LO SGUARDO ITALIANO SULLA CINA

Lo sguardo Italiano sulla Cina, le bacheche

L'azione dei missionari

Nel corso del XVII secolo il tentativo del papato di favorire la conversione dei cinesi alla religione cattolica fu il canale attraverso il quale s'instaurarono dei fruttuosi scambi culturali. Sul versante occidentale protagonisti ne furono soprattutto missionari gesuiti di nazionalità italiana, ben più adatti al dialogo ed al confronto rispetto ai confratelli spagnoli o portoghesi, troppo spesso condizionati da interessi nazionalistici, da pregiudizi etnocentrici, da mentalità rigida e poco incline al compromesso. Fu questa l'epoca durante la quale il nostro paese godette in Cina di maggior prestigio rispetto agli altri stati europei, prestigio derivante non dalla forza delle armi, ma dalla mentalità aperta e dalla duttilità dei nostri connazionali. La bacheca 2 è dedicata ad alcuni di questi straordinari mediatori culturali. Il più noto tra i missionari gesuiti che operarono in Cina fu padre Matteo Ricci (Macerata 1552-Pechino 1610); arrivato a Macao nel 1582, iniziò subito lo studio della lingua e della civiltà orientali. Le sue conoscenze gli consentirono di viaggiare e fare opera missionaria in varie regioni dell'impero ed anche nella capitale Pechino, dove fu a stretto contatto con la corte di Wan Li per circa un decennio (1601-1610). Le sue opere più note, i Commentari della Cina e le Lettere, costituiscono, nel loro insieme, una vera e propria monografia della Cina del XVI secolo. Nel suo agire, Ricci si attenne al criterio del rispetto per i valori culturali locali, cercando di favorire la penetrazione del cristianesimo nella classe colta. Grazie anche alla stima di cui godette negli ambienti di corte, riuscì a far convertire molti notabili; tra essi il mandarino Xu Guangqi (nome cattolico Paolo Xu) agronomo, astronomo e matematico. Insieme i due lavorarono alla traduzione di classici della scienza occidentale in lingua cinese e di saggi confuciani in latino. Padre Martino Martini (Trento 1614 - Hangzhou 1661), in Cina dal 1643 al 1651 e dal 1658 alla morte. Il suo Novus atlas sinensis (1655) contiene una buona rappresentazione cartografica della Cina con accurato commento, mentre il Sinicae historiae decas prima (1658) fu il primo riassunto stampato in Europa di storia cinese. Al Martini si deve pure la prima grammatica della lingua cinese circolante nel vecchio continente. Sul finire di questa "epoca d'oro" dell'Italia in Cina operò padre Matteo Ripa (Eboli 1682 - Napoli 1746). A Pechino dal 1711 al 1723, svolse attività di pittore e incisore alla corte dell'imperatore K'ang-hsi. Dipinse vari ritratti e carte geografiche e incise in rame vedute della villa imperiale di Jehol. Di ritorno dalla Cina, giunse a Napoli con cinque studenti cinesi e fondò per essi (1732) il Collegio dei cinesi, divenuto in seguito l'Istituto universitario orientale, prima istituzione presso la quale fu possibile apprendere la lingua cinese in Europa. Ripa ha lasciato manoscritto un dizionario cinese; fu tra i primi ad avvertire l'importanza della conoscenza linguistica reciproca tra Occidente e Oriente per un avvicinamento e comprensione delle due civiltà.

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