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NONA SERIE

AVVERTENZA

Il presente volume, ottavo della nona serie, comprende il materiale relativo al periodo intercorrente tra l'indomani della dichiarazione di guerra italiana agli Stati Uniti d'America (12 dicembre 1941) ed il ritorno a Roma di Mussolini dal viaggio in Africa Settentrionale, il 20 luglio 1942. Quel viaggio aveva avuto lo scopo di consentire al capo del governo l'ingresso, alla testa delle truppe italo-tedesche, ad Alessandria d'Egitto ed al Cairo che rappresentavano l'obiettivo strategico dell'offensiva iniziata il 26 maggio. Il mancato proseguimento dell'avanzata oltre El-Alamein costrinse Mussolini, dopo molti giorni di attesa, a rientrare a Roma. Egli pensava d'essere in grado di tornare in Africa Settentrionale quando l'offensiva fosse stata ripresa, ciò che non si verificò più. Il luglio 1942 è quindi emblematicamente la data del maggior traguardo militare raggiunto sul fronte dove l'Italia aveva combattuto dal momento del suo intervento nel conflitto, ed anche quella dell'inizio del definitivo declinare delle fortune militari, che nel volgere di quattordici mesi doveva portare all'armistizio.

La documentazione inclusa in questo volume si riferisce pertanto all'ultima fase positiva della partecipazione italiana alla seconda guerra mondiale, ma tale circostanza ha scarsi riverberi sul piano politico. I rapporti con la Germania restano inquadrati nel modello di subordinazione instauratosi dall'autunno del 1940, come è puntualmente riscontrabile negli incontri diretti ad alto livello (visita di Goering a Roma a fine gennaio 1942 e incontro Mussolini-Hitler e Ciano-Ribbentrop a Salisburgo nell'aprile successivo) e nel quotidiano rapporto diplomatico. Quelli con il Giappone rimangono, come in precedenza, poco attivi, nonostante i dissapori tra Berlino e Tokio, di cui gl'italiani vengono messi al corrente dai giapponesi. Nemmeno la natura dei rapporti con gli alleati minori del Tripartito registra significativi mutamenti se si eccettua una più marcata freddezza nei confronti della Romania, per effetto della perdurante controversia con l'Ungheria, verso la quale va la solidarietà dell'Italia. Nell'area di più diretta pertinenza italiana, la Croazia, il dato saliente è costituito dalle difficoltà interne causate al nuovo Stato dal movimento di resistenza, contro il quale il comune sforzo militare italo-tedesco produce risultati limitati. È solo riguardo alla politica verso i paesi arabi che le pressioni italiane portano all'impegno delle potenze dell'Asse in favore dell'indipendenza dei paesi arabi sottoscritto nello scambio di lettere Ciano-Mufti-Gailani del 28 aprile 1942, rimasto peraltro segreto, mentre la parallela dichiarazione in favore dell'indipendenza indiana viene bloccata dalla ritrosia giapponese. Il 3 luglio seguirà, sempre su iniziativa italiana, la dichiarazione dell'Asse sull'indipendenza e la sovranità dell'Egitto.

I rapporti con i paesi neutrali, la Spagna in primo luogo, non presentano rilevanti novità: la stessa visita di Serrano Sufi.er in Italia, nel maggio 1942, ha un aspetto prevalentemente protocollare, non essendosi nemmeno sfiorato il tema della neutralità spagnola. Un certo impegno viene posto dalla diplomazia italiana, più che dal governo, nel tentativo di influire sulle decisioni della conferenza panamericana di Rio de Janeiro del gennaio 1942. I risultati sono tuttavia assai magri, poiché il mantenimento della neutralità del Cile, peraltro solo temporaneo, e dell'Argentina, più prolungato, sono principalmente effetto di fattori diversi dall'azione diplomatica ita~<ana e degli alleati del Tripartito.

Infine i rapporti colla Francia, dopo l'incontro Ciano-Darlan del 10 dicembre 1941, non hanno che sviluppi negativi, nunostante l'invio di un rappresentante politico italiano a Parigi. La questione dell'utilizzazione dei porti tuoisini, per i rifornimenti da inviare in Africa Settentrionale, si conclude nel febbraio 1942 per la netta resistenza della Francia di Vichy a farsi coinvolgere in una politica di collaborazione coll'Asse. L'unica via marittima che viene attivata è quella con la Grecia, dove viene consentito dai belligeranti che la Croce Rossa Internazionale provveda con navi svedesi a far giungere rifornimenti alimentari che allevino la difficile situazione di quel paese.

La scelta del materiale relativo a tutti questi argomenti è stata effettuata secondo i criteri generali che ispirano la raccolta. Merita di essere solo ricordato che intorno alla notizia contenuta nel documento pubblicato al n. 491 non si sono reperiti altri particolari né circa la sua provenienza né circa l'eco avuta a Roma.

2. Quanto allo stato della documentazione archivistica su cui è basato questo volume, come si è detto nelle due avvertenze precedenti, esso è soddisfacente, dopo l'opera di restauro e inventariazione dei fondi di gabinetto, né vi sono lacune che abbiano inciso sulla scelta del materiale.

I fondi dell'Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri da cui provengono i documenti pubblicati sono i seguenti: a) Archivio del Gabinetto del Ministro, sia della sezione ordinaria che di quella segreta; b) Archivio segreto dell'Ufficio di Coordinamento del Gabinetto; c) Archivio dell'Ufficio ArmistizioPace del Gabinetto; d) Archivio generale degli Affari Politici; e) Archivio degli Affari Commerciali; f) Raccolta dei telegrammi delle serie ordinarie (R. e P.R.) e della serie segreta (S.N.D.). L'Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito -il cui direttore, generale Pierluigi Bertinaria, si ringrazia per la collaborazione prestata -ha fornito alcuni documenti di natura politicomilitare; mentre l'Archivio Centrale dello Stato ha consentito di completare in particolare la corrispondenza Mussolini-Hitler attraverso il fondo «Carte della valigia di Benito Mussolini », messo a disposizione, insieme ad altri fondi, con sollecitudine dal sovrintendente dott. Mario Serio e dai suoi collaboratori, che ugualmente si ringraziano. Dei documenti conservati in questi due archivi esterni al Ministero si è indicata ogni volta in nota la provenienza.

Una parte di questo materiale aveva visto la luce precedentemente nelle seguenti pubblicazioni non ufficiali:

-Hitler e Mussolini: Lettere e documenti, a cura di V. Zincone, Milano, Rizzoli, 1946;

-L'Europa verso la catastrofe: 184 colloqui ... verbalizzati da Galeazzo Ciano,

Verona, Mondadori, 1948.

Di ciò si è data indicazione nelle note. facendo risaltare, quando esistevano, le differenze con gli originali qui utilizzati, mentre sono state trascurate altre

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pubblicazioni minori, e gli studi che hanno riportato brani dai documenti ora pubblicati in questo volume. Nessun riferimento è stato fatto ai paralleli documenti tedeschi <Akten zur Deutschen Auswartigen Politik 1918-1945, Serie E: 1941-1945, voll. I, II, III), salvo che nel caso di rinvio ad essi per qualche specifico documento, essendo tale raccolta ben nota agli studiosi come pure nota è la sua complementarità con quella italiana per molti argomenti.

3. Nella preparazione di questo volume sono stato validamente aiutato per la ricerca del materiale dal dott. Andrea Edoardo Visone, dalla dott. Micaela Di Gennaro e dalla dott. Maria Laura Piano Mortari, alle quali si deve anche la preparazione dei documenti per la stampa e la redazione dell'indice-sommario. La dott. Emma Ghisalberti ha rivisto l'intero dattiloscritto e ha predisposto la tavola metodica. La compilazione dell'indice dei nomi è stata opera della dott. Luana Micheli. La correzione delle bozze è stata effettuata dalla signora Fiorella Giordano e dalle dottoresse Antonella Grossi e Alessandra Raffa. A tutti il mio più sentito ringraziamento.

GIUSEPPE VEDOVATO


DOCUMENTI
1
1

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AI MINISTRI A BUCAREST, BOVA SCOPPA, E A BUDAPEST, TALAMO

T. 48458/639 (BUCAREST), 579 (BUDAPEST) P. R. Roma, 12 dicembre 1941, ore 0,15.

Vogliate recarvi immediatamente da codesto Ministro degli Affari Esteri e, a nome del Governo italiano, fargli presente come in seguito allo scoppio delle ostilità tra l'Italia e gli Stati Uniti d'America vengono a determinarsi le condizioni previste dal Patto Tripartito. Il Governo italiano fa appello a codesto Governo, come agli altri Stati che hanno aderito al Patto Tripartito perché esso voglia associarsi alla lotta comune che abbiamo intrapreso dichiarando guerra agli Stati Uniti d'America.

Codesto Ministro di Germania ha avuto analoghe istruzioni. Procedete pertanto d'accordo con lui e telegrafate (l).

2

IL MINISTRO A SOFIA, MAGISTRATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 11741/1052 R. Sofia, 12 dicembre 1941, ore 14 (per. ore 19,40).

Mio collega Germania ha ricevuto istruzioni telegrafiche intervenire immediatamente d'accordo con me presso questo Governo perché a norma del Tripartito il Governo bulgaro dichiari anche esso di trovarsi in istato di guerra con

S.U.A. e conseguentemente con l'Inghilterra.

Aggiungesi che il passo dato estrema urgenza dovrà avvenire senza attendere che il Rappresentante Diplomatico giapponese riceva da Tokio istruzioni analoghe.

In assenza istruzioni non ancora pervenutemi da Roma (2) appoggerò passo lasciando al mio collega tedesco di leggere in mia presenza a questo Ministro degli Affari Esteri telegramma a lui giunto da Berlino. Aggiungerò che non appena mi saranno arrivate le istruzioni di V. E. attese da Roma le confermerò.

(l) -Per la risposta di Talamo, vedi DD. 6 e 15; per quella di Bova Scoppa, vedi D. 5. Analoghe istruzioni vennero inviate con T. 48459/c del 12 dicembre 1941, ore l, alla legazioni a Sofia, Zagabria e Bratislavia. Per la risposta di Magistrati vedi DD. 2, 3 e 10; per quella di Casertano vedi D. 19 e per quella di Roncalli vedi D. 7. (2) -Vedi D. l, nota l.
3

IL MINISTRO A SOFIA, MAGISTRATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. U. S. N. D. 11740/1053 R. Sofia, 12 dicembre 1941, ore 14 (per. ore 19,40).

Seguito a mio telegramma n. 1052 (1).

Passo previsto è stato fatto ora presso questo Ministro degli Affari Esteri il quale si è fatto rilasciare copia delle istruzioni pervenute al mio collega tedesco da Berlino. È impossibile Popoff ha eccepito che contenuto della comunicazione sia immediatamente portato a conoscenza Re Boris che si trova attualmente in provincia e del Governo e ha assicurato che risposta sarà data al più presto.

Abbiamo tratto Impressione che essa non potrà essere che positiva, dopo eventuali prese di contatto di altri Stati minori del Tripartito. Quanto alla situazione tra Russia e Bulgaria essa rimarrà per ora con probabilità senza variazioni dato anche che per adesso nulla appare mutato tra Giappone e Russia (2).

4

IL MINISTRO A BUCAREST, BOVA SCOPPA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 11768/1182 R. Bucarest, 12 dicembre 1941, ore 23 (per. ore 7 del 13).

Telegramma di V. E. n. 635 (3).

Ho fatto al Conducator comunicazione del Duce. II Maresciallo Antonescu mi ha detto che egli è molto grato al Duce per il suo caldo messaggio. Egli farà tutto quanto è possibile per contribuire alla vittoria comune. Fin da questo mese spera portare a 30 mila numero tonnellate nafta per nostra flotta. Per 1 mesi seguenti mediante forti restrizioni che saranno messe al consumo interno spera aumentare sempre più tale quoziente. Qualora la Germania potesse costituire un deposito in Romania di 50 mila tonnellate carbone e potesse inviare una media di tre-quattro treni al giorno di tale combustibile egli potrebbe cederci fino a 60 mila tonnellate di « pacura » al mese cioè la quasi totalità della disponibilità esportabile. Prega tener presente:

1°) sacrifici che Romania farà, dato riscaldamento, ferrovie e navigazione romeni sono a base nafta;

2°) che importazione carbone tedesco produrrà crisi nella produzione della lignite romena con conseguente disoccupazione minatori;

D. -843).

3°) che la maggiore esportazione di nafta è destinata ridurre disponibilità petrolio distillato.

Naturalmente possibilità di un invio cosi cospicuo nafta deve tenersi conto anche del problema dei trasporti. Ferrovie romene hanno merci per 50 mila vagoni che non hanno potuto essere trasportate da un distretto all'altro all'interno del paese con conseguente crisi economica che si fa vivamente sentire.

Precisa che al sacrificio che farà non ha posto condizioni. Egli confida solo nella comprensione del Duce e di V. E. perché sua situazione personale venga sostenuta. Per quanto egli abbia appoggio dell'Esercito e di buona parte opinione pubblica, tuttavia opposizione capitanata da Maniu lo accusa di avere abbandonato terre puramente romene per una conquista all'Est di terra estranea al cuore romeno.

Egli confida perciò che la Germania e l'Italia lo sosterranno perché se egli fosse rovesciato e si determinasse una crisi in Romania, ciò farebbe il gioco degli anglosassoni.

Maresciallo mi ha infine precisato che egli, per quanto non abbia ricevuto richieste di concorso militare dalla Germania, sta curando ricostruzione di circa venti divisioni che desidera avere pronte per l'inizio primavera. Cura con particolare riguardo formazioni nuovi quadri dato gravi perdite umciali subite.

Per quanto riguarda fornitura materiali di guerra per rimettere tali divisioni a punto ha già ricevuto promesse di forniture dai tedeschi e confida che non gli mancherà concorso italiano. In tal modo egli potrà disporre per la causa comune di circa venti grandi unità con soldati già esperimentati alla guerra e che hanno fatto ottima prova.

Maresciallo, nel congedarmi, mi ha pregato di trasmettere al Duce ed al Suo rappresentante il suo più caldo messaggio di amico e di fedele alleato.

(l) -Vedi D. 2. (2) -In riferimento al telegramma circolare 48459 (vedi D. l) Magistrati telegrafò ancora alle ore 19,50 (T. s.n.d. 11750/1054 r. quanto segue: «Come ho informato con telegramma odierno 1053 passo è stato compiuto congiuntamente stamane da me e mio collega tedesco. Telegrafo non appena avremo risposta bulgara. Domani per le ore 12 è convocato in seduta straordinaria Il Parlamento bulgaro. È prevista una dichiarazione del Governo». Vedi D. 10. (3) -T.u.s.n.d. 48170/635 p.r. del 10 dicembre, ore 15, con Il quale D'Ajeta comunicava a Bova Scappa la risposta di Mussollni al maresciallo Antonescu (vedi serle IX, vol. VII,
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IL MINISTRO A BUCAREST, BOVA SCOPPA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 11742/1183 R. Bucarest, 12 dicembre 1941, ore 14,30 (per. ore 19,40).

Questo Ministro di Germania mi ha chiesto stamane associarmi ad un passo da farsi presso il Governo romeno per indurlo in armonia all'articolo 3° del patto Tripartito a dichiarare guerra agli S.U.A. Mi sono associato (1).

Il Presidente Antonescu nell'aderire all'invito rivoltogli ha dichiarato che Romania aveva legato il suo destino a quello delle potenze dell'Asse e che quindi essa non si sarebbe solamente limitata rompere relazioni diplomatiche con gli S.U.A. ma avrebbe senz'altro proceduto ad una regolare dichiarazione di guerra.

(l) Vedi D. l.

6

IL MINISTRO A BUDAPEST, TALAMO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER TELEFONO 11731/674 R. Budapest, 12 dicembre 1941, ore 15.

Telegramma di V. E. n. 579 (1).

Mentre compivo stamane con questo Incaricato d'Affari Germania passo prescrittomi con telegramma sopracitato, stampa pubblicava comunicato ufficiale deliberazione Governo ungherese rompere relazioni diplomatiche con gli

S.U.A. e dichiarava solidarietà Ungheria con le Potenze Asse, ciò che Governo stesso ha già comunicato a questa Legazione nord-americana.

Pertanto Bardossy, anche tenuto conto avvenuto incrocio tra istruzioni circa passo in argomento e predetto comunicato Governo ungherese, ha dichiarato all'Incaricato d'Affari Germania e a me che questo Governo, considerata inverosimiglianza, del resto espressamente ammessa dalle istruzioni inviate a questa Legazione di Germania, di un apporto militare ungherese nella circostanza, riteneva aver già compiuto, per quanto può concernerlo, propri obblighi appoggio politico come pure economico già da tempo ampiamente dato [secondo gli accordi] sanciti dall'articolo 3 del Patto al quale richiesta Roma-Berlino riferiscesi. Ha altresì tenuto sottolineare assoluta spontaneità e prontezza con cui Governo ungherese nel giorno medesimo delle dichiarazioni italiane e tedesche ha voluto prendere posizione. Tanto Incaricato d'Affari Germania che io abbiamo assicurato Presidente del Consiglio che non avremmo mancato segnalare ai nostri Governi quanto dichiaratoci, pur fatte, con opportuno linguaggio, riserve del caso, specie in previsione che appoggio altre Potenze europee nella circostanza debba assumere forma unanime dichiarazione di guerra, nel qual caso peraltro Presidente Bardossy ha dichiarato riesaminerebbe posizione ungherese.

7

L'INCARICATO D'AFFARI A BRATISLAVA, REVEDIN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 11744/107 R. Bratislava, 12 dicembre 1941, ore 15,40.

Telegramma di V. E. n. 48459/C (2).

Trovandosi Ministro Roncalli e collega Germania ospiti del Presidente della Repubblica Tiso nei Carpazi, ho fatto immediatamente insieme al Segretario di Legazione di Germania passo di cui al telegramma di V. E. sopracitato.

Tuka ha dichiarato che in seguito a passo suddetto Slovacchia si considera in stato di guerra con l'Inghilterra e S.U.A. a partire da oggi. Notizia verrà diffusa oggi stesso Camera dei rappresentanti con comunicato speciale. Codesto Ministro di Slovacchia riceverà istruzioni di conferma di quanto precede.

(l) -Vedi D. l. (2) -Vedi D. l, nota l.
8

IL MINISTRO A BANGKOK, CROLLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 11846/179 R. Bangkok, 12 dicembre 1941, ore 20,25 (per. ore 19,45 del 14).

Governo Thai diramato comunicato per annunciare popolazione concluso nuovo accordo col Giappone basi seguenti:

l) Thailandia Giappone hanno stretto alleanza offensiva difensiva;

2) Thailandia darà Giappone cooperazione militare a ciò necessaria incluso passaggio truppe nipponiche ed altre facilitazioni;

3) Giappone garantisce rispetto indipendenza sovranità onore Thailandia. Governo Thai chiarisce aver stipulato accordo seguito maturo esame ritenendolo migliore soluzione interesse paese. Popolazione viene , assicurata Giappone amico Thailandia e comune cooperazione diretta maggiori destini paese.

9

L'INCARICATO D'AFFARI A BOGOTA, CHIOSTRI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 11842/121 R. Bogotà, 12 dicembre 1941, ore 23,08 (per. ore 23,40 del 13).

Vostro telegramma 408/C (1).

Ho provveduto fare comunicazione questo Ministro degli Affari Esteri il quale aveva ricevuto simile comunicazione Ministro di Germania. Fatta comunicazione verbale, colloquio lungo cordiale esposto considerazioni che mi sembrano aver destato interesse specialmente per quanto concerne grande possibilità favorire mantenimento Stati Sud America fuori conflitto e garanzia rappresentata dalla presenza Italia nell'Asse. Mi ha espresso desiderio migliore possibilità riferire essenzialmente Presidente della Repubblica riassumere breve promemoria punti essenziali colloquio, ciò che ho ritenuto opportuno non rifiutare.

Impressione avuta è, come del resto già riferito, che questo Governo, pur avendone desiderio, non avrebbe possibilità sottrarsi direttive Washington e quindi intravvederebbe difficoltà rimanere estraneo eventi. Quanto riguarda decisione nostri confronti nutresi speranza poter dilazionare fino attendere deliberazioni conferenza Ministri Esteri Sud America che dovrebbe riunirsi prima decade gennaio p.v. purché non intervenga altra volontà come nel caso Giappone cui confronti non sarebbe stata presa alcuna decisione prima riunione del Consiglio mentre decisione rottura dei rapporti sarebbe stata presa per

intervento questo Ambasciatore S.U.A. seconda riunione del Consiglio e cioè stesso giorno 8 corrente.

Per mio conto non tralascio esternare in ogni occasione questi concetti formulati direttive V. E. ma qui non si tratta convincere elementi già convinti utilità rimanere estranei conflitto ma sovvertire situazione di fatto determinata da rottura comunicazioni Europa che mette questo Paese mercè Potenza vicina la quale approfittando situazione impone sua volontà; censura è sue mani, direttive propaganda derivano da lei per cui si proibisce in modo assoluto giusticare atteggiamento Tripartito valutare suoi successi per valutare invece con ogni sorta menzogne attività o inesistenti successi Potenze democratiche. Tra larghi strati sociali è sensazione grave pericolo questa politica dedizione, però tranne qualche timida eccezione nessuna reazione Governi per preoccupazioni economiche relative prestiti americani, mercato caffè, importazioni ecc.; politici timorosi per influenza dollaro perdere loro posizione; commercianti, industriali per lista nera; giornali per non perdere prebende o forniture carta.

Rapidità grande successo Giappone sembra aver dato luogo qualche meditazione ed è da sperarsi che altri maggiori avverandosi, soprattutto periodo ante inizio Conferenza e influenza Stati a politica più indipendente possano far prevalere senso pericolo avvenire sopra preoccupazioni interesse immediato.

(l) Vedi Serle IX, vol. VII, D. 848, nota l, p. 865.

10

IL MINISTRO A SOFIA, MAGISTRATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 11782/1058 R. Sofia, 12 dicembre 1941, ore 23,10 (per. ore 7,30 del 13).

Questa sera Ministro degli Affari Esteri ha convocato me e mio collega tedesco (l) e ci ha comunicato che [per] decisione di Re Boris e del Governo unanime Bulgaria si considererà da domani in stato di guerra con Inghilterra e [Stati Uniti]. Annunzio ne sarà dato domani a mezzogiorno al Parlamento convocato in seduta straordinaria e dinanzi al quale Presidente del Consiglio dei Ministri ed il Ministro degli Affari Esteri faranno dichiarazioni. In mattinata verrà anche consegnato passaporto a questo Ministro degli Stati Uniti.

Ministro degli Affari Esteri ci ha anche pregato di far presente ai nostri Governi opportunità che Ambasciatori dell'Italia e della Germania ad Ankara non manchino di porre in rilievo presso Governo turco che entrata in guerra della Bulgaria non ha alcun significato anti-turco ed è invece applicazione integrale del Patto Tripartito. Non si vorrebbe infatti che belligeranza della Bulgaria si prestasse a qualche speculazione ad Ankara la quale è tuttora legata da alleanza all'Inghilterra. Governo bulgaro dà a sua volta istruzioni nello stesso senso al suo Ministro ad Angora. Ho espresso al signor Popoff sensi apprezzamento del R. Governo per la decisione della Bulgaria.

(l) Vedi D. 3, nota 2.

11

IL MINISTRO A BELGRADO, MAMELI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER CORRIERE 11860/0162 R. Belgrado, 12 dicembre 1941 (per. il 15).

Mio telegramma per corriere n. 0158 in data 5 corrente (1).

In conversazione odierna mio collega di Germania ha espresso anche dal canto suo opinione che situazione in Serbia può considerarsi ormai notevolmente migliorata sia dopo operazioni militari in Serbia occidentale, sia dato rafforzamento politico Generale Nedic, raggiunto anche con sconfitta o fuga Draza Mihajlovic che secondo stessa espressione di Benzler era «solo uomo che potesse essere posto di fronte a Nedic in Serbia ».

Ha notato tuttavia che mentre massa principale ribelli, per quanto si conosce, è uscita o sta tentando di uscire dal territorio, rastrellamento di quest'ultimo non si è potuto effettuare in modo completo, né sarà possibile di farlo, evidentemente, durante stagione invernale.

Ha particolarmente insistito sul fatto che attività comunisti non sarà per cessare e anzi è prevedibile che sarà intensificata durante stagione invernale. Benzler prevedeva che compito principale autorità germaniche in Serbia (e in parallelo delle autorità italiane, germaniche, croate e bulgare nei territori limitrofi) sarà sistematica azione anticomunista preventiva e repressiva, individuando e paralizzando capi comunisti, bande a loro fedeli, emissari, centri di propaganda e di irradiazione, che passano da un territorio all'altro e che sono da ritenere non soltanto mobili nei territori interconnessi della penisola balcanica, ma diretti e controllati nel loro movimento e nella loro azione dal nemico. Nel precisare tutto ciò, Benzler non ha detto certo nulla di nuovo, ma ha ripetuto una situazione che, esposta man mano nei suoi elementi e nelle possibili deduzioni, diviene ora attuale. Concordo pienamente, per quanto concerne i territori sotto nostro controllo, in tali previsioni, confermando quanto precedentemente riferito.

Ma intanto, mentre operazioni militari in Serbia vengono proclamate finite, possibilità che «i briganti» (questo è nuovo nome che vien dato ai nuclei di ribelli rimasti più o meno, in una forma o nell'altra, in tutto il paese) entrino nella città e nei vari centri abitati.

In Belgrado sono visibili vaste azioni di polizia. Un bando del Prefetto di Polizia commina severe sanzioni fino alla pena di morte a chi non denunci

-o dia rifugio a ribelli che entrino nella città. Ebrei non ancora arrestati vengono concentrati, tutti -uomini, donne e bambini -in speciali località, in attesa di altre destinazioni. Timore azione comunisti nei centri abitati va diffondendosi largamente anche nella popolazione. Secondo concetto generale (confermato anche da Ministro di Germania) azione comunista dovrebbe svolgersi sopratutto mediante attentati isolati, a mezzo di « troike » (gruppi di tre).

E ancora, mentre operazioni militari in Serbia vengono proclamate finite, è annunciata azione divisione germanica in Bosnia orientale, ave, secondo giudizio dello stesso nuovo Comandante Militare Serbia, «situazione va diventando critica» (mio telegramma n. 449 del 10 corrente) (1). Afflusso ribelli nei territori limitrofi in conseguenza operazioni germaniche era stata ampiamente prevista. Ma giova ripetere che non soltanto mancò a tali operazioni fase accerchiamento, cattura e distruzione ribelli, ma un minimo di tale fase che impedisse esodo maggioranza nelle zone limitrofe già in stato di effervescenza o di ribellione.

È difficile prevedere in quali altre direzioni si orienteranno i ribelli, nei loro ben noti sistemi di guerriglia, quando [come] annunciato continueranno deflusso ed azione in zone di minore pressione. Appare ovvia conclusione che sarà difficile avere nettamente ragione dei ribelli nei vari territori balcanici collegati e interdipendenti fra dì loro sinché non vi sia sistematica e coordinata azione tra autorità e forze in controllo nei territori stessi. Ogni azione separata non potrà che rinnovare nuovo deflusso verso altre zone.

Rafforzamento politico Generale Nedic deve essere a mio parere da parte nostra accuratamente seguito. Nella drammatica situazione serba esso è certo un elemento di molta importanza per autorità occupazione.

Ma voci smembramento Serbia (segnalato da alcune RR. Rappresentanze a codesto R. Ministero -e successivamente smentito) non solo non trovano oggi riscontro di sorta in questi ambienti germanici, ma sono nettamente in contrasto con speranze, e si potrebbe dire presupposti essenziali permanenza al potere Generale Nedic e appoggio che gli vien dato da quella che ancora oggi è una minoranza della popolazione serba.

Tali speranze e più esattamente tali aspirazioni (che variano sulle varie zone limitrofe) sono tutte, anche se Nedic è per il momento non il più moderato ma il più opportunista fra gli uomini politici serbi, sono tutte territoriali.

Il mio esame su atteggiamento autorità germaniche verso tali aspirazioni è necessariamente circoscritto a quelle periferiche, cioè a quelle locali. In base ai dati disponibili ne ho già riferito. Ho anche spesso avuto campo di rilevare -ad esempio nel settore economico -che esso apparve in contrasto con stesse direttive Governo di Berlino.

Di fatto, per il Kossovo facente parte Serbia, atteggiamento Comando Militare Serbia, scarsamente può dar luogo a dubbi. A complemento precedenti rapporti ritengo dover riferire recente caratteristico episodio. Aggravandosi situazione Novi Bazar vi furono vari contatti fra nostri Comandi interessati e Generale Bi:ihme, Comandante Militare Serbia. A tempestiva precisazione da parte nostra per immediata protezione Novi Bazar, Generale Bohme, dopo non poco imbarazzo, rispose che «anche per ragioni di prestigio » intendeva provvedere egli stesso.

Non è ancora chiaro, e credo che meriti, se possibile, di essere chiarito, se sia esatta o meno informazione insistente da varie fonti, secondo la quale

seguaci Draza Mihajlovic -durante una delle vicende delle assai poco chiare trattative -Draza Mihajlovic-Nedic -mossero verso Novi Bazar ad istigazione di quest'ultimo, per impedire che vi avanzassimo noi. Ciò avvenne esattamente in quei giorni. In ogni caso immediatamente dopo Generale Bohme effettivamente occupò con sue truppe Novi Bazar.

Debbo osservare, come dato di fatto, che «ragioni di prestigio )) non sembra abbiano mai preoccupato Comando Militare Serbia per ciò che riguarda ferrovia sulla frontiera bulgara e Nis. Come è noto, in tale zona collaborazione bulgara è da Comando Germanico bene accetta, e si svolge in territorio serbo per protezione ferrovia dalla frontiera a Nis, con reparti bulgari in questa stessa città.

(l) -Con T. per corriere 11590/0158 del 5 dicembre 1942 (per. il 9), Mameli, delineava la situazione in Serbia, non ancora pacificata da un punto di vista politico né r!soltas!, da un punto d! vista militare, con la completa eliminazione del ribelli.

(l) Non pubblicato.

12

L'AMBASCIATORE PRESSO LA SANTA SEDE, ATTOLICO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

TELESPR. 3681/1561. Roma, 12 dicembre 1941.

Negli ambienti vaticani si critica oramai senza reticenze l'atteggiamento di Roosevelt che, non solo non si è adoperato per evitare l'estensione del conflitto ad altri paesi, ma colla sua politica ha finito per portare in guerra il suo stesso paese. Tanto più appare condannabile questa condotta, in quanto Roosevelt, che nel Natale del 1939 stabilì contatti personali col Vaticano, lo fece sulla base di un programma diretto precisamente ad evitare l'allargamento della guerra ed a procurare, in tutti i modi, di favorire ed agevolare le possibilità di pace.

Si ritiene che l'entrata in guerra dell'America possa prolungare ancora la durata del conflitto.

L'estensione della guerra al Pacifico ed all'Estremo Oriente. tocca la Santa Sede in uno dei punti più sensibili e delicati perché quello è il campo più vasto delle missioni, ancor più vasto di quello che offre l'Africa.

Quanto al Giappone, appare come provvidenziale il fatto che proprio in quest'anno la Chiesa Cattolica si sia ivi organizzata su basi completamente indigene, mediante la sostituzione dei Vescovi non giapponesi con altri, presi dal clero indigeno, e che la Corporazione della Chiesa cattolica sia stata riconosciuta -unica tra le confessioni cristiane -dal Governo imperiale ed in tal modo ammessa a tutti i diritti civili.

Anche per la Cina, quantunque molti Vicariati Apostolici siano ancora affidati a Vicari e missionari cinesi, pure i Vescovi indigeni sono molti ed hanno un clero sul quale si può fare affidamento.

La preoccupazione più grave è per i missionari delle nazionalità con le quali i rispettivi Paesi sono in guerra. Per questi che, specialmente in alcuni ambienti, resterebbero esposti alle violenze di elementi irresponsabili, la mi

5 --Documenti diplomatici -Serie IX -Vol. VIII

gliore soluzione pratica --benché la misura in sè stessa sia dolorosa -è ancora ritenuta dal Vaticano quella del loro internamento che li porrebbe in tal modo sotto la salvaguardia delle autorità (1).

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IL MINISTRO A BUDAPEST, TALAMO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 11787/675 R. Budapest, 13 dicembre 1941, ore 3 (per. ore 14).

Mio telegramma n. 672 (2) e mio telespresso 9988/2038 del 10 corrente (3).

Questo Incaricato di Affari Germania che ha avuto oggi una conversazione con Arciduca Alberto è venuto riferirmi che questo, senza peraltro pregiudiziare sue note pretese dinastiche trono Ungheria, gli ha esplicitamente confermato sue attuali aspirazioni successione Reggenza.

Mentre notizie salute Reggente Horthy risultano ,stasera alquanto migliorate, Arciduca Alberto ha assicurato suo interlocutore che stato salute Capo dello Stato Ungherese sarebbe stato espressamente esagerato allo scopo di impostare in forma risolutiva questione successione.

Valutazione Arciduca Alberto anche a parere Incaricato d'Affari Germanico sembrerebbe tanto più attendibile che come sono andato segnalando questione stessa è stata certamente in questi ultimi tempi, seppure con dimessa prudenza, attualizzata, e che ha avuto testè qualche ripercussione pur in parlamento mediante interrogazione del l o corrente, rimasta peraltro senza risposta, del deputato nazional-socialista indipendente, Mezgo che ha esplicitamente indicato Stefano Horthy come eventuale successore.

Incaricato di Affari Germania mi ha fatto intendere che per quanto Berlino non abbia finora preso posizione nella questione, candidatura Arciduca Alberto alla reggenza non sarebbe ivi mal vista. mentre anche in suo recente colloquio con questo Ministro di Germania Fuhrer non si sarebbe mostrato proclivo candidatura Stefano Horthy.

Poiché predetto Incaricato d'Affari ritiene questione potrebbe essere posta da un momento all'altro, e in considerazione evidente convenienza politica Ungheria, qui attribuita da molti, risolverla non senza una opportuna intesa con Roma e con Berlino, mi ha detto che telegrafa genericamente proprio Governo per conoscerne pensiero, pregandomi per mia parte fare altrettanto.

Soggiungo per opportuna conoscenza di V. E. che stesso Incaricato d'Affari mi ha fatto accenno eventualità soluzione totale questione trono con unione personale corona croata e ungherese in un Principe italiano, soluzione già d'altra parte a suo tempo prospettata come segnalai con mio telegramma per corriere n. 0202 del 20 maggio scorso (4). Mi sono astenuto rilevare accenno.

lO

(l) -Il presente documento reca il visto di Mussol!ni. (2) -T.u. 11683/672 r. dell'H dicembre. ore 19,05, non pubblicato: riferiva circa lo stato di salute di Horthy, ricoverato in clinica. (3) -Non rinvenuto. (4) -Vedi Serle IX. vol. VII, D. 145.
14

L'AMBASCIATORE A BUENOS AIRES, BOSCARELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 11824/617 R. Buenos Aires, 13 dicembre 1941, ore 13,59 (per. ore 7,30 del 14).

Ho fatto a questo Ministro degli Affari Esteri comunicazione di cui al telegramma di V. E. n. 407/C (l) nella forma e nel tono prescritto. Ministro degli Affari Esteri ne ha preso atto e mi ha detto che Governo argentino avrebbe questa sera o domani emanato un decreto nel quale sarebbe stato stabilito che nel conflitto fra S.U.A. e Potenze del Patto Tripartito, S.U.A., in virtù degli impegni assunti nelle varie conferenze panamericane, sarebbero stati considerati «non belligeranti », mentre alle Potenze non americane si sarebbe applicato decreto di neutralità del settembre 1939.

Ho osservato che non mi pareva che per semplice dichiarazione stato di guerra fra S.U.A. e Italia dovessero entrare in gioco accordi panamericani giacché Italia nel dichiarare di «considerarsi» in stato di guerra con S.U.A. non aveva commesso alcun atto di aggressione. Mi ha risposto che risoluzioni Avana non solo contemplavano aggressioni vere e proprie ma anche tutto ciò avrebbe potuto condurre a atti di ostilità. Ha poi aggiunto: «Ciò che noi sopratutto desideriamo è che guerra non sia, sotto alcuna forma, portata in Argentina. Vogliamo che numerosa e stimata colonia italiana che gode qui di larga ospitalità e simpatia continui a mantenere una condotta degna e obiettiva. Non vogliamo che movimenti interni, dimostrazioni, organizzazioni di quinte colonne ecc. ci procurino malintesi con altro Paese continente. Se cosi sarà credo che situazione attuale non sarà affatto modificata». Ho risposto che per quanto era in me potevo assicurarlo che ero sicuro della correttezza della grandissima maggioranza miei connazionali ma che d'altra parte volevo poter continuare a informare V. E. che Governo argentino persisteva a una linea di condotta obiettiva e neutrale. Egli mi ha detto che ne era sicuro e che sperava che avremmo potuto insieme continuare a fare opera efficace di collaborazione fra i due Paesi. Quanto alla conferenza di Rio de Janeiro il signor Ruiz Guinazu mi ha detto che fino a questo momento la sua data precisa non era stata ancora stabilita ma che credeva che essa avrebbe avuto luogo prima decade di gennaio. Circa ordine del giorno della stessa non aveva avuto ancora comunicazione ufficiale ma che se possibile appena in suo possesso me ne avrebbe fatto prendere visione confidenziale.

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IL MINISTRO A BUDAPEST, TALAMO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER TELEFONO 11788/678 R. Budapest, 13 dicembre 1941, ore 17,40.

Mio telegramma n. 674 (2). Presidente del Consiglio che ho visto stamane, mi ha dichiarato che anche

tenuto conto pos1z10ne assunta altri Stati aderenti Patto Tripartito, ha dato istruzioni Ministro d'Ungheria Roma e Berlino precisare rispettivi Governi che Governo ungherese interpreta propria dichiarazione solidarietà con Potenze Asse nei confronti Stati Uniti d'America nel senso più lato e cioè inclusiva dichiarazione di guerra Ungheria contro confederazione nord-americana. Mi ha espressamente pregato darne esatta conferma R. Governo.

Ho informato quanto precede mio collega Germania di ritorno oggi da Berlino che, a seguito istruzioni suo Governo cui lasciavami di unirmi, avrebbe dovuto compiere oggi stesso nuovo passo per sollecitare dichiarazione di guerra Ungheria contro Stati Uniti d'America, superato ormai, da precisazioni Presidente del Consiglio sopracitate.

(l) -Vedi serle IX, vol. VII, D. 848. (2) -Vedi D. 6.
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L'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T.s.N.D. 11812/926 L Madrid, 13 dicembre 1941, ore 18,15 (per. ore 20,30).

Mio rapporto :n. 9224/3211 (1).

Ministro Affari Esteri che ho visto oggi mi ha detto come non si attendesse per ora improvvisa dichiarazione di guerra Giappone e come ne sia stato pertanto sorpreso ed anche preoccupato per motivi già enunciati nel mio rapporto succitato. Ora però egli considera situazione con calma ed ottimismo. È certo infatti:

l) che Inghilterra con entrata Giappone conflitto riceve maggior colpo che abbia avuto dall'inizio della guerra;

2) che convogli armi e viveri ad essa diretti da America diraderanno o cesseranno del tutto; 3) che a Russia non potranno pervenire altro che aiuti saltuari ed insufficienti; 4) che truppe Caucaso non potranno essere dislocate su altri fronti;

5) che flotta americana dovendo proteggere coste americane non potrà unirsi alla britannica;

6) che australiani dovranno difendere loro terra e non più combattere 1n Cirenaica ed altrove. Atmosfera londinese già riflette nuova situazione ed Incaricato d'affari spagnuolo Londra afìerma nei suoi telegrammi che se per il passato popolazione si è mantenuta calma dando prova grande coraggio adesso è abbattuta e sfiduciata vedendo che cerchio che stringe Gran Bretagna a poco a poco inesorabilmente si chiude.

Passando poi a questo paese, Serrano ha dichiarato che al momento opportuno Spagna è in grado far sentire sua voce e dettare condizioni. A tale riguardo ha detto Ambasciatore degli U.S.A. che, come spesso ho rilevato nei rapporti

e telegrammi miei, è stato intransigente ed anche insolente, si mostrava invece grandemente sconfortato nel portare ieri a Ministero Affari Esteri nota verbale con cui comunicava ufficialmente stato di guerra tra Asse e sua Nazione.

Quanto ad eventuale blocco America, che verrebbe impedire rifornimento Spagna in benzina ed altre materie prime, Serrano ha detto in tal caso sarà possibile trasportare petrolio grezzo da Venezuela e farlo raffinare nelle raffinerie che Spagna possiede nelle Canarie. Circa grano che dovrebbe pervenire da Argentina Ministro Affari Esteri ha affermato speranza che Stati Sud America non entrino in guerra ed ha rilevato come tali Nazioni già abbiano dato un passo indietro e non si dimostrino oggi così propense accordarsi politica nord americana.

Ho chiesto infine a Serrano se e come egli consideri che recenti avvenimenti possano influire su posizione Spagna di fronte conflitto. Egli mi ha detto che, almeno in un primo tempo, nuova situazione non dovrebbe modificare atteggiamento Spagna, ma che evidentemente questo Paese non potrà sottrarsi fronte unico europeo, quando rviluppi guerra su fronte medesimo lo esigeranno.

(l) Non rinvenuto.

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L'AMBASCIATORE A SANTIAGO, DE ROSSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 11847/342-344 R. Santiago, 13 dicembre 1941, ore 20,02 (per. ore 18 del 14).

V. -E. n. 407/C (l) mi ha assicurato che egli rendesi completamente conto motivi nostra dichiarazione di guerra S.U.A., confermandomi che egli conosce da tempo manovre provocatrici Roosevelt (mio telegramma n. 341) (2).

Mi ha detto che pressioni nord-americane allo scopo di ottenere che il Governo cileno faccia qualche cosa di più oltre dichiarazione sua solidarietà e non riconoscimento belligeranza S.U.A. (mio telegramma n. 333) (2) divengono giornalmente più energiche e più dure sotto minaccia privare Paese rifornimenti essenziali, dei quali già scarseggia perché imprevidentemente non è stata sino ad ora presa alcuna misura a questo riguardo per conservare riserve merci materie prime. Inglesi e nord-americani giuocano su tale pericolo che si fa già sentire in zone minerarie, ove, se lavori dovessero sospendersi, migliaia operai resterebbero senza lavoro e senza mezzi mettendo tn serio pericolo ordine pubblico. Egli assicurami che sino ad ora è riuscito superare tali pressioni e che cerca guadagnare tempo. A tale scopo e perché ogni decisione in materia sia presa con massima prudenza e ponderazione ha già ottenuto che eventuali decisioni futura conferenza Cancellieri non possano essere esecutive Cile senza approvazione del Capo dello Stato. Credo cosi poter giungere fino a gennaio sperando che nel frattempo Giappone riesca distruggere buona parte potenza nord-americana Pacifico sminuendo così loro pretese verso America del Sud.

Intanto ha disposto che decreto relativo non belligeranza che sarà pubblicato in seguito entrata in guerra Asse Roma-Berlino con S.U.A., sia, a differenza di quello fatto per Giappone, privo di qualsiasi motivazione e apprezzamento che possa apparire non amichevole o scortese verso noi ed ha convinto sino ad ora suo Governo astenersi, contrariamente a quanto è stato fatto in Brasile e che teme sia fatto anche in Argentina, bloccare crediti sudditi dell'Asse Roma Berlino.

Se tutto si svolge secondo i suoi piani egli crede poter ottenere che Cile, e forse anche Argentina, non si allontanino anche in seguito Conferenza Cancellieri da attuale loro posizione verso Asse Roma Berlino. Mi ha pregato altresì ripetere V. E. che per sua profonda affezione e simpatia verso Italia, indirizzerà sempre sua opera Governo a conservazione perfetti cordiali rapporti fra l'Italia ed il Cile (l).

(342) -Rossetti cui ho fatto comunicazione contenuta nel telegramma di (l) -Vedi serie IX, vol. VII, D. 848. (2) -Non pubblicato.

(344) Da qui ad allora cercherà tenere a bada S.U.A. con qualche concessione formale, come ha fatto per recente ratifica accordi interamericani cui non poteva più esimersi. e che del resto Cile ha ratificati per ultimo.

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IL MINISTRO A LA PAZ, MARIANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 11838/82 R. La Paz, 13 dicembre 1941, ore 21,36 (per. ore 9 del 14).

Telegramma circolare 408 (2).

Atteggiamento questo Governo cauto nei primi tempi già non si può considerare neutrale. Anche secondo autorevolissimo informatore amichevole decisione subisce influenza maggioranza questi Rappresentanti diplomatici America Latina generalmente concordi nel dichiarare azione giapponese ha reso inevitabile applicazinone accordo Avana.

Dal canto suo è spinto da nota dottrina due agosto o da tradizionalismo questa politica estera; necessità rapporti di commercio con gli S.U.A.; promessa prestito americano e speranza ottenere vantaggi prossima conferenza panamericana.

Dai miei colloqui con questo Ministro degli Affari Esteri emerge:

0 ) vivo rammarico per la nuova situazione con l'Italia verso la quale permangono simpatie tanto [che] militari sperano ancora poter conservare nucleo ufficiali;

2°) già possibile sforzo è stato fatto resistendo pressione americana diretta far rompere subito relazioni e rinviando decisioni in proposito dopo la conferenza Rio De Janeiro;

3°) sua opinione che tale riunione porterà almeno generale rottura relazioni diplomatiche.

Continuo comunque azione secondo direttive.

(l) -Vedi la. risposta di Ciano al D. 30. (2) -Vedi Serie IX, vol. VII, D. 848, nota l, p. 865.
19

IL MINISTRO A ZAGABRIA, CASERTANO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. u. s. N. D. 11811/701 R. Zagabria, 13 dicembre 1941, ore 23 (per. ore 7 del 14).

Riferimento telegramma circolare 48459 del 12 dicembre (1). Conforme istruzioni ricevute mi sono recato ieri dal Poglavnik con Ministro di Germania per esporgli richiesta di cui al telegramma di V. E. sopracitato.

Poglavnik ha aderito senz'altro e deciso dare particolare significativa forma alla dichiarazione di guerra all'Inghilterra e Stati Uniti d'America. Domani mattina infatti ore 10,30 egli riunirà Consiglio dei Ministri che procederà dichiarazione di guerra, approvando seguente mozione:

«In seguito continui attacchi Stati Uniti d'America contro grandi potenze Patto Tripartito è stato dichiarato 8 dicembre stato di guerra tra Giappone da una parte e Stati Uniti, come pure Gran Bretagna, dall'altra, e dal 10 ultimo scorso anche Germania e Italia si trovano in stato di guerra con Stati Uniti d'America. Governo Stato Indipendente Croazia, fedele alla lettera e allo spirito Patto Tripartito, cosciente della necessità di una completa solidarietà che lega strettamente Stati europei nella lotta contro tentativo delle plutocrazie inglese e americana di ridurre Europa in schiavitù, e tenendo conto atteggiamento ostile Governo Gran Bretagna e Stati Uniti nei riguardi popolo e Stato, si stringe alle grandi Potenze del Patto Tripartito e dichiara che da oggi Stato Indipendente Croazia si considera in stato di guerra con Gran Bretagna e con Stati Uniti».

Subito dopo Poglavnil{ scenderà nella sottostante piazza e passerà in rassegna legione volontari croati destinata fronte russo e partente per l'Italia.

Detta legione si troverà schierata con reparti d'onore italiani, germanici e croati. Da parte italiana interverrà una compagnia Camice Nere del battaglione «M» di Karlovac.

Poglavnik terrà allocuzione e assisterà quindi allo sfilamento delle predette formazioni militari.

20

IL MINISTRO A LIMA, CAPANNI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 11852/252 R. Lima, 13 dicembre 1941, ore 23,15 (per. ore 20,45 del 14).

Mi riferisco al telegramma di V. E. n. 407/C (2).

Giovedì 11 corrente con nota ufficiale ho informato questo Governo che l'Italia si considera in stato di guerra con gli Stati Uniti d'America ed oggi ho esposto verbalmente a questo Ministro Affari Esteri considerazioni conte

nute nel telegramma citato. Il Ministro ha mostrato gradire in modo particolare nostri sentimenti lealtà per il continente latino-americano e mi ha assicurato che il Perù per parte sua non ha motivo e non intende adottare atteggiamento che sostanzialmente vada a nostro danno; ha tenuto confermarmi che la stima meritatamente goduta nel paese dagli italiani residenti ed il loro attuale ottimo comportamento ha reso possibile non dover disporre alcuna speciale misura restrittiva (parziale blocco bancario disposto per i sudditi giapponesi non è stato esteso agli italiani e tedeschi), ed infine mi ha informato che non è ancora prevista eventualità cambiamento relazioni con l'Italla e gli italiani. Le affermazioni del Ministro degli Affari Esteri trovano finora conferma nei fatti: Ambiente appare tranquillo e nulla d'importante sembra per ora mutato nei riguardi nostri. Stampa quotidiana autorevole si è limitata stigmatizzare così detta [aggressione] Giappone e mettere in evidenza solidarietà Perù con Stati Uniti e desiderio collaborare difesa continente in base accordi Avana mentre soltanto stampa estremista richiede venga assunto contegno nettamente bellicoso contro le potenze Asse. Conoscendo posizione difficile Perù di fronte forti pressioni nord americane (senza conferma si assicura divisione navale sia ferma in prossimità acque territoriali Perù) sono convinto che questo Governo non potrà evitare far sue le decisioni che vengano prese prossima riunione Rio Janeiro e che oltre cooperare con Stati Uniti d'America concedendo eventuale uso porti basi militari, Perù dovrà dare a Washington impressione di una più stretta collaborazione assumendo almeno formalmente posizione più rigida

o più ostile nei nostri rapporti anche se in definitiva cercherà di far sì che la situazione di fatto resti per noi la stessa nei limiti del possibile (1).

(l) -Vedi D. 1 nota 1. (2) -Vedi serie IX, vol. VII, D. 848.
21

IL MARESCIALLO DEL REICH, GOERING, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

L. P. (TRADUZIONE). Berlino, 13 dicembre 1941.

Vi ringrazio molto sinceramente per la Vostra dettagliata lettera (2) relativa alla nota questione che in tal modo ha trovato la sua completa sistemazione. Vi ringrazio specialmente per l'energia con cui Voi avete così rapidamente svolto l'inchiesta sulla cosa (3).

22

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI

T. S. N. D. 48699/752 P. R. Roma, 14 dicembre 1941, ore 2.

Questa Ambasciata del Giappone ha informato che suo Governo ha dato istruzioni a tutte le sue Rappresentanze dell'America Latina (eccettuati gli Stati

dell'America Centrale) di svolgere ogni opportuna azione per persuadere rispettivi Governi presso cui sono accreditati della necessità di mantenere neutralità. Ambasciata ha richiesto che istruzioni siena date anche alle nostre Rappresentanze allo scopo di fiancheggiare azione e passi giapponesi al riguardo.

Ciò premesso, informate codesto Ministero Esteri che tutte le nostre Rappresentanze nell'America Latina (ad eccezione Messico, Uruguay, e America Centrale) hanno già avuto istruzioni (l) di svolgere ogni possibile azione in questo senso, in collaborazione coi loro colleghi giapponesi (2).

(l) -Vedi la risposta d! Ciano al D. 28. (2) -Vedi serle IX. vol. VII, D. 816. (3) -Il presente documento reca Il visto di Mussolini.
23

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI

T. 414/753 R. Roma, 14 dicembre 1941, ore 12.

In occasione entrata in guerra Giappone, Governo mancese si è, come vi è noto, limitato a redigere e pubblicare una semplice dichiarazione solidarietà con Impero nipponico.

Vi è anche noto che da parte nostra e tedesca è stata immediatamente sollecitata presso tutti gli Stati aderenti al Tripartito una presa di posizione nei confronti degli Stati Uniti identica a quella adottata dall'Italia e dalla Germania: cioè una dichiarazione di stato di guerra (3).

Ciò premesso, effettuate subito, d'accordo con vostro collega tedesco, che ha ricevuto istruzioni analoghe, un passo presso Ministro Esteri Togo, cui prospetterete convenienza che anche Manciukuo assuma una più netta presa di posizione e che sia svolta in conseguenza da parte nipponica ogni opportuna azione e pressione in questo senso presso Governo Hsin-King.

Non sfuggirà al Governo giapponese l'importanza di un perfetto allineamento di tutte le Potenze aderenti al Tripartito in una politica comune nei confronti degli Stati Uniti e la conseguente necessità di provocare anche da parte del Manciukuo l'adozione di quello stesso atteggiamento che Roma e Berlino hanno immediatamente suggerito agli aderenti europei del Patto stesso.

Datemi notizia telegrafica dell'esito dei vostri passi (4).

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IL MINISTRO A Ql!ITO, SCADUTO MENDOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 11863/83 R. Quito, 14 dicembre 1941, ore 19,56 (per. ore 14,30 del 15). Telegramma circolare di V. E. n. 408 (5).

Ho rimesso questo Ministero Affari Esteri comunicazione circa stato di

(-4) Per la risposta di Indelli vedi D. 32.

guerra tra l'Italia e U.S.A. e nella lunga amichevole conversazione seguita mi sono espresso secondo le istruzioni di V. E. accennando anche contraddizioni tra tesi antiaggressionista U.S.A. e sua mancata applicazione conflitto Equatore-Perù.

Ministro Affari Esteri ha ringraziato della comunicazione e mi ha esposto punto di vista ufficiale questo Governo il quale considera Giappone aggressore ed Equatore obbligato contribuire difesa continente ed è dolente che l'Italia si sia unita Giappone contro cui Equatore ha già preso misure precauzionali quali internamento sudditi qui residenti per impedire temuti atti di sabotaggio. Ho replicato sottolineando provocazioni U.S.A. e rilevando che comunque è fuori questione pretesa aggressione continente la sola considerata dagli impegni interamente americani.

Dopo aver svolto argomentazioni di V. E. e trattato aspetti particolare situazione Equatore-Perù, ho riportato impressione che questo Ministro Affari Esteri resistendo forti pressioni americane e violenta campagna stampa cercherà limitarsi per il momento adesione massima S.U.A., procrastinando decisioni sostanziali fino Conferenza Rio de Janeiro gennaio p.v. a meno che pressioni di cui sopra fiancheggiate da dimostrazioni piazza e larvate minaccie stabilità Governo non lo facciano recedere da queste linee di condotta che mirano anche portare Rio Janeiro sua vertenza col Perù.

Sebbene questo Governo sembra proporsi approfittare situazione per risolvere vertenza Perù, stamane ha ritenuto doveroso dare parziale soddisfazione

U.S.A. sopprimendo giornali pro-totalitari e Agenzia Transocean e non è da escludere che a Rio de Janeiro finiscasi col cedere pressioni U.S.A. contentandosi ancora una volta vaghe promesse.

Conto rivedere presto Ministro Affari Esteri e intanto continuo svolgere ogni possibile azione presso alcuni altri membri Gabinetto e Commissioni Affari ESTERI,

(l) -Vedi serle IX, vol. VII, D. 848. (2) -Per la risposta di Indelll vedi D. 31. (3) -Vedi D. l e D. l, nota l. (5) -Vedi serie IX, vol. VII, D. 848, nota l, p. 865.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. U. U. PER TELESCR. 11866/2297 R. (l). Berlino, 15 dicembre 1941, ore 17,30.

Dopo un breve colloquio tra il Ministro Von Ribbentrop l'Ambasciatore Oshima e il sottoscritto, al quale in un secondo tempo hanno preso parte il Maresciallo Keitel, il Grande Ammiraglio Raeder e il Maresciallo Milch, ha avuto luogo una riunione plenaria con l'intervento di numerosi alti ufficiali e funzionari del Ministero degli Affari Esteri nonchè delle Sottocommissioni militari ed economiche dei tre paesi.

Le Sottocommissioni italiane erano composte come segue: per la parte militare generale Marras, il comandante De Angelis, il Colonnello Teucci e il Maggiore Casperi, per la parte economica il Barone Schmidt-Mueller, il Comm. Notarangeli ed il Maggiore Perego. Le Sottocommissioni tedesche erano presie

dute rispettivamente dal Vice Ammiraglio Groos e dal Direttore ministeriale

Wiehl.

La cerimonia, svoltasi nel nuovo salone centrale dell'Auswartiges Amt, ha

rivestito un carattere di solennità. Il Ministro Von Ribbentrop ha pronunciato

un breve discorso di introduzione, rivolgendo un saluto al Giappone, testé en

trato in lotta a fianco delle Potenze dell'Asse, e sottolineando l'importanza del

lavoro che le commissioni del Patto Tripartito sono chiamate a svolgere, allo

scopo di sviluppare la collaborazione itala-tedesco-giapponese nello stesso senso

di quella italo-tedesca, già in atto da un anno e mezzo.

Il Maresciallo Keitel ha rivolto un caloroso saluto alle forze armate nippo

niche, mettendo in rilievo i grandiosi successi riportati in questi primi giorni

di guerra.

Invitato dal Ministro Ribbentrop a parlare a mia volta, ho sottolineato come la collaborazione fra i tre paesi, la quale risulterà potenziata dall'attività della commissione del tripartito, riunisca idealmente i diversi fronti della guerra in uno solo, in quanto il comune nemico viene contemporaneamente combattuto in Russia, nel Mediterraneo, in Libia e nell'Oceano Pacifico.

Infine l'Ambasciatore Oshima, nel ringraziare il Ministro degli Affari Esteri del Reich, il Maresciallo Keitel, e me, ha espresso la sua certezza nell'esito favorevole della guerra, dichiarando che il suo Paese non cesserà la lotta prima di aver conseguito la vittoria definitiva.

Successivamente il Ministro Von Ribbentrop ha preso nuovamente la parola, definendo come segue i compiti della Commissione. La Commissione del Patto Tripartito, composta dal Ministro degli Esteri e dai due Ambasciatori, ha lo scopo di trattare in sede politica i problemi inerenti alla condotta comune della guerra. Le sottocommissioni militari ed economiche fungono da organi consultivi della commissione. Occorre quindi aver cura che esse non interferiscano con l'attività degli organi tecnici cui spetta la responsabilità delle decisioni nei diversi campi. Ciò anche allo scopo di evitare doppioni ed eccessivo lavoro burocratico e di conservare viceversa ai lavori un carattere essenzialmente pratico.

Il Ministro Von Ribbentrop ha concluso annunciando che da parte sua farà immediatamente predisporre da parte delle sottocommissioni tedesche una serie di proposte concrete sull'attività da svolgere. Su mia proposta è stato deciso che altrettanto faranno le sottocommissioni italiana e giapponese. Il risultato di questo lavoro preliminare sarà sottoposto nel più breve tempo possibile al Ministro Von Ribbentrop, all'Ambasciatore Oshiu.:t ed a me.

Da parte tedesca è stato espresso anche il desiderio che il coordinamento dei lavori delle commissioni delle tre Capitali alleate sia fatto a Berlino. L'Auswartiges Amt invierà un verbale della riunione all'Ambasciatore Von Mackensen, che lo rimetterà a V. E.

Da parte mia, mentre mi riservo di riferire più dettagliatamente per corriere, sarò grato a V. E. se vorrà farmi pervenire le istruzioni del caso, in relazione alle proposte che le sottocommissioni italiane dovranno presentare.

Dopo la cerimonia ha avuto luogo alla R. Ambasciata una colazione, cui ha partecipato fra gli altri l'Ambasciatore Oshima. Il Maresciallo Keitel si è scusato di non potervi partecipare, dovendo partire immediatamente per ragioni del suo ufficio.

(l) Il numero di protocollo di part,cnza registrato sul telegramma (2291) è chiaramente errato.

26

COLLOQUIO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, CON IL CAPO DEL GOVERNO CROATO, PAVELIÉ (l)

VERBALE (2). Venezia, 15 dicembre 1941, ore 16-18 <3).

Durante il colloquio con Pavelié sono stati discussi i seguenti argomenti:

Situazione del Governo di Pavelié. Il Poglavnik ha detto che nelle zone non infestate dalla guerra, i poteri dello Stato si stanno gradualmente organizzando ed affermando. I problemi più urgenti vengono affrontati e principale tra essi quello degli ebrei. Questi che, alla presa del potere da parte degli Ustascia erano 35 mila, adesso sono ridotti a non più di 12 mila (il giovane Kvaternik spiega questa diminuzione con la parola << emigrazione » accompagnata da un sorriso che non lascia adito a dubbi). A parte il movimento comunista e l'azione dei cetnici di cui si parlerà oltre, Pavelié vede con relativa tranquillità l'atteggiamento della popolazione. Il clero cattolico, particolarmente influente in Croazia, tiene un atteggiamento molto favorevole nei suoi bassi ranghi e meno nelle più alte gerarchie. Alcuni fra i Vescovi sono apertamente ostili.

Rapporti con la Germania. Ho messo al corrente Pavelié di quanto mi era stato detto da Ribbentrop nel recente colloquio di Berlino (4). Il Poglavnik ha dichiarato che Ribbentrop si era espresso analogamente anche col Ministro Lorkovic. In realtà in questi ultimi tempi l'azione ufficiale della Germania in Croazia è di gran lunga diminuita di intensità: in certi settori può dirsi scomparsa. La Gestapo ha confinato la sua attività alla sorveglianza di elementi tedeschi e anche la missione militare residente in Zagabria, numericamente ridotta a termini esigui, non svolge alcuna attività preoccupante. Il Poglavnik si dimostra quindi meno preoccupato nei confronti della Germania di quanto non lo fosse una volta e ciò può dargli mano maggiormente libera per la sua politica nei confronti dell'Italia.

Mi ha parlato anche della questione delle minoranze tedesche. Egli esclude che lo Statuto loro concesso possa metterle in condizioni di costituire uno Stato nello Stato e comunque di formare un polo di attrazione verso elementi croati non di origine tedesca. A suo dire si verificherebbe il contrario e cioè che rappresentanti di molti villaggi abitati da popolazioni etnicamente germaniche sono andati da lui per essere esentati dal far parte delle minoranze tedesche.

Rapporti con Paesi vicini. L'Ungheria, dopo la presa di possesso del Medjomurje, continua a svolgere una politica non amichevole verso la Croazia. È evidente che nella mente degli Ungheresi vive ancora l'idea della Corona di Santo .Stefano. È di pochi giorni il discorso del Cardinale Seredji nel quale è stato detto che un giorno non lontano si farà l'unione di tutti gli ungheresi di lingua non magiara: con queste parole si confermano le rivendicazioni sui territori della Corona di Santo Stefano, a cominciare naturalmente dalla Croazia. Ciò è assurdo, perché nessuna forza al mondo potrebbe fare accettare al

popolo croato una soluzione del genere: Pavelié dice che se egli stesso parlasse di una incorporazione della Croazia nella Corona di Santo Stefano, non resterebbe al potere nemmeno ventiquattro ore.

Con la Bulgaria i rapporti sono buoni e altrettanto buoni sono con la Romania e con la Slovacchia, paese col quale esistono particolari e tradizionali vincoli di affinità e di solidarietà.

Relazioni con l'Italia. Il Poglavnik ha lungamente parlato sulla questione dei poteri civili nella seconda zona. Egli ritiene che la retrocessione, almeno parziale, di tali poteri alle autorità croate varrebbe ad intensificare l'azione di avvicinamento tra la Croazia e l'Italia. Mentre egli esprime gli elogi più vivi del comportamento e dell'azione delle nostre truppe, non ritiene che molti ufficiali, particolarmente di grado subalterno, abbiano la capacità per esercitare poteri civili in paesi di cui non conoscono né persone, né lingua, né costumi. Aggiungo però che su questi argomenti il Poglavnik più che avanzare delle richieste precise si è limitato ad esporre quello che è il suo punto di vista sulla situazione. Indipendentemente però dal fatto dei poteri civili, egli è convinto della necessità di usare la maniera forte nei confronti dei cetnici e dei comunisti e di procedere nei loro riguardi ad operazioni decisive durante il corso dell'inverno: ritardando ulteriormente, si arriverebbe all'epoca in cui i boschi si raffoltiscono, diventando asilo naturale e comodo per qualsiasi reparto ribelle e rendendo le operazioni estremamente difficili e costose per chi volesse affrontarle. Egli raccomanda inoltre di rafforzare i nostri contingenti militari sopratutto nella zona della Bosnia meridionale e del Montenegro, perché è là che egli attende le più pericolose sorprese.

Nessun cambiamento, per quanto concerne la questione monarchica. Pavelié, e con lui l'assoluta maggioranza dei Croati, è convinto della necessità della monarchia ed è contento che la Corona sia affidata ad un Principe di Casa Savoia. Ritiene che bisogna scegliere con molta prudenza il momento dell'arrivo del Re a Zagabria. Per ora non è il caso di parlarne. Il Re dovrà giungere in Croazia quando lo Stato avrà cominciato a funzionare attraverso i suoi organi normali. Forse il momento più indicato sarebbe il giorno della pace, ma poiché tutto ormai lascia prevedere una guerra di lunga durata, si potrà considerare l'utilità di accelerare l'avvento del Sovrano. Comunque non è il caso di parlarne fino alla prossima estate.

Pavelié ha parlato infine di quanto viene fatto nei differenti settori per determinare un crescente avvicinamento della Croazia all'Italia. Su alcuni punti riferirò verbalmente. Questione principale è per il momento l'introduzione della lingua italiana, accanto alla lingua tedesca, quale lingua obbligatoria nelle scuole croate. Ciò è già stato fatto in numerosi Istituti. All'Accademia Militare il 65% degli allievi ha optato per la lingua italiana ed il 35 per la tedesca.

Un problema difficile è rappresentato dalla scarsità di insegnanti. Pavelié desidererebbe che ne venissero mandati dall'Italia purché si trattasse di elementi di razza italiana e non di croati dell'Istria o peggio ancora di sloveni.

Per le molte questioni economiche, commerciali, ecc., che hanno formato oggetto di discussione nei successivi colloqui con Pavelié e con i suoi collaboratori, è tenuta nota in un distinto verbale Ol.

ALLEGATO

RIUNIONE DELLE DELEGAZIONI ITALIANA E CROATA

VERBALE (1). Venezia, 15 dicembre 1941, ore 18-19,30.

Sono presenti da parte italiana:

il Conte Galeazzo Ciano, Ministro degli Affari ESTERI,

il Conte Giuseppe Volpi, Presidente della Commissione Permanente Economica Italo-Croata; il Ministro Plenipotenziario no b. Luca Pietromarchi; il R. Ministro a Zagabria Raffaele Casertano;

Sono presenti da parte croata:

il Dr. Ante Pavelic, Poglavnik di Croazia;

l'Ecc. Mladen Lorkovic, Ministro degli Affari ESTERI,

l'Ecc. Vladimiro Kosak, Ministro delle Finanze;

l'Ecc. Mirko Puk, Ministro della Giustizia;

l'Ecc. Stjepo Peric, Ministro di Croazia a Roma.

Il Poglavnik, accennando alla attuale scarsità di mano d'opera in Croazia, dichiara che sono stati mandati in Germania ben 70 mila operai. In genere essi sono soddisfatti del trattamento che ricevono; si lamentano però che non hanno molto da mangiare. Al momento del loro invio in Germania v'era in Croazia parecchia disoccupazione: adesso invece occorrerà fare ritornare una parte degli operai che si trovano in Germania.

Viene chiesto ai croati a quanto ammonti la loro circolazione monetaria. Viene indicata la cifra di 7 miliardi e mezzo di cune. Il Conte Volpi osserva che si tratta di una massa notevole, dato che essa è stata emessa nel giro di soli quattro mesi. Il Ministro delle Finanze Kosak fa rilevare che l'emissione è avvenuta tutta al momento del cambio del dinaro, che è stato cambiato alla pari. La Jugoslavia con circa 16 milioni di abitanti aveva una circolazione di 16 miliardi e mezzo di dinari; la Croazia, con 7 milioni di abitanti, ha una circolazione di 7 miliardi e mezzo di cune. Attualmente la cuna è cambiata a dinari 1,40. Questo miglioramento della cuna è dovuto in gran parte al successo del prestito interno di 2 miliardi di cune, che è stato sottoscritto in quattro ore.

I croati presentano una serie di domande e precisamente:

l) -di autorizzare l'invio di materiali bellici secondo una lista da essi trasmessa. Il Conte Ciano risponde che, in conformità alle direttive del Duce, è in linea di massima d'accordo. Solo per talune categorie. ed in particolare per la fornitura di carri armati e di camions, di cui l'Italia stessa aveva urgente bisogno, si incontrano delle difficoltà a dar corso alle richieste croate.

I croati hanno sopratutto insistito per la fornitura di 50 mila uniformi in linea di massima già commissionate ad una ditta italiana, la quale attende l'autorizzazione delle Autorità italiane competenti. Per quanto riguarda carri armati, artiglieria, autocarri, ecc., i croati sarebbero disposti a fornire all'Italia il quantitativo di ferro necessario delle miniere croate nonché rottami di rame e di bronzo. Il Poglavnik accenna anche che farebbe fondere le campane delle chiese ortodosse disertate dai fedeli passati al cattolicismo.

2) -Il Poglavnik chiede di limitare per quanto è possibile le spese dei soldati della 2a Armata nei territori di occupazione. Essi fanno rialzare i prezzi di una grande quantità di generi di cui la Croazia ha s~arsa disponibilità. Il Conte Ciano risponde che da parte italiana si sarebbe veduto di attuare nei territori occupati lo stesso sistema che ha dato ottimi risultati in Spagna tra i Legionari del C.T.V. i quali erano pagati solo per una piccola parte del loro soldo in pesetas, mentre per la parte in lire erano accreditati su libretti di risparmio in Italia.

3) -Particolare interesse annettono i croati a che siano autorizzate le navi mercantili croate ad innalzare la bandiera croata. Viene risposto che la questione è già stata risolta favorevolmente, ma che comunque sarebbero state sollecitate le autorità competenti ad eliminare ogni indugio a tale riguardo.

4) -n Poglavnìk accenna alla situazione economica di pensionati di nazionalità croata residenti nei territori recentemente annessi all'Italia nonché alla situazione, parimentì difficile, di ex insegnanti anch'essi di nazionalità croata residenti nelle nuove Provincie italiane. A tutti costoro la Croazia vorrebbe far pervenire il regolare pagamento dì pensioni o dì una buonuscita una volta tanto. Il Poglavnìk esprime il desiderio dì venire ad un accordo con gli organi competenti italiani per regolare tale questione e concretare le modalità dì pagamento. La questione è rinviata allo studio della Commissione Permanente ìtalo-croata.

5) -Infine il Poglavnìk consegna un promemoria (l) sulla questione del Medjomurje.

Da parte italiana vengono avanzate ai croati le seguenti richieste:

l) -I croati hanno preparato un bando contenente disposizioni assai larghe di condono nei riguardi dei profughi e dei ribelli che, su invito delle Autorità Militari italiane, hanno fatto ritorno alle loro sedi nei territori occupati. Il Comando della 2a Armata ha chiesto dì apportare al bando delle lievi modifiche per precisarne meglio la portata. Viene chiesto ai croati dì accettarle. Da parte croata non sono state fatte difficoltà al riguardo.

2) -Nella terza zona (tra la fascia demilitarizzata e la linea di demarcazione) il Comando della 2a Armata non ha assunto i poteri civili; ha solo i poteri dell'occupante. Dato l'accentuarsi dì infiltrazioni ribelli in tale zona con la connivenza delle popolazioni, sì rende necessario un aumento àì potere delle Autorità Militari italiane. Da parte italiana sì chiede perciò che sì addivenga ad una stretta collaborazione tra le Autorità civili croate ed i Comandi dei Presidi italiani. Il Governo croato dovrebbe far pervenire istruzioni al riguardo agli Zupanì e ai Vice Zupanì della zona. Inoltre là dove un'istruttoria sì renda necessaria, quando cioè non sì è in presenza di reati flagranti che danno luogo ad immediata esecuzione, dovrebbe essere consentito il funzionamento dì nostri Tribunali Militari. I croati accolgono il principio della collaborazione, ma, per quanto riguarda i Tribunali, rispondono che la cosa potrà essere esaminata sul posto fra le Autorità civili croate, che sono più in grado dì condurre le predette istruttorie, i Comandi delle formazioni ustasce e le Autorità Militari italiane.

3) -Viene chiesto da parte italiana ai croati di consentire lo sfruttamento de1 boschi dei territori occupati a mezzo di imprese italiane per ricavarne legname da opera e da ardere nonché carbone dolce. Il Poglavnìk acconsente chiedendo però che si provveda da parte italiana alla sicurezza degli operai, come pure che si mandino sul posto imprese bene attrezzate e si provveda ai trasporti. Il Poglavnik precisa che si può procedere allo sfruttamento del Gosti Kotar e della Lika che fanno capo a Fiume, della ~ona che gravita su Spalato e di quella che fa capo a Metcovic. Converrà affrettare durante l'inverno il lavoro di taglio per effettuare i trasporti in primavera. Il Poglavnìk incaricherà il Ministro delle Ferrovie Ferkovic di concretare gli accordi. Per il carbone il Poglavnik fa presente che ne sono già disponibili 500 vagoni. Occorre che da parte italiana sì provveda ai trasporti ferroviari. In tal senso sarà interessato il Ministero italiano delle Comunicazioni. La soluzione concordata per il legname e per il carbone apre le più vaste prospettive. Se si potranno organizzare adeguati trasporti, si potrà trarre dalla Croazia un quantitativo di qualche centinaia di migliaia di metri cubi dì legname. È questa la risorsa principale della Croazia e su di essa sopratutto dovranno orientarsi gli sforzi italiani dì penetrazione.

Il Poglavnik accenna anche all'esistenza di m1mere di lignite presso Zagabria che vedrebbe volentieri gestite da ditte italiane. Anche per questa questione incaricherà il Ministro Ferkovic di prendere accordi con le competenti Autorità italiane.

4) -Per agevolare gli approvvigionamenti in Dalmazia viene chiesto da parte italiana che sia lasciato libero il passaggio di merci senza registrazione e senza formalità dalla Croazia in Dalmazia e viceversa fino a quando non saranno stati costituiti gli Uffici Misti di Registrazione in via di organizzazione. Il Pogla vnik ha dato ordine che i doganieri croati ricevano istruzioni di lasciar passare le merci senza limitazione né formalità.

5) -Fra le questioni minori viene accennato allo scambio di un fonte battesimale dell'VIII sec. del Re Croato Venceslao che trovasi in Italia contro due pannelli del Carpaccio esistenti in Zagabria. Inoltre si stabilisce che verrà riservato un padiglione alla Croazia nella prossima Biennale di Venezia che si inizierà nel giugno 1942.

(l) -Ed. in G. CIANo, L'Europa verso la catastrofe, Verona, Mondadori, 1948, pp. 703-706. (2) -Il verbale è stato redatto da Ciano. (3) -Il dattiloscritto con le correzioni autografe di Ciano è senza data; quello definitivo è datato 16 dicembre. · (4) -Vedi serie IX. vol. D. 786.

(l) Vedi allegato.

(l) Il verbale è stato redatto eia! ministl'O Pietromarchi.

(l) Non pubbllc·ato.

27

IL PRESIDENTE DELLA SOTTOCOMMISSIONE AFFARI GENERALI DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, LIBERATI, AL CAPO DELL'UFFICIO ARMISTIZIO-PACE, PIETROMARCHI

L. uu. s. 23584/AG. Torino, 15 dicembre 1941 (per. il 17).

Ti rimetto, qui unita, copia della lettera che l'Ecc. il Presidente ha inviato in data 14 corrente al gen. Vogl, Presidente della C.T.A., sulla nota questione delle basi tunisine che si fa sempre più urgente.

Il gen. Vacca Maggiolini ti prega di darne immediata visione all'Ecc. il Ministro: è stato egli a pregarmi di farti recapitare questa mia a Venezia con un corriere speciale (1).

ALLEGATO

IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, VACCA MAGGIOLINI, AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE TEDESCA DI ARMISTIZIO, VOGL

L. s. 28836/PR. Torino, 14 dicembre 1941.

Come vi è noto, la situazione militare della Libia si fa di giorno in giorno più grave per le nostre forze.

Abbandonata Tobruck, la difesa si sta organizzando sul Gebel cirenaica, ma la scarsa disponibilità di forze, di mezzi e di rifornimenti rende problematica la possibilità di resistere.

Mentre gli inglesi hanno possibilità di continui rifornimenti, anche recentissimamente sono affondati due nostri piroscafi che trasportavano dall'Italia in Libia due battaglioni di carri armati, uno italiano ed uno tedesco, sui quali si faceva grande assegnamento.

Di fronte a questa situazione, il Capo di Stato Maggiore Generale mi ha fatto nuovamente vive pressioni affinché venga risolta con ogni urgenza la questione dell'avviamento in Libia di rifornimenti attraverso le basi tunisine. Sullo stesso argomento il Capo di Stato Maggiore Generale ha anche intrattenuto l'addetto militare tedesco a Roma, generale Rintelen affinché facesse i passi del caso con l'O.K.W.A.

Ch1aro intendimento strategico del Governo inglese è di impossessarsi di tutta l'Africa. Le forze inglesi operano dall'Egitto per conquistare tutta la Libia; forse opereranno poi dal Marocco e dall'Africa occidentale, col probabile concorso delle forze americane e degolliste per occupare anche l'Africa francese e congiungersi con le forze provenienti dall'Egitto.

Questa situazione va dunque attentamente considerata. Se riuscisse il piano inglese, l'esito della guerra sarebbe seriamente compromesso per le forze dell'Asse. Nel colloquio avvenuto il giorno 10 corrente fra il conte Ciano e l'ammiraglio Darlan (l) è stata occasionalmente sfiorata anche la nota questione delle basi tunisine.

L'ammiraglio Darlan non ha fatto opposizione al desiderio espressogli che le forze dell'Asse dispongano dei porti della Tunisia per avviare rifornimenti in Libia, ma ha accennato soltanto ad adeguate contropartite politiche; al che il conte Ciano ha immediatamente risposto che la Francia ha un evidente ed essenziale interesse a che gli inglesi non arrivino -conquistando la Libia -al confine tunisino per non far cadere tutto il Nord Africa nell'orbita anglo-sassone.

Perciò la cessione delle basi tunisine non dovrebbe, almeno per il momento, comnortare particolari contropartite politiche, ma anzi tale cessione dovrebbe essere considerata dalla Francia come un cordiale concorso alla difesa del suo stesso impero africano.

Vista sotto questa luce la situazione generale, mi rivolgo personalmente a Voi -Eccellenza -per rinnovarVi la preghiera di fare in modo che si ottenga al più presto l'utilizzazione dalla Francia delle basi tunisine.

Le trattative a tre, che si stanno svolgendo a Wiesbaden (2), procedono molto lentamente per motivi di cui mi rendo conto. Stimo che occorra accelerarle in modo da arrivare nei prossimi giorni a conclusioni veramente redditizie per noi.

Dai giorni di Gardone (settembre) (3) ad oggi la situazione, come Voi sapete quanto me, è molto cambiata. « Hostis est ad portas », e quindi è necessario di prendere quegli urgentissimi provvedimenti che la nuova situazione consiglia. Evidentemente nulla osta da parte italiana che vengano concessi alla Francia subito ed in blocco tutti i rinforzi per l'Africa occidentale e per il Nord Africa che essa desidera.

Forse una trattativa aperta coi francesi nella Francia stessa con la presenza Vostra e mia e di Alte personalità francesi potrebbe portare a quelle rapide decisioni che è nostro sommo interesse di raggiungere.

La nuova situazione creatasi con l'entrata in guerra del Giappone e con la conseguente entrata in guerra della Germania e dell'Italia contro gli Stati Uniti dovrebbe ancor più sollecitare la Francia a prendere netta posizione per l'Europa; e se non lo facesse, o se addirittura parteggiasse per gli anglo-sassoni, ben saprebbe il Governo francese a quali gravi rischi esporrebbe il suo territorio metropolitano e la Corsica.

Anche sotto il riflesso della guerra con gli Stati Uniti, mi sembra dunque che la Francia abbia tutto l'interesse di accordarsi presto con noi.

(l) Ciano si trovava a Venezia per incontrarsi con Pave!lé.

28

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AL MINISTRO A LIMA, CAPANNI

T. 48948/135. P. R. Roma, 16 dicembre 1941, ore 1.

Vostro 252 (4).

Comunicate a codesto Ministro degli Esteri che il Duce ha letto con molto interesse dichiarazioni fattevi in occasione nostro intervento contro Stati Uniti. Ditegli ch'Egli segue con particolare attenzione atteggiamento adottato dal Governo peruviano e che vivamente si augura che il Perù continui ad esercì

6 -Documenti diplomatici -Serle IX -Vol. VIII

tare, sopratutto prima e durante la prossima Conferenza interamericana di Rio de Janeiro, un'azione che valga a mantenere il suo Paese in particolare e L'America Latina in generale, in quella linea di neutralità che offre certamente l vantaggi reciproci più certi.

Il Governo peruviano è certamente al corrente che a Rio, Buenos Aires, Santiago, ci sono state fatte in complesso assicurazioni tranquillizzanti (l). Noi contiamo che anche il Perù si schieri fra quegli Stati che, nonostante le avverse pressioni nordamericane, vogliano e sappiano contrastarle, per salvaguardare quel patrimonio latino, cattolico, razziale che è comune nostro compito difendere e per preservare effettiva indipendenza Continente Latino-Americano (2).

(l) -Vedi serie IX, vol. VII, D. 845. (2) -Vedi serie IX, vol. VII, D. 838. (3) -Vedi serie IX, vol. VII, D. 575. (4) -Vedi D. 20.
29

IL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA, AL SEGRETARIO DI GABINETTO, FARACE

T. s. N. Roma, 16 dicembre 1941, ore 12,40.

Prego comunicare S. E. (3) quanto segue che ritengo opportuno portare tempestivamente a conoscenza. Nel corso rapporto odierno, Duce ha parlato lungamente della Croazia esprimendo vari concetti che riassumo qui di seguito nelle linee principali:

Manomissione della Croazia da parte della Germania diventa sempre più grave. Ciò avviene tanto nel campo economico quanto in quello militare e politico; minoranza germanica, cui è stata riconosciuta una situazione di netto privilegio nello Stato croato e che dal punto di vista etnico ammontava a 150 mila individui, va gradatamente aumentando con adesioni che non hanno nulla vedere con questioni razziali. I minoritari germanici sarebbero infatti diventati ora 300 mila e si vanno infiltrando nei settori direttivi del nuovo Stato in particolare nel campo economico; nostri tentativi incontrano situazioni pregiudicate da invadenza tedesca. Accennando ai diversi organi italiani che a vario titolo riferiscono sulla situazione croata, si è espresso in specie sfavorevolmente nei riguardi dirigente missione fascista rilevando necessità di azione unitaria che dovrebbe essere svolta unicamente da rappresentante diplomatico.

30

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A SANTIAGO, DE ROSSI

T. 49034/151 P. R. Roma, 17 dicembre 1941, ore 2.

Vostri 342, 344 ( 4). Fate sapere Rossetti che il Duce ha letto con molto interesse le dichiarazioni fattevi in occasione del nostro intervento contro gli Stati Uniti.

Ditegli che Egli segue da tempo sua azione di governo e che apprezza molto opera sin qui da lui svolta per mantenere il Cile in particolare e l'America Latina in generale su quella linea di neutralità che solo può assicurare vantaggi politici certi.

Qualunque ulteriore comunicazione egli vorrà farci sull'attività che il Governo Cileno si propone di svolgere nei giorni che ancora ci separano dalla conferenza di Rio, per controbattere e neutralizzare le avverse pressioni nordamericane, sarà da noi vivamente apprezzata.

Naturalmente, ricorderemo il cordiale spirito di collaborazione e di amicizia di cui il Cile e il suo Ministro degli Esteri hanno dato e danno prova nel nostri confronti {l).

(l) -Vedi per Buenos Aires e Santiago DD. 14, 17, 36, 37. La risposta da Rio non è stata rinvenuta. (2) -Per la risposta di Capanni vedi D. 42. (3) -Ciano si trovava ancora a Venezia per la parte protocollare dell'incontro con Pave!lé (4) -Vedi D. 17.
31

L'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. 11942/830 R. Tokio, 17 dicembre 1941, ore 8,35 (per. ore 19,15).

Telegramma di V. E. 752 (2). Conformemente istruzioni ricevute ho assicurato questo Ministero Esteri che ho preso atto ringraziando.

Situazione nei riguardi Stati America Latina quale risulta Tokio è ancora confusa e incerta. Risulta ufficialmente che Costarica Panama e Haiti hanno dichiarato guerra e che Messico ha interrotto relazioni diplomatiche. Guatemala Honduras Salvador Nicaragua Cuba e San Domingo avrebbero dichiarato guerra ma governo giapponese non ne ha avuto ancora ufficiale notificazione. Quanto agli altri Stati, comunicazioni fin ad ora pervenute a questo Ministro Affari Esteri da parte rappresentanti giapponesi sono intonate ad un certo pessimismo anche per quanto riguarda Argentina Brasile Cile. Si ritiene in generale che attuale incerto atteggiamento possa permanere fino alla riunione della progettata conferenza di Rio Janeiro, in seguito alla quale sarà decisa attitudine definitiva Stati Sud America i quali per altro, qui si giudica difficilmente potranno sottrarsi pressioni Washington basate su impegni Avana e preponderante influenza economica.

32

L'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 11943/837 R. Tokio, 17 dicembre 1941, ore 8,35 (per. ore 21).

Vostro 753 (3). Prima di compiere passo formale prescrittomi ho ritenuto opportuno, d'ac

cardo mio collega tedesco, sondare preventivamente intenzione di questo Ministero Affari Esteri per quanto concerne posizione Manciukuo nei riguardi degli S.U.A. Premesso che Manciukuo non è Stato aderente Tripartito, che sue possibilità azione sono direttamente ed esclusivamente determinate da Tokio, che la quasi totalità forze militari nipponiche mobilitate in direzione URSS si trova in territorio mancese, ho avuto impressione che un nostro passo nel senso prospettato non incontrerebbe qui favore. Nel pensiero di Tokio governi Hsin King e Nanchino non sono destinati assumere posizioni estere autonome che non siano decise esclusivamente secondo le convenienze governo giapponese. In particolare per quanto concerne Manciukuo si vuole evitare tutto ciò potrebbe rendere più gravosa situazione nipponica che si fa invece sul momento tutto il possibile per alleggerire e, secondo quanto mi viene riferito, con buona speranza.

Credo che Ambasciatore di Germania riferirà nello stesso senso a Berlino.

Ho creduto utile far presente quanto sopra prima compie,re passo presso Toga in attesa eventuali riservate istruzioni (l).

(1) -Per la risposta di De Rossi, vedi D. 38. (2) -Vedi D. 22. (3) -Vedi D. 23.
33

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. 11932/2305 R. Berlino, 17 dicembre 1941, ore 13,20 (per. ore 13,30).

Mentre lo slancio controffensivo di cui le forze sovietiche hanno dato qualche manifestazione nelle scorse settimane si è ora completamente spento, la vasta operazione germanica di riassetto delle linee, iniziata il 7 dicembre è tuttora in corso (2). Tale operazione, che comporta il ritiro delle punte avanzate dai salienti, è particolarmente visibile sul fronte di Mosca oltremodo frastagliato. Le truppe tedesche, ritirate finora di una quarantina di chilometri dagli estremi punti avanzati raggiunti sembra agosto scorso, nel fronte centrale perfezionano linea Twer-Volokalamak-Malojaroslavez-Kaluga-Oral-Kursk. Il movimento germanico si svolge con assoluto dominio della situazione e pieno controllo dell'avversario che tenta talora di esercitare una certa pressione.

Sul fronte di Rostoff gli attacchi russi sono stati nettamente stroncati. Viva ammirazione riscuote in questi circoli militari il comportamento del nostro corpo di spedizione che subito in questi giorni e vittoriosamente respinto dl peso degli attacchi avversari (3).

n. -15917) rispettivamente sul significato politico-militare dell'arresto della campagna d! Russia e sulle rlpercusstonl avute da tale evento nell'opinione pubblica tedesca, che non sono stati rinvenuti nell'Archivio Storico e che non figurano nemmeno nell'indice della Corte del Gabinetto (Archivio segreto dell'Ufficio di coordinamento), dove invece è registrato un altro rapporto dl Alfieri (del 22 dicembre 1941, n. 16034) «circa l'opinione pubblica germanica verso l'Italia», che non sl pubblica perché, essendo gravemente deteriorato dall'umidità, è llleglblle In molte parti essenziali, ciò che rende poco comprensibile anche Il senso generale del documento. Copie dei tre documenti si trovano !n A.C.S., Carte Alfieri, busta 6.
(l) -Per la risposta di Ciano vedi D. 58. (2) -Vedi Serle IX, vol. VII, D. 828. (3) -In appendice alle memorie dl Alfieri (Due dittatori di fronte Milano, Rlzzoll, 1948, pp. 367-370) sono riprodotti due suo! rapporti (del 17 dicembre 1941, n. 15476 e del 19 dicembre 1941,
34

L'AMBASCIATORE AD ANKARA, DE PEPPO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 11969/763 R. Ankara, 17 dicembre 1941, ore 19,16 (per. ore 13 del 18).

Saracoglu in un colloquio avuto con von Papen ieri mi ha detto che come nel giugno scorso egli aveva avvertito l'Ambasciata di Inghilterra che l'Inghilterra commetteva un errore associandosi con l'U.R.S.S., così doveva ora comunicare a lui che la dichiarazione di guerra dell'Asse all'America gli sembrava un errore, tn quanto con essa si preclude ogni possibilità dì pace. Avendogli von Papen obbiettato che le continue provocazioni di Roosevelt e tutta la sua politica portavano fatalmente alla guerra non certo voluta né dal Giappone né dall'Asse, Saracoglu ha finito col riconoscere che militarmente la situazione dell'Asse è migliorata con l'intervento del Giappone.

Circa l'atteggiamento della Turchia Saracoglu ha ripetuto a von Papen che esso resta strettamente neutrale. All'osservazione di von Papen che la neutralità turca sembra alquanto compromessa dall'accettazione dei benefici della legge americana sugli affitti e prestiti, Saracoglu ha risposto che la Turchia sarebbe disposta ad accettare eguali concessioni da parte dell'Asse.

Von Papen ha anche fatto notare a Saracoglu che la dislocazione dell'esercito turco dimostra tuttora come la Turchia veda un pericolo soltanto dal lato della Tracia, cioè dell'Asse, mentre la frontiera siriana è pressoché sguarnita.

Saracoglu ha risposto che la frontiera verso la Siria è indifendibile e che in caso di attacco inglese da quella parte le forze turche dovrebbero ritirarsi sulle montagne del Taurus; ma in questo caso -ha soggiunto Saracoglu «l'Asse verrebbe a darci aiuto e perciò noi siamo tranquilli».

Ha continuato che le forze turche sono state ritirate anche dalle immediate vicinanze della frontiera bulgara, mentre sono state notevolmente aumentate verso l'est.

Saracoglu ha infine detto a von Papen che la Turchia è più che mai interessata alla totale sconfitta del bolscevismo.

35

IL MINISTRO A SOFIA, MAGISTRATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 11947/1072 R. Sofia, 17 dicembre 1941, ore 20,30 (per. ore 0,45 del 18).

Telegramma di V. E. n. 587 (1).

Questo Ministro degli Affari Esteri mi [ha detto che] Ministro di Bulgaria ad Angora al quale erano state inviate istruzioni di illustrare al Governo turco motivi e portata dell'entrata in querra della Bulgaria ha avuto conversazione

con Segretario Generale di quel Ministero Affari ESTERI, Questo pur dichiarando comprendere spiegazione e di non dare quindi alla informazione confidenziale Bulgaria un peso anti-turco non ha mancato di osservare «come in definitiva atto compiuto leghi sempre più Sofia all'Asse Roma-Berlino con conseguenza che è oggi difficile prevedere».

Ha insistito poi nel chiedere per quale motivo Bulgaria non si decida dichiarare guerra anche alla Russia. Gli è stato risposto che ciò naturalmente avverrebbe se la Russia attaccasse Giappone provocando una nuova applicazione del Tripartito. Ma oggi nella situazione attuale di pace tra Mosca e Tokio non si vedrebbe motivo di una iniziativa della Bulgaria. Anche mio collega turco è venuto chiedere a questo Ministro Affari Esteri notizie sulla situazione esistente tra Russia e Bulgaria ed ha domandato se fosse vero un rifiuto opposto da Sofia a Be,rlino e Roma di dichiarare guerra a Mosca. GH è stato risposto netta smentita.

(l) Con T. 48789/587 p.r. del 14 dicembre 1941, ore 23. non pubblicato, Ciano aveva informato Magistrati di aver chiesto a Berlino di accogliere ia richiesta bulgara di cui al D. 10.

36

L'AMBASCIATORE A BUENOS AIRES, BOSCARELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 11965/631 R. Buenos Aires, 17 dicembre 1941, ore 23,45. (per. ore 11 del 18).

Tanto nella mia conversazione con questo Vice Presidente Repubblica O) quanto in quella col Ministro Affari Esteri (2) ho avuto l'impressione che l'accenno da me fatto d'ordine di V. E. all'Italia quale Potenza latina e cattolica ha maggiormente attirato l'attenzione dei miei interlocutori. Non ho alcun elemento per affermarlo in maniera positiva ma forse balena mente attuali governanti Argentina di poter ad un momento dato rendersi utili in collaborazione con Vaticano ad eventuali futuri negoziati di pace. In ogni modo Argentina è un Paese profondamente cattolico ed attuale Governo ha eccellenti rapporti con Santa Sede, ciò che mi induce a pensare che, qualora V. E. nel suo alto giudizio lo stimasse possibile ed opportuno, non sarebbe forse del tutto improduttivo se il Vaticano facesse da parte sua giungere una parola a questo Gove,rno per indurlo mantenere una politica di resistenza e di moderazione di fronte agli S.U.A. e loro satelliti tanto alla Conferenza èi Rio de Janeiro che in ogni altra riunione panamericana.

37

L'AMBASCIATORE A BUENOS AIRES, BOSCARELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 11966/632 R. Buenos Aires, 18 dicembre 1941, ore 1,50 (per. ore 11).

Ho creduto opportuno ripetere personalmente a questo Vice Presidente Repubblica comunicazione di cui al mio telegramma n. 617 da me fatta per ordine

di V. E. a Ministro degli Affari Esteri (1). Dr. Castilo mi ha ringraziato perché -ha detto -«gli davo ora occasione di ripetermi che situazione croata da stato di guerra tra Italia e S.U.A. non modificava situazione esistente tra Italia e Argentina che era sua ferma intenzione mantenere egualmente quella oggi esistente».

« Argentina -ha continuato -ha dovuto in virtù degli accordi panamericani dichiarare «non belligerante» S.U.A. ma essa desidera mantenersi assolutamente estranea guerra e continuare nella sua neutralità di fronte all'Italia cui la legano vincoli di sangue e di razza». Gli ho domandato se mi autorizzava a telegrafare quanto precede a V. E. ed egli mi ha risposto vi consentiva con massimo piacere. Avendogli allora detto speravo che Argentina come la più importante Potenza latina e cattolica del continente americano avrebbe esercitato un'azione moderatrice sul bellicismo di tanti grandi e piccoli paesi latino-americani nella pross-ima conferenza di Rio de Janeiro mi ha detto avrebbe dato istruzioni in tal senso Delegazione Argentina ma mi ha lasciato chiaramente intendere che non credeva che conferenza di Rio de Janeiro avrebbe avuto importanza eccessiva dal punto di vista politico. Sullo stesso argomento credo utile riferire che signor Malbran è stato ricevuto da stesso Vice-Presidente cui ha chiesto (e me lo ha riferito confidenzialmente) se egli gli consigliava di raggiungere nuovamente Roma. Castillo gli avrebbe risposto di ripartire tranquillamente perché era sua ferma decisione che rapporti con Italia continuassero ad essere quelli che sono attualmente. Pertanto mi permetto imdstere presso V. E. affinché sia facilitato ritorno in Italia con LATI a Malbran, che ha fatto direttamente interessare Governo brasiliano a non porre intralci ed a facilitare viaggio di un apparecchio LATI che dovrebbe venire qui, e al quale farei fornire benzina fino a Recife.

(l) -Vedi D. 37. (2) -Vedi D. 14).
38

L'AMBASCIATORE A SANTIAGO, DE ROSSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 11995/357-360-363-366 R. Santiago, 18 dicembre 1941, ore 13,40 (per. ore 7 del 19).

Rossetti, cui ho comunicato lusinghiera approvazione Duce per sua opera di Governo e sue direttive politica internazionale, mi ha incaricato assicurare Duce e V. E. che egli continuerà seguire ora e in conferenza Rio de Janeiro tali direttive allo scopo mantenere senza alcuna variazione e cedimento Cile in attuale situazione giuridica innanzi conflitto.

Egli seguita aver fiducia essere-secondato in tale intento da Argentina e forse ben più da Brasile, ad onta impegni che possano avere già con gli S.U.A.

Ma se anche dovesse restare solo a sostenere tesi che Stati Sud America non debbano assumere in compimento accordi inter-americani esistenti altri impegni verso S.U.A., oltre quelli già dichiarati circa solidarietà intercontinentale e non belligeranza, egli non recederà, poiché è convinto, a parte sue simpatie per l'Italia, che posizione assoluta neutralità corrisponde supremi interessi Cile.

Anche la pressione nord-americana gli sembra più debole e tale da non dargli per il momento serie preoccupazioni. Anzi in considerazione di tale situazione egli si è astenuto persino dal pubblicare sino ad ora decreto non belligeranza in seguito dichiarazione di guerra Italia e Germania a S.U.A. di cui al secondo periodo mio telegramma n. 344 (1).

Rossetti mi ha detto che effettivamente Governo americano aveva chiesto

che misure finanziarie fossero prese verso i Giapponesi in Cile, ma non (dico

non) verso gli Italiani e Tedeschi.

Egli aveva risposto agli Stati Uniti che non aveva modo di dar corso qualsiasi misura a riguardo poiché Giappone non aveva qua che scarsi interessi dopo di esse,rsi assicurato e aver dato ogni facilitazione affinché Giapponesi locali ritirassero dalle banche cilene circa 50 milioni che vi avevano in deposito.

Non mi ha escluso, infine, che gli Stati Uniti facciano il possibile per assumere completo controllo Conferenza Rio Janeiro, ma che poteva assicurarmi che per ora egli conservava completo controllo sua iniziativa.

S. -U.A., che in Conferenza dei Cancellieri egli cercherà fare trionfare e affermare sua tesi che lo singolarizzerà e lo distinguerà fra la massa uomini politici che converranno colà, i quali, fatte ben poche eccezioni, saranno figure incolori e anonime al servizio imperialismo nord-americano.

(357) Telegramma di V. E. n. 151 (2).

(l) -Vedi D. 14. (2) -Vedi D. 30.

(360) Rossetti è convinto che il momento più pericoloso delle decisioni irriflesse e imponderate sia ormai superato e che in tutte Cancellerie americane sia subentrata certa calma in modo permettere a tutti di giudicare con maggiore serenità sulle conseguenze presenti e future conflitto.

(363) Ho chiesto a Rossetti quale fondamento potessero avere informazioni fiduciarie pervenutemi, in base alle quali pareva che Stati Uniti stessero pressando Cancellerie Sud America allo scopo ottenere che tutte adottassero misure finanziarie ristrettive verso cittadini italiani, tedeschi e giapponesi e che Governo americano si adoperasse con azione singola presso varie Cancellerie Sud-americane per fare sua e controllare completamente sua iniziativa conferenza Cancellieri, cercando sopratutto concretare e fare accogliere suo [punto di vista su] questioni che dovranno essere discusse tale Conferenza.

(366) -Poiché Rossetti si rende perfettamente conto che da sua attitudine e da suo successo in Conferenza di Rio Janeiro dipende suo avvenire politico, non dubito, indipendentemente sue simpatie per noi e da sua convinzione che mantenimento neutralità corrisponda supremi interessi Cile e aspirazioni popolazione cilena, assolutamente aliena della guerra e lungi simpatizzare con gli

(l) Vedi D. 17.

39

IL MINISTRO AD ASSUNZIONE, TONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 11979/84 R. Assunzione, 18 dicembre 1941, ore 19,41 (per. ore 7,30 del 19).

Ho intrattenuto questo Ministro degli Affari Esteri ed altri membri del Governo sul contenuto del telegramma di V. E. n. 408 (l) e nella prossima settimana vi intratterrò anche questo Presidente della Repubblica (2). Le forti pressioni Nord-americane trovano ostacolo nell'elemento militare più spiccatamente a noi favorevole il quale è riuscito in questi ultimi giorni a fare orientare il Paraguay sull'atteggiamento Argentina piuttost,o Brasile.

Invitato dal Governo Argentino questo Ministro degli Affari Esteri si recherà Buenos Aires alla fine del mese da dove proseguirà per Rio Janeiro insieme Cancelliere Argentino.

Durante conferenza di Rio Janeiro questo Ministro degli Affari Esteri sarà affiancato da un tecnico militare.

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IL COMANDANTE DELLA SECONDA ARMATA, AMBROSIA, AL CAPO DI STATO MAGGIORE GENERALE, CAVALLERO (3)

PROMEMORIA (4). Palazzo Venezia, 18 dicembre 1941, ore 20.

Il Duce informa che l'addetto militare germanico a Roma, generale von Rintelen, gli ha presentata una domanda del Comando Supremo germanico intesa a conoscere se, ritirando la Germania le sue truppe dalla Croazia, l'Italia sarebbe stata disposta ad assumersi l'incarico di ripristinare e mantenere l'ordine, occupando colle sue truppe l'intera Croazia. La risposta del Duce, dopo aver sentito il generale Roatta e il sottoscritto, sarà favorevole.

Il sottoscritto, prima di entrare nel campo strettamente operativo, ha fatto presente al Duce essere necessario che la Germania ritiri non solo le sue truppe, ma anche il presidio aeronautico di Zagabria, tutte le varie formazioni palesi ed occulte agenti ne·l paese, le autorità militari germaniche risiedenti a Zagabria ed in altri centri, i rappresentanti nei vari ministeri, ecc... in modo da dare all'Italia tutte le maggiori possibilità di impadronirsi della Croazia, non solo militarmente, ma anche politicamente ed economicamente. li Duce è rimasto silenzioso.

A questo punto è intervenuto S. E. Roatta per esprimere il suo avviso (basato su dati informativi) e cioè che la Germania, malgrado sia stata pronun

ziata la frase -Croazia spazio vitale dell'Italia -sia dal Fuhrer, sia dal von Ribbentrop, non intenda affatto rinunciare a tutto il lavoro già fatto nel campo economico e che solo per le necessità derivantele, a causa della rivolta in Serbia, di aumentare colà le sue truppe, sia addivenuta a tale offerta all'Italia. Il sottoscritto ha soggiunto che le ultime informazioni, personalmente richieste al colonnello germanico, dell'ufficio collegamento presso la 2• Armata, dicevano che la divisione e i pochi battaglioni territoriali germanici dislocati in Croazia, in questi prossimi giorni, si sarebbero concentrati fra Tuzla e Serajevo, ad est della ferrovia Brod-Serajevo.

S. E. Roatta ha fatto poi presente che, verificandosi una data eventualità, l'impegno in Croazia ci avrebbe fatto trovare in difficoltà di truppe per altri compiti. Ma il Duce non giudica debba verificarsi tale eventualità, e ha chiuso questa discussione dicendo che l'Italia doveva basarsi sulla richiesta fatta dall'Alto Comando germanico e che probabilmente gli ordini per lo sgombero non potevano ancora essere noti alle dipendenti autorità germaniche dislocate in Croazia.

Sulla questione, (per il sottoscritto di molto importanza) dell'esodo, colle truppe, anche delle varie altre formazioni germaniche, sia militari, che politiche od economiche, nulla è più stato detto. Ma sarà questione che si dovrà riprendere (dagli organi centrali) e ar ~he subito se si vorranno avere delle possibilità in Croazia.

Il sottoscritto, richiesto del come intendeva operare per raggiungere lo scopo di pacificare ed occupare tutta la Bosnia, ha anzitutto fatto un succinto quadro della situazione militare politica della Croazia e particolarmente delle due zone di nostra occupazione, per dedurne che gli accorrevano le seguenti truppe:

-due comandi di corpo d'armata

-cinque nuove divisioni di fanteria complete

-notevole rinforzo di automezzi

-rinforzo di aviazione da osservazione e da mitragliamento

-potenziamento adeguato dell'Intendenza,

e ciò, indipendentemente dalle forze già richieste e concesse il giorno 15 corrente e cioè: due legioni CC.NN. e un gruppo di 3-4 battaglioni alpini complementi, (armati di solo fucile e di qualche fucile mitragliatore), dato che queste ultime forze avrebbero unicamente dovuto dare la possibilità a qualche divisione (più ancorata al terreno dai molti presidi) di disporre di elementi mobili per attaccare o rintuzzare attacchi ribelli nelle zone d'occupazione.

Con le cinque divisioni richieste, il sottoscritto ha fatto conoscere essere suo intendimento di agire con tre di esse da sud e precisamente sulla zona di Serajevo e poi sulla fronte Banialuca-Doboi-Tuzla: colle rimanenti due, da nord, dalla Sava verso la fronte suddetta. Quindi azione concentrica, intesa ad eliminare radicalmente le formazioni ribelli e non solo azione di rastrellamento.

Per rendere effettivamente concentrica la complessa operazione, il sottoscritto ha pure considerato il concorso verso levante (per quanto ad azione limitata) delle truppe, che eventualmente si potessero sganciare dai presidi della terza zona. A parere del sottoscritto, non potendosi forse per ragioni di adunata e logistiche, iniziare contemporaneamente l'azione sia da nord che da sud, devesi far procedere l'azione dal mezzogiorno, poiché l'occupazione di Serajevo e zona circostante eserciterebbe sicuramente un'influenza notevole, sia sulla massa dei ribelli, sia anche sui Croati, verso noi diffidenti. Infine il sottoscritto ha fatto presente essere suo intendimento impiegare nelle operazioni le sue divisioni già allenate e rotte alla guerriglia e sostituirle nelle loro attuali occupazioni territoriali, colle nuove divisioni provenienti dall'Italia. Ha soggiunto che tra l'esodo dei tedeschi e l'ingresso delle nostre truppe oltre la linea di demarcazione non avrebbe dovuto sussistere alcun intervallo di tempo.

L'esposizione del sottoscritto ha avuto la piena approvazione del Duce e del Capo di S. M. dell'Esercito.

Circa le comunicazioni da farsi al governo croato, S. E. Ciano ha espresso l'avviso che sarà bene attendere che tutta la macchina sia montata e pronta a scattare. Sarà questo compito di S. E. Casertano, il quale dovrà diplomaticamente preparare la mentalità dei dirigenti croati ad accettare quest'occupazione, che, in fondo, tornerà a tutto loro vantaggio.

Infine il sottoscritto ha voluto ancora richiamare l'attenzione del Duce sulla situazione che si va maturando nei territori nord-orientali della 3" zona (situazione già accennata all'inizio della riunione), soggiungendo d'aver già dato ordine al comandante il Corpo d'Armata, da qualche giorno, di sgombrare il presidio di Kalinovich. Successivamente è giunta a noi una specie di intimazione da parte dei serbi ribelli di abbandonare tale presidio. Questo fatto, congiunto alla prospettiva delle operazioni che si dovranno svolgere a breve scadenza verso Serajevo, costringe il sottoscritto a dare elasticità a tale suo ordine, nel senso che il Comandante del Corpo d'Armata sarà giudice se e quando sgombrare il presidio oppure non sgombrarlo, tenendo ben presente che l'autorità italiana può trattare con i ribelli serbi unicamente allo scopo (dato che ciò sia possibile) di essere agevolata nel suo compito di occupazione della Bosnia orientale. A tale scopo forse potranno e.~sere utili i contatti colle due note personalità di Spalato.

Il Duce nulla ha avuto da osservare a quanto sopra ed ha sciolto la riunione.

S. E. Casertano e il generale Magli non hanno interloquito.

(l) -Vedi serie IX, vol. VII, D. 848, nota l, p. 865. (2) -Vedi D. 83. (3) -Da Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito. (4) -Il promemoria è firmato da Ambrosia. Alla riunione presso Mussollni parteciparono anche il ministro degli Esteri Ciano, il capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Roatta, il ministro a Zagabria, Casertano e il generale Magli del Comando Supremo.
41

L'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 11977/947 R. Madrid, 18 dicembre 1941, ore 21,05 (per. ore 24).

Ieri mattina [Nicolas] Franco è giunto Madrid recando proposte Salazar per concertare con Serrano comune piano azione per staccare paesi Sud America da politica nord-americana ed evitare loro partecipazione guerra.

Secondo proposta Salazar, Portogallo dovrebbe agire esclusivamente Brasile, e Spagna su altri Stati di lingua spagnuola.

Piano si ricollegherebbe con nota azione ispanista di cui vorebbesi rappresentare un primo tentativo di realizzazione pratica su terreno politico.

Questo mio collega Portogallo, nel confermarmi tali segnalazioni, si è mostrato tuttavia scettico circa possibili risultati progettata azione, anche perché non ritiene che Spagna sia attualmente in grado di esercitare influenza su paesi Sud-Americani che estrema suscettibilità questo Governo ha sino ad ora sottovalutato trattandoli sovente come fossero ancora sue colonie.

Inoltre, secondo Ambasciatore, stato d'assedio decretato in Argentina com~ plica situazione e potrebbe riservare spiacevoli sorprese.

Egll per parte sua insisterà perché finalmente [sia] effettuato incontro Franco-Salazar, progetto costì noto, e che riterrebbe utile anche per perfezionare detto piano per ora solo allo stato progetto.

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IL MINISTRO A LIMA, CAPANNI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 12002/255 R. Lima, 18 dicembre 1941, ore 21,15 (per. ore 7,30 del 19).

Ministro degli Affari ESTERI, cui ho esposto argomenti contenuti nei telegramma n. 135 (1), mi ha ripetuto assicurazioni tranquillizzanti circa intenzioni di questo Governo confermando analogia vedute Perù Argentina Brasile Cile che prenderanno definitive decisioni alla Conferenza Rio de Janeiro. Se si eccettua ordine di chiusura Società ricreativa tedesca, situazione appare immutata.

Questo Incaricato d'Affari Giappone informa di avergli manifestato questo Segretario Generale degli Affari Esteri che posizione del Perù nei riguardi Giappone in particolare e del conflitto in generale dovrebbe necessariamente essere riconsiderata nel caso eventuale interruzione, in seguito atto bellico nipponico, del Canale di Panama che sarebbe vitale interesse per le economie delle Repubbliche sud Pacifico.

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IL MINISTRO A BELGRADO, MAMELI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER CORRIERE 12139/0168 R. Belgrado, 19 dicembre 1941, (per. il 22).

Mio telegramma per corriere n. 0166 in data 12 corrente (2). Facile previsione che nonostante ripetute affermazioni operazioni militari in Serbia non erano finite all'atto trasferimento Generale Bohme ha avuto

immediata conferma con annuncio operazioni nella zona di Vranje, che per forze impiegate, appaiono certamente tra quelle di maggior stile impegnate in Serbia nel dopoguerra. Informazioni attendibili indicano del resto che in tal zona ribelli avevano avuto tempo e modo di costituire vero e proprio sistema fortificazioni.

Trasferimento Generale Btihme più che da fine operazioni militari in Serbia appare pertanto determinato da opportunità impiego truppe alpine in altro settore.

Annunciate operazioni in Bosnia non sono del resto -più che una continuazione -che una diretta conseguenza operazioni in Serbia e sistemi con cui furono condotte.

Era stato continuamente previsto che pressi<me su ribelli in Serbia avrebbe provocato loro deflusso verso zone limitrofe. Così esattamente avvenne. Da Sud-Est e Nord-Ovest ribelli si sono concentrati e premono oggi sulla frontiera bulgara, su quelle dell'Albania, del Montenegro e in Bosnia. In Bosnia -secondo dichiarazioni Comando Militare Serbia -situazione si aggrava ogni giorno.

In base a comunicazioni odierne, specialmente per il fatto che su truppe croate non può essere fatto che scarsissimo affidamento. Un'azione era stata pertanto annunciata in Bosnia orientale da Nord a Sud, con impiego di una divisione germanica. Ma alla domanda che nostre truppe chiudessero passaggi sulla Drina da Visegrad a Foça, Comandante ga Armata ha risposto a Comando Militare Serbia di non essere in grado di farlo. Va notato, per incidenza, che tale domanda può essere connessa con informazione che Comando germanico si era assicurato chiusura passaggi Drina a valle Visegrad affidandola ai cetnici. Questi cetnici che furono già di Draza Mihajlovic sarebbero in particolare accordo con Generale Nedic e loro pressione verso Serajevo sarebbe stata da questi prevista. È una delle fasi meno chiare dei rapporti già così poco chiari Nedic-Draza Mihajlovic. Poco chiari particolarmente nei riguardi nostri. Va anche confermato che stesso Comando germanico riconosce che Draza Mihajlovic ha considerevole ascendente non solo su ribelli ma in generale su popolazioni questa zona. Ciò mi è stato indicato in conversazione odierna da stesso Generale Bader. Il quale è ritornato su argomento per precisare che ritiene che Draza Mihajlovic si sia rifugiato in montagne Bosnia, in zona da noi occupata. È soltanto un'impressione e come tale la riferisco, ma impressione nettissima, condivisa da me e da miei collaboratori militari, che Comando Serbia dubiti che noi siamo veramente disposti a catturare Draza Mihajlovic per consegnarglielo.

Comunque piano operazioni germaniche ha subito non poche variazioni. Mi riferisco in proposito a miei successivi telegrammi. Fu limitato dopo primo annuncio, e poi gradatamente aumentato. Oggi non è chiaro se direzione Nord-Sud sia mantenuta o se non si tratti di azione concentrica. Obbiettivo Serajevo sembra evidente. Forze previste ammontano già a dieci battaglioni senza contare quelle non precisate di cui al mio telegramma odierno n. 468 (1).

Senza entrare in particolari tecnici che esorbiterebbero evidentemente sia dalla mia competenza che dall'ambito del presente rapporto, ritengo mio do

vere di insistere che esperienza continua di vari mesi ha dimostrato che operazioni parziali in una di queste zone hanno costantemente portato all'afflusso dei ribelli in quelle limitrofe, e quasi invariabilmente sulle nostre posizi:mi. Domande successive Comando germanico di «fare muraglia » sulle nostre linee di demarcazione mentre esso attaccava, non sono apparse aderenti alla realtà per chi conosca il terreno. Scarsamente .può ormai essere dubbio che soltanto azione sistematica e coordinata, come altre volte segnalato, potrebbe aver ragione ribelli che passano da una zona all'altra a seconda della pressione su essi esercitata e spesso si riformano al tergo delle stesse truppe attaccanti.

In conclusione se azione germanica in Bosnia contempla piano accerchiamento esso potrà risolvere situazione in quella zona con evidente e positiva ripercussione in quelle limitrofe. In caso contrario si riprodurranno casi sbandamento, deflusso, concentramento e pressione su altre zone.

Quanto a territorio serbo, situazione può essere oggi così riassunta: operazioni in maggiore e minore stile continuano praticamente su tutto il territorio, ad opera reparti regolari germanici e reparti volontari serbi. È previsto provvedimento per rastrellamento armi su tutto il territorio. È pure prevista intensificazione lotta anti-comunista.

In Belgrado situazione permane tranquilla, benché non manchino attentati che sembrano attualmente contemplarsi contro soldati reparti russi bianchi in formazione. Situazione rifornimenti della Capitale, assai grave nelle ultime settimane, sembra avviarsi a graduale miglioramento. Ora coprifuoco è stato portato per sabato e domenica dalle 19 alle 20.

(l) -Vedi D. 28. (2) -Con T. s.n.d. per corriere 11964/0166 del 12 dicembre 1941 (per. 11 18), non pubbllcato,Mamell informava dell'esistenza In Uzlce di un centro del movimento comunista serbo che doveva organizzare sommosse e disordini in Bulgaria, Grecia, Montenegro, Albania e Croazia.

(l) T.s.n.d. 44871/468 del 19 dicembre 1941, ore 19,55 (per. ore 22,30), non pubblicato.

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IL MINISTRO A LISBONA, FRANSONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 12098/3522 R. Lisbona, 20 dicembre 1941, ore 13,40 (per. ore 2,15 del 21).

Presidente Salazar fatto oggi all'Assemblea Nazionale annunziate dichiarazioni, consistite in una dettagliata esposizione trattative iniziatesi 4 novembre scorso per iniziativa Governo britannico tra quest'ultimo, Governo olandese e Governo portoghese e culminate avvenimenti Timor.

Salazar, cui dichiarazioni sono state calorosamente sottolineate dall'Assemblea nei loro punti salienti e più chiaramente polemici, preoccupatosi specialmente dare rilievo fermezza con cui Governo portoghese respinto ripetutamente espedienti insistenti pressioni britanniche perché offerta aiuti divenisse operante anche in caso minaccia anziché unicamente nella eventualità di un effettivo atto di aggressione. Salazar ha inteso in altri termini sottolineare anche in questa occasione quanto Portogallo sia anzitutto ansioso evitare ogni atto inconciliabile con propria neutralità. Egli terminato esposizione cronistoria trattative dichiarando che nello stesso momento in cui Ambasciatore britannico tentava convincere Governo portoghese accettare collaborazione forze straniere anche in caso semplice minaccia sua sovranità, a Timor avevano già inizio operazioni sbarco truppe australiane ed olandesi, malgrado rifiuto autorizzazione sbarco opposto da Governatore.

Dichiarazioni Salazar, limitandosi annunziare che «Governo informerà paese del seguito che sarà necessario dare questione», sono sostanzialmente lungi dal costituire energica presa di posizione contro Governo aggressore, cui imputato non potrebbe avere «perduta calma necessaria per distinguere tra precipitazione e prudenza», ed aprono piuttosto la via a qualche formula di compromesso suscettibile salvare a un tratto alleanza con Inghilterra e osservanza obblighi derivanti al Portogallo da suo stato neutralità.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER TELESCR. 12081/2324 R. Berlino, 20 dicembre 1941, ore 16,50.

Il riassetto dello schieramento germanico al fronte russo prosegue ordinatamente. Sembra ormai confermarsi che la linea su cui il Comando germanico intende fermare l'esercito sul fronte centrale è quella indicata nel mio telegramma n. 2305 (1). In tal modo l'Alto Comando tedesco, pur rinunziando ai territori la cui conquista ha costituito oggetto delle più dure lotte durante l'offensiva d'autunno, riuscirà ad accorciare notevolmente il fronte e ad assicurarsi utili basi di partenza per la futura azione di primavera. Momentaneamente da parte dei Russi si va esercitando una continua e abbastanza sensibile pressione, il che provoca violenti scontri di retroguardia. Le perdite di materiali e sopratutto di mezzi meccanizzati da parte tedesca sembra siano piuttosto forti.

Il fronte meridionale è ormai pienamente riassettato.

Da due giorni le forze germaniche stanno attaccando la piazzaforte di Sebastopoli la cui caduta potrà rappresentare un utile successo di carattere politico e faciliterà notevolmente l'ulteriore svolgimento delle operazioni nel Mar Nero.

46

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T.U.S.N.D. PER TELESCR. 12093/2329 R. Berlino, 20 dicembre 1941. ore 18,30.

Mio telegramma 2322 (2).

A questo Ministero degli Affari Esteri mi è stato detto che si preferisce trasmettere il testo della lettera che Ribbentrop intende inviare al primo Mini

stro Gailani e chiedere di conoscere intenzioni in proposito di codesto Ministero attraverso quest'Ambasciata anziché attraverso codesta Rappresentanza germanica.

Trasmetto il testo integrale tradotto con telegramma a parte (1).

L'Auswartiges Amt, nel portare quanto sopra a conoscenza di V. E., desidera conoscere, con cortese urgenza, se, tenuto anche conto della differente posizione dell'Italia di fronte al Governo Gailani, codesto R. Ministero abbia qualche obiezione da avanzare e se sia disposto a far comunicare al signor Gailani che anche da parte dell'Italia gli verrà rilasciata una lettera analoga od uguale.

(l) -Vedi D. 33. (2) -Non pubblicato: con tale telegramma (T. 12068/2322 r. del 20 dicembre 1941, ore 12,30)Alfieri aveva informato essere stato «comunicato al sig. Gailani che il FUhrer aveva aderito alla proposta che Il ministro Ribbentrop gli inviasse la nota lettera». Per essa, vedi serie IX, vol. VII, D. 799.
47

L'AMBASCIATORE A SANTIAGO, DE ROSSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T.S.N.D. 12119/370-372 R. Santiago, 20 dicembre 1941, ore 20,43 (per. ore 11,20 del 21).

Sempre allo stesso scopo sarebbe opportuno che nostra stampa non si occupasse tale questione, per conservarle carattere puramente interamericano.

(370) Amico di Rossetti, che è tramite fiduciario per farmi conoscere notizie che lo interessano, mi ha detto che Rossetti è assai preoccupato posizioni partigiane che potranno assumere a conferenza di Rio de Janeiro Stati Sud Americani che hanno già rotto relazioni diplomatiche con Asse Roma Berlino e Giappone. Egli è d'avviso che se a Rio Janeiro fosse deciso che risoluzioni circa neutralità dovessero essere prese per voto, tali Paesi non dovrebbero avere diritto a voto, dato che oramai hanno già partigianamente e precedentemente mostrato loro direttive politiche al riguardo. Rossetti avrebbe espresso desiderio che sopratutto Paesi interessati si facessero con ogni mezzo parte dirigente per sostenere tale tesi. Poiché altrimenti Cile e pochi Paesi che lo seguissero in principio mantenimento neutralità sarebbero indubbiamente in minorità a Rio Janeiro, con rischio anche di vedere i Paesi per ora dubbi, quali Perù, Equatore e Venezuela, Bolivia, Paraguay aderire senz'altro a tesi S.U.A.

(372) Mentre ho già preso disposizioni afil.nché attraverso stampa tale concetto possa affermarsi in opinione pubblica locale, vedrà V. E. se non crede opportuno interessare RR. Rappresentanze in Paesi Sud Americani ancora in rapporti diplomatici con noi, ma soprattutto a Buenos Aires e Rio Janeiro, afil.nché si adoperino perché suindicata tesi possa trovare appoggio e sostegno tali Governi in conferenza Rio Janeiro, non facendo, beninteso, parola che esso è auspicato da Rossetti per non comprometterlo (2).

(l) -È !l successivo T. 2330, non pubblicato. Il testo della lettera è !n Akten zur Deutschen Auswti.rtigen Politik, 1918-1945, serle E, Band I, D. 41. (2) -Vedi D. 59.
48

IL MINISTRO A LISBONA, FRANSONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 12133/3533-3534 R. Lisbona, 20 dicembre 1941, ore 22,20 (per. ore 20,15 del 21).

Mio telegramma n. 3522 (1).

Formula con cui Salazar concluse esposiziOne fatti culminati invasione Timor, impegnandosi informare Paese ulteriori sviluppi avvenimenti, lascia chiaramente intendere che Portogallo interpreta incidente Timor come vertenza che può e deve essere risolta nel quadro propri rapporti alleanza con Gran Bretagna, e spera pertanto e intende che vertenza possa essere risolta nel corso ulteriori negoziati.

Ciò facendo, questo Governo sembra voler escludere che questione possa altrimenti porre in disagio propria posizione neutralità nei confronti altri Stati. Allo scopo meglio chiarire situazione, è necessario mettere a punto seguenti elementi di fatto, risultanti da dichiarazione Salazar.

0 ) Questo Governo, pur ravvisando <<improbabilità», per ragioni strategiche oltre che per la natura sue relazioni col Giappone, della ipotesi contemplata dal Governo britannico, ha accettato «per un eccesso di prudenza e dato il giuoco dell'alleanza britannica>> che contatti venissero presi a Singapore con quell'Alto Comando britannico per concertare un comune piano d'azione in vista della difesa di Timor.

2°) Nell'istruzione inviata il 12 dicembre al Governatore di Timor, veniva attirata attenzione quest'ultimo sul fatto che «pur rimanendo principio generale difendere territori Portogallo se attaccati, doveva essere tenuto presente, nel caso in questione, importanza che difesa Timor rivestiva per sicurezza Impero britannico.

In altri termini, a giudizio Governo portoghese rapporti alleanza resa opportuna anzi necessaria preventiva consultazione in vista anche di specifici interessi strategici dell'alleato belligerante.

A tali vincoli di alleanza Governo portoghese dimostra ancora conferire solidità tale da passare sopra ad una aperta, effettiva, violazione sua sovranità perpetrata in vista di una minaccia ipotetica eventualmente derivante da un altro belligerante.

Da tutto quanto precede è giustificata la conclusione che neutralità Portogallo, anziché integrale come qui ripetutamente e insistentemente si afferma, deve essere considerata come condizionata da obblighi alleanza con un belligerante. Sembra quindi che venga così a porsi la questione della eventuale revisione dei suoi rapporti con le altre potenze belligeranti che, nell'assenza di un'eventuale denunzia dell'alleanza da parte del Governo portoghese, sarebbero qualificate a subordinare il riconoscimento del pieno stato di neutralità

7 -Dnnumenti diplnmatici -SN!c IX -Vol. VIII

del Portogallo ad una rev1s10ne delle posizioni rispettive per quanto concerne la cosidetta «difesa» dei territori portoghesi in quanto che rivestenti una importanza strategica.

Noto infine incidentalmente che non mi risulta che Governo portoghese abbia proceduto alle consultazioni previste dall'accordo addizionale al trattato !uso-spagnolo firmato il 29 luglio 1940 (1), che faceva obbligo al Governo portoghese, secondo l'interpretazione comune dei due Governi, (rapporto di questa Legazione n. 1094/200 del 26 dicembre 1940) (2) di informare il Governo di Madrid anche se avesse solo il sospetto o il dubbio che si tramasse o si preparasse un'azione lesiva della neutralità Portogallo. Rilevo al riguardo che riferendosi al sorvolo di Timor da parte di aerei australiani, lo stesso Salazar ha parlato di «violazione ingiustificabile del territorio portoghese» e di «evidente pericolo della neutralità Portogallo >>.

(1) Vedi D. 44.

49

L'AMBASCIATORE PRESSO LA SANTA SEDE, ATTOLICO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. PER CORRIERE 12090/367 R. Roma, 20 dicembre 1941 (per. il 20).

Appresa oggi la notizia della rottura di relazioni da parte della Colombia, ho voluto recarmi in Vaticano per sentire se anche quegli ambienti la conoscessero e quale portata le attribuissero.

Il Cardinale Segretario di Stato --che ho visto questa sera -mi ha detto che anche al Vaticano, proprio nella mattinata, l'ambasciatore di Colombia aveva confermato la notizia e ciò con un senso di dolorosa sorpresa, dato che egli stesso era !ungi dall'aspettarsi dal suo Governo una determinazione simile.

A richiesta del Cardinale, l'Ambasciatore a v eva però esplicitamente dichiarato che la decisione non significa guerra bensi soltanto non belligeranza, adattata ad una cornice di solidarietà americana.

Ho chiesto anche al Cardinale se e quali sviluppi prevedesse in altre parti del Sud America. Egli mi ha risposto che secondo esplicite dichiarazioni dei Rappresentanti dell'Argentina, Brasile, Cile e Perù, questi paesi, che sono i più importanti, sarebbero rimasti neutrali.

La invasione inglese di Timor ---come del resto mi diceva a gran voce ieri nell'anticamera di Maglione lo stesso Ambasciatore del Portogallo -era venuta in buon punto per aprire gli occhi ai paesi Sud America. La prossima conferenza panamericana, quindi, avrebbe, secondo le previsioni più accreditate, affermato una solidarietà difensiva, ma mai una solidarietà offensiva.

La misura presa dall'Argentina -dichiarazione di stato d'assedio -non doveva trarre in errore: essa mirava solo a rafforzare il Governo, sottraendolo alle pressioni di parte. E alla attitudine dell'Argentina e del Brasile -or

mai nota -si sarebbe certo ispirata anche quella degli altri paesi Sud Americani più importanti.

Incidentalmente e senza bisogno che io ne lo richiedessi, il Cardinale Maglione mi ha anche detto che -per quanto con le dovute cautele e sotto forma di «speranza >> e di «augurio » -il Vaticano aveva agito ed agiva in tutto il Sud America in senso favorevole al mantenimento della neutralità.

(l) -Vedi serie IX, vol. V, D. 326. (2) -Vedi serle IX, vol. VI, D. 358.
50

IL PRESIDENTE DELLA SOTTOCOMMISSIONE AFFARI GENERALI DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, LIBERATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. S. 24155/AG. Torino, 20 dicembre 1941 (per. il 26).

Seguito ns. del 16 corrente n. 23650 AG. (l). Si rimette, qui unito, copia del rapporto n. 29170/Pr. in data 19 corrente, inviato da questa Presidenza al Comando Supremo.

Si attira l'attenzione del R. Ministero su quanto detto a pag. 3 circa rapporti tra la Francia e l'America e l'eventuale convenienza di mantenere i traffici tra gli Stati Uniti e il Nord Africa francese. L'ipotesi del gen. Vacca Maggiolini è confermata dai telegrammi-cifra nn. 68 e 69 in data 13 e 16 corrente del barone Confalonieri (2).

Circa le conclusioni cui giunge il Presidente nel suo rapporto allegato, è da rilevare la constatazione che per le basi tunisine, la C.I.A.F. ha già fatto tutto quanto era in suo potere per indurre la C.T.A. ad accogliere il nostro punto di vista, ma trattandosi di questione fondamentale che investe tutta la direzione politico-militare della guerra, essa non può venir risolta se non da contatti diretti del Governo fascista con quello del Reich e tra i due Comandi Supremi .

ALLEGATO

IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ITALIANA D'ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, VACCA MAGGIOLINI, AL CAPO DI STATO MAGGIORE GENERALE, CAVALLERO

R. S. 29170/PR. Torino, 19 dicembre 1941.

Riferimento mio foglio 28843/Pr del 14 dicembre u.s. (3).

· In attesa della risposta da me indirizzata al generale Vogl, di cui al foglio sopra citato -nota che è stata oggetto di comunicazione all'O.K.W. -qui di seguito riporto alcune considerazioni sul pensiero della C.T.A. in merito allo sviluppo dei rapporti tra la Germania e la Francia e delle trattative per la utilizzazione delle basi tunisine per i rifornimenti in Libia.

4.3

l) Rapporti Germania -Francia.

Il Governo del Reich si è sempre opposto a discutere col Governo francese sul terreno politico, mantenendosi fermo sulla decisione di condurre le trattative con i francesi nel campo militare entro i limiti fissati dal protocollo di Parigi nel maggio 1941 (1).

Due sono da ritenere le ragioni fondamentali di questo atteggiamento:

a) la Germania era troppo impeg11ata sul fronte russo, per far valere, nel corso delle discussioni, tutto il peso della sua potenza. La parte francese avrebbe perciò potuto valorizzare oltre misura il proprio apporto, mentre le Potenze dell'Asse non sarebbero state in grado di intervenire direttamente onde proteggere la Francia da eventuali aggressioni inglesi in Africa e nel Mediterraneo.

b) La situazione interna francese appariva troppo labile per basarvi una presa di posizione definitiva.

Nei riguardi del punto a) la campagna di Russia 1941 è oggi sospesa. Non è stata raggiunta la soluzione conclusiva che si sperava, ma l'ordinamento difensivo in via di adozione consentirà il ricupero di notevoli forze, specialmente aeree, per l'impiego, durante il periodo invernale, su altri teatri di operazione: anzitutto sul teatro mediterraneo.

Sotto questo punto di vista dunque lo sviluppo della situazione potrebbe consentire di affrontare i colloqui politici rifiutati in passato.

Nei riguardi del punto b) e cioè della situazione interna francese e soprattutto dell'apprezzamento sulla solidità del Governo Pétain-Darlan, si giudica a Berlino che molto è stato ottenuto con il collocamento a riposo del generale Weygand. Molto, però, resta da fare, anche entro lo stesso Gabinetto di Vichy, dove gli attesisti hanno ancora un valore non trascurabile. Moltissimo poi resta da fare per condurre il paese a sentire e seguire la politica della collaborazione. Si tratta di un processo di evoluzione appena avviato e che non può essere accelerato oltre una certa misura.

Devesi altresì considerare che la nuova situazione generale determinatasi ora con l'intervento giapponese ed americano nel conflitto viene anch'essa ad influenzare, e notevolmente, l'atteggiamento tedesco.

L'aperta ostilità con l'America accentua il carattere europeo della guerra e spinge al rinsaldamento del blocco continentale intorno alle Potenze dell'Asse.

Non è ancora apprezzabile, però, in quale campo si svilupperà, nell'immediato futuro, l'azione anglo-americana. Non è noto, cioè, se il loro sforzo principale verrà compiuto nello Estremo Oriente, ovvero nell'Atlantico-Mediterraneo.

Nel primo caso è verosimile che l'America continuerà ad evitare di rompere i rapporti con la Francia: anche l'Inghilterra non passerà ad atti di ostilità veri e propri. Corrispondentemente, potrebbe convenire all'Europa di manteuere aperta il più a lungo possibile la via di comunicazione con l'America, almeno per il rifornimento dell'Africa del Nord.

Nel secondo caso, la Francia sarà obbligata a scegliere pro o contro le Potenze dell'Asse.

I fattori di indecisione sopra accennati verranno probabilmente eliminati in breve tempo; si avranno pertanto altri elementi per giudicare, in linea generale, della convenienza di accelerare o rinviare ancora l'inserimento della Francia nel fronte europeo.

Si può quindi concludere che nella attuale situazione, mentre alcune delle ragioni che hanno finora indotto il Governo del Reich ad una politica temporeggiante di fronte aìle premure collaborazioniste di Darlan hanno visto scemare o addirittura capovolgere il loro valore, altre invece permangono più o meno immutate.

2) Utilizzazione basi tunisine per rifornimenti in Libia.

Il problema dei rifornimenti per la Libia viene dalla C.T.A. apprezzato, in senso assoluto, nel suo pieno valore. Può tuttavia riscontrarsi una divergenza, rispetto all'apprez

zamento italiano, nella determinazione del suo valore relativo, in rapporto alla situazione politico-strategica generale, come sopra esposto.

Ritengo, tuttavia, che, specialmente ora che l'attenzione principale dell'O.K.W. viene ad essere distolta dal teatro di operazioni orientale, si faccia strada il concetto del valore preminente del Mediterraneo per la vita europea, e quindi per la resistenza contro l'attacco anglo-americano.

L'OK.W. ritiene -ma non è escluso che, anche a questo riguardo, il suo pensiero si stia in questi giorni modificando -che la comunicazione diretta Sicilia-Libia possa essere riaperta ed assicurata con adeguato impiego di forze aeronavali. Preferisce pertanto fornire i mezzi per raggiungere questo fine, anziché correre il rischio, precipitando gli eventi nei riguardi della Francia e della possibile reazione inglese, di perdere altri territori preziosi (essenzialmente l'A.O.F.) per salvare l'Africa Settentrionale. E rimane pur sempre viva la riluttanza tedesca -che, in linea di massima, dobbiamo riconoscere coincidente coll'interesse italiano di una realizzazione integrale delle nostre rivendicazioni -a valorizzare la Francia ed il suo apporto alla vittoria.

Si ritrova dunque anche qui una concezione strategico-operativa che non appare perfettamente coincidente con l'italiana, mentre meno discoste appaiono le concezioni politiche.

La completa coincidenza dei due punti di vista non può essere raggiunta evidentemente che mediante uno scambio diretto di opinioni fra Governi e Comandi supremi.

È però, anche in questo particolare argomento, da notare che i prossimi sviluppi della guerra negli Oceani, allontanando o accentuando le minacce anglosassoni nell'A.O.F., varranno a fissare con maggior precisione la visione tedesca sulla questione mediterranea. Ed è solo da augurarsi che tale più preciso orientamento del pensiero militare tedesco non riesca troppo tardivo, nei riguardi degli sviluppi della situazione in Libia.

(l) -Non pubblicato: conteneva le osservazioni della C.I.A.F. relative alle trattative di Wiesbaden. (2) -T. 11830/68 r. del 13 dicembre 1941, n. 18,40 e T. 11905/ r. del 16 dicembre 1941. ore 12,55, non pubblicati, riferivano circa la proposta americana di mantenere in vigore l'accordo con la Francia per l'Africa occidentale. (3) -Si tratta della ritrasmissione al Comando supremo del D. 27, allegato.

(l) Vedi serie lX, vol. Vll, DfJ. 142, 184, 295.

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IL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA, ALL'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO

L. s. 05227. Roma, 20 dicembre 1941.

Ho sottoposto la tua lettera all'Ecc. il Ministro (l), il quale ben volentieri ti incarica di dare notizia al Ministro Serrano Sufier dei principali argomenti trattati nelle recenti conversazioni itala-francesi di Torino (2).

Queste, che si sono svolte in una atmosfera di cordialità, non hanno avuto altro significato che quello di una ripresa di contatti politici diretti fra Italia e Francia. Come sai i rapporti itala-francesi erano fino ad ora unicamente tenuti dalle competenti Commissioni militari e sempre unicamente sul piano degli accordi di armistizio.

Nulla di concreto è risultato da questo incontro, all'infuori di una migliore conoscenza reciproca degli elementi dirigenti dei due Paesi e di un breve giro di orizzonte sulla situazione generale.

I punti salienti del colloquio sono stati i seguenti:

l") riconoscimento da parte di Darlan degli errori compiuti dai precedenti Governi francesi;

(-2) Vcdi serie IX, vol. VII, D. 845.

2°) dichiarazione da parte dell'Ammiraglio Darlan che la Francia intende prendere parte attiva alla costruzione del nuovo ordine europeo << dopo aver pagato i suoi debiti»;

3°) decise dichiarazioni di Darlan contro l'Inghilterra, che egli afferma di odiare specialmente dopo aver visto la condotta dei britannici nelle Fiandre;

4°) riconoscimento comune della convenienza di ristabilire rapporti regolari mediante l'istituzione in un prossimo futuro di una qualche rappresentanza diplomatica.

Naturalmente l'incontro si è svolto a piena conoscenza degli alleati germanici, e l'Eccellenza il Ministro ha esplicitamente confermato a Darlan che in tutto si procederà -anche per quanto è detto al punto 4o -in totale accordo con loro.

Ti aggiungo ad ogni buon fine che nel colloquio non è stato toccato alcun argomento che potesse interess::~re in modo particolare la politica spagnola (1).

(l) -In tale lettera, del 12 dicembre 1941, Lequio, ricordato quanto «ogni tentativo di avvicinamento tra Germania e Francia interessi questo paese che teme sempre sia a discapito delle sue rivendicazioni >>, riferiva che Serra•1o Sufler era «tornato ad accennare all'argomento a proposito dell'incontro di Torino>>.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO. ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER TELESCR. 12132/2333 R. Berlino, 21 dicembre 1941, ore 22.

Mi risulta decisione sospendere operazioni fronte orientale è stata adottata dal Fiihrer soltanto in seguito a pressanti insistenze dell'Alto Comando fondate principalmente sulla necessità procedere ad una profonda riorganizzazione delle armate duramente provate da due mesi di ininterrotta offensiva e dal rigore della stagione invernale.

Di fronte alla vastità ogni giorno più palese del movimento di riassetto che, come precedentemente ho riferito (2), impone forti perdite di materiali e l'abbandono di una parte dei territori conquistati durante l'offensiva di ottobre-novembre il ... (3), mostrerebbe tuttavia profondo disappunto in confronto degli organi che hanno sostenuto con fermezza la necessità della manovra. Il Maresciallo Rundstedt Comandante gruppo eserciti costretto a suo tempo dovere evacuare Rostof è stato esonerato comando e sostituito da Von Reichenau. Altri analoghi provvedimenti sarebbero in corso nei riguardi di comandanti di unità del fronte centrale.

Confermo che situazione militare quantunque presenti aspetti negativi è pienamente controllata dall'Alto Comando Germanico (4).

(l) -Con T. s.n.d. 43515/969 p.r. del 28 dicembre 1941, ore 16, non pubblicato, Lequio riferì di aver comunicato a Serrano Sufier il contenuto clelia lettera. (2) -Vedi D. 45. (3) -Nota dell'Ufficio Cifra: «Manca •>. (4) -Il presente documento reca il visto di Mussolini.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI

T.s.N.D. 49868/2027 P .R. Roma, 21 dicembre 1941, ore 23,30.

Vostri telegrammi 2329 e 2330 (1). Nessuna obiezione da parte nostra circa testo lettera von Ribbentrop a Gailani. Potrete far sapere all'Auswartiges Amt che, quando Gailani verrà a Roma, gli sarà rimessa lettera analoga (2).

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T.s.N.D. 12170/2334 R. Berlino, 22 dicembre 1941, ore 23,34 (per. il 23).

Cambio guardia Comando Supremo ha suscitato a Berlino vivissima sorpresa e profonda impressione.

Come ho segnalato a V. E. col mio telegramma 2333 (3) l'allontanamento di taluni Comandanti di grandi unità era ritenuta probabile per una data più o meno lontana. Non veniva, tuttavia, neppure affacciata l'ipotesi sostituzione Comandante Supremo Esercito in persona.

Decisione del Fiihrer e momento scelta per essa -mentre cioè è in pieno sviluppo difficile manovra per riassetto fronte -rivela al pubblico importanza di tale operazione e permette di constatare esistenza di una diversità di vedute che palesatasi, a quanto si afferma, fin dal momento in cui campagna di Russia venne strategicamente concepita, si sarebbe confermata più profonda allorquando si trattò ai primi del corrente mese di rinunziare all'attacco su Mosca e di decidere ritirata delle truppe sulle posizioni previste per lo sverno. L'andamento non completamente soddisfacente di queste ultime operazioni deve evidentemente aver convinto Fiihrer della necessità di trovare agli occhi del pubblico un capro espiatorio e di assumere al tempo stesso personalmente la responsabilità diretta della campagna (4).

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IL MINISTRO A SOFIA, MAGISTRATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. R. PER CORRIERE 12270/0775 R. Sofia, 22 dicembre 1941 (per. il 26).

Mio telegramma n. 1072 (5) e telegrammi dell'E. V. nn. 602 e 604 (6).

r. -11934/758 p.r. e 44708/764 p.r., relativi alle reazioni turche alla dichiarazione di guerra bulgara alla Gran Bretagna cd agli Stati Uniti.

Ho avuto occasione di parlare nuovamente con questo Ministro degli Esteri circa la situazione esistente tra Sofia ed Ankara, a seguito dell'avvenuta dichiarazione di stato di guerra tra la Bulgaria e l'Inghilterra, alleata della Turchia.

Le interessanti comunicazioni del R. Ambasciatore in Ankara confermano quanto qui, sia attraverso i telegrammi del Ministro di Bulgaria ad Ankara, sia per le pubblicazioni dei giornali turchi, è risultato circa l'atteggiamento e le impressioni del Governo di Turchia. A questo evidentemente. che è sempre in sostanza sospettoso nei riguardi dei futuri programmi germanici da queste parti, il nuovo passo in avanti compiuto dalla Bulgaria, anche se destinato a rimanere, almeno per ora, sulla carta, non è troppo piaciuto. E se ne è avuta una prova nell'immediato nervosismo della stampa turca che da una parte ha cercato di svalorizzare l'entrata in guerra di Sofia, dichiarandola priva di qualsiasi effetto pratico, e dall'altra non ha mancato di risollevare l'interrogativo della mancata rottura bulgaro-sovietica: interrogativo che rivela sempre il desiderio turco di vedere una buona volta la Bulgaria ingaggiata in qualche modo a settentrione e nel Mar Nero e nell'impossibilità di mantenere intatte le proprie forze.

In seguito, è sopravvenuta una maggiore riflessione ed una maggiore calma, a conseguenza anche delle assicurazioni date al Ministero degli Esteri turco, su istruzioni di Sofia, dal Ministro bulgaro ad Ankara, Kirov, e di un articolo dell'organo sofiota Utro che aveva per scopo di dichiarare false tutte le voci relative a pretese intenzioni della Bulgaria ai danni della Turchia; articolo che ha trovato, come è noto risonanza e risalto in grande parte della stampa turca.

Quanto al mancato passo comune rassicurativo degli Ambasciatori di Italia e di Germania ad Ankara presso il Governo turco, è risultato oramai chiaramente (mio telegramma n. 1089) (l) che l'assenza di istruzioni da Berlino a von Papen è stata dovuta ad una mancata comunicazione di questo mio collega alla Wilhelmstrasse. A tale riguardo il Ministro degli ESTERI, Popoff, ha aggiunto che di una tale mancata trasmissione della richiesta bulgara si era avuta sensazione anche a Berlino dove era stato in proposito interpellato quel Ministro di Bulgaria il quale ha avuto ora da qui istruzione, per quanto si tratti di cosa oramai sorpassata nel tempo, di chiarire l'origine della domanda di Sofia.

(l) -Vedi D. 46. (2) -Vedi D. 254. (3) -Vedi D. 52. (4) -Il presente documento reca il visto di Mussolini. (5) -Vedi D. 35. (6) -Con tali telegrammi Buti rit.rasmettcva a Magistrati tre telegrammi da Ankara (11784/751
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

TELESPR. 16043/4373. Berlino, 22 dicembre 1941 (per. il 26).

Mellini prega comunicare quanto segue: «Il Signor Gailani, dopo conosciuta la decisione del Governo tedesco di rilasciargli la nota lettera a firma del Ministro von Ribbentrop (2), è passato.

con il facile estremismo proprio del carattere arabo, dal più nero pessimismo al più roseo ottimismo.

Egli pensa che sia ormai rimosso il più pericoloso ostacolo alla conclusione dell'auspicato Patto e relativi accordi tra Iraq e le Potenze dell'Asse e vede già spianato il cammino per una immediata collaborazione degli iracheni con quelli che egli già considera i suoi alleati.

A commento delle notizie recentemente diffuse dalla radio circa atti di sabotaggio da parte degli iracheni alle linee ferroviarie utilizzate dagli inglesi, egli ha detto non essere questo che l'inizio di un largo piano di sabotaggi da lui già predisposto prima di partire da Istanbul ed al quale ritiene poter dare efficace sviluppo. Egli conta farsi raggiungere presto da alcuni Ministri del suo Gabinetto che si trovano ad Istanbul e da alcuni alti ufficiali dell'esercito iracheno che si trovano attualmente a Bagdad ma che, secondo egli dice, sarebbero in grado di lasciare clandestinamente il paese e di raggiungerlo in Europa.

Nell'esporre questi suoi rosei piani, il Signor Gailani ha detto che in una recente riunione di personalità dei vari paesi arabi, tenutasi ad Istanbul nella sua casa prima della sua partenza per qua, è stata preparata una lettera programma, firmata dai presenti, che egli ha portato al Gran Mufti. In tale lettera 1 Capi arabi avrebbero dato al Signor Gailani pieno mandato di rappresentarli nelle trattative con l'Italia e la Germania.

Di tale lettera l'Emiro Adel Arslan (fratello di Scekib Arslan) che è uno dei firmatari, avrebbe inviato copia, attraverso le Autorità tedesche in Turchia, al Signor Grobba. Questi però, non me ne ha fatto parola. Nè, per ora, me ne ha fatto parola il Gran Mufti. Sarebbe forse interessante aver conferma e maggiori dettagli in proposito -se non possibilmente copia della lettera -dal

R. Console Generale in Istanbul. Nello sviluppo degli avvenimenti sembra ora venirsi a delineare la seguente situazione:

Il Grande Mufti, come capo dell'organizzazione segreta nazionalista araba, e ritenendosi l'animatore spirituale della lotta ed il più alto ed autorizzato rappresentante del mondo arabo, ha ricercato e ricerca impegni da parte dell'Asse con i vari noti paesi della Mezzaluna fertile (Iraq, Siria, Palestina, Libano, Transgiordania).

Dopo la doccia fredda del rifiuto da parte del Fiihrer a rilasciare la <<dichiarazione», egli non rinuncia al suo programma. Forse pensa che, dimostrando alla Germania spirito di collaborazione e le sue possibilità, potrà arrivare ad ottenere in futuro o la dichiarazione od il patto. Peroiò si presta, sia pure con cautela, ad entrare nel giuoco di questo Ministero Affari Esteri che, attraverso un Ministro e cinque funzionari occupati esclusivamente per la questione araba e per le personalità arabe che trovansi in Germania, attraverso larghezze di mezzi ed attenzioni di ogni genere, attraverso le varie associazioni culturali politiche militari ed economiche arabe od islamiche che la Germania non da oggi possiede, attraverso i numerosi ed influenti Arabi e Mussulmani che in Germania da tempo risiedono o che recentemente si sono qui rifugiati per trovarvi una ospitalità larga e generosa, non manca di fargli sentire il peso e l'importanza della potenza tedesca.

Il Mufti spera forse anche così, oltre raggiungere 1 suoi fini, di mettere definitivamente fuori causa Fauzi el Khaugi e di neutralizzare i contatti esistenti tra funzionari tedeschi ed altri capi arabi. Ma spera forse anche di mettere definitivamente in una luce secondaria alla sua propria, la personalità di Gailani che su di lui, il cui ascendente è prevalentemente religioso e di animatore dietro le quinte della rivolta araba contro l'Inghilterra al servizio primo di tutto della Palestina, ha il vantaggio pratico di essere un Capo di Governo.

Il Signor Gailani, spirito più pratico, preoccupato principalmente dell'Iraq e della responsabilità da lui incorsa nel portarlo alla guerra, pur non scevro d'altra parte da ambizioni politiche anche rispetto agli altri paesi arabi della Grande Siria, ha una immensa devozione per il Mufti, di cui riconosce la personalità superiore ed è disposto ad assecondarlo ed a seguirne consigli e direttive. Ma ritiene che i piani del Mufti siano, per ora, di difficile realizzazione nè sente gli alti ideali che animano il Mufti, su di un piano più vasto e più alto, per creare, attraverso sacrifici nuovi e maggiori ed attraverso una profonda e non soltanto occasionale c politica collaborazione con l'Asse, le premesse per l'avvenire di un futuro grande Stato arabo. Gailani, sebbene più intransigente del Mufti nel campo religioso, è più materialista e, con visione più limitata, preferisce invece lavorare per ora per l'Iraq con la speranza di riuscire poi a riunire all'Iraq gli altri paesi arabi con quelle dovute cautele che rendano la cosa possibile ed accetta tanto all'Iraq quanto agli altri paesi.

Probabilmente, nel suo cuore, Gailani vede anche, in questa seconda procedura, una maggiore sicurezza che egli sarà il futuro <<Duce» -come egli stesso si è qualificato -certamente dell'Iraq e possibilmente di un Iraq più vasto. Per capo del futuro SLato egli pensa all'attuale reggente Sceriffo Sceraf -ora in mano inglese -a cui è legato da devozione e da riconoscenza e che gli dà affidamento di essere un docile istrumento nelle sue mani.

Il Mufti vede invece nell'Iraq il Piemonte della causa araba. accarezza forse il sogno di essere non più l'Eminenza grigia, ma il capo riconosciuto del futuro Stato arabo, ma sarebbe pronto a sacrificare se stesso e Gailani se ciò fosse utile a raggiungere l'ideale che da t:mti anni il popolo arabo tenacemente persegue: indipendenza ed unità.

La Germania si è dimostrata sinora, in sostanza, più interessata all'Iraq ed ai suoi petroli: perciò forse ha riconosciuto senza difficoltà la posizione di Gailani ed è disposta ad entrare con lui in accordi concreti. Gailani, da tempo amico ed ammiratore della Germania, non credeva -come molti altri capi arabi influenzati dalla propaganda inglese -di trovare nell'Italia favorevoli disposizioni verso i paesi arabi. Il Mufti, mettendolo al corrente dettagliatamente dell'accoglienza e dei colloqui avuti in Italia con il Duce e con il Conte Ciano (1), lo ha pienamente rassicurato. Così rassicurato fin dai primi giorni del suo arrivo qua, Gailani non ha molto gradito che lo si sia fatto attendere a Berlino vari giorni, senza essere ricevuto dal Ministro von Rib

bentrop, prima di dargli assicurazioni circa la posizione che gli veniva riconosciuta. Ora egli si attende anche di essere ricevuto dal Fiihrer.

Intanto ha ripetuto in questi giorni varie volte che, dopo ricevuta la lettera del Ministro von Ribbentrop, egli chiederà al Mufti di partire insieme per Roma al fine anche di gettare le prime basi del patto e relativi accordi tra l'Iraq e le Potenze dell'Asse. Egli ha detto confidenzialmente che, se il patto potrà essere concluso con tutti i noti paesi arabi, secondo i desideri del Mufti, egli sarà soddisfatto. Altrimenti, e forse così preferisce, chiederà un patto tra le Potenze dell'Asse e l'Iraq, insistendo perché in un articolo di esso si accenni alla indipendenza degli altri Paesi arabi della Mezzaluna fertile ed alla possibilità che essi, se lo vogliono, siano riuniti all'Iraq.

Tale per ora appare lo stato d'animo dei due personaggi. Ma, come è noto, l'Arabo è, alla superficie almeno, mutevole come le forme della sabbia dei suoi deserti sotto le raffiche di vento ».

(l) -Riferimento errato. (2) -Vedi DD. 46 e 53.

(l) Vedi serie IX, voi VII, DD. 673 e 676. Del colloquio che il Mufti ebbe con Mussolini fu data notizia col seguente comunicato: «Il Duce ha ricevuto nei primi di dicembre il Gran Muiti di Palestina e lo ha intrattenuto in un lungo e cordiale colloquio. Nel corso della conversazione sono state più. specialmente esaminate le questioni interessanti il futuro dei Paesi Arabi del Vicino Oriente ».

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L'ADDETTO MILITARE A BERLINO, MARRAS, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI (l)

PROMJ<:MORIA 1623/S. Berlino, 22 dicembre 1941.

La particolare situazione derivante dal distacco di spazio e dalle grandi distanze come pure dalla difficoltà delle trasmissioni determina nella cooperazione militare delle tre Potenze impedimenti di carattere evidente i quali richiedono tempestivi accordi. Questi accordi devono necessariamente essere presi in un campo vasto, avere la dovuta elasticità e sopratutto richiedono molto spirito di previsione dato che nella maggior parte dei casi il loro effetto non può risentirsi a breve scadenza.

Lasciando da parte l'aspetto politico della condotta comune della guerra, sembra che l'attenzione debba portarsi essenzialmente sui seguenti punti:

2°) Necessità che gli alti comandi delle tre Potenze siano reciprocamente orientati sulla situazione militare e su quella politica, per regolare opportunamente la loro azione e prendere tempestivamente i necessari accordi;

3°) Convenienza di concordare l'attività della propaganda ai fini militari.

Elemento di base, il quale richiede pronta attuazione e costante contatto, è l'orientamento reciproco circa la situazione militare e politica dei tre Stati.

Attualmente, per quanto risulta, tale orientamento si può dire quasi esclu.;1vamente basato sui comunicati ufficiali. È troppo poco. Sembra questo il punto sul quale conviene insistere inizialmente.

La collaborazione per quanto riguarda gli altri elementi richiede un certo lavoro di preparazione, che converrebbe avviare.

Per quanto riguarda la collaborazione operativa l'intervento giapponese si è verificato in tempo opportuno, data la situazione militare generale dell'Asse. Anche le direttrici di operazione delle forze armate giapponesi sembrano orientate in modo rispondente ai nostri interessi militari, in quanto sono destinate a richiamare aliquote importanti delle forze dell'Australia, della Nuova Zelanda, dell'India e delle forze navali.

l 0 ) Possibilità di coordinare le grandi operazioni militari nel tempo e nello spazio regolandone la contemporaneità o successione e in qualche caso anche la direzione. È questo il campo nel quale occorre lasciare maggior ampiezza agli accordi e prendere gli accordi stessi con larghissimo anticipo;

(l) In Archivio <lcll'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, carte Marras. Non sono stati rinvenuti in tale archivio altri documenti utili per la peparazione della Convenzione militare del 18 gennaio 1042, per la quale vedi D. 169.

58

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI

T. 49971/775 P.R. Roma, 23 dicembre 1941, ore 0,30.

Vostro 837 (1).

Condivido vostra opmwne. Date le circostanze, un passo formale nel senso precedentemente prescrittovi non avrebbe che poche o nessuna probabilità di successo. Potete conseguentemente astenervene. Anche vostro collega tedesco riceverà istruzioni analoghe da suo Governo che concorda col nostro punto di vista.

59

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AGLI AMBASCIATORI A BUENOS AIRES, BOSCARELLI, A RIO DE JANEIRO, SOLA, AD ASSUNZIONE, TONI, A LA PAZ, MARIANI, E A QUITO, SCADUTO MENDOLA

T. S.N.D. 422 R./C. Roma, 23 dicembre 1941, ore 1,15.

Come Vi è noto, alcuni Stati dell'America Centrale ci hanno notificato di considerarsi in stato di guerra con Italia, Germania e Giappone, altri (Messico e Colombia) hanno rotto con noi le relazioni diplomatiche. È questa una preventiva e partigiana presa di posizione che non tiene affatto conto dell'atteggiamento di attesa assunto dalla stragrande maggioranza degli Stati dell'America Latina e della decisione da questi adottata di discutere liberamente nella prossima Conferenza di Rio una questione di così vasta portata che impegna evidentemente la responsabilità e l'avvenire non solo dei singoli Stati,

ma sopra tutto quella di tutto il Continente Sudamericano. Parrebbe conseguentemente giusto che, qualora alla Conferenza di Hio le risoluzioni circa la neutralità dovessero essere prese per voto, quegli Stati che già hanno deciso di precorrere arbitrariamente gli eventi, assumendo direttive politiche unicamente inspirate a interessi e esigenze particolari, fossero preclusi dalla votazione. È altresì noto che gli stessi Stati hanno agito e agiscono per imposizione degli Stati Uniti. Hanno cioè una libertà di movimenti e di azione inesistente o gravemente minorata. Ciò che, per ragioni ovvie, dovrebbe rafforzare la tesi della loro esclusione da ogni votazione.

AdoperateVi, nei modi che riterrete più opportuni, perché tale tesi possa trovare l'appoggio e il sostegno di codesto Governo alla prossima Conferenza di Rio, allo scopo che eventuali decisioni di maggioranza non incidano gravemente sull'atteggiamento, gli interessi, i propositi degli Stati più grandi, più responsabili, più indipendenti dell'America Latina (1).

(l) Vedi D. 32.

60

IL MINISTRO A LISBONA, FRANSONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. 45209/3567-3568 P.R. Lisbona, 23 dicembre 1941, ore 3,50 (per. ore 17).

Mio telegramma n. 3535 (2).

Nicolas Franco, parlandomi oggi avvenimenti Timor, messomi a parte di quanto personalmente confidatogli dallo stesso Salazar. Secondo quest'ultimo, vecchie aspirazioni Australia su Timor, risvegliate da ristabilimento linea aerea Giapponese Palau-Dili e qcutizzate da più recenti sviluppi conflitto, hanno originato forti pressioni Canberra su Governo Londra per ottenere consenso e collaborazione ad atto di forza su quel possedimento portoghese, anche come compenso del contributo militare australiano allo sforzo bellico della Gran Bretagna nel Medio Oriente. Non devesi inoltre escludere che con decisione effettuare sbarco Governo australiano abbia voluto forzare la mano a Londra.

In vista della vivace e profonda ripercussione che imposizione da parte Gran Bretagna ritiro truppe sbarco provocherebbe Australia, Franco ritiene assai dubbio che incidente sia di fatto suscettibile tale soluzione.

A suo avviso è piuttosto da prevedere una formula compromissoria contenente impegno evacuazione quando circostanze lo permettessero e assicurazione platonica rispetto sovranità portoghese.

Avendogli io chiesto se protocollo addizionale trattato !uso-spagnolo 29 luglio 1940 (3) fosse stato operante nella circostanza, e accennato a voce qui corsa di un incontro tra Salazar e Caudillo, Franco smentitomi categoricamente quest'ultima voce e aggiuntami che consulti previsti Protocollo Addizionale concernono soltanto territorio portoghese metropolitano, Azzorre Canarie

Capo Verde. Eventualmente consulti po:.rebbero estendersi anche Angola e Mozambico egli ha aggiunto. data intenzione questo Governo costituire provincie

trrritori predetti.

(1) -Per le risposte di Sola e Boscarelli, vedi DD. 65 e 66; delle legazioni è stata rinvenuta solo la risposta da Assunzione per la quale vedi D. 83. (2) -T. 12138/3535 r. del 21 dicembre 1941, ore 17, non pubblicato. (3) -Vedi sPrie IX, vol. V, D. 326.
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L'AMBASCIATORE A SHANGHAI, TALIANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T.RR.S.N.D. 12225/399-400 R. Shanghai, 23 dicembre 1941, ore 7,30 (per. ore 7 del 24).

Da buona fonte tedesca apprendo e riferisco ad ogni buon fine che, su recenti istruzioni di von Ribbentrop, Stahmer durante attuale sosta a Tokio svolgerebbe una prima azione ufficiosa parallela ma più profonda di quella di Ott, intesa a precisare apporto rispettivo dell'Asse e del Giappone nel conflitto mondiale, a coordinare gli sforzi ad uno stesso fine, a salvaguardare i rispettivi interessi, a definire anche per il futuro le rispettive sfere d'azione.

Nella convinzione di von Ribbentrop un tale complesso problema dovrebbe essere affrontato subito e con assoluta franchezza ai fini urgenti dell'economia della guerra e ad evitare quei malintesi che inevitabilmente derivano da ogni collaborazione della quale non siano precisati i limiti e la portata.

Una questione base sarebbe quella delle Indie Olandesi sulla cui sorte e sulle cui materie prime Berlino intenderebbe far valere i diritti del Reich attraverso quello della madrepatria.

Caso di riuscita trattative su tale delicata materia Tokio si asterrebbe a meno di assoluta necessità strategica dall'attaccare tutte le isole dell'arcipelago coperte dalla bandiera olandese.

In più Stahmer cercherebbe di far rivivere attraverso nuove intese gli interessi creati dalla Germania dal 1920 in poi in Insulindia ed in Cina.

Si ritiene a Berlino, malgrado il contrario avviso di qualche agente tedesco in Cina, che Giappone non potrà fare a meno del contributo dell'Asse per dare alle enormi zone che controllerà in Cina una struttura solida ed efficiente.

Ed è probabile che durante soggiorno di Stahmer a Tokio si torni a parlare del progetto da lui sostenuto e che riaffiora oggi, forse come punta di assaggio, in base informazioni agenzia Domei, di una mediazione dell'Asse, con un simulacro di garanzia, tra Nanchino e Chung-King. A molti non sembra da escludersi che Chang-Kai-Shek tagliato da Hong-Kong e da Rangoon, scosso dalle vittorie giapponesi, colpito dagli avversari con l'accusa di essere il solo asiatico oggi alleato con le plutocrazie sfruttatrici dell'Asia possa un giorno cedere il posto ad un capo militare (che potrebbe essere il Generale Chang-Chung si e no legato a Chang-Kai-Shek da patto di sangue) al quale non sarebbe difficile, chiedendo l'interessamento dell'Asse, di iniziare negoziati, per una pace cosidetta onorevole sulla [base] ideale dell'emancipazione dell'Asia.

Da rilevare che sembra accertato nel settembre dell'anno 1940 Matsuoka

lasciò nettamente cadere accenni di Stahmer alla possibilità dei buoni uffici

del Reich per soluzione dell'incidente cinese; alcuni caratteri della recentissima politica giapponese in Cina sui quali riferirò ulteriormente farebbero supporre che Tokio sarebbe oggi meglio disposto a questo proposito e aggiungo che qualche elemento di Chung-King del gruppo favorevole ad un compromesso guarda oggi all'Italia. Non vi è dubbio che se tale ancora vaga ipotesi avesse a verificarsi essa sarebbe il primo passo per una effettiva collaborazione tra Asse e Giappone in Estremo Oriente.

Ma l'azione tedesca presso il Governo di Tokio tende progressivamente ad uno scopo superiore che tutti gli altri comprende: quello di mantenere per una Europa intorno all'Asse il posto che ancora le spetta in Asia.

Soltanto infatti politica di intesa e di collaborazione dell'Asse potrà salvare un minimo di prestigio della razza bianca in Asia e impedire che questo Continente si coalizzi in funzioni anti-europee il che, caduto il bastione dell'Australia, confinerebbe l'Europa sulla sponda africana.

Che gli scambi di vedute ai quali ho accennato già trovino una certa comprensione in Giappone si dovrebbe dedurre dall'asserzione di questo Incaricato d'Affari del Giappone che cioè il suo Governo non considera attuali azioni della guerra nippo-americana come limitate al Pacifico, bensì inquadrate nel più grande conflitto, a trionfare nel quale, per stabilire un ordine nuovo e duraturo, Giappone Italia e Germania debbono mettere insieme le loro risorse e perfettamente coordinare i loro sforzi per impegnare contemporaneamente il comune nemico su tutti i fronti.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 12187/2348 R. Berlino, 23 dicembre 1941, ore 19,05.

Truppe germaniche procedendo nella manovra di riassetto del fronte ora ... (l) in alcuni punti linea prestabilita per lo sverno. Tale linea secondo quanto comunicato dall'Alto Comando è la seguente per quanto riguarda fronte centrale: Lago Ilmen-Rjew-Kaluga-Orel-Kursk-Karkow. L'arretramento delle unità in confronto alle posizioni più avanzate raggiungerà, a movimento ultimato, da un massimo di centocinquanta chilometri a un minimo di quaranb.

63

IL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI

L. 05294. Roma, 24 dicembre 1941.

A seguito della mia comunicazione per telescrivente con cui ti è stata comunicata la nomina dell'Ambasciatore Buti a R. Plenipotenziario in Pa

rigi, desidero darti qualche maggiore ragguaglio sulle circostanze che hanno condotto alla riapertura di una nostra Rappresentanza diplomatica in Francia.

La decisione di massima venne presa nei colloqui del Conte Ciano con Darlan a Torino (l) nei quali fu accennato all'opportunità di avviare, per quanto possibile, le relazioni tra i due Paesi verso una più normale ripresa dì contatti.

Il Governo germanico, al quale fu data subito conoscenza integrale dei colloqui di Torino ha fatto subito conoscere, per tramite dell'Ambasciatore Mackensen che riteneva utile che l'Italia riaprisse la sua Rappresentanza Diplomatica a Parigi con relativo invio di un funzionario diplomatico a Vichy per mantenere il collegamento con il Governo francese.

Nello stesso giorno fu nominato Buti il quale si propone di partire quanto prima. Ritengo verso il 10 gennaio. Ti prego di considerare quanto sopra riservato alla tua personale conoscenza.

(l) Nota dell'Ufficio Cifra: «Manca».

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L'AMBASCIATORE DI GERMANIA A ROMA, MACKENSEN, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

PROMEMORIA. Roma, 24 dicembre 1941.

Alla fine del suo colloquio con Darlan (2), il Maresciallo del Reich Goring invitò i Francesi a presentare, eventualmente in colloqui militari. dei precisi piani dì difesa. Senza esatta conoscenza dei piani militari francesi e delle possibilità non possono esaminarsi rinforzi di truppe e di materiale.

Con riferimento a questo invito del Maresciallo del Reich, il Governo Francese poco dopo ha offerto che il Ministro francese delle Colonie Platon, ed il Comandante in Capo francese dell'Africa del Nord, Generale Juin, facciano visita al Maresciallo del Reich Gèiring per sottoporgli quei precisi piani di difesa. Il Maresciallo del Reich ha in seguito fatto sapere al Governo Francese, che egli sarebbe disposto a continuare i colloqui militari, ma che egli non ritiene opportuno che in questo momento vengano a Berlino due sì alte personalità coloniali francesi. Se ciò venisse saputo a Londra, potrebbe darsi che, dopo il precedente incontro Goring-Darlan. la cosa potrebbe avere, presso i Governi Inglese e Nordamericano, l'effetto di un segnale d'allarme che siano imminenti intese con il Governo Francese su misure militari germaniche nell'Africa dell'Ovest e nell'Africa del Nord. Un tale segnale d'allarme potrebbe forse indurre i Governi Inglese e Nordamericano ad effettuare subito quel colpo di mano su Dal{ar e Casablanca che da tempo il Governo Francese teme. Per questa ragione il Maresciallo del Reich ritiene sia meglio che venga soltanto il Generale Juin. Inoltre dovrebbero essere prese tutte le misure perché il viaggio dei Generale Juin resti segreto. Era questa anche la ragione per cui la Commissione d'Armistizio Germanica venne tenuta fuori dai preparativi della visita, perché abbiamo fatta l'esperienza che delle cose segrete vengono

da certe personalità francesi a Wiesbaden trasmesse a falsi indirizzi. Il viaggio di Juin a Berlino venne poi combinato per altra via.

Il Maresciallo del Reich ha ricevuto il Generale Juin il 20 di dicembre per un ampio colloquio informativo. Il Maresciallo del Reich stesso sin dal principio non aveva l'intenzione di stabilire accordi di sorta. Pure il Generale Juin ha sottolineato di non essere autorizzato ad accordi di sorta, ma che le sue comunicazioni hanno soltanto carattere informativo. Il contenuto essenziale del colloquio era, che il Generale Juin sottopose nei particolari i desideri francesi sul riarmamento personale e materiale dell'Africa del Nord e dell'Africa dell'Ovest. Queste comunicazioni non hanno portato nulla di nuovo a chi di competenza militare. I desideri sottoposti da Juin corrispondono ai desideri francesi di riarmamento da molto tempo noti alla Commissione d'Armistizio germanica ed alla Commissione d'Armistizio italiana. Il Maresciallo del Reich, di fronte a questi desideri, ha posto la premessa che la Francia assuma prima un atteggiamento chiaro e positivo di fronte ai desideri germanici ed italiani riguardanti Tunisi e particolarmente Biserta. All'occasione il Maresciallo del Reich ha riconosciuto che vogliamo pretendere dalla Francia l'aperto rifornimento attraverso Biserta soltanto quando la Francia sarà abbastanza protetta contro un colpo di mano inglese od americano al suo possesso coloniale africano. Ma già prima è possibile e necessario un rifornimento camuffato attraverso Biserta. Fintanto il Governo Francese non soddisfi a questa premessa, egli non è disposto a proporre al Flihrer di soddisfare i desideri francesi.

Dopo questo colloquio il Generale Juin è ripartito immediatamente. Se ed in quale forma il Governo .risponderà alle dichiarazioni deJ Maresciallo del Reich, è ancora aperto. Il Ministero degli Affari Esteri ne terrà ulteriormente informato il Conte Ciano. Per le ragioni suesposte, a noi preme che su questi colloqui vengano informati soltanto il Conte Ciano ed il Duce.

(l) -Vedi serle IX. vol. VII, D. 845. (2) -Vedi Sf'rie IX, vol. VII, D. 8"0.
65

L'AMBASCIATORE A RIO DE JANEIRO, SOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 12296/450 R. Rio de Janeiro, 26 dicembre 1941, ore 20,03 (per. ore 7 del 27).

In relazione Vostro telegramma circolare 422 (l) informo V. E. che tesi in questo momento qui prevalente può riassumersi così: questioni procedurali possono essere decise a maggioranza di voti, quelle sostanziali devono essere decise all'unanimità. È impossibile escludere dalle votazioni nazioni belligeranti, facendo esse parte di diritto della conferenza Panamericana. Comunque loro voti non avrebbero peso nelle questioni sostanziali riservandosi ogni nazione diritto di conformità proprio voto.

8 -Documenti diplomatici -Serle IX -Vol. VIII

(l) Vedi D. 59.

66

L'AMBASCIATORE A BUENOS AIRES, BOSCARELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 12295/662 R. Buenos Aires, 26 dicembre 1941, ore 21,25 (per. ore 7 del 27).

Telegramma di V. E. n. 422 del 23 dicembre (1).

Essendosi presentata occasione ho intrattenuto questo Ministro degli Affari Esteri sull'atteggiamento di estremo e affrettato bellicismo assunto da alcuni piccoli paesi dell'America Latina di fronte alle Potenze del Patto Tripartito, facendogli osservare come dr.tto atteggiamento avrebbe potuto incidere sugli interessi e sulle decisioni dei grandi Paesi latino-americani. Ministro degli Affari Esteri senza rispondermi direttamente ci ha detto che irrequietezza e pretese di alcuni piccoli paesi erano diventate veramente eccessive in queste ultime settimane ma che egli non era disposto a lasciarsi trascinare dalla loro agitazione né prima né durante la prossima Conferenza di Rio de Janeiro.

Sullo stesso argomento ho appreso da ottima fonte che questo Ministro

S. Domingo ha avuto ieri un colloquio col Ministro degli Affari Esteri Argentina per chiedergli d'ordine del suo Governo quale sarebbe stata linea di condotta Argentina a Rio de Janeiro. Ministro degli Affari Esteri gli avrebbe risposto che, pure essendo Governo argentino disposto a tener fede agli accordi panamericani, non av,rebbe potuto prescindere da grandissima importanza che collettività italiana e spagnola avevano avuto ed hanno nella vita politica argentina e che era pertanto molto difficile che a Rio de Janeiro Argentina avrebbe potuto fare maggiori concessioni a panamericanismo di quelle già fatte in occasione entrata in guena S.U.A.

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IL MINISTRO A BELGRADO, MAMELI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. D. N. PER CORRIERE 12352/0174 R. Belgrado, 26 dicembre 1941 (per. il 29).

Mio telegramma n. 482 in data 23 corrente (2).

Nessuna ulteriore comunicazione ci è stata fatta da Comando Militare Serbia, il quale sembra del resto deciso -e lo ha fatto apertamente comprendere -a che vacanze Natale siano per quanto è possibile osservate.

Confrontando successive comunicazioni Comando Militare Serbia, con informazioni provenienti da R. Legazione in Zagabria, sembra lecito dedurre che progettate e annunciate operazioni nella Bosnia adiacente alla Serbia siano per il momento non tanto dilazionate, quanto assorbite in un quadro più

generale, determinato tanto da altri fattori anche politici inerenti Croazia e Serbia, quanto da situazione prettamente militare. Tale quadro e cioè nuova dislocazione forze germaniche in Croazia ivi e specialmente compresa Bosnia è caratterizzato da occupazione da parte truppe tedesche capisaldi di interesse economico e strategico zona germanica in Croazia. Non esclude ed anzi prevede operazioni militari, quelle qui annunciate od altre, se necessario, in Bosnia. Ma da elementi disponibili appare evidente come ciclo operativo contemplato sia circoscritto tanto da chiara volontà di non parlo in atto che nelle dosi giudicate strettamente indispensabili, quanto da limitazioni imposte da stagione invernale in questa zona.

Frattanto, secondo quanto stesso Ministro di Germania mi ha detto, ribelli che sotto pressione germanica in Serbia occidentale erano defluiti nelle varie direzioni già segnalate (e sia sottolineato ancora una volta, specialmente contro nostre posizioni) cominciano a riaffluire dalla Bosnia orientale nella Serbia.

Tutta la zona balcanica che oggi può essere osservata da Belgrado è sempre in effervescenza. Da Nord a Sud una guerriglia con speciali metodi è in atto, con alterne vicende, da oltre sei mesi. Azioni in forza ne hanno avuto ragione ogni tanto, sia localmente che in zone più o meno vaste, ma immancabile risultato è stato costantemente defiuenza ribelli in zone minore pressione, e ripresa guerriglia. I capi sono quasi sempre gli stessi. Passano da una zona all'altra, e riprendono la lotta.

Vi è indubbiamente in atto fenomeno comunista ed è anzi in primo piano. È diffuso in tutta la penisola balcanica, con centri che da tempo sono conosciuti: Montenegro in primo luogo, Belgrado e zone serbe, Dflllmazia, fascia bulgaro-serba. Vi sono centrali negli Stati adiacenti, alcune delle quali individuate da tempo, emissari, invio di mezzi e di uomini.

Ma accanto a questo fenomeno prettamente comunista, vi è quello del fronte nazionalista, che sarebbe errore non valutare, e che si interseca, si innesta e spesso si confonde con quello comunista, che è certamente il più attivo. Tutte queste forze a noi contrarie, che si irradiano in tutta la penisola balcanica, ma specialmente nella zona che grosso modo potrebbe essere indicata dal Danubio all'Adriatico sono non solo ispirate dalla propaganda nemica, ma esattamente dirette dal nemico, da Mosca, per ciò che concerne la non mai sopita influenza panslava di Mosca-Londra-Washington per direttive nell'azione dei ribelli.

Azione nemica punta oggi specialmente su temporaneo arresto offensiva germanica sul fronte orientale e su assunzione Comando germanico da parte Fuehrer in sostituzione Von Brautisch. Tali circostanze, ampiamente adoperate con varie interpretazioni e illazioni da propaganda nemica, hanno indubbie ed evidenti ripercussioni su queste popolazioni con particolare riguardo azione comunista.

In Serbia e presumibilmente nelle zone limitrofe, con stag,ione invernale, si affaccia più intensa minaccia comunista. Montagne diventano per i ribelli man mano sempre meno temibili, crescono infiltrazioni negli abitati.

Attentati si moltiplicano, sulle linee di comunicazione e nella stessa Bel-· grado. Sono segnalati centri comunisti, arresti e fucilazioni. Vengono accentuati i provvedimenti che segnalo separatamente della lotta anticomunista (speciali documenti per chi voglia allontanarsi dai centri di residenza, conferma e inasprimento provvedimenti controllo estranei che arrivano a Belgrado).

Fase invernale scarsamente potrebbe essere definita di stasi. È piuttosto di preparazione, [da] parte nemica. E ritengo savebbe grave errore non prevedere che al momento massimo sforzo bellico parte nostra, in primavera, corrisponderà massimo sforzo anche da parte nemica per moltiplicare difficoltà contro di noi in questo settore, in terreno da anni preparato e manovrato e generalmente ancora oggi anche troppo propenso ai nostri avversari.

Contro tale prevedibile azione, per quanto di qui è possibile osservare e prevedere, credo debba essere ad abundantiam ma precisamente ripeto che appare essenziale contrapporre sin d'ora:

-sistematica e coordinata azione anticomunista in tutte le zone balcaniche, individuando, paralizzando centri direttivi, emissari, capi delle bande, ecc.;

-in parallela sistematica azione di controllo e repressione individui e bande aderenti, per fini sedicenti nazionali, a movimento comunista;

-coordinamento operazioni militari prevedibili a suo tempo, ivi e sopratutto comprese quelle di rastrellamento sistematico di uomini ed armi da parte tutte le Potenze in controllo rispettive zone e in tutte le zone. Credo che valga la pena di rilevare ancora una volta come esperienza dimostri che non è passibile aver ragione con separate azioni di tal genere guerriglia, diretta e sistematicamente riaccesa dal nemico, profittando di ogni circostanza.

(l) -Vedi D. 59. (2) -Riferimento errato: non è stato rinvenuto il T. con la comunicazione di cui si parla.
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IL PRESIDENTE DELLA SOTTOCOMMISSIONE AFFARI GENERALI DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, LIBERATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. s. uu. 24531/AG. Torino, 26 dicembre 1941 (per. il 29).

Seguito ns. del 23 corrente n. 24329 AG (1). Si rimette, qui unito, copia del rapporto n. 29510/Pr. in data 25 corr., rimesso dall'Ecc. il Presidente al Comando Supremo.

Al rapporto è allegato il memorandum presentato dalla Delegazione francese di Wiesbaden alla C.T.A. il 21 corr., e l'esposto verbale fatto, in quell'occasione, dall'Ammiraglio Michelier, Presidente della Delegazione francese presso la C.T.A.

Il rapporto qui unito è stato redatto prima del colloquio del Gen. Vacca Maggiolini col Duce, avvenuto ieri 25 corr. (2).

p. -175 e G. CIANO, Diario 1939-1943, Milano, Rizzol!, 1946, p. 571.

ALLEGATO

IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, VACCA MAGGIOLINI, AL CAPO DI STATO MAGGIORE GENERALE, CAVALLERO

R. 29510/PR. Torino, 25 dicembre 1941.

Faccio seguito al mio foglio n. 29334/Pr del 22 dicembre (l) trasmettendo:

l. copia dell'esposto verbale fatto dall'~tmmiraglio Michelier alla seduta del 21 dicembre c.a. (all. l);

2. copia del « memorandum » presentato dallo stesso ammiraglio dopo l'esposto verbale (all. 2).

In sostanza, la Francia intende subordinare ogni decisione sulle questioni in esame (fase I/A del primo stadio del protocollo di Gardone) (2) al preventivo raggiungimento di accordi politici.

Di conseguenza le trattative sono state sospese; la C.T.A. ha rimesso il memorandum all'O.K.W., le questioni in esame sono presso a poco al punto in cui erano il luglio scorso quando vennero interrotte a seguito di analogo atteggiamento francese.

* * *

Tutto questo non sorprende certo questa Presidenza, la quale a più riprese, e con insistenza, ha fatto presente alla C.T.A. che il metodo da essa voluto seguire -e non condiviso dalla C.I.A.F. -non avrebbe portato alle conclusioni desiderate.

Nel corso della seduta del giorno 21 è stato fatto rilevare dal rappresentante italiano che, mentre le trattative sono a tre, il memorandum contiene invece questioni che concernono unicamente i rapporti Germania-Francia, e precisamente questioni economichepolitiche relative essenzialmente alla Francia occupata. Nel memorandum stesso si parla dell'incontro di St. Florentin tra il Maresciallo Goering e il Maresciallo Pétain, e non si fa il minimo accenno all'Italia e all'incontro conte Ciano-Ammiraglio Darlan (3).

L'Ammiraglio Michelier ha risposto spiegando come nel corso delle predette riunioni di Wiesbaden si sia determinata una superficie di attrito esclusivamente franco-tedesca in quanto verteva sull'applicazione del protocollo di Parigi (28 giugno 1941) (4). Per questa ragione il memorandum odierno è da considerarsi diretto esclusivamente alla parte tedesca ed è stato comunicato soltanto a titolo di informazione, e per cortesia, alla parte italiana.

Ed anzi l'Ammiraglio ha voluto sottolineare che in questi ultimi tempi i rapporti tra Italia e Francia hanno assunto un aspetto molto soddisfacente. In sintesi, con l'avvenuta sospensione delle trattative a tre, restano pur sempre da definire:

a) la questione della cessione del tonnellaggio mercantile;

b) la questione dei rifornimenti in Libia, via Tunisi.

La prima potrebbe essere eventualmente risolta per via ultimativa usando del diritto al risarcimento per le navi francesi che hanno mancato all'obbligo di autoaffondamento intimato da parte delle Commissioni di armistizio, e non mai effettivamente respinto dal Governo francese, che si è limitato a muovere obiezioni su questioni di dettaglio. Ma il momento non appare opportuno per fare questa intimazione.

La seconda invece esula dai rapporti armistiziali. Un mezzo di pressione potrebbe essere esercitato respingendo ogni nuova richiesta francese e ritirando eventualmente

(-4) Vedi serie IX, vol. VII, DD. 142, 184, 295.

alcune delle concessioni fatte. Ma questo sistema offre scarse probabilità di efficacia e può avere dannose ripercussioni sul morale delle forze armate francesi; e perciò è da scartarsi.

In pari tempo restano pure sospesi i rafforzamenti militari che C.T.A. e C.I.A.F. stavano per concedere in A.O.F. e in Nord Africa; la C.T.A. ha però rappresentato all'O.K.W. come non convenga rinviare ulteriormente le concessioni per l'A.O.F., per le note ragioni di precarietà dei rapporti marittimi con quel territorio. E la C.I.A.F. condivide questo parere.

* * *

Esposta così la situazione, ogni ulteriore intervento per la prosecuzione delle trattative, ricade nella competenza dei Comandi Supremi e dei Governi.

Il punto di vista francese è il solito, e ben noto da tempo.

La Francia per stabilire la «collaborazione» in funzione della quale potrebbero essere cedute le basi tunisine desidera:

a) risolvere alcune questioni economico-politiche franco-tedesche (riduzione delle spese di occupazione e delle somministrazioni in natura per le truppe di occupazione, restituzione dei dipartimenti del Nord al complesso amministrativo francese, restituzione dei prigionieri, aumento del contingente carburante e carbone, alleggerimento del regime della linea di demarcazione, ecc.);

b) uscire possibilmente dal regime armistiziale vero e proprio per entrare in un regime che potrebbe chiamarsi « preliminare » di pace.

Il punto a) riguarda la Germania, ed è quello a cui si riferisce il memorandum di cui si è qui parlato il punto b) riguarda Germania e Italia e coinvolge alte questioni politiche e militari.

Da quanto si può arguire, raccogliendo notizie presso la C.T.A., è da ritenere che il Ftihrer non sia propenso ad accogliere i desideri francesi. Certo è che se accordi politici non verranno raggiunti tra Francia e Asse, le trattative militari in discussione non avranno, con ogni probabilità, alcun esito.

In attesa di decisioni superiori, la C.I.A.F. sta -come noto -attivando per proprio conto quei rifornimenti in Libia, via Tunisia, che è possibile realizzare, e per i quali il Governo francese -occorre avvertirlo -dimostra buona volontà nei nostri riguardi.

ALLEGATO I

ESPOSTO DELL'AMMIRAGLIO MICHELIER

Après avoir, à plusieurs reprises, pris contact dans le courant de Novembre, !es trois Gouvernements Allemand, Italien et Français ont convenu de régler par une négociation tripartite diverses questions en suspens. Parmi celles-ci, comme le mentionne la lettre 2508/41 du 24 Novembre 1941 du Général Vogl, convoquant la Délégation Françai.sc, figurait essentiellement l'examen des voeux français tendant au renforcement des moyens de défense des territoires français d'Afrique.

Les deux premières séances ont eu lieu le 27 Novembre et le 6 Décembre. Dès le début, les pourparlers ont été placés, suivant les déclarations mèmes du Colone! Bohme, en marge de l'application de la Convention d'Armistice, ce qui permettait aux représentants français d'exposer en toute clarté leurs arguments pour arriver à « négocier un accord » acceptable pour les deux parties.

Dans cet esprit, les représentants français se sont constamment efforcés de traiter chacun des points en cause avec le désir d'aboutir, et ils avaient l'espoir de trouver une solution satisfaisante, malgré les difficultés rencontrées en cours de route.

Une de ces difficultés réside dans le partage de la négociation en tranches successives, chacune étant subordonnée à l'achèvement de la précédente, suivant la méthode de travail fixée par le Colone! Bohme. Il ne saurait échapper, en effet, que seuls Ies négociateurs allemand et italien connaissent l'ensemble des tranches, alors que les représentants français l'ignorent.

Cette situation laisse peser ainsi sur les pourparlers une inconnue, qui n'est pas un élément favorable à l'heureux aboutissement de la négociation.

La Représentation française a pris connaissance du memorandum allemand du 6 Décembre indiquant les satisfactions que, du còté des Puissances de l'Axe, on serait disposé à accorder pour la défense de l'A.O.F.

Elle ne peut dissimuler la déception que lui a causée la lecture de ce document. Comme elle l'a exposé à chaque séance, la défense de l'A.O.F. est si pauvre en moyens de combat modernes qu'une attaque ennemie ne pourrait etre contenue que pendant une courte période. Sans entrer dans des détails, on peut affirmer que les moyens énumérés dans le memorandum du 6 Décembre n'améliorent pas, d'une façon appréciable, cette situation dangereuse, alors que son amélioration était, ainsi qu'il a été exposé ci-dessus, une des raisons memes des entretiens en cours.

Bien que le Colone! Bohme ait soutenu un point de vue tout à fait différent, le danger subsiste pour nos colonies, après camme avant l'e>ntrée en guerre des Etats-Unis. Des menaces toutes récentes, qui seraient suivies d'effet si l'exécution du Protocole était poussée plus avant, confìrment ce danger.

Le 12 décembre, le Colone! Bohme a imprimé aux négociations un caractère nouveau en plaçant la discussion sur l'unique terrain du Protocole de Paris, et, en meme temps, sur le plan de la politique générale.

Je lui en ai fait alors la remarque dans les termes suivants: Les propositions formulées par le Colone! Bohme constituent un élément tout à fait nouveau dans la discussion. Par leur importance, elles débordent le cadre principal fixé pour la négociation. Elles doivent etre nécessairement soumises à l'examen du Gouvernement Français et il n'est pas possible de préjuger de la décision que prendra celui-ci. « La question est en effet passée sur un pian de politique générale, qui est affaire de Gouvernements beaucoup plus qu'affaire de Délégations ». Ainsi, je me suis trouvé dans l'obligation de faire part à mon Gouvernement du changement constaté dans les négociations, au cours desquelles était de plus en plus fréquemment évoquée la position qu'il avait été amené à prendre le 28 Juillet et le 8 Aoiìt. Le point de vue du Gouvernement Français, en cette circonstance, est exprimé ci-après.

ANNESSO li

MEMORANDUM

21 décembre 1941.

(l) -Non pubblicato: necessità di un accordo nel campo politico con la Francia; con convenienza per l'Asse d! un perdurare del «modus vivendi » franco-americano. (2) -Per tale colloquio si veda U. CAVALLERO, Comando Supremo, Bologna, Cappell1, 1948, (l) -Non pubblicato: relativo alle trattative a tre di Wiesbaden. (2) -Vedi serle IX, vol. VII, D. 575. (3) -Vedi rispettivamente serie IX, vol. VII, DD. 830. 845.
1

L'évolution des pourparlers de Wiesbaden et les déclarations faites au cours de la séance du 12 décembre par les représentants Allemands et Italiens tendent à faire passer la négociation du plan strictement technique et militaire sur le plan de la politique générale.

Sans doute ne s'agit-i! toujours que de l'exécution des clauses du Protocole de Paris, adaptée, en principe, aux possibilités du moment. Toutefois, les négociateurs allemands ont souligné que la bonne volonté du Gouvernement Français en la matière témoignerait de l'orientation générale qu'il entend donner à sa politique.

Le Gouvernement Français ne songe pas à s'élever contre une telle remarque. Bien au contraire, il estime que les divers arrangements qui pourront etre pris dans le domaine militaire doivent s'inserire dans un cadre politique nettement défini.

Telle est d'ailleurs la thèse qu'il a toujours soutenue. Il croit devoir insister encore une fois, de la façon la plus pressante, sur le fait que le Protocole de Paris, camme le spécifie sans ambage son préambule, a été établi et signé «dans le cadre de négociations politiques en cours ». Il ne s'est jamais départi de cette conception fondamentale et ne s'est engagé, fort loin déjà, dans l'exécution du Protocole, au prix de certaines

conséquences douloureuses, qu'avec la certitude de recevoir des satisfactions parallèles dans l'ordre politique ou économique. Son attente, sur ce point, n'a pas été réalisée jusqu'ici. C'est ainsi, par exemple, que le projet d'accord sur une réduction des frais d'occupation, qui avait fait l'objet de deux lettres les 3 et 21 Juillet, entre les Délégations Allemande et Française pour l'Economie, n'est jamais entré en application.

Le Gouvernement Français reconnait bien volontiers que la plupart des engagements pris par le Haut Commandement Allemand dans la Partie II du Protocole ont été tenus. Il a lui-méme d'ores et déjà satisfait à plusieurs de ses propres engagements. Il déclare à nouveau qu'on ne saurait, en toute équité, en exiger de lui l'exécution intégrale sans tenir compte du cadre politique dans lequel il était assuré de les avoir souscrits et qui n'existe pas encore.

11

Le Gouvernement Français, ainsi qu'il n'a cessé de le répéter et de le prouver depuis un an, demeure entièrement acquis à une politique de collaboration avec le Reich Allemand. Il reste persuadé, de plus, et il s'estime fondé à croire que telle est bien aussi la conception allemande, que sa collaboration avec l'Allemagne ne peut correspondre à une attitude de perpétuelle et totale soumission, mais que, méme dans la situation résultant pour la France de la défaite militaire dont elle ne songe pas à nier !es conséquences, un véritable régime de collaboration ne s'établit que par une série de concessions mutuelles.

Le Gouvernement Français ne croit pas que, vue sous cet aspect, cette collaboration puisse se réaliser sans qu'un plan d'ensemble soit établi, embrassant à la fois !es domaines politique économique et militaire, et il lui semble que des conversations fragmentaires, entamées et poursuivies en l'absence de tout plan de ce genre, conduiront malaisément à des résultats substantiels et satisfaisants pour !es deux parties.

Au cours de la récente entrevue de Saint-Florentin, le Maréchal de France, Chef de l'Etat, a suggéré au Reichsmarschall Goering l'établissement d'un te! pian et il lui est apparu que le Reichsmarschall ne refusait pas son acquiescement à cette proposition. Le Gouvernement Français a méme pensé depuis lors que l'appel à Berlin du Général Juin apportait un précieux témoignage à l'appui de cette impression.

111

Après avoir ainsi rappelé sa position de principe quant à l'exécution du Protocole de 28 Mai, le Gouvernement Français tient à marquer que sa déception de voir ajournée l'ouverture des négociations politiques qui devaient encadrer les engagements souscrits par lui, ne l'a pas empéché de s'engager dans la voie des réalisations, afin d'affirmer nettement toute sa bonne volonté.

C'est ainsi, pour parler seulement de la Partie II du Protocole, qu'il a consenti à la vente de camions et de matériel d'artillerie lourde; c'est ainsi encore qu'il ne s'oppose pas à la cession de tonnage maritime, dont il demande seulement que la quantité soit discutée en fonction de ses possibilités et des risques qu'il court, et bien que le Protocole envisage un affrétement et non une cession; c'est ainsi enfin qu'il consent au transit à travers la zone libre de son territoire d'un nombre important d'embarcations de combat.

Bien plus, il vient d'accepter de prélever sur !es stocks d'Afrique du Nord, contre restitution effectuée en France, une appréciable quantité d'essence-auto et d'essenceavion au bénéfice de l'Afrika-Korps, donnant ainsi, de son désir de compréhension, une preuve d'autant plus manifeste qu'il n'y était tenu par aucun texte contractuel.

Le Gouvernement Français se refuse à penser qu'il doive renoncer à l'espoir de rencontrer chez ses interlocuteurs une égale compréhension quant à ses difficultés et aux risques qu'il court. Il lui a paru pourtant qu'au cours des pourparlers de Wiesbaden, ces difficultés et ces risques étaient volontiers minimisés.

A cet égard si, comme il persiste à l'espérer, !es négociations étant au préalable replacées dans leur cadre politique, la discussion se poursuit à propos du transit à travers la Tunisie, il tient à déclarer que, dans la situation politique actuelle, ce transit devra rester rigoureusement camouflé. Il est formellement avisé, en effet, que l'utilisation par l'Axe d'une des bases françaises d'Afrique entrainerait, de la part du bloc anglo-saxon, une réaction immédiate dirigée par !es Etats-Unis con tre toutes nos possessions.

Ce fait, à lui seul, apporte une démonstration nouvelle que, de toutes parts, des considérations d'ordre politique s'enchevetrent étroitement avec les considérations d'ordre militaire et qu'il est vain de prétendre les dissocier.

IV.

Le Gouvernement Français espère fermement que l'exposé qui précède retiendra toute l'attention du Gouvernement du Reich et que celui-ci ne s'opposera pas à réintégrer les pourparlers de Wiesbaden dans un pian général de négociations, permettant d'asseoir la politique de collaboration désirée par les deux parties sur de bases sumsamment larges et stables.

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L'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 12312/851-852 R. Tokio, 27 dicembre 1941, ore 6 (per. ore 20,30).

Ho chiesto a Togo suo pensiero circa presumibili intenzioni sovietici nei riguardi Giappone. Mi ha risposto che per il momento Governo di Mosca non dava segni di voler modificare situazione creata col patto neutralità (1). Coll'occasione ha tenuto a smentirmi voci che qui ed altrove hanno insistentemente circolato in questi ultimi tempi di un'azione giapponese intesa favorire pace separata fra Asse ed U.R.S.S. Ha aggiunto che a suo avviso situazione generale non offriva molte speranze di successo per un'azione del genere. Ma ho avuto netta impressione che questa sua dichiarazione fosse piuttosto una interrogazione. Togo mi ha chiesto infatti quale mi risultasse essere in proposito pensiero del Governo fascista e se potessi fornirgli qualche generica indicazione circa direzione presumibile della futura ripresa delle operazioni militari sul fronte russo. Gli ho risposto in base agli elementi di cui dispongo, mettendo in particolare rilievo importanza decisiva dei futuri sviluppi del conflitto nei riguardi settore Mediterraneo orientale per quanto concerne futuri assetti europei ed asiatici.

Interrogativi postimi da Togo, come sondaggi che è presumibile egli abbia fatto fare a Berlino come a Roma, ritengo rispondano alla poco chiara visione che qui si ha della portata della stasi attuale operazioni militari in Russia e nel tempo stesso dei precisi scopi e limiti che, nei riguardi dell'U.R.S.S., sono nei piani di Berlino e del Comando Supremo tedesco.

Per spiriti eminentemente realistici, quali sono i giapponesi, campagna di Russia, coll'immensità territorio che è dinanzi linee tedesche, non ha un ben chiaro punto di arrivo. Togo, che è stato di recente Ambasciatore a Mosca, trova quindi motivo pe,r seguire note tendenze mediatrici di Matsuoka e per far balenare possibilità di un eventuale intervento nipponico fra Asse ed

U.R.S.S. Un ,successo, egli mostra di ritenere, dovrebbe servire evitare pericolose incognite dell'azione tedesca in Russia, garantire sicurezza Giappone e finalmente assicurare sospirato collegamento fra Asse e Giappone. Comunque sondaggi di Togo mirano ad accertare che attuale stasi operazioni in Russia non sia per offrire eventuale occasione ad un diretto compromesso fra Asse ed U.R.S.S., mentre Giappone è già così fortemente impegnato nel sud e d'altra parte non è garantito nel caso russo né dal Tripartito né dall'Accordo di Berlino dell'll corrente (1).

Non escluderei che nel frattempo -secondo da fonte confidenziale mi viene riferito, si starebbe qui lavorando -Giappone non cerchi ottenere dall'U.R.S.S. una qualche pubblica e formale dichiarazione che confermi reciproche situazioni Paciftco.

(l) Vedi serle IX, vol. VI, DD. 899 e 900.

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L'AMBASCIATORE A RIO DE JANEIRO, SOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 12329/455 R. Rio de Janeiro, 27 dicembre 1941, ore 21,20 (per. ore 7,35 del 28).

Presidente Vargas mi ha fatto ripetere nella maniera più esplicita che « solidarietà » Brasile con Stati Uniti va interpretata come puramente « platonica >>: mi ha fatto inoltre assicurare che egli non è disposto ad andare più lontano nella collaborazione attiva con gli Stati Uniti.

Ha qui prodotto molta impressione dichiarazione ufficiale (che poteva essere agevolmente evitata) di «neutralità» del Brasile nel conflitto fra la Gran Bretagna e Giappone. So che Ambasciatore degli Stati Uniti ha manifestato più grande sorpresa e dato segni di nervosismo per tale dichiarazione cui è stato attribuito significato, se non di passo indietro, per lo meno di <<messa a punto» della posizione giuridica e diplomatica assunta dal Brasile.

In contrasto, tuttavia, con le assicurazioni date, e con gesto sopra riferito, stanno seguenti fatti:

!O) Per espresso ordine governativo viene intensificata più violenta campagna di stampa locale e radio contro paesi Tripartito, e si fa anche luogo ad una vera e propria preparazione dell'opinione pubblica ad una collaborazione meno platonica fra Brasile e Stati Uniti d'America.

2°) Ogni giorno vengono adottati nuovi provvedimenti che limitano vita spirituale nostra collettività. Sospese nostre radiotrasmissioni, vietati bollettini notiziari diramati da Consolati, repressa ogni nostra libertà di parola nostri giornali ed esercitata censura più assurda sui notiziari Stefani, Domei e Transoceanica.

3°) Senza neanche avvertire Rappresentanti diplomatici è stato vietato Consoli « potenze totalitarie » (sic) chiedano e ricevano telegrammi in cifra

e altrettanto per Addetti Navali, Addetti Aeronautici delle Potenze non americane.

In conclusione nella politica del Brasile due direttive si possono scorgere: quella sostanzialmente neutralista del Presidente della Repubblica e quella interventista del Ministro degli Affari ESTERI,

È mio convincimento che la seconda, col prolungarsi della guerra, è destinata a prevalere.

(l) Vedi serie IX, vol. VII, D. 851.

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IL MINISTRO A LISBONA, FRANSONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 12341/3646-3647 R. Lisbona, 27 dicembre 1941, ore 22,55 (per. ore 20,45 del 28).

Stato odierno questione Timor.

Secondo dichiara questo Ministero Esteri sono tuttora in corso trattative che si svolgono a Londra. Governo portoghese ha chiesto senz'altro ritiro truppe alleate di occupazione assicurando rinforzare in cambio guarnigione portoghese Timor (attualmente composta 300 uomini) per meglio garantire neutralità quel territorio. Rinforzi portoghesi come stesso Presidente Salazar ha accennato a colleghi questo Corpo Diplomatico, partirebbero da Lourenço Marques non appena possibile. Richiesta portoghese nei termini di cui sopra non risulta però sia stata fino ad oggi accettata da Governo britannico che cercherebbe far valere altre soluzioni onde in realtà mantenere controllo su territori portoghesi. Risultandomi da buona fonte portoghese che ad ogni modo contingente destinato a Timor non potrebbe partire da Lourenço Marques che nel mese di marzo p.v., ne ho tenuto parola a questo collega del Giappone che mi ha dichiarato non aver Tokio alcuna fretta, dato scarso valore strategico isola Timor e operazioni in corso contro Singapore su cui attualmente concentrasi attenzione e attività Giappone. D'altra parte, egli ha aggiunto, come intendesi da testo nota presentata al Governo Lisbona (mio telegramma

n. 3583) (l) forze militari nipponiche interverrebbero senz'altro se in qualsiasi momento dovesse verificarsi alcunché contro nostri interessi colà e sicurezza quei nostri connazionali, che in tutto sono 14 compresi Consoli e Cancellieri che per ora «devono aver pazienza rimanere chiusi nel Consolato».

Stato d'animo in Portogallo può intanto considerarsi così: sentimento anglofilo, se per un momento scosso, ha oggi riguadagnato maggioranza che spera in favorevole soluzione incidente con Londra; stampa, nella linea indicata dal Governo, ha omesso parlare dell'accaduto ed ha attutito i toni, in generale, su ogni questione politica; propaganda britannica cerca istillare ostilità verso Giappone rappresentando pericolo vittoria razza gialla. Ho altra volta detto quali siano tendenze Governo e sua preoccupazione evitare rottura con Inghilterra; Parlamento, come è stato ora osservato, presentasi a maggioranza pro

alleati e così Consiglio di Stato. Signor Salazar, da parte sua, se comprensibilmente afflitto e nello stesso tempo irritato per situazione creata al suo paese dall'Inghilterra ritiene, verosimilmente, doversi tuttavia adattare a quello che, secondo il suo giudizio, considera il meno peggio; e d'altronde non gli sarebbe forse facile agire in modo diverso per le condizioni del Paese e dell'opinione pubblica.

(l) T. 12215/3583 r. del 23 dicembre 1941 ore 22,12, non pubblicato.

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L'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 12328/978 R. Madrid, 28 dicembre 1941, ore 2,45 (per. ore 7,10).

Mio 947 (1).

A proposito progetto Salazar tendente tenere Sud America fuori del conflitto, Serrano mi ha detto che non nutre fiducia nell'efficacia dell'azione ispanoportoghese in tale senso. Spagna, ha precisato Serrano, è troppo lontana da Paesi Ibero-Americani per poter esercitare influenza capace contrastare pressioni anglo-sassoni. D'altra parte, politica di ispanità non ha ancora avuto modo svilupparsi e Governi e partiti politici America Latina sono tutti infeudati a S.U.A. per interessi finanziari e per ragioni ideologiche.

Secondo Serrano atteggiamento predetti Stati dipenderà in gran parte da ciò che faranno Paesi nemici e da andamento conflitto. Egli ritiene tuttavia che, se ostilità dovessero durare a lungo, Nazioni Americane non potranno resistere a pressioni S.U.A. e finiranno per schierarsi definitivamente e apertamente con democrazie.

Ministro degli Affari Esteri ha concluso aggiungendo che Governi Madrid e Lisbona continuano tenersi in contatto per seguire, nello spirito protocollo consultazioni, sviluppi situazione Atlantico.

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L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, FECIA DI COSSATO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER TELESCR. 12331/2359 R. Berlino, 28 dicembre 1941, ore 13,20.

Secondo notizie raccolte stamane negli alti ambienti dello Stato Maggiore germanico forze britanniche sono ieri sbarcate in un fiordo della Norvegia nella regione di Narwick riuscendo mantenervisi.

Dato imponente dispositivo difensivo germanico sulle coste norvegesi tentativo britannico è qui considerato destinato a rapido insuccesso.

(l) Vedi D. 41.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AGLI AMBASCIATORI A BUENOS AIRES, BOSCARELLI, A RIO DE JANEIRO, SOLA, A SANTIAGO, DE ROSSI, E AI MINISTRI AD ASSUNZIONE, TONI, A CARACAS, DI GIURA, A LA PAZ, MARIANI, A LIMA, CAPANNI, A MONTEVIDEO, BONARELLI, E A QUITO, SCADUTO MENDOLA

T. 423/C R. Roma, 29 dicembre 1941, ore 3.

Per Vostra norma personale Vi informo che Cardinale Segretario di Stato Maglione ha di sua iniziativa detto al R. Ambasciatore presso la Santa Sede che -per quanto con le dovute cautele -il Vaticano aveva agito ed agiva in tutto il Sud-America 1n senso favorevole al mantenimento della neutralità (1).

È del resto ovvio l'interesse della Chiesa Cattolica sia a mantenere il continente latino-americano estraneo al conflitto, sia a contrastarne il progressivo asservimento da parte degli Stati Uniti.

È, cioè, questo un terreno ove i nostri interessi e quelli specifici della Santa Sede coincidono perfettamente ed ove potrebbe in conseguenza essere svolta con vantaggio reciproco un'azione concorde e parallela, intesa a raggiungere gli stessi risultati e gli stessi fini.

Tenete presente quanto precede, sopra tutto alla vigilia della Conferenza di Rio, in quell'azione che codesta Rappresentanza svolge per controbattere avverse pressioni nord-americane ed illustrare in codesti ambienti vantaggi mantenimento neutralità. Agite, in questo settore, sempre che Vi parrà opportuno, e possibile, ed ove le circostanze locali lo consentano, anche in collaborazione o d'intesa con codesti ambienti cattolici in genere e con codesti organi vaticani in particolare (2).

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L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, FECIA DI COSSATO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER TELESCR. 12372/2361 R. Berlino, 29 dicembre 1941, ore 19,40.

Mio telegramma n. 2359 (3).

Tentativo di colpo di mano britannico in Norvegia si è 'svolto nella regione del Westfjord e del Nordfjord. Piccole unità da guerra ed alcuni piroscafi hanno sbarcato alcune centinaia di soldati che dopo aver sopraffatto una piccola guarnigione germanica si sono reimbarcati sotto violenta reazione delle arti

Per le risposte di Sola, Scaduto Mendola, Toni e Bonarelli, vedi DD. 77, 93, 90, 91. Altre risposte non risultano pervenute.

glierie da costa portando seco alcuni prigionieri nonché alcuni civili norvegesi.

Analogamente alle precedenti anche questa operazione britannica mira evidentemente a mantenere desta l'agitazione anti-germanica piuttosto vivace tra la popolazione civile norvegese.

(l) -Vedi D. 49. (2) -Nel dare comunicazione ad Attol!co di questo telegramma Ciano aggiunse: «Con riferimento a quanto il Cardinale Maglione ebbe a dirVi qualche giorno fa sull'azione in corso da parte della Santa Sede per il mantenimento della neutralità nell'America Latina, potete, nella forma che riterrete migliore, fare cenno di quanto precede al Cardinale Segretario di Stato. Lascio a Voi giudicare se convenga sottolineare l'opportunità che da parte Vaticana tale azione sia rafforzata e intensificata in questi giorni che ancora ci separano dalla Conferenza di Rio, fissata, com'è noto, per il 15 gennaio prossimo» (T. 424 r. del 29 dicembre 1941, ore 8).

(3) Vedi D. 73.

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L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, FECIA DI COSSATO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. 12379/2363 R. Berlino, 29 dicembre 1941, ore 19,20.

Situazione militare fronte russo a quanto risulta sembra essersi in questi ultimi giorni alquanto aggravata. Le forze sovietiche che si limitavano fin'ora seguire movimento di riassetto delle truppe germaniche con lentezza e cautela sembrano avere preso iniziativa di forti attacchi. La pressione è particolarmente forte nel settore Leningrado; al centro nei settori Rjef Kaluga Kursk e Karkow. Linea di resistenza prevista dall'Alto Comando tedesco (telegramma di questa Ambasciata n. 2348) (l) è stata in più punti superata dalle truppe russe. Negli ambienti di questo Stato Maggiore si ritiene sarà opportuno fissare schieramento definitivo su linea più arretrata e cioè su quella tenuta all'incirca prima della offensiva del due ottobre. Settore meridionale attacchi russi per quanto violentissimi sono stati vittoriosamente respinti dalle forze dell'Asse ed è ferma intenzione di questo Alto Comando evitare ulteriori arretramenti. Due delle tre teste di ponte che i sovieti erano riusciti a stabilire in Crimea sono state prontamente eliminate e si prevede imminente la liquidazione dell'ultima presso sud di Kerc.

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L'AMBASCIATORE A RIO DE JANEIRO, SOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 12392/462 R. Rio de Janeiro, 29 dicembre 1941, ore 20,54 (per. ore 7,30 del 30).

Telegramma Circolare 423 (2).

Assicuro sto agendo in conformità. Mi tengo in contatto con Nunzio Apostolico il quale, pur con la cautela derivante dalla speciale situazione Santa Sede, va esercitando ogni possibile azione in senso moderatore.

Segnalo positiva e forte influenza che il Cardinale Leme potrebbe esercitare su Vargas. Incontrerò Sua Eminenza al suo ritorno immediato Rio Janeiro. Una parola a lui personalmente diretta da Roma riuscirebbe di eccezionale efficacia (3).

(l) -Vedi D. 62. (2) -Vedi D. 74. (3) -Nel ritrasmettere ad Attolico questo telegramma aggiunse: «Potrete, nella forma che riterrete migliore e più opportuna e nel quadro delle istruzioni già datevi con telegramma in alto citato, far cenno presso la Segreteria di Stato dell'indubbia efficacia che potrebbe avere, ai fini comuni e nell'attuale fase della situazione, una qualche iniziativa o suggerimento della Santa Sede nel senso prospettato dal R. Ambasciatore a Rio» (T. 137 p.r. del 3 gennaio 1942, ore 8).
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L'AMBASCIATORE PRESSO LA SANTA SEDE, ATTOLICO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER CORRIERE 12366/376 R. Roma, 29 dicembre 1941 (per. il 29).

Il Cardinale Maglione mi ha informato che, secondo una comunicazione fatta dal Ministro d'Inghilterra presso la Santa Sede alla Segreteria di Stato, gli accordi per il rimpatrio dall'Africa Orientale dei civili italiani sarebbero ormai a buon punto. Il Governo italiano avrebbe consentito ad inviare, al più presto, quattro navi per le operazioni di imbarco ed il Governo britannico, da parte sua, accorderebbe a queste navi tutte le facilitazioni possibili per i rifornimenti di viveri e le provviste di combustibile.

La nota britannica aggiunge che, a seguito di questi accordi ed in vista della scarsezza di trasporti terrestri in Etiopia, il trasferimento della popolazione civile italiana dall'interno verso i punti di imbarco è già cominciato.

Il Cardinale Maglione, nel darmi verbalmente notizia di quanto sopra mi ha pregato di raccomandare a titolo puramente personale, di sollecitare, al più presto possibile, l'invio di dette navi perché, egli mi ha detto, l'Inghilterra pare sia in procinto di ritirare tutte le sue truppe dall'Africa Orientale, e la situazione della popolazione bianca potrebbe divenire preoccupante.

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IL CAPO DEL GOVERNO, MUSSOLINI, AL CANCELLIERE DEL REICH. HITLER (l)

L. P. (2). Roma, 29 dicembre 1941.

Quattro mesi sono passati da quando ebbi la felice occasione di incontrarmi con Voi al Vostro Quartier Generale (3) e da allora molti avvenimenti si sono svolti, sui quali mi sarebbe grato di parlare con Voi.

Ma ve ne sono due di estrema urgenza sui quali mi permetto di richiamare la Vostra attenzione:

Libia. l) La battaglia svoltasi in queste ultime settimane in Cirenaica è terminata senza vinti e vincitori. Noi avremmo certamente vinto, se avessimo potuto trasportare gli uomini e i mezzi necessari per alimentare la battaglia. L'esito della battaglia fu compromesso sul mare, non sulla terra. Gravissima fu la perdita dell'intero convoglio di sette navi il giorno 9 novembre, ma non meno grave fu la perdita di due navi -il giorno 14 dicembre -navi che portavano reparti tedeschi e italiani di carri armati: e furono affondate da un sottomarino nel golfo di Taranto. L'ultimo convoglio di quattro navi è arri

vato, ma per proteggere il viaggio di 20 mila tonnellate abbiamo impiegato 100 mila tonnellate di navi da guerra. Ciò impone un tale consumo di nafta da renderei ormai proibitiva l'alimentazione della semplice resistenza in Tripolitania, se non ci apriremo la via di Tunisi che sotto questo aspetto è infinitamente più economica (1).

2) Nel momento in cui vi scrivo, non è dato conoscere le intenzioni del nemico. Si contenterà del successo ottenuto e data la situazione in Estremo Oriente si limiterà a rafforzarsi, oppure tenterà di sfondare il nostro nuovo schieramento -appena imbastito -per puntare su Tripoli? (2).

3) Per evitare i pericoli che si profilano, per permetterei di garantire la Tripolitania e di riprendere l'iniziativa, il problema delle basi tunisine è assolutamente fondamentale (3).

4) Non ho bisogno di illustrarvi gli enormi vantaggi che verrebbero all'Asse dalla utilizzazione completa delle basi tunisine. Io affermo che la situazione strategica dell'Asse verrebbe capovolta. Mentre il nostro traffico di uomini e di armi sarebbe quasi indisturbato, il traffico nemico sarebbe letteralmente strozzato. Le conseguenze di ciò sarebbero incalcolabili, come incalcolabili sarebbero le conseguenze della perdita della Tripolitania.

5) Non vi sono che due vie per raggiungere il nostro scopo che è quello di potere liberamente disporre delle basi francesi in Tunisia: o la via degli accordi o quella della forza.

6) Naturalmente bisogna fare tutto il possibile per realizzare ciò, attraverso un accordo. La Francia non darà nulla per nulla. Chiederà delle contropartite in sede di armistizio e certe facilitazioni (4) di ordine militare per difendersi. Credo fermamente che il gioco valga queste candele. Attraverso le basi tunisine noi potremmo portare in Africa tutte le forze necessarie per riprendere la marcia verso l'Egitto e per eventualmente cooperare con la Francia di fronte a rappresaglie anglo-americane nel Marocco francese. Se i francesi respingessero qualsiasi accordo -anche il più generoso -io vi dichiaro, Ftihrer, che preferisco portare le mie divisioni corazzate in Tunisia, piuttosto che vederle sparire in fondo al mare sulla rotta di Tripoli. In tesi generale io penso che bisogna trovare il modo di chiarire l'atteggiamento della Francia nei nostri riguardi.

Sarò lieto, Ftihrer, di conoscere le vostre idee in proposito.

Ora con un solo porto, sarà difficile alimentare le nostre truppe sulla difensiva, ma impossibile preparare una contro-offensiva». Nella copia dell'originale spedito questo paragrafo è stato soppresso e di conseguenza sono stati scalati i numeri dei punti seguenti.

p. -158. (-4) In precedenza era scritto «garanzie », poi corretto in «facilitazioni ».

Balcania. Bisogna prima della primavera eliminare ogni focolare di rivolta. Altrimenti corriamo il grave rischio di avere un supplemento di guerra balcanica nel 1942. La prima zona da pacificare è la Bosnia, poi la Serbia e il Montenegro. Le operazioni devono essere condotte con decisione estrema e devono condurre al disarmo effettivo e totale delle popolazioni, unico mezzo per evitare sorprese nel futuro. Qui è necessaria la collaborazione delle nostre forze armate -su un piano comune -in modo da evitare dispersione di energie e di ottenere il risultato voluto, col minimo impiego necessario di uomini e armi.

Avrei, Fiihrer, altre cose da esporvi, in un rapido giro di orizzonte. Ma sarà per una prossima volta.

Voglio dirvi soltanto che l'assunzione da parte vostra del diretto comando dell'Esercito è stata perfettamente compresa in Italia e avrà -io credo ottime conseguenze. Nonostante le privazioni e l'inverno, la Stimmung del popolo Ualiano è buona (l) e si prepara per il 1942 allo sforzo che sarà richiesto dalla situazione.

Vogliate, Fiihrer, credere al mio profondo cameratismo e ricevere i miei cordiali e amichevoli saluti.

(l) -Ed. in Hitler e Mussolini, Lettere e documenti, Milano, Rizzoli, 1946, pp. 116-118. (2) -Minuta autografa. La lettera, su carta intestata del Comando Supremo, fu inviata 3 Berlino tramite l'addetto militare tedesco, von Rintelen. (3) -Vedi serie IX, vol. VII, D. 511. (l) -Questa frase non figura nella minuta autografa, ma solo nella copia dell'originale spedito, che Mussolini ha firmato. (2) -La minuta autografa prosegue in questo modo: «3) -Anche ammesso che il nemico non abbia in mente l'obiettivo di Trlpoli la situazione delle nostre truppe è molto delicata. La situazione è sintetizzata in queste parole: non disponiamo che di una base quella di Tripoli e non potremo d'ora innanzi utilizzare che una sola rotta -quella di ponente -che data la vicinanza di Malta è la più pericolosa. (3) -Su tale questione, il capo di Stato Maggiore Generale, Cavallero, aveva già presentato il 3 dicembre 1941, un progetto di lettera da inviare a Hitler cui Mussolini non aveva però dato seguito. Il testo di tale progetto è conservato nell'Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito. Cavallero fa un cenno al suo contenuto in Comando Supremo, cit.,
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IL CANCELLIERE DEL REICH, HITLER, AL CAPO DEL GOVERNO, MUSSOLINI

L. P. (TRADUZIONE) (2). Quartiere Generale del Fiihrer, 29 dicembre 1941 (3).

L'inizio dell'anno nuovo mi dà l'occasione di indirizzarvi questa lettera la quale, accanto ad uno sguardo retrospettivo sugli ultimi mesi trascorsi e ad un giudizio sulla situazione come io la vedo oggi, deve anzitutto trasmettervi i miei più cordiali auguri per l'anno che viene. Sono gli auguri di un uomo il cui destino personale, come quello del suo popolo, sono così strettamente collegati col Vostro e con quello dell'Italia fascista che veramente anche in avvenire non si potrà parlare che di un'unica gioia e di un unico dolore.

Per quanto dura sia stata la decisione che io ho dovuto prendere lo scorso anno e per quanto difficile possa anche essere stata, in particolare, la sua effettuazione, io ringrazio tuttavia, alla soglia del nuovo anno, la Provvidenza che mi ha fatto trovar la forza per questa decisione che è stata la più dura della mia vita. Soltanto ora sono completamente consapevole dello spaventoso pericolo nel quale si trovavano non soltanto il Reich germanico, ma anche l'intera Europa. Se ancora questa volta si è potuta evitare la minacèia di annientamento del nostro Continente, ciò è veramente accaduto all'ultimo minuto.

Io posso ormai, Duce, rappresentarVi del tutto brevemente la situazione al fronte orientale così come essa è e così come la vedo per l'anno che viene. La lotta in oriente ha trovato un avversario che, da parte sua, stava

9 -Documenti diplomatici -Serle IX -Vol. Vlll

provvedendo ad effettuare gli ultimi concentramenti dei suoi Immensi mezzi di attacco contro la Germania ed anche contro l'Europa. Ciò nonostante si è riusciti ad abbattere questo potentissimo organismo militare, in parte ad annullarlo, in parte a dissolverlo, ed in ogni caso a d[sarmarlo nella più grande misura.

Se la lotta non è venuta ad una decisiva conclusione ciò non è dipeso dalla insufficienza del comando o da mancanza delle truppe alleate, e neppure dalla vastità dello spazio, ma esclusivamente dalle sfavorevoli condizioni atmosferiche che, sui sei mesi necessari per l'offensiva ci ha[nno] condannato praticamente a più di tre mesi di quasi completa immobilità.

Quando io feci iniziare l'ultima offensiva contro la zona di Donez, contro Mosca e attraverso Tichwin, sarebbe stato sufficiente avere altri otto o dieci giorni di tempo secco; non vi è dubbio che in tal caso non soltanto sarebbe caduta nelle nostre mani tutta la zona del Donez, ma anche Mosca sarebbe stata conquistata. Parimenti, non ho alcun dubbio che anche l'attacco di Tichwin, al tergo del fronte russo di Wolcow, avrebbe condotto ad un successo. Fu in questo momento che sopravvenne di nuovo la stagione fangosa che già con la sola paralisi dei rifornimenti impedì la prosecuzione dell'attacco. Quando poi sembrò finalmente essere sopraggiunto di nuovo un breve periodo asciutto, si verificò quel cambiamento di clima che ci portò nel settore settentrionale e centrale fino a temperature notturne di quasi oltre 38 gradi sotto zero. In queste circostanze non si poteva più pensare ad una prosecuzione dell'attacco sul fronte orientale. Uomini, animali e materiali dovettero cedere, e ciò costrinse alla decisione definitiva di sospendere l'offensiva e di passare, per l'inverno, ad una guerra di posizione che risparmiasse le forze. Era naturale che questo passaggio dall'offensiva alla difensiva non poteva essere compiuto sulle linee che le truppe avanzate avevano raggiunto in parecchie Jocalità del fronte. Non soltanto perché con ciò si sarebbe avuta una insopportabile lunghezza nel fronte, ma anche in considerazione dell'ammassamento delle formazioni germaniche determinato in alcuni punti di attacco dall'offensiva e, quindi, per la debolezza di altri grandi settori nei riguardi di una possibile difesa.

Io ho quindi ordinato di andare progressiv,amente su posizioni che, in conseguenza del loro carattere rettilineo, come pure della loro maggiore vicinanza alle nostre basi di approvvigionamento, consentono non soltanto di tenere il fronte per la durata dell'inverno, ma di economizzare lentamente quelle forze che sono necessarie per la ripresa dell'offensiva nella prossima primavera e debbono quindi esser trattate con cura. Che questo allineamento deJ fronte sia stato straordinariamente difficile e lo sia ,in parte anche ora, dipende semplicemente, da un lato, dalle gigantesche distanze, come pure, dall'altro, dalla difficile situazione dei trasporti. A prescindere da ciò io mi sono tuttavia deciso ad effettuare le previste ritirate sulla più corta linea di difesa, anche colà dove si tratta solamente di pochi chilometri, sempre però sostanzialmente combattendo. Che il russo nelle ultime settimane si sia valso per attaccarci di tutto ciò che egli ha potuto faticosamente racimolare di nuovo impiego, ciò sarà per la prossima primavera una grande fortuna per quanto presentemente possa talvolta sembrare sgradevole. Poiché con i suoi attacchi, anche colà dove noi ora ancora cediamo, esso guadagnerà solamente pochi chilometri di spazio, mentre perderà formazioni su formazioni. Io spero quindi fermamente essere in primavera nuovamente a posto con quelle divisioni che effettueranno una vittoriosa ripresa della nostra offensiva fino al definitivo annientamento di questo nemico.

Riassumendo posso fissare i seguenti punti circa il fronte orientale:

l) Per quanto riguarda la Crimea ho ordinato di conseguire ad ogni costo la conquista di Sebastopoli. La caduta della fortezza sarà quindi, secondo la mia persuasione, una questione di breve tempo. Il tentativo di sbarchi di truppe russe presso Kersch, condurrà solamente all'annientamento delle truppe da sbarco e del loro materiale da trasporto. La Crimea sarà con ciò un sicuro pilastro d'angolo del nostro fronte al Sud.

2) Gruppo d'Armate del sud. Qui, in sostanza, è stata raggiunta la presa di possesso di posizioni definitive. Con il ritiro dell'ala destra da Rostov dietro il settore del Miuss, è stato prevenuto ogni pericolo di accerchiamento. Gli ultimi attacchi del nemico sono qui falliti definitivamente da per tutto. Dietro al fronte sono tenute pronte delle divisioni di impiego, specialmente dopo l'arrivo delle formazioni restate libere in Crimea, mentre la messa in libertà delle truppe motorizzate allo scopo di rimetterle in efficienza come anche di completarle con nuovo materiale è già stata, almeno in parte, compiuta. Non soltanto gli ultimi attacchi dei russi, diretti anzitutto contro il corpo italiano sono stati respinti, ma si è anche, in parte, risposto ad essi con eccellenti contrattacchi che hanno portato ad un ulteriore miglioramento e cioè all'accorciamento della nostra linea di fronte.

3) Il Gruppo Armate del centro comprendeva le Armate che avevano maggiormente avanzato nell'attacco. Qui si è dovuto anzitutto liberare dal nemico e ritirare entrambe le branche della tenaglia che stava serrando Mosca. Il nemico ha qui impiegato tutte quelle forze che gli è stato possibile di portare dal Volga e dagli Urali come anche dall'Estremo Oriente. Esso ha sofferto nei suoi continui attacchi le più sanguinose e gravi perdite e molte delle sue nuove divisioni sono annientate. Poiché le nostre sostituzioni di truppe sono giornalmente -in media -circa il quadruplo delle perdite, si verifica qui, necessariamente, un sempre più efficace rafforzamento del nostro fronte. Anche qui io spero di essere già tra pochi giorni in quelle linee che saranno tenute come definitive. Perdite di materiale si sono qui verificate soltanto a causa deU'improvviso sopravvenire di una temperatura gelida di 38 gradi, che purtroppo ha reso inservibile un gran numero dei nostri autocarri e trattori per il congelamento dei radiatori. Tutte queste perdite vengono però compensate in breve tempo con i materiali di sostituzione che stiamo inviando nella misura che riteniamo necessaria per l'inverno al fronte avanzato.

4) Il gruppo d'Armate del N ord è già da molte settimane -nella sua parte essenziale -su posizioni immutate, che saranno anche mantenute. Soltanto il gruppo che era destinato ad avanzare attraverso Tichwin verso Wolchowstroj ha ricevuto l'ordine di ritornare sulla sua antica posizione, perché -date le condizioni climatiche da superarsi -non si potrebbe pensare ad una ulteriore prosecuzione dell'attacco. La posizione che ormai è stata colà da ieri definitivamente presa sarà mantenuta in qualsiasi modo. Attendo già fra poco il tentativo dei bolscevichi di stabilire in questa zona un collegamento con Leningrado. Questo tentativo, per il cui respingimento abbiamo preso e continueremo a prendere tutte le predisposizioni, condurrà ad una sanguinosa sconfitta dei bolscevichi. Per quanto si riferisce al nostro gruppo di armate settentrionale ci è già ora riuscito di ritirare dal fronte tutte le formazioni motorizzate e le divisioni corazzate per rimetterle in efficienza e provvederle di nuovo materiale e -se necessario -di tenerle pronte come riserve di impiego.

5) In Finlandia. È sopraggiunta una sospensione delle operazioni, tranne che per l'Armata finlandese, che nella prosecuzione della guerra invernale vede una particolare grande possibilità grazie all'addestramento datole a tale scopo come pure per l'esemplare contegno dei suoi soldati. Io ho ordinato che le formazioni germaniche che si trovano colà vengano in generale poste alle dipendenze dei finlandesi, che ci sono superiori per esperienza.

6) Situazione dei rifornimenti e degli approvvigionamenti. La situazione dei rifornimenti e degli approvvigionamenti migliorerà sempre più nel corso delle prossime settimane per effetto dei numerosi provvedimenti che sono stati adottati. È però inutile che io vi dica, Duce, che questo è un lavoro per il quale non si può essere -in modo assoluto -sufficientemente a punto. Infatti le ferrovie del Reich germanico hanno già in esercizio, in questa zona, oltre 35 mila chilometri di linee ferroviarie il cui rendimento deve essere ancora molto migliorato con numerosi singoli perfezionamenti.

7) Il russo. Negli ultimi mesi il comando dell'Esercito sovietico ha gettato subito nella lotta anche reparti -formati solo da pochi giorni. Esso consuma con ciò tutte quelle truppe organizzate che potrebbero essere gettate contro di noi in primavera. Questo è un giuoco di «banco», che otterrebbe il suo risultato soltanto se esso conducesse ad una disfatta germanica. Ma così verrà nel prossimo maggio-giugno il momento in cui noi con divisioni nuove o riposate e recentemente completate potremo effettuare la definitiva resa dei conti col bolscevismo. A quel momento sarà inoltre perfettamente ordinato l'organismo del traffico e saranno liquidate le bande dei partigiani. Attualmente vanno verso l'est ininterrotti trasporti di nuove divisioni germaniche che prendono posizione e sono destinate a dare il cambio a divisioni consumate dalla lotta. In primavera allora, con la riunione di tutte le forze nei punti più importanti, forzerò in un modo o nell'altro la decisione.

Ma su questi problemi spero, Duce, di potere ancora comunicarVi personalmente i miei concetti nel corso di questo inverno. Tutto sommato credo di potere fissare in conclusione i seguenti punti:

l) Il gigantesco esercito bolscevico ha ricevuto in quest'anno tali inauditi colpi di annientamento che non potrà riaversene mai più né dal punto di vista del personale né da quello del materiale.

2) Al fronte orientale il trapasso dalla guerra di movimento a quella di posizione, sempre difficile di per sé, è da considerarsi in sostanza concluso e quindi riuscito.

3) I preparativi per la prosecuzione della guerra di annientamento in primavera sono in corso.

Ritengo il totale annientamento di questo nemico, Duce, come una delle più decisive premesse per la definitiva vittoria di questa guerra. Vi sono quindi molto grato, Duce, che mi abbiate spontaneamente offerto di impiegare altri due corpi italiani al fronte orientale. Si avrà così la possibilità di costituire una completa armata italiana alla quale, eventualmente, sottoporrò anche le necessarie formazioni tedesche. Mi permetto, però, Duce, già da ora di suggerirvi qualche cosa: e cioè che il trasporto di queste divisioni dovrebbe aver luogo in un momento che fosse ancora anteriore all'inizio dello scioglimento delle nevi perché, con questo ~nizio, sarà impossibile qualsiasi movimento per un periodo da quattro a circa sei settimane.

Ritengo invece necessario di riprendere l'offensiva immediatamente all'ini2lio della stagione asciutta.

Io ho ora nel corso di queste poderose decisioni effettuato alcuni cambiamenti di persone che da un lato sono stati determinati dalla necessità di sottoporre a me direttamente, e senza intermediari, l'esercito come l'elemento più essenziale della lotta, ma anche dalla necessità di mettere in libertà alcuni dei miei più vecchi Feldmarescialli per concedere a loro almeno un breve tempo di necessaria quiete e riposo. Perché tanto il Feldmaresciallo von Rundstedt come anche il Feldmaresciallo von Bock sono fra i miei migliori comandanti. I miei rapporti personali con loro sono basati su un'inequivocabile e fedele devozione. Io stesso li stimo straordinariamente. Però tanto il Feldmaresciallo von Rundstedt che il Feldmaresciallo von Bock erano già nell'anno 1939 entrambi sofferenti. Il Feldmaresciallo von Bock è stato fra la fine dell'offensiva ad occidente e l'inizio della lotta ad oriente gravemente ammalato a letto per dei mesi. Il Feldmaresciallo von Rundstedt che -come il Feldmaresciallo von Bock -è un comandante del tutto eccezionale, si trovava già prima dello scoppio della guerra a riposo ed ha bisogno a qualsiasi costo di un riposo di più mesi per essere nuovamente impiegabile, mentre, nel caso del Feldmaresciallo von Bock io credo che anche poche settimane di distensione renderanno possibile il suo reimpiego. Al posto di questi due uomini sono stati nominati i seguenti ufficiali da me stesso promossi nel corso della guerra a Feldmarescialli GeneraH: il Feldmaresciallo Generale von Reichenau e il Feldmaresciallo Generale von Kluge, che debbono essere contati fra i più qualificati comandanti dell'esercito. Sono comandanti di truppa ed eccezionalmente energici, più che idonei al loro compito.

Ma a prescindere da ciò, Duce, una gran parte del mio Comando Superiore ha assoluto bisogno di riposo in se~uito ai sei mesi di guerra ad Oriente e a una forma di dissenteria che ne è conseguita per lunghi mesi.

Secondo che le circostanze lo permetteranno io invierò alternativamente ora l'uno ora l'altro di quegli Ufficiali in licenza di quattro o sei settimane, per far loro riacquistare quella energia che la primavera richiederà. Il Feldmaresciallo Generale Brauchitsch, che da anni è sofferente di cuore, mi ha da più tempo fatto ripetutamente sapere di aver bisogno assoluto di riposo. Ho aderito ora a tale richiesta tanto più che credo che i preparativi per il passaggio alla guerra di posizione e per la ripresa dell'offensiva in primavera rendano necessario un Comando Centrale e particolarmente energico.

In generale, però, in conseguenza anche dello stato di salute di molti ufficiali superiori, procederò ormai a ringiovanire i Comandi, tanto più che due anni di guerra hanno rivelato talenti di eccezionale portata. Sono infatti deciso a dare la preferenza agli Ufficiali che hanno dimostrato attitudini di comandanti in guerra senza riguardo all'anzianità dell'età o del servizio oppure alla discendenza. Poiché la guerra non deve soltanto uccidere, ma essere rigeneratrice di vita. Sono molto lieto della constatazione fatta che anche nell'esercito -cosi come nell'arma aerea -molti Utllciali relativamente giovani, intrepidi e coraggiosi si sono fatti valere in modo che io posso guardare con la maggiore fiducia all'ulteriore sviluppo delle cose, specialmente per quanto si riferisce alla disponibilità di quadri.

Io sono particolarmente felice del fatto che finora non si è avverato nessun caso in cui uno dei miei alti comandanti o dei Feldmarescialli non si sia dimostrato degno della fiducia in lui riposta.

Non disconosco le difficoltà che sorgeranno di nuovo in Oriente nella primavera prossima. Sono però fermamente convinto che il nuovo anno porterà con sé il crollo definitivo del mostro bolscevico.

Ed ora vorrei esprimere, Duce, il mio punto di vista, sull'Africa Settentrionale. Anzitutto concordo pienamente con voi che i caposaldi di Bardia e sul porto di Sollum debbono essere mantenuti fino a tanto che ciò sia umanamente pensabile. Sono del pari convinto che alla fine riusciremo anche colà a dominare la sorte e ripristinare la situazione. E qui, Duce, l'entrata in guerra del Giappone metterà l'Inghilterra e l'America di fronte a compiti quasi insolvibili. Ritengo escluso che l'Inghilterra possa combattere con successo contemporaneamente su due o tre fronti. Ogni ulteriore afflusso di forze inglesi, che si diriga verso il Mediterraneo, deve essere necessariamente sottratto all'Estremo Oriente, poiché si tratta non tanto di problemi di uomini o di materiali, quanto, ed in prima linea, di trasporti.

Sono felice, Duce, che il continuo aumento numerico dei sottomarini tedeschi mi renda possibile di distaccarne un numero sensibile nel Mediterraneo. Sono convinto che alle nostre forze unite aeree e navali riuscirà alla fine di sprangare definitivamente questo mare per gli inglesi. L'Inghilterra subirà sempre maggiori perdite in navi da guerra ed in tonnellaggio mercantile; mentre invece in Atlantico la guerra non soltanto sarà mantenuta grazie al nuovo affluire di sommergibili germanici che avrà luogo specialmente a partire dal gennaio prossimo, ma troverà il suo naturale potenziamento nell'alleggerimento che ci viene dall'entrata nel conflitto degli Stati Uniti. Guardo in questo colla fiducia più completa nell'avvenire.

In tali circostanze considero, Duce, come cosa della massima importanza che nel Mediterraneo i rifornimenti per la Libia e la Tripolitania vengano organizzati in modo che i piroscafi di grande tonnellaggio trasportino sopratutto carri armati, veicoli ed in genere altri materiali ingombranti, come artiglierie, ecc., mentre i rifornimenti di vettovaglie, munizioni di piccolo calibro -e soprattutto di combustibile -vengano, se mai possibile, assicurati a mezzo di piccole navi e specialmente di navi celeri. Se mi fosse concesso di darVi, Duce, un consiglio, esso sarebbe il seguente: destinate la maggior parte dei vostri sottoma-rini, e sopratutto quelli più grandi, esclusivamente al trasporto dei mezzi di approvvigionamento, combustibile e munizioni. E ciò perché i vostri sommergibili, in virtù specialmente della loro maggiore portata, hanno una capacità di carico molto sul)€riore a quella dei nostri sottomarini, che sono più piccoli. Ciò non toglie che durante la campagna di Norvegia nel 1940 abbia fatto trasportare per settimane e settimane dai sottomarini esclusivamente materiali.

È indifferente con quali mezzi ci si aiuta; decisivo è soltanto che ora si vinca la guerra. I marinai lo fanno a malincuore, perché sembra recar scapito al loro prestigio il dover trasportare conserve, benzina o munizioni invece di siluri.

Ho disposto, Duce, che continuamente nuovi carri armati vengano trasportati a NapO'li per essere inviati al vostro fronte nordafricano. Si tratta essenzialmente di fare affluire mezzi bellici di attacco, e specialmente quelli motorizzati. Se noi provvediamo le nostre comuni forze in Africa delle necessarie armi corazzate e motorizzate, potremo avere in un tempo sorprendentemente breve un cambiamento di scena, che il Signor Churchill forse oggi non sogna neppure. Poiché le linee di rifornimento degli inglesi divengono ormai sempre più lunghe e vulnerabili, specialmente quando l'arma subacquea e quella aerea cominceranno sempre più ad intaccare il tonnellaggio della flotta ingles,e nel Mediterraneo. L'ulteriore meta dev'essere la eliminazione di Malta. Anche qui la situa:ilione cambierà certamente presto.

Del resto il Comando e gli uomini delle formazioni itala-tedesche nell'Africa settentrionale hanno fatto tutto ciò che era umanamente possibile.

Francia: Le condizioni della lotta africana in Tripoli ed in Libia ci riconducono sempre ad esaminare fino a che punto la Francia con la cessione di porti, l'abolizione di convogli, ecc., può efficacemente cooperare. Lasciate, Duce, che io Vi dica con ogni sincerità il mio pensiero al riguardo.

Io non credo che la Francia potrà essere indotta a darci un aiuto realmente attivo ed efficace. Non si tratta qui dell'opinione di Pétain e neppure di quella dell'Ammiraglio Darlan, ma piuttosto dell'intera mentalità di quei circoli che ancora oggi rappresentano l'odierna Vichy. In questi circoli vi è l'intenzione non di aiutare in qualche modo la Germania e l'Italia, ma invece di ricavare il maggior vantaggio possibile per la Francia da un'eventuale situazione di necessità dei nostri due Paesi. In questi circoli si spera di liberare la Francia dalle conseguenze della sconfitta senza assumere praticamente alcun impegno definitivo, mentre io sono dell'opinione che l'alleggerimento della situazione fra-ncese può essere solo la conseguenza di un concreto aiuto pratico che essa ci dia. Però di fronte a questo concreto aiuto l'intera Francia indietreggia e non solamente per la profonda antipatia o persino per il segreto sentimento di vendetta contro i nostri due popoli, ma anche per la paura delle conseguenze che possono derivare da parte dell'America e dell'Inghilterra. Infatti, Duce, per ottenere il consenso francese per trasportare a Biserta, armi, munizioni, ecc. la Germania ha già adempiuto ai suoi impegni, mentre la Francia al contrario viene sempre avanti con nuove richieste. Si tratta in breve di questo: la Germania e l'Italia posseggono nella loro lotta decisiva soltanto una sicura garanzia che la Francia non pensi di attuare un cambiamento contro di noi della sua posizione esterna, e questa sicura garanzia è esclusivamente l'attuale debolezza della Francia. Questa debolezza è determinata

0 ) dalle condizioni territoriali della Convenzione di Armistizio;

2°) dalle clausole militari della Convenzione di Armistizio, e

3°) dal numero dei prigionieri di guerra che ancora oggi rappresenta il più prezioso ostaggio che si trova nelle mani tedesche.

Quando io parlo di ostaggio non si deve, Duce, ritenere che tali uomini sono trattati male! Al contrario! Io credo che la maggior parte di essi ritorna in Francia con delle idee completamente diverse da quelle con le quali è venuto. Però il solo fatto che essi si trovano in Germania significa per numerose famiglie francesi un avvertimento e inoltre la speranza che uno sviluppo inamichevole delle relazioni con i nostri due paesi non produca un aggravamento della situazione dei prigionieri di guerra.

Inoltre devo dire ancora quanto segue: su di un milione e novecentomila prigionieri francesi, io ne ho già liberati, Duce, circa ottocentomila, senza che ciò abbia portato ad un cambiamento veramente sensibile dell'atteggiamento francese. Io non sono nella situazione di riprendere di nuovo questi ottocentomila prigionieri. La liberazione del restante milione non rafforzerebbe sotto nessun aspetto la nostra situazione, Duce, ma esclusivamente la situazione del Governo francese che un giorno sarà di fronte a noi più libero.

Attualmente si sta esaminando fino a che punto sia possibile inviare nell'Africa del nord dei trasporti mascherati. Non ho bisogno di sottolineare che io stesso non posso avere che un solo desiderio e cioè: portare nell'Africa del Nord e portarlo in modo sicuro il materiale di rifornimento necessario non solo per i vostri ma anche per i miei soldati. Però noi abbiamo fatto con le assicurazioni francesi tante diverse esperienze -senza che io voglia nei singoli casi renderne responsabile la cattiva volontà del Governo francese -che la coscienza del mio dovere e la ragione mi porranno in guardia dall'andare troppo avanti finché da una decisione clamorosa e definitiva non sia provato che la Francia riconosce infine il suo destino come europeo e si leghi quindi con gli interessi di quegli Stati che oggi difendono l'Europa contro la più deplorevole coalizione di tutti i tempi.

Ho già accennato, Duce, all'entrata in guerra del Giappone. Io considero questo avvenimento come uno dei più decisivi della storia del nuovo tempo. Non è sopravalutarlo dargli il significato di un'epoca. Qualsiasi cosa possano fare l'Inghilterra e l'America, alle forze riunite degli anglo-sassoni e dei rimanenti sovietici sta di fronte la forza riunita della Germania, dell'Italia e del Giappone oltre quella della maggior parte della restante Europa. La mia sicurissima fede in una vittoria completa in questa guerra è stata soltanto rafforzata da ciò. Hong Kong è caduta. Le Filippine saranno in poche settimane perdute per l'America. Singapore sarà il prossimo obiettivo dell'attacco giapponese. Io non credo alla possibilità di una resistenza di lunga durata. Ogni meta conseguita mette a disposizione del Giappone nuove forze. L'uomo, che senza alcun motivo, spinto dai suoi istigatori giudei, capitalisti e massoni cominciò questa guerra darà all'Impero britannico il colpo più mortale della sua storia. Verrà anche il momento in cui il Signor Churchill dovrà salvarsi dal suo proprio popolo ma noi qui dobbiamo constatare soltanto una cosa: bisogna colpire ciò che è maturo per cadere. Io ho la speranza che verrà allora per l'Europa un lungo periodo di pace e quindi di ricostruzione, un periodo che darà proprio ai nostri due popoli un grande compito a noi nel nord e nel nord est ed a Voi ed al Vostro popolo, Duce, in quegli spazi che già una volta sono stati aperti da Roma alla civiltà.

Sopratutto, Duce, mi sembra sovente che nei 1500 anni lo sviluppo dell'umanità ha subito solt:mto una interruzione e ora è nuovamente sul punto di ritornare sui binari di un tempo. Che il destino abbia dato a noi due in questa lotta una così eminente posizione, mi lega di anno in anno più strettamente a Voi. Io non posso quindi chiudere questa lettera che con l'augurio di cuore che Voi, quale creatore del nuovo Stato Romano possiate restare sano! Tutto il resto andrà allora per quella via che la Provvidenza ha segnato chiamando la Vostra persona.

Accogliete per Voi, per i Vostri soldati e per tutto il popolo italiano i più cordiali auguri per l'inizio dell'anno nuovo.

(l) -Aveva scritto precedentemente «ottima», poi corretta in «buona». (2) -L'originale tedesco manca. (3) -Non risultano gli estremi di trasmissione della presente lettera.
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IL CAPO DELL'UFFICIO ARMISTIZIO-PACE, PIETROMARCHI, AL MINISTRO A ZAGABRIA, CASERTANO

L. s. R. Roma, 29 dicembre 1941.

Il Generale Ambrosia è stato chiamato a Roma per ricevere nuove direttive dal Duce. Tu sai che i Tedeschi dopo averci dato mano libera per l'occupazione dell'intera Croazia (1), anzi dopo aver concordato con noi, a mezzo del Generale Rintelen, persino le modalità per il ritiro dei loro reparti, ci hanno fatto all'improvviso sapere che restano annullate le precedenti loro comunicazioni; che si propongono essi di procedere all'occupazione della Croazia fino alla nostra linea di demarcazione, e ci hanno chiesto di mettere a loro disposizione delle nostre truppe (2). Pare, a quanto risulta in questi ambienti militari, che il cambiamento sia dovuto a pressioni fatte in tal senso dagli stessi Croati, ai quali il Generale Glaise aveva avuto ordine di dare comunicazione della cosa.

In conseguenza di ciò, il Generale Ambrosia ha ricevuto istruzioni dal Duce di astenersi dalla progettata occupazione. I Tedeschi inizieranno le ope

razioni il 15 corrente con due divisioni (quella che hanno in Croazia e una che verrebbe dalla Serbia). Noi ci rafforzeremo sulla linea di demarcazione. Tu sai che si stava ventilando l'idea di ritirare i nostri presidi da gran parte della terza zona, date le difficoltà di vettovagliarli. Adesso viceversa non solo verranno mantenuti ma rinforzati.

La parte più delicata e importante delle direttive impartite dal Duce al Generale Ambrosia riguarda l'atteggiamento da tenere nei territori occupati. Ho pregato Castellani di venirtele a riferire a voce costà il che egli farà subito dopo Capodanno. Io ne accennerò al Ministro, ma della cosa dovremo riparlare tra noi.

(l) -Vedi D. 40. (2) -Il 24 dicembre, il gen. Rintelen aveva comunicato che «dal Comando delle Forze del Sud-Est si richiede non più la sostituzione delle forze germaniche da parte di quelle italiane in tutta la Croazia, ma la collaborazione delle forze italiane per stroncare definitivamente ogni attività dei ribelli».
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L'AMBASCIATORE A RIO DE JANEIRO, SOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 12407/464 R. Rio de Janeiro, 30 dicembre 1941, ore 12,22 (per. ore 20,50).

Man mano che si avvrcma conferenza Panamericana Rio Janeiro questo Ministro degli Affari Esteri che la presiederà va adoperando nelle sue conversazioni private ed in quelle con alcuni diplomatici di sua fiducia un linguaggio sempre più interventista.

Nella stampa da lui orientata cominciano apparire seguenti tesi:

0 ) Recente dichiarazione brasiliana di «neutralità » nel conflitto Giappone-Gran Bretagna fu «un errore » perché Brasile non può essere solidale con gli Stati Uniti d'America nella loro guerra col Giappone e neutrale tout court in quella tra il Giappone e Inghilterra che è alleata Stati Uniti d'America.

2°) Dichiarazione di semplice (sic) solidarietà Brasile con Stati Uniti d'America è in contraddizione con gli impegni presi Avana per i quali aggressione di un Paese americano deve essere considerata come diretta contro tutti e ciascuno.

Si delinea perciò un atteggiamento Brasile in seno alla conferenza Panamericana tendenzialmente interventista, cosicché formulata solidarietà di questo Paese con gli Stati Uniti d'America andrà prendendo sempre più corpo conformemente quanto illustravo col mio telegramma n. 417 (l) malgrado la resistenza del Presidente e quelle probabili di alcune delle Delegazioni sud-americane.

(l) Con T. 11630/417 r. del 10 dicembre 1941, ore l (per. ore 10,15) Sola aveva riferito che, nonostante le assicurazioni fattegli pervenire dal presidente Vargas, egli riteneva suo «dovere Insistere nel concetto che il Brasile, se la guerra si prolungherà, sarà fatalmente portato a confondere sua politica con quella degli U.S.A., sottostandone buona parte pretese ».

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IL MINISTRO AD ASSUNZIONE, TONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 12429/86 R. Assunzione, 30 dicembre 1941, ore 13,50 (per. ore 7 del 31).

Mio telegramma n. 84 (1).

Ho intrattenuto utilmente questo Presidente della Repubblica su quanto cortesemente comunicatomi col telegramma n. 422 (2) e precedenti. Il Generale mi ha manifestato tutto il suo sincero disprezzo per la politica Nord Americana augurandosi che l'Asse potrà assestare un buon colpo nel Mediterraneo prima della Conferenza di Rio Janeiro. Mi ha inoltre assicurato il suo Governo farà ogni possibile sforzo per mantenere la neutralità del Paraguay e che in tal senso si è già espresso con questo «Consiglio della Difesa)). Più riservato si mantiene invece questo Ministro degli Affari Esteri nonostante la speciale simpatia che sempre mi dimostra. Egli giungerà a Buenos Aires il 4 gennaio insieme ad un tecnico militare spiccatamente contrario agli S.U.A. e ad un esperto economico a noi molto favorevole. Proseguirà quindi per Rio de Janeiro insieme al Cancelliere Argentina.

Pur essendo il Paraguay già orientato verso atteggiamento Argentina, agiranno non di meno su di lui le decisioni Brasile dato il tipo similare di Governo attualmente esistente nei due Paesi

84

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, FECIA DI COSSATO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER TELESCR. 12400/2371 R. Berlino, 30 dicembre 1941, ore 20.

Negli ambienti di questo Alto Comando si dichiarava oggi che la pressione nemica, nel settore centrale del fronte russo mantiene un ritmo crescente. Mentre a sud di Mosca, superata Kaluga le unità rosse accennano ad una decisa puntata verso est, e sembra delinearsi fra Twer e Rjef a nord della capitale un vasto tentativo bolscevico di manovra avvolgente.

Mi risulta che per controbattere questo attacco sono in corso trasporti di grandi unità germaniche dal fronte meridionale, sebbene si ritenga probabile che i russi si preparino anche da questa parte a ritentare un'azione offensiva.

Al fine di sbloccare Sebastopoli il Comando russo cerca frattanto di riprendere piede in ogni modo in Crimea, ed è oggi riuscito a sbarcare alcune unità nel porto di Theodossia che il presidio germanico è stato costretto ad evacuare.

(l) -Vedi D. 39. (2) -Vedi D. 59.
85

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO

T. S. N. D. 50891/966 P.R. Roma, 30 dicembre 1941, ore 21,45.

Personale per Lequio.

Informate confidenzialmente Serrano Sufier, a mio nome personale, che a sua richiesta -ho ricevuto in questi giorni, per pochi minuti il Generale Queipo de Llano.

Nel corso della breve conversazione Queipo de Llano non ha fatto alcun accenno di carattere politico e si è limitato a chiedermi agevolazioni presso le Autorità Militari per poter compiere in automobile il viaggio sino alla frontiera italiana.

È bene che Serrano Sufier sia informato di quanto sopra in relazione a possibili voci o interpretazioni che sulla predetta conversazione potessero giungere al suo orecchio (1).

86

IL PRESIDENTE DELLA SOTTOCOMMISSIONE AFFARI GENERALI DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, LIBERATI, AL CAPO DELL'UFFICIO ARMISTIZIO-PACE, PIETROMARCHI

L. s. 24778/AG. Torino, 30 dicembre 1941.

Il Generale Vacca Maggiolini ha trasmesso direttamente a te e a d'Ajeta copia della nota verbale (2) consegnatagli dall'Ammiraglio Duplat al termine del colloquio avvenuto stamane.

Per quanto riguarda l'argomento principale in discussione, circa il quale il gen. Vacca Maggiolini ha riferito direttamente senza darmene copia, ti posso dire che l'Ammiraglio Duplat, a quanto mi ha detto il Presidente della C.I.A.F., si è mostrato personalmente favorevole ad una pronta definizione della questione dell'uso delle basi tunisine. Egli ha detto che, a suo avviso, la Francia doveva por fine alla politica di « attesismo », e decidersi nel senso della collaborazione coll'Asse. Per altro, Duplat non ha ritenuto di doversi recare personalmente a Vichy, e si limiterà, almeno per ora, a riferire per iscritto al suo Governo.

Il gen. Vacca Maggiolini, per parte sua, ha rilevato che un accordo anche

parziale, in questioni di carattere militare, può rivelarsi più efficace se concluso

rapidamente.

Mi riservo di riferirti quegli ulteriori elementi di cui potrò essere a cono

scenza.

(l) -Lequio rispose con T. s.n.d. 1/991 r. del 31 dicembre 1941, ore 23.05, quanto segue: «Serrano nuovamente infermo. Assicuro V. E. che farò comunicazione non appena sarà in grado ricevermi ». Vedi D. 97. (2) -Vedi D. 87, allegato.
87

IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, VACCA MAGGIOLINI, AL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA

L. Torino, 30 dicembre 1941.

Stamane appena finito coll'amm. Duplat di trattare, in un'atmosfera di reciproca cordiale comprensione, l'importante argomento che ben conoscete, su cui Duplat riferirà sollecitamente a Vichy, l'ammiraglio stesso mi consegnò la nota, di cui Vi accludo copia, mentre le dò corso per via regolare d'ufficio.

Nel presentarmela l'amm. Duplat mi ha detto che il nostro comunicato Stefani (l) aveva fatto spiacevole impressione a Vichy, soprattutto perché, così come il comunicato si esprimeva, quella parte dell'opinione pubblica francese che è già ostile al ravvicinamento coll'Italia, poteva concludere che non si trattava già di una favorevole conseguenza dei colloqui di Torino, ma di una nuova imposizione tedesca a danno della Francia.

Comunque, mi osserva l'amm. Duplat, il rammarico francese e la conseguente nota non avevano alcuna relazione colla sostanza del provvedimento comunicato dalla Stefani, ma semplicemente sulla forma data al comunicato (2).

ALLEGATO

LA DELEGAZIONE FRANCESE ALLA COMMISSIONE ITALIANA D'ARMISTIZIO CON LA FRANCIA

NoTA VERBALE. Torino, 29 dicembre 1941.

A la date du 23 décembre dernier, l'agence «Stefani » a publié un communiqué annonçant que, d'accord avec le Gouvernement du Reich, le Gouvernement italien avait décidé de nommer un Plénipotentiaire politique à Paris, et avait désigné pour ce poste Monsieur l'Ambassadeur Gino Buti. La note «Stefani » ajoutait que cette décision avait été portée à la connaissance du Gouvernement Français.

La Président de la Délégation Française à la Commission Italienne d'Armistice croit devoir rappeler que la décision du Gouvernement Royal annoncée par le communiqué « Stefani », et dont le Général Vacca Maggiolini lui avait donné connaissance le 22 décembre au soir, résulte d'un accord intervenu au cours de l'entretien que l'Amiral Darlan a eu avec le Comte Ciano à Turin, le 10 décembre, et en vertu duquel des délégations de caractère diplomatique devraient etre échangées.

Il avait été notamment entendu au cours de cet entretien, qu'il y aurait équilibre dans les situations et qu'une délégation française serait installée à Rome au moment où une délégation italienne s'établirait à Vichy.

Le communiqué de l'agence otncielle italienne ne semble donc pas donner une impression exacte, puisqu'il laisse entendre seulement qu'il s'agit d'un accord italoallemand qui a été simplement notifié au Gouvernement français. Ce dernier n'a pas d'ailleurs d'objection de principe à l'installation d'une mission italienne à Paris, bien qu'il n'ait été question à Turin que de l'envoi d'une délégation à Vichy.

A cette occasion, le Président de la Délégation française a été chargé d'insister sur l'importance particulière que le Gouvernement français attacherait, dépuis l'état de guerre entre l'Italie et les Etats-Unis, à pouvoir disposer en Italie d'une représentation qualifiée pour assumer la protection des intéréts français qui n'est confiée à la Légation de Suisse à Rome qu'à titre tout à fait provisoire.

L'amiral Duplat serait reconnaissant au Général Vacca Maggiolini de bien vouloir soumettre cette question au Gouvernement Royal et lui faire connaitre aussitéìt que possible la réponse que celui-ci aura estimé pouvoir donner.

(l) -Il testo del comunicato, steso da Ciano, era del seguente tenore: «D'intesa col Governo del Reich, è stato deciso che l'Italia, come la Germania, faccia risiedere un Ambasciatore a Parigi. È stato designato l'Ambasciatore Gino Buti. Di quanto precede è stata data comunicazione al Governo di Vichy ». (2) -Accanto al timbro «visto dal Duce» c'è l'annotazione: «non è possibile» forse di Ciano.
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IL VICE DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI TRANSOCEANICI, ALESSANDRINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

APPUNTO. Roma, 31 dicembre 1941.

In seguito ad invito del Governo germanico hanno avuto luogo a Berlino delle conversazioni sulle questioni concernenti l'India ed i Paesi del Medio Oriente. Esse sono state organizzate dal Console Generale Wtister, Direttore Generale della « Information Abteilung » del Ministero degli Affari Esteri e sono state dirette dal Segretario di Stato Keppler. Vi hanno partecipato numerosi funzionari dell'Auswartiges Amt, due rappresentanti del Comando Supremo germanico, il sig. Subhas Chandra Base, il sig Gulam Siddiq Khan e il sig. Iqbal Schedai. Oltre ai Rappresentanti del Ministero degli Esteri era presente un Ufficiale Superiore del SIM.

Le conversazioni sono state precedute da una riunione riservata ai soli italiani e tedeschi allo scopo di giungere ad una previa precisazione dei due punti di vista. Una quasi completa identità di vedute su quasi tutti i problemi è stata subito constatata in tale riunione. Ciò è stato dovuto in gran parte all'opera preparatoria compiuta, già da mesi, dal Gabinetto e dalla Direzione Generale Affari Transoceanici con l'Ambasciata germanica a Roma. Le conversazioni di Berlino sono state da un Iato il coronamento di tale opera e dall'altro l'inizio di una aperta e chiara collaborazione in materia.

Nelle conversazioni destinate alle questioni indiane sono stati esaminati i seguenti punti:

0 ) Istituzione di Uffici. È stato preso atto dell'istituzione in Italia di uno speciale Ufficio, dipendente dalla D.G.A.T., di cui fanno parte i rappresentanti del Ministero degli Affari ESTERI, del SIM e del Ministero della Cultura Popolare, nonché un gruppo di agenti indiani diretti dal signor Iqbal Schedai. Tale Ufficio ha il compito di accentrare tutte le questioni relative all'India ed ai Paesi del Medio Oriente.

Da parte germanica è stata comunicata l'istituzione di un « Ufficio India » composto però escLusivamente di agenti indiani capeggiati dal Signor Base. È stato accennato alla probabilità che tale Ufficio sia in avvenire trasformato e riconosciuto come una specie di rappresentanza dell'« India Libera » in Germania. Il Signor Bose insiste evidentemente presso il Governo germanico per

ottenere tale personale riconoscimento ma da parte germanica si è deciso di rinviare ogni determinazione in proposito al momento della dichiarazione dell'indipendenza dell'India. Non ho per parte mia fatto alcuna dichiarazione in proposito. Il nostro Uftlcio India è esclusivamente italiano e il Signor Schedai non viene considerato che come un collaboratore tecnico. Ove tuttavia si giungesse a Berlino alla determinazione di riconoscere al Signor Base la qualità di «Rappresentante » dell'India, non si potrebbe da parte nostra non riconoscere analoga qualità al Signor Schedai che è da anni un nostro fedele e leale amico e la cui opera si è dimostrata in questi ultimi tempi veramente preziosa. Aggiungasi che il Signor Schedai è musulmano e che a noi interessa forse maggiormente avere un musulmano quale primo rappresentante a Roma della futura India.

2°) Propaganda. Ho esposto il lavoro compiuto nel campo propagandistico già da circa un anno. Ho fatto rilevare che i risultati migliori in tale campo sono stati ottenuti con emissioni radiofoniche, uftlciali e clandestine, che hanno avuto il più vivo successo. Sopratutto la radio clandestina, diretta dal Signor Schedai ed alimentata con appropriate notizie fornite regolarmente dal R. Ministro a Kabul, ha provocato vivaci reazioni in India dove è attentamente seguita. Le Autorità britanniche, pur avendo dubbi intorno a tale trasmissione, non ne hanno ancora precisato l'ubicazione ed è tuttora diffusa la convinzione che la stazione sia situata nel Waziristan.

Tanto i rappresentanti germanici quanto quelli indiani hanno durante le conversazioni vivamente elogiato le nostre trasmissioni radio e si è da parte tedesca deciso di imitarle inviando prossimamente alcuni tecnici a Roma per le necessarie informazioni.

Ho altresì dato notizia dei contatti riservati che hanno permesso al R. Ministro a Kabul di svolgere una seconda forma di propaganda mediante la diffusione di opuscoli e di manifestini appositamente colà inviati dall'Italia.

Il Signor Wiister ha informato che, oltre alle trasmissioni radio ed alla diffusione materiale propagandistico vario, l'« Uftlcio India» di Berlino curerà la pubblicazione di un foglio di informazioni indiane che assumerà gradatamente la veste di un vero e proprio giornale e che sarà redatto in lingua hindostana ed in inglese. Esso sarà diffuso il più largamente possibile in tutto il mondo, compatibilmente con le attuali diftlcoltà di comunicazioni.

3°) Legione indiana. Il rappresentante dell'O.K.W. ha dichiarato che è allo studio la creazione di una legione indiana che sarà composta di prigionieri opportunamente selezionati e rieducati. Tale rieducazione sarà effettuata in Germania ad opera di uftlciali tedeschi che conoscono la lingua inglese ed a lato dei quali saranno posti degli uftlciali indiani ugualmente scelti fra i prigionieri. Tali truppe non saranno evidentemente destinate ad un vero e proprio apporto militare ma ad essere appunto una espressione propagandistica. Esse saranno dotate di armi speciali di vario genere in misura maggiore di quanto non siano normalmente dotati i reparti germanici di fanteria. Non sembra per ora possibile organizzare più di un battaglione, ma altre unità saranno organizzate appena crescerà il numero dei prigionieri. La Legione sarà destinata ad operare sul futuro fronte caucasico.

Ho espresso il desiderio che anche al fronte libico siano destinate delle aliquote di tali legioni, ma il Signor Bose si è opposto dicendo che i soldati indiani combatteranno più volentieri se avranno l'impressione di marciare in direzione del loro Paese. Ho per parte mia insistito, appoggiato dai tedeschi, e si è convenuto che alcuni elementi, se non veri e propri reparti, potranno essere avviati in Africa Settentrionale.

Un rappresentante del Servizio Informazioni germanico ha esposto un succinto e generico programma di attività diretto al sabotaggio, al lancio di paracadutisti, all'invio di agenti ecc.

Ho dato notizia dei riservati contatti da noi avuti con il Fachiro di Ipi, sottolineando la buona impressione che abbiamo avuto di lui, dei suoi programmi e della sua attività, ed ho raccomandato di far pervenire al Fachiro, il quale si è spontaneamente dichiarato nostro «alleato», qualche tangibile segno del nostro apprezzamento e qualche aiuto. Il Fachiro stesso ha comunicato di essere in grado di approntare uno speciale campo di aviazione atto a ricevere aeroplani dell'Asse.

Tanto i tedeschi quanto gli indiani hanno riconosciuto che il territorio controllato dal Fachiro può essere un ottimo « Stutzpunkt » per future operazioni di carattere militare oltreché per lancio di materiale di propaganda.

4°) Dichiarazione d'indipendenza dell'India. La questione della dichiarazione dell'indipendenza dell'India ha rappresentato il punto più importante delle conversazioni (1). Su di esso ha parlato a lungo, ed in modo indubbiamente convincente, il Signor Base. Egli ha detto che l'aiuto migliore che l'Asse può dare alla causa indiana è appunto quello di una ufficiale, pubblica, e solenne dichiarazione dei Governi dell'Asse affermante il preciso intendimento di fare domani dell'India uno Stato libero ed indipendente. Egli ha detto che la propaganda britannica ha un ottimo gioco e vivo successo presso le masse indiane con l'affermare che la Germania e l'Italia avanzano verso l'India per liberarla dagli Inglesi ma per soggiogarla a loro volta ed in modo ben più duro. Tale convincimento si va diffondendo e si va facendo sempre più profondo. Nello stesso animo dei patrioti indiani che vivono all'estero e che cercano di lavorare per la vittoria dell'Asse esiste innegabilmente questo dubbio. Solo una contraria, solenne dichiarazione dell'Asse può dissiparlo ed impedire che domani le nostre Forze Armate si trovino di fronte ad un'India compatta agli ordini di Londra, ben decisa a difendersi fino all'ultimo sforzo.

Anche il Signor Schedai ha espresso lo stesso fermo avviso ed ha ricordato quanto grave possa essere la piena disponibilità da parte inglese delle ricchezze indiane e del suo quasi inesauribile materiale umano.

Il Segretario Keppler ha risposto dicendo che si rende pienamente conto dell'importanza e della validità degli argomenti esposti dagli amici indiani ma che è stato superiormente deciso di rinviare la dichiarazione relativa all'indipendenza dell'India ad un momento più propizio. Numerose ragioni di carattere generale e particolare, politiche e militari, consigliano tale rinvio. Le Potenze dell'Asse, ha aggiunto il Dr. Keppler, non desiderano imitare l'esempio britannico della vana distribuzione di preventive ed inconsistenti garanzie a favore di Paesi e di popoli. Solo quando le Potenze dell'Asse potranno avere

la precisa sicurezza di essere in grado di mantenere le loro promesse, e di recare un effettivo aiuto, tali garanzie saranno date.

L'esempio dell'Iraq, la cui insurrezione è stata prematura ed il cui apporto alla causa dell'Asse avrebbe potuto essere, se più tempestivo, tanto importante, insegna a non precipitare situazioni che non siano effettivamente mature. Il Dr. Keppler ha confidenzialmente aggiunto che la decisione del rinvio della dichiarazione d'indipendenza è stata presa dal Duce e dal Ftihrer durante il loro ultimo incontro.

Ho per parte mia espresso lo stesso convincimento associandomi alle dichiarazioni ed alle considerazioni del Dr. Keppler.

Il Signor Bose ed il Signor Schedai hanno vivamente replicato, facendo presente che un nuovo importantissimo elemento ha modificato la situazione in questi ultimi giorni; l'improvvisa entrata in guerra del Giappone, i primi importanti successi nelle operazioni militari da esso intraprese e l'affacciarsi delle armate ai confini dell'India.

Era evidente, tanto nelle affermazioni del Signor Bose quanto in quelle del Signor Schedai, una particolare e viva preoccupazione relativa agli intendimenti del Giappone nei riguardi dell'India. Non vi è dubbio infatti che se sussistano dei timori indiani circa le reali intenzioni dell'Asse verso l'India, tali timori sono ben più profondi nei riguardi delle intenzioni giapponesi. E quale prima prova della bontà e della sincerità dei nostri intendimenti gli indiani presenti alla riunione hanno chiesto appunto quella dichiarazione dell'Asse relativa all'India che valga anche, anzitutto, come garanzia verso il Giappone.

Il Dr. Keppler ha riconosciuto la fondatezza delle ragioni indiane, pur senza fare alcun accenno ad eventuali pericoli da parte giapponese. Ha però ammesso esistere oggi una situazione radicalmente diversa da quella esistente il giorno in cui il Duce e il Ftihrer decisero il rinvio della dichiarazione ed ha dichiarato che un nuovo quesito ad esso relativo sarà da parte tedesca presentato al Ftihrer. Mi sono associato dicendo che tutte le considerazioni svolte sulla questione sarebbero da me state esposte a Roma per una loro presentazione al Ministro degli Affari ESTERI,

Alla fine della discussione relativa alla dichiarazione di indipendenza ho chiesto se, in attesa di un eventuale riesame della questione e di nuove superiori decisioni, non potrebbe frattanto esser cercato di ovviare agli evidenti inconvenienti dell'attuale silenzio delle Potenze dell'Asse nei riguardi dell'India, impartendo istruzioni alla stampa ed alla radio delle due Potenze affinché cerchino di dare l'impressione di un sincero interesse dell'Asse per l'indipendenza indiana. L'intensificazione della propaganda nei riguardi dell'India sarebbe infatti indispensabile per controbattere l'aumentata propaganda inglese. I rappresentanti tedesco ed indiano hanno pienamente approvato la proposta dicendo che essa sarebbe stata sottoposta al Ministro von Ribbentrop. Ho l'impressione che il Ministro von Ribbentrop abbia approvato la proposta e che istruzioni in tal senso siano già state date alla stampa germanica poiché da qualche giorno appaiono su di essa, ed anche sulla nostra, per le note connessioni, copiose notizie sull'India ed articoli favorevoli alla causa dell'indipendenza indiana.

IO -Documenti diplomatici -Serle IX -Vol. VIII

La riunione si è infine conclusa con la decisione di mettere al corrente le Ambasciate del Giappone in Berlino ed in Roma del lavoro svolto nei riguardi dell'India con preghiera di voler segnalare tale opera al Governo di Tokio, chiedendo di conoscerne il pensiero e sottoponendogli il quesito relativo alla questione della dichiarazione di indipendenza.

Conformemente a tale decisione al mio ritorno da Berlino, ho messo al corrente di quanto precede, pur senza scendere in dettagli, il Consigliere dell'Ambasciata del Giappone, Sig. Ando, il quale ha dimostrato molto interesse per le varie questioni espostegli, assicurando che l'Ambasciata le avrebbe telegraficamente segnalate a Tokio. Nessuna risposta è finora pervenuta dal Governo nipponico, ma le agenzie telegrafiche giapponesi hanno dato notizia di riunioni di indiani tenute a Tokio ed a Shanghai per iniziativa delle Autorità nipponiche, nonché della costituzione di Comitati indiani e birmani, che hanno subito lanciato appelli per l'indipendenza dei loro Paesi.

Tali immediate iniziative giapponesi non hanno mancato di preoccupare il Governo tedesco che si rende oggi pienamente conto della necessità di procedere, senza ulteriori dilazioni, a qualche affermazione ufficiale dell'Asse nei riguardi dell'India e dei Paesi del Medio Oriente. Il Ministro Von Ribbentrop ha presieduto una riunione in data 30 corr. per esaminare la questione.

5°) Situazione in Afghanistan. Una speciale riunione è stata tenuta per esaminare la situazione in Afghanistan. Il Signor Gulam Siddiq Khan, ex Ministro degli Affari Esteri di Re Amanullah, persona intelligente, capace ed assai stimata dai tedeschi, ha espresso il convincimento che la nazione afghana sia pronta ad insorgere contro gli inglesi ed a iniziare una pericolosa guerriglia in tutto il Paese ed alla frontiera dell'India, malgrado l'anglofilismo del Primo Ministro e del Governo, notoriamente influenzato dalle rupie generosamente ed accortamente distribuite dal Governo di Delhi. Egli ha tuttavia aggiunto che la concessione inglese al Governo afghano di lasciare tuttora sussistere in Kabul le due Legazioni dell'Asse serve a dare l'impressione al Paese che esso è tuttora indipendente mentre in realtà non lo è. È un'opera di morftnizzazione che, con denaro raggiri ed intrighi, il Governo di Delhi sta compiendo in Afghanistan. Ma se i Paesi dell'Asse -sostiene Gulam Siddiq Khan ritirassero improvvisamente le loro Legazioni, affermando pubblicamente che il Paese ha perduto la sua indipendenza, che il Re e il Governo sono strumenti di Londra e che una nuova e vera indipendenza sarà data dall'Asse al Paese, questo certamente insorgerebbe in armi contro gli odiati britannici.

Tale concezione è certamente interessante e non manca di intelligenza, ma è lecito domandarsi se veramente il Paese insorgerebbe nel caso prospettato dal Sig. Gulam Siddiq Khan ed in quale vastità e misura.

Sembra dubbio che il popolo afghano abbia ad insorgere per il solo fatto del ritiro delle due Legazioni dell'Asse. Una vera e propria insurrezione non si produrrebbe forse che in caso di invasione anglo-russa del Paese. Ma anche in tale caso è lecito domandarsi se il Governo attuale, benché corrotto dal denaro inglese, non si opporrebbe esso stesso con le armi rifugiandosi sulle montagne e guidando esso stesso la guerriglia.

Il Sig. Gulam Siddiq Khan esclude completamente tale ultima ipotesi, ma, anche volendo dargli ragione, il proposto ritiro delle due Rappresentanze sembra davvero insufficiente a creare una sì violenta reazione. D'altro lato le due Rappresentanze sono oggi estremamente utili poiché forniscono regolarmente quel materiale informativo e propagandistico senza il quale saremmo completamente all'oscuro della situazione indiana. È infine lecito chiedersi se il Sig. Gulam Siddiq Khan non sia un po' troppo spinto dal desiderio e dalla fretta personali di ottenere quel pubblico riconoscimento da parte dell'Asse che da anni il Re Amanullah ed egli stesso attendono.

Sembra guisto, in conclusione, il voler esaminare con la maggiore cautela la questione ed attendere lo sviluppo di ulteriori avvenimenti, sopratutto di carattere militare. Se le forze dell'Asse si affacceranno nella prossima primavera al Caucaso e se si avranno allora più chiari segni di prossime e reali rivolte del popolo afghano, i suggerimenti del Signor Gulam Siddiq Khan potranno essere accolti ed attuati. Tutto ciò ho ritenuto di far presente durante la riunione, ed i rappresentanti tedeschi si sono dichiarati perfettamente d'accordo.

È stato tuttavia deciso di seguire la situazione in Afghanistan con la massima attenzione allo scopo di intervenire nel migliore momento.

La questione afghana non può essere dissociata dalla questione indiana. L'una è strettamente connessa con l'altra. E se il fatto nuovo dell'entrata in guerra del Giappone e dell'avanzata delle truppe giapponesi indurranno una precisa presa di posizione dell'Asse circa la questione indiana, una dichiarazione nei riguardi dell'Afghanistan non potrà molto tardare. Re Amanullah, che da anni abbiamo aiutato e che rappresenta certamente un'ottima carta nelle nostre mani, potrà al momento opportuno essere da noi riconosciuto quale nuovo Re dell'Afghanistan e nuovo Capo di quello Stato mussulmano deJ Medio Oriente che da tanto tempo gli afghani vanno sognando e che noi dobbiamo volere strettamente connesso al nostro sistema mussulmano-coloniale.

6°) Ritengo opportuna qualche considerazione circa la persona del Signor Bose.

Il Signor Bose, che ha lasciato l'India e che è giunto in Europa unicamente per merito nostro (1), ha forse ritenuto che a Roma non gli sia stata data sufficiente importanza. In realtà noi siamo stati con lui aperti e gentill, ma abbiamo ritenuto, e riteniamo tuttora, che il suo apporto alla causa dell'India, ed a quella comune, non vada molto più in là di quello che può significare il suo nome. Il Signor Schedai ha fatto al riguardo interessanti segnalazioni alle quali mi rimetto e nelle quali pienamente concordo.

Ciò non significa che il Signor Bose non debba essere trattato con tutti i riguardi e che la collaborazione con lui non abbia a continuare inalterata. Ma è al Signor Schedai che dobbiamo noi qui fare capo, soprattutto perché egli è mussulmano.

I tedeschi, pur avendo dato al Signor Bose denaro, ville ed automobili, pensano sostanzialmente di lui come noi pensiamo. Egli è certo un uomo intel

ligente, che è riuscito, con la creazione del Forword Bloc in seno al Congresso, ad uscire dalla negativa politica gandhista, oggi per noi controproducente e dannosa. Ed al suo nome potranno domani far capo le nuove realizzazioni propugnate dall'Asse per l'India. In attesa però di quel momento, uomini pm pratici, più coraggiosi e più tenaci, quali il Signor Schedai, sono certo di più immediata utilizzazione.

Ritengo opportuno segnalare il vivissimo interesse dimostrato dai tedeschi per le questioni trattate durante la riunione. Essi hanno tenuto a sottolineare il fatto che l'inizio della trattazione di tali questioni, e la loro giusta impostazione, sono stati effettuati a Roma. Ed hanno affermato il vivo desiderio di una più stretta collaborazione nella trattazione delle questioni concernenti il Medio Oriente.

Per tale riconoscimento, per il completo esame delle questioni effettuate e per le decisioni prese, le conversazioni di Berlino sono state pertanto indubbiamente utili.

(l) Vedi serie IX, vol. VI, D. 787 e vol. VII, D. 68.

(l) Vedi serie IX, vol. VI, D. 781.

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IL MINISTRO A GEDDA, SILLITTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 47/l-2 R. Gedda, 1° gennaio 1942, ore 12 (per. ore 17 del 2).

Ministro delle Finanze Abdalla Suleiman, venuto ieri mattina appositamente da Mecca, mi ha invitato nel suo ufficio e in presenza del suo capo ufficio mi ha esposto verbalmente il contenuto della seguente comunicazione che dietro mia richiesta, egli ha poi dettato al Commendator Dafer:

«n nostro Paese ha bisogno -come voi sapete -di rivolgersi all'estero per i suoi rifornimenti. Esso nel passato importava da vari paesi: inglesi, arabi ed altri, nell'ultimo tempo i rifornimenti venivano forniti da tre paesi, dei quali India è il più importante, e gli altri sono Iran e Egitto. In questi ultimi tempi i due Governi iracheno ed egiziano hanno imposto divieto all'esportazione dei viveri, e particolarmente dei cereali, dei quali il nostro Paese ha stretto bisogno. Nello scambio conversazioni con quei due Governi non è stato dato retta alle nostre richieste. In questo ultimo temno il Governo inglese ci ha comunicato che il danno da esso subito per la presenza della Legazione d'Italia a Gedda e le proteste delle Autorità Militari inglesi contro i rifornimenti ai paesi arabi, costringono esso Governo inglese a comunicare Saudiano che si trova nella necessità vietare l'esportazione dei viveri dai propri paesi verso i porti arabosaudiani. A causa di questi motivi di forza maggiore V. E. si rende conto che possiamo essere perdonati se cerchiamo la via per allontanare da noi questo divieto, perché con tale divieto il nostro paese sarà assediato da tutte le parti e il nostro popolo non può sopportare questa situazione. Noi siamo pienamente convinti che amico Governo Italiano non consentirà che noi si venga a subire questi danni. Perciò preghiamo V. E. trovare una soluzione per questo problema e proponiamo di trovare e concretare l'organizzazione di un itinerario sicuro per

V. E., nella piena convinzione che V. E. interpreterà questa soluzione come forza maggiore. V. E. sa che quando non eravamo costretti dagli avvenimenti non abbiamo pensato a questo, ma le cose hanno assunto un carattere superiore alle nostre forze. V. E. dovrà essere sicuro che ciò è stato determinato da forza maggiore e da nessun'altro motivo, e se avessimo trovato un'altra soluzione non avremmo mai parlato di questo e non abbiamo mai ascoltato nessuno, ma il fatto di impedire i danni a se stessi precede ogni altra cosa 1>.

Nella esposizione verbale Abdalla Suleiman aveva anche detto che pressioni inglesi, iniziate da tempo, sono state in questi ultimi tempi intensificate fino al divieto di esportazione di generi alimentari per la Saudia dall'Egitto e dall'Iraq, ciò che ha fatto temere ai saudiani che presto simile divieto possa essere esteso alle merci provenienti India. Inglesi hanno inoltre fatto presente che l'esistenza della Legazione d'Italia a Gedda può dare modo ad essa di intese con persone qui affluenti da tutte le parti, a danno degli interessi inglesi. A mia richiesta su quale motivo Legazione d'Inghilterra basasse tale pretesa, Abdalla Suleiman ha risposto che non ne discerneva nessuno, e che il Governo saudiano si sottometteva alla richiesta inglese per forza maggiore. A mia richiesta ha chiarito che la partenza sarebbe permessa ai funzionari della Legazione e non agli internati.

Ho richiesto al Ministro Abdalla Suleiman di poter riferire telegraficamente a V. E. ed avendo egli subito accolto tale richiesta, gli ho rimesso un telegramma fittizio di pari numero. Converrà che mi sia fatto pervenire per stesso tramite un telegramma fittizio ministeriale quale presunta risposta al mio.

Prego telegrafarmi istruzioni anche per quanto riguarda sorte dei sedicenti civili qui internati. Unica rappresentanza che potrebbe qui assumere tutela nostri interessi è Legazione Turchia (1).

90

IL MINISTRO AD ASSUNZIONE, TONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 75/1 R. Assunzione, 2 gennaio 1942, ore 13,JO (per. ore 7,15 del 3). Mio telegramma n. 86

Gli argomenti, usati negli ambienti ufficiali locali da questo Arcivescovo e da questo Vescovo ausiliario entrambi paraguayani ed amici, contenuti nel telegramma di V. E. 423 (3), hanno favorevolmente agito su questo Ministro degli Affari Esteri che come è noto è cattolico osservante.

Prima imbarcarsi per Buenos Ayres in viaggio Rio Janeiro, egli mi ha detto durante quattro giorni di sosta nella Capitale argentina si intervisterà con quel Cardinale Primate e con quel Nunzio Apostolico.

(2). (l) -Per la risposta di Ciano, vedi n. 98. (2) -Vedi D. 83. (3) -Vedi D. 74.
91

IL MINISTRO A MONTEVIDEO, BONARELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 51/2 R. Montevideo, 2 gennaio 1942, ore 14,02 (per. ore 1 del 3).

Diffusione direttive di V. E. di cui al telegramma n. 423/C (l) trovano purtroppo in questo Paese -come è ben noto a V. E. -campo di azione quanto mai limitato e malfido.

Massa dei cattolici infatti è qui distribuita tra vari partiti politici tradizionalmente tutti -come è noto -più o meno avversi alla causa del totalitarismo ed asserviti quasi tutti ai postulati di una politica panamericana.

Quanto al partito cattolico vero e proprio che ha seguito relativamente assai modesto anche esso travasi in mano di alcuni. esponenti totalmente ossequienti alla causa della democrazia e questo Nunzio Apostolico mi ripeteva stamane che incontra gravi ditllcoltà di collaborare coi predetti «energumeni» e con direzione loro unico giornale El Bien Publico che rendesi spessissimo interprete iniziative e atteggiamenti apertamente disapprovate dal rappresentante Vaticano.

Tuttavia malgrado scarsa possibilità offertami non mancherò dal continuare contatti agendo nel senso da V. E. prescritto.

92

L'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 48/1 R. Madrid, 2 gennaio 1942, ore 17,51 (per. ore 21).

Mio telegramma per corriere 0164 del 4 dicembre u.s. (2) Ambasciatore di Germania mi ha detto aver saputo da Weizsacker e da Ambasciatore di Spagna a Berlino che travasi qui da qualche giorno per passarvi feste che progetto visita Serrano Sufier alla Divisione Azzurra sul fronte russo è stato rinviato a data da fissare. Inoltre neppure lo permetterebbero attuali condizioni salute di Serrano Sufier che per la seconda volta ha avuto seria ricaduta influenza (mio telegramma n. 991) (3).

93

IL MINISTRO A QUITO, SCADUTO MENDOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 86/89 R. Quito, 2 gennaio 1942, ore 21,05 (per. ore 19,40 del 3). Telegramma di V. E. n. 423 (l).

Questo Nunzio Apostolico delle cui favorevoli disposizioni avevo già appro

fittato per influire su elementi cattolici mi ha ora assicurato che d'intesa con

me intensificherà azione persuasiva.

Parallelamente mantengo contatti col Ministro degli Affari Esteri altri

membri Governo e Commissione Affari Esteri sottolineando interesse Equatore

conservare neutralità oltre che da punto di vista generale anche in relazione

sua vertenza col Perù per definire la quale conviene Equatore assuma atteg

giamento attesa almeno fino a quando principi anti-aggressionisti americani

non siano applicati suo favore.

Attiva campagna tale senso si sta facendo anche nei giornali specialmente

quelli di destra.

Senonché situazione tende diventare più difficile con proposta accordo pre

liminare Equatore Perù presentato da mecliatori.

Sussiste peraltro corrente, che d'int.esa col Nunzio Apostolico mi adopero rafforzare, resistere forti pressioni americane e distinguere tra Potenze Tripartito come indica fatto che giapponesi sono stati tutti internati ed alcuni tedeschi espulsi mentre nessun provvedimento è stato preso finora contro italiani.

(l) -Vedi D. 74. (2) -Vedi serle IX, vol. VII, D. 818. (3) -Vedi D. 85, nota l.
94

IL MINISTRO A BELGRADO, MAMELI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER CORRIERE 98/01 R. Belgrado, 2 gennaio 1942 (per. il 5).

Mio telegramma n. l in data di ieri (1).

Città di Kraljevo è compresa nella zona di occupazione militare bulgara. Osservata sulla carta, secondo dati fornitici da Comando Militare Serbia (territorio all'incirca compreso tra 21 o meridiano e 44° parallelo) zona comprende insieme parte Serbia del Sud (caratteristicamente escludendo Kossovo serbo, che, come già riferito, rimane sotto occupazione germanica) e Serbia centro-orientale. Con Kraljevo e Jagodina giunge a 80 Km. circa da Belgrado. In sostanza Bulgaria occuperà più che un buon quarto attuale territorio Serbia, in tale computo comprendendo Banato. Nessun accenno è stato pubblicato sinora da questa stampa.

In conversazione odierna mio collega di Germania mi ha confermato notizie, precisando che accordo «esclusivamente avvenuto tra rispettivi Comandi militari» mira ad assicurare normale traffico linee comunicazione verso il Sud, in pari tempo dando impiego truppe Bulgaria belligerante, e disimpegnando unità germaniche per altri scopi.

Benzler ha insistito che tale sistemazione è «provvisoria » precisando e confermando che non costituisce variante linea demarcazione e che nel territorio militarmente occupato dai bulgari giurisdizione rimane alla Germania e amministrazione civile ad autorità periferiche serbe.

È appena necessario insistere che in tale sistemazione «provvisoria», e per raggiungere scopi disimpegno truppe germaniche dalla Serbia, Comando Militare, perseguendo politica più volte segnalata, si è ben guardato dal sollecitare occupazione italiana, che apparirebbe corollario diretto e naturale, del Kossovo serbo che è adiacente zona affidata Bulgaria, come a Kossovo albanese.

Ministro Germania mi ha anche da parte sua confermato che prime notizie occupazione militare bulgara producono impressione grave e completamente negativa in ambienti serbi « i quali non sembrano rendersi conto necessità spostamenti e occupazione truppe Asse nei Balcani secondo interessi generali superiori condotta guerra e non di quelli particolari singoli territori ». Ha lasciato comprendere che dimissioni Nedic Cil quale evidentemente da occupazione bulgara riceve colpo gravissimo) sono state presentate, ma che questione è aperta. Ha accennato che Nedic ha «abitudine di presentare con qualche frequenza dimissioni» concludendo con una certa fermezza che attualmente questione interessa principalmente serbi. Se Nedic insisterà nelle sue dimissioni, difficilmente potrà essere sostituito, anche perché da parte germanica non si vede un altro serbo che abbia sufficiente seguito nel paese. Ma probabilmente Nedic potrà essere indotto a riflettere che suo allontanamento lascerebbe Serbia in condizioni «ancora peggiori».

Concetti e indicazioni Benzler sono indubbiamente sinceri e dal suo punto di vista esatti. Per precisa valutazione elementi situazione e possibili previsioni giova tuttavia ricordare che raramente, e anzi quasi mai, giudizio politico, propositi e azione Rappresentante Ministero Esteri e Comando Militare sono stati concordi. In più di una occasione, al contrario furono in netto contrasto.

Per quanto si può dedurre oggi localmente da estensione occupazione mllitare bulgara in questa zona, per qualche cosa come 10 mila Kmq. e a prescindere da ripercussioni che può avere in tutta la zona balcanica. possono essere fatte seguenti prime osservazioni:

-Nedic personalmente e suo Governo si trovano improvvisamente, dopo un periodo di relativo e fittizio miglioramento, in situazione di gravità senza precedenti. Per autorità occupazione sembra indifferente e forse meglio irrilevante se Nedic o un qualsiasi Governo serbo rimanga o no.

-Non meno esautorato si trova di colpo vecchio capo cetnico, Kosta Pecanac, che anche se con talune riserve e personali atteggiamenti, ha tuttavia, dallo scoppio della ribellione in Serbia, mantenuto contegno fedele al comando militare e a Nedic, tranne alcuni particolari che scivolano tra i due. Oggi la zona sotto il suo controllo militare passa sotto controllo militare bulgaro, vale a dire sotto controllo secolare nemico Serbia e maggiore nemico nazionalisti e ultra nazionalisti serbi di cui Kosta Pecanac è esponente.

-Esodo serbi armati è già segnalato da zone occupazione bulgara verso Kossovo, Montenegro e Bosnia. Prevedibilmente molti di tali elementi andranno ad ingrossare fila ribelli. Ancora una volta deflusso si dirige contro nostre posizioni.

-Opinione generale osservatori locali, serbi e non serbi è che esercito bulgaro -che passa esso stesso per essere non poco inquinato da comunismo non sembra più indicato per contenere minaccia comunista in zona così vasta della Serbia già inquinata essa stessa da comunismo che si innesta con legami e in situazione ripetutamente segnalata nel fronte nazionalista contro l'occupante.

(l) Con T. s.n.d. 52/1 p.r., del Jo gennaio 1942 ore 15,30 (per ore 18,20), non pubblicato, Mameli confermava l'inizio delle operazioni in Bo~nia per il 15 gennaio con la partecipazione di due divisioni tedesche ed una italiana.

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IL MINISTRO A SOFIA, MAGISTRATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N.D. PER CORRIERE 252/03 R. Sofia, 2 gennaio 1942 (per. il 12).

Come ho telegraficamente informato (1), le truppe bulgare dislocate nella zona nord-occidentale del Paese hanno iniziato, la mattina del 30 dicembre, un movimento in avanti in territorio Serbo per collaborare all'azione che il Comando germanico ha intrapreso per riportare l'ordine nelle zone tuttora minacciate dalle bande di dissidenti.

Tale collaborazione, che è destinata a svolgersi sotto guida e sotto direttive tedesche, troverà il suo campo di azione nella fascia compresa all'incirca tra il ventunesimo meridiano ed il quarantaquattresimo parallelo ed avrà quale scopo principale la liberazione delle minaccie, sempre frequenti, dei ribelli serbi, al tracciato ferroviario, che tanto interessa bulgari e tedeschi, Pirot-Nisc-Skopje. Per tale protezione è prevista anche una azione nella zona a settentrione di Nich e che, effettuata dalle truppe della Divisione bulgara di Vratza, finirà per formare una puntata bulgara abbastanza profonda in vero e proprio territorio serbo.

I bulgari, circostanza di un certo interesse, hanno tenuto e tengono per ora l'azione da loro intrapresa in grande silenzio. Non soltanto non si nota per ora alcuna comunicazione alla stampa ma nel Paese si è evitata in proposito qualsiasi diffusione di informazioni. A quanto pare, verrà soltanto pubblicato nei prossimi giorni un breve comunicato. Si cerca anzi di minimizzare la iniziativa, che riveste invece notevole importanza, e, col fare agire le truppe, il cui numero, nel complesso, può calcolarsi a 30-40.000 uomini in tre gruppi diversi e sotto il comando di ufficiali di grado non molto elevato, si cerca di evitare che questa marcia in avanti prenda l'aspetto di una « campagna » o di una «spedizione » e si tende ad identificarla con un'azione di semplice polizia: tattica questa che, mentre pone praticamente lo sviluppo delle operazioni completamente nelle mani del Comando germanico, risponde del resto, perfettamente alla << linea >> sempre seguita dal Governo di Sofia che evita per quanto possibile di dare al Paese l'impressione di guerreggiare.

In realtà, dato il numero limitato dei ribelli e la situazione nella quale essi si trovano, non si prevedono combattimenti di un qualche rilievo. Resta invece e resterà il problema dei rapporti tra le truppe bulgare e la popolazione locale che è indubbiamente, nelle zone in questione, del tutto di origine serba. Non è

quindi difficile prevedere, dati i tradizionali rapporti di astio esistenti tra serbi e bulgari, che si verificheranno episodi di durezza e di violenza. Cosa questa, per altro, che non credo dispiaccia oramai ai tedeschi i quali, disillusi dell'atteggiamento della popolazione della Serbia occupata, sembrano orientarsi verso la necessità di rimettere l'ordine a qualunque costo e con qualunque mezzo. Ciò spiega la decisione, finalmente presa, di usare i reparti dell'Esercito bulgaro che sono usi alla guerra, classicamente balcanica, delle bande e dei comitagi e che quindi combatteranno i ribelli serbi con i loro stessi sistemi e secondo la loro stessa mentalità.

(1) Con T.s.n.d. 12424/1087 r. del 30 dicembre 1941 non pubblicato, Magistrati riferiva sull'inizio delle operazioni condotte dalle truppe bulgare nella Serbia sud-orientale. Le forze armate impiegate consistevano in 35.000 uomini circa sotto il comando superiore tedesco, in azione per un periodo di due settimane.

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L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, FECIA DI COSSATO, AL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA

T. PER TELESCR. 83/13 R. Berlino, 3 gennaio 1942 (ore 18,30).

Rispondo telegramma di V. E 2076 (1).

Riassumo qui di seguito le notizie che ho potuto ottenere all'Auswaertiges Amt circa quanto richiesto da V. E. in merito nomina plenipotenziario politico a Parigi e di un Console Generale a Vichy.

0 ) Per quanto riguarda ripartizione funzioni tra Commissione Tedesca di Armistizio e Plenipotenziario tedesco a Parigi, risulta che tutte le questioni militari che derivano dall'applicazione delle clausole della convenzione di armistizio sono di competenza della Commissione Armistizio. Per tutte le altre questioni politiche, è competente plenipotenziario tedesco a Parigi.

Per quanto si riferisce ai tedeschi, vi è un particolare, in quanto esiste a Parigi anche una specie di Delegazione tedesca, in seno sempre Commissione Armistizio, delegata a trattare questioni economiche, sempre nel quadro però della Convenzione Armistizio.

2°) Plenipotenziario tedesco a Parigi tiene normali contatti con Governo francese tramite Sig. De Brinon, il quale, come è noto, è il rappresentante del Governo francese presso il «Militaer Refehlshaber in Frankreich » Von Stulpnagel, col quale però tratta unicamente di questioni militari della zona occupata. Il Sig. Benoist-Méchin ha pure un piccolo ufficio a Parigi e il Sig. Abetz è in relazione anche con lui. Talvolta poi, ciò che sembra avvenire assai spesso, il Sig. Darlan si reca Parigi e naturalmente ha rapporti con plenipotenziario tedesco.

3°) Il Console Generale tedesco a Vichy avrebbe istruzioni precise di non trattare mai questioni politiche, Sig. Krug von Nidda, come mi ha detto Sig. Woermann, non è altro che un « Brieftraeger ». Predetto funzionario, cioè, riferisce tutto quanto gli viene comunicato dal Ministero degli Affari Esteri fran

cese e viceversa comunica ciò che il proprio Ambasciatore a Parigi gli ordina di portare a conoscenza di quel Ministero. In sostanza quindi il Console Generale tedesco a Vichy non avrebbe alcuna funzione politica, ma servirebbe unicamente quale collegamento rapido con Governo francese di Vichy.

La denominazione tedesca dell'ufficio tedesco a Vichy è la seguente: «Zweigstelle dell'Ambasciata di Germania a Parigi».

(l) Con T. 51007/2076 p.r. del 1o gennaio 1942. ore 13, d'Ajeta, «in relazione alla nomina di un plenipotenz!ario politico italiano a Parigi e d! un console generale a V!chy », aveva chiesto di «conoscere come sono ripartite a un dipresso le funzioni fra Pleinipotenz!ario politicotedesco e Commissione tedesca di Armistizio. Inoltre se plenipotenziario politico tedesco tiene contatti con Governo francese e per quali tramiti e di conseguenza quali sono mansioni affidate Console Generale tedesco a Vichy rispetto Governo di Vichy e rispetto Abetz ».

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L'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. 284/7 P.R. Madrid, 3 gennaio 1942, ore 24 (per. ore 7,30 del 4).

Soltanto stasera ho potuto fare a Serrano comunicazione di cui al telegramma di V. E. 966 (1). Ministro è tuttora influenzato e non sarà in condizioni riprendere servizio se non tra qualche giorno. Mi ha incaricato esprimerVi suoi più vivi ringraziamenti per continue prove di amicizia di cui è profondamente commosso. Parlandomi di Queipo de Llano mi ha detto che questi si trova attualmente a Madrid. Ha soggiunto che, pur non dimenticando passato errore politico del Generale, egli deve riconosce,rne incontestabilmente merito di patriota e di comandante e che perciò spera di trovare modo di intendersi dissipando malumori che fino ad ora li dividevano.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AL MINISTRO A GEDDA, SILLITTI

T. 12/7 R. Roma, 4 gennaio 1942, ore 4.

Vostri telegrammi l e 2 (2).

Si premette che il telegramma fittizio da voi preannunciato non è sinora pervenuto a questo R. Ministero, e che quindi non è per ora il momento di interessare il Governo turco ad assumere la tutela degli interessi italiani in Saudia. È frattanto opportuno che fin da ora intratteniate codesto Governo esponendo, come di vostra iniziativa od a titolo personale non avendo potuto comunicare con Roma, le seguenti considerazioni:

Pur rendendovi conto che Governo saudiano si sottopone a malincuore alla pressione britannica, è da deplorare che la Gran Bretagna obblighi colla violen

za la Saudia, Stato indipendente e neutrale, ad interrompere i rapporti fra due Paesi che nessun interesse separa e fra i quali era stata mantenuta costante amicizia, che Italia aveva dato tante prove di voler rendere sempre più intima e cordiale. La pressione britannica mostra all'Arabia Saudia chi siano i suoi amici ed i suoi nemici.

Vorrete aggiungere che la chiusura della Legazione a Gedda vi preoccupa in modo speciale in relazione agli italiani e tedeschi costà internati; e che ritenete essere vostro dovere, salvo diverse istruzioni che aveste a ricevere da Roma, di non partire se non con tutti detti internati, tanto militari quanto civili. Potete al riguardo far presente constarvi che:

2°) Quando la Gran Bretagna ha rappresentato al Governo afgano pretesi pericoli di maneggi anti-inglesi da parte degli italiani e dei tedeschi in Afganistan, il Governo afgano ha posto come condizione che la Legazione italiana a Kabul rimanesse aperta, e che agli italiani in Afganistan fosse fornito da parte inglese un regolare salvacondotto nonché i mezzi per rimpatriare: come di fatto è avvenuto (2).

Invocando questi precedenti fate presente, sempre a titolo personale, che attendete dal Governo saudiano un atteggiamento non diverso e consono ai rapporti di amicizia fra Italia e Saudia, e cercate di ottenere che insieme con i funzionari della Legazione possano partire anche tutti gli internati italiani e tedeschi, od almeno in via subordinata gli internati italiani e tedeschi civili (fra cui sono naturalmente da comprendere i sedicenti civili). Fate al riguardo presente che i civili in base alle norme diritto internazionale avrebbero dovuto già essere lasciati liberi di rimpatriare, come avete già chiesto a codesto Governo.

Nel caso che non sia possibile ottenere la partenza di tutti (dico tutti) gli internati italiani e tedeschi, sondate, sempre a titolo personale, se codesto Governo consentirebbe che presso la Legazione che assumerà la tutela degli interessi italiani in Saudia, resti qualche persona a titolo privato (ad esempio Mochi, ovvero il Dr. Putzolu e il Comm. Dafer, con personale d'ordine) che si occupi dell'assistenza degli internati che avessero a rimanere costà. Tali persone verrebbero naturalmente a perdere i privilegi diplomatici.

Telegrafate il risultato delle vostre argomentazioni e dei vostri sondaggi (3).

(l) -Vedi D. 85. (2) -Vedl D. 89.

l 0 ) Quando a seguito delle pressioni anglo-sovietiche sul Governo di Teheran, questo è stato costretto a rompere le relazioni diplomatiche con l'Italia, i Governi inglese e sovietico hanno consentito che i funzionari della Legazione partissero insieme con tutti (dico tutti) gli italiani residenti nell'Iran (1). Fra gli italiani erano anche comprese alcune centinaia di marittimi appartenenti a navi italiane ferme nel Golfo Persico e già internati, marittimi dei quali una parte soltanto ha potuto raggiungere Teheran in tempo per rimpatriare col personale della Legazione.

(l) -Vedi serie IX, vol. VII, D.D. 528, 542, 543, 547, 550 e 552. (2) -Vedi serie IX, vol. VII, DD. 642, 659 e 711. (3) -Vedi D. 106.
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L'AMBASCIATORE AD ANKARA, DE PEPPO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. s. N. D. 99/4 R. Ankara, 4 gennaio 1942, ore 15 (per. ore 7 del 5).

Sono informato che alcuni giornali della Siria e dell'Egitto qui giunti nella seconda decade di dicembre ,riportano una notizia AFI da Ankara secondo la quale l'Italia avrebbe chiesto alla Turchia di concludere un patto di amicizia analogo a quello turco-tedesco: la Turchia avrebbe rifiutato date le mire imperialistiche dell'Italia nel Mediterraneo. Dispongo per la ricerca dei giornali e l'invio a codesto Ministero dei relativi ritagli. Dalle mie comunicazioni a codesto Ministe,ro (telegrammi del 23 giugno n. 370 (l), del l o luglio 396 (2) telegramma per corriere del 23 luglio n. 75 (3), telespresso del 10 ottobre n. 1953/1059 (4)) risulta che governanti turchi benché lusingati dall'invito fatto a suo tempo dall'E. V. all'Ambasciatore di Turchia a Roma non dimostrano nessuna premura di iniziare concrete conversazioni politiche. Nei miei colloqui sull'argomento sia con Saracoglu sia con Menemencoglu sia con l'Ambasciatore Baydur ho avuto cura di tenermi sempre sulle generali essendomi reso conto che il Governo di Ankara cercava di procrastinare l'aggiornamento dei rapporti politici con l'Italia. Ho quindi accennato con essi sopratutto alla convenienza di esaminare la situazione in vista della scadenza nell'aprile prossimo del trattato neutralità e conciliazione del 1928. Debbo anche aggiungere:

0 ) che l'Ambasciatore Baydur sia nella visita di congedo fatta a Stambul a fine ottobre sia nella conversazione avuta con lui a Roma nel novembre (5) non mi ha parlato d'altro che della possibilità di migliorare i nostri rapporti commerciali;

2°) che nessun accenno alle relazioni politiche fra i nostri due paesi mi è stato fatto dal mio ,ritorno in sede né da Saracoglu né da [Menemencoglu].

La pubblicazione a cura dell'Agenzia degaullista sui giornali arabi e egiziani della notizia di cui sopra (non riprodotta da nessun giornale locale) è certamente dovuta a una indiscrezione di qualche alto funzionario di questo Ministero degli Affari Esteri fatta alla rappresentanza diplomatica dell'Inghilterra. Non ritengo che valga la pena di rilevarla o di darle comunque seguito, ma essa va registrata come una implicita conferma della volontà di questo Governo di mantenere ottime relazioni con l'alleata Inghilterra e denota anche che gli atteggiamenti della politica turca sono determinati soltanto da minaccie e pericoli reali e imminenti e che soltanto pericoli e minaccie reali e imminenti possano modificarli.

(l) -Vedi serie IX, vol. VII, D. 300. (2) -Non pubblicato. (3) -Vedi serie IX, vol. VII, D. 417. (4) -Non rinvenuto. (5) -Di tali conversazioni non vi è traccia nella corrispondenza telegrafica.
100

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI

T. 274/15 P.R. Roma, 4 gennaio 1942, ore 18,45.

Vostro n. 6 (1).

Fate presente a codesto Ministero Esteri che nello stesso interesse dell'Asse non conviene, a nostro avviso, modificare l'attuale stato di cose per quanto concerne i rifornimenti svizzeri. Come argomenti da sviluppare a voce, a sostegno della nostra tesi, Vi segnalo quanto segue:

0 ) Oggi l'Europa, assediata da ogni lato ha tre piccolissimi polmoni (Svizzera, Portogallo e Spagna) da cui riesce ad avere -e con grandi sforzi -un po' di materie prime tanto necessarie alle nostre industrie di guerra.

2°) Se noi limitiamo con nuove norme i traffici della Svizzera, renderemo più difficili i rifornimenti di detto Paese il quale dovrà quindi cercare in Europa quei prodotti che noi stessi gli impediamo di procurarsi oltre Atlantico e si aggraverà così la nostra situazione alimentare e industriale.

3°) Stringendo troppo i freni intorno alla Svizzera, l'America e l'Inghilterra finiranno per dichiarare la Repubblica Elvetica territorio « sotto l'influenza nemica » con tutte le conseguenze che ne deriveranno, conseguenze tutte dannosissime per noi.

Infatti ancora oggi la maggior parte delle fabbriche svizzere lavora per l'Asse, e la Svizzera è l'unico nostro banchiere il quale ci fornisce ancora un po' di oro per potere acquistare le materie prime per le nostre industrie belliche.

Per non perdere quindi tali vantaggi a noi conviene se non rallentare i freni al commercio svizzero, per lo meno lasciare invariato l'attuale stato di controllo per dare la sensazione all'America e all'Inghilterra che la Svizzera conserva ancora la sua indipendenza.

101

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, FECIA DI COSSATO, AL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA.

T. PER TELESCR. 393/20 P.R. Berlino, 5 gennaio 1942, ore 18,10.

Telegramma di V. E. n. 10 (2) incrociatosi con quello di questa ambasciata

n. 13 (3).

Questa mattina ho chiesto altri dettagli a questo Ministero degli Affari Esteri circa nomina del Console Generale Krug von Nidda a Vichy. Mi è stato detto che predetto funzionario è stato nominato non in seguito ad un accordo

D. -96 nota l, chiedeva di specificare «in base a quale accordo» era stato distaccato a VichyIl console generale Krug von Nidda.

col Governo francese, bensì in base ad una comunicazione da parte del Governo

tedesco al Governo francese con la quale si informava della determinazione da

parte germanica di addivenire alla creazione a Vichy di una sezione distaccata

dall'Ambasciata tedesca a Parigi, nominando in pari tempo il Console Generale

von Nidda quale capo di detta sezione.

Risulta che Signor von Nidda ha con sé qualche funzionario e qualche im

piegato. Mi riservo però di far sapere il loro numero esatto. In passato il Go

verno francese era in trattative per nomina a Berlino di un proprio rappresen

tante, ma poi tale progetto è èaduto nel vuoto. Attualmente si pensa unicamente

di permettere a Signor Scapini di risiedere a Berlino come Delegato Speciale in

Germania per i prigionieri di guerra e gli operai francesi occupati nel Reich.

Per quanto riguarda la dipendenza dei Consolati tedeschi nella Francia

non occupata (attualmente ne esiste solo uno al Marocco), mi è stato detto che

questi Uffici non dipendono da Vichy, ma sempre dall'Ambasciata di Germania

a Parigi.

(l) -100/6 p.r. del 2 gennaio 1942, ore 17,30, non pubblicato: intenzione del Governo germanico di introdurre alcune restrizioni alla concessione d! salvacondotti alle navi addette ai rifornimenti svizzeri. (2) -Con T. 176/10 p.r. del 4 gennaio 1942, ore n,l5, d'Ajeta, sollecitando la risposta al (3) -Vedi D. 96.
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IL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA, AL MINISTRO A ZAGABRIA, CASERTANO

T. s.1N. D.· ~411/11 P.R. Roma, 5 gennaio 1942, ore 19.

Strettamente personale per Casertano.

Codesto Capo Polizia Kwaternik ha confidenzialmente informato nostre Autorità Polizia che programma per visita Ecc. Ciano dovrebbe venir preparato in modo da evitare il più possibile permanenza Ministro Zagabria data agitazione che vi regna da qualche giorno. Kwaternik ha anche accennato al riguardo ai combattimenti svoltisi contro cetnici a Pisavorina a circa venti chilometri da costì.

Tenuto presente tutto ciò, nonché situazione da te segnalata con tuo telegramma n. 7 (l) per fronteggiare la quale è stato richiesto intervento nostre forze, e tenuto conto altresì recente atteggiamento elementi irredentistici che, pur senza volere attribuire loro eccessivo peso, potrebbero prendere occasione da visita per inscenare qualche manifestazione politica pro Dalmazia, mi sembrerebbe, sotto ogni punto di vista, opportuno rinviare a momento più favorevole progettata visita. Prima comunque che siano prese superiori decisioni in tal senso ti prego precisarmi tuo parere sulla situazione esistente costà e sulla convenienza che, in relazione a tale situazione, il Ministro effettui il suo viaggio proprio in questo momento.

Pregoti telegrafare (2).

Pregati darne comunicazione costì nella maniera che riterrai più opportuna».

103.

IL MINISTRO A ZAGABRIA, CASERTANO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER CORRIERE 140/03 R. Zagabria, 5 gennaio 1942 (per. il 7).

Gli annunziati movimenti insurrezionali che avrebbero dovuto aver luogo tra il Natale e il capo d'anno in questa Capitale si sono risolti in alcuni scontri tra Polizia e comunisti, durante i quali, nella pubblica via, hanno trovato la morte tre comunisti e una decina sono rimasti feriti.

La repressione che ha preceduto e ha seguito tali avvenimenti è stata così energica che, secondo quanto affermano i dirigenti croati, ha tolto agli avversari dell'ordine una veilleità di maggiori inziative.

Nei giorni precedenti il Natale sono stati operati a Zagabria 300 arresti.

Una ventina di capi comunisti sono stati giustiziati. La Polizia ha messo le mani su una tipografia nella quale si preparava materiale di propaganda comunista, ed ha scoperto che in alcuni esercizi pubblici si organizzavano manifestazioni contro il Governo ustascia. Tali manifestazioni avrebbero dovuto avere duplice carattere comunista e irredentista.

Come fatto nuovo nella situazione è da segnalare la tendenza a incontrarsi sul terreno dell'opposizione al Governo dei nazionalisti intransigenti e dei sovversivi che sognano un ritorno dell'unità jugoslava o l'avvento al potere dei seguaci di Macek.

In merito a questi ultimi, ho avuto anche una interessante conversazione col Poglavnik, il quale mi ha informato di aver ricevuto negli scorsi giorni alcuni esponenti macekiani che sono fra i pochissimi non ancora ammessi nel movimento ustascia: trattasi dei fratelli Kosutic, uno dei quali veniva fino a qualche tempo fa considerato come il braccio destro di Macek, e l'unico capace di succedergli. Il Poglavnik mi ha detto che costui non avrebbe altro desiderio che di inserirsi nell'attuale regime, riconoscendo egli stesso come non vi sia più alcuna possibilità di ripresa per il partito rurale, dato che il tempo lavora a vantaggio dell'attuale Governo.

L'ottimismo del Poglavnik si estende anche a considerare senza carattere di gravità alcune manifestazioni di malcontento che diventano sempre più frequenti nelle file dell'esercito, particolarmente tra gli ufficiali. Egli ha tenuto a spiegarmi che il suo programma di procedere gradualmente alla sostituzione dell'esercito con la milizia ustascia è ormai chiaro, e quindi non può soddisfare i quadri massimi e medi dell'esercito. D'altra parte il Poglavnik esclude che egli possa contare su generali e ufficiali superiori legati ad una tradizione che non è quella dell'indipendenza né quella della rivoluzione ustascia, bensì fatta di ricordi jugoslavi e autro-ungarici.

Tuttavia la gradualità sembra indispensabile al Poglavnik per addivenire alla eliminazione dell'esercito, che a lui ancora serve, mancandogli quadri per allargare le basi della milizia. Il processo di eliminazione potrà durare -secondo quanto egli mi ha detto -sei mesi o due anni, ma è certo che la fiducia che ispirano nel popolo le legioni rivoluzionarie è pari alla sfiducia che l'opinione pubblica intera nutre per l'esercito regolare, che si è mostrato anche incapace, per impreparazione spirituale, durante gli scontri coi ribelli. La struttura che ho data alla mili7.ia (formazione di compagnie e al massimo, di battaglioni), mi permette di non aver bisogno di molti generali e di poter fare assegnamento sopratutto sulla gioventù educata nel clima della proscrizione e della rivolu7.ione.

(l)Non pubblicato: con tale telegramma (94/7 r. del 4 gennaio 1942) Casertano comunicava l'intenzione del Poglavnik di procedere al rastrellamento dei ribelli nella zona del Pekova-Goza, con un'azione eseguita, sotto il comando italiano, da compagnie regolari Ustascla ed unità italiane.

(2) Con T. 573/16 p.r. del 7 gennaio 1942, Casertano rispose: «Come tu giustamente hai rilevato dalle mie segnalazioni telegrafiche oltre che dalle riserve che ti risulta avere manifestato questo Capo Polizia Kwaternik a nostre Autorità Polizia, situazione non è tale da consigliare che progettata visita abbia luogo prossimamente. Sarà quindi opportuno rinviarla a momento più favorevole» il lO gennaio 1942 d'Ajeta telegrafò (T. 789/23 p.r.: «In relazione a quanto da te fatto presente, informati che Eccellenza Ministro ha deciso rinviare suo viaggioZagabria.

104

L'AMBASCIATORE A SHANGHAI, TALIANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 153/6 R. Shanghai, 6 gennaio 1942, ore 6 (per. ore 21,40).

Riferisco ad ogni buon fine avere Ambasciatore Cina a Tokio informato suo Governo che a Tokio si stava esaminando possibilità di assaggi a Mosca per un intervento giapponese che potesse facilitare trattative di pace tra URSS e Asse (1).

105

L'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 131/11 R. Tukio, 6 gennaio 1942, ore 8,20 (per. ore 19).

Vostro 792 (2).

A questo Ministero degli Affari Esteri si è avuto sentore ma nessuna proposta formale di un progetto di adesione del Siam al Tripartito. Qui del resto l'idea non potrebbe trovare favore. A Tokio si considerano nettamente fissate dal Patto le zone di responsabilità a direttiva del nuovo ordine in Europa ed in Asia Orientale. E per quanto concerne quest'ultima, nel pensiero di Tolda, è il solo Giappone che, agli effetti del Tripartito, ha la direzione dell'organizzazione della zona che include Cina, Manciukuo ed ora anche Siam, né intenderebbe condividerla con alcun altro stato.

106

IL MINISTRO A GEDDA, SILLITTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 133/20 R. Gedda, 6 gennaio 1942, ore 17 (per. alle 22).

Telegramma di V. E. n. 7 (3).

Ho intrattenuto stamane Ministro Suleiman, che mi ha ricevuto solo, secondo le istruzioni di V. E., accentuando lo spirito di amicizia che mi spingeva a fare questo passo personale, e mettendo in rilievo che ritengo mio dovere non partire se non insieme con tutti gli internati italiani e tedeschi. Ministro Suleiman

12 ~Documenti diplomatici -Serie IX -Vol. Vlll

mi ha ringraziato per passo da me fatto e mi ha confermato disposizioni amichevoli del governo Saudiano nei riguardi nostri, ripetendo le ragioni difensive forza maggiore che hanno costretto questo governo a farmi le comunicazioni precedenti. Mi ha anche ringraziato per l'informazione dei due precedenti concernenti gli italiani dell'Iran e Afganistan dandomi impressione di considerare di alta importanza precedenti predetti. Dovendo riferire in merito mio passo al Principe Faisal, per mancanza istruzioni attuali, Ministro Suleiman mi ha promesso di interessarsi favorevolmente alla mia richiesta circa rimpatrio di tutti indistintamente gli internati italiani e tedeschi.

Sembrandomi opportuno attendere risposta relativa tale richiesta, non ho fatto per ora cenno a subordinate richieste di cui al telegramma di V.E. Per quanto disposizioni di questo governo mi sembrino buone, tuttavia esito qualunque nostro passo non potrà che dipendere dalla resistenza che questo governo riterrà di fare alla volontà e alle previsioni degli inglesi.

(l) -Vedi D. 69. (2) -T. 50776!792 p.r. del 29 dicembre 1941 con cui Prunas ritrasmetteva Il T. da Bangkok 12342/190 del 28 dicembre 1941, non pubblicato, con Il quale Crolla riferiva l'intenzione del Governo di Bangkok di effettuare con sollecitudine le procedure di adesione al Tripartito. (3) -Vedi D. 98.
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IL MINISTRO A BUDAPEST, ANFUSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. 28. Budapest, 6 gennaio 1942 (per. il 10).

Ho fatto ieri la prima visita a questo Presidente del Consiglgio Ministro degli Affari Esteri cui ho rimesso la copia delle credenziali che presenterò giovedì 8 corrente al Reggente d'Ungheria.

Bardossy mi ha riservato accoglienze cordialissime ed ha tenuto a manifestarmi la sua gioia per il Vostro prossimo arrivo in Ungheria (1). Mi è parso che le sue parole uscissero dal quadro formale di simili manifestazioni protocollari in quanto il Primo Ministro ha voluto ricordare gli scambi di idee con Voi avuti durante il Vostro comune soggiorno a Berlino (2) sottolineando i sentimenti di amicizia per la Vostra persona. Nella lunga conversazione, Bardossy non ha toccato nessun argomento di speciale rilievo limitandosi ad accennare alla situazione sul fronte sovietico dove ---egli stesso ha rilevato -l'attività delle truppe magiare è quasi nulla. Egli ha naturalmente parlato delle preoccupazioni sorte in queste ultime settimane per i sussulti che lo schieramento tedesco ha subito in seguito agli aspri attacchi sovietici, pur concludendo con l'esprimere la sua sicura fede nella superiorità delle truppe germaniche.

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A RIO DE JANEIRO, SOLA

T. S. N. D. 592/28 P. R. Roma, 8 gennaio 1942, ore 1.

Ministro Esteri cileno Rossetti ha assicurato R. Ambasciatore a Santiago (3) che non mancherà, appena giunto a Rio de Janeiro, di prendere contatto con

Voi. Agite, anche da parte Vostra, nello stesso senso. Rossetti, le cui origini italiane vi sono note, ci ha dato in questi ultimi mesi, prove di amicizia e di buona volontà, di cui, allo stato dei fatti, non avremmo ragione di dubitare. Giunge a Rio col proposito, che sembra fermo, di battersi per difesa neutralità, che considera unica situazione che risponda interessi Cile in particolare, America Latina in generale. Il Duce gli ha fatto recentemente pervenire assicurazione che Egli segue, con simpatia e interesse, sua azione di Governo (1). Di ciò si è mostrato particolarmente sensibile. Mostratevene in via riservata al corrente. Un argomento che ha sempre raccolto con compiacimento è che responsabilità delle relazioni future, della preservazione della pace, fra il continente americano e l'Europa è oggi affidata ai Latini d'America e ad essi soli. Sarà o non sarà cioè guerra di continenti a seconda che i Latini d'America seguiranno o non seguiranno l'America del Nord. Riprendete argomentazione e insistetevi. Cercate, in generale, nella misura del possibile e nelle forme che Vi sembreranno più opportune, di sostenerlo e di incoraggiarlo (2).

(l) -Vedi D. 176. (2) -Vedi serle IX, vol. VII. D. 786. (3) -Si riferisce al T. 123/17 r. del 5 gennaio 1942, ore 21,20, per. a Roma il 6 alle 12.15, non pubblicato.
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AL MINISTRO A BERNA, TAMARO

T. S. N. D. 595/15 P. R. Roma, 8 gennaio 1942, ore 1.

Strettamente personale per Tamaro.

Vi è noto che da tempo si è qui dovuto con rincrescimento rilevare come atteggiamento Ministro Ruegger non corrisponda in alcun modo a cordialità dei rapporti italo-svizzeri.

Recentemente, orientamenti signor Ruegger e dei suoi familiari hanno acquistato carattere sempre più avverso all'Italia ed al Regime dimostrando in modo definitivo che questo Ministro di Svizzera non è persona idonea a svolgere utilmente missione diplomatica affidatagli.

R. Governo, animato dal desiderio di evitare una formale richiesta di richiamo del signor Ruegger quale persona «non grata» gradirebbe che Governo Federale, rendendosi conto dello spirito amichevole col quale viene qui impostata la questione, prendesse esso stesso al più presto l'iniziativa di sostituire suo Ministro a Roma con altro e più adatto rappresentante.

Di quanto precede intrattenete subito e nella maniera che riterrete più opportuna codesto Dipartimento Federale, mettendo in particolare rilievo significato amichevole nostro passo, che è determinato dall'intenzione di avere in Roma nel rappresentante della Svizzera persona in tutto adatta ad assicurare il mantenimento dei tradizionalmente amichevoli rapporti tra i nostri due Paesi. Nel caso incontraste difficoltà, vi autorizzo allora a dichiarare senza meno il signor Ruegger persona non grata.

Attendo riscontro telegrafico (3).

(-3) Per la risposta di Tamaro vedi D. 123.
(l) -Vedi D. 30. (2) -Per la risposta di Sola vedi D. 122.
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IL MINISTRO A BUCAREST, BOVA SCOPPA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

'l'. S. N. D. 189/16 R. Bucarest, 8 gennaio 1942, ore 20,40 (per. ore 13,30 del 9).

Maggiore Engel, Aiutante Militare Fuehrer, venuto qui a donare Mercedes di lusso al Conducator a nome del Cancelliere del Reich ha presentato Maresciallo Antonescu una nota con cui Hitler chiede Governo romeno di aver pronto per inizio primavera massimo possibile truppe per offensiva contro URSS. Richiesta tedesca... (l) su massimo 700 mila uomini. In assenza Antonescu ammalato ho parlato della cosa col Segretario Generale degli Affari Esteri Davidescu. Egli mi ha detto che risposta Maresciallo a questa richiesta è stata precisa. Romania si impegnerà mettere in linea -secondo intese già corse venti divisioni e cioè circa 300 mila uomini. Non è possibile al Governo romeno fare sforzo maggiore, dal momento che a Budapest apertamente si dice che Ungheria dovrà avere per fine guerra pronto un milione e mezzo di uomini e che colà si afferma pubblicamente come «non si debbano ripetere errori anno 1918 » e persino negli indirizzi uomini politici al Reggente Horthy in occasione suo onomastico si è parlato di reintegrazione Ungheria nei suoi vecchi confini. L'Ungheria ~-mi ha detto Davidescu ---che si era impegnata a concorrere alla guerra contro Soviet con 50 mila uomini vi ha partecipato di fatto con 30 mila di cui soltanto 14 mila combattenti. Essa conserva intatto suo potenziale bellico e ha avuto scarsissime perdite. Inoltre con ingresso truppe bulgare in Serbia abbiamo ora bulgari non solo al Sud ma anche all'Ovest e minacciamo di essere accerchiati. In tali condizioni dobbiamo essere estremamente prudenti di fronte alle nuove richieste di concorsi militari che ci vengono da Berlino e il Conducator ha fatto chiaramente comprendere quanto precede all'inviato del Fuehrer.

Ho chiesto a Davidescu se era esatto che intanto fossero già cominciati dei richiami alle armi. Egli ha risposto affermativamente. Assenza qui di un Addetto Militare che si prolunga da circa un mese e mezzo, malgrado mie ripetute sollecitazioni, mi impedisce di fornire al riguardo dati più precisi (2).

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

'l'. S. N. D. PER TELESCR. 177/35 R. Berlino, 8 gennaio 1942, ore 21,50.

Da un esame riassuntivo della situazione al fronte orientale, che ho compiuto immediatamente dopo il mio ritorno in sede attraverso contatti con ele

JOH

menti seri traggo l'impressione che la situazione stessa presenti momento attuale aspetto di particolare interesse in funzione dell'ulteriore sviluppo della campagna:

l o -Nel settore settentrionale si delinea lo sgombero da parte germanica dell'attuale fronte di Leningrado e il riassetto lungo una linea Peterhof-Nowgrod. Tale manovra, se permetterà ai Russi di vantare un successo di carattere propagandistico, darà modo ai tedeschi di costituire una linea assai più facilmente difendibile e agevolmente utilizzabile per lo sbalzo futuro su Leningrado. È tuttavia prevedibile che, in conseguenza di tale operazione, le forze finlandesi siano destinate a trovarsi di fronte ad una più dura pressione sovietica il che accadrà nel delicato momento in cui la Finlandia avrà già iniziato la parziale smobilitazione.

2° -Al centro sono in corso violentissimi combattimenti nel triangolo Rjew (occupata ma non superata dai Russi) Mojaisk-Wiasme. Non si comprende ancora se tali battaglie mirino a facilitare il ripiegamento delle forze tedesche che stanno schierandosi sulla linea di resistenza oppure se tengano a arrestare definitivamente l'offensiva sovietica e a mantenere il caposaldo fortificato di Meiaisk come base avanzata per le future offensive. Comunque, si ha la netta impressione che la crisi attraversata dalle forze tedesche possa su questo fronte considerarsi superata e che il Comando sovietico può ottenendo vantaggi territoriali di scarsa importanza strategica e catturando parecchio bottino non sia riuscito ad infliggere in questo settore una vera e propria sconfitta alle forze che hanno dato prova attraverso incredibili difficoltà -di una indiscutibile superiorità manovriera.

3° -La situazione è invece sempre considerata preoccupante nel settore meridionale. L'Alto Comando germanico si attende un'azione offensiva sovietica sull'attuale linea di Tagamrog e non si nasconde le difficoltà che potrebbero derivarne. Contemporaneamente la situazione si è andata aggravando in Crimea dove forze russe sono sbarcate, oltreché a Tuak avanzando successivamente su Sinferopoli, anche a Ewpatoria sulla costa occidentale della penisola. Non viene escluso di conseguenza da parte dell'Alto Comando germanico, lo sgombero della Crimea e la formazione di una linea sull'istmo di Perecop. La pressione sovietica nel settore meridionale è considerata adunque intensa e crescente. Essa mira evidentemente allo scopo di allontanare i tedeschi dal Caucaso ed impedire ad essi la formazione di solide basi per l'avanzata in tale regione prevista per la primavera.

4° -Il punto principale su cui concentrasi l'attenzione degli organi competenti germanici nell'attuale momento non sembra tanto quello della difesa dei territori conquistati e delle contromanovre forze sovietiche che, soprattutto a nord e al centro si ritengono quasi esaurite, bensì quello della riorganizzazione delle unità per le quali sarà necessario un periodo di riposo in zone lontane dal fronte. Tale riorganizzazione per le difficoltà inerenti alla sostituzione delle unità stesse e al loro trasporto sembra presentare difficoltà gravissime. Si aggiunge che per ragioni di politica interna non si ritiene opportuno trasferire le truppe provenienti dalla Russia nel territorio del vecchio Reich.

Dai risultati di tale riorganizzazione e dalla situazione al fronte meridionale, a quanto si dice negli ambienti vicini a questo Alto Comando, verranno tratti nel frattempo gli elementi di giudizio necessari per le direttive strategiche della campagna di primavera.

5° -Confermo quanto espresso verbalmente, che la pesantezza dell'attuale stato d'animo, sensibile in tutti gli ambienti tedeschi, sembra trovare la sua giustificazione in un sentimento di orgoglio ferito piuttosto che nella effettiva gravità situazione. Tale atmosfera non incide comunque sulla sostanza e saldezza della compagine nazionale germanica.

6° -Debbo ancora una volta sottolineare i sinceri favorevoli calorosi riconoscimenti che da ogni parte mi vengono espressi per il comportamento delle nostre truppe in uno dei più delicati settori del fronte orientale.

(l) -Annotazione dell'Ufficio Cifra: «Gruppo indecifrabile». (2) -Con successivo T. s.n.d. 809/20 p.r. del 9 gennaio, ore 17, Bova Scoppa comunicò quanto segue: «Da buona fonte mi si dice che Maresciallo Antonescu avrebbe fatto capire a Berlino che egli sarebbe anche disposto accogliere richiesta del FUhrer di mettere in linea 700 mila uomini per la prossima primavera a condizione che il governo tedesco si impegni riesaminare questione della Transilvania ».
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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A RIO DE JANEIRO, SOLA

'l'. 703/31 P. R. Roma, 8 gennaio 1942, ore 23,15.

Sono state date istruzioni al R. Ambasciatore a Tokio di prospettare al Governo giapponese opportunità che Rappresentante nipponico a Rio si tenga prima e durante Conferenza panamericana in stretto contatto con Voi (1). È bene che Vostra azione e quella dei Vostri colleghi delle Potenze amiche ed alleate procedano, durante il corso della Conferenza stessa, con quella rapidità e uniformità di indirizzo che potrà essere richiesta dalle circostanze e giovare ai fini comuni. Tali azioni dovrebbero, nella misura del possibile, restare distinte e parallele, sopra tutto per evitare impressione intimidatoria che passi collettivi potrebbero indubbiamente provocare ed operare ciascuna in quel settore ove iniziative particolari sembrino più efficaci. TeneteVi anche da parte Vostra in contatto con codesto Rappresentante nipponico, fornendogli, ove occorra, collaborazione e consiglio (2).

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI

T. 706/16 P. R. Roma, 8 gennaio 1942, ore 24.

Vostro 10 (3). Secondo le nostre informazioni dal Sud America, Argentina e Cile dovreb

bero, alla prossima Conferenza di Rio, sostenere tesi mantenimento neutralità. Meno sicuro appare atteggiamento Brasile, in cui sono, come è noto, in contrasto politica Presidente Vargas (che ci ha recentemente assicurato non essere disposto andare oltre generica solidarietà panamericana) (l) e quella suo Ministro degli ESTERI, nettamente favorevole agli Stati Uniti. Ne è agevole prevedere quale delle due politiche finirà in definitiva col prevalere. Fra i piccoli Stati, il Perù, il Paraguay, la Bolivia dovrebbero favorire tesi Argentina, gli altri piuttosto quella nordamericana. Com'è noto, tutti gli Stati dell'America Centrale si sono d'altra parte dichiarati con noi in stato di guerra e la Colombia, il Messico e il Venezuela hanno rotto le relazioni diplomatiche. Aggiungo che, da parte nostra, abbiamo intensificato, in tutti i settori ove ci è possibile intervenire utilmente, la nostra azione presso i Governi latino-americani per persuaderli della necessità mantenersi estranei al conflitto. I tedeschi svolgono dal canto loro una azione analoga. Altrettanto gli spagnoli e i portoghesi. Sappiamo che i rappresentanti giapponesi nel Sud America hanno ricevuto istruzioni nello stesso senso, e, sempre che ciò è sembrato necessario, sono stati da parte nostra fiancheggiati e sostenuti. Abbiamo comunque preferito, piuttosto che procedere a passi comuni coi rappresentanti delle Potenze amiche ed alleate, mantenere nostra azione distinta e parallela. Ciò sia per evitare impressione intimidatoria che passi collettivi avrebbero indubbiamente dato, sia per la constatata opportunità di operare ciascuno in quel settore ove azione particolare può dare risultati più utili.

Portate quanto precede a conoscenza codesto Governo. Aggiungete che è nostro desiderio tenerci in stretto contatto anche nel campo quotidiano del lavoro diplomatico e procedere, sempre che parrà opportuno, a quello scambio di informazioni e notizie che possano reciprocamente giovare a una migliore e più completa valutazione delle singole situazioni.

Gioverebbe indubbiamente se il rappresentante nipponico a Rio ricevesse istruzioni di mantenersi in stretto contatto con Sola, durante tutto il corso della Conferenza ormai imminente (2).

(l) -Vedi D. 113. (2) -Per la risposta di Sola, vedi D. 122. (3) -Con T. s.n.d. 127/10 r. del 6 gennaio 1942, ore 7,40 (per. alle 19,30) Indelli aveva riferito tra l'altro: «Qui si ritiene che dalla Conferenza dl Rio de Janeiro possa risultare confermato un atteggiamento di neutralità benevola nei confronti degli U.S.A., ciò che è eventualltà più favorevole sulla quale possa farsi assegnamento».
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L'AMBASCIATORE PRESSO LA SANTA SEDE, ATTOLICO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

~'. PER CORRIERE 172/7 R. Roma, 8 gennaio 1942 (per. l'8).

Telegramma di V. E. n. 424 del 29 dicembre e 137 del 3 gennaio (3).

Ho attirato l'attenzione del Cardinale Segretario di Stato sulle notizie che sono pervenute dell'accentuata pressione politica nord-americana sugli ambienti sud-americani per ottenere che quei paesi nella prossima riunione di Rio si dichiarino per la guerra.

Memore delle parole dettemi dal Cardinale (mio telegramma n. 367) (4) ho fatto presente se non sembrasse opportuno alla Santa Sede qualche nuovo passo

specialmente nei confronti del Brasile, diretto a preservare la pace in quel settore. Il Cardinale Maglione ha dichiarato che molte delle voci correnti in materia, specie quelle diffuse dalla radio, rappresentano amplificazioni propagandistiche, mentre le recenti notizie in suo possesso confermano quanto già ebbe a dirmi sull'atteggiamento delle grandi Repubbliche sud-americane aliene dall'entrare in guerra. Proprio a proposito del Brasile, ha aggiunto, in via riservatissima, essergli pervenute ieri l'altro assicurazioni da Rio nello stesso senso.

Ciò premesso il Cardinale ha detto di non vedere quale altra azione della Santa Sede possa convenire oltre quella già svolta e ancora in atto, sia presso gli Ambasciatori e Rappresentanti sud-americani qui accreditati, sia specialmente attraverso i Nunzi Apostolici in quelle Repubbliche.

(l) -Vedi D. 70. (2) -Per la risposta di Indelli, vedi D. 120. (3) -Vedi D.D. 74, nota 2 e 77, nota 3. (4) -Vedi D. 49.
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L'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 187/17 R. Madrid, 9 gennaio 1942, ore 2,30 (per. ore 9,30).

Ho chiesto a Serrano suo pensiero circa eventuale occupazione Madera o Azzorre da parte anglo-americana. Egli mi ha risposto in termini analoghi a quelli usati da questo Ministro del Giappone (mio telegramma n. 984) (l) ossia non essere escluso che anglo-americani, per influenzare Conferenza Rio de Janeiro, effettuino colpo di mano su Isole prima o durante Conferenza. Gli ho domandato allora che cosa credeva avrebbe fatto Portogallo. «Nulla, probabilmente » ha risposto. « Portogallo non ha reagito per occupazione Timor perché [si è] lasciato forzare mano. Reazione a Lisbona è stata pressoché insignificante. Governo portoghese hta proibito manifestazioni anti-britanniche che nessuno colà aveva intenzione di fare».

Serrano ha poi proseguito dicendo che considera situazione molto seria e che per questo desidera realizzare al più presto sua intenzione, già resa nota a Lisbona un mese fa, di abboccarsi con Salazar. Poiché è tuttora infermo (mio telegramma n. 7) (2) egli ha scritto lettera Caudillo prospettandogli necessità incontro e domandandogli se intendeva che esso avvenisse fra Capi di Stato o unicamente tra Ministri ESTERI, Personalmente preferirebbe seconda ipotesi; libero da formalità protocollari, egli potrebbe meglio sondare propositi Salazar. Scopo principale colloquio dovrebbe essere precisare se, in base vigente trattato ispano-portoghese, Spagna debba o meno intervenire militarmente in caso occupazione Isole.

Caudillo non ha sino ad ora risposto suddetta lettera. Infine avendogli domandato quando colloquio dovrebbe aver luogo, Serrano ha risposto: «anche dopodomani se Franco consente».

Stesse dichiarazioni sono state fatte da Ministro Esteri ad Ambasciatore di Germania il quale ha chiesto a Ribbentrop per il caso questi voglia influenzare in qualche direzione atteggiamento Serrano nel progettato incontro (1).

(l) -Con T. s.n.d. 12402/984 r. del 30 dicembre ore 15.43. Lequio aveva comunicato quanto ssgue: «Questo Ministro del Giappone. mi ha detto risultargli da fonte sicura che a Washington si sarebbe deciso: 1° -attaccare decisamente il Giappone il più possibile; 2o -spingere a fondo offensiva contro Asse in Russia e in Libia; 3o -occupare Madera che viene ritenuta stateglcamentc più importante delle Azzorre. (2) -Vedi D. 97.
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L'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 185/18 R. Madrid, 9 gennaio 1942, ore 0,47 (per. ore 9,30).

Vengo informato che in seno Consiglio di Guerra presieduto pochi giorni or sono da stesso Franco, Serrano è stato nuovamente attaccato da vari Generali ed in particolare da Kindelan, Governatore Militare Catalogna, il quale -in un discorso di cui spero procurarmi testo -ha sostenuto energicamente scioglimento Falange e allontanamento Ministro degli Affari ESTERI, Generalissimo ha risposto come al solito evasivamente.

Attacchi in parola fanno parte offensiva condotta da tempo contro Serrano da parte suoi consueti avversari (mio rapporto n. 3356 del 31 dicembre scorso (2) e precedente corrispondenza) suscitando voci più volte da me riferite, e che ora circolano con maggiore insistenza, cioè di una eventuale nomina Serrano ad Ambasciatore presso il Quirinale.

A suffragare queste voci contribuisce naturalmente vacanza Ambasciata in Roma, che viene posta in relazione oltre che con desiderio più volte espresso da Serrano di esservi destinato (3), anche con interesse da lui dimostrato allo scambio fra l'Italia e la Spagna delle future sedi rispettive rappresentanze e col fatto che signora Serrano si recherà presto a Roma per curare personalmente decorazione e ammobiliamento nuova Sede.

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L'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 194/19 R. Tokio, 9 gennaio 1942, ore 6,10 (per. ore 21).

Questi Stati Maggiori Esercito e Marina hanno riservatamente comunicato a nostri Addetti Militari e Navali parte sostanziale di un documento che dovrebbe essere firmato nei prossimi giorni a Berlino e nel quale è indicata ripartizione zone ed obiettivi operazioni militari Italia, Germania e Giappone con qualche cenno delle disposizioni da prendere per realizzare una cooperazione militare fra i tre Stati. Per averne norme, data importanza politica che documento presenta, mi sarebbe utile conoscere quale carattere esso sia destinato ad avere e se costituisce o meno un annesso dell'accordo di Berlino dell'Il dicembre scorso (4).

(-4) Per la risposta, vedi D. 142.
(l) -Ritrasmesso a Lisbona con T. s.n.d. 1002/23 p.r. del 12 gennaio, ore lG. (2) -Non rinvenuto. (3) -Vedi serie IX, vol. VII, D. 582.
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IL MINISTRO A SOFIA, MAGISTRATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

rr. S. N. D. 209/11 R. Sofia, 9 gennaio 1942, ore 21 (per. ore 10,10 dellO).

Ho veduto oggi a lungo Re Boris.

Riassumo sue impressioni sulla situazione in zone balcaniche:

lo -operazioni militari bulgare nella Serbia Meridionale Cl) appaiono procedere bene. Controllo della ferrovia Nish-Belgrado è in parte, secondo direttive tedesche, affidato ai bulgari cui reparti di avanguardia sono già giunti a Jagodina. A Nish trovasi Comando bulgaro. Il Sovrano ha ripetuto più volte che Bulgaria con tale sua collaborazione non persegue assolutamente alcun scopo territoriale e che amministrazione delle zone occupate da truppe bulgare resta e resterà affidata ad autorità serbe e tedesche. Naturalmente è un non piccolo malcontento a Belgrado per intervento Bulgaria ma serbi devono persuadersi che ristabilimento ordine nel loro Paese è oggi più che mai assolutamente necessario tanto per Potenze dell'Asse quanto per tutti i vicini della Serbia.

2° -Circa Turchia Sovrano è persuaso che il Governo turco ha veramente per scopo unico della sua politica quello di non farsi trascinare in guerra. È da prevedersi quindi che Turchia proseguirà in complesso una politica di isolamento nei riguardi di tutti. A tale riguardo viaggio di Eden a Mosca con tutte supposizioni che sono state fatte intorno ad esso deve esser stato in fondo contro-producente in Turchia per l'Inghilterra e deve aver suscitato diffidenze concrete Ankara. Bulgaria comunque serve ottimamente con sua posizione di vigilanza agli scopi dell'Asse e costituisce importante pedina perchè siano evitate spiacevoli sorprese da queste parti.

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IL MINISTRO A BUDAPEST, ANFUSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 213/10-12-15 R. Budapest, 9 gennaio 1942, ore 22,35 (per. ore 18 del 10).

una maggiore partecipazione Ungheria alla guerra --ha detto Ribbentrop --. Questo principio è stato adombrato nel corso di tutti gli attuali colloqui e tanto Reggente Horthy che Bardossy hanno confermato loro volontà di dare effettiva e maggiore partecipazione militare alle future operazioni. Naturalmente, i magiari non hanno nascosto a Ribbentrop le loro preoccupazioni. Il Reggente gli ha detto che Ungheria era circondata da nemici: serbi, croati, per non dire dei romeni. In tutti i Balcani gli inglesi organizzano guerriglie, non è escluso che un giorno tentino uno sbarco in Grecia.

Queste le impressioni che il Ministro degli Esteri del Reich mi ha incaricato di trasmettervi insieme ai suoi più che amichevoli sentimenti.

(10) -Ribbentrop che ha lasciato Budapest oggi alle 5 pomeridiane mi ha visto prima della sua partenza. Mi ha detto di non essere venuto in Ungheria per trattare argomenti speciali ma per sciogliere la promessa fatta di una visita fissata e rinviata quattro volte. Ha cercato, nei suoi colloqui con gli uomini di Stato magiari, di metterli di fronte alla realtà della guerra dura e che domanda la ferrea unione delle Nazioni che si sono coalizzate con l'Asse contro gli anglo-russi. Campagna di Russia condotta su di un fronte così vasto esigerà (l) -Vedi D. 95. (12) -Ribbentrop ha risposto che l'Asse è responsabile della sicurezza dell'Ungheria. Alle reiterate obiurgazioni magiare denunzianti implacabile propaganda romena contro verdetto di Vienna e minaccia cancellarlo con le armi, Ribbentrop ha replicato «L'arbitrato di Vienna non deve essere toccato. Ungheria e Romania sono sulla stesa barca e qualsiasi discussione di questa natura rappresenta una lite in famiglia, altamente pregiudizievole per l'Asse. (15) -Ho già fatto dire a Bucarest che Germania e Italia hanno dato loro garanzia all'arbitrato di Vienna e la confermano in ogni tempo. Come potrebbe poi la Romania attaccare l'Ungheria dopo essersi assunto compito collaborare con la Germania nell'impresa di debellare il bolscevismo? Solidarietà che noi domandiamo all'Ungheria deve essere appunto intesa a non dare impressione che mentre si combatte la Russia due degli alleati non pensino che a saltarsi addosso. Ho fatto discretamente qui notare -ha aggiunto Von Ribbentrop che partecipazione romena alla guerra è stata molto più lunga di quella ungherese e ho anche detto: « Antonescu non vi attaccherà perché nella situazione in cui ci troviamo, finirebbe con l'attaccare se stesso». Von Ribbentrop ha soggiunto che il motivo fondamentale suoi colloqui è stato dettato dalla necessità di distogliere gli ungheresi dal loro particolarismo per farli entrare in una concezione più europea, anzi più neo-europea, della loro missione nazionale. Difatti egli non ha raccolto le parole del brindisi di Bardossy che faceva espressa menzione arbitrato Vienna ed ha replicato elencando compiti che spettano alle Nazioni che fanno parte crociata contro Russia associata agli anglo-sassoni.
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L'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI. AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 219/20 R. Tokio, 10 gennaio 1942, ore 8,30 (per. ore 23).

Vostro 16 (1). Ho comunicato quanto telegrafatomi da V. E. a questo Ministero Affari Esteri che è d'accordo opportunità continuare scambio informazioni e su mo

dalità collaborazione fra i rappresentanti diplomatici due Paesi nell'America Latina e particolarmente dei due Ambasciatori Rio Janeiro durante conferenza panamericana.

Ultime notizie qui pervenute circa atteggiamento vari Stati di fronte Conferenza Rio Janeiro coincidono sostanzialmente con le nostre ed escluderebbero eventualità dichiarazione di guerra.

Si teme qui d'altra parte che tattica S.U.A. non sia di spingere Stati SudAmerica a partecipazione guerra -ciò che sarebbe loro vantaggioso fino ad un certo punto, per aggravio materiale che ne deriverebbe loro -ma solo di ottenere rottura relazioni diplomatiche, proposta sulla quale a Rio Janeiro sarebbe più facile raggiungere unanimità o grande maggioranza voti e che, se accettata, apporterebbe a S.U.A. ogni vantaggio morale senza alcun inconveniente materiale. D'altra parte tale eventualità non sarebbe meno grave per Asse, in quanto rottura relazioni presenterebbe in sostanza stessi risultati d'ordine pratico e morale, togliendogli oltre tutto anche ogni possibilità di una qualsiasi azione sui Governi e sull'opinione pubblica di quel Continente. Tanto che qui si giunge persino a domandarsi fin da ora se non sarebbe più conveniente prendere addirittura iniziativa di una dichiarazione di guerra nel caso Stati sud-americani addivenissero su pressione di Washington ad una rottura delle relazioni diploma tiche con l'Asse.

(l) Vedi D. 113.

121

L'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. s. N. D. 222/28 R. Madrid, 10 gennaio 1942, ore 17,30 (per. ore 21).

Ambasciatore di Germania che come altri Colleghi ha raccolto voce -ultimamente divenuta più insistente -probabile nomina Serrano ad Ambasciatore presso Quirinale (mio telegramma 18) (l) mi ha detto aver oggi avuto occasione parlare dell'argomento con stesso Ministro Affari ESTERI, Da evasiva risposta Serrano e da suo palese imbarazzo suddetto Ambasciatore traeva impressione che voci non sono infondate.

Ho chiesto pertanto a questo Ambasciatore Germania se intendesse influire in qualche modo in favore permanenza Serrano agli ESTERI, Mi ha risposto che istruzioni Ribbentrop non sono fino ad ora mutate e cioè egli deve astenersi intervenire politica interna spagnola (mio telespresso del 27. ottobre scorso 2748 (2) e precedenti). Tuttavia, anche se ipotesi in questione dovesse avverarsi, Ambasciatore di Germania ritiene che direttive politica estera spagnola non subirebbero alterazioni. Ambasciatore ha infine nuovamente accennato sua personale convinzione che Serrano desidera recarsi Roma per essere altresì in stretto contatto con famiglia reale spagnola (mio telespresso 2940 del 14 novembre scorso) (2).

Circa relazioni personali tra Ribbcni:rop e Serrano che evidentemente non sono... (1) a linguaggio cd attep;giamento Stohrcr, pcrmct.tomi rkhiamannì a mio rapporto n. 3356 del 31 dicembre u.s. (2) e precedenti.

Giudicherà V. E. se, in base a quanto ho riferito con mio telespresso n. 37 del 3. corr. (2), io debba o meno tornare sull'argomento con Ministro Affari ESTERI,

Ad ogni modo è logico supporre che, qualora Franco consentisse ad incontro Serrano-Salazar (mio telegramma n. 17 dell'8 corr.) (3), allontanamento Ministro Affari Esteri non sarebbe imminente.

122.

L'AMBASCIATORE A RIO DE JANEIRO, SOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 234/35 R. Rio de Janeiro, 10 gennaio 1942, ore 20,39 (per. ore 10,30 dell'11).

Telegrammi Ministeriali n. 28 e 31 (4).

Questa Ambasciata mantiene i più stretti contatti con quella giapponese e germanica in previsione conferenza panamericana. Purtroppo azione diplomatica Giappone è qui seguita con astioso sospetto, cosicché nonostante abilità mio collega Ishii ben poco sua rappresentanza può fare.

Contatti molto intimi vengono tenuti con Ambasciata del Cile (che siamo riusciti orientare e rendere conscia pericoli che minacciano latinità e Sud America) ed Ambasciata dell'Argentina che ci sforziamo richiamare alla realtà delle cose. Ambasciatore dell'Argentina Cambougarta è un liberale acceso, che trovasi sotto la perniciosa influenza di Aranha e perciò Guinazu troverà in lui un deciso e pericoloso avversario della sua politica.

Chiare, franche e leali dichiarazioni fatte da Guina~u hanno prodotto ... (5) a Washington ed hanno qui allarmato circoli bellicisti guidati da Aranha che sta tentando possibile ed impossibile per neutralizzarne effetti su Vargas.

Guinazu e Rossetti viaggeranno insieme e dal loro incontro dobbiamo aspettarci effetti benefici. Tutti i miei collaboratori hanno ordine intensificare loro rapporti con membri delle rappresentanze americane a noi più vicine.

123.

IL MINISTRO A BERNA, TAMARO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N.D. 978/25-26 P. R. Berna, 10 gennaio 1942, ore 22,10). (per. ore 7,30 dell'11).

Personale per l'Eccellenza il Ministro.

Ho potuto vedere Pilet Golaz stamane e gli ho fatto la comunicazione di cui al riverito telegramma di V. E. n. 15 dell'8 corrente (6). Il Capo del Dipar

timento Politico ha detto che nulla poteva giungergli tanto più inaspettato perché era convinto che il Ministro Ruegger (considerato qui il migliore dei loro diplomatici godente la piena fiducia del Consiglio Federale) fosse persona molto grata a Roma. Asserisce che lo stesso Ruegger è convinto di ciò. Pilet Golaz rileva che mai gli è stato detto nulla a carico del suo Ministro, mai ha sentito che gli si rimproverasse qualche cosa anzi anche Voi Eccellenza recentemente avvertendolo che avremmo chiesto alla Svizzera protezione nostri interessi in America gli avreste detto che volevate far tale comunicazione anzi tutto a lui Ruegger «ministro amico di uno Stato amico». La frase ebbe qui eco molto viva. Egli ha sempre vantato di essere onorato proprio della particolare amicizia di V. E. Pilet Golaz ha voluto anche mostrarmi recenti dispacci che avrebbero provato ottimi sentimenti del Ministro. Il Capo del Dipartimento politico non vuole difendere Ruegger se questo ha sbagliato e non intende sollevare difficoltà.

Per legge non può decidere nulla personalmente e deve riferire e domandare una decisione al Consiglio Federale che si raduna la settimana ventura, ma prima prega V. E. di fargli conoscere almeno alcuni dei fatti addebitati a Ruegger e ai suoi familiari perché se deve proporre all'improvviso al Consiglio Federale il richiamo del Ministro possa anche mostvare la misura giustificata dagli errorri commessi. Ha apprezzato molto il carattere amichevole del nostro passo allo scopo di evitare complicazioni che potrebbero rendere anche più difficili le nostre relazioni, rese già delicate dalla rottura dei negoziati economici-finanziari (1). Sa che la dichiarazione di «persona non grata>> è sufficiente in sé stessa ma pensa che i rapporti amichevoli ai quali noi stessi ci richiamiamo gli permettano di chiedere particolari delle accuse che si rivolgono a Ruegger.

Non ho creduto poter specificare accuse non conoscendole abbastanza, e non essendo autorizzato. Suppongo che ci debba essere un episodio recente che ha fatto traboccare vaso. Permettomi domandare a V. E. se non lo si possa comunicare a Pilet Golaz. Questi non vuole aggravare la situazione nè fare inutile ostruzionismo chiede qualche spieg,azione nel modo più amichevole. Vero è che comportamento del Governo Federale nelle trattative economico-finanziarie può darci diritto di restare sordi a certi appelli all'amicizia ma trattandosi del Governo che ha protezione nostri interessi negli Stati nemici onoromi chiedere se forse non sia preferibile non imporgli la nostra soluzione della vertenza quando si possa attenerla di una loro ragionata decisione salvo agire altrimenti se recalcitrassero (2).

(l) -Vedi D. 116. (2) -Non pubblicato. (l) -Manca. (2) -Non pubblicato. (3) -Vedi D. 115. (4) -Vedi DD. 108 e 112. (5) -Nota dell'ufficio Cifra: «Manca». (6) -Vedi D. 109.
124

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI

T. s. N. D. 18/21 R. Roma, 11 gennaio 1942, ore 1,15.

Questo Consigliere dell'Ambasciata del Giappone informa che le Rappresentanze nipponiche nel Sud America avrebbero avuto istruzioni di fare ai Governi

l le

Latino-americani e più particolarmente a quelli dei Paesi costieri del Pacifico, approssimativamente le seguenti comunicazioni:

0 ) Il Governo giapponese ritiene che alla primavera prossima le posizioni anglo-americane nel Pacifico saranno smantellate e più precisamente: Filippine, basi navali oceaniche, Singapore, Indie Olandesi e britanniche.

2°) Il Governo giapponese non ha alcuna intenzione o proposito meno che amichevole verso l'America Latina. Per darne prova concreta e positiva, è suo proposito di avviare, dopo la conquista delle posizioni anglo-americane nel Pacifico, regolari traffici coi Paesi Sudamericani, esattamente come i nordamericani fanno per la Gran Bretagna. Potranno in questo modo essere riaperti e sviluppati traffici commerciali e correnti economiche estremamente interessanti per tutti.

3°) Il Governo giapponese ha deciso di non tener affatto conto delle dichiarazioni di guerra fattegli dai piccoli Paesi centro-americani, frantumi di Stati in completo vassallaggio degli Stati Uniti. Deve peraltro avvertire, che esso possiede, come è noto, una flotta di sottomarini oceanici a grande raggio d'azione, portaerei ecc., coi quali mezzi e col possesso delle basi navali del Pacifico oggi tuttora in mano dei nordamericani e degli inglesi, può e intende trarre le naturali conseguenze di atteggiamenti decisamente ostili che dovessero eventualmente essere assunti dagli Stati latino-americani nella prossima Conferenza di Rio.

Non so se le informazioni di questo Consigliere nipponico corrispondano in tutto o in parte alle istruzioni effettivamente inviate ai Rappresentanti giapponesi nel Sud America. Chiedetene costi a titolo informativo e sulla basce della opportunità di coordinare gli sforzi reciproci in vista del comune obiettivo. È stato comunque telegrafato a Sola (1), in proposito, quanto segue:

«Tenete presente anche quanto precede nel corso dei Vostri contatti. Par certo che istruzioni del genere, se eseguite dalle Rappresentanze nipponiche con tatto e con garbo ed evitando arie e atteggiamenti di provocazione o di intimidazione, possono avere concreta efficacia persuasiva. Naturalmente, per parte nostra, conviene non dare impressione che ci associamo in nessun modo ai passi nipponici, che è opportuno restino distinti e paralleli ai nostri. Ma è bene che dietro l'azione di persuasione ci siano anche queste argomentazioni più concrete >> ( 2).

125.

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI

T. s. N. D. 19/53 R. Roma, 11 gennaio 1942, ore 2,30.

Vostro 12 (3). Questo Consigliere del Giappone conferma che il suo Governo considera prematura una pubblica e comune dichiarazione itala-tedesco-giapponese in

favore dell'indipendenza dell'India (l). Secondo il predetto Consigliere, Governo Tol,io ritiene inopportuna una dichiarazione del genere, sino al momento in cui le truppe giapponesi non saranno in grado di effettivamente prestare un concreto e reale appoggio al movimento nazionalista indiano. Ha citato, a motivazione e giustificazione di tale atteggiamento, i casi dell'Iraq, e, più tardi, dell'Iran, ove le dichiarazioni teoriche hanno preceduto la possibilità di aiuti concreti, con serio pregiudizio della situazione dell'Asse nei territori indicati.

Gli è stato risposto che non può essergli ignota la sospettosa diffidenza con cui i nazionalisti indiani sorvegliano l'espansionismo giapponese. La dichiarazione d'indipendenza ha precisamente e sopra tutto lo scopo di rassicurarli completamente sulle intenzioni e i propositi delle Potenze del Tripartito nei confronti dell'India e di consentire quindi una leale collaborazione antibritannica fra noi e loro. Collaborazione cui non è possibile pensare sino a quando tali assicurazioni non saranno da parte nostra nettamente e pubblicamente affermata. È altresì da aggiungere che una delle più efficaci piattaforme della propaganda britannica è costituita appunto dall'affermazione che le Potenze del Tripartito, e, sopra tutto, il Giappone non mirano ad altro che a sostituirsi alla Gran Bretagna nella dominazione dell'India. E, a guardare le cose obiettivamente, occorre constatare non esservi alcun settore dell'opinione pubblica indiana che, posto a scegliere fra dominazioni straniere, non preferisca ancora in definitiva quella britannica.

Il predetto Consigliere ha aderito personalmente a tale punto di vista, che non è peraltro quello del suo Governo ed ha aggiunto di ritenere che il Giappone potrebbe forse accedere, piuttosto che alla progettata dichiarazione d'indipendenza, a una dichiarazione, anche pubblica e comune, che si limitasse ad affermare che le Potenze del Tripartito lasciano agli stessi indiani e solamente a loro decidere circa le sorti future dell'India.

La cosa è, prospettata in questi termini, molto diversa dalla dichiarazione proposta e di efficacia molto dubbia sia nei confronti dei nazionalisti indiani, sia della propaganda britannica che avrebbe facile verso di sfruttarla ai nostri danni.

Vi prego comunque di accertare se è stato costi interessato in proposito l'Ambasciatore Oshima e con quale risultato (2).

(l) -Si riferiva al T.s.n.d. 165/7 r. del 7 gennaio 1942, ore 6,57, non pubblicato. (2) -Vedi D. 134. (l) -Con T.s.n.d. 17/43 r. dell'H gennaio 1942, ore 1,15. (2) -Per la risposta di Indelli vedi D. 144. (3) -Non pubblicato: tale telegramma (T. s.n.d. 80/12 r. del 3 gennaio 1942) forniva una prima notizia su quanto è più diffusamente riferito nel D. 128.
126

IL MINISTRO A BUCAREST, BOVA SCOPPA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 247/31 R. Bucarest, 11 gennaio 1942, ore 22,25 (per. ore 7,30 del 12).

Seguito miei telegrammi nn. 16 e 20 (3). Ho parlato lungamente con Antonescu sulle richieste rivolte dal Ftihrer alla Homania per prosecuzione guerra all'Est. Antonescu mi ha detto che Ftihrer

non ha specificato numero uomini né quantitativo divisioni. Ha chiesto uno sforzo massimo. «Naturalmente -ha precisato Antonescu -se tale sforzo ci obbligasse a una mobilitazione generale saremmo costretti porre delle condizioni che concernono nostra sicurezza sopratutto nei confronti Ungheria. Noi esigiamo un parallelismo sforzi anche da parte Governo ungherese». Su questo punto però mi risulta Ribbentrop latore delle richieste del Fiihrer a Budapest non sembra abbia ottenuto quello che desidera.

(l) -Vedi D. 88. (2) -Per la risposta di Alfieri, v~di D. 154. (3) -Vedi D. 110 e 110, nota 2.
127

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI ROMENO, MIHAI ANTONESCU

L. 1/219. Roma, 11 gennaio 1942.

Lo scorso dicembre il Ministro Bova Scappa, dopo averVi intrattenuto sulla questione della Società Petroliera « Unirea » e sul nostro desiderio di assumere la successione degli interessi inglesi in detta Società, mi riferì ampiamente circa le conversazioni con Voi avute e sulla comprensione da Voi dimostrata per le nostre aspirazioni (1).

Il Vostro ateggiamento, Eccellenza, fu particolarmente apprezzato a Roma, ave si ravvisò in esso una prova della considerazione con la quale il Governo romeno segue e favorisce lo sviluppo delle relazioni economiche itala-romene.

Si presenta ora l'opportunità di dare pratica attuazione a questi propositi, definendo appunto la questione dell'« Unire a » nel senso da noi desiderato e in quello spirito di operante amicizia che da entrambe le parti si desidera stabilire sempre più concretamente.

È per questo che conto, Eccellenza, sul Vostro personale e amichevole interessamento perché i nostri desideri vengano accolti nell'interesse stesso della collaborazione itala-romena sicuro che una favorevole soluzione avrebbe su tale collaborazione le più liete ed efficaci ripercussioni (2).

128

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER TELESCR. 264/53 R. Berlino, 12 gennaio 1942, ore 18.

Riferimento telegramma 12 di questa Ambasciata (3).

Mellini Pance prega comunicare quanto segue:

«Secondo quanto mi ha detto il Ministro Grobba, questo Ambasciatore del Giappone, dopo ricevuto verso la fine dicembre scorso prima la vista del Mufti

12 -Documenti diplomatici -Serie IX -Vol. VIII

e poi quella di Base, avrebbe manifestato al Ftihrer la sua opinione personale che non fosse opportuno ritardare oltre una dichiarazione delle tre Potenze del l'ripartito per assicurare l'indipendenza ai Paesi arabi e alle Indie.

In seguito a tale conversazione si sarebbero iniziati scambio di vedute in proposito tra Berlino e Tokio. Mentre ancora si tenta di superare le difficoltà per la dichiarazione alle Indie si sarebbe già in massima d'accordo per la dichiarazione ai Paesi arabi.

Tale dichiarazione, nel testo preparato dall'Auswartiges Amt e che verrà sottoposto al Fiihrer, corrisponde parola per parola nei punti primo, secondo e nell'ultimo capoverso (che diverrebbe il punto terzo) al testo già concordato a Roma e a Berlino.

Verrebbe modificato il preambolo essendo la dichiarazione fatta a nome del Governo Italiano, Tedesco e Giapponese. Verrebbe inoltre abolito il penultimo capoverso dove si parlava del pronto inizio dei negoziati per il patto e relativi accordi in quanto ciò riguarda prevalentemente l'Italia e la Germania.

Il Mufti ha discusso e approvato, me presente, il nuovo testo che mi riservo trasmettere per corriere».

(l) -n T. 1172 con cui Bova Scoppa aveva riferito la conversazione con M. Antonescu non è stato rinvenuto nelle raccolte del telegrammi. (2) -Per la risposta, si veda D. 437. (3) -Vedi D. 125, nota 3.
129

IL MINISTRO A GEDDA, SILLITTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 275/38 R. Gedda, 12 gennaio 1942, ore 18 (per. ore 12,30 del13).

Mio telegramma 20 (1).

Ministro Suleiman mi ha dato stamane attesa risposta, presente suo capo uffico che è notoriamente asservito agli inglesi. Governo Saudiano consente soltanto rimpatrio a componenti Legazione e a italiani residenti Gedda.

Ho insistito, sempre in via personale, per rimpatrio anche degli internati italiani e tedeschi, ripetendo noti precedenti e mettendo in rilievo interesse Saudia a scaricarsi relativo onere mantenimento. Ministro Suleiman ha risposto che inglesi considerano situazione diversamente giacché italiani Iran e Afganistan si trovavano colà prima della nostra dichiarazione di guerra. Ho fatto rilevare che anche da norme diritto internazionale è stabilito rimpatrio dei civili. Mi rispose che inglesi non riconoscono posizione civile a nessun internato Gedda. Ho aggiunto che civili italiani sono sprovvisti documenti rilasciati da autorità inglesi attestanti loro posizione civile. Mi ha detto che sue istruzioni erano di farmi comunicazioni riportate in principio.

Gli ho anche fatto presente che per gli internati che dovessero qui rimanere occorreva restasse a Gedda qualcuno della Legazione incaricato di assistere gli internati stessi e tenere collegamento tra essi e le autorità locali e gli ho ricordato che finora, per disposizione di questo Governo, le richieste degli internati vengono inoltrate per tramite della R. Legazione.

Mi ha risposto che il Governo saudiano provvederà direttamente a assistere e al collegamento ed ha assicurato che agli internati sarà continuato attuale trattamento. Gli ho fatto presente che da parte del Governo saudlano mi sentivo perfettamente sicuro, ma dato che per le pressioni inglesi il Governo saudiano si era già sottomesso a malincuore a mandare via la Rappresentanza diplomatica italiana, temevo che inglesi potessero fare altre pressioni relative agli internati.

Mi ha risposto che fino a questo momento il problema non si presenta e che se e quando si dovesse presentare il Governo saudiano prenderà la sua decisione.

Ho ripetuto che il mio passo personale era unicamente determinato dalla amicizia verso questo Paese, nell'intento di poter fornire elementi maggiori possibili al R. Governo, nella decisione migliore che esso dovrà prendere.

Mi ha risposto che un altro mio telegramma a Roma non potrebbe che provocare ritardo e che il Governo saudiano ha già provveduto per la partenza dei componenti della Legazione.

Ho ripetuto ancora una volta che ritengo doveroso di non partire se non insieme internati italiani e tedeschi.

Dato tono e contenuto conversazione con Abdalla Suleiman, ritengo che Governo saudiano non vorrà recedere dall'atteggiamento assunto, che rivela acquiescenza oltre sottomissione alle pressioni inglesi. Questo atteggiamento, da qualche elemento della conversazione, mi sembra fondato su convinzione di questo Governo che il Governo italiano non vorrà né potrà op~orsi alle decisioni saudiane.

(l) Vedi D. JOH.

130

L'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 269/32 R. Madrid, 12 gennaio 142, ore 18,05 (per. ore 21).

Continuano circolare voci più discordi circa crisi provocata da generali che vorrebbero scioglimento Falange ed allontanamento Serrano che incolpano non già per sua politica estera ma perché lo ritengono responsabile quale capo e politico di tutti i mali che affliggono Paese, ossia penuria, delinquenza, corruzione, indisciplina (mio telegramma n. 18) (1). Secondo Ministro, de Rivera, con cui ho parlato a lungo della questione, si prevede completo rimaneggiamento nelle file dato che tutti Ministri falangisti, lui compreso, sarebbero sostituiti da generali ed alti ufficiali esercito.

Difficoltà attuale consisterebbe nel trovare Sottosegretari di Stato civili. per vari dicasteri. Tuttavia, secondo quanto stesso Ministro mi ha assicurato, Franco non avrebbe tuttora lasciato in alcun modo trasparire sue intenzioni ciò che darebbe

adito suppos1z10ne che, come nelle crisi precedenti (miei telegrammi 407 del 20 maggio (l) e 732 del 23 settembre 1941) (2) tutto rimanga immutato.

Capo Ufficio Stampa Ambasciata di Germania, che ha avuto occasione vedere oggi Serrano, l'ha trovato tranquillo e pronto trionfare ancora una volta suoi inconciliabili avversari.

Malgrado queste assicurazioni atmosfera permane pessimista e si va diffondendo e radicando persuasione che solamente ritorno monarchia possa dare seria garanzia che questo continuo stato incertezza abbia un termine.

Ambasciatore Germania non si mostra affatto preoccupato per possibile sviluppo situazione e ciò per seguenti motivi:

0 ) Perché maggior parte Generali hanno combattuto a nostro fianco durante guerra nazionale e per Asse;

2°) perché politica estera spagnola non può cambiare;

3°) perché se è vero che anglo-americani crederanno in un primo tempo segnare punto a loro attivo in un secondo dovranno necessariamente provare forte disillusione per immutabili direttive internazionali questo Paese. Suddetto Ambasciatore mi ha infine ripetuto non avere fino ad ora ricevuto da Ribbentrop varianti alle note istruzioni a suo tempo impartite (mio telegramma n. 28 e precedente corrispondenza) (3).

(l) Vedi D. 116.

131

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER TELESCR. 265/58 R. Berlino, 12 gennaio 1942, ore 22.

In occasione della [presentazione] degli auguri al Maresciallo Goering (ero l'unico Ambasciatore ammesso in mezzo al Governo ed alla vecchia Guardia del Partito Nazional Socialista) ho avuto contatti interessanti che mi hanno permesso di raccogliere notizie e impressioni.

Permane tuttora anche nei circoli militari una atmosfera di scontentezza e di preoccupazione a seguito delle voci che insistentemente circolano relativamente a nuove sostituzioni negli alti posti di comando. Queste voci non risparmiano i Marescialli Von Keitel, von Bock, von Neebe neppure il Capo Stato Maggiore Halder.

Mi consta che in questi ultimi giorni l'OKW ha emanato una circolare inviata a tutti i Comandi dell'Esercito tedesco, fino ai Comandi di Compagnia, in cui si invitano i singoli Comandanti a attenersi alla più stretta verità nei loro rapporti e minaccia pene le più severe contro coloro che cercassero di <<imbellire» la verità stessa o di presentare sotto luci più rosee le condizioni sia dal punto di vista spirituale che dal punto di vista materiale delle truppe

(-3) Vedi D. 121.

e degli incarichi loro affidati. Questa circolare, il cui tono particolarmente severo ha fatto una grande impressione nei circoli dell'Esercito, ha dato origine a diverse voci, fra le quali principalmente quella che interpreta la circolare stessa come una conseguenza della situazione che ha portato al ritiro di von Brauchitsch, il quale nei suoi rapporti, non si sarebbe attenuto strettamente alla regola di dire le cose come stanno, ma avrebbe dipinto con colori assai ottimistici situazione, la quale, se fosse stata portata completa e veritiera a conoscenza del Fiihrer, lo avrebbe probabilmente indotto a non proseguire nel mese di ottobre l'offensiva contro Mosca.

La situazione al fronte orientale si mantiene nelle linee indicate con il mio telegramma n. 35 (1).

Dopo di Moiaisk l'arretramento delle forze germaniche è stato accelerato anche per effetto di una pressione sovietica improvvisamente aumentata. Le forze russe hanno aggirato Rief e si trovano ad una trentina chilometri da Wiasma.

In Crimea la situazione appare poco chiara e non sembra escluso che siano in corso le operazioni tedesche per lo sgombero totale della penisola.

(l) -Non pubblicato. (2) -Vedi serle IX, vol. VII, D. 582.
132

IL MINISTRO A BUDAPEST, ANFUSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. s. 94/49. Budapest, 12 gennaio 1942.

Col mio telegramma n. 10 (2) ho avuto l'onore di riferirVi, Eccellenza, le impressioni del Ministro degli Esteri del Reich relativamente al suo soggiorno in questo Paese. Ho avuto successivamente conversazioni con uomini di Governo ed esponenti dell'opinione pubblica magiara che possono servire a spiegar meglio l'atteggiamento ungherese nei confronti della Germania.

La convivenza con gli Asburgo ha edificato i magiari sul conto della Germania per il resto delle venture generazioni. La Germania, non il germanesimo, ha anche permeato la vita nazionale ungherese lasciando a questo popolo alcune delle qualità essenziali della razza germanica nonché il culto della vita spirituale tedesca. Naturalmente, l'acquistata libertà, sia pure a prezzo di gravi rinunce, ha determinato negli ungheresi, insieme al vivo contento di essere pienamente liberi, anche un sacro timore di dovere nuovamente tornare a servire il germanesimo. Come ho accennato nel mio telegramma suindicato, la parte politicamente più interessante della visita di Ribbentrop a Budapest è stata appunto costituita dall'inno che Bardossy ha sciolto alla missione del popolo magiaro, difensore e baluardo della civiltà europea e perciò della razza germanica etc ..., e della nessuna cura che Ribbentrop si è preso di rispondere a questi chiari accenni limitandosi a parlare della missione comune dell'Ungheria con la Germania. Tale polemica diciamo sotterranea non è naturalmente

casuale poiché i collaboratori di Ribbentrop e lo stesso Ribbentrop mi hanno detto che hanno pensato di allargare gli orizzonti del particolarismo magiaro. Portando la polemica conviviale alla sfera più larga degli interessi politici si può dire che la posizione della Germania in Ungheria è appunto quella di una vicina onorata e temuta ma di cui si paventa l'eccessiva ingerenza ed alla quale con buone maniere si cerca di vietare di chiamarsi tutrice. Compito non facile ma che il Presidente Bardossy assolve con molta dignità sempre che gli venga consentito non solo dai ricordi storici (poiché questi hanno il pro ed il contro) ma dalla difficile situazione in cui si trova l'Ungheria che ha ricostituito il suo patrimonio nazionale a spese dell'Asse ma che non vorrebbe per questo pagare uno scotto eccessivo. Ho potuto perciò rilevare nelle varie occasioni in cui il Ministro degli Esteri del Reich si è trovato a contatto con l dirigenti ungheresi come questi tenessero a specificare la loro qualità di alleati e non di succubi. Tale sentimento era evidentemente più palese al rappresentante dell'Italia poiché nella generosa politica praticata dal Duce all'Ungheria, gli ungheresi hanno visto, dopo tanti anni di unione all'Austria, il primo riconoscimento di quella dignità nazionale che adesso vogliono, e ad ogni costo, salvare di fronte al grande Reich. Non mi sono stati in questo senso risparmiati gli accenni alla politica italiana, alla larga politica dell'Italia, alla finezza della politica italiana e via dicendo, volendosi con questo significare che l'Italia ha sempre riconosciuto alla Nazione magiara una pienezza di diritti che proprio adesso che l'Ungheria si può chiamare ricostituita nel suo sacro corpo, diventa più difficile mantenere. Accenni che ho naturalmente raccolto nel loro significato letterale non sembrandomi evidentemente nostro interesse incoraggiare il particolarismo magiaro di fronte al nostro Alleato. Quello che più è risultato dalla visita di Ribbentrop è il fermo invito che il Governo germanico ha fatto al Governo ungherese per una maggiore collaborazione nel campo militare. Mi riservo di riferire come da parte ungherese si pensi di accedere a tale richiesta. Ribbentrop me ne ha parlato in termini generici e non ho potuto, dato il carattere del colloquio accordatomi, chiedere precisazioni. In defintiva, lo sforzo degli uomini di Governo ungheresi, durante la visita di Ribbentrop, ha consistito nel cercare di dargli la sensazione della vitalità della Nazione ungherese e dell'utilità per il Reich germanico che il nucleo razziale rappresentato in Europa dall'Ungheria agisca liberamente, nella sua piena capacità nazionale, nello stesso interesse dell'Impero germanico e ai fini della politica dell'Asse (1).

(l) -Vedi D. 111. (2) -Vedi D. 119.
133

L'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 274/34 R. Madrid, 13 gennaio 1942, ore 1,50 (per. ore 7,30).

Serrano mi ha detto che Franco ha approvato incontro con Salazar (mio telegramma n. 17) (2).

Prima egli sperava intervenisse incontro anche Caudillo, ciò che però non implicherebbe necessariamente presenza Carmona che conta evitare per formalità protocollari che assorbirebbero tempo e comporterebbero maggiori difficoltà. Invito a mezzo Ambasciatore Spagna a Lisbona, Nicolas Franco, verrà fatto probabilmente domani e incontro avverrà in territorio spagnolo fine questa settimana o inizio prossima. Ho domandato ancora una volta a Serrano argomenti che verranno trattati. Egli mi ha risposto che saranno i seguenti:

0 ) fissare portata vigente accordo ispano-portoghese in caso di attacco anglo-americano Isole equatoriali;

2°) cercare stabilire verità su reazione portoghese per occupazione Timor, se cioè Portogallo abbia accettato essere stato messo di fronte fatto compiuto;

3°) incoraggiare Portogallo di fronte pressione inglese, dare ad esso, secondo quanto testualmente mi ha detto Serrano, «una spina dorsale».

Ambasciatore di Germania, che ho visto oggi ed a cui Serrano ha fatto medesima comunicazione, mi ha ripetuto aver chiesto Berlino istruzioni (l) per l'eventualità che Germania voglia influire in qualche modo su linguaggio e atteggiamento Serrano nell'incontro (mio telegramma precitato).

Telegrafato a Lisbona dall'inizio fino alle parole: «spina dorsale».

(l) -Il presente rapporto reca il visto di Mus!':olini. (2) -Vedi D. 1!5.
134

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AL MINISTRO A BERNA, TAMARO

T. S. N. D. 22/24 R. Roma, 13 gennaio 1942, ore 2.

Personale per Tamaro.

Vostri telegrammi nn. 25-26 (2).

Confermavi istruzioni di cui a mio telegramma n. 15 (3). Nostra comunicazione a Governo federale ha e intende mantenere carattere del tutto amichevole. Ne è del resto prova nostra preoccupazione che permanenza signor Ruegger possa dannosamente influire su relazioni itala-svizzere. In questo ordine di idee appare inutile ed inopportuno scendere a maggiori dettagli circa motivi nostra richiesta che, evidentemente, non sarebbe stata fatta se atteggiamento ed orientamenti Ruegger e suoi familiari non ci avessero definitivamente persuasi dell'inopportunità della sua presenza a Roma ai fini della collaborazione itala-svizzera.

Confermate essere questa la ragione determinante nostro passo e che da parte nostra si fa affidamento su comprensione Governo Federale per evitarci dichiarazione formale di «persona non grata».

Telegrafate (4).

135.

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AL MINISTRO A STOCCOLMA, RENZETTI

T. S. N. D. 1270/5 P. R. Roma, 13 gennaio 1942, ore 2.

R. Ministro Helsinki ha recentemente riferito (l) che Governo svedese ha respinto per due volte richiesta tedesca invio truppe e materiale da guerra nord Finlandia attraverso territorio svedese, argomentando che consenso transito costituirebbe violazione neutralità in quanto truppe tedesche in Finlandia sono da considerarsi quali combattenti e non quali truppe di occupazione come nel caso della Norvegia.

Con telegramma del 10 corrente (2) R. Ministro Helsinki aggiunge che tensione fra Germania e Svezia sarebbe aumentata in questi giorni, e che Governo svedese starebbe procedendo a mezzo convocazioni personali al richiamo di contingenti sotto le armi; dando così soddisfazione a partiti ed ambienti che esigono atteggiamento fermo verso pressioni tedesche.

R. Ministro Helsinki ha riferito altresì che in circoli locali ha destato impressione annunzio dato da radio germanica di un articolo giornale Il Reich di intonazione anti-svedese e misura sequestro detto giornale adottata da Consiglio Ministri Stoccolma.

Prego riferire telegraficamente al riguardo (3).

136.

L'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 279/38 R. Madrid, 13 gennaio 1942, ore 14,20

(per. ore 20).

Serrano mi ha detto che crisi sembrerebbe per il momento scongiurata (telegramma 32) (4). D'altra parte avendo Franco approvato sua iniziativa incontrarsi con Salazar sarebbe logico pensare che convegno non avrà luogo con Governo dimissionario (mio telegramma 34) (5). Gli ho domandato se non avrebbe preso qualche provvedimento per troncare una buona volta queste ormai endemiche crisi che mettono in pericolo compagine Falange, fanno gioco anglo-americani e lasciano nella popolazione null'altro che sfiducia. In proposito gli ho raccontato quanto mi risultava da fonte sicura, ossia che Sir Samuel Hoare aveva recentemente insistito presso Duca d'Alba perché non partisse per Londra come ne aveva predisposto ma restasse ancora Madrid per assistere liquidazione Falange e ministri falangisti.

Serrano non conosceva ancora episodio, ma ne ha fatto risalire colpa, come di tutta situazione, alla consueta politica temporeggiatrice che volendo

(-3) Per l a risposta vedi D. 138.

accontentare tutte le tendenze e tutti i partiti, manca necessaria energia per imporre disciplina e ordine di cui popolo spagnolo ha più che mai bisogno in questo momento in cui guerra infierisce tra i continenti. Mi ha infine assicurato che avrebbe fatto pubblicare nei giornali falangisti qualche articolo in cui avrebbe cercato di porre le cose in chiaro.

(l) -Vedi D. 178. (2) -Vedi D. 123. (3) -Vedi D. 109. (4) -Tamaro rispose con T. s.n.d. 1703/43 p.r. del 17 gennaio, ore 14,36: «Ho veduto appena oggi Pilet Golaz. Comunicherà nostra domanda Consiglio Federale nella seduta di martedì. Intanto ha fatto venire qui il Ministro Ruegger >>. Vedi D. 197. (l) -T. s.n.d. 12439/243 r. del 31 dicembre 1941, ore 14,30, non pubblicato. (2) -T. s.n.d. 230/3 r. del 10 gennaio 1942, ore 23,28, non pubblicato. (4) -Vedi D. 129. (5) -Vedi D. 133.
137

L'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 280/41 R. Madrid, 13 gennaio 1942, ore 21,25 (per. ore 23).

Mio telegramma n. 38 (1).

Secondo quanto mi [ha detto] ieri, Serrano ha fatto pubblicare stamane su Arriba un primo articolo di monito agli avversari della Falange e suoi. Seguiranno probabilmente altri articoli del genere su altri giornali provincia.

Editoriale Arriba stigmatizza intrighi che a breve intervallo tentano ripetutamente seminare dubbi e discordie agendo sopra settori purtroppo facilmente [influenzabili] per loro irresponsabilità e leggerezza con l'obiettivo di provocare revisione politica nuova Spagna. Accusa avversari regime di ricercare una ripercussione anglosassone della loro opera disgregatrice interna. Afferma infine necessità di farla finita con questo gruppo di diffamatori e porre termine d'altra parte a tutti quei fatti che possano comunque servire loro di giustificazione.

138

IL MINISTRO A STOCCOLMA, RENZETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 1349/3 P. R. Stoccolma, 13 gennaio 1942, ore 23,30 (per. ore 7 del 14).

Telegramma di V. E. n. 5 del 13 corrente (2).

Nel mio rapporto del 22 dicembre u.s. n. 1433/362 (3) ho riferito (fra l'altro) circa rifiuto opposto da questo Governo alla richiesta tedesca per attraversamento su territorio svedese truppe dirette fronte finlandese. Dopo noto passaggio truppe tedesche attraverso Svezia effettuato al principio della guerra contro Russia, è stata questa unica volta in cui Germania ha domandato nuovo consimile attraversamento incontrando categorico diniego. Trattavasi di una divisione che è stata poi avviata per convoglio marittimo ed ha raggiunto nordFinlandia costeggiando litorale svedese golfo Botnia protetto da navi svedesi conformemente noto accordo del giugno scorso (mio telegramma n. 59 del 26 giugno) (3).

(l} Vedi D. 136. (2} Vedi D. 135.

Successivamente, circa un mese addietro, vi è stata un·altra domanda germanica, ma riferentesi soltanto ad una intensificazione del traffico che da oltre un anno (anche questo oggetto mio rapporto citato e di altri precedenti) sta svolgendosi sulle ferrovie svedesi per il passaggio di militari in licenza e di materiale vario. Autorità svedesi non hanno consentito ad un aumento di due treni alla settimana, obiettando essere imponente movimento già accordato.

Sia da Ministro Gunther sia da parte tedesca, rapporti fra Svezia e Germania mi vengono definiti a tutt'oggi «buoni e normali ». Nelle relazioni fra una Potenza in guerra ed una neutrale da cui attenderebbesi sempre un maggiore avvicinamento è spiegabile affiorino ogni tanto per la prima motivi di malcontento. Ma non è il caso di parlare di tensione in questo momento.

Come ho riferito più volte in rapporti a « Stefani Speciale» Svezia sta procedendo rafforzamento sua efficienza militare ed assetto difesa frontiere. Continuano i richiami locali di varie aliquote per istruzione, sempre in base sistema precetto individuale qui in uso. Questi provvedimenti rappresentano tuttavia metodica esecuzione soltanto programma riarmo da tempo annunziato per scopo tutela libertà nazionale contro chiunque. e nessuna particolare manifestazione ha ultimamente mostrato proposito di dare a tali misure carattere anti-germanico.

Assolutamente infondata è notizia sequestro noto numero del Reich recante articolo severo verso Svezia. Copie in questione del settimanale stesso trovansi qui in vendita come di consueto.

Segue rapporto (1).

(3) Non pubblicato.

139

IL CAPO DELL'UFFICIO DI COLLEGAMENTO CON IL COMANDO DELLA SECONDA ARMATA, CASTELLANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

TELESPR. S. 15. o , 13 gennaio 1942.

Come all'E. V. è noto, nella terza decade di dicembre u.s. il Comando Supremo tedesco, nel comunicare il piano di un'azione contro i ribelli nella Bosnia Orientale fissata per il 15 gennaio corrente, aveva chiesto in modo generico la cooperazione della 2a Armata (2).

Tale richiesta di cooperazione fu in seguito concretata, attraverso le rispettive missioni di collegamento, come segue:

l. -partecipazione di un'aliquota dell'aviazione italiana da bombardamento alle operazioni progettate;

2. -azione offensiva italiana lungo il corso meridionale della Drina con rioccupazione di Foca e Gorazde, in modo da interrompere ogni possibilità di comunicazione tra le bande della Bosnia e quelle del Montenegro;

3. -attestarsi in forza della 2" Armata lungo il settore meridionale della linea di demarcazione, tra Varcar Vakuf e Visegrad per tagliare ogni ritirata ai ribelli, che, premuti ad oriente dalle forze tedes_che, avessero cercato scampo nella terza zona.

A tale domanda il Comando della 2a Armata faceva presente che difficilmente avrebbe potuto avere sul posto, prima della fine del mese, le forze sufficienti per effettuare l'azione richiesta e proponeva perciò che l'inizio delle operazioni venisse rinviato di due settimane. Il generale Bader però replicava di non poter ritardare di un solo giorno la data stabilita, anche perché una delle due divisioni tedesche che avrebbero partecipato all'azione (la 342a divisione alpina proveniente dalla Serbia) doveva, ai primi di febbraio, ritornare sul fronte russo.

L'azione tedesca quindi restava improrogabilmente fissata tra il 15 ed il 31 gennaio, mentre da parte nostra si prometteva di fare il possibile -compatibilmente con l'attuale disponibilità e dislocazione di truppe -per cooperarvi in modo efficace. I comandi superiori disponevano inoltre che le truppe italiane operanti nel settore di Visegrad, già dipendenti dal Generale Pirzio Biroli, passassero, per realizzare una indispensabile unità di comando, agli ordini del generale Ambrosia.

Il piano tedesco prevede varie operazioni con direttive diverse; le principali sono:

-Visegrad-Rogatica-Serajevo; -Rogatica-Sokolac-Mrkalji; -Zvornik-Vlasenica; -Tuzla-Kladanj-Olovo; -schieramento difensivo di truppe croate sulla linea Visoko Vares-Vijana.

In tale azione verranno impiegate due divisioni tedesche e sette battaglioni croati. Non si conosce con esattezza quali forze ribelli potranno trovarsi di fronte; calcoli approssimativi danno la cifra di 15-20 mila uomini, ma sono unicamente basati su non controllati rapporti di informatori.

Per quanto questo ufficio non sia naturalmente in grado di esprimere un proprio giudizio circa i prevedibili sviluppi strategici di tale azione, è difficile astenersi dal manifestare il dubbio che essa possa realizzare un grande risultato concreto. Infatti -prescindendo anche dalle avverse condizioni stagionali che, a causa delle abbondanti nevicate, rendono difficilissimi gli spostamenti nella zona di cui trattasi -sia che i ribelli accettino la battaglia sulle proprie posizioni difensive, sia che -più saggiamente -~ evitino uno scontro in forze con le truppe tedesche, queste ultime potranno senza eccessiva difficoltà liberare momentaneamente le diverse vie di comunicazione che confluiscono a Serajevo, dando l'impressione di avere ripreso il controllo della zona; in pratica però le forze ribelli, sia che abbiano ripiegato verso sud e verso ovest, sia che abbiano trovato asilo tra le foreste e sulle montagne, usciranno dall'azione pressoché intatte e pronte a riprendere la guerriglia non appena le truppe tedesche impiegate nell'azione saranno -come è previsto --ritirate in altri settori.

Nei nostri confronti l'azione di cui trattasi rappresenterà probabilmente un sensibile aumento di pressione su tutto il settore meridionale della linea di demarcazione.

(l) -Vedi D. 157. (2) -Vedi D. 81
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IL MINISTRO A BUCAREST, BOVA SCOPPA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

TELESPR. 159/44. Bucarest, 13 gennaio 1942 (per. il 17J.

Con il mio telegramma n. 33 dell'll (l) corrente ho già avuto occasione di riferire all'E. V. quanto il Conducator mi aveva detto a proposito della visita di von Ribbentrop a Budapest e quanto fosse vivo in lui il risentimento per il modo, ormai palese, con cui a Berlino si sta giuocando sulla carta ungherese. Debbo dire ora che tale stato d'animo di risentimento e di indignazione pervade sia gli ambienti militari-politici che, indistintamente, l'opinione pubblica. Non si riesce infatti a stabilire una relazione logica fra la circostanza che alla Romania siano stati in passato richiesti, e siano sollecitati per l'avvenire, gravi e fondamentali sacrifici militari ed economici, mentre dall'Ungheria non si è riuscito ad avere che un debole concorso alla causa comune e come verso quest'ultima vada invece ora, in modo pubblico, la riconoscenza delle Potenze dell'Asse. A creare tale atmosfera ha concorso certamente il carattere che da parte ungherese si è voluto dare alla visita del Ministro degli Esteri tedesco a Budapest: non si è infatti mancato di mettere chiaramente in evidenza come essa fosse destinata, quasi esclusivamente, a consacrare le disposizioni dell'Arbitrato di Vienna e ad aprire la strada all'Ungheria per una sua maggiore espansione che, logicamente, non potrà avvenire che a danno della Romania. Le emissioni della radio Budapest non lasciano del resto alcun dubbio in proposito: ne trascrivo, qui di seguito, all'E. V. alcuni brani tolti dal bollettino di servizio di radio intercettazione romena:

Nella emissione del mattino radio Budapest diceva: «Dobbiamo ricordare che la Germania ci ha dato un grandissimo concorso allorché noi ungheresi iniziammo la guerra contro le ingiustizie di Trianon. Ribbentrop sarà eternamente presente nei nostri cuori tramite l'arbitrato di Vienna che ci ha restituito territori magiari. Un uomo siffatto va accolto come si deve essendo egli un nostro grande e sincero amico». Successivamente radio Budapest diffondeva la cronaca dell'arrivo di Ribbentrop. La folla ha ripetutamente inneggiato a Hitler, Horthy, Bardossy, Ribbentrop gridando poi la nota frase revisionistica «Mindent Visza » (Vogliamo tutto indietro). Il radio-cronista asseriva che la folla è accorsa per salutare «colui che tanto ha fatto per noJ. » e che tutti gli strati sociali magiari hanno inteso salutare in tal modo «l'uomo caro che sta fra noi». Radio Budapest annunziava che la stampa saluta Ribbentrop ribadendo la crescente solidarietà tra l'Ungheria e le potenze dell'Asse. La sua presenza dimostra quanto le potenze dell'Asse apprezzano il contributo ungherese alla guerra contro il bolscevismo.

Nel pomeriggio Ribbentrop veniva ova2)ionato al Senato ed in serata era ospite del Presidente Bardossy, il quale pronunziava un discorso asserendo fra l'altro: «Tutto il popolo magiaro vede nell'E. V. l'equo arbitro di Vienna che ha reso giustizia ad un popolo che vi è riconoscente. Sin dalla sua costituzione in Stato nazionale la nazione magiara ha considerato come sincera amica la Germania».

Fatto significativo, poiché dimostra come -i romeni sopra l'argomento Transilvania resistano anche alle pressioni tedesche, è che i giornali locali hanno passato completamente sotto silenzio la visita di von Ribbentrop a Budapest (1).

(l) T. 262/33 r. dell'H gennaio 1942, ore 22,25 (per. 7,30 del 12), non pubblicato.

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IL SEGRETARIO DELLA SOTTOCOMMISSIONE AFFARI GENERALI DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, BARATTIERI, AL CAPO DELL'UFFICIO ARMISTIZIO -PACE, PIETROMARCHI

L. s. u. 744/AG. Torino, 13 gennaio 1942 (per. il 14).

Faccio seguito alla mia n. 665 di ieri (2). L'ammiraglio Duplat ha comunicato questa sera alla Ecc. Vacca Maggiolini la risposta di Vichy alla nostra richiesta per le basi tunisine. Il colloquio è durato oltre un'ora, e, appena uscito l'ammiraglio Duplat, il gen. Vacca Maggiolini mi ha diffusamente narrato la conversazione avuta (3).

L'ammiraglio francese ha premesso che, contemporaneamente al nostro passo, il maresciallo Goering nel ricevere a Berlino, press'a poco negli stessi giorni, il gPn. Juin (4), comandante le forze armate francesi dell'Africa Settentrionale, gli aveva avanzato uguali richieste a nome del Governo del Reich, formulando proposte di contropartite che avevano una certa analogia con quelle esposte a titolo indicativo dal gen. Vacca Maggiolini il 29 dicembre u.s., secondo le istruzioni impartitegli dal Duce (5).

Ciò premesso l'ammiraglio Duplat ha dichiarato che il Governo Francese nutre un sincero ed effettivo desiderio di collaborazione con le Potenze dell'Asse e di partecipazione al lavoro costruttivo della nuova Europa. Vichy apprezza altamente le disposizioni del Duce e considera che la Sua missione storica sia quella di essere il patrocinatore e l'edificatore del nuovo ordine, concepito secondo lo spirito mussoliniano di giustizia.

Tuttavia la Francia vinta si trova in una situazione penosa e non più sostenibile, da cui deriva la necessità di un'intesa a tre fra l'Italia, la Germania e la Francia per alleggerire le attuali condizioni di quest'ultima e preparare il terreno per una effettiva collaborazione con l'Asse.

D. -160. p. -571.

Ha fatto presente che lo stato attuale della opinione pubblica in Francia, e soprattutto nel Nord Africa. non consentirebbe assolutamente la cessione piena ed assoluta delle basi tunisine.

Qualora invece graduali concessioni della Germania permettessero un'evoluzione della opinione pubblica e un miglioramento delle condizioni materiali della Francia, il terreno resterebbe sgombro per una efficace collaborazione militare nel Nord Africa e nel Mediterraneo.

A titolo di «suggerimento», l'Ammiraglio Duplat ha presentato una lista di quelle che dovrebbero essere le concessioni da farsi, anche per evitare che la Francia, per la seconda volta nel volgere di pochi anni. abbia ad affrontare un conflitto (questa volta con le potenze anglosassoni) in condizioni di assoluta impreparazione, andando incontro ad un nuovo disastro militare le cui conseguenze sarebbero gravi anche per l'Asse (occupazione di colonie e basi francesi da parte degli anglosassoni).

Le concessioni suggerite sono di triplice natura:

0 ) Militari -Libero riarmo delle forze terrestri, aeree e marittime del Nord Africa. Libero movimento della flotta francese nel Mediterraneo Occidentale. Liberazione dalla prigionia dei quadri necessari a tale riarmo. Protezione delle forze aeree dell'Asse al movimento mercantile francese nella parte Orientale del Mediterraneo Occidentale. Assegnazione alla Francia per i suoi bisogni militari in Nord Africa di carburante e lubrificante.

2°) Politiche -Possibilità per il Capo dello Stato e per il Governo Francese di « governare la Francia da Parigi » pur lasciando la capitale provvisoria ufficiale a Vichy a causa del Corpo diplomatico. Trasformazione dell'attuale linea di demarcazione in modo che essa rappresenti solo più il limite massimo della occupazione tedesca, senza dividere praticamente la Francia in due zone come avviene ora: per il littorale atlantico, potrebbe prevedersi una seconda linea di demarcazione ad Ovest dell'attuale, onde tutelare il necessario segreto militare per le forze armate tedesche operanti da tale zona. Ripristino dell'effettiva sovranità francese in tutto il territorio occupato (e cioè anche nei dipartimenti interdetti della Manica). Instaurazione della censura francese sulla Radio, la stampa e il cinema della zona occupata. Stabilizzazione ufficiale delle spese di occupazione in 300 milioni di Franchi giornalieri dal l o luglio u.s. fino alla data del nuovo accordo, e da tale data riduzione a 200 milioni (da sei mesi la Francia paga effettivamente solo 300 milioni, ma non vi è alcuna garanzia scritta in proposito).

3°) Morali -Liberazione di 700 mila prigionieri di professione contadini, e di un certo numero di operai e funzionari. Gli altri prigionieri dovrebbero essere collocati in «congedo di prigionia», e lavorare in Germania come lavoratori liberi e salariati, con facoltà di brevi licenze in Francia presso le loro famiglie. Trasformazione del controllo delle Autorità tedesche su quelle francesi nella zona occupata, in modo che la loro azione da preventiva, diventi semplicemente repressiva nei casi necessari. Soppressione della società « Ostland » e restituzione ai proprietari francesi delle terre attribuite a tale società per la colonizzazione germanica.

Inoltre l'ammiraglio Duplat ha indicato che la Francia vorrebbe poter disporre di ·200 mila tonnellate mensili di carbone, da prelevare sulla produzione delle miniere francesi in zona occupata, a vere restituiti dalla Germania

1.500 locomotive e 15 mila vagoni ferroviari requisiti.

L'ammiraglio Duplat ha aggiunto che la Francia è disposta ad acconsentire subito al trasporto in Libia, attraverso i porti tunisini, oltre che delle merci, anche di armi e munizioni purché «camuffate » (il che esclude i materiali pesanti). Alla richiesta del gen. Vacca Maggiolini, se tali trasporti avrebbero potuto aver luogo anche con piroscafi italiani, Duplat ha risposto di non avere istruzioni in merito, ma che le avrebbe subito richieste a Vichy.

Avendogli il gen. Vacca Maggiolini fatto presente che il tempo necessario alla messa in opera delle concessioni richieste e all'auspicata evoluzione della opinione pubblica francese, avrebbe fatto perdere all'Italia la possibilità di avvalersi delle basi tunisine per le attuali operazioni belliche invernali, l'Ammiraglio francese ha risposto che non prevedeva si potesse giungere a tale ultima fase della collaborazione Asse-Francia, se non nel... prossimo anno 1943!

L'Ammiraglio Duplat ha consegnato, a titolo personale, un memoriale al gen. Vacca Maggiolini, nel quale sono esposti gli argomenti di cui sopra: ne accludo copia (1).

Alla fine del colloquio Duplat ha di nuovo ribadito che l'ammiraglio Darlan era persuaso di essere rimasto inteso, nel suo colloquio di Torino col Conte Ciano del 10 dicembre u.s. (2), che vi sarebbe stata reciprocità nella ripresa delle relazioni diplomatiche tra l'Italia e la Francia. Ha detto che il suo paese ci teneva moltissimo a poter istituire una rappresentanza diplomatica in Roma, e alla installazione della Delegazione Economica Francese in Palazzo Farnese. Ha soggiunto che il suo governo non si rendeva bene conto del perché il R. Plenipotenziario in Francia andasse a Parigi, ove il Governo di Pétain non ha alcun organo proprio, dato che l'Ambasciatore de Brinon è solamente una specie di super prefetto per la zona occupata, e che ha rapporti con l'Ambasciatore Abetz, solo in quanto questi è un organo del Comando Superiore delle truppe tedesche in Francia. Tuttavia Vichy non intende sollevare obiezioni al principio della presenza in Parigi della R. Rappresentanza, fiduciosa che i frequenti viaggi di Darlan e di altri uomini politici nella ex capitale, consentiranno ugualmente proficui contatti con l'ambasciatore Buti.

Il gen. Vacca Maggiolini ha avuto l'impressione che i francesi siano in buona fede nella questione della reciprocità diplomatica, e che siano convinti che Darlan abbia detto alla Eccellenza il Ministro ciò che in realtà non gli ha detto affatto.

È inutile io rilevi, caro Ministro, che una volta ancora, come d'altronde si prevedeva, la Francia adotta una tattica dilatoria, molto chieda e nulla voglia dare di concreto, persuasa che l'attuale situazione politico-militare sia favorevole ai suoi mercanteggiamenti. Duplat, rendendosi forse conto di quanto sopra, in tutto il colloquio si è preoccupato di persuadere il nostro Presidente della lealtà e delle buone intenzioni per il futuro del Governo Pétain nei confronti dell'Asse.

Il Generale Vacca Maggiolini sarà a Roma domattina, mercoledì 14 corrente, per riferire al Comando Supremo: alle ore 18,30 verrà a Palazzo Chigi per incontrarsi con l'ambasciatore Buti e con te.

(l) -Il presente documento reca il visto di Mussolini. (2) -Non pubbllcata: trasmissione d! un rapporto diretto al comando supremo contenente \,lformazionl sulle relazioni franco-tedesche. (3) -Per la relazione sull'incontro fatta dal gen. Vacca Maggiolini si veda l'allegato I al (4) -Vedi D. 64. (5) -Per tale colloquio si veda Cavallero, Comando Supremo, p. 175 e Ciano, Diario 1939-1943, (l) -Vedi D. 160, allegato I, annesso I. (2) -Vedi seriP XI, vol. VII, D. 845.
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IL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA, ALL'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI

'.r. S. N. D. 1390/31 P. R. Roma, 14 gennaio 1942, ore 1,30.

Vostro 19 (1).

L'accordo di cui vi è stato fatto cenno è stato elaborato dai militari e sarà f."lrmato dai militari, fra breve, a Berlino. È di natura esclusivamente tecnicomilitare e non comporta significato e portata politici speciali. Dati tali limiti, questo Ministero vi è rimasto estraneo.

143

IL MINISTRO A LISBONA, FRANSONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 298/51 R. Lisbona, 14 gennaio 1942, ore 1,30 (per. ore 21).

Telegramma di V. E. n. 23 (2).

In questo Ministero degli Affari Esteri si mantiene sempre il più grande riserbo sulla eventualità di un incontro Salazar-Serrano. In una conversazione con Ambasciatore Sampaio avendone io fatto discreto accenno, Segretario Generale con la sua solita prudenza mi ha risposto che pel momento tale contatto «non è previsto».

Circa conferenza Rio Janeiro, Sampaio ha ,rilevato come giornali brasiliani si esprimano decisamente a favore degli Stati Uniti d'America aggiungendo che, però, decisione del Governo potrebbe non coincidere con campagna stampa specialmente se come ha ricordato anche questa volta Segretario Generale (mio telegramma 3654) (3), prevarrà in seno al Governo tendenza Presidente Vargas anziché quella Ministro Affari Esteri Aranha. Ad ogni modo qui si prevede che decisioni conferenza Rio non saranno «estremiste»; ma non si esclude possano anche arrivare stabilire auspicate rotture diplomatiche con Potenze Tripartito, mezzo questo considerato molto appropriato perché i vari Stati possano regolare con maggiore agio (qualora se ne vedesse la necessità e opportunità) i rapporti con le diverse collettività straniere esistenti nei diversi Paesi.

Passando ad altro argomento, Sampaio mi ha confermato che si attende

ancora ritorno Ambasciatore britannico Campbell, previsto in questa settimana,

per sapere quale potrà essere soluzione incidente Timor.

Durante la conversazione Sampaio ha avuto occasione di dirmi che non si avrebbero qui nuovi motivi di preoccupazione per le Azzorre e l'Arcipelago che, ad ogni modo, sono mantenute su piede di difesa (1).

(l) -Vedi D. 117. (2) -Vedi D. 115, nota l p. 113. (3) -T.s.n.d. 12344/3654 r. del 28 dicembre 1941, ore 13,50, non pubbllcato.
144

L'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 306/28-29 R. Tokio, 14 gennaio 1942, ore 13 (per. ore 2,30 del 15).

Telegramma di V. E. n. 21 (2).

Istruzioni impartite da questo Ministero degli Affari Esteri ai suoi rappresentanti nell'America Latina e nei paesi iberici, del cui testo esatto mi è stata data lettura, corrispondono sostanzialmente a quanto riferito da codesta Ambasciata del Giappone, ma non contengono minaccia né rivestono tono intimidatorio che protrebbero desumersi dal tenore comunicazione sig Ando. Si insiste soprattutto sul concetto che sviluppo operazioni militari porterà presto alla possibilità della ripresa traffici normali fra Giappone e Sud America, mentre renderà sempre più difficile o interromperà addirittura quelle fra Stati Uniti ed Inghilterra da una parte e America Latina dall'altra. Si accenna inoltre alla occupazione della Guyana olandese come prova delle intenzioni aggressive degli

S. U.A. verso Stati Sud America, in contrapposto politica assolutamente disinteressata ed amichevole del Giappone, che non è neanche ricorso a rappresaglie contro misure ostili già prese da molti di quegli Stati.

Su questi argomenti oltre che su quelli generici già noti, debbono puntare rappresentanti diplomatici giapponesi per svolgere opera persuasiva specialmente in Brasile, Argentina, Cile, Stati che potranno influenzare decisioni Conferenza panamericana.

Interessante è piuttosto parte concernente misure di carattere concreto che questo Governo si propone adottare per raggiungere lo scopo di influenzare opinione pubblica Sud America e cioè:

0 ) creare organi speciali emananti da Enti o cittadini degli stessi Stati Sud America, allo scopo coltivare elementi pacifisti, associazioni femminili, organizzazioni cattoliche negli S. U.A.;

2°) creare organizzazioni similari in Spagna e Portogallo per appoggiare attività pacifisti negli Stati Ibero-Americani;

3°) cooperare intimamente ed attivamente con Germania e Italia nel campo strategico in modo ottenere immediati successi militari che impressio

13 -Documenti diplomatici -Serle IX -Vol. VIII

nino opinione pubblica americana ed influenzino decisioni Conferenza Panamericana;

4°) trovare il modo per rafforzare rapporti del Giappone col Vaticano, sia direttamente Roma, sia attraverso atteggiamento più favorevole da adottarsi dal Giappone verso organizzazioni cattoliche in Cina, Filippine ed altri territori che passeranno sotto il controllo Giappone.

(l) -Con successivo T.s.n.d. 448/132 r. del 17 gennaio, ore 23, Fransonl comunicò quanto segue: «Apprendo da buona fonte che Ambasciatore Campbell avrebbe comunicato a questo Governo decisione Londra ritirare truppe sbarcate a Timor. Pare che notizia verrebbe qui resa di pubblica ragione domani». (2) -Vedi D. 124.
145

L'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 308/31 R. Tokio, 14 gennaio 1942, ore 5,20 (per. ore 7 del 15).

Allo scopo stabilire utili contatti con la Santa Sede -ora che, specie con la occupazione Filippine, Giappone va estendendo suo controllo sopra importanti centri cattolici -e specialmente per l'utile immediato di ottenere favore Vaticano presso Stati Sud America (mio telegramma 28-29) (1), sembra che questo Governo stia esaminando opportunità di aver a Roma, sull'esempio americano della missione Taylor, uno speciale rappresentante incaricato di mantenere tali contatti.

Da qualche accenno fatto in proposito risulterebbe che questo Governo si preoccuperebbe di conoscere previamente se da parte nostra si considererebbe con favore tale iniziativa e se si sarebbe eventualmente disposti ad appoggiarla.

Per quanto in proposito non mi sia stata ancora rivolta una formale richiesta, mi sarebbe utile conoscere, per norma di mio eventuale linguaggio, pensiero di V. E. (2).

146

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER TELESCR. 299/68 R. Berlino, 14 gennaio 1942, ore 19,30.

In conseguenza di rinnovato deciso violento attacco russo la situazione al fronte orientale nel momento attuale attraversa una fase difficile e delicata. Nel settore nord i russi con una vivace azione offensiva alla base del Lago Ilmen cercano di accerchiare le forze tedesche del fronte di Leningrado. Al centro venti divisioni sovietiche compiono uno sforzo nella regione di Rief e forze altrettante agiscono nel settore nord Kinizki. Scopo tale manovra che è vista in questo ambiente dell'Alto Comando con una certa preoccupazione, è quello di tentare l'avvolgimento delle forze tedesche accentrate fra Wiasma e Briansk e di puntare su Smolensk. Poco più a sud una analoga manovra a tenaglia viene tentata dai sovietici contro truppe tedesche del settore ... (3). Kursk. Per quanto

concerne operazioni fronte meridionale ed in particolare in Crimea viene mantenuto in questo momento da parte dei tedeschi estremo riserbo. In ambienti competenti si ritiene che sia in corso operazione per lo sgombero della Crimea. Si può dire che le operazioni fronte orientale siano oggi giunte ad una fase culminante. La nuova « bataglia di Smolensk » già da due giorni in corso deciderà della linea che le forze tedesche potranno costituire prima riprendere, in un secondo tempo, la loro azione controffensiva.

(l) -Vedi D. 144. (2) -Vedi D. 168. (3) -Nota dell'Ufficio Cifra: «Gruppo Indecifrabile».
147

L'AMBASCIATORE A RIO DE JANEIRO, SOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 319/53 R. Rio de Janeiro, 14 gennaio 1942, ore 21,40 (per. ore 7,15 del 15).

Posso assicurare R. Governo che questa Ambasciata ha fatto tutto quanto era possibile per richiamare al senso della realtà e responsabilità il Governo brasiliano nonché talune Delegazioni sud-americane suscettibili di capire la parola della ragione.

Concetti chiarificatori delle possibili « reazioni » Giappone ho fatto pervenire specialmente alle rappresentanze dei paesi più esposti sul litorale dell'Oceano Pacifico, e le ho illustrate anche ad Aranha, richiamandomi al passo dell'Ambasciatore del Giappone presso di lui compiuto.

Ho condotto lo stesso Aranha a convenire che rottura delle relazioni diplomatiche, comportava la «utilità» per il Giappone, nonché per gli altri Paesi dell'Asse, di passare ad «atti concreti». Aranha ha dovuto ammettere che il Brasile non è in grado di difendersi e mi ha detto anche che Sumner Welles lo comprende e dimostrasi «molto ragionevole». Il potenziale bellicista dei circoli che fanno capo ad Aranha va cadendo di ora in ora. Vargas si è comportato in complesso bene. Il discorso che egli pronuncierà domani sera all'apertura della conferenza panamericana, e che farò trasmettere dalla Stefani, potrà farci sapere se egli intende mantenersi sulla buona carreggiata.

L'atteggiamento dell'Argentina ha prodotto grande impressione.

Più debole appare, contro le mie aspettative, quello del Cile.

Alla vigilia apertura della conferenza panamericana è ormai sufficientemente esclusa ogni possibilità che le Repubbliche negroidi dei Caraibi e del Centro America trascinino i paesi sud-americani alla guerra ed appare sommamente improbabile che si giunga da parte questi ultimi alla rottura delle relazioni. La formula che si fa strada è quella di una dichiarazione collettiva di «non belligeranza » sulla base concetto italiano ma sembra che Argentina sia essa contraria in quanto potrebbe essere interpretata come una dichiarazione di « prebelligeranza » e potrebbe in definitiva, prevalere nel corso della conferenza il concetto di dichiarare tutti i paesi che combattono contro l'Asse come « non belligeranti». La conferenza giungerà naturalmente a dichiarazione formale e unanime di condanna dell'aggressione, di autodifesa e di collaborazione illimitata allo sforzo bellico nord-americano. C'è da aspettarsi poi l'adozione di misure drastiche nei riguardi delle attività dei Paesi dell'Asse nell'America del Sud.

148.

IL MINISTRO A BUCAREST, BOVA SCOPPA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER CORRIERE 384/013 R. Bucarest, 14 gennaio 1942 (per. il 17).

L'istituzione della tessera del pane che sarà razionato in ragione di 300 gr. per persona suscita un certo malcontento tra le classi popolari romene. Naturalmente gli oppositori dell'attuale regime approfittano di questa logica e giusta misura governativa per diffondere la voce che se manca il grano ciò lo si deve alla Germania -che ne esporta in grandi quantità per i suoi soldati -e così rendere sempre meno popolare l'alleanza col Reich.

Naturalmente non è solo questa l'accusa che viene rivolta a l'attuale regime. I vecchi partiti nazional zaranista e liberale i cui esponenti maggiori non si rassegnano ad aver perduto non solo i posti di governo ma anche ogni funzione rappresentativa, accusano ormai il Conducator di essersi rinchiuso in una turris eburnea, di non avere nessun contatto più col popolo e di valersi come collaboratori di un gruppo di generali insignificanti e di un uomo come Mihai Antonescu, molto giovane autoritario ambizioso che non è riuscito ad accattivarsi le simpatie del Paese. Il Conducator lascia effettivamente che il maggior peso del potere gravi sulle spalle del giovane Antonescu. L'amministrazione dello Stato che non è né legionaria né liberale né zaranista ma che è un miscuglio di questi elementi insieme e che è rimasta corrotta e bizantina come sotto i precedenti regimi non facilita né favorisce con quella immediatezza e comprensione che sarebbero desiderabili l'azione del governo del Prof. Antonescu. Ne deriva che il paese un po' per le crisi inerenti alla guerra, un po' per il disordine causato dagli ultimi avvenimenti politici, un po' per la cattiva ed irrazionale amministrazione dà segni di deriva nella sua non facile navigazione. Non ho nascosto io stesso al slg. Antonescu il mio stupore per il fatto che i suoi ordini per quanto concerneva il problema delle nostre esportazioni non venissero eseguiti o venissero eseguiti solo in parte. Il fatto che una rivoluzione vera e propria non ha potuto compiersi in Romania ma è stata solo tentata ed ha abortito nel sangue nel disordine e in una crisi dinastica, ha ottenuto come risultato che molti dei mali cronici che affliggevano questo paese sono rimasti vivi e si sono forse in alcuni settori aggravati.

Si afferma poi che esiste un certo dissidio tra la Corte e il Maresciallo, la Regina Elena lamentandosi, e non senza una certa ragione, che le funzioni che il Conducator ha lasciato al figlio sono semplicemente coreografiche e che la Corte è messa completamente da parte per tutto ciò che concerne gli affari dello Stato.

Una parte dell'esercito condividerebbe questo scontento della Corte, scontento cui non sono estranei gli estremi rigori che il Maresciallo continua ad esercitare contro il movimento legionario al quale rifiuta non solo ogni possibilità di collaborazione ma anche un'amnistia per i reati politici commessi. Ora il movimento legionario è tutt'altro che finito; esso continua ad agire nell'ombra e le persecuzioni di cui è oggetto producono uno stato d'animo di eccitazione, alimentano la mistica rivoluzionaria, preparano nell'ombra il colpo di stato o anche l'attentato che il Maresciallo particolarmente teme.

A ciò si aggiungano le effettive condizioni poco liete dell'economia del Paese, che malgrado la sua ricchezza soffre di mali che solo un grande amministratore assistito da una onesta amministrazione potrebbe sanare: crisi dei trasporti e della distribuzione delle derrate, scarsezza dei salari (salario medio 11 lei all'ora) inflazione, vertiginoso aumento del costo della vita, ecc.

Tali difficili condizioni sono sfruttate naturalmente dal gruppo Maniu che è decisamente all'opposizione. Antonescu aveva recentemente sondato alcuni uomini politici del gruppo Argentoianu e del gruppo Braitano (ex-liberale) in vista di una possibile loro collaborazione col regime e ciò allo scopo di allargare in certo modo le basi del suo potere e crearsi un seguito nelle masse degli expartiti politici. Ma le personalità consultate hanno tutte declinato l'offerta dichiarando di non voler impegnarsi in una politica con cui non sono perfettamente d'accordo e affermando di essere pronti a fornire una collaborazione solo con uomini tecnici nei vari settori dell'amministrazione.

Così il Conducator, forte dell'appoggio del Fuhrer, continua a governare ma la sua popolarità non può certo dirsi accresciuta in questi ultimi tempi. Il nuovo sforzo che la Germania chiede alla Romania in uomini e mezzi senza che si vedano benefici diretti di fronte al forte olocausto di sangue che si è fatto e a quello che si farà ancora -la circostanza che voci, forse anche ad arte diffuse da una abile propaganda, affermano che l'Ungheria, pur avendo ottenuto benefici maggiori della Romania, resiste alle sollecitudini tedesche di un maggior concorso militare facendo così stabilire dei parallelismi poco simpatici -la requisizione e le esportazioni effettuate dai tedeschi mentre il paese è in crisi e il popolo soffre, sono tutti elementi che non contribuiscono alla popolarità del Conducator.

La prospettiva di nuovi e forse più sanguinosi sforzi all'Est, con nuovi urgenti richiami alle armi, la paralisi tedesca in Russia, l'infernale propaganda del partito Maniu che sostiene apertamente come la vittoria anglo-americana sia questione di tempo, sono tutti fattori che mantengono vivo nel paese un nervosismo ed una inquietudine che sono visibili all'occhio dell'osservatore attento.

Ora il regime e l'uomo -pieno di buona fede e di volontà-che lo conduce meritano d'essere sostenuti ed aiutati fin tanto che durerà la guerra. Ecco perché credo, Eccellenza, che dopo le amarezze che hanno causato qui il viaggio di Ribbentrop ed il Vostro a Budapest (l) una Vostra visita qui sia divenuta più che mai necessaria tanto più che l'entrata dei bulgari nella Serbia meridionale (2) ha fatto crollare il miraggio di un possibile ponte tra la Romania e la zona occidentale dei Balcani, sotto l'influenza italiana, ponte che veniva considerato qui come un elemento decisivo della stabilizzazione dell'Europa sudorientale in funzione antislava.

149.

IL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

APPUNTO (1). Roma, 14 gennaio 1942.

Seguito odierno telegramma n. 19 diretto alla R. Legazione in Budapest, personale per l'Ecc. il Ministro (2).

L'Ammiraglio Duplat nel colloquio col Generale Vacca-Maggiolini ha fatto rilevare, riferendosi alla nomina dell'Ambasciatore Buti a Parigi, che l'Ammiraglio Darlan era persuaso fosse rimasto inteso nel suo colloquio di Torino del 10 dicembre (3) che vi sarebbe stata reciprocità nella ripresa delle relazioni diplomatiche fra l'Italia e la Francia. Ha osservato che il suo Paese teneva in particolar modo a istituire una rappresentanza diplomatica in Roma e a stabilire la delegazione economica francese in Palazzo Farnese. Ha infine soggiunto che il suo Governo non si rendeva ben conto perché il R. Plenipotenziario in Francia andasse a Parigi ove il governo di Pétaln non ha alcun organo proprio, dato che l'Ambasciatore De Brinon è solo una specie di super prefetto per la zona occupata e ha rapporti con Abetz solo in quanto questi è organo del Comando tedesco in Francia. Tuttavia Vichy non intende sollevare obiezioni alla presenza in Parigi del R. Rappresentante, fiducioso che i frequenti viaggi di Darlan e di altri uomini politici a Parigi consentiranno ugualmente proficui contatti con l'Ambasciatore Buti.

Von Plessen ha riferito stamane che il Governo germanico, al quale era stata data comunicazione della nostra intenzione di nominare il Consigliere di Legazione Zoppi Capo del nostro Ufficio distaccato a Vichy, ha molto apprezzato tale amichevole comunicazione e nulla ha in contrario alla designazione di Zoppi.

È stato quindi telegrafato alla Commissione Italiana di Armistizio a Torino quanto segue:

«Di seguito comunicazione fatta 22 u.s. (4) relativamente alla nomina di un Plenipotenziario Politico a Parigi vogliate notificare alla Delegazione Francese che verrà distaccato a Vichy con qualifica di Console Generale il Consigliere Conte Zoppi, il quale dipenderà dal Plenipotenziario predetto e avrà funzioni analoghe .a quelle Console Generale tedesco Krug von Nidda ».

150.

IL MINISTRO A LISBONA, FRANSONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

TELESPR. R. 216/125. Lisbona, 14 gennaio 1942.

La settimana scorsa è stata caratterizzata da una ridda di notizie sensazionali che hanno fatto giro dei soliti «ambienti bene informati». È stata così data la soluzione dell'incidente di Timor con fantasiosi particolari; si è par

lato di crisi di governo; ma specialmente si è insistito su un tentativo anti-salazariano, rivo1uzionario, che avrebbe dovuto aver luogo da un momento all'altro.

Quanto alla questione di Timor, ho via via riferito (l) quello che a me è risultato anche da fonte ufficiale. Si è finora rimasti in attesa del ritorno dell'Ambasciatore Campbell da Londra, avvenuto finalmente iersera. Intanto nulla di nuovo è stato osservato che potesse portare a conclusioni certe, mentre gli organi ufficiali si sono sempre limitati ad insistere che le conversazioni continuavano e che con fiducia era atteso il ritorno dell'Ambasciatore britannico per conoscere gli intendimenti e le proposte del Governo di Londra. Dal Segretario Generale del Ministero degli Esteri mi è stato ancora ieri ripetuto che alla base delle richieste del Portogallo è il ritiro delle truppe alleate sbarcate nel territorio portoghese di Timor.

Quanto alla crisi di governo, in vari «si dice » sono stati anche in relazione all'incidente di Timor; e si è parlato di sostituzione di Salazar con l'attuale Ambasciatore a Londra, sig. Monteiro, da vari giorni a Lisbona e di quella del Presidente della Repubblica Carmona, col Prof. Barbosa de Magalhaés.

I giornali di stamane portano però una indiretta smentita a quelle voci, pubblicando una nota ufficiale della Presidenza del Consiglio con la quale si comunica che il Generale Carmona, come ho riferito con mio telegramma

n. 3508 del 19 dicembre (2), ha accettato di ripresentare la propria candidatura per !',elezione alla Suprema Carica. Tale elezione avrà luogo 1'8 febbraio

p.v. per periodo presidenziale che ha inizio il 15 aprile 1942. Circa il tentativo anti-salazariano di cui questa volta si è parlato, posso riferire quanto segue:

Risulta da attendibili informazioni che vi è stata nei primissimi giorni del mese corrente, una riunione ad Oporto di noti elementi appartenenti alla massoneria e ad altre associazioni e partiti comunque ostili all'attuale regime. Tale riunione ha potuto essere organizzata ed aver luogo indisturbata, approfittando di un periodo di minor vigilanza a causa di cambiamenti in corso nell'alto personale della polizia di Oporto. Nella settimana scorsa, per l'indiscrezione di uno dei partecipanti essendo venuti a conoscenza il fatto verificatosi e gli scopi della riunione, la polizia ha subito corso ai ripari operando perquisizioni e arresti; il che ha gettato allarme in certi circoli cittadini i quali, come suole accadere, hanno visto anche più grosso della realtà. Oggi, anche fra i più emozionati, pare sia rientrata la calma.

È da considerare tuttavia che da qualche tempo, come ho già avuto accasione di segnalare, quest'opinione pubblica presta più del solito orecchio alle voci allarmistiche; e ciò dipende dal fatto che la situazione politica, per ovvie ragioni, e quella economica specie nelle ultime settimane, come riferisco con rapporto a parte, danno motivo a qualche inquietudine. Ma ancora una volta si sappia che la propaganda britannica continua con forti e persuasivi mezzi a lavorare questo popolo che quanto meno tranquillo ed unito si mostra, tanto più facile gioco offre agli intrighi inglesi in questo Paese. Si vuole che anche la situazione economica abbia fortemente risentito in quest'ultimo torno di

tempo da una più ~igorosa limitazione di « navicerts », fatta a scopi politici in relazione all'incidente di Timor.

Una chiarificazione della 'Situazione locale, almeno sotto certi aspetti, è ad ogni modo da attendersi da quella che sarà la soluzione della questione di Timor; e ciò, da .quanto si spera qui, dovrebbe ormai verificarsi nei prossimi giorni.

(l) -Vedi D. 176. (2) -Vedi D. 95. (l) -Non risulta trasmesso a Budapest, come l'altro documento di cui è seguito (vedi nota 2). (2) -Con T.s.n.d. 1530/19 p.r. partito alle 22, d'Ajeta aveva riferito a Ciano, in visita a Budapest, un riassunto del D. 141. (3) -Vedi serle IX, vol. VII, D. 845. (4) -Vedi D. 87. (l) -Vedi D. 71. (2) -T.s.n.d. 12086/3508 R. delle ore 20,15, non pubblicato.
151

IL MINISTRO A SOFIA, MAGISTRATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. s. 213. Sofia, 14 gennaio 1942 (per. il 29).

Mi riferisco al mio telegramma n. 19 del 13 corrente (1).

Di tempo in tempo, periodicamente, la Turchia viene alla luce della grande ribalta. E queste sue apparizioni vanno divenendo, con l'andamento della guerra e con l'acuirsi della crisi nel Mar Nero e nel vicino Oriente, sempre più frequenti e più comple~Sse, quasi che la forza delle cose debba di necessità, ad un dato momento, porre i Governanti di Ankara dinanzi al cammino di una qualche decisione, già tante volte e tanto abilmente evitata.

La verità è che, per quanto i turchi manovrino, con antica astuzia e favore di nuove circostanze, per liberarsi da questo o quel miraggio e tenersi con i piedi fortemente aderenti al terreno della realtà, il peso specifico della Turchia va divenendo, specie dopo lo scoppio del conflitto russo tedesco, sempre più grande per le due parti in contesa, ai fini della lotta che si combatte.

Così, in questa pausa invernale, che non impedisce però, come ha dimostrato anche la recente visita del signor Eden a Mosca, i contatti e gli intrighi, e mentre si attendono gli avvenimenti di primavera, molti occhi sono rivolti verso Ankara e particolarmente quelli della Bulgaria, il cui destino, per la sua posizione geografica e per l'evoluzione degli avvenimenti, è comunque legato a quello della Turchia.

Come infatti fino ad oggi, ed attraverso ostacoli infiniti, la politica di «equilibrio» turco-bulgara è stata l'elemento essenziale per il mantenimento della pace in questo settore, così lo spostamento di uno dei due poli di quell'equilibrio porterebbe senza dubbio ed inesorabilmente alla precipitazione dell'altro.

Ciò spiega come una volta di più le notizie relative all'incontro di Mosca tra il signor Eden ed i Governanti sovietici, con tutte le supposizioni e le induzioni che ne sono seguite e che appaiono toccare molto da vicino la situazione della Turchia, abbiano trovato in Bulgaria, in questi giorni, profondissima eco e vi abbiano suscitato, secondo il solito, non piccole preoccupazioni.

Le informazioni, diffuse in .questi giorni dalla radio londinese circa l'avvenuta consegna al signor Saracoglu di una lettera personale di Eden, e l'interessato e tendenzioso commento secondo il quale nel prossimo mese Ankara si

{l) Non pubblicato. Con tale telegramma (T.s.n.d. 293/19 r. del 13 gennaio 1942), Magistrati riferiva su un colloquio avuto con Popoff il cui argomento è ripreso e più diffusamente trattato in questo rapporto.

orienterà certamente verso una qualche decisione atta a definire la sua politica, non sono certamente fatte per calmare gli spiriti in un Paese quale la Bulgaria che conosce già, o almeno presentisce, per istinto, che la primavera sarà apportatrice di novità.

Di tale ventata di dubbi e di interrogativi ho avuto appunto prova nelle conversazioni che mi è stato dato di avere in questa settimana con Re Boris (l) e con il Ministro degli ESTERI, Popoff. E mi sembra utile, quindi, riassumere qui appresso il pensiero bulgaro sulla situazione attuale in questo settore:

l) La Turchia è sincera allorché dichiara di volere rimanere fuori del conflitto. Ciò spiega come tutta la politica turca sia stata rivolta in sostanza, e per quanto, in talune circostanze, il patto di alleanza con l'Inghilterra si sia rivelato alquanto pesante, a tenere le mani libere ed a non impegnarsi definitivamente con nessuno. Ogni eccessivo collegamento è ripudiato dai turchi, anche materialmente: ragione per cui, ad esempio, oggi in Bulgaria si è alquanto scettici circa gli affidamenti dati da Ankara a Berlino di volere effettivamente collaborare per un pronto ristabilimento del collegamento ferroviario tra Istanbul ed il continente europeo. I turchi, con ogni probabilità, e seguendo i consigli isolazionistici del loro Stato Maggiore, faranno di tutto, più o meno velatamente, per sollevare o:>tacoli, ritardare i lavori di ricostruzione dei ponti ferroviari, e porre innanzi a loro ancora tempo prima di addivenire alla realizzazione tanto desiderata dai tedeschi.

2) La Turchia, secondo la sua tradizione storica e politica, è sempre effettivamente sotto l'incubo della Russia. È vero quindi che nel segreto del loro cuore i turchi sperano che, in un modo o in un altro, e come avvenne nell'altra guerra, la Russia esca male dall'attuale conflitto. Ma è altrettanto vero che la Turchia non crede nella vittoria dell'Asse e che, di conseguenza, essa deve studiare i mezzi migliori per correre ai ripari al momento buono. Ora tale «riparo», agli occhd dei turchi, e secondo, anche qui, una vecchia e radicata tradizione ottomana, non può essere costituito se non dall'Inghilterra la quale, a sua volta, e dato il secolare conflitto di Oriente, non potrebbe un giorno vedere di buon occhio un trionfo russo che sarebbe, inoltre, questa volta, un trionfo sovietico. Conseguenza logica di un tale ragionamento è che la Turchia un bel giorno potrebbe decidersi, anche senza correre l'alea di un intervento in guerra, a qualche atto concreto per porsi definitivamente nelle grazie di Londra e crearsi così importanti crediti per il dopo guerra: leggi, ad esempio, alla concessione del permesso alle navi britanniche di transitare per gli Stretti per recarsi nel Mar Nero. Misura questa che, tra l'altro, avrebbe anche il vantaggio di rinforzare le posizioni turco-britanniche nel Mar Nero a scapito, in definitiva, dei russi stessi.

3) Tutto ciò preoccupa vivamente Sofia che conosce bene e tedeschi e russi e sa quindi che una mossa di tale genere oltre che scatenare reazioni germaniche, porterebbe a nuove gravi complicazioni nel Mar Nero finendo per toccare direttamente la Bulgaria. Già attualmente, del resto, le preoccupazioni bulgare per la situazione effettivamente esistente nel Mar Nero non sono pie

cole. In quelle acque, infatti, dopo ben sette mesi dallo scoppio della lotta tedesco-sovietica, non vi sono, da parte dell'Asse, che minime forze navali: due o tre sottomarini rumeni, qualche minuscola silurante, qualche motoscafo antisommergibile. La superiorità marittima sovietica è tuttora schiacciante ed anche le forze aeree germaniche della zona (che appaiono essere state, tra l'altro, in parte ritirate in queste ultime settimane) non sembrano in condizione, come hanno dimostrato gli sbarchi dei russi in Crimea, di compiere efficace azione distruttiva in caso di necessità.

Ora cosa avverrebbe se un bel giorno i sovietici, imbaldanziti da qualche successo e forti di una qualche adesione di massima turca, ottenuta a mezzo dell'Inghilterra, si decidessero a qualche colpo di mano sulla costa bulgara per creare un nuovo fronte europeo? Questa è una supposizione che va probabilmente oltre, e di molto, le attuali possibilità belliche sovietiche. Ma i bulgari prudentemente vi pensano. E a Berlino, in occasione del soggiorno fattovi per la firma del Patto Antikomintern, il signor Popoff non ha mancato di insistere presso i militari tedeschi perché volessero rinunziare ad un progettato trasferimento altrove delle batterie pesanti costiere già installate a protezione dei porti bulgari di Varna e di Burgas.

4) Elemento importante per tali eventuali evoluzioni della situazione è, e sarà sempre più, la Turchia. Ciò spiega come l'Inghilterra debba essersi fatta evidentemente, per bocca di Eden, paladina di Ankara presso la Russia e faccia ora correre ai quattro venti la voce non soltanto di assicurazioni sovietiche nei confronti della Turchia ma addirittura di collaborazioni future.

In tale situazione Sofia cerca, per quanto è in sua potestà, di intralciare tali lavori di avvicinamento. E quindi il signor Popoff ha dato alcuni giorni or sono istruzione al suo Ministro ad Ankara, Kirov, di fare scivolare nelle orecchie dei turchi quelle famose proposte che nel novembre del 1940 il Segretario Generale del Commissariato degli Esteri sovietico, Soboleff, ebbe a fare ai bulgari, nel corso della sua visita a Sofia, in nome del suo Governo (1). Allora i russi, che f,acevano la corte alla Bulgaria nella speranza di attrarla nella propria orbita e crearsi così una solida base nei Balcani, non mancarono di proporle un'alleanza che sarebbe stata, nella sostanza, decisamente antiturca. E per solleticare l'appetito bulgaro, giunsero a promettere, in caso di complicazioni, oltre che un intervento protettivo contro la Turchia, una cessione alla Bulgaria di almeno una parte della Tracia turca. Sofia, quindi, oggi, memore di quelle promesse, ha ritenuto opportuno di mettere in guardia An-: kara sui veri intendimenti sovietici. Ed il signor Saracoglu, nel corso della conversazione con il Ministro Kirov, ha, per la verità mostrato di comprendere il significato ed il valore della «rivelazione ~ bulgara e ha affermato al suo interlocutore che la Turchia è tuttora arciconvinta che la Russia, chiusa nel Mar Nero, farà sempre, in definitiva, una politica antiturca e che i turchi, quindi, sperano veramente che in primavera i tedeschi potranno dare ai sovietici un nuovo fortissimo colpo.

5) Come si vede, gli elementi della delicata situazione sono molti e complessi. Ed i bulgari intendono rimanere con gli occhi aperti senza lasciarsi

cullare da eccessive illusioni. Essi sanno anche, per esperienza, che il peggiore dei sistemi sarebbe quello di dare agli inglesi, ai russi ed anche ai turchi l'impressione della facilità di una qualche mossa ai confini sud-orientali di Europa. E quindi intendono guardare in armi, ed in posizione da non temere sorprese, le proprie delicate frontiere meridionali.

(l) Vedi D. 118.

(l) Vedi serie IX, vol. VI, D. 168.

152

L'AMBASCIATORE A SHANGHAI, TALIANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. R. S. N. D. 357/14 R. Shanghai, 15 gennaio 1942, ore 12 (per. ore 19,10).

Mio telegramma n. 399 (1).

Stahmer non mi ha confermato notizia da me telegrafata di una sua missione speciale a Tokio intesa aprire la via a scambi di vedute preliminari circa apporto giapponese e dell'Asse nel conflitto mondiale e circa difesa nostri interessi nel Pacifico.

Ha aggiunto che notizie del genere erano corse anche a Tokio e deformate sino alla creazione profondi dissidi tra lui e Ott.

Tuttavia nel corso della conversazione Ambasciatore di Germania ha ammesso di aver tentato assaggi sulla delicata questione con altissime personalità giapponesi senza però trovare alcuna rispondenza. Aveva riportato impressione,...~ che, benchè Governo considerasse partecipazione conflitto indissolubilmente ·l'! legata alle fortune dell'Asse, ad ogni singolo dirigente guerra Pacifico apparisse «la sua guerra » e in ogni consiglio o anche in una semplice veduta o questione di massima vedesse tri-partito interferenza pericolosa. Di più ogni serena discussione appariva impossibile con uomini oggi lanciati brevissimo tempo verso mete già ritenute irraggiungibili ed inebriati dai risultati raggiunti e dalla minima resistenza incontrata.

Venendo da Tokio, piene le orecchie di inni alla alleanza, Stahmer era rimasto sorpreso a Shanghai dal proposito dei militari di mantenere allo stesso livel1o tutte le nazionalità di razze bianche, nemici o alleati e di non fare a queste ultime la minima concessione; grandi interessi tedeschi già si sgretolavano. Sorpreso anche della simultanea apparizione della Reuter quasi a contro bilanciare Transoceanic e Stefani e delle intenzioni di ignorare le missioni diplomatiche.

Vi erano mille motivi per invitare Giappone ad un trattamento più equo di alleato in lotta per la stessa causa.

Ma Stahmer riteneva che Roma e Berlino dovessero per ora contentarsi dell'importantissimo contributo militare del Giappone limitandosi a osservare e attendere.

Il tempo per un esame sincero e franco delle reciproche posizioni era ancora lontano. Verrebbe con il progredire della nostra complessa azione offensiva i cui risultati dovrebbero dare all'Asse la possibilità di difendere in Asia i suoi interessi ed i suoi diritti.

(l) Vedi D. 61.

153

IL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA, AL MINISTRO A BUDAPEST, ANFUSO

T. S. N. D. 23/23 R. Roma, 15 gennaio 1942, ore 17.

Per Eccellenza Ciano (l).

L'Ambasciatore Alfieri ha telefonato che ieri Ribbentrop gli ha accennato alle ripercussioni che ha avuto immediatamente in Romania il suo viaggio a Budapest, sebbene egli abbia nel corso del suo soggiorno costà intrattenuto lungamente codesto Ministro di Romania (2) attirando la di lui attenzione sulla vera portata del viaggio medesimo che rientrava nella politica generale germanica per la costituzione dell'ordine nuovo europeo e per la lotta contro il bolscevismo.

Poiché sul viaggio del Ministro degli Esteri germanico sembra siano state fatte da parte romena delle infondate illazioni in relazione al ben noto stato di tensione dei rapporti ungaro-romeni, Ribbentrop ritiene che il Vostro viaggio. che ha fatto immediatamente seguito al suo, possa accrescere in questo momento particolarmente gravoso per le armi romene le diffidenze di Bucarest e pertanto si permette di suggerire che Voi troviate, Eccellenza, nel corso del Vostro soggiorno costà l'occasione di ricevere il Ministro di Romania e di attirare a Vostra volta l'attenzione di quel rappresentante diplomatico, sulla effettiva portata della Vostra visita in Ungheria.

154

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER TELESCR. 321/78 R. Berlino, 15 gennaio 1942, ore 18.

Telegramma V. E. n. 53 (3).

L'Ambasciatore Oshima, avendo aderito completamente a nostro punto di vista circa nota dichiarazione indipendenza India, ha telegrafato a suo Governo esprimendo parere nettamente favorevole. A tutto oggi, però, egli non ha ancora ricevuto nessuna risposta dal nostro Governo. Risulta invece che il collega di Roma ha ricevuto risposta negativa da Tokio e che è stata altresì comunicata ad Oshima il quale a sua volta ha nuovamente telegrafato a Tokio chiedendo una risposta. Mi riservo ulteriori comunicazioni (4).

(l) -Ciano si trovava In visita ufficiale a Budapest. (2) -Vedi D. 156. (3) -Vedi D. 125. (4) -Vedi D. 256.
155

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER TELESCR. 325/79 R. Berlino, 15 gennaio 1942, ore 19.

Ministro Ribbentrop durante colloquio avuto con lui ha illustrato odierna situazione militare. Egli ha confermato come soprattutto a causa dell'estremo rigore della temperatura esistono alcune gravi difficoltà nei noti tre settori dichiarando peraltro che «subordinatamente alle lievi modificazioni inevitabilmente connesse alle vicende delle aspre battaglie di questi giorni il fronte si può ormai considerare in massima stabilizzato». Ribbentrop ha aggiunto che si svolgono già intensi preparativi per l'offensiva della primavera. A questo riguardo ha confermato che il Flihrer è molto contento per la promessa del Duce di inviare per allora nuovi contingenti di truppe italiane che hanno dimostrato di sapere così valorosamente combattere. Ha aggiunto che sta svolgendo riservatamente alcune trattative per rendere sempre larga efficace e ampia la partecipazione dell'Europa alla lotta, riservandosi di intrattenermi su ciò prossimamente.

156

IL MINISTRO A BUCAREST, BOVA SCOPPA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER CORRIERE 472/016 R. Bucarest, 15 gennaio 1942 (per il 19).

Sono stato oggi da Mihai Antonescu. L'ho trovato di umore nerissimo. Mi ha detto: «da quando voi siete in Romania io ho reiterato i miei sforzi nella speranza di indurre Roma a svolgere una politica di concerto con Bucarest per tutti i problemi che interessano il sud-est europeo ed il bacino del Mediterraneo, nel quale beninteso comprendo gli stretti ed il Mar Nero. Devo confessarvi che durante questi mesi i miei sforzi sono stati vani. Noi abbiamo messo a Vostra disposizione il nostro petrolio che è un'arma essenziale della guerra; faremo tutto il possibile per darvi il grano; ci siamo battuti come fedeli alleati facendo sacrifici immensi. Ma tutto questo non ha servito a niente. A Roma la Romania è sempre la «Romania di Titulescu ». Ci sono giunte alcune buone parole del Duce e del Conte Ciano per vostro tramite e questo è tutto il bilancio attivo della nostra politica nei confronti dell'Italia. Voi continuate a fare la politica filo-magiara al cento per cento ed in queste condizioni io devo sapere come e dove orientarmi. Vi ho detto e ripetuto che la passività non è una mia formula diplomatica. Io penso e voglio pensare all'avvenire, non solo al presente. Se l'Italia non vuole considerare la Romania come un elemento essenziale della sua politica di domani, nel mondo di domani che sarà fatto da una antitesi di razze e da una necessità di equilibri, io devo saperlo e prego Roma di dirmelo con la stessa franchezza con cui io pongo il problema. Il mio proposito era ed è ancora quello di agire in comune con l'Italia nei vari settori politici ed economici, studiare insieme diverse formule per le ipotesi più varie che possano verificarsi in futuro.

Io non comprendo perché non si sia considerata affatto un'offerta tanto spontanea ed una volontà d'intesa cordiale ed assoluta.

I frutti di questa mia politica sono stati il silenzio di Roma ed il viaggio del Conte Ciano a Budapest (l) salutato da tutta la stampa ungherese come il «difensore dei diritti storici dell'Ungheria».

Voi venite da me continuamente a chiedere, ma finora mi aveve dato ben poco, a parte qualche parola generosa.

Vi ho detto un giorno che io temevo la ricostituzione dell'impero romanogermanico. Ma devo aggiungervi che i tedeschi sanno curare la nostra suscettibilità e quando sono costretti a ferirci sanno anche trovare il lenimento per attuare il male. Anche Ribbentrop è stato a Budapest (2) ma mi ha mandato una lunga lettera spiegandomi la portata e le finalità del suo viaggio. Inoltre egli ha chiamato il nostro Ministro a Budapest e gli ha fatto calde ed amichevoli dichiarazioni, mentre il nostro Incaricato d'affari a Berlino riceveva dal Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri analoghi cortesi schiarimenti sul valore della visita. Da Voi io non ho avuto una parola. Il Conte Ciano è andato a Budapest senza nemmeno informare Bucarest. Desidero che diciate perciò al Conte Ciano che io lo prego di farmi sapere in che conto egli vuol tenere, per la politica presente e per la futura dell'Italia, le offerte della Romania e se egli intende o meno sviluppare con noi quella serie di intese che io considero indispensabili ai nostri due paesi e ciò perché io sappia in quale altro modo orientarmi nel caso in cui questo mio atteggiamento non trovi la rispondenza voluta.

Le dichiarazioni del signor Antonescu sono quasi testuali perché ho preso nota di quanto egli diceva.

Ho risposto: «Visto che mi avete parlato con molta franchezza risponderò con identico stile. Innanzi tutto mi sembra assolutamente esagerata questa vostra suscettibilità pel viaggio del Conte Ciano a Budapest. La visita del nostro Ministro degli Esteri nella capitale ungherese non ha una speciale portata politica: essa rientra nel quadro di quella normale e calda attività diplomatica che si è stabilita da anni tra Roma e Budapest.

È assolutamente assurdo quanto voi mi dite che Roma consideri la Romania come al tempo di Titulescu. Voi ben sapete che io stesso venendo da Roma nel luglio scorso (3) vi portai la parola amichevole del nostro Ministro degli ESTERI, vi dissi che avevo istruzioni di stabilire rapporti cordiali tra i nostri due Paesi e durante il mio soggiorno qui mi sono adoperato a seguire tali istruzioni con molto calore incontrando l'approvazione di Roma. Tanto il Duce che il Conte Ciano non hanno tralasciato occasione per dimostrare al Condu

cator ed alla Romania la loro simpatia e la loro ammirazione per quanto l'esercito romeno ha fatto nel corso della guerra all'est. Però con la massima franchezza sin dall'inizio della mia missione vi dissi che una nostra politica amichevole nei confronti della Romania non poteva implicare che noi abbandonassimo l'Ungheria con la quale durante venti anni avevamo proceduto di pari passo, alla quale avevamo dato il nostro appoggio, certo fvuttifero, ma che ci era stata fedele anche in ore difficili come a Ginevra. Ammessa anche una revisione di certe posizioni politiche nell'Europa di domani tale revisione sarebbe stata opera lenta e delicata che non poteva certo effettuarsi nello spazio di pochi mesi. Non gli avevo mai nascosto la nostra gratitudine per gli sforzi che la Romania faceva per darci il petrolio. Quanto al grano non potevo che riconfermargli quanto gli avevo sovente detto: che data la situazione alimentare dell'Italia un sincero e concreto sforzo della Romania per venirci incontro su questo terreno avrebbe avuto frutti oltremodo salutari. Fino adesso peraltro i buoni propositi suoi -per circostanze certo non tutte imputabili al governo romeno -non si erano trasformati in fatti e questo non contribuiva a creare quell'atmosfera amichevole nella quale egli voleva arrivare ad intese con l'Italia. Quanto ai suoi propositi d'intendersi sui problemi del sud-est europeo e del Mediterraneo essi non erano stati lasciati cadere da Roma, come egli riteneva. Bisognava non dimenticare che si era in guerra: che nulla era stato deciso ancora circa la sistemazione dell'Europa futura e che in queste condizioni occorreva essere molto prudenti nel fissare gli orientamenti politici. Tuttavia, era per schiarire sempre più l'atmosfera tra Roma e Bucarest, per permettere contatti diretti e possibilità d'intese future che, come egli sapeva, V. E. si proponeva fare in prosieguo di tempo una visita a Bucarest, prova manifesta dei sentimenti che tanto il Duce che V. E. nutrivano per la nuova Romania. Lo pregavo perciò di considerare la situazione con la massima obiettività e senza nessuna ipersensibilità ».

Antonescu si è rasserenato solo in parte. Mi ha detto che avrebbe fatto il massimo sforzo in nostro favore per il grano. Tuttavia a questo riguardo mi ha precisato che Clodius aveva telegrafato a Bucarest chiedendo che tutta l'eccedenza del grano disponibile fosse riservata per la Germania e che non comprendeva come al riguardo non riuscissimo ad intenderei con Berlino.

Ho esposto in dettaglio quanto precede perché è evidente che la visita di Ribbentrop a Budapest e quella ora di V. E. sono elementi destinati a scuotere la posizione del Conducator e di Michele Antonescu nei confronti dell'opinione pubblica romena e ciò in base a quanto ho riferito con mio telegramma per corriere n. 013 (1).

Qualora non vi vediate inconvenienti riterrei che una Vostra parola (2), Eccellenza, da far giungere a Bucarest per quel tramite che meglio riterrete ed atta a rasserenare un po' questi ambienti oltremodo eccitati ed allarmati avrebbe un salutare effetto.

(l) -Vedi D. 176. (2) -Vedi D. 119 e 132. (3) -Vedi serie IX, vol. VII, D. 343. (l) -Vedi 0.148. (2) -Vedi D. 166.
157

IL MINISTRO A STOCCOLMA, RENZETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

TELESPR. 111/22. Stoccolma, 15 gennaio 1942 (per. il 6 febbraio).

Ho conferito con il ministro degli affari esteri signor Giinther e con il suo immediato collaboratore, segretario generale Boheman.

Le conversazioni hanno avuto un carattere assai cordiale, specialmente quella con il ministro Giinther, il quale ha voluto insistere nel manifestare i suoi sentimenti amichevoli per le Potenze dell'Asse. Egli mostrava molta soddisfazione per l'ultima nota di Gayda dedicata alla Svezia, come pure per alcune corrispondenze favorevolmente descrittive della vita svedese, apparse su nostri giornali durante lo scorso dicembre. A tali pubblicazioni questa stampa ha dato larga diffusione con commenti di compiacimento. Il signor Giinther ha inoltre dichiarato di essere assai contento per la recente conclusione dell'accordo commerciale italo-svedese. Manifestando vivo interesse per tutti i vari aspetti che possono costituire sintomi incoraggianti, ha dedicato simpatici accenni ai ravvisati contatti culturali ed all'impulso che ad essi deriva dall'attività dell'Istituto di studi italiani, sorto da qualche mese qui a Stoccolma.

Dalle sue espressioni e dal tono del suo linguaggio appariva palese un senso di animo sollevato, quale è solito subentrare naturalmente dopo che siano superate le apprensioni di un momento increscioso.

Dal canto mio gli ho fatto notare come sempre avessi avuto un convincimento sulla possibilità di più intensi legami di scambi fra i due Paesi e sulla loro utilità anche per i riflessi derivantine sull'andamento generale delle reciproche relazioni. E non ho mancato di porre in rilievo ancora una volta i criteri di lealtà e di riserbo che costantemente hanno ispirato la nostra politica verso la Svezia: troppo contrasto vi è stato a lungo fra questa riguardosa nostra linea d'azione ed i sistemi tenuti verso di noi dai quotidiani e periodici della Svezia; conveniva ricordare ancora tutto questo, pur tenuto conto del correttivo apportatovi ultimamente dal signor Giinther.

I rapporti tra Svezia e Germania mi sono stati definiti dal ministro come «buoni e normali». Egli intende perseverare in ogni sforzo affinché il suo Paese mantenga le migliori relazioni con le Potenze dell'Asse. -Ha assolutamente smentito come false le asserzioni secondo cui si sarebbero qui accentuate le misure militari, con più estesi richiami sotto le armi, per assumere un atteggiamento di resistenza decisamente diretto contro la Germania. -Gli ho parlato allora dell'articolo «Via diritta» dell'autorevole pubblicista Ivar Andersson, uscito giorni addietro sullo Svenska Dagbladet, e la cui traduzione figura in allegato (1). Esso concludeva con l'affermazione che «la decisione svedese di mantenere la neutralità potrebbe mutarsi radicalmente in caso di nuove e più gravi minaccie contro la Finlandia, nel qual caso il pericolo sarebbe da considerarsi quale minaccia anche per la Svezia». Il signor Giinther mi ha dichiarato

che approvava in linea di massima le affermazioni ed l giudizi contenuti in quello scritto.

Portato così l'argomento sugli avvenimenti nel fronte orientale, il mln~stro mi ha detto che le informazioni della Legazione svedese a Mosca fanno apparire come « buona » la situazione interna della Russia. Non sarebbe più caso di parlare di quel collasso fra le popolazioni su cui i tedeschi avrebbero fatto assegnamento, una volta fiaccata la resistenza militare dell'URSS. Quanto però ad una probabilità di seria riscossa da parte dell'armata sovietica il signor Gtinther l'ha escluso dalle previsioni: i russi, egli osserva, non mi sembrano fatti per la guerra offensiva.

Il segretario generale signor Boheman -di cui in precedente occasione ho illustrato la fisionomia e le tendenze marcatamente pronunziate in direzione anglofila -mi ha parlato delle relazioni svedo-tedesche esse si presentano in uno stato di normalità. Nulla è intervenuto negli ultimi tempi, ad apportarvi elementi di tensione. È falsa la notizia del sequestro del numero del settimanale Reich recante un severo articolo di Goebbles contro la Svezia Cdi questa smentita era menzione in un mio recente telegramma (1).

Circa l'asserito passo svizzero compiuto presso H governo della Svezia per concordare una lina di atteggiamento di fronte ad un eventuale invito a collaborare al nuovo ordine europeo sotto l'egida dell'Asse, il signor Boheman mi ha assicurato nulla esservi di vero. A questo proposito riferisco altresì con comunicazione a parte (2).

Anche con il segretario generale ho fatto accenno all'articolo di Andersson sullo Svenska Dagbladet: egli ritiene, come impressione personale, che l'ipotesi di «una grave minaccia che potrebbe sorgere per la Svezia» sia affacciata unicamente nei riguardi dell'Unione Sovietica. Per il momento la Svezia segue attentamente la situazione sul fronte russo. Ma per quanto le armate tedesche, secondo notizie qui pervenute, abbiano ultimamente retrocesso su vaste estensioni di territorio, non vi sono motivi per preoccupazioni. Un serio pericolo per la Finlandia, con conseguenti ripercussioni per la Svezia, si creerebbe soltanto qualora le forze russe nel settore di Pietroburgo riuscisse ad effettuare uno sfondamento sulle posizioni a sud della città.

Un argomento cui ho voluto dare importanza era quello delle richieste tedesche per il passaggio di truppe attraverso il territorio svedese. Il signor Boheman mi ha ripetuto quanto ho fatto conoscere telegraficamente (3). Una sola volta, nello scorso ottobre, i tedeschi avanzarono una domanda che si riferiva al transito di una divisione in assetto di guerra: la risposta fu negativa, basata sui doveri della neutralità (come poi si è appreso, la divisione fu avviata per mare, lungo il litorale svedese del Baltico e del Golfo di Botnia, ed il suo viaggio fu protetto dalle misure di vigilanza costiera della marina della Svezia). Un'altra richiesta vi è stata un mese addietro, pure con risultato contrario. Il mio interlocutore non mi ha dato particolari circa questo secondo episodio. Sicure notizie da fonte tedesca mi permettono però di aggiungere che si trattava semplicemente di una proposta di intensificazione del traffico

14 -Documenti diplomatici -Serle IX -Vol. VIII

ferroviario che fin dall'autunno 1940 i tedeschi stanno svolgendo sugli itinerari longitudinali di questo Paese in direzione della frontiera della Finlandia, per il transito di materiale be11ico, di feriti e malati da evacuare, e di combattenti non inquadrati. Veniva chiesto un aumento nel numero settimanale di questi treni militari; e da parte svedese fu risposto non poter acconsentire.

Le sorti della Finlandia stanno sempre ad un primissimo posto nell'interessamento della Svezia. Il segretario generale ha voluto diffondersi sui soccorsi che fino al massimo della possibilità vengono forniti al popolo amico. Il ricovero concesso a migliaia di bambini finnici trasferiti qui nel Paese -egli mi ha detto -è una forma di aiuto che tanto più sì -è inteso applicare su larga scala in quanto vale a compensare i limiti forzatamente inadeguati entro cui bisogna contenere l'invio di prodotti e di materiale in Finlandia. -Si sa bene che in tutta l'azione svolta a favore dei vicini orientali si è dovuto qui sempre procedere con cautela, anche per non incorrere in imbarazzi di fronte al gruppo belligerante angloamericano, con cui è rimasta la possibi:lità di mantenere un traffico marittimo, pur in esigua misura. Ma l'assistenza ai piccoli ospiti finnici è una materia su cui non si ammette di incontrare ostacoli. E poiché io lo interrogavo sull'eventualità che delle obbiezioni venissero mosse da Londra o da Washington anche su questo punto, il segretario generale, dopo avermi risposto che fino ad ora tali difficoltà non vi erano state, ha continuato con un'uscita abbastanza vivace, affermando che «avrebbe messo alla porta» chi gli si fosse presentato con simili questioni.

Già in altri momenti avevo sentito il signor Boheman esprimersi in tono di critica abbastanza spregiudicato verso certe mosse dei nostri avversari. Ma se si considerano la sua mentalità e le sue propensioni fondamentali, quest'ultima reazione appare caratteristica e da porsi in particolare rilievo.

(l) Non pubbl!cato.

(l) -Vedi D. 138. (2) -Non rinvenuta. (3) -Non pubblicato.
158

IL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA, AL MINISTRO A GEDDA, SILLITTI

T. S. N. D. 1669/25 P.R. Roma, 16 gennaio 1942, ore 3,30.

Il Gran Mufti prega di far pervenire allo Sceicco Jussuf Yassin il seguente messaggio:

«In occasione delle feste presento voti sinceri a S. M. il Re Ibn Saud ed a voi. Dal mio arrivo in Europa faccio tutto il possibile per il bene di tutti i paesi arabi in generale. Pregovi presentare a Sua Maestà i miei sinceri omaggi e farmi conoscere i di lui desideri. Firmato Amin el Husseini ».

Si prega far pervenire ove possibile d'urgenza al destinatario il messaggio di cui sopra.

159

L'AMBASCIATORE A RIO DE JANEIRO, SOLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 378/65-66 R. Rio de Janeiro, 16 gennaio 1942, ore 15,11 (per. ore 7 del 17).

Mio telegramma n. 63 (1).

Richesta di Sumner Welles ha nettamente cambiato situazione che negli ultimi giorni andava orientandosi verso un senso di maggiore responsabilità. Circoli autorizzati cileni dichiarano soltanto un deciso atteggiamento del Brasile può impedire rottura dei rapporti diplomatici. Circoli autorizzatissimi brasiliani hanno confidato all'Ambasciatore di Germania ed a me che soltanto un atteggiamento deciso del Cile (il quale comincia mostrarsi esitante e debole) può impedire la rottura dei rapporti. Verità è che si può contare solo sulla resistenza Argentina che è purtroppo praticamente isolata.

Vargas ancora si illude di poter salvare situazione. Ci siamo riuniti in questa R. Rappresentanza Ambasciatore di Germania, Ambasciatore del Giappone ed io e ci siamo trovati unanimamente d'accordo nel ritenere che unica possibilità inf'luire sulla situazione è quella di dichiarare oggi stesso, in via non ufficiale, confidenziale ma scritta, che a nostro avviso personale la rottura delle relazioni diplomatiche da parte delle Potenze Sud Americane non mancherebbe assumere significato di una guerra di fatto contro le Potenze Asse le quali tutte hanno senza dubbio offerto al Sud America prove di amicizia e di... (2).

Rottura dei rapporti sottrarrebbe così Nazioni Asse da quei doveri cui esse hanno dato sempre massimo peso in vista degli interessi, altrettanto legittimi, dei Paesi Sud Americani.

Tale dichiarazione certamente acquista eccezionale peso per il fatto che, secondo informazioni sicure, Sumner Welles ha dichiarato America del Nord non è in questo momento interessata a che guerra si estenda al Sud America poiché obblighi di difesa passiva (e cioè di armi e munizioni) supererebbero di gran lunga le possibilità «attuali» della marina da guerra e aviazione degli Stati Uniti nonché della loro presente capacità di produzione.

In tale ordine di idee dirigeremo oggi stesso ciascuno separatamente e ciascuno in forma diversa una lettera personale al Ministro degli Affari Esteri Aranha e ne informeremo sia il Presidente della Repubblica sia, attraverso persone amiche, Ambasciate Argentina, Cile, Paraguay e Perù.

Decisione deliberata da Sud America sarà fatto compiuto entro lunedì.

Ciò informo per il caso che Italia, Germania e Giappone ritenessero far dichiarazioni più sostanziali, o più formali, che evidentemente trascendono nostri poteri, e che sarebbero anche più significative se effettuate presso rappresentante Brasile, come Paese sede della Conferenza panamericana, e presso altri Stati Sud America accreditati (3).

(l) -Riferimento errato: si tratta del T. 371/61 del 16 gennaio 1942, ore 12,27 (per. ore 21) con 11 quale Sola aveva riferito che Sumner Welles aveva avanzato «con linguaggio violento e deciso domanda che tutte le Potenze americane rompano rapporti diplomatici e consolari con l Paesi dell'Asse ». (2) -Nota dell'Ufficio Cifra: «Gruppo indecifrabile». (3) -Per la risposta, vedi D. 183.
160

IL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

APPUNTO. Roma, 16 gennaio 1942.

Unisco copia del rapporto redatto dal Generale Vacca Maggiolini circa Ia conversazione che ha avuto il 13 corrente con l'Ammiraglio Duplat e copia del verbale del colloquio che egli ha avuto l'onore di avere con il Duce il 14 corrente.

ALLEGATO I

IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, VACCA MAGGIOLINI, AL CAPO DI STATO MAGGIORE GENERALE, CAVALLERO

R. S. N. Roma, 14 gennaio 1942.

I. -Trattative con la Francia per l'utilizzazione delle basi tunisine.

Ieri sera (13 gennaio) l'ammiraglio Duplat, reduce da poche ore da Vichy, venne a portarmi la risposta francese alle proposte da me fattegli verbalmente -sulla base delle direttive impartitemi dal Duce il 25 dicembre u.s. (l) -in un colloquio del 30 dicembre.

L'ammiraglio Duplat cominciò col consegnarmi l'annesso «Memento » di cui volle darmi personalmente lettura, precisando che non si trattava di un documento ufficiale del Governo, ma di un suo lavoro personale, compilato però tenendo conto delle numerose conversazioni avute nei giorni scorsi con le più alte personalità francesi (ho motivo di supporre che il Duplat abbia assistito al Consiglio dei Ministri del 10 gennaio).

A lettura finita, il Duplat aggiunse:

Le richieste francesi, in contropartita alla concessione delle basi tunisine, sono già state precisate (meglio di quanto non appaiano dalle «Suggestions » che fanno seguito all'anzidetto « Memento ») direttamente alla Germania, perché vi sono stati nei giorni scorsi abboccamenti tra il maresciallo Goering ed il generale Juin (comandante in capo delle truppe del Nord Africa).

Le questioni trattate in tali colloqui riguardarono.

1°) i rifornimenti in Libia, via Tunisia;

2°) la possibilità di una difesa in comune <Asse-Francia) della Tunisia nella eventualità di una ritirata itala-tedesca dalla Libia.

Durante la discussione è risultato che il generale Juin ha: a) -escluso ogni pericolo, durante l'inverno, di sbarchi in Marocco per le condizioni proibitive del mare; b) -escluso parimenti qualsiasi grave pericolo, per analoghe ragioni e per le minori probabilità di attacco inglese, per l'Algeria; c) dichiarato che per difendere la Tunisia occorre, a breve scadenza, la concessione delle richieste di cui ai tre primi comma delle «Suggestions militaires » e cioè: -piena libertà dal punto di vista militare, navale e aereo, in Africa e nel Mediterraneo occidentale (movimenti; riarmo mediante l'utilizzazione del materiale

e delle munizioni bloccate o sotto controllo in Africa e nella Francla Metropolitana; effettivi); -liberazione dei quadri indispensabili all'inquadramento delle truppe indigene; -rimilitarizzazione del Sud-Tunisino.

Chiesto al generale Juin dal maresciallo Goering a quali condizioni la Francia avrebbe accordato il suo incondizionato consenso alla utilizzazione militare della Tunisia da parte dell'Asse, Juin ha dichiarato che non aveva veste per rispondere. Tuttavia, qualche giorno dopo, il Governo francese fece rimettere al signor Hemmen a Parigi e alla C.T.A. a Wiesbaden apposite note da cui, essenzialmente, risulterebbero le seguenti richieste che meglio chiariscono qualcuna delle «Suggestions »:

-restituzione di prigionieri di guerra: 700 mila contadini (oltre ad un numero indeterminato di operai, tecnici e funzionari) ; -consegna di 200 mila tonnellate mensili di carbone tratto dalle miniere del territorio occupato; -restituzione di 1.500 locomotive e 15 mila carri e vetture ferroviarie;

-stabilire con regolare documento la riduzione (ora convenuta soltanto verbalmente) delle spese d'occupazione a 300 milioni di franchi giornalieri; successiva riduzione della somma a 200 milioni;

-trasformazione della «Linea di demarcazione» in una linea di puro carattere militare; -ricollegare a Parigi le due provincie francesi del Nord e del Passo di Calais, ora, dai tedeschi, collegate al territorio occupato belga; -ridurre a semplice controllo l'attuale azione preventiva esercitata dai tedeschi sulle autorità politiche e amministrative dei territori occupati.

Ciò premesso l'ammiraglio Duplat mi ha dichiarato quanto segue ad ulteriore chiarimento del << Memento »:

Il Governo francese è ben deciso a marciare risolutamente con noi.

Ma non può farlo subito, poiché l'opinione pubblica non è preparata ad una aperta collaborazione con l'Asse. Specialmente nell'A.F.N. ciò provocherebbe inevitabilmente la dissidenza dell'intero territorio, dissidenza che invece non sarebbe neppur tentata nel caso dell'arrivo degli inglesi al confine libico-tunisino.

Occorre perciò preparare l'opinione pubblica, per il che abbisognano due cose: che l'Asse accordi sollecitamente le concessioni richieste, e che l'opinione pubblica abbia poi tempo a conoscerle ed a persuadersene.

In conclusione occorreranno parecchi mesi, talché è da calcolare che delle operazioni offensive in grande stile verso l'Egitto, aventi per base la Tunisia, non potrebbero svolgersi che nella stagione invernale 1942-1943.

Finalmente l'Ammiraglio Duplat ha soggiunto che la Francia ha tutto l'interesse (che, del resto, coincide con l'interesse dell'Asse) a mantenere, fino all'ultimo limite possibile, il filo che la lega ancora agli S.U.A. e che consente di ricevere utilissimi rifornimenti cui l'Asse difficilmente potrebbe supplire. A tale riguardo il Governo francese non crede che i semplici trasporti di derrate in Libia, via Tunisi, potrebbero indurre le potenze anglo-sassoni a vere azioni di rappresaglia: si tratterà al più di proteste diplomatiche.

Si è passato così a trattare dell'argomento:

II. -Trasporti in Libia via Marsiglia-Tunisia.

I trasporti già concessi si possono senz'altro iniziare e, possibilmente, anche intensificare. Il Governo francese non si oppone anzi acché, oltre alle derrate, si spediscano armi leggere e munizioni chiuse in casse o sacchi e ben «camouflées ».

Chiede all'ammiraglio Duplat se si possono aumentare i trasporti di autocarri.

Mi risponde che per ottenere ciò occorrerebbe utilizzare anche i porti dell'Algeria, ciò che all'Italia non conviene, per ragione di trasporti via terra. Rinunciando all'Algeria, gli autocarri non potrebbero essere che 100 al mese: 150-200 utilizzando l'Algeria. è':J'~;;if--''i

Chiedo allora se si possono inviare navi italiane (cariche di merci ed autocarri) direttamente dall'Italia alla Tunisia, il che faciliterebbe molto il traffico e ne permetterebbe un forte incremento.

L'ammiraglio Duplat mi risponde che non conosce l'opinione del Governo in proposito. Ne farà il quesito a Vichy. Ad ogni modo questo si potrà fare in un secondo tempo, tanto più che sarà opportuno che l'incremento del traffico sia graduale.

ANNESSO I

LA DELEGAZIONE FRANCESE ALLA COMMISSIONE ITALIANA D'ARMISTIZIO

Torino, 13 gennaio 1942.

MEMENTO

Le Gouvernement français a été particulièrement heureux de la communication faite par l'Amiral Duplat à l'Amiral de la Flotte Darlan des paroles du Général Vacca Maggiolini relative aux bonnes dispositions du Duce à l'égard de la France.

De leur còté, le Maréchal et l' Amiral Darlan, ainsi que les Membres du Gouvernement et la grande majorité de la population ont le désir de voir les relations entre l'Italie et la France redevenir normales et amicales.

Le Gouvernement français estime, tout camme le Duce, que nous sommes trois à compter et qu'il serait nécessaire de s'entendre à trois.

La France, malgré la position de vaincue où elle se trouve placée, est dans un état d'esprit positif au regard d'une construction nouvelle, féconde et solidaire de l'Europe, à l'égard nommément de l'Italie et de l'Allemagne.

On se tromperait dangereusement si l'an méconnaissait cet état d'esprit nouveau français.

Jamais notre pays n'a été aussi ouvert à des conceptions pratiques qui puissent apporter à Iui-mème et aux autres l'amélioration de la vie internationale et l'organisation d'une longue période de paix.

Seulement le drame intérieur dont il souffre, dans son imagination et dans sa volonté, c'est d'etre entouré d'interlocuteurs et d'anciens adversaires qui n'acceptent pas pratiquement la conversation sur ce terrain et qui la ramènent toujours à une procédure d'exécution de l'armistice.

Il en résulte que la France est privée de tout horizon par ceux qui prétendent lui en imposer un. En conséquence, elle guette passivement une issue, soit dans une attente fataliste, soit dans des espérances romanesques et anarchiques.

Cette situation psycologique équivaut à un gachage absolu d'une situation qui pourrait étre retournée très aisément avec un peu de largeur de vues chez ses vainqueurs. La défaite a été pour la France une surprise humiliante, mais aussi la guérison

du mal démocratique qui la rongeait.

Quelles que soient !es exigences des vainqueurs, on ne peut plus se dissimuler qu'elle sera demain une nation nouvelle dont l'orientation de la volonté importe à la reconstruction de l'Europe.

Si le Duce, reprenant le ròle pour lequel il a toujours semblé à beaucoup de Français qu'il était né, à savoir étre l'un des grands directeurs du pian de reconstruction de l'Europe, voulait faciliter la compréhension mutuelle pratique de la double volonté d'avenir, d'une part de la France, de l'Allemagne et de l'Italie d'autre part, certainement la France répondrait à ses efforts.

Dans l'esprit du Gouvernement français, la reconstruction de l'Europe comporte

d'ailleurs l'établissement d'une entente économique européenne pour la mise en valeur

des territoires de l' Afrique, du Proche et de l'Extreme Orient, nécessaire à l'économie

de notre continent.

Les demandes faites par les Gouvernements Allemand et Italien au Gouvernement

Français relatives à l'utilisation des ports et du territoire tunisiens pour l'acheminement

vers la Libye de matériel et d'approvisionnements auront, si elles sont satisfaites, des

répercussions inévitables sur les rapports de la France avec les Anglo-Saxons.

Nos navires marchands, nos ports et nos voies de communication terrestres, seront certainement attaqués; des représailles seront très problement exercées sur divers points de l'Empire Français.

Les risques pour la France sont:

-l'arret du trafic maritime,

-l'attaque de certains points de son Empire et la perte de ses colonies au profit

des adversaires de l'Axe,

-et peut-etre la guerre avec les Anglo-Saxons.

Pour faire la guerre, il faut etre prets matériellement et moralement.

Nous avons payé de la défaite l'oubli de ce principe essentiel.

Or les vainqueurs nous ont désarmés matériellement.

Moralement, ainsi que nous l'avons fait connaitre au Gouvernement Allemand, le peuple français souffre d'une occupation qui, si elle est très correcte, n'en est pas

moins lourde à supporter.

La ligne de démarcation est, en réalité, une frontière à moitié fermée.

Il en résulte que la souveraineté du Gouvernement français est loin d'etre entière dans la zone occupée. Les frais d'occupation, payés par la France depuis dix-huit mois, deviennent avec le temps hors de proportion avec ce que peut supporter l'économie française.

Le nombre considérable de prisonniers maintenus dans les camps allemands, alors que l'agriculture française a besoin de main-d'oeuvre, que les services publics manquent de cadres, etc ..., entrave les progrès d'un rapprochement franco-allemand.

Est-il logique, dans ces conditions, de demander au vaincu d'aider activement ses vainqueurs en courant le risque de se voir attaquer par leurs adversaires?

Est-il concevable de lui demander d'engager dès maintenant définitivement la politique de son pays, sans que la France reçoive non seulement des allégements à ses servitudes présentes mais aussi des garanties quant à son avenir et à la place qui lui sera faite dans l'Europe future?

Le Gouvernement Français ne le pense pas. Il est meme certain que dans la situation politique actuelle, il ne serait pas suivi par l'opinion publique qui ne comprendrait pas plus cette situation nouvelle qu'elle n'a compris les motifs qui ont jeté la France dan la guerre en septembre 1939.

***

Le Gouvernement Français estime, en conséquence, que la situation politique, militaire, économique actuelle, qui n'était d'ailleurs envisagée que comme une situation transitoire de très courte durée, doit étre profondément modifiée pour qu'un rapprochement entre l'Axe et la France soit sincère, efficace, durable.

Il ne perd pas de vue que la France a été vaincue et que l' Allemagne et l'Italie sont en guerre avec l'Angleterre et ses alliés.

Il ne lui appartient donc pas d'imposer ses vues et il reconnait que, tant que la guerre avec l'Angleterre durera, l'Allemagne est dans la nécessité de maintenir en France certaines mesures d'orde militaire. Mais il faillirait à son devoir et manquerait de franchise s'il ne faisait pas connaitre son sentiment et celui du peuple français.

ANNESSO II

SUGGESTIONS

MILITAIRES

a) Liberté entière au point de vue militaire, naval et aérien en Afrique et en Méditerranée Occidentale. (Mouvements, réarmement par utilisation du matériel et des munitions stockés ou sous contròle en Mrique et dans la Métropole, effectifs).

b) Libération des cadres indispensables à l'encadrement des troupes indigènes.

c) Remilitarisation du Sud-Tunisien.

d) Fourniture par l'Axe, au fur et à mesure des besoins, des carburants et des lubrifiants de toute nature nécessaires pour les moyens de transport de tous ordres et, éventuellement, pour des opérations militaires.

e) Protection par l'aviation de l'Axe, dans la partie orientale de la Méditerranée occidentale, des navires de transport.

/) Autorisation de reprendre certaines fabrications d'armement.

POLITIQUES

a) Retablissement de la souveraineté française dans les zones occupées.

b) Possibilité pour le Chef de l'Etat et pour le Gouvernement de gouverner de Paris, Vichy restant la capitale provisoire officielle à cause du corps diplomatique.

c) La ligne de démarcation ne serait plus que la limite de l'occupation militaire. Une nouvelle ligne de démarcation pourrait étre créée à une certaine distance du littoral ouest pour assurer la protection du secret des opérations militaires.

d) Droit de censure sur la presse, la radio, le cinéma, de la zone occupée.

ECONOMIQUES ET FINANCIERES

Réduction efficace des frais d'occupation. Suppression de la Société OSTLAND et récupération des terres par les fermiers ou propriétaires français.

MORALES

Libération d'un nombre important

-d'agriculteurs

-d'ouvriers et de techniciens

-de fonctionnaires.

Mise en congé de captivité des prisonniers volontaires pour travailler en Allemagne. Ces prisonniers recevraient le statut des ouvriers et bénéficieraient de permissions à passer en France.

Le Gouvernement Français s'engagerait, de son còté, -à lier sa politique et son économie à celles des puissances de l' Axe en vue de

l'organisation de la Communauté européenne;

-à faciliter les transports envisagés sur la Libye;

-et éventuellement, à défendre en commun le territoire tunisien contre une attaque

anglo-saxonne.

ALLEGATO II

COLLOQUIO DEL CAPO DEL GOVERNO, MUSSOLINI, CON IL PRESIDENTE DELLA COMMISSSIONE ITALIANA D'ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, VACCA MAGGIOLINI (l)

VERBALE Roma, 14 gennaio 1942, ore 20-20,35.

Duce: ho letto con molto interesse il «Memento » che vi ha consegnato l'ammiraglio Duplat e la vostra relazione sul colloquio avuto con lui. Si tratta di documenti di grande importanza e che vanno -specialmente le « Suggestions » -accuratamente meditati. Ma la mia prima impressione è favorevole poiché la Francia ha sostanzialmente ragione nelle sue richieste, che, se ben vagliate, possono essere, in molta parte, accolte, e perché la risposta francese offre ampio adito a trattare ancora. Vero è che nel <( Memento » vi è un'affermazione circa le «amputazioni territoriali» che pare voglia respingere senz'altro ogni rivendicazione italiana. Ma l'espressione stessa usata dai Francesi ci consente invece di trattare sull'argomento, poiché quello che noi chiediamo è, per l'appunto, la restituzione di membra che erano state amputate alla Nazione Italiana. Tutti sappiamo infatti come e perché Nizza ci sia stata tolta nel 1860 e noi non chiediamo nulla di più di quello che allora ci è stato tolto. Alla Savoia, che è oltre la crinale alpina, abbiamo già rinunziato. La Corsica è terra italiana come esplicitamente riconosce lo stesso grande geografo francese Elisée Réclus. E nel 1870 Clemenceau voleva cedere la Corsica all'Italia dietro pagamento simbolico di una lira! Quanto a Tunisi ci si potrà sempre accomodare: di spoglie coloniali inglesi ce ne saranno, a guerra vinta, anche troppe! l Anche per la Corsica e per Nizza si potranno offrire compensi: le provincie Vallone del Belgio valgono assai più per estensione, popolazione e ricchezza, dei territori che noi rivendichiamo.

Io: Vi faccio osservare Duce, che vi è, nel documento francese, un esplicito accenno ai dipartimenti francesi del Nord e del Passo di Calais pei quali è evidente che i Francesi temono un'annessione tedesca. Tale annessione escluderebbe naturalmente la possibile assegnazione alla Francia di alcuni territori del Belgio.

Duce: Ciò è vero. Il Fiihrer mi ha infatti più volte detto che voleva conservare Calais, poiché esso è la testa di ponte, grazie a cui l'Inghilterra può sempre valersi di quella che il Fiihrer stesso suole chiamare « La piazza d'armi inglese nell'Europa continentale» e cioè la Francia. Ma se effettivamente la Francia si decidesse ad una partecipazione effettiva e leale al riordinamento logico della nuova Europa, anche tale pregiudiziale del Fiihrer potrebbe perdere il suo valore. Perciò -ripeto -io considero il documento francese, nel suo complesso, come espressione di propositi accettabili e come possibile base di ulteriori discussioni. Naturalmente è ora indispensabile trattare a tre ed io perciò prevedo come prossima una riunione dei tre Capi (il Fiihrer, Pétain ed io) o dei tre Ministri degli ESTERI, Quello che bisogna impedire nel modo più assoluto è che la Francia si valga delle nostre concessioni per sottrarsi alle conseguenze della sua sconfitta e riarmarsi per poi rivolgersi contro di noi. Perciò lo sviluppo logico della situazione io lo prevedo diviso in tre fasi e cioè: prima fase: Concessioni alla Francia di carattere politico e finanziario: Essenzialmente si tratta di ridare alla Francia la sovranità, sia pure attenuata, su tutti i suoi territori. Ciò porta di per sé al trasporto della capitale a Parigi, allo spostamento della linea di demarcazione, all'ampliamento del territorio libero pur consentendo alla Germania la necessaria occupazione delle coste atlantiche.

Io: Nella mia relazione ho omesso di avvertire che l'ammiraglio Duplat mi ha dichiarato che il restringimento della zona occupata non escludeva la presenza di presidii tedeschi in talune località di particolare importanza militare (nodi stradali; centri ferroviari; etc).

Duce: Sì, su tutto ciò ci si può sempre intendere. Altra concessione della prima fase è la riduzione delle indennità di occupazione secondo la richiesta tedesca. Benché la Francia sia ancora ricca (e ce lo prova l'oro che ci ha accordato e di cui le prime 5 tonnellate sono già al sicuro nella sagrestia della Banca d'Italia) non può non sentire il gravame del forte salasso che le è imposto dalla Germania...

Io: ... e che è anche superiore alle reali spese di occupazione, talché la Germania ha già accumulato un enorme credito di circa 70 miliardi di franchl!

Duce: Per l'appunto, anzi tale credito costituisce una minaccia sempre incombente, e perciò intollerabile, sulla Francia. La seconda fase dovrà consistere in una sempre maggiore, più intima e reale adesione della Francia alla politica delle Potenze del Tripartito. In pari tempo le concessioni accordate durante la prima fase dovrebbero avvincere l'opinione pubblica francese, ora ostile, al Governo di Vlchy. Solo allora, a Francia sempre meglio vincolata all'Asse, si dovrebbe passare alla terza fase e cioè alla concessione delle misure militari richieste dalla Francia. Fino ad allora dovrebbero rimanere immutate le attuali provvidenze relative al disarmo della Francia. Ma per camminare su tale strada è necessità pregiudiziale che la Germania sia in proposito d'accordo con noi. Le conversazioni avvenute tra il maresciallo Goering e il generale Juin (l) lasciano sperare che ciò possa avvenire. Sapete Voi, a tale proposito, se le richieste francesi siano già note ai Tedeschi?

Io: Ciò non pare dubbio: le richieste sono state fatte in parte al Ministro Hemmen ed in parte alla C.T.A. Duce: Quando sono avvenute le conversazioni Goering-Juin?

lo: Lo ignoro con precisione, ma ho motivo di ritenere che si siano svolte tra Natale e Capodanno, all'incirca contemporaneamente alle trattative da me svolte con l'ammiraglio Duplat. Vi devo però avvertire che da una recentissima conversazione avuta a Torino col Generale von Senger, mi risulterebbe che il Governo tedesco è riluttante ad attrarre la Francia nell'orbita dell'Asse-prima di averla riarmata -per non esporre la Francia stessa a perdere il suo Impero, e specialmente le sue parti più eccentriche (il Madagascar per esempio) prima che sia in grado di difenderle).

Duce: Questo è fare della metafisica politica, crearci noi delle difficoltà che neppure la Francia, più interessata, solleva. Si capisce che la Francia schierandosi con noi si espone a dei rischi e potrà perdere, temporaneamente, qualche colonia. Non abbiamo noi stessi, entrando in guerra, affrontato la prevista perdita temporanea dell'Etiopia?... Essenziale è persuadere il Ftihrer, ed io spero di riuscirvi, come già altre volte vi sono riuscito. Oggi la Tunisia ci è indispensabile ed occorre attenerla dalla Francia. Senza la Tunisia non si è sicuri di tenere la Libia. Senza Tunisi e la Libia non si conquista l'Egitto, e senza l'Egitto non si può riconquistare l'Etiopia, guerra durante, né partecipare da sud-ovest alle operazioni nel medio-oriente.

Cavallero: La Tunisia rappresenta oggi la chiave della vittoria. Io: E l'arrivare a Suez ci assicura anche il collegamento col Giappone, che è prezioso non soltanto militarmente. Duce: Né bisogna dimenticare quanto sono costosi, oltreché rischiosi, i nostri traffici con la Libia. Portarvi 20 mila tonnellate di materiale richiede l'impiego di 100 mila tonnellate di navi da guerra ed il consumo di 20 mila tonnellate di carburante. Anche per questo la Tunisia ci è indispensabile. E perciò non dobbiamo !asciarci sfuggire l'occasione di utilizzarla col consenso della Francia. Tutto questo emerge da un primo rapido esame dei documenti che mi avete portato. Ma io desidero esaminarli con maggior calma e riflettere ancora prima di decidere.

Quando ripartite per Torino? lo: Sono ai Vostri ordini, Duce. Duce: Allora fra qualche giorno, prese le mie decisioni, Vi richiamerò.

(l) Per tale colloquio si veda CAVALLERO, Comando Supremo, clt., p. 175 e CIANO, Diario 19391943 cit., p. 571.

(l) È presente al colloquio il generale Cavallero.

(l) Vedi D. 64

161

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI TRANSOCEANICI, PRUNAS, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

APPUNTO. Roma, 16 gennaio 1942.

0 ) Si è iniziata ieri a Rio de Janeiro, la Conferenza panamericana, che ha il compito di fissare in concreto l'atteggiamento dell'America Latina di fronte alla guerra.

Il continente Sudamericano ha attraversato, sopra tutto dopo l'intervento degli Stati Uniti, un periodo di crisi profonda. Si è da parte italiana cercato d'inserire in tale vicenda e con ogni mezzo a nostra disposizione, un'azione di moderazione e di persuasione, atta a controbattere la pressione degli Stati Uniti, la quale, sopra tutto imperniata su motivi economici di cui è superfluo sottolineare l'importanza e su una vasta opera di corruzione, è andata sempre più assumendo carattere decisamente sopraffattorio.

2°) Piuttosto che svolgere coi tedeschi e coi giapponesi iniziative collettive e comuni, che avrebbero avuto aria e tono intimidatori e, come tali, sarebbero state quasi certamente controproducenti, abbiamo chiesto e ottenuto che tanto il Giappone quanto la Germania svolgessero un'azione distinta e parallela alla nostra, ciascuno in quel determinato settore ove ogni singola Potenza avesse avuto maggiore opportunità di utilmente impiegare le proprie particolari possibilità. Ciò valga anche per la Spagna e per il Portogallo che hanno anche da parte loro, svolto, sopra tutto sulla piattaforma in gran parte ormai soltanto letteraria e verbale della vecchia Madre Patria spagnola e portoghese, un'azione parallela (di molto minore portata e importanza) a quella delle Potenze del Tripartito.

3°) In un certo senso ed entro certi limiti è stato così assunto da parte nostra e riconosciuto all'Italia dalle Potenze alleate un compito direttivo nella generale azione svolta sopra tutto in quest'ultimo periodo nell'America Latina. Lo stesso Governo tedesco, insofferente d'abitudine di suggerimenti e consigli, ha in moltissimi casi modificato, a nostra richiesta, atteggiamenti già decisi od ha, di sua iniziativa, conformato la sua azione alla nostra. Sicché il R. Ministero degli Affari Esteri ha finito in buona parte con l'accentrare l'azione del Tripartito nell'America Latina e al R. Ambasciatore a Rio de Janeiro si appoggeranno, come al più qualificato fra gli Agenti diplomatici alleati, i Rappresentanti tedeschi e giapponesi, durante il corso della Conferenza, per direzione e consiglio.

4°) È stata d'altra parte da noi sollecitata e ottenuta un'azione parallela della Santa Sede (1), diretta a difendere, appoggiandosi sulle grandi masse cattoliche, gli interessi della Chiesa e ad assicurare la preservazione della pace nel continente americano. Istruzioni sono state certamente date dal Cardinale Segretario di Stato in questo senso e i RR. Ministri nelle singole capitali ne han

ll) Vedl D. 74.

no confermato l'avvenuta esecuzione da parte dei rispettivi Nunzi Apostolici, cui hanno, nella misura del possibile, dato ogni collaborazione ed appoggio.

5°) Tale nostra azione si è appoggiata anche in parte su una tempestiva politiica di cessione delle nostre navi rifugiate nei porti sudamericani, cessioni che hanno consentito a parecchi Stati, quali l'Argentina e il Brasile, di crearsi un importante embrione di flotta mercantile, oggi estremamente necessaria alla almeno parziale soddisfazione delle loro esigenze commerciali, e, sopra tutto, a rafforzarne l'indipendenza economica nei confronti degli Stati Uniti. Sono state così cedute all'Argentina sedici navi, al Brasile dodici, alla Colombia due, ecc. Non è superfluo aggiungere che quasi tutte le navi indicate sono state cedute con patto di riscatto; torneranno cioè a far parte della flotta mercantile italiana alla fine delle ostilità.

6°) L'America Latina par comunque avviata, nonostante ogni sforzo e le velleità di resistenza verbale da parte sopra tutto argentina e cilena, a piegarsi alla volontà bene altrimenti energica nordamericana.

Troppo tenaci e vaste sono state e sono le pressioni di Washington e troppo diffusa la corruzione del dollaro (il Ministro degli Esteri brasiliano, Aranha, è notoriamente al soldo nordamericano) perché Paesi di civiltà arretrata, ancora fermi ai principi ideologici della Rivoluzione Francese, potessero e possano effettivamente resistervi.

Né è un caso che nessun'uomo di Stato latino-americano abbia mai !mergicamente interpretato, in questo periodo cruciale, le ragioni profonde dell'indipendenza del Sud contro il Nord, il diverso spirito, cultura, esigenze delle due razze, il debito imponente di sangue e di lavoro e di civiltà che i latini d'America debbono ai latini d'Europa, e in primo luogo, all'Italia.

E neanche è un caso che chi dovrebbe rappresentare la parte di campione di tale indipendenza non sia che un povero uomo insignificante come il Ministro degli Esteri argentino, Ruiz Guinazu, senza dubbio lieto di respirare ancora una volta a Rio l'atmosfera ginevrina che gli fu cara.

Comunque è stato da parte nostra e nonostante gli ostacoli e le difficoltà evidenti, tentata ogni possibile azione che potesse presentare un sia pure modesto margine di successo (1).

162

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

TELESPR. 819/161. Berlino, 16 gennaio 1942 (per. il 20).

In relazione alle notizie circa le ripercussioni che il recente Convegno anglo-russo di Mosca sembra avere avuto in Turchia, viene rilevata negli am

bienti politici tedeschi una certa ostentata soddisfazione del Governo di Ankara per .quanto sarebbe stato deciso fra Stalin ed Eden circa il problema degli Stretti.

In altre parole i turchi vorrebbero dare l'impressione di prestar fede alle assicurazioni britanniche secondo le quali essi nulla avrebbero da temere dall'intesa fra la Gran Bretagna e la Russia, il problema degli Stretti non essendo stato in modo alcuno pregiudicato.

Da parte tedesca mentre con una concorde campagna di stampa si cerca di aprire gli occhi ai turchi affermando che tale versione non è che una mera manovra propagandistica e che il Bosforo ed i Dardanelli costituiscono l'obbiettivo della politica russa, continuatrice dell'imperialismo czarista, come d'altra parte è stato chiaramente mostrato dalle richieste di Molotov a Berlino nel novembre 1940 (l); non si nasconde peraltro in ambienti responsabili un vivo disappunto per l'atteggiamento di maggiore distacco da Berlino che, specie dopo i recenti avvenimenti al fronte orientale, viene palesato da Ankara.

Tale atteggiamento, si è indotti ad ammettere qui con vivo riillCrescimento, sembra ulteriormente confermare l'opinione di coloro che nell'avvicinamento turco-tedesco hanno sempre voluto vedere una intesa non già fondata su solide basi politiche ma condizionata ai successi militari della Germania e destinata a maturare soltanto allorché tali successi si rivelassero decisivi (2).

(l) Il presente documento reca il visto di Mussollni.

163

L'ADDETTO MILITARE A ZAGABRIA, RE, AL MINISTRO A ZAGABRIA, CASERTANO

R. 58. Zagabria, 16 gennaio 1942.

Dalle segnalazioni che pervengono dai Comandi e Enti italiani dislocati in Croazia, dalle Autorità croate, da quelle tedesche e da fonti varie, la situazione della ribellione cetnico-comunista risulta indubbiamente ae;gravata in questi ultimi due mesi ed è in prevedibile corso di ulteriore aggravamento.

Le cause di questo peggioramento, che si concreta in una maggior estensione e una maggiore aggressività della ribellione, possono essere le seguenti:

-azioni di rastrellamento compiute unilateralmente dai tedeschi in Serbia, che hanno avuto per risultato di riversare in Croazia buon numero dei nuclei ribelli e dei loro maggiori Capi;

-stagione invernale che, contrariamente a tutte le previsioni croate-tedesche, non ha affatto affievolita l'attività dei rivoltosi, ma ne ha anzi favorito la pericolosità, quasi obbligandoli ad agire nelle regioni più basse, di facilitazione. Per le contrapposte truppe regolari ha aumentato invece le difficoltà di movimento, di rifornimento, di stazionamento, di collegamento, ecc. neutralizzandone in buona parte le possibilità d'azione;

-accresciuta organizzazione nel campo ribelle, dovuta sia al tempo, che ha lavorato in favore dei rivoltosi, sia, probabilmente alla maggiore disponibilità di capi provetti fuggiaschi dalla Serbia;

-incapacità croata, malgrado il forte concentramento di truppe nella regione bosniaca, ad azioni di qualche efficacia. Le cause sono note e si possono riassumere in: insufficiente organizzazione dei reparti; basso livello di spirito combattivo sia negli ufficiali sia nelle truppe, come riflesso della generale depressione morale esistente nel Paese e in particolare nell'esercito regolare;

-insufficienza dell'azione germanica, dovuta alla scarsità numerica (e in parte anche qualitativa) delle truppe controllanti ampie zone: l'impossibilità di agire con successo ha indotto le forze tedesche a limitarsi a presidiare i centri più importanti, intervenendo solo saltuariamente, a lunghi intervalli, nelle zone di particolare interesse germanico o sulle principali linee di comunicazione;

-azione ustasa, ancora mal indirizzata e quindi suscitatrice quà e là di esasperazioni e reazioni.

Il complesso di queste cause ha portato progressivamente la ribellione, localizzata dapprima alla Romanja (est di Serajevo), sul Drina e nella regione contigua al Montenegro, verso l'interno croato e oggi, per limitarsi alla Bosnia non occupata da truppe italiane, tutto il quadrilatero Doboj-Konjice-VisegradBijelina è, più o meno, controllato dalle bande cetnico-comuniste che premono su Serajevo, e tutto il triangolo Bosanski Novi-Bosanska-Gradiska-Jaice è presso a poco nelle stesse condizioni con minaccia per Banja Luka. Non solo, ma anche a nord del Sava, in Slavonia, si sono rivelati pericolosi focolai attivi, e precisamente nella regione del Papuk attorno ai centri di Pozega e Pakrac.

È noto che da ieri è in corso una operazione di rastrellamento preparata in forze dal Comando germanico e attuata da truppe tedesche col concorso di forze italiane e di sette battaglioni croati (1). L'azione ha campo circoscritto alla regione di Serajevo, e cioè alla zona compresa tra i paralleli di Tuzla e Kalinoviki e i meridiani di Visegrad e Visoko. È opinione comune, espressa dallo stesso generale tedesco Glaise-Horstenau -considerato antico conoscitore di queste regioni -che tale operazione, benché organizzata non più unilateralmente ma in collegamento con noi nell'auspicato intento di rinserrare i ribelli, avrà risultati limitati e locali, nel senso che contribuirà ad alleggerire per un certo tempo la pressione su Serajevo ed a rendere meno pericolose le maggiori vie di comunicazione, ma non raggiungerà lo scopo massimo di eliminare i focolai della rivolta.

Non è dubbio che la rivolta può mantenersi a così alto potenziale perché:

0 ) è sostenuta, non dal solo spirito di reazione all'attuale regime croato, ma soprattutto dall'ideale nazionalista serbo profondamente sentito ed abilmente eccitato dalla propaganda jugoslavofila di Londra;

2°) è largamente appoggiata e favorita dalle popolazioni locali di origine serba.

Ritengo che ,queste caratteristiche siano generali per tutta la ribellione in Croazia, sia nella zona presidiata dalle truppe germaniche, sia in quella presidiata dalle nostre truppe.

La distinzione tra bande cetniche e bande comuniste è da ritenersi più che altro formale: la tendenza delle bande comuniste è evidentemente filo-sovietica più che nazionalista jugoslava, ma ambedue queste forme di ribellione hanno, per quanto ci riguarda, un comune obiettivo: l'Asse, un comune organizzatore ed animatore: il nemico. Così in Serbia, cosi in Croazia, così nella Slovenia italiana e tedesca.

Ne è prova il fatto che con la comoda scusa di non voler trattare e accordarsi con le Autorità della Croazia -che è d'altronde essa pure una creazione dell'Asse -le bande e le popolazioni che si dichiarano anticomuniste non hanno finora accolta con fiducia protezione né da noi né dai tedeschi e hanno decisamente rifiutato la consegna delle armi e, in .gran parte, il ritorno al lavoro pacifico, malgrado assicurazioni avute e riparazioni ottenute.

La violenta azione ustasa dell'estate scorsa ha certamente accelerato il processo di formazione della rivolta e ne ha più profondamente radicato lo spirito, ma è sicuro che, specialmente nella zona da noi occupata, ove tutto è stato posto ed è posto in opera con alto senso di giustizia e di imparzialità per ottenere una pacificazione degli animi, il permanere di forti nuclei cetnici attivi e l'atteggiamento delle popolazioni di estese zone sono indice di intenzioni tutt'altro che chiare per l'avvenire.

È d'altronde da qualche tempo diffusa impressione che bande cetniche e comuniste abbiano serrati maggiormente i loro rapporti e abbiano preso più stretto collegamento.

Quanto agli sviluppi futuri è da prevedere che:

-se non interverranno cause nuove, la ribellione potrà estendersi e rafforzarsi ulteriormente e recarci, specie con la buona stagione, danni di entità notevole, sia in linea generale, mantenendo in vaste regioni quello stato di insicurezza che ha già incominciato a provocare reazioni anche in altri settori della popolazione -ad es. i mussulmani -sia, specificatamente, portando il disordine sulle vie di comunicazione e in particolare provocando interruzioni sulle principali linee ferroviarie di collegamento con l'oriente europeo. Il fatto che focolai non trascurabili siano attivi in Slavonia e, fuori Croazia (sembra), nella regione ad oriente di Novi Sad, non può non destare preoccupazione per i transiti nel solco Danubio-Drava-Sava;

-per quanto riguarda la Croazia: le forze croate non è da ritenere che possano fare di più di quanto hanno fatto finora; quelle germaniche di presidio in Croazia, qualora rimangano dell'attuale entità (una diecina di battaglioni in parte di truppe territoriali), si rinchiuderanno nuovamente nei presidi che a loro interessa di proteggere e si limiteranno, quando necessario, a qualche puntata esterna con fini e risultati circoscritti.

È perciò probabile che, aggravandosi ed estendendosi la rivolta, si dovrà ricorrere nuovamente a noi, chiedendoci di nuovo quella occupazione alla quale recentemente, per evidenti motivi di politica croato-tedesca, non si è voluto arrivare, pur dopo averla prevista come prudente e tempestiva soluzione.

Qualora questo caso dovesse verificarsi è opportuno considerare che le popolazioni locali neutre Cmussulmani, croati e quella piccola parte di serbi che aspira effettivamente alla pacificazione), molto si aspettano da noi, forse troppo. Il che -mi permetto far presente per il complesso delle sensazioni che qui si hanno sull'ambiente croato-bosniaco -non dovrà !asciarci trascinare ad assolvere quei numerosi compiti di carattere interno che sarà certamente tendenza sia delle autorità sia delle popolazioni locali di affidarci, guardando invece esclusivamente agli scopi militari dell'occupazione, nell'interesse generale della guerra.

(l) -Vedi serle IX, vol. VI, D. 92. (2) -Il presente documento è vlstato da Mussollnl.

(l) Vedi D. 139.

164

IL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA, AL MINISTRO A KABUL, QUARONI

T. 25/11 R. Roma, 17 gennaio 1942, ore 1.

Questo Ministro d'Afghanistan, dopo il caso Anzilotti (1), è venuto è ue giorni dopo a protestare contro certe affermazioni della nostra radio in persiano, ove annunziatore avrebbe in sostanza detto che il Governo afghano tradisce la causa del suo popolo, che è antibritannico. E poiché la comunicazione ci è stata fatta in tono relativamente brusco e chiedendo, fra l'altro, una risposta pressoché immediata, si è approfittato dell'occasione per fargli nettamente sapere quanto segue:

Il Governo afghano dà segni evidenti di nervosismo. Kabul non deve peraltro ritenere che l'espulsione degli italiani, comunque motivata. la richiesta Anzilotti, le sciocche angherie e sorveglianza disposte attorno a codesta R. Legazione, siena da parte nostra considerate come gesti amichevoli. Tanto niù che, a quanto ci risulta, gli inglesi fanno costì quello che credono o press'a poco e indisturbati. A tutto ciò fa d'altra parte riscontro la nostra assoluta correttezza, anche e sopra tutto nei confronti dell'ex Re Aman Ullah. Sicché occorre che quest'atteggiamento di neutralità che si afferma a Kabul ad ogni istante dì voler mantenere, sia poi in pratica effettivamente mantenuto.

In quanto alla radio in persiano avremo visto noi se tenere o no conto delle osservazioni afghane. Questo Ministero si propone di dargli al riguardo qualche generica e vaga assicurazione fra qualche giorno.

Tutto ciò conferma recente inasprimento nervosismo afghano nei riguardi Legazioni Tripartito da Voi segnalato. Sarà bene seguirlo da presso, come del resto già fate, tentando sopra tutto di accertare se ciò corrisponda a un clandestino proposito di riavvicinamento agli inglesi, o a una lenta cloroformizzazione dell'opinione pubblica afghana e al conseguente progetto di far trovare a un certo momento il Paese di fronte, ad esempio, a un accordo tipo Iran.

Conviene comunque tenersi, entro naturalmente certi limiti, alla maniera dolce, evitando inasprimenti e irrigidimenti che sarebbero, almeno per ora, intempestivi (1).

(l) Con T.s.n.d. 14/4 r. del 10 gennaio 1942, ore 19,45, Ciano aveva dato Istruzioni di Insistere affinché non fosse rimpatriato Il segretario della legazione Enrico Anz!lottl e In via subordinata d'ottenere che partisse solo dopo l'arrivo del suo successore.

165

IL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA, AL MINISTRO A BUDAPEST, ANFUSO

T. S. N. D. 26/26 R. Roma, 17 gennaio 1942, ore 15.

Urgente segreto per Eccellenza Ciano (2).

Sola telegrafa (3) che in seguito nette richieste Rappresentante nordamericano, con ogni probabilità tutti Stati sudamericani adotteranno lunedì decisione rompere rapporti diplomatici con Potenze tripartito. Come estremo tentativo per impedire adozione tale misura, Sola e Ambasciatori Germania e Giappone hanno diretto separatamente Aranha lettere confidenziali dichiaranti che rottura relazioni non mancherebbe assumere aspetto guerra di fatto e libererebbe potenze tripartito da doveri nei riguardi Sudamerica. Sola ritiene tale dichiarazione possa avere peso anche per fatto Sumner Welles ha dichiarato America del nord non è interessata guerra estendasi Sudamerica perché necessità fornire aiuti per difesa supererebbe di gran lunga attuali possibilità Stati Uniti.

Sola sottopone eventualità che Italia Germania Giappone convalidino dichiarazione fatta dai tre Ambasciatori.

Ho portato il telegramma al Duce il quale pur approvando passo personale fatto di loro iniziativa dai tre Ambasciatori, giudica non convenga fare altre pressioni presso Stati Sudamericani sia per non prestarsi gioco nordamericani sia per non supervalutare decisioni Conferenza Rio.

Duce giudica cosa con massima calma e dichiara decisione rottura rapporti diplomatici da parte Stati sudamericani era da lui scontata e che rapporto forze fra Potenze Tripartito e suoi avversari non viene alterato ma anzi effettivamente entrata guerra Sudamerica che probabilmente in tempo più o meno breve farà seguito attuale decisione costituirà un peso per Stati Uniti obbligati provvedere difesa esteso continente sudamericano.

D'ordine del Duce ho informato Mackensen, ed è stato telegrafato a Tokio.

166

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AL MINISTRO A BUCAREST, BOVA SCOPPA

T. S. N. D. 2338 P. R. Budapest, 17 gennaio 1942 (4).

Prima ancora di ricevere il vostro telegramma n. 016 (5) ho convocato stamane questo Ministro di Romania al quale ho spiegato il carattere della

(-4) Manca l'indicazione dell'ora di partenza.

15 -Documenti diplomatici -Serie IX -Vol. VIII

mia visita a Budapest. Questa visita rientra nel quadro normale dei rapporti di cordialità e di amicizia che abbiamo sempre avuto con l'Ungheria e nei colloqui avuti con i dirigenti della politica ungherese non è stato toccato alcun argomento che concernesse le relazioni ungaro-romene. Non vedo ragione perché il Governo romeno ne sia adombrato. Vogliate aggiungere ad Antonescu che nostra politica verso la Romania non è ispirata a minore cordialità ed amicizia, e di questo è mia intenzione dar prova in occasione del viaggio che mi propongo di fare prossimamente a Bucarest (1).

(l) -Per la risposta di Quaroni, vedi DD. 171 e 191. (2) -Ciano era in visita in Ungheria. (3) -Vedi D. 159. (5) -Vedi D. 156.
167

IL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA, ALL'AMBASCIATORE PRESSO LA SANTA SEDE, ATTOLICO

T. 1962 P. R. Roma, 18 gennaio 1942, ore 8.

Governo giapponese avrebbe proposito rafforzare suoi rapporti col Vaticano, sia direttamente a Roma, sia atraverso un atteggiamento più favorevole da adottarsi da parte nipponica verso organizzazioni cattoliche in Cina, nelle Filippine e, in generale, negli altri territori che passeranno sotto il suo controllo.

È ovvio il nostro interesse, se tale proposito, come pare effettivamente esiste, a favorirlo senza riserva. Né sembra vi possano essere da parte vaticana opposizione ed ostacoli ad appoggiarlo.

Il R. Ambasciatore a Tokio ritiene (2), da vaghi accenni fattigli al riguardo, che il Governo nipponico, appunto allo scopo di stabilire utili contatti con la Santa Sede, stia esaminando opportunità di avere a Roma, sull'esempio americano della missione Taylor, il suo speciale rappresentante, incaricato di mantenere tali contatti.

Vi prego di far presente alla Segreteria di Stato quanto precede. Dovreste orientare le vostre comunicazioni nel senso da far risultare che il suggerimento proviene da parte nostra, quantunque basato naturalmente sull'impressione concreta che l'atmosfera ed il terreno sembrano in questo momento a Tokio favorevoli ad una iniziativa del genere.

È superfluo sottolineare i vantaggi che potrebbero provenire da un rafforzamento dei rapporti vaticani con l'Impero nipponico che s'avvia rapidamente al controllo di una vastissima zona asiatica e di centri cattolici, sotto ogni riguardo, importante.

Se la Segreteria di Stato ritiene di poterei far cenno della sua disposizione ad entrare in questo ordine di idee -come vivamente speriamo -sarà nostra cura approfondire e concretare gli accenni fattici in proposito da Tokio nei modi e nelle forme più opportune.

Sarà bene che, data l'importanza della materia, intratteniate personalmente della questione il Cardinale Maglione, tenendo presente, per ragioni ovvie, la convenienza che l'iniziativa resti sotto la nostra egida e si svolga per il nostro tramite. Vi prego di riferire appena possibile (1).

(l) -Bova Scappa rispose con T.s.n.d. 549/66 r. del 20 gennaio, ore 18, quanto segue: «Antonescu Vi ringrazia di quanto Vi siete benignato comunlcargll. Egl! vi attende con molta Impazienza. Mi ha pregato dirvi che intende stablllre con V o! le basi per una «collocazione totale con l'Ital!a ». (2) -Vedi D. 145.
168

IL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA, ALL'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI

T. 2044/46 P. R. Roma, 18 gennaio 1942, ore 22,30.

Vostro 31 (2).

Rafforzamento rapporti fra Santa Sede e Giappone non può essere da parte nostra che considerato con favore e siamo in conseguenza disposti ad appoggiare in ogni modo opportuno una eventuale iniziativa ai riguardo.

Per vostra informazione personale aggiungo che sono state date istruzioni al R. Ambasciatore presso la Santa Sede (3) di voler sondare la Segreteria di Stato al riguardo, orientando i suoi sondaggi in modo da far risultare che il suggerimento proveniente da parte nostra, quantunque naturalmente basato sull'impressione concreta che l'atmosfera e il terreno sembrano in questo momento a Tokio favorevoli a una iniziativa del genere.

Tenete presente convenienza, per ragioni ovvie, che iniziativa resti sotto la nostra egida e si svolg·a per il nostro tramite. Sarete appena possibile informato delle reazioni della Santa Sede al riguardo (1).

169

ACCORDO MILITARE TRA L'ITALIA, LA GERMANIA E IL GIAPPONE (4)

Berlino, 18 gennaio 1942.

Le Forze Armate Italiane e Tedesche e l'Esercito e la Marina Giapponesi concludono, ne~lo spirito del Patto Tripartito del 27 dicembre 1940 (5) ed in concordanza con l'Accordo tra l'It-alia, la Germania e il Giappone dell'll dicembre 1941 (6), un Accordo militare per assicurare la cooperazione nel campo operativo e distruggere nel minor tempo possibile la forza militare nemica.

l. Suddivisione delle zone per le operazioni.

Le Forze Armate Italiane e Tedesche e l'Esercito e la Marina Giapponesi condurranno, nell'ambito delle zone loro assegnate come segue, le operazioni militari necessarie.

(-4) In archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore del'Esercito.

1. Giappone: a) le acque ad oriente circa del 70° grado di longitudine est fino alle coste occidentali del continente americano e il continente e le isole <Australia,

Indie Olandesi, Nuova Zelanda ecc.) in esse comprese, b) il continente asiatico ad oriente circa del 70° grado di longitudine est.

2. Italia e Germania:

a) le acque ad occidente circa del 70° grado di longitudine est fino alle coste orientali del continente americano e il continente e le isole (Africa, Islanda ecc.) in esse comprese,

b) il Vicino Oriente, il Medio Oriente e l'Europa ad occidente circa del 70° grado di longitudine est.

3. Nell'Oceano Indiano le operazioni possono essere condotte anche oltre la linea sopra stabilita, a seconda della situazione.

II. Direttive per le operazioni.

l. Il Giappone condurrà le operazioni nei mari del Sud e nel Pacifico, cooperando con quelle italiane e tedesche contro l'Inghilterra e gli Stati Uniti dell'America del Nord. a) Esso annienterà le basi principali dell'Inghilterra, degli Stati Uniti dell'America del Nord e dell'Olanda nella Grande Asia Orientale e attaccherà o occuperà i loro territori che ivi si trovano. b) Esso cercherà di annientare le forze terrestri, navali e aeree nordamericane e inglesi nel Pacifico e nell'Oceano Indiano per assicurarsi il controllo del Pacifico occidentale. c) Nel caso in cui le flotte nordamericana e inglese si concentrino per la maggior parte nell'Atlantico, il Giappone intensificherà la guerra al traffico

in tutto il Pacifico e l'Oceano Indiano e inoltre invierà una parte della sua flotta nell'Atlantico e vi coopererà direttamente con le Marine italiana e tedesca.

2. L'Italia e la Germania condurranno le operazioni contro l'Inghilterra e gli Stati Uniti dell'America del Nord, cooperando con quelle giapponesi nei mari del Sud e nel Pacifico. a) Esse annienteranno le basi principali dell'Inghilterra e degli Stati Uniti dell'America del Nord nel Vicino e nel Medio Oriente, nel Mediterraneo e nell'Atlantico e attaccheranno o occuperanno i loro territori che lvi si trovano. b) Esse cercheranno di annientare le forze terrestri, navali e aree inglesi e nordamericane nell'Atlantico e nel Mediterraneo e di annientare il traffico commerciale nemico. c) Nel caso in cui le flotte inglese e nordamericana si concentrino per la maggior parte nel Pacifico, l'Italia e la Germania invieranno una parte delle

loro forze navali nel Pacifico e vi coopereranno direttamente con la Marina giapponese.

III. Punti principali della collaborazione militare.

l. Reciproco contatto per quanto riguarda i punti importanti dei piani di operazione.

2. Collaborazione nel campo della guerra al traffico, tra cui: a) reciproco contatto per quanto riguarda i piani della guerra al traffico, b) reciproco contatto per quanto riguarda lo svolgimento della guerra al

traffico, informazioni più importanti e quanto altro possa interessare in merito, c) nel caso in cui una delle parti contraenti intenda condurre la guerra al traffico al di fuori della zona di operazioni assegnatale, dovrà preventivamente informare le altre parti circa il proprio piano di operazioni per assicurare la collaborazione ed il reciproco appoggio nell'uso delle basi, nei rifornimenti, nell'approvvigionamento, riposo degli equipaggi, riparazioni ecc.

3. -Collaborazione per quanto riguarda la raccolta e lo scambio di informazioni importanti per le operazioni. 4. -Collaborazione nel campo della disgregazione militare del nemico. 5. -Collaborazione per assicurare la reciproca trasmissione di notizie militari. 6. -Collaborazione per la istituzione del collegamento aereo militare tra l'Italia, la Germania e il Giappone, per quanto lo consentano le possibilità tecniche, come pure per l'apertura della via marittima e dei trasporti marittimi attraverso l'Oceano Indiano.

In fede di che il Plenipotenziario del Comando Supremo delle Forze Armate Italiane, il Capo del Comando Supremo delle Forze Armate Tedesche e il Plenipotenziari del Capo del Grande Stato Maggiore Generale Imperiale Giapponese e del Capo dell'Ammiragliato Imperiale Giapponese hanno firmato il presente Accordo.

Fatto in originale italiano, tedesco e giapponese a Berlino il 18 gennaio 1942 -XX dell'Era Fascista, corrispondente al 18° giorno del primo mese del 17° anno dell'Era Syowa.

MARRAS

KEITEL

BANZAI

NAOKUNI NOMURA

(l) -Vedi D. 187. (2) -Vedi D. 145. (3) -Vedi D. 167. (5) -Vedi serie IX, vol. V, D. 649. (6) -Vedi serie IX, vol. VII, D. 841 e 851.
170

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI. AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER TELESCR. 474/95 R. Berlino, 19 gennaio 1942, ore 13,30.

Mio telegramma n. 68 {1).

Nei settori centrale e settentrionale del fronte russo, la battaglia iniziata il 12 corrente è tuttora in corso.

Per ,quanto la situazione derivatane si mantenga frastagliata e confusa -e malgrado si sia dovuto abbandonare per ragioni di interesse strategico il saliente di Mosca -negli ambienti di questo Alto Comando si dichiara che la situazione segna nel suo insieme un miglioramento.

Le truppe tedesche hanno infatti compiuto in parecchi settori efficaci contrattacchi e sembra di potersi rilevare nell'avversario segni di una certa stanchezza.

Sta di fatto che gli sforzi dei russi per superare il saliente di Rief e quelli per puntare in Smolensko dai Valdasi si sono finora infranti di fronte alla tenace resistenza tedesca.

(l) Vedi D. 146.

171

IL MINISTRO A KABUL, QUARONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 485/25 R. Kabul, 19 gennaio 1942, ore 18,40 {per. ore 21).

Vostro 11 (1). In data 14 corrente ho fatto a questo Ministro degli Affari Esteri comunicazione di cui al telegramma di V. E. n. 4 (2).

L'ho trovato in tono minore e poiché da altri. elementi mi risultava che mia sparata precedente aveva avuto effetto sono stato con lui molto cortese nella forma ma molto reciso nella sostanza.

Ho insistito sopratutto sul fatto che dati precedenti lontani e vicini sua richiesta era da noi considerata come atto poco amichevole: è anzi solo indirettamente che gli ho detto che eravamo ancora disposti consentire cambio Anzilotti, quanto a sua richiesta se mia dichiarazione annullava accordi precedenti gli ho risposto negativamente.

Si è dilungato sull'amore che l'Afghanistan ha per noi, gli ho fatto osservare che questo amore per ora si era manifestato nella specificazione delle aspirazioni afghane sull'India e promesse di collaborazione avvenire tanto ampie che vaghe e che erano state accompagnate da tanto evidenti menzogne da togliere molto del loro valore, in pratica noi avevamo parole e gli inglesi avevano i fatti.

Mi ha chiesto cosa doveva fare Governo afghano per dissipare nostri sospetti suo riguardo: gli ho risposto che accorrevano fatti concreti e caso Anzilotti ne è uno.

Mi ha . detto allora che non poteva rispondermi senza prima consultare Primo Ministro: ho risposto non avevo nessuna fretta.

Ripeto che conversazione a differenza precedente è stata in tono amorevole: a tutt'oggi non ho avuto risposta né mi propongo insistere tanto più Governo afghano se intende far marcia indietro probabilmente per salvare faccia non

(Vedi D. 164.

ci dirà che rinuncia sua richiesta ma si limiterà lasciare cadere questione. Avremo lo stesso in tal caso un paio mesi di respiro, d'altra parte nell'attuale situazione non conviene insistere per puntini sugli i.

(2) Vedi D. 164, nota 1.

172

IL MINISTRO A BUCAREST, BOVA SCOPPA AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 504/64 R. Bucarest, 19 gennaio 1942, ore 21,30 (per. ore 7 del 20).

Questo Ministro di Germania mi ha detto che richiesta rivolta dal Filhrer al Conducator per le operazioni della prossima primavera non porta un numero preciso di divisioni ma si limita puramente domandare «mobilitazione generale ~ esercito romeno. Egli ha aggiunto che nessuna condizione esplicita è stata finora avanzata da parte romena come contropartita politica della richiesta tedesca la quale è tuttora allo studio. Circa reazione romena riferisco con telegramma per corriere odierno Cl). Barone Von Killinger ha poi precisato che il problema di una eventuale revisione lodo arbitrale di Vienna non è considerata a Berlino come di attualità.

173

IL MINISTRO A ZAGABRIA, CASERTANO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER CORRIERE 597/013 R. Zagabria, 19 gennaio 1942 (per. il 23).

Movimento di qualche nostro reparto nella terza zona di occupazione in Croazia e voci corse circa nostro rafforzamento nella seconda, hanno fatto diffondere in questi ambienti la notizia che l'Italia tenderebbe a disinteressarsi, dal punto di vista militare, del territorio oltre la linea demilitarizzata, per concentrare le sue truppe nella fascia costiera entro le Dinariche.

Si osserva che questo provvedimento militare non potrebbe avere attuazione immediata, in quanto sono in corso le operazioni concordate coi tedeschi in Bosnia, e che dovrebbero aver termine per la fine di gennaio. Tuttavia la notizia ha destato qualche preoccupazione anche in alcuni uomini di Governo, che considerano la presenza delle truppe italiane nella terza zona come una sicura garanzia e un notevole alleggerimento per i compiti che debbono assolvere le forze armate croate. Si ravviserebbe invece quanto mai opportuno, specialmente in vista di un probabile affluire di nuove bande ribelli dalla Bosnia, perché sospinte dall'azione di rastrellamento in corso, un rafforzamento dei nostri Presidi nei centri strategici importanti della terza zona, con lo scopo di dare sicurezza alle località più abitate e tenere libere da ogni minaccia le vie di comunicazione.

II Ministro degli Esteri ha voluto esprimermi questo avviso, sottolineando la possibilità che, sopratutto nella terza zona, potrebbe attuarsi una concreta collaborazione militare tra reparti italiani e croati, agli ordini del Comandante della nostra Armata.

La collaborazione stabilitasi tra le truppe tedesche e croate nella Bosnia, secondo il Ministro Lorkovic, non ha potuto dare risultati positivi, perché troppo scarse erano le forze tedesche, mentre egli è del parere che con contingenti maggiori quali quelli di cui già dispone l'Armata italiana, tale azione comune potrebbe dare ottimi frutti per debellare i ribelli e pacificare la zona.

In tema di collaborazione militare, va qui facendosi strada una corrente favorevole, che sostiene la necessità di progredire sulla via delle realizzazioni. II Ministro Lorkovic è tra i fautori di tale indirizzo, e vede che il pratico svolgimento di questo programma dovrebbe concretarsi proprio nell'ambito della n Armata.

Egli mi ha anche detto che il Maresciallo Kvaternik, vinte le resistenze di alcuni elementi del suo Stato Maggiore, sarebbe venuto nella determinazione di interessare di quanto sopra l'E. V. e il Capo di Stato Maggior Generale, nei colloqui che avrà a Roma in occasione della sua visita.

Mi risulta che questo Capo della Missione Militare è stato invitato a redigere uno schema di collaborazione in tal senso, e che nelle conversazioni che ha avute si è parlato di dislocazione di reparti dell'Esercito e di Ustascia, a contatto con le truppe italiane per l'addestramento, col concorso di nostri ufficiali.

Col Sottosegretario per la Sicurezza Pubblica ho avuto un colloquio, da lui provocato, sull'argomento della pacificazione nella II Zona. Nel corso di tale colloquio, egli si è intrattenuto particolarmente sulla necessità di svolgere una azione a fondo, contro l'elemento comunista, isolandolo dal resto delle popolazioni, siano esse croate che serbo-ortodosse. «Soltanto così, egli mi ha detto, sarà possibile evitare 11 dilagare della ribellione. Ci sono -ha aggiunto comunisti politici che circolano ancora indisturbati e svolgono propaganda fanno spionaggio nelle città e nei Paesi, e che devono essere individuati, sorvegliati ed eliminati; ci sono comunisti armati che hanno costituito bande di partigiani; ci sono infine i cetnici che sono residui dell'Esercito jugoslavo, collegati in un modo o nell'altro coi comunisti, anche se alcuni di essi, per ragioni evidenti, si dichiarano ai comandi italiani anticomunisti. Questi sono i nostri nemici, e dobbiamo combatterli insieme».

Dal canto suo il Poglavnik, in una conversazione che ho avuta con lui ieri, mi ha confermato di avere impartito istruzioni ai Prefetti delle Zupanje comprese nella II zona, affinché svolgano opera concorde coi nostri Comandi e diano alle popolazioni, anche ortodosse, assistenza e lavoro. Mi ha citato in proposito l'attività del Prefetto di Knin (Tenin) che, in pieno accordo con le nostre Autorità Militari, sta attuando un'azione pacificatrice riconosciuta anche dal nostro Comando locale.

Il Poglavnik si è dichiarato deciso a sostituire quei Prefetti e quei Capitani Distrettuali che non dimostrino la stessa buona volontà. Ha aggiunto che nella Slavonia e nel Sirmio le popolazioni ortodosse (interi villaggi) sono tranquille e pacificate; ogni conflitto o attrito con l'elemento croato ed ustascia, va scomparendo, anche per l'estendersi delle conversioni al Cattolicesimo. Egli è sempre più convinto che l'unità nazionale e la tranquillità degli spiriti saranno raggiunte con l'unità religiosa, ad eccezione dei mussulmani, per i quali la fede religiosa non costituisce movente di perturbazione.

Il Poglavnik mi ha detto che in questo suo programma di conversione degli ortodossi al Cattolicesimo ha trovato ::!ppoggio nel Clero, sopratutto da parte Delegato Apostolico, mentre resistenze vengono mosse da parte tedesca. Egli si augura che nelle zone di occupazione italiana venga facilitato tale suo indirizzo, che varrà a limitare i focolari di ribellione ed allontanerà il pericolo di accordo o connivenza tra comunisti e ortodossi, la qual cosa determinerebbe un serio aggravamento della situazione nella prossima primavera.

(l) Vedi D. 175.

174

IL MINISTRO A BELGRADO, MAMELI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. RR. S. N. D. PER CORRIERE 598/015 R. Belgrado, 19 gennaio 1942 (per. il 23).

Fatto più notevole politica interna Serbia è attualmente assunzione diretto comando forze armate serbe da parte Presidente Consiglio Generale Nedic.

Tale fatto è stato diversamente interpretato, specie negli ambienti locali che ancora attribuiscono qualche importanza a persistenti lotte che si svolgono intorno a Nedic (e alle quali il Comando germanico si guarda bene dal porre un fermo diretto) fra rimasugli antichi partiti serbi e meglio jugoslavi. Seguaci di Ljotic, seguaci di Stojadinovic, democratici, radicali, altre sfumature ex-jugoslave. È un'alchimia costante, di carattere prettamente locale, alla quale si avrebbe torto di attribuire altra portata se non quella che invece di presentare un fronte unico anti-comunista tra non molti seguaci attuale Governo serbo, presenta una massa disunita. È anche da rilevare ancora una volta che ribelli più attivi e più disciplinati alle direttive Londra-Mosca sono certamente comunisti. Ma fra ribelli non vi sono soltànto comunisti, e fra varie gradazioni seguaci Nedic, simpatie non dubbie vanno -e sono da ricercare fra più alte gerarchie -alle varie categorie di ribelli.

Di fatto con assunzione comando forze armate serbe, e con evidente consenso Comando germanico, Nedic rafforza sua posizione, anche se assume definitiva responsabilità di fronte Comando stesso. Immediata interpretazione locale è che provvedimento tende fra l'altro a porre sotto suo controllo forze sinora eccessivamente autonome. Tra esse in primo luogo reparti anticomunisti di Ljotic, cui viene rimproverato nella loro azione, pur riconosciuta efficacissima, esagerazioni di sistemi, soprusi a scopo personale ecc. Del pari decreto mira a forze cetniche fedeli, se sarà possibile inquadrarle.

Un decreto precedente prevede fusione di tutte le forze dipendenti da Governo Nedic in un unico corpo gendarmeria serba. Anche qui questione principale è disarmo e inquadramento cetnici. Nuovo corpo è previsto tuttavia soltanto per prossima primavera.

Fenomeno di primo piano è sempre occupazione di larga parte territorio serbo da parte dell'Esercito bulgaro. Tale occupazione non ha attualmente, come apparirebbe da comunicazioni Governo bulgaro a R. Ministro in Sofia (Vostro telegramma per corriere n. 1492 P.R./C in data 14 gennaio c.a.) (l) carattere di contributo ad operazioni militari in Serbia. Tale contributo è, se mai, essenzialmente indiretto. Non vi sono operazioni militari in corso nella zona in questione (che del resto è stata sempre la meno accesa, roccaforte ribelli essendo Serbia Occidentale) e sinora occupazione si è svolta senza incidenti e in modo assolutamente pacifico. Stessa divisione germanica, disimpegnata da truppe bulgare, non è stata diretta su ribelli in altra zona, ma avviata al Fronte Orientale. Questo rimane motivo centrale situazione ed in particolare dell'occupazione bulgara.

Reazione popolazione così categoricamente ostile nel primo momento, ha subito grandi variazioni. Così grandi che oggi si assommano in un'affermazione generale, così spesso ripetuta, che sembra una parola d'ordine, e un modo di convincere coloro stessi· che la proclamano: meglio i bulgari che i tedeschi.

Vi sono ragioni contingenti: bulgari e serbi non hanno medesimo linguaggio ma possono capirsi tra di loro senza difficoltà; ciò che non avviene tra serbi e tedeschi; popolazione serba vede partire e senza alcun rimpianto, Germanici che nella maggioranza ha considerati per mesi come oppressori; infine reparti bulgari pongono cura meticolosa non solo nel non provocare incidenti, ma anzi nell'ingraziarsi popolazioni territori occupati.

Per contro centri anticomunisti serbi insistono di fronte occupazione bulgara, nel più netto pessimismo. A parte fatto che tali centri quasi costantemente si identificano con quelli nazionalisti ed ultra-nazionalisti, loro argomentazione è che occupazione larga parte territorio serbo da parte esercito bulgaro (che essi irreducibilmente affermano largamente inquinato da comunismo) sarà uno dei fattori principali larga ripresa azione comunista (e si potrebbe aggiungere più largamente, dei ribelll), in primavera, nella Penisola Balcanica.

In Belgrado corre insistente voce che stessa Capitale sarà tra breve occupata da truppe bulgare. Tale voce non trova attualmente riscontro in ambienti Comando militare Serbla. Opinione media è che sia possibile a seconda circostanze, che ad esercito bulgaro venga affidata protezione intera linea ferroviaria SofiaNish-Belgrado (che già presidia in massima parte) sino a stazione Belgrado.

175

IL MINISTRO A BUCAREST, BOVA SCOPPA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER CORRIERE 657/017 R. Bucarest, 19 gennaio 1942 (per. il 26).

Questo Ministro di Germania sr e recato a Predeal dove soggiorna il Conducator per rimettergli un messaggio del Fiihrer relativo .alla nota questione

del concorso militare romeno alla prossima campagna primaverile contro

l'U.R.S.S. Come vi ho segnalato con precedenti mie comunicazioni {1), il Con

ducator fin da alcuni mesi fa aveva previsto di rimettere in efficienza almeno

venti divisioni di prima linea. Naturalmente egli non intendeva che tutto il po

tenziale bellico romeno dovesse essere impiegato in una grande offensiva al

l'est. Le riserve che egli faceva già sulla possibilità per la Romania di uno sfor

zo così cospicuo in un'unica direzione sono ora divenute perplessità in seguito

all'ingresso dei bulgari nel Banato serbo e ai propositi che si attribuiscono agli

ungheresi -qui smisuratamente e naturalmente gonfiati -di rivendicare a

fine guerra <anche la totalità della Transilvania.

Il problema che si dibatte in questo momento è il seguente. Il Maresciallo Antonescu ha detto ai tedeschi quello che aveva detto a me due mesi or sono e cioè che egli si proponeva di mettere in linea venti divisioni più cinque di riserva. Senonché il Capo di S. M. Generale Jacobici ha apertamente dichiarato al Conducator che egli non assume alcuna responsabilità circa un impegno simile, che a suo avviso la Romania e per lo sforzo già fatto e in considerazione della situazione politica internazionale non può garantire che al massimo dieci divisioni nella campagna all'est.

La questione è aperta. Il Maresciallo Antonescu è propenso a basarsi sulla garanzia alle frontiere romene che l'Asse gli ha dato con l'arbitrato di Vienna e crede con uno sforzo massimo costituirsi titoli tali davanti al Fiihrer e al Duce da indurre gli arbitri dell'Europa di domani a tener conto delle aspirazioni romene al Nord. Lo stato maggiore invece assai perplesso di fronte all'atteggiamento ungherese, convinto che l'Ungheria s'impegnerà con molta discrezione all'est, preoccupato del cosiddetto « accerchiamento » bulgaro dal sud e dall'ovest, intende mantenere disponibili un certo numero di divisioni per le altre frontiere romene.

(l) -Ritrasmetteva il T. per corriere 252/03 r. del 2 gennaio 1942, 251/05 r. del 5 gennaio 1942, 250/011 r. del 6 gennaio 1942, di Magistrati. Per il primo vedi D. 95; gli altri due non sono pubblicati. (2) -Vedi DD. 110, 126 e 172.
176

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AL CAPO DEL GOVERNO, MUSSOLINI

APPUNTO. Roma, 19 gennaio 1942 ~2).

Riassumo brevemente i colloqui che ho avuto con gli uomini politici ungheresi durante il mio recente soggiorno a Budapest.

Reggente Horthy. Ho trovato il Reggente abbastanza in buona salute nonostante che evidenti fossero le traccie della malattia avuta nelle scorse settimane. È dimagrito notevolmente ed è invecchiato. Ha perso un po' della vivacità che lo distingueva, e spesso, sia in occasione di cerimonie o colloqui che durante la caccia, ha lasciato apparire i segni di una improvvisa stanchezza.

Sopratutto ha parlato della situazione sul fronte orientale. Egli ritiene che nonostante le gravi condizioni che l'offensiva russa ha determinato per l'eser

cito germanico, sia possibile fissare una linea di svernamento non troppo arretrata e tale da permettere una ripresa offensiva in primavera. Durante il soggiorno di Rlbbentrop a Budapest (1), sono state fatte sull'Ungheria vive pressioni affinché si proceda alla mobilitazione generale. Il Reggente è disposto ad intensificare la partecipazione alla guerra ma non intende giungere ad una mobilitazione generale. È trattenuto dal far ciò da due ordini di ragioni: l 0 ) perché l'Ungheria non ha nessuna eccedenza di mano d'opera -non ha prigionieri di guerra, non può far venire lavoratori stranieri, ecc. -ed un eccessivo richiamo di gerite alle armi influirebbe in modo gravissimo sull'economia del paese; 2°) perché l'attenzione magiara è ancora e soprattutto rivolta contro il popolo romeno. È vero che le frontiere della Transilvania sono garantite dall'Asse ai termini dell'Arbitrato di Vienna (2), ma il Reggente è ugualmente convinto che se qualche imprevedibile evento modificasse profondamente la situazione militare dell'Europa, i romeni non esiterebbero a fare un ennesimo voltafaccia e a gettarsi contro gli ungheresi. Da ciò deriva la necessità di mantenere un forte potenziale militare disponibile ai fini anti romeni. Il Reggente ripete ad ogni secondo momento la sua convinzione che l'Asse uscirà vittorioso dalla guerra, ma dal suo parlare traspare, e spesso appare chiaramente, un fondo di prevenzione che raggiunge talvolta l'ostilità, nei confronti dei tedeschi. Ha lasciato capire che le richieste di von Ribbentrop sono state avanzate in forma che lui ha poco gradita, e attende dal prossimo arrivo a Budapest di von Keitel pressioni ancora maggiori (3). Nei nostri riguardi riafferma, e con indubbia sincerità, la vecchia e convinta amicizia: si augura che la soluzione del conflitto mondiale permetta ancora all'Italia di esercitare nell'Europa centrale e danubiana una effettiva influenza. In questo vede la migliore garanzia della indipendenza politica e morale del popolo ungherese.

Anche Bardossy si è espresso in termini più o meno analoghi a quelli usati dal Reggente. Nonostante che le notizie dal fronte russo non siano state, durante i giorni della mia permanenza a Budapest, particolarmente favorevoli e benché anche dall'interno della Germania giungano spesso voci di malcontento e di disagio, che in Ungheria sono accolte con innegabile compiacimento, Bardossy è convinto che la Germania, superate le difficoltà dell'inverno, travolgerà i russi e che, sia pure attraverso una guerra ancora dura e lunga, l'Asse uscirà vittorioso dalla prova. Egli guarda invece con una notevole preoccupazione lo sviluppo della situazione nei Balcani. Ritiene che Serbia, Croazia, Montenegro e forse la stessa Bulgaria possano riservare sgradevoli sorprese nel futuro: giudica quindi necessario per il suo paese di mantenersi pronto a parare la minaccia che può profilarsi nei paesi balcanici e che assumerebbe ben più vaste proporzioni se gli inglesi tentassero e riuscissero a compiere uno sbarco in Grecia o in Bulgaria.

Tutti gli altri uomini politici ungheresi coi quali ho avuto occasione di parlare si sono espressi in modo su per giù analogo. Tra i tanti colloqui mi sembra opportuno ricordare quello avuto col Conte Bethlen che è venuto a cercarmi per dire, dopo aver ringraziato per l'opera svolta dall'Italia in favore

del suo paese, come sul suo conto circoli la voce che egli sia di sentimenti anglofili. Egli teneva a smentire nettamente una tale diceria assurda ed ingiustificata. Bethlen è convinto che se l'Inghilterra vincesse la guerra, abbandonerebbe tutta l'Europa balcanica all'influenza moscovita e regolerebbe il sistema politica centro europeo attraverso una nuova forma di Piccola Intesa, gravitante su Belgrado e su Praga e diretta a soffocare il dinamismo ungherese. Perciò come patriota magiaro non può che deprecare una simile eventualità ed augurarsi di tutto cuore la vittoria dell'Asse.

Credo utile prendere nota di questa dichiarazione del Conte Bethlen perché, per quanto egli oggi non abbia una situazione ufficiale, è tuttavia considerato l'uomo politico più eminente dell'Ungheria, e lo stesso Reggente, parlandomi delle precarie condizioni di salute del Presidente Bardossy, che potrebbero anche causare il suo abbandono della carica, ha fatto cenno alla possibilità di un ritorno al Governo del Conte Bethlen.

A Budapest non si sente la guerra. Non si sente da un punto di vista materiale perché la città è illuminata, il traffico appare quasi normale, i consumi sono sottoposti a poche limitazioni, più formali che effettive. Il pane è bianco, esattamente come prima della guerra, ed è abbondante come allora. E non si sente neppure sotto l'aspetto morale, perché lo sforzo finora compiuto dagli ungheresi è stato minimo. Attualmente anche il piccolo contingente militare dislocato verso la Russia ha preso i quartieri d'inverno in comodi villaggi nelle terze linee. Conviene subito aggiungere che nessuno è ansioso di fare di più, anche se l'Ungheria si prepara ormai ad una partecipazione più larga al conflitto. Ma ciò è accettato obtorto collo, sotto le pressioni continue e non gradite della Germania.

Stato d'animo magiaro nei nostri riguardi: ottimo. Nei riguardi dei tedeschi: formalmente perfetto, sostanzialmente cattivo. A renderlo tale hanno contribuito due cose: l 0 ) la paura di una crescente influenza germanica sull'Ungheria tale da distruggere, almeno di fatto, quella indipendenza nazionale alla quale il popolo magiaro è attaccato con un esasperato patriottismo; 2°) l'atteggiamento di preferenza per la Romania ostentato dai tedeschi in più di una occasione. Gli ungheresi non arrivano a rendersi conto di come i tedeschi dimentichino adesso la politica romena di aperta ostilità alla Germania durata venti anni e possano mostrare così cordiale fiducia in un popolo che, secondo il giudizio magiaro, è pronto a tradire al primo canto del gallo.

Comunque, nonostante le tante riserve e i molti disagi di ordine spirituale che travagliano attualmente il popolo ungherese, è certo che l'Ungheria marcerà fino in fondo a fianco dell'Asse.

Il problema che ricorre immancabilmente in ogni conversazione è quello della successione alla Reggenza. Qualche settimana fa il giudizio pessimista dei medici poneva questo problema all'immediato ordine del giorno: adesso si spera che possa essere rinviato e tale è l'augurio di tutto il popolo ungherese, unanimemente raccolto intorno alla persona dell'Ammiraglio Horthy.

Comunque le candidature che sono apparse sono due. L'Arciduca Albrecht che ha dietro di sé -sembra -il consenso e l'appoggio della Germania e dei germanofili; Stefano Horthy, figlio primogenito del Reggente, che raccoglie la grande maggioranza dei suffragi. Tutti sono concordi nel dire che se

esiste al mondo un individuo sprovvisto delle più elementari virtù per assumere una così alta dignità, questo individuo è proprio il giovane Horthy, che, giunto alla quarantina, non ha dato la benché minima prova di alcuna qualità positiva. Ma è un ungherese puro. E tanto basta perché persino i legittimisti, nell'ora attuale, antepongono la sua candidatura a quella di un Arciduca di Absburgo dietro il quale però appere l'ombra temuta del Reich germanico.

(l) -Vedi DD. 110, 126 e 172. (2) -La parte sostanziale di quseto appunto era già stata redatta a Budapest da Ciano il 15 gennaio, dopo l colloqui con Horthy e Bardossy. Vedi Ciano, Diario 1939-1943, cit., p. 114. (l) -Vedi DD. 119 e 132. (2) -Vedi serie IX, vol. V, D. 524. (3) -Vedi D. 181.
177

IL PRESIDENTE DELLA SOTTOCOMMISSIONE AFFARI GENERALI DELLA COMMISSIONE ITALIANA D'ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, LIBERATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. R. u. 1161/AG. Torino, 19 gennaio 1942 (per. il 20).

In ottemperanza alle istruzioni impartite telefonicamente dal Marchese d'Ajeta il mattino del 19 corrente, si rimette, qui unito, per opportuna riservata notizia di V. E., copia di una nota verbale consegnata dal Capo di Gabinetto dell'ammiraglio Duplat.

Nel consegnarla, l'Ufficiale francese ha aggiunto che, in attesa di un regolamento della questione, la Delegazione francese ha avuto ordine di non vistare il passaporto del conte Zoppi per recarsi a Vichy e che il Governo francese non designerà le persone qualificate a trattare con V. E. in Parigi.

Nessuna risposta verrà data per ora a tale nota francese, la quale sarà sottoposta all'esame dell'Ecc. il Ministro, al suo ritorno da Budapest.

ALLEGATO

LA DELEGAZIONE FRANCESE ALLA COMMISSIONE ITALIANA D'ARMISTIZIO

NOTA VERBALE.

J'ai fait part à l'Amiral Duplat, Président de la D.F.C.I.A., de Votre communication verbale relative à la désignation pour Vichy, comme Consul Général, de M. le Cons.eiller de Légation Zoppi (1).

L'Amiral Duplat s'est montré extrèmement surpris de recevoir cette communication avant d'avoir été informé de la sui te donnée aux demandes qu'il a vai t faites à S. E. le Général Vacca Maggiolini, au sujet de la représentation diplomatique française en Italie. Il a néanmoins porté ce renseignement à la connaissance du Gouvernement Français.

Ce dernier fait savoir que l'installation de M. Zoppi à Vichy ne saurait avoir lieu avant qu'un accord soit intervenu entre les Gouvernements Italien et Français relativement à l'établissement respectif de missions à Vichy et à Rome.

Il ne peut y avoir analogie entre la désignation de M. Zoppi et celle du fonctionnaire de la Wilhelmstrasse qui se trouve actuellement à Vichy: en effet, la présence à Vichy de M. Krug von Nidda n'a été admise qu'après la conclusion d'un accord de principe, actuellement en voie d'exécution, entre les Gouvernements Français et Allemand en

vertu duquel l'envoi d'une mission à Berlin et la réouverture de certains de nos consulats en Allemagne ont été autorisés par le Reich.

Il apparait au Gouvernement Français, dans ces conditions, indispensable, autant pour l'installation à Vichy de M. Zoppi que pour la définition des rapports de M. l'Ambassadeur Buti avec les Autorités françaises, que les questions exposées par l'Amiral Duplat à S. E. le Général Vacca Maggiolini soient réglées préalablement.

L'Amiral Duplat souhaiterait que ces considérations soient exposées d'urgence à

S. E. le Général Vacca Maggiolini.

(l) Vedi D. 149, ultimo capoverso.

178

L'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 503/64 R. Madrid, 20 gennaio 1942, ore 3,15 (per. ore 12).

Ambasciatore di Germania ha ricevuto da von Ribbentrop istruzioni a suo tempo richieste circa convegno Franco-Salazar (mio telegramma n. 17) (1). Esse sono quelle di far ottenere attraverso Spagna:

lo -che si nifforzi nel Portogallo concetto della più assoluta neutralità; 2° -far intendere al governo portoghese che nel caso esso solleciti intervento armato Spagna dietro truppe spagnole vi saranno quelle del Reich.

179

L'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 510/65 R. Madrid, 20 gennaio 1942, ore 4,15 (per. ore 17).

Serrano che mi aveva preannunziato convegno con Salazar nel corso di questa settimana (mio telegramma n. 48) (2) mi ha detto oggi che Generalissimo intende anzi tutto compiere progettato viaggio a Barcellona (mio telegramma n. 62) (3) previsto secondo lui per il 26 corr. e poi incontrarsi con Presidente del Consiglio portoghese, ciò che potrebbe avvenire alla fine del mese.

Poiché ho fatto presente a Serrano difficoltà che tale ritardo comporta ed in special modo pressioni che anglo-americani avranno modo e tempo esercitare, Ministro Esteri mi ha risposto di condividere tali timori, ma che Generalissimo non ha voluto mutare suo programma. Impressione mia e di questo Ambasciatore di Germania, cui Serrano ha fatto le stesse comunica

zioni, è che Caudillo desideri attendere risultati Conferenza Rio Janeiro per regolare in conseguenza suo linguaggio ed atteggiamento. Telegrafato Roma e Lisbona 0).

(l) -Vedi D. 115. (2) -T. s.n.d. 350/48 r. del 16 gennaio 1942, ore 0,40, non pubbllcato, riferiva anche circa l'importanza che 11 convegno Salazar-Franco avrebbe potuto esercitare sull'atteggiamento del paesi del sud America. (3) -T. 481/62 r. del 19 gennaio 1942, ore 20,35, non pubbllcato.
180

IL MINISTRO A BUCAREST, BOVA SCOPPA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 548/68 R. Bucarest, 20 gennaio 1942, ore 21,15 (per. ore 3 del 21).

Mio telegramma n. 31 (2).

Mihai Antonescu, in tema di collaborazione militare con la Germania, ha avuto oggi motivo di precisarmi come si è pervenuti, attraverso uno scambio d'idee tra i due Governi, all'odierna situazione. Conducator, egli mi ha detto, rimase alquanto impressionato da proclama a suo tempo emanato dal Ftihrer in occasione assunzione comando esercito. Fatto che egli aveva rievocato sacrifici di due anni guerra e aveva anche fatto accenni sentimentali alle condizioni fisiche della sua persona (quasi cecità ecc.) gli aveva dato impressione che cose non procedessero per il meglio dal punto di vista militare. Egli aveva quindi subito chiamato questo Addetto Militare tedesco che lo aveva peraltro rassicurato.

Ciò nondimeno egli aveva creduto inviare immediatamente al Fiihrer messaggio col quale offriva alla Germania completa collaborazione militare della Romania. Fiihrer rispondeva a sua volta con calda lettera, nella quale tra l'altro si esprimeva in termini molto elogiativi su comportamento forze italiane combattenti in Russia, accettando profferte romene e chiedendo «il massimo sforzo per la prossima primavera». Maresciallo Antonescu ha tuttavia precisato al Fiihrer che egli, malgrado ogni migliore intenzione, non poteva non tener conto situazione creatasi alle frontiere, evidentemente nei riguardi bulgari e più precisamente ungheresi, e che pertanto non avrebbe potuto mettere in campo nella lotta contro il bolscevismo più di dieci divisioni.

181

IL MINISTRO A BUDAPEST, ANFUSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 54/24 R. Budapest, 20 gennaio 1942, ore 22,30 (per. ore 7,30 del 21).

Mio telegramma n. 22 (3).

Ho veduto oggi Maresciallo Keitel che ha iniziato sue conversazioni con Stato Maggiore ungherese per definire questioni maggiore partecipazione Unghe

rla azioni militari contro U.R.S.S. Keitel mi ha soltanto accennato andamento operazioni in Russia che egli considera con ottimismo; viceversa Bardossy mi ha detto aver lungamente parlato col Maresciallo per ripetergli quanto aveva già formato oggetto sue conversazioni con Ribbentrop e riferito ampiamente a V. E.: essere cioè Ungheria disposta partecipare in maniera più attiva alla guerra entro determinati limiti che devono essere fissati tenendo presente:

0 ) guerriglia balcanica che ormai ha carattere endemico e che domani potrà domandare presenza armata Ungheria;

2°) comunismo, slavismo e ortodossia che fanno del territori limitrofi all'Ungheria un vasto quanto pericoloso campo di azione;

3°) velleità anglo-sassoni effettuare sbarchi in Tracia o comunque nella penisola balcanica;

4°) ultimo e non minore argomento l'assoluto dovere per l'Ungheria dl sorvegliare la vicina Romania poiché anche se Antonescu è adesso fedele all'Asse non è assolutamente sicuro che egli possa reggere in eterno destini suo paese.

Compensi territoriali partecipazione ungherese sempre tenendo presente quanto sopra, saranno fissati dai rispettivi Stati Maggiori con Keitel il quale si fermerà ancora due giorni Budapest. Comunque tale partecipazione non rivestirà carattere mobilitazione generale e dovrà incidere il meno possibile sulle riserve agricolo-industriali del paese le quali sono naturalmente a disposizione Potenze Asse ma che appunto per questo non dovranno essere esaurite da uno sforzo militare troppo intenso.

(l) -Con successivo T.s.n.d. 525/68 r. del 20 gennaio 1942, ore 16,40, Lequio comunicò ancora quanto segue: «Avuto modo di nuovamente intrattenere questo Ministro degli Affari Esteri su progettato convegno con Salazar e di esprlmergl1 dubbio se esso possa aver luogo dato rinvio e possibilità pressione anglo-americana. Ministro mi ha detto modo più preciso che Governo portoghese ha accettato invito e che pertanto Incontro dovrà senz'altro avvenire dopo visita Franco a Barcellona ossia fine mese». Con T.s.n.d. 627/80 R. del 24 gennaio, ore 15,05, non pubblicato, Lequio comunicò che l'incontro Salazar-Franco era previsto per il 3 gennaio. (2) -Vedi D. 126. (3) -Si tratta del T.s.n.d. 370/22 r. del 16 gennaio ore 21 non pubbl!cato, con Il qualeAnfuso confermava la visita di Keitel a Budapest per il 20 gennaio.
182

IL MINISTRO A LISBONA, FRANSONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 2092/167 P. R. Lisbona, 20 maggio 1942, ore 22,33 (per. ore 9,15 del 21).

Mio telegramma n. 163 (1).

Segretario Generale Ministero degli Affari Esteri ha anche oggi risposto evasivamente a richiesta relativa incontro Franco-Salazar. Ciò mi conferma impressione che incontro sia subordinato nel tempo, come sembrami naturale, a conclusione lavori Conferenza Rio de Janeiro, e a soluzione incidente Timor.

E poiché da voci provenienti da Madrid incontro Salazar-Franco pare sia ostacolato da Londra, è da supporre che lungaggini per definitiva soluzione questione Timor, abbiano da parte inglese anche scopo ritardare più possibile previsto convegno.

Telegrafato Roma e Madrid.

16 -Documenti diplomatici -Serle IX -Vol. VIII

(l) Con T.s.n.d. 537/163 r. del 20 gennaio, ore 19,25, Fransonl aveva comunicato quanto segue: «Persona di questa Presidenza del Consiglio mi ha detto che l'incontro Franco-Salazar avverrebbe a Salamanca volendo limitare per quanto è possibile parte protocollare Incontro stesso». ·

183

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A RIO DE JANEIRO, SOLA

T. uu. 29/80 R. Roma, 20 gennaio 1942, ore 24.

Vostro 79 (1).

In seguito ai Vostri telegrammi nn. 65 e 66 (2) è stato da parte nostra comunicato ai Governi tedesco e giapponese che non (dico non) ritenevamo che iniziativa svolta dai tre Ambasciatori presso Ministro Esteri brasiliano e da essi portata a conoscenza dei Governi Argentina, Cile, Paraguay, Perù, dovesse essere seguita da nessun'altra dichiarazione o passo formale da parte Potenze Tripartito.

Ciò sopra tutto in quanto se tale dichiarazione era destinata a produrre un risultato positivo, tale risultato sarebbe stato certamente raggiunto anche mantenendola nei limiti non ufficiali e confidenziali in cui i tre Ambasciatori l'hanno già posta.

Ulteriori conferme formali avrebbero d'altra parte potuto aggravare situazione, piuttosto che alleggerirla, per il tono di minaccia e di intimidazione da cui non avrebbero potuto, a torto o a ragione, andare disgiunte. Ciò che avrebbe potuto pregiudicare quelle ultime possibilità che ancora restassero alla Conferenza.

Quanto comunicato con telegramma 83 (3) conferma del resto tale pericolo e la conseguente opportunità di insistere su tale atteggiamento. Governi tedesco e giapponese hanno immediatamente aderito al nostro punto di vista e si asterranno da ulteriori passi formali.

Approvo comunque vostra iniziativa e vostra condotta. Cercate continuare opportunamente accentrare presso di voi azione tre Ambasciatori. Tenete presente che ad ovviare qualsiasi genere di inconvenienti di cui si fa cenno nel vostro 77 (4), nostra stampa e nostra radio hanno avuto ed hanno istruzioni di mantenere sui lavori della Conferenza il più rigoroso riserbo. Potrete in conseguenza sottolineare costà nostra assoluta correttezza determinata dal proposito di non tentare in alcun modo di influire o di premere sui lavori della Conferenza stessa, esclusivamente fidando sulla maturità politica dei Governi interessati.

(-4) Nella frase finale del T.s.n.d. 458;77 r. del 18 gennaio 1942, ore 16,40 (per. ore 7 del 19) Sola scriveva: «È chiaro però che se Sudamerlca riuscirà ad evitare di adottare ora misura rottura relazioni diplomatiche, dovrà pagar cara. resistenza. su questo punto, capitolando su tutte altre pretese nordamerlcane e cioè addetti speciali, rapporti consolari, associazioni, E.N.I.T., Stefanl, capitali trasferiti, ecc., cioè tutti anelli o strumenti a.! quau fa. comodo agli U.S.A., basandosi sulla Idiozia o servilismo Sudamerlca, attribuire funzioni quinta colonna.».
(l) -Con T.s.n.d. 497/79 r. del 19 gennaio 1942, ore 21,30 (per. Il 20 alle ore 9), Sola sollecitava la risposta al suo telegramma pubbUcato al D. 159. (2) -Vedi D. 159. (3) -Con T.s.n.d. 495/83 r. del 19 gennaio 1942, ore 21,40 (per. ore 7 del 20) Sola Informava che era cominciata circolare fra le delegazioni la notizia del passo compiuto dai rappresentanti del Tripartito e concludeva: «Staremo a vedere se la stampa in Nord o Sudamerica si impadronirà dell'argomento e quale altra manovra cercherà, nel vari paesi, imba.stirv! ».
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IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI D'EUROPA E DEL MEDITERRANEO, VITETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

APPUNTO (1). Roma, 20 gennaio 1942.

Il 29 dicembre, subito dopo l'annunzio che, in seguito ad un accordo con la Germania, l'Ambasciatore Buti era stato nominato Plenipotenzlario Italiano a Parigi, il Governo francese ci fece pervenire per mezzo della C.I.A.F. una nota nella quale esso faceva presente che, a suo avviso, tale nomina e la forma nella quale essa era avvenuta non corrispondevano a quanto era stato inteso tra il Conte Ciano e l'Ammiraglio Darlan a Torino (2).

Il punto di vista del Governo francese era che si sarebbe dovuto procedere tra Roma e Vichy a uno scambio di Delegazioni di carattere diplomatico. Il Governo francese non aveva alcuna obiezione alla installazione di una Missione italiana a Parigi, ma era di opinione che una Delegazione francese si sarebbe dovuta installare a Roma, mentre una Delegazione italiana si sarebbe dovuta installare a Vichy.

Il Governo francese chiedeva che la propria Delegazione a Roma fosse investita della protezione degli interessi francesi in Italia. Contemporaneamente! il Signor Sanguinetti chiedeva al Senatore Giannini che una Delegazione economica francese si installasse in alcuni locali di Palazzo Farnese e che ad essa venisse riconosciuto un trattamento analogo a quello dei diplomatici.

A tali richieste noi non abbiamo risposto.

In occasione della risposta del Governo francese alle nostre richieste di utilizzazione dei porti tunisini (3), l'Ammiraglio Duplat è ritornato sulla questione delle relazioni diplomatiche italo-francesi insistendo sul carattere di reciprocità che, secondo il Governo francese, dovrebbe avere la ripresa di tali relazioni. E, in una successiva conversazione, egli ha precisato che prima di definire i rapporti tra l'Ambasciatore Buti e le Autorità francesi, e permettere l'installazione di un Ufficio a Vichy il Governo francese desiderava che fosse regolata la questione della «rappresentanza diplomatica francese in Italia». Nell'attesa il Governo francese non avrebbe designato la persona destinata a mantenere i contatti con l'Ambasciatore Buti, e non avrebbe concesso a Zoppi il visto per la Francia (4).

Il nostro punto di vista e quello francese su tali questioni sono evidentemente, non solo divergenti, ma fondati su presupposti diversi.

Noi non abbiamo mai inteso ristabilire i rapporti diplomatici e consolari con la Francia, ma solo rapporti di fatto, che dessero la possibilità pratica di avere dei contatti diretti con le Autorità francesi analogamente a quelli che hanno i tedeschi. Il Governo francese invece tenta di procedere -e con una insistenza sempre più rigida -a quello che in effetti sarebbe un ristabilimento di rapporti diplomatici e consolari.

Il punto di vista francese non può essere che respinto. Esso non corrisponde né alle intese di Torino, né allo stato di fatto e di diritto esistente tra l'Italia e la Francia, né alla natura dei rapporti che esistono tra la Germania ~ la Francia.

Volendo risolvere la questione praticamente, quello che si potrebbe fare è:

l) Consentire lo stabilimento di una Delegazione Economica francese a Roma, senza qualifica diplomatica, pur concedendo ai suoi membri un trattamento di cortesia, analogo a quello che si fa ai diplomatici, e la facoltà di servirsi di alcuni locali del pianterreno di Palazzo Farnese ad uso di ufficio (l);

2) Consentire che il Presidente della Delegazione Economica francese a Roma assuma di fatto la protezione degli interessi francesi in Italia (2).

In corrispondenza a queste due concessioni il Governo francese dovrebbe accettare l'installazione di Zoppi a Vichy, assicurandogli identico trattamento a quello che noi concediamo alla Delegazione francese in Italia.

Per quello che riguarda i rapporti politici tra Italia e Francia, ritenendo di doversi escludere l'invio a Roma di un Plenipotenziario francese, il Governo di Pétain potrebbe nominare a Parigi una persona qualificata a tenere tali rapporti con l'Ambasciatore Buti, creandosi, come è stata sempre nostra intenzione, una situazione analoga a quella franco-tedesca (3).

Della questione, nei suoi sviluppi e nelle sue conclusioni, dovrebbe essere informato tempestivamente il Governo germanico.

(l) -Il documento è vlstato e annotato da Mussollnl. (2) -Vedi serle IX, vol. VII, D. 845. (3) -Vedi D. 160, allegato I. (4) -Vedi D. 177.
185

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER CORRIERE 590/013 R. Berlino, 21 gennaio 1942 {per. il 23).

Ho voluto personalmente rendermi conto dell'atteggiamento che la Germania intende assumere nella eventualità di una successione alla Reggenza di Ungheria.

Posso precisare che il Fiihrer, anche per i legami di leale amicizia dai quall si sente personalmente vincolato al Reggente Horthy, intende rimanere nella maniera più completa al di fuori di tale questione, che considera di carattere interno per l'Ungheria.

Il Governo tedesco è al corrente delle aspirazioni dell'Arciduca Alberto che si dà molto da fare, ma non intende menomamente mescolarsi in questa faccenda.

Mi riservo di controllare se a questo atteggiamento ufficiale tedesco corrisponda una effettiva volontà (4).

(l) -Annotazione di Mussollni su questo capoverso: «Si». (2) -Annotazione di Mussolini su questo capoverso: «No». (3) -Annotazione di Mussollni su questo capoverso: «SI». (4) -Ritrasmesso a Budapest con T.s.n.d. per corriere 2903 del 25 gennaio, ore 8.
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IL MINISTRO A BUDAPEST, ANFUSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER CORRIERE 596/09 R. Budapest, 21 gennaio 1942 (per. il 23).

Mio telegramma n. 24 del 24 corrente (1).

Bardossy, riferendosi alle raccomandazioni, che gli sono state fatte tanto da Voi, Eccellenza, quanto da Ribbentrop, sulla necessità di non insistere o per lo meno di smorzare la polemica anti-romena, che pregiudicherebbe la comune azione dell'Asse, mi ha detto che egli può anche ammettere che il Maresciallo Antonescu collabori lealmente con l'Italia e la Germania. «Quello che io non credo che possieda i requisiti essenziali per collaborare con Voi è il Popolo romeno sul quale il solco impresso dal Governo autoritario è naturalmente effimero. Ricordiamo di Calinescu. Ricordiamoci che Maniu ha ancora una grande popolarità e ricordiamoci che la Romania è un Paese dove i cambiamenti di scena sono facili e continui come si è visto in questi ultimi anni».

Ho fatto presente che tanto l'Italia che la Germania sorvegliavano da vicino il nuovo Stato della Romania garantendo altresì quanto era stato sancito dagli arbitrati. Gli ho fatto rilevare quanto estesa sia stata la partecipazione romena alla guerra e come grandi le perdite subite. Bardossy ha risposto che anche i romeni sembravano restii ad accordare nuove truppe ai sempre crescenti bisogni della campagna. Ha concluso col dire che l'Ungheria, pur prestando ascolto alle raccomandazioni dell'Asse, aveva il dovere di sentirsi preoccupata dalla corrente anti-magiara che -Bardossy lo giura -è tutt'uno coi sentimenti pro-antoneschiani e carolisti di una buona parte del popolo romeno. Sono queste le battute più consuete della polemica di Budapest contro Bucarest: come Voi, Eccellenza, sapete, è difficile impedirle, appena possibile smorzarle. L'attrito ha ragioni più profonde dello sfogo verbale e nel momento attuale il solo partito possibile per noi è non incoraggiarle da una parte e dall'altra. È quello che Voi, Eccellenza, avete egregiamente fatto qui parlando con Filotti e quindi attutendo le mistiche ire antiromene del Presidente del Consiglio magiaro.

187

L'AMBASCIATORE PRESSO LA SANTA SEDE, ATTOLICO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. PER CORRIERE 2149/25 P. R. Roma, 21 gennaio 1942 (per. il 21).

Riferimento telegramma n. 1962 del 18 corr. (2). Ho provveduto secondo le istruzioni impartitemi col telegramma in riferimento, a fare subito alla Segreteria di Stato le comunicazioni relative all'ac

creditamento di un Inviato speciale del Governo nipponico presso la Santa Sede.

Il Cardinale Maglione, dopo avere consultato il Papa, mi ha fatto conoscere stamani che la Santa Sede ringrazia della cortese comunicazione da noi fatta e che ha preso atto con soddisfazione della decisione del Governo Giapponese.

Per analogia con quanto a suo tempo fecero gli Stati Uniti la Segreteria di Stato consiglia di dare al nuovo inviato il rango di Ambasciatore. Il Cardinale Maglione ha aggiunto che la comunicazione ufficiale di quanto precede potrebbe opportunamente essere fatta per il tramite del Delegato Apostolico a Tokio.

Per notizia aggiungo che, nel colloquio avuto, il Cardinale Segretario di Stato ha accennato alle pressioni già da tempo in atto del Governo di Chang Kai Shek per l'invio di un Rappresentante proprio presso la Santa Sede, e non ha escluso che in seguito alla nomina del Rappresentante del Governo nipponico queste pressioni vengano rinnovate senza che la Santa Sede si trovi più in grado, come finora ha fatto, di resistere (1).

(l) -Vedi D. 181. (2) -Vedi D. 167.
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. s. 1051. Berlino, 21 gennaio 1942.

L'inizio della fase operativa che oggi si svolge al fronte orientale risale al 2 ottobre dell'anno scorso. Nei miei precedenti rapporti (2) ho già avuto occasione di intrattenere V. E. sulle origini e sulla natura di tale offensiva, che oggi mi propongo di illustrare nei suoi ulteriori e lenti sviluppi.

Fu personalmente il Fuhrer che, certo di avere constatato nella compagine avversaria dei sintomi di disfacimento e deciso ad eliminare dal quadro generale del conflitto il fronte russo prima dell'inverno, sostenne ed impose ai suoi Marescialli l'idea di questa grandiosa operazione. L'Alto Comando tedesco aderì ritenendo di poter ancora riuscire, prima dei rigori invernali, a compiere un poderoso sforzo, sopratutto mirando all'annientamento del gruppo centrale di eserciti russi, valutato a circa settanta divisioni.

Mentre l'elemento militare preparava questa operazione che considerava ... (2) importante seppure non decisiva e, secondo il consueto, dava inizio all'azione nel più assoluto silenzio, il Partito s'adoperava a far sì che l'avvenimento venisse solennizzato e presentato come se la vittoria potesse considerarsi presto raggiunta.

II 2 ottobre veniva diramato un comunicato e pubblicato al Paese un ordine del giorno del Flihrer che annunziava il principio di questa battaglia, [ «decisiva'> premessa per la pace,] il 9 ottobre il Capo dell'Ufficio Stampa del Reich,

p.r. del 23 gennaio 1942) con la seguente annotazione: «quanto precede è stato oggi comunicato a questo Ambasciatore del Giappone. Datene subito notizia anche da parte Vostra a codesto Governo, aggiungendo che siamo lieti di aver dato il nostro cordiale appoggio all'iniziativa e che restiamo a disposizione del Governo nipponico per tutte quelle ulteriori informazioni che eventualmente gli accorressero. E di ciò dovreste anche informare codesto Delegato Apostolico».

Dietrich, dichiarava pubblicamente eh::, dopo i clamorosi successi ottenuti, la campagna al fronte orientale poteva dirsi ormai completamente vinta e conclusa. Dovunque le organizzazioni del Partito ricevevano ordine di chiarire la portata della vittoria e di orientare l'opinione pubblica nel senso che la guerra al fronte est entrava ormai in una fase di vera e propria liquidazione.

Ma le cose si svolsero, ancora una volta, in modo molto diverso da quello previsto.

È noto come la eliminazione completa delle forze sovietiche racchiuse nelle famose due sacchi di Wjasma e Biansk abbia ritardato il progresso delle operazioni su Mosca. Il maltempo aveva frattanto impedito, al fronte sud, l'afflusso di normali forze nel settore di Rostov. Quivi le SS ed in particolare quelle della guardia del corpo del FUhrer comandate dall'Obergruppenftihrer Dietrich (persona di fiducia di Himmler) compirono una audace puntata che permise l'occupazione della città stessa di Rostov, che peraltro non fu possibile al Comandante del gruppo sud von Rundstedt saldamente presidiare.

Le prime puntate di assaggio su Mosca per scoprire i punti di minore resistenza avversaria permisero infine all'Alto Comando tedesco di 'constatare che l'operazione sarebbe stata assai dura ed avrebbe costato più tempo del previsto.

Il tempo incalzava: alle pioggie che avevano trasformato in piste fangose le strade ed immobilizzato i convogli succedevano improvvisamente i geli. Le truppe erano stanche fisicamente e moralmente e la maggior parte delle unità di linea non poteva più essere sostituita. In attesa di tale sostituzione vennero distribuiti ai reparti delle retrovie gli indumenti invernali di cui si disponeva: pelliccie e capi di lana per un milione di uomini.

Occorreva fermarsi per organizzare lo sverno e procedere a tre operazioni indispensabili per la ripresa delle offensive in primavera nelle condizioni più favorevoli:

l) portare in linea le unità attrezzate per la campagna invernale;

2) riportare il grosso dell'esercito nel Paese per riordinarlo e rifornirlo;

3) creare la linea di sverno e cioè il vero e proprio fronte di resistenza con ridotti, capisaldi, trincee; la retrovia con le baracche ed i centri di rifornimento.

Pertanto, ai primi di novembre, i Marescialli chiesero al FUhrer la sospensione dell'attacco su Mosca e la cessazione delle operazioni in tutti i settori tranne che su quello meridionale, prima che i grandi freddi potessero compromettere la situazione.

Il Filhrer credette invece di avere sufficienti elementi per giudicare opportuno un ulteriore sforzo in vista di giungere alla occupazione di Mosca, obiettivo di interesse politico giudicato di importanza essenziale.

L'azione su Mosca veniva adunque ripresa, ma mentre le truppe germaniche fra stenti e sforzi crescenti giungevano in vista della capitale, si rivelava, accanto al freddo, un nuovo elemento contrario: l'entrata in linea cioè di nuove notevoli forze sovietiche tratte dagli eserciti del Caucaso e dell'Estremo Oriente, ottimamente equipaggiate per i combattimenti invernali.

Il 27 novembre aveva inizio sul fronte meridionale una violenta azione offensiva sovietica in conseguenza della quale il 29 le SS, che avevano eroicamente sostenuto l'attacco ed alle quali non potevano giungere rinforzi con la dovuta regolarità, sgomberarono Rostov.

(Tale azione contro Rostov sarebbe costata una enormità di vite umane perché svolta, contrariamente agli ordini ricevuti, da Dietrich secondo criteri assolutamente sbagliati. Questa libertà d'azione, che per un ufficiale dell'esercito sarebbe inammissibile, la godono gli elementi delle SS coperti da una specie di impunità. Durante la campagna contro la Grecia un ufficiale delle SS, citato per insubordinazione davanti ad un Consiglio di disciplina, venne prosciolto grazie all'intervento di alte autorità politiche di Berlino in suo favore. In Polonia, il Generale Blaskowitz, già caduto in disgrazia per non avere eseguito una inutile deviazione ordinata dal Fiihrer, sarebbe stato messo da parte definitivamente per avere avversato certe brutalità delle SS. I generali si rifiuterebbero decisamente di incaricarsi del comando delle formazioni SS ed avrebbero accolto con aperta disapprovazione il conferimento della massima ricompensa al valore all'Obergruppenfiihrer Dietrich).

Il 2 dicembre si profilava nei settori di Pietroburgo e di Mosca, un movimento russo di contrattacco generale.

L'Alto Comando germanico ritenne allora di dover fermamente rappresentare al Fiihrer l'urgente necessità di arrestare dovunque le operazioni e di riassettare con la massima sollecitudine il fronte, abbandonando a tal uopo i salienti più avanzati e pericolosi.

A quanto risulta, le discussioni in merito sono state difficili e burrascose. Solo 1'8 dicembre il Fiihrer, cedendo alle insistenze dei Marescialli, si decideva a malincuore a diramare l'ordine di sospensione delle operazioni.

Doveva da questo momento avere inizio una delle più gigantesche manovre che la storia militare ricordi, solo paragonabile per difficoltà e vastità alla campagna invernale napoleonica del 1812 e destinata ad avere un migliore risultato di quella solo grazie alle formidabili qualità guerriere del soldato tedesco e alla estrema perizia dei suoi generali.

Le truppe tedesche, tutte liberatesi dal contatto nemico, iniziano il ripiegamento. Sono ancora i soldati non muniti di equipaggiamento Invernale quelli che combattono perché non è stato possibile sostituirli con le truppe fornite di pelliccie, rimaste nelle retrovie. Il freddo va crescendo ed il paesaggio russo facendosi impreciso, diafano e nebuloso; si eguagliano sotto il gelo e la neve fiumi, laghi e pianure, si cancellano le strade, il che toglie alle unità 1 punti di riferimento e le basi per uno schieramento. Ci si avvede che sotto certe temperature è materialmente impossibile procedere alla riparazione di mezzi meccanizzati; e si dà ordine di abbandonare quelli anche solo colpiti da una lieve avaria.

Il gruppo corazzato Guderian, che aveva tentato di aggirare Mosca dal sud, attaccato per sei giorni consecutivi da aeroplani a volo radente, bloccato dal freddo e privo di rifornimenti, perde la maggioranza dei suoi carri, fra cui quello dello stesso Generale.

Il Comando sovietico non si avvede a tutta prima del movimento generale di ripiegamento germanico e rimane nelle sue posizioni pronto ad ogni sorpresa. Poi timidamente si decide a seguire da lontano le forze nemiche, lasciando a leggere colonne celeri il compito di disturbarne i movimenti. Il Co~ mando tedesco dichiara di mantenere in questa fase il pieno controllo delle ope~ razioni e che potrà fermarsi dove e quando vorrà.

Allorché però l'ordine di sospensione delle operazioni venne diramato, era ormai troppo tardi.

Le truppe germaniche che, tempestivamente fermandosi (subito dopo le battaglie di Wjasma e Briansk) avrebbero potuto creare una salda linea dove immancabilmente si sarebbe infranto ogni contrattacco nemico, dovevano sostenere ora tutto il peso dell'avversario divenuto aggressivo, senza un punto fer~ mo su cui appoggiarsi e compiendo al tempo stesso una difficile ritirata alla ricerca di una linea su cui sostare.

Ma una linea di resistenza non è stata predisposta ed ostacoli naturali non se ne trovano, per cui il riassetto del fronte si palesa fin dai primi giorni ben più difficile del pensato ed appare necessario abbandonare assai più terreno che a tutta prima non fosse creduto. Più difficile ancora il ripiegamento perché i russi poco a poco iniziano una crescente pressione manifestand9 alla fine propositi decisamente offensivi e rivelando principi di manovre avvolgenti.

Già ho detto come solo a malincuore il Fiihrer si fosse deciso ad aderire al parere dei Marescialli ordinando la sospensione delle operazioni. Il carattere che la manovra di riassetto del fronte andava ora assumendo e la situazione che talvolta poteva, localmente almeno, apparire critica, non mancavano di accrescere il suo disappunto e di suscitare vivaci recriminazioni, favorite ed eccitate soprattutto dagli ambienti del Partito facenti capo a Himmler. Questi ambienti, nei quali permane un atteggiamento di sospetto verso l'elemento militare, si sono in questa occasione mostrati desiderosi di cogliere il momento propizio per guadagnare terreno nei confronti dell'elemento suddetto.

Si deve molto probabilmente alla crescente insistenza di questi ambienti se, mentre le operazioni per il riassetto del fronte erano in pieno sviluppo e tutti i comandi febbrilmente assorbiti dalle operazioni in corso, il Fiihrer abbia preso, in un momento di particolare irritazione, la grave ed inattesa decisione di revocare il Comandante Supremo dell'esercito, von Brauchitsch, assumendo di persona la carica.

Una ventina di altri comandanti di grandi unità viene in pari tempo esentata dal Comando. Fra essi due Comandanti di gruppi di esercito, von Rundstedt e von Bock. Il primo è sostituito al Comando del fronte sud dal Maresciallo von Reichenau -testé defunto -il quale era alquanto inviso agli ufficiali per il suo ostentato eccessivo attaccamento al Partito.

Il momento in cui si verificava la crisi dell'Alto Comando tedesco era senza dubbio grave: la pressione sovietica andava crescendo al centro; forze russe sbarcarono in Crimea; una offensiva russa si delineava sul fronte di Pietroburgo. Non restava che procedere nella ritirata tentando almeno di salvaguardare i capisaldi necessari per la ripresa primaverile delle operazioni. La grande battaglia, per iniziativa russa e dall'Alto Comando sovietico chiamata battaglia di Smolensk, aveva inizio il 12 gennaio. Strategicamente essa mirava ad accerchiare le forze del settore di Leningrado; a chiudere in una grande sacca fra Rjew e Sukiniki gli eserciti tedeschi del gruppo centrale facendo cadere Smolensk, base

di tutte le operazioni su questo fronte; altre sacche dovevano formarsi più a .;;ud fino al settore di Charkov.

Questa grande battaglia è in corso: né dal suo svolgimento che, per verità, richiede un periodo di tempo ormai molto maggiore di quanto non fosse stato, ancora una volta, fermamente dichiarato, si possono trarre serie previsioni circa la data in cui i tedeschi riusciranno a fermare la controffensiva sovietica ed a stabilizzare il fronte.

Ma si può dire sin d'ora che tale controffensiva sovietica non riuscirà a raggiungere risultati di vasta portata, pur ammettendo tuttavia che, secondo quanto si riconosce negli ambienti dell'Alto Comando germanico, essa sarà riuscita ad alcuni scopi di indubbia importanza strategica.

Anzitutto essa ha inflitto ai tedeschi delle perdite di materiale che possono considerarsi veramente sensibili. Le difficoltà di rifornimenti e di riparazione hanno costretto ,i tedeschi ad abbandonare quantità ingenti di mezzi meccanizzati e corazzati. In secondo luogo la resistenza sovietica ha reso precaria l'utilizzazione da parte tedesca delle basi necessarie per la ripresa primaverile della campagna e cioè i punti di appoggio per l'attacco su Mosca (settore di Mojaisk) e quelli per la grande operazione contro il Caucaso (Rostov e la Crimea).

In base alla constatazione dei due dati di fatto sopraindicati non è dlfficile ora sentire esprimere riservatamente da parte di alcuni alti ufficiali germanici seri dubbi sui risultati di una offensiva capace di giungere alla totale eliminazione del fronte sovietico durante la campagna del 1942. A questa campagna si cerca ora di far partecipare attivamente e con il massimo delle forze possibili tutte le potenze alleate della Germania. Oltre al contingente che vorrà fornire l'Italia e sul quale dopo la magnifica prova fornita sino ad oggi dal nostro Corpo di Spedizione si fa grande assegnamento, s'intende chiedere alla Romania ed all'Ungheria -che già hanno aderito -l'invio del massimo delle loro forze disponibili da raccogliersi mediante la mobilitazione generale.

Per quanto riguarda la Germania, essa sta procedendo attualmente ad un aumento degli sforzi per portare al massimo la propria efficienza bellica.

È noto come il Fiihrer intendesse fare in modo che 11 peso della guerra fosse risentito il meno possibile all'interno del Paese. Per assicurare l'andamento normale delle industrie e della produzione i richiami erano stati dosati e limitati al minimo indispensabile. L'assunzione del Comando Supremo dell'esercito da parte del FUhrer ha provocato l'adozione di criteri del tutto nuovi che impongono l'applicazione della vera e propria guerra totale. Mentre sono stati approntati nuovi programmi di costruzione di armamenti, si è dato inizio ad una larga serie di richiami alle armi che una volta completata --tre milioni di uomini condurrà ad una situazione identica a quella che si sarebbe avuta se all'inizio delle ostilità vi fosse stata la mobilitazione generale.

Di fronte all'attuale situazione militare sul fronte russo, la popolazione germanica nell'interno del Paese attraversa una sensibile crisi morale che, lo si può e lo si deve affermare, è assolutamente sproporzionata alla effettiva portata degli avvenimenti. Hanno a ciò contribuito molte circostanze occasionali, ma concomitanti. Prima fra esse il fatto che, contrariamente a quanto verificatosi durante le precedenti campagne, i soldati germanici molto raramente ed in numero esiguo hanno potuto godere di congedi. Ma quei pochi hanno divulgato nel Paese tali notizie sulle difficoltà. e sulle sofferenze provate, che la eco se ne è tosto diffusa suscitando dovunque la più triste impressione. (E questa è stata la ragione per cui si è voluto evitare, come feci presente in precedente rapporto, che le truppe sostassero nell'interno del Reich per la riorganizzazione). Si aggiunga a ciò il numero sempre crescente di feriti e mutilati sopratutto per congelamento che sono apparsi in circolazione nonché le voci (alcune delle quali effettivamente rispondenti a realtà) di suicidi di soldati che allo spirare del congedo hanno preferito la morte al ritorno in linea.

Tutto questo ha contribuito a creare in mezzo al popolo la leggenda che la guerra contro la Russia sia un fenomeno spaventoso ed apocalittico, una terribile serie di battaglie «dalle quali nessuno tornerà indietro».

Contemporaneamente a ciò una serie di manifestazioni colpiva profonda: mente lo spirito della popolazione germanica.

Anzitutto l'appello per la raccolta della lana e delle pelliccie lanciato al Paese dal Ministro Goebbels il 16 dicembre. Così male equipaggiati sono adunque i nostri soldati? -si è chiesta l'opinione pubblica -che si debba far ricorso agli indumenti privati per riscaldarli? E perché si pensa a ciò soltanto quando l'inverno russo è già tanto avanzato?

La notizia dell'assunzione del Comando dell'esercito da parte del Fiihrer e l'ordine del giorno da lui lanciato in quella occasione; l'appello di Natale, da ultimo la raccolta degli ski e delle scarpe da ski non hanno fatto che aumentare nel Paese il senso di abbattimento e di turbamento.

Mai Natale di guerra è stato trascorso nella Germania in una così cupa e triste atmosfera.

Il pubblico tedesco in sostanza guarda con terrore alla campagna russa di cui non afferra le fasi e sente con vivissima preoccupazione aggravarsi le difficoltà economiche che pesano sulla vita normale. Ma accanto a questi elementi ed in maniera infinitamente più forte ha influito ad abbattere il morale della popolazione un senso di orgoglio ferito, ciò che è tipicamente germanico e prussiano.

La «crisi morale» che sta attraversando il popolo tedesco, per quanto trovi i suoi sfoghi in recriminazioni isolate contro n Partito, è in sostanza più che altro una crisi delle coscienze stesse dei singoli tedeschi vergognosi del fatto che i loro piani di guerra non si siano verificati per una volta con cronometrica esattezza. Crisi adunque senza effettiva importanza per la situazione politica generale, ma che sarà difficile eliminare in modo rapido e completo sia per la « capacità di ripresa >> assai minore in questo popolo che non nel nostro -cavo di acciaio e cavo di canapa, come ha definito il Duce -, sia per n fatto che l'impostazione della propaganda, diretta unicamente a creare un'atmosfera di fiducia sulla enunciazione precisa di date a brevissima scadenza, ha finito per essere gravemente screditata.

L'ora che volge, in Germania, è impregnata di forza drammatica e può essere forse identificata nel seguente concetto. Mentre dominava, nel primo e nel secondo inverno di guerra, l'assoluta certezza nella vittoria, tutta la nazione germanica si sente oggi stretta e insieme sospinta dalla necessità della vittoria.

Al popolo non si promette più nulla, circa la fine del conflitto, e Goebbels ripete la sua formula perentoria: «Non importa il quando, ma il come finirà questa guerra». Alla metà di gennaio, il Ministro della Propaganda dichiarava in Amburgo: «Se vinciamo, abbiamo guadagnato tutto. Se perdiamo, abbiamo perso tutto e anche di più, la nostra stessa esistenza nazionale». Così parlano gli uomini responsabili, questo è l'atteggiamento della stampa che descrive la guerra dura, durissima, e prospetta la decisione senza scampo, definitiva per il bene

o per il male.

È avvenuto, quindi, ciò che doveva avvenire. Per due anni si era cercato, in Germania, di far sentire la guerra, al popolo, il meno possibile. La guerra era un fenomeno lontano, il paese doveva restare tranquillo e sereno, lavorare mentre enormi corpi di spedizione corazzati e motorizzati andavano a debellare, l'un dopo l'altro, i nemici. Poi, dopo ogni campagna fulmineamente vittoriosa, si riaprivano le sale da ballo e i giganti biondi, col nastrino rossonero della croce di ferro sul petto, venivano ad assolvere il loro compito demografico e portavano a casa vini e profumi e calze di seta. Si esagerava, forse, in questa voluta disinvoltura. Come si è passati, ora, all'eccesso opposto. Dal proclama di Capodanno del Filhrer, tutta una serie di misure ha appesantito la vita della nazione e, quanto ai soldati, pochi vengono in licenza dal fronte orientale e un nostro concertista che ha suonato davanti a reduci appena giunti, in Polonia, mi ha descritta l'impressione riportata dai loro volti assorti, dai loro occhi imbambolati, fissi nel vuoto.

I sacrifici che sono oggi chiesti al singolo cittadino si fanno sempre più gravi. La vita si va riducendo, e non tanto lentamente, al minimo comune denominatore. Nei ristoranti non c'è quasi più da bere e già, oltre ai due giorni di pesce, sono stati introdotti i due giorni in cui è obbligatoria la pietanza unica di tipo militare. Un provvedimento che ha molto colpito la gente è quello che rende pressoché impossibili le ferie, con le restrizioni per il soggiorno nei luoghi di villeggiatura, e con la proibizione, praticamente, di sciare.

La-consegna degli indumenti di lana ha dato tuttavia la prova di come la nazione intera si renda conto dell'obbligo morale di concorrere con ogni contributo possibile a fornire i mezzi per la continuazione della guerra. Tutti si son tolti non solo il superfluo ma anche una parte del corredo d'uso, con un sacrificio tanto più apprezzabile in quanto non sarà possibile rimpiazzare gli indumenti offerti, durante la guerra.

Le notizie allarmanti diffuse dalla propaganda straniera sulla situazione interna, in Germania, sono dunque assolutamente esagerate. Devo anzi dire come mi sembri di scorgere, dopo lo scoraggiamento prodotto dall'indietreggiamento sul fronte orientale, farsi strada un nuovo sentimento di solidarietà e di tenacia. È una solidarietà cupa, la quale rifugge da ogni ostentazione e da ogni manifestazione di massa, è una tenacia disincantata da ogni illusione. Si parla sempre meno, anche sulla stampa, dell'ordine nuovo e dei suoi problemi, e anche se si dà tanto spazio allo slancio giapponese, l'interesse del pubblico poco segue questi eventi lontani e si accentra sulla situazione tedesca. Di essa si parla senza eccessive speranze. L'uomo della strada fa un ragionamento molto semplice: più la guerra è l unga, più per noi è difficile, più si allontana la fine, più incerta è la vittoria.

Come ho più sopra detto, è difficile fare previsioni sullo svolgimento delle attuali operazioni che -da sottolineare ancora una volta -non hanno oramai nel momento attuale e nel quadro generale della situazione una particolare specifica importanza militare in quanto implichino perdite di territorio.

Si possono invece porre alcuni interrogativi. Potrà la Germania nella prossima primavera riprendere con successo l'offensiva in modo da inferire all'avversario un colpo veramente mortale? Qui si sostiene, nel modo più preciso, di sì. E ci si ricovera, anzi, in questa assoluta certezza come per consolarsi delle attuali disgrazie.

Per verità, la preparazione procede con ritmo particolarmente intenso: e tutte le attività sono indirizzate a questo unico scopo. Devo dire che mai come in questo momento ho constatato una così unanime e decisa volontà di resistenza e di fare un blocco unico di forze per abbattere il nemico russo o, almeno, per immobilizzarlo onde renderlo inoffensivo. Su questa necessità assoluta, resa più persuasiva ed operante dal terrore che qui si ha circa la possibilità e le disastrose conseguenze di una qualunque sopravvivenza della Russia sovietica, tutti sono d'accordo.

A questo proposito si sta lavorando per ottenere di allargare e rendere sempre più solidale il fronte europeo, chiamando a raccolta quanto più è possibile di forze alleate. Per ciò ottenere credo che i governanti tedeschi si siano resi convinti della opportunità di smobilitare la pressione fin qui da essi esercitata nelle zone occupate e di creare una più adatta atmosfera di stendimento che renda possibile una più efficace collaborazione. Ritengo che i provvedimenti recenti nel Protettorato, dove Heydrich ha costituito un Governo normale considerando così chiuso il ciclo della sua attività .di carattere straordinario, costituiscano un .indice di un nuovo orientamento della politica tedesca nei confronti delle zone occupate.

Tutto ciò può avere una importanza molto notevole ai fini della condotta e dei risultati della guerra, che ha ormai completamente spostato il suo obiettivo dall'Inghilterra verso la Russia.

Ma, ed ecco il secondo interrogativo, la Russia non avrà intanto la possibilità di riorganizzarsi alla sua volta nel settore militare ed in quello industriale? Qui lo si nega in modo preciso; aggiungendo che oramai le unità sovietiche sono costituite da elementi eterogenei e che almeno il 60 % dell'industria sovietica è stata distrutta.

Non ho elementi per valutare la fondatezza di tali assicurazioni. Posso solamente rilevare che durante questi ultimi mesi a me -anche a me personalmente -sono state fatte replicatamente e formalmente assicurazioni ispirate sempre alla più rosea e dogmatica delle certezze, mentre poi gli avvenimenti si sono svolti molto diversamente.

Nella situazione che ho più sopra illustrata, l'Italia viene a trovarsi in posizione di particolare privilegio; nel senso che sono unanimi i riconoscimenti per il valore delle nostre truppe e per la fondamentale compattezza del nostro popolo a cui il Duce ha insegnato a non esaltarsi nei momenti di fortuna e a non deprimersi nelle vicende contrarie Cl).

(l) Il contenuto di questo telegramma fu comunicato all'Ambasciata a Tokio (T. 2503/57

(2) -Vedi D. 33, nota 3. (3) -Parola illeglblle poiché il documento è assai deteriorato.

(l) Il presente documento reca Il visto di Mussollnl.

189

IL PLENIPOTENZIARIO POLITICO A PARIGI, BUTI, AL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA

L. P. Parigi, 21 gennaio 1942 (1).

Ho fatto fare -arrivando -un telegramma Stejani, come inteso, circa il mio arrivo a Parigi e l'accoglienza ricevuta. Lo allego ad ogni buon fine (2).

Molto notata la presenza alla stazione del Generale Stiilpnagel, Comandante delle truppe d'occupazione e del suo Capo di Stato Maggiore. I tedeschi hanno voluto dare molto rilievo all'arrivo e far mostra di grande cortesia. Erano presenti infatti, oltre Stiilpnagel e Schleier, anche i più alti funzionari dell'Ambasciata e, in assenza del Comandante della Piazza di Parigi Generale Schaumburg, un alto ufficiale in sua rappresentanza. Questa manifestazione di cortesia rientra in tutto un assieme di speciali attenzioni che da un mese circa i tedeschi usano verso il Consolato e tutto quello che è italiano.

Di autorità francesi, erano alla stazione i rappresentanti dell'Ammiraglio Darlan e dell'Ambasciatore de Brinon.

Sui giornali la cronaca dell'arrivo piuttosto ampia. Nessun commento.

In giornata ho fatto visita a Schleier. Ampie dichiarazioni di soddisfazione per il mio arrivo e assicurazioni di collaborazione. Schleier non viene dai ranghi. È un importante uomo d'affari di Amburgo. Cellulosa. Il numero tre dell'Ambasciata, Achenbach, è invece un Consigliere d'Ambasciata di carriera. Il personale dell'Ambasciata è abbondante.

Poiché nel pomeriggio del 19 Stiilpnagel doveva assentarsi da Parigi, gli ho fatto visita il giorno successivo. Anche da parte sua molta cordialità ecc. Di media statura, segaligno, molto militare e molto prussiano nella voce e nei modi, è l'uomo più odiato a Parigi. Le fucilazioni degli ostaggi, gli ordini di coprifuoco ecc. portano la sua firma. Nella conversazione a quattr'occhi appare umano e cordiale.

Tanto con Schleier che con Sti.ilpnagel, ho avuto un breve e generico scambio di vedute. Schleier ha tenuto a rilevare che nell'animo dei francesi si farebbe sempre più strada l'idea di una partecipazione della Francia alla costruzione della nuova Europa; mentre Stiilpnagel ha per conto suo messo in evidenza come l'atteggiamento francese risenta delle vicende militari dell'Asse.

Nella mattinata del 19 ho ricevuto gli esponenti della collettività italiana: prima' i rappresentanti del Fascio, poi quelli dei combattenti, delle Associazioni economiche, delle Scuole ecc.

Il 20 ho visitato il Consolato Generale, il Fascio, l'Associazione Combattenti, l'Associazione Mutilati, l'Opera Nazionale Invalidi di Guerra e l'Ambulatorio. Nella Casa del Fascio, ho deposto un mazzo di fiori dinanzi alla stele di Bonservizi e uno dinanzi alla lapide dei Fascisti Caduti in Francia. Sono stato in tutti gli Uffici e ho scambiato un saluto con tutti. Ottima impressione. Molto ordine. Disciplina. Affiatamento. Morale e fede elevati.

Da parte di tutti gli italiani, marcata soddisfazione perché l'Italia è nuovamente rappresentata a Parigi.

Orlandini, Anfuso e tutti i Funzionari, molto bene.

Questa, la cronaca dei primi due giorni.

Aspetto ora di conoscere l'esito che avrà avuto la comunicazione fatta per Zoppi (1).

(l) -Protocollata In arrivo Il 5 febbraio, ma pervenuta molto prima: vedi D. 203. (2) -Non pubblicato.
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L'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 602/49 R. Tokio, 22 gennaio 1942, ore 6,35 (per. ore 2,10 del 23).

Resistenza opposta da Darlan alle sollecitazioni Ambasciatore del Giappone Vichy per il riconoscimento del Governo Nanchino ha notevolmente aumentato diffidenza Tokio verso ambiguità politica francese nei riguardi popoli asiatici. Resistenza sarebbe stata infatti motivata al momento pericoloso di una reazione armata di Chang-Kai-Shek in Indocina in un momento in cui truppe giapponesi sono impegnate nel Siam ed in Malesia. Tale motivazione è apparsa di qualche debolezza, dato che terreno montagnoso dal quale presumibilmente forze Chungking dovrebbero calare in Indocina offre difesa naturale sufficientemente assicurata da truppe colà disponibili. Sembra tuttavia che a Tokio si attenda, prima di prendere risoluta posizione nella questione di fronte Vichy, che siano terminate colla occupazione di Rangoon operazioni militari in Birmania attualmente in pieno sviluppo. Dato che [occupazione] Rangoon e sua pianura costituirà caposaldo eccezionale importanza in mano Giappone per future operazioni verso il sud e disimpegnerà notevolmente parte delle forze nipponiche, è da prevedere che chiarimento situazione Indocina venga posto con qualche energia sul tappeto da parte di Tokio in un prossimo avvenire.

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IL MINISTRO A KABUL, QUARONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. s. N. D. 712/27 R. Kabul, 22 gennaio 1942, ore 15,10 (per. il 23).

Vostro 11 (l) ultima parte.

Ragione prima nervosismo Afganistan è situazione Chung King e India su cui riferirò più ampiamente. Primo Ministro si rende conto che in questo momento sarebbe relativamente facile provocare sollevamento che trascinerebbe fatalmente Afghanistan: crede che abbiamo mezzo per farlo e vuole metterei nell'impossibilità di nuocere.

In secondo luogo conta con atteggiamento favorevole verso l'Inghilterra -non meno nervosa circa frontiera -ottenere concessioni economiche: se la

grande maggioranza paese risente poco pressione economica inglese essa incide invece profondamente sulla tasca della cricca dirigente; secondo informazioni da fonte bene informata risulta che possibilità contro-partite economiche contro buona condotta Governo Afghanistan sarebbe stata tema principale conversazioni avute qui da funzionario inglese di cui al mio telegramma 688 (1).

Oltre a ciò primo Ministro è fermamente deciso evitare con concessioni, sia pure aspramente negoziate, crisi con gli inglesi. Decisione Assemblea gli ha legato le mani, vuole profittare orientamento opposizione (mio telegramma suddetto) per riprendere gradualmente sua libertà d'azione.

In realtà oggi Inghilterra, data situazione militare e politica in India, è impotente di fronte Afghanistan: come Primo Ministro non lo veda non so,

o è cretino o è venduto.

Processo seguito da lui tende creare situazione interna tale da permettergli, se necessario, di arrivare ad un accordo tipo Iran: via da percorrere è ancora lunga e può essere non facile; direzione è indubbiamente quella.

Concordo perfettamente con la necessità tenersi maniera dolce, tenendo presente però che Primo Ministro non vuole né può rompere apertamente con noi; possiamo quindi permetterei anche a ragion veduta qualche libertà d'azione e di linguaggio.

D'altra parte abbiamo possibilità ritardare questo processo lavorando per linee interne. Della opposizione su menzionata (Ministro della Guerra, Dsud) faccio poco conto: in ogni modo è gente su cui poco potrò influire. Elementi su cui posso contare per ritardare, se non rovesciare, processo slittamento sono:

0 ) Fachiro che ha anche grande influenza interna in Afghanistan; 2°) noto amico e suoi aderenti;

3°) Fazl Ornar che dopo recente morte del Naqib Sahib (cugino di Rashid Alì, di cui al telegramma di V. E. n. 110 (l) e noto agente inglese) è rimasto capo indiscusso del clero afghano.

Fachiro è nostro alleato sincero, è fidato pronto ad ogni momento a fare per noi quello che desideriamo nella misura sue possibilità. Secondo e terzo sono elementi più incerti: loro collaudo dipende per il 50% dall'impressione che qui si ha sulla situazione generale Asse, e per il resto dai mezzi che vogliamo mettere a disposizione loro. Quello che si può fare con loro V. E. lo avete visto in occasione Grande Assemblea.

Inglesi continuano profondere milioni noi niente e questo scoraggia nostri amici. Ne deducono che noi non ci interessiamo dell'Afghanistan e che quindi non vale la pena giuocare carta Asse.

Se V. E. mi dà mezzi adeguati garantisco tenere a bada inglesi e Primo Ministro per molto e molto tempo almeno: se non me ne date farò lo stesso mio possibile ma debbo ripetere che posso fare ben poco (mio telegramma 653) (4).

Se oggi [interessa] Afghanistan, in questo caso posso far proposte concrete.

Qualora credeste intendervi sull'argomento con Berlino vi informo riservatamente che anche per persone di cui ai punti 2 e 3 contatti sono esclusivamente in mia mano.

192.

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. S. S. N. Berlino, 22 gennaio 1942.

Ho l'onore di riferire a V. E., facendo seguito al mio telegramma odierno (1), sulle conversazioni avute con l'Obergruppenfuehrer Sepp Dietrich, generale delle SS. Voi ricordate certamente quest'uomo rude, tarchiato, vigoroso, che prima della guerra stava sempre accanto al Fuehrer e che lo accompagnava in tutti i suoi viaggi. Ora egli comanda, sul Fronte orientale, la divisione formata dalle guardie nere di Hitler, i militi SS della Leibstandarte. È venuto qualche giorno in licenza per condurre in moglie, in seconde nozze, una giovane donna, e ha accettato con lei un invito che gli avevo rivolto per mezzo di Guenther d'Alquen, capo dei corrispondenti di guerra delle SS.

La divisione della Leibstandarte è impegnata nel settore Sud, non lontano dal nostro Corpo di Spedizione, e Dietrich mi ha detto come egli e i suoi uomini conoscano non soltanto il valore dei nostri soldati, ma ne ammirino in modo particolare la forza di resistenza, nel rigidissimo clima così diverso da quello natale. «Noi dovremmo esservi più assuefatti -egli ha aggiunto ma anche per noi non è facile sopportarlo, soprattutto con quel vento gelato della steppa che taglia la faccia. Qualche volta mi capita, laggiù, di ricordare l'Italia e il suo sole caldo. Io l'ho percorsa tutta, a piedi, trent'anni fa. Venivo dalla Svizzera, che non mi piaceva, e ho camminato da Milano a Napoli, buttandomi sui carri quando ero stanco e dormendo, la notte, nelle case dei contadini. Buona gente. Quella ... passeggiata durò nove mesi».

«Spero che ci potrete tornare presto, in Italia, quando avrete finito di combattere».

«Allora non certo quest'anno -mi ha risposto con un gesto vago -al più presto, nel 1943. Prima bisogna farla finita con questi Russi. E bisogna che tendiamo tutte le forze, appena ricomincerà la buona stagione. Non soltanto noi, ma tutta l'Europa».

«Quando credete che potranno ricominciare le operazioni offensive in grande stile?».

«In giugno. Al principio di giugno, almeno nel Sud. E si può agire fino all'ottobre. Poi, l'esperienza ci ha insegnato che conviene meglio fermarsi e organizzarsi bene per l'inverno, in modo da risparmiare sacrifici eccessivi ai soldati. Perché la nostra difficoltà quasi insormontabile, nella stagione fredda, è quella dei trasporti. Vedete, quel po' di terreno che hanno guadagnato i Russi nel settore centrale, in questi giorni, non l'avrebbero potuto occupare se le divisioni che avevamo richiamate dalla Francia fossero arrivate sul posto

17 -Documenti diplomatici -Serle JX -Vol. Vlll

uel tempo previsto. Del resto, non importa che i Russi vengano avanti per qualche chilometro. Ciò non costituisce per noi un pericolo, e per loro aggravia i rifornimenti».

«Credete che abbiano ancora molto materiale?».

<<Difficile fare i calcoli, ma io giudico dal mio settore, dove sono schierate contro di noi trenta batterie. È un buon numero, e certo possono contare ancora su migliaia di aeroplani e di carri armati».

A questo punto il generale ha incominciato a descrivere i metodi di guerra del soldato russo. Non ha detto cose assolutamente nuove, e pure era interessante ascoltarle da lui. «Avanzano a ondate,-egli ha detto,-lasciandosi falciare dalle mitragliatrici. Quando si crede che l'attacco sia finito, altri ne rispuntano. Hanno un assoluto disprezzo della morte e a una furia quasi selvaggià accoppiano una buona conoscenza tecnica delle armi, in parte anche istintiva, ma in parte frutto di una semplice quanto rapida istruzione ».

«Cosi, sanno manovrare con grande velocità i carri armati -ha continuato Dietrich -Ne hanno solo due tipi, e imparato evidentemente a guidarli alla brava. Li avventano senza riguardi per il motore. Io non credo che facciano riparazioni. Quando c'è un guasto, piantano la macchina li. Poi, son buoni tiratori. Sparano mirando bene come noi e, forse, anche più lontano. Su di noi hanno anche un vantaggio. Sono nachtkaempjer, combattenti notturni, mentre i nostri soldati sono abituati con il sistema di guerra europeo, durante la notte cessano più o meno di combattere >>.

<< E gli ufficiali? ».

«Buoni. Bisogna, in questo, far tanto di cappello a Stalin. Non soltanto egli è riuscito a costruire un potentissimo apparato mHitare, ma anche a circondarsi d'uno straordinario prestigio di capo. Abbiamo fatto prigioniero un ufficiale, una volta, e gli abbiamo chiesto se mai avesse veduto Stalin. Ci ha guardato sorpreso e ci ha risposto: «Come avrei potuto vederlo io, piccolo uomo?». Era un giovane, appena uscito dall'Accademia di guerra>>.

<<Che percentuale credete vi sia, in Russia, di comunisti? >>.

«Ma l'ottanta per cento, o tutti. se volete. Di rivoluzioni interne anticomuniste non è certo il caso di parlare. Vi è solidarietà e la gente non sta peggio di prima. Il contadino è povero, ma possiede il suo piccolo podere, la sua mucca. Hanno molti bambini. In case di campagna abbiamo trovato dieci

o dodici bambini in ogni famiglia. E li tengono anche bene. Le scuole sono allogate in edifici moderni e, dai libri che abbiamo rinvenuto, si deve dedurre che l'educazione fosse curata bene. I libri di tedesco, per esempio, erano ottimi. Sapete, imparano il tedesco fin dalla quinta classe elementare. Ora è evidente che il comunismo ha elevato il livello medio di cultura, e ha dato a quelle masse una coscienza politica. I nostri regimi, Fascismo, Nazionalsocialismo, Comunimo, hanno tutti un sistema di educazione analogo, nel senso che essa è insieme politica e militare. Operata su enormi quantità, in Russia, ha prodotto il fenomeno cui stiamo assistendo e che dobbiamo abbattere fino alle radici».

Ho obbiettato che se così è, se cioè i soldati bolscevichi vanno a combattere convinti della necessità di difendere non soltanto la loro patria, la loro terra, ma anche il loro regime, non dovrebbero esservi allora nelle file militari i commissari politici, per incitarli. È intervenuto a questo punto nella conversa

zione Guenther d' Alquen, il quale ha ossct vato che << anche nelle divisioni tedesche vi sono i cappellani>>. Il paragone non calzava del tutto, ma d'Alquen aggiungeva cne questi commissari sono appunto come i sacerdoti di una religione che hanno i Russi, il comunismo, i servi del loro Dio, che è Stalin e che, del resto, i commissari si battono in modo esemplare, marciano in testa e trascinano i compagni.

Il generale delle SS., riprendendo il discorso, ha voluto mettere in risalto da parte sua come coloro che più sono pervasi di un ideale politico, con più ardore e convinzione insieme sanno combattere, e dall'accenno di d'Alquen ai commissari politioi è passato a esaltare le gesta dei suoi militi i quali, in proporzione, hanno avuto successi maggiori di quelli degli altri reparti.

«Ho avuto l'onore di presentare i miei uomini al Duce, la prima volta che è venuto in Germania -ha detto Dietrich -e so che li ha molto ammirati. Allora si esigeva, per il reclutamento di volontari nella Leibstandarte, un'altezza minima di un metro e ottanta. Il primo plotone era formato di ragazzi superiori a due metri. Adesso, in guerra, questi ultimi non san più conservati. Magnifici ragazzi, i miei. E a Rostow molti sono stati sacrificati. Ho perduto ottomila uomini, circa la metà della mia divisione. Morti, feriti, prigionieri. Alcuni li abbiamo ritrovati in condizioni inenarrabili. I bolscevichi avevano strappato loro gli occhi, recise le mani. Essi uccidono i prigionieri dopo averli torturati. Noi non conosciamo queste crudeltà. Ma prigionieri, naturalmente, ne facciamo pochi: i nemici che si catturano vengono uccisi. Certo che la guerra è dura e durissima, certo che molti vi lasciano la vita. Ma ogni giorno vengono al mondo nuovi uomini, il nostro impulso demografico è grande. L'ha detto Mussolini, in un raduno popolare: <<Le conquiste si fanno col c ... (sic) » e la patria richiede molti, molti figli. Mi arriveranno tra poco, al fronte, i nuovi scaglioni per colmare i vuoti prodottisi nelle file della Leibstandarte. Sono giovani per cui l'istruzione militare dura quattordici settimane.».

Il generale ha poi espresso H suo grande compiacimento per avere il Fuehrer assunto personalmente il comando dell'esercito. Da certe sfumature del discorso ho potuto capire non essere, il comandante SS., completamente d'accordo con qualche sistema finora seguito, pur avendo egli evitato di approfondire il tema. Dietrich ha rivendicato il suo diritto chl «poter parlare al Fuehrer personalmente e con franchezza, al momento buono». Egli ha esposto anche qualche concetto strategico sulle operazioni che dovrebbero assicurare rapidamente la conquista del Caucaso, nella prossima estate. Quanto al numero delle divisioni tedesche schierate su tutto il fronte, il generale lo ha calcolato di circa 180, cui si opporrebbero 150 divisioni nemiche.

Prima di congedarsi, l'Obergruppenfuehrer, avendo appreso che ero in partenza per l'Italia, mi ha pregato di portare i suoi saluti al Duce. <<Egli mi conosce personalmente -ha aggiunto -e una volta mi ha detto che abbiamo combattuto proprio uno di fronte all'altro, nel 1917, sul Tagliamento ».

Sepp Dietrich aveva parlato con me pi.ù di un'ora, la sua esposizione sincera di cose viste e di impressioni direttamente riportate contrastava con l'abituale riservatezza di questi ambienti. Egli è un uomo rozzo e aperto «violento ma non mai ingiusto», come mi diceva d'Alquen, e per ciò adorato dai suoi militi (1).

(l) -Il presente documento reca il visto di Mussolinl. (2) -Vedi D. 164. (l) -Non pubblicato. (2) -Vedi serle IX, vol. VII, D. 766.

(l) Non pubblicato. Si tratta del T. 593/119 r. che però è datato 23 gennaio 1942, ore 14,30.

(l) Il prPsente documento reca Il visto di Mussolinl.

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IL DELEGATO A LIONE DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, CONFALONIERI, AL PLENIPOTENZIARIO POLITICO A PARIGI, BUTI

L. R. 573. Lione, 22 gennaio 1942.

Mi onoro trasmettere qui unito un brevissimo cenno sulle origini e sulle attività dell'Organismo di Controllo per l'esecuzione dell'art. XXI della Convenzione di Armistizio, dalla sua istituzione a tutt'oggi 0). Naturalmente ho menzionato solo l'attività «tecnica » dell'Organismo.

Come è noto a V. E. ho, durante lo stesso periodo di tempo, mantenuto contatti ufficiosi col Governo di Vichy ed ho regolarmente riferito al R. Ministero ed alla Commissione di Armistizio in merito alla politica estera ed alla situazione interna francese.

Per quanto riguarda i contatti ufficiosi essi sono stati intrattenuti principalmente con il Capo della Segreteria particolare del Maresciallo, Dott. Ménétrel e col Segretario Generale del Ministero degLi Affari ESTERI, Ambasciatore Rochat. A tali contatti ero stato autorizzato dal Capo di Gabinetto, ministro Anfuso, e di essi ne era a conoscen~a il Presidente della Commissione Italiana di Armistizio, generale Vacca Magg1iolini.

Ménétrel mi incontrava periodicamente, e ritengo essere forse di qualche utilità che io riassuma ora per notizia di V. E. la materia di quegli incontri in cui furono trattati argomenti di particolare rilievo:

1° -Apertura di Ménétrel a nome del Maresciallo per conoscere l'entità delle rivendicazioni italiane (3 maggio 1941). Ricevuto dal ministro Anfuso un pro-memoria sull'argomento in data 14 maggio 1941, ne feci avere conoscenza (26 maggio 1941) a Ménétrel il quale in data 2 giugno 1941 (2) mi disse che: «Circa le richieste italiane il Maresciallo desiderava che gli fosse lasciato un sufficiente termine per determinare nell'opinione pubbLica una atmosfera favorevole all'esame delle richieste stesse. Il mio interlocutore aveva aggiunto che per preparare tale atmosfera il Maresciallo gli aveva dato istruzioni di mantenere con me dei contatti allo scopo di r<isolvere verbalmente e con immediatezza le divergenze correnti».

Il dott. Ménétrei mi dichiarò inoltre in quella occasione « che per fornire intanto una prova tangibile delle intenzioni del Capo dello Stato si teneva sempre a mia disposizione per dare tutti i chiarimenti che noi avremmo ritenuti necessari sull'atteggiamento di Vichy anche in materia di politica interna».

2° -Passo svolto da Ménétrel per conoscere se da parte italiana non vi erano difficoltà ad un viaggio del Maresciallo in Savoia Ca San Giovanni di Moriana -16 settembre 1941 -per incarico del Presidente della C.I.A.F. feci le comunicazioni prescrittemi dal Ministero).

(2} Vedi serle IX, vol. VII, D. 207.

20-t

3° -Sondaggio fatto fare a Ménétrel dal Maresciallo unitamente all'ammiraglio Darlan il 23 settembre 1941 (l) circa la possibilità di un incontro tra il conte Ciano e Darlan in Italia o di un viaggio del ministro Anfuso in Francia. Nel novembre mi fu sollecitata una risposta ed in occasione dei funerali del generale Huntzinger sia il Maresciallo che l'ammiraglio Darlan espressero nuovamente all'Ecc. Vacca Maggiolini tale desiderio che sboccò poi ne;l colloquio di Torino.

Oltre ai contatti periodici in questione parecchie volte con lettere personali ho usato come tramite il dott. M~nétrel per attirare l'attenzione del Capo dello Stato su questioni di particolare interesse concernenti i rapporti armistiziali tra i due Paesi.

Anche Rochat dimostrò sempre della sollecitudine per i rapporti itala-francesi e colse poi l'occasione della nostra visita a Vichy per i funerali del generale Huntzinger per prendere una posizione personale a favore di un riavvicinamento fra i due paesi. Riferii al Ministero in data 16 novembre 1941 le dichiarazioni fattemi dal predetto (2).

Rochat era allora Ministro Plenipotenziario, Direttore degli Affari Politici e reggente il Segretariato Generale; subito dopo l'incontro di Torino egli, che è qui considerato il tecnico delle questioni italiane, è stato promosso Ambasciatore e nominato Segretario Generale del Mtnistero degli Affari ESTERI, quasi a marcare il nuovo svolto politico originato dal colloquio dell'Ecc. il conte Ciano con il Vice Presidente del Consiglio francese. Rochat a tutt'oggi non ha mai partecipato invece ad alcun incontro franco-germanico.

Inoltre in qualità di rappresentante del Ministero degli Affari Esteri presso l'Organismo vi è il signor Luigi Mathon, persona di netti sentimenti filo-italiani, con moglie italiana nipote del Senatore Orlando, non di carriera ed avente grossi interessi a Livorno. Tale incarico gli è stato affidato per intervento del dottor Ménétrel che lo considera suo fiduciario.

(l) Non pubbllcato.

194

IL CAPO DEL GOVERNO, MUSSOLINI, AL CANCELLIERE DEL REICH, HITLER

L. P. (3). Roma, 23 gennaio 1942 (4).

Mentre stavo completando la redazione di una lettera di risposta alla Vostra del 29 dicembre u.s. (5), vengo informato che il Reichsmarschall ha progettato un viaggio a Roma e prima della fine del mese (6).

Mi si dice che egli mi riferirà sulla situazione e sulle Vostre Idee al riguardo. Ma nell'attesa desidero, Ftihrer, dirVi quanto segue:

a) Vi ringrazio della Vostra lettera e di quanto in essa mi dite;

b) la rettifica delle Vostre posizioni in Russia è perfettamente compresa e giustificata in Italia dove, malgrado il bombardamento della propaganda nemica, non si ha alcun dubbio circa l'esito della campagna sul fronte orientale;

c) Vi confermo che le Divisioni italiane per il fronte russo sono in via di preparazione; bisogna risolvere soltanto il problema dei trasporti e in tempo utile in modo che la massa delle Divisioni italiane sia sul posto al momento della ripresa offensiva;

d) siamo riusciti a far arrivare in Libia due convogli che hanno migliorato la situazione. Il Generale Rommel Vi avrà riferito che la Stimmung delle truppe è ottima. Anche qui è una questione di trasporti e quindi di nafta. Sotto questo riguardo l'incontro Riccardi-Raeder (l) è stato molto importante, ma nonostante le assicurazioni anche personali di Antonescu dalla Romania nafta ne arriva poco o niente.

Mi riprometto, Fiihrer, di trattare proficuamente col Reichsmareschall le questioni più interessanti del momento. Vi prego, Fiihrer, di accogliere i miei più cordiali saluti e di credere al mio immutabile cameratismo.

(l) -Vedi serie IX, vol. VII, D. 585. (2) -Vedi serie IX, vol. VII, DD. 762, 813. (3) -Minuta autografa. (4) -Questo messaggio fu trasmesso con T.s.n.d. 2629/97 p.r. del 23 gennaio 1942, ore 12,45, non pubblicato, all'Ambasciatore a Berlino con istruzioni di farlo pervenire subito ad Hitler. L'Ambasciatore assicurò (T. s.n.d. 2349/121 p.r. delle 14,20) di averlo recapitato al sottosegretario von Weizstlcker che ne avrebbe curato l'Immediato inoltro al Quartier Generale del FUhrer. (5) -Vedi D. 80. (6) -Vedi D. 211.
195

IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO, AMBROSIO, AL CAPO DI STATO MAGGIORE GENERALE, CAVALLERO

R. s. 1141. ..., 23 gennaio 1942.

Da qualche tempo l'attività politica croata, nei territori della 2" e 3a zona, ha assunto aspetti che è bene considerare nei loro possibili sviluppi.

In precedenti relazioni è stato segnalato che gli orientamenti del Governo croato evolvevano lentamente, ma sicuramente, verso la decisa ostilità nei nostri confronti: si è difatti accennato, che delle due tendenze determinatesi fra gli uomini al potere, la germanofila del Maresciallo Kvaternik e la debole italofilia del Poglavnik, avrebbe finito col prevalere la prima.

Le previsioni vanno via via prendendo corpo. Fra le mille oscillazioni ed i tentennamenti del Governo croato, incerto e manchevole in tutte le espressioni della sua politica, un solo punto v'è fermo: la crescente avversione all'Italia e l'aspirazione altrettanto ferma a sottrarre al nostro controllo i territori da noi occupati.

I segni esteriori traspaiono da tutto un complesso di atti e di manifestazioni, che vanno dalle più alte personalità agli organi politico-amministrativi della periferia.

È risaputo che la italofilia del Poglavnik si è di molto intiepidita; egli, posto di fronte alla invadente intraprendenza del Maresciallo Kvaternik ed alle voci che designano quest'ultimo come suo probabile successore, non è improbabile che soggiaccia al di lui orientamento politico. Comunque risulta positivamente che egli ha chiesto in modo esplicito, se non lo sgombero, almeno la limitazione dei poteri dell'autorità italiana sulla za zona.

La richiesta, motivata unicamente da ragioni di prestigio, in quanto i poteri italiani ledono il principio di sovranità dello Stato «amico ed alleato», poggia su tutta una serie di argomentazioni che alterano, capovolgendola, la realtà dei fatti. Basti, ad esempio, questa: il territorio da noi occupato sarebbe in pieno fermento, in quanto la politica di pacificazione da noi perseguita avrebbe impedito alla sovrana potestà croato-ustascia di assicurarvi l'ordine ed il pacifico svolgersi della vita interna.

Smentita più chiara a simile asserzione non può venire che dal ricordo ancora vivo delle atrocità compiute nei predetti ,territori dal regime ustascia sino alla data del bando del 7 settembre 1941 del Comando della 2a Armata. Basta inoltre confrontare la situazione odierna della Croazia non occupata da noi con quella della 2a e 3" zona. Mentre in tutto il paese, compresa la capitale, la rivolta va travolgendo la stessa idea dell'unità statale ed intacca nella loro essenza gli organi che, come l'esercito, ne dovrebbero essere i naturali tutori, nei territori da noi occupati, nonostante sporadiche convulsioni, la vita si svolge normale ed attiva.

Del pensiero dell'immediato collaboratore del Poglavnik, il Maresciallo Kvaternik, è superfluo il trattare. Rimasto austriaco al 100%, egli impronta tutta la sua attività politica alla mentalità dell'esercito absburgico del 1914. Enumerare le manifestazioni di una tale mentalità preconcetta mi porterebbe oltre i limiti in cui mi propongo di contenere queste mie segnalazioni. Una sola circostanza basta a caratterizzare lo stato di fatto. La nota recente operazione progettata per la totale occupazione della Croazia è fallità; ed il fallimento è certamente dovuto agli intrighi del Maresciallo Kvaternik col Generale Glaise Horstenau, capo della Missione Militare Tedesca a Zagabria. Si ha invece la operazione tedesca già in corso su Sarajevo, cui al modesto nostro concorso dovuto a difficoltà ambientali ed alle truppe ancora in arrivo, si è affiancato quello effimero croato, col risultato pratico dell'accrescimento del prestigio germanico, e dell'aggravarsi della nostra situazione militare ai margini della linea di demarcazione, per il rifluirvi delle masse ribelli che si sottrarranno all'attacco tedesco.

Data la mentalità dei capi, e prevalendo quella del Maresciallo Kvaternik, l'azione politica degli uomini più rappresentativi del Governo e degli organi politico-amministrativi che ne dipendono è tutta orientata verso l'ostilità preconcetta nei nostri riguardi e si attua attraverso opera ostruzionistica, subdola e doppia, intesa, comunque, a crearci delle difficoltà, a menomare il nostro prestigio.

Caratteristica a questo riguardo la sistematica inadempienza ai patti ed agli accordi intervenuti.

Tralascio dal considerare quella programmatica agli accordi di carattere economico, intervenuti ad Abbazia per disciplinare i rifornimenti delle truppe d'occupazione e delle popolazioni dei territori annessi della Dalmazia e del Fiumano (1). Vi sono indubbiamente delle difficoltà, in gran parte dovute a difetto di organizzazione, ad errata valutazione delle effettive possibilità e ad imponderabili di cui non si poteva tener conto al momento della stipulazione dei patti. Comunque, è certo che, mentre a noi si fanno difficoltà, per il regolare afflusso dei rifornimenti, vagoni e vagoni di merci, di granaglie, di grassi, ecc. migrano quotidianamente verso la Germania.

Più evidenti risultano le inadempienze ai patti che statuivano l'indirizzo politico-amministrativo da instaurarsi nei territori della 2• zona.

La pacificazione da conseguirsi all'interno era uno dei capisaldi degli accordi di Abbazia e presupponeva, insieme con l'equo trattamento verso le popolazioni serbo-ortodosse della 2• zona, il rifornirle di viveri, il reintegrarle nei beni, negli averi e negli incarichi.

Non diverso scopo implicava il recpnte bando del ministro degli interni Artukovic emanato il 25 dicembre u.s. con l'avallo di un proclama del comando 2• Armata. In quest'ultimo bando, anzi, si faceva esplicito cenno di una amnistia penale e patrimoniale da largire a tutti coloro che comunque fossero incorsi in reati di natura politica nel recente passato, e tornassero ai loro villaggi entro un periodo di trenta giorni.

La reintegrazione nei beni e negli averi dei serbi -ortodossi, come pure la loro riassunzione negli uffici pubblici, già concordate, non sono avvenute che parzialmente, e per intervento dei comandi italiani interessati per territorio. Nella pluralità dei casi sono state negate sotto speciosi pretesti di carattere giuridico.

Analogamente è mancato il regolare rifornimento di viveri, di medicinall e di assistenza in genere alle popolazioni. E ciò è stato giustificato: o da indisponibilità momentanea di generi, che non senza intenzioni viene attribuita ai rifornimenti dovuti alle truppe occupanti, o come giusta rappresaglia contro popolazioni che non si dimostrano ossequienti agli ordini dello Stato.

Naturalmente si è reagito, riuscendo ad ottenere la dovuta assistenza alle popolazioni, ma non senza fatica ed attriti che perdurano e richiedono interventi fermi e decisi nonché vigilanza costante.

Il chiesto allontanamento degli ustascia è avvenuto, ma più di nome che di fatto. In realtà, trascorso poco tempo dagli accordi, il Governo croato ha girato la posiz,ione e, assumendo a pretesto gravi esigenze di ordine pubblico, ha chiesto di rinforzare le staziOilli di gendarmeria. Avutone il consenso, ha reclutato gli ausiliari fra gli ex-ustascia selvaggi, ai quali sono da attribuirsi tutte le nefandezze del passato. II sotterfugio non è sfugg>ito al nostro controllo, e per parecchi di tali elementi è stata imposta la sostituzione, fissando un termine oltre il quale si procederà al loro arresto.

Contemporaneamente, lo stato maggiore croato, fra la fine di dicembre ed i primi di gennaio, accampando urgenti necessità inerenti a segnalazioni di torbidi, d'iniziativa, senza neppure quel preavviso che elementari ragioni di ri

guardo avrebbero imposto, lanciava reparti di ustascia in talune località della 3a zona (Konjica-Kordum-Banja) per reprimervi presunti moti rivoltosi. Ne seguirono, come di consueto, devastazioni, incendi e violenze contro inermi.

Il nostro pronto intervento, oltre che infrenare gli eccessi, ha fatto si che in avvenire, azioni del genere saranno condotte in cooperazione con le autorità militari italiane, che ne assumeranno la direzione.

La citata palese inadempienza agli accordi non è occasiona le: sistematica quale è, risponde evidentemente a direttive degli organi centrali.

Chiaro ne è lo scopo: menomare il nostro prestigio e rappresentarci ai serbiortodossi come desautorati, come inadempienti alla nostra volta alle promesse contenute nel bando del 7 settembre e nel proclama del 25 dicembre u.s.

È dagli ustascia che taluni loro delitti vengono a noi attflibuiti; ed è anche segnalato che delitti furono perpetrati da ustascia vestiti in uniformi ital·iane.

È dallo stesso ambiente che si diffondono le voci secondo le quali la nostra azione si associa e copre la delittuosa attività degli ustascia selvaggi, o peggio, tende a promuovere tale attività per alimentare la lotta fratricida ingaggiatasi fra serbi e croati, onde sopraffare più facilmente gli uni e gli altri in un prossimo futuro.

È accertato che contatti fra esponenti del regime ustascia e capi di cetnici serbi-ortodossi, sono ripetutamente avvenuti e ciò, non tanto per saggiare la possibilità di una reciproca conciliazione, quanto per attizzare la reazione dei serbi nei nostri confronti. Tipica e quanto mai probativa, in proposito, la nota conversazione avvenuta a Spalato fra il Logornik del partito ustascia Poljak e l'ex deputato della Bosnia Jevdevic, di cui con foglio n. 901 del 15 corrente è stato trasmesso il testo intercettato (1).

In parallelo con gli infruttuosi tentativi verso i serbi-ortodossi della za e 3a zona, si svolge subdola la propaganda di antitalianità in tutto il paese, ed anche nella prima zona, ad opera di organi responsabili.

Primeggia fra questi il «commissariato generale amministrativo» istituito allorché furono assunti i poteri civili nella prima zona, perché affiancandosi al comandante della za armata, facilitasse l'opera di pacificazione e di normalizzazione da attuarsi in leale collaborazione.

Tutto il personale che lo costituisce, a cominciare dal Commissario Generale dottor Karcic, è notoriamente a noi ostile. Si tratta per lo più di istriani che negli scorsi anni dall'Italia espatriarono in Jugoslavia per sottrarsi al nostro dominio.

Notizie di sicura fonte precisano che il commissario Karcic, nei locali del suo ufficio, in casa, denigra la nostra opera, e concorre, con l'autorità che gli deriva dalla posizione rivestita, a dar credito alle voci secondo le quali la questione della Dalmazia e dei territori da noi annessi non deve ritenersi definita.

Il suo più vicino collaboratore, dottor Kiraz, vera eminenza grigia del commissariato, ha tali precedenti quale antitaliano, che il S.l.M. recentemente ha ritenuto necessario prospettare al Ministero degli Esteri l'opportunità di provocarne l'allontanamento.

Tutto il rimanente personale, salvo le sfumature di forma, ha la mentalità e l'animo del Kiraz.

Inoltre, da tempo, si delinea il sospetto che il predetto commissariato non sia del tutto ignaro dell'attività criminosa di taluni accesi propagandisti, che si agitano nella la e nella 2a zona. Recentemente è accaduto che un funzionario del genio civile di Cirquenizza è stato sorpreso mentre, dal proprio ufficio, comunicava in telegrafia Morse dati e ordini a ribelli appostati in località che non è stata possibile definire. Il funzionario nella colluttazione che seguì alla sorpresa venne ucciso. Col suo carteggio fu sequestrato un codice segreto di corrispondenza ed un taccuino in cui erano indicati vari nominativi, fra cui sei di persone del luogo, notoriamente in dimestichezza di rapporti con membri del Commissariato Generale. Seguì l'arresto di dette persone e la loro denuncia al tribunale straordinario, che, sulla base di comprovati elementi di fatto, emise sentenza di condanna capitale, eseguita immediatamente, a processo concluso.

Le pressioni esercitate dal commissario generale e da tutti i suoi collaboratori per sottrarre al processo ed alla giusta pena i colpevoli furono tali da far ritenere che non fossero del tutto disinteressate.

Analoghe pressioni si ebbero e si hanno tuttora in difesa del segretario comunale di Novi, reo confesso di contravvenzione all'articolo l o del bando in data 7 settembre (detenzione abusiva di armi) ora associato alle carceri di Fiume in attesa di giudizio.

L'obiettivo cui gli uomini del Governo oggi tendono, con ogni mezzo, è, come ho già detto, sottrarre al nostro controllo le zone occupate, mentre g,ià lo sguardo si protende verso il ripristino della sovranità croata della Dalmazia. Non è, infatti, privo di significato che in pubblici ritrovi o nella pubblica via si inscenino delle dimostrazioni in cui si inneggia alla Dalmazia croata, come è avvenuto a Zagabria (14 e 25 dicembre), a Mostar, a Sarajevo, senza che l'autorità preposta all'ordine intervenga, o, intervenendo, si limita a scortare i dimostranti.

Frequenti. sono a questo riguardo le segnalazioni di soldati o regolari ustascia che, un po' dovunque, in luoghi pubblici, cantano canzoni degli irredenti dalmati e sono posti a tacere solamente dall'energico, duro intervento di nostri ufficiali o soldati. Nè trova una chiara giustificazione la recente convocazione in Zagabria di tutti i reduci della guerra del 1914-18, ideata e guidata dal Maresciallo Kvaternik, non si sa bene con quale scopo, se non quello di esaltare il sacrificio allora compiuto, ed in funzione antitaliana.

Sono sintomi, che peraltro hanno il loro peso ed un preciso contenuto determinativo della situaZione, la quale si impone alla considerazione onde sia possibilmente definito l'indirizzo politico da tenere. Tanto più che, è bene tener presente, organi responsabili e paese in genere presumono di essere spalleggiati nella loro azione e nelle loro rivendicazioni dall'alleata Germania.

Tralascio dal considerare qui le « voci >> cui è stato più volte accennato in passato, ma non v'è soldato o ufficiale tedesco che nei suoi rapporti personali coi croati non si periti di affermare che la questione della Dalmazia sarà regolata a fine guerra, ed in senso croato.

I fatti che danno parvenza di realtà alla presunzione croata sono ben altri,

e si riassumono: nell'assorbimento pressoché totale della economia locale; nel

controllo effettivo che, direttamente o indirettamente, la Germania esercita

sulla totalità delle regioni esterne alla nostra occupazione. Sarà questione di

tradizione, di consuetudine, di aff.inità, di cultura e di spirito, di influenze personali quale quella preminente del Maresciallo Kvaternik, ma la realtà è questa. Un indice di palmare evidenza lo si ha nell'improvviso capovolgimento della situazione che, come ho già detto, doveva addurci alla totale occupa:2'1ione della Croazia.

Ho riassunto la situazione del momento, con spassionata obiettività. Essa è controllata, seguita attentamente, mantenuta negli esatti termini voluti.

(l) Gli ammiragli Raeder e Riccardi si erano incontrati a Garmisch il 14 e 15 gennaio 1942 per esaminare la situazione navale del Mediterraneo ed in particolare il problema dei rifornimenti di nafta. Una relazione molto sommaria sull'incontro è in Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito.

(l) Gli accordi firmati ad Abbazia il 16 novembre 1941 avevano concluso una riunione della Commissione Permanente italo-croata destinata all'esame ed alla soluzione dei problemi di seguito indicati. Vccli anche serie IX, vol. VII, DD. 741 e 746.

(l) Non pubblicato.

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IL PRESIDENTE DELLA SOTTOCOMMISSIONE AFFARI GENERALI DELLA COMMISSIONE ITALIANA D'ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, LIBERATI, AL CAPO DELL'UFFICIO ARMISTIZIO-PACE, PIETROMARCHI

R. S. 1564/AG. Torino, 23 gennaio 1942 (per. il 24).

A seguito dei miei rapporti odierni n. 1562 e n. 1563 (1), Ti informo che stamane l'Ecc. Vacca Maggiolini ha comunicato all'ammiraglio Duplat che il Comando Supremo ha deoiso di soprassedere alle trattative per l'utilizzazione delle basi tunisine.

Duplat ha chiaramente mostrato il suo disappunto tanto più che, egli ha detto, H Governo francese dopo lunghi mesi di trattative, non era riuscito a ottenere dal Governo germanico alcuna sostanziale concessione in merito alle sue note richieste: ritorno del governo a Parigi, linea di demarcazione, prigionieri, spese di occupazione ecc. ecc.

Ha quindi domandato al generale Vacca Maggiolini consiglio sul da fare per sortire dal punto morto attuale. Il Presidente, a titolo puramente personale, ha risposto che la Francia, per dare prova di buona volontà e tentare di riallacciare il negoziato da lei interrotto a Wiesbaden, dovrebbe quanto meno, comunicare ai Governi italiano e tedesco che è pronta a cedere, senza ulteriore indugio, le note 125 mila tonnellate di naviglio mercantile di cui, da ultimo, al mio rapporto n. 24329 del 23 dicembre u.s.

Duplat ha chiesto poi al Presidente notizie delle decisioni del R. Governo in merito alla rappresentanza francese in Grecia. Il generale Vacca Maggiolini ha replicato ch'egli aveva di persona interessato il R. Ministero e che riteneva di potergli dare quanto prima una risposta al riguardo.

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IL MINISTRO A BERNA, TAMARO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. RR. S. N. D. 2521/55-56 P.R. Berna, 24 gennaio 1942, ore 18,40 (per. ore 24).

Per Eccellenza Ministro.

Riferimento miei telegrammi 25, 26 e 43 (2).

Ho potuto vedere Pilet Golaz soltanto oggi. Egli mi ha comunicato di avere riferito al Consiglio Federale ma che questo sorpresissimo non ha ancora preso una decisione. Comprende che Ruegger non potrà più stare a Roma ma ha rapidamente sentito che gli si impone il richiamo rifiutando addurre motivi.

Pilet chiede tempo per persuadere Governo Federale e per trovare modo di allontanare Ruegger da Roma senza suscitare reazione nella stampa e nel pubblico della Svizzera e senza fare sospettare ai nostri nemici l'esistenza di un dissidio itala-svizzero.

Ci tiene moltissimo all'amicizia dell'Italia e intende che per conservarla avrà bisogno di un distinto Ministro ma ha bisogno di tempo per rendere più giustificato e meno sensazionale il richiamo.

Qui i trasferimenti di Ministri dalle grandi capitali non si fanno; un Ministro mandato in una grande capitale fa soltanto quel posto; perciò il richiamo provocherebbe molta impressione e meravigliati commenti.

Ruegger tornerebbe a Roma dove resterebbe un po' di giorni poi avrebbe congedo di almeno un mese; nel frattempo maturerebbe decisione domandata Consiglio Federale.

Questi teme altresì che richiamo sia una specie rappresaglia in r-isposta alla sua condotta nelle recenti trattative economiche. Pilet Golaz sta facendo una inchiesta a Roma per conoscere motivi determinanti nostra domanda.

Gli ho dichiarato non dover egli credere che noi attenderemmo che una decisione sia presa ad inchiesta finita né ammissibile che susciti il dubbio di voler guadagnare tempo.

Se una decisione fosse presa potremmo facilitare partenza di Ruegger affinché avvenga senza pressioni e senza rumore; ma la decisione deve essere presa e già troppo abbiamo aspettato.

Poiché Consiglio Federale si raduna martedì ho detto a Pilet che contavo sulla sua comprensione e sulla sua buona volontà per non essere costretto mercoledì a fare la dichiarazione di «persona non grata>>.

Salvo ordini contrari se entro quel giorno non mi avranno comunicato che hanno deciso il richiamo di Ruegger farò senz'altro quella dichiarazione.

(l) -Non pubblicati. (2) -Vedi D. 123 c D. 134, nota 4.
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L'AMBASCIATORE A BUENOS AIRES, BOSCARELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 650/115-116-117 R. Buenos Aires, 25 gennaio 1942, ore 1 (per. ore 17).

Prima ancora che la conferenza di Rio Janeiro sia chiusa credo si possa affermare suoi risultati sono ben lungi costituire un successo politico per il Governo W ashington.

Erano stati mobilitati i cancellieri delle 21 repubbliche americane per condanna « all'umanità » e prendere « immediate » sanzioni (guerra o rottura delle relazioni diplomatiche) contro le potenze del Patto Tripartito. Dopo imprevisti giorni di discorsi, discussioni, esami di speciali formule, consultazioni telefoniche, dichiarazioni belliciste ecc., la conferenza ha dovuto ripiegarsi sopra una formula transazione. Si finirà per votare, invece della guerra o almeno della immediata rottura delle relazioni diplomatiche, una mozione che ne raccomanda l'adozione, che ogni paese potrà decretare «secondo le proprie leggi e dentro le proprie circostanze nell'attuale conflitto. Da Rio Janeiro il Signor Sumner Welles ritorna a Washington portando nel suo bagaglio la «certezza » che l'unanimità di obbedienza ai voleri di Washington non esiste, mentre prima Rio Janeiro i « dubbi» sull'atteggiamento erano permessi.

Siccome le conseguenze della Conferenza si ripercuoteranno per tempo ancora su tutta la politica dell'America, credo utile sottomettere all'esame personale e speciale di V. E. alcune considerazioni che mi sembrano per noi di massima importanza.

0 ) È fuori dubbio che il fallimento della conferenza di Rio Janeiro è dovuto al coraggioso sforzo argentino. Per apprezzare completamente tale sforzo occorre non dimenticare che l'Argentina è un paese eminentemente agricolo, con un'industria quasi appena iniziata, paese che mentre da un lato non può esportare i suoi prodotti agro-pecuari negli S.U.A. perché S·imilari, dall'altro non può vivere senza importazione di altri prodotti che dagli S.U.A. gli vengono. In quest'ultimi tempi le pressioni di Washington hanno spesso assunto forma di veri e propri ricatti, come nel caso delle liste nere, delle linee aeree, del petrolio, del carbone e del ferro. Da oggi in avanti esse aumenteranno. Ogni tentativo lecito ed illecito sarà fatto per ridurre volontà spirito che in tanti piccoli Paesi notoriamente... (l) governo dollaro rappresenta solo paese con un sentimento nazionale ed una propria personalità.

2°) Ministero degli Affari Esteri interinale nel comunicarmi che (mio telegramma 99) (2) Argentina non avrebbe rotto relazioni diplomatiche aggiunse che decisione era in gran parte determinata da desiderio non turbare buoni rapporti con l'Italia, esistenti da sempre ma che oggi avevano assunto carattere di vera simpatia. Non credetti allora necessario menzionare questa sua dichiarazione, oggi però credo doverlo fare perché penso che è grazie alle direttive di V. E. che atmosfera Argentina si è modificata. Cammino percorso è stato lungo e difficile. Se si pensa però dove era la politica argentina di un anno e mezzo fà quando Cantilo proponeva assumere atteggiamento di non belligeranza attiva in favore S.U.A., deve concludere che successo è notevole. Il [pubblico]che da più di un anno sente dai f:llAi governanti parlare dell'Italia c.ome di un paese amico al quale non si desidera fare dispiacere neanche le grottesche manifestazioni di un buffone da cinematografo non avrebbe capito la rottura delle relazioni diplomatiche con essa. Quello stesso pubblico che qualche mese fà aveva sentito magnificare il gesto dell'Italia, che con la cessione delle sue navi mercantili aveva colmato una delle più gravi deficienze dell'economia nazionale argentina, si sarebbe reso conto delle ragioni per le quali Argentina, che oltre tutto è un paese permeato di sangue italiano, avrebbe dovuto dichiarare guerra all'Italia perché il Giappone aveva invaso le Isole Hawai, né avrebbe

capito perché a distanza di alcune settimane quello stesso paese del quale il suo Governo aveva assunto rappresentanza nei paesi centro-americani era diventato suo nemico.

3°) Prossimi mesi situazione in Argentina diventerà sempre più difficile: sola di fronte S.U.A. che possono soffocarla finanziariamente, sola di fronte Brasile ed altri stati Sud-America. Occorrerà che essa faccia concessioni agli uni e agli altri. Sarà[nno adottateJ probabilmente misure restrittive sulla collettività e Rappresentanze dei cosidetti paesi totalitari delle quali noi risentiremo forse qualche conseguenza non grave. È mio remissivo parere che non sia possibile che Argentina resti neutrale fino alla fine guerra. Essa dovrà raddoppiare sua resistenza a tale scopo e non è del tutto impossibile che vi riesca, ma in ogni caso noi dobbiamo agire come fosse certo che vi riuscirà e praticare con essa una politica di comprensione e generosità per aiutarla. V. E. ha grandemente facilitato mia missione accettando suggerimento non sabotare nostre navi ma cederle Argentina attraverso negoziati amichevoli (1). Non credo abbiamo ragioni di essere malcontenti di tale atteggiamento che ha certamente contribuito resistenza Argentina a Rio Janeiro. Vorrei pertanto che stessa fiducia mi fosse accordata in avvenire per praticare con Argentina quella politica che da osservatore sul posto avrò di volta in volta a suggerire. Oggi non è il momento di mostrarsi eccessivamente rigidi con un paese che è stato corretto con noi e che per forza di eventi si trova ad essere uno dei pochissimi grandi paesi completamente al di fuori guerra. Occorre guardare più lontano. Non sono né gli articoli dei giornali venduti né pochi milioni di lire eventualmente sacrificati che debbono farci mutare rotta e perdere una posizione faticosamente conquistata anche perché se Argentina r·iuscirà durante tutto il conflitto a mantenersi neutrale sua posizione nel dopo guerra sarà automaticamente cresciuta a dismisura e non sarà stato un male per noi aver voluto conservare sua amicizia anche a costo di qualche piccolo sacrificio.

(l) -Gruppi lndeclfrati. (2) -Con T. 565/99 del 21 gennaio 1942, ore 15,49 (per. il 22 alle ore 3,30) dava la prima notizia sull'atteggiamento dell'Argentina.
199

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, A TUTTE LE RAPPRESENTANZE ALL'ESTERO

T. 33 R./C. Roma, 25 gennaio 1942, ore 13.

Come certo Vi è noto, poiché ne hanno già dato notizia i giornali, una Convenzione Militare è stata recentemente conclusa fra l'Italia, la Germania e il Giappone (2). In seguito alla conclusione di tale Convenzione Vi prego di volervi concertare con codesto Rappresentante del Reich e con codesto Rappresentante del Giappone per stabilire una più stretta collaborazione in tutti i campi allo scopo di realizzare i fini comuni di guerra.

Col Vostro collega tedesco e col Vostro collega giapponese vorrete insistere particolarmente su quanto siano necessarie la collaborazione e lo scambio di informazioni ai fini dell'ulteriore continuazione della guerra marittima al com

mercio. Tale compito spetta alle forze navali italiane e tedesche per quanto riguarda l'Atlantico ed il Mediterraneo ed alle forze giapponesi per quanto riguarda il Pacifico. Questo naturalmente non esclude che le forze navali di ciascuna di queste. Potenze possano operare anche in altre zone marittime. Ad ogni modo le Nazioni del Patto Tripartito devono trarre il maggior profitto possibile dall'entrata in guerra del Giappone per la guerra commerciale sul mare. Gli Addetti Militari Navali ed Aeronautici italiani devono prendere accordi con i loro colleghi tedeschi e giapponesi per stabilire tra loro la più intima collaborazione ed il costante scambio di informazioni.

Nelle conversazioni con personalità politiche e giornalistiche, quando se ne presenti l'occasione, dovrete mettere in rilievo l'importanza politica e militare di questa Convenzione accennando anche al metodo sobrio ed efficace col quale vengono raggiunte le intese fra le Potenze del Patto Tripartito in contrasto con il metodo chiassoso e propagandistico col quale agiscono le Potenze anglosassoni, metodo che si è particolarmente rivelato in occasione dell'incontro fra Churchill e Roosevelt a Washington. Le trattative di Washington hanno rivelato i contrasti e le difficoltà esistenti fra le due Potenze anglo-sassoni mentre le Potenze del Tripartito hanno potuto facilmente raggiungere un accordo per la loro cooperazione ai fini delle operazioni militari.

(l) -Vedi serie IX, vol. VII, DD. 62 e 518. (2) -Vedi D. 16D.
200

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AI MINISTRI A BRATISLAVA, RONCALLI, A BUCAREST, BOVA SCOPPA, A BUDAPEST, ANFUSO, A SOFIA, MAGISTRATI E A ZAGABRIA, CASERTANO

T. 34/R./C. Roma, 25 gennaio 1942, ore 15.

Mio 33/C. (1).

Vogliate fare verbalmente una comunicazione formale a codesto Governo per tnformarlo che le Forze Armate italiane tedesche e giapponesi hanno concluso il 18 corr. una Convenzione Militare in esecuzione del Patto politico concluso fra l'Italia la Germania ed il Giappone 1'11 dicembre 1941. La Convenzione Militare stabilisce intese sulle zone di operazioni dell'Italia e della Germania da una parte e del Giappone dall'altra come pure sulla esecuzione dei compiti militari che le tre Potenze si assumono in quelle zone di operazioni. Le forze armate di codesto Stato non vengono toccate direttamente dalla Convenzione militare. Qualora dovessero risultare dalla esecuzione della Convenzione militare effetti pratici che interessassero codeste Forze armate non si mancherà di chiamare a farne parte anche le forze armate di codesto Paese.

Vogliate prendere accordi con codesto Ministro di Germania e con codesto Ministro del Giappone, i quali riceveranno istruzioni in proposito, perché tale comunicazione venga fatta insieme dai rappresentanti delle tre Potenze, e nella forma che di concerto con essi riterrete più opportuna (2).

(l) -Vedi D. 199. (2) -L'incaricato d'affari Formentini rispose da Bucarest con T. 851/101 r. del 3 febbraio 1942. ore 14,30; Magistrati con T. 837/77 r. del 3 febbraio 1942, ore 19,30; Roncalli con T. 3023/5 p.r. del 28 gennaio 1942, ore 20,40; Casertano con T. 720/104 r. del 28 febbraio 1942, ore 21,50. Tutti assicuravano di aver eseguito le istruzioni senza fornire commenti o particolari. La risposta di Anfuso non è stata rinvenuta.
201

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI E ALL'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, DELLA PORTA

T. uu. s. N. n. 3018/109 (Berlino), 72 (Tokio) P.R.

Roma, 26 gennaio 1942, ore 16,15.

Governi Perù e Uruguay ci hanno comunicato ufficialmente loro decisione rompere rapporti diplomatici. Sono attese analoghe decisioni da parte Brasile, Paraguay, Bolivia. Restano incerte decisioni finali Argentina, Cile, Equatore. In queste condizioni si riterrebbe opportuno attendere chiarimento situazione generale America Latina, prima di adottare da parte nostra, della Germania e del Giappone, atteggiamenti definitivi. Tempo di arresto che fosse per il momento deciso dalle tre Potenze del Tripartito, gioverebbe indubbiamente oltre che a consentirci una più chiara visione complessiva della effettiva situazione latino-americana, anche ad impedire che nostre eventuali reazioni nei confronti dei cinque paesi che hanno già rotto o si preparano a rompere le relazioni diplomatiche con noi, possano, come sarebbe molto probabile, incidere sull'atteggiamento degli altri tre Stati, che sembrano tuttora dubbi ed incerti, portandoli anche essi, subito o più rapidamente, verso la rottura. Sembra in sostanza conveniente lasciare ancora intatto quel margine di manovra e di movimento che ancora ci resti, contribuendo nella misura del possibile alla scissione anche temporanea dall'America Latina piuttosto che al suo immediato saldamento in un unico blocco.

Comunicate subito a codesto Governo tale generico punto di vista e telegrafatene avviso. Si tratta in sostanza nella fase attuale di concordare, per il momento, un semplice tempo di arresto (1).

202

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AL PLENIPOTENZIARIO D'ITALIA PER LA GRECIA, GHIGI

T. S.N.D. 3141/132 p .R. Roma, 26 gennaio 1942, ore 10,45.

Il Duce disposto che siano prelevati dalle scorte militari e distribuiti alla popolazione civile seguenti quantitativi: 2 mila quintali di farina; 300 quintali di formaggio; 500 quintali di galletta e 100 mila scatolette di carne.

Vogliate prendere immediati accordi con Comando Armata per ritiro predetti quantitativi e disporne distribuzione assicurando.

21()

(l) Per le risposte vedi DD. 205 e 207.

203

IL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA, AL PLENIPOTENZIARIO POLITICO A PARIGI, BUTI

L. 1/489. Roma, 26 gennato 1942.

Vorrei, per tua informazione, metterti al corrente di quanto è avvenuto dopo la tua partenza per Parigi per quel che riguarda la questione della Rappresentanza ,francese a Roma, questione che, come tu sai, il Governo francese riconnetteva alla installazione di Zoppi a Vichy e che, sia pure indirettamente, veniva a interessare anche le tue runzlonl.

Tu ricorderai che il 29 dicembre il Governo francese ci fece pervenire, per mezzo della CIAF, una nota nella quale esso ci faceva presente che, a suo avviso, la tua nomina a Parigi e la forma nella quale essa era avvenuta, non corrispondevano a quanto era stato inteso fra l'Eccellenza il Ministro e l'Ammiraglio Darlan a Torino (1). Il Governo francese era d'opinione che si sarebbe dovuto procedere non ad un atto unilaterale da parte nostra ma ad uno scambio di Missioni fra Roma e Vichy, e che la Missione francese a Roma avrebbe dovuto assumere la protezione degli interessi francesi in Italia.

In occasione della risposta del Governo francese alle nostre richieste di utilizzazione dei porti tunisini (2), l'Ammiraglio Duplat ebbe ad insistere sul carattere di reciprocità che secondo il Governo francese avrebbe dovuto avere la ripresa delle relazioni fra ,i due Paesi, e successivamente egli mise in chiaro col Generale Vacca Maggiolini che i tuoi rapporti con le Autorità francesi e l'installazione di Zoppi a Vichy dipendevano dal regolamento della questione della Rappresentanza diplomatica francese in Italia. Il Governo francese ha assunto in tale questione un atteggiamento assai rigido fino al punto da farci sapere che esso avrebbe negato il visto a Zoppi se la questione non fosse stata regolata. Il problema è stato pertanto riesaminato nel suo insieme ed è stato superiormente deciso di comunicare al Governo francese che mentre non era possibile accettare a Roma una Rappresentanza diplomatica francese, il Governo italiano era pronto ad accettare una Delegazione Economica e che nulla si sarebbe opposto acché il Presidente di tale Delegazione avesse di fatto cura degli interessi francesi ,in Italia.

Per maggiore chiarezza ti trascrivo qui le istruzioni date al Generale Vacca Maggiolini:

«Il Governo italiano è pronto ad accogliere favorevolmente il desiderio del vostro Governo di avere a Roma una delegazione francese. Il Governo italiano non può dare a questa Delegazione il carattere di una Rappresentanza diplomatica, come è indicato nella nota verbale del vostro Capo di Gabinetto al Generale Gelich, ma esso è pronto ad accettarla come Delegazione Economica e ad assicurare ad essa un trattamento di cortesia analogo a quello del quale godono i diplomatici regolarmente accreditati. Tale Missione potrà occupare il pianterreno del Palazzo Farnese, secondo quanto è stato richiesto dal Signor Sanguinetti.

18 -Documenti diplomatici -Serle IX -Vol. VIII

Nulla si opporrà a che il Presidente della Delegazione Economica abbia di fatto cura anche degli interessi francesi in Italia, poiché egli sarà in contatto con le Autorità italiane.

Con la installazione del Sig. Zoppi a Vichy il Governo Italiano è venuto d'altra parte incontro al vostro desiderio di avere un ufficio italiano anche nella sede stessa del Governo francese, ufficio che sarà alle dipendenze dell'Ambasciatore Buti».

In seguito a tali istruzioni il Generale Vacca Maggiolini ha fatto una comunicazione verbale all'Ammiraglio Duplat il quale si è mostrato soddisfatto di quanto il Governo italiano aveva deciso (1). Non abbiamo ancora la risposta formale del Governo francese ma le cose sembrano avviarsi in maniera soddisfacente. Intanto abbiamo telegrafato a Zoppi di restare a Madrid fino a quando la questione non sarà definita non sembrandoci dignitoso farlo arrivare in Francia ad attendere le decisioni di Vichy. Egli partirà da Madrid appena la questione sarà regolata, e verrà a Parigi.

Il Generale Vacca Maggiolini ci ha assicurato che egli ti avrebbe tenuto informato di tutto ma io ho voluto comunque metterti al corrente per sommi capi della situazione.

Ho avuto la tua prima lettera da Parigi (2) che ho sottoposto all'Eccellenza il Ministro e che è stata vista superiormente e ti ringrazio delle informazioni che intanto ci hai fatto pervenire.

Con dispaccio a parte (3) ti vengono mandate le istruzioni per ringraziare il Governo francese della sua decisione di restituire le armi ai coloni italiani della Tunisia.

Poco alla volta la «macchina si sta mettendo in moto »!

(l) -Vedi D. 87, allegato. (2) -Vedi D. 149.
204

IL PLENIPOTENZIARIO POLITICO A PARIGI, BUTI, AL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA

L. P. s. N. Parigi, 26 gennaio 1942 (per. il 5 febbraio).

In attesa di riferire regolarmente appena possibile, fornisco qualche notizia alla spicciolata. Abetz tornerà alla fine della settimana corrente o al principio della prossima. Sttipnagel, Comandante delle Truppe di occupazione, che era partito il 20 per Berlino, è tornato ieri a Parigi.

In connessione anche coi viaggi di queste due massime Autorità tedesche, circolano, da oltre un mese, voci di importanti avvenimenti: incontro francotedesco (vedi notizia segnalata e poi smentita da Gonfalonieri), arretramento

della linea di demarcazione, trasferimento della capitale a Parigi o a Versailles etc.

Si tratta però di voci che si ripetono periodicamente da oltre un anno.

Altre notizie che da diversi giorni fanno di nuovo il giro di Parigi sono quelle relative a mutamenti interni francesi. Gli elementi collaborazionisti parigini (Déat, Doriot, Luchaire) si accingerebbero ad assumere il potere, sia creando d'accordo coi tedeschi un Governo a Parigi, sia marciando su Vichy. Anche per queste notizie non è la prima volta che sono messe in giro. Una parte della popolazione le accoglie con inquietudine; un'altra con scetticismo, e pensa che anche questa volta si tratti di voci fatte circolare per esercitare una pressione su Vichy, d'accordo coi tedeschi.

Non sono ancora in grado di controllare, e riferisco a titolo di cronaca.

Altro fatto interessante è la graduale diminuzione delle truppe di occupazione che si sta verificando da ormai sei o sette mesi. Ultimamente sono state anche ritirate le truppe che sorvegliavano le porte della città e ridotte sempre più quelle lungo la linea di demarcazione. In compenso è stata aumentata la sorveglianza attorno ai vari Comandi tedeschi di Parigi.

Indipendentemente dal fatto che questa riduzione è certamente determinata da motivi di ordine militare (Russia etc.), la popolazione francese accoglie con naturale soddisfazione questa diminuzione della pressione tedesca.

Per contro è da segnalare un aumento di malumore nelle campagne per la requisizione di cavalli fatta ultimamente dai tedeschi su larga scala per ragioni militari, e che priva la massa dei contadini di un mezzo essenziale di lavoro all'approssimarsi della primavera.

(l) -Vedi D. 177 allegato. (2) -Vedi D. 189. (3) -Non pubblicato.
205

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, DELLA PORTA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T.U.S.N. D. PER TELESCR. 2758/141 P.R. Berlino, 27 gennaio 1942, ore 13,30.

Telegramma di V. E. n. 109 (1).

Ho subito comunicato signor Woermann pensiero Governo Italiano circa atteggiamento potenze Tripartito nel confronti Stati Sud America. Sottosegretario di Stato mi ha letto un telegramma inviato da Ribbentrop all'Ambasciata di Germania nel quale si danno istruzioni di portare a conoscenza di V. E. pensiero di questo Governo, che è sostanzialmente identico al nostro. Anche Governo giapponese, presentito al riguardo, è d'accordo nel senso di segnare nella fase attuale un tempo di arresto e di non prendere nessuna decisione o provvedimento nei ·confronti dei paesi che ci hanno dichiarato o ci dichiareranno la rottura delle relazioni diploma·tiche.

Pertanto si è qui perfettamente d'accordo con noi circa l'atteggiamento da seguire in proposito.

(l) Vedi D. 201.

206

L'INCARICATO D'AFFARI A BERLINO, DELLA PORTA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T.S.N.D. PER CORRIERE 728/015 R. Berlino, 27 gennaio 1942 (per. il 29).

Mellini prega comunicare quanto segue: «Questi ultimi giorni sono stati caratterizzati da una intensa attività intorno alle persone del Mufti e di Gailani che tento di riassumere per sommi capi: 0 ) Si è fatto tutto il possibile per procrastinare ancora la partenza del Mufti e di Gailani per Roma o per impegnarli a limitare la loro permanenza in Italia al massimo a due o tre settimane.

2°) Vi è stato un notevole lavorio, basato su alcuni elementi arabi, siriani ed iracheni, a Berlino e ad Istambul, per riuscire a far considerare definitivamente Gailani come il vero e solo rappresentante non soltanto dell'Italia ma anche dei Paesi arabi e più specialmente della piccola Siria, e di mettere il Mufti nella posizione secondaria di capo religioso.

3°) Si è tentato di accreditare la tesi che il Mufti sia troppo amico dell'Italia e di insinuare che l'Italia si sarebbe più o meno impegnata ad imporlo come capo di Stato del futuro Stato arabo.

4°) Si è tentato di rompere ogni solidarietà tra Gailani ed il Mufti.

A tutt'oggi i risultati di tali attività si possono così riassumere:

l o -Sia il Mufti che Gailani, preoccupati e contrariati per i ritardi frapposti a concedere loro di fatto quello che nei vari colloqui viene loro fatto sperare, preoccupati per le pressioni di cui si sentono fatti oggetto e non più soddisfatti ormai soltanto di essere trattati in modo versamente lusinghiero,

hanno deciso di partire in ogni caso per Roma il 5 o il 6 febbraio ed hanno dichiarato che non possono fissare in precedenza la durata della loro permanenza in Italia.

2° -Galiani, abilmente messo su e convinto, mi sembra erroneamente, che è stato ormai riconosciuto con la nota lettera (l) come legale ed attuale rappresentante del Governo dell'Iraq, è solleticato nel suo amor proprio dalla speranza, basata su tale sua pretesa posizione ufficiale, di liberarsi dalla tutela spirituale e dalla posizione di preminenza da lui stesso sinora riconosciuta al Mufti. Ma non osa prendere la iniziativa di distaccarsi da lui perché ne subisce l'ascendente ed apprezza l'importanza del suo appoggio e di quello dell'organizzazione nazionalista che a lui fa capo. Egli si augura che l'Asse, sotto

gli auspici forse della Germania, vorrà levare le castagne dal fuoco per lui e imporlo come il solo rappresentante dei Paesi arabi, ed in ogni caso dell'Iraq e della piccola Siria. A tal fine egli ha avanzato in questi giorni la proposta di un trattato tra lui e l'Asse per l'Iraq e per tutti gli altri Paesi arabi della Mezzaluna fertile; proposta che il Mufti non approva.

3° -Gailani ha però intanto lasciato chiaramente comprendere, e mi ha assicurato, che non si presterà in alcun caso a concludere alcun accordo anche personale con l'una o con l'altra potenza dell'Asse, ma soltanto con tutte e due a parità di condizioni.

4° -Il Mufti, dopo tergiversato e pazientato in un primo tempo anche per studiare la situazione, è ben deciso a non cedere. Per questo ha presentato -e Gailani ha dovuto dichiarare che non vi si opporrebbe -il progetto di un trattato tra Gailani e le potenze dell'Asse per l'Iraq e di un protocollo tra il Mufti e Gailani da una parte e le potenze dell'Asse dall'altra per l'indipendenza di tutti i Paesi ::J.rabi della Mezzaluna fertile e per l'adesione dei paesi della Grande Siria che lo desiderano alle clausole del trattato con l'Iraq.

5o -Il Mufti è convinto che il Fiihrer, il Signor von Ribbentrop ed il Signor Weizacker (che ieri gli ha riservato una calorosissima accoglienza e lo ha invitato a rivolgersi a lui direttamente e da solo se le cose non avessero proceduto secondo il suo gradimento) sono completamente all'oscuro ed estranei a tutte le varie manovre in corso.

Se, come sembra, la partenza rimane fissata per il 5 febbraio, non credo che tutte le attività di questi giorni porteranno a qualcosa di conclusivo. Mi limito perciò a seguire attentamente le trattative e le manovre.

Intanto però, affinché non sia pregiudicata la situazione prima che siano state prese ufficialmente qui e da noi decisioni circa quale sia la migliore linea da adottare, mi permetto di far presente come mi sembrerebbe estremamente opportuno che, nel programma per il prossimo arrivo del Mufti e di GaUani a Roma, si facesse in modo di evitare le occasioni nelle quali potrebbe apparire manifesto che diamo nettamente la precedenza all'uno od all'altro dei due personaggi. Forse si potrebbe scindere quelli che sono gli onori riservati a Gailani come Primo Ministro dell'Iraq, e che egli si attende, ed astenersi dal farvi partecipare il Mufti, da quelli che sono gli onori riservati al mondo arabo ed orientale in genere, per i quali la precedenza potrebbe essere riservata al Mufti.

Gailani cede sempre il passo ed il posto al Mufti, ma poi a quattr'occhi con Grobba e con me fa comprendere che il primo posto spetterebbe a lui.

Qui in Germania il Governo tedesco ha cercato di girare sinora l'ostacolo. Ma in una recente colazione offerta in onore dei due personaggi dal Sottosegretario Wormann con intervento di alte personalità militari e diplomatiche tedesche, il posto d'onore è stato dato al Signor Gailani. Le varie udienze con il Signor Weizsacker e con il Signor Wormann sono concesse all'uno od all'altro separatamente. Il Fiihrer non ha ancora ricevuto il Signor Gailani >>.

(l) Vedi D. 46.

207

L'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 2954/63 P. R. Tokio, 28 gennaio 1942, ore 7 (per. ore 21,30 del 29).

Vostro 72 (1).

Questo Ministero degli Affari ESTERI, prendendo atto comunicazione fattagli a nome V. E., si è dichiarato d'accordo sulla opportunità di riservare futuro atteggiamento nei riguardi Sud America in attesa che conferenza Rio Janeiro abbia portato ad un chiarimento delle posizioni rispettive. Quando tutti gli elementi necessari per un sicuro giudizio saranno disponibili, questo Governo comunicherà suo punto di vista ai Governi alleati per concertare comune azione.

208

IL MINISTRO A BANGKOK, CROLLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 738/14 R. Bangkok, 28 gennaio 1942, ore 14,10 (per. ore 21,30 del 29).

Con dichiarazione guerra all'Inghilterra e S.U.A. Siam è uscito 25 corrente dallo stato di guerra non dichiarata esistente fin dalla conclusione alleanza col Giappone.

Nuovo atto riveste particolare importanza dal punto di vista: l o -diplomatico: perché Giappone rinunziando tattica dilatoria mirante ritardare primo passo Siam verso Tripartito (mio telegramma n. 9) (2) ha finalmente lasciato Governo Tai libero decidere dichiarazione guerra;

2° -militare: perché Giappone mostra aver ora rafforzato sufficientemente sue posizioni settore nord occidentale. Tra i motivi dilatori dichiarazione guerra Siam era infatti timore da parte Giappone eventuale attacco dal Nord (Stati Shan dove si trovano concentrate importanti forze cinesi) e allo stesso tempo desiderio essere in grado fornire appoggio adeguato alla prevista avanzata Tal su tale settore;

3° -politico: perché con inizio offensiva in Birmania, Siam desidera non rimanere estraneo operazioni militari su territori ove esso ha precise aspirazioni.

Primo Ministro che ho visto oggi mi ha manifestato estrema soddisfazione aver potuto finalmente con dichiarazione guerra adempiere mirabilmente desiderio forze armate Tai. Per il momento tre divisioni Tai sono concentrate frontiera settentrionale in attesa ordine marciare comando nipponico. Primo

Ministro prevede ciò febbraio prossimo dopo occupazione nipponica costa birmana fino Moulmein e forse Rangoon. Primo Ministro ha soggiunto che Giappone ha promesso ora invio di materiale bellico al Siam ed ha già iniziato consegna aeroplani.

(l) -Vedi D. 201. (2) -T. r. 551/9 r. del 21 gennaio 1942, ore 13,10, non pubblicato.
209

L'AMBASCIATORE A MADRID, LEQUIO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T.S.N.D. 719/89 R. Madrid, 28 gennaio 1942, ore 14,25 (per. ore 18,30).

Ambasciatore Portogallo mi ha detto che il noto convegno Salazar Franco verrà procrastinato a dopo l'elezioni presidenziali e avrà luogo verso il 12 febbraio in località ancora da stabilire. Da suo atteggiamento e suoi accenni ho tratto impressione che l'Inghilterra faccia pressione perché incontro non avvenga e che Portogallo sia disposto secondaria. Serrano con cui ho parlato dell'argomento fra i due governi si è mostrato al contrario quanto mai sicuro in proposito e mi ha ancora una volta affermato che, malgrado situazione abbia costretto ulteriore rinvio, convegno avverrà senz'altro.

Telegrafato Roma e Lisbona.

210

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI

T. S. N. D. PER CORRIERE 3235 P. R. .Roma, 28 gennaio 1942.

Vostro telespresso n. 745/145 del 15 corr. (l) e Vostro telegramma per corriere n. 08 del 17 corr. (2). Potete assicurare codesto Governo che noi siamo desiderosi di stabilire una più stretta intesa per l'azione da svolgere nei Paesi Arabi e in India.

Anzitutto sarebbe utile venire ad una conclusione per quello che riguarda la nota dichiarazione per i Paesi Arabi. A questo scopo sarebbe bene che un funzionario tedesco competente venisse al più presto a Roma. La presenza a Roma del Mufti, il cui ritorno è imminente, darebbe modo di definire la questione, cosa che il Governo italiano ritiene in questo momento particolarmente desiderabile.

In questa occasione sarà opportuno anche esaminare tra noi ed il funzionario tedesco qui inviato il problema del coordinamento della propaganda fra

l'Italia, la Germania ed il Giappone, che, per i Paesi Arabi, troverà il suo necessario fondamento proprio nella dichiarazione di indipendenza che noi ci proponiamo di fare (1).

(l) -Non pubblicato: Informava che Rlbbenirop desiderava «istituire al più presto a Berlino una terza sezione della Commissione del Tripartito col compito di organizzare la propaganda In India e nei Paesi arabi ». (2) -Non pubblicato: informava che Woermann aveva lasciato comprendere al Gran Mufti e a Gailanl d'essere favorevole «ad uno scambio di vedute tra funzionari competenti italiani e tedeschi per la definizione di un comune programma dell'Asse di fronte al Paesi arabi e per la distribuzione dei relativi compiti ».
211

COLLOQUIO DEL CAPO DEL GOVERNO, MUSSOLINI, CON IL MARESCIALLO DEL REICH, GOERING

VERBALE (TRADUZIONE) (2). Palazzo Venezia, 28 gennaio 1942.

Il Maresciallo del Reich ha trasmesso anzitutto al Duce per incarico del Fiihrer i suoi saluti e il suo ringraziamento per la lettera che il Duce gli ha scritto (3). Il Fiihrer sentirebbe la necessità di incontrarsi e di consultarsi con il Duce ma momentaneamente la sua presenza al Quartier Generale è assolutamente indispensabile avendo dovuto assumere personalmente il comando dell'Esercito; e si tratta della direzione quotidiana e dettagliata dell'Esercito poiché il Fiihrer, dopo il ritiro del Maresciallo Von Brautchisch avvenuto per ragioni di salute, non ha nominato un nuovo comandante, in quanto la maggior parte delle decisioni che egli doveva prendere nel momento richiedevano la sua personale autorità. Le difficoltà sorte, in conseguenza del grande freddo al fronte orientale e delle gigantesche distanze, rendevano necessario che il Fiihrer, con tutto il suo prestigio personale, appoggiasse ogni ordine dato alle truppe.

Il Maresciallo del Reich ha detto inoltre di esser stato incaricato dal Fiihrer di esporre al Duce le ragioni che hanno condotto all'attuale situazione del fronte orientale. Un'azione contro Mosca non era originariamente nelle intenzioni del Fiihrer. Egli aveva invece divisato di spingersi al nord verso Pietroburgo e al sud contro il Bacino del Donez e la Crimea, cioè sulle due ali. Le cose hanno però preso una piega diversa dopo che i russi avevano perso enormi quantità di uomini e di materiale nelle battaglie di accerchiamento presso Kiew, Wiasma e Briansk. In tal modo l'esercito tedesco è avanza•to molto rapidamente in direzione di Mosca. Poi cominciarono improvvisamente nella prima metà di ottobre forti pioggie che determinarono un «inimmaginabile impaludamento » del terreno e delle strade. A questo deve aggiungersi che in direzione di Mosca esistono soltanto due o tre strade efficienti. Tutte le altre sono assai cattive e su di esse i mezzi di trasporto, specialmente i più pesanti, rimasero completamente fermi. In tal modo i mezzi corazzati non sono riusciti a oltrepassare Mosca, l'avversario ha guadagnato tempo prezioso e ha potuto distruggere ponti importanti, sicché l'ulteriore progresso è stato notevolmente intralciato. Poi ebbero luogo da parte tedesca attacchi di fanterie dai due lati nelle immediate vicinanze di Mosca, mediante i quali fu presa anche Kalinin. Subentrò improvvi

samente una ondata di freddo che abbassò in una sola notte la temperatura fino a 38-42 gradi sotto zero. In tali condizioni si dovette rinunziare alla offensiva contro la 4a Armata.

Ma anche i rifornimenti furono straordinariamente colpiti dall'improvviso freddo. Ne derivarono difficoltà nel provvedere la truppa di equipaggiamenti invernali. Gli indumenti invernali erano concentrati a Smolensk e a Minsk ma non raggiunsero le truppe che avanzavano. Essendo comunque esclusa la possibilità di combattere con un freddo cosi intenso, sono state abbandonate definitivamente a fine ottobre le operazioni offensive. Oggi si vede che ciò non è stata una disgrazia perché se il freddo fosse venuto tre settimane più tardi, i rifornimenti sarebbero diventati anche più difficili a causa della ancor maggiore lunghezza delle linee di comunicazione e sarebbe stato quasi impossibile di poter tenere il cerchio intorno a Mosca contro le sortite dei russi assediati e gli attacchi dall'esterno. In ogni caso un fronte come quello odierno è troppo grande per uno sverno normale e deve perciò essere accorciato.

Difficoltà siffatte non si verificheranno certamente una seconda volta.

Per la necessità di graduare il fronte troppo lungo singoli gruppi di armate si ritirarono lentamente, altri invece tennero le loro posizioni e in singoli casi persino si avanzò.

A nord e a sud l'esercito tedesco ha già raggiunto all'incirca le posizioni che terrà durante lo svernamento.

In Crimea si è senza necessità ceduta Kersch. Il Generale responsabile sarà deferito a una Corte marziale e severamente punito. Davanti a Sebastopoli è stata sospesa per il momento l'offensiva a causa dello sbarco a Feodosia, ma non si è ceduto terreno. Da parte tedesca si attende l'arrivo di altre truppe per riconquistare Kersch e procedere quindi alla definitiva presa di Sebastopoli che ha importanza decisiva per la flotta russa del Mar Nero.

A nord con la venuta del freddo è stata per lo stesso motivo sgombrata Tichwin. Inoltre, essendosi gelato il lago Ladoga, si sono migliorate le possibilità di rifornimento dei russi verso Pietroburgo. Qui occorre fare grande attenzione poiché è possibile che i russi tentino di attuare un attacco in massa alle spalle delle truppe tedesche con forze tolte da Pietroburgo. Tutti i preparativi di difesa sono stati tuttavia compiuti da parte tedesca per questa eventualità.

In generale può dirsi che, ovunque l'avversario attacchi le posizioni tedesche, le sue perdite sono straordinariamente alte. In conseguenza del gelo dei fiumi, dei laghi e delle paludi, come ad esempio il Lago Ilmen, il Lago Ladoga e le paludi antistanti le alture Waldai, sono venuti a cadere gli ostacoli naturali, il che per di più ha determinato un allungamento dei fronti. Naturalmente il lungo fronte russo può essere occupato solta~to con un velo di truppa ed in modo frammentario. È pereiò possibile alle forze russe formar massa in punti particolarmente deboli ed infiltrarsi. Fanterie, mitragliatrici e armi leggere attraversano così su slitte le linee tedesche. In questi casi le truppe tedesche seguono ormai la tattica dei finlandesi nella guerra invernale contro la Russia. Lasciano passare attraverso il fronte le truppe russe, chiudono quindi dietro di esse le brecce del fronte e poi impiegano truppe di sciatori e formazioni speciali per distruggere i reparti russi che si sono infiltrati. Questa tattica è già più volte riuscita.

A questo proposito, il Maresciallo del Reich ha anche accennato ai combattimenti intorno a Suchinitschi, dove per due settimane parecchi battaglioni hanno tenuto con successo contro tutti gli attacchi dei russi e sono stati ora disimpegnati. Anche in questa lotta contro le infiltrazioni, il Ftihrer dirige personalmente le operazioni lanciando nei punti suaccennati, in circostanze talora difficili, piccoli gruppi di soldati, spesso soli battaglioni. Del resto le truppe tedesche si sono ormai, in una certa misura, abituate al freddo. Quando la temperatura raggiunge i 40 gradi sotto zero deve tuttavia progressivamente cessare ogni combattimento.

Nel frattempo il Ftihrer si prepara per la primavera. Per il momento egli ha rimpiazzato soltanto in esigua misura le perdite di mezzi corazzati in Russia, e tiene invece pronta l'intera nuova produzione per l'offensiva di primavera, che vuole attuare con tanks nuovissimi. Il Ftihrer spera di superare le difficoltà di trasporto, attualmente esistenti in Russia, in modo tale da poter intraprendere in primavera, con i suoi alleati, una grande offensiva contro i russi. Durante l'inverno possono aver luogo soltanto piccole imprese, ma col sopravvenire dello sgelo ed il prosciugarsi del terreno, potranno essere intraprese di nuovo operazioni di grande stile. Nel sud del resto 11 freddo sta già diminuendo; in Crimea la temperatura sale. A metà febbraio avverrà lo stesso nella zona di Karchow ed il generale miglioramento del tempo procederà lentamente verso il nord.

A parere del Flihrer i russi si trovano in condizioni assai cattive. Essi gettano le ultime riserve nella lotta e, come risulta da un discorso tenuto da Timoscenko in ottobre, non avranno poi nulla più da impiegare. Già adesso si trovano al fronte soldati di 16-60 anni, cavalieri che sono stati soltanto poco tempo in sella e gente che ha ricevuto soltanto tre o cinque giorni di istruzione. Inoltre vi sono dei cosiddetti reggimenti di lavoratori, costituiti da maestranze di fabbriche, per esempio quelle di Mosca, che non hanno naturalmente grande peso militare.

Dal punto di vista del materiale la Russia ha sofferto perdite così smisurate che non può in alcun modo colmarle per conto proprio. Anche lo spostamento dei centri di produzione verso Oriente presenta difficoltà insuperabili.

Le truppe tedesche hanno ad esempio trovato, di sovente, nelle loro avanzate, macchinari distrutti durante il trasporto nelle nuove fabbriche. Il Ftihrer ha del resto dato incarico a lui -Reichsmaresciallo -di riferire al Duce che l'intenzione dei russi di separare con l'aiuto dell'inverno l'armata germanica dal suo materiale è da considerarsi fallita e che in Oriente il peggio è oramai superato. La resistenza, che ha posto le truppe e il Comando dinanzi a problemi per loro spesso completamente nuovi, riposa interamente sul Ftihrer. Egli ha tenuto le posizioni con ferrea energia. Solo dietro sua espressa autorizzazione è stato dato ordine di ritirare il fronte. Questo è stato senza dubbio per il Ftihrer uno degli inverni più duri, ma egli --il Reichsmaresciallo -lo ha anche visto raramente così grande come in questo periodo.

Nell'ulteriore corso del colloquio il Maresciallo del Reich ha informato brevemente il Duce circa le sue conversazioni con Péta:in, Darlan e Lavai (l) e

sull'intervista col Generale Juin (l) che ha avuto luogo per desiderio di Pétain. Il Maresciallo del Reich ha riferito come Pétain gli abbia rimesso un documento contenente le richieste francesi, il cui accoglimento è considerato dal governo francese come necessario per trovare nel popolo francese comprensione pr una collaborazione della Francia con l'Asse. Il Maresciallo del Reich ha osservato in proposito che egli non ha voluto essere rude con il vecchio Maresciallo Pétain ma che non ha dissimulato a Darlan la sua disapprovazione. A questi egli ha dichiarato apertamente che era stupefatto della nota francese e che credeva quasi di sognare. Alla lettura di questo scritto bisognava chiedersi chi in realtà nella guerra contro la Francia era il vincitore. I francesi non dovevano ritenere la Germania così stupida da rinunziare con un tratto di penna a tutto quello che essa aveva conseguito in Francia con la vittoria delle sue armi. Egli aveva parlato in ogni caso assai chiaro.

Egli ha quindi invitato i francesi a dirgli chiaramente che cosa intendevano per « collaboration », ha rilevato il permanente ondeggiamento ed ha inoltre dichiarato che l'atmosfera di Vichy era ostile all'Asse ed assai più arrendevole al fronte democratico. Alla fine si è rifiutato di dare alcun corso alla nota. Sotto l'impressione di queste sue dichiarazioni, l'Ambasciatore de Brinon gli aveva più tardi detto di voler considerare la nota francese come non scritta. Successivamente il governo francese ha tentato però di riprendere la discussione su di ciò. Da par,te tedesca la si considera tuttavia come realmente inesistente. Nel corso del colloquio con Pétain egli dichiarò inoltre ai francesi che essi potrebbero suscitare una maggiore comprensione per la collaborazione con la Germania nel popolo francese se ad esempio dessero risalto alle differenza tra le condizioni di armistizio del 1918 e quelle del 1941 (2). La Germania ha del resto messo in libertà 800 mila prigionieri ed esaudito anche altri desideri della Francia e attende ora prove concrete della volontà di collaborazione della Francia.

A tale riguardo egli ha parlato dell'utilizzazione della rotta Sicilia-Biserta da parte delle navi di rifornimento dell'Asse e chiesto alla Francia di prendere posizione chiaramente ed in modo palese anche esteriormente.

Quando i Francesi gli hanno parlato delle minacce all'Africa Occidentale e settentrionale e chiesto il rafforzamento dei loro mezzi colà destinati, egli li ha invitati a comunicargli come si proponevano di difendere Dakar e l'Africa Settentrionale. Se da queste comunicazioni la Germania dovesse dedurre che una difesa è inutile, essa non consentirebbe naturalmente ulteriori rinforzi francesi in Africa.

In collegamento con questa parte della conversazione ha avuto luogo, dopo qualche tempo, un colloquio con il Generale Juin.

Nel frattempo egli ha avuto anche una breve intervista con Lavai che per quanto lo riguarda personalmente si è schierato in modo chiaro ed univoco dalla parte dell'Asse ed ha considerato anche l'eventualità di una dichiarazione di guerra della Francia all'Inghilterra; ma d'altra parte ha dovuto anche dichiarare che non poteva recarsi nel territorio non occupato perché sarebbe stato assassinato.

Il Generale Juin ha parlato delle possibilità di difesa di Dakar accennando anche alle possibilità di impiego dell'artiglieria della nave da battaglia «Richelieu », avariata in quel porto. Esso non considera minacciata l'Africa Settentrionale ma si attende un conflitto con l'Inghilterra qualora gli invii di rifornimenti tedesco-italiani attraverso Tunisi e Biserta non vengano mantenuti mascherati. Alla fine, esso ha avanzato la richiesta di un riarmo dei territori dell'Africa Settentrionale ed Occidentale; ma il Maresciallo del Reich ha attirato la sua attenzione sul fatto che la Germania, nei cosidetti Protocolli di Parigi (1), aveva già, mediante la liberazione dei prigionieri ed in altri modi, dato la contropartita per l'utilizzazione della rotta Sicilia-Biserta.

Poiché il discorso con Juin ha avuto luogo in un momento nel quale il Generale Rommel era in ritirata, si è presentata anche la questione delle possibilità di riparare le truppe italo-germaniche in territorio tunisino. Il Generale Juin era disposto a fare entrare le truppe germanico-italiane, ma aveva espresso l'avviso che sarebbero state soltanto le truppe francesi a difendere tale territorio; al che il Reichsmaresciallo aveva risposto che il Generale Rommel non si sarebbe lasciato prescrivere se e dove avrebbe potuto combattere.

È d'altra parte interessante il fatto che circa il ritiro di Weygand, l'America ha dapprima reagito violentemente e poi si è tranquillizzata. Probabilmente gli Stati Uniti temevano che gli Inglesi, in seguito a complicazioni in Asia Orientale, non sarebbero in grado di partecipare efficacemente ad eventuali imprese contro il Nord Africa francese.

Il Reichsmaresciallo ha quindi riassunto nei seguenti termini le conversazioni con la Francia: circa la «collaboration » ha chiesto che fosse presa chiaramente posizione. Circa l'utilizzazione della via marittima Tripoli-Bengasi, i Francesi hanno tentato nuovi ricatti benché tale concessione sia stata già pagata dalla Germania. Se la Francia addivenisse ad una dichiarazione di guerra o ad atti di guerra contro l'Inghilterra, sorgerebbe naturalmente una nuova situazione. Ma Vichy non pensa ad una cosa simile. Solo una parte dei circoli governativi francesi, ad esempio quelli rappresentati da De Brinon, è di parere diverso. Del resto è prevedibile che i francesi diano il loro contributo in piccole cose, ad esempio fornendo certi quantitativi di carburante e simili. È tuttavia chiaro che alcune contropartite richieste dalla Francia non possono essere accordate. La Germania non può ad esempio consentire che il Governo francese torni a Parigi. Altrettanto impossibile è liberare i prigionieri poiché la Germania ha impellente bisogno del loro lavoro. Si potrebbe tutt'al più considerare se i prigionieri possano eventualmente rimanere in Germania come liberi lavoratori.

Circa l'Africa del Nord il Fiihrer è del parere che il problema è quello dei combustibili e dei rifornimenti. Non esiste invece il problema di vincere. I rifornimenti dalla Sicilia a Biserta presentano il vantaggio che possono essere effettuati di giorno e quindi, in considerazione della breve distanza, possono essere assicurati dagli aerei.

Il Duce aggiunge che il viaggio durerebbe dodici ore. Il Reichsmaresciallo ha dichiarato inoltre che il punto di vista del Flihrer è che si dovrebbero effettuare i rifornimenti nel modo più economico possibile

e che perciò, secondo le circostanze, dovrebbe aver luogo il trasporto a mezzo di sommergibili da destinarsi appositamente a tale scopo. È chiaro che ogni Marina sia contraria ad una simile idea. Il Fiihrer tuttavia nella campagna di Norvegia ha con un ordine impiegato cacciatorpediniere e sottomarini (in parte senza cannoni) per tale scopo. Se transitoriamente potessero essere impiegati 25 o 30 sottomarini per l'approvvigionamento di combustibile e munizioni delle truppe che lottano in Nord Africa, questa via dovrebbe essere considerata la più economica non soltanto perché la navigazione di un sommergibile è più economica di quella di una grossa nave, ma anche perché un sottomarino non ha bisogno di un costoso convoglio di protezione. Se i viaggi venissero sempre continuati potrebbero per questa via essere trasportate notevoli quantità di rifornimenti. Trenta sommergibili dovrebbero essere in grado di portare 40-50 mila tonnellate al mese verso l'Africa. Tutti gli elementi di difesa come i carri armati ed i cannoni potrebbero allora essere trasportati in un convoglio fortemente protetto e gli equipaggi potrebbero essere trasportati su veloci cacciatorpediniere o su aeroplani.

Come egli (il Reichsmaresciallo) può confidenzialmente comunicare al Duce, il Fiihrer ha fatto qualche cosa di simile al Fronte Orientale quando egli oltre ai 1.200 aeroplani da trasporto ha anche impiegato per i trasporti intiere squadriglie da battaglia in modo che in definitiva al fronte orientale gli Stukas e gli aeroplani da caccia, erano riservati per la battaglia, mentre i bombardieri erano praticamente diventati aeroplani da trasporto. Questo è un importante esempio di impiego di materiale da combattimento a scopo di trasporto. Inoltre anche la Germania, alla luce di queste esperienze, ha iniziato la costruzione di sommergibili destinati esclusivamente ai trasporti.

Molto ingente è stato il consumo dei combustibili nella campagna orientale e lo è tuttora a causa del cattivo stato delle ferrovie.

Inoltre il Maresciallo accenna al .fatto che la Germania, per ottenere dalla Romania petrolio per la flotta italiana deve, da parte sua, fornire carbone alla Romania, in modo da rendere disponibile il petrolio che altrimenti verrebbe impiegato per altri scopi. La Germania usa poi tutta la sua influenza sulla Romania per potere ottenere le quantità necessarie.

Nell'ulteriore corso della conversazione il Maresciallo del Reich è venuto a parlare della Grecia e dei Balcani e ha comunicato al Duce che, secondo l'opinione del Fiihrer, la situazione nei Balcani potrebbe diventare pericolosa se l'Asse non possedesse colà amici sicuri. Il Governo Croato è ancora debole e, se dovesse eventualmente essere rovesciato, le conseguenze non sarebbero senza peso. Anche la posizione di Antonescu non è facile e sarebbe verosimilmente buona cosa se egli avesse un partito dietro di sé. È probabile che anche in Bulgaria vi siano certe difficoltà interne.

Il Reichsmaresciallo ha accennato anche ad alcuni timori nei riguardi di Creta che in parte non sono tuttavia più attuali. Rimane però il fatto che Creta deve essere ancora più guarnita di truppe. Il Fiihrer sottopone quindi al Duce la questione se le truppe italiane non potrebbero partecipare in più larga misura all'occupazione dell'isola.

Il Duce osserva al riguardo che l'Italia ha già mandato a Creta la Divisione «Siena».

Il Reichsmaresciallo ha poi osservato che Creta appartiene anche alla zona di interessi italiani, mentre essa interessa la Germania soltanto come un punto di appoggio aereo per gli attacchi sul Canale di Suez. Quindi si terrebbe duro a Creta qualsiasi cosa possa accadere. Poco tempo fa si avevano notizie secondo le quali gli Inglesi in Egitto cercavano di prendere al loro servizio numerosi capitani e bastimenti greci. Ciò sta a confermare le preoccupazioni germaniche.

A tale riguardo il Reichsmaresciallo ha citato anche il fatto che attualmente la Germania nel Mar Nero ed in Grecia costruisce piccoli piroscafi da 1.300 tonnellate utili non solo al traffico, ma anche meno esposti agli attacchi aerei in quanto gli aeroplani negli attacchi di navi piccole devono scendere a bassa quota e possono quindi essere facilmente colpiti.

Passando alla situazione economica il Reichsmaresciallo ha rilevato che il FUhrer emanerà prossimamente un regolamento del consumo molto severo per la Germania e per l'economia tedesca.

L'approvvigionamento di carbone è un problema di lavoratori e di trasporti. Egli (il Reichsmaresciallo) sa che il problema degli operai forma oggetto di conversazioni fra una Delegazione germanica ed una italiana, e che l'Italia assicurerebbe delle facilitazioni alla Germania. Il problema dei trasporti è naturalmente divenuto molto difficile per l'ampiezza dello spazio governato dall'Asse in Europa; si tratta infatti di una zona che va da Biarritz fino a Kirkenes e da Mosca fmo alla Manica. Nell'avvenire bisognerebbe dedicarsi a questo problema in maniera completamente diversa con la costruzione di ferrovie a lunga distanza, perché la ferrovia resta pur sempre il più sicuro mezzo di comunicazione.

Il Flihrer ha tuttavia ordinato che in rapporto all'approvvigionamento di carbone, sia fatto tutto il possibile ed anche egli (il Reichsmaresciallo), si impegna, come dirigente superiore dell'economia germanica, che vengano fatti i massimi sforzi.

Tuttavia, per il momento, le condizioni climatiche costituiscono un gravissimo ostacolo. Le ferrovie non sono attrezzate per un simile freddo che causa molte perdite. Cosi ad esempio nella strada dal Quartier Generale a Berlino il treno speciale del Reichsmaresciallo ha impiegato sedici locomotive delle quali una buona parte è completamente rimasta inutilizzata dal freddo.

Il Fuhrer è un po' preoccupato per il fatto che gli inglesi ed i loro agenti parlano sempre più di frequente di poderosi sbarchi. A questo riguardo si sono fatti i nomi di Creta, della Grecia, del Portogallo e della Norvegia. Il Flihrer ritiene il problema norvegese molto serio e ritiene possibile che l'Inghilterra e l'America intraprendano un attacco sulla Norvegia partendo dalle basi dell'Islanda, dato che negli ultimi tempi essi hanno effettuato una serie di colpi di mano per saggiare il terreno. Perciò egli (il Fuhrer) ha disposto eccezionali misure preventive per terra, per mare e per aria, per poter controbattere qualsiasi tentativo di questo genere. Egli ritiene anche possibile che l'Inghilterra e l'America abbiano promesso Narvik alla Svezia. Negli ultimi tempi l'atteggiamento della Svezia si è irrigidito ed è divenuto più freddo. Il Re è senza dubbio favorevole alla Germania; l'armata è parimenti amica della Germania; solamente il mondo della banca e della finanza ed i circoli economici, al pari naturalmente dei socialdemocratici, simpatizzano con la democrazia. Se gli inglesi e gli americani dovessero attraverso Narvik penetrare in Norvegia ed anche

230 spingersi fino al confine svedese, allora non vi è dubbio che la Svezia cesserebbe dal fornire alla Germania minerali di ferro. Anche la Finlandia potrebbe naturalmente essere influenzata da tali avvenimenti.

Le forze difensive stazionanti in Norvegia sono state quindi rafforzate, in specie l'artiglieria. Ma lungo la costa norvegese vi sono 30 mila isole e non si può proteggere ognuna di esse, così che è possibile che gli inglesi pongano transitoriamente piede sull'una o sull'altra di esse. Un attacco degli inglesi o degli americani sulla Norvegia, coronato da successo, verrà però comunque impedito.

A questo riguardo bisogna tener presente che Churchill deve ben tentare di fare qualche cosa. Egli è spinto a ciò dall'opinione pubblica in Inghilterra ed anche in Russia, specialmente da quando ha subito così gravi colpi nell'Asia Orientale. In seguito ad una quantità di riflessioni e di notizie il Ftihrer si è convinto che gli inglesi cercheranno di tentare uno sbarco in qualche punto. Forse nuovamente in Norvegia. A Creta ed in Grecia essi sarebbero respinti molto presto. In ogni caso il Ftihrer ne segue con grande attenzione tutti i sintomi e sarebbe anche felice se potesse disimpegnare da Creta alcune truppe germaniche qualora gli italiani partecipassero in più forte misura all'occupazione.

Passando al Giappone, il Reichsmaresciallo ha dichiarato che le aspettative del Ftihrer erano grandi ma che tuttavia egli è rimasto gradevolmente sorpreso dalla forza offensiva dell'esercito giapponese. La situazione dell'Inghilterra è straordinariamente seria; perché se le sue posizioni nell'Asia Orientale andassero perdute, la situazione in India diverrebbe molto grave e le difficoltà interne del Governo sarebbero al massimo grado accresciute.

L'America grida molto ma fa poco.

L'anno 1942 mette la Germania dinnanzi al compito di effettuare la liquidazione della Russia in modo che questo paese sia eliminato come pericoloso fattore di potenza. In considerazione però della vastità del territorio russo, forse anche nel 1943 non si potrà arrivare agli Urali. Il materiale bellico non potrà però più giungere alla Russia via Vladivostock. I giapponesi hanno dichiarato che penseranno loro a ciò. A causa dei ghiacci l'approvvigionamento è attualmente precluso anche attraverso Arcangelo. Inoltre i paesi, che dovrebbero approvvigionare la Russia, debbono essi stessi per il momento affrontare dei problemi molto gravi, che rendono illusorio qualsiasi aiuto alla Russia sovietica.

Il Giappone nell'anno 1942 deve gettare le basi della sua posizione nell'Asia Orientale, tagliare la via della Birmania, e assicurare i propri fianchi fino all'Australia e alla Nuova Zelanda. Gli stessi giapponesi hanno fatto presente ciò. Inoltre essi debbono minacciare le Indie e spingersi con la loro Marina fino al golfo Persico.

L'Italia ha come compito innanzi a sé la «ripulitura >> (Bereinigung) della posizione mediterranea.

Il Duce ha anzitutto ringraziato il Reichsmaresciallo per il rapporto sulla situazione generale ed ha aggiunto che, secondo la sua opinione, gli avvenimenti al fronte orientale erano inevitabili.

Lo stato d'animo del popolo italiano è rimasto invariato. Egli crede ora, come prima, alla forza del Reich e del suo Governo.

Egli (il Duce) comprende che per il Fiihrer è attualmente impossibile di incontrarsi con lui. Il suo posto è al fronte.

Nei riguardi della Francia il Duce ha accennato al fatto che se lo sviluppo degli avvenimenti si svolge favorevole per l'Asse, questo paese è subito pronto a collaborare. Se invece gli avvenimenti dovessero svolgersi in maniera meno favorevole, cadono in Francia le azioni della collaborazione. Egli (il Duce) è a conoscenza dei suggerimenti fatti dal Generale Juin, e deve dire che, se la Germania vi accedesse, i francesi sarebbero i vincitori e i tedeschi gli sconfitti. Per la mentalità della Francia è sintomatico che i francesi con la loro logica cartesiana abbiano dichiarato che essi non sono battuti perché non hanno combattuto, e che non hanno combattuto perché non erano preparati, e che non erano preparati perché il loro Governo era composto di traditori politici. D'altra parte, così hanno essi ulteriormente argomentato, l'Europa ha bisogno della Francia per la sua ricostruzione. Tuttavia la Francia può adempiere il compito che le spetta soltanto se le viene garantita l'integrità tanto della metropoli quanto dell'Impero coloniale.

Inoltre vi sono sempre persone che credono che le rivendicazioni italiane impediscano un accordo del Fiihrer con la Francia. L'Italia rivendica però soltanto mille chilometri quadrati attorno a Nizza così come cinque mila chilometri quadrati in Corsica, cioè in totale sei mila chilometri quadrati di fronte ai 560 mila chilometri quadrati del territorio francese. La Francia resterebbe quindi in qualsiasi caso un grande paese. I territori coloniali hanno perso importanza nella guerra per l'esistenza che ora viene combattuta, quindi Tunisi non dovrebbe impedire un accordo con la Francia, nel caso che un tale accordo potesse apparire possibile sotto altri punti di vista.

Dopo ciò il Duce ha indicato in 120 mila tonnellate al mese, cioè in una tonnellata per soldato, il quantitativo di rifornimenti per le truppe che si trovano in Africa ed ha dichiarato che la battaglia in Africa è ora vinta perché il Generale Rommel è un Comandante che conduce le operazioni contemporaneamente con prudenza e arditezza e perché di recente sono giunti in Africa tre convogli con carri armati, munizioni e benzina, ed è andato perduto soltanto un piroscafo. Agli sforzi che vengono attualmente fatti per rifornire l'Africa la flotta italiana partecipa con quattordici grandi sommergibili da trasporto, ognuno dei quali può trasportare 200 tonnellate di armi e munizioni, e vi partecipa pure l'aviazione. Tali sforzi non sono tuttavia sufficienti se deve essere svolta un'azione in grande contro l'Inghilterra, e sopratutto se deve essere effettuato un colpo definitivo contro l'Egitto. Ora per l'alleggerimento del servizio di rifornimenti si può o neutralizzare Malta o conquistarla (queste possibilità sono già studiate in Italia) oppure utilizzare la via marittima dalla Sicilia a Tunisi con la quale potrebbero essere economizzati benzina e piroscafi. Per dare un'idea delle contro richieste dei francesi il Duce ha letto da un voluminoso scritto consegnatogli dai francesi un passo nel quale la Francia dichiara che non ]l) deve essere inflitta alcuna «amputazione territoriale >> perché altrimenti verrebbe a mancare la base per una solida collaborazione nel dopo guerra. Ad una osservazione fatta dal Reichsmaresciallo che la Francia si era assoggettata alla cessione della Alsazia e Lorena, il Duce ha risposto che i francesi ritengono di essere compensati della cessione dell'Alsazia e Lorena con l'annessione della

Vallonia, mentre la parte fiamminga del Belgio dovrebbe essere annessa ad una più grande Olanda.

Il Reichsmaresciallo ha risposto che si potrebbe parlare di compensazioni territoriali soltanto nel caso che la Francia prestasse effettivo aiuto nell'abbattere l'Inghilterra. Qualcuno deve pagare lo scotto della guerra: non trovandone altri, sarà la Francia. Se invece darà il proprio contributo le sarà possibile, con la sua collaborazione, di scaricare le spese sull'Inghilterra.

Il Duce ha osservato come, dato l'atteggiamento spirituale dei francesi, vi sia da temere che essi, pur avendo offerto un aiuto assai modesto, vengano poi a sostenere di aver vinto la guerra. Egli (il Duce) è disposto a rinunziare all'aiuto della Francia, qualora abbia la benzina con cui difendere i convogli. La posizione dell'Inghilterra nel Mediterraneo è già ora debole, e lo sarà maggiormente in seguito agli avvenimenti in Estremo Oriente. L'Asse non ha quindi bisogno dei francesi, che non hanno dato quasi nulla ed invece hanno molto preteso.

Il Reichsmaresciallo ha risposto, che i francesi hanno effettivamente parlato molto di aiuti e di collaborazione, ma che debbono ancora dare la dimostrazione con i fatti. E precisamente perché sono dei giuristi cavillosi, si può loro obiettare che la Germania ha già pagato in anticipo quanto doveva per avere la possibilità di trasportare materiale bellico fra la Sicilia e Tunisi, e che sarebbe quindi una vera truffa se essi ritornassero ora su tale concessione. D'altro canto i francesi hanno già effettivamente fornito benzina e autocarri per l'esercito d'Africa. È necessario ora mettere in chiaro le cose. O si deve fare la voce grossa ed agire energicamente nei confronti della Francia, oppure bisogna pazientare e subire: un risultato deve essere ad ogni modo raggiunto. La Germania ha creduto finora che, da parte italiana, si desse grande importanza alla possibilità di rifornirsi attraverso Tunisi e che l'Italia fosse disposta a pagare per ciò un alto prezzo. In seguito alle dichiarazioni del Duce il quadro si presenta adesso differente. Mentre si aveva l'impressione che Biserta e Tunisi dovessero essere a qualunque costo assicurate, anche pagando un prezzo alto, il Duce ha ora dichiarato che l'Italia non intende pagare un prezzo esagerato per ottenere una tale concessione dalla Francia.

In queste circostanze, bisogna chiedersi quale effettivo valore rappresenti ancora la concessione di Tunisi per il transito del materiale bellico o se invece possano altrimenti risolversi i problemi con esso connessi. Il Duce ha osservato al riguardo che, se la via di mare per Biserta è breve, la via terrestre da Biserta fino alla frontiera è invece di tanto più lunga. A Lui sembra perciò che la soluzione più favorevole sarebbe l'invio dei trasporti lungo la costa greca, attraverso Creta.

A tale ordine di idee il Reichsmaresciallo ha assentito.

Nell'ulteriore corso del colloquio il Duce è venuto a parlare della questione dei trasporti di truppe italiane in Russia. L'Italia, oltre a quelle che già combattono sul fronte russo, ha allestito altre s·ei divisioni, di cui tre inizieranno la partenza alla metà di marzo e le altre tre, in prevalenza divisioni alpine, più tardi. In tale modo l'Italia invierà complessivamente al fronte orientale un contingente di nove divisioni. Egli prega il Reichsmaresciallo di comunicare al

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Ftlhrer che le divisioni sono già pronte ed attendono soltanto i mezzi di trasporto.

Il Reichsmaresciallo ha promesso di farlo ed ha aggiunto che le divisioni di alpini saranno in grado di prestare, specialmente nel Caucaso, preziosi servigi.

Il Duce passa quindi a trattare la situazione nei Balcani, che qualifica molto cattiva. La responsabilità ricade sul nuovo Governo di Croazia il quale tratta in modo vessatorio specie le minoranze serbo ortodosse, -le quali tuttavia ammontano a un milione e duecento mila anime e da secoli risiedono nei territori che oggi occupano -e ha fatto uccidere 200 mila fra uomini, donne e bambini. I primi tre mesi dalla costituzione del nuovo Stato sono passati tranquilli: in seguito però è scoppiata la rivolta.

Anche la situazione in Grecia è tesa. In varie riprese l'Italia ha catturato colà 400 fra soldati ed ufficiali inglesi che si erano introdotti nel paese, sbarcando inosservati con piccole imbarcazioni. La situazione alimentare è disastrosa. Giornalmente da 200 a 300 persone muoiono di fame. Egli ha impartito perciò telegrafiche istruzioni alle truppe italiane di occupazione di distribuire farina alla popolazione (1). In tali circostanze è naturale che lo stato d'animo in Grecia sia ostile all'Asse. Anche un possibile sbarco da parte inglese non è da scartare a priori. Ciò tuttavia dipenderà in fin dei conti dagli ulteriori avvenimenti in Estremo Oriente.

Egli (il Duce) è dell'opinione che le puntate degli inglesi nell'arcipelago norvegese siano state soltanto manovre di addestramento per piccoli e grandi sbarchi. Dove si effettueranno tali sbarchi, non lo si può dire. Egli non vede alcun pericolo per la Sicilia dove si trovano unidici divisioni italiane né per la Sardegna dove sono pure radunati forti contingenti di truppe. Anche a Pantelleria -ha detto il Duce rispondendo ad una domanda incidentale del Reichsmaresciallo -tutti gli apprestamenti difensivi sono in pieno ordine.

Quanto al Giappone, il Duce ha osservato come, a suo avviso, non ritenga che esso debba in questo momento mettersi contro la Russia, perché il nemico numero uno è, e rimane, l'Inghilterra. Il Reichsmaresciallo ha risposto che il Fiihrer è assolutamente dello stesso parere e che egli ha ripetutamente detto a Oshima che il Giappone deve spingersi soltanto verso il sud.

Nei riguardi del Sud America il Duce -continuando -ha dichiarato che la migliore tattica è quella di tacere. Gli Stati del Sud America non hanno molta importanza e sono per gli Stati Uniti più di peso che di aiuto. In seguito il Duce si è espresso sullo stato d'animo del popolo italiano. Era forse superfluo parlarne, ma Egli desiderava ancora una volta accentuare come la «Stimmung » in Italia sia buona e come l'Italia marcerà assieme alla Germania fino in fondo. Tutte le voci su propositi di pace separata o su un preteso atteggiamento di opposizione da parte del Duca D'Aosta sono inventate di sana pianta. Il Partito fascista è padrone della situazione ed Egli (il Duce) ha preso il Partito fermamente nelle sue mani. La situazione alimentare è naturalmente difficile ma Egli (il Duce) avrà il coraggio di addossare al popolo italiano ulteriori limitazioni.

Il Reichsmaresciallo ha qui osservato che egli è pronto a mettere a disposizione dell'Italia, a titolo di prestito, 150 mila tonnellate di cereali e spera di poter trovare in qualche modo le rimanenti 50 mila tonnellate; potrà forse essere fornito qualcosa anche alla Grecia.

Il Duce ha osservato che la fornitura di grano va considerata solo come un prestito dato che il raccolto italiano si effettua prima di quello tedesco e che perciò i quantitativi forniti potranno essere restituiti ancor prima del raccolto tedesco. Del resto bisogna tener presente che dei 46 milioni di italiani 30 milioni sono contadini ai quali, in certo qual modo, si può dire che nulla manchi, cosicché le difficoltà alimentari si riducono soltanto agli altri 16 milioni.

Il Reichsmaresciallo ha in tutta sincerità ammesso di aver sentito voci, secondo le quali la popolazione in Sicilia sembra simpatizzi molto con l'Inghilterra, perché gli inglesi, come turisti, hanno portato nel paese molto denaro ed erano importanti acquirenti dei prodotti agrumari italiani. Il Duce ha detto che tali voci sono sorte per aver Egli disposto, con speciale provvedimento, il trasferimento di un gran numero di impiegati siciliani nel continente italiano. In Sicilia solo l'aristocrazia, che costituisce una piccola minoranza, è favorevole agli inglesi. Altrimenti le voci sono assolutamente infondate. Sul patriottismo dei siciliani non v'è motivo di preoccupazione ed Egli ha manifestato pubblicamente anche in comunicati stampa la sua convinzione sul patriottismo e sul sentimento fascista dei siciliani. Inoltre regna tra i siciliani una tipica mentalità isolana: essi credono sempre di essere perseguitati.

A questo punto il Reichsmaresciallo ha interloquito dicendo che l'isola di Sicilia ha naturalmente importanza per H servizio inglese di informazioni perché essa ha una costa lunga e difficilmente sorvegliabile. Così fra l'altro si sono verificati, per opera di agenti inglesi, esplosioni sulla linea ferroviaria. Il Duce ha proseguito sottolineando il lavoro costruttivo che in modo palese ha compiuto il Fascismo in Sicilia, costruendo strade, ponti e porti, e assicurandosi così le indubbie simpatie della popolazione.

In seguito il Duce è venuto a parlare delle voci sul Principe di Piemonte. QUf~sti non è affatto un frondista, ma è assolutamente un fascista. Nello stesso modo si è espresso il Duce nei riguardi dei Duchi di Aosta e di Spoleto. Egli era d'accordo con il Reichsmaresciallo che voci del genere vengono diffuse tanto in Italia quanto anche in Germania, sempre e soltanto da una determinata cricca di persone che non compiono alcun lavoro utile, ma che, nei tè e specialmente in quelli che vengono dati dalle Ambasciat,e e Legazioni estere, si scambiano le voci più insensate. Il Reichsmaresciallo Goering ha aggiunto inoltre che il Fiihrer è del parere che tanto in Germania quanto in Italia occorre che il Partito detenga la forza. Il Partito è responsabile dell'ordine interno ed è il sostenitore della disciplina nazionale. Questo gli può essere tanto più facile in quanto le personalità dirigenti compresi i Gauleiter, sono per lo più uomini giovani; quanto più i tempi sono difficili, tanto più strettamente il Partito deve stringersi al Fiihrer. Anche Antonescu avrebbe ancora molte difficoltà. Il Duce ha detto che il Partito è l'intermediario fra lo Stato ed il popolo ed ha espresso l'opinione che ad Antonescu potrebbe accadere qualche cosa di simile

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a quanto accadde a Primo De Rivera che voleva, anche lui, reggere il popolo con i Generali e senza il Partito e che per conseguenza falli.

Concludendo il Reichsmaresciallo ha citato ancora il fiducioso atteggiamento del Ftihrer che si sente perfettamente bene in salute, e di buon umore ed ha la sensazione di esser padrone della situazione.

Infine il Reichsmaresciallo ha portato ancora brevemente il discorso sulla questione dell'organizzazione tecnica della difesa contraerea ed ha detto che al suo ritorno a Roma avrebbe fatto più dettagliate esposizioni al Duce sugli sviluppi tecnici e organizzativi raggiunti in questo campo. Nell'esporre le sue grandi esperienze nel campo della protezione contraerea in Germania, il Reichsmaresciallo ha sottolineato la necessità di una condotta unitaria di tutti gli elementi che collaborano alla protezione contraerea, cioè l'aviazione da caccia, specialmente la caccia notturna, l'artiglieria contraerea, il servizio di allarme, ecc. È indifferente, dal punto di vista organizzativo, quali siano specificamente gli elementi che impiegano le armi e gli attrezzi. In Germania sono state perfino costituite alcune batterie i cui apparecchi di comando sono manovrati da donne. Egli ha esposto quindi al Duce, con particolari, la collaborazione fra i cacciatori notturni e l'organizzazione a terra, il servizio di allarme e l'artiglieria contraerea, e<:c. ed è venuto a parlare a tale riguardo anche dell'impiego degli ultimissimi apparecchi, come gli apparecchi « Wurzburg » la tavola << Seeburg >> e l'apparecchio per la tensione.

Così per esempio, i cacciatori notturni con l'aiuto di questi apparecchi vengono diretti dagli impianti a terra fino a 200 metri dagli apparecchi nemici ed operano allora soltanto con l'aiuto degli apparecchi luminosi che riproducono su di uno schermo l'aereo nemico. Sembra che gli inglesi posseggano installazioni simili impiegate soprattutto dagli aero-siluranti negli attacchi notturni.

Concludendo il Reichsmaresciallo ha dichiarato che l'importanza della difesa contraerea non deve essere sottovalutata. Se la guerra dura più a lungo, si deve prevedere che l'Asse dovrà risentire gli effetti degli aeroplani che l'America costruisce.

Il Duce è sembrato esser d'accordo col Reichsmaresciallo sulla questione dell'unità di comando delle diverse specialità della difesa contraerea. Egli ha dichiarato che in Italia l'artiglieria contraerea è in parte passata alle dipendenze della Milizia; che la Marina e l'Arma Aerea impiegano le loro unità indipendentemente l'una dall'altra, e che il problema della unificazione è stato già da lungo tempo esaminato, ma sino ad ora senza risultato. Un problema così difficile come la riunione dei diversi elementi della difesa contraerea, dovrà essere rinviato al dopoguerra.

Infine il Duce ha ringraziato ancora una volta il Reichsmaresciallo per la sua esposizione ed ha pregato di trasmettere al Ftihrer il Suo ringraziamento per il rapporto sulla situazione. È stato concordato che il Reichsmaresciallo si varrà del suo ritorno a Roma per esporre un poco più dettagliatamente i particolari tecnici della questione della protezione controaerea prima accennata.

(l) -Per la riposta di Alfieri, vedi D. 227. (2) -L'originale tedesco di questo verbale (redatto dal ministro Pau! Otto Schmidt il 29 gennaio), che è conservato nell'Archivio Storico, è interamente conforme al testo pubblicato in Akten zur Deutschen Auswiirtigen Politik, 1918-1945, Serle E, Band I, D. 181 (Gottingen, Vandenhoeck und Ruprecht, 1969). Pertanto non lo si riproduce e si pubbl!ca solo solo la traduzione ital!ana curata dagli uffici del Ministero. (3) -Vedi D. 194.

(l) Vedi Serle IX, vol. VII, DD. 825 e 830.

(l) -Vedi D. 64 (2) -Sic. !eggasi 1940.

(l) Vedi serie IX vol. VII, DD. 142, 184, 295.

(l) Vedi D. 202.

212

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AL MINISTRO A GEDDA, SILLITTI

T. S. N. D. 36/64-65-66 R. Roma, 29 gennaio 1942, ore 1,15.

Vostri telegrammi 64 e 91 (1). Telegramma fittizio da Voi preannunciato non è finora giunto a Roma né via Vichy né via Berna.

Sarà cura di questo R. Ministero, non appena detto telegramma sarà pervenuto, di rispondere per lo stesso tramite con altro telegramma fittizio privo di senso, e con un numero di gruppi tale da giustificare comunicazione ufficiale da farsi a codesto Governo al momento opportuno.

Circa detta comunicazione ufficiale, si ritiene che potrete darle la forma di comunicazione verbale da dettare al Ministro Abdalla Suleiman, come queUa fattaVi dal Governo Saudiano in data l" gennaio (2).

Circa il contenuto di tale comunicazione, che potrete naturalmente illustrare a voce, potrete attenerVi alle seguenti direttive:

l o -Il Governo Italiano prende con dispiacere atto che il Governo saudiano, a seguito delle pressioni esercitate dalla Gran Bretagna, ritiene che non sia più possibile la permanenza a Gedda della R. Legazione. Il Governo Italiano ne è tanto più spiacente in quanto costante amicizia era stata mantenuta fra l'Italia e la Saudia, amicizia che l'Italia aveva già fornito molte prove di voler rendere sempre più intima e cordiale ed il fondamento della quale trovava la sua base nell'assoluto rispetto dell'Italia per la completa indipendenza e la piena sovranità dello Stato Arabo-Saudiano. Il Governo Italiano considera la chiusura della R. Legazione a Gedda come una misura del tutto provvisoria, dovuta a circostanze speciali di carattere transitorio. È sua intenzione di riaprire la propria rappresentanz,a diplomatica a Gedda non appena cesseranno tali circostanze.

2° -Nel frattempo il Governo Italiano ha fiducia che nessun provvedimento particolare verrà preso a danno degli interessi italiani in Saudia, come da parte sua non intende adottare, sotto riserva di reciprocità, alcun provvedimento a danno degli interessi saudiani nell'Italia e nei suoi possedimenti coloniali.

3° --Il Governo saudiano ha manifestato il desiderio che partano con il personale della R. Legazione gli italiani residenti in Saudia, ad esclusione degli internati. Il Governo Italiano esprime il desiderio che tutti gli internati italiani a Gedda (come quelli tedeschi) possano essere rimpatriati, siano essi militari che civili. Particolarmente il Governo Italiano richiede in modo formale il rimpatrio degli internati civili, in quanto questi -secondo le norme di diritto internazionale -non dovevano essere internati e doveva essere loro consentita ogni libertà di movimento e quindi anche libertà di uscire dal territorio saudiano.

4o -Il Governo Italiano chiede che il Governo saudiano ottenga dalle Autorità britanniche, prima della chiusura della R. Legazione, il necessario salvacondotto per il transito attraverso i territori controllati dal nemico sia del personale della R. Legazione, sia di tutti gli italiani che rimpatrieranno con esso.

5° -Il Governo Italiano chiede che agli internati che rimanessero a Gedda il Governo saudiano assicuri un trattamento conforme alle norme internazionali, ed ogni possibile facilitazione in relazione alle particolari condizioni climatiche non adatte agli europei.

Potrete aggiungere ogni altra subordinata richiesta che riteniate opportuna, quali quelle da voi specificate nel telegramma n. 60 (l) circa il rimpatrio degli internati in età non militare, dei tubercolotici, sia italiani che tedeschi, dei libici indigenti rimasti alla Mecca, dei coniugi tedeschi Hall come degli altri tedeschi costà residenti ecc.

Nel commentare a voce la predetta c:>municazione, insistete particolarmente sul fatto che il rifiuto saudiano a rimpatriare gli internati civili sarebbe contrario alle norme di diritto internazionale, e non potrebbe disporre favorevolmente il Governo Italiano nei futuri rapporti con la Saudia (2).

(l) -T.s.n.d. 2002/64 p.r. del 20 gennaio 1942, ore 17,50 e T.s.n.d. 2618/91 p.r. del 25 gennaio 1942, ore 19.10, non pubblicati: si riferivano ai <<telegrammi fittizi» di cui al D.D. 89 e 98. (2) -Vedi D. sg.
213

IL MINISTRO A BERNA, L'AMARO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T.S.N.D. 3037/62 P. R. lJerna, 29 gennaio 1942, ore 1,26 (per. ore 14).

Mio telegramma n. [55-56] (3). Capo del Dipartimento Politico Federale mi comunica con espresso in data odierna che U Governo Federale pur convinto che giudizio Vostro non è giustificato e non può fondarsi che su apparenze o malintesi ha deciso di richiamare Ruegger. Pensa che sarà corrisposto ai desideri fissando modalità e data sua partem,.;a.

Pllet Golaz continua [a sostenere] che la franchezza abituale dei nostri rapporti lo obbliga a dire che questa decisione è struta penosa per il Consiglio Federale 11 quale non arriva a capire come io non sia riuscito a far intendere

a Roma te npercussioni che il richiamo può avere né far conoscere a loro le ragioni che lo hanno determinato; e soggiunge: « Votre audience auprès de lui (Consiglio Federale) ne peut y gagner ».

Conclude con le parole che Eccellenza il Ministro avrebbe detto a Micheli il 29 corr., cioè che questioni di persone non devono proiettare alcuna ombra sull'amicizia dei due Paesi.

Trasmetto lettera per corriere (1).

(l) -T.s.n.d. 1915/60 p.r. del 19 gennaio 1942, ore 19,20, non pubblicato: riferiva sulle modalità di partenza della comunità italiana. (2) -Con T.s.n.d. 3576/68 p.r. del 30 gennaio 1942, ore 16, Lanza D'Ajeta Informava Sillitti che era giunto Il telegramma fittizio via Berna, che per la stessa via gli era stata inviata la risposta, e che quando l'avesse ricevuta poteva «rispondere ufficialmente alla comunicazione fattavi dal governo saudiano circa rottura rapporti diplomatici secondo istruzioni già inviatevi coi telegrammi 64-65-66 ». Non risulta che Sillitti abbia riferito sull'esecuzione di esse; ma vedi D. 228. (3) -Vedi D. 197.
214

L'INCARICATO D'AFFARI AD ATENE, VENTURINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T.s.N.D. 2995/86/1 P.R. Atene, 29 gennaio 1942, ore 2,25 (per. ore 7,30).

Vostro 132 (2).

Incrociatosi con mio telegramma n. 82 di ieri sera (3).

Questo Presidente del Consiglio dei Ministri informato dell'ordine impartito dal Duce, prega far pervenire a Sua Alta destinazione seguente telegramma:

«Al Duce Roma. Prego V. E. volere gradire espressione vivissimi ringraziamenti e gratitudine popolo e Governo Ellenico per Vostro atto gentilissimo e pensiero umanitario [che] sulle scorte Forze Armate italiane in Grecia siano messi a disposizione della popolazione viveri farina nei due giorni di privazione causa ritardo trasporti. Tale gesto risuona profondamente nell'animo ellenico e incoraggia Governo nei suoi [sentimenti] a favore dell'Italia ed Asse. Generale Tsolacoglu capo del Governo Ellenico».

Inoltre Generale Tsolacoglu ha fatto seguire comunicato che dava notizia del gesto del Duce da speciali dichiarazioni alla stampa.

Metto in chiaro con telegramma numero protocollo successivo (4) testo comunicato e dichiarazioni. Specie nelle classi popolari che più soffrono la fame ripercussione generoso gesto Duce appare profonda.

215

IL MINISTRO A BUDAPEST, ANFUSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. s. 205/111. Budapest, 29 gennaio 1942 (5).

Mi riferisco alle precedenti comunicazioni di questa Legazione e per ultimo al Vostro telegramma per corriere n. 2903 del 25 corrente (6).

Negli ultimi giorni la questione della successione del Reggente è stata nuovamente dibattuta in questi circoli responsabili di Governo e dalle mie recenti conversazioni ho tratto l'impressione che sebbene si eviti di conferire alla cosa alcun carattere di urgenza anche per evitare che il dibattito si allarghi nel Paese e fuori, è intenzione del Governo di risolverla al più presto in maniera definitiva. Una legge dello Stato ungherese del 1937 conferisce al Reggente il potere di indicare tre nomi di cittadini ungheresi per la successione: Egli non lo ha ancora fatto. È probabile che prossimamente si risolva a pronunciare tale indicazione.

Nicola de Horthy, nonostante i recenti allarmi sul suo stato di salute, sta ottimamente e porta i suoi 74 anni con eccezionale gagliardia. Rimesso completamente dalle recenti indisposizioni attende agli affari dello Stato con quel garbo sereno e con quel piglio marinaresco che fanno di lui una figura estremamente popolare nel Paese. È ovvio che il Reggente non abbia nessuna voglia di conferirsi un erede ma gli avvenimenti ve lo costringono in ogni modo. Dopo essersi guardato attorno e senza far designazioni pubbliche o quanto meno senza far nascere una campagna di carattere personale, il Reggente ha fatto cadere la sua scelta oltre che sentimentale anche politica, sul figlio Stefano.

Da quanto mi viene detto si penserebbe di far luogo a tale designazione nominando intanto il giovane Horthy come Sostituto u!Iìciale del Reggente conferendogli in tal modo una specie di diritto ereditario alla successione.

Stefano Horthy, come Voi sapete, Eccellenza, è un giovane di modeste capacità intellettuali e che dal padre ha ereditato soltanto la prestanza della persona. Bennato e garbato potrà esercitare degnamente le sue funzioni rappresentative: a suo onore aggiungo che la sua simpatia per il nostro Paese è stata sempre illimitata. La circostanza che l'Ungheria abbia perduto in un breve giro di anni gli uomini politici che sembravano più adatti a succedere a Nicola de Horthy (Goemboes, Teleki. Darany, ecc.) ha necessariamente fatto cadere la scelta sul giovane Horthy il quale è stato sempre dato segretamente come favorito alla successione. La designazione continua perciò ad avere un carattere, diciamo, amichevole e non protocollare. Soltanto di sfuggita mi è stato possibile parlarne con questi uomini di Governo: Stefano Horthy è il candidato di necessità, candidato di necessità nazionale, in quanto il nome Horthy significa per gli ungheresi indipendenza, riacquisto dei territori perduti, vita nazionale, emancipazione dalla tutela prima asburgica e poi germanica. Un altro che 'identificasse tale concezione non esiste e, se esisteva, è morto. Ne viene di conseguenza che iì giovane Horthy senza avere esercitato nessuna pressione politica, anche perché non ne avrebbe avuto la possibilità, si è trovato ad essere il capo della tendenza di successione a carattere nazionale ungherese. Né il padre, si deve dire, ha fatto, sia pure abilmente, propaganda in suo favore. Ha solo mostrato la sua inclinazione per una soluzione, diciamo, familiare: e questo è bastato.

L'altro candidato alla successione (autocandidato) è per avventura un Asburgo: l'Arciduca Alberto. Nelle Vostre frequenti visite in Ungheria avrete osservato, Eccellenza, quale inusitato rango accordi lo Stato ungherese ai cosiddetti «arciduchi magiari ». Essi vengono immediatamente dopo il Reggente e vengon loro riconosciuti onori reali. Nessuno di loro è specialmente interessante: estenuati rampolli della grande Dinastia essi si contentano della vita di tenue splendore che loro accorda la Nazione ungherese. Il più ambizioso fra tutti loro è sempre stato l'Arciduca Alberto, figlio dell'Arciduchessa Isabella. Egli, sotto la guida ed il pungolo materno, ha prima aspirato alla Corona di Santo Stefano in antitesi col cugino Otto e in a}tri tempi ha mendicato persino i favori della Francia. Adesso, sempre in sordina, esiste una sua autocandidatura alla successione di Horthy.

Sono anch'io d'accordo con il R. Ambasciatore a Berlino che l'Arciduca Alberto non abbia alcuna specie di appoggio da parte del Governo del Reich ma, l'Arciduca Alberto che ha sposato una giovane maestra elementare, e che per il suo atteggiamento si fa ritenere un Asburgo disposto a ratngurare l'ideale del Volksgenosse, si è dato molto da fare per dipingersi come l'ideale di un futuro Reggente che concilii le tradizioni asburgiche con le necessità della vita nazionale ungherese e nello stesso tempo con l'amicizia della potente vicina. Anche questo Ministro di Germania non mi ha mai detto che Alberto d'Asburgo è il candidato del Reich Nazionalsocialista, per quanto si sia mostrato sempre reticente sulla candidatura Horthy ed abbia frequenti contatti con l'Arciduca, ma è l'Arciduca Alberto che lo fa dire ed in ogni caso il cartello di successione porta due nomi: Stefano Horthy, candidato nazionale che segue gli sforzi paterni per garantire l'assoluta indipendenza dell'Ungheria; Alberto d'Asburgo disposto ad una politica non di ingerenza ma di larga collaborazione col III Reich.

Di una terza soluzione Voi sapete, Eccellenza, si è qualche volta qui parlato (1): dell'unione personale cioè dell'Ungheria e Croazia con un Principe di Casa Savoia. Partigiano di una soluzione simile parrebbe essere il Conte Bethlen: ha tutta l'aria perciò di essere un Cavallo di Troia antigermanico. Un progetto simile riserverebbe all'Italia una funzione predominante nel Bacino Danubiano e dovrebbe essere discusso nei suoi dettagli nell'ambito della politica dell'Asse. Non ne ho inteso più parlare.

È comunque probabile nasca all'ultimo momento un terzo o un quarto candidato, per quanto non appaiano sulla scena politica ungherese uomini tali da succedere a Nicola de Horthy. Quel ·che è evidente è che la crisi di designazione è già matura ed è sicuro che il Governo ungherese la voglia definitivamente affrontare, determinazione che sarebbe certamente la migliore per scongiurare che il Paese si trovi da un giorno all'altro costretto a pigliare una decisione su una questione così delicata che risolta all'ultimo momento potrebbe oltre che provocare una crisi interna. cristallizzare su di un nome quel senso di timore che la Nazione ungherese nutre nei confronti della Germania e circa il quale ho anche recentemente riferito (2).

(2:) Il presente rapporto reca il visto di Mussolini.

(l) -Non pubblicata. (2) -Vedi D. 202. (3) -T.s.n.d. 2857/82/1-2 p.r. del 28 gennaio 1942, ore 1,25, non pubblicato. (4) -Non pubblicato. (5) -I passi essenziali di questo rapporto furono trasmessi con T.s.n.d. 745/39 r. del 29 gennaio 1942, ore 21.05, per. il 30 alle 2,45. (6) -Vedi D. 185, nota 4.

(l) Vedi serie IX, vol. VII, D. 145 e in questo volume D. 13.

216

L'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 3231/69 P. R. Tokio, 30 gennaio 1942, ore 7 (per. ore 21,45).

Vostro 65 (1).

Vice Ministro Affari Esteri ha iersera rimesso al Delegato Apostolico un pro-memori.a, che questi ha subito telegraficamente comunicato alla Segreteria di Stato, nel quale viene formulata richiesta assenso della Santa Sede all'invio di un Rappresentante diplomatico del Giappone presso il Vaticano; invio che verrebbe immediatamente effettuato non appena ricevuto tale assenso. Documento appare redatto in termini tali da costituire un impegno non solo per quanto concerne carattere ufficiale che questo Governo intenderebbe dare alla Missione, e nei riguardi del rango di Ambasciatore inviato nipponico, anche se, come si afferma e come è effettivamente esatto, scelta della persona dovrà, momentaneamente e per materiale difficoltà comunicazioni essere fatta cadere sul ristretto numero di Ministri Plenipotenziari attualmente disponibili in Europa. Mentre mi riservo continuare ad appoggiare opportunamente desiderio manifestato dal Sommo Pontefice, circa carattere formale di Ambasciata permanente della nuova Missione, riterrei sommamente conveniente che risposta favorevole della Santa Sede alla proposta trasmessa dal Delegato Apostolico venisse data senza indugio, e ciò per fermare definitivamente argomentazioni contro ogni possibile sorpresa. Dopo di che sarà più facile perfezionare, con la necessaria pazienza, risultati acquisiti nel senso desiderato dalla Santa Sede. È da tener presente infatti che stabilimento formale di una Ambasciata permanente installerà necessariamente una serie di misure amministrative che questo Governo non potrebbe prendere di sua sola autorità e che d'altra parte potrebbe sollevare obbiezioni e discussioni inopportune in ambienti non facili.

217

L'AMBASCIATORE AD ANKARA, DE PEPPO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. 772/51-52 R. Ankara, 30 gennaio 1942, ore 14,20 (per. ore 7 del 31).

Ieri Saracoglu ha passato parte del pomeriggio e tutta la serata alla

R. Ambasciata e si è trovato cosi a festeggiare con noi la ripresa di Bengasi

di cui egli stesso mi ha dato la notizia. Nella cordialissima e prolungata conversazione avuta con lui gli ho chiesto se gli risultava che Eden a Mosca avesse venduto l'Europa ai Sovieti e in quale misura. Mi ha risposto che, a quanto egli credeva e sapeva, nelle recenti conversazioni di Mosca relative alla futura organizzazione dell'Europa Eden aveva ced!uto a Stalin gli Stati Baltici, parte dell'Ungheria, la Cecoslovacchia, la Bessarabia, le frontiere della Polonia non sarebbero state fissate e non si sarebbe parlato degli Stretti.

Addentrandosi nell'argomento dei rapporti turco-sovietici Saracoglu mi ha detto che la Turchia non presta alcuna fede alle garanzie e alle assicurazioni dei bolscevichi: se Russia dovesse, per disgrazia dell'umanità, stravincere, nulla le impedirebbe di realizzare la sua secolare aspirazione sugli Stretti. Ma egli, Saracoglu, non crede che la Russia possa stravincere ed anzi crede che Inghilterra la quale non ha alcun interesse a vedere il trionfo in Europa del bolscevismo anziché permettere tale trionfo verrebbe a patti con la Germania. Gli ho rilevato che il Governo inglese è costretto ad andare sempre più verso la sinistra e che il ritorno di Cripps a Londra ne costituisce una nuova prova. Mi ha replicato che egli ha sempre considerato un errore da parte Inghilterra l'alleanza conclusa con la Russia e non ha mancato dì farlo a suo tempo rilevare a questo Ambasciatore d'Inghilterra; gli ho risposto che la partenza di Cripps da Mosca può significare la sua assunzione a posto di responsabilità di governo ma può anche essere stata determinata dal desiderio del Cremlino di vedere operarsi un cambiamento nella direzione di quella Ambasciata d'Inghilterra, dato che Cripps, accolto a suo tempo con freddezza dal Governo di Mosca, pur avendo migliorato la sua situazione non era riuscito a entrare del tutto nelle grazie dei dirigenti moscoviti (l'Ambasciatore di Turchia in Russia accredita piuttosto questa seconda versione); comunque, mi ha detto Saracoglu, se Governo di Londra dovrà bolscevizzarsi ciò sarà un gran male, ma egli non lo crede ed opina piuttosto che Churchill dovrà prima o poi deflettere dalla sua intransigenza e venire a compromesso.

Ho poi chiesto a Saracoglu che cosa pensasse degli sviluppi della guerra sul fronte dell'est. Egli mi ha detto in Turchia talune alte autorità militari ed alcuni uomini politici giudicano situazione attuale come implicante uno scacco grave per il Reich ed il suo potenziale bellico. Egli invece, ed altri con lui, pur rendendosi conto che la mancata occupazione di Mosca è stata una disavventura per la Germania, non crede che la ritirata strategica delle forze tedesche possa risolversi in un disastro: intanto la Germania non ha ritirato le sue truppe dai Balcani, dalla Francia, dalle altre regioni dell'Europa occupate, ciò che significa che è sicura di poter fronteggiare la situazione all'est con le forze che ha in linea e con le normali loro riserve, fino alla primavera prossima, epoca in cui sarà in grado di riprendere offensiva; inoltre gli risulta che le perdite dei bolscevichi negli attacchi e negli inseguimenti sono ingentissime, sicché lungi dal presentarsi più forte in primavera la Russia sarà allora seriamente indebolita.

Saracoglu mi ha in seguito parlato della Bulgaria per dirmi che la Turchia nulla teme da essa sapendo che Bulgaria intimamente legata Asse; Bulgaria da parte sua può agire come vuole ed essere sicura che la Turchia non le

creerà minimo disturbo o imbarazzo. Saracoglu intendeva con ciò farmi comprendere che la Bulgaria dovrebbe partecipare alla crociata contro il bolscevismo, e per timore sua allusione non mi fosse abbastanza chiara, ha soggiunto che egli per altro si rendeva conto delle [diiDcoltà] che incontrerebbe il Governo bulgaro a spingere il paese in guerra contro la Russia (1).

(l) T. 2807/65 p.r. del 25 gennaio 1942, ore l, non pubblicato: istruzioni di appoggiare la richiesta della Santa Sede relativa all'invio di un rappresentante diplomatico permanente del Giappone presso il Vaticano.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. PER TELESCR. 3219/160 P.R. Berlino, 30 gennaio 1942, ore 20,30.

Il Fiihrer ha scelto per l'adunata odierna non la sala Kroll dove si tengono sedute del Reichstag, ma il Palazzo dello Sport tradizionale per raduni nazisti nel periodo di lotta. Il discorso pronunciato da Hitler nell'affollatissima arena può inquadrarsi fra quelli in cui egli si rivolge schiettamente al suo popolo più che a una opinione pubblica internazionale. Hitler ha parlato liberamente con il solo appoggio di pochi appunti scritti a matita, e ha pronunciato con foga veemenza sopratutto le invettive contro Churchill << il cinciatore >> e contro Roosevelt <<il paralitico ». Prima parte discorso è stata rievocata lotta attraverso cui il nazismo è salito potere superando dimcoltà le quali non hanno arrestato ma rafforzato suo slancio coll'evidente contraccolpo che può presentare una guerra, Hitler è passato a parlare molto chiaramente della situazione sul fronte orientale nell'ultima parte del discorso. Tutta questa parte è stata impregnata di significato umano ed è stata forse la più bella del discorso, presentandosi il Fiihrer dinanzi al suo popolo come deciso ad assumere la piena responsabilità della condotta bellica. Come erano stati caldamente applauditi gli accenni all'Italia fatti da Goebbels durante il suo breve discorso così con vera spontaneità di applausi sono stati accolti tutti i passi in cui il Ftihrer ha sottolineato il cameratismo politico e militare delle due nazioni.

Hitler ha terminato con una grande invocazione a intensificare sempre più il lavoro per produrre più armi e munizioni e facilitare il compito dei soldati.

Violentissimo contro gli avversari, impostato secondo la consueta architettura, il discorso di Hitler odierno è tuttavia notevole particolarmente per la immediata rispondenza che ha voluto cercare e che ha certamente ottenuto con il suo popolo, in un momento del quale... (2) appositamente nascosta la gravità della lotta ma ha espresso una fiducia fermissima come un tonico per corroborare la collaborazione di tutti per la vittoria.

(l) -Con successivo T.u.s.n.d. 3394/56 p.r. del 31 gennaio, ore 20,23, De Peppo aggiunse: <<Prego V. E. voler considerare come assolutamente segreti miei telegrammi 51 e 52. Si tratta infatti di notizie datemi da Saracoglu in via del tutto privata e confidenziale >>. (2) -Nota dell'Ufficio cifra: « manca».
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L'INCARICATO D'AFFARI A BUCAREST, FORMENTINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER CORRIERE 904/385/133 R. Bucarest, 30 gennaio 1942 (per. il 6 febbraio).

Un comunicato pubblicato dal Sottosegretariato di Stato per il Lavoro mi offre l'occasione per sottoporre alla benevola attenzione di V. E. alcune considerazioni sulla situazione politica interna ed estera della Romania. Con tale comunicato viene data notizia al pubblico che la partenza per la Germania di un numero abbastanza rilevante di apprendisti romeni (10 mila circa) che avrebbe dovuto avvenire in seguito ad accordi stipulati dallo stesso Ministro del Lavoro Daculesco, recentemente rientrato da Berlino, è stata sospesa. La cosa ha provocato una certa sorpresa negli ambienti politici che hanno subito intuito come tale provvedimento dovesse essere attribuito a ragjoni di carattere politico. Il Vice Presidente del Consiglio al quale ne ho accennato, mi ha detto semplicemente che il Ministro Daculesco aveva agito di propria iniziativa, esponendo il Governo romeno ad un'ingentissima spesa, e che ciò era molto dispiaciuto sia al Conducator che a lui stesso. Sembrami peraltro tale versione utnciale non del tutto soddisfacente. Inserendo tale fatto in un complesso di circostanze si ha infatti qui la sensazione che i rapporti romenotedeschi non abbiano attraversato negli ultimi tempi uno dei momenti più felici. Mentre circa lo spirito di tali rapporti romeno-tedeschi in generale ho già riferito a V. E. il pensiero di Mihai Antonescu con mio telegramma n. 90 in data del 28 gennaio u.s. (1), parlando con questo Consigliere della Legazione di Germania ho potuto notare come la politica romena non sia da parte tedesca posta, come finora è avvenuto, sul piedistallo di una incondizionata approvazione; egli mi ha accennato ad una delicata situazione interna del Governo dovuta ad un eccessivo accentramento del potere ed anche ad una tendenza all'intesa tra .i partiti di Bratianu (uomo devoto ai tedeschi) e di Maniu per costituire un blocco di opposizione contro il Governo. Riferendosi inoltre alla recente visita di von Ribbentrop a Budapest, per la quale aveva dovuto più volte ascoltare le vive rampogne di questo Governo, mi ha palesato che, nonostante la Romania av·esse dei solidissimi titoli di benemerenza da far valere, non era riuscita a guadagnarsi del tutto la simpatia e la riconoscenza del Governo tedesco. Mentre infatti, egli mi ha detto, una corrente di amicizia personale si era forse creata tra il Fiihrer ed il Conducator, l'attitudine del Ministero degli Esteri tedesco verso la Romania si manteneva piuttosto riservata. Quali possono essere state le cause di tale momentanea freddezza? Certo si è che la visita a Budapest di von Ribbentrop prima e quella

dell'E. V. in un secondo tempo hanno fatto cadere qui qualche illusione circa una presunta benevola attitudine a riportare sul tappeto la questione della Transilvania. È da notarsi peraltro che in Romania si è incapaci di considerare i rapporti con l'Ungheria scevri di morbose passioni e che quindi, come si è attribuito alla visita dell'Eccellenza Riccardi il carattere e lo spirito che evidentemente non poteva avere, si è anche eccessivamente creduto alle parole sussurrate dagli ambienti u!Iiciosi tedeschi nel momento in cui è stato premuto, per crearsi una popolarità, sul facile quanto pericoloso tasto del revisionismo. Nel medesimo tempo sono invece giunte a Bucarest le note richieste dal Ftihrer di sforzo militare massimo per la campagna primaverile contro l'URSS. È lecito credere che quando da parte della Germania è stato sollecitato tale massimo sforzo non si pensasse che esso si sarebbe concluso, come poscla è avvenuto, con l'offerta di dieci divisioni (1), offerta modesta che questo Governo ha voluto giustificare con la necessità di far fronte ad eventuali imprevisti alla frontiera. Non v'è dubbio che fra Ungheria e Romania si è appesantita l'atmosfera di reciproco sospetto nel timore che l'una delle due possa valersi, ai propri fini, di un'eventuale diminuita potenza bellica dell'altra. Da tale stato di cose ne è scaturita, come conseguenza, la direttiva di perseguire una politica di risparmio militare per mantenersi sopra lo stesso piede della rivale, politica che ha portato a limitare la cifra del concorso militare e che può essere stata presumibilmente la causa più importante del malcontento tedesco. Non è inoltre scevro di importanza il fatto che sia il Vice Presidente del Consiglio che il Conducator sono venuti a trovarsi in una delicata situazione dal punto di vista della politica interna. Mentre infatti da una parte sono pressati per un totale concorso alla guerra verso la Russia, senza averne quelle contropartite e quelle garanzie atte a tranquillizzare la pubblica opinione, dall'altra invece sono fatti oggetto delle accuse dei partiti di opposizione che considerano la guerra oltre il Nistro non solo uno sforzo inadeguato alle possibilità della Romania, ma anche una tacita rinunzia alla Transilvania ed un grave pericolo per l'avvenire. Ho già avuto inoltre l'occasione di riferire come anche nello Stato Maggiore :si siano delineate tendenze pro o contro un maggior contributo alla guerra e si attribuiscano ai Generali

m'l.ggiormente quotati più svariati propositi.

Oggi stesso peraltro il Ministro di Germania Barone von Killinger ha pronunciato di fronte alla colonia tedesca un discorso appoggiando integralmente il Maresciallo Antonescu e pronunciando invettive contro i legionari e coloro che avrebbero voluto finire la guerra al Nistro; ciò che potrebbe significare che la nebbia si è alquanto dissipata o che si cerca di maggiormente premere sul Maresciallo combattuto fra opposte tendenze.

Da tale variabile e caotica situazione ne è derivato nella Nazione uno

stato di ipersenslbilità e di nervosismo che a!Iiora ad ogni occasione e si

concreta nelle note accuse verso coloro che sono considerati i responsabili.

Così parole astiose e accenni alla Transilvania vengono non solo rivolti ad

2·16

ogni occasione ai tedeschi, ma anche a noi da membri del Governo, da autorità e persone di ogni categoria (il R. Commissario Commerciale ha riferito in tal senso al Ministero degÌi Scambi e Valute con suo rapporto n. 185 in data 24 gennaio u.s. (1), che ho trasmesso in copia al R. Ministero, per quanto concerne le persone a capo del delica·tissimo settore che gli è affidato). Anche nella pubblica opinione, secondo quanto mi è stato da moltissime fonti segnalato, v'è un perdurare di acredine verso di noi, appena sopito dalle molte manifestazioni italo-romene promosse in questi ultimi tempi per stringere maggiori legami tra i nostri due Paesi, ma che si sono rivelate rimedi superficiali incapaci di guarire una malattia profonda e costituzionale. Non mancano neppure accenni, anche di persone autorevoli, a propositi violenti: ad esempio il Vice Presidente del Consiglio Antonescu congedandomi giorni or sono dopo una conversazione occasionale o, per meglio dire, dopo un soliloquio sull'argomento, mi ha detto quasi testualmente:

Fate sapere che la Romania non dorme, o si troverà una formula per farle giustizia o se la farà da sé.

(l) Non pubblicato. Con tale telegramma (T.s.n.d. 724/90 r. del 28 gennaio 1942, ore 21 per. ore 2,45 del 29), Formentini riferiva come M. Antonescu gli avesse detto che «con l'aiuto della Germania la Romania aveva potuto riacquistare Bessarabia e Bucovina e occupare territorio al di là del Dniestr e che peraltro era logico che stretta intesa dovesse esistere fra i due paesi. Dal canto suo Germania aveva avuto però molto dalla Romania. Esisteva quindi una specie di equilibrio di dare e avere politico per cui egli non si sentiva atfatto vassallo della Germania. Ma richieste aumentavano e si facevano sempre più pressanti».

(l) Vedl D. 175.

220

IL MINISTRO A BANGKOK, CROLLA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. 818;19 R. Bangkok, 31 gennaio 1942, ore 15,45 (per. ore 7,45 del 2 febbraio).

Nel corso della conversazione di carattere confidenziale questo Primo Ministro ha insistentemente richiamato mia attenzione della vitale importanza per Siam poter contare su amicizia e interessamento politico ed economico dell'Italia, della quale egli sperava comprensione ed appoggio durante guerra (2) e al tavolo della pace.

Gli ho risposto in termini di calorose ma generiche assicurazioni. Egli ha soggiunto che avrebbe particolarmente gradito interessamento Governo Fascista in favore adesione Siam al Tripartito ora che esso si trovava in stato di guerra dichiarata.

Ho creduto potergli dire a tale riguardo che da parte sua Italia avrebbe certo visto molto volentieri Siam associato patto ma che questione rimaneva di esclusiva spettanza del Giappone. Gli ho consigliato pazientare e aver piena fiducia Governo Tokio il quale apprezzava atteggiamento e aspirazioni Siam e non avrebbe mancato a tempo debito di dargli soddisfazione.

Primo Ministro si è rassicurato dai miei incoraggiamenti e me ne ha ringraziato con molto calore.

(2l Vedi D. 208.

H7

(l) Non pubblicato.

221

IL MINISTRO A ZAGABRIA, CASERTANO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER CORRIERE 826/020 R. Zagabria, 31 gennaio 1942 (per. il 2 febbraio).

Per indiscrezioni di alcuni Ministri croati, tra cui queLlo degli ESTERI, ho motivo di ritenere che uno degli atti per cui sarà prossimamente convocato Sabor croato sarebbe la proclamazione del Re.

Con tale atto questo Governo vorrebbe subito passare alla fase esecutiva dell'avvento monarchico, come fatto esclusivamente costituzionale e interno.

Poiché ricordo che il Duce, fra le istruzioni impartitemi il 27 novembre, alla presenza di V. E., mi diede quella di considerare «accantonata la questione monarchica almeno per la durata della guerra», mi riterrei autorizzato a far conoscere al Poglavnik, nel modo più opportuno, che per una iniziativa come quella della proclamazione da parte del Sabor dovrebbe essere presentito

R. Governo. Attendo superiore approvazione (1).

222

IL MINISTRO A ZAGABRIA, CASERTANO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER CORRIERE 825/022 R. Zagabria, 31 gennaio 1942 (per. il 2 febbraio).

Risulta a questa R. Legazione che il 20 dicembre scorso emissari del Generale Nedic sono venuti a Zagabria, e hanno chiesto udienza al Poglavnik per formulare proposte di pacificazione e di eventuali intese col Governo di Belgrado.

La notizia che precede è stata in questi giorni controllata a fonte sicura. Detti emissari non furono allora ricevuti dal Poglavnik, ma da un funzionario del Ministero dell'Interno e da persona di fiducia del Ministro degli ESTERI, La conversazione si è svolta sull'argomento della ribellione in Bosnia e in altre regioni della Croazia. È stato escluso da parte di detti emissari che il Governo di Nedic fosse connivente con i ribelli, ma è stato ammesso che era possibile esercitare una influenza su di essi, nel caso che un accordo venisse raggiunto. Sulle richieste serbe ho potuto avere soltanto le seguenti informazioni:

l) liberazione di tutti i serbo-ortodossi dalle carceri e dai campi di concentramento;

2) ospitalità alla Chiesa e ai sacerdoti serbo-ortodossi. Tali richieste furono accompagnate da dichiarazioni tendenti a illustrare vantaggi che potevano derivare anche alla Croazia da un'intesa con la Serbia,

per vedere alleggerita la pressione degli eserciti stranieri occupanti il territorio nazionale.

Gli stessi emissari, che non ebbero allora nessuna assicurazione, neppure generica, risultano essere tornati a Zagabria la settimana scorsa, e hanno domandato nuovamente di essere ricevuti dal Poglavnik.

Questi ha voluto oggi comunicarmi di averli ascoltati. Mi ha detto che gli hanno esposto con ampie argomentazioni il loro punto di vista e di essersi reso conto che scopo immediato dei serbi sarebbe di ottenere una tregua, o, meglio, di riuscire con la loro finzione a disarmare, almeno spiritualmente, la Croazia che è impegnata in questa lotta con l'appoggio dei suoi alleati.

«Forse -ha aggiunto il Poglavnik -essi sperano anche che sia possibile intenderei, ma ho detto loro che la liberazione dei colpevoli arrestati e internati sarebb€ contraria alla giustizia e che il ritorno della chiesa serba-ortodossa in Croazia sarebbe un'ingerenza palese, dato che trattasi di chiesa nazionale serba».

Il Poglavnik mi ha poi comunicato le sue informazioni sull'efiìcienza dei ribelli, sulla loro organizzazione e sui rapporti che intercorrono fra essi e il Governo di Nedic.

l) Le operazioni svoltesi recentemente in Bosnia hanno dimostrato che su

1.100 fucili catturati nella regione di Romanija più della metà non erano in condizione di far fuoco. Le munizioni erano scarse. I viveri non mancavano. Lo stato di salute dei prigionieri era tuttavia pietoso.

2) L'organizzazione dei ribelli è ancora notevole per quanto si riferisce ai cetnici, che sono i resti dell'esercito jugoslavo; è invece improvvisata e deficiente fra le bande dei partigiani (comunisti).

3) Da documenti (lettere, ordini di operazioni, ecc.) venuti in possesso delle truppe croate, risultano in modo inoppugnabile le relazioni esistenti fra il Governo di Nedic e i cetnici.

«Quest'ultima informazione, mi ha detto il Poglavnik, basta da sola a confermarci della necessità di dover perseguire nella lotta».

(l) Per la risposta di Ciano. vedi D. 233.

223

L'INCARICATO D'AFFARI PRESSO LA SANTA SEDE, BABUSCIO RIZZO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

TELESPR. R. 337/135. Roma, 31 gennaio 1942.

Telespresso min. 8/08612 del 28 gennaio (1).

Il Cardinale Maglione, al quale avevo chiesto ier l'altro informazioni .circa le notizie segnalate sulla possibilità che il Governo britannico consenta l'arrivo di viveri destinati alle popolazioni civili greche, in esenzione dal blocco e circa l'interessamento svolto dalla Santa Sede per facHitare i rifornimenti alla Grecia,

20 -Documenti diplomatici -Serie IX -Vol. VIII

mi ha informato che i passi reiterati della Segreteria di Stato erano stati appunto intensificati presso il Governo britannico in questi ultimi tempi.

Avendolo messo al corrente delle recenti segnalazioni radio di fonte britannica a questo riguardo, il Cardinale Maglione ha inviato istruzioni al Delegato Apostolico a Londra di sollecitare nuovamente una decisione del governo britannico perché siano al più presto autorizzati i rifornimenti alimentari alla Grecia in esenzione dal blocco.

(l) Non rinvenuto.

224

IL PRESIDENTE DELLA SOTTOCOMMISSIONE AFFARI GENERALI DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, LIBERATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. S. 2185/AG. Torino, 31 gennaio 1942.

Seguito ns. del 28 corrente n. 1978 AG (l).

Di seguito al telespresso in alto citato, rimetto, qui unito, copia del rapporto n. 31170/Pr. in data 29 corrente, inviato dall'Eccellenza Vacca Maggiolini al Comando Supvemo, circa le comunicazioni fattegli dall'Ammiraglio Duplat il 27 corrente.

ALLEGATO

IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, VACCA MAGGIOLINI, AL CAPO DI STATO MAGGIORE, GENERALE CAVALLERO

R. 31170 PR. Torino, 29 gennaio 1942

Nel pomeriggio del 27 corr. è venuto da me l'ammiraglio Duplat il quale, per esplicito incarico dell'amm. Darlan, mi ha fatto alcune dichiarazioni che vogliono essere la risposta ed il commento del governo di Vichy alla comunicazione da me fattagli verbalmente il giorno 23 u.s. (vedi foglio 31146 Pr. del 28 gennaio) (2), della impossibilità in cui il Governo italiano si trova di procedere alla discussione dei noti recenti documenti francesi (« memento » e « suggestions ») (3), almeno finché i rapporti franco-tedeschi non siano usciti dal vicolo cieco in cui oggi si trovano.

In sostanza l'ammiraglio Darlan tiene a far conoscere al Governo italiano che:

l") il contegno francese nei rapporti della Germania non è mai mutato da quando (28 maggio 1941) venne firmato il protocollo di Parigi (4), avendo sin da allora l'Amm. Darlan sostenuto che le questioni militari sono inevitabilmente legate a quelle politiche e che, in linea di massima, la Francia è nell'impossibilità, finché duri l'attuale situazione, di dare alla Germania più di quanto le ha finora dato;

2") tale suo costante atteggiamento si è perciò sempre mantenuto indipendente dalla situazione guerresca dell'Asse, le cui fluttuazioni non hanno avuto alcun peso sulle decisioni del Governo francese;

3°) spiacevole, ma prevedibile, conseguenza dell'attuale irrigidimento tedesco potrà essere l'arresto di una ben avviata modificazione dell'opinione pubblica francese, che già si stava evolvendo verso la collaborazione, ma che, come è naturale, attendeva, per meglio affermarsi, di vedere qualche tangibile favorevole risultato della politica governativa; la delusione arresterà e forse troncherà definitivamente tale trasformazione dell'opinione pubblica francese;

4°) la politica di accordi tra la Francia e gli S.U.A. si limita ad ottenere quanto è indispensabile alla vita economica della Francia e del suo Impero; il che risponde ad un interesse dell'Asse stesso. Ma il governo di Vichy si opporrà risolutamente ad ogni azione di consoli od agenti americani ed inglesi che sia comunque intesa a danneggiare l'Asse.

Di tali dichiarazioni ho semplicemente preso atto. Credo doveroso far seguire alla esposizione delle dichiarazioni dell'amm. Duplat alcune considerazioni.

Non credo che vi siano fondate ragioni per seriamente dubitare della sincerità delle anzidette dichiarazioni. Come già altre volte ho detto, l'ammiraglio Darlan si è troppo compromesso colla sua politica collaborazionista per poterne ora recedere; il suo avvenire di uomo politico e, forse, la sua stessa vita vi sono legate. Nè, d'altra parte, ho ragione di mettere in dubbio il suo patriottismo che è, oltre al resto, nutrito di vivissima anglofobia.

Credo invece che, prolungandosi l'attuale situazione, che si va rendendo col passare del tempo sempre più gravosa per la Francia, vada sempre più pronunciandosi la sfiducia del Paese verso il suo Governo. L'accoglienza fatta al patetico messaggio lanciato dal maresciallo Pétain in occasione del Capodanno ne è prova evidente (vedasi notiziario quindicinale della C.I.A.F. n. 27).

Penso perciò che il protrarsi della presente situazione possa divenire dannoso anche all'Asse, poiché non vedo alcuna sua convenienza a veder mutato l'attuale, sia pure malfermo Governo francese.

Aggiungo che la presente situazione può considerarsi dannosa all'Italia per due precise ragioni e cioè l'impossibilità:

a) di utilizzare pienamente, in buono accordo con la Francia, il territorio tunisino come base atta a condurre un'azione militare vigorosamente offensiva verso l'E~itto ed oltre;

b) di risolvere in modo soddisfacente il grave problema del necessario rifornimento all'agricoltura italiana dei fosfati del Nord Africa.

Si presentano per tale modo all'Asse tre vie: l") segnare il passo con la Francia in attesa che l'orizzonte si schiarisca e limitandosi, per intanto, ai modesti trasporti, già in atto, via Tunisi, ed a ricevere i pochi fosfati che, in mancanza di nostre merci di scambio, è possibile ottenere; gli immancabili successi militari della prossima primavera ci consentiranno di far pagare caro alla Francia la sua opportunistica politica attuale;

2°) cercare modo di riallacciare le trattative interrotte a Wiesbaden, per il che occorrerebbe un'azione personale del Duce che induca il Fiihrer ad accogliere almeno in parte le richieste francesi; si tratterebbe cioè di tornare ad una visione obiettiva del problema quale il Duce l'aveva impostato nel suo colloquio del 14 gennaio nel quale, come ben ricordo, Egli aveva considerato come « trattabili » le « suggestions » francesi e previsto lo sviluppo della situazione in 3 fasi:

-concessioni politiche e finanziarie alla Francia, -totale inserimento della Francia nella politica dell'Asse, -concessioni militari alla Francia;

3°) esplicare verso la Francia un'azione coercitiva che, per quanto riguarda l'Italia, potrebbe essere costituita dalla minaccia dell'integrale applicazione dell'art. XVI

mai attuato -della Convenzione di armistizio; minaccia cioè di impedire alla Francia qualsiasi traffico commerciale nel Mediterraneo. Non esito però a dire che, a mio parere, l'anzidetta minaccia non è consigliabile, perché:

-sarebbe in troppo aperto contrasto colla politica seguita verso la Francia dal 15 novembre in poi e sarebbe perciò difficile da giustificare;

-sarebbe di ardua esecuzione e forse addirittura inattuabile, sia perchè dovremmo detrarre la flotta da altri compiti più essenziali, sia perchè la sua attuazione equivarrebbe a ridurre in breve tempo la popolazione francese a morir di fame;

-potrebbe buttare decisamente la Francia nelle braccia delle potenze anglosassoni e determinare la riapertura delle ostilità contro la Francia.

Vi è dunque -tutto considerato -un complesso di circostanze che pare debbano indurre a non precipitare le decisioni ed a seguire verso la Francia una politica di attesa.

Non è infatti, innanzitutto, da escludere che la Germania stessa trovi la maniera, pur non disdicendo il suo contegno di rigida fermezza, di proseguire in altri campi forse agendo nel settore economico a mezzo del ministro Hemmen -quelle trattative colla Francia che si sono bruscamente interrotte, nel campo armistiziale-militare, a Wiesbaden. Come non si può neppure escludere che l'amm. Darlan stesso prenda l'iniziativa di un riavvicinamento colla Germania.

Vi è inoltre da chiedersi -ed io non ho né gli elementi necessari, né l'autorità per rispondere alla domanda -se effettivamente sia urgente, dato anche il miglioramento della situazione in Libia, disporre senz'altro delle basi tunisine, visto che queste non potranno essere impiegate integralmente prima dell'autunno 1942.

Anche i favorevoli risultati fin qui raggiunti dalla politica di intesa colla Francia (accordi finanziari relativi all'art. X; impiego, sia pur limitato, dei porti tunisini; migliorato trattamento alla nostra colonia del Nord Africa; aperta discussione per l'integrale utilizzazione militare della Tunisia; restituzione delle armi ai coloni italiani della Tunisia) possono consigliare a non abbandonare troppo presto la politica seguita in questi ultimi mesi.

(l) -Non pubblicato: riassumeva l'incontro fra Vacca Maggiolini e Duplat di cui all'allegato. (2) -Non pubblicato. (3) -Vedi D. 160. (4) -Vedi serie IX, vol. VII, DD. 142, 184, 295.
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L'AMBASCATORE AD ANKARA, DE PEPPO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. 816/58-59 R. Ankara, 1° febbraio 1942, ore 15,18. (per. ore 7,15 del 2). Qualche tempo fa il Sig. de Calheiros, Ministro Portogallo in Ankara,

mi confidò di aver ricevuto istruzioni da Salazar di cercare di appurare quanto vi fosse di vero nella informazione a lui pervenuta che il regime sovietico era sul punto di trasformarsi e comunque non rappresentava più un pericolo per l'Europa. Calheiros aggiunse che aveva buone ragioni di credere tale informazione era stata data a Salazar dal nuovo Ministro di Turchia in Lisbona.

Il Ministro CalheJros ha interrogato in proposito uomini politici turchi, membri del Corpo Diplomatico e più particolarmente sir Hughues Knatchbull Hugessen, Ambasciatore d'Inghilterra, il quale gli ha risposto che se pure per il momento non può affermarsi che il regime sovietico abbia subito essenziali trasformazioni, senza dubbio con l'intensificarsi dei contatti tra Mosca da un lato e Londra e Washington dall'altro il bolscevismo attenuerà la sua intran

sigenza di principi cessando così dal costituilre una fonte di preoccupazioni per l'Europa.

Quanto precede costituisce un nuovo indizio di una abile manovra di penetrazione che l'Inghilterra sta compiendo presso paesi neutrali e sopratutto presso Stati che come il Portogallo, la Svizzera, la Turchia che sono animati da maggiore avversione nei riguardi della Russia sovietica. La manovra consiste far credere che se proprio il diavolo non si è fatto frate sarà cura almeno delle grandi democrazie anglo-sassoni di scacciarlo [dal] paradiso della futura sistemazione britannica del mondo.

L'insinuazione fatta dal Ministro di Turchia a Lisbona neUa succitata conversazione Salazar; le voci circolanti fra i diplomatici di Stati neutrali in Angora secondo cui il progetto di RooseveLt di inviare una imponente armata in Inghilterra terrebbe conto anche dell'eventualità di dover ristabilire l'ordine in Europa in seguito a una ipotetica vittoria I'USSa (mio telegramma n. 06 del 10 corrente per corriere) (1), l'osservazione fattami da von Papen (2) nel nostro ultimo colloquio (mio telegramma n. 51 del 30 corrente (3) che l'Inghilterra non vedrebbe di buon occhio trionfo del bolscevismo in Europa, tanto pur di impedirlo ve:rrebbe a patti con la Germania; tutte queste ed altre che non vale la pena di citare sono altrettante prove che tale propaganda ha già ottenuto qualche risultato. Lo stesso Ministro Portogallo, che è per sua naturalezza e per educazione accanito anti-bolsc.evico, mi ha confidato di essere rimasto alquanto scosso dagli argomenti addotti dal Knatchbull e da altri.

Al Ministro de Calheiros ha contrapposto ovvi argomenti e sono riuscito a convincerlo -spero -che si tratti soltanto di propaganda inglese. Ha anche messo von Papen al corrente di questa subdola manovra inglese, e d'accordo con lui faremo qui quanto sarà possibile per sventarla. Ma occorrerebbe, a mio avviso, che essa fosse subito dovunque segnalata e controbattuta. Comunque che il nostro Ministro a Lisbona aderisse a fomentare in quegli ambienti politici l'odio contro il bolscevismo che già diede così buoni risultati nelle vicende della guerra di Spagna.

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IL PLENIPOTENZIARIO POLITICO A PARIGI, BUTI, AL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA

L. 6/46. Parigi, r febbraio 1942.

Sull'incontro che ha avuto luogo il l o dicembre u.s. a St. Florentin tra Goering e il Maresciallo Pétain (4) circola, clandestinamente a Parigi, e, a quel che risulta, trova largo credito, un resoconto che si attribui:sce a persona

del seguito del Maresciallo, alla quale Pétain avrebbe fatto delle confidenze. Ne ho avuto copia e lo invio qui unito.

Può darsi che alcuni degli spunti della conversazione tra i due uomini rispondano a verità; ma si tratta evidentemente di un foglio di propaganda contro la Germania e a favore del Maresciallo, redatto con una cer,ta abilità.

Nel documento si riepilogano, sotto forma di risposte o di dichiarazioni fatte dal Maresciallo a Goering, le varie accuse che la Francia muove alla Germania dall'armistizio, e specie da Montoire in poi: requisizione in massa delle risorse alimentari del Paese, indennità di guerra superiori alle possibilità francesi, mancato ritorno dei prigionieri etc. Non manca qualche tratto del solito spirito francese, e nemmeno il motivo già sfruttato del Maresciallo disposto a sacrificare sé stesso alla Francia. Alla Germania è mosso anche il rimprovero di non aver tenuto fede alle promesse fatte da Hitler a Montoire; e coll'ultima parte dei documento si accredita l'opinione che Pétain sia nettamente contrario a cessioni territoriali, Alsazia-Lorena compresa.

Interessante anche l'accenno all'Italia a proposito della Siria (1).

I giornali di Parigi continuano a non portare alcuna notizia sull'incontro Darlan-Raeder (mia lettera del 30 u.s.) (2), né sulla visita di Darlan a Parigl. Solo i giornali della zona libera hanno pubblicato (vedi bollettino stampa da

Lione del 31) la notizia del suo ritorno da Parigi. Pe'r la cronaca, informo da ultimo che avant'ieri 30 gennaio, ho presentato a Schleier le mie felicitazioni per la ricorrenza della Machtergreifung.

ALLEGATO

ENTREVUE DE SAINT-FLORENTIN

Cette entrevue avait été provoquée par le Gouvernement du Reich qui désirait connaitre la position exacte de la France en politique extérieure en prévision des graves événements qui allaient se dérouler dans le Pacifique.

Cette rencontre était organisée par M. de Brinon.

Le Maréchal Goering a demandé au Maréchal Pétain de montrer plus d'énergie dans la préparation de la défense de l'Afrique du Nord et des Colonies françaises. Il aurait été question de la rémobilisation de l'Armée de l'Air et de la Flotte française. Le Maréchal Pétain a répondu qu'il n'était pas question de mobiliser en France l'Armée

de terre et que seule l'Armée de l'Afrique du Nord pouvait étre mise sur pied de guerre, à une condition toutefois a-t-il dit, c'est que nous rendiez nos officiers, nos sous-officiers nos hommes et notre matériel pour reconstituer nos formations.

Le Maréchal Pétain a rappelé que semblable demande avait été faite par le Gouvernement français au moment de l'affaire de Syrie et qu'elle avait été refusée par le Reich et par l'Italie en particulier en ce qui concernait le matériel de guerre recemment enlevé de Syrie par les Italiens.

Le Maréchal Pétain a rappelé également qu'il était d'accord sur le principe de la collaboration, mais que la plupart des promesses faites par le Reich n'ayant pas été réa

lisées, il ne pouvait s'en tenir lui meme qu'au cadre des conditions d'armistice. « J'ai compris que la collaboration impliquait de traiter d'égal à égal. S'il y a un vainqueur en haut et en bas un vaincu, il n'y a plus de collaboration, il y a ce que vous appelez un Diktat et ce que nous appelons la loi du plus fort.

La France a commis en 1919 l'erreur de ne pas faire une paix de collaboration. Elle avait gagné la guerre, elle a perdu la paix. Vous risquez de commettre la meme erreur que nous.

Vous pouvez gagner seuls la guerre, vous ne pouvez faire seuls la paix. Vous ne pouvez pas faire la paix sans la France.

En ne faisant pas une paix de collaboration, vous vous exposez à perdre la paix.

Rappelez-vous de ce que je vous dis ».

Il a donné lecture du mémorandum de 7 pages qu'il avait lui-meme rédigé dans lequel il précisait tous les points en litige.

A la suite de cette lecture le Maréchal Goering s'est exclamé: « Enfin, M. le Maréchal, quels sont les vainqueurs, vous ou nous? » Le Maréchal Pétain lui a répondu que jamais il n'avait senti plus profondément qu'au cours de cette entrevue, combien la France avait été vaincue.

« J'ai confiance dans les destinées de 1.1 France, dans son relèvement. Quant à moi personnellement, sachez bien que pour un homme de mon age, il est une évasion bien facile à réaliser, celle du passage de la vie à la mort ».

Le Maréchal Pétain a voulu remettre [Cn mémorandum au Maréchal Goering mais celui-ci, à deux reprises, a refusé de le prendre. Alors le Maréchal Pétain le lui a tout simplement mis dans la poche... et Goering l'y a laissé.

Le Maréchal Pétain et le Maréchal Goering ont continué leur conversation sur des points de détail, puis ont échangé très cordialement des souvenirs de guerre de 1914-18 et se sont quittés dans les meilleurs termes.

Le Maréchal Goering a passé deux jours à Paris à la suite de cette entrevue. Le mémorandum du Maréchal a été traduit en Allemand par les Services de l'Ambassade. L'Ambassadeur, ainsi que le Général Commandant les forces allemandes en France en ont pris connaissance et le lundi 8 décembre, le Général Offìcier de liaison entre le Maréchal Goering et le Ftihrer est parti pour remettre le document à ce dernier.

Dans son mémorandum, le Maréchal Pétain rappelle au Chancelier Hitler qu'à la suite de l'entrevue de Montoire et des convcrsations diplomatiques qui avaient précédé ou qui ont suivi, il avait été convenu que les prisonniers seraient libérés, que la ligne de démarcation serait supprimée, que les prélèvements de l'Armée allemande sur l'économie française seraient réduits et que dans une certaine mesure, l'Armée française d'armistice, en particulier l'Armée de l'Afrique du Nord, serait réarmée.

Aucune de ces conditions n'a été complètement réalisée.

Le maréchal Goering a fait observer au Maréchal Pétain que le Gouvernement allemand était mécontent de voir que l'agriculture française ne produisait pas au maximum. « Rendez-nous, a dit le Maréchal Pétain, les 800.000 agriculteurs prisonniers que vous conservez.

Le ravitaillement de la France est mal assuré.

Rendez-nous les wagons que la France a prètés à l'Allemagne et qui ne sont jamais revenus. Ces wagons représentent, il ne faut pas l'oublier, un tiers de la totalité du matériel roulant français et, aux termes des conditions d'armistice, ils devaient etre simplement pretés ».

«L'industrie française ne produit pas suffìsamment » a di t le Maréchal Goering.

« Vous deviez lui fournir du charbon et des matières premières, nous les attendos » a répondu le Maréchal Pétain.

Le Maréchal Pétain a insisté tout particulièrement sur la question qui lui tient le plus au coeur, le retour des prisonniers. Il a démontré que la France ne pouvait arriver à se rélever que si les 1.500.000 prisonniers qui sont pour la plupart des jeunes gens

actifs étaient rendus à leurs affaires et à leurs travaux. Il a protesté contre le maintien de la ligne de démarcation qui est, a-t-il dit «une plaie saignante au fianc de la France».

Enfin, il s'est élevé contre les prélèvements massifs de denrées alimentaires effectuées par l'Armée allemande en France. Les effectifs de l'Armée d'occupation sont passés successivement de 2 millions et demi à 2 millions, puis à 1.500.000, puis à l million. Ils sont actuellement de 50.000 environ. Néanmoins cette armée prélève un tiers de la fabrication des conserves de viande, des poissons et des produits alimentaires de toutes sortes.

« La disproportion est par trop sensible, a dit le Maréchal, ce prélèvement de un tiers et le rapport des 500.000 allemands aux 39.500.000 français. C'est 1/80° qui devait ètre prélevé au lieu de 1/... injustifiable ».

Le Maréchal indique également dans son mémorandum que la somme payée au titre des frais de l'armée allemande d'occupation dépasse déjà considérablement, avant toutes discussions et fìxation d'indemnité de guerre, les sommes que l' Allemagne a payées au total après sa défaite de 1918.

En racontant cette entrevue à notre ami en lui lisant son mémorandum, le Maréchal Pétain a tenu à préciser qu'il n'avait jamais cédé sur le chapitre des concessions territoriales à faire par la France à l'Allemagne, qu'il n'avait mème pas cédé ni pris un engagement ni un semblant d'engagement quelconque pour la question d' Alsace et Lorraine qui reste absolument entière.

Aucune discussion de fond n'a encore eu lieu à ce sujet, mais à chaque occasion le Maréchal a affirmé sa position et son désir de maintenir l'intégrité du territoire français.

Il a d'ailleurs, au cours de l'entrevue de St. Florentin, rappelé au Maréchal Goering que le Fiihrer lui avait promis à Montoire qu'aucune annexion territoriale ne serait faite.

Le Maréchal apporte un soin tout particulier au réarmement de la Flotte et à la remise en état des cuirassés avariés au cours des attaques anglaises.

(l) -Non pubblicato. (2) -Sic, ma si tratta di un lapsus perché il colloquio è con Saracoglu. (3) -Vedi D. 217. (4) -Per il resoconto dell'incontro fornito da parte tedesca, vedi IX, vol. VII, D. 830; per quello fornito da parte francese, vedi lvi, D. 825. Con rapporto del 17 dicembre 1941, n. 12700 Gonfalonieri aveva poi precisato che le informazioni trasmesse gli erano state date dal capo della Segreteria particolare del Maresciallo, Ménétrel. (l) -T.s.n.d. per corirere 4099/04 p.r. del 5 febbraio 1942, Buti aggiungeva: «Risulta che «il resoconto» del colloquio di St. Florentin del 1° dicembre us. tra Ooering e Pétain emanerebbe dagli uffici di propaganda d! Vichy e che anche gli organi della Legione hanno avuto ordine di diffondere le stesse notizie sull'atteggiamento del Maresciallo>>. (2) -Non pubblicata.
227

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER TELESCR. 3478/176 P.R. Berlino, 2 febbraio 1942, ore 18,15.

Ho fatto stamane al signor Woermann opportuna comunicazione in base al telegramma per corriere di V. E. n. 3235 (1).

Il Signor Woermann mi ha fatto comprendere che, data l'opposizione del Giappone a rilasciare una dichiarazione analoga per le Indie, il Governo tedesco non è favorevole a rilasciare quella per i paesi arabi.

Di fronte alle insistenze del Mufti si sta preparando una lettera sulle linee, ed a conferma, di quella a suo tempo inviata al Mufti dal signor Weizsaecker (2). Di tale lettera verrebbe comunque data preventivamente comunicazione a noi. Circa l'invio di un funzionario per organizzare il cool'dinamento dell'azione e della propaganda per i paesi arabi in Italia il signor Woermann ha dimostrato di gradire l'iniziativa ed ha detto che ritiene che il Ministro Grobba potrà essere la persona adatta.

(l) -Vedi D. 210. (2) -Vedi serle IX, vol. VII, D. 41.
228

IL MINISTRO A GEDDA, SILLITTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. 834/115 R. Gedda, 2 febbraio 1942, ore 20 (per. ore 23).

Ministro Suleiman mi ha di nuovo richiesto un colloquio stasera, nel quale mi ha comunicato di essere messo in ·comunicazione telefonica col Emiro Faisal, dal quale ha ricevuto istruzioni farmi noto che il Governo saudiano ha fissato la partenza della R. Legazione per venerdì 6 corrente, e ciò anche ne'l caso non arrivasse nel frattempo il telegramma di istruzioni codesto Ministero (1). Ho risposto che non posso partire senza istruzioni del mio Governo e che pertanto intendo aspettare arrivo telegramma.

Dato precipitare della situazione si rende necessario interrompere collegamento dopo trasmissione di domani sera. Operatore rimarrà in ascolto col solo apparecchio ricevente alla consueta ora per eventuali ulteriori comunicazioni di V.E.

Distruggo tutti i cifrari escluso Impero e tabelle L.M.E. Prego informare Ministero della Marina.

Faccio presente che fino ad oggi non è pervenuta alcuna risposta Dott. Passera ai miei numerosi telegrammi tra cui quello concernente trasferimento internati nello Yemen.

229

IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, VACCA MAGGIOLINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. 31439 PR. Torino, 2 febbraio 1942.

L'ammiraglio Duplat mi ha or ora consegnato l'annessa nota verbale (2) in risposta a quanto io -d'ordine di codesto Ministero -gli avevo esposto, a voce, il 23 gennaio u.s. (vedi mio pr:~edente foglio n. 30893/Pr. del 23 gennaio u.s.) (3).

Nel consegnarmi la nota l'amm. Du:plat aggiungeva che: -l'amm. Darlan riconosceva che vi era stato un malinteso tra lui ed il conte Ciano nel colloquio di Torino del 10 dicembre;

-se l'attuale nota verbale venisse accettata dal Governo italiano, rimaneva fin d'ora inteso che le due rappresentanze (francese a Roma; italiana a Parigi e Vichy) potevano cominciare a funzionare a partire dal 15 febbnaio;

-a rappresentanza francese installata a Roma, sarebbe stato necessario consentire che egli personalmente -amm. Duplat -potesse recarsi a Roma liberamente ogniqualvolta ciò risultasse necessario per la concorde azione della. Delegazione francese, in Torino e della rappresentanza francese in Roma.

Infine l'amm. Duplat mi ha chiesto se io ritenessi che la nota verbale sarebbe stata gradita a Roma. Ho risposto che non avevo alcun elemento per poter rispondere, ma a mia volta chiedevo se, da parte francese, vi fosse difficoltà a sopprimere eventualmente, nei documenti ufficiali, l'indicazione precisa dei titoli diplomatici di taluni membri (consigliere d'ambasciata, console, ecc.) accontentandosi di dire che la Delegazione econom~ca presieduta dal sig. Sanguinetti è composta di X membri.

Nel congedarsi l'amm. Dupiat mi ha poi pregato di sollecitare da codesto Ministero la risposta circa la rappresentanza francese in Grecia (1).

(l) -Vedi D. 212, nota 2, p. 238. (2) -Non pubblicata. (3) -Non pubblicato. Il contenuto della comunicazione è riportato nel D. 203.
230

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI

T. 3937/82 P. R. Roma, 3 febbraio 1942, ore 11.

Questione di cui al Vostro telegramma n. 70 (2) va esaminata sotto duplice punto di vista e risolta in conseguenza. È certamente bene da una parte sottolineare nostro apprezzamento per atteggiamento assunto da Delegazioni Argentina e Cilena alla Conferenza di Rio. Espressione tale apprezzamento conviene tuttavia sia contenuta entro limiti che non imbarazzino quei Governi piuttosto che facilitarne ulteriore permanenza su terreno neutralità in cui si sono posti. Che sia cioè discreta e non pubblica.

D'altro canto, come codesto Governo sa, hanno luogo in Cile in questi giorni elezioni presidenziali. Dalle quali dipende se e in che termini quel Governo vorrà e potrà continuare azione svolta alla Conferenza di Rio. Tutto ciò costituisce, per parte nostra, ulteriore ragione di riserbo.

Sta bene in conseguenza, a nostro avviso, il passo fatto dai Rappresentanti nipponici a Buenos Aires e Santiago, ma converrebbe non sia data ad essi alcuna pubblicità. Apprezzamenti analoghi e nella forma descritta sono stati del resto già espressi anche da parte nostra al Ministro degli Esteri argentino, in occasione suo recente incidente aviatorio.

Anche la stampa conviene sia orientata, nei riguardi argentini e cileni, in senso favorevole ma discreto.

(-3) Il documento reca il visto di Mussolini.
(2) -Con T. 3350/70 p.r. del 31 gennaio 1942, ore 8,, per. il 1o febbraio alle 0,55, Indelli aveva riferito: «Questo governo... stima intanto opportuno esprimere sua simpatia e apprezzamentoai Governi Buenos Aires e Santiago per atteggiamento indipendenza assunta a Rio de Janeiro ed ha dato istruzioni in questo senso ai propri rappresentanti colà. Ove Governi Roma e Berlino ritengano di dover fare altrettanto, qui si propone che passo sia tenuto separatamente e non sta dato ad esso pubblicità per non porre in imbarazzo quei Governi>>.
231

IL MINISTRO A COPENAGHEN, SAPUPPO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 850/15 R. Copenaghen, 3 febbraio 1942, ore 14,10 (per. ore 19).

Ministro degli Affari Esteri mi ha detto aver espresso a questo Ministro Germania speranza che probabile prossimo cambiamento nella situazione internazionale della Norvegia non debba comportare formale riconoscimento da parte Re Danimarca che suo fratello viene co;;;ì ad essere spodestato prima fatto non venga confermato da futuri Trattati generali pace; ma che piuttosto si trovi espediente che limiti responsabilità assenso danese al solo Governo danese.

232

IL MINISTRO A KABUL, QUARONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. 893/46 R. Kabul, 3 febbraio 1942, ore 19,55 (per. ore 17,30 del 5).

Nel corso questione Anzilotti mi è stato nuovamente ripetuto che appena circostanze lo permetteranno Governo afghano desidera collaborare con noi anche in campo militare.

Mentre possiamo considerare il popolo afghano come alleato potenziale, molte riserve dovrei fare circa Governo: inoltre Primo MiJ!listro si è talmente compromesso davanti paese con l'Inghilterra che se anche localmente volesse, dubito potrebbe mettersi alla testa di un movimento nazionale.

Ma queste sono eventualità ancora lontane. Per ora è con questo Governo che dobbiamo vivere. Primo Ministro continua sua politica nei riguardi Inghilterra ma ha anche paura di noi. Bisogna quindi giocare di astuzia.

Non bisogna dargli impressione che per quanto riguardaci sua sorte è decisa: sotto questo punto di vista ha estrema importanza nostra radio Himalaya compresa, poiché in alto si sa benissimo che è Roma. Non è il caso naturalmente far degli elogi basterà il silenzio da p: ;·te nostra; altrimenti vi è pericolo che si getti risolutamente nelle braccia inglesi. A mio avviso nostra politica dovrebbe essere:

l o -silenzio assoluto nostra radio nei riguardi Governo afghano;

2° -respingere, con maggiore o minore violenza, secondo le circostanze interme e generali, ogni tentativo del genere Anzilotti;

3o -lavorare per quanto è possibile primordiaJle linea interna;

4o -far qualche prova concreta nel campo cooperazione.

Per quanto concerne quest'ultimo punto non è naturalmente caso di abbordare problema generale.

Collaborazione per quamto concerne tribù è fuori questione. Sono troppo legate con politica interna Afghanistan. D'altra parte Governo afghano potrebbe rispondere, non senza ragione, che gli chiediamo di attirare fulmini inglesi; potremmo invece benissimo cominciare col chiedere Govel'no afghano fornirci informazioni.

Sulla Russia effettivamente non hanno informazioni, sull'Iran si sono sempre mostrati disposti a parlare, sull'India ne hanno certamente; più che altro potrebbero procurarsene ma non vogliono darne. A mio avviso sarebbe caso porre netta questione. In tal modo:

l o -metteremmo in chiaro posizione Governo Afghanistan: se consente collaborare, evidentemente bisognerebbe riconoscere che ho giudicato male. A parte utilità intrinseca informazioni ciò costituirebbe ponte passaggio per trattative più importanti. Se non consente sapremo dove siamo e potremo cominciare preparare! per altre relazioni.

2° -In questa seconda ipotesi nostra richiesta metterebbe in grave imbarazzo questo Governo che difficilmente oserebbe risponderei chiaramente di no: e quindi preoccuperebbe di menarci per il naso e non avrebbe molta opportunità per azione offensiva. Si tratterebbe così nella migliore delle ipotesi di una manovra offensiva probabilmente più adatta difendere difficilissima posizione qui che non limitata alla semplice difensiva. Trattando naturalmente con garbo è da escludere che si possa provocare irrigidimento.

Richiesta dovrebbe essere naturalmente fatta dalle tre Legazioni Tripartito. Miei colleghi sono d'accordo e hanno telegrafato in tal senso a Berlino e Tokio.

Pregherei telegrafare se concordate con queste mie considerazioni (1).

233

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AL MINISTRO A ZAGABRIA, CASERTANO

T. S.N.D. 41/106 P.R. Roma, 3 febbraio 1942, ore 23.

Vostro 020 (2).

Vogliate accennare al Poglavnik che riteniamo opportuno che sia fatto riferimento dinanzi al Sabor alla questione Monarchica. È nostro desiderio però che Ie dichiarazioni ufficiali al riguardo siamo contenute in termini generici, pur mettendo in rilievo i vincoli che verranno a stabilirsi fra la Corona di Croazia e la Casa Sabauda. Non conviene scendere in particolari circa persona Sovrano, circa data incoronazione né su altre circostanze al riguardo. Converrebbe, se possibile, avere previa conoscenza di tali dichiarazioni (3).

(l) -Dall'esame della corrispondenza telegrafica non risulta che sia stata data risposta a questo telegramma. (2) -Vedi D. 222. (3) -Vedi D. 271.
234

IL MINISTRO A BUDAPEST, ANFUSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. R.S.N.D. PER CORRIERE 3890/016 P.R. Budapest, 4 febbraio 1942 (per. il 6).

Mio rapporto n. 205/111 del 29 gennaio scorso (1).

Questo Ministro di Germania mi ha confermato quanto vi ho precedentemente riferito circa la probabilità che venga affidato al giovane Horthy l'incarico di sostituto permanente del Reggente.

Von Jagow non crede però che la cosa sia così imminente. Egli non mi è apparso molto entusiasta della scelta, ma ha subito aggiunto che bisognava lasciar liberi tanto il Reggente, quanto il Governo ungherese, di regolarsi come meglio credevano sulla questione, soprattutto perché una immistione in un simile momento, avrebbe potuto ritardare l'attuarsi di quella collaborazione militare ed economica con l'Ungheria che la Germania ha tutto l'interesse che si svolga senza intoppi di sorta.

Naturalmente, la candidatura di Stefano Horthy continua ad essere avversata dagli ami.ci dell'Arciduca Alberto e dall'ex Presidente del Consiglio Imredy che fanno circolare voci sullo scarso affidamento che offrirebbero le qualità intellettuali del figlio del Reggente e sulle sue inclinazioni ad una vita dissipata. L'abile propaganda fatta però da Bardossy sui partiti di Gov.erno ed anche sull'aristocrazia legittimista dà sempre come sicura la nomina del giovane Horthy.

235

IL SEGRETARIO POLITICO DEL P.N.F., VIDUSSONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

APPUNTO. Roma, 4 febbraio 1942.

Un Gerarca d'Imperia, tornato ora dalla Germania, ha presentato a quel Segretario Federale una relazione riguardante alcuni lati della situazione nel Reich.

I militari tedeschi, reduci dai diversi Paesi europei, hanno portato in Germania ingenti quantità delle merci più svariate. Molti di essi hanno impiantato un vero e proprio commercio di pellicce, orologi, profumi, vini, tabacco, ecc.

Gli ambienti. commerciali affermano che, malgrado la scarsezza di merce sul mercato tedesco, la Germania continua, anzi intensifica la sua esportazione per assicurarsi una forte clientela nel dopoguerra.

Si parla volentieri del dominio mondiale economico della Germania al termine del conflitto.

Elementi di Partito trovano ingiusta l'abbondanza di merce esistente in Italia, mentre in Germania vi è scarsezza di tutto; aggiungono che l'Italia dovrebbe inviare nel Reich maggiori quantitativi di prodotti agricoli, essendo la nostra bilancia debitrice per le grandi forniture di carbone e per le spese del corpo tedesco in Africa.

Le retribuzioni sono superior.i alla possibilità di spendere, data la scarsezza delle merci poste in vendita. Scarseggiano perfino gli oggetti più modesti, quali le penne stilografiche, le matite, la carta da lettere, i giornali.

Nel settore alimentare sono spar.iti tutti i generi non indispensabili.

La «borsa nera» è praticata su larga scala.

Anche tra i vecchi elementi nazisti è diffusa l'opinione che le restrizioni economiche siano divenute eccessive. Si fa debito a Hitler di essere male coadiuvato, pur riconoscendosi in lui l'idealista puro, lontano da ogni contagio. Circa i lavoratori italiani si rileva ch'essi non sono ben visti; non mancano inctdent.i tra operai italiani e tedeschi. In parecchi campi vengono sottratti i viveri provenienti dall'Italia; qualche dirigente assottiglia le razioni e ne vende ai tedeschi la parte sottratta.

A Brux, nei Sudeti, in seguito all'uccisione di una ragazza quindicenne attribuita ai nostri lavoratori, la città è tappezzata di manifesti con cui s'invitano i genitori a tenere lontani i bambini dal pericolo degli operai italiani.

Malgrado il sistema dei punti, è ancora in circolazione la malfamata categoria dei « napoletani » venditori ambulanti di stoffe, dediti alle peggiori speculazioni.

Molti nostri operai fanno rilevare come sarebbe stato molto meglio -ai fini del prestigio nazionale e del rendimento lavorativo --inviare in Germania delle ditte appaltatrici con completa attrezzatura di operai e dirigenti italiani.

(l) Vedi D. 215.

236

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

L. P. S. N. Berlino, 4 febbraio 1942.

La Delegazione del PNF ha lasciato questa notte la Germania per rientrare in Italia. Non avendo potuto --né d'altronde ritenevo fosse il caso accompagnarla a Monaco, ho incaricato di ciò un funzionario dell'Ambasciata.

Mi risulta che -confermando quanto a me de Cieco e i Federali hanno dichiarato -tutti sono stati molto contenti delle accoglienze da parte italiana e da parte tedesca. Io personalmente ed i miei collaboratori dell'Ambasciata abbiamo cercato di fare del meglio affinché essi avessero della loro presenza in Germania la migliore impressione.

Ora mi permetto di richiamare la tua attenzione su un aspetto delicato di questa visita. Può avvenire che alcuno di questi Federali, che erano per verità camerati molto simpatici, abbia potuto trarre qualche i:rnpressione non corrispondente alla realtà della situazione. Poiché essi sono gerarchi ascoltati, vorrei pregarti di intervenire ---nel modo che riterrai più opportuno, forse preventivamente parlando in questo senso tu stesso a Vidussoni -affinché siano evitati equivoci di interpretazione.

Per esempio sono stato informato riservatamente che in un altro settore un funzionario, che non appartiene direttamente al Ministero degli ESTERI, ma che svolge la sua attività nell'ambito dell'Ambasciata, avrebbe fatto con qualche Federale riserve e critiche sull'atteggiamento molto tiepido da un punto di vista fascista dell'Ambasciata presa nel suo complesso.

Poiché ciò corrisponde al solito giudizio sommario che sempre si è fatto delle nostre Ambasciate all'estero e poiché nel caso di Berlino ciò non corrisponde assolutamente a verità, vorrei pregarti di controllare col Segretario del Partito se e in che forma ciò sia stato detto, poiché in caso affermativo prenderei un provvedimento definitivo nei confronti del colpevole; non potendo io assolutamente permettere che un camerata che frequenta per ragioni del suo lavoro l'Ambasciata, si permetta di fare giudizi così gratuiti e temerari (1).

237

L'AMBASCIATORE A SHANGHAI, TALIANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 905/42 R. Shanghai, 5 febbraio 1942, ore 12 (per. ore 9,40 del 6).

Riservate informazioni che ho raccolto qui ed a Nanchino avvalorano ipotesi che aperture fatte da Tokio a Chang-Kai-Shek e di recente confermate da Toga (2) non siano soltanto parte della attuale politica di Tokio verso Chung-King di alternare percosse e carezze, ma si basino su dati precisi circa possibilità che matura, di riallacciare con Chung-King conversazioni per una pace onorevole.

Chiedendomi mantenere segreto questo Ministro Esteri mi ha detto che sintomi di tale possibilità erano stati anche rilevati a Hong-Kong da signora Wang-Chin-Wei e da Ministro della Propaganda. Filo che sembrava spezzato per sempre era stato riannodato. Si contava non solo sull'enorme disinganno di Chang-Kai-Shek per assistenza nulla o quasi degli S.U.A. e Gran Bretagna, ma anche sul malumore manifestato da forza armate cinesi impiegate in Birmania e sul fatto che propaganda Tokio e Nanchino ai fini emancipazione dell'Asia corrodeva programma ideologico di Chang-Kai-Shek facendo apparire eterogenea sua alleanza cogli sfruttatori anglo-americani.

Ministro degli Affari ESTERI, ha aggiunto che del resto, segreti e ancora vaghi scambi di valute erano in corso.

Il giorno che essi darebbero affidamento si propone di assumerne anche la direzione. Mi ha fatto rilevare che egli non si era mai compromesso con gli uomini di Chung-King e che suoi rapporti personali con essi non erano stati che superficialmente influenzati dagli avvenimenti. Nello sforzo per raggiungere accordo con Chung-King, Nanchino darebbe prova della maggiore generosità e su ciò insistendo faceva comprendere che in tale accordo gli uomi

ni migliori della Cina mettono oggi tutte loro speranze per poter far uscire la Cina da una situazione dura e umiliante. Comunicato Tokio per posta.

(l) -Una annotazione di d'Ajeta sul documento dice: «De Ckco informa non c'è nulla>>. (2) -Vedi D. 69.
238

IL MINISTRO A SOFIA, MAGISTRATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. RR. S. N. D. PER CORRIERE 1102/058 R. Sofia, 5 febbraio 1942 (per. il 13).

Questo Ministro degli Esteri mi ha parlato ieri a lungo delle origini e degli sviluppi dell'occupazione militare bulgara, attualmente in corso delle importanti zone della Serbia sud-orientale (1).

Egli mi ha, innanzi tutto, confermato come la persona che a Berlino, nello scorso novembre, ebbe ad insistere per una maggiore partecipazione dell'Esercito bulgaro alle operazioni di polizia in Serbia, sia stata il Maresciallo Goering. Questi infatti, contrariamente a talune idee correnti anche negli ambienti militari tedeschi di Belgrado, non soltanto insistette per un rafforzamento della protezione militare bulgara della linea ferroviaria Nish-Skopje che era stata amdata in un primo tempo a pochi e deboli reparti, ma si mostrò favorevole ad una vera collaborazione militare bulgara destinata a svilupparsi, sempre sotto l'alta direzione germanica, in zone di rilevante ampiezza, che vennero in seguito fissate tra i competenti organi militari.

Oggi -ha continuato il signor Popoff -le operazioni per l'occupazione possono dirsi quasi concluse. Le istruzioni date alle truppe perché mantenessero un contegno corretto verso le popolazioni serbe sono state esattamente seguite e non si è verificato, almeno fino ad ora, alcun incidente di rilievo. Naturalmente il momento più difficile verrà in primavera allorché con probabilità sarà necessario, se non altro per dare una preventiva, utile manifestazione di forza, inviare almeno una o due altre divisioni a sostegno delle tre attualmente colà impegnate.

Il Ministro è venuto poi a parlare di quelle informazioni da Belgrado, riferite anche più volte, in questi ultimi tempi, dal nostro R. Ministro colà residente (2), secondo le quali il vero motivo di questa inattesa quiescenza e di questa impreveduta remissività delle popolazioni serbe dinanzi alla occupazione bulgara, andrebbe ricercata in una certa affinità di sentimenti e di ideologie slavo-comuniste tra i due popoli, quasi che la sostituzione delle truppe bulgare a quelle tedesche potesse un giorno portare a situazioni nuove, sfavorevoli all'Asse. Ed il Ministro, nell'affermare nuovamente come l'esercito bulgaro sia del tutto immune dal « virus » sovietico, non ha mancato di fare risalire l'origine di quelle informazioni a quegli ambienti serbi, da lui ben conosciuti, che cercano tuttora, ed in ogni modo, di seminare sospetti e perturbazioni.

Il Ministro, infine, mi ha detto di essere anch'egli al corrente di quelle voci circolanti a Belgrado, e che vorrebbero non lontana una occupazione bulgara di quella capitale. E, nel dirmi che nulla è stato concertato in proposito, ha aggiunto che sarebbe assolutamente da escludersi che i serbi possano vedere di buon o::chio una tale eventuale occupazione. Il solo argomento che li renderebbe ad essa favorevoli sarebbe la speranza di evitare un intervento ungherese. Tra bulgari e magiari, infatti, i serbi finiscono sempre per preferire, per molti motivi, i primi.

(l) -Vedi D. 95. (2) -Vedi D. 174.
239

IL MINISTRO A BUDAPEST, ANFUSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. R. 321/174. Budapest, 5 febbraio 1942 (per. il 13).

È stato celebrato ogg1 m Ungheria, con una certa solennità, il primo anniversario dell'ascesa al potere di Ladislao de Bavdossy: con rapporto a parte (l) Vi trasmetto i larghi commenti che la stampa magiara consacra all'avvenimento. Quel ch'e mi preme qui rilevare è come la figura di Bardossy abbia effettivamente acquistato, durante questo tempo, un rilievo ed un carattere che al momento della sua assunzione ben pochi avevano sospettato. La sua presunta inesperienza in fatto di politica interna gli ha offerto maggiori possibilità di non compromettersi mentre la sua indubbia versatilità, il suo senso di chiarezza congiunto ad una dote molto ricercata in Ungheria, voglio dire ad un innato senso di equ1librio, gli hanno permesso di servire il suo Paese magari con minore risonanza di quanto non avessero fatto Teleki e Csaky ma indubbiamente consentendogli risultati forse più positivi. L'accorta politica nazionale da lui seguita, accompagnata com'è stata da un assoluto lealismo formale di fronte alla Germania, lo ha messo, finora in condizione di doppiare il capo della difficile vLcinanza con la potente vicina, senza eccessivi sacrifici. Ne sono riprova i recenti contatti avuti dal suo Governo prima con Ribbentrop poi con Keitel nel corso dei quali, come Vi ho già riferito, Bardossy ha con molta dignità e ripeto con grande deferenza verso il Reich germanico, dato il molto ma non quel moltissimo che, in fin dei conti, se concesso, avrebbe rappresentato una potenziale diminuzione dell'apporto futuro dell'Ungheria alla guerra dell'Asse. Devo, inoltre aggiungere che come i sentimenti di Bardossy verso l'Asse appaiono pienamente equilibrati, così egli non si perita di dimostrare all'Italia fascista una simpatia certo più genuina, sentimento che del resto è l'eco del pensiero del popolo ungherese. Tutto questo è facile registrare, ma è difficile poter fare in un Paese come l'Ungheria dove il Governo cerca di conciliare le necessità della fede all'Asse con i suoi ideali nazionali, le sue incomode vicinanze balcaniche, le sue crescenti difficoltà economiche, e le sue non ancor sazie brame irredentistiche. A conclusione di tale suo agire sta il suo proposito di risolvere la questione della successione alla Reggenza col nome Horthy sfidando, senza parere, legittimismo, clero cattolico

21 -Documenti diplomatici -Serie IX -Vol. VIII

ed una parte dell'esercito e contando, in questa abile campagna, sul magico effetto che può qui produrre una candidatura solamente ed apertamente magiara. Politica, come si vede, di certa abilità e che ha fruttato oggi a Ladislao.

ll.e Bardossy i consensi arrivati da ogni parte dell'Ungheria.

Alla vigilia del Vostro viaggio in Romania (l) non ho creduto opportuno t~i proporvi, Eccellenza, l'invio di un telegramma gratulatoria a Bardossy che

p. Bucarest sarebbe stato visto con amarezza (2).

(l) Non pubblicato.

240

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, VACCA MAGGIOLINI

T. U. 4445 P. R. Roma, 6 febbraio 1942, ore 14,15

Vogliate dirigere all'Ammiraglio Duplat una nota scritta con la quale gli wmunicherete che Governo italiano, con riferimento alla comunicazione che Voi avete fatto in data 23 gennaio u.s. all'Ammiraglio Duplat (3) ed alla nota verbale che egli vi ha diretto in data 2 febbraio (4), è d'accordo su quanto ~oncerne lo stabilimento di una Delegazione economica francese a Roma.

Vorrete aggiungere verbalmente che il Governo itaUano ha apprezzato la tisposta francese e resta inteso che le due Rappresentanze potranno cominciare a funzionare alla data del 15 febbraio.

L'Ammiraglio Duplat potrà sempre mettersi d'accordo con Voi ogni volta ~he egli credesse necessario di venire a Roma.

Per quanto riguarda la posizione dei diplomatici e Consoli francesi destinati a Roma risulta dalla stessa nota franceBe che la loro qualità è quella di Membri della Delegazione Economica francese, quali che siano il loro titolo e la loro posizione gerarchica nell'Amministrazione francese.

241

IL MINISTRO A KABUL, QUARONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. 969/56 R. Kabul, 6 febbraio 1942, ore 19 (per. ore 21 dell'B). Mio 53 (5).

Da dichiarazioni di Amery sembra potersi dedurre che l'Inghilterra non è disposta nuove importanti concessioni India e che esse scateneranno senza dubbio nuovo putiferio.

Mi sembra quindi giunto momento psicologico per una presa di posizione più precisa da parte Potenze Tripartito di fronte futuro India.

Inglesi non sono certamente amat'i in India ma è anche chiaro che se la guerra dovesse risolversi in semplice cambio padrone stragrande maggioranza indiani preferisce di gran lunga inglesi.

Propaganda inglese insiste con sempre maggiore accanimento su mire Tripartito Indie e recentemente aggiunto che Giappone protegge indù e se ne servirà per opprimere mussulmani.

Questi argomenti hanno fatto molta impressione sui mussulmani fino alle tribù di frontiera.

Se per non precorrere avvenimenti e non pregiudicare avvenire preferite attendere per far dichiaraZJioni del genere che India sia entrata più decisamente sfera nostri interessi militari, sarebbe opportuno per lo meno che specialmente propaganda in indostano nostra, t'edesca e giapponese cominciasse fin da ora parlare indfpendenza incondizionata India come di fatto che scaturirà necessariamente dalla vittoria Asse.

Attualmente specialmente Radio Roma dice India sarà indipendente se cesserà di dare aiuti all'Inghilterra o se si dichiarerà... (l) promessa inglese per essere presa sul serio, Amery dice che India sarà indipendente se sopprimerà discordie interne, noi diciamo se cesserà aiutare Gran Bretagna ossia cosa che India non è in grado di fare.

Per quanto riguarda dichiarazione neutralità è anche evidente che India non ha possibilità di farla: in realtà poi, ammesso che il Congresso è organo maggiormente rappresentativo India, presa di posizione di Gandhi, che ormai risulta seguito dalla maggioranza Congresso, tolti fronzoli filosofici sulla non violenza, è quanto di più vicino ad una dichiarazione neutralità che si potesse fare. Cosa si può dire di più se non che nemmeno dietro concessione indipendenza India è disposta prendere parte volontariamente alla guerra? In ogni modo mi permetto attirare l'attenzione di V. E. su urgenza opportuna nostra chiara presa posizione su tale argomento.

In senso analogo viene telegrafato Berlino e Tokio (2).

(l) -Il viaggio a Bucarest fu rinviato vedi D. 362. (2) -Il presente rapporto reca il visto di Mussolini. (3) -Vedi D. 196. (4) -Vedi D. 229 nota 3. (5) -Con T. 970/53 r. del 6 febbraio 1942, ore 18, non pubblicato, aveva riferito sugli ultimi sviluppi della situazione Interna indiana.
242

L'AMBASCIATORE A SANTIAGO, DE ROSSI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 492/141-143-145-146-148-142 R. Santiago, 6 febbraio 1942, ore 20,55 (per. ore 13,40 del 7).

Elezioni presidenziali si sono svolte sotto il riflesso avvenimenti internazionali all'uopo sfruttati a scopo elettorale dai partiti sinistra che designarono ge

nerale Ibanez candidato dei conservatori come fascista e favorevole Asse, e senatore Rios esponente vecchio conglomerato partito di sinistra fronte popolare, come antifascista simpatizzante paesi democratici.

Senatore Rios, presidente eletto non differisce gran che da ultimi Presidenti delle Repubblkhe Spagna e Francia, gente media su cui potevano facilmente convergere più differenti aspirazioni, ambizioni e tendenze ogni partito, tollerabili in tempo ordinario ma che in momenti difficili sono sempre impari alle necessità come accaduto ad Azana e Lebrun e che finiscono sempre per condurre sé stessi e loro paesi a inevitabile rovina. Modesto borghese ma tenace lavoratore ha fatto della calma magistratura fine sua vita e per sua tale aspirazione non ha guardato a mezzi. Uomo del centro radicale, uomo d'ordine di passato notoriamente anti-comunista non ha infatti esitato un momento accogliere concorso comunisti ed essere portato alla Presidenza della Repubblica dai loro voti, con i quali si doveva necessariamente contare poiehé rappresentano ormai circa quarto elettori Cile.

Sua elezione è stato risultato coalizione col partito sinistra fronte popolare. Vi hanno altresì concorso in larga misura sopratutto finanziariamente Nord America e Inghilterra e giudaismo internazionale. Essa è dovuta altresì ad errore conservatori avere scelto per candidato ex dittatore che era stato scacciato dal potere per i suo crassi errori e a ex Presidente Alessandri che preso da senile mania si è con uno dei suoi soliti voltafaccia buttato risolutamente con numerosi correligionari di destra in braccio alle sinistre. Comunque mi si assicura che Senatore Rios è quanto di meglio poteva offrire ·partito radicale, così scarso di elementi onesti e di valore, e unica persona che per suoi precedenti uomo d'ordine potesse offrire qualche garanzia essere in grado porre argine a disordine politica sociale e finanziaria in cui si trova Paese dopo tre anni Governo fronte popolare.

Malgoverno fronte popolare ha distrutto finanza locale oberando bilancio con insostenibili spese demagogiche, ha compromesso amministrazione pubblica congestionandola di enorme quantità impiegati e distruggendone disciplina ha annullato sentimento disciplina dando ai partiti estremi assoluta incontrollata licenza e specialmente ha messo in non cale onestà pubblica lasciando impuniti furti e alquante disonestà compiute da politicanti in amministrazioni pubbliche e private.

Senatore Rios ha promesso mettere in ordine tale stato di cose ma è da dubitare che in questo momento grave emergenza, mentre il paese si sta dibattendo fra difficoltà ogni sorta e con conflitto alle .porte, abbia possibilità e mezzi porre argine a tale stato di cose che non può che favorire piani Nord America di indebolire Cile per poterlo più facilmente controllare e superarne ultime dignitose resistenze mostrate conferenza Rio de Janeiro.

Cile ha indubbiamente difeso con dignità e successo sua indipendenza e la sua dignità Rio de Janeiro ove con Argentina non si è piegato prepotenza nordamericana, negandosi a imbrancarsi con servilismo altri Stati America Latina.

Ma mentre Argentina sembra che a Rio Janeiro abbia assunto posizione quasi derfinitiva davanti conflitto, forse con lontano indiretto consenso britannico, tanto da subire già larvate ostilità Nord America, Cile deve ancora, nel meccanismo della sua costituzione, stabilire in modo inappellabile attraverso voto della Camera posizione che dovrà adottare innanzi S.U.A. e conflitto Pacifico.

Governo invierà fra breve messaggio al Congresso al riguardo, che a tale uopo dovrebbe prenderlo in esame verso fine marzo prossimo.

Governo attuale, sotto la influenza Rossetti, Vice Presidente Repubblica Mendez e altri due Ministri nettamente neutralisti cerca per ora guadagnare tempo e rinviare ogni decisione al riguardo sperando che avvenimenti internazionali possano concorrere salvare Cile da quella che essi considerano sua più grande iattura mischiarsi cioè a conflitto fra potenze asservite a S.U.A.

Da quanto mi ha detto restano in massima confermate tutte le informazioni che ho inviato su lavori conferenza e su attitudine assuntavi per suo mezzo dal Cile.

Vi sono tuttavia alcune circostanze che per l'innanzi non erano state chiaramente lumeggiate.

Rossetti mi ha detto che non avrebbe mai supposto rapido totale cedimento Martinez Mera innanzi imperialismo nord-americano. Sapeva come me, dopo la visita Aranha Santiago, quale fosse suo pensiero al riguardo, ma confidava in Vargas.

Nel giungere a Rio egli ha avuto sensazione che effettivamente Vargas fosse ancora contrario al totale cedimento innanzi imperialismo nord-americano ma che poi e quasi di un colpo aveva acceduto tesi Aranha e S.U.A.

Mi ha confermato che nel pomeriggio 23 gennaio u.s. (mio telegramma

n. 83) (l) Guinazu stanco e debole stava cedendo alle pressioni S.U.A., !asciandolo solo sulla breccia e che aveva salvato situazione esponendola a Ambasciatore dell'Argentina Rio Janeiro e per. suo mezzo a Castillo, che nella notte rinnovò a Guinazu istruzioni resistere ad ogni costo con lui alle pressioni nord americane e non accogliere che formula opzionale poi votata.

È a suo avviso pertanto necessario porre adesso, e prima sia troppo tardi, in atto ogni mezzo, affinché successi raggiunti Rio de Janeiro non vengano in breve distrutti e annullati.

D'intesa con Vice Presidente Repubblica egli ha intanto disposto, ad onta violenta inframmittenza politici, certo aizzati da S.U.A., che sessione straordinaria Parlamento fosse per ora chiusa, che accordi Rio Janeiro fossero sottoposti Congresso soltanto in marzo e che questione rottura delle relazioni diplomatiche con Asse fosse da esso esaminata e decisa soltanto aprile, allorché nuovo Presidente assumerà potere.

Intanto mentre egli e amici stanno lavorando affinché opinione pubblica, e uomini politici non si lascino convincere da enorme e persuasiva pressione nordamericana, crede che sarebbe oltremodo utile che la Santa Sede facesse sentire sua autorevole voce per consigliare Cile restare alieno da conflitto, come gli è stato riferito ·che avrebbe già fatto presso alcuni paesi America Latina durante la conferenza Rio Janeiro (mio telegramma n. 44) (1). Mentre a tale scopo ha già interessato questo incaricato d'Affari Santa Sede, che in merito ha già telegrafato Roma, mi ha .pregato pregare suo nome V. E. esaminare opportunità intervenire in tale senso presso il Vaticano. Egli è convinto che azione Vaticano in tal senso, per quanto larvata e discreta, che corrisponde del resto sue direttive concorrere con ogni mezzo per impedire estensione conflitto, potrebbe avere qua più largo effetto. Vedrà V. E. se non sia possibile soddisfare tale richiesta. Rossetti non mancherà [adoperarsi] affinché nessun mezzo sia tralasciato per fare argine a invadenza imperialista nord-americana.

Ha colto occasione per dire che sarebbe veramente opportuno che si trovasse modo esprimere a Vice Presidente Repubblica Mendez allorché lasci potere nostro gradimento per quanto egli ha fatto per mantenere sin qui Cile neutrale, poiché, a suo avviso si deve proprio a sua irremovibilità se egli poté a Rio de Janeiro sostenere sua tesi contro tutti e in sì difficili condizioni. Gli ho risposto di suggerirmi anche quello che in merito si potrebbe fare e che non avrei mancato sottoporre V. E. Ma da sue parole credo avere altresì potuto capire che egli stesso sarebbe stato specialmente lusingato se V. E., anche nome Duce, volesse fargli pervenire per mezzo mio poche discrete riservate parole gradimento per quanto ha fatto a Rio de Janeiro affinché Cile non si unisse ad altri paesi americani contro l'Italia. Permettomi pregare V. E. dare benevole accoglimento tale desiderio, riservandomi poi, se il Cile resti neutrale e se Rossetti lasci potere, proporlo V. E. per un'onorificenza adeguata (1).

(141) Mio telegramma n. 128 (3). (l) -Nota dell'Ufficio Cifra: ««Manca». (2) -Per la risposta, vedi D. 276. (3) -T. 830/128 r. del 2 febbraio 1942, non pubblicato: comunicava l'elezione di Rios alla presidenza della Repubblica.

(143) Nuovo Presidente della Repubblica che assume potere primi aprile trovasi innanzi grave problema politica interna ed estera da risolvere.

(145) Nuovo Presidente assumendo potere si troverà innanzi unico grande problema da risolvere che deciderà avvenire Cile e <Cioè posizione che questo Paese dovrà definitivamente assumere di fronte al conflitto e all'imperialismo bellico nord-americano.

(146) Di ritorno da raduno, avuto con Rossetti lunga conversazione.

(148) Rossetti mi ha detto che ritorna da Rio Janeiro con la coscienza avere fatto il possibile salvare suo Paese dal conflitto e avere mantenuto parola non avere convenuto niente contro l'Italia. Ma che si rende conto che il Cile man mano che si rarefanno approvvigionamenti per i quali dipende quasi esclusivamente da buon volere S.U.A., diviene ogni giorno più debole e indifeso innanzi pressione noDd-americana.

(l) T. 628/83 r. del 23 gennaio 1942, non pubblicato: forniva la notizia che segue.

(142) Rossetti mi ha infine aggiunto che quando nuovo Presidente assumerà potere egli sarà costretto dare dimissioni e nominare altro suo posto data enorme pressione ostile a suo riguardo da parte degli S.U.A. Egli spera che con tale soddisfazione S.U.A. diminuiscano pressione su Cile e che gli permettano di vivere in condizione non belligerante senza obbligarlo rompere relazioni diplomatiche con Asse e partecipare conflitto, poiché egli e attuale Governo sono d'opinione che dopo rottura delle relazioni Cile sarebbe trascinato presto conflitto e ·che lo farebbe a solo vantaggio S.U.A. Può darsi che Rossetti, innanzi situazione difficile cui travasi adesso di fronte S.U.A., preferisca andarsene su successo riportato a Rio de Janeiro e secondo quel che si dice lasci Governo prima che questo sia forse costretto abbandonare rotta sin qui seguita sia per non rinunziare sue direttive politiche, sia per non intervenire in alcun atto noi ostile, sia anche per [riservarsi] come uomo del domani allorché Cile dopo conflitto dovesse riannodare sue relazioni diplomatiche con Asse. Ma ho insistito presso di lui affinché recedesse da tale determinazione facendogli presente che altrimenti poteva in breve vedere annullato ogni suo successo Rio de Janeiro e distrutte sue felici direttive politiche e che pertanto era a mio avviso necessario che almeno restasse potere finché congresso non esaminasse e votasse risultati conferenza Rio de Janeiro, perché soltanto con sua abilità e sua autorità poteva ottenere che opera sua fosse convalidata e principio neutralità non fosse intaccato. A mie argomentazioni ha promesso che riprenderà esame situazione e che darammi risposta fra qualche giorno, quando [situazione] locale, ancora sotto annosa elezione presidenziale, fosse completamente chiarita.

(l) T. 383/44 r. del 16 gennaio 1942, non pubblicato: la notizia, riferita in questo telegramma, era fornita dalla stampa locale.

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IL MINISTRO A ZAGABRIA, CASERTANO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. PER CORRIERE 1011/025 R. Zagabria, 6 febbraio 1942 (per. il 10).

Il viaggio che il Maresciallo Kvaternik si accinge a fare in Italia aveva incuriosito gli ambienti militari croati, perché già da qualche mese erano divenuti più frequenti i contatti fra il Capo della Missione Militare italiana ed il Maresciallo stesso per concertare un programma concreto di colla.borazione da presentare a Roma. Tra gli ufficiali dello Stato Maggiore croato era nata l'impressione che la visita alle maggiori gerarchie italiane portasse il Kvaternik ad un nuovo indirizzo, diverso da quello sinora dimostrato col suo sistematico temporeggiamento nel mettere in pratica quanto stabilisce il Trattato del 18 maggio 1941.

Le linee del programma di collaborazione furono segnalate da questa R. Legazione col telegramma n. 71 del 21 gennaio (2), mettendo in rilievo che dalle assicurazioni datemi dal Poglavnik e dal Ministro degli Esteri sembrava che si volesse addivenire finalmente a qualche risultato conclusivo in materia di addestramento.

Nelle ultime conversazioni si determinò, l)eraltro, una tendenza da parte

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croata a voler limitare la portata della collaborazione nel territorio della zona di occupazione italiana, tendenza che evidentemente mirava ad una riaffermazione politico-militare nella fascia costiera e, probabilmente, alla graduale sostituzione di truppe croate alle nostre.

Con sorpresa di molti, ma non di quelli che, come noi, conoscono ormai l'animo del Maresciallo, verso la fine di gennaio il Kvaternik interviene alla celebrazione indetta dal Gruppo Nazionale tedesco per il 243° anniversario della morte del Principe Eugenio, e coglie l'occasione per sciogliere un inno ai legami storico-militari, ininterrotti, fra croati ed i tedeschi, considerati evidentemente in questo caso come eredi dell'Impero asburgico.

La manifestazione aveva lo scopo di esaltare la gloria del Principe Eugenio, «perché essa costituisce da secoli la base dell'unione militare tedesco-croata », come disse il Capo del Gruppo Nazionale tedesco nell'aprire la celebrazione stessa, che perciò era stata organizzata dal Gruppo in questione.

Vi intervenne anche il Ministro di Germania, che fu il solo, con un discorso misurato, a ricordare «l'appartenenza del Principe Eugenio ad una delle più antiche dinastie, alla Casa dei Savoia che oggi regna in Italia».

L'atteggiamento del Maresciallo Kvaternik nei nostri riguardi, anche dopo questa ultima conferma, non sembra sia suscettibile di essere modificato. È probabile che egli a Roma cerchi di mostrarsi fervido nei propositi e prodigo nelle promesse; è anche probabile che egli sottoscriva impegni riguardanti l'applicazione della clausola militare del Trattato, ma la sua mentalità rimane quella a noi nota, sostanzialmente anticollaborazionista con noi, anche se con la signorilità del tratto e con l'ambiguità dell'eloquio egli vorrà dare l'impressione di esserci amico e di voler contribuire a portare la Croazia nell'orbita dell'Impero mussoliniano.

Si pensi che, mentre l'Italia ha provveduto sin dai primi mesi della vita dello Stato croato ad inviare qui una Missione militare diretta da un valoroso e competente Generale e composta di ottimi ufficiali di Stato Maggiore e tecnici, il Maresciallo Kvaternik ha condotto il lavoro di riorganizzazione dell'esercito (se cosi si può chiamare) spesso all'insaputa della stessa Missione, giocando di astuzia per non averne il consiglio e la collaborazione: esempio più saliente l'emanazione delle disposizioni sull'addestramento dell'esercito, che furono pubbllcate, senza previe consultazioni.

In conclusione egli ha condotto, con presunzione di competenza, un lavoro caotico ed inconsistente, per cui oggi le forze militari croate non sono efficienti, né possono validamente concorrere a mantenere l'ordine interno neppure in una parte della Croazia, mentre ben altri risultati, almeno nel campo tecnico, avrebbe potuto ottenere se si fosse appoggiato alla nostra Missione Militare, che era qui stata inviata col compito di attuare la collaborazione prevista dal Trattato.

Vedrà codesto Ministero se sia il caso -nella eventualità che durante la visita a Roma si svolgano colloqui intorno all'apporto che può dare la Missione -di trattare l'argomento senza trascurare l'aspetto realistico delle attuali condizioni in cui si trovano le Forze armate croate. In tale occasione si potrebbe anche accennare alla opportunità, già più volte manifestata da questa

R. Rappresentanza e dalla Missione, di utilizzare la ·competenza degli esponenti dello Stato Maggiore italiano come parte integrante dello Stato Maggiore croato per tutto quanto attiene alla organizzazione ed alla tecnica, realizzando così una vera unione militare tra i due Paesi confinanti.

(l) -Per la risposta di Ciano, vedi D. 261. (2) -Non pubblicato: con tale telegramma (t.s.n.d. 569/71 r. del 22 gennaio, ore 1), Casertano informava sugli argomenti da trattarsi nel corso della visita di Kvaternik a Roma. Essi riguardavano l'addestramento dell'esercito croato svolto con il concorso di ufficiali italiani e la elaborazione di un programma preciso di collaborazione militare da attuarsi nella seconda e terza zona. d'intesa con il comando della II Armata.
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IL MINISTRO A SOFIA, MAGISTRATI, AL MINISTHO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. 1114/069 R. Sofia, 6 febbraio 1942 (per. il 13).

Telegramma di V. E. n. 72 (1).

Nel ringraziarVi per l'approvazione inviatami Vi informo che conto farVi pervenire nelle prossime settimane un piano relativo agli stanziamenti necessari per compiere nei territori della nuova frontiera bulgaro-albanese un'azione, effettivamente efficace, di assistenza e di inquadramento dei gruppi albanesi colà residenti.

Allo scopo conto convocare qui, non appena i traffici ferroviari e stradali, oggi interrotti con la Macedonia, verranno ripresi, i RR. Consoli di Skopje, e di Bitolj per concordare con loro l'opportuna linea di condotta. Penso inoltre di inviare presso quei due RR. Uffici, per qualche giorno, onde compiere localmente la necessaria azione di collegamento e di informazione, questo Segretario per gli Affari Albanesi che, per la sua lunga permanenza in Bulgaria, appare elemento particolarmente adatto allo scopo.

Che questa nostra azione si riveli ogni giorno più indispensabile, è dimostrato dalle informazioni che mi pervengono da .quelle zone. Colà, come V. E. vedrà sopratutto negli interessanti rapporti inviatimi dal R. Console in Bitolj, e che trasmetto, per opportuna conoscenza, con il corriere odierno, la prevista azione di soffocamento dei gruppi di sangue non macedone-bulgaro va evideJ1temente facendosi ogni giorno più forte e decisa. Le Autorità bulgare, intente nel loro lavoro inteso ad unificare in velocità e con ogni mezzo i territori di recente acquistati, premono ora, dopo la liquidaizone delle tendenze a carattere autonomista, sugli elementi mussulmani allo scopo di togliere loro l'impronta albanese. L'episodio della nomina del Mufti mussulmano di Bitolj, carica che il Governo di Sofia (mio telegramma per corriere n. 37 del 20 gennaio) (2) ha affidato ad un elemento di origine turca, estraneo del tutto a quella regione, dimostra appunto .come anche nel campo religioso non si mancherà di compiere azione dissolvitrice, cercando sempre di creare il voluto equivoco tra turchi ed albanesi, accomunandoli nella terminologia di « mussulmani ».

Ora, dato che per molti motivi non appare per il momento possibile definire in formule giuridiche, data la situazione locale caratterizzata da una «occupazione» militare più che da una situazione di diritto, lo «statuto» dei gruppi albanesi, una nostra azione, intesa a controllare e proteggere, anche se indirettamente, nel campo pratico, quei gruppi, si rivela, ripeto, del tutto necessaria. Non è infatti, per la verità, soltanto con le proteste o gli appelli presso il Governo di Sofia e le Autorità locali, ogni volta, a parole, ossequienti e remissive, e poi, con i fatti, tutte intente alla bulgarizzazione progressiva

della Macedonia occidentale, che noi potremo sostenere l'unità di quei nuclei albanesi di oltre confine. Occorre dare loro una sensazione pratica, ripeto, di aiuto e di sostegno venendo incontro alle loro necessità che, per la durezza dei tempi e la pressione bulgara, si vanno facendo sempre più pesanti e più gravi.

È per tale motivo che, mentre non ho mancato e non manco di adoperarmi senza sosta per la creazione di collegamenti stradali, automobilistici, telefonici e postali tra la Macedonia e l'Adriatico onde fare gravitare quei gruppi albanesi verso Occidente ossia verso la loro patria del sangue, ho desiderato presentare a V. E. un programma di effettiva assistenza a loro favore.

(1) -Non pubblicato. Con tale telegramma (T. 3908/72 p.r. del 2 febbraio 1942), Ciano approvave una proposta di Magistrati per l'assistenza ai gruppi albanesi residenti nella zona di confine con la Bulgaria. (2) -Non pubblicato.
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L'AMBASCIATORE A TOKIO, INDELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. R. S.N.D. 953/90 R. Tokio, 7 febbraio 1942, ore 8 (per. ore 20 dell'B).

Dalle idee confidenzialmente manifestatemi da varie fonti, specialmente militari, risulterebbe confermato che, per il momento almeno o fino a tanto che situazione in Mediterraneo Orientale non abbia maggiormente avvicinato due campi d'azione, caduta Rangoon dovrebbe costituire limite ultimo operazioni giapponesi in programma verso occidente. Esso verrebbe invece esteso, oltre previsioni iniziali, in direzione del sud fino comprendere Australia settentrionale, che data qualità suo hinterland può considerarsi zona praticamene isolata. Vittoriose operazioni compiute ed in corso negli arcipelaghi e isole sotto l'Equatore appaiono aver come precipuo scopo di annullare efficienza basi navali e specialmente aeree nemiche in prossimità della costa australiana in vista di una decisiva azione nelle Indie olandesi. Si pensa qui che nessuna garanzia sarebbe possibile aver di un sicuro consolidamento posizioni conquistate o da conquistarsi nel sud senza che venga eliminata possibilità di una minaccia aerea e navale che si annidasse in forze fra porto Darwin e Timor. Caduta Rangoon e Singapore dovrebbe permettere disimpegno notevoli forze nipponiche e realizzazione accennata direttiva di azione.

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L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER TELESCR. 927/199 R. Berlino, 7 febbraio 1942, ore 12,40.

Questi circoli militari ritengono e le mie informazioni confermano che il fronte tedesco in Russia può considerarsi oramai stabilizzato salvo quelle punte locali inerenti allo sviluppo di combattimenti minori in qualche zona.

Con riferimento al mio rapporto del 21 gennaio n. 1051 (1), oramai della stabilità della difesa sono padroni i tedeschi che nel corso di tutte le opera

zioni invernali sono riusciti ad evitare da parte dei russi eliminazione di contingenti tedeschi di notevole entità ed il compimento di operazioni tattiche in grande stile. Queste notizie possono essere messe in relazione con quelle di cui V. E. sarà in possesso attraverso le conversazioni con il Maresciallo Goering (1).

(l) Vedi D. 188.

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L'INCARICATO D'AFFARI A BUCAREST, FORMENTINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. 959/118 R. Bucarest, 7 febbraio 1942, ore 21,20 (per. ore 17,15 dell'B).

Mio telegramma 91 del 28 gennaio (2).

Partenza per la Germania del Maresciallo Antonescu per incontrarsi Fiihrer che secondo notizia confidenziale, avrebbe dovuto aver luogo ieri, sembra rinviata.

Conducator si è infatti recato in montagna a Predeal ove sembra che si tratterrà fino lunedì. Si parla anche di un prossimo viaggio a Berlino del Vice Presidente Consiglio. Di tale ultima possibilità mi aveva già parlato lo stesso Mihai Antonescu. Egli mi aveva detto infatti che era stato invitato ad una conferenza di giuristi ma che nessuna decisione aveva ancora preso in proposito. Naturalmente ragioni sono ben altre e debbonsi ricollegarsi allo stato attuale rapporti romeno-tedeschi in generale ed alle ripercussioni di essi nella politica interna di questo paese. Mi riferisco al riguardo al mio rapporto

n. 385/133 del 30 gennaio (3). A causa delle divergenze segnalate situazione Stato Maggiore non è ancora chiarita e posto di Capo Stato Maggiore generale, dopo dimissioni ultimo titolare, risulta tuttora ufficialmente vacante (4).

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IL MINISTRO A LISBONA, FRANSONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. 994/272 R. Lisbona, 7 febbraio 1942, ore 22,20 (per. ore [l,:w dell'B).

Discorrendo con questo mio collega del Giappone sugli avvenimenti in Estremo Oriente, gli ho chiesto se la nuova situazione non avesse o non potesse determinare qualche cambiamento di clima tra il Giappone e la Cina. Mi ha egli risposto da prima con frasi generiche; poi, premettendo di parlare in via strettamente confidenziale mi ha detto constargli che dopo la caduta di Hong Kong rappresentanti del Governo di Nankino avevano preso contatti ed iniziato conversazioni con rappresentanti del governo di Chung King (5) che trovavansi

a Hong Kong: ad un certo momento tali conversazioni furono però interrotte per ordine avuto da Tokio. Fin qui il fatto; il mio collega ha subito aggiunto di non conoscere ancora i motivi che determinarono l'ordine di Tokio; personalmente ritiene che negli sviluppi della situazione Tokio stia considerando con calma e con fiducia il problema cinese.

Ho ritenuto dover riferire, per quello che valga, quanto precede a V. E., ma mi permetto allo stesso tempo di chiedere che nel caso V. E. credesse informame altre RR. Rappresentanze queste fossero avvertite di non rivelare la fonte, per ovvi, evidenti motivi. A pregare V. E. in tal senso sono indotto da quanto leggesi nell'ultimo capoverso telegramma ministeriale n. 12 dell'8 gennaio scorso relativo conversazioni avute a Tokio da quel R. Ambasciatore (1).

(l) -Vedi D. 211. (2) -T.s.n.d. 729/91 p.r. del 28 gennaio 1942, ore 21,40, per. 7,30 del 29, non pubblicato, che riguardava la possibilità di una prossima visita del Maresciallo Antonescu in Germania. (3) -Vedi D. 219. (4) -Con successivo T.u.s.n.d. 999/124 r. del 9 febbraio, ore 22, Formentini comunicò quanto segue: «Da fonte confidenziale apprendo che il Maresciallo Antonescu è partito oggi pomeriggio per la Germania. Notizia viene mantenuta segreta da parte organi ufficiali». (5) -Vedi D. 237.
249

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER TELESCR. 956/202 R. Berlino, 8 febbraio 1942, ore 13.

Per Ministro Ciano.

Ho veduto il Maresciallo Goering che proveniva da Berchtesgaden, dove si è trattenuto due giorni per salutare la consorte che era stata indisposta; è passato oggi da Berlino per poche ore .prima recarsi al Quartier Generale per conferire col Fuehrer. Riferendomi le fervide impressioni del suo viaggio in Italia (2) ha manifestato la sua viva soddisfazione per i contatti amichevoli avuti con V. E. di cui ha molto apprezzato l'accompagnamento alla stazione, molto ammirato per la visita a Furbara, amichevolmente e scherzosamente protestando per una troppo audace virata compiuta dal Duce dopo il decollaggio dal campo.

Maresciallo Goering è stato toccato dalle spontanee manifestazioni di simpatia a cui lo hanno fatto segno le popolazioni città per le quali è passato. Mi ha dichiarato la sua profonda soddisfazione per questo viaggio, manifestandosi molto contento di essere stato accompagnato dall'Addetto Aeronautico Colonnello Teucci.

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IL MINISTRO A KABUL, QUARONI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. 1002/57 R. Kabul, 8 febbraio 1942, ore 18,50 (3).

Con telegramma del settembre vi riservavate farmi conoscere decisioni che si stavano per raggiungere circa Bose. Con mio telegramma 659 del 24 novem

T. -135/12 r. da Tok!o del 6 gennaio 1942, ore 8,20. Nell"ultima frase Indelli aveva scritto: «Mi è stato detto che non si è mal pensato a Tokio alla possibilità di un'alleanza col Portogallo né Ministro del Giappone a Lisbona avrebbe mai riferito progetti del genere».

bre scorso (l) vi avevo proposto farlo parlare alla radio: non ho ricevuto alcuna risposta. Non so cosa sia successo di lui: se però non sono sorte difficoltà impreviste mi permetto tornare sull'opportunità che lo si faccia parlare alla radio.

Tutte le persone che abbiamo in Italia, Germania o Giappone e che parlano più o meno regolarmente sono certamente animate dalle migliori intenzioni ma sono assenti dall'India da moltissimo tempo, conoscono ormai poco la nuova India e in India nessuno li ricorda .più. Unica persona che noi abbiamo sottomano che conosca India e vi è conosciuto è Bose.

È indubbio che in questo momento vi è nel mondo politico indiano enorme confusione idee, masse stanno sfuggendo loro dirigenti e sono praticamente senza guida: in questa circostanza, propaganda abilmente condotta da uomo di indiscutibile capacità come Bose può dare buoni risultati; del resto da reazione propaganda inglese vedremo subito se farà effetto e quale. Comunque mi sembra sia il caso di tentare.

Dato che in ogni caso Bose non può essere tacciato di destrismo, sopratutto utile potrebbe essere sua presa di posizione nei ·riguardi rapporti fra India e URSS.

Nel caso vogliate prendere in considerazione mia idea ritengo sarebbe opportuno che Bose parlasse prevalentemente da Roma e c10 non per vanità nazionale ma per il fatto che mentre fra gli indiani molti temono che la Germania e Giappone vogliano semplicemente sostituirsi all'Inghilterra, pe•r varie ragioni facilmente comprensibili simile timore non esiste nei riguardi nostri. Quello che viene da Roma, ha più probabilità di essere accolto senza riserve mentali (2).

(1) -Il T. 254/12 p.r. del 7 gennaio 1942, ore 22, non pubblicato, ritrasmetteva a Lisbona il (2) -Vedi D. 211. (3) -Manca l'indicazione dell'arrivo.
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IL MINISTRO A COPENAGHEN, SAPUPPO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. PER CORRIERE 1070/06 R. Copenaghen, 9 febbraio 1942 (per. il 12).

Mio telegramma filo n. 17 del 4 corrente (3).

Ho ripreso ieri l'argomento della nuova probabile figura dello Stato norvegese nel corso di una lunga ed amichevole conversazione col mio collega tedesco che vedo ora meno di sovente essendo oberato di lavoro e di preoccupazioni.

Eg!i, pur ripetendomi di non aver ancora istruzioni anche perché bisognerà attendere che prima Governo Quisling concordi Trattato pace con Germania, mi si è mostrato convinto che in un secondo tempo nuovo Governo norvegese domanderà formale riconoscimento e accrediterà all'Estero propri rappresentanti diplomatici ed in primo luogo nei Paesi scandinavi. Non esclude anzi che primo passo, in Scandinavia, venga proprio fatto presso Governo danese.

Mi ha confermato di aver anzi voluto prevenire questo Ministro degli Esteri e mi ha confermato quanto mi aveva detto Ministro Scavenius (vedi mio tele

(-2) Per la risposta, vedi D. 275.

gramma n. 15 del 3 febbraio) (l) aggiungendo che alle sue osservazioni sulla particolare situazione che verrebbe a crearsi per la Corte danese egli aveva risposto ricordando che la Danimarca non aveva addimostrato gli stessi scrupoli quando aveva riconosciuto il Governo dei Soviety dopo il massacro della Famiglia Imperiale russa.

Senza esserci accordati, avevo fatto anche io a Scavenius la stessa osservazione ed egli mi rispose che allora il riconoscimento danese del nuovo stato di cose era venuto dopo la firma del Trattato Generale di Pace.

(1) -Non pubblicato. (3) -Non pubblicato, ma vedi D. 231.
252

IL DIRETTORE GENERALE DEGLI AFFARI D'EUROPA E DEL MEDITERRANEO, VITETTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

APPUNTO. Roma, 9 febbraio 1942.

Nella udienza che Voi, Eccellenza, gli accorderete (2), il Presidente Gailani si propone di presenta.rVi: l) il progetto di un accordo che egli avrebbe in animo di concludere con l'Italia e la Germania;

2) il progetto di un protocollo da concludersi tra la Germania e l'Italia da una parte e lui, Gailani, e il Mufti dall'altra (3).

Di tali documenti noi abbiamo avuto già confidenzialmente copia. Gli stessi documenti sono stati da lui consegnati al Ministro Grobba, del Ministero degli Esteri tedeseo, che è venuto con lui a Roma.

È su questi documenti che si dovrebbe iniziare con la Germania l'esame degli eventuali accordi da concludere tanto con il Mufti che con Gailani. Noi non conosciamo ancora il punto di vista tedesco su queste questioni.

253

IL PLENIPOTENZIARIO POLITICO A PARIGI, BUTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. R. S. N. D. PER CORRIERE 1153/010 R. Parigi, 10 febbraio 1942 (per. il14).

Nei giorni scorsi ho avuto vari contatti con quest'Ambasciata di Germania.

Riferisco in proposito quanto segue.

Le voci che continuano a circolare di accordi franco-tedeschi (trasferimento della Capitale a Parigi, arretramento della linea di demarcazione etc.),

mi si è detto all'Ambasciata non sono da ritenere attendibili. La situazione non è matura. per una definizione dei rapporti colla Francia.

A questo riguardo (e dando all'informazione carattere riservato, date le due altissime personalità a cui l'informazione si riferisce) questo Consigliere tedesco mi ha anche detto che Abetz (che è assente dal 10 dicembre e che, da quell'epoca non ha fatto che una brevissima corsa a Parigi) lo aveva informato in tale occasione che, nella sua ultima visita al Fiihrer, quest'ultimo gli aveva fatto capire che si manteneva sempre in contatto col Duce, aggiunge che la quistione della Francia non sarebbe stata risolta se non d'accordo con l'Italia.

(l) -Vedi D. 231. (2) -L'udienza ebbe luogo H 10 febbraio 1942. Ciano non redasse un verbale del colloquio, ma si vedano le sue annotazioni in Diario 1939-1943 cit., alla stessa data, e consegnò a Gailani la lettera pubblicata al D. 254, già promessa dal dicembre 1941 (vedi D. 53). (3) -Vedi D. 206.
254

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, A RASCHID ALI EL GAILANI

L. Roma, 10 febbraio 1942.

Ho l'onore, a nome del Governo italiano, di porgerVi il mio cordiale benvenuto dopo il Vostro arrivo in Italia.

Il Governo italiano ha altamente apprezzato la resistenza che il popolo iracheno, sotto la Vostra decisa guida, ha opposto alla criminosa aggressione britannica della Vostra Patria. Esso sa pienamente apprezzare i sacrifici che ne sono derivati al Vostro popolo. Con la sua valorosa resistenza il popolo iracheno ha nuovamente provato di essere degno della completa indipendenza e della piena sovranità, che gli vengono negate dal Governo britannico. Il Governo italiano ha il più vivo desiderio che l'odierno stato di cose finisca rapidamente e che Voi, Eccellenza, costituiate quindi un Governo iracheno in un Iraq liberato e lo dirigiate come Primo Ministro. In vista di ciò, il Governo italiano è pronto ad entrare fin d'ora con Voi in conversazioni sulle condizioni della futura collaborazione fra i Governi italiano ed iracheno.

255

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. PER TELESCR. 1059/218 R. Berlino, 11 febbraio 1942, ore 19,30.

Avuto lunga conversazione con Ministro Goebbels, cui poche (}re prima un ufficiale tedesco appena tornato dall'Africa a v eva riferito su recenti vittoriose vicende militari.

Con parole di vivo elogio per i nostri soldati, Goebbels mi ha detto di aver avuto la conferma che la collaborazione fra i Comandi e le truppe dell'Asse in Libia è stata quanto mai perfetta proprio nei giorni del ripiegamento e nella preparazione della vittoriosa controffensiva, e ha riconosciuto quanto grande e mirabile sia la capacità di recupero italiana ed il dono di sapere virilmente sopportare un momento di crisi per poi brillantemente superarlo.

Riferendosi alla temperatura dell'opinione pubblica in Germania., Goebbels si è dichiarato soddisfatto dei risultati raggiunti dalla sua propaganda, come è noto da qualche mese impostata sull'alternativa della vittoria o della catastrofe e sulla necessità di vincere a qualunque costo, senza che troppo importino il «come$ ed il «quando».

Accennando poi agli scopi propostisi dal nemico all'inizio dell'inverno, Goebbels li ha così riassunti:

l) spezzare il fronte tedesco in Russia e renderne impossibile il comolida.mento;

2) conquistata l'intera Libia, raggiungere Tunisi;

3) intimidire e neutralizzare il Giappone, inducendolo ad un accordo;

4) demoralizzare la popolazione italiana con bombardamenti aerei.

«Se i nostri avversari -ha concluso Goebbels, dopo avermi data conferma della stabilizzazione del fronte nell'URSS -pur con l'aiuto del loro alleato inverno non solo non hanno raggiunto gli scopi prefissi, ma sono stati addirittura costretti ad incassare colpi assai duri, possiamo dire che i successi effettivi da noi riportati nei mesi invernali sono paragonabili a quelli raggiunti nei mesi estivi. E tra non molto giungerà la primavera in Italia che sarà, questa, alleata nostra».

256

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. PER TELESCR. 1079/222 R. Berlino, 12 febbraio 1942, ore 12.

Ambasciatore Oshima, venuto oggi a trovarmi mi ha manifestato sua vivissima soddisfazione per viaggio testè compiuto in Italia, riferendomi la profonda impressione riportata dai colloqui col Duce (1).

Circa lo sviluppo delle operazioni in Estremo Oriente mi ha detto che, dopo la caduta di Singapore il Giappone potrà minacciare gli inglesi in India, nelle Indie Olandesi, ovunque conservino qualche base aerea o navale.

Sui grandiosi successi delle armi dell'Asse in Libia, circa i quali il Duce gli aveva dato personalmente importanti dettagli, Oshima ha avuto parole di viva ammirazione.

Mi ha poi intrattenuto su nota questione delle dichiarazioni ai Paesi arabi e all'India. Pur premettendo che il Giappone considera i problemi arabi di esclusiva competenza italiana, egli ma ha illustrato -e mi ha detto avere illustrato personalmente al Gran Mufti e a Gailani -noto punto di vista nipponico,

secondo cui sarebbe opportuno rinviare le progettate dichiarazioni al momento in cui ad esse possa fare immediato seguito un'azione militare intesa a tradurre in pratica i postulati.

A suo avviso ogni passo prematuro rischia di compromettere la situazione provocando una reazione da parte inglese. Come è noto questo punto di vista era stato manifestato fin dai primi sondaggi fatti a Tokio da parte germanica.

Ma Oshima personalmente si mostrava allora piuttosto favorevole al punto di vista italiano-tedesco. Il fatto che adesso egli esponga le tesi ufficiali è, pertanto, significativo.

(l) Mussolini ha ricevuto l'Ambasciatore del Giappone a Berlino, Oshima. il 31 gennaio 1942. Non risulta che sia stato redatto alcun verbale dell'incontro.

257

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER TELESCR. 1086/224 R. Berlino, 12 febbraio 1942, ore 18,45.

Da parte delle più alte personalità politiche germaniche e negli ambienti vicini allo Stato Maggiore, si continua ad affermare nel modo più esplicito che il Fronte Orientale può ormai considerarsi stabilizzato e la situazione controllata dalle forze del Reich.

Queste dichiarazioni che ·riflettono !"interpretazione ufficiale della situazione nell'attuale momento (e vengono evidentemente ripetute con specdale insistenza allo scopo di non creare negli alleati impressione pessimista) non sembrano in sostanza troppo in contrasto con il reale andamento delle operazioni.

Sembra infatti che la grave crisi attraversata dalle forze tedesche negli ultimi due mesi possa ora considerarsi effettivamente superata e sia mutato il carattere dei combattimenti che in taluni settori del fronte assumono tuttora aspetto ... (l) vivace. Viene in particolare osservato come, malgrado un aumento notevole di perdite umane, le perdite di materiali non si verifichino più nella misura lamentata nelle precedenti settimane.

In 9ueste circostanze la eventualità di uno sgombe·ro di Witebsk e Smolensk -si afferma -dovrebbe considerarsi oggi meno pericolosa e grave che prima non lo sembrasse.

Si ritiene infatti che, lungi dal tentare una rigida stabilizzazione del fronte, la tattica tedesca si orienti oggi verso il concetto della difesa elastica per tenere impegnato il maggior numero di forze nemiche e per attirarle il più possibile lontano dalle sue basi. Non si manca in proposito di ricordare come fin dai primi dello scorso dicembre un gruppo di marescialli avesse patrocinato l'idea di « [arretrare] fino alla frontiera del 22 giugno 1941 ».

Comunque, l'aver dato delle spiegazioni alle difficoltà incontrate negli ultimi due mesi e sopratutto il pensiero di aver trovato una nuova formula strategica alla quale attenersi per l'avvenire, ha senza dubbio efficacemente contribuito a modificare lo stato d'animo di questi circoli politici competenti che ostentano ora, nei riguardi della campagna di Russia, maggior fiducia e serenità.

22 -Documenti diplomatici -Serie IX -Vol. VIII

(l) Nota dell'Ufficio Cifra: «Un gruppo indecifrabile ».

258

AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO L'INCARICATO D'AFFARI PRESSO LA SANTA SEDE, BABUSCIO, RIZZO,

T. S.N.D. PER CORRIERE 1075/45 R. Roma, 12 febbraio 1942 (per. il 12J.

In base alle istruzioni impartitemi (l) ho provveduto a comunicare alla Segreteria di Stato che il Governo Italiano non poteva condividere l'interpretazione da essa data all'art. 12 del Trattato del Laterano per quanto concerneva la situazione dei rappresentanti diplomatici accreditati presso la Santa Sede, appartenenti a Paesi che avevano rotto le relazioni diplomatiche con noi. Non ho mancato di appoggiare l'a·rgomentazione giuridica con una esposizione pratica dei seri inconvenienti che la permanenza in Roma di detti diplomatici comportava, tali da far apparire interesse stesso della Santa Sede l'ingresso al più presto di tali missioni diplomatiche nella Città del Vaticano.

II Sostituto della Segreteria di Stato Monsignor Montini, pur facendo delle riserve circa l'interpretazione del Trattato Lateranense, ha preso atto della mia comunicazione e mi ha dichiarato che la Santa Sede provvederà senz'altro ad ospitare il personale diplomatico in questione nell'interno della Città del Vaticano.

Egli ha mostrato di rendersi perfettamente conto della giustezza delle mie argomentazioni: mi ha però fatto nuovamente presente le gravi difficoltà che la Segreteria di Stato incontra nella ricerca di alloggi convenienti, tali da non rendere possibile in alcun modo l'ingresso immediato in Vaticano dei predetti. Verrà senz'altro iniziato -egli ha aggiunto -lo sgombero e l'allestimento del «Palazzo dei Tribunali» presso Santa Marta, ma occorrerà tuttavia un certo tempo (la cui durata non ha saputo, sul momento, precisarmi) perché tali lavori, per quanto condotti alacremente, vengano compiuti.

La Segreteria di Stato si rivolge perciò alla cortesia del Governo italiano affinché voglia permettere, ancora per qualche tempo, la permanenza sul proprio territorio dei diplomatici in parola.

Mi sono riservato di riferire la richiesta a v. E. e di dare una risposta non appena possibile (2).

259

IL MINISTRO A BUDAPEST, ANFUSO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER CORRIERE 1197/026 R. Budapest, 12 febbraio 1942 (per. il 16).

Confermo quanto ho comunicato con mio telegramma n. 53 del 10 corrente (3) circa disappunto questi ambienti germanici per nomina giovane Horthy a Vice-Reggente. Del resto l'atteggiamento ostile del Partito Nazionalsocialista del rinnovamento ungherese e l'attacco fatto da Imredy alla Camera contro

l'istituzione della Vice-Reggenza sono una riprova del crescente malumore delle Destre contro il provvedimento. Sembra che il discorso di Imredy abbia molto amareggiato Bardossy che non si attendeva tale opposizione e che ha detto a von Jagow che me l'ha riferito: «questa camicia di forza del Governo comincia a pesarmi troppo~. Da tali parole, dalle precarie condizioni di salute del Presidente del Consiglio nonché dai malumori generati dalla Riforma costituzionale, von Jagow crede di poter desumere che Ba·rdossy non debba e non possa prolungare eccessivamente la sua permanenza al potere. Comunque il Ministro di Germania e con lui quegli ungheresi orientati verso il Reich non fanno mistero della loro freddezza verso Stefano Horthy che dai più ostili viene ritenuto anglofilo, dai più moderati non sufficientemente prepa·rato ad accedere all'alta carica. Gli stessi che pronunciano tali giudizi ·accennano alla possibilità di una crisi del Governo Bardossy e finiscono coi dire che la nomina di Stefano Horthy alla Vice-Reggenza -ormai decisa -non esclude che il successore del Reggente possa domani essere un altro. Questo il quadro dell'attuale situazione interna al quale aggiungo per mia parte che le risorse di manov·ra di Bardossy sono più larghe di .quanto non appaia ai suoi avversari e che se tali possibllltà, congiunte al sicuro appoggio dell'Ammiraglio Horthy, non vengono rese inefficaci da una esterna pressione germanica della quale per il momento non si vede la necessità, egli può portare tranquillamente in porto oltre che beninteso l'attuale riforma anche la barca del suo Governo.

(l) -Non rinvenute: trattasi probabilmente di istruzioni orali. (2) -Dall'esame della corrispondenza telegrafica non risultano ulteriori riferimenti. (3) -Con T. 1030/53 del 10 febbraio, ore 20.45, non pubblicato. Anfuso illustrava l'atteggiamento del vari ambienti ungheresi nei confronti della già scontata decisione delle Camere sulla nomina di Stefano Horthy a Vice-Reggente.
260

IL CAPO DEL GOVERNO CROATO, PAVELIÉ AL CAPO DEL GOVERNO, MUSSOLINI

L. P. Zagabria, 12 febbraio 1942.

Colgo l'occasione della visita del Maresciallo Kvaternik a Roma per inviarVi questa lettera e pregarVi per un prossimo colloquh.1.

Dato che dall'ultimo colloquio sono passati più di sei mesi, sento il bisogno di esporVi personalmente la situazione in generale nonché le diverse questioni importanti per il maggiore sviluppo dei legami che uniscono la Croazia all'Italia nei comuni interessi.

Il giorno 23 corr. si riunirà per la prima vol•ta il Sabor provvisorio che segnerà il passaggio dal passato alla nuova era nazionale, mentre il nuovo Sabo·r secondo mia previsione sarà convocato al principio dell'anno prossimo nella forma e nello spirito della nostra ideologia.

La sessione del Sabor provvisorio durerà circa cinque giorni nei quali si adempierà alle formalità di costituzione del Sabor stesso. In seguito i Ministri riferiranno sul lavoro compiuto nei relativi Ministeri. Alla fine darò io in un discorso politico le dichiarazioni necessarie.

Il Ministro Casertano sarà questi giorni informato sul programma più dettagliato. Subito dopo, cioè dopo i primi di marzo sarò a Vostra disposizione per il colloquio, quando e dove vorrete stabilirlo. Vi assicuro, Duce della mia sempre uguale e sincera devozione.

261

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A SANTIAGO, DE ROSSI

T. S.N.D. 44/45 R. Roma, 13 febbraio 1942 ore 2,30.

Vostro 141 e susseguenti (1).

D'accordo. Siete autorizzato manifestare Rossetti nostro vivo apprezzamento per attività svolta da lui e da Vicepresidente Mendez a Rio. Fategli presente che prestigio a·rgentino e cileno si è in tutta l'Europa molto accresciuto in seguito alla coraggiosa resistenza due Paesi contro sopraffazioni Washington. Tutte le nostre informazioni lo confermano. È anche questo un elemento di valutazione positivo, che avrà progressiva importanza oggi, e sopra tutto, in avvenire. Sembra estremamente opportuno per Cile attendere in ogni caso sviluppi situazione milita-re nel Pacifico, dove posizione strategica Giappone è in via rapidissimo progresso. Sappiamo in .modo certo che Governo nipponico è animato nei confronti cileni dai migliori propositi, sempre che Cile, naturalmente, perduri, come è suo e nostro interesse, a battere strada su cui si è posto. Cambiamento di rotta potrebbe presentare invece pericoli certi, che Washington, incapace difendere sue stesse basi e possedimenti, non è certamente in grado scongiurare. Sottolineate che non è questa in alcun modo minaccia o intimidazione, ma segnalazione confidenziale fatta da Paese amico, in grado conoscere esatti propositi suoi Alleati. Fate in modo che sia apprezzata in questo senso e in questi termini.

Sta bene per la Santa Sede (2). Cardinale Segretario di Stato ci ha già dato in passato assicurazioni in questo senso e ci risulta che passi al riguardo sono stati fatti dal Vaticano prima e durante conferenza Rio. Non abbiamo dubbio che Santa Sede vorrà riconfermarli ancora una volta, in vista della situazione da Voi prospettata.

262

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER TELESCR. 4668/243 P. R. Berlino, 13 febbraio 1942, ore 21.

In relazione agli attacchi rivolti dalla nostra stampa contro Nahas pascià, in occasione della sua nomina a Presidente del Consiglio in Egitto, il capo dell'ufficio stampa di questo Ministero degli Affari Esteri ha stamane fatto osservare al nostro funzionario di collegamento che in Germania non si ritiene opportuno riprendere simili attacchi. Egli ha altresì dichiarato che qui non si comprendevano bene le ragioni della nostra campagna che, si ritiene, si preste

rebbe ad essere sfruttata dalla propaganda avversaria ed a provocare dannose ripercussioni nel mondo arabo.

Si considera infatti da parte di questi esperti di quesmoni orientali che Nahas pascià sia stato indotto a assumere il Potere essenzialmente per motivi di carattere opportunistico e che non sia pertanto il caso di parlare di un tradimento del Capo del Wafd verso il suo partito.

In vista di quanto sopra e che -non intendendosi da parte tedesca attaccare Nahas pascià -si verrebbe a creare una troppa marcata disparità di trattamento nei suoi confronti fra stampa italiana e stampa tedesca, mi permetto prospettare all'E. V. opportunità che i nostri giornali siano sollecitamente invitati a cessare i loro attacchi contro il nuovo Presidente del Consiglio egiziano (1).

(l) -Vedi D. 242. (2) -Con T.s.n.d. 5231 del 13 febbraio 1942, ore 8, Lanza d'Ajeta trasmise a Guariglia il D. 242 e questo telegramma accompagnandoli con le seguenti istruzioni: «Trovate modo prospettare al Cardinale Maglione situazione cilena e desiderio espresso dal Ministro Rossetti, che corrisponde del resto alla linea di azione già svolta dal Vaticano. Fategli osservare che tale desiderio provieneda fonte cilena quanto mai autorizzata ed acquista come tale speciale significato d'importanza. Riferite a suo tempo». Vedi D. 293.
263

IL CAPO DELL'UFFICIO ARMISTIZIO-PACE, PIETROMARCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

APPUNTO. Roma, 13 febbraio 1942.

Il Capo di Stato Maggiore mi ha pregato ieri sera 12 di recarmi a conferire con lui. Egli mi ha dato copia di una lettera inviatagli dal Generale Keitel, che accludo (allegato A). In essa il Generale Keitel esprime le sue preoccupazioni sulla situazione in Croazia e fa presente «la necessità di misure unitarie e totalitarie per spezzare definitivamente il movimento insurrezionale». Per concordare tali misure viene suggerito che le Autorità militari italiane, croate e germaniche si riuniscano. La nota accenna alle misure militari e di polizia da adottare e segnala l'opportunità di seguire una politica contraria a ogni intesa con gli elementi ortodossi, cetnici e comunisti. La nota conclude che tutto il possibile deve essere messo in atto per rafforzare lo Stato croato.

Ho riservato espressamente il parere dell'Ufficio a dopo che avessi avuto le direttive di V. E. al riguardo. Da un esame in via del tutto preliminare e non impegnativa della nota, sono emersi i seguenti punti:

l) È risultato opportuno, anche in conformità a direttive di massima già impartite dal Duce al Generale Roatta, di concordare i piani di un'azione sincrona da parte delle truppe italiane tedesche e croate. Una riunione a tal fine potrà aver luogo a Sussak a una data ravvicinata. Poiché lo sforzo maggiore dovrà essere fatto dalle truppe italiane, il Generale Cavallero è d'opinione che il Comando dell'insieme delle operazioni dovrebbe essere assunto da noi. Il Generale Ambrosia ha fatto presente la necessità di rafforzare la 2a Armata (che ha attualmente, a quanto mi risulta, effettivi da 220 mila uomini) con altre due divisioni.

2) La nota accenna alla necessità di concordare «misure da adottare alla linea di demarcazione». È stato messo nella maggiore evidenza che tale linea di demarcazione non può essere quella attuale, ma deve essere portata alla

Drina e cioè al confine orientale della Croazia. Attualmente i centri della rivolta sono la Serbia occidentale e la Bosnia orientale. Sono queste le due zone che occorre ripulire dai ribelli e tenere in forze. Il Comando Supremo mi è sembrato propenso ad attribuirsi in modo particolare le operazioni militari in tutta la Bosnia e l'occupazione stabile di detto territorio. Il Generale Cavallero considera la Bosnia l'antemurale del Montenegro e il pilastro del nostro controllo militare sulla Croazia. È nella Bosnia infatti che i ribelli hanno avuto la possibilità di raccogliersi e di organizzare indisturbati le loro forze per !anelarle nel Montenegro, oltre la linea di demarcazione, o nella Slavonia. Una volta tolta ai ribelli ,questa base, verrà non solo alleggerita la situazione nel Montenegro, ma sarà esclusa la possibilità che forze considerevoli di ribelli si spingano nella Slavonia a minacciare quelle importanti linee di comunicazione. Nella Slavonia in particolare, che è la zona meno montuosa della Croazia e che è abitata in prevalenza da popolazioni croate, il mantenimento dell'ordine potrebbe essere affidato alle forze di polizia croate, alle quali potremmo dare l'assistenza d'i nostri istruttori e di qualche nostro quadro.

3) Per quanto riguarda la politica che viene suggerita nella nota di Keitel di escludere ogni accordo amichevole con i ribelli, evidentemente si vuoi fare un riferimento, ancorché coperto ed indiretto, alle preoccupazioni più volte manifestate dal Governo di Zagabria circa i contatti tra i nostri Comandi e i ribelli. Ora, a parte il fatto che tale politica di accordi non è stata mai perseguita dal nostri Comandi, ma è stata viceversa la tattica preferita dai tedeschi che hanno affidato a capi cetnlcl il comando di importanti forze che operano in Serbia, non abbiamo che da aderire a tale politica che risponde pienamente alle direttive anche di recente impartite dal Duce.

4) Il Generale Cavallero ha pregato l'Ufficio di voler precisare il suo punto di vista sulla nota del Generale Keitel in uno schema di risposta, dato che la nota predetta tocca importanti questioni di politica; e mi ha chiesto di tornare a conferire con lui, possib'ilmente domani, dopo aver avuto le direttive di V. E. (1). L'Ufficio sottopone all'approvazione di V. E. l'accluso schema di risposta (2).

ALLEGATO A

IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA WEHRMACHT, KEITEL, AL CAPO DI STATO MAGGIORE GENERALE, CAVALLERO

L. P. Quartiere Generale del Filhrer, 4 febbraio 1942.

Ho rilevato da un rapporto sottopostomi dal Generale von Rintelen che anche il Comando Supremo considera non soddisfacente la situazione in Croazia. Desidero approfittare di questa occasione per accentuare, anche da parte mia, la necessità di misure unitarie e totalitarie, al fine di spezzare definitivamente il movimento insurrezionale.

La Germania, in considerazione dello sforzo attualmente richiesto alle sue forze sul fronte orientale, può destinare ai Balcani soltanto mezzi limitati di lotta e deve annettere gran valore al fatto che nei territori importanti per la sua economia bellica regni la quiete e le vie del traffico rimangano sicure.

Tale intento può essere raggiunto solo se ormai, nella intera Croazia, si procederà ad una azione di rtsanamento (di ripulimento) offensiva secondo punti di vista unitari, le esperienze avendo finora dimostrato che, sia per l'ampiezza del territorio che per le difficoltà del terreno, le azioni parziali non possono dare risultati soddisfacenti.

I mezzi militari per l'esecuzione d'un simile risanamento, qualora io consideri nel loro insieme le forze italiane, croate e tedesche, sono a disposizione e garantiscono il buon successo, sempreché si proceda ad un punto di vista unico, sia sotto l'aspetto militare che di polizia.

Propongo a tale oggetto che alle autorità militari interessate (italiane, croate e germaniche) venga impartito l'ordine d'elaborare nel corso d'uno scambio di idee personale una base comune per la loro azione futura.

In tale scambio di idee devono essere stabilite, da un lato le condizioni preliminari per l'esecuzione di un'azione di risanamento in grande stile e sincrona al fine di sradicare il movimento insurrezionale ed inoltre, e particolarmente, le misure da adottare alla linea di demarcazione, studiate in ogni particolare. D'altro lato anche le misure di polizia da collegare con l'azione militare di risanamento devono essere portate su base unitaria. Annetto perciò particolare importanza all'esecuzione rigorosa ed uniformemente condotta dalle misure di polizia da collegare con l'azione militare di risanamento, visto che le esperienze del passato dimostrano come i ribelli si sottraggano all'azione militare e che, dopo il rastrellamento d'una zona, per mezzo delle truppe, le ribellioni si riaccendono immediatamente.

Oltre a queste misure puramente militari e di polizia ritengo pure che anche i metodi politico-militari finora applicati in Croazia debbono essere riesaminati. Io sono d'avviso che le premesse di giungere ad un accordo amichevole coi ribelli non esistano più. Il persistere dell'attuale precario stato di cose impedisce il consolidamento dello Stato croato e lo sospingerà inevitabilmente, alla lunga, al suo dissolvimento.

Qualsiasi tolleranza passiva delle mene degli ortodossi, cetnici, comunisti, ecc. rafforza, per la scarsità di mezzi del Governo croato, tali forzE' e può condurre improvvisamente ad una pericolosa situazione nell'intera Balcania.

Tutto il possibile dev'essere perciò messo in atto, anche dal punto di vista politicomilitare, per rafforzare (la schiena) allo Stato croato; è necessario appoggiare energicamente le sue misure contro i ribelli ed aiutarlo nella costituzione dei suoi mezzi di Governo.

Sarei grato se V. E. volesse esaminare tali miei concetti e comunicarmi al più presto la sua presa di posizione. Sarei pure grato d'esser messo al corrente quanto alla situazione nella Dalmazia e nel Montenegro a cagione delle sue ripercussioni sulla situazione nel nostro territorio.

(l) Per la risposta di Ciano, vedi D. 270.

(l) -Una nota manoscritta dl d'Ajeta dice: «Visto e approvato dall'Ecc. il Ministro>>. (2) -Non pubbl!cato, ma si veda !l D. 274.
264

IL PRESIDENTE DELLA SOTTOCOMMISSIONE AFFARI GENERALI DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, LIBERATI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. s. u. 3226/AG. Torino, 13 febbraio 1942 (per. il 16).

Seguito ns. dell'8 corrente n. 2755/ AG (1).

La Delegazione francese, con nota dell'H corrente (ali. 1), ha comunicato che la Francia è costretta ad annullare l'accordo concluso per i trasporti di autocarri alla Libia (trasporti «gamma»), e a sospendere per un breve periodo

anche quelli ·per i rifornimenti non-bellici (trasporti «delta»). La nota invoca, come giustificazione, le reazioni di stampa e diplomatiche degli alleati anglosassoni, il non esaudimento da parte nostra di tutte le richieste francesi per 11 riarmo della Tunisia -prova secondo Vichy di una nostra « ingiustificata diffidenza» -, l'imbottigliamento portuale a Marsiglia e Tunisi (sic!) e ferroviario tra Tunisi e Gabes e infine i rischi eccessivi che per tali trasporti, non facilmente occultabili (i camions sono imbarcati sopra-coperta), corre la Francia, sproporzionati all'effettivo vantaggio che ne trarrebbe l'Asse per la Libia.

L'Eccellenza il Presidente ha risposto con una nota del 12 corrente (all. 2), nella quale mentre assicura che gli invii a Marsiglia cesseranno per ora, in attesa delle decisioni del Comando Supremo, smonta completamente i sofistici ragionamenti francesi, soprattutto quello di una nostra diffidenza « ingiustificata », quando sono bastate alcune manifestazioni della propaganda nemica, per indurre la Francia a revocare un accordo liberamente concluso, dimostra come sia assurdo parlare di «imbottigliamenti» a Marsiglia e a Tunisi (ove giacciono solo mille tonn. di merci e 44 autocarri, mille tonn. e 56 autocarri rispettivamente), e rileva come finora assolutamente nulla si:a arrivato in Libia dalla Tunisia dei previsti trasporti «delta» e «gamma>>. La nota italiana termina dicendo che si attende un sollecito inoltro in Libia degli autocarri e delle merci già partiti dall'Italia e sospendendo i limitati riarmi per la Tunisia, concessi il 5 corrente dietro richiesta francese.

Il Generale Vacca Maggiolini, nel trasmettere tali note al Comando Supremo, rileva (all. 3) come sia forse opportuno rinunciare definitivamente anche ai trasporti «delta» (non bellici), data la loro esiguità, revocando in tal caso i riarmi tunisini concessi il 5 corrente e attualmente sospesi e ritirando al 31 marzo p.v. le agevolazioni concesse per il traffico marittimo francese. Conclude il rapporto constatando come la Francia avesse autorizzato i trasporti in Libia per raggiungere una distensione col Reich, ma cessata ogni speranza in tale campo per l'irremovibile atteggiamento tedesco, essa non vuole più correre i rischi impliciti in tali trasporti.

Si fa riserva di trasmettere, appena possibile, l'ulteriore rapporto del Presidente al Comando Supremo, di cui è cenno nell'ultimo comma dell'allegato n. 3.

ALLEGATO I

IL PRESIDENTE DELLA DELEGAZIONE FRANCESE DI ARMISTIZIO, DUPLAT, AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, VACCA MAGGIOLINI

I. L 231/P. Torino, 11 febbraio 1942.

Malgré les précautions prises pour éviter les indiscretions, les premiers transports de marchandises et de camions faits pour le compte italien ont attiré l'attention de l'Angleterre et de ses alliés.

Les émissions radiophoniques et la presse anglosaxonne se font l'écho bruyant des renseignements ainsi glanés. Dès maintenant, cette action prend la forme d'une violente campagne de presse. Les émissions radiophoniques américaines font appel à l'aide de la population de l'Afrique du Nord pour vérifier et constater la nature des marchandises débarquées des navires arrivant de France et donnent des renseignements exacts et précis sur les premiers transports.

Cette campagne de presse vient d'ètre confìrmée par des démarches diplomatiques -qui montrent que la question est passée du pian de la propagande sur celui de la politique générale.

Il en résulte que, dès à présent, !es circonstances sont telles que !es transports «Delta » et «Gamma» sont sur le point d'entrainer des conséquences politique hors de proportion avec l'importance des services qu'ils peuvent rendre à l'Axe.

(l) Non pubblicato: trasmissione di copia di un rapporto di Vacca Maggiol!ni circa la possib111tà dell'Invio per mezzo di piroscafi francesi, di rifornimenti in Libia, via Marsigl1aTunis1.

11

Cependant, en dépit de toutes ces difficultés, et des oppositions qu'il risquait de rencontrer, le gouvernement Français s'est engagé dans une politique de collaboration avec l'Axe. Il en a donné des preuves justement lorsqu'il a accepté, sans aucune contrepartie, de permettre le transit de vivres et de marchandises à travers la France et la Tunisie, au moment où la situation de l' Axe en Libye était délicate, décision qui devait causer de graves difficultés à la vie économique de la Tunisie.

Il était de son devoir le plus évident de prendre toutes !es mesmes de précaution destinées à faire front à des réactions offensives; ces mesures ne pouvaient, du fait de l'armistice, ètre prises qu'avec le consentement des puissances de l'Axe.

Or, !es demandes correspondantes se sont heurtées à une méfìance injustifiée, étant donné !es preuves de l'orientation de la politique du gouvernement Français; l'accueil fait par la Commission Italienne d' Armistice à la récente demande de renforcement de la Tunisie est symptomatique à cet égard.

Par la lettre 31.631/Pr. du 5 février (1), cette Commission faisait connaitre les concessions qu'elle autorisait, d'accord avec la Commission Allemande d'Armistice, et après avis du Commandement supreme italien. Les concessions sont très faibles, eu égard à l'ensemble des concessions demandées, qui constituaient dans l'esprit du Gouvernement Français un minimum au-dessous duquel il lui paraissait impossible de descendre.

Aucune des demandes faites par la Marine n'a été satisfaite:

a) Sous-marins de défense còtière et du groupe de relève;

b) Constitution de la ftottille de Bombardement 9 F.; Constitution de l'escadrille de chasse 3 A.C.; Constitution de l'escadrille de bombardement 8 B;

c) Défense des terrains et bases de l'Aéronautique navale en Afrique du Nord;

d) Renforcement de la défense des passes de Bizerte.

111

L'attitude des puissances anglo-saxonnes montre à quel point ces demandes étaient pourtant justifìées, et combien meme elles sont insuffisantes.

Le Gouvernement Français peut, dans une certaine mesure, justifter le transport des marchandises «Delta», puisqu'il ne s'agit pas de matériel de guerre; il est d'autre part assez facile d'assurer se transport dans des conditions satisfaisantes le discrétion.

Au contraire, bien que les camions ne soient pas à proprement parler du matériel de guerre, il est plus difficile de faire admettre cette forme de l'assistance apportée par la France aux troupes de l'Axe: !es camions constituent en effet un élément important de la motorisation d'une armée. Leur transport à la mer, du fait qu'ils sont généralement en pontée, leur embarquement, leur débarquement, leurs voyages, sont, d'autre part, trop apparents pour qu'ils puissent échapper aux regards indiscrets.

En conséquence, le Gouvernement Français se voit obligé de faire immédiatement jouer la clause E du procès-verbal du 3 février et de suspendre dès maintenant tout transport de camions italiens vers l'Afrique du Nord.

Par contre, il ne modifìe pas, pour le moment, sa ligne de conduite en ce qui concerne les transports « Delta», qui continueront, avec la réserve momentanée indiquée plus loin.

IV.

En ce qui concerne les transports de camions, je dois observer que ces transports ne concernaient que les camions destinés à amener les marchandises «Delta » de Gabès à la frontière de la Libye, ainsi qu'il ressort clairement de mes lettres:

3092/P du 27 décembre 1941

3102/P du 29 décembre 1941

3111/P du 31 décembre 1941

3121/P du 1•r janvier 1942.

On avait en effet envisagé tout d'abord d'effectuer ces transports par des camlons français immédiatement disponibles, et sur Votre insistance personnelle au cours de notre entrevue du 30 décembre 1941 (1), portée par mes soins à la connaissance de mon Gouvernement, que celui-ci a accepté l'envoi en Afrique du Nord de camions italiens destinés à ces transports.

v.

L'écoulement en Tunisie de marchandises « Delta» se heurte en ce moment à des difficultés de transport que le Gouvernement Français s'efforce d'aplanir. En attendant l'aboutissement de l'organisation à l'étude, au sujet de laquelle des propositions vous seront adressées incessamment, et pour éviter l'embouteillage des quals à Tunls et à Marseille, je Vous demande de vouloir bien suspendre pendant quelques jours l'envoi de marchandises « Delta».

Je Vous ferai connaitre au plus tot les possibilités de reprise des expéditions.

Les difficultés dues au mauvais état du matériel ferroviaire en Afrique du Nord ne permettent pas de !lxer un chiffre précis pour les quantités de marchandises à transporter. Le Commandant de la Marine à Marseille jouera le role de régulateur pour les transports « Delta » et recevra en particulier les instructions nécessaires pour en !lxer le débit, afin d'éviter tout embouteillage, aussi bien à Marseille qu'à Tunis; il sera informé à cet effet des possibilités d'écoulement vers la Tripolitaine des marchandises débarquées dans les ports tunisiens.

VI.

Enfin, je suis chargé d'attirer votre attention sur la Convention D. Signée à Rome le 3 février 1942, au sujet du remboursement aux chemins de fer tunlsiens du charbon et d'huiles de graissage.

Après discussion, la Délégation Française a accepté le chiffre de 40 tonnes de charbon pour 1.000 tonnes de marchandlses transportées, étant entendu que si ces allocations parassaient insuffisantes pour assurer les transports « Delta» et autres sans nuire aux transports indispensable à la vie de la Régence, le Gouvernement Français se réservait de reprende la question.

Dès à présent, après une étude approfondie, le Gouvernement Français est amené à constater que cette allocation est insuffisante.

ALLEGATO Il

IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, VACCA MAGGIOLINI, AL PRESIDENTE DELLA DELEGAZIONE FRANCESE DI ARMISTIZIO, DUPLAT

L. 32043/PR. Torino, 12 febbraio 1942.

La vostra lettera dell'H febbraio n. 231/P. è stata rimessa al mio Comando Supremo per quelle decisioni che mi riservo di comunicarVi.

(!) Vedi D. 86.

Ma sinora, per impostare la questione nei suoi precisi termini, non posso fare a meno di prospettarVi le seguenti obiezioni a quanto è scritto nei successivi punti della Vostra lettera.

1. Prendo atto della Vostra dichiarazione sull'eco che i primi trasporti «delta» e «gamma» hanno avuto da parte della propaganda avversaria e sui passi diplomatici che il Governo americano avrebbe fatti presso il Governo francese.

Tutto ciò non deve né può meravigliare, anzi era da prevedersi (anche per esplicita vostra ammissione), data la difficoltà -per non dire impossibilità di mantenere il segreto su trasporti così appariscenti, malgrado le precauzioni prese, in un ambiente, quale quello della Provenza e della Tunisia, che pullula di agenti americani e dove le correnti prevalenti dell'opinione pubblica non sono certo favorevoli all'Asse.

Non per nulla la parte francese ha chiesto onerose condizioni finanziarie che sono state accettate da parte italiana nel protocollo del 3 febbraio appunto per scontare i rischi che i trasporti presentavano e per i quali si prevedevano anzi rappresaglie determinanti l'affondamento dei piroscafi.

2. È vero che il trasporto di viveri e di merci (ed io aggiungo anche autocarri) per la Libia attraverso la Francia e la Tunisia sono stati accettati dalla Francia con una dichiarazione in linea di principio senza contropartite.

Ma è altrettanto vero che nel passare dalle parole all'esecuzione dei trasporti, contropartite sono state chieste in linea di fatto da parte francese ed accordate dall'Italia. Tali gli sbloccamenti di autocarri in numero doppio di quelli italiani mandati in Libia; tali i riarmi per la Tunisia; tali le agevolazioni concesse per il traffico marittimo nel Mediterraneo, collegate alla concessione di gasolio necessario al movimento degli autocarri dei trasporti «gamma».

Non è giusto da parte Vostra asserite che le domande francesi si sono urtate in una « méfiance injustifiée »; è logico invece che nelle concessioni dei riarmi in Tunisia non si potesse prescindere dalla valutazione generale stategica del problema militare nel Mediterraneo e dalla valutazione della situazione armistiziale, in accordo con la C.T.A.

D'altronde quale credito si potrebbe dare alla precisa volontà del Governo francese di «réactions offensives », se è bastata una prima manifestazione di propaganda anglosassone per preoccupare a tal punto il Governo francese da fermare i trasporti «gamma» in corso?

Evidentemente i riarmi da concedere dovevano rispondere ad un previdente criterio di gradualità; e che ciò fosse proprio necessario lo dimostrano i fatti ora verificatisi.

3. Sono poco comprensibili le ragioni per le quali il Governo francese asserisce di poter giustificare il trasporto delle merci « delta», ma non il trasporto degli autocarri «gamma».

Pur seguendo il Vostro ragionamento, il trasporto degli autocarri sarebbe stato autorizzato adunque per assicurare l'inoltro in Libia delle merci arrivate in Tunisia. Ma, allora, come si potrà provvedere a questo inoltro senza gli autocarri italiani, se il Governo francese li ha appunto richiesti perché non vi era disponibilità di autocarri francesi?

E anche ammesso che, contrariamente a quanto fatto sapere in precedenza, fossero ora disponibili gli autocarri francesi in numero sufficiente, come si può pensare che il movimento dei medesimi sulle strade della Tunisia rimanga inosservato tenuto conto altresì che, in ogni caso, dovrebbe farsi un ingombrante ed appariscente trasbordo di merci alla frontiera libico-tunisina fra autocarri francesi e autocarri italiani?

Sembrano leciti questi interrogativi sulla discrezione da mantenere abolendo i trasporti «gamma» e considerando che gli autocarri italiani da spedirsi da Marsiglia

erano predisposti con coloritura e targhe speciali, come se fossero autocarri francesi, o, quanto meno, acquistati dalla Francia.

4. Non pare esatto che i trasporti degli autocarri « gamma» dovessero essere limitati a quelli occorrenti ai trasporti delle merci «delta»; non esistono specificazioni al riguardo né nella Vostra lettera 3.121 del 1° gennaio (1), né nel processo verbale del 3 febbraio, che è testo ufficiale in argomento.

Comunque, anche se i trasporti «delta» e « gamma» fossero collegati, nel senso di mandare in Nord Africa i soli autocarri italiani occorrenti al trasporto delle merci, è evidente che il numero degli autocarri avrebbe dovuto essere quello necessario ad assicurare i trasporti sino a Tripoli, cioè sino a quel porto di sbarco dove, per la via diretta, arrivano altrimenti le merci; se così non fosse si darebbe al Comando Superiore della Libia un aggravio di trasporti terrestri che non si sarebbe potuto nemmeno prendere in considerazione.

Nelle prime intese con codesta Delegazione si parlò infatti da parte italiana di un numero di autocarri che potevano superare il migliaio; da parte francese ci si limitò ai primi di gennaio, al numero di circa 150 autocarri al mese (Vostra citata nota 3.121 P).

5. È strano che soltanto ora si parli di « embouteillage » in Tunisia per le poche merci spedite sinora.

Segno evidente che la questione non era stata approfondita al momento delle concessioni fatte che implicavano da parte italiana complesse predisposizioni degli organi centrali per l'affluenza alla frontiera di Mentone di merci e di autocarri. Per questi ultimi già si avevano dei dati (circa 150 al mese); per le merci, dai computi fatti sui vuoti dei piroscafi dell'ordinario calendario, si poteva sperare in quantitativi oscillanti da 5 mila a 10 mila tonn. mensili. In quanto poi alla ferrovia Tunisi-Gabès nelle prime riunioni avvenute in Algeri tra rappresentanti italiani e rappresentanti francesi (in quanto il Governo francese aveva detto di regolare le questioni nel piano locale) si era parlato del trasporto di 250 tonn. al giorno, pur di fornire il carbone necessario; fornitura che in primo tempo è stata immediatamente data e già inoltrata in Francia.

6. Nella Convenzione C. non appaiono le riserve di cui ora fate cenno; era quindi legittimo attendersi che quell'accordo fosse definitivo.

In conclusione, mentre ho disposto che vengano sospesi i trasporti «delta» e « gamma» in partenza dall'Italia, e mentre faccio piena riserva di farvi conoscere le decisioni del mio Comando Supremo su tali trasporti come sulle altre questioni che vi interferiscono, debbo fare l'amara constatazione che, da quando si sono iniziate le trattative, e cioè dalla fine di dicembre, nulla (dico nulla) sinora è arrivato in Libia e che ben poco vi è tra Tunisia e Francia (a Tunisi circa 1000 t. di merci e 56 autocarri; a Marsiglia circa 1000 t. di merci e 44 autocarri dei quali alcuni guasti devono ritornare in Italia per un incidente ferroviario).

Un totale quindi veramente irrilevante se si pensa qual'è il fabbisogno della Libia.

Quello che da Voi è stato chiamato un «bel gesto» -e che il Governo italiano aveva apprezzato in tutto il suo valore -tale è rimasto dunque in teoria, a malgrado lo zelo dimostrato dalla Vostra Delegazione per attivare gli accordi.

Attendo intanto di conoscere come verrà provveduto al sollecito inoltro in Libia delle merci ed autocarri partiti dall'Italia ed arrivati in Francia e Vi prego -in attesa delle decisioni del mio Comando Supremo -di considerare sospese le concessioni per la Tunisia fatteVi col mio foglio n. 31631/Pr. del 5 febbraio c.m.

ALLEGATO III

IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, VACCA MAGGIOLINI, AL CAPO DI STATO MAGGIORE GENERALE, CAVALLERO

L. 32033/PR. Torino, 12 febbraio 1942.

Il Presidente della Delegazione francese mi ha consegnato personalmente ieri 11 febbraio l'unita nota 231/P (all. l) nella quale in sintesi è detto che il Governo francese:

-sospende «definitivamente» l'invio in Libia -via Tunisia -dei trasporti di autocarri italiani (trasporti «gamma»);

-sospende «temporaneamente » l'invio in Libia via Tunisia -dei trasporti di merci (trasporti «delta»).

Le ragioni sono quelle addotte nella nota su citata e che l'Ammiraglio Duplat mi ha pure verbalmente illustrata.

Ho risposto subito al Presidente della Delegazione francese con la lettera che pure unisco in copia (alleg. 2) e che riporta argomentazioni analoghe a quelle che ho esposte a voce all'ammiraglio Duplat.

Sottopongo a codesto Comando Supremo le decisioni da prendersi in merito ai seguenti argomenti:

l. Se convenga rinunciare anche ai trasporti di merci (trasporti «delta»).

Lo scrivente sarebbe propenso a tale rinuncia, sempre quando tali trasporti non si reputino necessari per la Libia. Al riguardo occorre però considerare che -date le difficoltà opposte dai francesi ed il loro atteggiamento ostruzionistico -ben difficilmente si potrebbe sperare nell'invio in Libia di un quantitativo di merci superiore alle 3000 t. mensili.

2. Se convenga revocare le recenti concessioni di riarmi per la Tunisia (foglio di codesto Comando Supremo n. 10099/0p. del 25 gennaio) (l) che intanto ho sospese.

A mio parere la revoca sarebbe da attuare senz'altro se si rinunciasse anche ai trasporti «delta»; non pare possibile nel caso opposto.

3. Se convenga ritirare le agevolazioni concesse per il traffico mercantile marittimo (f0 di questa Presidenza n. 31561 del 4 corr.) (2).

Sono del parere di !asciarle in vigore sino al 31 marzo, secondo concessione già accordata dal Supermarina; ritirarle dopo se nel frattempo la situazione Asse-Francia non sarà mutata.

Alle ragioni dette dal Governo francese per giustificare i provvedimenti presi, un altro motivo non dichiarato occorre, a mio avviso, aggiungere. Certamente il Governo francese -direttamente interessato alle concessioni dei trasporti in Libia quando la situazione appariva minacciosa per il confine tunisino sperava di giungere attraverso le concessioni stesse ad una distensione di rapporti tra Italia e Francia tali da ridurre il Governo italiano a fare passi presso quello tedesco per convincerlo a trattare coi francesi sul campo politico (vedasi «memento » e « suggestions » del 14 gennaio). Caduta questa speranza per l'irremovibile atteggiamento tedesco, cessano pure le ragioni per le quali la Francia era disposta a correre innegabili rischi con la concessione dei noti trasporti.

Sulla questione in genere dei rapporti Asse-Francia riferirò più particolarmente anche in relazione a quanto dettomi dall'Ammiraglio Duplat nel colloquio di ieri 11 febbraio -in altra mia lettera.

(l) Non pubblicata.

(l) Non pubblicata.

(l) -Non pubblicato. (2) -Non pubblicata.
265

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. PER TELESCR. 1163/246 R. Berlino, 14 febbraio 1942, ore 19.

Il Vice Capo di questo Ufficio Stampa Estera ha consegnato a questa Ambasciata il testo, che qui di seguito si trasmette delle direttive politiche relative alla campagna anti-inglese inviate alle Rappresentanze diplomatiche tedesche all'estero, direttive che formano anche la base per tutta razione di stampa e di propaganda che verrà svolta dai giornali e dalle Agenzie e trasmissioni radio per l'estero del Reich.

l) Churchill è stato già uno dei maggiori responsabili per lo scoppio dell'ultima guerra mondiale e la sua incapacità militare si dimostrò già allora con la disfatta inglese di Gallipoli. Già con l'ultima guerra mondiale l'Inghilterra ha perduto il dominio assoluto dei mari e quindi il suo incontrastato dominio sul mondo.

2) Adolfo Hitler ha ripetutamente offerto all'Inghilterra l'amicizia tedesca e la conclusione di una alleanza diretta al mantenimento dell'Impero britannico. Churchill ha respinto tali offerte e provocato la guerra contro la Germania. Dando la nota garanzia alla Polonia, Churchill ha messo nelle mani di alcuni avventurieri polacchi che non volevano restituire Danzica alla Germania, la decisione dell'entrata in guerra della Gran Bretagna.

3) Churchill ha dichiarato la guerra a:lla Germania pel'\ché i suoi amici, ossia i capitalisti anglo-americani, gli ebrei ed i sindacalisti temevano che i successi della politica economica e sociale del nazionalsocialismo avessero aperto gli occhi ai loro popoli sulle vere cause del loro immiserimento. Inoltre le classi dominanti anglo-americane avevano bisogno di una guerra per arricchirsi col commercio di armi e munizioni.

4) Quali sono state le conseguenze di questa politica guerrafondaia di Churchill in Europa?: a) dal punto di vista militare le più grandi disfatte inglesi della storia: Andalsness, Dunkerque, la Grecia, Creta e la Libia;

b) dal punto di vista politico l'Inghilterra ha perduto tutti i suoi amici sul continente. I suoi alleati: la Norvegia, l'Olanda, il Belgio, la Francia, la Jugoslavia e la Grecia, vennero successivamente vinte dalle armate tedesche ed italiane ed occupate militarmente. Gli altri amici dell'Inghilterra si schierarono a lato dell'Asse. L'influsso inglese è oggi completamente eliminato dall'Europa, e questa si è unita contro l'Inghilterra.

5) Churchill dopo aver perduto, in seguito ai suoi errori, i suoi amici europei, commise il più grande delitto della sua vita alleandosi con i:l bolscevismo.

L'esercito tedesco ed i suoi alleati italiani, romeni, ungheresi e slovacchi, nonché le formazioni di volontari spagnoli, croati, olandesi, belgi, danesi, norvegesi e francesi, come pure l'esercito finlandese hanno impedito che l'Europa venisse invasa dai bolscevichi e li hanno ricacciati fino alle porte di Mosca. Oltre 10 mil'ioni di so1dati russi sono stati uccisi o fatti prigionieri e l'intero armamento russo catturato o distrutto. L'esercito tedesco tiene saldamente alla fine di questo inverno un fronte che va da Leningrado al Mar d'Azov. L'offensiva invernale di Stalin è pienamente fallita. Le riserve principali dei sovieti che già da alcuni mesi hanno dovuto reclutare diciottenni e cinquantenni, sono logorate. Stalin non potrà essere in grado di colmare le sue perdite di uomini e di materiali. Le armate tedesche ed alleate, le cui perdite si sono mantenute in limiti quanto mai modesti, in confronto a quelle della guerra mondiale attaccheranno e distruggeranno le rimanenti forze sovietiche con l'inizio della primavera. Churchill ha mandato Eden a Mosca per promettere al massacratoreStalin la consegna dell'Europa al bolscevismo per ricompensarlo dei suoi servizi e sacrifici. Nella stessa Inghilterra Churchill ha dovuto lasciare mano libera agli agenti bolscevichi per la propaganda in seno alle masse lavoratrici inglesi. Maisky, si è già assunto la parte del Re non ancora coronato di un'Inghilterra bolscevizzata.

6) Churchill ha già cospirato al tempo di Chamberlain con Roosevelt contro il proprio Primo Ministro facendosi complice di Roosevelt nelle campagne guerrafondaie contro la Germania. Roosevelt impedì già allora che l'Inghilterra accettasse l'offerta di pace fatta dal Fuehrer dopo il crollo della Francia e Churchill lo coadiuvò in questa circostanza. Da allora Churchill è caduto completamente sotto l'influsso di Roosevelt in seguito ai propri insuccessi. Churchill si è sottomesso incondizionatamente e con la vaga speranza di aiuti, all'imperialismo yankee. Per Roosevelt egli ha dichiarato la guerra senza quartiere all'Asse, per Roosevelt egli ha offeso e provocato i nipponici, per Roosevelt egli ha inviato a Singapore e perduto le migliori navi inglesi, come il Prince of Wales ed il Repulse. Roosevelt all'opposto si è fatto pagare a caro prezzo le sue promesse di aiuto all'Inghilterra. La cessione basi navali inglesi agli U.S.A., la presa di possesso della Groenlandia e dell'Islanda da parte americana, il passaggio in mani americane dei beni dei titoli e dei capitali inglesi sono solo i primi atti di rapina di Roosevelt a danno degli inglesi. Roosevelt vuole prendere pezzo per pezzo l'impero inglese nelle sue mani ed aspirare in tal modo alla successione della Gran Bretagna sul mondo. Questo è il vecchio piano di Roosevelt e Churcill, semi-americano per nascita, è il suo agente. Churcill tenta ora di scuotere gli inglesi ad un ultimo sforzo facendo balenare il miraggio di un colossale potenziale di guerra americano. Churchill sa benissimo che le cifre degli armamenti americani comunicate da Roosevelt non sono altro che uno dei più colossali bluff. Per quanto riguarda l'aiuto americano all'Inghilterra vale tuttora la formula << too late and too little ». Gli sbarchi di truppe americane in Inghilterra sono solo un mezzo di Roosevelt per tenere sottomessa l'Inghilterra. Si tratta qui semplicemente dei primi poliziotti americani sulle isole inglesi che hanno il compito di provvedere che la Gran Bretagna continui la guerra per U.S.A. e che consegni fino all'ultimo penny.

7) La guerra tra l'Inghilterra ed il Giappone è dovuta semplicemente a Churchill. Dato che la politica inglese è caduta per colpa di Churchill sotto la piena dipendenza degli S.U.A. Churchill ha dovuto necessariamente sostenere la politica provocatoria Roosevelt contro il Giappone. Il suo assegno in bianco a Roosevelt ha indotto questi a provocare il Giappone con una politica altrettanto stupida quanto offensiva. In tal modo è stato dato al Giappone il motivo per intervenlre contro l'Inghilterra e g.li S.U.A. in Estremo Oriente. Le disfatte nel Pacifico e in Asia Orientale sono perciò una diretta conseguenza della mancanza di chiaroveggenza di Churchill. In seguito alla vittoria nipponica di Pearl Harbour ed all'affondamento della «Prince of W ales » e della «Repulse » il dominio del Pacifico e dell'Oceano Indiano è passato dagli anglo-sassoni ai nipponici. La perdita di Hong Kong delle Filippine e gli accordi nipponici con l'Indocina ed il Siam hanno reso possibile ai nipponici la conquista della Malesia e l'assedio di Singapore, Le perdite materiali subite finora dagli inglesi nei territori conquistati dai nipponici superano mille mtlioni di pfund. Le prime settimane di guerra con il Giappone hanno arrecato agli inglesi già incredibili danni materiali. Questo è solo un Pl'incipio.

8) La perdita del dominio aero-navale in E. O. l'occupazione di tutte le posizioni britanniche in quella parte del mondo, Hong Kong, la Malesia, Borneo, ecc., l'imminente occupazione della Birmania e delle Indie Olandesi, sono da attribuirsi esclusivamente alla politica guerrafondaia di Churchill. Tutte queste posizioni inglesi sono irl"imediabilmente perdute. L'occupazione della Birmania avrà per conseguenza un colpo mortale a Chag Kai Shek in seguito alla chiusura della strada della Birmania. In seguito al dominio nipponico dell'E. O. nonché in seguito all'ulteriore sviluppo del conflitto tra le potenze del patto Tripartito e l'Inghilterra l'Australia, come pure l'India, gioiello dell'Impero britannico, non sono soltanto minacciate ma corrono il pericolo di andare definitivamente perdute per l'Inghilterra. L'India è il simbolo della ricchezza della Gran Bretagna e senza di essa non è concepibile l'Impero britannico.

9) Contro l'Inghilterra ed i suoi alleati dispersi per il mondo stanno l'Europa unita sotto la guida dell'Asse ed il Giappone con i suoi alleati formano due grandi blocchi compatti. Essi costituiscono un blocco di forze di una capacità offensiva mai vista nella storia. Esso è invincibile. Esso costringe gli inglesi e gli americani a disperdere le loro forze su tutti gli Oceani. Già pl'ima dell'intervento nipponico l'Inghilterra ed i suoi satelliti avevano perduto 15 milioni di tonneHate lorde .di naviglio. In seguito all'intervento giapponese la guerra sottomarina si è estesa a tutti i mari del mondo. Per costituire convogli in tutti i mari del mondo, le flotte anglo-americane non sono più sufficienti. La guerra sottomarina dovrà quindi assumere una tale estensione che nessun programma di costruzioni navali potrà colmare le pel'dite subite. La necessità di migliaia di miglia con un tonnellaggio sempre minore significa una catastrofe sicura per l'Inghilterra.

10) La guerra di Churchill ha provocato un generale impoverimento in Inghilterra. Non solo le classi più abbienti e la borghesia ma anche i lavoratori inglesi diventano ogni giorno più poveri. Già sin d'ora milioni di inglesi soffrono la fame ed essi diverranno una facile preda dei propagandisti bolscevichi. L'agitazione bolscevica può svilupparsi tanto più facilmente in quanto alla sua testa si trova l'Ambasciatore bolscevico Maisky a:l quale Churchill deve lasciare mano libera per tema di una diserzione russa. Mentre il popolo tedesco ha dietro di sé una rivoluzione ed è perciò diventato immune da ogni propaganda rivoluzionaria straniera in seguito alle riforme sociali di Adolfo Hitler, il popolo inglese ha ancora dinanzi a sé la sua rivoluzione. La guerra di ChurchiH liqu!lda la democrazia inglese. La fine non sarà che un impoverimento generale ed il trionfo del bolscevismo in Inghilterra.

Concludendo:

In tal modo Churchill ha subito una disfatta dopo l'altra, dall'inizio della guerra e perdute una dopo l'altra le sue posizioni. Churchill ha scatenato il conflitto con la Germania e con l'Italia e perduto con ciò la sua influenza in Europa. Egli ha scatenato la guerra contro il Giappone ed ha perso così n dominio inglese in E. O. e tutti i possedimenti britannici e messo in gioco la sorte del centro dell'Impero, l'India. Nella sua politica di odio egli è diventato un dipendente di Rooseve~t ed è ora in procinto di cedere altri possedimenti agli

U.S.A. La sua politica conduce aLla bolscevizzazione della Gran Bretagna. Egli è un dilettante dal punto di vista mìlitare, un politicante senza morale ed un uccello di malaugurio, cui riesce male tutto ciò che intraprende.

L'infausto motto che si trova sullo stemma dei suoi antenati «fiducioso ma infelice» è diventato realtà in un senso diverso da quello originario: Churchill è il becchino dell'Impero britannico.

266

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

TELESPR. 2264/1132. Berlino, 14 febbraio 1942.

In relazione all'instaurazione del nuovo Governo norvegese con a capo il Signor Quisling, varii sono stati i commenti fatti dagli ambienti politici della capitale del Reich.

Più che una mutata linea di condotta per quel che riguarda le intenzioni tedesche sulla Norvegia si è voluto vedere nel provvedimento un tentativo di influenzare favorevolmente la Svezia sensibilissima a tutto ciò che succede neUa Nazione sorella.

Praticamente nulla vi è di mutato, perché Quisling ha poteri dittatoriali. Ha la facoltà di emanare disposizioni con valore di legge, ha n controllo assoluto su tutti gli atti compiuti dagli altri Ministri, e gli è permessa l'emanazione di disposizioni in contrasto con la Costituzione nazionale.

Egli ha, come è detto nel testo della dichiarazione che è stata pubblicata in occasione della nomina del nuovo Governo << tutti i poteri che prima spettavano al Re ed allo Storting ».

23 -Documenti diplomatici -Serie IX -Vol. VIII

Al portavoce ufficiale dell'AuswarL;;~s Amt sono state rivolte ieri srpecia;lmente da parte svedese numerose domande circa la possibilità di riapertura della Legazione norvegese a Berlino, o del ristabilimento di normali relazioni diplomatico-consolari fra i due Paesi. Il Ministro Schmidt non ha smentito le voci qui diffuse, dopo che alla Svezia è stato tolto l'incarico della rappresentanza degli interessi norvegesi in Germania, ha detto semplicemente che nulla gli constava in proposito. Non è escluso che anche non avendosi da parte tedesca probabilmente nessuna intenzione di permettere la riapeTtura deUa Legazione

o dei Consolati norvegesi, che si voglia però cercare di creare negli svedesi l'impressione che la cosa non è poi impossibile e che rimane sempre nel campo delle possibilità. Con quanto interesse si siano seguite in Germania le reazioni svedesi su questo argomento è dimostrato anche da un attacco piuttosto violento fatto dallo stesso portavoce dell'Auswartiges Amt contro un articolo del giornale Svenska Dagbladet, nel quale si facevano paralleli fra la condizioni della Norvegia e quella dell'Austria, dicendo che il Reich tentava di usare contro quel paese la stessa politica coercitiva usata a suo tempo contro Vienna.

La risposta di Schmidt all'arti-colo è stata fatta in forma, a mio subordinato avviso, assai abile perché egli non ha affatto smentito intenzioni tedesche di possibile futuro assorbimento della Norvegia, ha solamente dichiarato che il Reich non poteva ammettere che un giornale straniero, di un paese con cui intratteneva amichevoli relazioni, si permettesse di immischiarsi in questioni interne del Reich stesso e parlasse di coercizione ·per designare la politica di accentramento seguita in Austria come in tutti gli altri Gau germanici.

Per quel che riguarda la difesa degli interessi e dei cittadini norvegesi in Germania essa resta affidata ad un Console norvegese il quale, pur senza che gli siano state da parte tedesca riconosciute speciali prerogative continua già da parecchi mesi questo lavoro in collegamento con le autorità centrali del Reich.

267

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. S.N. Berlino, 14 febbraio 1942 (per. il 20).

Un funzionario dell'Ambasciata ha avuto occasione di incontrare l'Eccellenza Gerede, Ambasciatore di Turchia, ad un pranzo della signora von Dirksen alcuni giorni or sono, e di intrattenersi con .lui.

Portato il discorso sulle recenti trattative anglo-sovietiche il mio funzionario ha chiesto all'Ecc. Gerede se, anche ammesso che fra URSS e Inghilterra fosse stato deciso dl rispettare la Turchia, egli credesse veramente alla probabilità che una Russla vincente non avrebbe fatto il suo possibile per gettarsi in un secondo tempo sul Dardanelli. L'Ambasciatore rispose essere convinto che poca

fiducia possa aversi deLle promesse russe, come pensa ne siano convinti gran parte dei suoi concittadini.

Il mio runztonarlo gli chiedeva allora perché la poiitica della Turchia al momento attuale non sla più favorevole all'Asse, dato il suo estremo interesse a vedere sconntta la URSS che rappresenta per il popolo turco il principale ed il più penco1oso nemico.

L·Amoasc1atore rispose che prima di tutto la propaganda inglese ed americana sono attivissime nel suo Paese, che vi spendono somme enormi, che si sono sfruttate tutte le occasioni per cercar di rendere l'Asse impopolare. E citava ad esempio una mancata fornitura di armi da parte della Germania che è stata a suo tempo ripresa dai servizi anglo-americani, aggiungendo poi che l'Italia è sempre un po', dopo la questione di Castelrosso, dopo l'Albania e dopo la Grecia una spina nell'occhio dell'opinione pubblica turca, nel:la quale perdura tuttora, la sensazione che da parte italiana vi siano sempre delle rivendicazioni da far valere in Anatolia.

L'Eccellenza Gerede disse inoltre che molte volte all'estero ci si fa l'opinione sulla Stimmung del suo paese leggendo giornali turchi i quali, pur essendo la Turchia sottoposta ad un Regime semi autoritario, sono però liberi, e per la gran parte in mano al capitale straniero (vedi Inghilterra ed America). Ora quello che stampano questi giornali non ha spesso nu1la a che vedere con l'opinione pubblica turca.

Un altro argomento che rende il popolo del suo Paese molto prudente specialmente nei riguardi del Reich, è il ricordo ancora vivi:ssimo di quanto è successo nella guerra precedente, ove la Turchia è andata incontro alla sua rovina per avere seguito la Germania. Molto .forte è tuttora in Turchia l'antipatia per i bulgari che si sanno sostenuti dal Reich. Quando dopo la campagna di Grecia la Tracia orientale è stata occupata dalle truppe bulgare, innumerevoli furono gli atti di crudeltà e le atrocità commesse contro le minoranze turche ivi residenti. Tanto che il Governo turco si vide costretto ad intervenire presso il Governo tedesco perché questi, in via amichevole, cercasse di sistemare le cose con la Bulgaria.

La Turchia, secondo l'Ecc. Gerede, non è antiassiale. Le simpatie sia per l'Italia che per la Germania vi sono tuttora vivissime. Non è svanito certo il ricordo dell'atteggiamento italiano durante la campagna greco-turca del 1920. Come, e ciò specie negli ambienti dell'Esercito, le simpatie per la Germania vi sono fortissime. Però per le ragioni sopra citate la Turchia non vuole assolutamente arrischiare nulla, e prenderà partito o per l'una o per l'altra parte solamente quando avvenimenti decisivi avranno fatto calare il piatto della bHancia a favore dell'uno o dell'altro dei contendenti. L'Ambasciatore finiva col dire che in fondo il futuro svHuppo delle relazioni turco-assiali poteva riassumersi facilmente in una sola parola. Il mio funzionario gli chiese quale. Ed egli sorrise e rispose: «Caucaso » (1).

(l) Il presente rapporto reca 11 visto dl Mussollnl.

268

IL PRESIDENTE DELLA SOTTOCOMMISSIONE AFFARI GENERALI DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, LIBERATI,

AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. 3267 AG. Torino, 14 febbraio 1942.

Seguito ns. del -13 corrente n. 3226/AG (1).

Sciogliendo la riserva di cui all'ultimo capoverso del mio rapporto di ieri

in alto citato, rimetto, qui unito, copia del rapporto dell'Eccellenza il Presidente

al Comando Supremo n. 32034/Pr. in data 13 corrente.

ALLEGATO I

IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ITALIANA DI ARMISTIZIO CON LA FRANCIA, VACCA MAGGIOLINI, AL CAPO DI STATO MAGGIORE GENERALE, CAVALLERO

R. 32034/PR. Torino, 13 febbraio 1942.

Nel colloquio del giorno 11 febbraio, l'Ammiraglio Duplat -dopo di avere trattato della questione dei trasporti «delta» e «gamma» per i quali ho già riferito col mio foglio del 12 febbraio n. 32033 (2) -mi ha fatto, per incarico dell'Ammiraglio Darlan, le seguenti comunicazioni verbali:

l. -L'Ammiraglio Darlan assicura di avere sempre considerato il protocollo di Parigi come un tutto inscindibile nella sua parte politica e militare.

2. -Il Governo francese ha forte ragione di rammaricarsi, poiché il Reich non ha mai mantenuto in pieno le varie promesse fatte alla Francia, né dato completo adempimento alle contropartite pattuite.

Cosi per l'utilizzazione delle basi aeree in Siria la Germania si era impegnata: -restituire 100 mila prigionieri e non ne ha dati che 60 mila; -ridurre l'indennità per le spese di o:::cupazione ed invece la questione non è mai

stata definitivamente regolata; -sciogliere la società Ostland (vedi anche le note «suggestions » del 14 gennaio) (3) che invece continua a funzionare.

3. -La Francia invece ha dato numerosissime prove della sua buona volontà, ma non ha mai ricavato, da parte dell'Asse che manifestazioni di sospettosa diffidenza.

E quasi a conclusione di tali dichiarazioni, che in sostanza ripetono, seppure in tono più fermo, quelle fattemi il 27 gennaio scorso (e su cui ho riferito col mio foglio 31170 Pr. del 29 gennaio) (4); l'Ammiraglio Duplat mi affermava che «è chiara convinzione del Governo francese che così non si poteva continuare ».

Ho immediatamente chiesto all'ammiraglio se con ciò egli intendeva dare un preavviso, quasi sotto forma ultimativa, che il Governo francese stesse per abbandonare la politica sinora seguita tendente alla collaborazione con l'Asse.

L'Ammiraglio Duplat mi ha vivacemente negato tale supposizione, assicurando invece che l'ammiraglio Darlan, della cui lealtà si rende egli garante, è legato alla politica

da lui esplicata e non intende staccarsene; ma i continui disinganni provati, a motivo dell'atteggiamento tedesco, lo hanno cosi profondamente scoraggiato da non saper più come poter proseguire l'opera sua.

L'ammiraglio Duplat mi ha, in conseguenza, chiesto se fosse proprio da escludere un passo del Duce, onde convincere il Fiihrer a venire incontro almeno a qualcuno dei desideri del Governo francese, così da poter persuadere l'opinione pubblica della convenienza di persistere ed intensificare la politica di avvicinamento all'Asse.

Ho risposto che avrei portato a conoscenza del mio Governo quanto l'ammiraglio Darlan mi aveva fatto comunicare.

Benché forse appaia superfluo l'esprimere ancora una volta la mia opinione sull'argomento, credo doveroso riaffermare -sulla base degli elementi da me posseduti che effettivamente io persisto nel ritenere leale l'atteggiamento verso l'Asse dell'ammiraglio Darlan. Ed è perciò spiegabile e logico il suo attuale scoraggiamento, derivante dalla sua riconosciuta impotenza ad ottenere dalla Germania quelle concessioni politiche che gli sarebbero indispensabili onde indurre l'opinione pubblica francese ad acconciarsi alla malvisa politica di collaborazione coll'Asse.

D'altra parte non si può nascondere che non abbiamo alcuna convenienza, da parte nostra, a veder crollare il Governo Pétain-Darlan o anche solo a vederne scemare ancora il prestigio: ciò potrebbe infatti portare eventualmente alla dissidenza dell'Africa francese del Nord (con Weygand? con Noguès? con de Gaulle?) che forse fornirebbe per tal modo, agli anglosassoni, a scadenza più o meno lontana, una base di operazioni militari assai minacciosa per noi.

Già il Duce, nel suo colloquio del 5 ottobre 1941 mi aveva dato la direttiva di «morfinizzare la Francia e barcamenarsi con essa» sino alla tarda primavera del 1942, e cioè sino alla decisa ripresa dell'offensiva tedesca in Russia; a questa direttiva io credo si possa -e forse si debba -ora tornare superando quelle successive -a seguito dell'incontro fra il Conte Ciano e l'Ammiraglio Darlan (l) -miranti ad una distensione con la Francia.

Ma è da chiedersi se il Governo francese vorrà restare in tale attesa premuto com'è dall'America che lo sta aiutando in vari modi, in ispecie nel settore del Nord Africa, e che tiene in mano numerosi interessi francesi finanziari, economici, coloniali, mentre ben poco o nulla la Francia ottiene dall'Asse, mentre la Germania sta aggravando sempre più la situazione dei territori occupati, e, mentre si accentua nella Francia libera la gravità dei poblemi economici alimentari e sociali.

È palese che anche la sospensione dei trasporti in Libia, via Francia-Tunisia, è dovuta soprattutto a questa pressione americana, cui il Governo francese presta ascolto per i vantaggi che esso ne può ritrarre, mentre vede fallire le concessioni politicofinanziarie che desidera ottenere dall'Asse (e che sono riportate nel «memento » e « suggestions » del 14 gennaio) per l'intransigenza assunta dalla Germania, a malgrado dei passi fatti, in questi ultimi tempi, da Vichè verso l'Italianella speranza di rimuovere l'opposizione tedesca.

Ed era questa, ed è, una viva speranza francese.

(l) -Vedi D. 264. (2) -Vedi D. 264, Allegato III. (3) -Vedi D. 160, Annesso II. (4) -Vedi D. 224, Allegato.
269

IL PLENIPOTENZIARIO POLITICO A PARIGI, BUTI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

L. P. Parigi, 14 febbraio 1942.

Sono stato ieri sera a pranzo da Abetz. È questo il primo contatto che ho avuto con l'Ambasciatore tedesco. È qui perché la morglie è ammalata. Si fermerà pochi giorni; e mi ha detto che tornerà presto stabilmente a Parigi.

Conoscevo Abetz dalla Germania. Dà l'impressione di persona colta e piacevole. Abbiamo parlato a lungo, un po' di tutto, Abetz ha discorso liberamente e amichevolmente, senza soffermarsi però in modo speciale su nessuna quistione.

Ha cominciato col dire che è suo vivo desiderio che le due Ambasciate si tengano in stretto contatto e coUaborino assiduamente; e, parlando dei rapporti con la Francia, ha osservato più volte che sono rapporti, non tra Francia e Germania, ma tra Francia e Asse.

Del Governo di Vichy, mi ha detto che vi sono molti uomini ancora legati a vecchie idee e a vecchi interessi. Attualmente crede sia meglio tollerarli; ma a suo tempo si desaminerà tutta la situazione.

Di Pétain, ha detlto che non crede alla sincerità. Si dà le arie di un signore, ma non è uomo, di cui si possa troppo fidarsi. Di Lavai, ha invece parlato con molta simpatia. È un grande uomo politico, leale, dalle idee chiare. Lavorare con lui è un piacere. È l'uomo su cui si può fare il maggiore assegnamento. Del Sottosegretario agli Affari franco-tedeschi Benoist-Méchin, ha detto che è persona intelligente, forse quello che vale di più, tra tutti gli uomini di Vichy, ma infido.

Abetz è nettamente contrario all'« Actlon Française », di cui ha lamentato il continuo intrigare.

Della « Legione » ha detto che sta prendendo troppo piede nella Francia libera. Può darsi che un giorno si ponga la quistione del suo scioglimento. Essa recluta ormai troppi elementi ostili. (Come ho già segnalato, la Legione è oggetto, in questi giorni, di attacchi da parte della stampa collaborazionista di Parigi; e gli attacchi sono evidentemente fatti d'accordo, se non inspira:ti dall'Ambasciata tedesca).

Parlando degli uomini che militano nel campo nettamente collaborazionista, Abetz ha avuto parole di grande considerazione per Doriot, che ha doti oratorie non comuni e che, a suo giudizio, ha presa sulle masse. Abetz considera Doriot e, in genere, ,tutti i collaborazionisti (Déat, Luchaire, etc.) come un utile strumento per spronare gli uomini di Vichy, sempre troppo incerti e opportunisti.

Ha accennato ai rimproveri che gli si muovono, in Germania e qui, di essere francofilo. Non è affatto vero. È vero soltanto che ama la Francia, e che crede sia interesse della Germania di risvegliarne le forze sane, perché possano un gim:no cooperare alla nuova costruzione europea. Se domani si potrà indurre la Francia a fare una vera politica di 'collaborazione, l'effetto sarà enorme perché è da prevedersi che l'esempio della Francia, il più grande Paese occupato, sarà seguito da tutti gli altri minori. Si arriverà così a creare quella compagine europea, che è fatalmente destinata ad essere il principale risultato di questa guerra.

Si immischia nella politica interna francese perché ritiene che in questo momento sia suo dovere e suo diritto di farlo. In Francia vi sono dei nemici da combattere e degU amici da aiutare. Egli agisce in conseguenza, ma senza perdere mai di vista l'interesse supremo del suo Paese.

In tema di collaborazione, sia Abetz che altri dell'Ambasciata, hanno tenuto a rilevare il notevole contributo economico che la Francia ha dato e sta dando

alla Germania nello stesso campo della preparazione bellica. L'industria francese lavora attivamente per il rifornimento dell'esercito tedesco.

Degli atti di sabotaggio e degli attentati contro soldati tedeschi, sia Abetz che gli ambienti militari, pensano che siano essenzialmente opera di circoli isolati comunisti e della propaganda inglese.

Circa, infine, i rapporti tra Ambasciata tedesca ed Autorità militari tedesche, ha detto che da parte francese si è tentato più volte di sfruttare pretese divergenze tra l'Ambasciata e i militari. Ma il giuoco non riesce, e l'azione tedesca si svolge concorde. Così avverrà per quanto riguarda le due Ambasciate italiana e tedesca.

Questo il primo incontro con Abetz.

Torneremo a rivederci e a stabilire regolari contatti al suo ritorno.

(l) Vedi serie IX, vol. VII, D. 845.

270

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI

T. S. N. D. PER TELESCR. 5481/186 P R. Roma, 15 febbraio 1942, ore 9,15

Personale per Ambasciatore Alfieri.

In relazione alla Vostra comunicazione ed istruzioni impartite alla stampa germanica circa nostre rivelazioni su recente crisi egiziana (1), è stata confidenzialmente rimessa a questa Ambasciata del Reich documentazione che dimostra in modo inconfutabile esattezza versione riportata stampa italiana.

Nostro punto di vista su questione è stata inoltre illustrato a predetta Ambasciata con appunto che qui di seguito si trascrive per vostra personale conoscenza ed eventuale confidenziale norma di linguaggio.

«La versione pubblicata dai giornali italiani sugli avvenimenti di Egitto è stata desunta, non da informazioni indirette, ma da documenti autentici che sono venuti in possesso del Governo italiano, dai .quali i veri intenti di Nahas Pascià e la sua collaborazione con l'Inghilterra sono dimostrati in maniera incontrovertibile.

La nostra pubblicazione è stata diretta a dimostrare che la crisi egiziana non è stata affatto risolta in quell'atmosfera di cordiaJ.ità e di entusiasmo descritta dalla propaganda inglese, ma con un atto di violenza sul Re e sulla volontà popolare, atto di violenza al quale l'Inghilterra ha dovuto ricorrere per lo stato di tensione anti-britannico che si era determinato al Cairo.

Niente poteva mettere meglio in luce la gravità della situazione egiziana, che lo stesso Re, come risulta dai documenti in nostro possesso, ha voluto far conoscere all'estero.

Per persuadersi di questo basta leggere la radio inglese tra il 3 ed il 9 febbraio. Essa si è sforzata di far credere che l'avvento di Nahas Pascià era stato determinato da un accordo unanime tra il Re e gli esponenti della vita politica egiziana, versione che le conveniva di accreditare per mostrare a tutto

(l} Vedl D. 262.

11 mondo arabo la solidarietà dell'Egitto con l'Inghilterra. Lo stesso Nahas Pascià ha smentito giorni or sono energicamente -e la radio inglese ne ha dato larga notizia -che egli fosse stato spinto al governo dalla forza inglese, e ha stigmatizzato gli intrighi degli agenti dell'Asse che volevano accreditare tale versione.

Agli arabi di tutto l'Oriente noi abbiamo fatto sapere che gli Egiziani hanno dovuto subire un atto di violenza, in spregio del solenne impegno preso dall'Inghilterra e consacrato dal trattato anglo-egiziano di non intervenire negli affari interni di Egitto. Esempio chiarissimo e ammonimento circa i metodi inglesi e la fedeltà dell'Inghilterra alla parola data, che vale non solo per gli Arabi ma per tutti coloro che al mondo sperano e credono nell'Inghilterra.

Quanto la nostra pubblicazione abbia danneggiato la propaganda inglese è provato dal fatto che su di essa la radio inglese ha fatto il più profondo silenzio ~ (1).

271

IL MINISTRO A ZAGABRIA, CASERTANO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. U. S. N. D. 1190/160 R. Zagabria, 15 febbraio 1942, ore 18 (per. ore 23).

Ho fatto al Poglavnik la comunicazione di cui al telegramma di V. E. 106 in data 4 corrente (2).

Ho ricevuto assicurazione che R. Governo sarà informato tempestivamente del contenuto dichiarazione ufficiale che Poglavnik farà al termine dei lavori del Sabor.

Poglavnik mi ha sin da ora comunicato che alle sue dichiarazioni seguirà una mozione del Sabor che approverà per acclamazione l'opera compiuta dal Regime nella politica internazionale e nella politica interna.

Ho riportato 1'1mpressione che Poglavnik si sia reso conto della importanza della comunicazione da me fattagU per ordine di v. E.

Sopratutto egli ha meditato sulla convenienza da noi prospettata, di non « scendere, nelle dichiarazioni ufficiali, a particolari sulla persona del Sovrano, sulla data della incoronazione, né su altre ·circostanze al riguardo».

Mi ha accennato agli «sviluppi della nostra politica comune >> ed è passato a parlare delle tendenze di ambienti croati che si dimostrano concordi per l'attuale sistemazione confinaria fra i due Paesi.

Ritengo che l'argomento sarà ripreso dal Poglavnik in successive conversazioni.

Appunto perciò sarei dell'avviso, dopo questo passo, di tornare sul tema dei vincoli tra il Regno di Croazia e la Casa Sabauda, preparare il terreno, qualora autorizzato da V. E., agli incontri in Italia che Poglavnik ha sollecitato e durante i quali potrebbero essere riesaminati i rapporti italo-croati, sulla base delle esperienze di questi dieci mesi, sotto l'aspetto squisitamente politico.

(l) -Per la risposta di Alfieri vedi D. 277. (2) -Vedi D. 233.
272

IL CAPO DELL'UFFICIO III DELLA DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI D'EUROPA E DEL MEDITERRANEO, GUARNASCHELLI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

APPUNTO Roma, 15 febbraio 1942.

PAESI ARABI DEL VICINO ORIENTE -COLLOQUIO CON BISMARCK E IL MINISTRO GROBBA.

a) Progetto di dichiarazione d'indipendenza dei Paesi Arabi del Vicino Oriente. Da parte italiana si è detto che ci si rende conto dei motivi per i quali il Fiihrer -pur essendo d'accordo sul contenuto della progettata dichiarazione -la ritiene attualmente prematura. Essa potrà essere emanata al momento in cui le circostanze la rendessero consigliabile.

b) Progetto di trattato per l'Iraq. Si è rimasti intesi con i tedeschi -salvo la Vostra approvazione -che il progetto di trattato fra Italia, Germania e Gailani che quest'ultimo ha presentato a Voi Eccellenza (1), -e che ha fatto pervenire anche al Governo tedesco -sarà oggetto di studio sia da parte italiana che da parte tedesca. Esso, pur potendo costituire una base di negoziati, va evidentemente modificato sia nella forma che nel contenuto.

Circa la forma, non sembrerebbe opportuna quella solenne di un trattato, dato soprattutto che le parti contraenti dovrebbero essere da un lato i Governi italiano e tedesco, dall'altro la persona di Gailani che, se pure da noi riconosciuto quale Primo Ministro, non è attualmente a capo di un Governo iracheno regolarmente costituito. Anche da parte tedesca non sembrerebbe infatti opportuno creare Governi fittizi per gli Stati attualmente occupati dagli inglesi. L'accordo proposto potrebbe più convenientemente assumere la forma di uno scambio di lettere fra Voi, Eccellenza, e Galiani, ed analogamente fra von Ribbentrop e Gailani.

Circa il contenuto del progettato accordo per l'Iraq, sembra che notevoli modifiche dovranno essere apportate al testo proposto da Gailani. Mentre si fa riserva di riferire ulteriormente al riguardo, si può fin d'ora osservare che parrebbe più conveniente evitare l'enumerazione di reciproci impegni come proposto da Gailani, e formulare invece una dichiarazione generale politica circa il carattere dei futuri rapporti fra l'Italia -e rispettivamente la Germania e l'Iraq, dichiarazione che permetterebbe una maggiore elasticità di contenuto e uno più generica indicazione degli impegni da assumere.

Ove Voi, Eccellenza, approviate, nel corso degli ulteriori negoziati ci si ispirerebbe alle suddette linee direttive circa la forma ed il contenuto del progettato accordo, sempre, com'è ovvio, in piena intesa con i tedeschi. Verrebbero discusse fra italiani e tedeschi le modificazioni da apportare al testo presentato da Gailani, e quando si sarà concordato fra italiani e tedeschi un testo verrebbe discusso con Gailani.

c) Progetto di protocollo tra Italia, Germania, Mujti e Gailani. Il testo presentato da Gailani riproduce in buona parte il contenuto della dichiarazione d'indipendenza che si ritiene attualmente prematura.

Occorrerà d'altra parte cercare un mezzo per dare qualche soddisfazione al giustificato desiderio del Mufti e di Gailani di ricevere dalle Potenze dell'Asse un impegno, almeno segreto, circa l'indipendenza dei Paesi Arabi del Vicino Oriente.

A tale riguardo ci si sforzerà, sia da parte italiana che da parte tedesca, di trovare una formulazione accettabile.

d) Proposta circa una Commissione di coordinazione della propaganda per i Paesi Arabi (1). Si è da parte nostra fatto presente ai tedeschi che non appare pratico creare una nuova Commissione del Tripartito allo scopo suddetto. Infatti, per quanto riguarda le linee generali della propaganda nei Paesi Arabi, queste sono determinate dai fattori politici; l'applicazione pratica e il materiale di lavoro quotidiano non potrebbero essere curati da una Commissione.

Subordinatamente alla Vostra approvazione. è stato proposto ai tedeschi che la coordinazione della propaganda per i Paesi Arabi venga attuata a mezzo di un apposito Funzionario dell'Ambasciata tedesca a Roma che si terrebbe a tal uopo in contatto con gli organi competenti italiani, come analogamente a Berlino farebbe con gli organi tedeschi un apposito Funzionario di quella R. Ambasciata.

I tedeschi si sono mostrati disposti ad accettare il suggerimento, ma hanno fatto riserva dell'approvazione di Berlino. Si resta in attesa al riguardo delle Vostre istruzioni.

e) Attività del Mutti e di Gailani. Da parte nostra si è detto ai tedeschi che intenderemmo lasciare al Mufti e Galiani la maggiore indipendenza possibile nello svolgere quella attività di propaganda e di organizzazione che essi, d'accordo con noi riterranno utile, fornendo ben inteso i mezzi e gli organi tecnici necessari. Così ugualmente noi lasceremo liberi il Mufti e Gailani di spostarsi da Roma a Berlino seconuo cne ess1 nterranno opportuno.

Anche quella attività militare che essi ritenessero di poter compiere, verrà da noi facilitata, ben inteso in pieno accordo con le Autorità militari italiane e tedesche. A tal riguardo è stato detto ai tedeschi che un Ufficiale di collegamento mantiene i rapporti fra il Mufti e Gailani da una parte e il Comando Supremo italiano, rapporti che da parte tedesca potrebbero essere mantenuti con il Generale von Rintelen, Capo della Missione militare tedesca a Roma, o con quell'altro Ufficiale che il Governo tedesco volesse designare.

I contatti con i tedeschi verranno proseguiti con le suddette direttive, sempre che Voi. Eccellenza, le approviate (2).

(l) Vedi D. 252.

(l) -Vedi D. 210. (2) -Non cl sono annotazioni di Ciano su questo appunto, Ciano accompagnò Gallanl da Mussolinl li 18 febbraio 1942. Non vi sono appunti su quel colloquio, ma si veda Ciano, Diario 1939-1943 cit., stessa data.
273

RASCHIO ALI EL GAILANI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

L. Roma, 15 febbraio 1942.

Compio il dovere di rivolgere la presente all'E. V. per esprimerVi i miei più vivi ringraz-iamenti e la mia riconoscenza per la lettera di V. E. in data 10 febbraio 1942 (l) che Vi siete compiaciuto di consegnarmi brevi manu e che conteneva l'espressione di benvenuto del grande Governo italiano, in seguito alla mia venuta in Italia, H valido apprezzamento della resistenza del popolo iracheno e i suoi sacrifici nel suo ultimo movimento nazionale contro la criminosa aggressione britannica, il prezioso riconoscimento della dignità del popolo iracheno alla completa indipendenza e assoluta sovranità più di quanto abbia avuto in passato, ciò che gli è stato negato dal Governo britannico, nonché il desiderio del Governo italiano che l'attuale stato di cose in Iraq finisca

al più presto.

Vi prego di credere, Eccellenza, che detta lettera lascia nel mio animo profonda e perenne impressione e che il popolo iracheno accoglierà tale riconoscimento con grande soddisfazione e vivo apprezzamento e lo considererà quale soltda base per migliorare i legami di amicizia e per consolidare le fondamenta di una sincera collaborazione tra i Governi italiano ed iracheno ed i loro rispettivi popoli.

Io accolgo con vivo pia,cere la determinazione del Governo italiano di iniziare fin d'ora conversazioni con me sulle condizioni della futura collaborazione tra i due Governi italiano ed iracheno, e mi onoro di dichiararmi fin da questo momento pronto a ciò fare.

Vi prego di gradire, Eccellenza, gli atti dei miei cordiali ossequi e profondi ringraziamenti.

274

IL CAPO DELL'UFFICIO ARMISTIZIO-PACE, PIETROMARCHI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

APPUNTO. Roma, 16 febbraio 1942.

Ieri nel pomeriggio abbiamo avuto una riunione dall'Ecc. Cavallero per concordare la lettera di risposta a quella di Keitel relativa all'azione militare da svolgersi in comune per l'eliminazione delle forze ribelli in Croazia (2). A

tale riunione il Generale Cavallero aveva invitato anche il Conte Volpi, date le ripercussioni di carattere anche economico nei territori da occupare.

La discussione si è accentrata sul punto della risposta nel quale si accenna alla necessità, una volta compiuta l'azione militare in comune, di spostare la linea di demarcazione alla Drina. Il progetto di risposta da Voi, Eccellenza, approvato, contiene questa frase: <<Una volta occupati, questi territori dovranno esser tenuti con forze sutllcienti per evitare il risorgere di focolai insurrezionali. Sono pertanto convinto che converrebbe considerare la Drina come linea di demarcazione per le misure da adottare, che, come Voi giustamente osservate, devono essere studiate in ogni pa:-ticolare ».

Questa precisazione è stata a bella posta inclusa nella nostra lettera per rispondere all'accenno contenuto nella nota Keitel secondo il quale converrebbe esaminare <<le misure da adottare alla linea di demarcazione», una volta compiuta l'azione militare contro i ribelli.

In altri termini, secondo la nota Keitel che con ogni verosimiglianza è stata preparata o ispirata dal noto Generale Glaise Horstenau, noi dovremmo con le nostre forze (dato che i tedeschi non hanno truppe sutllcientl) cacciare i ribelli dalla Bosnia orientale e cioè dalla zona tedesca al di là della linea di demarcazione, per poi J"estituire questa zona ai presidi germanici. Il Conte Volpi ha osservato che si tratterebbe in altri termini di «levare le castagne con la zampa del gatto». Ha perciò insistito. come ho insistito .io ~n base alle direttive ricevute, nonché lo stesso Generale Ambrosio, perché la questione sia chiarita con la massima precisione ed evidenza, dato che il punto veramente importante della nota Ke.ite:l è precisamente quello della linea di demarcazione.

Il Conte Volpi ha sottolineato l'affermazione che noi facciamo nel progetto di risposta, che « l'interesse preminente italiano si rivolge alla Croazia che rientra nella sfera della sua diretta influenza». Egli sarebbe d'avviso di rinforzare tale affermazione con un inciso del genere: « come risulta dagli Accordi di Vienna dell'aprile 1941, riconfermati nell'ultima visita del Ministro Ciano al Ministro Ribbentrop ».

Il Generale Cavallero, pur rendendosi conto del nostro modo di vedere e riservandosi di riflettere sulla cosa, è stato viceversa del parere di fare un accenno vago e rinviare ogni determinazione al riguardo alla riunione che dovrebbe aver luogo a Sussa tra elementi militari italiani tedeschi e croati.

Il Conte Volpi e il Generale Ambrosio, nonché io, abbiamo insistito per una netta presa di posizione. L'occasione ci sembra prop,izia per addivenire ad un chiarimento completo della situazione e ottenere mano libera per quel controllo militare della Croazia che è la premessa indispensabile per farne il nostro vero spazio vitale.

D'accordo col Conte Volpi, l'Utllcio infine sarebbe d'avviso che dato che la questione prevalente è squisitamente politica e che da essa dipende in gran parte l'avvenire della nostra influenza sulla Croazia, la riunione invece che aver luogo a Sussa fosse tenuta a Roma.

L'U!ficio attende di conoscere, EcceUenza, le Vostre direttive sulle due questioni: a) lasciare immutato il progetto di lettera per quanto riguarda lo spostamento della linea di demarcazione;

b) convocazione a Roma della riunione per poterne seguire più da vicino le conclusioni (1).

(l) -Vedi D. 254. (2) -Vedi D. 263.
275

IL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA, AL MINISTRO A KABUL, QUARONI

T. S.N.D. 5707/32 P. R. Roma, 17 febbraio 1942, ore 2.

Vostro 57 (2).

Base, dopo breve permanenza in Italia, travasi a Berlino da tempo, ove è trattato con riguardi particolari. È a capo di un u!ficio India che potrebbe anche essere trasformato in avvenire, se le circostanze lo consentissero, in una specie di rappresentanza dell'India Libera in Germania. Ogni provvedimento in questo ultimo senso è comunque connesso e rinviato a una eventuale dichiarazione dell'indipendenza indiana da parte nostra. Qualche cosa di analogo era già stato fatto in precedenza a Roma. Base si è mostrato sin qui riluttante a parlare apertamente alla radio e da Paesi dell'Asse, in quanto ritiene che tale aperta presa di posizione debba essere preceduta da dichiarazione indipendenza India, che è -a suo avviso -premessa necessaria per ogni sua utile azione. Gli è stata comunque fatta presente utilità dare inizio sua azione di propaganda, che potrebbe essere svolta su radio clandestina, e, quindi, di incerta provenienza.

276

IL CAPO DI GABINETTO, LANZA D'AJETA, AL MINISTRO A KABUL, QUARONI

T. S.N.D. 5708/33 P. R. Roma, 17 febbraio 1942, ore 2.

Vostro 56 (3).

Oltve che per la naturale riluttanza a distribuire preventive garanzie e promesse, sino a quando non si sarà da parte nostra in grado di effettivamente mantenerle, dichiarazione sull'indipendenza dell'India (4) è stata rinviata a momento più propizio anche e sopra tutto per ragioni di carattere generale e particolare, politiche e militari. Ciò non toglie, anzi sottolinea necessita. che, nel frattempo, stampa e radio italiana e tedesca diano la netta impressione di un sincero interesse dell'Asse per indipendenza indiana. Istruzioni sono state già date e sono confermate in questo senso.

(l) -Una annotazione di Pietromarchi sul documento dice: «Il Ministro ha disposto che si lasci al Comando Supremo rispondere come crede ». Per il testo della risposta a Keitel si veda D. 314, allegato. (2) -Vedi D. 250. (3) -Vedi D. 241. (4) -Vedi DD. 125, 128, 154 e 227.
277

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S.N.D. PER TELESCR. 5039/262 P. R. Berlino, 17 febbraio 1942, ore 14,10.

Telegramma di V. E. 186 del 15 corrente (1).

Trovandomi stamane nell'Ufficio del Ministro Woe<rmann ho assistito ad una telefonata fattagli personalmente dal Ministro Ribbentrop per comunicargli il punto di vista italiano circa questione atteggiamento stampa relativamente nomina Nahas Pascia.

Ribbentrop ha detto in tono particolarmente energico che occorre, per quanto riguarda le questioni arabe ed egiziane, seguire il punto di vista italiano.

Woermann mi ha fatto rilevare come fosse stato opportuno che io stesso avessi potuto udire con quanto calore il suo Ministro aveva sostenuto il nostro punto di vista in tale questione.

278

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI ESTERI UNGHERESE, BARDOSSY

L. P. 1/881. Roma, 17 febbraio 1942.

Le amichevoli conversazioni che ho avuto con Voi durante J.a mia permanenza in Budapest (2) ed i Vostri cortesi accenni alla possibilità di una sempre più efficiente collaborazione tra i nostri due Paesi, mi inducono a rivolgermi personalmente a Voi, per intrattenervi su di una questione alla quale il R. Governo è particolarmente interessato e la cui favorevole soluzione avrebbe senza dubbio qui le più felici ripercussioni.

Si tratta delle forniture di grano per l'Italia che, in questo momento, assumono carattere di estrema urgenza e necessità e per le quali si desidererebbe poter ottenere dal Governo ungherese una ulteriore eccezionale assegnazione di 500 mila quintali. Mi rendo perfettamente conto delle difficoltà che una tale richiesta Vi può presentare ma ritengo tuttavia poterVi suggerire che questo ulteriore contingente venga discretamente ripartito tra le normali forniture periodicamente inviate in Italia cosi da passare insieme ad esse eliminando in tal modo eventuali preoccupazioni per il Governo magiaro.

Circa le modalità di pagamento, Voi sapete come in Ungher,ia vi sia disponibilità di molte lire e quindi la fornitura in questione potrebbe facilitare la normalizzazione del conto di clearing. Comunque desidero aggiungere che, ove questa forma di pagamento non fosse ben accetta, si sarebbe da parte nostra pronti a prendere anche in considerazione un pagamento in oro.

Sono sicuro che Voi vorrete rendervi conto delle serie ragioni che motivano questa mia personale e confidenziale richiesta e non dubito, illustre Amico, che, nello spirito della stretta amicizia italo-magiara, farete tutto il possibile per dare questa nuova, concreta prova deUa viva ed operante collaborazione tra i nostri due Paesi.

Nell'esprimerVi fin da ora il mio sincero apprezzamento per il Vostro interessamento, Vi prego di accogliere, caro Presidente, con gli atti della mia alta considerazione, le espressioni della mia cordiale e cameratesca amicizia (1).

(l) -Vedl D. 270. (2) -Vedi D. 176.
279

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. s. 2563. Berlino, [17 febbraio 1942] (2).

Il R. Console Generale a Praga, che ha partecipato alla riunione dei Consoli da me tenuta in questi giorni a Berlino, mi ha riferito per iscritto e verbalmente sulla situazione nel Protettorato.

Circa la situazione politica egli ha confermato, in sostanza, quanto aveva riferito in precedenza anche a codesto Ministero. Le misure di estremo rigore adottate dal «Sostituto» del Reichsprotektor sono state, nel complesso, controproducenti. La politica di germanizzazione, di giorno in giorno più intensa, aggrava il sordo malcontento determinato dal regime poliziesco. Tuttavia l'ostilità dell'elemento locale non sembra essere in grado di tradursi in manifestazioni rivoluzionarie preoccupanti. Non c'è quindi da segnalare, su questo punto, nulla di nuovo.

Merita invece, a mio avviso, speciale attenzione quanto ha riferito il predetto R. Console Generale circa la situazione degli interessi italiani. In proposito, si deve constatare con rammarico che le autorità germaniche tengono un atteggiamento di profonda incomprensione. Vero è che si tratta spesso di funzionari poco familiarizzati con gli usi internazionali e preoccupati di assolvere col massimo zelo il loro compito, consistente nell'imporre contro ogni ostacolo la supremazia materiale e morale tedesca. Tuttavia non si può non rilevare che quelli fra loro che mostrano una maggiore duttilità vengono sistematicamente eliminati o ostacolati e che comunque si determinano delle situazioni incresciose, alle quali occorrerebbe in un modo o nell'altro porre rimedio.

Diverse questioni, che presentano per noi un interesse materiale e morale notevole, si trascinano da mesi senza giungere ad una soluzione. Valgano come esempio la questione dei beni del Conte Thun, quella del Museo dello Spielberg, quella delle nostre istituzioni culturali, quella del connazionale Zaccaria malmenato in seguito ad un equivoco. A prescindere da questioni singole, l'atteggiamento generale delle autorità è ispirato a criteri non del tutto amichevoli. In occasione dell'applicazione degli accordi dell'Alto Adige sono state fatte pressioni per aumentare il numero degli optanti, provocando adesioni da parte di cit

tadini di lingua e razza italiana, che non hanno nulla a che vedere con l'Alto Adige. In seguito all'unione doganale fra il Reich e il Protettorato, si applica ai tràsferimenti il cambio arbitrario di 152 corone (anziché di 131 corone) per 100 lire, con una illegittima svalutazione della nostra moneta e con grave danno dei nostri connazionali. Ogni pratica da svolgersi presso le autorità locali procede con -lentezza e difficoltà ingiustificate. Ai connazionali vengono distribuite le stesse carte annonarie dei cechi, le quali danno diritto a un minor quantitativo di generi alimentari di quelle di cui godono i tedeschi. Sulla questione della razza non viene accolto il principio, da noi sempre sostenuto e in un primo tempo accettato in via di massima dalle autorità tedesche, che l'appartenenza di cittadini italiani alla razza ebraica concerne esclusivamente la nostra legge interna per cui i beni degli israeliti italiani hanno diritto alla stessa tutela di quelli degli altri connazionali. Indipendep.temente da tutto ciò, accade che gli sforzi del Console Generale e dei suoi collaboratori per stabilire dei rapporti di cordiale collaborazione con le autorità germaniche e con le organizzazioni nazionalsocialiste cadono nel vuoto. Il Console Generale non è ancora stato ricevuto dal «Sostituto» del Reichsprotektor, benché ne abbia fatto richiesta numerose volte. In occasione della organizzazione di una Befana Fascista con distribuzione di doni a bambini italiani e tedeschi, sono stati concessi i <<buoni d'acquisto » per i doni ai bambini tedeschi e sono stati rifiutati quelli per i doni ai bambini italiani.

Mi sto occupando di quanto sopra onde porre rimedio per quanto possibile alla situazione descritta dal R. Console Generale e mi riservo di riferire a V. E. circa l'esito dei miei passi (1).

(l) -Per la risposta dl Bardossy, vedi DD. 305 e 310. (2) -n documento è privo di data. È stato perciò datato in base al numero di protooollo e all'argomento (vedi D. 280).
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L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

R. S. N. Berlino, 17 febbraio 1942.

Riassumo le impressioni e le notizie desunte dalle relazioni che i singoli Consoli mi hanno fatto in occasione della recente convocazione presso questa Ambasciata.

Stato d'animo della popolazione tedesca nei riguardi interni.

Le esposizioni dei Consoli concordano nel far rilevare che la situazione può essere definita, ,in ogni regione, «pesante». Il popolo tedesco ha certamente ancora fiducia nella vittoria, ma questa fiducia, che era una sicura certezza ieri, è oggi diventata per tutti solamente una necessità. Gli avvenimenti sul fronte russo hanno prodotto nei diversi strati della popolazione tedesca una reazione profonda: di stupore dapprima per la mancata fulminea vittoria contro la Russia, di grave preoccupazione poi per la controffensiva bolscevica e per i successi tattici, sia pure di scarsa importanza, che questa controffensiva ebbe ad ottenere in un primo tempo. Se a tutto questo si aggiungono le condizioni di vita certamente dure, l'assenza quasi completa degli uomini dalle loro case,

l'obbligo alle donne di lavorare nelle officine o nei campi, non è da stupirsi che durante questo lungo, rigido e triste inverno il morale della popolazione tedesca si sia appesantito.

I diversi Consoli, da qualsiasi parte della Germania provengano, mi hanno confermato questo stato dell'opinione pubblica: da Danzica alla Baviera, passando per la Sassonia e le città anseatiche, dovunque il desiderio di pace e di tranquillità si è fatto sentire sempre più intenso durante questo terzo inverno di guerra. I Consoli che si trovano nel vecchio territorio austriaco hanno fatto presente come J'opinione pubblica locale non riesca ad adattarsi al nuovo regime e come il desiderio e la speranza per la vittoria degli anglosassoni siano vivissimi in quelle popolazioni. Anche nell'Alsazia e nella Lorena l'opposizione contro il regime ed il governo tedesco è sempre assai viva quantunque perfettamente controllata dalle autorità locali.

A questa situazione morale fa contrasto invece la situazione generale economica della Germania. Tutti i Consoli, ad eccezione di quelli la cui circoscrizione comprende l'ex-territorio austriaco, hanno confermato che le popolazioni operaie guadagnano bene, sono sufficientemente nutrite e non hanno gravi motivi economici o aUmentari per lamentarsi della situazione. Si tratta quindi di una crisi che ha base più spirituaJe e politica che economica o sociale. Le riserve alimentari ed economiche della Renania, ad esempio, della Sassonia, della Baviera e della Prussia stessa, sono veramente imponenti e non lasciano prevedere la possibilità di una situazione non dico grave, ma neppure preoccupante nel campo dell'economia germanica.

È notevole quindi il contrasto che esiste da un lato fra le condizioni relativamente buone della popolazione, la prosperità delle industrie tedesche, l'arricchimento di alcune classi borghesi e, dall'altro, lo scoramento, la preoccupazione ed il pessimismo che si sono diffusi durante questo inverno in tutto il Reich. Secondo· il parere di quasi tutti i Consoli, anche i cambiamenti avvenuti nell'Alto Comando dell'esercito hanno notevolmente influito in senso pessimista sullo stato d'animo della popolazione.

Le vittorie giapponesi in estremo oriente, il rovesciamento della situazione in Libia hanno peraltro confermato in queste ultime settimane nella maggioranza dei tedeschi la fede nella vittoria e, per quanto siano state accolte con gioia, hanno suscitato un sentimento di emulazione che non mancherà di ripercuotersi favorevolmente sopra il morale dell'esercito tedesco quando le condizioni climatiche permetteranno la ripresa della campagna di Russia.

Stato d'animo delle popolazioni tedesche nei confronti dell'Italia.

Lo stato d'animo delle popolazioni tedesche varia nelle diverse regioni del Reich, in correlazione al temperamento, alle tradizioni, alla posizione geografica, economica, ecc. che sono particolari a ciascuna provincia.

Anzitutto si rileva che nei Gau più vicini all'Italia la simpatia e la comprensione delle nostre cose è minore che nei Gau più lontani. È ovvio infatti che ad esempio in Tirolo e in Carinzia pe·rmangono rancori e incomprensioni, residui di un passato che influisce tuttora sulle generazioni anziane. D'altra parte il nuovo regime in tali regioni non ha potuto non creare dei disillusi che almeno

24 -Documenti diplomatici -Serie IX -Vol. VIII

fino a un certo punto imputano alla pulitica italiana verso il Reich le ragioni della loro insoddisfazione.

Nelle regioni più lontane geograficamente da noi si trova maggiore simpatia e comprensione e sopratutto una più equa valutazione del nostro apporto alla guerra attuale. Comunque quanto hanno riferito i Consoli circa i loro contatti con gli ambienti dirigenti porta a concludere che in genere le gerarchie della Germania nazionalsocialista si rendano pieno conto dell'importanza essenziale della nostra collaborazione militare, politica e si può aggiungere, morale, nel senso che tale collaborazione è questione vitale per la Germania.

Qualche atteggiamento non del tutto riguardoso da parte di qualche singolo gerarca o dirigente tedesco nei contatti con i nostri Consoli sembra doversi imputare più che ad altro a ignoranza delle forme, a impreparazione a maneggiare sensibilità non tedesche, in parole semplici, a tenere contatti con stranieri.

I recenti avvenimenti militari nel teatro d'operazione nord-africano e l'azione delle nostre truppe in Russia hanno influito favorevolmente sull'opinione pubblica tedesca e hanno servito a riequilibrare il giudizio della popolazione tedesca sulle armi italiane.

A tale riguardo, quasi tutti i Consoli hanno però osservato che se la stampa tedesca mantiene in genere un contegno di piena cordialità nei nostri confronti, tuttavia ha dimostrato coi titoli e con gli articoli circa la vittoriosa controffensiva in Libia una troppo marcata esaltazione delle gesta del Generale Rommel, talvolta passando quasi sotto silenzio le nostre valorose truppe.

D'altra parte vari Consoli hanno assicurato di avere frequenti occasioni di constatare come soldati tedeschi che ritornano dai fronti ove le truppe italiane combattono a fianco di truppe tedesche, portino e diffondano testimonianze assai favorevoli e lusinghiere sul valore del soldato italiano, sul suo spirito aggressivo, sulla sua capacità di resistenza come pure sul suo armamento ed equipaggiamento.

Pertanto, se non mancano nello stato d'animo delle popolazioni tedesche talune zone grigie nei nostri confronti, se taluni tedeschi reduci dall'Italia e inesperti del temperamento e della psicologia del nostro popolo, riportano e propagano impressioni atte a <influire in senso sfavorevole sullo stato d'animo tedesco nei nostri confronti, si può tuttavia concludere che in complesso l'opinione pubblica del Reich verso l'Italia è soddisfacente.

Lavoratori italiani in Germania.

Con le naturali varianti relative a situazioni locali, le dichiarazioni dei Consoli circa la situazione generale dei nostri lavoratori nel Re.ich possono riassumersi nelle seguenti conclusioni:

È anzitutto da registrare un netto miglioramento nella situazione dal punto di vista de,i problemi della disciplina. L'impegno assunto da parte tedesca lo scorso ottobre (l) nel senso di rinunciare all'applicazione di misure disciplinari nei confronti dei lavoratori italiani, devolvendone la competenza alle nostre autorità in Germania e nel Regno, è stato sostanzialmente rispettato. Non risulta la presenza di alcun nostro operaio in campi di disciplina tedeschi, gli arresti abusivi da parte della Gestapo sembrerebbero effettivamente essere cessati, men

tre gli accordi intervenuti tra polizia germanica e polizia italiana per il rimpatrio e la punizione nel Regno dei colpevoli stanno avendo pratica applicazione. Una contemporanea progressiva eliminazione degli elementi più riottosi, o comunque meno adatti o desiderabili, ha anche portato i suoi benefici risultati. Sempre in questo campo i Consoli sono stati concordi nel constatare un molto maggiore interessamento nei confronti dei nostri lavoratori da parte delle autorità tedesche, in evidente esecuzione di istruzioni pervenute dall'alto. Alcuni dei funzionar.i presenti, ad esempio il Console Generale a Francoforte, sono anzi stati in grado di citarmi circolari diramate agli uffici periferici da parte del DAF, nelle quali si impartivano ampie e tassative istruzioni sullo speciale trattamento morale oltre che materiale da usare nei confronti dei nostri operai.

Sono lieto di sottolineare questi elementi emersi dalla discussione, in quanto confermano la reale buona volontà delle autorità centrali tedesche ed attestano la realizzazione delle assicurazioni personalmente e solennemente datemi lo scorso autunno dal Ministro von Ribbentrop a seguito sia dei rilievi fatti da

V. E. a von Mackensen, sia alle segnalazioni di questa Ambasc.iata a proposito dei noti spiacevoli incidenti verificatisi nel Brunswig ed altrove (1).

Parallelamente all'accennato migliore atteggiamento da parte degli organi ufficiali tedeschi, i Consoli sono anche stati nel complesso in grado di riferirmi un netto miglioramento nei rapporti tra i nostri lavoratori e la popolazione locale, ed una diminuzione dei piccoli ma spiacevoli episodi che si erano andati preoccupantemente moltiplicando la scorsa estate. Aspetto questo, del resto, del generale miglioramento dello spirito pubblico nei nostri riguardi. Allo stesso tempo mi è stata fatta rilevare l'esistenza di larghe zone grigie nella popolazione tedesca e di atteggiamenti di scarsa comprensione alimentati sovente da preconcetti razziali di qualche piccolo ras locale.

Meno favorevole è stato viceversa il resoconto fattomi dai Consoli circa le condizioni materiali di vita dei nostri lavoratori. Mentre molte delle passate lamentele dei lavoratori in fatto di vitto si sono fatte più rare (probabilmente in conseguenza delle notizie pervenute dalle rispettive famiglie circa le aumentate difficoltà e restrizioni alimentari nel Regno, non esistenti qualche mese addietro), e mentre in alcuni campi si sono potute eliminare una serie delle maggiori deficienze, nella maggior parte dei casi le condizioni permangono sostanzialmente dure. Cattiva attrezzatura; insufficienza di lenzuola, sapone, pagliericci; impianti igienici deficienti. Indubbiamente anche in questo settore lo sviluppo degli avvenimenti sul fronte russo ha fatto pesare le sue r~percussioni indirette. Né, appunto per questi motivi, è agevole insistere presso le autorità tedesche per una più esatta osservanza degli impegni contrattuali.

Negative infine, mi è doveroso segnalarlo, le notizie riportate dai Consoli circa la efficienza della nostra organizzazione sindacale. Manca tuttora un efficace inquadramento e soprattutto deficentissimo, per qualità ancor più che per quantità, rimane il personale dirigente nelle singole località, sopratutto quello minuto ed a più diretto contatto con i lavoratori.

Questa situazione risente gravemente del frazionamento della massa degli operai italiani in tutta la Germania e della conseguente impossibilità di eser

citare su di essi la necessaria opera di disciplina e di controllo; risente inoltre della difficoltà -resa più sens-ibile dalle esigenze della guerra -di sostituire e di integrare il complesso degli organizzatori, soprattutto degli organizzatori sindacali che stanno più a contatto coi lavoratori, con elementi all'altezza del compito.

(l) Il presente documento reca li visto di Mussollni.

(l) Vedi serle IX, vol. VII. D. 658.

(l) Vedi serle IX, vol. VII, D. 737.

281

L'INCARICATO D'AFFARI A BUCAREST, FORMENTINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 5217/155 R. Bucarest, 18 febbraio 1942, ore 14 (per. ore 20).

Ho veduto il Vice Presidente del ConsJ.gl1o, !lno a lerl mavv1c1nan11e a causa di un lungo Consiglio Ministri e di riunioni varie tenutesl presso Maresciallo dopo il suo ritorno da Berlino. Egli mi ha detto come pnma cosa di informarvi subito, Eccellenza, che non appena avesse potuto parlare col Ministro Bova Scoppa vi avrebbe sottoposto alcuni programmi per !a vostra prossima visita in questa capitale in modo possiate scegliere quello che meglio vi aggrada (1). Mi ha manifestato apertamente sua vivissima soddisfazione di potervi incontrare per chiedervi anche consigli su alcuni fondamentali problemi che riguardano vita presente e futura della Romania, la cui risoluzione non soffre ormai ulteriore dilazione. Mi ha ripetuto di aver fatto fino ad ora politica di equilibrio in attesa conoscere vostra parola e che pertanto quanto potrà scaturire da colloqui con V. E., espressione del pensiero del Duce, che è ora più alto simbolo della latinità, sarà per suo paese di «orientamento stonco ».

Vice Presidente Antonescu mi ha quindi lungamente intrattenuto parlandomi di altre questioni circa le quali riferisco a parte.

282

L'INCARICATO D'AFFARI A BUCAREST, FORMENTINI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. S. N. D. 1240/158 R. Bucarest, 18 febbraio 1942, ore 21 (per. ore 7 del 19).

Mio telegramma n. 144 del 14 corr. (2).

Ho cercato conoscere pensiero Vice Presidente Consiglio circa risultati viaggio Maresciallo Antonescu a Berlino. Egli, contrariamente alle sue abitudini, si è mostrato molto riservato, ma ogni fvase da lui pronunciata potrebbe dare qualche indicazione. Ad un dato momento mi ha infatti detto: «Noi daremo tutto fino all'ultimo soldato ma non avremmo potuto metterei in ridicola situazione di trovarci in sforzo all'est e di non poter difendere nostre frontiere».

Mi ha accennato poscia alla viva speranza rev1s10ne del Lodo di Vienna senza dirmi se il Maresciallo avesse avuto o meno affidamento su tale punto, ma non mancando farmi rilevare calorose accoglienze tedesche al Maresciallo, alta onorificienza germanica confer,itagli, ed anche commenti della stampa tedesca concorde in sostenere tesi che alla Romania debba essere dato segno di riconoscenza per quanto essa sta facendo in interesse della causa comune. È passato quindi, in discorsi un poco sconnessi, a rilevare difficoltà che vi sarebbero, fino a che dura guerra, ad uno scambio di popoiazioni. Tale argomento è stato poscia ripreso dal Segretario Generale degli Affari Esteri presso il quale mi sono recato assieme Incaricato degli Affari di Germania per fargli alcune comunicazioni secondo le istruzioni di cui al telespresso di V. E. 12/1179/I.S. (l) Ministro Davidescu parlando un poco vivacemente del problema della Transilvania dinanzi al mio collega di Germania, che ha ascoltato senza interloquire, ha espresso sua opinione che non sia possibile parlare di scambio popolazioni senza rettifiche di frontiera e senza almeno venga eliminato saliente che porta attualmente frontiera a 20 chilometri da Brasov, e che pertanto tale problema avrebbe dovuto essere affrontato non per gradi ma integralmente dopo la guerra. Poco dopo mio collega di Germania mi disse: avrete notato che quando ha parlato d! rettifiche di frontiera io sono rimasto assolutamente impassibile. Da quanto sopra dovrei desumere che tedeschi a Berlino debbano aver parlato della possibilità di scambio attuale popolazione e che desiderio romeno sarebbe stato quello di affrontarlo ma con rettifica di frontiera tendente ad eliminare cuneo che si inoltra fino vicinanze Brasov. Non essendosi trovati del tutto d'accordo, soluzione sarebbe stata rinviata probabilmente con qualche affidamento da parte dei tedeschi, a dopo la guerra o per lo meno alla f.ine ostilità con la Russia. Intanto per altro sarebbe stata data alla Romania garanzia circa eventuali minacce che si potessero verificare aUa frontiera ungherese durante lo sforzo all'est. In compenso Romania si sarebbe impegnata a compiere massimi sforzi militari ed economici.

Tuttavia queste deduzioni non sono convalidate da più precisi elementi. Avuto infatti impressione che su argomento viga consegna del silenzio. Anche mio collega di Germania mi ha detto di attendere anivo di von Killinger e di non conoscere per ora nulla di certo su tale materia.

(l) -Vedi D. 315. (2) -Con T. s.n.d. 1193/144 r. del 15 febbraio, ore 22,30, non pubblicato, Formentini aveva riferito circa il ritorno di Antonescu da. Berlino.
283

IL MINISTRO A BELGRADO, MAMELI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

T. PER CORRIERE 1354/049 R. Belgrado, 18 febbraio 1942 (per. il 23).

Ritengo di qualche interesse fare c·ome possibile punto attuale situazione in Serbia mentre, nel declino delnnverno eccezionalmente rigido, avvenimenti

di rilevante importanza sono attesi nell'imminente primavera, non solo da maggioranza osservatori, ma anche da larghe masse popolazioni.

Nel territorio serbo situazione viene giudicata migliorata, e molti accolgono sensazioni di ottimismo. Situazione è certo migliorata, se confrontata con momenti acuti dell'estate e fase nettamente critica dell'ottobre scorso. Territorio completamente in mano ribelli, con Belgrado stessa minacciata da vicino, è stato spazzato da azioni successive comando germanico, condotte con implacabile severità non appena ebbe forze necessarie. Oggi tre quarti Serbia orientale, da sud a nord sono occupati da reparti bulgari, Serbia occidentale, e zona ad oriente Belgrado sin dove cominciano reparti bulgari al sud, è presidiata da truppe germaniche e da gendarmeria serba del Generale Nedic.

Come ripetutamente detto, territorio non fu mai propriamente rastrellato. Azioni condotte rapidamente, nell'inverno già incipiente pur portando a distruzione di un certo numero di ribelli, ebbero piuttosto effetto di spostare masse e quasi costantemente di favorirne giuoco di deflusso da una zona all'altra (e quasi sempre in ultima analisi contro nostre posizioni).

Ne consegue che territorio è ormai certo liberato da padronanza ribelli che era assoluta in alcune zone («Unione Repubbliche sovietiche serbe » nella Backa e poi ,a Uzice e Ccak). Autorità amministrative serbe sono più o meno in controllo nei nuovi distretti in cui è stato diviso. Ma non è dubbio che armi, elementi e nuclei ostili permangono nascosti e pronti generalmente ovunque nel territorio stesso.

In primo luogo occorre considerare attività comunista, ricordando che lungamente fronte comunista è riuscito a confondersi con quello nazionale ribelle. Comunisti furono sempre gli incitatori. Trovarono e hanno tuttora largo terreno e larghissime simpatie. Una certa polarizzazione nazionale appare oggi in corso ed è quella che desta maggiori ondate entusiasmo. Sarebbe eccessivamente imprudente farsi illusione che legami e rapporti tra comunisti e nazionalisti siano cessati o siano per cessare di punto in bianco.

Gruppi comunisti propriamente detti sembrano in qualche modo ora sospinti verso periferia (rapporto n. 858/221 in data 17 corrente) (1). Città di Belgrado viene descritta come tuttora considerevolmente inquinata da comunismo e in qualche modo roccaforte dei comunisti. Gruppi importanti sono tuttora impegnati nella zona immediatamente ad oriente di Belgrado. Di particolare interesse sono per noi gruppi che grav,itano su Bosnia orientale, Montenegro e Albania, anche in seguito azione serba su Nova Varos e Sjenica (mio telegramma n. 97 del 17 corrente) (2).

Non mancano d'altra parte notizie di scontri con i comunisti (seguendo dizione di queste autorità) quasi dovunque nel paese. Cronaca giornali loca1i, per quanto cauta e parsimoniosa non è meno sintomatica in proposito. Quella odierna segnala combattimenti vittoriosi presso Valjevo e Sabac.

Quanto a gruppi o raggruppamenti cosiddetti «nazionali» riuscirebbe evidentemente più semplice e più chiaro poterli distinguere in gruppi fedeli Com ando Germanico e Governo Nedic, e gruppi ribelli. Ma tale distinzione non è pos

sibile. Incertezza tendenze vari capi e vari elementi, loro dubbia fedeltà ad una parte o all'altra, loro relazioni reciproche, loro ondeggiamenti, e infine indubbie relazioni di alcuni con Londra e Mosca, costituiscono appunto principale incognita situazione.

Conviene piuttosto riassumere rapidamente situazione ciascun gruppo.

Forze Generale Nedic. Quelle regolari passarono faticosamente attraverso diverse denominazioni e formazioni. In sostanza sono costituite da elementi scelti (quadri e truppa) da residui ex esercito jugoslavo. Attualmente gendarmeria serba, è in via di trasformazione in un'ultima fase che sarebbe di <<guardia nazionale'> che dovrebbe ascendere a circa 20 mila uomini (3 mila per Belgrado e 17 mila per l'interno del paese). Accanto a questi vi sono formazioni gendarmeria, reparti armati rurali, cetnici, comitagi, infine reparti vari che si calcolano a circa 16 mila uomini. Tutti questi dovrebbero essere disarmati e fusi in reparti regolari, ma è più che probabile che molti rimarranno.

Draza Mihajlovic. È il capo ribelle più noto. Nessuna azione germanica

o serba è riuscita sinora a catturarlo. Si ignora ave esattamente si trovi. Alterne informazioni lo indicano ora in Serbia ora in Bosnia. Nedic (e i germanici dietro di lui) ebbero con Draza Mihajlovic lunghe e complicate trattative confermate in un clamoroso episodio di polemica con Radio Londra. Dopo essere stato sovvenzionato da Nedic, Draza Mihajlovic fu posto al bando. Nominato successivamente da Governo nominale Londra Ministro della Guerra, è passato a nemico pubblico numero uno. Tuttavia si vuole che direttamente e indirettamente (gruppo Dangic) Nedic mantenga rapporti con lui. Nel complicato giuoco forze in atto Draza Mihajlovic avrebbe compito azione a carattere «jugoslavo» fuori della Serbia, cercando di fomentare insurrezione croata agendo su elementi macekiani, e senza contrastare programma « Grande Serbia » cui Nedic con altri gruppi apparentemente si limitano. Entità numerica suo gruppo effettivo non è conosciuta ma non viene giudicata attualmente rilevante. Tuttavia ha largo seguito e stesso comando germanico ne riconosce vasta influenza su popolazioni serbe.

Maggiore Dangic. (mio telegramma per corriere n. 041 in data 7 febbraio u.s.) (l) Gruppo cetnico di effettiva consistenza e di crescente importanza, gravitante in Bosnia orientale ove rappresenta -poco meno che ufficialmente -aspirazioni e interessi serbi in accordo con Nedic. Si vuole che attraverso Dangic siano mantenuti contatti Nedic con Draza Mihajlovic che così si estenderebbero -tendenzialmente o anche in modo più preciso -sino a Londra. Punta con Draza Mihajlovic all'insurrezzione croata. Indicazione contenuta nel telegramma per corriere ministeriale n. 5340 in data 14 corrente (l) che paracadutisti inglesi cercavano cetnici Maggiore Dangic è sintomatica per suo atteggiamento.

Kosta Pecanac. Passato da momenti di grande notorietà nelle ore critiche deìla ribellione serba, durante le quaLi, più che affiancarsi ai germanici ondeggiò in una relativa astensione, evitando tuttavia di dare il tracollo dalla parte insorta, Kosta Pecanac, vecchio, in parte esautorato, lotta per un ascendente su tutti i cetnici che ormai gli sfugge. Gravi colpi ha avuto da occupazione

bulgara nella sua stessa regione. Conserva ancora indubbio ascendente. Nazionalista serbo irreducibile. Suoi tentativi di contatti e collaborazione con i nostri comandi debbono essere considerati con estrema cautela. Assieme a tutti gli altri mira ad ingrandimento territoriale Serbia -a «Grande Serbia ~ -ingrandimento che non potrebbe avvenire che ai nostri danni.

Lijotic. Uomo di indubbio valore, anch'esso ultra nazionalista, antitaliano in molte sue manifestazioni, per quanto fautore di un regime « fascista ~ nel paese. Più o meno sordamente all'opposizione nel Governo Nedic. Scarso seguito nel paese. Anticomunista convinto ha organizzato reparti volontari anticomunisti che si sono battuti efficacemente ma che con loro contegno di provocazioni e soprusi si stanno maggiormente alienando popolazione. Tali reparti dovrebbero essere anche essi prossimamente fusi nella «Guardia Nazionale>>. Vi sono informazioni che Lijotic starebbe tentando ennesima crisi nel Governo Nedic cui partecipa con alcuni elementi costantemente in contrasto con rappresentanti partito Stojadinovic.

Condizioni materiali popolazioni devono essere aggiunte nel quadro situazione. Esse sono semplicemente catastrofiche. Non soltanto territorio attuale Serbia è tagliato fuori dall'esterno e da principali zone produttive, non soltanto è stato dilaniato da una delle guerriglie più feroci di cui si abbia esempio (e guerriglia è un eufemismo, perché fu guerra vera e propria), ma sistematicamente ogni sua risorsa viene esportata da autorità occupazione, contro importazioni praticamente nulle. Non è solo un problema militare che si impone agli effetti di stroncare ribellione e di dare quanto prima tanto meglio un assetto a questi territori, è anche un problema economico ora e in seguito che può essere circoscritto ad un minimo di vita per popolazioni che hanno dinanzi spettro della fame. Inverno ha portato stasi eccezionalmente dur:a e paralizzato questa zona. Con primavera ed estate spettro della fame rimarrà.

In questo quadro e in queste tendenze così prettamente balcaniche sarebbe assurdo tentare di districare groviglio o far previsioni. e d'altra parte scopo presente rapporto è come possibile di fare il punto.

Alcuni indizi possono essere oggi sottolineati. Quali che siano state nell'epoca spiegazioni piuttosto imbarazzate da parte germanica quando -destando non poco stupore -Generale Nedic fu scelto a capo primo Governo serbo, rimane fatto che egli fu, in clamorosi episodi nettamente antitaliano, e ancora oggi non sembra aver molto cambiato nei suoi tentativi di creare fatti compiuti ai nostri danni (episodi di Nova Varos e Sijenica). Alla stessa stregua devono essere considerati del resto vari gruppi ed esponenti serbi i quali mirano tutti (nonostante simpatie largamente e con altrettante riserve diffuse verso di noi) ad allargamento territoriale ai nostri danni.

Atteggiamento Comando Militare Serbia è ad un tempo di diffidenza e di condiscendenza verso gruppi serbi. Diffidenza molto comprensibile, condiscendenza determinata da situazione contingente, da scarsa disponibilità forze e da necessità di impiegarle quanto maggiormente possibile in altri settori. Tale atteggiamento trova i suoi esponenti estremi nei nostri riguardi (e giova ripetere che azione autorità germaniche in Serbia spesso si è mostrata in contrasto o in resistenza «locale ~ contro direttive generali e particolari di Berlino) nella politica seguita verso aspirazioni territoriali serbe, nella politica verso

Kossovo non annesso e albanesi in generale, nella politica degli intercambi con noi e per quanto riguarda questioni minerarie.

Serbia, territorio oggi relativamente tranquillo, e zona interdipendente con