de la guerre et de la marine, en sorte que son effectif était sur le pied de paix. Et cependant elle se trouve vers le Mincio avec des frontières à découvert. D'un còté: politique autrichienne rancuneuse et remplie d'illusions; de l'autre, allures variables de la Prusse, qui tient toutes les portes ouvertes, selon la doctrine de M. de Bismarck.

Le Vice-Chaneelier contestait toute portée sérieuse aux mesures récentes de la France, qui, par ses chemins de fer et son organisation militaire, est à mème de concentrer si rapidement des forces imposantes. • Il semble cependant, ajoutait-il, que pour le moment l'Empereur Napoléon ne médite aucun pian belliqueux. Du reste, pour ce qui nous regarde, nous sommes parfaitement rassurés. Je doute fort qu'on songe à nous chercher querelle, car l'on pourrait ètre certain, le cas échéant, que notre attitude serait la méme que lors des affaires de Pologne. Le Gouvernement serait, comme à cette époque, énergiquement soutenu par l'esprit si patriotique de la nation russe •.

Les journaux annonçaient que, ensuite d'une demande du Cabinet de Vienne, on attendait la publication prochaine d'un Oukase ordonnant la mise en liberté des sujets autrichiens condamnés par les Conseils de guerre russes lors de l'insurrection polonaise. Le Prince Gortchakow niait carrément cette nouvelle.

Cependant, ai-je répliqué sur le ton de persifflage, l'Empereur FrançoisJoseph a aujourd'hui le vent en poupe; ses finances s'améliorent par la réussite d'un emprunt. Sa Majesté doit se sentir bien fortifiée à l'intérieur, puisqu'elle accorde une amnistie à la Gallicie, sans se préoccuper si la Russie suivra ou non son exemple. Cette dernière mesure ne serait-elle peut-ètre qu'un moyen de séduction pour faciliter un rapprochement entre les différentes Provinces de l'Empire?

J'ai parfaitement vu, au jeu de la physionomie du Prince, que j'avais touché une corde sensible. Mais il ne releva qu'une seule de mes allusions, celle relative à l'emprunt: • ce n'est, dit-il, qu'un répit. Vous seriez peut-etre tenté d'appliquer le mot de Pyrrhus après la victoire d'Asculum •.

L'entretien n'a pas offert d'autres particularités. Nous ne sommes pas encore au bout de la veine de recueillement et de réserve, dictés, au reste par les embarras financiers, par la nécessité d'un immense travail d'organisation intérieure et par la situation respective des grandes Puissances. D'un autre còté, par un légitime instinct d'orgueil national, le Cabinet russe aimerait

avoir un ròle plus marqué. Sa diplomatie est toujours active, sans aucun doute, se.s représentants sont sùrement mis à meme de prononcer au moins une opinion quand ils sont interpellés par des Gouvernements étrangers. Je sais positivement que le Cabinet du Ministre des Affaires Etrangères est très occupé, ou du moins prétend l'etre, sans qu'aucun des mes collègues soit en mesure de deviner en quoi ce travail consiste. Ainsi un de ses soins assidus doit étre de chercher à modérer les allures du Président du Conseil à Berlin et d'éloigner des chances de conftit entre la Prusse et l'Autriche. Soit dit en passant, les avertissements n'y sont pas toujours accueillis avec la méme déférence que par le passé, à en juger au moins d'après un propos tenu par un des intimes du Prince: • M. de Bismark exagère peut-etre ses forces; le fait est que, lorsque nous lui coupons les ailes, elles repoussent bien vite •.

L'amnistie décretée par l'Autriche en Gallicie doit également préoccuper, et meme mécontenter le Gouvernement russe. Il s'attenàait probablement à ce qu'aucune des trois Puissances copartageantes de la Pologne ne voudrait se dévancer l'une l'autre dans des mesures de clémence. Il pouvait jusqu'à un certain point espérer qu'aucune décision ne serait prise sans une entente préalable. C'est un déboire dont on se plaindra peut-etre de Cabinet à Cabinet, mais on se gardera bien de laisser rien transpirer, de crainte que la Prusse ne voie, dans un refroidissement meme léger dans le rapports e n tre l'Autriche et la Russie, une conjoncture favorable pour élever de nouvelles prétentions dans les Duchés de l'Elbe.

Dans tous les cas, c'est bien là une position aussi bizarre qu'embarrassée. L'Autriche menace d'échouer dans ses tentatives de réconciliation entre différents éléments qui se croient sacrifiés les uns aux autres. Elle n'est dès lors qu'une alliée faible, si tant est qu'une alliance, dans toute l'extension du mot, soit pratiquement possible entre la Russie et une Puissance frappée ici d'impopularité depuis la guerre de Crimée.

La Prusse, ayant acquis la conscience de ses propres forces, ne se laisse plus aujourd'hui conduire si facilement.

L'Angleterre incline de plus en plus vers la politique de non intervention.

Quant à la France, ce n'est un secret pour personne que les rapports sont assez froids entre l'Ambassadeur Baron de Talleyrand et le Ministre Impérial des Affaires Etrangères, Prince Gortchakow. Depuis les événements de Pologne, il y a toujours ici un certain sentiment de méfiance vis-à-vis du Cabinet des Tuileries.

Telle serait l'explication de l'attitude de la Russie. Si les conjonctures se dessinaient autrement, elle saurait bien faire naitre ou brusquer les occasions qui lui permettraient d'avancer son oeuvre.

En attendant, so n activité semble concentrée dans l'Asie Centrale. Il est assez instructif, sous ce rapport, de lire le Journal de St. Pétersbourg, du 21 Novembre/3 Décembre. Le Tsar, compatissant aux malheurs d'une contrée limitrophe à la nouvelle Province du Turkestan, fait déclarer que la ville de Tasckent, avec le territoire qui s'étend jusqu'au fleuve Syr-Daria, doit former un Etat indépendant placé provisoirement sous la garde immédiate des armes russes. Une adresse munie de 58 cachets d'habitants très notables de Tasckent, qui compte près de 100/m àmes, faisait un acte de soumission dicté

par le désir de se séparer du Khokan. Les Autorités Impériales y établiront une forme de Gouvernement qui réponde aux voeux et aux besoins de ces populations musulmanes. De la protection à la possession il n'y a qu'un pas, et ce pas se fera.

J'app:rends qu'il est fortement question du remplacement prochain de

M. de Reutern, Ministre des Finances, par le Comte Mourawiew, parent de celui qui récemment a été relevé des fonctions de Gouverneur Général à la Vilna. On prétend que M. Mourawiew ne se déciderait à accepter ce portefeuille, qu'après avoir pris connaissance de la situation et après avoir obtenu l'assurance que le budget ne serait pas dépassé.

Dans les conditions d'un malaise financier, sur lequel mon rapport politique d'aujourd'hui, N" 38 (1), jette quelque lumière, cette nouveUe aurait de l'importance. Quel qu'il soit, le talent d'un nouveau Ministre ne servirait de rien, s'il ne commençait pas par introduire dans l'administration un ordre et un contròle, qui malheureusement ont fait souvent défaut jusqu'ici.

Le voyage du Grand-Due Constantin à Berlin, où il assistera au mariage de la Princesse Alexandrine avec le Due Guillaume de Mecklembourg, est parfaitement explicable en suite des liens de parenté qui existent entre ces Cours. D'ailleurs ce serait un échange de courtoisie. Le fils du Prince Albert a représenté ici la Maison de Prusse, lors des funérailles de feu le Grand-Due Nicolas. Ce voyage a peut-etre aussi un but politique, mais on n'apprend rien à cet égard dans le Corps Diplomatique. Dans tous les cas, le Grand-Due Constantin mettra sùrement à profit son séjour à Berlin, pour parler dans le sens des intérets de la politique russe et pour rapporter ici ce qu'il aura vu et entendu.

En accusant réception de la dépeche de V.E. en date du 17 Novembre échu (Cabinet)... (1).

(l) Cfr. n. 210.

219

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 28. Berlino, 8 dicembre 1865 (per. il 12).

* Ainsi que j'ai eu l'honneur d'en informer V.E. par mon télégramme de ce matin (2), j'ai déclaré à M. de Philipsborn, en m'appuyant des raisons indiquées dans le dernier télégramme de V.E. (3), que le Gouvernement du Roi ne pouvait absolument pas admettre de terme fixe pour l'échange des ratifications. Cette détermination a paru beaucoup contrarier M. Philipsborn; mais en présence des instructions si précises de V.E., je l'ai fermement maintenue, et aujourd'hui, il est expressement convenu que le traité ne portera aucun terme fixe pour l'échange des ratifications, mais seulement la formule banale: aussitot que possible.

Cette difficulté résolue, il semblait que tout allait marcher à souhait et que, apres avoir par des raisons de pure convenance donné encore une semaine

ou deux aux réfiexions des Membres du Zollverein auxquels la Prusse avait du écrire une circulaire pour les mettre au courant de la situation, il ne resteraìt plus qu'à signer la convention commerciale. Malheureusement il est venu tout-à-coup se produire un incident qui, si le Gouvernement Prussien ne réussit pas à l'écarter, va singulièrement en retarder la conclusion définitive. En réponse à la Circulaire du Cabinet de Berlin, la Bavière lui a fait parvenir une déclaration portant qu'elle désirait prendre une part directe aux négociations, et d'après ce que m'a dit M. de Bismarck l'on n'a pu faire autrement que d'adhérer à sa réclamation. Bien plus, comme la Saxe par son adhésion anticipée au traité s'est placée à peu près sur la meme ligne que la Bavière, le Cabinet de Berlin, en lui faisant part de la démarche de celui de Munich, a cru devoir lui faire l'offre de participer à la meme faveur * (1).

En apprenant l'introduction de deux éléments nouveaux dans une affaire que jusqu'à présent je n'avais traitée qu'avec la Prusse, je n'ai pu m'empecher d'en exprimer au Comte de Bismarck mon profond étonnement; en méme temps je lui ai fait remarquer que, * sans vouloir me meler en rien du plus ou moins de droit des Membres du Zollverein de s'associer aux actes de la Prusse agissant déjà cependant au nom du Zollverein je trouvais que le mot de négociations employé par la Bavière ne me semblait pas exact, puisqu'il ne s'agissait que d'un traité de principe sur lequel l'on était aujourd'hui parfaitement d'accord, et dont les négociations se trouvaient par conséquent closes et terminées. M. de Bismarck s'est borné à me répondrè qu'il était lui-méme extrèmement contrarié de cet incident, mais (2) qu'il avait été impossible de se refuser à la demande de la Bavière, et que dans tous les cas il ne fallait pas y attacher d'autre importance que celle d'un nouveau retard. * M. de Philipsborn, que je suis allé immédiatement voir pour connaìtre ses impressions, s'est montré extrèmement mécontent de l'incident. Il ne comprend pas plus que moi l'ingérence de la Saxe et de la Bavière dans cette phase de la question et partage entièrement mon avis sur l'impossibilité d'appliquer le mot de • négociations • à la situation du moment qui par l'accord survenu entre la Prusse et l'Italie, était devenu un fait accompli. En résumé, il pense qu'il n'y a plus qu'à attendre pour voir se développer l'action de la Bavière et de la Saxe, et pour mon compte après avoir exprimé ma manière de voir et réservé de faire connaitre celle de mon Gouvernement, s'il juge à propos de la formuler, je suis bien forcé de me ranger à l'avis de

M. de Philipsborn-c'est-à-dire: d'attendre.

Pour en venir maintenant aux réfiexions que m'a fait naitre la réclamation inattendue de la Bavière, je dois dire que, si comme précédemment le Cabinet de Munich se trouvait placé sous l'influence immédiate de l'Autriche, il n'y aurait pas à douter que le coup ne partit de Vienne. Mais dans les termes où se trouvent les deux Cabinets, après la reconnaissance spontanée de l'Italie, cette supposition devient inadmissible. Il est plutot à présumer que la Bavière et la Saxe, ou plutot MM. de Beust et de Pfordten, qui tous deux cherchent par tous les moyens possibles à enrayer la prépondérance toujours plus redoutable de la Prusse en Allemagne, ont voulu dans cette circonstance

témoigner d'une certaine vitalité en se posant en Puissances avec lesquelles il faut compter. Quoi qu'il en soit, nous saurons bientòt à quoi nous en tenir sur les véritables intentions de la Bavière et de la Saxe; et si contre toute attente, le Cabinet de Berlin ne réussissait pas dans un terme très prochain à aplanir cette difficulté, il se porterait à lui-méme un très grand préjudice en confirmant l'opinion de la plupart des Membres du Corps diplomatique, qui persistent à croire que lié à Gastein par des promesses secrètes avec l'Autriche, il n'est plus disposé à presser la conclusion d'un traité dont il a pris il est vrai l'initiative, mais qui tant qu'il n'est pas encore conclu, est un moyen de pression sur le Cabinet de Vienne.

Au surplus, il ne faut pas oublier que le Commerce Allemand demande avec une extrème énergie la prompte conclusion d'un traité de commerce avec l'Italie, et que si ses légitimes réclamations n'étaient pas écoutées, il finirait par se produire dans toute l'Allemagne une fermentation d'autant plus grande que l'espérance de voir ses voeux se réaliser aurait été plus prochaine. C'est là un élément de succès sur lequel nous devons compter et qui est bien autrement puissant que les intentions plus ou moins empressées que l'on prete à la Prusse.

Quoique devant subir un temps d'arrét, notre position n'en reste donc pas moins très bonne; et en terminant je dois confirmer pleinement ce que j'ai eu l'honneur de mander dernièrement à V.E. sur les conditions extrèmement favorables faites dès à présent au Commerce Italien sur les marchés Allemands. D'après ce que m'a af1iirmé de la manière la plus positive M. de Philipsborn, ces conditions sont exactement les mémes accordées à la France, à l'Angleterre, à la Belgique, et résultent de l'application mème, a partir du l•r Juillet dernier, du Tarif Général du Zollverein qui n'admet pas de traitement différentiel. La seule différence qui existe entre notre position et celle des Puissances désignées, c'est que les faveurs qui leur sont accordées ont la sanction d'un traité, tandisque les mémes facilités dont nous jouissons actuellement sont sujettes à révocation. Il serait très à propos de faire connaitre cet état de choses au Commerce italien, qui, je le répète, dès le ler Juillet dernier, et à moins d'une révocation expresse qui n'est pas à prévoir, se trouve placé dans les mémes conditions que celui de la nation la plus favorisée.

(l) -Non pubblicato. (2) -T. 544, non pubblicato. (3) -Cfr. n. 217. (l) -I brani fra asterischi sono editi in italiano e con qualche modifica in L V 9, pp. 10-11. (2) -Le parole in corsivo sono omesse in L V 9.
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IL MINISTRO A MADRID, TALIACARNE, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 14. Madrid, 10 dicembre 1865 (per. il 17). Hier, jour fixé pour la réception du Corps diplomatique, j'ai eu un entretien avec le Secrétaire d'Etat, dont je m'empresse de rendre compte a V.E. J'ai entamé la conversation en Lui disant que par suite d'instructions

que j'avais reçues dans 1e courant de la semaine, j'avais quelque communication à Lui faire. « Sans doute au sujet du Chili? • s'écria M. Bermudez de Castro;

• Précisément •, je lui répondis, et je continuai de la sorte: • V.E. n'ignore

certes pas que l'ltalie a des nombreux et très puissants intéréts au Chili, que beaucoup d'ltaliens s'y sont établis, et que nos navires fréquentent ces parages; il est donc très nature! que mon Gouvernement, dans sa sollicitude constante pour tout ce qui a rapport à notre commerce en général, prenne un intéret tout spécial à la question pendante entre l'Espagne et le Chili, dont les conséquences ont déjà affecté notre commerce et notre navigation.

Après avoir eu soin de constater ainsi l'importance de nos intéréts dans ce pays là, et l'influence déjà exercée sur eux par le conflit hispano-chilien, j'ai exprimé au Ministre, selon les ordres de V.E., les voeux que forme le Gouvernement du Roi pour que le différend Hispano-Chilien soit aplani d'une mamere conciliante, et en méme temps, je lui ai fait part de son désir que les bons offices de la France et Angleterre parviennent à faciliter une solution amicale.

M. Bermudez de Castro a très bien accueilli ce que je venais de Lui dire, et m'a répondu, autant que je puis m'en rappeler, dans les termes suivants:

• Nous avons accepté les bons offices de la France et de l'Angleterre, comme nous aurions accepté ceux de l'Italie, dans l'espoir de parvenir ainsi plus facilement à une solution prompte et équitable de notre différend avec le Chili, que nous désirons voir terminé le plus vite possible. Nous venons maintenant de tomber d'accord avec le Gouvernement de France et d'Angleterre sur un projet d'arrangement qui, s'il venait à etre accepté par celui du Chili, résoudrait les difficultés existantes et rétablirait la bonne harmonie entre les deux pays.

J'ai remercié M. Bermudez de Castro· de ce qu'il avait dit que le Gouvernement espagnol aurait aussi accepté les bons offices de l'ltalie, et je lui ai demandé s'il avait quelque objection à me communiquer les bases de l'arrangement qu'il venait de mentionner. Le Ministre m'a répondu que non; en effet il m'a de suite dit que l'arrangement dont il s'agit est tout simplement le suivant:

Le Gouvernement du Chili devra passer une note dans laquelle il aura à déclarer:

lo qu'il n'a jamais eu l'intention d'offenser l'Espagne;

2o qu'il ne considère pas le traité de paix et d'amitié existant entre lui et l'Espagne comme annulé par suite de sa déclaration de guerre, mais qu'au contraire il s'engage à ce qu'il continue à étre en vigueur comme par le passé. En outre, le drapeau Espagnol sera hissé au màt d'un des bàtiments de l'Escadre Espagnole, autre que celui monté par l'amiral Pareja, et salué par les batteries chiliennes avec 21 coups de canon, salut qui sera immédiatement rendu par le méme bàtiment.

J'ai dit alors à M. Bermudez de Castro que je ne pouvais que me féliciter d'apprendre qu'on avait enfin adopté un projet d'arrangement qui peut faire espérer la fin de ce conflit, ce qui est dans les voeux de tous, mais spécialement des puissances intéressées dans cette question; que je me berçais de l'espoir que ces voeux seront exaucés, mais qu'en attendant, et pour toutes les éventualités possibles, je le priais de vouloir bien donner les instructions nécessaires a l'amiral Pareja pour que les propriétés des sujets du Roi, et surtout les bàtiments appartenant à notre commerce soient traités avec les égards dus à une puissance arnie.

M. Bermudez de Castro a répliqué en disant que depuis longtemps il avait spécialement recommandé à l'amiral Pareja de respecter soigneusement le droit des neutres et d'agir avec tous les ménagements possibles envers les propriétés qui réellement appartiennent à des sujets étrangers.

Le projet d'arrangement, dont je viens d'informer V.E., a été formulé dans un mémorandum adressé au Gouvernement espagnol par ceux de France et d'Angleterre. Jusqu'à hier l'assentiment du premier à ce projet n'avait été donné que verbalement, mais aujourd'hui ou demain, M. Bermudez de Castro le donnera aussi par écrit au moyen d'une note identique adressée à Sir John Crampton et à M. Mercier.

Le jour meme de mon entrevue avec M. Bermudez de Castro j'ai appris de très bonne source que le Gouvernement Espagnol s'est engagé à répondre à la Note qui lui serait adressée par le Gouvernement du Chili, en déclarant qu'il n'a aucun sentiment d'animosité contre la république, qu'il respecte son indépendance et son autonomie, et que du moment où sa dignité est satisfaite et mise à couvert, il est tout-à-fait disposé à oublier le passé et à rétablir avec le Chili ses anciennes relations d'amitié.

J'ai aussi appris de la meme personne que le Ministre du Chili à Londres, qui a eu connaissance du projet d'arrangement dont il s'agit, parait croire que son Gouvernement y fera un accueil favorable.

Tels sont, M. le Ministre, les renseignements qu'aujourd'hui je me trouve en mesure de fournir à V.E. sur cette question qui intéresse si vivement notre marine et notre commerce; si des nouveaux incidents venaient à se produire, je ne manquerai pas de les Lui faire connaitre sans délai.

221

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 553. Carlsruhe, 14 dicembre 1865, ore 22,20 (per. ore 23,40).

Varnbfrler vient de répondre au ministre des affaires étrangères que la reconnaissance de l'Italie ne se fera avant signature du traité de commerce et qu'on adoptera meme procédé que baron de Beust.

222

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI,

LA MARMORA

(Ed. in italiano in L V 9, pp. 13-14)

R. 31. Berlino, 16 dicembre 1865 (per. il 20).

Ainsi que j'ai eu l'honneur d'en informer V.E. par mon télégramme de ce matin (1), la Bavière, qui un instant avait eu la pensée de demander des chan

gements de tarif dans notre futur traité de commerce avec la Prusse, s'est désistée de cette prétention * inadmissible qui aurait suscité de nouveaux embarras * (1), et a informé hier soir par télégraphe son représentant ici qu'elle allait lui expédier les pleins-pouvoirs pour signer purement et simplement le traité de principe tel que j'ai eu soin d'en faire parvenir dernièrement deux copies a V.E.

L'insistance mise par la Bavière à prendre part directement au traité, est une conséquence de sa nouvelle attitude politique vis-à-vis de l'Italie et s'explique, par cette circonstance fort remarquée dans le monde diplomatique qu'elle n'a pas voulu laisser la Prusse agir seule et camme pouvant disposer à san gré de tous les Gouvernements allemands dans une affaire aussi importante (2). Le Cabinet de Berlin * l'a si bien compris ainsi que, à son tour ,ne voulant pas d'un tète-à-tete avec la Bavière qui semble les piacer sur le mème pied *, à peine M. de Mongelas lui faisait-il connaitre la décision de son Gouvernement, qu'il télégraphiait immédiatement (3) au Gouvernement Badois pour l'inviter à signer également le traité. Celui-ci, d'après ce que j'apprends à l'instant, s'est empressé d'adhérer à l'invitation et a chargé son représentant ici Baron Turkheim, de signer.

* Quoi qu'il en soit de ces nuances d'amour-propre purement Germaniques, et qui ne nous touchent en aucune manière, il ne peut plus y avoir aujourd'hui de doute sur le succès définitif de nos laborieuses négociations. Le traité sera bientòt signé et les Etats secondaires s'empresseront d'y donner une adhésion qui équivaudra à une véritable reconnaissance *.

Quant à la Saxe, à qui la Prusse avait également offert de prendre une part directe à la signature du traité, elle a maintenu sa première manière de voir en déclarant qu'elle adhérerait au traité aussitòt qu'il aurait été conclu.

(l) Non pubblicato.

223

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERNA, CARACCIOLO DI BELLA

D. 7. Firenze, 18 dicembre 1865.

È stato supposto al R. Ministero dell'Interno che tra breve e più precisamente verso il 24 corrente debba aver luogo a Lugano una riunione di persone aderenti al partito d'azione, e che il Dottore Agostino Bertani sia venuto a Firenze appositamente per sollecitare parecchi Deputati della Sinistra ad intervenirvi.

Benché io sappia come non sia troppo agevole il procacciarsi da codesta residenza informazioni sicure intorno a quanto possa avvenire nel Cantone

Ticino io La prego nondimeno di veder modo di fornirmi indicazioni intorno allo scopo ed alle risultanze della riunione, ove abbia luogo effettivamente. Colgo l'opportunità per segnarLe ricevuta dei suoi pregiati Rapporti di Serie Confidenziale n. 17 e 19... (1).

(l) -I brani fra asterischi sono omessi in L V 9. (2) -In LV 9 le r>arole in corsivo sono sostituite dalle seguenti « come effetto del giusto desiderio di quel Governo di concorrere ad un atto di cotanta importanza •. (3) -In LV 9 qui è aggiunto «non solo al Governo sassone, ma anche •.
224

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 32. Berlino, 19 dicembre 1865 (per. il 23).

* Mon télégramme de ce matin (2) a du déjà faire connaitre à V.E. le changement d'attitude de la Saxe qui, maintenant, vient de déclarer que, comme la Bavière et Bade, elle entendait prendre une part directe au traité de commerce en y apposant sa signature * (3). Depuis avant-hier j'avais parfaitement vu, d'après le langage du Comte de Hohenthal, que I'amour-propre aussi bien que l'intéret politique de la Saxe souffraient de voir la Bavière et le GrandDuché de Bade, jouer à còté de la Prusse un ròle très flatteur pour un état de deuxième ordre et qui, au point de vue politique surtout, acquiert une très grande importance. C'est à ce double sentiment qu'a obéi le Cabinet de Dresde en revenant sur le refus qu'il avait d'abord fait à la Prusse de signer le traité et dont il accepte l'offre aujourd'hui (4).

* Cette décision, comme j'ai eu soin de le faire observer à V.E. rend encore plus explicite la reconnaissance du Royaume d'Italie par la Saxe, puisque le Cabinet de Dresde entre résolument camme partie active dans l'accord commerciai sans vouloir attendre sa conclusion pour justifier par des raisons d'intéréts rnatériels, san adhésion.

J'en ai fait mes compliments au Comte de Hohenthal qui partage tout-à-fait cette opinion et a puissamment contribué par ses conseils à la faire triompher *.

Il est un autre incident qui mérite d'ètre signalé à V.E. et rentre tout-à-fait dans le cadre des efforts faits par !es Etats de second ordre pour affirmer leur vitalité en face des tendances absorbantes de la Prusse: * En mème temps que le Cabinet de Berlin écrivait aux membres du Zollverein pour les engager à donner leur adhésion au traité, celui de Munich leur adressait également de

son còté une çirculaire pour agir auprès d'eux dans le meme sens. Bien plus, les Agents Bavarois ont reçu ordre de s'entendre avec les Ministres Prussiens pour donner à leurs démarches une apparence collective. * Cette habileté de

M. de Pfordten ne servira pas seulement à sa politique de résistance ~nvers la Prusse dans les questions d'un autre ordre à venir, mais agira aussi puissamment sur les décisions des petits Etats en ce qui concerne leur adhésion à notre traité.

P.S. -Le Traité de commerc,e entre la France et le Zollverein entré en vigueur le 1er Juillet dernier, stipule en faveur des commis-voyageurs des deux Nations les memes facilités que celles accordées par les articles 21 et 22 de notre traité avec la Belgique. D'après le principe convenu du traitement de la Nation la plus favorisée, nous profiterons donc des memes avantages sans qu'il soit nécessaire de rien stipuler à cet égard dans notre nouvelle Convention avec le Zollverein.

(l) -Non pubblicati. Con dispaccio 259, pari data. il Ministero dell'Interno fu informato delle istruzioni date a Caracciolo. Il dispaccio termina così: « Lo scrivente crede poi che esatte informazioni a tal riguardo potrebbero solo essere fornite degli Agenti che codesto Ministero credesse di inviare appositamente sui luoghi e di incaricare di una prudente e sagace vigilanza>. Caracciolo rispose con r. confidenziale 21 del 29 dicembre che le indagini svolte non avevano confermato la notizia di una riunione a Lugano del partito d'azione. (2) -T. 566, non pubblicato. (3) -I brani fra asterischi sono editi in italiano in L V 9, pp. 15-16. (4) -In L V 9 questo brano è stato sostituito dal seguente: « Il linguaggio del ministro di Sassonia, conte di Hohenthal, già fin da avant'ieri mi aveva fatto presentire siffatta deliberazione. Il Gabinetto di Dresda vi fu certo spinto dacché così il suo amor proprio come l'interesse dello Stato avrebbero sofferto della astensione da un atto che avrà grandissima importanza, massime dal lato politico, ed a cui pure parteeiperanno attivamente colla Prus~ sia altri Stati medi >.
225

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(Ed. in L V 9, pp. 17-18)

R. 33. Berlino, 19 dicembre 1865 (per. il 23).

Ainsi que cela était convenu, j'avais déclaré dans le temps au Comte de Bismarck que, aussitòt que la grande majorité des Membres du Zollverein aurait adhéré au Traité de Commerce entre l'Italie et la Prusse agissant en leur nom, le Gouvernement du Roi procéderait immédiatement à l'échange des ratifications relatives, et mettrait généreusement en vigueur le Traité pour tout le Zollverein sans faire d'exception.

Maintenant que, après tant d'incertitudes, la prochaine conclusion du Traité de commerce ne fait plus heureusement l'objet d'un doute, M. de Philipsborn m'a parlé de la nécessité de nous mettre d'accord sur les termes de la déclaration se rapportant à la promesse faite par le Gouvernement du Roi; et j'ai l'honneur de soumettre à l'approbation de V.E. la pièce ci-jointe que je viens de rédiger de concert avec M. de Philipsborn. Je serai très obligé a V. E. de vouloir bien me faire connaitre le plus tòt possible si Elle l'approuve, car, comme il est convenu que je dois remettre cette déclaration le jour mème de la signature du traité, il importe essentiellement, pour éviter tout retard, qu'elle ne se fasse pas attendre.

Je prierai en mème temps V.E. de vouloir bien me confirmer l'autorisation de signer le traité tel que j'ai eu l'honneur de Lui en adresser dernièrement deux copies, sauf, bien entendu, le changement à l'article de l'echange des ratifications qui se fera aussitOt que possible. * Je ne doute pas que le projet

alt été agréé, mais, comme l'autorisation que V.E. a bien voulu me donner par télégraphe a précédé l'envoi des deux copies, je tiendrai beaucoup dans une affaire de si haute importance, à etre pleinement rassuré à cet égard * (1).

ALLEGATO.

PROJET DE DÉCLARATION

A l'occasion de la signature du Traité de commerce entre l'Italie et le Zollverein en date de ce jour, l'Envoyé soussigné de Sa Majesté le Roi d'Italie fait un nom de son Gouvernement la déclaration suivante:

En stipulant dans l'article du Traité que l'échange des ratifications aurait lieu aussitòt que possible, on est parti de l'idée qu'il serait probablement accompli au plus tard huit semaines après la signature du Traité. Si, à l'expiration de ce terme, les ratifications des Souverains dont les Etats font partie du Zollverein n'avaient pas encore été toutes expédiées, mais du moins celles de la grande majorité d'entre eux, l'Italie n'en procéderait pas moins à l'échange de ses ratifications avec celle3 qui seraient arrivées, et mettrait le Traité en vigueur pour tout le Zollverein, à charge de réciprocité.

226

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 569. Carlsruhe, 20 dicembre 1865, ore 21.20 (per. ore 0,30 del 21).

M. Varnbiiler vient de répondre au ministre de Prusse à Stuttgart chargé de communication officielle, que Wurtemberg ne mettra pas d'obstacle au traité de commerce ni à la reconnaissance d'Italie, mais qu'il ne croyait pas devoir se presser et blesser ainsi une puissance arnie lorsque la Prusse avait empeché traité avec la Suisse très important pour le Wurtemberg. Aucun artide jusqu'ici journaux badois ou limitrophes sur notre livre vert exceptés quelques journaux viennois, dont je n'ai pu me procurer exemplaire (1).

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AI MINISTRI A BERLINO, DE BARRAL, A LONDRA, D'AZEGLIO, A PARIGI, NIGRA, E A PIETROBURGO, DE LAUNAY

D. (3). Firenze, 20 dicembre 1865.

Je crois utile de vous transmettre quelques détails touchant l'état de nos armements dans la période qui s'est écoulée depuis la constitution du Royaume,

wit au point de vue de l'effectif numérique de l'année, soit au point de vue

des budgets du Ministère de la Guerre pour ces cinq exercices.

C'est en 1861 que pour la première fois les dépenses relatives aux services

militaires ont été réunies dans un seul budget. Pendant l'exercice 1861 la

force moyenne tenue sous les armes a été de 231.617 hommes. Les dépenses

totales so n t montées à 297.563.292 francs répartis de la manière suivante:

Dépenses ordinaires inscrites au budget francs 149.505.620 Dépenses extraordinaires inscrites au budget 72.709.180 Crédits supplémentaires à la partie ordinaire du budget 769.109 Crédits supplémentaires à la partie extraordinaire du buget 74.579.383

T o tal francs 297.563.292

En 1862 la force moyenne de l'armée a été de 283.813 hommes et les dépenses de 290.218.886 francs dont:

Inscrites au budget partie ordinaire francs 172.307.350 Inscrites au budget partie extraordinaire 113.989.856 Crédits supplémentaires partie ordinaire Crédits supplémentaires partie extraordinaire 3.921.680

total francs 290.218.886

En 1863 la force moyenne a été de 290.316 hommes et les dépenses de

250.703.879 francs dont:

Inscrites au budget partie ordinaire francs 196.872.566 Inscrites au budget partie extraordinaire 53.131.313 Crédits supplémentaires partie ordinaire· Crédits supplémentaires partie extraordinaire 700.000

T o tal francs 250.703.879

En 1864 la force moyenne a été de 290.946 hommes et les dépenses de

256.008.454 francs dont:

Inscrites au budget partie ordinaire francs 191.626.575 Inscrites au budget partie extraordinaire 41.700.725 Crédits supplémentaires partie ordinaire 778.595 Crédits supplémentaires partie extraordinaire 21.902.559

Total francs 256.008.454

En 1865 la force moyenne a été de 253.275 hommes et les dépenses inscrites au budget de 193.490.102 francs dont 175.066.832 francs à la partie ordinaire et 18.423.270 francs à la partie extraordinaire.

Cependant le chiffre de 193 millions porté au budget de 1865 ne doit pas étre considéré comme étant le chiffre normal du budget de la guerre pour le temps de paix car l'effectif moyen sur le pied de paix serait de 203 mille hommes, tandis qu'en 1865 on a tenu sous les armes 253 mille hommes dont 40 mille ont été payés moyennant les fonds alloués au budget extraordinaire.

Dans le budget de 1866 qui n'a pas encore été discuté au Parlement, les dépenses pour le service militaire se montent au chiffre total de 186.835.510 francs dont 174.789.220 à la partie ordinaire et 12.046.290 à la partie extraordinaire.

L'économie qu'on obtiendrait ainsi sur le budget de 1865 ne serait que de

5.828.119 francs mais on se propose de réduire encore les dépenses pour ce meme exercice au chiffre de 180 millions au moyen de mesures spéciales prises dans les divers services de la guerre, et en continuant à tenir sous les armes un effectif de 223 mille hommes.

En établissant d'après ces données une comparaison entre le budget de 1866, dont le passif est de 180 millions et ceux des années précédentes, on trouve en faveur du budget de 1866 une économie:

Sur le budget de 1861 de francs 117.563.293 de 1862 110.218.886 de 1863 70.703.879 de 1864 76.008.455 de 1865 13.490.102

P. S.

(Pour Paris). La présente dépeche, dont les données ont été principalement recueillies pour fournir au Gouvernement Britannique des informations qu'il a paru désirer, vous servira à établir au besoin que nous ne tenons pas nos forces sur le pied de guerre, et que là n'est pas la cause de nos difficultés financières actuelles.

Je vous accuse réception de vos dépeches du No 250 au No 253 inclusivement de la Série politique (1).

(Pour Londres). Cette dépèche contient la substance des informations que j'avais promis à M. Layard de faire parvenir au Gouvernement Britannique, et que vous etes aujourd'hui en état de lui donner, pour établir que nous ne tenons pas nos forces sur le pied de guerre, et que ce n'est pas là la cause de nos difficultés financières actuelles.

Je vous accuse réception de vos dépeches politiques du No 121 au No 124 inclusivement et confidentielle No 97 (1).

(Pour Berlin). Je vous accuse réception de Vos Rapports Confidentiels des 29 Novembre et 12 Décembre politiques NNo 57, 58 et 59 et Commerciaux du No 26 au No 31 inclusivement.

Je vous accuse aussi réception de Vos Rapports sans Numéro en date du 15 courant, relatifs au passage par chemin de fer à travers des Alpes Suisses (1).

(Pour St. Pétersbourg). Je vous accuse réception de Vos rapports de la Série confidentielle N<> 52 (le No 51 ne m'est pas parvenu) 53 et 54 et de la Série politique du No 33 au No 38 inclusivement (2).

(l) -Il brano fra asterischi è omesso in L V 9. (2) -Con t. 365 del 12 dicembre diretto a Londra, Berlino, Pietroburgo, Carlsruhe e Francoforte La Marmora aveva chiesto che gli fossero inviati i commenti dei vari giornali al libro verde presentato al Parlamento lo stesso giorno. (3) -Il dispaccio fu spedito a Berlino col n. 17, a Londra col n. 48, a Parigi col n. 148 e a Pietroburgo col n. 45.

(l) Non pubblicati.

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IL MINISTRO A PIETROBURGO, DE LAUNAY, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. 39. Pietroburgo, 20 dicembre 1865 (per. il 28).

J'ai reçu le télégramme que V. E. a bien voulu me transmettre en date du 12 de ce mois (3). Le Livre vert, soit dit en passant, ne m'est point encore parvenu, quoiqu'il soit déjà du domain public.

J'ai pris aussitòt les dispositions nécessaires pour etre tenu, autant que possible, au courant des appréciations des journaux russes sur des documents d'une importance réelle, à n'en juger que par des extraits insérés dans des feuilles françaises. Mais n'ayant aucun traducteur dans ma Chancellerie, je dois compter sur des recherches faites par le Vice-Consul M. Naphtali, dont le zèle ne laisse rien à désirer. Il éprouve cependant lui méme de grandes difficultés à faire des traductions d'une langue aussi peu abordable pour tout étranger, et il ne dispose pas d'ailleurs des fonds requis pour prendre des abonnements, qui ne sont pas remboursés d'après une règle contraire à la pratique suivie chez d'autres Gouvernements.

Ce ne sera que lorsqu'ils connaitront le texte meme de ces publications, qui fournissent la meilleure note sur la direction imprimée à notre diplomatie, que les organes de la presse russe commenceront à en parler dans quelques articles de fond. En attendant il n'y a que la Gazette de Moscou (annexe n. l) (4) qui ait prononcé un premier jugement sur la Circulaire de V. E. du 25 Novembre: « Les droits de l'Italie sur Venise n'ont jamais été exprimés avec plus d'énergie à la face de l'Europe •.

La Gazette de la Bourse marque un simple mouvement de curiosité, et la Gazette Allemande de Pétersbourg se borne à un résumé du méme document (Annexe n. 2 et 3). Quant au Journal français de St. Pétersbourg, jusqu'ici il ne fait pas autre chose que de reproduire sans commentaires. Le rédacteur de cette feuille officieuse imite la réserve du Cabinet Impérial, réserve dont le Prince Gortchacoff m'a donné un échantillon précisément quand je lui donnais lecture du passage de la Circulaire précitée du 25 Novembre,

12 -Documenti diplomatici -Serie I -Vol. VI

concernant nos rapports avec l'Autriche (dépeche confidentielle, n. 54) (l). Et cependant il a du en couter au Vice-Chancelier, qui professe une si grande sympathie pour V. E., de se borner à me remercier d'une communication aussi intéressante (2).

(l) -Cfr. nn. 198, 211, 213, 214, 215, 219, 222. (2) -Cfr. n. 218. Gli altri rapporti non sono pubblicati. (3) -Cfr. p. 280, nota 2. (4) -Gli allegati non si pubblicano.
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IL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI, AI MINISTRI A BERLINO, DE BARRAL, A LONDRA, D'AZEGLIO, A MADRID, TALIACARNE, A PARIGI, NIGRA, E A PIETROBURGO, DE LAUNAY

T. 383. Firenze, 21 dicembre 1865, ore 21,45.

Ministère a donné sa démission. Général La Marmora et Lanza chargés formation nouveau Cabinet.

230

IL MINISTRO RESIDENTE A CARLSRUHE, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 570. Carlsruhe, 22 dicembre 1865, ore 13,55 (per. ore 18,20).

Gouvernement badois recevra avec plaisir chev. Gianotti comme ministre du Roi (3).

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IL CONTE CSAKY AL SEGRETARIO GENERALE AGLI ESTERI, CERRUTI

L. P. Parigi, 22 dicembre 1865.

C'est avec grand regret que je dois Vous annoncer que retournant dans mon pays pour prendre ma piace comme député à la Diète hongroise, je serai obligé de rendre fidèlement compte au Comité, et en général à mes amis politiques de l'état actuel de la situation politique en Italie, et que par cela meme le Comité reconnaìtra que les espérances fondées sur l'aide moral ou

matériel du Gouvernement Italien actuel sont pour le moment entièrement annulées.

Mais comme je suis convaincu que sous peu les hommes qui seront à la tete du Gouvernement Italien comprendront que les démarches politiques actuelles de l'Autriche so n t également dangereuses pour l'Italie comme pour la Hongrie, et pour empecher que cette politique réussisse ils devront prendre simultanément des mesures energiques; convaincu que cette question doit etre résolue bientòt je regarde de mon devoir de faire mon possible qu'en attendant ces événements le Comité ne se dissoude pas, et qu'il reste à sa piace comme corps uni meme s'il était forcé de suspendre pour le moment son activité.

Je tacherai également que l'organisation militaire que nous sommes par·venus à donner depuis quelques années au pays continue jusqu'au jour où je devrais me convaincre que les nouveaux hommes d'état qui viendront peut ètre au pouvoir seraient aussi forcés par les circonstances d'abandonner la cause hongroise.

Je regarderai de mon devoir de Vous mettre M. Le Commandeur au courant de la situation •et de la force morale de mon parti et cela au plus tòt, et en toute sincérité.

La Comtesse Karolyi au fait de tout ce qui intéresse nòtre cause se charge avec plaisir de Vous communiquer tout ce que j·e lui ferai parvenir, et me fera savoir tourt ce que Vous voudriez que je sache.

Veuillez accepter M. le Commandeur les remerciments au nom de tous les vrais patriots hongrois, et les miens en particulier de tout l'intérèt que Vous avez montré pour nòtre cause.

(l) -Cfr. n. 218. (2) -Lo stesso 20 dicembre De Launay inviò con r. confidenziale 56 notizie circa le voci eli un progetto di matrimonio fa il principe Umberto e la principessa Eugenia di Leuchtemberg. Con t. 389 del 29 dicembre La Marmora gli comunicò che tali voci erano prive di fondamento. (3) -II gradimento era stato richiesto da La Marmora con t. 376 del 17 dicembre.
232

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 385. Firenze, 23 dicembre 1865, ore 15,15.

Je ne puis approuver projet de déclaration joint à votre dépÉkhe n. 33 commerciale (1), ni autre semblable. Veuillez relire ma dépèche 20 novembre et mes télégrammes du 21 et 22 mème mois (2). Le Gouvernement du Roi vous a autorisé à déclarer confidentiellement qu'il pourra proposer au Parlement application par mesure législative du traitement de faveur à tout Zollverein après signature du traité et reconnaissance de grande majorité des Etats; mai3 cette mesure législative révocable de sa nature ne doit pas ètre confondue avec une mise en vigueur obligatoire du traité. Notre engagement relatif à cette mesure ne saurait ètre d'ailleurs à terme fixe, et surtout il laisse intactes les

déclarations que nous avons toujours .faites que l'adhésion de tout le Zollverein doit précéder la présentation du traité lui-meme au Parlement, dont l'approbation seule peut rendre possible l'échange régulier des ratifications. Veuillez rester inébranlable sur ce terrain.

Vous pouvez signer sans délai le traité selon projet que j'approuve. Quant à vos pleins pouvoirs, qui pourront etre antidatés, j'ai besoin connaitre en quelle qualité traitent les quatre Etats intéressés, et si la Prusse seule ou tous également stipulent au nom des autres Etats du Zollverein. Il est indispensable qu'il soit bien établi lors de la signature du traité que toutes les adhésions des Etats allemands seront formellement accompagnées de reconnaissance.

(l) -Cfr. n. 225. (2) -Cfr. nn. 202, 204. Il dispaccio del 20 novembre non è pubblicato.
233

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 11. Berlino, 23 dicembre 1865 (per. il 28).

Le Ministre de Saxe est venu hier soir me dire confidentiellement que, tout en étant pret à signer le traité de commerce et à reconnaitre par cela meme le Royaume d'Italie, le Gouvernement Saxon désirait cependant que rien ne fut innové pour le moment à l'ancien mode de rapports diplomatiques établis entre les deux Gouvernements; c'est-à-dire que le représentant de Sa Majesté à Berlin continuerait en sa nouvelle qualité à etre accrédité près la Cour de Dresde, et M. de Seebach près celle de Florence, sans qu'il fut nécessaire de nommer de part et d'autre des Chargés d'Affaires ou Ministres à poste fixe. • Entre nous soit dit, a ajouté M. de Hohenthal, je Vous avouerai franchement qu'en se décidant à reconnaitre l'Italie, le Roi a dù faire le sacrifice de ses liens de famille, et se mettre en opposition directe avec tout le parti de la Cour, pour n'écouter que les intérets matériels de son peuple. Malheureusement cette décision de Sa Majesté a amené une situation extrèmement tendue que la présence permanente d'un Agent Italien ne ferait que rendre encore plus délicate; et je ne doute pas que Votre Gouvernement comprenne les embarras de la position et nous aide à la rendre moins difficile en adhérant à notre désir •.

Je n'ai pas crù devoir paraitre attacher une grande importance à l'objet de cette communication à laquelle, du reste, M. de Hohenthal s'est appliqué à donner un caractère tout à fait amicai et purement confidentiel. Je lui ai répondu que sans connaitre précisément les intentions de mon Gouvernement, je ne pensais pas qu'il tint essentiellement à accréditer un Ministre à Dresde, et que probablement tout pourrait s'arranger sur l'ancien pied, tel que le désirait le Cabinet de Dresde

Je serai très obligé à V. E. de vouloir bien me mettre à meme de ré

pondre d'une manière plus explicite à M. de Hohenthal...

234

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 573. Parigi, 24 dicembre 1865, ore 22,58 (per. ore 0,20 del 25).

Ministre plénipotentiaire de Wurtemberg m'a annoncé confidentiellement que la reconnaissance pure et simple de l'Italie par son Gouvernement devait avoir lieu incessamment.

235

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

rr. 574. Berlino, 25 dicembre 1865, ore 17,21 (per. ore 22,40).

La déclaration qui n'a pas reçu l'approbation de V. E. sera écartée. Gouvernement prussien remet à la bonne foi du Gouvernement du Roi pour la mesure législative à proposer en temps opportun au Parlement en vue de l'extension du traitement de la nation la plus favorisée à tout le Zollverein; mais comme le prescrit textuellement la fin du télégraphe d'hier de V. E. (l) il est radicalement impossible d'établir lors de la signature du traité que toutes les adhésions des Etats seront formellement accompagnées de la reconnaissance. C'est le fait de l'échange des ratifications entre ces Etats et le Royaume d'Italie qui doit par lui-meme impliquer, comme il implique en réalité, cette reconnaissance. Quant à une reconnaissance formelle comme celle de la Bavière, elle est impossible à obtenir et la Saxe elle-meme qui cependant signe le traité et est disposée à recevoir un représentant d'Italie, ne la formulerait pas. Si le Gouvernement du Roi maintient cette condition, le traité QUi après tant de difficultés est tout pret à etre signé par Prusse, Bavière, Saxe et Baden, agissant tant en leur propre nom qu'au nom de tout le Zollverein, devient impossible. En signant le traité, la Bavière demande, en outre, la signature d'un protocole à part, portant que les négociations pourront s'établir plus tard en vue de nouvelles conditions de tarif à se faire réciproquement. Cette proposition qui est à l'avantage des deux parties, ne me parait pas offrir difficulté; veuillez me répondre sur le tout par télégraphe.

(l) Cfr. n. 232.

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IL MINISTRO RESIDENTE A COPENAGHEN, DORIA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CIFRATO 72. Copenaghen, 25 dicembre 1865.

Si mes renseignements sont exacts l'attitude de l'Autriche par rapport aux Duchés se serait depuis quelque tems modifiée dans le sens d'une résistance plus ou moins ouverte aux projets du Cabinet de Berlin.

On attribue ce revirement soit au succès du dernier emprunt, soit aux espérances que l'on fonde à Vienne sur les dispositions de la Hongrie. L'on ajoute, il est vrai, que l'Autriche reviendrait au besoin aussi accommodante que par le passé, si, en échange de la cession de ses droits, elle pouvait, en sus d'une forte somme, obtenir de la Prusse une garantie formelle de la Vénétie.

237

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 386. Firenze, 26 dicembre 1865, ore 15,20.

Je n'entends pas demander une démarche de reconnaissance pareille à celle de la Bavière de la part des Etats du Zollverein; nous voulons seulement qu'il soit expressément établi que l'adhésion implique formellement l'intention de reconnaitre, la reconnaissance devant avoir lieu par le fait meme des ratifications.

Il suffirait pour cela d'une déclaration énoncée dans le protocole qui sera dressé quand vous signerez le traité. Il faut que nul Etat n'en puisse prétexter d'ignorance, autrement ils pourraient prétendre plus tard que leurs ratifications n'emportent pas conséquences politiques au point de vue de reconnaissance.

Quant à engagement vague pour futures négociations en vue de révision tarifs, veuillez faire sentir au représentant Bavière qu'il serait sans portée pratique, et jetterait alarme dans notre commerce en donnant dès à présent caractère d'instabilité aux accords actuels. Rien n'empechera d'ailleurs que cette révision n'ait Iieu ultérieurement, si les Gouvernements respectifs en tombent d'accord. Ministre du Roi à Paris m'annonce que Wiirtemberg reconnaitra incessament l'Italie en forme pure et simple comme Bavière.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO DI FRANCIA A FIRENZE, MALARET

D. 260. Firenze, 26 dicembre 1865.

Vous m'avez fait l'honneur de m'adresser dernièrement une dépeche où

sont précisées les propositions du Gouvernement de l'Empereur pour l'exécu

tion de l'Art. IV de la Convention du 15 Septembre, relatif au partage de la

dette pontificale.

Je ne doute pas, M. le Baron, qu'il n'ait paru désirable au Gouvernement françai-s comme à nous, que le Gouvernement du Roi pùt entrer directement en arrangement avec le Saint-Siège pour l'exécution de l'Art. IV de la Convention du 15 Septembre. Cette manière de procéder entrait si bien dans l'esprit de la Convention et ouvrait une voie si naturelle à ce rapprochement qui a été le but constant et hautement déclaré de la politique lmpériale, que j'ai la conviction que le Gouvernement de l'Empereur l'ait préférée ainsi que nous. Mais puisque des circonstances indépendantes de la volonté des deux puissances signataires de la Convention paraissent y mettre obstacle, le Gouvernement du Roi désirant montrer une fois de plus ses bonnes dispositions pour la solution de la question romaine, ne fait pas difficulté d'adhérer au désir du Gouvernement Impérial d'·etre l'intermédiaire entre l'Italie et le Saint-Siège pour !la répartition de la dette pontificale.

Les négociations pourront avoir lieu, comme le propose S. E. M. Drouyn de Lhuys, dans la forme habituelle de ces sortes d'arrangements, à Paris entre le Ministre des Affaires Etrangères de l'Empereur et le personnage qui serait désigné à cet effet par le Gouvernement du Roi, le Ministre de l'Empereur en référant à Rome et le délégué du Roi à Florence.

Quant aux questions spéciales qui pourront offrir des difficultés pendant les négociations, je partage l'avis que vous avez bien voulu m'exprimer, que la manière de les régJer sera suggérée par les circonstances. Le Gouvernement du Roi, pour rendre plus régulière la liquidation de la dette pontificale, se serait preté de bon gré à la désignation d'une Commission spéciale de la part des administrations intéressées. A défaut des facilités qui auraient pu offrir les travaux d'une Commission de ce genre, le Gouvernement pontifica! mettra, je n'en doute pas, un empressement égal au nòtre à fournir les éléments indispensables pour que l'opération puisse s'effectuer conformément aux règles de l'équité et de la bonne administration.

La forme de l'acte dans lequel serait consigné le résultat final de ces négociations est à nos yeux, comme à ceux du Gouvernement Impérial, un objet dont il serait prématuré de s'occuper dès à présent. Elle ne saurait d'ailleurs évidemment s'écarter des principes de droit applicables au cas en question et des dispositions de la Constitution du Royaume en matière de fìnances.

239

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 575. Berlino, 27 dicembre 1865, ore 7,30 (per. ore 11).

Malgré toute mon insistance Bismarck regarde comme impossible et mème dangereux d'insérer déclaration de reconnaissance dans le protocole du traité. Ce serait m'a-t-il dit un fait sans précédent, un véritable pléonasme créant des doutes là où il ne peut pas y en avoir et qui compromettrait existence du traité de commerce. Le fait de la ratification dans un acte solenne! d'un traité conclu avec le Roi d'Italie parle tellement haut que toute autre déclaration en atténuerait la po!"tée. Ratifications et reconnaissance sont inséparables. Quant à la demande de la Bavière, a-t-il ajouté, ce· n'est qu'un simple échange de sentiments bienveillants destiné à fiatter son amour propre en Allemagne et à présager au contraire nouveaux avantages au commerce des deux nations. Bismarck insiste dans notre propre intéret, m'a-t-il dit, sur prompte signature. Je lui ai dit tout ce qu'il était possible. Que dois-je faire?

240

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

Firenze, 27 dicembre 1865, ore 21,20.

T. 387.

Protocole signature doit contenir déclaration que ratification est inséparable de reconnaissance. C'est si peu pléonasme qu'il existe exemples dans actes Escaut et Danube. D'ailleurs, certains Etats Zollverein manifestaient dernièrement intention ratifier avec Roi d'Italie sans C}Ue cela tidìt à conséquence pour reconnaissance et cette prétention pourrait se produire de nouveau.

M. de Bismarck il y a six mois disait au Parlement et écrivait dans ses circulaires que reconnaissance était indispensable: il ne s'agit aujourd'hui que de constater cette nécessité pour que les Etats secondaires ne puissent l'ignorer. Tout malentendu doit etr·e prévenu dès signature traité pour éviter que portée des ratifications donne lieu à contestations aui pourraient renaìtre avec chaque Etat qui se déciderait à adhérer. Il est impossible comprendre pourquoi on tiendrait aujourd'hui à faciliter équivoque qui pourrait amener situation inacceptable. Quant à demande Bavière, s'il s'agit seulement de constater dispositions réciproques d'introduire avec le temps modifications tarif qui seront jugées avantageuses au commerce des deux pays, vous pouvez accepter déclaration en ce sens.

241

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 388. Berlino, 28 dicembre 1865, ore 17,10.

La déclaration à insérer au protocole de signature peut etre simplement celle-ci: • Il est bien entendu, et l'Italie désire prévenir toute équivoque sur ce point, que les ratifications de la part des Etats du Zollverein sont inséparables de la reconnaissance du Royaume d'Italie •. Cette déclaration n'engage la Prusse à rien et ne fait que constater un fait sur lequel nous désirons éviter contestations ultérieures de la part de ces Etats.

242

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 578. Berlino, 29 dicembre 1865, ore 4,55 (per ore 8,50).

Après avoir formellement réfusé hier toute insertion dans le protocole de clòture relative à reconnaissance résultante des ratifications, Bismarck m'a envoyé

M. de Philipsborn, qui, après de longues et nombreuses discussions, a fini par consentir à la rédaction suivante: • Le plénipotentiaire d'ltalie déclare qu'il est chargé par son Gouvernement de ne pas laisser de doute que le Gouvernement italien considère l'acte de ratification comme acte de reconnaissance du Royaume d'Italie. Les autres signataires partagent cet avis •. Bismarck me charge de déclarer que cette formule est l'extreme limite du possible et que dans le cas peu probable où elle ne serait pas acceptée telle quelle, il regarde le traité comme ayant définitivement échoué. Je suis convaincu que c'est le dernier mot de la situation. Quant à la demande insignifiante de la Bavière elle deviendra collective aux quatre signataires et fera simplement mention de négociations à ouvrir après mise en vigueur du traité au sujet d'avantages ultérieures que l'on pourrait juger à propos de s'accorder mutuellement dans l'intérèt du commerce et de l'industrie.

243

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. 390. Firenze, 29 dicembre 1865, ore 22,00.

La déclaration que vous me transmettez est exactement ce que nous désirions. Il n'y a rien à changer. L'autre déclaration relative à négociations ultérieures sur tarifs ne fait pas difficulté. Vous pouvez signer.

244

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 580. Berlino, 31 dicembre 1865, ore 13,28 (per. ore 18,40).

Traité de commerce et protocole de clòture à part viennent à l'instant d'etre signés par Prusse, Bavière, Saxe et Bade agissant tant en leur nom qu'en celui du Zollverein. Je me propose d'envoyer Scotti à porter ces documents à Florence et rapporter ratifications.

245

ISTRUZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, PER IL MINISTRO DESTINATO A MONACO DI BAVIERA, OLDOINI

CONFIDENZIALE. Firenze, 31 dicembre 1865.

Le Gouvernement du Roi Vous confère la haute mission de le représenter

auprès du Gouvernement Ba ;arois.

La nouvelle destination qui Vous est assignée a une importance dont Vous devez particulièrement Vous pénétrer. Munich est en effet un poste d'observation et d'influence meilleur que tout autre pour nous dans l'Allemagne du Sud. Les études que Vous avez pu faire sur la politique allemande pendant Votre séjour à Carlsruhe et les excellentes relations officielles et autres que Vous avez su y entretenir, me donnent la confiance que Vous saurez faire face aux difficultés d'une nature plus ou moins délicate que doit nécessairement rencontrer le premier Envoyé du Royaume d'Italie à Munich. Une soigneuse réserve, une prudence de tous les ìnstants, jointes d'ailleurs à cette franchise d'attitude et à cette droiture de conduite que le Gouvernement recommande à tous ses agents, Vous seront indispensables pour l'accomplissement de Votre tache. Vous devrez Vous attacher, surtout dans les commencements, à concilier à la Légation du Roi le respect de ceux memes qui sont le plus contraires au nouvel ordre de choses établi en Italie, et Vous saurez y parvenir en ménageant des susceptibilités qu'il appartient au temps de calmer, et en témoignant de Votre intention d'éviter avec de justes égards toute occasion de réveiller des ressentiments dont les causes, déjà éloignées de nous, appartiennent désormais

à l'histoire. C'est cette attitude sage et mesurée qui a valu aux Legations du Roi auprès de certaines Cours une situation toujours digne de nous dans les moments les plus difficiles qu'a traversés notre diplomatie dans ces dernières années. Les relations que Vous saurez former avec le tact qui Vous appartient seront très utiles au service confidentiel de la Légation, à cause des liaisons étroites et nombreuses qui existent entre la Cour et la Société d Munich et celles de Vienne. Je crois inutile d'entrer dans des détails sur la conduite que Vous aurez à garder envers les membres de la famille royale, qui tiennent de plus ou moins près à des dynasties déchues. Vous pourrez Vous conformer, en ce qui regarde le Roi Othon, à la manière d'agir du Représentant de la Prusse, cette Puissance étant restée comme nous étrangère aux derniers changements politiques de la Grèce. Il Vous sera facile aussi de sauvegarder dès l'origine votre situation à l'égard des autres membres de la famille royale, par exemple, Vous pourrez écrire officieusement et de la manière la plus naturelle, après l'audience royale, au Grand-Maitre de la Cour pour Vous informer des demandes d'audience à adresser aux Membres de la famille royale, et Vous Vous conformerez à la réponse que Vous en recevrez.

La reconnaissance de l'Italie par la Bavière est, dans l'intention de ce Gouvernement, un acte politique accompli par lui dans la plénitude de la spontanéité, en dehors de toute influence, et sans relation avec le Traité àe Commerce Italo-Allemand. En procédant ainsi, et en se dispensant de chercher dans des considérations étrangères à la démarche meme de la reconrraissance des prétextes ou des atténuations de cet acte important, le Gouvernement Bavarois a donné aux autres Puissances, et meme à celles qui regrettaient sa détermination nouvelle, une preuve du caractère digne et sérieux de sa politique. La Bavière a montré ainsi qu'elle savait tenir la place qui lui convient à la tete des Etats Secondaires de l'Allemagne. Ce n'est point une raison pour que nous nous fassions illusion sur les mobiles qui ont donv1é à la politique bavaroise, après la Convention de Gastein et après les démarches des deux grandes Puissances allemandes à Francfort, une impulsion plus favorable à un rapprochement avec l'Italie; ce n'est pas non plus que nous nous exagérions la portée actuelle de ce rapprochement lui-meme, quant à la manière de voir présente du Gouvernement Bavarois sur les questions fondamentales qui implique la politique extérieure bien connue de l'Italie. Sans élargir donc d'avance indiscrètement l'interprétation que le Cabinet de Munich entend donner au rétablissement de nos bons rapports, nous sommes en droit de le féliciter d'avoir compris que les Gouvernements éclairés sont les gardiens non pas seulement des intérèts économiques, mais aussi des intérets politiques et des bonnes relations internationales de leurs peuples, et que ceux-ci aussi bien que ceux-là veulent etre considérés en eux-memes, au point de vue de la réalité des faits existants, et dans le désir vraiment digne des Chefs d'Etat de réduire aux moindres proportions possibles les causes de division qui existent entre les nations.

D'après nous, il n'en existe réellement entre la Bavière et l'Italie aucune qui soit fondée sur la nature des choses. Rien ne serait plus utile aux deux peuples qu'une entente complète, et il suffirait, nous le croyons sincèrement, d'un bon vouloir réciproque pour la réaliser. Vous savez parfaitement, M. le Ministre, que l'habitude du Gouvernement du Roi n'est pas de dissimuler des difficultés qui sont inévitables; une sincérité absolue est le procédé que nous préférons, parce que nous avons assez de confiance dans notre bon droit et dans la puissance de l'opinion publique pour penser que nous facilitons de la sorte la solution pacifique des questions que nous avons à régler. Ainsi l'on sait que la qucstion de Rome, en ce qui peut regarder les puissances étrangères,

est dominée toute entière par un principe supérieur consacré récemment dans la Convention du 15 Septembre 1864, le principe de non intervention. L'on sait aussi que le Gouvernement du Roi ne perd pas de vue un seui instant la question Vénitienne, et qu'il ne néglige rien de ce qui dépend de lui pour en rendre possible la solution pacifiquc. Mais l'une et l'autre de ces questions sont de nature, suivant nous, à laisser intacts tous les droits, tous les intéréts mème de l'Allemagne et particulièrement de la Bavière. Pour nous borner à celle-ci, le pays qui a inscnt en 1318 dans la Constitution la séparation de l'Eglise et de l'Etat ne saura~t avoir des objections de principe à formuler contre les aspirations qui tendent à réaliser en Italie l'application de ce système passé désormais dans la conscience des Sociétés modernes. Les sécularisations des principautés ecclésiastiques allemandes ont d'ailleurs donné à l'Italie, au commenc·ement de ce siècle, un exemple dont la Bavière ne récusera pas l'autorité. La question Vénitienne touche certainement de plus près aux intéréts allemands; mais les préjugés qui règnent encore au nord de nos frontiéres se dissiperaient, si l'Allemagne se persuadait enfin de cette vérité, que l'Italie une fois entièrement constituée ne peut avoir qu'une politique des plus conservatrices, et qu'avec les occupations autrichiennes en Italie disparaitra pour jamais la possibilité de ces interventions françaises dans la péninsule qui sont peut-étre la cause principales des défiances de l'Allemagne contre le changement de l'ancien ordre de choses en Italie.

Mais vous devez garder sur ces sujets délicats la plus grande réserve, car autant il est à propos que Vous répondiez avec loyauté aux explications nmicales que pourraient ouvrir avec Vous dans un but de pacification les hommes d'Etat bavarois, autant il serait inopportun, comme Vous le sentirez aisément, d'aller au devant d'explications de ce genre. Toutefois, sans entrer dans le dédale encore trop peu éclairci des affaires allemandes, je ne crois pas inutile de Vous donner encore quelques indications sur le point de vue auquel le Gouvernement du Roi se piace, pour envisager la questlon Vénitienne dans ses rapports avec les intérèts politlques des Etats allemands.

Ces Etats, et la Bavière à leur tète, ont pour intérèt principal et pour préoccupation habituelle de préve!lir les confiits qui peuvent s'élever entre la Prusse et l'Autriche, d'atténuer autant que possible les conséquences de leurs rivalités, et de jouer entre elles le ròle d'arbitres et de modérateurs. Aucun Gouvernement n'est mieux placé que celui de Munich pour remplir cette fonction à l'avantage de l'Allemagne, et parmi les hommes d'Etat éclairés qui ont gouverné la Bavière, personne ne s'en est acquitté avec plus d'honneur que M. Von der Pfordten. Ce personnage, organe autorisé des autres Gouvernements de la Confédération vis-à-vis de la Prusse et de l'Autriche, a toujours suivi la sage politique de garantir le système fédéral contre les secousses dangereuses qu'amène parfois l'antagonisme de ces deux grandes Puissances. Mais ce n'est pas seulement cet antagonisme qui est à craindre pour les Etats allemands; ce sont aussi, l'expérience l'a prouvé, certaines coopérations de ces deux mèmes Puissances fondées sur des intérets étrangers à l'Allemagne. Sans remonter plus haut, depuis que la question des Duchés de l'Elbe s'est ouverte, nous avons vu les Etats moyens souffrir vivement et se plaindre avec amertume du caractère de l'accord établi entre l'Autriche et la Prusse, acco.rd

qui a paru sous un jour de moins en moins favorable aux prérogatives des Etats Secondaires, depuis les réglements territoriaux relatifs aux Duchés jusqu'aux dernières démarches collectives opérées à Francfort et ailleurs. Des deux grandes Puissances de la Confédération, celle dont la conduite a du porter le coup le plus douloureux aux tendances intimes du Cabinet de Munich, c'est l'Autriche. Nous voyons donc la Bavière, partagée entre ses sympathies conservatrices pour l'Autriche et le sentiment de ses destinées allemandes, inaugurer une politique plus indépendante de sa puissante voisine qu'il ne lui est arrivé de le faire depuis le commencement de ce siècle.

Deux voies s'ouvrent en ce moment devant la Bavière, L'une, indiquée par les antiques souvenirs des luttes entre la Maison de Habsbourg et celle de Wittelsbach, peut conduire la Baviere à se saisir du ròle magnifique qui échappe à l'Autriche dans l'Allemagne du Sud. La position de la Bavière, médiocre tant que sa politique demeure incerte, négative et subordonnée à celle de l'Autriche, pourrait prendre une importance de premier ordre en Allemagne si une impulsion plus libre et plus forte lui était donnée. Dans ce cas, il n'est pas besoin de dire quelles perspectives ouvre à l'avenir de la Bavière la différence qui existe entre cette monarchie compacte et un empire toujours menacé de dislocation et qui semble destiné, si l'aveuglement de la Cour de Vienne cont!nue, à etre démembré au nom des intérets de nationalité et d'équilibre. Quels agrandissements de territoire et de puissance ne se présentent pas à l'esprit pour ce pays qui pourrait devenir la Prusse de l'Allemagne du Sud, accroissemens de puissance chez tous les pays catholiques de la Confédération, agrandissemens de territoire du còté du Danube et dans le Tyrol, où une frontière future entre la Bavière et l'Italie est tracée par la nature meme.

Mais il est plus probable, cela n'est que trop à prévoir, que pour le temps présent la Bavière ne songe pas à quitter l'autre voie, celle où elle a si longtemps accompagné et appuyé l'Autriche. Il est à présumer, et le choix du Ministre distingué du reste à tous les égards que la Bavière nous a envoyé porte à le supposer, que la Bavière n'a voulu, en reconnaissant l'Italie, que donner à l'Autriche une leçon momentanée sans renoncer à s'attacher de préférence à elle . Mais dans ce cas, le Cabinet de Munich, pour etre prévoyant, doit examiner sérieusement les causes de l'espèce de défection dont elle regarde présentement l'Autriche comme coupable envers les Etats moyens. Je n'hésite pas à croire que la principale de ces causes, c'est la possession de la Vénétie par l'Autriche.

Il est évident pour quiconque a suivi attentivement le cours des affaires allemands depuis l'origine de la question des Duchés, que le motif qui a entrainé l'Autriche à porter tant d'atteintes aux prérogatives de la Confédération, c'est sinon l'espoir d'obtenir de la Prusse la garantie de ses provinces italiennes, du moins la conscience de n'avoir pas une situation assez assurée dans le Sud de l'Empire pour pouvoir se vouer sans crainte à la défense des intérf:ts germaniques. Si le Cabinet de Munich continue à porter ses prédilections sur l'alliance autrichienne, il doit finir par se persuader que cette alliance ne pourra etre effective et utile à la Bavière que lorsque l'Autriche cessera d'etre obligée de chercher l'appui de telle ou telle grande Puissance, sans se préoccuper des Etats moyens, pour assurer sa position à Venise. L'état actuel de la question Vénitienne est un danger évident pour les Etats moyens, car elle est la cause déterminante de combinaisons qui éloignent l'Autriche de la politique de ses confédérés, et qui la tourneraient à l'occasion contre eux, comme l'expérience le prouve.

Jamais la Bavière n'aurait donné à l'Autriche un témoignage plus sérieux d'amitlé éclairée qu'en l'amenant à tenir compte, dans leur intéret à toutes deqx, de ce mouvement d'opinion qui se déclare énergiquement dans les provinces allemandes de l'Empire pour une politique plus raisonnable envers l'Italie. Le dépit de ces provinces contre ce qui se passe aujourd'hui à Pesth n'expliquerait qu'incomplètement ces manifestations multipliées de l'opinion publique, qui, sans oser mettre ouvertement sur le tapis la cession de la Vénétie, accueillerait tout ce qui peut progressivement y conduire. Un point d'honneur militaire respectable et une fidélité excessive aux anciennes traditions Impériales ont empeché iusqu'ici la Cour de Vienne d'envisager de sang-froid un tel parti. Les suggestions mesurées de l'Angleterre, cette ancienne et puissante alliée des Habsbourg, l'exemple qu'elle leur a donné en cédant les Iles Joniennes, n'ont pas trouvé d'écho à Vienne jusqu'ici; mais si par une inspiration élevée, le Cabinet de Munich habituait l'Autriche à considérer sans parti pris hostile une éventualité si heureuse pour la paix du monde, qui pourrait dire que l'honneur du succès ne lui serait pas réservé? Rien alors ne pourrait plus troubler la tranquillité du Sud de l'Europe. Une solution pacifique, permettant de tenir compte de ces intéréts variés et de ces égards respectifs axquels les conflicts armés ne laissent pas de place, pourrait permettre de combiner une solution avantageuse pour la péninsule et pour l'Allemagne. Destinée par sa situation à la neutralité dans les querelles du continent, au commerce international, à la navigation, l'Italie, par son voisinage, serait pour l'Allemagne un élément de sécurité au méme titre que la Suisse, et offrirait à ses exportations un vaste champ et des voies d'une extension indéfinie vers les régions méridionales du globe.

Ces indications, que je ne Vous donne que pour diriger en général votre langage dans le cas, probablement peu prochain, où Vous seriez conduit à Vous en servir dans Vos entretiens avec les hommes d'Etats Bavarois, Vous disent assez que notre politique, fondée sur la nature meme des choses et obéissant à des nécessités d'ordre international plutòt qu'à un parti pris arbitraire, continue a etre aussi modérée que nationale et libérale. Les occasions vous dicteront. M. le Minìstre, la mesure dans laquelle vous devrez en user, et je me réserve d'y ajouter, selon les circonstances, des particularités plus précises.

Le Traìté de Commerce, qui se signe aujourd'hui méme entre l'Italie et quatre Etats du Zollverein, est une raison de plus de croire que les sympathies des deux nations et le progrès des idées justes continueront, dans les rapports entre l'Allemagne et l'Italie, l'oeuvre qui a déjà fait tant de progrès depuis cinq ans. Vous connaissez par les dépéches présentées au Parlement la ligne de conduite que nous avons suivie. Le traité n'entrera en vigueur comme nous l'avons toujours déclaré, que lorsque la totalité des Etats composant le Zollverein l'aura formellement ratifié.

Le protocole de signature du traité contient la déclaration que le Gouvernement du Roi entend qu'il ne soit pas douteux que l'acte de ratification du Traité constitue un Acte de reconnaissance du Royaume d'Italie, et que les Etats signataires partagent cet avis. En en demandant l'insertion dans les Actes du traité nous n'avons point voulu engager les Etats allemands à renouer avec l'ltalie d'autres relations que celles qui peuvent leur convenir. Nous avons cru seulement devoir prévenir des discussions futures plus ou moins convenables et plus ou moins multipliées, de la part des Etats qui adhéreront successivement au traité, sur la portée de cette adhésion. Il ne doit etre permis à aucun de ces Etats de prétendre nier l'existence du Royaume d'Italie au moment où l'Italie entière va s'ouvrir à leur commerce et à leur industrie. Mais nous nous gardons de nous préoccuper de savoir quelles suites diplomatiques et politiques ils jugeront devoir donner à leur reconnaissance, et autant nous avons été sensibles à la noble et libre démarche de la Bavière, autant nous sommes indifférents aux précautions que certains Etats de la Confédération pourraient prendre et aux prétextes qu'ils croiraient avoir besoin d'invoquer.

Notre dignité est à l'abri de toute atteinte; nous laissons volontiers aux petits Etats allemands le soin de choisir le parti qui convient le mieux à la leur.

Les rapports commerciaux entre la Bavière et l'Italie devant étre aidés à prendre un développement beaucoup plus ample, vous ferez bien d'etudier particulièrement dans quel sens ce développement pourrait étre dirigé, et quels produits naturels ou manufacturés pourraient ·étre utilement exportés d'Italie en Bavière ou de Bavière en Italie. Je Vous prie aussi de me signaler l'organisation à donner à un service consulaire italien dans un pays où il n'en existe pas encore.

Je ne doute pas, M. le Ministre, que Vous ne remplissiez Votre nouvelle

mission à la satisfaction du Gouvernement du Roi...

246

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE 12. Berlino, 31 dicembre 1865.

Le Comte de Bismarck m'a pris à part hier soir pour me dire que tout

en ayant usé de toute son influence sur la Saxe pour lui faire accepter le

protocole de clòture relatif à la signification de reconnaissance du Royaume

d'Italie que, suivant les conditions posées par le Gouvernement du Roi devait

expressément avoir l'échange des ratifications, il tenait essentiellement cepen

dant à bien constater qu'il ne partageait point cette opinion dangereuse selon

lui pour l'avenir du Traité, et que pour dégager sa responsabilité, il me priait

de faire parvenir à V.E. le contenu d'une lettre qu'il m'adresserait offi.cielle

ment aujourd'hui à ce sujet, et dont ci-joint se trouve la copie.

J'ai répondu aux observations verbales de M. de Bismarck que, absolu

ment parlant ,il n'y avait pas le moindre doute que la ratification d'un traité

emportait bien positivement la reconnaissance de la Puissance avec laquelle l'on traitait, mais que, après ce qui s'était passé lors de la signature des Actes relatifs à la Navigation du Danube et à l'Escaut, l'on ne saurait prendre trop de précautions contre le droit nouveau que .cherchait à introduire l'Autriche, et que s'agissant de traiter aver des Gouvernements placés ou pouvant étre replacés sous l'influence Autrichienne, je ne pouvais que m'associer complètement aux intentions de mon Gouvernement tendant à prévenir tout équivoque.

• -C'est une manière de voir qui n'est pas la mienne, m'a aussitòt répliqué M. -de Bismarck; comme je vous l'ai déjà dit, Vous allez créer des doutes là où il n'y en a pas, et la preuve c'est que pour enlever à la signature des Actes ùu Danube et de l'Escaut l'idée de reconnaissance qui s'y attachait en faveur du Représentant de l'Italie, l'Autriche a expressément fait à ce sujet des réserves qui confirment la règle générale. L'avenir décidera qui de vous ou de moi avait raison •.

Je n'ai pas voulu pousser plus loin cette discussion toute bienveillante du reste, qui, après le consentement donné au protocole de clòture suivant le désir du Gouvernement du Roi, n'avait plus raison d'étre. Je prierai seulement

V.E. de vouloir bien me faire connaitre si je dois faire une réponse écrite au Comte de Bismarck dans le sens des idées émises par V.E. et dont je lul ai déjà fait part verbalement.

Au reste, il n'est que juste de le constater, le Comte de Bismarck a apporté ùans le cours des dernières négociations la plus grande bonne volonté comme aussi le plus vif désir de faire aboutir les négociations. Sans sa puissante action, la Saxe n'eùt certainement pas consenti à signer le traité et surtout le pratocole qui donne à sa reconnaissance un caractère beaucoup plus accentué qu'elle ne le voulait dans le principe. L'on me dit bien, il est vrai, q_u'il entre dans la politique du moment de la Prusse d'étre désagréable à l'Autriche, et cela peut bien étre exact. Mais il ne faut pas toujours aller chercher les motifs qui font mouvoir certains ressorts politiques, et il suffit souvent de constater qu'ils nous sont bien positivement favorables pour devoir les apprécier à leur juste valeur. C'est tout à fait le cas dans cette circonstance où la résistance de M. de Bismarck s'inspirait uniquement de la réussite ultérieure du Traité de commerce, et lorsqu'il a vu que le Gouvernement du Roi tenait bien positivement à une condition qu'il regarde encore comme dangereuse pour l'avenir de la convention, il a cependant fini par sacrifier ses convictions personnelles au désir de seconder les vues du Gouvernement Italien.

P. S. -J'ai l'honneur d'accuser réception à V. E. et de la remercier des deux Dépéches (Cabinet) No 17 e 18 en date du 20 e 24 courants (1).

ALLEGATO.

BISMARCK A BARRAL

L.P. CONFIDENZIALE. Berlino, 30 dicembre 1865.

Vous avez eu la bonté de m'informer que Votre Gouvernement ne croit pouvoir signer le traité de commerce qu'en y joignant un protocole où serait expressément

formulé le principe que la ratification du Traité implique la reconnaissance du Roi d'Italie de la part des Souverains signataires.

J'ai déjà eu l'honneur de vous faire observer, M. le Comte, qu'à mon avis, ce principe est incontestable et jusqu'ici incontesté; toute la correspondance entre nous et les autres Etats du Zollverein a eu cette supposition pour point de départ; je ne Vous ai pas caché en meme temps, qu'en exigeant cette déclaration formelle, on ne ferait que créer des doutes où il n'en existe pas, et que ces doutes une fois admis, la solution que nous leur donnerions en énonçant notre opinion dans un protocole, n'engagerait pas celle des autres Etats, dont l'accession au Traité et la reconnaissance du Roi d'Italie, par voie d'échange de ratifications nous paraissent assurées, si nous procédons simplement à la signature, mais dont les résolutions pourront éprouver des retards indéfinis, si nous les mettons dans la nécessité de professer d'une manière manifeste et explicite le principe auquel ils s'appretent à subordonner leurs actions.

La question ne peut intéresser ni la Prusse ni ceux des Etats du Zollverein qui ont déjà reconnu le Royaume d'Italie, mais pour l'accession des autres, je prévois des difficultés, si Votre Gouvernement insiste à faire insérer la déclaration en question. Dans cette prévision et en constatant que j'ai appelé l'attention de Votre Gouvernement, je tiens à dégager ma responsabilité vis-à-vis des chances qui dorénavant pourraient compromettre le succès de nos travaux communs, que toutefois je continuerai avec le meme zèle que par le passé, et avec le meme désir de les voir réussir.

(l) Cfr. n. 227. Il d. 18 non è pubblicato.

247

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(Ed. in italiano in LV 9, pp. 24-25)

R. 34. Berlino, 31 dicembre 1865 (per. il 4 gennaio 1866).

Ainsi que j'ai eu l'honneur d'en informer V. E. par mon télégramme d'aujourd'hui, j'ai signé ce matin avec la Prusse, la Bavière, la Saxe et Bade, agissant tant en leur nom qu'en celui du Zollverein, le traité de commerce qui a donné lieu à de si laborieuses négociations, et qui, sauf l'article relatif à l'échange des ratifications • devant s'effectuer le plus t6t possible •, est exactement semblable aux deux copies transmises précédemment par cette Légation.

V.E. trouvera ci-joint in extensum la copie du protocole de signature relatif à la signification de reconnaissance formelle du Royaume d'Italie que doit avoir l'échange des ratifications, et qui a été également signé par les quatre représentans des Puissances allemandes (1). Le Président du Conseil a dit à cette occasion que par suite d'une communication qui lui avait été faite par le Gouvernement Italien, celui-ci pourrait, aussitòt que la grande majorité des membres du Zollverein aurait adhéré au traité, proposer au Parlement une mesure législative tendant à étendre à tout le Zollverein les bénéfices du Traité. Sur l'invitation qui m'en a été adressée par M. de Bismarck, j'ai dit qu'effectivement telle était bien l'intention du Gouvernement du Roi, mais qu'il était bien

entendu que cette mesure purement législative était tout à fait en déhors du tratté et n'en faisait point partie sous quelque prétexte que ce soit. Aucune mention écrite du reste n'a été faite de cette déclaration qui est restée purement verbale.

Après la signature du traité et du protocole de cloture, les quatre Représentants Allemands se sont réunis en conférence particulière sous la présidence du Comte de Bismarck pour s'entendre ensemble sur la rédaction d'une circulaire commune destinée à expliquer à leurs Confédérés du Zollverein la raison de l'initiative qu'ils avaient prise dans cette circonstance, et de la conclusion du Traité de commerce avec l'Italie qui en avait été le résultat.

Ainsi se trouve terminée une négociation qui, gràce aux sages et judicieuses instructions données par V.E., n'est pas seulement un immense succès politique pour l'Italie, mais assure en meme temps d'une manière permanente son avenir et ses intérets commerciaux.

ALLEGATO.

PROTOCOLE DE CLOTURE (Ed. in L V 9, pp. 29-30)

Les Soussignés se sont réunis aujourd'hui au Ministère des Affaires Etrangères pour signer le .traité de Commerce conclu à la date de ce jour entre l'Italie et le Zollverein.

En procédant à la signature les Soussignés déclarent que Ies Hautes Parties contractantes se réservent, après la mise en vigueur du présent traité, d'entrer en négociation au sujet des avantages ultérieurs qu'Elles pourraient juger à propos de s'accorder mutuellement dans l'intéret du commerce et de l'industrie.

Le Plénipotentiaire d'Italie déclare qu'il est chargé par son Gouvernement de ne pas laisser de doute, que le Gouvernement italien considère l'échange des ratifications comme acte de reconnaissance du Royaume d'Italie. Les autres signataires partagent cet avis.

Le présent traité a été signé en deux exemplaires dont l'un a été remis au Plénipotentiaire d'Italie, l'autre a été remis aux Plénipotentiaires soussignés des Etats du Zollverein pour etre déposé dans les Archives de la Prusse.

Fait à Berlin le 31 Décembre 1865

C. DE BARRAL DE BISMARCK MONTGELAS

HOHENTHAL TURCKHEIM

(l) In LV 9 è qui aggiunto il periodo seguente: • In esso fu inserita, giusta il desiderio manifestato dal plenipotenziario bavarese, la riserva di procedere in avvenire a nuovi negoziati per la reciproca concessione di maggiori favori commerciali»,

248

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

T. l. Firenze, l gennaio 1866, ore 12.

J'apprends avec plaisir signature traité; mais il est inutile que vous envoyez Scotti. Les ratifications, vous ne l'ignorez pas, doivent etre précédées d'approbation du traité par Parlement, et cela ne pourra venir qu'en dernier lieu, après adhésion de tous les Etats du Zollverein, comme je vous l'ai expliqué dans ma dépéche n. 18 (1).

249

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI,

LA MARMORA

(A S Biella, Carte La Marmora; ed in PASSAMONTI, pp. 432-433)

L. P. Parigi, 1 gennaio 1866.

Oggi l'Imperatore ha ricevuto gli auguri del Corpo diplomatico. Il telegrafo le avrà portato a quest'ora la risposta di Sua Maestà Imperiale al Nunzio che portò la parola, come al solito, a nome dei suoi colleghi. La risposta dell'Imperatore è politicamente incolore, ma il tuono è pacifico e rassicuranie. Passando dinnanzi a me, l'Imperatore mi domandò notizie di Sua Maestà, mi disse che aveva ricevuto l'avviso della formazione pressoché completa del Gabinetto nostro, mi parlò delle nuove elezioni, e a questo proposito accennò alla candidatura di Mazzini a Napoli. M'affretto a segnalarle quest'ultimo fatto, persuaso del resto che il Ministero dal canto suo farà il possibile per evitare una tale eiezione, il cui significato sarebbe pessimo sotto ogni aspetto.

* I negoziati commerciali furono aperti fra la Francia e l'Austria. Questo fatto congiunto a quello della recente decorazione austriaca data al Principe Imperiale e a quello dell'imprestito austriaco (che non si poteva impedire per le ragioni che Le ho esposto altre volte, ma per cui il Governo francese si mostrò piuttosto favorevole) danno credito alla voce corsa d'un ravvicinamento più stretto che avrebbe avuto luogo tra la Francia e l'Austria dopo la partenza di Bismarck da Parigi (2). Il vero si è che l'Imperatore vuol esser bene, ora soprattutto, colle principali Potenze; desidera che non si accreditino le voci di progetti di cambiamenti territoriali convenuti con Bismarck, e non vuole avere l'aria di abbandonare l'Austria alle esigenze prussiane. Ma in fondo l'interesse della Francia richiede che l'Austria e la Prussia non siano troppo d'accordo, che si mantenga fra le due potenze la lotta di preponderanza in Allemagna, ed è perciò che si fa bel viso ad un tempo ad entrambe * (3).

L'Imperatore, posso assicurarglielo di nuovo, eseguirà puntualmente la Convenzione di settembre; ma desidererebbe che all'epoca in cui le ultime truppe francesi lasceranno Roma, il nostro Ministero abbia la forza d'impedire ogni

tentativo del partito d'azione. Io assicurai Sua Maestà e il Signor Drouyn de Lhuys che finché Ella è al potere, non v'è nulla da temere a questo proposito. Del resto devo dirle che il Signor Drouyn de Lhuys m'ha manifestato la stessa assicurazione e mi disse che anche l'Imperatore confidava perciò nella di Lei energia.

Drouyn de Lhuys mi fece gli elogi del nostro libro verde e mi disse che sta preparando il suo. Gli domandai se intendeva inserire qualche dispaccio relativo allo sciagurato affare delle medaglie, e lo pregai che non lo facesse. Mi rispose che la sua intenzione era di non inserir nulla di ciò.

Attendo un suo telegramma che mi annunzi la formazione completa ùel Gabinetto.

(l) -Non pubblicato. (2) -Cfr. quanto comunicò Launay con r. confidenziale 58, Pietroburgo, 17 gennaio: « Le Vice-Chancelier faisait à son tour l'observation que l'on ne saurait en effet nier une certaine tendance à un rapprochement entre les Cours de Vienne et de Paris. L'Empereur Napoléon avait rendu à l'Autriche un service signalé, en permettant que le dernier emprunt de cette Puissance pùt s'opérer et etre còté à la Bourse de Paris. Rien de plus nature! qu'il en résultàt un échange de bons procédés, qui ont une certaine signification in spe, mais non toutes celles qu'on se plait à leur attribuer. Pour ce qui la concerne, la Russie ne s'en préoccupe qu'assez médiocrement ». (3) -Il brano fra asterischi è edito in CHIALA, p. 43.
250

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

T. 3. Berlino, 2 gennaio 1866, ore 17,44 (per. ore 21).

Le traité de commerce est désormais complet, sujet seulement à ratification, mais sans avoir aucunement besoin de l'adhésion des autres Etats dont le quatre signataires se sont constitués mandataires. Il est donc indispensable qup je vous transmette l'instrument pour ètre présenté au Parlement dès sa rentrée. Un retard ferait d'autant plus mauvais effet en Allemagne qu'à Berlin on le présentera immédiatement aux Chambres qui se réunissent le quinze.

J'attends réponse pour expédier attaché de légation.

251

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL

'r. a. Firenze, 2 gennaio 1866, ore 23.

Je regrette que vous m'obligiez de répéter que le traité, comme il a toujours été déclaré et entendu, ne pourra ètre soumis au Parlement que lorsque les autres Etats du Zollverein auront personnellement déclaré qu'ils le ratifieront. Les quatre signataires ont conclu en présupposant adhésion. mais sans mandat préalable des autres; tant que ceux-ci restent absolument libres le traité ne peut etre sanctionné par nos pouvoirs législatifs. France, Angleterre, et Belgique n'ont pas fait autrement. Je vous prie de nouveau de vous tenir strictement dans les termes de mes instructions précédentes (1).

(l) II contenuto di questo telegramma fu sviluppato nel d. 20 del 3 gennaio ed. in L V 9, pp. 22-23.

252

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL (Ed. in LV 9, pp. 21-22)

D. 19. Firenze, 2 gennaio 1866.

Dal telegramma che da V. S. Illustrissima mi giunse la sera del 31 dicembre (l) appresi con soddtsfazione che in quel giorno fu firmato da Lei e dai Plenipotenziarii di Prussia, Baviera, Baden e Sassonia, il trattato di Commerc:o tra l'Italia e lo Zollverein col protocollo contenente la dichiarazione che le ratifiche degli Stati dello Zollverein implicano il riconoscimento del Regno.

Siffatta dichiarazione fu dal Governo del Re ravvisata come indispensabile, come glielo feci conoscere col telegrafo, né i Governi firmatarii avranno spero giudicato esagerata questa nostra esigenza. È vero bensì che secondo l'avviso del Governo del Re, che fu nettamente formulato nel dispaccio dd 9 luglio (2), le ratiflche di un Trattato solenne, qual'è quello che fu firmato ieri a Berlino, implicano per sé sole il riconoscimento. È vero altresì che il Signor di Bismarck riteneva che ciò fosse incontestabile e perciò ne considerava come almeno superflua un'apposita dichiarazione. Ma è pur vero che la tesi contraria fu sostenuta ancora recentemenie da taluni fra gli Stati dello Zollverein i quali manifestarono il parere di poter essi ratificare il Trattato senza che ciò avesse punto ad implicare come conseguenza il riconoscimento del Regno. In appoggio di siffatta pretesa si sarebbero potuti addurre precedenti come, ad esempio, quelli degli Atti della Schelda o del Danubio che però per i motivi che le addussi nel mio Dispaccio del 9 Luglio non riteniamo applicabili al caso presente.

Ora appunto perché il Governo del Re non intende per nulla ricercare H riconoscimento di quegli Stati, egli doveva porre accurato studio ad evitare che nasca alcun equivoco che lo possa impegnare in alcuna discussione sulla portata politica dell'atto di ratifica del trattato per parte degli Stati dello Zollverein; ed anziché essere un pleonasmo, la dichiarazione che fu inserita nel protocollo della firma raggiunge quell'intento, inquantoché esclude ogni malinteso ed ogni possibilità di contestazioni disgustose che si sarebbero altrimenti potute rinnovare per ogni Stato che si decidesse ad accettare ed a ratificare il Trattato.

La dichiarazione poi da noi consentita, che posto ad esecuzione il presente Trattato, si potrà addivenire di comune accordo all'esame se siano possibili ancora riduzioni di tariffa a beneficio del rispettivo commercio, sarà certo ravvisata come una prova del nostro buon volere verso lo Zollverein ed in ispecie verso la Baviera, che prese l'iniziativa di siffatta domanda (3).

(l) -Cfr. n. 244. (2) -Cfr. n. 96. (3) -Il contenuto di questo documento fu comunicato il 5 gennaio a Pietroburgo, Londra e Parigi con il dispaccio edito in LV9, pp. 30-31.
253

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. l. Berlino, 2 gennaio 1866 (per. il 7).

Les rapports entre l'Autriche et la Prusse dans la question des Duchés comme dans le reste de la polìtique générale, se résument par une attitude respective de calme et de froideur marqués qui risque de former encore longtemps le fond de la situation. Aujourd'hui que, par suite d'un emprunt inespéré, l'Autriche a devant elle quelques mois d'avenir financier assuré, elle se m o n tre beaucoup plus raide et plus exigeante vis-à-vis de la Prusse qui comptait surtout sur les embarras d'argent de sa co-partageante pour lui faire lacher prise en Holstein. Cette combinaison étant venue lui faire défaut, la Prusse a arboré pour système de harceler par des plaintes et des tracasseries incessantes l'administration Autrichienne dans le Holstein; en outre elle affecte de procéder en Schleswig à de tels actes d'autorité souveraine, que sous peine de passer pour etre son complice, le Cabinet de Vienne doit nécessairement arriver à lui adresser des remontrances. Tout cela constitue une situation des plus tendues, mais qui peut durer encore longtemps sans amener de solution radicale.

Au reste, il importe de bien le constater, ce n'est pas l'attitude de l'Autriche, mais bien celle de la France qui préoccupe le plus le Cabinet de Berlin et entrave complètement sa marche dans ses plans ouvertement annexionnistes. Pour aller de l'avant, camme dit le Comte de Bismarck, il faudrait etre assuré de la neutralité de la France, ou du moins savoir exactement ce qu'elle désire obtenir comme compensation territoriale de l'agrandissement de la Prusse. Or c'est là précisément ce que le mutisme absolu du Cabinet des Tuileries ne permet pas d'apprécier d'une manière méme approximative. Personnellement

M. de Bismarck ne serait pas absolument éloigné d'accorder à la France certaines portions de territoire sur le Rhin plus spécialement connues sous le nom de • rectifications de frontière •; mais l'état des esprits qui s'inspire encore des profondes haines de 1813 contre la France, ne saurait consentir à la moindre diminution du territoire Germanique qu'il regarderait comme une haute trahison; et toute tentative d'agrandissement Prussien ayant pour base une concession de ce genre souleverait d'indignation les masses en donnant le signal de l'écroulement de l'édifice si péniblement élevé jusqu'ici par le Comte de Bismarck.

Pour venir en aide aux projets d'extension Prussienne patronnés par cet éminent homme d'Etat et qu'il a fini par faire adopter par le Roi, il restait encore la Belgique dont l'absorption par la France aurait permis à la Prusse de s'appropder les Duchés. Mais là encore il y a eu déception pour les arrièrepensées du Comte de Bismarck; et la lettre de l'Empereur Napoléon au Due de Brabant à l'occasion de la mort de son Auguste Père, en paraissant reléguer dans un avenir encore bien éloigné toute idée annexionniste, est venue couper court à des espérances que l'on s'était habitué à Berlin à regarder comme beaucoup plus prochaines.

La nouvelle de l'envoi solennel d'Ambassadeurs spéciaux dans toutes les

Capitales pour annoncer le nouveau règne, en Belgique, est venue donner une

nouvelle force à ces appréciations rassurantes, et le choix que l'on a fait du

Prince de Ligne pour venir remplir cette mission à Berlin, prouve que l'on

a voulu ajouter le prestige d'un grand nom aux imposantes manifestations du

peuple Beige en faveur de son autonomie.

En résumé, la situation pour le moment est au calme plat, et ne pourra guère changer que par des événements extérieurs, soit qu'ils se produisent d'eux-memes, soit que l'habileté politique de M. de Bismarck les fasse naitre.

254

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL (Ed. in LV9, pp. 32-33)

D. 21. Firenze, 3 gennaio 1866.

Vous voulez bien m'informer que le Gouvernement Saxon, en reconnaissant l'Italie * croit devoir • (l) continuer au Baron de Seebach, Ministre de Saxe à Paris, la qualité de Représentant de la Saxe dans les rapports de ce Royaume avec l'Italie, sans autre démarche à cet égard.

Je ne m'explique guère, M. le Ministre, quel avantage le Gouvernement Saxon peut trouver à procéder d'une manière si différente de la conduite franche et * digne * (2) de la Bayière surtoat en présence des liens d'alliance existants entre les deux maisons souveraines *et la juste part faite dans les affections de la famille royale à S.A. Madame la Duchesse de Génes * (3). Du reste le Cabinet de Dresde prendra à cet égard, aujourd'hui comme dans la suite, les résolutions qu'il croira lui convenir, et les nòtres y correspondront exactement.

Le Gouvernement du Roi attend donc que le Baron de Seebach présente, comme il est indispensable, ses nouvelles lettres de créance à Sa Majesté; alors le Comte de Launay présentera de son còté ses lettres de recréance, et Vous pourrez etre chargé, M. le Ministre, d'exhiber à S.M. le Roi de Saxe les lettres qui Vous accréditeront auprès de lui.

Jusque là les relations entre les deux pays ne sont pas effectivement rétablies, quoique la Saxe, en prenant part au Traité, ait reconnu le Royaume. Le Ministre actuel du Roi à Saint Pétersbourg demeure donc forcément chargé des intérets italiens en ce qui regarde la Saxe, et Vous ne devez pas manquer de rappeler à l'occasion que ce n'est que par son canal que peuvent régulièrement nous etre adressées les communications que le Gouvernement Saxon pourrait avoir à nous faire dans l'état actuel des rapports entre les deux pays (4).

(l) -In L V 9 c ne croit pas devoir faire à çet égard d'autre démarche que de •. (2) -In L V 9 c nette •. (3) -Le parole fra asterischi sono omesse in L V 9. (4) -Analogo dispaccio venne inviato il 5 gennaio a De Launay.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

T. 5. Firenze, ·7 gennaio 1860, ore 12,40.

Des informations particulières et de journaux officieux de Paris meme annoncent que Pape aurait écrit à Empereur sur affaire dette déclarant n'accepter d'argent qu'à titre de restitution. Veuillez tacher savoir ce qui se passe entre Rome et Paris sur cette affaire.

256

IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(Ed. in italiano in LV9, pp. 34-35)

R. 36. Berlino, 7 gennaio 1866 (per. L'll).

Les quatre puissances signataires du traité de Commerce avec l'Italie viennent d'adresser, chacune de leur coté, une circulaire aux différents membres du Zollverein pour leur donner communication de la Convention Commerciale et du Protocole de cloture du 31 décembre dernier, en les invitant à faire parvenir au plus tot leurs ratifications à Berlin. Sans etre conçue en termes identiques, la circulaire exprime cependant les memes idées et s'inspire surtout de considérations commerciales ayant en vue l'intéret général de toute l'Allemagne. En meme temps qu'ils remettront cette communication aux différents Gouvernements auprès desquels ils sont accrédités, les représentants des quatre Puissances ont ordre de les rendre attentifs à la très grande responsabilité qu'encourraient vis-à-vis de toute l'Allemagne ceux d'entr'eux qui par une opposition désormais injustifiable, retarderaient ou empecheraient la mise en vigueur du traité.

* M. de Philipsborn de qui je tiens ces détails m'a assuré que les ratifications ne tarderaient pas à se produire, mais que cependant, suivant les lenteurs traditionnelles des Chancelleries Allemandes, il ne fallait pas s'attendre à les voir arriver avant un mois ou six semaines. Ce que M. de Philipsborn ne m'a pas dit, mais que j'ai appris d'autre part, c'est ce que * (l) certains Gouvernements déjà fort préoccupés de la situation que va leur créer vis-à-vis de l'Autriche, leurs ratifications, ne voudront pas augmenter encore l'irritation du Cabinet de Vienne en montrant trop d'empressement.

Au reste, c'est toujours le Hanovre que l'on regarde ici comme pouvant seul tenter une opposition sérieuse; et comme il est impossible de concilier une

-o di sei settimane ».

parei'lle attitude avec les voeux hautement manifestés et les intérets matériels de tout le pays, * l'on a tous les motifs de croire que la résistance du Cabinet de Hanòvre provient des manoeuvres secrètes de l'Autriche qui travaille le Roi et son entourage contre l'Italie. L'on ne saurait guère autrement expliquer pourquoi le Hanòvre si docile en toutes circonstances à l'influence Prussienne, semble vouloir aujourd'hui si peu tenir compte des représentations du Cabinet de Berlin * (1).

Toutefois, le Hanòvre n'a pas encore nettement formulé son opinion. Il est très possible aussi que cette résistance dont on parle tant dans les journaux, soit plus apparente que réelle, et que lorsque il verra l'isolement où va inévitablement le mettre son obstination * et les conséquences pratiques qui doivent en résulter, il se hàte de sortir d'une situation aussi puérile que dangereuse, en faisant parvenir un peu tard peut-etre, mais en définitive comme les autres, sa ratification * (2).

(l) -In L V 9 invece del brano fra asterischi: • Si crede qui che le ratifiche saranno tutte consentite, ma che tuttavia non conviene aspettarsi che giungano prima di un mese
257

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(A S Biella, Carte La Marmora; ed. in Carteggi Nigra, pp. 143-146)

L. P. Parigi, 9 gennaio 1866.

Le confermo quanto le scrissi per telegrafo (3) intorno ad una supposta lettera del Papa all'Imperatore sulla questione del debito pubblico pontificio. Il Signor Drouyn de Lhuys mi disse che non aveva notizia d'una tal lettera; che non ci credeva; che l'Imperatore gliene avrebbe parlato se avesse esistito; che ad ogni buon fine ne avrebbe egli parlato all'Imperatore, ma che era convinto della falsità di questa notizia. Egli soggiunse, rispondendo ad una mia domanda, che non aveva nessun nuovo incidente a segnalarmi su tale questione, tranne che gli pareva che le disposizioni della Corte di Roma si andavan facendo più placide: il che vuol dire, al punto di vista di S. E., che la Corte di Roma, la quale in sul principio s'era mostrata ritrosa ad entrare in questo negoziato, pare ora più disposta ad accettare che l'Italia pigli a suo carico la parte proporzionata del debito pontificio. Io continuo nell'avviso che già Le manifestai a questo proposito altra volta, che cioè non tocca né conviene a noi lo spingere a questi negoziati, ma che conviene lasciar venire la Francia. Ecco perché non piglio mai l'iniziativa d'una conversazione con Drouyn de Lhuys su quest'affare, a meno ch'Ella me ne dia l'ordine. Del resto lo scambio di lettere che ebbe luogo ultimamente tra Lei e Malaret pone la questione molto chiaramente e molto correttamente. Quando il Governo francese crederà giunto il tempo di

trattar la questione delle cifre, ce lo dirà, ed Ella manderà qui un delegato

speciale per trattarla. La ringrazio d'avermi esonerato da questo compito deli

cato e difficile come tutti quelli che trattano di cose finanziarie. Non ho bisogno

di dirle che il delegato che sarà inviato qui per ciò, troverà in me tutto l'ap

poggio che potrò dargli. Per evitare spese inutili, questo delegato potrebbe

anche essere nel tempo stesso commissario per l'esposizione del 67. Finora il

Commissario sono io; ma fu inteso con Torelli e Sella, che si sarebbe mandato

uno o più commissarii definitivi appena si sarebbe potuto sottoporre al Parla

mento la domanda dei fondi necessarii. Intanto il bravo Giordano lavora per

l'esposizione, ma non ha che il titolo di delegato tecnico. Parmi che il tempo

sia venuto di nominare un Commissario definitivo, salvo poi a mandare uno

dei Principi se le altre Potenze manderanno dei Principi. La impegno a parlar

di ciò al Ministro delle Finanze e a quello dell'Agricoltura e Commercio.

Il Signor Drouyn de Lhuys mi disse che nel suo libro giallo metterà molto

poco intorno all'Italia, e vi metterà piuttosto quelle cose intorno a cui non vi

fu~ono difficoltà.

* La condotta del Governo francese verso le due grandi Potenze Germaniche si conserva la stessa, cioè: buone disposizioni verso il Gabinetto di Berlino, e buone disposizioni verso il Gabinetto di Vienna. L'affare della decorazione austriaca data al Principe Imperiale non eserciterà nessuna seria influenza sull'andamento della politica francese. Tuttavia il Conte Goltz, ingelosito di questo successo del suo rivale, Principe di Mette~nich, ha proposto al re di Prussia di accordar l'Aquila nera al Principe Imperiale; il che sarà fatto appena il Principe Imperiale (che ha regalato a mio figlio una bella carabina per strenna del nuovo anno) avrà compiuto i dieci anni; essendo regola in Prussia che l'Aquila nera non possa darsi, nemmeno ai Principi del sangue, prima di questa età * (1). A proposito di decorazioni principesche, devo dirle che prima di partire da Parigi il Cav. Morra mi fece capire che s'aspettava che il Principe Amedeo fosse fregiato del Gran Cordone della Legione d'Onore. Io m'astenni finora dal fare una domanda in proposito e non la farò s'Ella non me ne dà istruzione positiva. Io penso che la dignità stessa del Principe esige che non si domandi nulla in suo nome. La prego di scrivermi una riga a questo riguardo per mia norma. Intanto è bene ch'Ella sappia che se si facesse una simile domanda, non si potrebbe evitare di sollevar la questione di mandar l'Annunziata ai Murat e ai Principi Luciano e Carlo Bonaparte. Le sarei anche grato se volesse far sapere a Morra le ragioni di alta convenienza e di delicatezza che mi consigliano a non fare una domanda simile a meno d'averne l'ordine da Lei.

Passo a cose più serie. Credo che l'Imperatore nel discorso della Corona annunzierà il ritiro delle sue truppe dal Messico. Determinazione importantissima e saviissima che ogni uomo di buon senso approverà. Annunzierà pure, ben inteso, la continuazione dell'evacuazione graduata della guarnigione francese a Roma.

Il tuono del discorso sarà estremamente pacifico per l'estero, e molto fermo per l'interno. Non v'è dubbio che l'Imperatore non farà nessuna con

cessione per le libertà interne. La politica francese può definirsi attualmente come politica di raccoglimento per l'estero, d'economia e di autorità per l'interno. Ciò non impedirà che il Signor Thiers ci regali ancora un discorso, più assurdo dei precedenti, sulla questione romana. Come diavolo farà Walewski a presieder la Camera? Se avesse il buon senso di non dir nulla, forse se la caverebbe. Ma se vuol parlare ed intromettersi nella discussione ad ogni istante come faceva Morny, si perderà completamente. Un membro del Corpo Legislativo (che me lo ripetè) domandò a Walewski se si era di già preparato all'ardua impresa. Walewski gli rispose che per ben due volte aveva di già provato di salire i gradini, che conducono al seggio della Presidenza, e che era soddisfatto della prova. Questo fatto dipinge l'uomo.

Le scuole continuano ad esser animate da uno spirito avverso al Governo. Fu singolare imprudenza quella di Duruy di aver dato alle dimostrazioni di pochi studenti francesi in Belgio, un'importanza esagerata. Bisognava non avvedersene e la cosa non avrebbe avuto seguito. Così pure lo zelo di Lavallette nel perseguitare la stampa mi pare intempestivo e nocevole. Per buona ventura l'opinione pubblica non rende troppo risponsabile l'Imperatore degli errori de' suoi Ministri. Peccato che l'Imperatore non possa far tutto da sé solo! Certamente è il più savio di quanti lo circondano. La riconciliazione fra l'Imperatore e il Principe Napoleone non ha fatto grandi progressi. Per ora non mi par probabile che il Principe ripigli la presidenza dell'esposizione. Ma è comparso più volte a Corte; era vicino all'Imperatore il lo dell'anno; vi sarà di nuovo all'apertura della sessione legislativa. Insomma egli dice che privatamente non ha ragione alcuna di rancore verso l'Imperatore, ma che non vuol più mescolarsi nelle cose di governo dopo che l'Imperatore gli fece sapere, nel modo che tutti sanno, il suo biasimo per le sue idee e per la sua condotta politica.

Gli avvenimenti di Spagna non preoccupano molto il Governo francese. Il tentativo di Prim è considerato come completamente naufragato per ora. Ma si crede che ricomincerà più tardi in una o in un'altra forma.

Ho traslocato la Legazione e sono installato alla meglio nel nuovo palazzo. Questa traslocazione, che mi costò denari, mi costò anche seccature e perditempo e noje infinite. Ma poco per volta tutto sarà messo in ordine, e gli archivii debitamente assestati.

(l) -In L V 9 invece del brano fra asterischi: « si scorge da ciò quanto sia attiva ed efficace l'influenza presso quella Corte della potenza che vi si adopera in senso sfavorevole all'Italia ed alla Prussia, di cui l'Annover accenna a tener in non cale le rimostranze •. (2) -In LV 9 invece del brano fra asterischi: • e come siano funeste le conseguenze che potranno risultargliene, quel Governo si risolva ad uscire da una situazione pericolosa,facendo pervenire a Berlino le sue ratifiche •. (3) -Cfr. t. 9 del 7 gennaio, non pubblicato.

(l) Il brano fra asterischi è edito in CHIALA, p. 44.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA (Ed. in LV9, pp. 633-634)

D. 151. Firenze, 11 gennaio 1866.

M. le Baron de Malaret est venu me lire une dépeche par laquelle le Ministre des Affaires Etrangères de l'Empereur l'instruit des dispositions présentes de l'Autriche à l'égard de ses rapports commerciaux avec l'Italie, et le charge de nous renouveler l'offre des bons offices du Gouvernement Français pour les améliorations que nous croirions pouvoir etre apportées à cette situation.

D'après les informations de S.E. M. Drouyn de Lhuys, le Cabinet de Vienne n'est pas éloigné de demander les bénéfices du Traité de 1851 pour son commerce et sa navigation et d'offrir d'étendre à tout le Royaume d'Italie le meme traitement de faveur. M. le Baron de Malaret m'a exprimé le désir de connaitre les vues du Gouvernement du Roi sur cet objet.

Après avoir remercié le Baron de Malaret de l'intéret bienveillant que son Gouvernement prend à la situation de l'Italie vis-à-vis de l'Autriche, je l'ai prié de remarquer que le Gouvernement du Roi a manifesté toute sa pensée à cet égard dans les dépeches qu'il a communiquées au Parlement du Royaume le 12 décembre dernier. J'ai appelé notamment l'attention du Minostre de France sur deux de ces dépeches: l'une, adressée par moi au Ministre du Roi à Berlin en date du 11 juin 1865 (1), où j'ai exposé avec autant de clarté qu'il était possible l'état de droit et de fait de nos rapports commerciaux avec l'Autriche; l'autre datée du 25 novembre (2), à l'adresse des Agents Diplomatiques de Sa Majesté et dans laquelle j'ai jugé à propos, pour l'acquit de la responsabilité du Gouvernement du Roi, d'indiquer comment la situation respective des deux Etats pourrait etre soit politiquement, soit commercialement améliorée.

Résumant en quelques mots le sens de ces communications, dont je n'ai qu'à confirmer intégralement le contenu, j'ai dit à M. le Baron de Malaret que le rétablissement de relations politiques régulières avec l'Autriche ne pourrait etre admis par l'Italie qu'à titre d'acheminement à la solution de la question Vénitienne. Nous n'avons jamais laissé ignorer aux puissances amies, et les faits d'ailleurs le démontrent à l'évidence, que l'état de choses qui continue à etre maintenu par la force en Vénétie rend impossible toute pacification sérieuse et durable de cette partie de l'Europe. Cette situation, qu'il nous appartient certes, plus qu'à personne de déplorer indique assez dans quel sens peuvent etre utilement employés les efforts généreux des puissances qui voudraient voir une véritable réconciliation s'opérer entre l'!talie et l'Autriche.

En attendant, ai-je ajouté, l'amélioration de fait des relations commerciales entre les deux Etats dépend entièrement de l'Autriche, par une conséquence dèjà signalée par nous du Traité Austro-Sarde de 1851, dont nous ne contestons en aucune façon le caractère obligatoire. L'Autriche en dehors de toute question politique, a le droit, nous ne l'avons jamais méconnu, de nous demander aux termes de l'Art. 15 de la Convention de 1851 l'application du traitement de la Nation la plus favorisée, en offrant dans des formes convenables la réciprocité au Royaume d'Italie.

J'ai donné à M. le Baron de Malaret l'assurance que notre manière de voir est restée exactement la meme. Le Gouvernement français est donc en mesure de porter à la connaissance de l'Autriche, en tant qu'il pourra lui convenir de le faire, qu'il n'a tenu qu'à elle de ne pas cesser de jouir des bénéfices de l'Art. 15 du Traité de 1851, et qu'elle n'a, pour les obtenir effectivement,

qu'à les demander en se déclarant préte à remplir envers l'Italie les conditions de réciprocité requises. Quant'à la forme dans laquelle devrait se passer cet arrangement, ou pour mieux dire cet acte d'exécution pure et simple d'un traité actuellement existant,

M. Le Baron de Malaret a paru penser que le moment pourrait venir bientòt pour le Gouvernement du Roi d'examiner ce qu'elle doit étre au point de vue de la juste dignité de l'Italie. Je me suis réservé de m'en occuper lorsque quelque nouvelle communication de S.E. M. Drouyn de Lhuys viendrait rendre cet examen opportun.

(l) -Cfr. n. 47. (2) -Cfr. n. 210.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A PARIGI, NIGRA

(A S Biella, Carte La Marmora; ed. in LA MARMORA, pp. 66-68)

L. P. Firenze, 11 gennaio 1866.

Più di una volta io sentiva desiderio di scriverle durante l'ultima crisi, ma non ne ebbi il tempo. Né mi sento di ben ragguagliarla ora che la crisi è superata giacché ad informarla di tutto quanto avvenne non basterebbe un volume della mole del libro verde. Per poco ella legga i giornali nostri ella si potrà fare un criterio forse più esatto di quello che io le potrei fornire, se anche io fossi capace di raccapezzare le differenti fasi che subì la crisi ogni giorno, anzi più volte nello stesso giorno. Solo le posso dire che ho trovato meno coraggio e devozione, di quello ch'ero in diritto di aspettarmi, e che i molti rifiuti ricevuti anche da quelli uomini politici sui quali facevo più affidamento, mi fecero più di una volta venire in mente se non sarebbe stato meglio smettermi dall'impresa. Ma chi potevo io consigliare alla Corona che volesse e potesse assumersi l'ingrato incarico di formare un Ministero, colla deplorabile confusione dei partiti che regna nella Camera? Sul finire del 59, malgrado la viva opposizione di alcuni colleghi, e fra gli altri * il Rattazzi * (l) ho insistito presso il Re finché accettasse le dimissioni. Se io ero allora poco amante del potere ora lo detesto. Ma allora tutti volevano un uomo, e quell'uomo che era Cavour smaniava di arrivare al Governo, perché si sentiva capace di fare quello che poi fece. Ma ora io non conosco che un solo che agogni questo mio posto, e questi comunque non difetti né di capacità governativa né di una certa fermezza * ha un nome fatale dentro e fuori d'Italia.

Ella ben capisce ch'io intendo parlare di Rattazzi, che se io non l'avessi prima conosciuto, basterebbe a qualificarmelo la condotta indegna ch'egli tenne in tutta questa vertenza. * Ella non si può fare un'idea delle bassezze (2) ch'egli fece promettendo cose (3) impossibili e le più disparate ai partiti i più avversi purché potesse giungere * ai suoi fini. Ch'egli fosse ambizioso ben lo sapevo,

ma confesso non m'immaginavo che la sua ambizione potesse degenerare in una vera libidine del potere che lo rende capace di qualsiasi atto, anche il più contrario agli interessi e alla dignità della Nazione e della Corona. *Ma lasciamo queste brutte cose, che mi rincresce perfino mi siano dalla penna sfuggite. Il fatto sta ch'io ho creduto tanto per ciò che riguarda la politica interna, quanto la esterna, dover rimanere al mio posto. * Il nuovo Ministero è composto di uomini che presi separatamente hanno forse meno valor personale dei precedenti, ma in complesso è forse più forte, in quanto che vi ha, per ora almeno, più omogeneità di viste, e maggior spirito di conciliazione. Per me è ora più evidente che mai, che in un Ministero comunque composto di individualità capacissime, se manca lo spirito di conciliazione, come avvenne per esempio con Lanza, Sella e Natoli, si cammina a stento, e male. Finora ripeto andiamo bene. *Passo ora all'affare importante che mi ha indotto a spedirle un corriere, giacché non si sarà immaginato ch'io le spedissi un corriere per ciò che le ho riferito, che potevo o mandarglielo per la posta o anche non dirglielo. * La cosa importante che le volevo dire è questa. * Il Barone Malaret è venuto ieri l'altro leggermi un dispaccio che il Duca di Gramont spediva al Ministro degli Affari Esteri di Francia, e di cui questi mandava copia a Firenze perché mi fosse comunicato. Secondo la solita usanza diplomatica, chi'io mi limito a chiamare strana, il Malaret mi lesse i dispacci e poi se ne andò senza !asciarmene copia.

Siccome per soprapiù quella lettura mi venne fatta nella camera attigua al Consiglio, e mentre io aveva la testa piena delle nostre interne discussioni, non posso dire di avere perfettamente capito ogni cosa, e tanto meno di avere indovinato il vero pensiero del Governo Francese. Tant'è che ieri sera incontrando il Malaret in società gli esternai il desiderio di rivedere quei documenti, cioè la lettera di Gramont a Drouyn de Lhuys e il dispaccio di Drouyn de Lhuys al Barone Malaret. Ciò feci in modo da !asciargli bastantemente intendere, che se me ne avesse dato copia mi avrebbe fatto piacere, ma egli o non ha capito, o quel ch'è più probabile fece sembiante di non capire; ma gentilmente però mi promise di venir oggi a ripetermi la lettura dei dispacci. Se verrà, e se avrò altre importanti o differenti osservazioni a farle, gliele indicherò in fine di questa mia lettera; ma intanto mi preme riferirle quale fu l'impressione in me prodotta da quella comunicazione. Il dispaccio di Gramont riporta una conversazione da lui avuta col Ministro Austriaco Mensdorff, dalla quale risulterebbe, che il Governo Austriaco ritorna alla carica, sulla opportunità di riprendere i rapporti commerciali coll'Italia. Le intenzioni e le espressioni massime del Governo Austriaco, mi sembrarono molto conciliative, per cui non ho il menomo dubbio che il Governo Austriaco, sia ora disposto,

* come già ella me lo faceva presagire in una sua lettera particolare di alcuni mesi addietro *, a riconoscere il Regno d'Italia purché si ristabiliscano rapporti commerciali, che accordino i vantaggi della Nazione più favorita, come venne recentemente stabilito collo Zollverein. Colto un po' all'improvviso, mentre chiedevo tempo a pensarci, dichiarai però che eravamo pronti a mantenere quanto avevamo manifestato nelle due circolari inserite nel libro verde soggiungendo essere ben inteso che * quanto noi intendevamo dire per il Governo Austriaco*, era che trattasse con noi come Regno d'Italia. Ciò dicendo mi balenò il sospetto che si trattasse anche di stabilire i rapporti diplomatici, e perciò soggiunsi tosto che conseguente alla mia circolare del 25 Novembre non era possibile stabilire rapporti diplomatici, senza trattare la quistione Veneta, e che per ciò si poteva studiar il modo di stabilire rapporti commerciali tra l'Austria e H Regno d'Italia senza ristabilire rapporti diplomatici, e citai l'esempio della Sardegna che visse se non perfettamente d'accordo, con sufficiente buon'armonia massime quanto agli interessi commerciali dal 53 al 59.

Ciò che più d'ogni altra cosa mi ha fatto impressione, è il modo, direi la disinvoltura colla quale Malaret mi parlò lui della impossibilità nella quale noi ci troviamo di ristabilire rapporti diplomatici coll'Austria. Perché il Ministro di Francia avanza lui per il primo le difficoltà nostre?

Posso ingannarmi, e vorrei ciò fosse, ma mi ha sembrato scorgere, che mentre l'Austria è ora disposta a una conciliazione, fors'anche fino a trattare la questione Veneta, la Francia in questo momento non la desidera. Questo è il fatto importantissimo ch'io a Lei sottopongo, perché lo dilucidi, ne ricerchi i motivi, e ne pesi le conseguenze. * Anche in questo m'ingannerò, ma * non mi stupirebbe che la Francia (forse non l'Imperatore) non desideri si risolva la questione Veneta, finché non sia definita quella di Roma, o che almeno siano i francesi fuori di Roma.

* Si rammenti come io più di una volta le scrivessi che l'Imperatore poteva risolvere le due gran questioni nostre; che colla cessione della Venezia solo si poteva far rinvenire l'Italia dal suo voto, lasciando la Città di Roma al Papa. A questa condizione io non dubito che la maggioranza degli Italiani si adatterebbe, e il Governo Italiano potrebbe essere forte abbastanza per mantenere il Papa nella Città Eterna. Non perda un istante. Indaghi anzitutto la vera opinione del Governo Francese, e per poco la trovi favorevole nulla tralasci per far risolvere dall'Imperatore il gran problema nel senso da me indicatole *.

(l) -I brani fra asterischi sono omessi in LA MARMORA. (2) -In LA MARMORA: « di CiÒ >. (3) -In LA MARMORA qui aggiunto: « possibili e >.
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IL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

(Ed. in italiano in LV 9, pp. 37-38)

R. 37. Berlino, 11 gennaio 1866 (per. il 15).

J'ai l'honneur d'accuser réception à V. E. et de La remercier des trois déptkhes, Cabinet, qu'Elle a bien voulu m'adresser sous la date des deux et trois de ce mois, NN. 19, 20 et 21 (1).

Si je me suis permis d'insister auprès de V. E. pour l'envoi et la présentation au Parlement du traité de Commerce * signé par la Prusse, la Bavière, la Saxe et Bade * (2) sans attendre l'adhésion formelle des autres membres du Zoll

verein, c'est que d'après les assurances verbales qui m'avaient été données, les quatre Puissances signataires agissant tant en leur nom qu'au nom de leurs confédérés, cette adhésion était censée etre complète vis-à-vis de l'Italie pour qui la déclaration des dites Puissances devenait une garantie suffisante. Mais d'après les explications que V. E. a bien voulu me donner dans Sa dépeche du 3 courant, N. 20, je comprends parfaitement que telle ne peut point etre la manière de voir du Gouvernement du Roi, et qu'en cela, comme dans la condition sine qua non qu'il a maintenue d'un article déclarant expressément que l'échange des ratifications impliquait la reconnaissance, il a sagement et prudemment agi.

Répondant maintenant au contenu de la dépeche n. 21, je dois dire que, comme V. E., je n'ai pu qu'etre profondément étonné des précautions * ridicules * (l) dont la Saxe cherche à entourer aujourd'hui la reprise de ses relations diplomatiques avec nous. M. de Hohenthal m'avait bien, il est vrai, déclaré dans le principe que son Gouvernement s'appuyait sur des considérations commerciales pour ratifier la traité et reconnaitre ainsi le Royaume d'Italie, Mais depuis que, après beaucoup d'hésitations, le Cabinet de Dresde avait envoyé à son représentant ici l'ordre de prendre une part directe au traité, et qu'ainsi sa signature s'est trouvée placée dans un acte solennel à còté de celle du représentant de S. M. le Roi d'Italie, il semblait que le Saxe * aurait du, dans }'jntéret meme de sa dignité, adopter des allures plus nettes et qui fissent oublier la fausse position que, d'après leurs propres aveux, elle avait prise vis-à-vis de ses cosignataires allemands.

Il parait que M. de Beust n'en juge point ainsi, et, en attendant qu'il revienne à des appréciations plus saines * (2), je ne manquerai pas de m'en tenir scrupuleusement aux instructions de V.E.

(l) -Cfr. nn. 252 e 254. Per il d. 20 cfr. p. 302, nota. (2) -Le parole fra asterischi sono omesse in L V 9.
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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA, AL MINISTRO A BERLINO, DE BARRAL (Ed. in L V9, pp. 35-36)

D. 22. Firenze, 12 gennaio 1866.

Le Traité de commerce que Vous venez de signer avec les Plénipotentiaires de la Prusse, de Baden, de la Bavière et de la Saxe et dont la mise à exécution (3) n'est désormais retardée que par des obstacles indépendants de la volonté du Gouvernement du Roi aura naturellement pour effet de déroger à la partie commerciale de l'ancien Traité de Commerce et de Navigation de 1845 entre la Sardaigne et le Zollverein tout en laissant subsister les clauses de ce Traité relatives à la Navigation. Cette situation nous ayant paru dès

Le commencement peu régulière et de nature à embarrasser les rapports des administrations maritimes respectives, je Vous avais chargé avant la signature du Traité de Commerce de propos qu'on signàt en meme temps que ce Traité, un Traité de Navigation sur les bases les plus larges et les plus libérales.

Notre proposition ayant paru au Gouvernement Prussien, d'après ce que Vous m'avez fait connaitre le 24 Novembre (1), de nature à soulever des négociations qui auraient pu retarder la conclusion de l'accord commerciai, je

Vous ai autorisé à ne pas insister pour le moment sur ce sujet, par égard pour le juste empressement qu'on montrait à Berlin de conclure le traité de commerce Italo-Allemand.

Cependant les inconvénients inséparables de la situation qui serait la conséquence du maintien partiel du Traité de 1845 n'ont pas cessé de mériter mon attention et j'ai cherché s'il n'existe pas un moyen de concilier les intérets maritimes des pays respectifs avec les exigences d'un système régulier de relations maritimes entre eux.

L'examen attentif de la question m'a amené à reconnaitre que ce moyen existe et que l'application en est facile.

Vous savez que le Traité de Commerce et de Navigation de 1845 d'après l'Art. XX n'a plus été exécutoire à partir du 1er janvier 1858 que par voie de tacite reconduction d'année en année, de manière que chacune des deux parties contractantes peut en faire cesser les effets moyennant une déclaration préventive de douze mois à l'avance.

Le Gouvernement du Roi entend se prévaloir de cette faculté et il Vous charge de dénoncer formellement, dès que Vous aurez reçu la présente dépeche, le Traité de 1845, en déclarant en meme temps que nous sommes prets à entrer sans délai en arrangement pour conclure sur les bases du traitement de la nation la plus favorisée des accords relatifs à la navigation avec les Etats intéressés du Zollverein.

*P. S. -Je Vous accuse réception de vos dépeches Commerciales n. 34

et 35, Confidentiellc n. 12 et Politique n. l * (2).

(l) -In L V 9 • assai strane •. (2) -In L V 9, invece del brano fra asterischi: • sembrava che nell'interesse stesso della propria situazione, la Sassonia avrebbe dovuto adottare procedimenti più logici e risoluti. In attesa che il Gabinetto di Dresda faccia ritorno ad altri consigli •. (3) -In L V 9 qui aggiunto: « qui dépend de l'adhésion des Etats secondaires du Zollverein ».
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IL MINISTRO A MONACO DI BAVIERA, OLDOINI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

R. CONFIDENZIALE l. Monaco, 12 gennaio 1866.

Le Baron von der Pfordten a abordé notre premier entretien officiel en me déclarant que la Bavière jusqu'ici solidaire de l'Autriche dans sa politique Allemande surtout dans la question. du Schleswig-Holstein n'avait pu, fidèle

13 -Documenti diplomatici -Serie I -Vol. V1

à son alliée, reconnaìtre l'Italie, mais que déliée virtuellement de ses engagemens par l'attitude de l'Autriche à Gastein et dégagée par conséquent de sa solidarité avec sa puissante confédérée, la Bavière libre désormais dans ses allures politiques, s'était cmpressée de reconnaitre le Royaume d'Italie. Le lVLnistre a ajouté que cette reconnaissance, quoique co!ncidant avec le traité Italo-Allemand signé dernièrement à Be-rlin, traité dont S. E. se plaisait à reconnaìtre les grands avantages réciproques, était néanmoins indépendante des intérèts matériels; et en revenant à plusieurs reprises sur cet argument paraissait vouloir constater sans retour que des raisons politiques tout-à-fait Italo-Bavaroises ont été le principal mobile de l'acte de reconnaissance auquel lui, Baron von der Pfordten, n'a jamais été personnellement hostile.

Sans entrer dans le mérite intrinsèque de pareille déclaration, ni me rappeler d'autre chose que du fait capitai pour nous de la présence à Munich d'un Ministre d'Italie, j'ai répondu au Ministre Bavarois, tout en le remerciant des sentimens qu'il venait de m'exprimer, que les paroles qu'il venait de prononcer sur sa pleine liberté d'action politique et la non soUdarité ultérieure de la Bavière avec l'Autriche ne pouvaient que sonner agréablement à des oreilles italiennes et me félicitant de les entendre si explicites. Je m'efforçai de mettre principalement en relief, combien le Gouvernement du Roi avait été sensible au procédé du Gouvernement Bavarois au sujet de l'acte tout-à-fait spontané et inconditionnel de la reconnaissance Italienne, en terminant par dire à S. E. que l'!talie et l'Allemagne avaient des grandes raisons de rapprochement non seulement à cause de nombreux intérèts matériels, mais aussi à cause de leurs nobles aspirations nationales.

La position de Ministre des Affaires Etrangères d'un état confédéré, imposait naturellement une grande réserve au Baron von der Pfordten que moi non plus n'avais aucun désir de franchir en dehors de la thèse générale. Néanmoins S. E. me pria de lui permettre de ne pas enrtrer pour le moment dans des questions spéciales relativement à l'Italie et nommément dans la question Vénitienne que de mon còté en pareille circonstance je n'avais nullement l'intention d'évoquer.

En passant ensuite à un autre ordre d'idées, M. von der Pfordten pris à

tàche de me prouver que la Confédération Germanique étairt un corps essen

tiellement conservateur et pacifìque et que l'Europe devait à la Confédération

seule quarante années de paix générale, ou pour mieux dire d'avoir évité la

guerre générale pendant ce laps de tems. Que ce corps souvent attaqué et

parfois ébranlé avaH pourtant résisté et maintenu son organisation mais que

Etats Maritimes du Zollverein pour renouveler l'ancien traité de Navigation avec l'Italie. Si quelqu'un de ces Etats, le Hanovre par exemple, met obstacle à ce qu'un traité formel de navigation puisse étre conclu entre l'Italie et le Zollverein, on pourra faire pour les relations maritimes ce qui était inadmissible pour le commerce, c'est à dire conclure des accords spéciaux rnéme de simples échanges de déclarations avec ceux de ces Etats qui y seront disposés, en laissant les autres en dehors de ces arrangements et des bénéfices qui en découleront. En effet, si l'impossibilité pratique d'établir des différences de régime douanier entre les divers états du Zollverein nous a empéché de suivre une autre vaie que celle que nous avons prisedans l'affaire du traité de commerce, ici. au contraire où il s'agit de navigation, une différence de traitement est praticable en raison de la différence des pavillons que portentrespectivement les navires de ces Etats qui, d'ici à un an, auront pris des arrangements aveè nous à cet effet. C'eux-ci ne ressentiront aucun inconvénient de cette régularisation des rapports maritimes; quant aux autres ils perdront le bénéfice d'un traitement maritime déjà très libéral, et auquel leur résistance contre nos stipulations commerciales leur donne peu de droit. Avis au Hanovre •.

si jamais il devait périr la Bavière le soutiendrait autant que possible mais ne se laissera pas entrainer dans sa perte.

Quant à la question des Duchés de l'Elbe et aux conséquences de la convention Gastein M. von der Pfordten me dit que toute idée politique dans l'intérèt Allemand q_ue pouvait avoir eu la Bavière elle s'était soumise et se soumettrait encore aux décisions de la majorité de la Diète; que du reste il n'avait aucune objection contre une Prusse forte ni contre des éventualités Prussiennes, sans pourtant les décliner, dans les Duchés, si la question du droit ne devait pas prìmer tout et tous.

En dernier lieu le Ministre Bavarois termina son entretien, dont je dois constater de mon coté, avoir été dans son ensemble satisfait, par me dire que la Bavlère malgré Gastein n'était ni pour ni contre l'Autriche ou la Prusse mais continuait sa politiQue Allemande dégagée désormais de toute solidarité ultérieure.

(l) -Cfr. p. 253, nota 2. (2) -Cfr. nn. 246, 247, 253. Il r. 35 non è pubblicato. Il brano fra asterischi è omesso in LV9. Si pubblica qui un brano di una l. p. di Blanc a Barrai (Carte Blanc) che accompagnava il presente dispaccio: « La dépèche que vous recevrez ci-jointe donne un an aux
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L'INCARICATO D'AFFARI A LONDRA, MAFFEI, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI. LA MARMORA

R. S. N. Londra, 13 gennaio 1866.

In assenza del Marchese d'Azeglio, mi affretto ad accusarLe ricevuta della sua lettera particolare a lui diretta che l'ultimo corriere Inglese mi recò, e che dietro l'autorizzazione !asciatami dal signor Marchese io aprii. Non frapposi indugio a recarmi da S.A.R. il Duca di Cambridge onde consegnargli il piego a lui destinato che la predetta lettera conteneva, e non avendolo trovato in casa lo lasciai al suo ajutante di campo, acciò glielo rimettesse, tosto che ritornasse. Non fa d'uopo che io rinnovi all'E. V. l'assicurazione che durante l'assenza del Marchese d'Azeglio, userò ogni maggiore diligenza onde disimpegnare a dovere gli affari della Legazione, e cercare a meritarmi così l'alta di Lei approvazione.

Ieri nel Daily Telegraph, quello fra tutti i giornali di Londra che abbia maggior circolazione, compariva un rimarchevole articolo sulla presente situazione delle cose in Italia, il quale per la giustezza dei suoi giudizj e l'imparziaHtà con cui era scritto comandava l'attenzione generale. Credo bene perciò unirlo alla presente affinchè V. E. possa prenderne conoscenza (1).